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PSICHIATRIA

ORIENTAMENTI IN PSICHIATRIA
1. corrente psicodinamica: la malattia è una conseguenza di cause psicologiche.
2. corrente biologica-organicistica: qualsiasi sia l'espressione della nostra mente, deriva
solo da processi di ordine fisico-organico. Tutto deriva dal cervello e dal suo
funzionamento. Secondo questa corrente, la schizofrenia sarebbe un'alterazione dal
punto di vista anatomico nel cervello.
3. corrente sociologica: non si può capire la malattia mentale senza inserire la persona nel
suo contesto sociale; alcune manifestazioni assumono significati diversi a seconda del
contesto di appartenenza. (Esempio delle due diagnosi: da una parte la casalinga
depressa convinta di avere il malocchio, dall'altra l'uomo d'affari convinto anch'esso di
avere il malocchio; nel primo caso la convinzione del malocchio è perfettamente
coerente con le radici culturali, nel secondo no, quindi rispecchierebbe una forma di
delirio psicotico, mentre per la casalinga è solo depressione.)

1. I DISTURBI DELLA PERCEZIONE

Per prima cosa bisogna distinguere la percezione dalla sensazione: la percezione è l'attività
mentale che integra i dati forniti dalle sensazioni. Le sensazioni sono i dati che arrivano dagli
organi di senso; se essi non vengono integrati sono totalmente privi di significato.
L'attribuzione di significato avviene a livello della corteccia cerebrale.
Importante: nei disturbi della percezione, gli organi di senso funzionano correttamente.

Alterazioni quantitative:
• ipoestesie: percezioni in cui l'intensità della percezione è inferiore a quella dello stimolo
• iperestesie: percezioni in cui l'intensità della percezione è superiore a quella dello
stimolo

Alterazioni qualitative: Sono per lo più legate alla vista e riguardano specialmente i colori o le
dimensioni degli oggetti (micropsie/macropsie)

Illusioni: percezioni alterate della realtà verso cui la persona è in grado di attuare la critica (fare
valutazioni della realtà correggendo gli eventuali errori). Avvengono specialmente in condizioni
di particolare disagio, stress o tensione emotiva. (esempio: una persona al buio, spaventata,
che sente un rumore e lo scambia per passi umani mentre in realtà è un ramo mosso dal vento.
Si tratta di una percezione della realtà alterata, ma al momento della “verifica”, la persona si
accorge che si era fatta un'idea sbagliata).
Un tipo particolare di illusione sono le eidolie: attitudine della mente ad attribuire un
significato preciso a oggetti informi. Esempio: dare forma alle nuvole.

Allucinazioni: percezioni senza oggetto, verso cui la persona non è in grado di attuare la critica.
Si ha la percezione di qualcosa senza che esso sia reale, non esiste ciò che causa la percezione.
Importante, non si tratta però né di immaginazione né di ricordi. E' come se il percorso dello
stimolo fosse invertito rispetto al normale: non va dall'oggetto al cervello, ma dal cervello agli

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organi di senso.
Il paziente non è in grado di attuare la critica; nonostante l'evidenza, è assolutamente convinto
di quello che percepisce, perciò è del tutto inutile contraddirlo e cercare di farlo ragionare.
Ci sono vari tipi di allucinazioni:
• semplici: molto elementari, riguardano un unico organo di senso. A volte sono tra le più
difficili da riconoscere perchè si possono facilmente confondere con problemi fisici
dell'organo di senso (es. orecchio che fa sentire rumori)
• complesse: sono più organizzate rispetto alle prime, ma anch'esse riguardano un unico
organo di senso
• combinate: riguardano due o più organi di senso contemporaneamente

ALLUCINAZIONI UDITIVE
Sono le più frequenti. Variano molto, da semplici rumori a vere e proprie voci. La voce può
essere conosciuta o no, può essere più o meno vaga.
Queste allucinazioni si suddividono in base al contenuto:
• Imperative: le più frequenti. Si tratta di voci che danno ordini e comandi. Quasi mai il
paziente dice di sentire voci, perchè spesso sono proprio le voci a comandare di non
rivelarlo. Il paziente deve ubbidire alle voci, anche se gli impongono ordini in contrasto
con la sua volontà; non rispettare le voci lo metterebbe in uno stato di tale angoscia che
è preferibile ubbidire. Le conseguenze di queste voci possono essere anche molto gravi,
in base al livello di aggressività e violenza impartita dalle voci. Gli ordini possono essere
autolesionisti e portare anche al suicidio, oppure le violenze possono essere indirizzate
ad altri.
• Teleologiche: danno consigli, suggerimenti e a volte rassicurazioni. Possono essere
gradite al paziente, cosa che non aiuta il trattamento.
• Commento sonoro degli atti: le voci in questo caso commentano tutto ciò che fa il
paziente. Il commento è di tipo negativo, critico. Il paziente può esserne talmente
disturbato che si può ridurre all'immobilismo per non fare nulla che possa produrre una
critica.
• Colloquio di voci: due o più voci che parlano tra loro in tono offensivo verso il paziente.
Il paziente individua a chi appartengono queste voci, quindi si comporterà verso queste
persone in modo conflittuale.
• Eco del pensiero: si sentono i propri pensieri ripetuti ad alta voce. Attenzione, non è il
pensiero normale che si ripete in testa, il paziente lo percepisce proprio con le orecchie.
Diventa sgradevole perchè il paziente è convinto che tutti, come lui, sentano i suoi
pensieri.
Le allucinazioni uditive sono tipiche della schizofrenia.

ALLUCINAZIONI VISIVE
Meno frequenti delle uditive, non hanno una classificazione vera e propria perchè possono
riguardare infiniti oggetti (cose, animali, esseri umani e non..). Solo un tipo ha un nome
particolare: le allucinazioni zoofiche (il paziente vede animali, sempre piuttosto sgradevoli. È
uno dei sintomi principali del “delirium tremens”, sindrome dovuta all'astinenza di un alcolista
cronico)

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ALLUCINAZIONI TATTILI
Le forme più frequenti riguardano l'epidermide, altre meno frequenti riguardano la sensazione
del proprio corpo nello spazio.

Ci sono due tipi:


• idriche: sensazione di sentirsi bagnati da liquidi sgradevoli (urina, sperma..)
• aptiche: sensazione che il proprio corpo sia attraversato da una corrente elettrica

ALLUCINAZIONI OLFATTIVE E GUSTATIVE


Sono le più difficili da distinguere perchè gusto e olfatto sono troppo soggettivi per capire
quando si tratta di allucinazioni o semplicemente di gusti diversi.

