Sei sulla pagina 1di 283

PUBBLICAZIONI

DEL DIPARTIMENTO DI DIRITTO ROMANO E STORIA DELLA SCIENZA ROMANISTICA


DELLUNIVERSIT DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

XIII

COSIMO CASCIONE

TRESVIRI CAPITALES
STORIA DI UNA MAGISTRATURA MINORE

EDITORIALE SCIENTIFICA
NAPOLI 1999

Opera accolta nella collana su proposta dei professori


Luigi Labruna e Tullio Spagnuolo Vigorita
e pubblicata col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche

EDIZIONE CURATA DA ELIO DOVERE


Pubblicato dalla Editoriale Scientifica S.r.l.
Via Generale V. Giordano Orsini, 42 - 80132 Napoli
Copyright 1999 Editoriale Scientifica S.r.l.
ISBN 88-87293-30-9

TRESVIRI CAPITALES

Questo libro nasce da unidea di Luigi Labruna, che con


lentusiasmo che gli proprio il 26 giugno 1990 mi propose il
tema della ricerca. Da allora mi ha sempre seguito con benevolenza, mi ha aiutato a crescere, come un padre.
Tullio Spagnuolo Vigorita da anni mi dispensa almeno parte
dun affetto nato prima di me, sempre pronto alla discussione ed
al confronto, come a smussare certe mie asperit di carattere. Da
lui ho molto imparato.
Luigi Capogrossi Colognesi, Francesco Grelle e Bernardo Santalucia hanno letto con rigore non comune il manoscritto: a loro
va la mia gratitudine. Non posso oggi dimenticare il mio
primo, acuto critico, Luigi Amirante.
Felice Mercogliano, Fara Nasti, Natale Rampazzo e Franco Salerno mi hanno fornito numerosi, utilissimi consigli. Lacume del
filologo Giovanni Polara mi ha soccorso nellinterpretazione di
pi dun testo.
Molto ho profittato della pazienza e della sapienza di Giuseppe Camodeca.
Il ringraziamento ad Okko Behrends va oltre la puntigliosa ed
intelligente lettura che ha fatto del testo: la mia formazione porta
il segno dei reiterati soggiorni presso lInstitut fr rmisches und
gemeines Recht dellUniversit di Gottinga.
Carla Masi in questi anni mi stata vicina, batho\ s. Senza il
suo costante incitamento ed il suo prezioso aiuto, questo libro
non sarebbe venuto alla luce. Dedico parentibus optimis.
Napoli, 27 gennaio 1999

[C.C.]

INDICE SOMMARIO

CAPITOLO PRIMO

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI


1. Problemi di origine ............................................................................
2. Novi magistratus .................................................................................
3. Magistratus minores ...........................................................................
4. Caratteri della magistratura ..............................................................
5. Le norme de repetundis ....................................................................
6. I tresviri capitales nel principato ......................................................
7. Denominazione e sede ......................................................................
8. Gli ausiliari .........................................................................................

p.

1
24
35
49
58
63
77
81

85
117
143
157
161
164

CAPITOLO SECONDO

MANSIONI NELLAMBITO
DELLA REPRESSIONE CRIMINALE
1. I tresviri capitales giudici criminali? .................................................
2. Attivit di controllo sociale ..............................................................
3. Fondamento e limiti del potere triumvirale ....................................
4. La funzione di polizia giudiziaria ................................................
5. Custodia carceris .................................................................................
6. Le esecuzioni capitali ........................................................................
CAPITOLO TERZO

MANSIONI NELLAMBITO
DELLA GIURISDIZIONE CIVILE
1. Exigere e iudicare nella cd. lex Papiria .............................................. 171
2. Manus iniectiones e sacramenta ....................................................... 185
3. Competenza sul munus iudicandi .................................................... 196

VI

INDICE SOMMARIO

CAPITOLO QUARTO

PROSOPOGRAFIA
a) Tresviri nocturni ..................................................................................
b) Tresviri capitales..................................................................................
c) Incerti ..................................................................................................
d) Vigintisexviri senza titolo...................................................................

p.

205
208
263
269

CAPITOLO QUINTO

PER UNA SOCIOLOGIA


DEI TRESVIRI CAPITALES
Prospettive ............................................................................................... 271
APPENDICI

II. Tabelle ................................................................................................ 283


II. Onomasticon ...................................................................................... 293
INDICI

Autori ....................................................................................................... 299


Fonti ......................................................................................................... 313

CAPITOLO PRIMO

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

SOMMARIO. 1. Problemi di origine. 2. Novi magistratus. 3. Magistratus minores.


4. Caratteri della magistratura. 5. Le norme de repetundis. 6. I tresviri nel
principato. 7. Denominazione e sede. 8. Gli ausiliari.

1. Problemi di origine. D. 1.2.2.30 (Pomp. l. sg. ench.).


Constituti sunt 1 eodem tempore et quattuorviri qui curam viarum agerent, et triumviri monetales aeris argenti auri flatores,
et triumviri 2 capitales qui carceris custodiam haberent, ut cum
animadverti oporteret interventu eorum fieret.
Questo il dato, scarno, che emerge dal titolo de origine
iuris et omnium magistratuum et successione prudentium dei
Digesta giustinianei sullistituzione dei tresviri capitales 3. Lap1 Le differenti tradizioni manoscritte dellinizio del paragrafo 30, dovute probabilmente alla ripetizione chiasmatica della fine del 29, appaiono irrilevanti ai fini
dellindagine sulle origini dei tresviri (v. comunque lapparato critico delled.
maior dei Digesta, ad l.).
2 Sulla corrispondenza dei termini tresviri e triumviri si v. 77 ss.
3 In generale sui problemi relativi allEnchiridion di Pomponio che, col frg.
1.2.2, costituisce quasi lintero titolo D. 1.2 si v., per tutti, M. BRETONE, Tecniche
e ideologie dei giuristi romani 2 (Napoli 1982, rist. 1984) 211 ss.; G. CRIF, Materiali
di storiografia romanistica (Torino 1998) 51 ss., con vasti rimandi bibliografici. Cfr.
D. NRR, Pomponius oder Zum Geschichtsverstndnis der rmischen Juristen, in
ANRW. II/15 (Berlin-New York 1976) 497 ss., sul quale M. TALAMANCA, Per la storia della giurisprudenza romana, in BIDR. 80 (1977) 261 ss.; F. SCHULZ, Storia della
giurisprudenza romana (tr. it. Firenze 1968) 302, che ne sottolinea i molti errori, le
glosse e le abbreviazioni poco accurate (a p. 240 lEnchiridion definito miserabile
compendio postclassico); ID., I principii del diritto romano (tr. it. Firenze 1946, rist.

CAPITOLO PRIMO

piattimento storiografico palese: con eodem tempore si riporta lorigine dei collegi menzionati a quella dei decemviri in
litibus iudicandis 4, che sarebbero nati per presiedere le hastae
dei giudizi di libert 5:

1995) 92. L. WENGER, Die Quellen des rmischen Rechts (Wien 1953) 478. Per unanalisi della seconda parte, dedicata alle magistrature: F. GRELLE, Le categorie
dellamministrazione tardoantica: officia, munera, honores, in A. GIARDINA (cur.),
Societ romana e impero tardoantico I. Istituzioni, ceti, economie (Roma-Bari 1986)
37 ss.; cfr. anche ID., I poteri pubblici e la giurisprudenza fra Augusto e gli Antonini,
in Continuit e trasformazioni fra repubblica e principato. Istituzioni, politica, societ
(Bari 1991) 261 ss. Sul senso dellinclusione nella lista di Pomponio di magistrati
che non avevano il compito di ius dicere (cfr. D. 1.2.2.13), si v. L. LANTELLA, Le
opere della giurisprudenza romana nella storiografia (Appunti per un seminario di
Storia del diritto romano) (Torino 1979) 17 ss., il quale coglie un nesso di continuit
(condizionata o voluta) tra i pi antichi scrittori de magistratibus e lEnchiridion; cfr.
anche C. A. MASCHI, Il diritto romano I. La prospettiva storica della giurisprudenza
classica (diritto privato e processuale) 2 (Milano 1966) 132.
4 Per attestazioni sulla titolatura di questo collegio si v., per tutti, TH.
MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 (Leipzig 1887) 605; H. E. DIRKSEN, Ueber die
Zeugnisse der Epigraphik, bezglich der Decemviri und Quindicemviri litibus iudicandis, in Hinterlassene Schriften zur Kritik und Auslegung der Quellen rmischer
Rechtsgeschichte und Alterthumskunde, hg. von F. D. SANIO II (Leipzig 1871, rist.
1973) 344 ss.; B. KBLER, s.v. Decemviri, in PWRE. IV/2 (Stuttgart 1901) 2262;
F. DE MARTINO, Storia della costituzione romana 2 II (Napoli 1973) 262 nt. 151; per
un elenco delle fonti epigrafiche si v. anche D. VAGLIERI, s. v. Decemviri (stlitibus
iudicandis), in DE. II/2 (Spoleto 1910, rist. Roma 1961) 1474 ss. Cfr. G. FRANCIOSI,
Sui decemviri stlitibus iudicandis, in Labeo 9 (1963) 185 s.; A. P. STEINER JR., The
vigintivirate during the empire: a study of the epigraphical evidence (Diss., The
Ohio State University 1973) 41 ss.
5 Su D. 1.2.2.28-29 si v. G. FRANCIOSI, Sui decemviri stlitibus iudicandis cit.
164 ss., spec. 177 ss., che, oltre a notarne la doppia scorrettezza (in litibus e necessarius ... praeessent; cfr. anche la Glossa accursiana ad h. l.; lIndex interpolationum I
[Weimar 1929] ad h. l., col. 5; PH. E. HUSCHKE, Weitere Beitrge zur Pandektenkritik
[hg. M. WLASSAK], in ZSS. 9 [1888] 336 e ntt. 14, 15, ove pi antica letteratura),
contesta fermamente lattendibilit del manuale pomponiano, riportando lampia
letteratura sullorigine del collegio decemvirale, cfr. ID., Il processo di libert in diritto romano (Napoli 1961) 17, 24 s. (e ntt. 45, 47), 51. Cos anche gli studiosi (v., tra
gli altri, M. NICOLAU, Causa liberalis [Paris 1933] 17 s., G. I. LUZZATTO, Procedura
civile romana II. Le legis actiones [Roma 1948] 260) insospettiti dallattribuzione da
parte di Pomponio ai decemviri della presidenza delle hastae centumvirali, che, secondo Suet. Aug. 36, questi avrebbero ottenuto solo con una riforma augustea (in
sintesi: G. FRANCIOSI, Corso istituzionale di diritto romano 2 [Torino 1997] 64 nt. 2).

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

D. 1.2.2.28-29 (Pomp. l. sg. ench.). Post aliquot deinde annos non sufficiente eo praetore, quod multa turba etiam peregrinorum in civitatem veniret, creatus est et alius praetor, qui
peregrinus appellatus est ab eo, quod plerumque inter peregrinos ius dicebat. 29. Deinde cum esset necessarius magistratus
qui hastae praeessent, decemviri in litibus iudicandis sunt constituti.
La creazione, dunque, di quella serie di collegi che verranno poi riassunti sotto la dizione collettiva di vigintiviri 6
riportata ad un periodo successivo allistituzione del pretore

Sul problema della data dellistituzione dei decemviri stlitibus iudicandis si v. anche
A. MOMIGLIANO, Lorigine del tribunato della plebe, in Bull. Comm. Arch. Com. 59
(1932) 168 s. [= Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico
(Roma 1969) 305 e nt. 41 = Roma arcaica (Firenze 1989) 285 e nt. 41], con ulteriore
bibliografia; G. DE SANCTIS, Storia dei Romani II. La conquista del primato in Italia
(rist. Firenze 1960, 1988 per la datazione dei volumi originali e delle successive
ristampe dellopera di De Sanctis, si v. L. POLVERINI, Introduzione, in G. DE SANCTIS, La guerra sociale Opera inedita a cura di L. P. [Firenze 1976] xiii ss.) 38 nt. 117,
che sottolinea le non poche inesattezze cronologiche di Pomponio; M. KASER,
Das rmische Zivilprozessrecht (Mnchen 1966) 40 s. [ora: M. KASER, K. HACKL,
Das rmische Zivilprozessrecht 2 (Mnchen 1996) 55 s.]; F. DE MARTINO, Storia della
costituzione 2 II cit. 261 s.
6 Nella prospettiva pomponiana non sono ricordati n i quattuorviri praefecti
Capuam Cumas, n i duoviri viis extra urbem purgandis, collegi aboliti sotto Augusto
prima del 13 a.C. (v. infra 6): Cass. Dio 54.26.5-6, cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II 3 (Leipzig 1887, rist. Basel 1952) 593 nt. 1, 609 s., 604, che concorrevano con quelli menzionati a formare lampia categoria di magistratus minores sinteticamente denominata vigintisexviri (Fest. s.v. Praefecturae [262 L.]; Cass. Dio
54.26.6; CIL. VI 1317; XIV 2105, 3945; AE. 1967.55); cfr., in generale, TH. MOMMSEN,
o. u. c. II 592 ss.; ID., Disegno del diritto pubblico romano (tr. it. Milano 1943 2, rist.
1973, delled. Leipzig 1893, 1907 2) 226 s.; H. SIBER, Rmisches Verfassungsrecht
in geschichtlicher Entwicklung (Lahr 1952) 186 ss.; H. SCHAEFER, s.v. Vigintiviri, in
PWRE. VIII A/2 (Stuttgart 1958) 2570 ss.; ER. MEYER, Rmischer Staat und Staatsgedanke 3 (Zrich-Stuttgart 1974) 179 s.; P. DEL PRETE, s.vv. Viginti sex viri, Vigintiviri, in NNDI. XX (Torino 1975) 817; H. VOLKMANN, s.v. Vigintiviri, in Kl.Pauly
(rist. Mnchen 1979 delled. 1975) 1272; F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee di una
storia delle istituzioni repubblicane 3 (Napoli 1991) 106 s., 133 ss.; e v. infra 35 ss.
7 La data dintroduzione del praetor peregrinus fu il 242 o 241 a.C. secondo
linterpretazione di Liv. Per. 19 fornita da TH. MOMMSEN, Die rmische Chronologie

CAPITOLO PRIMO

peregrino 7 e precedente alla provincializzazione di Sardegna 8


e Sicilia (227 a.C.) 9:
D. 1.2.2.32 (Pomp. l. sg. ench.). Capta deinde Sardinia, mox
bis auf Caesar 2 (Berlin 1859) 102; ID., Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 196 nt. 2; cfr. F.
DE MARTINO, Storia della costituzione2 II cit. 230 s. nt. 41; F. SERRAO, La iurisdictio
del pretore peregrino (Milano 1954) 7 s. Per quanto riguarda loccasione della duplicazione dei posti di pretore, si v. lipotesi di TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht
II 3 cit. 57 nt. 1, 196 nt. 2, che not come nel 242 il pontefice massimo L. Cecilio
Metello proib al console A. Postumio Albino di uscire da Roma, perch flamen
Martialis, ed al suo posto fu inviato a combattere i Cartaginesi il pretore (unico) Q.
Valerio Falto, che non pot esercitare, dunque, la iurisdictio; da ci sarebbe scaturita
lesigenza della creazione dun altro pretore giusdicente (Val. Max. 1.1.2; Liv. Per.
19; Tac. ann. 3.71.3; Zonar. 8.19; sullavvenimento cfr. A. BOUCH-LECLERCQ, Les
pontifs de lancienne Rome [Paris 1871, rist. New York 1975] 299, che dice per il
console flamen di Quirino; E. PAIS, Le relazioni fra i sacerdozi e le magistrature civili
nella repubblica romana, in Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma I
[Roma 1915] 282); cfr. P. FREZZA, Storia del processo civile in Roma fino allet di
Augusto, in ANRW. I/2 (Berlin-New York 1972) 168. Invero se nel 242 o 241 si ebbero due pretori, non pare che sicuramente ed immediatamente possa prospettarsi
lesistenza di quello che poi sar detto pretore peregrino; cfr. E. PAIS, Per la storia
delle magistrature romane particolarmente durante let delle guerre sannitiche, in
Ricerche sulla storia e sul diritto pubblico di Roma IV (Roma 1921) 275 e nt. 1, il
quale giustamente not che se lunico pretore in carica fu inviato a guerreggiare
insieme con il console, laltro neoeletto rimase in citt ad occuparsi di tutta la attivit giurisdizionale. Del resto, se negli ultimi decenni del III secolo furono eletti pi
pretori (per le nuove esigenze dellamministrazione provinciale: v. immediatamente
infra), di frequente, fino al 198, le funzioni giurisdizionali furono affidate ad un solo
pretore, ed una solo fu a quanto pare la provincia in cui si esplicava la iurisdictio
(fonti in F. SERRAO, La iurisdictio cit. 23, 28). Sul punto si v. anche A. GUARINO,
Lordinamento giuridico romano 5 (Napoli 1990) 321 ss.
8 Con la Corsica: F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 249 (per le fonti si v. la
nota immediatamente successiva); P. MELONI, La Sardegna romana (Sassari 1975,
rist. 1980) 49, 91 ss.; ID., La Sardegna e la repubblica romana, in Storia dei Sardi e
della Sardegna a c. di M. GUIDETTI I (Milano 1988) 219 ss.; P. PINNA PARPAGLIA,
Sardinia, provincia consularis facta, in Arch. stor. Sardo di Sassari 15 (1991) 185 ss.
9 Sullistituzione delle prime province: Liv. Per. 20; Solin. 5.1; Zonar. 8.19; si
cfr. in generale L. PARETI, Storia di Roma e del mondo romano II. La Repubblica
dalla guerra con Pirro ai prodromi di quella con Perseo (280-170 av. Cr.) (Torino 1952)
212 ss., spec. 214; T. C. BRENNAN, The praetorship in the Roman Republic down to
81 B. C. (Diss., Cambridge Mass. 1990) 73 ss., con vasta trattazione del problema
(pur non menzionando lipotesi di Pais, appare insicuro sulla soluzione tradizionale), sugli esordi della provincializzazione, in particolare: 82 ss.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

Sicilia, item Hispania, deinde Narbonensi provincia totidem


praetores, quot provinciae in dicionem venerant, creati sunt ...
Si tratta piuttosto evidentemente di una serie di dati
cronologicamente inaffidabili, da cui non risulta in alcun modo
levoluzione dei singoli collegi, che pure sicuramente vi fu 10.
Lo stesso senso della storia in questo brano pomponiano sembra stare tutto in una ripetizione stereotipa di post aliquot
deinde annos e deinde, il cui valore stilizzato stato gi
acutamente sottolineato 11.
10 Poco convincente lopinione di F. LA ROSA, Decemviri e centumviri, in
Labeo 4 (1958) 16 e nt. 13, che sostanzialmente accetta la datazione di Pomponio
per quel che riguarda listituzione sia dei decemviri che dei tresviri capitales come
magistrati; si consideri che il giurista fa risalire al periodo 242-227 anche lorigine
dei quattuorviri viis in urbe purgandis e dei tresviri monetales, che invece da
riportare, con alta probabilit, al I secolo a.C. si v., per tutti, TH. MOMMSEN,
Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 603, 601; E. COSTA, Storia del diritto romano pubblico 2 (Firenze 1920) 167 nt. 2; F. DE MARTINO, Storia della costituzione romana 2
III (Napoli 1973) 324 s., 335. Per i monetales, in particolare, si potrebbe ipotizzare
una creazione volta per volta, in base alle necessit di coniazione, si cfr. L. LORETO,
Crescita della repubblica e struttura dellapparato amministrativo romano a cavallo
tra il IV e il III sec. a.C. Un contributo alla storia della mentalit romana dello Stato, in
Opus 11 (1992) 81 nt. 52 (si tengano presenti le monetazioni ex senatus consulto, v.,
per tutti, P. WILLEMS, Le snat de la rpublique romaine. Sa composition et ses attributions II [Louvain 1885, rist. Aalen 1968] 444 ss.). Propone una datazione alta dei
monetales R. THOMSEN, Early Roman Coinage. A Study of the Chronology III. Synthesis II (s.l. [ma Copenhagen] 1961) 172, senza per porsi il problema dellattendibilt di Pomponio e con riferimento pi specifico ai capitales, per i quali accetta
lo scivoloso dato fornito dal giurista antoniniano del coordinamento dellEpitome
liviana 11 con Liv. 9.46.3 (v. infra 16 ss.). Cfr. anche E. A. SYDENHAM, The coinage
of the Roman Republic [rev.: G. C. HAINES, edd.: L. FORRER, C. A. HERSH] (London
1952) xxxiii, xlviii; H. ZEHNACKER, Moneta. Recherches sur lorganisation et lart des
missions montaires de la Rpublique romaine (289-31 av. J.-C.) (Rome 1973) 66 ss.;
F. DE MARTINO, Il senatusconsultum de agro Pergameno, in PP. 210 (1983) 169 s.
[=Nuovi studi di economia e diritto romano (Roma 1988) 124 s.=Diritto economia e
societ nel mondo romano II. Diritto pubblico (Napoli 1996) 401 s.]; L. PEDRONI,
Ricerche sulla prima monetazione di Roma (Napoli 1993) 70 ss.
11 B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones, in Studi in onore di E. Volterra II (Milano 1971) 175 [=Scritti giuridici I (Palermo 1991) 987]: ... una attenta
lettura dellenchiridion prova irrefutabilmente che nessun valore di dato cronologico
esatto pu attribuirsi al deinde, frequentemente usato a guisa di introduzione stereotipa (che ricorda lo stilizzato in illo tempore dei Vangeli sinottici); cfr. gi O. E.
HARTMANN, Der Ordo Judiciorum und die Judicia extraordinaria der Rmer I. Ueber

CAPITOLO PRIMO

La storiografia ha da tempo rifiutato lutilizzo dellEnchiridion per unaffidabile ricostruzione della storia dei nostri magistrati, affidandosi invece ad un almeno apparentemente
pi saldo stralcio dellEpitome liviana:
Liv. Per. 11.8. Triumviri capitales tunc primum creati sunt.
Cos si riporta listituzione dei tresviri ad un periodo precedente allintroduzione della pretura peregrina precisamente
tra il 290 ed il 287 12 , confermando con un argomento testuale
die rmische Gerichtsverfassung I (Gttingen 1886) 299 nt. 4; M. VOIGT, Ueber die
Centumviri, iudices decemviri und Decemviri stlitibus iudicandis, in Scritti giuridici in onore di C. Fadda I (Napoli 1906) 154 nt. 16. Si v. anche G. PUGLIESE, rec. a
W. KUNKEL, Untersuchungen zur Entwicklung des rmischen Strafverfahrens in vorsullanischer Zeit (Mnchen 1962), in BIDR. 66 (1963) 153 ss. [= Scritti giuridici scelti
II (Napoli 1985) 581]; G. DE SANCTIS, Storia dei Romani II cit. 38 nt. 117 (cfr. supra
nt. 5). Sulluso di corrette scansioni temporali presso gli antichi storici romani, con
riferimento alla tecnica storiografica, si v. ora i cenni di F. DIPPOLITO, Forme
giuridiche di Roma arcaica 3 (Napoli 1996) 15 ss., 90 ss.; ed inoltre: C. A. MASCHI, Il
diritto romano I cit. 32 s. Pi in generale sulla intuizione del tempo nella storiografia classica, si v. S. MAZZARINO, Il pensiero storico classico III (rist. Roma-Bari
1990 delled. 1965-66) 412 ss. nt. 555.
12 Lepitomatore menziona listituzione del triumvirato tra il primo consolato
di M. Curio Dentato (11.6) e prima del ricordo di un lustrum censorio (11.9) e della
dittatura di Q. Ortensio (11.11). Per la datazione MOMMSEN propone, con verisimiglianza, circa il 289: Rmisches Strafrecht (Leipzig 1899) 298; cfr. M. R. TORELLI,
Rerum Romanarum fontes ab anno CCXCII ad annum CCLXV a. Ch. n. (Pisa 1978) 65;
K.-J. HLKESKAMP, Die Entstehung der Nobilitt. Studien zur sozialen und politischen Geschichte der Rmischen Republik im 4. Jhdt. v. Chr. (Stuttgart 1987)
153 nt. 91; L. LORETO, Crescita della repubblica cit. 81 nt. 53; G. W. BOTSFORD, The
Roman Assemblies from their Origin to the End of the Republic (New York 1909) 312
(v. anche 307 nt. 1, 332); J. VON UNGERN-STERNBERG, The End of the Conflict of the
Orders, in K. A. RAAFLAUB, Social Struggles in Archaic Rome. New Perspectives on
the Conflict of the Orders (Berkeley-Los Angeles-London 1986) 368 nt. 46; C. LOVISI, Contribution ltude de la peine de mort sous la rpublique romaine (509-149
av. J. C.) (Thse, Paris II 1997) 152 s. Sulla riferibilit al 289 del census ricordato in
Liv. Per. 11.10 si v. H. MATZAT, Rmische Chronologie II. Rmische Zeittafeln von
506 bis 219 v. Chr. (Berlin 1884) 182; il lustrum, compiuto dai censori Sp. Carvilio
Massimo e Q. Fabio Gurgite, e che potrebbe essere stato successivo allistituzione
dei tresviri, si ebbe con verisimiglianza nel 288: P. JAL, in Notes complmentaires
alled. Les Belles Lettres delle Periochae liviane I (Paris 1984) 99 nt. 12, sulla
scorta di P. A. BRUNT, Italian Manpower 225 B. C. - A. D. 14 (Oxford 1971) 537.
13 Per luso di primum in Livio (anche) con riferimento allistituzione di nuove
cariche si v. J. PINSENT, Military tribunes and plebeian consuls: the fasti from 444V to

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

linattendibilit su questo punto dellEnchiridion, che gi si era


sospettata per i suddetti motivi sistematici e generali. La notizia fornita dalla Periocha liviana, che pare tetragona ad ogni
attacco per la sua precisione e concisione 13, fu assunta da Theodor Mommsen nel suo Staatsrecht come data dorigine dei
tresviri capitales 14. Anche in questo caso, come per altri della

342V (Wiesbaden 1975) 53 nt. 56. Non necessariamente il costrutto formato dallavverbio primum e dal verbo creo al passivo indica, con riferimento alla magistratura,
una stabilizzazione irreversibile. Si pensi ad esempio, con una lieve differenza semantica, ma come pare (cfr. infra nt. 19) non sostanziale, alla descrizione di Fabio
Pittore del primo consolato plebeo (4 ex ann. lat. [frg. 6 Peters=Gell. 5.4.3]): tum
primum ex plebe alter consul factum est; noto che, dopo il 367 a.C., vi furono anni
in cui i consoli furono ambedue patrizi (fino al 342, v. G. ROTONDI, Leges publicae
populi Romani [Milano 1912, estr. dallEnciclopedia giuridica italiana III/2 sez. 3, s.v.
Comitialis lex, rist. Hildesheim 1990, dora in poi citato dal volume autonomo]
225). Ancora ci si pu riferire a Liv. 23.31.13 (a. 215 a.C.): tunc primum duo plebeii
consules facti essent; si torn, immediatamente, a seguito duna pronuncia degli
auguri, a una coppia mista (M. Claudio Marcello, che aveva sostituito L. Postumio
Albino abdic e fu suffetto il patrizio Q. Fabio Massimo, cfr. T. R. S. BROUGHTON,
The Magistrates of the Roman Republic I coll. M. L. PATTERSON [New York 1951,
rist. Atlanta 1986] 253 ss.), secondo luso stabilito con il compromesso licinio-sestio
(cd. lex de consule plebeio: Liv. 6.35.5, sulla quale per tutti: F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 100 ss.), fino al 172 [T. R. S. BROUGHTON, o. u. c. I 410], quando
vi furono nuovamente (in seguito, negli anni immediatamente successivi e negli
sconvolgimenti della crisi della repubblica, lesempio si ripet non di rado) due consoli plebei. Passando poi ad un testo dellepitome di Livio (19): duo praetores tunc
primum creati sunt; si pu rimandare a quanto notato supra (nt. 7) a proposito della
ricostruzione di Pais. Con riferimento a delle cariche minori interessante Liv. 9.20.5.
Eodem anno primum praefecti Capuam creari coepti legibus a L. Furio praetore datis
...: il riferimento cronologico (318 a.C.) induce a credere che in quellanno furono
inviati in Campania dei semplici arbitri, non magistratualizzati e non stabili (per
tutti: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 136 s.). La natura compendiosa dellEpitome liviana, poi, non sembra poter consentire una relazione tra il
tunc di 11.8 e Strab. 5.3.1 (= Fab. Pict. frg. 20 Peter= frg. 27 Jacoby), come vorrebbe
L. PEDRONI, Ricerche cit. 75 s.
14 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594 e nt. 5; I 3 (Leipzig 1887,
rist. Basel 1952) 32; cfr. ID., Rmische Geschichte 8 I (Berlin 1888) 434 s.; ID., Rmisches Strafrecht cit. 180, 298.
15 Gi prima della pubblicazione dello Staatsrecht (I-II 1 [1871-1875]; il riferimento pi puntuale al problema in questione II/1 [1874] 558, ntt. 3-4) avevano stimato affidabile la sola fonte di provenienza liviana, ad esempio, G. GEIB,
Geschichte des rmischen Criminalprocesses bis zum Tode Justinians (Leipzig 1842)

CAPITOLO PRIMO

storia del diritto pubblico romano, lopinione di Mommsen ha


fatto scuola 15 ed in un certo senso codificato 16, con qualche
226; A. W. ZUMPT, Das Criminalrecht der rmischen Republik I/2 (Berlin 1865, rist.
1997) 122 s.
16 Questa attitudine dellopera mommseniana si intreccia strettamente con la
strutturazione dogmatica di un diritto pubblico romano. Su tale problema si v.
almeno A. MOMIGLIANO, rec. alla prima ed. (1948) di ER. MEYER, Rmischer Staat
cit., in JRS. 39 (1949) 155 ss. [=Contributo alla storia degli studi classici (Roma 1955)
395 ss.]; W. KUNKEL, Bericht ber neuere Arbeiten zur rmischen Verfassungsgeschichte I, in ZSS. 72 (1955) 288 ss. [=Kleine Schriften. Zum rmischen
Strafrecht und zur rmischen Verfassungsgeschichte (Weimar 1974) 441 ss.]; J. BLEICKEN, Lex publica. Gesetz und Recht in der rmischen Republik (Berlin-New York
1975) spec. 16 ss.; A. GIOVANNINI, Consulare imperium (Basel 1983) passim [summatim: 1 ss., 147 ss.], non sempre convincente (cfr. la rec. di J. CROOK, in JRS. 76
[1986] 286 ss.); G. CRIF, A proposito della ristampa del Droit public romain di
Mommsen, in SDHI. 52 (1986) 485 ss. [=Materiali cit. 169 ss.]; V. GIUFFR, Il diritto
pubblico nellesperienza romana 2 (Napoli 1989) 26 ss.; A. ORMANNI, Il regolamento interno del senato romano nel pensiero degli storici moderni sino a Theodor
Mommsen (Napoli 1990) 10 s. e passim. Da ricordare a questo proposito le significative parole di P. KOSCHAKER, LEuropa e il diritto romano (tr. it. Firenze 1962) 508
sulla rilevante personalit di Mommsen: con le sue classiche trattazioni sia del
diritto pubblico che del diritto penale romano, falci in tal modo lerba che ci vollero diecine di anni perch essa vi ricrescesse di nuovo. Forse eccessivo il giudizio
di F. WIEACKER, Privatrechtsgeschichte der Neuzeit 2 (Gttingen 1967) 419 [=Storia
del diritto privato moderno II (tr. it. Milano 1980) 107], sul dogmatismo mommseniano (v. anche M. I. FINLEY, La politica nel mondo antico [tr. it. Roma-Bari 1985]
84 s.; Y. THOMAS, Mommsen et lIsolierung du droit (Rome, lAllemagne et lEtat), in
TH. MOMMSEN, Le droit public romain I [rist. Paris 1984], su questultimo: E.
GABBA, in Ath. 74 [1986] 245 ss.); cfr. ora (anche se dedicato prevalentemente
allanalisi dello Strafrecht) T. MASIELLO, Mommsen e il diritto penale romano (Bari
1995); F. DIPPOLITO, Nota di lettura, in F. DE MARTINO, Diritto economia e societ
nel mondo romano I. Diritto privato (Napoli 1995) xvii ss.; K.-J. HLKESKAMP, Zwischen System und Geschichte. Theodor Mommsens Staatsrecht und die rmische Verfassung in Frankreich und Deutschland, in Die spte rmische Republik. La
fin de la rpublique romaine (Rome 1997) 93 ss.; F. DE MARTINO, Considerazioni su
alcuni temi di storia costituzionale, in Mlanges A. Magdelain (Paris 1998) 133 ss.; e,
per un cenno, C. VENTURINI, Processo penale e societ politica nella Roma repubblicana (Pisa 1996) 13 nt. 1. Una lucida sintesi del problema, ove dato il giusto valore
euristico anche allaspetto schematico dellopera di Mommsen, con ulteriori ragguagli bibliografici, si trova in M. BRETONE, Storia del diritto romano 10 (Roma-Bari
1997) 443 s.
17 Attribuiscono tra gli altri listituzione dei tresviri al periodo 290-287:
L. LANDUCCI, Storia del diritto romano dalle origini fino alla morte di Giustiniano I 2
(Verona-Padova 1898) 482 nt. 2; P.-F. GIRARD, Histoire de lorganisation judiciaire

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

meritoria eccezione, lo stato della ricerca su questo punto 17.


Invero siamo in possesso di altre fonti che menzionano dei
tresviri per unepoca anteriore al 290 (nocturni, per la precisione 18). Coordinando questo dato col fatto che il verbo creare
des Romains I (Paris 1901) 178 e nt. 1; P. WILLEMS, Le droit public romain 7 ed. publie par J. WILLEMS (Louvain 1910) 275 e nt. 9; CH. LECRIVAIN, s.v. Tresviri, triumviri, in DS. V (Paris 1916) 412; G. BAVIERA, Lezioni di storia del diritto romano. Diritto e procedura penale (Palermo 1925) 147; G. DE SANCTIS, Storia dei Romani II
cit. 226; E. TUBLER, Der rmische Staat (1935, pubbl. Stuttgart 1985) 75; G. I.
LUZZATTO, Procedura civile romana II cit. 264; H. SIBER, Rmische Verfassungsrecht
cit. 202; F. LA ROSA, Note sui tresviri capitales, in Labeo 3 (1957) 231; H. SCHAEFER, s.v. Vigintiviri cit. 2573; G. PUGLIESE, Il processo civile romano I. Le legis actiones (Roma 1962) 211; A. W. LINTOTT, Violence in Republican Rome (Oxford
1968) 102; A. H. M. JONES, The Criminal Courts of the Roman Republic and Principate (Oxford 1972) 26; G. PURPURA, s.v. Polizia, in ED. XXXIV (Milano 1985)
103 e nt. 14; J.-U. KRAUSE, Gefngnisse im Rmischen Reich (Stuttgart 1996) 16; J.
M. RAINER, Einfhrung in das rmische Staatsrecht. Die Anfnge und die Republik
(Darmstadt 1997) 96. Cfr. L. AMIRANTE, con la collaborazione di L. DE GIOVANNI,
Una storia giuridica di Roma. Undicesimo quaderno di lezioni (Napoli 1994) 209.
18 I tresviri nocturni sono ricordati in Liv. 9.46.3; Val. Max. 8.1 damn. 5,6; D.
1.15.1 (Paul. l. sg. de off. praef. vig.). Lidentit tra nocturni e capitales generalmente
postulata, si v., per tutti, TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594 e nt. 3;
N. E. POLITIS, Les triumvirs capitaux (Thse pour le doctorat, Paris 1894) 71 ss. (cfr.
anche infra in nt. 39). Per una specificazione cronologica, che vede nei capitales i
successori (di alcune) delle funzioni dei nocturni si v. infra 24. Assolutamente contrario allidentificazione cfr. anche la tradizione det moderna che distingueva le
due cariche, si v. tra gli altri il De Magistratibus populi Romani di F. HOTOMANUS, in
Novus commentarius de verbis iuris (Basileae 1563) 421 s.; CAROLI SIGONII De antiquo iure populi Romani Libri undecim (Bononiae 1574) 88 ed il per pi versi singolare De magistratibus post cataclysmum institutis ... (Lugduni 1559) di JULIEN TABOUET (IULIANUS TABOETIUS), p. 91: Triumviri capitales, Les commissaires deleguez pour les proces criminelz ... Triumviri nocturni, Les deputez pour le faict de
guet; tra i lessici: Dictionarium seu Thesaurus linguae Latinae ... per MARIUM NIZOLIUM III (Venetiis 1551) 508 s., s.v. Triumvir si manifest PH. E. HUSCHKE nel
giovanile commento alle Incerti auctoris magistratuum et sacerdotiorum p. R. expositiones ineditae (Vratislaviae 1829) 104 ss. Si noti come lopera inedita pubblicata da
Huschke sia il De nominibus magistratuum Romanorum libellus di GASPARINO DA
BARZIZZA (1359-1431), che R. ORESTANO, Introduzione allo studio del diritto romano 3 (Bologna 1987) 608 nt. 55 dice non pervenutoci, pi di recente edito
ignorando la pubblicazione di Huschke e linteressante e per certi versi illuminante
rec. di TH. MOMMSEN, ber die von Huschke herausgegeben magistratuum et sacerdotiorum populi Romani expositiones ineditae, in RhM.10 (1856) 136 ss. [=Gesammelte Schriften II. Juristische Schriften II (Berlin 1905) 456 ss.] anche da A. AZZONI, Ricerche Barzizziane, in Bergomum n.s. 34 (1960) 24 s., cfr. 18 ss. Mostra di

10

CAPITOLO PRIMO

(che compare nellEpitome liviana), pu essere interpretato in

distinguere i nocturni dai capitales anche F. WALTER, Geschichte des Rmischen


Rechts bis auf Justinian I. Das ffentliche Recht 3 (Bonn 1860) 308.
19 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594 s. nt. 5, cfr. I 3 cit. 221 ss.,
spec. 228; F. LA ROSA, Note cit. 231 e nt. 1. Pi in generale sullatto magistratuale
della creatio (fonti s.vv. creatio, creo III, in ThlL. IV [Lipsiae 1909] 1158 ss.):
S. BRASSLOFF, s.v. Creatio, in PWRE. IV/2 (Stuttgart 1901) 1686; P. DE FRANCISCI,
Quelques remarques sur la creatio des magistrats, in Droits de lantiquit et sociologie juridique. Mlanges H. Lvy-Bruhl (Paris 1959) 119 ss.; ID., Primordia civitatis
(Romae 1959) 406 ss.; L. F. JANSSEN, Einige kritische Bemerkungen zum Problem der
creatio, in Studi in onore di E. Volterra IV (Milano 1971) 391 ss.; A. BURDESE, s.v.
Magistrato (dir. rom.), in ED. XXV (Milano 1975) 190. Una sfumata, ma non imprecisa, definizione della creatio lha fornita, di recente, I. BUTI, Appunti in tema di
prorogatio imperii I. Scansioni temporali delle magistrature, in Index 19 (1991) 246:
insieme degli atti che determinavano lassunzione della qualit di magistrato; v.
M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus, in DE. V/10-11 (Roma 1995) 312. Cfr. anche P.
CATALANO, Contributi allo studio del diritto augurale I (Torino 1960) 183 s., 241,
396, 422 nt. 135, 497. Da un punto di vista pi sociologico: S.-A. FUSCO, Le strutture personali dellamministrazione, in AAVV., Leducazione giuridica IV. Il pubblico
funzionario: modelli storici e comparativi 1. Profili storici. La tradizione italiana (Perugia 1981) 47. Tornando alla descrizione di Pomponio, si pu notare come la dizione
constituti sunt, usata a proposito dei tresviri capitales, non sia daiuto per una
precisa ricostruzione della connotazione giuridica del procedimento distituzione.
Constituere nellEnchiridion, a proposito dellintroduzione di magistrature, sembra
perfettamente corrispondente a creare (ed a facere), nel senso della creazione di
cariche nuove allinterno dellordinamento della civitas (cos V. GIODICE-SABBATELLI, Gli iura populi Romani nelle Istituzioni di Gaio [Bari 1996] 32). In particolare
constituere usato 17 volte (per i consoli: D. 1.2.2.16; per i censori: 18; per il
dittatore: ibid., con prodire; per gli edili plebei: 21; per i questori: 22, 23 [cfr. la
lista proposta da GIODICE-SABBATELLI, op. cit. 32 nt. 62]; per i decemviri legibus
scribundis: 4, 24; per i tribuni militum: 25; per i consoli dopo il compromesso
licinio-sestio: 26 [cfr. GIODICE-SABBATELLI, op. loc. cit.]; per i decemviri in litibus iudicandis: 29; i quattuorviri qui curam viarum agerent, i triumviri monetales, i triumviri capitales: 30; per i quinqueviri cis Tiberim et ultis Tiberim: 31 [cfr.
GIODICE-SABBATELLI, op. loc. cit.]; per i pretori e gli aediles Ceriales [istituiti da
Cesare]: 32; per ancora i pretori [da Augusto]: ibidem; per il praefectus urbi: 33;
per i praefecti annonae e vigilum: ibidem); sul valore markant di questo termine
nel senso dellintroduzione di nuove cariche, si v. J. E. KUNTZE, Excurse ber rmisches Recht 2 (Leipzig 1880) 114 e cfr. A. UBBELOHDE, in O. E. HARTMANN, Der
Ordo Judiciorum I cit. 299 nt. 3); creare 13 volte (per i tribuni della plebe: 20 [3
volte, cfr. GIODICE-SABBATELLI, op. loc. cit.]; per i questori: 22 [cfr. GIODICESABBATELLI, op. loc. cit.]; per i consoli: 25 [cfr. GIODICE-SABBATELLI, op. loc. cit.];
per i tribuni militum: ibidem [2 volte]; per i consoli dopo il compromesso licinio

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

11

diversi modi 19, ecco che il problema delle origini dei tresviri
pu essere rimesso in discussione. Consideriamo le fonti:
Lyd. de mag. 1.50. Trivbure, e[qno Galatikovn, tai` o[cqai
tou` Rhvnou paranemovmenoi, o{pou kai; Trivburi hJ povli - Sugavmbrou aujtou; Italoiv, oiJ de; Galavtai Fravggou kaq hJma``
e j p i h m i v z o u s i n -, e j p i ; B r e v n n o u p o t e ; d i a ; t w ` ` n A l pewn sporavdhn ajlwvmenoi ejpi; th;n Italivan ejxhnevcqhsan dia;
tw``n ajnodeuvtwn kai; ajkanqwdw``n ejrhmiw``n, w{ hsin Bergivlio. ei\
ta kai; dia; tw`n uJponovmwn ejpelqovnte th;n Rwvmhn kai; aujto; de; to;
Kapitwvlion ejkravthsan, o{te tw`n ejn tw/` iJerw/` chnw``n taracqevntwn
uJpo; tw``n barbavrwn ajkravtw/ nukti; anevntwn diegerqei; Mavllio
oJ strathgov - geivtwn de; h\n - tou; me;n barbavrou ejxwvqhse,
toi` de; chsi;n eJorth;n kai; iJppodromivan a[gein Rwmaivoi, toi` de;
kusi;n o[leqron kata; to;n ejn levonti h{lion diwvrise. touvtwn ou{tw
tovte genomevvnwn novmo ejtevqh oJ proavgwn touv uvlaka tw``n
nuktw``n. kai; o{son me;n prov to; mh``ko tou`` crovnou, ejcrh``n hJma``
e[mprosqen touvtwn ejpimnhsqh``nai: ajll ejpeidhv mh; tai`` ajrcai``
th`` politeiva kai; touti; sunariqmei``sqai to; rovntisma novmo,
suvsthma de; kai; sw``ma tugcavnei leitourgiva cavrin ejpinohqevn,
eijko; h\n kai; aujto; wJ gou``n pevra ti tw``n ajrcw``n paraqevsqai. ouj
sestio: 26 [cfr. GIODICE-SABBATELLI, op. loc. cit.]; per gli edili curuli: ibidem [con
facere]; per il praetor urbanus: 27; per il praetor peregrinus: 28; per i pretori
dopo listituzione delle prime province: 32; per gli edili dopo lintroduzione degli
edili Ceriali: ibidem; per i Cistiberes: 33. Per un elenco dei verbi che in Pomponio indicano la creazione di una magistratura (o dun ufficio per cos dire burocratico [sullutilizzabilit della nozione burocrazia con riferimento alle esperienze
antiche v. infra 113 nt. 111]) si pu aggiungere luso (oltre che di prodire e facere, gi
menzionati, ambedue utilizzati ununica volta in questo tratto dellEnchiridion) di
iniungere (per il magister equitum: 19), di adicere (2 volte, per i due pretori aggiunti da Claudio e quello da Nerva qui inter fiscum et privatos ius diceret:
32), di introducere (per lantico praefectus Latinarum feriarum causa: 33).
20 Su cui si v., ampiamente, J. CAIMI, Burocrazia e diritto nel de magistratibus
di Giovanni Lido (Milano 1984), con copiosa bibliografia a p. 7 s. nt. 2, cui adde
A. GUARINO, Lesegesi delle fonti del diritto romano 2, cur. L. LABRUNA I (Napoli
1968, rist. 1982) 354; N. G. WILSON, Filologi bizantini (tr. it. Napoli 1990 delled.
London 1983) 112 s., 118; C. MANGO, La civilt bizantina (tr. it. Roma-Bari 1990
delled. London 1980) 43, 48 s.; M. MAAS, John Lydus and the Roman Past (LondonNew York 1992).

12

CAPITOLO PRIMO

ga;r movnon th;n povlin ejx ejpidromh`` kai; lanqanouvsh ejovdou


polemivwn ajphvmanton kai; ajstasivaston ejmulivou blavbh
ulavttousin, ajlla; kai; toi`` ajpo; tw``n ejmprhsmw``n blaptomevnoi
ajmuvnousi. kai; mavrtu Pau``lo oJ nomoqevth aujtoi`` rhvmasi kaq
eJrmhneivan ou{tw: to; triandriko;n suvsthma para; toi`` palaioi``
dia; tou; ejmprhsmou; proebavlonto, oi} kai; nukterinoi; ejk tou``
pragmato ejlevgonto. sunh``san de; aujtoi`` kai; oiJ ajgoranovmoi kai;
dhvmarcoi uJpourgw``n <te> kollhvgion, ajnti; tou`` suvsthma, o} peri;
ta; puvla th`` povlew w[/kei kai; ta; teivch, w{ste th`` creiva
kalouvsh eujcerw`` euJriskomevnou suntrevcein. ou{tw me;n oJ
Pau``lo. o{ti de; ajlhqh; oJ lovgo <ejstivn, ijdei``n> e[sti kai; nu``n toiouvtou tino; ajei; sumbaivnonto ajna; th;n povlin: oiJ tuco;n
ejpikaivrw ejx auJtw``n euJriskovmenoi bow``nte th`/ patrivw/` Rwmaivwn
wnh/`: omnes collegiati <adeste> oi|on eijpei``n: pavnte eJtai``roi
sundravmete.
uno squarcio del capitolo dedicato da Giovanni Lido 20
alla storia della praefectura vigilum. Qui lo storico bizantino
cita Pau`lo oJ nomoqevth, il giurista Paolo, che, come noto,
aveva scritto un liber singularis de officio praefecti vigilum 21.
Secondo Lido, un triandriko;n suvsthma era stato istituito, attraverso una legge 22, per la prevenzione e lo spegnimento degli
incendi con le stesse competenze, insomma, dei tresviri noc-

21 O. LENEL, Palingenesia iuris civilis I (Leipzig 1889, rist. Graz 1960) 1144,
Paul. 1054-1058. Cfr., in generale, F. SCHULZ, Storia della giurisprudenza cit. 444; A.
DELLORO, I libri de officio nella giurisprudenza romana (Milano 1960) 249 ss. Si
noti come Paolo non sia ricordato da M. MAAS, John Lydus cit. 119 ss. tra le Authorities cited by Lydus.
22 Cfr. la cd. lex Papiria, che menziona genericamente leggi e plebisciti che in
qualche modo avrebbero avuto a che fare con i tresviri capitales (v. infra 34 s.,
171 ss.).
23 Questa data per lincendio gallico risulta come noto dalla convenzionale cronologia lunga, basata sui Fasti consolari capitolini, generalmente reputata
meno attendibile rispetto a quelle che si fondano sulle fonti letterarie, cfr. per tutti,
F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 411 ss., ma di recente rivalutata proprio in
relazione alla storia dei Galli in Italia da G. BANDELLI, La frontiera settentrionale:
londata celtica e il nuovo sistema di alleanze, in Storia di Roma I. Roma in Italia, dir.
A. MOMIGLIANO e A. SCHIAVONE (Torino 1988) 509 s.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

13

turni dopo la catastrofe gallica del 390 a.C. 23 Certo questo


suvsthma (qui traduzione del latino collegium 24) non detto
corrispondesse a quello qualificato nelle fonti con laggettivo
notturno, ma interessante sapere che il giurista Paolo ricordasse come assai risalente listituzione di un collegio antincendio, collegandone poi verisimilmente la storia con quella
dei tresviri nocturni e di conseguenza con il praefectus vigilum 25. Ancora pi interessante il fatto che questa tradizione,
24 Cfr.,

nello stesso testo di Lido, kollhvgion, ajnti; tou suvsthma, che traduce,
con tutta probabilit, il latino familia publica di Paolo (v. infra D. 1.15.1). Si v.
H. J. MASON, Greek Terms for Roman Institutions. A Lexicon and Analysis (Toronto
1974) 90, 180; cfr. anche E. F. LEOPOLD, s.v. suvsthma, in Lexicon Graeco-Latinum
manuale (Lipsiae 1852, rist. an. Bologna 1988) 796; J. SCAPULA, s.v. i{sthmi, in
Lexicon Graeco-Latinum (Londini 1820) 284b e la trad. inglese di A. C. BANDY,
in Ioannes Lydus, On Power or the Magistracies of the Roman State Introduction,
Critical Text, Translation, Commentary and Indices by A. C. B. (Philadelphia
1983) 81.
25 Cfr. D. 1.15.1 (Paul. l. sg. de off. praef. vig.). Apud vetustiores incendiis arcendis triumviri praeerant, qui ab eo quod excubias agebant nocturni dicti sunt: interveniebant nonnumquam et aediles et tribuni plebis. Erat autem familia publica circa
portam et muros disposita, unde si opus esset evocabatur: fuerant et privatae familiae, quae incendia vel mercede vel gratia extinguerent. Deinde divus Augustus maluit
per se huic rei consuli. Si v. anche oltre al 2 (Ulp. l. sg. de off. praef. vig.), di raccordo il frammento 3 pr. del titolo, in cui Paolo continua la storia delle istituzioni
romane costituite a difesa della citt contro gli incendi: Nam salutem rei publicae
tueri nulli magis credidit convenire nec alium sufficere ei rei, quam Caesarem. Itaque
septem cohortes opportunis locis constituit, ut binas regiones urbis uniquaeque
cohors tueatur, praepositis eis tribunis et super omnes spectabili viro qui praefectus
vigilum appellatur. Sul prosieguo del testo, con giustificati sospetti di rimaneggiamento, si v. A. GUARINO, Le notti del praefectus vigilum, in Labeo 7 (1962) 348 ss.;
ID., Iperbole o ipotiposi?, ibid. 29 (1983) 155 ss. [=Pagine di diritto romano III (Napoli 1994) 562 ss.; II (Napoli 1993) 192 ss.]; cfr. M. BRETONE, Tecniche e ideologie
dei giuristi romani2 cit. 58. Per altre, lievi, alterazioni dei frammenti 1 e 3 del titolo
D. 1.15 si cfr. lIndex interpolationum I cit. ad h. l. (col. 12). Si v. anche J. GEBHARDT,
Prgelstrafe und Zchtigungsrecht im antiken Rom und in der Gegenwart (KlnWeimar-Wien 1994) 32 s., su cui C. CASCIONE, Verberabilissime, in Index 25
(1997) 485 nt. 27. In generale sul servizio antincendio nellantica Roma, si v., da
ultimi, A. M. RAMIERI, I Vigili del Fuoco nella Roma antica (Roma 1990), con cenni a
p. 7 sulle istituzioni di epoca repubblicana; S. CAPPONI, B. MENGOZZI, I vigili dei
Cesari. Lorganizzazione antincendi dellantica Roma (Roma 1993); R. SABLAYROLLES,
Libertinus miles. Les cohortes de vigiles (Rome 1996) spec. 67 ss. Cfr. anche G.
MACCORMACK, Criminal Liability for Fire in Early and Classical Roman Law, in Index

14

CAPITOLO PRIMO

che collega la creazione della praefectura vigilum (meglio, di


un organo con le sue stesse competenze) allincendio gallico,
non fosse, tra gli antichi scrittori, isolata:
Sch. in Iuv. vet. 13.157. (Custos) Gallicus urbis: nomen praefecti vigilum, qui institutus est, postquam Galli Capitolium
p<a>ene ceperunt.
Qui, con evidente imprecisione 26, si parla dellistituzione
del praefectus vigilum che si sarebbe detto, spiega lo scoliaste, Custos Gallicus a seguito dellassedio gallico. La moderna
storiografia ha considerato inaffidabile queste fonte 27: perch
lantico chiosatore ha commesso un errore: nel testo di Giovenale (13.157) non v infatti il cenno ad un generico custos Gal3 (1972) 384; O. ROBINSON, Fire prevention at Rome, in RIDA. 24 (1977) 379; M.
KURYOWICZ, Tresviri capitales oraz edylowie rzymscy jako magistratury policyjne, in
Annales Universitatis Mariae Curie-Sklodowska. Lublin-Polonia Sectio G, 40/9 (1993)
72 s. [articolo che ho potuto leggere grazie alla cortesia ed alla pazienza di A.
Kacprzak e J. Urbanik].
26 Con riferimento generale agli scoli a Giovenale come fonte si v. R. SYME,
Laristocrazia augustea. Le grandi famiglie gentilizie dalla repubblica al principato (tr.
it. Milano 1993 delled. Oxford 1986) 181 s.: Gli scolii ai poeti latini, spesso citati
in maniera incauta e senza la debita attenzione per il contesto, richiedono un attento esame, anzi un esame severo. In materia di fatti storici gli scoliasti tradiscono
una crassa ignoranza e affermano con gran sicurezza delle idiozie: Servio e i commentatori di Giovenale offrono esempi palmari di stupidit oltre che di errori ...
Nel complesso gli scolii a Giovenale sono povera cosa, con una limitata gamma di
informazioni; non risulta, ad esempio, che nella loro compilazione sia stato fatto
ricorso agli Annales di Tacito o ai carmi di Marziale. Per un altro esempio dellatteggiamento dello storico nei confronti degli scoliasti, oltre quelli riportati nel libro
sullaristocrazia augustea, cfr. R. SYME, Ammianus and the Historia Augusta (Oxford
1968) 86: The scholia on Latin poets tend to be ignorant or silly on points of history.
27 Si v., ad esempio, J. CAIMI, Burocrazia e diritto cit. 181 s.
28 Nelle fonti custos urbis indica il praefectus della citt in Anthol. Lat. 779.27
R. (invero qui si tratta di Mecenate, che non fu propriamente prefetto, v. Tac. ann.
6.11.2, dove si indica Valerio Messalla come primo e cfr. G. VITUCCI, Ricerche sulla
praefectura urbi in et imperiale (sec. I-III) [Roma 1956] 22 ss.); Vell. 2.98.1 (severitatis urbanae custos). Giovenale, altrove, usa il costrutto villicus urbis, cfr. A. RUPERTUS, Commentarius perpetuus in D. Iunii Iuvenalis Satiras XVI (Gottingae 1803) 393.
29 Si tratta di Rutilius Gallicus, praefectus urbi nell89, cfr. F. STRAUCH, De

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

15

licus, ma ad un custos (per la precisione un praefectus urbi 28)


che si chiamava Gallicus 29. Il poeta elencava 30 una serie di crimini nefandi, per poi dire: Haec quota pars scelerum 31, quae
custos Gallicus urbis/ usque a lucifero donec lux occidat audit?
Si tratta di un elenco di delitti conosciuti alla fine del I secolo
d.C. 32 dal praefectus urbi 33 (allora Rutilio Gallico), non della
sfera di competenza di un innominato praefectus vigilum
dellet di Giovenale 34.
Questa critica certamente giusta; ai fini per dellindagine
sullistituzione di un collegio antincendio nel IV secolo a.C.

personis Iuvenalis (Gottingae 1869) 31; PIR. 1 R 167; E. GROAG, s.v. Rutilius, 19, in
PWRE. I A (Stuttgart 1914) 1255 ss.; P. GARNSEY, Social Status and Legal Privilege
(1970) 90; E. COURTNEY, A Commentary on the Satires of Juvenal (London 1980)
553 s.; R. SYME, Prefects of the City, Vespasian to Trajan, in Estudios de derecho romano en honor de Alvaro dOrs II (Pamplona 1987) 1066, 1072 s.; ID., Statius on
Rutilius, in Arctos 18 (1984) 149 ss. [=Roman Papers V (Oxford 1988) 514 ss.]; A. D.
MANFREDINI, Crimini e pene da Augusto ad Adriano, in Res publica e princeps. Vicende politiche mutamenti istituzionali e ordinamento giuridico da Cesare ad Adriano.
Atti Copanello 1994 a cura di F. MILAZZO (Napoli 1996) 250.
30 13.144 ss. I versi trascritti sono il 157 e s.
31 Cfr. Sen. de ira 2.9.3; Ps. Quintil. decl. 12.10.
32 Sul timeless of Juvenals allusions to real people (la Satira fu scritta nel
127), cfr. la nt. ad loc. di W. BARR, in Juvenal, The Satires Translated by N. RUDD.
Introduction and Notes by W. B. (Oxford 1992) 222 e v. anche D. Junii Juvenalis
Saturae erklaert von A. WEIDNER (Leipzig 1873) 270 s.; D. Junii Juvenalis Saturarum libri V mit erklaerenden Anmerkungen von L. FRIEDLAENDER (Leipzig 1895) 46
nt. 1, 537; D. Iunii Iuvenalis Saturae XIV edited by J. D. DUFF with a new Introduction by M. COFFEY (Cambridge 1970) xxxv, 402.
33 Cfr. D. MANTOVANI, Sulla competenza penale del praefectus urbi attraverso
il liber singularis di Ulpiano, in Idee vecchie e nuove sul diritto criminale romano, a
cura di A. BURDESE (Padova 1988) 179 ss.
34 Cfr. supra 14.
35 Si pu imparare anche dagli errori. Ronald Syme, assai critico come si
visto nei confronti dellattendibilit degli scolii a Giovenale, non ne disconosceva
unutilit per cos dire involontaria: ... Cionondimeno scriveva a seguito di
quanto riportato supra in nt. 26 , informazioni autentiche e di valore possono
emergere dai luoghi pi improbabili: nel commentare Crispi iucunda senectus (iv,
81) lo scoliasta, non conoscendo Q. Vibio Crispo, oratore alla corte di Domiziano,
si produce in uneccellente annotazione su Passieno Crispo (console per la seconda
volta nel 44), figlio adottivo di Sallustio Crispo, uomo di spirito, oratore e marito

16

CAPITOLO PRIMO

(cosa che interessa chi si avvicini a questa fonte considerandola


in rapporto alla storia, seppur remota, della praefectura vigilum) d una notizia estremamente utile (e di ci la storiografia
pi critica non si punto accorta): lo scoliaste di certo ha sbagliato 35 nellinterpretazione, ci che conta nella detta prospettiva che per allepoca sua 36 custos Gallicus poteva intendersi (anche) come sinonimo (poetico, ricercato quanto si
vuole) di praefectus vigilum, che vi fosse, cio una tradizione
che collegava questo ufficio alla catastrofe del 390.
Questo breve excursus che sembra dare il giusto valore ad
una fonte spesso tralasciata, o comunque sospettata, permette
di avvicinare con maggiore sicurezza unaltra testimonianza
bersagliata dalla critica mommseniana e di conseguenza considerata inattendibile. Si tratta di
Liv. 9.46.1-3. Eodem anno Cn. Flavius Cn. filius scriba,
patre libertino humili fortuna ortus, ceterum callidus vir et facundus, aedilis curulis fuit. 2. Invenio in quibusdam annalibus,
cum appareret aedilibus fierique se pro tribu aedilem videret
neque accipi nomen quia scriptum faceret, tabulam posuisse et
iurasse se scriptum non facturum; 3. quem aliquanto ante desisse scriptum facere arguit Macer Licinius tribunatu ante gedi due principesse. Le informazioni derivano da unopera perduta di Svetonio, il De
Oratoribus.
36 da notare come i pi antichi scolii a Giovenale risalgano allo stesso II
secolo, cfr. M. SCHANZ, C. HOSIUS, Geschichte der rmischen Literatur bis zum
Gesetzgebungswerk des Kaisers Justinian II (Mnchen 1935, rist. 1967) 577. Sulla
tradizione manoscritta degli scolii in rapporto con quella delle Satire v. anche
A. VON ALBRECHT, Storia della letteratura latina da Livio Andronico a Boezio II (tr.
it. Torino 1995) 1032 s.
37 il frg. 18 secondo ledizione di H. PETER, Historicorum Romanorum
reliquiae I 2 (Lipsiae 1914, rist. Stuttgart 1967) [=frg. 18, ID., Historicorum Romanorum fragmenta (Lipsiae 1888)] dello storico Licinio Macro.
38 Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594 nt. 4. Si v. anche E. PAIS, Storia di Roma
dalle origini allinizio delle guerre puniche V (Roma 1928) 212 ss. e nt. 1 a p. 213 s.
39 Cfr. Liv. Per. 11.8. Si ricordi che secondo Mommsen esisteva una perfetta
identit tra capitales (menzionati nella Epitome) e nocturni (carica ricoperta da
Gneo Flavio secondo quanto tramandato in Liv. 9.46.3). Si v. anche, tra gli altri,

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

17

sto triumviratibusque, nocturno altero, altero coloniae deducendae 37.


Il racconto liviano stato reputato poco credibile da
Mommsen 38 per due motivi: in primo luogo perch non sarebbe conforme a quanto dallo stesso Livio sostenuto nellXI
libro 39, poi per la generalmente scarsa attendibilit di Macro,
soprattutto in riferimento ai personaggi pi eminenti delle
lotte democratiche dei primi secoli repubblicani, che, nei
racconti dellannalista sarebbero esaltati e coperti di immeritate glorie ed onori 40. La critica mommseniana ha anche in
questo caso condizionato decisamente non solo la generale valutazione di Licinio 41, ma anche per quel che pi qui interessa la soluzione del problema dellorigine dei tresviri. InL. LANDUCCI, Storia I cit. 482 nt. 2; J. E. KUNTZE, Institutionen und Geschichte des
rmischen Rechts I. Cursus des rmischen Rechts (Leipzig 1869) 62; P. WILLEMS, Le
droit public cit. 275; H. SIBER, Rmisches Recht in Grundzgen fr die Vorlesung
I. Rmische Rechtsgeschichte (Berlin 1925, rist. Darmstadt 1968) 26; A. FLDI,
G. HAMZA, A rmai jog. Trtnete s institcii (Budapest 1996) 23 nt. 8.
40 Alla scarsa rilevanza dei tresviri capitales nella tarda repubblica si pu forse
riferire uno scherzoso gioco di parole scritto da Cicerone sui due collegi triumvirali
compresi nei vigintisexviri, capitales e monetales: ad fam. 7.13.2. Treviros vites censeo, audio capitales esse, mallem aureo aere argento esse. Cfr. H. J. ROBY, An Introduction to the Study of Justinians Digest (Cambridge 1884) cxix; E. COSTA, Cicerone
giureconsulto I (Bologna 1927) 396; H. ZEHNACKER, Moneta I cit. 62 nt. 3; D. R.
SHACKLETON BAILEY, commentary, in Cicero, Epistulae ad familiares I. 62-47 b. C.
(Cambridge 1977) 341 s.; M. DORTA, La giurisprudenza tra repubblica e principato.
Primi studi su C. Trebazio Testa (Napoli 1990) 249 nt. 97.
41 Uno studio monografico, di ispirazione mommseniana, sullo storico , ad
esempio, G. SCARAMELLA, I pi antichi Licini e lantichista Licinio Macro, in Ann. R.
Sc. Norm. Pisa 19 (1897); cfr. anche H. PETER, Bericht ber die Litteratur zu den rmischen Annalisten in dem Jahrzehnt von 1883-1892, in Jahresbericht fur
Alterthumswissenschaft 76 (1893) 116 s.; ID., Bericht ber die Literatur zu den
rmischen Annalisten in den Jahren 1893-1905, ibid. 126 (1905) 207; W. SOLTAU, Die
Anfnge der roemischen Geschichtschreibung (Leipzig 1909) 159, 240 s. Anche la
trattatistica corrente sia letteraria che storica risente ancora dellimpostazione di
Mommsen, si v., tra gli altri, E. PARATORE, Storia della letteratura latina (Firenze
1973) 152; L. PERELLI, Storia della letteratura latina 2 (Torino 1984) 90; G. CLEMENTE, Guida alla storia romana (Milano 1977, rist. 1990) 20.
42 H. PETER, HRR. I2 cit. 298 ss. Per quanto riguarda la letteratura specifica su
questo storico si v. A. LA PENNA, La storiografia, in La prosa latina, cur. F. MONTANARI (Roma 1991) 84. Cenni su Licinio come fonte di passi liviani, oltre che

18

CAPITOLO PRIMO

vero quanto resta di Macro 42 sembra dimostrare che lo storico


fu considerato particolarmente autorevole proprio con riguardo alla storia pi antica, fino al III secolo 43, e alquanto
scrupoloso nella lettura degli antichi registri dei magistrati 44.
nella bibliografia citata da La Penna (cfr. infra nella nt. 44) si trovano, ad esempio,
in F. MNZER, s.v. Licinius, 112, in PWRE. XIII/1 (Stuttgart 1926) 421 ss.; E. LEPORE, Il princeps ciceroniano e gli ideali politici della tarda repubblica (Napoli
1954) 26 e nt. 14; A. H. MC DONALD, s.v. Macer, 1, in The Oxford Classical
Dictionary 2 (Oxford 1971) 634 [=Dizionario di antichit classiche di Oxford II (Roma
1981) 1268]; cfr. K. W. NITZSCH, Quellenanalyse von Livius und Dionysius Halicarnassensis, in RhM. 23 (1868) 145 ss.; 24 (1869) 145 ss.; 25 (1870) 75 ss.; W. SOLTAU,
Livius Geschichtswerk. Seine Komposition und seine Quellen (Leipzig 1897) 95 s.,
105 ss., 111, 143 ss., 209 s.; cfr. M. SCHANZ, C. HOSIUS, Geschichte der rmischen
Literatur bis zum Gesetzgebungswerk des Kaisers Justinian I 4 (Mnchen 1927, rist.
1967) 319 ss.; T. J. LUCE, Livy. The Composition of His History (Princeton 1977) passim; E. BURCK, Das Geschichtswesen des Titus Livius (Heidelberg 1992) spec. 26 s.
43 Si v. Dion Hal. 1.7.3, 2.52.4, 4.6.4, 5.47.2; Liv. 4.7.10, 4.13.6, 4.20.5, 4.23.1,
9.38.15 e cfr. A. LA PENNA, La storiografia cit. 37.
44 Si cfr. C. W. WESTRUP, Introduction to early Roman law. Comparative sociological studies. The patriarchal joint family V. Sources and methods 2. The ancient
Roman tradition (London-Copenhagen 1954) 40; R. M. OGILVIE, Livy, Licinius Macer
and the libri lintei, in JRS. 48 (1958) 46; ID., A commentary on Livy. Books 1-5 (Oxford 1965) 7 ss.; V. PALADINI, E. CASTORINA, Storia della letteratura latina 2 I (Bologna 1970) 114 s.; H. H. SCULLARD, Storia del mondo romano I. Dalla fondazione di
Roma alla distruzione di Cartagine (tr. it. Milano 1983, rist. 1992) 483; P. L. SCHMIDT, s.v. Macer, 1, in Kl.Pauly III (Mnchen 1979) 850; H. BARDON, La littrature
latine inconnue I (Paris 1952) 258 ss.; A. VON ALBRECHT, Storia della letteratura latina da Livio Andronico a Boezio I (tr. it. Torino 1995) 384; B. FRIER, Licinius Macer
and the consules suffecti of 444 B. C., in TAPhA. 105 (1975) 79 ss. L. LORETO,
Crescita della repubblica cit. 72, 76, sostiene, seguendo Frier (del quale si v. anche
Libri annales pontificum maximorum: the origins of the annalistic tradition [Rome
1979] 155), come i libri lintei comprendessero un registro dei magistrati minori; v.
anche G. NICCOLINI, I libri magistratuum, in Atti Soc. Liguistica di Sc. e Lett. (1926)
109 ss.; R. M. OGILVIE, A. DRUMMOND, The Sources for Early Roman History, in
CAH. 2 VII/2 (Cambridge 1989) 8, 14, 18 s.; G. FORSYTHE, The Historian L. Calpurnius Piso Frugi and the Roman Annalistic Tradition (Lanham-New York-London
1994) 309. Scettico sullautenticit dei libri G. DE SANCTIS, Storia dei Romani I 3
(Firenze 1979) 27.
45 Il pensiero storico classico II (rist. Roma-Bari 1990 delled. 1965-66) 298 ss.
46 Si tratta del frg. 27 Peter di Calpurnio Pisone (Gell. 7.9.4) [C. C.].
47 Il richiamo di Mazzarino a K. J. BELOCH pu riferirsi a Rmische Geschichte
bis zum Beginn der punischen Kriegen I (Berlin-Leipzig 1926) 105.
48 S. MAZZARINO, Il pensiero storico II cit. 299.
49 Cfr. Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 597 e nt. 4; G. MACCOR-

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

19

In riferimento alla testimonianza sul cursus di Gneo Flavio


sembra opportuno riportare quanto scritto da Santo Mazzarino 45: Licinio Macro, negando validit alla tradizione, seguta da Pisone, secondo cui Gneo Flavio scriptum faciebat
quando fu fatto edile curule, intendeva ricondurre la storia
delledilit curule di Gneo Flavio entro limiti meno leggendari
e pi precisi; ed aveva forse ragione, perch il suo argomento
decisivo (Gneo Flavio era stato gi tribuno e due volte triumviro) , almeno in parte, troppo preciso per poter essere inventato; non inventato per ci che riguarda il tribunato della
plebe, e quanto al triumvirato notturno, potremmo ritenere
che questo fosse, allorigine, meno complesso del triumvirato
capitale (cfr. per altro, Broughton I, p. 168). Mommsen St.R.
II,i, p. 594, 4 credeva il triumvirato notturno di Gneo Flavio
impossibile, affermando che lautorit di Macro minima soprattutto e particolarmente l dove egli racconta la preistoria
di un protagonista democratico del 5 secolo dalla fondazione
di Roma. Ma Macro, con la sua critica alla tradizione su Gneo
Flavio seguta da Pisone non parla da democratico del 7 secolo su un democratico del 5 secolo di Roma; semmai, al contrario. La tradizione seguta da Pisone si compiaceva del pittoresco gesto di Flavio, il quale di punto in bianco dicitur tabulas
posuisse, scriptu sese abdicasse 46; in questa tradizione pisoniana c molto di spiriti democratici, in quella di Macro c
una rettifica che non ha alcuna origine di natura democraticoideologica. La tradizione di Macro su Gneo Flavio, personaggio notevolissimo del 4 secolo a.C., si collega con la tendenza
fabia-licinia, la quale evidente in tutto ci che sappiamo della
trattazione di Macro intorno ai personaggi del 4 secolo a.C. ...
Insomma lalleanza di Fabii e Licinii, essenziale per intendere
la storia romana del 4 secolo a.C., si specchia nella tradizione
MACK, Criminal Liability for Fire cit. 384; O. ROBINSON, Fire prevention at Rome cit.

379. Daltra parte tutte le fonti che esplicitamente menzionano i notturni (Liv.
9.46.3; Val. Max. 8.1 damn. 5,6; D. 1.15.1 [Paul. l. sg. de off. praef. vig.]) si riferiscono
a et pi risalenti rispetto alla datazione proposta per la magistratualizzazione dei
capitales (infra 2). A. ORMANNI, s.v. Necessit (stato di), in ED. XXVII (Milano
1977) 827 nt. 34, cfr. anche T. GIARO, Excusatio necessitatis nel diritto romano

20

CAPITOLO PRIMO

fabio-licinia seguta da Licinio Macro; ed una tale tradizione


non pu esagerare nellesaltazione di Gneo Flavio, luomo di
Appio Claudio Cieco. Quanto poi allautorit di Macro in genere, bisogna pur aggiungere che ormai, dopo Beloch, noi
dobbiamo valutare Macro in modo pi positivo che non si facesse per linnanzi 47.
Anche se la prospettazione complessiva di Mazzarino non
forse nel complesso intrecciarsi di alleanze politiche e valutazioni storiografiche (spesso ad esse posteriori di secoli)
completamente accettabile, o almeno meriterebbe ben altro
approfondimento rispetto a quello che le si pu prestare in
queste pagine, losservazione su un triumvirato notturno
allorigine meno complesso del triumvirato capitale 48 potrebbe portarci su un cammino retto. Invero Mommsen, nella
sua critica alla attendibilit del frammento liciniano, non aveva
addotto a prova contraria limpossibilit che al tempo di Flavio esistesse unistituzione complessa quale il triumvirato
capitale come sembra risultare dalle parole di Mazzarino ,
ma si pu di certo immaginare una istituzione pi antica, col
compito specifico della prevenzione e dello spegnimento degli
incendi 49, poi mutatasi in un collegio dalle funzioni pi ampie.
(Warszawa 1982) 86 nt. 46, ha proposto di correggere [magistratus] <triumvir nocturnus> in D. 43.24.7.4 (Ulp. 71 ad ed.). Sul punto ampiamente ora J. F. GERKENS,
Aeque perituris .... Une approche de la causalit dpassante en droit romain classique (Lige 1997) spec. 65 ss. La correzione, che vorrebbe restituire il testo originario di Servio Sulpicio, citato da Ulpiano, non pare affatto necessaria: si v. infra
143 ss., quanto scritto a proposito della responsabilit dei magistrati. Sul problema
degli incendi a Roma, per tutti, G. BAUDY, Die Brnde Roms (Hildesheim 1991).
50 Questa corrispondenza potrebbe anche essere mero frutto della moderna
sistemazione delle funzioni amministrative dei magistrati romani.
51 Cfr. infra 63 ss.
52 Per un ragionamento simile, con riferimento allistituzione dei tribuni militum elettivi nel 361 a.C., v. L. LORETO, Crescita della repubblica cit. 72 (cfr. J. PINSENT, Military tribunes cit. 18, 53). Cfr. supra nt. 40.
53 Prima di percorrere la strada che lo avrebbe portato agli onori Gneo Flavio
fu anche apparitore edilizio: Gell. 7.9.2; cfr. F. CAVAZZA, in Aulo Gellio, Le Notti
Attiche. Libri VI-VIII Introduzione, testo latino, traduzione e note di F. C. (Bologna
1988) 249 s. nt. 1.
54 Vedile nel IV cap. al nr. 1.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

21

Ovvero si pu pensare a due istituzioni completamente diverse, che ebbero competenze parzialmente corrispondenti 50.
Inoltre pu forse aggiungersi il triumvirato notturno (e
poi, in buona misura, quello capitale) non era certo, in questepoca risalente ed ancora per tutta la repubblica (ed in un
certo senso anche per il principato) 51, un onore di cui menar
vanto, anzi 52. Si potrebbe dire che, del cursus di Flavio, la carica pi attendibile sia proprio il triumvirato notturno, a
quanto pare affidato, nellet pi antica, a persone di rango
non elevato 53. Dubbi, a voler essere critici, potrebbero nascere
sulledilit, sul tribunato (ma le fonti appaiono salde 54), al limite sullaltro triumvirato, quello coloniae deducendae che
conferiva come pare limperium (sia pure limitato alla deductio) 55.
Lo svolgimento delle testimonianze in nostro possesso si
pu forse leggere cos: dopo lincendio gallico furono istituiti 56
i tresviri notturni, attestati, nella persona di Gneo Flavio,
nellultimo decennio dello stesso IV secolo a.C. 57; poi, allinizio
55

Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 102 s. (spec. nt. 79 a


p. 103); ID., Storia della costituzione 2 IV/2 (Napoli 1975) 708; T. SPAGNUOLO VIGORITA, Citt e impero. Un seminario sul pluralismo cittadino nellimpero romano (Napoli 1996) 54. Ma v. anche TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 631, criticato per efficacemente da F. T. HINRICHS, Die Geschichte der gromatischen
Institutionen (Wiesbaden 1974) 14 ss., che mette in relazione limperium con loriginario carattere militare degli insediamenti (12 ss.).
56 Si pu ipotizzare anche unintroduzione nel sistema istituzionale alle origini
non permanente, cio non attivata tutti gli anni (cfr. quanto scritto supra, nt. 10, con
riguardo ai monetales).
57 Per la datazione del triumvirato notturno di Flavio si v. infra nella parte
prosopografica (cap. IV, nr. 1), con ampia bibliografia.
58 Cfr. Varr. l. L. 5.81. ... Quaestores a quaerendo, qui conquirerent publicas
pecunias et maleficia, quae triumviri capitales nunc conquirunt ...
59 Rmische Alterthmer I 3 (Berlin 1876) 909 s. Propendono per la datazione
alta di unistituzione che funzionalmente ricomprende nocturni e capitales, pur storicamente differenziandoli, tra gli altri, H. STRASBURGER, s.v. Triumviri, in PWRE.
VII A/1 (Stuttgart 1939) 518 (cfr. ora S.-A. FUSCO, Insolentia parendi. Messalla
Corvino, la praefectura urbi e gli estremi aneliti della libertas, in Index 26 [1998]
318 nt. 55); W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 71 nt. 266 dello stesso studioso si v.
anche il postumo, recentemente pubblicato, Staatsordnung und Staatspraxis der
rmischen Republik II. Die Magistratur von W. K. und R. WITTMANN (Mnchen
1995) 533 e nt. 1 ; F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 261 nt. 138 e,

22

CAPITOLO PRIMO

del III stando alla testimonianza dellEpitome liviana essi


furono (parzialmente) sostituiti nelle loro funzioni da un collegio, probabilmente stabile, che inoltre successe ai questori
nel quaerere le res capitales 58. Un passaggio dai nocturni ai
capitales fu prospettato da Ludwig Lange 59 nel senso che i
tresviri nel 290 ca. sarebbero diventati veri e propri magistrati60.
Definendo magistrato il titolare di un potere che trova il suo
fondamento formale 61 in una decisione assembleare 62 ed
una volta cos regolarmente assunto originario, autosufficiente e discrezionale nei limiti definiti dagli interventi legislativi 63 e dalla prassi costituzionale, linterpretazione di Lange,
valida dal punto di vista dellintuizione che rende la loro individualit funzionale ai due collegi, sembra per, nella parte in
cui cerca un preciso dato cronologico per la magistratualizzazione dei capitales, contrastare col dato esplicito duna fonte 64,
da cui si pu inferire che gli antichi ausiliari 65, in origine nomi-

con il beneficio del dubbio, W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei in der rmischen Republik (Stuttgart 1988) 35, del quale v. una prospettiva pi recente e sintetica in Public
Order in Ancient Rome (Cambridge 1995) 22. Cfr. F. FABBRINI, s.v. Triumvirato, in
NNDI. XIX (Torino 1973) 863.
60 Cfr. F. G. HUBERT, Antichit pubbliche romane (tr. it. Milano 1902) 93, che
sostenne essere stati i tresviri nel 289 stabilmente costituiti in ordinaria commissione.
61 Sia con riguardo alla creazione della magistratura, che allinvestitura del
singolo magistrato.
62 Cfr. sinteticamente F. GRELLE, I poteri pubblici cit. 262.
63 Ancora F. GRELLE, I poteri pubblici 262.
64 Fest. s.v. Sacramentum [468 L.], su cui si v. infra spec. 171 ss.
65 Nella tradizione degli studi romanistici, la categoria di ausiliario del magistrato piuttosto diffusa e serve ad indicare i titolari di funzioni non derivate da
un procedimento comprendente voto popolare (di sola investitura ovvero di elezione e investitura) e creatio magistratuale, ma da un atto per cos dire di nomina
del magistrato che non attribuiva potestas (cfr. Fest. s.v. Cum potestate [43 L.]),
ma creava una mera relazione funzionale nellambito della sua provincia (meglio:
duna parte dessa, ovvero della sfera di competenza dun altro magistrato, penso
alle Lex Cornelia de XX quaestoribus, per tutti: E. GABBA, Lineamenti di un commento
alla Lex Cornelia de XX quaestoribus, in Ath. 71 [1983] 487 ss.), retto dal rapporto
gerarchico. Luso del termine apparitor potrebbe sembrare pi corretto perch usato
a differenza del moderno ausiliario nelle fonti. Ma in realt anche questo

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

23

nati anno per anno dai magistrati superiori 66, sarebbero divenuti veri e propri magistratus minores, cio com tralatizio
affermare funzionari privi di imperium e con una potestas

termine sub unevoluzione storica secondo la stretta etimologia della parola


(adpareo) si chiam apparitor per eccellenza quello tra i littori che sulla via precedeva immediatamente al magistrato supremo, il lictor proximus (cos E. DE RUGGIERO, s.v. Apparitor, in DE. I [Roma 1895] 522), poi il termine pass a descrivere
tutta una serie di sottoposti dei magistrati (ma anche dei sacerdoti) diversi per la
condizione libera e per lindole meno bassa dellufficio dai servi pubblici, che
invece possono rientrare nella categoria degli ausiliari. La larga applicazione del
lemma, anche a seguito della recezione scientifica di categorie dellamministrazione
moderna, ed anche il difetto duna precisa nozione tecnica dello stesso (cfr. G. FERRARI, s.v. Organi ausiliari [dir. cost.], in ED. IV [1959] 319) sembrano consentire
luso con riferimento a soggetti che a Roma esercitavano poteri o meri atti tendenzialmente esecutivi di ordini magistratuali.
66 Mommsen fu incerto su chi provvedesse a nominare i tresviri prima dellelezione popolare. Nello Staatsrecht II 3 cit. 595, fa riferimento al pretore, probabilmente perch questo fu poi incaricato, dalla cd. lex Papiria di presiedere i comizi
(tributi) quando i capitales divennero magistrati (v. infra 29 ss.; in questo senso, da
ultima, C. LOVISI, Contribution cit. 153 e nt. 257 con bibliografia). Nello Strafrecht
cit. 298, invece, indica i consoli. Premesso che non si pu essere certi, non sembra
errare E. DE RUGGIERO, Il consolato e i poteri pubblici in Roma (rist. an. Roma 1968
delled. 1900) 830 [estr. da DE. II/1 (Roma s.d., rist. 1961)], quando nota che, accettando la datazione alta per lintroduzione dei notturni, questi sarebbero stati istituiti prima della nascita del pretore urbano, e di conseguenza li avrebbero potuti annualmente nominare solo i consoli. Per il periodo posteriore al 367, invece, non si
pu accogliere senza dubitare quanto sostenuto dallo storico, che opta ancora per i
supremi funzionari sulla base di un presunto rapporto pi immediato coi consoli,
che invero non sembra direttamente emergere dalle fonti. Sul punto cfr. anche C.
BERTOLINI, Appunti didattici di diritto romano II/1. Il processo civile (Torino 1913)
71; F. LEIFER, Die Einheit des Gewaltgedankens im rmischen Staatsrecht. Ein Beitrag
zur Geschichte des ffentlichen Rechts (Mnchen-Leipzig 1914) 294; E. COSTA, Storia del diritto romano pubblico cit. 167.
67 Si usa qui questa data tradizionale come termine estremo, anche se, probabilmente, come si visto, imprecisa nellindividuazione dellanno di introduzione
del cd. pretore peregrino.
68 Si v. ER. MEYER, Rmischer Staat cit. 179: Sie existierten schon im frhen 3.
Jahrhundert v. Chr., zunchst vom Praetor ernannt, sptestens seit der Mitte des 2.
Jahrhundert vom Volk gewhlt.
69 Cfr. infra 81 s.
70 Dalla istituzione ricordata nelle Periochae liviane (11.8, v. supra 6).
71 Cfr. F. BONA, La certezza del diritto nella giurisprudenza tardo-repubblicana,
in La certezza del diritto nellesperienza giuridica romana, cur. M. SARGENTI e G.

24

CAPITOLO PRIMO

limitata, ma eletti direttamente dal popolo, solo tra il 242 67 ed


il 123 a.C. 68.
La differenza, il probabile rapporto di successione tra
nocturni e capitales emerge chiara da un dato, che finora non
sembra esser stato messo in evidenza, per cos dire di diritto
pubblico: Pomponio, subito dopo aver narrato dei capitales,
apre con un quia esplicativo il cenno alla introduzione dei
quinqueviri cis et ultis Tiberim:
D. 1.2.2.31 (l. sg. ench.). Et quia magistratibus vespertinis
temporibus in publicum esse inconveniens erat, quinqueviri
constituti sunt cis Tiberim 69 et ultis Tiberim, qui possint pro
magistratibus fungi.
Sembra che il giurista pensasse che nel momento in cui i
tresviri raggiunsero (quando ormai la loro titolatura ufficiale
era gi di capitales 70) la veste magistratuale, limpedimento a
che si aggirassero di notte in pubblico (... inconveniens erat ...)
fu la causa dellistituzione dun nuovo collegio dalle funzioni
ausiliarie (dette promagistratuali), che soccupasse al di qua e al
di l del Tevere della sicurezza notturna, che sostituisse insomma i capitales nei compiti di vigilanza notturna e prevenzione che propri in origine dei nocturni erano stati evidentemente in qualche modo assunti dai capitales al momento
della loro istituzione.
2. Novi magistratus. Il passaggio dei tresviri, ormai capitales, da ausiliari a magistrati avvenne in virt dun atto normativo, con tutta verisimiglianza rogato tra listituzione del
LURASCHI (Padova 1987) 114 s. nt. 27; v. anche E. COSTA, Storia delle fonti del diritto romano (Torino 1909) 174.
72 Soprattutto a seguito della exaequatio ottenuta con la lex Hortensia si perse
la distinzione terminologica e i plebisciti come noto furono generalmente ricordati nelle fonti come leges; per tutti: G. ROTONDI, Leges publicae 13 s.
73 Osservazioni particolari sul testo, insieme con linterpretazione delle competenze dei tresviri ivi indicate, si trovano infra nel capitolo dedicato alle mansioni
nellambito della giurisdizione civile (171 ss.).

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

25

praetor peregrinus ed il 123 a.C. Tra le poche leggi comiziali e


plebisciti ricordate nellepitome di Festo 71 vi la cd. lex Papiria, un plebiscito 72 rogato dal tribuno della plebe Lucio Papirio.
Fest. s. v. Sacramentum [468 L.]. Sacramentum aes significat, quod poenae nomine penditur, sive eo quis interrogatur,
sive contendit[ur]. Id in aliis rebus quinquaginta assium est, in
alis rebus quingentorum inter eos, qui iudicio inter se contenderent. Qua de re lege L. Papiri tribuni plebis sanctum est his
verbis: Quicumque praetor post hoc factus erit, qui inter cives
ius dicet, tres viros capitales populum rogato; hique tres viri
<capitales> quicumque <posthac fa>cti erunt, sacramenta
ex<igunto> iudicantoque, eodemque iure sunto, uti ex legibus
plebeique scitis exigere iudicareque [esse] esseque oportet.
Sacramenti autem nomine id aes dici coeptum est, quod et
propter aerari inopiam, et sacrorum publicorum multitudinem,
consumebatur id in rebus divinis 73.
La parte innovativa della norma, che fa da introduzione
alla conferma delle competenze dei tresviri capitales, stabiliva
che essi fossero proposti, per lelezione, dal pretore al popolo 74. Per quanto riguarda la magistratura rogante, la relativa
74 Sullintervento legislativo usato per la disciplina della magistratura a Roma
si v., in generale, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 99, che sostiene la
tendenza a limitarne i poteri (il riferimento pi diretto alle magistrature maggiori).
Per uno spunto sulla dinamica tra consolidamento consuetudinario dei poteri (latamente) magistratuali e prescrizioni normative riferite agli stessi: ibidem 262.
75 Cfr. supra nt. 7.
76 Cfr. ad esempio M. VOIGT, Das ius naturale, aequum et bonum und ius
gentium der Rmer II. Das ius civile und ius gentium der Rmer (Leipzig 1858) 29
nt. 14; TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 595 e nt. 2; P.-F. GIRARD, Histoire de lorganisation judiciaire des Romains cit. 178 nt. 2; G. ROTONDI, Leges publicae cit. 312; E. WEISS, s.v. Lex Papiria, in PWRE. XII/2 (Stuttgart 1925) 2400; F.
MNZER, s.v. Papirius, 18, ibid. XVIII/3 (Stuttgart 1949) 1011; R. KNAPOWSKI,
Der Staatshaushalt der rmischen Republik (Frankfurt a. M. 1961) 71 (che precisa,
sulla base della menzione degli assi: tra la prima e la seconda guerra punica); G.
PUGLIESE, Il processo civile romano I cit. 211; F. WIEACKER, Die XII Tafeln in ihrem

26

CAPITOLO PRIMO

qui inter cives ius dicet ha fatto pensare che la specificazione


fosse necessaria per lesistenza di pi praetores. Come si visto, la pi alta datazione prospettabile per la creazione di un
secondo pretore il 242 a.C. 75; la storiografia dominante ha
reputato quindi di porre il plebiscito al di sotto di questa
data 76. Albanese 77 ha invece congetturato che la determinazione del ruolo del pretore potesse essere dovuta non allistituzione del pretore cd. peregrino, ma alla comune, arcaica,
denominazione, nel periodo successivo al compromesso licinio-sestio, di tutti i magistrati maggiori ordinari dotati di imperium: il praetor qui inter cives ius dicit era il collega minore
dei praetores-consules 78. Lo stesso studioso, in un primo approccio al problema, not come listituzione solo intorno al
290 dei tresviri capitales (stando alla notizia di provenienza liviana) e la contemporanea menzione nel passo di Festo di altre
leggi e plebisciti che ne avevano prima dellintervento di Papirio regolato le competenze, faccia con verisimiglianza scendere la datazione ad un periodo pi tardo rispetto al 242. In un
successivo lavoro 79, lautore palermitano ha modificato il suo
tentativo di datazione. In particolare ha ribadito lopinione, da
Jahrhundert, in Les origines de la rpublique romaine [Fondation Hardt. Entretiens
sur lantiquit classique XII, Vandoevres-Genve 29.8-4.9.1966] (Genve 1967) 326
nt. 3. Cfr. S. TONDO, La semantica di sacramentum nella sfera giudiziale, in SDHI. 35
(1969) 291 e nt. 145, che nota come nella lex Papiria vi sia la prima attestazione del
termine sacramentum.
77 Riflessioni in tema di legis actiones cit. 199 s. [=Scritti giuridici I cit. 1011 s.].
78 Cfr. F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 113.
79 B. ALBANESE, Brevi studi di diritto romano II/4. Suprema e sol occasus in XII
Tab. 1,9 e nella lex Plaetoria de praetore urbano, in AUPA. 43 (1995) 116 s.
80 Invero questa caratterizzazione della figura del praetor anche se questo
argomento potrebbe risultare non decisivo si trova solo, ancora, in una fonte pi
tarda rispetto allintroduzione del secondo pretore: nella cd. lex agraria del 111 a.C.,
l. 73, 74 (arbitratu praetoris quei inter ceives tum Romae ious deicet; praetor quei
inter ceives ious deicet), cfr. F. SERRAO, La iurisdictio cit. 18 e nt. 2; P. FREZZA,
Storia del processo civile cit. 168. Si v. anche, nel senso della datazione tradizionale
della lex Papiria, A. WATSON, Law making in the later Roman republic (Oxford 1974)
64, che si basa ancora sulla titolatura del pretore urbano.
81 B. ALBANESE, Brevi studi di diritto romano II/4 cit. 116, sostiene che il tratto
eodemque iure sunto oportet del plebiscito Papirio indicherebbe lattribuzione
legislativa ai tresviri di una funzione precedentemente attribuita ad altri organi.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

27

lui stesso gi proposta, ma superata, del possibile riferimento


ad un periodo precedente rispetto al 242 della dizione praetor
qui inter cives ius dicit 80, facendo coincidere listituzione (290
ca., seguendo lEpitome di Livio) con la data della rogatio della
lex Papiria. Leggi e plebisciti menzionati sotto la voce festina
sacramentum sarebbero da riferirsi dunque, probabilmente,
ai predecessori funzionali dei tresviri capitales. Ove non si voglia pensare ai nocturni, si deve intendere i questori 81. Ma perch il testo ci sarebbe giunto cos? Il mero errore del copista 82
sembra giustificazione assai debole 83.
Questo ulteriore tentativo di Albanese, se ammirevole per
la tensione della ricerca, per linsoddisfazione stessa dello studioso nei confronti dei risultati raggiunti, non sembra per dar
ragione di quella parte del lemma festino che menziona preceQuesta impostazione si comprende solo ove si tenga presente tutta la prospettazione che lo studioso ha dellantico processo per legis actiones. Per una critica v.
infra 182 ss..
82 V. PUNTSCHART, Die Entwicklung des grundgesetzlichen Zivilrechts der
Rmer. Dargestellt fr Juristen, Philologen und Historiker (Erlangen 1872, rist. Aalen
1969) 101 nt. 19, emenda cos il testo del plebiscito Papirio: ...uti ex legibus plebeique scitis exigere judicareque [quaestor] es (se) oportet, adducendo a motivo della
correzione invero piuttosto scarnamente il riferimento a Varr. l. L. 5.81. La rinnovata prospettazione di Albanese si sarebbe potuta giovare di un tale tentativo, che
presume credo un errore nella tradizione manoscritta.
83 Oltretutto anche con riguardo ai questori il riferimento a leggi e plebisciti
appare ridondante rispetto alle nostre conoscenze: le uniche leggi che trattano di
questa magistratura per quanto ne sappiamo sono quelle istitutive, ovvero di
ampliamento del numero dei titolari della carica (cfr. G. ROTONDI, Leges publicae
cit. 79; D. FLACH, Die Gesetze der rmischen Republik [Darmstadt 1994] spec. 56 s.,
253 ss.): anche se altamente verisimile cha altre leggi abbiano menzionato la questura, non ce ne pervenuta conoscenza.
84 A meno di non voler ipotizzare, senza alcun appiglio nelle fonti, un meccanismo politico-legislativo simile a quello utilizzato per dar vigore erga omnes a
deliberazioni plebee prima dellexaequatio, penso alle cdd. leges Icilia de Aventino
publicando e Canuleia daltra parte di ben diversa incisivit politica, come anche i
plebiscita Ovinio e Ogulnio , sulle quali F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 89,
200 s.
85 Gai 1.3, Liv. Per. 11.11; altre fonti in G. ROTONDI, Leges publicae cit. 238.
86 Fonti in T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit. 185.
87 V. supra 6. Non pu accettarsi lopinione di L. AMIRANTE, Una storia
giuridica cit. 240, secondo cui Liv. 25.1.11 dimostrerebbe che i tresviri erano gi
magistrati nel 213 a.C.: la fonte, nominando i magistrati minori, potrebbe riferirsi

28

CAPITOLO PRIMO

denti regolamentazioni della potestas dei tresviri 84. Inoltre pare


almeno strano che un plebiscito, quale fu la cd. lex Papiria, potesse incidere soprattutto in unepoca a questo punto cos
risalente, allinizio del III secolo a.C. sullattivit dun magistrato maggiore cum imperio, il pretore. Il plebiscito Papirio
dunque, che sembra avere diretta forza normativa, dovrebbe
essere comunque posteriore al 287-286, anno dellexaequatio
ottenuta con la lex Hortensia 85. Del resto la dittatura di Ortensio 86, durante la quale fu rogata la legge che confer ai plebisciti
valore di legge, appare nello scarno riassunto dellundicesimo
libro di Livio, come successiva alla prima creatio dei tresviri
capitales 87.
Comunque, i tresviri esistevano come magistrati al tempo
di Caio Gracco. Sono infatti menzionati in due leggi epigrafiche che risalgono al 123 a.C. ca. 88.
Il populus che avrebbe eletto i tresviri pare da identificarsi
con i comitia tributa 89. Questi erano infatti competenti, in generale, per la scelta dei magistratus minores 90.
Nella cd. lex Acilia repetundarum 91 i tresviri compaiono in

ai soli edili, anchessi menzionati, ovvero potrebbe trattarsi dun pi che giustificabile anacronismo dello storico patavino.
88 Si tratta della cd. lex Acilia repetundarum (FIRA. I 2 90, l. 22) e della lex Latina
tabulae Bantinae (ibid. 83, l. 15).
89 Per lopinione di Albanese, anche su questo punto rinnovata, v. infra il 4.
90 Cfr. P. WILLEMS, Le droit public cit. 142; P. BONFANTE, Storia del diritto
romano I 4 (rist. corr. Milano 1959) 144; G. I. LUZZATTO, Procedura civile romana II
cit. 260 s. Sul punto, pi approfonditamente, infra 35 ss.
91 Si v. infra 58 ss.
92 Cfr. anche la lex Latina tabulae Bantinae, in FIRA. I 2 83, l. 15. Cfr. C. NICOLET, Rome et la conquete du monde mditerrane. 264-27 avant J.-C. I. Les structures
de lItalie romaine (Paris 1983) 397.
93 Sui vigintisexviri si v. la letteratura citata supra in ntt. 4-6. I decemviri, tralasciando qui i problemi sul periodo di istituzione (cfr. la lett. supra, in nt. 5), esistevano sicuramente gi (cfr. lelogium di Cn. Cornelius Scipio Hispanus [CIL. I 2 2/1
15 = CIL. VI 1293 = ILS. 6 = ILLR. I 316], che nel 149 fu a Cartagine con Scipione
Nasica, App. Pun. 80.375), ma probabilmente non erano ancora eletti dal popolo:
F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 262.
94 Una sintesi delle antiche opinioni, tutte non troppo attendibili, si trova in

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

29

quello che sembra rappresentare una sorta di ordine di rango


dei magistrati romani 92. Essi si trovano immediatamente dopo
i questori, unici a comparire tra quelli poi chiamati vigintisexviri 93.
Estremamente difficile tentare di meglio collocare cronologicamente il plebiscitum Papirium tra le due coordinate
pressoch certe, il 242 (termine pi alto) ed il 123 94. Unindicazione utile ad una pi precisa determinazione cronologica
pu forse venire da un passo plautino 95 che sembra riferirsi ai
tresviri capitales:
N. E. POLITIS, Les triumvirs capitaux cit. 98 ss.; cfr. B. ALBANESE, Riflessioni in tema
di legis actiones cit. 200 e nt. 53 [=Scritti giuridici I cit. 1012].
95 Dibattutissima la cd. questione plautina. Sul problema originalit/dipendenza da modelli greci si cfr. i recenti contributi di E. LEFVRE, E. STRK, G. VOGTSPIRA, in Plautus barbarus. Sechs Kapitel zur Originalitt des Plautus (Tbingen
1991). Con particolare riferimento al triumvirato capitale si v. E. COSTA, Il diritto
privato romano nelle commedie di Plauto (Torino 1890) 27; O. FREDERHAUSEN, De
iure Plautino et Terentiano I (Diss. Gottingae 1906) 41, 69; J. PARTSCH, Rmisches
und griechisches Recht in Plautus Persa, in Hermes 45 (1910) 595 ss.; U. E. PAOLI,
Nota giuridica su Plauto, in Iura 4 (1953) 174 ss.; F. DE MARTINO, I quadruplatores
nel Persa di Plauto, in Labeo 1 (1955) 32 ss. [=Scritti di diritto romano I. Diritto e
societ nellantica Roma, curr. A. DELLAGLI e T. SPAGNUOLO VIGORITA (Roma
1979) 477 ss.=Diritto economia e societ nel mondo romano II. Diritto pubblico (Napoli 1996) 99 ss.]; H. SCHNIDER, Aeltere Quellen zum rmischen Staatsrecht (Winterthur 1955) 93. Per ulteriore e pi generale bibliografia sul diritto romano in
Plauto si v. F. TREVES FRANCHETTI, s.v. Plauto, in NNDI. XIII (Torino 1966) 129
ss.; L. LABRUNA, Plauto, Manilio, Catone: premesse allo studio dell emptio consensuale, in Labeo 14 (1968) 24 ss. [=Studi in onore di E. Volterra V (Milano 1971) 23
ss.=Adminicula 3 (Napoli 1995) 179 ss., con titolo leggermente diverso]; J. DAVID
HUGHES, A bibliography of scholarship on Plautus (Amsterdam 1975) 95 ss.; F. WIEACKER, Rmische Rechtsgeschichte I. Einleitung, Quellenkunde. Frhzeit und Republik (Mnchen 1988) 148 e nt. 30; G. FALCONE, Testimonianze plautine in tema di
interdicta, in AUPA. 40 (1988) 173 ss. Importante dal punto di vista del metodo G.
ROTELLI, Ricerca di un criterio metodologico per lutilizzazione di Plauto, in BIDR. 75
(1972) 97 ss. Per diversi elementi presenti in Truc. 758 ss. (il clamor [cfr. C. CASCIONE, Bonorum proscriptio apud columnam Maeniam, in Labeo 42 (1996) 447
ss.], laccenno ad una lex publica, la manus iniectio quadrupli) si pu attribuire il
cenno a dei magistrati romani. Oltretutto sembra che Plauto volesse proprio sottolineare la loro novit, altrimenti dal punto di vista metrico avrebbe avuto altre
possibilit meglio giustificabili (v. infra nt. 97). Con riguardo pi generale ai riferimenti, nelle commedie plautine, a magistrati del popolo romano, si pu affermare
che il comico fu sempre abbastanza preciso nel descriverne le competenze. Si pensi
ad esempio al dittatore, che scherzosamente viene indicato come carica suprema (v.

