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Pedagogia dell’educazione

Società, cultura, educazione

PARTE PRIMA
IL RAPPORTO EDUCAZIONE SOCIETÀ E LE SUE TRASFORMAZIONI

Capitolo 1: la sociologia dell’educazione come


scienza delle istituzioni e dei processi formativi
La sociologia dell’educazione è una branchia specialistica della sociologia che si occupa

dell’analisi dello studio delle istituzioni e dei processi educativi e formativi.

“(…)L’educazione il mezzo principale per trasmettere consapevolmente la cultura da una

generazione all’altra (…). Il problema educativo stato al centro di gran parte del pensiero

sociologico (…)” (Luciano Gallino)

Tutto ciò può sembrare scontato, nel senso che è ovvio che la Sociologia dell’educazione

si occupi dello studio dell’educazione dal punto di vista della sociologia, invece è il

risultato di un lento e travagliato processo di definizione. Olive Banks Per molto tempo la

Sde (sociologia dell’educazione), è rimasta al di fuori della sociologia, soprattutto negli


Stati Uniti, dove è messa insieme allo studio dell’educazione (Dewey) e quindi come

disciplina legata piuttosto alla pedagogia e con una valenza essenzialmente pratica.

1. Le fasi dello sviluppo della sociologia dell’educazione

Fasi della Sde

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Fasi Periodo Problematica Note


- Ritrovare le basi Società moderna che
FONDATIVA dell’ordine e della si sviluppa a partire
Scoperta sociale 1850/19 solidarietà sociale, dal 500
dell’educazione 50 - Formare il lavoratore
nel pensiero dei educare il cittadino,
classici - Formare una nuova
classe dirigente, politica
ed economica
- Sviluppo economico e Ricostruzione
sociale, economica politica,
Riscoperta sociale 1950/19 - Istruzione come istruzione come
dell’educazione 60 investimento, motore mobilità
- Legame istruzione-
occupazione-crescita
sistemi di educazione
- Crisi dei sistemi di
istruzione,
Sviluppo delle - Uguaglianza delle Problematica
riflessioni teoriche e 1970/19 opportunità di fronte Inflazione dei titoli di
delle ricerche 80 all’istruzione, studio
- Significati
strumentali ed
espressivi
dell’istruzione
- Istruzione e mobilità sociale
- processi di
Consolidamento cambiamento sociale
dello statuto 1990/20 e culturale
epistemologico e 00 - Multiculturalit
metodologico àe
multimedialità
- Diversità,
differenze,
disuguaglianze
- Istruzione come chance
- Qualità ed equità
dell’ istruzione

FASE 1: FONDATIVA

In Durkheim e Weber, le considerazioni sull’istruzione e educazione sono connesse a

quelle generali di analisi della società moderna e dei problemi di ordine e stabilità che

essa presenta. L’educazione acquista rilevanza sia per la realizzazione delle aspettative

della modernità, quindi in funzione del progresso e dello sviluppo economico e sociale,

sia come garanzia dell’ integrazione sociale dei singoli soggetti.

In questo panorama dove bisogna stare dietro ai cambiamenti dovuti al nostro periodo,

all’industrializzazione ecc, l’istruzione assume un ruolo sempre più cruciale, o come

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“veicolo per lo sviluppo equilibrato dei singoli” o come “collante di base comune,

elemento unificante”. Tra la seconda metà dell’800 e la prima del 900 l’accento della

sociologia va sulla necessità di formare il lavoratore ed educare il cittadino: due figure

legate alla modernità, che danno vita a modi di lavorare, produrre e stare insieme fondati

su nuove basi. (determinate dalla rivoluzione francese e industriale)

Norbert Elias Si arriva alla Società civile, la società degli individui: il rapporto tra stato e

società civile, ed è intuibile che con il farsi della società civile si abbiano dirette

implicazione con l’educazione, con la formazione del cittadino e delle sue capacità di

esercizio della cittadinanza.

FASE 2: RISCOPERTA DELL EDUCAZIONE

• Crescente complessità dei sistemi di istruzione, che ormai occupano una posizione
strategica nell’ ambito dello sviluppo economico, scientifico e tecnologico, a

costituire la molla per l avvio sistematico di una riflessione specifica dei processi

formativi.

• La sociologia dell’ educazione si trova in sostanza a dover operare un lavoro di


chiarificazione e a sviluppare un discorso epistemologico autonomo, cercando quei

caratteri che la diversificano dalle altre scienze dell’ educazione e quindi una propria
autonomia scientifica, legata ad un approccio come quello sociologico.

FASE 3

• Il legame istruzione occupazione mobilità sociale diventa un dei nodi centrali di


indagine della sociologia dell’ educazione proprio in relazione all innalzamento dei

tassi di scolarizzazione anche nei gradi più elevati (diplomi e lauree) e la conseguente

inflazione dei titoli di studio che porto un surplus di offerta di persone con titoli di

studio a fronte della possibilità contenuta di sbocchi occupazionali congruenti al

titolo di studio.

• Uguaglianza delle opportunità di fronte all istruzione.

FASE 4
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Da un lato: uguaglianza delle opportunità: diversità e differenze (sociali, culturali…)

Dall altro lato: la ri essione si amplia al nucleo centrale legato ai sistemi di istruzione

e alle agenzie formali di socializzazione (scuola e famiglia).

La Sde si trova a dover fare un lavoro di chiarificazione e sviluppare un discorso

epistemologico autonomo, anche attraverso una identificazione che si distacca dalle altre

scienze dell’educazione.

2. La sociologia dell’educazione in Italia

In Italia la Sde nasce tardi, negli anni 70. La si fa risalire come data ufficiale, al Convegno

del 1964 “La scuola e la società italiana in trasformazione”.

Cesareo parla di una crisi avvenuta ne momento in cui si è passati da una “[…] scuola di

élite ad una scuola di massa, dove prima gli studi vennero compiuti da pedagogisti, da

funzionari ministeriali, da operatori educativi e solo molto marginalmente da sociologi. La

profonda crisi ha investito anche il sistema scolastico italiano ed ha fatto rinascere tra i

sociologi l’interesse per i problemi formativi […]”. Questa crisi di cui parla, non è solo

italiana, ma generale, poiché si va incontro al dover rispondere ad una domanda sociale

diverse, mutata, con una formazione diffusa e eterogenea.

Questa crisi sarà da spartiacque per i processi di mutamento sociale, culturale e per la

stessa riflessione sociologica. Gli anni 70 si caratterizzano per un ampio dibattito sulla crisi

dei sistemi di istruzione in rapporto al mercato del lavoro e alla visibilità che acquistano i

giovani, tanto che i sociologi dell’edu guardano alla condizione giovanile. Nei primi anni

80 gli interessi sono verso le dinamiche interne ed esterne dello sviluppo di forme

alternative al sistema di istruzione formale.

Moscati sottolinea che è negli anni 80 che la Sde in Italia raggiunge una maturità,

sviluppando in parallelo diversi indirizza di settore di indagine, guardando a interessi

vecchi, ad alcuni poco ampliati ed infine ad altri del tutto nuovi, come il dibattito tra

scuola-pubblica scuola-privata.

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Pedagogia dell’educazione

Negli anni 90 possiamo vedere sia carenze , sia sviluppi, essi sono interessanti poiché si

hanno aperture a nuove indagini o la ripresa di temi tradizionali rivisitati alla luce di nuove

condizioni sociali e culturali in cui operano la scuola e le istituzioni formative.

Ricerche importanti

- Insegnanti, le difficoltà di insegnare con un alto tasso di alunni stranieri

- Scuola multiculturale

- Esperienza dei percorsi scolastici di alunni stranieri e italiani messe a confronto

- Condizione giovanile (molto importante a partire dagli anni 80)

3.Quale oggetto di studio per la sociologia dell’educazione?

La discussione sull’oggetto di studio rimanda alla sua definizione. Per arrivare a una

definizione di Sde è opportuno prendere in considerazione la distinzione tra:

• Educational sociologi -> sociologia educativa, collocata all’interno degli studi


pedagogici. È essenzialmente una teoria normativa, articolata in una serie di

imperativi, riguardanti modalità per conseguire i fini desiderati e per realizzare i

programmi d’azione. In questa prospettiva si pone come tecnica per risolvere i

problemi scolastici e come mezzo di controllo dei processi educativi. È volta

all’azione pratica e ha quindi un carattere prescrittivo e normativo.

• Sociology of education -> sociologia dell’educazione, identificata come settore di


studio specifico e strettamente sociologico dei processi educativi Si sviluppa

attraverso l’indagine empirica, una teoria in grado di spiegare situazioni e fenomeni

presenti e passati. Si caratterizza come una disciplina volta alla conoscenza dei

fenomeni educativi e di sviluppi.

• La sociologia dell’educazione è una branca della sociologia che ha come obiettivo


principale quello di approfondire, con i metodi e le categorie della sociologia,

l’inserimento nel contesto sociale di ogni individuo, sia nella fase iniziale che nel

corso di vita. (Ribolzi, 2002).


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Una volta individuati scopi, oggetto di studio e definiti i suoi confini, c’è la necessità di di

stabilire legami con le discipline affini come la psicologia o la pedagogia, soprattutto

quando queste sviluppano un’ottica sociale.

Nell’ambito della Sde, nonostante la sua recente nascita, si avverte una crescente

tendenza a superare gli stretti orizzonti disciplinari e a accettare una “fertilizzazione

reciproca” tra discipline diverse.

Il punto di vista sociologico: privilegia i legami tra individuo e gruppo o tra individuo e

società.

Il punto di vista psicologico: assume il soggetto quale centralità della sua analisi. Il punto

di vista pedagogico: affonda le sue radici nella necessità di individuare un ideale, un

modello da perseguire e quindi un azione adeguata al suo raggiungimento

Andando a guardare più nello specifico quali sono gli oggetti di studio della Sde,

possiamo fare riferimento a tutta una serie di tentativi sistematici di individuazione delle

aree o tematiche più importanti. Nel sua saggio W.B. Brookover inidividua quattro

principali aree di studio della Sde:

• L’analisi delle relazioni del sistema educativo con altri aspetti della società

• Lo studio delle relazioni dentro scuola

• L’influenza delle comunità e delle diverse agenzie di socializzazione


sull’organizzazione scolastica

• L’analisi dell’influenza della scuola sul comportamento e sulla personalità dei suoi
membri, con particolare riguardo alla figura dell’insegnante

J.E. Floud e A.H. Halsey elencano quattro aree:

• A livello generale, il compito è quello di studiare il sistema educativo nelle sue


relazioni con la più ampia struttura sociale, quindi i legami con il sistema di valori,

con l’economia, la demografia, il sistema di stratificazione quello politico.

• A un livello più specifico, la Sde deve studiare la struttura sociale e il funzionamento


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dei gruppi che costituiscono il sistema scolastico, come le scuole, le università ecc.

sia in quanto elementi singoli sia nelle loro reciproche interrelazioni.

• A un livello ancora più ristretto, diventando oggetto di studio le relazioni sociali


riguardanti le attività educative, come per es. la cultura della scuola o il

funzionamento della classe

• Infine, l’attenzione deve essere rivolta anche alle influenze educative implicite
esercitate dall’ambiente sociale di riferimento su studenti e insegnanti

J.E. Floud e A.H. Halsey sottolineano come nelle società industriali l’attenzione del

sociologo dell’educazione è rivolta alle istituzioni educative formali e specializzate,

risultato di una creazione di forze sociali e delle politiche educative.

Cesareo descrive 5 settori di indagine consolidati in via di sviluppo:

1. Il rapporto tra sistema educativo e struttura sociale

2. La riflessione sulle determinanti sociali della educabilità, che approfondisce i


problemi legati all’influenza sull’educazione dei fattori genetici e di quelli
ambientali

3. L’analisi diretta dell’istituzione scolastica

4. Tema importante è l’organizzazione scolastica ma la parte riguardante gli


insegnanti, il loro status professionale e il rapporto con gli allievi

5. L’esame delle modificazioni che la scuola produce sugli allievi attraverso


l’assimilazione di valori tipici della cultura scolastica e mediante il conseguimento
degli obiettivi da essa prefissati.

L’attenzione a questi diversi settori non è stata costante nel tempo, questo andamento

discontinuo di temi, ricerche ecc, ha rallentato il consolidamento teorico e metodologico

della sociologia dell’educazione.

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Capitolo 2: Fondamenti nello studio del rapporto


educazione-società. Il modello classico della
dipendenza

Il rapporto educazione-società costituisce il substrato di qualsiasi riflessione attorno alle

questioni educative . La sociologia dell’educazione, segue le vicende della sociologia

generale, pena il venir meno di un apporto concettuale e metodologico fondamentale.

Questo non vuol dire che tra le due intercorre un rapporto di mera dipendenza. Il

rapporto che intercorre tra le due è circolare, simile a quello descritto da Robert K.

Merton: la sociologia generale fornisce schemi concettuali di analisi generale, mentre la

sociologia dell’educazione offre a questa elementi di chiarificazione dei concetti e teorie

dello stesso quadro di riferimento.

1. La scoperta sociale dell’educazione

L’educazione assume grande rilievo con l’avvento della società industriale, tanto che si

può parlare di “scoperta sociale dell’educazione”: apre la discussione sui fini e sulle

funzioni dell’educazione; tutto questo metterà in luce l’esistenza di diverse concezioni

riguardanti il rapporto che intercorre tra educazione e società.

La ri essione sociologica pone progressivamente grande attenzione al fatto

educativo, quale elemento-chiave di spiegazione dei processi di integrazione e

sociale e culturale.

Il pensiero sociologico fa riferimento all’uomo in quanto essere condizionato socialmente

e sono proprio i cambiamenti nella struttura socio-economica che hanno reso possibile

una formulazione esplicita di questo pensiero. Sono i mutamenti nella struttura

socioeconomica che hanno reso possibile una formulazione esplicita e sistematica del

pensiero sociologico e del suo oggetto di studio, che fa riferimento all’uomo in quanto

considerato socialmente.

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Pedagogia dell’educazione

La “scoperta sociale dell’educazione” è legata ai processi di trasformazione della società,

che riguardano i diversi ambiti: economico, politico e culturale.

Negli individui cresce la consapevolezza della separazione tra sé e la realtà sociale

esterna, che appare oggettiva rispetto alla propria soggettività. I grandi processi di

trasformazione della società possono essere riassunti nei termini di una crescente

razionalizzazione, tanto delle istituzioni quanto dei rapporti tra gli uomini.

Durkheim, Marx, Weber, Simmel, Mannheim e Parsons, elaborano una concezione

sull’educazione intesa come variabile dipendente della società.

Esistono vari punti di vista a proposito del legame educazione/società e questo farà

evidenziare come l’educazione dipenda da una precisa concezione della società e

dell’organizzazione sociale.

2. Lo sviluppo della riflessione sociologica sul rapporto educazione-


società Sviluppo dell’analisi del rapporto educazione società

Fase educazione società Modalità del rapporto Problematica


fondamentale
Della dipendenza Linearità Ordine sociale
Dell autonomia Discontinuità Pluralismo culturale
Dell interdipendenza Circolari Complessità sociale

Possiamo analizzare il rapporto educazione – società, distinguendo tre fasi:

fase fondativa – corrisponde all’impostazione della riflessione sul rapporto educazione-

società all’interno della sociologia. Questa fase coincide con la nascita di una riflessione

sociologica specifica del fenomeno “educazione” considerato quale variabile dipendente

da una determinata organizzazione sociale. La problematica fondamentale è quella

dell’ordine sociale e quindi della convivenza nella società civile.

fase dell’autonomia dei fatti educativi rispetto alle strutture sociali esistenti. Questa fase

descrive la rottura della dipendenza del legame diretto tra educazione e società rispetto

alla società di riferimento. La sociologia dell’educazione, grazie a una sua maggiore


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autonomia, in quanto disciplina, sviluppa una visione critica dell’analisi tradizionale

dell’educazione e della socializzazione e contribuisce a far emergere prospettive

alternative.

fase dell’interdipendenza tra processi formativi e strutture sociali. (tra società e i suoi

diversi sottosistemi/tra teoria sociologica generale e sociologia dell’educazione) .

l’interdipendenza ci descrive i processi educativi in rapporto alle strutture sociali nei

termini di una reciproca strutturazione, una circolarità che riguarda anche i processi

educativi al loro interno. La fase dell’interdipendenza (che corrisponde agli anni più

recenti) ci propone una teoria multidimensionale e articolata tra l’azione degli individui e

funzionamento delle istituzioni.

Ogni concezione del rapporto educazione-società rimanda a una teorizzazione più

generale e a un punto di vista o approccio di analisi della società. Questo mostra ancora

una volta il rapporto educazione-società nella riflessione sociologica generale.

A seconda di come si concepisce il legame tra individuo e società, si delineano il tipo di

rapporto e le funzioni dell’educazione.

Legame individuo paradigma Educazione società Integrazione


società
Diretto, lineare, Conformità Dipendenza dell Reciprocità
consensuale educazione complementare
dalla società e funzionale
Discontinuo, dialettico Conflitto, Discontinuità tra Reciprocità dialettica e
contraddizione educazione e società negoz
Doppio Ambivalenza o Circolarità, Reciprocità discorsiva
legame, dualismo interdipendenza tra e connettiva
interdipend esistenziale strutture sociali e
enza processi educativi

Il legame tra individuo società fonda la concezione del rapporto educazione

societàiale

Nello schema si hanno 3 impostazioni diverse del legame individuo-società:

1°_ Tipo olistico: si concentra sul primato della società sull’individuo e concepisce

l’integrazione (realizzata attraverso l’azione educativa) come una costruzione progressiva

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di una reciprocità.(complementarietà funzionale delle motivazioni individuali alle

aspettative sociali)

2°_ Con itto tra individui o tra gruppi come criterio interpretativo di base del rapporto

individuo-società. L’azione educativa è interpretata in funzione dell’affermazione e della

contrapposizione, l’integrazione è possibile solo attraverso una reciprocità di tipo

dialettico o negoziale.

3°_ Ambivalenza dell’esistenza individuale: tensione tra bisogno di appartenenza e di

distinzione. Quest’approccio sviluppa l’analisi del rapporto individuo-società all’insegna di

un dualismo esistenziale reale, dove la società condiziona e preme sull’individuo.

La fase dell’interdipendenza ci propone una teoria multidimensionale tra azioni degli

individui e funzionamento delle istituzioni. Questo capitolo è dunque un’analisi della

fondazione dello studio del rapporto tra educazione e società, (anche se si considerano

solo a grandi linee i contributi apportati dagli autori classici a riguardo), ed ha evidenziato

in modo particolare il rapporto che intercorre tra processi formativi e strutture sociali.

3. Il modello classico del rapporto educazione-società

Il rapporto educazione-società fa riferimento ad alcuni principi generali; questi principi si

possono sintetizzare così: in ogni società esiste il bisogno (necessità) di educare: si tratta

di un principio di tipo universalistico ,il quale sostiene che in ogni società c’è la necessità

di sviluppare un’azione finalizzata all’inculturazione e incorporazione dei suoi membri;

ogni società sviluppa un ideale educativo: un modello a cui tendere, che definisce gli

scopi e i modi dell’educazione. In ogni società si possono cogliere bisogni educativi da

un lato e la costruzione di una risposta adeguata dall’altro.

EMILE DURKHEIM (1858-1917)

LA SOCIETA’ COME “AUTORITA’ MORALE” E L’EDUCAZIONE COME REALIZZAZIONE

DEL PRIMATO DELLA SOCIETÀ

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Pedagogia dell’educazione

In Durkheim il legame della dipendenza dell’educazione dalla società è particolarmente

importante. Il problema centrale della sua sociologia riguarda l’ordine e l’integrazione

sociale; questa centralità è legata al contesto socio- politico della Francia di fine ‘800,

articolato da lotte politiche che porteranno all’avvento della 3° Repubblica che dovrà

ristabilire un nuovo ordine e rinforzare l’economia della nazione sulla base dei principi

borghesi. (Izzo 1992) Durkheim cerca di spiegare con la sua teoria come sia possibile

l’ordine sociale, fondandolo sulla coesione sociale, sulla solidarietà degli individui e

quindi sulla condivisione dei valori comuni.

Cohen, chiarisce cosa debba essere inteso per teoria dell’ordine, distinguendo tra 4

principali tipi di teorie che ne spiegano l’esistenza:

• coercizione: basato sul timore che gli individui hanno nel mancato rispetto delle
norme;

• interesse: si presenta con due varianti: da un lato gli individui scoprono che è loro
interesse avere un ordinamento o un contratto sociale comune, dall’altro lato

operano secondo loro interessi personali e scoprono l’importanza dell’azione altrui e

la necessità di tenerne conto,

- consenso ad alcuni valori comuni soprattutto morali; condizione necessaria alla


stabilità e alla continuità della società,

- inerzia: la continuità e la persistenza della vita sociale sulla base del principio del
rafforzamento dell’esistente e la tendenza generale ad opporsi al cambiamento.

Gli interessi di Durkheim per l’ordine sociale vanno collocati all’interno della teoria che fa

riferimento a una spiegazione della stabilità sociale in relazione all’esistenza di valori

comuni; quindi si colloca nella terza teoria, anche perché egli sostiene che la società

moderna/industriale, porta con sé anche conflitti e spinte individualistiche che

indeboliscono la coscienza collettiva. In una società semplice e indifferenziata, il consenso

a un sistema unificato di norme e valori è conseguito in modo agevole, mentre in una

società differenziata no.

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La società moderna e industriale, all’interno della quale si realizza una divisione del lavoro

e una specializzazione degli individui, porta con sé: tensioni, conflitti, spinte

individualistiche che indeboliscono il consenso generalizzato ai valori, quindi il legame

con la coscienza collettiva.

Secondo Durkheim, per poter spiegare le forme della solidarietà sociale, bisogna partire

dalla società con le sue esigenze di continuità e stabilità e non dall’individuo e dai suoi

interessi. È il legame con la società che rende nuovo un individuo che solo sarebbe un

essere egoista e asociale e rimarrebbe al livello degli animali.

Ci sono due forme di solidarietà diverse secondo Durkheim, all’interno di due tipi di

società diverse che possiamo distinguere in:

- società premoderna/segmentaria basata sulla solidarietà meccanica: forte


somiglianza tra gli individui e quindi c’è una solidarietà meccanica che deriva da

questa uniformità; quest’ultima porta gli individui ad identificarsi nei valori della

coscienza comune.

- società industriale/organica basata sulla solidarietà organica: la società industriale


è caratterizzata da un aumento della densità della popolazione e quindi della

specializzazione e divisione del lavoro. Nella società organica le diverse parti che la
compongono sono tra loro coordinate e subordinate reciprocamente. La solidarietà

organica si realizza attraverso una differenziazione delle persone, quest’ultima è

necessaria per svolgere funzioni diverse, questa differenza implica un coordinamento

fondato su un legame e un’intesa di fondo.

Durkheim trova difficoltà nel cercare un fondamento alla solidarietà organica delle società

industriali, visto che la divisione del lavoro da sola non offre una soluzione ai problemi

dell’integrazione e della divisione sociale.

Durkheim tenterà di uscire dalle ambivalenze contenute nella dicotomia solidarietà

meccanica-solidarietà organica, attraverso alcune direttrici di pensiero che sono essenziali

nella caratterizzazione della sua concezione del rapporto tra educazione e società:

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Pedagogia dell’educazione

• superiorità morale della società rispetto all’individuo;

• necessità per l’individuo di cogliere questa priorità, sviluppando se stesso secondo


questo legame imprescindibile;

• concezione precisa dell’individualità, che si oppone all’individualismo radicale;

• la sacralità del rapporto dell’ individuo con la sua società; questo si realizza sul piano:
morale, conoscitivo e nella coscienza collettiva.

Nella società industriale, la coscienza collettiva, trova le sue basi in una religione di nuovo

genere. L’educazione in Durkheim è considerata una variabile che si definisce: da un lato

in funzione della società di riferimento e dall’altro si qualifica come strumento

indispensabile di costruzione dell’essere sociale, di integrazione e di controllo sociale.

L’educazione è un processo adattivo alla società che richiede conformità ai suoi principi

ed alle sue regole.

KARL MARX (1818-1883)

STRUTTURA ECONOMICA ED EDUCAZIONE

Anche Marx concepisce l’educazione come una variabile dipendente ; è evidente lo


stretto legame tra struttura economica ed educazione. Marx e Durkheim dedicano

attenzione al problema della società moderna e alla natura della realtà sociale. In

entrambi gli autori la coscienza individuale ha un’origine sociale:

• Durkheim: si sviluppa tramite l’azione che la società esercita sull’individuo;

• Marx: dipende dai modi di produzione che definiscono l’essere sociale e quindi la
sua coscienza individuale.

Secondo Marx :

• la realtà sociale è una realtà prodotta dagli uomini; quindi è un fatto modificabile
tramite l’agire.

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Pedagogia dell’educazione

• La coscienza è lo strumento dell’azione e la prassi definisce l’unità di teoria e pratica.

• La realtà sociale non è un dato immutabile.

Per Marx, i rapporti sociali sono innanzitutto rapporti economici, che si impongono agli

individui, quindi al singolo individuo, che alla nascita trova dei rapporti sociali determinati

e necessari e una struttura della società definita su base economica.

Una società si definisce essenzialmente per la sua struttura economica ( complesso di

relazioni tra le diverse forze produttive in un modello di produzione storicamente

determinato), tutto il resto è sovrastrutturale: le istituzioni politiche e giuridiche, le

ideologie, la religione, i modi di pensare sono stabiliti da una determinata organizzazione

economica.

Per Marx due sono i concetti importanti per chiarire il rapporto tra educazione e società:

1. contraddizione: elemento insito nei apporti sociali; definisce l’antagonismo che

esiste tra gli uomini in relazione a una determinata realtà sociale (esempio: lavoro)

Aron chiarisce dicendo che per Marx due sono le forme di contraddizione presenti

nella società capitalistica:

- prima contraddizione tra le forze e i rapporti di produzione e una distribuzione


ineguale del lavoro e dei suoi prodotti,

- seconda appartiene all’aumento costante della ricchezza che cammina di pari


passo con la miseria crescente della maggioranza della gente.

