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UNIVERSITA' DI GENOVA

FACOLTA' DI LETTERE

Luigina QUARTINO

Colombo e i mostri

Estratto da: Columbeis I I I

D.AR.FI.CL.ET.
1988
COLOMBO E I MOSTRI

Si ritiene comunemente che il mondo di Colombo, ancora strettamente


legato al sapere medievale, sia un mondo abitato da esseri mostruosi,
animali ed umani (l): le fonti scientifiche, letterarie e quelle iconografiche
confermano effettivamente' una larga partecipazione del "mostruoso" alla
cultura tardo-medievale. Il ben delineato repertorio scientifico sul quale
Colombo si documenta durante il suo soggiorno iII Castiglia (2) è
certamente ricco di annotazioni sull'umano mostruoso, ed in particolare il
XVI capitolo dell'Tmago Mundi dal titolo "De mirabilibus Indie' in cui il
Cardinale Pierre d'Ailly, epigono di una lunga tradizione letteraria, descrive
le popolazioni mostruose che abitano questo mitico paese (3). Le fonti
letterarie che stanno alla base del suo trattato sono rese esplicite dallo stesso
cardinale quando, in fondo al capitolo, annota: «ad auctorcs remùto qui de
hiis et aliis mundi mirabilibus tractant sicut Plinius et Solinus acque
Ysidorus specialiter libro.Xl.capùulo.Ill».
Particolareggiate le precedenti descrizioni: C<... In montanis quoque
suni Pigmei duorum cubitorum. homines quibus bellum. est contra grucs qui
tercio anno pariunt Ottavo senescunt;., Sunt ibi Macrobii.Xll.cubùoruni
Longi qui bellatù contra griffes ... Suni ibi Agrote et Bragmani qui ultro in

(l) Maria Luisa Fagioli Cipriani, Cristoforo Colombo. TI Medioevo alla provo, Torino
1985, (J. 59 et passim,
(2) J. Heers, Le project de Christophe Colombe. in Columbci.s I. Gcnovtl 1986. pp.
7·26 e p. 21. Quanro sono -ostnnzialrnerue I.· opere consultate da Colombo: l'Imago Mundi
di Pierre •I'Ailly (ed. 1480 o 1483); L·l/i.$loria rerum di Enea Silvio Piccolornini (Pio
H) (ed. 1477); La Naturalis Historia di Plinio (cd. il. 1489) ed 1/ Milione di Marco
Polo (ed. lat. Anversa 1485).
(3) Pierre d'Ajlly. Ymag» Mundi, 1410 (ed. Buron 1930).

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ignem amore alter alterius in fumis proiciuntur. Suni et ibi Barbari qui
parentes confectos senio solent mactare. et eorum carnes ad epularulum
pararu ... Suni et alii qui pisces crudos edunt et saLsum mare bibunt. Suni
ibi quedam hominum. monstra ut qui aduersas habent plantas et octonos in
pedibus digitos. Alii qui canina capita habent ... Suni et ibi quedam
mulieres que semel pariunt et canos partus edunt qui in senectuie
nigrescunt et Longa tempora etatis non excedunt. Et alie que quinquies
pariunt sed partus octavum non excedù annum. Suni quoque ibi monoculi
qui et carimaspi uocantur et scenopes qui et ciclopes dicuntur qui uno
tantum. fulci pede auram. cursu uincunt et in terra positi umbram. sibi
planta pedis erecui [aciunt. Alii quoque sine capite quibus oculis suni in
humeris pro naso et ore duo foramina habent in pectore setas quoque
habent ut bestie. Suni et alii iuxta fontem Gangis fluoii qui solo odore
cuiusdam. pomi vivunt et longius eunt pomum secum:feruni moriuruur vero
si pravum odorem.trahuni ...»
Queste le informazioni di Pierre d'Ailly sulle popolazioni che vivono in
India. Se ci soffermiamo ad esaminare le note autografe di Colombo (4),
risulta evidente che il navigatore genovese si interessa - come farebbe un
moderno etnologo - agli usi e costumi dei popoli, mentre tralascia - e qui
denota un atteggiamento di scetticismo ed incredulità - le descrizioni
fantastiche degli stessi. Dopo aver notato con scientificità la statura dei
Pigmei "che lottano contro le gru" e quella degli "uomini che fanno la
guerra ai grifoni" prosegue corredando di postille gli episodi di cannibali-
smo - che peraltro ritornano più volte nei suoi scritti - e la singolare prole di
alcune donne che partoriscono una sola volta: niente che segnali un
qualsivoglia interesse per quegli uomini mostruosi che seguono nella
descrizione di Pierre d'AilIy.
Questo atteggiamento di disinteresse verso il mostruoso sembra essere
confermato da eiò che leggiamo nel giornale di bordo dove invece sono
numerosi i riferimenti alle popolazioni che praticano il cannibalismo.

