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Il Regno del lusso. Leggi suntuarie e societ: un percorso di lungo periodo nella Napoli medievale e moderna (1290-1784).

Silvana Musella Guida Facolt di Lettere, Universit degli Studi della Basilicata, sede di Matera

1. Premessa: la disciplina delle apparenze Dallo sguardo d'insieme delle leggi suntuarie napoletane stato possibile individuare alcuni ambiti di approfondimento. Il primo riguarda la tendenza al rafforzamento della nobilt di spada attraverso un modello comportamentale esemplare la temperanza [era l] ottima virt detta misura. Sobriet nei colori, qualit dei materiali, ricercatezza e adeguamento continuo alla moda del tempo. I nuovi artifici della manifattura, ebbero una forte ricaduta sullattivit sartoriale e sulle regole dellapparire. I vincoli suntuari rappresentarono un incentivo allinnnovazione delle tecniche, come accadde diffusamente anche in altri centri europei. Dalla seconda met del Seicento si avverte una pressione protezionistica nei confronti del mercato interno, che ci lasciano interrogare circa la reale consistenza delle manifatture locali. Dallanalisi della normativa suntuaria della tarda Et moderna si percepisce altres una forte tensione verso la regolamentazione dei costumi pubblici e il desiderio di creare una disciplina delle apparenze. Le limitazioni nel numero dei servitori e di accompagnatori, le disposizioni circa la ricchezza delle livree, quelle per il lutto e i funerali, o ancora quelle per larredamento e per le carrozze ne sono una chiara testimonianza. Al di l della loro reale applicazione, lo studio di lungo periodo delle prammatiche sul lusso rappresenta in definitiva una fonte indispensabile per la comprensione dei comportamenti nobiliari e una chiave di lettura imprescindibile per lanalisi dei molteplici linguaggi della moda di antico regime1. 2. Le fonti suntuarie Nel contesto della legislazione suntuaria europea il caso meridionale risulta poco studiato soprattutto per let moderna2. Un importante contributo fu fornito a fine Ottocento da Del Giudice che mise in evidenza limportanza della prima normativa angioina del 12903. Lesame, lungo e articolato, port allattenzione le numerose emanazioni del Trecento, il valore delle leggi e la loro ricaduta, individuando alcuni elementi di sicura importanza che meritano di essere riconsiderati.

Il lavoro presenta i primi risultati di una ricerca in corso sulleconomia del lusso a Napoli finanziata dallIstituto di Studi Filosofici. 2 Numerosissimi sono ormai i contributi sullargomento per lItalia e per lEuropa, cfr., in breve, Disciplinare il lusso. La legislazione suntuaria in Italia e in Europa tra Medioevo ed Et moderna, a cura di Maria Giuseppina Muzzarelli e Antonella Campanini, Roma, Carocci Editore, 2003. Spunti per lanalisi delle leggi suntuarie napoletane in et moderna sono in Luigi De Rosa, Introduzione ad alcuni scritti di Carlo Antonio Broggia, in Carlo Antonio Broggia, Il Banco ed il Monte de Pegni. Del Lusso, a cura di Rosario Patalano, La citt del Sole, Napoli 2004, pp. XXXIV-XLII. Per la Sicilia, cfr., Salvatore Tramontana, Vestirsi e travestirsi in Sicila, Sellerio, Palermo, 1993, pp. 34-38. 3 Giuseppe Del Giudice, Una legge suntuaria inedita del 1290, Memoria letta allAccademia Pontaniana nella tornata del 16 marzo e 20 aprile 1884, Napoli 1887. -1-

