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A.I.A.C. e F.I.G.C.

EMILIA ROMAGNA
Presentano il

5° Stage per Istruttori di Settore Giovanile AIAC-FIGC


“Lo sviluppo dell’intelligenza calcistica nel settore giovanile”
12-13-14 Maggio 2006 - Sportilia (FC)
Come allenare la tecnica e la tattica individuale in settore giovanile
dai 10 ai 16 anni
(Prof. Massimo De Paoli – Allenatore Giovanissimi Nazionali Inter F.C.)

Come allenare la tecnica, la tattica invidiale e quale tipo di tecnica è funzionale alla tattica? Questo è stato
il tema che ha presentato Massimo De Paoli al 5° stage nazionale AIAC-FIGC Emilia-Romagna per
Istruttori di settore giovanile che si è svolto a Sportilia nel 2006.

LE VARIE “SCUOLE” TECNICHE


Il fascino del gioco de calcio è racchiuso nelle splendide giocate, talvolta armoniose, altre potenti, oppure
raffinate ed eleganti di alcuni fondamentali eseguiti in partita dai giocatori di primo piano del panorama
mondiale.
I giocatori di scuola sudamericana, sfruttano in molteplici situazioni la rullata. Quest'ultimo non e solo un
gesto spettacolare, estetico e fine a se stesso, ma risulta utile per favorire un passaggio smarcante oppure
e propedeutico a un dribbling o un lancio.
La sensibilità tecnica che dimostrano questi campioni presuppone però un lavoro ripetuto nelle giovanili e
un bagaglio motorio davvero ampio.
Tutta la loro destrezza probabilmente è dovuta, oltre all'addestramento in tenera età, ai continui contatti
piede-palla che i giocatori effettuano durante le sedute. Senza dimenticare che il calcio in Sudamerica si
gioca ancora nelle piazze, per le strade e sulle spiagge, tutte superfici e terreni diversi che possono
affinare ulteriormente i gesti tecnici. Per quanto riguarda il calcio Europeo, Olanda e Spagna possono
risultare due nazioni per certi versi agli antipodi. La prima ha come peculiarità l’esecuzione di un
fondamentale tecnico abbinato a una conoscenza tattica molto importante.
Ad esempio, se prendiamo le giocate individuali dell’olandese Cruijff, risultano ottimali ed efficaci per gli
inserimenti nello spazio dei compagni. Quindi, si può affermare che il gesto tecnico e il pensiero tattico
sono strettamente collegati; tecnica e tattica praticamente si fondono. Al contrario nel calcio spagnolo il
gusto per il bello è apprezzato in qualsiasi situazione: il pubblico ama e applaude a scena aperta qualsiasi
giocata spettacolare o raffinata anche se non risulta perfettamente funzionale al contesto di gioco o
decisiva per l'andamento della gara.
Il calcio africano invece, prevede l'unione tra tecnica e forza fisica. Non solo eleganza e fluidità, ma
potenza nell'esecuzione di ogni fondamentale.
Noi Italiani, ci avviciniamo di più alla scuola sudamericana, dove dribbling, passaggi.. . di "classe" sono
sempre ammirati. Pertanto, mi sento di affermare che in settore giovanile, la tecnica deve prevalere sugli
aspetti tattici.

TATTICA E PENSIERO TATTICO


Una breve digressione è stata fatta sulla differenze tra questi due termini. Il primo è da intendersi come
l'insieme di quegli schemi e quei movimenti riferiti a gruppi di giocatori, mentre il secondo riguarda il modo
di pensare di ogni singolo rispetto a situazioni che si possono presentare sul terreno di gioco.