30

CAPITOLO PRIMO

Truc. 758 ss. DIN. Abiit intro, exclusit. Egon ut haec mihi
patiar fieri? / iam hercle ego tibi, inlecebra, ludos faciam clamore in via, / quae advorsum legem accepisti a plurumis pecuPseud. 416; Trin. 695); al pretore, che il magistrato, titolare della iurisdictio (Epid.
25 ss.), presso il quale ad esempio si compie la in ius vocatio o la manus iniectio
(Curc. 376, 684, 722; Persa 746; Poen. 186, 790, 1360 ss.; su procedimenti esecutivi e
in ius vocationes rimando anche a quanto scritto in Bonorum proscriptio cit. 453
nt. 39, con bibliografia), cui si rivolge la postulatio per ottenere un giudizio (Aul.
317), che d recuperatores (Bacch. 270); agli edili, i quali sono chiaramente responsabili dei giuochi (Amph. 71; Poen. 1012), del controllo delle strade, dei mercati e
nella giurisdizione relativa (Stich. 353; Rud. 373; Capt. 811 ss.; su questi ultimi due
testi in particolare: G. IMPALLOMENI, Leditto degli edili curuli [Padova 1955] 90 ss.;
L. MANNA, Actio redhibitoria e responsabilit per i vizi della cosa nelleditto de mancipiis vendundis [Milano 1994] 13 ss., 21; . JAKAB, Praedicere und cavere beim
Marktkauf. Sachmngel im griechischen und rmischen Recht [Mnchen 1997] 115
s., 123 s., v. anche 153 ss., 272 ss.); ai questori, che gestiscono la preda bellica (Bacch.
1075; Capt. 34, 111, 453; sul problema se si trattasse dei questori urbani ovvero di
quelli addetti ai consoli militiae si v., per tutti, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 246 nt. 94). Si pu pensare, ancora, agli infimi conquisitores, ausiliari
del pretore (Amph. 64 ss., 81 ss.; Merc. 664), oggetto, di recente, dellattenzione di
D. MANTOVANI, Il pretore giudice criminale in et repubblicana, in Ath. 78 (1990) 40
s. In tutti questi casi, forse, leffetto nei confronti del pubblico non sarebbe stato di
immediata comprensione, se Plauto non avesse tradotto i suoi modelli greci in figure istituzionali ben conosciute dai Romani ed i cui poteri fossero immediatamente riferibili alla realt di ogni giorno. Per restare nellambito delle istituzioni
pubbliche, sembrano romani anche i riferimenti al senato (per tutti, con indicazione
delle fonti: E. FRAENKEL, Plautinisches im Plautus [Berlin 1922] 254=Elementi plautini in Plauto [Firenze 1960] 226). Insomma, Plauto sembra fonte alquanto sicura
per la ricostruzione delle funzioni dei magistrati romani (in generale si cfr. F. LEO,
Plautinische Forschungen zur Kritik und Geschichte der Komoedie 2 [Berlin 1912]
125, relativo a Persa 75 s., da mettere in relazione con Trin. 1057, cfr. anche P. P.
SPRANGER, Historische Untersuchungen zu den Sklavenfiguren des Plautus und Terenz 2 [Stuttgart 1984] 108 s.).
96 Sul testo v. anche infra 186.
97 Invero novos emendazione di BERGK, Beitraege zur Lateinischen Grammatik (Halle 1870) 140, generalmente accettata dagli edd. v. ad es. F. SCHOELL, Titi
Macci Plauti Truculentus [Comoediarum Plautinarum Tomi I Fasciculus V] (Lipsiae
1881) 122; F. LEO, Plauti Comoediae II (1896 2, rist. Berlin 1958) 497; W. M. LINDSAY, T. Macci Plauti Comoediae II (Oxonii 1910) ad h. l.; A. ERNOUT, Plaute VII
(Paris 1940) 150; G. AUGELLO, Le commedie di Tito Maccio Plauto III (Torino 1976,
rist. 1987) 761 , mentre i mss. hanno nos. Bergk, che intendeva, confrontando il
verso con Trin. 990, novos (aediles), espungeva omnis, difeso, invece, da Leo, che
espressamente mettendolo in relazione con Asin. 131 e Aul. 416 rifer la vicenda
ai tresviri. La resa appariva comica al grande studioso di Plauto; cfr. anche P. J. ENK,
Plauti Truculentus II [Commentarius] (Lugduni Batavorum 1953) 173.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

31

niam; / iam hercle apud no<vo>s omnis magistratus faxo erit


nomen tuom, / postid ego te manum iniciam quadrupuli, venefica, / suppostrix puerum. Ego edepol iam tua probra aperibo omnia ... 96.
Plauto qui mette laccento sullesser novi 97 dei magistrati
che cita 98. Non sembra accettabile linterpretazione di chi ha
identificato questi nuovi magistrati con gli edili neoeletti 99; si
pu piuttosto immaginare che quando and in scena il Truculentus i tresviri fossero da poco diventati veri e propri magistrati 100, ed il commediografo che gi spesso li aveva menzionati nei suoi lavori 101 li chiamasse col nuovo titolo magistra98
99

Con molta cautela si pu forse accostare a questa fonte Plaut. Most. 942.
Oltre a Bergk, appena ricordato (nt. 97), cfr. la letteratura citata da F.
LA ROSA, Note cit. 232 nt. 6. Naturalmente, nelle fonti, novus magistratus pu significare magistrato di recente entrato in carica cfr. ad es. Varr. men. 378; Cic.
ad Att. 3.19.1; Cael. in Cic. ad fam. 8.10.3 (su cui v. A. CAVARZERE, comm. ad l., in
Marco Celio Rufo, Lettere (Cic. fam. l. VIII) [Brescia 1983] 371); Liv. 2.22.5; 30.39.5 ,
ma attestato anche nel senso di magistratura prima non esistente nella civitas,
eloquente Liv. 7.1.1: annus ... insignis novis duobus magistratibus, praetura et curuli
aedilitate, riferito, com noto, ad uno dei risultati del cd. compromesso liciniosestio. Del resto Plauto ha altrove (Trin. 990; cfr. G. LODGE, s.v. novus, in Lexicon
Plautinum II/3 [rist. Hildesheim 1962 delled. Lipsiae 1927] 199) utilizzato il nesso
novi aediles, che sarebbe stato certo pi comprensibile, qualora avesse voluto indicare quei magistrati.
100 Cfr. F. LEO, Plautii Comoediae II cit. 477.
101 Anche se non sono i magistrati romani pi volte nominati nelle commedie
del Sarsinate, come ha affermato W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 75. Sui luoghi
plautini interessanti ai fini della storia dei tresviri si v. infra, passim.
102 Cfr. ora C. LOVISI, Contribution cit. 153 nt. 258; contra D. CLOUD, The lex
Papiria de sacramentis, in Athenaeum 80 (1992) 173 s.
103 Il punto della questione storiografica si pu trovare in G. CHIARINI, Introduzione a Plauto (Roma-Bari 1991) 13 ss., 183 (con bibliografia a p. 202); si v. anche
la letteratura raccolta da J. DAVID HUGHES, A bibliography cit. 76 ss. e cfr., in particolare, sulla data del Truculentus, A. DE LORENZI, Cronologia ed evoluzione plautina (Napoli 1952) 166 ss.; P. GRIMAL, in Oeuvres compltes de Plaute (Paris 1971)
998.
104 Cfr. J. G. F. POWELL, in Cicero, Cato maior de senectute edited with introduction and commentary by J. G. F. P. (Cambridge 1988) 203.
105 Grazie alla didascalia (cfr. F. RITSCHL, G. GOETZ, Pseudolus 2 [Lipsiae 1887]
praef. viii; P. SONNENBURG, s.v. Maccius, in PWRE. XIV/1 cit. 111; M. M. WILLCOCK, in Plautus, Pseudolus ed. by M. M. W. [Bristol 1987] 1, 95) riportata nel solo

32

CAPITOLO PRIMO

tuale 102. Nellintricata cronologia delle commedie plautine 103


non impossibile datare, seppur con una certa approssimazione, il Truculentus: un passo del de senectute ciceroniano lo
menziona magnificando loperosa vecchiaia del Sarsinate:
14.50. Quid in levioribus studiis, sed tamen acutis? Quam
gaudebat bello suo Punico Naevius! Quam Truculento Plautus, quam Pseudolo!
Pseudolus e Truculentus sono dunque frutti della senectus
di Plauto 104. Della prima commedia sembra certa addirittura la
data precisa della prima rappresentazione: il 191 a.C. 105. Anche
Palimpsestus Ambrosianus: M. IUNIO. M. FIL. PR. VRB. / AC. ME. [La lettura di
Ritschl. Una riproduzione del codice milanese pu vedersi in Titi Macci Plauti fabularum reliquiae Ambrosianae. Codicis rescripti Ambrosiani Apographum confecit et
edidit G. STUDEMUND (Berolini 1889); la didascalia al qu lxxv, 1r fol 593r (119), v.
anche la nt. a pi di pagina. Si cfr. la singolare traduzione italiana in Plauto, Tutte le
commedie IV. Persa, Poenulus, Pseudolus a cura di E. PARATORE (Roma 1992) 297].
Il pretore Bruto sarebbe lo stesso che, secondo Liv. 36.36.4 avrebbe dedicato lAedes Magnae Matris. H. B. MATTINGLY, The Plautine Didascaliae, in Ath. 45 (1957) 85
ss., ha dubitato dellesattezza di questa identificazione per almeno due motivi:
Bruto sarebbe divenuto console solo nel 178, troppo tardi per esser stato pretore
intorno al 190; Livio (o la sua fonte) potrebbe aver confuso la dedicazione del tempio della Magna Mater con la rinnovazione della stessa, avvenuta, da quanto si apprende da Ovid. Fast. 4.347-352, nel 111. Il Bruto della didascalia potrebbe esser
stato, dunque, pretore in questultimo anno, in cui si sarebbe nuovamente rappresentata la commedia di Plauto. In questo modo lo studioso rimette in discussione
tutta la cronologia plautina, rendendo inutilizzabile uno dei pochi punti fermi. La
sua ricostruzione (sarebbe forse meglio dire distruzione) non appare per inattaccabile. Sostiene infatti (p. 86 nt. 2) che il Giunio del Palinsesto ambrosiano potrebbe
essere il noto giurista fiorito alla fine del II secolo [probabilmente figlio del console
del 179: F. MNZER, s.v. Iunius, 49, in PWRE. X/1 (Stuttgart 1918) 971; F. SCHULZ,
Storia della giurisprudenza cit. 91; cfr. M. SCHANZ, C. HOSIUS, Geschichte I cit. 239],
ma bisogna pur dar valore al fatto che tra i quattro pretori che possono attribuirsi
al 111 a.C. [cfr. T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit. 540] la moderna storiografia non
ha individuato alcun Bruto; che inoltre nelle date in cui, secondo il meccanicismo cronologico caro a Mattingly, un pretore del 111 sarebbe dovuto divenire console, non troviamo supremi magistrati con questo nome. Infine appare improbabile
che il giurista possa aver ricoperto la pretura nel 111: fu pretore, probabilmente (e
ci sattaglia anche allanno di consolato del presunto padre), tra il 142 ed il 140, cfr.
W. KUNKEL, Herkunft und soziale Stellung der rmischen Juristen 2 (Graz-WienKln 1967) 12 nr. 16; T. R. S. BROUGHTON, o.u.c. 480. La precisa menzione liviana
(qui la fonte Valerio Anziate) sembra insomma accordarsi perfettamente con la
didascalia plautina in ricordo della prima celebrazione dei Giuochi Megalensi.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

33

il Truculentus dunque, verisimilmente, da porre nei primi decenni del II secolo (e naturalmente prima del 184, data di morte
del comico: Cic. Brutus 15.60 106). Questa datazione corrisponde ad uno spunto prosopografico di Mnzer 107 e consente
106 Nam Plautus P. Claudio L. Porcio viginti annis post illos quos ante dixi consu-

libus mortuus est, Catone censore. H. B. MATTINGLY, The Plautine Didascaliae cit.
87, naturalmente, non sicuro di questa data, che comunque dovrebbe essere
vicina a quella reale.
107 F. MNZER, s.v. Papirius, 18 cit. 1011, seguito, per quanto il genere della
pubblicazione pu suggerire, da V. ARANGIO-RUIZ, s.v. Triumvirato, in EI. XXXIV
(Roma 1937) 390. Un C. Papirius Turdus fu tribuno della plebe nel 177: T. R. S.
BROUGHTON, MRR. I cit. 398. Cfr. H. H. SCULLARD, Roman Politics. 220-150 B.C. 2
(Oxford 1973) 35, 53 (e 186 s. su Papirio Turdo), che mette in relazione i Papiri con
il gruppo guidato da Scipioni ed Emili. Sui rapporti tra questi ultimi e i Papiri (il
precipuo riferimento per ai membri della gens patrizia con questo nome) si v.
anche F. MNZER, Rmische Adelsparteien und Adelsfamilien (Stuttgart 1920, rist.
Darmstadt 1963) 110 ss., 160 ss. Da notare come il Papirio ricordato da Festo sia
lunico plebeo, nelle fonti in nostro possesso, a portare il prenome Lucio, tipico,
invece, delle famiglie patrizie della gens Papiria (per mera connessione cronologica
si pu citare L. Papirio Maso, patrizio, che fu pretore urbano nel 176; cfr., di recente, C. MASI DORIA, Bona libertorum. Regimi giuridici e realt sociali [Napoli
1996] 98; F. LAMBERTI, Studi sui postumi nellesperienza giuridica romana I [Napoli 1996] 60 e nt. 18). Per una giusta critica alla sopravvalutazione del metodo
prosopografico si v. F. CASSOLA, I gruppi politici romani nel III secolo a.C. (Trieste
1962, rist. Roma 1968) 5 ss., in sintesi: 22 s.; ma bisogna pur riconoscere (come lo
stesso Cassola non manca di fare) lestrema utilit della prosopografia. Con riguardo particolare a casi come quello affrontato nel testo, essa pare addirittura
lunico mezzo per proporre ipotesi pi precise di ricostruzione storiografica.
108 Un tentativo di pi precisa datazione, che si avvicina a quello proposto nel
testo, fornito da P. J. ENK, Plauti Truculentus I (Lugduni Batavorum 1953) 30, che
propone, per la prima rappresentazione della commedia, i Giuochi Megalensi (che
si tenevano dal 4 al 10 di aprile, v. D. SABBATUCCI, La religione di Roma antica. Dal
calendario festivo allordine cosmico [Milano 1988] 140 ss.) del 189 a.C. Nel motivare questa data, lo studioso sostiene che il richiamo ai magistrati riferibile agli
edili, che da poco (alle Idi di marzo) erano entrati in carica. Qui per Enk (forse
influenzato da K. H. E. SCHUTTER, Quibus annis comoediae Plautinae primum actae
sint, quaeritur [Leyden 1952] 125) sembra cadere in contraddizione con quanto affermato nel II vol. [Commentarius] della stessa opera, ove reputa lopinione di
Bergk meno retta di quella di Leo (v. supra, ntt. 97, 99). Invero quella nel testo
una mera proposta basata su indizi non saldissimi. Basti pensare al problema filologico sollevato da F. BUECHELER (cfr. led. di SCHOELL cit. xliv e nt. 5, 122) relativo
alla recenziorit del v. 761 (che cozzerebbe con il tenore del 759, ma si v. infra 186)
rispetto al resto del passo. Sul punto v. gi TH. BERGK, Plautinische Studien, in Phi-

34

CAPITOLO PRIMO

forse una precisazione cronologica della rogatio Papiria sui


tresviri capitales 108.
Il plebiscito Papirio, con lespressione eodemque iure
sunto, uti ex legibus plebeique scitis exigere iudicareque [esse]
esseque oportet, pone il problema come si visto dei poteri dei tresviri relativi allexigere ed al iudicare 109 prima della
magistratualizzazione della carica 110. Il periodo non sintatticamente felice, e non trova un altro corrispondente preciso
nel latino. Certo il riferimento a poteri gi stabiliti. Ma in
relazione ai tresviri stessi (da ausiliari) ovvero ad altri soggetti (semmai magistrati)? Il testo stato riferito ai poteri dei
questori. I capitales sarebbero infatti loro succeduti nel conquirere sia publica pecunia che maleficia 111. Ma la competenza
sulle pubbliche entrate dei questori attestata ancora nel I secolo a.C.; ne testimone Cicerone, nella pro Fonteio:
3.5. Duorum magistratuum, quorum uterque in pecunia

lologus 17 (1861) 50 nt. 8 [=Kleine philologische Schriften I. Zur rmischen Literatur


(Halle a. S. 1884) 143 nt. 8], che leggeva un contrasto tra il v. 761 e il 762.
109 O del solo iudicare? Cfr. D. CLOUD, The lex Papiria cit. 167 s. e v. infra
171 ss.
110 Saranno esaminati nel III capitolo (171 ss.).
111 Varr. l. L. 5.81.
112 Marco Fonteio fu triumviro monetale: T. R. S. BROUGHTON, MRR. II
cit. 440.
113 Liv. 9.20.5.
114 Per linterpretazione di questa parte del brano si v., in particolare, F. CANCELLI, Linterpretazione del de legibus di Cicerone, in RCCM. 16 (1973) 240; G. A.
LEHMANN, Politische Reformvorschlge in der Krise der spten rmischen Republik.
Cicero de legibus III und Sallusts Sendschreiben an Caesar (Meisenheim am Glan
1980) 15 ss.
115 Cfr. G. CRIF, Il processo criminale presillano, rec. a W. KUNKEL, Untersuchungen cit., in Labeo 10 (1964) 97 s.; G. A. LEHMANN, Politische Reformvorschlge
cit. 12 ss.; E. RAWSON, The Interpretation of Ciceros De legibus, in ANRW. I/4 (Berlin-New York 1973) 350, ora in Roman culture and Society. Collected papers (Oxford 1991) 142; F. SALERNO, Tacita libertas. Lintroduzione del voto segreto nella
Roma repubblicana (Napoli 1999) cit. 12 s. (per un cenno).
116 F. CASAVOLA, Relazione introduttiva, in Roma tra oligarchia e democra-

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

35

maxima tractanda procurandaque versatus est, triumviratus 112


et quaesturae ...
Invero non impossibile immaginare leggi che riguardassero funzionari creati con mansioni nella sfera giurisdizionale.
Si pensi allespressa menzione di Livio relativa ai praefecti Capuam, relativa al 318 a.C., quando questi sicuramente non
erano ancora magistrati 113.
3. Magistratus minores. I tresviri capitales sono magistrati minori. Ci chiaramente attestato da un notissimo
passo, dal tono stilizzato a norma, del trattato ciceroniano
sulle leggi:
Cic. de leg. 3.3.6. Minoris magistratus partiti iuris plures in
ploera sunto 114. Militiae quibus iussi erunt imperanto eorumque tribuni sunto: domi pecuniam publicam custodiunto,
vincula sontium servanto, capitalia vindicanto, aes argentum
aurumve publice signanto, litis contractas iudicanto
quodcumque senatus creverit agunto.
Il testo mostra il programma di Cicerone 115 con riferimento ai magistrati minori. Si trovano i tribuni militum, i quali
nellambito di quella che stata vista come una spinta alla
democratizzazione delle strutture istituzionali della civitas 116
zia. Classi sociali e trasformazione del diritto in epoca medio-repubblicana. Atti Copanello 1986 (Napoli 1989) cit. 25 s., cfr. F. GRELLE, s.v. Comitia, in NNDI. III (Torino 1959) 606; L. LABRUNA, Qualche riflessione sulla recente storiografia giuridica
relativa alla cd. democrazia dei Romani, ora in Genera iuris institutorum morum.
Studii di storia costituzionale romana (Napoli 1998) 86.
117 G. ROTONDI, Leges publicae cit. 77 ss., con rinvio alle singole leggi; v. anche F. P. CASAVOLA, Relazione introduttiva cit. 26 e ntt. 12-14. Per i duoviri navales
v. CASAVOLA, o.u.c. p. 26 nt.15.
118 Sulla posizione dei questori nella discriptio ciceroniana (anche in riferimento al loro diritto di entrare in senato allo scadere della carica): C. W. KEYES,
Original Elements in Ciceros Ideal Constitution, in AJPh. 42 (1921) 309; cfr.
E. RAWSON, The Interpretation cit. 142 e, pi in generale, K. SPREY, De M. Tulli Ciceronis politica doctrina (Diss. Zutphen 1928).
119 Cic. de leg. 3.3.7. Suntoque aediles curatores urbis annonae ludorumque

36

CAPITOLO PRIMO

furono progressivamente, tra il 362 ed il 207 eletti dal popolo 117; i questori 118 e i collegi dei tresviri capitales, dei monetales e dei decemviri stlitibus iudicandis, tutti scelti nei comizi
tributi. Gli edili curuli sono nominati immediatamente dopo 119.
Essi, sia per le funzioni, che per essere come Cicerone non
manca di sottolineare il primo grado politicamente rilevante
del cursus 120, vengono elevati, nella discriptio, al di sopra degli
altri magistrati minori. Manca un riferimento agli altri collegi
viginti(sex)virali, alcuni dei quali almeno dovevano essere
stati gi portati, al tempo dellArpinate, al rango magistratuale 121. Lantica magistratura questoria 122 posta accanto ai
capitales, carica tenuta in scarsa considerazione da Cicerone 123;
la ripartizione delle competenze proclamata e delineata, ma
senza quella precisione che gioverebbe allo studioso moderno.
sollemium, ollisque ad honoris amplioris gradum is primus ascensus esto. Cfr.
F. CANCELLI, in M. T. Cicerone, Le leggi 266 nt. 5; G. ARIC ANSELMO, Ius publicum-ius privatum in Ulpiano, Gaio e Cicerone, in AUPA. 37 (1983) 707 s. nt. 219.
120 Per lorganizzazione dei giuochi: F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 130;
W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 504 ss.; C.W. WEBER, Panem et circenses. La politica dei divertimenti di massa nellantica Roma (tr. it. Milano 1989) 65 s.
121 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 257 ss.
122 Sullantiquitas della magistratura, da ultimo, M. DORTA, Trebazio Testa e la
questura. A proposito di D. 1.13.1.1 (Ulp. l. sing. de officio quaestoris), in SDHI. 59
(1993) 281 ss.
123 Si v. ad fam. 7.13.2 e supra nt. 40. Cfr. anche div. in Caec. 16.50, su cui infra
130 nt. 180.
124 Per tutti: G. A. LEHMANN, Politische Reformvorschlge cit. 16 s.
125 Altre fonti nelle quali ricorre la locuzione, oltre quelle discusse nel testo
sono: Sall. Cat. 30.7; Tac. ann. 4.6.2; Liv. 3.55.9, 4.46.9, 25.1.11, 32.26.17, 36.3.3,
39.16.12; Gell. 13.16.1; D. 4.4.18 pr. (Ulp. 11 ad ed.); D. 47.10.32 (Ulp. 42 ad Sab.).
126 Potrebbe essere tecnico luso in Liv. 3.55.9; Tac. ann. 4.6.2, oltre che in
Gell. 13.15.4, 13.16.1; Fest. s.v.<Minora> [148 L.], fonti esaminate innanzi.
127 Cfr. Liv. 4.46.9, 5.49.2; D. 4.4.18 pr. (Ulp. 11 ad ed.).
128 Cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 20 nt. 1; ID., Disegno cit.
117 s.; W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 39 s.
129 Sulle voci festino-paoline: F. GRELLE, I poteri pubblici e la giurisprudenza
fra Augusto e gli Antonini cit. 255 (cfr. M. HUMBERT, Institutions politiques et
sociales de lantiquit 4 [Paris 1991] 210 s.; M. A. DE DOMINICIS, s.v. Magistrati.
Diritto romano, in NNDI. X [Torino 1964] 35; L. CAPOGROSSI COLOGNESI, s.v. Potestas, ibid. XIII [Torino 1966] 508 nt. 4; M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit.
309).

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

37

La sottoposizione al senato appare il comune denominatore


(anche qui alquanto generico, e probabilmente comune anche
agli stessi magistrati superiori) delle diverse figure magistratuali 124.
La locuzione magistratus minores 125 appare tecnica 126. La
difficolt, per, di comprendere quando tale tecnicismo ricorra
nelle fonti appare palese qualora si consideri che il sintagma
utilizzato anche come termine di paragone rispetto ad altre cariche, gi menzionate nel discorso della fonte 127 e fornite di
poteri pi ampi 128.
Purtroppo la definizione festina della distinzione tra i magistrati cum imperio e quelli cum potestate che, pur non
corrispondendo appieno a quella tra magistrati maggiori e minori, poteva dare notizie utili allapprofondimento del problema ci pervenuta esclusivamente attraverso lepitome di
Paolo e, cos com, non di grande aiuto 129, anche se la menzione del populus che si deve intendere nel senso costituzionale di assemblea 130 appare caratterizzante:
Cum imperio [43 L.]. Cum imperio est dicebatur apud
antiquos, cui nominatim a populo dabatur imperium.

130
131

Anche tributa, cfr. la lex Quinctia de aq. (Frontin. 129.1) e infra 49 ss.
Sulla procedura di nomina del dittatore (e del magister equitum) si v., per
tutti, L. LABRUNA, Adversus plebem dictator, in Index 15 (1987) 289 ss., ora in
Genera cit. 25 ss.
132 Non esaustiva, quindi, lapparentemente lineare elencazione di G. PETROPOULOS, Istoriva kai; eijshghvsei tou Rwmai>kou` Dikaiou 2 (Aqhvnai 1963) 92.
133 Esemplificativamente: P. BONFANTE, Storia del diritto romano 4 I cit. 227:
... minori sono le altre magistrature con potest che vengono elette nei comizii
tributi ed hanno auspicii minori; G. LOMBARDI, Lo sviluppo costituzionale dalle
origini alla fine della republica (Roma 1939) 70: Abbiamo magistrati maggiori o
minori a seconda che competano ad essi auspicia maiora o minora; F. CASSOLA,
L. LABRUNA, Lassetto maturo della costituzione repubblicana, in AAVV. (dir.
M. TALAMANCA), Lineamenti di storia del diritto romano 2 (Milano 1989) 127: Titolari di auspici minori; A. BURDESE, s.v. Magistrato (dir. rom.) cit. 195: Si distinguono ... le magistrature maggiori ... dalle minori ... in base agli auspicia ...; cfr. S.
MAZZARINO, Dalla monarchia allo stato repubblicano. Ricerche di storia romana ar-

38

CAPITOLO PRIMO

Cum potestate [ibid.]. Cum potestate est dicebatur de eo,


qui a populo alicui negotio praeferebatur.
Si reputa, generalmente, che la distinzione tra magistratus
maiores e minores faccia riferimento alle assemblee incaricate
di eleggerli (comitia centuriata per i primi, tributa per i secondi,
ma questo criterio non sarebbe bastevole: si pensi al dictator,
di certo non eletto 131, ma egualmente magistrato maggiore 132)
ed agli auspicia che rispettivamente possedevano 133.
Fonte privilegiata per la distinzione 134:
Gell. 13.15.1-4. In edicto consulum, quo edicunt, quis dies
comitiis centuriatis futurus sit, scribitur ex vetere forma perpetua 135: ne quis magistratus minor de caelo servasse velit.
caica (Milano 1992 [I ed. Catania 1945]) 49; G. GILIBERTI, Elementi di storia del diritto romano (Torino 1994) 96. Si v. anche il tentativo di differenziazione (e allo
stesso tempo di definizione della potestas) di P. DE FRANCISCI, riassunto in Sintesi
storica del diritto romano2 (Roma 1962) 96 (secondo il quale la distinzione si riferirebbe solo alle magistrature patrizie), 97. Cfr. anche J. E. KUNTZE, Institutionen und
Geschichte des rmischen Rechts I cit. 62, il quale mentre attribuisce ai magistrati
maggiori gli auspicia maiora, nulla dice sugli auspici dei magistrati minori. Per
quanto riguarda il versante della storia della religione si v. G. DUMZIL, La religion
romaine archaique 2 (Paris 1974, rist. 1987) 121, con osservazioni assai interessanti
sulla distinzione maior-minus.
134 Vi si pu intravedere una Rangordnung dei magistrati repubblicani (cfr.
W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 41), ma lintento di Messalla, citato da Gellio,
non era classificatorio (anche se usa tecniche divisorie) quanto piuttosto di porre
criteri per la soluzione di conflitti. La riflessione antiquario-giuridica comunque
da confrontare su questo punto con le suite(s) officielle(s) des magistratures
(cos P. WILLEMS, Le snat de la rpublique romaine. Sa composition et ses attributions I [Louvain 1878, rist. Aalen 1968] 248 e nt. 5), che si rinvengono nelle leggi
pubbliche (v. infra 4, 5).
135 Sulla dizione vetus forma perpetua riferita, in generale, allattivit edittale
del magistrato romano, si v. M. BRETONE, Storia 10 cit. 140. In questo caso, secondo
G. MANCUSO, Praetoris edicta, in AUPA. 37 (1988) 382 s., la locuzione non sarebbe
utilizzata in senso tecnico.
136 La presidenza consolare dei comizi tributi attestata: basti pensare alle
rogazioni legislative, ovvero, alle elezioni degli edili curuli (si v., ad es. Cic. pro
Planc. 20.49); cfr. P. WILLEMS, Le droit public cit. 142.
137 F. P. BREMER I 1a; uno dei pochi resti consistenti della letteratura tecnica
romana su ius sacrum e ius publicum (per la citazione di Tuditano), cfr. F. SCHULZ,
Storia della giurisprudenza cit. 164. Per la datazione si v. G. LOBRANO, Il potere dei

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

39

2. Quaeri igitur solet, qui sint magistratus minores. 3. Super


hac re meis verbis nil opus fuit, quoniam liber M. Messalae
auguris de auspiciis primus cum hoc scriberemus forte adfuit.
4. Propterea ex eo libro verba ipsius Messalae subscripsimus.
Patriciorum auspicia in duas sunt divisa potestates. Maxima
sunt consulum, praetorum, censorum. Neque tamen eorum
omnium inter se eadem aut eiusdem potestatis, ideo quod
conlegae non sunt censores consulum aut praetorum, praetores consulum sunt. Ideo neque consules aut praetores censoribus neque censores consulibus aut praetoribus turbant aut retinent auspicia; at censores inter se, rursus praetores consulesque inter se et vitiant et obtinent. Praetor, etsi conlega
consulis est, neque praetorem neque consulem iure rogare potest, ut quidem nos a superioribus accepimus aut ante haec
tempora servatum est et ut in commentario tertio decimo C.
Tuditani patet, quia imperium minus praetor, maius habet consul, et a minore imperio maius aut maior <a minore> conlega
rogari iure non potest. Nos his temporibus praetore praetores
creante veterum auctoritatem sumus secuti neque his comitiis
in auspicio fuimus. Censores aeque non eodem rogantur auspicio atque consules et praetores. Reliquorum magistratuum
minora sunt auspicia. Ideo illi minores, hi maiores magistratus appellantur. Minoribus creatis magistratibus tributis comitiis magistratus, sed iustus curiata datur lege; maiores centuriatis comitiis fiunt.
Laugure Marco Messalla, citato da Gellio, spiega la differenza tra magistrati maggiori e minori, discettando sui differenti auspici: a consoli, pretori e censori spettavano gli auspicia
tribuni della plebe (Milano 1983) 182 nt. 108. Per i rapporti tra consoli e pretore e
censori: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 390, 407, 426 ss.; F. CANCELLI, Studi sui censores e sullarbitratus della lex contractus (rist. corr. Milano 1960)
cit. 22 ss.
138 Sulla datazione di questo editto si noti linteressante scribitur ex vetere
forma perpetua (cfr. supra nt. 135), che non pu non richiamare alla mente leditto
del pretore, in alcuni casi gi tralatizio nel I sec. a.C. (cfr. Cic. Verr. 2.1.114, sul testo, da ultima, C. MASI DORIA, Bona libertorum cit. 99 s., con ulteriore bibliografia
in nt. 19). Si pu immaginare che al tempo di Messalla (v. nt. prec.) la formula fosse

40

CAPITOLO PRIMO

maxima, a tutti gli altri magistrati quelli minora. I primi erano


eletti dai comizi centuriati, gli altri da quelli tributi, presieduti,
come per i tresviri, da un pretore (sempre quello urbano?),
ovvero da un console, che avrebbe provveduto alla formale
creatio 136.
Il notissimo frammento dellaugure Messalla 137 citato da
Gellio a proposito del quesito, che doveva essere non insolito
(quaeri igitur solet), su chi fossero i magistrati minori. Il
dubbio sulla tecnicit delluso di magistratus minor nelleditto consolare 138, facilmente fugato sia dalla domanda di
Gellio 139, che dalle parole di Messalla 140. Pu allora sostenersi
che nel testo dellaugure magistratus minores fosse utilizzato,
anche in questo caso, come termine proprio dellorganizzazione costituzionale romana, contrapposto a magistratus
maiores 141.
Simile nella strutturazione al passo di Messalla, e probabil-

in uso dal tempo in cui pu pensarsi a magistrati minori che potessero intralciare
lattivit comiziale dei consoli.
139 Non decisivo come noto , ma pur utile il tenore della rubrica del capitolo gelliano: Verba ex libro Messalae auguris, quibus docet, qui sint minores
magistratus et consulem praetoremque conlegas esse; et quaedam alia de auspiciis.
140 W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 39.
141 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 20; W. KUNKEL, Staatsordnung
II cit. 39.
142 molto importante sottolineare come gli auspici pubblici (il ius auspicandi) fossero com noto originariamente solo patrizi.
143 Cfr. L. FERRERO, Rerum scriptor. Saggi sulla storiografia romana (Trieste
1962, rist. Roma 1970) 118; M. BRETONE, ora in Tecniche e ideologie cit. 13 s.;
P. CERAMI, Potere ed ordinamento nellesperienza costituzionale romana 3 (Torino
1996) 69.
144 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 18; ora v. W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 38 s.
145 Per la comprensione di tale risultato istituzionale si v. Cic. de leg. agr.
2.10.26-11.27.
146 Cfr. per Gell. 13.16.1.
147 Sui rapporti tra magistrati minori e maggiori nel senso della preminenza
di questi ultimi in alcune attivit bisogna leggere un altro frammento di Messalla,
riportato da Gellio immediatamente dopo quello che si sta esaminando: 13.16.1.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

41

mente con quello in qualche modo contaminato, appare il


monco lemma festino che pure, partendo dalla distinzione
auspicale, doveva giungere ad una categorizzazione dei magistrati:
Fest. s.v. <Minora> [148 L.]. <Minora itemque ma>iora
auspicia quae d . . . . . . . . . . . . maiora consulum, praet<orum
censorum, dici ait; re>liquorum minora: cum illi <maiores, hi
autem mino>res magistratus dici <consueverint>.
Messalla aveva esordito affermando che gli auspicia dei patrizi 142 sono partiti in due potestates. Questa affermazione di
apertura potrebbe far pensare ad un atteggiamento in qualche
modo anacronistico dellaugure: pare chiaro come nel I secolo
a.C. fosse politicamente un non senso voler discettare di poteri
esclusivamente patrizi. Ipotizzare un approccio di tipo tradizionalistico sembra avallato dalla citazione che Messalla fa dei
Commentarii di Tuditano 143. Si tratta, come la pi attenta storiografia 144 non ha mancato di notare, di una distinzione magistratuale, che comunque permane anche dopo la fine dellaspra
contesa tra gli ordini: magistratus patricii sono magistrature
ricoperte anche da soggetti provenienti dalla plebe 145.
Nel passo di Messalla la descrizione sembra incentrarsi soprattutto sul problema del rapporto tra gli auspicia dei diversi
magistrati, ed in particolare su quelli dei magistratus maggiori,
consoli, pretori, censori 146. Punto di partenza della distinzione
di Messalla, da tener sempre presente, il divieto contenuto
... Minores magistratus nusquam nec comitiatum nec contionem avocare possunt
(sintende: da consoli e pretori, appena nominati nel testo).
148 Sul rapporto (anche soggettivo) tra auspicium e servare de caelo: Cic. de
div. 2.74. Iam de caelo servare non ipsos censes solitos qui auspicabantur? Nunc imperant pullario; ille renuntiat fulmem sinistrum, auspicium optumum quod habemus
ad omnis res praeterquam ad comitia; quod quidem institutum rei publicae causa est,
ut comitiorum vel in iudiciis populi vel in iure legum vel in creandis magistratibus
principes civitatis essent interpretes ...
149 Auspicia maxima corrisponde a magistratus maiores; auspicia minora a magistratus minores.
150 Probabilmente unificati per la pi recente scissione dellimperium conso-

42

CAPITOLO PRIMO

nelleditto consolare, evidente strumento politico che intendeva preservare lo svolgimento dei comizi da interventi sediziosi 147 (o comunque dintralcio) 148. Lelencazione degli auspicia comincia con quelli massimi, che sarebbero appunto
di consoli, pretori e censori. Qui una ulteriorie partizione 149
nel discorso di Messalla: aveva sostenuto esser divisi gli auspici
in due potestates, distingue poi quelli massimi tra consoli-pretori 150 e censori. Mentre n consoli n pretori potevano turbare o interrompere gli auspici dei censori (e viceversa), questi
ultimi potevano farlo tra di loro; consoli e pretori, a loro volta,
erano legittimati ad intervenire, da conlegae, nelle rispettive
attivit di auspicatio. Il principio della collegialit 151 sembra
pienamente affermato. Come noto, per, e cos continua
Messalla, il pretore; dotato di un imperium minore rispetto ai
consoli, non poteva rogare iure i consoli 152. Pi difficile intendere il perch dellimpossibilit per il pretore di rogare un
altro pretore, forse la creatio dun magistrato maggiore doveva
lare tra magistrati con titolo diverso. Cfr. P. DE FRANCISCI, Arcana imperii III/1
(Milano 1948) 121.
151 Cfr., in generale, TH. MOMMSEN, Disegno cit. 151 ss.
152 Sul problema, e su quanto segue, Cic. ad Att. 9.9.3. ... Id adsequitur, si per
praetorem consules creantur. Nos autem in libris habemus non modo consules a praetore sed ne praetores quidem creari ius esse idque factum esse numquam; consules
eo non esse ius quod maius imperium a minore rogari non sit ius, praetores autem
cum ita rogentur ut conlegae consulibus sint, quorum est maius imperium. Anche
Cicerone, come Messalla, si pronuncia in qualit di augur.
153 Con riguardo a tale esclusivismo cfr. ancora Gell. 13.16.1.
154 Si v. per tutti P. DE FRANCISCI, Intorno allorigine etrusca del concetto di
imperium, in SE. 24 (1955-56) 41 e, pi decisamente, F. CANCELLI, Studi cit. 1 ss.
155 Genericamente: v. supra nt. 133. Interessante la prospettazione del problema da parte di KUNKEL, Staatsordnung II cit. 39: Die Wahlauspizien der Zenturienversammlung und damit auch die Auspizien, die der dort Gewhlte erlangt,
sind die hchsten (maxima), die der Tribusversammlung geringer.
156 Il provvedimento consolare pare da mettere in relazione con la pratica
dellobnuntiatio per come regolata dalla legislazione del II sec. a.C. (dati e precisazioni cronologiche, per quanto possibile, in F. DE MARTINO, Storia della costituzione2 II cit. 431 s.; cfr. III 2 cit. 301). Loligarchia, rappresentata nellagire pratico
dai magistrati maggiori, assume lorpello sacrale a difesa dei suoi interessi nel momento comiziale, salvo a limitare la possibilit dintervento alla fascia alta della
magistratura, frutto di una selezione politica e quindi pi controllata.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

43

procedere sempre dal titolare del pi alto potere previsto nella


civitas. A ci si addice la spiegazione secondo cui lauctoritas
veterum non avrebbe consentito lelezione di un pretore in comizi presieduti da un altro pretore (e infatti a tale specie di
rogatio, verisimilmente frutto degli sconquassi della prassi costituzionale del I sec. a.C., si era opposto laugure Valerio
Messalla). Ecco che si comprende come nel comizio centuriato
convocato dai consoli vi sia una sorta di esclusivismo della potest convocante, ininfluenzabile da poteri minori 153. Un problema ulteriore quello relativo agli auspici da trarre per lelezione dei censori: si pu immaginare che i comizi centuriati
fossero in quelle occasioni presieduti dai consoli (o anche pretori?, ma dubbio il modo della creatio: forse in questo caso
prevaleva, pur nella diversit degli auspici, un potere eminente
del magistrato cum imperio o, a voler accettare la tesi che conferisce anche ai censori questo tipo di potere 154, di un imperio
maggiore). Anche se lauspicio non doveva essere uguale a
quello proprio della creatio di consoli e pretori: Censores aeque non eodem rogantur auspicio atque consules et praetores.
Forse pu immaginarsi che gli auspici in questione in questa
parte del testo non siano 155 quelli propri dei diversi magistrati,
ma quelli che servono allelezione (o pi in generale: allattivit
comiziale) delle diverse categorie magistratuali.
Leditto consolare, dal punto di vista di Messalla, rivolto
a magistrati minori rispetto allautorit convocante e comunque rispetto ai titolari di auspici massimi 156. Secondo la
premessa dellaugure, questi magistrati devono essere patricii
157 Cfr. A. GUARINO, Storia del diritto romano 12 (Napoli 1998) 232; ID., Bina
comitia de magistratibus, in Index 22 (1994) 363 s., che per non comprende tra
questi anche i questori, che ebbero come pare unorigine patrizia. Guarino, sostanzialmente, limita la dizione di Gellio minores magistratus ai soli edili curuli.
Inoltre, gli auspicia maiora, di cui parla, nella fonte non ricorrono: Messalla, contrappone auspicia maxima ad auspicia minora. Si v. anche P. DE FRANCISCI, Intorno
allorigine cit. 41.
158 Sugli auspici dei plebei da magistrati: S. MAZZARINO, Dalla monarchia cit.
206. Cfr. G. FALCONE, Liv. 10.8.9: Plebeii gentes non habent? in SDHI. 60 (1994) 613
ss. Sulle testimonianze dellauspicatio di Ti. Gracco: W. KUNKEL, Staatsordnung II
cit. 34. Importante lantica formula Auspicia ad patres redeunt (cfr. Cic. ad Brut.

44

CAPITOLO PRIMO

magistratus. I questori, dunque e probabilmente gli edili


curuli, magistrati, cio, che furono istituiti in unet in cui ancora permaneva lesclusivismo patrizio con riferimento alla copertura di (alcune) cariche magistratuali. Potrebbe insomma
affermarsi che, nella prospettiva di Messalla, rimangono esclusi
tutti quei collegi che nacquero a seguito dellavvenuta parificazione degli ordini. Tra questi i tresviri capitales. Una lettura
semplificante potrebbe suggerire che le magistrature non nate
come patrizie 157 non possedevano ius auspicandi, il quale resterebbe dunque legato allantichissimo potere dimperio 158
patrizio. Lauspicium sembrerebbe, insomma, non addirsi (e
probabilmente in pratica non serviva 159) ai magistrati eletti nei
comizi tributi. Ma lauspicio dei tresviri coloniae deducendae
eletti appunto nei comitia tributa fa cadere tale ipotesi 160.
Proprio laccenno, per, a questa assemblea, che Messalla,
pone a chiusura (almeno nella tradizione gelliana) del discorso

1.5.4; de leg. 3.3.9), da mettere in relazione con lincapacit plebea, se non nel ruolo
magistratuale auspicato. Rettamente sul rapporto auspicia-imperium, in sintesi,
M. HUMBERT, Institutions politiques et sociales cit. 212.
159 Si v. infra 47.
160 Cfr. Cic. de leg. agr. 2.12.31. Anche il dato cronologico e cio la limitazione
dellauspicio ai soli magistrati antichissimi non regge ove si considerino i poteri dei
triumviri rei publicae constituendae (sui quali, per tutti, TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II 3 cit. 707 ss.).
161 Il testo stato, qui come sopra, riportato secondo led. di R. MARACHE,
Aulu-Gelle, Les nuits Attiques III (Paris 1989).
162 Cfr. A. GUARINO, Bina comitia cit. 368 ntt. 30, 31; F. ALTHEIM, Italien und
Rom II (Amsterdam-Leipzig 1941) 446 nt. 152; ID., Rmische Geschichte II
(Frankfurt 1953) 460 nt. 152. Sospetta il rimaneggiamento K. LATTE, Zwei Exkurse
zum rmischen Staatsrecht I. Lex curiata und coniuratio, in NGWG. N. F. 1.3 (1934)
61, che propone: minoribus creatis magistratibus tributiis comitiis magistratus <ratus
est;> maiores centuriatis comitiis fiunt, sed ius<tus magistra>tus curiata datur lege (si
v. nt. 1). Nel senso proposto da Latte (corruzione testuale) v. anche A. HEUSS, Zur
Entwicklung des Imperiums der romischen Oberbeamten, in ZSS. 64 (1944) 76. Cfr.,
pure convinto duna tradizione del testo non corrispondente alle parole di Messalla,
e con una proposta di emendazione che pare inaccettabile, U. VON LBTOW, Das
rmische Volk. Sein Staat und sein Recht (Frankfurt a. M. 1955) 194 s.
163 Contributi allo studio del diritto augurale I (Torino 1960) spec. 443 ss. (e v. i
luoghi cit. a p. 604).

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

45

sugli auspici, impone unulteriore riflessione. Non sembra


inopportuno riportare ancora una volta il testo, che apparso
agli studiosi assai tormentato.
Gell. 13.15.4. ... Reliquorum magistratuum minora sunt
auspicia. Ideo illi minores, hi maiores magistratus appellantur.
Minoribus creatis magistratibus tributis comitiis magistratus,
sed iustus curiata datur lege; maiores centuriatis comitiis
fiunt 161.
Un primo dato, che pare smentire quanto sopra affermato
con riferimento allesclusiva attribuibilit degli auspici ai magistrati originariamente patrizi, sembra costituito dalluso di
reliqui magistratus, che pare indicare tutti i restanti magistrati.
Di difficile interpretazione si mostra il seguito del brano, a
partire da minoribus creatis magistratibus. Una delle pi interessanti interpretazioni che da parte degli studiosi moderni
hanno proposto interventi sul testo 162, appare quella di Catalano 163. Considerando sottinteso datur dopo magistratus si
pu leggere: minoribus creatis magistratibus tributis comitiis
magistratus datur. Magistratus (nom. sing.) significherebbe
magistratura 164, che data ai magistrati minori 165 (intesi

164

Malgrado recenti, autorevoli, prese di posizione, non pare possa negarsi


che il termine latino magistratus possa rendere il concetto magistratura. Si pensi,
ad esempio, alle leggi pubbliche nelle quali la generalizzazione porta ad intendere
un qualsiasi magistrato, quindi: il titolare di una magistratura, ovvero ai sintagmi
costruiti sul rapporto tra imperium, potestas e magistratus (tra le fonti si v. esemplificativamente quelle citate nel ThlL. VIII/1 s.v. magistratus [Lipsiae 1936] 92.65,
93.42-64). Contra W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 4; J. M. RAINER, Einfhrung
cit. 41.
165 Minoribus magistratibus sarebbe qui dunque dativo.
166 Su iustus nel linguaggio dei giuristi romani si v., per tutti, G. DONATUTI,
Iustus, iuste, iustitia nel linguaggio dei giuristi classici, in Ann. Perugia 3 a s. 33 (1921)
375 ss. [=Studi di diritto romano I (Milano 1976) 35 ss.] e cfr. R. SANTORO, Potere
ed azione nellantico diritto romano, in AUPA. 30 (1967) 454 s. Questultimo autore
pare nel giusto quando afferma che il magistrato (maggiore) vitio creatus pur sempre un magistrato (Varr. l.L. 6.30), anche se non ha iustum imperium e deve quindi

46

CAPITOLO PRIMO

come soggetti) creati nei comizi tributi. Lavversativa introdotta dal sed si riferirebbe al iustus 166 magistratus, che sarebbe
unicamente quello che riceve la legge curiata. Ci non significa
tuttavia che i soli magistrati minori ricevevano la legge curiata 167, anzi, visto che sappiamo che questa legge veniva attribuita sicuramente ai titolari dellimperio 168, si ipotizza che i
magistrati che non detenevano tale potere di comando, non
erano sottoposti ad una seconda votazione, ma, dopo lelezione attraverso lassemblea tributa, permanevano, dal punto
di vista del diritto magistratuale in uno stato di non perfezione 169. Si tratterebbe di magistrati e di conseguenza potevano
esercitare i loro poteri, non erano iusti 170, quindi non potevano
prendere auspici, che per, sostanzialmente, non servivano alla
loro attivit quotidiana.
Neanche i promagistrati pare , che erano insigniti

abdicare (v. Liv. 4.7.3 e cfr. A. HGERSTRM, Das magistratische ius in seinem Zusammenhang mit dem rmischen Sakralrechte [Uppsala 1929] 6 e nt. 2).
167 Si v. A. GUARINO, Bina comitia cit. 364.
168 Si v. supra
169 Si pensa anche allalto numero di magistrati che si raggiunse nellavanzata
repubblica e, di conseguenza, alla difficolt di plurime deliberazioni dei comizi
curiati, che daltra parte erano diventati la parvenza di s stessi ed erano convocati
solo per le necessit formali.
170 Per un cenno sul rapposto tra il concetto di iustus e lo stato di purit
sacrale, si v. R. SANTORO, Potere ed azione cit. 199 s.
171 Cfr. Cic. de div. 2.76; de nat. deor. 2.3.9, su cui TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht I 3 cit. 101; ma potrebbe trattarsi solo di caduta in disuso, cos W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 30 e nt. 79. Sulla prassi auspicale adottata dai comandanti della media e tarda repubblica, non completamente corrispondente alle prescrizioni del diritto augurale, si v. S. TIMPANARO, Il De divinatione, in Cicerone,
Della divinazione (Milano 1988) xxxix s.
172 Sarebbe da studiare il fatto che limperium, fuori da quelli che dovevano
essere gli schemi tradizionali della costituzione dello stato patrizio, fosse attribuito (col consenso o la spinta dei patres), dal concilio plebeo, come nel caso di
Publilio Filone alle porte di Napoli (Liv. 8.23.12), assemblea in quel tempo non
aveva neppure completa capacit deliberativa. Cfr. I. BUTI, Appunti in tema di prorogatio imperii II. La casistica delle fonti fino al 218 a.C., in Index 20 (1992) 438 ss.
173 Omnes magistratus auspicium iudiciumque habento ... Cfr. 3.12.27. Deinceps idcirco omnibus magistratibus auspicia et iudicia dacta sunt ... Su questultimo

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

47

dellimperium, possedevano il diritto agli auspici 171, che allora


si manifesterebbe come inscindibile legame tra i magistrati
originari della repubblica, con le pi antiche mutazioni, ed il
populus 172.
Questa ricostruzione non tiene per conto dellesistenza,
attestata da Messalla, di auspicia minora relativi ai magistrati
minori. Inoltre anche laffermazione di Cicerone, al termine
della sua discriptio magistratuum nel de legibus (3.3.10 173),
cozza con la ricostruzione fin qui delineata, perch afferma
nettamente lauspicatio di tutti i magistrati, e dopo aver parlato
espressamente e singolarmente dei magistrati minori. Se, con
riguardo al iudicium, non abbiamo notizie che lo esercitassero,
ad esempio i tribuni militum o i tresviri monetales 174, abbiamo
diverse attestazioni per quanto riguarda altri magistrati minori 175. Certo, a voler concedere la legge curiata a tutti i magistrati (non intervenendo dunque sul testo di Messalla, come
pare potersi fare secondo i pi recenti studi) 176 si potrebbe
pensare alla prospettazione di concedere dignitas particolare
testo cfr. J. MARTIN, Die Provocation in der klassischen und spten Republik, in Hermes 98 (1970) 93 s.
174 Gli studiosi sembrano, sul tema, concordi.
175 Per i tresviri capitales fonti al cap. III 1 (infra 171 ss.). Ps. Asc. 201 St.
una fonte relativa (anche) al iudicium dei censori.
176 Cfr. A. MAGDELAIN, Recherches sur limperium, la loi curiate et les auspices dinvestiture (Paris 1968) 14 ss.; ID., Note sur la loi curiate et les auspices des
magistrats, in RHD. 42 (1964) 198, ora in Jus imperium auctoritas (Rome 1990) 307;
J. J. NICHOLLS, The content of the lex curiata, in AJPh. 88 (1967) 271 ss. Tra gli
editori di Gellio si v. R. MARACHE, in Aulu-Gelle, Les nuits Attiques III cit. 200
(Notes complmentaires). Sullauspicium come comune denominatore della magistratura: A. GIOVANNINI, Consulare imperium cit.
177 Si cfr. anche la restaurazione degli auspici da parte di Augusto (W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 30 e nt. 80).
178 Si tratta, come ben noto, di un testo tratto dal manuale (pervenutoci in una
seconda edizione) approntato dallerudito per Pompeo, che digiuno delle prassi
tecniche dellorganizzazione pubblica romana si apprestava a ricoprire il consolato nel 70 a.C. Sul punto: M. BRETONE, Tecniche e ideologie cit. 15 s.
179 Anche se probabile che potessero convocare il senato gi al tempo della
seconda guerra punica: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 249 e
nt. 102.

48

CAPITOLO PRIMO

alla magistratura nel suo complesso. Lintervento delle curie


era, insomma, richiesto anche per lentrata in carica dei magistrati minori, non avendo la lex curiata una funzione esclusiva
di ratifica dellimperium. Il conferimento formale del potere di
auspicare e giudicare 177 appare cos funzionale alla dignit ed
alla posizione costituzionale del magistrato nei confronti del
privatus.
Per una determinazione di quali magistrature fossero considerate maggiori forse utile la lettura di un frammento di
Varrone 178, conservato ancora da Gellio, riporta una lista di
soggetti che potevano convocare il senato:
Gell. 14.7.4. Primum ibi ponit, qui fuerint, per quos more
maiorum senatus haberi soleret, eosque nominat: dictatorem,
consules, praetores, tribunos plebi, interregem, praefectum
urbi; neque alii praeter hos ius fuisse dixit facere senatusconsultum, quotiensque usus venisset, ut omnes isti magistratus
eodem tempore Romae essent, tum quo supra ordine scripti
essent, qui eorum prior aliis esset, ei potissimum senatus consulendi ius fuisse ait, 5. deinde extraordinario iure tribunos
quoque militares, qui pro consulibus fuissent, item decemviros, quibus imperium consulare tum esset, item triumviros reipublicae constituendae causa creatos ius consulendi senatus
habuisse.
Se si escludono i tribuni, che non avevano un ius origina-

180

Stranamente J. M. RAINER, Einfhrung cit. 96 ss., lo pone tra i magistrati


minori (una prova in contrario potrebbe essere anche D. 2.4.2 [Ulp. 5 ad ed.], che
seppur assai pi tardo sembra potersi utilmente leggere insieme con il testo di
Varrone).
181 Interessante che lerudito nomini poi il triumvirato rei publicae constituendae: si tratta infatti duna seconda redazione rispetto alloriginaria (presto perduta,
come dimostra lo stesso testo di Gellio, v. M. BRETONE, Tecniche e ideologie cit.
15), approntata per Pompeo. Nota linnesto del ius extraordinarium V. GIUFFR,
Lagire sua causa, non civium. Osservazioni sulla volgarizzazione dellepicureismo a
Roma, in AAP. n.s. 21 (1972) 202.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

49

rio 179, risultano i magistrati maggiori. Dittatore, consoli, pretori, interr e praefectus urbi 180 costituiscono, nella intelaiatura
dellantiquario, che coniuga poteri antichi ma vivi a quelli desueti 181, i magistrati tradizionalmente dotati dimperium. Tra
questi quelli eletti si affiancano a quelli nominati con procedure particolari 182. Aggiungendo i censori, che certamente
sono magistrati maggiori (lo sappiamo del testo di Messalla
tramandato da Gellio), abbiamo un quadro completo. Accanto
ai magistrati nominati con procedure straordinarie si pu notare una costanza di rapporto con lassemblea per centurie:
non ricorrono infatti magistrati eletti nei comizi tributi.
4. Caratteri della magistratura. Dopo linquadramento
storico della magistratura ed il tentativo di definizione del
nesso tecnico magistratus minor (magistratus minores) si pu
forse tentare una sistemazione dei caratteri propri dei tresviri
capitales in quanto magistrati minori, prima di studiarne le
mansioni specifiche.
Si visto che lelezione, come probabilmente anche per i
questori, i tresviri coloniae deducendae etc. avveniva nei co-

182 Dittatore, magister equitum, praefectus urbi; per tutti, F. DE MARTINO,


Storia della costituzione 2 I cit. 439 s., 452 s., IV/1 cit. 641 ss. rispettivamente.
183 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 460 con fonti in nt. 10;
per la convocazione: 469; per la presentazione duna lista di candidati: 471. Si v.
anche H. H. SCULLARD, Roman Politics cit. 18 ss.; V. GIUFFR, Il diritto pubblico
cit. 71; F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 107, 210 s.
184 F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 431 nt. 89. Cfr. anche
E. S. STAVELEY, Greek and Roman Voting and Elections (London 1972) 176 ss.,
179 ss.
185 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 258.
186 F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 467.
187 Nulla quaestio, invece, per A. GUARINO, Bina comitia cit. 364.
188 Brevi studi di diritto romano II/4. Suprema e sol occasus in XII Tab. 1,9 e
nella lex Plaetoria de praetore urbano cit. 116 s., limpostazione di Albanese qui
naturalmente legata al suo nuovo tentativo di datazione (v. supra 26 ss.).

50

CAPITOLO PRIMO

mizi tributi 183, sotto la presidenza del pretore urbano 184, che
prendeva auspicia minora 185 e procedeva alla creatio 186.
Contro una consolidata tradizione di studi 187, Bernardo
Albanese non crede che fossero necessariamente i comitia tributa a dover procedere allelezione dei tresviri: se mai la legge
avesse voluto specificamente attribuire lelezione dei tresviri
ai comizi tributi, non avrebbe certo parlato genericamente di
populum rogare. Una locuzione del genere appare, piuttosto,
adeguata per sancire genericamente lobbligo, per il pretore, di
fare votare da parte delle assemblee popolari (comizi centuriati
o tributi, a scelta del magistrato, o in conformit a criteri di
competenza allora vigenti) la nomina dei tresviri; ed un ordine
legislativo siffatto si attaglierebbe bene ad una creazione ex
novo della magistratura dei tresviri capitales 188.
Questa ricostruzione appare per pi versi difficile da accettare 189. Per prima cosa e come gi sopra notato 190 sembra strano che un plebiscito potesse determinare verisimilmente prima della lex Hortensia lattivit dun magistrato
cum imperio. Populum rogare poi sicuramente locuzione
tecnica con riferimento allattivit dei comizi tributi 191: non
189 Del resto assai pianamente Cicerone, nella pro Cluentio (13.39), parla di
suffragia populi in relazione allelezione di un triumviro capitale, in unepoca in cui
non v dubbio che i tresviri fossero votati dai comizi tributi. Cfr. anche Fest. s.v.
Praefecturae [262 L.].
190 Si v. supra 28.
191 Cfr. L. R. TAYLOR, Roman Voting Assemblies from the Annibalic War to the
Dictatorship of Caesar (Ann Arbor 1966) 60. Su populus, per tutti, R. ORESTANO, Il
problema delle persone giuridiche in diritto romano (Torino 1968) 196 ss.; P. CATALANO, Populus Romanus Quirites 2 (Torino 1974) spec. 97 ss.; L. PEPPE, s.v. Popolo,
in ED. XXXIV (Milano 1985) 315 ss.; ID., La nozione di populus e le sue valenze, in
Staat und Staatlichkeit in der frhen rmischen Republik (Stuttgart 1990) 312 ss.; L.
LABRUNA, Civitas, quae est constitutio populi.... Per una storia delle costituzioni, in
Labeo 45 (1999) 165 ss.
192 Del resto Cicerone, nella sua orazione contro la proposta di Rullo, afferma
che la potestas discende dal populus (cfr. Fest. [Paul.] s.v. Cum potestate [43 L.])
e con questo termine evidente che indichi anche i comizi tributi: de leg. agr. 2.7.17.
... Totiens legibus agrariis curatores constituti sunt IIIviri, Vviri, Xviri; quaero a populari
tribuno plebis ecquando nisi per XXXV tribus creati sint. Etenim cum omnis potestates, imperia, curationes ab universo populo Romano proficisci convenit ...; 2.11.27. ...

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

51

pare che dalle fonti possa emergere una dizione pi precisa 192,
basti pensare infatti alla praescriptio della lex Quinctia de aquaeductibus, com noto lunica rimastaci per intero 193 e riferita
ad una rogatio ai comitia tributa 194:
Frontin. de aq. 129.1 (FIRA. I 2 nr. 14, p. 152). T. Quinctius
Crispinus consul populum iure rogavit populusque iure scivit
in foro pro rostris aedis divi Iulii pr(idie) <K(alendas)> Iulias 195.
Inoltre non si ha notizia di collegi magistratuali che potessero essere eletti indifferentemente in diverse assemblee. In
Hic autem tribunus plebis quia videbat potestatem neminem iniussu populi aut plebis posse habere ... (qui Cicerone menziona anche la plebe, con riferimento evidente
alle potestates plebe).
193 Cfr. G. RIES, Prolog und Epilog in Gesetzen des Altertums (Mnchen 1983)
128.
194 Differente doveva essere la rogatio (e quindi la praescriptio) dei plebiscita,
come si pu arguire dalla cd. lex Antonia de Thermessibus (FIRA. I 2 135 nr. 11);
J.-L. FERRARY, in Roman Statutes I ed. by M.C. CRAWFORD [London 1996] 333)
[cfr. G. RIES, Prolog und Epilog cit. 128 nt. 15] e dalla pur scherzosa (ma importante
proprio perch sembra riportarne le formalit) lex convivialis quae dicitur Tappula
[ILS. 8761; cfr. Fest. s.vv. Tappulam legem, Tappula (Paul.) 496 s. L.], sulla quale
v. A. VON PREMERSTEIN, Lex Tappula, in Hermes 39 (1904) 327 ss.; G. ROTONDI,
Leges publicae cit. 486.
195 Cfr. C.H. WILLIAMSON, J.A. CROOK, M.H. CRAWFORD, in Roman Statutes II ed. by M.C. CRAWFORD (London 1996) 794 s. Altre attestazioni conferenti, seppur generiche, non mancano. Si pensi allabbreviatura probiana
P.I.R.P.Q.I.S.I.F.P.R.E.A.D.P. populum iure rogavit populusque iure scivit in foro pro rostris
ex ante diem pridie (FIRA. II 2 455, 3.1), che chiaramente si riferisce allassemblea
tributa, vista la menzione duna votazione in foro. Ancora, le definizioni giurisprudenziali della legge che si riferiscono al momento genetico menzionano un populus
indifferenziato: Gai 1.3. Lex est quod populus iubet atque constituit; Capit. [frg. 24
Strz.] ap. Gell. 10.20.2. Lex ... est generale iussum populi aut plebis rogante magistratu. Cfr. anche Fest. s.v. Rogatio [326 L.].
196 Si tratta del problema dellimperium censorio, finora come pare irrisolto dalla moderna storiografia. Cfr. F. CANCELLI, Studi cit. 1 ss.; F. CASSOLA,
L. LABRUNA, Linee 3 cit. 121 ss.
197 Si pensi, ad esempio, alle deviazioni funzionali dei casi di attribuzione straordinaria dellimperium da parte dei concili plebei, con una deliberazione davallo
del senato, a partire dal 326 a.C. su cui H. KLOFT, Prorogation und ausserordentliche
Imperien 326-81 v. Chr. Untersuchungen zur Verfassung der rmischen Republik

52

CAPITOLO PRIMO

particolare non sembra possibile che i tresviri avessero un qualche rapporto con i comizi centuriati, legati a collegi magistratuali assai antichi e comunque detentori se non sempre di
imperium 196 almeno di una potestas elevatissima. Loriginaria
assemblea militare non fu modificata, nelle sue competenze
elettorali, dopo il cd. compromesso licinio-sestio, ed in generale si tese anzi a spogliarla di attribuzioni 197.
Fidando quindi nella tradizione storiografica che vede i
tresviri eletti (sempre) nei comizi tributi (per la sua sostanziale
consonanza con le fonti in nostro possesso), contro unautorevole opinione 198, si pu affermare che lelezione attraverso i
comitia tributa non costituiva una prassi, essendo stata sanzionata per i tresviri dalla cd. lex Papiria. Piuttosto, nel pi ampio
impiego di questa forma assembleare, pu intravedersi una
tendenza, anche se molto sfumata rispetto alle prospettazioni
moderne, alla democratizzazione 199.
(Meisenheim am Glan 1977) spec. 19 ss.; I. BUTI, Appunti in tema di prorogatio
imperii II cit. 438 ss. Pi in generale: F. GRELLE, s.v. Comitia cit. 605.
198 F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 438, che, nel caso di specie,
si riferisce ai tribuni militum.
199 Sulle tendenze democratiche a Roma nella media repubblica, con riferimento anche alla progressiva elettivit delle cariche magistratuali, si v. soprattutto
K. BCHNER, Die rmische Republik im rmischen Staatsdenken (Freiburg i. B.
1947); P. DE FRANCISCI, Sintesi storica del diritto romano 2 cit. 99 (con esplicito riferimento ai tresviri nocturni o capitales), cfr. anche 106; F. P. CASAVOLA, Relazione
introduttiva, cit. 23 ss.; M. MARRONE, Relazione di sintesi, in Roma tra oligarchia e
democrazia cit. 259 ss.; R. SYME, Oligarchy at Rome: A Paradigm for Political Science,
in Diogenes 141 (1988) 56 ss., ora in Roman Papers VI (Oxford 1991) 323 ss.; M.
MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 312 (ove la menzione specifica dei tresviri [nocturni] ed una reprensibile opinione sui quinqueviri cis Tiberim, cfr. D. 1.2.2.31,
Pomp. l. sg. ench.); una rassegna delle opinioni storiografiche sul problema si trova
in L. LABRUNA, Qualche riflessione cit. 47 ss.; ora si cfr. anche, M. JEHNE (hg.), Demokratie in Rom? Die Rolle des Volkes in der Politik der rmischen Republik (Stuttgart
1995), ove, in particolare, K.-J. HLKESKAMP, Oratoris maxima scaena: Reden vor
dem Volk in der politischen Kultur der Republik 32; A. SCHIAVONE, La storia spezzata.
Roma antica e Occidente moderno (Roma-Bari 1996) 77 s. Sul problema dellauctoritas patrum e della lex Maenia (G. ROTONDI, Leges publicae cit. 248 s.; J. BLEICKEN, Lex publica. Gesetz und Recht in der rmischen Republik [Berlin-New York
1975] 296 ss.): F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 476; II cit. 149 ss.
(con la dimostrazione a p. 151 e nt. 33 , convincente, che lauctoritas patrum

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

53

Le singole competenze, che saranno trattate nei prossimi


capitoli, sono riconducibili ad una potestas specifica 200, discendente da statuizioni normative 201 (con tutta probabilit le
leggi e i plebisciti menzionati nella cd. lex Papiria 202), inveratesi
in prassi applicative. Oltre ai poteri particolari inerenti alla carica, una fonte attesterebbe per i magistrati minori in generale
la possibilit di tenere contiones 203. Che nella prassi i tresviri lo
facessero sembra almeno dubbio 204, vista la loro posizione di
fosse necessaria anche per le deliberazioni dei comizi tributi). Sul problema del voto
segreto, per quanto riguarda le elezioni magistratuali, con tutta verisimiglianza anche quelle relative ai magistrati minori, si v. ora F. SALERNO, Tacita libertas. cit.,
spec. 148 ss.
200 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 489 s.; IV/1 cit. 285.
201 Si pensi, per un paragone, allo ius potestasque coercendi concesso dalla lex
Quinctia de aquaeductibus al curator aquarum (Frontin. 129.5; FIRA. I 2 nr. 14 p. 153,
ll. 20 ss.; C.H. WILLIAMSON, J.A. CROOK, M.H. CRAWFORD, Roman Statutes II cit.
794 ss.), cfr. F. LA ROSA, Note cit. 235, o, ancora ai poteri coercitivi degli edili, discendenti, secondo W. SOLTAU, da leggi e senatoconsulti (ma, probabilmente, solo
da leggi): Die ursprngliche Bedeutung und Competenz der aediles plebis, in Historische Untersuchungen A. Schaefer gewidmet (Bonn 1882) 106 ss.
202 Sulla tesi di Albanese v. supra 26 ss., 50.
203 Schol. Bob. in Clod. et Cur. p. 330 Orelli [p. 90 St.] attesta probabilmente
una contio politica convocata dal questore Clodio. Cfr. F. PINA POLO, Las contiones civiles y militares en Roma (Zaragoza 1989) 48, 293; E. DE RUGGIERO, Il consolato cit. 802.
204 A meno di non voler loro riconoscere, come eredi dei questori nella preparazione dei giudizi per populum, la competenza ricordata da Varr. l. L. 6.90. Circum muros mitti solitus quo modo inliceret populum in eum <locum>, unde vocare
posset ad contionem, non solum ad consules et censores, sed etiam qu<a>estores,
commentarium indicat vetus anquisitionis M. Sergi, Mani filii, qu<a>estoris, qui capitis
accusavit <T>rogum ..., in cui si afferma che laccensus poteva convocare il popolo
in contione anche davanti ad un questore.
205 V. infra 120 ss.
206 Gai 1.6. Ius edicendi habent magistratus populi Romani.
207 Tra questi magistrati lo esercitavano, nella misura degli edili curuli a Roma,
quelli inviati nelle province (cd. senatorie) a seguito dei governatori: Gai 1.6. ...
amplissimum ius est ... in edictis aedilium curulium, quorum iurisdictionem in provinciis populi Romani quaestores habent: nam in provincias Caesaris omnino quaestores
non mittuntur, et ob id hoc edictum non proponitur. Naturalmente bisogna ragionare in termini di competenze funzionali. Sulla iurisdictio dei questori si v. per tutti
G. IMPALLOMENI, Leditto degli edili curuli cit. 136; TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II 3 cit. 566 e nt. 6; F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit.

54

CAPITOLO PRIMO

scarso profilo politico e di sostanziale subordinazione alle direttive del senato, che sar stato particolarmente guardingo nei
confronti di attivit politicamente pericolose operate da magistrati di basso rango e per ci stesso socialmente meno controllabili 205. Il ius edicendi, proprio di tutti i magistrati romani 206, che non sembra fosse esercitato al di sotto dei questori 207 in vista dellapplicazione giurisdizionale, poteva essere
utilizzato per dare pubblicit, ed in questo senso si pu ipotizzare una qualche autonomia dei tresviri 208.
Per i tresviri, come per gli altri magistrati, era impossibile
essere accusati di repetundae durante la carica. Ci risulta da
unintegrazione, abbastanza attendibile 209, di l. 8 della lex repetundarum epigrafica 210.
Sulla responsabilit 211 non abbiamo altre notizie se non

631; A. GUARINO, Gaio e ledictum provinciale, in Iura 20 (1969) 154 ss. [=Pagine
di diritto romano IV (Napoli 1994) 279 ss.]; R. MARTINI, Ricerche in tema di editto
provinciale (Milano 1969) 137 ss.; W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 527 e nt. 64,
529 nt. 68. Invero essa rimane misteriosa, cfr. T. SPAGNUOLO VIGORITA, La giurisdizione fiscale tra Augusto e Adriano, in Atti Copanello 1996 nt. 54, in c. di stampa,
che ho potuto leggere per gentilezza della.
208 Anche se in materia di ordine pubblico siamo a conoscenza di editti
pretori, v. per un caso famoso Liv. 25.1.10-11, discusso infra nel II capitolo
(122 ss.).
209 Cfr. infra, nt. 231.
210 De heisce dum mag(istratum) aut imperium habebunt ioudicium non fiet.
211 Si v. infra 146 ss., per il problema della in ius vocatio.
212 Si tratta, ancora, dei fatti narrati da Liv. 25.1.10-11, su cui pi ampiamente,
infra 122 ss.
213 Val. Max. 8.1 damn. 5-6. Sul problema dei processi tribunizi: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 368; M. HUMBERT, Le tribunat de la plbe et le
tribunal du peuple: remarques sur lhistoire de la provocatio ad populum, in MEFRA.
100/1 (1988) 431 ss.; B. SANTALUCIA, I tribuni e le centurie, in Seminarios Complutenses 1 (1989) 205 ss. [=Scritti in memoria di D. Pieraccioni a cura di M. BANDINI e
F. G. PERICOLI (Firenze 1993) 267 ss. =Studi di diritto penale romano (Roma 1994)
49 ss.], che pare aver dimostrato lalta risalenza dei processi tribunizi davanti al
popolo (a seguito della norma decemvirale, sulla quale si tengano per presenti le
generali perplessit di A. GUARINO, Il dubbio contenuto pubblicistico delle XII tavole, in Labeo 34 [1988] 323 ss. = PDR. IV cit. 87 ss.). In generale sulla responsabilit
dei magistrati: TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 698 ss. Sul fatto che in

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

55

una sorta di rimprovero subito nel 213 212 e due processi tribunizi contro triumviri nocturni, rei di non aver ben compiuto il
loro dovere di sorveglianza antincendio, probabilmente nella
seconda met del III secolo a.C. 213.
Nella cd. lex Latina tabulae Bantinae 214 i tresviri sono menzionati tra i magistrati obbligati al giuramento in legem 215:
l. 14-22. [co(n)s(ul), pr(aetor), aid(ilis), q(uaestor), IIIuir
cap(italis),? IIIuir a(greis) d(andeis) a(dsignandeis)?, qu]ei nunc
est, is in diebus (quinque) proxsumeis quibus v queique eorum
sciet h(ance) l(egem) populum plebemve
[iusisse iourato, ita utei i(nfra) s(criptum) est. item]
dic(tator), co(n)s(ul), pr(aetor), mag(ister) eq(uitum), cen(sor),
aid(ilis), tr(ibunus) pl(ebis), q(uaestor), IIIuir cap(italis), IIIuir
a(greis) d(andeis) a(dsignandeis), ioudex ex h(ace) l(ege) plebive scito
Valerio Massimo siano testimoniati notturni quando esistevano gi i capitali si pu
immaginare o che lincendio sia avvenuto prima dellepoca proposta nel testo (cosa
giustificata pare anche dalla durezza della punizione), sia che la nomenclatura
ufficiale capitales non si sia affermata se non quando i tresviri dismisero le funzioni notturne a favore dei quinqueviri e cio da quando divennero magistrati, nei
primi decenni del II secolo a.C., secondo quanto qui si propone.
214 Sullo stato delle conoscenze relativo a questa legge, in particolare su datazione ed identificazione, si v., da ultimo, J. S. RICHARDSON, in Roman Statutes I
cit. 193 ss.
215 Si v. anche F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 491 e nt. 10.
216 Il testo riportato secondo ledizione di J. S. RICHARDSON, in Roman
Statutes I cit. 200.
217 Su questa prassi, per la quale le testimonianze risalgono alla fine del III
secolo a.C., si rimanda a G. I. LUZZATTO, Sul nuovo frammento di legge romana
rinvenuto a Taranto, in Arch. Stor. Pugliese 4 (1951) 33 ss.; cfr. anche ID., Sul
iusiurandum in legem dei magistrati e senatori romani. Postilla a proposito del frammento tarentino, in Scritti della Facolt giuridica di Bologna in onore di U. Borsi (Padova 1955) 27 ss. [=Scritti minori epigrafici e papirologici (Bologna 1984) rispettivamente: 160 ss.; 289 ss.].
218 Il iusiurandum in legem non pare prospettarsi, quindi, come una semplice
derivazione dal generico iusiurandum in leges, cfr. G. I. LUZZATTO, Sul iusiurandum
in legem cit. 35.
219 Per indicazioni su datazione ed identificazione si v. J. S. RICHARDSON, in
Roman Statutes I cit. 209 ss. (a p. 209 unampia bibliografia). Il giuramento menzionato a l. 20 ss.

56

CAPITOLO PRIMO

[factus c. 5 queiquomque eorum p]osthac factus erit,


eis in diebus (quinque) proxsumeis quibus quisque eorum
mag(istratum) inperiumve inierit iouranto,
[ita utei i(nfra) s(criptum) est. eis c. 5 pro ae]de Castorus palam luci in forum uorsus et ei<s>dem in diebus (quinque) apud q(uaestorem) iouranto per Iouem deosque
[Penateis, seese quae ex h(ace) l(ege) oport]ebit facturum
neque sese advorsum h(ance) l(egem) facturum scientem d(olo)
m(alo) neque seese facturum neque intercesurum
[esse q(uo) h(aece) l(ex) minus setiusue fiat. qu]ei ex h(ace)
l(ege) non iourauerit is magistratum inperiumue nei petito neiue gerito neiue habeto neiue in senatu
[posthac sententiam deicito ne]iue quis sinito neiue eum
censor in senatum legito. quei ex h(ace) l(ege) <iourauerit>, is
facito apud q(uaestorem) urb(anum)
[utei nomen in taboleis pobliceis sc]riptum siet; quaestorque ea nomina accipito et eos, quei ex h(ace) l(ege) apud sed
iourarint, facito in taboleis
[pobliceis utei scriptos habeat. vacat] vacat 216.
Assai disputate la datazione e lidentificazione della norma.
Di certo, per, appartiene al periodo della cd. crisi della repubblica, in cui la tecnica del iusiurandum in leges 217 venne
affinata, in prospettiva molto probabilmente antisenatoria,
con la previsione di giuramenti in legem, riferiti, cio a singoli
atti legislativi, nei confronti dei quali il magistrato doveva obbligarsi 218 a far tutto quanto prescrivessero, a non commettere,
220

Alle ll. 19 ss. del Block C (Delphi Copy) p. 243 delled. a cura di M. H.
CRAWFORD, J. M. REYNOLDS, J.-L. FERRARY, PH. MOREAU, Roman Statutes I cit.
Nella raccolta edita da CRAWFORD, p. 231 ss., si trovano riportati i principali tentativi di attribuzione e datazione.
221 I magistrati che non adempiono allobbligo sono destituibili; cfr. M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 323.
222 Cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 27 ss.; W. KUNKEL,
Staatsordnung cit. 186 ss.; M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 310.
223 Sulleiurare magistratum: TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 625;
M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 314. Sulla durata annuale della magistratura,

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

57

con dolo, alcunch contro di essi, a non intercedere, qualora


avessero la posizione costituzionale per farlo. Tra le fonti a noi
pervenute si trova tale tipologia di giuramento anche nel cd.
fragmentum Tarentinum 219 e nella cd. lex de provinciis praetoriis 220. Le conseguenze del mancato giuramento erano, dal
punto di vista politico, assai gravi, come si pu vedere in particolare dalle ll. 19 s. 221.
Per quanto riguarda la Rangordnung e la menzione dei
tresviri nella lex Latina si veda anche quanto, subito innanzi, si
dir sulle norme de repetundis.
Come generalmente tra le magistrature romane strutturate
su pi titolari, vigeva fra i tresviri il principio di collegialit, nel
senso che ciascuno di loro poteva esercitare per lintero le
mansioni inerenti alla potest magistratuale e poteva intercedere nei confronti dun atto del collega 222.
Oltre che allentrata in carica, i tresviri, come tutti i magistrati, dovevano prestare giuramento al termine dellanno nel
quale si concludeva la carica 223.
Come le altre magistrature al di sotto della questura, il
triumvirato non dava diritto (almeno per let repubblicana 224)
per tutti: U. COLI, Sui limiti di durata delle magistrature romane, in Studi in onore di
V. Arangio-Ruiz IV (Napoli 1953) 394 ss. [=Scritti di diritto romano I (Milano 1973)
485 ss.].
224 Naturalmente bisogna tener presente la possibilit di lectiones straordinarie di singoli non in quanto magistrati (v. P. WILLEMS, Le snat I cit. 289).
225 Cfr., per tutti, P. WILLEMS, Le snat II cit. 162 nt. 10; TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I cit. 211 s.
226 Si v. R. KNAPOWSKI, Der Staatshaushalt cit. 20 ss., 69 ss.; ID., Die Staatsrechnungen der rmischen Republik in den Jahren 49-45 v. Chr. (Frankfurt a. M. 1967) 30
ss., in particolare sugli ausiliari dei tresviri capitales, 36, xv.
227 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I3 cit. 293 ss.; P. WILLEMS, Le snat
II cit. 380; M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 310; H. G. PFLAUM, Les salaires
des magistrats et de fonctionnaires du Haut-Empire, in Le dvaluations Rome [I]
(Rome 1978) 311.
228 Questo nome, tradizionalmente attribuito a quella faccia delle Tabulae
Bembinae (dodici frammenti duna tavola bronzea, undici ritrovati in luogo sconosciuto [a Roma?] nel tardo XV o nel XVI secolo [non oltre il 1521], appartenuti
a Pietro Bembo; uno scoperto nel secolo scorso; sette dei frammenti romani, e
quello di pi recente ritrovamento, sono presso il Museo Archeologico Nazionale
di Napoli, due a Vienna; gli ultimi due, perduti, sono noti tramite apografi cin-

58

CAPITOLO PRIMO

allingresso nei ranghi senatori, n a partecipare alle sedute


dellalto consesso 225, n naturalmente concedeva alcun tipo
di aspettativa giuridica a percorrere ulteriormente i gradi magistratuali.
Lonore magistratuale, a differenza dellimpiego come ausiliare 226, era gratuito 227.
5. Le norme de repetundis. Gli studiosi che finora si sono
occupati della storia dei tresviri capitales hanno utilizzato la
menzione nella cd. lex Acilia repetundarum 228 unicamente al
fine della puntualizzazione cronologica del loro ingresso nella
magistratura 229. Invero pare interessante indagare sul motivo
dellinclusione di tali infimi magistrati tra quelli potenzialmente responsabili de repetundis.
quecenteschi. Sullaltro lato si trova incisa una lex agraria), non sembra appropriato:
la legge non stata infatti rogata secondo la pi recente storiografia da un Acilio, come aveva ipotizzato TH. MOMMSEN, Lex repetundarum, ora in Gesammelte
Schriften I. Juristische Schriften I (Berlin 1905) 17 s., 20 ss.; per tutti si v. G. TIBILETTI, Le leggi de iudiciis repetundis fino alle guerre sociali, in Ath. 41 (1953) 19 ss.;
cfr. (A. W. LINTOTT, H. B. MATTINGLY), M. H. CRAWFORD, in Roman Statutes I cit.
39 ss.; sulluso della parentesi per indicare due dei tre autori che hanno trattato della
lex repetundarum nellopera collettiva citata, si rinvia a CRAWFORD, ibid. 36 ed alla
Discussione (tra H. GALSTERER, M. HUMBERT, U. LAFFI, M. H. CRAWFORD, E.
GABBA), in Ath. 84 (1996) 604 ss.
229 Si v. supra nt. 228.
230 Anche con riguardo a questo testo epigrafico ledizione trascritta quella
edita da M. H. CRAWFORD, Roman Statutes I cit. 65 (cfr. supra in nt. 230).
231 Ad esempio come si pu notare dai segni diacritici usati nella trascrizione la menzione dei tresviri capitales unintegrazione, anche se quasi
certa, perch corrispondente, parzialmente, a l. 16, cfr. anche l. 8, pure integrata
[M. H. CRAWFORD, Roman Statutes I cit. 67, 65]. Per altri problemi si v. C. VENTURINI, Studi sul crimen repetundarum nellet repubblicana (Milano 1979) 91 ss.; e
il testo, lapparato critico ed il commento in M. H. CRAWFORD (ed.), Roman Statutes I cit., rispettivamente, 65 ss., 75 ss., 95 ss.
232 Lex repetundarum cit. 26.
233 Cfr. F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 252.
234 Cfr. F. WIEACKER, Rmische Rechtsgeschichte I cit. 425 s. M. TALAMANCA,
in Lineamenti di storia del diritto romano 2 cit. 102, cos descrive questa tendenza
caratteristica della legislazione romana: La struttura analitica tradisce normalmente, nei provvedimenti normativi espressi, la preoccupazione del legislatore nei

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

59

l. 2. [ ab eo quei dic(tator), co(n)s(ul), pr(aetor), mag(ister)


eq(itum), cen(sor), aid(ilis), tr(ibunus) pl(ebis), q(uaestor),
IIIuir cap(italis), IIIuir a(greis) d(andeis) a(dsignandeis),
tr(ibunus) mi]l(itum) l(egionibus) (quattuor) primis aliqua
earum fu//erit, queive filius eorum quoius erit, quoius pater
senator siet, in annos singolos pequniae quod siet amp[lius (sestertium) n(ummum)??? ] 230.
Lelenco dei soggetti attivi del reato, conservato solo nella
parte finale, presenta alcuni problemi di integrazione 231.
Nella prospettazione mommseniana 232, soggetti passivi del
reato potevano essere esclusivamente i sudditi provinciali, per
ottenere giustizia degli abusi pi gravi ... compiuti nelle province da magistrati mandati a governarle 233. Assumendo tale
ricostruzione, pare strana la presenza nella lista di l. 2 dei
tresviri capitales e di tutti quegli altri magistrati con caratteristiche e funzioni pi specificamente urbane, non dotati in
particolare di imperium e quindi incapaci di provocare malversazioni nelle province.
Si potrebbe pensare, pi che ad una possibilit di coinvolgimento di tresviri capitales nellambito delle fattispecie criminose, alla tendenza allesaurimento di tutte le categorie magistratuali nella previsione normativa, in corrispondenza di una
caratteristica tipica delle leggi tardo repubblicane 234 (si pensi

confronti dellinterpretazione del testo legislativo e del connesso arbitrio dellinterprete: a questa preoccupazione si tenta di ovviare riducendo al minimo, attraverso
una descrizione completa dei casi, tale arbitrio. Si tratta, insomma, di strutturare la
legge seguendo una formulazione per quanto possibile resistente allattivit di eteroregolamentazione (anche di matrice giurisprudenziale). Per una simile riflessione
di teoria generale, non disgiunta dalla valutazione dellesperienza storica, si v. P.
RESCIGNO, Manuale del diritto privato italiano 11 (2a rist. Napoli 1996) 33 s. Non
sembra dunque da condividere quanto affermato genericamente da M. VARVARO,
Per uninterpretazione della lex de XX quaestoribus, in AUPA. 43 (1995) 580 (cfr.
582), sul modestissimo grado di astrazione cui erano pervenuti i Romani nella
formulazione dei precetti legislativi, dovuto ad una presunta rozzezza della tecnica
normativa romana, facilmente smentibile. Con maggiore sensibilit storica si parlato, ad esempio, di tendenza al pleonasmo, cfr. L. MITTEIS, Rmisches Privatrecht

60

CAPITOLO PRIMO

anche allinclusione di dictator e magister equitum, magistrature sostanzialmente desuete 235).


