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LO SPAZIO LETTERARIO DELLA GRECIA ANTICA

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LA PRODUZIONE

Volume I E LA CIRCOLAZIONE Torno I LAPOUS Torno II L'ELLENISMO Torno III I GRECI E ROMA

LO SPAZIO LETTERARIO DELLA GRECIA ANTICA


Direttori: GIUSEPPE CAMBIANO, LUCIANO CANFORA, DIEGO LANZA

DEL TESTO

Volume I
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Volume II LA RICEZIONE E L'ATTUALIZZAZIONE

LA PRODUZIONE DEL TESTO

DEL TESTO

E LA CIRCOLAZIONE Torno II L'ELLENISMO

Volume III CRONOLOGIA E BIBLIOGRAFIA DELLA LETTERATURA GRECA

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pp. ~M-29

SALERNO EDITRICE ROMA

In redazione:
CORRADO PETROCELLI

III LA BIBLIOTECA E IL MUSEO

Insert; iconografid:
LUIGI TODISCO

Traduzioll;:
Carlo De Nonno ha tradotto il saggio di CHRISTIAN JACOB; Elisabetta Mazzetti il saggio di KONRAD VOSSING.

ISBN 88-8402-120-0

Tutti i diritti riservati - All rights reserved Copyright 1993 by Salerno Editriee S.r.l., Roma. Sono rigorosamente vietati la riproduzione.la traduzione. I' adattamento, anehe parziale 0 per estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo effettuati, eompresi la eopia fotostatica, il mierofilm,la memorizzazione elettronica, eee., senza la preventiva autorizzazione scritta delia Salerno Editriee S.r.l. Ogni abuso sara perseguito a norma di legge.

EZIO PELLIZER,
I.

La mitografia

283

III.

LA BIBUDTECA
I.

E IL MUSED La Biblioteca e il Museo

La "storia poetica" delle origini 2. Poeti dotti ed antiquari in eta alessandrina 3.Altri canali di diffusione dell' erudizione "mitografica" 4. Dati "mitografici" sparsi in opere non specifiche s. Un esempio istruttivo: Pausania Postilla bibliografica
FERRUCCIO FRANCO REPELLINI,

LUCIANO CANPORA,

Matematica, astronomia e mecca305


3. Le meccaniche

L'Accademia z. II Peripato 3. Alessandria 4. II lavoro scientifico nel Museo S. Le biblioteche 6. La Biblioteca 7. La consistenza libraria 8.Biblioteche e storia dei testi 9. Destino delle biblioteche
MARCO FANTUZZI, II sistema

niea
I.

La matematica

2.

L' astronomia

IVAN GAROPALO,
I.

Figure della medidna ellenistica


2.

345

letterariodellapoesia alessandrina nel

III see. a. C.
I. Ristrutturare generi letterari: un "gioco con Ie forme"? z. Capire classificando (per poi archiviare 0 continuareo recuperare) 3. Innovazioni tradizionalistiche ... 4.... e sperimentalismi marginali s. Formule da non ripetere, glosse da inventare

Dogmatici ed empirici strato S. Gli erasistratei ma Postilla bibliografica


ROBERTO PRETAGOSTINI,

Erofilo 3. Gli eroftlei 4. Erasi6. Gli empirici 7.Asclepiade di Biti~

Le teorie metrieo-ritmiehe degli antiehi. Metrica e ritmo musicale.


La teoria dei metra prototypa 2. La teoria metrica derivazionistica 3. Confronto fra i due sistemi e loro influenza sulle teorie metriche dei moderni 4. Criteri metrici nella prassi editoriale dei grammatici alessandrini s. Le teorie musicali relative al ritmo 6. Prassi metrico-ritmica nella culrura greca arcaica e classica
I.

369

LUIGI LEHNUS,
I.

Callimaeo tra la 'polis' e il regno Apollonio Rodio

Vita

2.

Opere

MASSIMO FUSILLO,

I. Le Argonautiche e il genere epico (uno sguardo diaetonico) 2. La poetica alessandrina (uno sguardo sincronico) 3. Raccontare il viaggio: prima e dopo la Colchide 4. Raccontare I'tr/ls: Medea s. Giasone fra antieroismo e frustrazione 6. Ritmi e tempi del racconto 7. Glispazi, gli oggetti 8. Forme espressive 9. La ricezione

CHRISTIAN JACOB,
I. La

La geografia

393

geografia in biblioteca 2. Geografia e lettetarura: esclusione e paranoia 3. Rivedere la carta 4. Uno spazio geometrico s. La carta alessandrina come "mobile immobile" 6. II trattato geografico 7. Un nuovo spazio intellettuale

MARCO FANTUZZI,
I.

'Teocritoe la poesia bueolica

MARIA MICHELA SASSI,

Fisiognomica
2.

431

Filita bucolico? 2. Teocrito: Ie testimonianze sulla vita i resti dell' opera 3.Teocrito a Cos 4.Encomi ed epilli di Teocrito: fra re semidei e dei semiumani S. Teocrito poeta mimico (e il mimo bucolico) 6.Individualita ed eteronomia del genere bucolico

I.

Riflessi dell' anima

Scienza e pregiudizio

MARIA MICHELA SASSI,


I.

'Mirabilia'

449

Declino e rivincita del meraviglioso 2. La paradossografia: inaridimento 0 perversione? 3. Credevano gli antichi ai loro mirabi-

ENZO DEGANI,
I.

L'epigramma

liar
SALVATORE SETTIS,
I.

Le origini 2. L'epigramma arcaico 3. L'epigramma classico 4. Le raccolte di epigrammi S. L' epigramma ellenistico 6. L' epigramma romano 7. L' epigramma d' eta imperiaIe 8. L' epigramma bizantino

La trattatistica delle arti figurative


2. Daile

469

Descrivere I' me, descrivere il vero dell'arte antica" al discorso sull'arte te" 4. Cercare un linguaggio

"fonti per 10 studio 3. Nasce la "storia dell':u-

FRANCO MONTANARI,
I. Filologia,

L'erudizione, la filologia e la grammatica


DIEGO LANZA,
I. II classico

grammatica, tradizione e interpretazione dei testi: la letteratura erudita 2. Esegesi prealessandrina. II ruolo di Aristotele e del Peripato 3. Da Zenodoto ad Aristarco 4. Dopo Aristarco

Menandro
2. Un

senza opere

modo nuovo di far commedia

3.

Eredita, permanenze e innovazioni Menandro e la citta sospesa

4. II ritrno drammatico

5.

NICHOLAS HORSFALL,
I.

Roma

GIUSEPPE CAMBIANO - LUCIANA RBPICI,

Atene: Ie scuole Jeifilo-

sofi
I. I filosofl e la citta 2. L' attivita delle scuole filosofiche 3. La dimensione dialettica nelle filosofie ellenistiche 4. II ritomo delIa poesia e della retorica 5. La letteratura filosofica e l'insegnamento 6. La letteratura epicurea e la memoria

Le origini 2. L"'eta di piombo" 3. L' entrata di Roma nel mondo greco 4. L' ellenizzazione popolare 5. II teatro 6. Musica, atletica 7.La tarda repubblica 8. I Greci a ROffia 9. I tecnici geeci 10.L' arte greca II. I Romani e la cultura letreraria greca 12. II latino negativo Postilla bibliografica

LUCIANO CANFORA,
I.