Pseudo allucinazioni: situazioni in cui il paziente sente voci ma dall'interno del corpo, non con
le orecchie. Viene superato il confine interno-esterno.

Allucinosi: con questo termine si intendono due cose separate: le allucinazioni verso cui la
persona riesce a fare la critica, rendendosi conto che non possono esistere davvero, oppure
una serie di allucinazioni, una di seguito all'altra, dell'alcolista cronico, specialmente quando
beve. Di solito queste ultime vengono chiamate anche allucinazioni alcoliche.

2. I DISTURBI DEL PENSIERO

Il pensiero è ciò che ci permette di comprendere la realtà esterna ed interna a noi. Ci permette
di dominare la realtà attraverso due strumenti: le astrazioni e le convenzioni (es: la parola
“tavolo” è un'astrazione verso l'oggetto e una convenzione tra gli uomini che usano tale parola
per descrivere un oggetto).
I disturbi del pensiero si suddividono in disturbi formali del pensiero e disturbi del contenuto.

I disturbi formali del pensiero riguardano il modo in cui si forma il pensiero, e sono i più
numerosi. Ne fanno parte:
• rallentamento ideatorio: il pensiero si forma più lentamente del normale. Può essere
scambiato per poca intelligenza perchè si allunga il periodo di latenza domanda-
risposta, anche per domande banali che non richiedono grossa conoscenza. Si può
riscontrare anche in disturbi di tipo fisico (es: ipotiroidismo)
• accelerazione ideatoria: i pensieri si formano con una velocità superiore alla norma. A
volte è così intensa che arriva alla cosiddetta “fuga delle idee” (pzt non riesce a stare
dietro a idee e pensieri). Queste persone vanno incontro alla logorrea. Si ha nei disturbi
dell'umore opposti alla depressione (manie) e nell'ipertiroidismo
• dissociazione del pensiero: perdita dei legami logici tra le singole idee. Il discorso che ne
esce è quindi completamente incomprensibile. Ci sono vari tipi di dissociazione del
pensiero: deragliamento, condensazione (due pensieri diversi vengono mescolati
assieme), iper inclusione (da un pensiero si passa a un altro per poi riprendere il primo),
blocco del pensiero (il pensiero si arresta prima di essere finito)

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• pensiero particolaristico: non si distinguono le cose importanti da quelle secondarie. Il
racconto risulta quindi pieno di info non rilevanti. È un disturbo presente anche in chi
soffre di epilessia
• pensiero ossessivo: pensiero che si impone nella testa e non si riesce a scacciare. Il
pensiero è egodistonico perchè non in sintonia con quello che pensa la persona. È un
tipo di pensiero presente nel disturbo ossessivo-compulsivo
• pensiero magico: convinzione che il pensiero possa modificare la realtà. Tipico dei
bambini piccoli e collegato al disturbo ossessivo-compulsivo
• pensiero autistico (o dereistico): pensiero staccato dalla realtà. La realtà è quello che si
sta pensando
• pensiero illogico: arriva a conclusioni inverosimili partendo però da presupposti logici.
(es: presuppposti logici: Cristo è uomo, io sono uomo. Conclusione illogica: io sono
Cristo)
• pensiero trasversale: la persona comprende la domanda fattale ma risponde in maniera
non coerente. (es: quando sei nato? A Genova)

I disturbi del contenuto riguardano ciò che la persona pensa. Quello che viene alterato è il
contenuto del pensiero.
• idea prevalente: pensiero che per la sua carica affettiva si impone su tutti gli altri
pensieri della persona
• delirio: pensiero alterato rispetto alla realtà verso cui la persona non è in grado di fare
critica (se la persona fosse in grado di fare critica, si tratterebbe banalmente di errore).
Con il delirio, la persona non è in grado di accorgersi che il suo pensiero non è la realtà,
quindi è del tutto inutile cercare di dimostrarle il contrario (vd allucinazioni). Ci sono
vari tipi di deliri: deliri primari (non collegati allo stato affettivo), secondari (congrui con
il disturbo affettivo del pzt), semplici, strutturati (hanno una loro logica e spiegazione,
come se fossero un racconto. Possono anche essere verosimili), bizzarri (al contrario
degli strutturati, sono inverosimili), lucidi (quando la persona ha uno stato di coscienza
normale, lucido), confusi (quando c'è alterazione dello stato di coscienza), persecutori
(pzt convinto di subire persecuzioni da persone ben precise, più o meno facilmente
individuabili. In base al modo di persecuzione vengono suddivisi in deliri di riferimento,
in cui c'è la convinzione che qualcuno stia parlando di lui o che alcune cose accadano in
riferimento a lui, es: notizie alla radio, e deliri di influenzamento, in cui c'è la
convinzione che la propria mente o il proprio corpo vengano modificati dall'esterno: i
pensieri non sarebbero loro, ma sarebbero “messi in testa” da altri. Es: onde
elettromagnetiche. Altri deliri persecutori sono il delirio querulomane, in cui il pzt è
convinto che tutti ce l'abbiano con lui, il delirio di veneficio, cioè la convinzione di essere
avvelenati; i pzt se la prendono con chi li circonda, arrivando anche a nascondere il
proprio cibo in modo che non sia avvelenato; ancora, il delirio di gelosia, distinto dalla
gelosia “normale” in quanto non c'è il sospetto di essere traditi, ma la vera e propria
convinzione del tradimento da parte del partner. Viene inglobato nei deliri di
persecuzione in quanto la persecuzione sarebbe il tradimento stesso). Oltre ai deliri
persecutori, troviamo i deliri depressivi (tra cui il delirio di colpa in cui il pzt incolpa se
stesso per eventi accaduti, anche se non c'è nessuna responsabilità oggettiva; il delirio
di rovina, in cui il pzt è convinto che la propria famiglia sia in rovina, accompagnato alla

