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BIBLIOTECA LUCCHESI- PALLI~
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SCAFFALE 2) @

PLUTEO

N.’ CATENA. 5 (6
" î JI
/fà ‘
DIZIONARIO
ST()RICO--MITOLOGICO
DI TUTTI I POPOLI DEL MONDO
COMPILATO DAI srcwom
GIOVANNI POZZOLI, FELICE ROMANI .
E ANTONIO ’PERACCHI ‘
SULLE TRACCE

m NOEL, MILLIN, LA PORTE , DUPUIS,


RABAUD S. ETIENNE [6: 2C.

TOM. VI.

L 1 vie R N o
STAMPERIA YIGNOZZI

1824.
il .M.
(I
la

III‘ c0 clam rmillli‘


Ill'll‘
Q.
QUA. QUA. ‘
’_ Queata lettera prese) gli anti ate due nazioni gli fecero delle proposte
chi era uumnrale ,‘e significare ciuqnecem di pace, che furono da lui rifiutata con al
lo, e 50,000, quando eravi una linea di terigia: fu battuto, e dovette accuttarla e
l\.'pl'fl.
condizioni vergogno ve.
Per abbrevazione, voleva dire Quin- , _Dalle medaglie o' Tito-Antonino up
lux. B. V , quod bene vertut; F. pramo che quanto imperatore diede un re
(F. F. S. , quud felrz‘, fuuslnm for ni Quadi. Questa unzwne fece parte della
tunotwnque sul. R. C. F. che tr0vael gran lega che i Barbari frrninrvlno contro
n.i tirati, ossia calendario degli antichi Ro l’ impero Romano eolt0 Illarcrr Aurelio
mani, quando le: comitiavit filS, o l’ Mano 166 dell' Era V0lgare. Avvi ruua
quando rea: eomitin _firgrl ; imperocchè il l'apparenza di credere che l Quadi aves
re che chinrnavasi re: sucrr'fieulua nndava aero passato il Danubio, e fatto dei pro
a fare un ancrilizio nei comizii , e la ae gt'esai nella Pannonia; imperoccbè. quel 0
conda parte di questa giornata era consi imperatore quattro anni dupu ne li disco:
durata nei giorni lauti,- ma per ricordare ciòI e li aforzò, unitamente ai Marcomani,
l'espulsione del re Tarquinio , appena il a ripaau.re con loro perdita quel fiume. l
sncrrficulum aveva terminato il ano sacri Quadi atendevansiin quel tempo lino a
lizio , fuggiva dai cnmizii, azione espressi Urali, come 0ae!!rva Tillemonl. nulle te.
dall' ultima lettera che uignilicn fir_git. etirnonianze di Eusebio. di Dinne e d'A».
In un altro luogo , leggerai S. D. F. tonino. Non bastò a [Marco Aurelio l’ea
che apirgui colle parole quando stercul verli Seacciati al di I‘: del Danubio; m.
delatum fil: , er indicare il giorno in mise in istazione presso di emi e preaso i
cui levavnnei le 1mmondizie dal tempio di Marcomaui venti mrla uomini, e queste
Vesta per gittarle nel Tevere. Questo truppe, sempre in movimento , impediva
giorno cadeva il 17 delle cilende di luglio. no a quei popoli di lavorare l‘! terra, cdi.
Qrnnnr. uomo ( Mir. Amcr- ) I condurre le loro greggio alla pastura‘, fece
uno dei tre figli di Niparaya, Dio degli vrmo loro dei prigionieri ed intrrcettavaoo
l‘ldni, o Pericueri meridionali , p0poli il commcrcio.l Qù,adi tt'uvîtrunellattlo tor.
della California, e della sua moglie Ana mentlti che rieolsero di abbandonare il
ycoyoudi , la quale lo mire alla luce sulle loro paeae , e di ritirat‘ai nelle terre dei
montagne. Quaayay stabili la sua dimora Sennoni. ll‘larco Aurelio; il quale non vo
fra gli Indiani meridionali , Iiell' intenzio leva che vnaarli, tagliò loro la etrada;iru
ne d‘ ietruirli. Era potentissimo, ed aveva peruccltè non faceva gran conto del lo
al suo aeguito una gran quantità di gente ro paese , e non era nelle atte mire
che lo abbandonarono. Qu»i popoli gli
che contltrese secoluiaulla terra. Finalmen
le fu ucciso per astio dagli Indiani, i quali apedirono dei deputati , gli consegna
li misero una corona di spine sulla testa. rono tutti i diaertori con 13,000 pri
àuantunque morto conserva tutta la tua pionieri, e promiaero di restituit‘gli lutll
bellezza, poichè la corruzione non ebbe quelli che fossero caduti nelle loro mani.
effetto a0pra il suo corpo.sparge continua A quelli patti ottennero la pace; ma non
mente del sangue, non parla perchè è la facoltà di unificare sulle terre dell'im
morto; ma una nottola parla a lui. - pero, nè di abitare in maggior vicinanza
Storia della California , a 1766. di due leghe del Danubio.
QUAD‘, "'HÌCO p" oln della Germania, l Quadi, anziché dare esecuzione alle
non conosciuto dai ll)omani che sotto i pri loro promesse , soccorsero i Îapigi e i Mar
mi imperatori. Tacito è, il primo autore comani , i quali erano tuttora armati , di.
che ne pnrla.Trovasi nei coatumi dei Ger ecacciarono il loro re Fnrzin e gli aortitni
mani che rotto il regno di Tiberio i gli rotto un certo Allingeso. [Harco Aurelio,
Svevi, sotto gli ordini dei re Mambondn che pretendeva di dar caso i re ai Qundi,
e Camaldrmo, lurono ecacciati dai l"rn fu irritato della loro scelm~l’roscrrsse il
paesi dai Rnmrr'ni, e confinati, inter 1Unr nuovo re. ruppe la pace con €‘Sil , abban
crun et Cusum, dire Tacito, fra la Marcia r:hè gli ollrissero di restltnirgli cinquanta
e il \Vaag; ed aggiunge che fu dato ed mila prigionieri. Alliogem t'u preso, e re
essi per re Vannio, della razza dei Quadi. legato da Marco Aurelio in Aleuan Iria
Domiziano andò contro i Quadi e i di Egitto.
Marconmni, per punirli di non avergli lì n Questi disgrazia non ruvvili i |Qrmrli ,
ruiuietrutn dei lm:corsi contro i Dacj.Quo anzi continuarono a far la guerra ai Ru
Diz. Mii.
QUA. (2656) QUA.
luni, fino alla morte di queato imperato lare. 0| dunque il quadrante del tempo
re. Fecero la pace con Commalu, e ai 0a. della Repubblica era la quarta parte dello
aerva che questo trattato conteneva pure le acne,- ma non si può negare però che aut
condizioni di non avvicinarsi alle sponde: to gli ultimi imperatori alcune piccole mo
del Danubio. Passarono allora dalla parte mio di rame , di cui 1' una era minor.
dei Romani tredici mila aoldati , i qua dell' altra in peso e in valore , non abbia
li probabilmente erano alati fatti prigio no avuto il nome di quadrante. Rispetto al
nieri. '5 E peso del quadrante, quantunque abbia varia
L’ istoria dei Quelli, fino ai tempi di to più volte,pure possiamo dvrnequllche cosa
Caracalla, il qn|la v.nlflìl di aver ucciso con certezza; imperatcbè, tutti gli autori
Gaiobomaro ,loro re , è molto oaeura. Sot che hanno parlato dell' asse, anno ti’ ac
io l’ impero di Valeriano, il tribuno cordo , che al principio, penva una lib
Probe, pauò il Danubio , andò contro i bra romana, vale a dire, dodici onere ro
Sarmlti e i Quaa'i. e liberi) dalle mani mane ; dal che si deduce , che allora il
di questi ultimi Valeria Flucco , giovane quadrante era del peso di tre nncie , per
Romano, d‘ alta nascita , e parente di ciò cbramaws« triruu:ia o leruuciu.r , come
Vllltrialm. Sotto Gallieno, i Qnadt' e i ci avverte Plinio [16. 33.
Sarmati pnuarono la Pannonia. Finalmen Ma noi aappitamo dallo stesso autore che
te una medaglia di Numcriano parla di in tempo della prima guerra punica, la
un trionfo sopra i Quudi. Le città che ai Repubblica, non potendo fornire alle apeao
Il.lribuiaconu a questi p0puli, aono : Ebu enorbilanli che faceva d‘ uopo Iustenere,
rodunurn (Bria ) . Ebornfn (Obruntz) , fece battere degli assi del peso di due
Illediostant'um ( Zuatm ), Celemnnlia oncic. con cui ptlgo i proprii debiti, im
(Kalmina) ; dal che ai acorge claei Qua perocch‘e vi guadagnava i cinque setti;
di neon vano , almeno durante una certa quindi il quadrante non pesava allora
epoca, a Moravia. una parte della Sleaia, che mezz' oncia , vale a dire quattro
l‘ Alta Ungheria sino la Gran, e, aeguendo dramma.
il Danubio , quella parte dell'Austria che E8Iend0 poacia alati aconlìtti da Anniba
è ;imata fra questo fiume e la Moravia. la I’ anno che Fabio Massimo in dittato
‘ Quauaa. Quella parola presso iRoma re, diminuirono il pelo dell' asso ancora
ni indicava un piattello di legno, con della metà , e lo fecero del peso di una
cui il baslo popolo| nelle pubbliche dilh'l’ oucia aola, di modo che il quadrante non
l_>uaioni , andava a prendere il ano pane. pesava allora che un quarto d’ oncia , vale
’ Questo piattello aveva un marchio , (ce. a dire due dramma.
una , c e aerviva a far conoscere quel Finalmente oco tempo dopo , aggiunga
li che dovevano aver parte alle diatri Plinio , colla egge Papiria 1' aree in par
\. bozìoni. lato al peso di una mela‘ oncia, ed ll qua
' Quanaaoesnu , diritto di entrata che drunt‘e per conseguenza fu ridotto al peso
agavaai per le mercanzie agli appallatori di una sola dramma.
della Repubblica. Nerone aboll questa im A tempo d‘ Augusto , eranvi a Roma
posta , come ci avverte Tacito ( Armal. dei bagni pubblici, in cui il bano opolo
13 , 51 , 3.) : Malte‘! [amen abolitio qua andava per un uadrante, perciò eneca
dragesim quinquagesimmque, et una: li chiama rem uadrantart‘am, o, come
olio eractionibu: illicili.r nomina publica diremmo noi, bagni di un soldo. Giovena
m‘ invcnerunt. Alcuni autori pretendono le fa ad casi allusione, quando dice ( su!
che non trattavasi che dell' impoata mena a, 153): Nec pueri credunl , ni.ri qui
aui beni contestati e in discussione; impo nondum acre lavantur
sta, di cui difl'atti non ai trova più indizio _ Cicerone ( Pro Coel. e. 25 ), col aoprln
dopo Nerone , e che il andele Caligola nome di quadmuluria, da lui dato a Clo
aveva introdotto per sostenere le atravagan lfia. l0rella del famoso ('lodio. il nemico
ll Sue apeae, mentre sotto i anccessivi 1m di Milone, ci fa aapetc, che a'auoi tempi
perat0ri P8l'llll ancora di un quarantesimo il quadrante era la più piccola moneta
di tua: measo sulle mercauzie, e di al de‘ Romani. Questo soprannome aaav miglia
tre imposte conosciute sotto il nome di va Clodin alle proatitute le più vili a del
portoria. più infimo prezzo.
' Quamarvre, pre‘ao i Romani era la Il uadrante era anche una moneta an
più piccola mnnela di rame, tranne il se tica ell' Egitto e dell' Asia , non che una
alante; ma siccome la parola quadrante, misura di capacità dei Romani.
aignilica propriamente e principalmente la ' Qlnnaarrar.e Il quadrautale o l'an
quarta parte di quale/u‘ cosa , cosi gli è fora capitolina, era una misura determina
certo che la moneta cbe chiamavasi qua tu di un piede cubico, e che poteva com
drana, era cosi nominata , percbè forma prendere quanto vino abbisoguava per far
va il quarto d’ una moneta di maggior va mare il peto di ottanta libbre. Fa d’ napo
QUA. t2657) QUA.
distinguere il qund’rantnte o l‘ artfora Capi dice Quintiliano (116. 6, a. I ), cl"ò
tolina dall' antora ordinaria , la quale era che facenti altre volte, ed ho veduto prati
una misura indeterminata, ora in grande, care lo stesso , cioè , di mettere al di so.
ora più piccola,c nella qualei Omini un. ra di Giove un quadro per commovera
vano di conservare il loio uno. I giudici coll' enormità delt' azione che vi
QUADRATI MAGiCI , figure quadrate for era dipinta. n
mate da una serie di numeri in proporzio Qusnntuscm , sorta di monile , compo
ne aritmetica, ditposti in linee paralella , sto di pietre preziose , così chiamato , fur
o in ordini eguali, di modo che le somme la, percbe aveva quattro cordoni. Una
di tutti quelli che trovansr sovra una stes statua d‘ iride, di cui non si è trovato che
la linea, (sia orizzontale, verticale o dia il piedistallo, era ornata di un quadriba
gonale,) sono fra lo“) eguali. Questi qua eio composto di trentasei perle e venti
drati furono impiegati un tempo in alcune ltneraldi.
OPCI'IIÌOIII supetsttlmlè, come la costruzio I. Qnsmucars , che ha quattro tute ,
ne dei tllismsni; e divennero in seguito soprannome di Mercurio , come Dio della
una specie di giuoco matematico, il cui furberia e della doppietta.
merito consiste nella dilficollà. 2. - Giano.
" x. QUADRATO, soprannome di Mercu QUADIIFOIITI e Quanmrotnaa, che ha
rio, preso dalla forma quadrata che dava quattro faccie , epiteto di Giano, conside
ei ad alcune delle sue atatue che si chia rato come Dio dell' anno , o parchi l'eu‘
rmvano Ermo, dal suo nome greco Her no è diviso in quattro stagioni , o pcrd~\à
me. Plutarco dice che il numero quattro il muutl0 ha quattro parti , imperocchè
era consacrato a .’Vlercurio, perché questo alcuni hanno creduto che Giano l'orso il
llm era nato il quarto giorno del me“. mondo. L. Catullo gl' inualzò un tempio
In 6_'ympo.r, I.g.- Quaert. u, 3. lotto questo nome nella rocca Tarpea.
2. - Soprannome del Dio Termine cha " QUADRtC-A. La quadriga era una spe
vencravaai alcune volte sotto la loum di cie di carro in forma di conchiglia , mon
una ialra quadrata. 't-llO IOPl'l due tol.e , con un timone CO"
' . - Governatore di Siria autto il re tisaimo, al quale ti aggwgavano quattro ca
gno di Nerone. v»lli di fronte , scelti fra quelli che erano
"' Qomtu via-rivi, Tabula votiva. Culo stimati i più veloci.
ro che aalvavansi da un naufragio , presso La sola vista di quella quadriglre basta
i Romani avevano l‘ uso di rappresentare per farci conoscere che non entri nulla di
in un quadro tutte le loro disgraz. e. Gli più leggiero, di più mobile, e che i quattro
uni si servivano di questo quadro per mu cavalli dovevano strascinarln con una rapi.
vere la compassione di coloro che incon dità prodigiosa. Cosii poeti , quando han
travano per la strada , alline di riparare no voluto darci l'idea di un'estrema impw
colle loro largizioni le perdite toilette in tuositlt, si sono serviti del paragone di un
mare.Giouenulc ce lo fa lapfl‘8: carro a uattro cavalli che curre'l nella
lizza: t cum carceribu: sere e_fliutdera
. . Fracta rate naufi‘agua usum quadriga: , - Addunt se in spntimn , et
Durn rogat,et pista se tempcrtante tuelur frusta retinacula tende/z; - Fertur e
qui: auriga , neqae audit eurru.t ha
A tale riletto ai iottpemlevuno al collo end’.
quatto quadro, e ne Ipiegavano il 4cgg»tto Una pietra slanciata colla fionda, una
con delle canzoni adattate alla loro mm: netta ICOCCI“ dalla balestra non era più
ria. Perseo dice acherzevolmenta su que rapida; tali nono le similitudini usate da
at; proposito. Sìdonio Apollinare. E i Romani, che a
vevano prato dal Grt'ci questo eaercizio ,
.- - . Cantet ai nau/ìagus, assens quantunque accoslumati a vedere queste
Protnlerim I’ Canta: , cum [moto le in folli corse, ammiravano ancora Erittalio
trabe pictum come un eroe pieno d’ audacia a dicorag
E: humero pater? . . . - Sat. 1, v. 88. gin ,- imperoccltè il‘primo aveva osato a .
giognre
carri quattro cavalli
(Virgilio, a
Georgia.él nesta
, v. sorta
113 ) :i
Gli altri conaacravano questo stesso qua
dt'o nel tempio del Dio , al quale avevano Primul Erictltonius currus et uatuor au
votato nel loro pericolo , ed a cui crede .ws - Iungere equos, rupi (eque rotta
vano dovere la propria salvezza. insistere viclor.
Qnest' uso , col lasso del tempo, diven Facilmente si acorge che corte di iimil
ne più generale: gli avvocati vollero ser natura non potevano non esser peric°loae_.0rl
virsene per commoverer giudici colla vista cadeva un cavallo , e il carro per tilfflh)
della miseria da’ loro clienti , e della du di volume e dl peso, riceveva una scosso
rezza degli avversari. a lo non approvcrù, da far traboccare il condottiero , che tut
QUA. (1658) QUA.
zo ritto in piedi, di ordinario non aveva giungere alla meta, dovevano naturalmen
appoggiato che il ventre. Ora i quattro ca te incrocicclfiarsi, traveraarai, urtarai, rom
valli spinti a briglia sciolta e trasportati dal persi gli uni migl. altri , e l’ emozione
la foga non sentivano più il freno, ed e che caginuaviino questi avvenimenti forma
ratto perciò sottoposti a mille pericoli : va la delizia degli Spettatori.
Cicerone ( de Nel. Bear.) dice che le
Ferttu‘ equi: auriga , rtcque audi! currtu quadrighe erano un attributo della Miner
Imbencrs.va generata di Giove e dalla ninfa Cori
{21 , figlia dell' Oceano, cui i popoli Ji
Ora finalmente rompevasi un‘ asse , e Arcadia , che le attribuivano l‘ invenzione
il conduttore potevasi chiamare fortunato , delle qnadrighfl, chi-mavano Caria.
se non era calpestato sotto ai piedi dei ca l'isccontaai che Filippo di Macedonia fu
valli. Maggiore ancora era il pericolo, al avvertito dall' oracolo di l)elfo . secondo’
.l0rChè si voleva aopravauzare un altro car Valerio Massimo, 0 da quello di Trofrmin
ro; impcrocchè facevasi di tutto per frap. secondo Eliano, di evitare le quadriglte,
porre qualche impedimento, per rovesciar le voleva conservare la sita. Egli è P"l't'lò
lo , e5pnneudosi all’aîzardo di tutto‘ ciò che ne roibì l’ uso nel suo regno, e ti
che ne potesse succedere. Si[io Italicd Ci allontano da un lungo drllh Beuzia che
fa una pittura assai vira di quest'urto , il portava il nome di un simil carro. Nun
quali: riusciva quasi sempre limeal0, tanto isl'ugg't però al genere di morte chegli era
ali’ uno che all'altro : \ sI.MO predetto; imperocchè Pausania. Cll€
lo assassini‘), aveva cesell.tta una quadriga
I)nuec confirus primrteve flore juuentue sulla luna 0 aull'elsa dellr non spala.
Dario: obliquum convcrsi.r PIUILUS Im Sopra molte tette di Minerva vedrai
beni: il suo capo sormontato da una qrmdrt'gn.
Opporutt currum , ntque cuersum propultt Le qundrighe , secondo Tertulliano , era
a.rem no consacrate anche al Sole. Un'agata ,
Atlanti: ernia invalidi . . . pubblicata da Laclmu.r.te , oll're il Sole in
piedi sul suo carro , trascinato da quattro
Ecco uno dei combattenti aggrappato: che cavalli, a cui vuol aggiungere rapidità per
mi succede ? cuotendoli con una sfera» che tiene nella
destra mano. Sovra alcune medaglie di
. . . . . Perfi'uctn volvt'lur ore Faustina madre e di Lucio Vero vengon
C€rnuu.t , m: pariter fini , miserabile , ai delle qrurdrighe di elefanti. Eliogabulo
’ campo secondo quanto ci riferisce Lanrpridin ‘,
Dircorder sternuntur equi. corse al Vaticano tirato da quattro [righe
di elefanti; lo atesst) imperatore fece pure
il cmzclriere e i cavalli vanno eosaopra. delle quadrigltg llI cammelli,
La moltitudine dei carri che correvano ’ QUADIIGA'I'I. Cosi chiarnnss't la prima
nello stesso tempo , era quella che forma moneta d'argento che fu fabbricati a Ro
va il maggior pericolo di questa corse. A ma l’ anno 485 della sua fondazione. Que
Roma , nel gran circo , davasi in un gior sti primi denari cl’ argento vnlevano dieci
no lo spettacolo di cento quadrighe: assi di rame, e furono da principio del
peso di un‘ oncitt.L' ordinaria loro impron
C€rttum quad_r7‘ugos ngilabo ad [lamina la era una testa di donna con un casco ,
cru‘rus. al quale erano unita due ale, una per cia
scno lato ( questa tenta rappresentava la
Virgilio lo dice. Facevansene partire alle città di Rflma , ed una Vittoria conducen
volta dalla barriera sino a venticinque in do un carro tirato da due o da quattro
un colpo, ciò chei Latini chiamavano cavalli di fronte , ciò che il fece chiamare
missus , cmissio , e i Greci a0‘gqc_ [ allorché ve ne aveva due , blguli e quan
gnorittmo quanti carri a quattro cavalli ai do quattro, quudrr'gali.) Sul rovescio di
radunasser0 alla barriera d'0litnpia, e non queste monete , spesse fiato vedevansi le
possiamo credere che fossero in tanto un ligure di Castore e Polluce.
[nero quanto se ne vedeva a Roma, parti QUADIHGAMI , conduttori di qnadrigbe.
colarmente sotto i primi imperatori. Ma, Laclulusse mostra una paterft in cui sono
uand' anche aupponessimo che ai giuochi rappresentate le quattro fazioniche divide
%limpici, non fossero , più di venti o vano il circo. Ctalt:nn0 t.lt qmsti quadri
trenta, egli è sempre certo che questi car gll'ii era vestito di una lonaca o bianca, o
ri, dovendo correre insieme in una lizza che verde . o rossa, o turchina. Questi quat
non era estremamente larga , ed essendo tro colori avevano forse rapporto alle quat
obbligati di seguire una stessa strada per tro atagioni dell’ anuo,o piuttosto ai quat
QUA. (2659) QUE.
tra elementi fi8tll'nll , Imi/Il questa ltelsa garrtcsca, e avente dietro di lè uno studie
malora, da quattro Divinità : Minerva , io chiamato Lincheou.
arte, Venere ed Ercole. Sant'Agostino, ' Qoaa'rluuo , quartarius , era tiri: (lei
Mrscmbt'o e Diodoro dicono che Minerva le piccole misure dei ll(ltll(ll dei _Rnrnani ,
era il simh-»lo tlell' aria. Secondo lo stesso e conteneva due ciati e mezzo. E (1’ mp0
Macfobio, Marte era quello del fuoco. ricordarsi, che la più grande misura dei
Si sa che Venere nata dal mare indica l’ liquidi era il culcu: , Che conteneva venti
acqua. Finalmente la terza è simboleggia anfore. L'nnfora conteneva due urne , o
la dalla clave di Ercole, dalla pelle del sia ottanta libbre di peso. L’ urna conte
leone , ambedue oggetti terrestri. neva quattro congj; il aongio nei sestieri ;
QUADRIVII , Dei che presiedevauo ai il sestiere due mine 0 mezzi sestirri; il
Cfucct’lt. mezzo sestiere conteneva due misme Cllia.
Quaoaorsnn Auro. Bisogna porre nel mate quartart'i; il qnartario , come ab
numero delle favole i racconti dei qua. biam detto, conteneva due ciati e menu:
drupedi alati , del grifooe, del dragone finalmente il ciato conteneva la quarta par
quadrupede , dei baailischi , delle lamie , te d’ un mezzo sestiere, che clriamavasi
e altrisimili, che non hanno mai esisti ncelabulum. '
t0, fuorché nella immaginazione dei poeti. "' Qvu‘roinvlsr, Quntuorvirr' magistrati
Pure, quantunque tutte le isteria dei inferiori dei Romani che avevano differen
quadrnpedi' alati siano false, non ne se ti funzioni; alcuni avevano la custodia del
gue perciò assolutamente che la natura ab tesoro dei pontefici, ad aernrium; altri
bia ricuseto a tutti gli esseri indistintm amministraivno la giustizia, iuriclicttndo;
mente una specie di volo. Nelle Indie altri, che chinmavansi viale: nmbulantes,
Orientali ed Occidentali sonovi degli uni e di cui trovasi parlato soventr volte nelle
mali che hanno i piedi davanti uniti da iscrizioni, avevano l'ispezione delle strade.
una specie di membrana che loro tien luo Endent ltlllpùl'O, dice Pompom'o, et cors
go in certa qual maniera di sli. Tale è stiluu' .mnt qunmorvr'ri qui curam viarnm
I’ animale Chiamato Dragone volante. il gsreremt. Furono stabiliti Circa 1' anno 610
quale , tanto da Pia-me che da Bonzio , di Roma, e sussistevann ancora a tempo di
vien posto tra i quadrupedh Adriano, verso l'anno 87:. Questa carica
‘ Quannururoa. Questa parola , che trovasi occupate eziandio da magistrali di
trovasi in Ciccione, significa un delatore primo ordine. Anche le città municipali
p»r delitti che coucernevano la Repubblica. avevano dei quarlumviri, i quali erano una
Chiamavasi quadruplator, perché gli si da specie di acabini.
va la quarta parte della sostanza degli ac-‘ Con quealo nome ehinrnavasi pur anco
(‘usati couliscals sulla sua delazione. Plau un quarto ullicisle aggiunto da Cesare si
lo ha fortuito il verbo quadruplurr' , per triumviri monetsl‘ii. Veggousi delle meda
significare , far la professione del delatore. glie che annunciano il tempo dell' institu
Quaoun( Mii. Sir. ). l‘ Fenicii offri zione del quarlumuiro. Avvene una che ci
vano ad Ercole. delle quaglie in sacrificio, fa sapere che lo è stato anche Cicerone.
porche dicevano rhe questo eroe , essendo Avvene un’ altra coniata a t’ mp0 del trium
at.1to ucciso da Tdone, Jolao gli avea ren vinto d’ Augusto, di Antonio e di Lepi
duta la vita coll’ odore d‘ una quaglia. do. Sul rovescio di questa medagliu'è rap.
Lstom , erreguitata da Giunone, fu cau presentato un [Marte colla seguente iscri
giata da (Éiove in quaglia‘, e col favore di 1ione : L. Musst'dius F. E. Langue, Il",
questa metamorfosi , si recò nell' isola di vir, A. P. F., ciò che significa che L.
Dolo. - Mii. di Bannier.’ t. 4. Il'lussidio Longo, il quile aveva fatto bat
QUALIFICAZIOIB ( Iconol. ), quella che tere questa moneta d'oro, era quartumui
fa conoscere la nascita , le quslit‘a , le di fa. Le lettere A. P. F. voglion lire, amo
gnit‘a. Vien figurata in forma di donna che publice feriundo.
s‘ appoggia ar uno acm‘lo , su cui vedevi Qorrcaaanm (numero ). Il numero 4
una cifra o delle armi , e che spiega una era venerato fili Pitagorici, perch'e col nu.
carta, sulla quale è delineato un albero mero 3 formava il 7, il quule euppnnevan0
genealogico. ' avesse un’ infinità di virtù. ll numero 4
Quante-Corvo ( Mit Chin. ), Nume era convacrato a Mercurio, perchè questo
adorato alla China. l Chineai lo lriguarrla Dio era nato il quarto giorno del mese.
no come il loro primo imperatore, e gli Plularc. in Sympos.
altribuiscouo l’ invenzione della maggior Qonnaatt‘ro, male che si comunica cogli
parte delle arti necessarie alla vita Fu sguardi, particolarmente ai ragazzi ed ai
danno che incivill i Chinesi ancor selvaggi, cavalli. Questa parola è portogbese.-V
li rioni nelle città, o- diede loro delle Macine Uso
leggi proprio a formare e mantenere la so Qunosns-Vonnnatv o Vonrno (Mii. Imi.)
cieli. Lo rappresentano d‘ una statura gi. festa che si celebra il giornodel plrnilunio
QUE. (2660) QUE.
di novembre, in onore della Dea Parvadi. mi frutti del loro lavoro, e da lui non ot
Quelli che l'ouervano, non fanno che una tengono alcun favore, se non dopo averlo
colazione, e si attaccano al braccio drittoservito per un lungo corso d’ anni. Dopo
un cordone di filo giallo. -- V. AIAIDA aver passato questi dodici anni al suo
Votmnost. servizio, il Dio muove un orecchio er far
Qocmt. (Mil.llld.), festa che ha luogo conoscere che vuol essere servito pio lun
nel mese d’ aprile, e si celebra tutti gli 50 tempo. Alla fine di altri dodici anni ,
anni a Colenour, ii quattro leghe da Pon scuote l'altra orecchie, ed è segno che fa
tlichetj, in onore di Mariatala Dea del va d’ uop0 aver pazienza, e continuare il ser
juolo. Quelli che credono di averne otte vizio. Finalmente , se non si stancano , e
nuto di grandi beuelizii, o che vogliono se continuano a prestargli omaggio ancora
ottenerne, fanno voto di farsi sospendere dodici anni, esso gli csandisce e li l'iCultlll
in aria. Questa cerimonia consiste nel far di beni.
passare sotto la pelle del dorso di quello Quenavarli è straordinariamente ghiotto;
che ha fatto il voto, due uncini di ferro dimora in mezzo ad un mare di zucchero,
attaccati alla estremità di una lunghissima circondato da un gran numero di belle
leva, la quale è sospesa sulla cima d’ un donne, alcune delle quali non hanno altra
palo alto circa venti piedi: quando il Pa occu azione che di riempirgli la bocca di
ziente è aggrappato, ai gravita sull'oppo zucc ero e di miele, mentre altre lo ralle
sta estremità della leva, e trovasi in aria. grano con dei continui eoncenti. Si raccon
In questa situazione glisi fanno fare quan ta che questo Dio, ritornando una sera da
ti giri esso vuole ; ma il‘ ordinario ha in un banchetto con isquisite focaccia sotto il
mano una spada ed uno scudo, e fa i ge braccio, dalle quali si plumelleva un pa
sti d‘ un uomo che si batte. Per quanto sto delizioso, urlò contro un vaso qunntu n
uno possa soffrire, deve comparir gajo; que riaplendesse la Luna, e stramazzò per
imperncclrè, se lasciasse sfu;; ira qualche terra. La sua prima cura in di cercare le
lagrima, sarebbe scaccisto dal a sua casta, focaccie che gli erano cadute di mano; e,
il che succede rarissime volte; per la qual nella gio;a di averle ritrovate, non poté
cosa chi si sottopone a questa prova, be trattenersi dal mangiarne alcuni pezzi pri
ve una certa quantità di liquore inebriante ma di ridzarsi.La Luna , testimonio della
che lo rende quasi insensibile, e gli fa ri sua ghiotlnneria ne fece delle Celia inor
guardare come un giuoco questo pericolo daci, per cui oili-.L~ talmente Quenavadi ,
so Ilppal’llb. Dopo molti giri e fatto calare che vomilò contro di essa mille impreca
a basso, e guarisce bentosto dalla sua fe zioni, e protesti), che chiunque la content
l'ill; questa pronta guarigione passa per un plerebbe in quel giorno, ne sarebbe puni
miracolo agli occhi degli sciatori della Dea. lo colla erdua della virilità. Gli Indiani
l bramiui non assistouoa questa cerimonia dicono cEe un tal giorno è il quarto dopo
che disprezzano, poiché gli adoratori di il novilunio d’ agosto.- ed è perciò che in
Mariatala non si trovano che nella coste tal di non osano sortir di Casa, nè guarda
le più vili. Quelli che si dedicano a questa re nell'acqua, per timore di vedervi la
Dea, d‘ ordinario sono i paria, i curandaj, Luna.
i pescatori, ecc. _ Quaacarrrs, guerriero Rutulo.- Ene
Qoxaevaot ( Mii. Imi. ), figlio di lxora, . 9.
Dio indiano, riceve, come suo padre, gli QUBRC|A, albero Consacrato a Giove;
omaggi dei popoli dell' lntlostan. Ecco co perciò se una quercia veniva colpita dalla
sa si racconta della sua nascita. Paravasti, folgore, ritcnevasi di sinistro presagio.
passeggiando un giorno con suo marito Ixo Quest' albero ara consacrato anche a llea
ra, s'ablnttè in due elefanti intenti alla o Cibele. l Galli avevano per esso una al
propagazione della loro specie. Questo grande venerazione, che ne facevano , et‘
spettacolo le ispirò dei desiderii; e pel ca cosi dire, nello stesso tempo, il loro a ta
priccio il più bizzarro, volle che lxora si re e il lul’0 Dio. La statua del loro Giove,
trasformasse con essa in elefante a fine dice Massimo di Tiro, non era che una
di imitare maggiormente ciò che avevano altissima quercia. E desse il simbolo della
veduto fare. Diede poscia alla luce un fi forza,- pesciò i poeti hanno detto che la
glia che aveva la testa di elefante, e lo clava di Ercole era di quercia. - Il’lnm.
chiamò Quenavadi. del!’ Aceud. delle Iscriz. l. 5.--V. Ponza.
Questo Dio vien rappresentato con lun Queaotnrrunaax , Ninfe , della classe del
ghi capelli sttortigliati da un serpente, ed le Uri-di , che presidevano alla conserva
ha una mezza-luna sulla fronte. Gli si dan zione delle querele.
no quattro braccia e un grossissimo ventre. " QUBRQUBTULAIO, nome di un monte
Le sue gambe sono circondate da anelli e dell' antica Roma , così chiamato, dice
da campanelle d'oro. E specialmente ono Tacito , perchè era coperto da un bosco
rato dagli artigiani, che gli otl'rono i pri di quercia. Prese il nome di monte Celio,
QUEI. (‘1661) QUE.
daceh‘e Colata Vibcmto . capitano Etrusco, _fl pfincipal dovere dei questori della
venne a stabilirt‘isi colla sua truppa , ed città era di vegliare sul ubhlico tesoro ,
istanza di Tarquinio Prisco , il quale Ctnwdiì0 nel tempio di ulurno Aftidatts
fece ad esso in seguito un dono di quel lll_l l°l‘0 Custodia etano pur anca le leggi
terreno. - Tacit. Annal. l. 4, c, 6;’). e I semlwco-sulti. Giulio Cesare, mi
- Plin. l. 16, e. lo. - Fato, de 000 "IN-elle" q-lalnnque sacrilegio, ruppe
I’. righi/I 1'’ [DONe del ÌCUIP'IB di Saturno, e in onta
In Roma eravi anche una porta chiamata alle rimostranze ed agli [fin-li di Metello,
Querquctuluna. prese dal pubblico tesori, tutto il denaro
Qr:cas»rro ( Mt't. d r.) , idolo adorato che vi era depositato. %rreato avvenimento
dai popoli dal regno i Benguela in AII‘ri della guerra civile fu egnamenle rappre
ca, i quali gli latino delle Iibszinni con sentato da Lucano.
una bevanda formata di vino di palma, e Allorché i consoli partivano per qualche
di sangue di capra. spedizione militare , i qm'slori mandavano
' Quas‘ross. I questori, presso i Roma ad essi le insegne che ca-vavano dal pub
ai , erano i I'ÎCEVIIOI'I. generali delle finan blioo tesoro. Il bottino tatto sui nemici, e
ze; il loro ministero era di soprsintendere le sostanze dei cittadini condannati per
alla riscossione delle rendite pubbliche, e qualche delitto , venivano consegnate ai
di sorvegliare alle concussioni. COI lasso qucstnri erclxè le facessero vendere al
del tempo , non ebbero che la rime fun pubblico manto. Gli ambasciatori delle
zione, imperocchè l‘ esaminare e concus nazioni straniero venivano ricevuti dei que
|sioni I'u riservato ai Trinmviri , chia stori, e questi li cooducevsno alla pnbhli'
mati eapitales. Il nome di questnrede ca udienza, ed nssegnavano loro un allog
rivava dalla funzione inerente alla sua gin. Oltre di ciò, i generali, ritornando
carica, dall’ armata , gim-svano innanzi ed essi di
Eranvi tre sorte di questori: i rimi aver msndato al Senato il vero e preciso
Ciliillllsvflnti questori della città, ur u’ , novero de‘ nemici e dei cittadini uccisi ,
o aopraintendenti ali’ erario , questore: ae aflìnchè. ci potesse giudicare se meritavano
mrit ; i secondi erano iquestori delle pro gli onori del trionfo.
viarie, o questori militari: gli ultimi, li I questnri delle provincie erano obbli
rralmente , ct‘tm0 i queslorl' dei parricidj 8 gati di accompagnare i consoli e i pretori
dei" altri delitti t:apitm~ per fornire di viveri e di denaro le trup
' origine dei questore‘ sembra antichis pc; e di far pagare il testatico e le impo
lima, e forse furono creati a tempo di sia: queste erano invlriabili, mentre il
Romolo o di NIUIItI , o al più tardi sotto tentativo non era determinato Avevano
Tullo Ostilio, ed erano scelti degli stea cura di esigere i cereali dovuti alla Repub
ai re. Tanito (Ami. ti, or 22) dice, blica , e di Irr vendere le spoglie dei ne.
che i consoli si riservarnno il diritto di miei , non mancando di s edire un conto
creare i queatori, fino all' anno 37. Altri esatto al pubblico tesoro. inalrnente era
pretendono che, appena seguita I‘ espul no i dfpositarii delle insegne o del denaro
sione dei re, il popolo elesse due questo dei soldati, ed esercitavano quella giuri
rs' per sovraintendere al pubblico tesoro. adizione che veniva loro conceduts dai
L’ anno di Roma 333 In permesso di sce penerali dell' armata e dai governatori del
glierli dall' ordine plebeo , e se ne Ì‘_'glulì e provincie. Nel caso cliei governatori
cero due altri per seguire i cons li alla partisaero prima di esser rimpiazzativ i
guerra , in qualità di sovratntentleuti delle questori ne facevano le funzioni fino allo
armate. L‘ anno 488 , essendo soggiogato arrivo del successore Unlinarramentc era
tutta l’ Italia, si cremouo quattro queston' vi una così stretta unione fra il questore
per esigere le rendite della Repubblica ed il governatore, che questi serviva in
nelle quattro regioni d‘ Italia; d‘ Ostia, certo qual modo di padre all' altro; e su
di Caleuc , dell' Umbria e della Ca il questore: mmivs. il governatore infinul
Iahria. tanto che veniva la nnminl da Roma , ne
Silla ne portò il numero sino a venti , faceva esercitare le {nozioni da qualcuno
e Giulio Ct'sarc sino a quaranta, allioe di elsa chismttvasi proquestore.
ricompensnre i suoi amici, vale a dire, Il questore delle citt‘a non aveva nè lit
di arriccliirli, impoverendo i popoli. l’m t0ri , nè messo, viatorern, imperocclrè non
te di questi qutslori eran numtnstidall'im aveva diritto, n‘: di citare in giudizio, nè
Punture, e pinta dal popolo. Sotto gli di far arrestare chicchessia , quantunque
altri imperatori il numero non era deter avesse quello di radunare il popolo per
minato. Di tutti iquestori, non el‘wenc parlameutarlo. Iquestori delle provincie
che due per la città e per la custodia del r lo contrario sembra che aveaseroi
pubblico tea0r0 ; gli altti etano perle pro ittori , almeno in assenza del pretrwe. La
vinci. e per le armate. questura III il primo grado per 5iunpcrc
QUE. (2662) QUI.
alla dignità; la fedeltà nella questura, la tare. Polibia dice che innanzi a questa ten.
magnificenza nell'edilità; l‘ esattezza o da si collncavano tre scntiuelle.
l’ integrità nella pretura , facevano una Quasroas. La (lur't‘lru‘a , come I’ edi
sicura strada al consolato. lifii, era una magistratura che faceva
Non potevasi aspirare alla questura che d‘ unp0 esercitare per giungere alle mag
in età di venticinque anni,_8 allorché ti_l gimi dignità, ed era annua come nelle del
aveva esercitato questa carica , potevasr console, nè vi si poteva aspirare c e all'età
entrare ‘in Senato, sul’ essere per anca di 25 anni, dal che faeil cosa è il con
senatore. Questa dignità fu abolita e rista chindere che non si poteva entrare la Se.
bilila molte volte sotto gli imperatori. mio prima di quelli età , se per entrarvi
Augusto creò due pretori, perché avessero era d‘ unpo aver ottenuto la questura ed
cura del pubblico tesoro; ma i’ un eratore esercitare altra carica. - V. 1' articolo
Claudio diede nuovamente questa nnzione precedente.
ai queslori , i qjuali rimanevano in carica Quai ( Mit. Chin. )I nome dei cattivi
tre anni. Si sta ili in progresso un’ altra puri presso i Chineai. - l’. Cura Hoal.
specie di queatori, che si chiamavano can II.
diduti del principe. La loro funzione era QUIA'I'II (Mit. lui), una delle due
di leggere nel Senato gli ordini dell' irri mogli di llrama.
pevatore. Dopo di essi , venneroi !]ll"fl0 Qurr (Mit. Imi. ), nome generico de
ri del palazzo, carica che si riferiva a gli idoli o pag0t‘ll nella penisola ulteriore
quella del gran Logotela sotto gli impara dgll' Indi. , eroè al Pegii , nei regni di
tori d'Oriente. Araean , di Siam . ecc.
Il questore del parricidin era un magi Qvru-‘Dors; celebre tempio situato‘ nel
strato particolare, nominato dal popolo I‘ isola di Multi)’, dipendente del regno
d’ Aracan , il cui nome significa: il tieni‘
per giudicare del parricidi» e di altri de
litti che si fossero commessi lll Roma ; pio del Dio degli qflliltl' della terra.
peroct:lfe da principio era vietato ai conso %UIAY-NIVAIDBD (Mr't-Iml ) . Dm del
li di giudicare di propria autorità alcun le “taglie, secondo Mendez Pinta.
cittadino Romano; ma , moltiplicandosi Qlltabl’itìltsl ( Mit. 1nd. ), nome di
giornalmente i delitti, il popolo Vide da se un tempio famoso litusto nell' isola di
stesso la necessità di porvi rimedio col rie Muuay nel regno d’ Aracan. Questo
vestire di questa autoritis un magistrato , nome significa , nella lingua del pauSd,
ln
e i che si eseclgie[Il furono
pretori anche incaricati
per le provin<ie
di questa, il tempio del Dio degli atorm del
sole.
commissione si chiamarono qunesitores. ' Qoru-Pruroctu (Mir. Ind. ), Dio de
La legge prima, S 23 de origine juris ci gli ammalati, secondo Monde: Pinta
fa conoscere l’ origine di questo commes Qurar-Porrvansr SMit. 1nd. ) , Diiini
serio , che fu chiamato questure del por tii poco conosciuta c re s’ implnrava , secrm
rieidio; ma è d’ uopo sapere che questo do il suddetto autore, per la fertilri'a delle
questore nominava un giudice del delrttu , terre. .
Judex questioni: , il quale traeva a sorte Qnru-Potucan ( Mit. Ind.) , Dio ve
altri giudici , lormava il tribunale, e pre nerato a Orietan , città del regno di Ara
siedeva al giudizio sotto il questore. Gio crn. Il paxla. o imperatore, vi fa tulli
va pure il fare osservare che il Senato gli anni un viaggio pel' visitare il celebre
partecipava alla nomina del questore del pagoda di quel Uio , al quale fa appresta
parricidr'o , alllnrhè si scorgr contr- l‘rssero re tutti igiorni un magnifico banchfllO.
bilanciati i POÎJ‘I'Ì su questo particolare. Alla sua festa rufilti fanatici a’ uccidono,
Alcune volte il Senato faceva eleggere un come al Giappone e nell' Indostan.
dittatore per fare la funzione del questore, Qotnen ( Mir. 1nd. ) , nome sotto il
sltrcvoltc ordinava che il popolo fosse con quale ‘Vinili si trasformò in pastore nero,
vocato da un tribuno, perché nominasse nella sua nona traslbrmazioue , o incarna
il questore ; finalmente, in certi casi , il zi0ne. Questo nome è lo stesso di Crisnen
popolo nominava un magistrato per fare la C'filflen , Crixnt‘i , Kresna, che tutti signifi
ma relazione al Senato sovra un delitto cano nero -- Vedi. WlSts U’.
qualunque, e dimsndargli che fosse no Qurzscaasrrr-rucrna ( ai ). Pio voto
minato un questore, come vedasi nel glu che facevano i Romani in favore dei de
dizio di Lucio Scipione. -- Titer-Livio. funti, nelle cui tombe si imbattevano sul
lib. S. la strada. Tibullo dice :
Quzsroatr , giuochi dati daiquestori. -
Barlier , r. 8. Et bene, di.rcedeus dicet, plaeideque,
' QIJBSTORIO , la tenda del questore nel quiescaa.
le armate ov' era depositata la cassa mili
Lrlz 2, ehg~ 4,, HL. 2.
QUI. (1663) QUI.
QUII'I'ALI , lopramwme di Plutone, dia clmrnare abusivamente" qut'mln'e le mc
quier , riposo, perché la morte ci la go daghe del più pitmln diametro, diqua
nere d'una pmf0nda tranquillità. lunque metallo aste ciano; abbenchè gli
I. QUIITH, Dea del ripmtn. Eta adm‘am antichi non abbiano mai dato questa deno
a Roma , ed aveva un hmpiu vicino alla minazi«nc alle piccole medaglie di oro e
porta Collina , ed un altm fumi delll cit di bronzo.
l‘a , nella via Llvicaua. Avvi tutta 1' up Qlnxtoecmuvrat, nume dei quindici mv
parenza di credere che questa era una Dea gistran stabiliti per consultare i libri del‘
dei morti. I suoi lacerdnti chiaruavanai m le sibille. Ma quelli libri, in cui si crede
citurni. - Tit. Liv. 4 , c. 4|. va che fossero acritli i destini di Roma ,
‘1. -« ( Icmwl. ). Una donna aslill w essendo atnti abbruciati l'anno 670, nella
vra un cubo di marmo, emblema della incendio avvenuto nel Campidoglio in cui
aolidità, conaidera un perpeu.iicnlo che La. erano cuatuditi, si aprdirono' ambasciatori
de dal cielo , e rimane immobile - V. da tutte le rti per far ricerca degli ora
litrosn. coli delle bibille; e i quidecemviri ne
" Qulx‘rorun , quictorium , era 1' urna cnmposero altri libri, che Augusto fece
in cui ruposnvano le ceneri dei morti. uucondlre sotto il piedestallo delll eta
Una tomba è. cosi nominata mlla seguente l.ua d'Apolio Palatino. Da principio non
iscrizioni: raccolta da Gmtero (Sto, a ) : ne furono creati che due da Tarquinio;
furono Porci. portati al numero di dieci .
M. Aa’namus. MU'IIUS. Not.aaus e finalmente da Silla sino [I quindici. Nel
crearli si uaavauo le ateeae urimonie che
A". Na't'. t.xvr a‘rrurt si facevano poi pontefici; ed erano anche
incaricati della celebrazione dei giuocl’ii se‘
c-uunuxc colari e dei guxochi Apollinari. Il nume
ro ancese in s-rguito lino e quaranta o ses
Praevaznaas. QUIB'I'URIUI aanta, e finalmente questo llcrrduzi0 in
' abolito sotto Teodosio , per online del
Hoc. Slll. vrves. ratuvrr. quale, Stiliconu abbruciò i libri Sibillini
l’ anno di G. C. 389- Le figlie dei quiude
’ QUIITO ( Fulvio ) , secondo figlio di cem'iri non potevano easer coatrette a
Macrmno, fu fatto Augusto insieme a suo farai Tt‘lilli Quelli sacerdoti erano propria
fratello , quando Macriann fu fatto im mente quelli di Apollo; perciò allitlnln al
rratore dall' armata d’ Ut'ientf‘ nel 26|. la loro custodia era la cortina o tripode
Esiti) in Oriente per tenere il fieno i Pu sacro. Sovra le meringhe, un dellinn Ullll0
si , mentre suo padre e tuo fratello anda ad un tripode , inchca il sacerdozio dei
rono a combattere contro Gallieno in Oc. quindnemviri, i quali, per nnnunciiire al
cirlente; ma essendo stati ucciai mubidue, la città i loro solenni sacr.lìl»i, purtlvllntil
Udennto , re dei Persi , ai sollevò contro trulli cima di una pertica uu delfino , pip.
di lui , e l’ tastterliò in Emesa , ove fu tru sce conaaeratn ad Apollo. _ 1Viewpur2,
cidato dagli abitanti che ne gettarono il Cast. dei Romani.
co 0 nei fossati della città I‘ anno 25'). ‘ Qvmouaceaamo, preu0 i Roma-ii r-rl
giunta (Illit Perno.) nome della luna un olliciale che comandava una cuulpargnin
prruo i Peruviani. Intorno a quest' aatrn ai ili cinquanta uomini; era anche un cnm.
rinvengono fra loro le attente supersuzime messario che aveva l'ispezione sovra cin
idee dei Greci e dei Romani. La luna , qunula famiglie o case.
quando cominciava ml eulisaarri , era ma LQUIIIQIJA'I'RIB, nome dato a due feste
lfl4; era morta a nnrwntt! se l'flclissi in ornre lli Minerva. La prima celebrava
era totale: e lnruev4ni allora che tutti gli ai il lg di marzo, e durava cinque giorni.
uomini opptiuaesae con la sua caduta. - Nel primo giorno, che in-Hcava quello del
V Eccr.rsst. la nascita della Dea , non si pumettcvano
QUI.\IIIXARL; danza religiosa e principal combattimenti sanguinosi. l)urliili gli altri
t‘tlltt degli abitatori del Congo. In t|m'l quattro, si davano dei combattimenti di
tempo aupponesi che il l\lflltiun entii in p‘arlratori. nel circa 0 nell' anfiteatro, per
corpo ad uno degli as=iatcnti , e gl'inspni onorare la Divinità che presiede alla guer
i rebpfiudl alle domande che a lui vengano r». La seconda festa, chiamata quinqnutria
fitte intm'nu al passato e al futuro. minore, celcbravasi il giorno 13 del no!‘
' Qtmturn La pum'u ‘li Quinalio, pro di giugno,‘ ed era particolare ai su0nahni
priamente parlando, nun si riferiiicn che di flauto, i quali correvano In quel iii‘ mo
ad una piccola m-incta il’ Al'gt'nt0 dr-l pena per la città mascherati c in abili da drui
di un mezzo grosso , del valore di una na.Questa seconda festa n'in durava che
muti: del denaro, e del doppio del seitf»r un giorno, o tre. secondo alcuni autori]...
aio,- ma gli antiquari hanno l‘ uso di lw.u Llt‘llr: quinquatrit‘yrtse quelt0 nome,
Dia. .llil. t
QUI. (2564) QUI.
aia rcbè cominciaaaeil quinto giorno in dei giudici. Il Pagt' ha rodotto una me
dunvaruente dopo le idi, e durano cinque daglia dell' imperatore oafumu, in cui
giorni, ria perché ai terminaaae colla puri anno figurati i gmochi quinquennali il che
ficazione degli iatr-ommti di muarca che non si trova in verun'altra medaglia degli
aerrivano ai lacrrlizii ; rmperocchè gli an imperatori che lo hanno preceduto.
tichi Latini dicevano uinqnare per luslra' . - Giunchi che gli abi tanti di Chio
re, purificare. Queata Festa era particolare celebravano ogni cinque anni in onore di
alla gioventù, e gli oculari facevano in quel Omero.
giorno dei doni ai loro precctlori. _ 4. - ( Voli Cori chiamavanli a Ro
2. - Giunchi che Domiziano tatrtui in ma crrti voti i quali consistevano in alcu
onore di Minerva. Si celebravano sulla ne oll'arte che ai promettevano agli Dei ,
montagna il’ Alba, e ai riunovavano Clllcun se al termine di cinque anni la repubblica
anno. ai fosse ritrovati nello stesso nato di pri.
Alle caccie straordinarie, alle processio ma. - Tit. Liv. '27 , c 33,- l. 30 c. 28;
ni. agli apettacnli , di cui questo. principe l. , c. 9
abbell‘r quei giuochi, aggiunte dei certamr ' Qurttor.aazto , quinquerliurn. l’reaao i
di poeti e di oratori. La corona del poeta, Latini corrispondeva a ciò che i Greci
che IÌPOI'UHI il primo premio, era ornata chiamavano l’enlatlo, nel quale ai com
di bendelle e di foglie d'oro.ll secondo batteva in un giorno a cinque aorta di un.
premio era una semplice corona d'ulivo. cizii, come lo prova Pompeo Feslo : Qui".
- Mena dell'Accarl. delle lacriz.t. x3. quertiunr Gmeci l'OL‘fl'l‘ffi’y7fl’Àd'K/l‘tl di;
’ Qutaquzaaau. in latino quinquenna quinque lgenera nrtium ludo e;rereebanlur-_
lia, magistrato delle colonie e delle città " Quraqvavrar, collegio dei "Cerdntl
municipali in tempo della Repubblica Ru dmtìnati a fare i llCtllllIl per le anime del
mana. Erano cosi chiamati perché ai eleg morti. Un’ iscrizione ci insegna che si
gevano ogni cinque anni per presiedere al chiamavano quinquum‘i dei miaterii e «lei
cenao delle cillia municipali, e per riceve aacrilizii delt' Erzbo. - Antic/r. .rpic,g.
re la dichiarazione ‘che ciascun cittadino ‘a , .
era obbligato di fare di tutte le me an Eranvi a Roma dei magistrati aubalterni
Stanze. cosi chiamati , erchè erano in numero di
1. Quraoucatuu, girrochi che ai cele cinque. Eranvi r quinqurviri , stabiliti in
bravano Ogni cinque anni , in Onore degli Roma al di qua e al di là del Tevere, per
imperatori. Augusto ne in 1' inventore. vegliare la notte alla aicnrer.za dei citta
Questi giuocbi avevano qualche raaaomi dini in luogo dei magietratt di un cer
glianza coi giuocbi Olimpici dei Greci. tu rango, cui aarebbe alato disdicevole il
" 2. - Giunchi fondati a Tiro, ad girare per le strade nel buio da". notte ;
imitazione dei giuoclii Olimpici della Gre eranvi quelli stabiliti apporitamente per con
eia. Si chiamavano quinquennali perché durre le colonne , e dntnbnrre alle fami
ai celebravano ogni cinque anni, cioè alla glie le terre delle campagne che veniano
fine di quattro anni ;imperocchè da un oro accordate. Anche gli lipuloni ai chia
giuoco olimpico all' altro non eravi che lo mavann quinqueviri, quinqneviri epuloner,
intfrvalln di quattro anni. Non bisogna allorché erano in numero di cinque. Erau.
contendere i giunclii quinquennali di Tiro vi i quinqneuiri meusarici , incaricati di i
con quelli iatituiti da Domiziano in orro moderare gli ecceur delle neutre che estor
re di Giove Capitolina , nel ano dndice. quevauo i creditori e i banchieri, oppri
limo cunlolato. Ogni cinque anni disputa nrendo mirermriente il popolo. Finalmente
vasi in questi giuocbi il premio di poesia chiaruavmsi qmnqueuùi certa specie di u
e di pro", in greco ed in latino. sceloriin ecieri , lllt'll'llîdll di eaercitare il loro mi
ce lo la sapere nella vita di Domiziano niatero nelle colonie o nelle città muni
( cap- 6 ): Instiluil o! quinquennale cer cipali.
Mmw (Japilnliu JOUÌ lripler, mnsiunln , ' Qurtt'l'aiu , quella parte d‘ un campo
cque.tlrc , 5;) [unicum , et aliqunnlo pluri ROI'IMIIO uve stavano i\irandieri che ven
mum quam num- e.tl cornnaram; cerlnlmnt devano tutte le derrate e le meruauzie ne
diam et prosa oratione graeee lalineque. cessarle. Vi erano perline delle bottiglie
Eranvl dei giudici uhblici che presiede d‘ ogni sorta d‘ artigiani , i quali accompa
vano a netti ginoclri, e distribnivaoo i giravano eernpl'e in gran numero gli Guer
premj- nrzfiio Pauur'ui riferisce una iscri citi. Questo quartiere era collocato didie
zione, dalla quale sembra che aottoil regno tro al pretorio, e contiguo al questort'0.
di questo imperatore un certo Lucio Valerio ‘ Qunrna Plut'l'A, campo vicino a lio
I’udeo , nativo di un borgo dei Ferentini nia e sulle rive del Tevere , il quale era
in età di 13 anni, abbia riportato ai gino stato coltivato per mano del gran Ciminna
clripquinquflurali il premio della poesia , t0. - Ttl. Liv. 7 , e. 26.
e iI-i stato coronato per unanime sentenza ' Qurtt'ttta , quinto mere dell' inno R0

‘.LA- ,4.. - _._


QUI. (2655) QUI.
mano, il quale , prima che il calendario lo così presto, uulladimeoo Cllll"lt0 di
foue riformato, cominciava al mese di lui vario medaglie d‘ oro e di argento.
mano. Al nome di quintile , costituito Avyene una che nel ruvucio porta la
venne quello di jaiiur, luglio , in virtù di leggenda : FIDES MILITUM.
una legge di Mare-Antonio, per onorare ' Qtmrro CUM.IO Ruvo, iatorico latino
Giulio Cerare.-Cicer. mi Atlie. I. 14, Ep. che viveva , a quanto dicesi , tolto il re
1.-- Plut. uuest. Rom. e. 19. - Semina , gno di Vr.rpaliano e di Trnjano , rino
ad Virg. bel. 4, u. u , Georg. l. i, v. 43. nutnisimo per la cui atoria di Alessandro
Qlflll‘lbllll. l Luperci in Roma erano il Grande. L’ eleganza e la purezza dello
divisi in tre colletz'; vale a dire , in Fa ltile gli fan perdonare i frequenti anacro
lij , in Giulj , in uintiliani. Questo ulti nirrni e i molliplici errori in fatto di ato
mo collegio area tolto il nome da Publio l'ia e di geografia. Di dieci libri , di cui
Quinlilio , il quale ne fu il primo capo. era C0fllpùblì la atoria di Alessandro, i due
- Ant. spirg. t. 2. primi sono perduti totalmente, manca la
’ Qtlitrfii.utito (Marco Fabio), rino line del quinto, e il principio del resto.
malo retore Latiuo, nacque in Ispagua,aprl Frein.ilielnio ha tentato di rimediare a ltal
una scuola in Roma , e fu il pill‘t0 mae perdita , meditate le notizie raccolte da
stro che ricevente Si.l|.)t'l'ldlfi dal pubblico e tutti gli loritlOl'i che parlarono d’ Ales
rario. Dopo aver professato vent' tinni,ed sandro e delle sue conquiste. Credono al
esercitata l'avvocatnra, ottenne dall' im cuni che Quinto Curzio sia lo ateuo che
perator Domiziano lll goder in pace il quel Curzio Rufo il quale per-venne al
frutto delle arte fatiche; e tutto cortic 00ueolato sotto il regno di Claudio; ma la
cioui allo studio della letteratura , e comune opinione da quest'ultimo lo disgiun
acnsre un trattato sulle cause del ricca ge. Comunque sia la cosa , ci nacque da
dimento del!’ eloquenza; sebbene qual parenti oscuri e accompagnò in Aflrica un
cuno attribuieca quelto trattato e Ta questore llomanonUna sera , passeggiando
cita. IO\lO i portici di Adrumeto, ai avvenne
In quel tempo campoae pure , pregato in una donna di sopprannaluralC grandezza
dagli amici suoi, le i:liluzioni motorie, la quale gli pretliflt: che avrebbe un gior
le quali formano il cono più con) iato e no governata l‘ All‘rica in qualità di pro
perfetto di lezioni Chi: ai conosca. in que conaole. lncoragginto da questa profezia,
at’ opere , che è divisa in dodici libri, si ritornò a Roma, conciliosni la grazia dell'
spiegano tutti i pregi che l’ oratore aver imperatore , e fu nominato console: pas
deve , e non solo si danno precetti di ret aò quindi nell’Alliicn come procnmoh ,c
torica, ma iuaegnunenti di educazione, di in quelli provincia mori.
virtù e di morale. Quintiliano , il cui Qutocco Mir. America), idolo dei
merito la riconosciuto generalmente, elet popoli della irg’mìa. Non si può dire qua.
lo venne a mantra dei giovani principi si nulla di certo , nè sulla forma di ne.
che Domiziano avea deatinati per succu et’ idolo, né sul culto che gli li rende ,
eori. Ma il piacere che quella nomina gli imperocchè nei templi di quella regione
fece , fu amareggiato dalla morte della non cono ammessi gli stranieri , ed è cre
moglie e de’ lì,;liuoli. Vuolsi che nel DUO duto un aacrilegio il rivelare i mioleridel
ritiro viveue povero, e parecchi beuelìzj ri la religione. Qualche volta i popoli della
crveue da Plinio il giovane, il quale eri Virginia danno a queit' idolo il nome di
stato di lui scolare. Incerto è il tempo dtl Okeo, qualche volta quello di Kwvata ;
la sua morte: tuttavia si può dire che credono ch'egli non sia un ente nolo, 9
presso a poco moriue l' anno 26 dell'l‘lra che molli ve ne abbia della stessa natura,
volgare. P055") Bracciolini, fiorentino , oltre gli Dei tutelari , ai quali tutti
Scopri nel 1415 le istituzioni di questo per conaeguenza danno il nome di Qui
rettore eccellentissimo , le quali erano per ceco.
date. Vliie sono le edizioni delle opere QUIIIM , pietra meravigliosa che, secon
sue , vari i gîudizj intorno al merito loro. do i Denionogralì , se vien pOsta sul ca
Accutato ci viene‘, forse a ragione , di po di un uomo , allorché esso è addormen.
ricercatezza e di ampollosit‘a ; ma i tuoi lato , li fa dire tutto ciò che ha nel cuo
precetti cono ottimi , e in tu’ti i suoi re. Aggiungono che questa pietra si trova
ibri ai scorge il filosofo e il concacitore nel nido delle upupe , e comunemente la
del cuore umano chiamano pietra de’ traditori.
’ QUIITII.LO ( Aurelio Claudio ) , fra ' Qtnanu Taraus. - V. ‘l'ano’.
tcllo di Claudio Il , che l’ anno 270 cir "' I. Qtmniui.l , monte chiamato da
ca in proclamato imperatore , e diciauet principio Agonio, [mi Collina , forse per
te giorni dopo , intendendo che Aureliano la vicinanza delle porte Collina; fu detto
moventi contro di lui , si fece aprire le in seguito Quirinale , o dalla eitlli di Cu
vene. Sebbene il mio regno abbia termina ri, capitale de‘ Sabini , i quali in conce
QUI. (2666) QUI.
guenza dell‘ alleanza l'ra Romolo e il loro tutto cio che concerneva le nozze si riferì
re Tazio, andarono ad il)lltttVl, o pure va a Gin/tolte, peucli'ulla vi pnaiedeva
Quirino, soprannome di Romolo, che come Ut:a tutelare delle donne incinte o
qniri area un tempio. Più tardi Il appello dei parti. Alcuni vogliono che queato no
Uabalinu , per due atatue di marmo latte me a lei fune dato per la ragione, che o
ÌHIDPUIIII’O in Rmua, fin til'Aleoaautlria , gni anno le ai app:retlcltiava un puLblico
da l‘ imperatore Costantino , c da lui col banchetto in ogni curia. - Plutarco.
locate in mezzo alla Terme che avt:a tatto ‘ Qtililti'laiil , chiamare in auticorw icit
coatturre sul monte Quirinale. Queste due ladini , lamentarsi altamente. Quiritare
atalue non quelle , che Papa Sisto V fece dicitur la qui Quiriliwn jidem clamanr
trasportare nulla piazza del palazzo ponte implorat’. - Varling. L4. 5 , 7.
finale e riposa Sulle lor bui. ‘ Qtliai‘n, nenia cui Preaer0 i Romani
2. - l’otta di Roma. - l’. P0lt'l’l. dopo il celebre trattato in Romolo e Ta
3. - Flamine , gran pontefice di Qui zio, ml quale {il stabilito che ambldue
rino, il qulle doveva eaeer preso dal iegneicbliero in Roma con egual potere.
1' ordine dei pattirj. - Ti‘. Liv. t , La città ritenne il nome di Romolo , i
c. 20. cittadini preseno quelli di Quirites portato
‘- QU|IIIIIALI' , l'arte istituite da Numa dagli abitanti di Curi , capitaie dello stato
in onore gli Quirino, che ai celebravano Sa tuo. Ila gcmirmtu urbe, dice Tilo-Li
il 13 innanzi alle calende di marzo. Si via , ut Sabini’: [amen aliquid darflur ,
chiamavano feste dei mali , perché ColOl’0 Quinte: a Curibua uppelluti.
v i quali arcano trascurato diaolenniuare le Gli autori sono dia-orali intorno all'eti
Fornacali , oppure si erano dimenticati il mologia dei nomi Cure; e Quirihu. Qui
giorno in cui aill’atte l'1te rumorrevauo , ri: 0 Curia in lingua Sabina rignilica
procuravano di eepiare il loro sbaglio ut egualmente un giavellotto , una picca , e
crificandu a Quirino. -- Uvul. Fast. lib. una Divinità guerriera armata di giavellot
li , v. 513. - Rosi/i. Aut. Rom. l. (i, e. lo 0 di picca. Gli uni vogliono che questa
ti. - Plur. Qzmtsl. Rom. Divinità l'naac Marte , gli altri un Nume
" QUIIIIIO, cui un Dio degli antichi particolare che presied:vn alla guerra: sia
Sabini , rappreaentato in (arma di scureo dunque che il giavellotto o lit picca aves
di picca , ambedue, nel loro idoma, chia iiero dato il loro nome al Dio , o sia che
mate curia. Quando i Sabini furono riuni il Dio avease dato il auo ti ucste armi, il
ti ai Romani , diedero a Romolo il nome nume Quiri.l fu onorato in 0niii, tino a
di Quirino, per at‘quietar credenza alla fa fil" Romolo , essendo sparito dagli occhi
wola della una nucita che lo lacca figlio de'Romani , ricava-Ile gli numi l)ivini
di Marte. Numa, successore ;'di lui, Il sotto il mana di Quirino, e arene il Ino
aegnogli un Ct|ll0 a eciale ,gli dedicò un go del Dio Quiru. Ovidio a ripmtato
trmpio iul monte didrinale, istituì la fe le (lill‘ttt’t’hll opinioni che aulle parole Cure:
ate Qnriuali , o creò un gnu pontefice, il e Quiri: correvano a'auoi tempi:
quale ebbe il nome di Flamen Quirt'nalis.
- V. Quantum: l e 3. - Ti'i. Liv. l , Sivr quali basta, Quiri5, priaci: est dieta
c. 20,1. 4, 5, 8, 9, IO. Sabini:
' 2. - Soprannome di Romolo. Vuolai Bt‘llt'cu: a telo veni! ad astro Dous.
che questa parola aignilithl Dio‘d6lla cit Sivc suo regi nomen posucra Qltlf'llt’5;
t'a , nello stesso modo che alcuni Preten Scu quia Romani: junzerat ille L'area.
duno clili Quinte: voglia significare citta
(lini. Ad ogni modo la parola quirilea indi‘
' 3.- Soprannome di Giove e di Îl‘lar. cava tutti i cittadini Romani , e pnciò era
te. Ad cui probabilmente ai riferisce l’ i odiosa ai soldati; imperocchè quando un
scrizione trovata da Grutero ( 23:) nella capitano voleva qneati punire, ovvero umi
quale si legge Quirinis. liare, invece di milite: li chiamava qui
' 4. - Goal pure chiamavui Gianol il ritea , per far loro intendere che erano
cui tempio stava aperto in tempo di guer casi ii‘i adattati alla vita tranquilla dei
la. Quirino, in quatto senso, pare aiuo boigieei , che alla attiva e laboriosa dei
nimn di Marte o di l‘llarziale.-llldcroó. guerrieri. Hactentu castigavil milite:
Salurrt. l. i , c. 9. dica Plutarco , quod pro militibus quiri
Qunus 0 Qatar“ , Glul'ttll'tt! , cosi chia tu: appellavrn't.
mala dalle donne meritata eh! si ponevano Qtnsauoo ( Mii. Affi-io. ) Divinità ado
sotto la sua protezione. Una delle cerimo rata dagli Jiigb'i ( J.igns ) ; è un idolo al
nie del matrimonio era quella di pettinare [0 dodici piedi rappresentato rotto figura
la novella Ilposa con una picca, eatratla umana , circondato da una palizzata di
dal corpo d'un gladiatore atterrato e’d uc denti di clcl'anti , in ciascuno dr’ quali è
ailo. Ora una picca chiamavasi cufis, r: collocata la testa di un prigioniero di guer
QUI. (2667) QUO.
ra o di uno schiavo trucidato in onore I sacerdoti di Quitzslcoat erano incnri«
dell' idolo. cali di correre ogni sera le strade della
Qurrzaacoa'r ( Ilft't. Me.rsic. ) , nome città , e di battere il tamburo per risve
che i lilersrcani davano al Dio che presie gliare tutti gli abitanti ed avvertirli di
devi al commercio. Egli era propriamente ripigliare i loro lavori.
il loro Mercurio. I negozianti ne celebra Lo stesso Quitzalcoat veniva on°rato in
vano la festa tutti gli anni e con gran so particolar guisa nella città di Cholula , la
leunllia. Sceglievano uno schiavo fra i me quale credevaai da esso (andata. Fra tante
glie formati, e lo levavnno in un lago sue qualità gli si attribuiva eziandin quella
chiamato il lago degli Dei. Lo rivestivano di una tal qu alo iuspezioue aull’ aria , e
poscia di tutti li ornamenti coi quali ave tutto ciò che concerne questo elemento.
v=tn l'uso di alfirigliare Quitzalcoat; e du luvocavnsi pure guanclo l esercito prrndea
male i quaranta giorni che recedeano la le mosse per an are alla guerra , e vi era
festa , questo schiavo ers‘i rallau.onato rap: la credenza che il Nume avesse predetto
presentava il Dio. A lui si rendevano gli l‘ arrivo degli spagnuoli nel Messico, e la
stessi Onori che a Quitzalcnat medesimo , distruzione di quel liorentissimn impero.
gli si procuravsno continuamente novelli il culto che gli si rendeva , era crudele e v
piaceri, gli Vruian dati continui banchetti; sanguinoso , come quello della più gran
nulla finalmente durtenticavaai per fargli parte delle Unità Messicano. Oltre il gran
passare piacevolmerrtr quella felice quaran numero di vittime umane che a lui a‘ im
lena , che dovea poscia riuscirgli estrema molavano , i devoti, per renderselo amico,
rmnte funesta. Nove giorni prima della si facevano delle incisioni in qualche par’
lesta , due sacerdoti andavano a prostrarsi te del corpo; tanto credevano questo Nu
ai suoi piedi, e gli davano un avviso ca me sitibnndo di sangue.
pace a turbare ogni su0 piacere. Signore, Qmvstrasr ( Illt'l. Imi. ), digiuno solen
dicevano essi , le tue contenti-xc non de ne raticato dagli indiani nel mese di
volto durare che nove giorni. L’ etichetta feb rajo. Dura verrtiriuattr' ore , e in tutto
esigeva che colui rispondesse: Sia pur co questo tempo è proibito di prendere alcun
si; e, senza dimostrare la mennma tristez nudrimento e perfino di dormire. L'unica
za , continuasse a divertirsi, e non pensasse occupazione dev' essere quella di girare
alla sorte che lo attendeva. Se scorgevasi intorno ai pagarli , e di raccontare le isto
che il coraggio gli mancasse, e ch' ci pren rie degli Dei del paese, quantunque eien
desse un’ aria pensosa , gli si lacca Lovere esse ben poco odilìcmti.
un certo liquore che gltrendesse la prima Quorum ( Mir. Chili.) Deitìt domestica
giovialità. Cosi giungeva il momento lata dei Chiuesi , alla quale attribuiscono la
le clu- il preteso Nume dove: servire di cura di ciò che concerne il governo di ca
vittima : e , alcuni istanti prima cl)’ ci ve sa e le produzioni della terra. D‘ ordinario
l>i-se trucidati‘, gli si rendevano degli onori si rappresentano due fanciulli a’suoi lian
che certamente dovevano essere da lui ri chi: uno ha le mani giunte, I.‘ altro tiene
guardati come altrettanti insulri. Finalmen una tazza.
te all' ora dclll mezza notte veniva immo Qnooumas ( Mii. Giapp. ) , Deit‘a del
lato , gli si atrappava Il cuore , e gìttavasi Giappone dell' ordine dei Carnia e dei
innanzi al Dio Quit1.alcflat, dopo averlo Fuochi, protettrice della setta dei Xintani.
prima Ulllfl'bl alla luna ; il suo cadavere
venia gittata giù dall' alto del tempio , e
con danze religiose ai finiva la cerimonia.

Pt.
li. BAA.

' I Lstini chiamarono questa lettera en va soprtl segnato un accento , indicava


mlna , percltù sembra che i cani la pro 80,000.
rntncino con facilità. Appro Claudio fu lo RAAAIII o Rum/litri (MM. Ind.) ,
inventore di questa lettera, come ce lo sacerdoti di Gaudrna , Divirr.tà dei Utilita
avvisa Pompnnr‘o : Appia: Claudiu: Cen ni. Il loro veetinumto è giallo, ed hanno
tr'rnanus R. lillerum invrrut , ut’ pro Va il corpo interamente coperto da un lungo
Icsii Valr:rii carenti ctprol‘irsir' Furii.l)ue R mantello. Dedicati al celibato , si illtllsu‘
significavan0 conti renrluti , ratmnes rela no da ogni piacere sensuale . Un liaa«no
Iwr’ ; R. C. Roma condita. Nella nume che si permette la più piccola incontinenza
razione, li voleva dire 80, e quando ave è succinto dal suo kioum ( convento e

