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Riassunto Psicologia generale

Capitolo 1: la storia e i metodi


La psicologia è nata rendendosi autonoma dalla filosofia e dalla
neurofisiologia, con il conseguente passaggio dallo studio della mente sul
piano filosofico allo studio della relazione tra mente e corpo sul piano
naturalistico, per quanto riguarda l’autonomia dalla filosofia, invece per quanto
riguarda l’autonomia dalla neurofisiologia il passaggio è avvenuto dallo studio
del cervello sul piano fisiologico allo studio dell'unità cervello-mente e delle
sue interazioni con l’ambiente.
La psicologia si occupa dell’unità mente e cervello e delle sue relazioni con il
comportamento dell’essere umano inserito nel suo ambiente fisico e sociale.
Wundt allestì il suo primo laboratorio di psicologia nel 1879 e sviluppò una
teoria nota come strutturalismo. Lo strutturalismo si focalizzava sugli elementi
fondamentali che rappresentano la base di percezione, coscienza, pensiero,
emozioni e altri tipi di attività e stati mentali e considerava i fatti psichici come
somma di elementi semplici.
Quasi contemporaneamente al laboratorio di Wundt, William James allestì il
suo laboratorio a Cambridge. La teoria che sostenne fu il funzionalismo che si
scontrò nell'evoluzione della psicologia con i presupposti dello strutturalismo.
Invece di focalizzarsi sulle componenti di base della mente, il funzionalismo si
concentrò su ciò che fa la mente e su come funziona il comportamento nel
permettere agli individui di adattarsi ai loro ambienti. Inoltre i funzionalista
esaminarono come il comportamento permettesse alle persone di soddisfare i
propri bisogni. Dall'approccio funzionalista si svilupparono la psicologia
evolutiva e la psicologia applicata.
Un'altra importante reazione allo strutturalismo fu lo sviluppo della psicologia
della Gestalt all'inizio del ‘900 in Europa. Essa si focalizza sull'organizzazione
della percezione del pensiero nel senso di un “insieme” piuttosto che sugli
elementi singoli. Le gestalten sono totalità percettive: organizzate dall'intero
alle parti e non dalle parti all'intero. Il tutto precede le parti e queste assumono
significati diversi a seconda del tutto di cui sono parti. L'apprendimento per
Inside è un'improvvisa e unitaria intuizione che richiede di ristrutturare gli
elementi del campo fenomenico e di riorganizzarli in una diversa struttura
globale che corrisponda alla soluzione del problema.
I sostenitori della teoria psicodinamica ritengono che il comportamento sia
motivato da forze e conflitti interni dei quali si ha poca consapevolezza o
controllo.
Il comportamentismo È un approccio alla psicologia che è nato come reazione
all’enfasi posta sui meccanismi interni della mente, suggerendo che ci si
dovrebbe invece concentrare sul comportamento osservabile e misurabile

oggettivamente. Lo studioso americano Watson fu il primo a sostenere tale


approccio nel suo articolo chiamato “la psicologia dal punto di vista di un
comportamentista” in cui afferma che l'unità di analisi psicologica è il
comportamento osservabile Inter soggettivamente.organismo è una scatola nera
all'interno della quale non è possibile entrare, tantomeno attraverso
l'introspezione che non è un metodo scientifico dal momento che l'osservatore
coincide con l’osservato.
Il neocomportamentismo nasce all'interno del comportamentismo ed è un
approccio che ipotizza la necessità di considerare i processi interni
dell'organismo non rilevabili come comportamento manifesto.
Il cognitivismo si è sviluppato in parte dallo strutturalismo e in parte come
reazione al comportamentismo e si è concentrata su come l'individuo pensa,
comprende e conosce l’ambiente. Il cognitivismo è una teoria che studia la
mente come un elaboratore di informazioni: questa prima versione del
cognitivismo si incentra sull'analogia mente-computer ed è solitamente
designata come corrente Human Information Processing. La simulazione del
comportamento costituì la metodologia di ricerca privilegiata del cognitivismo:
questa intende riprodurre attraverso il computer le operazioni mentali che si
ipotizza intervengono nell'esecuzione di un certo compito da parte dell’uomo.
Nella prospettiva ecologica invece si ritiene che la mente accolga e riconosca in
modo diretto le strutture di informazione che sono presenti nell'ambiente, senza
che siano richieste operazioni di rielaborazione. Successivamente si è iniziato a
parlare di scienza cognitiva per designare gli approcci interdisciplinari allo
studio delle operazioni intellettive: la scienza cognitiva intende occuparsi di
problemi comuni agli studiosi dell'intelligenza naturale e a quelli
dell'intelligenza artificiale
Il modularismo è una teoria elaborata da Fodor che sostiene la specializzazione
della conoscenza attraverso il potenziamento dei moduli: i moduli sono strutture
di elaborazione delle informazioni in input specifici e automatici.
Il connessionismo è una teoria che sostiene l'isomorfismo tra strutture mentali e
strutture cerebrali: per il connessionismo l'architettura mentale è concepita sul
modello di una rete di unità di elaborazione simboliche, omogenee,
relativamente semplici e dotate di proprietà fisiche. Gli strumenti concettuali
impiegati dai connessionistici sono forniti dalla teoria fisico-matematica dei
sistemi dinamici complessi: il cervello sarebbe appunto uno di questi tipi di
sistema. L'architettura mentale è concepita sul modello di una rete di unità di
elaborazione Sab simboliche omogenee, semplici e dotate di proprietà fisiche.
Tutte le unità sono collegate da nessi attraverso cui passano attivazioni che
possono eccitare o inibire i nodi della rete e modificare la rispondenza delle
varie unità e in modo analogo si propagano le informazioni mediante sinapsi tra
i neuroni a livello cerebrale: le reti connessionistici vengono infatti dette anche
reti neurali.

L’interazionismo è un approccio psicologico che sposta il focus attentivo dalla


mente al soggetto in interazione con il mondo e con altri soggetti. In esso
troviamo l'approccio dell'interazionismo simbolico, la sistemica e
l'interazionismo culturale.
Secondo le teorie della mente embodied la mente emerge dalle attività del
cervello, c’è la necessità di andare oltre la nozione di mente. Esse cercano
l’integrazione tra la componente fisica, la componente cognitiva-mentale
culturale e l’interazione con l’ambiente. Inoltre le teorie della mente embodied
si fondano su tre corollari: 1) la mente a un corpo e per questo si dice
embodied, ossia incarnata, inoltre integrata con la struttura cerebrale 2) le sue
competenze cognitive e comunicative sono descrivibili solo in azione, anzi in
interazione, e non come isolati i prodotti di una macchia del pensiero
3) l'attività della mente situata in un ambiente o sistema fisico e sociale. Questi
tre aspetti della mente embodied nascono dalla necessità di andare oltre la
nozione di mente.
Il metodo scientifico è l'approccio che gli psicologi utilizzano per comprendere
il comportamento. Consiste in tre fasi: identificare domande di interesse,
formulare una spiegazione ed eseguire una ricerca formulata per supportare e
confutare la spiegazione. In un esperimento formale si studia la relazione tra
due o più variabili producendo deliberatamente un cambiamento in una
variabile e osservando gli effetti di tale cambiamento su altri aspetti della
situazione. Il cambiamento che lo sperimentatore produce in una situazione
chiamato è manipolazione mentale, la variabile indipendente è la variabile che
viene manipolata e invece la variabile dipendente è la variabile che viene
misurata e che ci si aspetta cambi come risultato dei cambiamenti operati dalla
manipolazione sulla variabile indipendente.

Capitolo 3: sensazione e percezione


La sensazione comprende i processi attraverso cui i nostri organi di senso
ricevono informazioni e stimoli dall'esterno. La percezione è il processo
attraverso cui gli stimoli esterni vengono integrati con le altre informazioni
sensoriali e con le conoscenze che il soggetto possiede.
Lo stimolo è una qualsiasi sorgente di energia fisica che provochi una risposta a
livello di un organo di senso (gli stimoli possono variare per qualità e per
intensità).
La trasduzione sensoriale è la trasformazione di energia in impulso nervoso.
La psicofisica è lo studio della relazione tra le caratteristiche fisiche degli
stimoli e la nostra sensazione, ovvero l'esperienza soggettiva di questi stimoli
sul piano psicologico.
Ogni sistema sensoriale e sensibile solo un tipo di energia e dentro ciascuna
modalità sensoriale sono presenti degli stimoli che non possiamo sentire. Un
altro limite è legato all'intensità dello stimolo e questo ci porta al concetto di
soglia. Una soglia assoluta è la minor intensità di stimolo necessaria affinché
questo sia recepibile. Il termine soglia indica il confine tra gli stimoli che
riusciamo a cogliere (valori sovraliminari) e gli stimoli che pur essendo
presenti non riusciamo a cogliere (valori infraliminari).
Le procedure usate per determinare le soglie si chiamano metodi psicofisici, il
metodo più comune è il metodo dei limiti: lo sperimentatore presenta al
soggetto ripetutamente diverse serie di stimoli, alcune serie vengono presentate
in ordine ascendente fino a che il soggetto non segnala di sentire lo stimolo;
altre serie vengono presentate in ordine discendente fino a che il soggetto non
segnala di non sentire più lo stimolo.
La soglia differenziale è la minima quantità di cambiamento nell'intensità di
uno stimolo necessaria per recepire la differenza rispetto a uno stimolo di
confronto (essa è chiamata anche differenza appena percepibile o JND).
La legge di Weber è una legge secondo cui una differenza appena percepibile è
una proporzione costante rispetto all'intensità di uno stimolo iniziale o standard.
Questa legge ci dice che l'incremento fisico che può essere percepito dal nostro
sistema sensoriale non è costante ma dipende dallo stimolo iniziale da cui il
soggetto parte: la nostra capacità discriminativa è migliore su stimoli di bassa
intensità e peggiore su stimoli di alta intensità.
La legge di Fechner è una legge secondo cui la grandezza della sensazione
evocata da uno stimolo è proporzionale al numero di JND sopra la soglia
assoluta.
All'inizio degli anni 60 vennero mosse delle critiche alla psicofisica classica e
con Stevens si iniziò a parlare di nuova psicofisica, ovvero una psicofisica che
tiene conto degli aspetti soggettivi dei soggetti, che non sono semplici
rilevatori, bensì valutano o stimano lo stimolo, adattano la sensazione

all'ambiente e decidono se rilevare o meno la differenza percepita—> entrano


quindi in gioco importanti variabili soggettive.
Il fenomeno dell'adattamento sensoriale venne studiato da Helson: per
adattamento sensoriale si intende la capacità dei sensi di adattarsi dopo
un'esposizione a uno stimolo prolungato nel tempo.
La teoria della detenzione del segnale considera l'influenza della presa di
decisione sulla rilevazione dell'esistenza o meno dello stimolo da parte del
soggetto (ci sono quattro possibilità e due categorie di soggetti in base alle
scelte compiute —> gambler (che rischiano) o conservative (più prudenti)).
Un’informazione multisensoriale è data dall’integrazione di informazioni
provenienti da diversi sensi: è importante per conoscere gli oggetti sotto più
punti di vista. La sinestesia è il fenomeno per cui una stimolazione pertinente a
una data modalità sensoriale produce una risposta non solo in quella data
modalità ma anche in un canale sensoriale diverso. Secondo Cytowic le
sinestesie provengono da un momentaneo riaffermarsi del sistema limbico dove
le informazioni che derivano dai vari canali sensoriali vengono fuse.
La vista comincia con la luce, l'energia fisica che stimola l'occhio. Il ventaglio
di lunghezze d'onda a cui l'uomo è sensibile è chiamato spettro visivo.
Struttura occhio—> cornea (mette a fuoco la luce), pupilla (è al centro
dell’iride e la sua grandezza dipende dalla quantità di luce), cristallino (tramite
il processo di accomodazione si appiattisce quando si guardano oggetti distanti
e si arrotonda quando si guardano oggetti vicini), retina (qui l'energia
elettromagnetica della luce viene convertita in energia nervosa).
Nella retina ci sono due tipi di cellule ricettive alla luce: i bastoncelli e coni. I
bastoncelli hanno un ruolo nella visione periferica nella vista notturna. I coni
sono responsabili della messa a fuoco dettagliata e della percezione del colore
(e sono concentrati nella fovea). I bastoncelli e i coni sono coinvolti
nell'adattamento al buio e nell'adattamento alla luce.
Saccade—> movimento oculare che serve a spostare l’occhio in modo da far
cadere l’immagine dell’oggetto che stiamo osservando sulla fovea.
I daltonici hanno la capacità di percepire il mondo a colori limitata: nella forma
di daltonismo più diffusa tutto ciò che è rosso o verde appare giallo.
Quando la luce colpisce bastoncelli e coni innesta una catena di reazioni
fotochimiche che trasforma l'energia luminosa in impulsi neurali che possono
essere comunicati al cervello. Le cellule del ganglion sintetizzano
l'informazione visiva che viene inviata al cervello attraverso il nervo ottico
(fascio di assoni gangliari). Il canale di apertura del nervo ottico passa
attraverso la retina dove i bastoncelli e coni non sono presenti e questo
determina un punto cieco. Il chiasma ottico è il punto in cui i nervi ottici di
ciascun occhio si incontrano; viene mantenuta segregata l’informazione che
proviene dall’emiretina temporale e nasale dei due occhi. La corteccia visiva
primaria riceve l’informazione che è ancora separata dall’occhio destro e

sinistro; poi nell’emisfero sinistro va a finire l’emiretina temporale sinistra e


quella nasale destra, mentre nell’emisfero destro va a finire la nasale sinistra e
la temporale destra.
L'elaborazione finale delle immagini avviene nella corteccia visiva del cervello
dove hanno luogo la codifica e l’organizzazione. Gli impulsi nervosi vengono
processati simultaneamente in parti cerebrali differenti, specializzate per sistemi
specifici.
Ci sono circa 30 aree corticali visive organizzati secondo due vie visive distinte
la via dorsale (riconoscimento degli oggetti) e la via ventrale (interazione
motoria con gli oggetti). La via dorsale collega l'area visiva primaria nel lobo
occipitale con aree del lobo parietale, la via ventrale invece collega l'area visiva
primaria nel lobo occipitale con le regioni del lobo temporale. Il
danneggiamento della via ventrale causa agnosia visiva, invece lesioni alla via
dorsale possono causare atassia ottica.
Il suono, il moto e l'equilibrio hanno il loro centro nell'orecchio. I suoni, sotto
forma di onde sonore, entrano nell'orecchio esterno e viaggiano attraverso il
canale uditivo fino a raggiungere il timpano: il timpano vibra ogni volta che è
colpito dal suono che arriva adesso tramite il condotto uditivo. Le vibrazioni
poi arrivano all'orecchio medio il quale è formato da tre ossa: il martello,
l'incudine e la staffa: queste ultime servono ad aumentare l'intensità delle
vibrazioni e a trasmetterle alla finestra ovale che è una sottile membrana.:
l’orecchio medio ha quindi la funzione di amplificatore. L'orecchio interno
trasforma le vibrazioni in energia nervosa in modo che essa possa essere inviata
al cervello; dalla finestra ovale il suono giunge all'orecchio interno, o meglio
nella coclea (tubo a forma di spirale). La membrana basilare si trova all'interno
della coclea e divide quest'ultima a metà: questa membrana è ricoperta da
cellule ciliate. Le cellule ciliate della membrana basilare trasformano l'energia
meccanica delle onde sonore in impulsi nervosi che vengono trasmessi al
cervello. L'orecchio è coinvolto anche nell'equilibrio e nel movimento.
Teoria dell'onda viaggiante: secondo gli studi la membrana basilare è divisa in
due zone di cui una è più sensibile ai suoni ad alta frequenza mentre l'altra ai
suoni di bassa frequenza. Questa teoria però non dà abbastanza spiegazioni in
quanto non si riesce a localizzare il punto di coinvolgimento quando i suoni
sono a bassa frequenza. La teoria della discriminazione in frequenza invece
dice che tutta la membrana funge da microfono vibrando in risposta un suono
che quindi fa sì che i recettori inviano al cervello segnali legati alla frequenza
del suono.
L'olfatto è attivato nel momento in cui le molecole di una sostanza subentrano
nei canali nasali e incontrano le cellule lo fa attive, i neuroni recettivi del naso;
essi trasmettono le informazioni attraverso le fibre nervose al bulbo olfattivo:
l'odore ha quindi una via diretta al cervello.

Il gusto è il senso che permette la definizione qualitativa di una sostanza in base


al sapore. Il senso del gusto coinvolge cellule ricettive che corrispondono a
quattro qualità di stimoli base: dolce, acido, salato e amaro. Ci sono persone più
sensibili al gusto di altri: supertaster e nontaster.
I recettori del sistema tattile si trovano distribuiti sulla superficie del corpo e
all’interno di esso. Le sensazioni tattili si dividono in: tattili, termiche,
propriocettive e dolorose. I sensi della pelle sono responsabili della percezione
del tatto, della pressione, della temperatura e del dolore. Il dolore opera come
meccanismo di difesa, infatti si prova dolore quando un tessuto viene
danneggiato; inoltre non è un fenomeno soltanto fisico ma dipende anche da
emozioni e pensieri. La teoria del “gate control" sostiene che particolari
recettori nervosi quando vengono attivati aprono un cancello in aree specifiche
del cervello relative al dolore, e un altro set di recettori, se stimolato, chiude il
cancello.
La propriocezione, conosciuta anche come sesto senso, è la capacità di
riconoscere il nostro corpo nello spazio anche senza l’aiuto della vista. Ha 3
funzioni principali: senso di posizione, senso di movimento e senso di forza.
La componente cosciente della propriocezione interessa la sensazione di
posizione articolare e quella di movimento articolare; l’archeopropriocezione
invece è la componente inconscia.

