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CENNI DI STORIA DELL’ARCHITETTURA

Premessa alla seconda prova scritta d’esame per i laureati del N.O.

L’ampiezza del tema affrontato in questa sezione rende necessaria una premessa.
I lettori, provvisti di titolo di studio superiore o di laurea hanno certamente, nel corso
del loro percorso formativo, già trattato gli argomenti oggetto di questo capitolo in
chiave approfondita.
L’intento, pertanto, è semplicemente quello di richiamare alla mente nozioni studia-
te in precedenza, attraverso un sintetico riepilogo dei principali momenti storici, del-
le loro caratteristiche salienti, delle teorie di pensiero, degli autori di maggior spicco
e delle opere principali. Per un maggior approfondimento si rimanda a testi specifici.
Si tenga presente che i temi trattati sono stati oggetto di domande alla prova orale,
oltre che della seconda prova scritta d’esame per il N.O., come si evince dai quesiti
collegati, posti in appendice alla presente Parte quinta.
Inoltre, molto spesso, la seconda prova scritta verte su argomenti di cultura legati
all’architettura, ripresi dal dibattito critico presente negli ambienti culturali, accademi-
ci e sulle principali riviste (archistar-principali mostre di architettura-biennale-morte
di personalità di spicco del panorama nazionale o internazionale architettonico).
Ovviamente lo svolgimento di una relazione relativa a questi, come ad altri argomenti,
deve tenere conto anche di quanto già trattato nel volume, nella parte rivolta agli
architetti iunior.

Principali periodi storico – architettonici


• Architettura greca
• Architettura romana
• Romanico
• Gotico
• Rinascimento
• Manierismo
• Barocco
• Neoclassicismo
• Eclettismo
• Art Nouveau
• Costruttivismo
• Futurismo
• Bauhaus
• Neoplasticismo / De Stijl
• Architettura di regime
• Movimento moderno
• Razionalismo
• Architettura organica
• Brutalismo
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• Postmoderno e neorazionalismo
• Produttivismo e high tech
• Decostruttivismo

ARCHITETTURA GRECA

L’architettura dell’antica Grecia, ha regalato un corpus d’opere di indiscutibile perfe-


zione estetica nella tradizione dell’Occidente europeo e resta la matrice di numerose
culture figurative nel corso dei secoli ed in diverse parti del mondo.
Le prime significative espressioni della civiltà greca si collocano, tra il 3000 ed il 1400
a.C., con base a Creta e raggiungono il sommo grado con il palazzo di Cnosso.
Segue un’era di cui non si hanno molte testimonianze che declina verso il 1100 a. C..
L’età aurea corrisponde al periodo ellenico, 800 – 323 a. C.. Vengono fondate nuove
città e Atene diviene suprema potenza. Il momento più fulgido è quello del dominio di
Pericle, tra il 444 ed il 429 a.C., che vede un grande fermento in tutte le arti e, nel caso
specifico dell’architettura, si esprime in opere quali il Partenone.
Il periodo ellenistico (323-30 a.C.) vede ancora il ricorso agli stili classici ma con
minor ricchezza. L’architettura è caratterizzata dalla commistione degli ordini.
Le vestigia dell’architettura greca si compongono principalmente di edifici pubblici,
templi e teatri.

Il tempio
I templi sono edifici o aree sacre esterne alla città (santuari) oppure all’interno delle
cinte murarie in appositi “recinti” posti nella parte più alta, l’acropoli (vedi Acropoli di
Atene).
Rappresentano, in termini architettonici, la grande importanza che gli dei avevano in
ogni aspetto della vita degli uomini. Vi si conserva l’effige del dio protettore.
La concezione spaziale più semplice prevede un edificio rettangolare circondato da
colonne. Il nucleo è costituito da una cella (naòs), uno spazio quadrangolare racchiu-
so da muri in cui viene collocata la statua della divinità. Davanti alla cella si trova un
portico o pronao che può essere prostilo (con colonne libere, trabeate, poste davanti
all’accesso) oppure in antis (con due colonne posizionate tra il prolungamento delle
pareti della cella).
I primi templi sono in legno e mattoni con zoccolo in pietra. Nel VI secolo a.C. le
colonne e le pareti principali cominciano ad essere realizzate in calcare rivestito di
stucco bianco. In Asia Minore inizia ad essere utilizzato il marmo.
I frontoni riportano frequentemente scene mitologiche in altorilievo. Tegole in terra-
cotta costituiscono la copertura del tetto; talvolta quelle terminali sono impreziosite
da elementi ornamentali (antefisse) che avevano lo scopo di mascherare le travi.

Gli ordini classici


L’architettura greca si struttura principalmente su architravi e colonne (sistema triliti-
co). La colonna, un modulo dell’intero edificio, è l’elemento costitutivo dei tre stili
fondamentali cioè degli ordini classici.
Ordine dorico: severo, con colonne massicce di altezza pari a 4 o 6 volte il diametro,
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senza base. Il fusto è tronco-conico con scanalature (solitamente 20) a spigolo vivo. Il
capitello è privo di decorazione plastica ed è costituito da un cuscinetto (echino) curvi-
lineo, compresso sotto un parallelepipedo (abaco). Il fregio è caratterizzato da triglifi e
metope. Alla gravità e alla semplicità delle linee si contrappone l’uso fastoso del colore
(oro, rosso, bianco, blu) sia nel capitello che nelle figure che ornano il tempio.
Ordine ionico: (VI sec. a.C.) non sostituisce l’ordine dorico ma rappresenta un nuovo
principio di decorazione più raffinata. La trabeazione, al di sopra delle colonne, ripor-
ta un fregio figurato continuo. Le colonne, la cui altezza (compreso il capitello e la
base) è pari a nove volte il diametro alla base, appaiono slanciate e snelle grazie alle
24 scanalature con listello intermedio piatto. il capitello è contraddistinto da un sottile
abaco sotto cui si sviluppano volute laterali.
Ordine corinzio: (400 a.C.) trae origine dal precedente ma la decorazione è molto più
minuta e complessa. Le colonne, di altezza pari a dieci volte il diametro della base, e
la trabeazione hanno proporzioni più snelle. Il capitello è caratterizzato da due ordini
di foglie d’acanto.

La città
Caratterizzata dal giusto equilibrio tra l’importanza data ai luoghi sacri e alle infrastrut-
ture collettive proprie dell’attività sociale dei cittadini. Racchiusa in possenti cinte
murarie, vi sono presenti, salvo che a Sparta, numerosi luoghi di mercato, piazze,
teatri e palestre che ne definiscono l’importanza e fungono da traino alle attività com-
merciali. Con il regime democratico instaurato ad Atene (515 a.C.) particolare impor-
tanza assume la piazza pubblica (Agorà), completata da portici e da un edificio per le
assemblee, a sala quadrata con sedili disposti a gradoni.