Una pi recente interpretazione del testo epigrafico in
questione, dovuta a Carlo Venturini 236, tra laltro, comprende i

bis auf die Zeit Diokletians I. Grundbegriffe und Lehre von den Juristischen Personen
(Leipzig 1908) 91 nt. 58, pur se il problema di specie non appare pienamente centrato, si v. A. GUARINO, Actio petitio persecutio, in Labeo 12 (1966) 129. Come
peraltro sul punto appare malinteso Mitteis stesso (cfr. anche o. c. 33 nt. 9) da
F. CASAVOLA, Actio petitio persecutio (Napoli 1965) 9, il quale afferma che detta
tendenza sarebbe tipica dello stile legislativo dellImpero.
235 Operando un parallelo con le altre liste di magistrati presenti in leggi
romane a noi pervenute, si potrebbe forse pensare nella redazione dei testi normativi allintervento dun sapere di diritto pubblico con caratterizzazione antiquaria. Cfr. F. SCHULZ, Storia della giurisprudenza cit. 46, 89 s., 153, 164; S. TONDO,
Profilo di storia costituzionale romana I (Milano 1981) 311 s. Si pensi che nella seconda met del secondo secolo a.C. fior unautonoma giurisprudenza pubblicistica,
sulla quale si v., per tutti, M. BRETONE, Tecniche e ideologie cit. 10 ss. Naturalmente
losservazione di L. LOMBARDI, Saggio sul diritto giurisprudenziale (Milano 1967)
50, secondo il quale i giuristi avrebbero consigliato le assemblee per la redazione
di leggi, da sussumere nellattivit di consulenza prestata al magistrato (cfr. ibid.)
in quanto rogator delle stesse. Si v. anche V. GIUFFR, Lagire sua causa, non civium
cit. 187 ss.; G. NOCERA, Il pensiero pubblicistico romano, in Studi in onore di P. De
Francisci II (Milano 1956) 555 ss.; G. BRANCA, Considerazioni sulla dommatica romanistica in rapporto alla dommatica moderna, in RISG. 87 (1950) 139; A. TRISCIUOGLIO, Sarcta tecta, ultrotributa, opus publicum faciendum locare. Sugli appalti relativi alle opere pubbliche nellet repubblicana e augustea (Napoli 1998) xiv ss. nt. 15.
236 C. VENTURINI, Studi sul crimen repetundarum cit.; ID., Per un riesame
dellesperienza giuridica romana in materia di illecito arricchimento dei titolari di funzioni pubbliche, in Panorami 4 (1992) 354 ss.
237 C. VENTURINI, Per un riesame cit. 358.
238 Cic. Verr. 2.3.156. Cfr. C. VENTURINI, Per un riesame cit. 364. Sulla lex Cornelia v., per tutti, G. ROTONDI, Leges publicae cit. 360; TH. MOMMSEN, Rmisches
Strafrecht cit. 709; O. F. ROBINSON, The Criminal Law of Ancient Rome (Baltimore
1996) 3, 81; (v. anche lett. in nt. succ.).
239 Per un quadro dinsieme: B. SANTALUCIA, Diritto e processo penale nellantica Roma 2 (Milano 1998) spec. 104 ss., 140 ss. (con bibliografia); O. F. ROBINSON,
The Criminal Law cit. 81 s. (e passim).
240 Su questa inscriptio si v. ora J. HERNANDO LERA, Para la Palingenesia de la
obra de Venuleius Saturninus, in Index 25 (1997) 237 ss.
241 Infra 171 ss.
242 Del 59 a.C.; cfr., per tutti, M. H. CRAWFORD, in Roman Statutes II cit.
769 ss. In questepoca erano con tutta probabilit gi praticamente desuete le com-

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

61

cittadini romani tra i possibili soggetti passivi del reato di repetundae. Questa lettura consente una diversa valutazione,
nellelenco di l. 2, dei magistrati non coinvolti, n coinvolgibili, nel governo provinciale.
La descrizione della condotta criminosa attraverso una serie di participi (ablatum, captum, coactum, conciliatum, aversum) mostra la volont legislativa di richiamare, in forma
quanto pi possibile completa, ogni comportamento doloso
diretto a conseguire un lucro ingiusto ai danni di cittadini romani, italici e membri di comunit soggette a Roma, senza
delimitazione allambito provinciale 237. chiaro come qualsiasi titolare di imperium o potestas, abusando del suo potere,
potesse conseguire illeciti profitti, anche i magistrati con competenza delimitata allambito spaziale dellUrbs. Ci potrebbe
essere dimostrato anche da quella che sembra unestensione
delle ipotesi criminose operata pare dalla lex Cornelia de
repetundis 238.
Ove si guardi anche alle successive specificazioni della legislazione de repetundis 239 ed allinterpretazione giurisprudenziale della stessa, si pu forse meglio individuare la possibile
configurazione in epoca repubblicana avanzata dei tresviri
capitales come rei.
D. 48.11.3 (Macer 1 publicorum). Lege Iulia repetundarum
tenetur, qui, cum aliquam potestatem haberet, pecuniam ob
iudicandum vel non iudicandum decernendumve acceperit;

petenze dei tresviri nellambito del processo per legis actiones, che si apprestava
ad essere (quasi, cfr. Gai 4.31) completamente sostituito da quello per formulas.
243 Saranno pi ampiamente discussi infra nel II capitolo (157 ss.).
244 Si v. infra 93 ss., 159 ss.
245 Cfr. innanzi 75 ss., 85 ss.
246 Per il periodo 149-50 a.C. si cfr. lindagine di M. C. ALEXANDER, Trials in
the Late Roman Republic. 149 B. C. to 50 B. C. (Toronto-Buffalo-London 1990). Per
quello successivo, dallindagine prosopografica sui tresviri dellultima repubblica e
del principato (cfr. il capitolo IV), non risulta alcun reus de repetundis. Per quel che
vale, tenendo presente la documentazione per lo pi di natura epigrafica. Sulla de-

62

CAPITOLO PRIMO

D. 48.11.4 (Ven. Sat. 3 publ. iud. 240). vel quo magis aut minus quid ex officio suo faceret.
Se difficile ipotizzare per le ragioni che si vedranno 241
limpegno dei tresviri come iudices nel processo privato dopo
lemanazione della lex Iulia de repetundis 242, sembra possibile
riferire il dettato normativo alle deviazioni del potere dei tresviri nella fase preparatoria dei giudizi criminali 243. Ad una rilevanza in tema di repetundae potrebbe infatti riferirsi il caso
riportato da Cic. pro Cluent. 13.38-39, che sar esaminato innanzi 244.
Lampia categoria di comportamenti soggetti a repressione,
enucleata dalla giurisprudenza a commento della lex Iulia, pu
suggerire ulteriori riflessioni.
D. 48.11.7 (Macer 1 iud. publ.). Lex Iulia de repetundis
praecipit, ne quis ob iudicem arbitrumve dandum mutandum
iubendumve ut iudicet: neve ob non dandum non mutandum
non iubendum ut iudicet: neve ob hominem in vincula publica
coiciendum vinciendum vincirive iubendum exve vinculis dimittendum: neve quis ob hominem condemnandum absolvendumve: neve ob litem aestimandam iudiciumve capitis pecuniaeve faciendum vel non faciendum aliquid acceperit.
Anche qui esaminato il comportamento del magistrato
nei giudizi privati e nella sua azione coercitiva. A questo proposito, con riguardo ai tresviri capitales, vale quanto appena
detto. Interessanti le prescrizioni relative alla coitio in vincula
publica, alla dimissio dagli stessi, alla vinctio ed al iubere relacadenza delle corti giudicanti si v., per tutti, U. BRASIELLO, Sulla desuetudine dei
iudicia publica, in Studi in onore di E. Betti IV (Milano 1962) 553 ss.; per bibliografia sulla sopravvivenza di singole quaestiones: B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2
cit. 97 s. nt. 214.
247 Dalla lex de repetundis epigrafica sappiamo anche che i tresviri, come (almeno potenziali) membri dellordine senatorio, non potevano essere scelti dal pretore peregrino nellalbum dei 450 giudici destinati a comporre la quaestio (ll. 13
anche questa integrata sulla base di l. 16; cfr., oltre alla letteratura citata supra,
A. LINTOTT, Judicial Reform and Land Reform in the Roman Republic. A New Edition,

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

63

tivo. Qui ci troviamo nellambito di poteri esercitati dai tresviri


nella repubblica e probabilmente anche nel principato 245.
Per concludere questo tentativo di descrizione delle norme
de repetundis riferibili ai tresviri capitales, non sembra inutile
una valutazione di tipo statistico: per quel che sappiamo, dal
149 a.C. a tutto il periodo di funzionamento duna quaestio de
repetundis, nessun tresvir fu mai accusato di tale illecito 246.
Naturalmente si pu pensare alla scarsezza delle fonti, ma anche alla difficolt che fosse messo in opera un giudizio de repetundis contro un tresvir, potendo pi facilmente, chi avesse
subito un danno dalloperato di tal funzionario, rivolgersi ad
un magistrato con potestas preminente, o ad un tribuno della
plebe 247.
6. I tresviri capitales nel principato. Dopo il periodo graccano abbiamo una notizia sulla storia dai tresviri da porre alla
fine della repubblica: Cesare 248, nellambito di una serie di riwith Translation and Commentary of the Laws from Urbino [Cambridge 1992] 117 ,
16). Per la norma sullirresponsabilit de repetundis in corso di carica v. supra 58 ss.
e cfr. infra 146 ss.
248 Per il rapporto tra Cesare dittatore e magistrati (anche minori) a lui sottoposti v. P. CERAMI, Cesare dictator ed il suo progetto costituzionale, in Res publica
e Princeps. Vicende politiche mutamenti istituzionali e ordinamento giuridico da Cesare ad Adriano. Atti Copanello 1994 cur. F. MILAZZO (Napoli 1996) 120 s.=Ricerche
romanistiche e prospettive storico-comparative, in AUPA. 43 (1995) 427 (ma le attestazioni sono scarse). Con riguardo ai poteri dei triumviri rei publicae constituendae
a partire dal 43 a.C. nei confronti dei magistrati ordinari, per un cenno, U. LAFFI,
Poteri triumvirali e organi repubblicani, in Il triumvirato costituente alla fine della repubblica romana. Scritti in onore di M. A. Levi a cura di A. GARA e D. FORABOSCHI
(Como 1993) 54.
249 Cfr. L. LANGE, Rmische Alterthmer I 3 cit. 913; F. F. ABBOTT, A History
and Description of Roman Political Institutions 3 (New York 1963) 137; ER. MEYER,
Rmischer Staat cit. 337. In generale, con riferimento alle cd. leges de magistratibus,
si v. F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 356 s. Cfr. G. ROTONDI, Leges publicae
cit. 421; W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 551 e nt. 75.
250 Sulle testimonianze numismatiche dei quattuorviri monetales cfr. TH.
MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 602 nt. 1; e v. E. A. SYDENHAM, The coinage cit. nrr. 1065: L. Aemilius Buca (p. 177); 1088, 1089: L. Flaminius Chilo
(p. 180); 1097: L. Mussidius Longus (p. 182); 1103, 1104, 1105: L. Livineius Regulus

64

CAPITOLO PRIMO

forme delle magistrature repubblicane, ampli il numero di


pretori, edili e questori 249 e dei magistrati minori:
Suet. div. Iul. 41.1. Praetorum aedilium quaestorum, minorum etiam magistratum numerum ampliavit.
Tra i collegi di magistrati minori genericamente rammentati da Svetonio, ci furono sicuramente i tresviri monetales e
quelli capitales, che divennero quattuorvirali 250. Per i capitales
esiste una testimonianza epigrafica, che ricorda un Paquio
Sceva che fu quattuorvir capitalis 251. La parte prevalente della
storiografia ha giustamente collegato questo gradino della sua
per certi versi singolare carriera alla riforma 252 di Cesare. Il
personaggio fu praetor aerarii, certamente dopo il 23 e curator
viarum extra urbem Romam per quinquennium ex s.c. (dopo il

(p. 182); 1118, 1119: P. Clodius (p. 184); 1126, 1127: Ti. Sempronius Gracchus
(p. 184 s.), tutti compresi tra il 44 ed il 41 a.C. Secondo K. PINK, The Triumviri
Monetales (New York 1952) 8, non esisterebbero attestazioni epigrafiche della magistratura per il periodo in cui fu ricoperta contemporaneamente da quattro soggetti. Si v. anche C. Suetoni Tranquilli Divus Iulius edited with an introduction and
commentary by H. E. BUTLER and M. CARY (Oxford 1927) 98.
251 CIL. IX 2845; v. infra nella parte prosopografica, nr. 13.
252 Non necessariamente ai tempi, come sembra intendere A. CHASTAGNOL, Le
snat romain lpoque impriale. Recherches sur la composition de lAssemble et le
statut de ses membres (Paris 1992) 389 s. nt. 13.
253 Sulle date citate si v., per tutti, M. CORBIER, Laerarium Saturni et laerarium
militare. Administration et prosopographie snatoriale (Rome 1974) 26 ss.
254 Il fatto che si conoscano tresviri monetales riferibili agli ultimi anni di
Cesare (A. Licinius Nerva, c. 47 a.C.: E. A. SYDENHAM, The coinage cit. 160, nrr.
954 s.; L. Papius Celsus, c. 46: o. u. c. 161, nr. 964; M. Cordius Rufus: o. u. c. 162,
nr. 976; T. Carisius, c. 45: o. u. c. 164, nr. 988) e che siano attestati quattuorviri
monetali solo a partire dal 44 pare dimostrare che il provvedimento del dittatore
relativo allaumento del numero dei magistrati minori (monetali e capitali) fu preso
nel corso del 45.
255 Non si pu pensare ad un errore del lapicida nellindicazione del numerale,
perch nelliscrizione quattuorvir scritto per esteso e non abbreviato IIIIvir. Nelle
fonti epigrafiche non mancano sbagli di questo tipo con riferimento alla carica vigintivirale, cfr., ad esempio, CIL. IX 1584 (III viro stlitibus iudic.). Per i decemviri v.
H. DIRKSEN, Ueber die Zeugnisse cit. 344 ss.
256 Forse il numero di quattro era in corrispondenza con le regiones dellUrbe

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

65

20) 253. La carica pu dunque essere riferita allepoca triumvirale, nella quale le riforme di Cesare furono evidentemente
rispettate 254. Sembra inutile prospettare come fa Chastagnol un ulteriore periodo (det augustea) nel quale la magistratura avrebbe subito, ancora una volta, un aumento numerico: pu ben darsi che i quattuorviri siano durati fino agli interventi di Augusto sul vigintivirato, alcuni successivi come
si vedr al 20 255.
Si pu ipotizzare che i nostri magistrati fossero aumentati
di numero da Cesare in unottica di espansione delle strutture
di polizia 256 che il dittatore pu aver predisposto seguendo
ancora gli schemi repubblicani e che Augusto rinnover profondamente, con listituzione (e/o listituzionalizzazione) delle
praefecturae 257.
Al tempo di Augusto probabilmente la decisione fu formalizzata in un senatoconsulto 258 il numero dei capitales fu
riportato a tre 259.
(pu pensarsi ad una sorta di decentramento degli organi di polizia). Sulla problematizzazione del concetto stesso di polizia con riferimento allesperienza romana
v. infra 118 ss. Pi in generale sul metodo relativo allo studio del cd. diritto pubblico romano, si leggano le pagine di G. ROTONDI, Leges publicae cit. 1 ss.
257 Si v. infra in questo paragrafo (75 ss.).
258 Cfr. B. BIONDI, V. ARANGIO-RUIZ, Senatusconsulta, in Acta divi Augusti I
(Romae 1945) 268 s., ora in B.B., Scritti giuridici II. Diritto romano (Milano 1965)
348 s.
259 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 599; L. LANDUCCI, Storia I
cit. 482 s. nt. 2. Con riguardo ai monetali, E. A. SYDENHAM, The coinage cit. xlix,
scrive: by 36 b. C. the original number was restored under the authority of Octavian, ma lo studioso non adduce giustificazioni a questaffermazione, n registra
quattuorviri monetali per il periodo 39-36 a.C.
260 Aug. Rg. 8.2. In generale si v. F. DE MARTINO, Storia della costituzione2
IV/1 cit. 549 ss.
261 Cfr. R. J. A. TALBERT, The Senate of Imperial Rome (Princeton 1984) 10.
262 Sulla corrispondenza in sesterzi dei valori in dracme espressi da Cassio
Dione si v., per tutti, C. NICOLET, Le cens snatorial sous la rpublique et sous
Auguste, in JRS. 66 (1976) 31; A. CHASTAGNOL, Le snat romain cit. 31 s.
263 Diverso il patrimonio minimo rammentato da Svetonio, Aug. 41.3. Senatorum censum ampliavit ac pro octingentorum milium summa duodecies sestertium
taxavit supplevitque non habentibus. Sul rapporto tra questa testimonianza e quella
di Dione, che pare pi affidante, v. R. J. A. TALBERT, The Senate cit. 10 s.; cfr. anche
C. NICOLET, Le cens snatorial cit. 32, 34; A. CHASTAGNOL, Le snat cit. 33.

66

CAPITOLO PRIMO

Notevoli come si sa furono le riforme del princeps


aventi ad oggetto il reclutamento dei senatori, basti pensare
alle lectiones senatus ricordate nelle Res gestae 260. Al tempo
della seconda di queste (o poco pi tardi) 261, una serie di interventi in senso lato normativi incisero sul gradino pi basso
delle magistrature. Il primo riguard il censo senatoriale. Secondo Cassio Dione, Augusto stabil che potevano aspirare
(alla magistratura e quindi) ad entrare in senato coloro che
avessero un patrimonio di 400.000 sesterzi 262 o pi; poi aument tale limite ad un milione di sesterzi 263. A coloro che,
pur conducendo una vita onesta, non raggiungevano lammontare previsto, egli concedeva il mancante 264. Lo storico
riporta queste riforme, non specificandone linterno rapporto cronologico se non con luso dellavverbio e[peita, al
18 a.C. 265:

264

Si tratta duna manifestazione della liberalitas del principe (in generale cfr.
H. KLOFT, Liberalitas principis. Herkunft und Bedeutung. Studien zur Prinzipatsideologie [Kln-Wien 1970] passim), che si rifer soprattutto alle antiche famiglie della
nobilt repubblicana (si v. ad es. lesordio di Suet. Aug. 41.1; Cass. Dio 55.13.6; Aug.
Rg. App. 4). Sul punto, per tutti, C. NICOLET, Le cens snatorial cit. 32; S. DEMOUGIN, Uterque ordo. Les rapports entre lordre snatorial et lordre equestre sous les
Julio-Claudiens, in Epigrafia e ordine senatorio I (Roma 1982) 84 s.
265 La giustificazione dellaumento si trova in 54.26.3, che mi sembra in contraddizione con il successivo 4.
266 Sullatteggiamento, diffuso nel ceto dirigente romano, di distacco dalla cura
della cosa pubblica dopo le guerre civili, si v. T. SPAGNUOLO VIGORITA, Exsecranda
pernicies. Delatori e fisco nellet di Costantino (Napoli 1984) 130 ss.; ID., Le nuove
leggi. Un seminario sullattivit normativa imperiale (Napoli 1992) 15 ss.; ID., Casta
domus. Un seminario sulla legislazione matrimoniale augustea I-II (Napoli 1997) 15
ss.; S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. spec. 84, 89.
267 Cfr. C. NICOLET, Le cens snatorial cit. 20 ss.
268 R. J. A. TALBERT, The Senate cit. 11. Il divieto era ancora in vigore sotto
Caligola, come mostra Cass. Dio 59.9.5, quando si verific una nuova crisi di reclutamento. Il principe, allora, pur non essendovi pi preclusioni, per gli equites, a
percorrere gli onori, ag con una mossa propagandistica, concedendo ad alcuni giovani cavalieri, provenienti da tutto limpero di vestire il latus clavus prima di ottenere una carica, spingendoli cos, quasi creando in loro una speranza, ad intraprendere la carriera senatoria. Cfr. S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 79 s., 90 ss.
269 Cfr. A. CHASTAGNOL, Le snat cit. 50, 58. R. J. A. TALBERT, The Senate

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

67

Cass. Dio 54.17.3. Tav te ajrca; a{pasi toi`` devka muriavdwn


oujsivan e[cousi kai; a[rcein ejk tw``n novmwn dunamevnoi ejpaggevllein ejpevtreye. tosou``ton ga;r to; bouleutiko;n tivmhma th;n
prwvthn ei\nai e[taxen, e[peita kai; ej pevnte kai; ei[kosi muriavda
aujto; prohvgage. kaiv tisi tw``n eu\ biouvntwn ejlavttw, tovte me;n tw``n
devka, au\qi de; tw``n pevnte kai; ei[kosi, kekthmevnoi ejcarivsato
o{son ejnevdei.
Tra il 18 ed il 13 a.C. il reclutamento senatorio divenne
difficile, in seguito allintroduzione del limite di censo, ma
probabilmente anche a causa duna scemata vocazione politica
dei giovani della classe dirigente romana 266. Perci sempre
Cassio Dione a tramandarlo, ricordando ancora la fissazione
dei minimi censitari un decreto del senato stabil che i vigintiviri fossero scelti tra gli equites:
Cass. Dio 54.26.3-5. Ek de; touvtou ejxevtasi au\qi tw``n
bouleutw``n ejgevneto. ejpeidh; ga;r to; me;n prw``ton devka muriavdwn
to; tivmhma aujtoi`` w{risto dia; to; sucnou; tw``n patrw/vwn uJpo;
tw``n polevmwn ejsterh``sqai, proi>ovnto de; tou`` crovnou kai; tw``n
ajnqrwvpwn periousiva ktwmevnwn ej pevnte kai; ei[kosi prohvcqh,
oujkevt oujdei; ejqelonti; bouleuvswn euJrivsketo, 4. ajlla; kai; pai``de
eijsi;n oi} kai; e[ggonoi bouleutw``n, oiJ me;n wJ ajlhqw`` penovmenoi oiJ
de; kai; ejk sumforw``n progonikw``n tetapeinwmevnoi, oujc o{son oujk
ajntepoiou``nto tou`` bouleutikou`` ajxiwvmato, ajlla; kai; proskateilegmevnoi h[dh ejxwvmnunto. 5. kai; dia; tou``to provteron mevn,
ajpodhmou``nto e[ti tou`` Aujgouvstou, dovgma ejgevneto tou; ei[kosi
kaloumevnou a[ndra ejk tw``n iJppevwn ajpodeivknusqai: o{qen oujkevt
oujdei; aujtw``n ej to; bouleuthvrion ejsegravfh, mh; kai; eJtevran tina;
ajrch;n tw``n ej aujto; ejsavgein dumamevnwn labwvn.
Invero non si dubita che soggetti dellordo equestre potescit. 11. Si v. linterpretazione di H. SMILDA, nellIndex historicus 2 che costituisce
il IV volume delledizione dionea di U. PH. BOISSEVAIN (Berolini 1955) 697, s.v.
vigintiviri: ut ex equitibus creerentur permissum; senatores non fiunt nisi alio
magistratu functi.
270 Si ricordi come almeno per la pi tarda giurisprudenza (ma come pare
gi dallinterpretazione della legislazione matrimoniale augustea) filii senatorum

68

CAPITOLO PRIMO

sero gi durante la repubblica ottenere una magistratura minore, vigintisexvirale, e percorrere gli onori, qualora probabilmente possedessero il censo senatorio 267. Si tratta del
notissimo fenomeno degli homines novi. Questo intervento del
senato, necessitato dalla scarsezza di candidati alle cariche minori, deve probabilmente mettersi in relazione col divieto
per i cavalieri, stabilito da Augusto, di vestire il laticlavio 268.
Infatti Cassio Dione esplicitamente scrive che anche dopo lintervento senatorio tuttavia nessuno di questi uomini veniva
iscritto nel senato, per il fatto di non aver assunto una delle
cariche che davano il diritto di accesso. Forse tale divieto costitu una sorta di invito per i membri del secondo ordo a percorrere gli onori, e non un ordine di non aspirare alle magistrature 269. Il gesto politico, che bisogna leggere insieme con le
concessioni a favore dei figli dei senatori 270, ricordate da Svetonio 271, pu riferirsi allampio progetto di riforma e rigenerazione del senato prospettato da Ottaviano, che gi durante la
abbia un significato pi esteso di quello naturalisticamente inteso dal sintagma:
D. 1.9.10 (Ulp. 34 ad ed.).
271 Suet. Aug. 38.2. Liberis senatorum quo celerius rei publicae assuescerent,
protinus a virili toga latum clavum induere et curiae interesse permisit. Sul testo cfr.
E. S. SHUCKBURG, in C. Suetonii Tranquilli Divus Augustus edited with historical
introduction, commentary, appendices and indices by E. S. S. (Cambridge 1896,
rist. New York 1979) 85; J. M. CARTER, in Suetonius, Divus Augustus edited with
introduction and commentary by J. M. C. (Bristol 1982) 181 s.
272 Interessante la prospettiva di A. CHASTAGNOL, Le snat cit. 58 ss.
273 Si v. anche il prosieguo del testo, fino al 8; Aug. Rg. 8.2; Cass. Dio 54.13.114; Suet. Aug. 35.1.
274 Cfr. supra 3 nt. 6. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 604, propone il 20, anno dellistituzione della cura viarum.
275 Cass. Dio 54.25.1.
276 Lassenza del principe pi prossima agli avvenimenti qui in questione
fu quella che lo condusse in Gallia nel 16 a.C. (ritorno a Roma: 4 luglio del 13;
cfr. D. KIENAST, Rmische Kaisertabelle. Grundzge einer rmischen Kaiserchronologie 2 [Darmstadt 1996] 64).
277 Si v. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 609 s.
278 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 604. Cfr. S. DEMOUGIN,
Uterque ordo cit. 88. La data ipotizzata da Mommsen, che sembra confermata
dallinsieme dei provvedimenti che tendevano allautomatismo del passaggio dal vigintivirato alla questura a favore dei giovani senatorii (v. innanzi), fu contestata

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

69

prima lectio, condotta con Agrippa nel 28, oper per unepurazione morale s, ma anche sociale dellalto consesso, come si
pu intravedere dalle parole di Cassio Dione, riferite al 29 272:
Cass. Dio 52.42.1-2 273. Kai; meta; tau`ta timhteuvsa su;n
tw`/` Agrivppa/ a[lla tev tina diwvrqwse kai; th;n boulh;n ejxhvtase.
polloi; me;n ga;r iJpph`` polloi; de; kai; pezoi; para; th;n ajxivan
ejk tw``n ejmfulivwn polevmwn ejbouvleuon, w{ste kai; ej cilivou to;
plhvrwma th`` gerousiva aujxhqh``nai. 2. touvtou ou\n ejkkri``nai
boulhqei; aujto; me;n oujdevna aujtw``n ajphvleiye, protreyavmeno
dev sa ejk tou`` suneidovto tou`` te gevnou kai; tou` bivou dikasta;
eJautoi` genevsqai to; me;n prw`ton penthvkontav pou e[peisen
ejqelonta; ejksth``nai tou`` sunedrivou, e[peita de; kai; a[llou eJkato;n
kai; tessaravkonta mimhvsasqaiv sfa hjnavgkase.
Due sembrano, ancora, i punti da approfondire: la diminuzione di posti magistratuali e lobbligatoriet dellincarico vigintivirale per chi volesse percorrere gli onori.
In relazione al primo, di certo, utile ancora la lettura di
Cassio Dione; leliminazione dei duoviri viis extra urbem purgandis e dei quattuorviri praefecti Capuam Cumas, da parte ancora del senato, avvenne prima del 13 a.C. 274. Cassio Dione ne
parla infatti in riferimento agli eventi di tale anno (consoli Tiberio e Quintilio Varo 275), ma affermando che tale misura era
gi stata adottata, ejn th/` tou Aujguvstou ejkdhmiva/ 276:
Cass. Dio 54.26.6-7. OiJ de; dh; ei[kosin ou|toi a[ndre ejk tw``n
e}x kai; ei[kosivn eijsin, oi{ te trei`` oiJ ta; tou`` qanavtou divka
da C. CICHORIUS, Die Neuordnung der Staatsmter durch Augustus, in Rmische
Studien (Leipzig 1922) 285 ss., spec. 291. Comunque la riforma dov aver luogo
prima del 13.
279 Cfr. P. WILLEMS, Le droit public cit. 463 s.
280 Come nel caso, ricordato, di Paquio Sceva, cfr. CIL. IX 2845, su cui infra nel
IV capitolo, nr. 13.
281 In questo senso G. TIBILETTI, Principe e magistrati repubblicani. Ricerca di
storia Augustea e Tiberiana (Roma 1953) 90 nt. 3.
282 Si pu credere che nel primo principato vi fossero come si detto scarsi
stimoli a ricoprire i pi bassi gradini della carriera magistratuale, anche consi-

70

CAPITOLO PRIMO

prostetagmevnoi, kai; oiJ e{teroi trei`` oiJ to; tou`` nomivsmato


kovmma metaceirizovmenoi, oi{ te tevssare oiJ tw`n ejn tw`/` a[stei
oJdw``n ejpimelouvmenoi, kai; oiJ devka oiJ ejpi; tw``n dikasthrivwn tw`n
ej tou; eJkato;n a[ndra klhroumevnwn ajpodeiknuvmenoi: 7. oiJ ga;r
dh; duvo oiJ ta; e[xw tou`` teivcou oJdou; ejgceirizovmenoi, oi{ te
tevssare oiJ ej th;n Kampanivan pempovmenoi, katelevlunto.
tou``tov te ou\n ejn th`/` tou`` Aujgouvstou ejkdhmiva/ ejyhfivsqh, kai; i{n,
ejpeidh; mhdei; e[ti rJa/divw th;n dhmarcivan h[/tei, klhvrw/ tine; ejk
tw``n tetamieukovtwn kai; mhvpw tessaravkonta e[th gegonovtwn
kaqistw``ntai.
Lespressione usata dallo storico a fine del discorso sui magistrati minori, potrebbe far pensare ad una contemporaneit
dei due provvedimenti 277. Ove si accetti la datazione mommseniana 278 della diminuzione dei posti vigintivirali, si pu
forse individuare un tentativo complessivo di riforma prospettato da Augusto. Nel 20 a.C. furono eliminati due cariche
per complessivi sei magistrati allanno. I vigintiviri divenivano
quindi naturalmente destinati a ricoprire tutti i venti posti annuali di questore 279. Contemporaneamente, o poco dopo, stabil il primo limite censitario per percorrere gli onori, quasi
subito innalzato. Risultato di questa serie di provvedimenti fu
la mancanza di candidati alle cariche vigintivirali, aggirata dapprima con mezzi straordinari (senatusconsulta, ad esempio,
che immettevano nei ruoli sostanzialmente pre-senatorii soggetti i quali avessero gi ricoperto la questura 280), poi con un
provvedimento formalmente del senato, ma molto probabilderando lattestazione di un pro III vir capitalis (CIL. VI 1501, si v. P. WILLEMS, Le
droit public cit. 227 nt. 6; Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 592 nt. 1;
U. COLI, Sui limiti di durata cit. 400 nt. 19, in Scritti di diritto romano I cit. 492 nt.
19; e, nella parte prosopografica, il nr. 14) e di due cariche vigintivirali ricoperte
dallo stesso soggetto (si v. ibid. nr. 15; esiste almeno unattestazione di un soggetto
che rivest addirittura tre cariche dintroduzione al cursus senatorio: L. Martius
Macer [PIR. V 2 217 nr. 344], che per non fu tresvir capitalis), di conseguenza si
sent la necessit di rendere obbligatorio per tutti il vigintivirato. Si cfr. T. FRANK,
Storia di Roma II (tr. it. Firenze 1932, rist. 1974) 59. Si v. anche F. SERRAO, Vacanza
delledilit e competenza dei pretori nel I secolo a.C., in BIDR. 62 (1959) 267 ss., sulle
difficolt, nella cd. crisi della repubblica ed in et augustea, a ricoprire i posti di

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

71

mente avallato da Augusto 281 (o almeno da lui accettato), che


sanc la possibilit per gli equites di ricoprire un posto tra i
vigintiviri e seguire una carriera (in questo) simile ai giovani di
famiglia senatoria.
Le parole dello storico niceno potrebbero per far pensare che la carica vigintivirale fu resa obbligatoria 282, prima
della questura, solo per i cavalieri:
Cass. Dio 54.26.5. Kai; dia; tou``to provteron mevn, ajpodhmou``nto e[ti tou`` Aujgouvstou, dovgma ejgevneto tou; ei[kosi
kaloumevnou a[ndra ejk tw``n iJppevwn ajpodeivknusqai: o{qen oujkevt
oujdei; aujtw``n ej to; bouleuthvrion ejsegravfh, mh; kai; eJtevran tina;
ajrch;n tw``n ej aujto; ejsavgein dunamevnwn labwvn.
Questa interpretazione non sembra da avvalorare. Un testo di Tacito mostra come addirittura i membri della casa imperiale fossero, in via teorica, obbligati a ricoprire linfimo gradino del cursus senatorio:
Tac. ann. 3.29.1. Per idem tempus Neronem e liberis Germanici, iam ingressum iuventam, commendavit patribus, utque
edile, tanto da doversi demandare la loro giurisdizione ai pretori urbano e peregrino. Un altro indizio di quella che si descritta come mancanza della vocazione
di ricoprire incarichi pubblici pu forse ravvisarsi nel fatto che in et augustea si
notano tentativi di sottrarsi al munus iudicandi da parte dei membri delle decurie:
Suet. Aug. 32.8; cfr. G. TIBILETTI, Principe e magistrati cit. 90 nt. 4.
283 Per il riferimento cfr. E. KOESTERMANN, Tacitus, Annales, Kommentar I
(Heidelberg 1963) 433.
284 Da notare il tradizionalismo di Tacito che parla di mos, non discernendo
tra la recente disposizione, depoca augustea, relativa allobbligo vigintivirale, e la
deroga alla legislazione repubblicana sullet questoria.
285 Cfr. la nt. 29 in P. Cornelii Taciti Opera quae supersunt ad fidem codicum
Mediceorum ab I. G. Baitero denuo excussorum ceterorumque optimorum librorum recensuit atque interpretatus est I. G. ORELLIUS I 2 cit. 167.
286 Si v. O. E. HARTMANN, Der Ordo Judiciorum I cit. 300 nt. 5.
287 Per tutti: F. GRELLE, Munus publicum. Terminologia e sistematiche, in
Labeo 7 (1961) 308 ss.; G. LIBERATI, Munera e honores in Erennio Modestino, in
BIDR. 71 (1968) 117 ss.
288 Cfr. G. I. LUZZATTO, s.v. Munera, in NNDI. X (Torino 1968) 987.
289 Non improbabile che Tacito, attento lettore degli acta senatus, abbia
tratto il termine proprio dal discorso del princeps.

72

CAPITOLO PRIMO

munere capessendi vigintiviratus solveretur et quinquennio


maturius quam per leges 283 quaesturam peteret, non sine inrisu
audientium postulavit. Praetendebat sibi atque fratri decreta
eadem petente Augusto. 2. Sed neque tum fuisse dubitaverim
qui eius modi preces occulti inluderent: ac tamen initia fastigii
Caesaribus erant magisque in oculis vetus mos 284, et privignis
cum vitrico levior necessitudo quam avo adversum nepotem.
Tiberio, rifacendosi allautorit di Augusto 285, che nello
stesso modo si era rivolto al senato, in favore di lui stesso e del
fratello, chiese per Nerone, figlio di Germanico, la dispensa
dal munus vigintivirale 286.
Ampio stato il dibattito storiografico sulla portata del
termine munus 287. Se pacifico che possa definire anche un
honos, non sembra errata la prospettazione di quanti 288, in
questi casi, notano come munus sottolinei gli aspetti, per cos
dire, negativi della carica. Tiberio, infatti 289, pu aver voluto
negativamente connotare il gradino del vigintivirato per indurre i senatori ad alleviare la carriera dun membro della domus imperiale. Oltre allavvenimento in s, anche la connotazione terminologica della carica vigintivirale, la fa apparire
come normalmente irrinunciabile per chi volesse intraprendere
la carriera senatoria 290.
Problema forse minimo 291, ma di cui bisogna tener conto,
290 Naturalmente venivano svincolati dal cursus (specie con riguardo al gradino vigintivirale ed alle altre cariche pi basse) come si visto per due casi particolari i membri della casa imperiale ed i beneficiari delle varie adlectiones (sulle
quali cfr., per tutti, Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 939 ss.; J. SCHMIDT,
s.v. Adlectio, in PWRE. I [Stuttgart 1893] 366 ss.; E. DE RUGGIERO, s.v. Allectio,
in DE. I [Roma 1895, rist. 1961] 411 ss.; O. HIRSCHFELD, Die kaiserliche Verwaltungsbeamte bis auf Diocletian 2 [Berlin 1905] 415 s.; A. CHASTAGNOL, Latus clavus et
adlectio. Laccs des hommes noveaux au Snat sous le Haut-Empire, in RHD. 53
[1975] 375 ss.; S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 81 s.). Si v., in particolare, per Gaio
e Lucio Cesare, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 408 e nt. 15 (con
indicazione delle fonti); per Druso e Germanico, ibid. 414 e nt. 32; per Claudio,
ibid. 420; in generale, ibid. 618 s.
291 Non si possono, a questo proposito, non ricordare le parole di G. TIBILETTI, Principe e magistrati cit. 157 nt. 2: Riconosco la estrema difficolt che si
presenta a questa materia di cui le fonti si disinteressano, perch essa era priva di

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

73

da chi fossero, durante il principato, nominati i tresviri (pi


in generale: i vigintiviri). Se certo che il laticlavio fosse concesso dallimperatore 292, ci non significa che altri organi, in
particolare senato e assemblee, non fossero coinvolti nellingresso dei giovani alle cariche pubbliche di natura senatoria 293.
La commendatio per le cariche inferiori del cursus (ma gi,
forse, per la pretura 294) avveniva probabilmente da parte del
senato 295. A partire da unet non determinabile con sicurezza,
importanza, e lo perci, in definitiva, anche per noi. Naturalmente, studiando un
argomento minimo, non si pu esser daccordo sullultima parte del ragionamento.
292 Si v. Plin. ep. 2.9.1. Per i posti di tribunus militum e di praefectus alae: Suet.
Aug. 38.2; per quelli, specificamente, di vigintivir: Cass. Dio 60.5.8 (Claudio a favore
di Giunio Silano e Pompeo Magno). Cfr. F. MILLAR, The Emperor in the Roman
World (31 BC AD 337) 2 (Ithaca 1984) 303 s.; R. P. SALLER, Personal Patronage under the Early Empire (Cambridge 1982) 42 s. Un diretto intervento del principe si
pu ipotizzare anche, ad esempio, a favore di Didio Giuliano, futuro imperatore:
HA. Did. Iul. 1.4. Inter viginti viros lectus est suffragio matris Marci ... (da confrontare
con 1.6). Didio, che fu decemvir stlitibus iudicandis (v. CIL. VI 1401), godeva dei
favori di Domizia Lucilla (e non Calvilla, come in HA. Marc. Ant. Phil. 1.3), madre
di Marco Aurelio, la quale, probabilmente, raccomand il suo protetto al figlio per
la carica vigintivirale e quella questoria, che Giuliano rivest prima dellet legitima
(HA. Did. Iul. 1.4 i.f.). Sul nome della madre di Marco Aurelio e sul cursus di Didio
Giuliano, si v., per tutti, D. KIENAST, Rmische Kaisertabelle. cit. rispettivamente
137 e 154, con bibliografia.
293 Come potrebbe apparire dal cenno di R. J. A. TALBERT, The senate cit. 13,
che invero non approfondisce il problema; cfr. F. JACQUES, J. SCHEID, Roma e il suo
impero. Istituzioni, economia, religione (tr. it. Roma-Bari 1992) 71.
294 Cass. Dio 58.20.1-3 (relativo al 32), su cui G. TIBILETTI, Principe e magistrati cit. 154 s. Naturalmente si pu pensare ad unanticipazione dello storico di
Nicea.
295 Difficile immaginare, per i magistrati minori, la destinatio da parte delle
centurie di cui alla Tabula Hebana o consimili, come potrebbe dedursi dal ragionamento di G. TIBILETTI, Principe e magistrati cit. 156 (v. anche nt. 2). In generale,
sullattivit elettorale del senato romano nel principato: M. L. PALADINI, Le votazioni del senato romano nellet di Traiano, in Ath. 37 (1959) 6 ss.; B. M. LEVICK,
Imperial control of the elections under the early principate, in Historia 16 (1967)
207 ss.; M. PANI, Comitia e senato. Sulle trasformazioni della procedura elettorale a
Roma nellet di Tiberio (Bari 1974); ID., Potere e valori a Roma fra Augusto e Traiano
(Bari 1993) 213 ss.
296 Si v. Plin. ep. 6.6.9, che sembra riferirsi ad una carica vigintivirale perch il
soggetto sostenuto da Plinio, Iulius Naso, pare fosse sconosciuto in senato (ma
potrebbe anche intendersi una candidatura alla questura).
297 Sul punto: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 604 ss.
298 Si v. G. TIBILETTI, Principe e magistrati cit. 155 s. nt. 3. Sul problema della

74

CAPITOLO PRIMO

ma precedente a Traiano, la raccomandazione del senato ai comizi assunse le forme, pi pregnanti dal punto di vista giuridico, della destinatio 296. Naturalmente questo dato da mettere in relazione con il decadimento della valenza politica delle
assemblee popolari gi nel primo principato (si potrebbe dire:
dopo Augusto) 297. Ancora al tempo di Cassio Dione, lo storico a questo proposito alquanto preciso, i candidati per le
magistrature minori erano presentati al popolo riunito, come
nellet repubblicana, in assemblea tributa 298 (plh`qo, mentre il
dh`mo 299, il popolo centuriato, era competente ad accogliere la
destinatio dei magistrati maggiori). Comunque, inutile dirlo,
queste elezioni sono ormai tali solo formalmente. Metodo tipico di ingresso al senato nel principato fu si sa anche
ladlectio in uno dei gruppi comprendenti gli ex-magistrati
dun determinato rango. Anche lintervento diretto del senato,
attraverso un senatusconsultum, fu uno strumento adottato
per ricoprire posti vigintivirali, soprattutto in momenti in cui
mancavano come si visto candidati 300.
Tra gli incarichi descritti col collettivo vigintiviri, quello di
probabile snaturazione dei comizi tributi, forse fusi con i concili plebei, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 614 ss.
299 Sulla distinzione, in Cassio Dione, tra dh`mo e plh`mo: G. VRIND, De Cassii Dionis vocabulis quae ad ius publicum pertinent (Den Haag 1923, rist. Roma
1971) 8.
300 Si v. supra 70.
301 Molto difficile stabilire se questa tendenza fosse propria anche del primo
principato (come tralatiziamente affermano alcuni degli studiosi citati nella nt. seguente), per lincompletezza dei cursus epigrafici relativi a questo periodo, che, non
ancora stereotipi, spesso tralasciano i gradini pi bassi della carriera. Cfr. S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 82 s., 89.
302 Si v. S. BRASSLOFF, Die Grundstze bei der Commendation der Plebejer, in
JAI. 8 (1905) 60 ss.; E. BIRLEY, Senators in the Emperors Service. in PBA. 39 (1954)
201 ss. (incompreso da R. P. SALLER, Personal Patronage cit. 42 nt. 11; cfr. A. R.
BIRLEY, Locus virtutibus patefactus?. Zum Befrderungssystem in der Hohen Kaiserzeit [Opladen 1992] 13 nt. 32); D. MCALINDON, Entry to the Senate in the Early
Empire, in JRS. 47 (1957) 191 ss.; A. P. STEINER, The vigintivirate cit. 75 ss.; W. ECK,
Befrderungskriterien innerhalb der senatorischen Laufbahn, dargestellt an der Zeit
von 69 bis 138 n. Chr., in ANRW. II/1 (Berlin-New York 1974) 173 s. [tr. it. in ID., Tra
epigrafia prosopografia e archeologia (Roma 1996) 27 ss.]; G. ALFLDY, Konsulat

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

75

tresvir capitalis fu almeno dallepoca flavia 301 e fino allet dei


Severi tra i meno onorifici, aprendo solo di rado la strada
delle pi alte magistrature 302.
Per quanto riguarda le funzioni, i nostri magistrati vennero
sempre pi scalzati dalle competenze poliziesche dei praefecti
vigilum e urbi 303. In generale bisogna tener presente le sovrapposizioni di funzioni tra gli organi della costituzione repubbliund Senatorenstand unter den Antoninen. Prosopographische Untersuchungen zur
senatorischen Fhrungschicht (Bonn 1977) 46, 96 ss.; A. R. BIRLEY, The Fasti of
Roman Britain (Oxford 1981) 5; G. CAMODECA, Due nuovi cursus senatorii del
tardo II e III secolo, in Index 18 (1990) 318 e nt. 13. Si cfr. i cursus riportati nella parte
prosopografica.
303 Cfr., per tutti, E. SACHERS, s.v. Praefectus urbi, in PWRE. XXII/2 (Stuttgart
1954) 2519 ss.; P. DE FRANCISCI, Storia II cit. 292 ss.; L. PARETI, Storia di Roma e del
mondo romano IV. Dal primo triumvirato allavvento di Vespasiano (58 av. Cr.-69 d.
Cr.) (Torino 1955) 487; G. VITUCCI, Ricerche sulla praefectura urbi in et imperiale
cit. spec. 50 ss.; W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 77 ss.; F. De MARTINO, Storia
della costituzione 2 IV/1 cit. 632 s., 472; F. GUIZZI, Per la storia della praefectura
urbi (Camerino 1981); ID., In tema di origini della praefectura urbi, in Seminarios
Complutenses 8 (1996) 209 ss.; W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 153 ss.; ID., Public Order cit. 90 ss.; G. PUGLIESE, Linee generali dellevoluzione del diritto penale
pubblico durante il principato, in ANRW. XIV/2 (Berlin-New York 1982) 740 ss.
[=Scritti giuridici scelti II cit. 671 ss.; I. BUTI, La cognitio extra ordinem da Augusto
a Diocleziano, ibid. 41 s.; R. A. BAUMAN, Crime and punishment in ancient Rome
(London-New York 1996) 100 ss., 112 s.; O. F. ROBINSON, The criminal law of ancient Rome (Baltimore 1996) 10, 17, 27; R. SABLAYROLLES, Libertinus miles cit. spec.
67 ss.; S.-A. FUSCO, Die Zentralverwaltung in der frhen rmischen Kaiserzeit (Bielefeld s.d.) passim. Sui rapporti tra le diverse sfere di competenza nella repressione dei
crimini avvenuti a Roma per il periodo del principato, si v., per tutti (oltre allappena ricordato scritto di Pugliese), F. M. DE ROBERTIS, La repressione penale nella
circoscrizione dellUrbe (Bari 1937), ora in Scritti vari di diritto romano III. Diritto
penale (Bari 1987) 37 ss. In particolare sulle relazioni tra praefectus vigilum e praefectus urbi, si cfr. D. A. MUSCA, Lis fullonum de pensione non solvenda, in Labeo
16 (1970) 302 ss. difficile ipotizzare una sorta di rapporto gerarchico che prevedesse una sottoposizione dei tresviri al praefectus vigilum, che pure (in un certo
senso stranamente, essendo questultimo ufficio ricoperto da cavalieri: cfr. S.-A.
FUSCO, Le strutture personali cit. 52) li sostitu funzionalmente (li spodest, cos
P. DE FRANCISCI, Storia del diritto romano II/1 [Roma 1929] 279; cfr. F. G. HUBERT,
Antichit pubbliche cit. 93; B. SANTALUCIA, Crimen furti. La repressione straordinaria del furto nellet del principato, in Derecho romano de obligaciones. Homenaje
Murga Gener [Madrid 1994] 785 ss.). Meno improbabile, ma lungi dallessere certo,
una relazione con il praefectus urbi. Su questultima carica prefettizia, in relazione
ai rapporti tra poteri di repressione criminale e giurisdizione civile, si v. oltre agli

76

CAPITOLO PRIMO

cana e i funzionari del principe. Linnesto organico del principato sulle antiche strutture repubblicane a lungo andare mostrer forza assorbente 304. Le province dei magistrati minori
repubblicani saranno tendenzialmente occupate da nuovi uffici
imperiali.
I tresviri capitales sono ricordati 305 insieme con gli edili
quando Domiziano fece bruciare dei libri proibiti e forse
mantennero la custodia carceris 306, che in et repubblicana
era stata uno delle loro funzioni principali 307. Si pu ipotizzare, inoltre, che, nei primi anni del potere di Augusto, quando
a. citati supra L. SOLIDORO MARUOTTI, Aspetti della giurisdizione civile del praefectus urbi nellet severiana, in Labeo 39 (1993) 174 ss.
304 In questo senso G. GROSSO, Problemi generali del diritto attraverso il diritto
romano 2 (Torino 1967, rist. 1994) 82 s.
305 Tac. Agr. 2, su cui infra 169.
306 Cfr. infra 161 ss.
307 In un frammento di Ulpiano riportato nei Digesta il codex Florentinus
(D. 47.2.52.2 [Ulp. 37 ad ed.], cfr. la riproduzione curata da A. CORBINO e B. SANTALUCIA: Iustiniani Augusti Pandectarum codex Florentinus II [Firenze 1988] 380 v.)
nomina un duumvir che avrebbe avuto a che fare con servi fugitivi e carcer. Non
impossibile immaginare un guasto nella tradizione, e che quindi nel testo originario
fosse menzionato un triumvir: Si fugitivum meum quis quasi suum a duumviro vel ab
aliis qui potestatem habent de carcere vel custodia dimitteret, an is furti teneatur?
Lincarcerazione del servo fuggitivo sembra infatti compresa nelle competenze dei
capitales: si cfr. un testo di Asconio (37 Cl.) discusso infra 129 s. Sul fenomeno della
fuga servi, che diviene nel principato una vera e propria forma di rivolta contro il
dominus e come tale attirer lattenzione del giurista, si v., per tutti, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 342 con bibliografia in nt. 23. Ma, con riguardo a D. 47.2.52.2 (v. anche Bas. 60.12.52), bisogna dire che molto probabile la
competenza del magistrato municipale, cfr. CIL. VIII 17897 e v. M. MALAVOLTA, s.v.
Magistratus cit. 340.
308 Per tutti v. ora W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 161 ss.; ID., Public Order
cit. 90 ss.
309 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 201, 207, 568 nt. 62.
310 Si cfr. in generale P. M. M. LEUNISSEN, Konsuln und Konsulare in der Zeit
von Commodus bis Severus Alexander (180-235 n. Chr.) (Amsterdam 1989) passim;
M. CHRISTOL, Essai sur lvolution des carrires snatoriales dans la seconde moiti
du III e sicle ap. J.C. (Paris 1986) 17 ss.; 61 ss.; 82 ss.; S. RODA, Magistrature senatorie
minori nel tardo impero romano, in SDHI. 43 (1977) 23 ss.
311 In generale sulle trasformazioni sociali ed economiche del III secolo, sostrato materiale dei mutamenti dellapparato magistratuale e burocratico, si v.
M. MAZZA, Lotte sociali e restaurazione autoritaria nel III secolo d.C. (Roma-Bari
1973) spec. 105 ss., 273 ss., 365 ss.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

77

le nuove cariche ed i loro apparati repressivi non serano ancora stabilizzate 308, i poteri di polizia facenti capo al princeps
in virt della sua potest tribunizia fossero esercitati nella
prassi proprio dai tresviri, che potrebbero, ad esempio, averli
utilizzati contro Ovidio Nasone 309.
Nel tardo principato, mentre permangono numerose attestazioni, nei cursus 310, della esistenza della carica, lo stesso non
pu dirsi della sua vitalit 311. Lultima testimonianza relativa
ad un tresvir capitalis risale ad un personaggio che ricopr lonore intorno al 240-245 d.C. 312.
7. Denominazione e sede. Tresviri 313 come noto 314 fu
indicazione onomastica comune a pi collegi magistratuali
312
313

Si v. nella parte prosopografica il nr. 58.


Triumvir, usato nelle fonti per indicare il singolare, formato sul genitivo plurale di *tresvir. Questultimo lemma, al singolare, non attestato, cfr.
H. ZENHACKER, Moneta I cit. 61: Dans les collges trois membres, le singulier du
premier type, *tresvir correspondant duovir nest pas attest notre connaissance.
En revanche, le singulier du second type, triumvir, form sur trium virum, et parallle duumvir, est courant. Nel plurale tresviri e triumviri, naturalmente sono da
considerare esattamente corrispondenti, v. A. ERNOUT, A. MEILLET, Dictionnaire
tymologique de la langue latine 3 I (Paris 1951) 1244; N. CAFFARELLO, s.v. triumviro, in Dizionario archeologico di antichit classiche (Firenze 1971) 502.
314 Cfr., per tutti, V. ARANGIO-RUIZ, s.v. Triumvirato cit. 390; H. STRASBURGER, s.v. Triumviri cit. 511 ss.; F. FABBRINI, s.v. Triumvirato cit. 856 ss.
315 Si v. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 32 e nt. 3; II 3 cit. 594 s.
nt. 5. Sul valore della consistenza numerica per la datazione delle magistrature romane si v. anche B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones cit. 176 (= Scritti
giuridici I cit. 988); cfr. F. DIPPOLITO, Forme giuridiche 3 cit. 37. L.-R. MNAGER,
Les collges sacerdotaux, les tribus et la formation primordiale de Rome, in MEFRA.
88 (1976) 475, ebbe a sostenere che Plusieurs collges chargs de taches difficiles et
susceptibiles de rompre la cohsion de la communaut sont longtemps rests des
collges triumviraux. Le nombre de leurs membres apparait sans signification si lon
ne recourt pas ces impratifs de la trichotomie originaire. Ainsi en fut-il des triumviri nocturni, responsables de la protection nocturne, en particulier contre les incendies .... Okko Behrends, in una lettera del 21.4.1996, mi rende nota la sua teoria
che tutte le magistrature romane denominate attraverso un numerale seguito da -vir
sarebbero a natura mista patrizio-plebea. Interessante forse notare come durante la
II guerra punica (quindi in un periodo assai vicino a quello prospettato per il passaggio a magistrati dei capitales) stando a Valerio Massimo (5.6.1) fossero istituiti
dei funzionari in numero di tre anchessi tresviri, dunque con il compito di ar-

78

CAPITOLO PRIMO

propri dellesperienza costituzionale romana. La collegialit a


tre fu utilizzata per magistrature non troppo risalenti 315. Nome
composto, col singolare derivato dal plurale (tres-viri) 316, ha il
genitivo plurale in -um 317. Nocturni, attributo dei pi antichi
tresviri, deriva chiaramente dai compiti di vigilanza e ronda
notturna 318. Giacch i nocturni, come si detto, non coincidono del tutto con i capitales, e questi furono di norma 319 sostituiti nelle ronde notturne dai quinqueviri cis et ultis Tibe-

ruolare schiavi espropriandoli ai domini; si v. C. CASTELLO, Un caso di espropriazione per pubblica utilit e di concessione della cittadinanza romana durante la 2a
guerra punica, in Serta historica antiqua 2 (1989) spec. 104 s.
316 Si v., per tutti, M. LEUMANN, J. B. HOFMANN, Lateinische Grammatik 5
(Mnchen 1928) 251; E. WLFFLIN, Tresviri, Treveri, in Arch. f. Latein. Lexicographie
u. Grammatik 9 (1896) 16; J. WACKERNAGEL, Zur griechischen Wortlehre, in Glotta 2
(1910) 2 [= Kleine Schriften II (Gttingen s.d.) 834]; H. J. ROBY, An Introduction cit.
ccxxi.
317 Varr. l. L. 9.85; Cic. or. 46.156. Cfr. M. LEUMANN, J. B. HOFMANN, Lateinische Grammatik 5 cit. 279, 370.
318 Si v. J. CARBONNIER, Nocturne, in Ml. Lvy-Bruhl cit. 349, e cfr. con particolare riferimento ai tresviri in Plauto Z. STEWART, The God Nocturnus in Plautus
Amphitruo, in JRS. 50 (1960) 43. V. anche A. VON DOMASZEWSKI, Nocturni, in Rh.M.
46 (1892) 159 s.
319 Su casi particolari, nei quali i tresviri capitales furono messi a capo delle
ronde notturne in momenti decisivi per la tutela dellordine pubblico dellurbs,
v. cap. infra 122 ss.
320 Da respingere, quindi, la prospettazione corrente, riportata, ad esempio da
P. WILLEMS, Le droit public cit. 276, secondo cui i capitales sarebbero stati chargs
de la police de nuit, seppur in casi eccezionali coordinarono operazioni di polizia
notturna, furono verisimilmente coinvolti nello spegnimento di incendi e questa
volta con tutta probabilit, normalmente furono i referenti dei quinqueviri.
321 Per i limiti di questa identificazione, v. supra 24.
322 Cfr. ad esempio TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594;
A. H. M. JONES, The Criminal Courts cit. 26.
323 Corrispondenti greci furono oi{ te trei` oiJ ta; ton qanavtou divka prostetagmevnoi (Cass. Dio 54.26.6) e paraul ax triandriko (CGL. I 202.17 [Glossae
Latino-Graecae]). Cfr. M. MENTZ, De magistratuum Romanorum graecis appellationibus (Diss. Lipsiae 1894) 38; D. MAGIE, De Romanorum iuris publici sacrique
vocabulis sollemnibus in Graecum sermonem conversis (Lipsiae 1905) 29, 97;
H. J. MASON, Greek Terms cit. 6, 93, 178.
324 Tra gli altri si v. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 595; E. V.
HERZOG, Geschichte und System der rmischen Staatsverfassung I/2 (Leipzig 1884,

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

79

rim 320 non si pu accettare completamente 321 lopinione di


quanti hanno sostenuto essere nocturni la denominazione popolare dei capitales 321. Anche per questultimo titolo 323
chiara limplicazione funzionale. Generalmente si fa riferimento alle esecuzioni capitali: i tresviri sarebbero capitales per
la loro competenza sulle esecuzioni 324. Non accettando la ricostruzione, diffusa in storiografia, secondo la quale i tresviri
avrebbero personalmente messo a morte (almeno alcuni de)i
condannati 325, pare invece che lattributo debba riferirsi alla
competenza per cos dire ereditata dai questori, il quaerere res
capitales 326.
Il sito ufficiale dei tresviri era presso la columna Maenia 327,
rist. Aalen 1965) 852; G. I. LUZZATTO, Procedura civile II cit. 265 (cfr. 105); B. ALBANESE, Le persone nel diritto privato romano (Palermo 1979), che denota luso
dellaggettivo capitalis in relazione ai tresviri come locuzione tecnica di notevole
rilievo e dantica origine (p. 9), poich sarebbero stati organi preposti allirrogazione di sanzioni che riguardano il caput (p. 11); e V. GIUFFR, Sullorigine della
bonorum venditio come esecuzione patrimoniale, in Labeo 39 (1993) 323, con un
non condivisibile riferimento alla originaria procedura per sacramentum, cfr. F. LA
ROSA, Note cit. 243.
325 Cfr. infra 161 ss., 164 ss.
326 Cfr. Varr. l. L. 5.81. Sulla caratterizzazione, in antico, della funzione dei
questori con riferimento alle res capitales si v. anche D. 1.2.2.23. ... quaestores ... qui
capitalibus rebus praeessent ...; Fest. s.vv. Parricidi quaestores (Paul.) [247 L.] ...
qui solebant creari causa rerum capitalium quaerendarum ...; Quaestores [310 L.]
... <dicebantur, qui quaererent de rebus> capitalibus ...; D. 1.13.1.1 (Ulp. l. s. de off.
quaest.). Et a genere quaerendi quaestores initio dictos et Iunius et Trebatius et Fenestella scribunt. Su questultimo testo si v. M. TALAMANCA, Lo schema genus-species nelle sistematiche dei giuristi romani, in La filosofia greca e il diritto romano
(Roma 1977) 214 e nt. 606. Sulletimologia di quaestor v. anche Lyd. de mag. 2.29;
Serv. in Aen. 6.432; Isid. orig. 9.4.16.
327 Ps. Asc. 201 St. Cfr. F. OSANN, Commentatio de columna Maenia (Gissae
1844) 16 e nt.; O. RICHTER, Topographie der Stadt Rom (Mnchen 1901) 85, spec.
98 s., 195; TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II cit. 596 ntt. 5-6; W. KROLL, s.v.
Maenia columna, in PWRE. XIV/1 (Stuttgart 1930) 245; N. E. POLITIS, Les triumvirs cit. 44 ss.; P. WILLEMS, Le droit public cit. 276 e ntt. 4-5; E. DE RUGGIERO, Il foro
romano (Roma-Arpino 1913) 470; F. COARELLI, Il foro romano II (Roma 1985) 39
ss., spec. 50, 52; ID., Roma [Guide archeologiche Laterza] (Roma-Bari 1997) 62, 64;
J.-M. DAVID, Le patronat judiciaire au dernier sicle de la rpublique romaine (Rome
1992) 25 e nt. 68; F. KOLB, Rom. Die Geschichte der Stadt in der Antike (Mnchen
1995) 295 (cfr. 146, 195); C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 444 ss.; J.-U.
KRAUSE, Gefngnisse cit. 17, 20. Cfr. anche W. K. BUCHNER, Zentrum der Welt. Das

80

CAPITOLO PRIMO

nel Foro 328. La zona quella tra lArx e lAuguraculum, ove,


oltre alla sede dei tresviri, vi erano il tribunal del pretore urbano ed i subsellia dei tribuni della plebe; evidende il valore
funzionale organico dellarea nord-ovest della piazza: lattivit
in senso lato (e moderno) giurisdizionale 329. Nei pressi di questo settore, ad esso strettamente collegato, il complesso carcer-Lautumiae-saxum Tarpeium, luoghi di punizione e pena
posti sotto il controllo dei tresviri 330. Lattivit dei nostri magistrati si svolgeva quindi a stretto contatto col pretore urbano 331,
e sotto il vigile anche se talvolta politicamente parziale oc-

Forum Romanum als Brennpunkt der rmischen Geschichte (Gernsbach 1990) 143.
Sugli apparati funzionali dedicati alla giurisdizione nel foro di Augusto si v. ora E.
CARNABUCI, I luoghi dellamministrazione della giustizia nel foro di Augusto (Napoli
1996) 29 ss.
328 Per tutti si v. N. E. POLITIS, Les triumvirs cit. 44 ss.
329 Si v. F. COARELLI, Il foro romano I (Roma 1983) 97 ss., 158; II cit. 24, 29, 35
ss., 50. Cfr. P. GROS, rec. a Coarelli, Il foro romano II cit., in Gnomon 58 (1986) 60.
330 Si v. infra 161 ss.
331 Non si pu per individuare tra il magistrato maggiore ed i tresviri uno
stretto rapporto gerarchico/funzionale, che non pare emergere dalle fonti. Lattestata comune attivit di tresviri ed edili non sembra poter giustificare il recente assunto di A. C. SCAFURO, The Forensic Stage. Settling Disputes in Graeco-Roman New
Comedy (Cambridge 1997) 84 (e cfr. ibid. nt. 47), secondo la quale i tresviri sarebbero stati assistants degli aediles.
332 Cfr. i casi descritti infra 97 ss., 102 ss.
333 Sul significato che si d a questo termine, che pu comprendere sia apparitores che servi publici, v. supra nt. 65.
334 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 327 s., 345, 360. In generale
sugli schiavi pubblici alle dipendenze dei tresviri si v. L. HALKIN, Les esclaves publics chez les Romains (rist. Roma 1965 delled. Bruxelles 1897) 85 ss., 97 s.; O.
ROBLEDA, Il diritto degli schiavi nellantica Roma (Roma 1976) 64 ss.; W. EDER, Servitus publica. Untersuchungen zur Entstehung, Entwicklung und Funktion der ffentlichen Sklaverei in Rom (Wiesbaden 1981) 83 ss.; cfr. anche F. DE MARTINO, Storia
della costituzione 2 I cit. 409 nt. 16 (ove ulteriore bibliografia).
335 Le dizioni carnufex e carnifex sono entrambe diffuse, ma la prima pare
pi antica: cfr. A. TRAINA, G. BERNARDI PERINI, Propedeutica al latino universitario 5 a cura di C. Marangoni (Bologna 1995) 52, anche se il suono doveva essere
(Quint. inst. or. 1.4.8) intermedio tra la i e la o. Probabilmente durante il principato
furono attivi pi carnefici; cfr. H. HITZIG, s.v. Carnifex, in PWRE. III/2 (Stuttgart
1899) 1560. Si v. anche M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 314.
336 Cfr. ad es. Asin. 311; Bacch. 688; Capt. 597; Most. 55 ss.; Persa 747; Poen.

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

81

chio dei tribuni della plebe, pronti ad intervenire contro le loro


misure con lintercessio 332.
8. Gli ausiliari. Assai poco si conosce sugli ausiliari 333 dei
tresviri capitales 334. Certo loro sottoposto fu il carnufex 335 attivo gi ai tempi di Plauto 336, materiale esecutore delle sentenze capitali, delle quali i tresviri avevano la supervisione 337.
Sempre da un testo plautino 338 siamo a conoscenza di otto personaggi, verisimilmente schiavi pubblici, che, facendo parte del
personale del carcer, erano deputati alla fustigazione di quanti
avessero subito un atto coercitivo che prevedeva lin carcerem
ductio 339. I quinqueviri cis et ultis Tiberim 340, istituiti probabil369; Pseud. 950; Rud. 322, 778, 857. In Plauto il termine carnufex/carnifex spesso
usato come insulto, come in Amph. 351, 376, 422, 518; Asin. 482, 697, 892; Bacch.
785, 876; Mer. 618; Most. 1114; Persa 547; Pseud. 707; Rud. 882.
337 Si cfr. infra 164 ss.
338 Amph. 159, su cui pi ampiamente infra 127 ss.
339 Questi si possono forse mettere in relazione con i tortores ricordati, ad
esempio, da Cic. pro Cluent. 63.177, pro Mil. 21.57; cfr. R. KNAPOWSKI, Die Staatsrechnungen cit. 36.
340 Su cui TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 611 s.; A. VON PREMERSTEIN, Stadtrmische und municipale Quinqueviri, in Festschrift zu O. Hirschfelds
sechzigstem Geburtstage (Berlin 1903) 234 ss.; G. WESENER, s.v. Quinqueviri, in
PWRE. XXIV (Stuttgart 1963) 1166 s.; J.-M. PAILLER, Bacchanalia. La rpression de
186 av. J.-C. Rome et en Italie (Rome 1988) 263 s.; R. SABLAYROLLES, Libertinus
miles cit. 16 ss. Sulla permanenza del collegio nel principato: TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II cit. xiii nt. 1 [Zu S. 612].
341 D. 1.2.2.31 (Pomp. l. sg. ench.). Et quia magistratibus vespertinis temporibus
in publicum esse inconveniens erat, quinqueviri constituti sunt cis Tiberim et ultis Tiberim qui possint pro magistratibus fungi. Secondo TH. MOMMSEN, nelled. maior
dei Digesta, ad h. l., il tratto et ultis Tiberim sarebbe da espungere come compilatorio
(giustinianeo), perch in contrasto con il 33 dello stesso D. 1.2.2 e con Liv.
39.14.10. Lo studioso reput per lo stesso passo genuino nel successivo Rmisches
Staatsrecht II 3 cit. 611 nt. 1, sostenendo che Cistiberes fosse il titolo ufficiale ed
ipotizzando che in origine vi fossero solo quattro ausiliari, uno per ogni circoscrizione dellUrbs, ai quali sarebbe poi stato aggiunto un altro funzionario con competenze sul territorio oltre il fiume.
342 Cfr. S.-A. FUSCO, Insolentia parendi cit. 318 nt. 55.
343 Sul senso dellaggettivo nel contesto pomponiano, si v. R. SABLAYROLLES,
Libertinus miles cit. 20 nt. 35.

82

CAPITOLO PRIMO

mente dopo che i tresviri divennero magistrati 341, sostituirono


i non pi nominati nocturni nelle ronde notturne di polizia 342.
La spiegazione della sostituzione fornita da Pomponio, pone
un problema. Il giurista antonino sostiene che era inconveniens 343 per i magistrati vespertinis temporibus in publicum
esse. Ci non vuol dire che fossero interdette le attivit magistratuali notturne; noto, anzi, che alcuni atti dovevano o potevano essere svolti dai magistrati di notte 344; e gli stessi tresviri,
ormai capitales, in alcuni momenti di crisi furono incaricati di
svolgere sorveglianze notturne 345. Per questa istituzione sembra dar ragione della differenza tra nocturni e capitales: dei
magistrati del popolo romano non potevano ogni notte girare
come una ronda per la citt, e questa competenza fu trasmessa
ai quinqueviri, che poi probabilmente ai tresviri riferivano.
Certamente i capitales ebbero viatores: due sono noti
epigraficamente 346 e doveva esistere, almeno nel principato,

344 Si pensi alla procedura di dictio del dittatore da parte del console (Liv.
8.23.15; 9.38.14; 23.22.11; cfr. Fest. s.v. <Silentio surgere> [474 L.]), sulla quale,
per tutti, L. LABRUNA, Adversus plebem dictator cit. 289 s. [= Genera cit. 25 ss.];
o allauspicatio magistratuale: Gell. 3.2.8-10 (cfr. L. R. TAYLOR, Roman Voting Assemblies cit. 62 s.).
345 Cfr. infra 117 ss.
346 Si v. CIL. VI 1936 (cfr. 1859, 1860); VI 466, su cui F. CASTAGNOLI, Schola
Viatorum Triumvirum et Quattuorvirum, in Epigraphica 8 (1946) 45 ss. In particolare,
sui viatores dei tresviri, si v. C. HABICHT, s.v. Viator, in PWRE. VIII A/2 (Stuttgart
1958) 1929, 1933; U. COLI, s.v. Apparitores, in NNDI. I/1 (Torino 1957) 720 [=
Scritti di diritto romano II (Milano 1973) 949]; F. KOLB, Rom cit. 295 (v. anche 564
ss.); N. PURCELL, The Apparitores: a Study in social Mobility, in PBRS. 38 (1983) 128,
135 nt. 58, 152 ss., 172 (nr. 21). Cfr. anche E. DE RUGGIERO, s.v. Apparitor, in DE.
I cit. 522 ss.; A. H. M. JONES, The Roman civil service (clerical and sub-clerical grades), in JRS. 39 (1949) 38 ss.; M. VARVARO, Per uninterpretazione cit. 579 ss. Per
lorigine sociale di tali ausiliari cfr. G. FABRE, Libertus. Patron et affranchis Rome
(Rome 1981) 352 ss., P. HUTTENEN, The social strata in the imperial city of Rome
(Oulu 1974) 89 ss.; S.-A. FUSCO, Le strutture personali cit. 46, 52. V. anche B.
COHEN, Some neglected ordines: the apparitorial status-groups, in Des ordres
Rome dir. CL. NICOLET (Paris 1984) 49 ss.
347 Sulle scholae, in generale, si v. J.-P. WALTZING, Etude historique sur les corporations professionnelles chez les Romains depuis les origines jusqu la chute de
lEmpire doccident I (rist. an. delled. 1895-1900, Roma 1968) 215 ss. (con riferi-

PROFILI STORICI E ISTITUZIONALI

83

sullAventino, una schola viatorum triumvirum et quattuorvirum 347. Probabilmente risale allinizio del principato uniscrizione 348 relativa ad uno scriba dei vigintisexviri. Forse esistevano apparitores comuni ai diversi collegi di magistrati minori
che potevano servire alluno o allaltro secondo i bisogni.

mento particolare a quella indicata nel testo: 223 nt. 1; III 261; IV 430); A. HUG, s.v.
Schola, in PWRE. IIIA (Stuttgart 1921) 619 s.
348 ILS. 1901. Cfr. N. PURCELL, The Apparitores cit. 128, 157, 171 (nr. 3).

CAPITOLO SECONDO

MANSIONI NELLAMBITO
DELLA REPRESSIONE CRIMINALE
SOMMARIO. 1. I tresviri capitales giudici criminali? 2. Attivit di controllo sociale. 3. Fondamento e limiti del potere triumvirale. 4. La funzione di polizia giudiziaria. 5. Custodia carceris. 6. Le esecuzioni capitali.

1. I tresviri capitales giudici criminali? Gi nella letteratura


sul diritto pubblico romano della prima Rinascenza esisteva
una tradizione che affidava ai tresviri mansioni decisorie nel
processo criminale, identificandoli tra laltro con i successori dei duoviri perduellionis. Cos, ad esempio lo Pseudo Fenestella (Andrea Fiocchi, 1452) 1 nel suo De magistratibus
sacerdotiisque Romanorum libellus 2: Tum ergo Duumviris
capitalibus initium esse coepit, unius tamen augmento Trium-

Cfr. M. GALDI, s.v. Fenestella, in EI. XIV (rist. Roma 1932) 995; F. PIs.v. Fiocchi, Andrea, in Diz. biogr. it. XLVIII (Roma 1997) 80 s.: La notoriet del F. legata allopuscolo De magistratibus sacerdotiisque Romanorum che
circol sotto il nome dello storico dellet di Tiberio Lucio Fenestella. Loperetta
ebbe una notevole fortuna: dopo leditio princeps (Venetiis, Filippo di Pietro, c.
1475; cfr. Indice gen. degli incunaboli delle Bibl. dItalia, n. 3812), ebbe almeno 6
edizioni nel secolo XV e numerosissime nel XVI ... Gi nel 1477, alla fine della sua
edizione di Terenzio, Giovanni Calfurnio indic lautore nel F., mentre nel Vat. lat.
3442, appartenuto al Poliziano, Fulvio Orsini annot sul foglio di guardia il nome
di Antonio Loschi. Il De magistratibus fu restituito al F. dalledizione di Anversa
(G. Silvio, 1561) curata da Aegidius Wijths.
2 Compilato prima del 1443, cfr. D. MAFFEI, Gli inizi dellUmanesimo giuridico
(Milano 1956) 108. Il punto che qui interessa II 5 (si v. led. Parisiis, Gueffier,
1582). Nello stesso senso F. HOTOMANI De magistratibus populi R. cit. 404 (che cita
Cic. or. 46.156, ma non va oltre nel collegamento). Per una critica a tale, arbitraria,
derivazione si v. il comm. di PH. E. HUSCHKE nella sua edizione delle Incerti auctoris magistratuum et sacerdotiorum p. R. expositiones ineditae cit. 105.
GNATTI,

86

CAPITOLO SECONDO

viri collegae facti sunt. Quod vero capitalibus quaestionibus


praeessent, et carceris rerum capitalium agerent custodiam,
Capitales appellati sunt 3. Importante, a questo proposito,
lopera del napoletano Alessandro dAlessandro, studioso di
assoluta rilevanza per la ricostruzione del ius publicum romano
nellambito della scienza umanistica del secolo XVI 4: egli denomina 5 capitales i duoviri perduellionis, parla a proposito
dei tresviri di cognitio dei crimina e di animadversio in facinorosos, sottolinea la continuit con le competenze del praefectus vigilum, descrive il iudicium triumvirale come inapplicabile
a virgines e a immaturae puellae. Dopo aver menzionato i
triumviri nocturni, che pare distinguere dai capitales, parla
espressamente di iurisdictio (... si quando ius dicebant ... iura
dabant), che si sarebbe svolta non in tribunali sella curuli,

De magistratibus sacerdotiisque Romanorum libellus cit. 48 (si semplificata


la grafia). Il testo prosegue descrivendo la damnatio di Caio Manlio Capitolino (sic,
ma Marco, praenomen che proprio a seguito dellaccusa di adfectatio regni svolta
contro il personaggio in questione fu vietato ai membri della gens Manlia; per tutti:
TH. MOMMSEN, Rmische Forschungen II [Berlin 1879] 179 ss.; L. MINIERI, Mores
e decreta gentilicia, in Ricerche sullorganizzazione gentilizia romana cur. G. FRANCIOSI III [Napoli 1995] 159 ss.) e lintervento dei tresviri nella repressione della
congiura di Catilina (fonti di riferimento a p. 100). Nel Caput XXIII (p. 90, fonti a
p. 104), De quibusdam minoribus magistratuum speciebus, sono nominati i decemviri stlitibus iudicandis (qui ius in urbe dicerent), i quattuorviri e i tres monetales, non i capitales. Nel De Romanis Magistratibus, Sacerdotiis, Iurisperitis et Legibus ad M. Panthagatum libellus di Pomponio Leto, che si trova nelled. cit. in appendice allopera di Fiocchi, i tresviri si trovano menzionati (a p. 122) in una
sostanziale riproduzione del passo di Pomponio (l. sg. ench.) in D. 1.2.2.30.
4 Cfr., per un primo approccio al personaggio, M. DE NICHILO, s.v. DAlessandro, Alessandro, in Diz. biogr. it. XXXI (Roma 1985) 729 ss.; D. MAFFEI, Gli inizi
cit. passim (v. indice a p. 193); ID., Alessandro dAlessandro giureconsulto umanista
(Milano 1956); R. ORESTANO, Introduzione cit. 212 s. (e per altri luoghi Indice
dei nomi , p. 650).
5 ALEXANDRI AB ALEXANDRO Iurisperiti Neapolitani Genialium dierum libri
sex, varia ac recondita eruditione referti (Parisiis 1549) 144 s. (lib. III, cap. 16). I riferimenti alle fonti si trovano completi nelle note (di A. TIRAQUEAU, il dottissimo nuovo Varrone del Cinquecento francese, cfr. E. BESTA, s.v. Tiraquello,
Andrea, in EI. XXXIII [Roma 1937] 912) delled. Cum integris Commentariis ANDREAE TIRAQUELLI, DIONYSII GOTHOFREDI, J. C. CHRISTOPHORI COLERI et NIC.
MERCERI I (Lugduni Batavorum 1673) 740 s.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

87

sicut consules praetoresve, sed in subselliis velut tribuni et


quaestores 6.
Il padre della moderna storiografia sullantica Roma, B. G.
Niebuhr, riprese (ovvero le formul nuovamente sulla base
delle fonti) tali idee, limitando per il potere giurisdizionale
dei tresviri a casi di minore importanza 7. La posizione di Niebuhr, seppur espressamente criticata 8, fu tendenzialmente seguita da storici e antichisti del secolo scorso. In particolare
Rudorff, anche se incerto sulla precisa qualificazione giuridica
dellattivit dei tresviri 9, in un luogo della sua Storia del diritto
romano 10 parla espressamente di una summarische Plebejerund Sklavenjurisdiktion che sarebbe stata collegata con
lufficio dei tresviri 11. Altrove sembra addirittura descrivere le
competenze dei tresviri come funzionali ad una sorta di giusti-

Per un sunto (peraltro assolutamente parziale) delle interpretazioni umanistiche e moderne sulla presunta giurisdizione dei tresviri capitales: Magistratus
Romano-Germanus, processu historico-legalis representatus, antehac ... publicae
concertationi expositus; Postea ab Authore FRANCISCO JOSEPHO DE HERZ, in
Herzfeld, Jurium Doctore ... redactus ... mults locs auctus, et in usum Auditorum
magis illustratus Curante Filio FRANCISCO CHRISTOPHORO ... (Salisburgi 1738)
57 s.
7 Si v. ledizione a cura di M. ISLER della Rmische Geschichte di B. G. NIEBUHR III (Berlin 1874) 358 s.
8 Ad esempio da F. WALTER, Geschichte des Rmischen Rechts bis auf Justinian
I cit. 208 nt. 133, il quale sostiene che i tresviri si occupavano delle Verrichtungen
der niederen ffentlichen Polizei, ed attribuiva loro eine eigene Zuchtgewalt ber
die Knechte und geringe Leute (p. 308), cadendo forse in contraddizione (o forse
in una semplice imprecisione) quando scriveva (ibid. nt. 23) che Ihr Gericht war
bei der Mnischen Sule.
9 Come del resto anche WALTER, l.u.c.; descrive, infatti, Rmische Rechtsgeschichte II cit. 329, una Straf- und correctionelle Zuchtgewalt ber Sklaven und
geringere Leute che sembra di carattere esecutivo-amministrativo pi che giurisdizionale. Incerta mi appare la qualificazione giuridica delle polizeiliche Executionen der Triumviri capitales bei Verbrechern geringeren Standes (p. 455).
10 Rmische Rechtsgeschichte II cit. 332.
11 ... wurde mit dem Amte der Triumviri capitales verbunden. Nella stessa
pagina fa menzione (indicando le fonti di riferimento in nt. 7) di una Polizeijurisdiktion degli edili curuli.

88

CAPITOLO SECONDO

zia di classe 12. Ancora Dirksen 13 e Madvig 14, seppur in contesti isolati (e, forse, non troppo approfonditi), fecero loro lipotesi duna vera e propria giurisdizione criminale dei tresviri 15.
Certo, come si visto, non sempre agevole distinguere
con precisione unattivit giurisdizionale da una amministrativo-esecutiva, specie con riferimento ad unesperienza giuridica ed istituzionale come quella romana, alla quale sono
spesso inapplicabili, se non con il rischio di approssimazioni o
addirittura di falsificazioni, concetti ed istituti moderni.
Suggestiva 16, seppur come si visto non completamente originale 17, e molto ben ordita, la tesi di Wolfgang Kunkel sulla Polizeijustiz 18 dei tresviri capitales 19, secondo la
12 Rmische Rechtsgeschichte II cit. 323.
13 Ueber die Zeugnisse cit. 353: Wir kennen

die IIIviri capitales nur als Criminal-Richter fur gemeine Verbrechen.


14 Die Verfassung und Verwaltung des rmischen Staates II (Leipzig 1882) 311
(ove: niedere Kriminaljuridiktion), 292 s.; I (Leipzig 1881) 482;
15 Cfr. anche N. E. POLITIS, Les triumvirs capitaux cit. 74 ss.; F. F. ABBOTT, A
History and Description 3 cit. 210; e v. G. GEIB, Geschichte des rmischen Criminalprocesses cit. 227 s.
16 Sduisante, ma basata su peu de preuves la dice C. LOVISI, Contribution
cit. 162, che svolge unattenta critica, per taluni versi corrispondente a quella proposta in queste pagine.
17 Oltre alle opere citate supra (su ntt. 2-14) si v. anche H. FURNEAUX, in
P. Cornelii Taciti Annalium ab excessu divi Augusti libri. The Annals of Tacitus edited
with introduction and notes by H. F. Books I-VI 2 (Oxford 1896, rist. 1956) 91, 609
(riferita ad ann. 6.11.2): summary jurisdiction.
18 A proposito del termine (ma non del concetto: Kunkel si riferisce chiaramente ad una giurisdizione in senso moderno) si nota una certa ambiguit (si v.
in generale O. BULLE, G. RIGUTINI, Dizionario-italiano tedesco e tedesco-italiano II.
Tedesco-italiano 8 [Lipsia-Milano s.d., ma rist. an. della VI ed. 1920] s.v. Justiz, p.
553): Justiz sia Rechtswesen, giustizia, che Rechtspflege, amministrazione
della giustizia e, quindi, ordine giudiziario, magistratura, cfr. J. u. W. GRIMM,
Deutsches Wrterbuch IV/2 [X], bearb. v. M. HEYNE (Leipzig 1877, rist. an. Mnchen 1991) 2407; G. CONTE, H. BOSS, Dizionario giuridico ed economico II. Tedesco-italiano 4 (Mnchen 1989) s.h.v., p. 257; G. WAHRIG, Deutsches Wrterbuch
(Gtersloh-Mnchen 1991) s.h.v., p. 711; H. TROIKE STRAMBACI, E. HELFFRICH
MARIANI, Vocabolario del diritto e delleconomia tedesco-italiano 2 (Mnchen-Milano 1997) s.h.v., p. 677. B. G. NIEBUHR, Rmische Geschichte III cit. 359 aveva
parlato di Polizeygerichtsbarkeit, si cfr. la traduzione francese (delled. postuma
Berlin 1832 del III volume della Storia di Niebuhr) di M. P. A. DE GOLBRY, Histoire romaine VI (Paris 1837) 126 s.: juridiction de police.
19 W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 71 ss., 91 s., 135 s. Cfr. ID. Prinzipien des

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

89

quale questo collegio avrebbe esercitato una vera e propria


giurisdizione in materia criminale nei confronti degli schiavi,

rmischen Strafverfahrens, ora in Kleine Schriften zum rmischen Strafverfahrens


und zur rmischen Verfassungsgeschichte (Weimar 1974) 13, 26; ID., Linee di storia
giuridica romana (tr. it. della 6a ed. della Rmische Rechtsgeschichte [Kln-Wien
1972], Napoli 1973) 89, 94; ID., Quaestio, ora in Kleine Schriften cit. 49, 51, 75 s.,
87; ID., Staatsordnung II cit. 533 s. e nt. 7: secondo lo studioso cfr. p. 534 il
processo si svolgeva per sacramentum: ad esso si sarebbe riferito il iudicare della lex
Papiria (Fest. s.v. Sacramentum [468 L.], su cui v. infra cap. III 1). Si pu notare
che per il plebiscitum Papirium meramente conferm [sulla tesi di Albanese v. supra, cap. I] il iudicare dei tresviri, che sarebbe allora ben pi antico delle esigenze di
giustizia di polizia postannibaliche (come dallo stesso Kunkel affermato nelle Untersuchungen l. c.). La ricostruzione di Kunkel stata, nelle sue linee generali accolta (semmai un po sfumata), dalla storiografia corrente, soprattutto dalla manualistica, che ha potuto cos con facilit inquadrare le funzioni dei tresviri, cfr., tra gli
altri, A. W. LINTOTT, Violence cit. 102 ss.; A. SLLNER, Einfhrung in die rmische
Rechtsgeschichte 4 (Mnchen 1989) 78; W. HOBEN, Terminologische Studien zu den
Sklavenerhebungen der rmischen Republik (Wiesbaden 1978) 1 ss., 47 ss.; M. KASER, Storia del diritto romano (tr. it. Milano 1984) 124 ss.; J.-M. DAVID, Du comitium
la roche Tarpeinne ... Sur certains rituels dexcution capitale sous la rpublique, les
rgnes dAuguste et de Tibre, in Du chtiment dans la cit. Supplices corporels et
peine de mort dans le monde antique (Rome 1984) 131 ss., 147 (cfr. ID., Le patronat
judiciaire au dernier sicle de la rpublique romaine [Rome 1992] 25); F. CASSOLA, L.
LABRUNA, Linee 3 cit. 134 (cfr. IDD., Gli edili, i questori, i cd. vigintisexviri, in Lineamenti di storia del diritto romano 2 cit. 175 s.); R. E. MITCHELL, Patricians and Plebeians. The Origin of the Roman State (Ithaca 1990) 171; G. GILIBERTI, Elementi di
storia del diritto romano (Torino 1994) 99; O. TELLEGEN COUPERUS, A short history
of Roman law (London-New York 1993) 52, 88; D. CLOUD, The Constitution and
Criminal Law, in CAH. 2 IX (Cambridge 1994) 500; J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit. 16
s.; H. HORSTKOLTE, SB 7523 und der Veteranenstatus Mitte des 2. Jh.s n. Chr., in ZPE.
111 (1996) 356 e nt. 9; J. M. KELLY, Storia del pensiero giuridico occidentale (tr. it.
Bologna 1996) 99 e nt. 23; S.-A. FUSCO, Insolentia parendi cit. 318 nt. 55. Interessante notare come G. PUGLIESE, che in sede di recensione (cit. infra in nt. 23) fu
critico nei confronti della tesi prospettata da Kunkel, sia stato poi, in due scritti a
pi larga diffusione, pi possibilista sullesistenza dun tribunale dei tresviri, cfr.
Diritto penale romano, in V. ARANGIO-RUIZ, A. GUARINO, G. PUGLIESE, Il diritto
romano (Roma 1980) 271; ID., Le garanzie dellimputato nella storia del processo
penale romano, in Temi Romana 18 (1969) 610 [=Scritti giuridici scelti II cit. 610].
ER. MEYER, Rmischer Staat cit. segue Kunkel a p. 136: Daneben entstand mit der
Entwicklung Roms zur Grossstadt und der damit unvermeidlich zunehmenden
Verbrechenshufigkeit wohl seit den 3. Jahrhundert v. Chr. ein Sondergericht bei
den tresviri capitales vor allem zur schnellen Aburteilung gemeiner Verbrechen in
den unteren Volksschichten. In questo luogo, per, Kunkel non citato, lo in-

90

CAPITOLO SECONDO

dei soggetti provenienti dagli strati pi bassi della popolazione


e degli stranieri 20 che avessero commesso reati comuni 21. Nonostante il carattere altamente ipotetico 22, questa ricostruzione, per la risonanza che ha avuto 23 e per le considerazioni e

vece nella nota 54 di p. 513 (riferita a p. 179, ove loggetto la competenza per
cos dire civilistica; nella 1a cit. e 2a [1961] ed., rispettivamente a p. 168 e 179, non
v menzione della competenza giurisdizionale dei tresviri, che allora Meyer evidentemente mutu da Kunkel).
20 Con riguardo a questi ultimi, cfr. O. F. ROBINSON, The criminal law cit. 17,
ove un inquadramento della repressione in termini di coercitio.
21 Per quanto riguarda i reati comuni, B. SANTALUCIA, s.v. Processo penale
(diritto romano), in ED. XXXVI (Milano 1987) 332 e nt. 96 [=Scritti cit. 174 e
nt. 96], sembra aver anche in questo punto scalfito la ricostruzione di Kunkel, adducendo dei passi plautini dai quali si desumerebbe una competenza dei comitia
(ma, su Kunkel, v. la rec. cit. di PUGLIESE p. 160 [= Scritti giuridici II cit. 580]: le
fonti esaminate si riferiscono ai processi capitali realmente svoltisi, le testimonianze
plautine, quindi, non contano, o contano molto poco). Cfr. anche G. PUGLIESE, Linee generali dellevoluzione del diritto penale pubblico durante il principato, in
ANWR. II/14 (Berlin-New York 1982) 730 nt. 14 [= Scritti giuridici scelti II cit. 661].
22 Lintera ricostruzione del processo dei IIIviri capitales (Untersuchungen
cap. XII) pare molto ipotetica e del resto il Kunkel stesso, pi che fondarla sulle
fonti, la vorrebbe dedurre, in quanto afferma che se anche le fonti fossero difettose,
occorrerebbe presupporre la situazione da lui descritta, cos G. CRIF, Sul consilium del magistrato, in SDHI. 29 (1963) 298 nt. 7, che pure riconosce a Kunkel una
realistica ed efficace considerazione dei contrasti sociali nella disamina della attivit di polizia dei tresviri, Il processo criminale presillano, in Labeo 10 (1964) 108.
Sullaffermazione di KUNKEL (Untersuchungen cit. 76) si v. pi diffusamente innanzi nel testo. A favore delle ipotesi di Kunkel, con riferimento esplicito alle funzioni dei tresviri, si espresse G. BROGGINI, Le legis actiones, in Labeo 11 (1965) 371
[=Coniectanea. Studi di diritto romano (Milano 1966) 552], sostenendo che le tesi
tradizionali, su argomenti del genere, sono altrettanto ipotetiche quanto le nuove e
non possono perci esser ritenute valide fino a prova del contrario, ma solo se
continuano ad adempiere ad una funzione euristica in modo migliore di quanto non
lo facciano le nuove.
23 Si v. le recc. di A. BECK, in Ztschr. f. Schweiz. Recht 106 (1965) 251 ss.;
J. BLEICKEN, in Gnomon 36 (1964) 696 ss.; P. A. BRUNT, in RHD. 32 (1964) 440 ss.;
J. D. CLOUD, in Latomus 23 (1964) 876 ss.; M. J. COSTELLOE, in AJPh. 86 (1965) 193
ss.; G. CRIF, Il processo criminale presillano cit. 90 ss. (cfr. ID., Alcune osservazioni
in tema di provocatio ad populum, in SDHI. 29 [1963] 288 ss.; ID., Sul consilium cit.
296 ss.; G. SACCONI, Si negat, sacramento quaerito, in SDHI. 29 cit. 310 ss.); V. L.
DA NOBREGA, in Romanitas 7 (1965) 485 ss.; M. FUHRMANN, in Gtt. Gel. Anz. 219
(1967) 81 ss.; R. HAASE, in Ztschr. f. vergl. Rechtswiss. 66 (1964) 240 ss.; G. PU-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

91

le nuove ipotesi che ha generato 24, merita particolare attenzione.


La pi antica testimonianza della giurisdizione criminale
dei tresviri si troverebbe, secondo Kunkel 25, in una nota scena
plautina:
Plaut. Aul. 415-418. EU. Redi. Quo fugis nunc? tene, tene.
CO. Quid, stolide, clamas? / EU. Quia ad tris viros iam ego
deferam nomen tuom. CO. Quam ob rem ? / EU. Quia cultrum habes. CO. Cocum decet. EU. Quid comminatus / mihi?
CO. Istud male factum arbitror, quia non latu fodi.
Lavaro Euclione minaccia il cuoco Congrione di denunciarlo ai tresviri perch preoccupato sempre per la preziosa
pentola temeva il suo coltello. Ad tris viros iam ego deferam
nomen tuom: si tratterebbe, per Kunkel, di una vera e propria

GLIESE, in BIDR. 66 (1963) 153 ss. [= Scritti giuridici scelti II cit. 573

ss.]; A. N. SHER-

WIN-WHITE, in JRS. 54 (1964) 208 ss.; R. VILLERS, in REL. 41 (1963) 533 ss.
24 Cfr., di recente, W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 33 ss., spec. 36-47; O.

F.
ROBINSON, Ancient Rome: City Planning and Administration (London 1992) 175 ss.
Su un punto particolare, di rilevante interesse ai fini di questa indagine, la presunta
funzione giurisdizionale del pretore in materia criminale, v. dello stesso KUNKEL,
Linee di una storia giuridica romana cit. 88 s.; G. DULKHEIT, F. SCHWARZ, W. WALDSTEIN, Rmische Rechtsgeschichte. Ein Studienbuch 8 (Mnchen 1988) 67. Da ultimo il problema stato risollevato ed approfondito da D. MANTOVANI, Il pretore
giudice criminale in et repubblicana, in Athenaeum 78 (1990) 19 ss.; cfr. L. GAROFALO, Il pretore giudice criminale in et repubblicana?, in SDHI. 56 (1990) 366 ss.; D.
MANTOVANI, Il pretore giudice criminale in et repubblicana: una risposta, in Athenaeum 79 (1991) 611 ss.; L. GAROFALO, Il pretore giudice criminale in et repubblicana? In margine ad una risposta, in SDHI. 57 (1991) 402 ss.; A. GUARINO, I romani,
quei criminali, in Labeo 39 (1993) 234 ss.; D. A. CENTOLA, Recenti studi di diritto
criminale romano. Spunti e prospettive di ricerca, in SDHI. 63 (1997) 4 s. Contrario
mi sembra F. DE MARTINO, Storia della costituzione I 2 cit. 432, che invece sottolinea i poteri di coercitio criminale dei consoli (v. 422 e cfr., a p. 425, un cenno,
con riferimento allordine pubblico, duna competenza propria anche dei pretori).
25 Untersuchungen cit. 38 s., 64 ss.
26 Invero (sul ruolo dei tresviri nella fase preparatoria e introduttiva dei giudizi
criminali si v. pi ampiamente infra 157 ss.), come ha notato B. SANTALUCIA, Note
sulla repressione dei reati comuni in et repubblicana, in Idee vecchie e nuove sul

92

CAPITOLO SECONDO

nominis delatio 26, atto introduttivo di un processo penale davanti ai triumviri 27.
diritto criminale romano cit. 14 [= in BIDR. 91 (1988) 217=Scritti cit. 137]: nomen
deferre ha tutta laria di essere una delle espressioni correntemente usate per indicare la segnalazione di un fatto costituente reato allautorit di polizia ... piuttosto
che lespressione tecnica che nel regime delle corti permanenti designa latto con cui
si promuove il processo. Sulla delatio nominis si v. ora V. GIUFFR, Nominis delatio e nominis receptio. in Labeo 40 (1994) 359 ss., da confrontare con B. SANTALUCIA, Cicerone e la nominis delatio, ibid. 43 (1997) 404 ss. (assai utile la nt. 24 a
p. 411 sulla terminologia delle fonti); ID., Ancora in tema di nominis delatio, ibid.
44 (1998) 462 ss. Cfr. anche la rec. a Kunkel di G. PUGLIESE (cit. in nt. 23) 166
[=Scritti giuridici scelti II cit. 589]; dello stesso SANTALUCIA, s.v. Processo penale
(dir. rom.), cit. 333 nt. 104 [= Scritti cit. 176 nt. 104] e D. MANTOVANI, Il problema
dellaccusa popolare. Dalla quaestio unilaterale alla quaestio bilaterale (Padova
1989) 22 e nt. 61.
27 La denuncia si sarebbe fondata su una norma il cui contenuto sarebbe poi
stato compreso nella lex Cornelia de sicariis di Silla (cfr. D. 48.8.1 pr. [Marcian. 14
inst.]. Lege Cornelia de sicariis et veneficis tenetur, qui hominem occiderit ... quive
hominis occidendi furtive faciendi causa cum telo ambulaverit; sul testo, brevemente,
L. DE GIOVANNI, Per uno studio delle Institutiones di Marciano, in SDHI 49 [1983]
137=Giuristi severiani. Elio Marciano [Napoli 1989] 66) che avrebbe punito gi
allinizio del II sec. a.C. chi portasse armi (cfr. W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 69
e nt. 258; ID., Quaestio cit. 48 s.; D. MANTOVANI, Il problema dorigine cit. 22 ss.).
J.-C. GENIN, Le rpression des actes de tentative en droit criminal romain (thse,
Lyon 1968) 95 ss., descrive lambulare cum telo della lex Cornelia come atto di tentativo, in una prospettiva che tenta di coordinare le risultanze delle fonti antiche
con la dogmatica penalistica moderna (cfr. anche B. BIONDI, Il diritto romano cristiano II. La giustizia-Le persone [Milano 1952] 310). Non sembra, comunque si
voglia interpretare il testo, coglierne laspetto comico (semmai liperbolico riferimento ad un coltello come ad unarma) I. L. USSING, in T. Maccii Plauti Comoediae
recensuit et enarravit I. L. U. II (Havniae 1878) 320. La situazione desumibile da
questa fonte pare per pi testimoniare unesplicazione di poteri di polizia (v. innanzi). Comunque, contro linterpretazione che nel luogo cit. si propone di telum
che fonda la detta teoria v. D. 50.16.233.2 (Gai. 1 ad l. XII Tab.) [=I. 4.18.5]. Telum volgo quidem id appellatur, quod ab arcu mittitur: sed non minus omne significatur, quod mittitur manu: ita sequitur, ut et lapis et lignum et ferrum hoc nomine
contineatur: dictumque ab eo, quod in longinquum mittitur, Graeca voce figuratum
ajpo; tou` thlou`. Et hanc significationem invenire possumus et in Graeco nomine:
nam quod nos telum appellamus, illi bevlo appellant ajpo; tou` bavllesqai. Admonet
nos Xenophon, nam ita scribit: kai; ta; bevlh oJmovse ejevreto, lovgcai toxeuvmata
sendovnai, plei`stoi de; kai; livqoi. Et id, quod ab arcu mittitur, apud Graecos quidem
proprio nomine tovxeuma vocatur, apud nos autem communi nomine telum appellatur. Cfr. E. CANTARELLA, I supplizi capitali in Grecia e a Roma (Milano 1991) 335,
423 nt. 51; D. FLACH, Die Gesetze cit. 174. Sullindividuazione del testo di Seno-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

93

Tenendo per il momento da parte lillazione 28 fondante


questa parte della ricerca di Kunkel, secondo la quale Dass es
eine Instanz dieser Art schon in der Republik gegeben hat, ist
gar nicht verwunderlich. Wir mssten im Gegenteil ihre Existenz selbst dann vermuten, wenn wir keinerlei Anhaltspunkte
dafr htten 29, procediamo ora allanalisi delle fonti, per valutare poi dal punto di vista meramente teorico i risultati di
Kunkel sulla Polizeijustiz. Ci si accinge, per cos dire, ad
una verifica, per dimostrare che la critica a Kunkel 30, seppur su
questo punto non particolarmente approfondita, non ebbe
torto a reagire alla innovativa impostazione della repressione
dei reati comuni nella Roma repubblicana.
Dopo aver brevemente introdotto la figura dei nostri magistrati ed averne spiegate le competenze giurisdizionali 31 col
collegamento funzionale che questi avrebbero avuto col pretore (urbano) 32, Kunkel passa ad esaminare i singoli casi in cui
gli autori antichi testimonierebbero a suo giudizio lesistenza di detta competenza.
Il primo passo preso in considerazione :
Cic. pro Cluent. 13.38-39 33. Qui cum unum iam et alterum
fonte (Anab. 5.2.14), da parte di Ioannes Matalius Metellus (Jean Matal, giureconsulto della Franca Contea, c. 1510-1598, cfr. J.-L. FERRARY, Correspondance de Lelio Torelli avec Antonio Augustin et Jean Matal (1542-1553) [Como 1992] 243), come
risulta da una lettera ad Augustinus del 17 gennaio 1543, v. A. MAZZARINO, Appunti
sul metodo III. Per unedizione critica dellOrigo gentis Romanae, in Hlk. 33-34
(1993-94) 509 e ntt. 125 s.
28 Su questa scelta metodologica cfr. gi G. CRIF, Sul consilium cit. 297 nt. 7.
29 W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 76.
30 Cfr. in particolare B. SANTALUCIA, La repressione penale e le garenzie del
cittadino, in Storia di Roma II/1. La repubblica imperiale (Torino 1990); P. A. BRUNT,
rec. a KUNKEL, Untersuchungen cit. 445, e G. PUGLIESE, rec. a KUNKEL, Untersuchungen cit., 167 [= Scritti giuridici scelti II cit. 590].
31 Untersuchungen cit. 71.
32 V. supra 80 nt. 331.
33 Scarne annotazioni su questo testo si trovano nelle edizioni (con tr. it.) della
pro Cluentio curate da G. PUGLIESE, Lorazione per Aulo Cluenzio Abito (Milano
1972, rist. 1992) 98 ss. e ntt. 15-16 a p. 263, e da V. GIUFFR, Avvocati, imputati e
giudici nella pro Cluentio ciceroniana (Napoli 1993) 50 ss. e ntt. 12-13 a p. 174.

94

CAPITOLO SECONDO

diem desideraretur neque in eis locis ubi ex consuetudine quaerebatur inveniretur, et Oppianicus in foro Larinatium dictitaret nuper se et suos amicos testamentum eius obsignasse, liberti Asuvi et non nulli amici, quod eo die quo postremum
Asuvius visus erat Avillium cum eo fuisse et a multis visum
esse constabat, in eum invadunt et hominem ante pedes Q.
Manli qui tum erat triumvir constituunt. Atque illic continuo
nullo teste, nullo indice recentis malefici conscientia perterritus omnia, ut a me paulo ante dicta sunt, exponit Asuviumque
a sese consilio Oppianici interfectum fatetur. 39. Extrahitur
domo latitans Oppianicus a Manlio; index Avillius ex altera
parte coram tenetur. Hic quid iam reliqua quaeritis? Manlium
plerique noratis; non ille honorem a pueritia, non studia virtutis, non ullum existimationis bonae fructum umquam cogitarat, sed ex petulanti atque improbo scurra in discordiis civitatis
ad eam columnam ad quam multorum saepe conviciis perductus erat tum suffragiis populi pervenerat. Itaque tum cum Oppianico transigit, pecuniam ab eo accipit, causam et susceptam
et tam manifestam relinquit ... 34.
Il reato, in questo ben noto caso 35, chiaramente un omicidio. Il sospettato viene condotto da liberti e amici della vit34

A differenza di diversi editori e studiosi che hanno preso in considerazione


questo testo, preferiamo la lettura del relinquere finale al presente (seppur logicamente si possa prospettare reliquit), che ben si accorda col precedente transigit
e con landamento del discorso di Cicerone, che usando questo tempo, rende pi
partecipi gli ascoltatori. Hanno relinquit, seguendo il Palimpsestus Taurinensis,
A. C. CLARK, M. Tulli Ciceronis Orationes I (Oxonii 1905, rist. 1965) ad h. l.;
S. RIZZO, M. Tulli Ciceronis Pro A. Cluentio Habito (Milano 1991) 72.
35 Ampia analisi in B. SANTALUCIA, Note cit. 5 ss. [= in BIDR. 91 cit. 209 ss.
=Scritti cit. 129 ss.]; M. BALZARINI, Il problema della pena detentiva nella tarda repubblica: alcune aporie, in Il problema della pena criminale tra filosofia greca e diritto
romano, cur. O. DILIBERTO (Napoli 1993) 383 ss. (su cui v. lintervento di B. SANTALUCIA, ibid. 418 s.); M. P. PIAZZA, La disciplina del falso nel diritto romano (Padova 1991) 110. Sul triumviro Manlio e le sue attivit presso la colonna Menia, v. M.
BALZARINI, Il furto manifesto tra pena pubblica e privata, in Illecito e pena privata in
et repubblicana. Atti Copanello 1990 cur. F. MILAZZO (Napoli 1992) 60 ss. e cfr. C.
CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 444 ss.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

95

tima davanti a un triumviro 36, che lo mette a confronto con il


presunto istigatore, il quale la fa franca corrompendo il magistrato. Qui, invero, Kunkel molto cauto (Wie dem aber
auch sein mag, Mommsens Meinung, die tresviri capitales seien
nur zu verlufigen Massnahmen, nicht aber zur Aburteilung
eines Verbrechers befugt gewesen, lsst sich jedenfalls aufgrund
dieses Zeugnisses nicht bndig widerlegen 37), ma, comunque,
parla di un dibattimento penale (strafprozessuale
Verhandlung), tenutosi davanti al tribunal dei tresviri 38. Ancora, si riferisce esplicitamente ad un processo davanti ai
triumviri capitales, citando questo passo nel suo studio sulle
quaestiones 39. Il tenore testuale non pare per in alcun modo
testimoniare unattivit giurisdizionale. Il relinquere causam,
anzi, dimostra una non attivit, quando invece, se il triumviro
avesse avuto la possibilit di decidere con un atto formale
(sentenza), avrebbe potuto mandare assolti i due, e non insabbiare il caso. Analizzando questa fonte, poi, Kunkel non

36 Kunkel non spiega in alcun modo il funzionamento di questo processo, si


sarebbe portati ad immaginare unaccusa informale di liberti ed amici e la conseguente iniziativa del magistrato. Non convince lopinione espressa dallo studioso
tedesco nellarticolo Quaestio cit. 75 s.
37 Untersuchungen cit. 72
38 In realt di un tribunal dei tresviri capitales nelle fonti non v alcuna traccia
(e per dimostrare che la locuzione ante pedes non indica necessariamente come
sembrerebbe dalle parole di Kunkel lesistenza di un tribunal, basti guardare in un
qualsiasi buon lessico latino s.v. pes). Comunque tribunal non sempre tribunale, luogo giurisdizionale, cfr. tra le altre fonti Plin. n. h. 16.1.3; Tac. ann. 1.18.2,
2.83.2. Per tutti, sul punto, C. GIOFFREDI, s.v. Tribunal, in NNDI. XIX (Torino
1973) 694 ss.; ID., I tribunali del Foro, in SDHI. 9 (1943) 227 ss., ove a p. 260 sono
ricordati i subsellia dei tresviri capitales, cui venivano condotti per ricevere la
pena i ladri e gli schiavi colpevoli (i subsellia dei tresviri sono menzionati da Ps.
Asc. 200 St., v. infra 173). Cfr. anche J. RONKE, Magistratische Reprsentation im
rmischen Relief. Studien zu standes- und statusbezeichnenden Szene I (Oxford
1987) 138 ss.
39 W. KUNKEL, s.v. Quaestio cit. 75.
40 Sembra da preferire questa lezione a crimen Avillianum, presente in alcuni
manoscritti della pro Cluentio (cfr. le edd. critiche di A. C. CLARK e S. RIZZO citt.

