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Numero 1

GLI APPUNTI DELMISTER

- Numero 1

INDICE
Articolo n1 di Angelo Iervolino La trasmissione della palla Articolo n2 di Alessandro Gelmi Allenare la velocit e la rapidit Articolo n3 di Angelo Iervolino Lelastico difensivo Articolo n4 di Alessandro Gelmi Il riscaldamento pregara

Articolo n 1 Gli appunti del mister

LA TRASMISSIONE DI PALLA
di Angelo Iervolino In una partita di medio alto livello si effettuato tra i 300 e i 400 passaggi. Il passaggio per non deve solo coinvolgere chi esegue il gesto ma anche coloro che muovendosi senza palla lasciano spazi per il nostro fine, un gioco collettivo al fine di siglare una rete o impedire agli avversari di siglarne una. Il passaggio pi veloce lo si riesce a fare pi efficace. La squadra in possesso sar soggetta a pressing avversario e per questo dovr passare il pallone nel minor tempo possibile. Basti pensare che nel numero di passaggi totali di una squadra professionistica circa il 30% effettuato di prima. Prima di tutto il passaggio il gesto che ci porta alla costruzione del gioco per unazione offensiva, in media il 55% delle reti segnate sono ottenute su passaggi. In fine si pu tranquillamente affermare che la trama di passaggi pu essere uno dei metodi efficaci al fine di siglare una rete e vincere una partita, ma certamente il solo passaggio come gesto tecnico non una condizione sufficiente per vincere una partita Per definizione il passaggio il gesto tecnico che prevede la trasmissione della palla ad un compagno di squadra. Questo efficace solo tramite un contatto visivo tra giocatore che trasmette e giocatore che riceve. Lesecuzione del

passaggio pi efficace quanto maggiore il dialogo senza parole tra i due giocatori. Maggiore lintesa tra i due maggiori saranno le possibilit che il passaggio vada a buon fine. Questo gesto tecnico, forse il pi importante, pu avere diverse finalit come mantenere il possesso della palla, avanzare per occupare uno spazio,portare palla dietro il blocco difensivo. Per far si che un passaggio vada a buon fine c bisogno di una corretta azione simultanea di diversi fattori, sia di chi effettua il passaggio sia di chi deve riceverlo. Innanzitutto non vi pu essere passaggio senza smarcamento dei compagni: giocatori marcati o in ombra non possono ricevere il passaggio, o almeno non facilmente. Il calciatore in possesso deve avere chiara lazione, chiara la posizione dei compagni chiara la posizione degli avversari (lo stesso vale per chi riceve) quindi raccogliere il maggior numero di informazioni visive nel minor tempo possibile. Infine, ma non per ordine di importanza, il giocatore che trasmette deve anche curare la propria postura e il proprio equilibrio al fine di non commettere errori grossolani. Il passaggio pu essere effettuato con diverse parti anatomiche del corpo, oltre che del piede: interno piede, collo piede, esterno piede, testa, petto,ecc. In base a dove vogliamo trasmettere palla e in che situazione ci troviamo sceglieremo la parte anatomica migliore e pi efficace in quel momento.

La domanda che pi frequentemente ci si fa quando bisogna trasmettere palla : dove la passo? Possiamo effettuare il passaggio: In avanti: sostanzialmente la prima idea che ci viene in mente, al fine di avvicinarci alla porta avversaria nel tempo pi rapido possibile per cercare il gol

In diagonale: Per dare profondit e peso ad una verticalizzazione.

In orizzontale: usato per mantenere il possesso palla vista limpossibilit di avanzare. Sicuramente uno dei passaggi pi rischiosi specie se eseguito dalle fasce al centro

Indietro: usato in situazioni di pericolo, in caso di pressing avversario ci si rifugia allindietro per poi ricominciare lazione .