f
IìAB. (2668) IÌAB.
pubblicamente disonot‘ato. Gli si fa caval lo stesso significato, pure ovvi qualche dif
care un asino, gli al tinge la faccia di ne ferenza nell' uso. Quando si parla in gene
ro e di bianco, quindi si conduce per le rale, e senza applicare questo termine ad
strade a suono di tamburo, dopo di che alcun nome proprio , si dice un rabbino:
viene acaccmto; ma avvien di rado che per esempio,i rabbiltt' hanno spacciato
quei sacerdoti si espongano ad un simile molte cose stravaganti; ma quando si indica
castigo. l Raaani ,e particolarmente i gio particolarmente un dottore giudeo, ai dice
vani non possono passeggiate a lor piacere Babbi‘, come Babbi Salomon Jnraltt', Rub
ma il capo del kioum non permette loro bi Mancare: hanno peltlal0 In tale atnl
di sortire che quando lo crede conveniente. altra cosa; e nnminanoloh complessiva
Credercbhero essi di perdere una parte nvnte , si dice: i rabbini Judo Chirig e
del loro tempo, che consacrano interamen Judu Ben Clmbt'n sono gli autori di due
te alla contemplazione dell' essenza divina antiche grammatielre ebraiche.
se l'occnpassero nel preparare i loro ali Per giungere alla qualità di Rabliino
menti, o in alcun’ altra funzione sociale. era d'uopo passare per molti gradi : il
Ricevono perciò dal pubblico i cibi intera primo era di quelli che i Giudei chiama
mente conditi, e li mangiano piuttosto vauo bachnr, eletto nel numero dei «lisce
freddi che caldi. Ciascuna comnnita manda poli, il secondo di quelli che si chiama
il mattino , nella città, un certo numero vano chaber, o collega dei rabbint', e si
de‘ suoi membri, che percorrono rapida giungeva a questo grado mediante l'impo
mente le strade, tenendo sul braccio destro sizione di mano , in una cerimonia che
un paniere verniciato in turchina, nel ua ebiarnavasi semic/mu; finalmente, allorché
le ripongono i doni che vengono loro atti il candidato si credeva capace di istruire
che Consistono ordinariamente in riso bol gli altri, veniva qualificato del titolo di
lito e condito d'olio, in pesce secco , in Rabbino Nelle pubbliche assemblee , i
, confezione e in frutta.~ Durante la loro gi Rrrlibirtt' erano assisi sovra sedie elevate, i
U‘ e anziché mover intorno lo sguardo, Colleghi sui banchi, e i discepoli ai piedi
tengono gli occhi costantemente fil!l al del loro maestri.
suolo.Non si fermano mai per questa-re , l Rabbirit' moderni sono molto rispetta
e non guardano quelli che fanno ad essi ti ha i Giudei ‘, occupano i primi posti
elemosina i quali sembrano sempre piu sol nelle smagoghe , tld(‘ld.it'l0 in materia di
leciti di dare che non aieno essi di I'ICQ religione, ed anche nelle bisogna civili,
vere. Questi sacerdoti non mangiano che celebrano i niatriiutinii, giudicano le cause
una sola volta, e al mezzogiorno , e sic. di divorzio, predicano se ne hanno il talen
come ricevono più di quello che loro ah to, riprendono e scomunicauo i disobbe
bisogna , cosi , con altrettanta carit'a , ri dienti. Gli scritti dei loro predecessori, ei
consegnano ciò che loro è. di troppo: e loro propri commentarti contengono un in
questo superfluo srrve a nutrire gli stra finito numero di tradizioni singolari, e qua
nieri indigenti e gli scolari poveri, ai qua’ stchè tutte stravaganti, che osservano , nul
li insegnano a leggere , a scrivere , e i ladimeno, tanto scrupolosamente, quanto
principl della morale e della religione. - i principi della loro legge.l Robbio: sono
Viaggio del maggior Symer nel paese divisi in molte sette, di cui Ir- principali
di Ava nel i790. sono i Cabaliati, i Caraiti, i Talmudisti e
' Rasa/t, nome di una città della Giu i Massorcli.
dea che apparteneva alla tribù di Gad. Gli antichi Rubbint’ ai servirono moltis
Era situata sul torrente di .laba , e fu as simo delle allegorie, e i loro commentarj
aedlata da Gionbbo , dopo che ebbe scon° sulla Sacra Scrittura non ne sono che un
fitto i Madianiti. ammasso ; i mo.lerni non hanno fatto che
ltammu ( Mir. Rubb. e Mimmo". ). aegnirne lo stile. Si attribuisce loro una
maestro , dottore. I Giudei e i Maomet quantità numerosa di regole e di maniere
taiii chiamano con questo nome quelli fra differenti di interpretare e di citare i non
i loro dottori che stimano i più sapienti e libri, e si pretende che siano stati imitati
i più divoti. ' _ degli apostoli nelle loro citazioni ed inter.
liaiaaael't't (ll’lt't Rabb.), quelli fra i pretazioui delle profezie dell' antico testa.
Giudei che li.nmn adotlatn le tradizioni mento. Start/tape e Jenlriru fanno di gran
dei Farisei chiamati llnhbanirn, per distin di lflmenti della perdita di neste regole.
gncrli dai Cll‘;tlll, che stanno attaccati prin snrrflw~rio, rol’essore di ‘lingua ebraica
cipalmenle alla Sacra Scrittura. ad Amsterdam, in creduto di averle ritrovate
llanaut. - V. Lissa. negli’ =intichi scritti dei Gintlui;ed osserva
" llananu, nome dei dottori Giudei, che che ÌR tbbrlti interpretavann la Scrittura, ri
gli Ebrei chamano m6, ral»6i , o rabboni, volgen lo il significato naturale in un sen
che iii-Ila loro lingua significa ntaellro o Iltlliîlll0 più nobile ed allegorico. A tale
dottori‘. Quantunque questo parole abbiano ell'etto egli è d'avviso che ora cangiasaero
RAB. (‘669) BAR.
i punti ele lettere, ora traspnrtasaero le ps due delle lagrirne della Divinità piangen
role, ora le dividesseroo ne aggiungeflflt'0; te la distruzione drlla sua casa, Itatjlnu« nel
ciò che pretende di confermare col modo con mare, e vi cagionnun vv-lenti tempeste. Per
gli apmtnli lmnuo spiegato e citato_le cui esprimere l’ infinita potenza di Dio, dicono
profezie. Ma chi non vede che tutto ciò non cb' egli è un lioue il cui iuggito fa uno
è che un artificio er rendere meno odio etrepno spaventevole.
sa la pratica dei vciniani, i quali , col Cemre, avendo desiderato di vedere lil
mezzo di alcuni punti o virgole aggiunte t‘lio, R. Giosuè lo pregò di far sentire gli
o trasposto nei Santi Libri, formano dei ell‘flti della sua presenza. A questa pre
testi favorevoli al loro errori? liiera, la Divinità si ritirò alla distanza di
Più di qualunque altra cosa,i Rabbim' 200 legltt’. da Roma, e si mise a rupgn‘r :
hanno coltivato l’astrologia giudiziaria ; lo strepit0 ne in tanto terribile che Cl-lldfl
imperoccliè, malgrado le proibizioni tante la muraglia della città, e tutto le femmine
volte t‘eitexale nella loro legge di servirsi incinte si SCOUCHH’MIU. lliu, avvicioauuusi
di augurii e di divinazioni, 0 di prestar di cento leghe , e ruggemlo nella aba>a
fede alle predizioni dedolte dalle osserva maniera, Cesare, spaventato dallo strepnto,
zioui degli astri, i loro più famosi dottori cadde dal trono, e tutti i Romani perdet-y
hanno adottato quella superstizione, e ne tera i loro denti molnri.
hanno composto dei libri, che si sono spar Gli stessi dottori assicurano che Dio non
ai per tutto l'universo, e particolarmente poté rivelare a Gincoble la vendua di
in Europa nei secolidell' ignoranza, secon suo figlio Giuseppe, perché: i suoi fratelli
da quanto ci vien riferito dell'abate Re lo avevano obbligato ilgiulitt'fi con essi che
nuurlot, che conoscevo a fondo tutta la avrebbero custodito il segrelO sotto pena di
acienzn rabhinica. scomunics.Altrove,lddio, afflitto d'aver crea
Prrsentrmcnte, se la sinagoga è povera lo l'uomo, se ne consoli), perché non era
e piccola, non avvi che un rabbino aolo, di natura celeste, e dove stato lo fosse ,
il quale nello stesso tempo fa le pmti di giu avrebbe strascmato nella sua ribellione
dice e di dottore; ma quando gli Ebrei tutti gli abitanti del l’aradisn. In un altro
sono possenti e numeroai in un luogo, vi passo, lddio si trastulla col leviatlnn ,- ma
stabiliscono tifi pastori ed una casa di giu ne ha ucciso la femmina poiché la decen
dizio, in cui si decidono tutti gli affari ci la non permriteva che giuucasse con essa.
vili; ed in tal caso la sola ishuziune è. BABBO‘!!! (Il’lil. Rabb. Gli Ebrridan
riservata al rabbino , la meno che mm si no questo nome a certi commentarj alle
creda a proposito di farlo entrare nel cun gotici sui cinque libri di Mosè. Questi coin
ciglio per aver la sua opinione,- nel qual ment.arl trono di uu.i Brando autorità per
caso esso ‘prende il primo posto. cui, e sono considerati come antichissimi.
Cnllocheremo in queato articolo alcuni Pretendesi che siano stati composti circa
racconti rabbinici di tal natma da dare l'anno 30 di G. C. , e conteng-mo una
un‘ idel delle follie del Talmnd. Uurab raccolta di apiegzioui allegoriche tlei dut
Lino fu abbastanza astuto per ingannare tnri ebrei, in cui è sparsa una quantità di
Dio e il Diavolo,- ed ecco come vi riusm: favole.
Pregò il Demonio di ortarlo fino all‘ in‘ llsnnowon, nl‘liciali abiliti nei pubblici
gresso dei cieli, al‘fincliè, dopo aver visto giuochi della Grecia, per manlenervi il
la felicità dei Santi , potesse morire più non ordine. Il 1010 nome deriva dalla
tranquillamente. il Diavolo ebbe la dap baccltclta che portavano in mano.
pocaggim- di aderire alla sua preghiera ; RAIIUoMANZ‘A, divinazione per meno di
e il rabbino, Vesgemln apella la porta del verghe. Urea ( c. .'|, 11. lì!) ha parlato di
cielo, vi si gettò dentro precipitosamente, quella che pvalicavasi presso gli Ebrei. R'Ib‘
giurando nel nome di Dio che non ne sur bi Mm'sfi Samsmz ce ne Ilà la regnante
lirebbe mai più;Allora lddio , che non spiegazione: « SI scortecciavà, solamente
volle lasciargli commettere uno spergiuro, da un lato e in tulle la sua lunghezza, un
fu obbligato di lasciarlo in cielo , mentre vinccstm che si l.-mciavs in aria: se in cu
il Diavolo si ritirò in tutta la tua vergo dend0, presentava alla Vista la parte. scor
gnl. tecciata, e poscia, gettandolo in aria la se
Se si deve prestsr fede ai Ralióini, Id conda volta , mostrava il lato intatto, '-e
dio ha castignto a malincuore il suo popo ne presume.va un felice presagio. Per lo
lo, piange durante le tre veglie della not cflul.rlrtù, si iiteneva di sinistro augurio,
te, ed esclama : u Mc sciagurato , che ho quando, alla prima caduta, la bncchettala
distrutto la mia casa, e disperso il mio s"iiivn vedere il lato non isbucciato; ma
popolo fra le nazioni della terra l » Ag quando, ambe le volte, presentava lo stes
giungono d’ aver inteso soventi volte que ao aspetto, sia coperto, sia spoglio di scov
sta voce lameutevolc della Divinità allor za, si auguri-va che I’ esito sarebbe Italo
che passano Sulle rovine del tempio, i: che misto di male o di bene. ti
“AB. (2670) RAG.
Gli Sciti e gli Alani valicinavauo per hanno qui de‘ citlndini ingannati , l’ altra
mezzo di certi rami di lalicc o di mirto. che per buona Gorle non casi in piccol nu
lmoGermani
il‘ albero1.1 iiruitifero,
Iiavano ine molti pezzi un ra
contraueguaml0li mero. « Eucnrlosi alzato un nuovo grido,
m.n più debole del primo, Cicerone lo
rrill certi caratteri, li gellavauo all'azzardo fece osservare. NI Soll‘ocate, disse loro,
sovra un drappo bianco. Allora il padre le imprudeuii Y"slre ride che il po
di famiglia Ii prendeva gli uni dopo g|ial polo non eontieue , e Cile mm fanno che
lri successivamente , e dall' ispezione dei allentare il vostro Piccol numero; Vui vi
Cll‘llteri ne tracvl degli auguni per l'av acuprile e vi fare conoscere; » r2plic‘o che
venire. Quegli divinazione ha qualche |f. gli riucreaceva che il euuclunle non ave!
finiti: colla brlomflfl1.in. Alcuni luloii ne al \‘e avuto 1' onore di liberare la Repubblica
tribuigcf”~m U iuvm’I~ione alle Ninfe nuuici da un eedizioso come era Salamino,- ma
ili Apnlln_ R;d_ RIUIbdOI, verga o hai; che nel suo rincreacimenlo gli era di nul
chella. ' ' ' liavo il penure che Habirio aveve brandi
lhnnmur.ersn, P'az'9zîev nr=ùvi\lvlc,rice Io le nrnn per ucciderlo. Qui le grida,
vimento od innalzamento del ramo, f€llii che avrebbero dovuto farsi più forti , crs‘
che celvbravasi tutti [gli anni uell'ixola di suono alll«ito; pure non lap=vnai ancora
(200, nella quale i ucerduli portavano 10 qual esiin polmme Ivcre il giudizio, esem
le'vw'm’ntc un ci resto. l>ravl Che: Ralu’rio fms-‘ vmpre in perico
' llunuo( (,a_,o ), cavaliere Romano. lo, allorclxè Metello Celere, allora prelu
Abbiamo un’ orazione che Cicerone fece re , immagini) di acing'ifle l'auernhlea ,
per euo nello sleal0 anno del ano como facendo levare la baudwira che doveva sven
lalo, ed ecco quale ne fu il IO gflto. In (ularl ml Gianicolo per Iullo il tempo clic
"mp0 delle crudeltà dill‘larìo, aturm'no, iluiiii'l_no le ruscmblee per ceuturie. Ap cm
il più acdiziosn dei iribuni, evasi venduto non Il vide più la bandiera , l’ 0518".) Ira
I tull.i i suoi fururi e ne era nato il più da ae Messa ai sciolso e non fu più convo
colpevole minislro. I suoi delitti avendo ec 0"" ,' Lubiana nnn crede“: convencvole di
citato la pubblicl indignazione, peri in una proseguiue nell' inlenlala accuaa , e di hl
generale sollevazìone,alla una della quale modo Rabirio fu salvato.
erano il Senato,idue consoli, quasi lulll i Cicerone perorò anche per un altro Ca
magistralie la più un: parte dei cittadini. ]‘0 Rabirio, dirtinto dal primo col wprau
Dopo Irentaiielle anni, un lribuno chiamato nome di Po.rlumo.
T. Labienq, nipoln di un aliro Labieno, Un altro Caio Rabirio, poeta del seco
Ielhtol‘c di Saturnino ed UCCÌIO con elsa, lo d‘ Augusto , aveva lill° Il" P0flm (‘li
cui le ne Nonno alcuni frlimrneuli nel
imprree di vendicare suo zio , e di far con
1lannare a morle Rabirin, accuundolo di corpus puefurum di [Vlnillaùe ) sulla Suel
aver ucciso Salamino , il quale, seguendo Il cinic- fu Augusti; ed Antonia
un uso sempre barbaro , anche quando non Rflbifin è pure il mm‘ ili un fummo
si fa che giustizia, aveva portato la ma arrlrilellu del lampi, di Domiziano; il
Iena, come in trionfo di casa in casa. Sul quale aveva costruito il pî'fllw ‘li qfl<llo
le accuse ed istanze ali Laln'mo ii elessero. impernloru , monumento prr'~gmm‘Im0
sorte due commessari per ‘indicare Rubi .ABUN o Ilninoua ( Mii. [ud ), uno
rio. l’ uno de‘ qmli era 'esan! che ave dei capi degli angioli ribelli , secondo la
va fatto agire Labieno , l’ alt|0 un paren dulhirn degli Indiani.
tu di Cesare, la qual con l»cc dire che RACADIIU ( Mit. Imi.) seconda tribù dei
in quell' occasione la sorte non era nata giganti o genii malefici che Iunno solle
cieca. [fabirr'o fu condannato , ma appella messo il mondo molte vwlle Solto la
:osi al popolo , (u difeso da Cicerone. condotta di alcuni dei loro re, ma questi
Quvsln orali"! , addestrato agli avvenimen ultimi , lime-mio del pnlere , che venne
ti del foro , n‘e spavenlaln dallo slrepilo , loro couccsw dai grandi ldllli, rv: lurflno
n-‘gò che Raz/rin}; avcue ucciso Saturnino; puurti da Siva e da \Vinuù. - V. (ironi
ma lo negò , moslrand0 rincreecimentn 1'1 lNDIAII.
Chi! non avesse palmo farlo. « Pracesse ' liarzarque Venrrzu (Mii. Men ),
agli l)ei , esclamò , che la verità mi per. nome che i '\'les-îc;wi (lavanfl ad alcuni
nwitrssc di pubblicare altamente Che Ra barbari sacrilizii che fior-vano ai loro Nu
Inriu ha ucciso di propria mano un mi in certe fate, e comisb \'flnfl nello scarti
nemicu della patria qual era Saturnino‘ » care alcuni prigionieri. Quefilfl C€Iim0uiàl
A questa parn'n alznssi un gran grido : era enegruta dai s-cerdou che si ricopriva
“ il popolo llomanfi, ripreac (,‘icernm! oo colla pelle della vittima , e «correvano
mm in’ avrebbe mai fallo console, |e aves in [al quiga le strade di Meuii‘u per flue
IP creduto che de'le grida poteiifi‘f0 desta nere «lei doni dal pupnl.i; nè. cesniv:mn
re in ma qualche iuilmiiicnlu; le ‘mire di correre, in fino il lanlo che la pelle
mi apprendono due cose , 1' una clic VI non commcia_sac a Illlpill.l'ii.ll'lii. Questo
BAJX (aliyt) IiAIL
barbaro costume frnttava loro immensa p'a , era fratello di Miuosse. Avendo occi
mente , inrperocrhè lrflrevaooimpunernen: ao suo fratello , si rifugiò a Calco nella
te coloro che ril:nsavuno di ricompensarlr Deozia . dove sposò Alcmena vedova d'An
dell' infame loro sacrifizi0. ' fitrione ,‘e meritoasi la riputazione del
RACB|IFURT o RBAFOR'I' , l‘ orifiamtna dei principe il più virtuoso e il più modesto
Danesi, sulla quale era figurato un cervo de'suoi tempi Andò quindi a stabilirsi, se
in ricamo , lavorato dalle figlie del re_ condo gli noi‘, in Licia , e secondo altri,
Rrgner Lodbroch. Quei popoli credevanat in alcuna delle isole dell' Arcipelago , aul
invincibili sotto questo stendardo. le coste dell' Asia , dove fece molto con
' lhotut , moglie. di CincinlmlO--Tit. quiete , non tanto colla forza delle srmi,
Liv. 3 , c‘. 26. I quanto colla saviezza del suo governn.Qna
' Rama. promontorio del Mediterraneo sta equità e questo amore per la giustizia
all'estremità di una catena dei Pirenei. lo fecero porre nel numero dei giudici del
" BACIO, principe dell' isola di Ct'flta , 1' inferno; ed ebbe sotto la ma giurisdizio
il primo fra i Greci che alla lcst’t di una ne i popoli dell’ Asia e dell'Allrica. Al
colonia di Cretesi , sbarcò nell' J<_JDI_I , si l0rclrè gli antichi volevano esprimere un
impadroni dell'isola di Claros, H 5| Ita giudizio giusto , quantunque severo , chin
lril'l, e ne divenne il sovrano: Alcttn lettr mavasi , e sentimento d’ Erasmo, un giu.
po dopo, Termndro , figlio di lf'0hnr dizio di Raclsmanto , tanta e si grande era
ce, avendo preso la città di Tebe in Bep l'opinione invnlsta della sua equità. Pin
zi:t , mandò i prigionieri , che aveva fatti ,
daro lo chiama il gittata , il nemico dell'
all' oracolo di Dello. Fra quelli etfl‘r la adttlazioné. E desse, dice Virgilio , che
profelessa [Ho/rin, che aveva pfll'tllllo'llllu
presiede al Tartaro, ove esercita un pote.
ra suo padre Tiresia. La risposta dell ma. re formidabile. è dosso che inquiaisce sui
colo fu , che que=tr prigionieri dovessero delitti e li punisce, che sforza i colpevoli
cercarsi altre terre. Allestiscono inconta a rivelare gli orrori della loro vita, a
mente una [lotta , passano in Asia , e VI" confessare i delitti che non hanno procura- .
un a discendere a Clrros. I Creteai vedett IO ad essi che dei vani piaceri , e dei
do sbarcare questi stranieri , prenderlo quali hanno differito l’ espiazione sino all'
le Inni, vanno loro incontro, gli nccerclna ora della loro morte.
no , e li conducono a Ilario. Questi , a
vendo sa uto da Manto chi fossero i anni Gnosritu haec R/tadamattlhtu [robot duris
compagni, e qual causa li condocesse ip unta regna.
Asia , li ricevette alla sua città, e sposo Cd‘tt'galquc , auditque dolo: r subigr'tqne
Illanto, cui rese madre di illop.w.-Pan fitieri ,
son. 1. 7 , c. 3. - V. Morso. . Quo qui: aptul supero! , furto la_elalus
littconrrx , personaggio distinto fra I man; ,
Persiani per una rigida virtù, il qmile t_i Dirtulit in serarn cammina piacflld mor
veva sette figli da esso educati alla vitto. lena.
L’ ultimo de’ suoi figli , chiamato Carto
mete, mal corrispondeva alle sue cura _e (Lió. (i, vera, 5Crt.)
alle sue lezioni; per la qual cosa prego
il re Artaserae di farlo morire. E che .' Dal nome di Radarnanto chiamaronsi
disse Arianna. un padre dimnnrla la gindizii \Radamantini i gioramenti che si
morte del proprio figlio! - Allnrc/tèntl facevano , chiamando in testimonio degli
albero del mio giardino , rispose ,‘Racoce animali o delle cose inanimate. Cosi So
te , ha dei rami vizio'si , io li taglia , e orale aveva 1' abitudine di giurare pel cane
l'nllrcro acquisto vigore e diventa più, e pel papero , e Zenone per la capra. lia
bello. Il re , colpito da quella risposta e damanto insegnò ad Ercole a tirar d‘ arco.
dalla severa inflessibilità che vi traspmivîi, Per lo piu è rappresentato, con in mano
nrlit! Romane nel numero dei giudici , lo scettro , seduto sovra un trono , vicino
minacc.ò Carlometc e gli panlnnò. Non a Saturno, alla porta dei campi Elisi. -
potrebbeii sospettare che Racocele , ave". Udy‘ss. 4. - Iliad so. - Ma. 9.
do prevednto che la sua dimamla avreb Fans. 8, e. 53. - Diod. 5. - Slrab.
ho avuto un tale effetto, si compiacesae ’ [lattasu5’t'o , figlio di Fornamone , re
fra sé di dare al suo signore un'alta idea d’ lberia , lo dotato dalla natura di tutti
della una virtù ? quei doni esteriori e seducenti che bannn
Racscus ( Mii. P m.) . cavallo ter forza sullo spirito più delle qualità del
ribile , o cavalcatura tll Sinrrekcchah, li. cuore; ma nè l’ educazione nè l’ età
glio di Cajumaratlr, nelle sue spedizio non poterono mai mitigare la sua fcroria.
ni contro i Giganti. - Biblici. U La sua colpevole ambizione mcrmnrava
rioni. della li n:a vecchiaia del padre il\e lo ri
Ratwrfttatt‘t'o , figlio di Giove e di Euro teneva a‘ piedr del trono , iul quale era
DÙL AhL da
RAD. (2672) IÌATÎ
impszienle di salire,ed a cui era chiama voggio , scelsero il giogo da cui erano op
to anche dai secreti voti della nazione. Fa pressi , e l’ assedisrono nel suo alano ,
nmnane che non ingnorara nè Igl’ intri sddove si salvò con sua moglie enobt’a
ghi di lui, nè le disposizioni del suo popolo, Qnesta principessa, essendo incinta , non
lo consigliò ad impadronirsi dell'Armeoia potè soppwtsre le fatiche del viaggio; pie.
da cui aveva esso scacciato i Parti , per col vedendo allora di trovarsi abbandonata alla
locarri sul trono i'l‘lilridate, suo fratello. vendetta dei Barbsrl , pregò suo manto di
Radamislo ritirarsi alla corte dello zio , darle la morte; Radamt'slo , il cui amore
in sembiantc di l'uggihvo , sotto pretesto era portato al furore, ricusò per qualche
d’ esser caduto in disgrazia di suo padre. tempo di renderlo un si inumano servigio;
Milrt'date lo accolse con quelle dimostra ma finalmente, trasportato da gelosia , le.
zioni di alleno con cui si accoglierebbe il mia che un alll'0 potesse divenire possesso.
proprio figliuolo, e gli diede son figlia in re di tanta bellezza. A tale idea la trsliine
Isposa. Questi contrassegni di bnnt‘a acqui colla sua spada , e , eredendola morta , la
starono molta considerazione a Rsdamiato, gettò nell' Amare, donde fu ritirata da nl.
il quale se ne servl contro il proprio bene cuoi pastori che la riehismsrono in vita.
fattore. l grsudi furono corrotti da’ suoi Radamiun, tinto di un sangue cosi plello.
d ml; il popolo, sedotto dille apparenti so , fuggì nell' lberia, dove passò il lima.
sue grazie, desideri) di averlo per signo nente di una vits uguale dal rimorsi
ve. Qusud' ebbe p‘reparati i mezziper una Vtveva sotto i regni di Claudio e di Hg.
rivolueione , suo padre gli forni un’ arma rane
tl| , la quale , entrando nell' Armenia, non Rsnsxrss‘rssn (Mii. 1nd.) , frlh che si
' trovò che dei traditori pronti a vendere celebra il settimo giorno dopo Il n0vtln
il proprio re. Mitridale, abbandonato da’ .nii di l'elihuflj0. Questo festa non ha luo
suoi sudditi e sostenuto da slcuni Runa go che nelle case. Vi si fanno le cerimonie
ni , rilirossi in una cittadella, dote fu del l'ougol pel carro del Sole. Rada"
hentmtn assediato e costretto ad arrendersi vol dir carro , e salami, il settimo giorno
alla discrezione del vincitore, il quale lo dopo il noviluoio.
ricevette con tutti i contrassegni i più affet llsDEGASTl (Mii. Slam), idolo elio
tuosi, chiamandolo suo padre, ed assicuran gli Slavi \Vamigni consideravano come la
dolo che non aveva a temere ne di ferro, m‘: Divinità tutelare della città. Questo idolo
di veleno. Lo condusse in un sacro bosco per aveva il petto CUPCIU) d'un egldrs, su cui era
oll'rire un sarrilizio , e per rendere gfll'ultll rappresentata la testa di un bue : una lan
gli‘ Dei delle reciproche loro promesse. ci. umav. la sua mano sinistra , e il suo
Si tocCar0no quivi la mano, secondo l’ casco era sormontato da un gallo colle alt
uso dei Barbsri , e legarono insieme i loro spicgate.A l’rono e_ I Seva , soventi volte,
pollici , tra-mdnne del sangue che succin Offrit'antti in sactiliz|0 s quest'idoln i pn
muo; ma appena finite questo cerimonie , giooieri cristiani; e il sacerdote, immolsn
quegli che prrsiedevs a questa solennità , doli , ne assngguwa il sangue che credeva
stremazzò a temi Illilridute.Verine quindi si lo ispit’lsse con maggiore energia nel
aggravato di ferri alla ptt’Senzl di sua tuo predire l'avvenire. il sacrificio ers seguito
glie trascinata sovra un carro vicino ad da un gran banchetto , da suoni, e di
esso. Radamislo , maturato e s ergiuro , danze, che l'1cevino parte delle cerimonie.
ordinò di soll'ocarli con delle co ai; sce Verosimilruentr, nella mitologia Scandi
gliendo queslo genere di supplizio per non navn, quest' idolo è lo stesso che il DL:
violare la fede del giuramento che nel della guerra , il “'odan degli Obotrili e
fatto di non impiegare né il ferro nè il degli abitanti della Luasazia. -Anl. spieg.
Vt‘lr'nù. I loro figli furono senno-ti alcuni tom. 2.
giorni dopo, per punirli di aver pianto la " Rsosuo, tribuno del popolo, che de.
morte de'loro pltt'enti. Redomisto però non clrunò nel senato contro la fazione di Clo
rimase lungo tempo possessore di un usurps dio. - (,‘t'c. in Verf. 2 I c. 12. - Ad
Io impero. Vo’ogessu, re dei Parti, appro Quinl. Fralr. 2, e. I.
filtando dei lnmttlli dell'Armenis, collocò RAD] ( leonol.) , incontinenza ( Mii.
suo fratello Tiridale sovraun trono altre 11111.), sposa di Mnnnludin , Uto dell' a
Volte occupato dai suoi rusggiori.Rrulamisto, more. Gli indiani la rappresentano sotto
lvnpp0 debole per I‘Cfilslergli, si rilngiò nel la figura di una belle donna, in ginocchio
I' lberie. La peste lo servi meglio delle sopra una cavalla , lfluciandn una freccia.
sue errnste , poiché questo flagello avendo Essa divide le funzioni del suo sposo.
distrutto più della metà dell' armata dei Non hanno tempio nè l’ una né l’ altro.
l’mti , e quelli che sopvavvisrern , avendo Le loro figure sono sc..lpite in bssso-Itlie.
abbandonato l‘ Armenia, Rudamt'sto vi v0 sovra i muri dei templi di \Vism‘t ;
tientrò; ma per esercitmrvi nuove crudeltà. t|'na le loro statue non sono mai iso
Questi popoli, quantunque incalliti nel ser ate.
RAG. t’673) RAG.
Ranrsu o Rsnrrra (Corona ). Davasi dei modi musicali , che gli indiani hanno
ai principi allorché erano _mesti nel rango personificato , e che suppongono esser ge
degli Dei , iniperocchè , dice Casattbono , nii o semidei. Questa dottrina ha dato
non era propria che della Divinità. Nessun luogo a molto ingegnoso allegorie.
imperatore la prese in vita, prima di No. Raomnaau. ( Mii. Ajì.) , nome parti
t'one , che la meritava meno di tutti. At1° colare di un angelo del primo ordine a
gusto stesso non ebbe questo onore che do Madagascar. - V. Maunvcus.
po la sua morte. Rsonus , o Afi'elti femmine, (Mir.
Ramo , tigliuolo di Neleo. Imi. )Nigfe che preaiedevano alla musica,
" RADIIO e Leos'nco, avevano la loro e sono in numero di 30. Le loro funzioni
tomba a Sarno , città capitale dell' isola di e le loro proprietà sono descritte a lungo
questo nome , sulla strada che Z_‘Condutîe\'l dai poeti.
al tempio di Giunone; e gli amanti infe Rioioirasssit‘ro (Iconol. ). Uri uomo di
licr , a sentimento di Pausania, avevano età virile, coperto dI una lunga veste, e
l’ uso di andare a fan! dei voti sulla loro tenendo sulle ginocchia un libro aperto ,
tomba.- Pausan. l. 7 , c. 5. di cui udita un passo. in atto di parlar
' Ranuitartzs , convenlus‘, assemblea del con calore , ed è. seduto sovra un cubo di
popolo d‘ una provincia Romana , stabilita pietra , sul quale è intagliata la seguente
dal procons°le per un dato giorno e in inscrir.ione: In per/‘ceto qrrieacit, non si
una determinata città. In questo radunan riposa che nella perfezione.
ze ,i magistrati pnbblicavauo i decreti del Rsotorts: ( honol. ). Una donna arma
popolo Romano 0 degli imperatori, ed am ta , coli’ elmo adorno d’ un diaderua , ag
ministravsno la giustizia inapellabilmentr: ginga un liane e lo tiene iucatenato: im
St'culórum ciuilatibua Syracma~r. dice Ti. magine delle passioni che deve combatte
to-Lr'vin,- aut Messanam, aut Lilybmum re o dominare. L‘ ulivo , che cresce dietro
indicilur conoiliurn a Prestare Romano , ad essîl , indica che il frutto di nesta vit
conventus agilur: eo impert'i evocati con to:ia è la pace dell' anima. Con in le st
v€niunt.l magistrati ordinariamente tene ti'ibuisee una stadera o bilancia romana ,
vano le loro radunanze durante l’ inverno, per esprimere che deve ponderare ogni co
imperocch'e il rigore della stagione enapen‘ la. La si dipinge pur anche come una ma
dando le operazioni militari , essi abban trona , vestita con una sopravvesle militare,
donavano i campi , e pereorrevano la pro avente sul petto I’ rgit.ltt di Minerva per
vincia per ammit.istrarvi la giustizia : E dinolme esser es” una forza superiore del
zerciturta per lvgutos in hyberna deduxtl I' animo regolata, e difesa dalle snvit‘zza.
( Hirt. Bell. Gall. 8, 46 Puutìt'ts ipse Ha in mano una spada linniiiieggisnto , con
dies in provincia murata: , cum celeriter cui minaccia i viz', ai quali incessantemem
omnes conventus percucurri.vsfl. publicus te fa guerra , e ciie sono figurati da molti
controversia: cognovisset, tandem ad le serpenti alati , che tiene incatenati e calpe
giunta in Belgiwn se recrpit. sta sotto i piedi.
RAPAZIS, infedele ( Mii. Maom.). l In un quadro allegorico sulla fede, An
Turchi danno questo nome ai Persiani che dita Salaria ha dato alla Ragione una
seguono una interpretazione del Corano lampada , la cui debole luce è i_fl‘uscala da
alcun poco differente dalla loro. Si sa a qua quella più sfavillante della face che porta
le eccesso arriva , in tutte le religioni , lo la Fede che la precede.
spirito di partito. l Turchi ed i Persiani Ramona CRISTIANA (Iconol. ). È rap
ce ne offrono un esempio luminoso. I presentata sotto l‘ emblema di una b:llàl
primi , uantuuque nemici dei Cristiani e donna, di un contegno convenientemente
degli E rei, uullamenn, nei falli loro grave, ed ispirante la persuasione che di
principi. sono persuasi che la clemenza di ve caratteriusrla. Porta una commi sulla
DIO può estendersi sovra queste nazioni in testa , e tiene un liane per la briglia. Il
fedeli; ma susten non che non avvi mine morso, che le si fa tenere , e II attributo
ricordi-1 per i Ra azis, i cui delitti . agli particolare della Ragione , la quale dea
occhi di Dio, sono settanta volte più ah mettere un freno alle passisni le più perico
bominevoli che quelli degli altri: in con lese; o la spada indica che deve incessan
seguenza , credon essi, che la morte d'un temente cotnbatterle. La Ragione Cristiana
Persiano sia tanto meritoria quanto quella ha gli occhi rivolti al cielo, da cui parte
di 70 Cristiani. un raggio di luce; _imperocchè da esso
Ranau. ( Mir, Maomett.)e forse l'in ‘attende la forza per rincer gli ostacoli.
fizil , che i Musulmani dicono esser l'an Ramona DI STATO ( Iconol. ). Cesare
gelo che governa il settimo cielo. -Bibl. Ripa l' esprime sotto la figura di una don
Urienî. na armata d’ elmo , di corazza e. di seimi
llao s o AF'FBT'I'I ( Mii. Imi. ) sistemi tnrra. Le dii una gonna verde, tutta spar
RAG. (2674) RAM.
sa d‘ occhi e d’ orecchie , una bacchetta ghe di est0naione, e copre il Sole e la Lu
nella mano sinistra, e le fa appoggiato la na, ciò che cagiona l’ oat'utit'a degli cc‘
destra sulla testa d’ un liane. clisai.
' Raototltaat DI Cesaaa , Rationolea Rum-Pasca ( ̔l[. Iud. ) , re dei sn
Caemria ,- nel basso impero, Coloro che cerdnti, nella lingt_ta degli indiani del re
erano incaricati dell’ amministrazione dei gno di Camboja. E questi il capo supremo
bani dell'imperatore, dapprima chiamati , di tutti i Talapoini e sacerdoti idel pltfllflf,
procuratore: Canarie. Eranvi anche i ra e risiede a Sornlrraponr. l'io un vicario che
giont'eri' dei pascoli , ratiunule.t paacuum, Blllìtl‘llbl Tirt'nia, ed un consiglio sacerdo
che avevano la direzione di quelli dello tale a cui prciiule, e che decide aovrana
imperatore,- e i rutt'onnlu aumrnarum, mente di tutti gli all'ari di una competen
Aegt'pli, i quali erano incaricati della in za, la quale è molto estesa, atteso che in
vesti azione dei beni devoluti al fisco. Da quel paese i‘ autorità dei preti abbraccia
principio questa carica in ronza giurisdizio anche le cose civili.
nc , ma ,_eol lasso del tempo , divenne l.lAllll (Mii. Peruv. ) , feata solenne
considerevole , e quegli che ne era rive che gl' lncaa celebravano a Cuoco, in ono
alito ebbe il titolo di conte. l suoi diritti re del Sole. Questa solennità cadeva nel
ai attendevano aulla seta , sul lino , sulla mese di giugno, dopo il aolstizio. Tutti i
pietre preziose, e sulle diverse aorta di generali e gli oflieiali dell' armata, tutti i
aromi che ai trasportavano , dalle indie e curacus, o grandi dell'impero , ai raduna
dall' Arabia , in Egitto. Non tt‘uvaai clic vano nella capitale , e, Il re , come liglto
un solo rultmmlea sumnutrium per I.\ltlu del Sole e gran pontefice , cominciava la
l'Oriente, quantunque ai preanma che ve cerimonia nella gran piazza, e rivolgendo
ne dovesaero essere molti altri , imperce si all'Orlente, attendeva, a piedi ;lllldi, la
che se ne contano undici per le diverse levata del Sole. Appena ne vedeva itpttntr
provincie d’ Occidente. A Roma ertwt re i primi raggi, gli presentava una gran
eziandio il ragioniere dei vini , mlionalt'r coppa, vi beveva alla salute dell'altro del
vinorum , quegli che teneva il re istto dei giorno, e la lacca poscia paasare a tutti i
vini che venivano a Roma dalla oscena, principi della famiglia reale, che lo imita
dalla Campania , e dal Btccentino. L’ tin vau0. cortigiani bevevano un altro liquo
peratore Alessandro fu il primo, al dtr di re preparato dai sacerdoti del Snle.Temn
Lampridt'o , che stabilllbd in Roma , un nata la cerimonia, ai recavano al tempio ,
corpo di mercanti di vini e il ragioniere in cui non entravano che gl‘lncaa e i prin
era propoalo alla percezione delle imposte ctpi del sangue, ed nllrivan0 al sole del
messe sui vini che i mercanti traevanu dai vasellame d‘ oro e delle ligure di anima
dilferenti luoghi dell' ltalia per la provvi’ li in oro ed in argento; dopo di che i aa
aione del popolo. cordoli aacrilicavano degli agnelli e dei ca
liacttaaoxtta , crepuscolo degli Dri , strati, e la festa terminavaai con della di
( Mit. Sound. ). Questo tempo aarit an moltt'azltmi slramdinarie di giojn.
nunciato da un freddo rigoroso , e da tre Rara (Mir Ind. ), il primo figlio che
inverni terribili : il mondo interno sarà in nacque dopo la distruzione della aeconda
guerra e in discordia; i fratelli si uccide‘ eù~ ( V. Cosnocrnua ns' BAI‘IAII ). La sua
ranno l'un l’ altro: il figlio si armer‘a immagine è ornata di catene d’ oro , di
contro il padre, e le disgrazie ai succede monili di perle, e di ogni genere di pie
ranno sino alla caduta del mondo. - tre preziose. Si cantano de li inni in suo
Fettine. onore, e il ano culto è cc ebralo con dan
liacarrttrn. Gli antichi consideravano r.u accompagnate da tamburi e da Clllll)l
come un sinistro preaagio se le tele dei li.Secondo alcuni, questo Ram era un
ragni .'tttlccavtlnli alle statuti degli Dei, ed litamino, il quale avendo predicato con
alle insegne militari. gran aucceaso, dopo morto in deilicato. Rac
Rasa e Qnzna, o RAcot1 o Qnanon contaai con tutta la serietà, che passi: per
( Mii. Imi. ), testa del dragone. Quante 80 mila trasrnìgrazioni, e che, nell'ulti
due nelle , il cui nome sembra provato che ma, prese la forma di un elefante bianco.
l‘ astronomia ci ‘e derivata dali’lndia , ao Ki'rcher crede che Ram e F0 siano lo stes
no a 40 mila leghe al di lUl.l0 del Sole. io Dio. Vicino a Suratte havvi un pagoda
Secondo gli lndiaui , questi due giganti edificato in suo onore, alla porta del qua
divennero nemici del Sole e della Luna , le è collocata una figura di varca. Proba
perchè. quelli impedirono ad essi di mau bilmente è lo stesso del seguente. - V.
giare la loro porzione di amourdon o Im Riat' a.
u'rro di vita , e ne concepirono un odio Ratti‘ a ( Mii. Ind.). Nume di primo
tanto implacabile , che minacciarono lll rango che si è incarnato. Gli Indiani pre
ingojarli , quando non ialessero in guardia. tendono che sia COtnpalbù sulla terra , co
il corpo di questi giganti ha 52 mila le me una potenza conservatrice, sotto la lur
RAM. («675) RAM.
ma di un sovrano di Aymlhya; che sia vi portano le oll'erte da luntanistimi paresi;
alato un Cclebre couqunnlore, che abbia ma perché quest' atto eia pn't meritoria è
libvuto la nazione dal gmgo dei tirarmi , d'uopo che il pellegrino anni prima reca.
e sua moglie Sita dalle mani del gigante to alle uve del Ganga , tinst cot'icnto sulla
Illtèvan, capitauando uu'intrrpida e nu nuda terra i abbia digiuuato durante tutta
lneroaa armata di acimie e filtri ladroni. la strada , e porti il suo carico d'acqua
Hmlings clede di ravvisare in esso il di quel fiume , per bagnare il Liugam che
Bacco dei Greci, e nella sua storia, la ape va ad adorare.
drz-one. di questo Dio nelle Indie ( I". Vl Rauasrroa ( Mii. Pcruv. ), la più so
5|6U' .w.rln tuearna2inne For.sler dice che lenne di tutto le feste dei Pcruviani.
presiede alle guelra ed alla vittoria, ed è ' Rartta'ra , città delle Giudea nella tribù
Il Marte degli lmlù. di F.lraim. Questa città era la p..tria di
llaanoarr o RAMAZAII ( Mit. Manm. ) Samuele. lo eraa amministrata egli la giu
nome del gran digiuno o quaresima dei ntizta al popolo, ed ebbe la aua sepoltura.
Mnometlani, e del nono loto mese, dnrln Fu una delle tre città tolte da Demetrio ,
te il quale ha luogo questa aatinenza reli Te di Siria , ai Samaritani , per darle agli
gioaa. In questo tempo, non è perturaa‘u Ebrei. ‘
ai llilnometlant di mangiare o di mctteni RAMAI.AI. - V. Ramon.
clteccheaail in bocca finché il Sole non è t. RAMI. I Lacedettt--ni , tutte le rolte
tramontato, e non anno illuminate le lam che moriva qualcuno dei loro re , perenn
pade che nono intorno al campanile delle tevono una caldaia ; impemeebè, dice lo
Iuoatllet:. Si abbandonano allora alla gin]a Scoliaate di Teoorito , il rame , essendo
ed alla gozzoviglia. Oltre a ciò sbxigano puro di sue natura, ha la virtù di diano
nella notte quasi tutte le loro lacende, e ciare gli spettri , e gli spiriti impuri. -
pa5eflno la giornata a dormire e n riposar I’. Buono. - I’ulum. di Supplim.
bi , di modo che , propriamente parlando, 2. - ( Il Gigante di Allorché gli
il loro digiuno non è che un fardello not Argonauti vollero sbarcare nell'isola di
ti: giorno.lib»mana quarto mese santo e Creta , Li opporre figli Il l0f0 lblrco, lan
sacro , e dICUIIO , che in quel tempo anno ciando contro di essi dei mani di rupe ;
aperte le porte del paradiso e chiuse quel ma fu rovesciato nel mare per gli incanti
le dell'inferno. Il digiuno del Ramadan di Medea. - Apollo/r.
è dl un obbli o coai stretto che Cmtlcl'eb’ ' ilv -( Giallo ) , lega della quale
be la Vita a cîi osasse di infrangerlo. So sono fatte molto medaglie Sauot dice che
prattutto ‘e un delitto abborniuevole il ha esso è composto di rame , di ottone , di
ver vino, e coloro che ai prendono queata piombo, e fors'rmche di una piccola por
libertà in altri tempi, hanno tutta la cura zione di stagno. Oltre I metalli, di tui fa
di asteneracne 14 giorni prima del gnu menzione il succitato aut-ire, nella cotup0
digiuno, per evitare lo scandalo. _Siccome aìzione del rame giallo, di cui il servivano
i mesi dei lllanrnettani Inno lunari, con‘: il gli antichi per coniare le medaglie , entra
loro Ramadan ha principio, tutti gli anni, va anche_circa un quiuto d‘ atgeul0, come
dieci giorni pt'lmh dell' anno precedente, si è Ofiservnlt) , facend0ne fondere alcune.
di modo che, coll’ andar del tempo, que Raau.<nnxrx( Mii. Pere. ) , nome del
eto digiuno percorre tutti irneeidell’anu0. buon genio presso i Gauri , incaricato di
RAMA", feste Romane in onore di Bac Vegliilt'rr alla sicurezza dell' uomo.
ro e di Arianna. Vi et portarono in pro ' Rauasas o Rarussru. Nome di molti
versione‘ dei ceppi di viti cariche det oro re d‘ Egitto; credeai che ria stato un prin
frutti. Ilad. Ila/1114.1 rami. cifre di questo nome che abbia fatto innal
“manna-Sono, vale a dire , Dio ado zare a Tebe in Egitto, (la famosa Tebe
rato da Rama ( Mir. Ind. ) , nome del dalle. cento porte) nel tempio del Sole, un
Lrngem , adorato a Ramessouriu, vicino magnifico obelisco di cento trenta due pie
al capo Cornorino. Gli lt'tdlani credono che di. L'imperatore Costantino nel 334, lo
questo Lingam era quello che il bertucclo fece trlap0t‘lare in Alessandria; diciotto
Ilnnun'nt portò dal Ganga per ordine di anni d0p0, l‘ imperatore Costanzo, tuo lì
l‘lama; che queal'tllllfll0 volle rendergli i glin, lo feto trasportate a Roma. Allorché
suoi omaggi, dopo aver distrutto il gigan l Goti presero e aacrheggiarnno Roma nel
te Ravaua, e che lo stagno che vedisi 409, roverciarono questo obelisco, il quale
nello stereo tempio , e che chiamano Da lo rotto in tre pezzi, e rimase conficcato
noncobi, è rtato acavalo da \Vianù. I BI‘IIDÌ antto terra. Il Papa Sisto V, amico dvlle
ni per ‘Il!’ rinomanza a qneato stagno, l'an arti, dissotterrù questo bel monumento, e
no credere che qmrlli che vi si bagnano , lo fece innalzare nella pinza di 5'. Gin.
rimangono purificati dei loro peccati. Gli m Lulflr’flm, «love i: eapoato alla pubblica
Indiani l'l concorrono in pcllrg'itt-Egio, e ammnaztoue.
P AM. (2676) RAM.
R.unvmuco ( Ivonol. )Una donna pian parli del Peloponneso per emmirervi so
gente, veatita in nero, colla chioma in di Pmltuttc‘ la di lei eterne, capo-lavoro ‘del
sordine, volge i suoi sguardi verso il cielo;
l' arte. Varrone’ l' aveva in pregio per la
più bella statue che si potesse vedere. For
è inginoecbiete ai piedi di una tomba, tie
mare del più bel marmo di Paro, aveva
ne da una mano un mociccbino,e dall'altra
una pietra con cui si batte il evo. dieci cubiti di altezza, ed era di un solo
Renne-re, re ed nugure, c e soccorse ceppo. l Pet‘liani, Sotto il comando di Da
Turno contro di Enea. Peri per mano di ti, 1’ avevano trasportato nell' Attica, per
Niso.-/Eneid. g), v. 325, innalzarvi un monumento delle vittoria
" Rntrmn o liAllltlt'8l, tribù di csvrlie che speravano di ottenere ‘Opra i Greci.
ri romani.Acrone lo dice positivamente, e Questi ultimi rimasero vincitori, e ai ser
preferisce questa all'opinione emesse da rifiuto di quel masso di marmo per ren
coloro che credevano che non fosse che dere omsg in alle Divinità nemica dei pre
uni delle tribù romene: Eamnes, Luce sontuosi. fiausania dice che fu scsrpellato
rcs. Tau'enres, tribus crani, nel u: veni”, dal celebre Fidia; alcuni hanno opiunto
equttt’s. Cornelio Nipole, degno di fede che sia stato Diodoro, suo Illslîeptrlo; i
ancor più dello Scoliaste, riumit;e queste: più sono d’ avviso essere stato Agorrlcitc
due Opinioni, e le applica ai cavalieri, di di Paro. Dicesi che quest'ultimo ne aves
cendo nella vita di Romolo: Tre: equi. se, da principio, letto una statua di Ve
tum centurins instiluit, qua: a suo nomi nere; ma sdegnato che gli Ateniesi ave!
ne Hamrtenscs, a Trio Tatio Tatienses, eero preferiti) la Venere del loro concitte
a Lucumone Luccre.v appellavit. lira dun dine Alcamene, la quale non egueglinn
que una centnrie, od una specie di tribù certamente In sua in bellezza, ne 'CID ii)
di cavalieri Romani. gli attributi, e dopo uverne fatto una e
Un antico poeta, di cui s’ ignora il no mesi, la vendette egli abitlnti di Rllmrm,
me, in una poesill Iltreltanto elegante i quali le post‘ro in luogo di un’ antica
quanto modesta, sulle feste di Venere, in statua della stessa Divinità, che Ereeteo,
quattro veni ha saputo unire tutte la par il qtnle vanluveseue figlio, le aree fllt0iu
'tt della Repubblica, cioè il opolo, qut'ri mlzare.Agomu-ite aveva ornato la testa ili
le: ; i cavalieri, ramnes ; il benato, palres; Nemesi d‘ una corona sormontate di picco
e gli imperatori, Cnescres. le ligu e di cervi e di vittorie. Di una
mano teneva un ramo di melo, albero in
It’nmuleas ipso _feeit lei consacrato, e dall'altra un vaso sul
Cum ."abints nuplias .' quale erano scolpite molto ligure di Etio
Unde ramnes et quiriltó‘, pi, pr.babilmente perché un’ antica tradi
2uoque prole postero zione faceva rignardar quetti popoli come
omult', putrrs creauil, discendenti de un celebre colpevole, e at
Et nepole: Caesures. tribttiva il nero colore della loro pelle ul
ll vendetta divina; e l'ors'encbe, conte in
Finalmente, Orazio ha dato a rantnes gegnosanzente l'h- spiegato De La Barre,
l.‘ epiteto celsi, che conviene particolarmen l' artiste voleva esprimere, colle ranpresen
te ai cavalieri R0muui. Ora celsus deriva “rione di questi popoli, che la Grecia, col
dal greco 7C‘7\,,; , che significa tanto ca soccorso di Nemesi, aveva ri orlato la vit
vallo che cavaliere, come insegna Festa toritt sulle forze congiunte i tutte le n.1.
Pompeo. zioni merìdionali.l bassi-rilievi di questa
' RAMIIO, borgo dell' Anice, famoso a Itntua oll'fivnno i Timlaridr, Agamennone,
cagione di un tempio d'.4nfiarao, e di Menelao e Pirro. Vi li vedeva Oenoe che
una statua della Dea Nemesi, che da que diede il ma nome e una horgne greca
sto luogo prese il soprannome di Remun della tribù Ippotoont‘de. Finalmente lo
Jia. Questa ststue, lavoro di Fidia, lit scultore vi aveva rappresentato Leda, la
fatta d: un ceppo di mlrmn di Pirro, tol to nutrice d'Elene (che molti hanno credu
esser su: multe ), in atto di presunta-e
to ai Persiani, iquali e’ erano proposti di
farne un monumento per consumare la me questa bambine e Nemesi.- I'lirt.‘
moria delle future loro vittorie lui Greci. Anlt'ch. spieg. t. i, 2.
Per ciò che riguarda la sua montagna, e Rum, dei supplicanli. Era circondato di
la grotta di Pane l Ranrrro,di cui gli en bande di lana brancn. Teseo l’ollrì ad
ticlii dicevano le tante meraviglie, oggi Apollo pri figli degli Ateniesi destinati al
giorno non ve o’ ha indizio veruno. Minotauro.-Plul. in Time.
Etntunsu, RAMIUSIDE, Nemesi, coli chia BAMo, carica di frutti. - V. Terreno,
muta dal celebre culto che le si rendeva MINEItVA.
a Rsruno, borgo dell'Attica, ove aveva un Rsinrorrt.- V. Nttcrssrrit'.
superbo tempio situato sopra un‘ eminen ' Russrrnrz o RAIiSIIIB'I'O, re d’ Egitto,
1.at. I Greci vi concurrevauo da tutte le successore di Proteo, ebbe più tesori che
RANL (2677) BABL
tutti i suoi predecessori. Per metterli in no delle sentioelle, con ordine di condur
sicurt1-‘Ut, fece costruire a Menfi, luogo di gli lutti quelli che vedessero piangere, o
‘N. relltlrula, una torre di pietra, la qua’ dal‘ segni di dolore a questo spettacolo.
le da un lato sporgere in fumi dal suo pa Frattanto la vedova dell' architetto disse
lazzo. L‘ architetto costruì questo lato di al liglio che lo ero avanzato, di mettere
maniera che un uomo, levando una pietra in opera ogni mezzo per apportarlo il cor
collocata con artilizio, facilmente poteva po di suo lratello, minacctandolo, se non
introdurviai. Erodoto racconta che, essendo le dava questa soddisfazione, che sarebbe
terminato quell’edilizin, il re vi fece por andata a dr-nunciarlo al re come l‘ autore
tare i suoi tesori, e che qualche tempo del lurto. Il figlio ebbe un bel dire per
dopo fu derubato. Le circostanze, e le Con ricnsare, facendole sentire lI inutilità del
seguenze di questo furto, sono troppo ma [)t'rlC0l0 a cui voleva esp0rl0; ma tutto fa
r:rvrglihse per passarle sotto silenzio a L'ar vano. Fece porre allora alcuni otti di vino
cluhtto che aveva costruito la torre, dice su degli asini, e quando ha riciu'o alle
Erodoto, essendo vicino a morire, l'eco ap guardie, allentò (ll nuscosto i lacci di due
prnssimare al letto i suoi due figli, e loro o tre di questi atri, e, allorchè vide che
disse che, per Pl‘0t'uwtt7 loro il mezzo (ll il vino si spandeva, cominciò a gridare, a
vivere splendidamente, aveva artificiosa strapparsi i capelli, come non sapendo o
mente costruita la torre in cui il re custo alle degli asini dovesse andare pel primo.
drva i suoi tesori, ed insegnò loro la Ilia l‘.lsend0 accorse le sentioelle con dei fili
niera con cui potevano levar la pietra, e schi per raccogliere il vino , cominciò
rimetterlo al suo posto, senza che ne corn col due loro un’ infinità di ingiurie
pittl55r' seguo alcuno. Appena il padre fu poscia, essendosi a poco o poco raddol
morto, i figli non tsrdarono a far uso del cito, fece dono ad Post di uno degli otri,
consiglio ch' egli aveva lor dato. Di notte per ringraziarli di averlo soccorso a legar
tempo andarono al palazzo del re, levaro« gli altr-. I soldati si rurseroa bere, e pre
no senza dil'licultà l'indicata pietra, e pre gat‘ono quello cl egli inganna-va a star con
sero una quantità di denaro da’ vasi in essi. "i si fermi), e sotto pretesto che gli
cui era atrio messo." re, essendosi accor parevano gente di buon umore, donò loro
to del vuoto che era st=to fatto nel vali, un altro otre. Frnalmente,aveudoli uhlit'ia
non sapeva a chi imputare quel l'urto, pe cui, e vedendoli tutti addormentati Ii rese
rocchè non vedeva tollura alcuna, e le da una parte per dilegio, e appena lit not
chiavi della torre non erano mai sortito te distaccò l'appiccato, lo pose sovra uno
dalle sue mani. Frattanto, accorgendosi de’ suoi asini, e lo portò a sua madre che
che il suo denaro diminuiva di giorno in secretamenle lo seppelll. Quando il re sep
giorno, tentò un mezzo per arrestare il la pe che il corpo del morto era stato levato
dm. Fece fare vicino ai vasi una trappola, andò su tutte le furie, e volendo scoprire,
e vi restò preso uno dei ladri. Non polen a qualunque patto quegli‘ che aveva fatto
dn distrigarsi, chiama tosto suo fratello, questa azione. e’ immagini: di fare una co
gli fa conoscere la disgrazia che gli ‘e ne sa, che mi è impossibile di credere, con
caduta, lo prega di entrare nella to're. o tinua lo stesso istorico. Dicesi che prosti
di Ingliargli la testa. per tinture che essen tu‘i sua liglrs nel suo proprio palazzo, e lo
d0 riconosciuto, non perdeslert) amhidue comandi) di ricevere indistintamente tutti
la vita. Suo fratello gli obbedisce, e dopo quelli che si presentassero, ma che prima
aver rimessa la pietra al suo posto, se ne di accordare i suoi favori, obhlignsse cia
torna a- casa rolla h'slà di suo frstcllo.Ap scuno in particolare a rcccotrtarle ciò che
pena fatto giorno, il re non mancò di an aveva commesso in sua vita di più scul
d.rre a visitare il suo tesoro, e rimase at tro e di più maligno, e di arrestare quel
tonito di trovare, senza testa, il ladro pre lo che si dachi;rrssse autore dell' avventura
80 al laccio, e non iscorgrre alcun segno del ladro. Questa principessa obbedi ai
dI apertura. Plutarco e Pausania raccon comandi di suo padre ;ma il ladro, che
tono la Stessa avventura ; ma sotto dilleren aveva penetrato le intenzioni del re, e che
ti nomi. Diete, uno dei più ricchi princi or voleva raccontare la sua ghcrminella,
pi della Beozur. secondo questi autori, e ide‘o un nuovo artilicro. Tagliò il braccio
vendo scelto Tiqf'ntrr'o e Agamede, suo di un uomo appena morto, e avendolo na
fratello, per costruirli una torre destinata senato sotto il suo mantello, sull‘ imbruoi
a rinchiudere il suo tesoro, la ediliunrono re della sera, andò dalla principessa. Quan
in modo da potervrsi iulwvlurt'0 societa do fu nitrato, alle interrogazioni fatti-gli
mente, e Agamedc vi lit preso ed ucciso dalla medesima,senza pure stare in bilico,
nella soprannarrata Illrttitifl‘fl. « Gli Egiziani le raccontò la beffa da lui fatta ai soldati.
raccontano, continua Erodoto, che Rum Appena l‘ ebbe inteso, ella si mise in ot
sinr'le fece nppiccare ad una muraglia il to di fermarlo; mail l«dro le stero la mano
corpo del ladro, e vi mise tutto all'inter del morto, e, mentre la principessa lo teneva
RAM. (2678) HAN.
serrata con tutte le sue forze col favore Questo non orta, oe'aecreti regni
della none, lcappò via. Il u‘, istruito dal Penetrar di lulone unqua non punte.
la figlia di questa nuova burla, e ammi. Ciò la bella Proserpina comanda,
rendo lI arditezza dell' autore, fer‘e pubbli (Ihe per ano dono il chiede,e rvelt0l'uno,
cane che mm solamente gli avrebbe per 'I‘nalo l’ altro risorge, e parvmente
donato il suo furto e gli altri suoi iugan. Ha la sua verga e le sue chiome’ d‘ oro.
ni; ma che l‘ avrebbe magnificamente ri Em‘,ra nel bosco, e con le luci in alto
compensato, se i‘ fosse fatto conoscere. Il La cerca, il trova, e di sua man lo sterpa,
ladro assicurato dalla promessa solenne del Cll'lg2Vnllllètìltî atcrperasai, quando
re, andò a trovarlo,e il re, ammirando la Lo ti consenta il Fato. In altra guisa
di lui sagacir'a, non ebbe dillicoltà a dargli Nè con man, nè, con ferro, nè con altra
in matrimonio ma figlia,perclrè ne sapeva Umana forza, mai eia che si aclrianli,
più degli Egiziani, i quali erano i più col 0 che ai tronchi . . . .
ti di trilli i popoli. »
Ramsinife fece collocare nel tempio di Ener'zl. ([6. VI , Traduzione
Vulcano a Meuli due statue colouali di di Anni/ml Caro.
25 cubitl d‘ alta-11a. Una di queste statue, Cosi gli parlò la Sibilla, ed Enea, ne‘istiln
adorato dirgli Egizinui, era chiamata la Sta dalle due colombe spediteglr da Venere- ,
te, e I’ altra, per cui mm avevano alcun trovò il raum l'aula, lo alcrpò dall’ albe.
rispetto, era chiamato l'lvrvt‘rn0. l sacer ro, senza trovarvi la minima resistenza, e
cll-li Egiziani, al dir di Erodoto, racconta lo portò alla Sibilla. Quando fu giunto al
vano che Ramrr'nitc era disceso nel lungo palazzo di Plutone, E/rm »mcomandò alla
dove i Greci dicevano essere l'inferno; porta il ramoscello Il‘ ora.
che vi aveva giuocato ai dadi con Cercre; i lluu (Al/t. Sound. ). Dea dal mare,
che alcune volte aveva guadagnato, altre spora d‘ Aegcrn, Dio dell' Oceano.
volte perduto, e che la Dea lo aveva ac 2. - RANOCL'IIIA (Mii. Turi.) Ecco la
cmniaurto facendogli dono d' un lovaglrno favola, colla quale i Laura spiegano i ter
d’ oro. - Herudot. l. 2. -- Pana. 1.9, a. remoti : n allorché Dio ebbe formato la
- Plutarc. Ceriani. ad Apolloniurn. terra la pose sul dorso d'una gran rana ;
Bano-r (.‘l’lil. Ind.), pagoda: , famoso ed ogni volta che questo animale muove
per la divnzions degli Indiani, che trovasi la testa mi allunga le gambe , fa tremare
a Ouor, ciulr del regno di Cilltll'l. L‘ idolo quella parte dalla Irl'l'fl che vi a diso
che vi si adora ha la forma di una scim. ra. »
mia. Vico condotto qualche volta per le llaruu. ( ìlIr'l. ), nome particolare
atrade sovra un carro che rassomiglia ad di un angelo del primo ordine prela0 i
un. torre, il quale è alto 15 piedi, ha Madecassi. - V. lllar.aurnua.
quattro ruote, e ai trascina con una gros Raru'rr'rr. Fu dato questo nome ad una
sa corda. Alcuni Iacerdoti montano sovra cella di Ebrei che rendeva una apecie di
questo carro per accompagnare l'idolo , e culto alle rane,
cantano delle preti durante la processione. RAICOII ( (carmi. L‘ lulelice all'atto di
r. lhnuscar.u.l ramuscelli verdi anti quest'mlio invecchiato e concenlrato, lo
caniente formavano la parte principale del manifeata colla una aria taciturno , cupa ,
l’oroamento dei templi, particolarmente nei nulancnnica , invano tenta di fuggire; una
giorni di festa. Si oll'rivano dei ramrrscelli furia lo peraeguita o gli agita sul petto la
di quercia ii Giove, di lauro ad Apollo , luce. \
d'ulivo a Minerva, di mirto a Venere, di " RAIB- Lnlona, fuggendo le persecuzio
eden a Bacco, di pino a Pane e di ci ni di Giunone, passò vicino ad uno stagno,
presso a Plutonc.Alcuui autori dicono che dove lavoravano alcuni paesani, n richiese
i rarrmscclli fossero i primi nulrimenti dei loro un po’ il’ acqua per ristorarai. Avendo
mortali prima delle ricoperta delle hiade. gliela essi rifiutata, Latona , per punirli ,
‘z -- (IVI/t. E/fl‘. ), festa de’ Giudici. li lrasmurò in rane. La tavola lsiaca oll'rn
l‘ism è rappresentata, sulle medaglia di questo animale sopra una specie Lll hllile
Erode Agrrppa, con una tenda che ha la Sovra il sigillo di Mecenate envi una
lmrrm di un parasole. rana. e i re il‘ Argo avevanoacelto quello
" Raarnscru.r.o n’oao , clus la sibilla animale per l0r0 simbolo.
Cwnarur fece prendere ad Enea, perché Le rane scolpire sovra il cofano di Ci
gli facilituase la sortir: dell' inferno. psclo. al piede di un palmizio, rammerno
ravano la cura che aveva preso Nettuno
. . . . .. E'no la selva opaca d'impedire, col gracchrare delle rane che i
Tra valli oscure, e densa ombre riposto Racclriadi non la00p.'ilsrro ove fosee nasco
E ncll' arhore nesso, un lento ramo alo Cipsrlo, sentendo le stra grila.
Gnu foglie d’ oro, il cui lr0ncn è sacra!» Un epigramma dell' Antologia parla di
A Ginru Inferno, e chi acco diu:lto un viaggi-noie che (eco scolpire una mm
KM’. (2679) RAP.
di bronzo sovra una colonna dello stesso lo; imperoccbè questi non solo potevano
metallo , in riconoscenza d‘ avere scoperto fare proposizioni suo malgrado‘ ma can
una palude, mercè il gracchiare delle rane, giare ben anco ad aggiungere cio che essi
nel momento che stava per morire di sette. credevano alle proposizioni del console :
Ramon, Ninfa , una delle compagne di oltre a ciò da loro stessi potevano fare il
Diana. - Illel. 3. rapporto, se il console non avesse voluto
Rsrusatr. (Mii. Afiiz}, nome partico incancarsene, o pretendente di opporvisi.
lare d'un angelo del primo ordine presso %uesto diritto era comune a tutti COIuI‘O
i Madecassi. - I’. MALAU‘GBA. c e avevano una carica eguali: o superiore
RAI'I'O, uno de‘ cavalli de’quali Nettu a quella del magistrato proponente; ciò
no l'f' dono in Peleo , in occasione delle nullameno, allorchè il console acorgeva che
sue nozze con Teti.- V BALIO. gli spiriti mclinavano da un lato, pote
' Rsra.Gli scrittori dell' antichità fan va, prima che ciascuno avesse detto il
no menzione di tre sorta di rape, la larga, suo sentimento, fare un discorso all' assem
0 grossa e acorciats, la rotonda e la sel blea. Noi ne abbiamo un esempio nella
Velica, che è lunga come il rnvano. La lo quarta Catilimria che Cicerone ronunciò
glia della rapa è angolnsa e bitorzoluts ; prima che Catone avesse detto i suo sen
il suo sugo è agro e piccante. La migliore timento.
e la più riccrcsto è quella che cresce nel Quando la Repubblica ebbe perduta la
territorio di Nuria. A tempo di Plinio sua libertà , l’ imperatore , senz’ essere
vendevansi un scsterzio la libbra,o quando console, poteva proporre una , due e tre
ve n'era carestia, due sesteraj. cose al Senato ,- ciò che cbiamavasi il pri
La cultura delle rupe e dei navoni an mo , il secondo e il terzo rapporto. Se
ticamente era rlgnardata come la più utile alcuno, uell' emettere la propria opinione,
dopo quella delle biade e della fava Pli abbracciava molti oggetti , ogni senatore
nin ha veduto delle rape che pesavano più poteva dirgli di dividere le materie , af
di quaranta libbre, Amato ne ha veduto line di discuterle separatamente nei dil
del peso di cinquanta a sessanta libbre, e ferenti rapporti. L'arte di quello che pro’
Il‘lauiolo di cento. poneva era di unire talmente fra loro due
Rumeno. - V. Ansruts,Cttrsno,Ga all'ari , che non potessero poi dividersi.
rumena, Enna, Oatzu , l’aossrmaa, Sa C si pure allorché i consoli avevano pro
NIUE, ecc posto qualunque cosa , i senatori avevano
RAPIIA (IconoL). Si rappresenta arma il diritto , se stava ad essi ad opinare ,
la, ed avente sull' elmo un nibbio, od al di pro orre tutto ciò che loro areva più
tro uccello di rapina. Tiene nella mano utile a la Repubblica , e diman5are che i
destra una s ada nuda , e sotto il braccio Consoli ne facessero il rapporto all'assem
ainistro un ardell0 involto in una stoffa , blea : e ciò facevano soventi volte nella
cammina a gran passi, e guarda sempre in intenzione di stare in assemblea tutto il
dietro per Vedere se ‘e inseguita. Le si da giorno,- imparocchè dopo la decima ora,
anche per attributo un lupo che fugge col non utevaai fare alcun nuovo rapporto
la sua preda. nel enato, nù llcun IQDIIIII‘COIIIIIIIO ,
Rarn'a ( Dea), Proserpina. dopo il tramontare del Sole. Il proprio
RAI’OIII, guerriero Rutnlo, uccise Par’ parere dicevasi in piedi ; se qualcuno op
tenia e Arse.- Eneid. so. poncvasi ,»il decreto non era più chinrmtn
' lhrrorrn~ Cosi cbiamavasi qualunqhe vasto-consulto, ma deliberazione del Se
proposizione si fscesse al Senato er esse nato , Serrata: duetorilna ; il qual uso vi
re discussa; eravi un ordine e de le rego geva eziandio allorquando il Senato non
le fisso da osservare nei rapporti che si era radunato in luogo a tempo convenien
dovevano fare a quell' angusta assemblea. te, ed allorquando la convocazione non
Il magistrato doveva fare il suo rappor era legittima, e il numero non compe
to al Senato, primieramnnte su quelle cose tente; e in tal caso facevasi il rapporto
che conceroevano la religione, poscia sulle al popolo. Del resto il console poteva pro
altre bisogno. Non solo il magistrato che porro ciò che credeva a proposito, e sotto
aveva radunato il Senato poteva farvi il porlo alla deliberazione nell' assemblea ; o
suo rapporto ; ma tutti quelli che avevano in ciò consisteva la principale sua autorità
il diritto di convocarlo, godevano di que nel Senato , e ssrvivasi di questa l'ormoli:
sto privilc io; perciò noi leggiamo che coloro che sono di questa opinione passi
molti magistrati hanno pro
to, cuntll'tlporaneamente sto cose
. dìeolle al Sena
dill'e no da quella parte , e quelli che sono di
uu'opt'ntone diversa passino da questa.
renti; mi il console pote: vietare che fos Chi aveva fatto il rapporto passava il primo.
aero proposte cose a lui non accette , nè Allorché il senatut-conaollo era formato,
deve intendersi che questo etere del con colui che ne aveva pro otto l’ oggetto , e
sole fosse estensivo ani tribuni del popo che ne era in certa qua maniera , l' aut;
Diz. Mii.
RAP. (2680) RAS.
re , scrive" il suo nome al basso del me gior loro vantaggio pel lucro che potevavn
desimo , e I’ alto veniva deposto negli ar ritrarne. Perciò non possiamo far meglio
chivii, in cui ai comervava il registro _di-l-_ che pangonarli egli antichi giullnri e [ma
le leggi , e tutti gli atti concernenti gli ‘Ulll0ri , od anche ai nostri cantastorie , fra
affari della Repubblica. ( Anticamente il iquali alcuni sono autori delle canzoni
pubblico deposito era nel tempio-di Cerere, colle quali divertono il popolo nei trivii.
e gli edili ne avevano la 'Cllllodlfl Que Nè v'è da aorprendersi , se , dopo Ome
gli che aveva convocato il Senato , aveva ro , i rapsodi dell'antichità siansi limita
il diritto di tener l’ assemblea , o la scio‘ ti a cantare i versi di questo poeta , pel
'glieva con questa furm0ll: Padri. coscrilli quale il popolo aveva la maggior venera
non vi riteniamo più oltre. zrone ; né che abbi-‘MIO innalzato dei tealii
Gli sfl‘ari , di cui lacevasi rapporto al nelle fiere e nelle pubbliche piazze per
Senato , erano tutti quelli che cflncerneva disputarar il vanto di rtcitar meglio quei
no I‘ amministrazione della Repubblica. versi molto più pt‘rfetti,e interessanti pei
Solo la creazione dei magistrati, la pub Greci assai più di quanto era comparto fi
blicazione delle leggio le deliberazioni sul no allora.
la guerra e sulla pace, dovevano essere Prateudesi, dice la Daeirr nella vita
assolutamente portate avanti al pop-‘ilo, d’ Omero , che questi rapsodi tenero cosi
"’ Rsrsom , nome che gli antichi da chiamati, oltre le ragioni addotte più so
vano a coloro , la cui ordinaria Occupazio pra , perché , dopo nel‘ cantato , per
no era di cantare in pubblico degli squar esempio , lo squarcio chiamato l’ ira di
ci dei poemi d’0mero,e di recitarli sem Achille , di cui si è l'alto il primo libro
plicemente. Cuprr ci apprende che i Rap de|l'llisde , csntassem quello che si chia«
sotl erano vestita di rosso . quando con. mava il combattimento di Paride e di
lavano l'lliade, e di turchino , quando 1Vlmelnoy(llî cui si è fatto il terzo libro.)
cantavano l‘ Odissea. Cantavano aovra certi o qualunque altro che loro venisse richi -
teatri_ , e si disputavano qualche volta dei "0 , g’nz+qvh'r g‘a'irrm‘rl: ‘fa: suó‘ac
rem . Quest‘ ultima etimologia è la più verosi
Allorché idue antagonisti avevano finito Utile ; o iuttosto la sola V€t‘:l. Ed è per
il loro squarcio , i due papiri, sui quali ciò che Erg/isole, nel suo Edipo Chiama
erano scritti, venivano insieme uniti; dalla la Sfinge ‘,'aî\h.f;o‘v, pcrchè rendeva dilfe
qual cosa è derivato il nome di rapsodi , renti Oracoli, a norma delle diverse inter
formato dai greco “9,179, in cuoio, e ,,,;',, rognioni che le ai fact‘vlh0.
ode n canto. Rars.mosuazrs , Divinazione che faceva
Vi sono stati però dei rnpsodi più anti si traendo a sorte uno squarcio di un poe
chi di quelli di cui parliamo,- crau questi la il quale serviva di predizione ci‘ quello
perenne che compouevano dei canti eroici oggetto che si Vulfltd sapere. er lo più
o dei poemi in onore de li uomini illustri si sceglievano Omero e Virgilio. Ora ai
e andammo a cantare le oro opere di cit. scrivevano delle sentenze e dei versi stac
tìi in città per vivere. Tale , diccai, che csti del poeta , e si mettevano sotto alcu
sia stata la vita di Omero istesso. ni piccoli pezzi di legno per essere gittati
Egli è probabilmente per questa ragione in un‘ urna ali’ azzardo : la sentruu 0 il
che alcuni critici hanno fatto derivare la verso che sortiva era la predizione.0ra ai get
parola rnpsodi non da e‘é1nim e da ‘095;, tavaoo dei dadi sui‘ una tavola, sulla quale
ma da p‘aifló‘fi, eda qidnv, cantare con erano scritti dei versi, e si riteneva CllB
un ramo d' ulivo alla mano, imperocclnè quelli. sui quali si formavano i dadi, come’
i primi rapsodl' pfll'tlvano questo distintivo. uesuero la predizione.
Filocoro fa derivare i nomi di rrlps‘odi Rarsomoa Emma, [ima delle Rapsodia
da irarrm, fa" ,,,‘3,}; , comporre dei era una parte delle Di -nisiarhc , o fr5tl!
‘canti o poemi, supponendo che i poemi di Bacco , in cui ai recitavano degli squar
‘fessero cantati dagli stessi loro autori. Se ci di versi, passando innanzi alla statua
condo questa opinione, seguita anche da del Dio.
Scaligero, i mpsodi sarebbero stati rid0lti RAM/i , Cerere cosi soprannominata per
chi: nel campo di Raro, padre di Calco ,
a quelli della seconda specie di cui per
mostrò a questo la maniera di seminare e
liamo.
Contuttociò gli è. più verosimile che tut di ‘accogliere le biade.
ti i rapsudi fosaero della stessa
Rino , figlio di Cranao e padre di Ce’
classe,
( qualunque differenza gli autori abl'iisno
leo. - Rama.
immaginato fra essi ), e che la loro occu nomeRssceru. In chiromauzia è questo il
della linea 0 linee che sono al pn
ps1.ione fosse di cantare e di recitnra dei
poemi , sia di loro composizione, sia mm‘ gno, ci‘ ‘e dove la mano si unisce al brac
posti da altri, secondo che tornava a mag zio. La rascclta ordinariamente è composta
RAT. (2681) “A V.
di 2, 0,3 linee ,- ma qualche volta ve ne principio ed una lino. Si riguardava anche
sono sino quattro ed anche cinque. I chi come il simbolo del discernimento ,- im
romanti sostengono che più ve ne sono , perocthè di parecchi pani , scrglie il mi
più la vita è lunga, e deducono una quan gliore. ll velo di Proserpina era tutto sparso
tita di altre congetture sulla figura , sul di to i ricamati con Ilh'. - Egsrb.
colore , sulla nettezza di queste linee , e l ‘tigi gli avevano dniuizzati.
sulle altre che le traversano. I popoli di Bassora e di Cambajs , an
Rasot , nome di una Divinità a cui pre che al giorno ti’ oggi , crederebbero di
stavano omaggio gli antichi abitanti della commettere un etto irreligioso, se nuoces
Ungheria. Giano ,lìglio di Vathai, fu il sero ad un topo.
primo che l’ onorò come una Divinità. Ra’ruat racsatz, confermare il presagio,
Questa Rudi era una donna che lo latta e.ptuiiiotttt propria degli auguri.
prigioniera da un re cristiano, e rinchiusa ' ilaontt CAMPI ; campi della Gallia
in un carcere, dove dicesi che si mangio Transparlaua verso il Sud di Como, celebre
di disperazione i piedi , e si diede in tal nella romana storia per essere stati il tea
modo la morte. tro della sconfitta (lei Cimbri l’ anno di
Raso. ( Mii. Affr. ) , nome partico Roma 625, in cui ne rimasero sul campo
lare di un angelo del primo ordine a Ma cento venti mtla, e qurtranta Illlltl furo
dagascar. _ V. MALAUtGIIA. no fatti prigionieri.
llawm. - I’. UCCASIORB. " llaonoscor.ust. Era la più piccola mo
Rasrurt ( Mii. In r. ), setta di Benia neta romana , cosi chiamata perchè non
ni che seguono presso a poco le stesse opi era che di rame. Cicerone si serve di que
nioni di quella dei Samatati. Ammetlono sta parola in molti luoghi delle sue lette
la Inetempsicosi: ma in questo senso, cioè te per indicare dei iccoli debiti.
che le anime degli uomio. passino nei Ilaot.urt ( Mir. mi. ) , sacerdoti del
corpi degli uccelli i quali avvertono li vmici regno d’ Aracan , dialinl.i in tre ordini : i
del defunti del bene o del male c e deb pringrini , i pani ni e i vuxcm. l ringri
be loro arrivare,- cosi son essi grandi os ni hanno su la testa una specie i mutua
servatori del canto edel vnlu degli uccelli, gialla , con una punta che loro cade per
Ra’t‘nasra ( M". 1nd. ), nome che gli di dietro ; gli altri hanno la testa nuda.
Indiani danno agli spiriti malefici, i qu.li Tutti quelli sacerdoti sono vestiti di gial
svolazzano nell' aria , ma senza nuocere lo , o , secondo altri , di nero, hanno la
agli uomini ; irnperocchè han casi un capo testa resa, e sono obhhgsti di osservare
chiamato Bcyrtwi , che non permette loro il celibato. Allorché Vengono sorpresi in
di fare alcun mtlle; nè di prr'udere Cosa qualche fallo contro la castit‘a, sono de
alcuna per la loro sussistenza; per la qual gradati e ridotti allo stato di laici. Gli noi
cosa son essi esposti a soffrire molto la abitano delle case particolari dove vivono
fame e la sete, e sovente vengono sulla a proprie spese; gli altri sono alloggiati
terra a domandar l‘ elemosina in forma in alcuni monasteri fondati dal ptiuclpe o
umana. Gl' Indiani pongono nel numero da qualche signore ricco e divoto. La fon.
di questi cattivi genii le anime di coloro rione la più importan'e dei Raulini e la
che hanno mal vissuto nel mondo. educazione di tutta la gioventù del regno,
Elsrt'ra , moneta di Giano, cosi chiama che viene istruita nella dottrina della re
sa perché portava da un lnl.0 la sua lelll, ligione e delle leggi. Si assicura che quei
ed al rovescio un naviglio o la prora d’nn sacerdoti sono molto caritatevoli , a pon
vascello. Sembra che questa moneta indi gono ogni cura nell’ titît'tilal‘t verso gli
casse l'arrivo di Saturno in Italia , quan stranieri i doveri dell’ ospitalità.
do si ril'uggi negli stati di Giano , dopo BADIA , Rattolllut ( Mir. A_fl'r. ) , no
essere stato (letrouizzato da Giove. me che i Madecasai pretendono essere sta
RATTI. - V. Caino: to dato da Adamo alla sua sposa, che fan
RATTO ( Mii. Egiz. ). l Romani trae no anche sua figlia. - V. ADAMO.
vtluo dei presagi dalla vista di questi atti Ravnstnts (Mir. Il’laom. ), setta di
mlli. Pltnt'o ( l. 8 , e. 57 ) ci apprende empi od eretici, i quali nnimettevano la
che a‘ suoi bempi l’ imbattersi in un topo meternpaicosi , e credevano e volevano far
bianco era di buOn augurio. Avendo i credere che l’ anima di Maometto , o di
topi r0licnto gli scudi che erano a Lattu qualche antico profeta, fosse passata nella
vio , se ne presagi un avvemnvnto lune persona di Abou Gial’ar Almnnzor, secon
sto; e la guerra dei Marsi, che sopragdo Calill'n della razza degli Abassidi, e
grunae poco dopo, dizcle un nuovo credito gli volevano, per tal ragione , rendere gli
a questa superstizione. Presso gli Egiziani onori divini, facendo , intorno al suo pa
il topo, annuale roditore, e simbolo d'un’ lazm delle processioni simili a quelle che
intiera distruzione , esprimeva il mondo si praticano intorno al tempio della Mer
nell'opinione di qnellt che gli davano un ca. Questa setta non tardi: molto a de’
RAZ. (2682) RAZ.
generare in una fazione sediziosa e mole porre il famoso talirm-ro del suo anello,
era, che questo stesa" Calillu fu obbligato col quale operò, in tutto l’ Oriente , co
di estermtuai'e. -- Bibl. ()r se tanto rodigio se,che lo resero il prin
' liavarrrrs , città della Gallia Cispadana cipe il pru sapiente di tutto l‘ universo,
al Sud di \ ius, fu una delle più consi per sui tutti i saggi dell'India e della
derevoli citta dell’ Italia. Fu fondata , se ersia si all'retlarono di Coliltlllll‘l0. 1 fa
condo Plinio, dai Sabini, o secondo Stra bnliati danno un angelo g:r prrcettore an
bone, da una colonia di Trasali, lunga che a tutti i atriarchi. mebbe Jn/‘lel;
pezza prima della guerra di Troja , sovra Abramo , Îliedrlrr'el ; Isacco , Rq/uel ;
alCttfl€ isolctte. A tempo di questo Greco Giacobbe , Pelrel; Giuseppe, Gabriel;
scrittore, era già in mezzo alle paludi e Mosè , Malatron , ecc.
unita al continente Finalmente il Po, Razrotrat.a ,pezzo di stoffa quadrato , di
continuando a atrascimr ghiaia , inalzò il una tensilura molto ricca , che il gran pon
terreno e allontanò il mare. Vicinissimo telice degli Ebrei portava sul petto. Era
era il porto di quanta città, che iRumani ornato di quattro ordini di pietre preziose,
pcrl'eziouaron0. Pompe-o vi stabili una flotta sovra ciascuna delle quali era scolpito il
che guardava il mare superiore e quel di nome d‘ una tribù. il gran sacerdote vesti
Levante. Quello porto era tanto vasto, " il rar.ionale per pronunciare un giudizio
in cose d’ importanza.
che sotto Augusto, vi si ritiravrtno sino e
dugento cinquanta galcrr: chiamavaai l’0r ‘ Ramona degli antichi. I popoli delll
tus Claasis, o il porto della flotta,- verso antichità avevano una misura particolare
l’ Est eravi un faro simile a quello di che conteneva la razione di frumento di
Alessandria. Tiberio e Traiuno si com una persona ; questa misura era chr‘nr'ce.
piacqnero di abbellire Ravenna. Ora 365 chenici ebraiche o egiziane {anno
Allorchè Odoacre ebbe fatto il conqui 25 1!'| moggi, 365 cheniei recite, 96’L,nroggi
sto dell' Italia , stabili la sua residenza a e 265 clienrci romane, ‘l; moggi. l‘.ra que
Ravenna , e vi sostenne un nlsedio [di tre sta la razione particolare di lrumcnto per
anni . al termine dei quali fu preso ed uc le truppe fesso gli antichi. Non sa pia
r:iso da Tendorico. Questo principe , che mo se Il c .r o chomer degli Ebrei los
amava le arti , fece abbellire pirrcchè m»i se destinato a misurare la razione annua
Ravfllna, e ricostruire l’ acquedotto di di frumento per una pus0na,imper0ccbè
'l‘rajuno. Sua figlia, Amalaarmta , gli f: equivnleva a 24 moggi.
ce costruire una tomba in questa città. i Romani usavano, ogni primo giorno
Poco tempo dopo ess€ndoaene ilnpadrouili i del mese, di consegnare ai soldati ed a li
Greci, divenne la sede dei governatori schiavi quella porzione di frumento r:re
conosciuti sotto il nome d’ Barchi di Ra dovevano consumare durante l’ intero me
venne. se. [Uomini-Mia‘ quo! calendt'! petere de.
’ [laurucr , o Rauaim, popoli della Gal. men.rrsm , dice Plauto. Elio Donalo che
lia Belgio: che abitavano all' est fra il Re viveva a Roma 1' anno 354 d0ll' Erri vol
mi e 1' III. Eranai uniti agli Elveti , allor gare , e che compose dei commentarj so
ché irnpresr:ro di sortire dal proprio paese vr=t Terenzio e sovra Virgilio , ti insegna
per andare a stabilirsi in qualche paese ( in Pharmione) che questo demenrum ,
della Gallia. Si sa che Cesare fece rien 0 questa razione d’ un mese, era di quat
trare e gli uni e gli altri nell' antica loro Ivo eta‘ .' Servi quattrnor modica accipie
dimora. bari! rumenti in menaem. et in dimen
RAIICAU (Mir. Maom. ), idolo che .rum ‘dicebatur. Ciò che laceva 48 stai al
li Aditi , tnbù Araba , credevano fornire I‘ anno. che valgono più di 37 moggi di
oro le cose necessarie alla vita. Parigi. La razione mensile di biada per
Razat , una delle figlie di Proteo e di gli schiavi era egualmente di cibque sta]
Torona , sorella di Caberda e di Ido attici, e in contante di cinque denari di
tela. Nerone, come acorgesi in molti passi di
Razter. SÌMi‘. Cabal. ) , angelo che se Seneca. Uno solo no basterà Episl. lib.
condo i ca aliati , fu il prccettore di Ada Il , episl. 8| ): [Ile qui in ‘coma la.ri«
mo, e due lo fece depositario del gran m inccdit , et hrzen ruupimu dici! :
libro, in cui erano le cognizioni di tuttii
segreti della natura, il potere di con Superbu.r Argr' regna mi Iiquit Pelnps,
versare col Sole 0 colla Luna, di guarire Qua Ponto ab Helle.r atqua ab Jonio
le malattie , di rovesciare la città , di se man.
citare i terremoti , di comandare alle po Urgetu" III/Amor :
tenze déll' aria , di interpretare i sogni, e‘
di predire tutti gli avvenimenti. Questo SCI'ÌIL! est, quinque modù1~r accipil, e! quin
llbl'0 passò in seguito fra le mani di Salo I/ur: dcnarros. Ciò che di sessanta sta] al‘
mene , e gl' insegni) la maniera di com 1' anno o dieci mediani , che equivalgono
RE. (2683) RE.
a 35 moggi; dal che si conclude che il stingnero il vero significato dei nomi lati
sestiere di frumento, misura di Parigi, sa ni: re; , prmccp.r , o mgmms e principia
iebbe valso allora 16 lire, 15 soldi e 31 tua; poiché non bisogna lflflClil'5l indurre
cuni denari. in errore dalla sinonimia di queste parole
Polibio ( Un. 17 ) dice che fra i Ro nella nostra lingua.
mani , la razione d'un mese per un fan Presso i Latini, le parole principutus,
laflri00, era, in frumento, di due terzi di regnum, per lo più sono opposte fra loro,
medinno, ciò che non sarebbe che quat ed E: perciò che Giulio Cesare dico , che
tro stai al mese, e sei medinni o 21 lung il padre di Vercingetorice aveva il prin
gi di Parigi all' anno ; ma certamente que cipato della Gallia,- ma fu UCCI50 perché
sto storico s’ inganna, stimando lo stajo aspirava alla reale dignità, ed è Perciò
attico eguale allo sujo romano; isuoi che Tacito fa dire a Pia-une, che Gor
congusgli della moneta romana colla mo manico era figlio adottivo del principe dei
neta greca non sono più giusti, e poesia Romani , e. non figlio del re dei Romani.
mo dispensarci «li avervi riguardo. Tiberio Svetonio riferisce essere mancato
Catone , il censure, nel suo libro da poco che Caligola non cflngmaae gli or
rustica ( Numero 56, 57 e 58 ) , regola namenti di un principe in quelli di un re;
la spesa degli schiavi , impiega-ti alla cul Vellejo Putercolo dice che Illuraóodo ,
tura delle tene, nel modo seguente. Capo di una nazione dei Germani, formò
« Nell'inverno, quando lavorano, avran il disegno di inual2srsi alla reale autorità ,
no quattro slaj di frumento al mese, e non contentandost del principato che pos
quattro e mezzo nell’ estate. Il sovrainten sedeva col consenso di quelli che da lui
dente o ispettore degli schiavi, sua moglie dipendevano- Ciò nulla meno spesse fiato
e il pastore, avranno tre stsj cadauno. Gli si confondono neste due parole; inipei-oc.
schiavi alle catene avranno quattro libbre ché i capi dei acedemom della famiglia
o panda di pane nell' inverno; ma dal degli Eraclidi, anche quando furono sotto
momento che cominceranno a coltivare le la di endenu degli lilori, non lasciarono
viti fino alla stagione dei fichi, si daranno porci di essere sempre chiamati re.
ad essi cinque libbre di pane. a: Nell' antica Germania , al dir di Tani.
a Per oampanatico avranno delle ulivo, to, eranvi dri re che govarnavaoo, più pel
nella stagione che se no fa la raccolta ,e rispetto e la condiscendenza che si meritavano
nelle altre stagioni, delle ulivo secche , o coi loro consigli, che per un potere qualum
in mancanza di queste, del pesce , del quo che loro fosse flCCtal’tìlllu; e Trio Li.
I’ aceto , e un sestiere d’ olio al mese ca via dice , che l’ arcade Evandro regnava
danno. Dante a ciascuno un maggio di in alcuni luoghi del Lazio , piuttosto per
sale all' anno. o la considerazione che si era acquistato, che
« Dopo la vendemmia beveranno del vi per sua propria autorità.
ho piccolo per tre mesi. Il quarto mese Aristotele , Polióio e Diodoro di Sici
avranno una mina di vino al giorno, cioè lia danno il titolo di re si sull‘eti o giudi
due mangi e mezzo al mese Il quinto, ci dei Catagimsu, e Annone con uesto
sesto, settimo e ottavo mese , un sestiere titolo è qualificato da Saline. Nellaql‘roa
al giorno , o cinque congi al mese. Il no de eravi una città chiamata Scepsa , intor
no, decimo e nndecimo mese tre mine al no alla quale Strabone riferisce che, a
giorno o un’ anfora al mese. l\lella feste di vendo ricevuto i Milesii , si ereaso in de
Bacco e in quelle che si celebrano nei mocrazia - ma di tal modo , che i discen.
crocevii , avranno sino un cangia di vino denti degli antichi re onnservarono e il ti
cadauno. Questa quantità di vino, unita 1010 di re e alcuni distintivi d'onore. Gli
a quella che aggiungerete per gli schiavi imperatori Romani per lo contrario, da
alle catene allorché gli occuperete in qual che esercitarono apertamente e senza alcun
che lavoro , può giungere a dieci anfore velo un potere monarchico assolutissimo ,
per‘ persona e non è troppo. si laeevansi chiamare semplicemente principi
Ecco ciò che dico Catone, sulla cui sa. o capi del Senato.
serzmoe si stabilisce che gli schiavi,qnnu Dopo che gli Ateniesi ebbero scacciati
tlu lavoravano , avevano . nell' inverno, in i re , innalzar0no una statua a Giove re,
ragione di Sì, 17 moggi di frumento all’ per far conoscere che non ne volevano mai
anno , e nel ‘estate, in ragione di 41 , più per l’ avvenire. Anche a Leohadia si
32 moggi all'anno. oll'rivano dei sacnfizii a Giove re. Final
Razza vanaaosa (Mir. Egiz. ), emblema mente presso gli antichi spesse liste questo
rlell' uomo punito per omicidio, e pentito. Dio ha il titolo di re.
Difatti la razza velenosa prua nll’ amo , " R! D'lilGt'l'1't)v a Nei tempi i più re
lascia distaccare la spina di cui è armata moli , dice Paw, i re si consacravflno a
la sua coda, - Ilnr, _ ,Jpnllod. Tebe; scia questa singolare cerimonia si
" Ile. ltnp0llittttiasima cosa è il hcn di-flece a enfi , e il principe vi portava il
RE. <=684>
fasto RE.
oltraggioso : imperocclrè l‘ avrebbero
giogo del bue A i e uno scettro formato
come l'antro te ano , in uso anche oggi ostentato specialmente all’ epoca dell'inco
giorno per lavorare la terra nel Said, e rouazione: millsdimeno nel giorno , co
in una parte dell’ Arabia , secondo il di me dice lo Scalinata di emumico , poi‘
se no che ne ha pubblicato , non ha guari, iavano una tunica modestissima, una col
.l\Értbu/tr. In questa forma conducevasi il lflfll, Uno scettro ed un diadema formato
nuovo re per un quartiere della città , e di aerpi altortigliate , che forse erano di
uindi era introdotto nell' adylon, luogo oro , e credesi che di un tal diadema al
c e devcsi intendere per un sOflfl'l‘ltw0. servisse l’ im oratore Tito quando assistet
NO“ SO per qual bizzarra idea Martin ha te in Menlì ala consacrazione del bueApi:
supposto trattarsi della città d‘ AbidoI poiché non portò il giogo di quell' ottima
lontana ollantatt'è leghe da Menfimonvien e, come tn‘ean fatto i Faraoni; lo che
dire essersi egli immaginato, che in Egitto sarebbe stato un segno di rivolta ronlr0
avvenisse come nel suo paese , ove i re suo padre, e a malgrado di ciò , la sua
andavano da Parigi a Rbeims per farsi con condotta , in questa 0Ccaaione , parve mol
sacrare. n to sospetta. Inoltre i re il’ Egitto non fa
Quando erasi eletto un principe frai cavano grandi spese per l’irnbandigioufl
candidati della classe militare, passava nel
della lor mensa ; imperoccbè. il sistema
la sacerdotale al momento delle sua inau dietetico . a cui scrupolosamente si confor
sornione, la qual cosa esigeva alcune spe marono fino a P.tammeltiro , vi opponeva
cieli cerimonie , o verosimilmente alcuni moltissimi ostacoli. »
ginramenti. Per altro i Faraoni non pote I dodici re che aveano edificato il fa
vano in veruu caso dispensarai dal giurare muso labirinto di Tebe avena le lor se
sul calendario. Promettcvnno di non ag polture nelle camere sotteranee di quel mo
giunaere un giorno all' anno detto vago , numento presso alle tombe dei cocodrilli
imperocchè l’ avrebbero renduto fino; nè sacri. Erodoto desideri) di vederle; ma i
di aggiungerglì un mese per non renderlo govrrnatori del luogo gli dissero che non
lunare e vizioso. E in questo particolare era loro permesso di oll'erivle a’suoi sguar
bano’ essi mantenuto il giuramento più di. o Quando un re d‘ Egitto è morto,
scrupolosamente che in altri punti ben dice Diodoro, tutta la nazione prende il
più interessanti. » lutto, ciascuno si straccia le vesti, i tem
« Siccome coloro che pervenivano al pli son chiusi, sospeso ogni esercizio, non
trono per mezzo dell’ «reclama-Lione dei sol si celebran feste, ogni volto si tinge di fec
dati 0 del voto de’ sacerdoti , non davano eia di vacca , e per settsntarlue giorni van
giammai alla nuova dinastia il nome della tutti vestiti di un semplice panno attacca
propria famiglia, ma quello della città ov'era lo sotto le mammelle. Duecento o trecen
no nati, cosi non dee recar meraviglia di to persone d'ambo i sessi vanno due vol
veder nell'istoria una singolar dinastia te il giorno per la città , a fine di rinno
dei Faraoni Eltfimliui, poicliè ciò non vate il lutto e le lsmentazìoni, cantano le
proviene che dall’ elezione in cui i suffra virtù del re defunto, iichiamandolo , per
gj si erano riuniti in favore di un candi cosi dire, dall'inferno; si aatengono per tut
dato nativo d’ Elefantino. Il fatto è nato to quel tempo dalle carni cotte , dal vino
rale , e pure i Cronologi non hanno e dagli intingoli; non usano nè b1gni
voluto comprenderlo, di modo che furono ne profumi; dormono sulla onda terra, nè
obbligati atlimtllitgltlill'6 in queu.‘ isola chia hanno commercio colle lor mogli,- in una
mala Elefantina , un regno particolare che parola passano i giorni nel duole e nella
avesse minore estensione di quella che di tristezza , come se avesacro perduto i pre
sovente ha fra noi una casa di cani agna diletti lor figli. lntanto si va preparando
coi suoi giardini e i suoi boschetti. La la pompa dei funerali. Nell'ultimo giorno
valle dcll' Egitto si ristringe estremamen si mette in una bara il corpo del re, e
te al di là della cittì di Ombog; di ma si legge uno scritto ove son c0mpeudiate
niera che, sccordsndo ancora a questo le virtù del defunto. Allora è permesso a
preteso regno le terre che trovansi sulle ciascuno di pubblicare altamente le man
rive del Nilo , non avrebbe mai potuto for cause del medesimo , e il popolo ne ap
mare uno stato indipendente , né dei re plaudisce alle lodi e ne vitupera i Vi1.ii.
d‘ Etiopia , né dei rincipi che risiedeva Spesso volte è accaduto che i re d’ Egitto
no a Tebe: come te preteso di provare si giudicassero indrgnt di magnifici funera
il cavaliere Manu/mm Il primo che abbia li » I più riguardevoli sepolcri dei re era.
voluto sostenere esservi stati in Egitto più no le piramidiannovr-rnte fta le meraviglie
regni ad un tempo. u del mondo , e , al dire di Erodoto , co
u Dalla cerimonia di questa inaugura mincinte da Chrops, tiglio di Rampsinilo.
ziooe dei Faraoni, scorgcài , che qua’ ' lte DEI. Bascnrr-ro o re della tavola.
principi non ebbero mai alla lor corte un Anticamente , dice Piutarco, creavasi un
RE. (2685) RE.
capo , un legislatore, un re della tavola , ni dei sacerdoti, e la regina entrava nel
anche nei banchetti i più savi. L'elezione più segreto da‘ misteri. Poscia che Teseo
facevasi in due maniere; o sceglievasi a ebbe data la libertà agli Ateniesi e messo
mute col mezzo dei dadi, o veniva nomi lo stato in forma democratica, il popolo
stato dei voti dei convitati. Orazio vuole seguirò ad eleggere fra i principali e più
che i dadi decidano ( ()d. 7 , [(1). 2 ) : stimabili cittadini un re sacrilicatore, la
cui moglie, secondo un'antica legge, doveva
. . . . . . . . Quem Vena: arbitrum esuere nativa d'Atene, e vergine quand'ei la
Dice! bibendi ? spossva, onde le cose sacre potesslto essere
amministrare con tutta la purezza e la pietà
e altrove ( Od. 4 , ho. l.) conveniente: e affinché nulla venisse cangia
to alle disposizioni di questa legge, la de
Non regna vini sorliere ta1is‘. cretato d'inciderla sovra una colonna di
pietra. Questo re presiedeva dunque ai mi
Plauto non adotta la prima maniera, steri,e giudicava gliall‘ari che riguardavano la
cioè l’ elezione a sorte . I personaggi da Vwlazione delle cose sacre; in caso di
lui introdotti si danno da se stessi dei si Omicidio riferiva il fatto al Senato delloAre
gnori e delle signore ; (lo Izano tibi_fl0 Opitgo, e , deponentlo la sua corona, sedeva
renlem fiorenti , tu sia eri: dictau'iz no I giudicare coi senatori. Tanto esso che la
bt'a, dice uno degliinterlucutori, mettendo regina avevano parecchi ministri che serviva
una corona sulla testa d’ una giovane. E un sotto di loro, come gli Epimeleti. i Gero
in un altro asso: Stategum teflacio hm'e _/imti, i Gereri e i Carini. I re de’ sacrifi
convivio. Putareo parla come Plauto , 1»] erano pure ‘in Roma. Tito Livio rac
nella quarta quistione del libro prima delle conta che, sotto il consolato di Lucio Giu
simposiache. nia Bruto e di Malco Valerio Pubblica
Difatti questo re faceva delle leggi, e la, esaendo Il Pvpol0 malcontento dcll'abt»
prescriveva, sotto certe pene, ciò che do li1.ione del governo monarchico, la quale
veva fare ciascheduno, o hevere, o cantare, sembrava derogare alla religione (poicltè
o arringare, o divertire in altro modo la vi erano tetti sacrifici i quali riservati es
compagnia. Cicerone dice che Verre, il sendo personalmente ai le, più non si po
quale aveva calpestato tutte le leggi del tevano fare ), venne creato un sacrificato
popolo Romano, obbediva puntualmente re che ne as<umesse le funzioni, e si chia
alle Iegggi della tavola: i.rle enim prartor mi) re de‘ sacrifiej, rea: sacrortun, T8180
severo: ne diligena qui populi Romani le Cri/ÌcuLu; ma perché questo nome di re
gibus num uam parebat, ti: diligenltrle non (lesse verun'ombra alla Repuhbiica ,
gibu.r pare 1, quae in poculis poneban l' individuo che lo portava in sommesso al
tur. gran pontefice, fu escluso da qualunque sia
Ciò nnllameno non sempre facevasi un ai magistratura, e privato della libertà di
re, nè in tutti i banchetti; e negli ultimi atringare il polo.
tem i, d’ ordinario, vi si pensava alla me Quando egli era obbligato di trovarci al
ti cl comito, per ridestare l‘ allegria, al le adunanze dei consigli per le cerimnnio
Inrchè si temeva che potesse languire: ed a cui soprastava, appena crac queste fini
allora ciascuno poneva Ogni sua cura in te, tolto ritiravasi per dar I divedere che
comparire buon commensale. Questo ultimo neasuna parte ei prendeva negli affari civi
atto presso i Romani Cltlamavasi 601710165’ li.ll gran pontefice e gli auguri avean so
satin, secondo Varrone, dalla parola greca li il diritto di scegliere il re dc’ sacri/i251’,
atsìyog; imperocchè gli antichi Romani| i e lo prendevano ordinariamente fra i pia‘
quali dimuravano più v0lontieri in campa ll'llj più veuerabili per età e per virtù ,
gna che in città, un dopo l’ altro successi la di cui elezione fac»vasi nel campo di
vamente tenevano cotte bandita, e cena Marte, ove il popolo adumtl.0 era per cen
vano ora in un villaggio ora in un altto. turie: la casa ch'egli abitava prende: no
Orazio, Il1arziale, Luciano, Arriano fau me di regia e sua mnghe quello di regi
un menzione spesse liate dei re del Bari‘ na. C. M. Pnpirin fu il ptim0 a cui si
eheflo nei Salurnali. confidi; questo ministero; la costumanza
" li: mz'Sacmruzs. Il secondo magi di creare un re de‘ sacrifizj esiqtette in
strato d'Atme, ovvero il secondo arcnnte, Roma lino ai tempi di Teodosio , che lo
cluamavasi re ; ma non Aveva altro ullicio abolì come le altre cerimonie religiose del
Paganesimo.
che quello di pl’Ofllt'tlew ai misteri e ai sl
cnlicii, come sua moglie, la quale aveva " Re mi: Boscm, Rea‘ Nemorenain 9'‘
lo stesso nome di regina e le medesime il titolo che i Latini davano al sacerdote
funzioni. L‘ 01igine di questo sacerdozio, del tempio di Diana Aricina, vale a di
vlice Demo.riene, PTOVCIÌIVI da che antica re, al sacerdote del tempio che Diana ave
mente i re d'Atene carrcilavanole funzio va nella foresta d‘Aricui, situata nel La’
f\
REA. (11696) REA.
rio, vicino alla città di Aricin, poco lungi di Giove, il quale sarebbe stato dal padre
da Roma. Gli schiavi luggilivi soltanto po. divorato, se ella non gli avesse susiituuo
levano aspirare a questa dignità molto una pietra avvolta in luce come un bana
dil'lîcile a conservarsi, imperocclrè, per acbino. Orfeo stesso ne‘ suoi inni si contrad
quistarla, era d'uopo uccidere quello che dice, clmmandnle in uno, figlia del Cielo,
la possedeva, e solo a questo prezz.o pote madre del Cielo in un altro , e soventi
vasi conseguire. Scorgesi facilmente che volte figlia di Protogenc, vale a dire, del
un simil re doveva tenersi continuamente primo padre. I poeti posteriori ad Esiodo
sulle difese. Difl‘atti era incessantemente ar accrescono l’ imbarazzo , im erocchè la
unto d'una spada nuda, per prevenire confondono colla Terra, con festa e con
quello che volesse tentare di auccedergli. Cibele, come indicano i diversi sapranno’
I poeti latini, dicono che sia stato institui mi di Idea, Pessinun2ia , Berccinlin ,
to da Ippolito, tiglio di Teseo cui Escu Buona Dea Madre degli Dei, l\'utrice
lapio aveva risuscitato sotto il nome di degli uomini e Purtnpnom , ossia Tuni
Virbio, e venne trasportata da Diana nel gera , attributi tutti con cui ven mio in
Lazio prima che i Troiani e i Latini visi distintamente indicate, Rea . (‘462 e , Opi
stabilissero. e la Terra In mille maniere I‘ICCODIIII
Qnantunque fosse pericoloso, questo iro essi la stona di Rea. Apollodoro , dietro
pero sacerdotale sussisteva ancora a tempo le traccie di Esiodo facendola moglie di
di Caligola, come celo apprende Svetonio, C/zronos , ossia del Tempo, così chiama
il quale dice che questo Imperatore , ve to dai Greci, lo stesso che il Saturno de‘
dendo che il re dei Boschi godeva già da Latini, riferisce il di lei dolore al vedersi
molti anni degli onori del sacerdozio , gli divorare dal marito tutti i figli che mette
suscitò contro un avversario più forlee più va alla luce; imperoccbè il Destino ave:
scaltro.- Nemnrensi regi, quod multo: jam predetto a Saturno che sarebbe stato bal
anno: potiretur sacerdozio, validiorern lato dal trono da uuO de’ Bit-ti figli. Dice
arlversarrum aubornavit. l poeti fanno che quando artorl Giove , per suttrar'lo
spesse liete allusione a quest'uso, del qua alla sorte del’ altra sua prole , lo mucose
le è d'uopo essere istrutto per bene in in un nutro del!‘ [da , e diede a divorare
tenderlo. Ovidio vuol parlare di Diana e Saturno una pietra fascini. in panuilioi
Ariuia e del suo sacerdote re in questi e aggiunge che Giove crebbe ai presto,
versi del primo libro de arte amandi : che dopo un anno fa in istato di’ tendere
delle insidie a suo padre , e di rapirgli
Ecce suburbana: templum nemarale l'impero dell’ universo.
Dianne , Diodoro asserisce che gli abitanti di Cre
Regnaque per giudica parta nocenle ta raccontavano che, a’ tempi loro, vede
menu vasi ancora nel territorio di Gnorso la ca
sa di Rea circondata da un sacro bosco di
(1:. 26o.) ci ressi.
%uolsi che Rea fossa da principio la
E parla di questo ateneo regno , allorchè ltessa che Iside, la quale in seguito fu
dice altrove : dotata di parecchi nomi, secondo i diversi
tempi e i vari paesi ove di lei si parlò,
Regna terreni omnibus fìvrtes, pediburque di modo che venne trasformata in altret
ugacel. tante l)eità quanti erano i popoli che l’
onorario. Per la qual cosa converrebbe rin
( Fast. l. 3.) trleciarne l'origine presso gli Egizi, e si
vedrebbe che questa, siccome tutte le al
A questa barbara dignità sacerdotale fa tre Deilit di quella nazione, altro non è
pure allusione Valerio Fiocco ( 1.2.Ar che un emblema astronomico. Testimonio
gato), allorché, parlando della foresta di ne sa la favola che i sacerdoti Egizj rac
Ancma, dice che non è funesta che al suo contavano al popolo per fargli gradire il com
re, al soli non miti: Arieiu Regi. biamento che dovettero recare nell' anno
‘Non è forse inutile il tar osservare che loro. Rea, dicevano essi, avendo avuto ce
gli altari della protettrice dei cacciatori , greto commercio con Saturno, rimase in
furono quasi dappertutto bagnati di sangue ciuta. Il Sole, che se ne accorse, la carict‘)
umano. di maledizioni, e giuri) clr' ella non avreb
"' i. Rea ._celebre e misteriosa Deitit be potuto partorire in verun mese dell'an
degli antichi.E dillieile investigarne l'ori no. Ello raccontò in sua sventura a Mer
gine,llimperocehè, intorno a ciò , gli scrit curia, innamorato anali’ esn di lei, il qua
tori sono discordi. Esiodo la dice figlia le, in ricompensa degli ottenuti favori, si
del Cielo e della Terra, sorella de’ Tua accinsli a premunirlrr dalle maledizioni del
m, cesti ('ibelc, moglie disaluruo,madre Sole: e, dotato corta‘ era di somma accor
BEA. (2687) REA.
tene, si servi di uno espediente stranissimo. e temevl che, divenendo esse madre, i li
.Un giorno ch’ ci giuocsva si dadi con la gli luci lvrebbcro potuto rivendicare l di
Luna, le propose di giuocare la 72 parte ritti che avevano al soglio dell' no. Ma
di ciascun giorno ‘10"’ anno, e guadagnò la precauzione di Amrdt'o fu vena. Il Dio
le perline: cosiccltè prnliltlndo del suo Illnrte (come fu pubblicato da Numt'tore
guadagno, ne compose cinque giorni, e gli e generalmente creduto), 0 invece {del
aggiunse ai dodici mesi dell' anno. In que Dio, qualche ministro del suo tempio, la
sti cinque giorni, Rea partorì e mise al. sedussc, e la fece madre di Romolo e di lie
mondo Iside, Osiride, Oro,Tifone e 1Vr te. mni - }’. Ius.
In [Il guisa l’ anno Egizio, che da prin Nella collezione delle pietre di Stosch. in
t‘ipin non ero fotmalo che di 360 giorni, una cntni0la vedesi Marte che trova Rea
ricevette i cinque complementnj che gli dormiente in riva del Tebl'0. La conferen
mnncavano. sa di questo Dio con Rea Silvia‘ era un
Ad ogni modo che vuglh~si rignsrdare soggetto l'evorito dei Romani, e ne ornan
quut’ essere mitologico , Rea aver: templi no perfino i frontoni de’ loro templi, come
ed era adorata in tutto le terre, Ipetiil si osserva in un tempietto in rilievo Inti
mente dai Frigj e dai Fenicii, i quali , disegni del cardinale Album’. La stéeso
secondo la mitologia di Sunenniatone, la soggetto ere l'flppresentlto sovra un'nrufl di
Iacevsuo sorella di Aslarte, con le qulle terra colta, che fu tl0Vflll nc1Lmnese, coi
divideva il taluno di Saturno, e le diceva nomi di Iìlarh: e d'llt'a sotto le figure :
no mfldre di sette muchj , adifl'erenza di una pasta di vetro, il cui originale trove
Jstorle che avea partorito selle lemmim: vtui nella collezione dell'untiquario Pa
tradizione è questa che hl dato origine e lazzi illustrata dall’nlmte Venuti (Cnlleet.
tutte le fevole dei Greci intorno l questa nnlt'e. Rom. lab. XLVIII) rappresenta
Divinil'l. Tito Livio riferisce e lungo le Rea Silvia Caricate sulla sponda del Te
tradizione del trasporto di Rea da Pessi bro, ed alto, sopra in lei, vedonsi in aria
nuuto a Rnmll. Da quell'epoca in poi i Morte e’ Cupido. In tal guisa miravssi pu
Romani l'onorarouo come Cibglc, ad esem re I" Roma sovra un altare Antico , che
pio _dei Frigj, e IMI-‘Illil'0nt‘s un’ annua le
orti è perduto, ma di cui fa menzione il
sta in onor suo. Bartoli. (Admir. ani‘. Tab. 5, h.)
Veri monumenti rappresentano Rea. Per Il lusso-rilievo che fa perle del Museo
lo più le si vede dato per attributo un Pio-Clementina I parere del chiarissimo
cratere,gran vaso in cui mescltiaflfli il sig. Ennio Quirino Visconti, eppngginto
vino ed il mele per le libezioni; e ciò, ad un elegtn del poeta Sulmoneu, roppre
per esprimerci benelizj di cui ella colma senta Rea Silvia nell'atto di gìtlarsi nel
ve gli uomini. Per In qual cosa è IJOIIJΑ l'Anienn, disperato per le persecuzioni di
mm Kpu‘ntgfl°e'gug dallo Scoliaste di Amo/io tuo zio , n cl8ioue della \’IOIBII
.Nienndr0 - Questo mistico cratere era castità di ventole. Il fiume , che prende il
Chiamato Kl’ffl‘, dsl quel nome in detta basso delle composizione, è ncll' attitudine
teflon»: Osa’. di porgere i seni del suo mento quasi per
raccoglierla; il semplice e dis:ulorno abi
Sovra un altare quadrato del Campido
glio , ove è rappresentata I’ isteria delle to del soldato conducente la donna vela
te, lo indica per un satellite di Amull'fl
nnscill\ di Giove, vedesi Rea tristemente
Le figura nuda e barbstn sedento in alto
coricata sulla terra , ai cui ella predede , e snstenenle un pino , altro non pare che
penssndo Il modo di eottrnrre a Crono, l'effigie tl’alrnu monte dei T|burlini per
divoretore della sua prole, il figlio che
cui I'Auiene dimorre. Ovzrlt’o dice che
ella ha plrl0rito,e in un Illl‘0 lato offre e Rea Silvia fu raccolte lroorosamente dal
Saturno non pietra de divorsre invece di fiume e fultl sua consorte.
Giove. Ella è. ventita di un mento che le ' RIL'I'A 0 Bene, città vd'Italia nella
topre il capo , ed è calze“. In una meda
gli: di Laodieea è rappresentata col figlio Umbris, situsta presso il lago Vesiuo e
secondo Strobone, nelle vicinanze di Inte- '
in braccio , circondata dai Cureti ,- e ve
mcrea, fu ediliesla, le deve credersi e Dio
(lesi partoriente lopt'l un‘ altra medaglia di doro di Sicilia, prima dell'assedio di Tro
Antonino , pubblicata dal Segtu'n ÌL Dionisio cl’Alicarnuso vuole che l'osso
2. - Una delle amanti di Apollo, ma abitata degli Umbri, quindi dei Sabini.’
dre di ACCI'J , re di Delo. Silio Ilnl:eo (li/1. 8, ver.r./p4) dice che
3. - Seeerdotessa che Ercole rese ma
(Ire di Aventino sul monte con tal nome questa città 1I’El sacro I Cibcle.
eppelhto.
" - SILVIA, figlia di Numilore, co . oelt'colum
. . . Horn: Forult', nmgnaeque Renledi
matrt' . . . . ( Catone
ntretta e faro vestlle da suo zio Anmlb,
il quale men ns|r1nld’ il regno d'Alba ,
Varrone e Plinio pretendono ch'ella
Ditte Mt't 357
REB. (2688) BEC.
fotte rinomatissima nei tuoi acini, che lor Per se medesmo il buon Rebo gli oilcrse ,
passilVltt0 in robustezza quelli dell’ Arcu ecc.
dia; e Seri/io aggiunge, che i suoi dintor
vi erano estremamente fecondi. Rcute, oc Signore e deslrier0 morirono ambidue nel
cupate «lai Romani, divenne una prefettu la battaglia per mano di Enea.
fa, come vediamo nella teru Calilinaria RICABI'I’I, setta di Giudei istituita dal
di Cicerone ,- e Svetonio ci fa credere Rl‘lîllflb, figlio di Jonadab- Non si sa in
essere stato un Municipio, impf'roccliè in qual tempo vivesse questo Rechab, nè. che
titoli l’avo di Vespasiano, Municeps rea Origine evento. »Alcuni lo vogliono della
li/ms. Tito Livio fr menzione di molti tribù di Giuda , altri credono ch'ci fosse
prodigi avvenuti in Reale: fra gli altri ci sacerdote, o almeno levi"; împerocrhè
racconta che una gt'fibsa pietl'l vi fu veduta trovasi in Geremia , che li vedranno sem
volare, e che una mule, ad onta dell'ob pre dei dlttcondenti di Jouttdnb, impiegati
diuaria sterilità di siifatti animali, lvea al lerVigio dfl Signore. Alcuni Rlbbini
quivi pertanto un mulo. Questa città con pretendono rh-' , avendo i Recalriti sposato
senz- ancor! qualche cosa del suo nome , delle figlie di ucerdoti o di [eviti , i figli
poiché al di il’ oggi appellarsi ‘Rieti. . che ne nacquero fossero impiegati al servi
Ram ( lilli. Giap.) , giornt di visita , gio del tempi-r. Altri credono che cervino
feste solenni del Sintoe. Avvene tre al ro bensì Il tempi0, ma semplicemente in
mese, e sono principalmente destinate per qualità di mini‘ill'i, come i Gabaouisti e
visitare e col'nphmenlare gli amici.’ I Giap i Natiuei , i quali erano come i servitori
poneri perenni che il miglior modo di ono dei sacerdoti e dei levrti. Leggeli nei Pa
_rare i Cumis sia quello di procurarsi in ralipnrneni che i Recabiti, d'origine , eran
queeto mondo una plrte delle beatitudine Ciuei e cantori della casa di Dio. La re
di cui godono quegli esseri felici nel cm gola dei Recahiti e dei figli di Reclnb pre
10, passano il maggior tempo del Rubi iu scriveve loro di non bevere mai vino, di
tripudii e in banchetti, sia nelle lol0 ro non fabbrica: case, di non seminnre alcun
prie cose, sia nelle osterie, ovvero nei uo-b grano che sia , di non prantar vigne, di
glri di Prostituzione dei quali circondati non possedere poderi, e di abttar sempre
sono i templi. Alle. stazioni che SI fanno per tutta la lor vita tutto delle tende.
nei Mias, giorni di festa, ciasclreduuo pa Sil‘l‘aita oisertrunu aussistetle per più di
lesa i suoi bitognì, e onore gli Dei , nel tre0cnt’anni. - Pr'dr. t , c. a, v. 43 ,
modo che pi“‘ gli sembra opportuno. 58 , 7o.
‘ Illllti, cavilllfl dr Ilkzcnzio. Vù;.;ilio , RECABIUI o Rerumnootv , discepoli dei
nel lil'). X dell’ [incide ne descrive la bon profeti Elia ed Eliseo, che gli Orientali
tà e la morte. Menenzio, ferito da Enea , dicono essere ami i maestri di Zoroutro.
si era sottratto alla balteglll , e fermelflli - Bibl. Orient.
in riva llTebro, attendeva a lavur nelle Recluutt0 o Cnuto , soprannome di
onde la una ferita, quando si vide portar Ercole.
d'inmnzi il corpo di Lama . . . . . RICBBD ( Mit, Ind. ), terzo Bed , ov
vero Beth dei quattro che comprendono
. . . . . . .e benché tardo tutta la teologia degli Indiani.
Per la piega ne fosse e per l'angoscia, Rucuuuu , festa che eelebravmi in Ro
Non per questo avvilito, un suo cavallo ma ogni anno il 2.’. di febbraio in memo
Cb’ era unnt0 diletto e uanta speme‘ ria dell’ espulsione dei Turquini. - V.
Avea néil'armi, e quel c te in ogni guerra Rromcaa,
Salvo mai sempre e vincitor lo rese, Remo o CBRCIO e ANIFITO , conduttori
Addur si fece; e poicltè addolorato del carro di Castore e l’olluce.
Sei vide inmuzi, in tal guisa gli disse : ' BECH’BRB FBRRUM, dicevasi dei gladia
Rebo , noi siam fin ui vissuti nessi, tori vinti, i quali, quando vedevano che il
Se pur assai di vita a mortal cosa , popolo dava il segnale della loro morte ,
Oggi è quel di che, o vincitori il capo sottomettendosi al decreto , appreeentavano
Iliporterem d‘ Enea , con quelle Spog ie il collo.
Che ano dell'uruii del mio figlio infette , ' RBCI'I'ARB, leggere ad alta voce. Gli
E che tu del mio duole e della morte antichi, quando avevano composto qualche
Di lui vendicator meco sarai , opera , avevano il costume, prima di dar
() che muco, le vano è il poter nostro, la in luce , di recitnrla ai loro amici, per
Finirai pn‘imente i giorni tuoi, ai profitlare delle critiche loro osservazioni.
Clrè la tua fe', cred io, la tua fortuna 'Il’rnvnai un esempio di quret' uso in Plt
Sdegnoao ti farà d'etser enggrtto nio ( Epin~ 1 , x3. t ): lllagnum pro
A‘ miei nemici, e di servire altrui. uentum pnetarurn annue hr'c atlulil , toto
C9ai dicendo , il consueto dono verso aprili nulla: fare dies quo non re
REC. (2689) HED.
eilaret olir/uir. Le radunanze per unlll'e Var. flirt. l. 13. c. r. - Val. Fine.
a leggere si facevano nel campidnglio e 1 r , v. 140- - Virg. l. 2. Genrg. 1).!
_ nel palazzo degli imperatori. Credeai che 455. - Uvid. Illft. lib. m , 9. Box.
il primo ad introdurre quv:et'nso fune Ari 2. - Uno dei giganti che mosaero guer
nio Polliane, a tempo di Augusto. Pol la a Giove. Si era egli trasformato in lio
[io Asinius, dice Seneca, prima: omnium ne quando Bacco l’ uccire. - Hm‘ Ho. ‘1,
Rnmannrunr aduoculis luminibus scripta Ud. 19, v. 23.
sua remtavit ( In prncm. cortlrou Si an 3. - Re di una contrada d‘ Italia, il
dava eziandio a leggere le proprie opere di cui figlio Anchemoln . eh’ egli insegni
nelle case dei ricchi che amavano le lette va per punirlo di un delitto da lui com
re; ma più sovente ancora nei bagni, poi. messo, si YÌCOVH'Ì) presso Turno che ami
ché vi era sempre un grandissimo concor clmvole lo accolse. Fu ucciso da Pallaule,
ao, e per conseguenza un maggior nume figlio di Evandro. - Acflfl'd- l. 10.
ro di critici. D‘ altronde gli autori aveva 4. - Un uomo così chiamato, caten
no cure d’invitare a questa lettura i lul't'l dosi avvinta che una quercia stava per ca
amici e le persone di loro conoscenza e 10 dere , comandò ai anni figli di prevenimc
facevano con delle miuive: E! Iibella.t la caduta , col rafforzare la terra all' intor
spargi: , dice un antico , pulendo d'un no dell' albero o col puntellarla.L' Ama
certo Basso che andava e mendicare per driadc , la di cui vita dipendeva da quella
ogni lato degli udrtori. Lo scrittore che della quercia , comparve a Reco, e lo
doven hggere, aveva con di comparire in ringrazrò di averle salvata la vita, permer.
pubblico in un esteriore proprio e decente, lendogli di dnmandarle quella ricompense
e poneva in opera tutti i mezzi che'l'arte che più bramaese. li rispose col dunqu
gli aomtuiniatrua per ottenere i aulliagj darle i suoi favori. a Ninfa vi acconsen
di chi l’ ascoltava. ti ; ma gli raccomando di star lontano da
" i. Rlco, Re1'o 0 Bono, uno dei qualunque altra donna. Agginnse che una
Centauri , figlio di lariana. Essendosi in ape servirebbe loro di messaggeria; ma es’
namorato di Atalanta, famosa cacciatrice, arfldo l’ ape venuta in tempo che Reco
disegno con un altro Centlut'0, nominato slava giuocando, la ricevette egli assai ma
Ileo , dl sedurle , e di r..pirla, se mai le , della qual cosa ldeguata la Ninfa , lo
non teasero ottenerne l'amore. Erano en mise in iat-to di non aver mai poaterità.
trarn i divenuti insopportabili a tutto il -- Scoliaste di Apollo".
paese per l'estrema loro diasolutczza. Pren ’ Recurttnafonlss , cnmmeuarj presso i
deano piacere e correre, nel più fitto del Romani, che giudicavano le cause in cui
la notte , qnà e là con feci ardenti, le trattavaai della riscossione o della restitu
cui fiamma e prima vista era capace [di zione dei denari e degli effetti dei partico
spaventare chicchessia , non che una fan lari. Questi giudici non si delegavano che
ciulla. Questi odioai amanti , incoronnti di nelle contestazioni di fatto, come in mate
pino, correvano attraverso delle montagne ria d’ ingiuria , e venivano nominati dal
della parte ove abitava Atalanta, facendo pretorc. Perciò non principiava la l-»ro fun
con le armi loro un continuo rumore cd ziune che allorquando era fissata la Immo
eppiccando il iuoco alle piante. In questo la dell’ azione. L’ attore pregava il protoni
spaventoso apparato andarono a trovare di assegnargli un tribunale, e i giudici ni
Atalanta. Essa non ignorava i loro mal questo tribunale non potevano minimamen
vagi disegni, e dal fondo drll3 aua grotta , te deviare dalla formula di questa azione.
ecorgendo il chiaror delle feci , li riconob lrecuperuhres non formavano un corpo
be. Non isbigottl perciò; ma dando di pi di giudici particolari; itnperncclr‘c il pre
glio al tuo arco, animosanlente lo tele. il tore aveva il diritto della acelll, e nomi.
dardo vola, e ferisce mortalmente colui che nava quelli che a lui più piacevano : 1\'am
Il avanzava pel primo. Quando il secondo ut in rczmperaloriie , sia no: in In’: comi
lo vide steso al molo, corse sopra Atalan tii.r, quasi!’ repente apprehruai . sinceri
la, non più qurl tenero amante , ma quel judice.rjirimru. ( Plin. Episl. 3, 20, l.)
feroce nemico, branmeo di vendicare il Reoaairrnuace, parole usata nelle dan
compagno e di soddisfare il proprio furo ze dei S-lii, i quali mrìuvano i movimen
re. Un altro dardo, acagliato da Atalanta, ti di colui che danzava alla loro testa.
lo previene, e lo punisce della ma baldan Questi saltava , amptrnabal , e la turba
ze , togliendolo di vita. Vu'gilio dice che rispondeva con dei salti simili, redum
i Centauri Reno ed Ileo furono uccisi da ptma6at; ciò che volle liguilitìal‘e Lu
Bacca nel combatnimento dei Lapiti con cilio:
tra i Centauri. Ovidio li fa morire per
mano di Drianle alle nozze di Pirilna. Praesul u! amplruat, iride ‘et valgo ‘re
- Apollod. l. 3, e. l‘). - Callimac, dumptruat.‘ olli.
Hymn. in Di..!l. v. 22|. -} (filiali.

