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Roma e le sue province.

Dalla I guerra punica a Diocleziano


I. LE PROVINCE IN ETÀ REPUBBLICANA
La connessione del termine provincia con un territorio controllato direttamente e stabilmente da Roma avvenne per la prima volta con
l’assoggettamento della Sicilia occidentale alla fine della I guerra punica (264-241 a.C.).
Prima, provincia definiva l’ambito in cui un magistrato cum imperio esercitava il suo potere, non necessariamente coincidente con una
precisa area territoriale, e i rapporti con le città e i popoli vinti erano stati regolati da trattati di alleanza bilaterali.
Questo sistema italico delle alleanze non venne applicato in Sicilia, Sardegna e Corsica: dal 227 a.C. i Romani stabilirono che il
governo di queste province sarebbe divenuto un incarico permanente, affidato anno per anno a due pretori appositamente creati.
→ Provincia iniziò ad assumere il senso di area geografica sottomessa al controllo di un magistrato romano. L’evoluzione del concetto
di provincia andò di pari passo con quello di imperium, cioè il potere esercitato da un magistrato romano inquadrato nei limiti di una
provincia, che finì per indicare anche l’area dove gli incaricati romani lo esercitavano (impero romano).
● Redactio in formam provinciae: creazione di una nuova provincia
Era necessario fissarne i limiti e determinare le modalità di governo: formula provinciae e lex provinciae.
La formula era una lista che comprendeva tutte le città della provincia, sottoposte da quel momento alla responsabilità del
magistrato incaricato (diversamente, le civitates liberae avevano ottenuto da Roma il privilegio di continuare a far uso
delle proprie leggi e/o l’immunità fiscale e non rientravano nella formula).
Il primo nucleo della lex provincia veniva stabilito dal magistrato romano al momento della provincializzazione del
territorio, assistito da una commissione di 10 senatori nominati ad hoc (Silla e Pompeo provvedettero da soli). La differenza
tra le leges era profonda e rispecchiava l’epoca di annessione e soprattutto la preesistenza o meno di strutture statali
evolute (ad esempio, la Lex Hieronica venne mantenuta dai Romani a Siracusa ed estesa al altri territori).
● Sortitio provinciarum: attribuzione delle province
L’attribuzione della provincia avveniva per sorteggio tra i magistrati eletti (il numero di pretori venne elevato prima a 4 e
poi, con la creazione delle province di Hispania Ulterior e Hispania Citerior a 6).
Dal IV secolo a.C. venne istituita la prorogatio imperii: il magistrato non poteva lasciare il comando finché non giungeva il
suo successore ed esercitava il potere pro consule o pro praetore.
Era il senato a stabilire, di anno in anno, quali fossero le province consolari e quali quelle pretorie; inoltre, poteva
anche stabilire di affidare a un solo magistrato due province o proporre la permutatio provinciarum tra due magistrati.
Spettava al senato anche la definizione dell’ornatio provinciae (truppe, navi, denaro, personale) attribuita al governatore.
⟴ 123 a.C. Lex Sempronia, proposta da Gaio Gracco: le province dovevano essere stabilite prima dell’elezione dei consoli
tramite sorteggio.
⟴ 52 a.C. Lex Pompeia, proposta da Pompeo: stabilì un intervallo di cinque anni tra il rivestimento del consolato o pretura
e il governo di una provincia; i governatori delle province consolari ebbero il titolo di proconsole e quelli delle province
pretorie quello di propretore, con durata della carica fissata a un anno.
⟴ 46 a.C. Lex Iulia de provinciis, proposta da Cesare: portò a due anni la durata dell’incarico nelle province consolari,
mantenendolo a uno per quelle pretorie.
● Imperium del governatore
Il governatore rappresentava la più alta autorità giudiziaria della provincia (conventus iuridici); era al comando delle
forze militari (imperium militiae) al fine di garantire la sicurezza dei confini ed estendere le conquiste ai territori
circostanti ed aveva un ruolo importante anche nell’amministrazione fiscale (controllo e facilitazione delle operazioni di
riscossione del tributo).
● Processi per repetundae e maiestas
Le popolazioni delle province spesso erano sottoposte ad abusi di vario genere da parte dei governatori: nel 171 a.C. il
senato incaricò il pretore Lucio Canuleio di costruire una giuria formata da 5 senatori contro ciascun magistrato accusato,
per verificare l’accaduto e restituire quanto estorto ai provinciali (pecuniae repetundae, da cui l’istituzione del tribunale
quaestio perpetua de repetundis).
⟴ 123 a.C. Lex Acilia de repetundis, proposta da Manio Acilio Glabrione: affidò ai cavalieri il compito di giudicare,
escludendo i senatori dalle giurie (verranno ripristinati da Silla).
⟴ 70 a.C. Lex Aurelia iudiciaria: stabilì che le giurie fossero composte per ⅓ da cavalieri, ½ senatori e ⅓ da tribuni
aerarii.
⟴ 59 a.C. Lex Iulia de repetundis, proposta da Cesare: istituì un tribunale per ogni specifico crimen.
⟴ 81 a.C. Lex Cornelia maiestatis, proposta da Silla: vietò ai governatori di uscire dalla provincia assegnata, di portarvi
fuori il proprio esercito per far guerra di propria iniziativa. La legge puniva tutte le azioni volte a minare le istituzioni
della Repubblica.

II. LE PROVINCE IN ETÀ AUGUSTEA E ALTO-IMPERIALE


Ottaviano ricevette il comando (imperium maius) per 10 anni su un gran numero di province sia in Oriente sia in Occidente (le
due province della Gallia, le due in Spagna, la provincia della Siria, di Cipro e dell’Egitto): affidò a dei legati il
comando delle singole province, tranne che per l’Egitto, guidato da un prefetto di rango equestre. Queste province finirono
per costituire la categoria delle provinciae Caesaris o province imperiali.
Per le altre province, il governo venne affidato a ex magistrati (proconsoli o propretori) con l’attribuzione dell’imperium
attraverso una votazione comiziale.
● Legati Augusti pro praetore
Sono i governatori di province imperiali di rango senatorio, funzionari dell’imperatore (legati Augusti) da lui nominati e
restavano in carica per il tempo che lo stesso imperatore fissava (intorno ai due o tre anni).
Come pro praetore il legatus è titolare di poteri magistratuali, esercitati per delega da parte dell’imperatore. L’imperatore
sceglieva i suoi legati fra gli appartenenti all’ordine senatorio che avessero rivestito una magistratura cum imperium
(pretura o consolato) e attribuiva loro l’imperium propretorio. Questi legati pro praetore erano preceduti da 5 littori con 5
fasci, per cui erano detti quinquefascales; coloro che avevo ricoperto il consolato, potevano fregiarsi anche della carica di
consularis. In particolare, i legati Augusti pro praetore assumevano l’imperium soltanto all’atto del loro ingresso in
provincia. Nella scelta dei suoi governatori, l’imperatore teneva anzitutto conto dell’importanza della provincia: agli ex
pretori erano assegnate province con una sola legione (province praetoriae), agli ex consoli quelle con più legioni
(consulares). Inoltre, si cercava di evitare l’iterazione del governatorato della stessa provincia.
Il legatus pro praetore esercitava il supremo comando militare su tutte le province stanziate nella sua provincia: se c’era
una sola legione ne era il comandante, se erano più di una, ogni legione veniva affidata a un legatus legionis (carica di due
anni, membri dell’ordine senatorio) sottoposto all’imperium del legatus Augusti. Il legatus indossava gli abiti militari
(paludamentum) e poteva nominare soldati con incarichi speciali, ma non poteva concedere decorazioni militari; poteva
ricevere ornamenta, ma non celebrare il trionfo.
Aveva anche funzioni amministrative e giurisdizionali in ambito civile e criminale (iurisdictio), con limitazione in caso di
cives, i quali potevano richiedere di essere processati a Roma.
● Legati iuridici
Scelti tra i senatori di rango pretorio, erano incaricati di amministrare la giustizia, coadiuvando il governatore
(iurisdictio mandata). Il loro raggio d’azione talvolta investiva tutta la provincia, talvolta solo le zone periferiche. La
regione in cui furono maggiormente attestati fu la Hispania Citerior.
● Legati censitores
Di rango consolare ed assistiti da procuratores censitores di rango equestre e da adiutores, si occupavano delle operazioni
di censo nelle province imperiali (talvolta se ne occupava direttamente il legatus Augusti).
● Procuratores
Per l’amministrazione finanziaria (riscossione tributaria, esecuzione delle spese, controllo e supervisione della riscossione
delle imposte dirette da parte dei pubblicani, gestione del patrimonio imperiale), ai legati venivano assegnati dei
procuratores (procuratori finanziari) di ordine equestre. In origine, procurator indicava l’agente personale di un dominus
privato, ma a partire da Claudio assunse connotati pubblicistici.
● Praefecti/procuratores praesidiales
Le province procuratorie erano rette da procuratores equestri di nomina imperiale: istituite da Claudio, ebbero come
precedente la scelta di Ottaviano di affidare l’amministrazione dell’Egitto a un praefectus equestre nel 27 a.C. e
l’esistenza di distretti (praefecturae), non province in senso proprio, affidati a ufficiali subalterni alle dipendenze dei
comandanti delle truppe legionarie (è il caso delle province alpine). I praefecti erano nominati dall’imperatore ed erano
militari a capo di truppe ausiliarie, ma non si limitavano a compiti di presidio militare o polizia territoriale: avevano
anche funzioni civili. Le due province di Mauritania ebbero origine differente, non da precedenti praefecturae.
I procuratori presidiali godevano di un potere autonomo rispetto a quello dei colleghi senatori delle altre province e
rispondevano direttamente all’imperatore; a differenza dei legati, però, non erano investiti dell’imperium. Comandavano le
truppe ausiliarie e esercitavano funzioni amministrative; solo sotto i Severi furono anche dotati dello ius gladii.
● Proconsoli
Restavano alla testa della propria provincia solamente un anno (diversamente dai legati imperiali), in accordo con il
principio repubblicano dell’annualità degli incarichi. Venivano scelti tra gli ex magistrati che avessero ricoperto la carica
da almeno cinque anni: la scelta avveniva sulla base di un senatus consultum e di una lex dei comizi, che li dotava
dell’imperium consolare (dodici littori) valido solo al di fuori del pomerium romano.
In età repubblicana, il comando provinciale fu l’unico modo per accedere al trionfo (nel caso dei legati imperiali l’imperium
era esercitato per delega, quindi ogni vittoria veniva ascritta all’imperatore), possibilità drasticamente ridotta con
l’instaurazione del principato, con conseguente perdita di prestigio dell’incarico di proconsole.
Nella propria carriera, un senatore aveva due occasioni per rivestire un proconsolato: cinque anni o più dopo la pretura e
cinque o più dopo il consolato. I proconsolati di livello pretorio rimasero sempre incarichi di minor rilievo.
La nomina dei proconsoli spettava al senato, il quale li distribuiva nelle province tramite sorteggio. Successivamente,
vennero avvantaggiati coloro che avessero più figli, sfavorendo invece i celibi e coloro senza figli.
Nel 5 a.C. si ricorse all’assegnazione regolare di consolati suffecti: i consoli ordinari si dimettevano a metà anno per
lasciare il posto ai due sostituti.
Sotto Tiberio (fonte Tacito), venivano stilate due liste, una per i candidati per i proconsolati di rango pretorio e una per
quelli di rango consolare; i nomi venivano poi messi in graduatoria sulla base dell’anzianità, del numero di figli e di altri
criteri individuati di volta in volta. Il senatore più alto in graduatoria sceglieva direttamente la provincia da governare
(eccezioni: nomine extra sortem).
La mansione principale di questi governatori era l’amministrazione della giustizia (i compiti militari erano secondari): le
linee guida per la giurisdizione erano promulgate anno per anno con un editto provinciale a cura del proconsole, garantendo
un’uniformità nell’applicazione del diritto romano.
● Legati e questori
I proconsoli potevano nominare dei legati che li assistessero nei loro compiti: erano giovani senatori nelle fasi iniziali
del loro cursus honorum, spesso imparentati o amici dei proconsoli. I proconsoli di rango pretorio avevano a disposizione un
solo legato, i proconsoli di Asia ed Africa tre. Il legato possedeva un potere pro praetore, potendo fare così le veci del
proconsole (tranne nel caso di giurisdizione capitale, manomissioni e adozioni).
Per la figura del questore provinciale, ogni provincia proconsolare ne riceveva uno, il cui compito era legato alla
riscossione delle imposte e all’amministrazione della cassa provinciale. Anche i questori disponevano di un imperium pro
praetore delegato dal proconsole.
● Altro personale: officiales
● Regni clienti
Erano regni e principati formalmente indipendenti, ma di fatto sottoposti a uno stretto controllo da parte di Roma, che ne
condizionava la guida e le linee politiche. Spesso avevano ruolo di stati cuscinetto per Roma, la quale si impegnava a
tutelarli da nemici esterni (è il caso dell’Armenia o della Commagene nei confronti dei Parti).
La denominazione di “regni clienti” è moderna e imprecisa: da una parte, trasferisce nell’ambito delle relazioni interstatali
un termine tecnico dei rapporti privati (clientelae); dall’altra, non rispecchia l’eterogeneità dei legami di questi con
Roma.