ARCHITETTURA ROMANA

Ottaviano, dopo aver sconfitto Antonio ad Anzio nel 31 a.C., si impone come primo
imperatore romano ed inaugura l’era aurea. Durante il suo regno ferve un’attività edi-
lizia che si esprime in costruzioni elaborate e, per lo più, colossali.
La tecnologia costruttiva romana è notevolmente avanzata. Assimila alcune tecniche
provenienti dagli Etruschi (che presumibilmente per primi utilizzano dell’arco) e può
fare uso di una varietà di materiali decisamente maggiore rispetto a quella dei greci.
L’alto livello ottenuto dai romani nella realizzazione di cortine murarie in blocchi di
pietra giustapposti a secco è rappresentato dal Ponte du Gard Nimes (14 d.C. ca ),
un acquedotto che è anche ponte realizzato a secco tranne che nella parte superiore
in cui i conci sono legati con malta.
L’arco, la muratura portante, il calcestruzzo sono gli elementi fondamentali dell’archi-
tettura romana, che la differenziano e la distaccano dall’architettura greca.
Le diverse murature realizzate con casseforme a perdere composte da pietre, matto-
ni cotti o a composizione mista, all’interno delle quali viene gettato un particolare tipo
di calcestruzzo composto dalla miscela di calce, ghiaia, pietrisco e rena (in special
modo quella di origine vulcanica denominata pozzolana), unitamente all’uso dell’ar-
co, delle volte e delle cupole portano l’architettura romana a raggiungere il proprio
apice intorno al I secolo d.C. con la realizzazione dei grandi ponti in pietra, degli
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anfiteatri in travertino (Colosseo) e del Pantheon. Proprio quest’ultimo, sormontato


da una cupola che racchiude un volume senza precedenti, rappresenta il passaggio
dal disegno dell’involucro della costruzione, alla realizzazione di un ampio spazio
interno agibile.
N.B. Vitruvio: Utilitas - Firmitas - Venustas = Utilità - Solidità - Eleganza, concetti poi
ripresi e sviluppati dai grandi trattatisti rinascimentali (L.B. Alberti, A. Averlino detto il
Filarete, Milizia, Palladio).

Gli stili
Dopo aver utilizzato metodologie costruttive derivate dagli Etruschi fino all’età repub-
blicana, l’architettura romana accoglie i contributi greci anche se il ricorso agli ordini
classici ha, spesso, funzione puramente decorativa e non strutturale. Colonne e se-
micolonne sono applicate a muri già strutturalmente solidi in quanti i pilastri, i contraf-
forti ed i pinnacoli sono inglobati nella massa muraria. Un noto esempio è costituito
dal Teatro di Marcello a Roma (23-13 a.C.); le trabeazioni sembrano sostenute da
mezzecolonne ma in realtà si appoggiano sugli archi.
A scopo decorativo si usano sia capitelli corinzi sia un nuovo ordine composito, un
misto di ionico e corinzio che viene datato intorno al I sec. a.C.. L’ornamentazione
delle trabeazioni è costituita da motivi con foglie d’acanto e fregi a ghirlanda.

Le tipologie
Parallelamente alle tipologie edilizie già presenti nel panorama architettonico, quali templi
e teatri, ne nascono di nuove quali le basiliche, gli impianti termali e gli anfiteatri.
Un altro aspetto dell’inventiva romana è la rete infrastrutturale: vengono realizzati
porti per il controllo militare e commerciale, strade per il collegamento con tutte le
parti dell’impero, ponti per l’attraversamento dei corsi d’acqua, acquedotti, talvolta
più imponenti degli edifici pubblici.

Il tempio
Il tempio funge da sfondo scenografico al foro su cui gravita anche la basilica. I templi
a pianta rettangolare sono maggiormente diffusi rispetto a quelli a pianta circolare e
poggiano su un basamento di origine etrusca con una rampa di scale tra le pareti
laterali. Le colonne laterali del porticato proseguono lungo i lati e sul fronte posteriore
dove vengono incassate (tipologia pseudoperiptera). All’interno del tempio si trova la
cella in cui è collocato il simulacro della divinità.

Le basiliche
Edifici destinati alle assemblee, all’amministrazione della giustizia oltre che sede del
mercato e della borsa.
La pianta era prevalentemente rettangolare strutturata su una navata principale ai cui
fianchi si trovano navate più piccole e di altezza inferiore. Di fronte all’entrata vi era
un’abside semicircolare che ospitava il tribunale. La copertura, comunemente lignea,
era di imponente estensione.
La basilica di Massenzio (310-313 d.C.) si discosta dalla tipologia canonica in quanto
presenta una copertura a volta a crociera mentre la navatelle laterali presentano una
volta a botte.
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L’insieme piazza – basilica è integrato dai portici di chiara origine ellenica.

Le terme
Le terme o bagni pubblici in genere venivano poggiate su un terrapieno che, nell’in-
tercapedine, conteneva un sistema di riscaldamento. Erano costituite da più ambienti
quali il calidarium, il tepidarium ed il frigidarium (saloni a diversa temperatura), spo-
gliatoi e sale per massaggi e trattamenti per la cura del corpo, nonché da spazi riser-
vati a esercizi ginnici ed a conferenze.
Nelle Terme di Caracalla (211-217 d.C.) la planimetria era stata studiata al fine di
evitare affollamenti, per cui il flusso delle persone veniva ripartito per tornare a com-
porsi nuovamente all’uscita. Il calidarium presentava una copertura a cupola mentre
il frigidarium era a cielo aperto. La pavimentazione era in marmo, le colonne in mar-
mo ed alabastro. Nelle Terme di Diocleziano (302-306 d.C.) il salone centrale presen-
ta volte a crociera poggiate su colonne in granito con capitelli compositi in marmo
bianco. Michelangelo ne trasforma il corpo centrale in una chiesa nel 1563.

Gli anfiteatri
Vengono costruiti per ospitare le lotte tra animali e gladiatori, passatempo del po-
polo romano. Lo schema è ellittico con gradinate intorno all’arena. Il Colosseo (An-
fiteatro Flavio, 70-80 d.C.) aveva una capienza di 48.000 spettatori. Le gradinate
erano sostenute da una struttura portante a conci percorsa da passaggi con volta a
botte. L’esterno, impiantato su ottanta pilastri, è a quattro ordini di arcate sovrappo-
ste in cui si può notare il riferimento agli ordini classici a scopo meramente decora-
tivo. Tra un piano e l’altro era posta un’architravatura continua. Sopra l’ultimo ordi-
ne si trovavano delle mensole a corona atte a sorreggere i sostegni del velario a
protezione dai raggi solari.

Le città
Le città sono realizzate su una trama a scacchiera ove gli isolati sono occupati dalle
prime case a blocco in linea di altezza variabile tra i tre e gli otto piani (Insule di Ostia
Antica), abitate dal popolo. La domus è l’abitazione indipendente della piccola e media
borghesia con dimensioni che vanno dai 350 ai 1.000 mq, composta di vestibolo,
atrio centrale scoperto, stanze d’abitazione e di servizio.
La villa imperiale (Villa Adriana – Tivoli), infine, altro non è se non un sistema articolato
di edifici accessori, portici, belvedere, ninfei, terme, vasche, piscine unito all’impianto
della domus e con tutti gli ulteriori edifici di servizio per il personale occorrente.

