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Riprendiamo la consueta chiacchierata dell'editoriale, che abbiamo tralasciato nel numero scorso per mancanza di spazio.

Non avendo potuto augurarvi buona estate a parole, lo abbiamo


fatto con la bella foto che speriamo sia stata per voi una buona sorpresa. L'idea è nata mentre stavamo ultimando l'impaginazione del numero di luglio: ci siamo resi conto che non c'era
neanche un'immagine (solo testo ed esempi musicali) e questo, ai nostri occhi, rendeva il numero, come dire, poco "estivo"; abbiamo quindi cercato un sistema per rimediare. Ci siamo rivolti
a Diego Milanese, che voi lettori forse conoscerete per l'articolo ("il Fronimo" n. 113) e il libro dedicati al liutaio barcellonese Francisco Simplicio, e anche per un cd che avevamo regalato agli
abbonati tanti anni fa (Tre Sonate Viennesi per chitarra, Phoenix, 1998). Però pochi forse sanno che Diego è un fotografo professionista, e assieme a lui abbiamo scambiato idee ed
esaminato varie opzioni. Avendo scelto l'immagine in possesso di quel "tono estivo" che mancava al numero di luglio, ci spiaceva tuttavia escludere le altre. Ha preso così forma il progetto di
inserire anche nei prossimi tre numeri una foto per ogni stagione, e con strumenti sempre diversi. Sono immagini un po' insolite, non necessariamente realistiche, che in qualche maniera
vogliono mettere ambientazione e strumenti in "risonanza" tra loro suggerendo aspetti della loro natura estetico-musicale intrinseca. Ecco quindi che dopo la chitarra dell'Ottocento
appoggiata sulle reti da pesca – immagine solare e di grande vitalità – in questo numero sono protagonisti il liuto, l'arciliuto e l'ambiente barocco di Palazzo Carignano a Torino: una
combinazione di pomposità e austerità con qualche voluto eccesso, con quei bordoni dell'arciliuto che rispecchiano le decorazioni dei capitelli e le scanalature delle colonne ma anche, se ci
fate caso, con un'intavolatura presa in prestito da un quadro di Baschenis. Veniamo ora ai contenuti della rivista. L'articolo su Matteo Bevilacqua, musicista e letterato attivo a Vienna
all'incirca nello stesso periodo di Giuliani, è frutto delle ricerche di Gerhard Penn che da tempo era interessato a questo personaggio sul quale le informazioni fino a oggi disponibili erano
poche e contrastanti, specie per quanto riguardava il nome di battesimo e il luogo di nascita. Penn aveva trovato negli archivi viennesi indizi che volevano Bevilacqua nato a Trapani (e non a
Firenze come dicevano i dizionari dell'epoca e posteriori): mancava però la prova certa. Come fare? A quel punto abbiamo chiesto aiuto ai colleghi del Conservatorio "Antonio Scontrino" di
Trapani, e grazie alla collaborazione di ricercatori trapanesi si è potuto trovare l'atto di battesimo che finalmente ha restituito Matteo Bevilacqua alla sua città. Alla fine di ottobre il
conservatorio di Trapani organizzerà una manifestazione per far conoscere le opere di Bevilacqua ai suoi concittadini. È stata una bella collaborazione che ha portato a un eccellente risultato,
e siamo molto contenti di aver in qualche modo partecipato anche noi, seppur solo nel ruolo di "intermediari". Andrea Monarda dedica il suo nuovo contributo, dopo i precedenti saggi su
Berio e De Pablo, a un altro importante compositore del Novecento, Aldo Clementi (Catania, 1925-Roma, 2011), che ha spesso impiegato nelle sue musiche la chitarra accostata ad altri
strumenti, ma ha anche scritto alcune opere per chitarra sola. A queste ultime si rivolge specificamente l'articolo di Monarda. Continua e termina qui il saggio di Eduardo Fernández iniziato
nel numero scorso: Testo contesto struttura e discorso. L'interpretazione come ricerca, ossia le quattro "dimensioni" di ogni composizione che un interprete dovrebbe esaminare, studiare e
fare proprie prima di affrontare il lato pratico del proprio lavoro. Non a caso il sottotitolo dell'articolo è "L'interpretazione come ricerca", e come dice l'autore dello scritto, "lo scopo di questo
lavoro non è analizzare in modo approfondito i brani presi in considerazione, ma utilizzarli come esempi illustrativi dai quali trarre spunti per affrontare le problematiche che sorgono nello
studio di ogni composizione musicale". Per concludere, una nota di cronaca. Ci è giunta tramite Internet la pubblicità di una celebre marca di pianoforti che ha messo sul mercato degli
strumenti "autosuonanti": un "autopiano" dotato di una tecnologia che permette al pianoforte (con l'aiuto di un iPad e di appositi file scaricabili dal web) di suonare da solo, riproducendo "con
fedeltà e incredibile precisione" le intenzioni dell'esecutore. Insomma, siamo di fronte a una sorta di ghost player che, invisibile, digita la tastiera in maniera perfetta. Vi erano stati in passato
strumenti automatici, la pianola meccanica e il pianoforte con i rulli di pergamena, che riproducevano musiche senza l'intervento del pianista, ma l'avvento dell'industria discografica li aveva
resi inutili. Ora la pubblicità sostiene che tramite questo strumento si ottiene una vera "connessione tra l'artista e l'ascoltatore", e questo ci fa rabbrividire. Sarà un altro colpo di grazia per i
concerti dal vivo? "Signore e signori, purtroppo il concertista è indisposto e non ha potuto essere con noi. Niente paura: sarà sostituito dal suo pianoforte...". Meno male, con la chitarra non
ci pare possibile escogitare un sistema simile. Incrociamo le dita!