SICILIA, SARDEGNA, CORSICA


La Sicilia ebbe un ruolo primario, con la sua centralità geopolitica, nella formazione dell’impero di Roma: rappresentò una sorta di
laboratorio in cui Roma poté sperimentare le forme di dominio che avrebbe successivamente applicato nelle terre sottomesse.
Il primo intervento romano in Sicilia avvenne nel 264 a.C. in seguito alla richiesta di aiuto dei Mamertini, mercenari campani che,
dopo essere stati ingaggiati dal re Agatocle di Siracusa, alla sua morte (289 a.C.), si erano stabiliti a Messina. Contro di loro,
però, si levò il re Gerone (o Ierone): i Mamertini chiesero in rapida successione l’aiuto prima dei Cartaginesi e poi, sulla base
della comune origine (homophylia), dei Romani. Così facendo, i Cartaginesi ritiratisi da Messina si allearono con Gerone II e il
console Appio Claudio Caudex, per combattere i due nuovi alleati, sbarcò in Sicilia con due legioni.
Roma riuscì rapidamente ad allontanare Gerone II dall’alleanza con Cartagine e a sconfiggere quest’ultima nella battaglia navale delle
isole Egadi nel 241 a.C.
⟹ Prima provincia dell’Impero di Roma: Sicilia occidentale e centro-meridionale.
Roma dovette confrontarsi con il problema di come amministrarla: il territorio era troppo distante dal centro del potere per pensare
di gestirlo usando gli stessi sistemi seguiti nella penisola (stipulazione di alleanze, imposizione di obblighi militari, confische di
territorio, fondazioni coloniarie). Nel 227 a.C. vi fu inviato a reggerla un pretore creato ad hoc; lo stesso accadde in Sardegna e in
Corsica. La conquista della Sardegna fu un esito della situazione di forte instabilità determinata dalla sconfitta di Cartagine nella
prima guerra punica, cui seguì una rivolta dei mercenari, e dalla sua perdita della Sicilia. I Romani sbarcarono in Sardegna e si
impadronirono senza opposizione dei centri di antica fondazione fenicia, mentre a condurre la resistenza furono i Sardi dell’interno
montagnose; nel 215 a.C. si assistette ad una loro grande rivolta da Hampsicora, seppur vana. Il governatore romano della Sardegna si
occupò fin da subito del controllo serrato delle popolazioni locali, dotò l’isola di una rete stradale (Itinerarium Antonini) ed
impose, su ordine di Roma, un tributo ai centri più importanti. Anche la Corsica, l’altra isola che formava la provincia, fu
caratterizzata da forme non effimere di resistenza all’occupazione.
In Sicilia, mentre nell’area occidentale la provincia muoveva i primi passi, nell’area orientale il regno di Gerone II prosperava (Lex
Hieronica). Ala sua morte (215 a.C.), il suo successore, Geronimo, scelse di abbandonare l’alleanza con i Romani: Marco Claudio
Marcello condusse direttamente la conquista e il sacco di Siracusa (211 a.C.). Roma puntò soprattutto a trarre il massimo dei benefici
concreti, piuttosto che a imporvi i suoi costumi e la sua lingua. Siracusa divenne la residenza principale del governatore di rango
pretorio, accompagnato da due questori con mansioni finanziarie a Lilibeo e a Siracusa.
Roma introdusse una sorta di gerarchia tra le città, fondata sul comportamento tenuto nel corso delle guerre puniche:
1. Foederatae civitates (Messina, Tauromenio): esentate da ogni forma di contribuzione;
2. 5 Civitates sine foedere immunes ac liberae: sola esenzione del versamento della decima e possibilità di usufruire leggi
proprie;
3. Civitates decumanae: sottoposte, insieme ad altro, al versamento della decima in natura sulla produzione agricola.
Dopo la caduta di Siracusa, l’avvio all’organizzazione della provincia nella sua totalità fu dato dal console M. Valerio Levino nel
210 a.C., dove rimase in carica (proconsole) anche per i due anni successivi.
La Sicilia subì i contraccolpi della conquista e distruzione di Cartagine nel 146 a.C. e della conseguente formazione della provincia
d’Africa: cavalieri romani, banchieri e mercanti investirono capitali nella formazione dei latifondi e vennero introdotti folti
contingenti di schiavi, creando una serie di squilibri nelle strutture economiche e sociali dell’isola.
Il ruolo di primaria fornitrice di grano della Sicilia cominciò a vacillare con la secessione dell’isola ad opera di Sesto Pompeo, che
bloccò l’invio delle decime (43-36 a.C.), ma il colpo più grave venne assestato dall’arrivo a Roma, dopo la sconfitta di Antonio e
Cleopatra, del grano egiziano: venne eliminato nell’isola il sistema fiscale della decima e sostituito con il pagamento di uno
stipendium, come nelle altre province. In tal modo la Sicilia poté differenziare la sua produzione agricola e, senza eliminare il
grano, assegnare maggiore spazio alle più redditizie colture dell’olivo e della vite e alla pastorizia, potenziando le connessioni con
altre zone del Mediterraneo. Da questo momento, la Sicilia divenne una provincia populi Romani, retta da un proconsole di rango
pretorio. In età imperiale, Augusto decise di dedurvi alcune coloniae militum per esercitare un forte impatto sulla realtà locale dal
punto di vista sociale ed economico, urbanistico e monumentale.
L’età imperiale segnò la fine dell’unione di Sardegna e Corsica e la creazione quindi di due provincie distinte. Nel 6 d.C. uno stato
di forte turbolenza interna, da collegare a fenomeni di brigantaggio e una serie di azioni di pirateria, indussero l’imperatore ad
assegnare la Sardegna a un rappresentante dell’ordine equestre, un praefectus pro legato (con il principato di Claudio subentreranno i
procuratores), e la Corsica a un procurator.
La condizione giuridica della Sardegna mutò nel 66 d.C., con Nerone, che fece sostituire l’Acaia (la Grecia per i Romani) nel novero
delle provinciae populi Romani con la Sardegna, governata nuovamente da un proconsole. Sotto Vespasiano, l’isola divenne di nuovo
pertinenza dell’imperatore e, soltanto a partire dal regno di Commodo, infine, fu stabilmente governata da un cavaliere. La sede
principale del governatore fu Carales, sede anche dell’archivio (tabularium) provinciale (altre città: Cagliari, Sulci, Tharros, Porto
Torres, Olbia). In Corsica, la sede principale del governatore fu Aleria.
Sia la Corsica che la Sardegna in età imperiale vennero usate per l’esilio di oppositori politici e personaggi nocivi per Roma.
Un netto mutamento nella condizione provinciale delle tre isole fu introdotto dalla riforma dell’amministrazione dell’impero avviata
da Diocleziano alla fine del III secolo d.C.: Sicilia, Sardegna e Corsica divennero province alla stregua della Campania o del Sannio,
che in quanto regioni della penisola non lo erano mai state, ed entrarono a far parte della diocesi d’Italia, alle dirette dipendenze
del vicarius urbis Romae. La riscossione delle tasse divenne la rationalis trium provinciarum.