Polibio

FAUSTO PARENTE,

Gerusalemme

La Grecia conquistata dai Romani 2. Una storia davvero "universale" 3. Tycht 4. La tipologia costituzionale 5. Politica e morale 6. La critica dei predecessori

I. Mondo greco e mondo ebraico prima e dopo Alessandro. II problema della ellenizzazione delIa Giudea 2. La traduzione greca della Scrlttura in Giudea e a Gemsalemme 3.Storiografia ed epica in lingua greca nella Gemsalemme degli Asmonei 4. L' uso del greco a Gemsalemme come risulta dalle Continon letterarie 5. La conoscenza e I'uso del greco nella Gerusalemme del periodo romano COmedocumentata nella letteratura rabbinica. II problema della poliglossia nel I see. d.C.

INDICI Indice delle illustrazioni

FRANCO MONTANARI,
I.

AlessanJria e Cirene Pergamo


2. La cultura pergamena

Alessandria

2. Cirene

FRANCO MONTANARI.
I.

639 RoJi 657

La citta. gli Attalidi e la biblioteca

LIVIO ROSSETTI - PATRIZIA LIVIABELLA FURIANI,


I. La

tripolis nasos .2. I secoli VI e Va.C. 3. La stagione dei poeti comici 4.La stagione dei 610sofl 5. II III secolo: letterati, storid e geografi 6. II II secolo a.C.: Roma "scopre" Rodi 7. Rodi come osservatorio astronomico elettivo: Ipparco di Nicea 8. La paideia rodiese (II e I secolo) 9. Gli storici del II e I secolo 10. Andronico, Gemino, Teodoro e il dissolversi delle tradizioni di alta cultura nell'isola Postilla
EDGAR PACK. Antiochia:

schema Ji uno spazio letterariosemivuoto

717

I. Un centro di potere . . . 2. Gli inizi 3.Arato di Soli 4. L' epoca di Antioco il Grande 5. La storiografla 6. II teatro 7. "Letteratura" e spazio cittadino: i ginnasi, Ie biblioteche, Ie "scuoIe" 8. Letteratura d' "occasione" 9. Un poeta antiocheno in cerca di un nuovo centro di potere: Aulo Licinio Archia a Roma

KONRAD VOSSING,
I.

Cartagine
2. La Cartagine romana Postilla biblio-

769

II periodo punico graflca

I.

L'ACCADEMIA

Accademia di Platone non e assimilabile ad istituzioni moderne che portano 10stesso nome. Ha osservato W.K.e. Guthrie che il solo raffronto possibile potrebbe essere con quella istituzione sui generis che sono i colleges inglesi con Ie loro caratteristiche, ereditate dal mondo medievale: in particolare con Ie loro implicazioni religiose e l'ideale di una vita in comune, in special modo di una tavola comune .1Un elemento costitutivo deU'istituzione e il Juogo sacro dove la seuola EuinstaUata: il carattere sacro del terreno e un dato ben attestato. Dal punto di vista "giuridico", l'Accademia era un thiasos, un'associazione di culto al servizio di una diviniti: nel caso deU'Accademia tali diviniti furono Ie Muse. La comuniti platonica praticava il banchetto in comune (syssition): occasione altamente significativa, al punto da suscitare la convinzione che chi cenasse con Platone si sentiva meglio il giorno successivo (Plutarco, Quaest conv., 686 a; Ateneo, X 419c). Alcune "leggi" regolavano il banchetto: Senocrate e Aristotele avevano seritto suU'argomento (Ateneo, v 186b, XIII S86b). Filiazione diretta del simposio, il dialogo e il veicolo privilegiato deUa comunicazione nel "sistema" deU'Accademia. Ci si e chiesti se del sistema facessero parte anche vere e proprie lezioni, e la discussione si e concentrata su di una ben nota e controversa testimonianza di Aristosseno (Elementa harmonica, II I), il quale a sua volta sosteneva di risalire ad Aristotele, a proposito deUa celebre lezione di Platone sui bene (ten peri tou agathou akoasin). Favorino,.il grammatico di eti adrianea, conosceva un aneddoto riguardante una "lettura" di Platone ai discepoli, una"lettura del Fedone, che non avrebbe, a quanto pare, avuto grande successo se 301 termiI. W.K.C. Guthrie, A History of tht Andent Philosophy, Univ. Press. 1975. p. 19.
IV,

L'

Cambridge. Cambridge

ne nella sala era rimasto il solo Aristotele (FHG, III p. 580, fro22). H. Cherniss2 e dell'avviso che l'esperienza descritta da Aristosseno fu un exploit isolato, a1contrario il Guthrie, ne! IV tomo delIa Storia, pur senza argomenti cogenti, deduce dal passo di Aristosseno che Platone gave also continuous lectures .3Un problema da porsi e se sia possibile stabilire quale sia stata l'evoll1zione delIa scuola platonica nelI'atnbito delle "materie di insegnamento" nei ql1arant'anni durante i quali Platone la diresse. Certo vi erano degli elementi fissi: la matetnatica era uno di essi. Se siamo in grado di gettare uno sguardo nell'attivita scientifica dell'Accadernia - ha scritto il Wilamowitz - 10 dobbiamo all'innocente scherzo delIa Commedia .4In effetti la testimonianza piu dettagliata di cui si disponga e quella del comico Epicrate, il quale ci presenta Platone tra i suoi allievi, impegnato in una ricerca botanica in occasione delle Panatenee.5 Un medico siciliano e presente alla discussione e si comporta in un modo sommamente villano, ma Platone dinanzi a cio rimane del tutto impassibile. Cio che importa - dal punto di vista dell'organizzazione delIa scuola - e appunto la presenza del medico siciliano: smentita "in carne ed ossa" dell'opinione corrente secondo cui vi sarebbe stato un ridotto interesse, nell'Accadernia, per Ie scienze della natura.
2. IL PERIPATO