96

CAPITOLO SECONDO

tenne conto di un dato che pare interessante: in seguito un


processo contro Oppianico, per questo stesso reato, fu tenuto:
Cic. pro Cluent. 13.39. ... Ac tum in Oppianici causa crimen hoc Asuvianum cum testibus multis tum vero indicio
Avilli comprobabatur; in quo Oppianici nomen primum esse
constabat, eius quem vos miserum atque innocentem falso
iudicio circumventum esse dicitis.
Un vero e proprio processo per il crimen Asuvianum 40 fu
dunque poi celebrato, con testimonianze e lindicium 41 di Avillio. Strano: nella prospettiva kunkeliana ci troveremmo di
fronte a due giudizi, in due tribunali diversi 42, sullo stesso oggetto e contro lo stesso imputato, con decisioni contrastanti.
Oppianico, se Manlio avesse giudicato a suo favore, avrebbe
potuto in qualche modo allegare la sua decisione. In ogni
caso, Kunkel non d ragione del perch Avillio e poi Oppianico furono condotti davanti ad un triumviro nelle funzioni di
giudice. Avrebbe potuto farlo riferendosi alla posizione sociale
di Avillio 43. Ma due elementi ancora non quadrano: se pure
fosse vera la grande povert di questuomo la fonte, Cicerone, non naturalmente qui troppo attendibile, perch tende

ad h. loc.), anche perch definirlo Avillianum avrebbe concentrato lattenzione


sullesecutore materiale e non come era nellinteresse di Cicerone sullistigatore.
41 A. C. CLARK, nella sua edizione della pro Cluentio (nt. 16) rese con illius
testamento lespressione indicio (o: indiciis) illius dei manoscritti (cfr. G. PUGLIESE,
Lorazione cit. 103). Qui si seguita linterpretazione di S. RIZZO (nt. 16). Comunque, nella deposizione del correo, Oppianico fu il primo nella lista degli implicati,
cos V. GIUFFR, Imputati, avvocati e giudici cit. 53, nella traduzione di questo
luogo.
42 Con tutta verisimiglianza, poi, il secondo non si sarebbe svolto davanti ad
un triumviro. Perch, visto che non sembrano mutati i presupposti? Kunkel, naturalmente, non lo spiega.
43 Cic. pro Cluent. 13.36. ... Fuit Avillius quidam Larino perdita nequitia et
summa egestate, arte quadam praeditus ad libidines adulescentulorum excitandas
accommodata. Cfr. E. KLEBS, s.v. Avillius, 2, in PWRE. II/2 (Stuttgart 1896) 2392.
44 Dal racconto di Cicerone, divertente, il personaggio pi riconducibile

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

97

al discredito di sicuro non apparteneva a quel proletariato


urbano assunto a sfera soggettiva di competenza giurisdizionale in materia criminale dei tresviri capitales 44. In pi, di sicuro, proletario non era Oppianico che, implicato nel caso
dallo stesso Avillio, sembra assumere una posizione processuale parallela a quella di questultimo 45.
I due casi seguenti, in cui i tresviri svolgono delle funzioni
che paiono esecutive, non sembrano in alcun modo dimostrare
unattivit giurisdizionale 46 e possono chiaramente spiegarsi
nellambito dellesplicazione di poteri di polizia:
Gell. 3.3.15. Sicuti de Naevio quoque accepimus fabulas
eum in carcere duas scripsisse, Hariolum et Leontem, cum ob
allambiente del proletariato urbano pare proprio il triumviro Manlio, sul quale si
v. da ultimo C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 444 ss.
45 Oppianico istigatore del delitto. Nella riflessione dei giuristi romani, certo
assai posteriore rispetto ai tempi che ci interessano, listigazione era forma partecipativa principale, correit (cfr. D. 47.2.55.4, Gai. 13 ad ed.); ne derivava la stessa
pena irrogata al materiale esecutore. In generale, la concezione di concorso morale
nel reato (usando una terminologia moderna) fu assai larga, arrivando a comprendere, in alcuni casi (e cio quando sussisteva lobbligo di denuncia), anche i soggetti
che erano meramente a conoscenza del fatto criminoso (consci, cfr. Tertull. apol.
2.8. ... in reos maiestatis et publicos hostes omnis homo miles est: ad socios, ad conscios usque inquisitio extenditur). Ampiamente L. SCHUMACHER, Servus index. Sklavenverhr und Sklavenanzeige im republikanischen und kaiserlichen Rom (Wiesbaden 1982); T. SPAGNUOLO VIGORITA, Utilitas publica. Denunce e pentiti nel mondo
romano, in Panorami 6 (1994) 260 ss.; P. CERAMI, Accusatores populares, delatores,
indices. Tipologia dei collaboratori di giustizia nellantica Roma, in Index 26 (1998)
117 ss.; cenni in F. CARNAZZA RAMETTA, Studio sul diritto penale dei romani (Catania 1883, rist. an. Roma 1972) 150 s.; TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 91;
C. FERRINI, Diritto penale romano. Teorie generali (Milano 1899) 276 ss.; G. F. FALCHI, Diritto penale romano (dottrine generali) I (Treviso 1930) 194; C. GIOFFREDI, I
principi del diritto penale romano (Torino 1970) 111 ss.; U. BRASIELLO, s.v. Concorso di persone nel reato (dir. rom.), in ED. VIII (Milano 1961) 561 ss. (con ulteriore bibliografia); V. GIUFFR, La repressione criminale nellesperienza romana. Profili 4 (Napoli 1997) 151 s. Cfr. F. GUIZZI, Aspetti giuridici del sacerdozio romano. Il
sacerdozio di Vesta (Napoli 1968) 145 nt. 11, ove la distinzione tra le figure di socius,
auctor e minister e alcuni spunti sulla condizione dellistigatore nel periodo della
repubblica. A tal ultimo proposito si v. Cic. pro Cluent. 20.56.
46 Invero anche qui Kunkel abbastanza cauto: Untersuchungen cit. 72.
47 Ampia la letteratura sul caso di Nevio. Cfr. infra 137 ss.

98

CAPITOLO SECONDO

assiduam maledicentiam et probra in principes civitatis de


Graecorum poetarum more dicta in vincula Romae a triumviris coniectus esset ... 47.
Gellio narra che Nevio fu condotto in carcere dai tresviri
per aver offeso, secondo un costume greco, i principes civitatis 48, e che l scrisse due fabulae, niente altro 49. Problemi delicati sorgono in ordine alla qualificazione del reato ed alla natura del provvedimento repressivo, sempre per inquadrabile
tra gli atti esecutivi di polizia 50. Se vi fu giurisdizione nei confronti del poeta, non pare possa essere stata dei tresviri 51.
Altro caso accostato da Kunkel a quello di Nevio :
Plin. n. h. 21.3.8. ... P. Munatius cum demptam Marsuae
coronam e floribus capiti suo imposuisset atque ob id duci
eum in vincula triumviri iussissent, appellavit tribunos plebis
nec intercessere illi ...
Pur non immediatamente comprensibile in tutti i suoi significati giuridici e religiosi, il passo , per quanto riguarda loperato dei tresviri, abbastanza chiaro: un ordine di in vincula
ductio 52. Probabilmente Publio Munazio era stato sorpreso
dagli ausiliari dei tresviri (o da un triumvir stesso) in servizio di
ronda (o forse cera stata una sorta di denuncia 53 anche in48

Sulla storicit del racconto gelliano, per tutti, con letteratura, G. DE SANStoria dei romani IV/2.1 (Firenze 1953, rist. 1973) 8 s. e nt. 23, riferimento alla
carcerazione a p. 9 nt. 25, in rapporto a Plaut. Mil. 211 s.
49 Cfr. E. FRAENKEL, s.v. Naevius, 2, in PWRE. Suppl. VI (Stuttgart 1935) 625,
ove un cenno alla presunta allegra prigionia del poeta.
50 V. infra 117 ss.
51 Inoltre, secondo la ricostruzione prospettata supra, in questepoca i tresviri
potrebbero essere ancora dei semplici ausiliari, non ancora magistrati: un potere,
formalizzato come giurisdizione criminale sul cittadino (tale era Nevio, v. infra
137 nt. 211), appare irreale.
52 Cfr. J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit. 19.
53 Cos si spiegherebbe anche la possibilit di appellatio ai tribuni. Poco probabile la ricostruzione, alquanto teatrale, di J.-M. DAVID, Le patronat judiciaire cit.
25 s.: Ainsi se trouvait dlimit lespace concret de lexercice de la procdure criCTIS,

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

99

formale di comportamento contrario al buon costume)


nella zona ove sorgeva la statua di Marsia 54, luogo mal frequentato e, verisimilmente turbolento 55. Insomma, luso di
una corona sottratta alla statua di una divinit, forse il gesto
stesso della sottrazione, avevano dato scandalo e ne era conseguito un provvedimento coercitivo 56: arresto, non giurisdiminelle ordinaire: entre les rostres, la basilica Porcia et labrupt du Capitole, sur une
petite place dont la configuration permettait justement quentre le moment o un
triumvir donnait lordre darreter un individu et celui o il franchissait la porte de
la prison, les tribuns, alerts par ses cris, pussent intervenir et le protger de leur
puissance.
54 La statua si trovava nei pressi del tribunal del praetor urbanus, v. A.
BURCKHARDT, s.v. Marsyas, in PWRE. XIV/2 (Stuttgart 1930) 1993 s.; C. GIOFFREDI, I tribunali cit. 256 ss.; ID., Il Marsia del Foro, appendice a I tribunali cit., p. 275
ss.; F. COARELLI, Il foro romano II cit. 36 ss., 91 ss., 104 ss., 110 ss. Il Marsia del foro
fu raffigurato in una serie di denari fatti coniare (tra l84 e l81 a.C., cfr. T. R. S.
BROUGHTON, The Magistrates of the Roman Republic II [New York 1952] 445) da L.
Marcio Censorino (riproduzioni delle monete si possono vedere in A. BANTI, Corpus nummorum Romanorum. Monetazione repubblicana [Firenze 1981] 87 ss., nr.
83-90; cfr. F. COARELLI, op. ult. cit. 51 e lett. ivi cit. in nt. 43; E. A. SYDENHAM, The
coinage cit. 117 s., nrr. 736, 737), e negli Anaglypha Traiani (foto in F. COARELLI, op.
cit. 108 s.).
55 Cfr. Horat. sat. 1.6.120; Serv. in Aen. 4.58.
56 Non so se il caso possa sussumersi sotto la fattispecie di sacrilegium (per
tutti v. TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 760 ss.); a parte la probabile non
sistemazione del crimen nel periodo che ci riguarda lepisodio infatti da far risalire alla media repubblica, met del II secolo, secondo F. MNZER, s.v. Munatius,
16, in PWRE. XVI/1 (Stuttgart 1933) 537: probabilmente Munazio sarebbe da identificare col Munazio Ebra menzionato in un frammento del comico Pomponio (14,
in O. RIBBECK, Comicorum Romanorum fragmenta 3 [Leipzig 1889] 272) , forse
una corona di fiori posta sul capo duna statua di un satiro (divinit minore) non era
considerata una res sacra. W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 72 nt. 273, ipotizza che
il triumviro sia intervenuto cos energicamente perch per i Romani il Marsia del
foro avrebbe rappresentato Silvano, che seppur non ammesso im offiziellen
rmischen Staatskult (cos K. LATTE, Rmische Religionsgeschichte 2 [Mnchen
1967] 83 nt., cfr. G. WISSOWA, Religion und Kultus der Rmer 2 [Mnchen 1912] 213
part. nt. 4) godeva di gran considerazione presso il popolo. Questa interpretazione sembra contrastare con lapprofondito studio di F. COARELLI, Il foro romano
II cit. 36 ss., 91 ss., 104 ss., 110 ss., che ha tra laltro fatto giustizia di quella teoria
che vedeva in Marsia un nome volgare per individuare Silvano. Si tratt dunque, pi
probabilmente, della risposta ad una offesa alla morale pubblica, ovvero dellapplicazione dun generico potere di controllo nellambito della pi ampia amministrazione dei beni statali, cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 480. Si v.

100

CAPITOLO SECONDO

zione. Anche la reazione di Munazio, e cio lappellatio, sembra corrispondere ad un atto di coercizione magistratuale 57.
Del resto non a caso questo avvenimento , nellopera di Plinio,
strettamente collegato ad un altro caso di incarceramento 58:
Plin. 21.3.8. ... ingensque et hinc severitas. L. Fulvius argentarius bello Punico secundo cum corona rosacea interdiu
<e> pergula sua in forum prospexisse dictus ex auctoritate senatus in carcerem abductus non ante finem belli emissus est 59.

comunque F. GNOLI, Sen. benef. 7.7.1-4, in SDHI. 40 (1974) 401 ss. ove letteratura
sul furto di res sacrae e, in generale sul sacrilegium, ID. Rem privatam de sacro surripere (Contributo allo studio della repressione del sacrilegium in diritto romano),
ibid. 151 ss.; cfr. anche ID., D. 48,13,13. Nota esegetica sulla tutela delle res sanctae,
in Studi in onore di C. Grassetti II (Milano 1980) 905 ss. Sulle origini della tutela
delle cose sacre e pubbliche in relazione alla perdita di religiosit postannibalica,
anche in riferimento al caso in questione, si v. C. BUSACCA, Riflessioni sullinterdetto
ne quid in loco sacro fiat, in Atti Acc. Peloritana dei Pericolanti (1977) 7 ss. Interessante come la statua sia stata al centro dunaltra storia di corone: Giulia, figlia di
Augusto, nelle sue scorribande notturne, incoron exemplum licentiae ripreso dal
padre proprio il Marsia, presso il quale aveva quotidiani, licenziosi (cfr. Sen. phil.
ben. 6.32.1) intrattenimenti: ... Apud nos exemplum licentiae huius non est aliud
quam filia divi Augusti, cuius luxuria noctibus coronatum Marsyam litterae illius dei
gemunt (cos Plin. n. h. 21.6.9 = Epist. frg. 48 Malcovati, in Imperatoris Caesaris
Augusti Operum fragmenta 5 [Torino 1969] 27). Il fatto che non solo privare la
statua di una corona, ma anche apporne una fosse considerato riprovevole, se non
delittuoso (cfr. il passo di Seneca cit.), pu servire ad inquadrare il caso di Publio
Munazio nellambito della repressione delle offese portate alla pubblica morale.
57 Cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 353 ss. (v. anche 363);
IV/1 cit. 512.
58 Plinio sta sottolineando la severitas romana con riferimento alluso di corone, che contrappone ai licenziosi costumi greci: 21.3.9. ... aliter quam Athenis, ubi
comissabundi iuvenes ante meridiem conventus sapientium quoque doctrinae frequentabant ... Interessante dal punto di vista della storia della cultura quanto nel de
corona scriver lapologeta Tertulliano circa 130 anni dopo (post 207), mettendo in
relazione la severitas cristiana, che non ammette luso di tali simboli, uso proprio,
invece, dei pagani (greci, ma questa volta anche, e soprattutto, romani).
59 Non dato sapere se Fulvio avesse qualche diritto a portare la corona (cfr.
XII tab. 10.7: Plin. n.h. 21.3.7; Cic. de leg. 2.24.60).
60 I due casi potrebbero anche pi latamente riferirsi alla competenza senatoria
di controllo sulle manifestazioni di culto e sulle eventuali devianze di queste. In

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

101

Siamo chiaramente di fronte ad una misura restrittiva della


libert personale (anche qui rilev il comportamento palese?),
non giurisdizionale, che dimostra luso che in et repubblicana si fece del carcer 60. Interessante anche come il provvedimento fosse preso verisimilmente da un magistrato (edile?
o da un ausiliario: triumvir capitalis?) ex auctoritate senatus 61, seguendo cio le direttive del massimo organo tutore
dellordine pubblico cittadino 62. Per questi casi ha ragione
generale cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione I 2 cit. 478. Adde L. LABRUNA,
Vim fieri veto. Alle radici di una ideologia (Napoli 1971) 62 ss.; R. A. BAUMAN, The
Suppression of the Bacchanals: Five Questions, in Historia 39 (1990) 334 ss.; J. M.
PAILLER, Bacchanalia cit. 151 ss., 247 ss.
61 La storiografia dominante (cfr., per tutti, P. WILLEMS, Le snat II cit. 222 s.),
sulla base soprattutto di alcuni passi duna lettera di Marco Celio a Cicerone (Cic.
ad fam. 8.8.5 ss., v. il commento di A. CAVARZERE, in Marco Celio Rufo, Lettere
(Cic. fam. l. VIII) cit. 326 ss.; i testi si trovano in WILLEMS, o. u. c. 222 nt. 1 ed in FIRA.
I 2 266 ss., nr. 37) ha descritto lauctoritas senatus come termine tecnico indicante
un senatoconsulto che avesse subito lintercessione tribunizia. Se una deliberazione
formale del senato, sminuita dallatto contrario dei tribuni plebis era cos da qualificare, non sembra comunque che auctoritas senatus non significhi anche qualsiasi
deliberazione (soprattutto nei confronti dei magistrati: cfr. F. DE MARTINO, Storia
della costituzione 2 I cit. 485, 267) non formalizzata in un senatusconsultum. Auctoritas ha, insomma, significato molto ampio e spesso designa la semplice potest del
senato (cos F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 152, da vedere anche
per il rapporto auctoritas patrum/auctoritas senatus; cfr. ID., Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 481; J. HELLEGOUARCH, Le vocabulaire cit. 311 s.); L. AMIRANTE,
s.v. Auctoritas, in NNDI. I/2 (Torino 1958) 1536 s.; G. MANCUSO, Senatus auctoritas. Sulla denominazione del senatoconsulto inefficace, in Labeo 27 (1981) 12 ss.;
A. MAGDELAIN, De lauctoritas patrum lauctoritas senatus, in Iura 33 (1982) 25 ss.;
V. MANNINO, Lauctoritas patrum (Milano 1979) 122 ss.; ID., Ancora sugli effetti
della lex Publilia Philonis de patrum auctoritate e della lex Maenia, in Iura 45 (1994)
94 ss. (ivi ulteriore ampia bibliografia), spec. 123.
62 Se lordine in questo caso fu rivolto ad un triumviro ci troveremmo di fronte
ad unapplicazione pratica della disposizione generale, menzionata da Cicerone nel
de legibus (3.3.6 i. f.), secondo cui i magistrati minori ... quodcumque senatus creverit agunto. Cfr. anche Rhet. ad Her. 4.35.47.<... Magistratum est officium> opera et
diligentia consequi senatus voluntatem, su cui J. M. RAINER, Einfhrung 145 s. e nt.
582. Lopinione di P. WILLEMS, Le snat II cit. 233 s., secondo la quale un ordine del
senato per giungere ai magistrati minori ed ottenere efficacia necessitava del filtro
dun magistrato maggiore non pare da accogliersi. V. anzi la lettura di W. KUNKEL,
Staatsordnung II cit. 244 nt. 502, delle due fonti appena citate. Non questa la sede
per scandagliare la serie di interventi del senato a noi noti nel campo dellordine

102

CAPITOLO SECONDO

Kunkel 63, quando contesta il troppo schematico e rigido inquadramento mommseniano nelle categorie sistematiche di
Prventivhaft o di provisorische Notmassregeln 64, ma ci
non consente di qualificarli come applicazione di una giurisdizione criminale.
Pi articolata e interessante dal punto di vista giuridico la
vicenda del centurione Caio Cornelio, tramandataci da
Val. Max. 6.1.10. ... C. Pescennius IIIvir capitalis C. 65 Cornelium fortissimae militiae stipendia emeritum virtutisque nomine quater honore primi pili ab imperatoribus donatum,
quod cum ingenuo adulescentulo stupri commercium habuisset, publicis vinculis oneravit. A quo appellati tribuni, cum de
stupro nihil negaret, sed sponsionem se facere paratum diceret,

pubblico, dai senatusconsulta dei casi politicamente pi impegnativi (basti pensare


a quello de Bacchanalibus ed ai sc.a ultima della crisi repubblicana) alle auctoritates
(come quella riferita nel testo) che servivano evidentemente a risolvere casi dubbi di
minore rilevanza politica e/o sociale. Discendevano, comunque, da quello insieme
indefinito di ... facolt che impossibile indicare esaurientemente ed anche solo
schematizzare, senza tradire il senso politico e distorcerne il valore istituzionale
espressione della sostanziale supremazia del senato (cos F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 175 s., cfr. IDD., Il senato, il ceto equestre, la nobilitas, in Lineamenti di storia del diritto romano 2 cit. 199), che si esplicava nel coordinamento con
i magistrati, soggetti esecutivi perch dotati di potestas (o imperium e potestas). Si
v., per tutti, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 478; II cit. 148, 190.
Cfr. W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 54 ss. Sul rapporto tra senato e magistrati
(soprattutto maggiori) v. W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 242 ss., 549; e ora R.
FEIG VISHNIA, State, Society and Popular Leaders in Mid-Republican Rome 241-167
BC (London-New York 1996) 181 ss.
63 Untersuchungen cit. 73.
64 TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 596, gi criticato da F. LA
ROSA, Note cit. 235, che parla di poteri disciplinari e pubblica disciplina (sul
punto v. pi approfonditamente infra 154 ss.); ID. Rmisches Strafrecht cit. 703 nt. 3.
65 Sul problema della tradizione delle parole capitalis C., che peraltro appaiono
di sicura integrazione (cfr. il testo parallelo di Giulio Paride in nt. 66), si v. Valeri
Maximi Factorum et dictorum memorabilium libri novem ... recensuit et emendavit
C. KEMPFIUS (Berolini 1854) 465.
66 Cfr. Iul. Par. 6.1.10. C. Fescennius triumvir capitalis C. Cornelium fortissimae
militiae stipendia emeritum, cum ingenuum adulescentulum stupri causa adpellasset,
publicis vinculis oneravit.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

103

quod adulescens ille palam atque aperte corpore quaestum factitasset, intercessionem suam interponere noluerunt. Itaque
Cornelius in carcere mori coactus est: non putarunt enim tribuni pl. rem publicam nostram cum fortibus viris pacisci oportere, ut externis periculis domesticas delicias emerent 66.
Anche questo caso sembra essersi svolto senza una pronunzia giurisdizionale. Un tresvir capitalis conduce in vincula
publica (verisimilmente nel carcer 67) un tal Caio Cornelio
che, centurione, sera pi volte distinto in operazioni militari per aver avuto commercio carnale con un adolescente
ingenuo 68. Il centurione si appella ai tribuni 69, ammettendo lo
stuprum 70, ma dicendosi pronto ad una sponsio 71 per accertare
67 Vincula publica termine tecnico per indicare la carcerazione in una prigione
di Stato, v. W. EISENHUT, Die rmische Gefngnisstrafe, in ANWR. I/2 (Berlin-New
York 1972) 272 e cfr. F. LBKER, s.v. Vincula , in Lessico ragionato dellantichit
classica (tr. it. Roma 1898, rist. Bologna 1989) 1298; TH. MAYER-MALY, s.v. Carcer
, in Kl.Pauly I (rist. Mnchen 1979 delled. 1964) 1053 s., con bibliografia. Da ultimi:
A. LOVATO, Il carcere nel diritto penale romano dai Severi a Giustiniano (Bari 1994)
19 ss. spec. 21, 101 s., con le rec. di A. VLKL, in ZSS. 114 (1997) 612, R. KNTEL,
in Iura 45 (1994) 163 ss. e J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit. 18.
68 Sul rapporto tra stuprum e iniuria v. per tutti G. PUGLIESE, Studi sulliniuria
I (Milano 1941) 35 s. Cfr. G. RIZZELLI, Lex Iulia de adulteriis. Studi sulla disciplina di
adulterium, lenocinium, stuprum (Lecce 1997) 171 ss.
69 Si v. G. NOCERA, Le garanzie costituzionali durante la repubblica, in Annali
della Facolt giuridica Univ. Camerino 12/2 [In mem. di G. Enriques] (1938) 44;
L. THOMMEN, Das Volkstribunat der spten Republik (Stuttgart 1989) 235 ss.
70 Sui rapporti omosessuali tra ingenui, anche in relazione alla lex Scantinia, si
v., di recente, E. CANTARELLA, Secondo natura. La bisessualit nel mondo antico 2
(Roma 1992) 138 ss.; cfr. C. MASI DORIA, Civitas operae obsequium. Tre studi sulla
condizione giuridica dei liberti (Napoli 1993) 50 s., con ulteriore bibliografia in nt. 9.
Un riferimento al testo in questione si trova in D. DALLA, Ubi Venus mutatur.
Omosessualit e diritto nel mondo romano (Milano 1987) 73 ss.
71 Potrebbe trattarsi, forse, del misterioso procedimento denominato sponsio
in probrum (cfr. Liv. 40.46.14; Cic. pro Quinct. 13.46; Val. Max. 2.9.3; Plut. Cat. 17.8;
Flam. 19.3 s.; Lex Irn. 84), su cui si v., da ultima, F. LAMBERTI, Tabulae Irnitanae.
Municipalit e ius Romanorum (Napoli 1993) 159 ss. Accettando le pi recenti
ipotesi, che sostengono lequivalenza della cd. sponsio in probrum con la sponsio
conclusa a seguito di provocatio sponsione su di un fatto concernente lonorabilit
di una persona (cos M. DE BERNARDI, Lex Irnitana LXXXIV-LXXXV-LXXXIX: nuovi
spunti per una riflessione sulla sponsio nel processo romano, in Testimonium amici-

104

CAPITOLO SECONDO

il fatto che il giovane fosse un ragazzo di vita che faceva solitamente (si noti luso delliterativo: factitasset) uso non casto del proprio corpo. Almeno tre punti di questo racconto
sembrano essere di ostacolo alla tesi di Kunkel (a voler tacere
che anche qui manca una espressa rappresentazione del momento giurisdizionale). Primo: lappello ai tribuni 72 la tipica
reazione allatto di arbitrio magistratuale 73, ed significativo
che proprio davanti ai tribuni Cornelio accusi il giovane e si
dica pronto alla sponsio: se precedentemente vi fosse stato un
pur sommario processo, questo sarebbe stato il momento in
cui il centurione avrebbe dovuto far sentire le sue ragioni e
proporre la sponsio. Secondo: proprio per Kunkel 74 la confestiae [Milano 1992] 131, cfr. R. DOMINGO, Sponsio in probrum, in SDHI. 55 [1989]
422), la proposta di Cornelio si pu interpretare in due sensi: il centurione pronto
a spondere sul comportamento poco onorevole delladolescente, e ci avrebbe potuto evidentemente scagionarlo, ovvero data la particolare attitudine di questultimo a certi commerci sulla propria, sostanziale, onorabilit. Se veramente si tratt
di un tal tipo di procedimento, siamo in possesso di un seppur lieve strumento di
datazione: secondo Albanese (che ne fece oggetto duna lezione del Corso di dottorato di ricerca, a Palermo il 28 maggio 1993), la sponsio in probrum fu utilizzata a
partire dalla seconda met del II sec. a.C.: v. ora La sponsio processuale sulla qualifica di vir bonus, in SDHI. 60 (1994) 135 ss. Cfr. J. CROOK, Sponsione provocare: its
place in Roman Litigation, in JRS. 66 (1976) 132 ss.
72 Latteggiamento dei tribuni potrebbe richiamare alla mente il brocardo
nemo auditur propriam turpitudinem allegans, ma il principio rimonta (almeno nella
sua formulazione nei detti termini) ai legisti, che trovarono spunto in alcune costituzioni del Codice giustinianeo (v. C. 7.8.5 [Al. Sev.]; 8.55.4 [Dioclet.]), per tutti: F.
STURM, Aperu sur lorigine du brocard nemo auditur propriam turpitudinem allegans, in Mm. de la Soc. pour lHistoire du droit et des institutions des anciens pays
bourguignons, comtois et romands 30 (1970-71) 19 ss.
73 Si v. G. NICCOLINI, Il tibunato della plebe (Milano 1932) 112 e cfr., in generale, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 354.
74 Quaestio cit. 75, 93; Die Funktion des Konsiliums in der magistratischen
Strafjustiz und im Kaisergericht, ora in Kleine Schriften cit. 153 nt. 7, 197 s.; Prinzipien cit. 19 ss.; Consilium, Consistorium, ora in Kleine Schriften cit. 417; ber die
Entstehung des Senatsgerichts, ora in Kleine Schriften cit. 273 ss., 299. Cfr., da ultimo, J. A. CROOK, Was there a Doctrine of Manifest Guilt in the Roman criminal
Law?, in Proc. Cambr. Philol. Soc. 213 (1987) 38 ss. Sulla questione, v. infra 154 ss.
75 Secondo la fonte, Cornelio avrebbe ammesso lo stupro davanti ai tribuni,
ma ragionevole pensare che non lo avesse mai negato (forse addirittura fu colto
sul fatto, o la cosa era notoria, e cos si spiega lintervento magistratuale).

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

105

sione 75 del reo rende nel diritto criminale romano superflua la


pronunzia giurisdizionale, quindi, in questo caso, essendo palese lammissione di responsabilit, un processo era inutile, bastando la fase punitiva. Terzo e qui possiamo ragionare come
per il caso sopra esaminato della pro Cluentio , Cornelio, primipilare, non pu essere compreso in quel proletariato urbano 76 che nella ricostruzione di Kunkel, lo abbiamo visto,
costituiva lambito di competenza soggettiva della presunta
giurisdizione criminale dei tresviri capitales 77.
Punto forte della impostazione di Kunkel sembra essere
uno scolio alla divinatio in Q. Caecilium di Cicerone (16.50):
76 Sui primipilari si v. B. DOBSON, Die primipilares (Kln-Bonn) 3 ss. (et repubblicana). Una prova della considerazione sociale di cui godevano i centurioni
(pur valutando le mutate condizioni storiche) pu forse rinvenirsi nella prescrizione
della legge ricordata da F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 61 s.
Interessante la testimonianza sul trattamento particolare che ricevettero dei centurioni, anche in relazione agli stipendia ricevuti, in una repressione penal-militare del
14 d.C.: Tac. ann. 1.44.5 (su cui, per tutti, M. CARCANI, Dei reati delle pene e dei
giudizi militari presso i Romani [Milano 1874, rist. Napoli 1981] 34). Suet. Aug. 56.7
pare testimoniare il processo per quaestionem di un semplice soldato, quindi non
sottoposto a repressione arbitraria. Per quanto pu poi valere luso di tale categoria
(cfr. R. RILINGER, Humiliores-Honestiores. Zu einer sozialen Dichotomie im Strafrecht der rmischen Kaiserzeit [Mnchen 1988], da leggere insieme con la rec. di M.
BRETONE, Fra storia sociale e storia giuridica, in RJ. 8 [1989] 35 ss.), veterani e soldati
erano considerati honestiores: v. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit.
545 . Non giustificato appare dunque quanto verisimilmente seguendo Kunkel
sostenuto da D. DALLA, Ubi Venus mutatur cit. 74: In questo episodio ... si intravvede il potere di polizia dei tresviri contro persone di basso rango.
77 Inoltre qui Kunkel mi pare cadere in contraddizione. A proposito di questo
caso, afferma, infatti (Untersuchungen cit. 72 s.): ... soldato benemerito, che invero
avrebbe dovuto subire unesecuzione ... verosimilmente fu irrogata addirittura la
pena di morte .... Giusta comunque losservazione relativa alla messa a morte:
si v. lesordio di Val. Max. 6.1.11. Libidinosi centurionis supplicium M. Laetori Mergi
tribuni militaris aeque similis foedus exitus sequitur. Non pu dunque accettarsi lopinione di M. BALZARINI, rec. a E. CANTARELLA, I supplizi cit. (cfr. p. 43), in Iura 42
(1991) 155 nt. 9, quando scrive che egli fu costretto a finire (naturalmente) i suoi
giorni in carcere.
78 B. SANTALUCIA, Note cit. 9 s. [= in BIDR. 91 cit. 213= Scritti cit. 133]: Il
verbo punire, usato dallo Pseudo-Asconio, non allude ... necessariamente allinflizione di una pena pubblica, trovandosi adoperato nelle fonti anche con riferimento allapplicazione di semplici mezzi coercitivi: e poich ... i tresviri infliggevano
ai perturbatori della pace pubblica una mera castigatio di polizia, non sembra po-

106

CAPITOLO SECONDO

Ps. Asc. 201 St. ... velut fures et servos nequam, qui apud
triumviros capitales ad columnam Maeniam puniri solent.
Punire kann hier wohl nur die Verhngung, nicht etwa
den Vollzug der Strafe bezeichnen, weil dieser schwerlich gerade an der Gerichtssttte des Magistrats erfolgte. La sicurezza espressa da Kunkel su questo punto pare gi esser stata
scardinata da Santalucia con attente osservazioni sul valore di
punire 78. Inoltre bisogna tener conto della scarsa tecnicit e
dellimprecisione generale di questa fonte 79.
Analizziamo ora quello che forse il caso pi complicato,
e che per essere lunico in cui effettivamente compare la menzione di una pronunzia giurisdizionale (seppur non esplicitamente attribuita ai tresviri) in un processo penale, potrebbe
sostenere la tesi kunkeliana.
Val. Max. 8.4.2. Contra P. Atinii 80 servus Alexander, cum
in suspicionem C. Flavii equitis Romani occisi venisset, sexies
tortus pernegavit ei se culpae adfinem fuisse, sed perinde atque
confessus esset et a iudicibus damnatus et a L. Calpurnio
triumviro in crucem actus est 81.
Questi i dati certi: un servo sospettato dellomicidio di un

tersi dubitare che lo scoliaste di Cicerone si riferisca a misure inflitte in via di coercizione e non a titolo di pena. Le fonti citate esemplificativamente da Santalucia
per giustificare questa sua interpretazione di punire sono Liv. 3.55.14 e Cic. de off.
1.88.
79 Sulla punibilit di fures e servi v. infra.
80 Cfr. lapparato critico delled. Kempf (1854) cit. 615.
81 Anche con riferimento a questo testo di Valerio Massimo si v. lepitome di
Giulio Paride (8.4.2), infra in nt. 83.
82 Dal participio tortus non pare potersi desumere il tipo di tortura, cfr. AE.
FORCELLINI ET AL., s.v. torqueo, in Lexicon totius latinitatis IV (Patavii 1940, rist.
1965) 752. Su definizione ed esecuzione della tortura nel mondo romano si v. ora
R. FASANO, La torture judiciaire en droit romain (Thse, Neuchatel 1997) spec. 92 ss.
83 Il particolare ricordato anche dallepitomatore di Valerio Massimo, Giulio

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

107

cavaliere romano fu sottoposto a tortura 82 per sei volte 83 e


bench non confessasse, fu condannato a morte da non meglio
precisati iudices, per poi esser portato alla croce dal triumviro Lucio Calpurnio 84. Su questa fonte il ragionamento di
Kunkel appare alquanto involuto. Fr unsere Deutung [che si
trattasse cio di un processo tenuto davanti a un tresvir] spricht
vor allem auch die namentliche Erwhung des Triumvirn ... 85.
Questa illazione pare non condivisibile: per prima cosa ci troviamo di fronte ad un passo pieno di nomi 86, ove perfino lo
schiavo presunto omicida viene ricordato nominatim. Lo studioso ancora poco chiaro quando parla della responsabilit
della esecuzione, che, a suo giudizio, ricadeva sul triumviro
(... eine persnliche Verantwortung fr die Vollstreckung des
problematischen Urteils ... 87), cosa che sarebbe la causa della
espressa menzione nella nostra fonte del nome del magistrato.
Ma la fonte chiara, sono i giudici ad aver condannato il servo,
e non il triumviro, questo, certo, anche Kunkel lo ammette
(sostenendo per che costoro costituivano il consilium di Calpurnio). Qui una serie di incongruenze. noto che secondo
Kunkel il magistrato doveva sottostare alla decisione del suo

Paride, 8.4.2. P. Atinii servus Alexander, cum in suspicionem C. Flavii equitis Romani
occisi venisset, sexies est tortus.
84 Questa ultima notizia pare non troppo precisa, ma forse adatta al pathos
crescente nellultima parte del testo: i tresviri (cfr. infra 164 ss.) non mettevano
direttamente a morte i soggetti degli strati sociali pi bassi, bens ne controllavano
lesecuzione, materialmente effettuata dal carnufex.
85 W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 74.
86 Invero in tutta la rubrica de quaestionibus dei Facta et dicta di Valerio Massimo (8.4) ricorrono personaggi ricordati con molta precisione, forse perch lo
scrittore si avvalse di una buona fonte, o ancora perch i fatti raccontati questa
precisione la esigevano.
87 Untersuchungen cit. 74.
88 In generale si v. W. KUNKEL, Linee cit. 89; cfr. anche i luoghi indicati infra in
nt. 95 sul consilium dei tresviri. Contra F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I
cit. 419.
89 Untersuchungen cit. 74.
90 Untersuchungen cit. 74 nt. 285.
91 Naturalmente, invece, si restituivano gli schiavi ad supplicium sumendum,

108

CAPITOLO SECONDO

consilium 88; quindi, se questo ha deliberato una condanna a


morte, la sentenza deve essere eseguita, allo schiavo non si pu
in nessun caso salvare la vita (mit dem Leben davonkommen
lassen 89). Chiarissimo in questo senso, nonostante i distinguo
di Kunkel 90, un passo di Cicerone:
Verr. 2.5.10. ... damnatis quidem servis quae praedandi potest esse ratio? Produci ad supplicium necesse est ... fieri nihil
potest, producendi sunt. Itaque producuntur et ad palum alligantur. 11. ... Quod commodum est, exspectate facinus quam
vultis improbum: vincam tamen exspectationem omnium. Homines sceleris coniurationisque damnati, ad supplicium traditi,
ad palum alligati repente, multis milibus hominum inspectantibus, soluti sunt et Triocalino illi domino redditi.
Comportamento scandaloso quello di Verre 91: restituire,
evidentemente dietro compenso, gli schiavi gi damnati, proprio come il tenace Alexander di Valerio Massimo 8.4.2. Inoltre il discorso di Kunkel incorre in unaltra poco condivisibile
valutazione. Afferma infatti che se lo schiavo in questione
fosse stato condannato da una quaestio istruita o presieduta da
un pretore, la decisione sullesecuzione della pena sarebbe
spettata senza dubbio a questultimo, mentre il triumviro
avrebbe dovuto unicamente, come suo organo ausiliario, eseguire la condanna, senza essere nella condizione di sottrarsi a
questo compito 92. Si pu solo immaginare che invece di esecome ad esempio ricorda Augusto, Rg. 25.1; cfr. anche App. b.c. 5.131.545 (v.
E. GABBA, comm., in Appiani Bellorum civilium liber quintus [Firenze 1970] 218);
cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 27 s., cfr. 337.
92 Untersuchungen cit. 74: Wre Alexander dagegen durch eine vom Praetor
geleitete oder instruierte quaestio verurteilt worden, so htte die Entscheidung ber
den Vollzug der Strafe ohne Zweifel dem Praetor zugestanden, whrend der Triumvir lediglich als dessen Hilfsorgan die Hinrichtung htte durchfhren mssen, ohne
in der Lage zu sein, sich dieser Aufgabe zu entziehen.
93 V. infra 166 il caso riportato in 5.4.7, molto interessante, perch vi espressa
menzione del tribunal di un pretore, ove una donna fu condannata a morte, per poi
essere lasciata discrezionalmente in carcere.
94 A meno che, per motivi di esemplarit, fosse richiesta la pubblicit della

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

109

guire materialmente la condanna, si potesse, per motivi particolari, lasciar morire il colpevole in carcere, come testimoniato per altre volte ed ancora da Valerio Massimo 93. Il caso
dello schiavo Alessandro potrebbe mostrare la competenza
non del presunto tribunale triumvirale, ma di una quaestio (de
sicariis?) presieduta da un pretore, e comunque alla fine il potere di giustiziare era rimesso ai tresviri, che potevano scegliere
la meno cruenta forma dei vincula perpetua 94. Se tutto ci
come pare verisimile, privo di qualsiasi valore tutto
quanto Kunkel sostiene per negare che Val. Max. 8.4.2 tratti di
un giudizio tenuto davanti ad una quaestio (il ragionamento di
Kunkel lo ricordiamo cos strutturato: menzionato il
nome del tresvir, questo perch sua la responsabilit dellesecuzione, che pu essere tale solo in quanto il processo si
svolto davanti al suo tribunale). Torniamo per un momento al
tribunale triumvirale. Al consilium dei tresviri spettava, secondo una prassi comune, il verdetto di colpevolezza in ogni
questione capitale 95. Adesso, a parte lincertezza di questa
illazione 96 soprattutto con riguardo ai magistrati titolari di

pena, la prova cio dellavvenuta esecuzione, come nel caso di reati politici o di
quelli a pi alta risonanza sociale.
95 W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 74, cfr. 58 s., 79 ss.; ID. Quaestio cit. 75,
93; Die Funktion des Konsiliums cit. 153 nt. 7, 197 s.; ber die Entstehung cit. 273 ss.,
299; Consilium cit. 417; Linee cit. 89, 94.
96 Si v., per tutti, G. CRIF, Sul consilium cit. 296 ss., spec. 306 ss.; E.
SCHNBAUER, Studien zum rmischen Strafrecht und Strafverfahren, in Anzeigen
der phil.-hist. Kl. der sterr. Ak. der Wiss. (1965) 251 ss., spec. 277 ss.; J. VON UNGERN-STERNBERG, Untersuchungen zum sptrepublicanischen Notstandsrecht.
Senatusconsultum ultimum und hostis-Erklrung (Mnchen 1970) 36 nt. 57; cfr. C.
VENTURINI, Quaestiones non permanenti: problemi di definizione e di tipologia, in
Idee vecchie e nuove cit. 90 e nt. 19; D. MANTOVANI, Il problema dorigine cit. 53
nt. 134, 207, 237.
97 Si v., con riferimento allimperium militiae del console, F. DE MARTINO, Storia della costituzione romana 2 I cit. 419.
98 ... stava in suo potere (scil. del triumviro) se giustiziare il condannato o
lasciargli salva la vita, cos W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 74.
99 Cfr. led. di KEMPF (1854) cit. 615.
100 Iul. Par. 8.4.1. M. Agrii argentarii servus Alexander A. Fanii servum insimula-

110

CAPITOLO SECONDO

imperium 97, che sarebbero stati vincolati alle decisioni prese da


privati cittadini (per di pi da loro stessi scelti discrezionalmente) nellesercizio delle loro funzioni magistratuali , pare
strano che questa giustizia, che invece doveva essere spicciola,
si complicasse con la necessaria valutazione dei fatti da parte di
pi giudici; e ancor pi lo si visto che questo principio
della superiorit del consilium rispetto al triumviro potesse essere nei fatti 98 del tutto vanificato.
Unultima breve nota su questa fonte. Valerio Massimo,
subito prima di raccontare della sorte del presunto assassino di
C. Flavio, aveva ricordato un altro caso di schiavo torturato
per fargli confessare un delitto:
8.4.1. M. Agrii argentarii servus Alexander A. Fanni 99 servum occidisse insimulatus est eoque nomine tortus a domino
admisisse id facinus constantissime adseveravit. Itaque Fannio
deditus supplicio adfectus est. Parvulo deinde tempore interiecto ille, cuius de nece creditum erat, domum rediit 100.
Tutta la vicenda si muove in ambito domestico. Perch non
poter immaginare allora che anche il nostro Alessandro fosse
stato condannato dal suo padrone, con lausilio dei suoi amici
e parenti del consilium (iudices 101)? La cosa potrebbe spiegarsi
tus occidisse eoque nomine tortus, occidisse se confessus punitus est. Brevi deinde
post tempore interiecto is, qui creditus fuerat occisus, domum rediit.
101 Assai dibattuto il problema se il diritto romano abbia conosciuto un tribunale domestico (bibliografia in A. PALMA, Iura vicinitatis. Solidariet e limitazioni nel rapporto di vicinato in diritto romano dellet classica [Torino 1988] 103 ntt.
84 ss. e in R. FIORI, Homo sacer. Dinamica politico-costituzionale di una sanzione
giuridico-religiosa [Napoli 1996] 486 ss.). Seguendo TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 17, E. VOLTERRA, Il preteso tribunale domestico in diritto romano, in RISG.
85 (1948) 103 ss. [=Scritti giuridici II. Famiglia e successioni (Napoli 1991) 127 ss.],
ha decisamente negato la giurisdizione familiare. Pi di recente (larticolo fu pubblicato nella ZSS. 83 del 1966, p. 219 ss.) W. KUNKEL, Das Konsilium im Hausgericht,
ora in Kleine Schriften cit. 117 ss., ha riaffermato la teoria tradizionale, cfr. le conclusioni a p. 147 ss. In particolare, se il marito, in un giudizio domestico appunto,
definito iudex: Verba Marci Catonis adscripsi ex oratione, quae inscribitur de dote, in
qua id quoque scriptum est in adulterio uxoris deprehensas ius fuisse mariti necare:
Vir inquit cum divortium fecit, mulieri iudex pro censore est, imperium quod videtur

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

111

in questo senso: il padrone, convinto della colpevolezza del


suo servo, poich questo non confessa, chiede lopinione del
consilium. Essendo questultimo favorevole, non ha dubbi e lo
mette a morte 102. In questo caso lintervento del triumviro si
spiegherebbe con laver lasciato allorgano dello Stato lesecuzione della condanna, che era scomodo effettuare in ambito
domestico 103. E si spiegherebbe anche la menzione di Lucio
habet ... (sul testo, Gell. 10.23.4, si v. KUNKEL, o. c. 131 ss. e nt. 28 a p. 132 s.), ecco
che forse iudices potrebbero chiamarsi i membri del consilium. Si noti che in
questa orazione Catone adott una terminologia squisitamente giuridica, v. M. T.
SBLENDORIO CUGUSI, commento alle Orationum reliquiae di Catone (Torino 1982)
463. Sui diversi problemi suscitati da questa fonte si cfr. le ntt. 10-14 di F. CAVAZZA
nella sua ed. de Le notti attiche libri IX-X (Bologna 1989) 298 ss.
102 Cos si spiegherebbe anche il fatto che i giudici vanno contro levidenza
emersa dalla tortura: la condanna rientra nella potestas dominica. Altrimenti sarebbe anche difficilmente configurabile il danno al padrone provocato da una condanna non corrispondente per quel che sappiamo a nessun tipo di risultato
probatorio.
103 Sulla base dellinterpretazione di F. DE MARTINO, I supplicia delliscrizione
di Pozzuoli, in Labeo 21 (1975) 211 ss. [=Diritto e societ nellantica Roma (Roma
1979) 496 ss. =Diritto economia e societ II cit. 191 ss.], delle ll. 8 ss. e 11 ss. dellepigrafe pubblicata da L. BOVE, Due nuove iscrizioni di Pozzuoli e di Cuma, in R.
Acc. Arch. Lett. B. Art. Napoli 41 (1967) 207 ss. (v. spec. 219, 232 s. e cfr. ID., Due
iscrizioni da Pozzuoli e Cuma, in Labeo 13 [1967] 22 ss.), si pu immaginare, con riferimento al factum narrato da Valerio Massimo (8.4.2), una situazione di questo
tipo: il dominus, torturato preventivamente (come in Val. Max. 8.4.1) il servo, reputandolo colpevole dun crimine, lo consegna al magistrato, che assume publice (cfr.
la l. 11 delliscrizione puteolana) la messa a morte (in questo caso, il triumviro con
tutta probabilit non si sar dovuto affidare ad un redemptor, appaltatore del servizio, come nella citt campana; sappiamo infatti che a Roma esisteva unorganizzazione, su cui v. supra 81 ss., con carnufices schiavi pubblici). Di recente, sulliscrizione di Pozzuoli, F. HINARD, La loi de Pouzzoles et les pompes funbres, in ID.
(ed.), La mort au quotidien dans le monde romain (Paris 1995) 205 ss.; B. BONFIGLIO, A proposito della lex locationis di Pozzuoli e del supplizio della croce, in Index
24 (1996) 477 ss. Sui problemi relativi alla giurisdizione criminale dei magistrati
municipali si v. anche W. SIMSHUSER, Iuridici und Munizipalgerichtsbarkeit (Mnchen 1973) 181 ss. (un cenno ai tresviri capitales si trova a p. 184), con la rec. di
M. TALAMANCA, in BIDR. 77 (1932) 522 ss.
104 Cosa che credo al di fuori di qualsiasi ragionevole dubbio, cfr. lo stesso
KUNKEL, Untersuchungen cit. 72 nt. 267. Sul problema discussione infra 164 ss.
105 Rispettivamente Gell. 3.3.15; Plin. n. h. 21.3.8; Val. Max. 6.1.10.
106 Untersuchungen cit. 76 e nt. 292. Ulteriore contraddizione poco pi sotto,
quando afferma che contro la giurisdizione dei tresviri offriva protezione solo lin-

112

CAPITOLO SECONDO

Cornelio: non fu colui che materialmente mise in croce il reo


(un magistrato del popolo romano che non eseguiva verisimilmente le condanne capitali sui liberi dalto rango, non si
capisce perch avrebbe dovuto incaricarsi del supplizio di un
servo) 104, ma colui che ne d lordine, che rende eseguibile
dagli organi dello Stato una sentenza che finora si mossa solo
nellambito dellordinamento giuridico familiare. E perci ricordato. Questa solo una ipotesi, e non la preferisco a quella
di cui sopra. Limportante mettere in chiaro come contro le
opinioni espresse da Wolfgang Kunkel lattivit dei tresviri
capitales si mantenesse, nel campo della giustizia criminale, ad
un livello meramente esecutivo.
Si detto della intrinseca contraddittoriet della ricostruzione di Kunkel, ci torniamo brevemente. Dopo aver utilizzato i casi di Nevio, Munazio e Cornelio 105 per dimostrare la
sua teoria, lo studioso scriveva: Dass diese (scil. i tresviri) gelegentlich ber den Personenkreis, der normalerweise ihrer Juridiktion unterlag, hinausgriffen und auch Delinquenten von
einigem Ansehen vor ihr Tribunal zogen, besonders dann,
wenn die Betreffenden gestndig waren oder ihre Tat offenkundig war, ist ohne weiteres begreiflich 106. Ebbene tutto ci
contraddice quello che Kunkel stesso ha stabilito come principio generale del diritto criminale romano: linutilit del momento giurisdizionale nel caso di colpevolezza manifesta (o
confessa): Wo die Schuld bereits feststand, bedurfte es keines

tercessione tribunizia, che poteva essere sollecitata (causa cognita) dai soli cittadini
romani. Nevio fu salvato dal carcere si visto proprio dai tribuni e, per Kunkel
(ma non per chi scrive, v. infra 137 nt. 211), il poeta non era un civis Romanus:
Untersuchungen cit. 72.
107 W. KUNKEL, Prinzipien cit. 118. Cfr. anche A. WACKE, Audiatur et altera
pars. Zum rechtlichen Gehr im rmischen Zivil- und Strafprozess, in Ars boni et aequi. Fs. Waldstein (Stuttgart 1993) 387, 398 s.
108 Dopo aver preposto, durante le guerre civili, Cilnio Mecenate apud Romam
atque Italiam: ann. 6.11.2.
109 Ma unter Augustus beginnt ein neues Kapitel della storia della prefettura
urbana, cos KOESTERMANN, Kommentar II (Heidelberg 1965) 266.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

113

Strafverfahrens 107. Ma sembra che la non condivisibilit della


ricostruzione di Kunkel sullattivit dei tresviri sia ormai piuttosto chiara.
Passiamo ora ad una riflessione teorica da contrapporre
alla congettura di Kunkel sulla necessariet di una giurisdizione come da lui immaginata.
Nello schizzare una storia della praefectura urbi dalle mitiche origini monarchiche, che facevano risalire la carica addirittura a Romolo, Tacito descrive i motivi per cui Augusto 108
reintrodusse 109 la carica, affidandola a Messalla Corvino:
ann. 6.11.2. ... Mox rerum potitus ob magnitudinem populi
ac tarda legum auxilia sumpsit e consularibus qui coerceret
servitia et quod civium audacia turbidum, nisi vim metuat.
Kunkel ha sostenuto 110 che questa situazione di turbolenze
nella citt si rinveniva anche nel periodo repubblicano, specie
dopo la seconda guerra punica e la risposta dellordinamento
sarebbe stata a quei tempi la delega da parte del pretore ai
tresviri capitales di una parte della sua giurisdizione criminale,
cio i quotidiani processi contro i membri delle classi infime.
Si potrebbe obiettare che il problema era allora risolto, e che
sarebbe stata superflua, col principato, lintroduzione della
praefectura urbi. Invero Kunkel la spiega con buone ragioni, e
cio con la professionalizzazione della carica: tutto ci rientra
nel rinnovamento amministrativo dello Stato romano 111, che
110 Untersuchungen

cit. 76. Cfr. B. SANTALUCIA, Note cit. 6 [=in BIDR. 91 cit.


210=Scritti cit. 130].
111 Con riferimento allesperienza romana del primo principato, pare che il
concetto di burocrazia non possa essere utilizzato, tenendo presente la descrizione
categoriale operata da M. WEBER, Economia e societ I. Teoria delle categorie sociologiche (1922, ed. crit. 1956; tr. it. 1961, rist. 1995; su questa traduzione si v. ora le
osservazioni critiche di S.-A. FUSCO, Storia costituzionale romana, storia concettuale
e sociologia storica: le categorie del potere nel pensiero di Max Weber, in SDHI. 61
[1995] 744 ss.), anche se Weber stesso us la nozione per descrivere proprio lorganizzazione amministrativa del principato (v., ad esempio, Economia e societ III.
Sociologia del diritto [ed. cit.] 130), indicandola come causa di decadimento della
potenza romana (Economia e societ IV. Sociologia politica [ed. cit.] 71 ss.). Cfr.

114

CAPITOLO SECONDO

molto lentamente condurr ad una certa burocratizzazione 112.


questo che Tacito sottolinea: la manchevolezza delle istituanche A. A. SCHILLER, Bureaucracy and the Roman Law, in Seminar 7 (1949) 26 ss.
[=An Amenican Experience in Roman Law (Gttingen 1971) 92 ss.]. Naturalmente
burocrazia qui non pu essere intesa nel senso estremo e moderno di (ad es.) L.
VON MISES, Burocrazia (tr. it. Milano 1991). Sul problema concettuale e definitorio
si v. le limpide pagine di M. S. GIANNINI, Diritto amministrativo 3 I (Milano 1993) 3
ss., 9 ss.; cfr. anche M. SARGENTI, Le strutture amministrative dellImpero da Diocleziano a Costantino in AARC. II (Perugia 1976) 201 ss. [= Studi sul diritto del tardo
impero (Padova 1986) 111 ss.]: il riferimento naturalmente alle potenzialit
burocratiche di una societ preindustriale. Cfr., per lutilizzazione del termine per
la descrizione di altra esperienza antica, M. LAMBERT, La naissance de la bureaucratie, in Revue historique 224 (1960) 1 ss.; ID., Le premier triomphe de la bureaucratie,
in Revue historique 225 (1961) 21 ss. Con riferimento particolare allinstaurazione
del principato come evento rivoluzionario (ovvero come esito di un processo rivoluzionario), versione invero non unanimemente accettata tra gli storici del momento
finale della cd. crisi della repubblica (per una sintesi del problema, con bibliografia,
si v. L. LABRUNA, Genera cit. 65 ss.), si consideri la posizione di N. LUHMANN (ad
es.: Theorie der Verwaltungswissenschaft: Bestandsaufnahme und Entwurf [KlnBerlin 1966] 115), che trae da Weber lidea della burocratizzazione come conseguenza dellavanzamento di una comunit social-statuale (per gli esiti del tardoantico: A. GIARDINA, Aspetti della burocrazia nel basso impero [Roma 1977]), dellinevitabilit della burocratizzazione di una societ dopo ogni fase rivoluzionaria (cfr.
A. FEBBRAJO, Introduzione, in N. LUHMANN, Stato di diritto e sistema sociale [tr. it.
Napoli 1990] 26 s.).
112 il sistema delle autonomie, che aveva retto sino allet degli Antonini, e
aveva consentito al potere centrale di governare limpero attraverso un velo leggerissimo di apparati, si stava rapidamente frantumando, sotto limpatto della crisi
economica, fiscale e militare, per dar spazio al suo posto a una organizzazione politica pesante, accentrata e burocratica ...: cos A. SCHIAVONE, Dai giuristi ai codici.
Letteratura giuridica e legislazione nel mondo tardoantico, in Storia di Roma III. Let
tardoantica 2. I luoghi e le culture dir. A. S. (Torino 1993) 965, a proposito della crisi
postseveriana. Sul punto cfr., tra gli altri, A. GARZETTI, Le basi amministrative del
principato romano, in Aevum 30 (1956) 97 ss.; F. GUIZZI, Il principato tra res publica e potere assoluto (Napoli 1974, rist. 1988) 99 ss., 174 ss.; cfr. S. RICCOBONO
jr., Il problema della ricostruzione delle strutture amministrative romane, in Synteleia
V. Arangio-Ruiz II (Napoli 1964) 663 ss.; V. GIUFFR, Il diritto pubblico cit. 38 (cfr.
83).
113 Notate, ad esempio, anche da F. GUIZZI, Per la storia della praefectura urbi
(Camerino 1981) 31, con esplicito riferimento ai tresviri capitales e, ampiamente, da
W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. passim.
114 Si v. F. GUIZZI, Per la storia cit. 27 ss., che parla di assetto poliziesco dello
Stato di Augusto. In generale sullorganizzazione amministrativa del principato si
v. per tutti F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 637 ss.; W. ECK, La
riforma dei gruppi dirigenti. Lordine senatorio e lordine equestre, in Storia di Roma

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

115

zioni di polizia repubblicane 113 (non dimentichiamo che accanto al prefetto di citt vennero creati altri organismi polizieschi, basti pensare alla prefettura dei vigili 114). A questo proposito rileviamo ancora una contraddizione nella ricostruzione di
Kunkel: dapprima, per giustificare la mentalit del regime
aristocratico 115 della Roma repubblicana, che consentiva una
giustizia di classe contro le personae viles, dice che solo dei
magistrati inferiori, i quali non potevano aspirare ad onori o
popolarit, si potevano occupare di un carico di lavoro s gravoso, connotato da una brutalit addirittura disgustosa. Poi,
per, tessendo le lodi della giustizia dei praefecti urbi, compara
i compiti di quei magistrati minori con quelli di una prestigiosa carica senatoria. Forse il prefetto della citt sostitu in
qualche modo i tresviri, o forse, meglio, avoc a s le loro competenze al livello della decisione. Se vero, come pare 116, che
la sfera di repressione propria del praefectus urbi fino al II secolo fu sostanzialmente limitata, pu ipotizzarsi che i poteri di
polizia spiccia dei tresviri fossero sottoposti, con listaurazione
della nuova carica, ad una sorta di controllo che costituiva,
per, comunque una reazione autoritaria al di fuori dello
schema giurisdizionale.
Una breve osservazione sul concetto stesso di giurisdizione di polizia. Un potere di giudicare affidato a funzionari
inferiori su reati commessi da soggetti di ceto vile di sicuro
immaginabile dal punto di vista teorico, per comprensibili esiII/2. I principi e il mondo, dir. A. SCHIAVONE (Torino 1991) 73 ss.; E. LO CASCIO, Le
tecniche dellamministrazione, ibid. 125 ss.
115 Untersuchungen cit. 77.
116 Da ultimo: D. MANTOVANI, Sulla competenza penale del praefectus urbi
cit. 171 ss., spec. 185.
117 Si pensi, per esempio, ai giudici di pace dellesperienza giuridica angloamericana. Questi, pur avendo funzioni di indagine e raccolta delle prove, compiti
affidati negli ordinamenti continentali quasi esclusivamente alla polizia giudiziaria,
giudicavano, riuniti in collegi, su reati minori. Sul punto M. R. DAMAS]KA, I volti
della giustizia e del potere. Analisi comparatistica del processo (tr. it. Bologna 1991)
374 ss. e cfr. 113. Per un parallelo fra i tresviri ed i giudici di pace anglosassoni: A.
LINTOTT, Violence cit. 102.

116

CAPITOLO SECONDO

genze di economia dellapparato giurisdizionale 117; ed di


certo storicamente testimoniata. Ma perch un tal tipo di giurisdizione funzioni, deve avere dei limiti ben precisi, altrimenti
pu essere addirittura controproducente. Essi esistettero, ad
esempio, nellordinamento di Roma, con riguardo ai poteri del
praefectus vigilum 118, che giudicava di alcuni reati minori a
meno che non fossero stati commessi da persona tam atrox
tamque famosa, e dello stesso praefectus urbi fino al II sec.
d.C. 119. Bisogna fare ancora un passo: nel caso di delitti di sangue si pu immaginare un tale tipo di competenza solo se entrambi i soggetti del reato, offensore e offeso, rientrano nel
milieu sottoposto alla giurisdizione del giudice inferiore 120. Ma
se, ad esempio, il soggetto passivo una persona dalto rango
e loffensore non si conosce, si devono insomma fare delle indagini, addurre prove di colpevolezza, ecco che pare strano
che il procedimento venga incardinato presso un giudice infimo e non invece davanti ad una giurisdizione normale.
E tutto ci pare costituire ulteriore motivo per rigettare la lettura kunkeliana di quella fonte che pi sembrava prestarsi alla

118

D. 1.15.3.1 (Paul. l. sg. off. praef. vig.). Cognoscit praefectus vigilum de incendiariis effractoribus furibus raptoribus receptatoribus, nisi si qua tam atrox tamque
famosa persona sit, ut praefecto urbi remittatur ...
119 Cfr. D. MANTOVANI, Sulla competenza penale del praefectus urbi cit.
171 ss. Si v. anche V. MAROTTA, Multa de iure sanxit. Aspetti della politica del diritto
di Antonino Pio (Milano 1988) 212 s. (ove anche considerazioni sulla tesi di KUNKEL, ribadite in ID., Ineptiae Antoninianae, in Ostraka 3/1 [1994] 211 s., in replica
alla rec. di M. TALAMANCA, in BIDR. 92-93 [1989-1990] 817).
120 D. MANTOVANI, Sulla competenza penale del praefectus urbi cit. 185: Si
tratta di interventi repressivi di illeciti in cui sono coinvolti individui appartenenti
agli strati pi umili della popolazione, non solo come autori, ma anche come testimoni se non come vittime.
121 Val. Max. 8.4.2.
122 Cosa che evidentemente si verific: solo a seguito di indagini si pu selezionare una rosa di indiziati, per mero caso qui ci troviamo di fronte ad uno schiavo.
123 Su cui, da ultimo, R. SABLAYROLLES, Libertinus miles cit. 103 ss., con bibliografia. La pena di morte inflitta per ordine del praefectus vigilum attestata solo nei
confronti di schiavi: D. 12.4.15 (Pomp. 22 ad Sab.).

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

117

sua ricostruzione 121: se stato ucciso un cavaliere romano


interesse anche di un apparato di giustizia di classe non far
decidere linfimo e spiccio triumviro, ma svolgere un attento
processo 122.
Le stesse sfere di giurisdizione criminale del prefetto dei
vigili 123 e di quello urbano 124 avr nella Roma del principato
precisi limiti che dovrebbero far riflettere lo storico sul presunto potere dei tresviri.
Listituzione nellet di mezzo e moderna di magistrature
speciali derivate da organi di polizia, ovvero la concessione a
tali organi di poteri giurisdizionali 125, segu come pare questa strada: le sole trasgressioni di polizia 126 compiute da soggetti dei ceti pi bassi della popolazione, furono loggetto di
tale attivit repressiva 127.
2. Attivit di controllo sociale. Gli studiosi che hanno trattato delle competenze dei tresviri, hanno definito la parte preponderante delle loro mansioni come funzioni di polizia o
servizio di pubblica sicurezza, inquadrandole in modo pi o
meno organico nellambito di quella serie di attivit che a
Roma, ci riferiamo al periodo repubblicano, si intersecavano
124

171 ss.

Cfr. D. MANTOVANI, Sulla competenza penale del praefectus urbi cit.

125 Importanti notazioni su aspetti sociologici relativi alla polizia si trovano in


R. TREVES, Sociologia del diritto. Origini, ricerche, problemi (Torino 1993) 268 ss.,
con indicazioni di bibliografia specifica.
126 Pur se teorizzate in dottrina molto pi tardi: M. SBRICCOLI, s.v. Polizia (dir.
interm.) cit. 116 s.
127 Bibliografia specifica in M. SBRICCOLI, s.v. Polizia (dir. interm.) cit. 116 s.
ntt. 31-39; cfr. M. R. WEISSER, Criminalit e repressione nellEuropa moderna (tr. it.
Bologna 1989).
128 Si v. tra gli altri A. F. RUDORFF, s.v. Triumviri, in Real-Encyclopdie
der classischen Alterthumwissenschaft VI/2 (Stuttgart 1852) 2156; A. W. ZUMPT,
Das Criminalrecht der rmischen Republik I/2 cit. 124 ss.; L. LANGE, Rmische Alterthmer I3 cit. 910; E. VON HERZOG, Geschichte und System der rmischen Staatsverfassung I/2 cit. 852; II/2 (Leipzig 1891, rist. Aalen 1965) 857; TH. MOMMSEN,
Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 595 ss.; ID., Rmische Geschichte 8 I cit. 434; O. HIRSCHFELD, Die Sicherheitspolizei im rmischen Kaiserreich, in Sitzungberichte der

118

CAPITOLO SECONDO

nella cd. tuitio urbis 128. Una parte della pi moderna storiografia ha per problematizzato il concetto stesso di polizia 129 in
Berl. Ak. (1891) 847 [=Kleine Schriften (Berlin 1913) 578]; N. E. POLITIS, Les triumvirs capitaux cit. 52 ss.; W. E. HEITLAND, The Roman Republic I (Cambridge 1923)
133 nt. 1; III (Cambridge 1923) 362; E. COSTA, Storia del diritto romano pubblico 2
cit. 167; H. STRASBURGER, s.v. Triumviri cit. 518; H. SIBER, Rmische Verfassungsrecht cit. 202; F. LA ROSA, Note cit. 233; E. ECHOLS, The Roman City Police:
Origin and Development, in CJ. 53 (1958) 377; W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 71;
ID., Staatsordnung II cit. 533 s.; ER. MEYER, Rmischer Staat cit. 179; G. PUGLIESE,
Il processo civile romano I cit. 211; ID., rec. a W. KUNKEL, o.u.c. cit. 166 [= Scritti
giuridici scelti II cit. 589]; F. F. ABBOT, A History and Description 3 cit. 210, 402;
A. W. LINTOTT, Violence cit. 102; F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit.
259 s.; H. VRETSKA, s.v. Tresviri, in Kl.Pauly V (rist. Mnchen 1979 delled. 1975)
938; CL. NICOLET, Rome et la conqute du monde mditerranen 264-27 avant J.-C.
I. Les structures de lItalie romaine 2 (Paris 1979) tableau iii; H. H. SCULLARD, Storia
del mondo romano I (tr. it. delled. London 1980, Milano 1983, rist. 1992) 160; S.-A.
FUSCO, Le strutture personali cit. 53; G. PURPURA, s.v. Polizia (dir. rom.) cit. 103; E.
VOLTERRA, Istituzioni di diritto romano (Roma 1985) 201; A. BURDESE, Manuale di
diritto pubblico romano 3 (Torino 1987) 72; B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2 cit.
93; ID., Note cit. 8 s. [= in BIDR. 91 cit. 211 s. = Scritti cit. 131 s.]; F. CASSOLA, L.
LABRUNA, Linee 3 cit. 134; IDD., Gli edili, i questori, i cd. vigintisexviri cit. 175 s.; V.
GIUFFR, La repressione criminale cit. 44; A. GUARINO, Storia del diritto romano 11
cit. 232; O. ROBINSON, The criminal law cit. 1; J. PLESCIA, The Bill of Rights and Roman Law (Bethesda 1995) 8; J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit. 16. Cfr. E. BADIAN, s.v.
Police, in OD. 2 cit. 851 [=Dizionario cit. 1686 s.]. Di recente ha descritto i tresviri
come espressione di una politica sanitaria S. FARO, La libertas ex divi Claudii
edicto. Schiavit e valori morali nel I secolo d.C. (Catania 1996) 92 nt. 212. Invero
dalle fonti tale ultima competenza non emerge direttamente, anche se certo che a
Roma vi fossero norme (in senso lato) riferite a misure digiene e di prevenzione
dincendio (anche se non necessariamente allo stesso tempo), come pu inferirsi
dal Sc. de Pago Montano (FIRA. I 2 nr. 39, 272 s.) e dalledictum praetoris de Campo
Esquilino (FIRA. I 2 nr. 53, 306 s.).
129 Per la sistemazione dogmatica generale del rapporto coercitio/polizia si v.
C. FERRINI, Diritto penale romano. Esposizione storica e dottrinale (Milano 1902,
rist. Roma 1976) 24, su cui G. BASSANELLI SOMMARIVA, Proposta per un nuovo
metodo di ricerca nel diritto criminale, in BIDR. 89 (1986) 331 e nt. 19. Cfr. anche
P. DE FRANCISCI, Storia del diritto romano I (Roma 1931) 294; ID., Sintesi storica cit.
(Roma 1962) 133; S.-A. FUSCO, Le strutture personali cit. 46.
130 La scienza giuridica, soprattutto tedesca (cfr. M. SBRICCOLI, s.v. Polizia
(dir. interm.), in ED. XXXIV cit. 118), ha infatti, a partire dal 600, incominciato ad
allargare il campo di utilizzazione del termine polizia, che arriva a dimensioni
semantiche prima inimmaginabili con la cd. scienza della polizia (Polizeiwissenschaft) del 700 (cfr. lo stesso concetto di Polizeistaat, stato di polizia). Lo svolgimento e lespansione della nozione continua nell 800, con laffiancamento-sovrap-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

119

riferimento alla esperienza della repubblica romana, pervenendo allinutilizzabilit del termine, cos come modernamente
inteso, perch importa una stratificazione di significati inapplicabili alle societ premoderne 130. La scienza romanistica, pur
notata uninsufficienza quantitativa dellapparato romano di
polizia 131, aveva, nella costruzione schematica di un diritto
pubblico romano, sfruttando i risultati della sistemazione
della scienza amministrativa, compreso i tresviri tra quei funzionari incaricati a provvedere a Ruhe und Ordnung in der
Stadt, incarico tipico del Sicherheitsdienst 132.
In uno studio recente, Wilfried Nippel 133 ha cercato di diposizione della polizia di assistenza (Wohlfahrtspolizei) alla polizia di sicurezza
(Sicherheitspolizei) e con la determinazione di un concetto materiale di polizia
(intervento nei casi di pericolo interno per la comunit e/o per i singoli consociati)
ed uno formale (autorit istituzionalmente preposte a tale intervento). Sul punto
G. CONTI, s.v. Polizia, in NNDI. XIII (Torino 1966) 176; G. CORSO, Lordine pubblico (Bologna 1979) 170 ss.; H. MAIER, s.v. Polizei, in Handwrterbuch zur
deutschen Rechtsgeschichte (hrsg. v. A. ERLER und E. KAUFMANN) III (Berlin
1984) 1800 ss.; A. CHIAPPETTI, s.v. Polizia (dir. pubbl.), in ED. XXXIV cit. 120 ss.
Si v. anche M. STOLLEIS (Hrsg.), Policey im Europa der Frhen Neuzeit (Frankfurt a.
M. 1996). In particolare sulla Verwissenschaftlung di Policey e sul Polizeirecht: M. STOLLEIS, Geschichte des ffentlichen Rechts in Deutschland I. Reichspublizistik und Policeywissenschaft 1600-1800 (Mnchen 1988) 366 ss.
131 Quello che nella nota precedente si indicato come concetto formale.
132 Si v. TH. MOMMSEN, Rmische Staatsrecht II 3 cit. 597. Per notazioni sui
funzionari preposti alla sicurezza pubblica nel principato e dominato, si v. con
copia di ulteriore bibliografia la sintesi di G. PURPURA, s.v. Polizia (dir. rom.) cit.
104 ss. e, di recente, W. NIPPEL, Public Order cit. 85 ss.; A. PIKULSKA-ROBASZKIEWICZ, La securit publique Rome sous les empereurs, in Le droit romain et le
monde contemporain. Mlanges la mmoire de Henryk Kupiszewski (Varsovie
1996) 231 ss.
133 Aufruhr und Polizei cit. passim (le idee, poi ampliate nel libro appena citato,
erano gi state sommariamente espresse in Policing Rome, in JRS. 74 [1984] 20 ss.).
Sul saggio di Nippel, ispirato da CHR. MEIER, Res publica amissa. Eine Studie zu
Verfassung und Geschichte der spten rmischen Republik (1980, 1997) xix, 37, 111,
157 ss (cfr. 11 nt. 46; ID., rec. di A. W. LINTOTT, Violence cit., in Hist. Z. 213 [1971]
395 ss.), si v. le recc. di R. COMBES, in Latomus 49 (1990) 697 ss.; D. KIENAST, in
Bonn. Jahrb. 190 (1990) 636 ss.; A. MARCONE, in Ath. (1990) 580 s.; J. ZLINSZKY, in
ZSS. 107 (1990) 476 ss.; J. W. RICH, in JRS. 81 (1991) 193 ss.; L. SCHUMACHER, in
Gnomon 64 (1992) 71 ss. e cfr. la segn. di C. CASCIONE, in Index 19 (1991) 609 s.;
ID., Verberabilissime cit. 474, per una critica generale allimpostazione di Nippel;

120

CAPITOLO SECONDO

mostrare che i modi e metodi reali del potere repubblicano a


difesa dellordine pubblico furono anche concettualmente ben
distanti dalla moderna idea di polizia. Questi i punti pi rilevanti della sua ricostruzione: premessa lindisponibilit
dellesercito per compiti di prevenzione e repressione, il controllo sociale era imperniato su un sistema di autorit-influenza-consenso (che si giovava anche di una sorta di intervento psicologico, ottenuto attraverso la sfera simbolica), con
funzioni di deterrente, fondato su un sincronismo di attivit
pubbliche e private. Lindagine dimostrerebbe linesistenza di
una vera e propria forza di polizia specializzata 134: alle svariate
difficolt di disparate situazioni avrebbe corrisposto una risposta flessibile dellordinamento (intervento dei magistrati
minori, del pretore, o, addirittura, del senato).
In particolare, con riferimento ai tresviri capitales, Nippel
assume che la loro attivit repressiva era caratterizzata da debolezza e che, verisimilmente, essi agivano per incarico del senato o dei magistrati maggiori 135. La posizione cos sintetizzata: Offen muss bleiben, ob bzw. wie weit sie ber die Vorkehrungen zur Feuerverhtung hinausgehende allgemeine

ma cfr. S.-A. FUSCO, Insolentia parendi cit. 318 nt. 54. Di recente lo studioso tedesco ha confermato le sue persuasioni in Public Order cit., su cui si cfr. la rec. di N.
RAMPAZZO, Ordine pubblico, coercitio e lotta politica nella Roma repubblicana, in
Index 25 (1997) 491 ss. Pare accettare lipotesi di Nippel F. KOLB, Rom cit. 294 s.
134 Cfr. L. LABRUNA, Iuri maxime ... adversaria. La violenza tra repressione
privata e persecuzione pubblica nei conflitti politici della tarda repubblica, ora in ID.,
Genera cit. 7 s., che, per, sembra attribuire a Nippel lidea che i tresviri costituissero una polizia come istituzione.
135 W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 34.
136 W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 35, la citazione tra virgolette tratta da
W. EDER, Servitus publica cit. 83.
137 Cfr. quanto NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. sostiene a p. 35.
138 Ampiamente sulla vicenda, inquadrata, appunto, come momento di rottura
degli equilibri anche politici della civitas, L. LABRUNA, Vim fieri veto. Alle radici di
una ideologia (Napoli 1971) 69 ss.; ID., Tutela del possesso fondiario e ideologia
repressiva della violenza nella Roma repubblicana 2 (Napoli 1986) 29 ss.
139 Gi nel 428 a.C., secondo Livio, il senato aveva commesso agli edili ut animadverterent (Liv. 4.30.7 ss., spec. 11), cfr. E. DE RUGGIERO, Il consolato cit. 723; in

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

121

Ordnungsaufgaben zu erfllen hatten. Die Annahmen, dass sie


einen regelmssigen Patrouillendienst wahrzunehmen gehabt
htten, beruhen entweder auf unzulssigen Verallgemeinerungen aus den (oben in Zusammenhang mit den Aedilen schon
erwhnten) Sonderfllen, in denen ihnen solche Funktionen
eigens bertragen worden waren, oder werden aus der allgemeinen berlegung deduziert, die Einfhrung des Amtes als
solche sei auf das zunehmende Bedrfnis zurckzufhren ...,
die Sicherung der ffentlichen Ordnung in einem wachsenden
Gemeinwesen effizient zu gestalten 136.
Anche queste affermazioni meritano una breve riflessione
metodologica. Prescindiamo dal fatto che, almeno per le funzioni antincendio, la testimonianza di Paolo in D. 1.15.1 (l. sg.
de off. praef. vig.) pare indicare proprio una competenza specifica dei tresviri nocturni 137, seppur concorrente con quella di
altre autorit, e soffermiamoci sulle funzioni di polizia. Le
fonti sono poche, vero. Prendiamone in considerazione i due
gruppi principali. Con riferimento a casi di emergenza (interdizione dei culti stranieri nel 213 138, sollevazione degli
schiavi nel 198, Baccanali, congiura di Catilina), ci sono due
elementi da valutare, collegati tra loro. Gli scrittori antichi badavano spesso, descrivendo queste situazioni, pi che alla minuta analisi degli avvenimenti e degli interventi pubblici, ad
una narrazione per cos dire artistica. sintomatico, invece,
che, nei casi ove pi accortamente si narra la risposta pubblica, i nostri magistrati sono menzionati. Ancora: di questo
tipo di sollevazioni a Roma non ce ne furono tantissime, per
in quelle poche, e cosa importante distanti tra loro cronologicamente, i tresviri sono sempre presenti, con funzione di
tutela dellordine pubblico.
generale: F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 I cit. 370, v. anche L. GAROFALO, Il processo edilizio. Contributo allo studio dei iudicia populi (Padova 1989) 138
e nt. 200.
140 Il riferimento alla situazione descritta nei paragrafi immediatamente
precedenti: Liv. 25.1.6-8.
141 Qui un errore di Livio, della sua fonte o della sua tradizione: pretore

122

CAPITOLO SECONDO

Per il caso del 213, pare evidente una competenza propria


dei tresviri, accanto a quella degli edili 139:
Liv. 25.1.10-11. Incusati graviter ab senatu aediles triumvirique capitales, quod non prohiberent 140, cum emovere eam
multitudinem e foro ac disicere adparatus sacrorum conati essent, haud procul afuit, quin violarentur. 11. Ubi potentius iam
esse id malum apparuit, quam ut minores per magistratus sedaretur, M. Aemilio 141 praetori urbano negotium ab senatu datum est, ut eis religionibus populum liberaret.
Emergono due distinti momenti: edili e triumviri furono
rimproverati in senato quod non prohiberent (quindi avrebbero dovuto, sarebbe stato loro compito farlo) quanto stava
accadendo; poi, evidentemente per effetto del richiamo, tentarono vanamente di emovere eam multitudinem e foro ac disicere apparatum sacrorum 142.
Per quanto riguarda la sollevazione del 198, si pu notare,
leggendo il passo liviano, come i tresviri non ebbero (a differenza degli altri minores magistratus, che furono anchessi comandati a compiti di sorveglianza notturna) mansioni esorbitanti le loro normali funzioni: il iussum ricordato si riferisce
esclusivamente ad una pi intensa (del solito) custodia:
Liv. 32.26.16-18. ... In timore civitas fuit obsides captivosque Poenorum ea moliri. 17. Itaque et Romae vigiliae per vicos
urbano per il 213 era M. Atilius Regulus (cfr. Liv. 24.44.2). Sul punto pi dettagliatamente, L. LABRUNA, Vim fieri veto cit. 73 ntt. 122 s.; ID.,Tutela 2 cit. 49 s. nt. 64.
142 Cfr. E. DE RUGGIERO, Il consolato cit. 723. Per un inquadramento dei
poteri magistratuali che emergono dal testo v. anche M. TALAMANCA, Istituzioni di
diritto romano (Milano 1990) 177 ss.
143 Sullimpiego dei tresviri, da ultimi, J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit.14 s.;
W. NIPPEL, Orgien, Ritualmorde und Verschwrung? Die Bacchanalien-Prozesse des
Jahres 186 v. Chr., in Grosse Prozesse der rmischen Antike, hrg. U. MANTHE, J. VON
UNGERN-STERNBERG (Mnchen 1997) 66 s. Sullintervento dei quinqueviri in particolare: J.-M. PAILLER, Bacchanalia cit. 263 s.
144 Pi genericamente in Liv. 39.16.12 vi menzione del mandato consolare ai
magistrati minori: ... vigiliarum nocturnarum curam per urbem minoribus magistratibus mandavimus ...

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

123

servatae iussique circumire eas minores magistratus, et triumviri carceris lautumiarum intentiorem custodiam habere iussi,
18. et circa nomen Latinum a praetore litterae missae, ut et
obsides in privato servarentur neque in publicum prodeundi
facultas daretur, et captivi ne minus decem pondo compedibus
vincti in nulla alia quam in carceris publici custodia essent.
Con riferimento alla questione dei Baccanali 143, dalle fonti
emerge leccezionalit della situazione: di qui il mandato ai
tresviri 144 di disporre una speciale sorveglianza notturna:
Liv. 39.14.10. Triumviris capitalibus mandatum est, ut vigilias disponerent per urbem servarentque ne qui nocturni coetus fierent, utique ab incendiis caveretur adiutores triumviris
quinqueviri uls cis Tiberim suae quisque regionis aedificiis
praeessent.
Interessante qui (come nel passo precedente) lo snodarsi
del potere pubblico 145. La forma del comando appare essere
quella del mandato, anche terminologicamente richiamata 146.
145

Sullattivit di controllo a matrice politica: J. LE GALL, Tumultus et vigiliae: la Garde nationale de la Rpublique romaine, in Mlanges Labrousse
(n special de Pallas, Toulouse 1986) 41 ss. e cfr. J. PAILLER, Bacchanalia cit. 263 s.
146 Assai scarso linteresse della storiografia per il mandato nellesperienza
giuspubblicistica della repubblica romana. Cfr., per un primo orientamento, B. BRISSONII De formulis et solennibus populi Romani verbis libri VIII ex rec. F. C. CONRADI
... (Francofurti et Lipsiae 1754) 201 ss.; H. KRELLER, s.v. Mandatum, in PWRE.
XIV/1 (Stuttgart 1928) 1022 ss.; F. DE MARINI AVONZO, Il senato romano nella repressione penale. Appunti (Torino 1977) 62 ss. (per un cenno). V. MAROTTA, Mandata principum (Torino 1991) 87 ss., si naturalmente limitato a qualche breve annotazione, relativa per soprattutto alle disposizioni impartite dal senato ai
promagistrati inviati nelle province. Una pi approfondita trattazione fa presagire il
titolo di L. WINKEL, Mandatum im rmischen ffentlichen Recht?, in D. NRR, SH.
NISHIMURA, Mandatum und Verwandtes. Beitrge zum rmischen und modernen
Recht (Berlin-Heidelberg-New York 1993) 53 ss., che invero tratta brevemente del
solo mandatum iurisdictionis e del mandato nella prassi del diritto internazionale e
del diritto penale pubblico (cfr. G. CRIF, S.-A. FUSCO, Sul primo Simposio romanistico internazionale giapponese: Fukuoka 1991, in Index 20 [1992] 400), non utilizzando fonti come quelle riportate nel testo, che sembrano poter essere utili ad una
pi precisa sistemazione dellargomento. In particolare sembra rilevante il tecnicismo terminologico, che ricorre non solo, come pi evidente, nel mandatum est di

124

CAPITOLO SECONDO

Dario Mantovani 147, inserendosi in unantica corrente 148, ha


sostenuto che la repressione dei Baccanali fu conseguenza della
legge decemvirale che vietava il coetus nocturnus, sancendo
per i violatori della norma la pena capitale 149. Ci si potrebbe
per chiedere perch fu dato in questo caso mandato di disporre vigiliae speciali, visto che la sorveglianza doveva gi essere affidata, per loro propria competenza, ai quinqueviri pure
citati 150. Lintensificata sorveglianza, il probabile intervento
notturno dei magistrati, contro un uso consolidato ed in un
certo senso giuridicizzato 151, sembrano mostrare leccezionalit della repressione per far fronte a un pericolo sentito come
eccezionale.
Lo stesso Livio ci narra i risultati dellazione coordinata:
Liv. 39.17.5. Multi ea nocte, quae diem insecuta est quo in
contione res palam facta est, custodiis circa portas positis fugientes a triumviris comprehensi et reducti sunt; multorum

Liv. 39.14.10, ma anche cfr. H. HEUMANN, E. SECKEL, s.v. Negotium, in Handlexicon zu den Quellen des rmischen Rechts 11 (Graz 1971) cit. 365, riferimenti: D.
3.4.6.1 (Paul. 9 ad ed.); 42.5.8.4 (Ulp. 61 ad ed.) nel negotium dare di Liv. 25.1.11.
147 Il problema cit. 20 e ntt. 53, 55.
148 Che risale almeno a M. VOIGT, Die XII Tafeln. Geschichte und System des
Civil- und Criminal- Rechtes wie Processes der XII Tafeln nebst deren Fragmenten II.
Das Civil und Criminalrecht der XII Tafeln (Leipzig 1883) 793, cfr. D. MANTOVANI, Il
problema cit. 20 nt. 53.
149 8.26. Si v. ora D. FLACH, Die Gesetze cit. 184, con indicazione delle fonti.
150 Si v. A. VON PREMERSTEIN, Stadtrmische und municipale quinqueviri cit.
236 s.; J. PAILLER, Bacchanalia cit. 263 s.; R. SABLAYROLLES, Libertinus miles cit.
spec. 16 ss.
151 Cfr. supra 24, a proposito di D. 1.2.2.31 (Pomp. l. s. ench.).
152 Questo un tipico caso in cui la fonte pare corrispondere perfettamente
alla tesi di W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit.
153 Sallustio sta riportando una serie di provvedimenti presi dal senato.
154 Sul rapporto tra il testo di Cicerone e quello di Sallustio si v., per tutti,
L. PARETI, in Cicerone, La prima Catilinaria con introduzione e note di L. P. (rist.
Firenze 1969) 6 ss. (introduzione), 27 ss. (note).
155 Cfr. W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 59 ss.
156 Sul rapporto tra urbs e civitas, che appare nel testo di Sallustio, v., per tutti,
T. SPAGNUOLO VIGORITA, Citt e impero cit. 1 ss.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

125

nomina delata 152. quidam ex iis, viri feminaeque mortem sibi


consciverunt.
Lo stato di eccezione percepibile, pur concedendo alle
fonti una sorta di esagerazione retorica, nei racconti che narrano latmosfera dellautunno del 63:
Sall. Cat. 30.2.-31.2. Simul, id quod in tali re solet, alii portenta atque prodigia nuntiabant, alii conventus fieri, arma portari, Capuae atque in Apulia servile bellum moveri ... 30.7. ...
item decrevere 153, uti gladiatoriae familiae Capuam et in cetera
municipia distribuerentur pro quoiusque opibus, Romae per
totam urbem vigiliae haberentur iisque minores magistratus
praeessent. 31.1. Quis rebus permota civitas atque inmutata
urbis facies erat. Ex summa laetitia atque lascivia, quae diuturna quies pepererat, repente omnis tristitia invasit: 2. festinare, trepidare, neque loco neque homini quoiquam satis credere, neque bellum gerere neque pacem habere, suo quisque
metu pericula metiri.
Cic. Cat. 1.1.1. Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? quem
ad finem sese effrenata iactabit audacia? Nihilne te nocturnum
praesidium Palati, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil
concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi
senatus locus, nihil horum ora vultusque moverunt? Patere tua
consilia non sentis? constrictam iam horum omnium scientia
teneri coniurationem tuam non vides? Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consili
ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris? 154
Accanto al concursus bonorum omnium, che contribuisce
alla costituzione dellordine pubblico 155, le vigiliae, corpi di
157 Qui soprattutto da tenere presente il disinteresse dei testimoni antichi: la
vita quotidiana, e soprattutto quella dei bassifondi ove verisimilmente si svolgeva
la gran parte dellattivit triumvirale non doveva sembrare, nella gran parte dei
casi, degna di essere tramandata. Cfr. C. CASCIONE, Verberabilissime cit. 474.
158 Asc. in Mil. 32 [37 Cl.=34 St.]; Val. Max. 5.9.3; Tac. Agr. 2.1.
159 Plaut. Amph. 153 ss.; Asin. 129 ss.; Truc. 761 ss.; Varr. l. L. 5.81; Cic. pro

126

CAPITOLO SECONDO

guardia comandati dai magistrati minori, tra i quali molto


probabilmente i tresviri capitales, avevano il compito precipuo
del controllo dellurbs, che aveva mutato faccia perch la civitas era atterrita 156.
Se si volge lo sguardo, invece, alle situazioni quotidiane 157
in cui sono ricordati interventi dei tresviri, si pu notare come
questi sono s talvolta da ricondurre ad iniziative di organi superiori 158, ma anche a quello che pare un campo di competenza
propria dei nostri ufficiali 159. E poi, se giusto in una certa
misura purificare il concetto di polizia dalle stratificazioni
che si sono succedute nei secoli, ancora due osservazioni sono
da fare: che la nascita del moderno concetto di polizia proviene comunque anche dalla valutazione delle fonti antiche,
ove i moderni teorizzatori (specie del XVII e XVIII secolo)
hanno trovato il referente delle loro idee sulla polizia; che una
societ urbana progredita, come sicuramente era quella romana
repubblicana, abbisogna di una organizzazione poliziesca 160, e,
nellambito della cd. polizia formale, almeno di un apparato

Cluent. 13.38-39; Val. Max. 6.1.10; Sen. rhet. contr. 7.1(16).22; Plin. n. h. 21.3.8; Gell.
3.3.15; Ps. Asc. in div. 16.50 [201 St.].
160 Quella che pu definirsi polizia necessaria, cfr. A. MENGER, Lo stato socialista (tr. it. Torino 1905) 290; G. ZANOBINI, s.v. Polizia, in EI. XXVII (Roma
1935) 681; A. SANDULLI, Manuale di diritto amministrativo 15 (Napoli 1989) 9;
S. BOVA, s.v. Polizia, in Dizionario di politica 2, dirr. N. BOBBIO, N. MATTEUCCI,
G. PASQUINO (Milano 1990, rist. 1992) 827. Cfr. M. WEBER, Economia e societ I
cit. 311, sul quale N. LUHMANN, La differenziazione del diritto. Contributi alla sociologia e alla teoria del diritto (tr. it. Bologna 1990) 147 s. Procedendo ad una valutazione comparativistica, si pu notare come nellAtene del V secolo a.C. (altra rilevante realt urbana dellantichit classica, per certi versi assimilabile alla Roma repubblicana), gli astinomi avessero competenze assai simile a quelle dei tresviri. Ad
esempio avevano la sorveglianza sulle strade della citt e dei sobborghi (cfr. Plat.
leges 6.759a; 6.764b-c; 12.936c; Diog. Laert. vitae phil. 6.90; Harpoc. s.v.
ajstunovmo); potest di fustigare e condurre in carcere schiavi colti in comportamenti contrari allordine pubblico (Plat. leges 6.794b-c; cfr. anche 9.881b-c). Sul
punto: G. ROTELLI, Ricerca di un criterio metodologico per lutilizzazione di Plauto
cit. 103 s. Si considerino anche i poteri di polizia degli Undici: cfr. per tutti M. A.
LEVI, Commento storico alla Respublica Athenensium di Aristotele I-II (Milano
1968) 120, 334; A. BISCARDI, Diritto greco antico (Milano 1982) 57, 259 ss.; V. J.
HUNTER, Policing Athens. Social Control in the Attic Lawsuits, 420-320 B. C. (Prince-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

127

seppur insufficiente a tutela dellordine pubblico ed a servizio delle indagini nel processo criminale (cd. polizia giudiziaria), guarda caso attivit ambedue testimoniateci per i tresviri
durante il periodo repubblicano 161.
Esaminiamo, quindi, le fonti che ci presentano i tresviri
come tutori dellordine pubblico, la manifestazione quotidiana
del potere. Sono storie di carcere e di frusta, tipici mezzi correzionali, come vedremo, dei nostri magistrati.
Plaut. Amph. 153 ss. SO. Qui me alter est audacior homo
aut qui confidentior, / iuventutis mores 162 qui sciam, qui hoc
noctis solus ambulem?/ quid faciam nunc si tresviri me in carcerem compegerint?/ ind cras quasi e promptaria cella depromar ad flagrum,/ nec caussam liceat dicere mihi neque in ero
quicquam auxili/ siet nec quisquam sit quin me omnes esse
dignum deputent./ ita quasi incudem me miserum homines
octo validi caedant:/ ita peregre adveniens/ hospitio puplicitus
accipiar ...
Il passo assai noto 163 e viene di solito interpretato come
testimonianza duna generale funzione di polizia a tutela
dellordine pubblico. Sosia, schiavo di Amphitruo, stato notton 1994) spec. 144 ss. Su temi collegati: D. COHEN, Law, violence and community
in classical Athens (Cambridge 1995).
161 Per tutti: P. WILLEMS, Le droit public cit. 275 s.
162 Forse qui i mores iuventutis sono posti in comica antitesi rispetto a mores
maiorum, che Plauto non di rado parodizza; cfr. ZS. HOFFMANN, The parody of the
idea of mos maiorum in Plautus, in Oikoumene 3 (1982) 217 ss.
163 Si v. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 597 e nt. 3; W. KUNKEL,
Untersuchungen cit. 75 nt. 290; W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 42 e nt. 20 (a p.
198); B. SANTALUCIA, Note cit. 8 s. [= in BIDR. 91 cit. 212 = Scritti cit. 132]. Sullambientazione, tipicamente romana, si v. E. FRAENKEL, Plautinisches im Plautus cit.
181 ss. [=Elementi cit. 172 ss.].
164 Cfr. P. P. SPRANGER, Historische Untersuchungen cit. 61.
165 Sulla romanit della situazione, da ultima, A. C. SCAFURO, Forensic Stage
cit. 448.
166 LAmphitruo, nella cronologia plautina (cfr. supra cap. I nt. 103), variamente collocato: v. le tabelle di A. DE LORENZI, Cronologia cit. 220 s. Potrebbe
trattarsi qui, secondo quanto pi sopra sostenuto, sia dei capitales-magistrati, sia
(considerata soprattutto lambientazione notturna) di questi ultimi al tempo in cui
erano ausiliari.

128

CAPITOLO SECONDO

tetempo incaricato da questultimo di recarsi dal porto a casa.


Interessante laccenno ai pericoli della notte, ove si intravede
un certo conservatorismo nella menzione dei mores iuventutis.
La domanda di Sosia (quid faciam nunc si tresviri me in carcerem compegerint?) 164 apre una descrizione invero non ancora
investigata a fondo dagli studiosi 165. Uno schiavo verrebbe gettato in carcere dai tresviri 166. Questo atto coercitivo appare collegato con la tutela dellordine notturno dellurbs 167. Evidentemente lo schiavo che vagava di notte era per ci solo considerato pericoloso e meritevole di castigatio. Lincapacit a
difendersi con mezzi giuridici 168 e limpossibilit di un intervento di un auxilium, denotano la differenza della condizione
dello schiavo rispetto a quella del cittadino incorso nella stessa
punizione. Interessante la scansione temporale: i tresviri, evidentemente in servizio di ronda, acciuffano il servo e lo portano al carcer, qui lo sventurato passa il resto della notte, per
uscirne il giorno dopo (quasi e promptaria cella, qui lallusione
comica ad una pietanza, si potrebbe dire anche: ben cucinato 169) ed essere condotto al flagrum, insomma per subire una
pubblica fustigazione (nec quisquam sit quin me omnes esse
dignum deputent) subita ad opera di otto validi uomini 170.
La natura pubblica di questa punizione e laccenno che Plauto
167
168

Cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 597.


