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Apriamo questo numero con alcune comunicazioni di servizio per i nostri abbonati.

Innanzitutto porgiamo a tutti le nostre scuse per il ritardo con cui è stato
recapitato il numero di aprile ma – credeteci, non sono le solite giustificazioni di rito – non è proprio dipeso da noi, ma dalla ditta che si occupa della
confezione e spedizione per posta della rivista. Quando sono cominciate ad arrivare in redazione numerose mail e telefonate di lettori che lamentavano il
ritardo temendo che la loro copia fosse ormai andata smarrita o addirittura non spedita, abbiamo chiesto la verifica della data di spedizione e abbiamo
scoperto che la rivista era stata consegnata alle poste con almeno dieci giorni di ritardo rispetto al previsto. Ovvio quindi che il recapito fosse slittato dopo il
primo maggio. Se da una parte ci siamo notevolmente risentiti nell'avere mancato per questa volta l'obiettivo di fare pervenire ogni numero entro il tempo
preventivato, dall'altra abbiamo trovato motivo di soddisfazione nel constatare che, dopo lunghi periodi di rassegnazione ai cronici ritardi che sicuramente
ricordano benissimo gli abbonati di vecchia data, i nostri lettori si sono ormai abituati alla puntualità de "il Fronimo". Non solo: ancora più piacere ci ha fatto
scoprire che ogni numero della rivista è atteso con impazienza da tanti fra voi. Saperlo è stato per noi un potente incentivo e ci ha regalato una forte dose
di entusiasmo, dose sufficiente per proseguire il nostro lavoro almeno per un anno.
Seconda comunicazione di servizio: dopo vari disguidi capitati con i rinnovi di alcuni abbonamenti, abbiamo scoperto che le Poste non ci inviano
separatamente il riscontro dei pagamenti effettuati on line come invece succede con i soliti bollettini postali. Per questa ragione ci erano totalmente sfuggiti
alcuni versamenti effettuati con tale modalità. Vi preghiamo pertanto di inviarci un avviso oppure la mail di conferma delle Poste quando effettuate un
pagamento on line, in modo da allertarci e spingerci a controllare il rendiconto mensile (dove non sempre appare la provenienza del pagamento).

Dopo queste informazioni tecniche entriamo nel vivo del numero che accompagnerà le vostre vacanze. Come potrete già constatare dal sommario, è quasi
tutto dedicato all'Ottocento e, tolti gli esempi musicali dell'articolo di Marco Riboni, si può leggere tranquillamente senza la necessità di tenere lo strumento
imbracciato. Vale a dire – se ci passate l'ovvietà del solito luogo comune – che, volendo, vi potrà tenere compagnia anche sotto l'ombrellone in spiaggia.
Ma torniamo in argomento.
Le figure di Giuliani e Sor diventeranno più familiari dopo la lettura degli articoli a loro dedicati, in quanto si vengono raccontati alcuni lati poco noti del loro
carattere. Riguardo a Mauro Giuliani ci fa particolarmente piacere pubblicare due importanti contributi ricchi di informazioni inedite. Il primo consiste in una
collaborazione – quasi più unica che rara in ambiente musicologico – fra gli studiosi di tre nazioni differenti: Thomas Heck dagli Stati Uniti, il nostro Marco
Riboni e Andreas Stevens dalla Germania hanno unito le loro forze, ognuno con le proprie competenze, per analizzare approfonditamente la scoperta di
alcune lettere e documenti autografi del chitarrista pugliese sinora sconosciuti. Il tutto nacque lo scorso anno durante il 3rd Lake Konstanz Guitar Research
Meeting, all'interno del quale i tre avevano scambiato informazioni e opinioni decidendo di dare avvio a un progetto comune che avrebbe trovato
realizzazione editoriale nelle tre nazioni di appartenenza. Non anticipiamo nulla sull'argomento per non togliere suspense alla lettura delle parole di Giuliani
ai suoi editori (alcune proferite a pochi giorni dalla sua morte), ma vogliamo ringraziare di cuore Thomas Heck e Andreas Stevens per la loro preziosa
collaborazione in sinergia fra Vecchio e Nuovo Continente per lo studio sul nostro Mauro Giuliani. Ancora di Giuliani si occupa l'articolo seguente; questa
volta però al centro dell'attenzione è la figlia di Mauro, Emilia che grazie al preciso e approfondito contributo di Nicoletta Confalone possiamo ora conoscere
meglio. Questa prima puntata, incentrata sulle notizie biografiche, sarà seguita dall'analisi delle Belliniane, emuli delle più celebri Rossiniane del padre.
Un'ultima cosa riguardo all'articolo in questione: le note a piè pagina non sono semplici annotazioni bibliografiche, bensì apportano informazioni e
considerazioni importanti che non solo ne giustificano la lunghezza ma integrano in un contesto più generale la figura di Emilia Giuliani.

Vi è poi l'interessante e divertentissimo scritto di Brian Jeffery che ci racconta un inedito episodio giovanile di Fernando Sor. Avevamo già conosciuto il
giovane chitarrista in Catalogna grazie a un articolo di Josep Mangado ("il Fronimo", n. 142, aprile 2008), nel quale venivano riportate le memorie di un suo
concittadino che lo descriveva come un giovane abbastanza spocchioso, à la page e sempre al centro di tutte le feste e riunioni mondane. I fatti a cui si
riferisce Jeffery risalgono a qualche anno più tardi, dopo che Sor aveva lasciato la sua città natale per recarsi a Madrid. L'episodio conferma che al giovane
Sor piaceva molto essere al centro dell'attenzione e che pur di far colpo sulle signore, specialmente se giovani, pie e suggestionabili, rischiava di cadere
nelle grinfie della severa Inquisizione spagnola.
Con Sor ci colleghiamo quindi all'analisi della seconda parte della Fantasia op. 30 curata da Marco Riboni nella sesta puntata dello scritto dedicato alla
forma-sonata. Può sembrare strano – e in effetti lo è – ma quella splendida tarantella che conclude uno dei pezzi più belli e riusciti di Sor è proprio in forma-
sonata. E così si conclude la doverosamente lunga e approfondita parentesi dedicata al grande catalano. Nei numeri seguenti vedremo invece come
affrontarono questa forma principe dell'Ottocento gli autori italiani.
Completa la sezione dedicata al XIX secolo l'articolo a firma di Francesco Biraghi e Paola Carlomagno dedicato ad Antonio Nava, il chitarrista milanese
diventato famoso per avere inaugurato con Le quattro stagioni nel 1808 il catalogo dell'editore Giovanni Ricordi. Inizia su questo numero una ricerca
musicologica che vuole portare maggiori informazioni su un autore più citato che realmente conosciuto e sull'ambiente chitarristico milanese del primo
Ottocento. Infine, l'unico articolo dedicato alla nostra epoca è quello dedicato da Sergio Sorrentino al compositore newyorkese John Zorn, personaggio
eclettico e poliedrico che ha impiegato la chitarra in maniera estremamente innovativa e originale.

Auguriamo ai nostri lettori una buona lettura e, soprattutto, una buona estate.