IL ROMANICO

L’epoca romanica viene solitamente suddivisa in tre periodi: verso il 1000 inizia il
primo romanico, si colloca tra il 1080 e il 1150 la fase di maturazione che vede il
massimo sviluppo del repertorio formale, infine, la terza fase (che si limita al contesto
germanico) è un periodo di transizione che si conclude intorno al 1250. Il termine
romanico deriva dall’affinità tra architettura romanica e romana; infatti caratteristiche
di questo stile sono l’arco a tutto sesto, le volte a crociera, il pilastro sostituito alla
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colonna, la pianta delle chiese a croce latina, come pure il senso della spaziosità e
della monumentalità. Spesso però si rileva una commistione di elementi paleocristia-
ni, bizantini, vichinghi, celti e saraceni.
Le costruzioni romaniche sono, per lo più, opere di architettura ecclesiale. All’esterno
il monumentalismo delle chiese viene accentuato da torrioni. La copertura delle na-
vate è a volta (a botte o a crociera) ma per ovviare a problemi di tipo strutturale, nei
casi di copertura di ampi invasi, si ricorre a soffitti lignei.
Nella navata centrale colonne polistili si alternano a pilastri massicci al fine di ottenere
un’articolazione ritmica esteticamente apprezzabile.
Numerosi sono gli esempi, ne ricordiamo solo alcuni italiani: S. Ambrogio a Milano;
San Michele a Pavia; S. Miniato al Monte a Firenze; il Duomo, il battistero ed il campa-
nile a Pisa; le cattedrali di Piacenza, Parma, Modena e Ferrara.

IL GOTICO

La denominazione deriva dagli artisti del Rinascimento italiano per indicare un’arte
barbara (il riferimento è ai Goti che invadono Roma nel V secolo), lontana dalla cor-
rente classica.
Nasce in Francia intorno alla metà del XI secolo ed ha notevole diffusione soprattutto
nell’architettura ecclesiastica di tutta l’Europa, ma lo troviamo anche nei palazzi pub-
blici e privati e nei castelli.
Gli elementi distintivi sono l’uso dell’arco acuto, le volte costolonate, i contrafforti a
pilastri e ad archi rampanti, le finestre a bifora e a trifora, le marcate strombature alle
porte, le guglie ed i pinnacoli; tutti elementi che sottolineano una spiccata tendenza
verso l’alto.
Infatti la reale innovazione di questo stile è l’assoluta supremazia della linea verticale
su quella orizzontale.
Le volte acute delle crociere si appoggiano su una complessa ossatura di pilastri.
L’uso della crociera ad arco acuto rappresenta sicuramente il fulcro dell’architettura
gotica, sia da un punto di vista formale perché semplifica i rapporti tra archi impostati
su campate di diversa dimensione, sia strutturalmente, perché l’ossatura delle cro-
ciere crea una chiara gabbia di riferimento nella realizzazione delle volte.
Gli elementi sopra citati non solo costituiscono di per sé una novità ma originale è la
loro fusione in un insieme affascinante sia sotto l’aspetto strutturale che estetico.
L’esterno delle cattedrali, ad esempio, risulta maestoso anche grazie ai contrafforti e
agli archi rampanti che, nello stesso tempo, fanno sì che i “paramenti murari dei
fianchi” siano mere schermature la cui unica funzione strutturale è quella di sostenere
se stessi. In tal modo le finestre possono avere grandi dimensioni. Le ampie vetrate
policrome riportano rappresentazioni delle Sacre Scritture.
Il primo esempio di gotico si trova nell’Abbazia di Saint Denis (1140-1144) a Parigi,
ma bisogna ricordare anche altre grandi cattedrali francesi del 1200: Reims, Amiens,
Beauvais, Le Mans, Notre Dame.
Esempi italiani sono: il Duomo di Milano, i Duomi di Genova, di Orvieto, di Como; il
Palazzo Ducale e la Ca’ d’oro a Venezia.
Da un punto di vista di gestione del cantiere, nascono nuove figure professionali
coordinate dal mastro costruttore, il quale funge da mediatore tra committenza e
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esecutori, conosce tutte le fasi dell’opera e ne assume responsabilità tecnica e arti-


stica: una sorta di antesignano della figura professionale dell’architetto, introdotta
del rinascimento italiano.

IL RINASCIMENTO (1420-1520)

Termine usato dal Vasari e da altri trattatisti rinascimentali per indicare il ritrovato ap-
prezzamento per l’ antichità classica e per i suoi modelli.
In questo periodo emerge una nuova figura di architetto / artista dotato di estro e di
versatilità alla ricerca di un ideale estetico. Le proporzioni ideali vengono trovate nel
corpo umano e attribuite ad edifici che, per dignità architettonica, eguagliano quelli
dell’antica Roma.
Caratteristiche principali sono la ripresa di dettagli romani antichi e il senso di stabilità
ed equilibrio.
La rinnovata sensibilità per il passato “antico” ha il suo cardine nella ripresa degli
ordini architettonici classici e nell’impiego di forme geometriche elementari in pianta,
come sfere, cubi, prismi rettangolari e cilindrici, nonché nella proporzione armonica
delle singole parti, assemblate con una percezione nuova dello spazio. Nel rifiuto dei
canoni gotici le facciate dei palazzi rinascimentali manifestano un ordinato sviluppo
di linee verticali ed orizzontali.
Le figure di maggior spicco sono:

Filippo Brunelleschi:
• Cupola di S. Maria del Fiore (FI)
• Cappella dei Pazzi in S. Croce (FI)
• Basilica di S. Lorenzo (FI)

Donato Bramante:
• Tempietto di S. Pietro in Montorio (Roma)
• Fabbrica di S. Pietro (Roma)
• Chiostro di S. Maria della Pace (Roma)

Leon Battista Alberti:


• Palazzo Ruccellai (FI)
• Facciata di S. Maria Novella (FI)
• Trattati De Re Aedificatoria – De Pictura – De Statua

Antonio da Sangallo:
• Castello di Capodimonte
• Rocca di Caprarola
• Fabbrica di S. Pietro (Roma)
• S. Maria delle Carceri (Prato)

Michelozzo di Bartolommeo:
• Palazzo Medici – Ricciari (FI)
• Ville Medicee di Trebbia, Cafaggiolo e Careggi
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Biagio Rossetti:
• Addizione Erculea di Ferrara
• Palazzo dei Diamanti
• Palazzo Turchi di Bagio
• Palazzo Preseri – Sacrati.

IL MANIERISMO (1520 – 1610)

Periodo di passaggio tra il Rinascimento e il Barocco. Nel rifiuto dell’ideale classico di


armonia equilibrata, adotta un sistema in buona misura artificiale nel quale le leggi e
le funzioni dell’architettura vengono svuotate del loro significato, al punto tale che
pilastri, colonne e puntelli spesso non sostengono nulla, sono fini a se stessi. La fuga
prospettica implica movimento, stabilisce profondità ma al termine non si trova, come
nel Barocco, un “punto di vista” bensì un’indeterminazione spaziale. In più casi le
figure sono sovradimensionate, la fuga diverge, elementi dissonanti vengono com-
posti in un equilibrio che simula stabilità ma risulta quasi angosciante. In architettura
ha interessato più la decorazione che la struttura; ha infranto i codici classici propri
del Rinascimento, producendo un insieme di esperimenti linguistici sul patrimonio
umanistico e rinascimentale. Il manierismo è caratterizzato da un culto quasi ossessi-
vo dello stile e dell’eleganza formale, dalla ricerca della varietà, della complessità e
dal virtuosismo esecutivo.
Di seguito si riportano le figure cardine e gli esempi più significativi.