Su causam dicere si v. E. FRAENKEL, Plautinisches cit. 183 [=Elementi cit.
174]; J. M. KELLY, Causam dicere, in IJ. 2 (1967) 165 ss.; D. MANTOVANI, Il problema
dorigine cit. 53 nt. 135.
169 Cfr. le traduzioni it. di E. PARATORE, in Plauto, Tutte le commedie I (Roma
1962) 65; e G. AUGELLO, Le commedie di Tito Maccio Plauto I cit. 75. Su promptuarium: H. NETTLESHIP, Contributions to Latin Lexicography (Oxford 1889) 560.
170 Su questa fonte in relazione agli ausiliari dei tresviri v. supra 81.
171 Lesemplarit della pena pubblica in foro risulta evidentissima (anche
qui per la gioia del popolo) in Liv. 9.24.15. Omnes qui Romam deducti erant virgis in
foro caesi ac securi percussi summo gaudio plebis, cuius maxime intererat tutam ubique quae passim in colonias mitteretur multitudinem esse. Si v. C. GIOFFREDI, Sulla
concezione romana della pena, in Studi in onore di E. Volterra II (Milano 1971) 340 e
cfr. O. DILIBERTO, La funzione della pena. Premesse storico-romanistiche alla riflessione politica e giusfilosofica contemporanea.Coloquio latinoamericano y caribeo
de derecho romano. La Habana, Cuba 18-24.1.1993. Importante, per la riflessione

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

129

fa al consenso che provoca tra la gente, dimostra chiaramente


la funzione sociale, intimidatrice, della pena pubblica 171, e sembra confermare la lettura proposta pi sopra 172 del passo dello
Pseudo Asconio 173, ove punire quindi (come giustamente
aveva visto Santalucia 174) usato nel senso di fustigare e assolutamente non in quello di giudicare, come pure Kunkel aveva
proposto 175. La storia, triste, dello schiavo che vagabonda di
notte, continua col ritorno al pubblico ospizio 176, dal quale
pu tirarlo fuori, verisimilmente, solo lintervento benevolo
del padrone.
Di certo i tresviri avevano poteri coercitivi nei confronti
dei servi fugitivi:
Asc. in Mil. 32 [37 Cl.=34 St.]. Idem quoque Munatius et
Pompeius tribuni plebis in rostra produxerant triumvirum capitalem, eumque interrogaverant an Galatam Milonis servum
caedes facientem deprehendisset. Ille dormientem in taberna
pro fugitivo prehensum et ad se perductum esse responderat ...
Il testo appare un interessante (anche nel suo prosieguo 177)
osservatorio sulla prassi dei rapporti tra poteri diversi nella
antica sulla pena, Gell. 7.14, dove, tra le rationes vindicandi, compreso lexemplum. Cfr. anche J. M. KELLY, Storia del pensiero cit. 52, 101 s.
172 P. 106.
173 In div. 16.50 [201 St.].
174 Note cit. 9 s. [= in BIDR. 91 cit. 213 = Scritti cit. 133].
175 Untersuchungen cit. 72, cfr. supra su ntt. 46-48.
176 Si v. anche Plaut. Amph. 296 e cfr. E. FRAENKEL, Plautinisches cit. 182
[= Elementi cit. 173].
177 Denuntiaverant tamen triumviro, ne servum remitteret: sed postera die Caelius tribunus plebis et Manilius Cumanus collega eius ereptum e domo triumviri servum Miloni reddiderant.
178 Per altre modalit repressive: F. GUIZZI, Professionisti e no: il fugitivarius, in
Synteleia V. Arangio-Ruiz I (Napoli 1964) 237 ss. Su alcuni aspetti sociali cronologicamente non distanti dal caso in questione: G. POMA, Servi fugitivi e schiavi magistrati in et triumvirale, in Index 15 (1987) 149 ss.
179 Non sappiamo se questa si estendesse anche agli errones, schiavi che si allontanavano dalla casa del dominus senza lintenzione di non farvi pi ritorno (v.
Ulp. 1 ad ed. aed. cur., D. 21.1.17.14 e cfr. C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit.
446 nt. 8). probabile, per, che tali servi fossero comunque considerati elementi

130

CAPITOLO SECONDO

civitas. In questo caso lesito dellattivit triumvirale fu una


detenzione in vinculis presso la casa del triumviro. Lo schiavo
fuggitivo 178 era un soggetto che in quanto tale perturbava lordine pubblico ed era dunque passibile di coercizione 179. Passiamo ora alla lettura delle altre due fonti che parlano di fustigazione subita presso il palco dei tresviri capitales.
Ps. Asc. 201 St. 180 Vestri ordinis reos rep. Vestra defensione condignos, velut fures et servos nequam, qui apud triumviros capitales ad columnam Maeniam puniri solent.
Horat. epod. 4.11-12. Sectus 181 flagellis hic triumviralibus/
praeconis ad fastidium 182.
E nel primo caso (come abbiamo gi visto) e nel secondo,
si ha notizia della fustigazione di servi. Molto probabilmente si
tratta appunto di quelli colti in stato di vagabondaggio, ma
non pu escludersi (ed anzi lo fa pensare laggettivo nequam)
che qui, presso la colonna Menia 183, si fustigassero gli schiavi
che in qualsiasi modo si fossero meritati una pena 184, e quindi
poco raccomandabili e perci sottoponibili a castigatio di polizia (cfr. il caso di
Sosia, Plaut. Amph. 153 ss., discusso supra 127 ss.).
180 uno scolio a Cic. div. in Q. Caec. 16.50. ... vobis autem tanta inopia reorum
est ut mihi causam praeripere conemini potius quam aliquos ad columnam Maeniam
vestri ordinis reos reperiatis?
181 Nel senso di caesus: Tibull. 1.9.22; Martial. 10.5.14.
182 Si tratta duna sorta di pubblicit: HA. Al. Sev. 36.2.
183 Cfr. F. KOLB, Rom cit. 296 (sulla colonna Menia, in generale, si v. anche
146, 195).
184 Sulla posizione degli schiavi nel diritto penale romano si v., per tutti, W. W.
BUCKLAND, The Roman Law of Slavery (Cambridge 1908) 91 ss.; P. DEL PRETE, La
responsabilit dello schiavo nel diritto penale romano (Bari 1927, rist. Roma 1972);
M. KASER, Zur Kriminalgerichtsbarkeit gegen Sklaven, in SDHI. 6 (1940) 357 ss.; O.
ROBINSON, Slaves and Criminal Law, in ZSS. 98 (1981) 213 ss.; A. WATSON, Roman
Slave Law (Baltimore-London 1987) 115 ss.
185 Lo sembra dimostrare il seguito del noto epodo oraziano, sul quale v., per
tutti, Q. Horatius Flaccus, Oden und Epoden 14 Erklrt von A. KIESSLING (Hildesheim-Zrich 1984, rist. della 7a ed. Berlin 1930) 500 ss.; A. CAVARZERE, commento ad loc., in Orazio, Il libro degli epodi (Venezia 1992) 140 ss. Sullidentificazione del personaggio descritto da Orazio, v. E. MANDRUZZATO, commento ad h. l.,

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

131

anche quelli che erano in attesa di una condanna capitale (questa per solo una supposizione che non emerge dalle fonti e
pare improponibile per il caso descritto dai versi di Orazio
sappiamo infatti che il servo in questione rimase in vita 185).
Oltre ai servi, presso lo Pseudo Asconio troviamo anche
dei fures. Sorge quindi il problema della punibilit di quello
che nellordinamento repubblicano considerato un delictum,
quindi a stretto rigore un illecito di natura privatistica, da parte
di organi dello stato 186. Kunkel ha sostenuto riallacciandosi
alla sua interpretazione del precedente della lex Cornelia de sicariis 187 che si trattasse di fures qui furti faciendi causa cum
telo ambulaverunt, sottoponendo questi soggetti ad una vera e
propria giurisdizione criminale, quella dei tresviri, come avverr almeno per alcune fattispecie di furto qualificato nel
principato. Rifiutando limpostazione kunkeliana due ipotesi
paiono possibili. La prima, forse semplicistica 188, consiste
in Orazio, Odi e epodi (Milano 1992) 533 s.; A. KIESSLING, in Oden und Epoden cit.
500 ss.; A. CAVARZERE comm. cit. 141 s. Cfr. H. CHOCHOLE, s.v. Vedius, 1, in
PWRE. VIII A/1 (Stuttgart 1955) 562 s.; R. SYME, Who was Vedius Pollio?, in JRS. 51
(1961) 23 ss. [=Roman Papers II (Oxford 1979) 518 ss.]; E. LEFVRE, Horaz. Dichter
im augusteischen Rom (Mnchen 1993) 70 s.; C. CASCIONE, Bonorum proscriptio
cit. 444 ss.
186 In generale sul problema della punibilit di fures (manifesti) e schiavi da
parte dei tresviri capitales v., da ultimo, W. NIPPEL, Aufruhr und Polizei cit. 36 ss.,
spec. 44 ss., seguito come pare da F. KOLB, Rom cit. 296; O. F. ROBINSON, Ancient Rome. City Planning and Administration (London-New York 1992) 177 e cfr. J.
S. REID, On some questions of Roman public law, in JRS. 1 (1911) 96.
187 Cfr. Coll. 1.3.1 (Ulp. 7 de off. proc. sub. tit. de sicariis et veneficis) e si v.
Untersuchungen cit. 64 s., 69 e nt. 258, 73; Quaestio cit. 48. Cfr. supra 91 ss.
188 Perch non mette in relazione la notizia che proviene dallo scoliaste con le
altre che pure mostrano forme di castigatio di ladri, sulle quali innanzi nel testo.
Tale lettura sembra per in qualche modo avallata da una tradizione terminologica
che trova significativa eco nella Vulgata: Ev. sec. Luc. 19.22. Dicit ei: De ore tuo te
iudico serve nequam. Si tratta della Parabola decem mnarum. Corrispondente greco
Levgei ajutw/`, Ek tou` stovmatov sou krinw` se, ponhre; dou`le.
189 Si v. J. BLEICKEN, rec. a W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 705.
190 Su cui cfr. F. MNZER, s.v. Claudius, 123, in PWRE. III/2 (Stuttgart 1899)
2698 e, da ultimo, F. DIPPOLITO, Questioni decemvirali (Napoli 1993) 32 ss.
191 Liv. 3.57.6.
192 Liv. 3.57.4.

132

CAPITOLO SECONDO

nellinterpretare laffermazione dello pseudo Asconio come


endiadica: i servi che avevano commesso un furto erano puniti
presso la columna Maenia dai tresviri capitales 189. Ma facendo
un parallelo con la situazione gi esaminata e cio la punizione
(carcere e frusta) dei servi trovati a bighellonare nottetempo e
perci solo turbatori della quiete pubblica (nonch potenzialmente pericolosi), pu pensarsi lo stesso dei fures colti sul fatto
di notte. Si spiegherebbero cos anche le altre fonti che testimoniano limpiego di misure di polizia, in particolare dellincarcerazione, nei confronti di ladri:
Liv. 3.58.2. Virum honoratissimae imaginis futurum ad posteros, legum latorem conditoremque Romani iuris, iacere vinctum inter fures nocturnos et latrones.
Si parla di Appio Claudio il decemviro 190, che, dopo la sollevazione seguita al leggendario stupro di Virginia, fu coniectus in carcerem 191, in quel luogo, cio che egli stesso era solito
chiamare domicilium plebis Romanae 192. Due dati emergono
interessanti, al di l dei probabili anacronismi 193. I fures che
riempiono il carcer nel racconto liviano (insieme a latrones 194)
193 Probabilmente il racconto della tradizione sulla fine del secondo decemvirato in parte leggendario, e lincarcerazione potrebbe costituire un anacronismo.
Ma forse, dal fatto che non solo Claudio risulta esser stato in carcere, ma anche
Oppio (Liv. 3.58.9), e da un accenno di Livio (3.57.4 i.f.: Et illi [scil. Claudio] carcerem
aedificatum esse), pu dedursi che un edificio con le funzioni di prigione esistesse
gi nel V sec. a.C.
194 Sul significato, ampio, che latro ha nelle fonti latine, v. A. MILAN, Ricerche
sul latrocinium in Livio I. Latro nelle fonti preaugustee, in Atti Ist. Ven. Sc. Lett. Art.
Cl. Sc. Mor. Lett. 138 (1979-80) 171 ss., su cui V. GIUFFR, A margine di tre scritti
recenti, in Labeo 27 (1981) 250 ss. Per la pi tarda evoluzione semantica del termine,
ID., Latrones desertoresque, ibid. 214 ss.; A. D. MANFREDINI, Municipii e citt nella
lotta ai latrones, in AUFE. n.s. 6 (1992) 23 ss., con ulteriore bibliografia. Si v. anche
L. LACCH, Latrocinium. Giustizia, scienza penale e repressione del banditismo in
antico regime (Milano 1988), studio che offre interessanti spunti sulla storia della
parola (83 ss., 359 ss.) e valuta attentamente letimologia della stessa (185 ss.); S.
MORGESE, Taglio di alberi e latrocinium: D. 47.7.2, in SDHI. 49 (1983) 147 ss.
195 Sul carcer si v. infra 151 ss.
196 La descrizione si addice ad un condannato a morte, e non si riferisce quindi
alla condizione di Scipione, che era stato condotto in carcere per non aver prestato

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

133

sono definiti nocturni, e questo appoggia la ricostruzione


sopra proposta, che cio i tresviri conducessero (o facessero
condurre) in carcere tutti i perturbatori manifesti della quiete
notturna, e tra questi i ladri colti sul fatto durante le ronde.
Laltro dato fa emergere un problema pi generale, che dovremo risolvere (o tentare di farlo) altrove: contro la communis opinio, che vede nel carcer un luogo di passaggio, e quindi
di sola brevissima permanenza, per i condannati prima dell
esecuzione o per gli indiziati in attesa di processo 195, il domicilium plebis Romanae si presenta in questa fonte come luogo
correzionale, ove molti cittadini (sottolineamolo: cittadini)
passavano un po del loro tempo.
Liv. 38.59.10. At enim, quod ex bonis redigi non possit, ex
corpore et tergo per vexationem et contumelias L. Scipionis
petituros inimicos, ut in carcere inter fures nocturnos et latrones vir clarissimus includeatur et in robore et tenebris exspiret,
deinde nudus ante carcere proiciatur 196.
Questo testo pare confermare quanto affermato sopra.
Torna, infatti, lespressione inter fures nocturnos et latrones 197,
che suona a questo punto quasi come proverbiale. Il carcere
il luogo ove si tenevano ladri notturni e latrones, ed ove, talvolta, un vir clarissimus costretto dalle vicissitudini della lotta
garanzia di comparizione. Su questo punto, G. BANDELLI, Il processo dellAsiatico,
in Index 5 (1974/75) 103, con attenta critica della tradizione annalistica; in generale
sulle fonti relative ai processi subiti dagli Scipioni, ID., I processi degli Scipioni: le
fonti, in Index 3 (1972) 304 ss.
197 Cfr. D. W. PACKARD, A Concordance to Livy II (Cambridge Mass. 1968)
712.
198 Sulla coniectio in carcerem di consoli da parte dei tribuni della plebe, a
partire dal 151 a.C., si v. le lucide riflessioni di S. MAZZARINO, Note sul tribunato
della plebe nella storiografia romana, in Index 3 (1972) 178 (con indicazione delle
fonti).
199 Si v. B. SANTALUCIA, Note cit. 10 [= in BIDR. 91 cit. 213=Scritti cit. 133], che
si rif a P. HUVELIN, Etudes sur le furtum dans le trs ancien droit romain (LyonParis 1915, rist. Roma 1968) 653, 657 ss., secondo cui lactio furti manifesti in quadruplum risalirebbe al periodo tra la fine del principato di Augusto e linizio di
quello di Tiberio. Cfr. M. BALZARINI, Il furto manifesto tra pena pubblica e privata

134

CAPITOLO SECONDO

per il potere 198. possibile che questi ladri notturni fossero


poi consegnati ai derubati secondo la normativa decemvirale,
verisimilmente in vigore a Roma fino al I secolo dopo Cristo 199.
Vediamo ora come la verberatio si inserisce nel procedimento contro i fures. Pur essendo il furtum un delitto privato,
le conseguenze della cattura o della individuazione di un ladro
contemplano un significativo intervento dellautorit pubblica,
che si estrinseca finalmente nelladdictio (non dimentichiamolo, atto di iurisdictio 200). Prima di questa non sembra che il
derubato avesse altro potere sul fur se non quello di chiamarlo
in ius o di trascinarvelo 201.
Gell. 11.18.8-9. Ex ceteris autem manifestis furibus liberos
verberari addicique iusserunt ei, cui furtum factum esset, si
modo id luci fecissent neque se telo defendissent; servos item
furti manifesti prensos verberibus adfici et e saxo praecipitari,

cit. 62. Si segnala che alcuni studiosi fanno invece risalire la possibilit di agere in
quadruplum in caso di furtum manifestum gi al II secolo a.C., v., per tutti, M. TALAMANCA, Istituzioni di diritto romano (Milano 1990) 622. Nel caso in cui il ladro
manifesto o notturno non potesse pagare la talvolta verisimilmente rilevante
pena del quadruplo, anche dopo la riforma in senso pecuniario della repressione del
furtum, e prima che questo fosse perseguito pubblicamente, non essendo possibile
la soddisfazione in danaro, con tutta probabilit si effettuava ancora la cd. esecuzione sulla persona.
200 Laddictio pronuncia magistratuale attestata dalle fonti con riferimento,
oltre che alla manus iniectio, anche alla actio sacramento in rem, cfr. Gai 2.24 e Tit.
Ulp. 19.9-10.
201 Il ladro notturno manifesto o se si fosse difeso cum telo, poteva essere impunemente ucciso, ma il derubato avrebbe subito un danno patrimoniale (o, meglio,
non si sarebbe giovato dellarricchimento derivante dalladdictio).
202 Cfr. anche Gell. 11.18.7. Nam furem, qui manifesto furto prensus esset, tum
demum occidi permiserunt, si aut, cum faceret furtum, nox esset, aut interdiu telo se,
cum prenderetur, defenderet.
203 Nel 189 ho utilizzato la lettura di Huschke (accolta pressoch unanimemente dagli edd.). Cfr. Gai 3.193-194.
204 Secondo G. NICOSIA, Il processo privato romano I. Le origini (Torino 1986)
87 ss. laddictio sarebbe stata introdotta allinterno della struttura della manus inie-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

135

sed pueros inpuberes praetoris arbitratu verberari voluerunt


noxiamque ab his factam sarciri. 9. Ea quoque furta, quae per
lancem liciumque concepta essent, proinde ac si manifesta
forent, vindicaverunt 202.
Gai 3.189. Poena manifesti furti ex lege XII tabularum
capitalis erat. Nam liber verberatus addicebatur ei cui furtum
fecerat; utrum autem servus efficeretur ex addictione, an adiudicati loco constitueretur, veteres quaerebant. In servum aeque
verberatum animadvertebatur ... 192. (scil. lex) ... hoc solum
praecepit, ut qui quaerere velit, nudus quaerat, licio cinctus,
lancem habens; qui is quid invenerit, iubet id lex furtum manifestum esse 203.
Mi sembra emergano dati particolarmente interessanti: vi
una stretta interdipendenza tra lattivit di verberatio e quella
di addictio (iusserunt verberari addicique). questo il momento pubblicistico, lintervento (di controllo) dello Stato 204.
Il ladro, catturato dai tresviri, o trascinato (manifesto) in ius,
subisce una punizione (anche qui esemplare?), per ordine del
pretore (a questo proposito assai importante quanto Gellio ci
tramanda per il caso dei fures pueri: attivit discrezionale del
pretore nata nella prassi del suo tribunale o per interpretazione
giurisprudenziale del testo normativo), il quale successivamente addice il ladro al derubato. Qui termina questa parentesi dellattivit magistratuale punitiva, riconoscitiva del diritto
di chi ha subito il furto. Il rapporto fur-derubato (ad eccezione
di quanto gi detto sopra) successivo. Pure nei casi in cui al
soggetto passivo del furto era concesso di uccidere il fur manictio dopo il compromesso del 367 a.C. Cfr. R. LA ROSA, La repressione del furtum
in et arcaica. Manus iniectio e duplione damnum decidere (Napoli 1990) 58 ss.
205 Sulliscrizione di Pozzuoli v. supra nt. 103.
206 The criminal law cit. 24: In the Republic the tresviri capitales dealt with
thieves, in particular, one must suppose, when no owner could be found. It is argued whether their jurisdiction extended over free men; it seems to me highly likely
that there was a legal presumption that anyone who could not account for himself
was either a fugitive or a foreigner. Si noti una critica alla tesi di Kunkel ed allo
stesso tempo una non troppo precisa definizione dellattivit triumvirale.

136

CAPITOLO SECONDO

festus (anche se crediamo che in epoca pi recente rispetto alle


XII tavole loccidi si fosse concretato solo in casi di legittima
difesa: colgo sul fatto di notte un ladro, o questo di giorno si
difende con unarma, lo uccido perch, lo abbiamo gi notato, in questo caso la morte del fur si rivelava una perdita economica per il derubato) pu immaginarsi che la messa a morte
fosse demandata (assieme alla preventiva verberatio) ad organi
dello Stato e nella fattispecie concreta proprio ai nostri
tresviri, o meglio ai loro ausiliari. Si pu giungere a questa conclusione riflettendo sulla nota iscrizione di Pozzuoli:
lin. 11. Quot supplic(ia) magistrat(us) public(e) sumet ...
Come a Pozzuoli il dominus che avesse riconosciuto le
colpe del proprio schiavo poteva rivolgersi al magistrato, che
assumeva lesecuzione 205, cos doveva essere normale non uccidere con le proprie mani almeno in epoca non troppo risalente lo schiavo che secondo la norma decemvirale meritava
la morte.
Di recente Olivia Robinson ha, discutendo in generale di
furto, accennato alla funzione che, in relazione a questo delitto, nella repubblica dovevano avere i tresviri 206. Questi sarebbero intervenuti quando il proprietario della cosa non potesse essere trovato, probabilmente se il ladro non fosse riuscito a dimostrare il suo status libertatis 207.
Finora ci siamo occupati dellincarcerazione come mezzo
coercitivo nei confronti di schiavi e di fures verisimilmente
207 La studiosa in questo luogo, probabilmente, influenzata da quelle norme
degli Angli che stabilivano presunzioni di colpevolezza di furto a determinate condizioni, cfr. D. WHITELOCK, The Beginnings of English Society [The Pelican History
of England II] (London 1952, rist. 1991) 122 s.
208 I casi di Appio Claudio e Cornelio Scipione, discussi pi sopra, ci interessano solo relativamente, trattandosi di ordini di carcerazione attribuibili non ai
tresviri, ma ad altri magistrati, e derivanti quindi da una coercitio basata o sullimperium o sulla potest tribunizia. Si tratt, comunque, di ordini eccezionali, visto che
furono emessi contro personaggi altolocati; cfr. C. CASCIONE, Verberabilissime
cit. 474.
209 Risale al 206 a.C.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

137

colti sul fatto, propedeutico ad altro tipo di punizione. Sono


noti, per, anche casi in cui lordine di carcerazione proveniente dai tresviri sembra rivolto a cittadini romani fine a se
stesso, tanto da aver condotto Kunkel alla nota e gi dibattuta
teoria.
Cominciamo dallanalisi del caso pi noto 208, che con
tutta probabilit anche il pi antico che conosciamo 209. Soggetto interessato fu il poeta Nevio, che, lo si ribadisce contro
lapodittica affermazione di Kunkel 210, era cittadino romano 211.
Gell. 3.3.15. Sicuti de Naevio quoque accepimus fabulas
eum in carcere duas scripsisse, Hariolum et Leontem, cum ob
assiduam maledicentiam et probra in principes civitatis de
Graecorum poetarum more dicta in vincula Romae a triumviris coniectus esset. Unde post a tribunis plebis exemptus est,
210 Untersuchungen

cit. 72: ... Naevius, ... der freilich nicht rmischer Brger,
sondern Lateiner war .... Lillazione si fonda, forse, su una cursoria notazione di
MOMMSEN, Rmische Geschichte 8 I cit. 903.
211 Nevio fu capuano (in tal senso, con copia di argomentazioni, E. V. MARMORALE, nellIntroduzione a Naevius poeta 2 [Firenze 1950, rist. 1967] 15 ss.) e come
tale godeva della civitas Romana e non pot perderla a seguito dei provvedimenti del
212 (Cic. de leg. agr. 2.32.88; Liv. 26.34), perch non si trovava nella sua citt natale
al momento della defezione durante la seconda guerra punica (cfr. ancora E. V.
MARMORALE, Introduzione cit. 22 ss.). Lo dice in all probability civis sine suffragio E. S. GRUEN, Studies in Greek Culture and Roman Policy (Leiden 1990) 92. Ampiamente, sulla cittadinanza romana dei capuani: J. HEURGON, Recherches sur lhistoire, la religion et la civilisation de Capoue preromaine des origines la deuxime
guerre punique 2 (Paris 1970) 157 ss. (in particolare sullo status dei cittadini di Capua nel III secolo: 243). Cfr. anche A. N. SHERWIN-WHITE, The Roman Citizenship 2
(Oxford 1973) 39 ss., 202 ss.; J. VON UNGERN-STERNBERG, Capua im Zweiten Punischen Krieg (Mnchen 1975) 57 ss., 105 ss., 111., 120; M. FREDERIKSEN, Campania
ed. with addition by N. PURCELL (Rome 1984) 192 s., 202 ss., 216, 224. M. HUMBERT, Municipium et civitas sine suffragio (Rome 1978) 366, 280 s. e nt. 6.
212 A. D. MANFREDINI, La diffamazione verbale nel diritto romano I. Et repubblicana (Milano 1979) 129 ss., pur non mettendolo in collegamento con una sorta di
divieto vigente nellantica Roma di nominare, sia lodandoli che vituperandoli, personaggi in vita: Cic. de rep. 3.37.5. Veteribus displicuisse Romanis vel laudari
quemquam in scaena virum vel vituperari. Sulla vigenza del principio di libert di
parola nella Roma repubblicana, con riferimento a questo caso, si v. T. FRANK, Naevius and Free Speech, in AJPh. 48 (1927); L. ROBINSON, Freedom of Speech in the
Roman Republic (Baltimore 1940) 1 ss.; A. MOMIGLIANO, rec., in JRS. 32 (1942) 120

138

CAPITOLO SECONDO

cum in is, quas supra dixi, fabulis delicta sua et petulantias dictorum, quibus multos ante laeserat, diluisset.
Nel suo lavoro sulla diffamazione verbale nellepoca repubblicana, Manfredini si diffusamente occupato di questo
caso, riconoscendo, appunto, nel comportamento di Nevio, gli
estremi della diffamazione verbale 212, che avrebbe avuto come
conseguenza la carcerazione 213. Secondo tale autore il provvedimento che permise lincarcerazione fu un atto di arbitrio
magistratuale, Nevio cio non si trovava in carcere n in attesa
di processo, n di esecuzione: egli non era in carcere perch
in attesa dellesecuzione della condanna capitale gi avvenuta o
perch gli era stato imposto come misura preventiva stabilita ai
fini di permettere un regolare processo criminale 214. Il ragionamento di Manfredini si basa sul fatto che Nevio ricorse
allintercessio tribunizia, tramite la quale fu liberato. Se fosse
stato in attesa di esecuzione a seguito di un ordine magistratuale, sarebbe ricorso alla provocatio (o, almeno, i tribuni
avrebbero costretto il magistrato a portare il processo davanti
al popolo), se in attesa di processo, i tribuni gli avessero conss.; ID., La libert di parola nel mondo antico, in RSI. (1971) 521 cfr. anche ID., Pace
e libert nel mondo antico. Lezioni a Cambridge 1940 a cura di R. DI DONATO (tr. it.
Scandicci 1996) 86 [lezione dal titolo Libertas] ; F. DE MARTINO, Storia della
costituzione 2 IV/1 cit. 257 e nt. 29; ID., Il modello della citt-stato, in Storia di Roma
IV. Caratteri e morfologie dir. A. SCHIAVONE (Torino 1989) 455 s. e nt. 52 [=Diritto
economia e societ II cit. 495 s.]; R. SYME, Liberty in Classical Antiquity, in Mem. Am.
Phil. Soc. 118 (1977) 8 ss., ora in Roman Papers III (Oxford 1984) 962 ss.
213 Cfr. L. DE SARLO, La prigionia di Nevio, in St. it. filol. class. n.s. 12 (1935)
219 ss.
214 A. D. MANFREDINI, La diffamazione I cit. 135.
215 B. SANTALUCIA, Note cit. 16 s. [= in BIDR. 91 cit. 219 s.=Scritti cit. 139]; e v.
ora ID., La carcerazione di Nevio, in Carcer. Prison et privation de libert dans lantiquit classique. Actes du Colloque de Strasbourg (5-6 dcembre 1997) in c. di stampa,
che ho potuto leggere per gentilezza dellautore.
216 Per la moderna riflessione giuspenalistica si rinvia, per tutti, a F. ANTOLISEI, Manuale di diritto penale. Parte generale 11, cur. L. CONTI (Milano 1989) 595 ss.
e lett. ivi cit. in nt. 5. Interessanti le riflessioni di F. CORDERO, Criminalia. Nascita dei
sistemi penali (Roma-Bari 1985, rist. 1986) 98 (v. anche 99 ss.) sulla custodia preventiva: Sul piano penale non esistono dfaillances legislative innocue. Eccone

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

139

sentito di uscire dietro versamento di una cauzione. Invece,


conseguentemente al comportamento tenuto in carcere, pare
che lintervento tribunizio abbia tolto di mezzo il precedente
arbitrio magistratuale. Santalucia, in uno scritto dedicato alla
repressione dei reati comuni nella Roma repubblicana, ha sostenuto che anche in questo caso si trattasse dellirrogazione
duna misura preventiva illimitata 215. Invero non solo le misure preventive hanno la funzione appunto di prevenire,
anche la pena (seppur di polizia, cio arbitraria e non discendente da un giudizio) ce lha 216, e laveva al tempo dei Romani 217. Le due letture non appaiono, per, del tutto inconciliabili, tenendo presente la difficolt di un preciso inquadramento giuridico dei poteri di polizia. Arbitrio magistratuale,
misure preventive che nella prassi divengono illimitate (cio, in
sostanza, pene in assenza di pronuncia giurisdizionale), la
stessa teorizzazione di una giustizia di polizia sono tentativi di
descrivere attivit difficilmente riconducibili per i moderni alla
sfera di quello che per noi il diritto penale, costituito souna, alquanto grave, in Italia: nessuno nega che talvolta sia opportuno o anche necessario detenere limputato; attuano una custodia preventiva queste cautele,
concettualmente distinte dalle pene, ma oltre dati limiti le rispettive identit sfumano. Fino al 18 giugno 1955 una cattura disposta da pubblico ministero o giudice
istruttore poteva anche equivalere allergastolo: nessuna norma, infatti, escludeva,
reo capto, processi talmente lunghi che lipotetico reus vi morisse naturalmente; poi
lart. 13 5 Cost. ha imposto dei limiti, in bianco, e, alquanto svogliatamente, il legislatore li ha quantificati sette anni dopo. Lart. 272 [c.p.p. 1930], sulla durata massima della custodia preventiva, uno dei testi meno stabili del nostro codice, esposto a varie lune .... Lo stato del diritto italiano mutato a seguito dellintroduzione
del nuovo Codice di procedura penale del 1989: v. gli artt. 285, 286 bis sulla custodia cautelare in carcere, in relazione agli artt. 272-275.
217 C. GIOFFREDI, Sulla concezione romana della pena cit. 340.
218 Da ultimo, sulla ricostruzione profondamente politica delle pagine penalistiche mommseniane: T. MASIELLO, Mommsen cit. passim.
219 Die Geschichte der Todesstrafe im rmischen Staat, in Cosmopolis 1 (1896)
[=Reden und Aufstze (Berlin 1905) 437 ss., da cui si cita]. P. 442: Dieser schwchlichen Organisation des eigentlichen Strafprozesses zur Seite ging die Strkung der
Polizeigewalt es genug zu erinnern an die Einrichtung der Aedilitt und der Kerkerverwaltung (tresviri capitales) und an die Verwendung der frher erwhnten Coercition fr strafrechtliche Zwecke.
220 Si v. supra 97 ss.

140

CAPITOLO SECONDO

prattutto su garanzie. E difficilmente riconducibili anche al


quadro del diritto penale romano cos abilmente disegnato
da Mommsen 218. Ma lo stesso Mommsen, in una pagina poco
conosciuta 219, descrivendo la sostanziale tenuit dellorganizzazione processualpenale della Roma repubblicana sostenne
che nella prassi essa fu sostituita dal rafforzamento di quello
che chiam potere di polizia (nomina gli edili e i tresviri capitales) e che qui, in senso pi generale e in qualche modo pi
sfumato, si detta attivit (pubblica) di controllo sociale.
Quello che comunque, in questa sede, interessa stabilire
lampiezza dei poteri dei tresviri capitales in ordine alla carcerazione di cittadini romani. Certo, come pure si detto, possibile che essi agissero come speciali viatores dei magistrati superiori, ma il provvedimento contro Nevio si pu forse intendere (se non dal punto di vista dellideazione politica, almeno
da quello della pratica attuazione) come proprio dei tresviri.
Questo perch i pi alti magistrati avranno preferito rimanere
alloscuro per non personalizzare lo scontro (anche se erano
palesemente loro a decidere), preferendo affidare ai tresviri
forse allora non ancora magistrati lo sgradevole compito.
Al caso di Nevio 220 si pu accostare (come gi fatto tra
gli altri da Kunkel 221), quello di P. Munazio, per valutare in
che modo possano leggersi queste carcerazioni senza limiti. Si
visto che gli fu imputata la sottrazione di una corona posta
sulla statua di Marsia. Invero questo tipo di furto n doveva
essere troppo raro, n cos strano come la moderna storiografia ha voluto rilevare.
221
222

Untersuchungen cit. 72.


Interessante, qui, la menzione della messa in carcere e della successiva fustigazione (dopo la scarcerazione).
223 Cfr. il comm. ad loc. di J. BRIX, M. NIEMEYER, F. CONRAD, in Ausgewaehlte
Komoedien des T. Maccius Plautus I. Trinummus 6 (Leipzig-Berlin 1931) 60.
224 J. SCHEID, Le dlit cit. non ricorda questo caso, ma anche qui si pu forse
parlare di sacrilegio minore.
225 TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 419. Le stesse, identiche, parole, si
leggono in L. WENGER, Das lteste Strafrecht und Strafprozess, in BIDR. 92-93 (198990) 419 (su questo scritto si v. E. HBENREICH, Leopold Wenger und das Studium

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

141

Plaut. Trin. 83 ss. CA. nam nunc ego si te surrupuisse suspicer/ Iovi coronam de capite ex Capitolio/ quod in columine
astat summo: si id non feceris/ atque id tamen mihi lubeat suspicarier:/ qui tu id prohibere me potes ne suspicer?
Men. 941 ss. ME. at ego te sacram coronam surrupuisse
Iovi <scio>, / et ob eam rem in carcerem ted esse compactum
scio, / et postquam es emissus, caesum virgis sub furca scio 222.
Qui ovviamente Plauto scherzoso, sembra addirittura,
considerando il tenore dei due passi, che il furto della corona
di Giove fosse una malefatta proverbiale 223. Ma chiaro che il
reato (e la conseguente repressione) doveva esistere 224. stato
giustamente notato, a proposito di furto di cose sacre, che da
der Kultus Staatssache ist, ist jede Kultverletzung auch Staatsverletzung 225. Per questo motivo organi dello Stato potevano
intervenire e reprimere. Si potrebbe notare come vi fosse una
differenza tra comportamenti sacrileghi riferiti a culti riconosciuti o non 226. Resta il fatto che latto era comunque considerato meritevole di una pubblica punizione. La conseguenza e
cio lincarcerazione senza limiti di tempo, che poteva lo abbiamo visto nel caso di Nevio essere interrotta da un intervento dei tribuni della plebe, sembra gi essere stata chiarita
dal parallelo col caso analogo dellargentario L. Fulvio 227. Pos-

des rmischen Strafrechts, ibid. 377 ss.), che evidentemente citava Mommsen alla
lettera.
226 V. supra in nt. 56.
227 Plin. n.h. 21.3.8, v. supra 100.
228 D. 48.19.8.9 (Ulp. 9 de off. procos.). Solent praesides in carcere continendos
damnare aut ut in vinculis contineantur: sed id eos facere non oportet. Nam huiusmodi poenae interdictae sunt: carcer enim ad continendos homines, non ad puniendos haberi debet. Sul testo e linfluenza di esso sullelaborazione teorica della pena
detentiva, fino al diritto penale contemporaneo, si v. M. A. MESSANA, Riflessioni
storico-comparative in tema di carcerazione preventiva. (A proposito di D. 48.19.8.9
Ulp. 9 De off. Proc.), in AUPA. 41 (1991) 65 ss. TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht
cit. 963 s., sulla base del testo di Ulpiano, ha negato alla carcerazione romana qualsiasi altro valore se non quello di misura preventiva. A questa ricostruzione, definita dogma, diffusamente accettata dagli studiosi, si di recente ripetutamente

142

CAPITOLO SECONDO

siamo, per, ora aggiungere qualche testimonianza a favore di


una utilizzazione del carcer meno limitato di quanto vorrebbe
la letteratura dominante, che parte dalla lettura di un passo ulpianeo 228.
Plaut. Curcul. 688 ss. CA. Quid mecum est tibi? / Aut tibi?
TH. Quia ego ex te hodie faciam pilum catapultarium / atque
ita te nervo torquebo, itidem ut catapultae solent / [PH.] Delicatum te hodie faciam cum catello ut accubes, / ferreo ego
dico. CA. At ego vos ambo in robusto carcere / ut pereatis.
Qui ci interessa soprattutto la controminaccia di Cappadoce: ed io vi chiuder tutti e due in un solido carcere, cosicch vi moriate. Nella traduzione si dovuto rendere robustus, attributo di carcer, con solido, ma alle orecchie dei Romani il rapporto tra questi due termini non poteva non far
pensare al Robur, come si sa parte integrante (la pi paurosa ed
infame) del carcere Tulliano 229. Certo, potrebbe pensarsi anche
opposto M. BALZARINI, Pene detentive e cognitio extra ordinem criminale, in Sodalitas. Scritti A. Guarino VI (Napoli 1984) 2865 ss.; La pena del encarcelamento hasta Ulpiano, in Seminarios Complutenses 1 (Madrid 1989) 221 ss., che sostiene lessenza penale della carcerazione. Sullopinione dello studioso, con particolare riferimento a quanto sostenuto nellultimo scritto citato, si v. la rec. di M. TALAMANCA,
in BIDR. 94-95 (1991-92) 744 s. Ampiamente: A. LOVATO, Il carcere cit. spec. 77 ss.;
cui adde B. BONFIGLIO, In margine a Tac. Ann. 3.36, in Labeo 45 (1999) 65 ss. Qui
non si accoglie la ricostruzione di Balzarini, anche perch diverso loggetto dellindagine, ma si cerca egualmente di inquadrare il fenomeno della carcerazione romana
meno rigidamente di quanto fece Mommsen, facendo rientrare secondo quanto
pare leggersi nelle fonti la possibilit di in vincula ductio nelle misure di polizia
proprie dei tresviri.
229 Infra 161 ss.
230 Il testo da mettere in relazione con Poen. 139: sembra si trattasse duna
tipica battuta servile, cfr. F. MARX, Plautus, Rudens. Text und Kommentar (Leipzig
1928) 152.
231 Val. Max 5.4.7.
232 Val. Max 6.1.10.
233 F. LA ROSA, Note cit. 235. Se ne legga anche il seguito: Peraltro, non
questo lunico esempio di poteri particolari attribuiti a magistrati minori. Sappiamo,
infatti, che il curator aquarum istituito con la lex Quinctia de aquaeductibus poteva
imporre multe e prendere pegni, e perch dovremmo negare a dei magistrati che
esercitavano funzioni di polizia e custodivano le carceri pubbliche il potere di ordi-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

143

che la battuta avesse questo senso: vi ci chiudo cosicch possiate subirvi la pena capitale, ma un altro passo plautino pare
dimostrare che il carcere era anche il luogo ove poteva consumarsi una lunga detenzione, tendente ad una morte di stenti e
non per mano del carnefice:
Plaut. Rud. 715 s. TR. ... neu te carcerem compingi aequom
est aetatemque ibi/ te usque habitare, donec totum carcerem
contriveris.
Laugurio non dei pi gentili 230, ma serve a dimostrare
che anche in et repubblicana, e gi dallepoca di Plauto, il carcere a Roma poteva essere immaginato nella funzione dei moderni ergastoli.
Ancora due sono le fonti che ci prospettano problemi di
incarcerazione. Sulla prima, lexemplum di piet filiale 231, basti quanto detto in critica a Kunkel e sulla competenza ad
eseguire le condanne capitali (carnufex/triumvir), laltra
lanchessa nota vicenda del centurione Caio Cornelio, che
pure gi stata affrontata nella critica alla ricostruzione kunkeliana 232.
3. Fondamento e limiti del potere triumvirale. Il problema
che ora si pone, dopo aver esaminato una serie di fonti ove
emergono atti di incarcerazione e di verberatio operati dai
tresviri o per loro ordine, quello di cercarne il fondamento
giuridico, avendo gi giudicato improbabile la ricostruzione di
Wolfgang Kunkel in termini di giurisdizione criminale e reputando altrettanto improbabile loccasionalit di una tal serie di
interventi (ch invero immaginiamo riportati dalle fonti solo
una parte di quelli che dovettero essere, cfr. le parole di Livio
nare lin vincula ductio a chi contravveniva ai principi dellordine pubblico e del
buon costume? Del resto, nella lex Papiria si richiamavano leggi e plebisciti che
avevano emanato disposizioni sui poteri dei tresviri: eodemque iure sunto, uti ex
legibus plebeique scitis ... esse ... oportet e da queste leggi derivava ad essi lattribuzione di poteri particolari. Lin vincula ductio non era, dunque, altro se non un

144

CAPITOLO SECONDO

e di Giovenale sullaffollamento del carcer). Questa domanda


se lera gi posta, ora un quarantennio, Franca La Rosa, che
giustamente rigett la semplicistica riduzione mommseniana di
tutti i casi visti ad applicazioni della carcerazione preventiva
(lasciando comunque inspiegate le verberationes): La difficolt nel valutare queste incarcerazioni ordinate dai tresviri
data dal fatto che essi, essendo magistrati minori, anzi del
grado pi basso fra questi, non hanno imperium e quindi non
possono esercitare alcuna coercitio sui cittadini. In verit non
si tiene conto del fatto che i tresviri capitales, pur essendo magistrati minori, esercitano unattivit particolare, in quanto
hanno funzioni di polizia e quindi, anche se non detengono un
potere di coercitio basato sullimperium, devono certamente
avere una coercitio limitata o, comunque, dei poteri disciplinari nei confronti dei cives, attribuiti a loro, malgrado fossero
magistratus minores, in considerazione del particolare tipo di
attivit da loro esercitato. Ai tresviri, insomma, saranno stati
dati dei poteri esorbitanti il loro rango di magistrati minori in
considerazione delle loro funzioni di polizia 233.
Lidea sembra da seguire, ma cozza con una ricostruzione
alquanto radicata nella dommatica del diritto pubblico romano: la stretta dipendenza della coercitio magistratuale
dallimperium 234, da cui neppure La Rosa riesce a staccarsi
provvedimento di polizia che, secondo la testimonianza delle fonti, poteva essere
preso singolarmente da uno dei tresviri a tutela della publica disciplina. (Cfr. anche F. CANCELLI, s.v. Littori, in NNDI. IX [Torino 1968] 986 s.). Publica disciplina,
come ha cura di annotare lautrice, si trova in PS. 5.26.2, su cui si v. infra 155 s.
234 Cfr., tra gli altri, U. BRASIELLO, La repressione penale in diritto romano
(Napoli 1937) 31 ss. e nt. 37 a p. 32; M. A. DE DOMINICIS, s.v. Coercitio, in NNDI.
III (Torino 1959) 418, 424; F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 134. Da ultimo
sulla coercitio: J. GEBHARDT, Prgelstrafe und Zchtigungsrecht cit. 27 ss., sul quale
v. le mie osservazioni, in Index 25 (1997) 473 ss.
235 Cfr. M. LAURIA, Iurisdictio, in Studi in onore di P. Bonfante II (Milano
1930) 494, 498 s., ora in Studii e ricordi (Napoli 1983) 104, 108 s.
236 V. quanto vien fatto dire, a tal proposito, nel prosieguo del testo appena
infra, al fratello Quinto, partecipe al dialogo.
237 Sul testo di Cicerone e, in particolare, sul termine innoxium, presente nei
mss., ma generalmente corretto dagli editori in noxium, si v., per tutti, F. CANCELLI,
in M. Tullio Cicerone, Le leggi, a cura di F. C. (Milano 1969) 265 nt. 2.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

145

completamente, parlando, al pi, di una coercitio limitata,


non potendo i tresviri possedere un potere di coercitio basato
sullimperium, una coercitio piena, insomma 235, anche se come
si visto i risultati dellattivit triumvirale potevano essere
estremi per il cittadino.
Cicerone, nella discriptio magistratuum, disegna in sostanza quella che era la costituzione romana 236. Qui sottolineata, e delimitata, la potest coercitiva del magistratus (genericamente: non specificato di quale tipo, lattribuzione
propria del magistrato in quanto tale, cui il cittadino si sottomesso con lelezione):
Cic. de leg. 3.3.6. Magistratus nec oboedientem et innoxium civem multa vinclis verberibusve coerceto; ni par maiorve potestas populusve prohibessit, ad quos provocatio
esto 237.
La dizione generalizzata sembra comprendere anche tresviri capitales, che avrebbero, quindi, come tutti i magistrati,
poteri di coercizione 238, naturalmente nellambito della provincia delimitata dalle leggi che li riguardavano (tra cui quella di
istituzione) e pi in generale nei limiti stabiliti dalle leges de
provocatione 239.
238 Cfr. J.-M. DAVID, Le patronat judiciaire cit. 22, 24 s. Non credo, generalmente, che lazione di coercitio magistratuale fosse espressione di geringe Gewalt,
come sostiene J. ZLINSZKY, Rechtsstaat Rom, in Ars boni et aequi. Fs. Waldstein
cit. 475.
239 Per tutti: B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2 spec. 52 ss., 70 ss.
240 Per i tresviri in particolare, si v. F. LA ROSA, Note cit. 235 e B. SANTALUCIA,
Note cit. 8 [= in BIDR. 91 cit. 212 =Scritti cit. 132]. Per gli altri magistrati cfr. B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2 cit. 75 ss., con bibliografia.
241 Sulle motivazioni politiche: T. MASIELLO, Mommsen cit. 18 s., 32 ss., 41 s.,
57 ss.
242 The list is surely incomplete: E. WEINRIB, The Prosecution of Roman Magistrates, in Phoenix 22 (1968) 51 e nt. 76, che lamenta lassenza, ad esempio, dei
tribuni della plebe. Cfr. C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 449 nt. 26.
243 Cfr. Cic. de l. agr. 2.11.27.
244 Th. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 39 nt. 2, trascrivendo solo in parte

146

CAPITOLO SECONDO

Limpostazione mommseniana pi o meno esplicitamente


seguita da tutti coloro che si sono occupati della coercitio dei
singoli magistrati 240 , che attribuisce la coercitio ai soli magistrati forniti di imperium ed ai tribuni della plebe forse da
riesaminare 241. Punto di partenza di questa ricostruzione fu,
probabilmente, lesegesi di un brano del V libro ad edictum di
Ulpiano, conservato in D. 2.4.2:
In ius vocari non oportet neque consulem neque praefectum neque praetorem neque proconsulem neque ceteros magistratus, qui imperium habent, qui et coercere aliquem possunt
et iubere in carcerem duci ...
La lista dei soggetti che non possibile vocare in ius, fornita da Ulpiano, non analitica 242 e non semplice derivarne
lo stato del diritto repubblicano, in quanto risente profondamente dellinstaurazione del principato. Le due relative introdotte da qui sono generalmente lette in senso endiadico, ma
forse possibile uninterpretazione diversa. Soprattutto tenendo presente la differenza tra la posizione del magistrato
durante la repubblica, in quanto titolare di una potestas che
sempre discende a populo 243. I ceteri magistratus potrebbero
non essere solo quelli che hanno limperium e di conseguenza
coercere aliquem possunt o in carcerem iubere duci: ma tutti
gli altri, quelli che hanno limperium (oltre i nominati espressamente) e quelli che possono coercere e condurre soggetti in
carcere (o darne lordine) 244. Quelli, insomma, che attraverso
il passo di Ulpiano in D. 2.4.2 (omettendo il qui et che precede coercere), ha forse
manipolato il pensiero del giurista antico, inducendo a reputare i ceteri magistratus
qui coercere possunt identici a quelli qui imperium habent. Lampia letteratura sul
passo di Ulpiano riportata da A. LOVATO, Il carcere cit. 38 s. nt. 62 (cfr. 37 ss.), che
nota: La ductio in vincula publica o in carcerem rappresentava una delle manifestazioni pratiche (comuni a pi figure), del potere appartenente a uomini aventi determinate cariche pubbliche, elencate dal giurista ... in modo non esaustivo. Altri soggetti pubblici di rango inferiore, in Roma i tresviri capitales, furono preposti alla
custodia carceris ... (p. 39), citando poi lopinione di F. LA ROSA, Note cit. 235 sui
poteri dei (singoli) tresviri di in vincula ducere (p. 40 nt. 65).

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

147

una qualche potest pubblica possono esercitare poteri coercitivi. Importante a questo proposito uno squarcio di riflessione
tecnica sul diritto pubblico repubblicano che si pu leggere
nelle Notti attiche di Aulo Gellio:
13.12.6. In magistratu ... 245 habent alii vocationem, alii
prensionem, alii neutrum: vocationem, ut consules et ceteri,
qui habent imperium; prensionem, ut tribuni plebis et alii, qui
habent viatorem; neque vocationem neque prensionem, ut
quaestores et ceteri, qui neque lictorem habent, neque viatorem. Qui vocationem habent, idem prendere, tenere, abducere
possunt, et haec omnia, sive adsunt, quos vocant, sive acciri
iusserunt ....
La distinzione proposta discende dallattivit svolta dai diversi magistrati. La vocatio funzionale alla iurisdictio ed i magistrati che la possiedono, titolari dellimperium, hanno una
serie di poteri coercitivi di contorno, enumerati dallerudito.
La prensio, invece, un potere che discende da unattivit che,
con espressione verbale di cui si pu cogliere la valenza ideologica 246, Gellio chiama vim fieri vetare. , appunto, quella attivit di controllo sociale, di polizia, nella quale sono coinvolti
oltre che i tribuni della plebe anche i tresviri capitales. I quali
sono certamente da ricomprendere tra i magistrati titolari di
prensio (quindi tra gli alii di Varrone, dopo la menzione dei
tribuni), in quanto hanno viatores 247. Come tali, tra laltro, non
245 Gellio cita in questo punto i libri rerum humanarum di Varrone (frg. XXI 2
Mirsch). Sul rapporto iurisdictio / vocatio: Gell. 13.12.9.
246 Ancora Gell. 13.12.9. Per tutti si v. L. LABRUNA, Vim fieri veto cit. 1 ss.
247 Cfr. supra 82 s.
248 Frg. XXI 3 Mirsch rerum humanarum.
249 V. infra cap. IV nr. 8.
250 In quanto il tribuno, pur avendo prensio, non aveva potere di vocatio. Si
leggano, in proposito i capitoli 12 e 13 del tredicesimo libro delle Notti attiche di
Gellio.
251 Cfr. anche D. 46.7.12 (Pomp. 26 ad Sab.).
252 Si v. O. LENEL, Pal. II cit. 481 nr. 437. Cfr. ID., EP.3 cit. 65 nt. 7.
253 Sul senso di sine fraude si v. A. GOMEZ-IGLESIAS CASAL, Citacin y com-

148

CAPITOLO SECONDO

possono essere vocati in ius. ancora un brano di Varrone 248


riportato da Gellio che getta luce sullestratto ad edictum ulpianeo citato sopra:
13.13.4. ... Qui potestatem neque vocationis populi viritim
habent neque prensionis, eos magistratus a privato in ius quoque vocari est potestas ....
Forte della sua posizione di magistrato che ha il potere di
prensio, era infatti triumvir capitalis 249, Varrone non si present
al tribuno che illegittimamente 250 lo aveva vocatus:
Gell. 13.12.6 ... Ego triumvirum vocatus a P. Porcio tribuno plebis non ivi auctoribus principibus et vetus ius tenui.
Da unaltra testimonianza ulpianea pare emergere che qualora il magistrato che teoricamente poteva sottrarsi alla in ius
vocatio vi si fosse sottomesso, il processo poteva svolgersi 251.
Altrimenti non sarebbe stato possibile:
D. 4.6.26.2 (Ulp. 12 ad ed.). Ait praetor: aut cum eum invitum in ius vocare non liceret neque defenderetur. Haec
clausula ad eos pertinet, quos more maiorum sine fraude in ius
vocare non licet, ut consulem praetorem ceterosque, qui imperium potestatemve quam habent ...
Anzi, questo testo 252 sembra mostrare come fosse addirittura fraudolento 253 vocare in ius il soggetto investito duna
magistratura (che fosse titolare di vocatio o prensio, dobbiamo
parencia en el procedimento formulario romano (Santiago de Compostela 1984) 32
nt. 59.
254 Mentre, come pare, non poteva esservi costretto: D. 4.8.4 (Ulp. 13 ad ed.).
Nam magistratus superiore aut pari imperio nullo modo possunt cogi. Cfr. anche
D. 4.8.3.3 (sempre dal 13 ad edictum di Ulpiano). I testi si riferiscono allimpossibilit per il pretore di costringere larbitro che fosse divenuto magistrato a pronunziare il lodo. Ma sembra si possano interpretare estensivamente. Si v. G. ROTONDI,
Problemi di diritto pubblico romano, in RISG. 64 (1920) 172.
255 Il codice fiorentino ha: magistratibus.
256 Sul testo, marginalmente rispetto ai problemi che qui interessano: E. WEIN-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

149

aggiungere). La base di questo divieto da rinvenirsi, secondo


le parole del giurista, nei mores.
Era peraltro secondo Ulpiano, ancora ius receptum il
fatto che il magistrato potesse sottomettersi alla iurisdictio dun
altro di condizione eguale o minore 254:
D. 2.1.14 (Ulp. 39 ad ed.). Est receptum eoque iure utimur,
ut si quis maior vel aequalis subiciat se iurisdictioni alterius,
possit ei et adversus eum ius dici.
D. 47.10.32 (Ulp. 42 ad Sab.). Nec magistratibus licet aliquid iniuriose facere. Si quid igitur per iniuriam fecerit magistratus 255 vel quasi privatus vel fiducia magistratus, iniuriarum
potest conveniri. Sed utrum posito magistratu an vero et
quamdiu est in magistratu? Sed verius est, si is magistratus est,
qui sine fraude in ius vocari non potest, exspectandum esse,
quoad magistratu abeat. Quod et si ex minoribus magistratibus erit, id est qui sine imperio aut potestate sunt magistratus,
et in ipso magistratu posse eos conveniri 256.
Questo passo dei libri ad Sabinum di Ulpiano pu forse
RIB, The Prosecution of Roman Magistrate cit. 34 ss.; ID., The Prosecution of Magistrate-Designate, in Phoenix 25 (1971) 145 ss.; A. GOMEZ-IGLESIAS CASAL, Citacin
cit. 32 ss., che individua nella restitutio in integrum la protezione edittale concessa
al vocans (ovvero un giudizio contro chi abbia prestato una cautio); v. anche ID., Las
sanciones pretorias en la fase inicial del proceso, in Revista de Estudios HistoricosJuridicos 13 (1989-1990) 17 ss., dove la. mette in relazione il divieto di cui si tratta
con la disposizione prevista nella l. 8 della cd. lex Acilia repetundarum, su cui: M.
BIANCHINI, Le formalit costitutive del rapporto processuale nel sistema accusatorio
romano (Milano 1964) 15; W. EDER, Das vorsullanische Repetundenverfahren (Mnchen 1969) 164; M. MALAVOLTA, s.v. Magistratus cit. 323; C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 449 nt. 26.
257 Cfr. O. LENEL, Pal. II cit. 1172, Ulp. 2896 (v. anche 2895).
258 Sui problemi di attesa/consunzione dellazione v. A. GOMEZ-IGLESIAS
CASAL, Citacin cit. 32 ss.
259 I passi nel testo sono da mettere in relazione anche con D. 48.2.8 (Macer 2
publ. iud.). Qui accusare possunt, intellegemus, si scierimus, qui non possunt. Itaque
prohibentur accusare alii propter sexum vel aetatem, ut mulier, ut pupillus: alii propter sacramentum, ut qui stipendium merent: alii propter magistratum potestatemve,
in qua agentes sine fraude in ius evocari non possunt ...; e con D. 46.7.16 (Nerat. 3

150

CAPITOLO SECONDO

essere dausilio ulteriore per un tentativo di soluzione del problema.


Il giurista, il quale si sta occupando di iniuria 257, prospetta
la possibilit che il magistratus commetta un aliquid iniuriose,
e sostiene che questo comportamento sia da considerarsi illecito. Conseguenza la convenibilit in giudizio del soggetto
colpevole, con un dubbio, se cio il processo possa avvenire
quamdiu est in magistratu ovvero solo posito magistratu. La
risposta di Ulpiano appare bipartita. Da una parte il giurista
prende in considerazione una sorta di categoria cui appartengono i magistrati, qui sine fraude in ius vocari non possunt:
in questo caso exspectandum est, quoad magistratu abeat 258.
Unelencazione dei privilegiati, che forse era prevista dalleditto pretorio, si trova come s visto in D. 2.4.2 (Ulp. 5
ad ed.) 259. Dallaltra il giurista pone dei minores magistratus,
che possono esser convenuti anche in corso di carica. Linciso
chiarificatore, introdotto da un sospetto id est 260, non pare dar
ragione della categoria dei magistrati minori 261: da tempo la

membr.). Ex iudicatum solvi stipulatione ob rem non defensam cum uno ex fideiussoribus agere volo: is, quod pro parte eius fit, solvere mihi paratus est: non debet mihi
in eum dari iudicium. Neque enim aequum est aut iudicio destringi aut ad infitiationem compelli eum, qui sine iudice dare paratus est, quo non amplius adversarius eius
per iudicem ab eo consecuturus est (per colui che ha prestato cautio iudicatum solvi
e poi diventato magistrato: A. GOMEZ-IGLESIAS CASAL, Citacin cit. 33).
260 Per tutti: E. ALBERTARIO, Introduzione storica allo studio del diritto romano
giustinianeo I (Milano 1935) 49, 57 s.; ID., Il diritto romano (Milano-Messina 1940)
46; A. GUARNERI CITATI, Indice delle parole frasi e costrutti ritenuti indizio di interpolazione nei testi giuridici romani (Milano 1927) 49, s.v. is (con bibliografia). Pi
in generale: H. APPLETON, Des interpolations dans les Pandectes et des mthodes
propres les dcouvrir (Paris 1895, rist. Roma 1967) 247 ss.
261 Sui quali v. supra 35 ss.
262 Per tutti: O. LENEL, Pal. II cit. 1172 nt. 3. Sul testo di D. 47.10.32, tormentato, si v. led. maior ad l. In generale sugli interventi postclassici che hanno modificato il tenore originale dellad Sabinum di Ulpiano, si v. F. SCHULZ, Storia della
giurisprudenza cit. 381.
263 Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 20 nt. 2 (da p. 19).
264 Cfr. T. SPAGNUOLO VIGORITA, Imperium mixtum. Ulpiano, Alessandro e la
giurisdizione procuratoria, in Index 18 (1990) nt. 47 a p. 138 ss. Da ultimo sulla rico-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

151

qualificazione di questi ultimi come qui sine imperio aut potestate sunt magistratus apparsa erronea 262. Mommsen 263 ha
sostenuto che nel testo di Ulpiano si trattasse, originariamente,
della potestas gladii, di quel potere cio proprio del principe
delegato dapprima per mandato speciale a comandanti militari,
poi, stabilmente, a partire dal III secolo, ai governatori di rango
senatorio ed alle pi alte cariche equestri 264. Invero, visto che i
titolari del ius gladii non erano in nessun caso magistrati del
popolo romano, ma o promagistrati ovvero addirittura cavalieri, sembra strano che il giurista potesse affermare che erano
magistrati minori quelli che non possedevano tale potere. Allora, forse, si deve pensare che linciso sia glossematico per
lintero o anche solo per il riferimento alla presunta potestas
gladii, potendosi ben immaginare una descrizione di minores
magistratus come i titolari di una carica priva di imperium.
Comunque la potestas pare attributo indefettibile della magistratura 265. Ecco che anche questo testo pu ricevere luce dai
frammenti varroniani citati pi sopra, che servono a chiarire
quali fossero i limiti del potere delle diverse magistrature con
riferimento alla loro chiamata in giudizio per responsabilit.
Pare spiegarsi cos, al di fuori dellimperium, anche il prostruzione mommseniana, in senso critico, A. D. MANFREDINI, Ius gladii, in AUFE.
n.s. 5 (1991) 103 ss.
265 Per tutti, da ultimo, W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 22. Cfr. Cic. pro
Sest. 46.98 e si v. anche lintroduzione di Messalla in Gell. 13.15.4, dove si parla di
... auspicia in duas divisas potestates, sul testo: M. DE DOMINICIS, s.v. Magistrati.
Diritto romano cit. 36; G. LOBRANO, Il potere dei tribuni della plebe cit. 181 ss.; ID.,
Plebei magistratus, patricii magistratus, magistratus populi Romani, in SDHI. 411
(1975) 264 s. Pi in generale si cfr. B. KBLER, s.v. Magistratus, in PWRE. XIV/1
(Stuttgart 1928) 402, 420 s.; L. CAPOGROSSI COLOGNESI, s.v. Potestas cit. 507 ss.;
W. KIERDORF, s.v. Magistratus, in Kl.Pauly III [rist. Mnchen 1979 delled.
Stuttgart 1969] 878).
266 Si v. G. FLORIS MARGADANT, El tribunado de la plebe: un gigante sin descendencia, in Index 7 (1977) 174: la coercitio inferior dei tribuni della plebe sarebbe stata accresciuta dalla sacrosanctitas.
267 Cos si pu ben intendere un altro testo di Ulpiano proveniente dalla compilazione, che ha ad oggetto la violenza portata dal magistrato: D. 4.2.3.1 (11 ad
ed.). Sed vim accipimus atrocem et eam, quae adversus bonos mores fiat, non eam

152

CAPITOLO SECONDO

blema della summa (quindi non mindere, anche se manchevole di imperium) coercendi potestas dei tribuni della
plebe 266. Certo, proprio questo attributo del potere coercitivo
dei tribuni rivela che nellambito della coercitio vi erano delle
graduazioni: la potest coercitiva del console non uguale a
quella del triumvir capitalis, ma ambedue ce lhanno. La coercitio doveva essere rapportata ai compiti ed al rango del singolo
magistrato (o, comunque, soggetto: si pensi al potere di coercizione del pontefice massimo) che ne era titolare: era un
mezzo strumentale allaffermazione dellautorit 267. Sarebbe
del resto piuttosto strano poter immaginare un sistema in cui il
tribuno della plebe o il tresvir capitalis fossero, ad esempio, citabili per unattivit di esplicazione del potere magistratuale,
caratterizzatasi come iniuria. Si pu, inoltre, con riguardo ai
tresviri, far riferimento alle norme che ne regolavano funzionamento e attribuzioni 268: probabilmente le leggi di investitura
nella magistratura ribadivano enumerandoli i singoli poteri coercitivi dei nostri magistrati 269.

quam magistratus recte intulit, scilicet iure licito et iure honoris quem sustinet. Iure
licito sembra ben accordarsi a optimo iure di Plaut. Rud. 477 cit. infra 156.
268 V., ancora, le osservazioni di F. LA ROSA, Note cit. 235, riprodotte supra.
Cfr. anche G. PUGLIESE, Le garanzie dellimputato cit. 610 [=Scritti giuridici II cit.
610]. Con riferimento al contenuto della lex Papiria, ove questa cita altre leggi e
plebisciti che ebbero ad oggetto i poteri dei nostri magistrati, si cfr. anche quanto
scritto da B. SANTALUCIA, Note cit. 11 [=in BIDR. 91 cit. 213 s.=Scritti cit. 133 s.] e v.
anche Fest. s. v. Pro scapulis [266 L.] ... conplures leges erant in cives rogatae,
quibus sanciebatur poena verberum, su cui M. FUHRMANN, s.v. Verbera, in PWRE.
Suppl. IX (Stuttgart 1962) 1590. un discorso che si pu forse estendere a tutti i
magistrati: lattribuzione di potestates particolari poteva avvenire per mezzo delle
leggi di creazione; cfr. A. D. MANFREDINI, La diffamazione I cit. 113 ss.
269 Penso alla struttura della cd. lex de imperio Vespasiani (FIRA. I 2 155 s.;
M.H. CRAWFORD, in Roman Statutes I cit. 549 ss.).
270 Ai fini della storia della magistratura stato esaminato supra 1 ss.
271 VIR. I (Berolini 1900) 444, s.v. animadverto, D; v. anche s.v. animadversio, B, ibidem; A. BERGER, s. h. v., in Encyclopedic Dictionary of Roman Law (Philadelphia 1953) 362; TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 911. Su animadverto
come tipo di promessa edittale: W. SELB, Das prtorische Edikt: Vom rechtspolitischen
Programm zur Norm, in Iuris professio. Festgabe Kaser (Wien-Kln-Graz 1986) 262

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

153

A questo punto bisogna riprendere in considerazione il


testo di Pomponio che narra dellistituzione dei tresviri 270.
D. 1.2.2.30 (l. sg. ench.). Constituti sunt eodem tempore ...
et triumviri capitales ... ut cum animadverti oporteret interventu eorum fieret.
Nel lessico giuridico animadverto utilizzato tra laltro nel senso di infliggere una pena 271, specie il supplizio capitale. Pomponio usa ancora il verbo, sempre nellEnchiridion a
proposito della antichissima norma che avrebbe instaurato la
provocatio ad populum con il sorgere della repubblica 272:
D. 1.2.2.16 (l. sg. ench.). Exactis deinde regibus consules
constituti sunt duo: penes quos summum ius uti esset, lege rogatum est: dicti sunt ab eo, quod plurimum rei publicae consulerent 273. Qui tamen ne per omnia regiam potestatem sibi vindicarent, lege lata factum est, ut ab eis provocatio esset neve
possent in caput civis Romani animadvertere iniussu populi:
solum relictum est illis ut coercere possent et in vincula publica duci iuberent.
s. [tr. it. in Diritto e storia. Lesperienza giuridica di Roma attraverso le riflessioni di
antichisti e giusromanisti contemporanei cur. A. CORBINO (Padova 1995) 132 ss.]. Si
v. anche T. SPAGNUOLO VIGORITA, Imperium mixtum cit. 119 ss. Per un collegamento tra i due sensi di animadverto nellenchiridion di Pomponio cfr. D. MANTOVANI, Il problema dorigine cit. 27 e nt. 74.
272 Si tratta della lex Valeria del 509. Fonti in G. ROTONDI, Leges publicae cit.
190; D. FLACH, Die Gesetze cit. 59 ss., ove anche ampia rassegna dei motivi (con
bibliografia a p. 61 s.) che fanno reputare ai pi anacronistica questa norma per
unet cos antica. In generale sul pirronismo forse eccessivo della palingenesi
proposta da Flach, C. MASI DORIA, rec. in ZSS. (1996) 482 ss.; cfr. anche J. RICHARD, Un nouvel inventaire des lois dpoque protorpublicaine, in REL. 73 (1995
[1996]) 22 ss. Si v. anche L. GAROFALO, Il processo edilizio cit. 13 ss.
273 Il tratto dicti-consulerent fu considerato glossema da G. VON BESELER, Beitrge zur Kritik der rmischen Rechtsquellen II (Tbingen 1911) 69.
274 Del testo si occupato da ultimo C. VENTURINI, Pomponio, Cicerone e la
provocatio, in Nozione formazione e interpretazione del diritto dallet romana alle
esperienze moderne. Ricerche dedicate al professor Filippo Gallo II (Napoli 1997)
527 ss.
275 Sulla derivazione di tutte le potest e funzioni magistratuali dalloriginario,
indistinto potere, si v. P. DE FRANCISCI, Arcana imperii III/1 cit. 121: E ci che si

154

CAPITOLO SECONDO

Il giurista narra che fu instaurata la provocatio ad populum, togliendo ai supremi magistrati la possibilit di animadvertere e lasciando loro solo la capacit di coercere e di ordinare lincarcerazione 274. Qui animadverto compare in una sfumatura diversa rispetto a D. 1.2.2.30. La messa a morte
arbitraria, sottratta nelluno o nellaltro momento della storia
repubblicana ai magistrati forniti di imperium, non pot essere affidata ai minori tresviri, che invece si affiancarono agli
altri magistrati 275 dotati di tali poteri 276 nel coercere e nel iubere in vincula duci 277, lo si visto, soprattutto con riguardo ad
alcuni illeciti di turbativa della quiete pubblica. E furono incaricati della sorveglianza delle esecuzioni capitali, punto darrivo estremo dellanimadversio, anche di quella vincolata alla
provocatio.
Questi poteri erano dunque stabilmente affidati ai titolari
della funzione di controllo dellordine pubblico 278. Ci si pu
dedurre forse anche da una lista delle limitazioni alla possibilit di appellarsi al principe, che, descritte nelle tarde Pauli
sententiae 279 a commento della lex Iulia de vi publica che,
dice del magistrato supremo cum imperio deve a maggior ragione ripetersi per gli
altri magistrati cum imperio e sine imperio, introdotti con successive leges, sottraendo funzioni inizialmente spettanti alla magistratura suprema, e usurpando quindi
una parte di quelle .... Si cfr. V. GIUFFR, Il diritto pubblico cit. 64.
276 E cio quelli che avevano limperium e quelli che potevano prendere e di
conseguenza condurre in carcere.
277 Cfr. supra Plin. n. h. 21.3.8.
278 Su publica disciplina in rapporto ad utilitas privatorum, v. J. GAUDEMET,
Utilitas publica. in RHD. 29 (1951) 479 [=Etudes de droit romain II. Institutions et
doctrines politiques (Napoli 1979) 177].
279 Approfonditi i pi recenti studi sullopera: D. LIEBS, in ZSS. 106 (1989); Die
Pseudopaulinischen Sentenzen. Versuch einer neuen Palingenesie 112 (1995) 151 ss.;
Die Pseudopaulinischen Sentenzen II. Versuch einer neuen Palingenesie. Ausfhrung,
ibid. 113 (1996) 132 ss.; Rmische Jurisprudenz in Africa. Mit Studien zu den pseudopaulinischen Sentenzen (Berlin 1993); con la rec. critica di T. GIARO, Pseudepigraf
des Pseudopaulus oder zur Karakterisierung afrikanischer Jurisprudenz, in RJ. 13
(1994) 71 ss.
280 Si v., per tutti, F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 259 s.
281 Cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 477; J. M. KELLY, Princeps
iudex. Eine Untersuchung zur Entwicklung und zu den Grundlagen der kaiserlichen
Gerichtsbarkeit (Weimar 1957) spec. 70 ss.; F. DE MARTINO, Storia della costitu-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

155

come pare, aveva oltretutto riaffermato il principio della provocatio 280, seppure questa rimase nel principato un fossile inutilizzato ed in un certo senso consunto, negli effetti, dallappellatio 281 , dovevano essere previste anche in epoca anteriore
ad Augusto, come sembra dimostrare il tenore del testo 282:
PS. 5.26.1-2. Lege Iulia de vi publica damnatur, qui aliqua
potestate praeditus civem Romanum antea ad populum, nunc
imperatorem appellantem necaverit necarive iusserit, torserit
verberaverit, condemnaverit inve publica vincula duci iusserit.
Cuius rei poena in humiliores capite in honestiores insulae deportatione coercetur. 2. Hac lege excipiuntur, qui artem ludricam faciunt, iudicati etiam et confessi et qui ideo in carcerem
duci iubentur, quod ius dicenti non obtemperaverint quidve
contra disciplinam publicam fecerint ...
Si pu ora brevemente tornare sul problema dei rei confessi e dei criminali colti in flagrante. Si affermato 283 che nel
processo criminale romano lammettere la propria colpa non
rendesse superflua la pronunzia giurisdizionale. Certo non
configurabile unattivit formalmente paragonabile alla confessio in iure del processo privato 284, ma, dal punto di vista pra-

zione 2 IV/1 cit. 512 e nt. 66; C. CASCIONE, Verberabilissime cit. 475, in critica
allapproccio confuso di J. GEBHARDT, Prgelstrafe cit. 38.
282 Su cui si v. F. LA ROSA, Nota sulla custodia nel diritto criminale romano,
in Synteleia Arangio-Ruiz I (Napoli 1964) 311; F. SERRAO, Il frammento leidense di
Paolo (Milano 1956) 87 s.
283 Si v. supra 104 s.
284 Cfr. G. PUGLIESE, La preuve lpoque classique, in Rec. Soc. J. Bodin 16. La
preuve (Bruxelles 1964) 332 s. [=Scritti giuridici scelti I (Napoli 1985) 396 s.]. Si v.
anche TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 437 s., ove (p. 438 nt. 2) un cenno al
Rhetorenthema magistratus de confesso sumat supplicium (Sen. rhet. contr. 8.1;
Ps. Quint. decl. 314).
285 Gi in epoca assai antica lordinamento giuridico romano non prevedeva
come necessario uno stadio che con termini moderni possiamo chiamare giurisdizionale per quel che concerne il processo criminale. Basti pensare ai duoviri perduellionis, che si limitavano ad unattivit esecutiva nei confronti del reo manifesto
ed al fatto che allepoca delle XII Tavole sembra che la non flagranza e la non

156

CAPITOLO SECONDO

tico, il confessus pare da porsi sullo stesso piano del iudicatus


ed il testo delle sentenze pseudopaoline non pu che confermare questa opinione, accanto alla verisimiglianza della ricostruzione prospettata pi sopra, sui poteri meramente punitivi
dei tresviri nei confronti di chi avesse ammesso la colpa 285. In
un sistema repressivo alquanto differente da quello della repubblica, ne testimone Venuleio Saturnino, nei confronti del
confessus sembra vi fosse mera pronuntiatio e nellattesa, come
in antico, il reo era custodito in vinculis publicis:
D. 48.3.5 (2 de iud. publ.). Si confessus fuerit reus, donec
de eo pronuntietur, in vincula publica coiciendus est.
Con riferimento al criminale manifesto si pu ora prendere in considerazione una fonte alquanto trascurata in storiografia:
Plaut. Rud. 474 ss. SCEP. Metuo hercle ne illa mulier mi
insidias locet, / ut comprehendar cum sacra urna Veneria. /
Nempe optumo <me> iure in vinclis enicet / magistratus, si
quis me hanc habere viderit.
Lo schiavo Sceparnio teme di essere colto dal magistrato
con una sacra urnia Veneria. Il milieu quello tipicamente
plautino. Lillecito di cui il servus teme di essere accusato
ancora il furto duna cosa sacra 286. Magistratus potrebbe
riferirsi ad un triumvir capitalis 287. Interessante lespressione
optimo iure. Lincarcerazione in questo caso sarebbe pienaconfessione fossero poste sullo stesso piano (cfr. D. 1.2.2.23, Pomp. l. sg. ench., tab.
9.4), M. BRETONE, Storia 10 cit. 103.
286 Cfr. supra 98 ss.
287 Considerata lambientazione, lillecito e la predilezione plautina per i nostri magistrati.
288 chiaro che si trattava sempre di persone di basso livello sociale, costrette
alla delinquenza minore. Non a caso Livio (3.57.4) parla di plebs Romana, che aveva
come domicilio il carcer.
289 Gell. 13.12.9. ... quod tribuni plebis antiquitus creati videntur non iuri dicundo nec causis querelisque de absentibus noscendis, sed intercessionibus facien-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

157

mente legittima. Evidentemente la publica disciplina permetteva carcere e frusta nei confronti dei delinquenti comuni,
schiavi o liberi che fossero 288. Senza provocatio qualora fossero
manifesti. Con la sola possibilit di ricorrere ai tribuni della
plebe, numerosi e attenti a quanto avveniva nel carcer e nei
suoi pressi (come dimostra il caso di Nevio), ma non sempre
pronti a concedere laiuto richiesto (penso al centurione Cornelio). Impossibilitati da una norma a passare la notte fuori
dalla citt per intervenire prontamente anche scese le tenebre
qualora ce ne fosse bisogno 289.
A Roma si svolgeva, insomma, una attivit di polizia, non
giurisdizionale, che poteva avere conseguenze molto gravi, anche per il cittadino. Protagonisti i tresviri capitales, titolari di
poteri che, non limitandosi alla messa a morte dei condannati,
si sostanziavano nella coercitio nei confronti dei perturbatori
della quiete pubblica e dei rei confessi 290, oltre che come si
vedr in unattivit pi generalmente inquisitoria 291.
4. La funzione di polizia giudiziaria. Oltre alla detta sfera
di intervento diretto, i tresviri concorrevano alla repressione
dis, quibus usus praesens fuisse, ut iniuria, quae coram fieret, arceretur; ac propterea
ius abnoctandi ademptum, quoniam, ut vim fieri vetarent, adsiduitate eorum et praesentium oculis opus erat. Cfr. Gell. 3.2.11, ove probabilmente una interpretatio giurisprudenziale (in senso attenuativo) del divieto. Sui pericoli della notte a Roma v.
Iuv. 3.267 ss.
290 Del resto un noto passo di Sallustio, che riporta lorazione di Catone in
senato sulla sorte dei catilinari, de confessis sicut de manufestis rerum capitalium,
more maiorum supplicium sumundum (Cat. 52.36), sembra mostrare centrale, nei
confronti di confessi e manifesti il momento punitivo. Cfr. K. ADOMEIT, Rechtsund Staatsphilosophie I. Antike 2 (Heidelberg 1992) 154.
291 Cfr., per un tale valore di animadvertere con riferimento allattivit magistratuale, ad es., Gell. 15.11.1. Si v. i significati del verbo raccolti s.v. animadverto
II, in ThlL. II (Lipsiae 1900) 75 s.
292 Cfr. in generale F. CASAVOLA, Profilo storico comparativo del Pubblico Ministero, in Dir. e giur. 93/1 (1978) 60.
293 Si v., per tutti, TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 596; Strafrecht
288 s.; L. LANDUCCI, Storia I cit. 483 nt. 2; P. WILLEMS, Le droit public cit. 276;
G. PUGLIESE, rec. a W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 166 [=Scritti giuridici II cit.

158

CAPITOLO SECONDO

dei veri e propri crimina svolgendo funzioni che oggi 292, latamente, si possono riassumere col nome di polizia giudiziaria 293. La notizia plautina 294 duna denuncia del nome del
malfattore si pu interpretare come atto introduttivo del procedimento comiziale 295. I tresviri svolgevano ... unattivit di
investigazione e di istruzione sommaria, il cui scopo precipuo
era quello di evitare linstaurazione di processi inutili e di preparare materiale vagliato per i processi da instaurare 296. Questa attivit istruttoria era propedeutica a quella del comizio ed
a quella del carnefice, come testimonia il lugubre andamento
duna frase di Asinio Pollione 297, tramandata da Seneca retore
(7.1[16].22):
... ad expiandum scelus 298 triumviris opus est, comitio, carnifice.
In generale la funzione istruttoria attestata anche da:
Varr. l. L. 5.81. ... quaestores a quaerendo, qui conquirerent
... maleficia, quae triumviri capitales nunc conquirunt.
Come noto, nella pi antica repubblica lattivit dinvestigazione era propria dei questori, che dal quaerere deri586]; A. BURDESE, Le istituzioni romane cit. 694; B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2
cit. 94; G. LURASCHI, La questione della cittadinanza nellultimo secolo della Repubblica, in Res publica e Princeps cit. 50; A. GUARINO, Profilo del diritto romano 8 (Napoli 1994) 94.
294 Aul. 416, su cui cfr. quanto scritto supra ( 1) in critica a Kunkel.
295 indubbio come anche qui Plauto sia scherzoso, ma questo testo, insieme
con Asin. 129 ss. (cfr. anche Truc. 761) pare poter testimoniare la segnalazione di un
fatto costituente reato allautorit di polizia (cos B. SANTALUCIA, Note cit. 14 [= in
BIDR. 91 cit. 217 =Scritti cit. 137]).
296 B. SANTALUCIA, Note cit. 15 [= in BIDR. 91 cit. 212 s.=Scritti cit. 138].
297 Cfr. M. SCHANZ, C. HOSIUS, Geschichte II cit. 24 ss.
298 Sul problema della trad. ms. cfr. led. di L. Hkanson (Leipzig 1989) 178.
299 Cfr. D. MANTOVANI, Il problema dorigine cit. 53 nt. 138.
300 Cos B. SANTALUCIA, Note cit. 12 [= in BIDR. 91 cit. 215=Scritti cit. 135].
301 V. supra 93 ss.
302 B. SANTALUCIA, Note cit. 12 s. [= in BIDR. 91 cit. 215 s.= Scritti cit. 136]. Le
testationes che accompagnavano la nominis delatio costituivano secondo A. BI-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

159

varono il loro nome. Nunc, ai tempi di Varrone, la stessa funzione era passata ai tresviri 299. Lattivit, complessa ed articolata 300, minuziosamente descritta nelle sue fasi da un passo
di Cicerone che gi abbiamo incontrato 301:
Cic. pro Cluent. 13.38-39. Qui cum unum iam et alterum
diem desideraretur neque in eis locis ubi ex consuetudine quaerebatur inveniretur, et Oppianicus in foro Larinatium dictitaret nuper se et suos amicos testamentum eius obsignasse, liberti
Asuvi et non nulli amici, quod eo die quo postremum Asuvius
visus erat Avillium cum eo fuisse et a multis visum esse constabat, in eum invadunt et hominem ante pedes Q. Manli qui tum
erat triumvir constituunt. Atque illic continuo nullo teste,
nullo indice recentis malefici conscientia perterritus omnia, ut
a me paulo ante dicta sunt, exponit Asuviumque a sese consilio
Oppianici interfectum fatetur. 39. Extrahitur domo latitans
Oppianicus a Manlio; index Avillius ex altera parte coram tenetur. Hic quid iam reliqua quaeritis? Manlium plerique noratis; non ille honorem a pueritia, non studia virtutis, non ullum
existimationis bonae fructum umquam cogitarat, sed ex petulanti atque improbo scurra in discordiis civitatis ad eam columnam ad quam multorum saepe conviciis perductus erat
tum suffragiis populi pervenerat. Itaque tum cum Oppianico
transigit, pecuniam ab eo accipit, causam et susceptam et tam
manifestam relinquit ...
Il triumviro prende notizia del crimine, procede allinterrogatorio dellaccusato, dispone la sua custodia in carcere, fa
ricercare il mandante, lo fa portare al suo cospetto per metterlo
a confronto col reo ha la facolt di archiviare la causa e di
rimettere laccusato in libert 302.

SCARDI, La litis contestatio nel processo penale romano, in Studi senesi 46-47 (195455) 640 ss. la litis contestatio criminale. Cfr. ID., Sur la litis contestatio du procs
criminel, in RIDA. 7 (1960) 310 ss., su cui cfr. G. PUGLIESE, Lactio e la litis contestatio nella storia del processo romano, in Studi in onore di E. T. Liebman (Milano
1973) 423 ss. [=Scritti giuridici scelti I cit. 437 ss.].

160

CAPITOLO SECONDO

La pi moderna storiografia ha attribuito lepisodio ad un


periodo anteriore all82 a.C. 303, data in cui fu istituita dalla lex
Cornelia la quaestio de sicariis et veneficis 304. Cos il passo di
Cicerone sarebbe testimonianza della funzione di polizia giudiziaria dei nostri magistrati nellambito del processo comiziale, aggiungendosi agli scarni accenni plautini 305.
Un dubbio: se vero che nell82 fu riorganizzata 306 la
quaestio de sicariis, sembra che questa gi esistesse nel periodo
precedente 307. A questo punto ci si pu chiedere se i tresviri
non svolgessero una qualche attivit istruttoria anche nellambito di quello che sembra un sistema processuale penale accusatorio 308. Forse, accanto allaccusa privata, permaneva (fino
alla riforma sillana?) un ambito di repressione condotta direttamente, dietro sollecitazione informale (come sembra quella
dei liberti ed amici dellucciso ricordata nella pro Cluentio) o in
assenza della richiesta di privati, dal magistrato, nella specie da
un triumvir capitalis 309.
303 Cfr.

16 ss.

G. PUGLIESE, nellIntroduzione alla sua edizione della pro Cluentio cit.

304 V. B. SANTALUCIA, Note cit. 13 nt. 17 [= in BIDR. 91 cit. 216 nt. 17= Scritti
cit. 136 nt. 17] e cfr. W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 78 nt. 298.
305 Diversa, naturalmente, la posizione di W. Kunkel, sulla quale si v. quanto
scritto supra 85 ss.
306 Cos sempre B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2 cit. 145 ss. Le fonti sulla
lex Cornelia de sicariis et veneficis si trovano in G. ROTONDI, Leges publicae cit. 357
s.
307 Si v. lo stesso SANTALUCIA, s.v. Omicidio (dir. rom.), in ED. XXIX (Milano
1979) 889 ss. [=Scritti cit. 117 ss.], D. MANTOVANI, Il problema dorigine cit. 23, e, da
ultimo, J.-L. FERRARY, Lex Cornelia de sicariis et veneficis, in Athenaeum 79 (1991)
434; cfr. P. A. BRUNT, The Fall of the Roman Republic and related Essays (Oxford
1988) 219 ss., 245 s.
308 Si potrebbe allora anche rimettere in discussione la data del triumvirato
capitale di Q. Manlio, gi tradizionalmente attribuita alle discordiae civitatis del 77,
successive alla morte di Silla, cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 299 nt. 1;
E. COSTA, Cicerone giureconsulto II (Bologna 1927) 134 nt. 4; T. R. S. BROUGHTON,
MRR. II cit. 92.
309 Ove si interpreti Plaut. Truc. 760 s. (su cui anche infra 186) nel senso di una
minaccia di denuncia apud novos magistratus per veneficium (cos TH. MOMMSEN,
Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 599 nt. 1, cfr. E. NARDI, Procurato aborto nel mondo
greco romano [Milano 1971] 187 ss.), si pu vedere questa fonte come testimonianza duna attivit preliminare dei tresviri rispetto al procedimento comiziale che

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

161

5. Custodia carceris. Esplicitamente Pomponio menziona,


insieme con lanimadversio (per la quale si ricorreva ai tresviri
qualora fosse necessario), tra i compiti da ricordare nella sua
sintesi, la custodia carceris 310.
D. 1.2.2.30 (l. sg. ench.). Constituti sunt eodem tempore ...
et triumviri capitales qui carceris custodiam haberent ...
Si visto come lattivit coercitiva dei tresviri si sostanziasse frequentemente nella carcerazione di soggetti che contravvenivano alle regole dun ordinato svolgersi della vita cittadina. Latto coercitivo provocava la ductio del soggetto nel
carcer, o le fonti adottano anche una descrizione pi generica
in vincula publica 311. Dalle testimonianze archeologiche si
deve presumere che il carcer propriamente detto non fosse
lunico luogo di detenzione a Roma o meglio che il Tullianum, cos come ipoteticamente ricostruito sulla base di quanto
resta nei sotterranei della chiesa romana di S. Giuseppe dei Fapoi gli edili avrebbero instaurato davanti al popolo. Cos G. GAROFALO, Aediles e
iudicia populi, in Idee vecchie e nuove cit. 83 nt. 145; cfr. ID., Il processo edilizio.
Contributo allo studio dei iudicia populi cit. 133 nt. 176; L. PEPPE, Posizione giuridica e ruolo sociale della donna romana in et repubblicana (Milano 1984) 122; P.-F.
GIRARD, Histoire de lorganisation judiciaire des Romains I cit. 256 nt. 1. Si tenga
presente anche lipotesi di D. CLOUD (seppur discenda da unimpostazione kunkeliana) sul ruolo dei tresviri nel sistema delle quaestiones, espressa in The Constitution and Criminal Law cit. 501.
310 Si v. C. HUELSEN, s.v. Carcer, in PWRE. III/2 (Stuttgart 1899) 1579.
Interessante, anche se invero un po schematicamente forzato, quanto sostenuto
dallautore (col. 1576) sul potere di in carcerem conicere, quando distingue una coercitio che discendeva dallimperium da una coercitionsmssige Incarceration che
sarebbe corollario della potest di custodia carceris.
311 Si v. supra 103 nt. 67 e cfr. la rec. di A. VLKL a LOVATO, Il carcere cit. 612.
312 Quello che viene solitamente descritto come complesso del Tullianum-Robur. Per quanto riguarda la risalenza del Carcer (di et etrusca) si v. F. DE MARTINO,
Storia della costituzione 2 I cit. 92. Sulledificio, ampiamente, R. LANCIANI, Lantica
Roma (tr. it. Roma-Bari 1981) 75 (ove unerrata identificazione di carcer e Lautumiae); C. HUELSEN, s.v. Carcer cit. 1581 s.; T. FRANK, The Tullianum and Sallusts
Catiline, in CJ. 19 (1924) 495 ss.; E. DE RUGGIERO, Lo Stato e le opere pubbliche in
Roma antica (Torino 1925) 43; S. B. PLATNER, s.v. Carcer, in A topographical dictionary of ancient Rome (Oxford 1929, rist. Roma 1965) 99 s.; G. LUGLI, Il carcere

162

CAPITOLO SECONDO

legnami 312, fosse solo il luogo terminale 313, ove erano detenuti
i condannati in attesa di esecuzione, ovvero i soggetti nei confronti dei quali non si sarebbe proceduto alla messa a morte,
lasciandoli deperire e morire di stenti nel malsano ambiente 314
del carcer 315. Forse ledificio, posto sotto il controllo dei tresviri, era pi ampio, forse esistevano pi fabbriche in qualche
modo collegate, ad esempio probabile che le Lautumiae, pi
volte ricordate nelle fonti come luogo di carcerazione 316, fossero situate nei pressi del Tullianum 317.
In un recente studio 318 si sostenuto che i tresviri capitales
del carcer avessero solo la responsabilit, sostanziantesi in una
presenza in loco saltuaria, unicamente in caso di ispezioni 319
per la supervisione delle esecuzioni capitali che col si fossero
svolte. Al controllo continuo 320 avrebbe provveduto personale
mamertino, in Capitolium 8 (1932) 232 ss.; E. WELIN, s.v. Tullianum, in PWRE. VII
A (Stuttgart 1939) 794 ss.; G. LUGLI, Roma antica. Il centro monumentale (Roma
1946) 107 ss. F. COARELLI, Il foro romano II cit. 64 ss.; ID., Roma cit. 62 s., 79 s., 122;
ID., s.v. Carcer, in Lexicon Topographicum Urbis Romae cur. E.M. STEINBY I
(Roma 1993) 236 s. CHR. NEUMEISTER, Das antike Rom. Ein literarisches Stadtfhrer
(Mnchen 1991) 69 ss.; L. RICHARDSON jr., s.v. Carcer, in A new topographical
dictionary of ancient Rome (London 1992) 71. Sulla chiesa di S. Giuseppe, con cenni
storici che risalgono allantichit, S. BARCHIESI, San Giuseppe dei Falegnami e Carcere Mamertino, in Roma Sacra. Guida alle Chiese della Citt eterna [Soprintendenza
per i beni artistici e storici di Roma] III (Napoli-Roma 1995) 8 ss.
313 Cfr. supra 137 ss. quanto scritto a proposito della carcerazione come strumento correzionale.
314 Si v. Sall. Cat. 55.
315 Come nel caso riportato da Val. Max. 5.4.7.
316 Sall. Cat. 55.1 ss.; Liv. 26.27.3; 32.26.17; 37.3.8.
317 Cos J. LE GALL, Notes sur les prisons de Rome lepoque rpublicaine, in
MEFRA. 56 (1939) 76 ss.
318 Y. RIVIRE, Carcer et vincula: la dtention publique Rome (sous la Rpublique et le Haut-Empire), in MEFRA. 106.2 (1994) 592.
319 Cos anche F. G. HUBERT, Antichit pubbliche cit. 93.
320 Proprio dei tresviri capitales secondo la storiografia corrente (e dominante),
tra gli altri: A. F. RUDORFF, Rmische Rechtsgeschichte II cit. 328 s. (e v. anche 435);
F. WALTER, Geschichte des Rmischen Rechts bis auf Justinian II. Rechtsquellen und
Rechtswissenschaft. Privatrecht. Procedur. Strafrecht (Bonn 1861) 531.
321 Si v. supra 81 ss.
322 Amph. 153 ss., su cui pi ampiamente supra 127 ss.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

163

subalterno. Abbiamo gi visto come nel carcer svolgessero le


loro funzioni gli ausiliari dei tresviri 321, ad esempio, oltre al
carnefice, gli otto uomini robusti che come nel colorito
racconto plautino 322 provvedevano alla fustigazione del malcapitato di turno. Ma data anche la vicinanza del carcer alla
columna Maenia, sede dei nostri ufficiali 323 si pu ipotizzare
una presenza costante dei tresviri 324 nei pressi delledificio di
detenzione, che si concretava in un continuo controllo dei magistrati 325, pi accurato nei momenti di pericolo o crisi. Significativo in questo senso
Liv. 32.26.17. Itaque et Romae vigiliae per vicos servatae
iussique circumire eas minores magistratus et triumviri carceris
lautumiarum intentiorem custodiam habere iussi ... 326.
Dal testo si evince che i tresviri nel 198, in occasione della
rivolta dei prigionieri punici, furono incaricati di intensificare
il controllo sulle Lautumiae, che verisimilmente venivano in
origine utilizzate come luogo di detenzione nei momenti in cui
per la copia dei prigionieri lantico Tulliano risultava insufficiente.
La custodia carceris fu probabilmente 327 lultima competenza rimasta ai tresviri quando, nel principato, vennero loro
progressivamente sottratte le funzioni di polizia.
323 Sulla zona ove prevalentemente si sviluppava la competenza funzionale dei
tresviri si v. supra 80 s.
324 O almeno , a turno, di alcuni di essi.
325 In questo senso si pu interpretare il quasi plastico racconto di Valerio
Massimo (5.4.7) del rapporto tra carnufex e triumviro e tra questi ed il pretore,
magistrato superiore.
326 Cfr. J. BRISCOE, A commentary on Livy. Books XXXI-XXXIII (Oxford 1989)
218. Sugli eventi del 198 e lordine dato ai tresviri si v. supra 122 s.
327 Si v. supra 76 nt. 307 quanto sostenuto in commento a D. 47.2.52.12 (Ulp.
37 ad ed.) e cfr. Tac. ann. 5(6).9 per let di Tiberio.
328 Si v. per tutti E. CANTARELLA, I supplizi capitali cit. 119 ss., con le recc. di
M. BALZARINI cit. e F. SALERNO, La pena di morte nellantichit classica, in Index 20
(1992) 535 ss. Cfr. C. LOVISI, La peine de mort au quotidien, in La mort au quotidien
dans le monde romain cit. 23 ss. In generale, per una prospettiva giuridica sulla

164

CAPITOLO SECONDO

6. Le esecuzioni capitali. Strettamente collegato con la custodia del carcer il problema delle esecuzioni capitali. Tra i
diversi tipi di messa a morte che furono tipici dellesperienza
giuridica (ma insieme culturale e religiosa) romana 328, sappiamo che alcuni si svolgevano in carcere 329, con la normale
procedura dello strangolamento 330. Vi sono fonti che testimoniano lintervento dei tresviri in questi casi 331. Dal tenore testuale di alcune di esse, dove ad esempio Tacito parla di triumvirale supplicium 332, o quando Valerio Massimo fa mettere in
croce il servo Alessandro dal triumviro Lucio Calpurnio 333,
alcuni studiosi hanno dedotto la materiale esecuzione delle
sentenze capitali da parte dei nostri magistrati 334. Questa intermorte a Roma: M. DUCOS, Le juriste romain et la morte, in La mort les morts et laudel dans le monde romain dir. F. HINARD (Caen 1987) 145 ss.
329 Si v. Sall. Cat. 55.1-6. Postquam, ut dixi, senatus in Catonis sententiam discessit, consul optumum factu ratus noctem quae instabat antecapere, ne quid eo spatio
novaretur, triumviros quae ad supplicium postulabat parare iubet. 2. Ipse praesidiis
dispositis Lentulum in carcerem deducit; idem fit ceteris per praetores. 3. Est in carcere locus, quod Tullianum appellatur, ubi paululum ascenderis ad laevam, circiter
duodecim pedes humi depressus; 4. eum muniunt undique parietes atque insuper
camera lapideis fornicibus iuncta; sed incultu tenebris odore foeda atque terribilis
eius facies est. 5. In eum locum postquam demissus est Lentulus, vindices rerum capitalium, quibus praeceptum erat, laqueo gulam fregere. 6. Ita ille patricius ex gente
clarissima Corneliorum, qui consulare imperium Romae habuerat, dignum moribus
factisque suis exitum vitae invenit. De Cethego, Statilio, Gabinio, Caepario eodem
modo supplicium sumptum est. Cfr. W. E. HEITHLAND, The Roman Republic cit. 106
s.; C. VISMARA, Il supplizio come spettacolo (Roma 1990) 35.
330 TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 928 ss.; ID., Rmisches Staatsrecht
II 3 cit. 596 e nt. 5; J. LE GALL, Notes cit. 68 e nt. 4; E. CANTARELLA, I supplizi
capitali cit. 143 s. Sostiene che la forma normale di esecuzione fosse limpiccagione
T. FRANK, The Tullianum cit. 497. Sullimpossibilit di questa ultima tesi, si v.
E. CANTARELLA, o. u. c. 177 ss.
331 Val. Max. 5.4.7; 8.4.2; Tac. ann. 5(6).9.
332 Ann. 5(6).9.
333 Val. Max. 8.4.2, su cui v. supra 106 ss.
334 Cos TH. MOMMSEN nello Staatsrecht II 3 cit. 595 e nt. 6 (ma v. lo Strafrecht
cit. 298). Cfr. anche, tra gli altri, A. F. RUDORFF, s.v. Triumviri cit. 2155;
A. W. ZUMPT, Das Criminalrecht I/2 cit. 126; G. PADELLETTI, Storia del diritto romano ([1878] rist. Camerino 1982) 95; E. VON HERZOG, Geschichte und System I/2
cit. 852; E. DE RUGGIERO, Il consolato e i poteri pubblici cit. 830 (ove la specificazione che i tresviri avrebbero materialmente messo a morte solo le donne ed i sog-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

165

pretazione stata suffragata anche da una per quanto sembra


errata interpretazione del titolo, capitales, dei tresviri 335. Il
testo che nella costruzione sistematica del diritto pubblico
romano giustifica questa ricostruzione
Cic. de leg. 3.3.6. Minores magistratus partiti iuris plura
in ploera sunto ... vincula sontium servanto, capitalia vindicanto ...
Ma il vindicare capitalia non deve necessariamente leggersi
nel senso di procedere di persona alle esecuzioni, connettendosi, anzi, meglio al complesso di funzioni dei tresviri se interpretato nel senso dellattivit inquisitoria, che i nostri avevano
ereditato dai questori, anche loro in antico incaricati del quaerere le res capitales 336. Si potrebbe forse immaginare unoriginaria utilizzazione dei tresviri come carnefici, ma lesistenza,
attestata dalle fonti fin da epoca risalente (rispetto almeno alla
storia della nostra magistratura), di personale specializzato, induce a condividere lidea di quanti riservano ai tresviri una
mera sorveglianza delle esecuzioni capitali, materialmente effettuate dal carnufex 337.

getti di non umile condizione); L. HOMO, Roman Political Institutions from City to
State (tr. ingl. London 1929, rist. 1962) 312; H. SIBER, Rmisches Recht I cit. 26;
H. SCHAEFER, s.v. Vigintiviri cit. 2573; H. STRASBURGER, s.v. Triumviri cit. 518 s.;
F. LA ROSA, Note cit. 233; P. FREZZA, Corso di storia del diritto romano 3 (Roma
1974) 182; L. AMIRANTE, Una storia giuridica cit. 209; A. LOVATO, Il carcere cit. 40;
F. KOLB, Rom cit. 295.
335 Sul titolo si v. supra 79.
336 Varr. l. L. 5.81.
337 Cfr. C. SIGONII De antiquo iure cit. 566 s.; L. LANDUCCI, Storia I cit. 483
nt. 2; N. E. POLITIS, Les triumvirs cit. 58 ss.; P. WILLEMS, Le droit public cit. 279;
E. COSTA, Cicerone giureconsulto I cit. 396; F. F. ABBOTT, A History and Description 3 cit. 210; A. W. LINTOTT, Violence cit. 102; E. KOESTERMANN, Kommentar II
cit., riferendosi a Tac. ann. 5.9.1, sottolinea come i condannati fossero unter
Aufsicht der tresviri capitales ... vollzogen, giustamente affermando che non era
propria dei tresviri, ma degli ausiliari e da loro meramente sorvegliata, lattivit di
fustigazione menzionata in Horat. epod. 4.11; A. BURDESE, Manuale di diritto pubblico romano 3 cit. 72; J. T. RAMSEY, in Sallusts Bellum Catilinae edited with intro-

166

CAPITOLO SECONDO

Si possono allora leggere nella loro interezza i passi che


hanno fatto ipotizzare una competenza propria dei tresviri ad
eseguire materialmente le condanne a morte.
Val. Max. 5.4.7. Ignoscite, vetustissimi foci, veniamque aeterni date ignes, si a vestro sacratissimo templo ad necessarium
magis quam speciosum urbis locum contextus operis nostri
progressus fuerit: nulla enim acerbitate fortunae, nullis sordibus pretium carae pietatis evilescit, quin etiam eo certius quo
miserius experimentum habet. Sanguinis ingenui mulierem
praetor apud tribunal suum capitali crimine damnatam triumviro in carcere necandam tradidit. Quo receptam is, qui custodiae praeerat, misericordia motus non protinus strangulavit:
aditum quoque ad eam filiae, sed diligenter excussae, ne quid
cibi inferret, dedit existimans futurum ut inedia consumeretur.
Cum autem plures iam dies intercederent, secum ipse quaerens
quidnam esset quo tam diu sustentaretur, curiosius observata
filia animadvertit illam exerto ubere famem matris lactis sui
subsidio lenientem. Quae tam admirabilis spectaculi novitas ab
ipso ad triumvirum, a triumviro ad praetorem, a praetore ad
consilium iudicum perlata remissionem poenae mulieri impetravit. Quo non penetrat aut quid non excogitat pietas, quae in
carcere servandae genitricis novam rationem invenit? Quid
enim tam inusitatum, quid tam inauditum quam matrem uberibus natae alitam? Putarit aliquis hoc contra rerum naturam
factum, nisi diligere parentis prima naturae lex esset 338.

duction and commentary by J. T. R. (Chico 1984) 222 s.; E. CIZEK, Mentalits et


institutions politiques romaines (Paris 1990) 255; W. NIPPEL, Orgien cit. 70.
338 Lexemplum si riportato nella sua interezza per dar agio al lettore di valutare le critiche di quanti, ad esempio C. KOCH, s.v. Pietas, in PWRE. XX/1
(Stuttgart 1941) 1223 s., hanno dubitato della storicit dellavvenimento. Ai fini
dellindagine interessa, comunque, non tanto la realt dei fatti narrati da Valerio
Massimo, quanto lattendibilit della situazione giuridica prospettata, sulla quale
non sembrano sorgere dubbi. Si cfr. L. GAROFALO, Aediles e iudicia populi cit. 83
nt. 145; J.-U. KRAUSE, Gefngnisse cit. 171.
339 Cos, decisamente, W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 71 nt. 267, in critica

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

167

Dalla seconda parte del testo risulta chiaramente che incaricato dellesecuzione era non il triumvir 339, che si era in questo
caso limitato alla ductio in carcere della condannata 340, ma
bens is qui custodiae praeerat, uno degli ausiliari dei nostri
magistrati che con verisimiglianza era stabilmente incaricato
delle esecuzioni in carcere.
Tac. ann. 5(6).9. Placitum posthac, ut in reliquos Seiani
liberos adverteretur, vanescente quamquam plebis ira ac plerisque per priora supplicia lenitis. Igitur portantur in carcerem
filius imminentium intellegens, puella adeo nescia, ut crebro
interrogaret, quod ob delictum et quo traheretur; neque facturam ultra, et posse se puerili verbere moneri. Tradunt temporis
eius auctores, quia triumvirali supplicio adfici virginem inauditum habebatur, a carnifice laqueum iuxta compressam; exim
oblisis faucibus id aetatis corpora in Gemonias abiecta.
Tacito si sta occupando degli effetti della rovina di Seiano,
in particolare il brano trascritto noto per la terribile sorte
della figlia dellantico prefetto del pretorio 341. Anche qui, se vi
menzione esplicita del supplicium triumvirale 342, lultima
parte del testo sembra dimostrare che la materiale esecuzione
fosse affidata al carnefice. Ci pare testimoniato anche da un
passo di Svetonio. Descrivendo le efferatezze di Tiberio, il bio-

allopinione di TH. MOMMSEN (Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 595 ntt. 6-7), di cui
per non valuta la parzialmente mutata prospettiva dello Strafrecht cit. 298.
340 Anche se bisogna credere che poi fosse daccordo sul fatto che la donna
non fosse immediatamente messa a morte, data la sua funzione di controllo su
quanto avveniva nel Carcer.
341 Il testo stato utilizzato per una vana esercitazione in tema di frode alla
legge da I. PFAFF, Zur Lehre vom sogenannten in fraudem legis agere (Wien 1892)
72. In proposito si vedano le giuste osservazioni di G. ROTONDI, Gli atti in frode alla
legge (Torino 1911, rist. Roma 1971) 94 s.
342 Sullo strangolamento in carcere cfr. C. SOLIMENA, Plinio il giovane e il diritto pubblico di Roma (Napoli 1905, rist. Roma 1970) 267.
343 Si v. anche Cass. Dio 58.11.5.
344 Cfr. gli autori citati supra in nt. 337, cui adde KOESTERMANN, Kommentar

168

CAPITOLO SECONDO

grafo narra dun uso generalizzato della violenza carnale contro immaturae puellae prima della morte per strangolamento:
Tib. 61.14. Immaturae puellae, quia more tradito nefas esset
virgines strangulari, viciatae prius a carnifice, dein strangulatae 343.
Si pu quindi affermare che se i tresviri ebbero lincarico di
controllare le esecuzioni, non vi procedevano personalmente 344.
Un dato, come pare fino ad ora non tenuto nella dovuta
considerazione dagli studiosi pu forse consentire la certezza
sul punto. I tresviri erano almeno a partire dallinizio del II
secolo a.C. 345 magistrati del popolo romano; come tali, lo si
visto, partecipavano (anche se in piccola misura) del particolare trattamento di cui gli eletti godevano 346. Il carnufex era
considerato invece come un essere spregevole, probabilmente
come un residuo di tabu. Gli era ad esempio vietato di abitare
allinterno del pomerium 347.
Theodor Mommsen 348 colleg alla competenza sulle esecuzioni capitali una fonte che riporta un caso in cui i tresviri
ricevettero lordine di bruciare libri proibiti 349.
II cit.: unter Aufsicht der tresviri capitales .. vollzogen, che mette il caso in relazione con quello poeticamente raffigurato da Horat. epod. 4.11.
345 Si v. supra 24 ss.
346 Ad esempio erano esentati dalle normali ronde notturne: v. D. 1.2.2.31
(Pomp. l. sg. ench.)
347 Cic. pro Rab. 5.15. ... quem (scil. carnificem) non modo foro sed etiam caelo
hoc ac spiritu censoriae leges atque urbis domicilio carere voluerunt, cfr. H. F.
HITZIG, s.v. Carnifex cit. 1599.
348 Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 596; cfr. A. W. ZUMPT, Das Criminalrecht I/2
cit. 126; E. DE RUGGIERO, Il consolato e i poteri pubblici in Roma cit. 530; H. STRASBURGER, s.v. Triumviri cit. 519; F. LA ROSA, Note cit. 233 nt. 11 che inquadra
questa attivit nellesercizio dei loro poteri di polizia.
349 In generale per una storia del barbarico uso di rimozione culturale costituito dal bruciare i libri, si v. L. LWENTHAL, I roghi dei libri (tr. it. Genova 1991
delled. Frankfurt a. M. 1984), con un cenno a p. 22 sui roghi della Roma imperiale
(su cui, pi in particolare, si v. T. KLEBERG, Buchhandel und Verlagswesen in der
Antike [Darmstadt 1967] 64 ss.; T. SPAGNUOLO VIGORITA, s.v. Konfiskation, in
RAC., in corso di stampa, che ho letto per cortesia della.).
350 Sui personaggi citati, per notizie generali ed informazioni bibliografiche si

MANSIONI NELLAMBITO DELLA REPRESSIONE CRIMINALE

169

Tac. Agr. 2.1. Legimus, cum Aruleno Rustico Paetus Thrasea, Herennio Senecioni, Priscus Helvidius laudati essent,
capitale fuisse, neque in ipsos modo auctores, sed in libros
quoque eorum saevitum, delegato triumviris ministerio ut monumenta clarissimorum ingeniorum in comitio ac foro urerentur 350.
In altri casi consimili tramandata la competenza degli
edili 351, altre volte ricordato unicamente lordine magistratuale 352, di conseguenza forse non pu configurarsi una competenza specifica delluno o dellaltro collegio, ma un intervento meramente esecutivo conseguente ad un ordine superiore.
Con riguardo al collegamento proposto da Mommsen con
le esecuzioni capitali, si consideri che dallet di Augusto il crimen maiestatis si estendeva agli scritti reputati diffamatori di
alti personaggi 353:
Tac. ann. 1.72.2-3. ... facta arguebantur, dicta impune erant.
3. Primus Augustus cognitionem de famosis libellis specie legis
eius tractavit, commotus Cassii Severi libidine, qua viros feminasque inlustres procacibus scriptis diffamaverat; mox Tiberius consultante Pompeio Macro praetore, an iudicia maiestatis
redderentur, exercendas leges esse respondit.

v. il comm. di R. M. OGILVIE, J. RICHMOND, in Cornelii Taciti De vita Agricolae


(Oxford 1967) 131 ss.
351 Tac. ann. 4.35.4; Cass. Dio 56.27.1, 57.24.4; cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II 3 cit. 509. I materiali esecutori secondo Mommsen (ibid. nt. 1) erano i
victimarii (Liv. 40.29.14, cfr. TH. MOMMSEN, o. u. c. I 367 nt. 2), sui quali si v. ST.
WEINSTOCK, s.v. Victimarius, in PWRE. VIII A/2 cit. 2483 ss.
352 Ad esempio nel 181, quando il pretore urbano, con il consenso del senato,
fece distruggere i libri contenuti in unarca di pietra rinvenuta sul Gianicolo (Liv.
40.29.7). Sullavvenimento si v. A. SCHIAVONE, Nascita della giurisprudenza 2 (Bari
1977) 50, 52; L. DESANTI, Sileat omnibus perpetuo divinandi curiositas. Indovini e
sanzioni nel diritto romano (Milano 1990) 15 ss. Si cfr. anche quanto avvenuto nel
213 (Liv. 25.1.6-12), su cui, ampiamente, L. LABRUNA, Tutela 2 cit. 29 ss. Liv.
40.29.13 s. libri di Numa; E. DE RUGGIERO, Il consolato cit. 725 (fonti a c. 726).
353 F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 IV/1 cit. 569.