Secondo il realismo ingenuo ci sarebbe una completa coincidenza tra il mondo


fisico e il mondo fenomenico. Tuttavia la realtà fisica e la realtà percettiva non
sempre coincidono. Per esempio può essere presente a livello fisico uno stimolo
che non compare a livello percettivo (figure mascherate o mimetismo). Esempio
opposto—> è presente l'oggetto fenomenico nonostante sia assente l'oggetto
fisico (figure anomale).
Figure ambigue= possono assumere un significato diverso a seconda
dell’orientamento nel quale è posizionata.
Figure paradossali= che non si riescono a chiudere (es. zampe elefante o
diapason del diavolo)
L'errore dello stimolo è quello che si compie nei fenomeni di illusione ottica per
cui noi descriviamo non ciò che vediamo ma ciò che sappiamo. L'errore
dell'esperienza è quello per cui attribuiamo alla realtà fisica attributi che invece
appartengono alla percezione e quindi alla realtà fenomenica.

La realtà che noi percepiamo non è una copia esatta della realtà fisica ma il
risultato di un processo psicofisico detto catena psicofisica. La catena
psicofisica dispone di 3 anelli:
Stimolo distale—> stimolo così com’è nella realtà fisica, stimolo fisico
Stimolo prossimale—> risposta fisiologica dei nostri recettori in seguito alla

stimolazione distale (come noi vediamo la realtà fisica), è l’attivazione dei


nostri organi di senso.
Percetto—> risultato di una serie di passaggi di elaborazione dell’informazione
che sono mediati dai nostri organi che vengono poi elaborati dal cervello. Il
cervello deve basarsi sulla mediazione fisiologica dei recettori sensoriali.
La costanza percettiva è il fenomeno per cui gli oggetti fisici vengono percepiti
come invariabili e dotati di stabilità nonostante lo stimolo prossimale cambi
continuamente.
L’organizzazione percettiva comprende un insieme di processi che il cervello
compie per ricostruire un perfetto più simile possibile alla realtà distale.
Legge di Euclide= la grandezza dell'immagine retinica è inversamente
proporzionale alla distanza dell'oggetto dall’occhio
Legge di Emmert= rimanendo costante l'angolo ottico, a distanze maggiori
corrispondono grandezze maggiori
La costanza di forma è la tendenza ad attribuire agli oggetti la stessa forma
nonostante le diverse forme che si proiettano sulla retina.
Concetto di Affordance (elaborato da Gibson) comprende un insieme di
informazioni sulle possibili azioni che possono essere fatte con un oggetto e che
sono già disponibili nell’ambiente. Le possibilità d’azione devono essere
compatibili con le caratteristiche dell’essere che lo deve usare.
Leggi gestaltiche dell’organizzazione= principi che descrivono come
organizziamo vari elementi di informazione in un'unità di senso compiuto.
Wertheimer—> formulò 7 leggi chiamate “leggi di unificazione del campo
percettivo”—> legge della vicinanza= (a parità di altre condizioni) tendono a
formare unità figurali elementi vicini. Legge della somiglianza= tendono a
formare unità figurali elementi simili. Legge della chiusura= tendono a
diventare elementi figurali elementi chiusi o che tendono a chiudersi. Legge
della buona continuazione= si unificano le linee caratterizzate da continuità di
orientamento spaziale; tende ad essere preferita l’organizzazione che comporta
minori cambi di direzione. Legge della pregnanza= vengono privilegiati insiemi
di stimoli caratterizzati da semplicità, simmetria e regolarità. Legge del destino
comune= vengono privilegiati insiemi di elementi che sembrano muoversi nella
stessa direzione. Legge dell’esperienza passata= elementi che danno origine a
una figura familiare o dotata di significato vengono raggruppati insieme.
La Gestalt ha dato leggi che riguardano l’articolazione figura e sfondo. Uno dei
maggiori esponenti è Rubin che dice che una figura per esserci deve avere uno
sfondo. Una figura: ha forma, un contorno, un’estensione definita e appare in
risalto rispetto allo sfondo. I fattori che consentono di far emergere la figura
rispetto allo sfondo sono: inclusione= diventa figura la regione inclusa,
convessità= diventa figura la regione convessa rispetto a quella concava, area
relativa= diventa figura la regione di area minore, orientamento= diventa figura
la regione in cui assi sono orientati secondo le direzioni principali dello spazio

percettivo (asse verticale e orizzontale), simmetria= diventano figure le regioni


a simmetria bilaterale rispetto a un asse centrale. Le figure reversibili sono
figure nelle quali sia un'inversione fra figura e sfondo.
Una conseguenza del processo di organizzazione è la capacità di completare gli
oggetti; esistono due tipi di completamento: completamento modale= si
completa la figura con la presenza a livello di realtà percepita di parti, contorni
e superfici che non sono presenti nello stimolo distale. Completamento
amodale= il sistema percettivo completa l’informazione mancante.
Ci sono diversi indicatori chiamati indizi di profondità che il nostro sistema
utilizza per percepire la profondità e stimare la distanza degli oggetti. Indizi
monoculari—> accomodazione= capacità del cristallino di curvarsi e di
cambiare forma in funzione della distanza dell’oggetto che stiamo fissando:
oggetti vicini fanno sì che ci sia una curvatura maggiore rispetto a quelli
lontani. Indizi pittorici= sovrapposizione= gli oggetti parzialmente nascosti
vengono percepiti dietro rispetto a quelli totalmente visibili. Altezza sul piano
dell’orizzonte= più un oggetto si avvicina al piano dell’orizzonte più è
percepito come lontano. Chiaroscuro= ci dà indicazioni sul concavo e sul
convesso (il concavo è più distante del convesso che sembra invece
fuoriuscire). Prospettiva lineare= delle linee che in realtà sono parallele
convergono in un unico punto e creano un effetto di profondità. Gradiente di
tessitura= quando la texture (trama) è più fitta si percepisce una maggiore
distanza. Prospettiva aerea= consiste in una sorta di sfumatura per cui gli
oggetti in primo piano sono più definiti rispetto a quelli lontani. Indizi cinetici=
parallasse di movimento= sul treno guardando fuori dal finestrino gli oggetti
più lontani sembrano muoversi nella nostra stessa direzione mentre quelli più
vicini nella direzione opposta. Indizi binoculari—> Convergenza= quando
fissiamo un oggetto gli occhi, che hanno una certa distanza tra loro, convergono
di un certo angolo in modo che l’immagine dell’oggetto cada nella fovea di
ciascun occhio. Disparazione binoculare= dato che gli occhi sono distanti tra
loro di circa 6 cm le immagini retiniche non sono identiche, c’è una disparità:
ma poi le informazioni dei due occhi vengono fuse e la disperazione esistente
viene utilizzata per ricostruire la distanza degli oggetti dall’occhio.

Si possono distinguere 3 tipi di movimento: il movimento indotto, il movimento


apparente o Phi o stroboscopico e il movimento autocinetico.
Teoria dell’analisi delle caratteristiche= secondo questa teoria tutti gli oggetti
sono composti da diverse caratteristiche e il riconoscimento consiste in un
riconoscimento di configurazione di queste caratteristiche.
Teoria di David Marr= la visione implica un passaggio da quella che è la
struttura dell'immagine alla struttura del mondo esterno; sulla base degli
elementi che corrispondono all'immagine retinica bisogna capire quale sia la
struttura del mondo che si sta vedendo partendo dall'immagine retinica e dalla

struttura progetti hanno su di essa. (abbozzo primario, abbozzo a due


dimensioni e mezzo e modello a tre dimensioni)
Teoria del riconoscimento per componenti di Biederman= secondo lui per
riconoscere ci basiamo su alcune componenti volumetriche primitive chiamate
geoni. A partire dall'informazione bidimensionale presente nella retina, si ha
una ricostruzione in tre dimensioni dell'oggetto sfruttando i primitivi
geometrici.
La percezione avviene utilizzando processi top-down e bottom-up.
Bottom-up= si parte dal basso per arrivare in alto; l'informazione che arriva in
ingresso viene analizzata e combinata per il riconoscimento.
Top-down= partono dall'alto e influenzano ciò che c'è in basso, sono le nostre
conoscenze che guidano l'analisi dello stimolo in ingresso.

Capitolo 4: stati di coscienza


L'essere umano è in uno stato di coscienza vigile per circa il 70% della giornata:
lo stato di coscienza vigile mette l'organismo nella condizione di poter acquisire
informazioni, ma affinché le informazioni possono essere memorizzate
indispensabile l'intervento dell'attenzione. L'attenzione è l'insieme di processi
che consentono all'organismo di selezionare una parte dell'informazione
ambientale. Esistono cinque tipi di attenzione: divisa (consente di effettuare più
compiti contemporaneamente), focalizzata (determina prestazioni ottimali),
distribuita (permette di cogliere un maggior numero di elementi a scapito della
velocità con cui ciò avviene), selettiva (è la capacità di concentrare le risorse su
un obiettivo ignorando i segnali non rilevanti. Es. fenomeno del cocktail party.
Il vantaggio è che ci permette di processare in maniera efficace ciò che ci
interessa, mentre il limite è che ciò su cui non ci focalizziamo viene trascurato)
e sostenuta (rende possibile mantenere uno stato di vigilanza su eventi
particolari).
Posner ha paragonato la nostra attenzione selettiva a un fuoco che chiama fuoco
attentivo paragonandolo a una sorta di riflettore che illumina un palcoscenico.
Orientamento automatico= lo spostamento e l'orientamento dell'attenzione può
essere involontario e incontrollabile
Orientamento volontario= possiamo scegliere di spostare il nostro fuoco
attentivo
La prima metafora è quella del riflettore, a seconda quella del filtro, come una
sorta di imbuto da cui entrano molte cose ma ne esce una quantità più ridotta.
Teoria del filtro precoce= assume che l'attenzione agisca con un filtro periferico
facendo sì che tutta l'informazione non rilevante venga tralasciata.
L'informazione non rilevante viene persa subito dopo il magazzino sensoriale.
Teoria del filtro attenuato= la mancanza di attenzione non blocca
completamente i messaggi in ingresso ma li attenua.
Ipotesi della selezione tardiva= il sistema processa tutta l'informazione, e
quando poi deve essere messa in atto una risposta l'attenzione si focalizza su
cosa è importante per quella risposta.
Cecità da inattenzione= tendenza a non notare qualcosa di evidente e generale
quando siamo concentrati su qualcosa di particolare e specifico.
Effetto cocktail party= abilità di focalizzare la propria attenzione uditiva su
quanto detto da una particolare persona in mezzo ad altre.
Effetto Simon= il soggetto siede di fronte a uno schermo su cui sono presenti
una croce al centro che dice al soggetto che deve focalizzare lo sguardo, e a
destra e a sinistra dei riquadri dentro cui possono comparire dei cerchi o dei
quadrati: l’informazione rilevante per la risposta è la forma dell'oggetto che
vede.
Effetto Stroop= nominare colore dei quadrati, leggere le parole e leggere il
colore con cui sono scritte le parole.

Effetto Navon= il soggetto aveva di fronte a sé delle combinazioni di lettere in


cui la lettera grande era formata da lettere più piccole, che potevano essere
congruenti o non congruenti; quando bisognava dire qual era la lettera locale i
tempi variavano a seconda che fosse congruente o meno con la lettera grande.

I processi attentivi rispondono a due criteri: il principio di sopravvivenza e il


principio di economicità. Il processo di attivazione dell'organismo è legato al
principio di sopravvivenza: quanto prima percepisco i cambiamenti ambientali
potenzialmente pericolosi tanto prima sarò in grado di reagire in modo
appropriato. I processi di attenzione selettiva e di gestione delle risorse
rispondono invece al principio di economicità: ogni individuo è costantemente
bombardato da ingenti quantità di informazioni ed è quindi necessario ridurre la
complessità e la quantità di informazioni in ingresso per avere buone
probabilità di elaborarle con successo.
Il principale canale di acquisizione delle informazioni è la visione:
l'esplorazione visiva è caratterizzata da brevi periodi di relativa immobilità
degli occhi che prendono il nome di fissazioni, separati da rapidi spostamenti
indicati con il nome di saccadi.
L'attenzione è caratterizzata da multimodalità, ovvero può spostarsi da un
oggetto all'altro all'interno di una stessa modalità sensoriale o tra modalità
diverse; inoltre le nostre risorse attentive ci permettono di prestare attenzione a
più stimoli contemporaneamente.

È possibile distinguere gli stati fisiologici di coscienza in due macro categorie:


veglia e sonno. Inoltre ha ottenuto molta diffusione la distinzione tra coscienza
e attenzione, due processi distinti anche se strettamente legati perché siamo
consapevoli di ciò a cui prestiamo attenzione, però esistono casi di
dissociazione tra le due. L'attenzione può essere vista come un canale
privilegiato per l'accesso alla coscienza.
Gli stati alterati di coscienza sono: sonno, coma, uso di sostanze, ipnosi e
meditazione.
Le persone attraversano cinque diverse fasi del sonno in una notte, conosciute
come fasi da 1 a 4 e sonno REM, ciascuna delle quali dura circa 90 minuti.
Ognuna di queste cinque fasi è associata a un diverso tipo di onda cerebrale.
Fase 1= transizione dalla veglia al sonno, onde cerebrali relativamente veloci e
di ampiezza ridotta
Fase 2= il sonno diventa più profondo, le onde cerebrali sono più lente e hanno
andamento più regolare. Diventa sempre più difficile riuscire a svegliare una
persona ma mano che questa si avvia nella fase 2 del sonno
Fase 3= picchi e flessi più accentuati nell'andamento del tipo di onda cerebrale
Fase 4= l'andamento diventa ancora più lento e regolare rendendo il dormiente
sempre meno sensibile a stimolazioni esterne

Nella prima metà della notte il sonno è caratterizzato dalle fasi 3 e 4, la seconda
metà è invece solitamente occupata dalle fasi 1 e 2 e dalla quinta fase, nella
quale sogniamo.
Fase REM= fase del sonno, che occupa il 20% del sonno totale di un individuo
adulto, caratterizzata da aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna
e del ritmo del respiro, con movimento rapido degli occhi e sogni.
Durante la fase REM il corpo è paralizzato : la paralisi dei muscoli volontari
serve a impedire al corpo di compiere movimenti incontrollati.
Sigmund Freud vedeva i sogni come la guida dell'inconscio. Nella sua teoria
della soddisfazione dei desideri inconsci Freud sosteneva che i sogni
rappresentano desideri inconsci che gli autori dei sogni vorrebbero realizzare.
Però i desideri veri e propri, chiamati contenuto latente, sono camuffati. Il vero
argomento e il vero significato del sogno potrebbero avere molto poco a che
fare con la sua storia ufficiale, che Freud chiamava il contenuto manifesto.
Secondo Braun e colleghi durante la fase REM le parti del cervello coinvolte
nelle emozioni e nell'immaginazione visiva sono fortemente attive mentre le
parti consce della personalità e le aree che controllano l'analisi logica e
l’attenzione sono inattive: tale in attività permette ai pensieri inconsci di
dominare in questa fase.
Secondo la teoria dei sogni per la sopravvivenza i sogni ci permettono di
elaborare riconsiderare le informazioni preziose per la nostra sopravvivenza
quotidiana: secondo questa teoria i sogni rappresentano preoccupazioni che
riguardano la nostra vita quotidiana, che riflettono le nostre insicurezze,
indecisioni, idee e desideri.
Secondo la teoria della sintesi-attivazione l’energia elettrica, generata
casualmente dal cervello durante la fase REM, stimola i ricordi che il cervello
riorganizza creando la trama dei sogni
Insonnia= difficoltà nel dormire, alcune persone non riescono semplicemente ad
addormentarsi oppure si addormentano ma poi tendono a svegliarsi
ripetutamente nel corso della notte
Apnea del sonno= patologia per cui chi dorme respira con difficoltà
Terrori notturni= risvegli improvvisi da uno stato di sonno non-REM,
accompagnati da sensazioni di estrema paura, panico e forte eccitazione
fisiologica
Narcolessia= sonno incontrollato di breve durata che colpisce i soggetti la
svegli
Ritmi circadiani= processi biologici che si susseguono ripetutamente in cicli di
circa 24 ore (il nucleo sovrachiasmatico del cervello controlla il ritmo dei cicli
circadiani, anche la variazione di luce e buio influisce sui ritmi circadiani:
alcune persone infatti soffrono del disturbo affettivo stagionale, una forma di
forte depressione nella quale i sentimenti di disperazione e di rinuncia
aumentano durante l'inverno diminuiscono il resto dell’anno).

