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PAOLO LIVERANI

IL SIGNIFICATO DEL COLORE NEI MARMI


IN ETÀ TARDOANTICA
Gilf0

Il tema di questa comunicazione è piuttosto impegnativo e mi espone


al rischio di deludere il lettore oppure di rimanere confinato in una lista
puntigliosa di fonti letterarie ed epigrafiche. Inoltre solo pochi anni fa
Mark Bradley ha dedicato un libro a un tema analogo(1), ma in un'ottica
più generale rivolta agli aspetti letterari e filosofici della questione.
Cercherò allora di affrontare il tema con una prospettiva più strettamen-
te archeologica, anche se dovrò utilizzare largamente le fonti scritte,
dedicando una specifica attenzione al periodo tardoantico e alto medioe-
vale, che in genere è stato trattato in modo marginale nei precedenti
studi. Nonostante le difficoltà, infatti, il tema va affrontato perché costi-
tuisce un tassello importante di quella storia del colore che è tempo di
cominciare a scrivere e alla quale ho cercato di fornire già qualche con-
tributo(').
Quando si parla di storia del colore il pensiero corre immediatamen-
te al lavoro di Pastourcau('), che ha aperto una pista di ricerca affasci-
nantl' l' in Jll'l'l'l'lh:nza mai trattata con sistematicità. I lavori dell'illustre
111nlil'vis1:1 pnii v;111110 l'olllpktati in alllll'IHl dul' dirl·zioni. La prima e
piu 1·vidl·11t1· l' q11l'll11 di snivl'l'l' Jll'I' rnsi dirl' il /ir1·1111d 1k·lla sua sto
a

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ria: il capitolo cioè dedicato ali' antichità greca e romana senza il quale di "marmo". Egli infatti dichiara che «sono detti marmi quelle pietre
forse alcune caratteristiche del colore medioevale non sarebbero appieno eccellenti che si distinguono per le macchie e per i colori»( 10 ). È questa
comprensibili. Benché Pastoureau ne abbia tentato uno schizzo, la lette- una definizione molto chiaramente focalizzata sull'aspetto cromatico,
ratura scientifica preesistente su cui si fonda la sua ricostruzione soffre di anche se alquanto parziale poiché dimentica l'importanza dei marmi
prospettive parziali( 4 ), oppure è costituita da opere datate e metodologi- bianchi sia nell'edilizia che nella letteratura - un topos sul quale tornerò
camente deboli('). Il risultato come è ovvio ne soffre fortemente. tra un momento. Si possono trovare altri indizi di questo slittamento
In secondo luogo l'interesse del medievista si è appuntato sugli focale sul colore dei marmi: si pensi per esempio al mosaico del vescovo
aspetti legati al vestiario, ai tessuti, al loro significato sociale e infine sul- Paolo nella cattedrale di Apamea( 11 ), con un'iscrizione del 535 recente-
1' araldica, trascurando - per motivi comprensibili - quel vasto e com- mente valorizzata da Gianfranco Agosti(1 2 ), che esalta la policromia del
plesso mondo che è la produzione artistica, senza il quale però ogni trat- pavimento mettendola in parallelo con la variegata conoscenza delle dot-
tazione sul tema colore non può considerarsi soddisfacente( 6). Non ho la trine celesti posseduta dal vescovo stesso. A Gerasa un'altra lunga iscri-
pretesa di colmare in questo breve spazio tali lacune, ma proverò a por- zione metrica degli stessi anni("), faceva bella mostra di sé nella chiesa
tare il contributo del mio tassello al fine di arrivare a comporre un dise- eretta dal vescovo Atanasio ai santi Pietro e Paolo. Anche qui uno dei
gno più ampio. motivi di lode è costituito dalle "pietre splendidamente colorate" impie-
gate per la costruzione e per il mosaico. Il gusto per le pietre colorate
Benché ai nostri occhi la caratteristica più eclatante dei marmi anti- infine è indubbio in testi bizantini come la famosa descrizione di Santa
chi sia la varietà policroma('), è sintomatico il fatto che i loro nomi - Sofia a Costantinopoli di Paolo Silenziario('4 ).
quelli latini, ma anche i greci - fossero ricavati dalla regione di prove- Proviamo però a scendere più in dettaglio. Una delle connotazioni
nienza (si pensi a denominazioni quali Chium, Lunense, Lacedaemonium, cromatiche più evidenti del mondo antico è quella del rosso porpora.
Numidicum, Parium, Pentelicum, Proconnesium, Thasium ... ), quindi Già in epoca repubblicana questo colore era caratteristico del mantello
senza alcuna allusione al colore. Non che manchi nelle fonti della prima dcl comandante dell'esercito, il paludamentum dell'imperator. Con l'età
età imperiale l'attenzione alla dimensione cromatica('), ma verosimil- imperiale questo significato si era rafforzato e - per così dire - specializ-
mente il colore era solo una delle componenti che rendevano i marmi zato, divenendo il distintivo più caratterizzante della potestà imperiale.
attraenti e significativi, intendo dire che il colore faceva corpo in maniera C'è una vasta bibliografia a riguardo e non serve dilungarsi oltre. Per
indissolubile con la materia, la lucentezza, la preziosità e non costituiva quanto riguarda i marmi il significato della porpora si era trasferito sul
una dimensione autonoma rispetto alle altre. porfido rosso. La porfirite o il porphyreticum marmor o lapis ebbe anche
La cromia della pietra era certamente importante: le fonti latine che nitri nomi in età tarda(1'): M8oç E>11~aioç (Pietra Tebana) o M8oç
parlano dei rivestimenti in opus sectile di pareti e pavimenti usano spesso t\iyt'innoç (Pietra Egiziana), termini che alludevano alla sua provenien-
la metafora lapide pingere - dipingere con il marmo - sotto diverse zn gt'ografica oppure M8oç 'Pwµaioç (Pietra Romana) un nome impie-
forme e varianti('). Tuttavia la famosa definizione di Seneca (Ep. 86.6: in gnto piuttosto largamente nelle fonti bizantine con un carattere forte-
picturae modum variata circumlitio), forse non sempre correttamente llH'llll' enfatico che ne dichiara tutta l'importanza come simbolo per

intesa, istituisce una similitudine tra rivestimenti marmorei e pittura non 111110110111asia dell'impero romano.
solo per il colore, ma anche perché si tratta in entrambi i casi di una cir- li porfido era riservato alla casa imperiale e agli edifici pubblici( 16 ) e
mmlitio, cioè un sottile rivestimento variegato che ricopre le superfici. ciii i· partirolarmentc chiaro nelle sepolture: già Nerone fu sepolto in
In età tarda è possibile che la percezione dei marmi colorati fosse u11'um11 di porfido(' 1 ), dal sepolcro di Adriano proviene un sarcofago in
alml'no in parte mutata. L'esempio più chiaro cc lo offre Isidoro di porfido('") (fig. I) di rni rl'sta purtroppo solo un piccolo frammento, le
Siviglia l'1111ico autorl' chl' ci ahhia trasmesso una definizione esplicita 1Tlll'l'i di S1·11i111io Sl'vcro llll'oll<l l'al'l'ol11· in 1111'uma di porfido('''). lln