_-4,.-_ \ ‘'‘''''*--4."‘. « g'J-«-e_ ‘».


REI). 069°) REG.
Remuu'ron, Dio campestre, che presiede modo la tonico, la quale, euendo aual
va alla lt!t:0ud.t Cultura che si faceva nelle aporia , avrebbe laaciuto tutto il petto lco
campagne. porto. Del reato, il mantello che porta
' Rnnnnroau. Cosi rhiamavanai presso questa figura , la copro tnlmente, che non
i Romani gli imprenditori per la cnatruzio ai alpl‘ebbe diltingnere dove termina la
ne 0 la restaurazione delle opere pubbli cintura. Pare però che sotto il braccio, el
che; con usi i censori concludevano tut la ti’ incrocicchii sul dono , inviluppaudo
te le convenzioni concernenti questa parte il corpo al disotto del seno; almeno così
dell‘ amminiutrazione civile. ci dewriVe Isidoro il redimtculum.
Non sapretnmo meglio ‘piegare l_a Fu I. Rtwucx , epiteto della fortune. fDQ
cola , redemplar , che colle parole di lllllilìllt) le aveva commento un tempio act
e
sto che ha scritto.‘ Redemplores proprie to questo nome.
olque ontiqun consuetudtne_ dicrlmntur 2. - Che riconduce. lo alcune llCl‘lll0
qui, curn quid publice ficieudunt aut ni Mercurio ha quetto soprannome.
proebrendmn condurerant , (fi‘ecemntque, ' Rlflc‘ron PBC'NNARUM, lavorante di
tam demum paectuiias occipieóalil; nam un pettini lll' m0 degli Scartlaasieri e dei
ziquitus enm-e pro uccipere ponebotur, a: Gullchieraj. Muralnri hl ptthhlicllfl (9319,
ii mmc t‘licuntu: redemptores , qui quid 7 ) l’epitalio di uno di queati artigiani.
oonduxerunl pn.ebendum ulendurnque.
Propriamente. e per un un antico, T. VALl-LR us L. 1-‘.
chiamavansi redem [area coloro che aveva
no contrattato di ‘are 0 di fornire qualche emcmus
cosa alla Repubblica, e , dopo esser pu
aati al contratto, ricevevano il denaro pat BEFECTOR PECTINARUM ‘
tuitos imperocchè , anticamente , la paro
la che lignifica comprare, oiguilicava pren. CORNELIA. M.
dere; un preseulerneute chiamami reriem.
plore: coloro chg hanno preso a pigio ‘ RII-‘BIBIDAIIO , nome di un nlllciale
ne qullche con per ralîittarla e per cervirae del nero palazzo , il quale era incaricato
ne. Orazio adopera aet'npre questa parola di presentare agli imperatori i memoria“
nel primo significato. - Cd: 1, M6. 3, Od. dei lupplicanti, e di far saper loro la ri
2, ib. 2, ecc. sposta. Referendurii, dice Procopio , qui
Ermanno , Dio in onore del quale fu prece.r aupplicum referebnnt principi. 50!
fabbricato un tempio alla distanza di due lo Gitl.îliniano ve n'erano sino a dicianno
miglia da Roma, sulla via Appia, nel ve; ma furono ridotti ad otto.
luogo appunto ove Annibale, prua improy. Rimnn, l'un che ti riportava a cui
vinmente da un terror panico, tornò in dopo aver seminato o raccolto, per lari!!!
dietto o si allontanò da Roma che si di un‘ offerta per la prosperità dei beni cam
lponevn ad insediare. Rad.lirdire, ritorputri.-Ffslo.
mire. Alcuni credono altro non essi-re che REOEB, onore e brllezm ( Mii. Pera. ),
il soprannome del Di0 TUI.BIIO, adorato settimo mese dei l’erhinni, soprannominato
nel merle=imo luogo. il venerabile. Era quello il mese di digiu
Kenmrcuul iurrittt: Zmr,uara, legarmi no degli Arabi idolatri, e uno dei quattro
pendenti sulle guancie, che setvìvnno a lega mesi sacri e di riposo; perciò chiamnvmi
re e a tener ferma la mitra, o berrettoirigio. anche il mese di Dio, e il mese sordo,
Veggooai al berictto di Paride aovrii una per significare che, durante il medelimo,
ieu-a i‘ntaghata di Nullcr, pulublicata da non aentivasi alcuno atrepito di guelfi-
inckelmann ( Monum. inerl. n. 112 ). Chardin.-V. Mannnuv.
' Rannuctnul, cintura particolare, che ' IiIGGBIIEXIDAIIO , officille che , nel
Isidoro}T Idi). 33 ) descrive in quecti ter bano impeto, teneva il registro di tulle l.
mini: e imicnlurn est quml auccinut0 epppliche presentate al prefetto del preto
rium rive brocile nuncupamua , quod dc no.
.scen‘liiena per cervicem , et a lulerióru col REGGIA ma‘ PORTIZFICI, palazzo, in cui
li dìx<i.rum , ulrarumquo olnrum sino: il re sacrificulm (illiiva i aacrilir.ii, e il
nmbit, olqne hinc iride succiugil, al con sommo pontefice fatlunava i suoi colleghi
slringena lall’tudincm, verli: ad corpo; per farvi le loro cerimonie. Tutti gli anni
eontrahat. Hoc valgo braciie , quasi bru vi ai portava la testa del cavallo ottobre,
chiale vocant, quamvi.i mmc non brachia immolato nel campo di Morto in onore di
runr. seri renumsrt cingulunr qnetto Dio. Vi ai vedeva ure una lancia,
Una delle figlie di l'\'iobe è cinta da un ehimnta mora‘, che Romolo vi aveva fatto
redimt'oulum, o cintura che, pensando mettere.
dietro il collo , discende sotto le braccia ‘_Reooto.Due città di questo nome <0.
fan la apalla ed il aeno.'l'ian [ernia in te n0vt_iu iltllil. Una, chiamatain latino Re
PEG. (269‘) REG.
gialli, 0 Rhegflilh LCPÌIJI, fu {ondata nel lorcliè nel 472 una legion0 Romana , lu
la Gallio Trlnspldann, l' anno 565 di lio C0t‘hggtala dall' esempio tiri Marnertini di
ma, da Emilio Lepido che lo diede il no Messina, ai ribelli) e se ne impadronì.
me di Forum Lepidi: m‘: ai ara per quale Questa truppa tenne la tutti dieci anni;
occasione, né quando prese il nome di Re ma finalmente, assediata dai Romani, pe
gium. In questa città Gneo Pompeo l'eco rl quasi tutta nei combattimenti. Quelli
aaaaaainrtre da Geminin, M Bmlo, il pa che caddero in potere dei vincitori , in
dre di quello che uccise Cesare in Seul numero di 300 , furono condotti a Roma,
to, abbcncliè gli si ione arreso il giorno battuti di verghe e decnpitati.
innanzi. Si sa quui danni orribili eoll‘ri , non ha
L'altra è posta all’ estremità dell'Abruz guari, questa città dal terremoto che l'e
zn, sullo Stretto di Messina. Gli Imlicbi ee stragi in Calabria. A tempo de’Rumani
hanno dato molte etimologia del nome di aveva sofferto mali quasi simili, poicliè ore
questa città. 1 Strabone dice che Erg/"'10 stata abbandonata , e non fu che Cesare
lo faceva derivare da "14‘9'7‘41fl’, essere che la fece t‘iedul'rcat‘e dopo avere scacciatn
Squarcinto, peroccbè in questo luogo l'lta Pompeo dalla Sicilia; ecco cosa ne dice
lì. era stata divina dalla Sicilia colla qua Virgilio , 1Eneid. I. 3 , v.4t4 , elc.Tru
le dapprima era unita. 2. Lo ateneo autore duzione d’ Annibal Caro:
tit'eritce un’ altra etimologia, secondo la
quale il nome di Regioni aveva significa ........ È fama antica
lo: ciltlz reale. Ora, siccome la separazioChe questi or due tra lor disgiunti Iochi
ne della Sicilia dlll'llfllll, quantunque Eran in prima un solo , che per forza
probabilissime, non è giunta a cognizione DI tempo, di tempeste e di mine
di alcun iatorico, e i fondatori di città ( Tento cangittr queste terrene cosa
ordinariamente non fanno allusione egli Può de'aecoli il corso) un diamembrato
avvenimenti che non sono tre po noti ,co Fu poi dall' altro. Il mar in mezzo en
al portiàmo o inioue; x.° clic Reggio fu modo
fondata degli )rientali, quantunque ai di Tanto urtb , tanto rose , che 1' Eaperio
ca dai Calcidesi , i quali forse non vi ao Dal Siculo terreno allin divise:
uo giunti che dappoi; 2.0 the in come E i campi e le città che in sulle rive
gneuzn questo nome di Regium si e for Reataro augusto freto or bagna e sparte.
malo dall'0rienlalc Rt‘c o Rue , re, da
cui Recizun o Rogium, città reale , coni RlciA , epiteto della Fortuna.
designata in occasione di qualche avveni Ritotr'ucrnis o Fucau: , festa che cele
mento attualmente ignorato. bravasi , in Roma il sesto giorno prima
A lemp0 di Dionigi il tiranno, gli ahi. della caleade di marzo. Gli antichi non
tanti di Reggio formarono una alleanza ama d’ accordo sull'origine di cotal festa.
contro di lui , la quale non ebbe effetto , Gli uni dicono che ai celebrava in memo
perché fu terminata con una convenzione ria della fuga di Tarquinio il Superbo, al
nel 354. Qualche tempo dopo, credendo lorchè Roma riacquisto la ma li ertà; al
nuodata I’ unione fra esso e quel popolo, tri son di parere che con tal nome veni
il tiranno fecrgli chiedere una donzella in va chiamata, percb‘e il re dei eacrilizii, do
matrimonio. Quel popolo riapole che non po nu-r sacrificato , fuggivs. Il primo sen
aveva allora a mantare che la figlia del timento , fondato aull' autorità d’ Ovidio,
carnefice. Dionigi , a tale imullo , abban di Farlo e d’ Ausonio , sembra più vero
donoaai a tutto il furore,- aasediò la citta, aimile del secondo, che è di Plutarco
e la prese dopo undici mesi, nel 365. ( Quanti. Rom ); l meno che, per con
Non puosai leggere senza orrore in Diodo cilrarli non si dica _, che il re dei aar:rilizj
ro il racconto di queet0 assedio, e il mo fuggiva in nel giorno, per rinnovare la
do barbaro con cui Dionigi incrudeli con memoria de la fuga dell’ ultimo dei re di
tra Filone , che aven tanto valnrmamente Roma.
difetta la una patria. Dopo aver fatto gitta ’ Ritort.t.a, lunga tunica bianca, fregia
re in mare il figlio di questo prode I il dl lìl di porpora , che gli eposi, presso ili0
seguente fece condurre il padre per la ci!‘ mani , portavano la vigilia delle nozze. E
li in cima ad una macchina di guerra,- e ravì l'uso superstizioso che gli sposi do
là gli fu fatta sapere la morte di suo fi vesaero tessere da se stessi la stolla dique
glio. Questo principe coraggiotiO rifipoSe ala tunica, per richiamare alla memoria
senza punto i:nmmnversi : egli è‘ stato di’ gli antichi costumi.
un giorno più [elio-e di me. Dionigi po ' RIG)LLUIO (Q, Nonm'o ) , Baci! di
scia’ lo fece battere colle verghe , e gittare nazione, servì con valore nelle armate Ro
nel mare, mane , e hl più eminenti gradi sali. l’l'0‘
Rt’ggio passò dnppoi in potere dei R0 clamato imperatore dal popolo malconten
tnlul, i quali vi avevano guarnigione, al to di Gallitno , poco tempo dopo lu tru

M\ _À __
REG. (2592) REG.
cidato dagli stessi suoi soldati, l’ anno ni di accomodamento, nella galera del ge
dell' Era volgare 262. n«rale Cartsginese, vi era stato iudegntv
Rccn.r.o , lago del Lazio, vicino alqua mente caricato di ferri e mandato a Carta
le i Romani riportarono una gran vittoria giue; così i generali Cartagiuesi temettero
contro i Sabini , attribuendole a Castore di provare la stessa sorte, se si ponevano
e Pallnce , che credettero di veder com in mano dei Romani. Amilcare non usò di
battere alla testa delle legioni.- Tit.Liv« recarsi al campo dei consoli ; Annone, pn‘t
2 , c. rg. - Cic. ardito, vi si espose. Mentre faceva le sue
l. REGINA, Giunone, la regina degli proposizioni, senti mormorare i Romani, i
Dei; qualche volta era chiamata assoluta quali ricordavano l’ esem in del console
mente la regina. Sotto questo nome ebbe Cornelio, e proponcvano iaeguitsrlo ;per
una statua s Vejenti , d’ onde fu trasportala qual cosa sgomentato Annone, e dando
te in gran cerimonia sul monte Aventino. a divedere il suo timore, sentlssirisponde
Le matroneRomane avevano molta vene re dai consoli: lato le meta, Hanno, fi
razione per questa statua , alla quale non des civilatis nostra: liberal.
poteva per mano che il solo sacerdote. .l Romani non erano molto pratici del
2.-La maggior figlia di Urano, secondo mare; e la prima guerra Punica aolta ma
gli Atlantidi, fu soprannominata la regina
gli aveva sforzati a crearsi una marina. La
per eccellenza. - V. Basu.n. idea del tragitto in Al'frica gli spaventava,
3.- Daor.t A5‘rar, Giunone, e più ordi ed eceit‘o alcuni ammutinamenti nell' ar
Dlrialllente la Luna, particolarmente coli’
meta ; e un tribuno legionnrio , chiamato
epiteto bicornia, che indica le sue fasi.
Manuio, arditamente ricusi) d‘ imbarcarsi.
.-Dacr.r Dar, Giunone. lfl tale occasione, Regolo cominciò a far
.--Dal Sscamzn, la sposa del re dei conoscere: quel carattere fermo ed iuflelsi
eacrilizii. Nel quadro delle Nozze Aldo bile, e quell' attaccamento alla dlaclp|llll
brandr'ne e rappresentata, maestosamente che lo segnalò in appresso in modo tanto
vestita, e colla testa adorna dl una corona sorprendente : « lo conosco, dies’ egli tran
l'adule. qnlllamente a Manm'o ( rnoarrandegli
G.- Dar. Grano, una delle Divinità dei i fasci e le scuri d='snoi littori ) , i
Siri. Credcsi che sia la Luna. mezzi per farmi obbedire. in Il tnmorn del
Ramona, termine degli auguri, i quali la morte, .lice flora , fece di Munnio e
dividevano il cielo in quattro parti che de‘ suoi compagni dl aollevazinne i più
chiamavano regioni, allorché volevano ca arditi naviganti e Securi diatricta; impera
Var de’ presagi. tor metu morti: navigandi fier't audact'am.
Rectrs't'osl, sinonimo di Giove. I due consoli passarono adunque iu Asia,
r. Reooso, nelle mani d‘ un uomo. e presero Clipea. ora Quìpi0. di cui fece
V. Sauri. fu una piazza d'armi.Rcgolo rimase in
’ 2.-( Marco Attilio ), uno dei più Alftica col titolo di proconsole , e di cc»
celebri consoli Romani, e degli eroi della mandante delle armate, e vi rimase suo
prima guerra Punica.Fu surrogato al con. malgrado; imperoccltè insistette che gli
sole Ccdicio, morto in carica. lulicri‘ fosse nominato un successore. Sapeva che
va la guerra coi Cartaginesi. l due conso gli erano stati tolti alcuni istrorneuti arn
li, L. Manlio Vul.vone, e Regolo, aveu. torii; e temeva, se il suo campo, il qua le
do riunito le loro forze, vinsero la batta. non era che di sette ]ugeri, restava inco|.
glia navale di Encomc, sulla costa meri t0 durante la sua assenza , di non avere
dionale della Siclha, contro Amilcare ed con che nutrire la sua moglie e I suoi li_
Annone, nomi celebri fra i enerali Car gli. ll Senato vi provvide , si incuria‘) d.
teginesi. Ventiquattro vssceli Romani e nlimentarli, di far coltivare il suo rampa
trenta Cartaginesi perirono nel combatti e di procurargli i necessari ulCnflll. Re-’
mento; ma nessun vascello Romano cadde gola ebbe dunque per allittajnolo il po
in potere dei nemici, mentre un gran nu polo Romano, e la cultura di un campo
mero di quelli dei Cartaginesi tu preso dai di sette jugeri in tutto ciò che costò un
Romani. eroe il quale faceva lrioufare le armi
Già da lungo tempo prflgettsvauo questi Romane in All‘rica.
di portar la guerra uell’Albica Questa vit Il primo nemico formidabile ch'ebl»:
toria ne apriva la strada. I Cartagiuesi, ahi quivi a combattere fu un serpente enorme
gomiti di cotal progetto, per ritardarne al che trovò sulle rive del fiume Bagrarla fra
meno l'esecuzione, e dar tempo ai Cartagi Utica e Cartagine; sembra che il timore e
ne di mettersi in difesa, imrnsginarono di la novità dell'oggetto esaltasser0 l’ immu
ingannare i Romani con proposizioni di ginszimte ds'llnmani, da csagerarne l’ e’
pace. Siccome però quattro anni prima, e» normit‘a e le stragi.Se al deve prestar fe
scudo stato attirato il console (in. Corne de agli Storici, questo rettile si rese fur
lt'o Scipione Nast’ca, con l'alac proposizio rnidabile a tutta l’ armata , schiacciare i
REG. (nóg'3l REG.
Romani col peso del suo corpo, o ordini di remi, a che ridncesaero la loro
li sul‘
foCava, serrandoli mi nodi della sua coda, marina e un sol v«scello di guerra, e non
o gli avvelemva coll’alito appcstato della potessero far uso di vascelli lungbi.Qualun
sua gola.Tutta le freccia e tutte le armi qua rappresentanza dei deputati Carta ine
ai spuntavano contro le durissime squame si non potè ottenere che fossero miugate
della sua pelle; fu mestieri piantare con queste cnndizioni.
tro di lui, come contro una Clllu(.ldl.lfl , la lo tale auguslia, giunsero ai Cartaginesi
artiglieria di quei tempi , le buliste e le delle truppe ausiliarie dalla Grecia , sotto
catapulta; finalmente una pietra enorme , il comando del lac-:demone Xautippo, un
slanciata con tutta la violenza}, gli ruppe mo Cll stato egenerale avveduto, il quale
la spina dorsale, e In rovescio a terra. An prendendo cognizione , e dello stato delle
che in questo stato si esiti) a finire di uc cose e delle circostanze della battaglia che
ciderlo, tanto i soldati temevano ancora di avevano perduto , conobbe , e ne chiari i
avvicinarsi. Pare di leggere il racconto del Camaginesi , che tutto il male procedeva
combattimento di Cadrno col serpente di della incapacità dei capitani iquali u on ave
Marte nel terzo libro delle Metamorfosi: vano saputo trar partito dalle forze e dai
vantaggi che eranuin loro potere. Aggiunse
. . . . . . Derlraque molarem che nulla era disperato,che bisognava tentar
Sustulit et magnum magno connnu'ne misit. nuovamente la fortuna , e che rimanevano
ancora dei mezzi di scacciare dalla Affrica
Regolo spedì la pelle di quel serpente un nemico che troppo presto se'n'era creduto
il Roma, dove fu eospefla in un tempio_ il padrone. Questi discorsi risnimarono l'ab
Plinio racconta che vedevaaì ancora ai battuto coraggio dei Cartaginesi. Quando
suoi tempi, e che aveva centoventi piedi poscia si vide, nei differenti esercizi ai
di lunghezza. quali addestrava le truppe nei contorni
Regalo riporti) poscia una celebre vit della città , il modo con cui le ordinava
Q0i'ia contro i Cutaginesì, che gli Irnttò in battaglia , le faceva avanzare, retrocede
il conquista di quasi dugento piazze, fra re al primo segnale; quando si osservò l’
le quali quella di Tunisi, posto allora ordine e la prontezza di ciascuna evoluzi0
importantissimo. Cartagine cominciò a le ne, i Cartagine“ aiclviarirono che Xanlip
mere di essere assediata , la qual cosa po era venuto ad insegnare un'arte all'atto
avrebbe potuto terminare in un colpo solo nuova. Uflìcisli e soldati, pieni di ammi
la guerra. L’ affluenza de li abitanti della razione e di liducia,ai sll‘retlarouo di ridur
campagna. che da tutte e parti andavano si sotto le insegne d’ un generale cosi e
a rifugiarsi in i}uellii capitale , vi fa sperimenlato. Snddisfece, anzi sorpassò ,
cova temere la ama in caso d’ assedio. la loro aspettativa; sconfisse e fece p1igio
I Cattaginesi ricl'iiesero la pace . e per la niero Regolo . e , trionfante , lo condusse
subitanr-ità colla quale furono ridotti a di in Cartagine , dove allo scnraggiamento ed
mandatla , appresero ai Romani che faceva all’ umiliazi°t“, succedettero prontamente
d‘ u0po portar la guerra in Alliica ai Car la gioia , l'orgoglio e la ferocia.
taginesi. Se Annibale ha detto che i Ro
mani non sarebbero mai stati vinti fu0r Neact'a mena hominum fatt' sorlisque
che a Roma, pare che anche Scipione vi) filltlrllt
bia pensato che i Cartaginesi aarebbero Et servare modum rebus sublata sÈczuulu!
stati vinti più facilmente in Affrica che in
Italia o in lspagna,e forse lo pensò dietro Regolo fu rinchiuso in una prigione ,
questi primi vantaggi avuti da Regolo. Ma dove rimase cinqneo sei anni; ma noulo ve
quest’ aura di_fortuna gli gonliò talmente dremo benlostn trarre dalla sua disfatta e dal
il cuore, e l‘ orgoglio‘ dalla vittoria, unito la sua cattività più gloria che non ne avea
alla naturale inflessibilit‘a del suo carattere conseguito colle sue vittorie e collo prrce«
lo rese talmente intrattabile, che impose denti sue conquiste. La sua caduta col.
ai vinti le condizioni la più umilianti e le lasso del tempo fu citata per esempio a
più dure. l’retendeva che cedessero ai Ro Scipione da Annibale , ridotto allora a
mani la Sicilia e la Sardegna ; che resti rammemorargli la vicissitudini dalla fortu
tuisiiero gratuitamente i prigionieri ‘,cbe na_ , e la necessita di prevenire i anni can
risc«flttasseru i propri al prezzo che si sa giamonli e i suoi capricci colla modell
rebbe convenuto; che pag‘assero le spese zinne e l'e uanimiià nei rovperi eventi.
della guerra; che si mmiderassem tribu Cosi Tito ZÎUÌO lo fa parlare .‘ Inter pau
tanj dei Romani ,- (l'h- dovessero avere [tl'l' ca _lèlicitalia , virtulisque exempla , il!‘
amici e per nemici 'utti quelli che lo era Altilia: quondam in Ìulc eadem terra
no di Roma; che fornissero alla Repubbli- fisisaet, si viclvr pacem prtentiòua dedisnt
ca, tutte le volte che ne fossero ri;chieati, pvzlrilms nnstrt's. Sfd non slaluerlfifl tam
cinquanta gslee bene equipaggiate , a tre dem _filicituti modum , neo oohibendo
REG. (2694) BEG.
efl'ertnlem se jbrtunam . quanto altt'us alla libertà, a tutti i diritti dei cittadini;
eyeclu.s era! , eo_fbediru cnrrut't. no , no , coloro che hanno potuto cedere
La guerra continuò fra i [lontani e i volontariamente le armi, non son guerrie
Cartagtnesi, durante la prigionia di Rego ri a cui la patria possa confidare la propria
[0; nuovi consoli passarono in Aliiica , e difesa. In quanto a me, per cui sembra
ottennero dei vantaggi, guadagnarono delle che sentiate ancora qualche adatto, potre
battaglie, fecero dei prigionieri, e custodi ate voi preferirlo a quello della patria?
rono con tutta la sollecitudine i principa ludebo‘ito dai mali e dagli anni , io non
li tra essi, per servirsene al riscatto di son più nulla, non posso più servire il
Regolo e de'pìù distinti prigionieri. patria, e la vita d‘ un Romano deve ter
Le reiterate perdite a cui soggiacevano minare quando terminano isuoi servigi.
i Cartaginesi, li determinarnno finalmente Né, dunque, voi nè in nulla sacrifichiamu :
a spedire ambasciatori a Roma , l'anno per lo contrario avete in vostro potere mol
Son, per proporre la pace , od almeno il ti generali Cartaginesi nel vigna‘ dell' ctî\ ,
cambio dei prigionieri; fecero sortire Re e che potrebbero servire aucora utilmente
gola dalla sua prigione, e lo incaricarono la loro patria; pericolosa cosa sarebbe il
di accompagnare gli ambasciatori.Si per lasciarli libera. ti
suadevano essi che il desiderio d'essere A stento s'arresc il Senato a questa opi
restituito alla moglie, ai figli, alla patria , ninna , e forse non avrebbe dovuto arren
dopo una cosi lunga o penosa cattivit‘a,dw dem; ché il voto mlgnsnim) di un tanto
vessc impegnarlo a far aggredire la propo‘ cittadino non meritava di essere esaudito.
Dizione che riguardava il cambio dei pri A malgrado delle Ia,grime della moglie ,
gionieri; l'aceano conto eziandio, per l'esi dei figli , degli amici, a malgrado di tutti
ID di questa proposizione , sulla stima di gli 5lit1.i che fecero per ritenerlo, egli
che godeva in Roma, sui parenti e sugli parti per andare a Cartagine a sfidare i sup
amici che aveva nel Senato, sull’ influenza plizj , e parti colla tranquillità d’ un ma
del suo cugino germano, Cajo Attilio Re’ gistrato, che libero finalmente d'ogni cu
gola San-ano. allora console per la secon ra , va a godere alcuni giorni di riposo in
da volta.Quei Cartaginesi , che violavano campagna.
tutti i giuramenti lo fecero giurare di ti‘ Allorché i Cartaginesi appresero che il
tornare. e lo stimarono abbastanza er non cambio era stato ricusato , e ciò p-r con.
dissimulargli che la non riuscite i quel aiglio dello stesso Regolo, anzi che am
negoziato gli avrebbe potuto costei‘ la vi mirare tanta virtù . non rflpirar0no che fu
ta Regolo promise di ritornare , e nulla rore e vendetta. Una nazione che ha per
più. Rigido osservatore degli antichi costu duto fino il sentimento della virtù , è ca
mi, arrivato alle porte di Roma. ricusò di pace di tutti gli orrori;i Cartaginui perciò
entrat‘vi : ti Il costume dei nostri antenati, furono ingegnosi nel ral'finarnento della cru
diss' egli , era di non dare udienza agli delt'a. Dicesi . ( imperocchè, a malgrado
ambasciatori dei nemici che fuori della di tante testimonianze , gli è sempre per
città. o Il Senato ebbe riguardo alla sua messo di dubitare di tali abbominazioni),
rimntranza, e ricevette l‘ ambasciata Car che dopo avergli tagliate le palpebre , lo
ta;.;tuese fuori delle mura; gli ambascia facevano passare improvvisamente dall’ o
tori, dopo aver esposto l‘ oggetto del loro scnrissimo carcere, in cui l’ avevano tenu
viaggio, si rttirarono per lasciar delibera m lungo tempo rinchiuso , allo splendore
re il Senato. [ senatori preg..rono Regalo abharbagliante del Sole il più vivo e il più
di rimanere: a lo sono loro schiavo, n rispo ardente. Dicesi che poscia lo rinchiuses'0
se indicsndoi Cirtaginesi, io dcggi0 seguir in due cassa tutta armata di punte di ferro,
li.» Gli ambasciatori avendogli permesso di che non gli lasciavano un momento di ri
rimanere, Regolo fu invitato dal Senato poso , nè giorno , iiè notte i che appena
a dire il suo sentimento. rr Io non posso soccomheva al suono , lo risveglievano
urlare , dies‘ egli , n‘e conte senatore, Cbè coi tormenti; e che finalmente lo crocifis
o perduto una tal dignità, ne c-me cit sero. l Romani , fieramente adeguati . ab
ladino Romana , imperocchè nol son più‘ bandonarono a Marcia . moglie di Rego
Non son più nulla, sono uno schiavo ,- ma to , e a'suoi figli, i più distinti fra i pri
siccome la voce di un uomo può sempre gionieri Cartaginasi; il dolore e la vendet
farsi intendere , e la mia uò esser utile tu fecero traviare la famiglia dcll' Eroe
ancora a Roma, così io par erò. a) Dichia che non avea certamente le virtù di lui.
r0ssi allora contro il cambio dei prigio ingiusta e barbara verso questi prigi-anieri,
nieri. « L‘ accettarlo , diss' egli , sarebbe assolutamente innocenti della morte di suo
un alterare la disciplina , uno snervure il nnrito , Marcia , li fece rinchiudere io un
valore , un fornire ai vili il mezzo di ce armadio guernito di punto di ferro , e ve
(loro le armi all' iuirnico . Inella speranza li lasciò , senza nutrimento , cinque interi
che un cambio li restituisce hentost0 giorni , al termine dei quali Bostar muri ,
REI. (aligz'i) BEL.
ellnrs , per un ral'linsmento di difl'erente Nel Knstmire hannovi presso e poco due
barbarie, si alimenti) Amilcare per pro Forrler,
mila di ecc.
questi settori. --' Viaggio di
Iungare i suoi tormenti; e fu tenuto lin
chiuso a lato al cadavere di Boslar, dove Rt:|nnn , soprannome di Giunone , ono
visse altri cinque giorni. Finalmente i ma rata sovra un promontorio dell’ Acajn,
gistrati, inl’nrrnalt di ciò che succedeva chist'nsto Rione, o sullo stretto di questo
nella casa di 1Vlarcia, fecero cessare tanti nome che divideva le città di Naupstto e
orrori; spediront) s Cartagine le ceneri di di Pntrea. - Fans. 7 , c. 22.
Bostar, e ordinsrono che gli litri prigio RBIVAS ( Mii. Per.r. ) , albero dal cui
nieri fossero llal.tnti con umanità. tronco sono nati Muchin e Meschisnè,
' . - S C. Attilio Serrano ) , due flttl.lìli del genere umano. -Zend-Avestn.
volte cuneo e , c-.igìno germano di filo-reo, [tener ( Mii. Imi. ), inclinazione di
ebbe il sopranmme di Serrano , perclrè CIIIPU che fanno i Turchi nelle pubbliche
come Cìncinmtln , si trovò occupato a se loro erezioni, rivolgendosi dalla parte del
minore il suo campo, allorchè Iudut'ono l'Orcldenltî.
d'ordine del Senato in fargli sapere che BFUMBIOIJK. - I’. Recmnzr.
era stato nominato console . ‘ Remrron AUC'I'IOIIUII. Queste parole
che si leggono in una iscrizione raccolta
Et le solco , Scrrane , scnnlcm, dal filuratori, indicano un cancelliere che
teneva il registro degli schiavi.
disse, Virgilio. Athlium sua manu spar ' RBLEGAZIUIIB , specie d'miglio presso i
grnlem semen, qui nu.m rnmt. converre Romani, pena meno rigorose del bando,
runl , dice Cicerone. Sr’d illur rustica conosciuto sotto il nume d’ interdizione
opere attrito: rnnrms .vulnttm publicarn di fru-co'e d‘ acqua ; imperocchè questa ul
stabiliefruflt, ingente: lwsluun, copia: per tima pena privava del diritto di cittadinan
snmdederunl , dice Valerio Massimo. u, mhntre la prima non aveva tele effet
Dlfntt't questo Regnlo,| l'anno‘ del suo lo. Ennvi due sorta di relcgazioni; la
prnmn consolato , essendosi esposto un po prima nmndava il colpevole in un’ isola ;
co temerarismente , con dieci vascelli , in in seconda ordinava soltanto di sortire da
mezzo alla tlottl dei C3ltnginesi, alla nnle Roma , o cieli‘ ltnlia, o da una determina
sfnggl col suo solo Vucello ,- lini eril ra la provincia. La formula di questa pene era
don-re la ma M'Illlll navale , e col ripor la seguente: Illum provincia illn. insuli
tare una compiuta vittoria contro di essi, sque eis relega. u'cedereque debebit intr'n
in vicinanza dell’ isole di Lipari. illum diem ( Ulpianu Questa sent«rrur
Durante il suo secondo consolato , uni qualche volta portava anche la conli.ce
to al suo collega Lucio Manlio Vulmnr, dei beni. Augusto, condannando Ovidio,
imprese I’ assedio di Lilibm , grande e alle relfigaaione, lo lucuò padrone dll'lufli
impo-tmte spedizione che occupi) per lun beni. il poeta sumo lo dice (Tris-Lv. _3, 55).
go tempo molte armate Romane, molll
consoli, ed eziandio un dittatore. L’ esiti’ Neo men concessa est alii.r fortuna.
di qnertn imprese è ritnlslu un problema,
che la pace impedì di risolvere. 1 governatori delle provincie avevano il
4. - Illemmio, governatore della Gre potere di relegare in un'isola dipendente
eia , sotto il regno di Culagols, il quale del loro governo. Allorcbè non ve n’ era,
avendo voluto, per ordine di aceto prin pronnnciaveno in generale che relegauano
ripe , far trasportare I Roma a statue di in un’ isola , in insulam se relegare; ma
Giove Olimpico , uno del capo-lavori ‘di scrivevano all' in oratore di assegnarne
Fidia, ne fu impedito, dicesi, da un pro qualchedunn,euel rattempo il relegatoxi
digio. Allorché si volle levare la status manen sotto l. custodia dei soldati. La ,
del suo piedistallo si fecero mentire im ruv releg«zione ordimrismente era la pena
visnmente sotto terra dei rumori , e il va dei petrizj.
ace-ilo destinato n tvssportzula , fu colpito ' I. Rematore neon Armeni. u Si di
dal fulmine, - Dir). Cass. rnlnda , dice Paw, perché presso i popo
Rmcnr ( ll‘h’z~ 1nd. ), satu dei Kara li dell’ antichità lrovansi delle religioni no
l'nire5i, lo più rispettabile del paese , la si bizzarre e delle leggi Cosi saggia. Lo ra
quale , senza Immettere le tradizioni , non gione è chiara: la maggior punte del culto
è composta nullameno che di veri adorato religioso era stato immaginato nei tempi
ri di Dio, non insulta le altre sette, e in cui gli uomini erano immersi nell' igu ‘
non dimandl nulla a nessuno. Questi vt ranza; le leggi , per lo contrario . lmouo
tavii hanno cura di piantare degli slberi fatte nei tempi più illuminati. Or- , la
fruttiferi sulle grandi strade r comodità massima di non fare ell:una innovaziqp ,
dei viaggiatori, si attengono elle carni, e fece sussistere presto le nazioni , male le
non hanno comunicazione eoll'eltro sesso. più incivilite , molte pratiche relisioze, in.
Dia. Mii. ‘5' 8
lì EL. (2696) RE“.
7*‘Ylllle nei ‘flàpi delle llflbll'ìfl. . gli incolli e le tmpedieee di vedere la ve.
Inventa alcun: autori , troppo prevenuti le luce. Le religione eti‘flnee n»u ‘e rieclne
in favore dell' Iul.ico Esilio , lumen tente rete che da quelle di una lenterna eorda
to di siulliflCel'. tutto ciò che il culto di che tiene tra le meni. - V. EIBSIA.
quel peese , che li clliarnb le culle delle 5. - GIUDAICA ( Iconol.). Culle fronte
arti , e In scuole delle superstizione , rec coperte de un velo, e IPPO‘SRIIII nulle ta
chmaleve di vizioso di ridicolo e d' neur vole delle legge, un tiene con una meno
da. I leceut‘lOli dell'Egitto fulon fermi le verga del legielfl0rt degli Ebrei, e col
nella mamma ,elre , in fetta di religione, 1' altri il Levuico, in CUI nono tiuchiuei i
non lnsosul l'era inuovszioui. - V. Mlfw precetti e le cerimonie religiose del popo
LOGIA. lo Gaudeo. L'erce dcll'elleenze, il cande
a. - (Iconol. Molte merleglie dell' lebro e celle breccie, il berretto delSom
antichità le ceretleriueno con une donne, mo Pontefice, I’ incensorio e il monte St
o con un piccolo rnga.1.o Ilillfl, proeternlto nei, che terminano il quadro , servono n
eventi ed un eltere , eu cui sono dei cer interamente cflretterizzmle. Este ha le fron
bani ardenti. Il suo etlribuln , il più ordi le coperte da un \C’U . per esprimere che
nerio, è l’ Glelinl° , che gli entichi crede i l'illltert dell' entice L‘ggt: non eretto che
veno Idol’llee: il eol neecente. Cesare Bi. le ligure di quelli duelli nuova.
pn le figure qual donne valete , rhe be del Reunion, glul'lìl che erauu coneidereti
fuoco nelle mano einietre,e un lihvo nelle nel numero degli infeusli.
destre. Un elelenle è e’ suoi Iienclni, Co ReuQctl, le ceneri e le oeee dei morti
clu'n le "pptfleuln con una donne velate, cui gli eulichi recr0ghevnno religioumenle
d’ un eeprlto venerabile , che fa delle li. nelle urne , dopo che i co’pi er-no etati
luzionr eovre un altare, III Cui brucie Itblirtltîlìll , e iincliiudevnno poecia nel-e
dell’ inceoa0, il cui fumo s‘ inne'ze al cielo. tombe. Alcune volte si tresporteveno; me
3. - CRISTIAIA, è espl‘eeeee con una feCefl d'uopo ottenerne il permuto dai
donne IDI"SIOII , le cui teste è coperte de ponuelici 0 dell' unperetore, al quale , co
un velo, 5Illll)0lu de’euoi misteri. TU'IÌO me a Summa Pontefice, ei preeenteve una
de una meno la croce e dell’ altre le Bib eupplice.
î)ie , e pose i piedi eovre une pietre IIIISO ' lleieettcire’rto, dieluluzione del matri
are. monio fatto per Compre , cvemplinne. lo
B. Picnr! le be dato un‘ erie piene di qneeto modo di mariterei , le donne et.
maestà, un veetitneuto Semplicissimo , e il messa in potere del merito , il quele lg
monogramme di Ciieto sul petto. Une lì deve , per mia lormelit'a , elcuue monete,
gure simbolica delle religione , scolpite in e con ciò ritenevnei computi Colle re
marmo da Rousseau, le reppresente in pie mancipazione, il merito non faceva che
di porteîa de une nube; le dolcrlu lorme restituirle , ed esse trovavaei in In! modo
il principale ma cerettere. Nelle meno ei eciolte da ogni vincolo:Remuncipalam Gal
lìlill't tiene il libro degli Evengeli, eul lu: Aeliu: erre ai! , quae manc1putn .ril
qulle l'll file: gli occhi; colle destra il; ab eo cui in manurn canvflterit - Fato.
lireccie une cri-te, le cui estremità inferio ' Reun‘oee. l Romani impiegavlna e
Il: 1‘: ueecoete nelle nube. Ile Il velo rial queeta funzione gli schiavi che erano eteti
zitto ,tiulle fronte , e ondeggiante culle epel meni in libertà , e che errolaveno come
le. 1“, vestite d'une semplice tunica stret e0ldati. Socio: navale: libertini ordini: ,
te al petto, e lon‘noutele de un mmto. dice Tito .Liuio ( 42 , 27 ), in uiginnî
Un’ ellegoria più complicate è quelle et quinque mwe.r, u: civt'àu: ROIIIGIIÌI, C.
che offre une donne in aiuto bianco, sulla Licutiu: , praetor, scribere jltl.fll, Prate
quale une colombe spende i euoi reggi. vano e8li Il giuramento (re le mani del
Nelle meno eiuislre tiene le ver I il’ A consoli , come i eoldati ordinerii Allor
ronne, e nelle dee“. le uhievi de le chie ché la repubblica l.ruveveei in critiche cir
ee. De un lato Ione le tavole delle legge, coslenle , e per l‘ esaurimento del tesoro,
e dei remuecelli diseecceti; dell' altro un e per le mencenlil degli uomini neceeserj
genio che euetieue Il. Nuovo Teeiemento. al eervigio delle nevi, obbligare i ciuedi
Grauelot le di la croce, e il llbl'0 mu ni e cedere i loro ecltievi per metterli al
Dito dei eette sigilli,‘ il turib0lo, le mitra, remo ; e qunt'uto In seguito enche e tem
le tinte e le chiavi sono a’ cuoi piedi ; le po degli imperatori, sutt0 I quali preeeo
basilica di 5. Pietro forme il fondo del che i IulI schiavi e mo impiegati e qu=eto
quadro. levoro.
4.- Eeitoeeit (Iconob). Le si dà l'in Qu-lche v0lt1 euccetlevi , come presen
censoriu, come et.tt‘tl)tll0 generico delle re temente , che vi si coodeunauero i mel
ligione; me , per dielingtlfl'ltl eenze equi fattori.
mco, non le ai pone nulle pietre angolere. l Corinzi furono i primi che introdueee
Une bende, eimbolo tlell' errore, le copre IO l‘ uso di molti ordini di remi.
BEN. (2697) ' REM.
Irrrmitori venivano distinti nel modo Di Marte fondrr'a la gran citla'de :
Ott;ueute: quelli che stavano nell' ordine E dal nonno di lui llouaa drnlla.
più bello, cbismavsnsi Talamili , quelli
che stavano nell’ ordine di mezzo, Zugi (LI)
ti , e quelli dell' ordine superiore , Tra
Inti. V'avel del Tehro in sulla verde si“
Russa 0 Rsusus ( Mir. 1nd. ) , Dea Finta la nrarzi'al nudrice lupa
del pini-ere , uns delle Divinità che cum In un antro accosciala, e i due gemelli,
p'msouo la corte d’ lndt'a. Secondo i Mi Che dalle poppe di si fiera madre
tulr,gi indiani, essa è nata dalla spuma del Laacivetli pendean senza paura ,
mare agitato. Corrisponde slls Venere po Seco scherzando,- ed ella umile e blanda,
polare dei Greci. Stava, col collo in giro, or l'uno, or l'altro
llllfl'Al ( 1Hit. Sin), l’ Ercole dei Si Con la lingua furbend0 e con la coda.
rj. Alcuni credono che fosse Venere. Gro
zro ha pensato c e lusso in atrlso Dio che ( L. 8 , Traduzione di Annibol Caro )
lirwmon. Hommond non vi scorge che tua
Il d'Egitto, dedicato dopo morta; e di Quelli che hanno cercato di conciliare
fatti Diodoro la menzione di un re chia (ILICILO favole colla.stor-a, hanno detto che
malo Renali. Altri riguardano questa paro la loro nutnce era una donna la quale
la come egiziana , e la traducono r Sa colle sue disaolutezze si era acquistato il
turno. - Amos , e. 5, v. 26 anier , soprannome di Lupo.
l. 3.- V.llsasaiotl Questi fanciulli, addestrstili alla caccia,
a. Basso. _ V. Arroonun , CAItOITI , divennero f»rti e coraggiosi.Combsttevano
Sa‘rurrrw. le bestie frt'Wi e i masnsdieri, e si sparse
" u.- Diflicil cosa ‘e lo schiarite la il grido del loro valore a tal segno che giunse
storia di Romolo e di Remo, a in genera all' orecchio del loro avolo .'Vumilore, il
le dei primi tempi di Roma, dalle favole quale, conciliando le circostanze della loro
ond'è avviluppsta. Proca, te ci’ Alba, del stona, li riconobbe per figli di lira, e col
la schiatta d'Eneo, lsl quale parla l'ir loro soccorso , s0rprentlendo e trucidando
grlio nel Sesto libro dell' Eneide: Amulm, si fece proclamare re d'Alba , e
riconoscere da tutto il popolo Remo e R0
Prozimua illa Procos, Trojanue gloria molo per anni nipoti. Questi, abbandonan
gentil , do al oro ovulo il regno d‘ Alba, fabbri
carono Roma, e fondarono quell' impeto ,
ebbe due figli, Numitore, ed .lniulio, e di cui Entropia ha detto: Romanum im
lasciò il regno a Numitore, che era il perr’urn, quo neque ab ez‘ordm ullum [ere
maggiore. Questi fu balzato dal trono da minus, nrque incrementi: toto orbe terra
Amalia, il quale fece perirfi Ege.rto , lì rurn amplio: liumana palesi memoria re
slio di Numitore, e consacrò al culto di eordori; e Virgilio :
Vesta, Rea Silvio , Sorella di Egesto. Le
privazioni a cui doveva essere sottoposta Tartine moli: eroi Romanarn cantiere
questa rincipesaa , non la impedirono di geutem. . . .
dare al a luce i due gemelli, Remo e Ro
molo, che disse esser figli di .Marte. Amu e altrove :
lin, che apparentemente non credeva nnliit,
fece rinchiudere la madre, e ordinò di Se! Hia ego neo meta: rerum, nec tempio-4
tare i bambini nel Tevere; ma i anni or ' _ _ porro,
droi male furono eseguiti ; imperocchè non Imperrum srne fine dedi.
essendo stati es sti che sul margine del
fiume, si vide a cui: tempo dopo con gran Appena pa rlossi d‘ impero, are che sia
de stupore , che una lupa li [ambire a li entrata la discordia fra i don rntelli. Di
allattsvs, e che i bambini si attaccavano cesi che svendo Romolo fatto scavare il
lllo sue mammelle , come fosse stata lnl' fossato, che d non circondare le mura del
madre. Questi racconti spettano più alla la nuova città. Remo. trovandolo troppo
poesia che alla stona , fa d'uopo quindi stretto, 10 saltò, derideodo il fratello , o
vedere questo descrizioni in Virgilio : Romolo, sdegnato di questo insulto , che
pur non era che una bizzarria afl'atloinno
.. . . . . ili‘ Regio! corale, uccise suo fratello, dicendo : Cosi
Vergine e sacra, del gran Marte pregns prriaco ehiunzue osrn‘r insultare le mura
D'un parto produrrà gemella prole. nascenti di omo.
Indi capo ne li: Romolo invitto. Altri autori rifarirono diversamente la
3uesti, invece di manto, sdoruu il terso morte di Remu.l due fratelli avevano con
a la sua marz'ial nudriee lupa. vcnuto, dicon'essi, di consultare il volo
BENI. (2698) BEN.
degli uccelli, per aapere a qual (li10l'0 ri volo degli uccelli, e dove fu Inmulato.
rrvasaero gli Dei l’ onore di dare il pro RIIUIIB, feate,le atene che le Letuurie.
ptio nome ‘alla nuova città e di regnarvi. ltsamruo, parte del monte Aventino, co
Romolo osservò dal monte Palatino, Remo .i Cbiflnlh da llem0 che l‘ abitava.
dflll' Aventino. Remo vide il primo sei anul Dion. Hnl. t, o. 20.
toj, un istante dopo Romolo ne Vide do x. Rette, una delle amanti di Mercurio.
duci. Il p’ alo ai divide fra di cali; gli a. - Ninfa da cui Ùileo ebbe Medone
uni ai d.cliiaraoo per quello che ha veduto che andò ali’ assedio di Troia.
il primo; gli altri per quello che ha recinto ‘ Rumensr, dedilio Quvîlll che erano
il maggior oumero.Dalla disputa si viene uncaticatt di rendere una città agli asse
alle mani , e Remo nmaue ucciso itell‘l dlkll , presentavanai cogli abiti negletti,
mischia. [Machiavelli approva il fralrici rendevano le loro armi, e ai mettevano
dio di Romolo; Cicerone , acritt0re più uno acudo sulla testa , segno ordinario,
morale, altamente lo condanna: Pecmvil dice .dmmiano , delle persone che ai ar
igt'tur, pace val Quirint' ve! Romult' dl‘ rendono: lrnpasuerunl clypcoa capifibua
:zerim. Orazio attribuisce a queato ptimo quod est .rymbolum seip.roa dedenuum.
delitto quello spirito di ditcortlia e di fu. La fortnola della quale ordinariannnte «i
rare, che a aun tempo apinseva i “ul'llfll'll servivano , è riferita nel primo libro di
alla guetra. civile : Tito-Liut'lt.
RIIIDIIII'IO , reddilia , terza parte del
Jeerba fila Romano.‘ agunl lacrifizio, la quale cuuaiateva nel tendere
6celusque _/ram nae nect's, le viscere della vittima , dopo averle con
U: immerentia _[îu;cit in terroni Remi giderale, e rimettetle aull' lllflre; ciò
Sncer rupolr u: cruor. che chiamavasi reddrre e! pnll‘fct’rt erta.
' RENDITE 1>tmaucue , redt’lus. Le ren
1. Rutor.o, o NUIIAIIO, capitano ruhlo, dite dei Romani ‘unarono a norma delle
aveva sposato la più giovine delle sorelle dillel'enti costituzioni dello stato. 1 primi
ili Tomo, e fu ucciso da Auranro figlio di re , oltre la rendita particolare , non a".
Enea.- Enrid. 9. vano che il prodotto del tematico , il qua
2.-Cnpitanu Tiburtino, le cui armi, le era eguale tanto pel povero quanto pel
prt‘sc dai Rutuli, fecero parte del bottino ricco, ed un’ imposta sopra i viveri che
di l‘Ìurialo.-Eneid. 9, v. 360. ai portavano al mercato , impoata odiosa,
3.- Silvio, n‘. d’ Alba, mlmiunto da che fu abolita al sorgere della repubblica.
Giove a cagione della sua empida.-Ovtd. .‘lnco Illor‘zo, col prodotto delle saline
Tria. 4, v. 50. che fece fate in vicinanza di Dalia , ilCt‘vb
" Ramona, peaee di mare, al quale gli be la rendita pubblica , la quale ricevette
antichi lzan dato questo nome, perché ple nuovi numenli , a misura che la repubbli
tendevano che fermasle le navi In alto ma ca fece nuove conquiste. Dillicil con è il
re, attaccandoai ad esse. Questo pesce ha darne una SIMO certo, ataute che neaauno
un piede e mezzo di lunghezza, quattmdi autore antico al è spiegato abbaatanza chia
ci pollici di diametro; e più stretto turno ramente Ml qneito proposito. Ciò che si
la coda, ed ha la bocca triangolare. La può aaatcurare , si è , che 1' ore e l’ argen
mucella superiore è più corta dell' infe lo furono poco comuni a Roma, film‘ a
rime; la testa ha due pollici di lunghez tanto che ai couteune nei limiti dcll' Ita
za, dnll'eatremifa sino al principio del llfl; e l°lhtlllu dopo che Paolo Emilio
dorso; la luparlicie snpuiore è. piatta, 0 ebbe fatto Il ronquiato della Macedoni.
figurata come il p»lato di un animale, se nel 586, la repubblica trovoasi abbastanza
gnato da molte rughe. Per questa parte la ricca per poter liberare Il popolo dalla
remora attaccaai ai vascelli, ed al ventre annuo tributo a cui era aollnpoato. Un pas
del tnber0ue; anzi pretrndeaì che non ai 50 di Plutarco prova la progressione enor
stacchi dal tuberooe, nemmeno trflemlulo me delle ricbezze di questa città , in un
fuori dell' ac un. corliaaimo spazio di tempo Queat’ autore
Credevasi C‘lll! questo peace arene In vir dice che Pompeo fece portare nel suo tri
tu di facilitare il porto; ciò che gli fece onfo, nel (igz, un quadro aul quale era
dare il nome di odynoly’on, che calma i acritto in caratlel'l cubitali, che le rendite
(lolorL-Pll'n. della repubblica , avanti i Cflnquietl da lui
Ramon, uccelli che ritardavano l'esecu fatti. non ammontavano che n cinquanlll
zione di un’ impresa: Quac acturum alt milliooi di Mamme, vale a dire quaranta
qut'd remnrari compellunll dice I‘i’slo. Ne cinque millioni di franchi, e che co'auoi
gli angurj, questi uccelli erano di presagio trionli le aveva portate a ottantaeiuque mil
aiuiatro. liooi, vale a dire, aettautatrè millioui,
Barman, luogo, in Roma, lul monte cinquecento mila franchi. Se debhesi in
Avenlllt0, ove Remo prese l'augurio dal tendere che queata ‘somma foue il totale
BEN. (2“99; BEH.
delle rendite della repubblica, si troveri sollevare le provincie d'Italia a spese del
clic Augusto , morto nel 768 , aveva pro le più lontane , le quali erano maggior
drgiosrruiente aumentata la massa dei fondi mente esposte alla durezza e alle concus
dello stato,- poiché , calcolando tutto ciò aioni dei governatori.
clre quel principe traeva dalle dillerenti Tale è il dettaglio, il più circostnnziato
provincie dull' impero , scorgasi che ascen else per noi si possa dare, delle rendite
deva a quattrocento mrllioni circa; ciò che del popolo Romano, nelle dillet'enti sue
forma, un 76 anni d'intervallo, un aumen lllllllll)lìl; imperocclte poco puossi svilup
lo esorbitante. Perciò alcuni scrittori pre pare questa partita, stante la negligenza de
tendono , che non biangna prendue la gli antichi scrittori, che non ci forniscono
somma, di cui parla Plutarco , che per la che pochissimi lumi su questo articolo. Nè
sola rendita che la repubblica traeva dalle ci troviamo in circostanze migliori per ri
principali citt'l dell' Asia, e non per tutte spetto alle rendite pubbliche dei Greci, e
le rendite in generale. Oltre il teatatiro , tutto si riduce a sapere che la repubblica
ciascuno pagava anche una tassa , a pro d‘ Atene era estremamente ricca, e che,
porzione di tutti i beni che possedeva , a secondo Tucidide, il suo tesoro era di no
norma della stima che ne faceva il censo w'~niila settecento talenti, che corrispondo
re. Oltre a ciò eranvi altre tre sorta d'im no a ventinove milionr e canto mila lire.
posizioni, di cui parla Cicerone nella sul Le sue rendite annue ammontavanoa quat
orazione pro lega Manilia, conosciute aot. trocento talenti. A tempo di [lemostene le
In il nome di Partorr'a , Dccumw e Scri rendite venivano distribuite ai cittadini, a
ptume. per sovvenire alle spese dei sacrifili, o per
Di più vi era il prodotto delle miniere loro emolumr-nto nei tribunali, o final
d’ oro, d‘ argento e di piombo della Spa mente per prezzo dei loro poatt agli spet
gna e di altre provincie , e dopo l’ anno tacoli. Tutto il denaro delle imposte cu
397, il ventesimo degli acliiavi che si ma at.odivasi a Delo, nel tempio d‘ Apollo,
nomettevano. Sotto il regno di Tiberio fu come pure quello che le città della Gre
il venticinquesimo, ed era devoluta al fi cia erano obbligate di contribuire tutti gli
sco la centesirna parte dei beni che si ven anni per fare la guerra ai Medi.La custo
devano volontariamente, e la dngentcsime dia ne era aflidata ad alcuni ulliciali chia
di quelli che si vendevano all'incanto. Au mati, t€soriert’ di Greci; ma col lasso
gusto esigette il ventesimo delle successio del tempo, questo tesoro fu trasferito in
ni in linea collaterale , e decretò che in Atene.
ciascun testamento delle persone agiata: vi Rene, LOIIII, erano sotto la protezione
doverne essere un legato per l’ imperatore, di Venere.
una che Il testamento non poteva avere “ RBIIA, isola del mar Egeo, vicina a
elletto. Questa ordinata’: ebbe vigore fino quella di Delo, che si trova chiamata RIN!
al regno di Antonino il Pro, che l'oboll. nr‘n, Rlreneu, Rhenis, R/renins. Rhenncrr.
Tutto ciò fi’fl’flavl un conto che ammon Era il cimitero degli abitanti dell'isola di
tava a somme considerevoli , indipendente Delo, perché non era permesso il Cumulo
mente dai tributi delle provincie, e senza re i morti in un'isola Dacl‘l. Era deserta,
comprendere le imposte in natura che pa e così vicina a Delo, che, secondo T.«ci.
gavano alcune provincie, come la Sicilia e dide (lrb. lll, c. 242 ), Policrale , tiran
la Sardegna , in cui ai levava la decima no di Santo, essendosi impadr-onito di que
di tutti i grani , ed altre , che davano il st' isola, la congiunse a quella di Delo per
ventesimo del lardo e del vino, il cente mezzo d’ una catena, e la consacrò ad A
aimo delle frutta, una certa quantità di pollo Delio.
euoja di bue, tributi che servivano a riem Plutarco ( in Nina ). narrando In ma
piro gt'dtrrai di Roma . ed a fornire le gnificenza e la pietà di .Ntcia, narra che
provvigioni alle armate.Emnvi inoltre dei prima di lui, i cori mustcalr cui le città
diritti di pedaggi» imposti, in alcuni luo mandavano a Delo per cantare inni ecan
glri , _sovra certe mercanzie , oltre quelli tici ad Apollo, ordinariamente :trrivavmto
che ai percepivnn0 nei porti d'ltalia. Il sa in gran disordine; imperorcbè gli abitan
le , che ciascuno era obbligato di prende ti dell'isola, accorrendo sulla riva al giun
re dagli appaltatori generali, formava an sere del vascello, non attendevano che l'os
ch'esso una parte delle rendite dello sta s'ro discesi a terra, ma, spinti dalla loro
to _: e queste erano le imposte ordinarie. impazienza, li snllecitavano flcantare sbar
Gll imperatori lurono ingegooai nell'inven cando. In tal modo quei poveri musici
tarne_ di nuove: tale era quella che Ve erano sforzati a cantare_nello stesso tempo,
spartano mise sulle urine, ed erano più clic ai coronavano di fiori e prendevano le
o _meno forti , a norma del carattere dei loro vesti di cerimonia, ciò che non pote
t‘tt'tcipi. I buoni le nroderavano, gli altti va farsi senza molta indecenza econl'u5innc.
e aumentavano , colla precauzione però di Quando ;'Vicia ebbe l’ onore di condur
RIN‘. ' (zyno) RlîP.
re rpresta'racra pompa, chiamata teoria, conquistata, a la Germania, nella quale
aehivò di approdare a Dolo,\rm per euta laceranti delle incursioni.
|1 qneain inconveniente , ando a scendere Gli antichi Galli contavano questo fiume
noli’ iaola ili Ilenia. Ùnilamrnle al ano come una Divinri'a: credrvano che foue
coro di mllllCl , ceco adduue le vittime duro che gli animalae neicombatumenti ,
pel aacrifizi“ , e tutti gli altri apparati e che inapira»e loro la forza ed il corag
per la festa , non che un ponte , cui gio di difendere le sue rive; perciò Io in
aveva avuto la precauzione di far co vocavano roventi volte in mezzo ai erico
airnire ad Atene, il quale _era della Iar: li. Ali0rcliè eoapettavano della fedel dille
ghezza del canale che dl'ltl' l‘ uola di loro mogli, le obbligavant) ad esporre aul
Rtnia da quella di Delo Qneaio ponte Reno i figli di cui credi-vario di non eaaer
E" della maggior magnificenza, tutto orna: padri, e se il bambino andava al fondo ,
lo di durature , di bei quadri ti di I'ICCII| a m dre iitenevaai adultera , se per lo
"lui. Ninfa gittollo la notte laul canale , Contrario rimaneva a galla e ritornava al
I il dflniani allo apuntar del gror_no , lte_ce la madre, il tullll0, persuaso della caoti
pnaare tutti i etto: compagni e l m_ueici t‘a della ma apnea, le reelitiiiva la aua conti
auperbarnente ornati , i quali , cltnnaman. dem.a e il mo amore. L'imperatore Giulia:
do in bell' ordine a con decenra , riempi no, da cui aappramo cotal fatto, aggiungo
vano l’ aria dei loro canti. Coal ordinati che que<lo liume ventlicava col auo dl
giunsero al tempio d‘ Jpollo. ' _ acernimento, l’ ingiuria che ai faceva alla
’ 1. Rino, piccolo fiume dell. Italia parità del letto coniugale.
che ha la tua aorgente nell'Appennino , a Una medaglia di Domi'iano rappreaem
pauando all' Ovest di Bohgna, mette loco la quealn imperatore armato di un‘ arto
nel braccio Orientale dell' Eridano. Pli pure a di un paraaonio; ei umbra cal
Ilio (LXVI , e. 36), parlando delle can. pestare il Reno, coricato innanzi a lui,clia
Ile che creacono nulle rive di quelli) fiume, appoggia il braccio dritto ahpra uu'urna
dica che sono le più adatte a far delle ruveaciata, iii-ne nell' altra mano una can
freccie , ercbè la forza della loro midol ne. La medaglia e coniata per ordine del
Ia lo reo ti dura aenza toglier nulla alla aenato, come lo indicano le lettera S. C.
loro leggerezza. lo una piccola iaola di - V. Onsu.. - Thes. num. ontir]. 24Jl~ 7.
tieato fiume , che ne porta il nome, Il llltwconrrr, che danza in mezzo agli
ne il trattato del aecondo Triumvirato, arme/in’, epiteto di Bacco. llad. Rhul,ar
mrnto. - Aut.
l’ anno di Roma 710 , fra Ottavio. An
Ionio e Lepido , nel quale, POIlfl'ìdH l‘ or ' RÈPB'I‘IIB, dare un recando, un terzo
rore al colmo, Lepido abbanduuò alla
colpo; termine il‘ ma nei combattimenti
morte ano fratello; Antonio , tuo aio ; e dei lidlfll0li.
Ullnvio , Cicerone. ' îllt’l'l’llttl'tl, delitto di concueei0no,di
peculato, che commettevano i niagiltrflti
" 2- - Gran fiume che scorra fra la contro gli alleati di Roma , o contro i
Gallia e la Germania. Cesare ‘e il più In
propri loro concittadini, metteudolia roba,
Iico autore che ci abbia fatto conoacere e levando loro il tlGflli“) in unta alle leg
questo fiume dalla una eorgfut0 nelle Alpi gi. Su queate baai , Cicerone accuaa Ver
Rezie lino alle aue foci. Secondo questo re d'aver ertorto, nello apaa.io di tre anni,
Icrittora aveva il ma principio nelle terre
dei Leponiini. Ecco come ai e:prirne Tot'i. nella cento
Sicilia, di cui era governatore, mille
In au questo fiume. Il Reno, ic' egli, do volte mila eeatrrz| , oltre l‘ oadrna
rio tributo. Queste ratorauoni furono mol
po aver continua!" il mo corno in un 00! to frequenti nei cento anni che precn‘aero
etto, e formato una quantità di ìccolg
la caduta della Repubblica, e da ciò deri
isole, giunto vicino alla terra dei liîmvi , vaxono le immense ricchezze di alcuni par
ai divide in due rami; l’ uno Conserva il trc0lari. Allorché il giovane Grncco , tri
ano nome e la rapidità del Iu0 corro, voi.
liunn del popolo, fece togliere ai amatori
gendr‘ai dalla parte della Germania, fino a
il diritto di giudicare delle prevaruzazioni
che abocca nel mare; l’ allro »correurlo nelle cariche, e delle concuehoni , per at
verso la Gallia in un letto più litigo eprù tribuiilu all'ordine dei cavalieri, casa di
tranquillo , dai paeaani è chiamato Vu vennero tanto comuni che non ai riguar
hnli.r ,- perde bentoato può anche que darono più come delitti. I governatori era
ato nome per portare quello di Mom, no certi dell' impunità; perché, essendo i
e. abnccl nell' Oceano con queato fiume per membri principali della Repubblica, ai
una larga foce. uaavano gli uni cogli altri dei riguardi e
Il Reno divise per lungo tempo la Gal della Citttoepezione, di modo che le le
‘ lia dalla Germania, ed è aernpn: stato ri cuae che intentavlno contro di cui le pro
guardato dai: Romani come il limite del vincie, o rimanevano lenza ell'eito, oc06ta
loro impero fra la Gellia, che avevano vano peue infinite. Contuttociò Roma non
BEQ (2701) RlîS.
laaciava qualche volta di condannare que credevano che la morte ma l'uu« che un
ati pubblici depretlatmi a forti remtuzio npoan. _
ni, ma aempre a profitto della Repubbli ilescittrma , aoprannorrie , che Giu
ca, a non delle provincie porte a lacco. iinue ricevute da una montagna della
Sutto gli imperatori, i governatoti non po Tracia , in cui aveva un celebre ampio.
terono arricchirai tanto facilmente a aprae ‘ Rlscru'l'fl. l rescn'tti' degli imperato-I
dai popoli, a cagione degli olliciali , Cltiìe erano le lettere , che queati scrivevano in
mati procuratori dell' imperatme , i quali risposta ai magiatratt delle provincie, e_
avrregliavano le loro azioni , e potevano qualrhl‘ volta anche ai cittadini, i quali
IV\'CI(ÌI‘e il principe delle loro concuaaro pregavano il principe di apiegare le tuo
tai.l Romani, per eepiitnere queato genere intenzioni au certi cui che non erano
di furti), ai lervivano dei termini : pecu prevetluti , nè dall' editto perpetuo, uè
nm abluta,mtlla, conciliata, concia, nverau. dall' editto provinciale, aole leggi che al
La legge che riguardava la cuucuuioni, lor: si conservavano.
chiamaar in Cicerone, legge sociale : hoer: L’ imperatore Adriano fu il primo che
le: sociali: est, percbi: gli alleati del pn fece questa aoita di re.rcritti , i quali non
polo il. mano furono i primi ad eaaer vit» avevano forza di legge; ma erano di sl'lll
time di quello delitto esercitato un di es peto nei giudizi.
ai dai loro governatori. Ma bentoato il Allorché le qumtioni, che ai proponevano
giudizio di concuuione riguatdò anche i all‘imperatot‘e,acmbravano truppoimportan
Inagiatrlti della città, i quali avevano le. ti per essere decise da un aernplrce reacrt'l
rato ai particolari del d€ttal'0 in onta alle lo, 1' imperatore emanava un decieto.
leggi. Il primo che pubblicò una legge ion Alcuni pretendono che Trujano non le
ti0 I concussronaij, fu il tribuno Lucio ce mai alcun reecritto, per timore che non
Culpuriiio Piume, nel 604 , come ce lo ai deaae im mtanza a riò che roventi eol
apprende Cicerone (Brut 1.1.27): L. cui!!! te non era accordato che per aule partici
Piro. tribunu.r plalu.r, legem prima: da lari conaiderazioni; anzi aveva uno I‘ in
pecuniir repelturdi.r tullt , CCIIJOIIHO et lenzione di togliere ogni autorità ai resert'l
Il’lam'lio coruulióur. In virtù della legge ti. Tuttavolta Giustiniano ne ha letto in
Giulia che. fu tueatl in vigore poco dopo, aerire molti nel suo codice , ciò che diede
potevaai litigare per la attua azione contro loro maggiore autflrilit cbe‘nou avevano
coloro ai quali era panno il denaro, e ub prima.
bligarli a reautuirlo. " Reso , re di Tracia , figlio d’ Einneo
' Rarosrroaro, tavolflll portatile , aulla e della ruota Euferpe, aecoudo llutnl, Se
quale venivano appreatati i Cibi, preuo i condo altri, drl fiume Strirnnne e della
Romani. ' musa Terat'oore. Natn gueriiei'0 e rode ,
Revotrra, banchetto del giorno pt1llfl'io. aoggingò molti popoli vicini della li‘rarzia
re a (Lui-II" delle nozze, preaao i Romani, e li I'ti0 attoi tribulaij. Durante le arte ape
coli c innato : quiu tierum poturelur. dizioni, l'errnostti nelt' Ilull di Chio , e
" Raruaauca. La maggior parte delle tpoa‘o Argantonn. Alcun tempo dopo il
citt‘a d’ Italia, delle Gallia, della Spagna , ma matrimonio, muaae in loccotao tit'l‘t’0
ecc. , di cui è fatto menzione nelle neri Ìa , assediata d Greci. l Tiwjani lo atleti
zioui antiche, parlando di ac ateaae, servi dryano con tutta l‘ impazienza , in quanto
vanai del nome di re.rpublicn. Preaao gli che la loro citiì non aarebbe mai alata
antichi, al mmc rr.ipublica non erano uni presa , se i cavalli di Raro aveaaero potuto
te le ateue idee , che, prelati noi, anno evere l’ acqua del Xanto , e paac’re l‘
inerenti a quello di repubblica; cui , per erba delle aue rive. I Greci, iatrutti da
reapuólica, intendevano puramente civi'taa, Unione , apione de'Trojani , della atrmla
la comune. E ciò è tanto vero, che viera da lui trnula, ai alTrfllitl'on0 di mundngli
ma dei borghi e dei villaggi, i quali, aven iurontto Ulisse e Diomede i quali:
dn ottenuto il diritto che noi chiamiamo
di comune, formavano d'allora in poi del Quindi innoltr‘ar pulendo sangue ed armi,
le reapublione. A provare il nostro auun E l'ur tolto de‘ Traci allo aquadrone.
t-i, noi potremmo allegare molti eaerupi; Dormiano iull'auti di fatica e ateal
ma, per amore di brevri‘a, ci flrcontenlem In tre file, ccll' armi al suol giacenti
ima dell'autorità di Fusto ,- Sed ex vici.r A r:aulo a ciaacl’teduno, Ofiillin de‘ duci
partint habent rem ubli'cam, partt'm, non Tienai d1ppreuo due deauier da giogo i
habent, ecc. - . AMSTOCIAZ|A , Dinto l)-rme Rclo nel men-t; e a lui vicino
canta. Stami i cavalli colle briglie avvinli
' RIQUII'I'OIIUI , luogo di rip0ao pei Alt'estwum del coccbxo. Av'ialo il primo
morti, una tomba, un aepolcro Qtieala Si fu di Reno Ulrue, e a Diomede
parola trovati unta in queato aignilicato L‘ additb~‘ Diomede , ecco il guerriero ,
in molte iacrili0ui ; impetoccbè gli antichi Ecco i deatrier che diauzi n'arviaara
BES. (2702) RE'I'.
Quel Dul0n che uccidermn0. Or tu l'uor a. - Padre di Calciope, moglie di
' metti Egeo , re d‘ Atene.
L‘ usate gaglinrdia , cbè qui passarle 3. - Epiteto d’ Apfllo : significa che
Neghittmo ed armato onta sarebbe. rompe le file dei guerrieri - Aut/ml.
Sciogli tu quei cavalli, 0 a morte menu MESSICIIIILBUTO, che apre il cammino
Costur , ché de'cavalli è mia la Cura. ai viaggiatori. Epiieto di Apollo Rud.
li/tcsrein, rompere; Kelcut/tos, cammino.
Disse ,- e npirò Minerva a Diomede ' R.BSSIIIO , della città di Ùpunto nella
Robustezza dlVlfll- A dritta , : mance Locride, fu uno dei primi Illel.i , 1 con i
Fora , taglia ed uccide , e degli uccili Greci inualzarono una statua nel bosco e:
Il gemiti) la muta ari: feria: cro di Giove Olimpico , per essere un»
Corre langue il terren: come liune coronato come vincitore al pancrnzio nei
Sopravveneudo al non guardato gregge _ gìuochi Olllll[llCl. Questo nlleta vivevsnel
Scagliasi , e copre e agnello empno di la 61 Ollmpiadc. La suo stato: , e quella
sel’tu : del suo contrmpoiaueo Prauidamaule ,
Tal nel mezzo de‘ Traci è Diomede. er.mn di legno. - l’aus. l. 6. e 13.
Già dodici n'ues Irnlitti , e quanti Rr.smwo , che corrompe l'anima , o
Colla Ipldîl ne miete il val0mlO, che la fiacca , epiteto di Bacco, Rad
Tanti n’ afl‘erra dopo Il." d’ un piede Rheuein , rompete; uno: , nuirun , lpiri'
Lo oceltrn Ulisse, e fuor di via li ti1a , IO - Aut/ml.
Nettsudo il passo a‘ bei desttieu , oud'elli Rs't‘uu , nome della echiuu , per con
Alla strage non usi, in cor non trentino, eiglio delle qu..le Rum. vinsei Galli,
Le morte ulme colpfltnndd. Intanto ubhandnnando loro le echwve in luogo
Pinmba su [leso il lier TnJide, e priva delle dame Romane che evevuno richiesto.
Lui tredncesmo della dolce vita. Altri la cbinmuno Filotide. - V. CA
Sospiraute lo colse ed nililnn0s0, PIlO'IIIA, ‘
Perchè , per Opra di Minerva ap ano, Rnllon , uno dei compagni di Dio
Appunto in quella gli prude: su capo mode , che furono Cflugiall in uccelli, u
Tremenda visivo, d’ Enide il figlio. cagione del dnpm1.zo di essi moctrato per
Scioglie Ulisse i destrieri, e colle briglie Van-re. - lìlrt. 4
Accoppiati , di mezzo I quella torma Ben , acque che sortiroun improvvisa
Vin li menu, e coll’ arco li percuole mente da ICI". nel Peloponne40. Avevano
(Che tor dal cocchio non pensò la sforza), il corso dei Iiumi, ed erano salse come
E d'un fischio fa cenno a Diomede. quelle del mare. Furono cnn<acrote a (Le
Ml questi in mente discorrea più arditi rere ed e Proserpina . e non «un pflml’h90
Fatti , e dubbiava se dar mano al cocchio che ai soli sacerdoti ilmlngiare i pesci che
D‘ armi ingombro si debbl , e pel timone VI si escavann.
Trarlo; o se imposto alle gaglinrde spalle " iixrumo, specie di glndiah‘rc che
Vin sei porti di peso; 0 Se prosegua combatteva sempre contro quel gladiatore
D’ altri più Traci ; consuma: le vite. che aveva un: figura di pesce sull' elmo ,
In (innesto dubbio gli li fece Ippresso e chiamavasi Mirmillone. Per combatter
Minerva , e disse: Al partir pensa , figlio lo servivasi di una rete con cui l'avvilup
Dell' inviti." Tideo , riedi elle navi , parve, donde gli venne il nome di Rrtiario.
- Se tornarvi non vuoi cacciato in fuga , Giusto Lipsia ha scritto che i reliarii
E che svegli i Trojnni un Dio nemico. non portavano ne scudo nè elmo; ma avreb
Udi l’ eroe la Diva , e ratto Ill:efln be altrimenti pensato , se lveue potuto
Su l'uno dei corsier, III l‘ altro Ulisse vedere una pllhll‘l antica che rappresenta
Che vi: coll' arco li tempesta, e quelli un Reliariu col /Uinnillone suo nemico.
Alle nevi volsvsno veloci. Il primo In un elmo, e porta uno scudo
della forma di un quadrato oblungo, ed è
(Omero una. 1. m, Traduz. del a». coperto da una rete che gli scende lino
Vincenzo Monti. alle gambe L‘ iscrizmne l'ilerita dal mar
Resmr.mes, fizvorevole, sopmnnome del chese Mqfl'ei non è dunque il nolo manu
le Fortuna. eniva rappresentata rivol mento dei rrtinrii. Presso il cardinale Al
gendo la testa dal lato degli lpettntori. 6ani vedevnsi eziendio un’ iscrizione, spie
kesmcsnrzs DI! , Dei che si rivolgono gato dull' abbate Venuti , che contenevn
per rigrwnfare. Si adornano come propi i nomi d’ un collegio di Gladiatori consa
zie D.rinità , le quali non erano occupa'e crnti e Silvano , sotto il regno di Com
che a rendere gli uomini felici. modo , e in cui si fa menzione di due
r. Ressmions , figlio di Nausitoo e fra reliurti veterani, e di sette retinrii tirorxes.
lcllo d'Alcimo, fu ucciso da Apollo. - Del reelo , il cavnliere romano di Gio
Odfu. 7. venale , citata da Gin-NO Lrp.|io , eh.
RET. (2703) “EU.
combatteva da retiario , colla testa sco cellensa gli oracolid'Apvll0- Rhd. R’lfl'll
perla , non contradice punto la piltura parlare.
del cardinale Albani ; imperoccltè l'elmo Rerronrclt ( Icnnol. ). Coclu'n l‘ ha rap
e piccole ptll!l0 del rulr‘rrrio di questa pit presentata sotto la figura di una donna ric
tura, non copre che la cima della testa , temente vestita , III atto di parlare con
ciò che potrebbe larla riguardare come un veemenza , e avente ricamate sulla sua ve
da; poichi‘. gli altri gladiatori se la copri ate le seguenti parole: ornamenti ,persua
vano di più , e ai garautivano anche la sroue; vicino ad essa è. un genio, il qua
faccia colla visiera che era attaccata all' le tiene legati molti unminicon dei fili che
elmo; come si scorge anche sul disegno di vanno sino alle loro orecchia.- I’. Eco
un‘ altra pittura antica del cardinale Albu QUBFZA, Pouttsra.
rri , che sembra aver servito di riscontro ‘ Ratti. Questa parola, negli autori Ia
alla prima. ll gladiarore Buio del Fabrct tìoi non sigrulica colpevole , ma quello da
ti ( Colonn. Trajan ) ha l‘ elmo guerni cui si clilv e qualche cosa , o, come si
tu d’ una aomigliaote visiera. dice nel l'oro , il reo convenuto, allorchb
(r Molti monumenti di diversi generi ci intrusi di cose civili , e I‘ It:C\ISIIO, allor
hanno appreso, dice Cuylu.r ( lv, tav- 53 ché trattasi di cose criminali. lai geucralo
n. 2. ) . a Conoscere iretiarii vale a dire questa parola era estensiva a tutti coloro
coloro che combattevano con_una rete che che avevano qualche contestazione in giu
settwano sul loro avversario, di modo che dizio , sia dimaudando, sia difeudendosi _
gli toglicvano i mezzi di combattere. Pri Rens apollo. dice Cicerone ( de Urutnre
mierarueute deggro avvertire che questa a, 43. ) non ca: modo lai orguunlur,std
pietra incisa , o , per meglio dire , questa omnes quorum de re jr'scrpratur , ne e
asta non è mai Stata riferita, ed è il so nt'm olmi loquebalur. Negli ilf-at'l crimina
0 monumento di questa a mie ch'io mi li, quando ai era catturato l’ accusato ,
abbia veduto. In recando fungo dirò che reua, si sppouovauo i sigilli a tutti i suoi
questa aorta di combattenti parmi non all el'lI-tti , afline di poter ricavare dalle sue
uo stati in uso che presaoi Romani, e che carte delle prove che potessero convincer
ciò nullameno l'intaslio di questa pietra ln , e se Vtîlllt‘ì oss»lto, gli era restituita
non è della loro maniera; anzi è l’ (spot! ogni cosa, mentre per lo contrario tutto ai
di un srtiata greco che ha lavorato pel Ro devolveva al fisco , se veniva condannato.
manu. Quegli che voleva costituirsi accusatore,
« La sua attitudine, e la rete , dalla citava in sl\.ldlll0 l'acconto, cioè , gli in
quale è quasi interamente copfi_‘to, provano timara di presentarsi con reso al Pretore.
che questo Retiario e. vinto. E seduto, a Quivi il primo chiedeva al magistrato il
fimvtt: la sua spada nella guaina , il suo permesso di denunciare colui che hramava
scudo è collocato davanti ad esso in certa di accusare; ciò che fa mestieri distingue
lontananza. n re dall’ accusa formale. Allora il pretore
I. Raro o Reno, promontorio della fissava un giorno nel quale dovevano pre
‘Ti-cade , sull' Ellespmlo , vicino al quale sentarsi e l'accusatore o l'accusatu. Nel gior
fu =otterrato il corpo d‘ Aiace. no stabilito , il magistrato faceva chiamare
" a. - Re dei Marnliii , popoli di [ da un usciere l‘accusatore, l'aaCClllll0 c i loro
talra. Aveva avuto dalla sua prima moglie difensori. L‘ accusato che non si presentava,
un figlio chiamato Anchemolo, allorché spo veniva condannato , e ne I‘ accusatore era
sò Cusperin.zlnchemolo sdegnato che suo contumme . il nome drll' accusato veniva
padre sifone rimaritato, disonorò sua mati'i scancellato dai registri. Se le due parti
gna.Appooa RrIO ne fu istrutto, corse per comparivauo , si eleggcvano a aorte i giu
cagione
uccidere del
il ligliu;ms
coruccio làinesti
suaaospettando la dici io nel numero che la legge prescri
padre , prese
veva , c erano presi fra quelli che erano
la fuga , e salvoui presso a Turno, re dei Hall scelti per amministrare. la giustizia in
Rutuli. -- Virq. Eneid. l- 10 . v. 388. quell' anno. Ordinavasi allora il processo
- Seru. ad Virg. loc. cit.-CL Ondul per via di accusa e di dil<sa. L'accusa do
dir/1. ad Lucnn. l. 6 , u. 390 veva essere fondata sovra tre sorta di prove:
3. - Rutulo , ucciso da Eurialo. le turture che sono le testimonianze che
aEuet'd. ai strappavano dagli schiavi col mezzo dei
4. - ‘tiope, ucciso da Perseo. -Ovid. tormenti, i testiruonii , che dovevano esita
Md l. 5. re uomini liberi e di una riputazione sen
Rl'l'lA , porto dell' iaola d‘ Itaca , che za macchia; i registri , e sotto questo uo
Omero pone ai piedi del monte Nejo. - me interulcvausi tutte le scritture che po
Ortica r. teesero stabilire una causa. Prndotti questi
Runa, detti ,- così chiamavansl per ec titoli , l’ accusatore stabiliva la sua accusa