- Queste contraddizioni indicano la divisione in due parti della borghesia ed il


proletariato.

2. Alienazione: rovesciamento dei rapporti originari tra uomo e realtà : il soggetto

dell’attività perde il controllo dell’oggetto che ha prodotto. Questo concetto si

caratterizza in Marx in termini negativi, come espropriazione per il soggetto della

sua umanità. L’alienazione tocca sia l’operaio che il capitalista. L’alienazione è

estraniazione per il fatto che l’uomo perse il legame con il prodotto della sua

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Pedagogia dell’educazione

attività. (esempio dell’operaio: gli viene sempre più tolta una parte dei suoi

prodotti e sempre più il suo lavoro è come una proprietà altrui).

Nella società capitalista, la divisione del lavoro dà origine a profonde

contraddizioni, come l’opposizione tra lavoro manuale e intellettuale. Anche

l’educazione si realizza all’insegna della contrapposizione e antagonismo tra le

classi: l’educazione appartiene alla dimensione sovrastrutturale e quindi è

determinata dalla struttura sociale.

Marx (nei sui scritti insieme a Engels) esprime una concezione.:

• Negativa: critica dell’educazione borghese e delle condizioni disastrose


dell’educazione popolare destinata agli operai;

• Positiva: attribuisce all’educazione un ruolo importante nell’emancipazione e mezzo


di conseguimento di una piena umanizzazione.

Per Marx bisogna combattere l’educazione che conferma le posizioni e l’ideologia della

classe dominante. Si può guardare, secondo lui, all’educazione in due modi diversi:

dominio della borghesia sul proletariato e il riappropriazione della propria umanità da

parte del proletariato, per l’avvento di una società senza classi.

Il modello educativo presente nella società capitalista è voluto e governato dalla classe

dominante , la quale si serve dell’educazione per opprimere le classi subalterne. Sarà una

nuova prassi educativa, tesa all’emancipazione e allo sviluppo dell’uomo onnilaterale ad

interrompere questo modello. La classe del proletariato deve diventare “ classe per sé”,

cioè classe che ha preso coscienza di appartenere a determinate condizioni di interessi

comuni.

Il rapporto tra educazione e società si caratterizza in Marx in modo duplice:

- chiave critica: l’educazione è una variabile dipendente, che riproduce e conferma la


realtà dei rapporti sociali;

- chiave propositiva: l’educazione è un elemento significativo all’interno del processo

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Pedagogia dell’educazione

dialettico di risoluzione dei conflitti di classe.

Marx concepisce l’educazione come forma emancipatoria e mezzo per il conseguimento

della piena umanizzazione.

MAX WEBER

(1864-1920) L’ISTRUZIONE TRA POTERE E PRESTIGIO

Per Durkheim, Weber, Simmel il problema sociologico è soprattutto un problema di

metodo, di come sia possibile la conoscenza sociologica. Questi sociologi hanno in

comune la preoccupazione per la società industriale, quindi cercano di trovare i

presupposti della convivenza nella società moderna.

Weber condivide con Durkheim e Simmel l’attenzione dell’educazione come elemento

chiave che promuove le energie individuali nella direzione della costruzione di un legame

stabile con il gruppo sociale di appartenenza, ma, ha dei concetti base personali. Per

Weber la sociologia è lo studio dell’azione sociale, intesa come quell’azione intenzionale,

dotata di senso e riferita all’atteggiamento di altri individui. (definizione weberiana di

azione sociale: attenzione al comportamento del soggetto, considerato un “essere

culturale”). Weber:

- considera l’uomo come un essere culturale dotato di capacità di assumere posizione


nei confronti del mondo e di attribuirgli un senso;

- è possibile la comprensione del senso dell’azione individuale e interindividuale, la


società umana si organizza in base ad azioni intenzionali che sono il prodotto della

razionalità cosciente e non solo sulla risposta istintiva volta alla riproduzione;

- gli individui attribuiscono un significato alla realtà e sono in grado di cogliere il


significato che gli attribuiscono gli altri. La relazione sociale è il comportamento di

più individui instaurato in modo reciproco. Nel corso di un’azione, il senso può

mutare, ma all’interno di un’azione è richiesto un minimo di reciprocità (anche se non

tutti attribuiscono il medesimo senso ad una particolare azione);


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Pedagogia dell’educazione

- considera la struttura sociale multidimensionale: economia – cultura – politica,


interagiscono nel definire un‘organizzazione sociale e i caratteri dei diversi gruppi

che la compongono;

Weber accanto al concetto di classe (ambito economico come possesso dei beni o

possibilità di utilizzo di beni e prestazioni). Weber introduce il concetto di ceto: un

effettivo privilegiamento positivo o negativo nella considerazione sociale, fondato sul

modo di condotta della vita. Il ceto definisce l’appartenenza originaria di un individuo, i

suoi orientamenti culturali e la considerazione goduta all’interno dei rapporti sociali. Ogni

singolo ceto possiede un suo ideale educativo, legato a riferimenti culturali specifici. I ceti

in base alla loro fondazione sono distinti in tre tipi diversi. Ceto fondato:

- sulla situazione economica;

- sulle posizioni di potere;

- su condizioni o istituzioni culturali.

Egli nota anche che gli orientamenti culturali di una persona dipendono anche dalla sulla

religione. I protestanti proseguono spesso studi di tipo tecnico, mentre i cattolici sono

maggiormente rivolti agli studi umanistici. Weber stabilisce tra stratificazione sociale,

potere ed educazione un legame; lo strato prevalente in una determinata organizzazione


sociale tende ad imporre sia la propria volontà, che il proprio modello educativo.

L’istruzione è legata sia alla struttura del potere , che alle sue caratteristiche.

Weber mette in evidenza la dipendenza che c’è tra struttura sociale ed educazione;

inoltre come i diversi elementi di analisi messi in campo (classe, ceto, partito)

interagiscono nel definire di volta in volta la configurazione dell’educazione.

18

Pedagogia dell’educazione

Legame tra tipo di potere e ideale educativo

Tipo di potere Basi di Tipo di cultura Ideale educativo


legittimazione
Carismatico Carisma Orale L iniziato
Tradizionale Tradizione Scritta L uomo colto
Legale razionale Razionalità Tecnico pratica Lo specialista

Il potere è la possibilità di far eseguire i comandi anche in presenza di un’opposizione: chi

possiede un potere legittimo ha l’autorità in grado di ottenere obbedienza. Ogni tipo di

potere definisce un ideale educativo, in quanto tenta di diffondere la propria cultura.

Sostiene e fa emergere come esista una dipendenza tra struttura del potere ed

educazione e distingue tre tipi fondamentali di potere:

1. carismatico: sorge come fatto innovativo, straordinario, instabile per la

manifestazione di personalità fuori dalla norma. La base di questo potere è il

carisma , quest’ultimo è fragile, in quanto legato alle doti straordinarie di un

singolo, inoltre è una cultura orale che si poggia su un potere tramandato a voce.

Colui che accede a questo sapere segreto tramite prove e cerimonie è in grado di

suscitare il carisma, che non è trasmissibile.

2. tradizionale: l’ideale di questo potere è l’uomo colto

3. legale - razionale : la relativa cultura tecnico-pratica è rappresentata nell’ideale

educativo come una progressiva razionalizzazione. Si ha una progressiva

estensione dell’educabilità a tutti: il soggetto dell’educazione non è più l’individuo


che appartiene a un gruppo privilegiato, ma, il cittadino che è in grado di acquisire

competenze e conoscenze utili per conseguire una professionalizzazione.

Secondo Weber, in ogni situazione storica, esiste una combinazione di tipi ideali di potere

e di educazione. Al progressivo allargamento della base di legittimazione di tutti gli

individui corrisponde un’estensione, cioè una “democratizzazione” dell’accesso alla

cultura e ai diversi tipi di sapere.

19

Pedagogia dell’educazione

GEORGE SIMMEL

L’EDUCAZIONE TRA CULTURA OGGETTIVA E SVILUPPO DELL’INDIVIDUALITA’

L’educazione nella società moderna, in Simmel, viene definita a partire da un’analisi delle

forme dell’associazione, quindi delle forme della sociabilità. (sociabilità: requisiti e

possibilità di stabilire relazioni. Insieme di condizioni rispetto alla socialità, che ne

stabilisce la realizzazione).

Simmel considera la società a partire dall’azione e inter-azione degli individui tra loro;

individua degli a-priori della vita sociale (condizioni del processo di socializzazione), senza

le quali la società non potrebbe esistere.

All’interno delle relazioni sociali:

• Ogni individuo vede l’altro non già nella sua totalità, ma, nella sua specifica
collocazione sociale: unità a partire da molti. L’altro è colto relativamente a una

situazione (esempio: l’insegnante vede l’altro in quanto insegnante);

• Ogni elemento di un gruppo non è soltanto parte di una società, ma, è anche altro:
determinazione reciproca degli individui. L’individuo non si esaurisce nelle sue

determinazioni sociali; le società derivano da soggetti che stanno al tempo stesso

dentro e fuori di esse; La società è una formazione composta da elementi disuguali:


significato reciproco degli individui per la totalità degli altri e di questa totalità per

l’individuo. L’individuo appartiene a una società ed ha una posizione che idealmente

gli appartiene. Questa possibilità trova la sua massima espressione nel concetto di

professione.

Le forme dell associazione (dello stare insieme) ai processi di coscienza: L unità a partire

da molti. Simmel propone sia un dualismo tra il singolo soggetto e l’oggettività della

realtà esterna, sia una compenetrazione inevitabile tra la sfera della soggettività degli altri

soggetti e delle forme stabili della vita associata.

Concetto di effetto di reciprocità (“azione reciproca”): ogni fenomeno è connesso con

innumerevoli altri in un’infinita rete di causa-azioni, ma, ciascuno retroagisce anche su


20

Pedagogia dell’educazione

quelli che appaiono essere causa (corrispondenza).

In Simmel è importante il riferimento costante alla cultura della società moderna; dà

considerazioni riguardo la “cultura metropolitana”, il valore del denaro. Il processo di

oggettivazione avviene quando cresce la dimensione del gruppo e la sua organizzazione

trasforma i rapporti personali e diretti in rapporti interpersonali. La metropolitana

costituisce sia il luogo della progressiva standardizzazione, formalizzazione, ma, al tempo

stesso l’emergere sempre più evidente dell’individualità. La vita moderna offre

all’individuo una possibilità di emancipazione, ma, presenta anche il rischio di uno

sradicamento rispetto a un preciso ambito di via.

In un saggio del 1922 Simmel dedica attenzione all’educazione; quest’ultima deve

promuovere la piena umanità, quest’elemento culturale si avvicina all’ideale

emancipatorio di Marx e all’educazione morale di Durkheim. Simmel dà ampio spazio alla

dimensione etica del soggetto, che sia in grado di sviluppare uno spirito soggettivo,

autonomo e creativo a fronte delle pressioni oggettivanti della cultura moderna e del

rischio di estraniazione delle stesse forme della cultura.

Simmel insiste sulla necessità di far nascere nello studente un’autonomia di pensiero e la

capacità di collegare conoscenza ed esistenza. I 2 obiettivi fondamentali in Simmel sono:

conseguimento dell’autonomia di pensiero e della soggettività del soggetto.

KARL MANNHEIM (1893-1947)

I CONDIZIONAMENTI DELLA CULTURA

Mannheim fa un lavoro intellettuale di critica al concetto di ideologia. Il suo concetto base

concerne il fatto che lui crede che vi siano aspetti del pensare, i quali non possono venire

adeguatamente interpretati, finche le loro origini rimangono oscure. Nel testo: Ideologia

e Utopia, sviluppa uno studio dell’ideologia che distingue in due concezioni:

• particolare: si riferisce sempre a delle asserzioni specifiche che possono venire


riguardate come delle falsificazioni senza che esca compromessa l’integrità della

21

Pedagogia dell’educazione

struttura mentale totale del soggetto.

• totale: questa rappresenta un vero e proprio modo di concepire la realtà da parte del
soggetto, cosi come è determinato dalla sua posizione storica e sociale.

In seguito si registra un rifiuto, da parte di Mannheim, per ogni forma di ideologia e per

le posizioni dogmatiche. Mannheim coglie l’esigenza di una riflessione che sveli

l’inconscio collettivo prigioniero di condizionamenti sociali e sottolinea il ruolo degli

intellettuali che mettono in evidenza i fattori irrazionali che di solito entrano nelle scelte

politiche.

In relazione al periodo trascorso in Inghilterra, in Mannheim, si fa sempre più evidente la

sua preoccupazione per il destino della democrazia nelle società europee, a questo punto

matura la proposta di una “pianificazione democratica”. L’educazione risulta uno

strumento con cui influire sul sistema di vita e sul modo di pensare degli individui.

Mannheim è convinto che ogni forma educativa sia collocabile storicamente e pertanto

ha un valore relativo al tipo di società nella quale si realizza. I due poli del discorso

sull’educazione diventano: adattamento del soggetto autonomia del soggetto

Questi due poli mettono in evidenza la pluralità degli scopi educativi. In una società

democratica la pluralità degli scopi educativi è una condizione preliminare per gli interessi
di gruppi diversi che rappresentano una varietà di classi sociali, nazionalità, razze…

Questo è un buon programma di educazione alla convivenza democratica, in esso ci sono

i presupposti per far fronte ad una realtà pluralistica e frammentata sul piano degli

orientamenti.

TALCOTT PARSONS (1902-1979)

LA SOCIALIZZAZIONE COME INTEGRAZIONE DI SOCIETA’, CULTURA E EDUCAZIONE

Parsons trasferisce il dibattito sociologico in ambito statunitense, porta a compimento

l’impegno della sociologia classica alla comprensione della società moderna e dei

22

Pedagogia dell’educazione

problemi di integrazione che essa pone. In lui il rapporto tra educazione e società è

legato sia al suo concetto di azione sociale che alla sua analisi dell’organizzazione della

società in sottosistemi funzionali e tra di loro interdipendenti.

L’azione sociale è quella compiuta da un agente in vista di un fine ed avviene all’interno di

un sistema di aspettative reciproche e attraverso una complementarità degli attori.

L’azione del singolo viene collocata all’interno di un sistema di interazione (azione tra :

ego-alter) Il punto di partenza è l’azione del soggetto agente (razionale, intenzionale), la

sua integrazione nella struttura sociale avviene tramite la reciprocità (interazione) sorretta

dal teorema della doppia contingenza.

A. Ogni attore è sia soggetto agente sia oggetto di orientamento

contemporaneamente per sé e per gli altri;

B. in quanto soggetto agente, egli si orienta a sé e agli altri e in quanto oggetto

possiede significati per sé e per gli altri” La doppia contingenza definisce 2 livelli

analitici distinti:

• singolo individuo;

• sistema complessivo di interazioni che necessitano di trovare una base di


stabilizzazione.

Questa base è normativa: bisogna tenere sotto controllo le potenzialità distruttive

contenute nell’autonomia delle singole unità, quindi si deve fissare una guida all’azione,

attraverso la distinzione tra ciò che è desiderabile e ciò che non lo è. Il riferimento è a una

cultura comune che indica valori, azioni condivise. La reciprocità tra gli attori è

interpretata come una complementarietà, su una base interattiva di aspettative condivise

che danno origine a una stabilizzazione e a un impegno costante da parte dei suoi

membri verso la salvaguardia della comunità societaria.

23

Pedagogia dell’educazione

Parsons elabora le variabili- modello:

particolarismo Universalismo
Diffusività Specificità
Ascrizione Acquisizione
Affettività Neutralità affettiva
Orientamento all ego Orientamento alla collettività

vere e proprie alternative d’azione in relazione a una pluralità di situazioni che richiedono

una scelta di una delle 2 modalità. Sono criteri diversi con cui si può sviluppare il sistema

d’azione. Parsons cerca di trovare gli elementi essenziali di funzionamento della società e

questo lo porta ad elaborare uno schema di imperativi funzionali (requisiti); questi trovano

sistemazione in un modello generale AGIL. Questo modello è uno schema applicabile


all’analisi di qualsiasi realtà sociale che viene descritta e interpretata nelle sue relazione e

nei suoi elementi.

Il modello AGIL

Prerequisito funzionale Svolto da


Adattamento Organismo biologico
Conseguimento dei fini (Goal attainment) Personalità
Integrazione Sistema sociale
Latenza (mantenimento del modello) Sistema culturale

Questo modello contiene 4 requisiti di funzionamento per qualsiasi sistema d’azione:

- adattamento all’ambiente;

- definizione e conseguimento degli scopi;

- integrazione delle sue parti;

- mantenimento del modello.

La socializzazione come processo di interdipendenza sistematica. Parsons individua 4

centri/sistemi di integrazione:

24

Pedagogia dell’educazione

- sistema sociale: interazioni tra posizioni e ruoli sociali

- sistema culturale: insieme dei modelli culturali presenti in una data società

- sistema della personalità: riguarda il soggetto/agente individuale

- sistema biologico: (questo sistema si sviluppa in seguito) l’organismo vivente che


realizza l’adattamento biologico all’ambiente.

Questi 4 sistemi rappresentano ciascuno un centro di integrazione di aspetti relativi a ciò

che sovraintendono, ma, tutti contemporaneamente, contribuiscono al processo di

integrazione sociale. Parsons apre ad una concezione circolare piuttosto che lineare dei

rapporti tra sistemi e la stessa realtà dell educazione in quanto sistema entra all interno di

questa circolarità in forma nuova, nella forma di interdipendenza.

Per Parsons l’educazione si configura come una funzione essenziale ai fini

dell’integrazione delle nuove generazioni. L’educazione e più in generale la

socializzazione è quel processo che attiva legami di interdipendenza tra il sistema della

personalità, il sistema della cultura e il sistema biologico.

La socializzazione si realizza a partire da aspettative definite sul piano: sociale, culturale e

delle esigenze di adattamento all’ambiente. Quindi la socializzazione dipende da questi


ambiti di elaborazione , dalle aspettative , dai valori e dalle norme apprezzate in una

determinata società.

L’educazione delle nuove generazioni è in “funzione di” e come tale dipende dalla:

società, la sua organizzazione e i suoi bisogni. Pertanto Parsons può essere collocato

come ponte fra i classici e la teoria sociologica contemporanea.

25

Pedagogia dell’educazione

Capitolo 3: Problematizzazione del rapporto


educazione-società.Discontinuità, interdipendenza e
interazione

1. La rottura del legame di dipendenza. Consenso, conflitto e


policentrismo formativo

Fino alla metà del secolo scorso, la descrizione e l’interpretazione dei processi sociali

(educativo), avviene prevalentemente secondo un’ottica funzionalista (idea

dell’integrazione: processo di adattamento del soggetto nella realtà sociale).

Le preoccupazioni per l’ordine sociale e per l’integrazione, hanno fatto prevalere una

lettura consensuale del legame educazione/società, questo ad opera della teoria

parsoniana (che fa confluire il filone durkheimiano e quello weberiano). La concezione di

dipendenza dell’educazione dalla società, trova rilevanza nella posizione che la scuola

viene assumendo nella società industriale (cioè una vera e propria monopolizzazione dei

processi formativi). I primi 3 quarti del 20° secolo sono caratterizzati dal prevalere di un

sistema formativo scuola centrico, il cui nucleo è costituito dalle istituzioni scolastiche. Tra

la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 la prospettiva consensualista non riesce a

spiegare bene i fenomeni che avvengono in una società dinamica e complessa.

L’interruzione del legame diretto tra educazione e società avviene a fronte dei mutamenti
socio-culturali che riguardano tutti gli ambiti (economico - politico - culturale). Fino alla

fine degli anni ’50 la scuola rappresentava un mezzo utile alla mobilità sociale, mentre

negli anni ’60, in Italia si assiste ad una forte espansione della scolarizzazione che ha

come conseguenza una caduta delle speranze di mobilità sociale attraverso l’istruzione.

La crisi che ha investito i sistemi d’istruzione dei paesi occidentali, nella seconda metà

degli anni ’60, ha contribuito a mettere in discussione il modello formativo scuola

centrico; si fa strada l’ottica del policentrismo formativo che mette in evidenza una

26

Pedagogia dell’educazione

pluralità di spazi educativi, agenzie ed occasioni formative. L’idea del policentrismo

formativo comporta la rottura tra scuola e realtà sociale

Secondo Giovannini il policentrismo va declinato: flessibilità temporale, destinatari

offerta formativa, luoghi e stili comunicativi. L’autrice evidenzia i rischi di un policentrismo

frammentato e non gestito, come la bassa esposizione agli stimoli culturali ed educativi,

le nuove povertà informative, squilibri territoriali.

La concezione policentrica della formazione richiama l’emergere del pluralismo culturale

legato ai processi di differenziazione sociale. Il policentrismo culturale evidenzia

l’aumento dei gradi di autonomia a livello micro (singoli soggetti) e a livello macro

(diverse parti della società), senza il riferimento a un centro unificante di significati.

Secondo Cesareo : “la scuola perde di fatto la sua funzione monopolistica e mantiene a

fatica un potere certificatorio che è cmq sia messo in crisi dalla quantità e qualità del suo

out put.”

La società a questo punto è molto complessa e dopo gli inizi degli anni ’60, diventa

policentrica perché non esiste più un unico centro di riferimento.

Policentrismo formativo = ogni spazio sociale possiede una propria valenza educativa

A metà del ‘900 riemerge con forza la categoria del conflitto, inoltre si sviluppa una critica
al paradigma funzionalista. Il funzionamento ha perso il suo ruolo fondamentale che è

quello di svelare le strutture e i condizionamenti latenti; inoltre ha operato una falsa

convergenza di approcci che erano eterogenei ed ha trascurato la dimensione conflittuale

connaturata.

• teorie del consenso: l’educazione deve produrre integrazione autonoma

• teorie del conflitto: rapporto conflittuale tra educazione e società

In questo periodo, il rapporto educazione/società viene sempre più spesso considerato

nei termini di una discontinuità piuttosto che di una continuità, viene dunque riconosciuta

un’autonomia all’educazione (anche se relativa).

27

Pedagogia dell’educazione

La messa in crisi dei sistemi di istruzione evidenzia la discontinuità nei rapporti tra

educazione e società. La sociologia dell’educazione acquisisce un ruolo critico ed a volte

anche di denuncia nei confronti della società, dunque questa può comprendere la realtà

sociale e le sue contraddizioni.

Sul versante della scuola, parlare di autonomia rispetto alla società significa riconoscere ai

singoli istituti un ruolo attivo nel proporre o modificare i fini e le funzioni dell’educazione

e quindi la possibilità di rielaborare dei legami con l’ambiente sociale, che potrebbero

portare anche all’individuazione e realizzazione di obiettivi diversi. L’autonomia

dell’educazione è un fatto relativo in quanto essa è una forza sociale, ma, da sola non è in

grado di produrre trasformazioni sociali.

Tuttavia l’educazione può trovarsi al centro di istanze di rinnovamento (v. i movimenti del

’68 studenteschi e operai – il più vistoso e influente fenomeno giovanile del dopo guerra)

e quindi, come diceva Gallino 1972, il sistema scolastico viene riconosciuto come uno dei

campi privilegiati nei quali finiscono sempre per scontrarsi le forze della tradizione e le

forse del mutamento. Piuttosto che parlare di autonomia dell’educazione rispetto alla

società di riferimento, si può parlare di un’autonomia dei processi formativi.

2. Gli sviluppi dell’approccio conflittualista

A metà del secolo scorso, emerge con forza la lettura conflittuali sta della società, ed ha

le sue radici in Marx da un lato e in Weber e Simmel dall’altro. Due autori vengono presi

in considerazione:

Bourdieu: elaborazione in chiave neomarxista anche se di revisione critica;

Dahrendorf: valorizzazione in chiave neoliberale del conflitto come dinamica sociale.

HABITUS E CONFLITTI NELLO SPAZIO SOCIALE

Pierre Bourdieu : sociologo francese (1930-2002).

Bourdieu in seguito alla maturazione del suo pensiero, definisce la sua teorizzazione

28

Pedagogia dell’educazione

relazionale; rifiuta una visione “sostanziale” degli individui, dei gruppi, per privilegiare le

relazioni oggettive (quelle che non si possono mostrare e che bisogna convalidare

attraverso il lavoro scientifico). Il sociologo si concentra sulle relazioni che ci sono tra

posizioni sociali (concetto relazionale), prese di posizioni, Habitus, “scelte degli agenti

sociali”. All’interno dello spazio sociale , i gruppi o i soggetti, si distribuiscono in funzione

della loro posizione, secondo 2 principi fondamentali di differenziazione:

• Capitale economico

• Capitale culturale

A partire da queste 2 dimensioni che si sviluppa il conflitto per mantenere delle posizioni

all’interno di un determinato spazio sociale. Nella prospettiva conflittualista Habitus (stile

di vita): prodotti dei condizionamenti sociali, producono la formazione di gruppi

ravvicinati dallo stesso stile di vita.

Bourdieu non si concentra sul concetto di classe, ma, orienta la sua analisi allo spazio

sociale e alla posizione in esso occupata. All’interno di questo sistema di relazioni si

definiscono: le relazioni, le posizioni e le pratiche; quindi anche il conflitto e la lotta per il

loro mantenimento. Bourdieu, nei suoi scritti, dedica attenzione al fatto che l’habitus è

costruito e condizionato socialmente, in primis dalla famiglia di origine, di conseguenza il


soggetto tende a riprodurre questa sua posizione differenziale.

Se la socializzazione è un’incorporazione di stili di vita (habitus), ritornano ad avere

rilevanza i condizionamenti culturali e sociali. Il contributo di Bourdieu rileva il dibattito

riguardo i condizionamenti nella formazione delle identità e al peso delle differenze di

posizione.