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sarcofago in porfido divenne normale per le sepolture imperiali nel IV Ponti/icalis (46.5) ornassero il ciborio, e ancora oggi quello medioevale è
secolo e nella prima metà del V: conosciamo le sepolture di Elena e sostenuto da colonne di questa pietra.
( :ostantina("') (fig. 2), ma sono attestati dalle fonti anche i sarcofagi di Roma è ovviamente un caso privilegiato, ma potrebbero essere scritte
Costantino("), Massimiano Erculio e Valentiniano II(22 ) - per quest'ulti- storie simili anche per altre città: cito solo l'uso a Ravenna di lastre di
mo di reimpiego - fino a Marciano( 23 ). Più tardi anche Teodorico utilizzò porfido per coprire le sepolture dei vescovi nelle basiliche("), o - dovrei
per la sua sepoltura una vasca di questa pietra(2 4 ) (fig. 3 ). dire meglio - la leggenda carolingia su quest'uso; ovvero la traslazione
In età bizantina il titolo imperiale Porfirogenito significava "nato del corpo di S. Ambrogio assieme a quello di Gervasio e Protasio in un
nella stanza di porpora" del palazzo imperiale di Costantinopoli, così sarcofago di porfido ad opera di Agilberto II (824-859) nella basilica
chiamata perché rivestita di questo materiale( 25 ). Il porfido veniva utiliz- appunto di S. Ambrogio( 35 ).
zato per monumenti di particolare significato: a Costantinopoli era di Quando l'estrazione del porfido terminò nel V secolo, il primo impe-
questa pietra la colonna sormontata dalla statua di Costantino nel suo ratore che a Costantinopoli fu costretto a modificare questo elemento
foro( 21·), un monumento simbolo e un punto di riferimento urbanistico del cerimoniale fu Leone I (t 4 74), il cui sarcofago fu realizzato nella
fondamentale: era probabilmente di qui che venivano misurate le distan- Ieracite, il porfido verde( 36 ). L'esperimento ebbe successo ma solo parzia-
ze stradali(") e aveva un ruolo chiave anche nella liturgia stazionale della le, probabilmente per la difficoltà di reperimento della pietra che veniva
città e in genere nella maggior parte delle processioni civili e religiose( 28 ). da cave vicine a quelle del porfido rosso nel deserto egiziano. Zenone (t
Per rimanere in quest'ambito si possono ricordare anche le rotae porphy- 491), mantenne il colore verde, ma scelse un altro marmo: il verde antico
rcticae inserite nel pavimento di edifici che segnavano il luogo di soste - marmo di Tessaglia - che secondo le fonti venne adottato da almeno
cerimoniali di particolare importanza, come nella Chalke a una decina di membri della famiglia imperiale nei secoli successivi(") e
Costantinopoli e a Roma nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, dove ave- che ancora troviamo utilizzato per Irene (fig. 4) la moglie di Giovanni II
vano un ruolo importante nel cerimoniale della incoronazione imperiale Comneno nel XII secolo. Tuttavia non c'era più un colore chiaramente
medioevale(29 ). imperiale come era accaduto per il porfido: a partire da Costantino VI (t
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La connotazione del porfido come una sorta di superlativo simbolico 685), diversi imperatori utilizzarono la breccia corallina(' ) cavata in
verrà ereditata in ambito ecclesiale e Sible de Blaauw ha magnificamente Bitinia nella valle del Sagarios, una regione non troppo lontana dalla
illustrato questa evoluzione nella Roma tardoantica e medioevale(' 0 ). capitale. Il suo colore rosso brillante poteva in qualche misura far pensa-
Richiamerò solo a titolo di campione qualche esempio eclatante nelle re a un ritorno alla tradizione, ma non si impose come esclusivo; oltre al
principali basiliche: la memoria costantiniana della tomba di S. Pietro marmo verde tessalo già ricordato, altri imperatori scelsero varie qualità
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era decorata da fasce di porfido di rivestimento - ancora visibili dalla di marmi bianchi: il favorito era il Proconnesio( ), ma fu impiegato
cappella Clementina - e da colonne in porfido che verosimilmente anche il marmo frigio Docimio nella varietà non screziata e il marmo di
vanno riconosciute tra quelle che, dopo vari spostamenti, ornano attual- Hierapolis. Le sepolture dunque ormai oscillano tra verde, bianco e -
mente la Cappella delle Reliquie di S. Maria Maggiore(' 1); nel battistero ancora - rosso. Casi isolati rimasero il marmo d'Aquitania utilizzato per
di S. Giovanni in Laterano le otto colonne di porfido sono nella posizio- il sarcofago di Anastasio (t 518) e il pavonazzetto - la varietà screziata
ne voluta da Sisto III (432-440), ma secondo il Liber Ponti/icalis (46.7) del Docimio - per Eudocia moglie di Giustiniano II (t 711).
ernno state già inserite nell'edificio da Costantino al momento della
rnstruzionc(''). Questo allestimento fu replicato anche nel battistero di A proposito dcl marmo verde di Tessaglia va fatto ancora almeno un
S. Maria Maggiore costruito dallo stesso Sisto III("), mentre per S. atu·nno in relazione alla pavimentazione della basilica di S. Sofia (fig. 5)
l.orl'llZo fuori le mura non conosciamo hene l'allestimento paleocristia- a ( :os1a111i11opoli. doVl' aVl'va una funzione di tipo liturgico("'). È stato
no, ma si p11ù ritcnert· che le colonne di porfido ricordate dal Liha i11la11i possiliill' ricoslrt1irl' pn il pavi111t·1110 di Ci11sli11ia110 la presenza di