Dis. Mit. 33g


REU. (2704) REZ.
con un diacono, nel quale propouevaai di che nveleelacinto o lo presao dei veri delitti.
f:tr vedere la realtà dei delitti di cui triat Reni. (Mii. In . Gli Indiani gli at
“vasi , e di moslruno I’ atrocità. Gli av lribuìscono l' invenzione dei pellegrhrag i,
Vocali dell' accusato, il quale era pfeaente e lo riguardano come il fondatore della
in abito di lutto e ueglell0 , opponevano aetta dei fachiri. Raccnntano che questo
agli accusatori una difesa pro ria ad ecci Revan , avendo rapito la moglie di Rama,
ure la commiaerazione. Egli perciò da. questi, aeconclato dal famoso scimiune Ha
oltre le testimonianze in favore dell' accu numat , ai V0mli6ò del ricevuto oltraggio ,
Illt), impifign'an0 casi dei ragionamenti balzamlolo dal trono.
fondali sulla di lui passata condotta , ed " RIZIA. Contrml. d' Europa che occu
anche lullc congetture e sui l0hptìlll. Nel‘. pava la parte delle Al i situata al Nord
la peroranooe particolarmente l'un-vano tut d<-ll'ltalia «il-gli anlic i, e all'Elt dell’
ti gli sforzi per commovere e l»r piegare Elvezia. Senza poter determinare con pre
lo spirito dei giudici. Oltre gli avvocati , cisione i suoi limiti al Nord, si può dire
l‘accnsato laceVl comparire [pene [late del che c0nlinava culla "indelicia; è in gene
le persone di canaitlertlzimìu, che gli aer rale che la Rezia corriaponde ai Grigio»
vivano di apologiati, e facevano il suo elo ni e ai cantoni d‘ Uri,di Glam, di Sclrwitl
pio. Ciò ulccedeva principalmente, allar di Zurigo , d’ Appenzel , alla Turgovia ,
chè quale-«no veniva accurato di t:0nCuui0 ecc. lino al lago di Costanza (Brigantinua
ne , trupcrocchè v‘ era l‘ uso di produrre lucus. ) Slendevasi pure sul Tirolo.
dei testimoni in proprio iÙv-ne. Per lo più Alcuni autori antichi, come Giustino ,
ai raccontavano dieci {Ipologùli , carne se Plinio , ecc., dicono clic i Reti erano
un tal numero forse mio regolato dalla originati dell' Etruria , daclrlove erano
‘legge: Cicerone dice ( Verr. 522. ) : In cortili er andare ad abitare qnvste monta
fudiciia qui decem lamiatores dure mm gnu; ir che non ci aembra ammissibile ,
potwst, honestius r.rl ci nullzun dare quam fuorché nella suppoaizione che fossero Itali
illum quasi Irgiftunum IIU'HCI‘IUII cnnsub diacacciati. da un governo ingiusto ed op
tuflulis non explere Facevansi comparire presso”. E noto quanto una parte della
inoltre anche delle persone proptic ad ec Svizzera e del paese abitato dai Grigioni
citare la compassione, come i fi-,;li dell'ac sia fredda , ed abitabile soltanto da una
cusaln, in tenera età , ma m.glie , ed al nazione infinitamente iudustriosa, e che
.tii simili. preferisca la propria libertà a tutti gli altri
I giudici emanavauo il loro giudizio , cui. Or dunque, re un popolo aveva occupa
a mmc che la legge non 0ulinasse una di tu il bel paese che corrisponde alla To
lazione. Allorché prununciavano la senten ucana moderna , ed anche le belle pi.mure
la , l‘ accusato ulwa Il loro piedi, e atten del Po che dicomi abitate dagli antichi
' deva la decisione in un umile altc,;; giamm Etruschi , troviamo contrario ad ogni vero
tu.‘ Per id tempus quo tris[es de Pi.mme aimiglianza l’ asserzione che i Reti abbia
unlentiae _/krebantur, repeufma vis nimbi mi penetrato attraverso di montagne e di
incidil: cuInr/ue proatmtur hnmi, dice ghiacci perpetui , per esporsi ad un freddo
Valerio Massimo (916.) parlando di Pi rigoroso , e ai pericoli di non poter sussi
Ione , pedes judimm orculanlur. o.‘ sauna atere che col mezza del più penoso lavoro.
caenu replewt. .r\llovcltè il Pretore aveva Si ri‘lponderà che sobri per natura , come
ritirato la twnleite d.ll‘urna , cl aveva gli abitanti moderni di quelle montagne ,
conosciuto da ciò qm-le doveva essere il non avevano che armenti , e non lussisle
giudizio , lo p"0ntlfll‘lîl'i . dopo ess‘ctfii le vano per lo più che di latte; la qual cosa
vala la PI'CIESU. Questo giudizin tra cun ci sembrerebbe possihile se si parlasse di
ceplto ier.uodo una formula prescritta, cioè un popolo che abbia dapprima abitano que
che l‘ M:Cusato sembrava aver l'atto una tal ste montagne , nè aiasi per anno ti aslerito
con , o Sembrava aver avuto ragione di nelle regioni meridionali; ma che lTu5CI
-farla , e ciò iipparenteinenle per mostrare ui vadano a stabilirsi sulle Alpi , portiamo
‘m0 IPÎI'ÎÌ’Ì di dubbio. Se l’ accusato era opinione che appena la sventura di un go
com‘lmallfl0, ai conduceva al supplizio. Al. verno difetloaiuimo possa determinarveli.
lorehè doveva esser giustiziato nella pro Egli è perciò che il dotto Freni , dopo a
viocia, vi era aeeompagnat0 da un’ cera. ver lungameute c0nlulato ciò che gli anti
turinne il quale vegliava aopra di lui , lin chi hanno detto rispetto a questi popoli ,
cla'a l‘ esecuzione avesse avuto affetto, Ma era di un aentitnento contrario a quello e
‘le veniva assolto , potevamì intentare due sposto da Giustino e da Plinio. Faceva
accuae contro l’aucusatore ; qnalla‘di calun esso discendere i Tu.rci dai Raaceni 0 Re
nia , se era convinto di aver imputato un ti; e in tal modo la cosa è regolare. Una
falso delitto; e quella di prevaricazione, popolazione unmernsa e vigorosa cerca di e
se era provato che vi fosse slot» per pula itenlersi: sommata le montagna , e si
dell' accusatore collusione coli’ accusato , 0 stabilisce sotto un Cielo più dolce , in una
PIC. (2705) RIC.
terra più feconda. Egli è questo il corso resenta lotto la ligure di una di una lupet
Ordinario della natura , e quello di quasi amente vestita, tutta coperta di pietre PIG°
tutte le migrazioni. non, tenente in mano un cornuco la ripie
Questo paese fu sottomesso ai Romani da no di monete d'oro e d'argento. (?oclsin le
Druso , sotto il regno di Augusto. Poco di un'aria inquieta e la circonda di sacchi
dopo , essendosi i Vindelici armati in fa di danaro. Alcune volte i poeti la dipingono
vore dei Reti, Tiberio l'u Spedito contro di cieca per indicare che sparge i suoi lavori
essi e ridusse in provincia romana il loro senza aver riguardo al merito. Holóein, nel
paese , di modo che i possessi di Roma da suo quadro allegorico del trionfo della ric
questa parte si Mesero fino al Danu ehezzs, l'ha simboleggia“ sotto la ligure
bio. Tutto questo paese da principio eh. di Pluto. Egli è questi un vecchio calvo ,
be il nome dl llezia; ma sotto Dioclezia seduto sovra un carro antico, magnifica
no fu diviso in due Parti, e vi fu la prima mente ndom0, Questo carro è tirato da
e la seconda Rezia; quest'ultima però al quattro Cavalli bianchi, superbamente bar
tre non era che la Vindelicia. dati e condotti da quattro donne. Questo
' lira , nome di un sacrifizio solenne Dio delle ricchezze è nell' altitudine di un
che Greci della Locride celebravano anuomo che si abbassa per prendere del de
nualmente al promontorio Rione , da cui nato da una cassa e da alcuni sacchi che
questa festa traevn il nome. Sovrs questo gli stanno ai piedi, per gettar-lo al popolo.
promontorio eravi una città Chiamata Mo Vicino ad esso vedousi la fortuna e la fa
liena, in cui vedevnsi la tomba d'Eu'odo. ma , e al suo lato Creso e Mirla. All‘ in
- Plul. in Conviv. Septcm. Sap. - torno del carro , molte persone si affretta
Pnusan. I. 7, c. 22. no a raccogliere il denaro che ha e arso_\
Rupia-r ( Mit. Illusulm. ). specie di Si è veduto nel t'amo d'oro, che la ihilla
esercizio spirituale, in uso presso i Mao la prendere ad Enea per servirgli di pas
mettaui delle ludre, il quale consiste a ma asporto al Tanaro, il simbolo della ric
cersrsi il corpo in una solitudine cui di chezze che ci aprono i luoghi i più inac
giuni , colle strids e colla veglia portata cessibili.- V. Pan‘ro.
al punto di cadere in sincope, vale a dite, RICHYS ( Mit. Imi. ), grandi pltriarchi
in stile aacetico, in estasi. indiani che formano la costellazione che
' BUIO , pueta greco di Bene o Brenno, noi chiamiamo l‘ Orsa maggiore. Essi so
città della Trscia, o, secondo altri, di Cre no a 4,400,000 leghe al di sopra di Sa
le. Aveva composto molto opere, (fa le turno.
altro una storia della guerra dei lllesseni Brcurtssso, Giare rappresentato colla
controi Lacedemoui, che aveva durato testa coperta del velo Iitct'm'um.
venti anni, ed una storia dei princigsli RICJIIIJM. Le donne portwvsno sulla tu
avvenimenti succeduti nella Tesnglsa. ‘u nica una specie d'ahito che non cnpxiva
na e l‘ altra di queste opere erano scritte che la parte superiore del corpo. Win
in versi, e se ne trovano alcuni citati nel clrclmann ( In. dell'A;le , mm. x, pug.
le scollo sul poema di Apollonlo di Rodi. 346 ) , appoggiato all' npinione di VDI'I'O
Ria’l0 viveva a tempo di Eratostene. - ne, crede Chrl Romani lo clusmaswro
Prusmrr l. 4, C. 6. - Svida. -- Slt'r rrcint'um.‘ « Ed era formato, ci soggiunge
plum l'1’y‘z. - L. Grrald. de Pool. Hi.tt. di due pezze quadrate, perlrlllmettle egua
I)ful. 3 li, come lo provano multe figure, e come
lhset.r.nuus ( Ivorml. ) Ripa la dipinge ne ho acquistato lo stesso I’ esperienza co
sotto la figura d’ un giovine armato con gli studi fatti sui modelli, copiando le
un corsnletto ed una corazza, portando per figure antiche , mezzo esattissimo di pren
ciulturn un gatto, e calpestando sotto i dare la forma dei vestimenti che li copro
piedi un giogo infranto. Cochin oltre a no ; queste due p.’71.e avevano gli angoli
ciò le la spezzare delle catene eilie le ca superiori poco t’hltmdi , e si univano sulle
dono dalle mani. Nella galleria del Lus sp..llecon due 0 più ("i rm~gli. L'una serviva a
senburgo , il Valore , sotto la figura d'un coprire il petto. l‘ altra il dorso. In mol
giovane che ha in mano un fulmine , st te ligure quest'abilo non discende che lino
terra la Ribellione , rappresentata dall'idra alla cintura . la quale è. posta sotto il se.
della favola , e da una moltitudine di aer un ; e ualche volta si prolunga lino a
penti abbattuti e aggruppmì~ Vien pure quella c e appoggia sulle anche , come si
espressa con una donna robusts,collo sguar può vedere in una statua del Campidoglio
do feroce , colla lieonomia truce , mal ve chiamata impropriamente Flora Farnese. sa
stila e armata in disordine. Tiene una lan RICIODI , che rompe la terra , epiteto
eia e una lìunda; ed ha sotto ai piedi un di Bacco. - Ani/tal.
libro lacerato , e delle bilancia infranto. Rrcosspeltslt ( Iconol. Cncht'u la rap
Rrcr;tutzza( Icnnnl. ), Divinità poetica, presenta per una donna cl’ età avanzata ,
figlia del lavoro e del risparmio. Si rap riccamente vestita , e colla testa cinta di
1111). (2706) RlG.
ne corona d"oin. Una misura ed una bi’ Qui in Sardonic' erba al flel conginngg
lancia annuncia il discernimento ron cui La Satira , e gli strali Iculi n‘ unge.
un accorda i suoi benefizj. Ti pare che Vener men viene , o in dolci paroletle .
diitribuiitte con compiaeenu delle palme, Che e’ anni contro il n‘ostro il Nome
"elle corone di alloro , di querrie, ecc., _ P"~'gl a
dei monili , delle med»glie , ecc. E Il favor delle belle gli promette
Rn:oiiciutzifliil ( Iwnol. ). Questo sog In premio : ei iiverente il capo piega
getto ‘e caretteri1.zlt0 da due donne che All' alma Diva , e accingeai alla Puglia,
si abbracciano. L'una tiene un ramo 3' n E l‘ arme sue euhitnrnenie impugna.
Ilvo, simbolo della pace , l‘ altra calpe Quello non è. nè spade , nè coltello ,
ltl sotto i iedi un serpente con volto Ne alcune delle tante armi guerriere ,
umano , emblema della frode e della me Ma un a il eoltililsimo flagello ,
ligniui. Si potrebbe figurare questo sogget Che sol a elle di passaggio l«re;
lo allegorico anche con una donfll ama Piega non la, ma sul lrizzar si sente
bile e modesta , che colla mano destra u La pelle , e il dolor dure lungamente.
niaca due piccoli geni alati che contende Scoppia il flagello , e qulnclo il suon
vino fra di loro, e tenga colla Sinistra e’ intende ,
una coppa, nella quale vicendevolmente Tosto gli atolli ci rei luggon tramonti,
presenti loro da berere. Non òr , non gemme alcun da lui di
RICOIIOSCBIZA. (Icorwl. )‘ Ripa la li fonde ,
gura per una donna che tiene da una ma Nè ricchi fregi, 0 titoli lonenti:
no un ramo di flve e di lupini , e dal Sol la "irtude e il Merlo , aucorrhè
l' altra una cicogna, uccello, che dicesi nudo,
abbia euro dei suoi parenti nrlla l0ro vec Contro l'arma fatele è nldo scudo.
chi «un. Une medaglia dell' imperatore
C ammodo, nella biblioteca del Vaticano t. RIN!) , Centauro , figlio d’ lesione e
esprime la riconoscenza il‘ un popolo ver della Nube , nrcie0 da Teseo alle nozze
so il suo liberatori: , rappresentando gli di Pirim0~ - Mii. 12.
abitanti del monte Aventino baciami le ‘1. - Virgilio ( Georg. 4) Ceretlrril
meno d'Ercole do o la vittorie di: lui ri la il vento Euro con qunto ep'telo preeo
ortata contro di (?ac0. Uno dei quadri di dei Rifri_ monti delll Scizia ,. in cui vio
Ercolano , rappresentante la gioventù Ate lentissnni ernnoi venti.
niese che buone le mani di Teseo dopo la ’ Bit-‘ai , monti Il Nord della Scizia ,
di lui vitlriria contro il Minotauro , p0 in cui si suppone che le Gorg0ni facessero
lrehbe servire a caratterizzare la medesima dimora. In generale davaai il nome di Ri
Illegorie. fei a monti situati verso il Nord; ciò che
Rune-re , uno degli epiteti di Venere ha l'atto credere che i monti Ril'ci non
che nacque ,dicesi, ridendo. esistano che nell' immaginazione , sebbene
lirnrcor.o ( Icvnol. ). Pignola’ lo nei‘ alcuni autori vi pongano le sorgenti del
l0ttlfii‘l nel canto secondo del suo poemet Tflnll, -- Plin. 4 , c. n. -- Phars . 3 ;
to: Lu Treccia donata. v.:r;z;l. 3,u.282;1.4. v 418. -
Di Piode nelle racre regioni. Gecrg. t , v. 940; l, 4" p. 518.
Havvi un Nume da Momo genevato, Riflessioni! ( Iconol. ) E una matrona
Ma da Febo per non fighe adottato. seduta , e immerse in profondi pensieri.
Il Ridicnlo ha nome : egli in ldnrno Sulle ginocchia tiene uno Ì|Îllcchlo , sul
Pelagio alberga , e mille let-civetti quale batte un raggio di luce che sono
Satiri e lui vanno schen.ando intorno , dal uno cuore I‘ riflette sulla tuo fronte.
Che ognor ai puugon con amari detti : Rtr‘mttu. ( Icanol. Vien permuifi
V'è l’ lronie che guarda con maligno ceto per una dunlll vestite semplicemente,
Occhio, e col labbro mezzo aperto il che con una meno tiene una illciunls dl
Ghigno. giardiniere, e cnll'eltre un libro , sul
Il Riso v‘ è di‘ ambi si tiene i fianchi, quale si legge: castigo more! , rifnrm0 i
Ed ha di liete stille pregni gli occhi, costumi. Altri le danno per attributi una
Sninge un pennello i Nume , e arditi sfera celeste, e un libro sul quale sono
e franchiscritte queste parole .- '_)b;egm , argue ,
Vihra‘sflprl la tela e brevi tocchi; esom , biasimo,
che quantunque un [m'storli e scon Rumeno ( Iconol' ). Gli antichi e
trnl'atti , sprimefln0 allegoricamente questo mg
Miri "r troppo eirnili i ritratti. getto con un uomo in disordine , che
Di qui I maschere!!! sul ridente rivolgendo lo sguardo anmroumenle Il
E il "go Succo h commedia prende; Cielo , abbraccia strettamente un altare.
E la Favola il velo trupareote. " Rumo, figlio di Finite , principe
Che sulle nuda Verità distende ; Trace , fu uno di quelli che andarono in
RIM. ("707l RIN.
soccorso dei Troiani , assediati dai Greci. va al tuo braccio. Siccome la parola rirnrnon
Area per iscudiere Aretoo. - Horn. Iliad in etneo significa melagrana, frutto conna
l. 20, v. 48 . '
t:rato a Veuere,credeai pertanto che questo
Rrcunc, Scvearra'- ( Icqnol.) Si dipin Idolo sia lo stesso che la Dea degli amuii.
ge in lemluanla di donna in severo con Sclrfen fa derivar la voce da mn , alto ,
tegno , che tiene alzata con la mano di e. sup one rl1e , R‘IDIIIOI'I sia lo_s_tuso
ritta una verga di ferro, e si appoggia con clic hlion , il più gran Dio dei Fentq. -
la sinistra sul libro delle lt“ggl; tiene crn Rag. 4, c. 5, v. 18.
la stessa mano due bilancio, una delle llxstosso ( Iconol. ) Cochin lo t'flpprest’o
quali trabocca. la qual uomo caricato al suolo, con lace
I'lmac ( Mit. Ptiuv. I popoli che re veatirnenla , mordcntesi le pugnii, e
abitavano la valle di [limare ,divenuta eg con un serpente avviticchiato intorno al
gidi , sotto il nome di Lima , la capita e busto che gli laeera il cuore. L‘ avol
del Peiù , adoravano una Deit‘a, chiamata u-.jo che rode le viscere di Prometeo, pren
Ilitnac , vale a dire , parlante ,- imperoc (lesi pure per emblema del "mono.
chè consultata in rgul impresa, sembrava Runa (i‘llil. Cell.). Madre di Vali . che
rispondere per arte de'aacetd0ti a tutto ella ebbe da Odino, era collocata nel rau
ciò che a lei si chiedeva. go delle Dea.
Rmcsuuuuza ( lt‘onnl. ) In alcune pie lhnrax o Sturm: (Mit. Scand. ),
tre incise è rapptceeutatfl da una mano , cavalli del giorno e della notte: si distin
toccante l’ estremità drll' orrccbia , col guevsno dai cavalli del Sole. 4
molto: memento; poiché. gli antichi avean Rincioviriatizit'ro. - V. Tirana, PILIA,
coalunie di tornar l‘ orecchia a coloro cui E-‘inll, Mensa.
dimandavano alcun luogo nella loro me " .RlIt ceaoa'rr , animale che ha uno o
moria. Nell'aputeori \.I' Omero , nel pa due corni ml rullo,- ciò che esprime il suo
lallra Colonna , la rimnnbraoza è figurata nome formato da due parole greche, naso
qual donna aorreggenteei il mento con una e cflrno.
mano , atteggiamento dilla meditazione. Il primo rinoc0ronte che si vide a Roma,
Ilratea ( 1Hit. Sound. ) gigante nemico comparve nei giuocbi di Pompeo ( Plin.
degli Dei, che alla fine del mondo deve 8, 20), in cui combatté contro un elefan
es=ere il pilota del vascello Nagirfare. te , e l’ uccire , lorandogli il ventre. DI
' Iliiiiiti o Aniiiiito , città dell'Umbria qurll' epoca in poi ,_ Augusto ne fece ve
in Italia , sul golfo Adriatico , Oggidl gol mire una gran quantità
fa di Venezia. Ella avrva un pflrto, ricol 1 Rrmani doviziosi apprnpriavano un'idea
mo poscia dall’ arena. Fu da principio oc di lust0 c di amuleto all' uso del corno di
cupata dai Galli; ma I‘ anno 403 circa rinncernnte nei bagni, per versar l‘ acqua
dopo la fondazione di Roma, ne furono sul corpo, come ne fa testimonianza Gio
essi scacciati dai Romani, e Rimini diven venale (Sat. 7, 130 ).
ne colonia Romana. Slrab. l. 5. -
Pornp. 1Ilel. I. 2 , c. 4, - Plin. l. 3, . . . . . Illagno cum rhin ocerr [e layari
c. 15 - Lucan. l. I, U. 23x e 253. Qui anlet.
Sembra che questa città sia stata predi
letta dai Romani; prima mi sono i begli Anche Marziale ne fai msnzione( 14 ,
avanzi di antichità che vi ai reggono tot‘ 52).
torti. Augusto vi fece fabbricare il mngni
fico ponte sul quale si passa la Màtecllll, Gestnvit modafmnre me juvrncus ,
ed a Rimini congiunse quel principe le Verona rhinoccrotu me [lutti/H‘.
due vie Flaminia ed Emilia. Tiberio con
tribuì non poco nlIa cosuuzime di questo “ RIIOCOLURA , città della Siria, distan
ponte , e lo porti) a compimento. Le altre te ventidue mila passi da li’q/Îa, e che
antichità di Rimini sono le mine d’ un aerviva di limite fra questa provincia
anfiteatro, quelle di un arco trionfale eret e l'Egitto. Strnbong l'atlnbuisce alla Fe
to in onore d’ Augusto , e la torre di uicia , e Plinio Cliiamfl mare di Fenicia
mattoni che serviva di faro all'antico por. quel tratto di mare vicino al luogo ov'es
lo ; ma il mare essendosi ritirato a un sa era situata. Diodoro di Sicilia dica, che
mezzo miglio da questo luogo, il faro questa città mancava cl’ ogni comodo della
pwsrntemente è circ.mdato da giardini. vita . che l'acqua dei pozzi era amaro e
' Rlll‘llllt'ifl (Illjt. Sir ). Idolo di Dama pernicima; e che era circondata da paludi
seo mlla Sina~ E menl0vato una sola vol salse. Il nome di Rinocolura significa, in
ta nella Scrittura, uantlt) il airo Naumnn greco , naso mutilato, e Stradone‘ pretende
Confesso al profeta ‘liseo di essere stato che a questa città fosse dato , dacchè Sa
snventi volte nel tempio di questo Dio col lmccpm‘, re cl’ Egitto, non condannando mai
re sito signore che, per onorarlo, si appoggia’ ai pubblici lavori i colpevoli , e facendo
RIO. (2708) B 10.