La ricognizione effettuata ha messo in evidenza lalto numero di disposizioni emanate riguardo alle limitazioni delle spese in ogni ambito della sfera personale e pubblica, con una cronologia che copre il Medioevo e let moderna; fatta eccezione per il Quatttrocento e la prima met del secolo successivo per presumibile distruzione della relativa documentazione4. Dalla prima legge conosciuta, datata 1290, allultima del 1784, se ne contano circa trentotto delle quali dodici coprono il Trecento, dal 1290 a 1383, e le rimanenti coprono larco di tempo che va dal 1559 al 1784. Landamento del nucleo medievale segue un percorso lineare con una cadenza allincirca decennale; mentre tra Cinque e Seicento si registra una cadenza regolare in concomitanza con linsediamento dei differenti vicer e una concentrazione di pi promulgazioni nellultimo quarto del XVII secolo ovvero tra il 1684 e il 1702. La legislazione suntuaria medioevale ebbe differenti emanazioni, una proveniente dal governo reale e unaltra dalle Universit del Regno come accadde in Francia e in Germania5- che espressero le proprie personali esigenze chiedendo lapprovazione del governo centrale, come nel caso di Messina e dellAquila. quindi probabile che ci si possa trovare in presenza di due differenti corpi di leggi dei quali, allo stato attuale, siamo sprovvisti di conoscenze. La mancanza di leggi del periodo rinascimentale, per quanto grave, poich in quellarco di tempo che si manifestarono i maggiori cambiamenti delle classi sociali a cui vennero dirette le normative, pu essere colmata dalla letteratura a carattere educativo e comportamentale, che almeno in prima istanza sembra poter fornire indicazioni e chiavi di lettura circa i cambiamenti interni alla nobilt in connessione con i distinti livelli della sua stratificazione6. Riprendendo le indicazioni fornite da Giuliana Vitale dalla rilettura dei testi di Tristano Caracciolo, di Diomede Carafa, di Giovanni Pontano e del De Ferrariis (detto il Galateo), dal quadro culturale del secondo Quattrocento emergono due progetti in frequente contrapposizione tra di loro: luno, quello di Tristano Caracciolo, ispirato a rigore, parsimonia, austerit di costumi; laltro, quello di Giovanni Pontano, sostanziato di aspirazione alla magnificentia ed allo splendor, le cui connotazioni assimilavano le manifestazioni della nobilt (ed in questo caso il referente sembra laristocrazia feudale) a quelle della regalit e contribuirono a costruire un prototipo che in definitiva ispir il codice comportamentale nobiliare dei secoli successivi7. A questi testi, sono da aggiungere altri due, molto citati ma sicuramente poco approfonditi, uno che chiude il Quattrocento e laltro che si colloca nei primissimi anni del Seicento. Si tratta della Question de Amor e del Ritratto o modello delle grandezze, delizie e maraviglie della nobilissima citt di Napoli di Giovan Battista del Tufo, che in differente forma, forniscono la possibilit

Cfr. Rosita Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia , Istituto editoriale italiano, 1969, vol. I, p. 468; Giuliana Vitale, Modelli culturali nobiliari nella Napoli Aragonese, Carlone Editore Salerno 2002, p. 16. 5 Cfr. Neithard Bulst, La legislazione suntuaria in Francia, in Disciplinare il lusso, p. 121-142, e Gerhard Jaritz, La legislazione suntuaria nelle aree di lingua tedesca, in Ibidem, pp. 137-144.
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Giuliana Vitale, Modelli culturali nobiliari, p. 11. Ivi, p. 11-12. -2-

di leggere attraverso lo specchio della narrazione, i costumi del tempo e leventuale adempienza o meno alle normative emanate8.

Cristoforo Origina, Genealogia degli Angi di Napoli, dalla Bibbia di Niccol dAlife, 1340 ca., Lovanio, Biblioteca Universitaria Nellimmagine si rende ben evidente laspetto primario della politica figurativa dei primi angioini. Carlo I (marzo 1226 - Foggia, 7 gennaio 1285, re di Napoli e di Sicilia (1266 - 1285), fratello del re Luigi IX di Francia -San Luigie figlio di Luigi VIII, detto il Leone, e Bianca di Castiglia) e Beatrice di Provenza, in alto, sono circondati dalle schiere di Conti e Baroni in abito da Cavalieri.

