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Appunti di

Didattica delle Scienze


biologiche
INDICAZIONI CURRICOLO

PERCHÉ INSEGNARE LA BIOLOGIA FA BENE?

- Grandi aspettative e grande timore che dietro ogni ricerca non ci sia controllo etico e morale. La cultura
scientifica in Italia è molto debole, sottoposta a chiusure pregiudiziali ed aspettative miracolistiche
- Linguaggio non sempre comprensibile: 4 italiani su 10 sono esclusi dalle tecnologie digitali ed il
restante le usa in modo inappropriato, non avendo alle spalle un’adeguata preparazione, ciò porta a
trarre conclusioni imprecise
- Emotività al posto dell’oggettività: la scienza spesso fornisce delle risposte scomode, che noi non
vogliamo sentire perché ci pongono davanti ai nostri limiti

RUOLO DELL’INSEGNANTE

- Fornire una base per interpretare la scienza: contenuti e teoria


- Favorire la riflessione oggettiva: esempi pratici
- Coinvolgere gli studenti: laboratori ed esperienze pratiche
- Attualizzare la scienza: aggiornarsi sui fatti recenti
- Dove e come cercare le informazioni
- Adottare la lingua della scienza
- Porsi sempre delle domande

TRAGUARDI PER LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE: sono fissati al termine della Scuola dell’Infanzia, di
quella primaria e di quella secondaria di primo grado. «Sono riferimenti ineludibili per gli insegnanti,
INDICANO piste culturali e didattiche da percorrere e aiutano a finalizzare l’azione educativa allo SVILUPPO
integrale dell’allievo». Costituiscono i criteri per la valutazione delle competenze attese.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO: individuano campi del sapere, conoscenze ed abilità indispensabili per
raggiungere i traguardi per lo sviluppo delle competenze, sono divisi in nuclei tematici e sono definiti per
periodi didattici lunghi: il triennio della scuola dell’infanzia, il quinquennio della scuola primaria (ma per le
scienze sono indicati gli obiettivi anche al termine del triennio) e il triennio della scuola secondaria di primo
grado.

SCUOLA DELL’INFANZIA

Campi di esperienza: centralità delle azioni, la corporeità, la percezione, gli occhi, le mani dei bambini. Gli
insegnanti accolgono, valorizzano ed estendono le curiosità, le esplorazioni, le proposte dei bambini e creano
occasioni di apprendimento per favorire l’organizzazione di ciò che i bambini vanno scoprendo. Ogni campo di
esperienza offre un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi….

CAMPI DI ESPERIENZA

- il sé e l’altro: «…il bambino osserva la natura e vive la propria vita nel rispetto della natura in quanto
parte di essa. Osserva l’ambiente che lo circonda e coglie le diverse relazioni tra i viventi…». Il bambino
deve OSSERVARE la natura; osservazioni dirette a cogliere le differenze tra vari esseri viventi.
«…riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio..…». Importanza di riconoscere i
segni del proprio territorio, il che significa cominciare le attività di educazione ambientale.
- il corpo e il movimento: «…Riconosce i segnali e i ritmi del proprio corpo, le differenze sessuali e di
sviluppo e adotta pratiche corrette di cura di sé, di igiene e di sana alimentazione…Riconosce il proprio
corpo, le sue diverse parti e rappresenta il corpo fermo e in movimento». Possibilità di introdurre delle
attività legate ad una sana alimentazione. Progetti eventuali possono passare attraverso una fase di
drammatizzazione dell’evento, quindi il bambino impara a comunicare attraverso il corpo.
- immagini, suoni, colori: «…esplora le possibilità offerte dalle tecnologie…scopre il paesaggio sonoro
attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo, oggetti…». Il concetto
di paesaggio sonoro si può collegare molto bene a progetti di educazione ambientale. Particolare
attenzione alle forme scelte per la comunicazione multimediale.
- i discorsi e le parole: importanza di avvicinare i bambini alla lettura: possibilità di scegliere testi e
letture che abbiano anche un contenuto scientifico
- conoscenza del mondo: «i bambini esplorano continuamente la realtà e imparano a riflettere sulle
proprie esperienze descrivendole, rappresentandole, riorganizzandole con diversi criteri. Pongono così
le basi per la successiva elaborazione di concetti scientifici e matematici che verranno proposti nella
scuola primaria. La CURIOSITÀ e le DOMANDE sui fenomeni naturali, su se stessi e sugli organismi
viventi e su storie, fiabe e giochi tradizionali con riferimenti matematici, possono cominciare a trovare
risposte guardando sempre meglio i fatti del mondo, cercando di capire….ESPLORANDO oggetti,
materiali e simboli, osservando la vita di piante e di animali, i bambini elaborano idee personali……».
Questa sezione è quella più rilevante per le scienze. Cauta introduzione al metodo scientifico. Imparano
a indagare su diversi fenomeni naturali e a costruire un pensiero a partire dalla propria esperienza. Gli
autori suggeriscono un passaggio dalla narrazione fiabesca ad una più scientifica. Sottolineata
l’opportunità di OSSERVARE piante e animali. «Il proprio corpo è sempre oggetto di interesse,
soprattutto per quanto riguarda i processi nascosti, e la curiosità dei bambini permette di avviare le
prime interpretazioni sulla sua struttura e sul suo funzionamento. Gli organismi vegetali e animali,
osservati nei loro ambienti o in microambienti artificiali, possono suggerire un modello di vivente per
capire i processi più elementari e la varietà dei modi di vivere……» Esplicita indicazione di conoscere e
ragionare sul proprio corpo, di osservare organismi animali e vegetali (in libertà nel loro ambiente o in
ambienti artificiali). Importanza dell’insegnare ai bambini come osservare le cose. Molte le attività
possibili, sviluppate attraverso un’educazione all’osservazione e alla successiva registrazione di quanto
osservato

SCUOLA PRIMARIA

SCIENZE- Introduzione complessiva

- importanza del metodo scientifico e di una metodologia DIDATTICA DI TIPO ATTIVO.


- Il laboratorio non è l’unico spazio in cui si possono fare esperienze scientifiche
- Importanza dei grafici come strumento: è bene abituare i ragazzi a pensare quale può essere il
modo più opportuno per rappresentare anche numericamente il proprio pensiero.
- Favorire l’emersione di pensieri spontanei, da sottoporre poi a una verifica dei fatti, piuttosto che
predisporre un insegnamento in cui l’insegnante propini pillole di sapere a menti vuote
- Valutare e costruire un percorso di tipo verticale: è un’opportunità interessante, anche se richiede
un coordinamento tra scuola primaria e secondaria non sempre facile.
- Preparazione di esperienze pratiche

Traguardi per lo sviluppo delle competenze:

- Occorre stimolare il modo con cui si guarda e osserva il mondo attorno ai ragazzi
- Importanza del metodo scientifico
- Elementi di educazione ambientale
- È essenziale il riferimento alla capacità di ricerca bibliografica.
METODOLOGIE DIDATTICHE

LA LEZIONE FRONTALE

Il ruolo attivo è svolto principalmente dal docente mentre gli alunni si pongono in un atteggiamento passivo di
ascolto. È usata per introdurre argomenti o nozioni di tipo teorico.

METODO DEDUTTIVO E INDUTTIVO

Percorso deduttivo = Il docente espone principi e idee generali e successivamente presenta delle
esercitazioni pratiche che vertono sui principi teorici appena introdotti.

Percorso induttivo = parte dall’applicazione pratica, dal problema reale, dall’analisi e dall’interpretazione di
alcuni dati, dallo studio di un caso specifico per giungere a concetti astratti e generali

Un’applicazione pratica del paradigma teorico dell’insegnamento induttivo è una metodologia didattica
denominata apprendimento basato sull’indagine (Inquiry-based learning)

APPRENDIMENTO ATTIVO(Active learning)

Metodologie didattiche che focalizzano l’attenzione su attività condotte dagli studenti in prima persona.
L’obiettivo è quello di coinvolgere gli allievi attivamente nel processo di apprendimento.

Brainstorming

Didattica laboratoriale

Learning by doing
METODO SCIENTIFICO

QUALE E’ LA FINE DELLA SCIENZA?

 Scienza deriva da un verbo latino che significa conoscere.


 Soddisfare la curiosità innata dell’uomo nei confronti del mondo naturale. Il desiderio di comprensione
sembra essere uno degli impulsi fondamentali dell’uomo. L’uomo si pone domande sul “perchè” e sul
“come”.
 Non esiste una formula per un’unica indagine scientifica di successo, né un singolo metodo scientifico
rigidamente definito adatto ad analizzare ogni aspetto della vita.
 La scienza comprende elementi di sfida e fortuna che si accoppiano a pianificazione, ragionamento,
creatività, cooperazione.
 Una sfida che tende sempre alla verità punto di partenza: OSSERVARE E MISURARE!

DEFINIZIONI

Vedere: percepire con gli occhi

Guardare: soffermare lo sguardo su qualcosa o qualcuno

Osservare: esaminare con attenzione motivata da ragioni critiche o anche da semplice curiosità, al fine di
ottenere una visione completa e dettagliata o per formulare un giudizio (cit. Devoto-Oli)

Misurare: utilizzare strumenti che attraverso quantificazioni matematiche forniscono un dato universalmente
accettato

Possiamo considerare gli strumenti come un’estensione dei nostri sensi:

• la vista è stata migliorata da lenti, microscopi e telescopi, la capacità di sentire freddo e caldo è stata
resa più affidabile dai termometri, quella di sentire il peso degli oggetti dalle bilance e
così via.

Ingrandimento: aumento delle dimensioni apparenti dell’oggetto.

Risoluzione: misura della chiarezza dell’immagine (minima distanza alla quale due punti
possono essere distinti).

Stereomicroscopio (permette di visualizzare un’immagine tridimensionale sebbene a


ingrandimenti minori rispetto all’ottico, non è necessario preparare il campione per osservarlo,
facile utilizzo)

Microscopio ottico Microscopio elettronico

METODI SCIENTIFICI: metodo induttivo e metodo sperimentale

Metodo induttivo (Bacone)

Necessità di un metodo che consenta di standardizzare l’osservazione e la raccolta dei dati in modo da rendere
l’esperienza ripetibile e comunicabile.
- Basato sull’osservazione ripetuta e accurata dei fenomeni (osservazione e raccolta dati, che può
essere qualitativa o quantitativa);
- La logica scorre dallo specifico  al generale

Es. ogni organismo vivente osservato è composto da cellule quindi tutti gli esseri viventi devono essere
composti da cellule

Il metodo induttivo contribuisce alla costruzione del metodo scientifico sottolineando la necessità di un sapere
cooperativo e di un metodo standardizzato, non individua alcuni punti essenziali del metodo scientifico, punti
che saranno invece definiti dal metodo sperimentale e dall’importanza della matematica e dal significato degli
esperimenti scientifici.

Metodo sperimentale (Galilei)

Presupposto essenziale: l’importanza della matematica, i dati devono essere di tipo quantitativo, cioè devono
essere espressi in numeri

Definizione di «esperimento» = l’osservazione deve infatti misurare le variazioni quantitative, cioè


l’andamento di alcune variabili, come l’accelerazione dei corpi in caduta libera, rispetto alle condizioni imposte
dal ricercatore.

Il metodo scientifico è anche detto induttivo-deduttivo in quanto si compone di questi 2 stili: dall'osservazione
concreta e da dati sperimentali si giunge alla teoria che spiega i fenomeni e consente di risolvere il problema
presentato (questa è la parte induttiva), poi inizia quella deduttiva: attraverso la teoria presentata si deducono
altre implicazioni che spiegano ulteriori fenomeni o problemi.

• Osservazione: la mia torcia non funziona

• Quesito: qual è il problema della mia torcia?

• Ipotesi: le batterie sono esaurite

• Previsione: se cambio le batterie con quelle nuove la torcia funzionerà

• Esperimento: vengono sostituite le batterie con quelle nuove

• Risultato prevedibile: la torcia elettrica dovrebbe funzionare


CHIMICA DELLA VITA

COSA TIENE UNITI GLI ATOMI PER FORMARE I COMPOSTI?

FORZE ATTRATTIVE FORTI

Legami covalenti: due o più atomi mettono in condivisione gli elettroni, in questo caso il
legame si dice apolare (neutro) se la condivisione è di uguale forza, polare se vi è uno
sbilanciamento verso uno dei due atomi (è il caso dell’acqua, H2O = H-O-H)

Legami ionici: un atomo cede un elettrone ad un altro atomo, si ha la


formazione di due ioni uno carico positivamente (catione) e uno
negativamente (anione), l’attrazione elettrica tra i due ioni tiene unita la
molecola (è il caso del sale da cucina. NaCl = Na+ Cl-). ↓

Esempio di legame ionico

COSA TIENE UNITE LE MOLECOLE PER FORMARE COMPLESSI E MISCUGLI?

FORZE ATTRATTIVE DEBOLI

Legami a idrogeno: è una forze presente fra molecole in cui è implicato un atomo di idrogeno legato
covalentemente ad un atomo molto elettronegativo (come fluoro (F), ossigeno (O), azoto (N)).

L’atomo maggiormente elettronegativo attira a sé gli elettroni dell’idrogeno, acquisendo una


parziale carica negativa (δ-), lasciando l'idrogeno con una parziale carica positiva (δ+). Tali
zone a carica positiva o negativa, verranno attirate da altre zone di carica opposta di altre
molecole.

Interazioni di van der Waals: legami deboli e temporanei.

Sono dovuti a cariche elettriche variabili (dovuti a distribuzione asimmetrica degli elettroni).
Questi dipoli temporanei, interagendo con altre molecole, ne posso perturbare la nuvola
elettronica inducendo nella molecola un dipolo a sua volta
CHE COSA SONO LE REAZIONI CHIMICHE E I COMPOSTI?

La vita è chimicamente basata su reazioni chimiche dove delle sostanze (reagenti) interagiscono per dare delle
altre sostanze (prodotti).

Le reazioni portano alla formazione dei composti

ACQUA

Lo stato liquido dell’acqua tra 0 e 100°C, dipende dai legami idrogeno che si stabiliscono tra
le singole molecole.

PERCHÉ L’ACQUA È FONDAMENTALE PER LA VITA?

La vita sulla Terra è possibile grazie alle proprietà chimico-fisiche dell’acqua. In particolare tali proprietà
sono date dal dipolo elettrico.

Sebbene neutra, la molecola presenta una distribuzione asimmetrica


delle cariche parziali: + sugli H, - sull’ossigeno. Le molecole presentano
polarità che da origine a legami idrogeno ovvero tra la parte negativa
di una molecola d’acqua e la parte positiva di un’altra molecola si
manifesta una debole forza di attrazione
elettrostatica.

Questo legame intermolecolare, molto più debole dei


legami chimici, si stabilisce anche con qualsiasi altra sostanza polare (che presenta cariche
non uniformemente distribuite, quindi non nulle).

I legami idrogeno che l’acqua forma fra le sue molecole è di fondamentale importanza per consentire all’acqua
di essere presente sulla terra nelle tre forme (solida, liquida e gassosa).
L’acido solfidrico, H2S, per certi aspetti simile all’acqua, non è in grado
di fare legami idrogeno e dunque a temperatura ambiente resta
gassoso!!
Regolazione termica: il passaggio di stato tra solido (ghiaccio), liquido (acqua) e gassoso (vapore), comporta
l’allentamento e la rottura dei legami idrogeno fra le molecole. Finché tutti i legami non sono rotti non avviene
il passaggio di stato.

Elevato calore specifico: Ad 1g di acqua serve 1 caloria (quantità di calore che 1g di acqua deve assorbire o
perdere per cambiare la propria temperatura di 1°C) per aumentare o diminuire di 1°C. Ad 1 g di etanolo,
servono 0,6 cal, ad 1 g di ferro, servono 0,1 cal. Grazie a questo l’acqua si riscalda o raffredda più lentamente
della maggior parte degli altri composti e mantiene maggiormente la propria temperatura

L’acqua solida è meno densa dell’acqua liquida: per questo il ghiaccio galleggia sull’acqua

Coesione: tendenza delle molecole di acqua a rimanere legate (attrazione). Questa


proprietà, assieme all’adesione, aiuta la risalita dell’acqua nei vasi della pianta

Tensione superficiale: indica quanto sia difficile «rompere» la superficie dell’acqua (grazie
alla coesione). La coesione è la somma di tutti i legami idrogeno.

Capacità di solvatazione: l’acqua in quanto solvente polare, è in grado di sciogliere


(solvatare) tutte le molecole polari (idrofiliche). L’acqua non è in grado di solvatare
molecole apolari (idrofobiche)

- L’acqua, grazie al dipolo della sua molecola può sciogliere molte sostanze dotate di carica ionica (sali) o
solvatare sostanze dotate di dipolo elettrico. Tali sostanze sono dette idrofile.
- Le sostanze, apolari (lipidi) non sono solubili in acqua e sono dette idrofobe.

L’acqua e il pH: le reazioni chimiche che comportano il passaggio di


elettroni da un molecola ad un’altra si chiamano acido-base. Tali reazioni
sono favorite dalle soluzioni acquose dove in minima parte ciò avviene
spontaneamente ad opera delle molecole stesse di acqua.

Il pH è una scala di misura dell'acidità o della basicità di una soluzione acquosa. Il termine "pH" fu introdotto
nel 1909.
• L’acqua può stringerci la mano?
Proposte didattiche • L’acqua ha la pelle?
• Stuzzicadenti scattanti
• Analisi del pH con il cavolo rosso

 L’acqua può stringerci la mano?

 L’acqua ha la pelle?

 Gli stuzzicadenti scattanti

 Analisi del pH con il cavolo rosso


CARBONIO

E’ un non metallo. Possiede 4 elettroni esterni che gli conferiscono la proprietà unica di
formare grandi e complesse molecole, grazie ai legami covalenti polari.

E’ l’elemento della vita in quanto costituisce i principali composti ORGANICI che


costituiscono i viventi: CARBOIDRATI, LIPIDI, PROTEINE e ACIDI NUCLEICI.

Composti organici: Tutte le molecole organiche contengono atomi di carbonio (C) uniti ad altri
atomi (di carbonio o di altro tipo) tramite legami covalenti. Tale possibilità è data dalle
proprietà dell’atomo del carbonio, in grado di mettere a disposizione quattro elettroni per
formare dei legami.

Il carbonio rappresenta lo 0,2% della crosta terrestre e lo 0,04% dell’ atmosfera.


Allo stato elementare può essere cristallino o amorfo (intermedio fra solido e liquido). Il carbonio
puro fino al 1990 era noto sotto forma di 2 minerali: il DIAMANTE e la GRAFITE in relazione alla
temperatura o pressione ai quali cristallizzava. Dopo tale data è stato isolato un terzo
stato che si presenta sotto forma di particolari strutture poliedriche: FULLERENE.

Il carbonio realizza diversi legami formando sostanze che, pur avendo la stessa composizione elementare,
presentano proprietà differenti. Il diamante, che vanta il massimo valore di durezza, è
costituito da una rete tridimensionale di atomi fortemente legati. Nella grafite, invece,
gli atomi sono disposti su una struttura a strati esagonali debolmente legati e quindi
facilmente sfaldabili.

Il carbonio maggiormente presente è quello con massa atomica relativa (protoni +


neutroni) 12. L’isotopo 14 (radiocarbonio), prodotto continuamente nell’ atmosfera a
causa delle radiazioni cosmiche che modificano l’azoto (N) atmosferico, viene
normalmente incorporato in tutti i viventi. Alla morte dell’organismo, tale C14 decade in N14
con un tempo di dimezzamento di 5730 anni.

L’ anidride carbonica è il prodotto principale della combustione (in presenza di


ossigeno), di tutti i prodotti contenenti carbonio. E’ un gas incolore, di odore
pungente, più pesante dell’aria. Solubile in acqua ove è presente in parte come acido
carbonico.

Tale reazione occorre naturalmente quando l’acqua è esposta all’aria e ciò tende a rendere l’acqua
leggermente… ?

Viene commercializzata allo stato liquido compressa nelle bombole, è utilizzata come refrigerante,
come additivo nelle bevande gassate ed è usata negli estintori, perché? Allo stato solido viene
commercializzata col nome di ghiaccio secco che a -79°C passa allo stato gassoso senza fondere.

I COMPOSTI DEL CARBONIO

I composti organici più semplici sono gli idrocarburi (come il petrolio e il


metano), costituiti soltanto da carbonio e idrogeno. Nonostante il loro grande
interesse economico, queste sostanze non sono particolarmente importanti
per i sistemi viventi. Ma quando uno o più atomi di carbonio sono gruppi di
atomi diversi (i cosiddetti gruppi funzionali), allora la molecola assume
delle proprietà chimiche e fisiche caratteristiche.
Un polimero è una lunga molecola costituita da numerose subunità identiche
e ripetute (treno formato da una fila di carrozze); le unità ripetitive che
servono come elementi di costruzione sono detti monomeri.

Le lunghe catene che formano un polimero sono costruite mediante


reazioni chiamate REAZIONI DI POLIMERIZZAZIONE: i monomeri si
legano in modo covalente tra loro con la perdita di una molecola di
acqua (disidratazione).

I polimeri vengono scissi nei propri monomeri tramite REAZIONI DI


IDROLISI, processo inverso al precedente. Solitamente richiede l’uso di
una molecola d’acqua (idratazione)
MOLECOLE ORGANICHE DELLA VITA

GLI ZUCCHERI (CARBOIDRATI) ED I POLISACCARIDI

 CARBOIDRATI (categoria di zuccheri)

Gli zuccheri, chimicamente definiti carboidrati, sono composti idrati del carbonio. Possono avere tre o più
atomi di carbonio e sono caratterizzati da un gruppo OH per ogni carbonio, eccetto uno che ha un doppio
legame con l’ossigeno; possono essere in forma lineare o ciclica.

Gli zuccheri sono delle strutture a base di carbonio (molecole organiche). Il nome carboidrato si rifà alla loro
struttura cioè una catena centrale di carbonio a cui sono legati degli atomi che assomigliano a degli atomi di
acqua (gruppo OH e un atomo di idrogeno).

Molecola di glucosio in forma lineare e


ciclica

Una molecola di zucchero contiene diversi gruppi ossidrili (-OH), insieme


a un gruppo aldeidico (-CHO) oppure in alternativa un gruppo chetonico
(-CO-).

A seconda del gruppo che contengono si suddividono in aldosi o chetosi.

Monosaccaridi = zuccheri formati da un unico zucchero saccaride. Quello principale è il glucosio, ovvero il
monosaccaride più comune che ha importanza centrale per la vita e per tutte le strutture biologiche. È parte
fondamentale dei polimeri presenti nelle piante ed è l’unico zucchero utilizzato dagli animali per creare
energia.

Criteri per classificare gli zuccheri

1. contare gli atomi di carbonio presenti nella loro struttura:

- triosi = molecole di zuccheri a 3 atomi di carbonio


- pentosi = molecole di zuccheri a 5 atomi di carbonio
- esosi = molecole di zuccheri a 6 atomi di carbonio (glucosio e fruttosio)

2. a seconda dei gruppi funzionali che presentano al loro interno

- gruppo funzionale aldeidico = carbonio legato con un doppio legame all’ossigeno e un legame singolo
all’idrogeno (presente nelle molecole di glucosio)
- gruppo chetonico = 1 carbonio legato con un doppio legame all’ossigeno (che caratterizza il fruttosio e
fornisce alle molecole di zuccheri delle caratteristiche chimiche diverse)
3. numero di monomeri da cui sono formati

- zuccheri singoli detti monosaccaridi (a 5 atomi di carbonio come ribosio e deossiribosio che sono i
componenti degli acidi nucleici ovvero DNA e RNA o 6 atomi di carbonio come glucosio, fruttosio,
galattosio).

Disaccaridi = quando 2 monosaccaridi si legano attraverso il legame glicosillico (legame covalente forte). I più
comuni sono: saccarosio (zucchero da cucina), maltosio (che deriva dalla digestione dell’amido),
lattosio(presente nel latte).

 POLISACCARIDI

Polisaccaridi sono complessi sistemi di polimerizzazione che portano i monomeri a legarsi insieme con legami
covalenti per formare queste strutture lineari (come amido).

Polisaccaridi = + unità monossaridiche si legano assieme per formare lunghissime catene. I più comuni sono:
amido (principale polisaccaride di riserva presente nei vegetali), cellulosa (che ha funzione di sostegno nelle
pareti vegetali), glicogeno (principale polisaccaride presente negli animali come riserva energetica e si
accumula in muscoli e fegato.

Importanza del glucosio in ambiente medico poiché i suoi livelli devono essere costantemente controllati

Fruttosio diffuso in ambiente vegetale; è presente allo stato libero nella frutta e nel miele. Combinato con il
glucosio forma il saccarosio.

Glucosio presente negli animali. È il monosaccaride di maggior importanza biologica in quanto rappresenta la
principale fonte di energia delle cellule; è prodotto dalla fotosintesi clorofilliana. Si trova principalmente nella
frutta, nel miele ed in piccole quantità nel sangue (80-100 mg/100 ml).

Saccarosio è lo zucchero comune di largo consumo e si ottiene per estrazione industriale dalla barbabietola da
zucchero o dalla canna di zucchero. È un legame disaccaride costituito da 1 molecola di glucosio + 1 molecola di
fruttosio.

Glucosio Fruttosio
Lattosio è sintetizzato dalla ghiandola mammaria e si trova
esclusivamente nel latte dei mammiferi. È formata da 1 molecola di
glucosio legata ad 1 di galattosio. Può subire fermentazione lattica
ad opera di alcuni batteri lattici (es. nella preparazione dello yogurt
o di alcuni formaggi). Galattosio Glucosio

Maltosio è costituito dall’unione di 2 molecole di glucosio. Può essere chiamato


zucchero di malto e si trova nel malto o orzo germinato.

Amido è polisaccaride di deposito presente nelle piante formato da unità di


glucosio legate tra loro in una struttura elicoidale. E’ formato da 2 componenti:
amilosio (struttura lineare) ed amilopectina (con strutture ramificate). Legame
di più unità formano delle vere e proprie catene di zuccheri nel processo di
polimerizzazione (libera una molecola di acqua quando due monomeri si legano
insieme).

Glicogeno viene sintetizzato dagli animali, è formato da unità di glucosio


disposte in modo simile all’amilopectina (con maggiori ramificazioni). Viene
depositato per brevi periodi (è una riserva di energia temporanea) per lo
più nelle cellule del fegato e del tessuto muscolare (nell’uomo e altri
vertebrati), viene idrolizzato quando aumenta la richiesta di questo
zucchero.

Cellulosa: è il principale costituente della parete cellulare


vegetale. E’ un polimero del glucosio a struttura lineare mai
ramificata. Non è digeribile dall’uomo ma ne supporta una
dieta corretta, stimolando l’intestino (fibre). È il materiale
organico più abbondante sulla terra. Ogni anno le piante
producono 100 miliardi di tonnellate di cellulosa. Nelle pareti
cellulari vegetali le molecole di cellulosa parallele si
raggruppano a formare resistenti microfibrille (che danno
rigidità e sostegno alla cellula).

Chitina: è importante perché costituisce l’esoscheletro degli artropodi (insetti, ragni, crostacei …) nonché la
parete cellulare rigida di alcuni funghi; si tratta di un polisaccaride
estremamente presente in natura. E’ formato da unità di glucosio
contenente azoto (N-acetilglucosammina). Unità di zuc cheri con 6
atomi di carbonio, l’unità è chiamata N-acetilglucosammina
(zucchero a 6 atomi di carbonio con un particolare gruppo
funzionale attaccato). E’ fondamentale in quanto le unità di
monosaccaride della loro catena sono importanti messaggeri dell’immunità delle piante: funghi e batteri sono
dei patogeni delle piante, le quali hanno dei sistemi di difesa che vengono attivati quando riconoscono N-
acetilglucosammina. Il riconoscimento porta all’attivazione del sistema immunitario della pianta.

Proposte didattiche:

LIPIDI
Gruppo molto eterogeneo di molecole organiche di grandi dimensioni, con le seguenti caratteristiche:

- Non veri e propri polimeri (non come la cellulosa, l’amido e il glucosio che invece sono ramificazioni, dei
polimeri, di unità singole formate da monosaccaridi) poiché sono molecole complesse formate però da
pochissimi elementi;
- Principalmente costituiti da lunghe catene di atomi di carbonio e idrogeno (idrocarburi);
- Presenti alcuni legami polari con l’ossigeno;
- Scarsa o nulla affinità per l’acqua (natura idrofobica), tendendo quindi a non formare legami con
l’acqua;
- Famiglie più importanti di lipidi sono: trigliceridi, fosfolipidi, steroidi.

A cosa servono i lipidi?

- Sono un’ottima riserva energetica (molecole ad alto contenuto energetico perché contengono il
doppio dell’energia che contengono le normali molecole di riserva vegetali ed esempio, come la
cellulosa, amido) perché sono in grado di mantenere nella loro struttura tutti i legami chimici che
tengono insieme gli atomi. Si accumulano nel tessuto adiposo, sottocutaneo
- protezione meccanica per alcuni organi (cuore, fegato, reni....). Il nostro corpo ha una serie di
tessuti che proteggono gli organi vitali
- isolante termico (es. grasso animale)
- impermeabilizzante (es. cere sulle penne degli uccelli)
- funzione strutturale (nelle membrane cellulari) perché i fosfolipidi sono componenti essenziali delle
membrane cellulari di qualsiasi essere vivente
- precursori di importanti molecole biologiche (ormoni, vitamine)
Svolgono la principale funzione di deposito di energia e l’evoluzione ha permesso agli animali di utilizzare
questa energia perché, contenendo al suo interno quasi il doppio della possibilità (in un grammo di grassi si
trova depositata una quantità di energia maggiore rispetto a quella contenuta in un grammo di un
polisaccaride come l’amido. I grassi in media: 9 Kcal/g di energia chimica rispetto ai carboidrati 4 Kcal/g),
consentono agli animali che si muovono di poter portare con sé le riserve di energia. Gli animali portano con sè
i propri depositi di energia e quindi è vantaggioso che siano più possibile concentrati, cioè sotto forma di
grassi. Sarebbe stato poco utile e pratico portarsi dietro quasi il doppio del peso in carboidrati. Le piante,
invece, sono immobili e possono permettersi l’accumulo di pesanti riserve di energia sotto forma di amido.

LIPIDI TRIGLICERIDI

Caratteristiche strutturali

- catene idrocarburiche
- gruppo carbossilico (acido) terminale
- esterificazione con il glicerolo (alcol)

La molecola di trigliceride (classe fondamentale di lipidi) è composta da


glicerolo (alcol a 3 atomi di carbonio in grigio) che con un legame estere
lega a sé 3 acidi grassi, ovvero lunghe catene idrocarburiche (in giallo).

Gli acidi grassi sono lunghe catene idrocarburiche (carbonio + idrogeno) che terminano con un gruppo
carbossilico, il quale crea un legame covalente con il gruppo H (gruppo alcolico del glicerolo, il legame estere).
Contengono un numero pari di atomi di C ed un gruppo acido terminale (acido carbossilico: COOH).

Ci sono vari acidi grassi e differiscono dal numero di carboni presenti (es. acido stearico presenta 18 numeri di
atomi di carbonio)

Acido stearico 18:0


(18 si riferisce al numero di atomi di C, lo 0 al numero di doppi legami
presenti all’interno della molecola, in questi caso appunto assenti)

Gli acidi grassi possono essere:

- saturi, quando invece non possiedono doppi legami C=C (tipici dei grassi animali) es. burro
- insaturi quando li possiedono (tipici degli olii vegetali) es. olio EVO

Quando nella struttura di questo acido grasso si presenta un doppio legame, si parla di acido grasso insaturo
cioè, mentre un acido stearico presenta unicamente legami singoli e quindi è saturo, nel momento in cui la
lunga catena idrocarburica presenta un doppio legame, non è più appunto satura e il doppio legame crea una
piegatura nella catena. Tale piegatura risulta essenziale poiché, mentre gli acidi grassi saturi, essendo delle
catene idrocarburiche molto lineari, sono in grado di impaccarsi in maniera molto fine gli uni agli altri (e creare
così grassi solidi a temperatura ambiente), il doppio legame crea tale curvatura che consente agli acidi grassi
insaturi di disporsi in maniera più lasca e li rende liquidi a temperatura ambiente.

Gli acidi grassi saturi a temperatura ambiente sono


solidi, in quanto l’assenza del legame C=C rende la
molecola lineare e si impacca bene in strutture più
solide);mentre gli acidi grassi insaturi sono liquidi per
la ragione opposta.
Esistono numerosissimi acidi grassi a seconda della lunghezza della catena carboniosa. Ci sono alcuni acidi
grassi non sintetizzabili dall’organismo umano, e per tale ragione essenziali. Questi devono essere introdotti
con gli alimenti. Si suddividono in:

- Omega-3 (acido LINOLENICO), buone fonti sono i semi di soia e l’olio di soia e di ravizzone, i pesci
grassi come le sarde, gli sgombri ed il salmone
- Omega-6 (acido LINOLEICO), buone fonti sono l’olio di oliva, di girasole, di mais e di soia

 struttura di un acido grasso. Sulla dx c’è un doppio legame con ossigeno (acido
carbossilico comune a tutti gli acidi grassi). La catena linoleico 18:2 ha 18 atomi di
carbonio e 2 doppi legami (carbonio 9-10 e 12-13). Tale doppio legame crea la
curvatura. La catena linolenico 18:3 ha 18 sempre atomi di carbonio e 3 doppi
legami (carbonio 9-10, 12-13 e 15-16). Tale doppio legame crea la curvatura.

L’espressione “oli vegetali idrogenati” sugli alimenti significa che i grassi insaturi presenti, sono stati
trasformati chimicamente in grassi saturi per aggiunta di atomi di H. Significa cioè che la curvatura degli
acidi grassi insaturi viene annullata con l’aggiunta di un atomo di idrogeno. Il burro di arachidi, la
margarina e altri prodotti sono idrogenati per impedire la separazione della componente lipidica in
forma liquida (oleosa) dal resto dell’alimento  grassi trans!! Una dieta ricca di acidi grassi saturi
(burro) è uno dei fattori di rischio per malattie del sistema cardio-circolatorio in quanto favoriscono il
deposito di placche arteriosclerotiche nei vasi sanguigni

I trigliceridi sono grosse molecole composte da tre acidi grassi (anche diversi) legati a una molecola di
glicerolo; dai trigliceridi si ottengono i fosfolipidi, fondamentali per la costruzione delle membrane.

LIPIDI FOSFOLIPIDI

I fosfolipidi sono molecole essenziali per le cellule perché sono i principali costituenti delle membrane
cellulari.

Il trigliceride è un glicerolo che lega 3 acidi grassi mentre i fosfolipidi


legano 2 acidi grassi e con il terzo legame che il glicerolo può fare lo fa con
un gruppo fosfato. Questo porta ad una fondamentale caratteristica dei
fosfolipidi: questo gruppo fosfato (cerchiato in giallo) è carico (-) cioè ha
un elettrone in più e questa parte carica è idrofilica cioè ha affinità verso
l’acqua e quindi la molecola ha una natura “anfipatica”(= la molecola ha
caratteristiche sia idrofiliche [la testa] che idrofobiche [le code idrocarburiche]).

Questo porta ad una caratteristica fondamentale: i fosfolipidi in ambiente


acquoso di organizzano autonomamente a formare delle micelle. Si hanno
delle strutture rotonde nelle quali le teste polari (idrofiliche) interagiscono
con l’acqua e le code apolari (idrofobiche) si allontanano dall’acqua. Si forma
un doppio strato: le teste si mettono esterne e le code all’interno.

Struttura tipica di una membrana cellulare. In giallo i fosfolipidi


con code all’interno e teste all’esterno.
LIPIDI STEROIDI

Molti ormoni sono steroidi cioè lipidi costituiti da anelli carboniosi fusi fra di loro.
Prodotto nel fegato, il colesterolo è alla base di molti altri ormoni (anche
sessuali).

Molti ormoni sono simili ai lipidi perché costituiti da anelli carboniosi fusi tra di
loro.

Gli acidi grassi trans tendono ad aumentare il livello di colesterolo nel sangue!

Il colesterolo svolge funzioni essenziali al metabolismo:

- costituente delle membrane cellulari delle cellule animali: è presente all’interno del doppio strato
fosfolipidico in quanto fornisce struttura ed elasticità alla membrana
- rappresenta la molecola di partenza nella sintesi di un gruppo di ormoni, detti ormoni steroidei, che
comprendono gli ormoni sessuali (testosterone, aldosterone, estradiolo) e alcuni ormoni prodotti dalle
ghiandole surrenali ed altri ormoni steroidei (es. cortisolo)
- precursore della vitamina D (importante per la crescita ossea e dei denti)
- composto di partenza per la sintesi degli acidi biliari (prodotti dal bile, dal fegato quindi durante la
digestione)

LIPIDI CERE

Essendo insolubili in acqua, le cere svolgono un’importante funzione di rivestimento protettivo ed


impermeabilizzante. (Es. la cuticola delle foglie, piume, acini d’uva, o prodotto dalle api)

Proposte didattiche: scegliere diversi alimenti e vedere su carta quanto sono grassi.
PROTEINE
Importanza, all’interno delle molecole della vita, i polimeri (quelli degli zuccheri sono i polisaccaridi [cellulosa,
amido, chitina]), alcuni di questi sono proprio le proteine, polimeri costituiti a partire da 20 amminoacidi
diversi. In natura sono presenti 20 tipi di amminoacidi i quali, legandosi insieme l’uno all’altro, formano delle
lunghe catene chiamate proteine.

Questi amminoacidi sono molecole particolari perché formate da un gruppo carbossilico (C-
O-OH) che tendenzialmente ha una carica – e un gruppo amminico (N-H-H). I due gruppi
legati centralmente da un carbonio (che forma un terzo legame con un atomo di idrogeno e
un quarto con un gruppo R, ovvero un gruppo funzionale ce indica diversi gruppi funzionali
possibili. Gli amminoacidi differiscono a seconda del gruppo funzionale R legato
ad una struttura contenente un gruppo amminico ed uno carbossilico legati da un
carbonio.

Le proprietà chimiche di questo polimero sono peculiari a seconda di quali


amminoacidi è composto e di quali gruppi funzionali sono presenti all’interno
della proteina. Ogni gruppo funzionale ha caratteristiche uniche che possono
essere: gruppi funzionali polari (carichi), non polari (non carichi), gruppi OH (con
carica – perché perdono il protone) o gruppi che hanno carica + (che hanno un
azoto all’interno). Dalla combinazione di questi 20 amminoacidi si possono
formare polimeri e proteine di una vastità enorme di possibilità ed è per questo
che le proteine sono fondamentali dal punto di vista biologico perché
costituiscono quasi il 50% del peso secco di una cellula, sono proteine di struttura (cioè sono di supporto alla
struttura cellulare), sono molecole che partecipano a funzioni di deposito nella cellula, di comunicazione, di
difesa e di movimento. Lo possono fare perché la maggior parte delle proteine si trova nella cellula sotto forma
di enzima; quest’ultimo è un catalizzatore ovvero accelera le reazioni chimiche della cellula. Nell’essere umano
sono presenti tantissime proteine diverse, ognuna con propria funzione e struttura specifica, date dalla
sequenza esatta di amminoacidi lungo tale catena (polimero) primaria che compone la proteina.

Polimerizzazione = ovvero come da molecole singole si formano le proteine, prevede il legame tra due
amminoacidi (gruppo carbossilico + gruppo amminico = legame peptidico).