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L'utilizzo di parole chiave facilita lo sviluppo di quest'ultimo. Metaforicamente come l'introduzione del
linguaggio a scuola rende più semplice allo studente comunicare, studiare e rapportarsi con i compagni
così un linguaggio relativo al calcio aiuta il giovane a comprendere le dinamiche di gioco.
E queste non sono solo riferite alla parte tecnica ("devo fermare la palla.. ."), ma a quanto accade sul
campo ("come devo fermare la palla per...").
Mister De Paoli, durante la presentazione in aula il venerdì sera, mostrando grande convinzione nelle
proprie proposte, lancia una sfida a tutti i corsisti: scommetto che domani pomeriggio il gruppo di lavoro
che collaborerà con me in campo e che non ha mai provato il mio metodo di allenamento, riuscirà a fare
quello che chiedo. Direi un modo originale e provocatorio per presentare le proprie idee ed esperienze, ma
anche la conferma che abbiamo di fronte un vero samurai dei campi di calcio!!

IL LINGUAGGIO
L'allenatore dei Giovanissimi Nazionali dell'Inter, dopo una premessa di carattere generale sull’allenamento
della tecnica, si è soffermato sull'importanza di un linguaggio comune e condiviso da parte del gruppo
squadra sostenendo l'utilità di questo per migliorare l'apprendimento del pensiero tattico. Tutto ciò si può
ottenere grazie all'utilizzo di alcune parole chiave tipo: “corto!", "lungo!", "libera!", "castello".
Questo tipo di proposta non deve essere troppo nozionistica, ma l'uso da parte di tutta la squadra delle
medesime parole che, rappresentano un movimento, una parte del campo o un'esecuzione velocizza il
processo di miglioramento dei giocatori.
Non si tratta di un codice segreto per vincere una gara o per confondere gli avversari, ma di un modo di
comunicare all'unisono.
C’è comunione e condivisione di intenti. Durante lo stage dunque mister De Paoli ha dimostrato come
alcune parole chiave "castello", "zona cieca", “zona di costruzione” e "fascia laterale" possano
incrementare il riconoscimento di determinati settori di campo e il conseguente movimento senza palla
nelle e fra le suddette zone. Parallelamente sono state introdotte alcune parole chiave riferite a un gesto
tecnico (il passaggio), semplificato dall'utilizzo dei termini “corto" e "lungo”, “rientra” e “punta”.
La combinazione di queste poche parole permette infiniti modi di interagire e quindi molteplici movimenti:
basti pensare a un movimento sul "corto" in "zona cieca" oppure uno sul "lungo" in "fascia laterale" o
ancora un “corto-lungo" nel "castello". Tutto ciò però e possibile se il "modo di parlare" è condiviso da tutti i
giocatori della squadra.

LE PAROLE CHIAVE
Riprendendo il concetto della comunicazione in campo e abbinandolo allo sviluppo del pensiero tattico,
mister De Paoli ha spiegato cosa significa per lui avere giocatori che hanno la capacità di leggere il vuoto:
codificare la suddivisione del campo in zone, tutte corrispondenti a parole chiave.
Tali zone saranno modificate in base alle esigenze dell'allenatore o della squadra; si ritiene opportuno che
esse siano definite a priori, in modo tale da essere riconosciute da tutti i giocatori.
A titolo di esempio propongo una mia suddivisione dello spazio di gioco come segue:

ƒ Zona cieca: zona compresa fra il portiere e la linea difensiva;


ƒ Castello: zona compresa fra la linea difensiva e quella di centrocampo;
ƒ Zona di costruzione: parte di campo compresa fra la propria linea di fondo ed il castello;
ƒ Zona di fascia: destra e sinistra.

Per mostrare la bontà di questa teoria il mister ha presentato allo stage in anteprima il venerdì sera in aula
alla lavagna, detta suddivisione del campo in zone abbinate a parole chiave e sabato direttamente sul
terreno di gioco, invece ha fatto toccare con mano come l'apprendimento e la conoscenza di queste
potesse aiutare nell'esecuzione degli esercizi.
Pertanto, ha diviso una metà campo in 4 settori che ha così chiamato: "zona di costruzione", “castello",
"zona cieca" e ''fasce laterali" (Diag. 1).

