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------IND- 2018 0119 DK- IT- ------ 20181115 --- --- FINAL

Decreto sull'uso dei rifiuti per scopi agricoli1)

Conformemente all'articolo 7, paragrafo 1, punti da 6 a 8 e 11, all'articolo 7 bis, paragrafi 1, 2 e 4,


all'articolo 13, paragrafi 1 e 2, all'articolo 16, all'articolo 19, paragrafo 5, all'articolo 44, paragrafo 1,
all'articolo 67, all'articolo 73, paragrafi 1 e 3, all'articolo 80, all'articolo 92 e all'articolo 110, paragrafo 3
della legge sulla protezione dell'ambiente (cfr. testo unico n. 966 del 23 giugno 2017, modificato dalla legge
n. 1444 del 12 dicembre 2017), si decreta quanto segue:

Capitolo 1

Campo di applicazione

Articolo 1. Il decreto stabilisce le norme relative alla misura in cui i rifiuti di cui all'articolo 2 possono essere
usati per scopi agricoli, senza causare effetti negativi sull'ambiente e per gli esseri umani, le piante e gli
animali.
Paragrafo 2. Le norme del presente decreto non si applicano se sono in conflitto con le disposizioni previste
da altre normative in materia di prevenzione e controllo delle malattie negli allevamenti, delle zoonosi o dei
parassiti delle piante.

Articolo 2. Il decreto comprende i rifiuti prodotti dalle abitazioni, dalle istituzioni e dalle imprese, inclusi i
rifiuti trattati biologicamente, gli effluenti di processo e i fanghi di depurazione nella misura in cui tali rifiuti
sono destinati a essere utilizzati a fini agricoli.

Articolo 3. Il decreto non disciplina:


1) Rifiuti compostati e non compostati da giardini e parchi che possono essere utilizzati a fini agricoli senza
previa autorizzazione.
2) Sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati disciplinati dal regolamento (CE) n. 1069/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di
origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n.
1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale), tranne i sottoprodotti di origine animale e i
prodotti derivati destinati a essere utilizzati negli impianti di produzione di biogas e compostaggio.
3) Carcasse di animali che non sono morti in un processo di macellazione, compresi animali abbattuti per
debellare malattie epizootiche che sono smaltiti conformemente al regolamento (CE) n. 1069/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di
origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento
(CE) n. 1774/2002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale).
4) Campi su cui i rifiuti vengono sparsi a fini sperimentali al fine di valutarne gli effetti nocivi sul suolo e sulle
colture.

Capitolo 2

Definizioni

Articolo 4. Ai fini del presente decreto, si intende per:


1) Rifiuti: rifiuti, come definiti nel decreto sui rifiuti.
2) Produttore di rifiuti: chiunque generi, trasformi, venda o importi rifiuti destinati all'uso per scopi agricoli.
3) Impianto di trattamento: un impianto di trattamento dei rifiuti, per esempio mediante compostaggio,
essiccazione, degassamento e simili.
4) Trattamento biologico: circolazione anaerobica o aerobica di materiale organico mediante degassamento
in un impianto di biogas o mediante compostaggio.
5) Bio-polpa: rifiuti organici recuperati da un impianto di pretrattamento.
6) Utente: chiunque sia titolare di diritti relativi all'area in cui verranno utilizzati i rifiuti.
7) Rifiuti solidi: rifiuti che rimangono invariati quando accatastati o ammucchiati. Ciò significa che il cumulo
o mucchio non collassa né si espande.
8) Rifiuti liquidi: rifiuti che possono essere pompati e che collassano e si espandono se accatastati o
ammucchiati.
9) Impianto di pretrattamento: un impianto che, tra le altre cose, pretratta e recupera rifiuti organici
domestici e rifiuti assimilabili ai rifiuti domestici, inclusa l'eventuale eliminazione di imballaggi e recupero
dei rifiuti in bio-polpa.
10) Contaminanti fisici: la quantità totale di sostanze indesiderabili nella bio-polpa, ad es. metallo, vetro,
gomma, plastica, ecc.
11) Effluenti di allevamento: effluenti di allevamento come definiti dal decreto relativo agli allevamenti
zootecnici commerciali, agli effluenti di allevamento, agli insilati, ecc.
12) Impianto di biogas a base di effluenti di allevamento: impianti a biogas che ricevono effluenti di
allevamento o biomassa di origine vegetale.
13) Agricoltura: produzione di piante o di legno da agricoltura, silvicoltura e orticoltura, giardinaggio privato,
attività relative a parchi o cimiteri, ecc.
14) Scopi agricoli: l'uso di rifiuti per fertilizzare o migliorare il suolo in agricoltura.
15) Rifiuti organici domestici e rifiuti organici assimilabili ai rifiuti domestici: rifiuti di cucina e rifiuti
alimentari di origine vegetale e animale provenienti dalle abitazioni, dai ristoranti, dagli esercizi di
ristorazione, dalle grandi cucine e dai dettaglianti, e rifiuti simili provenienti da aziende e dettaglianti
alimentari.
16) Giardinaggio domestico: produzione di piante e legname non commerciali destinati al consumo o all'uso
esclusivo di una o poche famiglie.
17) Aree ricreative: grandi e piccoli parchi, campi sportivi e simili dove è consuetudine soggiornare.
18) Fanghi:
a) fanghi di depurazione provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue che trattano acque reflue
domestiche o urbane o da altri impianti di trattamento delle acque reflue che trattano acque reflue di
composizione simile;
b) fanghi di depurazione provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue diversi da quelli di cui alla
precedente lettera a);
c) fanghi provenienti dall'acquacoltura;
d) fanghi provenienti dalla lavorazione di materie prime di origine animale.