tagliare loro il mao e acaceianluli d‘ Egitt ai ai chiamavano le parti più grandi e più
I.U , questi uuuiim mutilati si stabilirono Ipazi»te di questa capitale. Noi aappianio
in quel luogo , dove poi sorse la città di da Tacito, di Plinio e da Diane che
Riuncolura , ossia cillit degli uomini dal Augusto, sotto il consolato di Tiberio e
inno troncato. l critici però riguardano di Piume, diviso quella gran città in
qu:al.a tradizione come una favola; e la quattordici parti, alle quali diede il nome
denominazione di Rilincoluni Sembra ap di regionea, nome che , nel proprio signi
pl=cata ad un seno della costa, che può licato , in ica il territorio delle colonie e
vederci nulla carta , ove probab.lrnentc fra dei municipii, nei confini dei quali termi
nò quilche promontorio; imperocchè gli nova la giurisdizione della maghtratura.
Orientali . al pari degli Arabi, chiamano Irt'orii' di Roma dividevanai in molte
in geografia , fa: o rione , IJ|IO , ciò che partiI delle quali alcune erano vuote e le
in italiano chiamui un capo. N:lle vici altre ripiene di fabbriche; le vuote , era
nanze di Rinocolurta gli laraeliti ai nutri no le atrade grandi e piccole , i crocicchii
rono ili quaglie. le piazze pubbliche. Le grandi strade , in
" Rnrmur.uare, rag‘ìaior di mai, lo numero di 3x ; Clailrnav'ruai vine regine o
prartnune dato ad Ercole, qutndo fece militare: , e cominciavano alla colonna do
tagliare il naso agli araldi dflgliol‘mlllenii, rata. D.ill' una all'altra di queste grandi
che 0vat'nna venire , in Pi‘ea‘eiillt Slll , a strade, Nerone fece edificare in linea dirit
domandare ai Tebmi il tributo di centri la un ordine di case egualmente profonde
bovi cui Ergiii i aveva loro impo‘t'l in che chiamò vico: , la quale parola noi pos
una gtvvrra in cui vinti gli area. Ercole siamo tradurre in quella di quartiere; im
Ri/tocolustc aveva una itat.ia in aperta pemccbè Frsll) ci apprende che la parola
campagna vicino a Tebe Rtd.R'iiri,R’ii. vict' significa un unione di edilicii circon
no: , nato, e Kolnut‘in, in itilare. - Apol dati di strade, in modo tale da potervili
lorl I. ‘A , c 13. - Pmw~o. l, g,c. ‘i5. girare tutto all’ interno.
Rrru'rmn . che parsa gli so‘rli , epiteto Qieati vici, fabbricati in linea retta ,
di ‘.llirm~ Etiru. R'at'nor, pelle, terein, erano tagliati da alcune piccole Strade in
far-re. molte parli che ai chiamavano insulao,
' Rlffl'oflt, orta Greco della città di isole. Queste;iaole non erano divise che
T“'-‘Ì"l'l nella slt‘ll'll Grecia in italia ‘. o, delle cave particolari aedes privata: ; im
rame. altri vogliono, di Siracusa; fu il pernctîlìè le belle case, ove dimoravano i
primo che CiÌ‘IÌ,IÙI‘IEISG delle tragicornvtte grandi, chiamavanai dotmu.
due , chiamate dal tuo nome. Rintouie o lit tal modo ai comprendono facilmente
liutflriitfhe , li quali ai chiamti’ano pure tutti questi termini che si incontrauotanto
Ilarutt‘agrdie. Oltfllt) poeta vivente~ sotto spesso negli autori latini. Roma dividevasi
il primi dei Tolomei , cioè verso i tem m rmftt, irloru' in quartieri , i quartieri
pi di Alessandro il grande, avea compo in isole, e le isole in case private e in pn
aio treru~iito di questo tragico‘trnedis, ma lazm. Le opinioni lon0 divise aull’ esteri.
non ce n'è pervenuta nessuna. - ClC. rione del terreno che contenevanoi quat
mi 11lticun li’). r , EÎ~7/rl. 2a. - Al'Ul“'l. tordici rioni,- paroochè ai portano dei dadi
I)ima~r:
Dia! 7. l. 3 -- Gy‘ralrl.
v rie poet. Hlst.. ci sino ai trentatrè mila piedi di circmv
ferenza.
' Rio n Rmmi , promontorio dell' Acaja, Rrrmlo , dopo aver edificato la sua cit
situato all'entrata del golfo di Cirintri , tir sul monte Palatino , settecento cinquan
dirunpettn ad Autirro , citt-t dell' Etolia. trtrè anni prima dell' Era volgare , la di
Le stretto che separava le città di Nlll° vise in tre quartieri, che compmevano tut
patto e di Puma, aveva lo StîH‘0 “0m! ti gli abitanti. Ager Romana: primato di
Sitllii ciu1t di qtettti prom1ntori0 vedenti w’~r-ir in parte: tra. a quo tribus ‘appel
la torn‘n di E-io lo. - i’liu. 4,4 e. a. latac,'l'lrlietttiwn, Ramneruiwn, Luoerum,
-Rioiina(
P1114’. 7 'l‘lii‘.
, c. 2').Chip. ). Cosl Cl‘liil'lì‘t-À dice VIZI"'OIIE.
Il re Serm'n fece un‘ altra divisione in
vinsi al Giappone i Sintoiati m-tigati, quattro quartieri, o rioni, che presero il
che mo-lerarmm la severità della lor netta, nome. dai luoghi iii cui erano situati. Nel
q.iltndu li dottriua del Bl'h’liiilllt comita primi, che chiamo suburbana, rinchiuse
cio a dillbridcrsi , l‘ anno (i). di G. C- , tutti quelli che ahinvano il
monte C-‘lio
e pretesero, per una tal qual riformr, di i: i contorni ; nel !ECO‘I‘l", le Esquilie; il
conciliare insieme queste due sette; ciò terzo, che chiamavasi la collina, compren
che produsse una tenuta che sutsiate an. devai mmti Qiì-‘inale e Vrminale; il
cora presentemmte nel Giappone , ore ai quarto finalmente da se solo rinchiudere
diatinguontl i Sintoisti severi dii Sintoitti nasi tutti e trai quartieri di Romolo; il
miti iifi~ (Ampidaglio, il Foro: e fu chiamato Pa
limiti Di Rom. lifgloiics Ronae.Co latino, dal nome di questo prima monte,
RIP. (2709) l‘ìlP.
la cui Roma era stata edificata. Questa attuata , cot_r volto adeguato a sguardo mi.
diriaione suuistette sino a tempo d'Augu maestoso, n accinge a auonare una culmi
sto, che divise la città in qtlltlordici rioni. la; ciò che si nilica quanto sia IllogtraltrlO
bpatinm urbia, dice Svetonio, in rrgiom‘a ali’ orecchio i? suono delle parole- ripren
quatuordccim diviait. Esso Stabili in Cia aive. Coli la deacrive il l\‘oel. Il Iùpu per
SCUDO di questi quartieri due commessat‘ii, lo contrario la rappresenta qual alurltia di
curatore: viarum , che venivano cangrati età matura , veatita d’abito grave e di co
tutti gli anni, e aaorte il proprio quartie lui‘ tono, che tiene nella destra mano una
re si cleggevauo. lingua con un orclrìo in rima, |Ollìl in
Porravan questi una veate di p0rpot‘i . capo una ghirlanda d’ assenzio, e della
e ciascun d’ cui aveva due littori, che li aletta erba nella siniatra mano La dipinge
precedevrtno nei quartieri dei quali aveva di di matura, perché il riprendere altrui
no 1‘ rntendenza.buggetti ed essi eran pu conviene a persone di molta esperienza,
re gli schiavi commessi agli incend].ll lo ctme anno i Vecchi , le cui parole hanno
ro uflicio consisteva in provvedere alla maggiore autorità. L’ abito grave e dr c0\
polizia del quartiere del quale avevano tu lor rosso significa ealer d’ tropo ripretrder
la, ed a vegliar che i nuovi edilìr] non con gravità e non litri de'tt'rtrrtnr ,acciò
sporgnaero di troppo, e non ai innalzasrre sia di profitto e giorevnle ; unendo che
IO più dell'altezza prescritta. Avevano pu questa operazione ii piyi) due euer segno
re due arrttsratnri per ogni quartiere , i di vero amt re ed atto di carità , secondo
quali li avvenivano dei disordini che suc il precetto : dihge il dio quid volt's. La
cedeasero, e alcune coorli di guardie, per lingua con l’ocrlno t0pra dimostra che,
dissipare le assemblee notturne, e arresta prima di parlare, è d'uopn riflettere ciò
re i vagabondi e i ladri. che si vuol dire ; imperocclt‘e , dice Aula
Questi quattordici quartieri avevano 424 Grllr’o , Sapiens snmanes suo: pmtrmgi
strade, delle quali trent’ una principali, e tal, et examinul prtm in pectore quum
perciò chiamate strade grandi o reali, che pro/hai in ore. L’ aasenzi0 , Cli’cllfl ha
tutte facevano capo alla colonna dorrta, in capo ed in mano , significa che la ri
situata all’ingresso della gran piazza.Quat prensioni , t’olnecrhè sembrino dist;ttSlatt:
tra repertori erano preposti a sopraintende chi le ode, tuttavia sono giovewliquatae
re a ciascuna di queste strade, e a porta do sono ascoltato , t‘tme l’ assenzio il
re ai cittadini gli ordini dei commetsmj quale , sebbene amatissimo al gusto , pure
chiamati curatore: viarum. è salubre per l‘ ammalato che non lo ri
Alessandro Severo crrò altri quattordi tusa. E questo emblrrna , w deve Cledr-IIÌ
ci commeseari, i quali servivano di aases a Pietro Valeriano , era adoperato dagli
sori al prefetto della città. Egizi per indicare una giusta rr rensinne.
" RIPAIO DAI 'rrunrtrrrr‘n( Ironol. ), t.Rrr>rrrazrorra (Icorml. ). ‘1,11: la di
è [i tirato dal Ripa qual uomo che tiene pinge nume una donna Vestita di panni
in irraccio una cicrgnl , la quale ha in eggeri , e trmpai‘enti , in atto di correre
bocca un ramulcello di platano; impcroc con una tromba in mano , avente due
ché la cicogna , spiega il suddetto aurore, grandi ali bianche, sulle cui penne si veg
ha particolare inimicizia con la civetta, la gono degli occhi, delle bocqlreedellerrec
quale le ordisce apeaso insidie e tradimen clrie. A qrreslr emblemi, Codrin agcim ge
ti, procuranrio di trovare i suoi nidi per dei fiori odorosi che cadono dalla sua
corn mperne le uova covandole casa mede veste. _
sima. Ciò antrvedendo la cicogna, si piov 2. - ( Buona E rappresentata in
vede di un ramo di platano, pianta odio aenrhianza di piacevole donna. Snontr la
sa alla civetta, e poneudolo nel nido, coai tromba e tiene nella mano dritta un ra
da lei si. remuuisce, nruscello d'ulivo, simbolo caratteristico
Puuo', Pl‘rojano celebre per la sua gin delle azioni virtuose clr' ella ai liftella di
Slilifl , peri uell’ ultima notte di Troia. - pubblicare. Può dirsi di’ ella sia la Buo
Eneid. 2. 1m Fama. -
" Rrr>oso ( Icmrol. ). Sulle pietre ae 3' - (Cattiva Coelrin l’ esprime per
polcrali dei primi cristiani è rappr‘eaentnt0 mezzo d’ un uomo con ali nere, il quale,
da una colomba . tenente nel becco un ravviluppato nel MIO uranio, 'procura di
ramo d’ ulivo . allusione alla colomba di nascondersi in oscuri nube. Egli non ha
Noè. Winckelmann simboleggia Coll-‘I 53° tr<mba con là,- ma è inseguito bensì di
r'a di un Ercole in riposo, come Si Ittiorfie rrtorle cornetta.
in alcune pietre intagliate, quel riposo t'- 0 ' BlPUbw.lfepudium, l’ azione di rom
succede ai travagli felicemente terminati. pere le aponsalizie, come il divnrzin era
Nelle medaglie antiche vien espresso da quella di rompere il matrimonio: rr/m
un braccio pnfiato sul capo. dium es! cum sprm_ym n sprrnsa (fu-imi
" Itir>urtsroae ( lconol. ). Una vecchia tur; dirmi-(mm vero nbi vi! i’! uror ima
RlS. 071°) BIS.
trimom'o salmuuur. La l'nrmola iL~l rip... VCI'll-l eparlo di fiori con un oeppelletto
dm ere concepita in queni termini condi in test: Plell) di iurin peone. In qncnt'nl
tione tuo non ‘dal’. In tal caso 1' nom | timr fllL'llefl eignifice quel ridere immo
ere condannav- o pegnr il pe,goo che rice dento che n dir del Sumo: Jbultdat in
vuto ave: dalla ‘l0una , ed es=a era con ore slultoru’n. .
dannata a pagare il doppio; un se nì-,q iel ' 3. - ( Binda Gli antiquari dispn
Io, ne questa aver dato motivo al ripudio, uno se ilh:nmi lo conoscetsero; imperoc
non al pagwa ammenla verurn. che nei lfll.tati d'ugricolturl dl Catone, di
Il ripulro, come il divorzio , e‘. per. Vurrone e di Colwnella non n‘ è l'atto
messo li‘: i Greci: Il l'uomo che la don mentiune salta il MIO vero nome di()riza.
na p0tc|u lasciarsi reciprocemente cm e ma li maggior parte dewli lcrittori van n‘
guale f.enlit‘a, per congiun,;eni piscia a ICCUN.lO in ravvuarl: nel Farro , perché la
chi più desideravano. descrizione che di queuta piante ne han
llmcum ( lcnnol. )7 Il risch o divertifica tmwundato gli antichi, eembl'tl combina
dal pericolo, in quanto che Il prinn e ma re cm la moderne del rì.h.Noi ci Iltenie
no‘apparenle dal necond»; per la qual co ma a quest' ultima opinione , e riferiamo
la mi rappresenti che cam nino Sen7.l ben ciò che ne dice Paucwu nelll su: metro
di e con secnrili mvr: un ponte vicino a logia. r: Le l'nzaccie di filo fumo il pruuo
precipitare, o sotto ma con che minn:cin e forse l'unico alimento de‘ llornmi nellà
di cadergli sul capo ' infanzia delle loro monarchia. Verrio Flac
' Rrscus. Presso l Rornmi . era un l'or co, notichruim0 grlmmatico, aveva acrit
zigl'fi, mai: un baule Cop‘l'l0 di pelle. Quel to che seanni
trecento ne nutritono er lo lerupo
, durlme iljf|ual Ipa1.ionon
di
che volta trouai adoperato qm~|to I'IOUJQ
per ll'ldlCll'B un paniere di vinco o di can nnruno pane , e finché ecistettero de’ [lo
m da ripnrvi dei pmnilmi, ed altre volte mani , conservarono il m-murah le monu
per significare una specie d’ armadio IlrÌ nn-nlo di unta prim-tivn
padri lom~chu'ln Pompilio educazione dei
neve ordinnto
tieato nel muto di una casa , che serviw
e nnlmenle a chiudervi delll bienclteria ed duveru onorare gli Dei offrendo loro del
.\ I.fi ell‘etli dmusstiri. riso ; e preecriue di non nll'erirlo che mon
lhswoito,ehe mette fine
ai traurgli. t.l.’l , imperocchè Solamente in quello ruta
Epiteto dl Bacco. Etna e"rjv (rhw ) libe proprio essendo Il nutrimento degli uomi
rare; îil"; (nonne), I:faug io. ni . sarebbe stato indegno della maestà de
' RliO. Rum, il ridere.l Greci lo en gli D:i prelenlnrlo ad cui men puro.
novernrmm fra gli Dei. Sosibi0, grammati u lo questi spirito di legislazione rituale
C0 di Luelemoue, dice che Lzcu'go cou egli istituì delle feste in cui non ere er
ucrò al Riso un simulacro in og Il lnu;po meuo nccuparu d'altra con che di mondare
ove si radunlvln03‘i Spartani, i qnli l’ .. il rito. Queste feste e queste Clfil'lll‘lwl'll‘
noravano come il più amnhile di tutti gli furono Icrnpulourntnte osservate; impe
Dei, e il plù C‘pme ed ald -lcir le pene mccluè a que' tempi , come nvverte Plinio,
della vita, e pflneun’: sempre la ml Il.l i Romani «rana devoti agli Dei , e non
tua accanto a quelle di Venire, delle Gra gnstavann nuovi frutti, lenza ulfrirno loro
zie e degli .4n:ri. le pl'lrll'Lll9, e le seguenti gmerazinni,seb
l Tessali ne celebravano In falli con bere meno zelanti del culto de'Numi ,
tutto la gioia, che perfettamente sei mldic« t-rttavolun non O‘Ibll‘ll'ìl‘l) questi Antico
e cosi giocondt e ti. - sosi’n'ut npul iobtu'tulni. Le lilnzioni e l» nll‘erte pre
Plularc. in. Ly'eurg. - 'ìyrald. flirt D:or. scritte da Nume , al pari di quelle del
Syntagm. l. giorno natalizio d‘ ogni cittadino , furono
Vuol1l che il riso dei fanciulli venisse [me nlennernente IOCO|\dI l‘ antico rito ;
dei Romani reputato di cattivo augurio. e | Nll'lll ebbero 1ernpre le loro offerte di
Gli antichi chiamwano riso .mrdwico un riso , conosciute cotto il n1me di Adorea
rider formato e snrnl.ito del core; riso di Rom , Aimen L1‘61. n
Ajnce, un rider matto, esagerati ; rilo io Rmerra ( Icouol ). Secondo le pittu
nico, un rider luoivo, cl'l'em‘nimto; riso re che ne flnnoi poeti, ei Cill'11llfifl~t e
megarico, un rider fuor di proposito ed lento pnsso , col capo e gli occhi bassi e
oltraggioào. - Zmob. Aut. 1 . c. culle mani congiunte sul petto.
Dingenian. Cent.3, 0.8’) e 88. ’ Rtsronne. Si adopera di qnull paro
" 2. _ ( lcn'ul ). Si dipinga in vario le per esprimere il rifacimento di nlcuno
maniere. Ora è. un giovine ugo , vestito p\rtl d‘ un lntico che ci nono perdute , o
di vari colori in mezzo di un verde 0 [io che non si son‘) mti ritrovate. Gli è CUI.
rito pratoI con in capo non ghirlande di tint‘l dil'iicile il conseguire nelle rrstaura
rose che cominciano ad aprirci; ore Irene zioni lit perfetione dell’ arte, e la verità
in mano un‘ maschera contrall‘nh che VI del costone degli antichi, che si può dire
00nterupllndu; e talvolta è vestito di abito q-mi i.npmlbile il poter rislorare pe:l'et
BIS. (27") BIS. y
temente. Quelta pratica in l'atto cadere in legni colorati, dietro le pittura antiche
errori molti autiquarii , i quali han preso che ai trovano nel gabinetto del cardinale
per antichi delle parti riatorate, oppure Albani. L‘ aulico padrone della statua di
non han giudicato che l0Vtl disegni che Cesare che lrovali al Campidoglio (1'Iflf:
non indicavano con caratteri dlllintl le re fei, stat. antiq. tab t5 ), seguendo 1' in
.vlaumzioui. Il dotto Wlnokclmann più di terpretazioue di un poeta Romano del II
ogni altro ha fatto couoacere gli abbagli in colu paaaato( Concouo d’ Acoad. di \S.
cui tono caduti molti ICril.loni, e credia Luca , un. 1738 ), lia preteso che il filo
mo bene di qui riportarne alcuni dietro la ho collocato nella mano della statua lud
scorta di questo celeberrimo antiquaria detta indicano il deaiu'eno del dittatore di
u Fubretlt , dice il medesimo ( Prr/ll giungere alla suprema autorità; e non ai
zione della storia dell' arte ). ha voluto è avveduto che le due braccia non anno
provare con un blsso-Iilievo del palazzo che restnuraziom' moderne. Spt'nce non
Mattei, rn prelentaute una caccia dell' im avrebbe perduto il mo tempo a «hseertlt’o
peratore ballieno ( Burlolt' ,admirandll nullo acettro di un Giove ( Poi; melis,
aut. ta6. 24 ) , che [in il’ allora si ferra dialog. 6, p.46, not. 3 ; le lvease oner
vann i cavalli all'uso moderno Fubrelli vato che il braccio e moderno , e per con
de column. Trajan. e. , p. 22 . Mont leguenzl anche lo acettro.
_{‘auc. antiq. expl. I. .p. 79) ; e non Coloro che fanno diaegnare gli antichi ,
Il fatto oaaervazione che i piedi del ca dovrebbero far le nare con dei punti le '
vallo , che gli fornisce la li" prova è una parti rifatte. u aaervereruo , prolegue
restaurazione fatta da uno scultore. Winckelmann, che le statue antiche di
u [Hong/‘aurora , veggendo un piego od porfido non hanno nè la testa , Iii: le ma
un blalotw, il quale e moderno, nella ni . nè i piedi dello stesso metallo. Gli
mano di un preteao Castore 0 Polluct antichi staluarii solevanii far di marmo qug.
della Villa Borghese, s‘ immagina che rap< ate eatrennt‘a. Nella galleiia di (Sinai , che
premuti le leggi del siunco nelle corte ora fa parte di qui Ila di Dreada , eravi
dei cavalli (‘ Montfizuc. nnL ezpl. b I , una tenta di Caligola di pmlido; ma
p. 297 ). Secondo lo Meno autore, un questa testa i’ m0dfirua , e copi il: da quel
piego aimile, pur asso moderno, nella ma la del Campidoglio in b-aulto. Nella Vil
no del .Mercurio della Villa Ludoviai UH. la Borgheae rvvi una testa di Vespola'am
senta un'allegoria dil'licile a apicglrli. ri anch'eua moderna. Gli è vero che a Ve
slano, dmertando sulla famosa Agata di S. nezin veggonsi quattro ligure le quali, col
Dionigi, prende la coi-reggia dello scudo locato due a due , ornano l'ingrealo del
del prete» Germanico per articoli di pa palazzo del Doge, e ton fatte d'un lul
ce ( Commmt. flirt [- l , p. 106 ) ceppo di porfido; ma non etto lavoro dei
n IV/iri'g/it (Observ. made in travela tempi poste ‘ori 0 del medio evo.‘ e bito
througlz France etc p. 265 ), riguarda su. credere tlie Girolamo llluggt' abbia
come veramente antico un violino nella lvuto ben poca COSIIÌZÌOUG "lell' aite , per
mano di un Jpnllo della Villa Negroni , aver pl'Cla‘fl che qucale fiGLII'B rappresenti
e cita pur come tale un altro violino, cui no i liberatori d’ Atene : Armadio o Ari
tiene una piccola figura di bronzo conter. .tlogi_lone. n
vela a Firenze e citata anche dalll Jdia (I E d'uopo ourrvare, continua lo stesso
son ( Rema'lrs, p. 24| ). W/tright cre Winclrelmarm (In. dell'Arte li, 6 ), che si
de difendere la nputazione di Ruflhello, trova un'infinità di figure anticamente dan
losteuendo che questo sommo pittore pre nrggtttte o anlicnmente ristnrate. Ma questo
se la lorrna del violino, che dà ad Apol rettaurazioui sono di due apecie, e concerno
lo nel MIO famoon quadro del Panino al no o le mendo del marmo o le mutilazioni
Vaticano , dalla aurtiferita atatuau:he il delle parti. Quanto alle mende della materia,
Bernina non ha restaurata che cento cin vi ci rimediava cou un cemento di marmo
quanti anni dopo Il’qfliaello. Con altrettan pento . col quale ai riempivano i buchi o
la ragione si potrebbe citare un ()Ijfm con le cavità, come ho fatto os<evvare rulla
un violino aovra una nietra incisa ( Maf guancia d'una afioge che ai vede fra gli or
fei Gemme l. ) Nello ateneo mo ulmel‘lti d‘ un altare danneggiato. Questo
do ai è. creduto di vedere aull' nntica.vol altare , che fu Scoperto nel 176; nell'iso
la dipinta del tempio di Bacco vicino a la di Capri nel golfo di Nlpmlt , trovasi
Roma , una piccola figura t-nente anch'eua nel gabinetto del signor Haullilton , nella
un violino ( Ciampiui , wl. monnm. t. 2 ‘tessa città di Napoli.
M6. 2| ) Pietro Santa Bulluli che aveva « La rettnurazi_onc delle parti muiiliite
disegnato questa figura , conobbe poscia il f1cevaui , come ai fa tuttora, col mezzo
ano errore . e acancellò queato violino iu d'un mflb€hl0 che introclncavaai nei buchi
tigliiit0 sulla IDI tavola, come ti può teor praticati nella potzîone danneggiata , e in
gere dalla prova da esso unita g_' suoi di- quella ai aggiungeva pr’r Cutnliiaciil‘0 e rila
Diz. Mii. lo
BIS. (2712) BlS.
nire le parti. Questo maschio inventi flate Campidoglio I'Ì difese lanciando le statue
è di bronzo, ma se ne trova anche di l'er contro gli assnlilori ?
ro , come scorgesi nel famoso Laocoonte , Non tutti i pezzi, commessi nelle st.=tue
nel quale è praticato dtetro la base. Si antiche , sono restuumzùmi , o aggiunte
preferisce però il rame al ferro; imprime. moderne. Fin dat primordj dell' arte si
cliè la sua ruggine non è noccvole àl mar aveva l‘ uso di lavorare separatamente le
mo, mantra snvertli volle succede che il teste, e adattarlo poscia ai tronchi; la
ferro faccia delle macchie , pll'lltulll‘mgn qual cosa chiaramente: si può scorgere nel
te Illfll'tllè n penetra l'umidità Queste le teste di Niobe li delle sue figlie, e
macchie , col tempo , prendono dell'esten nelle due Palladt' della Villa Albani. Le
sinne, ciò che è. evidente nelle ligure mu Cariatidi scoperto non ha guar't in vicinan
tilate dell' Apolio e della Diana di Baia. za di Roma hanno pure le tette commer
Soprattutto nella prima si vede che il fer se; e qualche volta praticavasi la stessa
ro ,<il quale è apparente anche al giorno cosa rispetto alle braccia , e ne sono un
d'oggi , e serviva gi‘a un tropo a tener esempio le due Palludi sopra citate.
ferma la testa, anticamente rrstorata ed RISURREZI‘JIII ( Iconol. Una temmiua
ora perduta, ha fatto ingiallire la metà del nuda che sorte da una tomba e tenendo
petto. Per guarrntirni di questo inconve. una fenice fra le mani, s‘ innalza in
niente si aveva cura di introdurre de: ma arie.
schi di bronzo fino nelle bari delle colon 2. - ( Mir. Mauro. )Una tradizione
ne e dei pilastri, come si può scorgere Musulmana porta che il demonio conside
nelle basi dei pilastri del tempio di Seta rando un giorno il cadavere d'un uouto
pide a Pozzuolo. gittata dal mare sulla spiaggia, il quale
u Nulla I“ più naturale che il dinasti era stato divorato degli uccelli carnivotie
din'c, in qual tempo dell' antichità tutte dai pesci , vide che era questa una bella
queste opere dell' arte sieno stato mntilnte occasione di tendere un’ insidia agli nomi
e ristoro”. Di lutti deve sembrsr molto Di, per rispetto alla risurrezione.‘ rt Impr
Ill'mr0 che ciò sia sueceduto in un tempo rucchè finalmente, egli diceva, come mai
in cui le arti erano in fiore; e pure il co potranno gli uomini capire che le membra
sa e incontestabile. Da una parte è d’ un. di questo cadavere disperse nel ventre di
po credere che questa mutilazione abbia tanti differenti mirtilli , possano riunirsi
da prima avuto luogo in Grecia, sia nella per formare il medesimo corpo nel giorno
guerra degli Arhei contro gli Etolii , in della generale risurrezione. » Dio cono
cui questi due popoli sfogarono la loro scendo il progetto di questo nemico del
rabbia contro i pubblici monumenti , sia genere umano comandi‘) al patriarca Abra'
pur antro nel trasporto di quelli mummie". mo di andare a passeggiare culle rive del
ti a Roma. D'altra parte sua quanti assalti mare. Abramo obbedl. Il demonio non
ebbero a snlliire le opere del!’ arte in Ro mancò di presentarsi a lui coll' aspetto di
ma. Ciò che rende , più d’ ogni altra Co. un uomo confuso , e di proporgli i suoi
sa , molto verosimile che le mutilazioni dubbii sulla risurrezione.» I vostri dubbii
dei monumenti siano avvenute nella slelila non sono ragionevoli rispose Abramo. Lo
Grecia. sono le statue scoperte a Baia; im stovigliajo mette in pezzi un vaso di terra,
perncchè in quei luoghi dove i Romani e lo rifà, quando vuole, colla stessa terra.
avvvaun le il re superbe case di piacere , r‘ Ciò nullameno , secondo il Corano, Dio
l‘ isteria non ci apprende , che dall'epoca disse al patriarca : (l Prendete quattro uc.
drll' introduzione delle arti in ltalia lino colli, fateli in pezzi , portatene le dille
alla loro decadenza , vi simo alati coerci l'€llll parli , auvrs qtuatlr0 monlngoe sepa
lati atti di omtifità. rate; poscia chiatmteli. u Quali quflllt‘0
Le. arti essendo cadute‘, dopo gli Anto uccelli erano una colomba , un galli) , un
nini, in una decadenza totale, egli è pro corvo ed un pavone. Abramo, dup0 ave-li
halnle che più non si pensasse a ripararei fatti in pezzi, ne fece un’ esatta notnrnia,
monumenti danneggiati; e 1' ha luogo a gli stritolb in un mortaio, ne fece un sol
credere che le opere dell' arte, scoperte 0 cumulo , che divise in quattro ptttlioni ,
da Scoptiusi nelle vicinanze di Baja, siano e le portò sulla cima di quattro dill‘crentt
state tr;tspnrhte muti'ale dalla Grecia e montagne; dopo di che , tenendo in ma
poscia ristorate in Italia. Lo stesso potreb no le loro leale che aveva conservate li
hesi dire presso a poco delle produzioni chiamò separatamente col loro nome. Cia
dell' arte IIOHIIC a Roma; ma quivi han» scun d‘ assi ritornò tosto a ricongiungersi
no sollertn ben altri disastri. Di fatti quan alla propria testa , e via sen volò
un non deblwnn essere stati danneggiati Turclti e i Maomettan't riguardano la
gli antichi monumenti dall'innendi0 di Ro fine del mondo e la risurrezione generale,
ma , sotto Nerone , e nel tumulto di come due articoli importantissimi di reli
Vitellia, durante il quale chi trovavasi nel gione e di fede. Secondo alcuni, questa
BIS. (2713) KIT.
riaurreft‘one seri puramente spirituale, va perché si possano trovare più l'aciltmntei
la a dire, l’snima non lini! c e cangiar di e , se l'oste possibile , noi sputererncno
dimora, e abbandonando la sua spoglia cziandio lempre in uno stesso luogo. aa
mortale, ritornerà nel soggiorno, daddove " Rl'llla'l'a am.t'rarm La ritirata dei die
auppnnesi che DIO l‘ avesse tratta per col c| mila di Senofimte è la più celebre che
locarla nel corpo umano; ma ueeta opi si possa ci'are. ‘ se ha fatto l'ammirazio
nione non è la più generale. l%aometlo e ne di tutta l'arnichit‘a , e lino ad ore non
gli Ebrei , prima di lui, per provare la havvene alcuna che possa esser paragonata
possibilità della risurrezione di un corpo alla medeaima.
da lungo tempo disperso e annicltilito in I dieci mila Greci che avevano seguito
certa qual man‘era da una infinità di ri il giovane Ciro in l’ersia, trovavansi , do
voluzioni della materia, hanno supposto un po la} perdita della battaglia e la morte di
primo gerun- incorrultibile del corpo , un quel principe , abbandonati a se stessi, e
principio , per cui due , intorno al quale circondati da tutte le parti da nemici. Clò
e pel cui mezzo tutta la massa del corpo nullameuo la loro ritirata fu condotta e
riprenderi l'antica sua forma. Secondo i diretta con tanto ordine ed intelligenza ,
Giudei , non rimane del corpo che l'osso che a malgrado degli ef0‘li dei Persiani
chiamato luz , che serve di fondamento a per distruggerli, e gli infiniti pericoli a
tutto l'edificio. Secondni Meoruettani , cui l'orooo esposti nel dtflerenti paesi per
non rimane che quello da essi chiamati.) cui dovettero passare , surmontarono tutti
nl-aib , conosciuto dagli anatomici sotto gli ostacoli e ritornarono finalmente in Gre
il nome di coccyz , e situato al di sotto cia. Queata bella rilimtu si lece sotto gli
dell'os aucrum. ordini di Seno/Zante , il qusle , dflpfl la
1Vlit. Pere. l Parsi o Guebri anno di morte di (‘learco e degli altri capi falli
opinioni: che i buoni, dopo aver goduto trucidare dei Persiani , fu scelto per gene
tutte le delizie del paradiso , durante un rale. Si fece nello spazio di otto mesi ,
certo numero di secoli, rientreranno nei durante i quali le truppe fecero Cirttts 6'ao,
loro corpi, e ritorneranno ad EILHÌEÎI! quel leghe in cento ventidue giorni di cammino,
la stessa terre in cni avevano vissuto ; Rrroee , vaso per bevere , in forma di
ma queata terra purificata cd abbellita sarà (Mirto , che si trova spesse volte sui mo
per essi un nuovo paradiso. numenti bacchici.
Illil. Gli abitanti del regno di ' ltrranro. Non v'ba nulla di t=nIo
Ardra , sulla costa Occidentale dell'Afl'rica, arbitrario quanto i ritratti degli antichi ,
credono che gli uccisi in guerra sortano pubblicati da Fulvio Ursino.
dalle loro tombe dopo alcuni gtorni, e Il maggior numero dei ritratti presso
rinrendano una nuova vita. Quella opinio gli antichi erano eae uiii in medaglioni
ne, cui la ragione diaupprova, è una felice nominati clupeat' dei mnani , vale a due
invenzione della politica per annotate il ritratti in lnnnzooin altro metallo,iquali
coraggio dei soldati. mano rotondi, e si dedicavano nei templi.
Il’ltt. Peruv. Gli Amntae , dol'ori e lì La parola clupeuns era distinta da c{ypen5
losoli del Perù, credevano nella risurrezio lo scudo, di cui aveva la forme il ritratto
ne universale , senza però che il loro spi che vi era rappresentato. Egli è per que
rito si eatendeue più in la della vita ani sta cagione che i rilralli degli imperatori
male , per la quale dicevano cui di dover i quali ai afliggeveuo alle insegne militari,
della punta superiore lino alla m=L~ì della
l'isuecitare, e senza attendere ne gloria , nè
supplizj. Avevano una cura itraordloarii! asta , erano di tal sorta di Ictttli. E certo
di mettere in luogo di sicurezza le unghie nullameno che nalclxe volta si è usato
e i capelli, e di naeconderli nelle fessute indrfl'erenleruente una e l‘ altra parola ,
e nei buchi delle mursghe; e se per av per indicare un ritratto in medaglione.
ventura , i capelli e le unghie coll'andar Noi abhiamo alcuni ritrnllt in piedi, ili
del tempo cadevano in terra . un Indiano re , di principi, di generali Illlltlll; ma
accorgendosetn, non mancava di prender non era riservato che alla follia di Nerone
li e di rineerrarli di nuovo. 1: Sapete voi, il farai dipingere in piedi aur una tale di
rispondono i Peruvianu acoloro che gli in centoventi piedi di altezza. Plinio ce lo
terrogano su questa singolarità, « che noi apprende ( L 30, e. 7 ) ,- ecco le sue
dobbiamo rivivere in ueatn mondn, e che espressioni: Et nostra: eduli: in.mniam
le anime sorliranno da le tombe con tutto e: piclura non omt'ttnm ; Nero Pri’w‘7"
ciò che avranno del loro corpo ? Per im jusreral eolotseum se pingi CXX, pedana
pedi" adunque che i nostri corpi non sia in linte0 , incognitum ad hoc rempur.
no in pena nel cercare le proprie unghie Questo fatto estremamente singolare ed
ti i capelli ( imperncchè nel giorno dellaunico nella storia, ha l'ornttn a Caylur lil
risurrezione vi sarà gran calce e ran tu cune riflessioni troppo curiose per passarlv
multo ), noi procnriatuo di teneri uniti, sotto silenaio.
HIV. (2714) BOB.
e: Primieramente , dio’ eg'i ; questo fatto coronata di rose , le cui spine indicano le
.ci indica i grandi mezzi di esecuzione che acuto punture della gelosia. La catena di
li artisti di que' tempi potevanomvere. oro , che ofli'e in atto grazioso, significa
ha quel colosso è stato bene eseguito, ed che i doni servono spesse volte di potente
erasi come si vuol dire, d’ eflètlu , del soccorso. Ai piedi le si veggono due mun
che non si può quasi dubitare , ( poiché toni che cozzano fra di loro.
Nerone l'csp0se alla vista di tutto Il po Rrvrrruzsza , Dea Romana, ligliuola del
polo ) , si deve riguardare quest'opera l'0nore e della Maestà. - Quid. Fast.
non solo come il capo-lavoro della pittura, RIZIUM , nome dato dagli antichi ad una
ma come una cosa che pochi dei nostri specie particolare di radice rossa che si
moderni sarebbero stati capaci d‘ imma i traeva dalla Siria , e di cui le donne Gre
nare e di eseguire.Michelangiolo l'avre - che si servivano per imbellettarbi il vis 1.
be osato , e il Coraggio t‘ avrebbe dipinta Plinio che ne fa menzione più volte , la
imperocchè nessuno ha veduto la pittura in chiama in latino radi: lunario; ed è ca
grande quanto quest' ultimo. Le figure co dato in un grande abbaglio, avendo cori
lossali della cupola di Parma , eh‘ egli ha fuso il rizium di Siria collo strul/u'um dei
tentato il primo , ne sono una prova. Greci. Egli è molto veristmile che il
fuor di dubbio che una aimil opera di pil rizium fosse una specie di ancusa, une/rasa
tura non sia più difficile di tutte le cose radice rubra , che cresceva in abbondanza
di scultura,- imperocchè in quest‘ ultimo in tutta la Siria, e che era molto propria
genere ogni parte conduce necessariamente a fare il color rosso che le donne greche
alle proporzioni di quello che la seguono. si applicsvano sulle guancre.
D’ altronde la scultura porta le ombre con “' ROBIGALII , feste inatir.uite da .Nu
sè, e nella pittura è d'uopo collocarlo, e ma , nell' undecimo anno del suo regno a
per cosi dire , crearla successivamente; è e che i Romani celebravano in onore del
necessario infine d’ aver una così immensa DIO Robigua, per pregarlo d’ impedire che
macchina tutta nella tenta , e che non ne la golpe guastassc le biade. Queste feste
sorta, per le proporzioni ed i caratteri non celcbravansi il settimo giorno prima dehe
solo, ma per l’ accordo e l’efl'dto. Or Calende di maggio , vale a dire , d’ aprile
dunque lo spirito deve agire molto più in) eroccbè gli e n quest'epoca che la co
per un quadro di un'estensione tanto pro stellazione maligna tramonta, e la rnbigine
digiosa, che per qualunque colosso si possa e la golpe rl-nneggiano le biade che Sono
fare in iscultura. sulla terra. Si offrivano al Dio in sacrifi
a Questa immensa produzione dell' arte zio una pecora ed un cane con del vino
fu esposta nei giardini di Mario , circo e dell' incenso.
ntanza che non deve cangisr nulla alle no “' Ronco o Ronco , Dio della canapa‘
stre idee _, imperoccbi: non prova che que gna e dell' agricoltura presso gli antichi
Gli spazi risct'vati fossero in Roma più Romani. Invocevaai per preservare le bisdc
estesi di quello che noi crediamo. Il ter dalla rubigioe e dalla golpe, robign o ru- .
non essendo tanto caro., e le case tanto diga, da cui prese il nome. Aveva a Roma
vicine le une alle altre , la distanza neces un tempio con un bosco, nel quinto rione
saria pel punto di vista di questo uadro della città , e un altro tempio sulla via M)
non era molto grande. La regola ‘la più mentana, fuori di porla Capcna.
semplice del punto di vista dà una distan I Rodii iuvncawno A 0110 contro la rug
za eguale all’ altezza ; aggiungiamotti due gine e la golpe delle gisele , e davano e
tese , percbè. l’ occhio possa abbracciare questo Dio il nome di Erilibio , formato
ancor meglio 1’ oggetto , e non avremo , d" 'sgwan'fin, parola che significa la golpe
mai più di ventidue tese; ciò che non è delle biade.
molto considerevole, se si pensa che i Roana (la Forza), figlia di Pallade e
giardini di Ìllario erano pubblici, e se si dello Stige.
suppone, con un’ apparenza di ragione , " Roana, luogo nelle prigioni di Ronl.'l ,
che si sarà scelto il terreno il più spazioso.» da dove ai prrciplllwm0 qualche volta i
Questo lavoro sorprendente. ma ridicolo delinquenti. Robur in carcere dicilur 1':
per se stesso , fu consumato dal fulmine , [nella qeo proem'pitatur male/ienmm ge
come se l'impresa fosse stata troppo teme una, qumi ante arei: robusta’: includeba
rariu per la pittura. Plinio riferisce nuda zur.- Frst.
meute questo l'atto come se fosse di tutta Altri per questa parola intendono una
la semplicità , pure non puoui riguardare specie di carcere, nella quale si rinchiude
che come un’ operazione dell'arte vers vsno i mnll'attori, carichi di ferri, evi pe
mente maravigliosn. riano o di fame, o strangolati. La stessa
Rrruau. - V. Lrsm. che descrive Sallustio, sotto il nome di
Rtuuu' ( Iconol. ) . Vico personifi Tullianum. nel suo libro della guerra di
cata per una donna galantemente vestita e Catilina. Est in camere locus quod Tul
ROD. (2715) ROD.
lianum op ellalur, ubi paullulum arisoen al rigore del eterno, nè all’ ardore 'dell' e
deris ad uevum, circ’ìtrr duodeciln pedi-s alale, sport-a di ameni boschi, e: di pere"
humi depresuu. Eum muniunt uudique ni fontane irrignta, era così fertile quando
parietes, ntque in.mprr curmra lapidei: fu coltivata dai Greci, che la favola dice
_/òmicións juncta , ud inuulta tenebra: , va esser ella stata ba nata da una pioggia
odore _/òeda , atque terribili: rjns _/21 d'01'0. il bel cielo i Rodi accreditato
me: est. aveva la tradizione, che Apollo isleast) l'a
Hocart. un Anni , figlio d’Adamo. vesse diueppellita dalle onde; e non pae
( Mii. Oriznl.). Secondo la tradizione , aasae giorno in che egli non ai compiano
era Il fratello cadetto di Seth, e possede ae di visitarla. .
va _le scienze le più occulte. Surkhrage, Ella portò aucceuiv»tuente IllVrl‘fii nomi.
sento o {gigante ponente che comandava Ofiua‘a, Astoria, Aetria, Trtnacria, Pec
in tutta ’ estensione del monte Caf, pre aa, Atabria, Macria, Oleua, Telckinia ,
go S_'tb di mandare a lui Rocail , prrcllè Pelasgiu, e finalmente Rodi. intorno alla
Io_a|utasae a gowrttflrt: i suoi alati. lo tal origine di quest'ultimo, Rhorlua, che tut
gli!“ Rocail diventò il vuir‘ di Surkln’age tana le rimane, diaconi: sono le opnunmi.
nella montagna di fini‘, dove dopo aver 30 Vuole: che provenga dalla parola greca
vernalo molti anni 0 secoli, e conoacendo, che a-gnilica Roaa , o perché quivi abbon
o per relazione divina , o per li principj dmm sono i rosai, o perché , gettando le
delle scienze occulte, che a’avvicinava il fondamenta di Lindo, trovoaai aotterra un
tempo della sua morte, volle esternare la bullone di rosa di mmc, o perché Apollo
propria memoria con un‘ opera mar-avi istesso cbiamolla Rhodo: in memoria di
glrosa. Di fatti, l'eco fabbricare un palazzo una Ninfa da lui amata,- ma gravi scrittori;
e un sepolcro magnifico, in cui vedevaai conto BO0Ìwrl, pi’eferllc0uo di credere, che
un gran numero di statue diddl‘erenti me quando i primi Fenicj approdarono in que
talli, fatte con arte taliunanica, le quali, ata isola, trovaudola plt‘nl diurpentr,l'ap
per mezzo di molle segrete, facevano tut pell*rono Gezirat Rari, ovvero l’ isola dei
lo mo che può fare uomo vivente. - Bi serpenti; la qual voce di Rod , cambiata
bl. Urient. dai Greci in Rhodos, suggerì poscia l’ idea
Rocca. - V.CouoccnrA. delle rose. Omèro, il quale dice che gli
Rocco Ancansac, o ROCOIJB Ancaoosac, abitanti di Rodi erano compartiti in tre
la cavalcata del vecchio senza barba divieioni, certamente. vuole alludere alle
(‘Mm Persa). feata che gli antichi Per tre citt'a Lindo, Jelisso o Jali.rso e. Carni
anni celebravano alla fine dell'inverno, o ro, ch' ci nomina in seguito , e che Ero
nella quale un vecchio calvo e senza peli, doto pretende fondate dalle Danmdi l'ug
montato aur un asino, e tenendo in una senti d‘ Argo dopo l‘ ucciaione dei loro
mano un corvo, correva per la città e per sposi. Probe ilmente l’ iaola di Rodi fu da
le Puzza, permettendo con una bacchetta principio abitata da genti Asiatiche; in
tutti quelli che incontrava.Queste masche seguito da colonie Doriche, partite da qual
rall_ rapproaentl" l'inverno. Bibl. che porto del Peloponneso, la potenza del.
Orlent. le quali ci accrebbe col loro Commercio _
' Rubano, fiume della Gallia Narbone di modo che è più che ‘erosrmrle cheI al
se, ha sorgente nelle Alpi Retiche, Ippiedi tempo d'0mero, l’ isola di Rodi C0ttleuel
del monte Adfll8, ossidi S Gottardo, ove se soltanto le tre città mentovate. in quan.
Ilìlta_vano i Lepontini, preaenterncnte Gri to a quella che porta il nome dell'isola
gl°m, e mette foce nel Mediterraneo prev isteesa, è certo essere alata edificata alcuni
so a Marsiglia. Ovidio ne fa menzione , aecoli dopo.
annovrrandolo nei fiumi che aeccarono pel Lindo era situata sulla costa Orientale,
[mo di Folonte e in celebre per un tempio di iliinervn.
i. Robe, Ninfa, secondo alcuni autori ; Siccome attribnivasi la fondazione di que.
madre di Feloute. sto tempio a Danno, fuggito d'Egitto ove
2.- Figlia clfll' indovino Mupso. aveva l'egnalu , cosi parimente gli venne
" Rom, isola celehratissima nel Merli attribuita la fondazione della città; e for
lerrflneo, vicino alle coste: di Caria , nel ae ciò avvenne difatti. Dicesi che in quel
lf A_era Minore. Tutti gli antichi gareggia tempio, ogni tre anni, si celebrava una fe
no in lodarla. Pindaro la chiama filllll sta (secondo Lattanzio dedicata ad Ercn'
di mera e apusa d’ Apollo. Orazio, L" le; ma più verosimilmente alla Dea tito
aano e [Marziale le danno il titolo di la lare del tempio), la quale nominava in
musa, d‘ illustre. Virgilio vanta il di lei imprecazioni; e che il rito ai aarebbe cre
vino,- Catullo, la nobile origine ; Cicero duto contaminato, e necessario sarebbe sta
ne e Qnuilili'ano entol'lliano l’ eloquenza to ricominciarlo da capo, se vi i‘--s>e stata
de'auot abitanti e la auperiorità loro in ronunziata una sola parola di benevo
lutto lo arti.Queata isola non soggetta nè orna.
ROD. (2716) IÌOD.
Camt'm era posta sulla costa occidenta be le mani aveva un braccio di giro , ed
le, e Jiili'sso sulla costa settentrionale. ogni dito era più grosso di molte statue.
SI dell’una come dell' altra nulla può dir Dicesi che in una mano portava un fanale,
si di particolare , aeuuoncbè formarono , che si accendes nell' interno. Fra i capitali
con la prima, tte repubbliche separate e che in esso si apesero, devonsi annoverare
indipendenti l’ una dall' altra , e furono itrecento talenti , prodotti dalla vendita
posiia abbandonate dalla maggior parte delle macchine che Demetrio Poli‘orcelc a
de‘ l0i0 alutanti, i quali andarono a stabi veva inutilmente impiegato, un anno intero
liisi nella nuova cittir che prese il nome per prender la città. Sessanta due anni
dell’ isola. dopo quest'epoca un terremoto lo ro
Queat'ultima fu edificata ai tempi della vesciò , e da tal disastro iRodii presero
guerra Peloponnesiaca. Ne fu architetto il occasione di spedire in Egitto , in Siiia ,
famoso Ippodumo di Mileto, quell' istesao in Macedonia, e perfino nella Bitinia euel
che gli Ateniesi avevano impiegato a fah Ponte, a raccontare la sol'li-na sciagura e
bricate il porto il’ Atene. Era essa dispo ad implorare soccorsi per ripararla. Furono
sta in f0iina d’ anfiteatro e circondata di questi, ai dice , cinque volte più Conside
mura: vi si vedevano Iargliissme strade , revoli del danno; ma, invece di rialzareil
magnifici edifizii, vaste piazze, e boschi colosso , linsero che I’ oracolo di Delfo lo
consacrati a diverse Deita. ro il vietasae , e fecero altr' uso del danaro
Non eravi, al dir di ó'trabmie, città al otteuuto.Ccsl questa grande statua rimase
cuna che la superasse, in bellezza non so rovesciata sul suolo ottocento uovantaquat.
lo, ma in savie leggi eziandio. Il tempio tro anni , fiucbè Illoaviat, uno de’ primi
del Sole, chiamato Elmn dai Dorici, pas calili , la vendette ad un ricco Ebreo che
suva per uno de’ iii belli di tutta l'anti ne ritrasss 720,000 libbre di rame , di cui
clutà: quello di fiocco, di cui parla Stru caricò novecento cammelli.
Iwne ( il uale dice che illodii davano a Secondo Diodoro, I’ isola di Rodi fu da
quel Dio nome di Thyonidos,vuce cor principio abitata dai Telchitii , popoli ori
rotta di Dioni.iios usata daglialti'iGreci), giuarj di Creta, che vi si stabilirono e vi
ornato era da grandissimo numero di qua inventarouo l‘ uso del bronzo e del ferro,
dri dipinti dal famoso Protogene. Altri di cui fecero , dice la favola , una falce a
y autori hanno data gran lode ai tempi di Saturno. Peritisaitni rom’ erano in astro
Iside, ili Diana, ecc., ecc. Oltre le rie logia , pt‘tvidero che l‘ isola loro do.
chezze, che la devozione di molte città veva esser coperta dall' acqua , e I‘ ali
avea quivi versate come Omaggi religiosi, bsndonsrono. Gli Eliaci , ossia discen
Plinio asserisce esservi state più di tre denti del Sole, vi si stabilirono. dopo che
mila statue di squisito lavoro; e un altro questo Dio la puigò del limo che deposto
autore , Aristide, aggiunge essersi quivi vi avevano le acque del diluvio. Furono
vedute più statue e quadri preziosi che in questii fondatori della tra città già da
tiitte quante le città della Grecia tolte iu noi nominate : Lindo , Canino e Jnliuo;
sierue. Interessante cosa sarebbe di cono sebbene altri pretendono essere stato fon
ticerue la cagione, la quale forse di ende' data da Tlepolemo, il quale costretto a
va dallo spirito del governo,- ma gli isto fuggire dalla patria per avere ucciso Lici
l'iCi sfortunatamente non ce ne istruirono. muio ersti in Rudi‘ ricoverato. Gli Eliaci
Percliè mai non furono conservati i ritrat erano eccellenti in multa scienze, dirnudoc
ti di Menandro, re di Caria, e di Enea, cliè , durante il loro regno , Rodi era sa
tiglio di Nettuno, dipinti da Apelle! lita in molto faina e in molta prosperità ;
Quanto la de loral'tlll la perdita di quelli per la qual cosa dovrebbe dirai che isuoi
di Perseo, i Ercole e di Telea n , di abitatori avessero preceduto tutti gli altri
pinti da Zenit‘, tanto encomiati da l'ini'o! popoli nello studio delle scienze , a la ri
Ma il monumento di Rodi , il più ge putazione degli Egizi , che si vogliono
neralmente conosciuto , si è il famoso co maestri di tutte le genti , sarebbe usutpa
losso eretto ali‘ entrata del porto, e collo ta; ma questo racconto di Diodoro è cosi
eato in modo che ambo {i piedi poggian favoloso, che non si può prestarg‘i lede
no sovra i due scogli che ne dilendevano Dopo gli Eliaci , (costretti ad abhfnd0
I’ ingresso , ed erano distanti l‘ uno dallo nar l’ isola , perché uno di loro, chiama
altro cima cinquanta piedi.Ecco l'idea che di lo Tungele, era stato ucciso dai suoi fra
lui ne dii Plinio : Di tutte le suddette opere telli, avvenimento e_he sembra seguito do
che meritano di essere vedute, nessuna dee po la guerra di Tr0]a,) i Dnrici si resero
preferirei al colosso di Rodi fatto da Care padroni di Rodi. Tutti questi diversi Oc
le di Lindo , discepolo di Lisippo. Egli cupatori dell’ isola . essendovi giunti per
aveva settanta cubiti d’ altezza ( vale a di mare, dovettaro necessariamente conoscere
re i05 piedi parigini), ed era rutto di ra I’ importanza della navigazione; e portaro
ma e internamente vuoto. Il pollice 6' am no queat' arte tant’ oltre , da rendersi_per
BOD. (2717) R0l). ‘
lungo tempo padroni di tutto il Mediterra messo a morte, le non avessero avuto ri
neo. Si è molto encomiats la savieua del’ guardo ella glorie scqtriststasr nei ginnchi
le leggi dei Rodii in tutto ciò che risguar delle Grecia. La stesse cosa si racconta di
da la marina; ma disgraziatamente non ci su. sorella Fertnicc , la quale essendo sta
rimane alcuno dei tenti autori che ne scris ta riconosciuta per donna a: ginoclti Olim
sero. Fa meraviglia la moltitudine dei gran pici , dopo la vittoria l'ipnrttrr da son li
di uomini che Rodi produsse, quando si glio, sarebbe stata condannata ad esser pre
legge il trattato di Mcursio sopra questa cipitata da una rupe , se non avesse otte
isola. nuto favore in riguardo della gloria di suo
Dei primi re di Rodi nulla di certo può p; dre, de‘ suor frsttlli e di suo tiglio.
dirsi. Un Tlepolemo, probabilmente que Dopo Dnrìrn , umbra che in Rodi na
gli che vuolsi fondatore delle tre stnrtl'e lcelse pualcltts rivoluzione; imperocrbè
vite città , accompagnò Agamennone nel trovasi ra' suoi re una dinastia di Are-le
la guerra di Trn’a, e lasciò il governo pindt'; ma questa pure non duri‘) , ed una
tra le mani di due. Gli autori nfln son d‘ altra rivoluzione cambiò Il re-me un repub
accordo lulll sorte di questo principe, poi blica. Durante questo governo i Rntlii acqui
che gli uni raccontano che rimne ucciso stsrono somme gloria , si rendettero poten
sotto le morti di Troia per mano di Sorpr tissimi in mare, e innderonn lontane colo
done; altri che ritornò carico delle spoglie pie: le principali sono : Rodi sulla costa
della città nemica. Pausania parla di un orientale delle Spugne, e Pnrlcnope in
principe chiamato Doriro, che si suppo. ltalia.
ne essere stato re , poiclrè suo gglia lo fu Ma questo stato ebbe le iVt’fltrtrfl degli
in seguito. Questi area nome allagele. eltri stati di Grecia , cioè di essere in pre
Avendogli l'oracolo Ordlnnh'dl sposare la da a due lozioni, conseguenza necessarie
ligli.i del migliore fra i Greci , prese per della loro costituzione politica; imperoccliè
moglie la terza figlia di Art'rlonsene il la repubblica Il divideva in due parti , in
Messenia. Ebbe per figlio Diagnrn, cosi nobili e in popolari. Dopo evrr‘e nella guer
commendevnle per le sue virtù , che mer ra del Peloponneso preso parte alternativa
ti) di dare il suo nome ad una dinastia di mente per gli Ateniesi e per Lacedemoni ,
principi, che regnsrono poscia, e si t‘liin. prompper0 in aperta discordie. Il popolo
mnrono Dingoridî. Tutti non Sono conoscin. si dir: isrò per Lncademone , ove il gover
ti. Lerzia fa menzione tll Euogorn , me no era monarchico. Quest' ultime fazione
non riferisce alcune particolarità del suo prevalso, e in Rodi ci itsl)ill l‘ Irittlocre
regno. zut. ,
Cimbalo viaggit‘) nrll'l‘Îgitto, vi in!» gnò Sill‘ettn condotte dispisrqne agli Atenie
la filosofia, e, dopo il suo ritorno, ai acqui si , i quali trll‘ettarono nel loro procedere
atò tanta riputszfinne di slpienza che in an e nei oro trattati di tener Rodt e parec
noverslo fra i sette Savi della Grecis. Al chie altre isole in una soggezione qua
la una morte, non avendo figli maschi, Ii scrvile; portarono tento oltre questo abuso
lasciò la corona ed Eraslùle, uno dei di. di potenze, che l’ anno 365prima dell' Era
scendeuti di Diagora. Questo principe , e volgare. scoppiò contro di essi la famosa
pureccbi de’lnoi successori sono conosciuti. guerra degli alleati. Capi di questa lega
Diagora ll era contemporaneo di Pin erano Rodi, Con, Chio a BIZ-IJIIZÎO. Le
(laro , il quale ne celcbrr‘t le lodi, qmmtlo guerra non lorll vttnlnggiose sgli Ateniesi:
fu vincitore ai gittflcbi Olim ici , lslmici, furono essi costretti di fsr la pace, e di
l\ernci, Argivi. Ebbe tre figli, che furono riconoscere l’ indipendenza delle città col
vincitori in Olimpia nella stessa epoca. legate.
Quando ebbero essi ricevute le corone , poco tempo dopo cercando i Rodisni di
corsero al padre che era presente , gliele vendicarsi di Illau.tolo, re diC'til, Cl"! in
p»sero in capo, e lo portarono in l.linhf0 Rodi lvea messo guarnigione, il popolo e
attraverso delle moltitudine. Egli moti di i nobili riuniti si arflJllt’out) contro la CI
gioia Iellt: loro braccia. Dorr'eo, uno dei ritt , ove allora regnava la celebre ArIrmr'.
suoi figli , si lui snccedctte. Egli è citato , sia. Esse , per un astuzia giustificata forse
piuttosto come- un grande atleta, che co del diritto di guerre, rinsc‘t a far abbando
mr un gran re. Fu tre volte vincitore si IIII'C ai Rndii le loro navi per rendersi in
ginoclti Olimpici, otto volte egli lstmici, folle ad Alicarnasso; e mentre uccideva
sette volte si Nemel, el una volta ai Pitti. perle di loro , e parte ne tenea riginnie
Fu scncciato dal trono, ciò che potrebbe ri, le sua flotta s' imp-droniva quella
provl"e di’ ci ponesse più mente alla sua di Rodi, fecea vela versols città.ri poneva
ripulhzione d‘ atlete che al bene del go |t morte i primari fra i cittadini, ad erige
verno. Fu tnttsvie rielriemsto, e prese per va in meno a Rodi un trofeo di questa
tilo pei Lacedemnni contro gli Ateniesi. vittoria. Sillìnto stato di debolrun e di
Lo fecero questi prigioniero e lo svrebbero umiliazione fu di breve durata: sia che la
, R()Il (2718) RI)D.
forum-a arringa di Demosterte’per la liber Ma la aliml che I Rodii ai erano acqui
tir Ile‘ Radium‘ abbia eomrnuaao gli Atenie alata valle Muto ,che d'ogni_marte venne
ai a segno di aoccorrerli , Il" che venendo ro loro spediti viveri, materiali o danaro in
a morire la regina Artemisia, le loru: io al gran copia , che si può dire aver eaai
le dei Rodii abbiano baatato a ip€’Llare i ricevuto assai più che non nveauo perduto. _
lor ferri , in breve tempo ricuperarono la Si collegarono p0acia con Altalo , re di
llltt’\llt. Pergamo, contro Filippo, re di Macedonia
Allorchè Aleasnndro ai l'em- dichiarar aopra cui riportarono molli vantaggi. Al.
generalissimo dei Greci, I Rudiani ai mo leatiai coi ‘Romani , li aecondarono con
strarono molto aollecili a eqznire le me in molto zelo nella guerra che avevano con
segue ea riconoscere la sua flulorllà. Dicesi tro Antioco , re di Sino; courhattel0no
che questo principe aveva in tema confide perfino glmiosamente contro un’ armata
t‘illiuue il loro attaccamento, che aveva navale comandata dal famoso Annibale; e
deposto nelle mani dei Rodii una copia del ai acquirtarono in aonnna tanta lode preaso i
nu.. teatamenro. Dopo In una morte al ri» Romani che inflnirono nella loru condotta
bellarono , o iuttoato riacquivtarono la politica e li perauaeero a metter ordine
loro libertà. A .r.randro gli aveva trattati nelle cose dell' Aiia, in maniera da coo
come alleati; non volevano eaaerlo come server‘ ql.ltlll tranquillita.
audditi. L‘ influenza dei Rodii ai (1'. fatta aentir
Essi osacrvarnno un stretta neutralità fra egualmente nella guerra dei Romani con
i generali di Alessandro, che, cnll' armi trn Perseo , e di qzw_at'ultitn0 era alata in
alla mano, si dividevano l' impero di lui. ogni III-Itil0 l'icercala. E benai vero che non
Antigono non avendo potuto coatrinserli aetnpre i Rulllunl furono contenti della
a dichiararai in tuo favore contro Tolomeo condotta de’ Rodir; ma un avvenimento
re d’ Egitto, apedì contr’ essi ano figlio importantiaaimo rtriuae vie maggiormente i
Demetrio , il quale pe’ anni talenli milita nodi de’ due popoli. L'anno 88 prima del
ri meritoui il nome di Poliorcvle, e ai I'Era volgare , Milridatc aaaetliò Rodi ;
presentò innanzi alla città con ooo navi di ma dovette ritirarai.
guerra, 170 di lraaporlo, e ci ca 4000 no In seguito, quando i Romani furono di
mini di sbarco: mille barche parlavano i vini fra 10|0 , e che il prrllln di (usare lo
viveri e le macchine di guerra. riconosciuto diverao da quello di Cassio ,
Il coraggio e l‘ amore della patria trion gli alleati di Roma dovettero necessario.
farono del numero e della forza. Si fece mente leguire le fazioni, e i Rodii abbrac
ro sortire dalla città tutte le perenne mu cinono quella di Cesare; per la qual en
tili, si aaaicurarouo delle -nsioni a quelle un furono battuti e indegniinientc trattati da
famiglie che perdeaaero mila guerra quelle Corsia. Nulla di meno , dopo la morte di
persone ne fosaero il sostegno. In seguito lui, Marco Antonio reatllui loro gluanti
ai difeeero con tanto valore e con nn'atlié chi privilegi, donò loru parecchie iwle, colle
vit‘a ramo incurante, che dopo aver con» quali si dipnrtarono essi cosi male , che
r,iderevolmente HCEIX'IIIO il numero delle furono obbligati di rimetterlfl in libertà
truppe di Demetrio, abhruciato la maggior Sotto i primi imperatori , Rodi ebbe
parte delle aue macchine , e tesa inutile ancora qualche splendore: Compresa porci:
quella che, Sullo il nome di Elrpolo, sor da Vespasiano fra le provincie Romane ,
paarnva tutte le altre in grandezza e in e ridotta a pagare un annuo lribul0, da ‘al
effetti, finalmente ottennero I. parte a con l0ra in poi la sua storia non fu più interes
dizioni vnntaggimiasime. Lo ateneo Deme aante.Ella seguì la sorte dell'0nenteall’arrivo
lri'o , io se no dell' alta lllfl~H che ave: del degli Arabi. Ciò che poscia avvenne di
valore da’ ndii , fra’ loro dono di tutte lei non appmiene alla storia antica , e qui
quelli: macchine che aveva «adoperate contro termineremo un articolo l’orae un po'tr0p.
di essi. po dill'usa; ma pure intereaaantiasimo per
Appena i Rodii si furono rimessi dai dan gli atuclinai drll' antichità.
ni di questo assedio, che aveva sparso la " ‘A. - ( Iconol.). Sulle medaglie il
lOI'-i gloria per_ tutto il Mediterraneo , ai simbolo di Rodi siè, da una parte la te
diedero più che mari al conlmercio,erliven sia del Sole, dall'altra una non , o , Co
tar0uo il popolo il più potente della Grecia. ma altri vogliono , un balauatium , apecie
Una guerra sopraggiunta contro i Bisan di melagrano. Se quel fiore è una roaaI fa
lini , ferrr dirigere per qualche tempo le cilmente se ne scorge I’ allusione col nome
forze dei Rodii verso quelle parti: essa di 3041’, che in greco blgnilica rom: se
terminò felice-Dente. Il terribile terremoto egli è un balaustium , giova sapere che gli
Che rovcsciò il coloeao , e la ‘maggior par antichi ae ne servivano per la tintura di
" "li-gli edilizi~ pubblici e particolari , porpora , e il gran commercio che i Rodii,
iucceau: poco tempo dopo la rncuziunata facevano delle stoffe di questo colore, Spie
guerra. ga il perché abbiano cui nelle loru meda
ROD. ('17‘9) BOB.
glie. scolpito il Imluttslt'um. Vi sono poi de città cui diedero il nome. Apollo oidinò
gli altri lil0legi i quali dicono, che quello loro di sacrificare a Minerva prima che il
liore sia invece quello del cislio , piante tutte le altre Deità : ne furono ricompen
da citi causi il ladunum. sati con una pioggitt d’ oro , vele l dire
lo qualche altre nwdaglil vedeeei pure con molte ricchezze , e con somma abili
una Vittorie che cetnmìna , ein qualche tà nelle arti. Alcuni citano qui Elio inve
altra l‘ acroflolt'um. - Vcdi Acttos‘t‘omo ce d‘ Apollinr, - V. Rom.
nel Volume di Supplt'mento. 3. - Piccola regione del Peloponne
I. Bonn , una delle Ocecnidi , amata da so consacrlll a MICIODC , figlio 6' Escu
Apollo , diede il tuo nome lll'iaole di Ro lapio.
Rotmcnoo , color di ram , epiteto d‘ A
di. - Hesiod.
' 2. - Una delle figlie di Danno. - polline. - Antolog.
Rononrnno , che ha dita di rose , epi-‘
Jpollodoro.
Rouxcnsr , Deità degli antichi Germani telo dell’ Aurora in Omero. l‘.tiut, f)JOYI
che portava sul petto una testa di bue,sul rose Jaurw7tor, dita.
capo un’ aquila, ed una picca nella mano " Ronwovru., figlia di Fronte ,re dei
niniitrl. Probabilmente è la stesue che l‘2rti, maritttttt con Demetrio Nicarmro
Radegast. ' re di Siril, già prima ammogliato CUu
' RODIo (il dirà/o) ,jus Rhodium.Co. Cleopatra , la di cui W‘ndeltl ecoppib in
al cliumacì il Codice delle leggi dell' iso. modo così tremendo. d’ u0p0 leggerne
la di Rodi intorno ai neul'ragit e egli altri il raeconto'in A piano Alessnndrino.Cleo
avvenimenti fottuiti delle nnvignzioun. Er pntra , per ven icarsi di essere stata ab
sendo queste leggi fondate eull'equitì ,l'u bandonata per Rorlcguna , cominciò dallo
rum) nel Mediterraneo genflllt'uenle osser lposlte Antioco, fratello di suo marito, il
wle~ Roma rie riconobbe lÎ autorità , poi quale morse guerra a Fraate, e, da lui
cbè vedevi che iii tempi di Giulio Cesare vinto , di propria mano si uccine. Ella te
e di Augtutu, i Biiiret:oneulti Serut'o, O. le innumerevoli insidie e Demetrio , il
filt'o , Labe'oue o Snóino, le adottarono qunle voleva ricuperare i suoi stati , e lo
ne‘ rasi islesci , specialmente rapporto ull' fece pet‘ire. Ave: da questo due figli, Se
articolo del gitture delle mercanzia culle Ieuco e.l Antioco, il primo dei quali el
c-nte, de jactu mercium. E noto egualmente la uccise quando cominciava l regnare, sia
che gli imperltlori, Claudio, Vespasiano , perchè [emesse che macchinine di vendica
Trajanu, Adriano ed Antonino confer re la morte del padre , si: perché ambiue
Iu-irono la meduimn legge de‘ Rodii , ed di Conservare a se stessa la corona. Il ae
Ol'dinarono doverui decidere , a norma di condo urebbe anch’ esco rimonta vittima
queste , quelsiVrglia tuo del commercio di ci crudel d0nnn , se , acCortoei della di
marittimo. Ci It‘lh un frammento greto lei perfidia , non l‘ arene costretta a be
intitolato : narrationn de legumi Rhadifl vere il veleno e lui prflr‘nnttn. Teli trage
rum confirmatione , che trovasi nel secon die rendevano centovent' anni circa prime
do volume dnll' Ju; groecmRnmanu'fl dell' Era volgare.
di Freher, impresso in Heidelbers nel " I.RODOPI , moglie d’ Euro, re di
'59». Treeia, era così sttpurlm della sua bellezza
" l. llono o Ronns , figli! di Nettuno e del tuo rango, che volle penare per un.
e di Venere , e ‘ecmulo alcuni Smliasli , Dm, e ricevere gli finOti divini sotto il
di Anfilrile, Ninfa (lt’ll' isola di Rodi, la nome di Giunone. GÌOl/c, irritato delle In!
cui favola il trova in pinduro, ed Intan incolenze , la cangiò nella montegm di
le di Apolline. Forse è la stessa che Ra. Trncil, col di lei nome rhiamatm-Ùvid.
dia . di cui perle Esiodo. Qunnd0 gli Dei Met. 1.6. U 87.- V.Eno.
M divisore fra loro la tuta , Apollo , che a. - Figlia del fiume Strimoue, cui
allora trnvnvasi assente, non ebbe rane al Nettuno rese madre del gigante Atos.
(‘Ulld nelle divisioni. Ritornato nell' Oliitl. " 3. - Celebre cmtigumn Greca, ori
P0 , Se ne richiamò a Giove e (‘I‘Illrtlìt‘lflsll ginaritt di Tracin, che c'acqnisli'i immensi
l'isola di Rodi,dat lui vedute nel fondo del ricchezze, dopo essere stnta schiava, uni
m“'°i l’ Ì60lfl sorse , e complt'sn sulle su. temente ad Esopo, di Jurlmone . uno dei
prrliCic dell' onde , divenne eua Pl'i‘pllellì. più liccbi abitanti dell' i-ola di Samo.l)u
Qtdvi fece Rodo madre di utte figli dote rame In sua schiavitù , dice Erminio, fu
II di grandissimo sapete, cui Diodoro chip condotta in Egitto da _Xanlo. Sniarns.re di
ma, Eliadt'. e lllì lnrni nomi d'Oc/u'mo , Mililene , f’atellt' di Sa 21, e‘lendrs ne
('frcn n , Marcar!!! , Artide , Tenagrn, invagbito, la I""’SRtlò e le diede la libetta'i.
Triopante e Caudalo. ll primogenito di Esca ne apprl littò per l",rr la Cfl'ligiuufl a
Ttesti figli divenne padre di Camiro. '1 Neucrate. rittli d‘ Egitto. Eifirl'ld0 bellissi
iso e. Lindo, i quali divisern fra lm0il ma , in breve epariu di leml‘0, nmmituò'
pnterun retaggio, e {andarono nell'isola Ire delle somme comiderevoli. Volendo lascin«
I)iz . Mii. 31 t
FOE. <27fl0) R0“.
re nella Grecia un monumento che l.. fu fieramente mlegnniu , le rinchiuse in una
rene conoscere dalle posterità. impifgi) la causa , e la fece gittare nel mare. La cas
decima parte dei suoi averi per far l-bbri su fu urtato dalle onde sulle rive dcll' im
c..re degli scliidioni di ferro. Clic COMICIÌI le! di Belo, e collo madre ne fu tratto un
nel tempio di Dello. Quegli scliidioni ern figlio , a cui un diede il nome di Auio .
no lauto massicci che vi si potevano arro per alludere: ciò che per esso «revl sol‘
sxire gli lnlcl‘l buoi. Nessuno prima di lei ftìll'ì. Rnjo depo<e suo fighe sull' allora
eraai immaginato di pr:srnlare una simile il’ Apollo, |congiurando il Nume ad aver
(ill‘urtfl ad Apollo. Eliano narra che un ne cura , se lo riconosceva per liglin. Il
giorno, mentre Rodnpe ore nel bagno ele Dio I‘ nccolae, lo fece nllevu.e, e lo innu
sue donne ne cuslodivano le veelimenln, se nella Cliviouzionc.-Diod. Sic. l. 5.
un‘ lquiln piombi) sul‘ una delle sue Icar Tzrtzes ad Lycuphron. v. 570. - V.
pe, la rapi, ed avendola portata Ii Menli Enfl‘rn , PARTBIÙA.
nel luogu dove Il re P.rummrlico anleva Romeo 0 Reno, Enea , da lieto, citi‘:
amminialnrl‘ la giustizia, la lìiSi‘lò cadere della Trolde.
allllt.‘ giuunhia del principe. Prammetim, ' RIGA, nome (lit! alcuni aulori del Bus
aggiunge quello arorico, colpito dalla di 00 Impero (laufl0 alla paga dei sulJati:Cmn
licalczzn delll scarpa, dall'eleganza del qua vcnissenl Arabe: secumlufn consue
lavoro, e dall' azione del volalile , ordinò ladine: acclpturi roga.r suo! ( Hm. mi
che per tutto l'Egillo si am‘luue in tuo. crlla.).
eia della donna a cui la‘scnrpn appartene ‘ Ri GA'I'IO, nome che si dava I qualsi:u
va.Qumdo iii fu Ircvalp, fu cumloila a ii l'gge , pcnhè era di diritto del pupolo
Menli, e il re la sposò. Non sapremmn co “Uliano che i l'ungielrnh non puleusrro
me 00K‘ciliflre qucsio racconto con quello it;ibilire alcuna legge che col suo consenso.
di Erodoto, il quale dice che Rodnpe ri L‘ approvazione l'ucrvrsi CODOSCC\C con un
vera sotto il re no di Amasi, il quale non polizzinn, sul quale erano scritte le due let
salì sul trono c e quarantamila anni dopo lere: U. R. , uti rogna’.
la morte di Psammrlico, a m-no che un" ’ llncA'l'on Lecrs, quegli che proponeva
si supponga col Prri:,onio , o che Eliano una legge. _
sin-i ingaum‘lo sul mm» del re , 0 Cl"2 \i ' Rocnon n SCENA. Muratori ( 660 .
siano state due cnrligiane c«l no‘rll JIRH‘ 3) ha raccolto un’ iscrizione nella quale si
dnpe. -Ìlerndol. l. 2_.c. 134:- SIHII). l. l';‘. leggono ueale parole. Ficoroni nel suo
- Aflu‘n. Dip.nus.L 13, c ’] -- Han. lnltalt) e personis sczn‘nicis asnerirce che
Van Hrst.L 13, c. 33. - Plm.l 36, e. m. indic'no un servente di teatro, iuclrit‘ulo
- Pen'zzm. apud /Elinn. (oc. cil. di prendere 1 prestito dei differenti citta
‘ - Monte delle Traci. , che , se lllnl il gran numero di tuniclne, di mantel
condo Ovidio, ricevette il nome delle mo li 0 di ughe, necessari per veslire ln ruol
glie di Emo , re di questa contrnda. Ser liludine degli attori Rwunui. Omzio ( I,
vio dice , che Orfeo solevn cnnture per] lo epist.6, o. 40) dice che Lucullo, «scudo
più su questa montagna e sul monte lsma stato pregalo di preitn'e cento clamidi per
l"1. Dopo il monte Emo , il Rodope una rappresentazione greca, linee di stu
era il più alle ili tutti quelli di Tra pini, e rispose che avrebbe esaminato se
cia. Le lllenadi , dice Pompom'o Mela , le evase, e pochi m0meuli dopo ne man
vi C€lebrltih0 i mifil.eri di Bacco. dò 5000. . . Chlamrdrs Lucullus, ut Hjhnl,
Stra/r l. 7. - Pomp. Mela l. a , e 2 -Si pane! ccntum scarna praebere, ro
- Senec. in fiera. ()et. v. ‘538. - Sil. gulur -Qui pmsum tot, ail, lumen al
hai. 1. 2, v. 73. - Seru. ad I/i’3. qlmrmnl, al qunl,‘ halrl‘hO,-IÌIÌIIGIIL Post
E21. 6, v. 30. - Lactant. ad 6?. zii puulo srrilzil sil'n‘ millm quinque - Esse
Thrb~ l. ‘2, v. 81 e ad [15. 5, U 153. dmni chlumyvlurn.
- Erutath. ad Diony‘r. I.ROMA, 'I'ra-iani che venuta in llalia
'Perirg. v.
298. cnu Enea iplll-l.) L2l.in", da cui cl>he due
Rooorm Covone, Prugne , moglie di figli, Remo e Romolo, i quali labbricnm
Tereo, re di Trucia. nu una cillà elle chinmmouo Roma, dal
Roimveo , Oil'eo , dalla Traci: , Ove è il nome della m»dre. ln n‘ng mmlo raccon
monte Rmlnpe. lau la (ulìllhll'fl‘lt’ di Roma. - V’ ROIIULO
lino-firmo , dalla gamba di mm. epi_ “ ai -Cuià il‘ llalia, enpitnl« dell'im
tetn dell‘ Aurora , nel poemi di Quinto pero Romano, pnslil lul fiume Teveie~ Gli
Calabro. Etim. e"gJpy, rom; g'o'yfql. antichi non sono d’ accordo sulla vera on
gamba. gine del suo nome, m‘rsu quella del suo
Rosa 0 Rom , figli: di Svafilo e di Gli primo l'nmlnlnre. La comune opinione si è,
mtemi e nipote di Marte per perle di pa che fu erlilic:itiu (la Romolo ml monte~ Pa
dm. Fu Imllk da Apollo , e rimase incin latino, l‘ anno del mondo 323:, 753 Inni
la; la qual cosa uputa da mio padre , e prima di G,C., il terzo anno della una
l
ROM. (2721) ROM.
Olimpiade, 431 anni doll’)ell.l'atere.
-Flor.l. r, e.
ola ruins di L‘Troia.
i,c.
Il Fabricio, il Cestio, il Palatino, ed il
‘l. Sublir:iuI cosi chiamato perchè fallo di le
o.-- UÌOIIJ'S. Hulic.l. t, a. - Aluz‘lor. de suo, che fu poscia fil-[tu in pietre, e
7’r'r. Illust. c. 2.-Plul.in Romul. Pliu. prese il nome di Emilio.
l. 8, c. 17,- l. x4, c. n; I. 15, e. 18. Le vie Romane che facevano capo alle
Solt'rt. c. t.--Uroa. l. 2,c.5. porte di Roma erano, al Nord-Ovest, la
Una de.crizioue circostanziata di q’rcela vil Trionlale _; al Nord, la via Claudia,
città ci farebbe sortire dai limiti che il ge dalla quale a qualche distanza ai formava
nere dell' opera richiede; prucureremo no la via Casata, la via Flammmia, e il
quindi di rettringerci, in modo però di via Salaria ’ al Nord-Est, la via Nomem
non ammettere quelle cose che sono le piu tana; all’ Ést, la via Tiburtina, dalla qua
necessarie all' intelligenza degli autori. le diramavano la via Valeria, la via Pt'ttle
Roma fondata da principio sovra una o Mina e la via Lahicaua; al Sud-Est, la via
due montagne, otto ne comprese dappoi Latina, dalla quale forru:rvasi la Tttscrtlann;
nel suo recinto. Fu divisa da Augusto in al Sud, 1' Ardeatina e l’ Ostiense; al Su]
quattordici quarlieri o rioni ,- aveva otto Ovest, la l‘ortuense; ali‘ ()vtst, 1' Aurelia
ponti, quindici porte ; riceveva l‘ acqua per e la Cornelia.‘
mezzo di venti acquedotti; e poteva far « Roma, dice Straborre ( l. 5 p. 35;),
passare le sue armate da un capo all'altro situata sul Tevere, e stata fahhncnta B pi:
dell' Italia, per mezzo di un gran numero riprese. I suoi fondatori lurouo guidati più
di strade pubbliche, fra le quali quindici dilla necessità che dalla scelta. I primi rin
che aortivano dalle porte di Roma, e la. chiusero di mura il Ca it‘.lino, il Palatino
cevan capo nell' interno della città ad una e il Quirinale; Anso lîlarzio vi aggrume
colonna chiamata millinm aureurn, daddo il monte Celio e il monte Aventino; Sew
ve si cominciavano a contare le distanze. via, l’ Esquilioo e il Virninale. La conti
Questa colonna era situata nel {oro 0 pub nua fatica e la perseveranza dei Romani
blica piana. hanno vinto tutte le difficoltà cui presenta
l colli di Roma erano, nel centro, il va in gran numero la situazione naturale
monte Capitolina e il monte Pfllflllto; al del paese , e ne hanno fatto una superba
Nord il monte Quirinale; al Nord-Est il cut‘a , in cui si trovano riuniti tutti i beni,
monte Vimioale; all' Est il monte Esqni e tutti i comodi della vita. Facil cosa è il
lino e il monte Celio; al Sud, il monte fahhricarvi e il r-eataurarvi gli edilizi Ill
Aventino; sll’ Ovest, al di là del Tevere, strutti dalle rivoluzioni e dagli incendii;
il monte Gianicolo. imperoccl'i'e a poca distanza vi sono delle
I quartieri erano: 1.’ quello della porta care e delle foreste , dalle quali l'acr'mem
Ca ma, al Sud-Est; 2.“ quello del monte te ti poaton trupot'tare i minerali a Roma.
C‘ in, ove dimm-avano le cortigiana; 3.“ A tutto ciò che i Greci hanno eseguito per
uello d‘ Iside e di Serapide. sul monte la bellezza n la sicurezza delle città e dei
‘squilino; /;.° quello della Via Sacra, fra ponti, i Romani hanno aggiunto la costru
i monti Capitolina, Palatino, Esquilino e zione di grandi strade , di acquedotti e di
Vtrninale; 5." I’ Eequilino, sul colle di cloache; opere magnifiche e che non sono
questo n‘ me, 6.’ quello il’ Alta Semita, proprio che di loro. Il campo di Marte,
che conteneva il monte Quirinale e tutto che ‘e il luogo di tutti gli esercizi , è de
quello spazio che lo divide dal Vimioale; gno di ammirazione; vicino ad esso havvi
7.“ quello della Via Lsta, all'0veat del un altro campo circondato di portici, di
precedente; 8.‘’ il forum 0 piazza ubbli boschi sacri, di tre teatri, ed un anfitea
ca; 9.“ il campo di Marte, o mpu.t tro, e di templi superbi. l Romani, che
Martina, che stendevasi ira il 7.’ quartiere riguardano questo luogo come sacro, vi
ed il Tevere al Nord»0vest; 10.“ quello hanno collocato i monumenti dei loro cit
del monte Palatino, sul colle di questo no tadini i più distinti e i in illustri deilo
me; Il." quello del gran circo, lra inton uno e dell' altro sesso. Il più ragguarde
ti Palatiuo e Aventino ; m." quello della vole e quello che rinchiude le ceneri di
fontana pubblica, al Sud del secondo e Augusto, dei tuoi parenti ed anche dei
dell' undecimo quartiere; 13.’ quello del suoi più intimi amicr.Tanto l’ interno che
monte Aventino, che si estendeva fine al I’ esteriore servono a renderla una crtt'a
la porta Capena; 14° quello al di là -‘ilel magnifica. »
Tevere, in cui furono allo girati gli Ebrei, Plinio dice che Roma, in tempo della
e comprendeva il monte ianicolo. morte di Romolo, non aveva che tra por
I ponti che comuuicavano coll'esteriore te. I due Vespusianr' . imperatori e cen
della città, ossia col quartiere del Gianisfiri l‘ anno di Roma 826 , rinchiuserù le
colo, erano in numero di otto; cioè il sue muraglia: in un recinto di tredicirrrila
Milvio; l'Alio; il Trionfale;il nte rot dugento passi ; comprendeva Slllv colli, di
tu in seguito chiamato eziandio urcliano, videvasi in quattordici quartieri,che riuclri»
ROM. (2722) ROM.
durano 265 crocevii, sotto la protezione de ultimo principe essendo stato discnceiato
gli Dei Lari; e misuusnt‘lo dal centro del fo l'anno .icg, prima di Cv. C. , i Romani
ro sino a ciascuna delle sue porte, che sono stabilirono il governo Repubblicano sulle
in numero di 3'; ( ma che conveniva ridur ruine della monarchia. Questa rivoluzione
re a dodici , perché. le altre erano 0 pie. diede ed essi un nuovo carattere. A pena
cole o abbandouaie come porte ), si conta furono liberi, si diedero in preda al ospi
vano 30765 passi. Misiirando poi, (parten ritodi partito. L'amore dell'indipendenza
do sempre della colonna milliaria, ‘no al li resa ingiusti ed mgriiti. Il console Col
le ultime case, compresi i campi preto latt'no, che erasi intieramente consacrato
riaui e le case lontane dalle strade, si alla loro causa, fu bandito per la sola r»
contavano più di 70 miglia. gi.,ne che era dellì famiglia di Tarquinio;
Se si aggiunge a questa sorprendente e Valerio fu obbligato, per dissipare i lo.
estensione I’ altezza degli edificir, facilmen ro sospetti, di far abbattere la sua casa ,
te si scorgerà che non ernvi in tutto l‘uni la cui magnificenza e bellezza sembrava
verso, e non avvi cittii che potesse esser insultare l’ e uaglianza.l Romani trionfato
paragonata a Roma. All' _Uri:nie era cbru un di tutti gli sforzi fatti da Porsenua
sa dall' argine di Tarquinio il superbo,ed altri stati vicini, per iistabilire Tarqui
opera de ma della maggiore ammirazione; nio sul trono. Il governo consolare era il
imperocc è quel principe fece innalzare più adatto a portare la nuova repubblica
quegli immensi lavori all’ altezza delle alla grandezza. Due uomini incaricati pel
mura, nel lungo in cui la città restava corso di un anno dell’lrntninislt‘sziorre del
maggiormente allo scoperto al di fuori, lo stato, e della condotta delle armate, do
dal lato della pianura ; quantunque losse vevano necessariamente procursie, in così
stata difesa in origine o da alte e forti breve spazio di tempo, di segnalarli con
mura, e da montagna scosceso. Ma insen qualche grande azione, affine di non rien
sibilrnente le Case hanno occupato nu0 apa trare senza gloria nella vita privata. Non
zio maggiore, e una stessa città ne in con ostante i consoli non furono sempre felici
tenute molte. nelle loro imprese , e quantunque fossero
Onde popolare la sua cillis , Romolo, scelti fra i cap-tani i più spuimentati e
ofl‘r'i un asilo ai vagabondi, ai debil.rti valorosi, non r-itornarono sempre ai l0l'0
impossibilitati ti pagare, ai delinquenti che focolari coronati dalla vittoria. Una istitu
abbandonavano la loro patria per sottrarsi zione che contribuì non poco alla prospe
al rigore delle leggi. Per tal guisa si vide rità di Roma, si e. la legge che ordinava
bentosto alla testa di un popolo numeroso di fare il censo dei cittadini ogni Cinque
che copri di case i monti Palatino, Ca anni. EHI d'uopo che un popolo, che tut
pitolina, Aventino, Celio e Quirinale. ti poneva la sua esistenza nella guerra,»
Appena potevlsi dire che Roma esistesse , pesse ad ogni evento qual numero di un’
che Romolo oct:upossi delle cure del suo mini potesse mettere in armi , afline di
governo. Dopo aver fatto con felire suc pioporzionare le imprese a’ suoi mezzi. Se
cesso la guerra ai popoli vicini, applicossi tutti gli storici non fossero d’ accordo su
a sottomettere al giogo delle leggi quella questo punto, si avrebbe diflicoltà a crede
ordn di barbari. Li divise in varie classi re che un popolo sempre armato potesse
ioapiiò loro 1' amore del pubblico bene, rinchiudere nel suo seno una popolazione
e diresse tutte le loro idee a!l' ingrandi tanto numerosa. Roma, che sotto il regno
mento dello stato. 1 successori di questo di Romolo poteva a stento mettere in pie
rincipe sforzaronsi avicends ad estendere di I"! mila fonti e lrecenlo cavalieri, sot
I limiti del loro territorio , senza però tra io Augusto aveva circa quattro milioni di
scurire l‘ amministrazione interna dello abitanti, sia nelle sue mura , sia nei suoi
nato. Uno regoli: il culto e le cerimonie dintorni. Questa città , dopo aver fiorito
religiose ; un altro creò la disciplina mi centoventi anui sotto il governo consolare,
litare, e diede gloria ai servizi delle armi; fu improvvisamente ass.mu~| da un’ armata
un terzo abbelli la città , la fnrlilicò, e di Galli, che la ros’tsciarono quasi intiera
circondolla di forti mnraglie. Pel corso mente. Andò debitricc della sua salvezza
di dugento quarantaquattro anni , i Roma ad un cittadino che aveva condannato al
ni obbedirono a sette re, che si anccedeb l' eaiglio. Questo avvenimento, che fece di:
tero nell‘ ordine seguente: Romolo comin l'8. a Camillo il soprannome di secondo
ciò a regnare l'anpo 753 prima di G. C. fondatore di ROM,‘f0I‘BH una delle più
Dopo un interregno d‘ un anno, Numa belle epoche della storia dei Romani. La
ascese in trono l‘ anno 7x5; Tullo Osti città, ridotta in cenere dai Galli,sorse dal
li‘o , l’ anno 672 ; Ance Marzio , l‘ au le sue ruine sovra un piano più regolare;
un 640 ; Tarquinio Prisco, l‘ anno 616 ; le strade furono ampliate; pralazli langui
‘Serui'o Tullio , l‘ anoo 578 ; Tarqui lici, comode case, sontuosi templi suben
"io il superbo , l‘ anno 53‘. Quss:o tramato alle ulse capanne elsa avevano
RONL ruyad) non.
unito d‘ abitazione a Romolo e a'suoi la maschera della libertà, non elrhtro aluo
;ncceawtì~ l Romani, appena lutouo libe ar:opo che di aoltometterc la loro patria.
ri dal timore che loro irrspruvano i barba Augusto portò a compimento ciò che Ce
ri delle Gallie, rivolsero le loro anni non .mre aveva cominciato i e in un vero le ,
tra i popoli vicini che ricuaavuno di sotto tutto il titolo mutlealo d'imprratore. Ro
nretlersi al loro giogo. bpregtrrnno una un ma, ridotta in iaclriavitu , perdè ogni spi
bile fierezza nella guerra contro Puro ci rito di llb€t‘lh. 1 primi mi eraturi vissero
Tarantini; e se dapprima combattevano per nell'inrioleuza e nella mal ezza ; più non
l’ indipendenza e per la libertà , d’ allora comparvero alla testa delle armate, ac
in poi non pugnarono che per la gloria. coutentandtîrsi di far la guerra col meno
Quella guerra in per essi lit sorgente di dei loro generali , e la più parte peri di
molti vantaggi ; il loro nome fu conosciu veleno o per mano dr un assassino. L'im
to e rilpetluto in Sicilia, in Grecia ed in pero fu messo soverrti volte all' incanto; e
Allrica, e si perfrliouarono nell' arte del dopo essere stato governato pressoché qual.
campeggirtre e nella tattica militare. “con trucento anni da una numerosa aerie di
quieto dell'Italia che fu bentosto portato principi, all'atto differenti tra loro di costo
al suo termine, i: riguardato cime l‘ Idolr rur, di talenti e di carattere, in finalmen
scenza di Roma. Dopo quetto avvenimen te drviso in due alati particolari. Costan
to, essa provassi sovru un nuovo elemen trnopoli fu la capitale dell’ lllì||fl'l di
lo, e formò progetti di impreae più lauta. Oriente , e Roma quella dell'impero di
ne ed ardite.l.r- sue lunghe e sangrrinnae Occidente , finché Odoacre obbligo Augu
guerra contro Cartagine, poco mauri) non .rlnlo , ultimo de li imperatori d'Occidente,
la condncessero all'ultima rovina; ma mi’. ad abdicare, e piu non rimasero che il nome
ti vittoriosa anche da quella lul.lra,attqtllllò e le antiche e venerare memorie diRonra.
un vasto territorio e l’ impero del mare.‘ ( Iconol. ) Gli antrclri non contenti di
Non molto dopo aggiunse a‘ auoi dominit personilicare le loro città. e di dipingerlt:
‘a Macedonia e molte provincie dell’ Asia. sotto umana figura. attribuivano ad esrt:
Ma i conqutuli dei Romani non debbono anche gli omaggi Divini. l"ra quelle che
farci dimenticare l'interno loro regime. sono state in tal guru onorate, non hav
Tutto era guerra, la loro assemblee del vene alcuna il cui culto sia stato tanto
campo di Marte erano vere armate. Tri g;ande ed eileao. quanto quello della Dea
0nl'anti al di fuori, erano straziati intermi onta. Le ai innaluvano dei templi, le
mente dalle lazioni, e tanto era l'odio che si erigevano degli altari, in Roma non so
i poveri cittadini avevano contro i ricchi, lo, ma in tutte le altre ciltà dell’ rmprro,
che non poteva farlo cessare l’ avvicinarsi a Nicia , in Efeso, a Alabanda . a Melat
di un formidabile nemico. l patrizj erano a0 , a Pola d'Istria. A Roma erzrrrvi molti
veri tiranni, e il popolo era geloao della templi , in cui il culto di questa Dea era
propria lrhert'a , e i più grandi tttmnlti tanto celebre, quanto quello di alcurr'eltra
nacquero dal conflitto delle reciproche lo Divinitiu- Ordinariamento dipingevrtsi al
ro pretese, La repubblica non gode. di tutto airnigliante a Minerva, Isaisl sur una
qualche lt’lnqttilhth, fuorché allorquando i rupe , avente ai piedi de’ trofei, la testa
plebei ebbero dei tribuur per difendersi , coperta d'un elmoI e una picca in mano.
e poterono Ibpitnt'e alle maggiori dignit'a , Alcune volte , in luogo d'una picca , so
e allearsi, col matrimonio, alle famiglie le stiene una vittoria, simbolo ben convenien
più illustri. Roma fece allora la guerra te di quella città che aveva vinto tutti i
conmaggior vigore, e cortsolidh la sua p0 popoli della terra conosciuta. Roma vitto
tenza ; ma cittadini ambiziosi disputrrs’0mi riosrt, è espressa , sur una medaglia di
berrroato l’autnrrti. La città la il teatro Gal/1a , da un’ amar.zonc ritta _in piedi ,
delle più orribili prr-scrizioui .‘ Mario e col prede destro prernrrote un gl’lb0, teneri.
Silla I’ lnumlrrrnno di sangue. Nei primi do nella mano sinistra uno scettro, e Ctrl‘
tempi i Romani erano tmrperanti , mo la destra un ramo d’ alloro. Roma felice ,
derati , coraggiosi; la ripntazione, che si sur una medaglia di .-'Verva , è armata da
erano acquistati di un’ incorrotta giustizia, capo a piedi, tiene nella sinistra un timo
era tanto stabilita, che i re conlidarono ne , simbolo del governo che esercitava
ad cui la cura di dividere i loro domi sull'universo , e porta colla destra un ra
nii fra i loro figli ; ma in progreaao , al m0 tl' alloro. Le figure della Dea Roma
lorchè furono scelti per arbitri dai mo spesse volte erano accompagnate dir altri
narchi, più non conartltar0no che il lo tipi. Tale era la storia di Rea Silvia. la
l'0 proprio intere.” , giudicando sempre. nascita di Romolo e di Remo ,, la loro
contro colui la cui potenza maggior esposizione tulle rive del Tevere, il pasto‘
mente gli adornbrava. cotto Cesare e re Fnls.îlnlu che li rrtrlrl , lalupa che gli
Pompeo , Roma fu in preda al furore allattò il lnpercale o la grotta, nel.a qua
della guerra civili; questi due_ uomini, sotto le la tipa in presa cura.
ROM. (‘2724) ROM.
Rama qualche volta . bencl’t‘e di rado, e crilizio olferto da Tito ( Monumenti ine
rappresentata torrita come Cibele. Tale si di“, num. 178 ); come pure in un bus.
vede sullo medaglie delle famiglie Calpur sn-rtlievo del Campidoglio rappresentante
m'u e Caru'm'a, e su quelle di alcune citt'a Mara’ Aurelio, cui ella commette un
Greche ed Asiatiche. Roma ora ha dei globo.
tuonl0ni e una capra ai piedi , come per In una medaglia di Probe Roma, ‘e rap
esprimere- , dice Mon{faueon , che la sua presentata sovra un piedistallo in un terra.
origine deriva da un uomo allevato da'pa pio sostenuto da sei colonne. Arvi la leg
stori, o per indicare la sicurezza che go genda .- Romae aeler. -
devasi sotto il suo dominio; VI‘! è seduta Una statua del Museo Pio-Clementine,
Illl' un ammasso di anni ammonticchiate seduta sovra una corazza , posa la sinistra
spoglie delle viole nazioni. Una pittura mano sulla spada; nella destra aveva for
antica del palazzo Burberini , rappresenta se una vittoria , ora le s' è data la lancia,
Roma seduta sovra un trono , con un el arnese proprio d'una guerriera e che die
mo a pennaccbio , avente sovra ciascuna de a suoi ctttadini il nome di Qumti. Quan
spalla un genio alato. Nella mano destra tunque sedente come conviene ad una città
tiene: una scettro , -: nella sinistra una e ad una regina, mostra pure steli’ atteggia
Vittoria portante una bandiera , Culi’ mento svelto e vivace la prontezza del!‘ ani
iscrizione : S. P. R. A’ suoi lian mo hellicuso, e si ravvisa, come l'appello la
clii , sulla stessa sedia , vedersi un uomo poetessa Erinna , per figlia di [Varie
nudo seduto sovra un cigno, o papero che In tal guisa si e rime ii clitavissiino
sia , forse in memoria di quelli che salva sig. Ennio Quirino Î)i'scunli nelle illustra
rono il Campidoglio. Uno scudo ovale le zioni che da di questa statua , la quale ci
sta da un lato. Due altre medaglie delle sembra sia stata intagliata al rovescio nel
famiglie Aurelia !! Cornelia , t'appr«aentl« Museo Pio‘ Clementine edito per cura del
no la testa di Roma con un elmo ricurvo Tipoqral'o Bettoni, d‘ onde è tolta, impe
a guisa del ftigio berretto; forse per indi roc:hè ci presenta la mano destra appog
care l‘ origine di Roma , fondata , secon giata alla spada, e la sinistra tenente la
do la comune opinione , da genti discese vittoria.
dai Troiani. a La citt‘a di Smirne in Jonis fu la
Le medaglie di Massenzio , rappresenta stima, dice Echkel. che rese gli Onori
un Roma eterna , seduta sovra insegne mi tvìni a Roma. la un'assemblea dei deputa
litari , armata d‘ un elmo , tenendo con ti di molte città d’ Asia, quelli di Smirne
una mano lo scettro, e r:nll' altra un glo vantaroosi , in presenza di Tiberio , d'es
bo Ciro presenta all’ imperatore coronato sere stati i primi a dedicare un tempio al
d‘ alloro, come al signore , al protettore la città di Roma in una stagione in cui la
dell'universo , con questa iscrizione : Cora potenza di Roma, quantunque già consi
aerualort' urbis aeternae. derevole, non era però giunta all‘ apogeo
Le medaglie di Vespasiano ti fanno ve della sua gloria; imperocchì: susaisteva an
det'e Roma coll’elino in testa , seduta sui cora Cartagine , e l'Asia contava ancora\
sette cnlli , tenendo uno scettro ed avente nel suo seno dei re possenti. Alcuni anni
a‘ anni piedi il Tevere , sotto la figura di dopo , Alnbanda , città della Caria , eres
un vegliardo. se un tempio, o institui degli annui gino
Una pietra intagliata , antica , della col cl1i in onore di Roma divinizzata. A poco
lezione del gabinetto Francese , ci rappre a poco questo esempio fu seguito da altre
senta il genio di Roma sotto la figura di città; testimonio ne sono le infinite meda
un giovane assiso sulla sedia currnle posta glie cuniate nelle dillerenli città dell'Asia,
innanzi ali’ altare di Marte. Da una mano cull' iscrizione: ®EA P_QMH.
tiene il cornucopia ricolmo d‘ ‘ogni aiuta n Tutta volta , prosegue il citato auto
di beni e di ricchezze, e coll'altra una re, io non trovo alcun passo di antico
statua della Vittoria , in atto di oll‘rirla al scrittore , alcun pubblico monumento, col
Dio della uerra , come all'autore della quale si posso provare che in tempo della
fortuna di ama. Con tale offerta , questa repubblica 0 dell' alto impero , Roma sia
città riconosce dover essa l’ ingrandimento stata onorata come Dea nella stessa città
della sua potenza e del suo impero ai trion di Roma. Per la verità vedesi la su» figu
li strepitosi delle vittoriosa sue armi L’ al ra simbolica col nome di Roma, sovra le
legoria di questo monumento votivoèspie medaglie della famiglia Furia; ma vi si
gala eziandio dal molto : Morti victari. vede eziandio quella dell' Italia col suo
Tit. Liv. [1, o. G. nome, Dopo Nerone , amenti volte si ve
Sulle medag is d’ Adriano , Rama tie de la figura di Roma sulla medaglie ; ma
ne un ramo d‘ alloro nella mano sinistra , non mar con un altare, non mai in mez
e nella destra la vittoria sur un globo. zo d'un tempio, o col nome espresso di
E rappresentata con un elmo in un Ba Dea, e pure son questi i veri distintivi di
lì(lhl. (2725) R()hd.
divinità. Se Augusto permile di erigere Per provare aiuo a qual unto le donne
dei templi in onore di Roma, questa con Romane furono idolaLe del a loro bellezza,
t‘tmsi0nt: non l'lglllrthvl che le provincie, haah il rifrtire ciò che leggeri in Diane
alle quali si permetteva questa specie di vii Poppea, cortigiana , POSC’I moglie di
culto, affine di maggiormente vmoolarle Nerone , la quale nei suoi viaggi facerasi
ali’ impero col macro nodo della religione. seguire da mandrc di asino , da cui pren
Adriano in il primo che nel recinto del <l.=vaai il lattel per farle i bagni, alline di
la città . nel quarto rione filibtifî) e con mantenere la hiancl.ezza e la delicatezza
aact'ò un tempio a Roma ad a Ì'enere. della sua pelle. Le donne Romane ne era
Roatutu , epiteto di Giunone. no [aule antdiose che si servivano d'una
' r. ROMAIIB. l Romani del tempo del certa composizione , per mantener la ire
la repuhbltca portavano tanto onore e ri aclnzza della carnagione, colla quale l'ace
apetto alle donne , eh‘ era vietato Il due vano un impasto che si m>ttevano sul ‘ml
alcuna parola discneat:t alloro cospetto. to a guisa di maschera , e setvivansi eri-n
Allorché le incontravano por le strade , dio della hiacca Né minore ma la cura che
cedearto ad esse il primo posto; il_che avevano dei denti, e l‘ arte di aoatituirue
veniva Osservato anche dagli stessi magrstra« dei pasticci a quelli che mancavano , era
ti; e spingeann tant' oltre i riguardi di tanto comune, quanto quella di farsi un
convenienza , che i atlt‘i avevano cura di supracvgliu ben distinto e di dipingerln. Gli
non ahhraccine le l’0l0 mogli in presenza amori di qua’ tunpi ci istruiscano dell'il
delle figlio. I prossimi parenti avevano la lenzinno che averan calo di consultare i
libertà di date un bacio sulla bocca alle loro specchi per l'ucc0ncitttura , ed è pro
loro congiunte , ma lo laceano nll' Oggetto habil con che non vi impiegasser0 un tem
di conoscere se sapevano di vino,- impe. po minore delle donne del nostro secolo;
rocrltè era loro vietato di betorne. Quando ma per esse era un atto di religione il la
esse andavano per la città, d'urdiomi0 era crilìcare la Venere ed alle Grazie.
no vestite di bianco; ma in progresso ve. ‘a. - (Arcoacrrruaa DELLE Luana-rar
t»tirono indistintamente quel colore che più Cl lo varii modi inanellavanu e accomo
loro piaceva. Dapprincrpio non sortirauo davttoo i loro capelli; ora li coprivano con
senza avere la telltt coperta d'un velo; ma una reticella , ora li ranchiuclevano in una
quest' uso , dettato dalla virtù , di9parve borsa che ai servava intorno alla testa; ora
colla puliti‘: dei (mimmi. Veuiwm0 sempre li t‘ipiegflvlot) per di dietro in forma di
accompagnate dalle loro donne, alla qua. nodo, o gli intreccinvano con ile’ nastri :
li , ìt-‘po i dodici Cesari, SUCCHICÙ.CIO ‘gli avevano pure gran cura di lavarli per ren
eunuclti; e non vedevansi sole per le stra detli più netti e più lucidi , e adoperan
de , {noi-che le cortigiana e le donne del no le carenze e i ptofumi i pù rari. Le
hsino opolo. perle. e le pietre preziose facevano parte
Fincrè i Romani condussero un gene dei loro ornamenti, ne formavano degli 0
re di vita semplice , l'rugale. , laborioso , recchioi , ne ornavano la loro acconciatu
le donne , a loro imitazione , occupate del ra , e qualche volta attortigliavano i loro
le cure domeniche , cui dividevano ezirm cupzlli con cstenelle d‘ oro. l'ortavan pure
dio cogli Illìl8Vl . freero consistere la lo monili e braccialetti di perle non solo ,
l'0 gloria nel brillare , più pel merito del ma ezinndio di pietre preziose. Un tempo,
le virtù , che per la pompa degli adorna il pazzo amore di questi ultimi fu portato
menti; ma allorché l'tpulenza lecc gusta a tal punto, che se ne. troverunn pcl valo
re ad esse le comodità della vita, lascia re di tre milioni a Cnllia, chel’aolt'ua lece
rono alle liherte la cura delle case , e non morire , pel risentimento d’ estere entrata
furono ocrupate che di quella di piacere, in concorrenza con essa‘ per isposare l‘ im
cura che avevano ignorata le loro svole, le peratore Claudio.
quali , rinchiuse mll' interno della loro Per poco che siansi studiate le medaglie
casa , lnlel’fll'nt’nl" erano consacrato ad uti ai è accolto che ciascun- imperatrice aveva
li uccupazimri. D’ allora in pf-i l'uso di un dill'erente modo di rtcconciarri, ria che
scuglicl'e fra le schiave e le liberto delle ell‘ettivameute ciascuna principesla avca-e
uutrici pei loro figli , ai l'ero comune, e la introdotto un uso particolare, sia che gli
idolatria della propria hellezzala vinse sul usi hvessert) talmente mangiato che non fa
1' amore materno. Finalmente, impiega“) cessero che seguire la moda che trovavano
no tutto ciò che l’ arte può fornire per snbflna
comparire lltlle , e supplire a ciò di cui Antonia , per eaempio , e le due A‘
la natura s'era mostrata verso di esse ava gn'pptne portavano i capelli uniti sulla
ra; nè furono dimenticati il lisi-io e gli testa , attortigliati dai lati, lnnoclali uc
ornamenti non solo; ma tutto ciò (le può g‘:igeutemenle per{di dietro con un certo
insegnare il rrl'iinamento della mollezza, e qual nastro , e oudeggianti qualche poco
la più eccessiva voluttà. sulle spalle.
ROM. (2726) ROM.
Domitill.i i; inanellata davanti,i anni ca tello gemella, o aoatiaaai l‘0pini0ne che
pelli lori0 aitortr'ghali in mezzo alla testa, queaio monumento aia quello stesso, di cui
e intrecciati di dietro. parla Cicerone nelle sue CMÌlÌDIIÌe-DÌO
Giulia , figlia di Tito, è inanellata sul n7's Hulic. I. i, c. 70 e ';i.- Tir. Liv.
la fronte , ha il rimanente della testa ac lib. i, c. 3 e .- Virq.lineid.l. l,v.
c0nci.rta a treCcie; e i anni capelli rialzati 325. ‘’ Aurel. ict. c. 2.-Flor. 1 i,
fino alla radice (‘umano per di dietro quasi c. L-Eulrnp. l. I, c. 4.- Just. 1.43.
un cercine. -J’.Roiior.o.
Plotina e Marciana , sua c«‘gnata , co i Romani ricnnt'ncevano un’ infinil'a di
ma pure Matidia, anni nipote, ammassa Numi, e li diviaero in grandi o maggiori;
vano tutti i capelli aull' alto della teatri , Dii mujorum gentium, e in piccoli o mi
l’- _Ltll Întrecciavano sulla fronte con due ami, Dir’ minnrum gentium. Fra i grandi,
fregi , i quali a’ innalzano al di sopra di eranvene dodici che chiamavano Coluenln,
irrita l'acconcialura , finiscono in punta , ed otto che chiamavano Selecti. Gli Dei
ai allargano ani lati , e sono aitnntr l'uno minori erano qurlli del pane, chiamati In
dngrns (gli Dei Semnnes, e i Semidei o eroi
dietro all‘ altro , di modo che l’ ultimo
l'î'monta quello che è più vicino alla dedicati, semi Dei.- Cic.Tuacul.l.a.c.3,
fronte. - Pliu. l. ‘a c. 7.-Jnuen. Sat. 13, v. 46.
Sabina qualche volta è acconciatr al Morte, Vesta, Giano e Giove erano
modo di [Hai/dm , aura madre , ma qual i numi i più vaneratr dai Romani , e i
che volta ha le treccia ondeggianti sulle primi ai quali innal1.auer0 dei templi. -
spalle , con una lprtîlg di punta che si Tit. Liv. I. l , e. lo , 20, 31. - Dio
innalza qualche poco al I“ sopra della fronte, rrrs. Halr'c. l. :i , c. 50 - Virg. 1Eueirl.
Faustina ha un’ acconciatura rotonda i lv 2, e. 296. - Pintore. in Rom. e in
a guisa di cercine, e i capelli distesi sulla .ZYum. - Calo. De re li’ust. num 133.
fronte , altortigliati sulla testa , l'oriiiami l [il-mani onoravano Giulio , come il
una piccola corona in cima , composta di Dio dell’ anno. Ciceron' derira il nome da
capelli intrecciati (li perlr. qmal~' Dio da Emma. flb avorio, allu ‘eri
Stra figlia , Faustina, ha la ultima ac da al tempo che mai non iii ferma. (Ìfll‘
conciatura , eccetto che il cercine è posin zio lo chiama il padre del matlinn. Dal
dieiro la testa. nome di Giano , deriva il proprio il meno
Luogo e troppo faatitlio<0 sarrlilie, ed di gennaio; il pr mo dell' anno. l Rflma
olrrepanerebbe i limiti che ci siamo pre ni colei-‘ano nel primo giorno di questo
fisai , l’ enurncrnre le dill‘rt‘enti acconciatu mdc , renderai visita, e mhlidnl'll vicende
re usate da ciascuna imperalrice sino ad volmente alcuni doni, coatume che esi
Eudnssr‘a _; imperocclnè appena una moda su: tuttora fra nv i;e chiamavano questi do
ha regnatrr più di dodici o quindici anni Dl strenua, da cui Cll'l'lVl la nostra parola
presso le Romane. Sebbene, per la verità, strenua. - Cic. dc Nat. Deor. I ‘A , e.
la raccolta e la descrizione di quelle diver g. - Ovid. Fu:tJ~ r , n17 e 65. -
se acconciature non lascerebbe d’ avere or. Sul. l. 2, Sa!v G , 11.20, -- Van.
il ano llllt'lll‘l e la ma utilità , particolar dc Ling. lat. l. 5 , c. 4. - Festa: de
mente pei pittori. I’. aigmf vrrb. Strenae.
" i. Rr.arlnri, gli abitanti della città di Oltre gli Dei comuni a tutti gli uomini
Roma , capitale dell' ltalia. Noi ci limite i Romani ne ounravano uno sotto il nome
rr-mn in queelrr articolo agli oggetti che di Genio, che credevano particolare l
concernono la religione , i costumi , e gli ciascun d'easi. Questo Dio era in tanta ve
usi dei Romani. Per ciò che riguarda le nerazione , che quando sollecitavui calda
civili iitituziorai di questo popolo , TIP cre mente qualcuno , prrgavnai pel Genio ano
diamo avkrne detto abbastanza nei (l'il‘r’l'0lì‘ particolare, e quando volevasi ail‘<rruare
ti articoli, sparsi in quanto dizionario, _onl qualche cosa , giuravasi pel proprio genio
le varie magialrature. La‘ storia‘ politica lì per quello del proprio Signore. 1 Roma
Ile‘ Romani è abbastanza conosciuta ; ma ai chiamavano Giunnru' i grnii delle dorme
l'ialnna privata non lo sarebbe mai di troppo e credevano che l'unica occupazione del
1» ‘r l'intelligenza delle opere il‘ ogni genere, Genio f.ese quella di vegliare alla conser
di cui andiamo debitori a neste popolo. vazione di Ciascun individuo, In pro ressa,
l Romani credevano che îlornolo, il fon veggcndo che gli uomini lacevano piu ma
datore della loro città, fosse figlio di Mah le che bene , e achperarano cui stessi al
le. che rliacenrleaae per parte di madre da la propria infelic‘i‘a si arnmisero due Genii,
Erica, figlio il’ Anchise e di Venere, se l’ uno che |t0.'lllrl al male , e l' altro al
bene. l R0unni rlpprelenliivano il buon
condo la favola, e che fosse Italo nutrito
da una lupa. A Roma vedasi tuttora un Genio sotto la figura di un lerpenle, qual
timnumeni0 di rame che rappresenta una che] volta sotto quella di un fanciullo :r':a
lupa allaiianie Romolo e Remo, tuo in tu; e qualche volta eziandio sotto i linea-f
ROM. (2727) RUM.
m-nll d‘ un veglinrdn - Virg. Arneirl. che Dio , e conaacrnto dagli Auguri ; e
l. 7 , v 136. - Servi'us ml Virg.Aeneizl. non dill‘eriva dell' Ande’: Sacra che lll
l. (i , v 743 ; l. 12, v. 538. Hnr. Epi.u~l. quanto non era questa Coushcrltl dagllAu
i; Efisl. 7 . v.g)’i , I. n; Ep. 2, u.188. gufi. Dnvasi il nome di Forum: I qualun
- Tibull. L 4, Eleg. 13 , v. 15. - que edificio consacrato dai Pontefici.ll Su
Juven. Sul. 2 , v. 98. -- Pe‘ll'hll. c. 25. cellum altro non era che un luogo consa
l Rumam avevnm. dellel)iviuitì lllegori cnto e circondato loltiini0 da un muro
che che portavano il nome delle virtù, delle aenza tetto; e tutto questo nome denotavausi
ull'ezinui dull'anima,e altre ainiili cose con ezinudio le,cappelle o piccoli templi.llLtacus
cernenti i costumi. La facoli‘a dell'anima , cui una foresta o bosco couvacraio a qual
che t:llillnìll intelletto , ilr"flll un tempio che Dio. Il Delubrunt era un luogo in cui
nel Cunpidnglio sotto il nome di Mente. collocnvni lo atatuu di uno o più Dei; o,
Lu Virtù e I’ Onore arevano ilor0 templi secondo l'opinione di alcuni autori, non
fuori della città ,costriiiti in tal guiu che funilnl collocata innanzi al tempio , nella
per entrare ‘nel tempio dell' Onore, ero quale lavavaori (Dgluebanl) primo d'en
il‘ uopo parure per quello della Vil‘lli.Ll trar nel tempio. Ma , iecond ' Vafrone ,
Pif'la , la Pudici:ia. il Riposo, la Spe questa parola indica qualuugur luogo sacro.
ronza , la Libertà e la Concordia , avevo - Horn lliad. l. 2, v. 06. - Vnrro.
n0 ciascuna il ma tempi": la cola Concor dc (mg. Lat. l. 5. -- Juuen. Sat. 13 , v.
dia ne aveva cin ue nello città di Roma. 69. - Il‘laorob. Sai. I. 2 , c. - A
- Cic.de .'\'nt. eor.l. a, c. 23 e 31. - .!COII. ad Divin. - Ci'c. in Verr. c. i.
Ufli'd. Fast. 1.6, u.gr ,- 941 e 637. 6'ervius in l. ‘1 Aen. v. 215.
l’lin. l 7 , c. 36,- l 37 , c. 10. -Ser il culto digli Dei consisteva nelle pubv
vin: , ad Virg. Aeneid. l. 9 , p. 654 blirlif' e articolari pre hiere, nei umilizj
l lluuuni spinsero tant' oltre la supersti o Ilell' ZLFOI’BZÎUIIC dei î‘lurui. Quelli the
zione e la follia , da rendere gli onori re pregavauo , umano in piedi , culla test:
llgl05l, ed i..na~r.are dei templi ai Vizj , vrlalìi, aflìne di non esser lui‘l‘flll da
e ii riò che pulwVa lor nuocere, come alla qualche faccia nemica, come dice Virgilio,
I’nlutlà, al Timore. al Pallor‘, alla e perchè lo spirito fosse più raccolto nelle
Febbre. - Tll Lw. l. i , c. 27. - Cic. preghiere, In quelle che erano I)Itl.l]lllîllfi.
i1'ff Noi. Deor. I. 3 , n.25. - Val. /Mm~ eravi un slcerdote, il quale con un llbl0
l. 2 , c. 5. _ Aug. de Cw.l)ei, l. ’, c. in mano , pronnncinva distintamente le
a, 15 e 23,- 1.6, c.io Nazioni , fiflìnchè si lacrswro nelle regnle
Distinguevansi a Roma diversi ordini sn preliuee. Adoravansi i l\uiiii , sia coll'ah
eerd0iali. Gli uni non erano addetti ad ‘I’ bruciare iiapettoeameutv le ginocchia delle
Cun Dio in particolare; ma potevano ol'li-i loro statue; imprerorchè gli antichi riguar
r» sacrilizii o tutti i Nomi iudisiintmmuie; davano le sinuC€lll4 come In sedie d‘lli ,
gli altri avevano le loro parliculnii Divini misericordia; sia cui ollare , innanzi alla
m~ Coutavausi fra i primi, i Ponlefici , tuatue, la mano alla liocca , ud ora, dal
gli Auguri. gli Arn.rpici , iQuindeceniui la qual» cosa propriamente deriva la arn
u’ , i Selternwri‘, i Feeiali' e i f'uriom. I la di ndorazrme. -- Virg. ,«Jeneid . 3,
mcerdnti addetti ii Dei particolari erano v. 407. - Pl|n~ l. 28, c 2. - Juven.
i Flamini , i Salii , i Lupara‘, i Pina Sol‘. 6, v. 390; Sat. 13, v. 79.
rii , i Potizii , i 'iali'i e le Vesta/i. Uuirl. pl'ljt. l 3 , ‘Il. 283. - Plulnrc.
I sacerdoti avevano (lei ministri per servir in Nume. - Servius ml Aeneid. l. 3 ,
Ii,nel aacrilicj.Quelli che chiamavnnsiCamilli ‘II. 607.
mimo gioviueiii o donzelle niiti da paren l Romani credevano che gli Dei vPnis
Il liberi. 1 sacerdoti che non avevano figli, aero ad abitare le loro =tatue, quando
erano obbligati di prendere dei giuvillltl.ll: erano couucrate con tutti: le volute ceri
coluro che ne avevano , dovevano ‘loro Ml monie. ln questa opinione, davan essi al
eni la preferenza. l l‘mciulli non potevano le statuei nomi delle Divinità che rappre
fdr l'ufficio di (,‘amilli che fino Iill' età lcntavano, ed erano peruiani che gli Dei
della pubertà , le donzrlle cnnlimmvnnc abilavdfl0 nei templi. Str0pitclifl’aut) eziau
sino si che si mm'ituserm - Dinny's Hu dio , per «livozione, questo suino con dei
lic. l. 2 , e. n - Maurob. Srn~ I. I, c. Profumi , e le lavavauo, in certi tempi ,
8,- 13. c.8.- Seruius, ad Virg Ae fon acqua lustrnle. - Tit. Liv. l. 2',‘ ,
neid. l. Il . v. 543.- Valldtl‘ Illeu1cn.de e. 16. l 25 ,c. ‘Il. - Arnob adv.
Dia mundi, Dirrerr. IV 1. Genles. l. (i. - Tibull. l. 2 , E1. 2 ,
l llommi ‘ltlliillVlllfi i luoghi destinati v 7. - Lucon. l. i , v. 600.
al culio degli Deisoitoi nomi di TIM Il-‘lmmni facevano differenze fra Ara
plwn , Fìwnm , Sacellum , Lucus , Delu ed Altare. L‘ Ara Ql'l l‘ aliare in cui ai
órum, Ardea Sacra , etc. Il Templu‘n facevano le preghiere e le lilmzir-ni. Quel
era un f(‘llllClfl IlflliiifllO al culto di (li a - li che pwgaii'auu, locc vano rpiill' altare- ,
~ /
D12. rlfr'l. 5*‘).
R()Bi (1i7'28) ROM.
come coloro che prestsvano giuramento , come quello della battaglia d'Allia.
dal che i derivato al giuramento st«sso il Uvr'd. Fast. l. i , V. 47. - Plaut. in
nome d’ Ara. L’ Altare rra più basso, vi C0pl del. i, se. l, o. in. - Cia~ ad
si abbracciavano le vittime , ed era con Attila I. 7, e. in. - Aul. Gell. l. 4,
aaci‘ato agli Dei del citlo, dici: 6ervio , c. 9. -- Hor. Carm. l. i , 0d. 36, v.
mentre 1' era era consacrata agli Dei del 35, l. 2,- ()d. 13, ‘u. 1. - Macroó. l.
la terra, a del Tartufo. - Propert. l. i , Sul. o. 16.
i,Eleg ,v.23,l.2;El.2,v. Gli spettar0li ed i giuochi facevano par
5g;El.'fl ,v. 7, l. 3; El. 8,9. te della religione presso i Romani. -
ig,-EL 19,1). 15,1. _4,-EL4, GIUOCIII.
;EL 9.v.56,67,68;E1. ig, Negli articoli Seossauzm, Pssro , Fu
- Ovini. Met. I. 5 , v. 103 ', l.
iiasai.i, inostri lettori potranno vedere
158 ; l 12 , v. uali cerimonie e quali usi osservavano i
258 ; e‘: Ponto.
El. 3 , v 99. - Virg. Ed. I , Romani nei matiimonii , nei banchetti, e
I ; Ed. 5 , v. 65 ; Ed. 8 ,v. 64, verso i moribonrli e gli estinti.
4 e m5 , Georg. L a, v- i93 ,- l. 3, La parola firmilr'a ,presso i Romani,
v. {,86 e 490 ; Acner'd L 2 , v. non , usavasi in var| significati , ed uprimevasi
223 , 425,663 , L 3 , v. 25 , 279 etc. in diverse maniere. Per indicare la limi
- Servius ad Virg. EcL 5, o. 65. g'ia o la stirpe di un tale, wrvir‘anai della
l Romani dividevano i giorni e le not parola gene , e allorché per famiglia inten
ti, come i moderni.Do o la mezza notte , devano il padre , la madre, i figli e gli
media nor, {veniva i canto del gallo, ‘chiavi, servivansi della parola familia.
gallicinium, quindi il tempo il più tran Chmnavan0 uomo nuovo quello che il pri
quillo della notte. conticiru'ufn , poscia il ma di sua famiglia era giunto alle cariche
primo albero, dilucululn , ed il mattino, ed agli onori. - Cie. pro Clucnl. o. 40.
mane, che dut'ava2fin0 al mezzo giorno. Do - F=rtus de Verb. ai'gui'fi - Rosm. Aut.
po il mezzodì veniva meridicr' inclitiali'o , Rom. I. 8.
che noi chiamiamo il respiro, n volgarmen l Romani avevano in lti nomi, ordina
te il dopo-pranzo; poscia il soli: ncca.ius, riam:nte tre e qualche volta quattro. Il
il tranirmtare del sole , qliit'tli la sera, v,,-. p‘.im0 era il prenflme, che serviva a di
spcr , il crepmcolo, crepusmlum ,_ il tempo siinguere una persona da un'altra della
in cui ai corica ,concubium; e quello c in stessa famiglia. Il secondo era il nome
si avvicina alla mezza notte, nor intem proprio , che indicava il hgnsggio. Il tee.
pesta. - Plaid. in Asia, nel. 3, se. 3, zo era il soprannome che indicava la fami
v. 95; in Amplu'lr. nel. 2. so. ‘a, v. glia ; e il quarto era un altro soprannome
105; in Trin. nel. , se. 2, v. 44. - che dsvasi, sia a cagione di qualche bella
Virg. Ed. (i, v. ,- Gcorg. I. i , ‘u. azione, sia per esser caduto in qualche er
25| ; I. 3, v 336. - Propert. l. 4 , E1. rare, sia a Ca ione di qualche vino o di
3, v. 29 - Ovid. I"mu~ I. 4, v. 735; l. letto lirico. - eslus, de Vcrb. signifi
5, v. 163 e 457; fl'lel. L i , n.219; l. Car. Sigari. de Nonir'n. Rom
ii. v. 596; l. i.’|, u. 122,-1. il’), I). 65|. A Roma non eravi mairimouio, pro
Fra i giorni , alcuni chmnavami fc'sti , priamente parlando , fra gli schiavi, la cui
altri pro/Este‘. I primi erano consacrati agliunione colle donne cliiamavasi contubcr
Dei, sia per far de'sacrilicii, sia per Celi! nium; e in luogo di chiamare marito e
hrarc de’ giuochi in loro onore. Questi gior moglie quelli che si univano, gli lppcllava
hl di festa , chiamavansi ferita’. si diceva no couluòernales. Gli schiavi,i quali era
no pro/‘cali quelli in cui era BIIIIIBGO di no nati in casa del padrone , chiamavansi
attendere alle biin{;ne al puî>hllche che vernm o vernaculs' . ed erano ordinariamen
particolari. l)‘videvansi pur anche in_fasti te più arditi e meglio trattati di quelli che
o Iirj/iisli. l jirs‘lt' erano quelli in cui il erano stati fatti schiavi in guerra, ed era
pretore poteva pronunciare le tre parole: no stati venduti; imperoc-‘h‘e il padre po
da , dico, addico, che racchiudevano tutta teva vendere il proprio llglio;ll qual cosa
la ma giurisdizione, vale a dire, quelli in fa col tempo abolita. Gli schiavi erano
cui gli era permesso di amministrare la messi in libertà colla mfluumissi0nd. L'flf
giustizia. l nefiasli erano quei giorni in cui fiancata chiamava" liberlus, per rapporto
non poteva esercitare le sue funzioni; come al suo signore , e rispetto a tult'flhi'i, li
le ferie ,e i giorni della vendemmia e del berliuua. Gli schiavi che si mettevano in
ricolto. .N{/izsli Clllamavansi ezimdio i libertà , si facevano radere la testa, e rice
giorni riptitîtll di cattivo presagio, durante vevarto un certo berretto o cappello, chia
i quali si lvca cura di non intraprendere muto pilcur, che era il distintivo della
cose d‘ importanza , per rapporto di qual loro li ieità. _ Play‘, in ,{mph. nel. I ,
che disgrazia accaduta in timil giorno , ac- I , v. 305. -,=- Peraius, Sat. 5, u. 82.
ROM. (2729) ROM .
*- Senec. Ep. 47. - Lrrurnrt. Vallo, l. girandola nel tuo 1:10 tulut'lll , er‘trunque
, c. r. Rosi". 1.1, c. 20. - 6'panh. retro Salve turbinem.
ad Culi. H ‘mm in Pollari. v. 24. E ci’ uOPU sapere che quello ietromenlo
Promo i lontani, la potestà paterno era era una specie di trottola di tttcllll0 o di
illimitata. Per una legge di Romolo , con legno, di cui Il lerviveuo i prelesi stregoni
fermata da l\’uma , un p«dre aveva il di nei loro eorlilegi , cireondandola di ben
ritto di vendere il proprio figlio, ed lnche delle , o facendola girare. , dicendo che il
di levrrrgh la rin, r.enz'usere soggetto movimento di questa trottola magica ne.
alla legge contro i parricidi e gli assassi ve le virtù di infondere negli uomini que
flì- Per lo contrario, le madri non ave gli allrrtti e quei movimenti che ai VOlCVI
vlno alcuna autorità lui figli, e lo miglior no ad es-i inipirare.
ragione che se ne porse lddurro, Il è , Teocrr'to , nel recando ldillio, dice: In
che elleno ordinerilmentfl hanno troppe quel modo di’ io faccio girare questa
indulgenza per la loro prole. - Diorrjs. trottola; (99,50‘, nel nome di Venere,
Hallo. l. 2 , e. 27. - Terelrt. in Hcaur. possa il mio amante giungere alla mia
del. 5. se. 2, 1). 38- - Senec. de porta. Allorché si era lutto girare quella
Bene/i l. 3.:. il. . trottola in un dato verso , se voletrnu cor
Il culto di Adone era penetrato in qua reggere l’efi'etto che poteva aver ca-gionato
mi città, e Venere vi aveva un tempro , o fargliene produrre uno contrario , cir.
in cui veniva onorata unitamente ad Ado continui colla corteggia nel lato inverso,
ne alle l'oggi: Auiria. Le cortvgiane eve e le si faceva descrivere. un circolo pppu.
vln l'uso di; recnrvisi ,Ie quellr che ne sto a quello che aveva percorso. Gli eman
ricercavano i favori, dirigevansi I quel ti efol‘turuli la fncevlno girare . dirigendo
tempio. _ i Nemesi delle imprecazioni contro l'og
In quello della Felicità , mnalzeto nel getto del loro amore, del quale erano di
secondo quartiere di Rame, sul terreno oprezzati.
della curia Oslflie, erevi ur,:t statue di ' a. -- Pesce grandemente Mimmo dei
Venere in bronzo , fatta da Prasaitele , Romani. Il migliore prenderai nell’Add..
che ripullvifll lanlo perfette ulnlo quella tieo. Molto tardi pcròiece parte dei loro
di marmo che era a Guido. (bflebfitt statua blnclulti :
peri nell'incendio del tempio , l0l.l0 l'irri
pero di Claudio. Tultu era! Rhombru ,
2. - ( Giunchi ), altrimenti chiamati
i grandi ginoclri , perché. erano i più cele. dice Orazio. Un certo Semprom'o, o un
bt‘i di tutti , e furono irtituiti da Tarqui Rulrlio , pretore , in il primo che
Trio Prisco. Celcbralrlnsi in onore di Gio lo fece conoscere:
va, di Giunone e di Minerva , comincin
vano costantemente li 4 lettembre , e t‘ltl' Dance no: auelor doauil prarloriur.
l'-Wtrno 4 giorni , a tempi di Cicerone.
Col lasso del lem n ne fu lumenutrr.h Giovenale parla ti’ un rombo enorme
durata , come nel. della maggior pene che fu preso e tempi di Domiziano,
dei giuoclri pub lici , allorché gli impern (Sol. ):
lori ci furono impadroniti del diritto di
fflrli l'appreconlerc. Questi irrorhi alcune Irrcidr‘t Adriaci apatium admr'rabr'lc
volta erano scenici. - il. Liv. 31 , rhombi ;
c.
I. Romeo , figlio d’ Ulisse e di Circe. e pel quale si dovette fare un piatto
Plut. apposito , onde imbandirlo intero alla ti
' 2. _ Ol'ficirrle Il servizio di Teodosio. vola del princi e.
’ 3. - Ofliciale avrelrualo da Nerone, 3. - Mi! 1nd. Gl' Indiani che
‘ 4- - Figlio di Costante. non Mlublano che otto rombi di venti,
" r. Ronco , Rlmmbru , ifil.mmento dei mettono in ciascuno un’ camillo. che Bra.
ranghi Greci, di cui ariano Pro erzio , ma vi ha porto per vegliare al bene gene
Ovidio e Marziale li’). a , l. 2] e rale dell'univeno. Nell' uno v’ ha il Dio
Amor. lib. 1, E1. 8: lib. 9 Epig.3o) della pioggia , nell'altro il Dio dei venti,
Teoerito e Luciano dicono ch’crl dr rene; in un terzo il Dio del fuoco, e cori degli
e Ovidio vuol far credere che si facesse illl‘l che si chiamano gli otto metodi.
girare con delle correggie iotrerciate . con Lettere ddlficflrlfi e curiolc. Ruce. io.
cui ci circondava. E neuro lo stesso llll’O' p. 10.
mento che Orazio i ice colla parola tur Roma , in forze e il valore personificeti.
50 ( Ode la, 116. 5 ), e ruccormnd: di Le leel)ia Erirma la chiama la figlie di
farlo girare nel Verso Oppollo, onde cor Mute , la regina valente nella guerfl , la‘
reggere i cattivi effetti che eveu prodotti regina dalla cintun~ d‘ oro e che abile.
R()bl. (2730) ROM.
l’ Olimpo. Illnrrn , ossia la Parca le di articolo Rum ciò che fu detto della cui
il polare di governare a suo talento Iii ter nalcita e delle aue prime avventure. Rima
ra ed il mare. l‘lsaa aula mette alla luce i alo colo signore di Roma, dopo il lratrici
valorosi guerrieri, e fa che si poll0u0 rac dio , raduni» il‘pupolo , alline di atabiliro
cogliere i frutti di una apedizione. _ A una forma di governo; e d’ unanime con
“CHI! , lette della città di Roma divi senso in proclamato re. Onde aumenta
niu8tu. re il numero degli abitanti della sua nuova
ROE\HLIA ( Legge), che proibiva a tut città, apri un asilo, fra il monte Palatino
t' altri che ai senatori ed ai magistrati} o il Campidoglio, agli achiavi fuggilivi, ai
di ingerirsi nei aacrilìcii. maanadien e a tutti quelli che par debiti
’ ltmnn, nome che molti autori Greci erano obbligati a l'nggire dalla loro patria.
danno al fondatore della città di Roma. Quella truppa di avventurieri , diaprezzata
Secondo qneati autori , citati da Plutarco da tutti i popoli Vicini, non avrebbe potu
e da alcnni altri Morici Greci, questo Ro‘ lo m0ltiplicawi , le Romolo non avesse ri
ma era figlio di Emozione , che In spedi corso all' artificio per rapire le figlie dei
lo in lialia da Diomede. Altri dicono che Sabini, che fece aposare ai novelli anni
qu>alo Roma un un re dvi Latini, il qua sudditi . I Sabini, irlìîilllll a un tale af
le dieClltîll) dall' Italia i ‘l'iii , o piuttoato fronta, apedirono ambasciatori per citarln a
i Peliisl. Dionisio di Calcide, che aveva restituire le donne rapite, promettendo
scritto cinque libri intorno alle Origini Clic gli aarebbero rimandate, le le dimmi
delle citiì, dei quali non ci rimangono che dando in matrimonio, come le regflle del
alcuni frammenti, dice che nello Ramo era pudore eaigevano. Romolo rilposc che non
figlio d'Ascanio,liglio di mm. Qnantnn. poteva acconsentire a questa restituzione ,
qne la maggior parte degli storici , anche protestando che ben lungi d'aver avuto la
Greci , aien cnncmdi , nel dire che il l'on intenzione di far loro un oltraggio, anzi ‘il
datore di Roma si chiamasse Romolo, non tra non evasi proposto che di meritarsi la
è però men vero che il tuo preciso nome loro amicizia, ati‘ingenilo alleanza con eni.
è tanto incerto, che vi sono degli atoiici Il Pll'lfi dei Sabini era diviso in molti pic
Latini, i quali hanno scritto che Roma è coli alati , cincnn0 de‘ quali aveva il suo
stata edificata da Enea: ed anche Sullusliu capo 0 re, tutti indipendenti l’ uno dallo
è di questa opinione. . altro. Àcnmle, uno di ql.ltall piccoli re,
Questi! incertezza aul vero fondatore di fu il piimo a dichiarare la «nona ai Ro
Roma proviene, primieramente dall' euere Ulnill , e li! allenato da Romolo, da lui
stati i anni primi abitanti un unione di alidaw a aingolar tenzone. l Flt.lflllllll, i
flalanàdifli, di schiavi fuggiiìvi , tutti di Cinstiiniifli e gli Anteiunati ai armarono per
dill'erointi pieni e di dill‘crentc linguaggio; i vendicare la tua morte, e furono intiera
quali, anzi che pensare a scrivere delle mente ilifil'flti. Altri Sabini, rotto la con
Hmie e degli annali, ad altro non rivolgrl dotta di Tazio, preaentaronai innanzi a
uri ogni lor cura che a aacclieggiare i loro Roma, e ai resero padroni del Campido
Vicini. In secondo luogo, a que' tempi non glia , mercè il tradimento di Tarpco , fi
eranvl scrittori che nella Grecia; e qiîq;li glia del comandante della fmtezza- Le
rcriiinri ben poco si curavano di oneri/are due armate erano in presenza l’ una del
ciò che LUCCCdCVI in ltalia. D’ altrondt' l’ altra , allorché le donzelle Sabine rapi
eran essi più poeti che iatorici , e non la te, ai gettaronn in mezzo, e acongiura
che lunga pezza dopo la londazione di Roma i0uo da una parte i parenti , dall' Iltrl
che nacque il gusto per la storia; ma gli a mi a non veraare un aangue per case
eccome i poeti avevano accostumato gli cgilh mente prezinao. In tal modo ai fece
uomini al maraviglioao, coli la atocia lll la pace , e le due nazioni più non ne le-’
sparsa di favolose invenzioni. cero che una aola- Tazio diviae con R0’
_
Non! indica nudamente dieci personaggi molo gli onori e il pntrre reale, senza
col nome di Roma, nell' ordine seguente. che la gelosia del cnmmdo ne turbano‘ la
il primo , figlio di Giove; il recando , di tranqnillilà.Rumolo, dopo avere in tal mo
Lnfino; il terzo, il’ Ulisse; il quarto, do provveduto ad assicurare de’audditi al ano
d‘ Enea e di Lavinia; il quinto , d’ Enm. stato , pensò a regolarne l’ interna Immi
zione; il acuto , il’ Ascanio; il settimo , nistrazione. Pria di tutto divine le terre
d’ una figlia d‘ Enea,- l' ottavo, d’ [ulo del ano regno in tre patti. Una in conaa«
t‘ d’ Elettra, figlia di Latina,- il nono‘, di crala al culto degli Dei, e destinata alle
un Lalino , tiglio di Telemaco; e’ l’ ulti apese della religione; la seconda fu riter
mo , d’ Alba , figlia di Romolo, figliu°lg vaia alle apeae della repubblica ed’ allo sia
d’ EHI'II. lnlimentn della città: la terza fu divi»
" llmunm, la cui origini: e molto in. fra i sudditi in trenta parti eguali, Cnnfur
cer'lsi , l‘zi Cl't'ltllu figlio di Illarle e della memento al numero delle cnrie che corn
vestale Rea Silui‘u. Abbiamo visto alla ponevano il totale dei cittadini. Ne aveva
BO“. (2731) ROM.
formato tre classi , alle quali aveva dato il liuto il pubblico amore colla una allal>iliià’;
nume: di tribù, e Clascltulunn classe era di divenne poscia altiero , intollerante; Il
visa in dICCÌ curir. Drede un nome par Senato più non aveva alcuna autorità, e i
ticolare a chsoum: tribù; In prima , corn Romani ebbero un tiranno. Di sua sola au
posta di R«mnr.i , la clmmò de'Ramnesi; toril'u lasciò liberi gli Ostaggi dei Vrieuti,
In seconda, composta di Sabini, clrìsmol o non consulto che la propria volontà nel
la de’ Taziensi, la terza , de‘ Luceri , la distribuzione che fece ai soldati delle
nella quale incorporò tuttii popoli che terre conquistate sugli inimici. l senatori,
aveva aotlotneui. Questo ordine consister offesi da’ suoi displczri, liberaronsi dalla
le sino alla nuova divisione delle tribù , sua tirannia. Gli si gittarooo addosso nel
fatta da Tullo Odilia. Romolo divise pu tempio di Vulcano, e lo fecero a pezzi.
re i suoi sudditi in tre blllllll difl'ereriti : Ciascun d’easi ne nascose un pezzo sotto
i pahizii , i cavalieri ed i plebei. Scelse la toga, alliucbè, essendo tutti egualmrnle
dal prinmorcliue cento uomini distinti per colpevoli, facessero ‘causa comune Contro
età , per nlaciia, per ricchezze e per me coloro che volessero veudicarue In molte.
rito , di cui luuuò un covpo che Clll«flll) li popolo, inquieto, fece le più esatte ri
Senato , e che incarico di governare la cercbe senza potere scoprire la uielmma
città , di regolare gli.|ifl‘rii dello stato al traccia del suo corpo. Giulio Provalo, _rho
lorcbè la guerra lo obhligaase a sortire da occupava un rango distinto fra i Pîalllll, e
Roma. E lo quer-t0 uno dei maggiori trat che godeva di tutta la considerazione pne
li di saviezza e di politica di quel princi iln il popolo Romano, giuri: che Romolo
pi: , il quale coooacendo che i nuovi luni gli era appmso sulla strada d'Alba, vesti
sudditi , abituati al ladromcrio , dilficil tu di bianco e cnpcrlo il’ armi i'isplemlen
mente avrebbero potuto adatt.usi all’ ub tisaime, per annuuciargli che gli Dei lo
bedieuza, rescritta in uno stato puramen avevano chiamato nel soggiorno dell' im.
te monarcliico , volle hmperarne l’ autori mortalità ; e per orilinargli clic gli si reu
t‘: , lacemlo credere di dividerle con essi. desaero gli onori Divini. Di fatti gli fu
In tal ‘nodo il Senato serviva, pvr cosi di. bentosto edificato un tempio, e fu creato
re, di barriera alla pi lenza del re, che noi. per esso un sacerdote particolare, chiama
la faceva di considerevole, senza prima lo Flamine Quirinale. Le di lui leale
sentirne 1' opinione. Per meglio assodug ì| clrinmavansi Qulrinnlia. -- Til. Liv. r ,
suo ‘stabilimento, Romolo Scelte fra la C Dionrs. Halic. l, St.-Jurf. 48,
gioventù i più vigorosi e hl n lutti e glior °‘- 1, 9---Flor. 2.0. 1.-Plru. in Rom.
dinò in corpi ili tremila funtaccrui . di Val. Max. 3 . c. 2; l. 5, c‘.3.-l"lur.
trecento cavalieri, che chiamò legioni. Ol 15, e. rS.- Encìd. 2. ' ()uitl.futl. [p
tre la gloria di conquiatatore ambi anche lllft. Hor. 3, Od, 3.
quella di legislatore , fece molti utili re Un’ altra tradizione ci racconta in diver
polameuti , e stabili delle pene Contro gli so modo la fine di Romolo. Saconrlo la
omicidi, che Chiami) parricidi. medesima, mentre esso passava in rassegna
Roma, allli'la dalla peste, in al procinto la sua armata alla palude di Caprea , so
d’ esser la t- mba de'suni abitanti. Romo pravvenue improvvisamente una terribile
lo, per rassicu are gll spiriti sbigottiti, ri tempesta, per cui ai udivano da Ogni p.1i
corae alla religione. Tutte le città furono te r‘uggire orribili leoni ,e mugglrttrt: im
purilicate, e {umarouo dovunque di sacri petuo‘si lurbir‘ri di vento ‘CClìflllmglzkll da
licii gli altafi~l Carnerii, imlnldanziti per nu’oscuril‘a dosi densa che tol»e ;-gli 0(Clll
queste calamità, portarono In desolazione dell'assemblea 1' aspetto del loro re. Da
nel territorio Romw-o. Le presuntuoso quel tempo Romolo più non comparve
loro fidanza fu puuiia da una rotta san sulla terra. Cessato la tempesta , e connu
guinosa; i auperstiti‘l‘urono trasferiti a Ro ciando il Iole a diasipai‘e quelle lcnelnt‘ ,
ma. Questa arrie di vittorie mise in allar il popolo cercava il suo re ; ma i scnulu
me i popoli d‘ llnlifl.l Vejenti richiesero ri , che l‘ avevano l'atto a pezzi, come rab
a Romolo la restituzione di Fidene da lui hiarn detto più sopra , ordinurono che l'os
usurpnla contro di cui: il principe rispo se venerato come un essere prodigiosamen
se essere ingiusto e vergognoso il rivendi le assunto in ci:lo per opera di fl‘lurle.
care l’ eredità di coloro che non avevano Provalo colla pia sua finzione (‘t'fisli ili
assistito nel!‘ infortunio.Queata contesa fu calmare gli animi del popolo che difliciî
decisa colle nrmiI e le conseguenze furono mente s'scquetava allo ragioni del senato
funtste ai Vejenti, i quali, dopo molte di e sos ettava la Verità della cosa.
sfatte, dovettero aottomettersi al dominio a lolte più cose , dice il Illnsrucco ,
Romano. Fu questa l'ultima guerra soste. si raccontano non solo da'poeli; ma c|.i.m
unta da Romolo. Le prosperilìilo avevano dio dagli storici intorno flll'l'llgllltf , alla
corrotto. vita ed all'apoleosi di Romolo , le quali ,
Nel principio del suo regno erasi conci sebbene per la maggior parte debbano aver
ROM. (=722> ROM.
avuto da prima un fondamento atoriro , in molto a cui Romolo disparve. Oltre
s‘0rt‘Olle nullar.lllllen0 dalla tradizione, dalla le grandi ale attaccato alle spalle ,quri
ignoranza dei tempi e dalla politica , di genti hanno cziandio due piccole al: sulla
vennero poi lavolose,e perciò appunto fronte , e la clamide ondeggiante, segno
strettamente connette alla Mitologia dei della loro velocità. Il cielo è rappresentato
Romani. Tali sono ( oltre gli avolto,~ da dal Sole con un disco raggiante, e collo
lui vednti sul monte Palatino, e il fico Zodiaco sul quale vaggonst i segni della
rutninale rimasto sempre vivace) gli ecliui libra, dello scorpione, del sagittario, del‘
solari che gli antichi scrittori segnano nel I’ ariete , dell‘ acquario e dei pesci. Dallo
la vita di Romolo , cioè quando fu cou altro lato sonovi le li ure dei cinque Dei
cetto, quando fondò RomaI e quando ma che rappresentano i
ianett' , Romolo è
si; tutte falso e favolose agli occhi degli er essere associato ad essi qual nuovo
astronomi : la capanna , ov' egli aveva la Filone. Al disotto di Romolo , a blt'tistrat,
alta reggia, fortuna di strami e di canne, cvri un rogo a tre palchi, innalzati l'uno
e conservata Sino 0lt.rei tempi di Augu.rlo sull‘ altro , e coperti di panneggiamenti ,'
a malgrado de’ vari inrend| avvenuti in due aquile che via seta volano , non ti
Roma : il consiglio di Nettuno sul ratto , guardate come portanti in cielo l'omino
delle Sabine , perciò chiamato Como. n di Romolo , la cui apoteosi ò indicata dai
Nella collezione delle pietre incise di roghi. Sulla cima di questi avvt il genio
Slo.rclt, sovra una corniola vedesi la lupa di Romolo in una quadriga , ctò che fa
che allatta Romolo e Remo. Sovra una allusione a un passo d’ Ovidio , in cui
altra corniols vedeai lo stesso aoggetto,rna vien detto che Romolo aaceae al cielo in
ovvi anche il fico selvaggio, sotto il qua’ un carro trascinato (lai t'avallli di [Marte
le i due fratelli furono esposti nella culla. suo padre. Al basso , Romolo e figurato
Qm-st' albero chiamavaai il lino Ruminal, nuovamente seduto sovra un trotto, situato
e Romulnrir. sotto una specie dl portico adorno di co
Sopra una pasta di vetro ( Mm. Fil’. lonne , e posato sovra un carro a quattro
I. 2, t. XIX num. 1 }. tutta da un sar ruote, a cui sono a,zgiogati quattro elefìzn
duttico del gabinetto di Firenze , la lupa ti bardati: con una mano tiene un ramo
allatta Romolo e Remo, al piede di tre d'olloro , o appoggia l'altra sovra un
insegne militari rom-ne. Da un lato è lungo scettro. l conduttori degli elefanti
posta la testa di Cibele, e dall' altro la I'Jnu seduti sul loro dorso ; due di essi
testa dell' Alli-ica con quella di Giove ed sono vecchi e barlutti , ed hanno dei _ferrl
lltri ttimboli puntati e. guarniti d'uncini, coi quali sem»
sovra una pasta antica è rappresentato rano dirigere il lor cammino; gli altri due,
Faustol0 che trova Romolo e Remo; IO imberbi , tengono de'cimbali scanalati a
vra una corniola è. rappresentato I’mutolt) cui sembra facciano suonare culle mani,
con un altro pastore c e trovano Romolo per regolare il passo degli elefanti i quali
e Remo allattati dalla lupa vicino al lìc0 come è noto, amano moltiaairuo la mustca;
selvaggio. Lo stesso soggetto vedesi ur un quinto conduttore cammina avanti ad
anca sur un topazio del gabinetto di E‘i' essi. In mezzo al lembo superiore al bas
renze, ed era pur rappresenta“) sovra un ao-rilievo ovvi il monogramma del nome di
altare antico, che più non esisto. -- Bar’ Romolo.
tali arlmir., aut. km. 5, num. Sopra una medaglia di Antonino Pio,
Egual soggetto è figurato sovra uno sme al quale il Scnllo avevadato il sopranno
falda ,- ma la lupa che allatta i due bam me di Romolo, a cagione del suo attacca
bini , è posta in una grotta, al disopra mento agli antichi usi religiosi dei Roma‘
della quale sonori tre capre , e Il fico ru ni, è rappresentato Romolo coperto d'una
minale. corazza, tenendo una lancia, e portando.
Secondo alcuni antiquari, sul basso-rilie in trofeo le armi del re Acfonte clt'ei va
vo del Clfl‘lìltl0gllù, volgarmente cltiama_ ad offrire a Giove Feretrio: leggesi all'in
tu 1’ urna di Alessandro Severo , è tap tomo: R0lltlt.n Atmos-ro S. C., a Romolo .
presentato Romolo facente un trattato d,‘ Augusto per autorità del Senato,
ace coi Sabini; ma son caduti in erroreI I. RU“ORIS (IconoL). L'emblema il più
tmperocchè. quel basso-rilievo rappresenta; naturale per rappresentarla, è nello di un
la disputa di Achille e di Agamennone , uomo uell' azione di correre, circondato da
sul soggetto di allontanar Bri.reirle tamburi, da trombe o da corni, mentre
So ra un ditticn d’ avorio del Museo .aenteai un colpo di tuono.
dei (Enti della Ghertardesca, Romolo , a.- Di guerra e di pace: un gallo te
vestito della toga , è portato in cielo dai nenrlo sotto la zampe una tromba.
venti e dei turbiui , figurati come due 3. - ( Iconol.). Gli Egiziani lo rappre
Genii alati, 1' uno de’ quali, che ha una smt.avano con un giovane guerriero, arma
filta barba, indica la procella e la nebbia, to all’ antica, che corre qua e li, con un;
RON. (2733) ROP.
picca, e nominando la divisione. vL'Arioslo, cintura à sormontata dal fiore di lmn, od
che lo chiama un unguinol0 commenti!“ almeno da quello che noi chiamiamo con
le, gli fa tenere un fucile armato. COC/till questo nome. u
lo elprime per un uomo che batte dei Cim u Questa itesaa ligure , o questo annal
bali, e circondato da trombe, da corni e gama di una rondine con una testa da
da tamburi ; e tutti queati strumenti ven donna , ci ai offre molte volte , ma non
gono secoudati da un colpo di tuono. il aerpente , nulla tavola laiaca. n
Ronwnams, nome dato al fico, tolto il a La bellezza del lavoro otrebbe far
quale furono trovati Remo e Romolo. credere che foste del tempo d)ei Tolomei,
Uvid. 2.- V. Rurauuu. in cui i Greci rendettero , con usura, ciò
lt0xwmnr, i Romani discendenti di Ro che avevano agli Egizi tolto molti aecoli
molo.-Aeneid. l. 8. prima; ma l’ mittenti! e la grandezza dei
" Rotltmts, uccello consacrato ad Iside. tratti, fauno giudicare che ara atato acul
Le rondini ai rmmolavano agli Dei Lari, pito in Egitto. Il solo rimprovero che ai
perché fanno i loro nidi nelle caae, delle potrebbe fare all'artitta che l'ha neguito,
quali i Lari armo custodi. Questo volatile riguarda le gambe ai piedi che sono lenta
era eziandio una vittima ordinaria di 78 movimento, e più forti di quello che non
nere. Progne fu caugiata in rondine, ed converrebbe fare ad una rondine; ma dalla
ami) le ente per un reato d‘ amore verl0 bellezza delle altre parti pu0nsi mferire,clm
suo figlio cui cerca tuttcra.- V. Ploc'ltt. l’ artiata non ha commesso questo errore
nQnantuuque questa rondine, dice il con senza ragione; per lo t:0nltmiu è d'uopo
te di Carla: (Rune. 3 , tav Il , num.t), attribuirlo a quello spirito di w1idità c le
sia Egiziana , ben pochi monumenti ho ve ha guidato li Egizi nella più 5€[DPllcl loro
duto i tanta bi:llelli, e cosi ben cou operazioni. îln buco posto sotto Il ventrfl
servati e ardisco dite di tanta eleganza di quanto uccello, permette di credere che
e nettezza di tratti. Questo mento unito ci sua stato portato nelle l'amore processio
alle auenltre aingolarità, rende questo bron Dl di quel piene: sembra che i armboli
7.0 inliurtlmeute preziuao. Plinio dice (Iii. per queste cerimonie aiano Itali moltipli
9 , 0. 33) che questo uccello era C0uaa cati all' infinito. Quello antico apparteneva
crato ad Iside , ed io credo di trovarne al dottore Illead. ».
la ragione nella natura; imperoechè in et ll volo 0 il l’crmarai delle rondini sovra
la d'ordinmio è uopo investigare la spie certi luoghi era riguardato dagli flutltlli
gaaìotre delle idee le più metafisiche.l come un preugio lunetta. Esse annuncia
quadri e le immagini ch'e5sa preaeula, I'0no a Dario, quando partiva per la ape
hanno aervito di materia, e per cosi dire, dizinne contro gli SClll , le dlbslfllltl che
di UPD alle finzioni dello ' apirito. Il rapi vi posero line. Appollajatv sulla tenda di
da volo, 1' agitazione della rondine e la Pirro e sul naviglio di Antonio , annun
sua maniera di sorvolare sulle acque, han ciarono le loro dialalle. Ciò nullameno Ci
no fornito delle immagini proprie ad cipri cerano dice che una rondine, ed una che
ruere le cure che ai preso la Dea , per ri lidon ( traduzione latina del nome greco
trovare il corpo di ()siride. Per tal modo di questo augello), procurò al concuuio
la mmfme divenne l‘ emblema delle corse nano Verre e la prctura di Roma ,e quella
d’ Iside ,- e per meglio caratterizzare que della Sicilia. Ma non è quebta che una
sto sacro uccello gli si diede poscia la te maligna allusione dell'oral0lfl agli aulpicii
ala della vergine, via che fosse quella del derivati dal volo della clulidon, ed agli
la atesu Dea , sia che si volesse indicare intrighi di una donna', chiamata Chelidou,
l'età , e lorae la stagione , in cui ella ha da Verre amata, la quale governua a‘
rmpn-ae la sue ricerche. Neaanna ragione
Roma ed a Siracusa lutto il nome di quel
pero posso dare del largo serpente che l’ l' indegno pretore. - Verr. 2 , 4o.
uccello porta sul dono; soltanto io so che Plinio ( io , 21|) racconta che Cecima
venerato egli era in Egitto, che ci vede Voiaterano , facendo correre le sue qua
frequentemente ani monumenti , che è fa drighe nel circo, ceco portava agli apetta
mtglrariaairno, e che chiamati presente coli delle rondini, per rimandarle alla tua
mente in Egitto theónm mister. . desio caaa a portar le notizie della vittoria a'auoi
coronato con un fregio, terminato in l'or amici. Atlaccaia a queste rondini dei fili
I't'l di cornice, e che può cancro alato de di un tolore t‘0uvcnuto; e uesti uccelli ,
atrnato a portare qualche corpo 0 mobile , appena rihscitti, con un vdlo rapidissimo
o che almeno non vi (fa attaccato. La te irtormvano ai nidi che avevano costrutto
Sta di donna , che questa rendite porta , Itll tetti di Volalerano.
è. acconetata con tutta la semplicità , con Roost ( D‘Iil, Giap. ), ca 0 d’ una nel
un cappuccio , le cui eltremilà cercano la Giappone-ne , a quanto sem ra , lo strano
sulle spalle , e presentano qualche dilliaren. che Lao-Kium._ - V. questa parola.
H llflg l ornamenti ordiuarit. Qllritil accou ‘ Ilorucurr. Dagli antichi davasi que.
R05. (2734; “03.
uto nonn- ii certi pittori , i qualilimitnvmsi Quam longa una dies , aclu: tam lo/rga
a rappresentare tenni soggrlti , come ani ' ru.rurmn .
innli, piante, paesetti. Un tal nome è Otms pubcscentes juncla st‘m’ctn prclmt ;
derivato dalle purolc e”ulrg‘,lfflrîlllllfl, iris. Quam modo nau‘enteni Iulrlfis cou.nicr~u
zie, o merci di poco valore, e ygcwau Enu5,
5L‘rivu , dipingo. Hanc neniens sero vespera virlil annui.
Rnpogra/ì chiamnvmsi pur anche coloro
che nei glllt.lllll tagliavano i bossi ,i tanti, l Romani umavano appassionatamente le
e gli altri flrlwscelli fronzuti in figura di rane , e facevano grandi spese per averne
uomini , e di animnli; e‘u'o7eaa1d, rt'. continuamente, ed anche mll’ inverno.
pulue, significa in Cicerone la varietà de Fin dai tempi della repubblica , non era
gli nggetii che presenlami sovra una costa. no contenti, dice Pana/o , se , nell’ in
lino dà pnrte ed Attico, pai'llndo di Tu verno, le mse non uuntavanu sul vino di
.vcoln, che: El.‘ la'ncn lmec e'miray’jculll, Falerno che veniva ed essi presentato. Dc’
liwh' illi m: uenle.r parum .re lauluapn
ripulae , vidctur hnbilura celerem satiric Ialuml , nist' mm: in vertzsset «Imam , ni
tam.
Ji lu'óernae poculis rame innatusunt.
Bonus Jiii‘iiiriu , l'Acquario. - Ma Chiamati/In" le loro amiche col nome
nilio.
di mm , men rosa , mm Ln-lln annca.
' Roiiiiut . soldati della legione, dei Finalmente la corone di rose preuo gli
quali non si fa men1.mne che in filo Li‘
nnllt'lli erano il distintivo della voluttà e
'HÌO (lib. S , c. 9 ): Rarart‘i pror‘urrebant della galmmrig, Orazi... mm le (lifllen.
iutcr dlllepilultos. l'Iran essi armati alle li“ giammai nelle lue descriz-oni dei pia
lvggcri, e VEUI\'BIIO adoperati per iscaramnc
Ct‘VUll banchetti. Roseus, rnsl‘ll. Illlfllllcnva
ciano, e cominciare il combattimento; d'on
bel/n, risplrndmtc , Cutfl'î il g'od‘lay III-i
dc derivò loro il nome di Iurarii, perché
dice Pesto: U! ante tmbrrm _fi-ru rorurc lircri. Gli è perciò che Virglro,parlcutl°
wlct, sic illi ante gravem armaturam quod dv Venere, dice :
pmrli/mut, rorarii (lieti
" l{cs.i , questo fiore era consacrato I E: uvertgns rosea cewice re/idsi'l.
Venere. A/iom'o e Tzelze.r l'lccunhuu che
le rose presero il loro colore vermiglio dal Questo lìnre era l'emblema che rappre
5msue di Vgnprc. Binne , per lu cnntrlt‘io, sentava una vita troppo breve; pertanto
dice che la rosa deve la Itll nascita al san se ne aparg>vano sulle tombe , e stmgrsi
gue di Adone, nel che fu irlhl.atu da Ovi negli l‘pitalli che i parenti ci nl.lilig<v.m.,
dio. e dall'autore del Prruigilt'um Ve ed amlwe tutti gli anni a spandero essi
ueri.r, nel grazrosiasimo inno che ha fatto ruedrainn le ruse cui sepolcri. \'eggnn
su questo soggetto. si cziandio ecolpite IOVI‘B una tomba an
n Cnn qual grazia , dìc’eg“, il zelliro lt<.a
amar-ano va spirando intorno flllll verde la Nulla cnllezione dalle pietre incise di
mica di questa regina dei fiori, e cerca di pia S[mch vediamo sovra un granato una far.
crrle colle luc dolci carezze? Già la divi lilla appoggia: Itl una rum. Questo un
mi rugiada fa lnrtire il pnrp0rin0 bottone bleml ingegnoso può denotare una stovi
dalla buccia che lo ricopre. uctta morta uell' età delle grazie e dei
piaceri.
Ilumor ille quem sereni: aura roraltl! i'l‘lt't. Mnnm. l Musulmani ne attribui
nnrlibus, “20:10 I’ Origine a Illunmello ,- ed ecco in
Jnm mmc virgt'nis pupilla: solwl liu qual modo : Zl‘luomctlo, facendo il giro
del lrnn0 di Dio nel paradiso , prima di
menti pq)ln, moctrnrsi agli uomini , Dio si riv'0lie ver
Gin lo vcggn che comincilt a schîudersi: lo di lui (' lo riguardi)v Il profeta ne el’t
lo veg_g,n altero di far pompa di quel rosso be tanto rossore che lltdò; ed avendo il
incarmto , che è dovuto al mngue d‘ Ado sciugato Il sudore colle dita , ne fece ta
ne, il cui splendore è accresciuto dai bu‘i drre sei goccia fuori del paradiso , una
dell' amore, e sembra f.rniatn di tutto ciò delle quali lette nascere uull' istante il ri
che l'aurora offre di più brillante, allor so e la n10 1.
cliè ascendc il suo carro per annunciare i " RUSILCLTB, guerriero persiano che fu
più bei giorni alla terra. » ucciso da Uhm al passaggio del Granico ,
I poeti non hanno compianto che ll lie mentre stava per ferire Alen'arldro. -Cur.
ve durata di questo fior seducente: Et 8 , c 1.
m‘mium brevi: rame fiore: amaenm ’ Rosnrm , bevanda composta di mielg
Non lnvvi alcuno che non cappio il se di vino e di foglie di rosa, ItSitatissim.
guente madrigalc latino: pruso gli antichi , e di cui Apim'o indi
R05. (2735) R05.
ca il modo di comporln nel suo trattato: I): i moti del suo volto. Aveva fatto un pa
re oaqninaria; e consiste a lasciar cuoce ralello fra l'azione teatrale el'azrone ora
re le foglie di rose nel vino er tre giorni, toria ; e siccome aveva profondamente sin
poi ritrarle', e timelterne delle altre, per diato queste due arti, che non ne fanno
altrettanto tempo. forse che una sola; cosi dobbiamo ram
' I.ROSGIO (Quinto), divise con Ero maricarci che quest' opera non sia giunta
po la gloria del teatro di Roma: son essi lino a noi. Essa era ripiena di erudizione,
i due più grandi attori che siano comparsi e ha fatto dare all'autore da Orazio l'e
su quel teatro. lgnorssi precisamente“ luo piteto di zloctus. Mori circa l’ anno (itpri
go della nascita di Rasoio, ma le conget ma di G. C.
ture lo fanno nativo di Lanuvro, città mu ‘ 2. - Cicerone che arringò pel co
nicipale del Lazio; imperoccbè , al dir di mico Roscio , aveva difeso nelle sua gio
Cicerone, fu nudrito nel territorio di quel Ventù un altro Rasoio , C000sciuto snll0 Il.
la città.Lo stesso autore ci apprende che nome diRoscio d’Ameria o d’Amelia nel du
la autrice di Rasoio un giorno lo trovò cill0dt Spoleto; e una tal causa aveva 0
nella sua culla attortigliato da un serpen notato i primi passi della carriera di que
te, e che il padre del fanciullo, svendo sto insigne oratore. Le prescrizioni di Si!
consultato gli Aruspici, gli in risposta che
la eranolinite; ma questo dittatore aveva
nessuno avrebbe uguagliat0 la gloria ed il per favorito un liberto, chiamato Crisflgo
merito di suo tiglio. Demoalene era stato no, più vizioso ancore di lui, il quale fa’
formato nella declatnszione oratoris dal ceva porre sulla lista dei prescritti quelli
celebre attore Satiro: Cicerone volle es che voleva perdere 0 derubare. Sesto
serlo da Roseto, del quale. era l‘ amico e Rasoio , uno dei primi cittadini d'Ame
l‘ ammiratore. àlacroln'a racconta che Ci ria , fu assassinato in Roma da nemici, i
cerone e Rasoio esercitavanst reciproca quali, svendo saputo mettere nei loro in
mente a chi meglio sapesse esprimere uno tetessi Crisogono , ottennero che il nome
di [lascio fosse aggiunto nella lista dei
stesso pensiero, o uno stesso sentimento ,
l’ uno in pi“\ giri di frase differenti e tut proscrrtti; per lo che gli assassini mette
ti felici, l'altro con una maggior varietà vansi in salvo da qualunque persecuzione ,
di gesti e di movimenti. Abbiamo un'ar .ed ottenevano la confisca dei beni della
ringa di Cicerone pro Roscio Comoedn , vittima. Questa confisca in l'esca di cui
in cui lo colma di elogi. Boario , dic'e si vservirono per guadagnare Crisogono, il
gli, aveva tanta virtù che non avrebbe mai quale si fece ag indicare i beni di Rasoio,
dovuto accendere sul teatro, e vi piaceva e spinse tant' otre l’ eccesso degli abusi
tanto che non avrebbe mai dovuto discen che si commettevano in tal sorta di aggiudi
del‘flìh cazioni, che acquistò per r150 lire circa
La repubblica che conosceva il pregio di dei beni del valore di sette ad‘ ottocento
un comico, anche nell' ordine politico, gli mila lire. Ma [fascio lasciava un figlio
dava una pensione di ventimila scudi, per che poteva riclamare un giorno contro
che recitasse il più sovente che gli fosse una così orribile ingiustizia, a rientrare
possibile: obbligata a delle spese ripntate ne’ patenti suoi beni. Fu preso adunque il
più utili, stette dieci anni senza pagargli partito di accusare il figlio dell'assassinio
a pensione. e senza che Rasoio, il quale del padre , e il credito di Criaogono spa
nella tua dilicatezza non facevasi un idolo ventsva talmente i primari oratori di Ro
del guadagno,non mancasse una sola volta ma , che nessuno ordrvs di tt‘5utuet'8 la
di recitare. causa dell'orfann oppresso. Cicerone solo,
Immensa era la fortuna che facevano i in età allora di CII'L‘A ventisei a ventisette
grandi attori in Roma. Esopo, al dir di anni , ebbe il cnwg;.;io non solo di ab
Plinio , aveva una rendita di pressoché braccisrne la difesa ; ma riuscì a farlo as
cinquantamila scudi. Roccia il quale era solvere, e questa gran vittoria rese il suo
per la commedia ciò che il primo era per nome illustre nel loro. il suo discorso ci
la trngcdm, avrebbe potuto fare, a rappor\ fu conservato : mentre tratta Silla con
to di Cicerone, una fortuna anche maggiore, tutta la circospszione e la prudenza , in
ed avrebbe potuto guadagnare circa un mi mica la voce contro le prescrizioni , usa
lmnee seicento cinquantamila franchi all'an le di fronte Crisog'ono sulla sua opulenza,
no.Gli onesti ed illibati suoi costumi, il frutto del Clelil.l.u , sul fatto, sulla mol
carattere suo obbligante e liberale, gli lezza, sulia insolenza di quel vile liber_
meritarono la pubblica stimv . e quella to. Non poteva annunciarsi con più atrepih
considerazione che ne avasi in Roma alla to e coraggio.
sua condizione. Dicesi t: e avesse un difetto ' 3. - ( Lucio Ottone) , dll'l“° ma
cui aveva avuto l'arte di lare sparire nella pure vittoriosamente da Cicerone. Rnsct'o,
sua azione, ed era di essere un poco lisca. essendo tribuno del popolo i’ .n no dillo
Ciò non ostante non erano men graziosi ma 685 , fece accettare una legge , so.-n
Di; . Mii. 543
ROS. t2736) ROS.
ti volte citato negli scrittori, la quale esi mo giorno dell’ anno, ritornando dalla ai
geva che chi voleva essere ammesso nell’ nsgoga, dicono a tutti quelli che incon
ordine dei cavalieri, dovesse avere cin trono: Possa tu onere scritto in buon anno,
quanta mila lire di sostanza. Fino a quel e i salutati rispondono con lo stesso augurio
tempo i cavalieri non avevano avuto posto lo tal giorno nei loro posti fannouso di miele
distinto in teatro; quelle legge assegnò cdi pane levato, la qual cosa per essi è una
loro i quattordici ordini di itedre i più vi specie di presagio che l'anno aar‘a dolce e
eini a quelli dei senatori. Questa stessa fertile. Alcuni vanno alla sinagoga, vestiti
distinzione, accordata ai Jriial0ti cento di bianco, per indicare la parità di lor co
anni primn , aveva fatto morm0rare il po scienza. Altri, e particolarmente i Giudei
p0lo _; maggiori furono le lagnanze allor Tedeschi, vestono in tal giorno I’ abito
olìii vide stabilirsi questa nuova distinzio cui hanno destinato per la loro sepoltura.
ne pei cavalieri. Rasoio Ottone , pretore L’ullicio è più lungo che in tutti gli altri
nel 689, entrando in teatro, lo ricevuto giorni di festa. La lettura del Penluteuco
dal opolo a fischi , che i cavalieri sforn si fa a cinqur‘ persone. Vi si legge il se
rnnsr di aoll‘oeare cogli applausi e col crilizio che facevasi altrevolte in tal gior
baltirnento delle mani. Alzorrsi un vero no, ed uno squarcio dei profeti; aggiun
tumulto , si venne alle ingiurie, ed eravl scudo le preghiere per la prosperità del
a temere che più oltre non ptngt'etlisse la principe a cui con soggetti. Dopo tutte que
cosa. Cicerone, all0ra console, avvertito ste cerimonie , si fa sentire il suono del
di questo subbuglio , e‘ "voce tosto il po corno, come per avvertire i peccatori del
polo nel tempio di Bellona , e colla aul giudizio di Dio. La festa termina colla cc
eloquenza cangrn talmente la dispoli2ioue rirnonia che chiamaci Habdala. lo tal ma
degli spiriti, che il popolo , rientrando in niere passano gli Ebrei i due primi gior
teatro , si affretta di riparare all' ingiuria ni di settembre, continuando poscia li- pe
fatta a Roseto, cogli applausi i più segna niteuze e le buone opere sino ai dice: del
lati , e le maggiori testimonianze della mese, che è il digiuno dei perdoni e. che
stima e del rispetto. chiamano Jnnc~Haclu'pnr, vale a dire, gior
Orazio fa allusione all' indicata legge di no del perdono.
Rasoio Ottone nella sua ode contro Vul Roses DEA, la Dea delle dita di rose ,
tejo Illena , liberto del gran Pompeo , l'Aurora.
e giunto al rango di cavaliere contro le " Rosrottow, uccello il cui cantoè sim
intenzioni di quel tribuno: bolo di una languido tenerezza. l"ilomelri ,
figlia di Pandione, lo t'angiata in Rosi
Sedilibusque magno: in primis eque: , gnolo. Pausania dice che i Traci avevano
Olhone comtenlpto , sede‘. osservato che i rnsignoli i quali avevano
i loro nidi in vicinanza della tomba di
ROSC-HASAMA , cioè a dire , ca 0 d'an Orfeo, cantavano con iù melodia degli
mi. Cosi chiamano i moderni Giudei la irltri. - Ovid. Meli. ,fiió. 9.- Pau
festa che celebrano al cominciare dell'anno san.l.g, c. 30.- V.Frzotssr.a.
loro, vale a dire , i primi giorni del me " Rosssae, ebbe la gloria di soggiogare
se di settembre, cui danno il nome di Tisri. il cuore del conquistatore della sua na
Pretendono essi che il mondo abbia avuto zione. Alessandro , percorrendo la Per
principio in quel tempo , sebbene alcuni sia, di cui aveva terminato il conquista,
sostengano esser cominciato nel mese di fu magnificamente accolto dal satrnpo Os
marzo, da essi chiamato Nisnn. Durante sartc , il quale gli diede un banchetto in
cotal festa è vietato ogni lavoro, ed iu cui si vide brillare tutto il lusso Asiatico.
terrotto ogni negozio. La solennità del Le donzelle le più distinte per la rarità
principio dell'anno è l'ondata sovra una delle bellezze , e r l'eleganza degli or.
opinione tutta peculiare degli Ebrei. Credo namenti , furono cstinate a servire l'eroe
nu essi che Dio abbia scelto specialmente e i convinti. La figlia d’ ()_rsarte , chia
quel giorno per giudicare le azioni dell'im mate Rossano , sorpassare tutte le sue
uo cessato, e dar norma agli avvenimenti compagne in grazie ed in beltà. Alcamo
dell'anno entrante. lo questa credenza si rlr0 , ebbe lieto da tante attrattive , si
preparano, un mese prima, a subire sillat determinò i s ossrla. La sua unione cui
tu giudizio, e procurano di espirrre i loro la figlia d‘ un‘ barbaro poteva scandalezzaro
cccati con la penitenza , la preghiera e i Men-doni; esso fece cessare le mormo
'elemosina.l più negligenti cominciano rszioni dicendo , che il matrimonio dei
questa preparazione la settimana che pre Greci cui Persiani era il volo mezzo di
cede la festa. Nella vigilia le peniteuze consolidare il loro nascente. impero , e dis
raddoppinno,c ciascuno si fa dare trenta colpi si are le antipatie che avevano divise fino
di sforza chiamato Maluhutlt.ba una del pri al ora le due nazioni. u D‘ altrondc , sg
RO& (2737) R0&
giunse egli, Achille, da cui discendo, il quale era stato ucciso nel Turquestan ,
sposò una prigioniera; ed io non credo di sebbene unite ai Turchi fossero le lul'lg in.
far torio alla nobiltà della mia nascita, nnmerevoli del Rai, 0 re del Kstkai, che
nè violare le leggi del mio paese, seguen fece prigioniero, costringendo Afraaiab Id’
do l'eeem io di quel semidio. in Di tal accettare la ace alle COI\dÌZIODI che a lui
maniera re la licenza d'un banchetto , piacque di oE‘rirgli.
il conquistatore dell'Asia , sposò una pri Tuttavolta non essendo contento Caicatil
gioniera , il cui figlio divenne il signore del fatto accordo, Rostain cadde in disgra
dei conquistatori della sua pstria. Alla zia, e fu obbligato a ritirarsi nel Svgeatall
morte dell’ eroe , Russane era incinta, e e nel Zableatnn, ove essendosi l'oriiliciito
alcun tempo dopo mise alla luce un plin rifiutò di abbracciare la religione di Z0
cipe che fu chiamato Alesmndro. Il bar mastro, che il re Caicaus gli aveva letto
baro Casrandrn lo fece’ trucrdare in B€Èìti proporre.