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una serie di quattro larghe fasce trasversali realizzate in questo marmo. elencato tra le materie prime preparate dal re Salomone per l'erezione
Secondo le fonti bizantine esse marcavano punti di sosta nello svolgi- del Tempio di Gerusalemme(47 ). Anche Prudenzio( 48 ), ai primi del V sec.,
mento delle liturgie e probabilmente segnalavano la differenza tra l'area considera di marmo Pario le colonne della basilica di S. Paolo fuori le
presbiteriale e il resto della chiesa. Qualcosa di simile, ma certamente mura a Roma, che sono in realtà di Proconnesio( 49 ). Nel VI sec.
anche di più semplice, è attestato anche per Santa Sofia a Salonicco. Le Procopio(' 0 ) ricorda il rivestimento di marmo Pario del sepolcro di
fonti di VIII e IX secolo definiscono questa fasce verdi "fiumi", per il Adriano a Roma, una notizia che non trova riscontro nei resti conservati,
loro colore. È sempre difficile distinguere in questi casi tra le intenzioni sia pure molto scarsi. Ciò getta il sospetto anche sulla notizia dello stesso
originali della committenza e le reinterpretazioni a posteriori più o meno autore a proposito delle colonne di marmo pario per la chiesa della
fantasiose, tuttavia la rappresentazione di fiumi o dell'oceano nei pavi- Vergine alle Blachernae di Costantinopoli, costruita sotto Giustino I
menti delle basiliche paleocristiane e bizantine non è insolito( 41 ) e la (518-527)(' 1).
denominazione potrebbe dunque risalire nel tempo rispetto alla sua La frequenza delle menzioni tardoantiche del marmo Pario si deve
prima attestazione. Per completezza ricordo che una funzione liturgica è spiegare, dunque, da un lato con la fama che aveva di materia pregiata e
forse da attribuire anche all'omphalos della basilica costantinopolitana: di altissima qualità("), dall'altro con una connotazione morale che pro-
una rota di granito grigio, questa volta, attorniata da altre rotae minori di gressivamente acquista. Ciò è particolarmente evidente nel caso delle
porfido, verde antico e altri marmi pregiati( 42 ). sepolture, dove il pregio del marmo è indice dell'onore che si riconosce
al defunto e non ha nulla a che vedere con la reale provenienza della pie-
Vale la pena di esaminare ora il caso dei marmi bianchi. Notoria- tra - non si conoscono infatti sarcofagi di marmo pario soprattutto in età
mente si tratta spesso dei più difficili da identificare, ma anche in questo tarda e in regioni assai lontane dalla Grecia. Il motivo è frequentissimo
caso troviamo alcuni elementi significativi. Si è già detto del in Gregorio di Tour, che ricorda questo marmo per le tombe della basili-
Proconnesio, spesso usato per le sepolture imperiali; in età bizantina ca di S. Venerando("), per la tomba del senatore Helarius( 54 ), per una
avanzata troviamo impiegata per il sarcofago di Costantino figlio di sepoltura nella cripta della basilica di S. Cassio("). In altri casi viene
Basilio I (869-879), una pietra bianca definita "imperiale" (f3aai.AtK6ç segnalato semplicemente il marmo bianco, prezioso o comunque splen-
Al8oç), forse ancora una volta Proconnesio( 43 ). di<lo('6). Nei casi tuttavia di personalità di ambito ecclesiale si può pensa-
Nella tarda antichità, invece, a partire dal IV sec. d.C. ricorre con re che questo onore equivalga anche a una attestazione della loro santità
una certa insistenza nelle fonti il topos della bianchezza del marmo e in e dunque la menzione del marmo Pario acquisti una sfumatura morale: si
particolare del marmo Pario. È abbastanza evidente, però, che tali men- pensi, sempre in Gregorio di Tour, alla tomba del beato Lusor(5 7 ), di
zioni non possono essere sempre intese in senso letterale. Una modesta Fclix, vescovo dei Biturugi( 58 ), o ancora alla tomba di S. Genesio a
attività estrattiva e di esportazione dall'isola è effettivamente dimostrata ( :lermont, ma senza menzione della qualità del marmo e ornata quest'ul-
da un deposito di colonne a Ostia, presso il tempio dei /abri navales tra tima a scapito di una tomba anonima(").
la fine del IV e gli inizi del V sec. d.C.( 44 ) Inoltre conosciamo anche una Un sermone anonimo attribuito un tempo a Ilario di Poitiers(60 ) arri-
produzione locale che prosegue ancora nella prima metà del VI sec.( 45 ) vu a esprimere con chiarezza questo concetto: dando una lettura spiri-
Tuttavia sembra difficile ipotizzare uno sfruttamento su larga scala di tuale dcl Tempio di Salomone, infatti, lo definisce di marmo Pario "cioè
questo marmo e certamente non dobbiamo pensare alla qualità più pre- wstruito di pietra bianca, per esprimere il candore della castità ecclesia-
giata, la Lychnite, che non permetteva l'estrazione <li blocchi <li grandi stirn".
dimensioni("·).
Numerose attestazioni dunque sono inaffidabili se intese ktteralnll'n- Proviamo a t rarrc qualche conclusione da quanto detto finora. Il
ll': si pensi al ll'sto dl'lla V11!1~11/11 di S. ( ;irola1110, dow q11csto marmo i· !"olore lll'I 11111r1110 pH·so isolata111t·11tt• 11011 puù essere considerato un
.,
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codice autonomo per diversi motivi. Innanzitutto il colore - come già si Mette Moltesen( 64 ), sono stati inseriti i gioielli di un diadema nella capi-
è detto - non veniva considerato in maniera indipendente dalle altre gliatura di questo ritratto. Lo stesso procedimento si ritrova in un ritrat-
qualità del marmo, anche se bisogna progressivamente sfumare questa to da Aphrodisias, scelto in età tardoantica per rappresentante probabil-
affermazione. In età tarda, infatti, il sistema di estrazione, commercializ- mente Teodosio II("').
zazione e impiego dei marmi, con la sua rete estesa attraverso tutto il Possiamo aggiungere diversi altri esempi: un ritratto di sacerdote da
Mediterraneo, entrò in crisi e si ridusse drasticamente. La contrazione Atene della fine del IV sec. d.C. ha una corona di alloro in cui le foglie -
nel numero e nella ricchezza delle commesse edilizie, il progressivo oggi perdute - erano realizzate in altro materiale( 66 ), la Vestale Massima
abbandono della scultura a tutto tondo, il reimpiego di materiali pre-esi- Coelia Concordia da Roma (385-387 d.C.) ha un medaglione realizzato
stenti erano tutti fattori che avrebbero necessariamente influenzato nella stessa tecnica( 67 ), due ritratti imperiali del Louvre databili verso la
anche la considerazione dei marmi. In particolare la prassi dei riuso metà del V secolo hanno una corona di gemme, anche in questo caso
imponeva una maggiore elasticità nelle scelte e una evoluzione dell'este- perdute( 68 ). Una statuetta di imperatrice degli inizi del V sec. da Cipro( 69 )
tica secondo criteri di variazione e alternanza dei materiali, criteri assai mostra evidenti tracce di inserti forse metallici sulla spalla e lungo le
poco classici che sono stati ricostruiti dal Deichmann negli studi sulla gambe per evidenziare i clavi, le strisce rosse della tunica.
disposizione delle colonne di reimpiego nelle chiese paleocristiane( 61 ). Particolarmente vicino stilisticamente e tecnicamente all' Ariadne il
Questa evoluzione - che qui si può appena richiamare - non riguardava ritratto maschile - forse dell'imperatore Anastasio( 70 ) - della Ny
solo l'aspetto cromatico, ma inevitabilmente rese più elastica la scelta dei Carlsberg Glyptotek che pure mostra occhi incavati e castoni del diade-
materiali e quindi rese il colore - per così dire - relativamente autonomo ma per ospitare gemme artificiali. Nel VI secolo a Costantinopoli l'uso si
dalla materia. Una spia di questa tendenza è nel fatto che talvolta si trova estende agli elementi architettonici, come le colonnine di ciborio da S.
il rosso antico utilizzato al posto del porfido per marcare elementi archi- Polyeuktos (fig. 7), da Sant'Eufemia all'Ippodromo e da S. Giovanni
tettonici o spazi significativi, oppure nell'uso di una terminologia sfoca- Battista all'Hebdomon(7 1). Possiamo considerare questi esempi come casi
ta, per cui ad esempio "marmo Pario" - come si è visto - diventa termi- tardi di opus interraszle, una tecnica descritta da Plinio il vecchio (NH
ne generico per marmo bianco di qualità. XXXV.2) e piuttosto diffusa nel I sec. d.C.( 72 ) La fabbricazione di
gemme artificiali - d'altra parte - è uno dei temi principali trattati nelle
In epoca tardo-antica - già lo accennavamo all'inizio del discorso - si raccolte di ricette alchemiche greche tardoantiche( 73 ).
assiste a una esaltazione della varietà cromatica probabilmente maggiore
<li quanto avvenisse nella prima età imperiale, che pure conosceva una In qualche caso infine le potenzialità del codice dei colori dei marmi
grande ricchezza da questo punto di vista. Tale fenomeno si intravede sono state prese in considerazione, ma a quanto sembra si tratta di un
anche nella scultura. Benché questa tra IV e VI secolo diventasse sempre discorso più letterario che architettonico. Il sermone di un anonimo
più rara fino a scomparire nel VII( 62 ), si conservano esempi fortemente autore africano del V-VI secolo, lo Ps.-Fulgenzio di Ruspe( 74 ), commenta
sperimentali in cui non ci si limita più a dipingere la superficie del il miracolo del paralitico sanato da Cristo alla piscina di Betsaida (Gv.
marmo o a comporre statue con parti di marmi diversi, ma si utilizzano 5, 1-17). Secondo questo autore i malati presenti nella piscina "erano le
inserti in bronzo, in metallo e in pietre che imitano i gioielli imperiali. Si rnlonne della futura Chiesa, quando ricevevano la salute. Le colonne di
pensi per esempio al ritratto di Ariadne, moglie di Zenone, conservato al Porfido (erano) gli uomini che avrebbero bevuto il sangue di Cristo. Le
Laterano("') (fig. 6), le cui pupille sono inserti di lavagna e che recava colonne di Serpentino (Lacedemoni) i malati che sarebbero stati liberati
incastonati nella corona gioielli - o meglio imitazioni di gemme - ma dal dc·1111111io, che pur presl'tlte non ebbe pili potestà sugli uomini. Le
a11rlw alla statua di Agrippina in hasanite dal colle Celio a Roma il mi roloruw di marmo Pario spkndenli nella fila (erano) i lebbrosi e i parali-
ritratto si trova oggi a Copl·naghen. In l'tÙ larda, come ha mostralo tiri. rlll' avrl'lilil'l"o a11rav\'l'salo la fo111l" in modo da ahhandonare la