3. I precedenti medievali: temperanza ottima virt La prima legge angioina emanata a Napoli, preceduta in ordine di tempo dallo Statuto di Messina promulgato da Carlo I dAngi nel 12729, si data al 1290 ed suddivisa in due parti, luna relativa alla mensa e la seconda relativa alla moderazione nellabbigliamento. Questa rivolta esplicitamente ai Conti, ai Banderesi, ai Baroni e ai Militi, o chiunque altro tenesse terra della Curia o fosse obbligato verso il Re a servizio ed aiuto e viene motivata, in premessa, dalle necessit di ordine economico determinate dalla guerra in Sicilia.10 Nonostante la precisazione, lattenzione sembra doversi maggiormente spostare sulle meno esplicite motivazioni della legge che fece appello alla tradizione di quelle pi antiche, probabilmente romane, che facevano del Re un padre, e auspicava un modello comportamentale esemplare tale da dover essere governato dalla temperanza ottima virt detta misura11. La normativa, con lesplicita indicazione dei destinatari, appare tesa allaffermazione di unimmagine cavalleresca riscontrabile con evidenza
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Cfr. Carla Perugini, Question de Amor, Ediciones Universidad de Salamanca, 1995; Franois Vigier, Cuestin de amor, Publication de la Sorbonne, Paris 2006; Scipione Volpicella, Giovan Battista del Tufo illustratore di Napoli, Napoli 1880; Giovan Battista Del Tufo, Ritratto o modello delle grandezze, delizie e maraviglie della nobilissima citt di Napoli, a cura di Olga Silvana Casale, commento di Maria Teresa Colotti, Roma, Salerno Editrice, aprile 2007.

La normativa fu invalidata lanno successivo; cfr. Del Giudice, Una legge suntuaria, pp. 120122. 10 Giuseppe Del Giudice, Una legge suntuaria, p 2, 66. 11 Ibidem, p. 66. importante ricordare il ruolo afferente a dette cariche: Conti, Banderese, Cavaliere feudale che poteva schierare un gruppo di vassalli, almeno 50, portanti una loro bandiera; gentiluomo darmi e di nome. Baroni, possessori di feudi con una rendita non inferiore a 20 once doro annue. Milite, figli di Conti o Baroni e anche di ricchi borghesi che il re cingeva con cingolo militare. Tutti secondo lanalisi di Del Giudice svolgevano un ruolo militare; cfr. Idem, pp. 133-138. -39

anche nella politica figurativa12. Solo al margine sono citati genericamente gli altri nobili e scarse sono le limitazioni rivolte alle donne alle quali fu esclusivamente vietata la lunghezza delle vesti e degli ornamenti a queste legate. E che le condizioni di dignit del rango fossa rispettata, seppur entro i limiti delle imposizioni, emerge con evidenza dalla legge che limita il rinnovamento della sella se non una volta lanno; solo al Banderese fu concesso di poterla rifare due volte. Come sottolinea il Del Giudice la maggiore esibizione del lusso si manifestava nel corredo per cavalcare, esteso alle donne ed agli uomini, espressione pubblica del ruolo e dellesercizio del potere13. Si intervenne su questi vestimenti per segnalare la nuova dignit del ruolo e lausterit ad esso connesso. Furono cos vietate le pellicce per foderare gli abiti e i mantelli concedendo che fossero riservate solamente ai copricapo14. Ai Baroni fu imposta una limitazione circa il numero degli abiti nuovi da potersi confezionare solo due volte lanno al fine di limitare il consumo di tessuti di ogni specie -porpora, seta e lana- di prezzo maggiore ai 15 tar la canna, cifra di fatto considerevole sebbene sia noto che i panni di porpora, di seta e tessuti doro e dargento, spesso di manifattura straniera, potevano raggiungere la cifra di unoncia doro la canna15. Ho trascurato di documentare il primo punto della legge, ovvero quella attinente alla mensa che, da numerosi documenti della Cancelleria angioina, sappiamo essere generalmente sontuosa sia nellimbandigione quanto nelladdobbo16. La normativa, pi che un reale stimolo alla parsimonia, un invito alla misura, regolamentando esclusivamente il numero delle pietanze. Ci troviamo in presenza di suggerimenti tendenti ad una maggiore frugalit nellassunzioni di carni di qualunque origine con la libert di assumere frutta e verdura nelle quantit e nella qualit desiderata. Viene cos da chiedersi se i dettami non furono piuttosto consigli igienico-sanitario indirizzati proprio a quegli uomini che dovevano esprimere nellaspetto la condizione di garanti della Corona. Ancora una volta la normativa sembra potersi leggere come una volont tendente a connotare attraverso ogni sorta di manifestazione pubblica e privata, una specifica identit socio culturale che ritroveremo a distanza di un secolo confermata dalla nobilt di Seggio17.
Pierluigi Leone de Castris, Arte di Corte nella Napoli angioina, Cantini Firenze, 1986, p. 86. Labbigliamento per cavalcare era indispensabile agli uomini come alle donne nelle cerimonie pubbliche e comunicava lo status di chi lo indossava e rendeva onore attraverso la magnificenza alla corte; numerosi sono i casi citati da Del Giudice (cfr. Del Giudice, op. cit., p. 137, nota 1). 14 Le pellicce pi pregiate erano ricavate dallermellino importato; mia opinione, differentemente da come altrove espresso, che la limitazione non avesse intenti protezionistici, per la sottolineatura, sempre esplicita e rimarcata nella premessa alla legge, di dover affermare il ruolo non solo agli occhi del vasto pubblico ma anche a quello dei nemici attraverso la moderazione. 15 Non intenzione di questo scritto documentare in dettaglio i caratteri dellabbigliamento, le fogge in uso al tempo e la stessa nomenclatura, ma sempre il Del Giudice dedica numerose pagine a questi argomenti, ai prezzi e ai consumi, e allimportazione delle merci straniere cfr. Del Giudice, Una legge suntuaria, pp. 138-148. 16 Cfr., Riccardo Bevere, Arredi, suppelletili, utensili d'uso nelle provincie meridionali dal XII al XVI secolo, in Archivio Storico per le Province Napoletane 1896, pp. 626-664; C. Minieri Riccio, Saggio di codice diplomatico, Supplemento II, Napoli 1879, Luigi Cibrario, Scene storiche del Medio Evo d'italia scritte da Luigi Cibrario, Napoli, Tipografia dell'Industriale, 1840. 17 Cfr. Vitale, Modelli culturali nobiliari, p. 15-16. -412 13