CHANCES DI VITA, UGUAGLIANZA E LIBERTA’

Dahrendorf, sociologo e politologo tedesco contemporaneo.(1929 2009)

Dahrendorf ritiene il conflitto un elemento indispensabile di ogni vita sociale; egli

considera improduttiva la contrapposizione tra teoria del consenso e del conflitto. I

conflitti sociali hanno una costante efficacia creativa, soprattutto come fattori dei processi

29

Pedagogia dell’educazione

di mutamento. I conflitti sociali scaturiscono dalla struttura della società.

Nel volume “La libertà che cambia” (1979), mette in evidenza il concetto di chances di

vita. Per chances di vita si intende l’insieme delle possibilità o occasioni che vengono

offerte al singolo da una specifica posizione sociale. In tempi più recenti il concetto di

ciance di vita è stato riformulato in relazione al tema della libertà, dei diritti di

cittadinanza… Il concetto di chances di vita comporta opzioni, cioè possibilità di scelta,

alternative di azione e legature, cioè vincoli di varia natura, legami strutturalmente

precostituiti. All’interno delle opzioni si distinguono:

• Diritti (entitlements)

• Risorse materiali di tipo economico (provisions)

Questa distinzione ricombina la dimensione economica e politica. Il concetto di chances

di vita rimette in gioco concetti classici come classe sociale, libertà, ma, al tempo stesso li

ricomprende alla luce del mutamento delle società industriali e di fenomeni come la

disoccupazione e la caduta della centralità del lavoro. Dahrendorf osserva come il

conflitto sociale si sia individualizzato (delinquenza). In uno scenario contemporaneo

Dahrendorf insiste sul rapporto tra uguaglianza (nei diritti) e sviluppo della libertà

(possibilità di scelta).

La libertà è attiva quando il suo scopo è l’estensione delle chances di vita dei vincenti a

tutti; la posizione di Dahrendorf propende per un riconoscimento del diritto in cui potersi

muovere nella realtà sociale tra opzioni e legature. Se si confrontano le tesi di Bourdieu e

di Dahrendorf si colgono molte analogie, soprattutto riguardo agli elementi che

compongono il conflitto, ma, esiste anche una distanza tra i due autori.

Il concetto di habitus (Bourdieu) appare vicino a quello di legature (capitale sociale in

dotazione di ciascun individuo); dall’altro, alle preovisious (capitale economico e

culturale), alle risorse simboliche e materiali. Le chances di vita, per Dahrendorf, sono un

dinamismo sul terreno delle pratiche sociali; invece per Bourdieu le pratiche sociali

rispecchiano gli Habitus. Le chances di vita non sono semplicemente una formale

possibilità; il soggetto si deve pensare come attivo e capace di sviluppare una libertà
30

Pedagogia dell’educazione

attiva che contrasta l’apatia e l’atteggiamento di sfiducia verso le possibilità.

3. La svolta comunicativa

Gli sviluppi dell’approccio conflittualista mostrano sia la rilevanza del conflitto nelle

società moderne, sia la sua trasformazione. Anche se si modifica, il conflitto, rimane una

componente strutturale e fondamentale.

Approcci interazionisti/ Approcci sistematici


fenomenologici
Categoria Categoria fondante:
fondante: l l interdipendenza
intersogge
ttività
Fenomenologia Interazionismo Agire Interdipendenza e
Husel Schutz Mead Blumer comunicativo interpenetrazione
Haberman tra sistemi
Luhman
Approccio
drammaturgico
Goffman
Etnometodologia
Garfinkel
Concetti a categorie interpretative: Concetti a categorie
• Senso comune interpretative:
• Intersoggettività • autopoiesi
• Agire comunicativo • ambiente/sistemi
• Vita quotidiana • organizzazione/
• Costruttività sociale regolazione
• riflessività • contigenza

Il superamento dell’opposizione tra conflitto e consenso orienta la riflessione sociologica

verso:

• Riflessione sul funzionamento sistemico della società (livello macro)

• Analisi dell’agire nella vita quotidiana (livello micro)

Dagli anni ’80, nella riflessione sociologica emerge una nuova dicotomizzazione tra la

prospettiva macro e quella micro. All’interno del dibattito micro-macro è molto

importante la svolta comunicativa nell’analisi dei processi sociali; è un passaggio molto


31

Pedagogia dell’educazione

rilevante che si può leggere come convergenza di tanti approcci diversi, verso un “nuovo

paradigma”: la società è comunicazione. La svolta comunicativa è formata da una serie di

contributi eterogenei tra loro.

INTERAZIONE, VITA QUOTIDIANA, RIFLESSIVITA’

La corrente dell’interazionismo simbolico nasce a Chicago negli anni ’30 del ‘900 per

opera dello psicologo sociale Herbert Mead.

Interazionismo simbolico e corrente fenomenologica hanno in comune una concezione

del soggetto come soggetto:

- Simbolico: competente sul piano delle interpretazioni e rappresentazioni della realtà;

- Ri essivo: capace di elaborare e rielaborare gli stimoli, i segni e i simboli delle


rappresentazioni veicolate nel corso della comunicazione con gli altri.

Il gesto e il linguaggio sono le basi per comprendere la realtà e la strutturazione della

comunicazione; il linguaggio è ciò che struttura la conoscenza e la comprensione della

realtà e costruisce quindi un’esperienza comune.

Fenomenologia e interazionismo simbolica portano la sociologia ad un’analisi dei rapporti


interpersonali e dell’intersoggettività, all’interno dei quali si producono e riproducono le

concezioni e i significati della realtà. (concetto di tipizzazione: processo attraverso il quale,

mediante il linguaggio, si produce una forma di astrazione che conduce alla

concettualizzazione più o meno comune di una realtà socialmente approvata)

L’attenzione ai processi microsociali e alla costruzione della realtà attraverso le azioni

reciproche degli individui, presenta implicazioni per l’analisi di come si struttura

l’esperienza sociale, di come avviene la costruzione del se sociale a partire

dall’interazione con gli altri; tutto questo dà molta importanza alla comunicazione.

I brevi cenni ai contributi dell’interazionismo e della fenomenologia, mostrano come sia

stata travisata la prospettiva interazionista fenomenologica, ritenendola chiusa sul

32
fl

Pedagogia dell’educazione

soggetto e sul suo microcosmo e poco aperta all’analisi della struttura sociale e dei

contesti istituzionali di riferimento.

La prospettiva micro degli interazionisti:

- da un lato valorizza il soggetto e le sue relazioni primarie

- dall’altro dà importanza strategica della realtà oggettiva.

L’attenzione ai processi micro sociali e alla costruzione della realtà attraverso le azioni

degli individui presenta implicazioni importanti per l’analisi dei processi educativi. In

Inghilterra i new directionalists tentano di ricostruire il legame tra : educazione,

trasmissione e produzione di conoscenza, partendo non da un’analisi adattiva e

consensuale dell’individuo, ma, da un suo ruolo attivo nel dare un senso alla sua vita in

rapporto agli altri individui e ai modelli che la realtà sociale gli propone.

La svolta comunicativa che si delinea a partire da una messa in discussione del paradigma

funzionalista di fatto, non conduce ad elaborare un paradigma nuovo centrato sulla

comunicazione.

Secondo Dubet la pluralizzazione dei modelli interpretativi mostra che la dispersione

delle teorie ha sostituito la vecchia unitarietà dei paradigmi, ma, quest’ultimo fatto è
sintomo sia di una crisi interna alla sociologia, ma, della stessa società.

A metà degli anni ’90 di fronte ad una società in profondo cambiamento, anche nella

riflessione sociologica si moltiplicano i punti di vista e gli approcci, con lo scopo di

cogliere in modo unitario, ciò che unitario non è più. Centrale diventa il concetto di

esperienza che Dubet assume come campo di analisi sostitutivo di quello di azione della

sociologia classica. L’approccio di Dubet di una “sociologia dell’esperienza” si può

mettere in relazione con quello che viene definito il “ritorno del soggetto”.

APPROCCIO SISTEMICO, INTERDIPENDENZA E COMUNICAZIONE

Analisi macro: realtà del funzionamento della società nel suo complesso.

33

Pedagogia dell’educazione

Il riferimento è al punto di vista del sociologo tedesco Niklas Luhmann. Come è possibile

l’ordine sociale? il sociologo afferma che la risposta non è a priori perché si può osservare

solo all’interno della comunicazione contingente tra sistemi o sottoinsiemi che descrive il

tipo di intesa che sta prendendo corpo in una determinata situazione.

Luhmann dà priorità alla funzione e all’organizzazione del sistema sociale complesso; la

capacità di quest’ultimo è quella di ridurre la sua complessità, cioè di essere selettivo nei

confronti delle numerose possibilità che l’ambiente offre.

Altra proprietà fondamentale del sistema è l’autopoiesi: auto fondazione (autonomia) di

un sistema che è in grado di autoriferirsi nel corso del suo funzionamento e di attribuirsi

un senso. La comunicazione è un’azione costruita dal sistema, una sua prestazione, che

avviene in base alla capacità selettiva del sistema.

Habermas nelle sue critiche a Luhmann, sostiene che i sistemi viventi costituiti da soggetti

culturali; sono una realtà che va oltre le esigenze funzionali di riduzione di complessità e

mantenimento di stabilità. Habermas si riferisce alla realtà come un mondo vitale, rispetto

al funzionamento sistemico (Luhmann) che è impersonale, strumentale e funzionale.

Della riflessione sociologica contemporanea di Luhmann sono rimasti in evidenza il

concetto di interpretazione e interdipendenza sistemica Luhmann dedica un’attenzione


specifica al sistema educativo, alla sua differenziazione e al suo funzionamento. Il sistema

scolastico è stato sottoposto ad un processo di differenziazione che lo ha portato a

modificarsi sia al suo interno, che rispetto all’ambiente.

All’inizio il sistema educativo svolge la funzione di educazione per la perfezione umana,

poi la preoccupazione è per la formazione e più di recente la finalità è la capacità di

apprendere (“apprendere per apprendere”: acquisizione di capacità spendibile sempre e

ovunque). Luhmann descrive il sistema educativo in 3 distinti modi di relazionarsi con

l’ambiente:

1. Funzione: rapporto con il sistema sociale nel suo complesso;

2. Prestazione: entrata diretta nella situazione di bisogno;

34

Pedagogia dell’educazione

3. Ri essione: attivazione delle comunicazione con l’ambiente.

Esiste una circolarità di base tra sistema e ambiente che li unisce in una comunicazione

reciproca di modificazioni; il sistema deve avere continue relazioni con se stesso e con gli

altri sistemi.

4. Oltre le dicotomie classiche. Il dualismo analitico e la


multidimensionalità dei processi educativi

Margaret Archer affronta il problema del rapporto tra educazione e società, nei suoi lavori

sottolinea la necessità di tener conto di molti fattori, che insieme contribuiscono nel

definire le caratteristiche del sistema di istruzione e gli scopi educativi. Il rapporto

educazione- società si presenta in termini multidimensionali, rifiutando un puro approccio

alla struttura o all’interazione.

La morfogenesi della cultura

Condizionamento culturale T1

Interazione socioculturale T2

Elaborazione culturale T3

L’approccio della Archer viene definito da lei stessa morfogenetico, cioè considera il

prender forma della società piuttosto che la sua forma stabile. Il ciclo morfogenetico

viene descritto nelle fasi che lo compongono: condizionamento culturale, interazione


socio- culturale, elaborazione strutturale; sono sequenze temporali. Questo schema

mostra la rilevanza della dinamica delle interazioni tra i soggetti. La Archer dedica

attenzione sia alla cultura, che all’educazione e al costituirsi e mutare dei sistemi

educativi. Nella sociologia dell’educazione si sono persi gli approcci classici: la

conseguenza è che le definizioni di istruzione , conoscenza sono trattate come concetti

senza tempo, a problematici; quindi un approccio frammentario dell’educazione. E’

importante, nell’analisi del sistema educativo, legare la prospettiva del suo farsi in quanto

sistema e del suo esistere in quanto realtà di interazioni continue.

35


fl


Pedagogia dell’educazione

Il soggetto non è un semplice attore, ma, un agente, cioè colui che sviluppa i suoi corsi di

azione anche in modo divergente o alternativo. Una visione multidimensionale sia delle

istituzioni, che dei processi educativi spinge a rivedere i modi tradizionali di considerare

legami e condizionamenti.

36

Pedagogia dell’educazione

PARTE SECONDA
PROCESSI E PROBLEMI FONDAMENTALI IN SOCIOLOGIA DELL
EDUCAZIONE

Capitolo 4: Socializzazione, identità, integrazione

la socializzazione come processo, che è strettamente collegato al tema dell’identità,

della formazione del se personale e sociale.

1. Socializzazione ed educazione

Problema della società: continuità.

In ogni società esiste la necessità di socializzare le nuove generazioni, cioè fargli acquisire

valori, norme, atteggiamenti e comportamenti condivisi dal gruppo sociale e di

appartenenza . La socializzazione consente la regolamentazione del comportamento di un

membro della società, rappresentando un requisito indispensabile per la stabilizzazione

dell’individualità e dell’autoconsapevolezza.

Sulla parte che riguarda l’individuo, c’è (ed è documentato), il bisogno di appartenenza,

di identificazione con gruppi o categorie sociali. Si pone quindi l’accento, da un lato

sull’esigenza per la società di integrare gli individui in ordine alla propria stabilità e

continuità, e dall’altro sulla necessità per l’individuo di corrispondere a queste aspettative

di integrazione con il fine di costruire una propria identità sociale, sviluppando un

sentimento di appartenenza. Ritroviamo quindi due poli:

- Società e aspettative generalizzate

- Individuo e i suoi bisogni di appartenenza -> Si tratta di bisogni che aveva già ripreso
Simmel, cioè l’esistenza contemporanea nell’individuo di due tendenze, quella

dell’identificazione e dell’appartenenza e quella verso la differenziazione e

identificazione.

37

Pedagogia dell’educazione

Bisogna però fare una distinzione tra i termini socializzazione ed educazione, poiché

questa distinzione consente di evidenziare il punto di vista sociologico rispetto ad altri

punti di vista di discipline come la peda e la psico. A livello sociologico la distinzione che

va introdotta è tra livello formale e informale dei processi educativi.

• Livello formale -> si intende sottolineare l’intenzionalità e la progettualità del


processo educativo, che si riscontrano quando si parla di educazione familiare o di

edu scolastica: la scuola infatti può essere ritenuta l’istituzione formale per

eccellenza.

• Livello informale -> descrive tutte quelle relazioni sociali che producono un effetto
educativo e socializzante. È il caso ad es. dell’aggregazione giovanile in gruppi

spontanei, che ha risultato una socializzazione forte ed evidente a regole o stili di

comportamento del gruppo.

Cereseo ha dato delle de nizioni di educazione e socializzazione.

• Educazione -> si intende l’insieme dei soli aspetti formalizzati e istituzionalizzati della
socializzazione, l’edu implica sempre un rapporto tra chi insegna e chi apprende, e

presenta un grado di consapevolezza del processo stesso da parte di coloro che vi

sono coinvolti.

• Socializzazione -> rappresenta un concetto più ampio, comprende tutto quanto


attivamente o passivamente concorre all’inserimento di un individuo nei gruppi

sociali, e dal punto di ista sociologico, ogni elemento della complessa relazione

esistente tra struttura sociale e formazione della personalità.

Sgroi fa un ulteriore distinzione:

• Socializzazione -> rappresenta un processo reale che avviene nei rapporti sociali e
che mette in evidenza anche i rapporti di forza esistenti tra i gruppi,

• Educazione -> definisce piuttosto un sistema ideale e simbolico dei significati che si
desidera attribuire agli atteggiamenti e ai comportamenti umani.

38

fi

Pedagogia dell’educazione

Maccarini approfondisce la distinzione tra educazione e socializzazione sotto un profilo

storico ed evolutivo. Egli propone una distinzione basata su una complessa e articolata

definizione di relazione socio-educativa, dove l’asse dell’educazione viene distinta da

quella della socializzazione, anche se con una profonda connessione tra i due: quello

dell’educazione propriamente detta, risponderebbe al compito di “elaborare in forma

affettiva, estetica, etica o simbolico-fondativa le proprie esperienze”, mentre alla

seconda, la socializzazione, spetterebbe il compito di strutturare le competenze cognitive

pratiche e le norme sociali, in quanto sostengono nell’individuo l’integrazione nella e

l’identificazione con la società.

Durkheim e Weber per l educazione affermano che essa corrisponde ad una risposta alla

progressiva differenziazione sociale, che porta contemporaneamente a una

scolarizzazione e specializzazione del sapere, oltre che a una sua estensione a strati

sempre più ampi della popolazione.

2.Modelli di socializzazione

La socializzazione è un processo che si realizza nel corso dell’intera esistenza

dell’individuo, e soprattutto nella società moderna dove all’individuo è richiesto di

apprendere molti ruoli o di adattarsi a nuove situazioni.

Possiamo individuare approcci teorici diversi che si distinguono per il significato che

assume al loro interno la questione dell’integrazione sociale e che contengono diverse

rappresentazione della società, della cultura e dei rapporti sociali. Si possono individuare

3 concezioni della socializzazione:

1. la concezione funzionalista-integrazionista,

2. conflittualista,

3. relazionale-comunicativa.

La sociologia dell’educazione, attraverso le sue teorie, costruisce rappresentazioni colte,

riflessive dei processi e delle istituzioni educative, a partire dai dati delle situazioni

39

Pedagogia dell’educazione

concrete, facendo propria la metodologia della ricostruzione storica e della comparazione

tra contesti e sistemi. Le teorie sociologiche "vivono" lo spirito dei tempi, si costruiscono

a partire dall’indagine empirica e sono anche influenzate dalle rappresentazioni di senso

comune. A loro volta, le teorie sociologiche influenzano le azioni sociali, le politiche, le

rappresentazioni di vita quotidiana. Tre gli approcci

principali che prenderemo in considerazione, contenitori teorici declinati diversamente

dagli autori che ad essi sono collegati:

• approccio integrazionista/funzionalista,

• approcci conflittualisti

• approcci comunicativo/relazionali.

Sono riferibili in maniera semplificata a differenti momenti storici. O, meglio, i singoli

approcci nascono in momenti diversi, con riferimento comunque ad autori "classici" delle

Scienze Sociali (non solo della Sociologia in senso stretto) e si affermano storicamente con

percorsi intrecciati che vedono, comunque, nell’itinerario specifico di costruzione della

Sociologia dell’educazione, il predominio di tempo in tempo dell’uno o dell’altro

approccio. Possiamo tuttavia agevolmente sostenere che i tre tipi di approccio convivono

e, di periodo in periodo, tendono a dominare uno sull’altro, nel senso di divenire punto di
riferimento, percorso di analisi e di ricerca utilizzato prevalentemente in una certa parte

del mondo, senza tuttavia che gli altri approcci scompaiano. Nel cammino accademico

della Sociologia dell’educazione, l’approccio integrazionista domina fino alla fine degli

anni sessanta, gli approcci conflittualisti diventano riferimento prevalente degli studi e

delle ricerche degli anni settanta/metà anni ottanta, gli approcci comunicativo/relazionali

tengono il campo oggi. Quest’ultimo contenitore è quello più magmatico e disarticolato

al suo interno, anche perché, come osservatori, siamo meno in grado di prenderne le

distanze e, quindi, di definirlo in maniera razionale e compiuta, essendo noi parte dei

fenomeni, attori dell’interpretazione e dell’azione. I modelli integrazionisti e conflittualisti

hanno in comune sia l’orientamento macrostrutturale dell’analisi, sia una visione "forte"

della società e del legame tra educazione e sistema sociale.

40

Pedagogia dell’educazione

2.1. il modello funzionalista-integrazionista

La concezione funzionalista della socializzazione ha le sue radici nell’idea durkheimiana

dell’educazione, intesa come il mezzo per il quale la società rinnova perpetuamente le

condizioni della propria esistenza. A monte ci sono alcuni presupposti fondamentali:

• L’idea di uomo “egoista” che se lasciato allo stato di natura, sarebbe un essere
asociale, mentre il legame con la società consente all’individuo la sua piena

umanizzazione ed emancipazione

• L’idea che la società possegga un primato storico, logico e morale, per cui
rappresenta un’” autorità morale” Infine un terzo presupposto fa riferimento a un’idea

di società armonica, ben organizzata, dove ciascuno occupa, o andrà ad occupare il

posto per il quale è destinato, soprattutto in relazione alla divisione del lavoro sociale

e quindi alla funzione specializzata da svolgere.

Secondo Durkheim ognuno di noi è consacrato a un compito particolare e limitato.

Parsons riprende la teoria durkheimiana e quindi anche l’idea generale di educazione,

integrandola con una serie di contributi e concetti dell’antropologia, della psicologia,

della psicologia sociale e della psicoanalisi di Freud, con l’intento di spiegare come
avvenga che l’individuo diventi un essere sociale.

Parsons da una definizione di socializzazione ampia, precisando che non è qualcosa che

riguarda solo il bambino, ma che ci accompagna per tutta la vita, la socializzazione è un

processo di interiorizzazione di orientamenti in relazione a ciò che ha significato per la

società. Parsons distingue tra socializzazione primaria e secondaria. Nel caso della

socializzazione primaria vengono interiorizzati i modelli principali di orientamento di

valore, tramite i quali si struttura la personalità fondamentale, nel corso di quella

secondaria avviene una specificazione, su base situazionale, degli orientamenti di ruolo

precedentemente interiorizzati. Parsons distingue 5 meccanismi fondamentali di

apprendimento:

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Pedagogia dell’educazione

A. Rafforzamento-estinzione: fa riferimento alle gratificazioni e privazioni per

confermare l’assunzione di un modello di comportamento

B. Inibizione: il soggetto impara ad astenersi dal compiere un’azione motivata e a

differire quindi la relativa gratificazione

C. Sostituzione: consiste nel trovare un oggetto sostitutivo di gratificazione

D. Imitazione: processo di acquisizione di aspetti importanti della realtà sociale,

come conoscenze, abilità, comportamenti, che non implicano un attaccamento da

parte del soggetto al modello imitativo

E. Identi cazione: comporta proprio l’interiorizzazione dei valori del modello e un

stretta elazione reciproca tra coloro che entrano nel processo di interazione.

Nel corso della socializzazione primaria questi meccanismi devono strutturare una

personalità ancora inesistente, nel corso di quella secondaria si tratta di dare a questi

stessi meccanismi una situazione, in relazione alla struttura delle posizioni alla quali la

socializzazione fa riferimento. Pertanto l’identificazione sembra essere il meccanismo più

importante nel corso della socializzazione primaria, mentre l’imitazione lo è per la

secondaria.

Per Parsons famiglia e scuola sono le due agenzie fondamentali di socializzazione, ma

hanno un peso diverso. Famiglia -> ruolo fondamentale nella socializzazione primaria dei

figli, affinché possano diventare membri della società nella quale sono stati generati. Ha

un ruolo fondamentale che non ha sostituti.

Scuola -> si inserisce tra famiglia e mondo del lavoro. Alla scuola viene dato il compito di

verificare e integrare quanto appreso in ambito familiare. La scuola e soprattutto

l’insegnante, mettono in atto un principio di differenziazione in base al criterio

dell’achievement (successo).

La socializzazione scolastica presenta due aspetti fondamentali:

intellettuale, che costituisce l’apprendimento cognitivo delle info, delle capacità e

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fi

Pedagogia dell’educazione

degli schemi di riferimento,

morale, che definisce il comportamento richiesto in classe, e più in generale

identificato quale educazione a un responsabile civismo all’interno della comunità

scolastica, il rispetto per l’insegnante, la cooperazione con i compagni ecc…

Nel funzionalismo la società è concepita come un insieme di parti interconnesse tra di

loro. Nessuna di esse, quindi, può essere intesa isolata dalle altre, ma solamente nel suo

contesto. Le relazioni che intercorrono tra le parti della società sono di tipo funzionale,

ovvero ogni elemento svolge un particolare compito che, unito a tutti gli altri, concorre a

creare e mantenere funzionante quell'apparato che noi chiamiamo società.

Il concetto fondamentale del funzionalismo sociologico è lo studio della società, intesa

come una globalità di strutture sociali e culturali (costumi, credenze, riti, tecniche, azioni

sociali, ecc.), relazionate fra loro, la cui funzione è quella di contribuire a preservare quelle

condizioni essenziali per l'esistenza del sistema sociale indagato.

Lo scopo dell'analisi è quello di verificare la natura di quelle condizioni e il loro rapporto

con le strutture; di studiare i meccanismi in base ai quali l'alterazione di una struttura può

trascinare tutto il sistema ad un mutamento.[1]Il funzionalismo si è diffuso nell'ambito

sociologico a partire dagli anni quaranta del Novecento, grazie al lavoro di Talcott
Parsons, Robert K. Merton e Marion J. Levy, inquadrabili nel cosiddetto

"macrofunzionalismo", che si fonda sul funzionamento del sistema piuttosto che

sull’individuo, Kurt Lewindiversamente dal "microfunzionalismo" proposto da .

2.2. il modello con ittualista

SLIDE -> Concetto educazione-società in Marx

In chiave critica: l’educazione è variabile dipendente perché riproduce i rapporti di

dominio esistenti

In chiave propositiva: l’educazione è l’elemento strategico per la risoluzione dei

conflitti di eclassali.

43

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Pedagogia dell’educazione

Questo approccioale di descrizione dei rapporti sociali. Anche la concezione di

socializzazione poggi su questo assunto di base, e soprattutto nella corrente neomarxista,

si sviluppa in modo contrario a quella funzionalista.

La visione negativa e critica è legata all’analisi dei rapporti sociali in termini di dominio.

L’ordine, che per i funzionalisti rappresenta la tensione ideale verso cui tendere, cioè n

bene comune, per i teorici della riproduzione coincide con il dominio di classe, con i

privilegi di potere e di ricchezza per il gruppo che detiene il controllo del sistema

produttivo. Il compito della sociologia dell’educazione nella prospettiva marxista e

conflittualista, è di natura critica verso l’organizzazione sociale esistente, e quindi anche

verso la scuola, che conferma e sancisce la distribuzione dei privilegi di classe e opera

quindi delle gerarchie sociali. La scuola è considerata uno strumento di indottrinamento e

coercizione, sviluppa una falsa coscienza.