PROVINCE IBERICHE
La penisola iberica (Spagna e Portogallo attuali), fu denominata dai Romani Hispania. Dal punto di vista geofisico, vantava un
territorio florido e fertile, grazie anche al clima temperato (coltivazione di vite e olivo). Dal punto di vista sociale, l’Hispania,
caratterizzata da una grande diversità etnica (tre grandi nuclei: Turdetani o Tartessi, Iberi e Lusitani) si basava su una struttura
sociale pre-gentilizia e su uno scarso sviluppo dei centri abitati, soprattutto nelle aree interne.
Le prime relazioni con i Romani sono successive alla I guerra punica, quando il trattato dell’Ebro (226 a.C.) fissò a nord del fiume
l’area di influenza romana e a sud quella cartaginese. La presa di Sagunto da parte di Annibale fu il casus belli per lo scoppio della
II guerra punica: nel 218 a.C., Gneo Cornelio Scipione sbarcò sul territorio iberico contro Annibale.
Con la definitiva cacciata dei Punici dalla Hispania, cominciò da parte di Roma un vero e proprio processo di conquista e di
programmazione urbana con fini essenzialmente strategici. Nel 197 a.C. furono costituite due province, affidate a magistrati cum
imperio di rango pretorio:
★ Hispania Citerior: comprendeva l’area orientale e costiera fino a Carthago Nova e la bassa valle dell’Ebro;
★ Hispania Ulterior: includeva la valle del Baetis e il territorio meridionale.
Distrutti o destrutturati i precedenti insediamenti, uccisi o fatti prigionieri gli abitanti, fu modificato in maniera sostanziale il
paesaggio sia urbano sia rurale. Numerose fondazioni vennero impiantate su precedenti comunità indigene che rientravano in una
pianificazione territoriale per il controllo delle popolazioni, del territorio, delle miniere e anche per la difesa contro eventuali
attacchi di pirati. Duro e lungo fu lo scontro tra Roma e i Lusitani (154-138 a.C.), così come fu acuto anche lo scontro con i
Celtiberi che terminò con la presa di Numanzia ad opera di Scipione Emiliano.
In questo quadro di scontro costante, si inserisce un importante documento epigrafico, il bronzo di Alcántara, databile al 104 a.C.
che illustra il meccanismo e la forma della deditio e acceptio in fidem e fornisce dati sulle modalità e sullo svolgimento delle
ambasciate al senato da parte di popoli vinti.
La guerra combattuta in Hispania contro Q. Sertorio da Pompeo Magno fu decisiva per l’avvio a Roma del suo predominio. Sertorio,
partigiano mariano proconsole della Hispania Citerior nell’82 a.C., tentò di opporsi a Roma creando uno stato autonomo con un proprio
senato. La guerra si concluse nel 72 a.C. quando Sertorio fu ucciso a tradimento. Pompeo fondò Pompaelo e diede lo statuto coloniale
ad alcune città come Carthago Nova, Saguntum e Italica.
Nella lotta tra Pompeo e Cesare, la Hispania svolse un ruolo notevole: Pompeo governava la Hispania Citerior, mentre Cesare conosceva
bene la Hispania Ulterior essendo stato governatore per due volte. A Ilerda nel 49 a.C., con la sconfitta dei pompeiani, si definì la
situazione a favore di Cesare (vano il tentativo del figlio di Pompeo, Gneo).
Nell’Ulterior l’azione colonizzatrice di Cesare fu notevole, dapprima con intenti militari e politici e poi proseguita in zone
pacificate: concesse lo statuto municipale a molte città e, quando la colonizzazione diventò programmata per rispondere a esigenze di
natura economica e clientelare, il territorio venne centuriato.
Subito dopo la morte di Cesare, Lepido diventò governatore della Citeriore.
Augusto divise la Hispania in tre province, due sotto il suo diretto controllo e una attribuita al populus Romanus. Le provinciae
Caesaris furono la Hispania Citerior con capitale Tarraco e la Hispania Ulterior Lusitania, provincia inermis, con capitale Emerita
Augusta; erano rette da un legatus Augusti pro praetore di rango consolare, affiancato da un procuratore di rango equestre. La
provincia del populus Romanus invece fu la Hispania Ulterior Baetica, ormai da tempo pacificata, terra ricca e fertile, con capitale
Cordova. Questa era governata da un proconsole, affiancato da legati pro praetore da lui nominati e da un questore per le competenze
finanziarie; per le questioni giudiziarie i conventus iuridici.
Il primo concilium provinciae (Citerioris) si tenne quando fu inviata un’ambasciata a Tiberio da parte della città di Tarraco che
chiedeva ufficialmente il permesso di alzare un altare ad Augusto. Il senato, d’accordo con il principe, lo concesse.
L’impulso definitivo all’integrazione venne dato da Vespasiano nel 73-74 d.C. con la concessione dello ius Latii universae Hispaniae.

GALLIA CISALPINA
La Gallia Cisalpina ebbe una valenza strategica di particolare rilievo. La sua conformazione geografica poi, che il corso del fiume Po
separa in due parti, determinò una diversa evoluzione e integrazione dei popoli che vi abitavano; fu l’unico caso di provincia che per
un periodo di circa quarant’anni fu costituita da cittadini romani e da città di diritto romano e latino.
La provincia si estendeva dalla zona pedemontana delle Alpi per tutta la Pianura Padana, fino a una linea immaginaria, a Sud, che dal
fiume Arno sul versante tirrenico arrivava al Rubicone su quello adriatico.
L’Italia settentrionale fu soggetta a ondate migratorie periodiche da parte di popolazioni celtiche del Nord Europa che, spinte da
ragioni di sopravvivenza, andarono progressivamente a sovrapporsi alle genti preesistenti: gli Etruschi, vinti, dovettero abbandonare
la regione, i Liguri, nonostante l’integrazione, riuscirono a mantenere dei tratti peculiari, mentre i Veneti non furono interessati
dall’occupazione. La conquista della parte più meridionale al di qua del Po impegnò i Romani nel corso del III secolo a.C. per
arginare le continue incursioni, ma anche attirati dalla potenziale ricchezza che si prospettava. Con la fondazione di Sena Gallica,
di Ariminum, Firmum Picenum e Aesis iniziò quel complesso e geniale lavoro di controllo del territorio portato avanti dai Romani. C.
Flaminio Nepote promosse una campagna di colonizzazione e successivamente fece costruire anche la via che collegava Roma a Rimini che
da lui prese il nome. Intorno al 225 a.C. i Romani avanzarono verso le zone settentrionali e occidentali, conquistando Mediolanum e
fondando Cremona e Placentia.
Il processo espansionistico tuttavia subì una brusca battuta di arresto con la guerra annibalica ma, dopo la vittoria, i Romani
decisero di intervenire in maniera definitiva: stipularono con i Cenoni, gli Insubri e altre tribù minori dei foedera diseguali che li
lasciavamo indisturbati (le condizioni imposte alle popolazioni liguri furono molto più drastiche); fondarono una serie di colonie e
apportarono migliorie nel sistema dei collegamenti. Un trattamento di favore fu riservato ai popoli della Transpadana, a cui i Romani
mostrarono un atteggiamento di riguardo e di rispetto e la cui funzione primaria era quello di stato-cuscinetto contro eventuali
incursioni di nemici esterni.
A partire dal I secolo a.C. la Cisalpina, da sfera di competenza di un magistrato, venne a essere assegnata annualmente a un
governatore come provincia ordinaria. In seguito alla revisione dei rapporti con gli Italici dopo la guerra sociale, fu concessa la
cittadinanza romana alla Cispadana e fu approvata una legge, nell’89 a.C., su proposta di Cneo Pompeo Strabone, che assicurava il
diritto latino ai Transpadani. I precedenti centri indigeni vennero trasformati in colonie latine per rendere giuridicamente più
omogenee le due realtà.
Nel 49 a.C. Cesare concesse la cittadinanza optimo iure ai Transpadani e nel 42 a.C. Ottaviano stabilì che la Cisalpina cessasse di
essere provincia e fosse inglobata in tota Italia: in Transpadana ci fu un’adesione spontanea alla romanità, mentre in Cispadana si
ottenne con la forza attraverso una trasformazione economica e amministrativa. Negli stessi anni fu emanata una lex Rubria de Gallia
Cisalpina per stabilire le competenze dei magistrati locali all’ambito giurisdizionale del pretore.
Nella sua riorganizzazione, Augusto suddivise la Cisalpina in quattro regioni: Regio VIII Aemilia, Regio IX Liguria, Regio X Venetia
et Histria, Regio XI Transpadana, creando nuove province a protezione del territorio italico.

PROVINCE GALLICHE
I Celti, chiamati Keltoi dai Greci e Galli dai Romani, si stanziarono in Italia settentrionale, nella Gallia meridionale, occidentale
e centrale e in Bretagna, mescolandosi agli autoctoni.
1. GALLIA NARBONENSIS
I Romani entrarono in contatto con la Gallia sud-orientale quando l’alleata Marsiglia fu minacciata dalle popolazioni celto-
liguri: Roma intervenne militarmente e nel 125 a.C. le città assediate vennero espugnate da L. Sestio Calvino, il quale
provvide in seguito a stabilire una guarnigione nel forte di Aquae Sextiae. L’alleanza con gli Edui e le vittorie su gli
Allobrogi e gli Arverni consentirono a Roma una penetrazione capillare nel territorio (via Domitia tra Italia e Spagna). Il
territorio conquistato venne organizzato in provincia dal 121 a.C. con il nome di Gallia Transalpina, presto cambiato in
Gallia Narbonensis (dalla città di Narbo Martius). La conquista definitiva si deve però alle vittorie di Mario sui Cimbri e i
Teutoni nel 102 a.C.
Negli anni successivi alla definitiva affermazione di Cesare in Gallia, la provincia Narbonense fu unita a quella della
Hispania Citerior e nel 22 a.C. fu dichiarata provincia del popolo romano: furono organizzati i conventus e il concilium
provinciae Narbonensis.
La riforma dioclezianea divise la regione in tre province, appartenenti alla diocesis Galliarum: la Viennensis, retta da un
consularis e con capitale Arelate; la Narbonensis prima, con capitale Narbo Martius, e la Narbonensis secunda, con capitale
Aquae Sextiae, rette entrambe da un praesides.
2. TRES GALLIAE (Aquitania, Belgica, Lugdunensis)
Le Tres Galliae, anche ricordate come Gallia Comata, corrispondono al territorio conquistato da Cesare, in seguito
all’annunciato spostamento degli Elvezi verso la Narbonense, respinti nel 58 a.C. Nel 52 a.C. ci fu l’insurrezione gallica
guidata da Vercingetorige, re degli Arverni, bloccato da Cesare ad Alesia e caduto nel 51 a.C., mettendo così fine alle
campagne militari. Il De bello Gallico di Cesare offre resoconti dettagliati sulle condizioni politiche e religiose delle
popolazioni galliche, oltre ad un quadro preciso sotto il profilo geografico ed etnografico.
Augusto, nel 27 a.C., separando la Narbonense dalle altre Gallie, dette vita all’Aquitania, alla Belgica e alla Lugdunensis e
con Tiberio furono creati i distretti militari di Germania Superior e Germania Inferior.
2.1 Aquitania
Abitata da numerosi popoli e ricca di insediamenti, i suoi confini furono indicati da Cesare con i Pirenei, la Garonna e
l’Oceano, mentre secondo Plinio a nord dalla Loira e a est da una catena montuosa. Il territorio divenne provincia Caesaris
tra il 16 e il 13 a.C. e tale rimase sino ai primi anni del III secolo d.C., quando alcuni documenti attestano la presenza
della provincia Novempopulana in seguito alla riforma dioclezianea.
Il capoluogo provinciale fu Burdigala. La sua economia era basata sulle risorse naturali, sul ferro e anche sulla produzione
di olio e vino e di ceramica. A Roma si deve la sistemazione della rete viaria e fluviale e la costruzione di alcuni porti
sull’Oceano Atlantico.
2.2 Belgica
Il territorio, delimitato a sud-ovest dalla Senna e a nord-est dal Reno era caratterizzato dalla presenza di molti corsi
d’acqua. Cesare riuscì a sottomettere la maggior parte delle tribù, molte di origine celtica o germanica. Il territorio fu
costituito in provincia Caesaris da Augusto e una parte originaria dell’area diverrà poi Germania Superior e Germania
Inferior. Nel 273 d.C. Aureliano pose fine al periodo dei cosiddetti imperatori gallici e alla loro “momentanea
indipendenza”. Il capoluogo Colonia Augusta Treverorum era posto al centro di un importante crocevia che metteva in
comunicazione l’Occidente con le province germaniche. Successivamente la città ottenne da Claudio lo status di colonia latina
e con Diocleziano divenne una delle quattro capitali della Tetrarchia.
2.3 Lugdunensis
Vi abitavano diversi popoli che furono poi inglobati nella Germania Superior. Fu definita Gallia Celtica da Cesare e soltanto
in seguito prese il nome Lugdunensis, dalla città principale di Lugdunum. Il tentativo di Augusto di spostare il confine
della provincia fino al fiume Elba trovò grande resistenza da parte delle tribù germaniche. Il vasto territorio fu
ridimensionato negli ultimi anni di Augusto e sotto Tiberio e una parte andò a costituire la Germania Superior e la Germania
Inferior. Con la riforma tetrarchica di Diocleziano, la provincia venne divisa in Lugdunensis Prima, Secunda, Tertia e
Quartia (o Senonia). Si istituì l’assemblea provinciale, Concilium Galliarum, e le province galliche, Germania Superior e
Inferior, Alpes Poeninae e Alpes Cottiae formarono una circoscrizione doganale a cui era richiesta un’imposta.