io con sua madre per regnare nella a Caicaus, avendo saputo la resistenza che
cedonia. faceva ai suoi ordini, gli mandò A|fendiar,
' Roses , città situata aul floll'o di leso, suo figlio, per indurlo all'obbedieuza .As
all'estremità orientale del Nîttllltìl'l‘fllìflt'i , fendinr ebbe molle cunlerenze su tal Pro.
fra due sole, delle quali 1' una conduceva posrto con Roa'am, nelle quali nulla aven
in Siria , e chiamavaai: le porte Siria ; do potuto ottenere cui discorsi, si dovette
l’ altra formata dal monte Amano, e dal terminare. la braogua con un aingolare cer
la riva del mare , comunicava culla Cili tame. Questo famoso duello di Aal'endiai:
ria , ed era chiamata: le porte Amam'chc'. e di llnsimn durò due giorni, e i romanzi
Questa città collocata da Tolomeo nella dell'Oriente son pieni degli straordinari
Siria , ‘e posta da Slrabone nella Cilicia. _ fatti d'arme di questi due eroi. Ma finalmen
La fondazione della medesima fncevas_i te aoccombette Aeleiicliar, avendo ricevuto
accendere a Ciliee , figlio d’ Agenore.E un colpo di rostro per mano di Roetam,
pur parlato di Roses , in occasione delle il quale erasi accorto che Asfentliar aveva
guerre dei eucceaaori di Alessandro. Dopo un magico potere contro le lreccie.
la morte di Scienza Nicfllore , Demt'lrin Il valore e la bravura di lioatatn e di
fece Il’àapot'tat'e: a Roma la statua del; A=l'endiar, anche preacutementc, fra gli
Fortuna , che Seleucn aveva eretto sulle Orientali anno l' esempio ed il modello
mine il’ Autigonia , vicino ad Antiochia. della Virtù militare; e i più grandi re del
Quei!» città aveva una manifattura , di I‘ Oriente non isdegnano di essi-r para
vasi di terra , rinomatissima a’ tempi in gonati a queetì due eroi, come, fra gli En
cui Cicerone era governatore della Cilicia. ropei, non sono mai oblrliati i nomi di A
Rosvs fu messa nella seconda Cilicia , lessaudro e di Celere, allorché trattaai d
sotto l'impero di Trodnsi'o , il giovane. lodaie i talenti e il valore militare. Ì
Sapore , re di Persia l’abbruciii dopo aver l Persiani danno il nome di Rostsm a
fatto prigioniero Valeriano l'anno 26 del due eroi favolosi, celebri nei loro annali:
l' Era volgare. Fu saccheggia" eziandio , il primo, figlio di Zal il bianco, re delle
sotto il regno di Arcadia , l’ anno 404 , ludie: e il secondo, figlio di Tamur, re
dagli laauri, popoli selvaggi che abitavano di Peraia. lilli, dopo una lunga e sangui
le montagne. nosa guerra, convennero di terminarla con
Giove aveva a Raro: un culto portico. un singolare combattimento, che coneialevit
lare; la Italiui del Dio era posta sulla la nell'impugnare un anello di ferro, e simp
mosa rupe scolpita sulle medaglie di que parlo all' avversario. Quegli, nella cui ina
sta città; le quali rappresentano pur anco iio restava, eta riputiitn vincitore e dava la
due berretti sormontati da una stella, litl‘l legge. Gli Orientali, dice Chnrdin, appli
lwlo dei Dioscuri. cano al nome di liostam la stessa idea che
ll05'l'Ml ( Mir. Pers. ). Questo penonag i Greci avevano di Ercole, e gli Europei
gio ‘e il più grande e il più celebre di tut di Orlando.
ti gli eroi favolosi della Persia. l“.rii figlio ‘ Rosrnans COLOIXIA, ornata di poppe e
di Zal o Zalser, e nipote di Sam,figlio di di prore di vascelli, iunslzata in memoria
Neriman.l Persiani, per dargli un’ origine d’ una vittoria navale.
ancor più nobile, dicono che diseenilesiie ' Ros'rnsne CUROIA , corona roalmlia,
da M»monn,liglio di lienim‘uino, figlio del corona ornata di prore e di poppe di va
Pfllrilrca Giacobbe. Le sue iù grandiint acelli, con cui onnravasi un capitano, un
P"CSe ‘HM’ la liberazione di Caieaus Il, soldato, che il primo avesse unciuato un
re della dinastia dei Cernidi, cui trasse dal vascello nemico, o vi fosse saltato dentro,
le prigioni di Zoulzagar, 1"" d'Ambia; e .’l‘larco Vipsani'o Agrippa avendo ottenu.
quella di Saiveacb. mio figlio. cui salvò io una tal corona, dopo la disfatta di Pnm.
dalle insidie tesep,li dir Sanrlnbnli,snfl ma pro, fu d'allora in poi riguardato con tari.
Ì'ÌB"I' Vfliditi) poscia la molle di Saiveselr, la distinzione che ai cred'e poteue giunge
BOT. (2738) ROT.
re a halmr dal trono Augusto, a ripristi rappresentati sovra alcune medaglie , le
nare la repubhltcu. nettdo nelle mani un rotolo lungo e stret
' ROSTRI, luogo celebre a Roma nella lo. Gli antiquarii hanno cercato lungo tem.
nbblica piazza, specie di palco o di tri po di inveatigiirne la ragione; gli uni han
huna da cui si arringaill al popolo, ed era no creduto che fosse un rotolo di carte ,
decorato dai rostrt' o speroni dei navigli di memorie , di suppliche , ecc., che si
presi agli Auziati dai Romani, comandati preaentassem ai principi , o qualche cosa
dal console Menio, il quale l‘ anno di di simile; altri hanno upinato che fosse
Roma 410 ruinò il porto degli Aoziati, pre un moccichino increspato, cui facevano on
se la loro flotta, composta di ventidue na deggiare coloro che presiedevauo ai giun
vi, delle quali sei erano armate di speroni; chi per segno di principiare ; altri poi
Rostriaque earum soggetta!!! in oro ad asaerirono che fosse un piccolo sacco di
slrtwluln adnrnart‘placuil (Liv. . 8, 14.). polvere o di ceneri che si presentava agli
Questi rostri altro non erano che una spe imperatori nella cerimonia dell' incorona
cie di palco della forma di un basamento ziooe, e che chiamavaai akakin, la qual pa
(ll colonna, sul quale collocavasi uno acan rola significa che il mezzo più opportuno di
no ove sedeva l'oratore: tale almeno è la conservare la nostra innocenza è di pensa
ligure dei muri che ci presentano le tue re che non siamo che polvere. - V. Alta
daglie antichi‘. SIA VOI. di Supplimento.
Su questa specie di tribuna posta in Ben più semplice ci sembra il pensare
mezzo del loro, si partecipavano al popolo che questo ornamento altro non sia che il
i più serii allori, si diacutevtmo le cause rololo, chiamato mappa , che il primo
degli accusati, e si pronunciavano le ora magistrato alzava in aria, come faremo oa
zioni funebri. Ivi pure attaccavansi le’ te servart: alla parola Dl'l'1’tno. - V. questo
sto dei proscritti, perché. fossero esposte al‘ articolo. Val. di Supplim. e ll‘larraam.
I’ occhio di tutti. Cesare cambiò il posto ' RU'I‘UIDUS. Questa parola in senso
dei rostrt', e li lece mettere nel luogo ove figurato presso i Latini è sinonimo di
tmvavanai ai tempi dello storico Diane tomolus, o per/ictus, perfetto: rotan
(lib. 43) .' Suggesturrt quod in medio _/21 du: orator, un eccellente oratore. l Gre
ro lune ernt, traslalumjirit ad locum uói ci hanno detto, parlar rotnna'nmrntr,
mule conspicìtur, repost'taeque Syllae et 9‘r'977‘ylyc M1AU‘" per significare par
Pompei imagines, vale a dire in un an lare piacevolmente, si armoniosamente.
golo del foro, dalla parte del Nord, per la Demetrio di Falera dice che il periodo
che si distinguono gli antichi dai nuovi oratmio dimaudl una bocca rotonda :
rastri.
" ROSTIm , il becco del naviglio , ciò un‘ Ja'oyaroy arpojVj‘uÀflu ora‘ya‘rae;
che chiamasi sprone,_il dinanzi della prua e Plutarco ha detto parole rotonde, per li
che era posto al basso e a fior di acqua. gnilicate termini scellt. Aristofiuu‘,Parlando
Era una pianta aporgente,munita di un becco di Euripide, dice io godo della rotondità
di rame 0 di ferro. Ordinariamente il ro della sua bocca , cioè della bellezza del
atro non mettevasi che ai navigli di guerra suo linguaggio. Finalmente Orazio ha
imperocchè non serviva che ad urlare i detto :
vascelli nemici , per dannegginrli: Uno .. . . . . . . . . . . . Graiis dedit ore rotondo
sacpe ictu hostium triremea tupprimebunt, illuso lvqui. . . . . . . .
dice Diodoro.
R01 0 Romea , Divinità adorata in Ai Greci tnccarono in sorte le grazie
quella parte delle Galli: che fu chiamata del discorso. Queite gn‘I~ie , e questa per
Normandia. Le sue funrioni e i suoi at f91.inne di linguaggio erano proprie singo
tributi erano pressoché simili a quelli di larmente degli Ateniesi.
Venere presso i Romani. Alcuni etimolo ' ROVBSCIO. E la faccia della medaglia
|:isti fanno derivare il nome di Rouen da opposta alla lr'sla; siccome il lato della
Rot/tornagttrn, tempio di Ilnl. Altri lo medaglia e ciò che più importa di consi
fanno derivare dal nome di questa Divini denaro, è d'uopo esaminarlo con qualche
tìi unito a quello il’ un mago, figlio di diligenza , dietro la scorta degli archeologi
Gamotete, primo re delle Gnllie. - De che han parlato di questo genere il’ anti
.rcrizinne storica e geografica dell' alta quaria.
.lVormartdia , l. 2 , p. 4. If‘il mestieri ricordarsi che le medaglie ,
’ Roroco. - V. VOLUME ossia le monete romane , sono stato lungo
2. - Di carte nelle mani di una don tempo , non solo senza rovescio: ma han
"a. - V. Coro. anca senza alcuna specie di tipo Il re Ser
' 3. - Nelle mani degli imperatori evin Trillo fu il rimo che fece coniare
dei cannoli del basso impero. Ai tempi delle monete di lironao, sulle quali fece
di Anastasio , veggiamo gli imperatori iotagliare la figura d'un bue, d’ una pe
POT. (2739) RO'I'.
con o d'un porco; d‘ onde si chiamava diedero a lui tutti i distintivi della gran
no quelle monete Pecunia da pecude. delza e del potere, e fra gli altri il privile
Quando i Romani furono padroni del gio di far coniare sulla moneta la ma te
1' Italia , coniarono la moneta d‘ ar ento , sta , il ano nome , e quel rovescio che più‘
Sotto- il consolato di Caio Fabio Éillore gli sarebbe andato a genio. Per tal manie
e di Ogulnin Gallo , cinque anni io fa fu ailidato alle medaglie tutto ciò che
ormai la prima guerra punica. La moneta l’ ambizione da una parte e i‘ adyulazione
d'oro non fu battuta che 62 anni dopo. dall' altra furono capaci d’ inventare, per
Essendo la repubblica in quei felici Per immortalare i principi ai buoni che cattivi.
la qual cosa son esse preziose ; imper
tempi nel suo più bel fiore, ai ornarono
e si perfezionarnno le medaglie. r0ccb'e vi si trovano mille avvenimenti ,
La testa di Roma e delle Divinità,auc di cui la storia soveuti volte non ha con
tesse a quella di Giano , e i primi rove aervato la memoria , e pei quali è obbli
sci , ora furono Castore e Polluee a ca gala a ricorrere a questi documenti, cui
vallo , ora una Vittoria conducente un car anche la storia rende testimonianza su
ro a due od a qltittlt‘0 cavalli, ciò che fe quei fatti che non si possono chiarire che
ce chiamare idenari romani victoriali, cui lumi eh’ elle ci p0rgoiio.
bigali , quadrignti , secondo i diil'erenti Difatti noi non avremmo mai saputo
che il figlio che Antonino aveva avuto da
rovesci. Faustina fosse stato chiamato Marcia: Au
Ma hentosto i trinmviri monetari comin
ciarono a fare scolpire’sulle medaglie i loro niu.r GnIeriua Antom'uus , se non IVPIIBl’
nomi, le loro qualità , e i monumenti ma una medaglia greca di quella principes
delle loro famiglie; di modo che si videro sa che porta al rovescio la testa di un ra
le medaglie portare i distintivi delle ma pazzo di dieci o dodici anni, colla leggen
da: M. ANNIOC I‘AAEPIOC ANTONI
gistrature , dei sacerdozj , dei trinnli , ed
NOC AYTOK PAT_O_POG ANTON|NOY
anche di alcune delle più gloriose azio
ni dei rnnnetar'. Tale è nella fanti’ YIOC‘
gli: Emilio: M. LEPIDUS FONT. MAX. Chi mai saprebbe che vi sia stato un
TUTOR Rl‘ÌGlS. Lepido in al’iîl0 conso. tiranno chiamato Paculirmus, senza la bel
lare, mette la C0t'0na sulla testa del gio la medaglia d’ argento del gabinetto di Cim
vane Tolomeo , che il re ano padre lvt!va millard , che è forse il solo Pacai‘t'anug?
lnscuto sotto la tutela del popolo Romano, Chi saprebbe che Bnrbt'n e stata moglie di
e dall' altro lato vedesi la testa cornniitti Ales_mndro Srvem, ed Elruscilln di De
di torri della città d’ Alessandria, capitale ct'o i- non di Volusiano, e cento altre iii
dell' Egitto , colla leggenda: ALEXAN‘ Utili cose, di cui si va debitori alla curia.
“REA. Tale, nella famiglia Giulia, è siti degli antiquari?
quella di Giulio Cesare, il quale non-casco. Per far conoscere la bellezza e il pregio
do per ance che un semplice pariicolue, dei rovesci , è d'uopo sar|>jere che ve n‘ ha
e non mando far incidere la ma un. , ai di molte sorta. Gli uni anno delle figii.
accontentò di mettere da un lato un‘ 4515. re 0 dei personaggi, gli altri dei monu
fante , col molto : Caesur , parola eqnivo. menti pubblici o delle ttemplici iscrizioni ,
ca che indicava egualmente e il nome di e qui intendiamo di parlare del Campo del
questo animale in lingua pnnica , e il so la medaglia , per non confondere queste
prannome di Giulio. Sul rovescio, in qua iscrizioni con quelle che sono all’ intorno,
lità di augura e di pontefice , fece scolpire e che si chiamano Leggende. - V. Leo
i simboli di queste dignità, cioè l’ asper oeaoa , Iscaiztoaa delle Medaglie , Val,
a0t'io , la scure per le vittime, e il berret di Supplt'ni.
lo ponttfitîale : come sulla medaglia in cui I nomi dei monetarii trovanei in gran
si vede la testa di Cerere, havvi il basto numero sovra molte medaglie; lo Steaso
ne augurale ed il vaso. Tale finalmente nella dicesi dei drcemviri delle colonie. Le al
famiglia Aquilia e la medaglia in cui, per tre magistrature si incontrano più ape-MO
cura di un trinmviro monetario discendente nelle consolari che nelle imperiali. Alcune
dalla medesima Marco Aquilio che disfece volte non avvi che il nome delle città o
inSitilili gli schiavi ribellatisi, è. rappresen dei popoli: SEGOBRIGA GAESMLAU
tuo Vestito delle sue armi , collo scudo al GUSTA, OBULCO , KM"; Kuîem‘,
braccio , calpestando sotto i piedi uno ecc. Qualche volta non vi si legge che il
schiavo , col m0ll0.‘ SICILIA. solo nome del!’ imperatore.- CONSTANTL
D'allora in poi le medaglie divennero NUS AUG . CONS'I‘ANTINUS (IAE
prt‘ziute pel loro valore in qualità di monete SAR , CONSTANTINUS NOB. CESAR ,
non solo, ma pei monumenti di cui erano ecc. , od anche la sola parola AUGU
ornate; fino ii che Giulio Cesare, essendo STUS.
si reso padr0ne Ilflftlttt.i della repubblica , Quanto ai rovesci che rappresentano lì.
sotto il nome di Diltatore perpetuo , ai suite e personaggi ,_il numero , l’ azione ,
ROV. (2740\ ROV.
il aoggettoli rendono più o meno preziosi. ta da Vaillanl , rulla quale colla leggen
Riapettn alle medaglie, il cui rovt‘acm non da: PACE l’.ll., ecc. in luogo del tem
porta che una sola figura la quale rappresen pio di Giano, vi ci vede Roma fleduta
ta qualche virtù, per cui la persona ci èreaa aur un cumulo di spoglie di {nemici , te
commendevole, o qualche Deità che ha nente un corno colla destra , e il para
più particolarmente onorata, a: d’ altronde wflium colla sinistra. Nel numero di que
la testa non è rara, devono cSscr notte ati bei monumenti , annoveriamo l’ anfi.
nel numero delle medaglie comuni ; impe' teatro di Tifo, la colonna navale, il tetti
rocchi: non hanno nulla di storico che me. pio che fu conlacrato ROMAE ET AU
Iiti_d’ estere inveatigato. :USTO , i trofei di M. Aurelio e di
E ti’ uopo distinguere con tutta la cura Commndn , ecc.
l’ unica figura di cui noi parliamo , dalle Anche i divetll animali che s'incontra
teate o di fanciulli o di donne , o di c-l no ltli rovesci ne accreacono il merito, par
leghi degli imperatori, o di re alleati. ticolarmente se sono animali straordiuarj.
Regola generale di tutti i conoscitori si ‘e Tali con quelli che ai facevano ventre a
che le medaglie a due teste cono quasi lifima da paesi atrnnicri, pel divertimento
sempre rare , come Agguato al rovescio del popolo nei giuochi pubblici, e partico
di Giulio , Vespasiano al rovescio di Ti. larniente nei gtuocht secolari; o quelli
10, Antonino al rovescio di Faustina, M. che rappresentavano le insegne delle le
Aurelio al rovescio di Vero , ecc., per [:Iflni, le quali si distinguevano dai diffe
la qual con è. facile l'inlcl’irne che quan
renti animali.l’ercio noi veggiamo fra le
do vi nono più di due teste , la medaglia legioni di Gnllieno, le une col porcospi
è ancor più rara. Tale è Severo al mm nu, altre con un lhi, altre con un Pega
scio de‘ anni due figli, Gela e Comun/la; so, ecc. Le medaglie di Filippo, d‘ Olacil
Filippo al rovescio di aut! figlio e di sua la e dei loro figli. colla leggenda: SAB
moglie; Adriano al rovescio di Trajunn CULARES AUGG, hanno ani rovesci gli
e. di Platino. Jobert aggiunge la medaglia animali che fecero comparire nei giuocbi
al rove.rcio d’ Ottavia; ma queata meda secolari, la cui celebrazione avvenne sotto
glia non deve esser messa nel numero del il regno di Filippo, il quale volle far
le più rare; imperoccbè unicamente la te pompa di tutta la ma magnificenza, allìne
ala di questa principessa la rende curiosa. di al‘fezinnarai lo apirito del popolo che
Le medaglie che hanno la atesaa testa e GOÎÌÌI‘II’IO IÌVCV. calrct'lllmenla itllttpt‘ilO.
la ateaaa leggenda dai due lati non anno Non ai videro mai tante differenti specie.
della rima rarità. Un rinoceronte, trentadue elefanti, dieci ti
Se e medaglie che hanno molte ligure grt, dieci alci, aeaunta lioni addimesticali,
sono le più ricercate , cresce in proporzio trenta leopardi, venti iene, un ippopotamo,
ne la rami ed il pregio re rappresentano uaranta cavalli selvaggi e dieci giraffe.
qualche azione memorabile. Tale è la me alle medaglie di Filippo, della lua apo
dagli: di Trafilm colla leggenda: RE aa e di suo figlio. ne veggiamo alcuni , e
GNA ADSIG ATA, in cui ai reggono particolarmente l’ ippopotamo , e lo stre
tre re ai piedi d‘ un mggestum, sul qua p.rikcrm spedito dall Aflrica.
le sta l’ imperatore in atto di dar loro il Giova pure natervare che siccome gli spet
diadema: il congiario di 1Vcrvn a cinque tacoli daranno molti giorni, così non ai
figure : CONGIAB. P. R S. C.: una di esponeva ciascun giorno agli occhi del pub
Traiano in atto di arringare con setta lì blico che un certo numero di questi ani
gure una d‘ Adriano in atto di arringare mali, per render sempre nuova la festa.
al polo , in cui vi sono otto figure acn Si aveva una pertanto di indicare nulle me
Zfl lfggcntlaì un‘ altra in atto di parlare daglie la data del giorno in cui quelli ani
ai soldati , con dieci ligure : una medaglia mali compafivano; il che aerva a ipicgat'e
di Faustina, colla leggenda.- PUELLAE le cifre l, II, "I, lv, V, VI che si tro
FAUSTINIANAE , che trovasi e in 010 vano tulle medaglia di Filippo, di sua mo
e in argento, egualmente rara in ambedue glie e di suo figlio.
i metalli. Sulla medaglia d’ argento non Vrggonat degli elefanti bardati nelle me
umori che aai figure; ma su quella d'oro dlgllc d’ Antonino Pio, di ."evrro , e di
ve n’ hanno dodici o tredici. alcuni altri imperatori, i quali ne avevano
I monumenti pubblici danno al rovescio fatti venire alcuni per abbellire gli apctta»
delle medaglie un pregio particolare ,singo coli che davano al pnpolu.Snlla qual cosa
larmente allorché ricordano qualche storico il nostro lettore potrà consultare l‘ opera
avvenimento.Talc è la moglie diNerone, che intitolata : Girberti Cupcri. . . . . . . (le cl!’
rapprcaeuta il tempio di Grano chiuso, ed phanti: in munmis obvt'i! e:rrrcilalionrs
ha per leggenda: PACE P. R. TERRA dune, e pubblicata nel terzo volume delle
MARIQUE PANTA JANUM CLUSIT . antichità romane di Sallrngro.
Tale è pure una medaglia rariuima , cita Veggonai ezinndio sulle medaglie alcuni
ROV. (274') ROV.
altri animali più rari; come la fenice sul Rispetto alle epoche distinte aulle me
le medaglie di Costuntt'no e dei suoi figli dagli-e , molto necessarie per la clnarezua
ad esempio dei principi e. delle prlhCipeafit: della etnris , e per la cronologia , abba
dell'alto impm), per indicare, con questo stanza ne abbiamo parlato all'articolo Mu
uccello immortale , o l’ eternità dell’ 1m naorns.
pero , o l’ eternità della felicità dei l distintivi della pubblica autorità -sui
principi , messi nel numero degli Dei rovesci delle medaglie , allorché non sono
immortali. Nel gabinetto di Parigi avvi in leggenda o in iscrizione , sono ordina
una medaglia greca , portata dall' Egit riarnente indicati colle sigle S. E. o A E;
tu, nella quale vedesi da un lato la testa e qualche volta si leggono intieri: PUPU
di Antonino Pia,e al rovescio una fenice Li JUSSU , PERMISSU D. AUGUSTI :
rolla leggenda:Arwv, cltrmtà per app‘ende [NUULGENTIA AUGUSTI, ecc.
re che la memoria d’ un si buon principe Rispetto al nome delle città , in cui le
non morrehbe giammai. medaglie sono state coniato, non bavvi
Ma tra le medaglie che hanno degli uc nulla di più ordinario che di rinvenirlo
c€lli nei rovesci , non avvene di più cu nell' Alto e nel Basso Impero, colla diffe
riose delle piccole di bronzo di AMBUL renza che nell' Alto Impero il nome è
no e di Adriano. Esse rappresentano una spesse fiate in leggenda o in iscrizione; e
aquila , un pavone ed un balbflglattt’tl sul nel Basso Impero , dopo Costantino , tro
la stessa linea, colla sem lice leggenda : vasi sempre nell' esergo. Cosi pure nel
Cos’. lll per Adriano, e ‘0:. IV per An Bano lmpero vi si veg otto qualche volta
tonino Pio. Queste med‘glie si spiegano le sole iniziali,- come T. pcrcussa Tre
lacilmer'rte per mezzo d’ un medaglione as v€ris S. M. A. signata moneta Antin
sai comune di Antonino Pio, il cui ro cht'ae. CON. Constunlinopoli , ecc. ,- men
vr’sci0 rappresenta Giove, Giunone e Mi tre nell' Alto Impero i nomi trotansi scritti
nervo; imperocchè a queste tre divinità si per intimo; Lugduni , sulla medaglia di
riferisce il tipo dei tre uccelli : l'aquila M. Antonio Ayflgxlwy, su quelli d‘ Au
era consacrata n Giove , il plvone a Giu tiochia; ecc
none e il barbagianni a Ìllinerml. l rovesci portano i distintivi differenti e
Trovami pure sulle medaglie altri uc particolare dei monetsrj , dai quali si fa
celli ed animali, sia pesci, sia mostri lavo cevano mettere di propria autorità per di
lui, ed anche alcune piante straordinarie, stinguere la fabbrica , ed anche il luogo
le quali non Ct'racono che nei singoli paesi; in cui Veniano lavorate le monete. lo tal
come puossi appendere specificamente dallo modo si spiega un’ infinità di caratteri e
illustre Spanteim nella sua terza disserta di rctzoli simboli che si trovano non solo
ZÌOUO.‘ dc pmcstnnlt'u et un: nnmiamalum. nel e medaglie del Basso Impero dopo
Giova pure osservare che sovente l’ ima Gallienn e Volusiano; ma ben anco nelle
ginc dell' imperatore 0 dell‘ imperatrice , Consolari.
la cdî‘ medaglia porta la testa piuttoatn I segni, i nali evidentemente non han
voluminosa , vedeai posta eziandio sul ro no rapporto c e al vslore delle monete, e
ve.rcw , o in piedi o seduta , sotto la (i non si trovano che nelle consolari, ed an
gnra d’ una Dcità 0 d‘ un genio , e quel che non sempre, sono: X V. 5. L.
che volta è. intagliata con tant‘arte e dili L. S. L.
catena , che, sebbene il volume ne sia X. significa rienariux, che valeva donna
piccolissimo e molto leggiere , vi si neo’ aert's , dieci assi di rame , il V. denota
nosce nullameno lo ateaso volto che vcdesi va il quinario cinque assi; L. L. 5, un
in grande nell' altro lato. In tal guisa si srslemio , o due assi e mezzo; il è
scorge Nerone nella sua medaglia , colla un secondo segno del qut'mtrio.
leggenda : DECURSI; non che Adriano, Nessuno di questi legni trovasi sul limit
Aurelio , Severo , Decio, ecc. rappresen 1.o ( se pure non è I’ 5 che si vede sovra
tali cogli attributi di certe Deit‘a , rotto la alcune Consolari ) ed ordinariamente vi si
figura delle qualiamavaaidi t'appreaentnrli scorge un certo numero di punti che ai
per onorare le loro virtù civili e militari. collocavano dai due lati.
Senza dillìmdercr a parlare della manie Finiremo per osservare che si cono
fa con cui si possono classificare le meda scorto alcune medaglie Il cui rovescio eri
glie, la qual cosa non sarebbe dell'indnlQ dcntemente non corrisponde alla teata.La
di qu@at'o re, lermintrrmo questo articolo maggior parte di queste medaglie sono sta
dicendo a con che sui distintivi dell'auto‘ te battute ai tempi di Gallo e di Volu
rità del Senato, del popolo e del principi‘, st'ano, allorché l‘ impero era diviso fra un
sul nome delle città in cui le monete so numero infinito di tiranni. Quanlunquo
no state coniate; Sui differenti segni dei questo dill‘etto sia madornale, non convie
monetari, e sull' indicazione del valore ne l'igt‘ll-we v‘llflklr‘ meringhe; imperocchi:
della moneta. a que' tempi ogni cosa era in una tale con‘
RUB. (2742) RUB.
fusione, che, senza darsi la pena di fah quale era scolpita questa iscrizione: 'ecco
liricare dei nuovi couii , appena upevasi ne il tenore .- sussu. MAIDATUVB. P. Il. cos.
che si era cambieto Il signore , ai battevn IMI. ‘rune. MILL. TIM)N.COMMILITOI.AIIIA.
nemplittttmentfi una nuova testa sugli anti QUISQUIS. ras. MANU’ULARIABVE. corrono.
ehi rovexci. Gli è certamente per questo ‘run1uuire. LEGIONARIAB. mc. SISTtTO.\'R
ragione che veggiamo al rovescio di un XILLIJM. snu'ro. AI\MA. nsrom'r0. rum. Cl
Emiliano, CONCORDIA AUGG. , rove 'rna. mmc. AMIEM. moria. DUC'I'UM. cum
.w:io che lvevn eervito ad()stiliano,a Gal crrvm~ comuu’ruuva. TRADL'CITO. si.
lo 0 a Volusiauo, neppure non ‘e uno dei QUIS. rauco. nuw>cs 1055101115. anversns.
Filippi l|flSfmmat0 in Emiliano. PRAECZPTA. JERI'I‘. recsnrrve. ADIUUICA’IUS.
Runa (Iconol. ), Divinità Romano , 351. "06115. P. n. 1m. SI. 1.,ott'l'ltLl’a‘l'huht.
onorata dar mietitnri, perché non lasciasse ARMA. 'ruunu‘r. rtnurrzsqns. xx. sncms.
loro sfuggire i anni delle epiche. Rappre PBNB'I'RALIBUS. ASPORTAVIZRIT. s. P. Q. 11.
sentavasi con un l'uato di hil.la in mano, saturno. PLEUBSCITI. s.‘rn. corsurxv. UL
le cui epiche erano intatte. ‘rna. uns. nous. ARMA. AC. motu. PROFIR
' Bonn. Questa parola- indica un ve. ne. LICl-IAT. KEMIII.
leno cavolo in parte dal succo della una A inalgrado cheCesare avesse l'intenzione
velenosa. Giovenale (Set. 1, v. e 70) di sottomettere la su.\ patria , allorché ci
parla . d'una donna romana Îclre Illl‘Cllltt vide, nel suo ritorno dalle. Gnllie , alla
va una tal sorta di veleno al vino che pur riva del Rubicone , colla una armata , dice
gwa al marito: Swtrmio, provò nel pa=smlo qualche e
Illmuza,
Occurril matrona palette, quae molle cn-_ ' Rumonua. - V. Borneo.
lemmi, Ruincuus Lncns. Bosco litulto vicino
Porrecltu'a vira mine! sitienlc m6elam. alla porta Viminale, dedicato alla DeaRo
bigo n Rubigine , ove nhlnnciav.msi , du
' Rum, città d'Italia nella Puglia, si rante le Robigalie, le vinere del cane. e
tuata fra Canossa e Bari, i: venti miglia di della prcnra che si erano immallle. Ovi
distanza da queste due città, di cui parla dio mi parla ne'euoi l:mi (4 , 707 );
Orazio ( I. 1, Set. 5 ):
F7nmenin aulique lucu’n R'i’iigini; ilmì.
Inde Ruba: fessi peruenimus,nlpole longnm Exta cani: _flamnus , carta damru.r
('rupeute: iter, et_fizctum corruptuu tmbri. «vis.

Nel territorio di questa città cresceva " lituano presro i Romani cnrbunculns,
una specie di piccolo vinco duttiliasimo e ed in greco l‘I‘yàegE.
sottilissimo, con cui si facevano dei cane Se debbeni prestli‘ fede al Plinio (I.
stri. Virgilio ( Gong. l. 1 , v.266) ne 37 , c.7 ), gli antichi ben poco si sono
ha parlato : serviti del rubino per l’iritaglio e per le
sculturn;imperoochè lo credevano troppo
Îv'unc facili: Eubea texalur [î.rcina w'rga. dil'lìcile a scalfire, Id anche perché. secondo
eui, portava con sé. una parte della cera,
‘ lltmcoxe, fiume d‘ Italia nella Roma allorché volanti servirsene per suggellare.
gna, ai confini dell| Gallia Cisalpina, che l Romani avevano pure la falsa persuasione
la divideva dall’llalh, come insegnano Ci che, peundo il rubino nulla Cero, e sola
cerone ( P/lilipp.6, e. 3 ), e Lucano ( l. mente avvicinandolo avesse le virtù di far
1, 2, '213. ). Il primo lili detto: flumen la liquefare. Il nome del rubino, tanto in
Rnbicnnem, qui fini: est Galline. greco che in latino, ha potuto fargli attri
Questo fiume, che presenlernente chiama buire delle qualità che non ebbe [ti-“muli.
si Piratrllo, è piccolo, ma famoso nella sto E quante cose non vediamo noi tutto gior
rin.Non eia permesso ai l0ltlati Romani,e no, alle quali si ha la debolezza di attri
meno ancora ai loro cupi , ritornando da buire delle proprietà, per una conformità
qualche spedizione militare , di passarlo a di nome, o a gigi/me d’ una certa buon
mano armata , senza il consenso del Sena migiumza di figura colle cose stesse alle
lo e del popolo Romeno, altrimenti venia quali si vogliono applicare l Dicevasi, per
no riguardati come nemici della repub eacmpio, che aveva la proprietà di resiste
bhcn; e ne fa lede l’ iscrizione che era re al veleno, di prelervnre dalla ne, di
allfl testa del ponte di questo fiume , e bandire la tristezza, di deprimere a lussu
che si è trovata aotterruta sulla riva del ria o di rimuovere i cattivi pensieri; le can
medesimo. giava di colore, annunciava le disgrazie che
Il cardinale Rivarolo , un tempo legato d->vevano succedere, e lo riprende“ tolto,
della Romagna , fece convenientemente appena erano pasutc. Dobbiam credere
collocare nello iteuo luogo il marmo aut piuttorto che il rubino era trascurato dagli
RUD. (2743) BUG.
antichi scultori, come lo è tuttora , a ca dava che iglsdiatori volontari; imperorchà
Gioue della troppa su: dura-H; G pflfl_ltè coloro che erano schiavi, non trovavansi li
il più bell' intaglio non avrebbe servito beri per qtterto congedo , ma venivano ao
che a fargli perdere qualche con del suo larntsnto dispensati di combattere. Per
pregio ed anche a sfigurnrlo. ottenere l'intera loro libertà, era d‘ uopo
' RUDIIHIO Lsrn, poeta tragico latino, che ricevessero dal pretoro anche il
celebre tanto pel suo ingegno quanto per pileus.
la sua povertà. Era contemporaneo di Roma o Rottnrta (Mir. Imi. ), il l'uo
Giovenale. - Juu. 7, v. "2. co, una delle cinque potenze primitive ge
‘ Roca , nuca, pianta. V‘I ’..a In roca nerate dal creatore. - V. Puuacsa'rs
de‘ giardini e quella selvatica. L’ odore e ooec.
il sapore della ruota dei giardini è. più dol Romumru , che fa piangere ( Miz.
ce; ma più debole la sua virtù. 1nd. ), epiteto della Dea .‘ìavani , nella
G'i antichi riguardavano la natura di sua qualità di distruttrice. V. Ba
queste due piante come direttamente op VAIL
posto 1' una all‘ altro; gli e perciò che ' I. Ronco ( Tito Vint'o), uno dei
usavano di mangiarlo mescolate insieme favoriti di Gnl’lll. Costui aveva tutti i vi
per temperare la l'rigiditì dell' una colla lii i più infami. Essendo alla tavola del
calidità del!’ altra. 1’ imperatore Claudio, aveva rubato una
La ruca fa inclinare all’ amore , e que coppa d’ oro; 1' imperatore, che ne era
sta proprietà le è stata da lungo tempo Stato avvertito, la invitò anche il dimani,
attribuita dai medici. Gli antichi poeti, i e fece servire lui solo in vasellame di ter
quali in questo genere non fanno che rife rtt. Quella manifestazione , e quel giusto
rire le nozioni le più val ari, hanno canta castigo della sua hassrzzs non impedì che
tu questa proprietà del a roca. Ovidio diventasse ministro e favorito dell' austero
chiama le "lo/xc, aalaces. Marziale ha Galóa; è d’ uopo quindi presumere che
detto: Venr‘rem revorans eruca morantcm; fosse dotato di grandi mezzi e d’ in
e Columella: Exct'tut ad Venerem tardo: segno.
rum marilos. ' 2. -- Un altr’ uomo, che non dove
Runneoa ( Mii. Imi. ) - V. SIBB. va esserne privo , è il Rufina che CIMI
" Romano, nome di un gladiatore con diauo ci ha fatto conoscere con una vio
gedato cou onore, dopo aver date moltiplici lenta diatriba. Nato il’ oscuri parenti nol
prove di linza e di sveltczzs negli spettacoli l' Armagnac , recossi alla corte di Teo
dell' anlilcatro. Glisi rilasciava per distin dosio,epiacque tanto a quel principe che
tivo del suo congedo una spada di legno , lo fece gran maestro del suo palazzo , lo
chiamata rudis, d'onde derivò il nome di ammise ne‘ suoi consigli , lo colmi.) di
rurlt'artas. onori e di favori, e lo diede per collega nel
Questi gladiatori non potevano esser consolato al principe Arcadia , suo figlio.
obbligati a combattere; nullaclimeno se ne Abusi; del suo potere, oppresso il merito , o
vedevano tutto di alcuni, i quali per la ai anicchi colle spoglie de’suoi nemici. Dopo
avidità del denaro ritm‘navano nel!’ arena, la morte di Tcndosio,gclnso del credito n
ed esponevansi di nuovo agli stessi perico dei talenti di Stilicone, volle innalznrsi al
li. Svetonio ci riferisce che Tiberio diede trono, portando ls turbolenza e la sediziono
due combattimenti di gladiatori al popnlt), nell' impero , e introduccuclcvi i Goti ed
1' uno in onore di auo padre, e I’ altro allt’l Barbarî; ma Slilicone ebbe l‘ avve
di suo BVOlO Druso; il primo nella piaz tlnte/za di fare degli stessi Goti l‘ irtromen
la romana , e il secondo nell' anfiteatro , to della perdita di Rufina. Un capitano
in cui trovò il mezzo di far comparire dei Gitto, chiamato Gujna, li sollevi’; contro
gladiatori , che avevano avuto il loro con‘ Rufina, che la ucciso nel 397.
geclo , rudt'urios, a ciascun de’ quali pro
mise cento mila aesterzj di ricompensa , Abstulìt Ìmnc tandem Ru/r'ltt' poerm tu
cioè più di venti mila lire tornesi. multum ,
' Rttnt5 , spada di legno , di cui si aer
vivano i gladiatori nei loro esercizi. Dopo Absoluifque dea: .
aver servito qualche tempo nell’ arena, da
vttti ad essi il congedo, e il distintivo del dice Claudia/m.
congedo era la spada di legno che veniva Rrcuos. Gli antichi ne avevano l'aitn
lor consegnata dal sopraiutemltîntn dei un Dio sotto il nome di Ras, tiglio della
giuochi o dal maestro dei gladiatori; l'ef Aria e della Luna. Secondo i poeti la ru
fetto di questa ricompensa era, che i gla giada altra cosa non era che le lagt‘imo
diatori che l’ avevano meritata , e che nel cui l’ Aurora tipan’lev’l continuamente per
medesimo tempo wniann congelati , fitte piangere il Suo sposo Titnm- , e , etcon
novauo la loro l‘Il'wrt'a. Ma ciò non riguar da altri , Muw~one , Hm iléllli).
Diz . Mi! . m
RUM. (2744) RUN.
(IconoL) .La rugiada si dipinge sotto la li Romana, Dea che presiedeva al marchia
nra d'una giovinetta sospesa in aria, a poca re. - I’arr.
istanza della terra , e al di sopra d‘ una “ Rum o Roaici (caratteri ). Con tal
prateria. Il suo panneggiamento è di color nome si chiamano alcuni caratteri afl‘atto
giallo, la testa è accuncnta di raruuscelli, differenti di tutti quelli che ci sono cono
alcuni de'quali tiene fra le mani , da cui sciuti , appartenenti ad una lingua che ai
distillano delle goccia: d‘ acqua. Al di so crede esser la celtica. Questi caratteri ai
pro dalla sua testa ovvi una luna in tutta trovano intagliati sovra rupi, sovra pietre
la sua pienezza. e sovra bastoni nei paesi Settentrionali del
Rucrcwrrn, Divinità adorata dagli anti l’ Europa , vale a dire Il] Danimarca , in
chi Vandali. lsve1.ia , in Norvegia , ed anche nella par
Roana (Miz. Celi.) , gigante‘, la cui te la più settenuionale della Tartaria.
lancia era fatta di cote.ln un duello, Thur La parola rune o runor, dicesi derivare
glifla ruppe con un colpo di clave e ne da una parola dell'antica lingua gotica che
fece saltare le scheggia tanto lungi , che lignilica tagliare. Alcuni dotti credono
si dice esser esse tutte le coli che si tro che i camtleri rum'ci non siano stati hono
vano nel mondo, le quali aemhrano evi aciuti nel Nord che allorquando fu sparsa
dentemente rotte da qualche atomo. la luce del vangelo ai popoli che abitavano
' RUM/t. - V. Roana. quelle contrade. Altri credono che i funi
Romance , Dee madri, adorato a Ru ci sian caratteri romani mal situati. La
mamen nel paese di .lnliers. Moria Romana c'inaegna che , sotto l'im
Roncaro»! , interruzione che provava un perator Valente , un vescovo de‘ Goti sta
augura ne'auoi esetci1.ii cl canto d'un hiliti nella Tracia e nella Mesia, chiama
uccello. Rad. Rump. - calo. lo Ul/Ìlus', tradusse la Bibbia in lingua
"' Roma, RUMÌLIA , Runmt , Runa. gotica . e la scrisse in caratteri mitici, per
Questi nomi vengono da mma , che nell' la qual cosa alcuni hanno creduto che il
IHIÌCO litlitw significa mammella. Questa medesimo fosse stato l‘ inventore di questi
_Uea presietleva al nutrimento dei bambi caratteri. Il‘lallel presume che Ulfilas non
n: , ed aveva cura di farli pnppare. Allor abbia fatto che aggiungere alcuni nuovica
che le si oll'rivano dai sacrificit , ai apar. rattr‘ri all'alfabeto runico , già conosciuto
gevano le vittime di lalte. La sua statua dai Goti.
rappresentava una donna tenente un fan Questo alfabeto non era composto che
ciulliuo, e con una mammella scoperta in di sedici lettere; per conseguenza non pote
atto di allenarlo. Il seno della Vergini e va esprimere molti suoni stranieri alla lingua
delle donne era sotto la sua rotazione. gotica , che dovevano trovarsi nell opera di
Sovra una pasta tll vetro de la collezione Ul/ìlas. Gli è peri) certo , secondo I’ os
di Stos’ck vedesi Norcia o Norcia , rap serva1ione dello stesso autore , che tutte
presentata in figura di donna che allatta le cronache e le poesie del Nord si accor
un bambino. Gli Etruaci rendevano ad es dano ad I\l.l'lbuitC ai caratteri fonici una
se un culto particolare , e la riguardavano lontanissima antichità. St'tîottt'lt) questi mo
come la stessa Deità che Nemesi ola For numenti, Odino , conquistatore . il legu
luna; ma questo intaglio non essendo di alatore e il Dio diquesti po oli Settenlrm:
maniera etrusca, si direbbe che la Dea l'llll, è quegli che aveva or dato siffatta
quivi rappresentata altro non sia che Ru caratteri verisimilmente da lui trasporta“
milia la quale al pari di Norcia avea cu dalla Scizia, sua patria; perciò h‘tlVl5l ,
xzt dei pargoletti. - Gori , Mm. Elrusc. fra i titoli di questo Dio, quello d'inven
I. i, tav. - Mari. Capellu De Nupl. loro dei ruut'. Oltre a ciò , hannovr moli
lib. I,Jìflg- 17.- 1VIaf/èi. Germani. 3 , ti monumenti i quali provano che alcuni
Iav. 7.). l'0 pagani del Nord hanno fatto uso dei Im
Romania. Nome che davasi al fico, m’; nella Blekingia , provincia di Sve1.t< _,
sotto il quale la lupa allattò Berna e B0 vedesi una strada tagliata nella rupe in cui
molo. Quella parola ha la ate-tata etimolo trovarmi diversi caratteri runiut', che_sOno
sia di Rumr'a. stati delineati sotto il regno di Htlffll‘Hll
RUMIKO , Giove , cosi chism=to come Il delaud, il quale era pagano e regna“ al
Dio nutrilou: di tutto l’ universo. pl‘int‘ipio del settimo secolo, perno molto
' lto_srona, antico nome del Tevere. tempo prima che ai sparg|flse In quelle
Servt'u, spiegando il 5') verso del ltl’)l'0 contrade la luce del «range o.
ottavo dell'hneide , dice.‘ Hoc es! Tibe l rozzi opoli del Nord si persnasero t'a
riuìf1uminia mprium, adeo ut ab anti cilmente clic v'era qualche cosa di sopratr
quir Ramon ictus‘ s'it, qua.ri ripa: rami naturale o di magico nella scrittura porlo
nana et erede/t: : in sacri: etiam Serm li ad cui da Odino , e forse anche Udi
dicelmtur. no stesso fece loro intendere che operava
RUN. (2745) BUN.
dei prodigi, col soccorso di quei caratteri. dici lettere. Son essi rappresentati con li
Si cominciò d‘ allora in poi a distinguere neo curve , le‘ quali, comunque perfetta
molte specie di rum‘,- eranvene di nocevo mente somiglianti fra loro, hanno però dei
li che si chiamavano funi amari,e si ado suoni differenti, secondo il modo con cui
eravano allorché si voleva far del male, sono disposte , o perpendicolarmente , o
nmi benefici allontanavsno le disgrazie ; diagonalmente. Non puossi decidere sei
i rum' villortoss' procuravano la vittoria a tutti ordinarii abbiano fatto nascere i cn
coloro che ne facevano uso,i rur|i medici ratteri d'Elsin in , o se da questi ultimi
noli guarivano dalle malattie,e si intaglia siano derivati I rum‘ ordinari. Celsio cre
vano nelle foglie degli alberi. Finalmente deva che questi caratteri fossero derivati
eranvi dei rum’ roprii ad evitare i traulra dalle lettere greche o romane‘; la qual
gj , a sollevare e donne nelle doghe del cosa non è troppo probabile , stante che
parto, a preservare dagli avvelenamenti , nè i Greci, nè i Romani sono penetrati
a rendersi favorevole un amante. Ma un in quello settentrionali regioni. Lo stesso
errore d‘ ortografia era della maggior con autore osserva che non svvi alcun carattere
seguenza ; esponeva un'amica a qualche che più rassomigli ai rutti , quanto quelli
malattia pericolosa, alla quale non si pote che veggonai tuttora nelle iscrizioni esi
vu porre rimedio, che con altri mni scritti stenti fra le rovine di Persepnli o di Tchel
colla maggiore esatteua. Questi rutti può minar in Persia. - V. 18 Transazioni
non ditl'crivano fra loro che per le cerimo jflosq/ìghe, nmn_ , in cui si troverà
mio che si osservavano scrivendnli, per la (‘al/Mero dei mai di Elsingia , dato da
materia sulla quale venivano delineati, pel Cel.rirr.
lungo in cui si esponevano , pel modo. con un Tranne. “altro o cinque lettere al
cui si sccomodavsno le linee, sia in circo pur, dicono i encdettiui| autori della nutr
lo , sia tortuosamente , sia in triangolo , va diplomatica, pare che la scrittura ru
ecc.; sovra di che Mullet osserva , con laica, non abbia alcun rapporto con quel
molta ragione, che la magia opera dei la degli altri popoli quando la non ai us
prodigi presso tutte le nazioni che vi pre serva che ne’ suoi caratteri i più comuni,
stano fede. ed anche in alcuni alfabeti distaccati. Ma
1 caratteri runici furono impiegati ezian se si riuniscono tutti quelli che si possono
dio ad usi più ragionevoli e meno super’ ricavare dai diversi monumenti antichi, al
stiziosi; servivsnsene er iscrivere delle let [ora la loro conformità colle lettere gre
tere . e iscolpire del e iscrizioni e degli che, e ancor più colle latine, si manifesta
epitafli. Si ‘e fatto osservazione che le più tantochiaramente, che sp cna puttasi run
antic‘e di queste iscrizioni sono le meglio strare una sola lettera de ' alfabeto mm’
scolpite. Rara cosa è. il trovarne che siano 00 che sia assolutamente straniera alle
sclitte dalla dritta alla sinistra; ma sono una ed alle altre. Noi diciamo una lettera
assai comuni quelle che sono scritte dallo e non un carattere od una figura. l)i fatti
alto al basso sur una stessa linea , alla ciascuna lettera dell'alfabeto rullino, tru
maniera dei Chinesi. vaml0'i eatremamcote diversificata dal nu
Di tutti imonurncnti scritti in caratteri mero delle differenti figure che prende ,
rum'ct' , quelli scolpiti sulle rupi sono i se ne incontrano quasi sempre alcune , la
meglio conservati , sebbene questi caratte cui rassomiglianza colla latine non potreb
ri si delineasscro sovra scorza di betulls , be essere abbastanza contrastata. Questa
sovra pelli preparate, sovra bastoni di le rassomiglianztt di caratteri runtci si esten
gno liscio e pulito , sovra tavole , ecc. Si de Sinn ai caratteri degli antichi Etrusci ,
sono trovati dei bastoni coperti di caratte Spagnuoli e Galli.»
ri runict', i quali altro non erano che una u Senza volersi render garanti delle fa
specie d'almauacchi. L’ uso dei rum’ ebbe vole spscciate sull'autichit‘a della scrittura
luogo nel Nord lungo tempo prima che il mitica, e, supponendo che non derivi im
cristianesimo vi f0sSu stato abbracciato ; mediatamente dalla greca o dalla latina,
anzi alcun’ assicurano non essersi per auco si potrehhono fare , rispetto alle nazioni
perduto in i montanari d‘ una provincia aettentrionsli, gli stesa ragionamenti fatti
di Svezia, - V.l' introduzione alla sto dal Presidente Borahier Intorno ai Pelaigi.u
ria della Danimarca di Mnllet. « Se l'amore della patria ha fatto tra
Nell'Elsingis, provincia del Nord della scendere alcuni scrittori sull' aut cliità che
Svezia , si sono trovati molti monumenti attribuiscono si caratteri del Nord, certa
di caratteri che differiscono moltissimo dai mente coloro che negano non easerri stata
rrmi ordinari. Questi caratteri sono stati alcuna scrittura prima che vi si stsbilisse
diciferati da Magno Celsin, professore di il cristianesimo, non sembran cauti abba
astronomia nall' università di Upsal, il qua stanza nell' estremo contrario. Hiclres , la
le ha scoperto else l‘ alfabeto di questi m cui sola testimonianza vale quanto quella
m’ di Elsingis era pur caso composto diss di molti altri, attesta che esiste un nutrie