CAPITOLO TERZO

MANSIONI NELLAMBITO
DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

SOMMARIO. 1. Exigere e iudicare nella cd. lex Papiria. 2. Manus iniectiones e sacramenta. 3. Competenza sul munus iudicandi.

1. Exigere e iudicare nella cd. lex Papiria. Assai dibattuto


il ruolo che i tresviri capitales svolsero nellambito dellantico
processo privato romano 1. Le fonti, a diversi fini combinate
dagli studiosi per dimostrare ipotesi differenti, oltre ad un testo grammaticale di Varrone, al quale si pu accostare un passo
dellorator ciceroniano, si riducono ad un assai noto brano di
Festo, unica attestazione della cd. lex Papiria de sacramentis 2,
ad uno scolio a Cicerone, a tre testimonianze plautine, assai
oscure 3 e non senza dubbi attribuibili proprio ai tresviri 4, ed
infine ad uno scarnissimo riferimento dello Pseudo Asconio.
1 Eloquente M. KASER, Das rmische Zivilprozessrecht cit. 27: Dunkel ist der
Anteil der tresviri capitales am Zivilprozess [= M. KASER, K. HACKL, Das rmische
Zivilprozessrecht 2 cit. 39].
2 Siccome questo plebiscito, pur essendo ricordato da Festo sotto il lemma
Sacramentum, non pare aver in nulla innovato con riguardo appunto ai sacramenta, sembra pi opportuno, contro la prassi dominante, denominarlo de tresviris
capitalibus. Cfr. in questo senso M. VOIGT, Das ius naturale II cit. 29 nt. 14;
L. GADDI, Cronologia delle leggi comiziali romane, in P. COGLIOLO, Manuale delle
fonti del diritto romano II (Torino 1887) 537; P. WILLEMS, Le droit public cit. 667
(Registre alphabtique, s.v. Leges et plebiscita); G. ROTONDI, Leges publicae
cit. 312.; E. COSTA, Storia delle fonti del diritto romano (Torino 1909) 174 e nt. 5; G.
LONGO, s.v. Lex Papiria de tresviris capitalibus, in NNDI. IX cit. 815.
3 Si tratta di Asin. 131 ss.; Persa 62 ss.; Truc. 759 ss. V. infra nel testo, passim.
4 Sui problemi relativi a Plauto come fonte utile alla storia dei capitales si v. supra 29 nt. 95. Con particolare riguardo alle mansioni che saranno trattate nellambito di questo capitolo, si v. A. C. SCAFURO, The Forensic Stage cit. spec. 454 ss.

172

CAPITOLO TERZO

Le due attestazioni grammatico-retoriche si limitano a menzionare un iudicium dei tresviri capitales, senza risultare di
troppa utilit ai fini dellinquadramento giuridico dello
stesso 5:
Varr. l. L. 9.85. ... in viris idem servari oportere, cum dicimus iudicium fuisse triumvirum, decem<virum centum>virum,
non <triumvirorum, decemvirorum>, centumvirorum 6.
Cic. or. 46.156. ... quam centuriam fabrum et procum, ut
censoriae tabulae loquuntur, audeo dicere, non fabrorum aut
procorum; planeque duorum virorum iudicium 7 aut trium
virorum capitalium aut decem virorum stlitibus iudicandis
dico numquam. Atqui dixit Accius:
video sepulcra dua duorum corporum;
idemque:
mulier una duom virorum 8.
5
6

Da ultima: C. LOVISI, Contribution cit. 178.


Varrone stava elencando una serie di nomi indicanti pesi e misure che avevano il genitivo plurale contratto in -um, e non quello regolare -orum.
7 Se si attribuisce il riferimento ai duoviri perduellionis (la cui attivit era ben
nota a Cicerone, si pensi allorazione pro Rabirio, spec. 4.12-13, ove [12] menzione
del loro iudicare), questa fonte potrebbe essere la causa del congiungimento operato dagli umanisti (cfr. supra cap. II, nt. 6) dellattivit dei capitales a quella dei pi
antichi duoviri nellambito della repressione criminale. A partire dallXI secolo, infatti, quando fu trascritto a Monte Cassino [cfr. M. SCHANZ, C. HOSIUS, Geschichte
I cit. 571] il ms F (Laurentianus 51,10: passato prima alla Biblioteca Marciana, poi
alla Mediceo-Laurenziana di Firenze), archetipico rispetto a tutti gli altri codici che
oggi si possiedono, lopera linguistica di Varrone riemerse da un oblio precedente a
Isidoro da Siviglia (cfr. A. TRAGLIA, in Opere di Marco Terenzio Varrone [Torino
1974] 44). Leditio princeps del trattato, a cura di Pomponio Leto, fu stampata a
Roma nel 1471, agli albori dellarte italica della stampa (cfr. S. H. STEINBERG, Cinque secoli di stampa. Tipografia e caratteri, libri ed editoria [tr. it. Torino 1962] 55 ss.).
Cicerone ha forse pensato ai duoviri per poi connetterli ai tresviri per il generico
rapporto criminalistico, a questi ultimi ha poi connesso i decemviri, per cos dire
colleghi vigintisexvirali ed il cui iudicium, forse, in qualche modo, vedeva collegato
con quello dei capitales.
8 I frammenti di Accio provengono dal Teucer e da una tragedia sconosciuta:
O. RIBBECK, Tragicorum Romanorum fragmenta 3 (Lipsiae 1897) 655 s.
9 Il riferimento a div. in Caec. 15.48. Deinde, ut opinor, habet Alienum, hunc

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

173

Quid verum sit intellego; sed alias ita loquor ut concessum


est, ut hoc vel pro deum dico vel pro deorum, alias ut necesse est, cum trium virum, non virorum et sestertium,
nummum, non sestertiorum, nummorum quod in his consuetudo varia non est.
Lo pseudo Asconio, commentando la divinatio in Caecilium di Cicerone 9, annot:
P. 200 St. Subsellia ... triumvirorum quaestorum et huiuscemodi minora iudicia exercentium.
Ogni discorso sulle competenze dei tresviri nellambito del
processo civile romano deve necessariamente partire dallesame
del passo di Festo che riporta quanto rimasto del plebiscitum
Papirium.
Fest. s. v. Sacramentum [468 L.]. Sacramentum aes significat, quod poenae nomine penditur, sive eo quis interrogatur,
sive contendi[tur]. Id in aliis rebus quinquaginta assium est, in
alis rebus quingentorum inter eos, qui iudicio inter se contenderent. Qua de re lege L. Papiri tribuni plebis sanctum est his
verbis: Quicumque praetor post hoc 10 factus erit, qui inter
cives ius dicet, tres viros capitales populum rogato; hique 11
tamen a subselliis; qui quid in dicendo posset numquam satis attendi, in clamando
quidem video eum esse bene robustum atque exercitatum. Sul passo dello pseudo
Asconio v. infra 2.
10 Il testo, come trascritto, quello delledizione teubneriana curata da W. M.
LINDSAY nel 1913. La correzione <post hac> invece di post hoc [post hanc legem
rogatam o post hoc plebiscitum rogatum, cfr., in generale, C. FERRINI, Manuale di
Pandette 4 ed. cur. e integrata da G. GROSSO (Milano 1953) 39 nt. 1; sullimportanza
della lex Papiria per la presenza di un atteggiamento temporale, seppur rivolto al
magistrato e non generale, v. G. BROGGINI, La retroattivit della legge nella prospettiva romanistica, in SDHI. 32 (1966) 16 = in Coniectanea cit. 359], gi proposta da
Augustin ed adottata da MUELLER nella sua ed. del 1839, fu poi accolta da LINDSAY
nei Glossaria Latina IV (Paris 1930, rist. Hildesheim 1965) 435. Sul punto della tradizione testuale e delle emendazioni, ampiamente, da ultimo, D. CLOUD, The lex
Papiria cit. 160 ss.
11 Probabilmente da mutare in iique, cfr. D. CLOUD, l. u. c.
12 Sulla lingua arcaicizzante della cd. lex Papiria, soprattutto con riferimento ai

174

CAPITOLO TERZO

tres viri <capitales> quicumque <posthac fa>cti erunt, sacramenta ex<igunto> iudicantoque 12, eodemque iure sunto, uti ex
legibus plebeique scitis exigere iudicareque [esse] esseque
oportet. Sacramenti autem nomine id aes dici coeptum est,
quod et propter aerari inopiam, et sacrorum publicorum multitudinem, consumebatur id in rebus divinis 13.
Questo atto normativo lo si visto , innalzandoli dal
rango di ausiliari a quello di magistratus minores 14, non innov in merito alle competenze dei tresviri 15: lattribuzione
delle funzioni che gi erano state proprie dei questori in materia criminale 16 doveva gi essere avvenuta (di l la denominazione di capitales gi dal 289 ca. a.C.). Le diverse teorie proposte dagli storici vertono innanzitutto sullinterpretazione del
nesso tra exigere e iudicare 17 e sul rapporto tra questi due verbi
ed i sacramenta 18. Per comodit di sintesi le diverse opinioni si
possono suddividere in due gruppi: da una parte gli studiosi
che hanno nettamente separato lattivit di exigere sacramenta

due imperativi exigunto e iudicanto, si v. F. WIEACKER, Rmische Rechtsgeschichte


I cit. 305 nt. 95, 425 e nt. 72, che sottolinea il richiamo allo stile delle Dodici Tavole.
13 Prima delled. di Mueller, che prelude a quelle moderne (penso soprattutto
alle due di Lindsay cit. supra in nt. 10) cit. da D. CLOUD, The lex Papiria cit. passim,
si v. CHR. GOTTL. HAUBOLD, Antiquitatis Romanae monumenta legalia sparsa rest.
E. SPANGENBERG (Berolini 1830) 3 s. (ove cit. le edizioni pi antiche di F. Hotomanus, H. Turnebius, P. Pithoeus, J. Scaligerus, A. Augustinus, F. Ursinus, Chr. G.
Hoffmann, Jo. Fr. Schreiter).
14 Diversamente A. W. ZUMPT, Das Criminalrecht I/2 cit. 123 s.; N. E. POLITIS,
Les triumvirs cit. 116.
15 Cos sembra da interpretarsi il difficile tratto ... eodemque iure sunto, uti ex
legibus plebeique scitis exigere iudicareque [esse] esseque oporteret. Cfr. F. LA
ROSA, Note cit. 232 s., 239.
16 Varr. l.l. 5.81.
17 Di exactio iudicatioque menzione in lex Urson. 61 (FIRA. I 2 179, nr. 21; cfr.
[E. GABBA], M. H. C. CRAWFORD, in Roman Statutes I cit. 400). Cfr. F. CASAVOLA,
Actio petitio persecutio (Napoli 1965) 77, 83, 86.
18 Sul pi antico processo romano si v. ora la prospettiva di sintesi offerta da
A. MAGDELAIN, Esquisse de la justice civile au cours du premier age rpublicain, in
RIDA. 3me s. 37 (1990) 197 ss.
19 In generale sul valore del verbo iudicare si v. E. BETTI, Lantitesi storica tra

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

175

da quella di iudicare dando evidentemente al giudizio 19 dei


tresviri un oggetto diverso dai sacramenta; dallaltra quelli che
hanno letto congiuntivamente le azioni indicate con i due
verbi, deducendone un potere giudicante dei nostri magistrati
nella procedura per legis actiones. Sembra opportuno a questo punto riportare schematicamente le diverse posizioni storiografiche sulla portata della lex Papiria, utilizzando la detta
divisione che si basa sullautonomia del iudicare rispetto allexigere sacramenta.
Premesso che con riferimento allespressione exigere sacramenta, ad eccezione di qualche ipotesi marginale, esiste una
sostanziale uniformit di vedute 20, che si fonda sullattribuire
un valore materiale al termine sacramentum e, di conseguenza,
lexigere viene considerato latto dellesazione duna somma
pecuniaria 21, veniamo innanzitutto alle teorie che considerano
diverso loggetto dellexigere da quello del iudicare.
iudicare (pronuntiatio) e damnare (condemnatio) nello svolgimento del processo
romano. (Con un tentativo di ricostruzione delle formulae delle actiones ex delicto),
in RISG. 56 (1915) 3 ss.
20 Si v. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 600 e nt. 1; F. LA ROSA,
Note cit. 240. Cfr. linteressante ricostruzione, meramente ipotetica (posizione evidentemente non compresa da D. CLOUD, The lex Papiria cit. 162 s.) di B. ALBANESE,
Riflessioni in tema di legis actiones cit. 197 [=Scritti giuridici I cit. 1009].
21 Su questo materiale trasferimento pecuniario si v., per tutti, M. KASER,
K. HACKL, Das rmische Zivilprozessrecht 2 cit. 39: ... Dass wird am ehesten so zu
verstehen sein, dass sie [i tresviri capitales] als Hilfsorgane des Prtors die Sakramentssumme einzuziehen hatten, nachdem die eine der Parteien, die beide unter
Stellung von praedes diese Summen zugunsten des Prtors hatten versprechen mssen, im Prozess unterlegen war. Tale interpretazione deriva dal collocare lattivit
dei tresviri in un periodo in cui loriginale prestazione dei sacramenta da parte di
tutti e due i litiganti era gi stata sostituita dallintervento dei praedes (Gai 4.13, 16).
Si cfr. B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones cit. 183 [= Scritti giuridici I
cit. 995]. Lidea pare confermata dal fatto che ... il brano di Festo in cui riportata
la lex Papiria mirava a spiegare il significato di sacramentum, e cominciava col dire
che sacramentum significa aes, cio denaro; chiaro dunque che, almeno per Festo,
sacramenta exigere significa esigere il denaro dovuto allo stato per quel certo titolo.
Nello stesso senso pu addursi Varrone, l. L. 5.81: quaestores a quaerendo, qui conquirerent publicas pecunias et maleficia, quae triumviri capitales nunc conquirunt ...
Esso infatti non solo considera i tresviri come gli eredi, per certi riguardi, dei quaestores i quali fino da antico furono conservatori dellaerarium populi romani... ma

176

CAPITOLO TERZO

Una compiuta descrizione la forn, sulla scorta di una idea


di Mommsen 22, Girard 23, che vide nei tresviri i giudici di alcune particolari manus iniectiones. Interpretando tecnicamente
il valore del iudicare, nel senso dellattivit propria dei iudices
privati, lo studioso francese, insieme con Mommsen, era convinto che il iudicium triumvirum fosse il pronunziato di giudici
precisa che ai tresviri pass precisamente il compito di conquirere publicas pecunias, cos G. PUGLIESE, Il processo civile romano I cit. 214 s. Sembra da non condividere linterpretazione del passo di Varrone: se vero che i tresviri derivarono alcune delle loro funzioni dai questori, precisamente quelle in materia criminale (si v.
anche quanto detto supra sulla denominazione dei nostri magistrati) non furono
invece i loro successori nel conquirere publicas pecunias (si v. B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones cit. 205 [= Scritti giuridici I cit. 1017], con la notazione
che sembra improprio indicare con pecunia publica i sacramenta). Pare infatti che
questo tipo di competenza era ancora affidata ai quaestores quando lerudito reatino scriveva, si cfr., per tutti, TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 544 ss.;
G. WESENER, s.v. Quaestor, in PWRE. XXIV (Stuttgart 1963) 811 ss. Pugliese continua (considerando le interpretazioni congiuntive di exigere e iudicare: o. u. c.
216) allargando il significato di exigere sacramenta fino al richiedere la summa
sacramenti per conto dellerario. Sul valore di exigere nel senso di condurre a termine, si v. B. ALBANESE, o. u. c. 197 ss.; si v. anche D. CLOUD, The lex Papiria cit.
162 s. e cfr. lex Irn. 19, su cui F. LAMBERTI, Tabulae Irnitanae. Municipalit e ius
Romanorum cit. 71 s. e nt. 4. Secondo J. E. KUNTZE, Institutionen und Geschichte
des rmischen Rechts I cit. 89, proprio con la lex Papiria la summa sacramenti,
in origine una religise Prozesssteuer, venne riscossa dai tresviri in favore dellerario.
22 Cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 599 nt. 3. Si v. quanto lo
studioso scrive (a p. 598 ss.) sullo stretto rapporto tra la repressione criminale ed
alcune azioni civili a difesa di infrazioni della morale, che sarebbero state rinforzate
con laggravamento della pena (quadruplazione), la vantaggiosa (cfr., per tutti,
T. SPAGNUOLO VIGORITA, Exsecranda pernicies. Delatori e fisco nellet di Costantino
[Napoli 1984] 183 ss. nt. 2, spec. 185) possibilit per chiunque (e non solo per i diretti danneggiati) di promuovere lazione (popolare), il deferimento della decisione
ad un organo pubblico (i tresviri) e non ad un giudice privato. Cfr. O. BEHRENDS,
Der Zwlftafelprozess. Zur Geschichte des rmischen Obligationenrechts (Gttingen
1974) 8 nt. 20.
23 Histoire de lorganisation judiciaire des Romains I cit. 177 ss.; ID., Manuale
elementare di diritto romano (tr. it. Milano 1908) 994 e nt. 6, 999 nt. 2. Cfr. P. WILLEMS, Le droit public cit. 314; G. HUMBERT, CH. LCRIVAIN, s.v. Judex, Judicium,
in DS. III/1 (Paris 1900) 635; E. VOLTERRA, Istituzioni di diritto privato romano cit.
201; J. ELLUL, Histoire des Institutions I. Institutions grecques, romaines, byzantines,
franques (Paris 1955) 328.
24 Si v. anche L. LANDUCCI, Storia I cit. 483 nt. 2, che, nel delineare la com-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

177

normalmente incaricati dal pretore, dopo lesperimento della


fase in iure, di conoscere di alcune particolari cause (manus
iniectiones per specifici illeciti che non meritavano una persecuzione criminale 24). Partendo dallinterpretazione di Girard
(che si collegherebbe, in un certo senso, ad una intuizione di
Niebuhr 25), e per rifiutando lassimilazione dei tresviri ai iudices, Cancelli ha soprattutto sulla base della considerazione
della sostanziale assimilabilit della manus iniectio alla in ius
vocatio 26 prospettato un autonomo potere di giudicare dei
nostri magistrati, su alcune materie, indipendente dal iussum
iudicandi del pretore. In particolare ogni qual volta fosse prevista una quadruplazione (vi fosse cio la possibilit duna accusa da parte dei cd. quadruplatores 27) lintero processo, dalla
manus iniectio introduttiva sostitutiva della in ius vocatio

petenza civile dei tresviri, contrapposta a quella criminale distingue la riscossione dei sacramenta dalla decisione per incarico del pretore dalcuni processi
collegati a casi criminali (oltre a menzionare la competenza sulle excusationes relative al munus iudicandi, su cui v. infra 196 ss.).
25 Cfr. Rmische Geschichte III cit. 358 s., su cui F. LA ROSA, Note cit. 238
nt. 30.
26 A proposito dei tresviri capitales, in Studi in onore di P. De Francisci III
(Milano 1956) 24 ss., spec. 26 ed ivi nt. 1. Si cfr. la critica di F. LA ROSA, Note cit.
238 s. e ora P. CAPONE, Gli interventi edilizi nella repressione delle usurae, in Labeo
45 (1999) 10 nt. 28.
27 Sui quadruplatores si v. R. VON JHERING, Geist des rmischen Rechts auf den
verschiedenen Stufen seiner Entwicklung III/1 [6/7 ed.] (Leipzig 1924) 114 nt. 141;
E. LEVY, Von den rmischen Anklgervergehen, in ZSS. 53 (1933) 153 e nt. 7, cfr.
170 nt. 98 [=Gesammelte Schriften II (Kln-Graz 1963) 380, 391]; A. O. ALBANESE,
Lazione popolare da Roma a noi (Roma 1955) 57 s.; F. DE MARTINO, I quadruplatores cit. 32 ss.; J. L. CAMIAS, Sobre los quadruplatores, in SDHI. 50 (1984) 461 ss;
G. WESENER, s.v. Quadruplator, in PWRE. XXIV cit. 710 s.; D. CLOUD, The lex
Papiria cit. 182 ss. Per un uso dispregiativo in senso politico del termine, durante la
tarda repubblica, si v. J. HELLEGOUARCH, Le vocabulaire latin cit. 529 da mettere
in relazione con S. DI SALVO, Lex Laetoria (Napoli 1979) 148 , che si basa sulla
lettura di rhet. ad Her. 2.26.41 (cfr. anche led. curata da F. CANCELLI de La retorica
a Gaio Erennio [Milano 1992] 377 s. nt. 78; ID., Complemento de La retorica a Gaio
Erennio 2 [Roma 1992] 105). Sulla poena quadrupli, ampiamente, J. M. KELLY, Roman Litigation (Oxford 1966) 154 ss.
28 La ricostruzione di Cancelli pare seguita da H. LVY-BRUHL, Recherches sur

178

CAPITOLO TERZO

alla decisione finale, si sarebbe svolto davanti ai tresviri 28. Ma,


seguendo Gaio 29, nel sistema delle legis actiones la fase apud
praetorem era sempre necessaria (salvo che nellesperimento
della pignoris capio). Non si comprende come il iudicare dei
tresviri potesse sfuggire alle affermazioni svolte in ius 30. Assai
articolata la tesi proposta da Franca La Rosa 31. Partendo dalla
valutazione dei detti testi plautini 32, la studiosa ha reputato che
i tresviri fossero stabilmente incaricati dal pretore di decidere
su alcune manus iniectiones 33, senza bisogno di iussum iudicandi 34; mentre la decisione sui sacramenta sarebbe intervenuta in caso di contestazione della manus iniectio da parte del
convenuto 35. Pi prudente lopinione di Pugliese e Kaser 36,
che propongono di interpretare il ruolo dei tresviri nella quales actions de la loi (Paris 1960) 155 s.; e da G. WESENER, s.v. Quadruplator
cit. 711.
29 4.29. ... cum alioquin ceteris actionibus non aliter uti quis posset quam apud
praetorum praesenti adversario ...
30 Se nel v. 74 del Persa, poi, album un riferimento proprio allattivit giurisdizionale del magistrato cum imperio, come intendono, ad esempio, i traduttori
A. ERNOUT (Belles Lettres); E. PARATORE, in Plauto, Tutte le commedie IV (Milano
1992) 23 e P. HUVELIN, Etudes sur le furtum cit. 233, la ricostruzione di Cancelli
appare inaccettabile.
31 Note cit. 231 ss.; cfr. P. CAPONE, Gli interventi edilizi cit. 202 nt. 28.
32 Cfr. supra nt. 3 e pi ampiamente innanzi.
33 In particolare contro gli usurai. Questo tipo di procedimento sarebbe stato
una manus iniectio pura, assimilabile a quella prevista dalla lex Furia testamentaria, corrispondente alla disposizione contenuta nella Lex Marcia adversus faeneratores (v. Gai 4.23 e cfr. G. ROTONDI, Leges publicae cit. 326), che stabil la possibilit
di agire con una manus iniectio pura per la restituzione delle usure illecite (v. p. 243).
In generale sulla rappresentazione storica fornita in Gai 4.21-23, si v. M. TALAMANCA, s.v. Processo civile (dir. rom.), in ED. XXXVI cit. 9 ss.; sulla datazione
della lex Marcia: P. CAPONE, Gli interventi edilizi cit. 203, con bibliografia in nt. 32.
Sul rapporto (anche cronologico) tra la previsione della lex Marcia e Plaut. Pers. 61
ss. si v. infra 188 ss.
34 Sembra imprecisa a questo proposito la menzione duna iurisdictio mandata
dal pretore ai tresviri (p. 239) e la contestuale (nt. 39) citazione di D. 2.1.5 (Iul. 1
dig.): in questo caso il pretore delegava lesplicazione delle attivit della cd. fase in
iure, mentre La Rosa tratta di un giudizio privo della normale bipartizione funzionale/strutturale.
35 Sullo studio di LA ROSA, ampiamente, B. ALBANESE, Riflessioni in tema di
legis actiones cit. 178 ss. [=Scritti giuridici I cit. 990 ss.], che critica leccessivo peso

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

179

druplatio come controllo dellesercizio della manus iniectio:


erano tenuti cio a verificare, prima del provvedimento pretorio di addictio, che si fossero verificate le condizioni di esecutoriet. Ma forse in questo caso lespressione iudicare della lex
Papiria sarebbe stata in un certo senso eccessiva 37 e atecnica.
Un maggior numero di studiosi ha considerato congiuntamente i due verbi, che avrebbero dunque lo stesso oggetto: i
sacramenta. Anche qui le opinioni sul valore di iudicare sono
disparate 38.
Danz, in uno studio assai interessante e non privo di notazioni originali 39 ipotizz un potere dei tresviri di valutare lesattezza del sacramentum, se cio fosse stato pagato nella giusta misura 40. Huschke 41, commentando un oscuro testo plau-

dato a Plaut. Persa 62 ss. e la lettura del lemma festino nel senso di testimonianza
(esclusivamente) sullinterrogatio sacramento.
36 V. supra nt. 21 e infra nt. 39. Cfr. J. L. STRACHAN-DAVIDSON, Problems of
the Roman Criminal Law II (Oxford 1912) 52 ss., il quale sostiene che i tresviri avrebbero regolarizzato larresto sommario del reus, probabilmente fino al primo dies
fastus, nel quale le parti sarebbero comparse davanti al pretore.
37 Cfr. C. LOVISI, Contribution cit. 185.
38 Non sembra ascrivibile a questa corrente, come vorrebbe B. ALBANESE,
Riflessioni in tema di legis actiones cit. 182 nt. 22 [=Scritti giuridici I cit. 994],
G. I. LUZZATTO, Procedura civile romana II. Le legis actiones (Bologna 1948) 263 ss.,
che scrive: La funzione dei tresviri ... essenzialmente esecutiva, e non ha a che
fare con il iudicium vero e proprio. La pronuncia utrius sacramentum iustum esset
spettava al solo iudex privatus o ai suoi equivalenti (centumviri e decemviri), nellambito della loro competenza (p. 265), nonostante quanto vagamente sostenuto a p.
263 i. f.
39 Das sacramentum und die lex Papiria, in ZRG. 6 (1867) 339 ss., spec. 369 ss.
Su questo lavoro si v. le impressioni di B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones cit. 178 nt. 14 [=Scritti giuridici I cit. 990], di G. PUGLIESE, Il processo civile
romano I cit. 212 ss., e ora di M. FUENTESECA, El delito civil en Roma y en el derecho
espanol (Valencia 1997) 88 ss. Sul rapporto tra iusiurandum e sacramentum, punto
centrale dellopera dello studioso tedesco, si v. anche L. AMIRANTE, Il giuramento
prestato prima della litis contestatio nelle legis actiones e nelle formulae (Napoli
1954) 174 ss. (con ampia rassegna bibliografica alle ntt. 8 ss.). Su questo punto si cfr.
ora lopinione di S. TONDO, La semantica di sacramentum cit. 249 ss.; ID., Il sacramentum militiae nellambiente culturale romano-italico, in SDHI. 29 (1963) 1 ss.; ID.,
Sul sacramentum militiae, SDHI. 34 (1968) 376 ss.
40 Si v., a proposito di questa tesi, lesclamativo sarcasmo di R. VON JHERING,

180

CAPITOLO TERZO

tino 42 su cui si dovr tornare, consider i tresviri come una


sorta di giudici di appello, che avrebbero deciso delle contestazioni sulle manus iniectiones quadrupli, per incarico del pretore. Anche Karlowa 43 mosse dagli stessi versi di Plauto per
sostenere che i tresviri fossero iudices 44 nella seconda fase del
procedimento per manus iniectionem. Puchta 45 sostenne che i
triumviri avrebbero avuto il compito di assegnare i sacramenta
alluna o allaltra esigenza sacrale, dopo averli esatti 46. Lo studioso immagin, insomma, un potere dei tresviri di adiudicare le somme riscosse, ripartirle secondo il bisogno dei vari
culti 47. Ancora Rudorff 48 indic i sacramenta come oggetto
del iudicare, sostenendo che i tresviri fossero competenti a
risolvere le controversie eventualmente insorte tra lo Stato ed
il debitore del sacramentum, scaduto il termine per il pagamento 49. Jhering 50 si scagli, con acrimonia mista ad ironia,
contro tutte le tesi di coloro che lo avevano preceduto, propoSerio e faceto nella giurisprudenza (tr. it. Firenze 1954) 253 nt. 26: ... ci sarebbe
come attribuire una funzione giurisdizionale ad ogni commesso di cassa!.
41 Die Multa und das Sacramentum in ihren verschiedenen Anwendungen. Zugleich in ihrem grundleglichen Zusammenhange mit dem roemischen Criminal- und
Civil-Processe dargestellt (Leipzig 1874) 267 ss.
42 Plaut. Persa 62 ss.
43 Der rmische Civilprocess zur Zeit der Legisactionen (Berlin 1872) 183 ss.
44 Cfr. anche L. LANGE, Rmische Alterthmer I 3 cit. 911, su cui si v. F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 31.
45 Cursus der Institutionen 9 II (Leipzig 1881) 470 ( 161, g).
46 Dopo esser stata reputata non meno strana, anzi pi assurda di quella di
Jhering (cfr. F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 30), questa ricostruzione stata di recente rivalutata da D. CLOUD, The lex Papiria cit. 169 s.
47 Cfr. anche A. F. RUDORFF, Rmische Rechtsgeschichte I. Rechtsbildung
(Leipzig 1857) 104.
48 Rmische Rechtsgeschichte II. Rechtspflege (Leipzig 1859) 77 s. (v. anche
p. 34, ove laccento posto sulla mera riscossione). Da tener presente il richiamo
(p. 78 nt. 4) a TH. MOMMSEN, Die Stadtrechte der Lateinischen Gemeinden Salpensa
und Malaca in der Provinz Baetica, in Abh. Schs. Ges. Wiss. 3 (1855) 469 s. [=Gesammelte Schriften I. Juristische Schriften I (Berlin 1905) 360 s.].
49 Si cfr. H. SIBER, Rmisches Verfassungsrecht cit. 202 s.
50 Serio e faceto cit. 232 ss. Cfr. anche 416 s. Per le critiche alle opinioni di
Puchta, Huschke, Lange e Rudorff (oltre che di Danz), si v. la nt. 26 a p. 253.
51 Che inoltre identificava con quella legge, Papiria anchessa, menzionata da

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

181

nendo una singolare lettura della Lex Papiria 51. Come noto
nella procedura delle legis actiones esistevano due differenti
sacramenta, uno di 500 assi era da conferire se la lite superava i 1000, laltro (di 50) era previsto per le liti di valore inferiore ai 1000 assi 52. Secondo Jhering il plebiscito 53 di Papirio
che ben si inquadrava in una serie di provvedimenti riconducibile a membri della stessa stirpe 54 sottrasse ai pontefici il
compito di stimare la lite, perch questi ultimi avrebbero costantemente in quei casi in cui il valore presumibile della lis si
aggirava intorno ai 1000 assi fatto versare la somma maggiore
in danno dei pi deboli economicamente 55. Ma larticolato (ed
alquanto fantasioso) tentativo di Jhering non tenne presente
Plinio n. h. 33.46, che svalut lasse a mezza oncia, ad un ventiquattresimo cio del
suo valore originario. Per una datazione molto pi recente di questa legge, connessa
in qualche modo con il bellum Italicum, cfr. G. ROTONDI, Leges publicae cit. 341; F.
DE MARTINO, Storia della costituzione 2 III cit. 60, 78.
52 Fest. S.v. Sacramentum [468 L.]; Gai 4.14. Poena autem sacramenti aut
quingenaria erat aut quinquagenaria. Nam de rebus mille aeris plurisve quingentis
assibus, de minoris vero quinquaginta assibus sacramento contendebatur; nam ita
lege XII tabularum cautum erat. <At> si de libertate hominis controversia erat, etiamsi
pretiosissimus homo esset, tamen ut L assibus sacramento contenderetur, eadem
lege cautum est favore scilicet libertatis, ne onerarentur adsertores ... Nel manoscritto
veronese segue unampia lacuna. Nelle ricostruzioni palingenetiche moderne questo
testo di Gaio posto in apertura della seconda tavola (cfr. FIRA I 2 30: XII tab. 2.1a;
D. FLACH, Die Gesetze cit. 120 s.).
53 Si v. le parole fatte pronunciare da JHERING, Serio e faceto cit. 234, al tribuno Papirio portavoce della plebe. ormai ben chiaro agli studiosi come allepoca dellemanazione del plebiscitum Papirium le lotte tra patrizi e plebei fossero
gi da tempo sopite e che il plebiscito, lungi dallessere provvedimento di parte col
quale si potessero ottenere riforme rivoluzionarie , fosse ormai strumento normale
della legislazione statale, si cfr., per tutti, F. CASSOLA, L. LABRUNA, Linee 3 cit. 201
ss.
54 Cfr. a p. 242 s. il riferimento alla cd. lex Papiria de nexis. Singolarmente Jhering non tenne conto del cattivo Lucio Papirio della tradizione liviana relativa
alla lex (8.28.2), n del fatto che il rogator, insieme con C. Petelio Libone (ove si
accolga la datazione dominante, cfr. G. ROTONDI, Leges publicae cit. 230 s.; da ultimo, piuttosto acriticamente: M. DI PAOLO, Alle origini della lex Poetelia Papiria de
nexis, in Index 24 [1996] 275 ss.) fu un Papirio Cursore, quindi patrizio, anche se
non impossibile lipotesi di transitiones ad plebem relative a tale gens, cfr.
TH. MOMMSEN, Rmische Forschungen I cit. 116, 124.
55 Si v. anche L. WENGER, Zu drei Fragen aus dem rmischen Zivilprozessrechte,
in ZSS. 59 (1939) 349.

182

CAPITOLO TERZO

che al tempo verisimile dellemanazione della lex Papiria il materiale esborso del sacramentum avveniva a controversia definita (essendovi stata lintroduzione dei praedes 56), quindi cade
il presupposto dun intervento a favore dei plebei contro il costume dei pontefici di lucrare sul denaro depositato 57.
La prospettazione pi lineare delle competenze dei tresviri
nellambito della giustizia civile 58 stata formulata da Bernardo
Albanese 59, che, inserendo la notizia della lex Papiria nella sua
pi ampia ricostruzione dellantichissimo processo privato romano, ha considerato di grande importanza il ruolo svolto dai
tresviri come collegio giudicante nellambito della storia dellactio sacramenti. Riassumendo, lo studioso ha visto dallepoca
regia il succedersi di una serie di organi giudicanti (il rex, i supremi magistrati repubblicani, i decemviri stlitibus iudicandis, i
tresviri appunto) caratterizzati dalla loro natura magistratuale:
solo in un periodo pi recente, avvenuta la completa laicizzazione del sacramentum, si sarebbe giunti (dopo lulteriore, e
logicamente intermedia, creazione dei centumviri 60, che furono

56 Cfr. supra. La situazione cui pare riferirsi Jhering quella descritta da Varr.
l. L. 5.180. Ea pecunia quae in iudicio venit in litibus sacramentum a sacro. Qui petebat et qui infitiabatur, de aliis rebus uterque quingenos aeris ad pontem deponebant,
de aliis rebus item certo alio legitimo numero assium; qui iudicio vicerat, suum sacramentum e sacro auferebat, victi ad aerarium redibat.
57 Si v. P.-F. GIRARD, Histoire de lorganisation judiciaire des Romains I cit. 178
s. nt. 4; F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 32.
58 Non si pu fare a meno di citare la posizione, assai prudente, di G. PUGLIESE, Il processo civile romano I cit. 211 ss., che conclude le sue riflessioni con un
non liquet, reputando le fonti a nostra disposizione insufficienti a dimostrare la
competenza per legge dei tresviri capitales a giudicare in una legis actio (p. 217).
59 Riflessioni in tema di legis actiones cit. 177 ss. [=Scritti giuridici I cit. 989 s.].
60 In questo modo Albanese si pone tra quegli studiosi assertori duna datazione bassa per listituzione dei centumviri. Ampiamente sul problema, assai dibattuto specie nella letteratura ottocentesca, F. LA ROSA, Decemviri e centumviri, in
Labeo 4 (1958) 24 ss., con una originale impostazione. Lo studio da leggere anche
in riferimento alla competenza di decemviri slitibus iudicandis e centumviri, appunto
(p. 14 ss.). Sullargomento, con approfondita disamina delle diverse opinioni storiografiche, si v. G. FRANCIOSI, Sui decemviri stlitibus iudicandis cit. 163 ss.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

183

i giudici specializzati nelle cause ereditarie 61) alla nomina del


iudex privatus 62.
Alcune critiche si possono prospettare: la prima ha come
riferimento la linea evolutiva descritta da Albanese, le altre
sono di carattere pi generale. Se si pu essere daccordo con
lidea di collegi magistratuali che ebbero il compito di giudicare sulla iustitia dei sacramenta prima di un processo di laicizzazione che port alla istituzione del iudex unus privato, ed
anche sulla generale competenza originaria dei decemviri stlitibus iudicandis, sembra strano quanto dallautore sostenuto a
proposito del processo di ridimensionamento subito da questi ultimi 63. Non sembra configurabile, infatti, la specializzazione di un collegio di dieci uomini nelle sole cause di libert
con il contemporaneo conferimento della risoluzione di tutte
le altre controversie a soli tre magistrati 64. Ci si sarebbe, semmai, aspettati il contrario 65. Inoltre, mentre i decemviri avevano come unica competenza quella indicata nel titolo, e cio

61 E che non pare fossero magistrati, ma v. L. DI LELLA, Querela inofficiosi


testamenti. Contributo allo studio della successione necessaria (Napoli 1972) 71.
62 Utile sarebbe poter essere pi certi sulla storia del iudex privatus nella procedura per sacramentum. Qualora si accetti la restituzione statim (invece di nondum) in Gai 4.15 (cos G. PUGLIESE, Il processo civile I cit. 92 ss.; R. SANTORO, Potere ed azione nellantico diritto romano in AUPA. 30 [1967] 552 nt. 3; O. BEHRENDS,
Der Zwlftafelprozess cit. 51 nt. 110, 102) listituzione del giudice privato si porrebbe prima della lex Pinaria. Per una datazione di questultima forse dellinizio
del II secolo , oltre a G. ROTONDI, Leges publicae cit. 472 (ove pi antica bibliografia), si v. O. BEHRENDS, o. u. c. 107 nt. 417; S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 298 s.
63 Il processo privato romano cit. 124.
64 Una situazione del genere sarebbe immaginabile nel caso in cui si potesse
per il periodo in questione ipotizzare unampia diffusione del processo formulare. Ma ci, per unepoca non di poco anteriore rispetto alle verisimili datazioni
della lex Aebutia, non sembra possibile.
65 Da rilevare la ricostruzione proposta da A. GUARINO, Diritto privato romano 11 (Napoli 1997) 206 in nt. 16.2.2, che, criticando le idee di Albanese, pure
reputate suggestive, scrive: Molto pi verosimile ci sembra che listituto delliudex
sia stato quello originario e generale, mentre i collegi dei decemviri e dei centumviri
(forse dei tresviri capitales) furono introdotti successivamente in vista di funzioni
specifiche di giudizio aventi carattere particolarmente impegnativo.
66 Con listituzione dei centumviri come si accennato a questi sarebbe

184

CAPITOLO TERZO

la decisione delle liti, noto che i tresviri sommavano questa ad


una serie di attivit certo di non lieve entit. Quindi, se pu
esser vero che i tresviri ebbero la competenza di giudicare dei
sacramenta, questa non sembra poter essere dellampiezza voluta da Albanese e cio di tutti i sacramenta ad esclusione di
quelli prestati nei processi di libert 66. La seconda obiezione
contro questa tesi, che ingrandisce molto limportanza dei nostri magistrati, sta nella mancanza assoluta di fonti (a parte la
lex Papiria) che testimonino questa competenza, fatto tanto pi
grave quanto pi rilevante si reputa che essa sia stata. Unultima notazione: Albanese sottolinea, nel prospettare la sua tesi,
il fatto che nella decisione sulla iustitia dei sacramenta si sarebbero succeduti organi magistratuali 67 perch laspetto sacrale
del rito lo imponeva. Ma bisogna considerare che i tresviri divennero magistrati solo a seguito della lex Papiria, mentre
prima erano degli ausiliari, di rango invero piuttosto basso ed
egualmente svolgevano un ruolo giudicante (secondo quanto
tramandato da Festo). Si pu ancora rilevare che nella ricostruzione delle pi antiche competenze dei tresviri la posizione di
Albanese 68 appare non condivisibile: il significato di exigere

stata demandata la conoscenza delle liti ereditarie. Su istituzione e competenze della


corte centumvirale: A. H. J. GREENIDGE, The legal procedure of Ciceros time (London 1901, rist. New York 1971) 182 ss.; O. MARTIN, Le tribunal des centumvirs
(Paris 1904); M. VOIGT, Ueber die Centumviri, iudices decemviri und Decemviri
stlitibus iudicandis cit. 147 ss., 163 s. e nt. 41 a p. 164; F. BOZZA, Sulla competenza
dei centumviri (Napoli 1928); G. I. LUZZATTO, Procedura civile romana II cit. 238 ss.;
G. PUGLIESE, Il processo formulare (Genova 1947-48) 234 ss.; F. LA ROSA, Decemviri e centumviri, in Labeo cit. 15 ss.; J. M. KELLY, Studies in the Civil Judicature of
the Roman Republic (Oxford 1976) 1 ss.; O. BEHRENDS, Die rmische Geschworenenverfassung (Gttingen 1970) 103 ss.; J. A. CROOK, Legal Advocacy in the Roman
World (London 1995) 184 s.; M. MARRONE, s. v. Centumviri, in NNDI. III (Torino
1959) 114 s.; M. KASER, K. HACKL, Das rmische Zivilprozessrecht 2, cit. 52 ss., spec.
54.
67 Cfr. Riflessioni in tema di legis actiones cit. 169 ss., 203 ss. [=Scritti giuridici
I cit. 981 ss., 1015 ss.]; Il processo privato romano cit. 7, 123 ss.
68 Riflessioni in tema di legis actiones cit. 201 [=Scritti giuridici I cit. 1013].
69 Ripetendo le parole di O. FREDERHAUSEN, De iure Plautino et Terentiano I

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

185

non fa comprendere quale sarebbe stata la attivit del pretore,


perch lecito pensare che il sacramentum si svolgesse nella
fase in iure del procedimento.
2. Manus iniectiones e sacramenta. Quod addam non habeo, si potrebbe dire 69, soprattutto dopo aver notato la non
completa condivisibilit della ricostruzione di Albanese, che
appare comunque il migliore risultato dei tentativi fino ad ora
intrapresi per dar ragione del lemma festino. Pu risultare, tuttavia, non del tutto infruttuoso rileggere le fonti comiche, tralasciate, per la loro oscurit, dallo studioso palermitano 70.
Torniamo quindi con pi attenzione ai tre passi plautini
che sono stati addotti a testimonianza delle competenze dei
tresviri nellambito di procedimenti per manus iniectionem.
Oltre alle generali difficolt per quanto riguarda luso del comico con riferimento alla ricostruzione di istituti del diritto
romano 71, gli squarci dellAsinaria e del Truculentus, pur se paiono con verisimiglianza da riferirsi ai tresviri 72, non possono
provare con sicurezza le loro attribuzioni 73 nellambito della
procedura civile, specie decisorie 74.
cit. 69, con riguardo agli scritti di F. LEO, Plautinische Forschungen cit. 111, e dei
giuristi ivi citati, in particolare TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 599;
ID., Rmisches Strafrecht cit. 180 nt. 1, 849 s. a proposito delle varie interpretazioni
proposte dagli studiosi in riferimento al locus difficillimus del Persa di Plauto.
70 Si v. Riflessioni in tema di legis actiones cit. 178 [=Scritti giuridici I cit. 990].
71 Sulla questione plautina si cfr. supra 29 nt. 95.
72 Si v. supra per lutilizzazione di questa fonte al fine della datazione del plebiscitum Papirio. F. STELLA MARANCA, Il tribunato della plebe dalla lex Hortensia
alla lex Cornelia (Lanciano 1901, rist. Napoli 1982) 108 s. e nt. 16, individua nei
tribuni della plebe i magistrati menzionati in Plaut. Truc. 761.
73 Si v. G. PUGLIESE, Il processo civile I cit. 212 s.; F. DE MARTINO, Storia della
costituzione 2 II cit. 260 s.; S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 298. Cfr. F. FABBRINI, s.v.
Triumvirato cit. 863 e nt. 4, ove bibliografia.
74 Come vorrebbe F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 18 ss.
(cfr. supra), che vede nella manus iniectio un atto introduttivo al processo che si
svolgeva davanti ai tresviri. Lo studioso, che a p. 19 (nt. 2) sostiene di ignorare
come poi si svolgeva il processo davanti ai t.v.c., salvo a specificare la poca verisimiglianza duna procedura per sacramentum, parla poi diffusamente (p. 26 ss.) dun

186

CAPITOLO TERZO

Truc. 758 ss. DIN. Abiit intro, exclusit. Egon ut haec mihi
patiar fieri? / iam hercle ego tibi, inlecebra, ludos faciam clamore 75 in via, / quae advorsum legem accepisti a plurumis pecuniam; / iam hercle apud novos omnis magistratus faxo erit
nomen tuom, / postid ego te manum iniciam quadrupuli, venefica, / suppostrix puerum. Ego edepol iam tua probra aperibo omnia ... 76.
Si visto come con grande probabilit i nuovi magistrati
citati siano i tresviri 77. La connessione, oltre alla menzione
della nuova magistratura, sta nellaccusa di quadruplatio, ambito per il quale i tresviri sono esplicitamente, sempre da Plauto,
ricordati nel Persiano 78. Contro lattestazione di una competenza dei tresviri nella procedura di manus iniectio si deve considerare che Plauto espressamente scandisce nel tempo due
azioni: unaccusa ai magistrati e, post 79 di seguito , la minacciata manus iniectio per il quadruplo 80.
giudizio dei tresviri a seguito della manus iniectio. Secondo G. PUGLIESE, Il processo
civile romano I cit. 212 s. e F. LA ROSA, Note cit. 243 s., il procedimento per manus
iniectionem non prevedeva in alcun modo una fase decisoria, nemmeno nella sua
forma pura. Sul punto si v. anche infra 189 ss.
75 Sul valore di clamor nelle commedie plautine, si v. C. CASCIONE, Bonorum
proscriptio cit. 453 nt. 39.
76 Sulla repressione del veneficio si v. D. MANTOVANI, Il problema cit. 23 e nt.
65, il quale afferma che con riguardo a questa attivit criminosa sarebbero attestate
solo procedure condotte da magistrati cum imperio; cfr. anche la bibliografia ivi
citata.
77 Cfr. supra 30 ss.
78 Si v. infra 188 ss.
79 In questo luogo la particella postid (per luso nel lessico plautino si v.
G. LODGE, s.v. post II B.c, in Lexicon Plautinum II [Leipzig 1933, rist. Hildesheim
1962] 352) pare non poter assumere altro significato se non de tempore, cfr. ThlL.
X.2.2 (Leipzig 1982) 156 ss.
80 Si cfr. la tesi di F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 28, che
delinea lattivit dei tresviri quali ricevitori di denunce che potevano essere accompagnate dalla manus iniectio, almeno per quello che sappiamo, nei casi di usura e
truffa. La rilevanza criminalistica di queste fonti plautine era gi stata notata da
TH. MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 159 nt. 2. La quadruplatio ricordata nel
Truculentus sembra per da riferire contro quanto sostenuto dallo studioso tedesco nel suo Staatsrecht II3 cit. 599 nt. 1 pi allaccipere a plurimis pecuniam che

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

187

Asin. 127 ss. ARGYR. Sicine hoc fit? foras aedibus me eici?
/ promerenti optume hocin preti redditur? / bene merenti mala
es, male merenti bona es; / at malo cum tuo, nam iam ex hoc
loco / ibo ego ad tris viros vostraque ibi nomina / faxo erunt,
capiti te perdam ego et filiam, / perlecebrae, permities, adulescentum exitium. / Nam mare haud est mare, vos mare acerrumum; / nam in mari repperi, hic elavi bonis ...
In questo passo non c alcun riferimento alla manus iniectio, mentre la menzione dei tresviri riferita esclusivamente
alla denuncia, che presumiamo di natura criminalistica 81, inquadrabile nella sfera di competenza propria dei nostri magistrati, che tendeva allinstaurazione dun processo criminale 82.
Laccostamento tra i versi appena letti del Truculentus e quelli
della commedia degli asini, proposto dagli studiosi 83, dovuto
alla struttura lessicale della minaccia, estremamente simile nei
due casi 84.
alle fattispecie criminalistiche menzionate ai versi 761 s. Cfr. G. ROTONDI, Leges
publicae cit. 474; F. LA ROSA, Note cit. 239.
81 Partendo dal presupposto della tarda compiuta criminalizzazione del lenocinio, W. FORMIGONI CANDINI, Ne lenones sint in ullo loco reipublicae Romanae, in AUFE. n.s. 4 (1990) 104 s., reputa fortemente discutibile lesistenza, con
riferimento a Plaut. Asin. 130 ss., di una legge che magari abbia attribuito uno
speciale compito punitivo ai tresviri capitales, immaginata dal collegamento con
Fest. (Paul.) s.v. Muneralis [127 L.], ove una citazione di Plauto relativa alla non
meglio precisata lex lenonia: V. PTTNER, Zur Chronologie der Plautinischen
Komdien (Ried 1906) 2 s.; G. AUGELLO, Le commedie di Tito Maccio Plauto I cit.
206 nt. 31. Sulla lex lenonia cfr. F. CASAVOLA, Lex Cincia. Contributo alla storia delle
origini della donazione romana (Napoli 1960) 10, 128; G. RIZZELLI, Lex Iulia de adulteriis cit. 124 nt. 4 (con altra bibliografia).
82 Si v. supra. Si noti come F. LA ROSA, Note cit. 237, tra le fonti plautine che
ricordano i tresviri, nettamente distingue casi di tutela dellordine pubblico, che
sarebbero questo dellAsinaria e quello gi esaminato dellAulularia (415 s.) e di
violazione della legge probabilmente una legge limitatrice dellusura (quelli del
Truculentus e del Persa), nei quali Plauto parla di manus iniectio quadrupli.
83 Cfr. gi A. W. ZUMPT, Das Criminalrecht I/2 cit. 126.
84 Si cfr. soprattutto landamento del v. 761 del Truculentus con i 131-132
dellAsinaria.
85 Soprattutto con riferimento allambientazione, greca o romana. Si v., tra gli
altri, a favore della grecit, F. LEO, Plautinische Forschungen cit. 122 s.; P. HUVELIN,

188

CAPITOLO TERZO

Molto discusso 85 il testo del Persa 86 (53 ss.):


SAT. Veterem atque antiquom quaestum maiorum meum/
servo atque optineo et magna cum cura colo. / Nam numquam
quisquam meorum maiorum fuit, / quin parasitando paverint
ventres suos: / pater, avos, proavos, abavos, atavos, tritavos /
quasi mures semper edere alienum cibum, / neque edacitate
eos quisquam poterat vincere; / neque is cognomentum erat
duris Capitonibus. / Unde ego hunc quaestum optineo et maiorum locum. / Neque quadrupulari me volo, neque enim decet/ sine meo periclo ire aliena ereptum bona, / neque illi qui
faciunt mihi placent. Planen loquor? / nam puplicae rei caussa
quiquomque id facit / magi quam sui quaesti 87, animus induci
potest, / eum esse civem et fidelem et bonum. / Sed qui caveatur, legem conscribi volo / si legirupam 88 qui damnet, det in
publicum / dimidium; atque etiam in ea lege adscribier: ubi
quadrupulator quempiam iniexit manum, tantidem ille illi rusus iniciat manum, / ut aequa parti prodeant ad tris viros: / si

Le furtum cit. 231 ss.; U. E. PAOLI, Nota giuridica su Plauto, in Iura 4 (1953) 174 ss.;
per la romanit: J. PARTSCH, Rmisches und griechisches Recht in Plautus Persa, in
Hermes 45 (1910) 595 ss.; F. DE MARTINO, I quadruplatores cit. 32 ss.; F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 21 s.; F. LA ROSA, Note sui tresviri capitales cit. 236 s. Un quadro delle pi recenti posizioni storiografiche, che tendenzialmente propendono per la romanit, in S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 138 nt. 96; C.
LOVISI, Contribution cit. 181 nt. 371. Contra, di recente, J. D. CLOUD, The lex Papiria
cit. 175 s.; A. C. SCAFURO, The Forensic Stage cit. 455 ss. In generale rileva la non
facile interpretazione del testo P. CAPONE, Gli interventi edilizi cit. 202 nt. 28.
86 Si tratta dellesordio della seconda scena del primo atto: versi 53 ss.
87 Sulla contrapposizione non solo ideologica, ma giuridica tra rei publicae
causa e suum quaestum, si v. F. BOTTA, Legittimazione, interesse ed incapacit allaccusa nei publica iudicia (Cagliari 1996) 130 s. nt. 220.
88 Legirupa (legerupa: Pseud. 975) sarebbe mot juridique forg par Plaute,
cos C. TOMULESCU, Observations sur la terminologie juridique de Plaute, in Sodalitas. Scritti in onore di A. Guarino VI (Napoli 1984) 2771. Per altri contesti ove si
rinviene il termine, si v. G. LODGE, s.v. Legirupa, in Lexicon Plautinum I (rist.
Hildesheim 1962 delled. Leipzig 1924) 884.
89 Per la probabile caduta di un verso nella tradizione manoscritta, dopo il 67,
si v. F. DE MARTINO, I quadruplatores cit. 32 s. e ntt. 1-2, che ipotizza la menzione

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

189

id fiat, ne isti faxim nusquam appareant, / qui hic albo rete


aliena oppugnant bona 89.
Dal passo pare possa dedursi, seguendo una gi descritta
ricostruzione storiografica 90, che davanti ai nostri magistrati si
svolgessero (completamente, o in parte) procedure 91 relative
alle manus iniectiones quadrupli 92. La manus iniectio consisteva in una affermazione in presenza del magistrato che sfociava, in mancanza della presentazione dun garante, nella agduna legge di riforma, cui si riferirebbe lea lege del v. 68; cfr. F. LA ROSA, Note cit.
237, ove viene prospettato altres che ... la manus iniectio quadrupli era prevista da
una sola disposizione e perci per i romani era inequivocabile il riferimento ad essa
che a noi sembra piuttosto generico. Si v. anche C. FADDA, Lazione popolare I
(Torino 1894) 19 ss.; F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 19 s. e nt.
3. Sul monologo del parassita Saturione ampiamente, soprattutto per gli aspetti pi
strettamente grammaticali e metrici, E. WOYTEK, T. Maccius Plautus Persa. Einleitung, Text und Kommentar (Wien 1982) 170 ss. Per la menzione dei tresviri non si
pu non far cenno allopinione di A. GUARINO, Giusromanistica elementare (Napoli 1989) 252: pi che evidente che Plauto lavora qui di fantasia e che cita i
tresviri senza indicarne le attribuzioni giudiziarie (per esempio: tresviri capitales),
essenzialmente per comodit di metrica. W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 535,
sostiene che qui Plauto, con tris viri, si riferisca non ai tresviri capitales, ma ad un
collegio di recuperatores (normalmente) formato da tre persone.
90 Si v. supra 176 ss.
91 ... l invettiva plautina contro i quadruplatores, ... sembra implicare lesistenza di uno stuolo abbastanza vasto di persone dedite a lucrare la condanna conseguente allazione popolare; il che ... lascia pensare ad una molteplicit di ipotesi
normative sanzionate in questo modo, cos S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 139; cfr.
L. DI LELLA, Il plebiscito Sempronio del 193 a.C. e la repressione delle usurae, in
ANA. 95 (1984) 275 e nt. 61.
92 Ignota la datazione precisa della lex Marcia (cfr. supra). Se si accetta una
data pi alta rispetto allopera di Plauto, cosa sicuramente possibile (F. SENN, Leges
perfectae minus quam perfectae et imperfectae [Paris 1902] 98 ss., spec. 98 nt. 1,
propone la prima met del II sec. a.C., ipotesi convincente secondo S. DI SALVO, Lex
Laetoria cit. 136 nt. 89, che potrebbe significarne la recentissima introduzione; cfr.
L. DI LELLA, Il plebiscito Sempronio cit. 276 ss.; P. CAPONE, Gli interventi edilizi cit.
203 s.), il testo plautino potrebbe riferirsi proprio alla regolamentazione introdotta
da questa legge. D. MANTOVANI, Il problema cit. 142, ha posto in evidenza come la
procedura per manus iniectionem fosse il modus agendi pi antico relativo alle
azioni popolari; cfr. anche F. BOTTA, Legittimazione cit. 172 nt. 312.
93 Gai 4.21. Si v. O. CARRELLI, La genesi del processo formulare (Milano 1946)
68 s.; R. SANTORO, Potere ed azione nellantico diritto romano cit. 313 s., 324, 329

190

CAPITOLO TERZO

giudicazione 93 del convenuto all attore 94. Evidentemente,


per una qualche causa sociale, alcune pretese erano rafforzate
dalla quadruplazione 95. Lattore, cio, proclamava un credito
pari a quattro volte il valore in oggetto. Difficile immaginare
che la manus iniectio ricordata nel Persiano fosse configurata
come pro iudicato 96: in questo caso la proposta di legge di
Saturione non avrebbe nessun significato pratico. Ben difficilmente si pu immaginare un titolo idoneo a rivoltare sul quadruplator la sua azione, avendo questi una ragione tutelata
dallordinamento per citare lusuraio, mentre il convenuto non
ne avrebbe avuta comunque nessuna, a meno di non voler prospettare un fortissima tutela contro gli accusatori temerari, che
non sembra emergere da nessuna fonte. Se per si considera la

ss.; G. NICOSIA, Il processo privato romano II. La regolamentazione decemvirale


(Catania 1984, rist. Torino 1986) 106 ss.
94 Si usano qui i termini attore e convenuto tenendo presenti le osservazioni di M. TALAMANCA, s.v. Processo civile (dir. rom.) cit. 9 nt. 64; cfr. anche G.
L. FALCHI, Lonere della prova nella legis actio sacramento in rem, in SDHI. 38 (1972)
249 nt. 10.
95 Da un testo di Catone, agr. praef. 1, si conosce una norma (da combinare
con Tac. ann. 6.16.2 e quindi da far risalire alle XII tavole?, v. C. FADDA, Lazione
popolare I cit. 21 nt. 5; F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 20; per
la sistemazione palingenetica: FIRA I 2 61, tab. 8.18a, cfr. D. FLACH, Die Gesetze cit.
180) che puniva i faeneratores per il quadruplo. Socialmente avvicinabile a quella
delle usure la repressione del giuoco dazzardo, per cui le fonti sono assai scarse. Lo
Pseudo Asconio (in div. 24 [194 St.]) ricorda una pena del quadruplo, oltre che per
gli usurai, anche per gli aleatores e ancora per chi avesse commesso altri crimina,
che per non nomina. In questo caso, per, come anche per laccenno di Catone,
non si pu con sicurezza determinare se il procedimento fosse condotto attraverso
una manus iniectio o una normale procedura per sacramentum. Anche se il riferimento ai quadruplatores, che conosciamo manoinicienti nelle commedie plautine, fa
propendere per la prima ipotesi. Fonti sulla storia dellalea si rinvengono pure in
Plaut. Mil. 164; cfr. Horat. carm. 3.24.58; Ovid. trist. 2.470 s. Sul punto si v. anche
infra. Sul possibile retroterra politico delle azioni popolari a struttura delatoria (tra
le quali sarebbe da comprendere quella testimoniata da Plauto nel Persiano) si v. S.
DI SALVO, Lex Laetoria cit. 134 ss., che le fa discendere da un disegno repressivo
della nobilitas fabiano-catoniana.
96 Gai 4.21. Cfr. F. LA ROSA, Note cit. 239 nt. 36.
97 Cos la intendono F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 24 ss.;
F. LA ROSA, Note cit. 238 s., 243.

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

191

manus iniectio esperibile da parte dei quadruplatori come pura 97, si pu ipotizzare che si svolgesse davanti al pretore la
prima fase 98, ove poteva verificarsi laddictio, e poi la seconda
verisimilmente un procedimento per sacramentum 99 davanti ai tresviri 100. Cos si potrebbe spiegare anche il tenore
della lex Papiria nella parte in cui prevede per i tresviri un potere di giudicare sui sacramenta: sarebbero questi ultimi quelli
scaturenti dalle opposizioni 101 a (alcune?) manus iniectiones
purae 102. Inoltre, accogliendo questa impostazione, si supererebbe la difficolt di attribuire ai tresviri, gi quando erano dei
semplici ausiliari (e di rango non troppo elevato), la possibi98 Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 600 nt. 2; P.-F. GIRARD, Lorganisation judiciaire des Romains I cit. 177 nt. 2, che per non tentano una spiegazione
della fase in iudicio presso i tresviri. Contro F. CANCELLI, A proposito dei tresviri
capitales cit. 23 s. e F. LA ROSA, Note cit. 239, che sostengono lunicit del giudizio
davanti ai tresviri, basandosi sul fatto che nei testi plautini mancano riferimenti al
pretore, si pu sostenere che, esistendo una prassi consolidata di rimessione ai
tresviri, era assai poco probabile (come si vedr innanzi, nel testo) laddictio per la
difficolt che la pretesa del quadruplator fosse indiscutibile, quindi i giudici praticamente immancabili del procedimento erano i tresviri, che venivano ricordati dal comico. In questo senso valida lintuizione di CANCELLI, o. u. c. 23 ss. che avvicina
la manus iniectio quadrupli alla in ius vocatio.
99 Sulla natura del sacramentum si v. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2
I cit. 210.
100 Cos si potrebbe interpretare il manum sibi depellere et pro se lege agere di
Gai 4.24. La ricostruzione naturalmente solo ipotetica: si visto come le altre
fonti in nostro possesso non possono completamente rassicurarci sulla competenza
dei tresviri nei processi per quadruplazione, n sulla procedura dei giudizi introdotti
da questo atto. Sul possibile ruolo dei capitales si v., comunque, lipotesi di S. DI
SALVO, Lex Laetoria cit. 142 nt. 110.
101 La congettura che in caso di manum depellere si giungesse ad un giudizio
di cognizione attraverso una legis actio sacramenti sembra buona e plausibile a
S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 296; 304.
102 Non condivisibile appare la ricostruzione di F. LA ROSA, Note cit. 244,
quando tenta di portare come prova a favore della sua interpretazione del lemma
festino, e pi in generale dellattivit dei tresviri, Val. Prob. 4.5. S.N.S.Q. si negat
sacramento quaerito. Per una critica, si v. G. SACCONI, Si negat, sacramento quaerito, in SDHI. 29 (1963) 310 ss., non apprezzabile nelle conclusioni (cfr. S. DI SALVO,
Lex Laetoria cit. 296).
103 Sui tria verba che caratterizzavano il ius dicere si v. Gai 4.29; Varr. l. L. 6.30,
7.53; Ovid. Fast. 1.47 s.; Macrob. Sat. 1.10.14. Sullattivit di addictio, propria del

192

CAPITOLO TERZO

lit di addicere, una delle attivit che contraddistinguevano la


iurisdictio 103.
Si pu ipotizzare che divenuta la manus iniectio un procedimento introduttivo non di una pronuncia vincolata e meramente approvativa, ma di una decisione discrezionale con
effetti costitutivi-attributivi 104 il pretore, qualora reputasse
necessaria una valutazione della pretesa (sia sul piano del diritto che su quello del fatto) non pronunziasse laddictio, rimandando le parti ad un giudice specializzato 105 per la decisione. Questo spiegherebbe anche la struttura bilanciata 106
della manus iniectio quadrupli: da una parte le si conferiva natura fortemente penale 107, dallaltra abbiamo visto la possibilit di entrare nel merito 108 si dava la possibilit a chi lavesse
subita di tentare la strada del giudizio di cognizione.
Lopposizione nei casi di manus iniectiones purae non deve
necessariamente inquadrarsi 109 nella procedura dellinterrogamagistrato giusdicente e sul progressivo affermarsi sulloriginale valenza dichiarativa-confermativa di una valenza statuitiva-costitutiva, si v. la recente innovativa
sintesi di G. NICOSIA, s.v. Giurisdizione nel diritto romano, in Digesto delle discipline privatistiche. Sezione civile IX (Torino 1993) 120 ss., spec. 122.
104 G. NICOSIA, s.v. Giurisdizione cit. 122. La manus iniectio non prelude
quindi necessariamente alla prestazione dun praes o alladdictio cfr. C. GIOFFREDI, Diritto e processo nelle antiche forme giuridiche romane (Romae 1955) 183 ,
ma anche, eventualmente, alla datio di un giudice.
105 I tresviri sembrano funzionalmente deputati a conoscere queste cause: la
loro esperienza di bassifondi ed anche dei rapporti tra creditori e debitori (specie
insolventi, cfr. C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 444 ss.) doveva renderli i
soggetti pi adatti a risolvere tali questioni. Uno spunto in questo senso si trova in
F. LA ROSA, Note cit. 240.
106 Cfr. F. LA ROSA, Note cit. 243.
107 Per la particolare qualificazione della pretesa, che aveva, come si visto,
motivi sociali.
108 A differenza delle pi antiche manus iniectiones iudicati e pro iudicato.
109 Come pare invece fare F. LA ROSA, Note cit. 244, facilmente su questo
punto contraddetta da B. ALBANESE, Riflessioni in tema di legis actiones cit. 179
[=Scritti giuridici I cit. 991], che nota come il brano [di Festo], dopo aver introdotto, ai fini della definizione, la distinzione tra interrogatio e contentio, si volge,
senza dubbio alcuno, a illustrare la seconda figura, quella della contentio, lasciando
da parte la figura dellinterrogatio.
110 Gai. 4.21, cfr. 4.22. Postea quaedam leges ex aliis quibusdam causis pro iudicato manus iniectionem in quosdam dederunt: sicut lex Publilia in eum, pro quo

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

193

tio sacramenti, mentre pu benissimo prospettarsi una situazione di questo tipo: il manus sibi depellere et pro se lege
agere 110 avr significato intentare un vero e proprio processo
per sacramentum bilaterale, in cui tutte e due le parti dovevano scambiarsi le avverse promesse 111. Unica differenza col
normale procedimento sta nel fatto che, se fosse risultato soccombente il convenuto, la sconfitta nella procedura per sacramentum avrebbe portato verisimilmente oltre alla perdita
della summa sacramenti alla immediata validit della manus
iniectio originaria, che manteneva la sua natura multipla
rispetto al valore della lite 112, o, alternativamente, apriva la
strada alla subitanea addictio magistratuale. Cos forse si pu
spiegare la riforma proposta dal parassita plautino: la posizione
processuale delle due parti davanti ai tresviri non era uguale,
prevalendo nettamente quella del manoiniciente. In via meramente ipotetica, ma suffragata dalla tendenza a specializzare i
collegi nella procedura per legis actiones 113, acutamente notata
sponsor dependisset, si in sex mensibus proximis, quam pro eo depensum esset, non
solvisset sponsori pecuniam; item lex Furia de sponsu adversus eum, qui a sponsore
plus quam virilem partem exegisset; et denique complures aliae leges in multis causis
talem actionem dederunt.
111 Ricostruisce la storia del procedimento per manus iniectionem nel senso
che nella forma pura vi fosse un momento decisorio G. NICOSIA, La manus iniectio:
dal regime originario a quello della manus iniectio pura, in Praesidia libertatis. Garantismo e sistemi processuali nellesperienza di Roma repubblicana. Atti Copanello
1997, cur. F. MILAZZO (Napoli 1994) 163 ss. Con riguardo al ruolo svolto dai tresviri
nella procedura per legis actiones importante il rilievo di B. ALBANESE, Riflessioni in
tema di legis actiones cit. 204 (in part.) [=Scritti giuridici I cit. 1016], che anche sulla
base di Varr. l. L. 9.85 li reputa giudici della iustitia dei sacramenta. Questo ruolo
secondo la ricostruzione qui proposta da limitare (come in fondo per i decemviri ed i centumviri) ad alcuni tipi particolari di sacramenta.
112 Vista la particolare tutela dellattore certo in qualche modo temperata
dallescogitazione della manus iniectio pura non si comprende la posizione di
F. CANCELLI, A proposito dei tresviri capitales cit. 25, che reputa il convenuto
addirittura esente dalla normale conseguenza della manus iniectio, e cio il raddoppiamento della pena, in caso di vittoria dellattore. Critica nei confronti di Cancelli
anche F. LA ROSA, Note cit. 238.
113 Si pu ipotizzare che il plebiscito Papirio confermasse i poteri giudicanti
dei tresviri perch, invalsa la tendenza ad affidare a giudici privati la risoluzione dei
processi per sacramentum (cfr. supra nt. 62 sulla datazione della lex Pinaria), alcune

194

CAPITOLO TERZO

da Albanese, si potrebbe rivalutare lantica ricostruzione secondo la quale i nostri magistrati sarebbero stati competenti a
giudicare sulle manus iniectiones quadrupli 114 e perch no
sugli altri casi, anche non seguenti ad una manus iniectio, ma
alla normale procedura sacramento per i quali lordinamento
prevedesse una pena multipla 115. Non si pu far a meno di notare come questi ultimi casi fossero tutti in qualche modo collegati con il controllo dellordine cittadino, ambito nel quale si
esplicavano le funzioni di polizia 116 dei tresviri 117.
A questo punto si pu rileggere la testimonianza dello
pseudo Asconio, nella quale il commentatore di Cicerone parla
di iudicium triumvirum:
P. 200 St. Subsellia ... triumvirorum quaestorum et huiuscemodi minora iudicia exercentium.
Almeno due le considerazioni da fare in proposito. Premesso che i subsellia dei tresviri si trovavano con tutta verisimiglianza nei pressi della colonna Menia, loro sede 118, bisogna
particolari decisioni si volevano conservare ad organi pubblici. Cfr. S. DI SALVO, Lex
Laetoria cit. 298.
114 Si notato come le uniche attestazioni esplicite sulla manus iniectio quadrupli siano quelle plautine. Per la lex (o le leges: D. 11.5.3 [Marcian. 5 reg.]) de alea
si v. C. SCHNHARDT, Alea. ber die Bestrafung des Glcksspiel im lteren rmischen Recht. Eine Strafrechtsgeschichtliche Studie (Stuttgart 1885) spec. 7 ss., 36 ss.;
M. KURYLOWICZ, Leges aleariae und leges sumptuariae in antiken Rom, in Studia E.
Polay (Szeged 1985). Cfr. G. IMPALLOMENI, In tema di gioco, in Sodalitas. Scritti in
onore di A. Guarino V (Napoli 1984) 2331 ss. [= Scritti di diritto romano e tradizione
romanistica (Padova 1996) 499 ss.].
115 Cfr. B. G. NIEBUHR, Rmische Geschichte III cit. 358; S. DI SALVO, Lex Laetoria cit. 304.
116 Si v. supra 117 ss.
117 A questo punto ci si pu chiedere se non sia da interpretare diversamente
da quanto tradizionalmente proposto lexigere della lex Papiria, semmai ipotizzando
che data la particolarit delle azioni e vista la possibilit duna esecuzione immediata si pretendesse la materiale prestazione dei sacramenta, che invece era stata
generalmente sostituita dalla presentazione dei praedes.
118 Cfr. supra 80 s.
119 Basti rimandare a Fest. s.v. Reus [336 L.] ed alle fonti raccolte da H. HEUMANN, E. SECKEL, Handlexikon cit. 518, cui adde Quint. inst. or. 7.3.22. Particolar-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

195

sottolineare che Cicerone in un brano della divinatio in Q.


Caecilium , facendo oggetto di scherno oratori a lui rivali, li
invita a cercare rei della loro categoria presso la detta colonna.
Vero che reus termine intercambiabile della procedura civile e di quella criminale 119, ma nel caso in esame loratore intende parlare certamente dun procedimento in cui siano coinvolti dei malfattori, di quello che noi moderni chiameremmo
senza esitazioni un processo criminale 120. Inoltre exercere iudicium sintagma tecnico del procedimento per quaestionem 121
e non a caso nellesercizio dei minora iudicia troviamo accomunati ancora, questa volta senza distonia cronologica i questori (che non sembra abbiano mai avuto parte nei giudizi civili) e i tresviri. Insomma i giudizi che si tenevano davanti ai
tresviri dovevano avere una qualche connotazione criminalistica. Non si vuole qui riabilitare la tesi di Kunkel, criticata pi
sopra 122, ovvero assumere una posizione estremistica nei confronti delle mansioni dei tresviri nellambito della giurisdizione
mente significativo, inoltre, D. 2.12.10 (Paul. 5 sent.); cfr. R. QUADRATO, Favor rei
ed aequitas. La regola di D. 50,17,125, in Nozione formazione e interpretazione del
diritto II cit. 173 nt. 10.
120 Il senso delle parole di Cicerone pare essere: non vavvicinate ad una quaestio ove si dibatte una causa tanto rilevante, andate piuttosto, come v solito, alla
ricerca dei criminaluzzi che siete usi difendere presso la colonna Menia.
121 Tra le fonti si v. lex repetundarum l. 46 (integr.), 70 [v. FIRA. I 2 94, 99; (A.
W. LINTOTT), (H. B. MATTINGLY), M. H. CRAWFORD, in Roman Statutes I cit. 70,
72]; Fragmentum Atestinum l. 9 [v. FIRA. I 2 177; (U. LAFFI), M. H. CRAWFORD, in
Roman Statutes I cit. 319]; lex Ursonensis cii l. 23, 26 [v. FIRA. I 2 190; (E. GABBA),
M. H. CRAWFORD, in Roman Statutes I cit. 409]. Da ultimo sul tema: C. VENTURINI, Quaestio e multae petitio nella lex Ursonensis, in Minima epigraphica et
papyrologica 1/1 (1998) 79 e nt. 1.
122 P. 88 ss.
123 Si potrebbe ipotizzare, ad esempio che i sacramenta della cd. lex Papiria
fossero quelli richiesti dai tresviri per linstaurazione delle pi antiche quaestiones;
cfr. B. SANTALUCIA, Diritto e processo 2 cit. 97 ss., 105 ss., nellambito delle loro
funzioni introduttive al processo, ereditate dai questori (ed in questo potrebbe consistere il conquirere publicas pecunias di Varr. l. L. 5.81). Ovvero che ai tresviri fosse
assegnata un potere di multare nellambito dei loro compiti di polizia, con facolt
alternativa di richiedere una multa discrezionale davanti al popolo (sacramenta exigere) ovvero una pena fissa da perseguirsi attraverso un giudizio civile intentato
contro lautore dellillecito (iudicare). Cfr. B. SANTALUCIA, o.u.c. 96.

196

CAPITOLO TERZO

civile 123, negandole sostanzialmente in toto. Certo che lattivit estrinsecantesi nel giudicare doveva in qualche modo rapportarsi alle pi generali (e prevalenti) funzioni criminalistiche dei tresviri e quindi riferirsi, se non ad illeciti pubblicistici
perseguiti penalmente (quanto possiamo essere sicuri della romanit di tali costruzioni?), a fattispecie probabilmente sempre pi comuni nella vita quotidiana per le quali la risposta
dellordinamento si struttur su forme giuridiche processuali gi in uso (sacramentum, manus iniectio, iudicium, probabilmente: multa 124), che saccompagnarono difficile allo
stato delle fonti stabilire precisamente come con i mezzi di
giustizia spicci propri dellattivit dei tresviri che si detta di
controllo sociale.
3. Competenza sul munus iudicandi. Un isolato testo ciceroniano ricorda il giudizio dun triumviro sulla vacatio 125
dun augure che, merc il sacerdozio, reputava di non dover
sedere come giudice 126.
Brutus 31.117. Et quoniam Stoicorum est facta mentio, Q.