Per formare le proteine, gli amminoacidi si legano fra loro tramite il legame peptidico, che comporta la
perdita d’acqua in seguito alla reazione del gruppo amminico di un amminoacido con il gruppo carbossilico di
un altro.

In base al numero di amminoacidi si distinguono:

 proteine > di 50 amminoacidi legati insieme


 peptidi < di 50 amminoacidi

Le diverse migliaia di proteine presenti nella cellula (strutturai, di movimento, di difesa, di comunicazione)
hanno una diversità enorme di struttura data dalla sequenza di amminoacidi che formano la catena della
proteina. Tale catena (primaria) tende, se superiore a 50 amminoacidi, a formare delle sovra strutture:

 primaria, dipendente dalla struttura della sequenza lineare degli amminoacidi (catena amminoacidica)
 secondaria, la catena amminoacidica prende conformazioni 3D grazie a legami idrogeno (α-elica, β-
foglietto). È caratterizzata da ripiegamenti.
 terziaria, interazioni (idrofobiche, H, ponti solfuro) fra gruppi R, creano strutture globulari
 quaternaria, aggregazioni di proteine a struttura terziaria
La struttura primaria è la “catenella” e quando si struttura in una conformazione 3D, prende la struttura
secondaria:

- alfa elica quando la struttura è ad elica


- a foglietto ripiegato, data grazie a dei legami di idrogeno he si formano fra le catene.

Diverse strutture secondarie possono formare diverse strutture ad alfa elica e a beta foglietto le quali si
possono ripiegare a loro volta formando una struttura terziaria e quando più strutture terziarie si legano
insieme (anche in maniera indipendente), si può formare una struttura quaternaria ovvero una struttura
globulare molto grande.

Esempio: una delle proteine più note è la cheratina (a struttura ad alfa elica) che
compone i capelli. Quando si va dal parrucchiere e si tirano i capelli con il phon, o si
lisciano o si creano dei boccoli attraverso il calore. Questo perché attraverso il
calore si riescono a rompere o formare dei nuovi legai di idrogeno tra le fibrille e si
riesce a dare forma a questa nuova proteina che, se viene tirata, rompe i legami di
idrogeno mentre se si arrotolano i capelli intorno ai bigodini, si riformano i legami
dando una forma più riccia.

Altro esempio di proteine sono le


ragnatele che sono a forma di beta foglietto. Tale struttura ha
una caratteristica principale: è molto resistente ma, allo stesso
tempo, molto elastica.

Altra struttura è la proteina del colera, batterio estremamente dannoso. È


globulare, e si vedono bene le varie alfa eliche e beta foglietti che si alternano
all’interno della struttura globulare complessiva.
Anemia falciforme è una malattia genetica del sangue causata dalla sostituzione di un solo
amminoacido. Comporta perdita di struttura nell’emoglobina. Si riduce la funzione e la capacità di
trasportare l’ossigeno.

Le funzioni delle proteine:

- Strutturale: Es. tubulina e actina sono proteine del citoscheletro, cheratina forma i capelli, collagene
componente di pelle, tendini, legamenti
- Contrazione: Es. actina e miosina, che aiutano il movimento delle cellule
- Riserva : ovalbumina, nell’uovo, ha funzione di riserva per l’embrione
- Recettoriale: coinvolte nel sistema di comunicazione e recepiscono i segnali inviati dalle cellule
- Enzimatica: Es. enzimi digestivi (facilitano la digestione degli alimenti)
- Trasporto: Es. emoglobina (trasporta ossigeno ed anidride carbonica nei globuli rossi del sangue)
- Segnale di comunicazione tra le cellule: ormoni, fattori di crescita
- Difesa immunitaria: Es. anticorpi combattono le infezioni

Proposte didattiche:

Il solfato di rame quando lega i propri amminoacidi di


riferimento, cambia colore e diventa viola.

ACIDI NUCLEICI

Si parla anche in questo caso di polimeri, polimeri lineari di nucleotidi. La struttura base di tali polimeri sono
appunto di nucleotidi. Nelle cellule e, in particolar modo, nelle cellule eucariote, vi sono due tipi di acidi
nucleici:

- l’acido desossiribonucleico (DNA) presente nel nucleo


- l’acido ribonucleico (RNA) è prodotto in copia del DNA del nucleo ma trasportato all’esterno del
nucleo fino al citoplasma

Diversa situazione nelle cellule procariote (es batteri): DNA e RNA sono prodotti all’interno del citoplasma
perché non presentano compartimenti cellulari e quindi non c’è un nucleo.

Gli acidi nucleici sono polimeri formati da unità ripetute di nucleotidi, che sono molecole formate da uno
zucchero (desossiribosio per il DNA o ribosio nel RNA), una base azotata (citosina, timina, adenina, guanina)
e da un gruppo fosforico.

Nucleotidi= molecole formate da uno zucchero e una base azotata


(citosina, timina, uracile, guamina, adeninina) legate ad un gruppo
fosfolico.

Quando si forma un polimero di acido nucleico, il gruppo fosfato di un


nucleotide lega il gruppo ossidrile dello zucchero pentoso di un altro
nucleotide rilasciando acqua e formando un legame fosfodiesterico.

Ogni nucleotide può portare una base azotata diversa.

Nel DNA le basi azotate legate allo zucchero sono principalmente 4:


citosina, timina, guanina, adeninina.

Differenze tra DNA e RNA

L’uracile viene sostituito alla timina solo nell’ RNA: se il DNA e RNA
avessero le identiche molecole sarebbero irriconoscibili l’uno
dall’altro. Invece l’evoluzione ha creato un distinguo tra l’uno e
l’altro. Il principale è il fatto che il DNA è a doppia elica, mentre RNA
a elica singola; poi tutte le timine della catena, nell’RNA, sono
sostituite dall’uracile.

Cos’è il DNA

− costituisce il materiale genetico che gli organismi ereditano dai loro genitori
− contiene al suo interno le “istruzioni” (sotto forma di geni) che programmano tutte le
attività cellulari: si tratta di sequenze di DNA che andranno a codificare una proteina con
diverse funzioni. Si consente alla cellula di proteggere il DNA all’interno del nucleo (cellule
eucariote) che contraddistingue la base di dati che deve essere salvaguardata e tenuta in
originale rispetto alle varie copie che possono essere prodotte.
− lo zucchero pentoso del DNA è il desossiribosio;
− le basi azotate presenti nel DNA sono la guanina, l’adenina, la citosina e la timina;
− lo scheletro idrofilo zucchero-fosfato si trova all’esterno, mentre le basi azotate sono
disposte all’interno della struttura a doppio filamente originando un nucleo idrofobico;
− in questa struttura, l’adenina (A) si appaia sempre con la timina (T) e la guanina (G) sempre con la
citosina (C).

Cos’è l’RNA

L’RNA convoglia le informazioni codificate nei geni dal DNA ai ribosomi per la sintesi proteica.

Differenze rispetto al DNA:

1. Lo zucchero pentoso dell’RNA è il ribosio


2. Le basi azotate presenti nell’RNA sono la guanina, l’adenina, la citosina e l’uracile (che sotituisce
la timina).
3. I nucleotidi dell’RNA sono allineati lungo un unico filamento (invece che in struttura a doppia
elica) perché mentre il DNA deve essere uno stoccaggio in info stabili e la doppia elica fornisce
stabilità (anche chimica), l’RNA essendo copia transitoria delle info del DNA, può essere prodotto ed
eliminato molto facilmente in un processo costante nelle cellule e avviene costantemente. Gli acidi
nucleici vengono costantemente replicati, strascritti, e tradotti.

Replicati perché quando una cellula deve recplicare sé stessa ( da 1 cellula md a 2


celule figlie) è necessario che anche il patrimonio genetico venga replicato. Il DNA
deve essere copiato e creato doppio e identico. Per crear le proteine che derivano
dalla sequenza dei geni di riferimento, il DNA non fa da stampo diretto perché
andrebbe intaccato troppo spesso. Invece di creare un intermedio (RNA) la cui poi
traduzione dà vita alla proteina perciò solitamente per creare la proteina, il DNA
viene trascritto in RNA, il quale diventa base della poi traduzione delle info in
proteine.
-DNA:
– replicazione DNA DNA
– trascrizione DNA  RNA
• mRNA, tRNA, rRNA

- mRNA:
– traduzione in PROTEINE

***

GLOSSARIO

- Carboidrato= I glucidi o glicidi (dal greco γλυκύς, glucùs, cioè "dolce") sono dei composti chimici
organici formati da atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno. Sono chiamati anche carboidrati (da
"idrati di carbonio") o saccaridi.
- Gruppo aldeidico= (C=O-H) tipico del glucosio
- Gruppo chetonico= (C=O) tipico del fruttosio
- Gruppo carbossilico= (COOH) tipico degli acidi carbossilici
- Polisaccaride= Rispetto agli altri glucidi, sono caratterizzati da un gran numero di unità ripetitive,
legate insieme per formare molecole grandi e complesse.
- Polimero= è una macromolecola, ovvero una molecola dall'elevato peso molecolare, costituita da un
gran numero di gruppi molecolari (o unità strutturali) uguali o diversi (nei copolimeri), uniti "a
catena" mediante legame covalente.
- Idrocarburo=sono composti organici che contengono soltanto atomi di carbonio e di idrogeno.
- Anfipaticità= caratteristica di molecole con proprietà lipofiliche ed idrofiliche.
LA GENETICA

Mendel era un abate curioso: osservava la natura e nel 1857 notò che c’era una pianta particolare, la pianta di
piselli, il cui fiore aveva una struttura unica, cioè non consentiva al polline di altre piante di entrarvi all’interno.
In questi anni c’era l’idea che i figli della generazione successiva della riproduzione, derivassero da incrocio tra
un genitore e l’altro, come nei fiori tra stigma e ovario. Il fiore del pisello però si auto-impollinava, ovvero
gamete F e M provenivano dalla stessa pianta. Mendel notò che c’erano dei caratteri ereditati da queste piante
che erano sempre identici: fiori bianchi davano baccelli con semi che, se piantati, davano sempre fiori bianchi;
piante a fiori viola davano sempre semi per fiori viola.

Utilizzo di tale pianta aveva numerosi vantaggi: notò delle caratteristiche comuni stabili nelle generazioni
successive (ogni volta che da un fiore si otteneva un baccello e veniva seminato) e forniva a Mendel un modello
di rapido accrescimento e discendenza numerosa nonché la facilità dell’incrocio.

Primo esperimento: incrocio tra le due piante prendendo ovario femminile di una pianta ed esporlo al polline
di un’altra e vedere, piantando i semi, il risultato di tale incrocio.

Le caratteristiche stabili vennero perturbate incrociando linee pure di fiori rossi con linee pure di fiori bianchi e
vide che la prima generazione era sempre formata da piante di fiori
rossi. Dov’era finito il carattere fiori bianchi? Mendel, attraverso un
metodo scientifico basato sulla curiosità, aveva stabilito che i caratteri
che vedeva nelle sue piante di pisello non si manifestavano tutti nella
relazione filiale F1 e questo portava all’idea di un antagonismo tra i
caratteri. Solo uno dei due infatti veniva manifestato nella generazione
F1. Mendel volle controllare tutti i caratteri in modo da sviluppare
indagine scientifica il più possibile vicino alla realtà. Prima legge di Mendel

Secondo esperimento: dall’incrocio ottenuto, incrociò 2 fiori dell’F1, prese


quindi quattro piante ne prese 2, e incrociò il polline di una pianta con
l’ovario dell’altra ottenendo dei semi che piantò. Nella 2 generazione, F2,
ricomparve il carattere bianco, perso nella F1. Il 75% degli individui erano
rossi e il 25% bianchi: Com’è possibile che il carattere bianco compaia in
questa generazione F2?

Seconda legge di Mendel


Attraverso questo dato Mendel scopre che i caratteri per forza devono essere trasferiti su delle copie: di ogni
carattere ci devono essere due copie, una dominante che nell’F1 domina sulla recessiva e che poi, in
proporzione 1:4, si manifesta il carattere recessivo perché entrambe le entità (i geni) recessive sono presenti
nell’individuo.

Terzo esperimento: Mendel incrocia piante diverse per due caratteri e ottenne piante F1 (prima generazione)
tutte uguali (avevano fenotipo dei caratteri dominanti) ma,
incrociando questi caratteri, nella F2, i caratteri si trasmettevano in
modo indipendente. Significa che non c’erano baccelli verdi +
rugosi o solo gialli + lisci ma le combinazioni sono indipendenti: si
ha il carattere verde + liscio/rugoso.

Terza legge di Mendel

Mendel si rese conto che il carattere fenotipico, l’aspetto della


pianta, derivava da due geni, due versioni dello stesso gene.
Ipotizza, senza dati concreti, che le nostre cellule umane abbiano
un corredo diploide: di ogni cromosoma abbiamo quello rosso
(md) e quello blu (pd), entrambi hanno il gene L (gene qualsiasi
che codifica le proteine). In genetica, si usa la lettera maiuscola
per indicare un gene dominante e minuscola per il recessivo. La
cellula si prepara a duplicarsi e duplica il materiale genetico
creando due copie del cromosoma e due copie del gene che poi,
nella meiosi (in questo caso), si dividono i due cromosomi e si
separano i due cromatidi. Mendel, nonostante non sapesse nulla
di genetica, intuisce che per forza questa caratteristica ricompare
dopo (con una frequenza precisissima) in rapporto 1:4.

Mendel nel 1860 aveva ipotizzato tale ereditarietà dei caratteri che solo nel 1902 attraverso lo studio della
teoria cromosomica acquista validità scientifica e fisica.

DAL DNA ALLE PROTEINE

 Un gene è sequenza di DNA dalla quale si ottiene una proteina


 Il DNA di un gene ha parti codificanti (= esoni [in rosso] che compongono la proteina) e parti non
codificanti (= introni) che vengono eliminate e non trascritte in RNA ma trascritti solo gli esoni in un
sistema “un gene = una proteina” e che invece recentemente si è scoperto non valido perché di tutti
i geni presenti in ogni cellula umana, non abbiamo lo stesso numero di proteine (che sono più del
doppio). Da ogni gene quindi si può modificare la sequenza dell’mRNA e ottenere più RNA diversi e
di conseguenza più proteine.
 Gene con esoni a, b , c può dar vita a diverse forme (a,b,c,ab,bc, ac, abc …)
 Un gene  più di una proteina

Differenza tra eucarioti e procarioti

 eucarioti: cellule molto complesse; l’mRNA migra dal nucleo (che contiene e protegge il DNA) al
citoplasma (racchiuso nella membrana plasmatica) dove si lega ai ribosomi (strutture deputate alla
traduzione dell’mRNA in sequenza acidica). Il DNA presenta:
o introni (non codificanti) ed esoni (codificanti)
 procarioti: cellule molto semplici; mRNA migra direttamente dal DNA ai ribosomi. Il DNA non presenta
esoni ed introni ma tutto il materiale genetico è valido per essere trascritto e tradotto in mRNA.

Il DNA viene duplicato quando due cellule devono riprodursi, il DNA viene
trascritto nell’RNA, il quale lo traduce in proteina.

DUPLICAZIONE DNA

Quando due cellule devono diversi, devono duplicare esattamente il materiale genetico
attraverso un processo detto semi-conservativo: ognuno dei due filamenti funge da
stampo per il secondo filamento; i due doppi nuovi filamenti di DNA hanno un filamento
originale (blu) e uno complementare neosintetizzato (la copia deriva da un’associazione
delle 4 basi azotate adenina, guanina, citosina, timina che vanno sempre a coppie: timina +
adenina; citosina + guanina). È semi-conservativo proprio perché un filamento è quello
originale e l’altro è quello copiato.

Duplicazione del DNA a partire sempre da


punti definiti dalla sequenza precisa dei
nucleotidi e poi si ha un filamento stampo e un filamento copia.

TRASCRIZIONE DNA: sintesi RNA

mRNA = molecole di RNA ce ne sono di diversi tipi e in questo caso la m significa messaggero; quando un RNA
viene trascritto da un gene per formare una proteina, si dice mRNA messaggero che porta le informazioni dal
DNA alla formazione della proteina. L’mRNA contiene l’informazione necessaria per stabilire l’ordine degli
amminoacidi che formeranno la proteina.

La trascrizione è il processo di sintesi degli mRNA a partire da un filamento stampo di DNA.


La trascrizione usa lo stesso procedimento della duplicazione; l’unica differenza è che
per fare mRNA ci vogliono accorgimenti: RNA ha zucchero diverso, all’adenina si
associa un uracile (mRNA contiene U al posto di T timina! In modo che la sequenza
sia diversa da quella del DNA), alla timina si associa all’adenina.

RNA polimerasi trascrive la sequenza di nucleotidi di un gene in un filamento unico


di mRNA

Il filamento di mRNA prodotto è complementare al filamento


DNA stampo.

La sequenza nucleotidica del gene viene trascritta in mRNA (che


in realtà qui è un pre- mRNA). mRNA è una copia che si può
“buttare via, trattare male come una fotocopia di un libro”; può
subire diverse modificazioni. Dal DNA all’mRNA il quale esce dal
nucleo e si lega al ribosoma traducendo il suo contenuto, la sua sequenza, in sequenza
nucleotidica.

TRADUZIONE DNA: sintesi delle proteine

Una volta sintetizzati, gli mRNA passano nel citoplasma dove avviene la traduzione.

RNA messaggero (mRNA), si lega ai ribosomi i quali sintetizzano (traducendo il


loro messaggio da nucleotidi ad amminoacidi) le proteine (traduzione). La proteina si
forma secondo il codice genetico che è dato dalla combinazione di una tripletta (3)
basi azotate nell’mRNA. Ogni 3 nucleotidi (tripletta di basi azotate) si codifica un
preciso amminoacido.

E’ stata creata una mappa di triplette nucleotidiche


che definiscono un particolare amminoacido. È
considerato un codice degenerato perché hanno
notato che essendoci 20 amminoacidi e 4 nucleotidi (ogni nucleotide non
può codificare un amminoacido perché se ne codificherebbero solo 4),
hanno pensato che ogni amminoacido è formato da due nucleotidi ma le
possibilità di avere coppie di nucleotidi diversi sono 16 (4 x 4). Tuttavia 16
non è un numero sufficiente per coprire tutti i 20 amminoacidi quindi per
forza un amminoacido deve essere codificato da 3 nucleotidi. Ogni tripletta
del codice del RNA viene tradotto in un amminoacido, il quale andrà a formare la catena di struttura primaria
che poi andrà a formare le proteine. Interessanti sono alcune triplette: AUG è tripletta di inizio e tutti i geni
iniziano con questa tripletta che definisce la metionina. Tutti i geni terminano con queste tre triplette (triplette
di stop)  ci sono sequenze che indicano quando un gene inizia e quando finisce. Importante è che questo
codice è universale cioè dai batteri a noi, il codice, la tripletta guanina – citosina – uracile definisce la valina. E
questa è una dimostrazione forte dell’evoluzione: tutti gli esseri viventi hanno avuto un antenato comune che
ha utilizzato questo identico codice per formare le proteine che poi ha portato alle varie forme di vita.

Il messaggio dell’mRNA viene tradotto in proteina


utilizzando i ribosomi. I ribosomi, sede della sintesi
proteica, sono costituiti da RNA e proteine. Sono
composti da due subunità (di dimensioni differenti
tra eucarioti e procarioti); si presentano liberi nel
citosol o associati al reticolo endoplasmatico. Il codice
presente nell’mRNA passa e vengono trasportati i
singoli amminoacidi attraverso il tRNA (struttura di
RNA che si appaia al proprio mRNA a seconda della tripletta che ha) che porta con sé un amminoacido, il quale
crea il legame peptidico con l’amminoacido precedente e così il ribosoma (grazie al tRNA) legge ogni tripletta il
contenuto delle informazione dell’mRNA e porta il relativo amminoacido corrispondente e si forma la catena
proteica.

Video youtube From DNA to protein - 3D - https://www.youtube.com/watch?v=gG7uCskUOrA

***

GLOSSARIO

 GENE: sequenza di DNA che viene tradotto in proteina


 ALLELE: ciascuna delle due forme di un gene (paterno o materno)
 INCROCIO: riproduzione sessuale fra due individui interfertili
 CARATTERE RECESSIVO: caratteristica fisica o biochimica determinata da un gene che non si manifesta
(non viene espresso il gene)
 CARATTERE DOMINANTE: …
 CARATTERISTICA FENOTIPICA: caratteristica fisica appariscente
 CARATTERISTICA GENOTIPICA: caratteristica genetica
 GENOMA: insieme del materiale genetico (DNA) contenuto nella cellula
 PROTEOMA: insieme delle proteine cellulari
CELLULA

Robert Hooke biologo inglese che per primo conia in termine “cella” (cells) in quanto,
attraverso l’utilizzo di un microscopio da lui creato, vede delle strutture a forma di cellette
presenti in una sezione di sughero. Vede strutture alveolate separate le une dalle altre
attraverso una membrana. Essedo cellule vegetali, quella che sostiene essere la membrana
cellulare è in realtà la parete cellulare (ricca di polimeri e polisaccaridi; es. cellulosa che arricchisce e dà
stabilità alle pareti cellulari vegetali). Generalmente, le cellule sono strutture che presentano una parete
cellulare (vegetale) all’interno della quale c’è una membrana cellulare (che è invece comune a tutti i tipi di
cellula) formata dai fosfolipidi. All’interno di questa membrana c’è una soluzione acquosa (all’interno del quale
sono disciolti sali minerali, proteine, organelli) cioè il citoplasma e, in quanto esseri viventi, contengono al loro
interno del materiale genetico (principalmente il DNA).

Una volta che Hooke ha scoperto che il mattone fondamentale della vita erano le cellule, ci sono voluti molti
anni perché venisse formulata la teoria cellulare. Osservando le cellule presenti in fiori, pelle, tessuti umani e
vegetali, diedero definizione di cellula.

Lungo metro all’interno del quale sono contenuti gli esseri


viventi e non.

▪Batteri con dimensioni intorno a 1 micrometro. I batteri


sono 100 volte più piccole delle cellule animali e vegetali
▪Altre cellule eucariote

Perché le cellule sono così piccole ed hanno questa struttura?

E’ fondamentale il rapporto superficie\volume perché la cellula per sopravvivere ha bisogno di fare


continuamente scambi con ambiente esterno ovvero deve poter comunicare attraverso la membrana
plasmatica. Il rapporto tra rapporto superficie\volume è essenziale: più il rapporto è alto, più gli scambi tra
interno ed sterno sono veloci.

Il rapporto superficie\volume dei vari cubi diminuisce con l’aumentare del V. Se si


raddoppia il lato del cubo, la superficie\volume diminuisce ancora. Questo significa che le
dimensioni della cellula devono restare all’interno di un range molto piccolo, all’interno del
quale gli scambi con l’esterno sono facilitati. In natura questo sistema è ben noto  Villi
intestinali: in tessuti che necessitano di attuare molto lo scambio con l’esterno, di assorbire
le sostanze nutritive digerite, occorre aumentare di molto
la superficie. I villi lo fanno con le creste. Anche le foglie
composte sono in grado di aumentare la superficie di scambio. Mitocondrio:
ha creste, vescicole, formate dall’involuzione della membrana interna per
aumentare la superficie. Radiatore ha numerose lamelle per aumentare la sua
superficie. Per aumentare lo scambio con l’esterno bisogna aumentare la
superficie e, nel caso delle cellule, aumentare il rapporto superficie\volume.

Caratteristiche generali cellula

 tutti gli esseri viventi sono costituiti da una (organismi unicellulari) o più cellule (organismi
pluricellulari);
 le reazioni chimiche di un organismo vivente, compresi i meccanismi di liberazione dell’energia e le
reazioni di biosintesi, hanno luogo dentro le cellule;
 le cellule si originano da altre cellule;
 le cellule contengono le informazioni ereditarie degli organismi di cui fanno parte, e queste
informazioni passano dalla cellula madre alla cellula figlia

Storia e teorie cellulare

Anche all’interno delle stesse cellule le dimensioni possono cambiare


molto ma devono restare sempre nel range del rapporto
superficie\volume. Ci sono però delle eccezioni: tutte le teorie sono
tali perché valgono per la maggior parte dei casi non sono universali.

Questa alga tropicale, infatti, consiste di


un'unica cellula provvista di più nuclei,
priva di parete o membrana che divida i
nuclei. E’ dunque la singola cellula più grande del mondo.

Le cellule però non sono sempre piccole (come nel grafico) ma i motoneuroni (cellule nervose
che trasportano gli impulsi dal cervello ai muscoli per innescarne la contrazione muscolare)
possono essere anche molto lunghi: il motoneurone che innerva i piedi può essere lungo 1-1.5
m., in un dinosauro poteva essere lungo 50 m.! E’ vero quindi che le cellule sono piccole per il
rapporto superficie\volume ma ci sono eccezioni.

Distinzione tra:

 Unicellulari: formati da una sola cellula, come i batteri (procarioti).


 Pluricellulari: formati da più cellule organizzate in insiemi chiamati tessuti, organi, apparati e sistemi
(eucarioti).

Gli esseri viventi sono divisi in procarioti ed eucarioti.

La cellula eucariota le possiede strutture membranose interne, mentre quella procariota non le ha.

 Cellula procariota: grande molecola di DNA circolare associata a proteine, privo di una membrana che
lo delimita (nucleo), si trova nel citoplasma sparso all’interno della cellula. Non possiede organelli
 Cellula eucariota: il DNA è lineare e associato a proteine; è circondato da una doppia membrana
(l’involucro cellulare) e con esso forma il nucleo. Ha dimensioni maggiori perché all’interno ha strutture
(membrane interne) che la cellula procariota non ha. Al suo interno ha numerosi organelli con specifica
funzione.

Aspetti comuni tra cellula procariota ed eucariota

Le cellule procariote (pro-karion in greco significa «prima del nucleo»), in quanto più semplici,
si sono evolute prima di quelle eucariote (eu-karion in greco significa «vero nucleo»); esse
hanno in comune:

 hanno entrambe una membrana cellulare;


 il materiale genetico, DNA, che dirige le attività della cellula e le consente di
riprodursi e trasmettere i suoi caratteri ai discendenti.

CELLULE PROCARIOTE (batteri)

 Ha una struttura molto semplice, dimensioni molto piccole


 È esclusiva dei batteri
 Ha un diametro dieci volte più piccolo di quella eucariote (circa 1 μm)
 Non ha membrana nucleare che circonda il DNA
 E’ presente un ulteriore involucro
protettivo (essente negli eucarioti)
esterno alla membrana cellulare: la
capsula, gelatinosa e lucida.

Il DNA è sparso all’interno della cellula senza una


protezione vera e propria.

- Pili: sono delle strutture di ancoraggio del


batterio al tessuto target
- Flagelli: strutture proteiche utili per la
locomozione e si muovono proprio come delle code
- Parete cellulare (solo procarioti, alcuni funghi!): struttura rigida esterna
o Capsula mucillaginosa
o Parete rigida ovvero un sistema di difesa della cellula
o Membrana citoplasmatica all’interno della quale ci sono proteine di membrana, di scambio
con l’ambiente esterno. Struttura sottile che separa la cellula dall’esterno e regola il passaggio di
sostanze attraverso le proteine di membrana.
- Citoplasma, regione racchiusa all’interno della membrana plasmatica che contiene:
o Citosol (soluzione acquosa)
o Materiale genetico (nucleoide) regione contenente un filamento di DNA che costituisce un
cromosoma unico
o Ribosomi (sintesi proteinica, aspetto granulare al citoplasma)

Membrana plasmatica (comune)

I principali costituenti della membrana cellulare sono i fosfolipidi.

Fosfolipidi = derivano dai trigliceridi ma hanno 2 sole catene di acidi grassi e il terzo carbonio libero lega un
gruppo fosfato ed un altro gruppo funzionale. I fosfolipidi sono anfipatici ovvero hanno le code idrocarburiche
idrofobiche e le teste sono idrofiliche creando quindi legami con l’acqua. I
fosfolipidi quindi, quando si trovano in una soluzione acquosa, si
organizzano a formare micelle o liposomi o, quando i liposomi sono di
grandissime dimensioni (doppio strato), creano un doppio strato
fosfolipidico sopra e sotto. All’interno tra i due, le catene si legano tra di loro
perché idrofobiche mentre le teste idrofiliche stanno verso l’esterno della
soluzione. Tale doppia membrana fosfolipidica è alla base della membrana
plasmatica di tutte le cellule.

La teoria più accreditata della formazione del sistema della


membrana è il Modello a mosaico fluido: membrana costituita
da un doppio strato di
fosfolipidi (la testa
polare) interagisce con
l’acqua mentre le code
idrofobiche rimangono
protette all’interno del doppio strato. All’interno di questo
sistema sono disciolte delle molecole ci colesterolo (in giallo), delle proteine (canali che formano pori) e delle
strutture polisaccaridiche (per comunicazione, riconoscimento cellula-cellula).

Altri componenti della membrana sono:

- proteine, canali con funzione di canali trans-membrana o di trasduzione di segnale;


- i carboidrati, che permettono il riconoscimento tra le cellule;
- colesterolo, stabilizza i fosfolipidi limitandone il movimento e favorisce l’ancoraggio di molecole
esterne

Le proteine di membrana (importantissime!!) costituiscono circa il 50% della massa della membrana. Sono il
target del 50% dei farmaci. Sono i principali attori della capacità della cellula di reagire e comunicare con
l’ambiente esterno.

Svolgono diverse funzioni (strutturali o di trasporto) a seconda dei loro ruoli come:

- Proteine strutturali
- Proteine funzionali (di trasporto): pompe ioniche (strutture proteiche dedicate al trasporto di
molecole nella membrana), canali (trasporto di membrana), recettori (molecole che si legano ad
una molecola esterna e attivano la comunicazione), trasduttori del segnale, enzimi.

All’interno della membrana plasmatica, quindi, si trovano moltissime proteine che hanno svariate funzioni:
trasporto, recettori di membrana, enzimi o ancore (funzione per fissare la cellula ad un supporto/tessuto ed ad
altre cellule per formare tessuti).

Il batterio dello stafilococco è formato da beta foglietti che creano dei canali, dei buchi sulla membrana
plasmatica provocando emolisi dei globuli rossi. Un’azione simile è prodotta dall’ebola: virus (non vero e
proprio essere vivente perché, a differenza delle cellule, non è in grado di comunicare con l’ambiente esterno) crea canali
attraverso la membrana che tendono a rompere la stessa creando danno emolitico.

Impulso nervoso: le cellule nervose sono capaci di creare impulso elettrico grazie alla depolarizzazione della membra,
ovvero grazie all’accumulo di ioni – rispetto a ioni +. In questo caso, le proteine di membrana che pompano sodio
dall’esterno all’interno, il cambio di polarità della membrana porta a un impulso molto veloce che arriva al cervello.

Pompe e canali

La membrana è detta semipermeabile o filtro selettivo perché può essere attraversata da alcune
piccolissime molecole (come ossigeno) ma è impermeabile ad altre. Le sostanze attraversano la membrana
tramite pompe (proteine che in maniera attiva e attraverso utilizzo di energia fanno passare le molecole) e
canali (buchi), in due modi:

- Trasporto Passivo: Non richiede energia. Le sostanze si muovono


secondo gradiente (da un ambiente più concentrato a uno meno
concentrato) finché si ottiene la stessa concentrazione da un lato e
dall’altro. Le proteine di membrana hanno struttura tale che
formano un canale attraverso cui liberamente le molecole seguono il
loro gradiente di concentrazione.
o Trasporto passivo semplice o diffusione: coinvolge molecole
piccole (per lo più gas respiratori CO2, O2) che passano tra le
code dei fosfolipidi
o Trasporto passivo facilitato: coinvolge molecole più grandi (come il
glucosio) che attraversano la membrana passando attraverso proteine
trasportatrici (canali)
o Osmosi: passaggio passivo dell’acqua attraverso una membrana
- Trasporto attivo: richiede dispendio di energia. Avviene anche contro gradiente
(di concentrazione ed elettrochimico – ioni, molecole cariche) cioè la cellula può
decidere di attivare questi canali e prelevare dall’esterno anche piccole quantità
per accumularle al suo interno.
o Trasporto attivo primario (diretto), l’energia per
spingere le molecole contro il loro gradiente di
concentrazione deriva direttamente dall’idrolisi
dell’ ATP, per attivare appunto il trasporto
o Trasporto attivo secondario (indiretto), utilizza
l’energia accumulata nel gradiente di
concentrazione di una molecola per trasportare
altre molecole.

L’adenosina trifosfato (o ATP) è la molecola principale che fornisce energia a tutti gli enzimi
della cellula. È formata da una base azotata (adenina) legata al ribosio (zucchero 5C) e a
tre gruppi fosfato (ad alta energia). La rottura di un gruppo fosfato ad ora di una proteina,
libera l’energia contenuta nel legame che viene utilizzata dalla proteina per velocizzare ciò che
la proteina sta facendo.

Citoplasma (comune)

Nella cellula procariote (cellule che caratterizzano i batteri), manca la membrana nucleare che separa il DNA
dal resto della cellula, mancano inoltre organuli interni con funzioni specifiche e perciò il citoplasma contiene il
DNA e i ribosomi. Il citoplasma quindi è tutto ciò che è contenuto all’interno della membrana plasmatica.

I ribosomi sono presenti nel citoplasma e intervengono nella sintesi


proteica. Sono composti dal 60% in RNA e dal 40% in proteine.

I ribosomi sono strutture sede della sintesi proteica (= traduzione delle


informazioni genetiche). Processo che richiede due forma di RNA: RNA
messaggero che porta l’informazione codificante del DNA, RNA transfer che
trasporta gli amminoacidi. Sono formate da due sub-unità (maggiore e
minore) atte ad accogliere il tRNA (di trasporto dell’amminoacido corrispondente alla tripletta).

Componenti accessori dei procarioti

- parete cellulare, struttura rigida di protezione


- glicocalice (capsula), si tratta di uno strato mucoso che serve anche al batterio per muoversi
agevolmente all’interno di strutture poco agevoli
- flagelli e pili, utilizzati per il movimento e per l’ancoraggio

Parete cellulare

Struttura rigida esterna alla membrana plasmatica, presente nella maggior parte dei procarioti, conferisce la
forma alla cellula e ne garantisce la protezione dall’ambiente esterno. Nel dominio Bacteria, la parete è formata
da peptidoglicano (matrice di carboidrati con piccoli polipeptidi). Gli Archea (altro tipo di organismo
procariote) presentano vari tipi di parete cellulare, in alcuni casi contiene pseudo-peptidoglicano.

La parete cellulare dei batteri è formata da matrice di carboidrati e proteine (peptidi) che sono diversi dalla
cellulosa e dalla parete cellulare dei vegetali.

Peptidoglicano:

- Impedisce il danneggiamento della cellula a causa della pressione


osmotica.
- Determina la forma della cellula.
- Può contribuire alla patogenicità del batterio (protegge da sostanze
tossiche e può bloccare la fagocitosi).
- È riconosciuto come target di alcuni antibiotici.

Capsula

Gel di polisaccaridi attorno alla cellula. Si tratta di un rivestimento esterno (giallo) alla parete che ha diverse
funzioni:

- Protegge la cellula dalla disidratazione.


- Interferisce con molecole tossiche.
- Protegge i batteri da risposte immunitarie, fagocitosi e globuli bianchi
- Permette l’adesione ai tessuti e al substrato.
- Svolge un ruolo nelle infezioni: permettendo a certi batteri patogeni di
attaccarsi a uno specifico tessuto dell’ospite

Flagello

Strutture tubulari lunghe formate da fibre proteiche che si estendono dall’interno all’esterno della cellula.
Utilizzate per la locomozione. Si muovono in senso rotatorio.
CELLULE EUCARIOTE (animale e vegetale)

Teoria endosimbiontica – evoluzione della cellula eucariota

Si è creduto che le cellule eucariote odierne si siano formate grazie


all’inglobamento di cellule procariote all’interno di una antica cellula procariota.
Si pensa cioè che una cellula procariota iniziale abbia iniziato a creare
invaginazioni al suo interno (per dare struttura al nucleo e reticolo
endoplasmatico) e che successivamente abbia inglobato al suo interno altri
batteri di altri procarioti aerobi e fotosintetici: che si sarebbero evoluti
rispettivamente in mitocondri e cloroplasti.
ENDOSIMBIONTICA
TEORIA

Prove della teoria che le cellule eucariote sono derivate dall’endosimbiosi


(inglobamento) di piccoli procarioti:

- Cloroplasti, mitocrondri, nucleo hanno una doppia membrana


(membrana di origine + membrana dell’invaginazione)
- presentano un proprio DNA: il nucleo ha proprio DNA ma cloroplasti e
mitocrondri hanno dei piccoli frammenti di DNA
- capacità di sintetizzare proprie proteine, mediante ribosomi simili a
quelli dei procarioti

Quali vantaggi di procarioti nel venir inglobati in una cellula più grande?

- Possibilità di sopravvivere anche in presenza di ossigeno, l’organismo originariamente anaerobico


avrebbe potuto ricavare più energia dalla degradazione delle molecole organiche in presenza di
ossigeno.
- L’organismo inglobato viene protetto dalla cellula ospite e riceve il necessario per la respirazione
cellulare

Caratteristiche cellula eucariota

Cellula 10 volte più grande rispetto alla cellula procariota (da 10 a 50 µm). Oltre a membrana plasmatica,
citoplasma, DNA e ribosomi (comuni a tutte le cellule) sono presenti diversi organuli intracellulari:

- Nucleo: contiene DNA


- Reticolo endoplasmatico liscio e rugoso
- Apparato del Golgi
- Lisosomi
- Perossisomi
- Vacuoli
- Mitocondri
- Cloroplasti (cellule vegetali)
- Centrioli
- Citoscheletro

Differenza tra i due tipi di cellula EUCARIOTA

Nucleo

Organello tondeggiante centrale presente in tutte le cellule ed occupa circa il 10% del volume.
Contiene il DNA (informazione genica). Il nucleo è
delimitato da una doppia membrana (secondo la
teoria endosimbiontica il nucleo si è formato per invaginazione
della membrana stessa della cellula), attraversata da pori utili
per lo scambio di materiale con il citoplasma. E’ in continuità con
il reticolo endoplasmatico.

Ogni cellula contiene circa 2 metri di DNA … tutti dentro il


nucleo! Il DNA è finemente impaccato attorno a proteine
globulari (istoni) che si organizzano in fibre sempre più grosse
che compongono i cromosomi.

Mitocondri

Sono organuli (stessa forma dei batteri) a forma di fagiolo delimitati da una doppia membrana. Sono le
«centrali energetiche» della cellula: al loro interno sono presenti tutti gli
enzimi per la respirazione cellulare (= sistema complesso di reazioni
enzimatiche che portano all’ossidazione di una molecola di glucosio in CO2
per ricavare energia). Facendo questo, c’è un consumo di ossigeno e una
produzione di energia: in pratica nel mitocondrio si digerisce il glucosio per
ottenere CO2 [molecola di scarto] e molta energia. Contengono una piccola
molecola di DNA circolare: il DNA mitocondriale.

