Sei sulla pagina 1di 1

Se il numero scorso era incentrato sulla figura di Niccolò Paganini, quello che avete tra le mani, quasi per

caso (come spesso ci succede) è venuto un po'...


"spagnolo". Come vedrete, quasi tutti gli articoli hanno qualche attinenza con la Spagna. Approfittiamo per dare il benvenuto ai tre articolisti che per la prima
volta collaborano con la nostra rivista, Marco Monzio Compagnoni, Stefano Picciano e Fernando García Antón.
Marco Monzio Compagnoni prende in esame due capisaldi del repertorio chitarristico, l'Homenaje di Manuel de Falla (1920) e il Tiento di Maurice Ohana
(1957). Nella sua analisi l'autore verifica come le due celebri composizioni, seppur scritte a quasi quarant'anni di distanza l'una dall'altra, presentino profonde
affinità. Se infatti per entrambi i compositori da un lato vi è l'evidente influenza della musica di Debussy, dall'altro vi è l'esplicito riferimento al folklore
spagnolo con particolare attenzione al cante jondo, il tutto metabolizzato e rielaborato dalla forte personalità dei due musicisti.
Emilio Pujol, nella sua biografia di Francisco Tárrega dedica un capitolo al viaggio in Italia che il chitarrista spagnolo fece nel 1903. Nel 1953, in un numero
della rivista spagnola "Biblioteca Fortea" apparve l'esortazione ai chitarristi italiani di ricercare maggiori informazioni circa quel viaggio e i concerti tenuti da
Tárrega nell'occasione. A sessant'anni di distanza Stefano Picciano ha raccolto l'invito e porta alla nostra conoscenza i risultati delle sue ricerche per quanto
riguarda il soggiorno romano. Il campo è aperto per chi volesse espandere la ricerca alle altre città visitate da Tárrega.
Brian Jeffery ci parla di Fernando Ferandiere (1742 ca.-1803 ca.), personaggio oggi poco noto ma sicuramente degno di maggior fama. Chitarrista e violinista,
pare sia stato uno dei compositori più prolifici della seconda metà del Settecento. Purtroppo delle duecentotrentacinque opere che egli scrisse per chitarra, fra
le quali addirittura sei Concerti, gran parte sono andate perdute. A giudicare da quelle sopravvissute, Ferandiere era un buon musicista e i suoi Seis Dúos per
due chitarre meritano di entrare nel repertorio corrente. È dello stesso avviso Francesco Biraghi che più avanti recensisce proprio questi brani. La recensione e
l'articolo sono complementari e dopo la lettura di entrambi la nostra conoscenza del musicista spagnolo risulterà senz'altro migliore.
Nelle pagine centrali della rivista, collocazione d'obbligo vista la presenza di pagine con immagini a colori, troviamo l'articolo di Fernando García Antón che
mette a confronto due artisti che si sono ispirati allo stesso soggetto: il pittore Gustave Courbet (1819-1877) e il chitarrista Napoléon Coste (1805-1883). Nel
catalogo delle opere di entrambi ve n'è infatti una intitolata Source du Lyson. Fino a tempi relativamente recenti, la Source du Lyson era l'unica composizione
di Coste, oltre agli Studi, ad essere "visitata" dai chitarristi. Ultimamente, invece, Coste va di moda, soprattutto fra tanti giovani chitarristi che, pur
sciorinando una quantità infinita di note alla massima velocità possibile, sono assolutamente inconsapevoli del contesto storico e culturale in cui sono nate le
opere del compositore francese. Speriamo che questo articolo possa stimolare ricerche interdisciplinari e approfondimenti che portino a una migliore
comprensione e, conseguentemente, a interpretazioni più consapevoli delle opere del periodo romantico.
Nei numeri 161 e 162 dell'anno scorso avevamo iniziato la serie di articoli di Maurizio Ghelli Santuliana dal titolo spiritoso L'apprendista stregone. Il sottotitolo
spiega l'oggetto degli articoli: Esperimenti di liuteria fai-da-te per chitarristi curiosi. In questo numero l'argomento dello scritto consiste sia nel fornire i mezzi
e parametri per valutare e comprendere le caratteristiche di uno strumento che si imbraccia per la prima volta (citando un celebre metodo di prova di Emilio
Pujol, ancora una volta proveniente dal suo famoso libro Tárrega. Ensayo biográfico, già menzionato in precedenza), sia i migliori accorgimenti per accordare
la chitarra nella maniera più adeguata: può sembrare strano, ma quest'ultimo argomento – al di là dell'utilizzo degli apparecchi elettronici – è ancora tutt'altro
che scontato e, soprattutto, è fonte di spunti e riflessione per testare le caratteristiche acustiche di una chitarra. L'obiettivo finale dell'articolista è fornire al
lettore mezzi tecnici e culturali che lo aiutino a valutare e scegliere autonomamente uno strumento, soprattutto in vista di un eventuale acquisto.
Dopo avere citato in precedenza la recensione di Francesco Biraghi su Ferandiere, apriamo un seconda finestra sulla rubrica delle Recensioni per evidenziare
una lunga e importante analisi che completa gli articoli recentemente dedicati a Emilia Giuliani e firmati da Nicoletta Confalone. Si tratta della recensione della
pubblicazione delle opere finora conosciute di Emilia ed è redatta da Marco Riboni (che come di consueto quanto vede il nome di Giuliani si fa prendere la
mano e perde il controllo nella stesura del testo): viste le dimensioni dello scritto, avevamo anche valutato la possibilità di pubblicarlo nella sezione degli
articoli, ma abbiamo poi preferito lasciarlo nella sua destinazione di appartenenza. La recensione, dopo gli importanti approfondimenti storico-biografici di
Nicoletta Confalone, valuta e colloca l'opera della figlia di Mauro nella prospettiva storica del suo tempo.
Per concludere, un brevissimo riferimento all'attualità. Il recente e facilissimo accesso in Internet alle edizioni originali ottocentesche sta causando la diffusione
di macroscopici errori. Chi si trova davanti all'"originale" dimentica che gli errori di stampa non sono un'invenzione dell'epoca moderna: copisti e stampatori
dell'Ottocento erano tutt'altro che infallibili e i loro sbagli non acquistano con il passare del tempo valore di antiquariato. Sentir riprodurre da giovani chitarristi
in concerto o addirittura in incisioni discografiche errori di stampa macroscopici, in maniera fedele e pedissequa, è sconfortante. Certo, in passato ci sono
cascati anche nomi di primo, primissimo piano ma questa non è certo una giustificazione.
Altra moda imperante è mettere in Internet le revisioni – o presunte tali – di brani storici e moderni, realizzate da dilettanti. A tali versioni, a volte demenziali,
accedono poi chitarristi inconsapevoli e ingenuamente fiduciosi che perpetuano e diffondono a loro volta su Internet tramite YouTube errori e orrori. Tutta
questa facilità tecnologica ci fa ricordare il celebre aforisma di Giuseppe Verdi: "Tornate all'antico e sarà un progresso".