Sei sulla pagina 1di 5

RISPOSTE APERTE DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE

LEZ 1
43. Cosa si intende per didattica? Fornire una definizione e descrivere le sue
implicazioni/relazioni con la pedagogia
La didattica è “la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento”, comprendente
una forte marcatura progettuale, metodologica e valutativa. La didattica comprende sia “soggetti” che “oggetti”: i
“soggetti” sono sia gli uomini in formazione che quelli che per professione aiutano gli altri soggetti a formarsi; gli
“oggetti” sono i testi, i contenuti disciplinari, i linguaggi, i saperi, le nozioni e concettualizzazioni. Ogni teorizzazione
didattica prevede di fornire risposte al duplice interrogativo del “che cosa si insegna” e “che cosa si apprende”. La
didattica è dunque quella scienza che ha un oggetto, un campo e un metodo, nonché un dominio culturale che si
propone di elaborare la trasmissione della cultura, del pensiero strutturato.

44. Quali sono gli elementi della didattica? Descriverli e analizzare un sistema didattico
La didattica è “la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento”, comprendente
una forte marcatura progettuale, metodologica e valutativa. La didattica comprende sia “soggetti” che “oggetti”: i
“soggetti” sono sia gli uomini in formazione che quelli che per professione aiutano gli altri soggetti a formarsi; gli
“oggetti” sono i testi, i contenuti disciplinari, i linguaggi, i saperi, le nozioni e concettualizzazioni. Ha come suo campo
d’indagine lo studio dell'interpretazione e la progettazione dell'insegnamento per ottimizzarne i processi, per ottenere
risultati sempre migliori quantitativamente e qualitativamente. Ogni teorizzazione didattica prevede di fornire risposte
al duplice interrogativo del “che cosa si insegna” e “che cosa si apprende”. La didattica è dunque quella scienza che ha
un oggetto, un campo e un metodo, nonché un dominio culturale che si propone di elaborare la trasmissione della
cultura, del pensiero strutturato.

LEZ 2
25. Descrivere il rapporto tra pedagogia e didattica, di cosa si tratta e cosa le lega?
Tra la pedagogia e la didattica intercorre un rapporto in continua ricostruzione, in continua interscambiabilità tra loro e
con le altre scienze dell’educazione. La didattica è “la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi
dell’insegnamento”, comprendente una forte marcatura progettuale, metodologica e valutativa. La pedagogia riguarda
i fini, i perché dell'educazione. Insieme contribuiscono allo sviluppo di insieme scientifico e produttivo. In sintesi, la
pedagogia riguarda i fini, i perché dell'educazione, mentre la didattica ha come suo campo d’indagine lo studio
dell'interpretazione e la progettazione dell'insegnamento per ottimizzarne i processi, per ottenere risultati sempre
migliori quantitativamente e qualitativamente.

26. Cos'è il "metodo didattico" e quali sono i principali metodi che vengono utilizzati
nell'ambito della pedagogia e della didattica?
Con il termine “metodo didattico” s'intendono i concetti e i principi che stanno alla base di un'azione formativa,
pianificata e programmata per articolare le variabili del processo di apprendimento. Su questo metodo si costituisce
l’attività didattica dell’insegnante. I metodi sono tanti, ma quelli che distinguono nel campo della scienza sono il metodo
deduttivo e induttivo. Il metodo deduttivo è quello classico legato al procedimento che passa dal generale al particolare.
chiamato anche "a priori", ideale, soggettivo, sintetico. Il metodo induttivo, molto considerato nella prima metà del
secolo XVII, tipico della scienza (Bacone, Galilei), fu definito "a posteriori", sperimentale, analitico, con un procedimento
che passa dal particolare al generale. Nell’ambito didattico, per esempio per l’apprendimento della lettura e della
scrittura, i metodi più antichi avevano una impostazione deduttiva, mentre quelli più moderni hanno carattere induttivo
e risentono molto degli studi di psicologia dell’apprendimento.
LEZ 3
04. L'insegnamento è autoapprendimento anche per l'insegnante: per quale motivo?
L'insegnamento è finalizzato all’acquisizione da parte dei discenti della capacità di auto-apprendere. Ma L'insegnamento
è autoapprendimento anche per l'insegnante poiché il mutamento delle condizioni oggettive, organizzative della scuola
lo inducono inevitabilmente al mutamento, come induce al mutamento i discenti. Il docente deve continuamente
aggiornarsi, deve innovare i suoi metodi, poiché la sua azione educativa deve sempre stare al passo, in situazioni sempre
nuove per il variare dei discenti, delle situazioni scolastiche ed extrascolastiche. L’insegnante è sollecitato dalla
situazione stessa a mettere in atto procedimenti sempre diversi, a modificare il suo comportamento. Pertanto, non è
sufficiente la sua formazione iniziale, ma occorre la formazione continua, permanente, che si realizza anche attraverso
l’esperienza scolastica quotidiana. Così Tra docenti, discenti, scuola si stabilisce una situazione di feedback, ciò fa sì che
l’insegnante “apprende ad insegnare”.