Reticolo endoplasmatico

Il trasporto di molecole lungo la via secretoria avviene in vescicole di


trasporto, che si originano per gemmazione dalla membrana del re si
fondono con la membrana dell’apparato del Golgi prima e la
membrana cellulare poi.
ER liscio:

- sintesi di lipidi (grassi, olii, sostanze volatili, es. steroidi)


- processi di detossificazione di sostanze nocive (soprattutto nelle cellule epatiche dove è molto
sviluppato)
- no ribosomi e quindi non c’è azione diretta nel trasporto e nella sintesi delle proteine

ER rugoso:

- associazione con ribosomi ed è direttamente coinvolto con la sintesi delle proteine e il loro
trasferimento vero l’apparato del Golgi e ovunque all’interno della cellula.
- sintesi di proteine trasferite poi all’apparato di Golgi

Apparato del Golgi

- elaborazione dei prodotti dell’ER, centro di


elaborazione/distribuzione delle proteine
- sintesi di polisaccaridi (trasportati all’interno e all’esterno
della cellula) e pectine per la parete cellulare vegetale
- secernono vescicole per riparare tutte le altre membrane
cellulari dei vari organelli ad eccezione di cloroplasti e
mitocondri
- tramite la creazione di vescicole, consente anche l’esocitosi
per eliminare fuori dalla cellula molecole che non sono più di
interesse

Fagocitosi = quando la membrana si invagina (si


incurva) e ingloba molecole di grandi dimensioni

Endocitosi = quando ingloba molecole di piccole


dimensioni

Lisosomi

Alcune vescicole dell’apparato di Golgi danno origine a organuli detti lisosomi. All’interno di questi organelli ci
sono enzimi lipici (scindono le molecole) che fungono da sistemi digestivi e quindi distruttivi per tutto ciò che è
al loro interno. All’interno del lisosoma c’è pH acido (5) ed enzimi specializzati per la lisi delle molecole
organiche e in questo caso possono entrare batteri, sostanze estranee e organuli da eliminare quando c’è
bisogno di digerire tutte queste sostanze per difesa o per essere riutilizzate.

Perossisomi

Organelli delimitati da una membrana, simili ai lisosomi ma diversi per contenuto enzimatico (contengono
enzimi ossidativi).

- contengono enzimi che producono H 2O2 (perossido d’idrogeno [potere lesivo nei confronti
di microrganismi], composto tossico per la cellula)
- contengono l’enzima catalasi: catalizza la rimozione della H 2O2
- I perossisomi sono molto abbondanti nelle cellule del fegato, dove partecipano
all’eliminazione per ossidazione di alcune sostanze tossiche come l’etanolo

Citoscheletro

Forma e struttura della cellula viene data da un’impalcatura di proteine


chiamata citoscheletro. È una rete di filamenti che danno sostegno al
movimento, forma e flessibilità all’intera cellula. È attraverso queste
strutture che le vescicole, dell’apparato del Golgi e del reticolo
endoplasmatico, si muovono all’interno della cellula.

Reticolo di fibre proteiche con funzione di:

- supporto meccanico/forma
- ancoraggio per organuli
- trasporto direzionale delle vescicole
- divisione cellulare

Gli organuli esclusivi della CELLULA VEGETALE

Parete cellulare

Rivestimento esterno rigido (simile alla parete cellulare dei procarioti) alla cellula vegetale. Svolge le funzioni:

- controbilancia la pressione cellulare interna: protegge la cellula dagli sbalzi di pressione


interna/esterna. Se si mettesse cellula animale in una soluzione acquosa priva di sale, la cellula
animale, automaticamente, inizierebbe ad accumulare acqua fino ad esplodere. Questo non
accade nelle cellule vegetali perché avendo una parete rigida, non possono aumentare di
dimensioni e quindi questo rivestimento bilancia la pressione osmotica che la cellula potrebbe
subire nei casi in cui si trovasse in soluzioni diverse
- con funzioni di struttura, sostegno, comunicazione e trasporto cellulare. La parete è
attraversata da canali di giunzione (plasmodesmi)

Componente principale della parete: la cellulosa, costituita da monomeri di glucosio. I polimeri di cellulosa
sono riuniti in microfibrille che a loro volta formano sottili filamenti che possono avvolgersi come i fili di una
corda.

Nella parete sono presenti altri polimeri formati da zuccheri (non glucosio), emicellulose e pectine.

Vacuolo

E’ organello che ha la forma di un sacchetto e svolge numerose funzioni:

a) agisce come il lisosoma delle cellule animali: contiene enzimi


b) immagazzina acqua contribuendo a far aumentare le dimensioni della
cellula
c) immagazzina sia sostanze chimiche essenziali sia prodotti di rifiuto del
metabolismo cellulare
Ha pH acido a causa di acidi organici, amminoacidi, zuccheri, metaboliti
secondari.
Metaboliti secondari: Fenoli Alcaloidi (caffeina, morfina, cocaina, …) Terpeni

- protezione dai raggi UV - deterrenti alimentari - olii essenziali


- deterrenti alimentari - riserva di azoto - resine
- Antifungini - gomme
- Antiossidanti - deterrenti alimentari

Cloroplasto

Organelli che si trovano solo nelle parti verdi di piante e alghe.


Sono delimitati da una doppia membrana; sono sede della
fotosintesi (nei lacoidi) e hanno una piccola molecola di DNA
circolare.

Il cloroplasto si sarebbe originato da una simbiosi tra


cianobatteri e cellule più grandi eterotrofe e prive di parete. I
cianobatteri sarebbero
stati inglobati per
fagocitosi ma non digeriti.
L’ospite avrebbe perso la
parete cellulare, e si sarebbe così instaurato un rapporto di simbiosi
obbligata di tipo mutualistico, in cui la cellula più grande avrebbe fornito
protezione e nutrimento, mentre le cellule inglobate avrebbero donato la
loro capacità fotosintetica alla cellula più grande. Si sarebbero così
originati i precursori delle cellule eucariotiche autotrofe.

Le cellule eucariotiche sono più efficaci dal punto di vista metabolico poiché grazie alla presenza di
membrane, le funzioni sono ripartite in compartimenti specifici. Sono di maggiori dimensioni e capaci di
portare molta più informazione genetica di una cellula procariotica. Questa maggiore complessità ed efficienza
della cellula eucariotica ha comportato una serie di vantaggi che resero possibile l’evoluzione di organismi
pluricellulari.

Link video youtube Biology: Cell Structure I Nucleus Medical Media


https://www.youtube.com/watch?v=URUJD5NEXC8&t=114s

Proposte didattiche
MITOSI, MEIOSI E CICLO CELLULARE
CICLO CELLULARE

Ogni cellula ha la necessità di riprodursi cioè crescere e tramandare ad un’altra generazione parte di sé. La
cellula quindi si divide per tramandare alla seconda generazione sia il suo contenuto genetico che tutta la
struttura che gli apparteneva.

Richiamando gli inizi delle teorie cellulari, ogni cellula è


per forza derivata da un’altra cellula. Prima di goni
cellula, dev’essere esistita una cellula madre e tale
sistema cellulare garantisce all’organismi procariote o
eucariote, la riproduzione (nel caso di cellule
unicellulari, come i batteri) sia la riparazione
(organismi pluricellulari).

Il ciclo cellullare assicura quindi il trasferimento di


uguale contenuto del genoma dalla cellula madre alle cellule figlie:

- nei procarioti, il genoma (insieme di tutto il contenuto genetico) è formato da una singola molecola di
DNA dispersa nel citoplasma
- negli eucarioti, visto anche l’aumento della complessità del
nucleo, il genoma è contenuto in più molecole lineari di DNA
che, in un determinato momento del ciclo cellulare, sono
visibili nel nucleo (condensate attorno alle proteine istoniche
che consentono loro di impaccarsi). Quando le molecole di
DNA si condensano, si possono vedere al microscopio, come i
vari cromosomi. Ogni molecola lineare si condensa e
rappresenta un determinato cromosoma che è numerato (negli
esseri umani) da 1 a 22 + i due cromosomi sessuali, a seconda
della propria lunghezza (in maniera decrescente).

Le lunghe catene di DNA, durante la replicazione, sono condensati nei


cromosomi. Il numero dei cromosomi è caratteristico della specie. Il numero dei cromosomi non
è indicativo della complessità dell’individuo.

La quantità di DNA indica la complessità dell’individuo?

Il numero di DNA non vuol dire che più DNA uno possiede più l’organismo è sviluppato ma dipende dalla
complessità d’intensità delle relazioni che le proteine che derivano dai geni hanno.

Negli organismi eucarioti pluricellulari (piante e animali) ci sono due tipi di cellule che contengono due
quantità diverse di DNA e di cromosomi

- n: contenuto del corredo genetico.


- Cellule somatiche 2n: tutte le cellule che compongono un individuo e che non partecipano alla fase
riproduttiva. Contengono 2v il corredo genetico. Ogni cellula somatica avrà il corredo cromosomico n
del padre e quello n della madre. Quando la cellula si duplica, si duplicano i 23 cromosomi paterni e i 23
materni.
- Cellule riproduttive o gameti n: cellule che partecipano alla fase riproduttiva (spermatozoi, ovulo,
polline …). Contengono solo 1v il corredo genetico.
Quando la cellula si divide, ognuno dei 23 cromosomi (23 paterni e 23
materni) si duplica in 2, formando i cromatidi fratelli, i quali contengono
la stessa identica sequenza di cromatidi e si uniscono in prossimità di
una giunzione temporanea, chiamata centromero.

Nella figura, questo è la molecola di DNA condensata in un cromosoma


che deriva dalla madre. Arriva un set di cromosomi n dalla madre e dal
padre che sono omologhi perché il cromosoma 1 materno contiene
quasi gli stessi identici geni del cromosoma 1 paterno. Naturalmente, i
geni saranno caratterialmente diversi (es. nel cromosoma 1 materno c’è
il gene per il colore degli occhi azzurri e, nella stessa identica posizione,
nel cromosoma 1 paterno, c’è il gene sempre per il colore degli occhi ma
di color marrone). Nella stessa posizione c’è lo stesso gene per un
determinato carattere che, fenotipicamente, apparirà in maniera diversa. Quando la cellula si divide, ognuno dei
23 cromosomi m e p devono duplicarsi in due cromatidi fratelli che si legano al centro nel centomero.

Quando una cellula si divide, deve duplicare il proprio DNA (fondamentale da trasferire alla cellula figlia) e
duplicare altre strutture cellulari per fare in modo di fornire alla cellula figlia il materiale genetico, molecolare,
biochimico, proteico.

Il ciclo cellulare è un’ordinata sequenza di passaggi che si susseguono in un ciclo tra quando una nuova cellula
ha origine e quando la stessa dà origine a due cellule figlie. Il ciclo cellulare comprende una fase di:

- crescita
- duplicazione interna degli organuli, dei componenti cellulari
- preparazione alla divisione
- divisione

La divisione cellulare (che negli eucarioti prende il nome di mitosi) rappresenta


solo il 10% circa del ciclo vitale di una cellula.

Il resto del ciclo prende il nome di interfase, costituita da:

- una fase G1: al termine della mitosi, la cellula figlia entra nella fase G1, che è un periodo di crescita
complessiva della cellula e di duplicazione degli organuli citoplasmatici.
- una fase S: (s = sintesi) dove la cellula si prepara per la divisione. La prima cosa che fa è sintetizzare (=
duplicare) il DNA.
- una fase G2: si assemblano le strutture anche fisiche (es. citoscheletro si ristruttura) e poi avviene la
mitosi

Per tutta la durata del ciclo cellulare la cellula svolge le sue attività abituali, ovvero sintetizza macromolecole,
ne degrada altre, regola l’entrata e l’uscita di sostanze, controlla i suoi movimenti e risponde agli stimoli.

La durata del ciclo cellulare è variabile, dipende dal tipo di cellula: invidi semplici come i
batteri (Escherichiacoli) hanno una durata che arriva fino ai 20 minuti: ogni 20 minuti il
batterio può effettuare questo ciclo di mitosi G1, S, G2.

Il lievito (organismo eucariota unicellulare) ci mette 90 minuti.

Alcune cellule animali, ci possono mettere anche 1, 2 giorni.


FASE G1: le cellule figlie neoformate iniziano un periodo di durata variabile nel quale non
si attua la duplicazione del DNA, ma si ha la sintesi di RNA (trascrizione) e di proteine
(traduzione). La cellula cresce.

FASE S: Si ha la replicazione (o duplicazione) del DNA. La


duplicazione del DNA è un processo semiconservativo: la doppia
elica del DNA viene aperta, grazie a degli enzimi, e, sullo stampo di
uno dei due filamenti avviene la sintesi del secondo. Ognuno dei due
filamenti funge da stampo, un filamento è parentale e l’altro è
neosintetizzato. Si parla di processosemiconservativo perché ogni cellula figli avrà al suo
interno uno dei filamenti conservati della cellula madre. Per una questione di spazio,
duplicando 23 catene singole di DNA del pd e della madre (=46 catene) che duplicate
fanno 92 catene di DNA, la cellula contiene un sistema per impaccare tutto questo DNA,
attorno agli istoni. I cromosomi sono legati insieme dal centromero per formare queste
strutture ad X formate dai 2 cromatidi fratelli.

- Cromatidi fratelli = sono entrambi identici ovvero la sequenza nucleotidica di uno è identica a quella
dell’altro
- Cromosomi omologhi = contengono gli stessi geni con una sequenza diversa.
-

FASE G2: fase di accrescimento e di preparazione cellulare della cellula con corredo
cromosomico 4n (doppio rispetto ad una cellula diplode in fase G1). La cellula ha un set
cromosomico 4n (solo in questo momento)

Il ciclo cellulare è caratteristico del tipo di cellula e dipende da numerosi fattori esterni
(come temperatura o nutrienti disponibili) sia interni (ormonali, proteici di altre
molecole che portano la cellula a condurre, in maniera costante e programmata, questa
divisione cellulare). In un organismo pluricellulare le cellule si dividono in maniera
controllata e programmata, attraverso dei meccanismi di regolazione che seguono dei
check point (punti di controllo) stabiliti fra una fase e l’altra. La cellula quindi controlla
che le fasi e il ciclo si svolgano in maniera completa. I check point sono importanti
perché l’omissione di tali controlli può portare a una divisione cellulare incontrollata (es. nel cancro dove i
punti di controllo saltano e, soprattutto nella fase S, se le fasi non giungono ad un punto di corretto sviluppo
della cellula o si ferma prima della competa sintesi del DNA, i danni nel DNA sono enormi): nel cancro un tasso
di riproduzione estremamente veloce porta alla perdita della funzionalità cellulare.

MITOSI

E’ il processo di divisione cellulare che avviene negli eucarioti. Momento in cui la cellula madre si divide e
forma 2 cellule figlie. La mitosi è divisa in 4 fasi:

- profase
- metafase
- anafase
- telofase

Caratteristiche:

- La mitosi è la forma di divisione cellulare tipica delle cellule somatiche di un uomo


- i gameti si dividono seguendo un altro processo di divisione cellulare detto meiosi che produce cellule
figlie che possiedono la metà dei cromosomi della cellula genitrice.

Alla mitosi, segue poi la citodieresi che porta alla definitiva divisione, anche del citoplasma, nelle due nuove
cellule.

Lo scopo della mitosi è quello di aumentare il numero di individui, ovvero la riproduzione.

- Eucarioti pluricellulari: serve


o per aumentare il numero delle cellule
o per la riparazione delle cellule
o per la sostituzione delle cellule morte

4 fasi della MITOSI

0. INTERFASE: (comprende G1, S, G2) fase in cui il nucleo duplica il proprio set di
cromosomi. Questa fase di duplicazione del DNA avviene nella fase S. Nell’interfase della
cellula, essa si prepara ad effettuare la divisione vera e propria.

1. PROFASE e PROMETAFASE: cromosomi


(stretti nel nucleo) vengono condensati. Il nucleo
si dissolve e i cromosomi si allineano nel centro
della cellula.

2. METAFASE: cromosomi si allineano nel centro.

3. ANAFASE: cromosomi (viola) vengono separati

4. TELOFASE: esarazione vera e propria delle due cellule e anche della membrana
cellulare

Video ciclo cellulare Cell Cycle and Mitosis [3D Animation]:


https://www.youtube.com/watch?v=xsrH050wnIA
SCISSIONE BINARIA (procariote e alcune forme di ameba)

E’ il processo di divisione cellulare che avviene negli eucarioti unicellulari


(come l’Amoeba) e nei procarioti (batteri e archea). L’unica molecola di
DNA si replica partendo da un unico punto di origine. Le due origini
formate migrano agli estremi della cellula. Il DNA, unica molecola circolare
disciolta all’interno del citoplasma, si duplica (come nella fase S della
mitosi); due estremità si fissano ai poli opposti della cellula (che accresce) e
si ha un’invaginazione mediana della membrana e poi la cellula si divide.

MEIOSI (eucariota)

La meiosi è un processo di divisione mediante il quale una cellula eucariota, con corredo cromosomico
diploide (2n), dà origine a quattro cellule con corredo cromosomico aploide (n). Avviene solo in particolari
momenti del ciclo vitale di un dato organismo.

Le cellule somatiche hanno 2 set cromosomici (diploide): 1 dalla md e 1 dal pd. I gameti (cellule riproduttive)
invece sono aploide (n), all’interno di una cellula riproduttiva o gamete, c’è ad esempio o il cromosoma 1 pd o
md. La meiosi avviene in particolari momenti del ciclo vitale di un organismo pluricellulare.

 riduzione del corredo cromosomico, da


diploide (doppia copia) ad aploide
(singola copia).

La Gametrogenesi nei mammiferi mostra come


ogni cromosoma si separa in un’unica cellula. Da
un individuo 2n si ottengono 4 individui n
(aploidi) 

Nella meiosi si verifica il crossing-over: lo scambio reciproco, tra cromosomi


omologhi, di segmenti cromosomici localizzati nella stessa posizione lungo il
cromosoma (fenomeno definito anche ricombinazione genetica). Questo
porta al fatto che diversi ovuli possono contenere al loro interno intere
porzioni diverse del DNA o della md o del pd. Questo meccanismo di
scambio di materiale genetico è alla base dell'evoluzione. È una delle
forze principali di cambiamento genetico.

La segregazione casuale dei cromosomi: i cromosomi omologhi si


separano in maniera del tutto casuale nelle 4 cellule figlie aploidi:
questo fenomeno contribuisce alla ricombinazione genica.
FASI DELLA MEIOSI

Alla duplicazione del DNA segue una doppia divisione:

una prima divisione detta riduzionale (meiosi I), che porta


alla separazione dei cromosomi omologhi (corredo genico
aploide); la seconda equazionale (meiosi II), che porta
alla separazione dei cromatidi fratelli.

1. MEIOSI I: separazione cromosomi omologhi

interfase: avviene la duplicazione del DNA e al termine della quale ogni cromosoma è
formato da due cromatidi fratelli.

profase I: il DNA si condensa, gli omologhi si appaiono ed avviene il


crossing over. C’è la disgregazione del nucleo e la migrazione dei centromeri ai
poli e formazione del fuso mitotico

metafase I: I cromosomi sono appaiati lungo la piastra metafasica. Entrambi i cromatidi


sono legati al centriolo tramite microtubuli ancorati al centromero

anafase I: i cromosomi si dividono migrando per singoli cromosomi


omologhi e non per coppie di cromatidi fratelli

telofase I: i cromosomi, con cromatidi fratelli ancora uniti, si portano ai poli delle due nuove
cellule.

2. MEIOSI II: separazione cromatidi fratelli

La divisione avviene con cromatidi che hanno subito crossing-over e sono quindi rimescolati

profase II: formazione del fuso mitotico e migrazione dei centromeri ai poli
metafase II: cromosomi sul fuso mitotico, microtubuli ancorati ai cinetocori

Anafase II: degradazione delle proteine che tengono uniti i cromatidi fratelli a livello del
centromero. Migrazione dei cromatidi fratelli ai poli

Telofase II: formazione dei nuclei e despiralizzazione dei cromosomi

MEIOSI
MITOSI • Due divisioni
• Una divisione nucleari
nucleare
• Ciascun nucleo
• Ciascun nucleo formato è aploide,
formato ha lo contiene solo la
stesso numero di metà del numero
cromosomi del di cromosomi
nucleo originario presente
nell’originario
• I nuclei formati nucleo diploide
hanno un’identica
combinazione di • Ciascun nucleo
geni contiene una
• Divisione cellulare combinazione di
delle cellule geni differente da
somatiche. quella degli altri

• Da UNA cellula • Divisione delle


diploide 2n (46 cellule che
cromosomi nella originano i gameti
specie umana) se
ne ottengono due • Da UNA cellula
identiche DIPLOIDE si
ottengono
QUATTRO cellule
APLOIDI con

SCOPO MITOSI = sviluppo, sostituzione cellule mancanti o cellule morte.

SCOPO MEIOSI = la produzione di gameti; due gameti (aploidi - n) unendosi formano una cellula diploide che
genererà un nuovo individuo: lo zigote (2n); lo zigote andrà incontro a divisione mitotica e darà origine
all’embrione

Video ciclo cellulare Meiosis [3D Animation]:


https://www.youtube.com/watch?v=c5hA0WCv1lg
CICLI VITALI SESSUALI

I cicli vitali sessuali rappresentano la sequenza completa delle fasi che


caratterizzano la storia riproduttiva di un organismo, dal concepimento fino
alla produzione della discendenza.

- La mitosi consente il mantenimento del corredo genetico. Non


consente però che cellule derivate da esso si fecondino attraverso la
riproduzione sessuata
- La meiosi è la fase in cui l’individuo è in forma di cellule aploidi atte
alla riproduzione.

Ogni essere vivente presenta momenti della sua vita in cui ha cellule aploidi e momenti in cui ha cellule diploidi.

Questa alternanza è molto più presente nel caso di organismi pluricellulari a riproduzione sessuata

- Riproduzione asessuata: avviene in individui unicellulari (procarioti e batteri) in quanto il singolo


individuo è l’unico genitore e trasmette una copia di tutti i suoi geni ai figli
- Riproduzione sessuata: due genitori contribuiscono (tramite meiosi) in egual misura al corredo
genetico dei figli, i quali presentano combinazioni uniche di geni ereditati.

Meiosi e fecondazione sono eventi comuni agli organismi che si riproducono per via sessuata, il momento in
cui essi avvengono dipende dalla specie.

Si distinguono tre principali cicli vitali sessuali che coinvolgono:

- Animali
- Piante e alghe
- Funghi e protisti

Percorrendo un percorso di evoluzione, in complessità, c’è una graduale diminuzione della fase aploide nei cicli
vitali. Se si passa dai funghi ad alcuni protisti, si vede come passano la maggior parte della loro vita formati da
cellule aploidi con un unico corredo cromosomico. Avviene la fecondazione (= riproduzione sessuata) dove c’è
la fusione di due individui, due cellule diploidi, si forma lo zigote diploide che va a dividersi per meiosi e
formare strutture con un unico corredo genetico
cromosomico. Per le piante e alcune alghe, invece,
sembra che il loro ciclo vitale sia diviso a metà tra un
ciclo aploide e uno diploide. Gli animali sono
l’opposto dei funghi e dei protisti perché l’unico
momento nel ciclo vitale in cui sono in forma aploide è
quando sono gameti: le uniche cellule aploide nel loro
ciclo vitale sono spermatozoi o ovuli. Tutto il resto
della loro esistenza la passano in forma diploide. In
seguito della produzione dei gameti, c’è la fusione di due gameti (spermatozoi e ovuli) che, dopo la
fecondazione, si dividono per mitosi e formano un individuo diploide.

ANIMALI

I gameti sono le uniche cellule aploidi del ciclo. L’individuo trascorre la vita principalmente
nella forma di sporofito (organismo pluricellulare diploide - 2n). La meiosi avviene per
produrre delle cellule germinali durante la produzione dei gameti.
PIANTE

Alternanza di generazioni

Alternanza di stadi pluricellulari sia aplodi (gametofito) che diploidi (sporofito).

La meiosi dello sporofito (2n) produce cellule aploidi note come spore (n). La spora non
si fonde immediatamente con un’altra per formare uno zigote, ma si divide per mitosi
formando un organismo pluricellulare aploide (n). Questo a sua volta forma i gameti che
fecondandosi generano lo sporofita.

Nelle Briofite (famiglia a cui appartengono i muschi), si vedono


entrambe le generazioni ma la generazione principale è il
gametofito (n)

Nelle Pteridofite (famiglia a cui appartengono le felci) la


generazione principale è lo sporofito (2n). C’è una
generazione aploide ridotto.

Nelle Angiosperme [piante a fiore] e Gimnosperme [abete,


pino,…] (famiglia a cui appartengono le principali piante
terrestri a semi) la generazione principale è lo sporofito (2n).
La fase gametofita si riduce unicamente a poche cellule
presenti nell’ovario e alle 4 cellule nel granulo pollinico.

Nell’excursus dell’evoluzione delle piante si vede come


il gametofito, ovvero quella parte del ciclo vitale
dell’individuo in forma aploide, si riduce nel tempo:
dalle piante non vascolari Briofite) il contributo del
gametofita si riduce sempre più.
COME FUNZIONANO I VIVENTI
BIOENERGETICA E TERMODINAMICA

Bioenergia = settore della biochimica che si occupa dello studio del trasferimento e dell’utilizzo dell’energia
nei sistemi biologici.

Energia solare è una fonte di energia fisica

Panino contiene energia data dai legami che formano le molecole, composti, tessuti delle
componenti del panino.

“L’energia" esiste in varie forme ed il "lavoro " rappresenta la capacità di un organismo di trasformare l’energia
da una forma all’altra.

Le due forme principali di energia sono:

- cinetica: associata al movimento. Un oggetto/una molecola/sistema in movimento possiede energia


cinetica; il calore (energia termica) è l’energia cinetica risultante dal movimento caotico di
atomi e molecole. La stessa cosa vale per:
o flussi di elettroni e protoni
o flussi di fotoni (luce)
o movimento di molecole (calore)

Si riesce a fermare un oggetto che viaggia a 5 km/h? Una bicicletta che si muove a questa velocità la
si riesce a fermare ma un treno no. L’energia cinetica dipende anche dalla massa: non basta solo il
movimento per creare energia cinetica ma è tutto in proporzione alla massa.

- potenziale: associata alla posizione o alla struttura chimica (energia chimica).


Energia posseduta dalla materia in base alla sua posizione o struttura (energia
contenuta nella struttura delle molecole). Include l’energia chimica: energia
potenziale che possiedono le molecole in funzione dei legami degli atomi e che
può essere liberata nelle reazioni cataboliche. Per dividere le energia potenziale
contenuta all’interno delle varie molecole, si può dividere la via energetica in due
vie di utilizzo di tale energia chimica:
o Vie cataboliche: complesso di reazioni cellulari utilizzate per ricavare
energia dalla demolizione della materia organica (es. respirazione
cellulare: insieme di processi di reazioni chimiche attuate grazie a enzimi
che portano alla totale ossidazione delle molecole di zucchero per produrre energia)
o Vie anaboliche: complesso di reazioni cellulari, mediate da enzimi, utilizzate per sintetizzare
nuove molecole utilizzando l’energia immagazzinata nel processo di catalisi.

L’energia chimica è una forma di energia potenziale basata sull’energia dei legami chimici fra gli atomi. Il
catabolismo, l’utilizzo di tali legami chimici, libera energia. Non a caso, quando si dà fuoco allo zucchero,
produce una fiamma, molta energia. Se la combustione
(catabolismo) del glucosio non fosse mediato da
reazioni enzimatiche per controllare tale procedimento,
l’effetto della respirazione cellulare sarebbe
l’ossidazione del glucosio in CO2 e acqua con enorme
produzione di calore che verrebbe immediatamente
persa. Questo creerebbe danno alla cellula; con la
respirazione cellulare, tutta l’energia contenuta nei
legami chimici viene trasferita per formare i legami del
fosfato, della molecola dell’ATP, nella quale viene contenuta l’energia chimica che la cellula utilizzerà.
TERMODINAMICA

é lo studio della trasformazione dell’energia da una


forma all’altra (lavoro).

Il ragazzo che si tuffa è in atto ed ha una determinata


energia potenziale che, nel muoversi, si trasforma in
energia cinetica, nel salire le scale in energia chimica
per creare energia e così via.

Uno dei principali principi della termodinamica è:

1a legge della termodinamica: principio di conservazione dell’energia

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”

L’energia, in generale, può essere trasferita o trasformata, ma non


può essere né creata né distrutta.

In questo caso il sole viene utilizzato dalle foglie (che trasformano


l’energia solare in energia fisica). L’energia fisica del sole viene
trasformata dai pannelli solari in energia elettrica. L’energia chimica
contenuta nelle carni dell’antilope viene trasformata dall’apparato
digerente del ghepardo in energia cinetica.

Se l’energia non può essere distrutta, perché non riciclarla all’infinito? Non è possibile riciclare all’infinito
trasformando un’energia in un’altra senza perderne una parte.

2a legge della termodinamica: il moto perpetuo non esiste

In ogni trasformazione di energia, parte dell’energia viene trasformata in calore, e quindi non più utilizzabile.

Gli animali a sangue caldo necessitano di maggiore quantità di cibo, utilizzato per produrre energia e calore
rispetto agli animali a sangue freddo

In ogni trasformazione di energia, parte dell’energia viene trasformata (persa) in calore, e quindi non più
utilizzabile. La conseguenza è che se ogni sistema esistente perde parte del suo lavoro in energia o calore, ciò
significa che ogni evento rende l’universo più «energetico» (perché gli fornisce calore) o per meglio dire
disordinato. Tale disordine è definito entropia.

Qualsiasi trasferimento o trasformazione di energia porta ad un aumento dell’entropia (quindi ad una perdita di
energia utilizzabile).

Entropia: un processo che avviene spontaneamente, deve aumentare l’entropia dell’universo.

- un edificio, se pian piano viene abbandonato, inizia a perdere i pezzi; da sistema organizzato, nel tempo,
rimane solo macerie, polvere e calcinacci
- goccia di inchiostro in acqua, pian pino si distribuisce ovunque all’interno del contenitore perché il
sistema tende al massimo disordine possibile
- anche nel caso della vita, se al suo interno non ci sono sistemi che mantengono l’ordine, pian piano tutti
i materiali, composti e molecole che formano individuo, tendono ad aumentare l’entropia dell’universo
a disperdersi nel sistema.

Se a livello cellulare non ci fossero dei sistemi enzimatici in grado di contrastare l’aumento di entropia dovuta
alla trasformazione dell’energia nelle sue diverse forme, gli organismi viventi si disgregherebbero
(morirebbero). Enzimi necessitano di ATP per velocizzare le reazioni che fanno normalmente.

Negli organismi viventi in che modo viene mantenuto il grado di ordine presente? È possibile solo
investendo grandi quantità di energia. I sistemi viventi utilizzano molecole che favoriscono le trasformazioni di
energie (lavoro).

Differenza tra due tipi principali di reazioni chimiche che possono avvenire all’interno della cellula:

- esoergoniche: reazioni in cui c’è una perdita di energia libera. ΔG è . La respirazione cellulare è una
reazione esoergonica perché è in grado di trasformare energia contenuta nel glucosio e depositarla
all’interno delle molecole energetiche come ATP. Reazioni degradative (cataboliche)

- endoergoniche: reazioni in cui c’è una acquisto di energia libera. ΔG è +. Le reazioni anaboliche sono
reazioni endoergoniche di sintesi. Reazioni di sintesi.

Energia libera (G): energia che un sistema può utilizzare per svolgere un determinato lavoro. Nelle cellule il
calore non può essere utilizzato ma l’energia chimica dell’ATP si. Quando un processo chimico avviene
spontaneamente, la differenza tra energia chimica all’inizio e alla fine del processo è −.

Se “energia finale  energia iniziale” dà numero  allora significa che il processo è avvenuto spontaneamente:
all’inizio si aveva più energia che non alla fine. In questo caso c’è una perdita di energia (reazione esoergonica)
e ΔG è .

La reazione acquista energia libera, depositando all’interno delle molecole dei prodotti. In questo caso, il ΔG è +
e le reazioni non sono spontanee.

All’interno della cellula, le reazioni esoergoniche sono le reazioni che avvengono spontaneamente quando un
individuo muore (reazioni solamente degradative). Per mantenere la vita occorrono le reazioni endoergoniche
(non spontanee) che hanno bisogno di energia: sintesi di molecole o produzione di zuccheri sono
endoergoniche. La produzione di zuccheri procede a tappe attraverso un processo in salita (di aumento di
energia utilizzata) alimentato dall’assorbimento dell’energia luminosa del sole (che è il ΔG è + necessario per
sintetizzare gli zuccheri).

La vita è ordine ed equilibrio: non possono esistere all’interno della vita reazioni endoergoniche senza quelle
esoergoniche che i equilibrano tra di loro.

La vita è caratterizzata da queste reazioni accoppiate. Si ha un accoppiamento energetico quando una


reazione esoergonica fornisce energia a una endoergonica al fine di renderla termodinamicamente
realizzabile per creare equilibrio tra le due forme. L’energia liberata dalle reazioni esoergoniche può
conservarsi sotto forma di legami chimici (es. respirazione cellulare) (energia chimica) di molecole che
funzionano da intermediari, fornendo tale E (energia liberata) alle reazioni endoergoniche che la richiedano.

Uno di questi intermediari è l’ATP: c’è una stretta relazione nella cellula tra processi chimici esoergonici (che
ricavano energia dalla degradazione di molecole) con processi chimici endoergonici (necessitano di energia per
sintetizzare nuove molecole).
Quali sono i lavori principali compiuti dalla cellula attraverso queste modificazioni di energia da una
forma all’altra?

- lavoro meccanico (movimento di ciglia\flagelli\cromosomi);


- lavoro di trasporto attraverso la membrana (pompe e canali);
- lavoro chimico (reazioni enzimatiche).

Nella maggior parte di tutti questi lavori chela cellula deve fare, la fonte diretta di energia che alimenta il lavoro
cellulare è l’ATP (o l’NAD(P)H).

ATP = è una molecola (Adenosina tri-fosfato) composta da 3 parti:

- la base adenina;
- lo zucchero pentoso ribosio;
- tre gruppi fosfato legati tra loro da legami covalenti (forti)

L’idrolisi dell’ATP (il rilascio di un gruppo fosfato alla molecola


d’acqua), la rottura di uno di questi legami, porta ad un ΔG .

ATP è:

- la moneta energetica delle cellule


- molecola instabile che lo rende un trasportatore efficiente di energia ma non un deposito di energia
come zuccheri o grassi
- l’energia non è contenuta nei legami fra i gruppi fosfato ma sulla vicinanza di questi gruppi così
negativi fra di loro
- una molecola instabile simile ad una «molla compressa» (più si comprime, più ha energia per ritornare
al suo stato naturale. Quando si rimuove un gruppo fosfato è come se si rilasciasse la molla perchè loro
si respingerebbero per carica negativa) cioè i 3 gruppi fosfato tendono a respingersi l’uno con l’atro e,
ogni volta che c’è rottura del legame, l’energia liberata è più forte del legame stesso proprio per la
repulsione di queste strutture molecolari essendo elettronegative.

La negatività dei gruppi fosfato e la vicinanza di questi gruppi così negativi fra di loro rendono i legami
covalenti ma facili da rompere.

L’ATP compie lavoro:

- trasferendo gruppo fosfato ad altre molecole, rendendole meno


stabili e quindi più reattive
- cambiano conformazione alle proteine

I sistemi cellulari utilizzano non solo l’energia di idrolisi dell’ATP (e dei suoi
gruppi Pi carichi negativamente), ma anche il trasferimento di elettroni da una
molecola all’altra: reazioni di ossido-riduzione

NADH (nicotinammide adenindinucleotide, derivato dalla vitamina niacina B3)


rappresenta un fondamentale riserva di elettroni.

I principi della termodinamica ci indicano se una trasformazione (reazione) può avvenire spontaneamente,
ma: con quale velocità?

La maggior parte delle reazioni chimiche richiede un apporto iniziale di energia (energia di attivazione). Le
cellule utilizzano proteine (ENZIMI) in grado di abbassare tale energia iniziale.
Enzimi:

• sono catalizzatori biologici: abbassano l’energia di attivazione richiesta per una reazione

• conseguenze per una cellula: Aumenta la velocità delle reazioni mantenendo temperature piuttosto
basse

Gli enzimi, se presenti e attivati spesso dall’utilizzo di questa energia contenuta nell’ATP, può abbassare
l’energia di attivazione.

Esempio:

– AB: saccarosio
– CD: acqua

sono i reagenti che, dopo una reazione chimica, si trasformano in


prodotti, ovvero:

– AC: glucosio
– BD: fruttosio

Affinché AB e CD reagiscano insieme e diano AC e BD, c’è bisogno di


energia di attivazione.

Con un enzima (linea rossa), grazie all’idrolisi (effetto dell’ATP), abbassa


l’energia di reazione e quindi una reazione che prima, ipoteticamente,
avveniva in 1 giorno, con enzima avviene in 1 minuto.

– Enzima diminuisce la barriera energetica delle reazioni e le


accelerano
– non viene modificato il ΔG

Video ENZYMES https://www.youtube.com/watch?v=yk14dOOvwMk&t=159s

Nella cellula avvengono moltissime reazioni attraverso gli enzimi. Un enzima è una proteina che esegue una
determinata reazione chimica specifica. Questa reazione è caratterizzarti da substrati che enzima trasforma nei
relativi prodotti. Gli enzimi lavorano in sincrono con agli enzimi, in un sistema circolare come quello dell’acido
citrico che è alla base della respirazione cellulare (digestione del glucosio in CO 2 e acqua). Tutte le vie
metaboliche presenti nella cellula entrano nella respirazione cellulare dei carboidrati per formare energia ma,
ad un certo punto di questa lunga catena, anche altre molecole organiche possono intervenire per essere
degradate e produrre energia (quindi amminoacidi, grassi). Questa energia ottenuta viene utilizzata per la
sintesi del DNA, degli amminoacidi. Ogni singolo passaggio viene gestito da un enzima. Ogni enzima lavora in
determinate condizioni di pH, temperatura e pressione che sono mantenute grazie all’omeostasi cellulare. La
velocità di reazione di una reazione chimica catalizzata e non è enorme: quasi 1 miliardo di volte più veloce; la
reazione catalizzata è estremamente più veloce di una non catalizzata. Senza un enzima si può velocizzare la
reazione unicamente fornendo delle energie da fuori, aumentandone la temperatura (es. se vogliamo sciogliere
lo zucchero nel tè, si scioglie prima se il tè è molto caldo). Nella trasformazione dei substrati in prodotti, le
molecole che reagiscono subiscono un momento in cui sono energicamente instabili e tale fase deve essere
superata altrimenti non possono diventare prodotti. Un enzima funge da sito in cui questi due substrati
riescono ad interagire in maniera più facile e quindi facilita e velocizza la reazione.
OMEOSTASI

L’omeostasi è la capacità dei viventi di mantenere relativamente costanti le


caratteristiche del proprio ambiente interno, anche al variare dell’ambiente
esterno. Il concetto di omeostasi ha all’interno un altro concetto, ovvero quella
della comunicazione tra un individuo e della sua reazione agli agenti esterni.
Altra caratteristica è quella di reagire agli stimoli esterni. Si vede come, il
riferimento della temperatura è a 20°, c’è uno stimolo che rileva la correttezza
della temperatura quindi il termostato spegne il riscaldamento finché la
temperatura non diminuisce, e, se diminuisce, al termostato arriva lo stimolo
che la temperatura esterna è inferiore ai 20° in un sistema di feedback di
controllo a seconda del variare dell’ambiente esterno. Questo esempio può
riferirsi a qualsiasi cellula, uni o pluricellulare, nell’adattarsi all’ambiente
esterno e mantenere al proprio
interno una costanza nell’attività.