(4) Postille ai trattati di Pierre d·Ailly. in Raccolta di Documenii e Studi pubblicati


dalla Regia Commissione Colombiana per il TV centenario della scoperta dell'America,
Roma 1892. T. vol. n, pp. 261-269.

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Descrizioni quali (c'erano uomini con un occhio solo ed altri con naso di
cane') (5) sono assai rare e generalmente seguite da frasi che denotano
l'atteggiamento prudente dell' Ammiraglio: (I... e dicevano che avevano un
occhio in mezzo alla fronte cd altri che denominavano cannibali delle quali
[popolazioni] mostravano [gli Indiani] di avere grande paura ... », «... T.' A mmi-
raglio dice di credere che neUe affermazioni degli Indiani vi fos e qualche
cosa di vero» (6). (I... Dicev ano [gli Indiani) che i Carriba avevano un occhio
solo e avevano faccia canina, L'Ammiraglio credeva che gli Indiani
mentissero ... ') (7).
D'altra parte i numerosi riferimenti etnografici C!W compaiono nelle
postille sono sempre legati n informazioni geografiche precise: persino gli
antipodes che certa tradizione letteraria voleva quale popolo sito "in Lybia"
('h(' hanno "plantas \'('rS3S e "octonos digitos plantis' (8) sono per
Colombo coloro che «habent yicmen quando nos habcruus acstatern l't r
contra» (9).
eli 'annotare i diversi popoli Colombo compie una programmata
selezione: non posi illu quelli che altri descrivono . anche se a descriverli
sono le sue auctoritates . con fantasiosi part ir-olari che suscitano in lui una
evidente reticenza e perplessità. La sua posizione di fronte alla tradizione
letteraria e iconografica. per la quale l'Iudia sarebbe abitata da esseri umani
mostruosi, non è quello che ci si aspetterebbe da un uomo legato per molli
aspetti alla cultura medievale: è tuttavia fuori dubbio che il ruolo dei
racconti di mirabilia, alimentati dalle esplorazioni geografiche missionarie
trcccntcsche, cosi come qu('110 della letteratura fantastica che in parte su di
es i si articola, abbia avuto una notevole incidenza nella formazione di
trattati geografici come "Le Liure dcs Merueilles" e che queste opere

(5) Giornale di Bordo di Cristoforo Colomb« (11 cura di R. Caddeo) 2a . ed. Milano
1981. V. 78 (domcnieaa novembre],
(6) Ibidem. pp. 94-96 (venerdì 23 novembre)
(i) Ibidem. p. 99 (lunedì 26 novembre).
(8) Isid. etym, XI 24; Vinco Bello". Speculum naturale XXXI 126 (ed. 1624. C. 2392
e 55.).
(9) Postille (li traurui di Pierre d'Ailly, in R.(.',(:., cii.. p. 316, 20. La sireue
riapoudenza fra il testo del cardinale e le note di Colombo conferruuno l'opera di Pierre
d'Ailly come fonte primnriu per l'Ammiraglio genovese.