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varietà e acquisire dalla fonte l'unità. Le colonne di marmo Caristio (allusione al colore del cielo), ma metalinguistico e connota un livello
(Cipollino), (erano) gli uomini sotto la pena del lavoro, perché sotto il ufficiale, monumentale e rappresentativo della figurazione. A partire dal
regime della grazia (gr. charis) - secondo quanto espresso dal nome delle V sec. il fondo blu comincerà a essere gradualmente sostituito dal fondo
colonne stesse - avvenisse gratuitamente il risanamento dei malati". d'oro( 76 ). Ma mi fermo perché andrei fuori tema: mi interessava solo
Il testo utilizza una serie di opposizioni e parallelismi giocati però su mostrare come la problematica del colore sia assai più complessa e sfac-
registri differenti. Da un lato, infatti, utilizza un codice cromatico, cosic- cettata di quanto possa sembrare a una prima indagine, in quanto la sua
ché il porfido richiama il rosso del sangue di Cristo connotato come articolazione tiene conto di livelli e ambiti sociali, di generi e, ovviamen-
regale e prezioso, mentre il marmo Pario nel suo candore viene preso a te, è soggetta all'evoluzione storica.
simbolo di purezza per coloro che si sono lavati nella piscina, figura del
battesimo purificatore: in altre parole si contrappone implicitamente l'u-
niformità di questo marmo lucente alla varietas dei marmi venati o delle Abbreviazioni:
brecce, che alludono tanto alle piaghe della lebbra che alla disunione
fomentata dal peccato. Dall'altro lato, però, lo stesso sermone non ASMOSIA Proceedings o/ the Con/erences o/ the Association /or the
rinuncia a dei giochi puramente verbali basati sulle assonanze: il marmo Study o/ Marble and Other Stones in Antiquity
serpentino delle colonne Lacedemoni, richiama i demoni, mentre il CIL Corpus Inscriptionum Latinarum
marmo cipollino delle colonne Carystiae, in maniera ancor più forzata LSA Last Statues ofAntiquity http://laststatues.classics.ox.ac. uk/
costituisce allusione alla charis, la grazia divina. SGO R. MERKELBACH - J. STAUBER, Steinepigramme aus dem
Griechischen Osten I, Stuttgart 1998
Abbiamo cercato di tratteggiare una evoluzione della sensibilità cro-
matica per la pietra in età tardoantica e altomedioevale: essa tuttavia non
arrivò mai alle sue ultime conseguenze, né portò all'elaborazione di un
vero codice dei marmi colorati stabile e ben definito. O per dir meglio:
un codice dei colori in età antica potrebbe descriversi con migliore det- (I) M. BRADLEY, Colour and Meaning in Ancient Rame, Cambridge 2009; cfr.
taglio e precisione solo ampliando di molto il campo esaminato e consi- tinche ID., Colour and marble in early imperial Rome, in «Proceedings of the
Cambridge Philological Society» LII, 2006, pp. 1-22.
derando globalmente anche contesti e materiali differenti da quelli delle (2) P. LIVERANI, Per una "Storia del colore". La scultura policroma romana, un
pietre utilizzate in architettura e scultura. Esistono casi eclatanti poco hilancio e qualche prospettiva, in La policromia della scultura romana, a cura di P.
considerati sotto questa visuale come per esempio il sottocodice sportivo LIVERANI - U. SANTAMARIA (Atti del convegno - Firenze, 15 novembre 2010),
Roma 2013, pp. 9-32.
dei colori del circo, con le quattro fazioni dei verdi e dei blu (le factiones
(3) Cito solo alcuni dei principali contributi: M. PASTOUREAU, Bleu. Histoire
prasina e veneta) e - in sottordine - dei bianchi e dei rossi (le factiones d'une couleur, Paris 2002 (trad. it., Blu. Storia di un colore, Milano 2008); ID., Une
albata e russata). Questo codice vale infatti per tutto l'impero, anzi nella hiitoirc symbolique du Moyen Àge occidental, Paris 2004; ID., Noir. Histoire d'une
coulcur, Paris 2008 (ed. it.: Nero. Storia di un colore, Milano 2008), ID., Vert.
parte orientale è vitale fino al medioevo inoltrato("), e aveva inoltre una I li.1·toirc d'une couleur, Paris 2013 (ed. it. : Verde. Storia di un colore, Firenze
capillare diffusione nella società. Anche per l'arte figurativa ho cercato 2013).
di mostrare in altra occasione l'importanza di una logica binaria o semi- (4) M. BRlJSATIN, Storia dci colori, Torino 1983; J. GAGE, Colour and culture: prac-
tin· 1111d mcanin!',from antiquity to ah.1·traction, London 1993.
simbolica - per usare la terminologia semiotica - nella scelta del colore
(~) I .. I .I JZZA'J"J'C >- R. i>< >Ml'AS, Il st/!.m/ic11/o dci colori nelle civiltà antiche, Milano
degli sfondi - un soggetto ingiustamente trascurato. In questo caso gli l'J88. Tra i rn111rihuti l'l'lTllti che presentano I.i tematica./. LYNN SEllESTA, Tunica
sfondi chiari sono contrapposti agli sfondi hlu (o in genere scuri) sia Rnlln. Tunirn Spissa: "fZ,,. C11/11n 1111il "frxtt!1·.1 11( l<o1111111 Co.1111111<', in "IZ1c World o/
lfo1111111 <.'m/111111·, 11 nm1 di ,I. I .\'NN St.tl!Sf'A I.. I\< >NI AN'l'I:, Madison 200 I, pp.
nl'gli affrl'schi che nei mosaici, dovl' il hlu non i.· un elemento realistico
r.i 7<•. I )<"iu1I" 1wr 111 prosp<·1t1v11 l<·1tn11ri11<·111 srnrsa <·rn1oscl'111.a dl'lla ll'1t<"nll11ra