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convinzione di esserne lui la causa; il delirio di negazione, o nichilistico o di Cotard, in
cui il pzt è convinto che parti del suo corpo non esistano più, o che non esistano più i sui
familiari. Quelli che vede intorno a lui sarebbero controfigure; il delirio ipocondriaco,
distinto dalla normale ipocondria perchè in essa c'è la paura di avere una malattia,
mentre nel delirio c'è l'assoluta convinzione di avere una malattia grave: il pzt non ha
bisogno di fare accertamenti medici perchè è sicuro di essere malato; nel caso in cui gli
esami gli dicessero il contrario, non ci crederebbe. Spesso questo delirio porta al
suicidio). Ancora, abbiamo i deliri espansivi (tra cui il megalomanico, o di
grandezza/onnipotenza, in cui c'è la convinzione di avere poteri eccezionali di vario
genere, dalle capacità fisiche a quelle intellettive; il delirio mistico, in cui c'è convinzione
di essere in contatto con entità superiori; il delirio genealogico, in cui c'è l'idea di
provenire da famiglie altolocate; il delirio erotomanico, in cui c'è convinzione di essere
amati da un'altra persona, più o meno famosa: questa convinzione porta il pzt a
comportarsi e assumere atteggiamenti coerenti con essa, portandolo a gesti di intimità
con la persona in questione. Il pzt giustificherà la reazione di allontanamento della
persona amata con la sua volontà di tenere segreta la loro relazione per evitare
scandali, il che andrà anche a rafforzare la convinzione dell'esistenza del rapporto). I
deliri si presentano in un quadro di psicosi: i persecutori sono tipici della schizofrenia,
quelli depressivi della depressione e, al contrario, quelli espansivi sono tipici delle
manie.

3. I DISTURBI DELL'AFFETIVITA'

Bisogna innanzitutto distinguere tra:


• emozioni: stati affettivi anche molto intensi ma di breve durata
• sentimenti: stati affettivi meno intensi ma di maggior durata. Sia le emozioni che i
sentimenti possono essere sottoposti al nostro controllo, cosa che li distingue dall'
• umore: stati affettivi di base di una persona, che fanno da “sfondo” al suo modo di
essere
La patologia riguarda l'umore.

Depressione: abbassamento del tono dell'umore accompagnato a perdita di iniziativa/di


sicurezza di sé, rallentamento psicomotorio, riduzione delle capacità cognitive/prestazionali/di
memoria/di attenzione/di concentrazione, perdita di forze, sensazione di facile esauribilità,
inappetenza (o viceversa iperfagia), insonnia (o viceversa ipersonnia), sensazione di inferiorità,
visione pessimistica del futuro, timore di inguaribilità.

Tristezza vitale: sofferenza talmente intensa che viene descritta non solo come mentale ma
addirittura fisica. E' vissuta talmente male che diviene spesso causa di suicidi, visti come
liberazione dalla sofferenza.

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Mania: condizione di euforia immotivata ed eccitazione. Il pzt ha un'ipertrofica valutazione
dell'io, ritiene di essere una persona con grandi capacità cui accadono situazioni piacevoli e
positive, tende ad interessarsi ad ogni cosa gli capiti; parla con tutti di tutto, è preso
perennemente da iperattività accompagnata però da difficoltà di concentrazione. Tende a non
rispettare le norme sociali non perchè sia un delinquente, ma perchè per lui non hanno
significato. I suoi rapporti sono all'insegna di promiscuità e rischio, non valuta mai le
conseguenze. Può anche essere una persona piacevole (quelle “di compagnia”), ma dopo un
po' diventa pesante nei comportamenti e nelle conversazioni, credendosi brillante. Tende a
non dormire in quanto troppo impegnato. Nei confronti del cibo assume comportamenti di
voracità alternata a digiuno in quanto troppo impegnato per avere tempo per mangiare.

Apatia: mancanza di provare emozioni. Dal pzt non è percepita come una cosa piacevole, al
contrario provoca sofferenza in quanto egli non prova trasporto verso i propri cari.

Abulia: mancanza di volontà, il pzt non è in grado di avere la spinta a fare qualcosa. È uno dei
sintomi della depressione che più crea disagio nei rapporti pzt-familiari, in quanto questi ultimi
spesso non capiscono che si tratta di un vero e proprio sintomo della malattia e spronano
sempre più insistentemente il pzt a fare qualcosa, senza che egli ci riesca.

Anedonia: incapacità di provare piacere, in senso lato, per qualsiasi cosa/attività. Ad esempio
si riscontra nel depresso che prima della malattia aveva la passione per una determinata cosa,
poi smette di interessarsi ad essa.

Alexitimia: incapacità a riconoscere/descrivere le proprie emozioni.

Disforia: condizione di irritabilità, si nota specialmente quando il pzt viene contrariato: la sua
reazione irritata può addirittura sfociare in violenza.

Labilità affettiva: soglia affettiva molto bassa, reazioni eccessive agli stimoli. Passaggi frequenti
e rapidi da condizione di gioia a tristezza, a causa di stimoli che di solito non sono così intensi
da giustificare la reazione del pzt.

Inadeguatezza affettiva: reazione ad un evento in modo non adeguato e coerente al timbro


emotivo della situazione. Es: sorridere ad una notizia negativa.

Dissociazione affettiva: è considerato il livello più estremo dell'inadeguatezza affettiva: si


sperimenta uno stato affettivo opposto alla situazione che si sta vivendo. Es: ridere ad un
funerale.

Ambivalenza affettiva: si sperimentano due sentimenti opposti per lo stesso oggetto: l'aspetto
patologico è che la persona non se ne rende conto. Es: nel caso di Catullo odi et amo, non c'è
ambivalenza.

Fobie: paura immotivata verso oggetti, situazioni, persone o animali che di per sé non sono
pericolosi. Es: rupofobia (paura dello sporco inteso come qualsiasi cosa toccata prima da altri);

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agorafobia (paura di spazi aperti); claustrofobia (paura spazi chiusi); patofobia (paura di
malattie. Diverso da ipocondria in quanto con la fobia il pzt ritiene che ci possano essere
pericoli patologici in agguato nelle situazioni che sta vivendo. Es: germi nell'aria).
Spesso alle fobie si accompagnano tratti ossessivi.
Una discriminante per riconoscere una fobia può essere l'intensità della reazione.

Ansia: penosa sensazione di attesa. Ha manifestazioni sia psicologiche che fisiche:


• psicologiche: tensione, irrequietezza, incapacità a rimanere fermi/concentrati,
irritabilità lieve, insonnia
• fisiche: tachicardia, sudorazione, tremore, secchezza della bocca, nodo in gola,
costrizione allo stomaco, orripilazione (sollevamento peli). Questi sintomi hanno una
spiegazione etologica: la tachicardia, ad esempio, è funzionale all'animale in quanto gli
permette di correre più veloce per difendersi da un'aggressione

Ci sono due tipi di ansia:


1. ansia fisiologica: condizione di ansia giustificata da una situazione importante per la
persona che ne giustifica lo stato emotivo. Es: esame
2. ansia patologica: non è giustificata da un evento così grave. Dà origine alla nevrosi
ansiosa. Prende nomi diversi in base alla situazione: ansia generalizzata (persona
perennemente ansiosa), ansia libera (la persona non è continuamente in ansia, ma
qualsiasi evento può produrre ansia), ansia anticipatoria (ansia prima di compiere
azione assolutamente banale), ansia da cause organiche (si presenta come sintomo di
un disturbo organico, fisico. Es: ipertiroidismo, infarto.)