RUN. (2746) RUO.
v0 considerevole di monumenti in iscrittn marmi, anche gli Sciti, i Geti e i Massa
ra runicu, alcuni de‘ quali precedono lo geti avevano il loro alfabeto particolare , e
stabilimento dclll religione criatiana nel ciascuno dei medesimi offre un numero di
Nord, ed altri si avvicinano di molto a lettere evidentemente runiclze e della spe
quell'epoca : e non ‘e men vero che diver cie la in comune ; ma ciò non toglie che
si popoli di quei climi , e in particolare non ab iano anch'essi dei caratteri che li
dell'Alemagns, non facevano alcun uso distinguono gli uni dagli altri; né si deve
di lettere prima che avessero abbracciato pcr-=iò inl‘erirne che gli ultimi non siano
cristianesimo. » caratteri rum‘, imperocchè quanti alfabeti
« Raccntttasi , dice Eliano l. 8, c. (i, non vi sono, intitolati runt'ci negli antichi
che alcuni degli antichi Traci non cono manoscritti, nei quali si possono osservare
scavano le lettere ; anzi da tutti i Barba simili tratti di conformità e di dissimi
ri che abitano l'Europa e riguardato come glian1.a ?
vergognoso l‘ uso delle lettere. Ma dicesi " RUOTA. La ruota è uno dei simboli
che quelli d’ Asia non fanno alcuna difli di .Ncrnesi, e le fu attribuito perché la
colt‘a a servirsene.» ruota , nei misteri degli Egizi , era l'im
Eliano, di cui noi citiamo le precise e magine della vita e delle umane vicissitudi
'spressioni, viveva nel secondo secolo, nel ni. Amnuano
questo simbolo, IiIarcel/ìno, arlaodo
dice ch’esso cfàenota di
la po
qual tempo cnnoscevanu i Bsrbari dell'A
lemagna; ma non i: certo set popoli della tenza la quale si estende su tutti gli ele
Svezia e della Norvegia fossero allora ab menti e sull'intero universo. Et'quc sub
bastanza conosciuti dai Greci e dei Romani. btdtt rotam, uL universitatem regcre , per
(t Ragiouevol cosa sarebbe il far risalire, elemento discurrena omnia , non ignoretur
con certi autori, l'uso delle lettere nel (‘Il-L. 15, cap. 2 ). La stessa regione ha
Nord al quarto secolo, ed anche al tempo, fatto due il medesimo attributo alla For
in cui quelle nazioni cominciarono a fare luna.
qualche commercio coi Romani. Ma questa Gli amanti infelici facevano girare una
opinione non risolve però tutte le diflicoltt‘i. mola, rivolgendo a Nemesi delle impre
Per esempio , difficilmente si pub compren cartoni contro quello o quella che li di
dere come mai molti caratteri, che fanno sprezzaw~ Per tal modo la fattuccbiera di
parte dell' alfabeto runico, abbiano potuto, Teocrilo fa augurii (Idy’l. 2, v. 30)
in cosi pochi secoli , cangiare tanto prodi perché» il suo amante possa rntolarsi alla
giosnmcute di figura , supponendo che tua porla , come la ruota da lei voltoluta,
queste lettere venissero delle greche odalle .ri girava sul proprio asse. Attorcevano
l0tttltlfl. Potrebbe darsi che i Barbini, es eziitndio sur una ruota , o tilato'o, quei
scudo divenuti cristiani, avessero abbando temuti cordoni che aervivano agi stessi
nato per lungo tempo al clero In studio incanti. %teltn uso da la spiegazione d'un
delle lettere; come parte che alcuni di passo di roperzio che dice ( Eleg. G ) :
quei popoli , anche essendo idolatri , ab
biano lasciato ogni cultura ai ministri della Staminea rhombi ducilur ille rata.
religione. Oltre a ciò , iGreci e i Romani Tra.rerunt tolti magica vertigine fili.
sovente hanno trascurato di conoscere quella
letteratura che non potaano comprendere, Ed Orazio dice ([16. 3 , 0d. X.):
e amavano meglio disprezzarla che studiarla.
« Fra gli alfabeti flutft-‘l, avvcne alcuni Ingratam Veneri pone superbiam,
, curreltte retro/inne
.Z\e . cui rata.
la cui lettere possono ritenersi comuni, od
almeno molto ptfl frequenti delle altre.
Esse nascono tutte dall' l o dalla Ituea per’lo un 'altro passo di Properzin (Eleg.
pendicolat't. Se qualcuno a questo tratto 115. l , 8 ) , l'amore è paragonato ad una
credesse di ravvisare il distintivo della sem. tuo‘. .'
plicità primitiva dei più antichi caratteri,
un altro immaginerit forse di scoprtrvi la Omnia vertunlur , ccrlc uerlunlltt‘ urtare; :
prova d'una scrittura non di prima inven Vmcens, aut uirtcis: Itaco in amore rotta est .
aione; ma si ingaunerebbero egualmente
Imbidue. Una pasta antica del gabinetto di Stoscls
(t L'alfabeto normanno, secondo Bcde, serve cl‘ appoggio a queste spiegazioni.
pubblicato da Voi-mio, non rassomigha Vi si vede Nemesi in piedi che tiene colla
per nulla, o ben poco , a quello che si mano sinistra il suo \elo rialzato, e si
vede nel bel manoscritto del 1310 della appoggia colla destra sovra una ruota so
Biblioteca di Parigi; e tanto l'uno che ateunta da una colonna. Un amorino tir.
l’ altro contengono pochi caratteri che nel una corda avvolta sulla ruota, di cui e»
l'illfalttîlt) runico non avessero avuto una mesi indiihitabilmente tiene l'altra estre
altra derivazione. Oltre quello dei Nor mità. Questo emblema può significare, se
RUO. (2747) BUS.
condo lVinckelmonn , che Nemesi è su parte d'un carro, situato sovra un arco di
periore ali‘ amore , che può castigare il suo trionfo.
orgoglio. ( Iconol. ). Sui rovesci delle medaglie
La ruota , presso i Greci, era un genere romane vedesi eoventi volte una mola che
di supplizio il quale consisteva nell'attacindica il riattamento delle pubbliche strade
care alla ruolo il colpevole , facendola gid‘ ordine del principe, per la comodità
rare con un‘ estrema rapidità. Il paziente delle vetture.
vi perdeva lentamente la vita in mezzo ai ' Rtmmo , Romano che fu soprannomi
dolori i più atroci. nato re, pel suo carattere imperioso e di
Sulle colonne Tmjana e Antonino , spotico. Essendo stato prescritto da Au
veggousi degli uomini attaccati alle ruote gusto , rifuggihli sotto le insegne di Bruto.
di carri a quattro ruoli’. -Hor. 1, Sul. 7,v I.
“ A Portici, dice Winckelmann , veg ’ Rmuu. - V. Lara.
gonai dei frammenti di una ruota di carni, Burma, Roana, Dea che presiedeva
posti nella corte del gabinetto. Consistono alla coltura dei campi. - Ant- 6 ieg. t. r.
essi in una lamina di ruota fusa in un Bus o Rous (Mir. Orient. , ottavo
sol pezzo , il cui diametro e di sei palmi figlio di Giafel, figlio di Noè, da cm la
romani (48 pollici all' incirca) , la larghez Russia ha preeo il nome. Gli scrittori O
Il non arriva a due pollici e le grossezza rientali gli danno un carattere inquieto e
ad un pollice. Il legno, che è rimasto at turbolento, e lo dipingono come un calli
laccato al ferro, è pietrilicatu. Il tempo ha vo fratello e un cattivo re- - Bi“.
conservato pur anca la parte del mozzo Orirnt.
per cui passava l'ano. Questo mozzo è ' Rossana, nome dato dai popoli Ùrien
guarnito tutto all' intorno di ferro, e il tali a quella sostanza chiamato dei Greci,
ferro è coperto di una lamina di bronzo Sorr. - V. Son.
attaccato con dei chiodi piatti dello stesso Il Rusma è una specie di vitriolo che,
metallo. misto colla calce , formava un depilatori0.
« Nello stesso gabinetto vedeni una testa Bnile riferisce che , dopo aver polverizzato
di liane sporgente e aderente ad una pia del rusma e della pielrfl di calce viva, in
stra di bronzo; e siccome la bocca del parti eguali, lasciò fondere amendue nel
l'animale non è forata, e il pezzo non l'acqua per un certo spazio di tempo, e
può aver servito a gittare l'acqua d'una ne venne una pasta molto dolce la quale
fontana e il’ un bagno , in congettura che avendo applicata aovfa una parte del corpo
questo frammento facesse parte d'un‘ inc'l coperta di Peli, dopo tre minuti circa,
satura ch'entrava a vite nell'eatremità di atropicciando la parte con un pannilinn ba
un’ asse , per fermare la ruota , e impedire gnnto, egli trovò il pelo mi~pato fino alla
che si distacchi. radice, senza che II parte avesse sofferto
u La piastra quadrata e ricnrva, che si il minimo inconveniente.
pone all' estremità dell' asta per garantirlo L'uso dei depilatOî) è molto antica, e
dalla polvere, era già conosciuta a’ tempi gli è certo che le clfl‘tigiane greche e ru
d’ mero. mane se ne servivano; ed è questa una
a Noi veggismo l'estremità di un'ssse delle principali ragioni per cui non si scor
l'infinito d’ una di queste imboccature, or ge nelle statue antiche quel velo che il
nate d'una testa di lione in rilievo, sovra pudore della natura ha sovrapposto alle
alcuni antichi monumenti, e particolar parti vfle:ognose. Le cortigiana servivano
_mente al carro trionfale di /Vlarco Aurelio di modelli agli artisti, i quali le rappre
Il) un basso-rilievo che trovasi nel Campi sentavano quali ad essi si mostravano. Ag
d0li“° a Roma; per conseguenza tal sorta ginngasi a questo motivo quello di conser
d'lllcaaaature attaccate con viti e poste al vare la bellezza d'un contorno tondeggianle
fiflvlnti delle ruote che sono state messe e sinuoso cui né una tacca isolata inter
Il} “se ai nostri tempi, particolarmente per rompeva nel suo corso da una anguimglia
il Cocchi da viaggio, non sono di nuova all’altra. Le cause dell'abitudine di dipe
Invenzione. La sola differenza consiste nel larsi erano la pulileu.s tanto essenziale alle
' essere state quelle degli antichi di donne, il calore del clima , e fors' anche
ranno. n la comodità del piacere e la volutt‘a degli
Conservami tuttora a Berlino , al Vati sguardi.
cano in Roma , a Tolosa ed a Parigi nel Rusos. S. Agostino eontrappouendo que
gabinetto d'antiehità delle ruote fatto tutte sto vocabolo ad Alitar, nutritore , lo da
di bronzo. Quella che trovasi ti Parigi non riva da rurmx, come se attraesse di nuovo
ha che un piede e mezzo di diametro cir tutto a sie,- ciò che sembra confondere
ca. Certamente essa non ba potuto servire questo Dio con Plutone ( Rosin. Antieh.
ad un carro Ordinario , e credeei 6110 facflle Rom. il. il , e. 15 ) Quelli che ave
RUT. (2748) RUT.
vano perduto qualche cosa lo invocavano moltitudine. L‘ arte della scherma , dive
per ritrovarla. Presiedevn in generale a nota inutile ai guerrieri moderni per la
tutto ciò che deve essere rinnovato. Altri gli natura delle armi e il modo dill'erente di
attribuiscono le stesse funzioni e la stessa fare la guerra, era della maggiore milita
origine che danno a Rusina. in un tempo in cui il valore consisteva princi
Rossana: o Roussar.n ( Mii. Slave ), palmente nella fiducia che un guerriero ave
Ninfe riguardante come le Dee delle acque va nella propria forza e nella propria de
e dei boschi. ll popolo Russo dice che si slrezza , qualità in allora esercitare in som
veggono ancora qualche volta dondolare mo grado. Se Rutilio non ebbe a combat
sui rami degli alberi , bagnarsi sulle rive tere i Ciml'irl , perché aveva un altro go
dei laghi e dei fiumi, e tingere al sole la verno , almeno spedi a Il’lnrio dei solda
loro verde capellatura. ti capaci di batterli , e questi soldati era
Rus'ncr ( Dei ), Dei che presit‘dt'vann un stati formati da lui.
al!’ agricoltura. Distinguevansi in grandi I cavalieri Romani efl\u0 incaricati del
e in piccoli. l grandi erano : Giove , la la riscossione delle pubbliche rendite , e
Terra , il Sole , la Luna , Cerere , Bacco, avevano tolto in pan tempo al senato la
Flora, Minerva , ecc.; i piccoli erano : amministrazione della giustizia ; di modo
Fauno , Pale , Pomnna , Silvano, Vertun. che spesse liate accadeva che cousacrassc
un, Priapo , e particolarmente il Dio 11.. ro, come giudici, le vessazioni che eser
ne. Alcuni modem: v1 aggiungono iFauni, cih.vano , come pubblicarli. Il virtuoso
i Sileni e le Ninfe. Quinzio Muzio Scevola, proconsclc in
" Rus'r'tco ( L. Gian Arulcno ), Roma Asia , circa l' anno 654 , scelse per luo
un condannato a morte da Domiziano. sotenente il virtuoso Rutilio. Questi due
Fu l'amico e il maestro di Plinio il gio uomini, cui nessun timore arraatava allor
vane, il quale , non meno di Tacito , fa chì: trattavnsi di fare il proprio dovere ,
l‘ elogio dei suoi talenti. Tu... llixl. 16 , assalirono generosamente i pubblicani che
c. 26. - Plin. l , ep. 15. - Suez. in sveano vessato quella provincia , e ne ic
Dnm. cero giustizia. Sotto la vendetta di questi
RUSVOII ( Mie. Mus.), angelo che ha nemici PYIII'I mi dovette soccombere in se
le chiavi del paradiso , e ne apre la porta guito Rullllt). I cavalieri romani non ar
ai beati, poaciachè hanno bevuto delle roasirouo di condannare ttteat' uomo,
acque dello stagno di vita. cui la calunnia non eb e vergogna
Ru-nuuro , senatore di Roma , ebbe la di accusare di concussione , perché avea
curiosità di consultare un falso profeta, fatto punire dei coneussionarj. I suoi pio
chiamato Alelsamlrn, sui precetti che do ardenti nemici erano Apieio, quel cele
vevs dare a suo figlio. Questi rispose che bre ghiottone, quell' uomo Vùluttuoao, a
gli desse Pitagora ed Omero. Rutiliano cui l’ antica austerità , che Rutilio faceva
intese semplicemente che era d'uopo fare rivivere , era odiosa; e Mario, il nemi
studiare a suo figlio la filosofia e le belle C0, e il persecutore d'ogni virtù , sempre
lettere. Il giovine mori poco tempo dopo, pronto a impiegare , per perderla , tutto
ciò che fece dire da taluno a Rutiliann ciò che la l'urlanleria ha di vile , e la vio
che il suo profeta si era ingannato; ma lenza di terribile. Rutilio , incapace di
questi con molta sottigliezzalrovava an sostenere qnell‘umilt‘a con cui allol pro‘
nuneitttl nell’oracolo la morte di suo figlio sentsrsi ogni accusato, non volle nè pren
perchè gli si davano per~ precetton()mero dere gli abiti di lotto , secondo l'uwi"è
e Pitagora. abbassarsi dinanzi ai giudici , Ilè Chil
’ l. Ru'nuo Rnro( Publio ), console mare in suo soccorso l'eloqueulli} dl‘
l‘ anno di Roma (in; fu mio dei più vir fese da se stesso la Propria causa , nuda
tuosi cittadini di Roma corrotta“ La mia mente, senza inliorare il suo discorso e
virtù, allora l‘uor di sta ione nella sua pa senza tentare di muover gli affetti, ma
tria , come quella de’ aloni. servi alla sempre colla prova alla mah" , 3 l" P°"'
sua gloria ed alla sua perdita. Fu eccellen dette. Oh l dice Antonio il Crono in Ci
le uell'urle di istruire i soldati , e volle cerone , de oratore, se avrttsi tu difesa
che suo figlio fosse semplice soldato legio quella causa con tutta la tua eloquenza ,
nurio , perchè si addeslrasse al comando per grande che fosse stata la corruzione
per mezzo della obbedienza. lntrodosse l' ne‘ giudici, avresti tu trionfato di tutti la
uso di dare ai soldati dei maestri di scher loro pervarsilì: Ouamvis‘ scellerati illi
ma , per mettergli in iauto di unire la de fisissent, sieut_fherunl, porti/‘cri cives, Sup
atrezza al valore. Questi maestri erano plieiisque digni, lumen omnern eorum un
quelli che istmivano i gladiatori; e fece pnrtunitaiern cx intimis meuu'bu: evellii‘set
per tal modo ridondare a beneficio della visi: orationis lune,- num- talis' uir amissus
repubblica un‘ arte che non aveva servito est duri! causa ila dicitur . ti! si in illa
fino allora che al barbaro piacere della commrntilia Platani: civitate re: agcrelur.
RUT. (2749; BUT.
Rutilio , quantunque non fosse condan to ‘e quel verso di Virgilio, passato in
nato che alle restituzioni e alle riparazio proverbio :
ai dei danni, prese volontariamente l’ esi
glio da Roma , come si fugge uua caver Trns Rntulusve fuat , nullo discrimina
na di ladri.lsuoi beni furono venduti; si habebo.
trovò nella loro insuflicienza la prova non Ru'rstzm ( Mii‘. Imi. ) Brama avendo
solo della sua innocenza . ma ben anche prodotto Sannguen , Sananadeti, Sauarco
nelle sue carte i titoli onninamente legit marco e Sanartsctussarlen, quattro Peniten
tinti del poco che ossedcva. E6s0 fu più ti dotati di virtù, ordtuò loro di procreare
ricco, esigliato in Xsia , che consolare a il genere umano; ma questi, dediti alla
Roma. Scevola, cui non avuvn fatto che contemplazione della loro nascita, vi si
secondare nella guerra che avevano dichia rifiutarono. Brema , irritato , lecc sortire
rato unitamente ai pubblicarli , Scevola , dalla sua fronte Rutrcm, e gli comandi)
lo obbligo di accettare , in favore della di risiedere nel sole, nella luna, nel ven
causa comune , dei doni considerevoli ,- c lo . nel fuoco , nello spazio , nella terra ,
le città d'Asia , cui esso aveva contribuito nell'acqua, nella vita , mlla penitenza ,
a liberare dall'op ressione , si all'rettarono nel cuore e nei suoni. Rutrem trasformos
a dargli delle testimonianze della loro ri ai sotto undici forme, di cui ciascuna por
conoscenza. Trovavasi a Smirne in quel tu il nome degli undici l‘lutrem. Son esse
tempo che lfL'ilrirlatc fece trucidati: in A‘. delle creature formate da un atto della vo
sia tutti i Romani, e non pot‘esfuggire al lama di Bulrens , le quali ne produs5ero
la strage , che abbandonando la toga ro nella elesSlr guisa una infinità di altre. 1
mana , e prendendo l‘ abito greco. Silla , Bramini raccontano di lui il seguente aned
vincitore dei suoi nemici . si ascrisse ad dolo.
onore di richiamare Rutilio a Roma; ma Burma poco contento d'avere sposato sua
questi non volle accettare il dono da un rmclre, volle sposare anche la propria fi
simile benefattore. glia. Si trasformò in cervo, e sotto questo
Questo stesso Rutilio aveva un amico travestimenlof, la insegni mentre fuggiv. ,
che si mostrò indegno di lui : dimandan finché la medesima fu giunta in una fol
dogli un’ ingiustizia , ed oll‘eso dal suo ri' la foresta. In questo luogo cupo , e soli
liulu , gli disse con collera : Che deòbo tario , cnosumb l’incestuose nozze. Intanto
firrr‘ il’ un amico che mi manca al biso a malgrado di tutte le sue precauzioni per
gna ? Ed io, rispose Rutilio , d'un a nascondersi, i fratelli suoi, Visuù e liu
IIHCO che vuol rendermi ingiusto .’ La con trem , e i trenta milioni di Dei , ebbero
danna di Rutilio ebbe luogo l’ anno di sentore di ciò ci!’ egli aveva commesso.
Roma 660. Ne furono talmente irritati che risnlvclte.
‘ 2. - ( Pubblio), soprannominato r0 concordemente di tagliare ad esso una
Lupo, console l'anno di Roma 662 , si delle sue cinque teste in pena della sua
condusse malamente nella guerra sociale , incontinenza. l"u incaricato Rutrem della
e trascurii per orgoglio, o per diffidenzai esecuzione di stil'atta ICDIeII'II. Egli dunque
consigli di Mario suo parente , il quale si mite tosto in cerca del fratello Brama ,
per ragioni degne di un gran generale, gli e , trovatolo , gli tagliò una testa , senza
proponeva di temporcggi.re: Rulilio volle adoperare altre armi fuorché le unghie, che
dal‘ la battaglia e la perdette unitamente taglienti e lunghissime aveva. Brema non
al].- vita. credette che questa espiazione bastasse . e
' 3. - (Claudio ÎVumanziauo ) , poe abbandonò il corpo macchiato di quell'in
ta latino che nacque nelle Gallio sotto il cesto , il quale, cosi abbandonato, produs
regno di Onorio. Credesi che abbia com se le tenebre e la nebbia.
posto un poema sul monte Etna. Ila acrih ‘ Rurusa, piccolo fiume della Liguria,
lo cziandio un itinerario che trovasi nella che aveva origine nel monte Apennino, e
collezione dei poeti della bassa latini manca foce nel mar Tirreno. Con questo
tà,3 pubblicata a Lcida da Burmann nel nome è pure chiamato un gl‘lllllfll't? di
‘I’; 1. cui parla Urn:io - Lucan. l. a, o. In).
" Rn'rou , populi del Lazio in ltalia. -- Flirt. l. 3, C. 5. -- fior L ‘al, S31.
l’t'rgilio d‘a ad essi la stessa origine dei 7 , v.
Latini , conosciuti dapprima sotto il nome ' Rn-runura o Rs'roraeru, antica porta
di Aborigeni. occupavano una parte di di Roma, cosi nominata da un c0t:cliifl'e ,
quel paese che oggigiorno chiamaci la Cam di cui parla Plutarco, il quale , dopo
pagna di Roma. Turno era il loro re aver riportato la vittoria nella corsa dei
quando Enea sbarcò in Italia. La loro cit cavalli, entrò trionfante per quella porta ,
tir capitale portava il nome di Ardea. No venendo da Vejenti a Roma.
S.
S. S.
La forma rnlonde,qmdrata od obbliq[pa num. 663, trovasi _in lettere d'oro sovra
del sigma non prova nulla per l’ antie i per rtmens color porporl, Scariol/z e San
tia di un monumento; di fatti queste difl'e riot se; per Iscqriut/i e Iscnriolhes, e nel
renti forme trovansi usate indistintamente manoscritto qualche volta sta per i.rle.
sulla stessa medaglie di Ancira , e sulla Ma dovrem noi dire che le 5 avesse pure
stessa di Nicea in Bitlnia. Le medaglie di il www della sillaba in perché scrivermi
Siracusa, e di Afrodisin in Caria ci olli-o slrumenla per inrlrumenta? Attribummo
un qualche cosa di più singolare; e sono piuttosto questo accorciamento di sillabe,
le diverse iorme ili sigma impiegate nella tanto nella scrittura che nella pronuncia,
stessa parola: ZYl’AKULQN e : CAI elle barbarie dei secoli; o conl'essiamo
MIAC. piuttosto che molte di queste pretese let
S[Nlnhtim bissiml Huel ed altri scritto tere o sillabe sop resse, erano state mg.
ri d‘ aver creduto che il sigma in forma giunte col lasso de tempo, e che si è da.
di : o di C l'osso più antico di quello to Fonia, S :mia, rlruo , slrumenfa, pri
in forme di }: ; tuttuolte vedeni Il pri ma di dire ispulua, instmn.invtrumenla.
mn in ‘ml delle ilcrizioni Lacedcrlloni Dohbinmo quindi sorprenderclclie in alcu
di Fnurmont (Accad. delle Iscriz 36 p. ne provincie siasi conservato l'antico uso?
tot ), e non si conosce alcun 2; della «e (l Se la lettera fosse atate pronunciata
sta età. Quesl.’ ultimo a dir vero fu for flrdinarinmente Iris, i manoscritti e i diplo
muto corra un sigma più Antico, la cui mi cifrirebbern molle srole in cui la sil
ligure avvicinavssi alla lettera Z. Il 2 co lsba ht' precederebbe I S. Allorché si
munemente fu in uso dai 400 anni prima detta un discorso, l‘ emrnanuence poco e
dell' Era volgare, lino ali’ impero di Do Sperto, comunemente rappresenta piuttosto
miziano , ed in seguito non si vide tanto la pronuncia che l'ortografia Ora dovreb
frequentemente. Prese voga in allors il besi leggere un gran numero dimanoscrit
:, 0 sigma quadrato , che cominciò ed ti e di diplomi, senza giammai incontrwvi
essere in uso poco tempo prima del regno le lettere lu' alla teste delle 5, riguardste
d‘ Augusto. come iniziali. Ciò nullmreno non la rebbe
r: L'usorli impieslre la Z in luogo del si negare che questa pronunci: d'liis per
la S, era diventato tanto comune pressoi S, non abbia fatto dei progressi, non so
Greci, dicono i Benedettini, autori della lamente in lspagna, ma in Italia e. nella
Nuova Diplomatica, che Luciano li il stessa Roma. Bunnamlli prova con molte
processo alla prima per aver usurpalo i di iscrizioni del Bene Impero che ualche
villi della seconda. Le stesse usurpazioui volta si è scritto Istl'phamu per 6tcp/uz
neevano luogo presso i Latini , senza ri ma, iscalpi per inrcalpi, islclzt per ste
chiamo alcuno. il dominio della Z vi era !it. t'spcs per spes, i.smaragdus per sma
senza dubbio troppo ristretto , perché la rngu'us; ed ecco senza dubbio molte pro
S potesse vendicarsi di simili violenze; ve ile! pronunciarsi i.r per :. quando que
ma questa se pe rifarei dei danni col ra sta era iniziale d'une plroll, e seguite al.
pirle fin’ snelle la D". figura. Spesse liste meno da un‘ altra consonante. Tultavolta
voi credete di vedere una vera S. Questa non si desume da ciò che questo modo
ultima fu trasformata qualche volta anche di pronunciare sia stato generale in alcun
in G. ‘Noi ne troviamo degli esempi , e pure. [manoscritti di S. Germano 12 e
nel preziosissimo manolcritto di S. Ger 13 rinehiudono il gran dizionario lnlin0,
mano dei Prati , in cui si leggono le epi in caratteri lombardi,che pretendesi essere
ltnle di S. Paolo, e nel bel S. Prudenzio scritto da Ansileuóo vescovo Goto, ed of
della biblioteca ili Parigi. frono nel corso del libro molti esempli di
« Mabillnn credeva che le 5 avesse simili S scritte per ù’, come isluprnl Pll'
avuto un suono equivalente alla sillaba stupent. Majnon veggonsi mai queste ir
lu's'; per cui ai scrivesse S ania, Storia , regolarità quando la S osserva l'ordine el
Slorinliter, per Htspanitl, isteria, Hislfl febetico. L'i eventi alla 5 non si pre
r't'nliler, ripetute moventi volte negli enti senta che quando e seguite da o, m, p,
cbiuimi lflìll'l0flìl‘iìti‘ll S. Isidoro. Per cun
q, 2,- se pure non devesi credere che
"gm’nlfl egli Ulpponeva che queste parole io questa pronuncia abbia maggior parte
si pronuncianset‘o come se fossero state il capriccio particolare, che un uso univer
ecritte Hlslnria, Hi.rpnnid. Esso avrebbe eale e nazionale.»
potuto aggiungere che nel manoscritto I Latini eggiungevann 81‘ al principio di
dell'abbnia di S. Getmuuo dei Frati, alcune parole, stlamm per latam, “lucana
T"“'wi i
S. ' 9751) S. \
per Iocum, srlamm per lilem, ecc. Ora in cune coll’ EX S. C., come vedesi in quel’
srrivano l’ S senza alcuna necessità avanti le di bronzo , dal che concludiamo che
le lettere M a N, e scrivevano casntaenae quel marchio non e quello della moneta
or uunnenac, poemi per pneni. Ora,- per ordinaria.
il: contrario, al‘l'ettavano di farne senza La stessa ragione impedisce di dire che
nelle parole in cui maggiormente è neces S. C. sia la buona lega 0 il valore della
aaria, come in digmu, omnibus, che scri moneta. A lic-llere
ficato delle neste due opinioni
S. C. sulagsigni
e d‘ uopo inu
veveno digrul, omnibtl. Qualche volta la
carnhtavano in T, ad imitazione dei Greci, gere quella del scuator Buunarulti. elle
menare per menare ; e I‘ adoperavsno e. sue osservazioni istflriche sulle medaglie
ziandiu in luogo del C I.‘ del G. antiche , esso congettura che questa specie
La lettera S trovasi in molte abbrevia di formula sia stata conserv_ata sulle mone
zirini dei Romani, fra le quali io non in te di bronzo, per ispecilicare le tir‘ modu
dichet‘ò che quelle il cui uso e più l'requem le già in uso a Roma, prima che si battes
se nei libri classici. S vuol dire suventi sera le monete d’ argento; uso che e semi
volte Servins; S. C. , Senatus-consultum , pro Sttssistito, a malgrado di tutti i cam
S. D. , salulem dicit,psrticolarmente nel biamenti avvenuti nel valore a nel peto
le inscrizioni delle lettereà 9. P. l). , au delle monete. Questo dotto aggiunge , che
Iutem plnn'mam dicit; SEME, Sempro Enea ‘Vico si era già servito di questa
m'us; SEPT. , Sfplifltius ; SER. , Servi spiegazione, per dar ragione del, percltè le
llus ; SEXT. , Sexlus; SEV. , òìverus; lettere S. C. non trovavanli quasi ma:
Si’. , b'purius ; S. P. R.; óenatur popu sull' oro, m‘: sul!’ argento; imperoccltè ,
Iusque rnmanul; S. ; sentir. dic' egli, i Romani non hanno voluto se
Allorché la S è preceduta da un nome gnue sulle loro monete che gli antichi se
proprio nelle iscrizioni indica uno schiavo: natu-conlttlti . nei quali non trettsvasi che
AUG. N. S. , Au urti nostri servire’. di monete di bronzo. Nello stesso modo
Le due lettere . C. ordinariamente tro spiega egli la ragione del non trovarsi le
vansi scolpite sui rovesci delle medaglie , sigle S. C. comunemente sulle medaglie;
quando non lo siano in leggenda o in imperocchè , snggiunge, erano cose di
istril.lnlìfl; e non è. factl cosa il conoscere nuova invenzione, la cui fabbricazione e_
ciò che stguttican0 per rapporto alla tua l‘ mio era stato sconosciuto agli anticlu
dsglia. Romani.
Alcuni antiquari dicono che si scolpwn Qualunque rispetto esige l'autorità del
no queste due lettere S- C. sulle meda Bnanamlli , pare che la sua spiegazione
glie per legaltzzare il metallo e lar vedere non sia stata lino ad ora adottata dagli
che era di buona lega, e quale si esigeva antiquari. Di fatti se il marchio dell’ auto
nelle monete in corso; altri dicono che ritit del Senato non aveva rapporto che
non servivano che per lìssarne il valore e agli usi antichi della repubblica rispetto
il peso; altri finalmente , per provare che alle monete ,( siccome gli è certo che la
Il rovescio era stato scelto dal Senato, ag moneta d’ oro e d‘ argento si introdusse a
giungendo che per questa ragione S. C. tempo della repubblica, e in virtù dei de
trovasi sempre sovra questo lato della me creti del Senato ), perché mai sotto gli
daglia; ma tutto ciò non è senza eccezio imperatori sarebhesi conservata la formula
ne ; imperciocchè se egli è vero che S. 8‘. C. , solamente sul bronzo , se il bronzo
C. sia il marchio della buona moneta,par non era il solo metallo che servisse di mo
qual ragione non trovasi quasi mai sovra neta in virtù degli antichi senato-consulti.
le monete d‘ oro a d’ argento, e manca L’ opinione la più generalmente addotte
60lltfllll Vulte sulle piccole di bronzo , an ta , si è. che gli imperatori avevano otte
che nell’ Alto Impero, e durante la repub nuto il diritto di disporre di tutto ciò che
blica , tempo in cui i’ autorità del Senato conccrueva la fabbricazione delle monete
,‘“’-_w'-s_n‘v doveva essere magginnu’nte rispettata .7 E d'oro e d’ argento ; e che il Senato era
dinamo, quasi mai, perché VI sono alcune rimasto padrone della moneta di bronzo ;
monete consolari, in cui si vede S. C. , per la qual cosa il marchio dell’ autorità
come nelle medaglie delle famiglie l\’m del Senato erasi conservato sulle medaglie
bana, Il‘lunicia , Mescinia , 1llaem'n , di bronzo , mentre era sparito dal campo
Terenlin, ecc. , senza parlare di quelle di quelle il’ argenti: e d‘ oro.
le quali hanno EX S. C. , che sovente hl Quantunque nulla ci dica la storia in‘
rapporti‘: più al tipo che alla medaglia.Per torno a questa convenzione fra il Seoatfl,
esempio, nella latuigha Cnlpumia, legge e gli imperatori rispetto alle monett‘ , ha
ai ml fruln nlwn emen.iwn , EX S. . , stano le medaglie per farla presumere. lin
ciò che sig-ulica che il Senato aveva dato perocebè primieramente gli è certo che la
ordine agli edili di comperare delle bi ad’. formula 5. C. , o non si nova sulla me.
Fra le imperiali n‘ argento trovansene al daglie imperiali d'oro Ie’d'argenm, oppn.
Ui:. "llil. 1|.)
S. (2752) S.
Îe vi ai trova tanto di rado , due ai ha che le città avevano l'arto coi Romani, eol
ragione di credere aver essa relazione al tomettcndoai ad essi
tipo scolpito sulla medaglia, e non al ma L'autorità del Senato essendo nelBasao
tallo in cui fu coniata la specie; seconda Impero quasi annichilita , gli imperatori ri
namente, questo marchio dell'autorità del masero soli padroni della fabbricazione
Senato vedesi sopra tutte le grandi e le delle monete. Allora la necessità In cui
mezzane medaglie di bronzo, da Augusto trovaronsi roventi volte di far battere, pel
fino a Floriano eProbo; e sulle piccole pagamento delle loro trn pe, della mone
lino ad Antonino Pio, dopo il quale più ta in loro conio nella di erenti provincie
non ai rinvengono piccole medaglie di in cui venivano eletti, diede luogo allo
bronzo, quantunque debbaai credere che stabilimento delle diverae nlficine di mo
ne siano state eoniate lino a Trajano De nela nelle Gallie , nella Gran Bretagna ,
ct'n , notte il quale se ne incontrano alcu nell'lllirio, in Affrica, e in seguito in Ita
ne col S. C. Una differenza tanto coetan liA, dopo che Costantino l’ ebbe messa
te e, nello ateuo tempo , tanto notabile, lullo stesso piede delle provincie, dividen
( poiché. le specie d'oro e d’ argvnto non dola in vari governi. Non deve far sorpres
avevano altri titoli per essere ricevuti nel sa pertanto le .lopo Trajano Demo non
commercio , fuorché l‘ immagine del prin trovasi più il S.C.aulle Piccole monete di
cipe oh‘ eue rappresentavano; mentre le bronzo; imperocchè venivano quasi sem
monete di bronzo univano a questo ateneo pre battute fuori di Roma, e senza I‘ in
titolo, il sigillo dell' autorità del Senato); tervento del Senato.
una tal dili'ereoza , diciamo, uò mai ave Per ciò che concerne i medaglioni, punc
re altre cagioui (non che la iviaione che ai credere che la maggior parte essendo
erasi fatta della moneta fra il Senato e I’ nati destinati ad aver corso nel governo, do
im eratore? po che fossero stati distribuiti nelle ocra
a quando diciamo che il Senato era aioni in cui gli imperatori facevano delle
rimasto in possesso del diritto di far bat largiz.iuni al popolo,- non i: da sorprender
tare la moneta di bronm, intendiamo di ai se se ne trovano col marchio usato
parlare solamente di quella che hbbfîgg, sulle monete di bronzo, S. C.
vasi a Roma ed in Italia-Per rispetto alle S.C.A.aignifìcano Senatubeonmlti au
colonie ed ai municipi. ed anche a quel clorilnte, titolo ordinario di tutti i decre
che altra città dcll' impero, non ai contra ti del Senato.
ala che gli imperatori, al pari del Senato, lo seguito a queate tre lettere veniva il
abbiano potuto accordil' loro il permesso decreto del Senato, il quale era concepito
di coniare la moneta di bronzo; ed è per nei termini seguenti , che il console pro
questa ragione che aotll'a alcune medaglie nuncrava ad alta voce: Pridie Kalend.
delle colonie, trovasi: perint'uu Augusti, octobrt's, in arde Apollinia‘. scribendo ad
iltdulgentt'a Augusti : culle medaglie lati fuemnt L. Donu'lt'us. Gn-Fîlius /Ennbar
ne d’Antiocbia aull'0ronte, S.C_ aino a bru, Coeciliur , F- illelellus Pina
Marco Aurelio, e su quelle di Antiochia di Scipie, etc.quozl Illarcellux consul V.F.
Piaidia S. il. Senato: Ro'llunus. Gli stessi ( id est, verbo feci! ) de provineiis con
roconsoli che governavan0, in nome del mlnriéus, D. E. R. I. C.( cioè , de fa re
enato, le provincie che l’ imperatore ave ila cutaucrnnt. ), ult' L. Paulue, C. Mar
va lasciate «otto l'amministrazione dello cellu; cosa.cwn magistratum int'asent, etc.
stesso Senato e del popolo, concedermi) de prout'neii: comularibua ad senalum re
qualche volta queste sorta di permessi. ferrenl, rie.
Noi ne abbiamo degli esempi sulle me Dopo aver esposto l'affare climi tratta
daglie battute nella città dell'Acaja e r‘el vaai, e la risoluzione del Seuato,agginnge
1‘All‘rica. vasi : si qui: buio xenulus-consnllo inter
Per rispetto alle città greche, aiccome i cesserit, scnatui plocere auctorilatem per
Romani conservarono a molte di esse le scribi, et de en re sennlum pnpulrunqua
loro leggi e privilegi, coli non le privaro refnri.l)opo ciò se qualcuno oppon€vaai,
no nemmeno del diritto di batter moneta, scrivevaai il suo nome al basso : Hut'o‘ se
anche allorquando furono riunite all' impe nulus consulto iruacn~ul lalis.
ro Romano. Continuaruno adunque a far bat Auctvntatern o auctoritales prescribere,
tere le monete che avevano corso nel com significava consegnare alla cancelleria il
mercio che facevano fra loro, ed anche colle nome di quelli che avevano votato per la
altre provincie dell' impero,quando le mo ammissione del decreto, e l’ avevano fatto
nete portavano l’ immagine del principe. re ietrare.
Queste città non avevano avuto bisogno di consoli Japprincipio portavano a cala
un Genatu-consulto ptlrticalare per'ottenern propria la minuta delle ordinanze; ma a
la permissioue di llattrr moneta , poiché cagione dei cambiamenti che qualche vol
questo permelso era compreso nel trattato la vi si facevano, fu stabilito, rotto il con
SAA. (2753) SAB.
salato di L. Valori!) e di M. Crollo, che mente i suoi aasesml, perobe d‘ Ordinario
i decreti del Senato venissero depositati erano aeduti sovra un banco intorno alla
nel tempio di Cerere, l0tto la custodia de moschea.
gli edili: e finalmente i censori li porta i. Sana o Saat ( Mir. Jlrab.) , nipote
vano nel tempio della Libertà in alcuni d'Enoeb, secondo la tradizione de‘ Sa
armadi , chiamati tabulari'n. Ma Cesare bei, popoli dell'Arabia ; e , secondo la
cangiò queat’ ordine , e, quanti’ ebbe op mutulmana , figlio di Jnctan , e nipote di
preasa la sua patria, spinse tam’ oltre la Houd o lleher. - Bibl. Orient.
licenza da fare egli stesso i decreti, esot ‘ 2. -- Ciò che si dice nella Sacra
toscriverli col nome di quei primari sena Scrittura d'una regina di Saba , che andò
tori che più gli veniano in mente.« Qual a Gerusalemme ad assicurarsi da se stessa
che volta vengo a sapere , dice Cicerone di tolta la sapienza di Salomone, e Il pre
(lelicrejàmigliafl', l. 9 ) che un senato stare omaggio alle rare qualità di quel gran
consulto, emanato per mio consiglio, è principe , ha fatto investigare quale E[utfl-‘
stato portato in Siria ed in Armenia, pri va essere il paese da lei abitato. olti
ma che io abbia saputo che aia Italo tatto: dotti commentatori hanno congelturato che
e molti principi mi hanno scritto delle casa regnava in Etiopia, e questa conget
lettere di ringraziamento perch’ io era sta tura vien confermata da ciò che si legge
lo di parere che lor ai desse il titolo di nella traduzione del viaggio di Bruce in
re, mentre, non solo io ignorata che fosse Abisainia. Vi si apprende che la spiaggia
t‘o re, ma anche se fossero al mondo. nal Sud 0 Sud-Ovest del golfo Arabica ,
lRomani scrivevano sulla porta delle ha portato quel nome conosciuto nella scrit
caso le due lettera S. T. che significavano Î.l“'l.
seri tape, o .rilenliuni tenete , er un ef Questo amore , parlando degli ltabili
fetto della auperati1.i0ne che aceva lor menti dei primi uomini in Asia e in E
credere ‘che le porte delle case, estende sino , cosi ai esprime : «Mentre i diac'en’
consacrata agli Dei , era d'uopo riapettarle enti di Chu.rh facevano grandi progressi,
con un rigoroso silenzio: neo che avevano e si estende'ano felicemente nel centro e
adottato dagli Egizi, come ce lo inaegna al Nord del loro territorio; i loro fratelli,
un passo di Por/ìrio (De antr. nymp. p. aituati al Sud , non iatavano in ozio , ao
266 ): Ideoque ma ad alias fi)les , quo 1.i avanzavansi nelle montagne che si pro
ovunque demum tempore , loqut' fa: crac, lungano paralellamfllle al golfo d'Arabio.
quasi sncrae u'nt fores. Atque eam ob %ueato paese, col lusso del tempo, fu
cnusom , pV'l/tagoret r'l Argipliorum sa c iamato Saba o Azabu, parole le quali
piante: prolu'lzebanl , ne qui: É)": , vel tanto l'una che l’ altra , significano il Sud,
porla: trmisien: , Ioqucrelur : eum uni e non portava già questo nome perehè fos
versi principr'um ai’leoti0 venerantet. se al Sud di Gerusalemme,- ma perché era
SAADI o SAABA ( Mii. Maom. ), com posto sulla costa Meridionale del gallo di
pagni di Maometto. Varie sono le opinio Arabia , e, partendo dall' Arabia e dallo
ni dei dottori Arabi in questo loggetto. Egitto; era la prima terra al Sud che ser
Secondo alcuni, nessuno poteva essere am viase di frontiera Il continente d’ Afl‘rica,
messo in quell' ordine , se non aveva con il più ricco, il più importante e il più
venuto un anno o più col profeta , e non conosciuto in allora del mondo.
erasi trovato sotto le atte insegne in nel « Non puossi tivocare in dubbio , ag.
che guerra santa contro gli infedeli. Itri ginnge Brune , il viaggio della regina di
accordano questo titolo a tutti quelli che Saba. Pagani, Arabi , Mori, Abissini .
hanno avuto occaai0oe di parlargli , che tutti i popoli circonvicini, ne fanno reati
hanno abbracciato l'islamiamo , durante la moniauza , ed alcuni quasi negli stessi ter
aua vita , o che l'hanno aolamente veduto mini della acrittura.
ed accompagnato , fusa’ anche per un’ ora (l Moli antichi scrittori , continua illci
sola. Altri finalmente pretendono che que toto autore, hanno creduto che questa re
sto onore appartenga soltanto a nelli che gina fosse araba. Ma Saba era un regno
Maometto stesso aveva ricevuti ne i‘ ordine particolare; e i Sabei un popolo difl'eren
de‘ suoi compagni , arruolandoli fra quel te dagli Etinpi e dagli Arabi; e non hanno
le truppe che l'avevano costantemente ae ceasato di esserlo che da poco tempo a que
guito , e si erano attaccati inviolabilmente ata parte. La storia o‘ inaegna che i Salmi
ii’ suoi interessi , e l’ avevano accompagna avevano l‘ uso d’ essere governati da una
lo nelle sue Spedizioni. Alcuni pongono regina piuttosto che da un re: non che
nell'ordine de’Saabi eziandio dei poveri conaervasi tuttora fra i loro discendenti.
stranieri che, non avendo n‘e parenti , nè . . . . . . Media Ieuibraiqut.’ Sabaei'a
amici, e trovandosi affatto privi di tutto , Impero! lii'c sczux,reirmrufl_lqmt sub armi:
imploravan0 la protnione di Maometto ; Barbarica a pari magna jfll-H
ma questi sono stati chiamati più comune Claudiano».
SAB. (2754; SAB.
« Gli Arabi pretendono che il nome 3 , S 23 ). Il suo culto era stato adottato
della regina di Saba fosse Belh't'h Gli dai Sarti, una delle sette nazioni Traci ,
Abislini la chiamano Mngnedn. » che servivanai dei sacerdoti chiamati Rossi
Una Cosa che chiaramente dimostra, trem ( Herod. l. 7 , e. 3), d’ onde procede
pre sulle traccie di Bruce, eh’ ella non val‘ epiteto Baasareua dato allo item-0
era araba SI è, che i SabeiArabi 0 gli0ute Dio.
riti, i quali abitavano la costa d’ Arabia L’ altro nome che il Dio portava , non
opposta alla spiaggia di Azab, erano gover è derivato dalle grida di Salmi, usate
nati da re e non da regine, mentre i pl dalle Bsccanti , come l’ hanno creduto
stori hanno sempre obbedire a regine, e vi Ulpiano e Suida; ma deriva dal nome
obbediscono tuttora.Un'sltra prova si è, che dei Ssbiei, sacerdoti addetti al culto di
i re degli Omeriti non surtivano giammai Snbasio, rappresentante Il giovane lacco
dal loro paese,dice Bruct',ed avrebbe dovuto confuso in queste feste con Bacco. (‘luna
dire, dalle loro case; imperoccht‘: appena .|ms P.ttarertris ap. Suid. in v. rupr.
comparivano in pubblico, venivao ammu landa! ). Diodoro lo faceva tiglio di Gio.
zati a colpi di pietra. ve e di Proserpina (DlOd. L I‘, S 1|).
" 3. - Città d’ Asia nell' Arabia , fa La storia della sua nascita non era rivelato
mosa presso gli antichi per l’ abbondanza che nei misteri notturni , e il citato isto
della mirra e dell' incenso che produceva, rico non la riferisce per non oll'endcre il
ciò che le fece dare il nome di Saba dal pudore. Di fatti era il uopo che gli iniziati
AI greco Sabeiu , onorare , inCenaare, rende vi avesaero iutieramente finanziato, per ve‘
re un culto; imperocchè i Pagani l'uccvano dere la rappresentazione di Giove conbitan
abbruciare l’ incenso in onore degli Dei. te con Proserpina , sotto la forma di un
Gli abitanti di Saba chiamavausi Sabet‘. dragone , che ai facce adrttcci0lare nel
-- Slrab. l. 16. loro seno (Clem. Alex. Prol‘r. p 11,).
' Saracena, re d’ Etiopia, che bslzò Appena erast introdotta la figura di que.to
dal trono Amasi , re d’ Egitto , a dopo animale , la quale era d’ oro, la si faceva
un regno di cinquant’ anui , ritirusst nei sortire er le parti inferiori del corpo
aaoi stati eredituj ,sulla fede d‘ un sogno. (Arno . contr. Gen. p. 75 Le misti.
- Herod. a, c. 137. cl1e parole che ai attribuivano ad Orj'eo :
Ssssnro , uno degli Dei de’ Traci ,Cre Un loro ha generato un dragone e il dra
dcsi lo stesso che Sabasio.- V. questo ar gatte un toro,- t'l puttgolo del boom è na
ticolo. .rcnslo nella montagna,- erano tutte rclati.
SARAIIA (lllit. Afi. ). nome del capo ve .. questa indecente avventura. Per Il
della religione nell' isola tll Madagascar. nugolo intendevusi la sfera, bacchetta di
‘ Sutus, bevanda latta di lrumento , regno cui gli addetti agitavano in tutti i
specie di birra, di cui facevasi grandissi sensi , e sapevano essere il simbolo delle
tuo uso nell'llliria , e dalla quale l‘ impl punizioni inlernali onda il Gerofsnts n11
ratore Valente ricevette per derisione Il naccisvsi profani ( Euripid. ace. U.
nome di Sabnjarius al dir di Ammiallo 1155 La cerimonia iniziativa era termi
( 26 , 8 ): Et injurt'ostt compellnbulur' '41 nata dalla formula eroi, Illlìul, byés, aués,
Saba‘ariua; est anlem ruba/‘n e: hordeu attés , byós , cui Frr-rel traduce in
uclji‘umento in liquorem coltvcrsis ,Pflll lll.lflO , quod fizuslnm si! mt‘stt’s, ó'abasia
perlt'ruu in Illyrico porne. _ _ pater pater, Sabast'uc (Accudtdellc Iran’.
Salta0'l'll , Dio dei Gnostici,cristisnt gru 51. tam. 23 ,p. 46 t.
daizzatr dei primi tempi (lell. chiesa, iqua: Sotto il Consolato di M. Pompilio Le
li se lo’ ra presautavano sotto la figura di rto e di Grteo C'nlpurm'o, l'anno 51.’. del
un asino. gabaoth inlingua ebraica signi la fondazione di Roma , tentossi di iulr0
fica il Dio degli eserciti. , durre in nesta città il culto misterioso e
" Sasssre ( Feste ). La ilrcenlrt erssr notturno i Bacw~6'nbmin, ma C~ Corne
introdotta in un modo tanto sfrenato nelle [in Ispalto , Pretore percgrinu: , o degli
feste Sabasr'e che Aristofane credette di stranieri, visi oppose con tutto Il calore,
dover proporre in una commedia intitolata temendo non corrnmpessc i costumi. Que
Sabasio, di abolire il culto di tutte le sto saggio magistrato impedì ai DlWllol'i
straniere Divinitì, a cagione delle loro di tenere le assemblee ( Voler. Man. 1.
notturne cerimonie ( Cicer. de Nat. De 3, e. 3 ). Non pertanto alcune iscrizioni
or. 1. 3 , S 23 ). Per mala ventura si è latine provano che in seguito, e particolar
perduta questa commedia che avrebbe for menle sotto il regno di Domiziano, si
nito,seuza dubbio, molte interessanti notizie slal)llil‘0llù le cerimonie Salmsie in questa
sui misteri di Bacco Sabasia, cosi sopran capitale del mondo , diventata l'asilo di
nominato da un luogo di Frigia (Strab. tutte le superstizioni che potevano alimen
1. io, p. 324), e che passava per esser tare od accrescere la generale depurazio
figlio di un Cabiro (Cic.de Nel. Dcor. I. ne. Nessuna cosa poteva contribuirviruag
SAB. (2755) SAB.
giormente del culto di Hacco,aia pubblico, fiume in Giudea che rimaneva aacinlto
sia misterioso. L'uno e l'altro susarstettn« ogni sette giorni: In Judea_riuua amm
ro sino agli ultimi tempi del _Paganesrmo: bus .:gptem drebtas rionali".
Vi ii videro ancora gli inrzralt coperti di Calme! ci dà di'queato fiume un‘ idea
pelli di capra , abbandonarau pubblicamen molto dill‘erente. Secondo esso , Giusep
re ad ogni diaaoluteaza , correre da tutte pe dice che Tito andando in Siria , vide ,
le parti a guina di men‘adr, mettere in li‘: la città d‘ Alce, che era nel regno di
pezzi i cani, efare tutte quelle atravaganze Agrippa , e la città di Ral'anea in Siria ,
che non hanno potuto interamente cessare il fiume cl1ilmato Sabbatico il quale ca
a pregiudizio de’ buoni costuuu , _e'a ver dendo dal Libano mette foce nel Mediter
gogna delle unioni le più mcmhte del raneo.Quealo fiume, aggiunge egli, non iscnr
mondo. re che nel giorno di sabbato, o per dir me
" r. S\BASIO o Sanno, soprannome di glio ogni sette giorni ,- restando a secco il
Difllli.rio o Bacco che ricevette dai Sabi, mo letto| fuori di tal giorno; per la qual
popoli della Tracia , dai quali veniva par cosa gli abitanti del paese gli hanno dato
ticolarmente onorato. Sabasii chiamavansi il nome di fiume Sabbatico.
I ucrilìeii che-gli si olli'iran0 , c i miste l. Sanno. Congresso notturno di stre
ri che si celebravano in ano onore. Secon glie - . V Tarsueuna.
do una tradizione riferita da Diodoro di 2: - Ultimo giorno della settimana ,
Sicilia, Bacco Sabaaio era tiglio di Gio consacrato a Saturno. il eabbato presso i
ve e di Proserpina, e molto piu antico Cliingulesi è uno dei giorni consacrati alle
del Bacco figlio di Gwve e di Semele. Le cerimonie religiote.
cerimonie del ano culto non avrvan luogo 3. - ( Mii. Rubb, ), giorno di riposo
che di notte, a cagione delle inl'amirà che PGÌ Glfldtti. l Rabbini hanno esattamen
accompagnavano I suoi misteri. Cicerone te a ecilicato tutto ciò che era proibito
pretende che il Bacco, per cui furono in. agli ‘brei di fare nel giorno del aabbato,
dinnte le feste Saba.rie fosse figlio di Cuprio riducendo queste proibnioni a 39 articoli
e avesse regnare in Asia. - Diari. Sic.l. che ai auddividono in molti altri. Questi
4 - Plutarc. in Sy‘m 0:. I. 4, c. 5. à articoli. sono riferiti da R. Leone di
J/Iul. Met- l. 8. - Àînoó- l. -Cic. odena., E proibito di coltivare , di se
de Nnt. Denr. L 3 , c. 23. minare , di ail'astellare e avvincl1ilre i
il. - Soprannome di Giove. covoni , di battere il grano , di avrnto
3. - Sovra alcuni antichi monumenti lare, di vagliare, di macinare , di burat
trovui dato questo nome al Mitra dei Iare, di impastare, di cuocere , di torcere ,
Persiani. d’ imbiancare , di seardassare . di filare , di
Sana , indovina porta nel numero ritorcere , d‘ ordire , di cacciare , di tinge
delle Sibtlle. Credeai che forse quella di re, di legare , di alegare , di cucire , di
Coma. laeerare o fare a pezzi, di fabbricare , di
Sana't'aal ( Mir. Rabb.) aetta di Giu distruggere , di battere col martella, di
dei che fan professione di osservare il sab pescare , di ag0‘tzare , di acorlicare, di pra
balo più scrupolosamente degli altri. parartt e rastiare la pelle, di tagliarla per
Saamvnco( Fiume) ( Mii. R465. ). lavorarla, di aerivere , di cassare , di ri
Cosi _chiamaai un preteso fiume che alcuni gare per iscrivere, di accendere , di smor
autori mettono nella Palestina , e di cui zare . di portare qualche con da un luogo
alcuni altri negano, con maggior l'onda pubblico ad un privato. Questi Irentatw'0
.~) mento, l’ eaiatenzl. Giuseppe ne parla in articoli contengono diverse altre specie:
questi termini: « Tito incontrò nel suo come il limare, che è una dipendenza del
cammino un fiume che merita che noi ne macinare: e i Rabbini hanno esposto tutte
parliamo. Scorre esso fra le città d’ Aree questa arancio con una sntligliezza incredi
e di Raiano», nel regno d'Agrippa, ed ha bile. Quantunque gli Ebrri non pouano
gualclte cosa di maraviglioso ; imperocchò aceender fuoco in giorno di ubbato, ciò
opo un rapidisainio corso di sei giorni , nullnmeoo possono servirsene, facendolo
con una copia abbomlaulisritna il‘ acqua , accendere da qualcuno che non sia Gimleo;
si inaridisee tutto a un tratto , ritorna al ma non preparano , nè l'anno cuocere al
I’ indornani a trascorrere per sei giorni cuna cosa per mangiare Non è- permesso
corneprima , e a rimanere asciutto il set di parlare d'afl‘-°ri, nè del valore di chec
timo giorno senza mai cambiare quest'or cbeuia , di stabilire cosa alcuno che ri
dine; la qual cosa gli ha fatto dare il no guardi compra o vendita , m‘: di dare , nè
me di Sahl’utico , mentre sembra che l'e di ricevere. Non possono andar più lungi
ateggi il settimo giorno , come gli Ebrei d'un miglio dalla ettlà e dai sobborghi.
‘aleggiano quello del sabbalo. u l! aabbato presso di essi comincia una me:
Pare che Plinio abbia voluto parlare di 1.‘ ora prima del tramonlare del Sole, e
queato fiume, allorché disse che v'era un da quel momento ai oaaervano tutte le
SAB. ('756) SAB.
accennate proibizioni. Le donne l0tttI ob Numidia (conthuando col Noti, Il quale
bligate di accendere nella propria camera ha dato maggior cura a parlare delle coae
una lampada, la quale ordinariamente ha mitologiche dei popoli modernic troppo
lei lucignoli , e per lo meno quattro, e leggermente toccando la atoria dei riti i
dura una gran parte della notte. Appreata più aorichi ) rendevano gli onori divini ad
no inoltre una tavola coperta d‘ un tova. alcuni pianeti, e il loro culto conaiateva
gliolo bianco, e vi ongou aopra del pane in preghiere e in sacrifizj.
coperto anch'eaao ‘un panmlino lungo e’ Gli Indiani di Nicaragua , di Darien, di
stretto : ciò che fanno , dicon cui , in me Panama . e della valle di Tunia , nell' A
moria della manna la quale cadeva in tal merica Meridionale, adorano il Sole e la
modo che aveva la rugiada e cotto e sopra: Luna che riguardano come marito e mo
mentre nel giorno del aabbato non ne glie , e tutti gli entri , ma nulla ai ca di
PIOVCVI. preciao sul culto che rendono ad esai. Gli
' Snar. abitanti di Saba città d'Ara abitanti di Cumana e di Paria adorano le
bia in Asia. - V. Sana. atease Divinità. Allorché il tuono romoreg
" Saearsiao , idolatria che ha per og gin, ai immaginano che il Sole sia irritato,
getto il Sole e gli astri. Qucata aetta ènna e si danno ogni cura per calmare la sua
delle più antiche del Paganeaimo, la più collera; se succede un celiaci, credono che,
enerale, e senza dubbio la più acusabile. per unirli, voglia naacondere ad essi la
Ebbe principio in Egitto che , come ai i‘: tua lime. In questa idea , procurano di e
detto più volte, fu la culla dell' idolatria, epiare le loro colpe cogli eserciz] i più ri:
e in cui adoravasi il Sole lotto il nome di gorosi di penitenza; epraticano mille at_razl
Usiride. I Sabeisti riguardavano quest'a ani proprj corpi, ai alrappano I capelli , è
atro come il primo degli DeiI e i pianeti ai lacerano crudeluaente con reale di pesce.
come Divinità inferiori. Dall' Egitto il culto Il anno il più debole non cede punto all'
del Sole ai aplt'ae nei paeli circon'icini, o uomo in coraggio , o per meglio dite in
per meglio dire, in tutto il mondo; impe lanatiarnn, e veggonai le donne e_ le ra
rocchi: queat’aatro b atato la Divinità di gene farai delle profonde inciaion1 aulll
tutte le nazioni, dlppoichè l‘ immagine del faccia e aulle braccia, facendo scorrere a
vero Dio ai era acancellata dal cuore del rivi il proprio langue; nè ceaaano da que
l'uomo. Si la cbei Caldei l'adorarono ate pie crudeltà, finché il Sole , riprendendo
entro il nome di Belo, di Be! 0 Boa! e il ano primo splendore, non abbia , per
antro quello di BmzLScmen , che vuol cori dire, manifestato che perdona le loro
dire signore del cielo; i Cammei e gli colpe. _
Ammoniti sotto quello di Moloch , a cui Nel numero degli adoratori degli astri
sacrificavano dei ragazai ; li Egiziani lotto ai poaaono mettere i popoli di Cubagna,
quello di Oriride; i Moa iti rotto il no della Caribana e della nuova Andalusia nel.
me di BeeljZ-gor; gli Arabi cotto quello l‘ America Meridionale. Credono cui , co
di Adonen o Adont'a o Adorni; i Per me gli antichi Pagani, che il Sole crcorra
aiani sotto quello di Mitra,- aotto il nome le arie , aovra un carro raggiante l luce;
di Asabino fu onorato dagli Etiopi; aotto ma questo carro non è già tirato da cavalli,
quello di Libero e Dionisio dagli Indiani; ma da tigri , per le quali hanno un rispetto
di Saturno, dai Cartagineai e di Apollo e una venerazione particolare; e iptngono
e di Febo, dai Greci e dai Romani. lo tam.‘ oltre la devozione da prender cura
una parola il sabeismo ai introdulee preaso della loro sussistenza, e per nutrirle , la
tutti i popoli. Cuore ci fa aapera che i eciano eapoati nei boschi i corpi degli 0
Germani non adornano altri Dei , fuorché atinti. Su questo particolare raccontano che
quelli dai quali ricevevano qualche bene , i loro antenati avendo trascurato di dare
come il Sole, il Fuoco, e la Luna. La alle tigri il loro cibo ordinario, Il Sole
stessa con dice Erodoto dei Maasageti , irritato re ne vendicò, consumando una
i quali, accendo questi stonci,aacrilìcavano parte del paese.
dei cavalli al Sole. Alcuni dotti riguardano Prelendecicbe anche i selvaggi della pro
Zoroa.rtro , come il primo autore del su vincia de los Quirea in America , adorino
beiamn; altri pretendono che questa specie il Sole, la Luna e lo stelle; ma la sola
d’ idolatria sia molto più antica imperoc prova che ne abbiamo , si è l'eMer-i os
chè, secondo cui , auasiateva nella città di servato che le loro tende ei loro padiglio
Ur, a tempo di Abramo. Questi ultimi ni mostrano dipinti molli astri.
credono eziandio che non eia ltato tanto il Gli abitanti della California ‘rendono
sabcismo che fu ristahilito da Zorna.rtro omaggio alla Luna, e ai tagliano I capelli
in Caldea , quanto il magiaruo, altra setta in onore di casa.
Intichisaima , il cui dogma principale era ' Sanzr.u , popoli d'Italia , confinanti
l'adorazione del fuoco. coi Marci o coi Sanniti , e lacevano parte
Gli antichi abitanti della Libia e della di questi ultimi; imperoccbè Subellua i
SAB. (1757) SAB.
un diminutivo di Samula, e non di 8a trent'otto anni, l‘ amarezza e i dispiacesi
binn_r , come l‘ han creduto alcuni autori di un matrimonio da lei contratto suo
moderni, sull' autorità di Slrabone. Di malgrado.
fatti ciò che Orazio dice dei Sabelii , vi Una statua che {a parte del Museo Pio
cini a Venosa ,non potrebbe convenire ai Clementine, ci rappresenta I‘ imperatrice
Sabini che ne erano molto lontani. E gli uni Giulia Sabina in aetnhianza di Venere.
e gli hlll'i in origine erano gli Ansoni, i quali Tale la si ravvisa alla sottil tunica, di
prelero il nome di Osclii , pose-1a quello Icinta , stretta alla persona e in pieghe ar
di Sabini. Ma da questi founlronsi dille tificiose compressa , ed alla destra mano
renti popolazioni , gli Arunci, I Mani , in gentile atto sollevata a raccorre In un
gli Equi ,gli Ernici e i Sannui ; e da que deggiante sopravvesta. n Questa statua ,
sti ultimi aortirnno i Lucani, i Cani cui scolpita in belli5aim0 pentelico , dico il
a i Sabelli. - Slrab. l. 5. -’ I irg. chiarissimo sig. Ennio Quirino Ilisco'lti,
Georg. l. 2 , u. 16; ; l. 3, v. 255. - provenne gi‘a dagli scavi dell' Augusteo
Email. 1- 7 , u. ; l. 8, v. 510. - Ocriculano , mutilata del braccio e del
Hor. Caem. L ‘a, Od. 6, v. 38; l. 5 , capo. 0 era semplicemente l’ immagine
011. 17 , u. 28; Sat. 1. 2, Sat. 1 , v. di Venere, prima origine della gente Giu
36. - Sil. Ital. l. 4 , v. 22t. - Ser. lia e del nome Romano , o rappresentava
vin: , ad Virg. Georg. l. 2, v.‘ 167. sotto quelle forme qualche femmina Augu
' Santa-0, poeta Latino che viveva sot sta. Il capo di Sabina inseritovi Oltre al
to il regno di Domiziano e di .Ncrva. combinare nelle proporzioni col simulacri),
S/\s| o Ssiuss, Dio degli Arabi. - si stimo assai conveniente , perché le sue
Plinio. medaglie appunto ci presentano un’ imma
Sainn‘r ( Mii. Ind. ), scatola turchina gine cosi fetta di Venere Genilrice. »
a vernice chmasls , portata dai rami o sa Una bella testa dió'flln'ua fa parte dalla
cerdoti Birmani. - Viaggio del [Wag collezione delle l’irtre incise del gabinetto
gwr Sy‘mes , nel 1795. di Parigi.
' SABINA ( Giulia ). Adriano fu III: " Sssnn. popolo gran tempo ragguarde
buon imperatore; ma un cattivo marito. vole in ltalia. Gli antichi. che hanno in
Qlltlbîà Giulia Sabina, nipote di Trnjann veatigato l'etimologia di questo nome, sic’
Cri moglie di Adriano e gli aveva recato come non conoscevano che la lingua greca
in dote, in certa qual maniera , l’ impe e la latina, perciò ricorsero n quella delle
ID, almeno Platino , la quale protegievfl due che pmsentava, secondo il lor modo
Adriano, gli aveva fatto sposare Giulia di vedere, l’ origine che ricercavano. Per
Sabina coll'idea di farlo succedere a Tra tal maniera, Plinio 41 Festa hanno credu
jano, come ditaui avvenne. Sabina era to che i Sabini avessero preso il loro ne
bella , saggia, spìriioaa, Innllile , austera ma dal culto che rendevano agli Dei ; ma
ne’ costumi, e dignitosa per carattere; ma Siccome q‘mst0 epiteto non poteva eaaere
si deve supporre che abhia avuto verso stato lor dato che da qualche nazione vi-'
Adriano quella stessa alterigia che Ma due, avvi in tal caao, come in molti altri
rinnne aveva avuto per Erode, e che l'ave di simil genere, la quistione a fare: come
va condotta alla sua perdita. Sabina op si chifll'flM/‘M? da un stessa la nazione, e co
primeva, incessantemente suo marito di ma si chiamasse prima che avesse un cul
rimproveri , GEI'I7A averne quel diritto che |<, regfllfll'e. Passeremo adunque sono silen
era compatibile in illarianne, la cui fa zio 1';,,,', "U ,,g,,.9,,.drgli antichi, non
miglia era stata immolata da Erode; ma che il Sabino, figlio di Franco a cui Ca
dicesi che Adriano non andasse esente Ione e dopo di lui Dionigi d’Alicarnasso.
dalla taccia d‘ ingiustizia e d'ingratitudine hanno ricorso, senza aver provato la Sua
verso Sabina; imperocch'e la trattava co esistenza. Sembra cltei Sabini abbiano
me una achisva. L’ antipatia fu portata al appartenuto all' antica nazione «leali Um
maggior colmo fra i due sposi. Sabina luiI la cui lingua partecipava del Celtico.
vanlavasi di non aver voluto‘ dar figli a In questa lingua,.mb, significava allo, ele
suo marito, nel timore di mettere al mon vaio; i Sabini da principio hanno abitato
do dei mostri eguali ad esso : (la qual co I‘ Appennino; era quindi naturale che si
sa non è una piccola esagerazione rispetto chiamasse") gli uomini delle alture, co
ad Adriano , il quale non pertanto meri me gli (Ìrobii, uomini delle montagne.
tnssi tutti questi rimproveri, se gli è vero Quei Sabini che Orazio ci dipinge co
come lo dicono gli 2torici , che ‘sentendo me un popolo franco, generoso e prode,
si avvicinare il suo fine , nè volendo la le cui donne erano modeste e virtuose, ei
sciare a sua mo lie il piacere di soprav figli educati con tutta la cura; presso i
vivergli , la avve ani», o la costrinse a pri quali i mntrimon] venivano formati dalla
vai'si di vita. Sabina mori l'innno 138 di virtùl e contratti in nome dello stato;
G- C. , dopo aver sopportato, pel corso di questi Sabini erano poco antichi in Italia.
SAB: (2758) SAB.
Dall'alto dell'Apennino, di quelle am Engu5iana , perché ai trovarono in vici
montichiata rupi il‘ onde mtmivano tre nanza delle ruiue dell’ antica Engubiianl ,
fiumi: il Velinus, il Trauma, e l’ Aler aiano in lingua aabiua ed umbriav
nua, i quali acorrerano de tre opposti-lati, La principale Divmita dei Sabini’ chia
queati Sabini si eatendevano, colle loro mavaai Vacuna, ed aveva dei templi in
colonie, inno alle eatremita meridionali molti luoghi. Siccome pni veniva l'appre
dell'Italia. Da essi provennero gli Ernicn, sentata lotto vari attributi, perciò l'abate
gli Equi, i Sanniti; e da queati i Lucani C/muppi ne desume che essi , come la
e i Btuzii. ' aupreuia Divinità , l'onoraaaero. I Sabina‘
Ma siccome ciascuno di questi popoli verreravano un‘ altra Divinità chiamata
formò in rogresao un corpo distinto e Serno , Summa , Sancllu «- Fidius. Plu
diviso degli altri , possedendo delle terre turco, nella vita di Emma, ci fnrniace
indipendentemente e in proprio nome; non qualche nozione della religione dei Sabini,
parleremo qui che della Sabina propria allorché dice che 1Vuma lcce venerare dei
mente della; non già quella dei nostri Romani una Divinità in m.idn particolare
tempi, alla quale esaa non corrisponde che e dlStil)l° , dato avendola il nome di Ta
in qualche parte; ma la Sabina antica , cila : che inaegn‘o loro (seguendo la do!
quale ci fu latta conoscere dagli autori, in trina di Pitagora) che il piiiii0 Enti: non
tempo dei bei giorni della repubblica. era già con che cada lotto i aenai , o sog
Come abbiaua detto più sopra , abitavano getta ad alcun patimento; ma invisibile ,
gli Appennini in vicinanza di Amilernum, incorl‘uttibile , e tale che aolaureute dal
ed avevano all’Uveat un po alo composto l'intelletto possa C0mptendeloi : e linal‘
d'Abor'tgeui e di Pelaagi. l Sabini avanza mente che (in questa idea) formare pure
i'onsi a mano armata nel paese di questi , il tempio di Vesta rotondo, in mezzo al
e in una notte presero la loro capitale Li quale conaervlto linee il fuoco sempre vivo,
ala. Rieti, in cui t‘itiiaronsi gli Abouìge» per voler imitare non già la figura della
iii, provò la stessa aorte; e per tal modo terra C|lllll che essa appunto foste Velia;
i Sabini ai aat.eaero lino a Tibur. Un po ma la figura di tutto l'Universo, nel cui
polo ViCIUO degli Aboriseiii , e conosciuto mezzo pensano i Piiagorici che aia nato
sotto il nome di Latini , posaedeva alcune il luoeo chiamato da loro Vena ed niu'r,
città al di la dell’Annio, le quali caddero ecc. Tale era la dollritia di Nurna; tale
ben toato in potere del vincitore; Anzi con doveva esser dunque quella de'ó’abint',
tutta la probabilità ai può congetiurare che innanzi che ai fossero lasciati corrompere
i Sabini ai atabiliaaero pur anco alla sini dal politeiarno dei Romani , i quali adot
atta dell’ Annio , perocchè si scorge da un tarono tutte le Divinità dei popoli che
paaao di filo-Livio che prluedevano la aoggiogarono.
città di Collazia. Un medaglione di Faustina , l’ antica ,
Dai Sabini darivarono i Sanuiii, e da ci rappresenta il combattimento de'llotna
,qiieati , altri popoli. Noi non abbiamo gran iii e de’ Sabini; Illnrclie questi volevano
di notizie sul loro governo; ma ai sa che vendicare il ratto delle loro dnnne. Le
avevano dei re. , pmcliè obbligarono i Ro pugni e nel maggior furore; Ersilia , di
mani I divider con cui il governo della venuta la apoaa di Romolo, e le altre Sa
loro città. Tultav0lta questi steaai Romani hiue , ai precipitano nel cam 0 di batta
inseuaibiliuenie t'hvenneroi loro signori. glia fra i padri , i fratelli, g i a'poar , e
Ma ciò che può dare un'idea dell’ impor pitll€tilttti0 ad casi i proprii figli. Tazio e
lonza dei Sabini , secondo uno storico ci Romolo ceaaano dal combattere.
tatti da Slrabone , si è che i Romani non a. -- In Turchia ti da questo nome e
furono ben sicuri delle loro forze , se noi. certi astrolngi e naturalisti , i quali sono
quando gli ebbero interamente soggì0giiti; pereuaai, a cagione della grande influenza
nè qtleitla idea eraai col tempo indebolita, del Sole e della Luna aiille con di questa
poiuh'e si vide Cicerone, sul finire della terra , che aìavi qualche Divinità in questi
repubblica, chiamare il popolo Sabino, due luminari del mondo. filtri: a Ciò non
robur reipublicai‘; il aosteguo della re aou cui molto intlill‘erenli per tutto ciò
pubblica. che concerne i doveri della vita civile e
La lingua sabina , che sembra aver avuto quelli della religione. Appena commossi
origine da quella degli Umbri , non ci e alle difi;;ruie che oro succedono , sono
ennoaciuta che per alcune parole sparse essi ben poco sensi ‘li anche alla buona
nelle iscrizioni, e acovgosi che molto ili fortuna , e non ai ranimaricano per le in
quo-te parole rassmniglinnr) a quelle che giurie che ai possono m~fltire o pe' torti
erano in tuo presso i Latini , Ile pure non che ai poaaouo lor lare , più di quello che
furono alr>ttate da questi, allorché un non faremmo noi per una pioggil abbon
ebbero bisogno. (ili è molto probabile che dante che ci bagni . o per gli ardori dello
le iscrizioni che portano il nome di tavola tianicoll che ci rilCalrll. ‘ _-’5
.‘ .\
SAB. (2759) SAB.
’ L SABIIO (Giulio ), era un principe sovverresti ancora, dopo tanti anni, (‘un
Gallo, del paese di Langres, il quale i fallo espiato da ai lunghi patimenti ? "Si
sputò l'impero s Vrspasiunn. Intieraznen avrebbe pena a credere che lo stesso Ne
ti: sconfitto, e volendo sottrarsi egualmen rone non avesse erdouatoa Sabino e col
le e al rigore ed alla clemenza del vin rnsto di onori pnm'na; eppure Vespa
cilore, immaginossi un mezzo singolare di siano, quel Vespasiano che lui conservato
salvarsi la vita. Ritirossi in una delle sue qualche riputamone di clemenza e di dolcez
case di campagna, licenziò lutt.i gli schiavi zii, li mandò ambedue al supplrzin.Questtt
ed i fsmigli e non tenne con si che due azione fa l‘ Oblir‘nhri0 del suo regno.
liberti, nei quali aveva una particolare li ' 2. - ( Aula ) , pnela Llliiit) . con
ducis che non fu punto tradita. Mise il temporaneo ed illllll‘t) il’ Ovidio. Avevi
fuoco alla casa e si credette che fosse pr composto molti poemi, ma nessuno p<-tè
rito nell'incendio. ll sincero dolore di E’ giungere sino a noi, Ìflipfiilttfll'lè Einsio e
puuilm, iegsooata anela’ essa in questa tre Gerardo Vnrsin tipiHinti (lld le tre Ernidi
dem~ii, terminò di convineerne il pubblico. che ortauo il suo nome non siano sue.
Sabino erasi ritirato in un sotterraneo - vid. Amor. I. a, elrg. x8, ‘u. 27,
noto a lui solo e ai suoi due lilierti.Que e: Poni. l. 1;. cl. i()', v. 16. - Clilit‘lrir
ali mostruvsnsi (‘la per tutto, e pubblica c. 62. - Heins. ad Uniti. loc. cit.
vano la disgraziata morte del loro signore. ' 3. - ( Tizio ) , senatore Romano ,
Sabino seppu da essi che Eponina sveva vergognosamente accusato e condannato da
risoluto di lasciarsi morir di fame, ed ave 6'e/ano. Dopo l’ esecuzione , il suo i'oi'po
va già passato tre giorni e tre notti, sen in trascinato per le strade di Roma, e
za prendere alimento alcuno. Sicuro del gettato nel Tevere. Il suo cime che l‘ aveva
suo cuore, allieltosfii allora a fsile cono seguito, precipitossi nel [lume e vi si su
acere il luogo del suo ritiro,ove testamen nego.
le essa recarsi, e coraggiosamente si me ' '- Soldato Romano che si acqui
chiuse con suo marito in quella tombs,o stò una gran ripntazmne di valore, sotto
ve mise alla luce due gemelli, Surtiva, Tilo, all'assedio di Gerusalemme. Era
vedeva i suoi amici e preparava lentamen esao brutto , nero, piccolo , e di una colti.
se a suo marito de’ prolettnri e dei soste lesaione molto debole. Tito lita-va invano
gni, pel caso in cui venisse scoperto. 0h e più seducenti promesse e clnnnqne a
l)llg4lfl ad usare ogni sorta di precauzioni vrebbe osato di presentarsi, per mnntai0
i: d‘ artilicj per nascondere a tutti gli oc all' assalto d‘ una torre di Gernsalenmie ,
clii la alla gravidanza, vi riusci per lungo chiamata la torre Antonino. iSlJ/lllll') pie.
tempo; ma finalmente, Itct‘flnst‘ ella com scntasi con undici dei suoi compagni sol
pariva troppo sovente, cominciò s nascere tanto. Questi dodici r-roi, colla Spada alla
qnslche sospetto sulla misteriose sul con mano , cogli scudi innalzat.i sulla testa :
dotta; fu spiata, la si vide entrare nel I"!
I.erraneo, e dopo nove anni, òubi'nn fu .Clvpeoii ad tela sinistri:
lrll.l0 con essa da quel tristo asilo, in cui Prolcc!i obijciulrt.
le consolazinni della tenerezza l' avevano
reso più felice di,qttello che lo sarebbe montano all' assalto , arrivano in cima flt'lll
stato sul trono. E d'uopo credere che breccia , mettono in liig:i gl' inimiri _- Sa
questo Sabino fosse un uomo molto in bino svnnturatamente !i'aliliitll. in un sasso
teressante per inspirare tanto amore a Il"! che lo fa cadere; i Giudei gli si avvenl:mn
moglie, e tanta fedeli: a’ anni servi. Epo contro , e senza dargli il tflnpo di I‘lìll'lnì'fit,
uina comparve avanti a Vespnsianl) colla lo ricoprono di li-ercw. lo l.nl guisa inccunr'i
sicurezza che impirn la virtù, e li pre la morte in mezzo al suo trionlo.
senti) i suoi due ligli.ti Alibi piela, o Ce 5. - Lo stesso cl-e Saho.
mre, gli dia’ casa, di queste due iono Sano, antico ie d‘ Italia , insegnò ai po
centi creature che non ti hanno mai of li a coltivare la vigna : questo lieneliti0
leso,- esse hanno ricevuto la sita in fondo u fece mettere nel numero fli'gli Dei , e
di Cuii anni, come le bestie selvagge; noi fece due il suo nome al popolo da lui
gli alibiamo allevati in.seno alle tenebre, governato. Fu esso uno degli Dei che Enea
‘nella dolce speranza che la loro sorte com invocli, giugnendu in Italia. Credesi che
‘ noverebhc il tuo cuore, che sarebbero per fosse originario di LBCCdEI'D'WIF. -A‘Îneid. 7.
te oggetti di Clt'tucuzl, e che ti ricooci ie Sannita o Sanoons ( 1'Plil. Marmi. ),
reblaero un giorno o col loro padre occl una delle cinque città , dicono i Musulma
la sua n.ieniqiis.Temeresti in forse che ni , che furono al’il’iruciale dal fuoco del
potesse covlrsi qi‘iiili:he scintilla d‘ ambi cielo . a tempo di Lui. - Btbl. Or.
zione nel cuore d'un uomo il quale ave ' Suonano , prefetto della ;_mmlie pre
va risoluto di nascondere la sua vita e la tuti»nt‘. Tt‘fljulm , che lo nomini‘) a que
sua esistenza ii tutti gli occhi 1’ oppure ti sto impiego , prnsent-ndogli una s_nda,;_;h
' DI; . i’l/il. 546
‘I
SAC. (2760) SAC.
disse : n Prendi ueat'arme; adoperala in istituite in memoria di un'importante vit
mio servizio, fine e. io overnerò con gin loria riportata dal monarca de’ l"wsilni
etizia: riVolgila contro i me, se mai di contro certi popoli della Sci1.ia , chiamati
vengo despota e tiranno. u Sui, iqusli abitavano le rive del mar
’ Sacann , celebre poeta e musico della Caspio, e le cui incursioni aveano soventi
città di Argo. lnvenli) e suonò il primo, volte devastata la Persia. Sill'iilte fesie con
li giuochi l’ittici , dice Pausania, un'aria sfiorato alla Dea Anaiti erano, come le
di flauto che piacque tanto ad Apollo, che Saturnali a Roma , un tripudio per gli
riconciliò questo Dio coi suonatori di flau schiavi. Ùuravauo cinque giorni , nel quel
tu; imperoccltè Jpollo gli aveva presi ad tempo gli schiavi comandavano ai loro pa
Odiare, dacchè Mania aveva avuto l'in droni, ed uno fra quelli, vestito d'une
solenza di slìdarlo. Sacada riportò :tre veste reale , chiamata zr.gane , si diportn‘l
volte il premio ai giuochi P|lici , secondo come Il padrone di casa; una delle ceri
quiul0 ci vien riferito da Pi’ldaru, citato manie , usate in questa solennità, era quella
da Plutarco; imperocch‘e l'opera in cui di scegliere un prigioniero condannato a
Pindaro parlava di questo cela-musico morte e di permettergli lutli i piaceri che
non è giunta lino e noi. 6'ncazlìr aveva un. ci potesse desiderare, prima di essere con
statuti nel sacro bosco delle Muse , sul dotto al nuppliuo.
monte Elicona. A tempo di Pausania, ve ' SACILLAIUO. Cosi chiamnvasi nell' im
devasi ancora la sua tomba in Argo. - pero Greco colui che avea cura della borsa
Plularc. (le Mulica. - Pdltldìl- L 2 , dell'imperatore, o, come da noi si di
c. se; l. !|, o. a ; 1.9, c. 30. rebbe presentemente, della cassetta del
Gj'mld. de Poel. in. Dial. 3. \ principe , e dava alla corte , ai soldati ,
Sauna ( lllit. Afi‘. ), angeli del scalo agli ul'fiziali del principe ed agli operaj i
ordine presso i Ma ecnssi. Son esai spiriti loro slipendii , e nella chiesa ai poveri
malefici , i quali non {occupano che della l'elemosina che l‘ imperatore a lfl|0 rlmiti
cura di lormeut-re gli uomini , le donne nave. l papi anche essi fino ad Adriano
0 i ragazzi. Gl' infelici , posseduti da que ebbero un ncellario. La parola deriva da
sti demonii, prendono in mano un gia sacca; , sacco 0 borsa.
vellotto , e si pongono ad urlare e a sal " Sacel.ntîlil, diminutivo di sacrum pic
tare senza posa , con bizzarre coutorsioni ciola cappella circondata di murnglie , ma
e stravaganti atteggiamenti. intorno ad cui senza tetto. Succlla , dice Festa , dwun
tur Inca (Iii: sacrata sine testo. In Roma
Il adun.mo tutti gli nbiIami del villaggio ,
vi erano molti di questi tempietti sotto il
i quali, per irrilarli e etancnre la loro pa
zienza, ai Iludiano di conlrnl'farli. Nelnome di sacellum. Coca, novella di Caca,
medesimo tempo si procura di placare la ne aven collocato uno all' entrata della
collera del Sacara : e a lui ci immolano caverna dl quel ladro , e in nello, al di:
buoi , montom e gelli. di Servio, per Virgine: Ìflcslae sacri/ì
Snesvnsr.r( Mit. Imi. Antico re del cnbatur. Nel mercato de‘ buoi eravene uno
Ceylan , il di cui regno risale Ill'Ern dei dedicato ad Ercole vincitore, -.mcrllunl
Chingnlesi. Da questo han l‘ uso di calco Herculis «io-lori: , nel quale credeva" che
lare il tempo, ama gli anni trascorsi. i cani e le mosche non potessero penetrare.
’ Sscruum. Era questo un corpo di fac Di tutte queste cappelle edificate ad onore
chini istituito in Roma sotto gli ultimi di parecchie Diviniti , non n’ esiste in Ro
Cesari, per trasportare tulle le mercanzia ma che una sola Il quale si crede essere
che giungevano in porto. Questa compagnie nata un tempio di Bacco, ed è fuori di
aveva un privilegio esclusivo, ed era vie porta Pini presso la chiesa di S. Agnese.
lato a chicchessia di esercilarne le funzio. l Greci pure eveano delle cappille, alcu
ni , sotto pena di un’ ammende , v:-lutau ne fabbricate fuori dei tem li , e alcune
alla quinta parte della mercanzia tra altre nei trmpli medesimi. i quest'ulti
lportata. mo genere erano le cappelle che diversi 0
Saccu.nAau , taluni che sembravsno ser poli faceauu costurre nel tempio di De (‘o
virsi di magia e di malelir.io per Ipplu ove portavano le loro oflerte agli lddii. I
prls'rei il denaro altrui. Greci avevano ezi:mdio l'uso di consacrare
" Ssccoumn, crarlatani che si guada alle loro Divinità delle cappelluccie o dei
gnuvilu0 il vitto con le loro gherminelle, tempietu d’ ore o d’ argento che attaccati
erano pure borsajuoli , di cui parla Asca alle muraglie dei loro lrmpli, ne facevano
nio nel suo Commentario e Cicerone: E. uno de'piii belli e de’pii‘i ricchi ornnmenli.
questa‘ nrdo pro Cinnerm's paltibus con Sscens, accia o scure pei sacrilìzj , cosi
‘’a Sr‘llam “eterni, mullasque Pecunia: chiamata in linguaggio sacerdotale-Fast.
l_crat; c.z quo aarcularii erant op SACIIDO'I'ALI , sacerdotale: Ludi , gino
ehi che i ncerdai davano al popolo nelle
/4 , leile lntiche de‘ Babilonesi, provincie. - V. Gwccur. 5.
)
SAC. (2761) SAC.
" SACBRDOTI , minimi della Divinilìr , dei templi; imperoccltè tutti i sacrilìrj si
depositari della religione e di tutte le cose facevano un loro spese.
sacre presso) tutti i popoli del mondo , an u Schegcl , noto pel dotto commenta
ticlti e moderni. Noi farern cenno sola rio di’ egli ha fatto aull' opera dell' abate
mente dei sacerdoti di quelle nazioni che Banier , pretende che ciascun sacerdote
più inllnrrono sui costumi e sulla credenza Egiziano non possedesse che dodici arure
dell' universo antico , e rapporto ai moder di terra, le quali non l'anno presso a poco
ni parleremo di quelli i di cui riti si possono che dodici jugeri
descrivere in quest' opera, senza profanar u E d'uopo confessare che v’ba molta (‘scu
ne la tantità. rità nella divisione delle terre del!‘ antico
l. - DEGLI Eolu. Si annoverano nel Egitto, Ioich‘e quando si danno dodici arn
l' antico Egitto , dice M. Paw , quattro re a ca auna porzione sacerdotale , si cade
chomatuim o quattro collegi celebri; quel in quell' istesso inconveniente in cui è ca
lo di Tebe, dove aveva studiato Pitagora, duto Erodoto , rapporto alle unioni mi
quello di Menfi , nel quale credeai clic litari; poit‘l’tè , secondo esso . ti paga del
siano alati inatruiti Orfeo, Taletee Demo’ generale non era più forte di quella del
crito; quello d‘ Eliopoli , dove aveva sog loldato , ciò che non fu creduto da nessu
giornato Platone ed Eudorin; infine quel no e non si crederi giammai. Il sovrano
lo di Sais, dove recosai il legislatore So e lo Stato doveva pagare in denaro o in
lone,ilqnale credeva probabilmente poter derrate quelli fra i sacerdoti che venivano
quivi scoprire dei monnmenli,e delle parti deputati a Tebe per amministrarvi gratui
colari memorie riguardanti la città d'Atene, tamente la giustizia in ultimo grado; P"
che era considerata dai Greci come una colo la qual con ai può inl'erire che il prodotto
delle loro terre non era molto considere
tria l'ondata dai Saiti, il di cui collegio era
l' ultuuo nell'ordine dei tempi: per la qual vole; e in ciò aolo si scorge alcun che di
cosa non area questo il diritto di inviar quella tanto vantato saggezza degli Egizi a
deputati al gran consiglio della nazione, i cui sacerdoti erano inoltre incaricati del
come gli altri tre, che ne mandavano dic le magistrature , della conservazione- delle
C1 a Tebe: dai quali venia formato il tri leggi , degli archivi , del deposito della
bunals dei trenta , governato da un capo, storia, della pubblica educazione , della
cui gli storici indicano col nome d'archi composizione del calendario, della osserva
dicate. Bisogna riguardare cnms una favflltt zioni astronomiche , dell' agrimensura. del
ciò che dice Eusebio di un collegio di nrisut‘amnnto del Nilo, e finalmente di tut
preti , stato l'omino in Alessandria, il lo ciò che c0nccrneva la medicina , lll Il‘
quale , secondo caso , era composto unica lubrit'a dell' aria, lo imbslaamare, di modo
mente d’ ermat'roditi; imperucchè non avvi che , comprendendovi le loro donne e i
alcuna probabilità che coloro, i quali na loro figli , componcvano la settima o I‘ o!
tn:evau0 con qualche notabile difetto , po tava parte della nazione. L’ ordine sacer
tessero in Egitto esser consacrati agli al dotale era diviso in differenti !classi che
tari, tanto più che gli animali medesimi avevano le loro occupazioni particolari.
in cui si storgessela più piccola deformità La prima di tutte le classi comprendeva ‘e
non pollfivim0 servire ai aacrifir.j , né. al rofeti , che Il aa aver presieduto nei tri
culto simbolico. Ma Eusebio voltva loda unali, in cui decidevauo le liti senza par
re Costantino. ed e perciò che mette ar lare, e riîolgent‘lo soltanto l'tmmaginerlel
ditamente, nel numero delle sue più IM la verità o dall' una o dall' altra parte; 8
le azioni, 1’ ordine che diede quel princi’ se si deve riguardare come esalta la rap
pe di trucidare senza pietà tutti questi presentazione d’ un magnifico monumento
pr.tesì efl'tflfroditi d'Alessandria. Ma se della Telnirle , inserito nei ‘viaggi di Po
ciò fosse vero , quesl.’ aziona ci tnoverebbe
cocke , gli è. certo clte il giudice teneva
infinitamente a sdegno ; im erocclrè Sareb
questa immagine sospesa ad una specie di
be stato assurdo e crudee nello ates9ta scettro, e non attaccata al collo, come
tempo il far morire delle donne, perchèI volgarmente si crede. E qui è d’ uopo ns«
fossero malamente configurate , per un er servarc che gli antichi Greci erano già ca
rore della natura che non è raro in Egit dati in gravissimi errori sttl significato del
to; perciò gli altri scrittori ecclesiastici la parola pro/21a , quantunque sia un ter
non parlano di nesto preteso estr-rmin'ro. mine greco; e Platone ha procurato di
n I sacerdoti ' Egitto godevano di una correggere su questo particolare le loro
rendita lisaa territoriale , cui abbandonan idee. Estremamente ignoranti , dice egli ,
no a degli allittainoli per un prezzo molto sono coloro che s'imrnngittano che il profila
modico; per la qual cosa ha potuto essa sia quegli che predice l’ avvenire , la qual
anstenersi nello stesso equilibrio. Da que cosa non si attribuisce, aggiunge egli, che
fil.‘t rendita deducev:inn ciò che potevano al blunlis; il profeta non era che l’ inter
importare le Ivittinse e il in ntsnimeuto prete delli ptcdir.ione; ma questa prediana
SA(L (nyG-z) SAC.
ne non era fatta , nè poteva farsi da lui. n L'eguaglilflzl che regna in I.llll:i la
ti Venivano |.\Cl2\ i comnsti che presie figura, dic' egli in un altro luogo , cioè ,
d*vano ai sacri banchetti; i lscuri , i neo l’ essere il nudo debolmente espresso, co
t:ori, e i pastol‘ori, che vegliarano al man me lo deve essere aotto una stoffa , taglia
tenimento dei templi , e amavano gli al ta cautamente e stretta , in modo da non
lari; i cantori . gli spargisti , i medici, gli fare alcuna piega , e coprire non pertanto
imbalsamatori e gli interpreti che sembra un corpo qualunque; questa eguaglianza ,
no i soli che sapessero parlare alcun poco ripeto, parmi non sia alata abbastanza sen
la lingua greca; imperocchè gli altri metr tita lino ad ora, od almeno riconosciuta
tlnlt' verosimilmente non sapevano che la per ciò che può essere. Difatti essa è sta
egiziana , la quale non dilleriva di molto ta generalmente attribuita all'ignoranza ml
dztll' Etiope. al poco caso _che gli Egiziani facevano ,
u Quelli che facevano parte della prima degli necess0l‘]; eppure è d'uopo riguarda
classe saeerdotale , lavnvansi molte volte re questa espressione come una vera imi
in un giorno coll' infusione del pesa], non tazione dell'abito sacerdotale, preso da
portavano abiti di lana; non bevevano quello che gli Egizii aupponevano ai In
quasi mai l‘ flcqutt del Nilo pura,si taglia ro Dei in alcune circostanze. Pertanto
van0 i capelli, le sopracciglia, la barba, e si io son convinto, dsll' esame dei menu.
radevano talmenle tutto il COI'pn, che non menti , che i sacerdoti avevano nei tens
rimancavi alcun elo, di modo che puosai pli un vestituento di lino, come ce Io in.
benissimo imrfragrnarsi che raramente furo segna Plutarco; che questo veatirnentn
no attaccati dalla lebbra. era del più lino tessuto, e. non a'vavache
la I differenti oggetti del culto dei m la grandezza sufficiente per rinchiudere il
ccrd ori egiziani , dire Cnflus, ne aveva corpo e le braccia,- cbe queste erano In
un moltnplicato il numero.lndubitatamente una posizione di modestia . dalla quale non
erano essi distribuiti in differenti classi , potevano distaccarsi , tutto il corpo essen
secondo il merito, l'età e le particolari do coperto, tranne il volto , le mani e i
loro lunzinni. Le varietà che si incontrano piedi; e che il taglio dell'abito non solamen
nell' acconciatura , e negli altri attributi te non permetteva alle braccia che di stare
dei medesimi apparentemente distiusero il conserte al petto; ma ben anche rende va
rango, la di nitìs di ciascuno , e la specie imposaibrlitatr i .mccrrlo[t a fare altri mo
del culto pril quale erano destina i. Que vimenti , fuori di quelli di una posizione
sto uso è stato costantemente adottato e semplice e d'un atteggiamento conveniente
praticato da tutti i Pagani. Si riaponderà al rispetto ed al culto. Queste rillessmui
che gli e inutile il ricermre fra gli ligizj tu’ hanno condotto ad una osservazione cui
altri sacerdoti, oltre quelli che ci sono semhrami strano non aver fatto prttutt d'o
noti. Difatti noi ne vediamo un grandissi rtt: essa è semplice , e i monumenti ne
mo numero sui monumenti. Gli uni sono danno una prova spesse volte ripetuta. »
seduti a in atto di leggere ; altri sono in (‘ Questo v=stirnento cosi esatto, e d'una
ginocchio, culle mani elevate come i Mu grandezza tanto mediocre, copre e riunisce,
sulmani, ed hanno tutti la testa rasa e per lo più, i piedi delle figure,- ed io cre
coperta. Altri sono in piedi e tengono per do esser d‘ uopo riguardare quelle di que
lo più il bastone biforcuto con amlie le sta specie come le immagini della Divini
mani; altri finalmente sono in diverse ma t‘a, alla quale ogni andatura era del tutto
niere acconciati. Tutte queste dill'erenze ai inutile, in quanto che gli Egiziani la l'a
posfiono osservare nelle processioni religiose cevano camminare. sovtrl un battello, e la
sul bassi-rilievi in incavo che ci sono stati volevano rappresentare fora‘ anche come
conservati ; imperocchè è d'u0 o conveni stabile e fissa ml loro paese , e fuori di
re che i tre o quattro ordini e e io posso stato di allontanarsene : sentimento di cui
riportare non bastano, e non corrispondo noi vcggiarno un'espressione uguale, ma
no all' idea che tlewsi formare della su più grossolana, presso gli Etruschi , i qua
pcrstizione degli Egizj , dietro gli antichi li inclnudavano Il accomandavano i indi
autori. Tutte le città avevano un culto in delle loro statue, per impedire agli î)ei ,
generale e un culto che era loro tutto cui esse rappresentavano, di abbandonarle.
proprio , e per conseguenza dei sacerdoti Se, per lo contrario, i sacerdoti avessero
particolari che d»vevano esser distinti fra avuto questo vestiment0 , sarebbero stati
loro con differenti segni ed ornamenti. assolutamente inabtlitati ad agire e a muo
Tutti quelli che noi conosciamo non han versi. Presa che avessero una posizione nei
no che gli attributi generali. Nel trattato templi, non avrebbero potuto cangiarlu.al
di Iilf‘ft' cll ()Sfflllt di Plutarco, leggvsi meno a loro piacere. Sarebbe stato quindi
che nel mese Pan/t‘ celebravisi la festa necessario di portarli nei templi per la ce
del bsrtone del sole , come che avesse rimonia, e di riportarli quando fosse que
bisogno nel suo corso di esser sostenuto. sta limita : la qual cosa sarebbe stata ‘di
SAC. (2763) SAC.
troppo ridicola per poterl't\lmtflflltfif|fl. come mai dunque due stazioni porre bbern
Rispetto all'opinione pt_u volte ogr_tata , non essersi accordate sovra una tale singo
se, In Egitto, nell' esercizio del religioso larità? D'altronde non si arriverà giam
ministero avessero parte anche le donne; mai a persuadermi , che nelle prelettnre
rilerrremo (nuoto fu detto in proposito che veneravano particolarmente 151119, a
dal conte (,aylns e da Pnw, nell' invesri Bubaate, per esempio, il tempio di questa
gazione dei Monumenti che ci rimangono, Dea fosse amministrato (la uomini, mentre
e che hanno fatto nascere il dubbio se vi la tavola lriaca presenta due donne in pie
I0saero rappresentate delle sacerdotesse. di, e in funzione ,» innanzi all' immagine
(r lo ho al’lCl't'l'llln, dice (,‘qylu; a propo della Dea. Crederci adunque che Erodoto,
sito di una ligure da lui riportata nella o piuttosto i suoi copiati, abbiano obblia
raccolta 7, 32, che questa figura era una lo I’ indicazione che distruggeva la gene
sacerdotessa; ma la mia opinione 9 sovra mlità; poiché penso pur anche , e i m0
molti monumenti di questa specie, lentbra numenti sembrano indicnrlo, che vi fosse’
incontrare molte dillicolt‘a, ed in dtBggin, su ro molte prefetture, le quali non ammet
questo particolare , dare qualche spiega tevano che gli uomini nel slcerdozro del
none. la Divinità che adornano; e tali poteva
(t Conosco che non si può contradira un no esser nelle che erano consacrare ad
autore tanto rispettabile quale ‘e Erodoto, Osiride, di bue Api, allo Sparvt'ern, al
senza avere delle forti ragioni.Quelle che Linocefizla, ecc. D
mi hanno indotto ad appigliarmt a questo E altrove cosi si esprime: r: Questo mo
partito, trovansi già nel terzo volume (pag. nnmento basterebbe per ronfermare la con
il’), tuo. VIII, num. Il ), ed io prego il gettura da me proposta. ‘ questo la tigri
Lettore di aver la compiacenza di rileg ra di una donna semplicemente accorrciara,
V gerle : trattaai dell' esclusione delle donne seduta, e tenente un rotolo aperto, sul qua
Egiziano dal servizio degli altari, da Ero le si possono supporre dei caratteri, parli
doto lormalmente asserito. Intanto la quan colarità comune a tante altre ligure che si
titii dei monumenti «la me scrupolosamen riguardano costantemente come sacerdoti
te esaminati, dei quali ho reso conto nel occupati in pregare. Io non ignoro che
rilerirli, mi ha fatto riguardare come sa Erodoto (li/2.9) dice positivamente che
cerdotesse le ligure che mi son parte non in Egitto la donna non saprebbe essere la
dover rappresentare della Isidt', sia per la sacerdotessa di alcun Dio , né di alcuna
pt‘lvall0rte non solo di tutti gli attributi di Dea. Ma sia che l'uso abbia cangiato, do
questa Dea, mi dei geroglilici qualche vol po questo retorico, 0 che questa regola ab
ta da me considerati come formule di pre bia avuto le sue eccezioni, 0 finalmente
ghiere che si facevano alla Divinità in tale che l'espressione non comporti un signifi
o tale altra occasione. Per conciliare in cato generale, e non si estenda alle don
qualche modo il passo dell' autore coll'in zelle, io trovo differenze troppo distinte
dicnzione dei monumenti, in mi con per per adottare , senza restrizioni, la testimo
auaso che le donne loaaero escluse dal sa nianza di Erodoto. Per lo meno osservo
nerrl0'sio, ma ch’ei venisse al‘lidato alle nel monumento di cui si tratta, tutti ica
donzelle.Questa ragione sembra speciosa , ratleri di una sacerdotessa; ed una delle
e come tale sarebbe troppo cattiva; ciò più grandi singolarità, a mio parere, è l'a
nullameno il rapporto delle rappresento‘ vere le gambe incrocicclriate all' uso degli
liutai di tali false Isidi, coi monumenti Orientali, circostanza che non mi si è mai
che si riguardano a buon diritto come la presentata sovra alcun altro monumento
rappresentazione dei sacerdoti d'()siridc Egiziano: ed è questa una prova dell'at
o di altre Divinità dell' Egitto, mi sembra taccamento costante ed uniforme dei popo
sempre una prova, bastante almeno per li Orientali agli usi ed alle pratiche loro.
iseuasre la licenza di cui potessi essere tac Il Gli Egiziani quantunque oppressi da
cinto. Aggiuugerò come una nuova prova , conquistatori che volevano csngiar e rove.
che gli altri colti che noi vediamo emana sciar tutto nel paese conquistato conservato
ll da quello degli Egiziani, hanno sempre nociò nullameno, dice Patv, un attacca
ammesso le donne al servizio de‘ templi; mento inviolabile per le antiche loro leggi,e
e darò per esempio certo gli Etruschi e i le facevano rivivere appena se ne presentava
Greci ,- ma principalmente i primi. La ra l'occasione favorevole, o le mantenevano an
gione si oppone a credere che una nazio che contro tutto il furore dei vincitori , di
ne, al primo adottare cb' essa la d'una modo‘ che non rinunciarono nemmeno, dopo
religione, possa ammettere una pratica tan la invasione di Cambise, all' uso , che da
to sensibilmente opposta agli usi ed si ri tempo immemorabile conservavasi presso
II della medesima. Si sa che i princlp] in di cui , di non conferire giammai ad al
ogni cosa sono sempre accompagnati dal cuna donna le prime funzioni sacerdotali ,
fervore e dalla purezza dell'imltazrone : le quali non erano nà vani impieghi , nà
SAC. (2764) SAC.
vani titoli,- perocchè facea d'uopo, per questa ioatituzione debbnai cercare l'origi
esercitarla , esser venato nel dialetto Ia ne degli amori mitologici del padre degli
cro, nei dieci primi libri ermetici, nell'a Dei, e quella ezianclio d'un abuso tlwlto
stronomia , nella fisica e in tutto ciò che più inìqun, che si commiae di poi a Thu.
cm o che chiamavaai la capienza degli Egi. mais, nella prefett un Mendetlca. o
mani ( Clem. Aleu. Strana. 6). Tali cose 1.i,Esistono
il primodue
deimonumenti
quali di marmo
di sacerdoti
nero, di
le donne non hanno potuto apprenderle,
e quando anche l'avesaero potuto, i sacer sutura minore del naturale, eaostiene con
doti non le avrebbero mai loro insegnate; ambe le mani una cassetta 0 libro, che
imperciocchè aostenevanai cui particolar non ben ai distingue, appoggiandoselo aul
mente pel secreto in cui lvviluppavauo i le braccia, qutlil in atto di moatrarlo al
loro riti. Il potere sacerdotale in Egitto era popolo, o di portarlo in una di quelle pro.
un immenso colosso del quale ai nnacont‘le cessioni che erano tanto in uso presso gli
vano i piedi. Egizj . Potrebbe quest’ essere quell' arca n
(( Col [uno del tempo poté accadere cassetta, dove Tifone trovò il corpo di
che , nell’ estrema confusione dei riti Per Osiride nell'andare a caccia col favore
aiam , Greci e Romani colle cerimonie E della luna piena, come ce lo avvisa Plu
giziaue, alcune donne devoto d’ Iside sianai {arco ( De Istzl. ed ().iirid Queata ar
fatto credere, in paesi stranieri , per se ca, come dice il citato autore, era stata
cerdotesse di quella Dea; ma certamente nascosa da Iside appoaitemente perché
eremi intruse in questo ministero , in non la trovano Tifone. Ovvero e questa
mezzo alla confusione di cui parliamo. quella cassetta, dove ara stato ripoatu il
Tutto ciò ha potuto dar luogo ai monu membro virile dello stesso Osirt'de, dopo
menti citati da Martin, Mnntfixucon , dal che Tifone fece in peut il cadavere di
conte di Caylus e da molti altri, i quali caso. Il secondo scolpito ranch’ esso in bit
sembra che abbiano voluto opporre alla aulte, ha il capo raso, ma coperto, come
testimonianza positiva della storia antica , la maggior parte degli Egizi aacerdoti, e
monumenti tanto moderni, quanto lo è Ciò per commemorazione della morte «l'U
la tavola laurea, fabbricato in ltalia. Ma .riride; perché era coatutnanza in Egitto di
inutilmente ai tornerebbe di provare che raderai il capo alla morte de’ congiunti.
gli Egiziani, per un al luogo apnzio di tem " 2. - Guecnl’resso i Greci. i princi
po in cui furono in vigore le loro istitu pi facevano la maggior parte delle funzio
zioni, abbiano coolerito le primarie digni ni dei sacrifici; ed è perciò che portava
ti aacerdotali alle donne, le quali non han no nel, unitamente alla apadn, un coltello
no potuto tutt' al più che incumbere, nel in un aatuccio, il quale solo aerviva Il ca’
l'ordine aecondario, ad uflìcii di neasuna crificii. Oltrei principi, eranvi dei sacer_
conseguenza; come il nutrire gli scarabei, doti distinti, i quali facevano le principali
i topi campagnoli ed altri piccoli animali funzioni del sacerdozio, e ehiamavsnsi [Ven
sacri; imperocchè, per rispetto al gran bue cnri. Eranvi pure delle intiere famiglie,
Jpi, non era permesao alle donne di ve nlie quali soitauto apparteneva la cura del
derlo, ae non che nei primi giorni del inteodenza dei sacrifici, e del culto di al.
ano stabilimento nel tempio di Menfi.0ra, cune Divinìtà.Qneste famiglie erano, per
come il bue Api poteva, aecondo il calco una tale prerogativa, particolarmente di
lo di Plutarco e di Jablonalu', vivere ven atinte. In Atene la famiglia dei Lieomedj
ticinque anni prima d‘ estere annegati), co era nella che aveva la direzione dei aa
a‘t scorreva sovente un luogo apaa.io di erilic| che ai facevamo Cenere calle gran
tempo, senza che le donne d'Egitto p0tea di Dee. il poeta ;Husln aveva fatto in o
aero vederlo. non: di queata casa un inno che CiulnV-ìii
ti Riapetto al tempio di Giove .lntmone nelle cerimonie religioae. I Greci avevano
della 'l‘ebaide, io son persuaso che nessu anche una classe di accordati, Chiamati
na donna poteva entrarvi, non meno che porla-fiaccole, iquali erano riapettatiaai
in quello di Giove Ammonc della Libia, mi; portavano i capelli lunghi, e la testa
siccome ai esprime St'It'u Italico (“5.3, il. cinta da una benda che raasomiglina al
22 ): Tam quei: la: ci bono: ndylt' pe diaderna dei re ; ed erano ammessi ai più
m’tfnlt'a nnsse,-Foemineox prn/u‘benl gre.r aecreti miaterj della religione. Nessuno po
sue. Ma per una di quelle crudeltà di cui ge teva essere ammeuoin alcuna funzione del
m0n0i leggi, di tratto in tratto cooaacravnsi sacerdozio, se non aveva preatato giuramern
I Giove di Tebe una donzella, alla trale to di adempierne tutti i doveri.
imponenti il nome Egiziano di NBI'JI, P La disciplina, che i Greci osservavano
poteva, sotto il pretesto d‘ essere la curry/nella scelta delle sacerdotesse , non era
cubina del Dio, darsi a qualunque porgono, ;empr€ uniforme : in alcuni luoghi prende
in lino a tanto che fosse giunta ad una Vanni delle giovani donne che non avevano
certa età. Avvi tutta l’ apparenza che in contratto alcun impegno , quali erano , fra
SAC. (2765) SAC.
le altre, la sacerdotessa di Nettuno, nel cittadini pio distinti per virtù e per digni
l'isola Calavria; quella del tem io di Dia t‘a , e qualche volta accordavasi tale cuore
na , a Egira in Acaja ; e que li di Mi ai giovani di illustre famiglia, quando ave
nerva , a Tegea in Arcadia. Altrove , co vano vestita la toga virile. .
me nel tempio di Giunone , in MCESOUIII L’ instiluzione dei sacerdoti ebbe a Ro
rivestivanai del sacerdozio le donne mari ma principio col culto degli Dei , e B0
tate. In un tempio di Lucino , situato vi molo scelse due persone da ciascuna curia,
cino al monte Croni , 0 in Elide , oltie la cui onori) del sacerdozio. Ninna , che ai:
sacerdotessa principale , eranvi delle donne crebbe il numero degli Dei, moltiphcò pur
e delle donzelle addette al servizio del anche quello de‘ suoi ministri: Et inali
tempio, ed occupate , ora a cantare le lodi tulis qui sacra curarenl Sacerdottbus. DI
del genio tutelare dell’ lilide, ora ad ar principio le funzioni sncerdotali non furono
dere dei profumi in suo onore. Dionigi coulidate che ai patrizi ; ma i ti'ibuni del.
dI Almarnaaso osserva che i templi di Giu popolo fecero tanto colle loro briglie e
none nella città di Falera , in Italia, e coi loro clamori , che finalmente i plebei
nel territorio d’ Argo , erano serviti da divisero coi nobili quasi tutti gli ollicii Sa
una sacerdotessa vergine, chiamata (‘sito cerdotalt. Da principio i sacerdoti furono
fora , la quale faceva le prime cerimonie eletti dal collegio a cui erano addetti; e
dei sncrificj , e da un coro di doiiue che col lasso del tem . il tribuno Licinio
cantavano degli inni in onore della Dea. (‘marino imprese itrasportare questo di
L’ online delle sacerdotesse di Apollo A ritto iil popolo , ma inutilmente; la qual
micleo verosimilmente era formato sullo cosa fu dappoi felicemente eseguita da
stesso piano di quello delle sacerdotesse Domizio Ertabarbo. Il popolo ebbe dun
di Giunone ii Falera e ad Argo , ed era que il diritto di eleggere , e i collegi non
una specie di società , in cui le funzioni conoscevano che quello di accettare il can
del ministero ai trovavano divise fra molte didato nei loro corpi. Silla , diventato si
persone. Quella che era alla testo delle gnore assoluto , ristabili le cose nel primo
altre, prendeva il titolo di madre; questa stato, e spoglio il popolo del rivilegio
ne aveva una sotto i suoi ordini a cui si che aveva usurpato. Questo cam iamento
dava il titolo di vergine, dopo la quale non durò lungo tempo; il tribuno Aziu
venivano forse tutte le sacerdotesse subal Lobieno fece rivivere la legge Domizia ,
terne, i cui noun isolati ai veggouo in il cui /Ylarca Antonio nuovamente annulli»;
cune iscrizioni. e finalmente gli imperatori si impadroniro
Vi sono due bassi-rilievi che ornano due no del diritto che il popolo e i pontefici si
faccio di una bellissima era triangolare 0 erano reciprocamente disputato. Di fatti il
base di Candelabro , conservati: nella galle Senato, al dire di Diane , fra gli Illri
ria di Dresda. Nel primo vedasi un sacerdote privilegi che tu obbligato di cedere a CC
o profeta dell’ oracolo Delfico, avente in _mre , questo pure gli cedette: Ut sacer
mano , come il Criae Onltel'iC0 , lo scettro dote: quotcumqut! veellet, negle« lo enam
del suo Nume, ed una sacerdotessa o mi antiquitu: rercpto numero , constituernt :
nistrn del tempio in ma compagnia. Mentre quod quidern ab eo receptum, deinceps
il profeta solleva la mano destra in un in infinitum ererevit.
gesto di sacra cscllmazione , forse intonando l sacerdoti godevano di molti privilegi,
l'io paeaq , la ministra adatta sul padel quali mano, di non potere essere spogliati
lino d'un Clndelabro una fatte del genere ella loro dignità; d'essere esenti dalla
de'fanailid , composta di più verghe d'al milizia, e da ogni altro dovere a cui era
bei'i resinosi , legate insieme. Il candelabro no obbligati i cittadini. Il sacerdozio, isot
stesso e ornato di bende o toeniae. ll se to gli imperatori cristiani, non fti intiera
condo rappreaenta la ministra medesima in mente abolito che a tempo di Teodosio,
atto di adornare di simili bende un tripode il quale acacciò dii Roma i sacerdoti d'a
innalzato sovra una colonnetta. lo tal guisa gni sesso, come ce lo apprende Zozimo :
solevano collocarsi quelli che dedrcavanai co expellebantur utriuaqne scarna sacerdntca‘,
me anatemic dunart. llsacerdoteo edituo ha et [una destiluta sacri/iciir omnibus ja
nelle mani una spazzola composta di rami, cebqnt.
quale descrive Euripide il suo Ione , mi E d'uopo distinguere i sacerdoti romani
niatro ancor caso del tempio delficn. in due classi. Gli uni non erano addetti
" 3' - Bottai". I sacerdoti presso i ad alcuna Divinità particolare; ma offri
Romani non formavano un Ordine distinto vano sacriliui a tutti gli Dei : tali eranoi
di cittadini. lndill'ercntemente fra questi pontefici, gli auguri, i quiudecemviri, che
aceglievasi chi doveva amministrare le cose ai chiamavano sacrisfaciundis; gli arn
civili e chi le religiose. l sacerdoti degli apici, quelli che si chiamavano fruire: ar
Dei, anche di quelli di un ordine inferio Ilfl’e’fl; i curinnì, i aettemviri, chiamati e
re, ordinariamente venivano scelti l'i'iti pulones, i feciali; altri a cui darssi il no
SAC. (2756) SAC.
me di sociale: tili'eflsea, e il re dei Ilt:t'l Museo Pio-Clementino, ci rappresenta una
tizi, rer sacri/iculus. Gli altri attendeva sacerdotessa della madre degli Dei. Essa
no al culto di una particolare Uivinitii;ta e velata; la sua testa era cinta anticamen
li erano i flamini, i aalii ; quelli che ve le delle sacre ville. Il moderno acultove
niriino chiamati luperci, pinun'i, ’.yotitii. nel riaatcirla ha mangiato in treccie le vi:
per Ercole; altri chiamati Galli per la te, delle quali non rimangono se non le
Dea Cibele; e finalmente le Vestali, ecc. due estremità ricadenti aul petto e ben
l sacerdoti avevano dei ministri per aer caratterizzate. Questa aacerdotecaa par che
virli, di cui daremo una cucciola cuume W’rai da una pietra, che ha nella destra
razione. Quelli e quelle che si chiamavano mano, del licore copra di un'era di forma
COIIHUÌ e eamt'llae, erano giovinetti e dom cilindrica, ala cui è acolpila un'aquila , a
zelle libero che servivano nelle cerimonie che ‘e adorna d‘ un fcatunc. Un altro certa
religiose. Romolo ne era stato 1' iatitutore, che aenabra di quercia , è nella ainialra
e i iat:crtloti che non avevano figli, erano della sacerdotessa. Questa fronda ha, come
obbligati di prenderne dalle famiglie pa l’ aquila , relazione al culto di Giove , al
U'lZIB. qual Nume sembra appartenere ancora la
I ragazzi dovevano aervire sino alla pn immagine ch'è anspesa al petto della ligu
bertà, e le fanciulle finché. ai mariiasuir0. ra. L‘ iscrizione sottoposta al l’ìlhìO-rilltflt),
Quelli e quelle che Il chiamavano_flumi non ci lacci-‘i ignorare il nome della perso
fili e flaniiniae, servivano il flaminc di un che vi è ifl-ppi’v‘imntata: casa è del ae
Giove, e dovevano aver padre e madre. sucute tenore :
Anche i quindecemviri avevano dei mi
nietri che loro servivano da segretari. Latfl'iflln . FILICLA ,
I ministri, chiamati nedilm' o acditmni,
erano quelli che avevano cura di mani" SAC'BKDUS . MAXIMA
nere i templi in buono stato, ciò che chia
mavano sacra lecta servare. Anche i arm NATII! .DBUM .li . I .
natori di flauto erano in uso fra i Roma
iii, nei eacrilicii, nei 8iu0clii, nei l'una-«h; Lnberia Fcliula Sacerdos [l’la1‘i'lld ("fl
e negli idi di giugno correvano le strade tri.r Dcum [Flag/me ldeoe.
mascherati. Nei iiacrilicii eranvi emi-audio
dei euonatori di tromba, i quali purifica Un‘ altra sattcrdOte5u è. l'flppreiientnla in
vano i loro iatrumenti, due volte I’ anno , altro basso-rilievo descritto nel ml. lll ,
e il giorno di quella cerimonia chiamava. del Muaeo Pio -Cletnentiud Sebbene vi
ci tubiluslria. linn0 parecchi scrittori che pretendono rav
[ministri che si chiamavano popac e visare in CIBI una Veatale a cagione delle
wctimarii , erano incaricati di legare le infiale onde ha cinta la testa , noi pro
vittime. Si coronavano d'alloro, e aeminu pendintut) al parere del Visconti, il quale
di conducevano le vittime all'altare , ap crede in lei una aacenloicaaa di Cercre non
prutavanu i coltelli, l'acqua e le cose solamente perchè le ilifiale al pari delle
necessarie pei sacrilizii , cfllpivauo le vitti tenia e della m1ta erano diatintivi d'ugui
me e le cgnzzavann. Eran\’ene alcuni altri gacerduliù , e perche tale la caratterizzano
che chiamavanai fidare: , erchè rappre le spiclte e i papaveri che porta in una
aentavano le vittime con del‘ pane e della mano,- ma eziandio pel piccolo peplo che
cera : e queati aimulati aacrilicii si riguar le copre il petto , e pel mantelliuo (ami
davano come veri. culum) che le inumanta l‘ omero manca ,
liranvi inoltre i miniatri del {lamine di i quali veauarj di uso greco indicano che
Giove, che clllfllt‘lnt’ltlll praeclamt'lorfl , la aaoerdoleaaa era ministra di una greca
i littoii , le veslali , gli acribi dei ponte. divinità , come è Cerere , non di una Dea
[ici e dei quintlfltflllv'it'l, gli aiutanti degli Romane , come è Vesta.
aruspici, i pulluri , ossia quelli che ave Nel Museo Pio-Clementinn ovvi un al
vano cura dei polli, e finalmente gli aral tro bano-rilievo scolpito in belliaimo inar
di che chiamavanai Kalatorea. mo di Paro il quale , benché di mediocre
Anche i Romani hanno avuto le IMO scultura , merita osservazione per l‘ abito
sacerdotesse. Le iscrizioni raccolte da Mu della donna laiaca che si vede el'iìgiata.
rntori ce ne offrono mille eaemp] , vi ai Esaa comparhce , secondo l’ uso di tali ce
legge: Adlecla ab ordine .racerdntum in rimonie, cogli attributi di quella divinità
collcgium ab Herculam'o . . . Sacerrln; al cui culto era addetta. Quindi il
maxima Veneri: carrlesti.r . . . Sacenlo fior di loto e la mezza luna sul capo, so
ti.r.m Dianne . . . ó'acerdotum joemimz liti emblema d’ Iside; quindi la aecchia nel
rum prima. . . Mc. la sinistra , altro simbolo della stessa Dea
Un baasowilievo che anticamente vedeva creduta presiedere, come luna . all' ele
ai nella Villa Mattei , ed ora fa parte del mento umido, e lt)llevnic dal letto loro
SAC. (‘767) SAC.
non psrfduhhiar il giovine Ministro dei
le acque lecondatriei del Nilfl. :La mano sacrilìzit , assiso e terra preal0 di una vac
destra , che manca, sarebbe in atto di
ca . è inteso a apremerno le poppe e trarne
scuotere il sistro , secondo che appare dal
movimento del braccio. Ma ciò che è più il latte per la libazione.~ Il costume di
onorare gli Dei con obiezioni di latte , co
instabile nella figura , è quell' abbigliamenatomo che rammentava la povertà e la sem
[o a loggia di stola che , passando sotto l‘p(1icitia de’ secoli antichi, fu introdotto da
ascella destra , sale soli‘ omero manco. la
omolo, e si mantenne in Roma anche
ricade lungo il fianco sinistro. Benchè por ne'tempi della sua in ‘randa opulenza.
gn l’ aspetto d‘ una semplice striscia di
drappo , vedesi chiaramente che è ripie !|. - GALLI. - anmr.
" 5. - Scasnnuvt, chiamati Drollt' e
p,ata con arte e raddoppiata in diversi pal soventi volte PI'tg‘tll: , uomini saggi , un
chi, confubulationcs (seppure è lecito mini divini. A psal ciascuna delle tre
servirsi di questa metafora usate dagli an gran Divinità di cui si è parlato all'ar
tichi scrittori) , e che sciolta a spiegata
ttcol0 Omrro , aveva i suoi sacerdoti par
comporrehbe veramente una sopravvesta ticolari, i principali di cui, in numero di
che è il pr rio Significato delle voci slo
In e palla.osuesta nel suo lembo inferio dodici, erano i capi dai sacrilizj , ed eser
citavano una illimitata autorità sovra tutto
re è guernita di [rango , e sul piano che ciò che ad essi pareva avesse rapporto culla
presenta e ornata di stella. e di mezzo religione. Si aveva per essi quel rispetto
La seconda figura è virile e togsta. il che richiedeva
inne. la maggiore o minore loro
personaggio sembra gittnre de'grani d‘ in autorità. Il sacerdozio era stato da lungo
tempo riservato quasi esclusivamente sd una
censo che egli ha tratto fuori da un’ era
famiglia , che vantavasi di avere lddio
fatta a candelabro la quale sovente coi
stesso per autore , ed era giunta a persua
nomi dif'ncula o di turt'bulo vien distinta derlo al popolo. Soventi volte il sacerdozio
dagli scrittori.
L'iscrizioue incisa nell' orlo superiore enel".impero erano riuniti in una sola perso
, e fu per una conseguenza di quel co
della cornice che racchiudeva già il basso stume che , in tempi meno remoti, si vi
rilievo , non conserva altre lettere_, che le doro i re fare qualche volta le funzioni di
seguenti : pontefici , o destinare iproprj figli ad uno
stato tanto venerato. La Dea Frigga, di
.. PFGLLA'I'BA'I'. ... cui si è parlato all'articolo Collo, ordi
nariamente era servita dalle figlie dei re,
manca il nome romano della donna Isiscs,
che si chiamavano pro/Messe c Dee; le quali
resta una parte del l’ , che seguito dal F,
rendevano degli oracoli , si consacravano ad
per che segui il nome del padre di lei, una eterna verginila , e mantenevsno il lun
Pu.blii fih'a, figlia di Publio, e segue co sacro nel tempio di Frigga. [sacerdoti
tutto intiero il nome di Galatea che lei dei popoli del Nord avevano talmente mg
indica di condiziona lihertina o straniere.
Il T, che viene in appresso , potrebbe
gi0p,ata la credulità del popolo; tant'oltre
aveano spinto la lurlanteria e l’sudscia ,
incominciare la voce litulum, quando fos
che soventi volte si videro dei protesi in
simo sicuri che quella voce potesse qui terpreti della volontà del cielo dimandsre,
aver luogo , o , per meglio dire , quando il
monumento appartenesse dl certo I sepol
in nome degli Dei, il sangue degli stessi
cro, della qual cosa siamo all' oscuro. re , ed ottenerlo; e mentre il principe
Quanto al nome di Galatea , trovasi usi veniva scontrato sovra un altare , gli altri
tato m Roma per le femmine delle condi altari erano coperti delle offerte che ai
zioni accennato , come alcuni archeologi portavano da tutti i lati ai ministri.
ce ne hanno recati degli esempli tratti dalle 6. - Memo-un. Venivano consacrati al
servizio degli idoli , mediante un’ nn1ione
antiche lapidi. che loro fscevasi su tutto le parti del cor
Un bellissimo gruppo che la parte su
clt'esso del Museo Pio Clcmcntino, è.scol po , dalla testa lino alle piante. Era proibi
piro in un marmo lunense sparso di mac tu ad essi di tagliarsi i capelli, durante
chie o vene cilestri , ed e notahilc pel tutto il tempo in cui esercitavano il mini
soggetto non comune che vi è rappresen stero degli altari,- anzi li nutrivano con
tate , e che ricorda alcuni riti gentileachi, gran cura , nngendoli con un unguento ne
nsitati presso i Romani. L’ sr‘iee , specie ro, misto di resina. La vita di questi sa
di herretta ch'era propria de'saeerdoti di cerdoti era al sommo austera. Molti giorni
questa nazione , distingue la figura virile prima delle feste solenni , preparavansi a
che è ui scolpita, e ci avverte di non celebrale con rigoroei digium, con una
cercare a spiegazione del monumento, fuori esatta continenza, e colla privazione ezian
dell' erudizione latina. L‘ azione della figura dio dei piaceri permessi del matrimonio.
Diz. Mt't. 54
SAC. (2758) SAC.
Molti spingevano lo zelo della castità, sino esercitavano il sacerdozio a cui erano uni
a mutilarsi da Se stessi. Non bevevano mai re delle grandi prerogative; ma i plebei
liquori forti, e consacranno ai rigori della vi si fecero ammettere in seguito , come
penitenza la maggior parte del tempo che avevano fallo nelle prime cariche dello
la natura ha consacrato al riposo. stato. L’ elezione da principio si fece dal
Non è già che mancasaeru dei mezzi collegio dei sacerdoti , poscia dal popolo ,
per procurarsi le dolcezza e i piaceri dclli finché se ne altrihuirono il diritto gli
vita,am~i erano ricchissimi, ed oltre le ren
imperatori. Il sacerdozio aveva a Roma
dite consideralzili e fisse che la liberalità del
sovrano loro somministrava, le olli:rte del
difl‘crenti funzioni: il sommo pontefice, il
re dei sacrifici, i pontefici, i flamini,
popolo superstizioso erano er cui un fan pli auguri, gli aruspici, i salti , gli arva
do immenso, inesauribile. e rincipali lo
i, I luperci , le sibille, le vestali.
ro funzioni consistevano ad a bruciare lo
Sorntnamente venerato era il sacerdozio
incenso ed altri profumi in onore della
Divinità che otturavano regolarmente quat a Roma, e godeva inlimti privilegi. lucer
doti potevano ascendere in Campidoglio
tro volte al giorno; a sgozzare le vittime; montati sui carri: potevano entrare in
ad istruire il ;pnpolo nei giorni festivi. Senato , e portavasi innanzi ad essi un ra
Eran essi eziandio gran maghi, qualità ordi mo d‘ alloro e una tace per ouorarli. Era
naria di tutti i sacerdoti idolatri. Il capo un esenti dalla milizia, e da ogni altro
principale delle loro operazioni magiche,
ollicio oneroso; ma fornivano la loro par
era un unguento composto di succln di
molti animali velenosi, e di alcuni altri
te nelle spese della guerra. Potevano ma
ingrcdieuti,cùme di resina, di nero di ritarsi , e d’ ordinario le loro mogli par
turno , e artieolarmente d’ un’ erba che tecipavano del ministero, Allorché tratta
aveva la tfcoltà di sconvolgere il cervello. vasi di eleggere un sacv-qlote, si esamina
vano la sua vita , i suoi costumi. e anche
Facerano raccogliere un gran numero di le sue qualità IIsÌCI'IC,‘ imperucchè era d'un
rettili velenosi, che ahbruciavano in pre
senza dei loro Numi; e le ceneri, ridut po che fosse esente da tutti quei difetti che
te in polvere in un mortaio, mute con ta ributlauo la vista. Romolo aveva ordinato
bacco e cogli accennati ingredienti , com che ‘i sacerdoti avessero almeno cinquanta
ponevan0 questo unguento meraviglioso, al IIIIII.
quale davano il titolo pompuno di cibo ed Sacman. - V. Santa.
alimento degli Dei. Per mezzo di questa SACIII ( Mt't. 1nd), sposa d‘ ladra , il
composizione , vantavansi di aver un com Giove degli Indiani.
marcio intimo coi demoni, di poter gua Sacca, principio dell' impurità, secondo
rire ogni genere di malattia , di mauaue i Manichei. _ I". NEBRADA
fare i leoni , gli orsi e gli animali i più ' Sacllt, denominazione che i Romani
feroci, e di operare molti altri prodigi. davano in generale a tutto le cerimonie re
" SACIIDOZIO. Ogni religione suppone Iigioae tanto pubbliche che parlicòlari.flilpel
un sacerdozio, vale a dire, dei ministriIo a quelle della prima specie, abbastan
che abbiano cura delle cose della religio 1.3 se ne è parlato agli articoli FESTE. In
ne. Anticamente il sacerdozio apparteneva quanto alle altre , oltre quelle che erano
ai capi di lamiglia , d’ Onde ‘e passato ai pmprie a ciascuna curia , non eravi fami
capi dei popoli, ai sovrani i quali se ne glia , qualche poco considerevole, che
sono disimpcgnati in tutto od in parte sn non sveîsv le une feste domestiche ed
vra deI ministri subslternt. I Greci ed i annuali, che chiamavami .sacrn gentilirz,
Romani avevano una vera gerarchia (pl le quali si celebravano in ciascuna Casa, e
r‘ola formata da |;'ex,,', comando , e da dovevano essere regolarmente osservate,
ili‘î't', mero) , vale a dire , dei ponte anche in tempo di guerra e di calami
ti , sotto pena della celeste vendetta.
lici sovrani, dei sacerdoti, ed altri mini
.tri snbalterni. A Dello eranvi cinque feste Tutti gli antichi scrittori parlano delle
chiamate sacra gentililia; ma al)
principi dei Sacerdoti , e con essi dei pro Liaru0 due esempi luminosi dell'osservan
feti che annunciavano gli oracoli. II su la e dell' inosservanza di queste feste di
cerdozio a Siracusa era in grnndiuima famiglia. Il primo è tratto dal settimo
considerazione, ma rmn durava che un an libro della prima Decade di Tito Livio.
no. In alcune città Greche, come in Ar a Il giovane Fn’u‘n, dice questo storico ,
go, le donne esercitavano‘ il sacerdozio essendo nel Campidoglxo,rnentrc era asse
con antontis. diato dai Galli , ne discese carico dei vasi
A Roma , più che in altro luogo , que-_ e‘ dei‘ sacri arredi, traversò I’ armata ne
un gerarchia avea lungo. Il a‘acerdozio da rhìca,e a‘grande stupore degli alsedianti e
principio In esercitato da sessanta sacerdo« degli assediati, si recò sul monte Quiri
ti, eletti due ogni curia; in seguito il nu nale per lato I‘ annuo sacrificio, cui era
m"0 Si accrebbe. Dapprimai aoli patrizj obbligata la sua famiglia. »
SAC. (2769) SAC.
Il secondo è- tolto dallo steuo autore questo nome agli abitanti d‘ Ardea , a ca
nel nono libro della Decade medesima . gione della primavera sacra in uso fra et
La famiglia Potilia era numereaiuima, di si. Vedi Pauwaveaa Saraa.
vin in dodici rami, e contava, senza i " SACRAIKIO. Cosi chiamavasi presso i
ragazzi ,più di trenta porcone nell' età Romani una specie di cappella di famiglia,
della pubertà: tutti perirono nello stesso e dilleriva dal larariurn , in quanto che la
anno per aver fatto ufl'erire dagli schiavi , p)rima era consacrata l qualche particolare
sacrifici che dovevano oll'rire cui medeai ivinit‘a , mentre il lararium era dedicato
mi ad Ercole. Ma qui non lini la con , a tutti gli Dei della casa in generale. Con
poiché perdute la vita anche il censure; questo nome chiamarmi eziandio nei tem
Appio , il quale mal consigliando quelle pli un luogo in cui venivano depnali ill
famiglia, le aveva fatto credere di poterti cri Il'l'et‘li.
afl'rancare da quel dovere. » Sacan. -- V. Surmrr.
Oltre le suddette cerimonie , i Romani Sacanoae , guerriero , pìrtigiano di
celebravano eziandio il giorno anniversario Turno. - Enetd "6. IO.
dalla loro nascita, e chiamavano sacra Sacan.ecto (IconoL), uomo furioso coi
mrtalitia le feste che facevano in tal gior capegli irti , che calpesta sotto i piedi lo
no , e sacra liberaliu quelle che facevano inceuaorio e i sacri vasi , rovescia gli alta
quando prendevano la toga virile. Molte ri, atterra le atatue , emblemi delle Divi
altre iatituzioni religioae avevan essi , nel nit.ì o delle virtù. Vicino ad esso avvî un
le quali invitavano i parenti e gli amici a porco che preme delle rose.
un gran banchetto , in aegno di gio}a e Sacmu , ohblazione che faeevaai a Bac
di allegrezza. co di grappoli d’ uva e di vino novello.‘
SACRA VIA, una delle strade di Roma, Saerima , dice Festa , appellabnlw‘ mu
cosi Chiamata, perchè in essa enti giunta ,lum qunrl Libero sacrificabanl pro vi
l’ alleanza fra Romolo e Tazio, re dei Sa nfl's et vasi: , el ipso vino conservandis.i
bini. " Sauro Auo.Le cittinrl' Oriente offri
" Sacaaueu'rtm , era propriamente il vano dei eacrifizj , dei pubblici voti, e da
giuramento lll fedeltà che i soldati presta vano degli apettacoli magnifici all' avveni
vano in corpo, allorché venivano arruolati, mento al trono degli imperatori, al prin
a chflerenza del giuramento formale che Cipi0 del loro anno civile, e nel giorno
ciascuno prestava in particolare, e che anniversario del loro avvenimento al tron a.
chiamavasi fusfurandum. Quelle città davano il titolo d’ ‘IDRO
Presso i Romani, chiamavasi sacrarnentum sacro ai loro anni, e cagione della solenni
un deposito che i litiganti erano obbli là dei aaenticj e dei giuochi che facevano
gati di consegnare , e che, secondo Vale parte del rullo religione.
rio [Vla.rsirno , rimaneva nel tesoro. La Ad esempio dei Romani , chiamavano
porzione consegnata da quello che soccom anno nuovo prima il giorno dell' avveni
eva in giudizio , veniva confiscato , per
mento al trono dei principi, qualunque
punirlo della temerità della pretesa, e fosse il mese in cui luccedesee; come Se
servirsene a pagare I’ onorario ai giudici.
neca ce lo auicura eull' avvenimento al
Lo stesso uso pt‘nticavnsi in Atena trono di Nerone, e come lo prova una
ove chiamavasi 1-0; feufqy'l‘fl, 0 ai feu medaglia della cittli d’ Ana1.mha in orca«
BÌIT'H’, una certa somma che I litiganti eione dell' avvenimento al trono di Tra
dovevano consegnare prima di avere udien jano Dect'o.
1--'\: E qlllflla Somma eScemlevl, acconti!) Distinguevan0 inoltre le lolennitin del
alcuni, alla decima parte della contestazio cominciamento dell' anno civile , e la so
ne , che tanto 1’ autore che il reo conve lennità anniverearia dell' avvenimento allo
mito, erano obbligati di conî€gmtre ; impeto, coll' iscrizione di anno nuovo
ma, tenendo Demostene ed I.rucrnle, i sacro , e con quella di anno sacro che ai‘
quali dovevano esserne profondamente in acnlpiuno sulle medaglie che ai facevano
battere nelle rlifl‘erenti epoche.
1Hrutl.i , e, secondo lo acoliaete di Aria!"
f'.me Sopra le nuvole , la consegna non ' Sacaosaacrnu. Questo epiteto non dl‘
era che di tre dramme, se la cosa in con vasi che alle persone ed alle cole che il
teata1.ione era di minor valore di mille popolo Romano, unito in assemblea , di
dramma; e di tf€l!lu dramma , se aveste chiarava sacre e inviolabili, decretando pe
eceeduto il valore suddetto. na di morte contro coloro che le vilipen
SACRA!" , popoli del Lazio, ausiliari di deuero, o le profanauero. Tali erano i tri
Turno, e discendenti dei Pelasgi. Cosi ve buoi del popolo, i suoi edili , i suoi de
nivano chiamati , perché ai dicevano ori cretr, ecc.
_t.:iflili da un Cori|mnte, o sacerdote di SACI‘UM. Gli antichi emi chiamavano
Cibfllfi. da cui facevano procedere tutte tutto ciò che era consacrato agli nei. 0
le loro tradizioni religiose. Slrvt'n applica che ai depone“ , per maggior aicure'zza ,
SAC. (i770) SAD.
nei templi, i quali auch' essi erano luoghi una, a al Dio Priapn, sulla cui statua la
sacri, cui era vietato di violare sotto le spoaa scdevui, prima di mettersi a letto.
pene le più novero, come era proibito di toc - Peregrinum, sacrificio che ollrivasi
cara tutto ciò che entro vi potesse caser alle Divinità che, dalla città conquistate ,
rìncbiuao. Chiamavanai czitmdio sacrum, trasportavausi a Roma.
mera, i aacrilicj oll'erti agli Dei , e tutto - Popolare, sacrificio che facevasi pel
le cerimonie del culto che erano di attri popolo.
bnzion del collegio dei pontefici, a cuilVu -- Privatum, sacrificio all'erta per cia
ma aveva conferito la aovraioteodeuaa di acun individuo in particolare, o per una
tutto ciò che concerneva la religione. famiglia.
- ,4Inwrnùun, sacrificio senza libazio -‘ Proplcr viam, sacrificio che oll'rivasi
ne di vino, che faceva , alla maniera dei ad Ercole o a Sanno , per ottenere un
Greci, la regina sacri/[aula in onore di buon viaggio. MIICI'OIIÌH assicura che in que
Cerere, nel tempio che gli Arcadi aveva sto sacrificio usavaai di abbruciarc tutto
no innalzato a questa Dea aul montefil’a ciò che non erasi potuto m‘ugifltfi.
latino. - Resnlulnriurn , sacrificio l'atto dagli
- Ambaruale. -- I’. Armaauu. auguri, a cui non poteva assistere se non
- Annivcrsarium o anmmm, era un su colui che avease avuto qualche cosa di
aacrifizio che facerasi tutti gli anni in un‘ legato aulla propria persùtll.
epoca destinata - S01emne 0 511111401, ancrifizio che ni
- Canarium , sacrificio di una cagna {rivaai in un tempo a in luogo apposita
rosea, che facevaai in tempo della icamco mente destinato.
la, per la fertilità della terra. SACU'I'I. - V. Sarto'i‘x.
- Comtmme, quello che era all'erta a SADAII o SRI)!!! ( Iilil.Perr.), decimo
tutti gli Dei in generale. aeata notte del mese che i Persiani chia
- Curionium, il sacrificio che ciascun rnano Bayamrm, la quale viene solenni:
curiooe laceva per la sua curia , il nale zaLa con fuochi che si accendono nelle cit
era sempre seguito da un pubblico an li e nei campi.
chetto. SADAMTIMY (Ilflt. Imi. ), la prima don
- Depulsorium, quello che facevaai per na creata da Brama , per propagare il go
allontanare i mali da cui ai era minac. nere umano.
ciati. Sammva (lilli. Imi.) , il vento , una
- Domesticum, lo ateaao che quello delle cinque potenze primitive generate dal
che offriva ciascun padre di fnmiglia,chia creatore. - I’. PAIUACAI'A'AGIJIL.
muto eziandio familiare o gcnlilitium. Sanuea, uno dei libri che contengono
Questi sacrifici erano perpetui nelle {ami la religione dei Parsi o Guebri. La carità,
glic, e i padri li trasmettevano ai proprj la pietà figliale, la fedeltà ai giuramenti ,
figli. sono le principali virtù che questo libro
- Humanum, sacrificio per gli estinti. comanda. Non approva che ai nccidano gli
- Fast. animali e principainmnte i buoi, le cui fa
- Monlanum, sacrificio che offrivano tiche contribuiscono al nutrimento dell’uo
gli abitanti delle colline di lluuia. mo, le pecore che si apogliano per coprir
- Municipali, sacrificio che ollrivano la, i cavalli che gli risparmiano la fatica
le città municipali, prima di aver ricevuto del camminare, e i galli che lo avvertono
il diritto di cittadinanza. di ricominciare isuoi lavori. lngiunge ai
- .Nupliale, aacrilicio che ol‘lriva la spo l'edcll di rispettare la terra, di non lorda!‘
sa allorché era entrata nella casa del ma la col sotterrarvi i cadaveri, e di non loc
rito. In tal aacrilicio, imumlava5i fra li carla coi piedi nudi. Declama contro i
altri animali, una troja, simbolo della e principali vizj cui ,‘gli uomini vanno 60g
condità che ai augurava alla sposa. getti, quali sono: la menzogna, la calun
- Nyctelium, sacrilizio notturno che nia, l‘ adulterio, la fornicazione , il ladro
celebravaai nella cerimonia delle nozze , e naccio; e raccomanda di |pnrgarsi frequen
che i Romani proibirono a cagione della temente dalle aonm'e che si è aoggett'a a
abhomiuazioni che vi ai commettevano. S. contrarre quaai ad ogni momento.
Agostino ce ne dà un‘ idea nella Città di Samara. o Samst. ( Mii. Illuom. ) , an
Dio, e ci apprende che nella camera della Felo che governa il terzo cielo, e che tien
sposa, e in presenza ad ogni persona invi ermn la terra , la quale sarebbe in un
tata, aacrificavaai agli Dei Jugatinus, Do continuo movimento, se non vi ‘mettesse
miducus; Domioius, e alla l)ca [Plantar il piede so ra. - Bibl. Urt'ent.
nn; e che nell'interno, allorché eranfii ri Sana o ‘con ( Ìllit. Ii‘laom.) , albero
tirate tutte le persone che avevano assisti che cresce nel paradiso terrestre, sul qua
lfl alle feste, i due sposi sacrificavano alle le erano scritte le tavole della legge di
Dee Vtrgirtenrts, I’rella, Prrtundu, Ve‘ Mosè, secondo la tradizione dei Maomet
\