I sogni a occhi aperti sono fantasie che le persone costruiscono da sveglie, sono
una parte specifica della coscienza da svegli, anche se la consapevolezza
dell'ambiente circostante diminuisce in questo stato.
L'ipnosi è uno stato di simil-trans caratterizzato da una predisposizione
suggerimenti esterni. Le persone sotto ipnosi non perdono del tutto la loro
volontà personale, non rivelano verità nascoste e sono capaci di mentire, e
inoltre non possono essere ipnotizzate contro la propria volontà. L'ipnosi è stata
utilizzata con successo per risolvere problemi reali: controllo del dolore,
diminuire il fumo, cura di disturbi psicologici, collaborazione nell'applicazione
della legge, miglioramento della prestazione atletica.
La meditazione è una tecnica acquisita che mira alla focalizzazione
dell’attenzione, che a sua volta porta a uno stato di coscienza alterato. Essa
consiste solitamente nella ripetizione continua di un mantra, un suono o una
sillaba. La meditazione è un mezzo volto ad alterare lo stato di coscienza.
Alcune sostanze note come psicoattive sono in grado di produrre alterazioni
dello stato di coscienza. Le sostanze psicoattive influenzano le emozioni, le
percezioni e il comportamento delle persone. Alcune sostanze alterano il
sistema libico e altre intaccano il modo di operare di specifici neurotrasmettitori
attraverso le sinapsi neuronali. Inoltre la dipendenza che esse provocano può
essere fisiologica/biologica se l’organismo ne ha bisogno per funzionare in
maniera corretta, oppure psicologica se si crede di aver bisogno di queste
sostanze per contrastare lo stress della vita quotidiana. Le sostanze più
pericolose producono dipendenza, determinano un bisogno biologico-
psicologico in chi ne fa uso.
Gli stimolanti sono sostanze il cui effetto sul sistema nervoso centrale
determina un aumento del battito cardiaco, della pressione arteriosa e della
tensione muscolare. sostanze stimolanti sono la caffeina, la nicotina, la cocaina
e le anfetamine.
I depressivi diminuiscono l’attivazione del sistema nervoso centrale. L’alcol, il
roipnol e i barbiturici sono fra le più comuni sostanze depressive.
Appartengono alla categoria dei narcotici la morfina e l’eroina, sostanze che
producono rilassamento e sollievo dal dolore e dall’ansia.
Gli allucinogeni sono sostanze che producono allucinazioni o altri cambiamenti
nei processi percettivi. L’allucinogeno usato più di frequente è la marijuana.
Appartengono a questa categoria anche l’LSD e l’ecstasy.

Capitolo 5: apprendimento
L’apprendimento è un cambiamento relativamente permanente del
comportamento che è determinato dall’esperienza.
Bisogna distinguere il comportamento della prestazione. Il cambiamento nella
prestazione è determinato da vari fattori: dinamiche interne, maturazione e
apprendimento.
Il condizionamento classico (operato da Pavlov) è un tipo di apprendimento in
cui uno stimolo neutro finisce per causare una risposta dopo che è stato
abbinato a uno stimolo che causa normalmente quella risposta (es. della
salivazione del cane al suono della campanella collegato al cibo).

Stimolo neutro= stimolo che prima del condizionamento non causa


naturalmente la risposta di interesse
Stimolo incondizionato= stimolo che provoca naturalmente una particolare
risposta senza dover essere appreso
Risposta incondizionata= risposta che è naturale e non richiede addestramento
Stimolo condizionato= stimolo precedentemente neutro che è stato accoppiato a
uno stimolo incondizionato per evocare una risposta precedentemente causata
soltanto dallo stimolo incondizionato
Risposta condizionata= risposta che, dopo il condizionamento, fa seguito a uno
stimolo precedentemente neutro
Le risposte emotive tendono a essere apprese mediante processi di
condizionamento classico (es. esperimento del piccolo Albert con il
coniglietto). L’apprendimento mediante il condizionamento classico avviene
anche nell’età adulta. Un altro esempio è quello dell’orso e della musica +
piastra di ghisa che veniva scaldata.
Il condizionamento classico può anche essere adoperato per psicoterapie di tipo
comportamentista: es. ragno di solito associato a paura, però se vengono
mostrate immagini di animali carini tra cui anche immagini di ragni, il ragno

verrà associato a un animale carino e quindi a una sensazione di piacere e non


più di paura.
L’estinzione non è una cancellazione ma un’inibizione e avviene quando una
risposta precedentemente condizionata diminuisce in frequenza e alla fine
scompare. Per produrre estinzione si deve porre termine all’associazione tra
stimoli condizionati e stimoli incondizionati.
Il recupero spontaneo è la ricomparsa di una risposta condizionata estinta dopo
un periodo di riposo e senza un ulteriore condizionamento. Il recupero
spontaneo spiega perché sia così difficile liberarsi dalle dipendenze da sostanze
psicoattive.

La generalizzazione dello stimolo è il fenomeno che avviene quando una


risposta condizionata segue uno stimolo che è simile allo stimolo condizionato
iniziale.
La discriminazione è il processo contrario alla generalizzazione ed è la capacità
di riconoscere e differenziare gli stimoli.
Effetto Garcia= processo attraverso cui un individuo sviluppa l'avversione per
un dato sapore: è sufficiente che si ingerisca una volta del cibo avariato
avvelenato perché si instauri un'immediata avversione per il sapore di quel cibo
(es. ratto che beve l’acqua dal dispenser di plastica + radiazione che provocano
disturbi gastrointestinali, oppure coyote che mangia carcassa di pecora)

Il condizionamento operante è una forma di apprendimento in cui una risposta


volontaria viene rinforzata o indebolita a seconda che le sue conseguenze siano
favorevoli o sfavorevoli. Quando diciamo che una risposta è stata rinforzata o
indebolita intendiamo che è stata aumentata o diminuita la probabilità che
ricorra regolarmente. Si dice operante perché l'organismo opera sul proprio
ambiente per ottenere un risultato desiderabile.
Legge dell’effetto (Thorndike)= le risposte che causano conseguenze
soddisfacenti hanno una maggior probabilità di venire ripetute.
Thorndike riteneva che l’organismo stabilisse una connessione diretta tra lo
stimolo e la risposta senza essere consapevole dell’esistenza di tale connessione
(es. gatto che per uscire dalla gabbia capiva il meccanismo e poi lo apprendeva
e collegava l’azione al raggiungimento dell’obiettivo).
Skinner= il comportamento di un soggetto cambia nel corso del tempo in base
alle conseguenze che il comportamento a: se la conseguenza è positiva il
comportamento diventerà più frequente; questo comportamento è volto a
ottenere un rinforzatore. Se la conseguenza negativa il comportamento tende ad
estinguersi.
Skinner box= una camera con un ambiente altamente controllato che è stata
usata per studiare i processi di condizionamento operante con animali da

laboratorio (gli animali apprendono ottenere il cibo operando sul proprio


ambiente all'interno della gabbia). Es—> insegnare a un ratto affamato a
premere una leva posta nella sua gabbia: il ratto finirà per premere la leva
continuamente finché non avrà soddisfatto la fame mostrando così di avere
appreso che l'ottenimento del cibo è vincolato alla pressione sulla leva.
Il rinforzo è il processo con cui uno stimolo aumenta la probabilità che un
comportamento precedente venga ripetuto.
Un rinforzatore è qualsiasi stimolo che aumenti la probabilità che un
comportamento precedente venga ripetuto.
Un rinforzatore positivo è uno stimolo aggiunto all'ambiente che determina un
aumento di una risposta precedente.
Un rinforzatore negativo è uno stimolo spiacevole la cui rimozione
dall'ambiente fa aumentare la probabilità che una risposta precedente si ripeta
nel futuro.
La punizione è uno stimolo che diminuisce la probabilità che un
comportamento precedente si ripeta. La punizione è in grado di indebolire una
risposta mediante l’applicazione di uno stimolo spiacevole oppure mediante la
rimozione di qualcosa di piacevole. Per essere utile a indurre un comportamento
più desiderabile nel futuro, la punizione però deve essere accompagnata da
informazioni specifiche sul comportamento che viene punito insieme a
suggerimenti specifici riguardo un comportamento più desiderabile.
Rinforzatore primario= soddisfa qualche bisogno biologico e opera in modo
naturale
Rinforzatore secondario= elementi che permettono di soddisfare i bisogni
primari, come i soldi.

I programmi di rinforzo sono differenti moduli di frequenza e timing di rinforzo


dopo un comportamento desiderato.
Un programma di rinforzo continuo è il rinforzo di un comportamento ogni
volta che viene emesso.
Un programma di rinforzo intermittente è il rinforzo di un comportamento
alcune volte ma non ogni volta che viene messo. I programmi di rinforzo
intermittente mantengono la prestazione più a lungo rispetto ai programmi di
rinforzo continuo prima che avvenga l'estinzione, ossia scompaia la risposta
condizionata.
Programma a rapporto fisso= programma con cui il rinforzo viene
somministrato soltanto dopo che è stato emesso un numero specifico di risposte.
Programma a rapporto variabile= programma con cui il rinforzo viene
somministrato dopo un numero variabile, anziché dopo un numero fisso, di
risposte.

Programma a intervallo fisso= programma che fornisce un rinforzo per una


risposta soltanto dopo che è trascorso un intervallo di tempo fisso, con la
conseguenza che i tassi complessivi di risposta sono relativamente bassi.
Programma a intervallo variabile= programma con cui l’intervallo di tempo tra
rinforzi consecutivi varia attorno a una media invece di essere fisso.
La generalizzazione è un processo in cui un organismo apprende una risposta
uno stimolo e poi presenta la stessa risposta stimoli leggermente diversi. La
discriminazione è l'opposto, prima la risposta viene data in determinate
situazioni, e poi viene data solo in una categoria specifica di situazioni.

Il modellamento è il processo di insegnamento di un comportamento complesso


mediante la ricompensa di approssimazioni sempre più vicine al
comportamento desiderato. Nel modellamento si comincia con il rinforzare
qualsiasi comportamento che sia simile a quello che si vuole che la persona
apprenda, poi si rinforzano soltanto le risposte che sono più vicine al
comportamento che si vuole insegnare; infine si rinforza soltanto la risposta
desiderata.
Esistono vincoli biologici, ovvero limitazioni innate alla capacità degli animali
di apprendere particolari comportamenti, alcuni individui sono capaci di
apprendere un determinato tipo di comportamento mentre altri no, spesso anche
per la loro conformazione fisica: l'esistenza di vincoli biologici è compatibile
con le spiegazioni evolutive del comportamento.
La modificazione del comportamento è una tecnica formalizzata per aumentare
la frequenza dei comportamenti desiderati e diminuire quella dei
comportamenti indesiderati—> (identificare i comportamenti che costituiscono
l'obiettivo, progettare un sistema di registrazione dei dati, scegliere una strategia
di modificazione del comportamento, attuare il programma, compilare resoconti
accurati dopo che il programma è stato attuato e valutare e modificare il
programma in corso).
Teoria dell’apprendimento cognitivo-sociale= approccio allo studio
dell'apprendimento che si concentra sui processi mentali che stanno alla base
dell'apprendimento stesso. Secondo questa teoria non è sufficiente dire che le
persone emettono risposte perché vi è una relazione tra lo stimolo e la risposta,
ma le persone sviluppano l'aspettativa che riceveranno un rinforzatore dopo
aver emesso una risposta.
Apprendimento latente= è un tipo di apprendimento cognitivo-sociale in cui un
nuovo comportamento viene appreso ma non viene manifestato finché non
viene fornito qualche incentivo, e avviene senza un rinforzo.
Apprendimento osservativo= è un tipo di apprendimento attraverso
l'osservazione del comportamento di un'altra persona chiamata “modello”.
Es. Bobo doll (esperimento condotto da Bandura)—> Bandura formò tre
gruppi di bambini:

• nel primo gruppo inserì uno dei suoi collaboratori che si mostrò aggressivo
nei confronti di pupazzo gonfiabile chiamato Bobo. L'adulto picchiava il
pupazzo con un martello
• nel secondo gruppo, quello di confronto, un altro collaboratore giocava
con le costruzioni di legno senza manifestare alcun tipo di aggressività né
interesse nei confronti di Bobo
• infine, il terzo gruppo, quello di controllo, era formato da bambini che
giocavano da soli e liberamente, senza alcun adulto con funzione
di modello.
In una fase successiva i bambini venivano condotti in una stanza nella quale vi
erano giochi neutri (peluche, modellini di camion) e giochi aggressivi (fucili,
martelli finti).
Bandura poté verificare che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare
Bobo manifestavano un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi sia
verso persone che verso oggetti, sia rispetto a quelli che avevano visto il
modello pacifico sia rispetto a quelli che avevano giocato da soli.

Capitolo 6: memoria
La memoria è il processo con cui codifichiamo, immagazziniamo e recuperiamo
le informazioni; la memoria consente l’accesso consapevole agli eventi passati
e permette di dare continuità e identità alla nostra vita.
La codifica è la fase di processo in cui le informazioni possono essere
convertite e registrate in una forma conservata nella memoria.
L’immagazzinamento è il processo con cui si archiviano e si mantengono le
informazioni nella nostra memoria.
Il recupero è il processo attraverso cui le informazioni codificate e
immagazzinate vengono recuperate e portate alla coscienza.
La teoria dei tre sistemi di memoria propone l’esistenza di tre distinti magazzini
di memoria—> la memoria sensoriale è il magazzino di memoria iniziale che
immagazzina le informazioni soltanto per qualche secondo; le informazioni
vengono registrate dalla memoria sensoriale come una replica esatta dello
stimolo. La memoria a breve termine conserva le informazioni per 15-25
secondi e le immagazzina secondo il loro significato. Nella memoria a lungo
termine le informazioni vengono immagazzinate in modo relativamente
permanente, ma può essere difficile recuperarle.
La memoria sensoriale comprende vari tipi di memorie sensoriali—> memoria
iconica (immagazzina le informazioni provenienti dal sistema visivo), memoria
ecoica (immagazzina le informazioni acustiche provenienti dal sistema uditivo)
e le memorie corrispondenti a tutti gli altri sensi.
Se le informazioni dalla memoria sensoriale non passano in memoria a breve
termine vanno perdute per sempre. Le informazioni nel magazzino sensoriale
sono costituite da rappresentazioni degli stimoli grezzi (non hanno ancora un
significato per noi).
La memoria a breve termine è il magazzino di memoria in cui le informazioni
acquistano per la prima volta significato, anche se la durata di ritenzione
massima è relativamente breve.
La quantità di informazioni che possono essere ritenute nella memoria breve
termine, nota come span di memoria, è stata identificata come sette insiemi, o
chunk, di informazioni. Un chunk è un raggruppamento significativo di stimoli
che può essere immagazzinato come un’unità nella memoria a breve termine.
Il trasferimento di informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo
termine procede sulla base della reiterazione, ovvero la ripetizione di
informazioni che sono entrate nella memoria a breve termine. Se le
informazioni vengono ripetute semplicemente più e più volte vengono
mantenute nella memoria a breve termine, mentre se vengono reiterate mediante
un processo denominato reiterazione elaborativa è molto maggiore la
probabilità che vengano trasferite nella memoria lungo termine. La reiterazione
elaborativa ha luogo quando le informazioni vengono considerate e organizzate
in qualche modo.

Si produce spesso un effetto primacy in cui gli item presentati prima in una lista
vengono ricordati meglio. Esiste anche un effetto di recency in cui gli item
presentati tardi in una lista vengono ricordati meglio.
I tre sistemi di memoria costituiscono un processo seriale, altri psicologi però
sostengono che sia più opportuno prendere in considerazione un processo
parallelo—> memoria di lavoro
La memoria di lavoro è un insieme di magazzini di memoria temporanea che
manipolano e reiterano attivamente le informazioni. La memoria di lavoro è
uno spazio di lavoro che mantiene temporaneamente l’informazione
consentendo l’elaborazione durante lo svolgimento di un compito, ed è
costituito da un insieme di magazzini di memoria a breve termine.
Si pensa che la memoria di lavoro contenga un esecutivo centrale che interviene
nel ragionamento e nel processo decisionale. L'esecutivo centrale coordina tre
distinti sistemi di immagazzinamento e reiterazione: il magazzino visivo, il
magazzino verbale e il buffer episodico. Il magazzino visivo fa riferimento alla
capacità della memoria a breve termine di mantenere ed elaborare le
informazioni di tipo visivo-spaziale in modo da renderle disponibili
all’esecutivo centrale. Il magazzino verbale è responsabile della ritenzione e
manipolazione di informazioni riguardanti il linguaggio, le parole e i numeri.
Il buffer episodico —> ci sono diverse ipotesi: 1) che sia un magazzino
ausiliario che serve quando gli altri magazzini sono sovraccarichi, 2) che sia lo
spazio di integrazione tra informazioni verbali e visive, 3) che sia specializzato
nel mantenere e manipolare informazioni relative a eventi ed episodi specifici.

La memoria a lungo termine si divide in memoria dichiarativa e memoria


procedurale—> la memoria dichiarativa è la memoria per le informazioni
fattuali (nomi, volti e dati). La memoria procedurale immagazzina le capacità
percettive e motorie ed è la memoria per le abilità e le abitudini.
I fatti immagazzinati nella memoria dichiarativa possono essere ulteriormente
suddivisi in memoria semantica e memoria episodica—> la memoria semantica
è la memoria per le conoscenze e i fatti generali riguardo al mondo, e per le
regole della logica. La memoria episodica è la memoria per i particolari
biografici della nostra vita individuale, ed è relativa ad eventi che sono legati in
maniera specifica a coordinate spaziali e temporali.
Secondo i modelli associativi di memoria la memoria è costituita da
rappresentazioni mentali di gruppi di informazioni interconnesse: il pensiero su
un concetto particolare attiva la rievocazione di concetti correlati. L'attivazione
di una memoria induce l'attivazione di memorie correlate in un processo noto
come diffusione dell’attivazione. I modelli associativi di memoria aiutano a
spiegare il priming, un fenomeno per cui veniamo esposti a uno stimolo definito
“prime” e l’essere stati esposti a questo stimolo facilita la rievocazione dello
stimolo stesso e di tutte le informazioni correlate in un momento successivo.