Capitolo 3

Uso dei rifiuti elencati all'allegato 1

Articolo 5. I rifiuti elencati all'allegato 1 possono essere utilizzati senza previa autorizzazione ai sensi
dell'articolo 19 della legge sulla protezione dell'ambiente per scopi agricoli in conformità delle disposizioni
dei capitoli da 5 a 10 del presente decreto e delle norme del decreto relativo agli allevamenti zootecnici
commerciali, agli effluenti di allevamento, agli insilati ecc., eccetto quanto previsto ai paragrafi da 2 a 3.
Paragrafo 2. Lo spargimento nelle foreste dei rifiuti elencati all'allegato 1 è subordinato alla richiesta di
un'autorizzazione ai sensi dell'articolo 19 della legge. Il consiglio comunale stabilisce i termini per
l'applicazione dei capitoli da 5 a 10 del presente decreto. Il consiglio comunale può inasprire le condizioni di
cui ai capitoli da 5 a 10 o stabilire condizioni aggiuntive.
Paragrafo 3. Durante il trasferimento destinato al giardinaggio domestico o all'uso in tale ambito non si
applicano l'articolo 13, paragrafo 3, punto 2, l'articolo 14, paragrafi 2 e 3, l'articolo 15 e i capitoli 9 e 10.

Capitolo 4

Uso dei rifiuti non elencati all'allegato 1

Articolo 6. L’utilizzo per scopi agricoli di rifiuti non elencati all'allegato 1 necessita di un’autorizzazione ai
sensi dell'articolo 19 della legge sulla protezione dell'ambiente.
Paragrafo 2. Il consiglio comunale, quando concede l'autorizzazione all'uso di rifiuti per scopi agricoli che
non figurano nell'elenco di cui all'allegato 1 all'articolo 19 della legge sulla protezione dell'ambiente, stabilisce
i termini in cui si applicano le norme di cui ai capitoli da 5 a 10. Il consiglio comunale può inasprire questi
termini in relazione a quanto è applicabile ai sensi dei capitoli da 5 a 10 oppure stabilire termini aggiuntivi,
tra cui il divieto d'uso dei rifiuti in determinate aree.
Paragrafo 3. Prima di adottare una decisione, il consiglio comunale deve ricevere il parere dell'Autorità
danese per la sicurezza dei pazienti e dell'Amministrazione veterinaria e alimentare danese.

Capitolo 5
Requisiti generali per i rifiuti da utilizzare a fini agricoli

Articolo 7. I rifiuti destinati a essere utilizzati a fini agricoli o forniti a impianti di produzione di biogas a
base di effluenti di allevamento o impianti di trattamento devono rispettare i valori limite stabiliti
dall'allegato 2 e non contenere quantità rilevanti di altre sostanze nocive per l'ambiente.
Paragrafo 2. Fermo restando il paragrafo 1, i rifiuti con elevati livelli di sostanze estranee all'ambiente
possono essere trasferiti a impianti di compostaggio a certificazione ambientale al fine di decomporre tali
sostanze. L'impianto di compostaggio deve essere sempre in grado di dimostrare all'autorità di controllo che
le sostanze estranee all'ambiente vengono decomposte.
Paragrafo 3. Il prelievo di campioni dai rifiuti e la relativa analisi devono essere effettuati conformemente al
capitolo 6.
Articolo 8. I rifiuti destinati all'uso per scopi agricoli e il digestato da biomasse proveniente da impianti di
produzione di biogas a base di effluenti di allevamento o da impianti di trattamento devono, prima di essere
utilizzati per scopi agricoli, rispettare le restrizioni per motivi sanitari sull'uso dei rifiuti di cui all'allegato 3.

Articolo 9. Quando si miscelano rifiuti di diversi produttori di rifiuti, compresi i fanghi di depurazione di
diversi impianti, e quando si miscelano rifiuti con prodotti, si devono prelevare campioni dai singoli tipi di
rifiuti prima di mescolarli, al fine di stabilire se i valori limite di cui all'allegato 2 sono rispettati.
Paragrafo 2. I rifiuti domestici provenienti da più famiglie e miscelati prima del trattamento sono
considerati come provenienti da un unico produttore di rifiuti. In questo caso, l'autorità responsabile del
sistema di raccolta è considerata il produttore dei rifiuti.

Capitolo 6

Campionamento e analisi

Articolo 10. I rifiuti destinati a essere utilizzati a fini agricoli o forniti a impianti di biogas a base di effluenti
di allevamento o impianti di trattamento devono essere analizzati sulla base di campioni rappresentativi e
rispettare i valori limite stabiliti dall'allegato 2. Sono esclusi i sottoprodotti di origine animale che non sono
miscelati con altri tipi di rifiuti e sono forniti direttamente agli impianti di biogas a base di effluenti di
allevamento o agli impianti di biogas in generale.
Paragrafo 2. I rifiuti destinati a pretrattamento devono essere analizzati sulla base di campioni
rappresentativi e rispettare i valori limite stabiliti all'allegato 2. Se un'analisi indica il superamento dei valori
limite applicabili, deve essere interrotta la fornitura dei rifiuti pretrattati all'impianto di biogas.
Paragrafo 3. Il produttore di rifiuti e l'impianto di pretrattamento devono assicurarsi che i campioni siano
prelevati e analizzati da laboratori o imprese accreditate dal Fondo danese di accreditamento o da un
organismo di accreditamento corrispondente che sia firmatario dell'accordo multilaterale di riconoscimento
reciproco della Cooperazione europea per l'accreditamento, salvo quanto previsto al paragrafo 4.
Paragrafo 4. Il consiglio del comune in cui ha sede il produttore di rifiuti può decidere che i campioni
possano essere prelevati o analizzati dal produttore di rifiuti stesso, in conformità con le disposizioni di tali
laboratori o società.
Paragrafo 5. Il laboratorio o la società deve inviare i risultati delle analisi all'autorità di controllo prima di
eseguire la prima consegna dei rifiuti. Dopo la prima consegna, i risultati di ciascuna analisi devono essere
inviati all'autorità di controllo non appena disponibili.

