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La musica per liuto nel Xv secolo, ovvero l'arte dell'intavolare.

Come noto, il Xv secolo rappresenta una svolta importante nella storia della musica per
quanto riguarda la musica strumentale. Infatti questa inizia ad avere un ruolo importante
nello svolgersi di questo secolo, soprattutto nella seconda met di esso.
Sappiamo bene che gi all'inizio del secolo ci sono i manuscritti per tastiera, come ce lo
mostra il Codex Faenza (I-FZc 117) compilato nell'Italia settentrionale, attorno al 1410-20 e
pi tardi il Buxheimer Orgelbuch (Cim 352b) compilato in Germania nel 1470 ca. Ma oltre a
questi eclattanti esempi di musica strumentale, si deve fare cenno ai Chansonier quali
Bologna Q16,Q17,Q18; Firenze 229; Casanatense; Basevi 2439; Segovia i quali contengono
differenti composizioni per 2, 3 e addiritura 4 voci e soprattutto, per la maggior parte sono
privi di testo, in particolare modo il Codex Basevi e il Manoscritto di Segovia. Tutti
manoscritti compilati tra il 1465 ed il 1502.
E' importante notare la assenza (presenza esigua) di testo nei manoscritti appena citati,
giacch sia prima che contemporaneamente a questo periodo c' la presenza del testo in pi
o meno tutti i manoscritti, ci indica che si tratta di musica vocale, basti guardare il Mellon
Chansonier o Porto Ms 714 i quali si presentano con il testo intero per il superius mentre
per il contratenor ed il tenor abbiamo l'incipit del testo mentre, ad esempio in Basevi Codex,
in ogni voce c' soltanto l'incipit ed in Segovia addiritura l'assenza di testo.
Non solo questi indizi ci dano informazione preziosa riguardo alla musica strumentale, ci
sono chiaramente delle cronache o chiari commenti al riguardo.
Concentrandoci per nel soggetto di questo lavoro, ci sofferemermo sulla musica per liuto
nel secolo in esame. E' riconosciuto che il liuto occupa un luogo importante nel Xvi secolo e
che le intavolature per liuto (cio la rappresentazione grafica delle posizione sulla tastiera
dello strumento) divennero un prodotto di largo uso, soprattutto inidirizzato per il suonatore
amatoriale. Ma questo non avviene improvvisamente, c' stato senza dubbio un precedente.
Pure se le intavolature manoscritte per liuto pi antiche arrivate a noi datano attorno il
1470-80 (i.e. Pesaro Ms) c' un barlume di certezza che il nostro strumento cominciava ad
avere una certa fama ancora da prima. Infatti gi verso il 1441 c notizia della intensa
attivit di Pietrobono de Bruzellis (Del Chitarino) riconosciuto come uno tra i pi famosi e
allo stesso tempo misteriosi liutisti, infatti ci sono testimonianze della sua presenza a Ferrara
gi presso la corte di Leonello DEste e soprattutto presso Borso DEste. Anche Tinctoris nel
suo De inventione et usu musicae menziona averlo ascoltato nella sua visita a Ferrara nel
1479.
A Pietrobono seguiva un tenorista, cio, molto probabilmente un suonatore di viella che lo
accompagnava. Infatti Pietrobono suonava il liuto come uno strumento melodico ed

Pietrobono and the Instrumental Tradition at Ferrara in the Fifteenth Century. L. Lockwood

ricordato come un grande virtuoso non solo da Tinctoris ma anche da Aurelio Bardolino,
Lippi, Raffaello Maffei e anche Antonio Cornazzano il quale constata che Pietrobono
accompagnava il propio canto. Oltre alla grande fama di Pietrobono Del Chitarino non
rimasta nessuna traccia di sue composizioni e cos succede anche con i liutisti che verrano
appena dopo di lui come Giovanni Angelo Testagrossa (Pavia 1470- Urbino 1530 ?) e Gian
Maria Alemanni (fine 400 inizio 500) di quali si ricordano le grandi doti e anche delle opere
pubblicate che per non sono mai pervenute ai giorni nostri.
Repertorio.
La musica per liuto nel Xv s. ovvero larte dellintavolare una sorta di provocazione, infatti
se analiziamo il Xv secolo e quello che potrebbe essere il repertorio di questo periodo,
evidente che non c un repertorio propiamente liutistico ma delle possibilit che esso sia
stato pensato per il liuto, soprattutto per due o pi liuti insieme.
Una fonte importantissima che pu illustrare ci il Manoscritto della Cattedrale di Segovia,
allinterno del quale si trova una sezione di Duos cio composizioni a due voci
appartenenti a diversi autori. Tra gli autori pi rappresentativi si trovano Alexander Agricola
e Johannes Tinctoris, il primo, di grande importanza sia per quantit di composizioni che si
trovano in esso, sia per lalta qualit di queste composizioni. Nel caso di Tincoris,
importante notare la sua presenza in questo Manoscritto perch, ricordiamo, le sue opere
musicali non sono numerose e si trovano per lo pi allinterno dei suoi trattati musicali, le
quali fungono da esempio per le sue esposizioni teoriche.
I Duos in Segovia MS non hanno testo e spesse volte una estensione di due ottave, cio che
li rende ideali da essere suonati sul liuto o su pi liuti, un caso quello di De tou biens
plaine f. 202v-203r, il quale, per lincrocio di voci tra superius e tenor, sarebbe da eseguire
in duo di liuti:

Un'altra composizione da notare Comme femme di Alexander Agricola (tenor di


Binchois), la quale oltre a fare parte di uno dei numerosi esempi di Agricola riguardanti le
proporzioni, pu funzionare come un brano interamente solistico, se si pensa di eseguirlo sul
liuto:

Queste due composizioni sono solo due esempi rappresentativi del repertorio dei Duos in
Segovia, musica con lassenza di testo, quindi molto probabilmente strumentale, anche
guardando il moto delle due linee melodiche.
Questa quindi musica gi composta con lidea di essere eseguita da strumenti al posto
delle voci. Un altro aspetto che risulta molto interessante da affrontare quello
dellintavolatura, e cio quello dellarrangiare della musica non pretamente strumentale o
vocale al liuto, ovvero , la pratica ampliamente in uso nel corso del Cinquecento e che a moi
avviso non dovrebbe relegare la musica del periodo in questione, cio il Xv secolo.
Al ricordare quelli che dovevano essere stati dei grandi maestri del liuto come appunto
Testagrossa, Alemanni o Pietrobono, e dei quali non c traccia di musica pervenuta a noi,
naturale pensare alla possibilit di un repertorio liutistico vicino anche a questi personaggi.
Non un caso, se analiziamo il Manoscritto di Pesaro 174 e troviamo un linguaggio liutisctico
vicino alle intavolature per tastiera, soprattutto quelle del Buxheimer Orgelbuch, basti
confrontare solo gli incipit in entrambre le fonti (Bux e Peso) di musica vocale intavolata.

Lo scopo di questo lavoro quindi, quello di pensare alla creazione di un repertorio liutistico,
ad esempio di quello che hanno fatto i maestri della met del 500 e che metta alla luce non
solo delle composizioni che godevano gi di grande fama in quel periodo ma, facendo conto
che gran parte del repertorio contenuto nei diversi Chansonier, di alto livello musicale.
Uno esempio sullintavolare presso della musica contenuta in un manoscritto mai
arraggianto per liuto quello del repertorio contenuto in Ms Gr Rs. Vm 676 della Biblioteca
Nazionale di Parigi. Questo manoscritto composto per la maggior parte di repertorio
italiano, per lo pi di forme vocali progenitrici della Frotolla, come gli Strambotti e anche i
Respiri, tra altri, musica soprattutto secolare o di orgine popolare ma portata ad un livello
alto.
El brano El Piove, contenuto in questo manoscritto, una Frotolla tempiana antica di
cinque versi. Rivela un testo di origine popolare che conserva la saggezza contadina
popolare.
Musicalmente si tratta di una composizione a 3 voci a modo di fuga e con imitazioni
allinterno, quindi una composizione alquanto complesso pure se prende come spunto un
tema popolare.

Lintavolatura cerca di tenere le 3 voci quali sono, aggiungendo dei passaggi che facciano che
il suono o lintenzione non decada, infatti, nel momento in cui si intavola per liuto, si deve
tenere conto che importante non suonare soltanto le voci quali sono, ma cercare di tenerle
e rinforzarle magari tramite passaggi che portano verso la parola o nota seguente.

Larte dintavolare riferito al modo in cui si arrangia un brano vocale, quindi alla possibilit
di comporre delle differenze, avere la cura di mantenere la essenza della composizione
cercando di donargli del nuovo. Questi saranno concetti spiegati molto pi tardi da Vincenzo
Galilei, nel suo dialogo Fronimo (1568)