BRITANNIA
Isola abitata da tribù celtiche, i primi contatti con il mondo romano avvennero con Cesare, che compì due spedizioni militari,
ritenendo che i Britanni aiutassero la resistenza gallica: tuttavia, queste spedizioni non portarono a nessuna conquista, ma solamente
alla creazione di rapporti di clientela. Dopo la morte del Britannorum rex, Cunobelino, le contese dinastiche portarono a divisioni
interne. Nel 40 d.C. Caligola fece preparare una spedizione per invadere l’isola, ma un ammutinamento lo impedì; ci riuscì invece
l’imperatore Claudio, che istituì la provincia, affidata ad un legatus Augusti pro praetore. Da questo momento le città iniziarono a
svilupparsi e vennero fondate alcune colonie (come Camulodunum, modello di urbanizzazione).
La nuova provincia si rivelò difficile da gestire: le incursioni dal Galles e numerose ribellioni delle tribù locali minacciarono più
volte la stabilità del paese. Il confine in questo periodo fu fissato da una strada, la Fosse Way, e dal posizionamento di vari forti
a protezione dei territori meridionali. In età flavia si completarono le operazioni di conquista, compresa quella del Galles, e si
avviò il processo di urbanizzazione. Adriano fece costruire un muro fortificato a nord per evitare le continue conquiste e perdite
nella Scozia: il Vallo di Adriano. Il suo successore, Antonino Pio, fece costruire un’altra barriera più a nord: il Vallo Antonino.
Fu Caracalla che mise fine alle ostilità: la Britannia venne divisa in due province, la Britannia Superior, con un governatore di
rango pretorio, e la Britannia Inferior, con un governatore di rango consolare. In seguito, la Britannia entrò a far parte di un regno
indipendente, insieme alla Gallia settentrionale, finché Costanzo Cloro la reintegrò nell’Impero.

PROVINCE GERMANICHE
Il primo scontro tra Romani e le popolazioni germaniche fu l’invasione dei Cimbri e dei Teutoni, battuti da Mario nel 102 a.C. ad
Aquae Sextiae e l’anno successivo a Vercellae. Durante le campagne galliche di Cesare, acquisì conoscenza dei Germani e si trovò ad
affrontare gli Suebi, capeggiati da Ariovisto, e poi altre tribù che minacciavano di destabilizzare il territorio.
La Germania era caratterizzata dalla presenza di molte e diverse tribù, che costituivano entità politiche separate, spesso instabili,
collocate principalmente lungo i corsi d’acqua (Ems, Vistola, Elba, Reno). L’assoggettamento delle popolazioni iniziò con Augusto
sulla frontiera del Reno e riguardò le tribù che attaccavano le popolazioni galliche dall’altra parte del fiume. Successivamente con
la stabile presenza di Augusto nel 16 a.C. e in seguito di Druso, si gettarono le basi per una vera e propria conquista della
Germania, stabilendovi molti campi legionari e attraverso la strategia di alleanze con alcune tribù e di sottomissione per altre.
Dall’8 a.C. fu il fratello Tiberio a prendere il nuovo comando: continuò la campagna di conquista assoggettando altre città, ma nel 6
a.C. dovette affrontare la grande rivolta dei Marcomanni che erano riusciti a creare una coalizione con altre tribù. L’imminente
rivolta in Pannonia costrinse Tiberio a siglare un trattato con il re dei Marcomanni. Nel 7 a.C., il legato imperiale P.Q. Varo si
comportò in Germania come in una provincia consolidata, facendo scoppiare una rivolta che distrusse l’esercito romano e fece decidere
a Tiberio di abbandonare ogni progetto di sottomissione. Tuttavia, gli scavi archeologici hanno dimostrato che la Germania aveva
rapporti con Roma e che alcuni insediamenti militari erano stati impiantati oltre il Reno.
Domiziano nell’85 d.C. trasformò le due aree militari in due province, Germania superiore e Germania inferiore. La Germania Superior
aveva per capitale Magonza e abbracciava la zona intorno al Reno; il consolidamento del suo limes si deve alla famiglia dei Flavi. La
Germania Inferior aveva per capitale Colonia e corrispondeva al basso corso del Reno. Insieme a Pannonia e Siria, le provincie
germaniche erano le più importanti dal punto di vista militare per la consistenza delle loro guarnigioni. Per consolidare il dominio
romano non si usò soltanto l’esercito, ma vennero fondati municipi e colonie, venne costruita una significativa rete stradale e
avviata una buona floridezza economica.

PROVINCE ALPINE
Nelle fonti antiche, l’ambiente montano viene avvertito come estraneo. Prima di Augusto, infatti, gli interventi furono sporadici e
circoscritti, legati a situazioni contingenti. La prima vera e propria spedizione avvenne con Appio Claudio Pulcro nel 143 a.C. contro
i Salassi della Valle d’Aosta per ottenere il controllo sulle miniere d’oro e molto simili furono altre spedizioni punitivi
successive. In generale, i valichi vennero usati solo come passaggio per raggiungere altri luoghi e non vennero mai monopolizzati.
Il progetto di Cesare di occupare stabilmente il passo del Gran San Bernardo fu realizzato da Augusto (dopo la vittoria di Azio):
conquistò la Valle d’Aosta e i suoi due passi, del Piccolo e del Gran San Bernardo. L’azione successiva riguardò le Alpi Centrali e
Orientali attaccando dall’Illirico e dalla valle del Reno, mentre Nerva completò l’occupazione delle vallate alpine del versante
italiano. Nel 15 a.C. partì una grande offensiva con lo scopo di occupare tutta l’area alpina e prealpina oltre il versante italiano,
come premessa alla progettata conquista della Germania, e per creare un collegamento diretto tra Gallia e Illirico. Una grande
offensiva con a capo Augusto, Tiberio e Druso portò alla conquista di tutto il territorio abitato da popolazioni retiche e vindeliche
(probabilmente anche il vicino territorio del Noricum). Infine, grazie ad accordi si conquistarono le alpi Marittime e Cozie.
Essendo un’area scarsamente urbanizzata e con difficili collegamenti, pose molti problemi alle autorità romane: si iniziò innanzitutto
a costruire una rete stradale e a promuovere lo sviluppo di alcuni centri, anche se l’interesse era maggiormente rivolto ai valichi. A
partire da Claudio, ci fu la costituzione di province sottoposte all’autorità di governatori equestri (procuratores). Nel 175 d.C.
Marco Aurelio, sconfiggendo i Marcomanni, costituì le due province militari maggiori di Rezia e Norico, governate da un legatus
Augusti pro praetore.
1. ALPES MARITIMAE
La capitale era Cemenelum. Sotto Tiberio o Caligola è attestata la presenza di un prefetto governatore coadiuvato da tre
coorti. Sotto Claudio o Nerone, venne istituita la provincia procuratoria. Con Diocleziano la provincia si estese a includere
le Alpi Cozie e la capitale fu spostata a Eburodunum.
2. ALPES COTTIAE
La capitale era Segusio. L’importanza del distretto rimase sempre legata al controllo dei passi e il controllo dell’area fu
affidato al precedente re, Cozio, a cui fu concessa la cittadinanza romana e il rango equestre, con il titolo di praefectus
civitatium. Dopo la morte dei suoi due eredi, Nerone la trasformò in provincia procuratoria e subì una forte romanizzazione
delle città.
3. ALPES GRAIAE/ATRECTIANAE
Il distretto corrispondeva al versante francese del Piccolo San Bernardo. Ci sono poche testimonianze riguardo l’assetto
amministrativo del distretto nei primi tempi di occupazione; la trasformazione in provincia procuratoria risale quasi
certamente a Claudio che fece di Axima la capitale. Tra I e II secolo a.C., le Alpi Graie cambiarono nome in Alpes
Atrectianae (motivo non noto) e sotto Settimio Severo furono unite alle Alpes Poeninae (Pennine) in un’unica provincia.
4. ALPES POENINAE
Sul versante svizzero del Gran San Bernardo, vi risiedevano varie popolazioni celtiche, che, dopo un iniziale fallimento,
furono annesse sotto Augusto. In una prima fase dell’occupazione della Reazie la vallis Poenina fu aggregata ad essa:
probabilmente Claudio concesse il diritto latino, ma il procuratore della Rezia sembra che governasse anche sulla vallis
Poenina. Con Settimio Severo le Alpi Pennine furono unite alle Alpi Graie (orma Atrectinanae).
5. RAETIA ET VINDELICIA
La provincia comprendeva l’area prealpina e alpina a Nord dell’Italia nel settore delle Alpi Centrali. Per alcuni decenni, fu
amministrata insieme alla vallis Poenina. Con Augusto e Tiberio la situazione rimase invariata e furono insediati dei
prefetti e dei legati a governo, così come sotto Claudio. La capitale e sede del governatore fu Augusta Vindelicum.
6. NORICUM
Il suo territorio si estendeva a nord delle Alpi Tridentine, Carniche e Caravanche, fino al Danubio. La sua risorsa
principale erano le miniere e tutte le attività ad esse collegate. Inizialmente il centro amministrativo era Noreia, ma sotto
Claudio si spostò a Virunum. Claudio e in seguito Vespasiano fondarono anche diversi municipia Latina. In età antonina ci fu
un grande sviluppo economico, interrotto dalla calata dei Marcomanni, che portò poi alla trasformazione in provincia
pretoria, una legione venne posta a Lauriacum e il suo legato divenne governatore. Dopo un periodo di insicurezza Diocleziano
riorganizzò l’area dividendola in due province: Noricum mediterraneum a Sud, con capitale Virunum, e Noricum ripense a Nord,
con capitale Lauriacum.