La crisi d'ansia va distinta dalla crisi di attacco di panico:


• la crisi d'ansia si cura solo con le benzodiazepine
• la crisi da attacco di panico si cura con le benzodiazepine più antidepressivi. È una crisi
molto intensa che deve essere accompagnata da una sensazione di morte imminente o
terrore di una disintegrazione mentale. Chi la prova non si capacita che non sia un
disturbo fisico ma solo psicologico: si ha davvero la sensazione di stare per morire. Nei
mesi successivi all'attacco di panico, le persone programmano la loro vita in funzione
della prossimità ad un ospedale: devono essere certi di poter andare ad un pronto
soccorso in qualsiasi momento, tanta è stata la paura provata dopo l'attacco di panico.
Es: evitamento di mezzi pubblici o autostrada perchè si potrebbe restare bloccati senza
vie d'uscita.

4. I DISTURBI COGNITIVI

Oligofrenia: riduzione delle capacità cognitive prima che l'intelligenza si sia completamente
formata.
Demenza: riduzione delle capacità cognitive dopo che l'intelligenza si sia completamente
formata.
L'intelligenza si forma completamente intorno ai 18 anni d'età.

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Demenze:
• Degenerative: la causa di queste demenze è legata alla morte di neuroni a causa di una
degenerazione. La più frequente è la malattia di Alzheimer in cui la morte dei neuroni è
causata dal deposito in essi della sostanza amminoide. I sintomi sono: perdita della
memoria a breve termine, che poi si allarga a quella a medio-lungo termine. Vengono
perdute prima le capacità cognitive più articolate (matematiche, metaforiche..), insieme
al vocabolario. Si parla anche di labilità attentiva: i pzt non riescono più a concentrarsi.
Si riducono anche le capacità prestazionali, anche per compiti semplici. Incapacità di
programmare la sequenza delle azioni, anche per compiti abituali come vestirsi. A volte
compaiono anche deliri, ad esempio di essere derubati. Si distingue un Alzheimer
presenile (prima dei 65 anni) e uno senile (dopo i 65 anni); più precoce è la comparsa,
più dura sarà la malattia (di solito dall'esordio alla morte passano circa 8 anni). Bisogna
distinguere l'Alzheimer dalla pseudo-demenza, una depressione che ha manifestazioni
confondibili con la demenza, che spariscono se curati con antidepressivi; la differenza
sta nell'esordio: quello dell'Alzheimer è subdolo e poco evidente, a differenza di quello
della pseudo-demenza.
• Vascolari: encefalopatie multi-infartuali → infarti multipli. Si tappano alcune arterie non
facendo più arrivare sangue e ossigeno al cervello, provocando così la morte dei
neuroni. I sintomi possono essere sovrapponibili a quelli dell'Alzheimer, ma a differenza
di quest'ultimo, che ha un andamento rettilineo (peggioramento costante e continuo),
l'andamento delle forme vascolari è “a gradoni” (c'è condizione di stabilità, poi un
peggioramento netto a causa dell'episodio ischemico, poi una stabilizzazione, poi un
altro episodio ischemico ecc); ci sono possibilità di prevenire gli altri eventuali episodi
ischemici eliminando i fattori di rischio e usando anti-aggreganti che riducono la
coagulazione del sangue. La demenza vascolare può essere prevenuta preservando le
abilità cognitive, curando le funzioni del sistema cardiocircolatorio e facendo attenzione
all'alimentazione e al metabolismo dei grassi

5. I DISTURBI DELLA COSCIENZA

Bisogna distinguere tra coscienza propriamente detta e coscienza dell'Io.

Per coscienza propriamente detta si intende la capacità della persona di essere consapevole
dell'ambiente, situazione, momento in cui si trova → una persona cosciente sa dove si trova,
cos'ha intorno e che giorno è. Questa coscienza si misura valutando l'orientamento nello
spazio, nel tempo e nelle persone (capire il funzionamento e il ruolo delle persone). Per
confusione si intende la perdita dei parametri di coscienza. Per questo tipo di coscienza, i
disturbi si riferiscono ad un ampliamento dello stato di coscienza o ad un restringimento:
• La forma più frequente è il delirium (da non confondere con il delirio!): è uno stato
confusionale acuto perchè l'esordio è molto rapido: tutte le capacità di orientamento
sono perse. Il danno temporaneo al SN non comporta la morte dei neuroni ma una
sintomatologia simile alla demenza ma molto acuta. Il pzt diventa aggressivo, convinto
di essere perseguitato. Ridottissima capacità di concentrazione, sono presenti anche

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allucinazioni visive. Le cause sono varie, ma mai psicologiche → ci dev'essere causa
organica, tutto ciò che modifica il funzionamento del cervello (farmaci, uso di sostanze,
sangue meno ossigenato al cervello..); in genere le cause, in condizione di
ospedalizzazione, sono: predisposizione, febbre alta, encefalite, perdita di sangue,
immobilizzazione a letto. Come l'esordio, anche la fine di questo episodio è rapida (2-3
gg), perchè si scopre cosa l'ha causato e il pzt torna lucido. Non dovrebbe durare più di
una settimana, anche se l'andamento può essere fluttuante.
• Lo stato ipnoide, provato da ogni persona nel momento in cui si addormenta,
progressivo abbandono della coscienza
• L'alterazione onirica, in cui il pzt non è in grado di distinguere la realtà dalla fantasia
• L'alterazione oniroide, più grave, in cui pzt non distingue i suoi deliri dalla realtà
• Lo stato crepuscolare, un restringimento dell'ampiezza dello stato di coscienza
riscontrabile specialmente nei disturbi organici; si riduce progressivamente il campo
della propria coscienza.