Caratteristiche fondamentali del modello con ittualista di analisi della socializzazione

A matrice marxista
• Enfasi sul conflitto, sulla lotta, sulla coercizione e il dominio
• Educazione: dimensione sovrastrutturale, legata alla struttura economica, strumento di
dominio e di
riproduzioni, strumento anche di emancipazione della classe dominata
• Discontinuità tra stili di vita, stili educativi, bisogni e aspettative in relazione alla classe sociale
• La riuscita scolastica è legata a fattori ascritti, all’habitus, al capitale sociale e culturale

A matrice critica
Svelamento dei condizionamenti e possibilità di emancipazione e di comunicazione

A matrice weberiana
• Enfasi sulla lotta per ricchezza, potere, prestigio
• Istruzione come strumento di lotta tra i ceti (Collins)
• Darhendorf: competizione, il conflitto si muove ne gioca tra vincoli e opportunità

All’interno di questa matrice critica, si vedono diversi contributi di autori che danno

contributi molto diversi tra loro: si distingue solitamente tra teorici della riproduzione

sociale, e i teorici della riproduzione culturale.

Nell’ambito di una lettura conflittualista della società si sviluppa anche un filone diverso,
che rimanda a Max Weber, qui il conflitto è una modalità delle relazioni sociali, piuttosto

che una contraddizione ontologica e dall’antagonismo tra individui, classi, gruppi


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fl

Pedagogia dell’educazione

possono emergere intese anche più o meno durature.


LA MATRICE WEBERIANA

• Enfasi sulla lotta per ricchezza, potere, prestigio

• Istruzione come strumento di lotta tra i ceti (Collins)

• Darhendorf: competizione, il conflitto si muove ne gioca tra vincoli e opportunità

• L’identità è legata al gruppo di appartenenza, a c’è spazio per l’azione autonoma del
singolo

L’approccio conflittualista alla socializzazione e in particolare al ruolo dell’istruzione, ha

svolto una funzione significativa di denuncia dei condizionamenti e ha contribuito a un

approfondimento di come si realizza processo di socializzazione e quindi il passaggio

dalla cultura da una generazione all’altra.

2.3. Il modello interazionista-comunicativo

Questo approccio trova le sue radici in Simmel (dualismo esistenziale), per poi avere uno

sviluppo attraverso la psicologia sociale e i lavori sociologici della scuola di Chicago, da

un lato, e dall’altro nella filosofia fenomelogica di Husserl e nell’elaborazione in chiave

sociologica da parte di Schutz. L’approccio interazionista-comunicativo trova il suo


fondamento nell’assunto che la società è intersoggettiva e comunicazione. Il punto di

partenza è che l’uomo costruisce attivamente la realtà sociale, le sue azioni sono

determinate soltanto dalle forze sociali che agiscono su di lui.

La costruzione della realtà è una tipica manifestazione umana, legata alla capacità di

produrre simboli, rappresentare oggetti della realtà attraverso segni che stanno al posto

degli oggetti concreti. Tutto ciò comporta un salto, una discontinuità tra natura e cultura e

una definizione del comportamenti umano in termini di plasticità.

Nell’approccio interazionista ci sono state molte varianti, tra le principali troviamo due

filoni principali:

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Pedagogia dell’educazione

• Quello sviluppato da Blumer (1969), che enfatizza gli aspetti micro sociali di analisi
dell’interazione, sottolineando come i significati siano soggettivi, perché sempre

interpretati dal soggetto

• Quello sviluppato da Kuhn (1964), il quale interpreta l’interazione sociale, soprattutto


nei suoi legami con la struttura sociale, sottolineando gli aspetti oggettivi e la

prevedibilità dei comportamenti

Con Peter Berger e Thomas Luckmann abbiamo una riformulazione e un tentativo si

sintesi attraverso lo studio del processo di socializzazione e della relazioni tra il pensiero

umano e il contesto sociale. Gli autori assumono come dato di partenza la realtà della vita

quotidiana, cioè quella realtà che di senso comune che noi diamo per scontata, poiché si

presenta come mondo intersoggettivo condiviso con gli altri.

Nella socializzazione primaria il bambino: interiorizza questa realtà in forma di tipizzazioni

modelli utili per l’agire, che sono diventati tali perché oggettivati nella struttura sociale.

“La struttura sociale è la somma totale delle tipizzazioni e dei modelli ricorrenti di

interazioni stabiliti per il loro tramite. In quanto tale, la struttura sociale è un elemento

essenziale della realtà della vita quotidiana.”

Questa conoscenza viene interiorizzata tramite: l identificazione (con le persone che gli
stanno intorno il bambino diventa capace di identificare se stesso) e imitazione. Nella

socializzazione secondaria: problematizzazione di questa prima esperienza ed è lei a

costruire la parte strategica.

Caratteristiche fondamentali del modelli interazionista-comunicativo di analisi della

socializzazione:

• Enfasi sulla costruttività della realtà sociale, mediante l’interazione e l’intersoggettività

• Il soggetto è produttore di simboli, segni, significati

• Il soggetto è riflessivo, capace di rielaborazione personale e creatrice

• Il linguaggio è il medium della comunicazione

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Pedagogia dell’educazione

• La socializzazione secondaria consente la destrutturazione/ristrutturazione dell’identità


e la discontinuità dell’esperienza esistenziale del soggetto

3. Personalità e identità

L’identità è un tema moderno, che nasce dai processi di differenziazione sociale e dalla

crescita di distanza tra l’individuo e il suo totale riconoscimento nella società in cui

appartiene. Già Durkheim aveva individuato in questo sviluppo della coscienza

individuale, il problema centrale dell’ordine sociale, proprio per il venir meno della

coscienza collettiva.

3.1. tipi di personalità e socializzazione

Nel corso della socializzazione primaria, (Il primo ambiente sociale che il bambino

incontra è quello costituito dai suoi familiari. Genitori, fratelli, nonni e in generale tutti i

parenti più prossimi, sono le persone con cui il bambino interagirà sin dai suoi primi

giorni di vita. La famiglia è il sistema sociale in cui avviene il processo di socializzazione

primaria. Come suggerisce la teoria dell’apprendimento sociale, il bambino apprende il

funzionamento degli scambi sociali attraverso l’osservazione del modello proposto dai

genitori ed in seguito trasferisce le modalità apprese in contesti diversi, per relazionarsi

con gli altri) gli agenti di socializzazione concorrono alla formazione della personalità

fondamentale/personalità di base. La personalità che si forma nell’infanzia può essere

ritenuta stabile; ma gli agenti di socializzazione al contempo, prestano attenzione in

modo più o meno consapevole a un tipo di personalità generale, ritenuta diffusa e il larga

misura condivisa -> personalità modale, è un tipo di personalità che si incontra on

maggior frequenza in un dato sistema sociale. Consideriamo innanzitutto il processo di

strutturazione della personalità fondamentale/di base.

Si costituisce nel corso della socializzazione primaria. Habermas sottolinea l’importanza

della prima infanzia per la struttura della personalità dell’adulto.

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Pedagogia dell’educazione

Personalità di base (si costruisce nel corso della socializzazione primaria) Questo concetto,

elaborato da Linton e Kardiner, designa non tanto la personalita in sé, quanto Ia base

comune a tutta una popolazione, la "matrice" a partire dalla quale si sviluppano i tratti

della personalita dei singoli individui. Linton afferma che è in virtù di tale matrice che un

popolo possiede un determinato carattere nazionale (e quindi i Comanches del Nord

America sono Comanches e i francesi sono francesi). Tale personalita si consolida nei

singoli individui attraverso il modellamento dell'educazione e attraverso le prime

esperienze fatte nel proprio gruppo: siccome l'educazione e le esperienze differiscono da

un gruppo all'altro, la personalità di base assume un carattere diverso.

Personalità modale Questo concetto è stato elaborato, nelI'ambito della psicologia

statunitense, da Cora A. Du Bois (1903-1991) e Antony F.C. Wallace allo scopo di

integrare la nozione di personalita di base proposta da Linton- Kardiner. La personalità

modale sarebbe quella statisticamente piu diffusa. Accanto a essa possono esistere anche

altri tipi di personalità, la cui frequenza, rispetto a quella di base, può essere misurata

statisticamente. In statistica, il termine "moda" (da cui viene "modale") indica la

"norma" (da cui deriva "normale") della distribuzione di frequenza.

3.2. Teorie dell’identità

Parlare delle personalità significa affrontare il tema dell’identità e in particolar modo della

formazione del Sé e della sua stabilizzazione. Personalità e identità non sono sinonimi,

una rimanda all’altra.

Esistono almeno due posizioni distinte:

- Quella che considera l’identità come componente della personalità, come in Parsons

- Quella che ritiene che distingue personalità e identità, quindi la vede come entità
autonoma e sganciata dai condizionamenti sociali.

L’identità non è un concetto solo sociologico, ma anzi, è stata attenzione di molte altre

discipline, è un concetto polisignificante e perciò anche ambiguo: si parla di identità

48

Pedagogia dell’educazione

personale, sociale, collettiva, di gruppo ecc. Essa è considerante anche un prodotto

sociale.

L’identità possiede come caratteristica fondamentale: la razionalità, in quanto è un

processo che si sviluppa socialmente: la razionalità si costituisce in una reciprocità tra

sistema psichico e sistema sociale, ma al contempo l’identità del soggetto, dal momento

in cui si forma inizia a costruire una distanza con la realtà sociale interna. L’identità è

quindi un concetto che va collocato dentro la relazione “io-mondo sociale”, dove “l’altro

da se” rappresenta il mondo degli altri, ed è per questo che l’identità viene vista come un

prodotto sociale.

Altre caratteristiche fondamentali dell’identità sono:

- la permanenza nel tempo,

- l’unità, che definisce la compattezza del soggetto rispetto al mondo esterno,

- la riflessività.

Una distinzione frequente è quella tra identità personale e identità sociale, se possiamo

far corrispondere l’identità personale al sé del soggetto, anche l’identità sociale viene a

definirsi come parte del sé, ma la parte sociale socializzata del soggetto.

L’identità in generale, la si considera come un’articolazione di componenti individuali e

collettivi. Erickson, riferendosi a sua volta allo psicologo James, parla di “attiva tensione

dell’io” per far riferimento all’atteggiamento fondamentale nella costruzione e

mantenimento dell’identità.

L’identità è un traguardo di conquista dell’autonomia dell’io, che si fonda sull’esperienza

della differenza: essa contiene una tensione irrisolta e irrisolvibile tra la definizione che

diamo di noi stessi e il riconoscimento che gli altri ci danno. L’identità comporta un

divario tra autoidentificazione e l’identificazione che viene dall’esterno. Da queste

considerazioni generali, posiamo l’attenzione sulla formazione del sé, sulla costruzione

dell’identità del soggetto.

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Pedagogia dell’educazione

L’interazionismo simbolico porta alla sociologia una maggiore conoscenza di come si

forma il sé sociale e personale, e porta con se degli assunti come:

- L’uomo si comporta con le cose in base al significato che gli da

- Questi significati sono il prodotto dell’interazione sociale che avviene nella società
umana

- I significati sono modificati/manipolari tramite un processo interpretativo messo in


atto da ogni individuo quando entra in rapporto con i segni che incontra.

È importante lo stretto rapporto che c’è tra individuo e società, che sono entità

inseparabili poiché l’una rimanda all’altra, soprattutto la comprensione dell’una è

impossibile senza la comprensione dell’altra. L’asse portante di questa struttura è il

linguaggio, e dall’altro la capacità dell’individuo di diventare oggetto a se stesso. È

tramite il linguaggio che il bambino acquista le procedure interpretative, la base per dare

significato a ciò che lo circonda.

La capacità di diventare oggetto a se stesso è un processo circolare, che viene attivato tra

ego e alter, dove alter è uno specchio in cui riflettersi.

Mead distingue due componenti fondamentali del sé:

• Me: interiorizzazione degli atteggiamenti degli altri, è la parte socializzata


dell’individuo.

• Io: capacità dinamiche e creatrici del soggetto, la sua forza vitale di essere sempre
anche qualcosa di diverso dalla situazione che egli vive.

Mead nella costruzione del sé sottolinea l’importanza del linguaggio, del gesto e del

ruolo del gioco, a questo proposito egli distingue due fasi:

• Il gioco spontaneo (Play)

• Il gioco organizzato (Game): segna un passaggio importante nell’accettazione delle


regole da parte dei partecipanti al gioco, quindi uno sviluppo significativo del sé.

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Pedagogia dell’educazione

Rispettare le regole de gioco infatti è un segnale importante del costruirsi quello che

Mead chiama “l’latro generalizzato”: processo di astrazione che corrisponde

all’interiorizzazione, da parte dell’individuo, dei valori, delle norme della società in cui si

appartiene.

Dopo queste considerazioni generali è possibile individuare tre concezioni dell’identità:

• Il modello integrazionista -> sviluppa una concezione di identità forte, acquisita,


realizzata, ben strutturata e stabile nel tempo. È un’identità sostanziale in quanto

corrisponde ad un’attribuzione piena da parte del soggetto a se stesso, di

caratteristiche e orientamenti di fondo. La diversità (l’altro da sé), rappresenta una

minaccia per il sé, quindi p viene inglobata (assimilata), o deve essere allontanata o

negata. Per Parsons l’identità è una componente fondamentale del sistema della

personalità, che ha a che fare sia con i ruolo (quindi un sistema sociale), sia con i

valori (sistema culturale). Il sistema per Parsons distingue 4 sottoinsiemi riassunti nella

sigla AGIL:

- Id, adattamento dell’organismo (A)

- Ego, conseguimento del scopi (G)

- Super-ego, integrazione dei ruolo interiorizzati (I)

- Identità, controllo e coordinamento (L)

• Modello con ittualità -> nella sua matrice Marxista, sviluppa una concezione sociale
e collettiva dell’identità, in relazione alla quale il soggetto ricava una sua identità

personale, di natura più razionale. Nella visione complottista si dà importanza ai

processi di emarginazione sociale nel tentativo di svelare i meccanismi del dominio e

della manipolazione. La diversità in questa prospettiva, è riconosciuta nella sua

esistenza, ma si sottolinea come sia sovente negata o marginalizzata oppure diventi a

sua volta strumento di rivendicazione e di lotta.

• Modello interazionista-fenomelogico-comunicativo -> trova spazio l’interazionismo


simbolico. Mead presta attenzione alle modalità di costruzione dell’identità, e si
51

fl

Pedagogia dell’educazione

discosta da Parsons, pur fornendo molti elementi alla concezione integrazionista di

Parsons, se ne discosta per l’aspetto di processualità che si coglie soprattutto in

autori come Blumer e Turner. L’identità si costruisce in modo dinamico all’interno di

processi comunicativi. La concezione che emerge dal paradigma interazionista e

costruttivista della realtà sociale, appare come un processo di continua definizione e

ridefinizione, un’identità aperta, flessibile, multipla, che esprime una dialettica e una

riflessività tra definizioni e pressioni sociali e autodefinizioni del sé.

Il rapporto tra identità è alterità (diversità rispetto a quanto è considerato come

tradizionale o autoctono), si configura come un nodo fondamentale dei processi di

socializzazione: questo rapporto dà origine a modi diversi di intendere tanto l’alterità e la

diversità quanto la reciprocità e la complementarità tra l’io e gli altri.

Confronto tra modelli di socializzazione, concezioni dell integrazione, dell identità e

dell alterità

Modello funzionalista Modello conflittualista Modello interazionista


integrazionista comunicativo
Enfasi su norme e ruoli sociali Enfasi su dominio e Enfasi su intersoggettività,
coercizione comunicazione e identità
Centralità della società Centralità della classe Centralità dell intersoggettività
sociale o
del gruppo di
appartenenza

Integrazione come risposta Integrazione settoriale Integrazione non predefinita,


coerente a sulla classe sociale o sul bensì
aspettative sociali gruppo di appartenenza negoziata, intesa costruita e
e quindi oppositiva nei ricostruita continuamente nel
confronti degli altri corso delle interazioni sociali
gruppi o classi
Rapporto ego alter: Rapporto ego alter: Rapporto alter ego:
complementarità complementarietà complementarietà discorsiva
funzionale dialettica
Identità realizzativa, stabile, Identità settoriale definita Identità aperta, flessibile,
sostanzia dall appartenenza e processuale e discorsiva
oppositiva
Alterità utile se funzionale, Alterità fonte di Alterità confronto continuo e
altrimenti assimilata o negata conflitto di interessi, di risorsa
dominio, segregazione Per il se individuale e sociale

52

Pedagogia dell’educazione

leLoredana Sciolla: intrinseca debolezza dell identità che riteneva da categoria che

descrive puramente e semplicemente i tanti modi di essere nel corso dell interazione

sociale. Scopo dell azione e come esito dell azione stessa.

4. Socializzazione, devianza e controllo sociale

Uno degli aspetti più vistosi della società contemporanei è l’indebolimento delle

coordinate tradizionali di costruzione del legame di fiducia e solidarietà con la società

contemporanea. È dovuto alle trasformazioni di questi ultimi due secoli, con uno

spartiacque significativo negli anni 70. Il progetto di società moderna ha radici lontane, e

con le due rivoluzioni si è arrivati alla liberazione delle energie individuali e collettive nella

costruzione dello sviluppo e del progresso economico e sociale.

Lo spazio definito dalla modernità è uno spazio gestito e controllato, affinché le spinte

individualistiche di autonomia dei soggetti non producano esiti distruttivi per la società.

La modernità societaria ha subito una lenta erosione legata ai processi di globalizzazione.

I media hanno un ruolo fondamentale in questo cambiamento profondo dell’esperienza

individuale e collettiva. Si problematizza anche un certo modo di intendere sia la devianza

sia il controllo sociale.

L’approccio funzionalista alla socializzazione, in particolar modo quello Parsoniano, sono

stati criticati, e una delle critiche più incisive è proprio sul tema della devianza e del

controllo sociale. Egli riteneva che la socializzazione corrispondesse ad un processo

strettamente legato a quello del controllo sociale.

Per Parsons l’impianto complessivo della socializzazione si articola attorno all’asse

conformità/devianze, con un’enfasi sulla conformità, che comporta il considerare

comportamenti non conformi immediatamente con patologici. Anche Berger e Luckmann

sottolineano che la socializzazione corrisponde a una simmetria tra realtà oggettiva e

soggettiva. Ma essi affermano che una socializzazione totalmente riuscita sia impossibile,

perciò delineano un continuum di livelli diversi di riuscita della socializzazione, e

concepiscono riuscite parziali non patologiche immediatamente.

53

Pedagogia dell’educazione

La devianza, in un’ottica che evidenzia il rapporto individuo-società, è collocata in modo

dinamico all’interno delle relazioni sociali.

Già negli anni 70 Cesareo ha discusso su questo concetto dicendo “[…]Questa

impostazione rende necessario innanzitutto abbandonare la concezione tradizionale, per

cui la devianza non è altro che la violazione di regole e i devianti le persone che violano

queste regole[…]”

Il controllo sociale non appare più semplicemente come un processo che il sistema

sociale mette in atto, si lega direttamente alla rilevazione delle forme di devianza e

soprattutto all’analisi delle relazioni che si producono socialmente nei suoi confronti.

Cesareo dedica uno spazio importante a chiarire cosa si intenda per Controllo sociale,

come vada considerato nei suoi aspetti. Egli per controllo sociale intende “[…] l’insieme

più o meno organizzato nell’ambito di una qualsiasi unità sociale, delle reazioni formali e

informali, coercive e persuasive che sono previste e/ o messe in atto nei confronti del

comportamento individuale e collettivo, ritenuto deviante e dirette a stabilire e

mantenere l’ordine sociale in tale unità […]”.

54

Pedagogia dell’educazione

Capitolo 5: Disuguaglianze e differenze nei processi


educativi
L’uguaglianza delle opportunità di istruzione è uno dei temi centrali nell’ambito della

riflessione e della ricerca sociologica dell’edu. Con la scolarizzazione di massa, che si ha

anche in Italia negli anni 50, si ha questa netta visibilità del problema delle

disuguaglianza. È proprio la scuola di massa che rende visibile la disuguaglianza sociale.

1. La produzione delle disuguaglianze sociali

Come già detto la disuguaglianza arriva all’attenzione della sociologia quando l’istruzione

si configura come esigenza espressa sia dal mercato del lavoro sia dalle professioni e dai

gruppi sempre più ampi di popolazione: l’educazione diventa un requisito necessario. Si

sviluppa il credenzialismo monopolio dell’accesso alle professioni più remunerative e alle

maggiori opportunità economiche da parte dei detentori di lauree e certificati.

L’istruzione entra a far parte in modo significativo delle disparità sistematiche nella

distribuzione e di beni e privilegi.

Più in generale nella società moderna, l’istruzione è direttamente coinvolta nel dibattito

sulla società diseguale. Per prima cosa bisogna partire da una definizione di

disuguaglianza “Disparità oggettive e sistematiche nelle possibilità di influenzare i

comportamenti altrui e nelle condizioni materiali e immateriali di vita” (Schizzerotto 2002),

fa riferimento da un lato all’ineguale distribuzione del potere e dall’altro alla diversità di

accesso alla risorse sociali, materiali e simboliche.

Paolo Ceri parte dal trattamento differenziale “Le disuguaglianza sociali consistono nel

trattamento differenziale attribuito individui e gruppi, in base alla definizione e

valutazione sociale di caratteristiche a loro imputate, considerate quale diversità o

differenze socialmente rilevanti”. Le disuguaglianze hanno a che fare con le differenze

sociali: il caso più esemplare è la distinzione uomo/donna. L’essere maschio/femmina è

una caratteristica naturale, ma a livello sociale, il sesso riceve un’attribuzione di valore

55

Pedagogia dell’educazione

diverso e quindi un trattamento differenziale. Con ciò la disuguaglianza legata al sesso

diventa disuguaglianza sociale. A questo punto bisogna osservare come sia fondamentale

la differenziazione tra i termini diversità, differenza, disuguaglianza.

Ceri opera delle distinzioni importanti: la prima è tra:

• Caratteristiche naturali (sesso, età, forza fisica)

• Caratteristiche sociali (il reddito, il titolo di studio, la professione).

La seconda:

• Caratteristiche ordinabili: che possono essere messe in ordine lungo una scala di
importanza (il reddito o il grado di scolarità raggiunto)

• Caratteristiche non ordinabili: non possono essere gerarchizzate come il carattere, il


sesso, la nazionalità.

Ceri elabora una tipologia di caratteristiche che vengono denominate rispettivamente

diversità o differenze, in relazione al criterio se siano o meno ordinabili.

La classi cazione delle diversità e delle differenze

caratteristiche naturali sociali


Ordinabili Differenze naturali Differenze sociali
Non ordinabili Diversità naturali Diversità sociali

Nel caso delle diversità, le disuguaglianze vengono riferite a caratteristiche aventi natura

qualificativa: dove non è possibile ordinarle in base al maggiore/minore ma solo in base

ai termini di uguale/diverso . (in molti casi però, non potendo essere ordinati, ricevono un

giudizi che va a discriminare l’uno rispetto all’altro, come ne caso del sesso). Le

disuguaglianze più ingiuste sono quelle che partono proprio dalla diversità, come ad

esempio un livello differente di istruzione in base al sesso. *

Nel caso delle disuguaglianze invece, sono riferite a caratteristiche aventi natura

quantitativa, che Ceri nomina differenze: in base a queste i gruppi sono ordinabili in

termini di maggiore/minore e quindi è più facile che si producano disuguaglianze, ma è


56
fi

Pedagogia dell’educazione

anche in misura legittima.

*molto meno ingiuste sono invece le disuguaglianze legate ad esempio legate a un

diverso reddito. A questo proposito si parla molto oggi di “disuguaglianze giuste”. Da

tutte queste considerazioni emerge un aspetto fondamentale riferito alla formazione delle

disuguaglianze: esse sono il risultato di un confronto e di una valutazione tra soggetti e

gruppi, pertanto la disuguaglianza è un concetto relazionale.

2. Concezioni dell’uguaglianza delle opportunità educative

Sono due le concezioni principali della società ugualitaria-

1. Una prima concezione definisce l’uguaglianza uguali possibilità di accesso per tutti

alle risorse sociali e a posizioni di potere e prestigio, che, di fatto, sono

considerate diseguali e tali rimangono.

2. La seconda concezione esprime un’idea di uguaglianza sostanziale quindi accesso

a posizioni uguali.

A queste due concezioni stanno due idee differenti di considerare la stratificazione

sociale, che risulta essere una delle principali forme d differenziazione e disuguaglianza

tra gruppi e individui: da un lato una concezione funzionalista e integrazionista, dall’altro

una concezione conflittualisa, con le due versioni marxista e weberiana.

L’idea di un’uguaglianza formale e universalista, per cui tutti possono godere delle stesse

opportunità di accesso alle risorse e ai privilegi, porta a concepire una stratificazione

sociale come continuum di posizioni differenziate. È questa l’idea del funzionalismo e in

generale del pensiero liberale, che esprime una concezione individualista (centrata sul

soggetto e il suo percorso di vita) e meritocratica, e un ottimismo egualitario.

Ogni teoria della disuguaglianza e della stratificazione comporta anche una determinata

visione della mobilità sociale movimento di individui, famiglie e gruppi da una posizione

all’altra, pertanto un processo di ascesa e di promozione sociale, ma è possibile anche

una discesa con la perdita di status e quindi della posizione sociale.

57

Pedagogia dell’educazione

Nella concezione funzionalista, la mobilità è di tipo individuale, riguarda il conseguimento

di status, con la rilevanza dell’elemento della competitività interindividuale e non del

conflitto relativo ai rapporti generali tra classi. La concezione dell’uguaglianza in termini

sostanziali, che prosegue l’obiettivo di abolire gli elementi discriminatori, porta a una

visione di tipo conflittuale in Marx, poiché legata a una individuazione di due classi

contrapposte.