direzione di Licone. II complesso delle proprieta delia scuola comprendeva: il kepos (il giardino), il santuario delle Muse (Mouseion), l'altare delle Muse, Ie statue, gli ex-voto (anathemata), la passeggiata (peripatos), Ie camere per ospitare i dotti (oikiai pros toi kepoi); i pasti in comune comportavano da parte dei partecipanti (epicheirountes) un contributo (symbolai). Vi erano ans-he degli "addetti": uno hieropoios, un epimeletes ton Mouson incaricato di occuparsi del santuario, e mensilmente veniva eletto una sorta di "coordinatore" ho epi tes ettkosmias. Gli schiavi, la biblioteca ecc. erano proprieta dello scolarca. Poiche era vietato ai meteci di essere proprietari di una parte purchessia di suolo attico, ne Aristotele ne Teofrasto - che erano per l'appunto meteci - poterono essere proprietari del suolo e degli edifici della scuola: fino a1momento in cui Demetrio Falereo, signore di Atene dal 316 al 306 a.c., fece dono al suo maestro Teofrasto del glorioso sito (Diogene Laerzio, v 39). 11 locus classicus sull'organizzazione dell'insegnamento presso Aristotele e in Gellio (xx 5): Le lezioni sulle arti e sulle scienze,del 610500 Aristotele, erano divise in due categorie: quelle essoteriche (exoterika) e quelle acroamatiche (akroatika). Le prime erano incentrate suliaretorica, suliarisoluzione di aporie sofistichee suliaconoscenzadegli affaripolitici (civilium rerum notitiam). Le altre avevanoperoggetto una filosofiapiu elevatae riguardavano 10 studiodelianatura e Ie disceptationes dialecticae. Aristoteleinsegnava ten akroatiken nel Liceo,al mattino:non si era accettatia caso,bisognava, per essere accettati,dimostrareil proprio talento, di possedere conoscenze preliminari, gusto e operosita nello studio.6 Le lezioni essoteriche Ie teneva,nello stessoluogo, di sera,e insegnaval'eloquenza:vi ammetteva tutti i giovani senza distinzione (eas vulgo iuvenibus sine delectu praebebat). Chiamavala prima lezione passeggiatadel mattino (eothinon peripaton) e la seconda passeggiatadelia sera (deilinon peripaton), giacchesia in un caso che nelI'altro teneva Ie sue lezioni passeggiando.

Anche il Peripato e un Mouseion suI modello dell'Accademia. Le fonti in proposito sono ben note: innanzi tutto il Testamento di Teofrasto, dove si parIa esplicitamente del Mouseion che era all'interno della scuola (Diogene Laerzio, v 51: eis to hieron); quindi un frammento molto ricco di Antigono di Caristo (presso Ateneo, XII 547d-548b), che ci informa sulla vita colIettiva del Liceo sotto la
2. Aristotle's School. A Study oj a Greek educatio'lal imtitution, Berkeley 1945,trad. it Firenze, La Nuova Italia, 1974, p. 2. 3. Guthrie, op. cit, p. 21. 4 U. von Wilamowitz-Moellendorf; A"'igonos von Karystos, Berlin, Weidmann, 1881, p. 283. 5. II frammento e in Ateneo, II 59 d.

6. Analogamente. per essere ammessi nell'Accademia era necessaria la conoscenza della geometria: efr. H. Usener, Organisation tIer wissenschaftlichen Arbeit, in Vortrage lwd AuJsiitze. Leipzig-Berlin. Teubner, 1907, p. 83

suddivisi in questo modo e foroisce altre informazioni e documenti, dichiarando anche la sua fonte: Andronico di Rodi. Fonte di primissima qualitii, se si considera che Andronico e, tra l'altro, l'editore critico dell'Aristotele riscoperto da Silla, l'Aristotele acroamatico. :E state osservato 7 che Aristotele, per indicare illavoro comune, adopera normalmente koinonia, koinonein ed evita la parola tipicamente platonica SJ,"ousia, syneinai. Cio dipende dal fatto che, nel caso di Aristotele, illavoro comune non consiste nel rapporto dialettico (dialogico, come nell'Accademia) ma in una vera e propria cooperazione scientifica cui si perviene attraverso una divisione dellavoro (efr. Metaph., II 990 a30-b 5). Come ha osservato efficacemente Ingemar During, il risultato dell'insegnamento di AristoteIe fu la nascita di una forma letteraria nuova: la prosa scientifica.8
3.
ALESSANDRIA

blioteca, compreso dentro la "reggia" di Alessandria - un immenso palazzo/quartiere che di fatto corrispondeva al Bruchion - costituisce la riproposizione in grande stile e con maggiore dovizia di mezzi dell'esperienza del Liceo. In comune essi hanno anche il rapporto privilegiato col sovrano: che nel caso di Aristotele e 10 stesso Alessandro. Cambiano pero Ie modalita del rapporto. Aristotele e legato ad Alessandro ed Alessandro ne finanzia e sorregge Ie raccolte; nel caso di Alessandria, invece, il potere incorpora l'officina degli scienziati, il Museo appunto: ormai il Museo, la Biblioteca ad esso connessa, e gli scienziati stessi, sono per cos! dire "proprietii" del sovrano. Ancora a Strabone dobbiamo la sola descrizione superstite del Museo:
Della reggia fa parte it Museo. Esso comprende il peripato.l'esedra e una grande sala, nella quale i dotti che sono membri del Museo consumano insieme i pasti. In questa comunita anche it denaro viene messo in comune; hanno anche un sacerdote che e capo del Museo, un tempo designato dai sovrani, ora da Augusto.

II trasferirsi di questa esperienza di organizzazione del sapere e della ricerca (legata al nome di Aristotele) ed il suo installarsi Sl1 larga scala nella metropoli di Alessandria di Egitto sotto l'egida del primo e del secondo Tolomeo fu, con ogni probabilitii, merito di Demetrio Falereo: 10 scolaro di TeoErasto e reggitore di Atene per un decennio, rifugiatosi presso i Tolomei dopo la sua rovina politica (306a.c.). Strabone, 10 scienziato e storico di eta augustea, nella pagina in cui descrive Ie fasi iniziali delIa storia del testa di Aristotele (XIII p. 608) definisce Aristotele il primo che raccolse libri ed insegno ai re d'Egitto l'ordinamento di una biblioteca. II senso delIa Erasesolo apparentemente paradossale e chiaro: significa che Demetrio, approdando in Egitto e divenendo consigliere del primo Tolomeo,9 si fece tramite dell'assunzione, alIa corte di Alessandria, dell'esperienza del Peripato. II complesso Museo-Bi7 J.P. Lynch. Aristotle's School. Berkeley, Univ. of California Press. 1972. p. 57. 8. I. Diiring. Aristotle in the Andent Biographical Tradition. Goteborg-Stockholm, Almquist & Wiksell. 1957. p. 360. 9. Secondo una notizia riferita da Plutarco (Moralia, 189 d), Demetrio aveva caldeggiato presso Tolomeo la formazione di una raccolta di libri sulla regalita to