Articolo 11. Il campionamento, la frequenza di analisi, i parametri e i metodi di analisi devono essere
conformi ai requisiti di cui all'allegato 5, ad eccezione di quanto previsto al paragrafo 4.
Paragrafo 2. Il consiglio del comune in cui ha sede il produttore di rifiuti può aumentare o diminuire la
frequenza di campionamento e analisi. Il consiglio comunale può inoltre decidere che i campioni debbano
essere analizzati alla luce di un numero maggiore o minore di parametri, ad eccezione di quanto previsto al
paragrafo 3.
Paragrafo 3. Quanto disposto dal paragrafo 2 non include le frequenze di campionamento e analisi per
l'azoto e il fosforo.
Paragrafo 4. In deroga al paragrafo 1, i campioni devono essere prelevati e le analisi effettuate sui fanghi
provenienti dagli impianti pubblici di trattamento delle acque reflue e dai rifiuti organici separati da
abitazioni, istituzioni e società private che non subiscono un pretrattamento, conformemente al decreto sul
controllo dei fanghi di depurazione, ecc. destinati all'uso per scopi agricoli. Inoltre, a tali prodotti non si
applicano i paragrafi 2 e 3.
Capitolo 7

Requisiti generali per il produttore di rifiuti

Articolo 12. Gli obblighi del produttore di rifiuti, di cui agli articoli da 13 a 15, spettano al produttore di
rifiuti che fornisce i rifiuti all'utente o agli impianti di biogas a base di effluenti di allevamento o agli impianti
di trattamento.

Articolo 13. Il produttore di rifiuti redige una dichiarazione che comprende i punti seguenti:
1) I rifiuti, compresa una descrizione della loro origine e del sito di produzione e un riferimento alle
denominazioni utilizzate nell'allegato 1.
2) I singoli costituenti e il rapporto di miscelazione dei rifiuti derivanti dalla miscelazione di diversi tipi di
rifiuti.
3) I singoli costituenti e il rapporto di miscelazione dei rifiuti miscelati con fertilizzanti, ammendanti o altri
prodotti.
4) Il trattamento, i risultati delle analisi effettuate e qualsiasi restrizione d'uso. Si utilizzano le denominazioni
di cui all'allegato 3.
5) I risultati delle analisi di cui all'articolo 10, compresa l'indicazione dell'orario di esecuzione del
campionamento e dell'analisi.
6) Informazioni relative alle capacità di stoccaggio.
Paragrafo 2. Se il consiglio comunale ha deciso i termini di cui agli articoli 6 o 83 del decreto relativo agli
allevamenti zootecnici commerciali, agli effluenti di allevamento, agli insilati ecc., tali termini devono
figurare nella dichiarazione.
Paragrafo 3. Una copia della dichiarazione deve essere inviata al consiglio del comune in cui ha sede il
produttore di rifiuti, salvo quanto previsto dall'articolo 14, paragrafo 6. L'invio deve avvenire al più tardi 8
giorni prima della prima consegna all'utente, all'impianto di biogas a base di effluenti di allevamento o
all'impianto di trattamento e successivamente ogniqualvolta siano disponibili nuove analisi o sia mutata la
composizione.

Articolo 14. Ogni produttore di rifiuti che stipuli un contratto di fornitura di rifiuti è responsabile della
dichiarazione di accompagnamento e corrispondente ai rifiuti, ad eccezione di quanto previsto al paragrafo 6.
Paragrafo 2. I rifiuti possono essere consegnati solo previo accordo scritto tra il produttore di rifiuti e
l'utente o la direzione dell'impianto di biogas a base di effluenti di allevamento o dell'impianto di
trattamento.
Paragrafo 3. Quando stipula il contratto di fornitura dei rifiuti all'utente, il produttore di rifiuti invia una
copia del contratto stesso, della dichiarazione e della mappa che indica dove e quando è previsto lo
spargimento dei rifiuti (mappa che indica il numero di lotto del campo) al consiglio del comune in cui ha sede
l'utente, entro e non oltre 8 giorni prima della prima consegna.
Paragrafo 4. In caso di accordo per la fornitura di rifiuti agli impianti di biogas a base di effluenti di
allevamento o agli impianti di trattamento, il produttore dei rifiuti invia una copia del contratto di fornitura e
della dichiarazione all'autorità di controllo dell'impianto di biogas a base di effluenti di allevamento o
dell'impianto di trattamento entro 8 giorni prima della prima consegna.
Paragrafo 5. Qualora le informazioni presentate sullo spargimento previsto di cui al paragrafo 3 dovessero
subire modifiche, l'utente deve inviare le nuove informazioni relative a tale spargimento al consiglio del
comune in cui ha sede l'utente.
Paragrafo 6. Il paragrafo 1, il paragrafo 3 e il paragrafo 3 dell’articolo 13, non si applicano agli impianti di
biogas a base di effluenti di allevamento, se l’impianto fornisce rifiuti a un utente.

Articolo 15. Prima del 1° marzo di ogni anno, il produttore di rifiuti deve comunicare al consiglio comunale
le quantità di ciascun tipo di rifiuto fornito a fini agricoli durante l'anno civile precedente, suddivise per uso
in agricoltura, silvicoltura, biogas o impianti di trattamento, orticoltura, attività relative a parchi e
giardinaggio domestico. La notifica è effettuata facendo riferimento alla dichiarazione di cui all'articolo 13,
per ciascun tipo di rifiuto.
Paragrafo 2. Entro il 1° luglio di ogni anno, il consiglio comunale fornirà all'Agenzia per la protezione
dell'ambiente le informazioni di cui al paragrafo 1. A seguito di negoziati con i consigli comunali, l'Agenzia
per la protezione dell'ambiente può stabilire norme relative
alla forma di notifica da utilizzare.

