Sei sulla pagina 1di 4

26/12/2018 Jacopo da Bologna – caccia “Oseletto salvazo” – Carlo Fiore: disordinati appunti di storia della musica

Carlo Fiore: disordinati appunti di storia della musica



18 Mar 20127 Mag 2014

Jacopo da Bologna – caccia “Oseletto salvazo”

La trascrizione della caccia “Oselle o salvazo” di Jacopo da Bologna

Oselle o(Ca) (h ps://storiadellamusicafiore.wordpress.com/2012/03/18/jacopo-da-bologna-caccia-osele o-


salvazo/oselle oca/)

E qui i versi della caccia:

Oselle o selvagio per stagione


dolci verse i canta con bel modo:
tal e tal grida forte, ch’i’ non lodo.

https://storiadellamusicafiore.com/2012/03/18/jacopo-da-bologna-caccia-oseletto-salvazo/ 1/4
26/12/2018 Jacopo da Bologna – caccia “Oseletto salvazo” – Carlo Fiore: disordinati appunti di storia della musica

Per gridar forte non si canta bene.


ma con soav’e dolce melodia
si fa bel canto e ciò vuol maestria.

Pochi l’hanno e tu i si fan maestri.


fan ballate madrial’e mote i
tu ’en Fioran, Filippo i e Marche i.

Sì è piena la terra di magistroli.


che loco pi· non trovano discepoli.

Testo di Carlo Fiore (in comune per i tre brani dell’Ars nova italiana):

Del Duecento musicale italiano non sono rimaste fonti in grado di testimoniare l’esistenza di una pratica
polifonica originale: le prime tracce, piu osto tardive e relative all’adozione dei principi della musica
mensuralis francese, sono state trovate a Padova e risultano databili all’inizio del Trecento. Alla stessa zona
apparteneva anche il teorico più influente dell’epoca, Marche o da Padova, vissuto tra la sua ci à
d’origine (nella cui ca edrale pare sia stato maestro del coro), Cesena e Verona. Il suo primo tra ato,
scri o prima del 1320, si intitola Lucidarium e tra a principalmente degli argomenti consueti concernenti
il canto liturgico o, come viene definito nel testo, la musica plana; l’elemento di novità (fonte di un’accesa
polemica da parte dei teorici più moderni) era una singolare teoria che prevede di dividere il tono in cinque
parti uguali. Entro il 1326 fu approntato il secondo, più impegnativo, tra ato: il Pomerium. In esso è
contenuta l’elaborazione italiana delle teorie francesi sul mensuralismo: un’interpretazione conservativa e
innovativa al tempo stesso, che giustifica il nome che comunemente si dà al pensiero teorico di Marche o e
degli altri autoridella stessa provenienza geografica: scuola “franco-italiana”. Il tra ato è stru urato nel
modo seguente: il primo libro consta di una parte iniziale in cui si discutono le particolarità e le eccezioni
della musica misurata e di una seconda parte, dove invece ne vengono tra ati gli elementi fondamentali; il
secondo libro si occupa della giustificazione del tempo imperfe o, o binario; il terzo libro, più breve degli
altri, è riservato alle regole per la composizione delle polifonie (le consonanze, la teoria modale, gli
intervalli). In sostanza, il sistema teorico di Marche o parte dai presupposti dell’ars antiqua elaborati da
Francone da Colonia e, senza demolirli, arriva a giustificare l’esistenza del ritmo binario; in questo senso il
valore ritmico di riferimento, cioè la brevis, amme e nel tempo ternario (perfectum) una divisione da due a
dodici semibreves, nel tempo binario (imperfectum) una divisione da due a o o semibreves. L’ultimo tra ato
di Marche o, la Brevis compilatio, deve la sua stesura all’aspe o imponente del Pomerium che,
evidentemente, fece sentire la necessità di una versione più breve allo scopo di offrire una le ura più
agevole.

L’Ars nova, filtrata a raverso la mediazione teorica di Marche o da Padova, si è innestata in Italia
sfru ando le condizioni favorevoli che il fermento le erario intorno all’uso del volgare aveva creato nelle
regioni centro-se entrionali. Nel Medioevo non era plausibile che ambienti in cui proliferava una qualsiasi
forma d’arte fossero allo stesso tempo refra ari alle altre: non sussiste quindi alcun motivo per dubitare che
centri come Milano, Bologna o Firenze, dove la poesia era coltivata dai suoi rappresentanti più originali,
non fossero anche le medesime piazze in cui le stru ure polifoniche dell’Ars nova si fondevano con la
giovane lingua italiana. Questo rapporto di simbiosi è confermato dalla prima forma di polifonia misurata
che vide la luce in Italia all’inizio del Trecento: il “madrigale”. Termine di etimologia incerta, il madrigale
fu inteso con ogni probabilità nell’accezione di “canto nella lingua materna”; la sua stru ura strofica
prevede due o più terzine (con funzione descri iva) e una duina (con funzione di riflessione consuntiva).
Quanto alla forma dell’intonazione musicale, alle terzine del madrigale viene assegnata una melodia (A),
mentre alla duina ne spe a un’altra (B) con funzione di ritornello. La “ballata”, genere poetico, musicale e