Mantenere un ambiente interno separato da quello esterno permette


anche agli animali di poter crescere in dimensioni e complessità della
struttura interna in quanto sono stati in grado di mantenerla
inalterata rispetto alle alterazioni dell’ambiente esterno.

Le caratteristiche dell’ambiente interno sono soggette a continue


variazioni, determinate sia dall’attività delle cellule (metabolismo) sia
dalle variazioni ambientali esterne.

Il complesso delle funzioni che consentono all’ambiente interno di


mantenere costante la propria composizione viene definito
omeostasi.

Mantengono l'omeostasi i circuiti cellulari o fisiologici che, in risposta ad uno stress iniziale, producono una
risposta (feedback) per mantenere l'equilibrio interno.

La regolazione omeostatica coinvolge tre componenti:

– recettore che riceve informazioni sui cambiamenti del corpo


– centro di controllo e integrazione riceve e processa le informazioni del recettore
– effettore risponde ai comandi del centro di controllo

I sistemi che svolgono la funzione informativa sulle variazioni dell’ambiente interno sono quello nervoso e
quello endocrino; le funzioni di regolazione vengono poi esplicate da molti apparati (cutaneo, respiratorio,
escretore, circolatorio).

Esempio:

1. il recettore del calore sulle dita. La mano è sul fuoco e i recettori, posti sull’epidermide della mano
inviano al centro di controllo (cervello) un’informazione sull’aumento di temperatura. Il centro di
controllo elabora l’info del recettore e per mantenere l’omeostasi, invia una risposta ai muscoli
imponendo alla mano di ritirarsi dalla fonte di calore
2. la risposta di un batterio ad una sostanza tossica: il batterio naviga nell’acqua con i pili che consentono
il movimento ma, ad un certo punto, incontra della benzina disciolta nell’acqua che interagisce con la
membrana e, sciogliendola, disgrega alcune strutture le quali inviano un messaggio alla cellula.
Altro esempio di omeostasi è la termoregolazione

Perché un animale possa vivere, la temperatura corporea delle sue cellule non può variare
oltre certi limiti (0° - 45°C) perché le reazioni metaboliche sono più veloci a temperature più
elevate e risentono delle variazioni termiche.

Gli animali hanno messo a punto meccanismi fisiologici (di feedback) e comportamentali per mantenere la
temperatura corporea su valori ottimali (si pensi al letargo).

Si può dividere l’omeostasi (la termoregolazione animale) in due principali sistemi:

 in moltissimi animali la temperatura corporea


varia in dipendenza di quella esterna. Essi sono detti
conformi (o ectotermi)

 gli animali, come uccelli e mammiferi, che


mantengono costante la loro temperatura anche in
ambiente variabile sono detti regolatori (o
endotermi) perché hanno dei meccanismi di
regolazione interna

Gli ectotermi utilizzano adattamenti comportamentali per regolare la temperatura corporea:

 regolazione del flusso sanguigno

 produzione (perdita) attiva di calore con la muscolatura

 isolamento termico

 evaporazione

Video The Inner life of Cells


https://www.youtube.com/watch?v=wJyUtbn0O5Y&list=PL9kIQe55yXclkTnt_KnKZdiFfliMpvdLG&index=3&t=
0s
Riassunto globale sulla vita della cellula per comunicare con l’ambiente esterno e mantenere omeostasi: trascrizione del
DNA in RNA, la traduzione dell’RNA in proteine, recettori, traffico vescicolare, esocitosi. Si descrive il rolling delle cellule
dei linfociti che, all’interno di un vaso sanguigno, cercano le cellule che cercano i vari recettori per inviare un messaggio
all’esterno e comunicare un problema. Mosaico fluido: al suo interno ci sono proteine diverse. All’interno della cellula
viene mostrata la complessa struttura del citoscheletro che la sostiene: ci sono microfilamenti che vengono polimerizzati
ad opera di enzimi. Si vede il cinetocore utilizzato per formare microtubuli che servono durante la divisione cellulare per
separare i cromosomi. Ci sono microfilamenti ovunque nella cellula che partono dal cinetocore. Si vede mitocondrio,
apparato del Golgi e ad un certo punto la cellula chiede aiuto ai linfociti perché c’è un problema, esprimendo una proteina,
che verrà trasportata fino alla membrana esterna. Per esprimerla, c’è un gene che viene trascritto in RNA, esce dai pori
nucleari e deve essere tradotto in proteina attraverso assemblaggio dei ribosomi. La proteina è di membrana e deve
viaggiare fino alla membrana plasmatica ed entrare nel sistema vescicolare. La prima cosa da fare è sintetizzare questa
proteina all’interno del reticolo endoplasmatico, dal quale escono delle goccioline di vescicole che vengono trasportate,
dalle proteine, in tutte le parti della cellula (in primis nell’apparato del Golgi, dove avviene esocitosi con tutte le vescicole. I
recettori, con utilizzo di ATP, cambiano conformazione, si aprono e si legano a recettori del linfocita).
TRASPORTO CELLULARE

Alcune molecole possono attraversare la membrana plasmatica senza che


le cellule compiano alcun lavoro, cioè senza utilizzare energia (trasporto
passivo).

Si parla di diffusione semplice: piccolissime molecole passano attraverso la


membrana (ossigeno, qualche altro gas). Tutto il resto è regolato dalla cellula
attraverso l’utilizzo di proteine di membrana.

Osmosi

La diffusione dell’acqua attraverso la


membrana plasmatica, è facilitata dalla
presenza di speciali canali (acquaporine) che
regolano l’ingresso e l’uscita. L’acqua diffonde
dalla soluzione meno concentrata (ipotonica)
verso la soluzione più concentrata
(ipertonica): questo movimento è il
movimento di diffusione

Se questa diffusione non fosse controllata,


l’acqua fluirebbe da una parte all’altra
seguendo il gradiente di concentrazione creando enormi problemi per la
cellula poiché richiederebbe acqua fino ad esplodere.

Per trasportare alcune sostanze attraverso la membrana plasmatica le


cellule sono a volte costrette a consumare energia (ATP). In questo caso si
parla di trasporto attivo. Tutti gli enzimi di membrana, pompe o canali di
membrana, che trasportano molecole contro il loro gradiente ed utilizzano
idrolisi di ATP, effettuano un trasporto attivo.
Esempio: In alcune alghe la concentrazione di iodio nelle loro cellule è migliaia di volte superiore a quella
dell’acqua di mare esterna perché presentano nella membrana plasmatica dei canali selettivi che tendono ad
accumulare, sfruttando l’energia di ATP, il numero delle cellule.

Organismi autotrofi e eterotrofi

- Autotrofi organismi «che si nutrono da soli», cioè che non hanno bisogno di molecole biologiche
provenienti da fonti esterne per ricavare energia o da usare come materiali da costruzione.
Ricavano la loro energia grazie a molecole inorganiche che loro usano come base per formare
molecole organiche.
o Fotosintetici: i più famosi sono le piante ed in generale tutti gli organismi capaci di
sintetizzare:
o Chemiosintetici: non utilizzano l’energia luminosa ma altra energia chimica per sintetizzare
molecole organiche da molecole inorganiche.
- Eterotrofi (etero «altro» e trophé «nutrirsi»), dipendono da fonti esterne di molecole biologiche,
per ricavare sia l’energia sia le molecole che servono come materiale da costruzione. (es. l’uomo
che ha bisogno di digerire molecole organiche complesse e demolirle attraverso cui si ricava
l’energia per sopravvivere).

ATP - adenosin trifosfato

Ha il ruolo fondamentale in questi processi perché permette di


immagazzinare le piccole dosi di energia resa disponibile dalla
respirazione cellulare e successivamente rilasciarla in modo controllato.

- negli eucarioti, gli organuli cellulari preposti a queste funzioni sono i mitocondri e i cloroplasti
- nei procarioti tali processi avvengono a livello della membrana plasmatica.

C’è perfetto equilibrio tra cloroplasti e la loro attività e i mitocondri:

 i cloroplasti utilizzano la fonte luminosa per sintetizzare anidride carbonica in


acqua, sintetizzare degli zuccheri in molecole organiche
 i mitocondri degrada in molecole organiche utilizzando l’ossigeno da CO2 ad acqua
Si tratta di un ecosistema elaborato in perfetto equilibrio
FOTOSINTESI (processo anabolico)

= sistema di reazioni enzimatiche attraverso le quali l’anidride carbonica, atmosferica e acqua prelevata dalle
radici, utilizza la lue per produrre molecole organiche (glucosio) e ossigeno (che viene disperso nell’aria). Il
glucosio viene polimerizzato in catene di amido (come nelle patate) o la cellulosa (come struttura di sostegno
presente in tutte le pareti cellulari vegetali).

La prima serie di reazione avviene solo in presenza di luce


solare (dette reazioni luminose)

 la clorofilla (che dà pigmentazione verde delle foglie) capta


l’energia luminosa

 l’energia luminosa scinde la molecola di acqua in idrogeno e


ossigeno che si libera

 si forma energia chimica: ATP, che verrà utilizzata nella fase


oscura

Ci sono poi reazioni enzimatiche che non richiedono la fonte


luminosa, raggruppate nella fase al buio consiste in una
serie di reazioni in cui gli atomi di carbonio (che
provengono dall’anidride carbonica) sono incorporati in
nuove molecole organiche, soprattutto zuccheri semplici,
come il glucosio

 è indipendente dalla luce

 con la CO2 e l’idrogeno prodotto dalla scissione dell’acqua


si sintetizza il glucosio

 l’energia necessaria è fornita dall’ATP prodotto nella fase luminosa

RESPIRAZIONE CELLULARE (processo catabolico)

Respirazione cellulare è esattamente il contrario di quello che avviene nella fotosintesi. C’è una reazione
catabolica di demolizione del glucosio, utilizzando ossigeno che riporta l’equazione com’era prima, ovvero

glucosio + ossigeno → diossido di carbonio + acqua + energia

Il catabolismo del glucosio descrive una serie di reazioni di


ossidoriduzione tramite la quale le sostanze organiche, come il glucosio,
viene ossidato in anidride carbonica producendo energia.

Essendo un processo catabolico, produce energia attraverso la


demolizione del glucosio attraverso:

1. la prima fase di questa demolizione del glucosio avviene


attraverso una serie di reazioni enzimatiche della glicolisi (lisi
[distruzione] del glucosio) e si svolge nel citoplasma delle
cellule. Si produce una molecola (acido piruvico che è
intermedio del catabolismo di tante altre molecole) che entra nel ciclo di Krebs

2. seconda fase il ciclo di Krebs, si svolge nella matrice dei mitocondri, e produce molecole di ATP ma
soprattutto di NADH per trasportare elettroni ad alta energia. Questi elettroni vengono ceduti al terzo
sistema di respirazione cellulare detta fosforilazione ossidativa

3. l’ultima tappa, chiamata fosforilazione ossidativa, passa attraverso una catena di trasporto degli
elettroni e produce la massima quantità di ATP. Utilizza ossigeno e tutti gli elettroni prodotti da questo
sistema per produrre molecole energetiche di
ATP.

Al buio la pianta respira producendo CO2.


All’alba e al tramonto la quantità di gas
prodotti e consumati si equilibrano. Di giorno
dagli stomi esce O2 perché quello prodotto è
maggiore di quello consumato.

L’equilibrio è molto visibile nelle cellule vegetali perché in quelle animali la parte anabolica di sintesi non c’è (o
per lo meno il glucosio che nelle cellule vegetali è prodotto dai cloroplasti, nelle cellule animali arriva dalla
digestione del cibo).

Video Electron transport chain


https://www.youtube.com/watch?v=LQmTKxI4Wn4&list=PL9kIQe55yXclkTnt_KnKZdiFfliMpvdLG&index=4

Trasporto di elettroni (fosforilazione ossidativa): glucosio è stato diviso in acido piruvico, il quale è entrato nel
ciclo di Krebs che ha prodotto NADH (molecole che trasportano elettroni). All’interno dell’ fosforilazione
ossidativa c’è un enzima chiamato ATP sintasi. Si tratta di un enzima fondamentale per produrre energia,
curare i tumori, il cancro.

Video Travel Deep Inside a Leaf - Annotated Version | California Academy of Sciences
https://www.youtube.com/watch?v=pwymX2LxnQs&list=PL9kIQe55yXclkTnt_KnKZdiFfliMpvdLG&index=5

Il video si addentra all’interno della foglia, si vedono cellule che formano un’apertura sulla foglia attraverso cui
possono passare i gas, scambio di CO2 e ossigeno per far avvenire la fotosintesi. Ci sono cellule a palizzata nella
parte sottostante l’epidermide delle foglie. Si entra all’interno della cellula: si vede ATP sintasi.

Video Photosynthesis Light reaction, Calvin cycle, Electron Transport [3D Animation]
https://www.youtube.com/watch?v=PiAUPg4UrrE

La fotosintesi è il processo attraverso cui le piante creano energia (attraverso la produzione di molecole di
glucosio che poi serviranno a produrre energia) attraverso anidride carbonica, acqua ed energia solare.
L’energia luminosa che arriva da sole è presente sotto forma di fotoni e onde luminose che hanno una
determinata lunghezza d’onda. La più importante è quella della luce visibile. La foglia contiene dei pigmenti in
grado di assorbire determinate lunghezze d’onda. Le foglie sono verdi perché riflettono il colore verde mentre
assorbono la lunghezza rossa e quella blu; l’assorbimento di queste lunghezze d’onda avviene all’interno dei
cloroplasti e dei tilacoidi attraverso una reazione che dipende dalla luce. All’interno dei tilacoidi avviene la
reazione luminosa dipendente dalla luce e nello stroma, nell’ambiente esterno, avviene il ciclo di Calvin che non
è dipendente dalla luce . Tale sistema è simile a quello della respirazione cellulare e permette di produrre
energia (ATP) necessaria, nel ciclo di Calvin, per trasferire questa energia alla molecola di CO 2 per organicarla
(trasferire energia dell’ATP) all’interno della molecola del glucosio che è ad alta energia. La fotosintesi è
formata principalmente da un foto-sistema 1 e 2, all’interno dei quali ci sono delle molecole, dei pigmenti (come
la clorofilla) che sono in grado di assorbire l’energia luminosa per trasferirla poi a dei centri di reazione che
accumulano l’energia e gli elettroni e li trasferiscono da una molecola all’altra fino alla molecola di ATP sintasi.
Queste reazioni dei due foto-sistemi utilizzano l’energia luminosa e gli elettroni che, in quanto reazione opposta
alla respirazione cellulare, arrivano dalla scissione di una molecola di acqua, la quale si divide in due protoni,
due elettroni e una molecola di ossigeno. Come nei 4 complessi della respirazione, anche qui ci sono 4
complessi di protein- transmembrana attraverso cui gli elettroni viaggiano da un complesso all’altro. Nel
viaggiare da un complesso all’altro, nel foto-sistema 1 e 2 , è accoppiato questo trasferimento di elettroni con
un pompaggio di protoni all’interno del tilacoide. Questo pompaggio di protoni viene utilizzato, come nella
respirazione, dall’ATP sintasi per sintetizzare ATP. I due elettroni passano e c’è pompaggio di protoni e gli
elettroni vengono immagazzinati in questa molecola che se ne andrà nel ciclo di Calvin. ATP e NADH, con i suoi
elettroni, vengono estrusi dalle membrane dei tilacoidi e accumulati all’interno dello stroma. La cosa
importante è la reazione complessiva della fotosintesi: la scissione, grazie all’energia luminosa e dei foto-
sistemi, dell’acqua in ossigeno e idrogeno (il quale si divide in protoni ed elettroni) e gli elettroni passano da un
foto-sistema all’altro: nel primo è accoppiato con un pompaggio di protoni all’interno e nel secondo caso gli
elettroni vengono immagazzinati, l’NADPH viene utilizzato nel ciclo di Calvin. L’accumulo di protoni viene usato
dall’ATP sintasi per sintetizzare ATP (che serve a organicare l’anidride carbonica.

Foto-sistema = proteina di membrana, estremamente complessa, all’interno della quale ci sono dei pigmenti
(es. la clorofilla), ed hanno vari legami che, una volta colpiti dalla reazione luminosa, trasferiscono l’energia e
quindi possono trasferire degli elettroni da una molecola all’altra accumulandoli e innescando il sistema. Un
foto-sistema è una grossa proteina di membrana legata assieme a dei pigmenti foto-sintetici in grado di captare
l’energia luminosa e accumularla al proprio interno e trasferirla sotto forma di elettroni.
ORGANIZZAZIONE DEI VIVENTI
Ora si vedrà come le cellule si organizzano fra loro a strutturare i tessuti.

Le strutture dei viventi sono formate da diverse cellule che cooperano assieme e che sono perfettamente
correlate con la loro funzione:

 l’anatomia è lo studio della struttura di un organismo.


 la fisiologia è lo studio delle funzioni delle varie parti di un organismo.

Le funzioni di specifiche parti di un organismo (come le ali o le foglie) dipendono dalla loro particolare
struttura.

Struttura e funzione sono due caratteristiche della funzione delle cellule che vanno a braccetto.

Ala: la struttura dell’ala ha una


determinata funzione

Anche la struttura, l’anatomia di una


foglia è tale per adempiere in
maniera ottimale ad una
determinata funzione.

I viventi sono dotati di un’organizzazione


strutturale di tipo gerarchico. L’organizzazione
strutturale del mondo vivente è impostata
secondo diversi livelli gerarchici: si parte dalla
cellula singola (cellula
vegetale e animale) e si
sono viste le diverse
strutture interne che
hanno quindi le loro
caratteristiche peculiari.
È gerarchica perché più cellule dello stesso tipo si possono legare insieme a formare
dei tessuti, che, insieme, possono svolgere una funzione (es. lo stomaco e la foglia).
Più organi insieme, in successione, formano un apparato (es. lo stomaco all’interno
dell’apparato digerente e la foglia all’interno dell’apparato fogliare). Più apparati
insieme cooperano per dare funzione e struttura all’individuo complessivo.

Tale organizzazione gerarchica si esplica nella formazione di diversi apparati. Ciascun apparato è specializzato
per svolgere una determinata funzione vitale. Gli apparati sono costituiti da diversi organi ciascuno dei quali
coopera e comunica con altri, permettendo così il funzionamento dell’intero apparato. Gli organi sono a loro
volta costituiti dai tessuti. Un tessuto è un insieme di cellule, generalmente simili, che cooperano e comunicano
tra loro. La cellula rappresenta l’unità funzionale degli esseri viventi ed è il livello di base dell’organizzazione
strutturale degli animali.

La formazione dei tessuti parte dallo zigote: quando le due cellule aploidi, lo spermatozoo e l’ovulo, si fondano
insieme (attraverso meiosi) si forma l’individuo diploide (lo zigote) il quale per divisioni successive (per mitosi
successive che mantengono il set di cromosomi diploide) vanno ad originare l’individuo.

ANATOMIA TESSUTI ANIMALI

Come si forma l’individuo? Ci sono le cellule spermatiche che vanno a fecondare l’ovulo; c’è la fusione del
nucleo dello spermatozoo con quello dell’ovulo (= i due nuclei aploidi formano un nucleo diploide); c’è la prima
divisione mitotica e le successive che portano all’aumento del numero di cellule dello zigote ma non ad un
aumento del suo volume. La cellula uovo è molto grande e si divide parecchie volte senza aumentare il volume
complessivo di questa struttura. Al 5° giorno si forma un blastocista che già presenta delle cellule di diverso
tipo che iniziano ad avere certe caratteristiche proprie. Il blostocista si innesta all’interno del tessuto
dell’ovario ed inizia la gestazione. Le cellule interne migrano e formano un disco all’interno del blastocista,
mentre le altre cellule continuano a dividersi per mitosi. Il disco delle cellule interne è quello che realmente farà
parte dell’individuo: le cellule esterne con il guscio esterno al blastocista darà vita alla placenta, solo il disco di
cellule interne al bastocista sarà il futuro organismo. La particolarità è che tutti i tessuti animali derivano,
inizialmente, da questo disco di cellule e in particolare da tre strati di cellule: ectoderma, esoderma e
endoderma. Quando lo sviluppo procede, cioè lo strato di cellule continua a dividersi, si inizia a creare la testa,
occhi e si forma l’embrione.

Il disco di cellule interne presenta appunto 3 strati:

 ectoderma: darà vita all’epidermide quindi i peli,


capelli, denti, pelle e tessuto nervoso
 mesoderma: darà vita a scheletro, muscolatura e
apparato circolatorio. Tessuto muscolare
 endoderma: darà vita a tubo digerente e apparato
respiratorio. Tessuto epiteliale e connettivo

TESSUTO EPITELIALE

Il tessuto epiteliale, è presente in due forme: gli epiteli con funzione di rivestimento e
protezione (come ad esempio l’epidermide con le sue ghiandole, la mucosa nasale ed orale,
la cornea) e le ghiandole, con funzione di secrezione ed assorbimento (come ad esempio il
fegato, il pancreas, il timo, la
tiroide e gli epiteli intestinali e
respiratori).

Ci sono varie forme e strutture di tessuto epiteliale


(cubico, cilindrico, pavimentoso composto e
semplice, ..), ognuno dei quali riveste internamente
ed esternamente i diversi organi.

Importante è il tessuto epiteliale pavimentoso


semplice che è un unico strato cellulare ed è uno dei
tessuti fondamentali per lo scambio di materiale,
sostanze e nutrimenti con l’ambiente esterno. è il
tessuto che caratterizza i vasi sanguigni e gli alveoli
polmonari.
Ci sono diversi tipi di epiteli a seconda della forma, delle
dimensioni e dell’organizzazione delle cellule che ne
fanno parte.

Ci sono poi le ghiandole. Quelle salivari che sono


presenti nella cavità orale atte a produrre la saliva
(enzimi digestivi che aiutano durante la masticazione
perché iniziano la parte della digestione, ovvero della
demolizione delle molecole complesse in molecole più
semplici, in particolare la digestione dell’amido) e la
mucosa.

Il pancreas è una grande ghiandola con attività


endocrina (indica la capacità e la funzione di secernere
determinate sostanze che produce all’interno del flusso
sanguigno come insulina, glucagone, ormoni coinvolti
nell’assorbimento dello zucchero delle cellule e la
gastrina che stimola la produzione di succhi gastrici) ed
esocrina (quando il succo gastrico è secreto all’esterno
di sé stesso e all’interno di un altro organo, l’intestino)
svolta da due cellule diverse. La ghiandola endocrina
solitamente produce molecole che vanno nel flusso
sanguigno, di solito ormoni. La ghiandola esocrina
invece produce non-ormoni che finiscono nell’apparato
digerente o all’interno di altri apparati.

Il pancreas è fondamentale dal punto di vista medico perché vi può essere la disfunzione del
diabete mellito. Si tratta di una malattia dove vi è una disfunzione di alcune cellule specifiche del
pancreas nel produrre l’insulina (principale ormone che regola l'ingresso del glucosio nelle cellule
[muscolari e adipose]).

La terza ghiandola fondamentale è il fegato. È la più grande ghiandola del corpo


(1,5 kg) con attività endocrina (sintesi di colesterolo, glicogeno, attività detox,
…) ed esocrina (bile) ad opera delle stesse cellule. Il compito fondamentale
quello di drenare (filtrare) il sangue di provenienza intestinale, catturarne le
sostanze nutritive, metabolizzarle, detossificarle e distribuirle agli altri organi.

Dal punto di vista medico, la cirrosi epatica è una malattia cronica e


degenerativa del fegato. Si manifesta quando l'organo risponde ad una
lesione distruggendo le proprie cellule e sostituendole con
interconnessioni cicatriziali (perdita di struttura e funzione). Tra le
principali cause troviamo le epatiti virali (B, C e D), malattie autoimmuni e
l'abuso di alcol in quanto il fegato è quella ghiandola del corpo all’interno della
quale sono presenti gli enzimi deputati alla trasformazione dell’alcol in una molecola meno tossica. Le cellule
del fegato perdono di funzionalità.
TESSUTO CONNETTIVO

La sua funzione è di collegare, sostenere e difendere organi e tessuti. È costituito da


cellule sparse, separate tra loro da una sostanza extracellulare: la matrice. Le cellule
sono principalmente: fibroblasti (producono il collagene, ovvero il filamento di una
proteina), cellule adipose (immagazzinano il grasso, gli adipociti) e macrofagi
(cellule del sistema immunitario specializzate nella fagocitosi [sistema che utilizza la
cellula per fare entrare grosse molecole]).

Il tessuto connettivo è molto vario che, seconda della densità e struttura della
matrice si distinguono diversi tessuti:

più la densità e la struttura è liquida, più il tessuto ha


l’aspetto di un vero e proprio liquido (es. sangue). Più la
densità è maggiore e la struttura è solida, più il tessuto è
duro (es. tessuto osseo).

 Tessuto cartilagineo: formato da una sostanza extracellulare in cui le cellule (condrociti) producono
gradi quantità di proteine (proteoglicani) che si combinano con l’acido jaluronico per formare una
struttura elastica e resistente
 Tessuto osseo: tessuto in cui la sostanza extracellulare è calcificata ad opera delle proprie cellule
specializzate (osteociti ed osteoblasti), fornendo un tessuto duro e resistente atto a proteggere e
sostenere
 Tessuto adiposo: le cellule sono specializzate nell’accumulo di grassi al loro interno. Si tratta di una ricca
riserva di energia, immagazzinata nel citoplasma delle cellule adipose. Tessuto presente nell’addome e
nella cute
 Sangue: tessuto con sostanza extracellulare (plasma) quasi interamente liquida. In esso le cellule sono:
globuli rossi (eritrociti), globuli bianchi (leucociti) e piastrine

Tessuto connettivo denso, ricco di fibre di


collagene forma i tendini dei muscoli; il tessuto
extracellulare della matrice è all’interno dei vasi
sanguigni; il tessuto adiposo è specializzato per
l’accumulo di lipidi, …

Differenza tra i vari tessuti


TESSUTO MUSCOLARE

È il tessuto più abbondante del corpo degli animali e, grazie alla sua capacità di
contrarsi in reazione ad uno stimolo, realizza il movimento. Caratteristica
fondamentale delle cellule che formano il tessuto muscolare è l’eccitabilità e la
contrattività. Le cellule si contraggono a seguito di un eccitazione, a comando o
a seguito di un impulso.

Il citoplasma, delle cellule che compongono il tessuto muscolare, è ricco di


microfibrille (proteiche) formate da actina e miosina.

La contrazione muscolare richiede un elevato consumo di energia.

Esistono tre tipi di tessuto muscolare:

 Il tessuto muscolare scheletrico (o striato poiché le cellule presentano numerose fibrille ben
organizzate in strutture parallele ben impaccate. Sono ben impaccate porta i muscoli ad
assomigliare a delle striature) si trova in tutti i muscoli collegati allo scheletro (movimenti volontari)
per attuare il movimento.
 Il tessuto muscolare liscio si trova nella muscolatura involontaria ovvero nei muscoli che
rivestono le pareti dell’apparato digerente, le arterie e gli organi interni che hanno capacità di
contrarsi, come l’utero o la vescica. Non presenta impaccamento forte di fibrille perché non si tratta
di una struttura atta allo sforzo e al sollevamento di pesi ma è una struttura muscolare che compie
piccoli sforzi (attorno ai vasi sanguigni, muscolo che muove le stomaco, la pupilla, … e quindi non c’è
bisogno di una grande quantità di fibrille impaccate e perciò appare più liscio)
 Il tessuto muscolare cardiaco ha caratteristiche intermedie perché,
sebbene sia un muscolo molto potente, lavora di forze ed ha dei filamenti
organizzati in strutture striate come il tessuto muscolare scheletrico ma
ha anche alcune zone lasche, simili al tessuto muscolare liscio.

Sezioni istologiche dei 3 tessuti muscolari.


TESSUTO NERVOSO

Il tessuto nervoso, che trasporta le informazioni tra il


cervello e le varie parti del corpo, è formato da due tipi di
cellule: neuroni e cellule di sostegno

 I neuroni, o cellule nervose, unità funzionali. Sono specializzate nel trasporto delle informazioni
attraverso delle variazioni di carica nella membrana cellulare. Sono formati da un grosso corpo cellulare
contenente il nucleo e gli organuli cellulari, da cui si dipartono due estroflessioni principali:
o i dendriti, brevi e ramificati, conducono il segnale dalla periferia alla cellula. Sono molto
numerosi nella cellula
o l’assone, una fibra spessa, lunga e non ramificata se non nella sua parte terminale, conduce il
segnale dalla cellula alla periferia o vero un’altra cellula. Solitamente ogni cellula contiene un
solo assone
 Le cellule di sostegno servono per creare una guaina
protettiva e isolante attorno all’assone. Sono delle cellule che si
arrotolano intorno all’assone formando la guaina mielinica
(protezione), una sostanza bianca, densa e isolante, ricca di
grassi. Si pensi ai cavi elettrici che hanno una guaina esterna
che funge da isolante. La funzione delle cellule di sostegno e
della guaina mielinica è la stessa: attraverso l’assone vengono
condotti impulsi elettrici che viaggiano meglio se l’assone è
isolato dall’esterno grazie a questa guaina (che presenta al suo
interno una grossa concentrazione di grassi che servono
appunto come isolante dell’assone)

ANATOMIA TESSUTI VEGETALI

le piante possono stoccare i carboidrati sotto forma di amido.

Anche nelle piante si osserva un’organizzazione strutturale a livelli. In esse è però possibile riconoscere un
modello anatomico di base in cui cinque organi principali (radice, fusto, foglia, fiore e frutto) svolgono la
maggior parte delle funzioni vitali.
Anche i tessuti vegetali, come quelli animali, sono costituiti da
un insieme di cellule molto simili che collaborano per svolgere
una determinata funzione. Essi sono organizzati in tre sistemi
che attraversano tutta la pianta, da organo a organo, per
realizzare una determinata funzione.

SISTEMA VASCOLARE

Il sistema vascolare è formato da vasi che hanno la funzione di condurre le sostanze nutritive o non, assorbite
dalla radice e prodotte dalle foglie, da una parte all’altra della pianta. Esso è formato da due tessuti:

- lo xilema, che trasporta l’acqua e i sali minerali dalle


radici fino alle foglie. Sostanze non nutritive.
Trasporta la linfa grezza. È formato da canali che a
loro volta sono formati da cellule morte
- il floema, che provvede al trasporto delle sostanze
nutritive prodotte dalle foglie a tutte le cellule
dell’organismo. Sostanze nutritive. Trasporta la linfa
elaborata (l’acqua e i sai minerali vengono utilizzati
dalle foglie per effettuare la fotosintesi, la quale
produce glucosio ed energia che viene utilizzata per sintetizzare altre molecole che vengono prodotte
nelle foglie e riversate nel flusso floematico che va ovunque, non come il flusso xioematico che è solo dal
basso verso l’alto). È formato da cellule vive

Vasi dello xilema: trasportano la linfa grezza e sono formati dalle rigide pareti di
lignina (molecola complessa simile alla cellulosa che forma delle catene solide che
danno resistenza) di cellule morte. Lo Xilema si trova in prossimità dell’anello
centrale (midollo)

Vasi del floema: trasportano la linfa elaborata e sono formati dalle pareti di cellule
vive. Si trovano in prossimità della corteccia.

SISTEMA TEGUMENTALE

Il sistema tegumentale ha la funzione di proteggere la superficie esterna della pianta. È formato da cellule
dell’epidermide che secernono delle sostanze oleose o come delle cere (se si mette dell’acqua su una foglia, le
gocce non si allargano perché ci sono cere che riducono la perdita non necessaria di acqua). La corteccia per
esempio è formata da uno strato di unità biologica ben impaccate e la parte superiore tende a produrre delle
soluzioni cerose o impermeabili in modo tale da proteggere l’albero dalle vapo-traspirazioni.

SISTEMA FONDAMENTALE

Il sistema fondamentale assolve a diverse funzioni tra cui


quelle di sostegno e riserva. Il tessuto fondamentale è
formato soprattutto da parenchima e costituisce le parti
della pianta che non sono formate dagli altri tessuti. Le
cellule, sotto l’epidermide, formano questa struttura
palizzata ricca di cloroplasti.
Alcuni organi:

radici: a comporre l’organo ci sono più tessuti


diversi (parenchima di riserva, radici fattone
[carota: quello che mangiamo ma è un parenchima
di riserva e non la radice vera e propria]. La
funzione principale è quella di assorbire acqua e
sali minerali dal terreno.

Sezione della foglia: si vede la flessibilità che ha, da una


parte di essere completamente isolata grazie alla
produzione di sudorina ma, dall’altra, l’unico punto di
accesso che è regolato dalla cellula, per aprire o chiudere
i buchini per il passaggio
dei gas, è parziale
perché gli unici punti di
scambio con l’esterno
sono attraverso lo stoma. Nella pagina inferiore della foglia sono presenti gli
stomi: microscopiche aperture che consentono gli scambi di gas e la fuoriuscita
di acqua in eccesso. Il procedimento di apertura e chiusura di questi fori
nell’apparato fogliare è regolato dal sistema ormonale della pianta a seconda
della necessità che ha la pianta di condurre più velocemente o lentamente il
processo di fotosintesi. Nel foto-sistema 2 c’è assorbimento dell’energia dal
quale si ha la fotolisi dell’acqua e l’immissione di elettroni nel
sistema che, attraverso proteine di membrana, vanno a fornire
energia per pompare elettroni all’interno del tilacoide e quindi
creare il gradiente protonico utile per l’ATP-sintasi e per
sintetizzare ATP.

Proposte didattiche

Comprendere la funzione dell’acqua all’interno della pianta. Il 90% delle piante assorbe acqua attraverso lo stoma e la costante evaporazione
di acqua porta a una pressione – di acqua nelle foglie che richiama acqua dai vasi xilematici (ovvero dalle radici). Per vedere il diverso tipo di
assorbimento xilematico, basta mettere un fiore a contatto con soluzioni colorate e, nell’arco di qualche ora, il pigmento viene assorbito dallo
xilema e finisce nell’apice. Stessa cosa può essere fatta con gambo di sedano: le foglie tendono a colorarsi e si vedono quali sono i canali
xilematici che la pianta utilizza per assorbire acqua dal terreno o dal bicchiere.
GLI APPARATI DEL CORPO UMANO

Nel corpo umano i diversi tessuti si aggregano ed


organizzano a formare gli organi (es. occhio, rene, fegato,
ecc.). A livello organizzativo superiore, più organi possono
cooperare allo svolgimento di una funzione, formando così
gli apparati (o sistemi).

APPARATO TEGUMENTARIO

Protegge il corpo dagli agenti esterni, contiene recettori sensoriali ed è coinvolto nella termoregolazione.

L’apparato tegumentario per eccellenza è la pelle, che è formata da:

 epidermide: composta da
o cellule vive nello strato basale, dove si trovano anche i
melanociti utili alla formazione della melanina.
Quest’ultima va a posizionarsi attorno al nucleo delle
cellule per proteggerlo dai raggi UV assorbendoli
o cellule morte (trasformate in scaglie di cheratina) in
quello esterno; è lo strato più vicino alla superficie
 derma: tessuto connettivo contenente follicoli piliferi (che danno vita ai peli), ghiandole sudoripare
(che producono il sudore per espellere sostanze nocive e termoregolare la temperatura corporea),
vasi sanguigni e terminazioni nervose e sensoriali della pelle. Ci sono anche cellule adipose che
hanno funzione di riserva di energia e di termoregolazione

APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO

Supporta e protegge l’organismo, consentendone il movimento. Le ossa del corpo sono circa 206,
suddivise in base alla dimensione e forma, in ossa lunghe (femore), corte (vertebre) e piatte
(scapole).

La struttura esterna del tessuto scheletrico è appunto molto rigida per depositi di sali di calcio ma è
fondamentale perché all’interno della cavità delle ossa c’è un tessuto particolare ovvero il midollo
osseo che si divide in 2 tipi di midollo:

- midollo giallo: spugnoso, solitamente riempie le zone più lunghe dell’osso


- midollo rosso: presente nelle zone estreme, è fondamentale perché nelle zone
in cui è presente ci sono le cellule staminali che producono le cellule del
sangue

Insieme all’apparato scheletrico, quello muscolare è utilizzato dall’organismo per supportare e consentire il
movimento dell’individuo. Nell’uomo ci sono circa 620 muscoli che, contraendosi, possono dar luogo a diversi
tipi di movimento (estensioni, rotazioni, flessioni, …). Il meccanismo
attraverso cui la muscolatura si contrae è molto complicato: c’è
impulso nervoso che parte da muscoli scheletrici e induce il rilascio di
calcio (dal reticolo endoplasmatico delle cellule) che favorisce la
migrazione dei filamenti di actina; lungo il reticolo endoplasmatico ci
sono speciali proteine di membrana e canali del calcio che fanno us
cire fuori il calcio, molto concentrato dal reticolo endolpasmatico,
all’esterno per farlo diffondere all’interno di tutta la cellula. Tale
rilascio di calcio è segnale, alle miofibrille e miofilamenti, di contrasti.
Al termine dello stimolo, le stesse proteine di membrana andranno a riportare tutto i calcio rilasciato
all’interno del reticolo. In questo sistema è fondamentale anche il potassio, come ione che aiuta queste
proteine e canali del calcio del reticolo endoplasmatico; ecco perché in acqua sono disciolti sali minerali come
cacio e potassio: risultano necessari quando la richiesta di attività muscolare si intensifica.

APPARATO CIRCOLATORIO

Garantisce in trasporto di ossigeno, nutrienti, sostanze di rifiuto e messaggeri chimici (ormoni) in tutto
il corpo.

Il principale organo dell’apparato circolatorio è il cuore, l’organo propulsore del


sangue. Diviso in 2 parti, una parte destra ed una sinistra non comunicanti. Formato
da 4 camere: due superiori (atrii) e due inferiori propulsori (ventricoli). Fra atrii e
ventricoli (come pure nell’arteria polmonare e nell’aorta) sono presenti valvole
direzionali la cui apertura è favorita dal flusso del sangue mentre il deflusso del sangue
provoca fisicamente una loro chiusura. Questi tipi di valvole sono presenti anche nelle vene
e sono chiamate a nido di rondine proprio per la loro forma curvata ed evitano il deflusso del
sangue e facilitano la sua direzionalità. Il cuore è dotato di una contrazione involontaria
ed autoritmica: è involontaria perché manca la volontà del movimento di tale muscolo ed
autoritmico perché lo stimolo alla contrazione si origina da nodi neurali presenti nel cuore e
non dal cervello. Il cuore presenta dei nodi (i principali sono il nodo seno-atriale e nodo
atrio-vetricolare) ovvero degli agglomerati di cellule nervose che autogenerano un impulso
elettrico che va ad innervare il cuore stesso. Tale autostimolazione consente al cuore di avere un ciclo
estremamente preciso.

Il pacemaker è un piccolo strumento per coloro che soffrono di cardiopatia: nel momento in cui i nodi
dovessero non funzionare in sincrono, il pacemaker fornisce un piccolo impulso elettrico per
riorganizzare e regolare nuovamente il battito cardiaco che consta in 2 fasi: una fase di rilassamento o
diastole, in cui le cavità si riempiono, ed una fase di sistole in cui atri e ventricoli si contraggono in sequenza.
Tale contrazione e rilassamento portano, in maniera frequente, a spingere il sangue attraverso tutto il corpo.

La gettata cardiaca sfrutta la presenza anche del sistema dei vasi sanguigni attraverso cui il sangue pompato
dal cuore arriva a tutti gli organi.