Per coscienza dell'Io, si intende invece la consapevolezza di se stessi, riferita all'ambiente in cui
ci si trova. Si basa sull'attività (quello che faccio lo sto facendo io), l'identità (io so di essere me
stesso e di essere lo stesso di quando ero bambino), l'unità (io sono sempre io anche se provo
sentimenti diversi) e la diversità (io sono diverso da un altro). Qui le alterazioni sono:
• la depersonalizzazione: pzt non riconosce più se stesso. Può essere legato al fatto che
non riconosce più i suoi pensieri (depersonalizzazione autopsichica) o il proprio corpo
(somatopsichica) o se stesso nel suo ambiente esterno (allopsichica)
• il transitivismo: pzt attribuisce ad altri le proprie esperienze
• il disturbo dissociativo dell'identità (o di identità multiple): come se pzt avesse più
identità ognuna separata dall'altra

6. I DISTURBI DELLA MEMORIA

Nella memoria sono implicati tre processi: la fissazione, l'archiviazione e la rievocazione. Le


alterazioni sono:
• quantitative, in base a quante cose ricorda la persona. Ne fanno parte le ipermnesie (si
ricorda di più, ad esempio attraverso sostanze, o grazie a memorie particolarmente
sviluppate come quelle degli autistici) e le amnesie (perdita di dati in memoria. Possono
dipendere da fattori psicologici, come ad esempio le amnesie dissociative, o organici-
traumatici, come ad esempio l'amnesia anterograda o retrograda)
• qualitative: deja-vu (sensazione di aver già vissuto il momento), confabulazione (la
persona ha dei buchi in memoria e inconsapevolmente li riempe con dati inventati)

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ELEMENTI DI PATOLOGIA PSICHIATRICA

La caratteristica delle patologie psichiatriche è la cronicizzazione, che comporta lo stabilizzarsi


della patologia (si possono curare, ma molte patologie psichiatriche tendono a ripresentarsi).
La guarigione è difficile perchè implica l'annullamento della causa che origina la malattia, ma
ciò è impossibile in psichiatria perchè non c'è un'eziopatogenesi definita con precisione, ci
sono ipotesi molto vaste, biologiche e psicologiche.
Lo strumento caratteristico dell'operatore psichiatrico è il colloquio, che adempie a molte
funzioni, tra cui la conoscenza dell'individuo ma anche l'intervento terapeutico (es
psicoterapia). Dev'essere rispettato nei suoi tempi e nel suo ambiente. Non c'è una modalità
precisa ma dipende dal singolo operatore, tenendo conto del fatto che il pzt psichiatrico non è
semplice da trattare. L'obiettivo del colloquio è fare una diagnosi, che precede la terapia
(diagnosi necessaria per poter prescrivere farmaci, che hanno come bersaglio sia i sintomi che
la patologia). Una cosa che caratterizza la psichiatria è anche l'attenzione all'anamnesi, la storia
del pzt. Le patologie infatti hanno spesso le radici nella storia del pzt. Nel colloquio è inevitabile
fare riferimento alla propria soggettività (ad es il grado d'ansia) e bisogna tenerne conto in
sede di diagnosi.

Le patologie psichiatriche un tempo erano distinte in nevrosi (psichiatria minore) e psicosi


(psichiatria maggiore). Differenze:
• l'origine. Le nevrosi spesso hanno origine psicologica; le psicosi hanno origine organica
(malfunzionamento dovuto a danni neurologici, ad es ai neurotrasmettitori)
• la gravità. Le nevrosi sono meno gravi, si curano meglio ottenendo risultati migliori; le
psicosi sono più gravi e hanno minor possibilità di guarigione
• la consapevolezza del pzt. Nelle nevrosi il pzt è consapevole di quello che gli succede, ha
consapevolezza della malattia; nelle psicosi non c'è consapevolezza, almeno
apparentemente (questo è il motivo per cui è previsto un trattamento contro la volontà
del pzt, il TSO)

LE NEVROSI

Chiamate anche disturbi d'ansia, perchè l'ansia è l'elemento caratterizzante. Sottogruppi:


1. disturbo di panico (prima chiamato crisi d'ansia acuta). Attacco d'ansia violento con
sensazione interna di catastrofe imminente (pzt sente di stare per morire o impazzire).
L'ansia è accompagnata da manifestazioni somatiche. Gli attacchi sono ripetitivi. La
differenza con le fobie è che non si sa cosa li scateni. Questa crisi può essere
accompagnata da sintomi di tipo agorafobico. La durata è di circa 20-30 minuti e c'è
sempre un evento traumatico che li scatena
2. fobie (specifiche o sociali). Paura esagerata di qualcosa che è privo di una reale
pericolosità. È una patologia piuttosto frequente. L'ansia anticipatoria precede la paura,
che a volte sfocia in evitamento (es non prendere l'ascensore). L'ansia sociale consiste
in attacchi durante situazioni sociali. Va da eventi semplici (non guardare negli occhi) a
eventi più complessi (non parlare in pubblico)

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3. disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). La mente del soggetto è occupata da pensieri
fastidiosi di cui non ci si riesce a liberare, che possono compromettere ad alto livello la
vita del soggetto
4. disturbo post traumatico da stress (DPTS). Interviene dopo un trauma importante che
caratterizza la vita dell'individuo, ad es un incidente grave. L'evento comincia a
ripresentarsi alla mente della persona sottoforma di pensieri, sogni e paure che si possa
realizzare ancora
5. disturbo acuto da stress. È uguale al precedente, ma si realizza in forma acuta, più
rapidamente
6. disturbo d'ansia generalizzato. Ansia costante che fa da compagna di vita. Solitamente
compare con il passare del tempo e in età avanzata, ma non sempre. A volte ci sono
altre patologie correlate (ad es la tossicodipendenza) che possono indurre l'ansia, che si
mantiene nel tempo

Un dato interessante è che gli ansiolitici sono i farmaci più usati nel mondo; non hanno effetti
collaterali ma inducono dipendenza anche perchè hanno un effetto reale.

I DISTURBI SOMATOFORMI

Campo della psicosomatica: idea dell'unitarietà mente-corpo, che comporta reciproche