Michelangelo Buonarroti:
• Cappella Medicea, Firenze
• Complemento della Fabbrica di S. Pietro, Roma
• Palazzo Farnese, Roma

Giorgio Vasari:
• Uffizi, Firenze

Giulio Romano:
• Palazzo del Te, Mantova

Baldassarre Peruzzi:
• Palazzo Massimo alle Colonne, Roma

Jacopo Barozzi detto il Vignola:


• Chiesa del Gesù, Roma

Andrea Palladio:
• Villa La Badoere
• Villa La Malcontenta
• Villa La Rotonda
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IL BAROCCO (1600 – 1770)

Benché nel campo artistico generale i limiti cronologici della cultura cosiddetta ba-
rocca siano ancora oggetto di precisazioni, specie per quanto riguarda l’inizio, in
architettura si suole far coincidere l’età barocca con il movimento innovatore che
inizia verso il 1600 a Roma con l’opera di Bernini, Borromini e Cortona ed i cui sviluppi
durano fin oltre la metà del Settecento, cedendo poi alla fase detta Rococò ed al
primo delinearsi degli ideali neoclassici.

Concezioni spaziali dell’urbanistica barocca


Parallelamente alla rivoluzione operata all’interno degli organismi architettonici viene
sovvertita anche l’armonia statica propria dell’idea rinascimentale di città.
Lo spazio urbano è visto come un’ ampia scena, ricca di valutazioni illimitate, la cui
nuova dimensione è ottenuta attraverso l’impiego di prospettive aperte, di effetti dina-
mici e di visuali impreviste in cui i monumenti hanno la funzione di nuclei focalizzatori
dei valori sia visivi che simbolici. Per questo motivo la facciata stessa dell’ edificio
barocco è concepita generalmente più in funzione dell’ambiente circostante che del-
lo spazio interno e diventa un elemento dell’arredo urbano.
Elementi fondamentali delle chiese barocche sono le forme plastiche e possenti, le
composizioni spaziali complesse, l’uso delle linee curve, l’inclusione e la fusione di
sculture, pitture, stucco con una forte accentuazione scenografica. Nei palazzi l’esi-
genza di rappresentanza si manifesta, a livello planimetrico, con un corpo principale
e dei corpi laterali, l’uso di scaloni sontuosi che portano al salone delle feste posto al
primo piano e aperto su un lato alla vista del cortile d’onore, sul retro verso un giardi-
no di forme geometriche e sui lati verso una infilata (enfilade) di ambienti le cui porte
si trovano tutte sullo stesso asse.
Mentre nelle città italiane la problematica urbanistica nasce in massima parte dall’esi-
genza di inserire i nuovi elementi nelle trame irregolari dei vecchi centri (operazione
spesso ricca di felici risultati, per l’affinità esistente fra le caratteristiche del tessuto
medievale e certe predilezioni visuali del Barocco, cui sopra si fa cenno) nelle grandi
sistemazioni europee il classicismo espresso in quei criteri, che già avevano ispirato
le soluzioni del piano Sistino, viene assunto come principio organizzatore del sistema
urbano.
La struttura della città – capitale barocca consta quindi di centri focali (edifici monu-
mentali e piazze) collegati da strade diritte e regolari, dove ancora predomina la vi-
suale secondo l’asse di simmetria, ed i criteri prospettici costituiscono lo strumento di
controllo della scala urbana. Queste scelte favoriscono il sorgere di uno stile interna-
zionale dell’edilizia rappresentativa, che si diffonde in tutti le corti europee e sarà una
delle componenti principali del successivo movimento neoclassico.

Espansione barocca a Roma

Gianlorenzo Bernini:
• Baldacchino di S. Pietro a Roma, Cathedra Petri nell’abside di S. Pietro
• Palazzo Barberini iniziato dal Maderno e continuato in collaborazione con Borro-
mini
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• Sistemazione di Piazza S. Pietro e colonnato


• Palazzo di Montecitorio
• La Scala Regina in Vaticano che conduce dal colonnato agli appartamenti papali
• Chiesa di S. Andrea al Quirinale
• Disegno del primo progetto per il Louvre
• Fontana del Moro e dei Fiumi di Piazza Navona

Francesco Borromini:
• Chiesa di S. Carlino alle Quattro Fontane – facciata iniziata nel 1665
• Galleria colonnata di Palazzo Spada
• Facciata dell’Oratorio dei Filippini
• Collegio di Propaganda Fide – Cappella dei Re Magi
• S. Ivo alla Sapienza – cappella annessa all’università
• S. Agnese in Piazza Novana (prog. Facciata 1653) – iniziata da Girolamo e Carlo
Rainaldi nel 1652

Pietro da Cortona:
• Villa Sacchetti del Vigneto, presso Roma – ora scomparsa
• Chiesa dei SS. Luca e Martina
• Sistemazione (facciata e piazza) di S. Maria della Pace
• Facciata di S. Maria in via Lata

Ambiente romano fra Seicento e Settecento

Alessandro Specchi:
• Porto di Ripetta sulle sponde del Tevere – ora distrutto

Francesco De Santis:
• Scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna – in collaborazione con Alessan-
dro Specchi

Filippo Raguzzini:
• Sistemazione di Piazza S. Ignazio

Altri centri della cultura barocca in Italia

PIEMONTE
In Piemonte si sviluppa il contributo di alcune tra le più interessanti personalità di
architetti barocchi.

Guarino Guarini:
• Cappella della S. Sindone nel Duomo di Torino
• Chiesa di S. Lorenzo a Torino
• Palazzo Carignano a Torino – il più importante edificio civile barocco di Torino
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Filippo Juvara:
• Scalone di Palazzo Madama a Torino
• Scala “delle forbici” a scala alternata singola e doppia – nel Palazzo Reale
• Basilica di Superga
• Palazzina di caccia di Stupinigi presso Torino

LOMBARDIA (Milano)
Francesco Maria Richini:
• Collegio Elvetico (poi Palazzo del Senato) costruito nel 1608 secondo un progetto
di Fabio Mangone
• Palazzo Annoni e Palazzo Durini

VENETO (Venezia)
La perdurante influenza di Palladio e Scamozzi scoraggiò qualsiasi sviluppo barocco
di ampia portata nell’architettura veneta, bisogna citare però l’opera di Baldassare
Longhena, allievo dello Scamozzi, e di Domenico Rossi.

Baldassare Longhena:
• S. Maria della Salute (iniziata nel 1630)
• Ca’ Pesaro (1665) e Ca’ Rezzonico nell’ambito dell’ architettura civile

Domenico Rossi:
• Chiesa dei Gesuiti, la più affascinante chiesa barocca di Venezia, facciata di Batti-
sti Fattoretto e altare maggiore di Giuseppe Pozzo

L’ambiente napoletano
A Napoli agli inizi del Seicento i caratteri dell’architettura romana, mediati attraverso
l’opera di Domenico Fontana ed altri, si fondono con influssi decorativi di derivazione
spagnola: da queste componenti prende vita una corrente architettonica dotata di
proprie caratteristiche che, pur attribuendo importanza preminente alla decorazione,
non trascura la ricerca spaziale dove raggiunge risultati originali, soprattutto nell’ar-
chitettura religiosa.

