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Arte Romana in epoca Repubblicana

L’arte romana ha la chiara funzione politica e sociale di


esaltare la virtus e la grandezza di Roma.

Il periodo Repubblicano va dal 500 a.C. all’80 a.C.


In un primo momento l’arte non ebbe molto spazio nelle
civiltà romana, intenta all’organizzazione statale e a
mantenere sempre funzionante la macchina bellica per le sue
mire di espansione.
Dal 146 a.C., con la conquista della Grecia, Roma comincia ad
apprezzare l’arte e a copiare quella greca.
Ma l’arte romana ha una sua originalità.

In architettura ciò è visibile nelle nuove tecniche costruttive:


dalle opere murarie all’uso sistematico dell’arco a tutto sesto
e della volta. Questi elementi permisero la costruzione di
edifici imponenti mai realizzati prima.
Opere in pietra
Opere cementizie
Opere cementizie
L’Arco a tutto sesto e le strutture che ne derivano, ovvero la volta a botte e la cupola
semisferica costituiscono la vera grande innovazione architettonica.
Questo sistema permette di scaricare i pesi lateralmente e di creare ambienti ampi e
curvi, ma anche ponti ed acquedotti.
La politica espansionistica romana determina la
necessità di organizzare i collegamenti tra la
capitale e le regioni conquistate. Per questo si
sviluppa una raffinata tecnica costruttiva
caratterizzata dalla sovrapposizione di diversi strati
di materiali lapidei. Ai lati delle strade, dei canali
permettevano lo scolo delle acque piovane.
La città
Ha un’impostazione
che deriva da quella
del castrum,
l’accampamento
militare. Le strade,
rettilinee sono
razionalmente
organizzate a
scacchiera e corrono
parallele ai due assi
principali: il cardo e il
decumano. All’incrocio
fra le due strade sorge
il foro. Roma, nata
dall’unione di vari
insediamenti posti sui
sette colli, fa
eccezione.
La Domus
È la tipica casa patrizia, si snoda intorno ad
un atrium con un bacino quadrato per la
raccolta delle acque piovane (impluvium)
coperto da tetti spioventi per convogliare
l’acqua all’interno.

Intorno ci sono i cubicoli, ovvero le camere.


In fondo all’atrium si trova il tablinium,
luogo di rappresentanza della casa. Da qui si
passa all’hortus, giardino chiuso circondato
da colonne (peristilium).

Accanto al tablinum si trova il triclinium, la


sala da pranzo con i lettini (triclini) accostati
ai lati del tavolo.
L’Insula
Venivano costruita
anche dei veri e propri
palazzi a più piani divisi
in appartamenti.

Le insule erano aperte


verso l’esterno con
finestre e balconi e
risultavano
estremamente
popolate e numerose. Il
grande utilizzo di legno
in queste costruzioni
favoriva gli incendi che
spesso distruggevano
interi quartieri, come a
Roma succedeva spesso
alla Suburra, alle spalle
dei fori imperiali.
Tempio della Fortuna Virile (II-I sec.
Tempio di Vesta (II sec. a.C.) a.C.)

Edificio ionio
deriva da
modelli greci
con
l’introduzione
dell’alto podio
con gradinata
di matrice
etrusca. Anche
questo tempio
fu utilizzato
È uno dei pochi edifici di età come chiesa
repubblicana che ci siano pervenuti chiudendo il
integri. Sorge nel Foro Boario e pronao e
presenta una pianta circolare. realizzando una
nuova facciata.
Nel corso della storia fu usato come
chiesa.
Le Basiliche
Erano edifici civili, a pianta rettangolari dove si amministrava la giustizia e si trattavano
gli affari. Generalmente lo spazio è suddiviso da colonnati in tre navate longitudinali e
su uno dei lati maggiori era presente spesso un’abside semicircolare dove era collocato
lo scranno del giudice.
Le maggiori erano le basiliche Emilia e Giulia.
Il ritratto

In questo periodo l’arte romana inizia a


formare una concezione molto originale della
ritrattistica.