I vasi sanguigni si dividono in tre tipi:

- arterie sono vasi che trasportano il sangue dal cuore alla


periferia, pareti spesse con tessuto muscolare liscio per favorire il
flusso
- vene che trasportano il sangue dalla periferia al cuore pareti
sottili con ridotto tessuto muscolare per opporre poca resistenza
e la presenza di valvole a nido di rondine per evitare il reflusso del
sangue
- capillari sono piccoli vasi formati da cellule endoteliali (che permettono alta permeabilità) che
favoriscono la diffusione di ossigeno e nutrienti ai tessuti avendo un unico strato di cellule.

Perché le arterie hanno muscolatura liscia forte mentre le vene no? La muscolatura liscia serve per
contrastare l’enorme pressione che il cuore produce durante la sistole: durante la sistole atrio e ventricoli si
contraggono e tale contrazione spinge il cuore con forza nelle arterie che devono sopportare una maggiore
pressione sanguigna. Le vene invece ricevendo il sangue dalla periferia al cuore, la loro pressione è inferiore e
quindi non c’è bisogno di avere pareti spesse che contrastino la pressione, anzi la devono formare.

L’apparato circolatorio non è a sé stante ma la sua funzione deriva anche da quella di un altro apparato, quello
respiratorio. La loro interazione porta la circolazione a dividersi in due sistemi:
 circolazione sistemica (grande) che dal ventricolo sinistro attraverso
l’aorta porta il sangue ossigenato e ricco ai tessuti a tutti gli organi. Dalla
periferia, il sangue ricco di anidride carbonica confluisce attraverso le vene
cave all’atrio destro; dall’atrio destro viene pompato al ventricolo destro,
attivando la
 circolazione polmonare (piccola) che dal ventricolo destro attraverso le
arterie polmonari porta il sangue povero ai polmoni per gli scambi gassosi
(per sostituire CO2 con O2). Avvenuti gli scambi, il sangue ossigenato torna al
cuore attraverso le vene polmonari. Tale circolazione coinvolge unicamente
il cuore e i polmoni

Il sangue è il tessuto connettivo fluido (perché la matrice extracellulare non


ha fibre di nessun tipo) che consente il trasporto dell’O 2/CO2 e dei
nutrienti/tossine a tutte le cellule del corpo. Il sangue è composto da:

 plasma (55%), sostanza della matrice extracellulare, soluzione


acquosa (ph 7.4) in cui sono disciolte proteine e sali minerali
 cellule (45%)
 eritrociti (globuli rossi), leucociti (globuli bianchi), piastrine

Il midollo rosso produce tutte le cellule del sangue. Di fondamentale importanza sono il timo e la milza,
deputati allo sviluppo e alla differenziazione dei diversi tipi di leucociti.

Il sangue (in particolare i globuli rossi) è in grado di trasportare l’ossigeno grazie


all’emoglobina è una proteina a struttura globulare formata da 4 sub-unità
proteiche legate insieme. Ogni sub-unità presenta un gruppo eme (struttura ad
anelli carboniosi al cui centro c’è un atomo di ferro che è fondamentale per il
legame all’O2)che è in grado di legare una molecola di O2.

Biologia comparata fa confronto tra diversi strutture in diversi organismi. Sebbene


con funzioni diverse, la natura è sempre stata in grado di adattare le strutture di
alcune molecole anche per diverse funzioni. Si vede la grande somiglianza tra il
gruppo eme all’interno dell’emoglobina dei globuli rossi con il gruppo funzionale
della clorofilla. La struttura è quasi identica.

Anatomia comparata mostra l’evoluzione del sistema circolatorio nei vari animali:

- circolazione aperta, aperta perché non c’è una struttura chiusa dei vasi
(come negli animali dove il sangue non entra mai in contatto con i liquidi
extra-tessutali) ma i vasi portano l’emolinfa direttamente a contatto con
l’interno dell’organismo dove tutto si disperde
- il primo sistema chiuso lo si trova negli anellidi, dove il sangue non esce
mai dai vasi

Quello che cambia nell’evoluzione è la forma del cuore:

- nei pesci il cuore è solo formato da un atrio e un ventricolo e quindi


il sangue venoso viene pompato attraverso le
branchie, dalle quali va in tutto il corpo e poi viene
recuperato
- anfibi e rettili hanno il cuore più complesso: gli anfibi
hanno una circolazione promiscua e 3 camere e quindi
c’è un unico ventricolo dove sangue arterioso e venoso
si mescolano e l’unico ventricolo spinge il sangue promiscuo nei capillari polmonari, nella cute e nel
resto dell’organismo. I rettili sono più simili noi in quanto presentano due ventricoli
- mammiferi ed uccelli hanno una circolazione più chiusa

dell’apparato circolatorio

APPARATO RESPIRATORIO

L’apparato respiratorio permette gli scambi gassosi con l’ambiente esterno: in quanto
organismi eterotrofi abbiamo bisogno di ricavare energia nella digestione degli
zuccheri e delle sostanze organiche e trasformarle in energia attraverso la respirazione
cellulare. Quest’ultima necessita di ossigeno che deve essere immagazzinato (quindi
ricavato da aria esterna) e trasportato in tutte le cellule. Il traporto dell’ossigeno
avviene ad opera del sangue ed in particolare dei globuli rossi ma il primo contatto che
i globuli rossi hanno con le molecole di gas esterne, avviene negli alveoli polmonari dell’apparato respiratorio.

Formato da polmoni e vie respiratorie.

- polmoni = organi spugnosi rivestiti da due membrane (pleuri), separate da un liquido lubrificante. I
polmoni, visto il loro costante movimento, sono separati all’interno della gabbia toracica e non sono
direttamente in contatto con le costole, le quali invece sono in contatto con la membrana spugnosa e, tra
polmoni e pleuri, c’è un liquido lubrificante.
- vie respiratorie = le pareti interne sono rivestite da cellula ciliate la cui funzione principale è quella di
muovere il muco, prodotto dalle cellule presenti negli strati dell’epitelio degli alveoli, che serve da
protezione e da sostanza di filtraggio degli agenti esterni. Il muco in eccesso o che deve
essere riciclato viene eliminato (perché svolge la sua funzione di filtraggio e al suo
interno ci sono delle particelle nocive) attraverso il movimento costante delle ciglia. La
funzione delle cellule cigliate, in prossimità di alveoli e bronchioli, attraverso un movimento
sincronizzato delle ciglia verso le vie respiratorio più alte, serve per spostare il muco e dalle zone
periferiche fino alle vie superiori per espellerlo.

L’aria entra dalle narici e raggiunge la faringe, da qui alla laringe


(dove si trovano le corde vocali). L’aria passa attraverso bronchi,
bronchioli fino agli alveoli polmonari (con pareti costituite da un
unico strato di cellule, con un tessuto di tipo epiteliale perché
l’epitelio è un tessuto formato quasi interamente da cellule che
riveste e protegge, diversamente da quello connettivo connette i muscoli alle ossa, es. le ossa, il sangue).

Mappa per immagini dell’apparato respiratorio


Proposte didattiche

APPARATO DIGERENTE

Atto alla degradazione delle molecole complesse ed all’assorbimento delle molecole semplici da
loro generate

 bocca: inizia la digestione meccanica (masticazione) e chimica (enzimi digestivi nella saliva,
alcuni sono di difesa, altri lipasi)

 stomaco: organo rivestito da un tessuto mucoso spesso, ricco di cellule principali (producono
enzimi proteolitici), cellule parietali (producono acido cloridrico) e cellule mucose (producono
muco)

A seguito della digestione del cibo nello stomaco, dove vi permane un po’, il cibo, grazie ai movimenti della
muscolatura, viene mescolato parecchio tempo in una soluzione molto acida (pH 1-2). Quando il dissolvimento
delle molecole raggiunge una determinata consistenza, avviene l’apertura della valvola pilorica, che collega lo
stomaco all’intestino, e il timo (la sostanza trasformata) passa nell’intestino dove vi è la completa digestione e
assorbimento dei nutrienti, grazie al fatto che l’adattamento fisiologico e anatomico dell’intestino perché, oltre
a essere molto lungo (7+ m) presenta numerosi villi intestinali (estroflessioni dell’intestino tenue) che
aumentano moltissimo la superficie.

Intestino tenue: completa la digestione e l’assorbimento (7m). Presenza di villi intestinali

 duodeno: si riversano le secrezioni ghiandolari di pancreas (succo pancreatico-


glicoidrolasi e proteasi) e fegato (bile)
 digiuno/ileo: inizia l’assorbimento delle macromolecole idrolizzate tramite villi intestinali

Intestino crasso: assorbimento di acqua e sali minerali. C’è la presenza di microbi simbionti
estremamente utili perché trasformano sostanza indigerita in amminoacidi e vitamina K
(fondamentale per la coagulazione)
Video “Muscle contraction action potential + cross bridge formation”
https://www.youtube.com/watch?v=D3JkAe838Zo

La contrazione muscolare si origina da un impulso elettrico del sistema nervoso che produce la potenziale reazione che
giunge fino al muscolo attraverso una giunzione (sinapsi). Questo segnale elettrico è convertito in un segnale chimico
attraverso l’acetilcolina (neurotrasmettitore che produce vescicole che vanno ad interagire con i canali presenti sulla
membrana delle cellule muscolari). L’acetilcolina si lega a dei canali nella membrana e questo legame porta all’apertura dei
canali e rilascio ioni all’esterno della cellula. L’uscita di ioni è un messaggio per attivare il reticolo endoplasmatico per
rilasciare il calcio contenuto al suo interno fra le fibre di actina e miosina presenti nel citoplasma, ed inizia la 2° fase della
contrazione. Il tessuto muscolare è formato da sarcomeri e ogni sarcomero è formato da fibre muscolari che sono formate
da un’unica cellula al cui interno ci sono: miosina (filamento più grosso) e actina (filamento più sottile). Queste due
formano un cross bridge cioè un legame. In risposta di una potenziale risposta del nervo c’è il rilascio di calcio (dal reticolo
endoplasmatico); il calcio si lega ad una proteina dell’actina (proteina strutturale che copre i siti del legame dell’actina alla
miosina) che cambia di conformazione e libera i siti del legame dell’actina che si lega alla miosina; le teste proteiche della
miosina idrolizzano ATP in ADP fosfato e l’idrolisi porta ad un mutamento della conformazione che porta la testa della
miosina a muoversi e muovere l’actina all’indietro.

APPARATO NERVOSO

Coinvolge il sistema nervoso centrale e sistema nervoso periferico.

Le cellule del SN (neuroni), trasferiscono impulsi elettrici dal corpo cellulare


alla periferia, attraverso un assone (lunga estroflessione citoplasmatica) che è
ricoperto da cellule di sostegno che lo rivestono affinché l’impulso nervoso
venga condotto in maniera più efficiente e veloce. I corpi cellulari sono spesso
raggruppati in ammassi organizzati detti gangli, mentre gli assoni in nervi.

Anatomia comparata:

-negli invertebrati, il SN si trova in posizione ventrale,


mentre nei vertebrati in posizione dorsale.

-negli invertebrati, il SN è formato da gangli. Zone più dense


di gangli formano un encefalo primitivo

-nei vertebrati il SN è più complesso, suddiviso in più parti e


protetto da strutture ossee

Azione di riflesso = in questo caso, è un’azione forzata di


formato da:
estensione del muscolo femorale che invia un messaggio
nervoso al midollo, senza passare per il cervello.

formato da: Nella struttura del midollo spinale c’è una diversa formazione
di tessuto:

- Sostanza grigia (formata da corpi cellulari)


- Sostanza bianca (nervi mielinizzati) perché ricca di
lipidi
è il sistema composto da nervi che attivano l’organismo o l’organo
bersaglio

è il sistema antagonista di quello simpatico; è composto da nervi che


reprime o inibisce l’organismo o l’organo bersaglio

Organi bersaglio secondo il sistema


simpatico e parasimpatico 

Encefalo

L’encefalo è suddiviso in due emisferi (dx e sx), ognuno dei


quali formato dalla corteccia (grigia all’esterno e bianca
all’interno). La corteccia cerebrale esterna è estremamente
importante perché è più sviluppata nei mammiferi.

Diverse aree e funzioni della corteccia cerebrale

Come avviene l’impulso elettrico nei nervi

Il neurone mantiene a riposo un determinato potenziale di membrana. Il potenziale d’azione avviene perché,
grazie ai canali pompa sodio e potassi, c’è un ingresso di sodio dall’esterno e quindi un cambio di potenziale.
Questo potenziale d’azione si propaga lungo tutto l’assone perché c’è apertura e chiusura dei canali.

I neuroni comunicano attraverso sinapsi. Ci sono due tipi di sinapsi:

- Elettrica: quando il passaggio di informazioni tra una cellula e l’altra (attraverso sinapsi) è unicamente
di tipo elettrico cioè c’è impulso nervoso che passa direttamente da un neurone all’altro
- Chimico: quando c’è la necessità di trasformare l’impulso nervoso da elettrico a chimico. Tale
trasformazione avviene nello spazio sinaptico ed è mediato da molecole specifiche, i neurotrasmettitori.
Quest’ultimo si lega ai recettori proteici della membrana successiva che vengono aperti facendo entrare
poi ioni.
Ci sono 3 tipi di neurotrasmettitori:

- Acetilcolina (che favorisce anche la contrazione muscolare)


- Amminoacidi e peptidi
- Ossido di azoto
- Ammine biogene

Molti farmaci, oltre a caffeina, nicotina e alcol, agiscono a livello sinaptico.


INTRODUZIONE ALLA CLASSIFICAZIONE

A cosa serve classificare gli esseri viventi?

 Sistemare le specie a seconda delle caratteristiche


 Ricostruire la storia evolutiva (filogenesi)
 Prevederne comportamenti e caratteristiche

La classificazione è fondamentale per ricostruire comportamenti e caratteristiche; tuttavia, le caratteristiche


esterne non sono sufficienti per classificare in maniera corretta i viventi.

Il termine classificare significa ordinare degli oggetti secondo un criterio, il quale viene scelto dalla persona
che compie la classificazione.

A livello storiografico, tutto è partito da Aristotele, che fu uno dei primi a reputare necessaria una
classificazione dei viventi:

 si basò su caratteri morfologici esterni o anatomici


 collocò correttamente cetacei e pipistrelli tra i mammiferi
 individuò nei pesci caratteri correlati al tipo di scheletro

Dopo Aristotele, ci fu il contributo di Linneo. Tuttora è il più importante scienziato al mondo poiché è grazie a
lui che si ha la nomenclatura binomia (sistema formato da specie, genere e iniziale del nome dello scienziato).

La classificazione di Linneo si basava su:

 nomenclatura binomia (ancora in uso) che indica specie e genere


 sistema di classificazione gerarchico dei vari organismi analizzati (categorie sistematiche)
 l’uomo classificato tra gli animali: Homo sapiens
 notevole contributo alla botanica: Linneo classificò le piante sulla base degli organi sessuali dei fiori
(il pesco, la rosa selvatica e le fragole appartengono alla famiglia delle rosacee)

Altri metodi per la classificazione:

- carattere: qualsiasi attributo, macroscopico o microscopico, che permette di distinguere un organismo


dagli altri
o Morfolofici
o Anatomici
o Etologici
o Genetici e biochimici

Grazie al metodo di classificazione, si può stabilire i rapporti tra gli esseri viventi e le caratteristiche che gli
accomunano e ricostruire gli alberi filogenetici ovvero andare a vedere, nel tempo, come si sono evolute le
caratteristiche che rendono tali gli organismi odierni nel passato.

La filogenesi è rappresentata da un albero filogenetico (o albero evolutivo), un diagramma che indica gli
antenati comuni e le linee dei discendenti (genealogia):
- caratteri derivati sono le caratteristiche individuali che distinguono un determinato gruppo.
- caratteri ancestrali sono le caratteristiche condivise sia dall’antenato comune sia dai discendenti

Ci sono poi i caratteri chiave, ovvero caratteri rappresentativi per un intero gruppo di organismi. Per i
vertebrati il carattere chiave è il tipo di rivestimento del corpo (penne  uccelli; squame  rettili; peli
mammiferi; scaglie  pesci)

- caratteri omologhi: con la stessa struttura


- caratteri analoghi: con la stessa funzione.

in maniera omologa: foglie hanno forme diverse ma stessa struttura

braccia dell’uomo hanno la struttura simile a tutti gli altri animali ma il braccio
dell’uomo è diverso dall’ala

in maniera analoga: ala della farfalla rispetto a quella del


colibrì hanno la stessa funzione ma strutture diverse.

Metodo della massima parsimonia (o massima del rasoio di


Occam): Occam, monaco che all’epoca (intorno all’anno 1000)
aveva necessità di avere un concetto guida per analizzare la realtà. Come si può
raggiungere un determinato ragionamento logico secondo un processo corretto?
Nell’epoca in cui la scienza non esisteva, Occam giunge alla conclusione che “È inutile fare con più ciò che si può
fare con meno” = tra le possibili ipotesi considerate (di un qualsiasi problema), è opportuno scegliere quella più
semplice in grado di spiegare i dati. Anche nel metodo di classificazione è corretto classificare un determinato
organismo quando l’ipotesi è la più semplice possibile ed è quella che spiega il maggior numero di dati.

Nel sistema gerarchico ideato da Linneo, gli organismi sono raggruppati secondo sottoinsiemi sempre più
caratterizzanti.

La classificazione tuttora adottata, parte da un regno, poi


un phylum che si suddivide in diverse classi, ordini,
famiglie, genere e specie.

 Sistema gerarchico con sette categorie tassonomiche


 Categorie intermedie: prefissi sub-, sotto- e super-

La stessa classificazione può essere eseguita per le piante.

Approfondimento didattico
CONCETTO DI SPECIE

Linneo descrisse centinaia di specie utilizzando il concetto di specie morfologica, secondo cui appartengono a
una data specie tutti gli organismi di aspetto uguale tra loro e diverso da quello di altre specie.

In realtà, le definizioni variano a seconda del concetto di specie che enfatizza:

 la forma del risultato (orizzontale) dell’evoluzione, si basa sulle osservazione della forma attuale
degli organismi
 i processi di evoluzione (verticale) delle specie, si basa sulle osservazioni filogenetiche

Il concetto di specie più adottato oggi è quello di specie biologica proposto nel 1940 da Ernst Mayr: le specie
sono gruppi di popolazioni naturali realmente o potenzialmente interfecondi (che possono attuare tra di loro la
riproduzione sessuata) e riproduttivamente isolati da altri gruppi analoghi.

All’interno della stessa specie:

specie sorelle sono specie morfologicamente molto simili, ma che non si incrociano,
anche quando vivono nella stessa area. Il luì piccolo e il luì grosso si distinguono in
natura solo per il canto

dimorfismo sessuale: nella stessa specie maschi e femmine differiscono per colore,
dimensioni o altri attributi

Eccezioni nell’ambito vegetale  forme simili: convergenza nella struttura della pianta che
però appartiene a generi diversi

Per definire le varie strutture gerarchiche di cui fa parte un determinato individuo si


parte dalla specie fino ad arrivare a insiemi più ampi.

La nomenclatura binomia adottata da Linneo

genere (in maiusc) + specie + nome autore


CLASSIFICAZIONE DEI VIVENTI
La classificazione degli esseri viventi ha sempre mostrato aspetti molto controversi e delle difficoltà nella
classificazione, tuttavia, tale classificazione è tuttora in atto, pur essendo sottoposta a continue modifiche. Si
può adottare la divisione principale di tutti gli organismi viventi presenti sulla Terra in 5 grandi regni:

- regno delle monere


- regno dei protisti
- regno dei funghi
- regno delle piante
- regno degli animali

MONERE (batteri in generale)

Sono i primi organismi unicellulari procarioti comparsi sulla Terra (vissuti da soli sulla Terra per 2 miliardi di
anni), si trovano ovunque e il loro numero supera quello degli eucarioti. Il regno delle monere è suddiviso in 2
sotto regni:

- archeabatteri Archea (batteri più antichi ed estremofili ovvero in grado di vivere in condizioni
ambientali estreme cioè senza ossigeno, pH estremamente acido o basico, ..)
- eubatteri Bacteria (tutti gli altri tipi) che si dividono in
o Eterotrofi (fra cui alcuni patogeni)
o Autotrofi (alghe azzurre)

Caratteristiche comuni e non:

- i procarioti condividono dimensione e organizzazione cellulare simile: sono molto piccoli,


unicellulari liberi o aggregati, senza nucleo né organuli.
- le differenze tra eubatteri (bacteria) e archeabattei si trovano nella composizione molecolare di
alcune delle loro strutture e nella
biochimica delle loro vie metaboliche.

I procarioti Archea sono stati suddivisi in 3 gruppi:

- batteri Alofili estremi: vivono in ambienti con alta salinità (laghi salati, mari..) es. Mar Morto
- batteri Metanogeni: riducono l'anidride carbonica a metano utilizzando idrogeno, vivono in
assenza di ossigeno (anaerobi). Vivono in acque stagnanti, e sono presenti nel rumine, ma anche
nell'intestino dei mammiferi e delle termiti
- batteri Termofili estremi crescono a temperature elevatissime (80-90°C), per cui gli habitat più
comuni sono le sorgenti idriche ricche di zolfo. Tutti tranne qualche specie sono strettamente
anaerobi.

I procarioti Bacteria si possono differenziare in base a:

- forma
o Cocchi: tondeggianti (Streptococcus)
o Bacilli: forma bastoncellare (Escherichia)
o Vibrioni, spirochete, spirilli: forme ricurve
- reazione della parete a determinati coloranti
o Gram positivo (trattengono il colorante che si lega ai
componenti della membrana)
o Gram negativo (non trattengono il colorante)

- tipo di metabolismo e modalità di nutrizione


o in base alla capacità di usare O2
 batteri anaerobi, vivono se O2 assente (batterio del tetano, batteri intestinali)
 batteri aerobi, vivono se O2 presente
o in base alla fonte di energia
 batteri autotrofi (alghe azzurre) in grado di utilizzare l’energia proveniente dal
sole, ottengono il carbonio di cui necessitano dalla CO2 inorganica
 batteri eterotrofi utilizzano energia proveniente da materiale organico da
decomporre, alcuni parassiti (patogeni)

- rapporto con organismi ospiti


o patogeni (es. la peste bubbonica [morte nera] malattia infettiva di origine batterica;
tubercolosi, colera, alcuni tipi di tossinfezioni alimentari, …)
o innocui: vivono e si moltiplicano sull’ospite senza creare danni (es. batteri
nell’intestino umano forniscono importanti vitamine, altri nella bocca
impediscono la colonizzazione di funghi dannosi alla salute). L’Escherichia-
coli è un batterio che spesso è innocuo

Cianobatteri (alghe azzurre) sono i primi procarioti foto-sintetici cioè i primi ad


aver utilizzato la fotosintesi per ricavare energia. Questi organismi, grazie alla
fotosintesi, arricchirono l’atmosfera di prezioso ossigeno. I cianobatteri resero
respirabile l’atmosfera primitiva e consentirono alla vita di colonizzare anche le terre
emerse.

I batteri si dividono per scissione binaria (=dividersi in due): la


cellula si accresce, duplica il suo DNA e si divide in due cellule
identiche. Non c’è una riproduzione sessuale, la variabilità
genetica è assicurata dalle mutazioni e dai fenomeni di
ricombinazione genica. Le mutazioni e i tempi rapidi di
generazione sono alla base della straordinaria adattabilità dei
procarioti. Essa deriva anche dalla ricombinazione genica (DNA
che può essere inglobato). Importante è il sistema di produzione
delle spore (le quali sono una “via di tutela dell’organismo”):
nella riproduzione asessuata le spore servono per mantenere l’organismo e difenderlo; infatti, i batteri nel
momento in cui le condizioni ambientali sono sfavorevoli costruiscono una struttura dura e resistente
formata da pareti molto spesse in grado di sopravvivere ad ambienti estremi (siccità, salinità, alte
temperature). La formazione di spore non è una modalità di riproduzione, ma essa permette la
sopravvivenza e la dispersione dei batteri in nuovi siti (es. le spore del batterio Clostridium botulinum che
causa botulismo, resiste a 100 °C anche per alcune ore).

Perché sono importanti i batteri?

 hanno un ruolo importante, all’interno dell’ambiente, nel riciclaggio degli elementi chimici
 i batteri nell’ambiente: sono decompositori che degradano cadaveri, vegetazione morta e prodotti di
scarto degli esseri viventi, rendendo disponibili (soprattutto a piante e funghi) nuove fonti riciclate
di C (carbonio), N (azoto) e altri elementi che derivano dalla parte di degradazione di tessuti, di
vegetazione morta. Coinvolti in reazioni necessarie per i cicli biogeochimici come quello del
carbonio e quello dell’azoto.

Gli antibiotici sono molecole in gradi di uccidere (con azione battericida) o bloccare la crescita (con
azione batteriostatica) di tutti i batteri (anche quelli innocui come all’interno della flora intestinale).
Principalmente, gli antibiotici sono molecole con azione battericida ovvero in grado di uccidere e
bloccare molti batteri. L’uso eccessivo di antibiotici può indurre la resistenza dei batteri.

***

VIRUS

I virus sono esseri considerati strutture vitali, ma non viventi. I viventi


infatti nascono, crescono, si sviluppano, muoiono, hanno delle reazioni
metaboliche interne, comunicano con le cellule e organismi esterni,
reagiscono agli stimoli esterni ecc; i virus invece non rispondendo a tutte
queste caratteristiche, non vengono considerati degli esseri viventi.

Sono microrganismi (circa 100 volte più piccoli di una cellula) semplici, dotati di solo acido nucleico
(piccolissimi frammenti di DNA o RNA) contenuti all’interno di proteine strutturali che compongono l’involucro
esterno detto capside (struttura a palline). Non è una cellula e manca di citoplasma. Alcuni virus hanno anche
involucro esterno di lipoproteine (pericapside), altri sono senza membrana di lipidi esterni e hanno solo
capside (detti nudi).

 Non sono classificati nelle monere


 Sono 100 volte più piccoli dei batteri
 Non sono dei veri e propri esseri viventi (parassiti cellulari)
 Sono insensibili al freddo ed agli antibiotici
 Sono sensibili al caldo (ecco perché non ci si ammala in estate)

Proposte didattiche
PROTISTI

I protisti sono un gruppo talmente eterogeneo che sono definiti come un gruppo che riunisce tutti quegli
organismi che non fanno parte di animali, piante e funghi; si tratta di un regno composto da organismi che non
riuscivano ad entrare negli altri 4 regni. Sono comunque tipicamente aerobi (necessitano di ossigeno per la
vita) ed eucarioti. Molti sono unicellulari, ma esistono anche molti gruppi coloniali e multicellulari, tale
complessità e diversità li rende difficili da classificare.

La suddivisione principale che può essere fatta li divide in 2 grossi gruppi:

- protozoi (primi animali): cellule eterotrofe unicellulari in grado di condurre una vita libera o
parassita, considerando il rapporto con l’ospite
- alghe: organismi eucariotiche unicellulari ed autotrofi. Ci sono diversi tipi di alghe: unicellulari
(amebe) o pluricellulari (alghe vere e proprie)
Le alghe si dividono in 3 grossi gruppi a seconda del tipo di clorofilla presente al suo interno e vari
pigmenti accessori che aiutano la captazione dell’onda luminosa:
o Alghe rosse (rodofite): assorbono meglio la luce blu
o Alghe brune (feofite): via intermedia tra le due
o Alghe verdi (clorofite): assorbono meglio la luce rossa

Un’altra possibile suddivisione dei protisti riguarda il loro metabolismo:

 organismi autotrofi come le alghe


 organismi eterotrofi come alcuni gruppi che un tempo facevano parte dei Funghi: oomiceti e le muffe
mucillaginose. Alcuni di questi organismi sono importanti patogeni vegetali (es. Plasmopara viticola:
causa della peronospora della vite)

FUNGHI

Organismi eucarioti eterotrofi: nessun fungo è in gradi di effettuare la fotosintesi, a differenza dei protisti in
cui le alghe sono in grado di farlo.

Si presentano in forma unicellulare come i lieviti e pluricellulare come il fungo porcino.

Si inizia a vedere una formazione delle cellule in pseudotessuti:

- ife: strutture non riproduttive


- miceli: strutture riproduttive

I funghi sono eterotrofi ovvero assorbono i nutrienti dall’ambiente circostante grazie alla secrezione degli
enzimi (degradano l’ambiente circostante secernendo degli enzimi all’esterno che iniziano a digerire la
componente organica).

La membrana che riveste le loro cellule è a sua volta rivestita da una parete cellulare (come nelle piante ma, a
differenza di quest’ultime, la parete non è formata da cellulosa ma da chitina, zucchero presente
nell’esoscheletro degli insetti e crostacei).

Lo zucchero di riserva (come negli animali e nell’uomo ma non


nelle piante che hanno l’amido come zucchero di riserva) è il
glicogeno.

Come le piante, i funghi sono immobili, tuttavia, crescendo, le


loro ife possono spostarsi e quindi andare ad invadere spazi
non occupati in precedenza.
La maggior parte dei funghi ha un corpo pluricellulare ad aspetto filamentoso formato da ife. Tali ife
presentano dei setti che separano le cellule. Le ife si intrecciano formano il micelio (pseudotessuto).

Il micelio può essere di struttura (del gambo o del


cappello del fungo) o sotterraneo (attraverso cui il
fungo si nutre e assorbe le sostanze nutritive dal
terreno).

I funghi pluricellulari vengono raggruppati a


seconda delle caratteristiche riproduttive, possono cioè:

-riprodursi unicamente per via asessuata


(attraverso frammentazione delle ife o produzione di
spore asessuate, con fusione di spore diploidi -
Ascomiceti, Basidiomiceti)

-riprodursi per via sessuata (in cui ife aploidi di


ceppi diversi entrano in contatto e fondendo i nuclei
formano zigoti diploidi - Deuteromiceti)

C’è formazione delle spore aploidi, le quali formano un piccolo


individui aploide. Quando 2 ife si fondono insieme si creano
individui diploidi che si sviluppano in un corpo fruttifero
strutturato adulto il quale ha delle zone in cui vi è la produzione
delle spore e inizia il ciclo.

Il tipo di riproduzione può suddividere i fughi in diverse classi:

 gli zigomiceti producono un tipo di spore dette zigospore (la muffa nera del pane)
 gli ascomiceti, detti anche funghi «a sacco» per la forma deputata alla riproduzione sessuata, detta
asco, comprendono il 75% delle specie conosciute, tra cui molti lieviti;
 i basidiomiceti (funghi normali) sono dotati di un basidio, la struttura deputata alla riproduzione
sessuata, i funghi mangerecci che si raccolgono, con gambo e cappello, fanno parte di questo
gruppo;
 i glomeromiceti

I funghi pluricellulari si possono suddividere in gruppi in base alle strategie usate per nutrirsi:

 funghi parassiti: vivono a spese dell’organismo ospite portandolo alla morte (ruggine del grano)
 funghi saprofiti: si nutrono decomponendo sostanza organica morta. Responsabili della formazione
dell’humus del terreno
 funghi simbionti: stabiliscono un rapporto di simbiosi con altri organismi. Esempi sono i licheni
(simbiosi tra fungo e cianobatterio) oppure le micorizze azoto-fissatrici cioè delle simbiosi tra fungo
e pianta che avvengono a livello radicale e c’è scambio di nutrienti: la pianta fornisce protezione e
composti organicati dell’anidride carbonica (zuccheri, metaboliti secondari) al fungo, il quale
produce per la piata composti azotati (che ricava dall’azoto atmosferico)
o Al genere Tuber appartengono diverse specie di funghi comunemente
chiamati tartufi (Ascomiceti). I tartufi hanno un corpo fruttifero ipogeo,
ovvero sotterraneo, e crescono spontaneamente nel terreno accanto alle
radici di querce e lecci, con i quali stabiliscono un rapporto simbiotico
(micorriza)
o I licheni sono organismi simbionti derivanti dall'associazione di un
organismo autotrofo (cianobatterio o un'alga azzurra) e un fungo
(ascomicete o basidiomicete). I due simbionti convivono traendo reciproco
vantaggio: il fungo, sopravvive grazie ai composti organici prodotti dalla
fotosintesi del cianobatterio o dell'alga, mentre quest'ultima riceve in
cambio protezione, sali minerali ed acqua

Per alimentarsi, i funghi rilasciano enzimi digestivi nell’ambiente circostante, digerendo il


cibo all’esterno del proprio corpo. La maggior parte di essi è saprofitica: i funghi
decompongono i corpi di piante, animali e microrganismi e giocano quindi un ruolo basilare
negli ecosistemi, riconvertendo i resti organici in nutrienti utilizzabili dalle piante. Sono
saprofiti tutti quei funghi che rilasciano enzimi digestivi all’esterno, nell’ambiente circostante, e utilizzano tale
meccanismo per decomporre sostanza organica complessa (strutture di piante e animali o altri micro organismi
morti) in nutrienti più semplici.

Video sui lieviti Baker's Yeast under the Microscope https://www.youtube.com/watch?v=iyWtp_L0Kzc

Lievito disidratato; si vede il tipico sistema di riproduzione che si definisce per gemmazione: c’è una piccola
cellula che si divide dalla cellula madre, dando vita ad un organismo indipendente (Budding yeast cells).

Video funghi Life Cycle of a Zygospore Fungus


https://www.youtube.com/watch?v=MnFqax4SkME&list=PL9kIQe55yXclkTnt_KnKZdiFfliMpvdLG&index=13&
t=0s

I funghi possono avere riproduzione sessuata o asessuata; nel video si analizza la muffa nera del pane. Il fungo
produce sporangi (struttura riproduttiva) attraverso la riproduzione asessuata. Il fungo consiste in una rete
di filamenti (ife) che penetrano nel pane e assorbono i nutrienti. Quando il fungo decide di iniziare il suo ciclo
riproduttivo, produce in superficie le strutture sporangi. Sia ife che sporangi sono aploidi (n) e formano spore
aploidi che vengono liberate e possono disseminarsi attraverso l’aria e appoggiarsi al cibo (in questo caso su
una brioches). La spora germina e crea un’ifa che penetra nel pane e assorbe i suoi nutrienti. Può capitare che i
funghi si riproducano in maniera sessuata: non c’è il fungo M o F ma due diversi tipi (miting type), + e -, i quali
possono incrociarsi e creare individui diploidi (2n). Fra due miting type diversi ci può essere lo scambio di
feromoni (sostanza secrete dal fungo per comunicare con l’altro) che portano alla formazione di strutture nelle
quali migrano alcuni nuclei liberi delle cellule che mettono in comune citoplasma e creano questa struttura
(sporangi) che consente ai nuclei dei due tipi di funghi di diffondersi. I due nuclei si accoppiano e si fondono. Gli
sporangi possono creare attorno una struttura molto rigida e solida che rimane vitale per molto tempo. Quando
le condizioni ambientali stressano il fungo si creano spore resistenti a tali condizioni ambientali avverse
esterne: solo in questo caso avviene la fusione, i due miting type, sporangi diploidi che formano (per meiosi)
cellule aploidi e ritorna il ciclo asessuato.

PIANTE

Il regno delle piante comprende tutti gli organismi


pluricellulari autotrofi (che compiono la fotosintesi), sono
terrestri (ma ci sono alcune forme di piante che si sono
riadattate all’ambiente acquatico) e sessili (immobili).
Appartengono a questo regno i muschi, le erbe, gli alberi e tutti
i vegetali che formano prati, boschi e foreste.
Una caratteristica comune delle piante è la presenza di clorofilla nelle loro foglie:
tale pigmento permette alla pianta di utilizzare l’energia luminosa per sintetizzare
zucchero a partire da anidride carbonica ed acqua (fotosintesi = organicare la CO2 in
composti molto ridotti cioè gli zuccheri).

Si ritiene che le piante si siano evolute a partire da alghe acquatiche (500 milioni di anni fa) che hanno iniziato
a colonizzare la terra emersa. Si ipotizza tale evoluzione perché le piante, come le alghe:

 contengono due tipi di clorofilla di tipo a e b, oltre a vari pigmenti accessori


 immagazzinano carboidrati di riserva sotto forma di amido
 contengono cellulosa nelle loro pareti cellulari

Nell’evoluzione delle piante dalle alghe, le piante hanno dovuto far fronte a dei numerosi stress ambientali
specifici adattamenti che le alghe non hanno: l’alga è, infatti, adattata alla vita acquatica, mentre la pianta è
adattata a quella terrestre. Gli adattamenti si sono svilupparti per:

- gravità: le piante acquatiche e in particolar modo le alghe, non hanno bisogno di tessuti
specializzati al sostegno perché le alghe vengono sostenute dall’acqua circostante; quelle terresti
invece devono sostenere il peso della gravità. Ci sono infatti, oltre che a delle pareti cellulari ricche
di componenti (come cellulosa e lignina), dei tessuti specializzati per il sostegno che fungono da
scheletro interno delle piante
- evaporazione: le piante hanno dovuto proteggersi dalla
traspirazione, a differenza della alghe. La protezione è avvenuta
grazie al rivestimento di tutte le parti aeree (parti verdi che stanno al
di fuori della terra) di cuticola (cera impermeabile) per evitare la
perdita di acqua
- foto-protezione: per svolgere al meglio la fotosintesi nelle piante
poiché, fuori dall’acqua, la radiazione UV e luminosa sono superiori;
si sono create vie biosintetiche nuove per creare molecole dalle
capacità antiossidanti
- strutture riproduttive: specializzate nella disseminazione di semi,
impollinazione, scambio di materiale genetico per l’impollinazione;
tutta una serie di specializzazioni che hanno obbligato le piante
terresti a sviluppare sistemi altamente specializzati, dei veri e propri tessuti
- radici: organo per assorbire acqua e Sali minerali attraverso il terreno che le alghe non hanno
(siccome assorbono i nutrienti attraverso le foglie; l’aptere è semplicemente un sistema di
ancoraggio al fondo)

Radici, fusto, foglie, strutture riproduttive: si sono sviluppate a seguito dell’evoluzione delle piante. Si sono
strutturati 5 organi principali della pianta, ognuno dei quali ha la propria funzione:

o radici: ancoraggio e assorbimento delle sostanze nutritive


o fusto: sostegno e trasporto dei nutrienti
o foglie: fotosintesi
o frutto: proteggere embrione
o fiore: struttura riproduttiva

Evoluzione

Le prime piante terrestri erano molto piccole, non avevano foglie,


radici o fiori e potevano crescere solo sulla riva dell’acqua; si
tratta di piante legate ancora all’acqua. Si svilupparono prima
piante non vascolari che si riproducevano per spore (felci), poi si svilupparono piante vascolari con spore. Solo
successivamente comparvero piante con semi e infine piante con fiori.
Struttura

Le piante terrestri sono organismi pluricellulari autotrofi che svolgono


la fotosintesi clorofilliana. Tutte sono dotate di 3 componenti
strutturali: radici, fusto, foglie.
Contiene il sistema
vascolare di trasporto delle
sostanze

Il corpo di una pianta terrestre si trova in parte nel terreno e in parte


nell’ambiente aereo. Una pianta, dal momento di evoluzione dalle alghe
acquatiche ha dovuto evolvere dei sistemi e tessuti specializzati per:

 sostegno: mantenersi eretta senza il sostegno dell’acqua


 assorbimento: ottenere le sostanze nutritive sia dal suolo sia all’aria (due mezzi assai differenti)

L’allungamento e la ramificazione del sistema radicale (ipogeo) e del sistema aereo (epigeo) rendono
massima la superficie di contatto con il suolo e con l’aria (si massimizza il rapporto superficie/volume).

o Radici
Le radici ancorano la pianta e assorbono dal suolo acqua e sali minerali.
Sono responsabili delle interazioni e comunicazioni con funghi simbionti e
batteri del suolo. Le piante comunicano, ovvero sono in grado di
secernere dalle radici determinate molecole-segnale per attrarre o
allontanare determinati organismi: le piante decidono e comunicano la
loro necessità di batteri attraverso la secrezione di determinate molecole
che attirano questi batteri in prossimità delle radici attraverso un
procedimento di endocitosi (li inglobano dentro alle strutture attraverso i peli radicali che sono delle
sottili estroflessioni cellulari) e li utilizzano in simbiosi per issare l’azoto. Tutto il processo ha dato il via
a studi sulla comunicazione delle piante attraverso la struttura radicale.

o Foglia
E’ l’organo deputato alla fotosintesi, quindi alla sintesi di zuccheri. Svolge anche un ruolo nella
traspirazione e dunque nel trasporto della linfa.
Una pianta terrestre deve regolare la traspirazione dell’acqua ed effettuare la fotosintesi. Ha bisogno
quindi di:
• cuticola strato ceroso ricopre le parti aeree (il fusto e le foglie) e aiuta la conservazione
dell’acqua nel corpo vegetale, evitando la troppa
vaporazione dell’acqua dal corpo vegetale
• stomi sono minuscoli pori presenti sulla superficie della
foglia, in corrispondenza dei quali avvengono gli scambi
gassosi con l’aria.
La foglia non è completamente impermeabile dalla cuticola ma, al
di sopra/sotto della foglia, ci sono questi piccoli fori formati da 2
cellule ravvicinate che si aprono e si chiudono come due piccole
bocche in risposta a comunicazioni interne della pianta (date specialmente da un sistema ormonale). La
piante regola quindi l’entrata e l’uscita di gas per la fotosintesi e dell’acqua per creare quel sistema di
tensione dell’acqua che serve per pompare (aspirare) acqua dalle radici fino all’apice della chioma
dell’albero. Questa continua traspirazione di acqua, vapore acqueo dalle foglie, crea lungo i canali dello
xilema (che trasporta acqua e sali minerali dalla radice alle foglie) una tensione dell’acqua che è
continuamente aspirata dalle radici e trasportata nello xilema e fatta evaporare dalle foglie.
Per il trasporto della linfa, la maggior parte delle piante ha una rete di cellule organizzate in sottili
canali che costituiscono il tessuto vascolare, si diramano in tutto il corpo e svolgono la funzione di
trasportare l’acqua e i minerali verso l’alto, dalle radici alle foglie (flusso xilematico), e di distribuire gli
zuccheri (ed i metaboliti secondari) prodotti nelle foglie a ogni parte del corpo (flusso floematico).