Capitolo 8
Stoccaggio

Articolo 16. Lo stoccaggio di rifiuti presso i locali commerciali dell'utente non richiede l'autorizzazione
preventiva di cui all'articolo 19 della legge sulla protezione ambientale se l'impianto di stoccaggio è ubicato,
installato e gestito in conformità del decreto relativo agli allevamenti zootecnici commerciali, agli effluenti di
allevamento, agli insilati ecc., e se la quantità di rifiuti immagazzinati non è superiore a quella che l'utente è
in grado di spargere durante la stagione di crescita attuale e imminente.
Paragrafo 2. I rifiuti che non sono soggetti a desorbimento di liquidi possono essere immagazzinati in
cataste all'aperto presso la sede commerciale dell'utente senza la previa autorizzazione di cui all'articolo 19
della legge sulla protezione ambientale. Tali cataste all'aperto devono essere coperte in modo da impedire
all'acqua di penetrarvi e la loro ubicazione deve essere conforme a quanto stabilito dal decreto relativo agli
allevamenti zootecnici commerciali,
agli effluenti di allevamento, agli insilati ecc.
Paragrafo 3. Non è consentito lo stoccaggio dei fanghi di depurazione in cataste all'aperto.

Articolo 17. Lo stoccaggio di rifiuti da conferire agli impianti di biogas a base di effluenti di allevamento
deve avvenire in conformità a quanto stabilito dal decreto relativo agli allevamenti zootecnici commerciali,
agli effluenti di allevamento, agli insilati ecc. Continuano ad essere valide le altre disposizioni del presente
decreto, a inclusione dei requisiti e delle disposizioni generali sul campionamento e l'analisi in conformità
con i capitoli 5 e 6.

Articolo 18. Lo stoccaggio di rifiuti presso i locali commerciali dell'utente in contenitori per effluenti di
allevamento, deve avvenire in conformità con il decreto relativo agli allevamenti zootecnici commerciali, agli
effluenti di allevamento, agli insilati, ecc. Continuano ad essere valide le altre disposizioni del presente
decreto, a inclusione dei requisiti e delle disposizioni generali sul campionamento e l'analisi
in conformità con i capitoli 5 e 6.

Articolo 19. Il consiglio comunale dispone di impianti di stoccaggio in grado di conservare la produzione di
9 mesi di fanghi provenienti dagli impianti pubblici di trattamento delle acque reflue del comune.
Paragrafo 2. Entro il 31 dicembre di ogni anno, il consiglio comunale riferisce all'Agenzia per la protezione
dell'ambiente su dove e come saranno immagazzinati i fanghi dagli impianti pubblici di trattamento delle
acque reflue dell'anno successivo.

Capitolo 9

Uso dei rifiuti da parte dell'utente

Articolo 20. L'uso di rifiuti non deve causare l'inquinamento delle acque sotterranee.

Articolo 21. Quanto stabilito dagli articoli da 22 a 24 non si applica quando si utilizzano rifiuti con un
rapporto di miscelazione di almeno il 75 % di effluenti di allevamento o di digestato di biomassa vegetale,
calcolato sulla base della sostanza secca. L’uso dei rifiuti deve avvenire in conformità a quanto stabilito nel
decreto relativo agli allevamenti zootecnici commerciali, agli effluenti di allevamento, agli insilati ecc.

Articolo 22. I rifiuti liquidi non possono essere sparsi in quantità superiori a 3 000 m3 per ettaro per
periodo di pianificazione. Nel periodo dal 1° febbraio al 1° aprile possono essere sparsi solo 1 000 m3 per
ettaro.

Articolo 23. I rifiuti devono essere utilizzati in conformità con la dichiarazione, di cui all’articolo 13, e la
mappa che indica l'area di spargimento, di cui all'articolo 14, paragrafo 3.

Articolo 24. Le restrizioni sanitarie sull'uso devono essere rispettate conformemente all'allegato 3.

Articolo 25. I rifiuti immessi nel terreno non possono contenere più di 7 tonnellate di sostanza secca per
ettaro all'anno, calcolato come media su 10 anni. Per i parchi e le foreste senza coltivazione di colture
commestibili, possono essere applicate 15 tonnellate di sostanza secca per ettaro all'anno, calcolato come
media su 10 anni.
Capitolo 10

Disposizioni speciali relative ai metalli pesanti nel suolo

Articolo 26. Le aree in cui i rifiuti sono applicati non devono contenere quantità di metalli pesanti superiori
a quelle previste dall'allegato 4.
Paragrafo 2. Nelle aree in cui il consiglio comunale preveda il rischio del superamento dei valori limite per il
tenore nel suolo di cui all'allegato 4, devono essere prelevati e analizzati campioni di suolo per documentare
se tali valori limite siano stati rispettati o meno.
Paragrafo 3. I campioni di suolo devono essere prelevati e analizzati da laboratori o imprese accreditate dal
Fondo danese di accreditamento o da un organismo di accreditamento corrispondente che sia firmatario
dell'accordo multilaterale di riconoscimento reciproco della Cooperazione europea per l'accreditamento. I
costi di tali esami sono sostenuti dal produttore dei rifiuti.
Paragrafo 4. Il campionamento e l'analisi sono effettuati in conformità dell'allegato 4.

Capitolo 11

Controllo e applicazione

Articolo 27. Il consiglio comunale effettua controlli volti ad assicurare il rispetto di quanto stabilito dal
presente decreto.
Paragrafo 2. L'Agenzia danese per l'agricoltura, in deroga al paragrafo 1, ispeziona la qualità dei fanghi
provenienti dagli impianti pubblici di trattamento delle acque reflue e dai rifiuti organici separati da
abitazioni, istituzioni e società private.