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esterna al mondo anglosassone il recente volume di R.B. GOLOMAN, Color-terms und Epigraphik» CXVI, 1997, pp. 31-38; ID., in «Incontri triestini di filologia
in socia! and cultura! context in ancient Rome, Piscataway (NJ), 2013. classica» IV, 2004-2005, Trieste 2006, pp. 360-361; Io., in «Rendiconti della
(6) Per la verità Pastoureau sembra rendersi conto almeno in parte di questi limi- Pontificia Accademia Romana di Archeologia» LXXXIV, 2011-2012, pp. 250-
ti in Vert ... cit., e cerca di rimediare prestando attenzione per esempio al ruolo del 251.
blu e del verde nell'ambito delle corse del circo, dove questi erano i colori distin- (13) C.B. WELLES, in C.H. KRAELING, Gerasa: City of the Decapolis, Yale 1938, p.
tivi delle due squadre più importanti. Il suo approccio troppo testuale, però, lo 484, n. 327, tav. 75a;J.W. CROWFOOT, Early Churches in Palestine, Oxford 1941,
tradisce: come quando mette in questione le loro tonalità, che non sarebbero tav. XXI, 18b; L. BROOY in H.C. EVANS, R. BRANOLE, Byzantium and Islam: Age
definite dagli scrittori antichi, mentre basterebbe un'occhiata ad affreschi e of Transition, New York 2012, p. 12, cat. n. l; L. ROBERT, Hellenica IV, Paris,
mosaici per riconoscerle. Infine appare partigiana e attardata la difesa a oltranza 1948, p. 68; SGO 21123/05; G. AGOSTI, in «Rendiconti della Pontificia
del paradigma relativistico (noto come ipotesi Sapir-Worf), svalutando - con toni Accademia Romana di Archeologia» LXXXIV, 2011-2012, pp. 257-258.
un po' sgradevoli - l'ipotesi contraria di B. BERLIN - P. KAY, Basic Color Terms. [t r'] µa]Aa eauµarn KC<Àa cpÉQ[EL ȵò]ç LcQOcpav'rTjç
Their Universality and Evolution, Berkeley - Los Angeles - Oxford 1991 (I ed. àv8QWTimç o'i n']vbc n6..\1v KC<L yalitv ì:xoucnv,
1969), che è tutt'altro che abbandonata e che, sia pure con correzioni, regge per- ouvcKEV oIKov ì:bnµc µa8TJ'rC<iç nQwrna'ra'rmç
fettamente nel suo nocciolo duro: cfr. P. KAY - C.K. McDANIEL, The Linguistic I1É'rQ<'.j.J KC<l I1C<UÀ<'.j.J - WLCT yaQ a8Évoç CTV8crn I:wn']Q -
Signi/icance of the Meanings of Basic Color Terms, in «Language» LXXIV.3, 1978, àQYUQÉOLç K6aµmm KC<l cÙ~C<cpcÉCTUL Al8mmV
pp. 610-646; P. KAY - L. MAFFI, Color Appearance and the Emergence and KAnvòç Avaa'ramoç, 8rnµT]bca ma'ra btbaaKwv.
Evolution of Basic Color Lexicons, in «American Anthropologist», CI.4, 1999, pp. «Stupende meraviglie offre il mio sacerdote
743-760; A. DURANTI, Linguistic Anthropology, Cambridge (MA) 1997, pp. 65-67 agli uomini che abitano questa città e la sua regione:
(ed. it.: Antropologia del linguaggio, Roma 2000, pp. 67-69); G. DEUTSCHER, giacché egli ha costruito un tempio ai Primi fra i discepoli
Through the Language Glass. How Words Colour Your World, London 2010 (ed. Pietro e Paolo - a loro diede la forza il Salvatore -,
it. La Lingua colora il mondo. Come le parole deformano la realtà, Torino 2013 ). con ornamenti argentei e pietre splendidamente colorate,
(7) Sui marmi policromi esiste una vasta bibliografia, tra i testi di riferimento si lui, l'illustre Anastasio, che insegna le divine dottrine della fede.» (Trad. Agosti)
veda R. GNOLI, Marmara Romana, Roma 1988 (II ed.); I marmi colorati di Roma (14) M.L. FOBELLI, Un tempio per Giustiniano. Santa Sofia di Costantinopoli e la
imperiale, a cura di M. Dr Nuccro - L. UNGARO, (cat. della mostra, Roma 28 set- Descrizione di Paolo Silenziario, Roma 2005; B. KIILERICH, The Aesthetic Viewing
tembre 2002-19 gennaio 2003), Venezia 2002; L. LAZZARINI, Poikiloi lithoi, versi- Marble in Byzantium: From Global Impression to Foca! Attention, in «Arte
culores maculae: i marmi colorati della Grecia antica, in «Marmara» II, 2006, Medievale» IV s., II, 2012, pp. 9-27.
Supplemento 1, Pisa - Roma 2007; per una sintesi sui marmi colorati nell'edilizia (15) Per le attestazioni P. LIVERANI, Marmor, in Reallexikon fiir Antike und
antica H. BRANOENBURG, Die Polychromie spiitantzker, friihchristlicher und friih- Christentum XXIV, Stuttgart 2010, cc. 224-225, n. 31.
mittelalterlicher Bauten, in «Das Miinster» LVIII.3, 2005, pp. 250-270. (16) SHA, Ant. Pius 11.8; cfr. anche SHA, Prob. 2.l; DELBRÙCK 1932; N. ASUTAY-
(8) Si pensi a Stat., Szlv. 1.5.34-43. EFFENBERGER - A. EFFENBERGER, Die Porphyrsarkophage der ostromischen Kaiser.
(9) Lapide pingere: Plin., Nat. Hist. 35.3; marmore picto: Stat., Silv. 2.2.88; Claud. Versuch einer Bestandserfassung, Zeitbestimmung und Zuordnung (Spiitantike-
20.272-273; marmore picta Nomas: Mart., 8.53.8; pavimenta ipsa lapide pretioso Friihes Christentum-Byzanz 15), Wiesbaden 2006.
caesim deminuto in varia picturae genera discriminantur: Apul., Met. 5.1; pictura- (17) Suet., Nero50.l.
tae marmorum crustae: Paneg. lat. XI (III) 11.4; discolorea crusta marmorum gra- (18) R. DELBRÙCK, Antike Porphyrwerke, Berlin-Leipzig 1932, pp. 216-218; A.A.
tissima picturarum varietale: Cassiod., Var. 1.6.2; cfr. Mart. 1.55.5. A S. Eufemia, VASILIEV, Imperia! Porphyry Sarcophagi in Constantinople, in «Dumbarton Oaks
a Grado nel 579, Inscr. Aquileiae 3.3331: squalida sub picto caelatur marmore tel- Papers» IV, 1948, pp. 3-26; ]. DEÉR, The Dynastic Porphyry Tombs of the Norman
lus è riferito a un pavimento musivo. Period in Sicily, in «Dumbarton Oaks Studies» V, 1959, pp. 150-151; I.
(10) lsid., Orig. 16.5.1: marmora dicuntur eximii lapides, qui maculis et coloribus HERKLOTZ, "Sepulcra" e "Monumenta" del Medioevo, Napoli 2001 (II ed.), pp.
commendantur. 147, 174, 195, 201, fig. 26.
(11) J. CH. BALTY, f;éveque Paul et le programme architectural et décoratzf de la (19) Cass. Dio 77.15.4.
cathédrale d'Apamée, in «Mélanges d'histoire ancienne et d'archéologie offerts à (20) Lib. Pont., 34.26; R. DELBRÙCK, Antike Porphyrwerke ... cit. pp. 215-216, 219.
Paul Collart, Lausanne 1976, pp. 31-46; Io., Mosai'ques antiques de Syrie,
(21) Cedrenus, 296 D, ed. BEKKER I, p. 519.
Bruxelles 1977, pp. 140-142; SGO 20/05/04:
(22) Amhros., Epist. 25.4.
Ttìv TIOLKVHlV 1jmpiba I1a0..\oç duayn
(23) Const. Porph., Dc cacrimoniis II.42, ed. REISKE pp. 642-649; G. DOWNEY,
ii TiotKtAÒcpQ«'v 'rt~iv àvw8cv boyµan,iv. '/"hl' tn111h.1· n/ thl' llvza11ti11c Empcrors at the Church of the Holy Apostles in
«Ì\ Paolo che presenta questo variegato mosaico, Co11.1t1111ti11upl1'. in <~fo11rnal of l lelle11ic StuJies» LIXXX, 1959, pp. 27-51.
lui eh(' possiede una varieg;ita conoscenza delle dottrine C('ksti». (Trad. Agosti) (24) Ag1wl111s, ~'J; H. D1:1.11Hll<:I\, 11n1i/..~I' l'orphvrrl'erl.:l' ... nf pp. !(1(1-167.
( 12) ( ;. A< ;e lSTl, '/'/"' 1'11il.:ili11 n/ /'1111! ""' ll/lh11p, in «Zeitschrift fiir l'apyrologie (}'\) A111111 ( :111111w1111, !iln1111, 7..1. ,.,J. Hl 11 llHSI I li.li> pp. 22'! 2 lO ..d. I ,UI\ Il.