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abbiano spronato Colombo a lanciarsi alla ricerca di una via più breve e più
facile verso l'India ed il Catai (10).
J ell'età di Colombo. dunque, i dati geografico-scientifici non si
distinguono ancora nettamente da quelli di origine fantastica e paradosso-
grafica: si è sviluppata infatti. parallelamente a tutta una tradizione
letteraria sul mostruoso, una iconografia che è conseguente alle illustrazioni
che corredano i manoscritti contenenti i trattati parascicntifici relativi agli
animali (Bestiarii) (11) ed ai siti geografici (Mappae Mundi) (12). Queste
opere sono d'altronde. insieme ai calendari (13). ai trattati di astrologia ed
a tronomia (14), le fonti che principalmente hanno informato il campo
iconografico dalla tarda antichità al vlcdioevo. Questo mondo di esseri
mo lruosi si riflette anche nelle arti figurative pittoriche e scultoree dalla
rinascita carolingia fino al Rinascimento (15).
Ma, mentre per la tradizione letteraria è possibile risalire almeno fino
al V sec. a.C. (16) e rit rovare in opere quali quelle di Erodoto (17),

(IO) ;\d ~I\' secolo <i intenvificano uotoriamenre i rapporti "un l'F_-trelnu Oriente.
QUt'5to fenomeno. configurato-i quale vera (' propria e-plorazione -i-temat iea, .i t radurrà
in una ricchi""ima t' fiO«'nh' l.-ttC"raturn (J. Bahru-airi-, II \I..d,U('IU fantasuco. )tilanoZ
1973, pp. 180·181 et passims,
(11) Il Ph)",ulllgu., ..o-tiun-ee notoriamente urla .1..11.· pnneipali fonu dci Bestiorii
llI~cli.·, uli -ui quali esiste una nutrita bihliuflTnfin (cfr. ad e,. F. \1t-. Culloch, Medicoa!
Latin and FrenchR~,ti(l"t·" The Lni,er-it~ o( ;\orth Carolina Prcss 1962.pp. 205.212).
(12) Fra le Mappae Mundi uu-ritn Ili essere ricordato In H,·,.·rurtl Mnp (fine del XITT
sec.) dove ,i ritrovano le immagini {allta-tirl... degli esseri che. all'epoeu. ,i riteneva
popola-sere la terra (cfr. W.L. Bevan • 11.\\. Phillot, \ ledieva I Cco[(raph)'. (III Essay
In Illustrmton. 0/ lite llcreford ,\laPPI1\l/JIull. London 1873).
(13) A. Crabar. Les t'oles dr lo rréauon ('n lconographie rhrét u-nnr, Pnris 1979.
p. 166 et passim,
(I~) F. Saxl, La fede negl) astn (O! cura di . Scui-) Torino 1986. con ampia
biblìegrafìa.
(15) J. Bahrusairis, up. eu .• pw.>lm ed ancora C. Kappler. Demoni mostri t' meraviglie
alla fine del Medioeco, Parigi 1980.
(16) Norizie sulle fonti clll."irlw concernenti l'India -i ritrO\II"O in J. W. )Ic. Crindlc,
Ancient India as describcd In Cla.•.,1MI Literature, \, estminstcr 1901. Amsterdam
197J~. empre sull'argomento. H.G. Rawlìson. Intercoursr bcucccn India and tlu:
W~.•tern WQrld. From thc Earliest Times to the Full 0/ Rome. Cambridge 1926.
(17) Erodoto. In 97·98. Erodoto .,i limita. tuttavia, a descrivere ~Ij strani usi c i
costumi delle popolazioni che abitano l'India.