SAE. (277') FSA‘


uni, i quali dicevano che questo albero è stitabili nelle punizioni da infliggersi nicol
una specie di loto. - Iiibl. Orienl pevoli.lligidi osservatori delle leggi, lo
SADRY-UGAM o Sannv»0ucitas (Mii. facevano osservare dagli altri colla mar
1nd. ), le quattro età del mondo, che dan sima severità. Non ammettevnno nè le
no il numero di quattro milioni trecento tradizioni , nè le spiegazioni, nè le modi
venti mila. Due mila sadry-ugam fanno ficazioni dei Faris'ei; stavano al mero testo
un giorno ed una notte di Brama; dopo della legge e sostenevano che non si dove’
mille sadry-ugam questo Dio si addor va osservare che ciò che vi è scritto.
menta ; tutto mi) ch' esso ha creato è di Sssva Dea, la Dea crudele, nome con
strutto, e rimane annientata, durante il suo cui chiamavasi Diana, onorata nella Tau
sonno, che dura mille sadry«ugam o tre ride , a causa delle vittime umane che le
cento venti milioni d’anni. Al suo risve si sacrificarsno.
glisrsi, esso crea di nuovo gli Dei, i gi S.uzvs , SAHBRMI , Sasss‘r , Sansa" ,
genti, gli trentini e gli auimali.Trentts mi Sana , Ssuoca ( 1Vlit. Maom. ). Cosi gli
la sadry-ugam fanno un mese di Brema: Arabi Musulmani chiamavano uno degli
dodici mesi simili, uno dei suoi anni , e strati o superficie del globo della terra cui
cento anni sono il termine della sua vita. essi pongono al dissolto di quello che è
La durata della vita di Brema non fa premuto , calpestato dagli uomini e dagli
che un giorno di ‘Visnù; trenta giorni ai animali ; o questo superficie o strato interno
mili, fauno uno de’suoi mesi, dodici mesi è quello in cui Dio ha destinato di tenere il
nnode'suoi anni. Questo Dio muore al giudizio finale, dopo la dissoluzione del
termine di cento anni. Alla sul morte tut mondo. _ BilJ~ Urieut.
to è consumato dal fuoco: in tutta la Sara e Meave' ( IVII'I. M007". ), due
natura più non esiste che Siva, o Siva stes piccoli greppi alla distanza di 300 passi
so perde le differenti forme che ave l’ uno dall'altro, in vicinanza della Mec
va prese, allorché il mondo esisteva; l'assi ca. I pellegrini vi fanno sette giri di un
allora simile a fiamma, e danza sul mondo passo iueguale, e come se cercnssero qual
ridotto ir cenere. che cosa ; ciò che rappresenta , dicono i
Allorché Brani: muore, le acque copro Musulmani , l'imbarazzo e l'inquietudine
no tutti i mondi, tutti gli andoni sono di Agar , durante la sete di suo figlio, e
sfrascellati, più non rimane che il Cailas la pena con cui andava in traccia d'acqua.
son, e il Vaicondon; allora \’Vtsnit, pren "" SAI-‘F0 , famosa per le sue poesie e
dendo una foglia dell'albero chiamato al pe' suoi amori, nacque a Mitilene nella
lemarmt, e postosi sulla medesima, sotto la isola di Lesbo , verso la [p Olimpiade ,
forma di un piccolissimo ragazzo, ondeg vale a dire , sei secoli circa prima di quel
gia in tal guisa, sul mare di latte, euccisn lo d'Augusto. Discordi sono gli autori
do il pollice del destro suo piede : . o in sul nome di suo padre ,eui Erodoto chia
tale positura si rimane intimo a che Brema ma Scamnndrommo , e Suida, Sumone,
sorte di nuovo dal suo ombelico, in un mentre da altri è chiamato Soma, Ca
fiore di lnnmrè. in tal modo i mondi e ntone . Etarco , Ecrito , Eunonimo, ecc.
le età si succedono e si rinnovano perpe Accordansi però tutti a dare a sua madre
tusmente. In molti dei suoi templi ad0rasi il nome di Cleide.ó‘afl"o , secondo Ovi
\Visnù sotto l'accennsta figura , alla qua’ dio , non aveva che sei anni , allorché
le si dà il nome di Valapalrnchaì ;e gli per-dette la genitrice. Sposò Ccrcole , uno
Indiani tengono sempre nelle loro case dei più ricchi cittadini della città d’ An
un quadro che rappresenta il Dio sotto dro , il quale la rese madre d’ una
quella forma. Vatapatranhai è riguardato figlia , cui si diede il nome di Cleide ,
dai senatori diWisnù come I'Essere supre sua avola. Soffi: era piccola e poco bella.
mo nato dalla durata dei tempi.-Somterut. Le sue passioni erano vive e depravate ;
SADUCBI (i) , discepoli di Sadoc , for ebbe tre amiche Altide, Telesi'ppe cMg
mavano una delle quattro principali sette gara, cui essa anni) con tanto andare come
dei Giudei. Ciò che li distingueva dagli se fossero stattrdi un sesso differente dal
altri settsrj , era l’ opinione che aves suo, ciò che le fece dare il nome di
no sull'esistenza degli angeli e aull'im Tn'bar. Dopo la morte di suo marito ,
mortalità dell'anima. Non negavano già concepl ma amore tanto violento per un
UD‘ anima ragionevole; ma sostenevano che giovine di Minime , chiamato FUOIIC, che
non era immortale , e per una naturalissi non potendo indurlo a corrispondere a’suoi
ma conseguenza negavano le pene e le ri deaiderii , disperata, preci itossi dal pro
compense dell' altra vita. Oltre a ciò pre montorio di Lcucade ne mare. Aveva
tcndevnnn che fossero chimera l‘ esistenza composto nove libri di versi lirici, e mol
degli angeli e la risurrezione. ti libri di epigrammi, di elcgie e di ver
Siccome non riconoscevano nè pene , nè si jaml»ici. Da essa ha derivato il suo no
ricompense nell' altra vita , cosi erano ine me il verso Salliuo. Di tutte le sue opere
SAG. (2772) SAG.
non ci rettano che due frammenti , i na questi Sngani sia antichissimo fra essi ; e
li non ismantiscono certamente gli e ogi tengono per fermo che Mosè fosse sagano
che gli antichi hanno prodiga“) a questa di Aronne. ‘
poetessa. A tempo di Oruziu esistevano Sacra: , uno dei capitani d‘ Enea , uc
ancora le sue poesie, se si debbe prestar ciso da Turno. - Eneid. l. 5 , .
fede a quanto ne dice questo poeta (l. !|, SAGARITIDB, ninfa del fiume Sangaro
Cnrm. Ud. 9 , v. 10 ). Antipatro , An nella Frigia.
aom'o ed altri poeti danno a Soffi; il no ' Sicuro , atmbalzamento, da sagum,
me di decimalllusa. Gli antichi le fanno 0 mantello militare, perché sovra un mantel
flore d«ll' invenzione del plcttro.- Ovid. lo ponevsnei coloro che si volevano trabal
Heruid. Ep. 15. e 22 - Ii. Tria. l. zare. Swtonin (e. 2 , Itum. 3 ) racconta
2 , ‘u. 365. - Stai. Sylv. l. 5 , Sy‘lv.3 , che l'imperatore Ottone divertivasi a cor
v. 154. - Hor. Carni. l. o , 0d. 13, rere le strade e a trsbalzare i passcggieri.‘
v. 25. - Id. Ep. 1. t , Ep. 1 , v. 28. Ferebntur et vugari nuotibus solita; ,‘et
- Antipater. in I. 2, Aut/ml? - Au invulidum quemqw: olwinrurn , vel petu
.ren. ldyll. l. 6 , v. 25 , - Id. Epigr. leutum onrripcra , et distento sugo IMPO
3|. - Herodot. l. i, o. 335. - Aelian. .sitmn in sublime fnclare.
V«r. Hist. l. m . e. 18 e 19. »Athen. Mant'ule fa menzione di questo gino
l. 13, c. 7. - Plin. l. an,c. 8. -Sui co crudele e ridicolo.
dar. - L. Gyrald. de Pnet. Historia
Dia]. 9 - Îurneb. Adul’rsna l. [0 , c. Ibis ab e:eusso misms in «stra sugo.
a. - Burth. Aduerr. l. 32,- e‘. Il]. -
Scaligero Aurora. Lect. l. 2 , e. m Storrrtltoavsaxn ( Mit. Imi.) , Dio us
La prima delle due teste che rappresen to dal sangue che stillb da una testa reci
tano la poetessa di Mitilene , è tolta da sa di Brama. Esso ha 500 teste e mille
una medaglia d’ argento di Mitilene , e braccia.
trovate dal Fabbro nella galleria del Car Saos'ra , uno dei capitani di Turno.
dinal Fumare,- la seconda, la parte del Sacnrs ( La Saetta) , costellazione.
Museo Capitolina,- ma la poca simiglian Secondo alcuni , si e quella con cui Br
m che avvi La di esse ha fall.0 nascere il cole uccise l‘ aquila dil’rometeo; secondo
dubbio in Mons Batteri nelle sue illustra altri , quella con cui Apollo uccise i Ci
zioni al Museo capitolino , se amendue clopi.lisso la nascose nel paese degli iper
rappresentino la nostra poetessa. borei; ma avendogliela il vento riportata,
Savi ( Il’lil. Maom.) , eletta , sopran la collocò fra le stelle.
nome che i Musulmani danno ad Adamo SAGITTAIUO , costellazione , il nono se
come scelto da Dio per essere il padre di gno dello Zodiaco. Vien rappresentato
tutti gli uomini. Mustalîr, che ne è deriva metà uomo e metà cavallo , tenendo un
lo, è ure il titolo che i medesimi dan arco e tirando una freccia; ciò che dimostra
no a sometto , cui un riguardano come la violenza del freddo e la rapidità dei venti
il secondo Adamo , od ilrigenerntore del che regnano nel mese di novemhn.Alcuni
1' umana schietta. - Bibl. Orient. autori hanno creduto che fosse il centauro
Con questo stesso nome chiamami alcuni Chirone ; ma . siccome i centauri non lan
pezzi di carta , sui quali sono scritti alcu elevano le freccia, chiamate dai Latiui sa
ni squarci del Corano, e che i Mori ven gt'ttue, cosi alcuni pretendono che il sa
dono ai Negri. t: Questi talismaui , dicon gittsrio sia Crotta, figlio di Eufeme, nutri
essi , hanno la proprietà di rendere quel ce delle Muse , il quale soggiornava sul
Io che li porta invulnerabile ed esente monte Parnaao, e faceva consistere ogni
da ogni timore di tigri, e di serpenti. n suo diletto ed occupazione nel cacciare ,
Saos (Mii Celt.), la seconda delle per cui, dopo morto, fu cangiato in tutto
Dee , la Divinità della storia. ad intercessione delle Muse. - Hi'gin.l.
‘ SAGANA, famose maga , compagna di 2 , e. 27. - Sost'lhflu‘, npwi Hyg loc.
Conizlia , altra l'attncchiera.-Hor Cdt'fll, cit. - Uratasthen. Cntaster. n. 28. -
()d. 5. v. 5, Sat. 1. 1, Set. 8, v. 41 Plin. l. 17 , e. ai.
e 48. SAGRA, fiume memoral’nle della Magna
SAGMIO , nome che gli Ebrei davano al Grecia, nella Locride. Sulle rive di que
vicario o al luogotenente del sommo pon sto fiume eravi un tempio dedicato ai Dio.
tefice che suppliva al. suo uflicio , e ne fa scuri, vicino al quale dieci mila Locri ,
ceva le funzioni qnand' era assente , o al assistiti dagli abitanti di Regio , sconfina
lorquando gli era avvenuto qualche acci ro cento trentamila Crotoniati in‘ battaglia
dente che lo metteva fuori di stato di far cam alo: d‘ onde venne il proverbio usa
le in persona; della qual cosa ne abbia to al mchh~ qualcuno ricusat‘a di credere una
ma alcuni esempi nella storia di Giusep crsflìtî Ciò 2- più vero della battaglia della
po. Gli Ebrei credono che l’ ollicio di Sagra. Strabone riferisce che nella SI.es>a
SAG. (2773) SAG.
iornata di questa vittoria, ne fu portata
a notizia a quelli che essistevan0 ai gino Anche Orazio dichiara che la più pura
chi Ulnnpici. Cicerone ripete questo rac e la più semplice maniera di propiziare i
conto nel suo libro: DC ."\ultlra Ueorum.‘ Nomi, si è quella di ofli‘ir loro della
ma lo dà come una tradizione. larina, del sale, ed alcune erbe odorifere:
" Sa0itii‘tct. Teqfiuslo riferisce che gli
Egiziani furono i primi che offrirono alla . . . . . Te nt'hil ottime!
Divinità delle primula, non ci’ incenso e Tentare multa cacde bidenliurn..
di profumi, e meno ancora di animali‘; !Holltbi: aw3r.m3 penale:
ma di semplici erbe, le quali sono le Forre pio et J(IIIEYAZC mica.
prime produzioni della terra. Questi primi
sagrifici lurono consumati col fuoco, ’ I Pagani avevano tre sorta di s‘agri/icj,
onde derivano le pill'0lt! greche 9"”, pubblici, domestici e stranieri.
àu's:au Su/4uanifn", che significano su 1 angri/ìci pubblici, di cui noi descri
Cri/[care , ecc. Puma si abbruciaron0 vercmo le cerimonie più estesamente, si
dei profumi che si chia'ml'olw a'p"r',utaflh
facevano a spese del pubblico pel bene
dello stato, per ringraziare gli Dei di
dal greco atgvfl°{ldi,chevuol dire, pregare: qualche favore segnalato , e per pregarli
e non si cominciò a sacrificare gli amma di allontanare le calamità che minacciava
li che allorquando questi ebbero fatto no ad aflliggevsno un popolo, un paese,
qualche gran guasto delle erbe e delle una crtt‘a.
frutta che si dovevano ofl'rit‘e sull' altare. l sagri/ìci domestici venivano offerti dai
Lo stesso Teo/Farlo aggiunge che prima membri d'una stessa famiglia e a propiie
dell' immolazwne degli animali , oltre le spese; a soventi volte se ne incaricavano
till‘erte di erbe e di frutti della terra , i gli eiedi. Perciò Plauto, nei Suoi prigio
sagri/ìet' delle libazloui erano molto co uieri , fa dire ad un lamigli0 chiamato
muni, e si versava sugli altari dell' acqua, Ergo/ilo , il quale aveva trovato un rami
del miele . dell' olio e del vino, e questi no zeppo d’ ora, che Giove gli aveva
.vagr_ijici chiamavansi Ne Italia , Melita mandato tanto bene , senza che fosse oli
sponda, Elaaurponda, mospoltdu, bligato a fare alcun sagri/i‘ct'u: ó'inr .meri.r
Ovidio assicura che il nome stesso di ht'ereditatem rum adepto: e__fferlissimarn.
vittima indica, che non se ne *OZI.IIOI'IO, l ragrifiei strflnieri erano quelli che si
fuorché allorquando si ebbe riportato qual facevano, allorché trasportavansi a Roma
che vittoria sugli initnici, e che quello di gli Dei tutelari delle città o delle provin
ostia fa conoscere che le ostilità avevano cic soggiogato, unitamente ailoro misteri
preceduto i atz'grilt'ci. Di fatti allorché gli etl alle cerimonie del loro Culto religioso.
uomini non nutrivansi per anco che dile Oltre a tutto ciò i sagrgfici venivano
nmi , si as'tenevano dall' immulare delle offerti anche a favore dei vivi, od in
gestite, delle’ quali , per la legge del suffragio dei defunti .- Febmart'o mense ,
JG_""IfiCIO, dovevano risparmiare qual€lw dire Cicerone , qui tono extremus anni
paite. menu‘: erat, murtuis, pnrentart' volmrranl.
La materia dei .tagrifici , come noi lo
Ante Dea: hominì quod conciliare va abbiamo detto , consisteva nelle frutta
Ictt't , della terra , o nelle vittime degli animali,
Far era! , et puri lucida mica fulis. dei quali alcuni volta siofffl'1ant) la carne
e le viscere agli Dei, e qualche volta non
Pitugom declamb fortemente contro a’ offriva che l'anima sola
questo macello delle bestie, sia per man come Virgilio fa fare ad delle vittime, ‘
giarle , sia per aacrilicarle , e pretendeva immfrla un toro ad Entello , che
che tutt’ al più sarebbe compati ile il sa Eriee , per la morte
di Dante, dando anima per anima: Ilario
crificare il porco a ~Cei‘er‘i‘r, la capra I tìbi , Eri: , meliorc’n animava pro morte
Bacco . la ragione della'strage che quesl‘i Duretis , - Persolvo.
animali fanno nellè lu'nd'e fe nelle vigne,‘ Differenti eranoi sacrifici a norma del
ma che le pecoré innocenti . i buoi Utili le differenti Divinità che i popoli adora
alla cultura delle lerre,pon potevansi im vano; imperocchè ei'anri quelli per gli Dei
m0l‘re senza una’ somma ‘crudeltà , q\""l celesti, quelli per gli Dei infernali, quel:
luflque gli uomini iirociiririo, ma inutile‘ li per gli Dei marini, quelli per gli DM
manie: di ca rive la loro ingiustizia sot dell' aria e quelli per gli Dei della lel‘l'fll
to il manto el culto degli Dei. Uvidm Ai primi aacrilicavami delle vittime bian
abbraccia la stessa morale: Net: salta est, c e in numero dispari, iii secondi_dcllfl
1Mnd tale rie/‘a: eomrrit'llìfnr, ipso-t - vittime nere, con una libiizionn di vino
"scfipscre dea: .ICI'ÌCIÎ . nnmenquc 5"‘ puro e di latte caldo , che si spandeva iii
per/l'un - Crede labor_tfcri creda"! 5'““' certe fosse col sangue delle vittime: I
due jrweltci'. terzi ai immulavauo delle ostie nere e bia"’
(2774) SAG.
SAG. vedere le non «esce qualche difetto, e
che sulla spiaggia del mare, gittamlo le questa operazione chianauvaei probalio ho
viscere nell'acqua, più lungi che ai pote .rliarum et cxploralio. Dopo questo esame
va, ad eggiungemlovi un'eilusione di vino. accurato, il sacerdote , vestito dei suoi
abiti pontificali, accompagnato dai vittima
. . . . Candentcnr in liltore Murum rj e dagli altri ministri dei sacrifici, ca‘
Can.rliturrm aule ara: vati rcus , urtdriue sendnui purificato , secondo l'uso prcscrir
fa so: to , dava coruìnciauaento alle cerimonie.
Porrictam influctu.r , et uina. iinquentia Gridavn al pubblrcfl: hoc age , siate rin:
fluidam. colti ed attenti al sacrificio; dopo di che
un servo dei sacerdoti , tenendo in ma
Agli Dei della terra immolnvansi delle no una bacchetta che chiamarmi cam
Iitliriae bianche, e iunalzavansi ad essi de menlaculwn, percorreva il tempio , e ne
gli altari, come agli Dei celesti; rispetto faceva sortire tutti quelli che non erano
agli Dei dell' aria , non oilrivasi ad essi ancora istrutti nei misteri della religione
che vino, miele ed incenso. o che ne erano indegni.
La vittima doveva essere sana ed intie L'uso dei Greci, dei quali lo presero
ra , senza macchia o difetto : per esempio, i Romani, era che il sacerdote, venendo ali’
non doveva avere la coda pnntutn, le lin altare, t.llulatitlillse ad alta voce ; q; 'a-n'J‘g,
gua nera , le orecchie fesso , come osserva
Servin, sovra il seguente verso del sesto chi è qui; il popolo rispondeva: fakkdr'
1,‘, ‘70.94,, molto oneste persone, Aum-a
libro dell'Eueide . - . . . un servitore gridava in tutti gli angoli del
Totidem lauta: da mare bidculer. le'HPi0-' Erra‘; H1; {9| ralr‘rpq'; , lungi
da qui o pro/luni, l Latrni ordinariameme
Id est, ne lm’mant cawlam aculeainm, dicevano : "OCCIUL‘5, prqj’2uxi , ab: sedile ;
nec linguam nigram, neo aureln /is.rwn '. presso i Greci tutti coloro che ci diacaccia
ed. era d'uopo che i tori non fosnero mar vano dei templi, venivano compresi sotto
stati lggìogati. le 3""“ll P"‘°lei Br‘fl’W’i» a_uz‘ru
Fatta la scelta della vittima, se ne do
ravano la fronte e le corna, principalmente umm9=qfo ecc.
Ovidio ha nominato, nei suoi fasti l.
quelle delle vacche, dei tori e delle glo 2 ), la maggior parte dei peccatori c e
vencl1e. non potevano assistere ai misteri dei Nmni:
Et statuam ante ara: durata fronte ju Innouui venia!!! ; provai kinc, pmcul im
uencam. piur calo
Fi'tllfll‘; et in pnrlus mater acerba mm.
Macrobio riferisce nel primo libro dei Cui pater e.rt viva: : qui mutria digerit
Seturnali, un senato-Consulto, con cui
_ _ anno: ;
vien ordinato ai decemviri, nella aolen 9‘uae premrt invrsnm socru.r iniqrm nzu‘wn.
nità dei ginnchi Apollinari , d'irnnaolare .’ dntaliduefralrea absinl.‘ et Jtuonir uxor
l‘l Apollo un bue dorato, due capre biatr EL quae ruricoli: semina torta dcrlit.
che dorate, ed a Lfltand una vacca dorati. E‘ auror , e: Prugne. Termuque duabus
Adattavasi eziandio alla testa delle vit iniquui:
time un ornamento di lana, chiamato in El quicumque ma; scelru auget opes.
/iilfl, da cui pendenno due ordini di glo Da questi bei versi impariamo, che, se
‘betti con alcuni nutri nttortigliatì. e pone‘ “finalmente parlando, ernnvi due sorta di
v-m sulla metà del loro corpo una benda persone cui era proibito l‘ assistere ci sa
di utol‘fa assai larga che cadeva dai due cri/ivi, i profani, vale a dire, coloro che
lati. Le vittime inferiori erano ornate rol non erano ancora istrutti nel culto degli
tnuto di corone di fiori e di (estoni con Dei; e quelli che avevano commento qual
alcune bandelle 0 ghirlande bianche. che enorme delitto, come d'aver ucciso il
Cosi addnhbate , venivano condotte in proprio genitore. in Grecia eranvi certi sa
nanzi all' altare; le piccole non si condu grifici a cui le ragazze e gli schinvi non
cavano legate , ma soltanto si spingevano poievano uuistere. A Chemnea, il sacerdo
avanti dolcemente ; ma le grandi si me (e, tenendo in mano una sferra, Collocavasi
navano al luogo del sagrifizin , con una alla porta del tempio di Matura, e pr0ihiva
cavezza ; e Se mai la vittima si dibattev'r ed nlta voce agli schiavi Etol' di entrawi.
o forse restia , ritenermi per un regno di Pressoi ‘Magi di Persia, quel i che avevamo
Cllll‘ll') augurio, impcrocchè il sacrificio delle tacche rosse sul viso secondo la testimo
doveva esser libero. nian1.a di Plinio, non potevano avvicinarsi
La vittima condotta davanti all' altare , Il li altari. Lo stesnnso era in vigore in
veniva nuovamente esaminata e considera ermanin per quelli che avevano perduto il
la con tutta la possibile attenzione , per
SAC. (2775) SAC.
Ot'u acudo nel combattimento, e fra gli Terminate le Cerimonie . seduti i sacri
Sciti , per quelli che non avevano ucciso ficstori, non rimanendo in piedi che i vil
alcun nemico nella battaglia. Le matrona timar); i magistrati o le persone private
Romane non dovevano assistere ai sagrifici che offrivano le primizie dei frutti e la vit
che velate. tima , alcune volte facevano un piccolo di
Ritiratiai i profani e tutti quelli che scorso, od una specie di complimento; ed
erano mdegni di aaaiaterc al sagu/t‘ci, gri è perciò che Luciano no fa fare uno dagli
davlai_filvt’lf Iinguis o animi: u punite ambasciatori di Falart'de ai aacerdoti di
linguam, per imporre silenzio ed eccitare Delio, uell’ atto che loro presentavano un
l‘ attenzione, durante il sacrificio. Gli E. loro di rame, il quale era un capo-‘lavoro
iziani , nella stessa intenzione , avevano dell' arte.
F’ mo di aver presente la statua di Arpa In ecguito il sacerdote riceveva dalla ma
crntt, Dio del ailenun. I Romani ponevano, un d' uno dei ministri , la aacra [nata chia
sull'altare di Vnlupia , la statua della mata mola salsa, la quale era un misto di
Dea Angcronia , la quale aveva la bocca farina, di sale ed acqua, cui il sacerdote
chiusa , per insegnare che nei misteritlella gittava sulla testa della vittima . versandovi
religione , era d’ napo star raccolti e collo pure qualche poco di vino. Questa opera
apirito e col corpo. zim-e chiamavasi immolatio, quasi molao
Il sacerdote faceva una lunga orazione al illalin , come uno spandimento di questa
Duo a cui erano diretti i augr_tfici, e po pasta.‘ mola salsa , dice Fato , vocnlur
acxa a tutti li altri Dei che si i‘nvocavauo _/izr tostum, et tale sparaum , quo molt'to
propizi a cùforo pei quali si olli-wa il m‘ bustine aspergantur. ‘
cri/icio, all'impero, ai principali miuiatri, Virgilio ha espresso questa cerimonia in
si paiticolttti ed allo stato in generale. Ciò molti passi del suo poema , fra gli altri,
che Virgilio ha religiosamente osservato nel Secondo libro dcll' Eneide -
nella Preghiera che fu fatta ad Ercole dai
Salii , aggiungendo, dopo aver riferito le Jumque dies infamia aderat , mihi menu
sue belle azioni (IÉneid. 8): _ parart' ,
Et ml.tae_fiuges et cm:um tempora vittae.
Salve, vera Jovia praia, dectu ndn’ite
(lauta , Il sacerdote, dopo avere sparsi i bricioli
di questa pasta salata sulla testa della \'ll.'
E! no: cl tua dexler adi pede sacra lima , pl'flìdevil del vino, e avendone alla -
“cando. giato il primo , e lettone gustare a queli
che asaistevano al sagri/Ìcio, lo versava {il
Apulejo fa un rendimento di grazie alla le corna della vittima, pronunciando le
Dea Iside , il quale è degno d‘ osservazio parole: Illncle hoc vino infi-rio cslo. Dopo
ne. Le preghiere facevansi in piedi ore di che strappava alcuni peli frammezzo a le
lolllnltfieflmfit‘ln! , ora ad alta voce; e non corna della vittima, e li gtttaittt nel fuoco:
si alevl seduti che in quelle che ai laccvano
pei morti. El summa: curpem media: in!er corn un
Selas.
Malti: duna precibur Jnvem aalutnt, Ignibu: importi: sacri: . . .
ò'tuns summa: resupt'nus usque in unguea.
Ordinava poscia al vittimario di colpire
( Marziule l. m, epigr. 78. ) la vittima , e qurbll la l'eriva con un gran
colpo di maglio o di ma sulla testa , e
Virgilio dice ( /Encid. l. 9): tostamente un altro minnsht) chiamato po
pa, gli immergere un coltello nella gola,
. . . Luun tunaforte parenti: mentre un terzo raccoglieva il sangue del
Pilumni Turnua sacrale valle scll'ebal. l'animale, con cui il sacerdote irrigava
l'altare.
Pescia il sacerdote recitava un formulario
d’ orazione , per la prosperità dello stato, Suppomuu alii eultros , tepidumque cruc
come sappiamo da Apulejo ([16. 2, del rem,
I’ asino d'oro) : Tutto criit quern ( Gram Suscipiunl paleria . . .
matcum ) vocabant , prn_foribus a.ui.rtcn.r,
coetu pnatophorum ( qtmd Jftcrnî-tltcli col - Scannnla la vittima, si scnrticava, ciò che
legit‘ nomen ed ) velut in consta/te!!! un "On facevasi negli olocausti nei quali ab
calo, indt'dem de aublimt' suggestu , de brut‘iavlsi anche la pelle. Se In dlllflfl
libro , de lilcria _fiitutn voce praefizctu: cava poscia la testa, che ai adornava di
principi magno , aenatm'que . equt’li , tuti ghirlande e t.ll lestoni, e appwdevaai ai
que populn , nautici: , Mvillfi', Mc. pilastri dei templi unitamente alla pelle,
Dix. Mii. 48
SA(L (2776) SAG.
come un'inaegna della religione, alla qua Consumate le viscere e compito tutte le
le si aveva ricorso nelle pubbliche calamità. altre cerimonie , credevaai che gli Dei fu»
La qual cosa noi sappiamo da uno squar sero soddiafatti , e che non maucassero di
cio di Cicerone contro Pisana: Ecquid esaudire i voti dei supplicanti: la qual
recordaris, cum omni latina [II'OVÙICÌGB cosa esprimevaai col verbo lrmre che signi
pecore compul.ro , pellinm nomine omnem ficava : tutto è ben fatto; mentre per lo
quantum illum domcslt'ctun palcrltumquc contrario , non litnre voleva dire che man
reuovastt'? e dal seguente di l"eslo: Pel cava qualche cosa all' integrità dal sacri/I
lem huberr Herculesfingitur . u! homine: ci'o, o che gli Dei nou erano proprzj.
culla: anliqui adlnnncanlur: [ugeulrs quo Svetonio , parlando di Giulio Cesare , dice
qm- diebua luctus in pcllibus anni. che non poté mai sacrificare un'oatia favo
E con ciò non intendiamo di mettere in revole quel giorno in cui fu ucciso in Se
dubbio che i sacerdoti non ai cuprissero Dato.‘ Caesur victi'llti: caesi.r litare non
a0vanti volta delle pelli delle vittime , o poluit.
che altri non dormisrero sovra di esse nei Il sacerdote accorniatava gli assiatenti
templi di Esculapt'o e di Fauno. per avere colle parole: I Licei . delle quali lacevasi
delle risposte favorevoli in sogno , 0 per uso anche nella fine delle pompe luuebri e
GMBI' guariti nelle loro malattie. delle cer.muuie per congedare il popolo,
Cappadocia, mercanti di schiavi, nella come si può scorgere in Terenzio ed in
commedia di Plauto, intitolata CurcuIi‘o, Plauto ; il popolo rispondeva filt'ciler.
si la in che , avendo dormito nel tempio Finalmente apprestntisi il sacro banchetto
di aculapt'a, ha veduto in sogno il Dio al per gli Dei , rpulurn; collocavanai le loro
lontanarai da lui; ciò che lo fa risolvere statue sovra un letto da tavola , e ai pre
il soi‘tirne, non potendo sperare di esser sentavano ad uso la fil'tll delle nll'erte vit'
guanto. time; e questa funzione apettava ai mini
Itri dei mgri/ìct', cui i Latini chiamavano
Migrare certum est jam mmc e ano Epuloner.
orna, Dal fin qui detto , risulta che i sacrifici
%uand0 zfi‘sculapi ila lentr'o untentiam: avevano quattro parti principali,- la piiiua
t qui‘ un: nilu'li [ùciut , neo salwun chiamavasi libalio, la libaziuue, o quel
uelit. 8USlaifl del vino che l'acevasi unitamente
alle ell'usioni sulla vittima : la seconda, im
Aprivansi le viscere della vittima , e, mulatt'o, I’ immolazione, quando dupo avere
dopo averle attentamente Coliaiderate, per sparso sulla vittima i briciolr d‘ una pasta
trarne I presagi , secondo la scienza degli salata , si sgozzava ; la terzi era chiamata
aruapici , ai upeq;evauo di l'ariua, si spruz redditi}: , quando si ofl'nvano le viscere agli
zavano di vino, e si presentavano entro Dei: e la quarta , [natia , allorché il sfi
alcuni bacini agli Dei; dopo di che si git crt'ficio era iutenmente consumato I»eull
ta_vano a pezzi sul fuoco , reddebant carta alcun inconveniente.
dita; per la qual cosa le viscere erano Nè. deveai penare sotto silenzio che fra
chiamate pornniar, quod in rame foca i pubblici sagri/ìct' , altri chiamavansi sta
porrebantur , dt'isque porrt'gebantur : dimo la , cioè ataliili , immobili , che facevansi
do che quell' antico modo di dire , porri tutti gli anni nello stesso giorno; ed altri,
cui: ira/erre , significava, presentare le vi indiciu , perrhè venivano fuori de|l'nrt.li-‘
acrve in sugrifici'o. nario ordinati per qualche occaaione impor
Spesso fiato si nmettavann d'olio, come tante ed impensata.
Vediamo nel sesto libro dell' Eneide, v- 35.}: Due bauvt'ilitflli laterali di nn'ara che fa
parte del Museo Pio ClHIJEIIIII\O rappresen
El JOIÌdIZIÌIIIPOI‘IÎI laurorum viscere/lam tano un sagiilìeio celebrato su d’un'ara
mìx , quadrilalera e ornata d'encarpo da due
Pingue superque oleum fiundenr ardenti‘ persone 1052!.t: e velate, auiatendovi (‘un
(ma extra. doppio flauto un libicioe coronato e anc
Cinti).
Qualche volta si irrigavano di latte e SAGRIPICIO, atto di religione che i R0
del sanguedella stessa vittima , particolar’ mani chiamavano devoh'o Ve n'era di
mente nei muri/[ci dei morti ; ciò che ap più aui'ltt: gli uni p-rticolari , cioè quelli
reudiamoda Slazio, nel resto libro della dei guerrieri che ai sacrificavauu per l’ ar
E‘ehaide. : mata o per la repubblica; tali sono quelli
dei due Deci , pnlre e figlio , di M. Cur
Spumantirque meri palerae vergrmtur et zio, fra i Romani, e , tra i Greci, di
atri Codro e di Meneceo. I pubblici erano pro
Sunguini.r , e! rnpu' grati'rsi/im cymbia clamati dal dittatore o dal console . alla
laclu. testa della armate. illacrflóio ce ne in‘
SAG . t2777) SAG.
a tempo d'Augusto, introdusae un nuovo
conservato la farmela : « Padre Dite (Plu
Ione), Giove, Mani, qualunque eiasr il genere di sagrilìcio. Un tribuno del po
nome con cui vi si può chiamare, io vi pnlo , chiamato Pacuvi0 , ne diede il pri
prego dl inspirare tema e terrore in questa mo l'esempio , e si sagrilìcò , ad imita
nemica città e nell' armata con cui dobbia zione dei popoli barbari, per obbedire
mo combattere ; fate che quelli che parte agli ordini del principe, anche a costo
ranno le armi contro le nostre legioni ed della propria vita. Questo esempio trovò
armate , siano posti in rotta, che siano degli imitatori, ed Augusto facendo rem
privati della ceieste luce, che le città e le biante di vergognarsi di un tale eccesso di
campagne coi loro abitanti d‘ ogni eta vi vile adulazione, non tralasciò nullarneno
siano consacrati, secondo le leggi per le di ricompenaame l'autore.
quali i maggiori nemici vi sono aagrilicati. (Mii. Cell. )Nelle pubbliche cala‘
lo ve li consacra, in virtù della mia cari mità , i Galli accusavano un uomo di tut
ca , pel popolo Romano, per la nostra te le loro iniquità, e di tutte le disgra
annata , per le nostre legumi, aftichè con zie che li minacciavano. in tempo di pe
serVare i nostri capitani , e quelli che com ate , i Druidi di Marsiglia inducevano un
battono sotto i loro ordini. u Quando il uomo a sagrificarsi volontariamente per la
generale che si era votato periva, essendo pubblica salvezza , faceudoglicret‘lere che
compito il suo voto , gli si rendevano gli un generoso aagrilicio gli assirnrerebbe un
ultimi doveri con tutta la pompa. Soprav posto fra gli Dei. Quell' infelice veniva
viveva? Le esecuzioni che aveva pronun delicatamente uudrito , festeggiato ed ac
ciato controse steaso,lo rendevano incapace carezzato per un inticro anno. Spinto
di nfl‘rrre alcun sacrificio agli Dei. Per pn questo termine, era coronato di fiori , e
rilicarai , era obbligato di conaacrare le sue dopo averlo caricato di maledizioni, veni
armi a Vulcano , o a -quel Dio che più gli va precipitato dall’ alto di una rupe. Se
piaceva, immolando una vittima , o fa poi si presentava una persona più distinta
cendo qualche altra offerta, Se il aoldaio ad oll'rrrai in aagrilizio per la patria , gli
cmrsegrato dal suo generale perdeva la vita, si faceva l’ onore di lapidarl° fuori della
ritenevasi felicemente consumato il tutto; città. Alcune volte queste pubbliche vitti
se per lo Cùtlll‘flll0 .-ortiva vivo dalla pu me venivano inchiodate e appese agli al
gna, ai sotlerrava una statua altri più di beri,