36 PAOLO LIVERANI IL SIGNIFICATO DEL COLORE NEI MARMI

p. 90. AGOSTI, Nonno, Parafrasi E 1-2 e la descrizione di edifici nella poesia tardoantica,
(26) C. MANGO, Constantine's Column, in Studies on Constantinople, Aldershot in «Prometheus» XXIV, 1998, pp. 193-214; ID. Immagini e poesia nella tarda anti-
1993, III; M. ]ORDAN-RUWE, Das Sdulenmonument. Zur Geschichte der erhOhten chità. Per uno studio del!' estetica visuale della poesia greca fra III e IV sec. d. C., in
Aufstellung antiker Portrà"tstatuen (Asia Minor Studien 19), Bonn 1995, pp. 126- «Incontri triestini di filologia classica» IV, 2004-2005, Trieste 2006, pp. 351-374;
132; M. BERGMANN, in Konstantin der Grofle. Geschichte - Archà"ologie - ID., Interazionifra testo e immagini nell'oriente tardoantico: gli epigrammi epigrafi-
Rezeption, a cura di A. DEMANDT - ]. ENGEMANN, (Akten des lnternationales ci, in «Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia» LXXXIV,
Kolloquiums, 10. -15. Oktober 2005, Trier), Trier 2007, pp. 153-159. 2011-2012, pp. 247-269. Si potrebbero citare anche esempi occidentali, come il
(27) A. BERGER, Untersuchungen zu den Patria Konstantinupoleos, Bonn 1988, pavimento dell'Aula di Teodoro ad Aquileia: da ultimo T. LEHMANN, I mosaici
pp. 205, 271. nelle aule teodoriane sotto la basilica patriarcale di Aquileia: status quaestionis, in
(28) J. BALDOVIN, The Urban Character o/ Christian Worship. The Origins, Aquileia dalle origini alla costituzione del ducato longobardo. L'arte ad Aquileia dal
Development, and Meaning o/ Stational Liturgy, Orientalia Christiana Analecta sec. IV al IX, a cura di G. CuSCITO, Trieste 2006, pp. 61-82.
CCXXVIII, Roma 1987, pp. 169, 197, 200-203, 233-234. (42) P. SCHREINER, Omphalion und Rota Porphyretica: zum Kaiserzeremoniell in
(29) R. DELBRÙCK, Antzke Porphyrwerke ... cit. pp. 27-28, 148-150; M. ANDRIEU, Konstantinopel und Rom, in Byzance et les Slaves: études de civilisation, Mélanges
La rata porphyretica de la basilique vaticane, in «Mélanges de l'École Française de Ivan Dujcev, Paris 1979, pp. 401-410; S. PEDONE, The Marble Omphalos o/ Saint
Rome» LXVI, 1954, pp. 189-218; S. DE BLAAUW, Cultus et Decor. Liturgia e Sophia in Constantinople, in 11th International Colloquium on Ancient Mosaics, a
architettura nella Roma tardoantica e medievale, Città del Vaticano 1994, I p. 417, cura di M. Si\.HIN, (October 16th - 20th, 2009, Bursa Turkey), Istanbul 2011, pp.
II pp. 613, 679-680, 754. 749-768.
(30) S. DE BLAAUW, Papst und Purpur. Porphyr in friihen Kirchenausstattungen in (43) Const. Porph., De caerimoniis 2.42, ed. REISKE p. 644; cfr. anche Niketas
Rom, in Tesserae. Festschrzft fiir Josef Engemann, <<Jahrbuch fiir Antike und Magister, Vita S. Theoctistae Lesbiae 3, ASS Nov IV, 226; A. MrTSANI,
Christentum», Ergiinzungsband XVIII, 1991, pp. 36-50. Observations on the Origins o/ Marbles Used in the Katapoliani Church of Paros,
(31) S. DE BLAAUW, Papst ... cit. pp. 41-42; ID., Cultus et decor ... cit. p. 544. in Paria lithos, a cura di D.U. SCl!ILARDI - D. KATSONOPOLOU, Athens 2000, pp.
279-284.
(32) O. BRANDT, Il Battistero lateranense da Costantino a Ilaro. Un riesame degli
scavi, in «Opuscula Romana» XXII-XXIII, 1997-1998, pp. 7 -65. (44) P. PENSABENE - T. SEMERARO - L. LAZZARINI - B. TURI - M. SOLIGO, The
(33) Lib. Pont. 46.7. Provenance o/ Marbles /rom the Depository of the Tempie o/ the Fabri Navales at
Ostia, in, Archéomatériaux: marbres et autres roches, «ASMOSIA» IV, a cura di M.
(34) Agnellus 23 (Ursus); 29 (Neo); 33 (Exuperantius), ma v. già Paul. Noi.,
SCHVOERER, Bordeaux 1999, pp. 147-156.
Epist. 32.ì17: Regia purpureo marmore crusta tegit. J.-CH. PrcARD, Le souvenir des
(45) MITSANI, Observationsi... cit., pp. 279-284.
évèques: sépultures, listes épiscopales et culte des évèques en Italie du Nord des ori-
gines au xe siècle, Rome 1988, pp. 149-161, 187-188. (46) Sul marmo Pario in generale cfr. R. GNOLI, Marmara ... cit., pp. 261-262; P.
(35) Ibid., pp. 625-626. PENSABENE, in Paria lithos ... cit.; D. ATTANASIO, Ancient White Marbles. Analysis
and Identi/ication by Paramagnetic Resonance Spectroscopy, Roma 2003, pp.186-
(36) Const. Porph., De caerimoniis 2.42, ed. REISKE p. 642. R. GNOLI,
190.
Marmara ... cit. pp. 133-135; L. LAZZARINI, in I Marmi colorati ... cit., p. 235.
(47) I Chron. 29.2. Cfr. anche Esther 1.6 per la reggia di Assuero: M. FISCHER,
(37) Almeno una decina dei sarcofagi imperiali nella basilica dei Ss. Apostoli
' ... On Parian Pillars' the Septuagint Translation o/ the Book of Esther 1.6, in Paria
erano di questo marmo: Const. Porph., De cerimoniis 2.42: da Zenone (474-491)
/ithos ... cit., pp. 461-467.
ai familiari di Leone VI (886-912).
(48) Prud., Perist. XII.51.
(38) Si possono ricordare i sarcofagi di Basilio figlio di Leone VI, di un membro
anonimo della dinastia, di Costantino IV (668-685), di Anastasio II (713-716), di (49) H. BRANDENBURG, in Ecclesiae Urbis, a cura di F. GUIDOBALDI - A. GU!GLIA
Thekla moglie di Michele II (820-829) e di Maria figlia di Theophilos (829-842) ( ;lllDOBALDI, Atti del Congresso Internazionale di studi sulle Chiese di Roma
(Const. Porph., De caerimoniis 2.42, ed. REISKE p. 643; cfr. G. DOWNEY, The IIV-X secolo], (Roma 4-10 settembre 2000), Città del Vaticano 2002, pp. 1540-
1541.
tombs ... cit., pp. 27-51). R. GNOLI, Marmora ... cit. pp. 207-208 (con identificazio-
ne diversa del marmo); L. LAZZARINI, in J.J. HERMANN - N. HERZ - R. NEWMAN, (50) Proc., Bel!. Got. 1.22.13.
«ASMOSIA» V, 2002, pp. 60-67; ID, in I marmi colorati ... cit. p. 251. m) Proc., Oc Aedi/ 1.3.3-4.
(39) Const. Porph., De caerimoniis 2.42. ('52) Paul. Noi., Carm. 28.277 (Pariae conchae); Cl. Marius Victor, Comm. in Gen.
(40) G.P. MAJESKA. Notes on the Archaeology of St. Sophia at Constantinople: The lii, l'atr. Lai. LXI, c. 958 D; Vcnant., Carm. 9.10.10; Greg. Turon., Glor. Martyr.
(,"rccn Marhlc Hand.1· on the Floor, in «Dumbarton Oaks Papers» XXXII, 1978, (,4 (m/1111mi.1 l1!111ri.1).
pp. 299-308. ('i I) e; rl'g. T11ro11., (,"/or. Con( 34.
(4 I) E. KITZIN< d·:R, Stud.it·s 011 Late A11tiqut' a11J h'arlv Ilvwntinc rloor Mo.wics. I. ('H) //,1J. ·Il.
M0\11in 11/ Nd.:o/>oli1. in «D11111harto11 Oaks l'apt·rs» VI, 1951, pp. 100 108; C. ('i'i) ( ;n·p,. Tmo11., 11111 /."r ·1.12.