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Ctesia (18), Megastene (19), Plinio (20), Solino (21), descrizioni più o
meno puntuali di quegli esseri umani mostruosi che popolano le favolose
Indie, non è altrettanto possibile seguire un iter iconografico esaurientemen-
te documentabile.
Sappiamo che opere come quelle di Solino (Collectanea rerum
memorabilium) erano illustrate: un tardo esemplare del XIII secolo
(Ambrosianus C. 246 inf.), probabilmente derivato da un archetipo del
VI-VII sec. d.C.; testimonia una ricca produzione di immagini mostruose:
purtroppo le sole testimonianze dell'umano-mostruoso compaiono proprio
nei codici miniati (22) e quindi in un'epoca tarda.
La presenza in un mosaico (un tempo a Cartagine) di raffigurazioni di
popoli mostruosi, mosaico documentato nella letteratura tardo-antica (23),
insieme alla ben più antica notizia che Agrippa, amico di Augusto, fece
dipingere su una parete del portico di Vipsania in Roma (24) una Mappa
MWl.di (probabile prototipo delle mappe medievali) in cui erano indicate le
razze mostruose che r-i pensava abitassero la terra, lascerebbe suppone una
possibile diffusione dell'iconografia dell'umano mostruoso nel mondo
antico: ma nessuna documentazione archeologica sostiene questa ipotesi.
L'iconografia dci mostruoso, se si escludono per l'appunto quei mostri legati
ad episodi mitologici ben precisi - ad esempio i fratelli Molioni di età
geometrica, il mitico Ciclope omerico, la Sfinge, Medusa, le Sirene, i
Centauri, i Tritoni e i Satiri - non è recepita né in amhito gl'eco né in quello

(18) P.W.R.E'., XI, 2, (1922) c. 2032 e 2037; J.W. Mc. Crindle, Ancient India a-l
dcscribed. by Kicsias th« Knidian, Cambridge 1M2.
(19) .I.W. Mc. Crinrllç, Ancient India (1.$ described by Megasl.cncs and Arrian,
Cambridge 1922; P.W.IU~.,XV, I. (1931). c. 230 c RS.
(20) Plinio fu certamente una delle fonti principali nella tradizione dci Mirabilia
medievali: n.h, VIT 2, 21: Praecipue India Aetliiopumouc tracuts miraculis sauent.
(21) C.R. Bcazlcy, Thfl Daum of Marlern Ceagr(lflhy, London 1897, T, pp. 246-273.
(22) R. Witlkaver, Marcel» of the Easi, in Allegory and Migrauoo. oj Symbol,
Loudon 1977, p. 51 cl passim.
(23) ~Hominum vel quasi hominum. gencra quac in marùima platea Cnrthaginis
mllsivo picta sunt. ex libris depromta uelut curiosùas historiae», (Augustin. de Civ. Dei
XVI 8).
(24) Sul portico di Vipsania Polla (Plin. n.h, 111 1i; Marl. 18, 1.2) cfr. In nuova
edizione di R. Lanciani, Gli scavi di Roma, Roma 1985 (cd. orig. London 1897), pp.
97, 191, 197, 387·388.

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ellenistico-romano, perché non risponde a quei criteri di razionalità che ne
stanno alla base. Ad esclusione di una breve parentesi ellenistica ed in
particolare di quella corrente alessandrina in cui si sviluppa una certa
predilezione per il grottesto e l'e otico (che tuttavia rispondono piuttosto ad
una esigenza di ritrarre gli a pelli del quotidiano) (25) non abbiamo
significative testimonianze di quella presenza di esseri diversi e mostruo i.
Alcune apparenti eccezioni, come le raffigurazioni dei Pigmei che lottano
contro le gru (26), razza di cui già i greci avevano conoscenza nel periodo
arcaico, frequenti nella ceramica attica (27), potrebbero piuttosto essere
messe in relazione a quegli interessi "etnografici" dell'antichità che
contemplano parimenti il negro nell'arte ellenistica ed il barbaro in quella
romana. La testimonianza più significativa è il famo o aso François che
ritrae la geranomachia sul piede del cratere (fig. 1). I pigmei vi sono foggiati
«non da nani, ma le loro membra mostrano piena simmetria ... e cavalcano
non cavalli, ma a guisa di fanciulli becchi ossia caproni» (28). Comunque
sia, possiamo individuare nella geranomachia presente sulla ceramica attica
una testimonianza della raffigurazione di queste razze umane "diverse"
nell'arte greca del YI sec. a.C .. Analoghe iconografie - più o meno caricaturali
- si ritrovano nella glittica, sulle lucerne, bronzi e terracotte (29), nelle