difficile riscontrare la reale applicazione delle leggi se il giudizio resta condizionato allunanime verifica della mancanza dosservanza delle stesse18. La conferma dello statuto solo a due anni di distanza potrebbe essere letta proprio in questo senso se non si sondassero, con diversa attenzione, due vicende che sembrano contraddire tale pregiudizio ed indirizzarlo verso analisi daltra natura. La prima che due anni dopo lemanazione della legge del 1290, Carlo II volle confermarla non perch fosse disattesa quanto piuttosto per affermare la sua volont su un provvedimento emanato in sua assenza dai reggenti del Regno Carlo Martello e Roberto dArtois19. La seconda, di maggiore interesse, riguarda i patti stipulati volontariamente e per cinque anni dai militi e i dai valletti del Seggio di Capuana, alla presenza di Riccardo Caracciolo, giudice della citt, nel 1298. In questi i partecipanti si impegnavano ad astenersi dalle spese superflue impiegando nellabbigliamento solo panni che non superassero per i militi il valore di 15 tar la canna e per i valletti quello di 10 tar 20. Anche qui siamo di fronte ad una differente e doppia interpretazione di tali patti luna tendente a confermare una disattenzione alla legge del 1290 che gi prescriveva tali limitazioni, e laltra che pone in evidenza una volont daffermazione di un gruppo teso alla definizione della propria identit attraverso il rigore del comportamento in contrapposizione alla nobilt feudale21. Il contesto in cui maturavano simili propositi si inquadra in un panorama di crescente esibizione del lusso, poco osteggiata se non in brevi episodi che appaiono piuttosto come la difficolt ad accettare nuovi modelli comportamentali e con essi le nuove fogge vestimentarie. il caso del diploma emanato da Roberto dAngi, il 15 gennaio del 1335, che proib le vesti corte e molto aderenti ai corpi, le barbe lunghe ed i capelli incolti minacciando pene severe a chi non volesse tornare ai costumi antichi22. Anche in questultima legge si avverte il desiderio di affermare, attraverso labbigliamento, un comportamento esemplare sebbene non sia identificato con precisione il rango dei destinatari se non attraverso un breve cenno ai giovani e alle difficolt imposte nel cavalcare dagli abiti troppo aderenti:
Equis etiam distortii insident, pro usu freni habent necessarias ambas manus. Ex quo Clipei et Ensis seu Lance officia militis superflua iudicantur arma ferunt
18 Pi autori tendono ad interrogarsi sulla reale applicazione delle leggi suntuarie emanate in ogni luogo e in ogni tempo; la Owen Hughes rilevando tale atteggiamento commentandolo ampiamente ha individuato differenti spiegazioni alla promulgazione delle leggi e interessanti ricadute; cfr. Diane Owen Hughes La moda proibita: la legislazione suntuaria nell'Italia rinascimentale, in Memoria: rivista di storia delle donne, 1984, n. 11/12, p. 82-105. 19 Carlo Martello era il figlio primogenito di Carlo II dAngi (Napoli, 8 settembre 1271 ivi, 19 agosto 1295); Roberto dArtois era suo cugino; cfr. Del Giudice, Una legge suntuaria , p. 8-12. 20 Alla Biblioteca Societ Napoletana di Storia Patria esiste una trascrizione di tale documento, Copia contractus de modo vestiendi per Nobiles Viros, Milites as Vallectos Sedilis Capuana per manus Notare Bartholomei de Gemma at Sudice Riccardo Caracciolo Cassano. Anno 1298 extracta Processu S. R. C., inter Vincentium Horatium Scipionem, et Tristanum Galluty cum Platea Nidi, in Bca de Amico presentata. In anno 1576, (cfr. B.S.N.S.P., Manoscritti XX D 40, pp. 103- 107); Del Giudice, Una legge suntuaria, p. 126-127. 21 Questa ipotesi sembra sostenuta dalla Vitale proprio a proposito dellopera di Tristano Caracciolo discendente da Riccardo Caracciolo e rappresentante della nobilt di seggio; cfr. Vitale, Modelli culturali nobiliari, p. 15-16, p. 18 nota 6. 22 Del Giudice, Una legge suntuaria, pp. 130-131. -5-