All’epoca si usava ricavare maschere in cera


dal viso dei defunti che venivano poi
conservati in armadi bene in vista per
ricordare la persona cara .

Successivamente le maschere vennero


trasformate in busti di marmo dando origine
al ritratto veristico nel quale le fattezze del
corpo sono riprodotte con grande fedeltà
inclusi i difetti. Queste sono le caratteristiche
del ritratto privato romano.
La pittura murale
Di questo periodo restano molti esempi di pittura murale romana a Pompei ed Ercolano, le città
campane sommerse dalle ceneri del Vesuvio nel 79 d.C.. Nel corso del tempo si sono susseguiti
quattro stili.
Arte Romana in epoca Imperiale
Con la battaglia di Azio del 31 a.C. Ottaviano
conquista la Grecia e nasce l’Impero
Romano.

Nel 27 a.C. Ottaviano viene proclamato


Augusto. La sua importanza è legata anche
all’impulso sociale, culturale ed artistico che
darà a Roma.

Grazie alla pax augustea l’economia


rifiorisce in tutto l’impero e vi fu una grande
ripresa edilizia ovunque.

In questo periodo sorgono numerosi archi


trionfali, monumenti con uno o tre passaggi
archivoltati (detti fòrnici) realizzati al solo
scopo di celebrare le vittorie e le glorie dei
generali.

Il più antico è quello di Augusto a Rimini (27


a.C.)
L’ara pacis

Nel campo Marzio, Augusto fece erigere


questo maestoso altare dedicato alla pax
augustea.

Inaugurato nel 9 a.C. ha la forma di un


recinto rettangolare in marmo posto sopra
un podio e aperto da due ingressi sui lati
lunghi. All’interno vi è l’altare vero e proprio.

Le pareti esterne sono decorate da


bassorilievi su due registri. Quello inferiore
con girali di acanto e quello superiore con il
corteo che celebra Augusto e la sua famiglia.
L’anfiteatro Flavio o Colosseo (72-80 d.C.)
Siamo nel periodo in cui l’impero è governato dai
membri della dinastia Flavia, Vespasiano e Tito. Il
primo dà inizio alla costruzione di un anfiteatro in
una piana ubicata tra il Palatino, il Celio e l’Esquilino,
al posto del lago artificiale della vicina Domus Aurea
di Nerone.

È un edificio totalmente nuovo che recupera alcuni


elementi del teatro greco (la càvea con gli spalti e la
scena) ma ricorre ad una forma ellittica e all’uso
dell’arco a tutto sesto. Esternamente è ricoperto di
travertino e presenta 3 ordini, uno per livello:
tuscanico (di derivazione etrusca), ionico e corinzio.

Qui si svolgevano combattimenti tra gladiatori,


venationes (combattimbeti con bestie) e naumachìe
(battaglie navali).

Poteva essere coperto da un velario per riparare il


pubblico dal sole o dalla pioggia.
Deriva il nome da una statua colossale di Nerone
che fino al Medioevo si trovava accanto all’edificio.
Il Pantheon

Realizzato sotto Adriano tra il 118 e il 128 d.C. è un tempio dedicato alle sette divinità
planetarie: Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio e Marte.