influenze. In alcune forme patologiche, questa relazione diventa ancora più forte. Le ipotesi
eziopatogenetiche sono di origine psicogeno, ad es le malattie della pelle o del tratto
gastrointestinale. Oltre all'ipotesi psicogena, in queste malattie c'è anche una componente
effettivamente somatica. La psiche determina i danni organici: la psichiatra quindi si affianca
allo specialista che si occupa della manifestazione somatica. Nei disturbi somatoformi, la
sofferenza del corpo è una sofferenza funzionale, non c'è nulla di patologico a livello organico,
non c' una base organica dimostrabile (a differenza delle malattie psicosomatiche). I pzt non
hanno consapevolezza che l'origine dei loro sintomi sia psicologica. I sottotipi sono:
• disturbo di somatizzazione. Le persone lamentano sofferenza specifica ad un apparato.
Spesso c'è incomunicabilità medico-pzt, perchè il pzt non trae beneficio dalle cure del
medico ma ha bisogno di rassicurazione. I problemi di ordine psichico possono essere
situazioni di tipo depressivo- ansioso o difficoltà temporanee legate ad una situazione di
crisi
• disturbo di conversione. Interessa il sistema nervoso (cefalea, crisi epilettiche..). Non c'è
una sofferenza oggettiva delle strutture nervose; il disagio psicologico è trasformato,
convertito in qualcosa che riguarda il sistema nervoso (un tempo era chiamato isteria)
• disturbo di dolore psicogeno. Dolori articolari, alle ossa, mal di schiena.. (è il vecchio
disturbo algico). C'è sintomatologia dolorosa ma l'organo interessato non presenta
problemi. È molto comune nell'apparato osteoarticolare
• ipocondria. Non ci sono sintomi fisici ma la convinzione di soffrire di una certa malattia.
Ci sono due tipi di ipocondria: quella minore, in cui vengono riferite patologie esistenti.
L'intervento di rassicurazione del medico può avere effetto calmante; e quella maior, in
cui il pzt è convinto di qualcosa di somatico assolutamente incredibile (es organi che si
trasformano); in questa situazione si va incontro al delirio ipocondriaco
• dismorfofobia. Disturbo dell'immagine che abbiamo del nostro corpo: si vede qualcosa

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che non va dal pdv estetico, ma il problema non esiste in realtà. Questi pzt si rivolgono
alla chirurgia estetica senza necessità di modificare qualcosa. Questi difetti vengono poi
ritenuti responsabili delle difficoltà incontrate dal soggetto, in quanto diventa molto
condizionante.

Come affrontare questi disturbi? L'errore più grave è di banalizzare l'aspetti fisico, perchè
questi pzt si esprimono attraverso il fisico in quanto hanno difficoltà ad addentrarsi nel loro
mondo interno. Bisogna dimostrare attenzione verso i sintomi fisici, anche attraverso esami
medici non troppo impegnativi. Cominciare poi a prospettare il fatto che ci possano essere
cause psicologiche alla base del disturbo, parlando di situazioni poco complesse come stress,
fonti di preoccupazione.. l'attenzione va mantenuta su entrambi gli aspetti, sapendo però che il
problema è di ordine mentale.

I DISTURBI DELL'UMORE/DELL'AFFETTIVITA'

Si distinguono sostanzialmente la depressione e la mania.


La depressione.
Abbassamento eccessivo del tono dell'umore, tristezza esagerata e accentuata, spesso
accompagnata all'ansia. I pensieri sono improntati al pessimismo, c'è un'inibizione e un
rallentamento motorio anche nel linguaggio. È ridotta la spinta alla ricerca del piacere. Si può
anche arrivare al delirio depressivo (rovina, negatività..). Le varie forme della depressione
dipendono dalla diversa presenza dei sintomi (ad es quando c'è un delirio è più grave). Un
sintomo molto frequente è l'insonnia, che si divide in insonnia del risveglio (svegliarsi
prestissimo senza riuscire a riprendere sonno) e dell'addormentamento (non riuscire ad
addormentarsi). Inappetenza, perdita di desiderio sessuale, incapacità del rapporto, mancanza
del piacere. In alcune depressioni si possono riscontrare cause (lutti..) mentre in altre non si
evidenziano cause apparenti. Le ipotesi di causalità vanno dalla biologica alla psicologica, si
pensa ad un'eziopatogenesi multifattoriale, ma specialmente per la depressione l'origine
sembra essere psicogena.

La mania.
È la situazione opposta, caratterizzata da un'euforia esagerata e un buonumore inadeguato. C'è
una grande sensazione di forza, assenza di limiti e di inibizione, una concezione di sé a livelli di
onnipotenza, continuo movimento, fuga delle idee. Si parla di ipomaniacalità quando la mania
è contenuta. La disinvoltura riguarda anche l'uso del denaro; è proprio questo aspetto che
spesso mette in allerta la famiglia.
Anche in questo caso l'ipotesi eziologica è psicogena: il pzt maniacale sperimenta situazioni di
perdita.

Per quanto riguarda il decorso, sia la depressione che la mania possono comparire
episodicamente, ma è più comune la ripetizione della situazione (spesso i disturbi sono ciclici),
con frequenza sempre maggiore, finchè si avvicina molto ad un quadro di cronicizzazione.
Depressione e mania si possono anche alternare (disturbi bipolari).
Le complicanze sono il rischio di suicidio.

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I DISTURBI DI PERSONALITA'

Personalità: insieme di caratteristiche psicologiche profonde di un individuo, che si esprimono


in ogni aspetto della vita psichica e del comportamento. È composta dal temperamento
(disposizione affettiva fondamentale di ognuno) e dal carattere (stile comportamentale, fa
riferimento a quanto appreso durante la vita esperienziale, si costruisce nel tempo). Per
consuetudine si definisce la personalità stabile dopo i 18 anni.
Si definisce DP una modalità di esperienza interiore e di comportamento che devia
marcatamente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare dal livello culturale dell'individuo.
Tale modalità è patologica in quanto pervasiva (si manifesta frequentemente e non solo in
risposta a particolari stimoli) e inflessibile, ha esordio nell'adolescenza o nella prima età adulta,
è stabile nel tempo e determina disagio e compromissione funzionale. La deviazione dalla
norma dev'essere marcata e deve riguardare almeno due aree tra capacità cognitive,
affettività, controllo degli impulsi, bisogno di gratificazione immediata e incapacità di condurre
relazioni interpersonali.

Tre gruppi di DP:


• gruppo A. Caratteristiche: incongruenza emotiva, bizzarrie, inadeguatezza
comportamentale. Comprende il disturbo paranoide, schizoide e schizotipico
• gruppo B. Caratteristiche: instabilità dell'umore, carenza di controllo degli impulsi.
Comprende il disturbo antisociale, borderline, istrionico e narcisistico di personalità
• gruppo C. Caratteristiche: insicurezza, ansia, timore, ipercontrollo emotivo. Comprende
il disturbo evitante, dipendente e ossessivo-compulsivo di personalità

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO SESSUALE

Si manifestano in modo ridotto e insufficiente perchè inquinano un aspetto di vita che è intimo
e personale. Il sesso ha aspetti biologici e psicologici, è stato per anni oggetto di pregiudizi.
La sessualità dipende da 4 fattori collegati tra loro:
1. identità sessuale: qualificazione sessuale di un individuo che deriva dalle sue
caratteristiche sessuali biologiche
2. identità di genere: sensazione intima e profonda di essere un uomo o una donna.
Esprime la presenza di strutture interne maschili o femminili
3. orientamento sessuale: definisce l'oggetto degli impulsi sessuali di una persona
4. comportamento sessuale: modalità psicofisiologiche della risposta sessuale.
Comprende gli atteggiamenti psicologici verso la sessualità e gli atteggiamenti verso il
proprio partner sessuale