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Poi, ha chiesto a otto presenti di formare due linee da 4 giocatori per eseguire determinati movimenti
all'interno di questo contesto.
Ha chiamato subito un movimento sul "corto", quello in cui la punta più vicina alla palla viene incontro per
riceverla sui piedi (Diag. 2).
Nel diagramma si vede l'attaccante centrale A che si sposta verso il possessore nel castello con il
compagno di reparto A1 che attacca lo spazio in profondità con un movimento sul “lungo” in zona cieca.

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In seguito, ha chiesto un movimento di sovrapposizione (parola chiave "sovra!") reso possibile dal
movimento sul “corto” di un esterno E (Diag. 3).

Infine ha chiamato una percussione centrale da parte di un difensore centrale C1 che si è potuto inserire
palla al piede grazie alla punta A1 in verticale a lui che gli ha liberato lo spazio e al compagno di reparto A
che di conseguenza si e mosso sul “lungo” (Diag. 4).

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COME ALLENARE IL SISTEMA PASSAGGIO (TECNICA ED ESECUZIONE) CON
L’UTILIZZO DELLE PAROLE CHIAVE
L’obiettivo è quello di allenare i giovani calciatori al perfezionamento d’abilità quali:
ƒ Il controllo dei movimenti del proprio corpo
ƒ La coordinazione
ƒ Il sincronismo
ƒ La precisione nel tocco
ƒ Il saper operare scelte oculate in ordine alla superficie anatomica con la quale concretizzare il
passaggio o alla forza da imprimere alla palla.
Indubbiamente, occorre ridurre allo stretto necessario le sterili proposte di esercizi in serie che, come è
risaputo, si rivelano noiose e scarsamente efficaci e bisogna promuovere una “forma mentis” attiva, con
situazioni che inducano i giocatori ad analizzare il contesto e assumere opportune decisioni secondo le
diverse tipologie di passaggio.

Esercitazione analitica propedeutica


Obiettivi e risultati attesi
Far capire la stretta interdipendenza tra la parte anatomica con la quale si calcia la palla, la sezione della
sfera dove avviene l'impatto e la traiettoria che la palla assume a seguito del calcio. Incrementare nel
giocatore la presa di coscienza del fatto che è possibile, in un determinato contesto, anticipare il risultato di
un'azione, quindi controllare, dominare, indirizzare la sfera, ossia gestire proficuamente la corretta tecnica
del calciare.

Modalità esecutive
Gli allievi si dispongono a coppie sul terreno di gioco, l'uno di fronte all'altro. In ciascuna coppia si designa
un giocatore A, che effettuerà il passaggio, mentre il compagno B sarà deputato alla ricezione. Rimanendo
sul posto, A deve quindi eseguire una serie di passaggi sul corto a favore di B, avendo cura di modificare
ogni volta il punto di impatto con la palla, ossia colpendo sezioni diverse della superficie sferica e di
osservare come la traiettoria muti in funzione del punto di contatto piede-palla.
Al termine dell'esercitazione propedeutica è conveniente, tra le diverse tipologie di calcio, sceglierne un
paio e sperimentarle in un contesto di gioco; sarà opportuno privilegiare quei modi che adottati di frequente
in partita si rivelano utili in più situazioni. (Diag. 2)