Articolo 28. L'autorità di controllo può decretare l'imposizione di misure correttive se l'uso o lo stoccaggio
dei rifiuti è suscettibile di causare fastidi non trascurabili o inquinamento.
Paragrafo 2. L'autorità di controllo può vietare l'uso di rifiuti per scopi agricoli se tale uso provoca
inquinamento o un rischio di inquinamento in modo specifico o se i requisiti generali di cui ai precedenti
articoli da 7 a 9 non sono rispettati.

Capitolo 12

Deroga e ricorso

Articolo 29. In casi speciali e su richiesta specifica, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente può derogare a
quanto stabilito dalle norme.

Articolo 30. Non è possibile presentare ricorso presso altre autorità amministrative contro le decisioni
seguenti:
1) decisioni del consiglio comunale in conformità degli articoli 10, 11 e 28;
2) decisioni del consiglio comunale in conformità dell'articolo 6, quando la decisione riguarda meno di
10 000 tonnellate di rifiuti annui;
3) decisioni dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente in conformità dell'articolo 29.

Capitolo 13

Sanzioni

Articolo 31. Fatte salve eventuali sanzioni di entità maggiore previste da altre normative, si infliggono
sanzioni a chiunque:
1) usi i rifiuti in violazione dell'articolo 5, paragrafo 1,
2) violi le condizioni stabilite dal consiglio comunale in conformità dell'articolo 6, paragrafo 2,
3) utilizzi rifiuti che non siano conformi ai valori limite stabiliti dall'allegato 2 o contenenti quantità rilevanti
di altre sostanze nocive per l'ambiente; cfr. l'articolo 7, paragrafo 1,
4) non prelevi o non analizzi campioni in conformità dell'articolo 10, paragrafi da 1 a 4,
5) violi la normativa relativa al campionamento, alla frequenza di analisi, ai parametri per l'analisi o ai
metodi di analisi di cui all'allegato 5; cfr. l'articolo 11, paragrafo 1,
6) violi le condizioni stabilite dal consiglio comunale in conformità dell'articolo 11, paragrafo 2,
7) non rediga la dichiarazione o fornisca informazioni errate nella dichiarazione di cui all'articolo 13,
paragrafi 1 e 2,
8) non presenti la dichiarazione al consiglio comunale di cui all'articolo 13, paragrafo 3,
9) non presenti la dichiarazione assieme ai rifiuti in conformità dell'articolo 14, paragrafo 1,
10) non stipuli un accordo scritto ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2,
11) non invii al consiglio del comune in cui ha sede l'utente una copia del contratto di fornitura, della
dichiarazione o della mappa con l'indicazione di dove e quando si prevede lo spargimento dei rifiuti, entro 8
giorni prima della prima consegna in conformità con l'articolo 14, paragrafi 3 e 5,
12) non invii all’autorità di controllo dell'impianto di biogas a base di effluenti di allevamento o dell'impianto
di trattamento una copia del contratto di fornitura o della dichiarazione entro 8 giorni prima della prima
consegna in conformità dell'articolo 14, paragrafo 4,
13) non effettui la notifica al consiglio comunale di cui all'articolo 15, paragrafo 1,
14) immagazzini i rifiuti in violazione degli articoli da 16 a 18,
15) usi rifiuti che provocano l'inquinamento delle acque sotterranee ai sensi dell'articolo 20,
16) superi i limiti delle quantità di rifiuti liquidi che possono essere sparse ai sensi dell'articolo 22,
17) usi i rifiuti in violazione dell'articolo 23,
18) violi le restrizioni sanitarie dell'allegato 3 in conformità dell'articolo 24,
19) superi i limiti delle quantità di rifiuti che possono essere applicati al terreno ai sensi dell'articolo 25,
20) applichi rifiuti con un tenore di metalli pesanti superiore a quello specificato nell'allegato 4 alle aree di
cui all'articolo 26, oppure
21) non rispetti gli obblighi o i divieti stabiliti dall'articolo 28.
Paragrafo 2. La sanzione può essere aumentata con una pena detentiva fino a due anni di reclusione se
l'infrazione è stata commessa deliberatamente o per colpa grave o se:
1) causa danni effettivi o potenziali all'ambiente o
2) ha conseguito o era volta a conseguire vantaggi economici, tra cui risparmi, per l'autore dell'infrazione o
altri.
Paragrafo 3. I soggetti ecc. (persone giuridiche) potranno essere considerati penalmente responsabili
conformemente alle prescrizioni di cui al capitolo 5 del codice penale [Straffeloven].

Capitolo 14

Entrata in vigore e disposizioni transitorie

Articolo 32. Il presente decreto entra in vigore il 1° agosto 2018.


Paragrafo 2. È abrogato il decreto n. 843 del 23 giugno 2017 sull'uso dei rifiuti per scopi agricoli.

Articolo 33. Il processo relativo alle cause pendenti per il riesame delle autorizzazioni concesse ai sensi
dell'articolo 6 del decreto n. 843 del 23 giugno 2017 deve essere completato conformemente a quanto
disposto dal presente decreto.