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Due condotte in particolare, un tempo erano considerate patologiche mentre ora non più:
la masturbazione, espressione di stati patologici solo nel caso in cui sia praticata in maniera
compulsiva o al di là del controllo razionale e si sostituisca completamente al rapporto
sessuale; e l'omosessualità.
Le patologie della sessualità più comuni sono le disfunzioni sessuali, definite come disfunzioni
patologiche caratterizzate da un'anomalia del processo che sottende il ciclo di risposta sessuale
o da dolore associato al rapporto:
• disturbi del desiderio sessuale
• disturbi dell'eccitazione sessuale
• disturbi dell'orgasmo
• disturbi da dolore sessuale
• disfunzione sessuale dovuta a una condizione medica generale
• disfunzione sessuale indotta da sostanze
• disfunzione sessuale non altrimenti specificata

Altre patologie sono le parafilie ( le ex “perversioni sessuali”. Il cambiamento del termine


indica il mutamento dell'atteggiamento della società). Sono condizioni in cui l'eccitazione e il
raggiungimento dell'orgasmo si verificano in presenza di persone che non fanno parte della
sfera della sessualità normale dell'individuo. Esibizionismo, voyerismo, masochismo, feticismo,
sadismo..
Altra condizione è il disturbo dell'identità di genere, caratterizzato da una forte identificazione
con il sesso opposto, un persistente disagio per il proprio sesso e una conseguente
compromissione del funzionamento sociale. Un esempio è il transessualismo, che compare
nell'adolescenza e nella prima età adulta. Di solito porta a interventi chirurgici di cambiamento
di sesso, che però spesso portano a insoddisfazione e manifestazioni di altri problemi.

LA SCHIZOFRENIA

Si compone di quadri clinici diversi gli uni dagli altri, per cui non è conosciuta l'eziopatogenesi.
Il decorso tende alla cronicizzazione. Ai tempi di Freud si parlava di demenza precoce in quanto
si evidenziava un deterioramento cognitivo, che nella schizofrenia è presente ma è da
distinguere da quello della demenza. Il termine schizofrenia vuol dire letteralmente “cervello
diviso”, in quanto le funzioni mentali vengono separate le une dalle altre.
Sintomi:
• sintomi cognitivi e comportamentali: deliri, distorsione della realtà e disorganizzazione
del pensiero, comportamenti bizzarri
• affettività impoverita, abulia, apatia → aspetti quasi di asocialità
• intaccate le funzioni neuropsicologiche; memoria, FE..

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Eziopatogenesi: non c'è una causa specifica che determini la schizofrenia, mentre la causa
scatenante sono spesso degli eventi traumatici. Le ipotesi vanno da quelle biologiche (danno
organico alla base) a quelle sociali ( l'accento è posto sulle situazioni che possono essere
elemento di disturbo e sofferenza per la persona), passando per quelle
psicologiche/psicodinamiche (relazioni primitive, conflitto con la madre, carenza di protezione
in infanzia..).

Ci sono stati tentativi di raggruppamento dei quadri clinici per tentare una classificazione. Sono
stati individuati 5 tipi di schizofrenia:
1. paranoide: il soggetto presenta deliri persecutori e allucinazioni collegate,
prevalentemente uditive
2. disorganizzata: esordio adolescenziale. La differenza con la paranoide è che i deliri e le
allucinazioni sono estremamente disorganizzati, senza una struttura logica e
organizzata. C'è una grande agitazione
3. catatonica: di questo tipo ci sono due versanti, quello mentale (deliri/allucinazioni con
vari oggetti) e quello motorio (disturbi della mobilità, ad es la persona è molto lenta o
assume posizioni che non si modificano)
4. indifferenziata: dominano i sintomi della sfera affettiva, in senso negativo (affettività
appiattita, persone poco attive e poco aperte al contatto..). È una schizofrenia giovanile
e i quadri clinici sono spesso osservati dagli insegnanti in base ai comportamenti dei
soggetti a scuola (alunni distratti, isolati..). C'è una prevalenza di sintomi negativi, poche
allucinazioni e pochi deliri
5. residuale: si tratta della schizofrenia cronicizzata, che col passare del tempo ha
comportato una riduzione dei sintomi. I soggetti hanno comportamenti spesso bizzarri

Decorso: per una valutazione prognostica è importante conoscere:


• l'esordio: quello acuto è più favorevole alla prognosi del silenzioso
• la presenza di una famiglia che possa gestire il pzt
• la disponibilità del pzt a curarsi (non sempre c'è la consapevolezza della malattia)

La schizofrenia curata ha una percentuale di ricaduta dimezzata rispetto a quella non curata.

Terapia:
• farmacologica, in un primo momento, grazie agli antideliranti
• psicoterapia successivamente, anche se la relazione terapeutica è difficile
• riabilitazione psichiatrica, specialmente per le forme residuali (di solito uin comunità); si
riabilitano aspetti che prima funzionavano e poi hanno smesso. Lo scopo è riportare
queste persone in un contesto di vita quotidiano

Gli interventi spesso si integrano tra loro per caratterizzare tutto il percorso di vita
dell'individuo.

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LE TOSSICOMANIE

Ne fanno parte i disturbi da uso di sostanze e quelli derivati dall'uso di sostanze. Per sostanze si
intendono le sostanze psicoattive, che quindi hanno attività sulla mente: droghe domestiche,
psicostimolanti, ma anche caffè, sigarette..
Ci sono alcuni passaggi per arrivare alla tossicomania:
1. utilizzo edonico: provare la sostanza per effetti piacevoli
2. uso/abuso problematico: la persona sta male, ha delle crisi, ricorda di aver provato una
volta quella sostanza che la faceva stare bene e allora la riprende. Sostanza come
medicina; uso massivo ma concentrato nel tempo
3. pensiero legato solo alla sostanza con conseguente ricerca: da questa fase inizia la
tossicomania. C'è bisogno di aumentare la dose perchè quella di prima non basta più

Caratteristiche:
• tolleranza (che distingue la droga dall''alcolismo)
• sintomi da astinenza
• problemi di ordine fisico o mentale (es cambio di personalità)

Esistono anche le dipendenze acquisite, ad es il diabetico con l'insulina.