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Primo esercizio: parole chiave "punta!" e “rientra” abbinate al tipo di tecnica per calciare
Obiettivi e risultati attesi
Saper associare a ogni tipologia di passaggio una determinata parola chiave. In specie, saper legare
senza indugio al termine “rientra!” un passaggio di collo piede o d’interno collo e a quella “punta!” una
trasmissione d’interno piede o d’esterno. Assumere la corretta postura nell’eseguire ciascun passaggio,
così ad esempio:
ƒ Nel passaggio d’interno collo (associato alla parola chiave “rientra!”) l’arto d’appoggio è flesso,
mentre quello calciante è teso, il busto è lievemente inclinato verso la gamba d’appoggio, gli arti
superiori leggermente allargati per un migliore equilibrio. Si avrà cura, inoltre, di collocare il piede
d’appoggio lateralmente al pallone, a una distanza che consenta di tendere perfettamente l’arto
calciante al momento dell’impatto con la palla.
ƒ Nel passaggio d’interno (associato alla parola chiave “punta!”), il piede d’appoggio è posto in
prossimità della palla, l’arto d’appoggio è leggermente flesso, il busto, seppur lievemente inclinato
in avanti, è sostanzialmente mantenuto in posizione verticale, mentre gli arti superiori sono allargati
per favorire l’equilibrio.
Modalità esecutive
Prima fase
I giocatori si dispongono a coppie sul terreno di gioco, l’uno di fronte all’altro, a una distanza di circa 10
metri. La progressione prevede che nella prima parte dell’esercizio, l’allievo A con la palla, in modo
arbitrario, pronunzia una delle due parole chiave (“rientra!” o “punta!”): se proferisce “rientra!”, effettua
un passaggio di collo piede o d’interno collo a favore di B, mentre se dice “punta!” esegue una
trasmissione d’interno piede o d’esterno verso il compagno. (Diag. 1 con parola chiave “rientra!”)
In questa fase B ha il compito di ricevere il passaggio di A (o nell’evenienza, di recuperare prontamente la
palla), di ritrasmettergli il pallone e di osservare l’operato del compagno, rimarcando eventuali
incongruenze tra parola chiave pronunciata e topologia di passaggio effettuata (dice “rientra!” e calcia di
interno piede, ad esempio). Dopo una serie di passaggi (circa una ventina), questa prima fase è ripetuta a
ruoli invertiti.

Seconda fase
Nella seconda parte dell’esercizio, l’allievo A con la palla ha il compito di suggerire al compagno B il tipo di
passaggio che questi dovrà fare una volta ricevuta la palla. B dovrà attenersi al comando del compagno ed
effettuare il tipo di passaggio associato alla parola chiave dichiarata da A “rientra!”. (Diag. 2)
Per automatizzare la correlazione tra parola chiave e gesto tecnico, è conveniente che in questa fase A
proferisca per una decina di volte consecutive la parola chiave “rientra!”, inducendo B a fare una serie di
passaggi di collo piede o d’interno collo. Successivamente, A dirà, ancora per una decina di volte, la parola
chiave “punta!”, suggerendo al compagno B di eseguire una serie di passaggi d’interno piede o di esterno.
E anche la seconda fase dell’esercizio sarà ripetuta a parti invertite. Si osserverà che, a differenza di
quanto avveniva nella prima parte, in questa fase si ha la dissociazione tra l’enunciazione della parola
chiave e l’esecuzione della tipologia di passaggio correlata.
Terza fase
Nella terza parte, l’allievo A con la palla ha il dovere di suggerire a B il tipo do passaggio che questi dovrà
eseguire una volta ricevuta la palla. Ancora una volta B dovrà attenersi alla prescrizione dl compagno ed
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effettuare il tipo di passaggio associato alla parola chiave dichiarata. Diversamente dalla fase precedente,
ora A dirà, a propria discrezione, una delle due parole chiave (“rientra!” o “punta!”) vincolando il
compagno ad effettuare, a seconda della decisione assunta di volta in volta da A, un passaggio di collo
piede (o d’interno collo piede) piuttosto che d’interno (o d’esterno) piede. Al solito, dopo una serie di
passaggi, l’esercizio è ripetuto a ruoli invertiti. (Diag. 2)

Quarta fase
Nella quarta parte, entrambi gli allievi si avvicendano rivestendo simultaneamente, il medesimo ruolo. Si
richiede, ora, un livello di attenzione più alto, in quanto ciascun giocatore, suggerirà al compagno una
determinata tipologia di passaggio (dichiarando, a sua discrezione, una delle due parole chiave) è tenuto
ad eseguire senza indugio il tipo di passaggio precedentemente dichiarato dal compagno.
A titolo esemplificativo può accadere che:
ƒ A dichiari “rientra!” ma, contestualmente, esegua un passaggio d’interno piede (di esterno piede)
giacchè per ipotesi, B gli ha poc’anzi suggerito il termine “punta!”;
ƒ B, ricevuto il passaggio di A, effettua un ulteriore passaggio d’interno collo piede (o di collo)
adempiendo al comando di A, che ha chiamato “rientra!”. Contestualmente al passaggio, B
suggerisce ad A la tipologia di passaggio che dovrà fare in seguito, proferendo, sempre a sua
discrezione la parola chiave “punta!”, (oppure “rientra!”), vincolando così il compagno A ad
eseguire il passaggio successivo con un ben determinata modalità.
Indubbiamente, durante l’esecuzione di questo esercizio, può apparire bizzarra, o quanto meno oscura,
l’associazione delle due tipologie di passaggio alle parole chiave “rientra!” o “punta!”; tuttavia nei
prossimi esercizi che completeranno questa progressione, il significato sotteso risulterà sempre più
evidente. (Diag. 3)