Metodologie di insegnamento In ambito motorio si conoscono due precise modalit metodologiche. Una, caratterizzata da forme di apprendimento costruite sulla base di esperienze indotte nellallievo, nellintento di stimolare il suo coinvolgimento, a livello cognitivo, di determinate espressioni di movimento. Laltra, invece, realizzata mediante la direttiva dellinsegnante, impiegata esclusivamente alla trasmissione di certe informazioni aventi il solo fine di determinare esecuzioni corrette. Il primo viene definito Metodo induttivo e si pu realizzare in quattro forme diverse, denominate: 1. libera esplorazione 2. scoperta guidata 3. problem-solving 4. mappe concettuali Il secondo intervento conosciuto come Metodo deduttivo ed anchesso pu realizzarsi attraverso tre modalit con caratteristiche diverse: 1. direttivo prescrittivo 2. misto 3. per assegnazione di compiti La metodologia di tipo induttivo centra il proprio obiettivo primario nel coinvolgere nel processo di apprendimento in prima persona lallievo, il quale diventa soggetto dellapprendimento, stimolando una partecipazione attiva dei sistemi nervosi primari. Questa fase, molto adatta per i bambini delle scuola elementare, si pu definire anche fase

delle esperienze quantitative (polivalenza e multilateralit), con arricchimento continuo della sfera esperenziale. Al contrario, attraverso il metodo deduttivo linsegnante effettuer il suo intervento educativo finalizzandolo esclusivamente alla ricerca di obiettivi tecnici anche senza coinvolgere attivamente lallievo. Lallievo diventa oggetto del processo di apprendimento. Il Metodo deduttivo si adatta meglio ad alunni della scuola media, gi adeguatamente recettivi nei confronti delle informazioni trasmesse dal docente.

Articolo n 2 Gli appunti del mister

LALLENAMENTO DELLA VELOCIT E DELLA RAPIDIT


di Alessandro Gelmi DEFINIZIONE DEI DUE TERMINI RAPIDIT: tra le definizioni che vari autori danno al termine rapidit, una abbastanza chiara quella che la definisce come la capacit organica e muscolare di compiere nel minor tempo possibile e con la massima intensit possibile, un gesto motorio. Essa non dipende solo qualit organiche, energetiche e/o muscolari, ma anche e soprattutto da componenti nervose, dal momento che per rapidit si intende anche la capacit di saper reagire in brevissimo tempo ad un segnale di ogni natura (visivo, acustico, ecc..); per questo tale capacit spesso inserita sia tra le capacit condizionali che tra quelle coordinative. VELOCIT: in fisica la velocit la risultante di due parametri, spazio e tempo, rapportati nel seguente modo: v=s/t; da questa formula si arriva alla banale conclusione che per velocit si intende la capacit dellorganismo di compiere uno spazio nel minor tempo possibile. Ci che caratterizza le prime fasi (i primi metri) di uno sprint, laccelerazione, una componente di fondamentale importanza poich quella fase che, partendo da fermo, ti permette di raggiungere la massima velocit; da questo si capisce chiaramente come una buona accelerazione permetta di raggiungere in minor tempo unalta velocit.

CARATTERISTICHE DELLA RAPIDIT Premesso che la rapidit una capacit scarsamente allenabile, poich essa, come detto precedentemente, influenzata da parametri principalmente nervosi, ci sono degli aspetti coordinativi che la caratterizzano; Innanzitutto la rapidit di reazione la capacit del sistema neuromuscolare di reagire pi velocemente possibile ad uno stimolo, sia esso visivo, acustico o tattile (esempio: lettura della traiettoria di un pallone, partenza data dallo starter, partenza data dal semaforo ecc); La capacit di percezione: importante poter capire e prevedere con un anticipo temporale rispetto ad un avversario come la situazione si evolve, al fine di attuare in anticipo le soluzioni pi efficaci. La quasi totalit di questa capacit deriva dallesperienza individuale che ogni atleta ha nel proprio vissuto motorio e sportivo; Rapidit di anticipazione: anche questa, come la capacit di percezione, dipende dallesperienza del giocatore e si riferisce alla previsione rispetto a quanto un compagno e/o un avversario fanno allinterno di una situazione di gioco. Dal punto di vista fisiologico invece le componenti che determinano una rapidit di azione sono: Rapidit di azione con il pallone: si intende la capacit di muoversi pi velocemente possibile mantenendo il controllo dellattrezzo di gioco; Rapidit di movimento ciclica (corsa) e aciclica (salti); ossia saper eseguire determinati gesti motori impiegando il minor tempo possibile. Rapidit di azione complessa; si riferisce alla possibilit di muoversi in maniera

veloce ed efficace nel minor tempo possibile sfruttando le proprie abilit tecniche e condizionali. CARATTERISTICHE VELOCIT FISIOLOGICHE DELLA