Rapporto tra le idee dell uguaglianza, concezioni della strati cazione e della mobilità

sociale e dell uguaglianza delle opportunità di fronte all istruzione

Idea di uguaglianza Concezioni della Possibilità di Uguaglianza delle


strati cazione mobilità sociale opportunità educative

Formale Integrazionista, Per tutti e Uguali opportunità di


Approccio consensuale, accesso sistema di
possibile
individualista funzionale, migliorare la istruzione. Occorre
continuum di propria posizione tuttavia rimuovere le
posizioni sociali sociale (mobilità barriere e gli ostacoli.
(Strati) parsons individuale) Teoria meritocratica e
teoria del
capitale umano
Sostanziale Conflittuale, Possibile solo Auspicare uguali
Approccio collettivista dicotomia, relazioni attraverso una possibilità degli esiti
asimmetriche tra le trasformazione scolastici. La scuola
classi (marx) radicale dei rapporti riproduce le
economici (mobilità diseguaglianze sociali e
collettiva) culturali (Bourdieu)

Multidimensionale Conflittuale, aLleotta tra i gruppi e L istruzione e parte


Approccio sia multidimension
tra gli individui per il della lotta a più
a(classi,
individualist che prestigio, il potere, dimensioni fra i ceti.
ceti, partiti),
collettivista la ricchezza Teoria della scelta
valutazione
(mobilità individuale) razionale. “effetti
differenziale delle
perversi” dell
posizioni sociali
investimento in
(Weber)
istruzione (Boudon)
chances di vita, all
interno di opzioni e
vincoli (Dahrendorf)

58
fi

fi

Pedagogia dell’educazione

Weber, concezione intermedia, per la quale la stratificazione sociale è un risultato di una

pluralità di fattori che contribuiscono a definire i mutevoli rapporti tra gli individui e i

gruppi, rapporti che si caratterizzano principalmente da lotte per accedere a posizione di

potere, prestigio e ricchezze.

La teoria weberiana della stratificazione sociale, sviluppa un’idea della distribuzione

sociale e del prestigio, legata sia all’agire individuale, sia all’aggregazione di individui. È

un approccio più articolato, che prevede sia una concezione individuale, che una

collettiva.

Rispetto alle due concezioni descritte, occorre osservare come nella realtà

contemporanea, le disuguaglianze si presentino oggi con una pluralità di forme e ambiti

con la caratteristica della multidisciplinarità; si ha un ampliamento della vulnerabilità

sociale che mostra come siano sempre più rilevanti questioni come della povertà e

dell’esclusione sociale.

Il tema dell’uguaglianza delle opportunità educative si articola diversamente a seconda

che si consideri l’uguaglianza di opportunità in termini di accesso (educational attainment)

o in termini di riuscita (educational achievement). Nel primo caso il fuoco dell’analisi è

sulle opportunità, nel secondo sulle disuguaglianze.

In generale possiamo dire che per il funzionalismo, l’uguaglianza delle opportunità di

fronte all’istruzione si realizza in relazione a uguali opportunità di accesso, mentre per i

teorici del conflitto, l’uguaglianza delle opportunità sarebbe realizzata se tutti avessero

uguali possibilità, il che non avviene perché sul successo scolastico pesano enormemente

i fattori ascritti (l’origine familiare e il background culturale del singolo)

Brint distingue tra:

• Teorie di meritocrazia, riferendosi alla concezione funzionalista e liberale: l’autore


osserva che l’idea di meritocrazia combina un principio di guida aristocratica e un

principio di selezione democratica o pari opportunità. Se ciò fosse vero vorrebbe dire

che la gente al vertice della struttura lavorativa sia quella più dotata

intellettualmente, più capace sul lavoro, e che sia della più svariata estrazione
59

Pedagogia dell’educazione

sociale. Tutto ciò non corrisponde pienamente alla realtà in nessun paese del

mondo.

• Teorie della riproduzione sociale, in relazione al lone marxista e neomarxista.


Mettono l’accento sul fatto che la struttura di classe limita o inibisce la possibilità che

emerga il merito svincolato dei privilegi nell’ambito scolastico.

Brint mostra come queste teorie mostrino spunti interessanti di analisi, ma anche molti

limiti. Rivoluzione industriale in Europa: problema della scolarizzazione di base ritenuta

indispensabile per tutti si forma, così, un sistema scolastico a due vie:

• canale percorribile da tutti, senza sbocchi per la scuola superiore

• formazione dei gruppi dirigenti

3. I dilemmi dei sistemi di istruzione: tra accesso, selezione e riuscita

Il dibattito sull’uguaglianza delle opportunità di fronte all’istruzione ha a che fare con la

funzione di selezione sociale, cioè con quel processo attraverso il quale i soggetti

vengono filtrati e distribuiti all’interno delle diverse posizioni sociali disponibili.

Qui si può riassumere parlando di dilemmi, che soprattutto in sede politica scolastica si

sono dovuti affrontare e risolvere.

Brint fa notare 3 dilemmi tra loro collegati

1. Il dilemma selezione/socializzazione -> ci presenta un’opposizione tra selezione e

socializzazione: fino agli anni 70 c’era il problema dell’accesso, cioè della

caratteristiche che doveva possedere l’utenza del sistema scolastico ai suoi vari

livelli. Si trattava di dover scegliere tra privilegiare il ruolo della socializzazione

della scuola e quindi di accogliere il massimo numero possibile di allievi, o di fare

una grande selezione in funzione della formazione della futura classe dirigente e

dello sviluppo del mercato e dei professionisti. Questo dilemma era quindi se

aprire a tutti o chiudersi. In Italia si registrano notevoli variazioni, tanto che la

riforma Gentile 1923 è ritenuta un svolta nel senso della chiusura del sistema

60

fi

Pedagogia dell’educazione

attraverso l’intro degli sbarramenti. Il provvedimento che sancisce una maggiore

apertura del sistema scolastico è l’istituzione della scuola media obbligatoria con

la legge 31/12/1962 n. 1859, che segna a tutti gli effetti il passaggio da una scuola

di élite a una di massa. Come già sottolineato il passaggio alla scuola di massa fa

esplodere il problema dell’uguaglianza delle opportunità di fronte all’istruzione,

non più in termini di opportunità d’accesso, bensì come opportunità di riuscita: il

problema che si pone ora è la selezione e uguaglianza di opportunità. (Il problem

marzo a della chiusura/apertura delle scuole non scompare definitivamente,

rimane latente). Con la legge 8 marzo 2003 n. 53 (riforma Moratti) sul riordino del

sistema scolastico, si possono trovare posizioni contrastanti proprio sulla questione

delle finalità e delle funzioni della scuola di base, secondaria di primo e secondo

grado, pensando che sia importante fornire a tutti una solida formazione di base

con una durata significativa

2. Il dilemma uguaglianza/selezione -> gli interrogativi riguardano i criteri di

selezione da adottare, in relazione a un cambiamento di utenza e della finalità

della scuola. È negli anni 70 che emerge il concetto di “diritto allo studio”, come

diritto inalienabile di ciascuno all’istruzione e alla formazione

3. Il dilemma uguaglianza/differenza

4. Le determinanti della riuscita scolastica

L’uguaglianza delle opportunità di riuscita scolastica si orienta in modo sempre più

evidente verso l’analisi del legame tra selezione e origine sociale.

Era soprattutto l’ideologia meritocratica liberale, a ritenere che fosse sufficiente, per la

promozione di ciascuno, rimuovere le barriere esterne al sistema scolastico, che

impedivano ai giovani dotati, appartenenti agli strati sociali inferiori, di trarre vantaggio

dalle loro doti innate. Tra gli anni 50/60 vengono condotte molte ricerche per capire

quale sia il legame tra origine sociale e riuscita scolastica, perché molti giovani che

appartenevano alle classi meno agiate non continuavano gli studi e la loro riuscita era

inferiore.
61

Pedagogia dell’educazione

Teoria della deprivazione culturale -> i giovani che facevano parte della classi sociali

inferiori hanno un basso rendimento negli studi, perché la famiglia non gli fornisce valori,

la capacità linguistica e neppure gli orientamenti che la scuola invece richiede. È una

messa in luce della disuguaglianza delle opportunità educative. Un particolare aspetto

concerne il linguaggio.

Basil Bernstein elabora uno dei più importanti contributi di analisi sulle relazioni esistenti

tra linguaggio e riuscita scolastica. La teoria si fonda sulla constatazione che esiste una

netta differenza tra

• linguaggio formale (usato dalle classi più agiate), ha una sintassi meno prevedibile e
l’organizzazione della frase spiega il significato e lo rende esplicito. Il solo uso del

linguaggio pubblico orienta verso un basso livello di concettualizzazione.

• linguaggio pubblico (usato dalle classi inferiori), si distingue per la sua rigidità di
sintassi e per l’uso ristretto di possibilità formali per l’organizzazione verbale

Alle teorie dello spreco dei talenti e la deprivazione culturale hanno seguito numerosi

interventi degli USA in Europa di educazione compensatoria, che partivano dal

presupposto che fosse possibile rimuovere i fattori ascritti, intervenendo quindi per

rendere meno le cause esterne alla scuola. Le notevoli risorse investite in questi
programmi non hanno conseguito i risultati attesi.

Fra i vari fattori esterni alla scuola sono state individuati come significativi la classe sciale

e lo status d’origine, il genere o l’etnia.

Per quanto riguarda l’origine sociale, sia che si considerino le traiettorie di vita individuali,

sia che si esaminino le classi sociali e il loro funzionamento nei confronti dell’istruzione,

dagli anni 70 appare sempre più chiaro che la riuscita scolastica sia strettamente legata a

orientamenti positivi verso la scuola.

Anche Parsons mette in evidenza il bisogno al successo, un orientamento acquisito, che la

scuola apprezza, che viene sviluppato nel corso della socializzazione primaria. Alla

famiglia viene riconosciuto il compito dell’organizzazione della motivazione individuale .

62

Pedagogia dell’educazione

Parsons sottolinea come all’interno della classe scolastica “la principale differenziazione

strutturale si sviluppa gradualmente, sulla base dell’unico asse fondamentale, definito

come achievement”. L’achievement risulta essere una categoria discriminante messa in

atto dalla scuola per promuovere l’apprendimento degli alunni, premiando le loro

prestazioni, e differenziandoli quindi in base ai loro livelli di riuscita che corrispondono ad

una diversa distribuzione sociale.

Secondo Parsons sono due le componenti dell’achievement:

1. La prima costituita dall’apprendimento più propriamente cognitivo delle info, delle

capacità e degli schemi di riferimento associati alla conoscenza empirica e alla

competenza tecnologica

2. Può essere definita in via generale “morale”, fa riferimento al comportamento, alla

capacità di sottostare alla disciplina scolastica, alle regole di buona educazione.

Parsons nota come nella scuola elementare le due componenti non sono de tutto

separate, gli allievi vengono giudicati in base a criteri generali. I migliori allievi difatti sono

coloro che sono intelligenti, più responsabili, che si comportano bene.

Le teorie che si sviluppano in alternativa a quella funzionalista considerano in generale la

scuola come istituzione che sancisce le disuguaglianze sociali esistenti, in quanti ignora
l’esistenza di condizioni disuguali di appartenenza fra gli allievi, ma anche una diversa

possibilità di capire il funzionamento stesso della scuola e del suo impianto. A queste

teorie degli anni 70 si contrappongono un insieme di teorie (che comprendono la teoria

della differenziazione culturale, i teorici della riproduzione sociale e culturale ecc). In

questo dibattito rientra la polemica tra i sostenitori della preminenza dell’eredità, e quelli

orientati a valutare l’influenza dell’ambiente sociale; qui rientrano gli studi sul rapporto tra

istruzione e mobilità sociale.

Bourdieu e Passeron individuano due concetti fondamentali, quello del capitale culturale

e quello di ethos di classe, per dimostrare che la scuola non riconosce le disuguaglianze

di partenza degli allievi, e in questo modo non fa altro che riprodurre gerarchie sociali

esistenti.
63

Pedagogia dell’educazione

Il capitale culturale è l’insieme dei beni simbolici trasmessi dalle agenzie educative, in

primo luogo la famiglia e denota la possibilità per un soggetto di avere successo, e di

collocarsi in uno spazio e in una gerarchia sociale. È costituito dalla buone maniere, dallo

stile di vita, dal buon gusto ecc. Il capitale culturale è anche capitale sociale, fa

riferimento all’insieme della relazioni, delle frequentazioni che arricchiscono le possibilità

di conoscenza. Questo capitale è acquisito dalla famiglia di origine, rappresenta un

vantaggio e un prerequisito per accedere alla cultura scolastica

L’ethos di classe è costituito dall’insieme dei valori di riferimento, che contribuiscono a

definire anche gli atteggiamenti verso la scuola e la cultura scolastica e quindi l’interesse,

la motivazione all’apprendimento e alla frequenza scolastica.

Capitale culturale e ethos di classe costituiscono l’eredità culturale di ciascun allievo,

il bagaglio di ingresso che ciascun alunno porta con se nella realtà scolastica.

Bourdieu afferma che la scuola tratta tutti con uguali diritti e doveri, finisce per sancire

disuguaglianze iniziali di fronte alla cultura, e trasforma in tal modo il privilegio in merito.

Boudon sostiene che è importante considerare i fenomeni sociali come la conseguenza

dell’agire individuale, che non è solo agire dentro i ruoli sociali. Per questo nella carriere

scolastiche risulta importante il bivio di fronte al quale il soggetto compie delle scelte.
Boudon parla di una teoria della scelta scolastica, attraverso la quale poter spiegare sia il

perché ci si debba aspettare che un individuo di classe inferiore abbia un basso livello di

scolarità, sia perché le scelte in campo scolastico dipendano piuttosto debolmente

dall’origine sociale quando la resa scolastica è buona, e invece perché ne dipendano

fortemente quando la resa scolastica è cattiva. L’iter scolastico di un adolescente può

essere considerato come una sequenza di decisioni, la cui frequenza, natura e importanza

sonno determinate dalle istituzioni.

Per quanto riguarda il genere, dall’800 ad oggi le cose sono molto cambiate: le donne

dei paesi occidentali industrializzati sono arrivati ad avere una piena scolarizzazione e

l’accesso all’istruzione nei gradi più elevati. Hanno raggiunto i maschi sia nei tassi di

passaggio dalle medie alle superiori sia all’accesso all’università con risultati spesso

64

Pedagogia dell’educazione

maggiori. Tuttavia rimangono stereotipi nel rapporto tra donne e istruzione, ben visibili

nelle scelte degli indirizzi e dei curricoli delle facoltà universitarie.

Per quanto riguarda l’appartenenza etnica esiste una lunga tradizione di studi negli USA e

in Inghilterra. Molti di questi hanno teso a mettere in luce in quale misura l’appartenenza

etnica posso influenzare gli atteggiamenti verso l’istruzione e la riuscita scolastica, ma ci

sono una grande varietà di situazioni, sia tra le diverse etnie, sia all’interno delle stesse.

Le problematiche riguardanti il legame tra appartenenza etnica e istruzioni sono affiorate

anche nella realtà italiana.

5. Gli esiti della selezione: la dispersione scolastica

Un indicatore importante della funzione di selezione scolastica è rappresentato dalla

dispersione scolastica, cioè da quel fenomeno che riassume l’insieme delle bocciature,

degli abbandoni e le discontinuità dei percorsi rispetto alla regolarità prevista dagli

ordinamenti.

Essa mette in luce l’insuccesso scolastico, che diventa un indicatore importante per gli

insegnanti, per le famiglie e gli studenti.

Un atteggiamento ancora diffuso, vede questo fenomeno come fisiologico: è normale

perdere dei soggetti lungo il percorso, proprio perché la scuola richiede prestazioni in

ordine alla riuscita scolastica . Questa concezione dell’insuccesso scolastico riassume una

posizione meritocratica apparentemente oggettiva, ma che maschera tutta una serie di

problematiche e non consente di cogliere la dimensione qualitativa del problema.

Occorre considerarlo sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo. In ogni caso la dispersione

scolastica indica la qualità del sistema di istruzione in termini di efficienza e di efficacia, e

quindi del prodotto.

65

Pedagogia dell’educazione

5.1. Le trasformazioni del fenomeni della dispersione scolastica

La dispersione scolastica non è un fenomeno recente, ne solo italiano. Questo fenomeno

si trasforma nel tempo, presentando caratteristiche e problematiche differenti. Si possono

grosso modo individuare 3 periodi a partire dagli anni 60, che coincidono con

l’introduzione della scuola media obbligatoria:

1. Il primo periodo-> va da metà anni 60 a metà anni 80, dove la questione

fondamentale è quella dell’assolvimento dell’obbligo scolastico, a fronte di una

popolazione ancora largamente priva di istruzione elementare e con tassi di

scolarizzazione relativamente bassi. Gli sforzi per realizzare la piena scolarizzazione

di base mostrano i primi risultati già agli inizi degli anni 70: la popolazione in

possessi di licenza di scuola media passa dal 9.6% al 14.7%. Il tasso di scolarità dal

1961 al 1971 si alza dal 60.5% al 90.4%. La questione dell’assolvimento

dell’obbligo scolastico sembra grosso modo risolta, anche se permane il problema

della piena riuscita e del mancano assolvimento da parte di una quota significativa

della popolazione, soprattutto nel mezzogiorno.

2. Il secondo periodo-> va dalla metà degli anni 80 fin verso quasi la fine degli anni

90, dove al problema dell’assolvimento dell’obbligo scolastico si sovrappone e si

sostituisce quello della possibilità di permanenza nel sistema di istruzione e quindi


del prolungamento degli studi e del conseguimento di titoli di studi più elevati.

All’aumento dei tassi di scolarizzazione si accompagna il persistere delle

bocciature e delle ripetenze tanto nella scuola media inferiore quanto nella scuola

secondaria superiore. si registra uno spostamento di selezione verso la scuola

media e superiore e un permanere delle bocciature nella scuola superiore. È

opportuno sottolineare come le bocciature e ripetenze tendano a presentarsi

all’inizio di ogni ciclo (1° elementare, 1° media, 1° superiore): questo dura fino ai

giorni nostri. Il problema della permanenza nel sistema di istruzione è

particolarmente ben rappresentato da un indicatore importante, quello

dell’abbandono, cioè l’interruzione senza ripresa successiva del ciclo di studi. I

drop out (dall’inglese “cadono fuori”, “ritirato”), si fanno più consistenti con

66

Pedagogia dell’educazione

l’innalzamento dell’obbligo a 14 anni con la riforma della scuola media nel 1962: i

tassi passano dal 20.7% al 51.7%. Dagli anni 90 il calo di abbandoni nella scuola

media si fa visibile, tanto nel nord quanto nel sud e nelle isole. Questo risultato

può anche essere messo in relazione con l’investimento e l’impegno da parte del

ministero e degli insegnanti per fronteggiare l’insuccesso scolastico in generale, e

il fenomeno dell’evasione scolastica durante la scuola dell’obbligo. È negli anni 80

che si realizzano varie ricerche per scoprire i motivi dell’abbandono, che risultano

essere differenti in base a dove si verifica, se nella scuola di base o

successivamente, anche le motivazioni sono le più differenti. In base ai dati si

possono delineare tratti ricorrenti del fenomeno nella scuola secondaria:

• La maggior percentuale che si registra negli anni 80, è in prima e seconda


media in concomitanza con l’assolvimento dell’obbligo scolastico

• Il fenomeno tocca maggiormente (ancora oggi), più i maschi delle femmine,


tendono quindi i maschi ad abbandonare più facilmente anche perché hanno

maggiore possibilità di inserimento nel mondo del lavoro Spesso coloro che

abbandonano hanno un marcato insuccesso

• La situazione familiare denota spesso povertà culturale con carenze a livello di


scolarizzazione anche da parte dei genitori Le motivazioni dell’abbandono le
ricerche mettono in evidenza un prevalere dell’interiorizzazione da parte dei

ragazzi della propria inadeguatezza, che si assumono quindi quasi

completamente la responsabilita. D’altro canto gli inseganti tendono spesso

ad attribuire la colpa dell’insuccesso dei ragazzi che abbandonano alla

famiglia o nell’insufficienza delle strutture scolastiche. L’esame dei dati sugli

abbandoni nella scuola secondaria mostra un quadro diverso degli andamenti

dagli anni 70 ai 2000. Si denota un aumento negli anni 80, una riduzione nella

seconda metà degli anni 90, per avere una ripresa negli anni più recenti.

• L’abbandono nel corso degli studi, come le bocciature e le ripetenze,


presentano una diversificazione territoriale. Come già visto anche il genere

67

Pedagogia dell’educazione

incide sull’abbandono, difatti i maschi abbandonano maggiormente rispetto

alle femmine. Questa disomogeneità delle carriere si ripercuote anche nei

percorsi successivi fino al conseguimento della laurea. Studi e ricerche

evidenziano un modo differente di concepire l’istruzione, tant’è che si può

concludere su una maggiore centralità della scuola nei vissuti femminili. Altra

differenza si coglie nei diversi indirizzi della scuola secondaria superiore, con

un tasso di insuccesso molto più elevato negli istituti tecnici e professionali

rispetto ai licei. Molte ricerche confermano come la scelta della scuola

superiore e la conseguente riuscita scolastica siano da porre in relazione

all’origine sociale. Alcuni indirizzi accolgono più di altri un’utenza proveniente

da status sociali bassi (istituti professionali, magistrali ecc). Riguardo alle cause

che possono portare all’insuccesso, alle bocciature o all’abbandono, i fattori in

gioco sono molti, ma si coglie anche una differenza importante con

l’abbandono della scuola media che risulta molto più legato a attori di ordine

socioculturale in relazione alla famiglia di origine. L’abbandono della scuola

superiore risulta più complesso per quanto riguarda la comprensione delle

motivazioni di abbandono. In sintesi: nella scuola media hanno più a che fare

con la deprivazione socioculturale, nella scuola secondaria si trovano di fronte

a scelte co plesse che configurano carriere scolastiche discontinue

3. Il terzo periodo -> riguarda l’ultimo decennio, ha la questione che pone l’accento

sul successo formativo e sulla qualità in termini di efficacia del sistema di istruzione

e formazione. Questa attenzione trova riscontro nella definizione di un diritto-

dovere alla formazione esteso fino ai 18 anni, che viene sancito a livello legislativo

a fine anni 90, prima nella riforma Berlinguer e successivamente con la legge 28

marzo 2003. Gli anni 2000 segnano un cambiamento significativo per nel modo di

considerare la dispersione scolastica non più un fenomeno individuale, ma legato

al contesto. Va sottolineato che la dispersione scolastica si sposta ai livelli più alti

della scolarizzazione, quello del conseguimento del diploma. Coloro che lasciano il

corso di studi prima del suo compimento (early school leavers), non sono più

ragazzi delle scuole medie o dentro la fascia dell’obbligo, ma sono coloro che la
68

Pedagogia dell’educazione

lasciano prima del conseguimento del diploma. In sede europea, con il nuovo

millennio, si fa sempre più acuta la necessità di prestare attenzione all’istruzione e

formazione, valorizzando al massimo tutto il potenziale del capitale umano per far

fronte alle nuove sfide poste dalla società. Si sviluppa una comparazione

sistematica e la necessità di valutazione periodica dei sistemi educativi, con un loro

confronto specifico (come le prove invalsi). Queste comparazioni hanno fatto

emergere a più riprese il ritardo dell’Italia rispetto ad altri paesi, ma anche un

miglioramento negli ultimi anni. Secondo lo studio OCSE/PISA 2012 il 14% dei

ragazzi nelle scuole italiane ha bassi livelli di competenze in matematica,

letteratura e scienze, dove solo il 9% delle ragazze si è posizionato nei livelli più

bassi di queste tre discipline. Un nodo critico è quello dell’istruzione terziaria, che

in Italia presenta paradossi e carenze: da un lato si evidenzia una tendenza a

proseguire più che in altri paesi nella laurea di secondo livello (laurea magistrale),

dall’altro manca di percorsi professionalizzati di primo livello. Tornando a

considerare i dati sulla dispersione scolastica, si registra un miglioramento nei tassi

di bocciatura dai primi del 2000. La maggior parte di coloro che abbandonano

sono studenti iscritti a istituti tecnici e professionali, è possibile che si affianchino

prima al lavoro.

5.2. L’istruzione come risorsa e il problema della “fasce deboli”

Il Consiglio Europeo di Lisbona nel marzo 2000 ha posto per l’Europa l’obiettivo di

“diventare l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo,

capace di una crescita economia sostenibile accompagnata da un miglioramento

quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”.

(Obiettivi fissati al 2010 e concerne 10 aree diverse che includono le politiche sociali e i

settori più rilevanti per la costruzione di una economia basata sulla conoscenza e per la

modernizzazione del modello sociale europeo). Sempre in sede europea sono stati fissati i

nuovi obiettivi strategici dell’agenda Europa 2020, con l’obiettivo di delineare una

crescita intelligente, sostenibile, inclusiva. Un ruolo centrale è assegnato all’istruzione e

69

Pedagogia dell’educazione

alla formazione, con un impegno esplicito a:

• Estendere la frequenza prescolare ad almeno il 95% dea bb tra i 4 e l’inizio della


scolarità obbligatoria

• Contenere la dispersione scolastica e l’abbandono precoce degli studi entro il 10%


nei giovani tra i 18 e i 25 anni

• Ridurre la fascia di coloro che hanno insufficienti conoscenze in campo di letteratura,


matematica, scienze al di sotto del 15%

• Espandere l’istruzione terziaria

• Ampliare la lifelong education (Il Programma di apprendimento permanente), negli


adulti

La commissione cultura e istruzione del Parlamento europeo ha prodotto un bilancio di

quanto realizzato tra il 2013 e il 2015, e sono emersi andamenti positivi, in generale la

dispersione scolastica è in declino, la percentuale di laureati è passata dal 33.8% al 37.9%

nel 2014, ciò significa che un terzo dei giovani in europea sono laureati.

Riguardo al punto 2, si può osservare che l’Italia si trova in ritardo rispetto alla soglia del

10%, in generale si può sottolineare come dall’analisi della caratteristiche socioculturali


della famiglie di origine dei ragazzi che abbandonano precocemente gli studi, emerga

che le incidenti maggiori degli abbandoni si riscontrano tra i ragazzi che vivono in

famiglie con un livello di istruzione più basso.