La scoperta del fatto che le persone abbiano memoria di cui sono inconsapevoli
ha indotto a ipotizzare che possono coesistere due forme di memoria: la
memoria esplicita (che è il ricordo intenzionale o conscio di informazioni) e la
memoria implicita (che è costituita da ricordi di cui le persone non hanno
consapevolezza conscia ma che possono influenzare la prestazione e i
comportamenti successivi).
Fenomeno “sulla punta della lingua”= incapacità di rievocare le informazioni
che si è persuasi di conoscere, una conseguenza della difficoltà di recuperare
informazioni dalla memoria lungo termine
Rievocazione—> ricerca della memoria delle informazioni, recupero di
informazioni potenzialmente pertinenti, presa in esame di queste informazioni e
poi si ha la decisione sull'accuratezza di quanto rievocato: se quello che viene
rievocato è corretto si ferma la ricerca, altrimenti si ricomincia da capo il
processo di rievocazione. Il compito di rievocazione può essere agevolato
attraverso i cue di recupero.
Cue di recupero= è uno stimolo che permette di rievocare più facilmente
informazioni immagazzinate nella memoria lungo termine
Riconoscimento—> confronto tra quanto viene proposto con le informazioni in
memoria.
La teoria dei livelli di elaborazione è una teoria la cui idea è che l'accuratezza
della rievocazione è funzione della modalità del grado con cui il materiale che
abbiamo appreso precedentemente è stato appreso, e pone in risalto il grado a
cui il nuovo materiale viene analizzato mentalmente: a livelli poco profondi le
informazioni vengono elaborate semplicemente in base ai loro aspetti fisici e
sensoriali. A un livello intermedio le forme vengono tradotte in unità
significative. Al livello più profondo le informazioni vengono analizzate in base
al loro significato.
Le memorie fotografiche sono memorie incentrate su un evento specifico,
importante o sorprendente, che sono così vivide da rappresentare un'istantanea
virtuale dell’evento. Le memorie eccezionali (riguardanti fatti eccezionali e
distinti) sono più facili da recuperare rispetto alle memorie di eventi ordinari.
Tuttavia, anche se uno stimolo è particolarmente distintivo, possiamo non
ricordare da dove provengano le informazioni: in questo caso si verifica
un’amnesia della fonte.
È evidente che i nostri ricordi rispecchiano processi costruttivi, ovvero processi
in cui ciò che rievochiamo è influenzato dal significato che attribuiamo agli
eventi; quindi quando recuperiamo informazioni il ricordo che si produce è
influenzato non solo dall'esperienza diretta dello stimolo che abbiamo fatto in
precedenza, ma anche dalle nostre congetture e inferenze riguardo al suo
significato.
L'ipotesi che la memoria si basi su processi costruttivi fu proposta da Bartlett:
egli ipotizzò che le persone ricordavano informazioni in termini di schemi,

ovvero di corpi organizzati di informazioni immagazzinate nella memoria, che


distorcono il modo in cui le nuove informazioni vengono interpretate,
immagazzinate e rievocate. Infatti i nostri ricordi sono spesso manipolati dalle
nostre esperienze precedenti (esperimento Allport e Postman uomo
metropolitana rasoio in mano).
Uno dei motivi per cui i testimoni commettono errori di memoria è dato dalla
formulazione specifica delle domande poste dai funzionari di polizia. Gli errori
di memoria sono ancora più frequenti nei casi di testimoni bambini in quanto i
loro ricordi sono vulnerabili all'influenza degli altri, in particolare quando la
situazione è molto emotiva o stressante.
I ricordi repressi sono ricordi di eventi che sono inizialmente così scioccanti che
la mente risponde spingendoli nell’inconscio. Secondo alcuni studiosi le
memorie represse possono rimanere nascoste anche per tutta la vita, a meno che
non vengano evocate da qualche circostanza, come durante una terapia
psicanalitica. Altri pensano che invece le memorie represse siano inaccurate, e
talvolta anche totalmente false e che quindi rappresentino delle false memorie:
Si sviluppano false memorie quando le persone sono incapaci di rievocare la
fonte del ricordo di un particolare evento di cui hanno soltanto ricordi vaghi.
Le memorie autobiografiche sono i nostri ricordi di circostanze ed episodi della
nostra vita e comprendono le memorie episodiche relative a noi stessi; spesso
tendiamo a dimenticare le informazioni sul nostro passato che sono
incompatibili con il modo in cui ci vediamo attualmente.
I fallimenti della memoria possono derivare dal fallimento in fase di codifica,
fallimento in fase di ritenzione (decadimento) o fallimento in fase di recupero
(interferenza e oblio dipendente dai cue) e sono appunto spiegati da vari
processi—>
Decadimento= la perdita (delle informazioni) è dovuta al non uso delle
informazioni ed è funzione del tempo che passa. La traccia mnestica è intesa
come modificazione fisica effettiva dell’encefalo, e compare quando viene
appreso nuovo materiale; nel decadimento questa traccia scompare
semplicemente a causa del trascorrere del tempo, cioè se non viene riattivata si
dissolve.
Interferenza= fenomeno per cui le informazioni immagazzinate nella memoria
disturbano la rievocazione delle altre informazioni, cioè se nella memoria ho
informazioni in conflitto tra di loro questo crea interferenze che rendono
difficile il recupero delle informazioni.
Esistono due tipi di interferenza: l'interferenza retroattiva e l'interferenza
proattiva. Nell'interferenza proattiva le informazioni apprese precedentemente
disturbano la rievocazione del materiale più recente. L'interferenza retroattiva è
invece la difficoltà che si incontra nella rievocazione di informazioni a causa
dell'esposizione successiva a materiale differente.

(interferenza proattiva—> il passato interferisce con il presente, interferenza


retroattiva—> il presente interferisce con il passato)
Oblio dipendente da cue= oblio che avviene quando i cue di recupero sono
insufficienti per risvegliare le informazioni presenti nella memoria

Il potenziamento a lungo termine è il fenomeno per cui certe vie neurali si


eccitano facilmente mentre viene appresa una nuova risposta. Nel
potenziamento a lungo termine si ha un processo detto consolidamento in cui i
ricordi si fissano e si stabilizzano nella memoria a lungo termine: per
stabilizzarsi hanno bisogno di molto tempo e secondo delle ricerche le posizioni
delle tracce mnestiche dipendono dal tipo di materiale che viene appreso e dal
sistema che ne elabora le informazioni. L'ippocampo svolge un ruolo centrale
nel consolidamento delle memorie; è localizzato nei lobi temporali mediali e
facilita la codificazione dell'informazione iniziale. Nella corteccia dell'encefalo
vengono immagazzinate effettivamente le informazioni che vengono inviate
dall’ippocampo. L'amigdala svolge invece un ruolo importante nella memoria
intervenendo soprattutto nei ricordi che implicano le emozioni.
Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa che comprende problemi di
memoria di grado elevato. Nei suoi stadi iniziali si manifesta come una
semplice dimenticanza di eventi, ma via via che la malattia progredisce la
memoria diventa sempre meno profonda e vengono dimenticati anche i compiti
più semplici. Alla fine le persone affette da Alzheimer perdono la capacità di
parlare o di comprendere il linguaggio e subentra il deterioramento fisico, con
esito letale. La causa di questa malattia si pensi derivi da una suscettibilità
ereditaria a un difetto della produzione di un peptide necessario per il
mantenimento delle connessioni neurali.
L'amnesia è la perdita di memoria in assenza di altre difficoltà mentali.
L'amnesia può essere retrograda o anterograda: nell'amnesia retrograda è andata
perduta la memoria per gli eventi accaduti prima di un certo evento. L'amnesia
anterograda è caratterizzata dalla perdita della memoria di eventi che seguono
una lesione.
La sindrome di Korsakoff è una malattia che colpisce gli alcolisti a lungo
termine con conseguente compromissione della memoria e presenza di
allucinazioni.

Capitolo 7: pensiero
Il pensiero è un processo di rappresentazione della realtà e di noi stessi a livello
mentale ed è un processo di trasformazione di queste rappresentazioni mentali
in modo da generare nuove rappresentazioni per raggiungere i nostri obiettivi.
Alcune situazioni che richiedono l'attivazione di alcuni processi di pensiero
sono: la categorizzazione, il problem solving e il ragionamento.
Ci sono tre diversi approcci alla categorizzazione: teoria delle condizioni
necessarie sufficienti, teoria delle tassonomie e prototipi e teorie embodied.
Categorizzare ci consente di ordinare la realtà, di renderla comprensibile, di
attribuirle un significato e di renderla prevedibile. Le informazioni vengono
ordinate in categorie per non farli apparire in modo caotico e disordinato. La
nostra esperienza può essere organizzata in concetti.
I concetti sono categorie di oggetti, eventi o persone con caratteristiche comuni
tra loro. Grazie ai concetti possiamo organizzare i fenomeni complessi in forme
più semplici e quindi facilmente utilizzabili.
I concetti hanno la funzione di semplificare il flusso percettivo, hanno una
funzione inferenziale (per cui assegnamo a un oggetto molte delle caratteristiche
del concetto a cui appartiene) e influiscono e orientano il nostro
comportamento.
Il concetto può essere descritto da un insieme di tratti definitori, cioè l'insieme
delle Caratteristiche Necessarie e Sufficienti per essere membro della categoria
corrispondente al concetto. C’è un insieme di attributi che ci dicono quali sono i
membri che entrano a far parte di una categoria e quali stanno fuori ("necessari"
perché non posso cancellare nessun tratto, e "sufficienti" perché nessun tratto
può essere aggiunto). Inoltre, dal momento che tutti i tratti possiedono la stessa
rilevanza, il concetto è dato da un elenco congiuntivo di tratti che si presenta
come una lista non strutturata, e priva di relazioni gerarchiche, e presenta
confini di delimitazione netta.
Questa modalità però non rappresenta la modalità con cui una persona crea le
categorie, perché non usiamo criteri logici ma psicologici, noi ci basiamo sulla
somiglianza; c'è quindi un inventario limitato di termini primitivi che possono
essere combinati mediante congiunzioni, disgiunzioni o negazioni.
La categorizzazione è il processo mediante cui l'individuo seleziona e organizza
il flusso dell'esperienza in modo da gestire e ridurne l'enorme variabilità.
L'organizzazione in categorie si basa su due principi tra loro complementari:
l'economia cognitiva (la nostra mente tende a utilizzare i processi di
comprensione della realtà meno gravosi e più funzionali, per cui diventa
essenziale per l'individuo semplificare la realtà categorizzato e focalizzando
l'attenzione solo sui dati più frequenti) e la struttura del mondo percepito (la
realtà viene percepita come caratterizzata da una struttura correlazionale).
I sistemi categoriali che ci costruiamo sulla base di questi due principi hanno
una dimensione sia orizzontale sia verticale. La dimensione orizzontale riguarda

la strutturazione interna delle categorie, esse sono organizzate attorno a un


prototipo.
Un prototipo è l'esemplare di una categoria che presenta il numero maggiore di
caratteristiche proprie di quella categoria e il numero minore di caratteristiche
di membri di altre classi.
Rosch individuò un metodo di classificazione verticale e uno orizzontale:
La dimensione verticale si riferisce al livello di inclusione della categoria e si
struttura gerarchicamente su tre livelli: il livello base (i cui membri condividono
il maggior numero di attributi distintivi del prototipo, si tratta di somiglianze
morfologiche oltre che d’uso), il livello subordinato (i cui membri condividono
le caratteristiche del livello base ma se ne differenziano per alcuni attributi più
specifici), e livello superordinato (i cui membri condividono soltanto pochi
attributi gli uni con gli altri). Quest'ultimo livello corrisponde al concetto di
classe. Il livello di base è il più sfruttato perché favorisce la decodifica e la
funzione degli oggetti seguendo una serie di criteri: percettivi e morfologici,
funzionali, linguistici e comunicativi, e informativi.
Per quanto riguarda la dimensione orizzontale gli elementi di una categoria si
caratterizzano in base all'elemento prototipico, ovvero quello che presenta e
condivide il maggior numero di attributi che sono tipici della categoria. Al
centro abbiamo il prototipo e intorno ci sono gli altri elementi: quelli più simili
al prototipo saranno più vicini, invece quelli con meno caratteristiche saranno ai
confini.
La categorizzazione tematica o situata è un tipo di categorizzazione che è
guidata dall'esperienza che noi abbiamo di determinati oggetti o fenomeni:
inoltre la capacità di categorizzazione è fortemente ancorata al contesto, ma
anche i nostri scopi, obiettivi e capacità (es. un sommelier categorizzerebbe un
vino anche in base a sfumature che una persona non esperta di vini non
coglierebbe).
La teoria embodied, che fa parte della categorizzazione situata, è una teoria che
ci dice che le categorie sono fondate, radicate nei nostri processi emotivi e
motori. Embodied infatti significa collegata all'esperienza percettiva e motoria
dell’individuo.

Le nostre conoscenze si basano su rappresentazioni. Fanno riferimento a


formati di rappresentazioni completamente diverse: conoscenza dichiarativa,
conoscenza procedurale e pensiero narrativo. La rappresentazione per essere
definita tale deve soddisfare due criteri: criterio di intenzionalità (capacità di
raccogliere informazioni) e il criterio di essere veicolo di informazioni.
La conoscenza dichiarativa è l'insieme delle conoscenze sul mondo disponibili
in modo permanente nella memoria a lungo termine. Svolge sia una funzione
referenziale (che consente di denotare e identificare un oggetto) che predicativo
(consente di attribuire delle proprietà a un oggetto).

La pensiero proposizionale è l'insieme delle conoscenze relative ai fatti;


comprende la conoscenza episodica e la conoscenza semantica: la
conoscenza episodica è relativa a esperienze o episodi accaduti nel passato,
invece la conoscenza semantica riguarda le conoscenze generali sul mondo, ed
è composta da significati, da simboli e dalle relazioni che si creano tra loro.
Le immagini mentali sono rappresentazioni analogiche che riproducono le
relazioni strutturali e le caratteristiche distintive di ciò che viene rappresentato
come se fosse una riproduzione fisica.
È sorto un dibattito tra due opposte teorie: l'ipotesi proposizionale e l'ipotesi
analogica.
L'ipotesi proposizionalista è la teoria secondo la quale l'unico formato del
pensiero è proposizionale, e nega il fatto che le immagini mentali possono avere
una qualche funzione.
L’ ipotesi analogica invece è la teoria secondo la quale ci sono due codici di
rappresentazione, quello figurale e quello proposizionale. Questa ipotesi si basa
sulla teoria del doppio codice.
Secondo la teoria del doppio codice è necessario ipotizzare che esistono due
diversi sottoinsiemi di codifica delle informazioni provenienti dal mondo
esterno: una codifica verbale (specializzata per il linguaggio) e una codifica
immaginativa (specializzata per eventi e oggetti non verbali). Queste due
modalità si distinguono in termini di formato delle informazioni: per la codifica
verbale c'è un codice astratto e simbolico, invece per la codifica immaginativa il
formato è analogico, figurativo.

Bruner contrappose il pensiero narrativo al pensiero scientifico:


Il pensiero narrativo è una modalità di funzionamento mentale che ha una
dimensione interpretativa (che svolge la funzione di mediazione tra l'esperienza
e colui che la narra) e una dimensione episodica (riguarda eventi, fatti ed
episodi e ha un'organizzazione spazio-temporale e causale). Attraverso il
pensiero narrativo abbiamo un punto di vista soggettivo sulla realtà di cui
l'individuo ha fatto esperienza: può inoltre essere utilizzato nella rielaborazione
di un'esperienza traumatica. La finalità del pensiero narrativo è la comprensione
e l'interpretazione dell'esperienza umana.
Il pensiero scientifico è caratterizzato dal perseguire la registrazione il più
possibile oggettiva di fatti, idee ed eventi, e si basa su informazioni e dati
oggettivi e verificati.

La conoscenza procedurale è la conoscenza che riguarda il come fare (quella


dichiarativa invece riguardava il cosa), è la coscienza che guida l’azione.
L'acquisizione della conoscenza procedurale è più lenta perché richiede
esercizio, richiede una procedura d’azione, ovvero la conoscenza delle azioni
necessarie perché sia possibile raggiungere un obiettivo.

Gli script sono forme di conoscenza schematica degli eventi, sequenze


spaziotemporali di azioni che consentono di raggiungere un obiettivo. Sono
flessibili, modificabili e si adeguano alle circostanze.