ILLIRICO (Dalmazia e Pannonia)


L’Illirico non esisteva come unità geografica, politica o culturale prima della conquista romana. Nella sua più generale espansione
oggi corrisponde all’odierna Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia occidentale, Ungheria occidentale e Austria sud-orientale.
Quest’area era abitata da numerose popolazioni che possono solo parzialmente essere raggruppate sotto il nome di Illiri: è il modo con
cui i Greci chiamavano le popolazioni barbare a est delle aree ellenizzate della Macedonia e dell’Epiro. Dal IV secolo a.C. alcune
delle popolazioni della zona limitrofa all’area di influenza ellenica si erano riunite in un regno (una confederazione o un regno
dinastico?), chiamato illirico nelle fonti greche. Questo regno fu a lungo una minaccia per la Macedonia finché Filippo II non riuscì
a sconfiggerlo (359 a.C.). I contatti tra Roma e questo mosaico di popolazioni erano veicolati dall’Adriatico, a partire dalla metà
del III secolo a.C.
A metà del III secolo le forze del regno illirico –guidate dal re Agrone delle tribù degli Ardiei– saccheggiarono la città epirota di
Fenice e misero sotto assedio la città di Issa, che fece appello a Roma per protezione (I guerra illirica). L’assassinio di un
ambasciatore romano fece precipitare la situazione e il senato decise di entrare in guerra. La regina Teuta, salì al trono dopo la
morte del marito Agrone, ma perse il suo regno. I Romani si accontentarono di impedire agli Illiri di navigare con più di due navi.
La II guerra illirica fu combattuta contro Demetrio di Faro che aveva ricostituito il regno illirico e iniziato ad estendere
pericolosamente la sua influenza: l’esercito romano vinse rapidamente e Demetrio trovò rifugio in Macedonia. Il re labeate Genzio,
della nuova dinastia dei Labeati, si alleò con il re di Macedonia, Perseo, nel 169 a.C. ed entrò in pieno conflitto con i Romani.
L’Illirico subì una sorte simile a quella della Macedonia e fu diviso in tre repubbliche.
Nel frattempo, i Romani avevano cominciato ad affacciarsi anche sull’Istria con la fondazione della colonia di Aquileia nel 181 a.C.
Due guerre dalmatiche (156-155 a.C., 118-117 a.C.) completarono l’opera di assoggettamento della regione costiera; tuttavia, non si
arrivò ancora alla costituzione di una provincia stabile.
Nel 60 a.C., l’Illirico divenne parte del comando quinquennale affidato a Cesare (Lex Vatinia), che svolse importanti operazioni
contro i Dalmati (48-44 a.C.) che si conclusero, però, con una sconfitta. La presa sulla regione fu pienamente ristabilita solo con le
guerre condotte da Ottaviano dal 35 al 33 a.C., al termine delle quali la provincializzazione fu compiuta.
Una nuova offensiva romana fu portata negli anni 13-9 a.C. a seguito di incursioni dei popoli pannonici e dei Daci. L’esito del bellum
Pannonicum fu l’estensione dell’area sotto controllo romano (Tiberio) delle pianure della Pannonia fino al Danubio e le tribù furono
sottoposte al pagamento di un tributo. Tuttavia, la regione non era ancora pacificata e una grande rivolta scoppiò nel 6 d.C. per gli
ingenti tributi e il reclutamento imposto. Nel 9 d.C. il controllo romano fu nuovamente assicurato e l’Illirico fu riorganizzato: fu
costituita la provincia di Dalmazia, con capitale Salona e divisa nei tre conventus (suddivisione giuridica). Si costituì anche la
nuova provincia di Pannonia, divisa in due da Traiano: la Pannonia Superior a Ovest, affidata ad un legatus Augusti di rango
consolare, e la Pannonia Inferior a Est, governata da un legato di rango pretorio. Tiberio e i suoi successori portarono avanti la
politica di consolidamento del territorio con presidi militari, nuove colonie e nuove grandi direttrici stradali; il Danubio venne
fortificato con importanti accampamenti di unità ausiliarie. I successori di Augusto continuarono anche con la politica di fondazione
di colonie di veterani.
La Pannonia fu teatro di prolungati scontri durante la guerra portata da Marco Aurelio contro i Quadi e i Marcomanni, mentre Settimio
Severo era governatore della Pannonia superiore quando venne proclamato imperatore.

MACEDONIA, ACAIA, EPIRO


L’intervento romano nei Balcani non portò alla creazione immediata di nuove province: il senato voleva evitare di accrescere il numero
dei promagistrati e di farsi coinvolgere nelle contese tra i re ellenistici. La vittoria di Flaminino (II guerra macedone) obbligò
Filippo V a rinunciare al controllo della Grecia nel 194 a.C. e la successiva sconfitta di Perseo nel 168 a.C. segnò la fine della
monarchia macedone. In Grecia vennero epurate le classi dirigenti e venne creato un porto franco a Delo che danneggiò economicamente
l’isola di Rodi; un trattamento duro ricevette la regione della Molossia (Epiro). La rivolta di Andrisco, proclamatosi re in quanto
figlio di Perseo, portò alla decisione di ridurre in provincia la Macedonia, definitivamente organizzata nel 146 a.C. in quattro
distretti. Il proconsole che governava la Macedonia, probabilmente, aveva autorità anche sull’Epiro e l’Illiria meridionale, per lo
meno dalla metà del I secolo a.C.
Sempre nel 146 a.C. il conflitto tra Sparta e la lega Achea portò all’intervento di Roma in Grecia e alla distruzione della città di
Corinto: l’Acaia e le città che avevano appoggiato la lega Achea vennero assoggettate al pagamento di un tributo, mentre altre città e
leghe restarono liberae et immunes. Anche se le truppe erano assenti nei territori della Grecia, questi avevano ormai perduto la loro
sovranità e il proconsole di Macedonia era autorizzato ad intervenirvi. Nel 72 a.C. entrò nell’orbita romana la Tracia sub-danubiana.
Nel II secolo a.C., però, altre regioni iniziarono a soffrire di un diffuso spopolamento e la produzione agricola entrò in crisi; il
tributo e le esazioni dei magistrati romani aumentarono le difficoltà economiche. Inoltre, la guerra con Mitridate procurò notevoli
disagi. Nel 27 a.C. Augusto decise di smantellare il grande comando macedonico: il Peloponneso, la Grecia centrale, la Tessaglia e
l’Epiro diventarono provincia, assegnata ad un proconsole di rango pretorio, con il nome di Acaia. La Macedonia conservò lo sbocco
sull’Adriatico nella zona di Apollonia e la Tracia rimase indipendente, governata da re clienti (Pax Romana). Dal 15 al 44 la
Macedonia e l’Acaia furono unite alla Mesia a formare un’unica provincia governata da un legato imperiale. Con Vespasiano la Tessaglia
venne inserita nella provincia di Macedonia. Poco dopo il 108 d.C. venne creata la provincia procuratoria dell’Epiro, con Diocleziano
divisa in Epirus Novus ed Epirus Vetus.
In Grecia il funzionamento delle istituzioni tradizionali delle città non subì trasformazioni notevoli in età imperiale e anche le
strutture federali tipiche dell’età ellenistica, i koinà, continuarono a funzionare, la cui funzione principale era quella di
incentivare il culto imperiale, organizzando concorsi in onore dell’imperatore. L’Acaia agì da richiamo per i rampolli romani in una
sorta di viaggio educativo che contribuì ad un revival della cultura greca che diede vita al movimento della Seconda Sofistica. La
vera rinascita di Atene coincise con il regno di Adriano, l’imperatore filelleno per eccellenza. Egli iniziò un vasto programma di
riqualificazione edilizia accrescendo la città, riformò le procedure di appello, l’Areopago e il Consiglio, presentandosi in tutto e
per tutto come il nuovo ecista di Atene: questo favore diede impulso a nuove iniziative da parte dei suoi successori. La situazione si
complicò a partire dal 250 d.C. a causa delle invasioni germaniche.

TRACIA E MESIA
La Tracia oggi rappresenta buona parte della Bulgaria, la Turchia europea e una porzione di Grecia occidentale. Il Danubio costituiva
il confine con la Dacia. Era abitata da un popolo di origine indoeuropea, i Traci, famoso per la propria abilità a cavalcare; erano
divisi in tribù e vivevano in villaggi. Nel corso del I secolo a.C. la dinastia Tracia fu aiutata dai romani a consolidare il
proprio dominio sulle tribù traciche. Dopo una lotta dinastica il regno venne consolidato sotto un unico re filo-romano e
Claudio annesse il regno trasformandolo in una provincia procuratoria. La Tracia fu inizialmente una provincia di minore
importanza affidata prima a cavalieri e soltanto poi ad un legatus Augusti pro praetore. Il numero dei centri urbani crebbe
notevolmente sotto la spinta di Roma, favorendo così una organizzazione amministrativa. Protetta dalle conquiste di Dacia e
Mesia, la Tracia poté godere di un ininterrotto stato di pace fino alle invasioni gotiche della metà del III secolo. Sotto
Settimio Severo era stato istituito su modello greco il koinón dei Traci.
Dopo la battaglia di Azio, in Tracia i Romani iniziarono ad allargare il proprio dominio anche in Mesia, territorio-cerniera
tra i Traci a sud e i Daci a nord. L’annessione della Galazia e le campagne in Illirico comportarono uno spostamento della
guarnigione in questi territori e fu quindi pretesto per alcune tribù per insorgere: la guerra durò tre anni circa e portò
alla creazione di una zona militare cuscinetto in Mesia sotto il controllo di un legatus Augusti pro praetore. Infine, per
il volere di Tiberio, Mesia, Macedonia e Acaia vennero unificate nel 15 in un unico comando e posto sotto un legato
imperiale. Successivamente Claudio ristabilì i proconsolati di Macedonia e Acaia e creò formalmente la provincia di Mesia.
Dopo un periodo di rivolte dei popoli circostanti, Domiziano riorganizzò la regione dividendola in Moesia Superior a ovest e
Moesia inferior a est, entrambe sotto il controllo di legati imperiali. Sotto gli Antonini varie città acquisirono lo status
di municipio, principalmente quelle vicine agli accampamenti legionari. La principale risorsa della regione erano le miniere
di argento e piombo: Traiano e Adriano iniziarono lo sfruttamento di questo territorio istituendo quattro distretti sotto il
controllo di procuratori imperiali.