È importante fermare l’attenzione sui fattori che influenzano la decisioni scolastiche

individuali, che consentono di far emergere non solo la razionalità, ma anche i vincoli e le

condizioni che le rendono possibili.

Nella società contemporanea, l’istruzione e la formazione si configurano come bene o

risorsa fondamentale sia per i soggetti sia per la società. L’istruzione assume a tutti gli

effetti il carattere di bene di investimento; tuttavia al giorno d’oggi questo bene sia

accessibile a tutti, la sua acquisizione in termini di titolo di studio elevati non avviene in

70

Pedagogia dell’educazione

modo omogeneo fra gli utenti del sistema di istruzione. In sostanza la decisioni di

acquisire o meno istruzione, e quindi di investire proseguendo negli ordini di scuola

superiori è strettamente legata a tutta una seria di aspetti, individuali e strutturali, che si

intrecciano. Da un lato un fattore importante nella decisione di investire in istruzione è

costituito dalle risorse personali, quali doti e motivazioni.

Un secondo complesso di elementi, è costituito dal background culturale e dalle risorse

economiche familiari. Tutte le ricerche mostrano chiaramente l’influenza diretta, anche

oggi, dell’origine sociale e culturale, nel definire la riuscita scolastica da un lato, e

dall’altro le opportunità di acquisire titoli di studio elevati, e infine nel determinare la

spendibilità del titolo ottenuto sul mercato del lavoro e quindi, la capacità di guadagno.

Un terzo insieme di fattori che interagisce con le scelte individuali è legato a condizioni

esogene al soggetto, quali la collocazione territoriale e le condizioni del mercato e del

lavoro locale, che rinforzano o deprimono la decisione di investire in istruzione.

Un ulteriore elemento spesso trascurato nel corso degli studi e delle ricerche sulle scelte

scolastiche e i loro esiti, è costituito dal funzionamento dell’istituzione scolastica e dalla

sua capacità di sostenere le scelte di investire in istituzione. Questo elemento si rileva

essere spesso cruciale, soprattutto nelle decisioni di abbandonare la scuola.

Tutti i fattori considerati che intervengono nelle decisioni scolastiche individuali, mettono

in evidenza come le scelte e le strategie siano frutto di un intreccio complesso do

elementi, ma soprattutto questi fattori rivelino l’esistenza di forti mancanze di uniformità,

tanto nella formulazione delle scelte, quanto nella possibilità di sostenerle nel tempo.

All’interno della domanda sociale di istruzione così come degli esiti scolastici, emerge

pertanto tutta una serie di situazioni che si collocano all’interno di un continuum di

vantaggi/svantaggi, che definisce in sostanza una non omogenea distribuzione delle

risorse materiali e culturali e quindi una differenziazione di quelle che Amartya Sen chiama

capacità di funzionamento. In questa prospettiva, particolare attenzione meritano le fasce

deboli, che si collocano in posizione di scarsità di risorse materiali e culturali e quindi

presentano una debole capacità di funzionamento sia nelle scelte sia nella fruizione della

71

Pedagogia dell’educazione

formazione. I soggetti deboli o marginali non esprimono in sostanza una debolezza

intrinseca, ma sono portatori di una privazione relativa rispetto a qualcosa che invece, a

livello sociale è ritenuto fondamentale.

6. Istruzione e mobilità sociale

Nel corso delle riflessioni fatte, si fa riferimento al rapporto tra formazione e occupazione

e più in generale tra istruzione e mobilità sociale.

Perché ci si occupa di mobilità sociale trattando delle disuguaglianze sociali? Nelle

società moderne le traiettorie di vita sono all’insegna del principio della acquisitività e

quindi della mobilità, che consente il passaggio da una posizione sociale all’altra, e più in

generale rappresenta un criterio di liberazione dalle forme determinanti originarie. Gli

approcci agli studi di mobilità sono 2:

A. Uno di tipo individualistico , che considera le traiettorie individuali

B. L’altro di gruppo, che analizza le possibilità di spostamento da un gruppo

all’interno di una classificazione, come per esempio quella della condizione

professionale. All’interno dello studio della mobilità, si opera inoltra una

distinzione importante:

• La possibilità di conseguire un titolo di studio elevato in relazione alla


condizione originaria, e in particolare al titolo di studio del padre, o dei

genitori(mobilità educativa)

• La possibilità di conseguire posizioni sociali elevate in relazione al titolo di studio


conseguito dal soggetto. (mobilità sociale)

Tra A e B esistono collegamenti importanti, ma la distinzione è importante. L’analisi delle

disuguaglianze di fronte all’istruzione porta ad occuparsi del rapporto istruzione-mobilità

sociale, proprio perché nella società moderna industriale, l’istruzione è sempre più

considerata all’interno del processo complessivo di mobilità.

Mobilità intra generazionale: quando si considera lo spostamento del soggetto all

72

Pedagogia dell’educazione

interno della sua traiettoria di vita, o si confrontano i singoli percorsi all interno di una

stessa coorte di soggetti.

Mobilità inter generazionale: mette a confronto le posizioni di diverse generazioni nel

tempo.

Fino alla fine degli anni 70, anche in Italia, prevale la tesi dell’istruzione come

investimento, ce fa sì che i giovani prolunghino la scolarità nella speranza di conseguire

un titolo di studio elevato.

La tesi funzionalista definisce uno stretto legame tra istruzione e ruoli occupazionali, e in

particolar modo tra livelli elevati di istruzione e occupazioni ritenute importanti. Le

competenze necessarie si acquisiscono con l’istruzione, che diventa un canale privilegiato

di ascesa sociale. Questo modello (funzionalista), trova conferme con ricerche condotte

negli anni 50/60. Però il titolo di studio non garantisce la mobilità sociale per tutte le

classi sociali in modo analogo .

Boudon nei suoi studi arriva alla conclusione che l’istruzione non riduce le disuguaglianze

sociali, ma anzi, produce effetti perversi perché per ottenere lo stesso status

occupazionale occorre sostenere costi, in termini di tempo e denaro, sempre più alti; con

l’aumento della scolarizzazione si genera l’inflazione dei titoli di studio, che a sua volta,
contribuisce a neutralizzare gli effetti positivi sulla mobilità sociale. Questa analisi è stata

soggetto di molte critiche. Gli studi realizzati negli anni 80 sul rapporto tra origine sociale,

istruzione e occupazione mostrano come il legame sia più complesso di quanto abbia

teso a dimostrare gli studi precedenti.

L’istruzione di massa di fatto non ha contribuito a realizzare una riduzione delle

disuguaglianze sociali e anche le riforme scolastiche non hanno avuto incidenza nel

portare fino ai livelli superiori i soggetti meno avanzati. Da tutte le riflessioni affrontate

emerge l’esigenza di riconsiderare la questione dell’investimento in istruzione riattivando

concetti e categorie disponibili, ricombinando approcci individuali e approcci macro allo

studio dei processi di mobilità sociale. Soprattutto la centralità dei processi decisionali e

la valorizzazione dei soggetti in quanto portatori di competenze in ordine alle scelte da

73

Pedagogia dell’educazione

compiere conducono alla possibilità di rielaborazione sia dell’analisi delle disuguaglianze

e dei processi di mobilità sia delle traiettorie di vita.

7. Il dilemma contemporaneo: uguaglianza o differenza?

L’articolazione del dibattito sulle disuguaglianze educative con il tema della mobilità

sociale attraverso l’istruzione, ha portato ad approfondimenti già a partire dagli anni 80,

facendo emergere l’aspetto delle differenze, largamente sottovalutato fino agli anni 70,

quando l’attenzione era tutta sull’uguaglianza delle opportunità. Le politiche scolastiche

negli ultimi anni si trovano coinvolte in un terzo dilemma che è stato indicato come il

dilemma uguaglianza/differenza, che pone al centro del dibattito la questione della scelta

dell’intenzionalità degli attori. Parlare di scelta vuol dire mettere a tema l’intenzionalità e

la razionalità dell’attore rispetto a quella dei condizionamenti strutturali e culturali.

Gambetta: tematizzare la differenza in educazione significa pertanto introdurre una

lettura diversa degli stessi condizionamenti sociali e accogliere la possibilità, per il

soggetto, di una loro presa in esame e quindi di una problematizzazione dei vincoli e

delle aspettative, con il riconoscimento di gradi di libertà per il soggetto. (chances di vita

di Dahrendorf).

Il tema della differenziazione riguardante i soggetti debba essere messo in primo piano

oggi, all interno dell analisi del problema delle disuguaglianze. (Approccio funzionalista e

conflittualista appiattiscono o negano il tema della differenza).

Funzionalismo: considera la differenziazione tra gli individui esclusivamente in termini

strutturali e funzionali. Conflittualismo: fa coincidere la differenza come lettura in negativo

della deprivazione di molti ragazzi sul piano del capitale culturale a loro disposizione.

DISUGUAGLIANZA non corrisponde al termine DIFFERENZA: Disuguaglianza: strutturale

e quantitativo: Differenza: individuale e qualitativo

Il tema dell uguaglianza si sviluppa attorno ai nodi:

• dell accoglienza

74

Pedagogia dell’educazione

• Inclusione

• Partecipazione attiva e consapevole dei processi d insegnamento.

Schizzerotto: “le disparità intercorrenti tra i soggetti di diversa provenienza sociale nelle

chances di raggiungere le varie credenziali educative, o di superare i vari punti di

biforcazione del sistema scolastico, sono rimaste, nella generalità dei paesi europei a

regime liberaldemocratico, sostanzialmente le stesse durante gli ultimi quarant anni”

Coleman: il capitale sociale come quel capitale “incorporato nelle relazioni tra le persone

e che viene creato quando le relazioni tra persone cambiamo i modi che agevolano l

azione”. Esso è spendibile all interno di situazioni interattive, in processi di scambio che si

allargano e di cui beneficiano anche coloro che non hanno creato direttamente quel tipo

di capitale sociale.

Soggetti con forte capitale culturale: posizione debole nell ambito dei processi di

scambio centrali di una determinata società

Soggetti con forte capitale sociale: hanno un capitale culturale inerte o poco spendibile o

indebolito dall incapacità di stare dentro i sistemi di istruzione o i circuiti dell informazione

e della conoscenza.

Scuola come “scatola nera” al suo interno è possibile trovare molti elementi di

chiarificazione di come i soggetti vivono e si comportano e ci si accorgerebbe di come

questa sia una realtà in qualche misura anche autonoma e non del tutto e

deterministicamente legata alle strutture sociali esterne e alle loro pressioni.

Boudon, Dahrendorf, Coleman, Archer: concezione dialogica e sequenziale del

rapporto fra strutturazione dei condizionamenti sociali e culturali ed esiti finali.

75

Pedagogia dell’educazione

PARTE TERZA
ATTORI E AGENZIE NEI PROCESSI EDUCATIVI

Capitolo 6: Famiglia e socializzazione: l incontro di


generazioni e di genere
Entriamo ora nel merito dei processi formativi, prestando attenzione alle diverse agenzie

di socializzazione e agli attori principali che in esse operano. Queste sono:

• la famiglia = costituisce la prima realtà con la quale il bimbo viene a contatto,

• la scuola = questa fa riferimento negli studi sulla socializzazione delle giovani


generazioni.

• il gruppo dei pari + mass media = non tutti riconoscono ancora questi come delle
vere e proprie agenzie formative, ma è indubbio che questi due ambiti abbiano un

peso importante nel processo di socializzazione ed è dunque opportuno prenderli in

considerazione.

6.1 La famiglia come gruppo e come istituzione

Famiglia definita da Charles Cooley un gruppo primario proprio per il ruolo fondamentale
che svolge nella socializzazione del bambino e per i legami emotivi profondi che legano

tra loro i componenti della famiglia. Essa è anche un istituzione sociale ovvero che

possiede un assetto normativo definito socialmente ed è pervasa da modelli che regolano

il comportamento di coloro che vi abitano e che contemporaneamente mettono in

relazione questo comportamento con dei contesti di significato molto più ampio.

Assolvimento dell obbligo scolastico: la famiglia è l istituzione responsabile ma la scuola

si trova spesso a dover far rispettare questo diritto dovere andando ben oltre il rapporto

puramente istituzionale.

Anni 70, critica alla famiglia borghese, ed alla condizione della donna, emarginata sia in

famiglia che all’interno del mercato del lavoro. Negli anni ’70 inoltre vengono rotti tutti

76

Pedagogia dell’educazione

quegli schemi e modelli della famiglia per la quale emergono ipotesi alternative. Dunque

la famiglia non è più considerata in base ai legami di sangue quanto dall’affetto fra i

membri e sul mutuo consenso maturato giorno dopo giorno. Considerati tutti questi

processi è comprensibile che la famiglia si è trasformata nel tempo.

Famiglia borghese:

• enfasi sulla dimensione etica e normativa

• attenzione specifica alla cura e alla crescita dei bambini con una centralità del ruolo
della donna nella costruzione di un equilibrio tra individualismo e responsabilità

sociale

• Separazione tra vita privata e impegno pubblico.

La famiglia smette di essere un dato obiettivo, un istituzione, per diventare uno

spazio per il progetto di individui

1. funzioni della famiglia

Si è passati da una famiglia patriarcale, ad una famiglia nucleare composta da due sole

generazioni. (anche se alcuni autori ritengono che sia riduttivo considerare la famiglia
nucleare come un prodotto tipicamente moderno).

I punti essenziali per considerare la storicità della famiglia sono riconducibili al passaggio

da un’epoca preindustriale alla società moderna. Questo passaggio ha allentato i vincoli

di parentela fino alla dissoluzione della famiglia patriarcale.

Anche Parsons, ritiene che la famiglia è un’unità solidale, ed una volta che questa è

costituita lo status di membro è ascritto. Con l’avvento della società industriale, è

riscontrabile una trasformazione all’interno della famiglia dei rapporti interpersonali tra

marito e moglie e genitori e figli

Se mettiamo a confronto la famiglia con l’epoca storica, ci rendiamo conto che esistono

due modelli fondamentali, che sono quello della famiglia estesa e quello della famiglia

77

Pedagogia dell’educazione

nucleare. Non varia, al variare di queste solo il numero dei componenti della famiglia

stessa, quanto piuttosto le funzioni svolte dalla famiglia moderna ed i ruoli per lo

svolgimento di tali funzioni:

- socializzazione primaria dei figli

- Stabilizzazione delle personalità dei membri adulti di ambo i sessi

Parsons, ritiene che con l’avvento della società industriale, la famiglia perde funzioni

generali a favore di una specializzazione funzionale. Questa si occupa dunque in modo

particolare della socializzazione primaria dei figli e regola equilibri delle personalità dei

membri adulti. (si occupa dunque maggiormente degli aspetti psicologici e affettivi).

La famiglia determina lo status ascritto del figlio, anche se è vero che ormai la

realizzazione del figlio è da porre in relazione con tutta una serie di ruoli ce devono essere

acquisiti. La famiglia dunque dipende dalle dinamiche macro-sociali, il raggiungimento

dell’adattamento del nucleo familiare, riduce al minimo le tensioni che potrebbero

minacciare l’equilibrio del sistema complessivo.

Negli anni ’70 si parla sempre più della famiglia come di un prodotto storico in via

d’estinzione, e ci ovviamente accende grandi dibattiti. In ogni caso la famiglia riesce a

superare la crisi di delegittimazione. Dagli anni ’80, essa insieme alle sue funzioni viene
rivalutata. I rileva dunque che la famiglia si assume oggi tuta una seria di compiti,

collocabili nelle diverse fasi del ciclo di vita. (Rossi 1990).

Struttura e ruoli della famiglia: Esiste una modificazione dei ruoli svolti dai diversi

componenti della famiglia, sia interna ai ruoli sia tra i ruoli, soprattutto riguardo alla loro

gerarchia. Nella famiglia pre-moderna, i compiti e le funzioni si svolgono in base ad

un’autorità di tipo patriarcale.

2. struttura e ruoli della famiglia

Con l’avvento della società industriale, si trasformano sia la struttura che le funzioni della

famiglia. Il modello di famiglia prevalente: famiglia nucleare isolata in cui il ruolo


78

Pedagogia dell’educazione

lavorativo si separa dal ruolo familiare. Essa si struttura intorno alla coppia e in genere su

solo due generazioni, quella dei genitori e dei figli.

Parsons (e Bales) studia (in riferimento alla classe media americana) in modo particolare la

famiglia nucleare isolata, che ha come prospettiva la promozione sociale, ed è

caratterizzata da una tensione di carattere acquisitivo, che forgia la sua struttura interna in

funzione della ricerca del successo sociale. La famiglia diventa un sistema organizzativo

diviso in 4 tipi fondamentali di ruoli: adulto – bambino – maschio – femmina.

Alla famiglia nucleare si affianca il modello di famiglia simmetrica, che accentua la

simmetria dei ruoli anche sul versante lavorativo di entrambe i coniugi. La famiglia

simmetrica è legata in modo particolare all’evoluzione del ruolo femminile, cioè della

donna che svolge sempre più spesso lavori al di fuori dell’ambito domestico. Il rapporto

di coppia diviene centrale nella famiglia simmetrica. Si può parlare dunque di una rottura

di una rigida divisione dei ruoli.

Questi due modelli “ideali” della famiglia parsoniana, fondata sulla distinzione e sulla

complementarità dei ruoli, è riscontrabile nella società contemporanea.

Tipi di famiglia:

- monopersonale: composta da un unico componente nucleare tradizionale: genitori e


figli monoparentale: un solo genitore e i figli allargata

- “ricostruita” : dallo scioglimento di altre famiglie a seguito di separazioni e divorzi

- “famiglie di fatto”: unione libera ovvero non sancita dal legame matrimoniale

Se tutt’ora si può osservare la prevalenza della famiglia nucleare, bisogna sottolinea

l’aumento delle famiglie solitarie e delle famiglie composte da coniugi senza figli

connesse sia al calo della natalità sia all’invecchiamento della popolazione.

A conclusione di queste riflessioni si può evidenziare come sia difficile al giorno d’oggi

individuare un modello univoco di famiglia.

79

Pedagogia dell’educazione

3. Ciclo di vita e socializzazione familiare

Anche oggi, che si sta rivalutando il ruolo della famiglia, essa, come sempre riveste un

ruolo importante nel processo di socializzazione primaria dei figli, perché costituisce il

gruppo primario di riferimento.

Per quanto riguarda la socializzazione familiare, lo studio di Parsons e Bales, rimane il più

importantante per quanto riguarda questo ambito, ed è un punto di riferimento anche

per coloro che vogliono prendere le distanze da questa impostazione.

Loro, delineano il modello del processo di sviluppo, che si articola in una socializzazione

divisa in 4 fasi (che vengono poi mutate dai lavori di Freud sullo sviluppo psico-sessuale):

- la fase della dipendenza orale, che corrisponde all’identità madre-bambino.

- la fase anale e dell’attaccamento amoroso, differenziazione dell’oggetto genitore da


sé.

- la fase edipica a cui segue la fase della latenza, nel corso delle quali si realizza
un’integrazione nel sistema dei ruoli familiari, differenziati secondo il sesso.

- la fase della genialità, che porta a una maturità psico-sessuale, corrisponde la


periodo dell’adolescenza.

Questo processo ha un andamento discontinuo perché ogni fase richiede una specifica

ed estesa riorganizzazione della struttura della personalità come sistema. (Parsons, Bales

1974)

Ci sono inoltre due teoremi di base sui quali poggia lo sviluppo della personalità:

- il primo afferma che la personalità è organizzata sull’interiorizzazione di oggetti


sociali.

- Il secondo sostiene che la personalità si sviluppa attraverso un processo di


differenziazione di un sistema di oggetti interiorizzati assai semplice in sistemi

progressivamente più complessi.

80

Pedagogia dell’educazione

La socializzazione familiare, ruota intorno a persone adulte importanti per il bambino,

ovvero i genitori che rappresentano le figure parentali di riferimento.

Parsons e Bales mettono in luce come essi siano gli agenti socializzanti con un duplice

ruolo: da un lato si costituiscono come modelli mentre dall’altro, si configurano come

agenti di controllo sociale, che portano il socializzando allo sviluppo della

complementarità richiesta dal modello proposto.

L’identificazione è dunque un processo di interiorizzazione dei valori comuni o collettività,

fondamentale della socializzazione primaria.

Quando si studia la socializzazione, si scandiscono delle fasi e della tappe di sviluppo.

L’approccio dello sviluppo, è importante nello studio della socializzazione, perché

introduce la dimensione temporale come punto importante per la comprensione della

varie fasi del processo e dell’evolversi dei rapporti intrafamiliari alla luce dei vari momenti

del ciclo di vita che la famiglia attraversa. Non è più dunque solo il bambino, ma tutta la

famiglia ad essere considerata come un sistema in evoluzione.

Ogni famiglia ha dunque la sua storia, ed ogni tappa della vita della famiglia è segnata da

eventi critici e da compiti di sviluppo. La famiglia potrebbe soffrire se davanti ad un

evento critico non venissero attivati nuovi processi di adattamento e quindi di


cambiamento della struttura. Ogni evento critico comporta un processo di decostruzione

e di ricostruzione dell organizzazione familiare, intesa non solo nei suoi aspetti materiali,

bensì anche cosgnitivi, simbolici e affettivi. Esso porta al cambiamento.

81

Pedagogia dell’educazione

fase Evento critico Compiti di sviluppo

Costruzione della coppia Matrimonio Formazione dell identità

Famiglia con bambini Nascita dei figli Accettazione di una nuova


generazione e assunzione dei
ruoli
genitoriali

Famiglia con adolescenti Adolescenza dei figli Adeguamento delle relazioni


genitori figli per
favorire la reciproca
separazione

Famiglia trampolino I figli escono di casa Accettazione della relazione


adulto adulto tra genitori e
figli

Famiglia anziana Pensionamento, malattia Sostegno alla generazione di


mezzo e partecipazione alla
vita dei nipoti

6.3 problematiche attuali della socializzazione familiare

A questo punto lo schema di riferimento parsoniano non consente più un riscontro

puntuale della realtà, perché esiste una pluralità di modelli culturali e tanti vari modi di

“essere” famiglia e di “vivere” famiglia.

Emergono dunque oscillazioni fra consumismo e solidarietà, assistenza nelle reti informali

di parentela e vicinato, attenzione all’altro e ai processi di individualizzazione insieme

all’investimento affettivo calcolato e infine emerge una maggiore capacità di difesa del

benessere fisico contemporaneamente ad un aumento delle forme di chiusura narcisistica.

Condizione dell infanzia: da un lato si enfatizza uno spazio specifico nel ciclo di vita, all

interno del quale il bambino possa sviluppare pienamente le sue qualità spontanee

(puerocentrismo). Dall altro lato, invece, si assiste ad una progressiva limitazione di questa

fase nel tempo, attraverso una continua e sempre più pressante anticipazione delle

esperienze (adultismo).

Neil Postman “scomparsa dell infanzia” a seguito della caduta di tutti quegli elementi di

asimmetria, alterità tra condizione infantile e condizione adulta.

Aries: infanzia come età della via ben separata e ben individuata. La caduta dei diversi
82

Pedagogia dell’educazione

elementi di separazione, avvia la scomparsa dell infanzia proprio perché vengono meno i

caratteri di individuazione della discontinuità generazionale. Purtroppo nella realtà

contemporanea, a proposito dell’infanzia, sta emergendo una contraddittorietà tra il polo

della valorizzazione del bambino come bene raro e il polo del maltrattamento.

C’è che sostiene che al giorno d’oggi, in particolare la figura paterna è cambiata da altri

agenzie socializzanti (i.e. coetanei – mezzi di comunicazione di massa).

Riesman mette in evidenza negli anni ’50, in polemica con Parsons, come il tipo di

personalità che si và affermando sia quella dell’eterodiretto. In questa fase di

eterodirezione, i genitori sono sempre più incerti sul modo di educare i figli che

avvertono questo stato di ansietà. Questo accade perché essi non si sentono più superiori

al bambino che deve a sua volta affrontare le tensioni emotive dei genitori.

“Dalla morale al morale” ovvero da un educazione orientata all assunzione di

responsabilità e consapevolezza a un educazione improntata a cogliere l opinione e l

approvazione degli altri.

Tuttavia, ci sono oggi dei segnali di inversione di tendenza, cioè si va verso una

riappropriazione dei ruoli genitoriali, in particolare da parte dell’uomo. È emerso il

bisogno di superare il discorso di una società senza padre nel corso di una ricerca svolta
intorno al 1975 sulle famiglie di Milano. Un’altra ricerca, ancore più recente condotta in

Emilia-Romagna ha evidenziato come i padri non accettino più un ruolo secondario, pur

accettando quello dominante della madre.

Bisogna però dire che nelle situazioni anomale come in caso di divorzio o di

tossicodipendenza dei figli, il ruolo del padre perda notevole valore. (capita infatti che i

padri dopo un divorzio perdano del tutto contatto con i figli). Maschio e femmina sono

visti dalla società in modo differente e nell ambito familiare.

Isabella Crespianalizza la comunicazione in famiglia e la trasmissione di modelli di

genere tra genitori e figli. Si possono distinguere 3 stili diversi praticati all interno della

medesima realtà familiare e in situazioni differenti:

83

Pedagogia dell’educazione

- Indifferenziato: differenza non legata al genere (maschio e femmina) bensì a scelte e


percorsi individuali

- Parzialmente differenziato: applicato alle regole (uscite, abbigliamento…)

- Differenziato: differenza nei compiti , nei ruoli e nelle opportunità per i due sessi.

Il capitale sociale che cos e:

- Bourdieu: insieme delle relazioni che un attore, sia esso individuo o gruppo,
possiede e può mobilitare per promuovere i propri scopi o interessi.

- Coleman: significativo facendo riferimento alla qualità della relazione sociale, che
diventa una vera e propria risorsa per l agire del soggetto o del gruppo.