(25) :llargareth" Bieber, The Sculpture of the Hellenistic Age. New York 1955. p.
96. In questa OIÙca vanno visti esemplari quali la "Statuetta di Putto con :l1a.-cheron,,··
oggi al Museo Xazionale Romano (.~IU$eoXasionale Romano. La scultura. a cura di
A. Giuliano. 1,6. p. 96. m. 3).
(26) Sebbene i Pigmei siano citali da Omero (TI. ili 6) l'episodio della loro lotta
contro le gru. derivato de un'antica leggenda egizin (G.S. Kirk. The Iliad: a commcntary;
I, lib. I·IV, Cambridge 1985, p. 265) è sicuramente posteriore. Sui Pigmei cfr. P. Junni,
Etnografia e mito, Roma 19i8. e in particolare pp. 192e 55.
(21) J.D. Beazley, Auic Black Figure Vase-Painters. Oxford 1956, 1. pp. 83. 159.
Idem. Attic Red Figure l/ase-Painters. Oxford 1963. pp. 328. Sii. 581. i66. 767, 1044.
1466, 14i4. 1551.
(28) A.A.V.\'.. Vaso François. "Bell, d'Arte" (L'<ll). l (..eri" speciale). 1980. p.
so.
(29) Simonetta Stoppani, La tomba dei Pigmei. "Dialoghi d'Archeologia". IlI' serie,
l (1983), pp. 87 e s.'.

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tombe dipinte (30) (fig.2) e nei noti "vasi cabirici" di età ellenistica (31)
(fig. 3).
Parallelamente si ritrova, sempre circoscritto In un ambito a margine
fra l'interesse etnografico e quello mitologico (ma comunque non del
mostruoso) la rappresentazione dei mitici Arimaspi (i Macrobi di Pierre
d'Ailly) "uomini che lottano contro i grifoni". Il motivo iconografico, non
connotato dalla mostruosa deformità dell'unico occhio in mezzo alla fronte,
come vorrebbe la tradizione letteraria (32), ricorre nella produzione attica
del IV sec. a.C., in una serie di vasi da Kcré (33) (primo fra tutti il famoso
vaso a rilievo con doratura, opera di Xcnophantes, oggi a Leningrado], in
oggetti d'oro, nel famoso seggio marmorco del sacerdote di Dioniso
Elcuthereo nel Teatro di Dioniso ad Atene (fig. 4), nei rilievi tarantini (34),
nelle ciste funerarie etrusche (Roma, ColI. Barberini, Museo di Villa
Giulia), nelle pietre incise (35) (fig. 5) e persino nella corazza dell'Adriano
di Villa Albani ti Roma.
Pigmei c Arimaspi sono dunque i popoli che, segnalati insieme a molli
altri da Pierre d'Ailly nella sua opera. attirano particolarmente l'attenzione
di Colombo c trovano spazio nelle sue postille: la tradizione scritta o forse
quella iconografica, possono aver avuto- una qualche influenza su questa
singolare scelta? Senza dubbio essi vanno considerati piuttosto come uomini
"particolari", cioè uomini al di fuori della norma c solo per questo monstra.
Ma la loro immagine, conformemente al gusto classico che rifugge dal
mostruoso comunemente inteso (36), è piacevole ed essi vengono ricono-