Il ministero dell'Ambiente e dell’alimentazione, 27 giugno 2018

Jakob Ellemann-Jensen

/ Kristian Hovgaard Juul-Larsen

1) Il decreto comprende disposizioni di attuazione della direttiva 86/278/CEE del Consiglio, del 12 giugno
1986, concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di
depurazione in agricoltura, GU L 181 del 4.7.1986, pag. 6, modificata da ultimo dal
regolamento (CE) n. 219/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2009, che adegua alla
decisione 1999/468/CE del Consiglio determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del
trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo - Adeguamento alla procedura
di regolamentazione con controllo — parte seconda, GU L 87, 2009, pag. 109. Il progetto del presente decreto
è stato notificato conformemente alla direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio che
prevede una procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai
servizi della società dell'informazione (codificazione).
Allegato 1

Elenco dei rifiuti impiegati in agricoltura che possono essere utilizzati conformemente a
quanto stabilito dal presente decreto senza previa autorizzazione

A. Fanghi, acque reflue e residui di prodotti non inquinati


– Fanghi e acque reflue provenienti dalla lavorazione di materie prime vegetali
– Residui di prodotti non inquinati provenienti dalla lavorazione di materie prime vegetali
– Fanghi e acque reflue provenienti da caseifici

B. Fanghi provenienti dall'acquacoltura


– Fanghi provenienti da acquacoltura d’acqua dolce.
– Fanghi provenienti da acque reflue provenienti da impianti di acquacoltura riciclati.
– Fanghi provenienti da acquacoltura marina in impianti a terra

C. Fanghi derivanti dalla lavorazione di materie prime di origine animale


– Fanghi e grasso di flottazione provenienti da impianti di depurazione dell'acqua di macelli, impianti di
sezionamento, dal settore della pesca e da altre aziende di trasformazione alimentare

D. Rifiuti organici domestici e rifiuti assimilabili ai rifiuti organici domestici di cui all'articolo
4, paragrafo 15

E. Fanghi di depurazione
– Fanghi provenienti da impianti pubblici di trattamento delle acque reflue
– Fanghi provenienti da impianti privati di trattamento delle acque reflue domestiche

F. Sottoprodotti di origine animale


Sottoprodotti di origine animale, disciplinati dal regolamento (CE) n. 1069/2009 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai
prodotti derivati non destinati al consumo umano, che sono destinati all'uso in impianti di biogas e
compostaggio, ad eccezione dei sottoprodotti di origine animale inclusi nei rifiuti organici domestici e nei
rifiuti assimilabili ai rifiuti organici domestici di cui alla precedente lettera D.

G. Biomassa inattivata proveniente dalla produzione di fermentazione e dal fango in eccesso proveniente
dai relativi impianti di depurazione industriale.
Allegato 2

A. Valori limite per i metalli pesanti

Tabella 1

mg/kg di sostanza mg/kg di fosforo totale


secca
Cadmio 0,8 100
Mercurio 0,8 200
Piombo1) 120 10.000
Nichel 30 2.500

1) Il valore limite di piombo è 60 mg/kg di sostanza secca o 5 000 mg/kg di fosforo totale per il giardinaggio
domestico. Per l'uso di

arsenico nel giardinaggio domestico, il valore limite è 25 mg/kg di sostanza secca.

Tabella 2

mg/kg di sostanza secca


Cromo 100
Zinco 4.000
Rame 1.000

B. Rispetto dei valori limite per i metalli pesanti

I valori delle analisi devono essere conformi ai valori limite relativi alla sostanza secca o al fosforo di cui alla
Tabella 1.

Il produttore di rifiuti può scegliere di rispettare i valori limite relativi alla sostanza secca o al fosforo di cui
alla Tabella 1. I valori delle analisi devono essere conformi ai valori limite della Tabella 2. Dei 5 campioni più
recenti, i risultati dell'analisi di almeno il 75 % di essi devono essere inferiori ai valori limite. Tuttavia, nessun
campione può superare un valore limite di oltre il 50%. Un campione che superi un valore limite dello 0-50 %
richiede un ricampionamento e un'analisi immediati.

C. Valori limite per sostanze estranee all'ambiente

Tabella 3

mg/kg di sostanza secca


LAS1) 1.300
Σ IPA2) 3
NPE3) 10
DEHP4) 50
Σ PCB75) 0,26)

1) LAS: alchilbenzensolfonati lineari.

2) IPA: idrocarburi policiclici aromatici. Σ IPA = Σ acenaftene, fenantrene, fluorene, fluorantene,

pirene, benzofluoranteni (b+j+k), benzo(a)pirene, benzo(ghi)perilene, indeno(1,2,3-cd)pirene.


3) NPE: nonilfenolo (+etossilati). NPE include la sostanza del nonilfenolo stesso più gli etossilati di
nonilfenolo

con 1-2 gruppi etossilici.

4) DEHP: ftalato di bis(2-etilesile).

5) PCB7: PCB28, PCB52, PCB101, PCB118, PCB138, PCB153 e PCB180. Si applica solo ai fanghi di
depurazione di cui all'allegato 1, punto E.

6) Il campionamento e l'analisi per il PCB7 devono essere effettuati solo previa indicazione della presenza di
PCB7.

D. Rispetto dei valori limite per sostanze estranee all'ambiente

Ciascun risultato di analisi deve essere conforme ai valori limite della tabella 3.

E. Valori limite per i contaminanti fisici nella bio-polpa pretrattata

Il valore limite per i contaminanti fisici (plastica, vetro e materiali compositi) di grandezza superiore a 2 mm
è 0,5 % in peso/sostanza secca.

Il valore limite per il contenuto in plastica di grandezza superiore a 2 mm è 0,15% in peso/sostanza secca e 1
cm2 per percentuale di sostanza secca misurata in 1 litro di bio-polpa.

F. Valore limite per contaminanti fisici nel compost

Contenuto massimo nel compost: 0,5 % di sostanza secca

G. Rispetto dei valori limite per contaminanti fisici

Ciascun risultato di analisi deve essere conforme ai valori limite di cui ai punti E ed F.
Allegato 3

Restrizioni d'uso dei rifiuti a causa di aspetti sanitari

Restrizioni d'uso di vari tipi di rifiuti a causa di aspetti sanitari.

Restrizioni d'uso di vari tipi di rifiuti a causa di aspetti sanitari, cfr. l'allegato 1, dopo vari

trattamenti. Questi trattamenti sono definiti di seguito.

