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Introduzione all’arte romana

Per molto tempo si è negata l’esistenza di arte romana, in quanto quando parliamo di arte classica
trattiamo sia quella greca che quella romana quindi la prima sovrasta la seconda per eleganza.

L’arte romana va di pari passo con la storia della città di Roma; inizialmente intorno al 14° secolo Roma non
era un altro che un villaggio che sorgeva sul colle Campidoglio, solo dal 10° secolo in poi si iniziò a costruire
su gli altri colli successivamente grazie ad un opera di bonifica della palude in mezzo ai colli si ci insediò.

I vari villaggi vennero unificati da Romolo (primo re di Roma) che venne seguito da altri 6 re, durante il
periodo della monarchia viene costruito intorno al 7° secolo a.C. il primo ponte sul Tevere ciabato Sublicio e
la prima cerchia di mura quelle Serviane, che rimangono in piedi tutt’ora.

Nel 509 a.C. viene cacciato Tarquinio, ultimo re di Roma, da ora si instaura la repubblica guidata dal senato
(formato da nobili e anziani), d’ora in poi aumenta il desiderio espansionistico di Roma, quest’impero avrà
la meglio su Etruschi, Egizi, Macedoni e Greci, tutte popolazioni che influenzeranno la mentalità romana e la
sua arte.

Le categorie dell’arte romana sono:

Trionfale; si iniziano a celebrare le vittorie degli imperatori e dei grandi condottieri con opere pubbliche,
infatti i romani erano molto patriottici, questi monumenti erano divisi in colonne ed archi, attraverso i quali
il condottiero conduceva il suo esercito vittorioso.

Paesaggistica

Ritrattistica; cerca di far emergere l parte riflessiva del soggetto ritraendolo pensieroso.

Sarcofagi

A Roma l’arte è per lo più parietale, affreschi su pareti come decorazioni nei palazzi pubblici.

L’architettura e l’arte romana variano di provincia in provincia in base ai materiali disponibili localmente ed
alla storia di queste provincie.

L’ellenizzazione della cultura romana

I primi contatti diretti fra romani e greci ci furono con la conquista di Siracusa da parte dei romani nel 212
a.C.; inizialmente i romani si dividevano in due fazioni riguardo l’integrazione della cultura ellenistica a
Roma:
Anitelleni o conservatori- non volevano che il “mos maiorum” venisse corrotto dalla cultura greca.

Filoelleni- apprezzavano la raffinatezza e l’eleganza delle opere letterarie e artistiche greche.

La Grecia nonostante essendo quella sconfitta invase Roma con la sua cultura e la sua arte; i romani non si
portarono dietro solo la cultura ma anche gli artisti e gli studiosi greci, infatti i patrizi fecero a tra per avere
un mentore greco per educare i propri figli.

Con la caduta di Corinto numerose opere vengono trasportate a Roma, lì avviene un ellenizzazione della
cultura e dell’arte; infatti i patrizi iniziarono a fare a gara per esporre un opera d’arte greca nel loro salone o
una sua copia.

La differenza fra arte romana e arte greca è che quella romana è:

Realista; si rappresentano eventi realmente accaduti in maniera oggettiva e cronologica.

Utilitarista; i romani più che l’interesse per il bello avevano l’interesse per l’utile, quindi si concentrano
sull’architettura con la costruzione di templi, acquedotti e ponti.

Anonima; gli artisti non firmano le proprie opere in quanto essi sono considerati più che altro come degli
artigiani, quindi non si ha il bisogno di tramandare il loro nome.

Seriale; si divide in macro-categorie

L’arte romana svuota quella greca dalla raffinatezza e dalla ricercatezza degli stili.

L’urbs romana

La pianta della città è quadrata ed ispirata al castra (accampamento), troviamo una città fortificata da delle
mura (quelle di Roma si chiamano Serviane) sulle quali ci sono delle grandi porte attraverso le quali passano
4 strade che si intersecano.

Al centro della città romana troviamo il foro (lo paragoniamo alla agorà greca), fulcro della vita sociale, qui
si tengono i mercati e le assemblee; al lato del foro troviamo il tempio di Giove (non più divinità protettrice
della polis).

Il tempio ha uno stile tuscanico, a differenza del tempio greco il naos (luogo sacro accessibile solo ai
sacerdoti) è separato dall’esterno (pro-naos) da possenti porte appunto per sancirne la sacralità

Pompei ed Ercolano
Importanti testimonianze dell’arte romana le abbiamo grazie alle cittadine di Pompei ed Ercolano, che dopo
essere state distrutte da un eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. sono rimaste opere dalla lava e dalla cenere.

Abbiamo numerosi reperti di Pompei ed Ercolano che ci mostrano proprio come vivevano i romani ricchi,
infatti queste due cittadine erano le tappe designate per trascorrere l’estate.

Abbiamo resti di costruzione sia in piano che in alzato risalenti dal 4° al 1° secolo a.C.

Dell’arte pompeiana abbiamo 4 stili:

1) Strutturale; parete piene che imita il rivestimento marmoreo, ci sono finte colonne dipinte con fregi.

2) Architettonico; la parete si apre su un paesaggio e uno spazio illusorio, si creano delle finestre e degli
affacci, non viene rappresentato un mondo reale ma un mondo fantastico.