- Putnam: distingue a sua volta tra:

- capitale sociale bonding: legami che si sviluppano all interno di un gruppo

- capitale sociale bridging: tutti quei legami e vincoli esterni al gruppo,


consentendone una sua collocazione più ampia

Le numerose ricerche sui giovani evidenziano il “bisogno della famiglia”, che porta ad un

prolungamento della permanenza nella famiglia d’origine anche oltre l’età giovanile.

Si può concludere evidenziando il ruolo essenziale della socializzazione familiare, tant’è

vero che in negativo ciò porta ad una povertà di risorse, di stimoli, di opportunità di

crescita e di sviluppo legata alla situazione familiare d’origine.

84

Pedagogia dell’educazione

Capitolo 7: La “trasmissione” della cultura, la scuola


e gli insegnanti
La scuola è definita un’istituzione formale, poiché destinata in modo specifico e

intenzionale alla trasmissione della cultura. L’educazione che avviene a scuola è solo una

parte dell’educazione generale che il soggetto riceve dai vari ambiti, come la famiglia ad

es. Brint , fa una distinzione tra educazione e istruzione: egli definisce ciò che svolge la

scuola istruzione scolastica, “una forma organizzata dell’educazione che ha luogo nelle

scuole.”

Il nostro punto di partenza è quello che considera la scuola un’istituzione: una realtà fatta

di fattori, norme, un modello regolare per chi la frequenta. Inoltre nelle scuole le attività si

organizzano e si realizzano di diversi fronti e piani, da quello più definibile come istruzione

(insieme di contenuti, saperi organizzati in sequenze curricolari e didattiche), e quello

definibile come educazione, che fa riferimento alle dimensioni dei comportamenti,

atteggiamenti ed elaborazione di significati. La scuola viene considerata come agenzia di

socializzazione, luogo di esperienza della relazionalità e intersoggettività, realizzata

sull’asse portante dei processi di insegnamento-apprendimento.

In questa prospettiva di definizione, possiamo dire che la scuola è una realtà complessa,
che è al contempo istituzione, un servizio e una comunità

• Come istituzione la scuola svolge funzioni importanti per la società: da quella


economica a quella sociale, che forma il cittadino alla convivenza civile, a quella

culturale, di trasmissione di patrimonio e conoscenze

• Come servizio, essa fornisce prestazioni a individui o gruppi

In quanto comunità, la scuola si presenta come un vero e proprio ambiente di vita, sia

fisico, sia simbolico, orientato allo sviluppo della crescita del singolo e del gruppo.

In sintesi, la scuola in quanto istituzione specializzata si presenta pertanto come una

comunità di apprendimento e di esperienza, che sviluppa un’intenzionalità educativa,

85

Pedagogia dell’educazione

obiettivi, strategie, modalità di azione e di interazione, legati anche in larga misura a una

cultura intrinseca al contesto stesso.

La scuola è, da sempre, una realtà organizzativa centrata sulla cultura, con una sua cultura

di riferimento, che richiede alcuni requisiti e comportamenti per accedervi.

La cultura della scuola, si presenta con almeno tre livelli di configurazione, nei quali si

possono cogliere i processi e le dinamiche dell’attività scolastica nel suo complesso:

1. Un primo livello, dato dalla cultura come sapere/saperi, il cui riferimento è a un

patrimonio culturale organizzato condiviso, trasmissibile, declinato in forma di

culturale organizzativo, condiviso, trasmissibile

2. Un secondo livelli, è quello della cultura come insieme di norme, regole, rituali

condivisi che formano la struttura portante; si tratta di una vera e propria cultura

della comunità scolastica, con norma, anche non scritte, e tipizzazione di modalità

di comportamento questa dimensione più normativa fa riferimento a quello che

viene denominato “curricolo nascosto o latente” della scuola, quell’insieme di

regole e pratiche che coloro che vi appartengono ben conoscono, ma che può

essere di impedimento per coloro che vi entrano per la prima volta.

3. Un terzo livello è quello della cultura come sapere organizzativo o anche


dell’organizzazione come cultura, che definisce pratiche di funzionamento e di

gestione (nel caso dell’organizzazione scolastica, calendario, orari, organizzazione

dell’insegnamento, curricoli ecc). questi dimensione della cultura organizzativa

diventa rilevante in una scuola alla quale si attribuiscono autonomia organizzativa e

amministrativa, oltre che didattica.

2. Le funzioni della scuola Scuola ha 2 funzioni fondamentali:

1. Socializzazione

2. Selezione

86

Pedagogia dell’educazione

2.1. La funzione di socializzazione

Steven Brint mette in luce che la socializzazione non è solo la coltivazione di valori e di

standard di condotta, implica il tentativo di influenzare comportamenti, valori morali e stili

culturali.

Brint distingue tre dimensioni della socializzazione:

• Una dimensione che attiva una conformità comportamentale, che implica azioni che
attivano il corpo e i suoi movimenti

• Una dimensione che costruisce una conformità morale, cioè azioni volte alla
produzione di un senso interiorizzato di "azione giusta”

• Una dimensione che fa riferimento a una conformità culturale, che implica


l’apprendimento di stili e punti di vista socialmente approvati.

Come già visto (capitolo 6), è a partire dal momento in cui la funzione economico-

produttiva della famiglia si contrae, o si modifica, che essa si affida sempre di più alla

scuola, per quanto riguarda la formazione, la qualificazione e anche la riuscita personale

dei figli.

La scuola si inserisce pertanto tra la famiglia e il mondo del lavoro per continuare quel
processo di socializzazione secondaria che consiste, come sottolinea Parsons, in una

specificazione su base situazionale, degli orientamenti di ruolo. La socializzazione

secondaria prepara all’assunzione dei ruoli adulti e si realizza pertanto attraverso

l’interiorizzazione di “sottomondi” istituzionali o fondati su istituzioni.

Oltre alla distinzione tra socializzazione primaria e secondaria, possiamo sottolineare

come la socializzazione scolastica si differenzi da quella familiare, perché è un processo

che comporta contemporaneamente:

• Un’emancipazione del ragazzo dall’attaccamento emozionale alla famiglia

• Un’interiorizzazione dei valori e delle norme sociali che costituisce un passo in avanti
rispetto a quello che il ragazzo può apprendere in ambito familiare, e soprattutto

87

Pedagogia dell’educazione

possiede caratteristiche universalistiche rispetto a quelle particolaristiche del gruppo

familiare

• Una differenziazione della classe in termini si achievement (successo)

• Dal punto di vista della società, una selezione e una distribuzione delle risorse umane
in relazione al sistema di ruoli adulti.

Nella concezione parsoniana si realizza una forte continuità all’interno del processo di

socializzazione e quindi anche tra le due agenzie fondamentali, e questa continuità è

riscontrabile solo in società molto integrate. Nella società contemporanea invece il

rapporto tra le due agenzie di socializzazione assume spesso il carattere di discontinuità e

a volte anche di conflitto aperto.

Rimane in ogni caso fondamentale la caratteristica principale della socializzazione

scolastica così come è stata individuata da Parsons, cioè l’universalismo delle procedure

rispetto al particolarismo delle singole famiglie e dei loro stili educativi.

2.2. La funzione di selezione

Fin dai primi studi di sociologia dell’educazione viene evidenziata per la scuola e quindi

per l’insegnante la funzione di selezione. Sorokin sostiene che la scuola è parte di un


meccanismo sociale che prova la capacità degli individui, che li setaccia, li seleziona e

decide della loro possibile posizione sociale.

Waller, riprende il lavoro di Sorokin, e attribuisce alla scuola anche il ruolo di selezione in

ambito di mobilità sociale degli individui. È soprattutto Parsons a sviluppare in modo

analitico lo studio della selezione nella scuola, individuando il parametro che la governa,

l’achievement.

Abbiamo parlato delle uguaglianze di opportunità, ora vediamo come l’enfasi

sull’uguaglianza delle opportunità si sposta al dibattito dalla questione degli accessi

all’analisi degli esiti scolastici.

88

Pedagogia dell’educazione

Secondo Bourdieu, la scuola ignora o trascura l’esame delle condizioni di possibilità di

una fruizione dell’istruzione e dell’apprendimento.

Venendo agli anni più recenti, si può rilevare come la selezione scolastica da tempo sia

diventata argomento quasi del tutto marginale quando non osteggiato. Si può

sottolineare, soprattutto oggi, come questa disattenzione alla funzione di selezione

evidenzi una scarsa capacità di attingere alla basi sulle quali poggia il funzionamento

dell’istituzione scolastica.

Riportare alla luce l’esistenza della funzione di selezione scolastica non significa

propendere alla ripresa di quest’ultima secondo modalità considerate superate, quanto

piuttosto rendere espliciti processi e meccanismi che di fatto avvengono tutt’ora nella

scuola e sui quali sovente non si instaura un adeguato dibattito.

3. Il sistema scolastico italiano e le trasformazioni della scolarità

È importante esaminare brevemente le caratteristiche del sistema scolastico italiano così

come si è venuto configurando nel tempo. Lo sviluppo dell’istruzione formale in Italia è

stato segnato fin dall’inizio da carenze e ritardi rispetto alle altre nazioni europee, i motivi

dei ritardi sono sia di ordine economico, che culturale e politico.

Dal punto di vista economico, nella metà dell’800 l’Italia era ancora prevalentemente

agricola, quando invece le altre nazioni erano già industrializzate; ma anche

successivamente nonostante l’industrializzazione, il nostro sistema scolastico non riesce a

rispondere alle mutate esigenze nella domanda di istruzione e conosce fasi alterne, frutto

per lo più per delle vicende politiche e sociali, ma anche dell’isolamento delle cultura

italiana.

Tra la seconda metà dell’800 e i primi del 900 il sistema scolastico italiano diventa più

chiuso e selettivo. Con la legge Casati 1859 il sistema si presentava relativamente aperto

e poco differenziato al suo interno.

Con la riforma Gentile nel 1923 diventa selettivo, soprattutto per gli sbarramenti e le

differenziazioni che vengono applicate al suo interno; dopo la scuola elementare per
89

Pedagogia dell’educazione

poter accedere alla scuola media e agli istituti liceali, bisognava superare esami severi e

selettivi. La riforma gentile inoltre istituisce un liceo femminile triennale senza sbocchi

universitari, soprattutto per le ragazze borghesi.

Sarà con la riforma del 1962, che introducendo la scuola media unica e obbligatoria, il

sistema italiano diventa il più aperto fra i diversi sistemi europei.

Considerando complessivamente lo sviluppo del sistema scolastico italiano, si possono

cogliere 3 fenomeni fondamentali: analfabetismo, il divario dei tassi di scolarizzazione tra

nord e sud e l’elitarismo.

1. L’analfabetismo -> si risolve solo gradualmente nel tempo. Nel 1861 14 milioni di

italiani risultavano analfabeti. Il tasso decresce dall’unità d’Italia in poi, ma rimane

un problema cronico, tant’è vero che nel 1951 c’erano 5.5 milioni di analfabeti. Nel

1971 sono 5.2% della popolazione e nel 1981 sono il 3.1%.

Cesare Scurati osserva che “l’analfabetismo e la scolarizzazione limitata alla scuola

dell’obbligo nel nostro paese, non rappresentano fattori di emarginazione nella

realtà italiana, perché siamo in presenza di una cultura nazionale di per se povera”.

Parlando di livelli di scolarità raggiunti dalla popolazione, si aggiunge oltre

all’analfabetismo, coloro che dispongono di solo la licenza elementare, si presenta


un quadro del nostro paese di basso livello culturale. Tuttavia, in complesso, la

situazione della popolazione italiana, per quanto riguarda la distribuzione dei titoli

di studio appare tutt’ora problematica soprattutto se confrontata con la situazione

degli latri paesi industrializzati, anche se la situazione è migliorata negli ultimi 10

anni.

Se il problema dell’analfabetismo sembra destinato a scomparire, permane tuttavia

il problema della dispersione scolastica, che contribuisce a far aumentare il rischio

dell’analfabetismo o di ritorno all’analfabetismo funzionale, cioè di progressiva

perdita della capacità di lettura/scrittura. Con la riforma Moratti del 2003, c’è una

propensione a permanere nel sistema di istruzione e formazione, ma soprattutto il

progressivo consolidamento dall’idea di un diritto-dovere alla formazione ampio


90

Pedagogia dell’educazione

ed steso oltre la scuola dell’obbligo. Tra gli obiettivi della legge c’è quello di

portare l’Italia ai livelli di istruzione dei diversi paesi europei, come veniva già

indicato dagli obiettivi di Lisbona fissati nel 2010.

La recente riforma 107 del 2015, nota come “la buona scuola” intende ridisegnare

un profilo rinnovato della scuola, per ribadire la sua centralità nella società e per la

convivenza sociale. Gli ultimi dati disponibili indicano un miglioramento della

situazione, tuttavia il nostro paese è ancora lontano rispetto a quanto fissato.

2. Il divario nord- sud -> si tratta un divario che perdura nel tempo, nel 1951

riguardo all’analfabetismo si registrava il 24.4% al sud rispetto al 6.4%al nord-, nel

2011 al sud 2.1% e 0.5% al nord. Ma il divario permane tuttora, soprattutto negli

abbandoni precoci senza aver conseguito un titolo oltre alla scuola secondaria

3. L’elitario -> la riforma della scuola media nel 1962 e con la legge della

liberalizzazione degli accessi all’università del 1969 cadono le barriere d’accesso al

sistema d’istruzione del nostro paese e segnano l’avvento della “scuola di massa”.

Come rivela l’ISTAT in Italia anche tra le generazioni più giovani, la partecipazione

all’istruzione superiore e il successo scolastico, variano significativamente tra classi sociali:

l’abbandono della scuola secondaria superiore si diversiva molto a seconda della classe di
origine: tra i nati tra il 1970 e il 1979 abbandona il 37% dei figli di operai contro l’8.7%

della classe alta. Si può quindi concludere che l’istruzione dei genitori e il background

culturale e sociale della famiglia d’origine, hanno una grande influenza sulla decisione di

continuare a studiare dopo l’obbligo scolastico e sulla scelta del tipo di scuola: avere

almeno un genitore laureato aumenta la probabilità di scegliere un liceo piuttosto che un

istituto tecnico professionale.

All’interno del discorso, la situazione delle donne va affrontata con attenzione. Dagli anni

70 in avanti è vistosa la crescita della componente femminile. Dagli anni 90 la presenza

delle donne nel sistema di istruzione supera quella maschile tanto nei tassi di passaggio

dalla scuola superiore all’università quanto nei tassi di iscrizione all’università. La

maggiore partecipazione delle donne nel sistema d’istruzione si coglie soprattutto

91

Pedagogia dell’educazione

nell’istruzione terziaria (università). Anche la riuscita mostra una significativa differenza tra

maschi e femmine: le donne hanno una migliore riuscita, infatti nell’anno 2013/2014 si è

laureato il 39.6% delle femmine e il 25.5% dei maschi. Il nodo cruciale rimane quello

dell’abbandono tra il primo e secondo anno di corso, soprattutto nei corsi a ciclo unico.

In generale nell’istruzione terziaria, l’Italia presenta tuttora uno svantaggio rispetto agli

altri paesi europei. Fra le cause vi sono diversi fattori come il fatto che molti corsi siano a

contenuto teorico, che ci siano molti stranieri iscritti, e che i tassi di completamento sono

ancora molto bassi. Si può osservare come i diversi fenomeni che hanno accompagnato

l’evoluzione del sistema più che risolversi sono mutati.

4. La realtà multiculturale della scuola italiana

Uno dei fenomeni che ha toccato la realtà della scuola italiana negli anni 90 è la presenza

di alunni stranieri. La scuola italiana si presenta oggi come una realtà multietnica e

multiculturale.

4.1.Le caratteristiche della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana

Oltre trent’anni fa l’ISTAT censiva 6.104 alunni stranieri nelle scuole italiane. Il fenomeno è

rimasto contenuto per almeno una decina di anni. La concentrazione è diversa in base alle

zone, in alcune aree è quasi assente. Il MIUR ha difatti sottolineato il carattere policentrico

e diffuso del modello italiano rispetto a quello degli altri paesi europei, significa una

presenza di alunni stranieri in maniera disomogenea e differenziata sul territorio nazionale.

Un incremento vistoso si osserva soprattutto nella seconda metà degli anni 90, difatti a

popolazione scolastica straniera è addirittura raddoppiata nel giro di pochissimi anni. Ma

l’incremento più vistoso si osserva negli anni 2000. Nell’anno 2014 si sono censiti 814.187

alunni con cittadinanza non italiana con un’incidenza scolastica complessiva nel 9.2%.

Questo aumento può essere dovuto alla legge 30 luglio 2002 n 189 (legge Bossi-Fini) e ai

diversi interventi legislativi recenti. La regolarizzazione degli immigrati come pure la

possibilità di ricongiungimenti familiari così come la formazione di nuove famiglie e la

92

Pedagogia dell’educazione

nascita di bb nel nostro paese.

La distribuzione di alunni stranieri nelle scuole italiane si presenta fin dall’inizio in modo

diverso nei vari ordini di scuola: dapprima la scuola primaria (tabella che inizia con gli anni

1983/1984 e finisce con l’anno 2014/2015), ma nel giro di pochi anni aumentano anche

nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Nell’anno 2014/2015 si registra nella

scuola dell infanzia un’incidenza del 10.2% e del 10.3% nella scuola primaria. Per quanto

riguarda la distribuzione secondo il genere, si nota una maggioranza maschile nei diversi

ordini di scuola.

Un aspetto significativo della presenza degli alunni stranieri e quindi della composizione

delle classi scolastiche, riguarda la loro provenienza o cittadinanza, e con le analisi del

MIUR è possibile ricostruire in modo dettagliato la singola provenienza di ciascun alunno

e quindi individuare quali sono le cittadinanze più diffuse (Marocchini, albanesi e negli

ultimi anni rumeni).

Si può affermare che gli studenti di origine non italiana si orientino verso istituti tecnici e

professionali, difatti in questi istituti la popolazione scolastica straniera è

sovrarappresentata, essedo il doppio di quelli italiani, al contrario dei licei. Questo mostra

l’interesse verso percorsi che danno sbocchi lavorativi; quella della scelta

professionalizzante non sempre corrisponde a un percorso di basso profilo in presenza di


carriere scolastiche discontinue, sovente il curricolo è del tutto lineare e positivo. Sono

spesso motivi economici a spingere verso percorsi più brevi e cono sbocchi lavorativi

immediati. Bisogna guardare anche all’istruzione terziaria, che è un ambito che sta

ricevendo attenzione negli ultimi anni.

Nel 2014 su un totale di 270.173 immatricolati, 257.100 (95.2%) erano studenti di

nazionalità italiana, 9.891 (3.7%) studenti non UE, e 3.165 (1.2%) studenti UE: si tratta di

13.156 studenti non italiani. Molti di questi provengono da licei, anche se alcuni vengono

da istituti professionali, come gli italiani del resto. Nella scelta della facoltà tendono a

privilegiare economia, ingegneria. Lingue o aree politico-sociale.

93

Pedagogia dell’educazione

4.2. Insieme a scuola

La descrizione dello scenario multiculturale va integrato con elementi che sono qualitativi

che considerano sia i percorsi e gli esiti scolastici degli alunni stranieri, ma anche le

strategie e le azioni sviluppate nelle scuole e dagli insegnanti per far fronte dapprima

all’emergenza di un fenomeno e della sua stabilizzazione .

La prima azione di politica scolastica di rilevo verso gli immigrati è costituita dalla C.M.

(Circolare ministeriale) 214/1981, la quale trova più ampia risonanza nel D.P.R. 10

settembre 1982 n.722 (Decreto del presidente della Repubblica).

Il problema affrontato riguarda l’accoglienza e la scolarizzazione degli immigrati: definite

le modalità di iscrizione, assegnazione alla classe, programmazione dell’inserimento della

madrelingua e della lingua del paese ospitante.

La preoccupazione è rivolta soprattutto ai processi di inserimento nella realtà educativa

della società di arrivo e quindi di garantire l’accesso e la permanenza nel sistema di

istruzione.

“Un risalto del tutto particolare spessa all’educazione alla multiculturalità, che esige la

maggiore attenzione possibile per la conoscenza, il riconoscimento e la valorizzazione

della diversità che si possono riscontrare nella scuola stessa e nella vita sociale in senso
ampio. A tale proposito è utile che l’insegnante si soffermi accuratamente sugli elementi

di somiglianza che accomunano le esigenze proprie di ogni essere umano e sugli

elementi di differenza riscontrabili nelle diverse risposte culturali, in modo da renderli

comprensibili anche ai bb”.

Negli anni 90, particolarmente significative risultano due circolari ministeriali del 1994:

• C.M. 5/1994 amplia e ridefinisce il diritto allo studio come diritto fondamentale di
ogni b indipendentemente dalla sua situazione sociale/giuridica. Questa circolare si

apre anche verso i minori appartenenti a famiglie con presenza irregolare nel territorio

italiano, in virtù del diritto all’istruzione affermato dalla Convenzione internazionale

ONU sui diritti del fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991 con la legge 27 maggio 1991

94

Pedagogia dell’educazione

n.176.

• C.M. 73/1994 “dialogo interculturale e convivenza democratica: l’impegno


progettuale alla scuola”, dove si sottolinea che l’educazione interculturale assume un

nuovo modo di insegnare e di apprendere, e la presenza straniera perde i suoi

connotati di eccezionalità per definirsi come uno dei tanti modi possibili con cui si

presentano la diversità e l’identità personale. Questa circolare è importante anche per

la valorizzazione di una cultura di rete nell’affrontare i problemi posti dall’immigrazione

e più in generale da una da una società multiculturale, in cui diventa rilevate in ruolo

della scuola

È importante anche la legge 40/1988 che disciplina l’immigrazione e detta norme sulla

condizione dello straniero:

• l’art 36 definisce l’obbligatorietà della frequenza scolastica e le misure di sostegno.

• Il D.Lgs 286/1998, testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina


dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, pone con stretto

riferimento alla legge 40/1998, particolare attenzione agli aspetti organizzativi della

scuola. Dala fine degli anni 90, il mistero affronta in modo più organico il problema

dell’accoglienza e dell’integrazione degli alunni stranieri: dal 2006 verranno prodotti


due documenti importanti:

• Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri

• La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni


stranieri

Come si vede la normativa si arricchisce in questi anni. La realtà multietnica e

multiculturale della scuola italiana la configura come un vero e proprio laboratorio di

incontro tra culture diverse.

In questi ultimi anni, il fatto di dover agire in modo continuativo sul fronte

dell’accoglienza e dei nuovi arrivati, e di dover provvedere a un’ampia integrazione, ha

stimolato lo sviluppo di strategie e pratiche all’interno delle scuole. Gli istituti hanno
95

Pedagogia dell’educazione

cercato in ogni modo di allargare la propria dotazione di risorse, facendo leva sulle fonti

disponibili ne territorio. Riflessione sulla multiculturalità presente nelle scuole, per

sviluppare una sensibilità all incontro fra culture diverse e un crescente livello di

consapevolezza dei limiti dell approccio assimilazionista.

L interculturalità implica di fatto una trasformazione delle condizioni, dei contenuti dell

apprendimento, ma anche un interfaccia tra punti di vista diversi.

4.3.Lo stato della ricerca sulla realtà scolastica multiculturale

Oltre al bisogno della parte normativa, in questi anni si è reso evidente anche un bisogno

di conoscenza più diretta del fenomeno stesso e delle sue implicazioni nell’organizzazione

e nella gestione scolastica. Sono due i versanti che hanno bisogno di più conoscenza:

quello degli insegnanti, e quello degli alunni stranieri.

Per quanto riguarda le ricerche sugli insegnanti, la prima indagine che misura

direttamente le loro opinioni riguardo alla scuola e all’educazione interculturale, è stata

realizzata in Toscana tra il 1991 e il 1993 e ha coinvolto 12 scuole materne, elementari e

medie, per un tot di 380 inseganti e 180 capi di istituto. La ricerca è stata realizzata in un

momento in cui il fenomeno era ancora contenuto e circoscritto ad alcune realtà regionali.
Gli insegnanti dell’indagine esprimono opinioni favorevoli riguardo all’educazione

interculturale, ritenuta necessaria e utile. Più critici sono i capi di istituto, soprattutto

riguardo ai problemi di comunicazione all’interno delle scuole tra insegnanti e alunni e

con le famiglie.

La seconda ricerca importante è “Allievi in classe, stranieri in città” 1996, indaga sugli

atteggiamenti degli insegnanti di scuola elementare di fronte ad alunni stranieri. Sono

emersi atteggiamenti di accoglienza nei loro confronti, ma anche di resistenza e rifiuto nei

confronti dell’immigrazione del nostro paese.

Tra il 1999 e il 2001 vengono scolte indagini direttamente dalla Pubblica istruzione. Viene

condotta un’indagine su un campione di scuole e docenti elementari, per analizzare gli

atteggiamenti e le esperienze concrete. Questa indagine conferma l’apertura e la


96

Pedagogia dell’educazione

disponibilità degli inseganti verso gli alunni stranieri, ma mette in evidenze le difficoltà di

gestione quotidiana delle relazioni e del lavoro. Successivamente, sempre il ministero,

avvia un’indagine per capire le difficoltà di inserimento degli alunni stranieri:

dall’iscrizione all’impatto con i compagni, con i docenti e con l’istituzione; nell’indagine

era usato il focus group. Tutte le indagini che vengono fatte portano al riscontro di una

carenza di una formazione specifica e quindi la tendenza ad una etnicizzazione delle

differenze.

Per quanto riguarda le ricerche sugli alunni stranieri, il primo versante che diventa

oggetto di attenzione e quindi di ricerca è quello dei bambini. Importanti sono i lavori di

Duccio Demetrio e Graziella Favaro, che mettono in evidenza da un lato, le caratteristiche

dei bambini dell’immigrazione, e dall’latro le difficoltà di un incontro con la scuola e la

lingua italiana. L’attenzione alla fasce di età più alte come preadolescenza e adolescenza

arriva più tardi.