Si distinguono due tipi di tessuto vascolare: lo xilema (costituito da cellule morte) e il floema (formato
da cellule vive).

 Xilema = (che fornisce supporto rigido interno) trasporta acqua e sali minerali dalle radici alle
foglie
 Floema = raccoglie e trasporta i nutrienti e gli zuccheri prodotti nelle foglie verso tutta la
pianta

o Fusto
E’ l’organo che collega le radici alle foglie. È la sede dei tessuti di trasporto e
sostegno e protezione: vasi xilematici o floematici e protegge e sostiene la
pianta.
La pressione dell’acqua ha un
gradiente dovuto all’
evapotraspirazione: il gradiente
parte dalle radici ed entra nel
sistema xilematico delle radici e
sale. Attraverso trachee e
tracheidi l’acqua sale e c’è
coesione tra le molecole
dell’acqua e inizia ad andare contro gravità accumulando
differenze di pressione, la quale aumenta per poter andare
contro gravità.

Qui è considerato anche il trasporto floematico: una volta che l’acqua


raggiunge le fabbriche della pianta (foglie), si crea ATP e zuccheri che
vengono utilizzati dai mitocondri per creare ATP, con il quale si mette in
moto tutto il sistema enzimatico per la bio-sintesi di nuove sostanze che,
insieme agli zuccheri, vengono trasportati, attraverso il floema, ovunque
nella pianta.

Classificazione

Una prima divisione fondamentale all’interno del regno delle piante è data dalla presenza o meno di un sistema
conduttore vascolare (xilema e floema) per il trasporto dell’acqua e dei sali minerali:

 briofite, o piante non vascolari, sono prive di un sistema conduttore


 tracheo-fite, o piante vascolari, sono dotate invece di tessuti specifici per il trasporto dell’acqua e dei
nutrienti (se sono presenti le trachee nel sistema vascolare delle piante, dello xilema per portare l’acqua
fino alle foglie, allora c’è sistema vascolare ovviamente)
Briofite

Le briofite sono piccole piante dalla struttura semplice (come i muschi), poiché
sono quelle più somiglianti alle alghe. Il trasporto dei liquidi avviene per diffusione tra cellule
(non essendoci il sistema vascolare). Tale meccanismo è efficiente solo su distanze brevi: per questa ragione le
briofite non si espandono in altezza, ma orizzontalmente formando «tappeti» verdi; stanno molto basse perché
non avendo un sistema vascolare sviluppato, i liquidi e le altre molecole non possono muoversi per lunghe
distanze. I muschi non possiedono vere e proprie radici ma si ancorano al substrato grazie a cellule allungate.
La fotosintesi ha luogo in strutture verdi simili alle foglie. Poiché l’assorbimento dell’acqua avviene attraverso
le parti aeree della pianta, le briofite crescono soprattutto in luoghi umidi e ombrosi.

Tracheofite

Le tracheofite sono piante che presentano tessuti conduttori, radici e


fusti rigidi. Le piante vascolari si dividono in:

 piante vascolari senza semi: la linea delle piante vascolari senza semi
comprendono le felci. Le felci si riproducono attraverso spore ed hanno gameti
maschili flagellati che necessitano di acqua per potersi muovere e
raggiungere i gameti femminili.

 piante vascolari con semi: producono embrioni racchiusi in un rivestimento


protettivo insieme a una riserva nutritiva (seme). Il seme caratterizza le
gimnosperme e le angiosperme, piante vascolari che utilizzano il polline per
trasferire sulle parti femminili le cellule che producono i gameti maschili.

Gimnosperme: (come i pini) sono piante a seme nudo (non contenuto in un frutto)
=l’embrione è contenuto in una struttura non a frutto

Angiosperme: (piante con fiori) sviluppano i semi all’interno di un ovario in un frutto


=l’embrione è contenuto in una struttura a frutto

Ciclo vitale di una gimnosperma

Anche nelle piante c’è alternanza tra generazione aploide e


diploide: nelle piante, con l’evolversi di organismi sempre più
complessi, la fase aploide si è ridotta molto e consiste in piccoli
gruppi cellulare (macrospore [femminile] e microspore
[maschile]).

Ciclo vitale di una angiosperma

L’unica differenza è che nelle angiosperme c’è lo sviluppo del frutto


che deriva dall’ovario del fiore.
Il fiore è l’elemento chiave nella riproduzione delle angiosperme. I
fiori sono formati da sepali (foglie verdi che racchiudono il bocciolo,
futuro fiore), petali (a funzione vessillare, attrattiva per gli insetti
impollinatori), stami (organi maschili) e carpelli (organi femminili).

Di fondamentale importanza è che con l’avvento delle angiosperme si è evoluto insieme il rapporto di scambio
con gli insetti pronubi (api, bombi, …): c’è stata una co-evoluzione tra insetti e le piante. Quindi anche nella
struttura dei fiori c’è stata una co-evoluzione: nella funzione della maggior attrattività di questi insetti e nella
produzione della piante di nettare così che a piante avesse un vantaggio nella propagazione del polline e
nell’impollinazione per attrarre gli insetti per l’impollinazione. È in questo periodo che l’evoluzione ha creato
questa simbiosi, questa reciproca interazione piante-insetto.

La struttura di un frutto riflette il suo ruolo nella disseminazione. Il frutto (cioè l’ovario maturo di un fiore)
rappresenta un particolare adattamento che favorisce la dispersione dei semi, ossia la disseminazione.

1. Semi che quando lasciano la pianta, ruotano come eliche


2. Le “gate” che si legano al pelo degli animali
3. Una polpa zuccherina attira gli animali e, attraverso la loro
ingestione, gli animali li lasciano ovunque

L’evoluzione delle angiosperme è stata influenzata dalle interazioni con gli animali,
attraverso relazioni vantaggiose per entrambi. La maggior parte degli animali terrestri
dipende dalle angiosperme per il cibo e viceversa loro dipendono dagli animali per
l’impollinazione e la disseminazione.

ANIMALI

- Sono organismi pluricellulari eterotrofi;


- In quanto eterotrofi, la necessità di procacciarsi cibo ne ha sviluppato un sistema locomotore ed
un sistema nervoso;
- a locomozione pone un limite all’accrescimento (a differenza delle piante) ed al peso (le sostanze
nutritive in eccesso sono immagazzinate in glicogeno o grassi che a parità di peso contengono più
energia dell’amido delle piante)

Fondamentale è la comparsa, a livello evolutivo, di una forma di simmetria nella loro struttura. Tale
simmetria si configura come dei piani in cui l’organismo, l’animale, può essere suddiviso in parti uguali. Negli
animali si trovano due unici tipi di piani di simmetria:

- radiale: relegato agli organismi animali più semplici come gli


anemoni
- bilaterale: comune a quasi tutti gli animali complessi. È arrivata, a
livello evolutivo, molto più tardi ed ha portato ad un avanzamento
evolutivo in quanto è stata accompagnata dalla cefalizzazione
(localizzazione del sistema nervoso in una determinata estremità
dell’organismo). Tale cefalizzazione ha portato ad un aumento
della complessità del sistema nervoso e degli organi sensoriali.
Ipotesi filogenetica che ha portato agli animali pluricellulari:

secondo l’ipotesi del flagellato coloniale, gli animali


discenderebbero da un antenato costituito da cellule
eterotrofe flagellate organizzate in una colonia sferica
cava, grazie alla quale si è creata un’invaginazione. Si
creò quindi una simmetria bilaterale. Questo si
presuppone sia l’inizio di una differenziazione
tessutale e morfologica.

Sempre a livello filogenetico, si vede come l’albero evolutivo degli


animali si basa su sette caratteri chiave che durante l’evoluzione gli
animali hanno aggiunto al carattere precedente fino ad arrivare a noi.

Il primo passaggio è la pluricellularità ovvero il singolo flagellato


che si organizza in una colonia; la comparsa di tessuti diversi dove
c’è la comparsa di cellule che si differenziano; si inizia con la
simmetria bilaterale e i tre stati germinali, la comparsa di cavità
corporea, di un celoma (zona interna cava fra tubo digerente ed
epidermide esterna; la segmentazione; la formazione di arti
articolati. Si tratta dei 7 caratteri chiave che hanno portato
all’evoluzione degli animali complessi.

Una struttura importante che riguarda gli animali è la


presenza di una cavità corporea. Gli animali che ne sono
privi, come i platelminti o i vermi piatti, si definiscono
acelomati. La maggior parte degli animali fa parte dei celomati, gruppi dotati di un vero celoma, cioè una
cavità posta tra il canale alimentare e la parete corporea che si origina da un’escavazione nel mesoderma. Si
tratta di una cavità posta fra il tubo digerente e l’epidermide esterno.

La presenza del celoma offre diversi vantaggi:

- i movimenti del corpo sono più liberi grazie alla cavità interna;
- l’ampio spazio permette lo sviluppo di organi e sistemi di organi
complessi e specializzati;
- il fluido celomatico protegge gli organi interni dai danni meccanici e
dalle escursioni termiche, essendo anche provvisto di tessuti
specializzati;
- la cavità funge da deposito e trasporto di sostanze nel corpo;
- negli animali privi di scheletro fornisce sostegno idrostatico
Struttura dei tessuti

Ogni foglietto embrionale si differenzierà in un particolare tipo di tessuto. Non tutti hanno 3 foglietti embrionali
(tipicamente gli animali a simmetria bilaterale) qualcuno ne ha solo 2 (per es. cnidari: meduse, coralli). Tutti gli
animali ad eccezione delle spugne hanno cellule organizzate in tessuti (gruppi di cellule specializzate a
compiere una funzione). Gli animali sono unici perché hanno 2 tessuti associati al movimento: il tessuto
muscolare che si contrae sotto la coordinazione del tessuto nervoso che conduce segnali tra le cellule e
fornisce maggior efficienza.

Riproduzione

Gran parte ha solo una riproduzione sessuata. Negli animali le cellule che si
formano in seguito a meiosi sono solo gameti (unica parte del ciclo cellulare
animale in cui organismo è aploide); essi si fondono direttamente per formare lo
zigote. Quindi, hanno cicli diplonti: prevale la parte diploide e non c’è alternanza
di generazione come nelle piante. Gli animali sono unici in quanto hanno ridotta
parte del ciclo vitale aploide mentre organismi più antichi hanno una maggior
estensione di questa porzione aploide del ciclo cellulare.

Suddivisione animali

I gruppi animali si possono suddividere in due ampi raggruppamenti:

 invertebrati: privi di endoscheletro di cartilagine o tessuto osseo (per esempio, le spugne e i


molluschi);
 vertebrati: muniti di endoscheletro, cartilagineo oppure osseo (per esempio, i pesci e i mammiferi)

INVERTEBRATI

Gli animali invertebrati più semplici sono le spugne e gli cnidari:

 Le spugne sono gli unici animali privi di veri e propri tessuti (come le
briofite nelle piante), benché presentino cellule specializzate; si nutrono
per filtrazione di particelle dall’acqua. Come le briofite sono le piante più
semplici, le spugne lo sono per gli animali, ovvero organismi più semplici
non ancora differenziati. Le spugne hanno struttura semplice formata da
un cilindro, un cono cavo formato da dei pori attraverso cui passa e entra
l’acqua e all’interno del cilindro cavo ci sono cellule specializzate che
filtrano, attraverso le ciglia del collare della cellula, e prelevano le
microparticelle e se ne cibano.

 Gli cnidari hanno simmetria radiale e sono in prevalenza sessili (ancorati a terra);
catturano le loro prede grazie a un anello di tentacoli dotati di cellule urticanti, gli
cnidociti. Hanno un livello di organizzazione tissutale e presentano due forme
corporee di base: il polipo e la medusa. Il polipo (da non confondere con il polipo che comunemente si
intende) è quella forma corporea sessile e il ciclo cellulare dei cnidari, delle meduse, ha un ciclo
cellulare formato da due fasi: fase di polipo in cui è ancorato a terra ma matura e stacca da esso le
meduse

Video Coral reef wonderland | Wild Indonesia | BBC https://www.youtube.com/watch?v=1aX61LzmeYA

Organismi acquatici che sono dotati di tentacoli urticanti utilizzati per catturare le prede
Dei cnidari fanno parte gli animali costruttori delle barriere coralline tropicali. Sono
animali tentacolati che producono uno scheletro di carbonato di calcio attorno a loro

formando lo scheletro calcareo che forma le barriere coralline.

 Altra classe di invertebrati sono i platelminti, o vermi piatti,


categoria più complessa poiché abbandonano la simmetria
radiale, adottando quella bilaterale. I platelminti sono i primi
organismi comparsi sulla terra capaci di muoversi in modo
autonomo (anche le meduse si muovono ma non hanno
apparati motori girà differenziati, tnat’è che si muove per
contrazione dei tessuti ad opera di un sistema nervoso
primitivo). Hanno tre foglietti embrionali ed un organizzazione di organi molto
semplice: un sistema digerente incompleto e un sistema nervoso simile ad una «scala a
pioli» (ogni porzione del verme piatto ha dei piccoli agglomerati di cellule nervose) con
un piccolo cervello anteriore. Sono parassiti dell’uomo e di altri animali, ovvero presentano un
apparato digerente e locomotore estremamente scarso e risotto perché, essedoparassiti, non hanno
bisogno di muoversi e di mangiare poiché mangia per loro l’organismo ospite. Esempio è la tenia che
assorbe ciò che l’organismo digerisce per lui.

 Altra classe di invertebrati sono i nematodi, ovvero vermi cilindrici non


segmentati, presentano un tubo digerente completo (parte dalla bocca e arriva
all’ano) ed un sistema nervoso formato da gangli (= agglomerato di corpi cellulari
cioè della parte centrale delle cellule nervose). Si trovano quasi ovunque e alcuni,
come gli ascaridi, sono endoparassiti dell’uomo.

 Altra classe di invertebrati sono gli anellidi, ovvero i vermi segmentati che
presentano il corpo suddiviso in segmenti riconoscibili dall’esterno, separati da
setti che suddividono il celoma. Presentano respirazione cutanea (nel lombrico il
muco facilita la respirazione) o branchiale (se nell’acqua). Sistema vascolare molto
primitivo con vaso sanguigno dorsale e ventrale con piccoli cuori per pompare;
non c’è un sistema respiratorio poiché repirano dalla cute che deve essere essere
sempre umida e ricca di muco; sistema nervoso primitivo in posizione ventrale;
sistema digerente completo, nervoso semplice ed abbozzo di sistema circolatorio
con piccoli cuori.

 Altra classe di invertebrati sono i molluschi, che hanno un piano corporeo


suddiviso in tre parti distinte. Hanno il corpo composto dal piede, la robusta
porzione muscolare usata per la locomozione, una zona interna chiamata massa
viscerale, che contiene gli organi interni, e il mantello, un guscio esterno che
riveste la massa viscerale e può secernere la conchiglia. I tre gruppi principali di
molluschi sono:
o Gasteropodi (lumaca): l’animale si muove per la contrazione muscolare
che interessa il piede
o Cefalopodi (seppia e polpo): il piede si è evoluto in tentacoli che circondano il capo
o Bivalvi (volgola): così chiamati per la conchiglia formata da due valve, il piede muscolare si
estroflette ventralmente dalla conchiglia.

 Altra classe di invertebrati sono gli artropodi, ovvero sono il phylum di gran lunga più
numeroso sulla Terra. La grande varietà di forme e la loro diversificazione ha permesso
loro, infatti, di adattarsi a tutti gli ambienti, sia terrestri sia marini. Il successo degli
artropodi può essere attribuito a:
o appendici articolate
o esoscheletro che protegge l’organismo
o segmentazione
o sistema nervoso ben sviluppato
o varietà degli organi respiratori
o competizione ridotta grazie alla metamorfosi

Il corpo degli artropodi è rivestito di uno scheletro esterno rigido, chiamato esoscheletro (costituito da
una sostanza organica detta chitina, ovvero il polimero più abbondante sulla Terra dopo la cellulosa
prodotta dalle piante); esso assolve le funzioni di sostegno, di protezione e fornisce i punti d’appoggio
per l’inserzione dei muscoli. Un’altra caratteristica fondamentale degli artropodi è la presenza di
numerose appendici aventi funzione di locomozione. Gli artropodi sono formati da quattro classi:

o crostacei: vivono principalmente in acqua. Dispongono di 5 paia di arti, il primo del quale
trasformato in chele (granchio, gambero, aragosta)
o miriapodi: comprendono i centopiedi (dotati di un paio di appendici per ogni segmento
corporeo) ed i millepiedi (dotati di due paia di appendici per segmento). Dispongono di
moltissime paia di arti
o aracnidi (cioè ragni e scorpioni): vivono principalmente nell’ambiente terrestre.
Dispongono di 4 paia di arti, il primo del quale trasformato in cheliceri, a forma di chela
(scorpione) o utilizzati per iniettare il veleno nelle prede (ragno)
o insetti ↓

INSETTI: il gruppo degli insetti è estremamente numeroso e diversificato. Essi


sono adattati a uno stile di vita terrestre e hanno colonizzato una vastissima
gamma di ambienti. Il corpo è suddiviso in 3 parti principali: un capo, un torace
e un addome; al torace sono articolate tre paia di zampe ed in alcuni casi due
paia di ali.

La metamorfosi è una caratteristica degli insetti attraverso la quale un individuo,


passando per una o più fasi, raggiunge lo stadio di adulto. Ci sono diversi tipi di
metamorfosi: la più famosa è quella delle farfalle (che passa attraverso uno stadio
larvale le cui caratteristiche morfologiche e fisiologiche cambiano rispetto all’individuo
adulto); in altri casi la metamorfosi avviene attraverso dei passaggi che non presentano
delle differenze rispetto all’adulto (nel caso della cavalletta: dalla cellula uovo si origina
la ninfa che, nelle mute successive, si trasforma nella cavalletta adulta ma tutti gli stadi
di ninfa intermedi sono simili all’adulto). Attraverso la metamorfosi, alcuni insetti cambiano non solo
l’esoscheletro esterno ma proprio dimensioni, fisionomia, forma, le mute portano a un cambio diverso
di fisionomia e anatomia (come le farfalle in cui la muta viene da una larva che ha caratteristiche
diverse; in questo caso la metamorfosi cambia l’esoscheletro e la struttura interna dell’insetto).

Video Time Lapse of Ladybug Life Cycle https://www.youtube.com/watch?v=wqddneGYkc4

Temine “pupa” = un insetto si “impupa” quando avviene il cambiamento tra una fora larvale e quella
adulta. Quando c’è tale cambio fisiolofico e morfologico, si ha un porcedimento chiamato impupamento:
i coleotteri hanno lo stadio di pupa, si richiudono dentro il loro vecchio esoscheletro, dove cambiano
fisionomia e morfologia ed escono dalla pupa in un nuovo esoscheletro.

Psichiatra, in merito alla metamorfosi dice:

L’aragosta è un animale morbido e soffice, vive dentro un rigido guscio che non si espande mai. E come fa
l’aragosta a crescere? Mentre cresce, il guscio diventa sempre più stretto e scomodo, tanto che l’aragosta non
può fare altro che liberarsene. Sentendosi sempre più sotto pressione e a disagio, va quindi a nascondersi tra
le rocce. Lì, più vulnerabile che mai, lascia andare il vecchio guscio e si adopera per crearne uno nuovo che
possa adeguarsi alle sue necessità. Ad un certo punto, continuando a crescere, anche questo guscio diventa
stretto e scomodo. Allora, torna sotto alla sua roccia e ripete il processo, ancora e ancora. Lo stimolo che rende
possibile la crescita dell’aragosta è la scomodità, il disagio, il dolore. Se l’aragosta potesse avere dei medici a
disposizione, probabilmente le somministrerebbero dei farmaci per ‘sedare’ questo malessere e troverebbe
una soluzione immediata, una distrazione che possa far sparire il disagio e che la illuda di aver risolto il
problema senza averlo realmente affrontato. Così facendo, non si libererebbe mai di quello che non va più
bene per lei.”

Il numero delle specie degli insetti è superiore a tuttele specie


degli animali e dei vegetali messe insieme: molto importante è ciò
che hanno sviluppato attraverso la selezione naturale e
l’evoluzione, ovvero numerose strutture anatomiche peculiari. La
più importante struttura, utilizzata per classificare gli insetti, è quella della bocca.

o Apparato boccale pungente e succhiatore: tipico delle zanzare


o Apparato boccale pungente lambente: tipico delle api, ce serve per grattare o
succhiare il nettare dal ricettacolo dei fiori
o Apparato boccale succhiatore lambente: delle farfalle
o Apparato boccale lambente: delle mosche che è come una piccola
“aspirapolvere”

A seconda del tipo di apparato, si hanno diversi tipi di nutrizione dei vari insetti.

Video Silk Pavillion https://www.youtube.com/watch?v=eCG0M6T5sMU

Il video spiega quello che può essere fatto con i bachi da seta: integrazione di insetti e architettura.
Ultimamente si utilizzano gli insetti (per la loro capacità di adattamento).

Ci sono diversi ordini degli insetti:

o l’ordine Orthoptera (ortotteri) comprende cavallette, grilli, cicale,


locuste, insetti stecco e mantidi religiose. Sono caratterizzati da un paio
di zampe posteriori robuste per il salto e un paio anteriori molto
sviluppat; apparato boccale molto forte in grado di masticare e utilizzare come substrato
materiale vegetale
o l’ordine Odonata (odonati) include circa 5000 specie di libellule
o l’ordine Hemiptera (emitteri) comprende le cimici degli animali, le cimici delle
piante, le cimici domestiche e le idrometre. La loro caratteristica è la forma
triagolare del capo
o l’ordine Coleoptera (coleotteri) è il più numeroso del regno animale e comprende
specie molto note come gli scarabei, i cervi volanti, i maggiolini e le coccinelle.
Caratterizzati da addome coriaceo al di sotto del quale spesso si trovano le
ali. Hanno uno “scudo” che ricopre l’addome
o l’ordine Lepidoptera (lepidotteri) appartengono le falene e le farfalle
o all’ordine Diptera (ditteri), costituito da circa 120.000 specie, appartengono i
moscerini delle frutta, le mosche, i pappataci e le zanzare
o l’ordine Hymenoptera (imenotteri) comprende le formiche, le api e le vespe

 Altra classe di invertebrati sono gli echinodermi: comprendono organismi come le stelle
marine, i ricci di mare ed i cetrioli di mare. A differenza degli insetti, gli adulti hanno
simmetria radiale (e non bilaterale) e non presentano né un capo, né un vero cervello, né
una segmentazione. La locomozione è affidata a un peculiare sistema vascolare acquifero
(che supporta i vari apparati); non hanno sistemi respiratorio, escretore o circolatorio
complessi, dato che i fluidi della cavità celomatica e il sistema vascolare acquifero
assolvono molte di queste funzioni.
Struttura echinodermi:
o Disco centrale: anello di cordoni nervosi che raggiungono tutti i
bracci della stella marina
o Canale radiale: sistema vascolare acquifero utilizzato per la
locomozione, ogni pedicello è formato da un’ampolla piena di acqua
che contraendosi muove il pedicello e i bracci della stella marina
o Placca madreporica: foro di ingresso dell’acqua nel sistema di
locomozione

Video Zombie Starfish | Nature's Weirdest Events – BBC


https://www.youtube.com/watch?v=KrfcglOmBYw&t=128s

Si parla della particolarità di alcune stelle marine che si autolesionano (per difesa, come le code delle
lucertole; per protezione) gli arti, i quali si muovono e riescono a sopravvivere (dei piccoli zombie!).
Tutti i pedicelli servono per muovere tutte le braccia, che sono indipendenti le une rispetto alle altre.
Possono abbandonare quasi i ¾ della loro struttura corporea senza morire. Un braccio viene distaccato
ed origina un nuovo individuo identico al primo (riproduzione che non utilizza accoppiamento tra M e
F, ovvero asessuata)

ANIMALI CORDATI

Il phylum dei cordati, che comprende anche i vertebrati, si distingue per quattro
caratteristiche principali:

 simmetria bilaterale
 un cordone nervoso dorsale cavo (gli insetti ce l’hanno ventrale)
 una notocorda rigida che origina la struttura scheletrica: gruppo di
cellule che derivano dal mesoderma che originerà la struttura scheletrica
 un canale alimentare che si estende dalla bocca all’ano: struttura
completa che deriva dall’endoderma

Albero filogenetico dei cordati correlato


ai caratteri chiave derivati. In linea
generale, la comparsa del cervello, del capo, della mascella ecc
vanno a definire i sottogruppi dei cordati e le varie famiglie di
animali.

Video I cordati https://www.youtube.com/watch?v=PJ2pvtCv8To

I cordati comprendono vertebrati e altri animali molto diversi dai


vertebrati; prendono questo nome per la presenza al loro interno
di una struttura di sostegno (corda dorsale o notocorda) che è
costituita da un cordoncino di cellule che si può considerare
l’antenata della colonna vertebrale ed ha fatto in modo che dai
cordati prendessero origine i vertebrati. Del phylum dei cordati fanno parte anche altri due piccoli gruppi di
animali che si possono considerare ancora invertebrati: i tunicati (urocordati) dove la presenza della
notocorda è limitata alla corda e delimitata alla larva e quindi da adulti rimangono ancorati a terra senza
avere una struttura di sostegno. C’è poi l’anfiosso che ha una notocorda persistente estesa dalla testa fino
alla coda e che, pur essendo animale filtratore e piccolo, è stato considerato per lungo tempo l’antenato di
tutti i vertebrati.
 Tunicati: animali sessili a forma di sacco che hanno una notocorda che non si vede
da adulti, ecco perché distanti dai vertebrati pur essendo loro parenti stretti. Sono
vivacemente colorati ma, dopo essere stati tolti dall’acqua perdono il colore.
Hanno due sifoni con la funzione di creare una corrente di acqua all’interno dell’animale; le
branchie hanno la funzione di essere filtranti per l’animale (cestello branchiale per permettere la
respirazione e filtrare il materiale nutritivo che l’acqua porta in sospensione)
 Anfiosso: animale di fondo, poco evidente, che vive tra la sabbia del fondo filtrando del materiale
nutritivo presente nell’acqua o tra i granelli di sabbia. Ha notocorda presente per tutta la vita e si
estende dalla testa fino alla coda (cefalocordato). Animale ritenuto a lungo tempo l’antenato dei
pesci e quindi di tutti i vertebrati. Pur essendo un animale filtratore presenta una serie di aperture
branchiali anche a funzione respiratoria (e che si ritiene abbiano dato origine alle branchie dei
pesci)
 Echinodermi: gruppo di animali che comprende animali con mix di caratteri particolarmente evoluti
e altre invece molto primitive. Il termine “echinodermi” significa animali dalla pelle spinosa perché
si tratta di animali con consistenza coriacea: la presenza di spine la si trova soprattutto nei ricci di
mare

La notocorda dà origine alla colonna vertebrale e fa parte del sistema


scheletrico. I vertebrati sono animali che presentano uno scheletro interno
(endoscheletro), provvisto di colonna vertebrale attraverso la quale passa una
parte del sistema nervoso centrale. L’endoscheletro consente lo sviluppo di
grossi animali restando lui relativamente leggero (un esoscheletro per un
elefante sarebbe troppo pesante per sopportare il suo stesso peso, i muscoli, ecc).
L’endoscheletro favorisce la mobilità, leggerezza e un sistema nervoso più sviluppato dei loro antenati: il
tessuto che forma il sistema nervoso è in stretta relazione con lo sviluppo del tessuto dell’endoscheletro,
consentendo lo sviluppo di un apparato nervoso che giova dello sviluppo dell’endoscheletro.

Apparato locomotore

Nella maggior parte dei casi, l’endoscheletro è formato da tessuto


osseo, tuttavia, in alcuni tipi di pesci (squalo) l’endoscheletro è
cartilagineo (tessuto più elastico di quello osseo); anche l’uomo
nasce con un endoscheletro cartilagineo che poi via via con la
crescita viene sostituito da un tessuto osseo. Ossa e muscoli
(apparato locomotore) sono collegati insieme dalle articolazioni
attraverso tendini e cartilagini (tessuti specializzati). La maggior
parte dei vertebrati possiede 4 arti, specializzati e differenziati
per essere utilizzati nella terra, nel mare o in aria.

Apparato respiratorio

L’apparato respiratorio è deputato all’assorbimento dell’ossigeno


dall’ambiente esterno ma è differenziato a seconda dell’habitat dell’animale:
polmoni in quello terreste, branchie in quello acquatico. In entrambi i casi,
l’aria (o l’acqua in cui l’ossigeno è disciolto) viene aspirata a forza (grazie a
muscoli) attraverso la bocca in un sistema di canali sempre più ramificati
(trachee, bronchi, bronchioli, negli animali terresti) oppure attraverso
estroflessioni chiamate branchie (negli animali acquatici), fino allo scambio dell’ossigeno con il sangue. In
entrambi i casi, l’apparato respiratorio consente di estrarre l’ossigeno disciolto in aria o acqua e scambiarlo
grazie al sistema vascolare in tutte le parti del corpo. Nei vertebrati non provvisti di
branchie, i polmoni si possono diversificare in varie forme a seconda dell’utilizzo: gli
anfibi (e le tartarughe - rettile) hanno polmoni ridotti in quanto gli scambi gassosi
possono avvenire anche attraverso la cute mentre in tutti gli altri (rettili, uccelli,
mammiferi) gli scambi avvengono unicamente attraverso i polmoni. La
respirazione attraverso la cute è un tipo di respirazione simili ad alcuni
invertebrati (anellidi) che respirano attraverso l’epidermide.

Varie famiglie di cordati

 Pesci

Sono vertebrati acquatici con mascelle, pinne simmetriche e respirazione branchiale. I pesci, i primi
vertebrati dotati di mascelle, si sono evoluti nell’arco di oltre 400 milioni di anni. La presenza o meno
della mascella è carattere chiave che ha portato alla differenziazione di questo gruppo di animali

 I pesci cartilaginei (squali, razzi e mante) che hanno uno scheletro flessibile
composto di cartilagine ed epidermide priva di squame. Hanno un epidermide priva
di squame
 I pesci ossei sono caratterizzati da uno scheletro rigido rinforzato da
depositi di fosfato di calcio e corpo ricoperto da squame. Hanno
l’epidermide con squame

Il cuore dei pesci è diviso in 2 cavità. Il sangue CO2 (venoso) viene spinto attraverso le branchie
verso tutto il corpo. I pesci hanno una circolazione semplice: il sangue passa attraverso il cuore
una sola volta. Nei pesci cartilaginei la fecondazione è interna, nei pesci ossei la fecondazione è
esterna.

 Anfibi

Sono stati i primi vertebrati a conquistare la terraferma, ma sono ancora legati all’ambiente acquatico
(la riproduzione e lo sviluppo larvale). Il termine anfibio significa = «doppia vita». Gli anfibi sono
rappresentati da rane, rospi, tritoni e salamandre. Sono ancora legati all’ambiente acquatico perché,
mentre i girini respirano attraverso branchie, gli anfibi adulti respirano
attraverso rudimentali polmoni e la cute deve attuare uno scambio di gas e
deve restare costantemente umida (muco): motivo per cui hanno bisogno di
un ambiente acquatico e per il quale necessitano di un sistema respiratorio e
cute bagnata e umida. Si riproducono attraverso uova dal guscio gelatinoso (formato da polimero che
trattiene molta acqua e per cui anche le uova devono essere legate ad un ambiente acquatico) deposte
in acqua.

Il sistema circolatorio degli anfibi inizia ad aumentare di complessità: Il


cuore è diviso in 3 cavità: nel ventricolo il sangue venoso ed arterioso
scorrono in modo alterno (circolazione incompleta). Il sangue segue una
circolazione doppia: piccola verso il polmone, grande verso il resto del
corpo. È una circolazione doppia perché, come nei mammiferi c’è una
piccola circolazione verso il polmone e una grande circolazione verso il
resto del corpo. È incompleta perché non c’è una netta separazione tra sangue arterioso e venoso: nel
ventricolo c’è la mescolanza dei due tipi di sangue.
 Rettili

Sono i primi vertebrati perfettamente adattati alla vita terrestre (indipendenti dall’ambiente acquatico).
Si sono evoluti rispetto a diverse necessità:
- difendere le uova: il guscio cartilagineo ricco di acqua degli anfibi è cambiato e si è evoluto in
guscio calcareo ricco di sostanza nutritiva utilizzato dal piccolo embrione per la crescita ed
impermeabile per evitare la traspirazione. I rettili hanno un uovo al cui interno ci sono
numerose sostanze nutritive per la crescita del piccolo embrione (funzione assente negli
anfibi)
- presenza di un epidermide ricca di squame per difesa e per ridurre la disidratazione tramite
evapotraspirazione

Un po’ come le piante, anche gli animali hanno dovuto adottare strategie che cambiassero, a livello
morfologico e anatomico, alcuni loro tessuti.

A livello circolatorio, i rettili hanno un sistema di regolazione termica: la


temperatura corporea è variabile (eterotermi), respirano utilizzando
polmoni completamente sviluppati. La circolazione è doppia (perché c’è
una piccola circolazione che va ai polmoni e una grande circolazione che è
in tutto il corpo e quindi passa 2v per il cuore) ed incompleta (nei
coccodrilli sono più sviluppati: hanno i due ventricoli sono perfettamente
separati – circolazione doppia e completa).

 Uccelli

Sono quasi tutti adatti al volo, la loro evoluzione a questa attitudine al volo ha portato gli
uccelli ha sviluppare strutture morfologiche e anatomiche aereodinamiche grazie ad una struttura
corporea aerodinamica, alla trasformazione di due arti in ali, alla presenza di una struttura ossea
(carena) alla quale si ancorano i grandi muscoli pettorali, ed ad una struttura ossea cava. Le
ossa degli uccelli, essendo cave e presentano micro-ossa, sono delicate agli urti ma non si
spezzano facilmente e, se ingerite, possono creare danni allo stomaco e all’esofago del cane
per esempio.

La carena è poderosa e sviluppata perché deve reggere la base di attacco dei muscoli
pettorali che muovono le ali; tutti i muscoli delle ali si legano alla carena e questo osso
deve avere uno sviluppo notevole. In quanto atti al volo, gli uccelli devono avere muscoli
pettorali molto sviluppati, tant’è che i petti di pollo sono muscoli estremamente grandi e in
alcuni casi possono arrivare al 40% del peso complessivo dell’animale.

Sono tendenzialmente ricoperti da piume e penne che consentono di isolare il corpo e mantenere
costante la temperatura (animali endotermi) attorno ai 40°C (più alta di quella dell’uomo -36°).
Depongono uova dal guscio duro (calcareo come i rettili) e sono adatte a sopravvivere perfettamente
alla disidratazione della vita terrestre (come i rettili)

 Mammiferi

La classe dei mammiferi deve il suo nome al fatto che le femmine possiedono le ghiandole
mammarie per l’allattamento dei piccoli. Caratteristiche peculiari dei mammiferi:

- gestazione
- allevamento dei piccoli da parte della madre (parzialmente negli uccelli e assente negli altri
gruppi)
- la presenza del pelo, la cui funzione è di isolare il corpo aiutandolo a mantenere una
temperatura costante. Come gli uccelli, anche i mammiferi sono endotermi
L’alimentazione dei mammiferi è estremamente varia: possono essere carnivori, erbivori oppure
onnivori (i carnivori dispongono di canini pronunciati, mentre gli erbivori hanno denti molto simili fra
di loro atti alla masticazione prolungata).

Tutti respirano attraverso polmoni. Il sistema circolatorio vede il cuore con 4 cavità
e la circolazione è doppia (piccola circolazione v/polmoni e quella grande v/organi
vitali) e completa (diviso in sangue arterioso e venoso).