È costituito da un unico vano circolare coperto da una cupola semisferica di dimensioni enormi
con un oculo al centro. Il foro, i rinfianchi laterali (rinforzi che mascherano all’esterno la reale
forma della copertura trasformandola in una calotta) e la leggerezza dei materiali usati per
realizzare il calcestruzzo della cupola garantiscono la stabilità della copertura che in questo
modo è resa più leggera.
All’interno, la cupola presenta la decorazione detta “a cassettoni” o “lacunari” tipica romana.
Nel 609 venne consacrato alla Vergine e trasformato in chiesa (Santa Maria ad Martyres).
Ciò garantì la conservazione delle decorazioni marmoree antiche interne contro il fenomeno di
spoliazione dei monumenti antichi dai loro materiali pregiati (una pratica costantemente
perpetuata dal Medioevo in poi per costruire nuovi edifici o adornare quelli esistenti attraverso
l’utilizzo di questi materiali di recupero).
Augusto di Prima Porta
È una statua celebrativa
dell’imperatore (divinizzato come
Apollo) e del suo successore Tiberio,
rappresentato sulla corazza.
Augusto è raffigurato nelle vesti di
comandante dell’esercito nell’atto di
arringare le truppe. Il ritratto è in parte
veristico, come da tradizione
repubblicana, ma vi è anche
un’idealizzazione delle fattezze e
un’impostazione policletea per
esprimere la grande virtus morale del
personaggio. A differenza delle statue
greche, la statua romana è vestita,
concepita nel suo tempo e nel luogo
(hic et nunc) e con i suoi attributi
iconografici. Resta grecizzante il fitto
panneggio e l’evidente chiasmo. In
origine, come era consueto, l’opera era
completamente dipinta.
La Colonna Traiana

È una colonna monumentale di 30 metri


realizzata nel 113 d.C. per commemorare la
conquista della Dacia (attuale Romania).

Opera dell’architetto Apollodoro di Damasco,


era collocata nel Foro di Traiano in uno spazio
non molto ampio situato alle spalle della
Basilica Ulpia fra due biblioteche.
Essa è detta anche coclide, per la presenza
della scala a chiocciola al suo interno .
Il fregio che decora la colonna, avvolgendola a spirale, racconta le varie fasi della guerra contro i
Daci. In cima si trovava la statua bronzea di Traiano, sostituita nel 1588 da papa Sisto V con
quella di San Pietro visibile ancora oggi. Il basamento ospitava le ceneri dell’imperatore. Anche
quest’opera era originariamente tutta dipinta a colori vivaci che facilitavano la lettura delle
scene . L’imperatore Traiano vi è raffigurato ben 59 volte.
La statua equestre di Marco Aurelio
Risale al 171-180 d.C. e si tratta dell’unica statua
equestre in bronzo ed originale romana pervenuta
fino a noi. Si salvò infatti dalla distruzione dei
simboli pagani durante il Medioevo perché si
riteneva raffigurasse Costantino a cavallo, il primo
imperatore cristiano.

Marco Aurelio, ricordato dalle fonti come un


imperatore saggio e fautore della pace, viene
raffigurato in uno stato di serenità d’animo che
traspare dal volto. Il cavallo invece è al trotto , una
prova di dinamismo insuperata per molto tempo
nella storia dell’arte.

Originariamente si trovava sul piazzale di San


Giovanni in Laterano finchè nel Cinquecento
Michelangelo, dovendo riqualificare la piazza del
Campidoglio, decise di collocarla al suo centro
(dove tutt’ora è presente una sua copia mentre
l’originale è custodito all’interno dei Musei
Capitolini).
Verso la fine dell’Impero

Dopo Marco Aurelio, l’Impero si avviò verso un periodo di decadenza. Diocleziano, alla
fine del III sec. d C. divise il potere affidandole a 4 autorità: due imperatori (gli Augusti)
e due successori pre-designati (i Cesari) istituendo la tetrarchia.

Ma questo tipo di governo non ebbe successo ed il potere passò nuovamente nelle
mani di un solo imperatore. Costantino nel 313 concederà con l’editto di Milano la
libertà di culto ai cristiani che inizieranno ad edificare i loro edifici sacri.
Statua di Costantino
Molto diversa da quella di Marco Aurelio, questa statua è giunta noi solo in stato frammentario.
Le dimensioni di questi singoli pezzi (oggi nel cortile del Palazzo dei Conservatori in
Campidoglio) però danno l’idea di quanto dovesse essere maestosa.

Si stima un’altezza di 10 metri, una postura seduta ed una collocazione in un’abside della
Basilica di Massenzio. Le parti nude erano in marmo mentre le vesti, oggi perdute, in bronzo
dorato.

Dal volto di questa statua spiccano i grandi occhi sbarrati e ben delineati che saranno una
caratteristica nell’arte successiva.