Il ragionamento è la capacità di mettere in relazione le conoscenze e di fare


delle inferenze. I processi di ragionamento possono avvenire sia implicitamente
(pensiero implicito) sia esplicitamente (pensiero esplicito).
Il ragionamento deduttivo è un tipo di ragionamento che parte da premesse
generali per arrivare a conclusioni particolari. In un processo di ragionamento
deduttivo la conclusione è necessariamente vera qualora le premesse siano tutte
vere. La forma più tipica del ragionamento deduttivo è il sillogismo. Il
sillogismo è un’argomentazione costituita da due asserzioni (premesse) e da una
conclusione; l’importante non è che questa sia vera o falsa, ma che sia valida,
che segua la logica del ragionamento deduttivo.
Il bias della conferma è la tendenza a cercare conferme solo a favore di
un'ipotesi e non contro, e a ignorare elementi che invece disconfermerebbero
l’ipotesi iniziale.
Un modello mentale è la rappresentazione analogica di un possibile stato di
cose compatibile con una premessa, e riflette il modo in cui comprendiamo una
situazione. I modelli mentali sono rappresentazioni di ciò che noi capiamo delle
premesse, ci aiutano nel ragionamento deduttivo ma non ci portano sempre la
risposta corretta, anzi a volte sono fuorvianti.
Il ragionamento induttivo è un tipo di ragionamento che parte dal particolare
per arrivare al generale (parliamo di conclusione induttiva se la conclusione che
abbiamo tratto si applica a più casi rispetto a quelli su cui abbiamo
informazioni). Con il ragionamento induttivo osserviamo la realtà, cogliamo le
regolarità ed estendiamo la validità delle nostre osservazioni a tutta la categoria
a cui quegli elementi appartengono. Questo meccanismo è alla base della
formazione dello stereotipo del pregiudizio: estendiamo tutta la categoria
osservazioni fatte su casi particolari.
I meccanismi induttivi si fondano sull’individuazione di regolarità e sulla
generalizzazione: la prima rintraccia regolarità nell'ambiente del nostro
patrimonio di conoscenze, invece la generalizzazione nasce dal fatto che in
alcuni casi sviluppiamo una certa fiducia che altre regolarità si presenteranno.

Un algoritmo è una sequenza di regole che, se applicate correttamente,


conducono alla soluzione di un problema.
All'algoritmo si contrappone l’euristica.
L'euristica è una scorciatoia cognitiva, una strategia di soluzione di un problema
semplice ed economica che si fonda su una stima della probabilità che un fatto
si verifichi o meno. Il prezzo da pagare però è l'errore: infatti in certi casi le
euristiche possono portare a sbagliare. L'euristica rende più possibile trovare

una soluzione ma, a differenza degli algoritmi, non la può assicurare in quanto
si affida a regole empiriche generali induttive. L'euristica più utilizzata è quella
dell'analisi dei mezzi e dei fini, che consiste in ripetuti esami delle differenze tra
obiettivo desiderato e situazione reale.
Per altri problemi l'approccio migliore è il procedimento al contrario:
concentrarsi sull'obiettivo invece che sul punto di partenza del problema.
L'euristica della rappresentatività (esempio—> se ci sono tre donne e sapete
che una di queste tre è un insegnante in una scuola materna e due dicono che
non amano i bambini mentre la terza dice il contrario pensiamo che la persona
che ha detto che le piacciono i bambini sia l’insegnante) usa somiglianza tra
oggetti eventi per fare stime di probabilità.
Un errore di cui è responsabile l'euristica della rappresentatività è la cosiddetta
fallacia del giocatore d'azzardo, che consiste nell'attribuire agli ultimi esiti una
minore probabilità di verificarsi. La mente tende a vedere la probabilità di
occorrenza di un evento collegata ad eventi simili anche se non collegati.
Un’ulteriore euristica molto utilizzata è l'euristica della disponibilità (esempio
—> quando facciamo domande tipo: "ci sono psicologi uomini o donne?" Per
rispondere a questa domanda possiamo fare uso di questa euristica e vedere
quale dei due casi ci risulta più frequente.se ci vengono in mente più psicologi
donne che uomini risponderemo che ci sono più psicologi donne) che ci dice
che quando dobbiamo fare una stima di quanto qualcosa sia probabile, siamo
influenzati dalle informazioni che nella nostra mente sono attive nel momento
della valutazione e che consiste nel considerare più probabile un evento sulla
base della sua capacità di essere ricordato.

Il problem solving riguarda le situazioni in cui i processi di pensiero ci servono


per individuare la strada migliore da percorrere per risolvere un problema.
I problemi di sistemazione richiedono che la persona risponda o ricombini gli
elementi in un modo che soddisfi un certo criterio.
Nei problemi di induzione di una struttura una persona deve identificare la
relazione esistente tra gli elementi presenti e successivamente costruire nuove
relazioni tra di loro.
I problemi di trasformazione sono composti da uno stato iniziale, uno stato
finale e un metodo che conduca dal primo al secondo stadio.
Effetto framing= quando il problema è formulato con termini che rimandano
alla perdita il nostro atteggiamento è quello di essere più propensi al rischio
perché non vogliamo rassegnarci a una perdita sicura.
L’insight è l'improvvisa realizzazione della relazione esistente tra vari elementi
che precedentemente sembravano tra loro scollegati.
La fissità funzionale rappresenta un ostacolo alla soluzione ed è la tendenza a
pensare un oggetto soltanto nei termini del suo utilizzo specifico.

Assetto mentale= tendenza a continuare ad applicare una modalità di


risoluzione di un problema che ha funzionato bene in passato applicandola
anche al problema presente, anche se è poco funzionale
La creatività è la capacità di collegare idee o risposte in modo originale.
Pensiero creativo= nonostante gli ostacoli che ci possono essere nella
risoluzione del problema, le persone molto spesso sono in grado di andare oltre
e produrre soluzioni originali e nuove: questo processo è il pensiero creativo.
La creatività ci consente di produrre qualcosa di inatteso e di originale
attraverso la possibilità di andare oltre i propri schemi di pensiero e questo
porta rappresentazioni nuove e significative.la creatività può essere studiata
tramite dei compiti come l’alternative uses task, un task in cui esplicitiamo usi
alternativi di un oggetto. Gli oggetti devono produrre il maggior numero di idee
che vengono poi classificate e valutate sulla base del livello di originalità.
Il pensiero divergente è l'abilità di generare risposte inusuali, sebbene
appropriate, a problemi o questioni.
Il pensiero convergente è l'abilità di produrre risposte basate su conoscenza e
logica.

Capitolo 8: intelligenza
L'intelligenza è la capacità di comprendere il mondo, pensare razionalmente e
usare con efficacia le risorse disponibili in caso di difficoltà.
Uno dei primi tentativi di andare a capire i diversi aspetti dell’intelligenza è
stato praticato dagli psicologi fattorialisti tramite la modalità fattoriale. Con
questa analisi si vuole ottenere una riduzione della complessità del numero di
fattori che spiegano un fenomeno raggruppando le prove e i test maggiormente
correlati per ridurli a un numero più piccolo di dimensioni indipendenti
chiamati fattori.
>Spearman ipotizzò che l’intelligenza è un’attività unica e indagò l'esistenza di
un unico e generico fattore sottostante alle diverse abilità mentali chiamato
fattore G (fattore generico).
>Thurston ipotizzò invece l’esistenza di 7 diverse abilità (PMA nome del test
da lui creato) e le chiama abilità mentali primarie: abilità numerica,
visualizzazione spaziale, memoria, ragionamento, fluidità verbale,
comprensione verbale e velocità di percezione.
>Guilford arrivò a mettere in luce ben 120 fattori: mentre le 7 abilità di
Thurston sono autonome, quelle di Guilford non lo sono, ma c’è una struttura:
ogni abilità nasce dall’intersezione di 3 dimensioni.

Sono stati distinti due tipi di intelligenza: l'intelligenza fluida (riflette le


capacità di elaborazione delle informazioni, il ragionamento, la memoria;
riflette un’intelligenza di carattere generale) e l'intelligenza cristallizzata
(accumulo di informazioni, abilità e strategie apprese attraverso l'esperienza che
possono essere applicate nella risoluzione di problemi; riflette la cultura in cui
una persona cresce). —> questo modello di intelligenza fluida e cristallizzata la
si trova nella teoria Cattel-Horn (Horn però aggiunge che è una distinzione
troppo grezza e che abbiamo anche abilità specifiche).
Questa teoria è stata ripresa da Carrol che ha cercato di sistemizzarla
introducendo gli strati; la definisce come la teoria dei 3 strati: 1) intelligenza
generale (fluida+cristallizzata) (terzo strato), 2) le intelligenze ampie
individuate da Horn confluiscono in quella generale (secondo strato) 3)
intelligenze ancora più specifiche (primo strato). Nel secondo strato rientrano 9
abilità. La decima abilità viene introdotta da McGrew (decision/reaction time),
inoltre propone una serie di estensioni alla teoria CHC e capacità di
elaborazione sensoriale aggiuntive.

Modello triarchico dell’intelligenza di Sternberg: secondo questa teoria la


misura di valutazione dell'intelligenza è costituita dall'osservazione delle
modalità con cui gli esseri umani memorizzano informazioni e le utilizzano per
risolvere i problemi. Questa teoria ha tre componenti, ognuna delle quali

implica delle operazioni mentali differenti (componenti= unità elementari per il


trattamento dell’informazione)
Sottoteoria delle componenziale= riguarda i meccanismi di base di elaborazione
delle informazioni, e comprende: le metacomponenti (capacità di pianificare e
dare ordine al proprio pensiero), le componenti di prestazione (corrispondono
alle operazioni di inferenza, trasformazione e confronto tra stimoli e
informazioni) e acquisizione delle conoscenze (identificazione e combinazione
di informazioni nuove).
Sottoteoria dell’esperienza= riguarda la capacità dell'esperienza individuale di
facilitare la soluzione dei problemi automatizzando i processi, rendendo
economiche le operazioni della mente.
Sottoteoria di contesto= riguarda la relazione tra l'ambiente esterno e
l'intelligenza individuale (capacità di adattamento in un nuovo contesto,
modificazione e modellamento dell'ambiente e selezione di un ambiente
nuovo).

Teoria delle tre intelligenze (Sternberg)= Sternberg offre una teoria più
semplice in base a come usiamo le nostre abilità cognitive: opera una
distinzione tra intelligenza analitica, intelligenza creativa e intelligenza pratica.
L'intelligenza analitica riguarda l'analisi delle informazioni,
l'intelligenza creativa ha come obiettivo quello di inventare qualcosa di nuovo e
l'intelligenza pratica è il tipo di intelligenza più utile nella vita (secondo S.) ed è
quella che permette di cavarsela da sé nei vari ambiti della vita.
Viene inoltre fatta una distinzione riguardo al concetto di successo: il
successo accademico è basato sulla conoscenza di informazioni specifiche,
invece il successo professionale è basato sull'intelligenza pratica, ovvero quella
di apprendere norme e principi generali e applicarli in modo appropriato.
Intelligenza emotiva (Goleman)= regola lo stare bene con gli altri, ci aiuta a
capire cosa noi e gli altri proviamo e ci permette di rispondere adeguatamente
alle esigenze altrui. L'intelligenza emotiva è alla base dell'empatia verso le
persone, dell'autocoscienza e dell'abilità in campo sociale.
Secondo Mayer e Salovery l'intelligenza emotiva è costituita da: saper
riconoscere, valutare ed esprimere emozioni proprie e altrui; capacità di
accedere e generare emozioni in quanto facilitatori del pensiero; comprendere e
analizzare le proprie emozioni; regolare le emozioni.
Teoria delle intelligenze multiple (Gardner)= è la teoria secondo cui esistono un
minimo di otto diversi tipi di intelligenza, ciascuno relativamente indipendente
dall’altro (e sono: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporea,
emotiva, naturalistica, spirituale/esistenziale). Gardner sostiene che tutte le
persone possiedono gli otto tipi di intelligenza, solo in gradi diversi. Le
intelligenze sono connesse tra di loro per permettere interazione e transfer;
queste tipologie di intelligenze operano tutte insieme. Questo concetto di

intelligenza ha fatto sì che nei test per misurarla, più di una risposta può essere
corretta in modo da sviluppare anche l'intelligenza creativa.

Galton ha gettato le premesse per la costruzione dei test dell’intelligenza.


I test di intelligenza sono test ideati per quantificare il livello di intelligenza di
un individuo.
Secondo lui l'intelligenza era correlata alle caratteristiche fisiche della testa, di
conseguenza anche le abilità intellettive hanno una base genetica e quindi sono
ereditarie (anche se quella genetica non è l'unica spiegazione possibile). Inoltre
le capacità intellettuali possono essere misurate sia tramite test con misure
antropometriche (a livello fisico e corporeo) che misure di tipo psicologico
(capacità cognitive, prove di tipo sensoriale ecc).
Binet e Simon costruirono una serie di prove e test di ragionamento che misero
in atto in maniera sistematica nelle scuole di Parigi (età cronologica dei bambini
in relazione alla difficoltà degli esercizi)
L'età mentale è la media degli individui che raggiungono un particolare livello
di prestazione in un test.
Il quoziente di intelligenza (QI) (formulato da Stern) è il punteggio che tiene in
considerazione l'età mentale e cronologica di un individuo (QI=età mentale : età
cronologica x 100)
Evento Flynn= aumento nel valore del QI medio della popolazione nel corso
degli anni
Scale Wechsler= ci sono più scale intermedie e quindi ci sono più prove per
ciascuna abilità—> scala di comprensione verbale, scala di ragionamento
percettivo, scala di memoria di lavoro e scala di velocità di elaborazione.
Un test di profitto è un test ideato per determinare il livello di conoscenza di un
individuo in un'area specifica, testa la conoscenza che una persona ha in un
determinato dominio, testa l’intelligenza cristallizzata.
Un test attitudinale è un test di dominio specifico che valuta la conoscenza
procedurale o abilità molto specifiche importanti in quell’ambito.
Test adattivi= cercano di selezionare le domande successive in base alle risposte
di quelle precedenti, questi test cercano di adattarsi alle capacità dei soggetti:
compilare un test ad attivo è meno frustrante perché cerca di farti avere
successo.
Test di intelligenza potenziale= valuta l'intelligenza potenziale, ovvero non
quella che si possiede in questo momento ma cerca di capire se hai il potenziale
di arrivare ad una certa prestazione.
Requisiti di un test: attendibilità, validità e standardizzazione
L'attendibilità è la proprietà per cui i test misurano costantemente nel tempo ciò
che intendono misurare (ossia il grado in cui ci si può aspettare che una persona
sottoposta un testo più di una volta ottenga lo stesso punteggio).

La validità è la proprietà per cui i test misurano realmente ciò che si suppone
misurino. Ci sono poi diversi tipi di validità: di facciata (se al soggetto è chiaro
ciò che il testo vuole valutare, ha una buona validità di facciata), di contenuto
(si capisce il contenuto di ciò che viene chiesto), di costrutto, di criterio (che si
divide in validità predittiva e validità concorrente), convergente e discriminante.
Oltre che attendibile e valido un test deve essere anche standardizzato: la
standardizzazione implica uniformità di procedura nella somministrazione del
test e nella determinazione del punteggio relativo.
La disabilità intellettiva è un disturbo caratterizzato da significative limitazioni
sia delle funzionalità intellettuali sia del comportamento di adattamento che
coinvolge abilità concettuali, sociali e pratiche (hanno un QI inferiore).
Livelli di disabilità: lieve (QI 55-70), moderata (QI 40-54), grave (QI 25-39) ed
estrema (QI minore di 25)
Tipologia gifted—> ha un QI molto alto (2-4% della popolazione ha un QI
sopra i 130)
Influenza biologica dell’intelligenza
L'ereditabilità è la misura del grado in cui una caratteristica è legata a fattori
genetici, ereditari. Se dipende principalmente dal codice genetico ci sarà una
forte corrispondenza se il gemello A e B sono omozigoti, e il fatto che sono
separati non dovrebbe fare differenza, forte correlazione tra la loro intelligenza
se essa è genetica. Quanto è intelligente uno è intelligente l’altro, il fatto che
vivono insieme non dovrebbe avere importanza. Se l’intelligenza è genetica
negli eterozigoti dovremmo trovare poca correlazione perchè il loro patrimonio
genetico si sovrappone solo parzialmente e quindi se l’ambiente sia uguale o
diverso non dovrebbe fare differenza, perchè il patrimonio genetico che lo
determina. Se l’intelligenza fosse determinata dall’ambiente ci si aspetta che la
correlazione la si ha nelle coppie di gemelli cresciuti nello stesso ambiente
indipendentemente dal loro patrimonio genetico, se cresciuti nello stesso
ambiente hanno lo stesso livello di intelligenza. Se l’ambiente li ha stimolati
saranno intelligenti, e viceversa. Se sono cresciuti in ambienti differenti, come
uno in uno ricco e uno in un povero, allora ci dovrebbero essere delle
differenze, questo però si realizza molto raramente. È una situazione molto rara,
è una ricerca ideale che si sviluppa raramente e se s sviluppa in maniera
imperfetta.