(30) Margarclhe Bieber, op. cit.• p. 96, nota 1. Cfr. inoltre, ,\1. Hamilton Swindler.
"i\mcr. Journ. Arch." 36 (1932), pp. 513 e s.
(31) Per uno. generale informazione e relativa bibliografia cfr. t:.A.A., vol. Il, p.
239. s.e. cabirici va.si.
(32) La storin (li questo leggendario popolo di cui narra Arisiea (li Proconneso nella
sua opera Arimaspeia (VII a.C.) ritorna in ErodOIO (1II 116; IV 13·27), Eschilo (Prom.
803·806), Diodoro (1J 43,S), Strsbone (I 21), Plinio (n.h. VlT 2, IO), Pausania (124,6).
(33) K. Schefold, U"tersllchungcn..:u den kerschcn. Vusen, Berlin 1937. pp. 153·154.
(34) L. Bemabè Brea. Una scultura funeraria tarantina secondo il contenuto C lo
SItO funzione della decorazione architettonica dei monumenti funerari. "Hiv, Ist. Arch.
e SI. dell' Arte" 1 (1952), pp. 200 e 55.
(35) Cfr. ad e~. Gisela M. Richter, Engraocd Gems of Creeks and Etruscans, Lon<1OI1
1968, n. 155.
(36) Cfr. E.U.A .. IX, col. 707.708, s.v, Mostruoso cd immaginario (Antichità).

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sciuti "particolari" piu per loro usi e loro costumi che per la loro
tradizionale deformità.
Se qualche uomo-mostro ricorre nella iconografia antica, a parte
mostri della tradizione mitologica. questo risulta per lo più derivato da
antiche divinità orientali: è il caso del Bès stetocefalo (37) (fig. 6) presente
nella scultura e nella glittica di Tharros (Sardegna) e del Baubo di Prienc
(38), che vanno ricollegati a quelle divinità acefale nate a Creta ed in Egitto,
le cui raffigurazioni potrebbero essere la matrice iconografica degli
akephaloi di Erodoto o dei Lcmni di Plinio (39).
Analogamente Anubi, divinità egiziana orientale, potrebbe aver in-
fluenzato l'iconografia ili quegli uomini con la testa di cane . cinocefali e
ciclopi della tradizione medievale (40) . che Pierre d'Ailly cita nel XVT
capitolo della sua [mago Wundi. Dal Bès stetocefalo ~i generarono i mostri
dalle "teste vaganti" così come da Anubi pre ero l'an io le cosiddette "teste
clrnate" (41). La combinazione di questi due tipi doveva portare alla ricca e
fantasiosa produzione di immagini che souo il nome di grylloi (42)
caratterizzò la glittica di età romana (13). Questo gcnE'rc di rappresentazioni
non è ca uale ma ri pondc a precise esigenze di potere, con decise sfumature
magico-apotropaiche nell'antichità (44) come nel medioevo: (I••• si tu trouves
entaillé ung homme qui ait visagc de ìyon et pied d'aigle et de sous ses

(37) A. Delaue. Etudes SUI la magie /{fl!cqllc. Ak"phalos theo«. "null. de corro Hell."
(1914). pp. 199 e ss.: F.. Acquaro •. Amulet] egiziam ed ,,/.';ttiz::allil nel .~/u.~"Q.\a::iOll(l/(·
di Caglian, Rom:! 1927. p. 24.
(38) T. "'iegalld·11. Schrader. Priene, Berlin 19(H. fi~~.1I9·1;H.
(39) J. Bnltrusaiti», op. ci/ .• pavsim,
(4()) Vinco Bellev, Sprc. nat, X'\XI 126. H. Cordier. Lcs monstres dans la légerul"
CI dans la nature. le. cinocephules. Pari ... 1890: per ulteriori' bibliografia cfr. H. Wittko'·cr.
op. cii.. p. 197. nota 31.
(41) J. Baltrusaiti -, op. cit.. V. ~i el passim.
(42) II nomc deriva da un passo di Plinio (TI.h. XXX\· 114) relntivo alla caricaturn
di un certo Cryllos (·...-guita da Antiphylo ... rEpziano. Forse l'arti,ta ritra-se il perscnaggic
con una t~t8 di porco.
(43) ~:,ist" una ,a<ta produzione sui grylloi nella glittica di età romana: 1)"1' una
informazione generale sull'argomento cfr. A. Furrwaengler, Antiken Gemmcn, Miinchen
1969. III. pp. 352·36.3: Anne H()(".• Xeu: Lighl on th.. Gf)·/li. "Jour. Hcll. St." 5.'; (1935).
pp. 232 e,'.
(44) Per una generale informazione -ull'argomento: Cisela ~1. Richter, Engravcd
Cems 01 th« Greeks and 01 th« Etruscans, London 1968. p. 3 et passim; Eadem, Engruucd
Gcms 01 thc Romans. London 1971. p. 2 e SS.