Di seguito Strabone nomina e descrive il cosiddetto Soma: un recinto circolare dove il primo Tolomeo aveva posto la tomba di Alessandro, cui si erano via via aggiunte Ie tombe dei vari Tolomei. Parte delIa reggia e anche il cosiddetto Soma ('il corpo'): e un recinto circolare nel quale si trovano Ie tombe dei re e quella di Alessandro It. Per Strabone, Museo e Soma sono contigui. SuI Soma si sofferma alquanto e narra come Tolomeo fosse riuscito a mettere Ie mani per primo suI cadavere di Alessandro e come gli avesse dato sepoltura ad Alessandria: Ii - precisa - si trova tuttora il corpo del sovrano macedone (ma non dice esattamente dove), non nell'originario sarcofago d'oro ma in uno di alabastro (Geogr., XVII pp. 793-94). Nel Museo vengono a confluire strumenti di lavoro, collezioni di animali, raccolte di libri; dentro il Museo vivono in koinonia gli scienziati e i letterati: If studiano, Ii impartiscono illoro insegnamento, If consumano i pasti in comune. Grande e la circolazione del sapere rispetto agli altri centri mondiali (si pensi alIa corri-

spondenza di Archimede con gli scienziati di Alessandria), ma altrettanto grande e la separazione tra questa elite ed il proprio retroterra cittadino, per non dire politico. Se e vero, percio, che una linea ininterrotta congiunge Platone e l'Accademia agli istituti di ricerca alessandrini (l'espressione e di Miiller-Graupa), la differenza non lieve e nel fatto che, ormai. ad Alessandria - ma 10 stesso puo dirsi per Ie analoghe istituzioni sorte ad Antiochia e a Pergarno, sotto i Seleucidi e sotto gli Attalidi - e il favore e la liberalita del sovrano che rende possibile il syzen e il syscholazein .10 Questa separazione - che in Atene era stata motivo di incomprensione e di diffidenza tra i filosofi e la citta ed ora era totale estraneita - fa si che un poeta satirico e filosofo scettico, Timone di Fliunte, contemporaneo dei primordi del Museo, ne parli come di una "gabbia": la gabbia delle Muse. Nella popolosa terra d'Egitto - cosi si esprime Timone - vengono allevati degli scarabocchiatori libreschi che si beccano eternamente nella gabbia delle Muse (fr. 12 Di Marco). Dice vengono al1evati con allusione ai privilegi materiali concessi loro dal re: il diritto ai pasti gratuiti, 10 stipendio, l'esenzione dalle tasse. E li chiama charakitai intendendo che fauno scarabocchi sui rotoli di papiro, con un voluto gioco di parole con charax, il "recinto" dietro il quale quegli "uccelli" da voliera di lusso vivevano nascosti. 4. IL LAVORO SCIENTIFICO NELMusEo Timone di Fliunte derideva illavoro di Zenodoto su Omero, e raccomandava ad Arato, il poeta dei Fenomeni di adoperare Ie vecchie copie. di Omero, non quelle ormai corrette (Diogene Laerzio, IX II3). Cerci interventi dei dotti del Museo suI testo omerico potevano anche apparire capricciosi 0 immotivati. Ma ben pill vasto e costruttivo era illoro lavoro. Classificavano i testimoni, dividevano in libri, annotavano. Nessun'altra epoca, forse, ha lasciato, suI bagaglio letterario affidatole, una traccia cosi duratura come quella impressa dai charakitai.
10. 801.

E. Mliller-Graupa,

s.v. Museion, R.E.,

XVI I,

Stuttgart, Druekenmliller,

1933, eol.

Sarebbe pero quanto mai riduttivo pensare i dotti del Museo esdusivamente come dei "letterati". II Museo comprendeva ogni ramo del sapere, e divenne fucina di nuovi metodi di insegnamento nei diversi rami. E il caso degli Elementi di Euclide, documento insigne del metodo di insegnamento di un grande matematico delIa prima generazione del Museo. Anche nel suo caso, la filiazione da Atene,sul piano scientifico se non anche su quello biografico, e documentata e significativa. Egli era stato allievo di Speusippo e di Eudosso, dunque aveva frequentato l'Accademia ad Atene. Prodo nel commento allibro I degli Elementi stabilisce la cronologia di Eudide in relazione da un lato agli scolari di Platone (dei quali Eudide era pill giovane), dall'altro ad Eratostene (del quale era pill vecchio). Cia che risulta quasi impossibile stabilire e se Euclide - come ha scritto Fraser nel mirabile studio Ptolemaic Alexandria (Oxford, Clarendon Press, 1972) - sia giunto ad Alessandria come giovane studioso seeking opportunity to develop his talents in the Mouseion 0 se egli era gia divenuto "un'autoriti" nel suo campo durante il periodo ateniese. In ogni caso e nel Museo che si dovra collocare ed inquadrare il suo insegnamento cosi come la stesura delle sue opere. L'aneddoto raccontato da Prodo, secondo cui Tolomeo in persona avrebbe tentata di apprendere da Eudide la geometria ed avrebbe posto al maestro l'ingenua domanda se esistesse una via rapida (syntomos hodos), piu rapida di quella segnata dagli Elementi, ha senso appunto se si presuppone un Euclide operante anche lui tra i dotti del Museo, nella "gabbia delle Muse". La storia del Museo non e, se non in modesta parte, la storia delle piccole querelles letterarie pro 0 contro il mega bib lion. E una deformazione ottica quella che porta talvolta i moderni a privilegiare queste tenzoni. Illavoro scientifico - come insegnamento e come ricerca - ricopriva nel Museo 10 stesso posto di rilievo che nell'Accademia 0 nel Peripato. Avremmo un quadro piu completo ed equilibrato dell'istituzione se potessimo leggere il trattato, perduto, del grammatico alessandrino Aristonico SuI Museo di Alessandria, citato da Fozio: un'opera che ancora al tempo di Costantino veniva studiata ed epitomata dal sofista Sopatro nelle

Eklogai (Fozio, Bibl., cod. 161, p. 104 b 40). Anche altre opere dal troppo gene rico titolo Mouseion ci sono note attraverso la tradizione erudita - una di Alcidamante (citata nelle Vitae Homeri et Hesiodi, p. 42, 16 Wilamowitz) ed una di Callimaco (che la Suda cita subito accanto ai Pinakes) -, ma e difficile stabilire se davvero si occupassero dell'istituzione alessandrina.11Nella cultura araba, secoli e secoli pili tardi, il mito del Museo era collegato al suo ruolo di centro di ricerca scientifica, in particolare astronomica. Ibn Gubayr, il quale visito Alessandria nel marzo-aprile dell'anno u83, cOSI descrive infatti, nel suo Viaggio, una delle meraviglie delIa citta: Una delle meraviglie consiste in cio, che la parte sotrerranea e come quellasoprasuolo,ed e piu antica e piu solida[... ]. Osservammoinoltre in essamolte colonne e lastre di marmo che pel numero, per Ie dimensionie per la beliezza,l'immaginazionenon se Iepuo 6gurare. Difatti tu incontri in alcune vie delia citradelle colonne dallacui altezza 10spazio resta soffocato;non si sa che cosasigni6chinone 10scopoper cui fmono innalzate.Ci fu detro che anticamente sorreggevanoedi6zi destinati ad uso dei 610s06e dei grandi di que! tempo - Dio 10sa meglio di noi -, e pare che servissero a fare delle osservazioni astronomiche.12 5.
LE BIBLIOTECHE

