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… the lighthouse at Europa point the guitar that fellow


played was so expressive will I never go back there
again …
J. Joyce (from Ulisses, Episode 18 – Penelope)
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L’Antologia per Chitarra pubblicata da


Ricordi (Milano, 1961) a buon diritto è
considerata rappresentare una pietra
angolare del nuovo repertorio chitarristico
di matrice post-segoviana. Essa comprende
nove pezzi di musica contemporanea di
compositori già ben noti, tutti oltre il
cinquantesimo anno di età e nella piena
maturità artistica.

Con l’eccezione di Joaquin Rodrigo e


Camargo Guarnieri, si tratta di musicisti
ancora al loro primo approccio compositivo
verso lo strumento chitarra – e in molti casi
questo doveva rimanere un unicum nella loro vita. Provenivano tutti da quattro differenti
paesi europei1, e le musiche erano tutte state composte nel lasso temporale degli ultimi
quattro anni precedenti al 19602.

La raffinatezza dell’operazione editoriale risulta apparente fin dalla copertina, omaggio al


Cubismo con il particolare del Mandoline et Guitare (Pablo Picasso, Juan-les-Pins, 1924).

Priva di Prefazione, l’antologia inizia immediatamente con l’ Hommage à Alonso Mudarra

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di Georges Auric, una composizione breve e umorostica con tempo Deciso, che contiene

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Il Soliloque (in ricordo a Manuel De Falla) di Henry Sauguet è invece un’altra perla del nuovo
repertorio che non ha nulla a che fare con il clichés del binomio chitarra-Spagna: è una
danza gentile costellata da melodie eleganti con discontinue movenze, ove gli unici accordi
che si odono sono marcati se di cinque note o arpeggiati molto lentamente se di sei. Nel
1972 Turibio Santos registrò il Soliloque, insieme alla Sarabande di Poulenc11.

L’ultimo brano, ma solo in ordine dispositivo, è la celebre Sonatina di Carlos Surinach,


dedicato a Andrés Segovia (che pare invece mai lo suonò): costruito nei tre brevi movimenti
classici di Allegretto-Andante-Allegro, rammenta da vicino la lezione di grandi compositori
quali De Falla. È stata incisa da Erling Møldrup, insieme alla Sarabande e l’Hommage di Auric.
Apparentemente tutte le diteggiature di Ablóniz sono minuziosamente dettagliate – e nel
caso in cui siano di mano altrui si avverte una lacuna: si trattava di un lavoro che era solito
effettuare con perfetta diligenza, cosciente della sua importanza.

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Nato come Michelis Avlonitis, un greco di
Alessandria d’Egitto di madre italiana, la
personalità di Miguel Ablóniz (nome d’arte)
e la sua fortuna nelle alte sfere
chitarristiche della prima metà del 20°
secolo costituiscono tuttora un punto
incontrovertibile. Proveniva dalla stessa
generazione di Alexandre Lagoya e altri
nomi della diaspora greca. Nonostante fosse
un accurato interprete, nel ruolo principale
di accompagnatore di una cantante (la sua
prima moglie), avrebbe preferito scegliere
la carriera dell’insegnamento, stabilendosi a
Milano, ove fu attivo per alcune decadi.
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Dotato di accurata preparazione musicale


accademica si dedicò con grande lena alla
composizione come alle trascrizioni,
arrivando a pubblicare in circa quarant’anni di attività oltre 300 libri musicali per una mezza
dozzina di editori diversi. Tra le musiche ancora oggi in repertorio si ricordano il Tanguillo
dedicato a Romolo Ferrari12, Pequeña Romanza dedicata e interpretata in première da Ida
Presti (1948), i Tres ritmos sudamericanos13, e alcuni dei suoi brevi Pezzi ricreativi (alcuni di
essi incisi nel 1965 da Dimitry Fampas). Il suo gusto e la sua speciale abilità nella riduzione di
opere classiche per chitarra le rese subito popolari, specialmente nella grande messe di
amatori.

Fu lui a scoprire che il Prelude Oremus di Tarrega era in


effetti una trascrizione parziale di un brano per
pianoforte di Schumann. Le sue idee didattiche gli
provenivano dallo studio profondo delle maggiori scuole
strumentali classiche del pianoforte (A. Schnabel, R.
Slenczynka, K,. Wolters, A. Rubinstein, R.R. Gerig ecc.),
violino (M. Pincherle, L. Auer, J. Szigeti, J. Heifetz, Y.
Menuhin, K. Havas, S. Applebaum), viola (Lionel Tertis) e
violoncello (P. Casals)14. A Ithaca (nello stato di New York
City) tenne masterclass annuali di una decina di giorni per
molti anni, formando letteralmente un centinaio di
chitarristi che ancora lo ricordano come persona piacevole
e spiritosa.