La velocit dipende da parametri: Genetici: corredo di fibre lente rispetto a fibre veloci; Metabolici: capacit d smaltire velocemente il lattato prodotto; Neuromuscolari: maggiore il diametro delle fibre, maggiore la forza che esse estrinsecano e quindi maggiore la velocit. Inoltre maggiore la velocit di conduzione dello stimolo nervoso e prima si attiva il muscolo scheletrico ed infine maggiore la capacit di reclutamento delle fibre e migliore la coordinazione intra ed intermuscolare e migliori sono le espressioni di velocit.

DIFFERENZIAZIONE TRA LAVORI SPECIFICI ED ASPECIFICI NEL CALCIO Personalmente distinguo i lavori specifici da quelli non specifici: nella prima categoria rientrano tutte quelle esercitazioni che, implicando delle componenti di velocit e/o di rapidit, sono specifiche dello sport in questione (nel nostro caso il calcio) e si ritrovano poi in situazione di gara, mentre della seconda categoria fanno parte gli esercizi che si possono proporre in maniera standard indipendentemente dallo sport con cui ci si torva a lavorare. CAMPO DI APPLICAZIONE E METODOLOGIA DI ALLENAMENTO QUANDO ALLENARE LA VELOCIT E LA RAPIDIT: et dintervento Osservando la teoria delle fasi sensibili, quella secondo la quale per ogni capacit condizionale e coordinativa appartiene unet ottimale di intervento al fine di uno suo sviluppo, la velocit e la rapidit trovano il suo maggior grado di predisposizione al miglioramento tra gli 8 ed i 13 anni sia per un discorso muscolare che per un discorso nervoso; infatti in questa fascia det lo sviluppo fisiologico e la volont e la predisposizione ad apprendere sono notevoli. METODI DI ALLENAMENTO INDIRETTI Dal momento che, come detto sopra, una maggior quantit di forza estrinsecata permette una velocit di esecuzione e/o di corsa migliore, deriva che un aumento della componente forza, sia essa massimale o esplosiva , migliora di conseguenza pure la velocit.

IN CHE FASE DELLALLENAMENTO SI PROPONE ED IN CHE GIORNO DELLA SETTIMANA Lallenamento della velocit affinch avvenga in maniera efficace deve svolgersi in condizioni di non affaticamento neuro-muscolare, per questo va proposto dopo un buon riscaldamento composto da una fase di attivazione blanda, esercizi di mobilit articolare, andature, e proposte con unintensit sempre maggiore fino al momento di raggiungere il massimo durante le esercitazioni specifiche di velocit e/o rapidit. Gli altri parametri fondamentali da rispettare affinch sia utile tale allenamento devono essere: La massima intensit di esecuzione; Una concentrazione mentale massima; Il numero di ripetute (non maggiori di 1520, ovviamente adattabili alla distanza della singola ripetuta); Il tempo di recupero sia tra ripetute che tra serie; esso deve essere completo e latleta prima di compiere la ripetuta successiva deve aver recuperato totalmente sia dal punto di vista muscolare che, soprattutto nervoso, da quella precedente. Per quanto riguarda il giorno della settimana in cui inserire un lavoro di questo genere, sostanzialmente sono tutti daccordo sul fatto che quello precedente alla gara sia il pi indicato per la somministrazione di questo genere di stimoli, nonostante non si deve dimenticare (e spesso qualcuno non considera questo fatto) che durante un allenamento, i nostri giocatori sono sempre coinvolti in gesti compiuti alla massima velocit e devono essere sempre con un grado di attenzione e concentrazione tale da vivere le situazioni di allenamento con una capacit di percezione e di anticipazione massima. Per questo in ogni allenamento si stimolano le componenti di velocit e di rapidit e il compito