124 Exercere

iudicium (v. supra nt. 121) potrebbe riferirsi anche a procedimenti


multatici, come dimostra D. MANTOVANI, Il problema cit. 145 ss., seguito da V. MAROTTA, Mandata principum cit. 109 nt. 25. Marotta mette in relazione il potere di
irrogare multe con la iudicatio descritta in D. 50.16.131 (Ulp. 3 ad l. Iul. et Pap.) ed
il iudicium di D. 5.1.2.8 (Ulp. 3 ad ed.).
125 A excusationes e vacationes dedicato un titolo dei Digesta giustinianei
(50.5: De vacatione et excusatione munerum). Sul sacerdozio in particolare, come
causa scusante: D. 50.5.13 pr. (Ulp. 23 ad ed.). Praetor eos, quoscumque intellegit
operam dare non posse ad iudicandum, pollicetur se excusaturum: forte quod in perpetuum quis operam dare non potest, quod in eam valetudinem incidit, ut certum sit
eum civilia officia subire non posse: aut si alio morbo laboret, ut suis rebus superesse
non possit: vel si quid sacerdotium nancti sint, ut discedere ab eo sine religione non
possint. Nam et hi in perpetuum excusantur.
126 Cfr. O. LENEL, Das Edictum perpetuum. Ein Versuch seiner Wiederherstel3
lung (Leipzig 1927, rist. Aalen 1985) 167; v. anche C. LANZA, Impedimenti del
giudice. Alcuni casi di diritto classico, in BIDR. 90 (1987) 493 nt. 70.
127 Sul personaggio si v. infra, nella parte prosopografica (nr. 7).
128 Inaccettabile linterpretazione di F. LEIFER, Die Einheit des Gewaltgedan-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

197

Aelius Tubero 127 fuit illo tempore, L. Pauli nepos, nullo in oratorum numero sed vita severus et congruens cum ea disciplina
quam colebat, paulo etiam durior; qui quidem in triumviratu
iudicaverat contra P. Africani avunculi sui testimonium vacationem augures quo minus iudiciis operam darent non habere ... 128
In alcune edizioni delloperetta retorica di Cicerone triumviratu si trova corretto, contro il tenore dei manoscritti 129, tribunatu 130. Due problemi sorgono con riferimento a questa testimonianza. Il primo sta nella identificazione della magistratura ricoperta da Tuberone se accettare cio il dato della
tradizione manoscritta oppure lemendamento proposto dagli
studiosi , il secondo nel capire per quale compito giudicante
fosse stata proposta lexcusatio, giudice in una causa civile (iudex unus dato dal pretore o recuperatore) ovvero giurato in
una quaestio criminale.
Ambedue i quesiti sono di non facile risoluzione. Con riguardo al primo bisogna rilevare come una competenza di un
triumviro paia possibile: a magistrati minori in funzione di ausiliari di quelli maggiori non improbabile fossero demandati
compiti di questo tipo. Il pretore 131 pot affidare ad un tresvir
il iudicium nel caso di rifiuto dun giudice dato, cos come di

kens im rmischen Staatsrecht cit. 294, seguito da H. STRASBURGER, s.v. Tresviri


cit. 517, che identifica il iudicare della lex Papiria con la competenza sul munus iudicandi che emerge da questa fonte, cfr. F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II
cit. 261.
129 Si v. ledizione critica curata da E. MALCOVATI per i tipi di Teubner (Leipzig 1970 2) 35, ad h. l.; e cfr. ora, della stessa, Cicerone, Bruto (Milano 1996) 95, nt.
205 (p. 279).
130 Tra le altre: Th. STANGL (Lipsiae 1886); A. S. WILKINS (Oxonii 1903), che
pure rileva il consensus dei codici per la versione triumviratu.
131 Era questo magistrato, per la precisione il pretore urbano, a comporre le
liste dei giudici, si v. Cic. pro Cluent. 43.121; Gell. 14.2.1; cfr. J. MAZEAUD, La nomination du judex unus sous la procdure formulaire (Paris 1933) 45 s.; F. LA ROSA,
Decemviri e centumviri cit. 32.
132 Cfr. L. LANDUCCI, Storia I cit. 483 nt. 2, che, enumerando le competenze

198

CAPITOLO TERZO

un giurato 132. Pi difficile immaginare il ruolo svolto da un


tribuno della plebe. Poco verisimile una attribuzione stabile di
questo tipo: dei tribuni a differenza che dei tresviri conosciamo a fondo le competenze e sembra anomalo che questa
non sia rammentata altrove nelle fonti 133. Si potrebbe pensare
ad una normale intercessio tribunicia 134, ma in questo caso
risulterebbe strano luso da parte di Cicerone del verbo iudicare. Con riferimento al secondo problema si pu solo affermare che fino ad ora gli studiosi hanno prevalentemente 135 visto lintervento dei tresviri come un giudizio sul rifiuto di essere iudex in una causa civile 136. Si deve per considerare come
lalbum iudicum fu a partire da un dato momento? probabilmente unico 137, comprendente giudici sia civili che penali,
dei tresviri, descrisse una competenza consistente nellapprezzamento dei motivi,
per cui i giudici giurati non volevano accettare il mandato loro conferito.
133 Si v. P.-F. GIRARD, Lorganisation judiciaire de Romains I cit. 179 nt. 4. Nello
stesso senso E. BADIAN, rec. alle edd. di H. DOUGLAS, (Oxford 1966) e E. MALCOVATI (Leipzig 19651) del Brutus di Cicerone, in JRS. 57 (1967) 226; G. V. SUMNER,
The Orators in Ciceros Brutus: Prosopography and Chronology (Toronto 1973) 71;
contra J. BRISCOE, Supporters and opponents of Tiberius Gracchus, in JRS. 64 (1974)
131.
134 Cos, ma dubitativamente, F. DIPPOLITO, I giuristi e la citt. Ricerche sulla
giurisprudenza romana della repubblica (Napoli 1978) 81.
135 Interpreta nel senso dun giudizio sulla excusatio dun giurato di una corte
popolare L. THOMMEN, Das Volkstribunat der spten rmischen Republik (Stuttgart
1989) 117 nt. 63, che inoltre accetta lemendazione in tribunatu (male interpretando
la posizione di Mommsen, che cita). Per la competenza tribunizia, da ultimo,
W. KUNKEL, Staatsordnung II cit. 536.
136 Attribuiscono ai tresviri questa competenza, tra gli altri, TH. MOMMSEN,
Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 594 nt. 3; N. E. POLITIS, Les triumvirs cit. 83 ss.;
C. BERTOLINI, Appunti didattici di diritto romano II/1 cit. 71 nt. 3; E. COSTA, Cicerone giureconsulto I cit. 396 e nt. 5; J. MAZEAUD, La nomination cit. 103 e cfr.
86 nt. 1; O. BEHRENDS, Die rmische Geschworenenverfassung cit. 81 nt. 259;
F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 260 e nt. 146.
137 Per let del principato pare sicuro che lalbum iudicum comprendesse i
soggetti designati a sedere sia come giudici nelle cause di diritto privato, sia nelle
corti giudicanti in materia criminale. Ci si pu dedurre, oltre che dallo stretto
rapporto esistente tra le due leges Iuliae iudiciariae (cos F. LA ROSA, Decemviri e
centumviri cit. 35 nt. 75, cfr. P.-F. GIRARD, Les leges Iuliae iudiciorum publicorum et
privatorum, in ZSS. 34 [1913] 295 s.), dal tenore di Sc. de aquaed. 10; CIL. V 7567 l.
3 s.; Gell. 14.2.1. Sembra possibile che, a parte casi disciplinati da disposizioni par-

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

199

quindi la controversia si pu riferire, oltre che al caso duna


effettiva controversia in atto, anche al rifiuto dessere iscritto
nella lista dei giudici (in questo caso civili e penali).
Per qualche rigo si interess della questione Karlowa 138.
Dopo aver riportato lopinione di Mommsen, e cio quella che
propende per una vera e propria competenza dei tresviri capitales, lo studioso, postala in dubbio, ne elabor una propria.
Si sarebbe trattato di una quaestio straordinaria 139 nella quale

ticolari, anche prima della legislazione augustea vi fosse ununica lista di giudici. In
questo senso TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht III/1 (Leipzig 1887) 226 nt. 3
(con esplicito riferimento a Cic. Brutus 31.117), 530 s.; J. MAZEAUD, La nomination
cit. 39 ss.; F. LA ROSA, o. u. c. 35 s. e nt. 75. Ha sostenuto lutilizzazione dellalbum
iudicum per i soli iudicia publica P. FRACCARO, Sulle leges iudiciariae romane, in
RIL. 52 (1919) 338 ss. [=Opuscula II (Pavia 1957) 257 ss.], seguito da P. BONFANTE,
Storia I cit. 287, 414 e 448. Inaccettabile lopinione di Bonfante soprattutto quando
afferma che la spesso limitata importanza delle liti civili non abbisognava di giudici
desunti dallalbum. Con questo lillustre studioso mostra di non tener conto del
rilevantissimo effetto dellappartenenza di tutti i iudices ad un determinato ordine
(per la possibilit delle parti di scegliere il giudice al di fuori delle liste, si v. quanto
sostenuto da G. Nicosia nel luogo citato pi sotto). Immaginiamo le liste formate
da soli senatori. Il pretore membro dello stesso ordine assegnava, secondo il
iudicium da lui stesso approntato, un giudice per ceto a lui omogeneo; da ci si
deduce il monopolio completo dellattivit giurisdizionale nelle due fasi in cui si
articolava da parte di un solo gruppo sociale. Ecco che la spinta degli equites ad
entrare nellalbum iudicum si pu interpretare anche come un tentativo di rompere
questo monopolio, oltre che come un mezzo di controllo politico dellattivit dei
promagistrati nelle province con riguardo alle quaestiones de repetundis. Per una
critica alla ricostruzione di Bonfante, si v. anche F. LA ROSA, Decemviri e centumviri cit. 36 nt. 75. Opinabile anche Fraccaro, quando rileva che recuperatores, decemviri stlitibus iudicandis e tresviri capitales non erano senatori. Con riferimento ai
recuperatores nulla si pu affermare, se non quanto generalmente espresso a proposito degli iudices dati. Decemviri e tresviri se non erano senatori certo facevano in
questo periodo parte di famiglie senatorie e si apprestavano, attraverso il cursus
honorum a diventarlo. Si pensi che il decemvir a noi conosciuto pi vicino a questepoca fu un C. Cornelius Scipio Hispanus pretore nel 139, decemviro qualche
anno prima: CIL. II 2.15. Pur non volendo considerare Q. Elio Tuberone, fra i tresviri
troviamo Varrone Reatino (si v. per le fonti la parte prosopografica, cap. IV nr. 8).
138 Rmische Rechtsgeschichte I cit. 265 e nt. 10.
139 La attendibilit di questa ricostruzione sarebbe accresciuta dalle numerose
quaestiones extraordinariae che si sarebbero formate al tempo dellavvenimento. Si
pu pensare che Scipione non volesse parteciparvi per non restare immischiato in

200

CAPITOLO TERZO

Tuberone sarebbe stato uno dei tre quaesitores 140, eletti dai comizi 141. Costoro avrebbero avuto Rechtszwang anche nei
confronti dei giurati. Come quaesitor lo stoico giurista avrebbe
deciso sulla scusabilit dellAfricano rispetto allufficio di giudice.
Questa riflessione partita da un dato probabile, ma non
assolutamente certo: che Tuberone abbia sentenziato sul munus iudicandi in virt duna sua carica pubblica (in senso lato),
di magistrato, insomma (minore o plebeo 142 che fosse),
ovvero volendo concedere una qualche verisimiglianza anche
allipotesi prospettata da Karlowa come quaesitor 143. Si pu
anche pensare, per il tenore testuale non pare negarlo che
la dizione in triumviratu (ovvero: in tribunatu) abbia, nel testo
ciceroniano, un mero valore cronologico, serva cio ad inquadrare lavvenimento nellambito della vita di Tuberone. Il iudicare, certo in questo senso atecnico, indicherebbe allora lattivit del personaggio in qualit di giurista, non di titolare dun
potere: consisterebbe in un responsum a seguito della richiesta
di un parere 144 (a questo punto non interessa pi sapere se probeghe politiche. La sua morte non limpida potrebbe esser conseguenza duna inimicizia politica.
140 Ma sembra strano che Cicerone lo possa aver chiamato triumviro in questo
senso.
141 Karlowa porta come unica fonte a sostegno della sua tesi Sall. Iug. 40[.4].
Igitur ceteris metu perculsis M. Scaurus, quem legatum Bestiae fuisse supra docuimus,
inter laetitiam plebis et suorum fugam, trepide etiam tum civitate, quom ex Mamilia
rogatione tres quaesitores rogarentur, effecerat, uti ipse in eo numero crearetur. Sulla
lex Mamilia, per tutti, G. ROTONDI, Leges publicae cit. 324. Per la peculiarit dei
tre quaesitores v. ora C. VENTURINI, Processo penale cit. 148 nt. 193, 177 nt. 66, 221
ss.
142 Cfr. G. LOBRANO, Plebei magistratus, patricii magistratus, magistratus populi Romani cit. 245 ss.
143 La figura si mostra (almeno nel testo del Bellum Iugurtinum di Sallustio)
comunque come un soggetto eletto dal popolo, cfr. TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht I 3 cit. 223 nt. 4, 537, 583 nt. 2, 584, 665 s.
144 Nella lingua dei giuristi iudicare e respondere sembrano, almeno una volta,
contrapposti. Si tratta del notissimo frammento celsino D. 1.3.24 (9 dig.). Incivile est
nisi tota lege perspecta una aliqua particula eius proposita iudicare vel respondere.
Non pare questa la sede per valutare la profondit della differenza mostrata con la

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

201

veniente da un magistrato sovraordinato nel caso in cui sia


stato triumviro ovvero da un privato 145).
Un Tuberone scrisse unopera de officio iudicis 146. Non si
sa quale dei due ricordati da Pomponio 147 come iurisconsulti. A
favore del pi recente, la sua fecondit dautore 148, anche nel

particella (lievemente) avversativa vel. Di certo, per, in un altro luogo della Compilazione iudicare indica proprio lopinione dei giuristi: D. 9.2.51.1 (Iul. 86 dig.).
Idque est consequens auctoritati veterum, qui, cum a pluribus idem servus ita vulneratus esset, ut non appareret cuius ictu perisset, omnes lege Aquilia teneri iudicaverunt. Nella lingua di Cicerone iudicium vale spesso opinione, convinzione, cos
come il verbo iudicare significa anche reputare, credere v., per tutti, con copia
di testimonianze: H. MERGUET, Lexikon zu den Philosophisches Schriften Ciceros
(Jena 1892, rist. Hildesheim 1961) 410 ss., s.vv. iudicium, iudicare; ID., Lexikon
zu den Reden des Cicero (Jena 1880, rist. Hildesheim 1962) 800 ss., s.hh.vv.
145 Africano, lo zio che saspettava forse un trattamento diverso?
146 Questo titolo non tramandato. La notizia sullopera discende da un noto
passo autobiografico gelliano (14.2.20), sul quale, per tutti, con cospicui rimandi
bibliografici, V. GIUFFR, Necessitas probandi. Tecniche processuali e orientamenti
teorici (Napoli 1984) 135 ss.; U. VINCENTI, Duo genera sunt testium. Contributo
allo studio della prova testimoniale nel processo romano (Padova 1989) 98 ss. Il
passo di Gellio (14.2.20) riporta praecepta ... super officio iudicis: C. FERRINI, Saggi
di critica e di esegesi sulle Fonti del diritto romano [c) Quinto Elio Tuberone], in RIL.
18 (1885) [=Opere II. Studi sulle fonti del diritto romano a c. di E. ALBERTARIO, con
il titolo Saggi intorno ad alcuni giuristi romani (Milano 1929) 25], accetta quanto
trdito come titolo, seguito ora da A. BOTTIGLIERI, Su alcuni aspetti dellinterpretatio di Q. Elio Tuberone il giovane, in Labeo 42 (1996) 369 e nt. 8. O.
LENEL, Pal. II 380 nt. 1 ad Tub. lo reputa incerto. Nel testo seguita la titolatura
proposta (non senza dubbi) da (tra gli altri) P. KRGER, Geschichte der Quellen und
Litteratur des rmischen Rechts2 (Leipzig 1912) 75; M. WLASSAK, Subsiciva I. Masurius Sabinus Commentar zur stadtrmischen Civilprocessordnung vom Jahre 17 v.
Chr., in Gruehnuts Zeitschrift fr das Privat- und ffentliche Recht der Gegenwart 19
(1892) 3; F. SCHULZ, Storia della giurisprudenza cit. 71, che sembra suonare meglio
(cfr. le testimonianze raccolte da F. P. BREMER, Iurisprudentiae antehadrianae quae
supersunt I [Lipsiae 1896, rist. 1985] 364 s.) e corrisponde alliscrizione del titolo
4.17 delle Istituzioni giustinianee. A. STEINWENTER, Rhetorik und rmische Zivilprozess, in ZSS. 78 (1947) 87 nt. 60, ebbe a scrivere: Ob die praecepta Aelii Tuberonis
super officio iudicis, die Favorinus gelesen haben wird ..., ein selbstndiges Werk
waren oder auch nur ein ungenaues Zitat aus einer anders betitelten Schrift, bleibt
ebenso fraglich ....
147 D. 1.2.2.40, 46 (Pomp. l. sg. ench.).
148 D. 1.2.2.46 (Pomp. l. sg. ench.). ... Tubero doctissimus quidem habitus est
iuris publici et privati et complures utriusque operis libros reliquit ... Gli attribuisce il

202

CAPITOLO TERZO

campo del ius publicum; del vecchio il suo accertato stoicismo 149. Se dellattribuzione di questopera al nipote dellAfricano potessimo essere sicuri, certo si rafforzerebbe lipotesi
che giudicasse in quanto giurista. Si sarebbe trattato di una
richiesta ben posta allesperto sullofficium del giudice privato,
a colui che sullargomento aveva scritto (o avrebbe poi scritto)
addirittura un libro. La durezza della presa di posizione contro lo zio sammanterebbe allora dellaltera auctoritas del giurista nobile repubblicano 150.
Se questa ultima ipotesi fosse fondata, a voler seguire i
manoscritti del Brutus, Quinto Elio sarebbe stato un giurista
affermato gi da molto giovane 151. Unet pi matura per la
libro de officio iudicis (questa la titolatura proposta, cfr. supra nt. 43) F. WIEACKER,
Rmische Rechtsgeschichte I cit. 610 nt. 106, 667 nt. 28.
149 Si v. D. NRR, Lesperienza giuridica di Gellio (Noctes Atticae XIV 2). Filellenismo e tradizionalismo a Roma nei primi due secoli dellimpero [Atti dei convegni
lincei. Convegno internazionale, Roma 27-28 aprile 1995] (Roma 1996) 40 e nt. 24;
e cfr. gi G. BROGGINI, Iudex arbiterve. Prolegomena zum Officium des rmischen
Privatrichters (Kln-Graz 1957) 220 nt. 8 (con ulteriore bibliografia). La memorabile discussione sulluso e il valore dei nomi del pi giovane Tuberone, riportata da
Celso e ora in D. 33.10.7.1-2 (19 dig.), mostrerebbe, secondo M. BRETONE, Tecniche
e ideologie cit. 286, premesse filosofiche diverse dallo stoicismo.
150 Forse questa decisione ha indotto F. ADORNO, La filosofia antica III. Pensiero, culture e concezioni religiose II secolo a.C.-II secolo d.C. (Milano 1961, rist.
1992) 49, ad ipotizzare lavversit di Tuberone nei confronti dellAfricano minore.
Invero Cicerone lo presenta, partecipe al dialogo del de republica, come appartenente al circolo scipionico. Allest, inoltre, il banchetto funebre in onore dello zio
(seppur con una semplicit ed una parsimonia che non ne favorirono la carriera
politica, v. infra cap. IV nr. 7). Cfr. G. GARBARINO, Roma e la filosofia greca dalle
origini alla fine del II secolo a.C. II. Commento e indici (Torino 1973) 435 ss. (le fonti
su Tuberone sono raccolte nel I vol. Introduzione e testi 104 ss. nr. 161 ss.).
151 Nei Digesta di Giustiniano, escerpita dai commentari ad edictum ulpianei,
si trova uninteressante notizia sullattivit respondente di Nerva figlio, che avrebbe
operato gi a diciassette anni (o poco pi): D. 3.1.1.3 (6 ad ed.). ... pueritiam: dum
minorem annis decem et septem, qui eos non in totum complevit, prohibet postulare,
quia moderatam hanc aetatem ratus est ad procedendum in publicum, qua aetate
aut paulo maiore fertur Nerva filius et publice de iure responsitasse. La notizia appare
centrale nella biografia del giurista, tanto da essere ricordata nel pur breve articolo
dedicatogli da B. KUPISCH, s.v. Nerva filius, in M. STOLLEIS (Hrsg.), Juristen. Ein
biographisches Lexicon (Mnchen 1995) 454. Sul testo, proveniente dallinterpretazione delleditto de postulando, per tutti (con rimandi bibliografici): L. LABRUNA,

MANSIONI NELLAMBITO DELLA GIURISDIZIONE CIVILE

203

risoluzione del caso farebbe propendere per la correzione in


tribunatu. Ad ogni modo il breve ricordo ciceroniano non
getterebbe luce sulle competenze delle cariche in questione.

Un editto per Carfania?, in Synteleia V. Arangio-Ruiz I (Napoli 1964) 415 ss. [=Adminicula 3 cit. 167 ss.].

CAPITOLO QUARTO

PROSOPOGRAFIA

SOMMARIO. a) Tresviri nocturni. b) Tresviri capitales. - c) Incerti. d) Vigintisexviri


senza titolo.

a) Tresviri nocturni
01. Cn. FLAVIUS.
triumvir nocturnus, prima del 305 a. C. (Liv. 9.46.3=Lic.
Mac. frg. 18 Peter).
triumvir coloniae deducendae (prima del 305 a. C.)
tribunus plebis (305 a. C.)
aedilis curulis
senator
Niccolini propose il 307 come anno del triumvirato notturno di Gneo Flavio, ma con molti dubbi. La datazione potrebbe corrispondere allanno della prima pretura di Appio
Claudio, che risale forse al 311 1 (la carica triumvirale era, infatti, allora di nomina magistratuale, probabilmente pretoria).
Per il resto della carriera accettiamo, naturalmente, la menzione del triumvirato coloniae deducendae e propendiamo,
seguendo Broughton, per due date diverse per il tribunato e
ledilit curule. Per il cursus successivo al triumvirato notturno,
si v. Liv. 9.46.1-3, 12; Plin. n. h. 33.1.17; Pomp. l. sg. ench., in
D. 1.2.2.7; Cic. pro Mur. 11.25; ad Att. 6.1.8; Diod. 20.36.6; Ma1

Cfr. T. S. R. BROUGHTON, MRR. II cit. 545.

206

CAPITOLO QUARTO

crob. Sat. 1.16.30; Cic. de or. 1.186; Gell. 7.9.1 (=Piso frg. 27
Peter); Val. Max. 2.5.2; 9.3.3 (ove: praetor).
T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit.; II cit. 565; III (Atlanta 1986) 92
(ove, per errore: C. Flavius); F. MNZER, s.v. Flavius, 15, in PWRE.
VI/2 (Stuttgart 1909) 2526 ss.; Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht
II 3 cit. 594 nt. 4; P. JRS, Rmische Rechtswissenschaft zur Zeit der
Republik I. Bis auf die Catonen (Berlin 1888) 70 ntt. 1-2; E. PAIS,
Gneo Flavio e la divulgazione del ius civile, in Ricerche sulla storia e
sul diritto pubblico di Roma I (Roma 1915) 222 ss.; G. NICCOLINI, I
Fasti dei tribuni della plebe (Milano 1934) 75 s.; L. R. TAYLOR, Voting Districts of the Roman Republic (Rome 1960) 134 s.; S. MAZZARINO, Il pensiero storico II cit. 298 ss.; A. K. MICHELS, The Calendar
of the Roman Republic (Princeton 1967) 108 ss.; F. WIEACKER, Die
rmischen Juristen in der politischen Gesellschaft des zweiten vorchristlichen Jahrhunderts, in Sein und Werden im Recht. Festgabe fr
U. von Lbtow zum 70. Geburtstag (Berlin 1970) 289; J. G. WOLF,
Die literarische berlieferung der Publikation der Fasten und Legisaktionen durch Gnaeus Flavius (Gttingen 1980) 21 ss.; R. A. BAUMAN, Lawyers in Roman Republican Politics. A Study of the Roman
Jurists in their Political Setting 316-82 BC (Mnchen 1983) 28 ss.; F.
DIPPOLITO, Giuristi e sapienti in Roma arcaica (Roma-Bari 1986) 12
ss.; C. MASI DORIA, Civitas operae obsequium cit. 16 ss.; G. FORSYTHE, The Historian L. Calpurnius Piso Frugi cit. 340.

02. Cn. LOLLIUS.


triumvir nocturnus, 241 a. C. (?) (Val. Max. 8.1. damn. 5).
Si tratta di uno dei tre notturni messi a morte per negligenza nel controllo dun incendio. La datazione si fonda sulla
notizia dun grosso incendio (Liv. Per. 19; Oros. 4.11.5-9), che
potrebbe essere quello non prontamente spento per colpa dei
triumviri ricordati da Valerio Massimo. Il riferimento a questo
incendio suggerito dal fatto che ai responsabili fu riservata la
pena della vivicombustione, e ci rappresenterebbe attestazione della risalenza dellaccaduto. La titolatura notturni
potrebbe far ipotizzare unantichit ancora maggiore (precedente alla prima creazione di capitali, nel 289), ma si visto

PROSOPOGRAFIA

207

come fino al raggiungimento dellonore magistratuale, i capitales continuassero a svolgere le loro mansioni anche di notte 2.
Il caso potrebbe farsi risalire, per ragioni topografiche, anche
allincendio circa forum del 178 (Iul. Obs. 8, p. 153 Rossbach),
o a quello del 148, cum regia quoque ureretur (Iul. Obs. 19,
p. 156 Rossbach, cfr. Liv. Oxy. frg. 128 s.), ma le fonti in
questo caso avrebbero pi probabilmente ricordato i tresviri
come capitales (e, forse, la loro responsabilit per laccaduto
non sarebbe stata diretta).
T. R. S. BROUGHTON, MRR. cit. I 220; II 582; F. MNZER, s.v. Lollius, 5, in PWRE. XIII/2 (Stuttgart 1927) 1376; L. LANGE, Rmische
Alterthmer II 3 cit. 588; M. VOIGT, Die XII Tafeln II 832 s.; E. KLEBS,
s.v. Aquilius, 12, 13, in PWRE. II/1 (Stuttgart 1895) 326; G. W.
BOTSFORD, The Roman assemblies cit. 318 ss.; G. NICCOLINI, I fasti
cit. 398.

03. P. MULVIUS.
triumvir nocturnus, 241 a. C. (?) (Val. Max. 8.1. damn. 5).
V. supra Cn. Lollius (nr. 2) (adde T. R. S. BROUGHTON, MRR. cit.
II 593; F. MNZER, s.v. Mulvius, 3, in PWRE. XVI/1 [Stuttgart
1933] 516).

04. L. SEXTILIUS.
triumvir nocturnus, 241 a. C. (?) (Val. Max. 8.1. damn. 5).
V. supra Cn. Lollius (nr. 2) (adde T. R. S. BROUGHTON, MRR. cit.
II 620; F. MNZER, s.v. Sextilius, 8, in PWRE. II A/2 [Stuttgart
1923] 2034 s.).

05. P. VILLIUS.
triumvir nocturnus, 211 a. C. (?) (Val. Max. 8.1. damn. 6).
Anche qui il riferimento di Valerio Massimo alla responsabilit per incendio dun notturno. Valgono quindi le consi2

Cfr. supra 22 ss.

208

CAPITOLO QUARTO

derazioni svolte sopra, a proposito di Lollio, sul rapporto tra


titolatura e cronologia. La data proposta quella, incerta, del
tribunato della plebe di P. Aquilius, che si potrebbe attribuire
al 211 se il Publio Aquilio di Val. Max. 8.1. damn. 6 fosse lo
stesso ricordato da Livio 27.3.9, inviato con M. Ogulnio in
Etruria ad acquistare frumento.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. cit. I 276; II 634; Suppl. 70 (II); III 221;
H. GUNDEL, s.v. Villius, 3, in PWRE VIII A/2 (Stuttgart 1958) 2161
s.; L. LANGE, Rmische Alterthmer II3 cit. 588; E. KLEBS, s.v. Aquilius, 12, 13 cit. 326; G. NICCOLINI, I fasti cit. 398.

b) Tresviri capitales.
06. C. PESCENNIUS.
IIIvir capitalis, prima del 149 a. C. (?) (Val. Max. 6.1.10).
Mettendo in relazione il factum ricordato da Valerio 3 Massimo con la lex Scantinia e considerando riferito al tribuno
della plebe Scantinio laccenno della Periocha liviana (Liv. Oxy.
frg. 115), pervenutaci in questo punto molto corrotta, si pu
ipotizzare la data indicata.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit. 460; II cit. 600; F. MNZER, s.v.
Pescennius, in PWRE. XIX/1 (Stuttgart 1937) 1086; ID., s.v. Cornelius, 16, in PWRE. IV/1 (Stuttgart 1900) 1252; ID., s.v. Decius, 7
in PWRE. Suppl. III (Stuttgart 1918) 327.

07. Q. AELIUS TUBERO.


in triumviratu, prima del 132 a. C. (Cic. Brutus 31.117).
tribunus plebis (132 a. C.)
praetor?
consul (suffectus)?
Nato probabilmente tra il 168 ed il 163, fu contemporaneo
3

Si v. supra 102 ss.

PROSOPOGRAFIA

209

di Ti. Gracco 4. Da quanto detto in tema di competenza a giudicare sul munus iudicandi 5, sembra si possa prestar fede alla
tradizione manoscritta del Brutus di Cicerone 6, ed assegnargli
un triumvirato, con tutta probabilit quello capitale. Il tribunato del 132 collegato da G. V. Sumner con la legge Elia di
quellanno 7. Th. Mommsen 8 menziona Tuberone come pretore nel 631 a. U. c. Assai nota la sua sconfitta alle elezioni
pretorie per una vicenda in cui mostr insieme rigore stoico e
una certa avarizia 9. Sul consolato (attestato da Pomp. l. sg.
ench., in D. 1.2.2.40) permangono numerosi dubbi. Ma tutti
coloro che lhanno negato, per i pi diversi motivi (ma sempre,
credo, basandosi anche sulla mancata attestazione della carica
in altre fonti), non hanno valutato che uno dei consoli del 118,
data tradizionalmente attribuita alla suprema magistratura di
Tuberone, e cio M. Porcio Catone, mor durante la carica
(Gell. 13.20.10), quindi Q. Elio pot, in quellanno, essere console suffetto 10. Ci, se fosse vero, porterebbe qualche anno indietro la data del triumvirato capitale, cosa assolutamente possibile, in quanto solo il 129 il termine ante quem, essendo
come noto in quellanno morto P. Scipione, che ebbe parte
nella faccenda ricordata da Cicerone.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit. 502; II cit. 526; ID. Candidates
defeated in Roman elections: some ancient also-rans (Philadelphia
1991) 35; E. KLEBS, s.v. Aelius, 155, in PWRE. I/1 cit. 535 ss.; cfr. S.
4
Cic. de am. 11.37.
5
Supra, cap. III 3.
6

Singolare come uno storico della levatura di F. SCHULZ abbia, nella sua edizione del De claris iurisconsultis di Diplovatazio (Berlin-Leipzig 1919) 196 nt. h,
corretto lo in triumviratu dei manoscritti del Brutus in in tribunatu, rilevando come
anche nelled. Venetiis 1485 vi fosse un tale errore.
7
G. V. SUMNER, Lex Aelia, lex Fufia, in AJPh. (1963) 347 s.
8
Rmisches Staatsrecht III cit. 226 nt. 3
9
Cic. pro Mur. 36.75; Val. Max. 7.5.1. Gli studiosi pongono la candidatura nel
129. Qualche dubbio in G. V. SUMNER, The Orators in Ciceros Brutus: Prosopography
and Chronology (Toronto 1973) 71.
10
Questa ipotesi non trova, comunque, riscontro nella pi recente ed accurata
lista dei consoli della media e tarda repubblica: E. BADIAN, The Consuls, 179-49 BC
in Chiron 20 (1990) 371 ss.

210

CAPITOLO QUARTO

PLASBERG, s.h.v., ibid. Suppl. I (Stuttgart 1903) 15; W. KROLL, s.h.v.,


ibid. Suppl. VI (Stuttgart 1935) 1 s.; Th. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II3 cit. 600; G. NICCOLINI, I fasti cit. 414 s.; F. SCHULZ,
Storia della giurisprudenza cit. 83, 93; W. KUNKEL, Herkunft und soziale Stellung cit. 14; F. WIEACKER, Die rmischen Juristen cit. 197; J.
BRISCOE, Supporters cit. 125 ss.; M. BRETONE, in Tecniche e ideologie cit. 277 ss (e v. indice s.h.n.); O. BEHRENDS, Les veteres et la
nouvelle jurisprudence la fin de la Rpublique, in RHD. 55 (1977) 16
e nt. 67 a p. 25; R. A. BAUMAN, Lawyers cit. 268 s.; F. DIPPOLITO, I
giuristi e la citt cit. 73 ss.

08. M. TERENTIUS VARRO REATINUS.


ego triumvirum, 95-90 a. C. (Gell. 13.12.6).
quaestor (85 a. C.?, Varr. Sat. men. 478)
legatus (78-77, Varr. r. r. 2.10.8, cfr. 10.7, 9)
tribunus plebis (Gell. 13.12.6)
legatus pro quaestore (76-71 ca., Varr. r. r. 3.12.7, Sall. hist.
2.69 M.)
praetor [?] (post 76, App. bell. civ. 4.47.202-203, Themist.
p. 453 D.)
legatus pro praetore (Varr. r. r. 2 proem. 6, App. Mith. 95,
Flor. 1.41.9, Plin. n. h. 3.11.101, 7.30.115, 16.4.7)
vigintivir agris dandis adsignandis (59, Varr. r. r. 1.2.10,
Plin. n. h. 7.52.176)
legatus pro praetore (Caes. bell. civ. 1.38, 2.17-21, Liv. Per.
110, Auct. bell. Alex. 58.2, Cic. ad fam. 9.13.1, Suet. Iul.
34.2, Plut. Caes. 36, Flor 2.13.29, Cass. Dio 41.23 s., Eutrop. 6.20.1 s., Oros. 6.15.7, Schol. Bern. ad Luc. p. 121
Usener)
Quasi certamente il triumvirato (Gell. 13.12.6) ricoperto
allinizio della carriera fu capitale. A coronamento del cursus,
ma soprattutto della sua attivit di studioso, gli fu conferito da
Cesare lincarico di raccogliere ed ordinare libri per una biblioteca pubblica (Suet. Iul. 44, Isid. orig. 6.5).
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 57, 87, 92, 95, 100 e nt. 7, 149, 192,

PROSOPOGRAFIA

211

253, 314, 466, 473, 484, 625; H. DAHLMANN, s.v. Terentius, 84, in
PWRE. Suppl. VI cit. 1172 ss.; C. CICHORIUS, Rmische Studien
(Leipzig 1922) 200 ss.; G. NICCOLINI, I fasti cit. 432 s.; C. NICOLET,
Lordre equestre lpoque rpublicaine (312-43 av. J.-C.) II. Prosopographie des chevaliers Romains (Paris 1974) 1031 s; G. VICO, Un magistrato monetario della gens Terentia: Marcus Terentius Varro (49 a.
C.), in Atti del congresso internazionale di studi varroniani II (Rieti
1976) 603 ss.; D. NRR, Innovare, in Index 22 (1994) 62.

09. VENULEIUS.
tresvir capitalis, 82 a. C. (Oros. 5.21.8; Flor. 2.9.26).
Vittima delle proscrizioni sillane. Lincertezza sul titolo di
capitalis (non presente nelle fonti, che ricordano solo la dignitas [cfr. CGL. V 397.28, ad Oros. 5.21.8] triumvirale) pu essere
con buone probabilit superata data la mancanza di monete di
questo magistrato, che probabilmente non era dunque monetalis. Hinard ne sostiene, con cautela, lorigine equestre, ma
Nicolet non lo registra. Per Badian apparteneva allordine senatorio (cfr. i pi cauti Wiseman e Shatzman). Secondo Torelli
pu essere ricondotto alla famiglia del IVvir di Copia L. Venuleius Brocchus (Not. Sc. 1970, Suppl. III p. 60 nr. 193; cfr. Not.
Sc. 1972 p. 274), ipotesi seducente, ma dubbia per Camodeca.
Syme non ha escluso che i Venuleii det repubblicana (unelenco in Camodeca) siano da collegare con la ben nota famiglia
senatoria pisana det imperiale 11 (il cui primo esponente conosciuto risale per solo al principato di Nerone).
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 63, 632; Suppl. 68 (II); III cit. 217;
H. GUNDEL, s.v. Venuleius, 1, in PWRE. VIII A/1 (Stuttgart 1955)
820; T. P. WISEMAN, New Men in the Roman Senate, 139 BC-14 AD
(Oxford 1971) 148, 272 (nr. 475); I. SHATZMAN, Senatorial Wealth
and Roman Politics (Bruxelles 1975) 187 (nr. 42); A. LIPPOLD, comm.
11
Cfr. H.-G. PFLAUM, Les sodales Antoniniani de lpoque de Marc Aurle (Paris 1966) 14; B. LIOU, Praetores Etruriae XV populorum (Bruxelles 1969) 23 ss.;
J. SCHEID, Le collge des frres arvales. Etude prosopographique du recrutement
(Roma 1990) spec. 338 ss.

212

CAPITOLO QUARTO

a Orosio, Le storie contro i pagani II (Milano 1976) 435 ntt. 29-30; V.


VEDALDI IASBEZ, I figli dei proscritti sillani, in Labeo 27 (1981) 163 ss.;
M. TORELLI, Innovazioni nelle tecniche edilizie romane tra il I sec. a.
C. e il I sec. d. C., in Tecnologia, economia e societ nel mondo romano. Atti Conv. Como (27-29.9.1979) (Como 1980) 146 e nt. 31; R.
SYME, Some Arval Brethren (Oxford 1980) 57; G. CAMODECA, Ascesa
al senato e rapporti con i territori dorigine. Italia: Regio I (Campania,
esclusa la zona di Capua e Cales) II (Apulia et Calabria), III (Lucania et
Bruttii), in Epigrafia e ordine senatorio II (Roma 1982) 149; F. HINARD, Les proscriptions de la Rome rpublicaine (Rome 1985) 406 s.
(nr. 71).

10. Q. MANLIUS.
triumvir (capitalis), prima del 74 a. C. (Cic. pro Cluent.
13.38-39).
tribunus plebis? (Cic. Verr. 1.30; Schol. Gronov. 351 St.)
Le discordiae civitatis indicate da Cicerone come il periodo
in cui il losco Manlio era riuscito a farsi eleggere triumviro
sono state diversamente datate dagli studiosi. Una corrente pi
antica, rappresentata da Mommsen e Costa e, pi di recente
da Broughton, che, seppur dubitativamente ha proposto il
77 , si riferita ai torbidi che seguirono alla morte di Silla.
Santalucia, sulla scia di Pugliese 12, argomentando che solo in
assenza di una quaestio de sicariis il tresvir avrebbe potuto archiviare impunemente il caso, prospetta una datazione pi
alta, prima dell82. Ma si v. quanto detto supra a proposito dei
compiti di polizia giudiziaria dei tresviri. Dubbio il tribunato
plebeo, perch Cicerone che tanto negativamente aveva descritto la personalit del triumviro, parler assai bene, nella
prima Verrina, del tribuno.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 92, 132, 585; III cit. 135; F. MNZER, s.v. Manlius, 34, in PWRE. XIV/1 (Stuttgart 1928) 1161; TH.
MOMMSEN, Rmisches Strafrecht cit. 299 nt. 1; E. COSTA, Cicerone
12

Cfr. anche W. KUNKEL, Untersuchungen cit. 78 nt. 298.

PROSOPOGRAFIA

213

giureconsulto II cit. 134 nt. 4; G. NICCOLINI, I fasti cit. 250; G. PUGLIESE, Introduzione a Cicerone, Lorazione per Aulo Cluenzio Abito
cit. 16 ss.; E. S. GRUEN, The last generation of the Roman Republic
(Berkeley-Los Angeles-London 1974) 186; D. R. SHACKLETON BAILEY, Two Studies in Roman Nomenclature (s.l. 1976) 50 s.; B. SANTALUCIA, Note cit. 13 nt. 17 [= in BIDR. 91 cit. 216 nt. 17=Scritti cit. 136
nt. 17]; M. C. ALEXANDER, Trials in the Late Roman Republic. 149 BC
to 50 BC (Toronto-Buffalo-London 1990) 70; C. CASCIONE, Bonorum proscriptio cit. 444 ss.

11. L. CALPURNIUS.
triumvir (capitalis), a. inc., I sec. a. C.? (Val. Max. 8.4.2).
Se il Caio Flavio ucciso da uno schiavo, poi punito da Lucio Calpurnio, da identificarsi con C. Flavius Pusio (cfr.
Mnzer, Broughton) il nostro tresvir fu attivo nel I secolo, in
un periodo non meglio specificabile. Gli studiosi citati non sospettano la possibile identit del triumviro in questione con
uno dei due Lucii Calpurni a noi noti che nellultimo secolo
della repubblica percorsero un cursus honorum 13: L. Calpurnius Bestia (tribunus plebis 62, aedilis 57 14) e L. Calpurnius
L.f. L.n. Piso Caesoninus (quaestor 70 ca., aedilis 64 [?], praetor 61 ca., consul 58 15)16.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 484, 541 (che cita la fonte a nostra
disposizione come Val. Max. 8.3.2, errore non rilevato nel III volume cit. a p. 233); F. MNZER, s.v. Calpurnius, 14, in PWRE. III/1
(Stuttgart 1897) 1365 s.; ID., s.v. Flavius, 12, in PWRE. VI/2
(Stuttgart 1909); ID., s.v. Flavius, 158, ibid. 2610; C. NICOLET, Lordre equestre II cit. 881 (anche qui una svista nella citazione di Valerio Massimo: 8.4.1).
13
Naturalmente non pu trattarsi del L. (Calpurnius) L.f. Piso Frugi (pr. 74 a.
C.), gi monetale: T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 434; III cit. 48.
14
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 174, 189; III cit. 46.
15
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 541 (ivi rinvii alle singole cariche); III
cit. 47.
16
Su questi, da ultima, I. HOFMANN-LBL, Die Calpurnii. Politisches Wirken
und familire Kontinuitt (Frankfurt 1996) 99 ss., 157 ss.

214

CAPITOLO QUARTO

12. C. LUCILIUS C.f.


trium virum capitalium, prima met del I sec. a. C.
CIL. I 2 2.2204, Aquileia:
C(aius) Lucilius C(ai) f(ilius)/ trium virum/ cap(italium).
Il personaggio appartiene ad una famiglia delllite di
Aquileia. Liscrizione prima datata alla tarda repubblica o allinizio del principato (Hbner, Wiseman, Alfldy), stata pi
di recente posta, attraverso unanalisi paleografica dei caratteri,
nella prima met del I sec. a. C. (Bandelli). A questa datazione
corrisponde bene anche la titolatura, analoga a quella di Varrone. Cade dunque lipotesi di Cichorius, secondo cui il nostro sarebbe figlio di C. Lucilius Hirrus, tr. pl. 53 a. C.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 484, 582; III cit. 128; PIR.2 L 377
(e cfr. nr. 380); F. MNZER, s.v. Lucilius, 6, in PWRE. XIII/2
(Stuttgart 1927) 1637; ID., s.v. Lucilius [Hirrus], ibid. 1645; C. CICHORIUS, Rmische Studien cit. 68 ss.; T. P. WISEMAN, New Men cit.
238 (nr. 235); G. ALFLDY, Senatoren aus Norditalien. Regiones IX, X
und XI, in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 332; G. BANDELLI, Per
una storia della classe dirigente di Aquileia repubblicana, in Les bourgeoisies municipales aux IIe et Ier sicles av. J.-C. (Paris-Naples 1983)
189, 191, 200, 202.

13. P. PAQUIUS SCAEVA.


quattuor vir capitalis, tra il 44 ed il 34 ca. a. C.
CIL. IX 2845=ILS. 915, Histonium:
P(ublius) Paquius Scevae et Flaviae filius, Consi et Didiae nepos,/ Barbi et Dirutiae pro nepos Scaeva,/ quaestor, decem
vir stlitibus iudicandis ex s(enatus) c(onsulto) post quaesturam, quattuor vir/ capitalis post quaesturam et decem viratum stlitium iudicandarum, tribunus plebis,/ aedilis curulis,
iudex quaestionis, praetor aerarii, pro consule provinciam
Cyprii optinuit,/ viar(um) cur(ator) extra U(rbem) R(omam)
ex s(enatus) c(onsulto) in quinq(uennium), pro co(n)s(ule)
iterum extra sortem auctoritate Aug(usti) Caesaris/ et

PROSOPOGRAFIA

215

s(enatus) c(onsulto) misso ad componendum statum in reliquum provinciae Cypri, fetialis,/ consobrinus idemque vir
Flaviae Consi filiae,/ Scapulae neptis,/ Barbi proneptis simul
cum ea conditus.
La genealogia e il cursus di P. Paquio Sceva e della moglie
Flavia risultano dal loro grande sarcofago bisomo. Lo stemma,
ricostruito da ultimo in Corbier, mostra intrecciate parentele,
in particolare con la famiglia del larinate o istoniese 17 A. Didius Gallus (cos. suff. 39). Paquio, homo novus, discende da
una ricca famiglia frentana di Histonium. Ricopr un insolito
quattuorvirato capitale ex senatusconsulto 18 tra Cesare, che
aument a quattro i nostri magistrati, ed Augusto, che riport
il numero dei capitales a tre e rese obbligatoria la carica vigintivirale prima della questura (Tac. ann. 3.29.1; Cass. Dio
54.26.5). Probabilmente la questura fu ricoperta verso la fine
del triumvirato costituente. Fu praetor aerarii poco dopo il 23
e due volte proconsul tra il 12 ed il 10 a. C. ca.
PIR.2 P 126 (L. PETERSEN); M. HOFMANN, s.v. Paquius, 3, in PWRE.
XVIII/3 (Stuttgart 1949) 1119 ss.; Th. MOMMSEN, Die praefecti frumenti dandi, in Hermes 4 (1870) 365 s. [=Gesammelte Schriften IV.
Historische Schriften I (Berlin 1906) 194 s.]; ID. Rmisches Staatsrecht
I3 cit. 544 e ntt. 3-4; II3 cit. 674; C. CICHORIUS, Rmische Studien cit.
231; G. NICCOLINI, I fasti cit. 445 s.; A. H. M. JONES, Augustus
(London 1970) 81, 87, 99; M. R. TORELLI, Una nuova iscrizione di
Silla da Larino, in Ath. (1973) 350 ss.; T. P. WISEMAN, New Men cit.
180, 254 (nr. 345); M. CORBIER, Laerarium cit. 26 ss.; S. DEMOUGIN,
Uterque ordo cit. 89 nt. 113, 95; M. TORELLI, Ascesa al senato cit.
171, 184, 185.

17
Si
18

v. T. P. WISEMAN, New Men cit. 229 (nr. 157).


Cfr. F. STELLA MARANCA, Di alcuni senatoconsulti nelle iscrizioni latine, in
Rend. della Cl. Sc. mor., stor. e filol. della R. Acc. Naz. Lincei 6.1 (1925) 527; B. BIONDI,
V. ARANGIO-RUIZ, Senatusconsulta cit. 268, ora in B. B., Scritti giuridici cit. 348 s.
19
Ex Pont. 4.14.49; amores 2.1.1, 3.15.3-8; Martial. 1.61.6; 2.41.2; 8.73.9.
20
Amores 3.15.5-6; ex Pont. 4.8.17-18; trist. 4.10.7-8.

216

CAPITOLO QUARTO

14. C. PROPERTIUS Q.f. T.n. Fab. POSTUMUS.


IIIvir capitalis, 20-19 a. C.
CIL. VI 1501=ILS. 914, Roma:
C(aius) Propertius Q(uinti) f(ilius) T(iti) n(epos) F(abia) Postumus,/ III vir cap(italis) et insequenti anno pro/ III vir,
q(uaestor), pr(aetor) desig(natus) ex s(enatus) c(onsulto)
viar(um) cur(andarum), pr(aetor)/ ex s(enatus) c(onsulto) pro
aed(ilibus) cur(ulibus) ius dixit, proco(n)s(ul).
Anche questa una carriera det augustea. La penuria di vigintiviri, che port al protriumvirato non sorprende (cfr. Cass.
Dio 54.26.5, relativo al 13 a. C.). La giurisdizione edilizia fu
mandata ai pretori sicuramente nel 36 e nel 28 a. C. (Cass. Dio
49.16.2; 53.2.2, in questo ultimo caso: al pretore urbano e a
quello peregrino); ma forse anche successivamente, visto che
ancora nel 5 d. C. si dov ricorrere a misure straordinarie perch non verano candidati alledilit (furono obbligati a ricoprirla ex tribuni ed ex questori: Cass. Dio 55.24.9). Il personaggio fu, forse, imparentato con il poeta Properzio, che (3.12)
rimprovera un Postumus per aver abbandonato la moglie Aelia
Galla (figlia o sorella minore di Aelius Gallus, praef. Aeg. 2524 a. C.), recandosi al seguito di Augusto nella spedizione partica (22/19 a. C.). La carriera pu dunque cos schematizzarsi:
al seguito di Augusto come tribuno militare (22/21), triumviro
nel 20/19, iterato nella carica nellanno successivo, questore,
curator viarum dopo il 18, pretore (urbano o peregrino) con
giurisdizione edilizia, governatore duna provincia senatoria.
Non si pu identificare con il Postumus di Horat. carm. 2.14,
che intorno al 25 doveva incamminarsi verso la piena maturit.
PIR.2 P 1010 (K. WACHTEL); R. HANSLIK, s.v. Propertius, 4, in
PWRE. XXIII/1 (Stuttgart 1957) 796; TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II3 cit. 674; ID. Die praefecti cit. 370; M. ROTHSTEIN, Die
Elegien des Propertius erklrt II (Berlin 1924) comm. ad loc. cit.;
R. SYME, La rivoluzione romana (tr. it. Torino 1962) 386, 470; ID., Laristocrazia augustea (tr. it. Milano 1993) 454, 541 nt. 100, 571, 575; B.

PROSOPOGRAFIA

217

BIONDI, V. ARANGIO-RUIZ, Senatusconsulta cit. 268 [= B. B., Scritti


giuridici II cit. 348 s.]; F. SERRAO, Vacanza delledilit e competenza
dei pretori nel I secolo a. C., in BIDR. 62 (1959) 270; T. P. WISEMAN,
New Men cit. 152 nt. 6, 162 nt. 2, 180, 254 (nr. 345), 278; M. GAGGIOTTI, L. SENSI, Ascesa al senato e rapporti con i territori dorigine.
Italia: Regio VI (Umbria), in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 253,
262; P. FEDELI, comm., in Properzio, Il Libro Terzo delle Elegie (Bari
1985) 397; G. FORNI, I Properzi nel mondo romano: indagine prosopografica, in Bimillenario della morte di Properzio. Atti del Convegno
Roma-Assisi 1985 (Assisi 1986) 179, 193 ss.

15. P. OVIDIUS NASO.


Cepimus et tenerae primos aetatis honores/ eque viris
quondam pars tribus una fui (Ovid. trist. 4.10.33 s.)
Hanc ego militia sedem, tu pace parasti,/ inter bis quinos
usus honore viros (Ovid. fast. 4.383 s.)
utque fui solitus, sedissem forsitan unus/ de centum iudex
in tua verba viris; (Ovid. ex Ponto 3.5.23 s.); nec male
commissa est nobis fortuna reorum/ lisque decem decies
inspicienda viris (trist. 2.93 s.)
res quoque privatas statui sine crimine iudex (Ovid. trist.
2.95).
P. Ovidio Nasone, il notissimo poeta det augustea fu
dorigine peligna 19 e di famiglia equestre 20. Quasi sicuramente
il triumvirato ricoperto (trist. 4.10.34) fu quello capitale (lo fa
pensare lo status familiare ed anche il fatto che non restano
monete). Il decemvirato stlitibus iudicandis sembra attestato da
fast. 4.384. Due cariche vigintivirali sono certo singolari, ma
non impossibili (cfr. supra il nr. 13; e v. anche ad es. [L. Mart]
ius [Mace]r, PIR.2 M 344). Fece parte della corte dei centumviri
e fu iudex privatus. Sulla rinuncia agli onori senatori v. trist.
4.10 e cfr. fast. 2.128; trist. 2.90, 542; 4.2.16; ex Pont. 4.9.18.

21
Suet.
22

Aug. 38.3, cfr. Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3 cit. 548.


Sul nome osco si v. M. LEJEUNE, Lanthroponymie osque (Paris 1976) 142.

218

CAPITOLO QUARTO

Forse da poco era entrato in vigore il s.c. de vigintiviris (Cass.


Dio 54.26.5-7).
PIR.2 O 180; W. KRAUS, s.v. Ovidius, 3, in PWRE. XVIII/2 (Stuttgart
1942) 1913; C. NIPPERDEY, De locis quibusdam Horatii ex primo satirarum I, in Opuscula (Berolini 1877) 485; TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht I 3 cit. 475 nt. 3; C. CICHORIUS, Rmische Studien cit. 290
s.; A. STEIN, Der rmische Ritterstand Ein Beitrag zur Sozial- und Personengeschichte des Rmischen Reiches (Mnchen 1927, rist. 1963)
199 nt. 1; R. DLL, Ovidius iudex. Rechtshistorische Studien zu Ovids
Werken, in Studi in onore di B. Biondi I (Milano 1965) 76, 83; E. T.
SALMON, S.M.P.E., in Ovidiana. Recherches sur Ovide publies ... par
N. I. HERESCU (Paris 1958) 3 ss.; F. DELLA CORTE, comm., in Ovidio, I Tristia II (Genova 1973) 297 ss.; T. P. WISEMAN, New Men cit.
93, 119, 152 nt. 6; 206 nt. 1, 278; R. SYME, History in Ovid (Oxford
1978) 94 s., 113, 182; S. DEMOUGIN, Prosopographie des chevaliers
Julio-Claudiens (Rome 1992) 191 s. (nr. 218).

16. M. ARRIUS M.f. MAXIMUS.


IIIvir capitalis, et di Augusto
CIL. X 5911=ILS. 912, Anagnia:
IIIvir(o) cap(itali), praef(ecto) equ(itum), q(uaestori) pro
pr(aetore), aed(ili) cu[r(uli)---].
Forse di Anagnia (cfr. M. Arrius M.f.L.n. aid., CIL. I2 1520
add.=CIL. X 5916=ILS. 6257, Anagni). La datazione del triumvirato si desume dal fatto che con Augusto la praefectura delle
alae degli equites fu riservata ai cavalieri 21. Liscrizione (onoraria o funebre?), mutila in fine, non ci permette di sapere se la
carriera prosegu. Lo si talvolta voluto identificare col M.
Arrius Maximus di Ateste, dominus del servo Hiparcus di un
cippo ossuario Atestino (Not. sc. 1922, 33=Suppl. It. 15 p. 252
nr. 122, ove M. S. Bassignano, nel commento non esclude lidentificazione, che resta improbabile per motivi geografici, oltre che per la frequenza dellonomastica).
23

Cfr. anche S. DEMOUGIN, Prosopographie cit. 468 s. (nr. 563).

PROSOPOGRAFIA

219

PIR.2 A 1099 (E. GROAG); P. VON ROHDEN, s.v. Arrius, 23, in PWRE.
II/1 (Stuttgart 1895) 1256 s. (ove non menzionato il triumvirato);
J. SUOLATHI, The Junior Officers of the Roman Army in the Republican Period. A Study on Social Structure (Helsinki-Wiesbaden 1955)
345 (nr. 21); T. P. WISEMAN, New Men cit. 214 (nr. 38); H. DEVIJVER,
Prosopographia militarium equestrium I (Leuven 1976) 120 (nr. 162);
S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 87 nt. 102, 101; A. LICORDARI,
Ascesa al senato e rapporti con i territori dorigine. Italia: Regio I (Latium), in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 16; O. SALOMIES, Senatori
oriundi del Lazio, in Studi storico-epigrafici sul Lazio antico cur. H.
SOLIN (Roma 1996) 30.

17. Q. CAERELLIUS Q.f. M.n.


IIIvir capitalis, 1-10 d. C.
CIL. VI 1364=ILS. 943, Roma:
Q(uintus) Caerellius Q(uinti) f(ilius),/ IIIvir cap(italis),
quae(stor)/ pro pr(aetore), tr(ibunus) pl(ebis), legato (sic)/
pro pr(aetore) ter, pr(aetor), praef(ectus)/ frum(enti) ex
s(enatus) c(onsulto) s (sic)/ leg(atus) Ti(beri) Caesaris
Aug(usti),/ proco(n)s(ul)./ ex testamento.
Forse di origine sabina. Nel titolo sepolcrale posto ex testamento ricordato anche il padre Q. Caerellius M.f. Qui.,
che era stato tribunus militum, questore, tribuno della plebe,
legato di M. Antonio e proconsole (verso il 35/31 a. C.). Punto
fermo del cursus la legazione di Tiberio, che non pu porsi
prima del 15 d. C. Una data alta pi probabile, tenendo conto
dellet del padre (nato intorno al 65 a. C.). In tal caso si porrebbe il triumvirato capitale verso l1 d. C., la questura al 4 ca.,
poi la carica di legatus (proconsulis) pro praetore e la pretura
intorno al 10 d. C. La carica prefettizia (12 ca.) descritta con
una titolatura che corrisponde alluso posteriore all8 d. C.
Tutte queste date potrebbero spostarsi in avanti fino ad un
massimo (poco probabile) di una diecina di anni.
PIR.2 C 155 (E. GROAG); ID. s.v. Caerellius, 3, in PWRE. III/1 cit.
1283; TH. MOMMSEN, Res gestae divi Augusti ex monumentis

220

CAPITOLO QUARTO

Ancyrano et Apolloniensis 2 (Berolini 1883) 181; G. NICCOLINI, I fasti


cit. 452; T. P. WISEMAN, New Men cit. 219 (nr. 81); E. RAWSON, Caerellii, Juno Populona and Aquinum, in Ath. 57 (1979) 462 ss.; S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 89 nt. 116, 98.

18. [--]mius MURRIUS UMBER.


IIIvir capitalis, et di Augusto o poco pi tardi.
EE. 8.114=ILS. 8968, Uxama, Hispania Tarraconensis:
M(arco) Magio M(arci) f(ilio) Ga[l(eria)]/ Antiquo praef(ecto)/
cohor(tis) Cil(icum), praef(ecto) fab(rum)/ [--]mius Murrius
Umber/ [t]rib(unus) mil(itum) leg(ionis) IIII Scythicae/ IIIvir
cap(italis) q(uaestor) pro pr(aetore)/ [l]eg(atus) pro pr(aetore)
aed(ilis) plebis/ Cerialis pr(aetor).
Iscrizione dedicata dal nostro a M. Magius M.f. Galeria
Antiquus, prefetto della I cohors Cilicum (in Mesia, mentre
Umber ricopriva, nella stessa provincia, il tribunato militare?)
e praefectus fabrum cavaliere di Uxama. Murrio, di origine
umbra (Syme, Huebner, cfr. De Laet) ed equestre, ricopr
il triumvirato dopo il tribunato angusticlavio (McAlindon,
Ritterling). Il prenome sconosciuto: alcuni studiosi (ad
es. Huebner e pi di recente Wiseman) hanno pensato a [Ma]
mius 22, ma questo nome, costruito sullosco Mamus, peraltro
riscontrato nella sola Campania, del tutto improbabile per
O. Salomies, Die rmischen Vornamen (Helsinki 1987) 75 nt.
195.
PIR.2 M 749; E. GROAG, s.v. Murrius, 2, in PWRE. XVI/1 (Stuttgart
1933) 670; HUEBNER, in EE. cit.; E. RITTERLING, s.v. legio, in
PWRE. XII (Stuttgart 1925) 1556, 1557, 1563; R. SYME, The Roman
Revolution cit. 361 nt. 2; S. J. DE LAET, De Samenstelling van den
romeinschen Senaat gedurende de eerste eeuw van het Principaat
(Antwerpen 1941) cit. 65 (nr. 253); D. MCALINDON, Entry to the
Senate in the Early Empire cit. 191 ss.; T. P. WISEMAN, New Men cit.
243 (nr. 265); H. DEVIJVER, PME. II (Leuven 1977) 586 (nr. 75 bis).
24

Cfr. H. ENGELMANN, D. KNIBBE, Das Zollgesetz der Provinz Asia, mit ein

PROSOPOGRAFIA

221

19. ANONIMUS.
III vir capitalis, et augusteo-tiberiana.
CIL. VI 1581, Roma:
[sevir equitum] Roman(orum) [------],/ [III] vir cap(italis), C(--)/ [ex] testament(o) a[rbitratu?]/ [N]umm[i]ae M(arci)
f(iliae).
Per la mancanza del cognome della donna dedicante,
liscrizione pu datarsi allet augusteo-tiberiana. Il segno C a
linea 2 potrebbe essere una Q, indicando per il nostro anonimo
la questura dopo il triumvirato capitale.
20. T. DOMITIUS T.f. Volt. DECIDIANUS.
IIIvir capitalis, 41-42 d. C.
CIL. VI 1403=ILS. 966, Roma:
[Do]mitio T(iti) f(ilio) Decidio/ [III]viro capitali,/ [elect]o a Ti.
Claudio Caesare/ [Augus]to Germanico qui primu[s/ quaes]
tor per triennium citra/ [sorte]m praeesset aerario Saturni,/
praetori.
Il suo cursus noto dalliscrizione sepolcrale. Probabilmente originario della Gallia Narbonense (Vienne), come
fanno pensare le parentele e la trib Voltina (cfr. Kubitschek,
Stech, Dessau). Lorigine non senatoria (non ne conosciamo
antenati senatori) appare congruente con lesordio in carriera
come triumviro capitale. Padre di Domizia Decidiana, moglie
di Cn. Giulio Agricola, che Tacito (Agr. 6.1) dice splendidis
natalibus orta. Forse congiunto di T. Decidius Domitianus (A.
Stein, in PIR.2 D 22 23). La nuova questura (del 44/46), cui fu
chiamato da Claudio (primus quaestor per triennium citra sortem praeesset aerario Saturni, recita il titolo), che la istitu,
per lui ricordata, ora, anche dal cd. Monumentum Ephesenum
(l. 6) 24, che contiene la lex portus Asiae 25, dal quale abbiamo
certezza del cognome (dalliscrizione romana si leggeva Deci-

222

CAPITOLO QUARTO

dio) e del prenome, in passato solo ipotizzato sulla base di


quello del padre.
PIR.2 143 (E. GROAG); ID., s.v. Domitius, 51, in PWRE. V/1 (Stuttgart
1903) 1426; B. STECH, Senatores Romani qui fuerint inde a Vespasiano usque ad Traiani exitum (Leipzig 1912) 172; W. KUBITSCHEK,
Imperium Romanum tributim descriptum (Prag-Wien-Leipzig 1889)
205 ss.; M. CORBIER, Laerarium cit. 67 ss. (nr. 20) e cfr. i luoghi indicati a p. 758; Y. BURNAND, Senatores Romani ex provinciis Galliarum
orti, in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 390, 422, 430, 432.

21. L. COIEDIUS L.f. Ani. CANDIDUS.


IIIvir capitalis, 43-44 d. C.
CIL. XI 6163=ILS. 967 Suasae, Umbria:
L(ucio) Coiedio L(uci) f(ilio) Ani(ensis)/ Candido/ tr(ibuno)
mil(itum) leg(ionis) VIII Aug(ustae), IIIv(iro)/ capital(i),
quaest(ori)/ Ti(berii) Claud(ii) Caes(aris) Aug(usti)
Ger(manici),/ quaest(ori) aer(arii) Satur(ni), cur(atori)
tab(ulariorum) p(ublicorum)./ Hunc Ti(berius) Claud(ius)
Caes(ar) Aug(ustus) Ger(manicus)/ revers(um) ex castr(is)
don(a) mi[l(itaria)] don(avit)/ cor(ona) aur(ea) mur(ali)
val(lari) hast(a) [pura,/ eundem cum ha[be]r(et) inter suos
q(uaestores)/ eod(em) ann[o e]t a[e]r(arii) Sat(urni)
q(uaestorem) esse ius(sit)./ Publice.
Il triumvirato capitale si pu datare al 43-44 d. C., ritenendo, con Groag (in PIR.2, meno specifica la voce per la
PWRE.), che il nostro sia stato decorato con la corona aurea
muralis vallaris e la hasta pura quale tribuno dellVIII legione
Augusta, durante la sedizione mossa dal legato di Dalmazia
Camillo Scriboniano 26 (prova ne sarebbe la dislocazione, in
quel tempo, dellVIII legione non lontano dalla Dalmazia 27). Si
Beitrag von F. HUEBER, in Epigraphica Anatolica 14 (1989) vii ss.=AE. 1989.681.
25
Cfr. Cass. Dio 60.24.1-3; Tac. ann. 13.29; E. GROAG, Prosopographische Bemerkungen IV, in Wiener Studien 54 (1936) 192 s.
26
Suet. Claud. 13.4; Tac. ann. 13.52.3; cfr. anche hist. 1.89.2 e Cass. Dio 60.15.3.
27
V. E. RITTERLING, s.v. legio cit. 1649

PROSOPOGRAFIA

223

pu ipotizzare che Coiedio fosse destrazione equestre e


come tale tribuno angusticlavio. Il suo eroico comportamento militare gli avrebbe aperto laccesso allordine senatorio, con lappoggio del principe, manifestatosi pi che con il
triumvirato, con la successiva questura urbana (Corbier). Cos
si pu datare anche la questura dellerario al 47, anno in cui
per la seconda volta i quaestores aerarii Saturni furono scelti da
Claudio per un triennio 28. Di conseguenza non paiono accettabili le datazioni del tribunato militare fornite da Dessau (43,
bellum Britannicum 29) e Ritterling (45, bellum Mithridaticum).
Sullorigine, che Groag (in PWRE.) ipotizza umbra (cfr. CIL. XI
5737, 5774), si pu considerare che la terminazione -iedius
assai simile a quella -iedus, tipica di nomi marsi e peligni 30; il
gentilizio attestato a Sentinum (CIL. XI 5737, 5774) in relazione a soggetti di bassa estrazione. Stech e Corbier escludono
che sia di Suasa 31, che pure gli dedica pubblicamente il titolo in
questione, in quanto appartenente alla trib Aniensis, ma ammettono che sia umbro. M. Gaggiotti e L. Sensi notano, per,
che detta trib non attestata in Umbria.
PIR.2 C 1257 (E. GROAG); ID., s.v. Coiedius, in PWRE IV/1 (Stuttgart
1900) 360; S. J. DE LAET, De Samenstelling cit. 152 (nr. 984); M.
CBEILLAC, Les quaestores principis et candidati aux Ier et IIme sicles
de lempire (Milano 1972) 45 s. (nr. 21), 60; R. FREI-STOLBA, Untersuchungen zu den Wahlen in der rmischen Kaiserzeit (Zrich 1967)
261 (nr. 18); A. R. BIRLEY, The Fasti cit. 354; H. DEVIJVER, PME. I cit.
287 (nr. 218); M. CORBIER, Laerarium cit. 70 ss. (nr. 21) e v. i luoghi

28
Cfr.
29
Cfr.
30

Th. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht II3 cit. 558 s.


E. HBNER, Das rmische Heer in Britannien, in Hermes 16 [1881] 521
Cfr. A. SCHULTEN, Italienische Namen und Stmme, in Klio 2 (1902) 167 ss.;
440 ss.; 3 (1903) 235 ss.; R. SYME, Personal Names in Annales I-VI, in JRS. 39 (1949)
6, 9 s., 16 [=Ten studies in Tacitus (Oxford 1970) 59, 64 s., 74]..
31
Iscritta nella trib Camilla: J. W. KUBITSCHEK, Imperium Romanum cit. 77.
32
Sullinterpretazione del seguito dellepigrafe, tramandata da un manoscritto
v. immediatamente infra.
33
Si v. I. Di STEFANO MANZELLA, Francesco Morelli e le iscrizioni di Falerii Novi

224

CAPITOLO QUARTO

indicati a p. 756; M. GAGGIOTTI, L. SENSI, Ascesa al senato (Umbria)


cit. 272.

22. P. GLITIUS L.[f.] Gal. GALLUS.


IIIvir capit(alis), 45 ca. d. C.
CIL. XI 3097, Falerii:
D(is) M(anibus)/ P(ublio) Glitio L(uci) [f(ilio)] Gal(eria),
trib(unus) mil(itum) leg(ionis)/ pr(imae?), IIIviro capit(ali) 32,
OP VEHIS P Q/ Maximila Agnatia (sic) CON O S P
Italico, di origine falisca, il Glitius Gallus ricordato da
Tac. ann. 15.56.4, coinvolto dallamico Afranio Quinziano
con la ricca moglie Egnatia Maximilla (ann. 15.71.3) nella congiura Pisoniana del 65. Fu esiliato (senza prove di colpevolezza: ... Glitio Gallo atque Annio Pollioni infamatis magis quam
convictis data exilia: Tac. l.u.c.) nellisola di Andro (cfr. IG. XII
5, 757=Ditt. Syll.3 811, 812), dove laccompagn la moglie, alla
quale furono poi restituiti da Otone i beni confiscati da Nerone (Tac. ann. 15.71.3: magnis primum et integris opibus, post
ademptis; quae utraque gloriam eius auxere; cfr. Plut. Otho 1;
Tac. hist. 1.90). Di famiglia equestre, pi che senatoria (come
invece sostiene Torelli), fu tribuno angusticlavio, forse della
prima legione. La carriera successiva al triumvirato capitale
di difficile interpretazione: CIL. XI 3097 tratta da una copia
manoscritta oggi perduta 33 alquanto incerta. Il titolo sepolcrale, posto dalla moglie Egnatia Maximilla. La lettura di
Mommsen della carica post-triumvirale: quaestor provinciae
Hispaniae Beticae, porta come sorprendente conseguenza che il
personaggio, ancora in vita nel 69, sarebbe stato allepoca della
congiura pisoniana solo questorio. Pi verisimile, quindi, la
lettura di Demougin: il nostro avrebbe, dopo il triumvirato ricoperto la questura, il tribunato della plebe e forse la pretura.
a proposito di una lettera inedita a Giacomo Amati, in Rend. Acc. Lincei 33 (1978) 431
ss.; ID., in Suppl.It. 1 (1981) 117.
34
Sex. Sentius Caecilianus fu infatti curatore da pretorio nel 71: CIL. IX 4194.

PROSOPOGRAFIA

225

Non credo che il Glitius Gallus di CIL. V 5345, forse da identificare con il Glitius, clarissimus vir, primo marito di Vistilia,
di cui in Plin. n. h. 7.5.39 (cfr. PIR.2 G 180), possa essere imparentato con il triumviro. Il nostro fu padre di P. Glitius Gallus,
cos. suff. prima del 79 (CIL. XI 7492=ILS. 999, v. gli addenda a
p. CLXXIII, cfr. PIR. IV 2 36, nr. 185).
PIR.2 G 184; E. GROAG, s.v. Glitius, 2, in PWRE. Suppl. III (Stuttgart
1918) 789 s; TH. MOMMSEN, ad CIL. XI 3097; J. DE LAET, De Samenstelling cit. 191 (nr. 1413); G. ALFLDY, Fasti Hispanienses. Senatorische Reichsbeamte und Offiziere in den Spanischen Provinzen des
rmischen Reiches von Augustus bis Diokletian (Wiesbaden 1969) 75
s.; H. DEVIJVER, PME. I cit. 409 (nr. 21); S. DEMOUGIN, Uterque
ordo cit. 100; M. TORELLI, Ascesa al senato e rapporti con i territori
dorigine. Italia: Regio VII (Etruria), in Epigrafia e ordine senatorio II
cit. 296.

23. C. DILLIUS L.f. A.n. Serg. APONIANUS.


IIIvir capitalis, 55 ca. d. C.
CIL. II 2/7, 275 Corduba:
C(aio) Dillio L(uci) f(ilio) A(uli) n(epoti)/ Ser(gia) Aponian[o],/
[t]rib(uno) mil(itum) leg(ionis) II[II]/ Mac(edonicae), IIIvir(o)
ca[pi/ta]li, quaestori p[ro/vi]nc(iae) Siciliae,/ trib(uno)
[pl(ebis)],/ [pr]aetori, (vac. 5) leg(ato) [imp(eratoris)] Caesaris Vespa[sian(i)]/ [Au]g(usti) leg(ionis) III Galli[cae],/ [-3-5-]
leg(ato) pro pr(aetore) [-5-]
Originario di Corduba. Il nome piuttosto raro e potrebbe
attestare una famiglia provinciale giunta molto anticamente
alla cittadinanza. Di nascita equestre (il suo tribunato fu angusticlavio), inizi la carriera senatoria come tresvir capitalis verso
il 55. Entra in senato forse al tempo dellinflusso a corte del
suo conterraneo Seneca. Come legato della terza legione Gal-

90.

35

A. VON WOTAVA, s.v. Dillius, 2, in PWRE. V/1 (Stuttgart 1903); PIR. III2 D

36

Cfr. R. SYME, Tacitus II (Oxford 1958) 785.

226

CAPITOLO QUARTO

lica successe (verisimilmente) a T. Aurelius Fulvus, che ancora


ricopriva questa carica agli inizi del 69 (Tac. hist. 1.79). Al comando della legione prese, nel tardo autunno del 69, le parti di
Vespasiano (Tac. hist. 3.10, 11, 37). Fu legato probabilmente di
proconsole (manca Aug. nella menzione dellincarico di propretore). Il consolato suffetto (71-73) unipotesi: ricopr infatti, nel secondo semestre del 73, la cura riparum et alvei Tiberis (menzionata in CIL. VI 31537), carica (almeno tendenzialmente 34) consolare. Certo nellultimo rigo delliscrizione di
Corduba potrebbe esservi menzione dun sacerdozio, e non
del consolato, ma il titolo, posto sulla base duna statua equestre (probabilmente dedicata dai Cordubenses), non pare essere
funerario; dunque rimane la possibilit dun successivo consolato. Parente stretto di C. Dillius Vocula, che ricopr la pretura 35. Imparentato, forse, anche con M. Aponius Saturninus
(PIR.2 A 838) 36.
PIR.2 D 89 (E. GROAG); ID., s.v. Dillius, 1, in PWRE. V/1 cit. 643;
ID., ibid. Suppl. VI (Stuttgart 1935) 27; TH. MOMMSEN, Rmisches
Staatsrecht II3 cit. 1047; E. KORNEMANN, s.v. curatores, in PWRE.
IV/2 (Stuttgart 1901) 1791; B. STECH, Senatores cit. 27 (nr. 172, cfr.
nr. 637, 1033); L. WICKERT, Bericht ber eine zweite Reise zur Vorbereitung von CIL. II Suppl. 2, in SBer. preuss. Akad. Wiss. (1931) 831 s.;
S. J. DE LAET, De Samenstelling cit. 187 (nr. 1378); A. DEGRASSI, I
fasti cit. 21; W. ECK, Senatores cit. 40, 96 nt. 10; H. DEVIJVER, PME.
I cit. 324 (nr. 11); A. CABALLOS RUFINO, Los senadores hispanoromanos y la romanizacin de Hispania (siglos I-III) I. Prosopographia
(Sevilla 1990) 121 s. (nr. 61), con ulteriori riferimenti bibliografici;
A. U. STYLOW, ad CIL. II 2/7, 275.

24. L. FUNISULANUS L.f. Ani. VETTONIANUS.


IIIvir [capitalis?], verso il 60 d. C.
37
Cfr. E. BIRLEY, Nomenclature as a guide to origin, in Prosopographie und
Sozialgeschichte Hrsg. von W. ECK (Kln-Weimar 1993) 40 ss.
38
Cfr. C. PATSCH, Der Kampf um den Donauraum unter Domitian und Trajan
(Wien-Leipzig 1937) 7 ss.

PROSOPOGRAFIA

227

CIL. XI 571=AE. 1946.205=Suppl.It. 10 p. 23 nr. 1, Forum


Popili:
[L(ucius) Funisulanu]s L(uci) f(ilius) A[n]i(ensis) Vettonianus,
co(n)s(ul),/ [VIIvir epulonum, s]odalis Aug(ustalis), proco(n)
s(ul) provinc(iae) A[f]ricae,/ [leg(atus) Aug(usti) pr(o)
pr(aetore) provi]nc(iae) Delmatiae item provinc(iae) Pannoniae/ [item Moesiae sup]er(ioris), curator aquarum, curator
viae Ae[mil(iae)], pr(aetor),/ [trib(unus) pleb(is), praef(ectus)
aera]ri, quaes[t(or) prov(inciae) Sic(iliae)], trib(unus)
mil(itum) leg(ionis) VI Victr(icis), IIIv[ir capit(alis)].
Il cursus fino al governo in Mesia si legge in CIL. III
4013=ILS. 1005 (incompleto, per: mancano la carica vigintivirale e la cura aquarum). Dal nome e dalla trib sembra di origine italica (forse discendente dal Funisulanus ricordato da
Cic. ad Att. 5.4.1; 10.15.1?), ma nativo di Cesaraugusta, in
Hispania 37. Il nome completo conservato anche nel titolo
N. Bull. arch. crist. 19 (1913) 240 [=AE. 1913.224]. Cfr. pure Not.
sc. 1934, 215 = AE. 1936.95. Sembra pi probabile il triumvirato
capitale rispetto a quello monetale: il nostro personaggio plebeo e probabilmente homo novus. Come tale segue una carriera abbastanza tipica: tribuno militare, questore in Sicilia,
tribuno della plebe, pretore. Da pretorio fu legato della IIII
legione, entrando in Armenia nel 62 sotto Cesennio Peto (Tac.
ann. 15.7.1), prefetto dellerario, curator viae Aemiliae e curator
aquarum (questultima carica potrebbe essere stata, per, consolare). Per il consolato suffetto (con Corellio [Rufo], cfr. E.
Groag, in PIR.2 F 1294), la data dovrebbe essere il 78: CIL. XIV
4276 (mutilo). Fu legato per tre volte: in Dalmazia, in Pannonia (84/85) ed in Mesia superiore, dove ricevette doni da Domiziano per il valoroso comportamento nel bellum Dacicum
(nell86? 38). Proconsole dAfrica verso il 90. Pare sia morto, o
comunque uscito dal collegio degli epuloni prima del 28 mag39

Cfr. M.-T. RAEPSAET-CHARLIER, Prosopographie des femmes de lordre


snatorial (Ier-IIe s.) I (Lovanii 1987) 341 s. (nr. 395).
40
Cfr. W. ECK, s.v. Apronius, 12, in PWRE. Suppl. XV cit., 70 s.

228

CAPITOLO QUARTO

gio del 98 (cfr. Not. sc. 1934, 215=AE. 1936.95 e Plin. epist. 3.8.1
s.). Sepolto presso la via Latina, cfr. N. Bull. cit. Funisulana Vettulla (moglie del praefectus Aegypti C. Tettius Africanus Cassianus Priscus [CIL. III 35=ILS. 8759 c, cfr. A. Stein, in PIR. III 2
226, nr. 571]) fu probabilmente sua figlia (o sorella) 39. Fu patronus Andautonensium. Sembra possedesse fondi nei pressi
della via Nomentana (CIL. XIV 4016=XV 7460). Un suo (?) liberto ricordato in CIL. VI 16403, 29703.
PIR.2 F 570 (E. GROAG); ID., s.v. Funisulanus, 2, in PWRE. VII/1
(Stuttgart 1910) 301 ss.; B. STECH, Senatores cit. 12 s. (nr. 77; cfr. nr.
411, 726); G. NICCOLINI, I fasti cit. 457, 520 (ove: monetalis); A.
DEGRASSI, I fasti cit. 22; A. DONATI, Ascesa al senato e rapporti con i
territori dorigine. Italia: Regio VIII (Aemilia), in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 305; O. SALOMIES, Adoptive and Polyonymous cit. 134.

25. L. FLAVIUS [? f.] Vel. SILVA NONIUS BASSUS.


IIIvir kapitalis, verso il 60 d. C.
AE. 1961.140:
a) [L(ucius) Flavius] [-] f(ilius) Vel(ina tribu) Silv]a Nonius Bassus, co(n)s(ul),/ [pont(ifex), leg(atus) Aug(usti) pro pr(aetore)
provinciae Iud ]aeae, adlectus inter patricios/ [ab divo Vespasiano et divo Tito censoribus, ab] isdem adlec(tus) inter
pr(aetorios), leg(atus) leg(ionis) XXI Rapac(is),/ [trib(unus)
pleb(is), quaest(or), trib(unus) mil(itum) leg(ionis) IIII Scithicae, III]viri (sic) kapitalis, pr(aetor), quinq(uennalis) II,
patron(us) colon(iae), suo et/ [Ann? --- tt]ae matris suae
item/ [---millae] uxoris nomine, pec(unia) sua solo suo/ [amphitheatrum faciendum curavit et] parib(us) XXXX ordinar(iis)
dedicavit.
b) [L(ucius) Flavius] [-] f(ilius) V]el(ina tribu) Silva Nonius
Bassus, co(n)s(ul), pont(ifex)/, [leg(atus) Aug(usti) pro
41
V. AE. 1951.227, AE 1952.94. Si cfr. anche IRT. 545, ove lidentico cursus (a l.
8 integrato: [triumviro capitali...]).
42
Cfr. R. SYME, Plinys less successful Friends, in Historia 9 (1960) 374 [=Roman
Papers II cit. 489 ss.].

PROSOPOGRAFIA

229

pr(aetore) pr]ovinciae Iudaeae, adlectus inter patricios/ [ab


divo Vespasiano et di]vo Tito censoribus, ab] iisdem adlectus inter pr(aetorios), leg(atus) leg(ionis) XXI Rapac(is),/
[trib(unus) pleb(is), quaest(or), trib(unus) mil(itum)] leg(ionis)
IIII Scithicae, IIIvir kapitalis, quinq(uennalis) II, patron(us)
colon(iae), suo et/ [Ann? ---]ttae matris item/ [---]millae
uxoris nomine, pecuni[a sua solo suo/ amphitheatrum faciendum] curavit et [pa]rib(us) [qua]drag[inta ordinar(iis)
dedicavit].
Due iscrizioni monumentali di Urbs Salvia mostrano il
cursus del nostro triumviro, originario della citt picena (come
mostra la trib Velina). Dei nomi della madre e della moglie
restano solo poche tracce (v. Eck in PWRE.). Flavio fu patrono
della sua citt (che forse deve a lui il titolo di colonia), ove fu
due volte quattuorvir quinquennalis, ed alla quale offr lanfiteatro situato fuori dalle mura. Lesordio di carriera come capitale lo mostra di rango senatorio (anche se non troppo illustre). Dopo il tribunato militare, la questura fu urbana o piuttosto al seguito dun magistrato provinciale. Un rapporto (di
parentela?) con i principi Flavi spiega la svolta della carriera,
dopo il comando di legione (fu il conquistatore di Masada; Ios.
bell. 7.252; 275-407); si notino in particolare le due adlectiones
ed il consolato ordinario nel 78. Imparentato (presumibilmente
suo primo cugino per Syme) con il console C. Salvius C.f. Vel.
Liberalis Nonius Bassus (CIL. IX 5533), suo conterraneo e coetaneo.
PIR.2 F 368 (E. GROAG); ID., Zum Konsulat in der Kaiserzeit, in Wiener Studien 47 (1929) 144 nt. 6; A. DEGRASSI, I fasti cit. 24; P. v.
ROHDEN, De Palaestina et Arabia provinciis Romanis quaestiones selectae (Diss. Berolini 1885) 37 nr. 17; TH. MOMMSEN, Aegyptische
Legionre, in Hermes 35 (1900) 443 ss, [=Gesammelte Schriften VI.
Historische Schriften III (Berlin 1910) 118 ss.]; E. SCHRER, Geschichte des jdischen Volkes im Zeitalter Jesu Christi I (Leipzig 1901)
638, 644 (nr. 3); A. VON PREMERSTEIN, Die Buchfhrung einer aegyptischen Legionsabteilung, in Klio 3 (1903) 7; W. ECK, Senatoren von

230

CAPITOLO QUARTO

Vespasian bis Hadrian. Prosopographische Untersuchungen mit Einschluss der Jahres- und Provinzialfasten der Statthalter (Mnchen
1970) 93 ss.; ID., Die Eroberung von Masada und eine neue Inschrift
des L. Flavius Silva Nonius Bassus, in Ztschr. neutestam. Wiss. 60 (1969)
282 ss.; ID., s.v. Flavius, 181, in PWRE. Suppl. XIV (Mnchen 1974)
121 s.; M. CEBEILLAC, Les quaestores cit. 225 ss.; S. DEMOUGIN,
Uterque ordo cit. 102; R. SYME, Clues to testamentary adoption, in
Epigrafia e ordine senatorio I (Roma 1982) 402; L. GASPERINI, G.
PACI, Ascesa al senato ... (Picenum), in Epigrafia e ordine senatorio II
cit. 215, 232, 233, 243; CHR. DELPLACE, La romanisation du Picenum.
Lexemple dUrbs Salvia (Rome 1993) 46, 64, 72 s., 159, 267, 280 s.,
296, 315, 325, 329 s.; E. DABROWA, Legio X Fretensis. A prosopographical study of its officers (I-III c. A. D.) (Stuttgart 1993) 29 (nr. 7);
O. SALOMIES, Adoptive and Polyonymous Nomenclature in the Roman Empire (Helsinki 1992) 75, 80, 85, 133.

26. Q. GARGILIUS Q.f. Arn. MACER AUFIDIANUS.


IIIvir capitalis, tra il 60 ed il 70 d. C.?
CIL. II 4120, Tarraco:
Q(uinto) Gargilio Q(uinti) f(ilio) Arn(iensi tribu) Macro Aufidiano, IIIvir(o) cap(itali), trib(uno) mil(itum) leg(ionis) X
Gem(inae), quaest(ori) urb(ano), trib(uno) pleb(is), praet(ori),
proco(n)s(uli) prov(inciae) Cret(ae) et Cyren(arum), leg(ato)
A[u]g(ustorum) [H(ispaniae)] citer(ioris), Apronia L(uci) f(ilia)
Iusta uxor.
Secondo la ricostruzione di Alfldy, cominci la carriera
come homo novus tra la fine della dinastia Giulio-Claudia ed il
principato di Vespasiano. Sullorigine, africana (un Gargilius
fu patrono di Thugga: CIL. VIII 26579), e le parentele, cfr.
Alfldy (1978). Sua moglie fu Apronia L.f. Iusta40.
PIR.2 G 81; E. GROAG, s.v. Gargilius, 7, in PWRE. VII/1 (Stuttgart
1910) 763; W. ECK, s.v. Gargilius, 7, in PWRE. Suppl. XV cit. 108 s.;
G. NICCOLINI, I fasti cit. 500; G. ALFLDY, Fasti Hispanienses cit.
114 nt. 208; ID., Die rmische Inschriften von Tarraco (Berlin 1975) 73
(nr. 138); ID., Der Senator Q. Gargilius Macer Aufidianus und seine
Verwandten, in Chiron 8 (1978) 362 ss. (ove ulteriore bibliografia a

PROSOPOGRAFIA

231

nt. 8); M. CORBIER, Les familles clarissimes dAfrique proconsulaire


(Ier-IIIer sicle), in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 737.

27. C. BRUTTIUS L.f. Pomp. PRAESENS L. FULVIUS RUSTICUS.


triumvir capitalis, verso l88.
AE. 1950.66 41, Mactar:
[C(aio) Bruttio L(uci f(ilio) Pomp(tina) Pr]aesenti L(ucio) Fulvio Rus/[tico co(n)s(uli), proco(n)s(uli) prov(inciae) Afr]icae,
XVvir(o) sacr(is) faciundis, cura/[tori aedium sacrarum operum locoru]mque publicorum, leg(ato) pro pr(aetore)/
[Imp(eratoris) Caes(aris) Traiani Hadri]ani Aug(usti) provinciae Cappa/dociae item leg(ato) pro pr(aetore) [Imp(eratoris)
C]aesaris Traiani Hadriani/ Aug(usti) provinciae Moesiae
i[nferior]is, leg(ato) pro pr(aetore) Imp(eratoris) Caesar(is)
divi Tra/iani Aug(usti) provinciae Cilic(iae), cur(atori) v[iae]
Latinae, leg(ato) leg(ionis) VI Ferratae, donis mi/litaribus donato ab Imp(eratore) Traiano A[ug(usto) ob bellu]m Parthicum, praet(ori), aedil(i) pleb(is),/ [quaes]tor(i) provinciae Hispaniae Baet(icae) u[lteri]oris, trib(unuo) latic(lavio) leg(ionis)
I Minerviae, donis/ militaribus donat(o) ab Imp(eratore)
Aug(usto) ob be[llum Marcomann(icum)], triumviro capitali,
patr[ono],/ d(ecreto) [d(ecurionum)].
Dorigine lucana: Plin. epist. 7.3 42, di Volcei (v. Camodeca).
Il padre fu L. Bruttius Maximus proconsole di Cipro nell80
(AE. 1950.122). Suo figlio, C. Bruttius Praesens43, fu console
nel 153. Il secondo nome, L. Fulvius Rusticus, potrebbe derivargli da unadozione, forse da parte di un prozio. Sua moglie,
Laberia Marcia Hostilia Moecia Cornelia 44, era figlia di M. Laberio Massimo, cos. II ord. nel 103 45. Il tentativo di colpo di
stato del suocero pu aver influenzato la sua carriera: cos si
spiegherebbe lanomala cura della via Latina dopo il comando
43
W.
44

HENZE, s.v. Bruttius, 6, in PWRE. III/1 cit. 913 s.; PIR.2 B 165.
V. CIL. VIII 110, corretto da M. TORELLI, Laberia Crispina e un praefectus

232

CAPITOLO QUARTO

di legione46. Prima di Laberia ebbe in moglie una donna dorigine campana, Plin. epist. 7.3.1 47. Il triumvirato capitale da
porsi intorno all88; nell89 infatti si distinse nella prima guerra
pannonica sotto Domiziano (Strobel 48). La questura in Spagna
non indica una particolare benevolenza imperiale. Fu poi edile
e pretore, prima di combattere e distinguersi ancora nella
guerra condotta da Traiano contro i Parti, Suid. s.v. luvgo
=Arrian. Parth. frg. 85 Roos 49. Dopo il comando di legione,
oltre alla cura viaria, ebbe il governo della Cilicia, poco prima
della morte di Traiano, da cui pass, nel 118 o 119, al consolato, probabilmente per lintervento del suo amico Adriano 50,
asceso al trono. Govern poi la Cappadocia e la Mesia inferiore. Ottenne, tra il 129 ed il 132, la curatela aedium sacrarum
operum locorumque publicorum. Fu proconsole dAfrica
(133/135 ca.) e cooptato tra i XVviri sacris faciundis. La legazione in Siria fu probabilmente breve (138?). Allapice della
carriera fu console ordinario, con limperatore Antonino Pio,
nel 139 (1o marzo-1o giugno). Ebbe propriet in Sabina (CIL.
XV 331, cfr. IX 4906 Add.), ad Anzio (CIL. XV 7796, cfr. 4232,
4915, 4920, 4943), a Venusia (CIL. IX 425), v. anche IG. XIV
688= IGR. I 464 e cfr. VI 7588. Per la domus v. E. Groag, in PIR.
I 2 371 i.f.
PIR.2 B 161 e 164 (E. GROAG); W. HENZE, s.v. Bruttius, 5, in PWRE.
III/1 cit. 912 s.; A. STEIN, s.h.v., ibid. Suppl. I (Stuttgart 1903) 259; E.
castrorum in due epigrafi inedite di Trebula Mutuesca, in Epigraphica 24 (1962) 55 ss.,
cfr. PIR.2 L 15.
45
Si v. ora M.-T. RAEPSAET-CHARLIER, Prosopographie I cit. 408 ss. (nr. 478).
46
Si v. M. TORELLI, Laberia Crispina cit. 63; cfr. R. SYME, Legates of Cilicia under Trajan, in Historia 18 (1969) 352 s. [=Roman Papers II cit. 774 s.].
47
Cfr. R. SYME o. u. c. 354 [=Roman Papers II cit. 776].
48
Untersuchungen zu den Dakerkriegen Trajans (Bonn 1984) 125 s.; Die Donaukriege Domitians (Bonn 1989) 125 s.
49
Si v. A. G. ROOS, Studia Arrianea (Leipzig 1912) 58 s.
50
Si v. R. Syme, Praesens the Friend of Hadrian, in Studia in HonoremI. Kajanto
(Arctos Suppl. II, 1985) 273 ss. [=Roman Papers V (Oxford 1988) 563 ss.].
51
Cfr. E. RITTERLING, s.v. legio cit. 1788 ss., 1277 ss., J. MARQUARDT, Rmische Staatsverwaltung II 2 (Leipzig 1884) 450 nt. 8.

PROSOPOGRAFIA

233

GROAG, s.h.v., ibid. Suppl. VI (Stuttgart 1935) 17; R. HANSLIK, s.h.v.,


ibid. Suppl. XII (Stuttgart 1970) 133; W. ECK, ibid. Suppl. XIV cit.
77; ID., Senatoren von Vespasian bis Hadrian cit. 232 nt. 511; R. SYME,
People in Pliny, in JRS. 58 (1968) 150 [=Roman Papers II cit. 720 s.];
ID., Legates of Cilicia cit. 354 [=Roman Papers II cit. 775 s.]; H.-G.
PFLAUM, Les sodales Antoniniani cit. 66; L. SCHUMACHER, Prosopographische Untersuchungen cit. 74 s., 218 s., 315; G. ALFLDY, Fasti
Hispanienses cit. 185 s.; ID., Konsulat cit. 107 s., 138, 205, 240 s.; G.
CAMODECA, Ascesa al senato cit. 152 ss.; A. KOLB, Die kaiserliche
Bauverwaltung in der Stadt Rom (Stuttgart 1993) 183 ss.; B. E. THOMASSON, Laterculi praesidum I (Goteborg 1984) 290 (nr. 8), 269 (nr.
22), 132 (nr. 75), 380 s. (nr. 78); ID., Fasti Africani (Stockholm 1996)
57 s.; O. SALOMIES, Adoptive and Polyonymous cit. 36, 107, 140.

28. [L. COSSO]NIUS L.f. Stel. GALLUS VECILIUS CRISPINUS MANSUANIUS MARCELLINUS NUMISIUS
SABINUS.
IIIvir capitalis, ca. 93 d. C.
CIL. III 6813=ILS. 1038, Antiochiae Pisidiae:
[L(ucio) Cosso]nio L(uci) f(ilio) Stel(latina)/ Gallo Vecilio/ Crispino Mansuanio/ Marcellino Numisio/ [S]abino, leg(ato)
Aug(usti) pro pr(aetore)/ provinciar(um) Galatiae Pisid(iae)/
[P]aphlagoniae, sodali Fla/viali, proco(n)s(uli) prov(inciae)
Sard(iniae),/ leg(ato) leg(ionum) I Italicae et/ [I]I Traianae fortis, praef(ecto) frum(enti)/ dandi, curatori viar(um) Clodiae/
Cassiae Anniae Ciminiae Tra/ianae novae, praetori, trib(uno)
pl(ebis),/ quaestori provinciae Ponti et/ [B]ithyniae,/ leg(ato)
Asiae, IIIvir(o) capital(i),/ [trib(uno)] milit(um) leg(ionis) XXI
Rapacis.
Fu tribuno militare della XXI Rapax sotto Domiziano
(Dessau, in PIR 1; Fitz): questa legione esistita fino al 90-92 51.
Il triumvirato si pu ragionevolmente porre, dunque, intorno
al 93 d. C. Linizio di carriera non fu molto brillante, con la
52

Cfr., W. SCHULZE, Zur Geschichte lateiner Eigennamen2 (rist. Berlin 1966

234

CAPITOLO QUARTO

legazione in Asia e la questura provinciale. Dopo tribunato e


pretura, ebbe la cura delle strade verso il 108 (Eck; non prima
del 109: Thomasson). Govern la Sardegna forse tra il 110 e il
114. Fu governatore di Galazia, Pisidia e Paflagonia alla fine
del regno di Traiano, ovvero allinizio di quello di Adriano.
Console suffetto nel 119. Padre della Cossonia, moglie di un
figlio (finora ignoto) di Eggius, cos. suff. 111, e madre di L.
Cossonius Eggius Marullus, patrizio, cos. ord. 184 (Camodeca).
PIR. IV 2 13 (nr. 71); P. VON ROHDEN, s.v. Annius, 51, in PWRE. I/2
cit. 2268 s.; E. RITTERLING, Zur Geschichte der legio II Traiana unter
Traian, in Rh. Mus. 58 (1903) 478 ss.; J. LESQUIER, Larme romaine
dEgypte dAuguste Diocletien (Le Caire 1918) 65 (non recte); B.
STECH, Senatores cit. 112 (nr. 1625); G. NICCOLINI, I fasti cit. 464;
W. ECK, Die staatliche Organisation cit. 46 nt. 122, 81; G. CAMODECA, Ascesa al senato cit. 132; B. THOMASSON, Laterculi praesidum
I cit. 8 (nr. 16), 256 (nr. 19), 260 (nr. 50).

29. A. PLATORIUS A.f. Serg. NEPOS APONIUS ITALICUS MANILIANUS C. LICINIUS POLLIO.
IIIvir capitalis, 97 ca. d. C.
CIL. V 877=ILS. 1052, Aquileia:
A(ulo) Platorio A(uli) f(ilio)/ Serg(ia) Nepoti/ Aponio Italico/
Maniliano/ C. Licinio Pollioni,/ co(n)suli, auguri legat(o)
Aug(usti)/ pro praet(ore) provinc(iae) Brit/anniae, leg(ato)
pro pr(aetore) prov/inc(iae) German(iae) inferior(is),/ legato
pro pr(aetore) provinc(iae) Thrac(iae),/ leg(ato) legion(is) I
Adiutricis,/ quaest(ori) provinc(iae) Maced(oniae),/ curat(ori)
viarum Cassiae Clodiae Ciminiae novae/ Traianae, candidato
divi/ Traiani, trib(uno) mil(itum) leg(ionis) XXII/ Primigen(iae)
P(iae) F(idelis), praet(ori), trib(uno)/ pleb(is), IIIvir(o) capitali,/
patrono./ d(ecreto) d(ecurionum).
delled. 1933) 44 nt. 5, 334 nt. 3; E. KRAHE, Lexicon altillyrischen Personennamen
(Heidelberg 1929) 94.
53
Da ultimo A. CABALLOS RUFINO, Los senadores hispanorromanos y la roma-

PROSOPOGRAFIA

235

Titolo discendente, con qualche perturbazione nellordine


delle ultime righe. Il nome Platorius messapico-illirico 52.
Lorigine pi diretta probabilmente spagnola 53: forse fu un
Licinius adottato da un A. Platorius Nepos Aponius Italicus
Manilianus 54. Ricco 55 plebeo, patrono di Aquileia, augur. Il
triumvirato capitale da porre alla fine del regno di Domiziano. Potrebbe aver ricoperto il tribunato militare intorno al
97. La candidatura divi Traiani (indicata fuori posto nel cursus)
attribuita alla questura (Mommsen ad CIL. V 877; Cbeillac).
Tribuno della plebe nel 108-109 56. Pretore nel 111. La cura viarum del 112-113. Partecip alla guerra di Traiano contro i
Parti come legatus Augusti della I legione Adiutrix e poi fu
governatore in Tracia tra il 115 ed il 117. Fu console suffetto,
collega di Adriano (III) nei mesi di marzo-aprile 119 57. Di seguito fu inviato in Germania inferiore (119/129-122) e poi
(122-126/127) in Britannia 58, dove, durante il suo governo, fu
costruito il vallo di Adriano. Forse dopo il 124 ebbe un comando in Siria o il proconsolato dAsia. Il termine della carriera da collegare con linimicizia di Adriano, che pure gli era
stato amico: HA. vita Hadr. 4.2-3, 15.2, 23.4. Forse da identificare con il Nepos corrispondente di Plinio il giovane (epist.
4.26).
PIR.2 P 449 (K. WACHTEL); A. BETZ, s.v. Platorius, 2, in PWRE.
XX/2 (Stuttgart 1950) 2545 ss. (ivi ulteriore bibl.); S. BRASSLOFF,
Beitrge zum rmischen Staatsrecht, in Wiener Studien 22 (1900) 151
s.; O. KBLER, s.v. candidatus, in DE. II/1 cit. 68 (nr. 33); B. STECH,
nizacin de Hispania I (Sevilla 1990) 251, propende per la Betica ed in particolare
per Italica.
54
Cfr. A. E. GORDON, A. Platorius Nepos as tribunus plebis, in JRS. 48 (1958)
47 s.; L. SCHUMACHER, Prosopographische Untersuchungen zur Besetzung der vier
hohen rmischen Priesterkollegien im Zeitalter der Antonine und der Severer (96-235
n. Chr.) (Mainz 1973) 232 ss.
55
Notizie e fonti in A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit. 251.
56
Potrebbe trattarsi del Pollio, tribuno ricordato in CIL. VI 452=ILS. 3620.
57
Si v. anche CIL. VI 2078=32374.
58
Fonti sulla legazione britannica in A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I
cit. 249 s.

236

CAPITOLO QUARTO

Senatores cit. 102 nr. 1577; A. STEIN, Rmische Reichsbeamte der


Provinz Thracia (Sarajevo 1920) 12 s. (nr. 4); E. RITTERLING, s.v. legio cit. 1816; A. CALDERINI, Aquileia romana. Ricerche di storia e di
epigrafia (rist. Roma 1972 delled. 1930) 282; G. NICCOLINI, I fasti
cit. 467; P. LAMBRECHTS, La composition du snat romain de laccession au trone dHadrien la mort de Commode (Antwerpen-Gravenhage 1936) 44 s. (nr. 106); A. DEGRASSI, I fasti cit. 35; M. CBEILLAC,
Les quaestores cit. 173 s.; R. FREI-STOLBA, Untersuchungen cit. 178,
219, 235, 254, 268 (nr. 43); A. R. BIRLEY, The Fasti cit. 5, 100 ss., 379
s.; C. CASTILLO, Los senadores bticos. Relaciones familiares y sociales, in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 512 s.; B. E. THOMASSON,
Laterculi praesidum I cit. 163 (nr. 22), 57 (nr. 81), 71 (nr. 17); W. ECK,
Die Statthalter der Germanischen Provinzen vom 1.-3. Jahrhundert
(Kln-Bonn 1985) 164 s.; A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit.
249 ss. (nr. 138), con ulteriore bibliografia; O. SALOMIES, Adoptive
and Polyonymous cit. 140 s.

30. L. AEMILIUS M.f. Volt. HONORATUS.


IIIvir capitalis, fine del I sec. d. C.
CIL. XII 3164=ILS. 1048, Nemausus:
L(ucio) Aemilio M(arci) f(ilio) Vol(tina)/ Honorato,/ III vir(o)
capitali, q(uaestori) pro pr(aetore)/ provinc(iae) Ponti et
Bithyniae,/ leg(ato) eiusdem provinc(iae), aed(ili) pl(ebis),
pr(aetori),/ praef(ecto) frumenti dandi ex s(enatus)
c(onsulto),/ sacerdoti fetiali, proco(n)s(uli) provinc(iae)/ Cretae et Cyrenarum./ Hic hos honores beneficio optumi
princip(is)/ maturius quam per annos permitti solet/ gessit.
Origine Nemausensis (cfr. CIL. XII 3165, ove pure la menzione del triumvirato capitale; XI 5896). Percorse le cariche indicate nel cursus beneficio optumi principis maturius quam
per annos permitti solet. Lottimo principe quasi di certo Tra-

59

O. HIRSCHFELD, ad CIL. XII 3164; TH. MOMMSEN, Rmisches Staatsrecht I 3


cit. 577 nt. 2; J. MARQUARDT, Staatsverwaltung I 2 cit. 349 s.
60
Ovvero: L]em(onia).

PROSOPOGRAFIA

237

iano 59. Il triumvirato capitale e la questura risalgono forse alla


fine del regno di Domiziano. Le cariche successive si pongono
allinizio del principato traianeo. Prima delledilit fu legatus
proconsulis nella provincia di Ponto e Bitinia, dove gi era
stato questore. Potrebbe essere figlio del pontefice M. Aemilius ricordato in CIL. VI 32445,15 (Schumacher). Parente di Aemilia [Ho]norata (CIL. XI 6712,27)?
PIR.2 A 350; (E. GROAG; cfr. PIR. II 2 p. xi); P. VON ROHDEN, s.v. Aemilius, 51, in PWRE. I/1 549; L. CANTARELLI, Le distribuzioni di
grano, in Bull. Comm. Arch. Com. 23 (1895) 228 nt. 19; B. STECH, Senatores cit. 109 (nr. 1588); H.-G. PFLAUM, Du nouveau sur les agri
decumates la lumire dun fragment de Capoue, CIL X 3782, in Bonn.
Jahrb. 163 (1963) 234 ss.; W. ECK, Senatores cit. 42, 45 s.; L. SCHUMACHER, Prosopographische Untersuchungen cit. 8; Y. BURNAND,
Snateurs et chevaliers romains originaires de la cit de Nimes sous le
Haut-Empire. Etude prosopographique, in MEFRA. 87 (1975) 760 ss.;
ID., Senatores Romani ex provinciis Galliarum cit. 417; B. E. THOMASSON, Laterculi praesidum I cit. 365 (nr. 39); ID., Legatus cit. 141 (nr.
243).

31. [P. CLODIUS] P.f. [QUIR. CAP]ITO [AURELIA]NUS.


triumvir capitalis, fine I-inizio II secolo d. C.?
AE. 1981.229=CIL. X 3852, Capua:
[P(ublio) Clodio] P(ubli) f(ilius)/ [Quir(ina) Cap]itoni/ [Aurelia]no pr(aetori)/ [proco(n)]s(uli) provinc(iae)/ [Maced]oniae,
quaest(ori),/ [triu]mviro capitali,/ [quod] ex reditu/ [legato]
a Clodis/ [rei publ]icae Campanorum/ [viae tute]la prestatur.
Capuano, forse cugino di C. Clodius Adiutor (cfr. CIL. X
3851, rinvenuto insieme al titolo in questione, e AE. 1926.43
[2]). Si segue la lettura del cursus proposta da Eck, che si fonda
su uniscrizione di Macedonia, la quale nomina un P. Claudius
Capito Aurelianus, proconsole della provincia. Se lidentifica61

Per il cognome Optatus: R. SYME, Donatus and the Like, in Hermes 27


(1978) 597=[Roman Papers III (Oxford 1979) 1113], e la trib Quirina.

238

CAPITOLO QUARTO

zione esatta, dato che il proconsolato databile allepoca fra


Traiano ed Adriano, il triumvirato capitale potrebbe cadere tra
la fine del I e linizio del II secolo d. C.
PIR.2 C 1158 (cfr. 1156) (E. GROAG); ID., s.v. Clodius, 20, in PWRE.
IV/1 (Stuttgart 1900) 76. Letteratura superata da W. ECK, Miscellanea prosopographica, in ZPE. 42 (1981) 238 ss.; M. CBEILLAC-GERVASONI, Ascesa al senato cit. 80; G. DISANTO, Capua romana. Ricerche di prosopografia e storia sociale (Roma 1993) 104 s. (sui Clodii
capuani; il nostro il nr. 6 a p. 105).