3) Ornamentale; di nuovo decorazioni illusorie come mensole o colonne, non corrisponde alla realtà.

4) Fantastico; dimensione del sogno e della fiaba, da adesso siamo in una dimensione quasi idilliaca con
animali immaginari e paesaggi fiabeschi.

Le case dei romani

La domus era un abitazione privata di proprietà di un’unica famiglia, ospita i patrizi di solito magistrati e
personaggi politici di successo, molto spesso la domus indicava il livello sociale di chi vi risiedeva.

La domus indica quindi il prestigio di chi vi risiede così come i templi greci indicavano la ricchezza della
polis, inizia quindi una competizione fra i patrizi.

Appena entriamo nella domus troviamo un ingresso chiamato vestibolo che conduce all’atrio (parte più
decorata della domus) dedicato ad accogliere gli ospiti, l’atrio aveva un foro al centro chiamato complivium
e sotto una vasca per raccogliere l’acqua piovana chiamata implivium.

Dopo l’atrio c’è l’ufficio del padrone di casa chiamato tablinium e la sala da pranzo chiamata triclinium dati i
tre lettini sopra i quali i romani consumavano i pasti; all’esterno troviamo l’ortus ovvero il giardino.

L’architettura e lo stile delle domus vengono anch’essi influenzati dalla Grecia, si iniziano ad abbellire le
proprie case come simbolo di ricchezza con affreschi e statue, inoltre i greci introducono il portico dove
passeggiano e leggono.
Per gli affreschi si dipingeva direttamente sull’intonaco umido, bisognava dipingere piccoli spazi per volta
che molto spesso si rovinavano, dopo aver finito di dipingere si passava uno strato di smalto o olio per dare
lucentezza all’affresco.

Dopo un periodo di crisi iniziò la costruzione di villette a schiera, alla portata della classe media, queste
partivano dai 180 mq fino ad un massimo di 300 mq mentre la domus partiva da 500 mq fino ai 3000 mq,
quindi nacquero dei veri e propri quartieri.

Successivamente iniziò la costruzione delle incole, palazzine di tre piani abitate per lo più dalla plebe con al
centro un cortile comune

L’architettura romana

I romani introdussero nuove tecniche costruttive chiamate “opus” (modo dic costruire) che in un edificio
potevano essere molteplici, ad esempio l’opus poligonale, introducono anche l’arco portante, questo era in
grado di reggere il peso della costruzione senza bisogno di colonne o travi.

Per facilitare la costruzione inventano dei macchinari in grado di trasportare materiali molto pesanti come
blocchi di pietra pesanti tonnellate.

Inizialmente il materiale di costruzione prediletto era il mattone crudo, misto di argilla e paglia tritata
lasciato ad asciugare al sole per 2 anni, solo che non era molto stabile quindi veniva integrato con delle
pietre nelle fondamenta. Successivamente viene sostituito dal laterizio che invece viene cotto in un forno
ad alta temperatura.

Spesso le costruzioni in pietra venivano stuccate e per gli ambienti più raffinate adornate con il marmo
importato dall’Asia minore e dall’Africa.

Per quanto riguarda il pavimento inizialmente era in coccio pesto, un misto di calce e mattoni triturati,
successivamente viene introdotto il mosaico, caratterizzato da una serie di tessere policrome che
formavano una figura

Esempi di architettura romana

Il Pantheon viene costruito sulle fondamenta di un tempio pagano (che venne distrutto in un incendio)
intorno al 2° secolo a.C., viene costruito in una posizione più isolata rispetto alla città per facilitarne la
fruibilità.
Il tetto è una semisfera con al centro un foro, il tetto è decorato da 28 cassettoni che si ripetono su 5 righe.

L’ara pacis è il mausoleo di Augusto, gli è stato dedicato per celebrare le sue vittorie in Gallia e Spagna, è
una camera con due porte e dentro un altare decorato con fiori e frutta per simboleggiare l’abbondanza;
sull’esterno è narrata la storia della gens Ilulia, da cui discende Augusto, che si dice discenda da Enea l’eroe
mitico che è approdato sulle coste del Lazio per fondare Roma.

Prima l’ara pacis era posta di fronte all’orologium Augusthi, si dice che il 23 settembre l’ombra dell’orologio
colpiva in pieno il monumento.

Nel 312 d.C. viene fatto erigere l’ano di Costantino per celebrare la sua vittoria su Massenzio, quest’arco ha
3 fornici (aperture) e un attico (trabeazione), ha 4 lesene (colonne) sulle quali sono poste 4 statue di
prigionieri daci.

Questo è un esempio di architettura di spoglio, viene distrutto un monumento pre-esistente e riutilizzati i


materiali, in una scena è raffigurata la “liberalitas” dell’imperatore, lui è in rilievo e tutte le figure sotto di lui
diminuiscono di dimensione in base alla loro importanza sociale.

Il palazzo di Diocleziano viene costruito nel 305 d.C., 10 anni dopo la sua elezione, a Spalato in Dalmazia
(Croazia), ci ricorda il castra romano, differenza dell’urbi al centro ha un cortile ed il lato della porta
principale è decorato con archi e colonne.

Nella parte settentrionale troviamo le caserme, al centro il cortile con il tempio ed il mausoleo
dell’imperatore (la zona sacra, alla quale si accedeva attraverso un porticato) e nella zona meridionale le
camere.

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