Pur avendo scritto articoli e musiche per tutte le maggiori


riviste chitarristiche dell’epoca (La Chitarra, Arte
chitarristica, Guitar Review, Guitar News, ecc.) a partire dagli anni ’70 non ebbe più ruolo
attivo, almeno nel suo paese.

Il ricordo di Riccardo Zappa


Insegnare m’è sempre piaciuto, anche perché avevo
a mia volta seguito un lungo corso presso Miguel
Abloniz, grandissimo didatta e sicuramente fra i
massimi trascrittori di opere classiche per chitarra di
tutti i tempi. Ricordo che ogni tanto mi mostrava la
fitta corrispondenza che teneva con Andres
Segovia. I due si scambiavano considerazioni circa i
modi interpretativi da applicare a questo o
quell’altro autore.

Arrivavano addirittura a ricalcare su carta velina la


forma della cassa armonica delle rispettive chitarre
per verificarne le differenze tramite la
sovrapposizione del ritaglio allegato nella lettera.
Era passato molto tempo da che avevo ultimato gli
studi sotto la sua guida, ma ovviamente tenevo ad
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un suo giudizio circa il mio operato; così lo invitai a


sentire le registrazioni di Celestion. Dalla sua invidiabile posizione
poteva permettersi di scrivere
Colsi una delle più belle soddisfazioni della mia vita lettere e puntualizzare le (scarse)
quando, con la voce bassa e roca della vecchiaia, conoscenze dell’epoca elogiando
mormorò, testuali parole: “Tu hai inventato l’imparzialità dei primi articoli
qualcosa per la chitarra che prima non esisteva”. italiani di Matanya Ophee sulla
massima rivista chitarristica
R.Zappa dell’epoca15.

Tratto dall' autobiografia di Riccardo Zappa I suoi rapporti con la storica casa
"Zapateria" edita da Fingerpicking.net e Carisch - editrice Ricordi, che avrebbero
2011. portato alla nascita della Antologia
sono rimasti sottostimati e mai
ancora investigati in dettaglio. Come
è emerso dall’attuale ricerca, ebbe
invece invece una notevole influenza sull’intera questione, avendo anche uno speciale
interesse nella musica contemporanea.
Questo si riflette anche scorrendo la lista dei suoi libri, donati alla Biblioteca civica di Acqui
Terme, interessi che facevano pendant a quelli specifici sulla letteratura inglese, e in special
modo su James Joyce.

Tra i suoi allievi si trovano interpreti di


primo rango quali Aldo Minella e
Riccardo Zappa, un noto chitarrista di
area pop-sperimentale, oltre ad un
attore come Moni Ovadia16 che lo
ricorda affettuosamente in uno dei suoi
libri come professore di chitarra di
ampia cultura.

Dopo la morte della prima moglie si


ritirò completamente dai circoli
chitarristici ma non spense il suo interesse per la musica e la liuteria, almeno prima della
malattia. Sui suoi ultimi anni spesi a Acqui Terme, come persona privata e rifiutando
contatti con ex-colleghi e interviste17, non ritengo di aver alcun diritto di riferire.

Marco Bazzotti
Pubbicato in lingua russa, negli Atti della Conferenza di Tambov, 2011

(Immagini da Guitar News e con M.L.Anido e R.Roveri)


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11. Five Centuries of French Guitar Music, Harmonia Mundi CD 278.869
12. Questo delicato brano di sapore spagnoleggiante fu inciso per primo da William Gomez nel 1967 (A Guitar Recital,
London) e di recente da Kaare Norge (Silence of the Spanish Guitar Fønix Musik FMF CD 1245).
13. Recuerdo Pampeano è stato inciso da Michel Dintrich, Pedro Ibanez e Reinhold Westerheide.
14. I suoi libri, quasi tutti copiosamente chiosati a matita, sono stati da me visionati al “Fondo Ablóniz” di Acqui
Terme, che ne conserva circa trecento, ancora in attesa di essere catalogati. Tra di essi, quelli chitarristici sono in
piccolissimo numero, e per lo più sono ricevuti come regalo dagli autori o dai suoi studenti americani.

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15. Si veda la sua lettera in Idee a confronto, in Il Fronimo VI, n. 22, gennaio 1978, p. 22.
16. Moni Ovadia, Speriamo che tenga: viaggio di un saltimbanco sospeso tra cielo e terra, Mondadori, 2001, p.219.
17. Nel 1994, mentre intervistavo Mario Garrone per la rivista Seicorde, seppi della nuova residenza di Miguel, e gli
telefonai subito per poterlo incontrare, ricordandogli anche di un nostro precedente incontro a Milano nel suo
studio. In quell’occasione, gli avevo portato la Suite en La mineur di Ponce nell’edizione Transatlantiques, e lui mi
aveva mostrato il disco originale di Segovia e parlato della questione.

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