Capitolo 9: comunicazione e linguaggio


Il segno è il ponte tra la realtà, la rappresentazione di essa e la possibilità di
comunicarla ad altri.
Il processo di significazione, ovvero di costruzione di un segno, avviene quando
qualcosa è posto rappresentare un aspetto della realtà. Quando poi quel segno è
utilizzato per condividere con l'interlocutore quello stesso aspetto della realtà,
possiamo dire che il segno viene utilizzato con funzione comunicativa.
Il segno permette di agire sui contenuti della realtà esterna senza la
compresenza fisica, e di manipolare i contenuti della realtà interna fino a creare
nuove porzioni di realtà.
La natura del segno trova una rappresentazione nel triangolo semiotico, in cui il
processo di significazione viene descritto come la relazione fra: l'espressione
(ovvero il significante che utilizziamo per significare), il referente (ovvero
l'oggetto l'evento che viene rappresentato) e il contenuto (ovvero l'idea mentale
del referente).
Il segno è una realtà che usiamo intenzionalmente per rimandare ad altro da sé,
è un ponte tra realtà diverse.
Il segno è stato visto in modi differenti da diversi studiosi:
Il segno come equivalenza (De Saussurre) è il modello che stabilisce una
relazione di identità fissa per espressione e contenuto. Il codice è un sistema
regolato disegni i cui significati sono arbitrariamente stabiliti e posti per
convenzione. In questa visione del segno la forma, ovvero l'espressione, viene
separata dalla sostanza perché entrambe sono il risultato di scelte arbitrarie. La
lingua, come sistema di segni, è un sistema di differenze di suoni, combinati
arbitrariamente in un sistema di differenze di significati.
Il segno come inferenza (Peirce) è il modello che stabilisce una relazione del
segno con il significato non arbitraria ma stabilita da qualcuno dentro un
contesto comunicativo. La natura del segno quindi non è stabile e arbitraria ma
interpretativa: il segno è il risultato provvisorio di regole di codifica.la reazione
tra segno e significato è il risultato ogni volta di regole di codifica provvisorie
legate al contesto e all'intenzione della persona che parla. Quindi in questa
visione il segno è un risultato provvisorio di regole di codifica che stabiliscono
correlazioni transitorie.
La funzione segnica è la relazione semiotica tra entità intese a significare
qualcosa che può mutare al variare del contesto comunicativo.
Il modello matematico della comunicazione è un modello teorico della
comunicazione vista come un processo di trasmissione di informazione.
L'approccio matematico ritiene che la condizione necessaria e sufficiente per
comunicare sia avere a disposizione un codice di trasmissione, un emittente in
grado di codificare e un ricevente preposto a decodificare.
La teoria degli atti linguistici di Austin è una teoria che distingue nell'atto
linguistico, a partire dagli enunciati performativi, tre livelli corrispondenti ai tre

tipi di azione che compiamo simultaneamente quando parliamo: atto locutorio


(l'atto di dire qualcosa), l'atto illocutorio (l'atto nel dire qualcosa, corrisponde
alle intenzioni comunicative della persona che parla) e l'atto perlocutorio (l'atto
che si compie con il dire qualcosa, questo in quanto il dire produce sempre
effetti e conseguenze sul sistema di credenze, sui sentimenti, sulle emozioni e
sulla condotta dell’interlocutore).
Testo e contesto si definiscono reciprocamente nel corso dell'evento
comunicativo: il contesto è importante, infatti ogni atto comunicativo avviene
in un contesto che serve per determinare il significato dell'atto. Il significato di
un messaggio è il risultato di un'azione interpretativa.
Il messaggio è considerato uno strumento per raggiungere l'intenzione
comunicativa: messaggio e intenzione non coincidono poiché il messaggio
costituisce solo una strategia possibile d'azione comunicativa per la
realizzazione dell’intenzione.
La pragmatica critica l'analisi strutturale (cioè l'analisi della struttura predefinita
che regola l'interazione tra segni e significati) del linguaggio e si orienta verso
lo studio delle sue concrete modalità di operare: con un approccio pragmatico
della comunicazione questa non è solo una trasmissione dell’informazione: già
Wittgenstein aveva messo in evidenza che il senso di una parola non si poteva
cogliere in maniera isolata ma soltanto all'interno di un contesto: il significato
viene quindi a coincidere con l'uso della parola e la comunicazione è una
continua attività di interpretazione.
Speaker’mean-il voler dire (Grice)= secondo lui messaggio e intenzione
comunicativa non coincidono: il messaggio rappresenta la strategia d'azione per
il raggiungimento dell’intenzione: Idea di comunicazione come azione in
divenire in rapporto a un'intenzione comunicativa.
Il principio di cooperazione (Grice) è il principio secondo cui è necessario
durante la comunicazione dare il contributo al momento opportuno, così come
richiesto dagli scopi e dall'orientamento della conversazione (massima di
qualità, massima di quantità, massima di relazione e massima di modo).
Il modello ostensivo-inferenziale (Sperber e Wilson) è il modello secondo cui
comunicare consiste nel rendere manifesta al destinatario la propria intenzione
di rendergli manifesta un’informazione. La teoria della pertinenza indica che
un'informazione è pertinente per un soggetto quando la sua elaborazione in un
contesto di informazioni disponibili produce un effetto cognitivo, vale a dire
produce una differenza nella rappresentazione del mondo del soggetto.
L'elaborazione di un'informazione e la derivazione di effetti cognitivi
richiedono un certo sforzo mentale; dato che il nostro sistema cognitivo cerca le
informazioni che generano più effetti cognitivi possibili per il minor sforzo di
elaborazione, i nostri processi inferenziale tendono a concentrarsi sugli stimoli
più pertinenti.
L'intenzione informativa è l'intenzione di informare il destinatario di qualcosa.

L'intenzione comunicativa è l'intenzione di informare il destinatario della


propria intenzione informativa, e stabilisce cosa voglio fare e l'obiettivo che
seguo con il mio dire è fondamentale; si possono avere più intenzioni e quindi
avere una gerarchia delle intenzioni: in un atto comunicativo ci può essere
questa gerarchia, la comunicazione consiste nello scegliere i segni corretti per
arrivare alle varie intenzioni. Comunicazione—> azione interpretativa rispetto
all'intenzione che l'altro sta perseguendo.
La We-intention (Searle) è l'intenzione comunicativa collettiva, che non può
essere raggiunta da soli né in modo sommativo da più individui ma solo
attraverso l'azione differenziata, coordinata e complementare dei comunicanti.
Questo fenomeno riguarda una predisposizione propria dell’uomo a cooperare
con gli altri esseri umani, l’uomo infatti è un essere sociale e comunicante.
La componente individuale in questo processo svolge un ruolo di mezzo
rispetto al fine, presuppone la capacità mentale di riconoscere gli altri esseri
umani come complementari, co-agenti.
La sintonizzazione è l'insieme di comportamenti interpersonali finalizzata al
raggiungimento di un'intenzione congiunta attraverso cui gli interlocutori si
predispongono e coordinano lo scambio comunicativo. Le persone sintonizzate
tendono a modulare alcune caratteristiche del proprio stile comunicativo in
funzione di quello del proprio interlocutore; le modificazioni così prodotte
possono essere effettuate in direzione convergente (avvicinamento degli stili) o
divergente (allontanamento). La sincronizzazione invece consiste in azioni
temporalmente coordinate tra due o più interagenti.
Il medium è qualunque elemento e/o strumento che ci permetta di entrare in
interazione e di comunicare con l'ambiente esterno. Il primo medium utilizzato
per comunicare è il corpo (movimenti, mani, volto, suoni), il secondo medium
è costituito dal disegno. Ogni medium ha 3 dimensioni: fisica, simbolica
(significati convenzionali) e pragmatica (insieme dei comportamenti con cui i
soggetti utilizzano il medium).
Esistono 3 livelli di presenza: la presenza fisica, ovvero l'esistenza di un
soggetto in una specifica regione spazio-temporale, la presenza soggettiva che è
la percezione di essere collocato nello stesso scenario spazio-temporale in cui si
verifica un dato evento, e la presenza come interattività.
La presenza come interattività è il senso di presenza collegato alla possibilità di
azione del soggetto ed è la possibilità di interagire per definire il grado di
coinvolgimento all'interno di mondi simulati.
Esistono tre filoni di ricerca: l'approccio interazionista vede la comunicazione
come l'occasione che gli individui stabiliscono di collaborare mediante una
gestione comportamentale coordinata della co-presenza, in questo orientamento
ci si concentra maggiormente sull’organizzazione del comportamento
comunicativo e non sul significato del messaggio stesso; l'approccio sistemico

invece considera la comunicazione come un fenomeno che comprende i


soggetti stessi, contribuendo alla definizione e strutturazione del loro sé;
lo sviluppo ontogenetico la comunicazione è un'area di indagine focalizzata
sugli aspetti dell'apprendimento e dello sviluppo ontogenetico della
comunicazione. Nel percorso di sviluppo ontogenetico ritroviamo diverse tappe
che segnano la progressiva acquisizione della competenza comunicativa
linguistica: 1) il processo di decontestualizzazione 2) il processo di
convenzionalizzazione 3) desostanzializzazione. Nel corso dell’intero processo
evolutivo il bambino apprende mediante scambi ripetuti con le figure di
riferimento e quindi le interazioni sociali costituiscono la radice e lo scenario
dello sviluppo mentale del bambino. L’adulto in questa relazione diventa
scaffolding.

Il linguaggio è costituito da:


Suoni—> la fonologia e lo studio delle unità fondamentali del linguaggio più
piccole che influiscono sul significato, ma anche del modo in cui utilizziamo
questi suoni per formare le parole e produrre significato.
Grammatica
Sintassi—> gruppo di regole che indica come le parole e le frasi possono essere
combinate tra loro
Morfologia
Semantica—> Studio del significato delle parole, degli insiemi delle parole,
delle frasi
Pragmatica—> Studio delle parole all'interno del loro contesto di utilizzo

Il passaggio dall'intenzione comunicativa all'articolazione della parola avviene


in tre livelli: la concettualizzazione, la formulazione e l’articolazione.
La teoria dell'apprendimento è la teoria secondo cui l'acquisizione della lingua
segue i principi di rafforzamento e condizionamento. Questa teoria è stata
comprovata dal fatto che i bambini prima imparano a parlare attraverso
l’approvazione che ricevono quando emettono suoni che sono vicini al
linguaggio, e attraverso il processo di modellamento la loro espressione diventa
sempre più simile al linguaggio dell’adulto. La teoria dell’apprendimento però
trova difficoltà a spiegare l’acquisizione linguistica e la velocità con cui tale
apprendimento avviene, infatti non spiega come i bambini acquisiscono le
regole linguistiche.
Grammatica universale (Chomsky)= secondo Chomsky abbiamo una capacità
linguistica innata che emerge con lo sviluppo e interagisce con l’ambiente.
Questa capacità risponde nell’avere una grammatica, ovvero un sistema di
regole per produrre parole che è universale, indipendente dalla lingua: è un
programma biologico innato, geneticamente predisposto che si declina nelle
diverse lingue a seconda del contesto in cui l’individuo è immerso. Per
Chomsky esiste una creatività, governata da regole, per la quale vengono

continuamente generate nuove frasi. Fa una distinzione tra competence e


performance: la competence è la conoscenza implicita della lingua, invece la
performance è l'abilità nell'effettiva produzione di frasi.
L'ipotesi della relatività linguistica (Whorf) è l’ipotesi secondo cui la lingua
influenza il modo in cui le persone di una data cultura percepiscono e
comprendono il mondo. Secondo questa teoria il linguaggio modella e produce
il pensiero. Studi recenti però respingono l'ipotesi della relatività linguistica e
sostengono invece che sia il pensiero a produrre il linguaggio.
Secondo la concezione innatista le espressioni facciali sono il risultato
dell'evoluzione della specie umana, quindi sono universali. La
teoria neuroculturale (Ekman) è la teoria secondo cui esiste un programma
nervoso specifico per ogni emozione, in grado di attivare pattern di azione dei
muscoli facciali che danno origine alle espressioni facciali associate a ciascun
emozione. Questi programmi assicurano l’invariabilità e l’universalità delle
espressioni facciali ma possono intervenire dei processi cognitivi che
introducono modificazioni e variazioni dell’espressione che vengono definite
dall’autore display rules, ovvero regole di esibizione, che sono culturalmente
apprese.

Linguaggio non verbale


Il sistema cinestetico è un sistema che comprende i movimenti del corpo, del
volto degli occhi. Il volto costituisce un naturale focus di attenzione per
qualunque interlocutore. I movimenti del volto servono quindi per manifestare
gli stati interni del soggetto. Un altro comportamento non verbale molto
importante è lo sguardo: lo sguardo svolge la funzione di sincronizzazione, di
monitoraggio dell'attenzione altrui e di segnalazione della propria intenzione.
I gesti sono azioni motorie coordinate e circoscritte volte a generare un
significato e indirizzate a un interlocutore al fine di raggiungere uno scopo
(gesti iconici, pantomime, gesti simbolici, gesti deittici e gesti motori).
La prossemica è lo studio dell'organizzazione dell'uso dello spazio, della
distanza e del territorio.
L’aptica è la disciplina che si focalizza sullo studio del contatto corporeo tra
individui.
L'atto comunicativo globale è un'entità unitaria e coesa, organizzata e articolata
in una molteplicità di atti molecolari sovraordinati e regolati dall'intenzione
comunicativa che stabilisce tra i segni relazioni semiotiche: ogni segno assume
valore semantico solo all’interno della relazione con altri segni.

Capitolo 10: motivazione


La motivazione è l'insieme dei processi di attivazione e di orientamento del
comportamento verso la realizzazione di un determinato scopo.
L'istinto è un modello di comportamento innato, integrato nel sistema nervoso e
biologicamente determinato, è una forza motivazionale dentro l'individuo che ci
spinge verso l’obiettivo. Gli istinti sono pattern comportamentali che vengono
innescati da stimoli ambientali.
Secondo Mc Dougall gli istinti sono motori di condotta e tentò di ricondurre
l’insieme dei comportamenti a un numero ristretto di istinti: ne classificò 18.
Gli istinti sono associazioni tra stimoli ambientali e tendenza al
comportamento.
Il concetto di istinto fu inizialmente proposto da Darwin.
L’etologia ha specificato che un istinto scatta quando nell’ambiente è presente
uno stimolo chiave, ovvero uno stimolo che fa scattare la risposta e attiva
schemi fissi di azione. Gli schemi di azione fissi sono unità di azioni composte
da sequenze stereotipate di movimenti che non sono modificabili
dall’apprendimento.
L'imprinting è un comportamento specie-specifico geneticamente programmato,
corrispondente alla tendenza innata del piccolo a considerare come propria
madre, e dunque esibire verso di lei il comportamento di attaccamento, il primo
oggetto in movimento con cui entra in contatto.
Il modello idraulico della motivazione è un modello energetico fondato sull'idea
di un'energia che si accumula all'interno dell'organismo e spinge per essere
liberata. La conseguenza dell'apertura di questo "serbatoio" è l'attuazione di
schemi di comportamento: se l'azione istintiva non viene svolta per lunghi
periodi di tempo l'accumulo di energia aumenta e con esso anche la sensibilità
agli stimoli-chiave.
Bisogna poi distinguere gli istinti dalle pulsioni: le pulsioni partono infatti da
una base biologica. Secondo il modello della riduzione delle pulsioni la
mancanza di requisiti biologici fondamentali produrrebbe una pulsione allo
scopo di ottenere quella determinata risorsa. Questo modello risulta
particolarmente adatto alla spiegazione dei bisogni corporei.
L’omeostasi è la tendenza dell'organismo a mantenere uno stato di equilibrio
interno.
Secondo la teoria biologica della motivazione (sviluppata da Cannon) il corpo
è caratterizzato da alcuni bisogni biologici che vanno soddisfatti per mantenere
uno stato di equilibrio chiamato omeostasi.
Le pulsioni primarie sono pulsioni legate a bisogni biologici fondamentali del
corpo.
Le pulsioni secondarie sono pulsioni legate a bisogni che nascono da esperienze
passate e dall’apprendimento: consistono nel raggiungere obiettivi che non

soddisfano la pulsione ma acquisiscono una condizione che la soddisferà in


seguito.
Secondo la teoria formulata da Hull due diversi fattori sono componenti
costitutive della motivazione al comportamento: l'abitudine, ovvero
l'associazione ripetuta tra un dato stimolo e una certa risposta, e la pulsione,
ovvero l'attivazione dell'organismo che mette in moto un comportamento.
La forza dell'abitudine dipende dal numero di rinforzi o ricompense ricevute,
ma da sola non è sufficiente per determinare l'esecuzione di un comportamento
se non è presente la funzione che mette in moto un comportamento per
soddisfare un bisogno: il bisogno è una condizione di carenza o di necessità.
Secondo la teoria dell'incentivo la motivazione scaturisce dal desiderio di
raggiungere obiettivi di valore esterni a noi, detti appunto incentivi: gli incentivi
motivano gli individui a compiere azioni. L’incentivo rappresenta il valore di
ricompensa dell'oggetto, è la possibilità in cui un fattore esterno all'organismo
interviene nella motivazione. Le pulsioni interne e gli incentivi esterni lavorano
congiuntamente e spingono verso un determinato comportamento: È come se
l'individuo vedendo nell'ambiente qualcosa che può soddisfare il suo bisogno
vado verso di lui perché sa che troverà il piacere con il soddisfacimento di
questo bisogno.
Le teorie sulle pulsioni assegnano un ruolo centrale all'apprendimento; inoltre i
meccanismi del condizionamento classico e operante sono alla base della
formazione delle connessioni tra pulsioni, abitudini e incentivi: attraverso gli
incentivi e le ricompense (rinforzi) si può determinare l'apprendimento di certi
comportamenti—> possiamo quindi dire che attraverso schemi di rinforzo
positivi o negativi è possibile motivare un individuo a un determinato
comportamento.
Questi rinforzi possono essere primari o secondari. I rinforzi primari sono
rinforzi che soddisfano bisogni biologici; i rinforzi secondari sono rinforzi
appresi e determinati culturalmente.