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Fig. l . Firenze, Museo Nazionale: Vaso François, deeorazione del piede dd cratere: Pig-
mei che louano contro le gru.
Fig. 3 . Aten", :\lu,t:O Xazionale: Skyphos con proce-ssione.
Fig, 4 - Atene, Teatro di Dioniso Eleuterio: Sedile COli decorazioni a bassorilievo: Arimaspi
e grifi in lotta,
Fig. :; . Boston. Museum of Pine Arts: Scaraboide in calcedonio: lotta fra un grifo c un ari-
maspo (?) (originale e calco).
Fig. 6· .ew York, Metropolitan Museum of Fine Arts: Scarabeo in diaspro verde: il dio Bès.
piedz un dragon qui ait deux testes et s'i] tiengne un baston en la destre
main ... tous les esprits obeyssent a luy» (Hugues Ragot) (45).
Questi riconosciuti poteri dell'immagine, insieme alle piccole dirnensìo-
ni dell'oggetto ed al valore intrinseco attribuito alle pietre contribuiranno ad
una vasta diffusione dei grylloi nel mondo occidentale e nella cultura
medievale che non si accontenterà di riecrcarli e collezionarli (46) ma
tenterà anche di imitarli (47). Anche la glittica, dunque. insieme ai codici
miniati, ai Bestiari. alle Mappae mundi, ai Calendari, ai trattati di astrologia
ed astronomia è una delle vie di diffusione di una certa iconografia
dell'umano mostruoso.
\Ia questo uomo-mostro che pur vanta una ricca tradizionc letteraria.
antica e medievale e . limitatamente all'età medievale . una altrettanto ricca
tradizione iconografica. non è considerato un dato reale dall' Ammiraglio.
Colombo nei suoi scritti non esita infatti a porre la sua esperienza personale
al di sopra dei dati forniti dalla tradizione . dati che trovano conferma nelle
cronache contemporanee dove vengono registrate nascite di esseri mestruo-
si. acefali ed abnormi ('18) . cd afferma di non aver trovato traccia di esseri
mo truosi ..... como mucho pensavan' (49). Tale atteggiamento configura
un aspetto di Colombo "uomo moderno" ch€' mentre da un lato . e
particolarmente nelle questioni teologiche . è pronto a seguire la versione
tradizionale-ortodossa delle sue fonti (50), dall'altro preferisce seguire una
posizione più scientifica e razionale meno sottoposta alle influenze della
fantasia e dell'immaginario.
LUlGl.\A QUARTIXO

(45) r. De Md)'. Du ,(;I" de« pierrcs grauées ali MOyNI Àge. "Hev, de l'Art. Chr."
(1893). pp. 195 ~ .s.
(46) J. Baltrusaitls. op. cit.. p. 51 e relative nOI.:.
(4ì) \1:'.S. Heckscher, Relics of Pagan Antiquity in Mediecal Settings. in "Jour.
Wnrb. 1r1>1." l (1937.1938). Pp. ~ e s'.
(48) J. Balrrusaitis. op. CII.. p. 56. Cfr. Fcrtuniu-, Licetus, De Mon.~lm. Amstelodami
1665. cap. ili: "De monstruorum humanorum reali exi-tentia". L·A. nota che nel 1562
a Villafranca in Vasconia, "ortam e-se puellam sine capile, habentern aures in seapulis
retro ocuìcs in humcris" (lib, Il. p. 232).
(49) Lettera di Colombo (4 mano 1493). in R.C.C., l, l, li. 130, lO.
(SO) Luigina Quarlino. Presupposti iconografici 0.1 Paradiso Terrestre di Cristoforo
Colombo. in Columbeis Il. Genova 1987. p. 401.

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