DACIA
Oggi corrispondente alla Romania occidentale, era abitata da tribù di cultura celtica. I primi contatti tra Romani e Daci
avvennero in età sillana ed esplosero con l’invasione in Mesia da parte dei Daci (69 d.C.): Vespasiano si assicurò
l’alleanza dacica pagando un sussidio. Temendo che Domiziano sospendesse i sussidi, i Daci, capitanati dal re Decebalo,
attaccarono di nuovo la Mesia. Il risultato fu la stipulazione di un trattato nell’89 in cui venne stabilito che Decebalo
divenisse amicus sociusque del popolo romano e ricevesse sussidi in cambio della restituzione di prigionieri e bottino.
Decebalo tuttavia usò questi sussidi per rafforzare il suo esercito. Traiano decise allora di pianificare un nuovo
intervento militare per impedire nuove alleanze: iniziò così il periodo delle guerre daciche, in cui i Romani prevalsero;
nei luoghi teatro delle battaglie Traiano fondò nuove città. Decebalo fu costretto a chiedere la pace e le condizioni furono
durissime; alcune zone furono occupate, ma non fu resa provincia. Dopo una rivolta violentissima del popolo dacico Traiano
dichiarò di nuovo guerra: la capitale fu stretta d’assedio, conquistata e distrutta; Decebalo si uccise e la provincia
imperiale della Dacia risultò fondata nel 106. Successivamente ci furono altri scontri in cui prevalsero i Romani e la
provincia fu suddivisa: i territori nord-danubiani diventarono la nuova provincia di Dacia Inferior, mentre a settentrione
fu divisa in Dacia Superior e Dacia Porolissensis, ciascuna con un’amministrazione a sé stante. Il conflitto più grave che
investì la regione fu lo scontro con i Marcomanni all’epoca di Marco Aurelio. Vista la situazione di emergenza si decise di
riorganizzare nuovamente la Dacia: la Superior cambiò il nome in Apulensis e la Inferior in Malvensis. In seguito, ci furono
molte incursioni barbariche e i decenni successivi furono caratterizzati da un’insicurezza generale dovuta a queste continue
invasioni. La progressiva demilitarizzazione comportò l’abbandono della regione sotto Aureliano.

ASIA
Dopo l’eliminazione della presenza dei Seleucidi dalla penisola anatolica -ritiro imposto dalle condizioni della pace di Apamea (188
a.C.)– e dopo circa un cinquantennio di egemonia e di controllo sui restanti regni ellenistici, i Romani divennero, senza combattere,
successori dei sovrani di Pergamo. La provincia d’Asia includeva allora la Troade, l’Eolide, la Misia, la Ionia, la Lidia e la Caria.
Attalo III aveva lasciato per testamento i Romani eredi del suo regno di Pergamo, ma la commissione senatoria inviata da Roma trovò il
paese in rivolta. Aristonico, fratellastro di Attalo III, si era fatto acclamare nuovo re: il durissimo conflitto scaturitone terminò
solo nel 129 a.C. per opera di Manio Aquilio, che nei successivi tre anni restò in Asia con il compito di organizzarla a provincia. La
capitale fu Efeso.
NB Lo schema della provincializzazione (redactio in formam provinciae) sarà riconducibile a pochi elementi comuni: il generale
vincitore o un autorevole esponente del senato riceveva l’incarico di organizzare il territorio provinciale con l’aiuto di una
commissione composta da 10 o 5 senatori. Al termine delle operazioni, l’ordinamento poteva essere sancito da una lex il cui contenuto
riguardava ambiti assai ampi (come la struttura interna, forme del tributo, limitazioni). La lex veniva poi integrata dagli editti
promulgati dai vari governatori che si succedevano a capo della provincia: l’ordinamento finale era il risultato cumulativo di un
processo storico lungo e talvolta discontinuo.
In Asia le situazioni presenti erano diverse: territori immensi e fertili e zona semidesertiche, regni indigeni e vaste proprietà
templari; l’elemento caratteristico era però rappresentato dalle città greche: la presenza di strutture urbane evolute dispensò i
Romani dall’impegnativo processo di colonizzazione. Una delle prime decisioni di Manio Aquilio fu la costruzione di un poderoso
sistema viario che, irradiandosi da Efeso, collegava le principali città della provincia. Un altro provvedimento importante fu la
creazione di conventus iuridici, ovvero la suddivisione da parte dei Romani del territorio in unità minori per un’efficace
amministrazione della giustizia. Una volta l’anno il governatore della provincia o un suo delegato si recava nelle varie città
capoluogo di conventus per presiedere il tribunale e amministrare la giustizia.
Il modello funzionale per la nuova provincia fu la Sicilia. Asia e Sicilia erano entrambe caratterizzate dalla secolare presenza e
coesistenza di mondo greco e di mondi anellenici e da una forte urbanizzazione. Inoltre, tra l’imposizione fiscale (vectigal) in
Sicilia e quella in Asia c’era omogeneità: in entrambe le province si era scelta come tassazione la pretesa in forma proporzionale dei
raccolti (decima) e non l’imposizione di un tributo fisso. L’imposta era calcolata proporzionalmente ai raccolti, ma gli Asiatici
versavano ai pubblicani appaltatori un corrispettivo in denaro della decima: questa procedura fu piuttosto efficiente in quanto
evitava i problemi legati alla conservazione, alla vigilanza e al trasporto di enormi quantità di cereali e allo stesso tempo non
privava i provinciali di quote di prodotti significative. Tuttavia, la dimostrazione più chiara del malcontento e dell’odio maturato
nei confronti dei Romani si ha nel sostegno che la provincia fornì a Mitridate VI in guerra contro Roma. Inizialmente sottovalutata
dai Romani, la guerra fu infine affidata a Lucio Cornelio Silla, console nell'88 a.C., che sconfisse le forze pontiche. L’Asia tornò
ai Romani e Silla ridisegnò la carta amministrativa della provincia: tutte le città che avevano sostenuto Mitridate persero i loro
privilegi e furono punite, mentre quelle rimaste fedeli a Roma ottennero esenzioni e libertà.
Intanto le società dei pubblicani erano divenute assai potenti e quasi intoccabili, erano diventate parte dell’ordine dei cavalieri e
si erano creati legami tra pubblicani e grandi finanzieri romani e membri del senato. Lo scandaloso controllo dei tribunali da parte
di queste categorie costituiva un forte deterrente e una minaccia contro l’azione di governatori onesti: nel 48 a.C. l’Asia passò dal
sistema fiscale della decima a quello del tributo fisso, per di più ridotto e raccolto non più dai pubblicani, ma dalle singole città.
La situazione mutò dopo la vittoria finale di Ottaviano ad Azio nel 31 a.C.: il governo delle province cessò di essere uno strumento
finanziario dello scontro politico. D’ora in avanti gli imperatori non aspettavano che il malcontento arrivasse a Roma, ma tentavano
di prevenire gli abusi e tutelare i provinciali. A metà del III secolo d.C. la Frigia e la Caria furono staccate dall’Asia e
Afrodisiade divenne la nuova capitale. Un’abile rifunzionalizzazione della preesistente assemblea provinciale (koinón d’Asia) rese
questo organismo responsabile dell’amministrazione del culto dell’imperatore in Asia. La pace imperiale permise l’accumulo e la
conservazione di ricchezze da parte di notabili locali senza il timore di quelle improvvise perdite o passaggi di capitali. Il
paesaggio urbano fu profondamente modificato e abbellito e l’incorporazione e l’integrazione dell’Asia nell’Impero Romano determinò
dal I secolo d.C. una prosperità economica prima sconosciuta. Questo clima sereno di pace e di contatto con la cultura greca contribuì
anche a spiegare la nascita della Seconda Sofistica.

PONTO E BITINIA
La doppia provincia di Ponto e Bitinia comprendeva la fascia costiera affacciata sul Mar di Marmara e sul Mar Nero. Il Ponto era
composto da popolazioni indigene provenienti dall’antica Persia, mentre la Bitinia annoverava stretti legami con la Tracia. Il primo
sovrano della Bitinia fu Nicomede I, filo-ellenistico, in buoni rapporti con Roma; l’ultimo re, Nicomede IV, lasciò in eredità al
popolo romano il suo regno. Le guerre mosse poi da Mitridate VI, re del Ponto, indussero i romani ad aprire il conflitto, che si
concluse con la disfatta del sovrano pontico e la creazione della provincia di Ponto e Bitinia ad opera di Pompeo nel 63 a.C.
A Sud venne successivamente creata la provincia di Paflagonia (5 a.C.) e, sotto Nerone, venne creata la provincia del Ponto
Polemoniano (64 d.C.) e una parte di questa, in età flavia, venne unita all’Armenia Minor. L’antico tempio-stato di Comama rimase
sempre indipendente.
Nel sistema provinciale, Ponto e Bitinia si qualificavano come provincia proconsolare retta da magistrati di rango pretorio, sino al
passaggio sotto Antonino Pio a provincia imperiale.
I koiná bitico e pontico, organizzazioni locali non generate dal sistema amministrativo romano, furono due entità distinte; la loro
attività riguardava in particolar modo la celebrazione del culto imperiale. La sede del tempio provinciale per il culto imperiale era
Nicomedia, mentre a Nicea era stato accordato il culto di Cesare e Roma. Queste due città spesso si fronteggiarono aspramente nel
corso dei decenni per ottenere un primato. Ponto e Bitinia non ebbero legioni, ma solo distaccamenti ausiliari (coorti), e venne
creata la flotta pontica a sottolineare l’importanza strategica di questa provincia, collocata in prossimità dei regni orientali.

LICIA E PANFILIA
La Licia si trova nella parte sud-occidentale della penisola anatolica. I Lici erano una popolazione non greca di origini molto
antiche che suscitò l’interesse di molti scrittori per le teorie sul matriarcato, per i koinón o per la loro capacità di
amministrazione interna. Tra le istituzioni caratterizzanti del mondo licio, la principale è il loro koinón, la lega o confederazione
delle città deputata a molti compiti di amministrazione e organizzazione interna. La partecipazione a questa lega si fondava su basi
rappresentative: le città più grandi disponevano di più voti rispetto a quelle più piccole. La scarsa rivalità con i territori vicini
e la forte capacità di cooperazione e di azione comune fecero il successo di questo popolo ellenizzato, ma consapevole delle proprie
origini. A partire dalla metà del II secolo a.C. la confederazione comprese l’utilità di un rapporto con Roma, a cui si accompagnò un
precoce culto di Roma.
Grazie al documento noto come “stadiasmo di Patara” e alla connessa dedica all’imperatore Claudio, oggi si è più edotti sulla genesi
della provincia di Licia: un pilastro monumentale reca un’iscrizione in cui sono indicate le distanze in stadi tra Patara – sede della
nuova autorità – e le altre città licie, imposte al primo governatore della nuova provincia. La provincializzazione, tuttavia, non
sembra aver modificato troppo le realtà sociali preesistenti. Nel 46 a.C. venne sottoscritto un importante trattato sotto la dittatura
di Giulia Cesare: sanciva l’alleanza tra i due contraenti, la pace, il sostegno reciproco e altre agevolazioni. Il successivo ingresso
nel 43 d.C. nella struttura imperiale non fu affatto traumatico, tanto che i buoni rapporti tra le due terre favorirono l’acquisizione
della cittadinanza romana e il precoce ingresso nell’ordine senatorio.
Panfilia, dopo aver fatto parte di diverse province, fu definitivamente unita alla Licia per costituire la nuova entità provinciale di
Licia-Panfilia all’inizio del regno di Vespasiano. La Panfilia si riempì di molti cittadini provenienti dall’Italia e in generale
conobbe una grande fioritura in età imperiale. Side e Perge erano le città principali, che disputarono tra loro per chi fosse la
legittima ad ospitare le strutture del culto imperiale.
La Licia-Panfilia era governata da un magistrato di rango pretorio, il cui incarico precedeva di poco il consolato. La provincia, non
essendo posta sui confini dell’Impero e vista la tranquilla situazione interna, non ospitò le truppe; la presenza militare era
garantita da distaccamenti ausiliari.