Tutti gli animali non nascono di per sé già finiti ma sono presenti in natura perché parte di
un’evoluzione che ha selezionato determinate strutture non appartenenti ad un unico gruppo. La classe
dei mammiferi si divide principalmente in tre gruppi:

 monotremi, depongono uova a guscio duro. Una parte del loro ciclo vitale (deposizione
uova e nascita embrione) è più simile a un uccello/rettile che non a un mammifero
placentato, sebbene, sulla base del sistema circolatorio, i monotremi sono diversi da
rettili/anfibi
 marsupiali, che iniziano il loro sviluppo nel corpo materno e lo completano nel
marsupio, una tasca dell’addome materno
 placentati, a cui appartiene la gran parte dei mammiferi, che presentano membrane
embrionali modificate (tra cui la placenta, membrana embrionale utilizzata per lo
sviluppo dell’embrione nell’utero materno) per lo sviluppo interno nell’utero della
madre

Mappa riassuntiva ANIMALI


EVOLUZIONE

Jean Baptiste de Lamark: uno dei più importanti filosofi e scienziati francesi che si è occupato dello studio
dell’anatomia comparata, essere umano e dello studio delle relazioni che intercorrono tra i diversi esseri
umani. La teoria di come si sono sviluppati dall’inizio dei tempi fino al 1800. Lamark ipotizzava che la natura
producesse tutti gli animali a partire da forme di vita semplici fino a giungere all’uomo, come forma di vita più
complessa e perfetta. Le forme di vita più semplici avrebbero dato vita a quelle più complesse attraverso un
sistema di forza evolutiva che avrebbe portato gli organismi più semplici a trasformarsi in organismi più
complessi (=gli animali si sarebbero dunque trasformati gli uni negli altri attraverso graduali complicazioni
della loro organizzazione). La forza evolutiva era definita secondo due grandi principi:

 dell’uso continuo e frequente di un organo fa in modo che esso si ingrandisca, mentre il non uso lo
porta alla scomparsa (=un carattere è comparso nel tempo perché molto utilizzato: più un carattere
è utilizzato e più questo carattere rimane stabile nell’organismo, viceversa, se un organismo non usa
più una sua parte, questo suo carattere scompare).
 dei caratteri acquisiti con l’uso o il disuso possono essere trasmessi alla prole

Come prova, egli deduceva che:

 rane e castori hanno sviluppato membrane attorno alle dita a furia di batterle nell’acqua

 i serpenti hanno perso gli arti a causa dell’abitudine a strisciare

 il collo delle giraffe si era allungato nel tempo attraverso i ripetuti sforzi di raggiungere le
foglie più alte

Notevole la sua indagine che sopravvisse per ben 50 anni; la sua intuizione viene datata 50 anni prima di
Darwin.

Charles Darwin era un naturalista inglese, nel 1831 intraprese un


viaggio di 5 anni come naturalista sul veliero Beagle. Attraverso tale
viaggio, egli accumulò milioni di osservazioni alla base della sua teoria
dell’evoluzione.

Evoluzione secondo Darwin

Combinando tutte le osservazioni del viaggio intorno al mondo con osservazioni su animali e piante
domestiche, si convinse che le razze domestiche derivavano da specie selvatiche grazie a selezione artificiale
operata dall’uomo. Gli allevatori avevano da sempre selezionato all’interno delle greggi, quegli
individui che possedevano le caratteristiche desiderate: i bue con enorme sviluppo muscolare, le
pecore ad alta produzione di lana. Guardava questi animali e pensava che la loro produzione (di lana
delle pecore per esempio) non era correlata a dei motivi esterni (non era l’ambiente ad operare
una sovra-produzione di lana da parte delle pecore) ma c’era una selezione artificiale ovvero sugli
individui che, secondo certe caratteristiche, meritano di sopravvivere rispetto ad altri. Infatti, tale
selezione artificiale è stata fatta per migliaia di anni da parte dell’essere umano (in maniera inconscia) secondo
caratteristiche che interessavano. Gli allevatori da sempre selezionavano animali che portavano caratteristiche
desiderate secondo selezione artificiale. Ma, a livello naturale? Andando indietro di millenni, l’uomo non
c’era: come avveniva la selezione? Quali sono i fattori naturali che operano la selezione? Darwin scopre che gli
individui, in natura, lottano per la sopravvivenza, e vengono selezionati da alcuni fattori limitanti, identificati
in: cibo, spazio, acqua, predatori e clima. Tali fattori limitanti selezionano gli individui più adatti o coloro che
meglio di altri si adattano al loro improvviso cambiamento.

Uno degli esempi è la prevaricazione dei mammiferi sui dinosauri (rettili) a seguito della grande estinzione di
massa (a causa del famoso cambiamento climatico dovuto alla caduta dello steroide) quando non sono stati in
grado di far fronte a un cambiamento repentino dei fattori limitanti e quindi sono periti a favore dei mammiferi
che, essendo più piccoli e avendo necessità di cibo e acqua inferiore ed avendo pelliccia, erano più adatti al
cambiamento ambientale.

La teoria della selezione si basa sui seguenti punti:

 variabilità genica
 numero di individui
 selezione naturale
 individui sopravvissuti

Confronto fra la teoria di Lamark e quella di Darwin

Per Lamark Per Darwin

Le variazioni avvengono dopo un cambiamento Le variazioni avvengono prima e si rivelano le più


ambientale (un fattore limitante): è come dire che adatte ad un determinato cambiamento ambientale =
cade la meteora sulla Terra, la catastrofe porta alle c’è già in partenza una popolazione di animali con
polveri sottili e si abbassano le temperature = caratteristiche diverse (nel caso delle giraffe c’è una
mammiferi sviluppano la pelliccia per proteggersi dal leggera differenza nella lunghezza del collo = se il cibo
freddo scarseggia, allora le giraffe con collo più lungo
sopravvivranno in quanto mangeranno di più a
differenza di quelle con il collo corto che tenderanno a
morire. I geni che veicolavano il collo corto allora
verranno tramandati sempre meno fino a sparire.
È possibile la trasmissione ereditaria dei caratteri = se Non vengono ereditari solo i caratteri favorevoli, ma gli
un individuo allunga il collo, questo allungare il collo individui che li portano hanno più possibilità di
si traduce in un cambio del suo corredo genetico; è riprodursi, diffondendoli nella specie nuova. I
come se durante la vita dell’individuo cambiassero caratteri sono stabili dalla nascita alla morte
anche i geni dell’individuo. I fattori limitati portano alla selezione
di riproduzione o meno.

La selezione naturale

Un cambiamento nelle condizioni ambientali può favorire la sopravvivenza di organismi che presentano
caratteristiche più adatte al nuovo cambiamento → Non sopravvive il più forte, ma il più capace ad adattarsi ai
cambiamenti. È sbagliata la concezione di “secondo Darwin sopravvive il più forte” ma il più capace di
adattamento!
Esempio: Biston betularia, selezionata a causa dell’inquinamento umano. Farfalla che si è
evoluta per vivere sulle betulle: ha le tipiche colorazioni della corteccia degli alberi di
betulla. La sua parente stretta, nelle zone in cui le betulle crescono senza alterazioni
ambientali, sono quasi completamente estinte e tendono ad essere predate perché
l’ambiente ha selezionato gli individui che accumunavano man mano somiglianza con la corteccia della betulla.

Durante la rivoluzione industriale, partono i motori a carbone e l’aria si riempie di


fuliggine, come le cortecce delle betulle: la corteccia si scurisce e la “cugina stretta” (che
in condizioni ambientali era sfavorita) viene favorita → la falena dalle colorazioni bianche
inizia a sparire. Il corredo genetico delle falene è stato selezionato in base alle condizioni
ambientali esterne.

Prove dell’evoluzione

 Anatomia comparata: somiglianze anatomiche fra gruppi diversi che fanno pensare ad un antenato
comune
 Paleontologia: resti fossili più antichi presentano caratteristiche primitive rispetto ai resti fossili più
recenti (ammoniti) dello stesso animale
 Embiologia: somiglianza fra i diversi animali nello stadio iniziale dello sviluppo
 Biochimica e genetica: attraverso lo studio delle proteine e delle sequenze del DNA si è potuto
verificare una filogenesi che conferma l’evoluzione

Paleontologia: Ammoniti

La storia della vita sulla terra è stata costellata da numerosi episodi, più o meno
gravi, di estinzioni di massa. La più imponente avvenne intorno a 250 milioni di
anni fa (coincidente con la fine dell’Era Paleozoica e l’inizio del Mesozoico). In
seguito a questo evento di estinzione di massa scomparvero quasi il 90% delle
specie esistenti. Tra le specie che, a fatica, furono in grado di superare questo
drammatico evento troviamo le ammoniti, un gruppo di molluschi imparentati
con gli odierni calamari. Questi animali, dotati di un guscio a spirale, dominarono
gli oceani di tutto il mondo per circa 400 milioni di anni, ma scomparvero del
tutto nel periodo di estinzione di massa che coinvolse i dinosauri 65 milioni di
anni fa. Quindi 250 milioni di anni fa anche le ammoniti subirono un consistente
declino. Successivamente, però, in meno di 2 milioni di anni le ammoniti
tornarono a popolare le acque oceaniche. Un recupero record se si pensa che tutti
gli altri gruppi animali per riportarsi al livello di biodiversità precedente la
grande estinzione impiegarono un periodo compreso tra 10 e 30 milioni di anni e
che le altre forme di vita interessate dalle estinzioni di massa di minor entità un
periodo compreso tra 5 e 15 milioni.

Embriogenesi

Si può capire come nei primi stadi della vita, embrioni di animali
completamente diversi, assomigliano molto l’uno all’altro: prova a conferma
della probabilità dell’evoluzione degli individui l’uno rispetto all’altro.
ORGANISMI MODELLO
Per gli scienziati questa parola (modello) rappresenta uno dei principali strumenti per affrontare l’indagine
scientifica: i modelli aiutano a capire meglio come funzionano le cose. In biologia si utilizzano degli organismi
modello come punti di riferimento semplici che possano dare indicazioni del «generale»; possono
rappresentare altri organismi complessi da analizzare (metodo induttivo di Bacone: si utilizza un esepio
semplice per generalizzare delle diverse indicazioni).

Gli organismi modello sono degli organismi che vengono scelti per appropriate caratteristiche quali:

 sviluppo rapido
 breve ciclo vitale
 ridotte dimensioni
 facile reperibilità e manipolazione e modificazione

Solitamente, un organismo modello è una specie estensivamente studiata per capire i fenomeni biologici, in
base al fatto che le conoscenze fatte sull'organismo modello possono fornire indicazioni sugli altri organismi
viventi. Questo è possibile perché i principi biologici fondamentali (vie metaboliche, di sviluppo ecc.) si
mantengono attraverso l’evoluzione.

 Pisum Sativum

È la pianta di pisello utilizzata come organismo modello da Mendel ed usata per dedurre le
modalità di trasmissione dei caratteri ereditari condivise da tutti gli organismi a
riproduzione sessuata
 semi sono semplici da piantare e crescono bene in molti substrati (terriccio,
carta imbibita)
 germina in pochi giorni
 utili per vedere la crescita nelle diverse fasi, la struttura dei tessuti (radici,
fusto, foglie)
 sono piante che si prestano bene a verificare, in quanto esseri viventi, la
risposta agli stress ambientali esterni.

 Drosophila melanogaster M.

È stata l’organismo modello (moscerino della frutta) per primo adottato da un grande genetista e
scienziato (Thomas Hunt Morgan). All'inizio del secolo, Hunt Morgan era un embriologo affermato che
non era d'accordo con la teoria della selezione naturale di Charles Darwin ed era scettico sul lavoro
recentemente riscoperto sull'eredità genetica di Gregor Mendel. Hunt Morgan decise di usare la piccola
Drosophila in quanto non aveva molto denaro o spazio a sua disposizione: Hunt Morgan ha lavorato
(come Mendel) sui caratteri genetici della Drosophila, identificando varianti mutanti (tra cui la famosa
mosca dagli occhi bianchi tra migliaia di individui con gli occhi rossi) che ereditavano le caratteristiche
del colore degli occhi nel rapporto esattamente predetto da Mendel. Negli anni successivi, il team di
Hunt Morgan ha scoperto concetti fondamentali come:

 i geni si trovano sui cromosomi


 l'eredità cromosomica specifica il sesso
 la prole eredita una «miscela» dei cromosomi trovati nei due genitori
 l'esposizione di questi insetti ai raggi X può causare mutazioni: il DNA è sensibile ai raggi X

Si utilizza questo insetto perché presenta dimensioni ridotte, è facilmente allevabile, è caratterizzata da
un rapido susseguirsi di generazioni, ha cromosomi grandi ed evidenti e presenta molte varietà
(mutanti).
 Apis Mellifera

 Le api sono insetti sociali: vivono in gruppi di decine di migliaia di individui


 Forte istinto di gruppo e divisione del lavoro
 Fino a 60.000 api in un’arnia
 Popolazione: 3 tipi di individui: regina, operaie, fuchi →
 Società matriarcale

Nei primi tre giorni vita, tutte le larve vengono nutrite con pappa reale, secreta dalle “api nutrici”. Dopo
i primi tre giorni di vita la larva della regina continuerà a ricevere lo stesso trattamento, mentre le larve
di operaie e di fuchi continueranno ad essere alimentate con la “pappa larvale” (miscela di acqua, miele
e polline).

Il pungiglione è presente nelle operaie e nelle regine (nascosto, in caso di necessità viene
estroflesso). Perché spesso l’ape muore dopo aver conficcato il pungiglione? A causa della
conformazione, l’ape non riesce ad estrarlo dopo la puntura e nel tentativo di allontanarsi si
lacera

o Ape Regina

È l’unica femmina feconda della colonia (unica in grado di riprodursi e quindi è la madre di tutte
le api dell’alveare); nasce da uovo fecondato in una particolare cella (la cella reale) e nutrita
solo a pappa reale; ha una durata della vita fino a 4-5 anni.
La regina si accoppia con un gruppo di maschi (il fuco, dopo l’accoppiamento in volo, muore). In
seguito alla fecondazione avviene la deposizione delle uova: quelle fecondate daranno vita alle
api operaie o alla regina (a seconda del nutrimento), quelle non fecondate danno vita ai maschi.
Dopo 3 o 4 anni di deposizione di uova, la regina termina la provvista di spermatozoi e quindi
depone solo fuchi (intanto in questo periodo le operaie allevano delle regine per sostituire la
vecchia)

o Api operaie

La maggior parte della popolazione dell'alveare è costituita da femmine sterili, le operaie, che
compiono tutti quei lavori di cui necessita "l'organismo alveare" per potere sopravvivere. Per
circa 3 giorni dopo la nascita si dedica alle pulizie delle celle che devono accogliere una nuova
covata e a rivestirle con la propoli. Dal 4° giorno entra a far parte della schiera delle nutrici
(nutrono e sorvegliano la covata). Dal 10° al 16° giorno (entrano in funzione le ghiandole
ceripare in grado di elaborare la cera per la costruzione e la riparazione delle celle) (ape
ceraiola). Poi si dedica al ricevimento del nettare e del polline. A circa 20 giorni di età si dedica
alla difesa della comunità. Dalla terza settimana fino alla fine della sua vita si (40gg- 6 mesi)
dedica alla raccolta del cibo nei campi (bottinatrice); nel tempo il ruolo delle api cambia.

Il favo

Le api accumulano polline e miele in piccole cellette esagonali che costituiscono il favo. Le
celle sono esagonali perché è il sistema migliore per risparmiare materiale da costruzione
(cera) e ottenere il massimo spazio disponibile. Le celle esagonali, infatti, possono essere
affiancate l’una all’altra, con pareti in comune e senza lasciare spazi vuoti. Massima resa,
minima spesa… Le api in natura costruiscono i favi nelle cui celle depositano il raccolto
(polline trasformato in miele) e allevano la covata. La costruzione avviene con cera
prodotta dalle api che viene secreta da otto piccole ghiandole situate sotto l'addome. Un favo è
composto di due facce con celle a sezione esagonale. In entrambi i casi, le celle vengono sigillate dalle
api con un sottile tappo di cera: l’opercolo.
Uno studio ha stabilito come un’ape operaia abbia bisogno di 8 grammi di miele
(come cibo e materiale di partenza) per produrre 1g di cera. In media, ogni ape può
produrre circa 0,4g di miele durante la sua vita. Per produrre 500g di miele,
dovrebbe visitare circa 2 milioni di fiori. Un'intera colonia può percorrere circa
88.000 km nella sua vita!

Linguaggio

Scoperto dall’etologo prof. Karl von Frisch cui fu assegnato, nel 1973, il premio Nobel
per la Fisiologia e la Medicina, grazie alla definizione del linguaggio gestuale delle api;
apre gli studi sui comportamenti degli animali. Con questo linguaggio, basato
principalmente sulla danza “circolare” e sulla danza “dell’addome”, l’ape bottinatrice
(quella che gira tra i fiori) informa le compagne sull’ubicazione della sorgente di
nutrimento che ha scoperto e che merita di essere sfruttata. Le “danze” sono una serie di
movimenti che la bottinatrice compie sui favi dell’alveare dopo aver individuato una
fonte nettarifera interessante e aver raccolto un poco di nettare da far assaggiare alle compagne.

 Quando la distanza del pascolo dall’alveare è inferiore ai 100 metri, la bottinatrice esegue la
danza “circolare”; essa, cioè, descrive alcuni movimenti circolari quasi completi, variando
spesso la direzione. Le altre api si avvicinano e possono recepire anche informazioni sulla
qualità del nettare raccolto che è stato rigurgitato in piccole gocce dalla bottinatrice. Dal nettare
e dall’odore dei fiori di cui il corpo dell’ape danzatrice è impregnato, le api sono in grado di
riconoscere l’odore del pascolo che dovranno cercare e il tipo di fiori. La rapidità della danza
indica l’abbondanza dei fiori. Ape quindi comunica distanza, quantità di fiore, qualità del fiore
 se, invece, la sorgente alimentare si trova a una distanza dall’alveare superiore ai 100 metri, la
bottinatrice esegue la danza “dell’addome” (muove con rapidità l’addome)
 se le distanze dei pascoli scoperti sono intermedie, si hanno danze di transizione dall’una
all’altra. Le api compiono anche altri tipi di danza, utilizzati in altre occasioni importanti

Video La danza delle api https://www.youtube.com/watch?v=n7VODG86oiU

Le api sono insetti pronubi cioè favoriscono le nozze (tra un granulo pollinico e un ovulo) →
impollinazione

Sono i più importanti pronubi per queste caratteristiche:

 hanno una folta peluria sul corpo che favorisce l’adesione del polline
 visitano molti fiori in 1 unico giorno
 la fedeltà a una specie dall’inizio alla fine della sua fioritura: nel momento in cui
un’ape trova un fiore o un albero, l’ape sarà un fedele “amico” dell’albero fino a
raccogliere tutto il nettare di tutti i fiori
 capacità comunicative con le compagne

Impollinazione

Il polline viene intercettato passivamente dagli insetti durante la raccolta del nettare o raccolti
attivamente per garantire una dieta adeguata alla loro progenie. Il polline viene così trasferito di fiore in
fiore aiutando la riproduzione. Inoltre il polline viene usato assieme al nettare per alimentare le larve.

I principali fiori impollinati dalle api sono tutti quei fiori con struttura ricettiva (molto attrattiva perle
api) che si è evoluta nelle angiosperme che hanno adottato l’insorgenza di questa nuova struttura
morfologica e anatomica (co-evoluzione con le necessità, abitudini, preferenze degli insetti
impollinatori).

Quali solo le principali piante coltivate che non possono fare a meno delle api?
 Piante da frutto: melo, pero, susino, ciliegio, albicocco, mandorlo, pesco, kaki, castagno,
lampone, fragola, mirtillo, mora
 piante orticole: cavolo, ravanello, asparago, cipolla, aglio, sedano, carota, finocchio, lattuga,
radicchio, peperone, melone, cocomero, cetriolo, zucca.

Il polline è una fonte proteica, mentre il nettare è uno zucchero. Le api utilizzano il nettare per produrre
miele sebbene all’interno della loro alimentazione anche il polline è una fonte proteica per allevare e
nutrire le larve delle api operaie.

Il miele

Il più famoso e utilizzato prodotto alimentare delle api domestiche è il miele. Il miele è prodotto a
partire dalla raccolta del nettare sui fiori. Le api trasportano il nettare all’alveare dove viene rielaborato
tramite l’azione di sostanze chimiche dette enzimi. La trasformazione in miele si completa all’interno
delle cellette con la perdita dell’acqua. Una volta maturo, le api sigillano le cellette con un tappo di cera
(per impedire l’ulteriore perdita di acqua) che permetterà al miele di conservarsi per lungo tempo.
VIROLOGIA
I virus non sono organismi in quanto non sono dei veri e propri esseri viventi, i quali, per essere definiti tale,
devono: nascere, crescere, morire, nonché rispondere a degli stimoli esterni con degli adattamenti (fisiologici,
biochimici, morfologici, …). Il virus non risponde agli stimoli esterni, il virus non nasce grazie a sé stesso (ha
bisogno del supporto di una cellula esterna, infatti è definito come un parassita che dipende completamente
dalla cellula ospite).

I virus sono totalmente dipendenti da una cellula vivente per la loro replicazione (parassiti endocellulari
obbligati): sono endocellulari perché entrano all’interno della cellula e obbligati perché non hanno nessun
altro modo per potersi riprodurre. I virus sono sub-cellulari perché hanno dimensioni molto più piccole della
più piccola cellula che si conosce (batterio); non sono né eucarioti né procarioti.

Si possono definire come molecole di acidi nucleici (DNA o RNA) avvolte da una struttura protettiva proteica o
lipidica. Il proprio DNA o RNA codifica per alcuni dei suoi enzimi ma non per tutti quelli necessari per la loro
completa riproduzione. Non hanno sistemi per la produzione di energia, e devono usare l’energia della cellula
parassitata.

 Non crescono e non si dividono: si assemblano da componenti preformate della cellula ospite grazie
all’interazione fra le proteine che formano il capside;
 Sono metabolicamente inerti (fuori dalle cellule);
 Nell’ambiente extracellulare possono sopravvivere per un tempo limitato (pochi minuti o alcuni
giorni, a seconda del tipo virale), ma non replicano mai al di fuori dalle cellule.
 Organismi submicroscopici: dimensioni 20-300 nm

I virus possono essere visti unicamente con il microscopio elettronico.

 Microscopio ottico
 Microscopio elettronico: utilizza un fascio di elettroni creati che
entrano nel campione e, grazie al detector, si ha immagine della
struttura a livello nanometrico (nm)

A seconda del loro specifico tropismo (cioè della cellula ospite che vanno ad infettare), possono infettare:

 cellule vegetali (virus del tabacco/patata ecc);


 batteri (batteriofagi, ognuno specifico per una determinata specie batterica);
 cellule animali (virus di insetti, pesci, uccelli, mammiferi).

STRUTTURA GENERALE DEI VIRUS

 I virus sono “organismi” sub-cellulari essenzialmente costituiti da materiale


genetico (DNA o RNA) protetto da un involucro proteico (capside) → virus
nudi. Il virus ha solo il genoma con aggiunta della capsula proteica
 Alcuni presentano un rivestimento esterno al capside, formato da lipidi,
proteine e catene saccaridiche (envelope – pericapside) → virus rivestiti. Il
genoma (DNa o RNA), capside proteico all’esterno del quale ci può essere
membrana lipidica con proteine all’interno.

Qualche definizione:

 Virione: particella virale completa


 Core: cuore del virus formato da acido nucleico + proteine associate
all’acido nucleico
 Capside: rivestimento proteico del core (genoma), lo protegge
dall’ambiente esterno
 Nucleocapside: capside + acido nucleico (e proteine associate)
 Envelope/pericapside: rivestimento lipidico e glicoproteico che circonda il capside

N.B. L’envelope deriva dalla membrana plasmatica della cellula ospite, le proteine del capside e le glicoproteine
inserite nell’envelope sono di origine virale.

perché i saponi disgregano il rivestimento


e ridurne l’attività
I raggi UV, alcol e calore alterano la
struttura del capside .

Coposizione chimica dei virus

 Proteine: maggiore componente (fino a > 90% in peso), strutturali e enzimatiche (perché c’è un
enzima per la replicazione del DNA);
 Acido nucleico: DNA o RNA;
 I virus con envelope hanno anche lipidi (10-30% in peso, di derivazione cellulare) e carboidrati
(glicoproteine, codificate dal virus).

Proteine virali

 Proteine strutturali: costituiscono il capside


 proteine funzionali (all’interno del core associate al materiale genetiche):
o proteine stabilizzanti l’acido nucleico (come gli stoni, ovvero le proteine alle quali si lega il
DNA quando si coagula a formare i cromosomi nella divisione celluale)
o enzimi necessari per la replicazione del genoma (DNA polimerasi o RNA pol.);
o proteine che influiscono sulla fisiologia o sopprimono le difese della cellula ospite

virus con envelope (epatite B): il materiale genetico (DNA a doppio filamento); enzimi polimerasi, capside,
envelope

Capside (rivestimento proteico)

 Funzione: protezione, riconoscimento recettori della cellula bersaglio, consente penetrazione della
cellula
 Struttura: rigida e resistente. Formata dalla ripetizione di poche proteine
(capsomeri) disposte simmetricamente (simmetria icosaedrica, elicoidale,
binaria, complessa). Una delle caratteristiche principali è la distribuzione
dei capsomeri

Le proteine del capside sono quasi unicamente ligandi = molecola che lega il suo specifico recettore. Ogni virus
ha la propria cellula bersaglio, riconosciuta per il recettore che lega proteine del capside o spikes dell’envelope
Tutti i virus possono essere suddivisi in 3 macro-famiglie

 Simmetria icosaedrica: struttura formata da facce tutte uguali. Alcuni sono virus nudi (es.
adenovirus), altri posseggono l’envelope (es. herpesvirus).
 Simmetria elicoidale: a spirale. Le proteine del capside si dispongono lungo un asse
elicoidale intorno all’acido nucleico (struttura tubulare). Nella maggior parte dei casi i virus
animali con questa simmetria possiedono l’envelope. Virus del mosaico del tabacco o della
rabbia
 Simmetria complessa: somma delle prime due simmetrie. Virus del vaiolo o batteriofago
(che mangia i batteri)

Pericapside (rivestimento esterno)

Membrana che riveste il capside. Doppio strato lipidico derivante dalle membrane nucleari modificate durante
l’infezione con l’inserimento di glicoproteine virali.

I virus con rivestimento pericapsidico hanno anche:

 Lipidi (10-30%, di derivazione cellulare);


 Carboidrati (glicoproteine,codificate dal virus)

Quando il virus con l’envelope entra in contatto con la cellula, rilascia il DNA e
costringe alla cellula a produrre le proprie proteine che si assemblano nel capside o
vanno ad inserirsi nella membrana cellulare della cellula ospite; il capside viene
inglobato nella membrana cellulare.

Importanti sono le glicoproteine perché il DNA del virus codifica per alcune proteine di suo interesse (che
vanno a inserirsi nella membrana della cellula ospite e che formeranno l’envelope) che possono avere delle
piccole strutture zuccherine (saccaridi) i quali sono fondamentali per il riconoscimetno dei ligandi ai recettori
della cellula ospite. Le glicoproteine dell’envelope, ancorate alla membrana, svolgono la funzione di
antirecettore (= ligando) virale, cioè riconoscono i recettori cellulari. Spesso sono quindi importanti nei
processi di attacco, fusione e penetrazione del virus.

Acido nucleico (DNA o RNA)

Genoma impacchettato nel capside, formato da molecole di RNA o DNA, a singola o doppia elica. DNA o RNA è
associato a proteine basiche (virali o cellulari) per neutralizzare i gruppi fosfato.
CLASSIFICAZIONE VIRALE

Un po’ di storia

Diverse teorie sull’origine dei virus:

 evoluzione regressiva: i virus sono forme di vita che hanno perso tutte le funzioni diventando
parassiti
 origine cellulare: sono macromolecole funzionali che sono sfuggite al controllo cellulare (es.
elementi trasponibili del genoma); piccole parti della cellula che hanno continuato a replicarsi
nonostante la cellula fosse morta
 entità indipendenti: i virus, originatisi da molecole auto-replicanti che si pensa potessero esistere
nel mondo prebiotico (ipotetico mondo prima della vita), hanno subito un’evoluzione parallela a
quella degli organismi cellulari

Tuttavia, ad oggi, non si sa come i virus si siano originati!

Principale classificazione
basata sull’acido nucleico

Classificazione basata sull’omologia delle sequenze del genoma virale

I basa sul confronto delle sequenze del DNA o RNA presente nel genoma. Tale classificazione si basa sulla % di
identità delle sequenze genomiche. Consente la costruzione di un albero filogenetico e una comprensione
migliore della relazione fra famiglie simili. Le analisi genetiche e nucleotidiche hanno rivelato somiglianze non
solo fra virus della stessa famiglia, ma anche di famiglie diverse (“superfamiglie”): le regioni funzionali
sembrano raggruppate in modo simile. Le sequenze possono non avere molta omologia, ma di solito i siti attivi
degli enzimi (polimerasi) sono conservati.

Esempio di albero filogenetico: in questo caso è quello dell’HIV. HIV è distinto in 2


gruppi: M e O. Il gruppo M è responsabile dell’epidemia globale dell’AIDS, ed è ulteriormente suddiviso
in molti sottotipi (A-G). Il sottotipo B prevale in America e Europa; B, C ed E predominano in Asia; e in
Africa si trovano tutti i sottotipi. Almeno 2 virus delle scimmie (scimpanzé e mandrillo) sono più correlati
ad HIV-1 che HIV-2, suggerendo che HIV-1 e HIV-2 si siano evoluti indipendentemente. HIV-1 e SIV-CPZ
(chimpanzee) sembra si siano “separati” nel 1930.
Si evince che HIV è sorto in Africa e varie
mutazioni del virus in sottogruppi sono sparsi in giro per il mondo.

Il confronto fra le sequenze dei nucleotidi nel genoma del HIV si vedono le differenze
tra loro: non ci sono evidenti modificazioni ma piccole mutazioni nella sequenza dei
nucleotidi. Tali mutazioni possono essere inserite in una mappa che dice che tutti i virus
dell’HIV possono essere divisi in un gruppo 1 e 2: nel mezzo ci sono tutti i virus HIV presenti nelle scimmie.

MOLTIPLICAZIONE VIRALE

Un virus può riprodurre se stesso soltanto se penetra in una cellula ospite suscettibile e permissiva
all’infezione virale.

 suscettibilità: capacità di essere infettati; la cellula fa entrare il virus


 permissività: capacità di trascrivere il genoma ed esprimere tutte le proteine virali; asseconda il
virus e permette che il suo DNA o RNA venga tradotto in proteina

Una cellula infettata può produrre fino a 100.000 particelle virali (es. poliovirus), ma spesso il processo di
infezione produttiva non è efficiente perché solitamente non basta un unico virione attivo per infettare una
cellula e il rapporto virioni attivi/particelle virali totali è circa 1/1000 (picornavirus), 1/200 (herpesvirus).
Molte particelle sono incomplete o defettive: risultato di mutazioni o di errori di produzione/assemblaggio del
virione, traduzione dei geni in proteine, nella conformazione proteine ecc.

Ciclo replicativo virale

I virus una volta che entrano nella cellula, si moltiplicano improvvisamente, e non esponenzialmente come
fanno gli organismi cellulari. Nella fase di latenza il virus è entrato nella cellula (in un piccolo periodo il virus
non è più nell’organismo perché è tutto all’interno della cellula), il genoma è stato esposto (si è distrutto
capside o envelope), stanno avvenendo le sintesi virali e non si trova virus infettante (eclipse phase). Nella fase
di crescita c’è la liberazione della progenie infettante (virus), con l’inizio di un nuovo ciclo replicativo.

Questo è un ciclo replicativo di un batterio o di una cellula. C’è una piccola fase
di pausa nella quale la cellula si prepara alla divisione ed inizia a dividersi in
maniera esponenziale (es. i batteri si duplicano per scissione binaria e ad ogni
scissione si moltiplicano x2 individui ed avviene la crescita esponenziale). Il
virus invece ha una fase di fase di latenza in cui il virus entra nelle cellule (e
l’organismo non ha virus nel corpo); la fase di latenza può essere molto ampia
a seconda del tipo di virus e, nel momento in cui il virus viene riprodotto
utilizzando i meccanismi della cellula ospite, crea le proteine del capside, fa copie di sé stesso e del DNA ecc, ad
un certo punto decide di evadere dalla cellula per lisi (cellula si rompe e manda fuori i virioni) oppure per
gemmazione (virus con envelope). Ad un certo punto, quando la fase di latenza termina e il virus inizia a
replicare sé stesso, c’è una crescita esponenziale dell’organismo di questo virus perché è rilasciato dalle cellule
ospite che solitamente muoiono. Non c’è un vero e proprio sviluppo di crescita ma un rilascio repentino di
queste particelle virali che vengono rilasciate nell’organismo e si legano ad altre cellule ospite e ricomincia la
fase di latenza ed esplosione.
Es. decorso varicella

Per rimarcare la differenza della crescita esponenziale di un organismo


vivente rispetto alla crescita esplosiva di un virus, in 5 ore da 1u virale si
possono ottenere 10mila u virali.

Il tempo di latenza (prima del rilascio della progenie virale infettante nella cellula ospite) varia nei diversi
virus, e dipende anche dalla fase del ciclo cellulare in cui si trova la cellula al momento dell’infezione. Se la
cellula è in fase S (sintesi DNA) allora tutti gli enzimi di sintesi del DNA sono concentrati nel nucleo e quindi la
cellula non ha a disposizione enzima per il virus. In linea di massima, varia da 6-7 ore (Picornavirus) a 18-20
ore (herpes simplex); due-tre giorni (Citomegalovirus); per HIV anche più di 10 anni di periodo di latenza.

Le fasi dell’infezione virale

1. attacco: il contatto iniziale fra virus e cellula è il risultato di collisioni casuali


perché il virus non ha una motivazione di muoversi, non ha volontà di
muoversi (come la cellula batterica che si muove in risposta all’ambiente
esterno muovendosi con i pili). Per l’attacco è necessario che ci sia un legame
fra strutture del virus (proteine che fungono da ligandi sul virus e i recettori
virali) e cellulari. Il recettore nella cellula e le proteine virali (VAP) nel virus
entrano in contatto. Le caratteristiche del recettore della cellula ospite determinano quali cellule
possono essere infettate e le caratteristiche della malattia e della via di trasmissione cioè il legame fra
VAP e cellule è un egame caratteristico: il virus tende a legarsi ad un unico tipo di cellule o un piccolo
gruppo di cellule diverse che hanno in comune il recettore.
I virus vegetali non usano recettori, ma entrano nelle piante attraverso i suoi danni fisici (e non
nella cellula attraverso il recettore ligando) perché la parete cellulare è una struttura molto rigida
che funge da “cppotto” a tutti i recettori della cellula perciò il virus non riesce a penetrarla e quindi o si
rompe la parete cellulare e il virus accede ai recettori o niente. I virus più complessi (Poxvirus,
Herpesvirus) possiedono più di un VAP (antirecettore), e li usano per infettare diversi tipi di cellule
(più è complesso il viru,più è complessa la sua zione per repicarsi). Gli anticorpi diretti contro
l’antirecettore “neutralizzano” la capacità infettante del virus (anticorpi neutralizzanti) perché se
l’anticorpo lega VAP allora gli anticorpi impediscono che questa proteina si leghi al suo recettore e
quindi ne neutralizzano l’ingresso (come la parete cellulare nelle piante).
2. penetrazione: richiede che la cellula sia metabolicamente attiva. Si verifica a 37°C ed avviene quasi
istantaneamente dopo l’attacco al recettore perché il virus si è evoluto per legarsi ad un recettore
collegato al sistema di fagocitosi. A seconda che il virus sia nudo o con envelope, può avvenire in diversi
modi:
 virus nudi: traslocazione (si appoggiano alla membrana
ed iniettano DNA) o endocitosi (1 o 4, vengono inglobati
e la membrana della cellula si invagina)
 virus enveloped: endocitosi o fusione del pericapside con
la membrana cellulare e rilascia il capside
3. spoliazione (uncoating): una volta entrato, bisogna esporre il genoma virale all’azione di tuttii sistemi
replicativi. La spogliazione indica la disgregazione del capside esterno (nel caso dei virus nudi) o sia
capside che envelope nel caso dei virus più complessi.
4. sintesi delle componenti virali:
 proteine precoci
 acido nucleico
 proteine tardive
Una volta che il genoma virale (DNA o RNA) si è liberato del capside e ha raggiunto la propria sede,
inizia il sistema di trascrizione – replicazione – traduzione. Produzione di numerose copie di
componenti strutturali e genomici necessari per la formazione della nuova progenie (i virus sfruttano
l’apparato bio-sintetico cellulare). Per poter utilizzare il metabolismo cellulare per sintetizzare le
proprie proteine e replicare il proprio acido nucleico, un virus deve essere in grado di superare alcuni
ostacoli imposti dall’organizzazione della cellula ospite. Sono dei meccanismi che la cellula può mettere
in atto per difendersi e sono:
 nella cellula, gli enzimi per replicazione e trascrizione del DNA/RNA, sono nel nucleo, non nel
citoplasma. I virus deve portare con se tali enzimi specifici
 l’espressione dei geni virali è in competizione con i geni cellulari
5. assemblaggio: una volta sintetizzato un adeguato numero di copie di acido nucleico e proteine virali, i
virioni possono essere assemblati. In gran parte dei virus il capside è la parte montata per prima,
tramite l’auto-assemblaggio dei capsomeri virali. I capsidi sono successivamente riempiti di acido
nucleico virale.
6. uscita: le progenie virale neoformata può uscire dalla cellula per:
 lisi cellulare (virus nudi): interferenza con il sistema cellulare del
virus fa morire la cellula e di conseguenza si disgregano le
membrane e il virus viene liberato
 esocitosi/gemmazione (virus con envelope): il virus viene inglobato
in un sistema di membrane e trasportato all’esterno; la cellula
potrebbe restare viva e portar fuori il virus

→ uscita per gemmazione di un virus con envelope

VIE DI TRASMISSIONE

Si può pensare ai pazienti come ad un iceberg: la punta sono i casi di malattia conclamata
e visibile. Il nucleo portante e preponderante dei casi durante un’infezione virale, stanno
sotto l’acqua ovvero sono persone asintomatiche.

Il principale fattore strutturale che influenza le modalità di trasmissione virale è la


presenza o assenza del pericapside (envelope). I virus nudi possono resistere a
essiccamento, detergenti, ph, temperatura hanno una via di trasmissione e permanenza all’esterno
del’individuo maggiore rispetto ai virus con inviluppo sono molto più sensibili e fragili.
In generale:

 i virus nudi possono essere trasmessi per via inalatoria, orofecale (feci e saliva), mediante oggetti
 i virus con envelope devono rimanere in ambiente umido e sono trasmessi mediante goccioline
respiratorie e fluidi biologici, mediante inoculazione, mediante trapianto d’organo

Due vie principali di trasmissione:

via verticale: solitamente attraverso i rapporti sessuali o,


rapporto md e figlio attraverso allattamento

via orizzontale: interviene attraverso vettori come acqua,


cibo, aria o contatto diretto

Via di trasmissione respiratoria

Probabilmente la trasmissione più comune. Il virus è escreto con starnuti, tosse, ecc. anche se il
soggetto è asintomatico. Per i virus sensibili all’essiccamento (enveloped) è necessario un
contatto stretto per la trasmissione. A volte l’infezione del tratto respiratorio è inapparente: es.
il virus del morbillo infetta la muscosa del tratto respiratorio, ma la malattia è evidente solo
quando il virus raggiunge la cute, dopo la viremia.

Via di trasmissione orofecale

La resistenza del virus alla inattivazione nel tratto gastrointestinale è correlata alla sua
struttura e dal tipo di proteine che forma il capside protettivo. Es. gli Enterovirus hanno un
capside nudo, e non sono inattivati dalla bile (soluzione secreta a livello epatico e serve per
sciogliere i grassi una volta che il cibo passa dallo stomaco all’intestino), che distrugge
l’envelope virale. Il loro capside proteico è anche resistente a pH acido e alle proteasi intestinali. Il virus a
capside nudo si è adattato molto bene a superare le linee di difesa. I virus che infettano il tratto
gastrointestinale possono venire escreti per alcune settimane. Il paziente rimane infettante anche dopo la
malattia (portatore asintomatico).