L'alcolismo è un fenomeno estremamente diffuso, ha due forme: l'alcolismo degli anziani (o di


chi vive un periodo difficile → alcol come medicina) e quello giovanile (incapacità di astenersi
dall'uso di alcol; tendenza ad aggressività come conseguenza; si parla anche di fenomeno
genetico, trasmissione da una generazione all'altra).
L'alcol danneggia il fisico e il cervello (quadri di deterioramento senile); ci sono anche patologie
di tipo psicotico (deliri di gelosia, spesso legati ad impotenza). La cura è difficile in un rapporto
duale, è più semplice in comunità.

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Anoressia mentale.
È una delle poche malattie mentali che può portare alla morte. Caratteristiche:
• immagine del corpo distorta
• grossa limitazione nell'assunzione di cibo che comporta un dimagrimento eccessivo
• amenorrea (è significativa per la diagnosi l'assenza di tre cicli consecutivi)

Le pzt anoressiche hanno fame ma la controllano per non prendere peso.


Si distingue l'anoressia con condotte di eliminazione (assunzione di lassativi o induzione del
vomito per aumentare l'eliminazione del cibo) da quella senza queste condotte;
si distingue anche l'anoressia con episodi bulimici (assunzione di grandi quantità di cibo con un
conseguente senso di colpa e bisogno di eliminare ciò che è stato ingerito) o senza.
L'anoressia è più frequente tra le donne in età giovanile: ci sono fattori sociali che favoriscono
queste condotte, ma anche fattori di ordine biologico o psicologico. Le pzt rifiutano il cibo
pensando di poterne fare a meno, non c'è la volontà di morire. Spesso è presente un conflitto

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con la madre per bisogno di indipendenza.
L'intervento medico si attua quando c'è il peso arriva sotto al limite consentito; è
indispensabile anche quello psicoterapico per le relazioni interne disturbate di questi pzt, che
devono essere messe in luce.

Obesità.
Assunzione eccessiva di cibo senza eliminazione, con una conseguente crescita di peso.
L'ipotesi causale è che alla base ci sia una mancanza di qualcosa che dia piacere al pzt, per cui
questo si sfoga sul cibo.

IL RITARDO MENTALE

Le cause, in base al momento di insorgenza, si dividono in:


• prenatali (anomalie genetiche)
• perinatali (al momento del parto, danni traumatici, anossia..)
• postnatali (traumi, infezioni, malattie..)

Il ritardo mentale è una condizione clinica che comporta un funzionamento ridotto dal pdv
delle prestazioni del cervello; altri sintomi si possono associare alle demenze. Il ritardo può
essere lieve, medio o grave. Non ci sono terapie se non cercare di evitare le condizioni che lo
possono causare → prevenzione.

LA TERAPIA PSICHIATRICA

E' di tre tipi:


1. psicofarmacologica, per le psicosi acute
2. psicoterapeutica, la più vecchia, per le nevrosi
3. riabilitazione psichiatrica, la più recente, per le patologie gravi in fase di stabilizzazione.
Intervento per evitare la cronicizzazione
Si sceglie tra la 1 e la 2 in base alla patologia: la scelta alla fine dipende dal pzt → risolvere
rapidamente il problema manifesto o porsi domande su se stesso.

Terapia farmacologica.
Gli psicofarmaci sono in commercio dal 1950 circa. Hanno effetti collaterali e controindicazioni
come tutti gli altri farmaci, si consigliano per gli adulti e col passare del tempo la dose va
ridotta. I più diffusi sono i tranquillanti minori (xanax, lexotan, tavor..), che tolgono l'ansia e
inducono il sonno. Sono farmaci solitamente ben tollerati con pochi effetti collaterali. Non ci
sono controindicazioni tranne la miastenia (ribassamento muscolare abnorme. Questi farmaci
hanno un'azione miorilassante, quindi potrebbero complicare la malattia) e la dipendenza (c'è
il rischio che si diventi dipendente da questi farmaci).

Altri sono i tranquillanti maggiori (i neurolettici), che devono essere gestiti da specialisti.
Hanno un'azione sedativa (non ansiolitica), sui sintomi positivi della schizofrenia, hanno un

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effetto disinibente per quelli negativi e uno antimaniacale.
Controindicazioni per la sofferenza epatica e renale.
Effetti collaterali: tremori, rigidità muscolare, quadro simile al morbo di Parkinson (mimica
fissa, movimenti lenti, tremori), movimenti involontari della muscolatura facciale.
Richiedono controllo frequenti con lo specialista.
Un'altra categoria sono gli antidepressivi, che si distinguono in
• triciclici (più vecchi), che hanno un effetto maggiore ma anche più effetti collaterali
• serotoninergici (più recenti), che hanno un effetto meno evidente ma meno effetti
collaterali
L'effetto degli antidepressivi non è garantito, l'efficacia è molto legata al modo di
somministrazone.

Altri farmaci sono gli stabilizzatori dell'umore, usati quando c'è instabilità emotiva. Sono vecchi
farmaci antiepilettici che si è visto avere effetti sul tono dell'umore. Il più conosciuto è il litio.

Il vantaggio degli psicofarmaci è che si possono combinare, perchè curano il sintomo, non la
malattia. Qualcuno si può potenziare quando viene associato ad un altro. La terapia ma
monitorata e ad un certo punto sospesa → non vanno presi per sempre.

La psicoterapia.
Prescinde dai farmaci, poggia sulla relazione, che può essere individuale, di coppia o di gruppo.
Nasce fondamentalmente con Freud. Ci sono varie forme diverse tra loro ma con dei punti in
comune, tra cui la relazione e il dialogo, il contesto che necessita di alcune caratteristiche
precise, l'assenza di farmaci, la necessità di più tempo rispetto all'azione dei farmaci.
L'obiettivo dipende dal tipo di psicoterapia: la psicoanalisi porta al cambiamento, alcune sono
più di tipo supportivo dando un aiuto generico al pzt, altre mirano a risolvere un problema
specifico.
Le forme più conosciute sono:
• quelle di sostegno, in cui il terapeuta è un po' il “bastone” del pzt, in cui però il rischio è
che si crei una dipendenza
• le cognitivo/comportamentali
• le psicosessuali
• le psicoterapie analitiche

La riabilitazione psichiatica.
Si tratta di azioni e interventi volti a diminuire e alleviare le menomazioni e la disabilità negli
individui con disturbi mentali e a migliorarne la vita. Gli scopi sono la massima partecipazione e
integrazione degli individui nella famiglia, nella comunità e nella società; e la diminuzione della
disabilità e la promozione dell'integrazione sociale, cercando di ridurre le ricadute.

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