CILICIA
Cilicia è il nome che gli antichi davano alla regione costiera dell'Anatolia sud-orientale (oggi Cukurova). Questa regione è composta
da due aree fra loro molto diverse, Cilicia Aspra e Cilicia Piana. La prima deve il nome alla conformazione del terreno,
prevalentemente montuoso a causa della vicinanza fra le montagne del Tauro e la costa. I fiumi hanno portata ridotta e quindi non sono
navigabili (unico fiume navigabile è il Calicadno nella Cilicia Aspra), gli approdi sicuri sono inesistenti e i centri urbani sono
piccoli. Alla foce sorge Seleucia, la principale città, e lungo i suoi affluenti si trovano gli altri centri urbani. Per molto tempo
la vera alternativa al commercio rimase la pirateria o il brigantaggio, resi possibili dal relativo isolamento della regione per via
di terra.
Con il fiume Lamos inizia la Cilicia Piana: con la sua economia basata sull’agricoltura, ha ospitato molti insediamenti di una certa
rilevanza; tuttavia, gli acquitrini vicini alla costa hanno fatto sì che la maggior parte delle città sorgesse lontano dalla costa. Le
due regioni tuttavia erano accomunate dalla stessa lingua: il luvio.
Dal III secolo a.C. la Cilicia divenne oggetto di contesa fra Seleucidi e Tolomei: mentre i primi controllavano la Cilicia Piana, i
secondi mantenevano varie basi lungo le coste dell’Aspra. Il progressivo indebolimento di entrambi i regni portò alla sostanziale
indipendenza della regione più occidentale, che divenne covo di pirati. Proprio per questo i Romani decisero di intervenire e
riuscirono a liberare alcuni porti della Panfilia (non significò un controllo romano sulla regione). Con la definitiva sconfitta dei
pirati ad opera di Pompeo nel 67 a.C. e il suo riordino dell’Oriente dopo la fine delle guerre mitridatiche, la provincia di Cilicia
acquistò un carattere più permanente. Affidata a figure di rango consolare, oltre alla Panfilia, la Cilicia inglobò Cipro e tre
conventus sottratti alla provincia d’Asia. La provincia quando fu affidata a Cicerone nel 50 a.C. era divisa in conventus, a causa
della sua estensione.
Dopo la sconfitta di Crasso a Carre nel 53 a.C. l’Oriente romano venne riorganizzato: la Cilicia perse tre conventus che ritornarono
all’Asia e Cipro fu dato all’Egitto. Successivamente con Antonio la provincia venne divisa e Ottaviano affidò i vari territori a re
clienti. Vespasiano nel 72 a.C. sciolse il regno cliente di Cappadocia e creò una nuova provincia imperiale di Cilicia, priva della
Panfilia, nel frattempo confluita nella provincia di Licia-Panfilia. La provincia fu affidata ad un legatus Augusti pro praetore con
sede a Tarso. Priva di legioni, la regione rimase non militarizzata fino al IV secolo. Sotto Antonino Pio vennero aggiunti altri
territori. Anche la Cilicia venne coinvolta nella riorganizzazione dioclezianea: la Licaonia fu smembrata fa Isauria, Pisidia e
Galazia; la Cilicia fu divisa in due province: la Cilicia propriamente detta, coincidente con la Cilicia Piana e con capitale Tarso, e
l’Insauria, con capitale Seleucia al Calicadno. Sotto Teodosio I la provincia venne smembrata in Cecilia Prima, con capitale Tarso, e
Cilicia Seconda con capitale Anazarbo.

GALAZIA E CAPPADOCIA
Il re cliente Aminta, posto sul trono della Galazia da Antonio, fu ucciso in una spedizione e il suo regno fu trasformato in provincia
romana (25 a.C.) sotto un legato prima consolare, poi pretorio. Gli abitanti di questa regione erano tribù di origine celtica e
mantennero molti tratti tipici della loro cultura anche dopo la conquista romana. Ancyra (Ankara) fu eletta a capitale provinciale e
fu sede del Koinón dei Galati e di conventus.; al centro della città furono costruite le statue della dea Roma e di Augusto. Roma non
iniziò immediatamente a sfruttare questa regione, né da un punto di vista economico né da un punto di vista delle materie prima in
quanto in Galazia l’agricoltura era limitata dall’aridità del suolo; anche l’attività coloniaria fu piuttosto circoscritta. Solo
successivamente con l’avvento di una rete stradale messa in atto dai Flavi e sostenuta poi da Severi ci fu un incremento del ruolo
strategico della provincia per le comunicazioni e per lo spostamento di truppe. La permanenza delle legioni fu legata all’epoca
augustea.
Si caratterizzava come regione per la sua natura montuosa e il territorio molto vasto: le catene montuose e i laghi facevano da
confine con le province circostanti. Su queste terre avevano dominato fin da sempre dinastie iraniche, spodestate da Antonio quando
pose a capo della Cappadocia un aristocratico suo cliente, Archelao, poi deposto e sostituito infine con un legatus Augusti pro
praetore. La divisione amministrativa di questa regione rimase invariata rispetto alle strutture preesistenti (divisione in 10
strategie). Le città erano davvero poche, Mazaca divenne la capitale e la sede del koinón e, malgrado l’intervento dei romani per
costruirvi alcune colonie, la Cappadocia rimase comunque una regione scarsamente urbanizzata. La creazione di un limes sull’Eufrate
rese la regione strategicamente importante, e come avvenne per la Galazia, la rete stradale venne di molto migliorata e ampliata sotto
i Flavi. La presenza di forze militari stabili comunque non risparmiò la Cappadocia dalle successive invasioni.
Con Nerone (55-65 d.C.) e nuovamente con Vespasiano la Galazia e la Cappadocia furono unificate in una grande provincia che
raggruppava le regioni centrali e orientali dell’Anatolia. Sotto Diocleziano, tuttavia, vennero divise definitivamente e ridotte.

SIRIA E GIUDEA
La campagna romana in Oriente contro Mitridate condusse Pompeo a deporre Antioco XIII e a ridurre il suo regno di Siria in una
provincia (63 a.C.), mettendo fine alla dinastia dei Seleucidi. La provincia era un mosaico di città, principati e territori con
statuti diversi. Nel 27 a.C. venne definito il suo assetto: fu sottoposta ad un legato di rango consolare residente ad Antiochia e
dotata di un forte esercito stanziale. Durante l’età del principato iniziarono operazioni di urbanizzazione, con la fondazione di
colonie per veterani e la costruzione di nuovi edifici. Con la dinastia Flavia si estirparono tutte le enclave ancora autonome.
Pompeo intervenne anche in Giudea, sottomettendola al pagamento di un tributo. Nei primi anni di vita, la nuova provincia non ebbe
vita facile a causa delle incursioni dei Parti e dello sfruttamento da parte delle autorità romane. Con l’appoggio di Antonio, Erode
il Grande si insediò nel 37 a.C. come nuovo re di Giudea e, alla sua morte (4 a.C.), scoppiarono disordini cui Augusto mise fine
tripartendo il territorio. Nel 6 d.C. la Giudea entrò a far parte della provincia di Siria sotto un praefectus equestre.
Nei decenni successivi si verificarono numerosi disordini a Gerusalemme e altri legati a problemi nell’amministrazione romana:
intervenne allora il legato Vespasiano che riconquistò la Galilea e riprese il controllo di gran parte della Giudea. Dal 70 venne
imposto il pagamento di un tributo a Roma e la Giudea venne ridotta in provincia sotto il comando di un legato di rango pretorio; con
Adriano venne a chiamarsi Syria Palaestina, anziché Giudea, per eliminare ogni riferimento alla presenza ebraica. Settimo Severo
divise la provincia in due comandi separati: Syria Coele a Nord e Syria Phoenice a Sud.
La Commagene, regione asiatica al confine con la Siria, venne annessa sotto Tiberio nel 17, sotto l’amministrazione di un pretore
scelto da Germanico. Nel 37 Caligola la restituirà alla dinastia reale che rimarrà al potere fino all’intervento del governatore di
Siria.

ARMENIA, MESOPOTAMIA E ASSIRIA


1. ARMENIA
La regione si divideva in due territori, Armenia Maior a est dell’Eufrate e Armenia Minor a Ovest. L’Armenia Maior divenne
uno stato cuscinetto tra l’Impero Romano e il regno dei Parti finché, sotto Traiano, non venne provincializzata; l’Armenia
Minor invece fu governata da vari sovrani di Stati confinanti filo-romani e venne incorporata da Vespasiano nella provincia
di Cappadocia. L’Armenia Maior, in quanto importante satrapia dell’impero persiano, rimase soggetta internamente al potere
degli Orontidi, al cui interno si distinse la figura di Tigrane. Sotto le mire sia romane sia della Partia, nel 58 i Romani
ne conquistarono finalmente la capitale e il trono poteva essere assegnato a un principe partico solo previa approvazione
dell’imperatore romano (accordo di Rhandeia). L’Armenia fu destinata ad essere stato-vassallo di Roma strategico sia come
baluardo contro i Parti e i popoli caucasici, sia per il traffico carovaniero con l’Oriente.
2. MESOPOTAMIA E ASSIRIA
Con Traiano, dopo l’attacco ai Parti e la loro sconfitta, l’Alta Mesopotamia divenne territorio provinciale romano,
comprendente i territori della moderna Siria e dell’Iraq. Traiano istituì anche la provincia Assyria, di brevissima durata
(non ne è confermata l’esistenza).

ARABIA
La provincia Arabia si estendeva nei territori delle attuali Siria meridionale, Giordania, Arabia Saudita e deserto del Negev,
crocevia di traffici intensi. La popolazione era mista: araba, aramaica, semitica, greco-romana. Prima dell’intervento romano, l’area
era occupata dal regno dei Nabatei, che si scontrò con la Giudea e i Seleucidi. Nel 106 a.C. Traiano approfittò della morte del
sovrano per sopprimerne il regno, ma senza un invasivo intervento armato (Arabia adquisita, non capta). Il territorio era troppo vasto
per essere annesso a una provincia già esistente, per cui si procedette all’organizzazione di una nuova provincia con Claudio Severo:
l’amministrazione fu affidata ad un legato di rango pretorio al comando di una regione di stanza a Bostra; la cavalleria nabatea fu
integrata nell’esercito romano sotto forma di truppe ausiliarie. L’Arabia godette di un lungo periodo di pace, sicurezza e sviluppo,
nonostante il timore costante di un’invasione partica e dei briganti. Grande attenzione a questa provincia fu rivolta dai Severi, che
apportarono modifiche all’amministrazione e migliorie territoriali, mentre con Diocleziano si ebbe una profonda modifica nei confini.