succincta et membra in bellis detesta et papula, vulnerantes scapulas et pectus nudatapretendunt virilibus renunciatis moribus jura muliebria usurpantes.23.

La legge pi articolata capace con ogni buona probabilit di fornire un modello esemplare negli anni a seguire, fu quella promulgata nel 1308 da Federico III re di Sicilia24. In premessa furono emanate le disposizioni riassuntive estese a chiunque, limitando luso delle perle e delloro nelle guarnizioni delle vesti femminili e delle pellicce. Esentati, ma regolamentati sono gli abiti dei giudici, medici, e i burgenses e mercatores, quibus videtur competere, possit portare vayros in caputio vel birreta tantum ai quali fu consentito luso della pelliccia per i cappucci. Simili concessioni furono estese anche ai militari25. Gli intenti generali appaiono visibilmente protezionistici nel caso della regolamentazione sugli usi e le quantit delle perle e delle pellicce, trattandosi di merci dimportazione; il secondo punto lascia intravedere la volont di costruire, attraverso labbigliamento, delle gerarchie ben identificabili 26. Al secondo capitolo destinato alle donne, qui come altrove, si limita la lunghezza dello strascico, come quello delle frange e la dimensione dei bottoni, sempre pi vistosi e preziosi. Egualmente sono limitati gli sfarzi per i paramenti del cavallo, sambuca, eccetto che nelle guarnizioni, e sono sconsigliati i panni di seta e i jamelloctum27, nellabbigliamento e per i mantelli28. I divieti nel limitare la seta, le perle e le guarnizioni doro, ne segnalano luso gi assai esteso se in calce si avverte i possessori di tali abbigliamenti e addobbi, confezionati prima dellemanazione della legge, di poterli usare ancora per un solo anno. Al terzo capitolo si fissano le regole in merito alle doti, ai convivi nuziali e quantaltro. Al quarto, si dettano le regole per le parate militari ed al quinto per i funerali. Questultimo capitolo di particolare interesse perch le regole emanate limitazione negli accompagnamenti musicali e nella presenza delle donne alla cerimonia in chiesa, nellassunzione delle gramaglie solo agli stretti consanguinei, nelle barbe tagliate per soli otto giorni- risultano afferenti alla sfera comportamentale e, per essa, alla regolamentazione dellordine pubblico, evitando lesternazione eccessiva del dolore e dellossequio verso i defunti con caratteri pagani29. Ai Baroni, nel sesto punto, furono dettate numerose regole speciali circa il valore dei tessuti da acquistare e il numero di volte lanno per la confezione di abiti nuovi.