https://storiadellamusicafiore.com/2012/03/18/jacopo-da-bologna-caccia-oseletto-salvazo/ 2/4
26/12/2018 Jacopo da Bologna – caccia “Oseletto salvazo” – Carlo Fiore: disordinati appunti di storia della musica

di danza al tempo stesso, rappresenta un’ulteriore importante porzione del repertorio dell’Ars nova italiana
del primo Trecento: l’intonazione della ballata avveniva sia in forma monodica (ma di questa pratica, dal
probabile cara ere improvvisativo, non sono sopravvissute fonti scri e) sia in polifonia; in questo secondo
caso le melodie sono due, A e B: la prima è riservata alla “ripresa” (o ritornello) e alla “volta”, la seconda
invece ai “piedi”. L’ultima forma musicale che viene consuetamente associata al Trecento italiano è la
“caccia”, composizione che deve il suo nome al frequente ricorso alle tematiche venatorie e che, dal punto
di vista formale, consta di due voci che cantavano in canone (cioè intonando la stessa parte ma non
contemporaneamente bensì in successione: iniziava la prima voce – chiamata dux – e la seconda – comes –
la imitava quando la prima arrivava a un segnale convenuto).

Dei protagonisti dell’Ars nova italiana, a ivi prevalentemente dopo la metà del Trecento, ci si limita a
citare alcuni nomi come indizi della precisa appartenenza geografica di questa scuola compositiva:
Marche o e Bartolino da Padova, O olino da Brescia, Bartolomeo e Jacopo da Bologna, Giovanni da
Cascia, Andrea, Bartolo, Donato, Gherardello, Jacopo, Lorenzo e Paolo da Firenze, Corrado da Pistoia,
Rosso da Collegrano, Vincenzo da Rimini, Ma eo e Nicolò da Perugia, Zachara da Teramo, Antonello da
Caserta. La localizzazione di questi compositori va coniugata al loro legame con la commi enza
aristocratica delle ricche signorie italiane: lo scenario globale che ne risulta mostra per la prima volta come
i musicisti avessero acquisito pienamente lo status di professionisti specializzati nella loro arte e come
questa collocazione sul mercato della domanda e offerta artistica fosse bene assorbita dall’ambiente
dell’aristocrazia ci adina. Seguendo questa dire iva pre amente italiana, si andò contemporaneamente a
estinguere la figura del musicista che lavora anche come poeta o ca edratico o diplomatico (i nomi di
Philippe de Vitry, Philippe le Chancellier o Guillaume de Machaut sono solo i più noti di questa arcaica
tendenza). I manoscri i che conservano il repertorio musicale del Trecento italiano sono spesso capolavori
della miniatura oltre che fonti musicali pure e semplici. Tra i più celebri ricordiamo: il Codice di Faenza, i
codici Squarcialupi e Panciatichi (Firenze), il Codice Mancini (Lucca), i codici Chigi e Barberini nella
Biblioteca Vaticana (Roma). Questo repertorio ha comunque una diffusione piu osto ampia in tu a la
penisola: da Aosta a Bergamo, Cividale del Friuli, Padova, Arezzo, Assisi, Bologna ecc. La ricchezza
grafica di queste fonti mostra come il gusto estetico dei commi enti (antenati del collezionismo librario)
influisse sulla qualità materiale dei libri che, nei secoli, si è dimostrata una delle ragioni principali della loro
conservazione dalla furia delle distruzioni belliche e delle innumerevoli e cicliche occasioni rovinose: roghi,
pestilenze, disastri naturali, che da sempre mietono vi ime sia tra gli esseri umani sia tra le testimonianze
del loro passato.

https://storiadellamusicafiore.com/2012/03/18/jacopo-da-bologna-caccia-oseletto-salvazo/ 3/4
26/12/2018 Jacopo da Bologna – caccia “Oseletto salvazo” – Carlo Fiore: disordinati appunti di storia della musica
Annunci

Huawei está Usando AI


Para levar a magia de leitura a 32 milhōes de criancas
surdhas

REPORT THIS AD

REPORT THIS AD
 Ascolti,Storia della musica,Storia per dida ica Medioevo

REPORT THIS AD

https://storiadellamusicafiore.com/2012/03/18/jacopo-da-bologna-caccia-oseletto-salvazo/ 4/4