EGITTO
La ricchezza del territorio fu legata essenzialmente al Nilo. Nel 331 a.C. Alessandro Magno liberò l’Egitto dal dominio persiano e
fondò Alessandria. Alla sua morte, Tolomeo (dinastia greco-macedone, fino al 30 a.C.) governò l’Egitto prima come satrapo e poi come
re. L’egitto tolemaico fu una compagine multiculturale e multilingue (in primis Greci ed Egizi, anche Ebrei). Le prime relazioni con
Roma risalgono al III secolo a.C., in seguito al successo romano su Pirro: furono rapporti impostati su un piano di parità politica e
giuridica. I contatti si intensificarono nel II secolo a.C., permettendo a Roma di rafforzare il proprio ruolo diplomatico nella
scacchiera orientale; invece, conflitti dinastici permisero a Roma di accrescere la propria influenza nella situazione interna del
paese, con particolare attenzione nei confronti di Alessandria per la sua posizione strategica. Secondo le fonti, i re d’Egitto (come
quelli di Cipro e Cirene) vennero definiti amici e socii del popolo romano.
La ricchezza dell’Egitto fu motivo di grande attrazione per Roma per tutti i decenni successivi: Crasso propose l’annessione
dell’Egitto nel 65 a.C., ma il re Tolomeo Aulete chiese l’appoggio di Pompeo e si fece riconoscere re mediante un senatus consultum,
oltre che amicus et socius del popolo romano. Nonostante un suo allontanamento dal trono dovuto a una rivolta a Cipro, fu riconfermato
nel 55 a.C. sempre grazie a Pompeo. Alla sua morte, gli successe la figlia Cleopatra VII e le vicende del regno si intrecciarono con
la guerra civile tra Pompeo e Cesare: Pompeo venne ucciso per evitare che l’Egitto divenisse la base per operazioni contro Cesare, il
quale sbarcò ad Alessandria e vi rimase per il periodo delle guerre alessandrine. Cesare restituì Cipro ai Tolomei e sul trono rimase
Cleopatra VII, alleata con il popolo romano, e il figlio Tolomeo XV come correggente. Nel 34 a.C. Marco Antonio proclamò Cleopatra
"regina dei re" sul trono di Egitto e Cipro e Tolomeo XV "re dei re".
Dalla seconda metà del I secolo a.C. soldati e veterani romani aumentarono la loro presenza sul territorio egiziano.
La sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.) per mano di Ottaviano portò all'incorporazione del regno tolemaico
nell'Impero Romano, affidato a un prefetto di rango equestre (redactio del 30-29 a.C.). La provincia acquisì importanza per
l'approvvigionamento granario di Roma.
Nel 73 d.C. l'Egitto fu principale teatro della rivolta giudaica (115-117) contro Greci, Egizi e governo romano.
L'incorporazione della provincia d'Egitto nell'Impero Romano determinò mutamenti profondi: la lingua rimase il greco, ma
l'amministratore della provincia fu assegnata a funzionari romani e sottoposta alla tassazione e al diritto romano. Le città
possedevano una certa autonomia per gli affari interni, organizzate in distretti (nomoi).
Le legioni stanziate sul territorio furono ridotte negli anni nel numero, ma accresciute da arruolamenti locali; la flotta Alexandrina
completava il presidio militare dell'Egitto.
CIPRO
Fu sottoposta al dominio dell’Egitto fino al 58 a.C., anno in cui venne annessa a Roma. Catone vi fu inviato come pro quaestor pro
praetore e, al suo ritorno, Cipro fu unita alla provincia di Cilicia.
Nel 47 a.C. Cipro tornò sotto il controllo dell’Egitto, finché, dopo la vittoria di Ottaviano su Marco Antonio, fu riservata ad
Augusto e tornò al popolo romano, governata da proconsoli di rango pretorio.
Per l’età imperiale, le fonti non recano notizie rilevanti: fu interessata, come l’Egitto, dalla rivolta giudaica (115-117).

CRETA E CIRENE
La provincia Creta et Cyrenae era formata dall’isola di Creta e dalla Cirenaica. Dalla metà del III secolo a.C. la Cirenaica era
sottoposta al dominio dell’Egitto (regno tolemaico), ma, alla morte del re Tolemeo Apione, il regno venne lasciato in eredità a Roma e
non divenne subito una provincia. Le città greche vennero dichiarate liberae, mentre gli agri regii vennero incamerati nell’ager
publicus. Fu solo nel 75/74 a.C. che la Cirenaica venne ridotta a provincia, governata da un questore cum imperium di livello
pretorio. In età augustea, la Cirenaica fu interessata dalle incursioni delle tribù libiche della Marmaride e successivamente dalla
rivolta giudaica.
L’annessione di Creta, invece, avvenne nel 70 a.C. per decisione del senato: venne dichiarata provincia pretoria (distinta dalla
Cirenaica, non è noto l’anno esatto della loro unione, ma abbiamo fonti del 27 a.C. che ne parlano già unitamente) e riservata a un
console.

AFRICA E NUMIDIA
La provincia d’Africa venne istituita nel 146 a.C., dopo la definitiva sconfitta di Cartagine, mentre il territorio ad Occidente fu
assegnato a Massinissa, re di Numidia; la fossa regia separava i due territori. Alcune città del territorio romano, dopo il conflitto,
ottennero lo statuto di città libere, mentre il resto fu reso ager publicus: la totalità della nuova provincia corrisponde all’attuale
Tunisia. La Numidia invece occupava l’odierna fascia costiera della Tunisia, l’Algeria e parte del Marocco. Una parte della
popolazione era urbanizzata e risiedeva nei principali centri urbani, mentre il resto era composto da popolazioni seminomadi.
L’importanza delle risorse agricole della Tunisia era stato uno dei fattori che aveva spinto i Romani a decidersi per l’annessione.
Sul suolo dell’antico sito di Cartagine venne fondata una nuova colonia per volontà di Caio Gracco che comportò lo spostamento di
Italici a cui sarebbero state assegnate diverse terre (la colonia fu poi annullata, ma gli Italici mantennero i loro possedimenti). La
necessità di proteggere la nuova categoria dei negotiatores spinse Roma ad entrare in guerra contro Giugurta: il conflitto si concluse
dopo diversi anni e solo grazie al tradimento del re di Mauretania, Bocco. La Numidia fu divisa tra Bocco e Gauda, discendente di
Massinissa, e resa regno cliente di Roma e diverse terre furono assegnate ai veterani mariani.
L’Africa fu al centro delle successive guerre civili: una buona parte dei mariani trovò scampo in Africa, sotto la guida di Enobarbo,
che rovesciò anche il re di Numidia Iempsale. Il suo successore Giuba si schierò con Pompeo. Con lo sbarco di Cesare, si arrivò alla
decisiva battaglia di Tapso seguita dalla resa di Utica e dalla caduta del regno di Numidia, che fu annesso da Roma con il nome di
Africa Nova. Cesare fondò una nuova Cartagine, centro egemone della provincia dell’Africa vetus, e dopo l’episodio di Sittio, che creò
una sorta di stato indipendente grazie al sostegno di Cesare, vennero fondate diversi municipia e colonie. Il territorio di Africa
Nova e Vetus fu unificato “clandestinamente" da T. Sestio e poi affidato a Lepido. Dopo l’esclusione di questo dal triumvirato, la
nuova provincia finì stabilmente sotto le mani di Ottaviano. L’Africa poté godere di secoli di prosperità e pace e non diventò mai
provincia imperiale, ma fu affidata ad un proconsole e a tre legati. Un presidio militare rimaneva necessario per contrastare le
periodiche incursioni delle popolazioni berbere: quattro proconsoli con le rispettive legioni furono mandati per contrastare l’attacco
e soltanto dopo molte campagne di delimitazione dei territori delle tribù Roma riuscì almeno ad arginare la rivolta. Con Caligola la
provincia passò sotto proprietà dell’imperatore. Sotto i Flavi si decise una maggiore penetrazione verso l’interno e il nuovo
territorio conquistato passò sotto l’autorità del legato imperiale a capo dell’esercito e divenne effettivamente una provincia, fino
alla creazione della Numidia sotto i Severi. Sotto i Flavi si riprese la politica municipale e coloniale e venne anche organizzato il
culto imperiale, e così fece Traiano e gli imperatori successivi.

MAURETANIA
Anticamente limitata a nord dal Mediterraneo e a sud dalla catena dell’Atlante, a est dal fiume Ampsaga fino all’Oceano Atlantico. La
regione era abitata da varie tribù berbere, di cui la più importante erano i Mauri. Questi combatterono con i cartaginesi contro Roma
nella spedizione in Sicilia (406 a.C.). Durante la guerra giugurtina, il re mauro Bocco si mise inizialmente dalla parte di Giugurta
per poi tradirlo e passare dalla parte di Roma, dove venne ricompensato con vari possedimenti.
Il nuovo regno di Mauretania doveva basarsi soprattutto sul riconoscimento di supremazia da parte delle numerose tribù della regione.
Al momento dello scontro tra Cesare e Pompeo, i nipoti di Bocco, si spartirono il regno (Bogud la parte occidentale, Bocco II quella
orientale) e si schierarono con Cesare opponendosi così al re di Numidia Giuba, alleato di Pompeo. In seguito a dei disordini interni,
Bocco II si impossessò di tutto il regno e, alla sua morte, lasciò la Mauretania in eredità ad Ottaviano. Questa non fu resa subito
provincia imperiale, ma fu affidata all’amministrazione della Spagna e furono semplicemente fondate delle colonie; soltanto in seguito
Augusto decise di porre a capo del regno il figlio di Giuba, Giuba II, che si sposò con la figlia di Antonio e Cleopatra. La
Mauretania venne così integrata nella politica provinciale romana, con capitale Iol, rinominata poi Caesarea. Giuba combatté a fianco
di Roma nel bellum Gaetulicum, contro la minaccia delle popolazioni berbere. Il regno venne affidato nel 23 a.C. a Tolomeo, figlio di
Giuba, in seguito giustiziato da Caligola, visto che era discendente di Antonio da parte di madre, per servirsi del tesoro della
corona. La Mauretania piombò in un caos e, dopo alcune rivolte, il territorio fu organizzato in due province, la Mauretania Tingitana
a ovest, con capitale Tingis, e la Mauretania Caesariensi a est, con capitale Caesarea, separate dal fiume Mulucha, ambedue governate
da procuratori imperiali. Claudio continuò il processo di romanizzazione trasformando alcune città in municipia e colonie e stanziando
diversi avamposti militari. Problemi maggiori in Mauretania si riscontrarono sotto Traiano e Adriano e poi con Antonino Pio, che fu
costretto a mandare rinforzi dalla Spagna e mettere di nuovo le due province sotto il comando di un solo senatore. Il dominio romano
si espanse anche verso l’interno, rinforzato sotto i Severi che fecero stabilire una nuova linea di forti a sud della catena montuosa
dell’Atlante per monitorare i movimenti delle popolazioni nomadi.