del preparatore, secondo il mio parere, deve essere quello di creare delle esercitazioni a secco ed in situazione, di comune accordo col mister, che rispettino allinterno del ciclo settimanale, la quantit e lintensit richiesta dal giorno di allenamento (ovviamente il marted non avr la stessa intensit del venerd). In conclusione ritengo opportuno proporre, nelle pi svariate forme possibili ed adattandole alle categorie con cui si ha a che fare, in ogni allenamento degli stimoli da svolgere alla massima intensit al fine di mantenere sempre un alto grado di reattivit neuromuscolare nei nostri giocatori, concentrando e dedicando maggior tempo e spazio a questo obiettivo nellallenamento precedente alla partita. ESEMPI DI ESERCITAZIONI specifiche e aspecifiche Aspecifiche: VELOCIT: sprint su varie distanze (10-20-30mt) con componente di forza esplosiva: sprint brevi in salita (15 mt) sprint con sovraccarichi (traini, ecc) su 1020 mt tecnica di accelerazione: lavorare sul concetto di progressivit della lunghezza dei passi (attraverso i cerchi o i cinesini), appoggio del piede, spinta della gamba, movimento alternato arti superiori ed inferiori. Cambi di direzione Frenate RAPIDIT: Slalom stretto Andature in frequenza (skip, calciata,doppio impulso, ecc..) Scaletta (agility ladder)

Proposta di varie forme di skip (tra gli ostacoli bassi, tra i cerchi, movimento ad 8). Specifiche: 1 vs 1 alla massima intensit partendo da diverse distanze rispetto alla porta 1 vs PORTIERE conducendo palla alla massima velocit possibile Serie di sprint (5-10 mt) abbinando allo scatto un gesto tecnico

Articolo n 3 Gli appunti del mister

LELASTICO DIFENSIVO
di Angelo Iervolino Uno dei movimenti cardine della difesa , di ogni singolo membro e di tutta la difesa come collettivo, senza dubbio lelastico difensivo. Questo prevede lavanzamento e lindietreggiamento della difesa in situazioni e momenti determinati. La prima esercitazione allenante a tale movimento prevede il solo utilizzo dei due difensori centrali e del mister che d ritmo allesercitazione. Si forma un triangolo che ha come vertice alto il centro dellarea di rigore fino ad allargarsi ai lati del cerchio di centrocampo. Questo triangolo sar utile sia nellavanzamento per dare ampiezza e sia nellindietreggiamento per dare protezione alla porta. Fig.1

Fig. 1 Il mister posizionato a centrocampo si muove prima avanti (verso la porta) per allenare lindietreggiamento, fig. 2, e poi allindietro (verso il centrocampo) per allenare lavanzamento in ampiezza,fig.3.

Fig.2

Fig. 3 Da tenere sotto osservazione la posizione del corpo dei due difensori durante lindietreggiamento: devono essere frontali tra di loro , quasi a guardarsi, ovviamente tenendo sotto controllo lazione. La stessa esercitazione pu essere svolta per gli esterni difensivi, lavorando solo con loro nella loro posizione di gioco , con gli stessi movimenti di avanzamento e indietreggiamento. Fig. 4 5 6 .

Fig. 4

Fig. 5

Fig. 6 Gli esterni difensivi devono prestare maggiore attenzione alla linea difensiva, perch coloro che danno la linea sono i centrali , e come abbiamo detto per il loro indietreggiamento, loro non possono vedere la posizione dei compagni sugli esterni perch sono in posizione quasi frontale tra di loro, per cui gli esterni devono rapportarsi ai centrali per mantenere la linea difensiva. Ovviamente tutto il reparto dovr fare attenzione alla linea e ad avere come rifermenti il trittico palla-compagno-porta. Entrambe le esercitazioni devono essere svolte per un tempo minimo di quattro minuti. Esercitati prima i centrali e poi gli esterni difensivi , successivamente possibile attuare la medesima esercitazione ma con tutta la difesa schierata. Fig. 7

Fig. 7 importante che la difesa riesca a mantenere una distanza tra essa e il mister di non oltre 20m. Fig. 8 9.

Fig. 8

Fig. 9

Importante fare attenzione a: Che la difesa resti in linea La posizione dei centrali Gli esterni che facciano riferimento ai centrali per la linea Mantenere la distanza massima di 20m tra mister e linea difensiva.

Un altro aspetto da no sottovalutare il movimento della difesa su spostamento orizzontale dellavversario. Possiamo allenare tale aspetto con i medesimi esercizi visti in precedenza ma con movimenti orizzontali Fig.10.