~.
9
38 PAOLO LIVERANI IL SIGNIFICATO DEL COLORE NEI MARMI 39

(56) CIL V, 617,6 (Milano); 622,11 (Milano); Vict. Viten., 1.46 (sepoltura di Staatlichen Kunstsammlungen Dresdern> XX, 1988, pp. 19-28, figg. 1-2; EAD., in
Armogaste); Beda, Hist. eccl. gentis Angl. 4.19 (17) (seconda sepoltura nel 696 <<Jahrbuch des Deutschen Archaologischen Instituts» CV, 1990, p. 320, fig. 12;
della regina Ethelthryth, badessa di Elge presso Cambridge). LSA 132 (U. GEHN, con datazione più alta).
(57) Greg. Turon., Glor. Conf 90. (67) M.G. Prcozzr, in Catalogo della Galleria Colonna in Roma. Sculture, a cura
(58) Ibid., 100. di F. CARINCI - H. KEUTNER - L. Musso - M.G. Prcozzr, Roma 1990, pp. 157-
(59) Ibid., 66; cfr. anche 17 e 34. 163, n. 87; Chr. Vorster, Spiitantzke Bildhauerwerkstiitten in Rom. Beobachtungen
(60) Ps.-Hilarius Pictaviensis, Sermo de dedicatione ecclesiae, Patr. Lat. X, c. 881 zur Idealskulptur der nachkonstantinischen Zeit, «Jahrbuch des Deutschen
D: Erat autem Templum Dei marmore Pario, quod est, lapide albo extructum, ut Archaologischen Instituts» CXXVII-CXXVIII, 2012-2013, pp. 473-476, fig. 54;
candorem Ecclesiasticae castitatis exprimeret. LSA 1296 (J. LENAGHAN).
(61) F.W. DEICHMANN, Fruhchristliche Kirchen in antiken Heiligtumer, in (68) K. DE KERSAUSON, Musée du Louvre, Catalogue des portraits romains II, Paris
«]ahrbuch des Deutschen Archaologischen Instituts» LIV 1939, pp. 105-136; Io., 1996, pp. 536-537, n. 256; pp. 538-539, n. 257.
Spolien und Ordnung in der fruhchristlichen Architektur, «Mitteilungen des (69) ].D. BRECKENRIDGE, in Age of spirituality, a cura di K. WEITZMANN
Deutschen Archaologischen Instituts. Romische Abteilung» 55, 1940, pp. 114- (Catalogo della mostra - New York 19 Nov. 1977 - 12 Febbr. 1978), New York
130; Io., Die Spolien in der spiitantiken Architektur, Bayerische Akademie der 1977, pp. 26-27, n. 20, tav. l; K. SCHADE, Frauen in der Spà'tantzke: Status und
Wissenschaften. Philosophisch-Historische Klasse. Sitzungsberichte, Mi.inchen Repriisentation, Mainz 2003, pp. 204-205, I 46, tav. 54.1-2.
1975. Cfr. inoltre B. BRENK, Spolia /rom Constantine to Charlemagne: aesthetics (70) V. POULSEN, Les portraits romains II, Copenhagen 1974, pp. 197-198, n. 204,
versus ideology, in «Dumbarton Oaks Papers» XLI, 1987, pp. 103-109; Io., tavv. 333-334; S. SANDE, in «Acta ad archaeologiam et artium historiam pertinen-
Spolien und ihre Wirkung auf die Asthetik der Varietas, in Spolien in der tia» VI, Roma 1975, pp. 67-73; R.H.W. STICHEL, Die romische Kaiserstatue ... cit.,
Architektur des Mittelalters, a cura di]. POESCHKE, Mi.inchen 1996, pp. 49-92; H. p. 59, tavv. 27, 29; F. ]OHANSEN, Catalogue Roman Portraits III, Ny Carlsberg
BRANDENBURG, Die Verwendung von Spolien und originalen Werkstucken in der Glyptotek, Copenhagen 1995, pp. 182-183, n. 80; LSA 758.
spiitantiken Architektur, ibid., pp. 11-48. (71) B. PITARAKIS, in The Materiai and the Ideai, Essays in Medieval Art and
(62) R.R.R. SMITH, in <<Journal of Roman Studies» 75, 1985, pp. 215-219; C. Archaeology in Honour o/ Jean-Michel Spieser, a cura di A. CUTLER - A.
WITSCHEL, Statuen auf spà'tantiken Platzanlagen in Italien und Africa, in Statuen PAPACONSTANTINOU, Leiden - Boston 2007, pp. 71-73, figg. 8-10; B. KIILERICH,
in der Spà'tantzke, a cura di F.A. BAUER - C. WITSCHEL, Wiesbaden 2007, pp. 113- in Doron Rhodopozkilon. Studies in Honour o/Jan Ola/ Rosenqvist, Uppsala 2012,
128; C. MACHADO, Public Monuments and Civic Lzfe: The End o/ the Statue Habit p. 174, fig. 4.
in Italy, in Le trasformazioni del V secolo. 1-:Italia, i barbari e l'Occidente romano, (72) A. BONANNI, Interraso marmore (Plin. N.H. 35.2): esempi della tecnica deco-
a cura di P. DELOGU - S. GASPARRI (Atti del Seminario di Poggibonsi, 18-20 otto- rativa a intarsio in età romana, in Marmi antichi II. Cave e tecnica di lavorazione,
bre 2007), Turnhout 2010, pp. 237-257. provenienze e distribuzione, a cura di P. PENSABENE, Roma 1998, pp. 259-299; P.
(63) R. DELBRÙCK, in «Mitteilungen des Deutschen Archiiologischen Instituts. QUARANTA- M.L. BRUTO, L'opus interrasile a Roma e nell'Italia centrale: rilettura
Romische Abteilung» XXVIII, 1913, pp. 318-323, figg. 5-6, tavv. 11-13; S. dei materiali editi e nuove acquisizioni, in Atti dell'XI Colloquio AISCOM, a cura
SANDE, in «Acta ad archaeologiam et artium historiam pertinentia» VI, Roma di C. ANGELELLI (Ancona - 16-19 febbraio 2005), Ravenna 2006, pp. 1-10; E.