Del Giudice, Una legge suntuaria, p. 129, nota 1. Federico III d'Aragona (in Sicilia, Federico II di Sicilia anche detto Federico III di Trinacria, (Barcellona, 13 dicembre 1272 - Patern 25 giugno 1337) fu reggente aragonese in Sicilia, dal 1291, quindi eletto dal Parlamento Siciliano Re di Trinacria (1295). 25 Del Giudice, Una legge suntuaria, p. 167 26 La prima Legge suntuaria genovese del 1157, fa specifico riferimento alle perle e allo zibellino, cfr. Marzia Cataldi Gallo, Storia del costume, storia dellarte e norme suntuarie, in Disciplinare il lusso, p. 181. 27 Di pelo di cammello. 28 Del Giudice, Una legge suntuaria, p. 168 29 Valeria Pinchera, Vestire la vita, vestire la morte: abiti per matrimoni e funerali, XIV-XVII secolo, e Maria Canella, Vestire la vita, vestire la morte: abiti per matrimoni e funerali, XVIII-XX secolo, in La moda, Storia dItalia, Annali 19, Einaudi, Torino, 2003, Einaudi, Torino, 2003, a cura di Marco Belfanti e Fabio Giusberti, pp. 221-258, 261-266. -623 24

Limmagine che se ne ricava, solo dalle limitazioni imposte e dalle concessioni, di una societ opulenta con evidente sfoggio del personale benessere30. Le norme di fatto coinvolgono gli strati sociali maggiormente facoltosi e cercano di contenere gli sprechi segnalando il differente ruolo sociale dei cittadini. In sintesi si pu affermare che la normativa solo in apparenza risulta come strumento protezionistico; nei risultati tese a predisporre regole per limmediata visibilit delle gerarchie sociali -sebbene a questepoca si tendese a limitare la personalizzazione del potere e dellapparire, o meglio del potere attraverso lapparire, si mirava a promuovere una democrazia di gruppi in cui lanonimato del collettivo aveva lo scopo di garantire la conservazione del sistema.31- e adeguare i costumi a modelli di comportamento improntati ad unapparente modestia32. 4. La moda come etica ed estetica Un filo rosso, commenta la Vitale, sembra legare le leggi angioine a quelle pur carenti o scomparse aragonesi. La letteratura di fine Quattrocento, e in particolare le riflessioni di Diomede Carafa, lascia intravedere costumi vestimentari che al lusso esibito sostituisce la qualit dello stile austero, esteso dal pubblico al privato, dalla mensa allabbigliamento, dalla casa ai servitori, e sembrano gettare le premesse per le normative di et moderna33. Numerosi suggerimenti sono forniti da Diomede Carafa, da Tristano Caracciolo e dal Galateo circa labbigliamento affinch limmagine da loro comunicata rispondesse al proprio rango; sembrano farsi strada caratteri vestimentari improntati allessenzialit della foggia. Tessuti semplici e di colore unico, qualit della manifattura. Il rigore nei comportamenti igienici, era cos segnalato dalla biancheria che poneva laccento con levidenza del candore dei colli e dei polsini la dignit derivata dalla cura del corpo34. Il modello vestimentario proposto sembra corrispondere a quello illustrato, in un figurino del Libro del Sarto della Fondazione Querini Stampalia di Venezia databile con ogni buona probabilit al secondo decennio del secolo XVI35. Il foglio acquerellato illustra di profilo un uomo gi di mezza et con barba e baffi di colore lievemente tendente al rame, interamente vestito di nero, con giuppone su calzoni corti rimborsati, ma
Salvatore Tramontana parla, per la Sicilia, di un contrasto strisciante fra rigore ufficiale e concreta spregiudicatezza della gente, cio una dottrina dellausterit pi teorizzata e legiferata che vissuta e praticata.; giudizio che pu assumersi anche per il Regno di Napoli; cfr. Tramontana, Vestirsi e travestirsi, p. 40. 31 Maria Giuseppina Muzzarelli, Le leggi suntuarie , in La moda, p. 188. 32 Ivi, pp. 189-192. 33 Giuliana Vitale, Modelli culturali, p. 19-21. 34 Numerosi sono i riferimenti al candore del bianco simbolo di pulizia interiore e esteriore, cfr. Silvana Musella Guida, Sonia Scognamiglio Cestaro, Una societ da svelare. Genere, consumo e produzione di biancheria nella Napoli rinascimentale, in Genesis, Viella libreria editrice, V, I, 2006, Febbraio 2007, pp. 41-60 ; sui bagni pubblici e privati a Napoli e nel Regno, cfr. Giuliana Vitale, I bagni a Napoli nel Medioevo, in Archivio Storico per le Province Napoletane, vol. CXXIII, 2005, pp. 1-48. 35 Si tratta del foglio 85r del Libro del Sarto; Cfr. Grazietta Butazzi in Giovan Battista Moroni. Il Cavaliere in nero. Limmagine del gentiluomo nel Cinquecento, Catalogo della Mostra a cura di Annalisa Zanni e Andrea di Lorenzo, Skira Milano, 2005, pp. 104-107. -730