Fig.10 In questesercitazione il mister si muove orizzontalmente e la linea difensiva deve muoversi insieme a lui mantenendo sia le distanze tra i giocatori che da dal mister. Ovviamente la linea asseconda i movimenti del mister, quindi nel caso il mister salisse leggermente la difesa indietreggia e viceversa se il mister indietreggerebbe. Fig. 11 12 .

Fig. 11

Fig.12 Lesercitazione pu essere ripetuta per cinque minuti consecutivi per tre serie intervallate da altre esercitazioni.

Articolo n 4 Gli appunti del mister

IL RISCALDAMENTO PRE-PARTITA: UNA VISIONE PERSONALE SUL COME FARLO


di Alessandro Gelmi

Riscaldamento pre-partita, A.C. Mezzocorona campionato Berretti 2008/2009, partita Mezzocorona Milan

CENNI FISIOLOGICI E PSICOLOGICI APPLICATI AL RISCALDAMENTO


Dalla letteratura e dagli studi effettuati risaputo quali sono gli obiettivi e gli effetti del riscaldamento nel determinare una performance sportiva; per questo mi limito ad una breve e sintetica descrizione degli aggiustamenti (che diverso da adattamenti) PRINCIPALI fisiologici che con esso si ottengono: - Aumento dellapporto di sangue ai muscoli - Aumento della temperatura che determina: o Aumento dellelasticit dellunit muscolo tendinea; o Aumento del liquido sinoviale allinterno delle articolazione con conseguente aumento della lubrificazione articolare; - Diminuzione del ischio di infortuni muscolari ed articolari, dovuti ad una maggior predisposizione dellorganismo alla prestazione.

Oltre agli aggiustamenti, e di conseguenza agli obiettivi, a carattere fisiologico, il riscaldamento ha anche lo scopo di preparare i giocatori dal punto di vista psicologico: in questo caso la bravura dello staff tecnico quella di avere un comportamento, verso i propri giocatori, diverso a seconda di come il singolo vive lattesa della partita. Per questo ci sar chi ha bisogno di essere caricato emotivamente, chi invece ha bisogno di concentrarsi da solo e chi ancora necessita di parole di fiducia e di tranquillit perch sente troppo il match.

. CHE PORTANO AD UNA VISIONE PERSONALE DI COME AFFRONTARE UN RISCALDAMENTO PRE-GARA


Personalmente, quando mi trovo ad affrontare un riscaldamento pre-gara ritengo che, perch esso sia svolto in maniera corretta, devo rispettare determinati principi: - Innanzitutto rispetto il principio della progressivit per quanto riguarda lintensit; fondamentale cominciare in maniera blanda e aumentare gradualmente lintensit, parallelamente alla diminuzione della durata delle esercitazioni che propongo. In questo senso volume e intensit hanno un rapporto indiretto, poich allaumentare delluno, diminuisce laltra. - Concettualmente differenzio il riscaldamento generale da quello specifico; comincio lattivazione con dei lavori a carattere globale (corsa, mobilit articolare, ecc) al fine di preparare fisiologicamente lorganismo alle successive esercitazioni specifiche della disciplina con cui si lavora (nel caso del calcio, possessi palla, esercitazioni tecniche, ecc..). - Devo rispettare i tempi di recupero tra le esercitazioni, stando molto attento affinch questo non sia n troppo corto n troppo lungo; ritengo che il tempo di recupero non debba essere determinato da un cronometro ma dalla sensazione del preparatore (o chi per esso) nel vedere come i suoi giocatori reagiscono durante lintervallo che c tra le proposte. Per questo la bravura si trova nel capire quando riprendere, e ci dipende da una moltitudine di fattori (condizione dei giocatori, temperatura, ora della giornata, condizioni atmosferiche, condizione del campo, ecc..). Lo stesso discorso valido per la durata delle esercitazioni; a mio parere il cronometro serve per monitorare il tempo totale a disposizione mentre la durata delle singole proposte, siano esse la corsa, le andature o i possessi palla, funzione dellintensit e della reazione dei giocatori a

quanto stanno facendo. comunque ovvio che ogni proposta rientra allinterno di un range temporale (per esempio un possesso palla 5vs5 non durer pi di 2, ma neanche meno di 30. I tempi indicati sono volutamente esagerati, per far capire il concetto). Infine cerco di riprendere la maggior parte dei gesti, sia motori sia tecnici, che vengono effettuati in partita; per questo giusto, rispettando la quantit necessaria e con la corretta intensit, inserire dei cambi di direzione, frenate, ripartenze, balzi (o colpi di testa), passaggi, lanci, tiri in porta, ecc