1975, pp. 67-69, tav. III; R.H.W. STICHEL, Die romische Kaiserstatue am Ausgang DUBOIS-PELERIN, Décors de paroù précieux en Italie au Ier siècle ap. ].-C. Sources
der Antike: Untersuchungen zum plastischen Kaiserportriit seit Valentinian I. (364- littéraires et données archéologiques, in «Mélanges de l'École Française de Rame.
375 n. Chr.), Roma 1982, p. 59 ss., tav. 25; A. ACCONCI, in Aurea Roma. Dalla Antiquité» CXIX.1, 2007, pp. 103-124.
città pagana alla città cristiana, a cura di S. ENSOLI - E. LA ROCCA, (catalogo della (73) R. HALLEUX, Les Alchimistes grecs I. Papyrus de Leyde, papyrus de Stockholm,
mostra, Roma 22 dic. 2000 - 20 apr. 2001), Roma 2000, p. 582, n. 270; P. /ragments de recettes, Paris 1981, ricette 10-88; M. MARTELLI, Pseudo Democrito.
LIVERANI, in Pietra e colore: conoscenza, conservazione e restauro della policromia, ScrittiAlchemicz; con il commento di Sinesio, Paris - Milano 2011, pp. 127-135.
Il Colore nel Medioevo. Arte, simbolo, tecnica 4, a cura di P.A. ANDREUCCETTI - I. (74) Sermo LXIII. De paralytico, Patr. Lat. LXV, c. 934 C: ( ..) movetur pietas ad
LAZZARESCHI CERVELLI, (Atti delle giornate di studi, Lucca 22-24 novembre acgrotos respicere, columnae futurae erant Ecclesiae, cum acciperent sanitatem.
2007), Lucca 2009, pp. 17-19, fig. 19; LSA 755 (Y. MARANO). Columnae Porphyreticae, homines bibituri Christi cruorem. Columnae
(64) M. MOLTESEN, The portrait head and its reworking, in M. MOLTESEN - A.M. Laccdacmoniac, insani liberandi a daemone, quo praesente ultra non habuit in
NiELSEN, Agrippina Minor. Li/e and Afterli/e, Copenhagen 2007, pp. 139-151; hominibus potcstatcm. Columnae Pariae /ulgentes in ordine, leprosi et paralytici
LSA 1597 (J. LENAGHAN). lransituri per fontcm: ut dimittcrcnt varictatcm, et de fonte acciperent unitatem.
(65) R.R.R. SM!Tf!, A Portrait Monument /or Julian and Theodosius at C'o!1w111a" C'ar_vstù11', homincs sub pocna laborand1; sub grafia ut, juxta nomen
AphrodiJias, in Gricchcnland in dcr Kaiscrzcit, a cura di Cl !R. REUSSER, Hcftc dcs co/111111//1rt1111, J!.r11/1\ /i'al'/ Jt111ili11 ac.~ro/ort1111.
Archiiolo11,i1Chrn Scminars dcr Univcrsitiit l3ern IV. Beiheft 2001, pp. 125-136 tavv. (75) A. ( :AMl:H1 >N, <.'mm F1c1iw1.1: Il/un 1111d (,'rl'('ftJ 111 l«m1c and llyzanlium,
31 34, figg. H-34; l.\'A 196 (J. LENM;llAN). ( lx fon I I ''711.
((,(,)}. Ml.IS<:llNl·'.H, /.11•1'1 thcodo.1it111i.1chc l'rinlt·rl:ùpfr. in «Jahrh11ch dn (-;(,) I'. l.1v1 H1\NI, in <.'1rm111!11111 '/'11,· />11/vd1m1111· 11/ t111li1/ll<' 111/d M"d'""'''t!
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PAOLO LIVERAN!

Sculpture, a cura di V. BRINKMANN - 0. PRIMAVESI - M. HOLLEIN (Proceedings of


the Johann David Passavant Colloquium, Frankfurt 10. - 12. Dezember 2008),
Frankfurt 2010, p. 300; ID., Per una "Storia del colore, cit. pp. 14-20; ID.
~invenzione della nuvola, in Studi in onore di Maria Andaloro, in c.s., pp. 201-
208.
BENTE KIILERICH

SUBTLETY AND SIMULATION IN LATE ANTIQUE


OPUS SECTILE
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Some of the finest late antique wall decorations in opus sectile stem
from Junius Bassus' basilica in Rome, ca 331, and the edifice outside
Porta Marina at Ostia, ca 390. In both buildings the opus sectile tech-
nique was used to simulate and imitate other materials. Sculptural and
architectural features, textiles and various art forms were diligently imi-
tated in expensive marbles and porphyries. I argue that the principal aim
of these extravagant and technically highly demanding decorations was
not the pictorial motifs, but materia! display in order to show off the
commissioners' status and prosperity.

THE BASILICA OF JUNIUS BASSUS

The sernlar Basilica of Junius Bassus on the Esquiline hill in Rome


prohahly scrved as a meeting or audience hall. The apsidal aula mea-
Slll"l'd ca 18. 30 x 14.25 111 and rcachcd an intcrior hcight of at least 15
111( 1
). A lost i11sniptio11 011 tla· intcrior wall statcd that it was huilt by the
rn11s11l J1111i11s B11ss11s 111 Iris ow11 l'XPl'llSl' (( :11. VI 17P: llJNllJS BAS-
Fig. 1: Frammento di sarcofago in porfido probabilmente dal sepolcro di Adriano,
Chiostro della Basilica di S. Giovanni in Laterano, Roma.
Fig. 3: Sarcofago di Teodorico, Ravenna.

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