Arousal= è il livello di attivazione dell'individuo: noi siamo motivati ci diamo


da fare quando il livello delle risorse che abbiamo all'interno viene innalzato.
Siamo più disposti a fare qualcosa quando siamo in uno stato di arousal elevato;
un livello basso invece spinge all’inattività.
Secondo le teorie dell’arousal ciascun individuo cerca di mantenere un livello
ottimale di stimolazione e di attività: qualora i livelli di stimolazione e attività
diventino troppo bassi, immediatamente l'organismo cerca di innalzarli
andandone in cerca.
Legge di Yerkes-Dawson= stabilisce il rapporto tra l’arousal e l’efficienza:
bisogna trovare il livello medio di attivazione giusto per una buona prestazione.
Teoria di Berlyne= l’attivazione è sollecitata dal meccanismo della curiosità:
quando la realtà presenta domande, contraddizioni e sfide c’è una motivazione

intrinseca nel cercare di risolvere ciò che non è chiaro. La curiosità epidemica
motiva a fare qualcosa che aumenta la comprensione della realtà.
La ricerca di sensazioni (Sesation seeking) (Zuckerman) è il bisogno soggettivo
di stimolazioni nuove, varie e complesse, unito alla disponibilità a correre rischi
fisici e sociali per provarle (brivido, nuove esperienze, disinibizione e
suscettibilità alla noia)—> sono concetti che hanno un’ampia variabilità
individuale.
Risk seeking= comportamenti che provocano possibili rischi. L’assunzione di
un rischio può essere spiegata attraverso il modello dell’investimento razionale:
nonostante la possibilità di andare incontro a una perdita, talvolta le persone
intraprendono attività rischiose in vista di possibili forti guadagni in caso di
esito positivo.

Il bisogno è un’altra categoria di forza motivazionale. Il bisogno è uno stato


interno all’organismo che richiede che un individuo faccia qualcosa per essere
soddisfatto dal bisogno.
I bisogni sono forze interne che organizzano le attività e il comportamento
dell'individuo in vista della modifica di una situazione ritenuta insoddisfacente;
si distinguono bisogni primari e secondari: il soddisfacimento dei bisogni
primari garantisce la sopravvivenza, invece i bisogni secondari anche se non li
soddisfiamo non moriamo ma creano un disagio, un’insoddisfazione, e talvolta
un bisogno secondario diventa più importante di uno primario. McClelland dice
che i bisogni secondari sono 3: successo, affiliazione (fare parte di un gruppo) e
potere (capacità di determinare il corso degli eventi).
Le pressioni, al contrario dei bisogni, sono costituite dalle situazioni ambientali
che agiscono sugli individui suscitando dei bisogni.
Per determinare quanto forti e intensi siano i bisogni—> test di Rorsach
(macchie di inchiostro simmetriche in cui si chiede cosa si vede. Il test si
conclude con una tavola bianca e si chiede cosa si vede), Test proiettivi come il
test di frustrazione di Rosenzweig (il rapporto è più facile da identificare, lo
scopo è vedere come un individuo reagisce alla frustrazione, se in modo
remissivo o il contrario.
Il modello di Maslow classifica i bisogni secondo una gerarchia e sostiene che,
affinché i bisogni più sofisticati possano sorgere, è necessario prima soddisfare
alcuni bisogni di base; nella piramide alla base ci sono i bisogni primari e
invece nella parte superiore i bisogni di ordine più elevato—> in ordine dal
basso: bisogni fisiologici, bisogni di sicurezza, bisogni di appartenenza, bisogni
di stima, bisogni di autorealizzazione. L'autorealizzazione è uno stato di auto-
soddisfazione per cui le persone riescono a realizzare il proprio potenziale.
I bisogni dei primi gradini della piramide sono detti bisogni di carenza perché
decrescono in concomitanza con la loro soddisfazione, invece i successivi sono
detti bisogni di crescita perché continuano a svilupparsi.

Gli individui con il pensiero si portano avanti rispetto a ciò che gli attende e
quindi sono motivati ad alcuni comportamenti alla luce di ciò che si aspettano
di ottenere. Secondo la teoria dell'utilità soggettiva attesa le scelte che ogni
soggetto compie possono essere scomposte in probabilità e preferenze: il ruolo
dell'aspettativa che definisce il valore di un oggetto o evento è quindi centrale.
Atkinson parlò di tendenza al successo e ipotizzò l'intervento di diversi fattori
nella motivazione della scelta di un compito: il livello di aspirazione
corrisponde a ciò che l'individuo si propone di raggiungere; la scelta del
compito il livello di aspirazione dipendono dalla valutazione della probabilità di
successo; l'incentivo assume centrale importanza ed è rappresentato dal
raggiungimento del successo che a sua volta è strettamente legato alla natura
del compito.
La teoria dell'attribuzione causale di Weiner propone di distinguere le cause in
base a tre dimensioni bipolari: stabilità, controllabilità e luogo di controllo.
Ogni evento si troverebbe in un determinato punto di queste tre dimensioni,
dando origine a otto possibili combinazioni. La stabilità e l'instabilità dei poli si
riferiscono alla durata della causa. Allo stesso modo, gli eventi possono essere
totalmente controllabili o incontrollabili, o essere collocati in un punto
intermedio in questa dimensione. Infine, il locus di controllo si riferisce a se
l'evento è dovuto principalmente a fattori interni o esterni.
L'esperienza flow è un'esperienza di totale assorbimento nell'esecuzione e nello
scorrere fluido di una certa attività. Questa esperienza di flusso si caratterizza
per la temporanea perdita del livello superiore di coscienza, in un’attività che
fluisce senza ostacoli, ed è caratterizzata dall’assenza di auto-osservazione ma
al tempo stesso dalla presenza di controllo della situazione. Il requisito per
raggiungere tale stato è che deve esserci un perfetto equilibrio tra le capacità di
controllo dell’azione del soggetto e le richieste di azione del compito.
Le teorie cognitiviste sulla motivazione introducono una distinzione chiave tra
motivazione intrinseca ed estrinseca: intrinseca= porta a intraprendere
un’attività per il proprio piacere piuttosto che per un qualsiasi riconoscimento
concreto; estrinseca= ha come obiettivi ricompense concrete come voti o
denaro.
Il bisogno di successo fu definito da McClelland come una tra le pulsioni
secondarie più importanti per cui un individuo ottiene soddisfazione nel cercare
di raggiungere e nell’ottenere risultati di eccellenza.
Il bisogno di potere= Per “potere” si intende qualsiasi possibilità di far valere la
propria volontà e Murray parla di need for dominance riferendosi al bisogno di
controllare e dominare il proprio ambiente fisico e sociale. Lewin definisce il
potere come il quoziente della forza massima che A ha su B e della massima
resistenza che B può impiegare. Il potere è una forza risultante dalla duplice
azione di imporsi e resistere.

McClelland individua due fattori che consentono di distinguere i


comportamenti inerenti al potere: 1) la forza della motivazione, 2) il grado del
suo controllo di inibizione che porta alla distinzione tra orientamento al potere
personalizzato e orientamento al potere socializzato. Il primo mira
egoisticamente e senza inibizioni al rafforzamento della posizione del soggetto.
Un orientamento al potere socializzato, invece, è caratterizzato da una forte
tendenza inibitoria ed è posto al servizio degli altri.
McClelland propone una teoria che descrive diversi stadi di maturazione del
motivo di potere. Questo modello ha quattro stadi: 1) stadio orale 2) fase anale
3) fase fallica dell’autoaffermazione 4) fase genitale

Capitolo 11: emozioni


L'approccio funzionale è l'approccio secondo cui le emozioni sono mediatori
nella relazione tra l'organismo e l'ambiente per il mantenimento del benessere
dell'organismo stesso. Nella visione comune invece le emozioni sono eventi
disfunzionali che irrompono nel flusso dell’esperienza interferendo con le altre
attività, andando a disorganizzare l’equilibrio dell’individuo.
Da un lato è stato affermato che specifiche reazioni corporee causano
l'esperienza di particolari emozioni. Al contrario altre teorie hanno sostenuto
che la reazione fisiologica sia un risultato dell'esperienza emotiva.
Secondo James l'emozione non viene immediatamente indotta dalla percezione
di un evento, ma cambiamenti corporei devono interporsi tra le due.
Con il termine emozione si indica un processo complesso e multifattoriale che
comporta cambiamenti correlati in vari sottosistemi dell’organismo e che si
verifica in risposta ad un evento.Ogni emozione nasce dall'interpretazione
cognitiva di una certa situazione o evento o stimolo elicitante, che viene
denominato antecedente emotivo. Le emozioni sono utili perché hanno un ruolo
adattivo per il benessere e la sopravvivenza.
Le emozioni sono particolari modalità di relazione fra l’organismo e il proprio
ambiente fisico e sociale, e il loro ruolo consiste nella facilitazione, nel
mantenimento, nella guida e nel rinforzo del comportamento.
Le emozioni sono una modalità fondamentale di adattamento attivo
dell’organismo al proprio ambiente attraverso: la valutazione dell’ambiente,
l’attivazione dell’organismo o regolazione dello stato di attivazione del sistema,
la preparazione all’azione, il modellamento del comportamento futuro e la
comunicazione delle intenzioni e la regolazione dell’interazione con se stessi e
gli altri.
Classificazione delle emozioni in funzione dei loro scopi: ciascuna emozione ha
un antecedente emotivo e una funzione specifica—> paura (minaccia da cui ci
dobbiamo proteggere), rabbia (a causa di un ostacolo), tristezza (mancanza o
perdita di qualcosa), gioia, disgusto (sul piano fisico, sul piano morale abbiamo
il disprezzo), ansia (risposta a uno stimolo nuovo, imprevisto).
+ Lange
La teoria periferica delle emozioni di James è la teoria secondo cui l'esperienza
emotiva è dovuta a reazioni fisiologiche a livello viscerale degli organi interni,
l’emozione viene fatta corrispondere al “sentire” le modificazioni periferiche
dell’organismo. Questa impostazione teorica condusse James a sostenere che
ogni stato emotivo è caratterizzato da una specifica configurazione di
attivazione del sistema nervoso autonomo. Ad ogni emozione corrisponde una
configurazione di attivazione fisiologiche, l’Arousal quindi non è aspecifico ma
è distinto e specifico per ciascuna emozione. Sherrington e Cannon ritennero
infondata questa teoria perché si dimostrò che se venivano recise le vie nervose

che arrivavano dalla periferia al centro, si osservavano comunque


manifestazioni emotive.
L'ipotesi del feedback facciale è l'ipotesi secondo cui le espressioni forniscono
informazioni propriocettive, motorie cutanee e vascolari che influenzano il
processo emotivo. Esistono due versioni di questa ipotesi (forte e debole):
forte= le espressioni facciali, da sole, sono sufficienti a generare l’emozione;
debole= il feedback facciale aumenta soltanto l’intensità e la durata
dell’emozione. In conclusione si riuscì a notare come l’assunzione volontaria
delle espressioni facciali corrispondente le emozioni era associata sia
all’esperienza soggettiva della stessa emozione sia all’attivazione differenziata
del sistema nervoso autonomo.

La teoria vascolare dell'efferenza emotiva (Zanjoc) è la teoria secondo cui la


respirazione e i movimenti facciali, influenzando i meccanismi di
termoregolazione cerebrale, modulano l'esperienza emotiva.
La teoria centrale delle emozioni di Cannon e Bard è la teoria secondo cui
l'attivazione fisiologica (arousal) e l'esperienza emotiva sono causate dallo
stesso stimolo nervoso prodotto nel talamo.
Cannon definì l’arousal simpatico, un'attivazione fisiologica del sistema
nervoso simpatico come una reazione di emergenza che includeva risposte
come l’aumento del battito cardiaco.
Le due differenze fondamentali con James: 1) parte tutto dal centro e non dalla
periferia, 2) l’arousal da solo non basta, ci deve essere anche il vissuto
soggettivo dell’esperienza emotiva.
La teoria cognitivo-attivazionale di Schachter e Singer è la teoria secondo cui
le emozioni sono determinate dall'attivazione fisiologica, dal riconoscimento di
tale attivazione e dalla sua attribuzione causale. Secondo Schacter le emozioni
sono determinate dall'attivazione fisiologica e dagli atti cognitivi, variano in
funzione dell’interpretazione cognitiva, ovvero del tipo di evento a cui
l’attivazione è attribuita. Perciò affinché si generi un’emozione non sono
sufficienti l'attivazione fisiologica e la sua percezione ma serve un'attribuzione
causale che spieghi lo stato di attivazione.
È stato dimostrato che, poichè lo stato di attivazione non cessa in modo
istantaneo, l'individuo può attribuire erroneamente il residuo dell'attivazione
fisiologica provocata da una certa situazione alla situazione successiva.

Per appraisal si intende un atto diretto e immediato di conoscenza che integra


la percezione, senza implicare processi di riflessione e autoconsapevolezza, e
del quale si può diventare consapevoli soltanto a processo concluso.
Le teorie dell’appraisal hanno alla base il fatto che individui diversi possono
rispondere con emozioni diverse alla stessa situazione in funzione di come
ciascuno valuta la situazione.

Secondo Lazarus le emozioni sorgono in risposta alla struttura di significato di


una determinata situazione e sono attivate dai valori dei significati attribuiti dal
soggetto all'evento, dall'interpretazione della lettura che ne facciamo della
situazione.ciò comporta: la flessibilità e la variabilità delle emozioni e la
differenza tra le emozioni e i riflessi perché questi sono processi geneticamente
determinati e prestabiliti.
Lazarus dice che è possibile differenziare tre diversi stadi all’interno del
processo di valutazione: la valutazione primaria (valutazione dell’evento in
funzione del grado di rilevanza e pertinenza), la valutazione secondaria
(valutazione rispetto alle proprie capacità di fronteggiare l’evento) e il coping
(modalità attraverso cui l’organismo cerca realmente di far fronte all’evento che
provoca stress)
Due leggi di Frijda: il significato situazionale contribuisce a spiegare le diverse
emozioni, loro intensità e la dimensione soggettiva dell'esperienza emotiva.
Secondo la legge dell’interesse le emozioni nascono in risposta a eventi
importanti per l’individuo e per i suoi interessi (le emozioni quindi possono
essere definite come rilevatori di interesse e di conseguenza come mediatori tra
ambiente e organismo).
Possiamo quindi dire che è la valutazione cognitiva dell’evento e il significato
ad esso attribuito a determinare qualità e intensità della risposta emotiva.
Appraisal primario= processo immediato finalizzato al processamento della
rilevanza delle caratteristiche più salienti dello stimoli.
Appraisal secondario= comprende la valutazione del contesto del grado di
appropriatezza delle risposte da emettere attraverso la partecipazione dei
processi cognitivi superiori.
Il sistema di valutazione delle circostanze attivanti (Scherer) è un sistema
sequenziale e gerarchico secondo cui ogni evento viene valutato con una
sequenza lineare progressiva costituita da cinque stadi di crescente complessità:
novità dello stimolo, piacevolezza/spiacevolezza dello stimolo + 3 nuove
dimensioni—> rilevanza per gli scopi e i bisogni dell’organismo, capacità di far
fronte allo stimolo e compatibilità con norme sociali e immagini di sé.

Le teorie psicoevoluzionistiche si muovono all'interno di una prospettiva


categoriale secondo cui le emozioni sono concepite come categorie separate,
ovvero come processi geneticamente determinati.
Ekman distinse emozioni primarie e secondarie: le emozioni primarie hanno
un ruolo adattivo nella sopravvivenza e nell’evoluzione della specie e sono
collera, paura, disgusto, gioia, sorpresa e tristezza. Le emozioni secondarie
derivano dalla combinazione delle emozioni primarie e sono maggiormente
influenzate dalla cultura e dall’apprendimento.
Russell sostenne la necessità di ricercare unità o elementi primitivi che
costituiscono i fenomeni affettivi: egli identificò tali primitivi in due dimensioni
—> valenza edonica (piacevolezza-spiacevolezza) e attivazione (attivazione-

deattivazione). Il Core affect nasce dalla combinazione tra queste due


dimensioni ed è definito uno stato affettivo di base ancora privo di un oggetto
specifico; è uno stato neurofisiologico che può quindi esistere senza essere
attribuito a una causa ed è accessibile alla coscienza come una sensazione
semplice e non riflessiva. L’emozione nasce da un core affect focalizzato su un
oggetto perché le emozioni si basano sempre su un oggetto: nel momento in cui
questo stato affettivo di base viene direzionato verso un oggetto, allora si
origina un’emozione. Secondo la percezione delle proprietà affettive degli
stimoli questi arrivano alla nostra coscienza come affettivamente connotati e
questa percezione delle proprietà affettive determinare successive reazioni agli
stimoli stessi. Secondo Russell le proprietà affettive appartengono agli stimoli
stessi: gran parte delle volte la percezione delle proprietà affettive modifica il
Core effect, ma potrebbe anche non accadere perché i due processi sono
indipendenti.
Damasio definisce l'emozione come l'insieme dei cambiamenti degli stati a
livello corporeo e cerebrale, innescati da un sistema specifico di strutture
neurali che risponde a contenuti specifici delle percezioni dell'individuo relative
a un oggetto un evento. La teoria proposta da Damasio parla di emozioni
primarie ed emozioni secondarie: le primarie rappresentano una risposta
automatica e istintiva agli stimoli esterni, le secondarie rappresentano il passo
successivo nell'elaborazione dell'esperienza emotiva cosciente e nascono
quando iniziamo a provare dei sentimenti.