Con gli adolescenti si guarda alla problematicità dell’esperienza dell’altro e la distanza

sociale. Un’indagine condotta sui preadolescenti milanesi, fa emergere l’importanza

dell’esperienza dell’altro nella costruzione dell’identità e mostra come l’interfaccia

produca configurazioni diverse dell’identità.

L. Leonini e E. Colombo si esplora in modo approfondito la questione della costruzione


dell identità e dell appartenenza, con l individuazione di tanti possibili percorsi, dall

attaccamento al proprio gruppo etnico alla presa di distanza.

4.4. La riuscita scolastica e l’investimenti in istruzione degli alunni stranieri

Un indicatore importante per la lettura della situazione dei minori stranieri a scuola e della

loro integrazione è dato dalla loro riuscita scolastica. Un aspetto che colpisce nei curricoli

degli alunni stranieri riguarda il ritardo nei percorsi scolastici che appare vistoso.

L’aumento del tasso di alunni in ritardo può essere spiegato in relazione alla loro crescita

vistosa in questi ultimi anni, soprattutto nella scuola secondaria superiore di II grado,

anche dovuto all’innalzamento dell’obbligo scolastico ai 16 anni.

97

Pedagogia dell’educazione

Si può notare comunque che negli ultimi anni il ritardo degli alunni stranieri sia diminuito.

È interessante considerare gli esiti scolastici in relazione alla numerosità degli alunni

stranieri nelle scuole: è importante perché ci dà una dimensione del grado di difficoltà

che si viene a creare nell’insegnamento e nell’apprendimento in realtà scolastiche

multietniche.

Un’indagine del MIUR di oltre 10 anni fa, mostrava come le classi avessero degli esiti

scolastici positivi negli allievi sia italiani che stranieri, ma questo nella scuola di base,

poiché nella scuola secondaria di secondo grado gli esiti degli alunni in complesso e poi

italiani e stranieri separatamente, risultano in genere più bassi nelle scuole con alto

numero di alunni stranieri. Secondo il MIUR questo è dato dal fatto che è un ordine di

scuola più selettiva rispetto a quella di base.

Considerando le ripetenze, si nota come queste siano maggiori fra studenti stranieri, sia

nella scuola primaria che secondaria. Si può comunque sottolineare che negli ultimi 10

anni le ripetenze si sono ridotte soprattutto nella scuola secondaria di I grado e come i

tassi di promozione tra italiani e stranieri siano di uguale andamento: questo sta ad

indicare la somiglianza di fattori in gioco e di situazioni di relazione al tipo di istituto

frequentato e conduce a una riflessione più generale che ha trovato conferma anche in

altre indagini.

Merita fare riferimento alle prove INVALSI. Esse sono svolte nei tre ordini di scuola:

• livello 2 (scuola primaria classe 2 e 5), livello 8 (scuola secondaria 3° anno)

• livello 10 (2° anno della scuola secondaria di secondo grado).

Nelle prove sia di italiano che matematica gli italiani hanno punteggi migliori mentre gli

stranieri non superano mai il punteggio di 200. Ma anche tra gli stranieri si coglie una

differenza tra prima e seconda generazione, soprattutto per l’italiano. In matematica la

distanza tra prima e seconda generazione è altrettanto evidente.

Riguardo l’abbandono nel corso di studi si coglie un abbandono maggiore negli stranieri

maggiormente evidente nella scuola secondaria, anche se si riscontra difficoltà anche


98

Pedagogia dell’educazione

all’università.

Nell’anno 2013/2014 alla fine del corso il 68% degli italiani aveva acquisito più della metà

dei CFU, rispetto agli stranieri che hanno una maggiore mancata acquisizione di CFU.

L’importanza di queste considerazioni sui percorsi e sugli esiti scolastici degli studenti

stranieri appare evidente e quindi si è colta la necessità di sviluppare ulteriori

approfondimenti.

Vengono fatte ricerche dove vengono confrontati due gruppi di adolescenti, quello

straniero e quello italiano, e i soggetti vengono considerati alla luce delle loro capacità di

rielaborazione, di esperienza e di significati. La riuscita scolastica appare come indicatore

di adattamento alla cultura specifica della scuola e delle sue richieste in termini di

prestazione. La riuscita scolastica si rivela molto legata all’origine sociale, e dalle ricerche

risulta che la riuscita scolastica risulta maggiormente conseguibile in soggetti che sono

più vicini alla cultura occidentale, mentre ci sono difficoltà più esplicite per coloro che

provengono dall’Africa e dall’Asia: ciò mette in luce anche la distanza linguistica e

culturale.

La questione della riuscita scolastica ha trovato una sua ulteriore elaborazione attraverso

un’analisi svolta sia sull’intero campione sia su due gruppo separatamente, quello italiano
e quello straniero.

La riuscita scolastica viene considerata variabile dipendente, alla luce di un insieme di

variabili riferite sia ad atteggiamenti (verso la scuola, verso gli insegnanti, i compagni ecc),

sia a caratteristiche strutturali del soggetto (sesso, status ecc). In questo modo la

spiegazione della riuscita scolastica consente di mostrare la forte incidenza di elementi

anche legati direttamente all’esperienza scolastica (il clima della classe, il grado di

benessere/malessere ecc). È stata presa in considerazione anche la motivazione

all’istruzione, e negli stranieri non sempre una buona motivazione corrisponde a buoni

esiti, ma in generale fra gli alunni stranieri c’è una maggiore importanza legata

all’istruzione per il proprio futuro.

In conclusione l’approccio all’analisi della riuscita scolastica ha consentito di far emergere


99

Pedagogia dell’educazione

l’esistenza di disuguaglianze che si strutturano quotidianamente nello spazio scolastico.

5. Attori in gioco: gli insegnanti e il loro ruolo professionale

Insegnante: attore principale dei processi di insegnamento e dell educazione e della

socializzazione delle nuove generazioni.

5.1. Le ricerche sugli insegnanti in Italia: socializzazione professionale e


atteggiamenti verso l innovazione Ricerche: si possono distinguere 5 tappe che
hanno segnato la ricerca sociologica sugli insegnanti in Italia dagli anni sessanta alla
metà degli anni ottanta:

• Avvio delle ricerche (1963/69)

• Sviluppo delle ricerche (1969/72)

• Stadi delle ricerche (metà anni 70)

• Ripresa delle ricerche (fine anni settanta agli anni ottanta).

Colin Lacey mette in luce la pressione adattiva che l istituzione scolastica esercita sugli

individui e come siano possibili diverse strategie d integrazione a seconda dell

elaborazione che il soggetto fa delle aspettative istituzionali. Vi sono 3 differenti modalità

di integrazione.

A. Adattamento interiorizzato: accettazione dei valori e delle norme dell istituzione

perché ampiamente condivisi

B. Ridefinizione strategica: attraverso un conflitto con l istituzione, consente di

elaborare obiettivi e modelli alternativi

C. Compiacenza strategica: attraverso la quale il soggetto, che non condivide valori,

norme e regole, si protegge dalle pressioni istituzionali, “fingendo” un

accettazione, evitando in tal modo il conflitto.

100

Pedagogia dell’educazione

5. Ricerche dagli anni novanta al nuovo millennio

Un ruolo in trasformazione

Elementi dell agire di ruolo tradizionale Elementi innovativi dell agire di ruolo
Saperi consolidati (riferiti a un patrimonio Saperi “circolanti” (informazioni e conoscenze
culturale e scientifico consolidato) diffuse in molti ambiti e situazioni, continue
acquisizioni scientifiche, ruolo dei media
Competenze legate all insegnamento Nuove competenze (di programmazione,
gestionali…) su settori, problemi o progetti
Modalità tradizionali di insegnamento Nuove didattiche (apprendimento per prova ed
(lezioni, lavoridi gruppo, studio individuale, errori, per scoperta, cooperativo ecc…, ipertesti,
prove ecc…) multimedialità…)
Modalità tradizionali di apprendimento Nuovi processi della mente (riguardanti i
(lineari, sequenziali, basate sulla cultura scritta processi di esplorazione e associazione, di
e un oralità formalizzata) memorizzazione….)
Relazionalità circoscritta (la classe, il collegio gN
li uovi spazi e dimensioni della relazionalità
de insegnanti, i genitori ecc…) ed esterni, legami con il territorio, con le istituzioni…)

Elementi della trasformazione dell agire di ruolo dell insegnante

101

Pedagogia dell’educazione

Capitolo 8: la socializzazione informale: giovani,


gruppo di pari ed esperienza mediale
Mario Morcellini: Socializzazione mediata sviluppa una prospettiva “ essenzialmente

integrativa dell individuo nel contesto dei valori dati, supportato dalle istituzioni”.

Socializzazione non mediata (im mediata) soggetto come “protagonista a chiave di volta

del coinvolgimento” sembra scomparire la funzione di guida e di mediazione dell adulto

in vista di uno scopo a lui noto e molto meno invece al socializzando. Essa deve essere

considerata un processo non lineare e non scontato, un processo in atto.

8.1.1. Dalla scoperta dell adolescenza al prolungamento della giovinezza

La “ scoperta dell adolescenza” avviene in concomitanza con processi sociali e culturali

che ne favoriscono la visibilità, si tratta in particolare dei processi di industrializzazione e

di scolarizzazione ed è soprattutto questo secondo processo che contribuisce a sviluppare

un periodo della vita: l adolescenza.

La dilatazione complessiva del periodo della crescita vede aggiungersi all infanzia un

ulteriore fase: la giovinezza.

La dilatazione ad oltranza del periodo della crescita, con un progressivo spostamento in

avanti dell ingresso nella vita adulta, legato in larga misura alla dilatazione nel tempo

della formazione e quindi all investimento in istruzione sempre più diffuso.

Gioventù come:

• Moratorium

• processo di crescita

Cavalli ripropone il dilemma condizione/processo in particolare analizzando le soglie

fondamentali di passaggio alla vita adulta: conclusione dell iter formativo, inserimento

lavorativo, uscita dalla famiglia, matrimonio, figli.

102

Pedagogia dell’educazione

1. Vi è una tendenza a spostare in avanti, verso un età più avanzata, ognuno di questi

passaggi.

2. l ordine con il quale le diverse soglie vengono superate non è rigidamente

prescritto.

3. La distanza temporale tra i momenti in cui vengono varcate la prima e l ultima

soglia tende ad allungarsi.

La situazione moratoria da un lato mostra una caduta della tensione realizzativa, anche il

relazione all indebolimento della “pressione a crescere” esercitata dalle generazioni

adulte. La condizione di moratoria giovanile si dispiega nel mercato dei simboli e dei

segni, nella ricerca delle forme e degli stili di vita, nell acquisizione di una sensibilità verso

i messaggi e la comunicazione e all interno di una multiforità di possibilità e di

esperienze.

Coleman formula una teoria “focale” dell adolescenza secondo la quale “a età diverse

particolari tipi di relazione entrano in campo, nel senso he acquistano maggiore rilievo

delle altre, ma nessuna configurazione è tipica di una sola età” Essa “implica una visione

assai piu elastica dello sviluppo (…) la soluzione di un problema non è considerata come

una condicio sine qua non per passare a quello successivo (…) la teoria non assume l
esistenza di confini precisi fra gli stadi (…). Infine non c è nulla di immutabile nella

sequenza ipotizzata (…) la teoria focale non postula una sequenza fissa”.

Coleman sostiene pertanto che la realtà adolescenziale e giovanile vada studiata secondo

una teoria della “normalità” piuttosto che dell “anormalità” (o della devianza).

La “normalizzazione” della condizione giovanile risulta essere l esito di un processo

complesso che comporta il depotenziamento reale tanto delle istanze giovanili contro o

sottoculturali, quanto di una concezione all insegna dell emergenza sul piano istituzionale

e fra gli adulti.

103

Pedagogia dell’educazione

2. Giovani e generazioni adulte

Risulta interessante considerare le trasformazioni della realtà giovanile focalizzandosi sui

cambiamenti dei rapporti intergenerazionali e quindi anche sul modificarsi delle

rappresentazioni e concezioni degli adulti sia sugli adolescenti e sui giovani sia dei loro

comportamenti, in particolare di quelli “trasgressivi” che suscitano uno stato di allarme e

preoccupazione. Quindi è una questione intergenerazionale che costringe le generazioni

adulte e quelle giovani a esplorarsi a vicenda, a interrogarsi reciprocamente e su se stesse

e in larga misura a trovare compromessi nelle diverse questioni cruciali.

Il rapporto adulti giovani si esprime attorno a due concezioni opposte:

• I giovani rappresentano il futuro, la continuità e sono quindi considerati una risorsa


su cui investire e pertanto vanno educati, formati alla vita sociale adulta.

• I giovani rappresentano un potenziale pericolo di deviazione o rottura della


continuità sociale per la carica spesso innovativa e trasgressiva che accompagna

questa fase della vita.

Fase giovanile processo che porta alla condizione adulta.

Cavalli i giovani si fanno “specchio” degli adulti e delle loro inquietudini: i giovani

diventano “problema” al momento in cui gli adulti hanno loro, in prima persona, il

problema del proprio futuro e quindi del rapporto con le nuove generazioni.

Nella città e nella vita metropolitana i giovani appaiono, si esprimono e imparano a

gestire. Difatti Simmel afferma che la città è il luogo per eccellenza della mobilità degli

individui, della molteplicità, delle possibilità di realizzazione e innovazione. Essa è

metafora della modernità e luogo di esperienza di una tensione continua tra bisogni di

appartenenza e identificazione e bisogni di distinzione e separazione.

Cambiamenti nelle rappresentazioni del rapporto adulti giovani e della devianza giovanile

104

Pedagogia dell’educazione

Rappresentazione del Caratteristiche del rapporto Criminalizzazione della


rapporto adulti giovani adulti giovani non conformità
Anni cinquanta
Continuità Conformismo Devianza collettiva
Integrazione Centralità degli adulti Disorientamento degli
Identificazione Tensione a crescere adulti
Anni sessanta settanta
Discontinuità Scontro Devianza collettiva
Contrapposizione Ribellione Disorientamento degli
Dissociazione Fuga adulti
Scarto generazionale
Anni ottanta novanta
processi di Caduta dello Trasgressione degli adulti
individualizzazione scarto Reversibilità delle scelte
Sperimentalismo Giovanilismo
presentismo Negoziazion
e
Separazione fra le generazioni
Fine anni novanta primo
decennio del 2000
Invisibilità o visibilità a tratti Empatia fra adulti e giovani, ma Tolleranza della
Scarsa identificazione spesso distanza esistenziale e trasgressività, ma
generazionale, generazioni comunicativa Implosione preoccupazione per le nuove
“veloci” con progettualità intragenerazionale forme di visibilità e per la
settoriale e a breve termine microcriminalità

Le ricerche sui giovani in Italia

La condizione giovanile sotto il profilo degli orientamenti valoriali, dei comportamenti e

delle scelte nei confronti della propria esistenza.:

1.Fino agli inizi degli anni sessanta:

integrazione fra cultura (o subcultura giovanile) e sistema culturale degli adulti fenomeni

di ribellione: sporadici La contestazione giovanile degli anni sessanta:

2 aspetti:

• fine della continuità generazionale

• visibilità sociale

La scuola fa da cassa di risonanza del malessere giovanile. Enfasi sul self , sull

autorealizzazione e sull autonomia

105

Pedagogia dell’educazione

2. Gli anni settanta:

peggiora la condizione dei giovani: disoccupazione, crisi politico istituzionale…

3. Negli anni ottanta

2 visioni:

• ottimistica: considerate positivamente le strategie di adattamento messe in atto dai


giovani per far fronte alla crescente complessità sociale. (giovani pragmatici e

selettivi)

• pessimistica: progressivo deterioramento dei nessi e dei vincoli societari e il


ripiegamento su forme individualistiche. (processi di decostruzione)

4. Gli anni novanta:

ricerca di nuovi strumenti e paradigmi che consentano di superare sia il disagio

interpretativo sia visioni riduttive. Difficoltà a dire chi sono i giovani.

5. Sul nire degli anni novanta e con il nuovo millennio:

Emerge un nuovo tipo di giovane adulto che invece di esprimere come in passato un
urgenza radicale di autonomia, tende a prolungare la sua presenza all interno della

famiglia e a trasformare quindi lo stesso ciclo di vita familiare.

Diviene necessario per cogliere la realtà giovanile contemporanea, entrare nelle stesse

contraddizioni che i giovani assumono ed esprimono e che rappresentano veri e propri

nodi di questioni importanti.

Besozzi: tipologia articolata in 3 grandi gruppi di soggetti. Una sintesi su tre situazioni

generali del percorso di crescita e della definizione di se in rapporto agli altri agli altri,

anche se diversamente realizzate al loro interno.

Tipo acquisitivo: dimensione attiva e propositiva, con un impegno attorno alla

rielaborazione delle proprie scelte esistenziali. Agency esplicita modulata in 4 modi

106
fi

Pedagogia dell’educazione

molto diversi tra di loro

• evidente incertezza e dipendenza

• sicurezza e autonomia manifesta

• orientamento all altro di tipo altruistico

• enfasi sulla propria radicale individualizzazione

Tipo disimpegnato: esposizione al rischio di demotivazione ma anche di devianza. 2

tipi di gruppi

• manifesta disagio, disorientamento, incertezza

• evidente esposizione alla trasgressività e alla devianza

Tipo svantaggiato: presenta evidenti situazioni di povertà materiale e sociale, che

conduce a vivere situazioni di marginalità e di conseguenza anche una dipendenza

forte dalle condizioni di vita e dagli adulti, con poco spazio per l elaborazione di un

autonoma scelta di vita.

Il gruppo dei pari come agenzia di socializzazione orizzontale: Il gruppo dei pari

(peer group) come aggregazione spontanea tra coetanei e quindi luogo di


socializzazione orizzontale (paritaria) arriva piuttosto tardi all attenzione dei sociologi

per 2 motivi:

• I primi studi considerano questa forma di aggregazione per lo più in termini


funzionali, cioè come realtà che completa il processo di socializzazione di

famiglia e scuola

• Età adolescenziale e la visibilità della condizione giovanile

Il gruppo dei pari si è quindi trasformato pari profondamente nei suoi scopi e nelle sue

modalità: da gruppo in funzione di un opposizione decisa e di rifiuto della società adulta

a un gruppo per lo più spontaneo e informale, finalizzato allo stare insieme per

sperimentare un esperienza relazionale diversa ed autonoma, libera dai ritmi e dalle

107

Pedagogia dell’educazione

regole della convivenza familiare.

Maschi e femmine:

La diversa conquista dell autonomia: per le femmine la famiglia esercita un più forte

controllo al contrario dei maschi. Tempo libero: le femmine hanno una cerchia più ristretta

di amici ma curano di più le relazioni. Modo di relazionarsi: modo intimistico riflessivo

(femmine) modo ludico evasivo (maschi) Uscite delle donne dall ambito domestico grazie

a molti fattori tra i quali la scolarizzazione.

Palmonari: gruppo informale forma di aggregazione che svolga di fatto un ruolo di

mediazione con gli adulti.

Lutte e le funzioni del gruppo dei pari in adolescenza:

• Procura uno stato simbolico autonomo

• Fornisce una stima di se e una sicurezza basata sull accettazione reciproca, appoggio
dall emancipazione dai genitori e dagli adulti.

• Gruppo come luogo di apprendimento dei modi di rapportarsi agli altri al di fuori
della famiglia, senza la mediazione degli adulti

• Il gruppo rinforza le discriminazioni tra le classi sociali e tra i sessi

I giovani sono dei grandi consumatori dei beni di consumo e si possono dividere in

categorie.

Ludici/colti: consumi elevati sia di tipo culturale (concerti, teatri…) che di tipo giovanile

(cinema, discoteche..)

Ludici: consumi elevati di tipo giovanile Colti: consumi elevati di tipo culturale Esclusi:

nessun tipo di consumo

Riesman stadio dell eterodirezione in cui prevale il gruppo dei pari come agenzia di

socializzazione fondamentale.

I genitori si comportano in modo eterodiretto e si muovono in relazione all opinione degli


108

Pedagogia dell’educazione

altri e forzano il passo nella vita sociale del ragazzo. Essi sono i direttori di scena.

Educazione al gusto del consumatore!

Tatuaggi, piercing ecc… e altri simboli che portati all eccesso: la forzatura del limite e il

“nomadismo”. A fronte della crescente omologazione e spersonalizzazione indotte dalla

cultura di massa, il giovane cerca di fuggire.

Nomadismo in un mondo di segni dove gli stessi segni risultano svuotati e quindi

perdono la loro funzione di significazione stabile.

Integrazione scolastica in classi ad alta presenza di alunni stranieri: rischio evidente di

marginalizzazione, che si accentua nel tempo extrascolastico, fino a diventare isolamento

ed emarginazione.

Il tempo non protetto: che gli adolescenti e i giovani trascorrono tre loro senza adulti di

riferimento. Questi ultimi temono le conseguenze per i rischi che i ragazzi corrono

durante le ore che trascorrono senza sorveglianza da parte loro: sviluppo di forme di

delinquenza, rischio di drogarsi, esperienze sessuali precoci…

I media come agenzia di socializzazione

Gli interrogativi che hanno segnato lo sviluppo dei mezzi di comunicazione sociale:

• I media sono un agenzia di comunicazione: mezzi che creano e trasmettono una


definizione della realtà e che quindi influenzano i processi di pensiero.

• I media vengono considerati in termini di agenzia di socializzazione e gli effetti che


questi producono e quindi il tipo di socializzazione che realizzano: Umberto Eco si

possono adottare due posizioni ovvero degli apocalittici : rifiuto dei mass media, in

quanto trasmettono soprattutto una cultura di tipo “omogeneo”

• integrati: difendono la cultura di massa, perché essa consente una diffusione e


una circolazione delle informazioni e dei prodotti culturali. Il rapporto esistente tra l

azione socializzante dei media e quella delle altre agenzie di socializzazione

(famiglia e scuola): La multimedialità implica interscambi e influenze reciproche fra

109

Pedagogia dell’educazione

linguaggi, processi di pensiero, mappe cognitive.

percorsi virtuali nella costruzione di conoscenza e di identità

McLuhan strumenti del comunicare. Egli stabilisce un legame stretto tra sviluppo delle

tecnologie di trasmissione (telefono, radio…) e cambiamenti nelle modalità della

costruzione di cultura e di fruizione della cultura stessa.

Ottica dell interdipendenza in cui i media sono opportunità e condizione della produzione

di cultura, ma a sua volta il contesto culturale ne influenza la pervasività, la diffusione, l

importanza.

Approccio morfogenetico di Margaret Archer secondo le fasi del ciclo morfogenetico, la

prima fase di partenza, data dal condizionamento strutturale e culturale, sulle quali si

sviluppano le fasi successive di interazione e rielaborazione culturale, in cui il soggetto o i

gruppi hanno un ruolo attivo e gli esiti dei processi di interazione non

sono ne prevedibili ne scontati.

New media: l interattività. I giovani sono molto attratti da questa nuova forma di

comunicazione , nomadismo ed esperienze di navigazione. Si parla di “vita sullo

schermo” e anche di “cultura di rete”.

Granieri ci parla di blog generation con lo sviluppo dei weblog ovvero di quegli spazi in

rete che rendono possibile la connessione di milioni di persone per lo scambio di testi,

informazioni, link.. Una delle variabili in gioco viene chiamata digital divide, quindi si

affaccia la questione delle disuguaglianza in merito a chi può accedere alle risorse.

(disuguaglianze sociali e culturali). Si manifesta non solo tra le generazioni bensì all

interno di una generazione stessa. Nativi digitali

Immigrati digitali: persone nate e cresciute prima della diffusione di mezzi o strumenti

come il computer o il cellulare o Internet

110

Pedagogia dell’educazione

Le generazioni:

• Baby boomers (nati tra il 1946 e il 1964): cresce con solo la fruizione della tv pubblica
e all insegna del Carosello. Generazione X (nati tra il 1965 e il 1980): cresce con i

cartoons e la diffusione delle tv private anche a carattere commerciale

• Generazione Y o Millenials (nati tra il 1980 e il 2000): figlia della nuova tecnologia
digitale (nativa digitale)

• Generazione Z (nati dopo il 2000): figli della rete e del tablet

• Generazione C (oggi): sempre connessi

Comunicazione versus educazione

L insegnante e tutti coloro che si occupano di educazione, sono portati a creare una neo

alfabetizzazione per accesso ai nuovi linguaggi dei media digitali e alla possibilità che essi

offrono di esplorazione, produzione ecc…

Tomlinson per lui mediazione significa “processo di attraversamento di un medium, il

quale comporta delle conseguenze per la natura delle esperienza generata da questo

intervento”. Il medium imprime il suo marchio sulla comunicazione, realizzando


mutamenti qualitativi dell esperienza di ciò che viene comunicato.

I media di comunicazione “mediano” le distanze, ma anche le esperienze. Un processo di

natura altamente problematica, che implica la messa in gioco di ciò che viene mediato e

non semplicemente una riduzione delle distanze o delle difficoltà di fruizione.

Thompson: interazione faccia a faccia: avviene in compresenza

Interazione mediata: impiego di un mezzo tecnico che consenta la trasmissione di

informazioni e contenuti simbolici tra soggetti lontani nello spazio e nel tempo.Quasi

interazione mediata: realizzata dai mezzi di comunicazione rivolta ad un potenziale

numero infinito di soggetti lontani nello spazio e nel tempo

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Pedagogia dell’educazione

Media educator: un associazione stretta tra funzione educativa e funzione comunicativa: il

docente diventa punto di riferimento insostituibile, mediatore di istanze culturali diverse,

di processi di conoscenza e di esperienze mediali. L insegnante: mediatore di esperienze

mediate

Non si dà educazione senza comunicazione!

Assumere l immediatezza, la spontaneità e l occasionalità come tratti caratterizzanti la

socializzazione contemporanea, leggera e a bassa definizione, significa finire in un vicolo

cieco e decretare la fine non solo della socializzazione, ma anche del educazione e, forse,

la “fine del sociale” e delle stesse possibilità della società intesa come comunità di

convivenza basata su un Noi.

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