Questo libro, tradotto dal caldeo in greco per ordine di Alessandro di Macedonia, contiene la storia vera degli antenati . COSI cominciava uno scritto che - secondo Mose di Chorene (V secolo d.c.) - Mar Abas Katina (ISO a.C.) trovo negli archivi di Ninive (FHG, v 2, pp. 13-14). Questa testimonianza, salvatasi per caso, grazie agli estratti che Mose di Chorene ha fatto delIa Cronaca di Mar Abas Karina, ha un duplice rilievo. Attesta l'iniziativa di Alessandro di "fondare" 0 forse ampliare con libri greci la Biblioteca di Ninive; attesta cioe un impulso dato da Alessandro aIle fondazioni bibliotecarie, significativo antecedente dunque dell'iniziativa
Vd. su cio i dubbi di A. Grafenhan, Geschichte Jer klassi5chm Philologie im AlterBonn, Konig, 1843 (rist. Osnabrock, Biblio Verlag, 1973), p. 380 n. I. 12.. Ibn Gubayr, Viaggio in !spagna, Sidlia, Siria e Palestina, Mesopotamia, Arabia, Egitto, trail. e note di C. Schiaparelli, Palermo, Sellerio, 1979, p. 17. Delle colonne di Alessandria si mostra estasiato Achille Tazio (Leudppe et Clitophon, v I).
II.

dei primi Tolomei e degli altri eredi-dinasti (Seleucidi, Attalidi). Per altro verso mostra in modo significativo il nesso, gia chiaro in Alessandro, tra BibliotecH e traduzione: un nesso che ad Alessandria sara sin dall'inizio evidente e di notevole efficacia. Su Alessandro avranno influito modelli molteplici. Non soltanto il suo maestro Aristotele, il Liceo con la sua struttura bibliotecario-scientifica (cui Alessandro stesso, come ricorda Plinio il Vecchio, diede un non piccolo impulso), ma anche Ie realta dell'Oriente con cui Alessandro ha promosso un processo di osmosi su vari piani: e in Oriente la biblioteca-archivio incastonata nel Palazzo. e un dato stabile e caratteristico del modo d'intendere il "libro" da parte del "dispotismo orientale". Esempi remoti riaffiorano alIa memoria pili recente attraverso fonti erudite: Diodoro riferisce Ie notizie di Ecateo di Abdera sulle rovine del Ramesseum e ricorda che nel tempio-mausoleo di Ramsete II vi era la traccia di una biblioteca sacra. a contatto di muro con la sala dove era il Soma del defunto faraone (Bibl. hist., I 48 6-49). Eustazio, nel proemio del commento all'Odissea, riprende da un altrimenti sconosciuto Naukrates la notizia secondo cui gia prima di Omero a Memphis - sempre in Egitto - una donna sapiente aveva scritto in alcuni libri. la storia delIa guerra di Troia e Ii aveva depositati nei recessi del tempio (eis to adyton) di Memphis. Per non parlare delIa realta mesopotamica, dove si situa il pili antico sforzo a noi noto di raccogliere in un'immensa enciclopedia scritta su tavolette la descrizione di tutto l'universo circostante ,13
6.
LA BIBLIOTECA

:E su questo sfondo che prende corpo, ad Alessandria, l'iniziativa tolemaica di dar vita alIa grande biblioteca mirante - secondo l'ambizioso progetto - a contenere tutti i libri del mondo. A sua volta la grandiosa fondazione alessandrina fu modello delle analoghe fondazioni che si diffusero man mano nel mondo ellenistico e
13. Cfr.). Bottero, Mesopotarnie. L'icriture, la raison et les Jieux, Paris, Gallimard, 1987 (trad. it. Torino, Einaudi. 1991).

turn,

I,

aRoma. Tutte Ie fonti concordano nell'attribuire al II Tolomeo, il Filadelfo (285-246 a.c.), figlio e successore dopo due anni di coreggenza. del Soter, l'iniziativa della grande biblioteca ed il merito di averla incrementata in modo ammirevole e rapido. E nondimeno Ie medesime fonti pongono accanto al Filadelfo, come principale eseeutore e ordinatore di questa impresa, Demetrio Falereo, che invece dal Filadelfo fu eliminato non appena questi pote regnare da solo (fr. 69 Wehrli). La piu celebre e la piu antica di queste testimonianze e la cosiddetta Lettera di Aristea a Filocrate (II secolo a.c.) nella quale viene riferito un immaginario colloquio tra Demetrio e il Filadelfo in occasione di una visita del sovrano alla biblioteca. In tale colloquio Demetrio appare come il preposto alla biblioteca regia.: non soltanto aggiorna il sovrano sull'entita del patrimonio librario (200.000 rotoli, da portarsi quanto prima. a 500.000), ma si fa anche promotore di una iniziativa di importanza epocale -la traduzione in greco dell'Antico Testamento - che e poi il principale oggetto del singolare opuscolo. I due personaggi sono messi assieme, in questo aneddoto destinato ad innumerevoli riprese e rielaborazioni fin nella tarda eultura bizantina e in quella araba. perche l'uno, il Filadelfo, fu il sovrano che alla biblioteca diede un impulso decisivo, e l'altro, Demetrio, ne era stato l'ideatore e l'iniziatore. Dello sforzo imponente di raccolta di libri, da parte dei Tolomei, e indizio l'esistenza di un fondo detto delle navi . Risalirebbe, secondo una tradizione nota a Galeno, al Filadelfo, il quale aveva ordinato che venissero ricopiati tutti i libri che per casO si trovassero nelle navi che facevano scalo ad Alessandria, che gli originali fossero trattenuti ed ai possessori venissero restituite Ie copie (Galeno, XVII I, p. 601 Kiihn). Al Filadelfo si attribuiva addirittura l'iniziativa di un appello a tutti i sovrani e governanti delIa terra., cui il re chiedeva che gli inviassero Ie opere di ogni genere di autori (Epifanio, De mensuris et ponderibus: Migne, PC, XLIII p. 252). E interessante osservare come la lista degli autori richiesti da Tolomeo sia costituita per "generi" secondo un ordinamento che sara poi proprio delIa biblioteca alessandrina nonche delle