Cosimo Fanzago:
• Interni delle cappelle del Gesù Nuovo e di S. Lorenzo Maggiore
• Chiesa di S. Giuseppe a Pontecorvo
• Palazzo di Donn’Anna a Posillipo, Napoli (non completata)
• Guglia di S. Gennaro

Ferdinando Sanfelice:
• Scala a doppia rampa nel Palazzo Sanfelice in via Foria a Napoli
• Salone di Palazzo Serra di Cassano

Giuseppe Genuino:
• Guglia dell’Immacolata in Piazza del Gesù a Napoli – in sovrabbondate stile Roco-

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Domenico Antonio Vaccaio:


• Chiostro delle Clarisse del Convento di S. Chiara a Napoli

Luigi Vanvitelli:
• Reggia di Caserta (iniziata 1752)
• Chiesa SS. Annunziata a Napoli (ultimata dal figlio Carlo)

IL NEOCLASSICISMO (1750 – 1850)

Per Neoclassicismo si intende il movimento di reazione al tardo Barocco ed al Roco-


cò nato nel XVIII secolo che ha le sue basi nello studio dell’architettura antica. Fa sue
le teorie proprie del pensiero illuminista, in maniera particolare il recupero della origi-
naria semplicità naturale attraverso la riproposizione di quei modelli di compostezza
e armonia che, all’epoca, parevano rintracciabili esclusivamente nell’arte antica.
Il maggior teorico è il tedesco J.J. Winckelmann il quale adotta come riferimento l’arte
greca che, pur nella sua grandiosità, ha come regola l’equilibrio, la precisione, la
pacatezza e la semplicità e, di conseguenza, è del tutto scevra dalle dismisure di stile
e di passionalità proprie del Barocco e del Rococò.
L’influenza dell’architettura antica condusse ad una nuova interpretazione della seve-
rità dell’ordine dorico anche se per alcuni (Laugier: saggio sull’architettura) persino il
dorico non era abbastanza essenziale. Troviamo infatti anche estremizzazioni in una
architettura composta da solidi geometrici puri, come il Castello daziario di Ledoux
(un cubo) o il Cenotafio di Newton, di Boullè (una sfera).
Comunque, senza arrivare agli eccessi francesi, l’orientamento del Neoclassicismo è
quello di contenere, se non abolire, l’ornamento e di accentuare sia all’interno che
all’esterno la chiarezza volumetrica: le masse vengono definite in maniera rigorosa,
quasi “brutalmente giustapposte”.
Da un punto di vista urbanistico, abbandonata la scenografia barocca, la città do-
vrebbe essere composta secondo canoni funzionali: strade, piazze, residenze e ser-
vizi progettati secondo le esigenze generate dal traffico, dall’orientamento solare e
dalle esigenze igieniche.
Figure di spicco in Italia sono: F. Piermarini, L. Cagnola, P. Canonica, G. Valadier.
Da ricordare come esempi di architettura neoclassica: il Teatro alla Scala, il Palazzo
Belgioioso, l’Arena a Milano; la Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino; la risistema-
zione di Piazza del Popolo a Roma; il Teatro Massimo a Palermo.

ECLETTISMO (1850 – 1900)

Non è propriamente corretto considerarlo uno stile bensì “la concezione costruttiva /
compositiva” che domina nel periodo tra il 1850 ed il 1900, tra il Neoclassicismo e
L’Art Nouveau.
Caratteristica principale è quella di impiegare, nella costruzione di un edificio, forme
tratte da quasi tutti gli stili architettonici del passato, a volte anche simultaneamente.
In Italia esempi emblematici sono: a Milano la Galleria Vittorio Emanuele, a Bologna
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la Cassa di Risparmio, a Roma il monumento a Vittorio Emanuele II, il Palazzo della


Banca d’Italia, il Palazzo di Giustizia ed anche, ma posteriori al periodo storico, le
palazzine tra Via Po e Via Tagliamento di G. Coppedè, chiamato quartiere Coppedè.

MOVIMENTO MODERNO

Indica il complesso di teorie ed esperienze caratterizzante l’affermarsi di una nuova


architettura che ha origine con la rivoluzione industriale e con i relativi cambiamenti e
nuove esigenze che essa comporta: la concentrazione di impianti produttivi e delle
masse di lavoratori, unitamente all’uso di nuovi materiali prodotti dall’industria.
Da qui l’uso del ferro, inizialmente nei primi ponti sospesi, poi in edifici per la socializ-
zazione della cultura borghese, come le stazioni ferroviarie, i teatri, i musei, i mercati
coperti, infine, gli edifici in ferro delle grandi esposizioni internazionali che si susse-
guono in Europa dalla seconda metà dell’800 (es. Torre Eiffel Parigi 1889) sono il
preludio a quelle diverse interpretazioni delle stesse istanze che, a partire dalla fine
dell’800, caratterizzano l’architettura.
Volendo fare un elenco sintetico e certamente riduttivo possiamo citare come teorie
fondamentali che lo caratterizzano: l’ Art Nouveau, il Bauahus, il Costruttivismo, il
Neoplasticismo, il Futurismo, il Miar, il Post – Modernismo, il Razionalismo, la Scuola
di Cichago e, tra le figure di spicco, gli architetti: T. Garnier, Gropius, Le Corbusier,
Loos, Mendelsohn, Mies Van Der Rohe, Perret, Terragni, Wagner, Wright etc..

ART NOUVEAU (1893-1914)

Movimento romantico e antistorico di notevole levatura che si diffonde in tutta l’Euro-


pa tra il 1890 ed il 1910; alla denominazione belga “Art Nouveau” corrisponde in
Francia “Art Moderne”, in Spagna “Modernismo”, in Germania “Jugendstil”, in Italia
“Liberty”, in Austria “Secession”, in Inghilterra “New Style”. In pochi anni L’Art Nouve-
au affranca l’avanguardia da ogni revival stilistico proponendo un linguaggio inedito
che inizialmente si manifesta nella pittura e nella grafica, poi su stoviglie, vasi, tessuti,
arredi e scalinate, infine negli edifici.
È uno stile la cui tendenza è essenzialmente decorativa, volendo mettere in risalto il
valore ornamentale delle linee curve dalle origini animali, floreali - arboree o sulla
falsariga delle onde e delle fiamme, che determinano, con una fantastica tensione
della fantasia, forme tridimensionali sottili, bizzarre, ondulate, sinuose, estremamente
sensuali.
In campo architettonico l’opera “emblema” è la casa costruita nel 1893 da Victor
Horta, per l’ingegnere Tassel, a Bruxelles: costruzione rivoluzionaria sia sotto il profilo
tecnico che distributivo, introduce l’utilizzo del ferro nell’architettura privata come
materiale da costruzione (vd. armatura metallica per il giardino d’inverno) plastico
per ottenere elementi decorativi flessuosi (vd. ringhiere); sempre di Horta, a Bruxel-
les, si citano la Maison du Peuple (1897-1899) e l’Hotel Solvay (1895-1900).
Per quanto diverse nel tema, altre testimonianze architettoniche significative sono: le
stazioni della metropolitana (1900) e l’Auditorium nell’edificio de Romans (1902) a
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Parigi di Hector Guimard; la stazione della metropolitana della Karlsplatz a Vienna di