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COME ALLENARE IL TEMPO DEL PASSAGGIO E DELL’INSERIMENTO PER
RICEVERE CON L’UTILIZZO DELLE PAROLE CHIAVE
Saper scegliere il tempo ideale in cui trasmettere la sfera e quello in cui inserirsi nello spazio per
ricevere un passaggio filtrante sono due requisiti indispensabili per il giocatore moderno, in un
calcio sempre più veloce ed aggressivo.
Ecco alcune semplici proposte pratiche per migliorare il “timing” dei giovani calciatori.

Dopo aver analizzato le varie forme di passaggio, di scarico, d’apertura, liberatorio, per un cambio di gioco
o per un cross, ho deciso di proporre una serie di esercitazioni volutamente semplici per incentrare
l’obiettivo non sulla mera esecuzione tecnica, bensì sulla priorità temporale che è individuata dalla
relazione tra il momento in cui avviene il passaggio e quello in cui è pronunciata la parola chiave.
Tale relazione può essere chiaramente di tre tipi:
1. anticipata, quando la trasmissione precede la parola chiave
2. tempestiva, quando i due momenti coincidono
3. ritardata, quando il passaggio arriva dopo la parola chiave.
La presenza dell'ora sopra ogni esercitazione è una convenzione per chiarire e ribadire il concetto di prima,
dopo e nel tempo giusto. Per esemplificare, alle ore 9.00 viene pronunciata la parola chiave e alle 9.01
viene effettuato il passaggio in ritardo.

Primo esercizio: parola chiave "corto!" per il corretto tempo del passaggio
I giocatori si dispongono a coppie sul terreno di gioco, l’uno di fronte all’altro con un pallone.
Riferimento spaziale: si segnano in prossimità di ciascun giocatore due linee di riferimento spaziale a 5-8-
10 metri in base all’età dei ragazzi, sulle quali si collocano due porticine fatte con 2 coni distanti 2 metri,
attraverso le quali si fa transitare la palla.
Parola chiave: B ha il compito di pronunciare ad alta voce la parola chiave “corto!”, che suggerisce al
trasmittente, ovvero al compagno A, di effettuare un passaggio sul corto.
Regola: non appena dice la parola chiave (“corto!”), A deve effettuare il passaggio; in altri termini, A non
effettuerà il passaggio finchè B non avrà pronunziato la parola chiave convenuta.
Osservando attentamente l’esecuzione dell’esercizio da parte di ciascuna coppia, escludendo il verificarsi
di errori meramente tecnici e presumendo, dunque che la trasmissione di palla da A a B avvenga con
successo, ci accorgeremo che possono riscontrarsi tre situazioni diverse:
1. B pronuncia la parola chiave convenuta (“corto!”) e A non effettua prontamente il passaggio, ossia
indugia, trasmettendo palla con un certo ritardo (più o meno significativo) e non già
nell’immediatezza, come invece avrebbe dovuto fare (Diag. 1);

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2. B dice la parola chiave (“corto!”) e, nello stesso istante, il compagno A effettua il passaggio con
assoluta tempestività (Diag. 2);

3. A effettua il passaggio ancor prima che il compagno B abbia chiamato la parola chiave (“corto!”),
qui il trasmittente è precipitoso e finisce per effettuare il gesto tecnico in anticipo rispetto al tempo
concordato (Diag. 3).