opere (i Cataloghi di CalIimaco) dedicate alla sua descrizione. Un impegno speciale fu dispiegato nella traduzione di testi in lingue diverse dal greco. I libri raccolti non erano soltanto dei Greci, ma di tutti gli altri popoli, ed anche degli stessi Ebrei., si legge in uno scritto erudito, molto tardo, che costituisce per noi la piu ricca e infonnata fonte intorno alIa biblioteca di Alessandria, i Prolegomena di Giovanni Tzetzes (circa IlIO-lI8S) al commento di tre commedie di Aristofane.l4 Tzetzes precisa che furono impegnati in questo lavoro specialisti provenienti dai vari paesi, esperti non soltanto nella propria lingua ma anche nella lingua greca ('t'ilv 't oiXetlXV lpUlvftV 't'ilv n: 'twv EI..I..t1vwv XlXI..WC; dMolV), ed inquadra 1'0pera dei Settanta nell' ambito di questa sistematica opera di traduzione. Dell'ampiezza di questo lavoro si PUQavere un'idea considerando la notizia pliniana relativa alla traduzione del corpus attribuito a Zoroastro: erano circa due milioni di versi, di cui Ermippo, 10 scolaro di Callimaco, compilQ gli indici (Nat. Hist., xxx 4).15 Dati di questo genere, qualunque opinione si fonnuli intorno alIa loro letterale esattezza. aiutano a comprendere Ie cifre elevatissime, tramandate nel medesimo opuscolo di Tzetzes, relative al numere di rotoli posseduti dalla Biblioteca Reale di Alessandria al tempo di Callimaco. D'altro canto il fenomeno delIa traduzione non e dovuto soltanto alla smania dei Tolomei di conseguire l'obiettivo abbagliante di costituire nella loro reggia una biblioteca universale. E anche il frutto di una duplice spinta caratteristica del mondo ellenistico, cioe di un mondo che, pur diviso in monarchie reciprocamente ostili per ragioni di politica di potenza. e nel suo complesso caratterizzato da.un tratto comune: il predominio di uno strato dominante greco, numericamente esiguo ma militarmente temibile, sUllepopolazioni indigene. :E la spinta. da un lato, dei dominati a farsi intendere ed ascoltare dai dominatori, e, dall'altro, la consapevolezza, da parte di questi ultimi, che la comprensione consoli14- Cfr. l'ed. curata da W J.W. Koster. Groningen, Bouma's Boekhuis, 1975, pp. 31-33. IS. Sulla natura di questa collezione. cfr. F. Wehrli, Hmnippos der Kallimacheer. in Die Schule des Aristoteles Suppl. I. Basel-Stuttgart, Schwabe, 1974, p. 46.

da il dominio. Una no~zia conservataci dal bizantino Giorgio Sincello (p. 516 ed. Bonn), tratta da una fonte che potrebbe essere Ia stessa cui attinse Giovanni Tzetzes, dice che Tolomeo fece tradurre i libri dei Caldei, degli Egizi e anche dei Romani. Quest'ultima notizia ha suscitato curiosita: si e pensato che potesse trattarsi di testi giuridici (Ieggi) 0 sacrali. E certo e interessante osservare come l'interesse a tradurre si sia manifestato in entrambe Ie direzioni: giacche il III secolo a.C. e anche il secolo in cui la Ietteratura romana (cioe la letteratura cui diedero vita esponenti della piu varia provenienza ma ruotanti nell'orbita romana e convinti delle potenzialiti dellatino come koine) prende avvfo e consistenza a partire da un sapiente lavoro di traduzione artistica ~ (Leo, Mariotti).t6 E comunque il nesso "Biblioteca di Alessandria" - "traduzione di opere non greche" fu sentito cosf fortemente, per 10 me no da parte dei dominati, che tutta la tradizione ebraic6-cristiana e infine araba, rifacendosi in ultima analisi alla Lettera di Aristea, ha sempre stretto in un unico nodo la fondazione e il potenziamento delIa biblioteca di Alessandria con la traduzione dei Settanta (e, come nel caso della fonte dei Prolegomena di Tzetzes e di Giorgio Sincel10, con l'opera di traduzione in generale). Un'ampia serie di testi che vanno appunto da Aristea ad Ibn-al Qifti pongono in relazione consequenziale i dueavvenimentiP

Sulle ciEre relative alIa consistenza libraria della biblioteca di Alessandria vige una notevole confusione dovuta soprattutto alla controversa interpretazione dei termini con cui i vari tipi di rotoli vengono indican. ma la situazione e aggravata anche dalle iperbo16. F. Leo. Geschichte der riimischen Literatur, Berlin, Weidmann, 1913, pp. 59-60; S. Mariotti, Livio Andronico e la traduzione artistica, Urbino, Pubb!. dell'Universita, 19862, P13 17. Si veda la raccolta dei testimonia aI termine dell'ed. a cura di P. Wendland (Lipsiae, Bib!. Teubneriana., 1900, pp. 85-166) delia LeI/era di Aristea (mancano va-

liche notizie relative alla "distruzione" della biblioteca al tempo della guerra alessandrina (48/47 a.C.). Ancora una volta, la fonte piu circostanziata e attendibile e Tzetzes, il quale - come si e detto - sembra chiaramente dipendere nei Prolegomena da erudizione ellenistico-romana. Al tempo del Filadelfo, dunque nel pieno III secolo a.c., la biblioteca del Museo, inclusa dentro il Palazzo Reale (ow 't'wv avaxtopwv xai paO\At:iov). comprendeva 400.000 pipAOl oVl!l!lyt:i<; e 90.000 lXl!lyt:i<;.Nella stessa epoca - prosegue Tzetzes - la biblioteca estema al Palazzo. (cioe quella situata dentro il tempio di Serapide, il Serapeum., fondata da Filadelfo per agevolare la pubblica lettura) ne comprendeva 42.800,18 Se si dovesse ritenere risalente in parte a fonti indipendenti da Tzetzes quanto si legge nel cosiddetto Scholion Plautinum (pp. 4849 ed. Koster dei Prolegomena di Tzetzes) si dovrebbe constatare che l'anonimo umanista ritiene di sapere che queste cifre risalgono a Callimaco, evidentemente nei Pinakes: commixtorum librorum quadraginta milia, simplidum autem et digestorum milia nonaginta, sicut refert Callimachus.19 Ma e molto probabile che l'anonimo umanista abbia elucubrato intomo a quanto leggeva in Tzetzes 0 frainteso il suo testo; talvolta si e palesemente ingannato, come quando proprio in questo contesto - fa di Callimaco I'aulicus regius bibliothecarius [Callimaco non 10 fu mai].20 10 non sarei, comunque, cosf sicuro che i Pinakes callimachei costituissero davvero un catalogo totale della biblioteca alessandrina, e comprendessero ad es. anche Ie innumerevoli e voluminose traduzioni da testi nelle altre lingue, di cui Tzetzes parIa subito dopo. Del resto la notizia pliniana, gia ricordata prima, secondo cui Ermippo (attivo ancora all'inizio del II secolo) avrebbe fatto gli indici. dei due milioni di versi della traduzione di Zoroastro significhera che Ermippo aveva fatto, per opere come
18. Prolegomena de comoedia, ed. Koster, cit., p. 32.. . . 19. Eccessiva valutazione dello Scholion Plautinum come testimonio indipendente,

m E.A. Parsons, The Alexandrian Library, New York, American Elsevier Publishing Company, 195Z, pp. 108-12.. 2.0. Su questo punto insiste opportunamente i1massimo conoscitore di Callimaco R pfeiffer, History of Classical &holarship, Oxford, Clarendon Press, 1968, I pp. 101 ~
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rie rieIaborazioni, tra cui quella di Ibn-al Qifti).