Atri tipi di trasmissione sono:

 via venerea
 via cutanea
 zoonosi: trasmissione tra umano e animale

ESEMPI DI ALCUNI VIRUS EMBLEMATICI

 Virus del mosaico del tabacco: è stato il primo virus ad essere classificato e
riconosciuto. È presente ovunque nel mondo, è specifico per le piante di tabacco
(sebbene più di 300 piante siano suscettibili). E’ un virus elicoidale. Molto difficile da
inattivare (sopravvive attivo per anni all’interno di tessuti morti) → autoassembramento
 propagazione: attraverso ferite del tessuto vegetale causate dall’uomo o dagli animali (no
internalizzazione)
 sintomi: foglie clorotiche (= perdono la clorofilla e diventano gialle), forma
alterata, distruzione dei cloroplasti, morte per necrosi
 cura: eradicazione delle piante malate sterilizzazione degli attrezzi di lavoro
Doppio filamento (double strenght)
 Herpes simplex virus (HSV): virus grande (180nm) icosaedrico con pericapside a dsDNA (80 proteine
codificate). Si divide in due gruppi: HSV-1 che infetta principalmente bocca, occhi e
SNC; HSV-2 che infetta gli organi genitali. Il virus può restare latente (non attivo) nelle
cellule dell’individuo per tutta la sua vita e riattivarsi a seguito di stress (luce solare,
febbre, ciclo mestruale). HSV infetta cellule epiteliali (che porta a lisi), nonché i neuroni, questi ultimi in
modo latente per tutta la vita dell’individuo.
 Retroviridae: gruppo di virus più studiato in biologia molecolare. C’è una retrotrascrittasi: la
trascrizione del DNA in RNA non è normale ma è una retrotrascrizione cioè ci sono enzimi che
retrotrascrivono l’RNA in DNA. Non esistono retrotrascrittasi negli organismi eucarioti ma sono tipiche
dei virus. I Retroviridae comprendono 7 generi, tra cui i
 Lentivirus (HIV): chiamati così per il loro lento sviluppo (anche +10 anni). Capside è conico o
cilindrico, con inviluppo. Patologie: “lente” (AIDS, neurologiche, artriti, cachessie).
Gli studi filogenetici forniscono forti evidenze che HIV è strettamente correlato a virus che si
trovano normalmente nelle scimmie. Si pensa che la trasmissione zoonotica di questi virus delle
scimmie abbia causato la comparsa di HIV nell’uomo. Quindi HIV rappresenta un’infezione
virale emergente. I lentivirus che infettano primati nell’ospite naturale non danno malattie. Però
possono passare da una specie ad un’altra, e a volte nel nuovo ospite danno patologia AIDS-
simile.
Video HIV Replication 3D Medical Animation www.youtube.com/watch?v=RO8MP3wMvqg
 Coronaviridae: virus a simmetria elicoidale (simile a quello del virus del tabacco) ma con envelope
(80-100 nm). Genoma ssRNA(+) di 16-31 Kb (codifica per 7 proteine virali: molto
grande!). Il nome deriva dall’aspetto del virus al microscopio elettronico: morfologia
formata dagli spike virali, glicoproteine che attraversano il pericapside, dette proteine S,
con proprietà emoagglutinanti e di fusione. Patologie: nella stragrande maggioranza dei
casi indistinguibili da un semplice raffreddore da rinovirus, tuttavia fa parte di questo genere il virus
della SARS (Severe acute respiratory syndrome).
IMMUNOLOGIA
L'immunologia è la disciplina scientifica che studia il sistema immunitario, un insieme di cellule e molecole
circolanti nel sangue, nella linfa e negli organi linfoidi, le cui funzioni principali sono il controllo dell'integrità
dei tessuti (controllo che tutte le cellule crescano e si sviluppino in maniera conforme) e la protezione
dell'organismo dall'attacco degli agenti infettivi.

Il sistema immunitario è un insieme di organi con


propria funzione (milza, midollo osseo, linfonodi,
timo, tonsille ecc.), cellule e molecole circolanti,
distribuiti in tutto il corpo e in comunicazione tra
loro, in grado di intervenire in difesa di un organismo
in presenza di infezioni prodotte da virus, batteri,
parassiti e molecole da loro prodotte (gli antigeni).

IMMUNITA’ NATURALE, INNATA o NON SPECIFICA

È formata da componenti che si oppongono alla penetrazione di agenti patogeni (soprattutto microbici). È
presente in tutti gli organismi viventi (piante comprese).

 è la prima risposta, il primo sistema di difesa


 non dipende da una precedente esposizione allo stesso organismo (la risposta è identica)
 è mediata da molecole e cellule preesistenti nell’organismo sin dalla nascita
 non ha "memoria", infatti non ha il ricordo dell’esposizione dell’infezione precedente
 non è efficace contro molti patogeni intracellulari (cioè già presenti nella cellula, come protozoi, virus)

E’ costituita da:

 barriere fisico-chimiche (pelle, apparato gastrointestinale, mucosa, saliva, lacrime);


 molecole presenti nell'organismo (enzimi proteolitici ed antiproteasi: enzimi litici che digeriscono le
molecole organiche );
 cellule fagocitiche e citotossiche (neutrofili, macrofagi, e natural-killer cells).

Importanti sono i fagociti: cellule che con movimenti ameboidi del loro protoplasma inglobano e digeriscono
microrganismi, corpi estranei, altre cellule dello stesso organismo destinate alla
morte. 3 tipi di fagociti →

Il fagocita è enorme e scansa le cellule per rincorrere i corpi estranei.

Altra classe importante sono i linfociti natural killer (nk): grossi linfociti granulari particolarmente
importanti nel riconoscimento e distruzione di cellule tumorali e infette da virus. Le nk non necessitano di
attivazione, avendo un sistema di riconoscimento del target diverso ed indipendente; riconoscono le cellule che
non hanno MHC (nome di una proteina di membrana, è un ligando) e le distruggono: le cellule tumorali tendono
a non essere in grado di produrre queste proteine e i linfociti appena si accorge della fallacia della cellula, la
uccide.

Mastociti e macrofagi, che sono fagociti, sono già presenti nel


tessuto connettivo ed epiteliale; avviene un taglio che porta
con sé dei batteri e li fa entrare nel tessuti; i macrofagi
mangiano i batteri e comunicano con altri fagociti che
permeano i vasi sanguigni.
IMMUNITA’ ADATTATIVA o SPECIFICA

L’immunità acquisita è un sistema più complesso che si è evoluto recentemente negli organismi più complessi.

Si tratta di una risposta caratterizzata dal suo adattamento a ciascuna infezione. Le cellule che agiscono in
questo tipo di risposta immunitaria sono dette linfociti B e T (nell’immunità naturale ci sono i linfociti nk).

Caratteristiche:

 più specifica dell'innata, riconosce più specificatamente e discrimina un patogeno all’altro


 indotta dal patogeno o dalla sostanza estranea
 aumenta la protezione mediata dall’immunità innata, è una protezione aggiuntiva e comparsa infatti
tardi a livello evolutivo
 comparsa relativamente tardi, in termini evolutivi
 presente solo nei vertebrati
 ha "memoria" (la seconda risposta è più rapida e più efficace), nell’immunità naturale, la seconda
risposta all’agente patogeno è identico alla prima

L’immunità acquisita rappresenta un sistema di difesa più sofisticato, costituito da meccanismi che vengono
indotti e stimolati dall’esposizione all’antigene. Si generano così risposte immunitarie specifiche per le diverse
molecole la cui intensità ed efficacia è incrementata da ripetute esposizioni a tal antigene.

Es. chi è allergico alle punture di ape, la seconda volta che viene esposto all’antigene (veleno dell’ape) tende ad
avere una reazione forte e grave, ovvero lo shock anafilattico, questo perché l’esposizione allo stesso antigene
provoca un’attivazione di un sistema di una risposta immunitaria già attiva e forte nella prima esposizione.

 Antigene: sostanza, di solito proteine e polisaccaridi (ma anche acidi nucleici e lipidi, se legati a
proteine e polisaccaridi), capace di interagire con la componente
adattativa del sistema immunitario inducendo una risposta (cellula-
mediata o anticorpo- mediata). È una struttura biologica che viene
riconosciuta dal sistema immunitario.
 Epitopo: o determinante antigenico, è la porzione di antigene che viene
riconosciuta specificamente dal singolo anticorpo o dal singolo recettore sulle cellule T

L’immunità adattativa è costituita da:

 linfociti B
 linfociti T

Video The Innate and Adaptive Immune Systems - Vaccine Makers Project
https://www.youtube.com/watch?v=yjAZXlMpw3k

La prima difesa è la pelle che ha una superficie grande come il tabellone di basket. Quando i virus attaccano, la
pelle contrasta costantemente l’attacco del patogeno. Le superfici interne del nostro corpo sono maggiori, tanto
da coprire un intero campo di basket che sono costantemente sotto attacco da batteri, virus e patogeni ce
entrano con alimentazione, respirazione. Tuttavia, essendo una grande area da difendere, i tessuti hanno
bisogno di un aiuto: fortunatamente l’organismo ha deputato alcune cellule specializzate per la difesa. La prima
risposta viene riservata ai macrofagi che inglobano il microorganismo. I macrofagi secernono delle citochine
(messaggeri chimici) che richiamano altri tipi di cellule dell’immunità innata che hanno però un meccanismo
diretto di combattere gli organismi patogeni, talvolta sacrificando i tessuti stessi dell’organismo. Quando
qualche particella sfugge alla prima difesa, interviene il sistema immunitario acquisito che fornisce un sistema
più diretto e specifico. Le cellule dendrite raggruppano tutti i frammenti de batteri, patogeni digeriti e distrutti
dl sistema innato e li trasportano nei linfonodi dove vengono presentati i pezzi del patogeno ai linfociti T. I
linfociti T presentano questo antigene ai linfociti B che producono anticorpi specifici contro quell’antigene. A
questo punto il sistema immunitario rilascia la sua arma più efficace ovvero gli anticorpi. La seconda risposta è
molto più veloce perché parte dei linfociti B rimarrà nell’organismo a memoria per decine di anni (per questi i
richiami vaccini vengono fatti ogni 10 anni!)

Come avviene la risposta immunitaria

1. Un agente patogeno (un batterio o di un virus) entra nell’organismo → si


innesca l’immunità innata
2. un macrofago entra in contatto con l’antigene, lo ingloba ed espone i suoi
antigeni (porzioni delle sue proteine specifiche)
3. l’antigene presentato del macrofagi viene riconosciuto dai linfociti T che, a
loro volta, si attivano in vari tipi di linfociti

4. i linfociti T formano diversi ceppi (killer, suppressor,…) e producono


interleuchine (fam. Citochine) che attivano linfociti T e B;
5. quando al linfocita B viene presentato un antigene complementare al suo
anticorpo, viene stimolato a riprodursi dando origine a :
 Plasmacellule: Ab; cellule che producono anticorpi
 Linfociti B della memoria, restano per 10 anni nel circolo sanguigno

Anticorpo (o immunoglobulina): sono una classe di proteine presenti nel siero nei vertebrati. Gli anticorpi
posseggono una peculiare struttura quaternaria che conferisce loro una forma a "Y": è proprio grazie a questa
struttura che avviene il riconoscimento degli epitopi.

Le sequenze proteiche sono estremamente variabili: esiste potenzialmente un anticorpo per ogni antigene
presente in natura!! Esiste un anticorpo per ogni epitopo di ogni antigene presente in natura: esistono milioni
di combinazioni diverse delle strutture amminoacidiche

Come si crea tutta questa variabilità?

Le regioni variabili contengono tratti della catena polipeptidica dove si riscontrano le maggiori variabilità
amminoacidiche che donano a ciascun anticorpo la specificità unica verso un antigene. Le immunoglobuline,
essendo proteine, vengono prodotte, assemblate ed espresse come comuni proteine (trascrizione, traduzione e
secrezione sulla membrana). Le regioni variabili sono formate a partire da molti geni diversi, i cui m-RNA
subiscono numerose modificazioni post-trascrizionali e pre-trascrizionali → enorme variabilità

Milioni di antigeni esistenti vengono riconosciuti e legati da altrettanti tipi di linfociti B che producono un’unica
immunoglobulina specifica. Quando all’organismo si presenta un antigene, molto spesso esiste già un linfocita B
con l’anticorpo contro di esso.

Esistono 5 grandi classi di immunoglobuline di anticorpi:

 IgG: immunoglobulina G, immunoglobuline restano nei linfociti B della


memoria
 IgE: immunoglobulina E
presenti in maniera minoritaria
 IgD: immunoglobulina D
 IgM: immunoglobulina M, prime immunoglobuline prodotte dal sistema
immunitario
 IgA: immunoglobulina A, tipiche immunoglobuline di difesa presenti nelle
lacrime
IgM e IgG: vengono prodotte prima le M e poi le G; nel caso di una
seconda esposizione, parte subito la produzione di G specifiche già
specifiche perché attivate dalle cellule della memoria (linfociti B).
nella prima risposte, la quantità delle due immunoglobuline è molto
simile, nella seconda è molto più pronunciata la produzione delle G.

Video Antibodies animation https://www.youtube.com/watch?v=68T-QUIEp_o

Gli anticorpi sono proteine che sono prodotti in maniera specifica per riconoscere un determinato patogeno, in
particolare un epitopo di un antigene di un patogeno come batteri, virus e parassiti. Ogni patogeno produce una
combinazione specifica di epitopi sia esternamente che internamente: producono quindi determinate proteine
e polisaccaridi in maniera specifica a quello che loro sono. L’azione dell’anticorpo può avvenire bloccando
l’ingresso dell’agente patogeno oppure fanno da mediatori per il riconoscimento del batterio. Gli anticorpi sono
riprodotti dai linfociti B: ogni cellula B produce un unico tipo di anticorpo che si riferisce ad un unico epitopo di
un unico antigene di un unico organismo. Anticorpo è formato da due catene leggere e 2 pesanti.
ORIGINE DELLA VITA SULLA TERRA
Per secoli si è pensato che l’origine della vita fosse compresa, che si conoscesse. I dubbi cominciarono a
crescere quando nuove conoscenze biologiche iniziarono ad infiltrarsi in vecchie teorie filosofiche, e il
problema finì col diventare un profondo mistero; tutt’ora ci si è avvicinati alla definizione di come sia potuta
sorgere la vita ma prove scientifiche non ce ne sono. Non c’è dimostrazione di una teoria corretta.

Già nell’ANTICA GRECIA si fornivano due spiegazioni opposte:

 una materialistica: non c’è distinzione fra materia inanimata ed animata, e quindi la vita poteva
generarsi facilmente dalla materia inanimata
 una mistica: l'improvvisa generazione di esseri viventi dalla materia doveva invece essere dovuta a un
intervento divino, Dio come creatore dell’essere vivente

Avvento del ragionamento scientifico

 Ricerca di una causa naturale per ogni processo naturale; un barlume del ragionamento scientifico
 si riteneva che tutti gli oggetti fossero formati da una sostanza elementare, si pensava che gli organismi
viventi si generassero spontaneamente da tale materiale

Si cerca di capire qual è questa sostanza:

 Talete sosteneva che ogni forma inanimata o animata è forata da acqua la quale si organizza e dà origine
alla vita
 Anassimadro dice che l’acqua è una cosa fisica, troppo tangibile e reale per creare la vita; deve esserci
un primo principio
 Eraclito invece cerca una cosa reale: ogni organismo, dice, è calore e, tale calore, dà la scintilla della vita
 Empedocle dice che l’elemento principale è dato dalla somma dei 4 elementi base: acqua, fuoco, aria e
terra. Tutti questi 4 elementi, gestiti con odio e amore, vanno a creare l’organismo vivente

Se ci si pensa, non hanno totalmente sbagliato i greci: il calore, il fuoco servono per l’uomo che ha bisogno di
calore per i processi enzimatici; senza acqua la vita non è possibile; l’aria è necessaria per tutti gli organismi
eterotrofi. Ecco quindi che i Greci non ci vedono molto lontano ma hanno iniziato le prime teorie che non
consideravano l’intervento divino.

Empedocle considerava la storia del cosmo come una successione di cicli (idea molto
moderna in quanto tuttora molti storici e filosofi concordano con questo), con periodi di
creazione (governati da amore ed armonia) e periodi di corruzione (governati da odio e
contesa). Dalla combinazione casuale dei 4 elementi (nel caso dell’essere umano, si parla
della combinazione dei geni), si formavano tutte le creature: sopravvivevano solo le creature in cui la
combinazione era favorevole alla “selezione naturale” di Darwin. C’è la visione anticipatoria del concetto alla
base della selezione naturale di Darwin, avvenuta quasi 2000 anni dopo. A differenza di Darwin, non parla di
sviluppo, tutte le creature vengono create così come sono, con una forma fissata, indipendentemente l’una dalle
altre: non c’è relazione tra i diversi organismi. Il caso ha un ruolo fondamentale ed egli non riconosce il
significato di “forma” organica ma come organizzazione casuale degli elementi.

Gli atomisti

Democrito ed Epicuro teorizzano che tutta la materia del mondo è formata da atomi: non avevano l’idea di
atomo che abbiamo adesso ma la loro idea p che l’atomo fosse composto da particelle elementari. Gli atomisti
fondono il concetto che la materia è formata da atomi con il concetto della formazione casuale degli elementi di
Empedocle. Si dice quindi che gli oggetti materiali e gli organismi si formino in conseguenza a urti casuali fra gli
atomi: usano la casualità di Empedocle relazionandola agli atomi e sostenendo che ogni corpo è caratterizzato
da atomi precisi che si urtano insieme e creano l’organismo.
Lucrezio dice che “Ogni corpo è caratterizzato da atomi ben precisi. Non accade che da ogni cosa possa nascere
qualsiasi altra” = ogni cosa nasce così com’è e dallo stesso non potrà mai nascere niente di diverso se non la
stessa cosa.

Aristotele

Critica all’atomismo: la complessità e funzionalità degli organismi non possono essere spiegati dal caso
atomico: non può essere stato generato tutto dal caso perché c’è qualcosa che lega organismi diversi tra loro; il
caso non ha portato a tutte le cose possibili. Ogni organismo rappresenta una totalità organizzata di parti
(classificazione degli organismi) e tale totalità è organizzata e non casuale. Un essere umano, una pianta sono
troppo complessi per essere frutto del caso. Critica quindi atomismo e casualità degli atomi e introduce il
concetto di forma organica eterna garantita da forme di procreazione e trasmissione ereditaria: critica la
casualità ma ammette che le forme organiche sono eterne e sono state create così (albero nasce albero; gatto
nasce gatto e resta tale ecc). la generazione della vita per lui è un processo teleologico cioè deve avere un fine
ultimo (la vita quindi deve avere un fine, non è un incontro casuale di atomi); dà grande importanza alla forma:
la materia di un organismo non è organizzata a caso, ma nella forma specifica che caratterizza l’individuo ed è
tramandata ai discendenti. Era chiaro che da un gatto non può nascere un pesce: ecco quindi che non può
essere un incontro casuale di atomi ma viene tramandata una forma.

Con l’avvento dei ROMANI solo alcuni testi di Aristotele e degli antichi greci furono tradotti. Tutti i secoli
dell’Impero Romano videro lo sviluppo della propria cultura. La caduta dell’impero romano fece si che i pochi
testi greci furono perduti. Gran parte della conoscenza greca fu perduta. L’Impero Romano d’Oriente perdurò
dopo la caduta di quello d’occidente e fu in grado di allacciare numerosi contatti con il mondo arabo, nel quale
tutti i testi della Grecia Antica erano presenti sia in lingua originale che in traduzione in arabo.

Figura di spicco fu Sant’Agostino che conosceva tutti i testi tradotti ed ebbe solo un’idea parziale di quello che
Aristotele disse. I traduttori dell’epoca tradussero il pneuma (di Aristotele) con il termine spiritus, anima che
per decisione divina entra nel corpo alla nascita. In chiave religiosa, Aristotele dava ragione ad un’idea mistica e
quindi si introduce il divino, l’anima che, per decisione divina, entra nel corpo alla nascita. In occasione del
primo evento della creazione, Dio formò i principi seminali di ogni specie di viventi. Questa è l’ennesima teoria
in chiave mistica che dà la spiegazione di come tutto si sia creato. Nei secoli successivi, i testi di Aristotele
tornano a Roma e vengono tradotti in latino. Un altro grande pensatore cristiano, San Tommaso d’Aquino
(1225 -1274 d.C.), acquisisce perfettamente tutta la conoscenza di Aristotele. Inizia a capire che non è del tutto
vero che Aristotele fu il primo cristiano a teorizzare l’anima e si accorge di dover fare un bel lavoro di
combinazione tra Aristotele e Sant’Agostino: evoluzione continua delle teorie precedenti con nuovi dati. A
soluzione era quella di pensare ogni specie creata in un certo momento come immutata ed eterna: riprende da
Aristotele il fatto che ogni creatura è immutata ed eterna ma la combina con l’idea divina di Dio come creatore.
La soluzione era quella di considerare ogni specie creata in un certo momento come immutata ed eterna, in
quanto creata da Dio.

Che fine ha fatto la generazione spontanea?

I Greci dicevano che la materia animata si creava spontaneamente dalla materia inanimata a causa di certe
forze (pneuma, fuoco, acqua, principio primo, combinazione dei 4, ..). Non era un problema considerare la
generazione spontanea dal momento che Dio crea i semi di ogni cosa al principio, nessuno sollevò questioni
circa la sua reale possibilità.

La situazione è un po’ ambivalente e per spiegare l’origine della vita il mistico torna a farsi spazio tra le varie
correnti di pensiero.

Nel 600 d.C. si pose seriamente il problema della generazione spontanea perché si tratta di un secolo in cui si
iniziano a mettere le basi del pensiero scientifico: si cominciano infatti dei veri e propri esperimenti per
scansare l’idea mistica e dare spiegazioni reali alla generazione spontanea. Quest’ultima era un punto saliente
in quanto ci si chiedeva se la vita potesse generarsi dalla non vita.
Jan Baptiste van Helmonl: ricordato per importanti studi sul ruolo dell’acqua nella crescita delle piante e per
la sua scoperta di vari composti gassosi (fu anche lui a introdurre il termine “gas”).
Esperimento: avere chiuso “ermeticamente” in un recipiente per alcuni giorni una camicia
sudata insieme a chicchi di grano e che ne erano nati topi campagnoli

Con Jan Baptiste van Helmonl ha inizio un’epoca di intensi esperimenti dettagliati che diedero inizio ad
un’epoca caratterizzata da una visione del mondo di tipo meccanicistico, in cui si ricercavano leggi universali
naturali sempre valide. Si dà inizio alla necessità di avere delle leggi universali.

Sostenitori della teoria della generazione spontanea nella visione meccanicistica:

 William Harvey: anatomista inglese, primo a dimostrare il ruolo della circolazione sanguigna
 Rènè Descartes: filosofo francese
 Francesco Bacone: filosofo e scienziato inglese per aver sviluppato il metodo induttivo

C’era quindi l’espressione di leggi universali naturali cioè quella branca della filosofia che vedeva l’Universo
come un orologio, messo in moto da una forza divina ma poi lasciato andare avanti da solo perché si reggeva su
leggi naturali che avrebbero regolato l’universo in eterno. Quali erano queste leggi?

Inizia la RIVOLUZIONE SCIENTIFICA, nelle spiegazioni dei fenomeni sia fisici sia biologici si
rifiutava ora il ruolo attribuito in precedenza a cause teleologiche (poste verso un fine) e
all’intervento divino.

Man mano che la rivoluzione scientifica aggiunge strumenti, prove empiriche, esprimenti, … la teoria
dell’origine della vita cambia. Il più grande shock che la rivoluzione scientifica porta all’origine della vita fu il
microscopio. L’avvento del microscopio e delle sue scoperte mise in dubbio questa nozione casualità della
generazione spontanea perché con il microscopio si vede per la prima volta la cellula e quindi si vede come due
cose diverse non potevano essere collegate. Per spiegare lo sviluppo della forma organica, emerse una nuova
nozione, che era compatibile sia con la concezione meccanicistica sia con quella religiosa e che rifiutava
totalmente la possibilità della G.S. La scoperta delle cellule fa crollare le vecchie teorie. Questa nuova
proposta si fondava sulla combinazione di due teorie: il “preformismo” e la “preesistenza dei germi”.
È necessario che l’idea mistica sia all’interno della teoria sull’origine dalla vita ma come poterla inserire
in un contesto dove c’è bisogno di evidenze scientifiche e dove ora c’è il concetto di cellula? Ecco allora
che si installa la teoria del preformismo: nello spermio dell’uomo o nell’ovulo della madre, è presente
un organismo preformato e quindi l’organismo è presente in ogni cellula spermatica di ogni uomo ma
da dove arriva? Ecco allora che si parla di preesistenza: il preformismo dà l’idea dell’organismo che deriva da
un altro e riprende la teoria meccanicista; la preesistenza invece è la formazione divina, al momento della
creazione dei germi (mini organismi) che contenevano gli individui, posti uno dentro l’altro come scatole cinesi
(matrioska). Questo bambino in ogni cellula spermatica, ha al suo interno altre cellule spermatiche che a loro
volta ecc., fino ad arriva ad un certo punto in cui è stato Dio a creare il primo Adamo con le proprie cellule
spermatiche, all’interno delle quali c’erano tutti gli organismi viventi.

Problema: le scoperte sulla rigenerazione di vermi, gamberi e lucertole fornivano un’idea chiara di sviluppo
organico (ovvero che alcune parti si sviluppano nel tempo e non si nasce con le stesse) e le teoria di
preformismo e preesistenza iniziano a cedere:

 il germe preformato deriva dalla madre, ma il contributo paterno è evidentemente non casuale (era
attribuito alla nutrizione) cioè gli stessi figli somigliavano anche al padre
 Georges-Louis Leclerc Buffon ha calcolato che alla 6° generazione precedente, il germe doveva essere
più piccolo di un atomo → impossibile! La teoria quindi della preesistenza non reggeva più

Nel 700 Isaac Newton introduce nella scienza il concetto forza e di azione della gravità sui corpi: si riformula
la teoria sull’origine della vita. Nasce una nuova teoria: la teoria dell’epigenesi (vitalismo): si descrive la
nascita dell’individuo come crescita e sviluppo progressivo differenziale a partire da un uovo di partenza non
strutturato: ad essere trasferito non è un organismo maturo ma particelle che poi si organizzano
epigeneticamente. Tornano in auge le forze dimenticate in Grecia ma molto importante è il fatto che si dà peso
alla crescita e allo sviluppo progressivo differenziale dell’individuo: si parte da una cosa non strutturata per
arrivare alla sua strutturazione. Se nell’embrione sono attivi processi di organizzazione dovuti a forze non
visibili, perché tale attività non può avvenire anche nel materiale inanimato: ecco che la generazione spontanea
torna ad essere considerata. Buffon (che aveva calcolato la grandezza dei germi) considera che processi simili
siano avvenuti ai primordi della formazione della Terra. Iniziano le dispute in merito alla presenza o meno della
generazione spontanea.

Sebbene siano più corretti i lavori di Spallanzani che dicevano che la generazione spontanea non si poteva
sostenere, c’era validità della teoria della GS di Needham che trovava i favori della Francia illuminista
rivoluzionaria e atea. La politica entra nel campo della scienza e dà appoggio o meno alle teorie scientifiche.

Il mondo anglosassone invece, rifiutò la possibilità della G.S. in quanto comune era il movimento intellettuale
della teologia naturale, che affermava di aver dimostrato l’esistenza di Dio nell’ordine della natura. Fu il nonno
paterno di Charles Darwin, Erasmus, che nel 1804 descrisse la generazione spontanea delle prime «chiazze di
vita» sotto le onde del mare primordiale. Lui per primo ipotizza la formazione spontanea e concettualizza
l’origine della vita guardandosi anche indietro. La chiesa continuava a sostenere che i dogmi della
preformazione e preesistenza erano più congeniali all’idea della concezione divina. L’ateismo e l’estremismo
politico nato dall’illuminismo francese invece appoggiava l’idea della GS perché poteva anche fare a meno di
Dio.

Lamark (basi della teoria dell’evoluzione) o Cuvier (preformismo)? Cuvier era convinto che la vita potesse
generarsi solo dalla vita mentre Lamark ipotizzava esempi ripetuti di GS dalle forme più semplici che,
continuamente generate, tendono naturalmente ad una maggiore complessità e adattamento attivo

Entra i campo la politica e l’atmosfera di conservazione politco- religiosa durante il regno di Napoleone,
combinata al rango accademico inferiore di Lamarck rispetto a Cuvier, decretò l’incontestabile vittoria del
preformismo di Cuvier.

A complicare al situazione, la formulazione della teoria cellulare ad opera di Theodor Schwann pose la
questione: gli organismi complessi derivano dalle cellule (come?...), ma queste cellule come diavolo si sono
formate???

 Theodor Schwann credeva che le cellule si originavano spontaneamente da una sostanza liquida
extracellulare attraverso un processo simile alla formazione dei cristalli → Generazione Spontanea
 Rudolph Virchow si oppose duramente, rifiutando l’idea che una cellula complessa potesse nascere
spontaneamente → Nuovo Vitalismo che non considerava la GS

Intanto i chimici mondiali non erano ancora d’accordo su quali fossero le sostanze organiche che componevano
i viventi → dotate di forze vitali? Si sapeva che gli organismi erano formati da cellule ma le cellule da cosa erano
formate?

Fra i fattori più importanti nel preparare la scena per la soluzione sperimentale del problema della generazione
spontanea ci furono:

 gli studi patologici a seguito della frequenti epidemie di colera, portarono a comprendere che alcuni
microrganismi si generavano dai tessuti infetti
 le polemiche sulle cause della putrefazione e della fermentazione nelle soluzioni organiche
(irrancidimento del latte e fermentazione dell'alcol). Non era chiaro se il lievito che aveva
notoriamente parte in questi processi fosse un agente chimico oppure un organismo vivente.

Nel 1859 l’accademia delle scienze di Parigi bandisce un premio di 2500 franchi da assegnare al ricercatore che
finalmente riesce a fare chiarezza sul problema della generazione spontanea. Il premio lo vinse Louis Pasteur
(1822-1895).
Louis Pasteur lavorò a lungo sullo studio dei fattori che portavano alla fermentazione ed intuì fossero sempre
presenti nell’aria. Dimostrò che filtrando l’aria, sterilizzando la soluzione e l’aria all’interno, la fermentazione
non avveniva: la GS quindi non esiste secondo Pasteur. Pasteur decise di non rendere note subito le sue
scoperte perché la GS era un problema scientifico ma anche politico e religioso e chiunque sosteneva la G.S. era
considerato materialista, radicale ed anticlericale, associato ai liberali francesi.

Le teorie di Darwin rappresentano il coronamento di sviluppi intellettuali avvenuti molto prima (si pensi a
Lamark che pone le basi dello sviluppo degli organismi viventi). Il significato rivoluzionario sta nell’idea
unificatrice dello sviluppo differenziale delle forme di vita attraverso selezione naturale: tutto ha un’origine
comune. Darwin pensava che non fosse, in quel momento, di nessuna utilità riflettere sull’origine della vita.
Immaginò però che la vita potesse sorgere in conseguenza a processi fisici e chimici. Immaginò uno stagno
tiepido contenente ammoniaca e Sali fosforici che sotto l’influenza di calore avesse potuto dare vita a proteine.
Teoria evolutiva (Darwin) e confutazione della generazione spontanea (Pasteur) non si integrano
insieme! Quello che diceva Darwin (la vita può sorgere da processi chimici e fisici = GS!) ma gli esperimenti di
Pasteur dicono che la GS non esiste! Al dibattito intervennero anche posizioni non scientifiche e per venirne a
capo, l’intervento divino saltò fuori nuovamente. Alla conferenza alla Sorbona del 1864, Pasteur intervenne
sostenendo che la vita può originarsi solo da altra vita preesistente e Darwin osservò che l’origine da sostanze
inorganiche aveva poca probabilità di verificarsi. Si fa un passo indietro.

Pasteur aveva dimostrato che la vita non si può generare da sostanza organica ma da quella inorganica? La
scoperta di organismi semplici e primitivi, l’utilizzo della teoria darwiniana e la scoperta (errore) del Bathybius
haeckelii, portarono Ernst Haeckel ad ipotizzare l’autoasseblamento di sostanza inorganica in componenti
viventi all’origine della vita: lui analizza dei terreni alluvionali e si rese conto di strutture che pensò fossero
forme di vita. Fu un errore: non erano organismi viventi ma solo agglomerati di sale e altre sostanze. Diede la
possibilità di ipotizzare il concetto di auto-asseblamento di sostanza inorganica (già sentito nel capside dei
virus), quindi ecco che il concetto già c’era. L’auto-assemblamento può essere valido. L’errore di Heackel (e
collaboratori) costò caro all’ipotesi (corretta) della formazione delle molecole organiche della vita a partire da
sostanza inorganica. La mancanza di prove scientifiche ti tale teoria, potrò nella direzione opposta, verso la
panspermia secondo la quale la vita è coesistente con la nascita della Terra poiché la vita è sempre stata sulla
Terra. È quindi una teoria filosofica secondo la quale la vita è coesistente con la nascita della terra in quanto la
vita nasce dalla vita soltanto era una teoria anche scientifica: negava la creazione divina e non contraddiceva la
teoria darwiniana.

Svante August Arrhenius scoprì che le spore batteriche potevano resistere bene al calore e freddo estremo, di
conseguenza alla panspermia si unì la possibilità che la Terra fosse sorta da un trasferimento interstellare di
microrganismi. Tuttavia arriva una confutazione a tale teoria, rappresentata dalle scoperte sulla scarsa
resistenza delle spore ai raggi UV unita alla scoperta cosmologica dei raggi X e gamma (ancora più forti), fece
cadere la teoria della panspermia.

L’invenzione del microscopio elettronico permise di definire in termini molecolari l’esatta composizione del
contenuto cellulare, le molecole organiche della vita (fino a quell’epoca ancora non si sapevano quali fossero le
molecole che costituiscono l’organismo). Basandosi sulle ricerche del chimico Mendeleev che per primo riuscì a
sintetizzare petrolio (idrocarburi) da sostanze inorganiche, Aleksandr Ivanovič Oparin nella sua opera
(Origine della vita sulla Terra – 1936) ipotizza lo sviluppo si sostanze organiche da sostanze inorganiche ad
opera di calore, elettromagnetismo ed elettricità atmosferica. Ci si avvicina alla realtà dei fatti.

Oparin fu il primo ad ipotizzare la presenza di un'atmosfera primitiva riducente (ricca di metano CH 4 ed


ammoniaca NH3) che, entrando in soluzione negli oceani, avrebbe portato alla formazione di molecole
complesse che sarebbero state in grado di aggregarsi grazie all'energia luminosa e alla presenza di catalizzatori
inorganici, come fanghi ed argille. Le macromolecole potevano unirsi per originare aggregati più complessi, i
coacervati, che sarebbero rimasti isolati dalle acque in cui si erano formati, a causa della loro non miscibilità, un
po' come una goccia di olio rimane isolata nell'acqua.
Su questi coacervati agiva la selezione naturale: solo quelli meglio formati e stabili, potevano crescere di
dimensioni ed in caso dividersi quando le dimensioni (rapporto superfice/volume) era sfavorevole e quindi era
più conveniente che il coacervato grande si dividesse in due piccoli. Quando tutti i composti organici furono
parte dei coacervati migliori, la sopravvivenza dipese da quelli in grado di crearseli da soli i composti organici.
A livello concettuale, così nacque la fotosintesi, l’unico sistema biochimico in grado di formare sostanza
organiche da quelle inorganiche. Ma quali solo le molecole della vita in grado di replicarsi? Oparin
sosteneva una proteina; il genetista John Haldane sosteneva che le prime molecole organiche
dovevano essere degli acidi nucleici (DNA) e a sua prova ecco che ci fu la scoperta dei Virus, delle
particelle virali (proteine + DNA). Ci fu la grande scoperta che il virus si replica ma replica anche il
proprio DNA. Haldane sosteneva che l’unica molecola in grado di conformarsi per la replicazione
potesse essere l’RNA con funzione autocatalitica (RNA ha varie forme m-t-RNA ma RNA è l’unica molecola
capace di fare tutte queste cose modificando sé stessa). Haldane considerò le prime forme dei “semi- viventi”,
capaci di riprodursi. In un sistema vivente, una funzione qualsiasi (acidi nucleici compresi) dipendono dalla
cooperazione con altre parti: chiaramente non basta il DNA affinché ci sia auto-replicazione. Nel 1954 convenne
don Oparin che il passo decisivo era la formazione di una membrana (anche alcuni virus hanno una
membrana) affiche ci fosse isolamento tra interno ed esterno.

Haldane rivelò un’intuizione quasi profetica, in un periodo in cui ancora la struttura e la funzione del DNA non
erano compresi. Ebbe intuizione forte sulla funzione degli acidi nucleici in collaborazione con lipidi e proteine.

1950: sommando tutto il lavoro di Oparin con quello di Heldane, si ottiene una teoria unificatrice che vede

attraverso attraverso

si formano formano

Ma ora ci serve la prova scientifica!

L’esperimento più significativo e famoso, è quello di Stanley L. Miller del 1953:


mescolando metano, ammoniaca ed idrogeno e fornendo energia sotto forma di
scariche elettriche, Miller trasformò in una settimana l’acqua limpida in un
brodo marrone rossiccio. Del carbonio presente: 10% composti organici, 2%
amminoacidi. Miller dimostra che tutte le molecole possono formarsi ma qual è
quella che veramente forma la vita?

Il modello di Sidney Fox: L’approccio fondato sulla priorit{ delle proteine

Nel 1958, il biochimico statunitense Sidney Fox ottenne degli aggregati macromolecolari (proteinoidi),
scaldando per 3 ore un miscuglio di aminoacidi disidratati. Proteinoidi in acqua originava spontaneamente
delle microsfere, che lo scienziato identificò con cellule primordiali in quanto assumevano forme regolari,
dimensioni stabili (fra 1 e 2 µm), possedevano una debole attività catalitica e mostravano anche un
comportamento semipermeabile, proprio come le vere membrane plasmatiche. Il legame fra aminoacidi non
era di tipo peptidico. C’è molta somiglianza tra questo modello e il capside dei virus.

Il modello di Walter Gilbert: The RNA world

Nel 1986 Walter Gilbert ha formulato l'ipotesi che le prime forme di vita fossero costituite da corte catene di
RNA, formatesi spontaneamente; i corti polimeri di RNA, dotati di azione autocatalitica, sarebbero stati soggetti
ad una forma di selezione naturale migliorativa, nel tempo. L’azione catalitica fu dimostrata proprio in quegli
anni dal ribozima cioè si scoprì gli RNA si trovano in tutte le cellule dove assolvono svariate funzioni come per
esempio:

 sotto forma di ATP (accumulo dell’energia);


 partecipano alle attività metaboliche sotto forma di coenzimi come NADH, FADH, NADPH;
 sotto forma di AMP ciclici trasmettono informazioni fra molecole;
 sotto forma di mRNa e tRNA;
 hanno funzione strutturale (ribosomi);
 hanno attività enzimatica.

I ribozimi di Sidney Altman: Nobel per l’attivit{ autocatalitica dell’RNA

Sidney Altman è un chimico statunitense di origine canadese, vincitore del Premio Nobel nel 1989 insieme a
Thomas R. Cech per la scoperta delle proprietà catalitiche RNA.