32. C. SEIUS M.f. Quir. CALPURNIUS QUADRATUS


SITTIANUS.
IIIvir capitalis, fine I-II secolo d. C.
CIL. XIV 2831, ager Praenestinus:
Dis Manibus/ C(aio) Seio M(arci) f(ilio) Quir(ina)/ Calpurnio
Quadrato Sittiano,/ proco(n)s(uli) provinc(iae) Narbonensis,
praet(ori)/ peregrino,/ trib(uno) plebis, quaestori provinc(iae)
Afric(ae), III viro/ capitali/ cuius corpus hic crematum est.
Iscrizione funeraria su sarcofago, con cursus inverso. Non
pare possibile stabilire se fosse dorigine senatoria ovvero
equestre. Improbabile la parentela con i noti Seii di Volsinii,
come quella con Seius Quadratus ricordato da Tac. ann. 6.7.4.
Non aiuta, per lorigine geografica del nostro, lindicazione
della trib Quirina, presente in tutta la parte occidentale
dellimpero. Assai vaghi gli indizi per una datazione delliscrizione: linvocazione agli dei mani e luso del sarcofago fanno
proporre la prima met del II secolo per il governo provinciale
della Narbonese. Il triumvirato capitale si pu forse porre tra
la fine del I ed il II secolo d. C.
PIR.1 S 241; M. FLUSS, s.v. Seius, 7, in PWRE. II A/1 (Stuttgart 1921)
1122; H.-G. PFLAUM, Les Fastes de la province de Narbonnaise (Paris
1978) 25 s.; M. TORELLI, Ascesa al senato (Etruria) cit. 284, 291; M.
LE GLAY, Senateurs de Numide et des Mauretanies, in Epigrafia e

PROSOPOGRAFIA

239

ordine senatorio II cit. 763 s.; B. E. THOMASSON, Laterculi praesidum


I cit. 34 (nr. 23).

33. [--------]s M.f. [A?]em. SALANUS?


III vir capitalis, I o II secolo d. C.
CIL. VI 31820, Roma:
[--------]s M(arci) f(ilius)/ [- n(epos) A 60]em(ilia) Salan(us)/ III
vir cap(italis)[---]
Da escludere il III secolo per la menzione dellavo e della
trib. Liscrizione, di insicura tradizione manoscritta, pu essere interpretata come sopra.
34. L. BURBULEIUS OPTATUS LIGARIANUS.
IIIvir kapitalis, 110 ca.
CIL. X 6006=ILS. 1066, Minturnae:
L(ucio) Burbuleio L(uci) f(ilius) Quir(ina)/ Optato Ligariano,/
co(n)s(uli), sodal(i) Aug(ustali), leg(ato) Imperat(oris)/ Antonini Aug(usti) Pii pro pr(aetore) prov(inciae)/ Syriae, in quo
honor(e) decessit, leg(ato)/ eiusdem et Divi Hadriani pro
pr(aetore) prov(inciae)/ Cappad(ociae), cur(atori) oper(um)
locor(um)q(ue) publ(icorum), praef(ecto)/ aerar(ii) Saturn(i),
proco(n)sul(i) Sicil(iae), logiste/ Syriae, leg(ato) leg(ionis) XVI
Fl(aviae) firm(ae), cur(atori) rei p(ublicae)/ Narbon(ensium)
item Anconitanor(um) item/ Tarricin(orum) (sic), curat(ori)
viar(um) Clodiae Cassiae/ Ciminae, pr(aetori), aed(ili) pl(ebis),
q(uaestori) Ponti et Bithyn(iae),/ trib(uno) laticl(avio)
leg(ionis) IX Hispan(ae), IIIvir(o) kapit(ali),/ patr(ono)
col(oniae),/ Rasinia Pietas, nutr(ix) filiar(um) eius,/ s(ua)
p(ecunia) p(osuit) l(oco) d(ato) d(ecreto) d(ecurionum).
Il gentilizio (assai raro) di questo homo novus attestato
solo in Italia. La proposta duna origine africana 61 non appare
62

Si v. la dedica al nostro da parte della nutrice delle figlie.

240

CAPITOLO QUARTO

cogente. In qualche modo imparentato con un altro L. Burbuleius Optatus (CIL. X 6025, Minturnae). Liscrizione di Minturnae, di cui fu patrono e dove risiedeva (se non ne era originario) 62, riporta il cursus completo. Ricopr il consolato suffetto
con M. Aemilius Papus (AE. 1983.517), sotto Adriano, in un
anno incerto, che potrebbe essere il 135 63. Probabilmente subito dopo (136?) ebbe la cura operum locorum publicorum. Il
governo della Cappadocia risale al 137/138-139/140. Mor
mentre era legatus Augusti a capo dellimportante provincia di
Siria, nei primi anni del principato di Antonino Pio.
PIR.2 B 174 (E. GROAG); W. HENZE, s.v. Burbuleius, 2, in PWRE.
III/1 cit. 1060; W. LIEBENAM, Forschungen zur Verwaltungsgeschichte des rmischen Kaiserreichs I (Leipzig 1888, rist. Aalen 1970)
124 (nr. 11); B. STECH, Senatores cit. 111 (nr. 1611); A. DEGRASSI, I
fasti cit. 39; M. CORBIER, Laerarium cit. 185 ss. (nr. 39); G. ALFLDY,
Konsulat cit. 69, 72, 267 ss., 289, 291,; H.-G. PFLAUM, Les Fastes de
la province de Narbonnaise cit. 97 s. (nr. 1); B. E. THOMASSON, Laterculi praesidum I cit. 3 (nr. 19), 269 (nr. 26) 311 (nr. 50); A. KOLB, Die
kaiserliche Bauverwaltung cit. 188 ss.

35. M. CORNELIUS T.f. Quir. FRONTO.


IIIvir capitalis, verso il 118-120 d. C.
CIL. VIII 5350=ILS. 2928= Gsell ILA. 280, Gelmae:
M(arco) Cornelio/ T(iti) f(ilio) Quir(ina)/ Frontoni,/ IIIvir(o)
capital(i),/ q(uaestori) provinc(iae)/ Sicil(iae), aedil(i) pleb(is),/
praetori,/ municipes Calamensi/um patrono.
Si tratta del famoso oratore e scrittore, maestro di Marco
Aurelio e Lucio Vero. Originario di Cirta, onorato dai municipes di Calamae (Numidia) di cui era patrono. Homo novus,

63
Cfr.
64

A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit. 221.


Fasti Ostienses2 50,124; cfr. H. NESSELHAUF, Ein neues Fragment der Fasten
von Ostia, in Ath. 36 (1958) 219 ss.
65
Forschungen in Ephesos IV/3 (1951) 295.

PROSOPOGRAFIA

241

cominci il cursus come triumvir tra il 118 ed il 120 ca., sotto


Adriano. Probabilmente non serv nellesercito (Champlin). La
questura siciliana (125?) non era tra le pi importanti, ma nemmeno da esercitare in un territorio assai lontano dalla capitale,
dove il nostro si stava affermando nel foro. La pretura, ultimo
onore riportato nella iscrizione onoraria di Calamae, situabile intorno al 130. Raggiunse il consolato suffetto nel 143
(luglio-agosto), quando Marco Aurelio aveva 22 anni. Consularis in Gell. 2.26.1. Ricevuta in sorte la provincia dAsia, si scus
perch malato: ad Pium 8 p. 161 s. N.=1,236.238 H.; cfr. ad
M. Caes. 5.36 p. 36 N.=1,234 H. Morto non prima della fine del
176 (cfr. p. 161 s. N.=2, 114 H.). Spos una Gratia (fonti in
PIR.2). Il fratello, Q. Cornelius Quadratus (PIR.2 C 1426) raggiunse il consolato suffetto nel 147. Una figlia del nostro spos
C. Aufidius Victorinus, cos. II a. 183 (PIR.2 A 1393).
PIR.2 C 1364; G. ALFLDY, Konsulat und Senatorenstand cit. 35 ss.;
59; 82 s.; 144 s. (e cfr. 412); E. CHAMPLIN, Fronto and Antonine Rome
(Cambridge Mass.-London 1980) 79 ss., 137 ss.; M. GAGGIOTTI, L.
SENSI, Ascesa al senato (Umbria) cit. 273; W. ECK, Die fistulae aquariae der Stadt Rom, in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 206 nt. 49,
214; M. LE GLAY, Snateurs de Numidie et des Mauretanies cit. 757
ss.; M. A. LEVI, Ricerche su Frontone, in Atti Acc. Naz. Lincei. Cl. sc.
mor, stor. e filol. Memorie ser. IX, vol. IV fasc. 4 (Roma 1994) 242,
287 ss.

36. ANONIMUS.
triumvir capitalis, verso il 120 d. C.
CIL. XI 6339, Pisaurum:
[---leg(ato) leg(ionis) X Fr]et[ensis] donat(o) donis/ [ab
Imp(eratore) Caes(are) H]adriano hasta pura/ [et coronis
mu]rali, vallar[i ob bell]um/ Iudaicum, p]raetori, [tr(ibuno)
pl(ebis), qu]ae[st(ori)]/ [sevir(o) eq(uitum)] R(omanorum)
turma[e --t]riu[mviro] ca[pitali]/ [patrono co]lon(iae),
d(ecreto) [d(ecurionum) pub]lice.
Patrono della colonia di Pisauro. Fu donatus donis ab im-

242

CAPITOLO QUARTO

peratore Caesare Hadriano hasta pura et coronis murali vallari


ob bellum Iudaicum mentre era al comando probabilmente
della X Fretensis durante la rivolta di Bar Kokhba nel 132-135.
Tra la questura e la pretura probabile il tribunato della plebe.
E. DABROWA, Legio X Fretensis cit. 42 s. (nr. 15).

37. L. ANNIUS FABIANUS.


IIIvir capitalis, primi anni di Adriano (120 ca. d. C.).
CIL. III 1455=7972, Sarmizegetusa:
L(ucio) Annio Fabiano/ III viro capital(i), trib(uno)/ leg(ionis)
II Aug(ustae), quaestori urban(o),/ trib(uno) pl(ebis), praetori,/ curatori viae Latinae,/ leg(ato) leg(ionis) X Fretensis,/
leg(ato) Aug(usti) pr(o) pr(aetore) provinc(iae) Dac(iae),/
col(onia) Ulp(ia) Traia[n(a)] Sar[m(izegetusa)].
Forse figlio dellomonimo cavaliere, magistrato municipale
di Cesarea di Mauretania. Il titolo in questione riporta la carriera fino agli incarichi pretori, ma il nostro con tutta probabilit da identificare con il Fabianus console suffetto nel 141
o 142 64. Il debutto come triumviro capitale corrisponde abbastanza bene alle origini equestri e provinciali. Tribuno della II
legione Augusta, fu poi questore urbano, e ci mostra una
certa benevolenza da parte della corte. Tribuno della plebe e
pretore, ebbe tre incarichi da pretorio: la cura della via Latina
(132-135 ca.), il comando della X Fretensis (135-138 ca.), il governo della Dacia (139-141 ca.). Avo di L. Annius Fabianus,
console nel 201 (PIR.2 A 644).
PIR.2 A 643 (E. GROAG); P. VON ROHDEN, s.v. Annius, 39, in PWRE.
I/2 cit. 2265; G. NICCOLINI, I fasti cit. 477; H.-G. PFLAUM, Les juges
des cinq dcuries originaires dAfrique, in Antiquits africaines 2
(1968) [=Afrique romaine. Scripta varia I (Paris 1978) 249]; W. ECK,
Senatoren cit. 216; G. ALFLDY, Konsulat cit. 102, 141 s., 144, 267 s.,
295, 300, 312. 334.A. R. BIRLEY, The Fasti cit. 272 s.; M. LE GLAY,
Snateurs de Numidie et des Mauretanies cit. 761 s., 776; E. DABROWA, Legio X Fretensis cit. 43 (nr. 16); I. PISO, Fasti provinciae Daciae I. Die senatorischen Amtstrger (Bonn 1993) 54 ss.

PROSOPOGRAFIA

243

38. C. IULIUS THRASO ALEXANDER.


triouvmbour kapita`li, 133-137 ca.?, comunque: I met del
II secolo d. C.
AE. 1924.75=IEph. 3035:
... tamivan, cei/livarcon legiw`no d/ Skuqikh`, triouvboura/
kapita`lin ...
AE. 1952.220=IEph. 4355:
[C(aio) Iulio Thrasoni Alexandro --------- curatori r(erum)
p(ublicarum) --------------] Nucerinorum Apulorum et Spoletinorum praef[ecto alimentor]um leg(ato) Au[g(usti) pro
pr(aetore) prov(inciae) ----------- pro quaestori prov(inciae)
Asiae (?), trib(uno) mil(itum) leg(ionis) IV Scythicae donis militaribus donato a divo Hadriano (?) ----------]/ vexillo hastis
puris duabus III viro capitali C(aius) I[ulius Thraso Al]e[xa]
nd[er ---- filius --].
Lepigrafe in greco AE. 1924.75, che comprende il cursus
fino alla questura, fu posta dal senato e dal popolo efesino per
cura di un Vedio Antonino. Se corretta la lettura di Keil 65,
trascritta sopra 66, del titolo AE. 1952.220 (acefalo e mutilo), si
pu identificare questultimo con M. Claudius P. Vedius Antoninus Phaedrus Sabinianus 67. In questo caso il tribunato
militare si porrebbe durante la guerra giudaica di Adriano
(132/135) ed il triumvirato tra il 133 ed il 137. In caso contrario lunica datazione possibile del cursus alla prima met del
II secolo. Per Camodeca il personaggio di AE. 1952.220 (la cui
identificazione col nostro resta dubbia, cfr. anche Halfmann)
fu forse consolare e curatore di unulteriore citt.
PIR.2 I 600; R. HANSLIK, s.v. Iulius, 508a, in PWRE. Suppl. XII
(Stuttgart 1970) 509; G. ALFLDY, Konsulat cit. 260; H. HALFMANN,
Die Senatoren cit. 170 s. (nr. 87); ID., Die Senatoren aus den kleinasiatischen Provinzen, in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 636;
G. CAMODECA, Ricerche cit. 486 nt. 145, 505, 513.
66

Con una correzione di G. CAMODECA, Ricerche sui curatores rei publicae,

244

CAPITOLO QUARTO

39. P. IULIUS P.f. Quir. GEMINIUS MARCIANUS.


IIIvir kapitalis, 145-146 d. C.
CIL. VIII 7050=ILS. 1102= ILA. II 634, Cirta:
[P. I]ulio P(ubli) fil(io) Quir(ina)/ [Ge]minio Marciano,/ [co(n)
s(uli)], sodali Titio, proco(n)s(uli) provin/[cia]e Macedoniae,
leg(ato) Aug(ustorum duorum) pro pr(aetore)/ [pro]vinciae
Arabiae, leg(ato) Aug(ustorum duorum) su/[per] vexillationes in Cappa/[do]cia, leg(ato) Aug(usti) leg(ionis) X/ Geminae,/ [leg(ato)] pro pr(aetore) provinc(iae) Africae,/ [pr]aetori, trib(uno) pleb(is), quaestori,/ [tri]buno laticlavio
leg(ionis) X/ [Fr]etensis et leg(ionis) IIII Scy/[th]icae, IIIviro
kapitali,/ [op]timo constantissimo/ [---D]urmius Felix primi/
[pi]laris leg(ionis) III Cyrenaicae/ [st]rator in Arabia maioris/
[te]mporis legationis eius,/[h]on(oris) causa, d(ecreto)
d(ecurionum).
Di Cirta (o del territorio limitrofo). Amico di Frontone,
che lo chiama Marcianus noster (ad M. Caes. 3.4 p. 43 N.=1,66
H.). Il tribunato militare della X legione mentre si trovava in
Syria Palaestina e della IIII in Syria pu farsi risalire intorno al
149-150 (cfr. CIL. VIII 7934, ove attestata anche la questura).
Immediatamente precedente il triumvirato capitale (145-146).
Ebbe il comando delle vexillationes in Cappadocia al tempo
del bellum Parthicum, iniziato nel 161. In CIL. III 96 (Bostra)
ricordato come legatus Augusti (e non: Augustorum) pro praetore provinciae Arabiae, cfr. anche CIL. VIII 7934, carica che
ricopr nel 162. Consul suffectus nel 165 o 166 e infine proconsul Asiae intorno al 182.
PIR.2 I 340; E. HOHL, s.v. Iulius, 259, in PWRE. X/1 (Stuttgart 1917)
in ANRW. II/13 (Berlin-New York 1980) 504 e nt. 24, relativa alla cura di unulteriore comunit, oltre a Luceria e Spoletium.
67
H. HALFMANN, Die Senatoren aus dem stlichen Teil des Imperium Romanum bis zum Ende des 2. Jh. nr. Chr. (Gttingen 1979) 168 s. (nr. 84).
68
Cfr. E. RITTERLING, sv. legio cit. 1397, che propone il 166.
69
CIL. X 7852=ILS. 5947.

PROSOPOGRAFIA

245

610 s.; G. NICCOLINI, I fasti cit. 480 s.; E. DABROWA, Legio X Fretensis cit. 59 s. (nr. 4); A. DEGRASSI, I fasti cit. 47; G. ALFLDY, Konsulat
cit. 182 (e nt. 181); M. LE GLAY, Senateurs de Numidie et des Mauretanies, cit. 766; B. E. THOMASSON, Laterculi praesidum I cit. 231 (nr.
159), 328 s. (nr. 8); ID., Legatus cit. 126 (nr. 60); P. M. M. LEUNISSEN,
Konsuln und Konsulare cit. 221.

40. SALVIUS NEN[O]LAUS CAMPANIANUS CN.


PLO[TIUS] MAXIMINUS T. [H]OENIUS SEVER[US]
SERVEIENUS U[RSUS?].
IIIvir kapitalis, 162-164 d. C.?
CIL. III 6755, Ancyra:
D(is) M(anibus)/ Salvi Nen[o]/lai Camp[ani]/ani Cn(ei) Plo[ti]/
Maximini T(iti)/ [H]oeni Sever[i]/ Serveieni U[rsi],/ IIIvir(i)
k(apitalis), trib(uni) [lat(iclavi)]/ leg(ionis) V Mac(edonicae),
it[em]/ leg(ionis) I Adiutr[icis]/ vixit an(nos) XX[I]/ mens(es)
IX d(ies) II[I]/ Sui.
Il personaggio potrebbe essere morto da tribuno laticlavio
durante le campagne in Oriente di Lucio Vero (164/166) 68. In
questo caso il triumvirato capitale da porsi intorno al 162164. Pi che probabile la parentela con gli Hoenii Severi di
Fanum Fortunae (Umbria), in particolare con il console ordinario del 141 T. Hoenius Severus e con lomonimo suffetto
del 170.
A. R. BIRLEY, Notes on senators imperial service cit. 243; J. FITZ,
Tribuni laticlavii in Pannonien, in Epigrafia e ordine senatorio I cit.
323; M. GAGGIOTTI, L. SENSI, Ascesa al senato (Umbria) cit. 272 s.

41. M. ACCENNA M.f. Gal. HELVIUS AGRIPPA.


III vir capitalis, II sec. d. C.
CIL. II 1262, Alcala de Guadaira, nei pressi di Hispalis (Baetica):
M(arcus) Accenna M(arci) f(ilius) Gal(eria) Helvius/ Agrippa, prae-

246

CAPITOLO QUARTO

torius, trib(unus) pleb(is),/ leg(atus) provinciae Africae, III viro ca/


pitali, trib(unus) laticl(avius) Syriae leg(ionis) XVI Fla(viae),/ item
trib(unus) laticl(avius) Brittanniae leg(ionis) XX/ Val(eriae) Victricis, curio minor, vixit an/nis XXXIIII mensibus tribus dieb(us)
XXIII./ M(arcus) Accenna Helvius Agrippa [fil(ius)] patri
dulc(issimo) f(ecit).
Iscrizione funeraria posta dal figlio omonimo del nostro
personaggio, che mor pretorio allet di 34 anni (forse a sua
volta figlio di M. Accenna L.f. Galeria Saturninus), originario
probabilmente della Betica (lo fa pensare la trib, oltre al fatto
che, vi fu sepolto dal figlio). In qualche modo imparentato con
L. Helvius Agrippa, proconsul Sardiniae nel 68/69 69 (potrebbe
esserne il figlio 70, adottato da un M. Accenna), pontifex sotto
Domiziano (Cass. Dio 67.3.3) e con M. Helvius Agrippa Sergia tribu (CIL. II 1184). Tribunus militum non prima del 114
(Thomasson). Viste le probabili parentele il triumvirato capitale appare non del tutto congruente alla posizione sociale del
nostro. Da questorio fu legatus in Africa sotto Adriano o pi
tardi. Mor pretorio allet di 34 anni.
PIR.2 H 54, 65; PIR.2 A 24 (E. GROAG); P. VON ROHDEN, s.v. Accenna, 2, in PWRE. I/1 cit. 135; W. LIEBNAM, Forschungen I cit. 29
(nr. 24); G. NICCOLINI, I fasti cit. 498; E. RITTERLING, s.v. legio cit.
1765 s.; C. CASTILLO, Los senadores Bticos, in Epigrafia e ordine
senatorio II cit. 488; A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit. 27 s.
(nr. 1); O. SALOMIES, Adoptive and Polyonymous cit. 88.

42. T. DIDIUS M.f. Pap. PRISCUS.


III vir capitalis, et antonina?
CIL. V 6419, Ticinum:
T(ito) Didio M(arci) f(ilio) Pap(iria)/ Prisco/ III viro capitali,
sevir(o)/ turm(ae) V equit(um) Roman(orum),/ trib(uno)
70

Ovvero potrebbe essere figlio di M. Accenna L.f. Gal. Saturninus, pretorio,


proconsole della Betica sotto Traiano o Adriano (CIL. XIV 3585).
71
Cfr. il nr. 52.

PROSOPOGRAFIA

247

milit(um) leg(ionis) III Aug(ustae),/ q(uaestori) pro pr(aetore)


provinciae/ Galliae Narbonens(is),/ trib(uno) plebis, praetori,/ municipi patrono./ T(itus) Didius Hermias/ indulgentissimo patrono.
Un suo liberto gli dedica liscrizione (forse funeraria) a Ticinum, sua probabile patria (come indica anche la trib Papiria). Dopo il triumvirato capitale fu uno dei sei giovani che
comand una turma di cavalieri romani (la V) in un lusus Troiae. Svolse in Africa il tribunato militare. Cursus ordinario dun
notabile municipale, scelto come patrono dalla sua citt natale;
difficile, dunque, una datazione precisa. Pflaum propone let
antonina per luso del superlativo indulgentissimus da parte
del liberto dedicante, T. Didius Hermias.
PIR.2 D 73 (E. GROAG); ID., s.v. Didius, 11, in PWRE. V/1 cit. 424 s.;
G. NICCOLINI, I fasti cit. 500; H.-G. PFLAUM, Les Fastes de la province de Narbonnaise cit. 86; G. ALFLDY, Senatoren aus Norditalien
cit. 357; Y. LE BOHEC, La troisime lgion Auguste (Paris 1989) 127.

43. C. POSTUMIUS C.f. Quir. AFRICANUS.


IIIvir capitalis, met del II sec. ca.
AE. 1988.1119 Ammaedara:
Amm[aed]ar[ae] Aug[ustae] s[acrum]./ C(aius) Postu[miu]s
C(aii) f(ilius) Qui[r(ina)]/ Afr[icanus, c(larissimus) v(ir),/ I]II
ca[pital(is), tr]ib(unus) leg(ionis) VII Gem(inae), q(uaestor)
urb(anus), [ab ac/tis] senatus, aedil(is) curul(is), pr[a]et(or)
[urb(anus),/ leg(atus) p]ro pr(aetore), patronus col(oniae),
aq[uaeductum/ e legi]bus praediorum iuris su [scepit/ cum/
rivo a]quae [q]uae permissu p[roco(n)s(ulis) fluit].
Di origine africana, forse di Ammaedara. Carriera det
antonina. Probabilmente homo novus; fu tribuno militare in
Spagna. Dopo il triumvirato percorse un cursus che mostra comunque una certa vicinanza alla corte. Fu questore urbano, ab
actis senatus 71, edile curule, pretore urbano. Torn in Africa
come legatus (proconsulis) pro praetore tra il 160 e il 180 (?).

248

CAPITOLO QUARTO

Patrono della colonia di Ammaedara, dove cura la costruzione


dellacquedotto.
PIR.2 P 884 (K. WACHTEL); Z. BEN ABDALLAH, La mention des
servitudes prdiales dans une ddicace Ammaedara personnifie,
faite par un lgat dAfrique proconsulaire, in CRAI. (1988) 236 ss.

44. C. MOCCONIUS C.f. Fab. VERUS.


IIIvir capitalis, et antonina (met II secolo)
CIL. VI 1463, Roma:
C(aio) Mocconio/ C(ai) f(ilio) Fab(ia) Ver[o],/ praetori, legato
pr(o) [pr(aetore)]/ provinciae Achaiae, t[r(ibuno) pl(ebis)],
q(uaestori) urbano, IIIvir(o) capit[ali],/ tribuno laticlavio
l[eg(ionis)] VII Gemin(ae) at census accipi[en]dos civitatium
XXIII[I] Vasconum et Vardul[l]orum/ vixit annis XXXVI/ ex testamento
Titolo sepolcrale rinvenuto sulla via Prenestina. Il senatore
era certo un homo novus, come si pu inferire anche dal fatto
che, morto a 36 anni, non aveva ricoperto cariche dopo la pretura. Probabile lorigine gallica (della Cisalpina, o Transalpina,
forse di Brixiae o di Patavium, per la trib Fabia), come fa
pensare anche il nome celtico Mocco. Sulla datazione sorgono
alcuni problemi: Groag aveva proposto di datare liscrizione
verso la met del I secolo d. C. 72; perch pi tardi i senatori
hanno sempre ricoperto il tribunato militare dopo la carica
vigintivirale. Ma la denominazione di tribunus laticlavius diviene comune solo a partire da Adriano (Syme e Birley cit. in
Alfldy). Si pu ipotizzare unincarico militare speciale in
connessione con il census operato presso le comunit spagnole
dei Vascones e dei Vardulli.
PIR.2 M 649; M. FLUSS, s.v. Mocconius, in PWRE. XV/2 (Stuttgart
1932) 2313; E. RITTERLING, s.v. legio cit. 1640; W. KUBITSCHEK,
s.v. census, in PWRE. III/2 cit. 1919; W. LIEBENAM, Forschungen
cit. 8, 457; E. HOLDER, Alt-celtischer Sprachschatz II (Leipzig 1904)
72

Ma comunque dovrebbe intendersi dopo il 68, data dellistituzione della VII

PROSOPOGRAFIA

249

603; G. ALFLDY, Fasti Hispanienses cit. 128 s., 241 nt. 7, 283;
B. E. THOMASSON, Legatus 58, 123 (nr. 18)

45. L. AEMILIUS L.f. Gal. NASO FABULLINUS.


triumvir capitalis/IIIvir capitalis 73, da Adriano in poi.
CIL. XI 408374=VI 29683, Ocriculum75:
L(ucio) Aemilio/ L(uci) f(ilio) Gal(eria)/ Nasoni Fabullino,/ tribuno laticlavio/ leg(ionis) XX V(aleriae) v(ictricis),/ triumviro
capitali/ d(ecreto) d(ecurionum) publice.
Difficile la datazione. Unico dato su cui basarsi la menzione della qualificazione come laticlavio del tribunato militare, che sembrerebbe usuale nelle epigrafi solo a partire da
Adriano.
PIR. I 2 A 386 (E. GROAG); R. HANSLIK, s.v. Aemilius, 102a, in
PWRE. Suppl. XII cit. 4.

46. IUNIUS PRISCUS QUINTILIANUS (?).


triumvir capitalis, 170 ca.
AE. 1995.231, Roma:
[---]unio[---/---]coCAR[---/---]ntil[i]an[o,co(n)s(uli)?,/ sodal]i
Titiali Fla[viali,/ leg(ato) Au]g(usti) pr(o) pr(aetore) leg(ionis)
II I[talic(ae),/ praep]osito vexill(ationum) [leg(ionum
---/---]+nicarum, leg(ato) l[eg(ionis) V/ Macedo]nic(ae),
leg(ato) leg(ionis) [---/--- Pi]ae Fidel(is), cur[atori/ rei pub]
lic(ae) Cirtens[ium, iuridic]o per Aemil[iam/ Liguri?]am,
praetor[i ---/---, qua]est(ori), trium[viro/ c]apitali./ [Huic se]
natus, auc[tore/ Imp(eratore) Cae]s(are) L. Aelio Aur[elio/
legione Gemina; cfr. E. RITTELING, s.v. legio cit. 1629 ss.
73
V. infra in nt. 44
74
Cfr. nt. ibid., p. 1363. Praticamente identica liscrizione in CIL. VI 29684, ove
per la titolatura diversamente espressa: IIIvir(o) capit(ali).
75
Cfr. nt. in CIL. VI, p. 3731.
76
Per H.-G. PFLAUM, Les Fastes de la province de Narbonnaise ... il nostro

250

CAPITOLO QUARTO

Comm]odo Pio Feli[ce Aug(usto),/ statua]m in templ[o


---/---ponendam censuit?].
Ricordato in uniscrizione onoraria (probabilmente post
mortem), il personaggio (Iunius [Pris]cus Car- [o Gar-] Quintilianus?) fu console sotto Commodo, tra il 188 ed il 192. Il
triumvirato capitale fu dunque ricoperto verisimilmente verso
il 170. Dopo la questura ebbe forse il tribunato della plebe
piuttosto che ledilit. Da pretorio fu iuridicus, curatore di
Cirta (o delle quattro colonie cirtensi) e questo potrebbe essere un indizio per unorigine africana. Ricopr diverse cariche
militari e fu sodalis Titialis Flavialis. La data delliscrizione il
191 o 192: in questultimo anno, infatti, Commodo cambi il
suo nome da M. Aurelius Commodus Antoninus in L. Aelius
Aurelius Commodus.
G. L. GREGORI, Un nuovo senatore dellet di Commodo?, in ZPE.
106 (1995) 269 ss.

47. C. CAESONIUS C.f. Quir. MACER RUFINIANUS.


IIIvir capitalis, sotto Commodo?
CIL. XIV 3900=ILS. 1182=II. 1.1.102, Tibur:
C(aio) Caesonio C(ai) f(ilio) Quir(ina) Macro Rufiniano,/ consulari, sodali Augustali, comiti Imp(eratoris)/ Severi Alexandri Aug(usti), cur(atori) r(ei) p(ublicae) Lanivior(um) II,/
proco(n)s(uli) prov(inciae) Africae, cur(atori) aquar(um) et
Minic(iae),/ leg(ato) Aug(usti) pr(o) pr(aetore) German(iae)
superioris, cur(atori) alvei/ Tiberis, cur(atori) r(ei) p(ublicae)
Teanens(ium), leg(ato) Aug(usti) pr(o) pr(aetore) prov(inciae)/
Lusitan(iae), cur(atori) r(ei) p(ublicae) Tarracinens(ium),
proco(n)s(uli) prov(inciae)/ Achaiae, leg(ato) leg(ionis) VII
Claud(iae), cur(atori) r(ei) p(ublicae) Asculan(orum)/ leg(ato)
prov(inciae) Asiae,/ pr(aetori),/ leg(ato) prov(inciae)
Baetic(ae),/ trib(uno) pl(ebis),/ quaestori prov(inciae)
Narbon(ensis),/ trib(uno) leg(ionis) I Adiutric(is)/ donato do-

PROSOPOGRAFIA

251

nis militarib(us) a divo Marco,/ IIIvir(o) capitali,/ patri dulcissimo et incomparabili, Caesonius Lucillus filius consularis.
Certamente italico, campano (cfr. H. Dessau, ad CIL. XIV
3902), ovvero di Antium (Dietz, basandosi sulla trib Quirina). Sua moglie fu Manilia Lucilla (CIL. XIV 3901=ILS. 1183),
suo figlio L. Caesonius Lucillus Macer Rufinianus (PIR.2 C
209). Nato intorno al 158, triumviro verso il 178, tribuno militare 178-180 ca.76. Ricev le decorazioni militari nel 178-180
ca. Questore nella Narbonese, tribuno della plebe, fu poi legato proconsulis in Betica, pretore e poi ancora legatus proconsulis (in Asia). La cura della citt di Ascoli si pu datare al 189
ca (Camodeca). Ebbe poi il comando della VII legione Claudia
ed il governo dellAchaia. La cura della res publica Tarracinensium risale al 193 ca. Al 195-196 la legazione in Lusitania, al
197-198 lulteriore cura della citt dei Teanenses. Il consolato,
suffetto, pu porsi tre il 197 ed il 200 (197-198 per Leunissen).
Da consolare ebbe prima la cura alvei Tiberis (200-201), poi il
governo della Germania superiore (202-204), ancora una cura
(205-208). Il proconsolato dAfrica corona una prestigiosa carriera, probabilmente tra il 215 ed il 220 77. Ma il nostro fu ancora curator r(ei) publicae Laniviorum II (220-230) e comes di
Severo Alessandro nella spedizione in Oriente, dal 231-232.
Morto prima del 235.
PIR.2 C 210 (E. GROAG); ID. Die rmischen Reichsbeamten von
Achaia bis auf Diokletian (Wien-Leipzig 1939) 81 s.; ID., s.v. Caesonius, 4, in PWRE. III/1 cit. 1318; G. NICCOLINI, I fasti cit. 488; P.
LAMBRECHTS, La composition cit. (nr. 1036); ID., La composition du
snat romain de Septime Svre Diocltien (193-284) (Budapest
s.d.) 45 (nr. 510); A. DEGRASSI, I fasti cit. 115; G. BARBIERI, Lalbo
senatorio da Settimio Severo a Carino (Roma 1952) 31 (nr. 206);
H. G. PFLAUM, Les Fastes de la province de Narbonnaise cit. 84;
K. DIETZ, Senatus contra principem (Mnchen 1980) 103 ss., 325 ss.;

personaggio fu tribuno militare alla fine della guerra germanica, nel 173. Sarebbe
dunque nato verso il 153.

252

CAPITOLO QUARTO

G. CAMODECA, Ricerche cit. 495, 501, 509. cit. 495, 501, 509; P. M.
M. LEUNISSEN, Konsulat und Konsulare cit. 16, 19, 56 s., 59, 63, 155,
218, 245 ss., 289, 294, 316, 318, 340 s., 357, 360, 373, 388; B. E. THOMASSON, Fasti Africani cit. 87.

48. C. ANNIUS C.f. LEPIDUS MARCELLUS.


triumvir kapitalis, fine II-inizio III secolo d. C.
CIL. II2/7.271, Corduba:
In honorem/ memoriae/ C(aii) Annii C(aii) f(ilii)/ Lepidi/ Marcelli,/ triumviri/ kapitalis,/ ordo/ splendidissimae/ coloniae/
Cordubensium/ statuam/ equestrem/ poni decrevit,/ Quintia P(ubli) f(ilia)/ Galla/ mater/ honore accepto/ impensam
re[misit].
Il giovane mor mentre ricopriva il triumvirato, o subito
dopo. Fu onorato dallordo coloniae Cordubensium, di cui era
originario, con una statua equestre 78. Figlio di una Quintia P.f.
Galla (sulle sue probabili parentele v. Caballos Rufino). Liscrizione risale probabilmente a fine II-inizio III secolo d. C.
PIR.2 A 666 (E. GROAG); E. KLEBS, s.v. Annius, 59, in PWRE. I/2 cit.
2270; C. CASTILLO, Los senadores bticos cit. 482, 484, 487, 491; A.
CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit. 58 s.; A. U. STYLOW, ad CIL.
II2/7.271.

49. L. MESSIUS L.f. RUFINUS.


III vir capitalis, fine II-inizio III secolo d. C.?
CIL. VIII 22720, Gightis (Tripolitania):
L(ucio ) Messio L(uci) f(ilio)/ Rufino, III vir(o)/ cap(itali),
q(uaestor) provin(ciae) [---].
Probabilmente imparentato con le famiglie tripolitane dei
Memmii e dei Servaei (Corbier). Identificabile col Messius Rufinus clarissimae memoriae vir (epoca di Commodo), ricordato
77

Datazione suggeritami da F. Nasti. B. E. THOMASSON, Fasti Africani cit. 86 s.,


sostiene pi probabile il proconsolato tra Elagabalo e Alessandro Severo.

PROSOPOGRAFIA

253

in uniscrizione dellarchitrave del tempio di Ercole a Sabratha? (IRT. 29, successiva al 186: imp. VIII cos. V p. p.). Ignota
la provincia in cui fu questore dopo il triumvirato capitale.
PIR.2 M 520 a); E. GROAG, s.v. Messius, 12, in PWRE. XV/1
(Stuttgart 1931) 1286; W. ECK, s.v. Messius, 11a, ibid. Suppl. XIV
cit. 281; G. BARBIERI, Lalbo cit. 353 (nr. 2057), 611 (nr. 799a); M.
CORBIER, Les familles clarissimes cit. 718.

50. [I]ULIUS I... T.f. [IN]STEIUS PAULI[NUS].


IIIvir capitalis, II-inizio del III secolo?
CIL. XIV 2926, Praeneste:
[--- I]ulio T(iti) f(ilio) P[up(inia)?]/ [--- In]steio Pauli[no],/ [III
viro] capital(i), trib(uno) [mil(itum)]/ [leg(ionis) II(?)]I
Aug(ustae), quaest(ori) [---].
La trib Pupinia appare nelliscrizione prenestina eretta
ex decreto decurionum per Q. Insteius T.f. 79, consolare 80, che
quasi certamente imparentato con il triumviro. Si pu dunque pensare che a linea 1 la I che compare nel CIL. possa essere
lasta duna P. La trib pare essere quella di Pedum, comunit
annessa al territorio di Praeneste, che potrebbe dunque essere
lorigo del nostro triumviro 81. Il personaggio fu tribuno della
III (o forse dellVIII) legione Augusta e questore. Difficile la
datazione: le parentele fanno pensare al II o allinizio del III
secolo d. C.
PIR.2 I 34; G. BARBIERI, Lalbo cit. 355; O. SALOMIES, Senatori oriundi
del Lazio cit. 78 s.

51. C. PRAECELLIUS G.f. Pap. AUGURINUS VETTIUS


FESTUS CRISPINIANUS VIBIUS VERUS CASSIANUS.
triumvir capitalis, fine II-inizio III sec.?
78

Su cui J. BERGEMANN, Rmische Reiterstatuen: Ehrendenkmler im ffentlichen Bereich (Mainz a. R. 1990) 138.

254

CAPITOLO QUARTO

CIL. V 331= II. 10.2.8, Parentium:


C(aio) Praecel/lio G(ai) fili Pap(iria)/ Augurino Vet/tio Festo
Cris/pinianoVibio/ Vero Cassiano, c(larissimo) i(uveni), triumviro ca/pitali, trib(uno) leg(ionis) VII/ Gaem(inae) (sic), patrono sp/lendidissimae col(oniae)/ Aquileiensium et Parenti/
norum Opiterginor(um)/ Hemonens(ium) (sic), ordo et/
pleps Parent(inorum) aer(e) col(lato). L(ocus) d(atus)
d(ecreto) d(ecurionum).
Oriundo (sulla base della trib) di Bellunum o di Opitergium. Patrono di varie colonie della regio X. Il titolo posto
(forse verso la fine del II secolo) dallordo e dalla plebs Parentinorum. Parente (padre?) di Praecilia Augurina, che partecip
ai Ludi secolari del 204 (Not. sc. [1931] 340, 345).
PIR.2 P 919 (K.-P. JOHNE); G. ALFLDY, Senatoren aus Norditalien
cit. 335.

52. M. ANNAEUS SATURNINUS CLODIANUS AELIANUS.


triumvirum kapitalium, fine II-III secolo d. C.
CIL. VI 1337 82, Roma:
M(arcus) Annaeus Saturninus Clo/dianus Aelianus, v(ir)
c(larissimus)/ leg(atus) leg(ionis) XI Claudiae/ cur(ator)/ viae
Latinae, pr(aetor) kandi/datus, trib(unus) pl(ebis)
kand(idatus),/ ab actis senatus, quaestor/ urbanus, trib(unus)
leg(ionis) III Ital(icae)/ Augustae, triumvirum/ kapitalium./
D(is) M(anibus).
Di probabile origine africana, il personaggio onorato

79
CIL. XIV 2924.
80
Cos. suff. 128? Cfr.
81

AE. 1973.36.
Si noti, inoltre, che la figlia di L. Insteius L.f. Hor. Flaccianus (CIL. VI
1429=31652), senatore forse dellet severiana, aveva il cognome Praenestina (PIR.2
C 1111).

PROSOPOGRAFIA

255

da uniscrizione sepolcrale. Il cursus di et severiana e appariva alquanto promettente al momento della morte del nostro.
Lesordio come capitalis a fine II-inizio III secolo d. C. non
pi sintomo di ceto non troppo elevato e presagio duna carriera non eccellente. Anzi, le due candidature sembrano mostrare un certo favore da parte della corte. Interessante la titolatura triumvirale, forse arcaicizzante.
PIR.2 A 615 (E. GROAG); P. VON ROHDEN, s.v. Annaeus, 15, in
PWRE. I/2 cit. 2237; E. HUEBNER, Exempla scripturae epigraphicae
latinae (Berlin 1885) nr. 487; E. RITTERLING, Fasti des rmischen
Deutschlands unter dem Prinzipat (Wien 1932) 132; Id., s.v. legio
cit. 1701; G. NICCOLINI, I fasti cit. 498 (letteratura superata); G. BARBIERI, Lalbo cit. 138 (nr. 640).

53. L. MARIUS L.f. Gal. VEGETINUS MARCIANUS MINICIANUS MYRTILIANUS.


IIIvir kapitalis (a)/triumvir kapitalis (b), inizi III secolo d. C.
a) CIL. VI 1455, Roma:
L(ucio) Mario Veg[e]tino/ Marciano Miniciano/ Gal(eria)
Myrti[l]iano,/ c(larissimo) v(iro),/ [I]II vir(o) k(apitali), a(uro)
a(rgento) a(ere) f(lando) f(ormando?) f(eriundo),/ q(uaestori)
urb(ano), tr(ibuno) pl(ebis), prae[f(ecto) f(rumenti) d(andi)],/
leg(ato) prov(inciae) Bae[t(icae)], leg(ato) leg(ionis)/ XXII
Primig[e]niae, praet(ori).
b) CIL. VI 1476, Roma:
L(ucio) Mario L(uci) fil(io)/ Gal(eria) Vegetino/ Marciano Mi[n]
i/ciano, co(n)s(uli), c(larissimo) v(iro),/ praet(ori), leg(ato)
provin/ciae Baetic(ae), leg(ato) leg(ionis)/ XXII Primig(eniae)
praef(ecto) frum(enti) dand(i), trib(uno) pleb(is),/ quaest(ori)
urb(ano),/ triumvir(o) kapit(ali)/ a(uro) a(rgento) a(ere)
82
Integrato con un frammento delliscrizione rinvenuto negli scavi di Via
Imperiale: Tituli III. Roma-Via Imperiale (Roma 1985) 98 s. Cfr. S. PANCIERA, Iscrizioni senatorie di Roma e dintorni, in Epigrafia e ordine senatorio I cit. 635 (nr. 20).
83
Cfr. ora M.-T. RAEPSAET-CHARLIER, Prosopographie I cit. 206 s. (nr. 222).

256

CAPITOLO QUARTO

f(lando) f(ormando?)
apparu[erunt].

f(eriundo)./

Viatores

qui

ei/

Clarissimus iuvenis (CIL. VI 1457), clarissimus vir. Probabile


lorigine spagnola. Difficile da comprendere il cumulo di funzioni vigintivirali (cfr. Th. Mommsen ad CIL. VI 1455), anche
se la ripetizione in due epigrafi (CIL. VI 1455, 1456) fa sembrare troppo semplice lipotesi di un errore del lapicida. La
datazione incerta. Alfldy aveva proposto di farla risalire al
principato di Antonino Pio, situando gli incarichi a partire
dalla legazione di legione in un periodo tra il 128 ed il 180; al
contrario, di recente, Leunissen ha preferito come datazione la
prima met del III secolo d. C. Sua moglie fu Claudia Artemidora, probabilmente figlia (cfr. E. Groag, in PIR.2 C 1075) di Ti.
Claudius Artemidorus 83 (PIR.2 C 791 [E. Groag]), il che conferma la datazione del cursus al III secolo. Il personaggio raggiunse il consolato suffetto. La carriera non si pu paragonare
a quelle dei clarissimi severiani (o postseveriani) che cominciarono con il triumvirato capitale. Nellambito del periodo proposto da Leunissen (180-250 per il consolato), si pu forse
preferire una datazione piuttosto bassa. Prima di intraprendere
gli onori il nostro ebbe una figlia: Maria Rufina (CIL. VI 1457),
da pretore (o pretorio: CIL. VI 1458), un figlio, L. Marius Vegetinus Lucanus Tiberinus. Entrambi premorirono al padre.
PIR.2 M 323; M. FLUSS, s.v. Marius, 67, in PWRE. XIV/2 cit. 1838 s.;
TH. MOMMSEN Rmisches Staatsrecht II 3 cit. 602 nt. 3; W. LIEBNAM,
Forschungen I cit. 70; D. VAGLIERI, s.v. consules, in DE. II cit.
1042; E. RITTERLING, s.v. legio cit. 1816; G. NICCOLINI, I fasti cit.
490; G. BARBIERI, Lalbo cit. 168 (nr. 793), 521, 547 (e cfr. 344, nr.
1994); A. DEGRASSI, I fasti cit. (v. indice); G. ALFLDY, Fasti Hispanienses cit. 178 s.; P. M. M. LEUNISSEN, Zur Laufbahn des Senators L.
Marius Vegetinus Marcianus Minicianus Myrtilianus, in ZPE. 68 (1987)
263 ss.; ID., Konsulat und Konsulare cit. 54, 71; A. CABALLOS RUFINO, Los senadores I cit. 208 ss.

84

Cfr. E. BIRLEY, The Governors of Numidia A.D. 193-268, in JRS. 40 (1950) 60

PROSOPOGRAFIA

257

54. Q. CASSIUS AGRIANUS AELIANUS.


triumvir capitalis, et severiana.
CIL. VIII 23601, Ksar-bu-Fatha, locus Mactari proximum:
Q(uinto) Cassio Agriano/ Aeliano, c(larissimo) v(iro), co(n)
s(uli),/ praetori, tri[bu]/no candidat[o, q(uaestori)] candidato, [tri]/umviro capi[ta]/li, seviro tur[ma]/rum
deducend[a]/rum, cur[a]tori/ reip(ublicae) col(oniae) Mactari/tanorum Zamen/sium Regiorum.
Vir clarissimus, senza dubbio africano, come si pu notare
dalle cure assunte. Parente di Agrius Celsinianus. Ricopr il
consolato suffetto in un anno incerto, probabilmente nella
prima parte del III secolo. Mactar infatti riceve il rango di colonia tra il 176 ed il 180, ma non sposterei troppo in avanti la
carriera.
PIR.2 C 480 (E. GROAG); ID., s.v. Cassius, 21a, in PWRE. Suppl. I cit.
277; G. NICCOLINI, I fasti cit. 499; P. LAMBRECHTS, La composition
du snat romain (193-284) cit. 19 (nr. 95); G. BARBIERI, Lalbo cit. 33
(nr. 120), 514, 529 nt. 1, 237 (nr. 1242), cfr. 338 ss. (nr. 1961); M.
CORBIER, Les familles clarissimes cit. 717 (v. stemma a p. 712);
P. M. M. LEUNISSEN, Konsulat und Konsulare cit. 201 s.

55. T. AELIUS T.f. Pal. NAEVIUS ANTONIUS SEVERUS.


IIIvir capitalis, III secolo.
CIL. VI 1332, Roma:
T(ito) Aelio T(iti) f(ilio) Pal(atina)/ Naevio Antonio/ Severo
c(larissimo) v(iro)/ quaestori sodali Ha/drianali, trib(uno)
laticl(avio)/ leg(ionis) XVI Fl(aviae) Piae F(idelis)/ praef(ecto)/
feriar(um) latinar(um), III vir(o)/ capit(ali), seviro equitum/
Romanorum turmae/ secundae/ Pao(?) lib(ertus) nutritor.
Il personaggio, forse di origine greca, fu console (cfr. CIL.
VI 31632=IG. XIV 1071=IGUR. nr. 58=ILS. 8837) in un anno
incerto, secondo molti studiosi, seguendo Lanciani, sotto Decio, per simiglianza paleografica e identico luogo di rinvenimento di CIL. VI 31632 con una dedica a Decio (CIL. VI 31376).

258

CAPITOLO QUARTO

In questo caso la carriera potrebbe cominciare, con il triumvirato capitale, tra il 220 ed il 230 d. C. Potrebbe aver governato
una provincia orientale. Alla sua stessa famiglia appartennero
Naevia Antonia Rufina (CIL. VI 1469=31663, 1470) e T. Aelius
Naevianus (CIL. VI 9147), forse suo figlio.
PIR.2 N 5; P. VON ROHDEN, s.v. Aelius, 94, in PWRE. I/1 cit. 525; R.
LANCIANI, in Bull. Comm. Arch. Com. 9 (1881) 16 nt. 1; C. HUELSEN,
ad CIL. VI 31632; A. DEGRASSI, I fasti cit. 110; G. BARBIERI, Lalbo cit.
245 s. (nr. 1410), 515, 527 (cfr. 323, nr. 1796).

56. L. VIRIUS LUPUS IULIANUS.


III vir capitalis, 220 ca. d. C.
a) CIL. VI 31774, Roma:
L(ucio) Virio Lupo Iuliano, pr(aetori),/ allecto inter
quaestor(ios),/ legat(o) prov(inciae) Lyciae Pamphyliae,/ III
vir(o) cap(itali), VI vir(o) equit(um) Romanor(um),/ salio Collino, patrono optimo/ [i]ncomparabili Colonicus l[ib(ertus)].
b) CIL. VI 37078, Roma:
L(ucio) Virio Lupo/ Iuliano, pr(aetori)/ allecto inter
quaestor(ios),/ leg(ato) prov(inciae) Lyc(iae) Pamphy/liae, III
vir(o) capit(ali),/ VI vir(o) eq(uitum) Romanor(um),/ salio Collino/ L(ucius) Fab.ius (sic) Ammianus et/ Claudia Dia nutritores/ cum filis suis.
Il padre del nostro personaggio fu il Virius Lupus che
sconfisse Clodio Albino nel 197 (Cass. Dio 75.6). Il fratello
maggiore L. Virius Agricola ricopr il consolato ordinario nel
230. Lorigine della famiglia potrebbe essere italica 84. Il sacerdozio ricoperto mostra che il triumviro fu patrizio. CIL. VIII
23800=AE. 1905.52 (iscrizione di dubbia lettura), che mostra
un rapporto di patronato con Furnos Maius e menziona il
consolato ordinario, pu essere riferita al Virio Lupo in questione. La particolarit che un patrizio cominciasse la carriera
come capitalis stata spiegata o nel senso di un mutamento nellimportanza delle cariche vigintivirali in et seve-

PROSOPOGRAFIA

259

riana (Christol), ovvero con un aumento dei patrizi che si presentavano alle cariche (Pistor, cui accede Leunissen).
R. HANSLIK, s.v. Virius, 11, in PWRE. XVII/2 (Stuttgart 1963) 238;
A. MERLIN, L. Virius Lupus Iulianus, in Rev. Ep. 1 (1913) 30 nt. 3; A.
BARBIERI, Lalbo cit. 233 (nr. 1187); H. H. PISTOR, Prinzeps und Patriziat in der Zeit von Augustus bis Commodus (Freiburg 1965) 81 s.; G.
CAMODECA, I legati di Syria Phoenice e un nuovo senatore del tardo
III secolo, in ANA. 87 (1976) 56 s.; K. DIETZ, Senatus cit. 254 ss.; M.
CHRISTOL, Essai cit. 19 s.; P. M. M. LEUNISSEN, Konsulat und Konsulare cit. 36, 137, 374.

57. L. VALERIUS L.f. Cl. POPLICOLA BALBINUS MAXIMUS.


IIIvir kapitalis, 238-240 d. C.
CIL. VI 1532=ILS. 1191, Roma).
[L(ucio) Valerio L(uci) f(ilio) Cl(audia) Poplicolae]/ Balbino
Maximo, co(n)s(uli ord(inario),/ pr(aetori) k(andidatus)
tut(elari), q(uaestori) k(andidato), leg(ato) prov(inciae)
Asiae,/ cur(atori) r(ei) p(ublicae) Laur(entium) Lavinat(ium),/
item cognoscenti ad sacras app(ellationes),/ cur(atori)
aquar(um) et Miniciae, praef(ecto) alimentor(um) viae Flaminiae,/ XV vir(o) sacr(is) fac(iundis), III viro ka[p(itali)]/ seviro
equit(um) Romanor(um)/ [Iun(ius)] Septim(ius) Verus Hermogenes/ [sexage]naria procuratione/ [suffra]gio eius ornatus.
Il nome completo del personaggio si trova in CIL. VI
1531 85=ILS. 1190, dedicata amico incomparabili da L. Septimius
Hermogenes. A lungo si dibattuto su questo personaggio,
membro duna grande famiglia patrizia. Si segue qui Eck, che

ss. B. H. WARMINGTON, The municipal patrons of Roman North Africa, in PBSR. 22


(1954) 39 ss., sostiene unorigine africana, sulla base di CIL. VIII 23800=AE. 1905.52.
85
Cfr. CIL. VI 31673.
86
Sul punto: M. CHRISTOL, Essai cit. 62.

260

CAPITOLO QUARTO

propone di identificarlo con il console ordinario del 253. La


sua carriera sarebbe cominciata, dunque, poco prima del 240.
Il cursus molto simile a quello di due altri tresviri di elevato
rango nel III secolo: Virius Lupus e Caesonius Ovinius Manlius
Rufinianus Bassus. Tutti e tre ottengono il sevirato equitum
Romanorum (Cesonio dopo il triumvirato capitale). La magistratura vigintivirale ricoperta tra i capitales sembra mostrare
uninversione di tendenza rispetto al passato: appare normale
per soggetti di ceto e aspirazioni assai elevate. La doppia candidatura, sia alla questura che alla pretura (svolta come tutelaris) mostra il rango e la vicinanza alla corte del nostro. Come
pretorio svolge solo la funzione di legatus (proconsulis) Asiae,
similmente ad altri patrizi suoi contemporanei 86. Dopo il consolato, ottenuto nel 253 certamente suo anno, il personaggio
ebbe una lunga serie di cariche prestigiose. La cura della res
publica Laurentium Lavinatium aveva implicazioni religiose.
Ottenne anche lalta funzione giudiziaria di giudice dappello
vice sacra. Ancora, fu curator aquarum et Miniciae e praefectus
alimentorum viae Flaminiae. Esercit il sacerdozio di XV vir sacris faciundis e, molto probabilmente, ebbe alla fine della carriera il proconsolato di una delle due grandi province senatorie.
R. HANSLIK, s.v. Valerius, 303, in PWRE. VIII A/1 (Stuttgart 1955)
188; P. LAMBRECHTS, La composition du snat (193-284) cit. 74 (nr.
1098); A. DEGRASSI, I fasti cit. 70; L. SCHUMACHER, Prosopographische Untersuchungen cit. 102 s.; W. ECK, Beobachtungen zu kaiserlichen Beauftragten der Alimentarinstitution, in ZPE. 18 (1975) 89 ss.; S.
RODA, Magistrature senatorie minori cit. 39 ss.; G. CAMODECA, Ricerche cit. 495; P. M. M. LEUNISSEN, Konsulat und Konsulare cit. 36;
M. PEACHIN, Iudex vice Caesaris (Stuttgart 1996) 123 ss.

87

Capitale per S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 101; monetale per L. SCHUDie vier hohen rmischen Priesterkollegien cit. 682. Se il personaggio

MACHER,

PROSOPOGRAFIA

261

58. L. CAESONIUS OVINIUS MANLIUS RUFINIANUS


BASSUS.
triumvir kapitalis, 240-245 d. C.
AE. 1964.223, Aversa:
L(ucio) Caesonio Ovinio Manlio/ Rufiniano Basso, c(larissimo)
v(iro), cons(uli) II,/ pontif(ici) maiori, pontif(ici) dei/ Solis, salio Palatino, prae/fecto urbis, comiti Aug(ustorum duorum),/
iudici sacrarum cognitionum vice Caesaris sine appellationem (sic) cognoscendi (sic) inter fiscum/ et privatis (sic)
item inter/ privatos, Roma et in provinc(ia)/ Africa, electo a
divo Probo/ ad pr<a>e[side]ndum iud(icio) mag(no),/
proco(n)s(uli) provinc(iae) Afric(ae) Carthag(inensis),
curat(ori) albei Tiberi(s) et cluacarum (sic)/ sacrae urbis,
curat(ori) r(ei) p(ublicae Venevent(anorum) (sic),/ praet(ori)
cand(idato), quaest(ori) cand(idato),/ seviro turmae deducendae/ triumviro kapitali,/ patrono prestantissimo, Caesonius Achilleus lib[ert]us pos(uit).
Il personaggio appartiene ad una prestigiosa famiglia senatoria: figlio probabilmente di L. Caesonius Lucillus Macer Rufinianus (PIR.2 C 209), che era stato uno dei personaggi senatori
pi importanti nella prima met del III secolo, di origini italiche, ottenne il patriziato. Lavo del nostro fu quindi il C. Caesonius, anchegli tresvir capitalis (v. supra nr. 47). Data certa del
cursus il consolato (II) ordinario nel 284 con Diocleziano.
Era stato console suffetto intorno al 260. Dunque si pu indicare il 245 ca. come data del triumvirato capitale. Similmente a
Valerius Poplicola, dopo il munus vigintivirale ottenne lonorifico incarico di sevir turmae deducendae. Anche in questo caso
una doppia candidatura, alla questura ed alla pretura. La cura
rei publicae Beneventanorum potrebbe cadere dopo il primo
consolato, come la cura albei Tiberis et cloacarum sacrae Urbis,
lincarico di legatus provinciae Africae Carthaginiensis, che mostra un contatto con lAfrica provato anche dalla cura coloniae
Carthaginiensium, e dal proconsolato (275 ca.). Importanti an-

262

CAPITOLO QUARTO

che gli incarichi giudiziari: fu electus a divo Probo ad presidendum iudicio magno (276-282 ca.), e iudex sacrarum cognitionum
vice Caesaris sine appellatione cognoscendi inter fiscum et privatos item inter privatos Roma (276-281), e in provincia Africa
(281-282). Accompagn, in qualit di comes Augustorum,
Caro e Numeriano nella campagna persiana del 283. Dopo il
consolato ordinario fu praefectus Urbi. Come sacerdote, fu salius Palatinus, pontifex dei solis (dopo il 274), pontifex maior.
Padre o forse (pi verisimilmente) nonno di Caesonius Bassus
console ordinario del 317 (PLRE. I 154 [nr. 12], ivi fonti). Questura e pretura sono testimoniate anche in CIL. X 1687=ILS.
1206 (Napoli, ma forse originariamente Pozzuoli, cfr. H. Dessau ad CIL. XIV 3902). Per il secondo consolato v. anche AE.
1945.21 (Roma, scavi di San Pietro)
PIR.2 C 212 (E. GROAG); ID., s.v. Caesonius, 9, in PWRE. III/1 cit.
1318; PIR.2 O 186; PLRE. I 156 (Bassus, 18); G. NICCOLINI, I fasti cit.
488; A. DEGRASSI, I fasti 115; G. BARBIERI, Lalbo cit. 262 s. (nr. 1500);
ID. Scritti minori cit. 157 ss., 210 nt. 1, 221 s, 262 s., 390 nt. 104; S.
PANCIERA, Miscellanea storico-epigrafica III, in Epigraphica 29 (1967)
18 ss.=AE. 1968.109(4); J. F. GILLIAM, Caesonius Bassus: Cos. ord. A.
D. 317, in Historia 16 (1967) 252 ss.; M. CHRISTOL, Essai cit. 158 ss.
(nr. 13); ID., Les reformes de Gallien et la carrire snatoriale, in Epigrafia e ordine senatorio I (Roma 1982) 152; W. ECK, s.v. Caesonius,
9, in PWRE. Suppl. XIV cit. 82; A. CHASTAGNOL, A propos du iudicium magnum de lempereur Probus, in BHAC. 1966/67 (Bonn 1968)
67 ss.; G. CAMODECA, Ricerche cit. 503; M. PEACHIN, Iudex vice Caesaris cit. 129 ss.

c) Incerti.
59. L. SERVEILIUS L.f. L.n.
IIIvir, I sec. a. C.
CIL. VI 31616=I 2 2/1.841, Roma:
L(uci) Serveili/ L(uci) f(ili) L(uci) n(epotis)/ q(uaestoris) III[viri
---]

PROSOPOGRAFIA

263

Liscrizione datata alla tarda repubblica. Il personaggio


potrebbe appartenere alla nobile gente dei Servili (probabilmente ad un ramo collaterale). Per Wiseman pu trattarsi di un
capitalis (da integrare a l. 3).
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 477, 484, 618; F. MNZER, s.v.
Servilius, 17, in PWRE. II A/2 (Stuttgart 1923) 1765; T. P. WISEMAN, New Men cit. 148 nt. 2.

60. [---]IUS Sex.f.


IIIvir, I sec. a. C.
CIL. VI 1329=I2 2/1.842, Roma:
[---]ius Sex(ti) f(ilius) III vir/ fac(iundum) coir(avit).
Il periodo della carica incerto, forse il personaggio fu
attivo nella tarda repubblica.
T. R. S. BROUGHTON, MRR. II cit. 484.

61. Sex. CAMPATIUS M.f. M.n.


IIIvir, I decennio d. C.
CIL. XI 3610, Caere:
[e]x s(enatus) c(onsulto)/ Sex(to) Campatio M(arci) f(ilio)
M(arci) n(epote),/ (praefec)to C(ai) Caesaris,/ [equiti Rom]
ano, III viro/ [capitali, trib]un(o) militum,/ [qui in mili]tia decessit/ [patron]o.
Il nome del personaggio si completa attraverso CIL. XI
3611. La famiglia doveva essere tra quelle cospicue nella citt
etrusca di Caere (il gentilizio attestato anche nella forma
Campanes: CIE. 5999, 6013, 6019), della quale nostro personaggio fu patrono. Ad inizio di l. 5 Henzen, seguito da Bormann
nel CIL., integrava [a.a.a.f.f.]; fu monetale anche secondo A.
Stein (dubbioso Groag). Piuttosto potrebbe essere un capitalis:
era cavaliere (il cursus sembra inverso) e, con Augusto, il rango
di monetalis era il pi alto nellambito vigintivirale, ricoperto

264

CAPITOLO QUARTO

da rampolli di importanti casate (cfr. Torelli). Identificando C.


Cesare col figlio di Agrippa, nipote e figlio adottivo di Augusto, che dall1 al 4 d. C. ebbe incarichi militari, si pu porre la
magistratura nel primo decennio d. C. Il nostro mor durante
il tribunato militare. Forse bisnipote di C. Campatius, monetalis ca. 110 a. C.
PIR.2 C 377 (E. GROAG); A. STEIN, s.v. Campatius, 2, in PWRE.
III/2 (Stuttgart 1899) 1443; J. SUOLATHI, The Junior Officers cit. 350
(nr. 45); DEVIJVER, PME. I cit. 220; M. TORELLI, Senatori etruschi, in
DArch. 3 (1969) 320 (nr. 3); ID., Ascesa al senato e rapporti con i territori dorigine. Italia: Regio VII (Etruria), in Epigrafia e ordine senatorio
II cit. 278, 296.

62. L. LICINIUS L.f. C[---].


[IIIvir capitalis?], 2-1 a. C. ca.
CIL. VI 1442, Roma:
L(ucius) Licinius [- f(ilius) XVvir s(acris)] f(aciundis), IIIvir,
tr[ib(unus) mil(itum) leg(ionis) V?]/ Macedonic[ae quaest(or),
tri(bunus) pl(ebis), pr(aetor), leg(atus) leg(ionis) ---]e,
adlec[tus a divo]/ Claudio inte[r patricios, --- tes]tamen[to
fieri iussit]/ L(ucio) Licinio L(uci) f(ilio) C[---- pon]tifi[ci ----],/
leg(ato) Divi Aug(usti) pro [pr(aetore) ---- praefecto frumenti
dandi]/ ex s(enatus) c(onsulto), proco(n)s(uli) Bit[hyniae,
praet(ori), trib(uno) pleb(is), quaestori pro pr(aetore) Hispaniae]/ ulterioris, comiti dat[o in Oriente a Divo A]ug(usto)
C(aio) [Caesari, IIIviro?]/Liciniae L(uci) f(iliae) Caesi Longi[ni?
uxori et Licini]ae L(uci) f(iliae) Ma[---].
Alfldy ha supposto un triumvirato ad inizio carriera,
che potrebbe essere capitale o monetale, prima di partire per
lOriente con Caio Cesare (1-4 d. C.). Poi questore in Betica,
percorse il cursus fino alla pretura ed al proconsolato di Bitinia. Infine praefectus frumenti dandi ex s.c. e legato del divo
Augusto in una provincia sconosciuta. Probabilmente padre

PROSOPOGRAFIA

265

del triumviro L. Licinio (infra, nr. ), che gli pone liscrizione


funeraria.
PIR.2 L 177; F. MILTNER, s.v. Licinius 19, in PWRE. XIII (Stuttgart
1929) 219 s.; S. J. DE LAET, De Samenstelling cit. 58 (nr. 213); ID.,
Fasti Hispanienses cit. 180 ss.; R. SZRAMKIEWICZ, Les governeurs de
Province lpoque Augustenne II (Paris 1976) 410 s.; B. E. THOMASSON, Laterculi Praesidum I (Gteborg 1984) 243 (nr. 3); ID., Les
carrires snatoriels dans les provinces romaines dAnatolie au HautEmpire (31 av. J.-C. - 284 ap. J.-C.) (Istambul-Paris 1984) 22 (nr. 4); ID.,
Les fastes snatoriaux des provinces romaines dAnatolie au Haut-Empire (31 av. J.-C. - 284 ap. J.-C.) (Paris 1988) 23, 27, 31, 36, 42-46, 48,
53-55, 279, 306, 322, 353.

63. L. LICINIUS.
IIIvir (capitalis?), 30 ca. d. C.
CIL. VI 1442, Roma:
v. immediatamente supra, sub nr. 62.
Il cursus comincia con un triumvirato, capitale o monetale , seguito da un tribunato militare della IV o V Macedonica. Probabilmente prima delladlectio inter patricios da parte
di Claudio (48 d. C.) fu questore, tribuno della plebe, pretore
e legato di una legione, il cui nome abbreviato termina con la e
di l. 2. In tal caso, anche tenendo conto della cronologia del
padre (v. supra), il triumvirato sar caduto verso il 30 d. C.
Pone il titolo sepolcrale al L. Licinius C[---] (v. supra, nr. ) e
alle Liciniae probabilmente sue sorelle (cfr. PIR. V 2 65, nr. 259
e 67, nr. 268).
87

A. ALFLDY, Fasti Hispanienses cit. 180 ss.; cfr. anche A. R. BIRLEY,


Notes on senators imperial service, in Epigrafia e ordine senatorio I
(Roma 1982) 243; S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 89 nt. 116.

64. [VETTIUS ?] Ser. SCATO.


IIIvir [capitalis?], poco prima del 69 d. C..
CIL. IX 3649=AE. 1979.197, Cerfennia:

266

CAPITOLO QUARTO

[- Vettio - f(ilio) S]er(gia) Scatoni, IIIviro/ [capitali, tribu]no


militum in/ [Germania legio]nis IIII Macedon/[icae, quaestori] designato,/ [-----fil.] Prima, mater
Figlio di [Alfia?] Prima, che gli dedica il titolo sepolcrale.
Sulla situazione in Spagna, ove fu tribuno militare, nel 69, cfr.
Tac. hist. 1.55, 4.59. Forse imparentato col condottiero marso
(ma di origine peligna) della guerra sociale P. Vettius Scato 88 e
col Vettius Scato ricordato da Cicerone 89. Il nome risente di
influssi etruschi 90, il cognome fu assai raro 91. Muore nel 69?
(Alfldy).
PIR. III 1 194; W. ECK, s.v. Vettius 45a, in PWRE. Suppl. XV (Stuttgart
1978) 908; E. RITTERLING, s.v. legio, in PWRE. XII/2 cit. 1550,
1555; C. LETTA, S. DAMANTO, Epigrafia della regione dei Marsi (Milano 1975) 4 ss. (nr. 2); G. ALFLDY, Fasti Hispanienses cit. 125 s.; T.
P. WISEMAN, New Men cit. 273; E. BIRLEY, A tribunus laticlavius from
Cerfennia, in Chiron 8 (1978) 357 ss.; M. TORELLI, Ascesa al senato ...
(Samnium), in Epigrafia e ordine senatorio II cit. 190.

65. M. METILIUS SICULUS.


IIIvir, I o II secolo d. C.
CIL. V 6420, Ticinum:
M(arco) Metil(io) [---]/ Siculo [---],/ III vir(o) [---],/ trib(uno)
mil(itum)
leg(ionis)
[---]/
[----------]/
d(ecreto)
d(ecurionum).

appartiene alla nobile gente Licinia (come lo stesso Alfldy sembra credere, attribuendogli il cognomen Crassus), certo il triumvirato monetale appare ipotesi
pi probabile.
88
V. H. GUNDEL, s.v. Vettius, 16, in PWRE. VIII A/2 (Stuttgart 1958) 1854.
89
De dom. 44.116, cfr. H. GUNDEL, s.v. Vettius, 17, in PWRE. VIII A/2 cit.
1857.
90
W. SCHULZE, Zur Geschichte lateiner Eigennamen2 cit. 303.
91
Non registrato da I. KAJANTO, The latin cognomina (Helsinki 1965).
92
I vigintisexviri sono cronologicamente da porre tutti tra il 36 ca. a. C.,

PROSOPOGRAFIA

267

Potrebbe trattarsi di un capitalis (pi che di un monetalis)


del I o II secolo d. C.
PIR.2 M 550; M. FLUSS, s.v. Metilius, 21, in PWRE. XV/2 (Stuttgart
1932) 1405; G. ALFLDY, Senatoren aus Norditalien cit. 357.

66. P. METILIUS SECUNDUS PONT[IANUS?].


tri[umvir], 105-110 ca.
CIL. XI 3718=ILS. 1053:
P(ublio) Metilio P(ubli) f(ilio) Cla(udia) Secundo Pont[iano?,
co(n)s(uli)], fratri Arvali, leg(ato) Augusti pro [pr(aetore)]/
curatori operum locorumq(ue) public(orum), [leg(ato)]/
Imp(eratoris) Caesaris Traiani Hadriani Aug(usti) [pro
pr(aetore)]/ leg(ionis) III Aug(ustae) et exercitus Africani,
leg(ato)/ Aug(usti) leg(ionis) [X]I Cla(udiae) P(iae) et F(idelis),
pr[a]eto[r]i, trib(uno) [pleb(is), quaest(ori)] Imp(eratoris) Caesaris Nervae Traiani Aug(usti) G[e]rmanic[i Dacici],/ seviro
equitum Romano[r(um), trib]uno m[ilitum leg(ionis)] X Geminae P(iae) F(idelis), tri[umviro ---].
La carriera mostra accentuato il favore della corte: la questura Augusti per chi avesse cominciato da triumviro capitale, una carica assolutamente eccezionale, attestata per il solo
Coiedius Candidus (supra, nr. 21). Contro lopinione (peraltro
non approfondita) di Fitz, si pu ritenere pi verisimile che il
personaggio (cos. suff. 123) abbia esercitato il vigintivirato tra i
monetales.
PIR.2 M 549; E. GROAG, S.V. Metilius, 20, in PWRE. XV/2 (Stuttgart
1932) 1402 ss.; M. CBEILLAC, Les quaestores cit. 115 s. (nr. 2); J.
FITZ, Tribuni laticlavii cit. 324, 328; G. ALFLDY, Senatoren aus Norditalien cit. 358; Y. LE BOHEC, La troisime lgion Auguste cit. 125,
376; A. KOLB, Die kaiserliche Bauverwaltung cit. 178 ss.

268

CAPITOLO QUARTO

67. ANONIMUS.
triumvir, III secolo d. C.
CIL. VI 1573, Roma:
[---]/[--------] quaestori k(andidato)/ triumv[iro monetali?,
seviro eq(uitum) R(omanorum]/ [turmae p]rimae, salio Collino,[--------------]/[---praep]osito iteru[m ------------]/[----al]imentor(um) ru[-------------].
Il personaggio anonimo risale al III secolo. Patrizio (come
dimostra il sacerdozio ricoperto), e quindi pi probabilmente
monetalis.
G. BARBIERI, Lalbo cit. 397 (nr. 2272); G. CAMODECA, La carriera di
L. Publilius Probatus e un inesistente proconsole dAfrica: Q. Volateius,
in ANA. 85 (1974) 261; W. ECK, Die staatliche Organisation cit. 184.

d) Vigintisexviri senza titolo.


68. Q. CAECILIUS.
XXVIvir92.
AE. 1967.55, Tellenae:
Q(uinto) Caecilio Q(uinti) f(ilio) A[nien(si)],/ tr(ibuno)
mil(itum), XXVI viru(m),/ Q(uinto) Caecilio Q(uinti)/ f(ilio)/
An[ien(si)],/ praef(ecto) fabr(um).
Iscrizione su monumento funebre di pi membri della
gens Caecilia. La titolatura di Q. Caecilius porta il cursus alla
fine del periodo del triumvirato costituente (quando furono
diminuiti da quattro a tre i posti di monetales e capitales), ovvero alla prima et augustea (ante 20 a. C.). Interessante luso
del genitivo, secondo il costume anche epigrafico (cfr. il nr. 12)
del I secolo a. C. Non si pu determinare lorigine senatoria o
equestre, perch la carriera potrebbe essere ascendente o discendente. La trib pu far pensare ad un collegamento dei

PROSOPOGRAFIA

269

personaggi menzionati nelliscrizione con la nota famiglia


nobile dei Cecili Metelli.
S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 88 nt. 108, 100 e nt. 1.

69. A. CASTRICIUS.
XXVIvir.
CIL. XIV 2105, Lavinium:
A(ulus) Castricius Myrio/talenti f(ilius), tr(ibunus) mil(itum),
praef(ectus) eq(uitum)/ et classis, mag(ister)/ colleg(iorum)/
Lupercor(um) et Capitolinor(um)/ et Mercurial(ium) et Paga/
nor(um)Aventin(i),XXVIvir/[-------]moni per plures/ [---------]i sortitionibus/ [---------]dis redemptis.
Il gentilizio molto diffuso in Campania, tra famiglie di
mercanti (con interessi nel Mediterraneo orientale). Lorigine
potrebbe essere peregrina. Il patronimico del nostro personaggio potrebbe essere un soprannome che ne indicava la ricchezza (collegata con lottenimento della dignitas magistratuale?).
T. P. WISEMAN, New Men cit. 222 s. (nr. 109); S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit. 88 nt. 108, 100 e nt. 1.

70. C. PAPIRIUS C.f. Clu. CARBO.


XXVI vir
CIL. VI 1317=ILS. 909, Roma:
C(aius) Papirius C(ai) f(ilius) Clu(stumina) Carbo, tr(ibunus)
mil(itum),/ XXVI vir, q(uaestor) pro pr(aetore)/ Antullia
Q(uinti) f(ilia) uxsor.
Appartenente alla nobile gens patrizia; forse ad un ramo
decaduto.

quando i collegi dei monetales e dei capitales furono riportati a tre e le riforme
augustee, che abolirono sei posti del collegio (v. supra 70 s.).

270

CAPITOLO QUARTO

T. P. WISEMAN, New Men cit. 151; S. DEMOUGIN, Uterque ordo cit.


88 nt. 108, 100 e nt. 1.

71. T. TITIUS TAPPO.


XXVI vir.
CIL. XIV 3945, Nomentum:
[T(itus)] Titius T(iti) f(ilius) Ser(gia) Tappo, XXVI vir/ T(itus) Titius T(iti) f(ilius) Ser(gia) Poppalenus pater/ Gessia M(ani)
f(ilia) mater Titia T(iti) f(ilia) Rufa soror/ parcitis heredi et vos
insentibus dedite morti/ si quid mortui habent hoc meum
erit cetera liq(ui)/ arbitratu Q(uinti) Umbrici Q(uinti) f(ili)
Cla(udia) Flacci./ H(oc) m(onumentum) h(eredes) n(on)
s(equetur).
Probabilmente di origine senatoria, non facile individuarne le parentele.
T. P. WISEMAN, New Men cit. 206 nt. 2, 213; S. DEMOUGIN, Uterque
ordo cit. 88 nt. 108, 100 e nt. 1.

CAPITOLO QUINTO

PER UNA SOCIOLOGIA


DEI TRESVIRI CAPITALES

Prospettive. La storia della magistratura triumvirale appare segmentata in periodi ben definiti, sia dal punto di vista
delle funzioni che della rilevanza istituzionale e (di conseguenza) sociale della carica. Particolarmente arduo il tentativo
di una sociologia triumvirale complessiva che abbia un qualche
senso storico. La pochezza dei riferimenti testuali impedisce,
infatti, di trarre conclusioni sicure, consentendo solo ipotesi, e
per giunta esclusivamente in riferimento ad alcuni periodi (del
principato).
Si visto come i triumviri nacquero, probabilmente nel IV
secolo a. C., come collegio antincendio non stabile 1. Le funzioni, descritte dal titolo: nocturni 2, derivano da uno dei maggiori pericoli tipici della citt antica, gli incendi, quelli notturni
in particolare. Accanto a questa attivit dov svilupparsi quella,
embrionale, di controllo dellordine pubblico (anche in questo
caso, in primo luogo durante la notte). Il primo triumviro
attestato intorno al 310 a. C. 3, per let repubblicana dovettero
esisterne (tra nocturni e capitales) almeno circa 900. Ne sono
testimoniati, invece, solo 12.
Gneo Flavio (nr. 1) lunico triumvir nocturnus di cui co1 Cfr. supra 10 ss.
2 Val. Max. 8.1 damn. 5-6; D. 1.15.1 (Paul. l. sg. de off. praef. vig.). Si v. supra 78.
3 Tralasciando tutti i titolari del triumvirato notturno antecedenti a questa

data, che pure dovettero esistere (anche se non per tutti gli anni che vanno dall'incendio gallico per giungere a Gneo Flavio: v. supra 21 ss.).
4 Bibliografia supra 206 (nr. 1).

272

CAPITOLO QUINTO

nosciamo il cursus, e si sa quanto atipica sia stata la sua vicenda


politica 4. Di famiglia libertina percorse una carriera a quei
tempi assolutamente straordinaria, raggiungendo ledilit curule e la dignit senatoria. I suoi stretti rapporti con Appio
Claudio Cieco non furono estranei al suo successo. Tutti gli
altri tresviri nocturni da noi conosciuti ci sono noti esclusivamente attraverso la narrazione di Valerio Massimo, che li ricorda per le circostanze della loro condanna a morte proprio
mentre svolgevano le funzioni triumvirali 5. Perci ci impossibile seguirne le carriere. Anche i gruppi familiari di provenienza non dicono molto. Lollius (nr. 2), Mulvius (nr. 3), Sextilius (nr. 4) e Villius (nr. 5) sono gentilizi scarsamente ricorrenti
nei fasti magistratuali della repubblica. Ad ogni modo tutti i
titolari di onori che hanno portato questi nomi (nella tarda repubblica) non si possono ricondurre ai gruppi familiari che nel
III sec. a. C. espressero dei notturni 6. Anche sulla titolatura si
pu dire assai poco 7. Il fatto che siano ricordati come notturni 8 quando gi ufficialmente esisteva la carica dei tresviri
capitales pu far ipotizzare la permanenza del titolo che caratterizzava gli ausiliari per le loro occupazioni notturne, che rimasero ai capitali fino alla istituzionalizzazione in veste di magistrati verso linizio del II secolo a. C. 9 e la conseguente sostituzione nelle mansioni notturne da parte dei quinqueviri cis et
ultis Tiberim 10.

5 Val. Max. 8.1. damn. 5-6.


6 Tranne forse che per Villius;

cfr. F. MNZER, Rmische Adelsparteien und


Adelsfamilien cit. 146.
7 Con riguardo al numerale, le fonti parlano in tutti i casi di triumviri, non di
tresviri; ma esse non sono mai contemporanee rispetto ai personaggi menzionati. Si
cfr., comunque, il fatto che anche nell'ultima repubblica la dizione era triumvir (o:
triumvirum), piuttosto che tresvir.
8 Si v. supra 206 ss. (nrr. 2-5).
9 Ovvero si pu anche pensare che la datrazione si debba far salire ad un'epoca
pi antica.
10 Cfr. supra 24.
11 Fonti e discussione dei problemi supra 24 ss.

PER UNA SOCIOLOGIA DEI TRESVIRI CAPITALES

273

I tresviri capitales esistono, infatti, fin dal 289 ca. a. C., ma


divengono magistrati solo un secolo dopo, con il plebiscito Papirio11. Le funzioni sono quelle per cos dire ereditate dai questori, ed attengono principalmente alla repressione criminale
ed alle relative indagini. Nellambito del processo civile i nostri
magistrati sono incaricati come giudici di particolari fattispecie, molto vicine alla sfera criminale, anche per il milieu dal
quale provengono i soggetti coinvolti 12. La custodia dei luoghi
pubblici di detenzione e la sorveglianza delle esecuzioni capitali qualificano il triumvirato come lugubre magistratura 13.
Ma, insieme con le altre mansioni, lo pongono relativamente
presto (rispetto alle altre del cd. vigintisexvirato) accanto alle
cariche pi elevate nelle liste, tendenzialmente esaustive, che
alla fine del II secolo a. C. enumerano in una sequela corrispondente al rango le magistrature repubblicane 14. I soggetti
che ricoprono la carica, sono ormai eletti dal popolo, nei comizi tributi 15.
I triumviri capitali repubblicani di cui abbiamo notizia
sono sette 16. Il periodo di riferimento dal 190 ca. a. C. al 44,
quando Cesare ne aument il numero a quattro 17. Anche qui
le fonti sono piuttosto scarse, ed impediscono di trarre dati
statistici; dunque, solo qualche osservazione. Dei sei personaggi che conosciamo dalla tradizione letteraria, solo due ci
sono noti nelle loro carriere anche da fonti diverse rispetto a
quella che tramanda il triumvirato. Q. Elio Tuberone (nr. 7),
giurista, imparentato con lAfricano minore, fu membro di una
distinta gente, che per non raggiunse alti onori se non nellet
augustea. Il suo consolato dubbio. M. Terenzio Varrone Reatino (nr. 8), il longevo erudito del I sec. a. C., era di probabile
origine equestre, seppur i Terenzi Varroni gi dal 216 a. C. ave12 Oltre alla dibattuta competenza sul munus iudicandi (v.
13 F. DE MARTINO, Storia della costituzione 2 II cit. 259.
14 Si v. supra 54 ss.
15 Cfr. supra 24 ss., 49 ss.
16 Nrr. 6-12 nella lista prosopografica.
17 Suet. div. Iul. 41.1, cfr. supra 64 ss.
18 T. R. S. BROUGHTON, MRR. I cit. 247.

supra 196 ss.).

274

CAPITOLO QUINTO

vano dato consoli alla repubblica 18. Fu tribuno della plebe e


verisimilmente pretore, ebbe tre legazioni e fu coinvolto nella
lotta politica degli anni 50/40. Pescennius (nr. 6), di incerte origini, lunico con questo gentilizio ad essere ricordato come
magistrato nella repubblica. Difficile inquadrare Q. Manlio
(nr. 10), che quasi sicuramente non appartenne alla gente patrizia con questo nome (anche se probabilmente non da
identificare con il tribuno plebeo lodato da Cicerone). Pure
con riguardo a L. Calpurnio (nr. 11) sono possibili solo supposizioni (non salde) di identificazione; pi certo per il rapporto
con i noti Calpurnii. Un Servilio (nr. 59), probabilmente membro della gens patrizia, ma di un ramo di minore distinzione,
ricordato alla fine della repubblica come IIIvir, forse capitalis.
Di C. Lucilius (nr. 12) conosciamo la provenienza: si tratta di
un membro della lite municipale di Aquileia.
In generale pu dirsi che fra i tresviri repubblicani non ricorrono grandi nomi; anche se estremamente difficile fare
paragoni con le altre cariche vigintisexvirali, pu affermarsi 19
la scarsa importanza della carica dal punto di vista sociale e
della carriera successiva. Sulla titolatura, forse, una notazione
interessante. Cicerone, a proposito di Elio Tuberone parla di
triumviratus, in relazione a Manlio di triumvir. Le altre due
fonti per cos dire dirette che menzionano la carica 20 usano
triumvirum: si tratta duna costruzione al genitivo plurale. Varrone dice: ego triumvirum; nelliscrizione relativa a Lucilio si
legge: C(aius) Lucilius C(aii) f(ilius)/ trium virum/ cap(italium).
Nel principato la sfera di competenza dei tresviri capitales
viene verisimilmente compressa a seguito dellistituzione della
praefectura urbi e di quella vigilum, che avranno mansioni di
polizia, esercitate attraverso schiere di sottoposti. Forse ai tresviri, sporadicamente rammentati nelle fonti letterarie, resta la
19 Anche riferendosi a Cic. ad fam.
20 Quella di Pescennio (149 a. C.?)

7.13.2 (cfr. supra 17 nt. 40).


testimoniata da Valerio Massimo 6.1.10,
quella di Venuleio addirittura dal tardo Paolo Orosio 5.21.8.
21 Cfr. supra 75 ss.
22 Ma il padre era stato un partigiano di Marco Antonio.

PER UNA SOCIOLOGIA DEI TRESVIRI CAPITALES

275

custodia carceris e la sorveglianza delle esecuzioni capitali (almeno di alcune di esse: quelle che avvenivano nel Tullianum?) 21.
Le testimonianze epigrafiche sui personaggi, pur pi povere
rispetto a quelle relative agli altri vigintiviri, consentono un
tentativo di storia sociale della magistratura almeno un po pi
saldo rispetto allet repubblicana. A questo proposito si pu
operare la seguente ripartizione cronologica: a) tresviri capitales fra triumvirato costituente ed Augusto; b) et giulio-claudia; c) et flavia; d) et antonina; e) et severiana e post-severiana.
Lepoca relativa al triumvirato costituente ed allinizio del
principato augusteo qualificata da una certa fluidit delle carriere. Tra il 44 ed il 34 a. C. ca. abbiamo lunica testimonianza
epigrafica relativa ad un quattuorvir, Paquius Scaeva (nr. 13).
Il suo cursus del tutto peculiare. Homo novus di Histonium,
esordisce con la questura, per poi ottenere due cariche vigintivirali ex senatusconsulto. Raggiunger la pretura e ricever una
cura viarum ancora per senatoconsulto ed un proconsolato
extra sortem. La carriera di Properzio Postumo (nr. 14) per
qualche verso assimilabile a quella appena esaminata. Pi tarda,
risente ancora delle deficienze nella vocazione politica verificatesi alla fine della repubblica: ne costituiscono attestazione il
protriumvirato capitale e lesercizio della giurisdizione pretoria sostitutiva di quella edilizia. Il proconsolato di rango pretorio sembra anche in questo caso esser stato un limite per
luomo nuovo che aveva ricoperto il triumvirato capitale. Anche la carriera del poeta Ovidio (nr. 15), con due incarichi vigintivirali, appare tipica, nellesordio, di questet; ma in questo caso vi fu una volontaria rinunzia agli onori senatorii. Pi
stabili appaiono i cursus degli ultimi tre personaggi che possiamo attribuire allet augustea. Due corrispondono ad un
profilo non troppo alto delle carriere senatorie: Arrius Maximus (nr. 16) potrebbe esser morto da edile curule; Murrius
23 Invero:

cinque tresviri ed un quattuorvir.

276

CAPITOLO QUINTO

Umber (nr. 18), dopo esser stato edile Ceriale, raggiunse la


pretura. Diverso il percorso di Q. Caerellius (nr. 17), che
partito da un livello piuttosto basso, pur essendo lunico personaggio di origine senatoria del gruppo in questione 22 seppe
conquistarsi una buona posizione: tribuno della plebe, fu poi
scelto per tre volte da governatori provinciali in qualit di legato, dopo la pretura ottenne la praefectura frumenti ex senatusconsulto, la carica di legato di Tiberio Augusto (siamo verso
il 15 d. C.), terminando il cursus con un proconsolato. Schematizzando abbiamo sei triumviri 23; due titolari di un altro
munus vigintivirale (ed un personaggio iterato nel triumvirato); quattro questori, due tribuni della plebe, tre edili (due
curuli ed un Ceriale), 4 pretori (uno addetto allaerarium ed
uno probabilmente urbano o peregrino), tre proconsoli. Tutti i
triumviri fino a questepoca sono di origine italica.
Nella successiva et giulio-claudia le carriere tendono a
stabilizzarsi. Su otto personaggi uno (nr. 19) comincia come
sevir equitum Romanorum, giungendo forse alla questura, tre
come tribuni militari (nrr. 21, 22, 23) e quattro come tresviri
capitales24. Singolari le due questure dellerario (nrr. 20, 21 25),
dopo la riforma claudiana del 43 d. C. (accanto a due incarichi
in Sicilia 26, un questore urbano 27 e tre questure non meglio
specificate28). Quattro (o cinque) tresviri dei cinque (o forse

24 Ma,

forse, Domizio Decidiano (nr. 20), di origine equestre, prima del triumvirato capitale aveva prestato servizio militare come tribuno angusticlavio, carica
non riportata nel cursus epigrafico pervenutoci.
25 Coiedius Candidus (nr. 21) fu anche caso eccezionale per un personaggio
che era stato triumvir capitalis quaestor Augusti. I quaestores addetti al principe,
due all'anno, erano solitamente patrizi o, comunque candidati, che solitamente al
livello vigintivirale erano stati monetales. La carriera di questo personaggio si qualifica per la sua particolarit tenendo presente l'incarico da questorio di curator tabulariorum publicorum.
26 Dillius Aponianus (nr. 23) e Funisulanus Vettonianus (nr. 24).
27 Gargilius Macer (nr. 26).
28 Anonimus (nr. 19), Glitius Gallus (nr. 23) e Flavius Silva (nr. 24).
29 Nrr. 22?, 23, 24, 25, 26.

PER UNA SOCIOLOGIA DEI TRESVIRI CAPITALES

277

sei) che raggiungono la pretura saranno tribuni della plebe 29.


Quattro personaggi avranno incarichi da pretorii 30. Tre, Dillius Aponianus (nr. 23), Funisulanus Vettonianus (nr. 24), e
Flavius Silva (nr. 25) otterranno addirittura il consolato. Questi ultimi sono certo casi piuttosto straordinari, corrispondenti
alle profonde mutazioni derivate dalla fine del potere della famiglia giulio-claudia. Eclatante la vicenda di Flavius Silva (nr.
25), che, triumviro sotto Nerone, godr della benevolenza di
Vespasiano e Tito, suoi parenti, manifestata con due adlectiones (inter praetorios e inter patricios) ed il consolato ordinario.
Funisulanus (nr. 24), militare esperto, ottenne limportante incarico pretorio di praefectus aerarii 31, e fu uno dei personaggi
pi in vista del suo tempo, ricevendo ben tre governatorati
consolari imperiali. Due tresviri consolari ricoprono anche sacerdozi (due Funisulanus [nr. 24] ed uno Flavius Silva). In
questepoca abbiamo le prime attestazioni di triumviri dorigine extraitalica (nrr. 20, 23, 26; cfr. il nr. 24).
Solo due sono i tresviri capitales che ricoprono la carica in
et Flavia, nel regno di Domiziano. Bruttius Praesens (nr. 27),
di origine senatoria, comincia come capitalis, ma procede attraverso buone prove da militare ad un cursus di alto profilo. Se
la questura provinciale, importanti sono gli incarichi pretori,
che gli aprono la strada al consolato ordinario ed al governo
dellAfrica da proconsole. Fu XVvir sacris faciundis. Anche
Cossonius Gallus (nr. 28), che comincia invece come tribuno
militare ed ottiene anche lui una questura provinciale, dopo la

30 Nrr.

23, 24, 25, 26. La cura aquarum di Funisulanus Vettonianus (nr. 25)
potrebbe essere un incarico consolare, ovvero il personaggio potrebbe essere stato
un adiutor pretorio addetto al rifornimento idrico della citt.
31 Strana la cura della via Aemilia riportata nel cursus dopo la prefettura, ma
potrebbe trattarsi d'uno spostamento erroneo dovuto al lapicida. Stato della questione in W. ECK, Befrderungskriterien cit. 197 [=Tra epigrafia cit. 42].
32 Tra i quali si pu notare la particolarit del doppio comando di legione.
33 Esercit anch'egli un sacerdozio, essendo sodalis Flavialis.

278

CAPITOLO QUINTO

pretura consegue numerosi incarichi 32 e ottiene il consolato


suffetto 33.
Non sorprende che sia let antonina quella per la quale
sono attestate pi testimonianze epigrafiche. La datazione di
tre triumvirati spazia tra fine I e II secolo, ma i cursus non
dicono molto34. Altri sette personaggi svolgono la loro carriera
in epoca antonina, non raggiungendo il consolato: uno si ferma
al triumvirato, avendo gi prestato il servizio militare (Aemilius Naso [nr. 45]); un altro muore da tribunus militum dopo
aver cominciato la carriera come triumviro capitale (Salvius
Nenolaus [nr. 40]); dei cinque che raggiungono la pretura (nrr.
36, 41, 42, 43, 44) solo due avranno un incarico pretorio 35.
Otto i consoli di questepoca che avevano ricoperto il triumvirato capitale 36. Due di questi personaggi conseguono il triumvirato alla fine del I secolo d. C.: Platorius Nepos (nr. 29), che
ebbe tre incarichi da pretorio e altrettanti da consolare, amico
(e poi nemico) di Adriano ed Aemilius Honoratus (nr. 30), la
cui carriera nota fino al governo duna provincia pretoria,
pure favorito dallamicizia dun principe (Traiano, probabilmente). Gli altri sei consolati si svolgono tra il 135 e la fine del
II secolo. Notevole la carriera di Burbuleius Optatus (nr. 34),
homo novus, con sei incarichi pretorii e tre consolari; egli dov
probabilmente la promozione a governatore provinciale alla
benevolenza del vecchio Adriano 37. La suprema magistratura
repubblicana fu raggiunta ancora da Cornelius Fronto (nr. 35),

34 Si tratta dei personaggi ai nrr. 31-33.


35 L'Anonimo di CIL. XI 6339 (nr. 36)

e Postumius Africanus (nr. 43), che significativamente tra la questura e l'edilit curule aveva svolto le mansioni di ab actis
senatus.
36 Carica di esordio, per tutti tranne che per Platorius Nepos (nr. 29), che fu
inizialmente tribunus militum. Tra i non consolari esercitarono dapprima il tribunato militare Mocconius Verus (nr. 44) e Aemilius Naso (nr. 45). Del primo ci
nota la carriera fino alla pretura; del secondo solo fino al triumvirato capitale.
37 Cfr. W. ECK, Befrderungskriterien 189 [=Tra epigrafia cit. 39].
38 Nrr. 48-51.

PER UNA SOCIOLOGIA DEI TRESVIRI CAPITALES

279

il noto retore, anche lui homo novus, come forse pure Annius
Fabianus (nr. 37), suffetto nel 141/142, che ebbe tre incarichi
pretorii. Fu console anche Iulius Geminius, sodalis Titius, che
ebbe importanti mansioni (anche militari) dopo la pretura e fu
proconsul Asiae. Forse console anche Iulius Thraso (nr. 38). Il
gruppo dei consolari det antoniana si completa con Iunius
Priscus (nr. 46) e Caesonius Macer (nr. 47). Del primo noto
il cursus fino al consolato, comprendente sei incarichi pretorii,
oltre ai sacerdozi di sodalis Titialis Flavialis; il secondo fece una
notevole carriera, arrivando, ad essere uno dei senatori pi in
vista e in tarda et comes di Alessandro Severo nella sua
campagna dOriente.
Diversa la situazione in et severiana e post-severiana: lo
schema piuttosto costante che mostra un profilo basso alle carriere dei personaggi esordienti come tresviri capitales non pi
applicabile. Accanto a quattro cursus piuttosto scarni, che possono datarsi tra la fine del II ed il III secolo d. C. 38, conosciamo sette personaggi con carriere alquanto articolate. Schematizzando, infatti, possiamo contare: un ab actis senatus
(contro un solo precedente, Postumius Africanus [nr. 43]); una
adlectio interna (contro 2 complessive per i triumviri precedenti, tutte e due di Flavio Silva [nr. 25] la cui natura piuttosto palese); ben sei candidature imperiali (contro una sola precedente: di Platorio Nepote [nr. 29]); non meno di sette consolati (tre ordinari: Virius Lupus [nr. 56], Valerius Poplicola [nr.
57] 39, Caesonius Ovinius [nr. 58); sei sacerdozi. Due i cursus di
alto livello (nrr. 57 e 58), che fanno pensare ad una vera e propria rivoluzione nella regola, valida per il precedente periodo
del principato, che voleva la carica di triumvir capitalis appannaggio di personaggi di minore prestigio, destinati a carriere
per lo pi non di altissimo profilo (salvo poche clamorose ec39 Il personaggio fu anche praefectus Urbi, unico triumvir capitalis ad aver ricoperto la carica pi prestigiosa per il senatori romani.
40 La titolatura dei tresviri nel principato, sembra variabile nella scrittura del

280

CAPITOLO QUINTO

cezioni, tutte riferibili ad una felice, imprevedibile svolta nei


rapporti con limperatore). Una chiusura in bellezza per una
magistratura partita con evidenti svantaggi rispetto alle altre
del vigintivirato. Forse levoluzione delle funzioni affranc i
pi tardi tresviri dalla lugubre immagine che per tanto tempo la
carica aveva mostrato e allo stesso tempo subito 40.

numerale: IIIvir (nrr. 14, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 28, 29, 30, 32, 33, 34,
35, 37, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 47, 49, 50, 53, 55, 56, 57); triumvir (nrr. 27, 31, 36, 46,
48, 51, 52, 54, 58); dato che pare confermato anche dal nr. 45, in due epigrafi diverse
denominato IIIvir e triumvir. (forse si pu notare una lieve prevalenza di titolature
per esteso tra fine II e inizio III secolo d. C.). Il titolo del nr. 38 in greco. Anche
l'uso della grafia kapitalis nella titolatura cronologicamente distribuita: infatti
usata nei titoli dei nrr. 24, 34, 39, 40, 48, 57, 58 (cfr. P. M. M. LEUNISSEN, Zur
Laufbahn des Senators L. Marius Vegetinus cit. 266, che li registra tutti, tranne il
nr. 24). Pure in questo caso si pu notare una lieve prevalenza percentuale relativa
ad iscrizioni di fine II-III secolo d. C.