Di seguito un esempio di riscaldamento pre-partita svolto da una prima squadra. Per prima cosa si deve preparare il campo disponendo il materiale che si utilizza e consegnando le casacche a 5 dei 10 titolari, prima del loro ingresso sul terreno di gioco, come mostrato in figura:

Premessa: come detto sopra, i tempi sono indicativi e usati per dare dei riferimenti; la sensazione e losservazione personale a determinare il tempo effettivo di durata delle esercitazioni, e dei rispettivi recuperi. Luscita sul campo, in condizioni standard (temperatura gradevole, assenza precipitazioni, campo in discrete condizioni, nessun giocatore con problemi), avviene 35 minuti prima del fischio dinizio ed caratterizzata da pochi minuti liberi (2-3), nei quali i giocatori scelgono autonomamente cosa fare (posture, passaggi, corsa..); in seguito, alla chiamata del preparatore o del mister si forma un cerchio (cerchio rosa in figura) al centro della met campo dove si eseguono 3-4 minuti di stretching dinamico e di andature su posto

(corsa calciata, skip, aperture, chiusure, slanci, torsioni del busto, circonduzioni caviglia, mobilit per ginocchio ecc..). A questo punto comincia la fase di attivazione in corsa blanda di circa 8-10 minuti; i primi 3 minuti sono caratterizzati da corsa libera nello spazio (tra area e met campo, su tutta la larghezza) facendo girare 2-3 palloni con passaggi corti e rasoterra. I successivi minuti, con i giocatori schierati a scacchiera (3 righe da 3 pi uno centrale dietro, le X nere in figura), sono composti da esercizi sincronizzati di mobilit articolare e andature tra i cinesini blu (in figura) con uscita di 3-4 metri fino ai cinesini gialli (in figura) e ritorno al punto di partenza in corsa blanda. Dal momento che lintensit ancora bassa si passa subito, allinterno del campo delimitato dai cinesini rossi (in figura), allesecuzione di esercitazioni psicocinetiche, per un totale di 3-4 minuti, del tipo: - Passaggio al colore diverso con mani (40, il tempo necessario per capire e dare ritmo allesercitazione) - Passaggio al colore diverso con piedi (circa 1) - Passaggio al colore diverso con piedi, chiamando uomo o solo; se chiama uomo la si scarica al compagno che lha passata, se chiama solo si passa la palla ad un giocatore del colore opposto (circa 1). La seconda parte del riscaldamento (totale 10-12), caratterizzata da unintensit maggiore, composta da una prima parte, nuovamente a secco, di andature brevi (5 metri, dai cinesini gialli a quelli blu in figura) con allunghi di distanza e intensit sempre crescenti, per un totale di 4-5 allunghi. Il recupero, svolto in cerchio e caratterizzato ancora da esercizi dinamici, precede due blocchi (di circa 1 luno) di possesso palla a due squadre (5 contro 5), prima con mani e poi con piedi, dove si vanno a ricercare situazioni di gara (contrasti, attacco palla, copertura, uscite in pressing ecc) ad alta intensit. I pochi minuti che rimangono prima dellappello vengono utilizzati per lasciare ai giocatori alcuni attimi liberi per lanciare e/o calciare e, ultimissima cosa, per svolgere 5-6 passaggi di rapidit sul breve (6-8 mt in tutto). Qui i giocatori si dispongono in cerchio al centro della met campo (cerchio rosa in figura) con il preparatore disposto nel mezzo; al suo via la squadra, eseguendo landatura richiesta, si compatta verso il centro del cerchio per poi, al battito di mano del preparatore, compiere un cambio di direzione di 180 e sprintare nel campo per circa 5-6 metri. Entrando nello specifico, le andature possono essere: - Skip;