questa, 10 stesso genere di lavoro compiuto da Callimaco per gli autori greci. Non va dimenticato che il titolo dell'opera callimachea, riferito con esattezza dalla Suda era II(vaxe<; 'twv v 1tcXo1J 1tal()d~ ()laAal11\J'cXv'twv xai WV (J\)veypa1\J'av: e certamente oi ('ha_ AcXl11\J'(X\l'tec;, coloro che hanno brillato It, non sono indiscriminatamente tutti gli autori raccolti nelle collezioni alessandrine.21 Per meglio intendere il concreto valore di queste cifre, e necessario spiegare il significato dei due termini amigeis e symmigeis, intesi, per 10 piu, rispettivamente come 'rotoli miscellanei' (symmigeis) e rotoli 'contenenti un'unica opera' (amigeis), ovvero - come suggeriva il Ritschl - 'rotoli alla rinfusa' e 'rotoli scelti'. In realta il contrario delIa monobyblos, cioe del rotolo al1ly"C; contenente un'opera capace di star tutta in un solo rotolo, non e il rotolo "miscellaneo", bens! il rotolo che, insieme con altri, concorre a formare un'unica opera. Ed e questo il caso piu frequente: i 30 libri di Eforo, i circa 40 del corpus senofonteo (Diogene Laerzio, II 56), i 58 delle FiIippiche di Teopompo, i 40 di Polibio, i 40 delIa Biblioteca di Diodoro, i 120 dei Pinakes callimachei, e cos! via, sono altrettanti rotoli OUl1l1lyt:i'C;, strettamente legati tra loro dal fatto, appunto, di appartenere ad un'unica opera. Ed e il caso piu frequente (Ie monobybloi sono il caso anomalo): di qui il divario tra 400.000 OUI1111yt:i'C; e 90.000 aI11Yt:i'c;. Del resto, il valore non librario dell'aggettivo OUl1l1lyf]C; e: 'che si unisce, che si aggiunge ad altri, che si me scola con altri'. 11rotolo e l'unita di misura nei calcoli bibliotecarii. Percio Ie fonti antiche ci fomiscono quelle cifre a prima vista impressionanti - centinaia di migliaia di rotoli -: appunto in ragione dell'uso di computare non Ie opere ma i rotoli. Il calcolo complessivo dei rotoli costituenti il patrimonio di una biblioteca potevaessere espresso anche in rotoli singoli It, indipendentemente dalla loro connotazione come al1lyeic; 0 OU11111yeic;. Ecco perche l'unica notizia disponibile relativa alIa consistenza della biblioteca di Pergamo (Plutarco, Ant., 58) fa riferi21. Sommaria caratteristica dei Pillakes in R. Pfeiffer, Callimachus, voL I, Oxford, Clarendon Press, 1949.p. 349.R. Blum, Kallimachos ulld die Literaturverzeichllullg bei den Griechen, Frankfurt, Buchhllndler-Verein, 1977,p. 175,preferisce caratterizzare i PiIlakes come un'opera squisitamente bibliotecaria in senso moderno.

mento ad un'unica cifra di rotoli singoli It la cifra si riferisce all'eta di Antonio).

(200.000

plpA(a

a1tAii:

Le due piu grandi biblioteche del mondo ellenistico - Alessandria e Pergamo (Antiochia ebbe, su questo piano, una efficacia me no rilevante) - furono determinanti dal punto di vista della storia della tradizione, non solo come luogo di raccolta e di tutela delle opere della letteratura greca, ma, altrettanto, come laboratorio di cura e di esegesi di quei testi. E un lavoro legato ai nomi dei "grandi" delIa filologia alessandrina (Zenodoto, Callimaco, Eratostene, Aristofane di Bisanzio, Aristarco di Samotracia) e pergamena (Cratete di Mallo), che ha lasciato traccia significativa nel corpus dei testi superstiti. Cia vale soprattutto per aspetti macroscopici (distinzione tra opere autentiche e spurie, divisione in libri, elaborazione di un sistema di segni diacritici), ma anche per quel che riguarda l'esegesi (Ie grandi raccolte medievali di scolii ai poeti Omero, Aristofane, Euripide - serbano molto materiale alessandrino). Meno facile e stabilire, invece, in che misura il testo che si e venuto fissando tra la tarda antichita ed il medioevo rispecchi quello costituito dai grandi dotti ellenistici 0 non piuttosto una vulgata alquanto eclettica che e ormai arduo riportare a questa 0 a quell'altra "antica edizione". Questo deve dirsi in particolare per gli autori capitali (Omero, Tucidide, Demostene, i tragici, Ippocrate, ecc.). In pieno II secolo d.e., Galeno commenta Ippocrate e si imbatte assai spesso in una pluralita di varianti del cui diverso valore e significato discute talvolta in modo approfondito.22 11testo tucidideo e stato ritrascritto, forse in eta antonina, in ambiente ateniese, ed in tale occasione e stata ad esempio ripristinata la forma attica dei numerali (frequentissimi in un testo del genere): traccia di tale operazione e rimasta nei manoscritti medievali.23 Gli esempi potrebbero arricchirsi, e confermerebbero che la tra22. W.D. Smith, The Hippocratic Traditioll, Ithaca, Cornell Univ. Press, 1979. 23. B. Hemmerdinger, Essai sur l'histoire du texte de Thucydide, Paris, Les Belles Lettres. 1955,cap. n.

dizione ha assunto un tragitto line are (0 addirittura uni-lineare) solo molto tardi, appunto tra la tarda antichita ed i manoscritti medievali. Delle fasi precedenti possiamo solo immaginare il carattere policentrico, e possiamo considerare Ie grandi biblioteche - connesse al magistero di importanti critici - come i centri propulsori (sicuramente non gli unici) di tale policentrismo testuale. Ma "policentrismo" non vuol dire netta separazione: sarebbe ingenuo figurarsi cos! 1a tradizione in epoca ellenistico-romana. Quando leggiamo in Svetonio che, al principio del suo regno, Domiziano (81-96 d.C.) aveva provveduto a risarcire Ie biblioteche [di Roma] incendiate [al tempo di Tito) con esemplari racimolati dovunque e con l'apporto di una delegazione inviata ad Alessandria, incaricata di copiare gli esemplari alessandrini 24e di emendare copie racimolate altrove, evidentemente sulla base di tali esemplari]. (Dem., 20), non possiamo lasciare in ombra l'effetto di massiccia "contaminazione" che una operazione del genere deve aver introdotto nel circuito della tradizione. Lo stesso PUQ dusi per quel che riguarda Ie numerose biblioteche provinciali. E il caso della piu illustre, quella di Atene, fondata dai Tolomei e potenziata da Adriano, nella quale furono messi a frutto vecchi esemplari ateniesi (come quelli carpiti con l'astuzia da Tolomeo III) e nuovi esemplari influenzati 0 senz'altro ricopiati da quelli delle grandi biblioteche. Si aggiunga poi che ad ondate Roma era stata raggiunta da collezioni di testi provenienti da differenti capitali del mondo ellenistico (si ricordano la biblioteca del regno di Macedonia, catturata da Emilio Paolo, e quella di Mitridate, catturata da Lucullo), nonche dalla stessa Atene (al tempo di Silla).25 E queste collezioni non poterono mancare di esercitare prima 0 poi un loro influsso sui libri greci circolanti a Roma. Cia risulta, almeno in un caso, in modo circostanziato: quello dei trattati di Aristotele, gia appartenuti alIa biblioteca di Neleo di Scepsi (scolaro di Teofrasto), quindi ad Apellicone di Teo, infine rapinati