05. Quali sono le tre componenti fondamentali della situazione scolare e come interagiscono? Lo
studente spieghi di cosa si tratta
Tre sono le componenti fondamentali della situazione scolare: l’insegnante, l’alunno, la scuola come istituzione ed
organizzazione L'insegnamento è finalizzato all’acquisizione da parte dei discenti della capacità di auto-apprendere. Ma
L'insegnamento è autoapprendimento anche per l'insegnante poiché il mutamento delle condizioni oggettive,
organizzative della scuola lo inducono inevitabilmente al mutamento, come induce al mutamento i discenti. Il docente
deve continuamente aggiornarsi, deve innovare i suoi metodi, poiché la sua azione educativa deve sempre stare al
passo, in situazioni sempre nuove per il variare dei discenti, delle situazioni scolastiche ed extrascolastiche. L’insegnante
è sollecitato dalla situazione stessa a mettere in atto procedimenti sempre diversi, a modificare il suo comportamento.
Pertanto, non è sufficiente la sua formazione iniziale, ma occorre la formazione continua, permanente, che si realizza
anche attraverso l’esperienza scolastica quotidiana. Così Tra docenti, discenti, scuola si stabilisce una situazione di
feedback, ciò fa sì che l’insegnante “apprende ad insegnare”.

L EZ 4
10. Quando in Italia, la didattica è diventata una disciplina pedagogica, e perchè? Lo studente
spieghi e argomenti questo concetto
Con il termine “didattica” negli anni’70 veniva inteso come l’insieme delle azioni che il docente doveva compiere per
tradurre il programma in conoscenze, comprensive di sapere, saper fare e saper essere degli alunni nell’ambito
scolastico. In seguito la didattica ha allargato i suoi confini sia con con l’introduzione dell’epistemologia pedagogica e
delle scienze dell’educazione, che con la scolarizzazione di massa e la formazione e aggiornamento permanente. Laneve
teorizza, infatti, lo sviluppo di una didattica formale, caratteristica della scuola, e una non formale, caratteristica
dell’extrascuola, legittimandone una certa autonomia dalla pedagogia. La Didattica non si limita a una trasmissione dei
saperi, bensì sostiene, nel soggetto che apprende l’impegno delle sue qualità profonde, favorendone la scelta degli
atteggiamenti personali. In questo modo porta il soggetto a conoscersi, accettarsi e autoprogettarsi. Oggi la didattica
ha esteso il suo campo ad altri luoghi come l’educazione prescolastica, la formazione a lavoro, all’integrazione formativa
in tutte le sue forme, categorie ed età.