Otto Wagner (1897), il Museo Folkwang allestito da Henry van de Velde a Hagen
(1900-1902).
Menzione particolare, per la singolarità delle sue opere, si deve all’architetto spagno-
lo Antoni Gaudì. Le forme naturali e organiche della casa Battlò sul Paseo de Grazia
(1905-1907), a Barcellona, non sono un ornamento sovrapposto ma elementi essen-
ziali della costruzione: le colonne a forma di osso, la facciata ondulata ricoperta di
mosaico policromo che crea un effetto acqua marina e il tetto che fa venire alla mente
il dorso di un drago rappresentano un riuscito e indiscutibilmente affascinante insie-
me di plastica scultorea e strutturale che si ritrova anche nelle navate della Sagrada
Familia. Anche la Casa Milà (1905-1910), detta “La Pedrera”, appare come una enor-
me scultura in pietra e, forse, è l’opera più originale di Gaudì. Nel 1984 è stata dichia-
rata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
In Italia Raimondo D’Aronco è il principale esponente del Liberty. Nei numerosi concor-
si a cui partecipa manifesta una vivace cultura stilistica aggiornata al più alto livello
internazionale. In Turchia, dove il suo “bagaglio” si arricchisce di elementi orientali,
lavora quasi stabilmente dal 1896 con realizzazioni significative. Vince il concorso per
l’Esposizione di Torino del 1902, opera in cui la componente austriaca del secessioni-
smo viennese è talmente presente da fargli attribuire l’appellativo di Olbricht italiano.
Ernesto Basile, nella sua attività svolta in Sicilia, amalgama con particolare sensibilità
i canoni Art Nouveau ed elementi appartenenti alla tradizione locale. Suoi, a Palermo,
il Grand Hotel Villa Igea (1898), la Villa Basile (1904)e la Cassa di Risparmio (1908-
1913).
Infine, Giuseppe Sommaruga utilizza l’ornamento plastico e scultoreo per sottolinea-
re la vitalità delle forme architettoniche. Di lui si citano, a Milano, il Palazzo Castiglioni
in C.so Venezia (1900-1903), la palazzina Salmoiraghi (1906) e la Clinica Columbus
(1909).

IL COSTRUTTIVISMO (1917-1932)

Ideologia estetica nata in Unione Sovietica negli anni ’20 che ha origine in campo
scultoreo ma coinvolgerà tutte le arti raggiungendo l’esito più significativo nell’archi-
tettura. Vi aderiscono artisti quali Vladimir Tatlin, Kasimir Malevic, El Lissitzky.
I presupposti figurativi sono analoghi a quelli dei movimenti contemporanei come il
cubismo, per la tendenza all’utilizzo di forme geometriche a cui si attribuiva un insito
valore strutturale, e il futurismo, per l’atteggiamento di rifiuto verso l’arte borghese e
per la messa a punto di un nuovo linguaggio proteso verso le novità tecnologiche e
meccanico – industriali.
L’obiettivo è quello di integrare pittura e scultura in campo architettonico, in quanto le
realizzazioni degli scultori sono considerate come composizioni, nello spazio, di ele-
menti diversi.
Pertanto nell’ architettura costruttivista (che può considerarsi come una branchia del
più ampio Funzionalismo) l’effetto estetico è dato, rifiutando qualsiasi componente
accessoria tradizionale, dai rapporti formali tra volumi e spazio assemblati in una
struttura funzionale: il risalto dato agli elementi costruttivi e, soprattutto, a quelli strut-
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turali portanti consente di ottenere un risultato che risponde alla concezione co-
struttivista di coincidenza tra il concetto di efficienza e quello di bellezza.
Del Costruttivismo si possono citare alcuni esempi anche se qualcuno è rimasto a
livello di progetto. È del 1929 il progetto di Vladimir Tatlin per un monumento alla III
Internazionale a Mosca: un’architettura – scultura, di altezza superiore alla torre Eiffel,
costituita da una spirale in cui è evidenziata l’ossatura in acciaio. All’interno, tre volu-
mi di cristallo ruotano a velocità diversa. Il primo, in basso, è un cubo per le attività
congressuali e conclude il giro su se stesso in un anno; il secondo, nel mezzo, è una
piramide per gli organi amministrativi e compie il percorso circolare in un mese; l’ulti-
mo, un cilindro, contiene i servizi stampa e propaganda e svolge il giro completo in
un giorno.
Inoltre: l’edificio per la Prava, a Leningrado, dei fratelli Vesnin (1923); i palazzi per
uffici di El Lissitzky e Mart Stam (1924); un teatro a Cracovia di Marcel Brauer (1930).
Molto più tardi si colloca una enorme struttura spaziale che si erge vicino ai Magazzini
Bijenkorf di Naum Gabo, a Rotterdam, (1957).

IL FUTURISMO

Il movimento futurista, unico originale contributo italiano ai movimenti d’avanguardia


europei, nasce nel 1909 con il famoso “Manifesto” di Filippo Marinetti.
Temi dominanti di questa corrente sono la dimensione urbana e metropolitana e il
mezzo meccanico di cui viene celebrata la geometrica, scattante attrattiva in contra-
sto agli assunti del classicismo. Nelle tematiche delle problematiche urbane e della
macchina come avvenimento di modernità è insita quella del movimento, del dinami-
smo reso, in campo pittorico, con l’ utilizzo quasi “violento” del colore. Anche il Futu-
rismo infatti, investe tutto il complesso delle arti ma vede, inizialmente, nella pittura i
maggiori risultati (vd. Boccioni, Carrà, Balla, etc.).
Nel 1914 i segni di interesse per l’architettura sono molteplici e strettamente connessi
alla valutazione dello sviluppo urbanistico. Viene dato particolare accento a edifici
giganteschi e ad architetture sociali, per le masse.
Nel “Manifesto dell’Architettura futurista”, firmato dal Sant’Elia ma rielaborato da Mar-
tinetti, viene ribadito che il concetto fondamentale della nuova visione architettonica è
il moto, il “gusto del leggero, del pratico, dell’effimero, del veloce”.
“L’architettura futurista è l’architettura del cemento armato, del ferro, del vetro…e di
tutti quei surrogati al legno, alla pietra e al mattone che permettono di ottenere il
massimo della elasticità e della leggerezza”. Le novità tecnologiche devono concor-
rere a portare dinamismo al progetto.
Ma le teorie propugnate insieme all’uso dei nuovi materiali, delle rinnovate tecnologie
edilizie, degli ascensori, delle metropolitane sono gli elementi caratteristici di una
produzione quasi esclusivamente teorica o cartacea (scritti e progetti), salvo rare re-
alizzazioni a piccola scala.
Forse unici edifici degni di nota sono le stazioni ferroviarie di Roma Termini e Siena di
A. Mazzoni.
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LA BAUHAUS