Partendo dal contributo offerto dalla teoria centrale di Cannon e Bard, Papez
avanzò l’ipotesi secondo la quale ipotalamo, talamo anteriore, giro cingolato e
ippocampo costituissero un circuito di aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione
e regolazione delle emozioni (circuito di Papez). Negli anni successivi il
circuito di Papez venne integrato con altre regioni: l'amigdala, i nuclei del setto,
porzioni della corteccia fronto orbitaria e porzioni dei gangli della base il quale
denominò l'insieme di queste strutture con il termine sistema limbico. Tra le
strutture che fanno parte del sistema limbico un ruolo funzionale centrale è
rivestito dall'ipotalamo e dall’amigdala: l'ipotalamo a funzione di
coordinamento del sistema nervoso autonomo e di regolazione centrale
dell'ambiente interno dell'organismo. La stimolazione dell'ipotalamo produce
risposte simpatiche di arousal ergotropico e parasimpatiche di arousal
trofotropico. L'amigdala, localizzata nel lobo temporale, ha un ruolo molto
importante nell'esperienza delle emozioni—>l’amigdala: associa le
caratteristiche di uno stimolo elicitante una reazione emotiva con gli stati
corporei attivati dallo stimolo stesso in corrispondenza della reazione emotiva.
L’amigdala è un importante struttura di innesco di risposte somatiche a seguito
della percezione di induttori primari. Essa associa le caratteristiche dello
stimolo con gli stati corporei attivati dallo stimolo stesso.

L'associazione tra stati somatici e situazioni costituisce ciò che Damasio chiama
marcatore somatico, ovvero l'uso di stati somatici (emozioni) per marcare e
quindi valutare l'informazione percettiva proveniente dall’esterno. In
particolare, il lavoro di Damasio con individui con lesioni localizzate a livello
dell’amigdala e della corteccia prefrontale ha evidenziato che il marcatore
somatico avrebbe un ruolo fondamentale nel comportamento razionale di presa
di decisione, in quanto le risposte somatiche rimanderebbero per associazione
alla rappresentazione anticipata dei possibili risultati di una scelta.
Le componenti del fenomeno emotivo: cognitiva (appraisal), fisiologica
(arousal), motivazionale, espressivo-motoria ed esperienziale.
I biosegnali sono misure della risposta fisiologica.
L'ipotalamo coordina il sistema nervoso autonomo regolando lo stato
fisiologico attraverso le diverse funzioni all'interno dell’organismo.
L'amigdala fornisce un collegamento tra la percezione di uno stimolo elicitante
e il ricordo di quello stimolo in un secondo tempo.

L’appraisal primario è la valutazione finalizzata al processamento della


rilevanza delle caratteristiche più salienti dello stimolo.
L’appraisal secondario è la valutazione più sofisticata del contesto e del grado
di appropriatezza delle risposte di mettere.
La multimodalità è la capacità dell'individuo di esprimere uno stato emotivo
attraverso sistemi espressivi molteplici: il volto, la voce, i gesti, la postura, la
prossemica (comunicazione non verbale, come le persone si collocano tra loro).
La tesi innatista è la tesi secondo cui esistono configurazioni di movimenti
facciali prototipiche, innate e universali che differenziano ciascuna emozione di
base e sono programmate da programmi neuro-motori.
Approccio culturale= sostiene il carattere appreso delle espressioni facciali e le
variazioni tra cultura e cultura nel comportamento espressivo.
L’espressione emotiva, come tanti altri aspetti, si apprende in funzione della
cultura di appartenenza. Noi usiamo una certa mimica facciale perchè la
impariamo dalla nostra cultura.
La teoria neuroculturale di Ekman (integra le visioni precedenti) considera il
contributo di due fattori per spiegare le espressioni facciali: fattore
neurofisiologico= ogni emozione di base è caratterizzata da un programma
facciale, ovvero dall’attivazione di una certa configurazione di muscoli facciali
su base innata; fattore culturale= sono le display rules, o regole di esibizione,
ovvero il prodotto dell’educazione individuale e della cultura di appartenenza,
che interagiscono con i programmi espressivi innati (queste 4 regole sono:
intensificazione, de-intensificazione, neutralizzazione e mascheramento)
Nello studio delle espressioni facciali si sono distinti due approcci:
Approccio molare—> è caratteristico delle teorie evoluzioniste e considera le

espressioni facciali come delle configurazioni di movimenti muscolari fisse,


distinte e specifiche per ciascuna emozione di base. Un’applicazione è il
FACS= complesso sistema di codifica e di analisi del comportamento facciale
per l’analisi microanalitica dei movimenti del volto.
Approccio molecolare—> caratteristico delle teorie dell’appraisal e considera
le espressioni facciali come la risultante del progressivo processo di valutazione
cognitiva dello stimolo.
Dibattito circa la funzione delle espressioni facciali:
La prospettiva emotiva è la prospettiva secondo cui le espressioni facciali sono
la manifestazione immediata, spontanea e involontaria delle emozioni.
Quest'ipotesi è un'ipotesi di isomorfismo per cui ciascun emozione di base è
caratterizzata da un programma facciale.
La prospettiva comunicativa è la prospettiva secondo cui le espressioni facciali
manifestano le intenzioni del soggetto. In questo caso le espressioni facciali
hanno una funzione comunicativa e un valore sociale, perché servono a
comunicare con gli altri e agli altri le nostre intenzioni. Da questa prospettiva
sono stati individuati: il ruolo del contesto (che consente l’interpretazione del
significato di una certa espressione) e l’assenza di corrispondenza biunivoca tra
emozioni ed espressioni.
Il vissuto soggettivo è il vissuto interno, ovvero l’emozione così come
percepita dal soggetto stesso e corrisponde al termine sentimento.
Per quanto riguarda l'esperienza soggettiva sono state individuate due grosse
tipologie: la prospettiva categoriale e la prospettiva dimensionale. Secondo la
prospettiva dimensionale le emozioni sono processi multicomponenziali e in
continua evoluzioni, la prospettiva categoriale invece considera le emozioni in
maniera più fissa e meno dinamica, come categorie distinte e separate.
La regolazione emotiva è il processo attraverso cui gli individui sono in grado
di influenzare quali emozioni provano, quando e come le sperimentano e le
esprimono.
La regolazione intraindividuale è importante nella gestione delle emozioni
intense, e quindi del benessere e della salute dell’individuo.
La regolazione interindividuale è il processo attraverso cui le emozioni e le
loro espressioni regolano le interazioni e, viceversa, le emozioni sono regolate
nell’interazioni.
Secondo il modello processo (Gross) le risposte emotive possono essere
modulate in modi diversi: dal momento che l’emozione è un processo che si
dispiega nel tempo, è possibile distinguere tra diverse strategie di regolazione
sulla base del momento in cui esse hanno impatto all’interno del processo
generativo. Ci sono le strategie di controllo focalizzate sull’antecedente
(rivalutazione cognitiva, selezione della situazione, modificazione della
situazione e spostamento dell’attenzione), e strategie focalizzate sulla risposta
(inibizione del comportamento espressivo e mascheramento dell’emozione).

Capitolo 13: psicologia positiva e benessere


Il benessere soggettivo è la condizione di raggiungimento di un equilibrio inter
e intra individuale: ogni individuo elabora una valutazione personale del
concetto di benessere.
La felicità può essere percepita come: soggettiva, temporale e transitoria.
Il livello di benessere soggettivo è così stabile perché le persone hanno un
set point (punto di stabilità) che viene mantenuto da un sistema di regolazione
che favorisce l'adattamento al variare delle condizioni ambientali: anche se
particolari eventi possono elevare o deprimere temporaneamente l'umore di una
persona, le persone finiscono per ritornare al loro livello generale di felicità.
Il benessere soggettivo comprende tre dimensioni: la soddisfazione per la
propria vita, la presenza di emozioni positive e l'assenza di stati emotivi
negativi.
Diener descrive due approcci per identificare i fattori alla base del benessere
soggettivo: bottom-up—> esistono bisogni umani fondamentali che un soggetto
deve soddisfare per essere felice, il benessere arriva quando soddisfi amo questi
bisogni; top-down—> fattori disposizionali o di personalità
Uno dei tratti principali della psicologia positiva è spostare l'attenzione dal
riparare ciò che non funziona al costruire qualità positive per potenziare
preventivamente le capacità personali di resistenza adattamento.
Esistono due diverse visioni della felicità:
La prospettiva edonistica è la visione della felicità e del benessere come
risultato del raggiungimento degli obiettivi rilevanti per il soggetto.
La prospettiva eudaimonica è la visione della felicità come un processo di
interazione e mutua influenza tra benessere individuale e collettivo, tale per cui
la felicità individuale si realizza nell'ambito dello spazio sociale.
Il benessere psicologico comprende diverse dimensioni relative
all'autorealizzazione della persona. Ci sono due modelli: la teoria
dell'autodeterminazione (Ryan e Deci) e il modello sei dimensioni (Ryff e
Singer).
La teoria dell'autodeterminazione individua tre bisogni psicologici di base:
autonomia, competenza e relazioni sociali. Il soddisfacimento di questi tre
bisogni essenziali per la crescita psicologica, l'integrità, il benessere, la vitalità e
la congruenza con se stessi.
Il modello a sei dimensioni è il modello più completo di cui ad oggi possiamo
disporre e comprende: l'accettazione di sé, avere buoni legami, autonomia, la
padronanza ambientale, possedere uno scopo di vita e la crescita personale.
Le emozioni positive hanno effetti sia preventivi sia terapeutici, potenziando il
sistema immunitario e motivando mettere in atto comportamenti flessibili,
adattivi e sani. Le emozioni positive incrementano la nostra capacità di adattarci
all’ambiente, ci permettono di perseguire e ripristinare il benessere sempre in
un’ottica di mantenimento ed evoluzione dell’individuo nella specie; le

emozioni positive possono contribuire alla sopravvivenza anche incentivando


determinati comportamenti. Hanno quindi la funzione di preservare e aumentare
le risorse a lungo termine della persona. Le emozioni negative invece ci
avvisano di situazioni di pericolo.
La broaden-and-build theory (Isen) è la teoria secondo cui le emozioni positive
ampliano le potenzialità cognitive delle persone, allargano le loro azioni di
repertorio e costruiscono le loro risorse di sopravvivenza. Le emozioni positive
possono ampliare le capacità cognitive che una persona è in grado di mettere in
atto in una determinata situazione e costruire nuove capacità che riguardano la
pianificazione e la realizzazione dell’azione.
L’undoing hypothesis (Fredrickson) è l'ipotesi secondo cui le emozioni positive
possono influenzare e modificare effetti successivi di emozioni negative. Le
emozioni positive funzionerebbero come una sorta di antidoto in grado di
neutralizzare e lenire conseguenze negative e stressanti. Andando a suscitare
pattern opposti le emozioni positive riequilibrano quelle negative.
Lo stress è stato definito una risposta relativamente aspecifica dell’organismo a
qualsiasi stimolo interno ed esterno di intensità e durata tale da minacciare la
sopravvivenza e l’integrità fisica dell’organismo o da evocare meccanismi di
adattamento atti a ristabilire l’omeostasi.
Il processo di reazione allo stress è caratterizzato dalla continua interazione e
reazione fra lo stressore e la valutazione cognitiva ed emotiva, che si occupa di
capire se è realmente minaccioso o se è affrontabile
Oggi si definisce stress l'intero processo di reazione allo stress e non
semplicemente la sua conseguenza: se l'individuo è in grado di opporsi al
processo di reazione allo stress con le proprie possibilità la reazione allora è
controllabile, in caso contrario è incontrollabile.
Gli agenti stressanti sono eventi in grado di provocare stress: un evento diventa
stressante nel momento in cui l'individuo lo percepisce come minaccioso, o in
cui prende coscienza del fatto che non dispone delle risorse per fargli fronte.
Gli stressori cataclismi (es.terremoto, attentati, pandemia) sono stressori di
elevata intensità che insorgono all’improvviso e influenzano tipicamente molte
persone.
Gli stressori personali sono stressori relativi a eventi improvvisi e inaspettati o
che comunque toccano l'individuo personalmente (es. malattia o incidente).
Gli stressori ambientali sono stressori relativi a fatiche quotidiane. Gli stressori
ambientali se sommati tra loro alla fine possono esigere un tributo tanto grande
quanto quello di un singolo evento più stressante.
Eventi positivi minori (uplifts) possono avere effetto contrario o lenitivo
rispetto agli stressori ambientali.
Il coping è l'insieme dei pensieri e comportamenti utilizzati per far fronte a
situazioni o eventi valutati come stressanti. Il processo di coping ha inizio con
la valutazione da parte dell’individuo che importanti obiettivi sono perduti o

minacciati. Questa valutazione è seguita da emozioni negative spesso molto


intense, per questo uno dei primi compiti del coping è quello di de-intensificare
le reazioni emotive negative. Il coping è un processo multi-componenziale che
attiva sia aspetti cognitivi che neurofisiologici (valutazione della rilevanza,
valutazione delle possibilità e preparazione psicofisiologica). I processi di
coping sono influenzati sia dall’ambiente esterno sia da caratteristiche
disposizionali odi personalità.
Strategie di coping:
I meccanismi di difesa sono reazioni non consapevoli che salvaguardano
autostima e senso del controllo distorcendo la percezione della realtà.
Lazarus fa una distinzione tra coping primario e coping secondario:
Il coping primario è l'insieme dei pensieri e comportamenti utilizzati per
fronteggiare l’evento.
Il coping secondario è l'insieme dei pensieri e comportamenti utilizzati per
fronteggiare e regolare la reazione del soggetto rispetto all’evento.
Altra divisione:
Coping emotion-focused= è la strategia di coping rivolta alla modificazione
delle reazioni emotive di fronte allo stress. Questa strategia viene messa in atto
quando le circostanze sono immodificabili.
Coping problem-focused= è la strategia di coping rivolta alla modificazione del
problema della causa dello stress. Questa strategia invece viene messa in atto
quando le circostanze del problema sono relativamente modificabili.
L'hardiness, resistenza allo stress, è la caratteristica della personalità di
invulnerabilità dallo stress. È costituita da tre componenti: impegno, sensazione
di sfida e sensazione di controllo.
Strategie per facilitare il coping: modificare la propria reazione fisiologica,
prepararsi allo stress prima che insorga (coping proattivo), ruminazione
(elaborare la dinamica in un secondo momento), rendere meno minacciosa una
situazione minacciosa, ricerca di supporto sociale, rifiuto/evitamento del
problema (distrazione/consolazione), autocolpevolizzazione/autocritica.
La resilienza è la capacità di resistere, superare e prosperare effettivamente
dopo una profonda avversità. Gli individui resiliente sono generalmente
accomodanti e gentili, hanno buone abilità sociali, sono autonomi e sfruttano al
meglio qualsiasi situazione in cui si trovano.
Il learned helplessness è il sentimento di impotenza causato dalla sensazione di
completa incontrollabilità di una situazione.
La psiconeuroimmunologia è la scienza medica che studia le interazioni tra
fattori psichici, sistema nervoso centrale e sistema immunitario.
Eustress= forma adattiva di stress che prepara la difesa dell’organismo
Distress= forma patologica di stress che riduce la capacità di difesa
dell’organismo

Lo stress è dannoso per il sistema immunitario perché può sovrastimolare il


sistema immunitario (provocando patologie autoimmuni) oppure può portarlo a
reggere in modo inadeguato (raffreddori e metastasi).
Secondo il modello della Sindrome Generale di Adattamento viene emesso lo
stesso insieme di reazioni fisiologiche allo stress indipendentemente dalla
specifica causa. Lo stress si configura come un processo che è costituito da tre
fasi: fase di allarme e mobilitazione, fase di resistenza e fase di esaurimento.
Tuttavia questo modello ha anche ricevuto delle critiche: infatti la reazione
biologica di stress non è aspecifica ma specifica e legata al modo in cui il
soggetto valuta un evento stressante.
Le tre conseguenze principali dello stress sono: effetti fisiologici diretti
(aumento pressione sanguigna e diminuzione della funzione sistema
immunitario), induce comportamenti dannosi per la salute e il peggioramento di
questa e effetti indiretti (diminuzione della capacità di chiedere aiuto).
Coronaropatia e cancro: il cancro è la seconda principale causa di morte dopo la
coronaropatia e la causa scatenante non è ancora chiara: si sa solo che alcune
cellule dell'organismo si alterano e si moltiplicano rapidamente in modo
incontrollato sottraendo i nutrienti alle cellule dei tessuti sani dell’organismo.
Nonostante il cancro sia un processo fisiologico, le reazioni emotive dei
pazienti hanno un effetto critico sul decorso della malattia: quelli che adottano
uno spirito combattivo hanno più possibilità di un recupero rispetto a quelli che
soffrono pessimisticamente e si rassegnano alla morte.

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