11. Perchè la didattica è divenuta una disciplina autonoma? Qual'è la sua funzione?
Con il termine “didattica” negli anni’70 veniva inteso come l’insieme delle azioni che il docente doveva compiere per
tradurre il programma in conoscenze, comprensive di sapere, saper fare e saper essere degli alunni nell’ambito
scolastico. In seguito la didattica ha allargato i suoi confini sia con con l’introduzione dell’epistemologia pedagogica e
delle scienze dell’educazione, che con la scolarizzazione di massa e la formazione e aggiornamento permanente. La
didattica è “la parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi dell’insegnamento”, comprendente una
forte marcatura progettuale, metodologica e valutativa.. La concezione di didattica come sapere autonomo risale al XVII
secolo con Comenio, secondo cui tutto è insegnabile a tutte le età, volendo giustificare lo sviluppo di un sapere didattico.
tra il XIX secolo e il XX secolo si è assistito alla formazione di diversi modelli didattici, che hanno in comune il puntare a
formalizzare la gestione della relazione didattica, proponendo modelli diversi quali: l’approccio montessoriano, modello
analitico, codificato, normato nel quale la relazione didattica viene formalizzata attraverso la strutturazione del setting
formativo, nonché i suggerimenti relativi alla gestione della relazione tra insegnante e allievi. Negli ultimi anni il sapere
didattico ha subito profonde trasformazioni e ciò orienta verso un ripensamento complessivo dei suoi significati: Non si
può predisporre un solo modello didattico universalmente valido, poiché esistono tante proposte che devono essere
selezionate e calibrate in rapporto alle specifiche situazioni in cui devono essere impiegate. Quindi un sapere didattico,
non più orientato a fornire un solo modello predeterminato, ma volto a proporre diverse strategie, diverse metodologie,
diversi strumenti tra cui scegliere le soluzioni più opportune e pertinenti.

LEZ 5
10. Cosa intende Schon con l’espressione “professionista riflessivo”? Lo studente spieghi di cosa
si tratta
Nel saggio “Il professionista riflessivo”, D.A.Schon sviluppa inizialmente il modello denominato Razionalità Tecnica per
proporre successivamente il paradigma del professionista riflessivo. La professionalità dell’insegnante si gioca proprio
nel passaggio da un sapere tacito a un sapere esplicito, ovvero nell’acquistare consapevolezza del proprio sapere, in
questa relazione continua tra esperienza e riflessione, tra sapere pratico e sapere teorico. Il ruolo della didattica ha il
compito di fornire all’insegnante gli strumenti per rendere comunicabile il proprio sapere, trasformandolo in sapere
pratico, dentro l’azione. Dunque il compito della didattica supera la visione tradizionale diventando duplice: da un lato
situare i significati del sapere teorico in rapporto a specifici contesti operativi, dall’altro dare le parole al sapere pratico,
contribuendo a renderlo esplicito e consapevole, intrinsecando la ricerca con l’azione, tra sapere teorico e sapere pratico
volto ad una visione globale e dinamica del processo didattico.

LEZ 6

04. Quali sono gli elementi fondanti della dimensione relazionale nella didattica? Indicare quali
sono e argomentare
Nella relazione tra alunno e insegnante, il fare insieme è la formula magica. Bisogna premettere che per poter realizzare
una didattica efficace necessita una relazione condivisa, è necessario che l’insegnante sia in grado di percepire ciò che
avviene nell’altro, di entrare in una risonanza affettiva, che gli consenta di mettersi nei panni dell’altro. Dunque bisogna
porsi come obiettivo primario una buona comunicazione, l’accettazione incondizionata dell’altro, del diverso e la
disponibilità all’ascolto, tutti elementi propedeutiche a qualunque intervento educativo. Esse, infatti, danno all’allievo
la possibilità di riappropriarsi di un vissuto relazionale che costituisce la base sulla quale si innesterà l’intero percorso
educativo-didattico. Il docente deve essere capace di incoraggiare sempre i propri alunni con dinamiche atte a favorire
la crescita e lo sviluppo dell’autonomia dello studente. Gli elementi fondanti della relazione sono: l’ascolto attivo e il
rispetto del proprio interlocutore (uscendo dai propri schemi culturali e relazionali), mettendosi a disposizione
dell’allievo da parte del docente, valorizzarlo come interlocutore, cogliendo e capire il suo punto di vista. Occorre che il
docente infatti si metta nei panni del proprio interlocutore, riconoscendogli le sue ragioni ed esplorando la sua
prospettiva e che sia disposto anche a cambiare il suo punto di vista con cui osservare una data realtà. La discussione,
intenzionalmente perseguita e sollecitata dal docente, così diventa risorsa per l’apprendimento e stimolo per
l’evoluzione del ragionamento collettivo.