- Corsa calciata; - Doppio impulso; - Piccoli balzi laterali o frontali; - Corsa a gambe tese; - Corsa scivolata rapida; - Scivolamenti laterali rapidi; A questo punto la squadra pronta per affrontare la partita con le giuste condizioni psicologiche e fisiologiche. Variazioni nella durata delle proposte si possono verificare, con i giusti adattamenti, nel caso di: - Temperatura molto alta o molto bassa; - Campo pesante; - Pioggia intensa; - Giocatori in dubbio (in questo caso lintervento individuale); - Orario di gara (le condizioni fisiologiche alla mattina sono diverse rispetto al pomeriggio, le quali sono diverse rispetto alle condizioni presenti alla sera). DIFFERENZE NELLA PROPOSTA SE SI PARLA DI SETTORE GIOVANILE (GIOVANISSIMI-ALLIEVI-JUNIORES/BERRETTI/PRIMAVERA) Rispetto a quello della prima squadra, il riscaldamento del settore giovanile, che comunque si differenzia allinterno di ogni categoria che lo va a comporre, tendenzialmente prevede una pi breve fase a secco per lasciare maggior spazio alle esercitazioni con palla (in cerchio, a coppie, a terne ecc..). In pi spesso ci si trova a dover lavorare pi sullaspetto mentale e sulla concentrazione che su quello organico, dal momento che i ragazzini non sempre entrano in campo con il giusto approccio e la giusta determinazione. Tutto questo non deve comunque non rispettare i principi che il riscaldamento, indipendentemente dalla categoria, deve avere, poich fondamentale che prima di entrare in campo un giocatore, sia esso bambino, ragazzo o adulto, sia pronto dal punto di vista fisico e mentale per potersi esprimere al meglio riducendo il pi possibile il rischio di infortuni; in questo caso ci che cambia il tempo che lorganismo necessit per essere pronto, il quale diverso a seconda dellet. IL RUOLO DELLO STRETCHING ALLINTERNO DELLA FASE DI RISCALDAMENTO

Da quanto scritto nellesempio di riscaldamento pre-partita si pu osservare che assente lo stretching statico; questo perch personalmente ritengo pi utile utilizzare esercizi dinamici di stretching, o di mobilit articolare, da inserire dopo la corsa o nelle fasi di recupero tra le esercitazioni. Se comunque, nei momenti in cui ai giocatori vengono concessi istanti di recupero libero, c qualche giocatore che esegue un esercizio di allungamento statico, nulla e nessuno vieta loro di farlo, ma nel momento in cui il recupero lo gestisce il preparatore (o il mister) credo sia giusto ottimizzare il tempo a disposizione per lavorare in altri modi. Questa idea deriva dalla consapevolezza che un programma di stretching statico, per ottenere adattamenti muscolari, richiede la somministrazione dello stimolo per almeno 30 secondi, ripetuta in pi cicli (3-4 per ogni distretto); questo implica molto tempo, cosa che in un riscaldamento pre-partita non si ha assolutamente. DIFFERENZE DA ALLENAMENTO A PARTITA Rispetto al riscaldamento pre-partita quello previsto nella fase iniziale di una seduta di allenamento pu essere molto vario; oltre alla proposta di esercizi nuovi, sconosciuti ai ragazzi e per i quali ci vuole pi tempo per acquisirli, spesso si fanno eseguire esercitazioni con palla al fine di sviluppare la tecnica individuale o si propongono delle situazioni tattiche da sviluppare in maniera didattica (frequentemente si utilizzano prima le mani e poi i piedi); il tutto sicuramente corretto ed in linea con la filosofia di una seduta anche se, a mio parere, una parte a secco di tipo preventivo ed/o integrativo necessaria al fine di evitare o ridurre il rischio di problemi (sia immediati che in prospettiva futura). Per questo inserisco sempre, variandone la forma e i contenuti, lavori di mobilit articolare, stretching dinamico, andature per il rinforzo delle caviglie e per stimolare la propriocezione, esercizi di forza isometrica od eccentrica, un programma di tonificazione del tronco, ecc Il tempo di questa parte specifica, rispetto al tempo degli esercizi con palla, va adattato, sia come forma che come quantit, alla categoria con cui si lavora e ritengo tali proposte utili a partire dai giovanissimi (consigliati degli interventi anche negli esordienti). CONCLUSIONI: ben sapendo che le strade e gli esercizi per arrivare ad una condizione fisiologica che rende il nostro giocatore pronto ad affrontare una partita sono molteplici, ci che fa la differenza dal punto di vista qualitativo la cura delle piccole cose. La disposizione