Il significato letterale della parola è “casa del costruire”o anche “casa dell’architettura”.
Fondata a Weimar da Walter Gropius nel 1919, viene trasferita a Dessau nel 1925 per
passare a Berlino nel 1928 dove viene chiusa nel 1933. È la più importante scuola del
XX secolo ove artisti, artigiani e architetti collaborano assieme.
Uno degli intenti della scuola è quello di riunire arti e mestieri; infatti Gropius sostiene
che gli artisti e gli architetti devono essere anche artigiani e, di conseguenza, avere
una conoscenza completa delle proprietà dei materiali e dei relativi processi di lavo-
razione.
Inoltre si affrontano i problemi relativi alla rappresentazione e alla composizione, fon-
dendo organicamente le varie esperienze nell’ architettura. Infine si sviluppano anche
progetti di prodotti industriali. Il corso completo dura tre anni e sei mesi; durante
quello preliminare, di sei mesi, la lavorazione dei vari materiali quali pietra, metallo,
legno, vetro, argilla, tessuti e colori, unita a lezioni sulla teoria della forma, consente
di valutare le attitudini creative degli allievi. Inoltre si insegna l’uso degli attrezzi e
successivamente quello delle macchine che, nell’industria, avevano sostituito gli uten-
sili. Gropius riesce a riunire insegnanti di notevole livello che diventeranno noti in vari
settori dell’arte.
I nomi di maggior spicco sono: Johannes Itten, Paul Klee, Wassili Kandinsky, Laszlo
Moholy-Nagy.
Come sopra detto, la scuola, causa l’ostracismo accademico, nel 1925 viene trasferi-
ta a Dessau in un edificio progettato da Gropius, in c.a. e vetro, che costituisce ele-
mento fondamentale per la storia del movimento razionalista europeo. Costituito da
tre blocchi principali: uno per l’insegnamento teorico, uno per i laboratori e un terzo
per la residenza degli allievi, la nuova sede presenta un ardito ma soprattutto nuovo
utilizzo del vetro in un edificio di tipo industriale.
Anche a Dessau restano valide le attività oggetto dell’insegnamento: la pratica grafi-
ca e le tecniche dell’artigianato nei vari ambiti della creatività ma, specialmente, nella
decorazione degli interni e dell’architettura ed, in particolare, su temi di natura urbani-
stica e sociale.
Nel 1928 Gropius cede la direzione a Mies van der Rohe, che ricopre l’incarico anche
a Berlino fino al 1933 quando la scuola viene chiusa dai nazisti.
Forse l’elemento più importante e caratterizzante la Bauhaus fu la capacità di far
collaborare felicemente artisti tanto disuguali nelle loro arti; la sua influenza ha avuto
proseliti in tutto il mondo; infatti molti istituti d’arte sia americani che europei hanno
adottato lo stesso metodo di insegnamento richiamando anche alcuni dei maestri ed
allievi, divenuti a loro volta insegnanti, a ricoprire incarichi di rilievo. Ne citiamo uno
soltanto: Laszlo Moholy-Nagy viene nominato direttore del New Bauhaus che diven-
terà l’Institute of Design di Chicago.

IL NEOPLASTICISMO E IL MOVIMENTO DE STIJL

Il termine “Neoplasticismo” viene coniato da Piet Mondrian (1872-1944) per indica-


re la dottrina alla base della sua pittura che, derivata dal cubismo, propugna l’uso
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esclusivo dell’angolo retto e dei tre colori primari (rosso, blu, giallo) includendo
eccezionalmente il nero, il grigio ed il bianco in quanto “non colori”. Facendo riferi-
mento a questi principi gli adepti del movimento olandese De Stijl ne traducono i
dettami in architettura realizzando, nelle loro costruzioni, composizioni rigorosa-
mente geometriche. Considerate le forme elementari dello spazio, sono ammessi
solo il cubo perfetto ed il parallelepipedo non aggregati staticamente né in modo
indipendente tra loro, ma assemblati secondo rapporti di “tensione” e tali da non
chiudere tridimensionalmente l’angolo del volume. Le pareti interne slittano ideal-
mente nello spazio esterno, ciascun ambiente si apre in ogni direzione nello spazio
universale eliminando la distinzione tra prospetto anteriore, posteriore e laterale.
L’architettura dello Stijl mette al bando i materiali naturali ed il mattone, in quanto
non consentono di ottenere la nettezza e la regolarità fondamentali nei principi di
questo movimento; inoltre presentano numerose colorazioni e sfumature. Come è
stato anticipato, sull’esempio di Mondrian, vengono adottati solo i colori primari
ammettendo il nero, il grigio ed il bianco come tinte di contrasto; le altre elaborazio-
ni cromatiche sono reputate impure.
Sia per gli esterni che per gli interni il colore non è considerato come puro elemento
decorativo ma come una componente che ha parte attiva nella determinazione dello
spazio.
I principali esponenti del movimento sono: Theo van Doesburg, Johannes Pieter Oud,
Gerrit Rietveld, Robert van’t Hoff, Antonie Kok, Vilmos Huszar, Bart van der Leck,
Geoges Vantongerloo, (non tutti architetti ma alcuni pittori e scultori).
La Casa Schroder di Gerrit Thomas Rietveld a Utrecht (1924) rappresenta un esem-
pio emblematico di architettura De Stijl: viene realizzata per “germinazione” dall’inter-
no, secondo gli assi cartesiani, proiettandosi verso l’esterno per lastre e piani. Nume-
rose putrelle a vista in acciaio dipinto corrono in senso verticale ed orizzontale lungo
i lati intersecandosi. In uno spigolo in cui si incontrano due finestre l’autore arretra la
trave di sostegno dell’angolo, ottenendo una singolare soluzione visiva: se le finestre
sono aperte l’angolo scompare totalmente modificando il rapporto tra piani e volumi.
Tra le altre realizzazioni più rappresentative di questa corrente si cita inoltre il Café de
Unie di Johannes Pieter Oud a Rotterdam (1924). Significativi anche gli studi per una
casa unifamiliare (1923) di Theo van Doesburg e di Cor van Eesteren.
I riferimenti al cubismo e la severità delle linee che caratterizzano il movimento De
Stijl introducono una nuova concezione spaziale che prepara il terreno allo Stile Inter-
nazionale.

ARCHITETTURA DI REGIME

Stile architettonico imposto dai regimi totalitari del secolo XX per sublimare e propa-
gandare le proprie ideologie (Germania – Nazismo, Italia – Fascismo, Unione Sovieti-
ca – Socialismo). Caratteristiche sono la monumentalità e il simbolismo classicheg-
giante. In Italia, nel ventennio fascista, emergono due atteggiamenti distinti tra loro.
Il primo vede nelle opere di Piacentini, Del Debbio, Vaccaro, un atteggiamento di
riappropriazione delle radici dell’architettura antica, imperiale, fatta di monumentali-
smo e gratuità ornamentale; pertinenti a questo filone sono il quartiere EUR, alcuni
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sventramenti in parte non realizzati a Roma, la fondazione delle nuove città di Gui-
donia, Pontinia, Aprilia, Latina.
L’altra corrente, propria dell’ambiente lombardo (la rivista Casabella diretta da E.
Persico, G. Pagano, il Gruppo Z composto da L. Figini, G. Pollini, A. Libera, G. Frette,
G. Terragni, il MIAR fondato da Giò Ponti) tenta di mediare i principi del razionalismo
con quelli delle nuove ideologie facendo emergere caratteristiche quali il funzionali-
smo e la modernità.
Esempi sono: la Casa dell’italiano di Giò Ponti; la Casa del fascio di Terragni; il com-
plesso del Lingotto della Fiat a Torino; la stazione di Firenze di Michelucci; il P.R.G. di
Milano.

RAZIONALISMO

Detto anche “Stile internazionale” definisce il movimento architettonico dominante