5. David Ausubel ha classificato le diverse modalità di apprendimento in relazione a due


parametri centrati entrambi sul ruolo attivo del soggetto nell’esperienza apprenditiva: indicare
quali sono e descriverli
L’ apprendimento si può definire come un vasto insieme di processi dei quali l'educazione costituisce soltanto una forma
speciale. Questo insieme comprende le forme di apprendimento vissuto, dall'infanzia alla vecchiaia, comprende
l'apprendimento sociale e culturale quale si manifesta nel quadro delle istituzioni sociali e culturali. Molti psicologi
dell’educazione hanno cercato di sviluppare modelli che descrivono il modo in cui acquisiamo conoscenza. Tra questi
David Ausubel elaborò la teoria dell’apprendimento significativo, uno dei modelli che meglio spiega in che modo si
produce un apprendimento profondo non letterale, in cui il soggetto svolge un ruolo attivo, ristrutturando e
riorganizzando le informazioni.David Ausubel ha classificato le diverse modalità di apprendimento in base a due
parametri quali: La relazione del contenuto di apprendimento con la matrice cognitiva del soggetto, distinguendo tra
l’apprendimento significativo e meccanico; e le modalità di approccio del soggetto che apprende al nuovo contenuto
culturale, con l’apprendimento per ricezione e per scoperta. Per Ausubel, la vera conoscenza è costruita dal soggetto
attraverso le sue interpretazioni. L’apprendimento mnemonico sarebbe solo il risultato di ripetizioni con poco o nessun
significato. In questa forma di conoscenza l’interpretazione del soggetto non entra in gioco e difficilmente ha
un’influenza significativa sulla vita della persona. La vera conoscenza è costruita dal soggetto attraverso le sue
interpretazioni.

LEZ 7

09. Cosa si intende per progettazione didattica?


La progettazione è quel processo attraverso il quale i docenti pianificano esperienze finalizzate a produrre un
cambiamento, partendo da una situazione data per raggiungere una situazione desiderata. Essa si configura come
un’attività continua di modulazione e ridefinizione dei mezzi e dei fini in corso d’opera. Per progettare è richiesta la
capacità del professionista dell’educazione di prendere in considerazione come punto di partenza i diversi livelli
apprenditivi degli allievi su cui costruire apprendimenti più complessi ma significativi(Ausubel), i vincoli di tempo e di
risorse insieme a molte altre variabili ambientali. La progettazione è un’attività professionale ad alto contenuto
relazionale e negoziale che chiama in causa non solo gli studenti, ma anche i colleghi, le famiglie, l’istituzione. Il docente,
nel progettare, prende in considerazione le variabili di contesto e tenta di comprendere entro quali limiti è possibile
sviluppare un percorso piuttosto che un altro, negoziando in corso d’opera ciò che è più opportuno fare.
Conseguentemente non si tratta solo di scegliere i mezzi più idonei per raggiungere dei fini, ma anche di riconoscere
che il ‘progettare’ “è un procedere professionale che non segue logiche tecniche e/o scientifiche, ma è alimentato e
sorretto da logiche intuitive, artistiche, narrative, laterali, emozionali. Va usata la logica della complessità, in cui i tre
momenti del progettare dell’agire e del valutare devono essere posti in una circolarità, in cui si instaura tra loro un
continuo dialogo e una continua interazione reciproca. La valutazione strettamente connesso all’azione didattica
consente di ridefinizione del progetto iniziale. La progettazione si esplica attraverso la Programmazione per obiettivi:
(logica della razionalità tecnica prescritta dal MIUR), la Programmazione per concetti (modello che prende in
considerazione il soggetto apprende e i diversi saperi), la Programmazione per sfondo integratore(percorso didattico
orientato allo sviluppo di specifici traguardi formativi.)