del materiale prima che la squadra esca dallo spogliatoio, il fatto di tenere i giocatori il pi possibile in campo per evitare poi di rimanere fermi a lungo prima dellappello dellarbitro, lottimizzazione del tempo a disposizione, leliminazione di tempi morti, la gestione del volume, dellintensit e dei recuperi delle esercitazioni, sono tutti fattori che, se presenti, trasmettono a chi deve affrontare il riscaldamento un senso di organizzazione e di professionalit che per i giocatori necessario avere affinch abbiano fiducia in colui che li riscalda. In linea con questo non si deve dimenticare come la specificit di ogni esercitazione sia importante per aiutare gli atleti ad entrare in partita gi dal riscaldamento e ad immedesimarsi il prima possibile nelle situazioni che poco tempo dopo troveranno in campo. In questo modo tali condizioni permettono, nella mezzora a disposizione, di preparare un giocatore a giocare la partita con la giusta intensit psico-fisica e ci che essa comporta (contrasti, scontri, ecc).

Gli autori di questo numero Gli appunti del mister

Angelo Iervolino nato ad Ischia (NA) il 03/09/1984. laureando in Biologia della Nutrizione presso lUniversit Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio e dellallenare il calcio, inizia la sua attivit di allenatore contemporaneamente alla pratica sportiva agonistica nelle categorie dilettantistiche. Dal 2005, dopo un infortunio, si dedica solo allattivit di allenatore. Autore di vari articoli pubblicati da vari siti del settore e del libro Scuola calcio:dalla programmazione mirata allesercitazione efficace edito da www.allenatore.net . Dal 2008 Responsabile Tecnico dell A. S. D. Mondo Sport. Ha frequentato vari corsi daggiornamento, tra cui anche corsi daggiornamento on-line, in lingua Inglese, organizzati dalla FA England - The FA Learning (Federazione calcio Inglese). Ha iniziato con la societ S.C.J.T. Junior Team dove ha collaborato e allenato per la stagione 2004/2005 la categoria Pulcini. Dalla stagione 2005/2006 passa alla societ S.S. Futura Isola dIschia affiliata Empoli F.C. dove allena per due anni ( 2005/2006 e 2006/2007) consecutivi la categoria Esordienti. Nella stagione 2007/2008 allena i Giovanissimi S.S. Futura Isola dIschia affiliata Empoli F.C. . Nella stagione 2008/2009 passa alla categoria Allievi della S.S. Futura Isola dIschia affiliata Empoli F.C. Dalla stagione 2009/2010 alla guida della Juniores Regionale dell A.S. Barano calcio.Dalla stagione 2010/2011 responsabile della categoria Pulcini dellASD Mondo Sport. Ha collaborato inoltre con varie societ di LND come collaboratore tecnico.

Gli autori di questo numero Gli appunti del mister


Alessandro Gelmi ,laureato presso luniversit degli studi di Verona, facolt di Scienze Motorie, corso di laurea triennale in scienze delle attivit motorie e sportive, con votazione 95/110 nellottobre 2009; da 5 anni preparatore atletico di calcio presso societ professionistiche (A.C. Mezzocorona), su tutto il settore giovanile (Beretti, Juniores Nazionale, Allievi nazionali e Giovanissimi Nazionali) e con qualche presenza in prima squadra (lega pro II divisione, nel campionato 2009/2010); preparatore atletico anche di pi squadre di Eccellenza del Trentino Alto adige, ha acquisito il titolo di preparatore fisico di tennis di primo grado nel 2011, corso organizzato dalla federtennis. Ha collaborato inoltre con societ di volley, sempre in qualit di preparatore fisico, per la categoria serie D femminile. Infine collabora, attraverso la stesura di articoli inerenti la preparazione atletica nel calcio, con pi siti internet dedicati alla metodologia dellallenamento (www.alleniamo.com, www.allenatore.net ecc).