Secondo esercizio: parola chiave "corto!" per il corretto tempo di inserimento.


I giocatori, disposti a coppie sul terreno di gioco si collocano l'uno di fronte all’altro con un pallone.
Riferimento spaziale: si segnano in prossimità di ciascun giocatore due linee di riferimento spaziale a 5-8-
10 metri in base all’età dei ragazzi, sulle quali si collocano due porticine fatte con 2 coni distanti 2 metri,
attraverso le quali si fa transitare la palla. La linea in prossimità del giocatore B (deputato alla ricezione)
diventa, in questo esercizio, un riferimento spaziale per il ricevente. B, infatti, al segnale convenuto, dovrà
oltrepassare tale linea di riferimento e avvicinarsi alla zona di ricezione.

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Parola chiave: A deve dire ad alta voce la parola chiave "corto!" ed effettuare senza indugio un
passaggio sul corto a favore di B, inizialmente posto all’esterno della linea di riferimento spaziale.
Regola: nel momento in cui A, pronuncia la parola chiave "corto!”, B si appresterà alla ricezione
oltrepassando la propria linea di riferimento e dirigendosi verso A.
Ancora una volta, dall'attenta osservazione delle dinamiche di gioco, potranno emergere tre casi:
1. B si inserisce oltre la linea di riferimento, quindi nello spazio deputato alla ricezione, non già quando
A proferisce la parola chiave "corto!”, ma solo dopo alcuni istanti, quindi in ritardo rispetto a quanto
convenuto (Diag. 1);

2. il giocatore B, non appena A dice la parola chiave, si inserisce prontamente oltre la linea di
riferimento, per ricevere con tempestività la palla trasmessa da A (Diag. 2);

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3. B, ancor prima che il compagno A abbia "chiamato" la parola chiave, si dirige oltre la linea di
riferimento, portandosi nella zona deputata alla ricezione in anticipo, rispetto a quanto stabilito
(Diag. 3).

Terzo esercizio: con la parola chiave "libera!", alleniamo l’obiettivo del superamento di una prima linea
(di centrocampo), tramite l'azione combinata di più giocatori associata alla parola chiave "libera!" (prima
fase) e in seguito di una seconda linea (di difesa) attuato mediante un “corto-corto-lungo", ossia per
mezzo di tre passaggi susseguenti, il primo "sul corto", il secondo ancora "sul corto" e il terzo "sul
lungo" (seconda fase) per poi concludere a rete grazie a due movimenti sul primo e sul secondo palo
(terza fase).
Riferimento spaziale: quattro giocatori (D, D1, D2 e D3) formano la linea difensiva ostacolati da quattro
avversari. Quattro compagni (C, C1, C2 e C3) costituiscono quella dei centrocampisti, contrapposti a
quattro difensori.
Prima fase: i quattro difensori D, D1, D2 e D3, effettuano uno scorrimento di palla e, mediante un
"libera!", ovvero di un movimento da parte del giocatore D2 che si inserisce in castello, il compagno D3
controlla la sfera e avanza in guida della palla e la passa a D2, che ha effettuato un movimento sul corto,
dentro il castello e riceve la palla, pronto a ripassarla allo stesso D3 in uno-due. (Diag. 1)

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Seconda fase: D3 controlla la sfera e avanza in guida della palla e effettua una giocata "corto-corto"
con C2 e in seguito trasmette la sfera sul “lungo” per l'inserimento in zona cieca di C1. Tutto ciò è stato
reso possibile grazie a un movimento sul “lungo” di C3 che ha dato profondità alla manovra, creando lo
spazio per l'inserimento di D3. (Diag. 2)

Terza fase: Conclusione dello sviluppo dell'azione con il giocatore C1 che dopo aver ricevuto da D3
effettua una sponda per l'inserimento in fascia di C3 che successivamente conduce palla fino alla linea di
fondo e crossa in area di rigore per C2 e C1 che nel frattempo hanno effettuato un incrocio e con C che
chiude sul primo palo e C1 sul secondo. (Diag. 3)

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