Trattamento Non trattati Stabilizzati Compostaggio Compostaggio


Rifiuti controllato controllato

A) Fanghi, ecc. + + + +
provenienti dalla
produzione
di ortofrutticoli

B) Fanghi derivanti Da non utilizzare + + +


dall'acquacoltura per aree ricreative
e giardinaggio
domestico

C) Fanghi provenienti Da non utilizzare Da non utilizzare Da non utilizzare +


dalla lavorazione per scopi agricoli per scopi agricoli per scopi agricoli
di materie prime di
origine animale (1)

D) Rifiuti organici Da non utilizzare Da non utilizzare (2) +


domestici e rifiuti per scopi agricoli per scopi agricoli
assimilabili ai rifiuti
organici domestici
E) Fanghi di Da non utilizzare Non per colture Non per colture +
depurazione per scopi agricoli commestibili o commestibili
aree o aree
ricreative e ricreative e
giardinaggio giardinaggio
domestico. domestico.
Iniettati o lavorati (3)
nel terreno entro
6 ore dalla
consegna.
(3)

G) Biomassa inattivata + + + +
e stabilizzata con la
calce con sostanza
secca superiore al 30 %
derivata da una
produzione di
fermentazione, nonché
fango in eccesso
proveniente dai relativi
impianti di
depurazione
industriale
+ Può essere utilizzato senza restrizioni dal punto di vista degli aspetti sanitari.

(1) Fanghi e grasso di flottazione provenienti da impianti di depurazione dell'acqua di macelli e impianti di
sezionamento, raccolti

dopo aver sottoposto le acque reflue a un trattamento primario presso sifoni o filtri con aperture o

con maglie di luce non superiori a 6 mm, collocati a valle del processo, o sistemi equivalenti che garantiscano
che

le particelle solide presenti nelle acque reflue che li attraversano non superino i 6 mm; cfr. il regolamento sui
sottoprodotti di origine animale.

(2) Solo dopo risanamento a 70 °C per 60 minuti durante il degassamento in un impianto di biogas.

(3) Fino a 1 anno dopo l'applicazione dei fanghi di depurazione, possono essere coltivati

esclusivamente cereali o colture di sementi, nonché erba o equivalente per l’allevamento industriale di
bovini. Inoltre,

non possono essere coltivate colture commestibili. Per esempio, non è consentita la coltivazione di patate,
erba e mais per insilati e foraggi

o barbabietola da zucchero.

In caso di consegna a zone boschive, il bosco interessato rimane chiuso al pubblico per almeno 6 mesi dopo
l'applicazione.

Tale chiusura deve essere completa di segnali che vietano la raccolta di bacche, funghi e simili.

Le attrezzature per lo stoccaggio, il trasporto, lo spargimento e l'iniezione devono essere pulite in modo
corretto immediatamente dopo

l'uso.

Definizioni per l'allegato 3:

1. Non trattati:

nessun trattamento conformemente a uno dei trattamenti indicati di seguito.

2. Stabilizzazione:

i rifiuti stabilizzati devono essere stati sottoposti a uno dei trattamenti di cui

alle lettere da a) ad e) seguenti.

Inoltre, i rifiuti stabilizzati non devono emanare un forte odore.

a) Stabilizzazione anaerobica mediante digestione in un digestore riscaldato o trattamento in un impianto di


biogas.

b) Stabilizzazione aerobica mediante aerazione dei fanghi, in un serbatoio di aerazione dei fanghi
appositamente adattato o in un impianto di aerazione e
attivazione dei fanghi a lungo termine.

c) Compostaggio senza regolazione della temperatura.

d) Stabilizzazione chimica mediante l'aggiunta di calce.

e) Fanghi che sono stati mineralizzati negli impianti di mineralizzazione dei fanghi per almeno 6 mesi
dall'ultima iniezione.

3. Compostaggio controllato:

compostaggio con misurazione giornaliera della temperatura in modo che tutti i rifiuti siano sottoposti a una
temperatura di almeno

55 °C per almeno 2 settimane. Il trattamento deve essere documentato sotto forma di registrazioni delle
misurazioni della temperatura.

4. Risanamento controllato:

al momento della consegna, i rifiuti risanati controllati devono essere stati sottoposti a uno dei trattamenti

di cui al punto 8, lettere a) e b) seguenti.

Inoltre, i rifiuti risanati controllati devono, alla consegna, soddisfare i seguenti requisiti di qualità sanitaria:

– Non è consentita alcuna contaminazione con salmonella

– La concentrazione di E.coli deve essere inferiore a 100 CFU/g di peso umido

– La concentrazione di enterococchi deve essere inferiore a 100 CFU/g di peso umido dopo il processo di
risanamento

Il campionamento e l'analisi devono essere effettuati secondo le modalità indicate dall'Agenzia per la
protezione dell'ambiente.

5. Colture commestibili:

colture che possono essere consumate crude da animali o esseri umani. Sono escluse, tuttavia, le colture da
alberi

da frutto.

6. Compostaggio:

riduzione e successiva aerazione. L'aerazione può essere attiva, per esempio mediante travaso, o passiva,

con il mantenimento di una struttura che permetta il passaggio dell'aria.

7. Iniezione o lavorazione nel terreno:

ribaltamento, erpicatura, iniezione diretta o altro metodo di lavorazione dei rifiuti nel terreno.