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da Silla ed a lungo conservati nella sua biblioteca privata, e presi a base - come informa un'ottima fonte contemporanea (Strabone, XlII I 54) - dell'edizione aristotelica di Tirannione. Ne si deve pensare che nella biblioteca di Apellicone, portata a Roma ciaSilla, vi fosse soltanto Aristotele: secondo Luciano (Ind., 4) c'erano anche preziosi esemplari tucididei risalenti alla meta del IV secolo a.c.; e secondo l'anonimo autore del cosiddetto Anecdetum Romanum26 c'era anche un testo dell'Iliade che presentava un inizio diverso da quello correntemente noto.z7 Certo, in principio c'e Alessandria . Ma Pergamo non deriva immediatamente dalle collezioni alessandrine. A Pergamo avevano attinto anche a fonti diverse; aggiungiamo anche che praticavano un'ecdotica assai diversa da quella dei loro "colleghi" di Alessandria. Atene d'altra parte non ha cessato di alimentare una tradizione autonoma: se Tolomeo Evergete non esita a far rub are gli esemplari "ufficiali" ateniesi dei tre tragici del V secolo, un tale aneddoto, vero 0 falso che sia, conferma l'esistenza e il prestigio di una tradizione ateniese. (Ne va dimenticata 1apresenza del Ptolemaion di Atene, dove affluiva, tra l'altro, i1dono annuale di cento libri da parte degli efebi: IG,u/m2, I, 2, 102925; I042d I; 1043so). Per parte sua Pergamo ha esercitato influenza su Roma; e Roma diviene a sua volta, per 10meno a partire dal regno di Augusto, un centro di copia ed anche la sede di una biblioteca greca prestiglOsa. Di pari passo con Ie vicissitudini delle biblioteche (grandi e piccole, pubbliche e private) del mondo ellenistico-romano si produce un fitto intrecciarsi e contaminarsi delle "antiche edizioni". E si complica ulteriormente quando incominciano a nascere Ie biblioteche dei centri di studio cristiani.28Esso da un'idea scoraggiante ma realistica della tradizione dei classici nella lunghissima e deciz6. Codiee greeo n. 6 del Collegio Romano, ora alla Biblioteea Nazionale Centrale di Roma. Z7. Cfr. Lexicon Vindobonense, ed. Nauek, p. Z73: L'l/iade ritenuta antiea, detta di Apellieone . La lettura eXcp' EJ.\xGivo~ e un nonsense. z8. Si pensi al Didaskaleion di Alessandria al tempo di Clemente ovvero alia scuola di Origene in Palestina.

z4. Ii un dettaglio ehe ben si aeeorda con I'ipotesi ehe non ci sia stata la traumatica disttuzione della biblioteea al tempo di Cesare (cfr. infra, par. 9). zs. Le biblioteehe di Cartagine inveee furono regalate. dal Senato romano ai reucci d'Afriea. (Plinio, Nat. Hist~ XVlll zz).

siva fase in cui essi furono non gia (come accadde poi) sporadici ese~plari salvatisi magari in copia unica, ma assiduo oggetto di copla per conto di una estesa elite sovranazionale. Una elite che tra i segni. d~l suo prestigio aveva anche la proliferazione capillare delle blblioteche. Un quadro del genere aiuta, tra l'altro, a compre~d~re perch~ i papiri via via riaffioranti, di autori gia noti per tradlzlone medlevale, non coincidano praticamente mai in modo c.oerente con l:uno .oyaltro ramo della tradizione medievale: quaSIsempre quel papm rappresentano e testimoniano segmenti di una tradizione29 che, dopo una nutrtta serie di rimescolamenti, ha alia fine trovato, quando l'ha trovata, la strada tendenzialmente unilineare della tradizione medievale. 9 DESTINODELLE BIDLIOTECHE L~ l~ggenda di una apocalittica distruzione della impareggiabiIe blbli~tec~ del Museo nel corso delIa guerra alessandrina (48/47 a.e.), e mfiClatanon solo dalla confusione delle fonti,30ma dal dat~ di fa~o, s~esso trascurato, che Strabone, nel corso del suo sogglOmo m Egttto (25-20 a.e.), lavon) appunto nella biblioteca del Museo e descrisse poi - come s'e gia detto -la struttura del Museo nel XVII tibro della sua Geografia (XVII t 8). Un ulteriore indizio si e aggiun~o in tempi pill recenti. N el 1948Harold Idris Bell pubblico un papuo proveniente da Ossirinco, i1 Papiro Merton 19, dove si tratta della vendita di un bartello, avvenuta i131marzo del 173d.e. Questa scrittura privata si presenta corne una lettera, indirizzata A Valerio Diodoro, gia sorto-bibliotecario membro del Museo (U1tOf.l.Vl1f.l.a.'t'oypaljllj>lXm) Mouot:\ou) It. II fatto poi che Svetonio nella bi~grafia di Claudio parli del vetus Alexandriae Museum (42 2) come eSlstente al tempo di Claudio e ribattezzato Claudianum in onore dell'imperatore dovrebbe dissipare senza riserve i1 mito
.2.9. E b~o che Ii si definisca spesso "eclettici" rispetto ai rami delia tradizione medlevale: Smgolare so.,:ertimento delia prospettiva: eclettico e semmai iI processo formanvo delia tradlzlone medievale. 30. Ne ho discusso in La biblioteca scomparsa, Palermo. Sellecio. 1986, cappo6 e 7 delIa seconda parte.

dell'incendio cesariano. La distruzione avvenne molto pill tardi, al tempo del conflitto tra l'imperatore Aureliano (270-275 d.e.) e Zenobia di Palmira, combattuto appunto per Ie strade di Alessandria. Fu in quell'occasione che, come scrive Ammiano Marcellino, Alessandria amisit regionem, quae Bruchion appel/abatur, diuturnum praestantium hominum domidlium (xx 16 IS). Ateneo di Naucrati, alla fine del II secolo 0 al principio del III, sembra disporre ancora, per la sua enorme compilazione erudita, dei tesori della biblioteca alessandrina. Vista nel suo insieme, la storia delle biblioteche antiche e una catena di fondazioni, rifondazioni, e catastrofi. Un filo sottile collega i vari, e in larga parte vani, sforzi del mondo ellenistico-romana di mettere in salvo i propri libri. Tutto comincia con Alessandria: Pergamo, Antiochia, Roma, Atene non sono che delle repliche. Distruzioni, saccheggi, incendi colpirono immancabilmente i grandi addensamenti di libri. Neanche Ie biblioteche di Bisanzio feceroeccezione. Percio quello che alia fine e rimasto non proviene se non mediatamente dai grandi centri (in genere i pill colpiti), bens! piuttosto dai luoghi marginali.

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