LEZ 8

03. La didattica comprende diverse appartenenze identitarie, quali sono? Indicarne le principali e
spiegare di cosa si occupano
La didattica comprende diverse appartenenze identitarie dovuti a diversi contesti e soggetti coinvolti. Si definisce così
la “didattica interculturale”, “didattica di genere”, “didattica speciale”, “didattica multimediale”. la “didattica
interculturale” è volta a garantire a tutti i soggetti (autoctoni e migranti) gli stessi tassi di successo scolastico (nel rispetto
alle le indicazioni proposte dalle nuove Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri emanate dal
Miur nel febbraio 2014.)La didattica di genere prevede nella sua formulazione e realizzazione, di riconoscere, stimolare
e garantire il raggiungimento delle pari opportunità valorizzando le differenze di cui sono portatori i generi. La didattica
speciale pone l’inclusione al centro delle prassi educative, concentrando l’attenzione sulle esigenze diversificate di tutti
gli allievi, nessuno escluso, nel rispetto del principio di pari opportunità e di partecipazione attiva di ognuno. La didattica
multimediale diventa il modo come insegnare in un ambiente , sia pure virtuale, piacevole, dove si impara ad imparare
in sinergia, dove il docente diventa un facilitatore, il punto di riferimento per guidare gli allievi nel processo di
apprendimento, facendo in modo che la scuola sia produttive e propositiva, in dialogo con le altre istituzioni presenti
sul territorio, per un’azione educativa che miri a salvaguardare l’integrità e l’originalità della persona umana. La didattica
multimediale è, inoltre, una strategia didattica molto importante per gli allievi disabili o con disagi nell’apprendimento.

Lez 9

09. Cosa si intende per progettazione didattica?


Il rapporto tra docente e allievo è un rapporto di doppia valenza, cognitiva e affettivo-emozionale, di cui una corretta
progettazione didattica deve tenere conto, oltre alle problematiche di carattere metacognitivo e alle funzioni cognitive
dell’Io, quali: l’attenzione, la memoria, il linguaggio, l’intelligenza. La didattica, per la sua realizzazione, deve porsi come
disciplina teorico-scientifica e non come mera sommatoria di tecniche, tenendo conto anche di questi aspetti, essenziali
perché si realizzi un apprendimento significativo (Ausubel).

LEZ 10

06. L'attenzione e la memoria sono due importanti fattori che nella didattica occorre tener
conto, per quali ragioni? Come agiscono sull'apprendimento?
L’attenzione è un insieme complesso di processi di carattere neuro-psichico che, come l’intelligenza, rappresenta una
funzione pluridimensionale. L’attenzione può essere selettiva, sostenuta e divisa (o distribuita). L’attenzione selettiva
consiste nella capacità di selezionare solo alcune tra le numerose informazioni che giungono ai nostri organi di senso.
Viene definita come quel tipo di processo cognitivo legato all’acquisizione attiva di conoscenze che permette
all’individuo di svolgere compiti poco complessi che richiedono un certo livello di vigilanza prolungata, ma una scarsa
concentrazione. Per attenzione divisa ci si riferisce alla capacità di prestare attenzione a più cose contemporaneamente.
L’attenzione, soggetta a un decremento proporzionale alla durata, è una facoltà limitata sia quantitativamente (per il
numero di elementi che si possono controllare e per la durata) che qualitativamente. Altri fattori possono condizionare
l’attenzione, come la stanchezza o lo stato di stress psicofisico o un tensione emotiva. La sua durata media in un contesto
classe contesto-classe, decresce dopo i primi 10-15 minuti, può risollevarsi leggermente nella parte finale della lezione.
Occorre allora interessare e motivare continuamente l’allievo coinvolgendolo attivamente, presentando un dato
problema sotto diversi possibili punti di vista, per interessarlo. Dunque, è una facoltà non illimitata né univoca, ma
correlata a vari fattori come l’età, il contesto, la motivazione. La memoria è l’altra grande funzione importante
nell’apprendimento e che concorre a determinare la qualità dell’intelligenza. Può essere di carattere intellettivo e di
carattere affettivo-emozionale. La memoria è una funzione dell’Io connessa al funzionamento cognitivo e ne esistono
varie tipologie: visiva, legata alle immagini, uditiva, musicale, spaziale, una temporale e così via. Ma in generale, la si
distingue in due grandi tipologie: la memoria a breve termine o immediata, e la memoria a lungo termine. Queste due
memorie si differenziano sia nelle modalità del funzionamento e nei contenuti, sia in due grandi movimenti psichici:
quello deputato all’archiviazione delle esperienze e dei dati e quello deputato al loro reperimento una volta archiviati.
La memoria aiuta il soggetto ad immagazzinare concetti ed esperienze per poterli utilizzare al momento del bisogno. Sia
la memoria che l’attenzione sono fondamentali x l’apprendimento.