8. Trattamenti:

a) Trattamento in un reattore che garantisca una temperatura di almeno 70 °C per almeno 1 ora o
risanamento simile. Il trattamento deve essere documentato registrando il tempo e la temperatura.
b) Trattamento in un reattore a biogas a temperatura di digestione termofila e trattamento in vasca di
risanamento separata combinata con digestione in un serbatoio di reazione termofilo o mesofilo e con tempi
di ritenzione minimi garantiti di una delle seguenti combinazioni:

Temperatura Tempo di ritenzione Tempo di ritenzione durante il trattamento in una


durante la digestione vasca di risanamento separata(
in un serbatoio di un 2)
reattore termofilo(1)

prima o dopo la prima o dopo la


digestione digestione
in un serbatoio di un in un serbatoio di un
reattore termofilo( reattore mesofilo(
3) 4)

°C Ore Ore Ore


52,0 10
53,5 8
55,0 6 5,5 7,5
60,0 2,5 3,5
65,0 1,0 1,5

(1) La digestione termofila in questo contesto significa digestione a 52 °C o superiore. Il tempo

di ritenzione minimo garantito (MGRT) nel serbatoio del reattore è indicato in ore. Allo stesso tempo, si
presume che l'HRT nel serbatoio del reattore sia di almeno sette periodi da 24 ore.

(2) Il risanamento controllato deve avvenire in una vasca di risanamento separata collegata a un reattore a
biogas termofilo

o mesofilo. La digestione deve avvenire prima o dopo il risanamento. Il tempo

di ritenzione minimo garantito nella vasca di risanamento è indicato in ore.

(3) La digestione termofila in questo contesto significa digestione a 52 °C o superiore. Allo

stesso tempo, si presume che l'HRT nel serbatoio del reattore sia di almeno sette periodi da 24 ore.

(4) La digestione mesofila in questo contesto significa digestione a una temperatura compresa tra 20 °C

e 52 °C. Allo stesso tempo, si presume che l'HRT nel serbatoio del reattore sia di almeno

quattordici periodi da 24 ore.


Allegato 4

Valori limite e metodi di campionamento e analisi del tenore nel suolo; cfr. l'articolo 26

Valori limite; cfr. l'articolo 26, paragrafo 1

Tabella 4.

mg/kg di sostanza secca nel suolo

Cadmio 0,5
Mercurio 0,5
Piombo 40
Nichel 15
Cromo 30
Zinco 100
Rame 40

Metodi di campionamento e analisi; cfr. l'articolo 26, paragrafo 4.

Devono essere prelevati campioni rappresentativi di suolo. Ciò include, di norma, campioni misti di 25
campioni singoli,

prelevati da un'area che non supera i 5 ettari ed è coltivata in modo uniforme.

I campioni devono essere prelevati a una profondità di 25 cm, a meno che la profondità dello strato ribaltato
sia inferiore a questo valore;

tuttavia, in questo caso, la profondità di campionamento non può essere inferiore a 10 cm.

I metalli pesanti devono essere analizzati dopo la digestione; cfr. DS 259. Il limite di rilevamento per singolo
metallo

non può essere superiore al 10 % del relativo valore limite.


Allegato 5

Campionamento, frequenza di analisi, parametri per l'analisi e metodi di analisi; cfr. l'articolo 11

A. Campionamento

Il campionamento e l'analisi devono essere effettuati secondo le modalità indicate dall'Agenzia per la
protezione dell'ambiente, cfr. il decreto sui

requisiti di qualità per le misurazioni ambientali effettuate da laboratori accreditati, soggetti certificati, ecc.

B. Parametri di analisi

I campioni devono essere analizzati in base ai seguenti parametri:

Cadmio

Mercurio

Piombo

Nichel

Cromo

Zinco

Rame

Sostanza secca

Fosforo totale

Azoto totale

Il consiglio del comune in cui è situato l'impianto del produttore di rifiuti, ecc., può approvare

l'omissione di uno o più parametri in conformità con le seguenti linee guida:

i parametri relativi a cromo, zinco, rame, cadmio, mercurio, piombo e nichel possono essere omessi se il
produttore di rifiuti

è in grado di dimostrare o rendere plausibile il fatto che tali metalli non siano presenti nei rifiuti o lo siano
solo in misura limitata.

C. Parametri per l'analisi di sostanze estranee all'ambiente

I campioni devono essere analizzati in base ai seguenti parametri:

LAS(1)

IPA(2)

NPE(3)

DEHP(4)
Con l’approvazione del consiglio del comune in cui ha sede il produttore di rifiuti, i parametri possono essere
omessi

se il produttore di rifiuti è in grado di dimostrare o rendere plausibile il fatto che tali metalli non siano
presenti nei rifiuti o lo siano solo in misura limitata.

D. Frequenza di analisi relativa ai contaminanti fisici

Il campionamento e l'analisi devono essere effettuati almeno ogni 3 mesi.

E. Frequenza dell'analisi relativa alle sostanze di cui al punto B

Il campionamento e l'analisi devono essere effettuati almeno ogni 3 mesi.

F. Frequenza di analisi relativa alle sostanze estranee all'ambiente

Il campionamento e l'analisi devono essere effettuati almeno ogni 12 mesi.

G. Metodi di analisi dei metalli pesanti

I metalli pesanti devono essere analizzati dopo la digestione; cfr. DS 259. Il limite di rilevamento per ciascun
metallo non può essere superiore al 10 % del relativo valore limite.

H. Metodi di analisi relativi alle sostanze estranee all'ambiente

Le sostanze estranee all'ambiente devono essere analizzate secondo i metodi indicati dall'Agenzia per la
protezione dell'ambiente; si veda il decreto sui requisiti di qualità per le misurazioni ambientali effettuate da
laboratori accreditati, soggetti certificati, ecc.

I. Metodi di analisi per i contaminanti fisici nella bio-polpa pretrattata

I contaminanti fisici nella bio-polpa pretrattata devono essere analizzati in conformità con i metodi e le linee
guida specificati nel documento orientativo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente sul
campionamento dei contaminanti fisici. Tutti gli impianti di pretrattamento hanno l'obbligo di allestire un
programma speciale di autocontrollo in base al documento orientativo dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente sul campionamento dei contaminanti fisici.

J. Metodi di analisi per i contaminanti fisici nel compost

 I contaminanti fisici devono essere analizzati in conformità con CEN/TS 16202.