nel secondo quarto del XX secolo.
Il linguaggio architettonico è caratterizzato da forme geometriche elementari, da am-
pie finestre spesso a nastro, dalla predilezione per un intonaco candido di finitura e
dalla totale mancanza di ornamenti e modanature.
I primi segni di questo stile si trovano già nell’architettura di Adolf Loos (“Ornamento
è delitto”), nei primi edifici a destinazione industriale di Behrens, Perret e Gropius
come anche nelle numerose realizzazioni di Le Corbusier e Mies Van Der Rohe.
In termini cronologici le prime opere in cui si ravvisano i principi dello Stile Internazio-
nale, non ancora ben definiti, sono: una gioielleria ad Amsterdam, di T.J. Rietveld
(1921) che si ispira al Neoplasticismo; il progetto di Le Corbusier per la Casa Citrohan
(1919-1922) ed il progetto di Mies van der Rohe per un palazzo per uffici in cemento
armato (1922-1923).
Appartengono al periodo più maturo la sede del Bauhaus di Dessau di Gropius (1925-
1926); le case Cook e Stein di Le Corbusier (1926-1927); il quartiere popolare a Ho-
eck van Holland di P. Oud (1924-1927); i quartieri di Torten, Siemensstadt e Dammer-
stock (1927-1929) di Gropius e, di Mies van der Rohe, il Padiglione della Germania
all’Esposizione di Barcellona (1929) e la casa Tugendhat a Brno, in Cecoslovacchia
(1930); infine, di Le Corbusier, la Villa Savoye a Poissy (1927-1930).
Sotto l’aspetto urbanistico, la massima esplicitazione del Razionalismo si è avuta
quando, dal 1924 in Germania si da inizio a programmi di edilizia sovvenzionata.
I nuovi quartieri (Siedlungen), posti ai limiti dei centri urbani, progettati da M. Wagner,
B. Taut e W. Gropius a Berlino e da E. May a Francoforte, oltre a quelli olandesi di
J.J.P. Oud e W. Vantijen, possono essere considerati i monumenti storici dell’architet-
tura e dell’urbanistica razionalista, fondata su un atteggiamento intellettuale volto ad
una rinnovata politica urbanistica che ha nella proprietà pubblica del suolo e nella
rivoluzione dei modi di produzione, elementi caratteristici (vedi gli esperimenti di in-
dustrializzazione delle Siedlungen di Francoforte).
In Italia figura di spicco furono oltre i già citati Gruppo Z e MIAR, Piccinato, Sartoris,
Libera, Terragni, Moretti, Figini e Pollini, Albini.
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ARCHITETTURA ORGANICA

Tale espressione è comunemente utilizzata per indicare un metodo di progettazione


basato sulle leggi degli organismi naturali, in cui le singole parti risultano essere ar-
monicamente rapportate all’insieme, pertanto scevro e contrapposto a ogni metodo-
logia astratta.
Di conseguenza può essere considerata una delle chiavi di lettura di tutta la storia
dell’architettura. Tralasciando gli aspetti generali di lettura storica, ci si riferisce esclu-
sivamente all’epoca contemporanea, prendendo come riferimento l’opera di F.L.Wright.
Le realizzazioni dell’architetto americano scaturiscono dall’esigenza di fare dell’edifi-
cio un organismo in simbiosi con il sito naturale in cui si trova e creato per le specifi-
che necessità psicologiche del fruitore: l’uomo. È una posizione antitetica al raziona-
lismo, in quanto in un certo senso fondata più sul “sentimento” che sulle regole e sui
principi.
Wright giunge a stabilire l’equivalenza “architettura organica = architettura delle de-
mocrazie” forse perché i suoi più grandi successi sono realizzati nella più vecchia
democrazia esistente, gli Stati Uniti, mentre l’architettura razionalista ha il suo massi-
mo sviluppo nell’Europa attraversata dai totalitarismi del XX secolo e forse può consi-
derarsi, per assonanza, architettura socialista.
È però necessario fare una considerazione: l’architettura di Wright era destinata ad
una clientela ricca (moltissime le ville progettate e realizzate tra cui spicca la Casa
sulla cascata), ma con rari sviluppi in una architettura rivolta alle masse, e con una
sperimentazione urbanistica, espressa nella proposta di Broadacre City (1933), volta
a fondere architettura e natura e ad annullare la città tradizionalmente concepita, in
un territorio ad urbanizzazione dispersa, con unità immobilari isolate e immerse nella
natura, integrate però attraverso un alto livello di mobilità.
Una proposta chiaramente in antitesi rispetto al destino delle metropoli contempora-
nee.
Al contrario il razionalismo si rivolge, con le sue realizzazioni, alla razionalizzazione
del problema delle grandi masse, attraverso la realizzazione di interi quartieri a de-
stinazione residenziale e una rinnovata politica urbanistica dei suoli (vedi voce Ra-
zionalismo).

BRUTALISMO

Da “Beton Brut”, calcestruzzo grezzo, è un termine nato in Inghilterra negli anni ’50
per definire la maniera costruttiva di Le Corbusier nell’Unité d’Habitation di Marsiglia
e nella città di Chandigart in India.
Già nel 1921 però, in “Vers une Architecture”, si sostiene l’esibizione delle “materie
grezze” cioè del cemento, del vetro, dell’acciaio e dei mattoni ma anche degli impian-
ti, dei fili elettrici e delle tubature in modo che la costruzione si riveli apertamente in
tutte le sue componenti priva di “diaframmi formali”.
Questo è lo spirito del brutalismo: mettere a nudo l’edificio nelle sue parti costruttive
svelandone, di conseguenza, l’essenza e il funzionamento.
Il primo edificio brutalista inglese, la Scuola di Hunstanton (1954), presenta a vista
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acciaio e mattoni ma sono lasciate scoperte anche le tubature ed i passaggi elettrici.


Oltre all’interesse per i materiali, il Brutalismo sviluppa quello per la forma: alla simme-
tria (Hunstanton School) viene preferita una chiara espressione degli spazi funzionali e
della loro interconnessione. La geometria ortogonale, tratta dalla pittura astratta, lascia
il campo a criteri compositivi che si rifanno alla topografia dei terreni ed alla topologia
degli spostamenti interni. A tal proposito si cita il Park Hill a Sheffield (1955-1961).
Altri esempi internazionali: la Facoltà di ingegneria della Leicester University e la Fa-
coltà di storia alla Cambridge University di J. Stirling; gli stadi olimpici e la Cattedrale
Cattolica di Kenzo Tange a Tokyo.
In Italia: l’Istituto Marchiondi, a Milano, di Vittoriano Viganò (1957), la Casa della cul-
tura a Busto Arsizio di E. Castiglioni, ma anche la Torre Velasca di Milano (BBPR).

POST–MODERNO

Il termine post-moderno indica la reazione al Razionalismo che si è sviluppato, a


partire dagli Stati Uniti con R. Venturi. La critica nei confronti del moderno, dell’ideale
di progresso, di originale, di nuovo determina il recupero, in chiave eclettica, degli stili
del passato, con una estrema libertà compositiva e ricchezze decorative, talvolta con
eccessi che sfiorano il Kitch.
Oltre a R. Venturi si ricordano PH. Johnson e M. Graves.

DECOSTRUTTIVISMO

Tendenza dell’architettura negli Stati Uniti e in Europa a partire dagli anni ottanta.
Sostanza teorica al ragionamento decostruttivista è data dalle riflessioni del filosofo
francese post-struttualista J. Deridda, le cui posizioni sono state rielaborate in chiave
architettonica da Eisenmann: queste si traducono nella “possibile dissoluzione delle
tradizionali opposizioni fra struttura e decorazione, astrazione e figurazione, figura e
suolo, forma e funzione” . L’architettura diventa una esplorazione tra ciò che è insito
tra queste categorie, provocando stratificazioni successive, esibizione di contrasti ed
esplicitazione del processo di elaborazione successivo dell’edificio. Non dunque
smontaggio dell’opera di architettura bensì messa in discussione dell’intima unità.
Il riconoscimento ufficiale del decostruttivismo si ha con la mostra curata a New York
da PH.
P. Jolinson
. Johnson
e M.
e M.
Wingely
Wingely
“Decostructivist
“Decostructivist
Architecture”
Architecture”
in cui
in cui
erano
erano
esposti
esposti
i lavori
i lavori
di sette architetti: F. O. Gehry, D. Libeskind, R. Koolhaas, P. Eisenman, Z. M. Hadid, B.
Tschumi e il Gruppo Coop Himmelblau.

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