moderati nellampiezza, con la spada al fianco sinistro e il bastone nella mano destra. Elegante nella postura, essenziale nellabbigliamento, ricercato nei piccoli e preziosi dettagli doro, dellelsa della spada, della fibbia della cintura, e dei pendenti delle stringhe del collo. Il nero dellabito solo in apparenza unito e privo di colore. Tessuti diversi (forse un raso e un taffetas o un velluto) che nella sovrapposizione delle fasce verticali, tagliate a spina di pesce, creano un effetto di estrema ricercatezza sottolineata dal candore dei colli e dei polsini profilati di nero. Questa immagine ben si confronta con unaltra descritta da Benedetto di Falco36 nel testo che narra del ricevimento di nozze del Conte dAltavilla nel Palazzo Baronale di Ferrante di Capua, duca di Termoli, a Napoli. A festeggiamenti in corso comparve un ospite deccezione Francesco Ferrante (o Ferdinando) dAvalos marchese di Pescara, la cui fama era legata al servizio reso durante le guerre dItalia al fianco di Carlo V, vestito di nero; il rigore dellabbigliamento si rese tanto pi evidente, agli occhi del cronista, per il contrasto con gli altri ospiti interamente coperti doro.

da Il Libro del Sarto, Milano, XVI secolo, f. 85r, Fondazione Querini Stampalia Venezia

Cosa leggere in questo comportamento, se non ladozione dei rigorosi dettami prescritti dalla saggistica tardo quattrocentesca rivolti alleducazione aristocratica? Figura proporzionata e armonica, secondo quanto prescrive il canone estetico classico e classicistico della giusta misura [poi ne] evoca il volto marziale, conveniente al ruolo di invitto imperator di tante battaglie: se nella virtuosa spada ha lo strumento desercizio ordinario della propria professione , lo trasforma in habitus morale. 37 Il gesto del marchese di Pescara, suggerisce Amedeo Quondam, istituisce questa polarizzazione tra moda dellaccumulo e moda della sottrazione; lausterit del nero con poche concessioni alla preziosit
36 Cfr. Amedeo Quondam, Tutti i colori del nero. Moda alla spagnola e migliore forma italiana, in Giovan Battista Moroni., pp. 27 e ss.; per Benedetto di Falco, cfr. Tobia R. Toscano, Letterati corti accademie. La letteratura a Napoli nella prima met del Cinquecento, Napoli, Loffredo, 2000; Idem, Il bel sito di Napoli: la fondazione cinquecentesca del mito nella Descrittione dei luoghi antichi di Napoli di Benedetto di Falco, in Naples ville palimpseste, Cahiers de la MRSHCaen, N spcial, novembre 2005, pp. 47-60. Il libro del di Falco si data al 1538, ma il matrimonio a cui fa riferimento dovrebbe essere stato celebrato una quindicina di anni prima, intorno agli anni venti del Cinquecento.

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Quondam, Tutti i colori del nero., p. 26. -8-

delloro nei particolari che caratterizzavano il ruolo, si presentano come segni assunti a modello per determinare la coesione tra gruppi, suggerita dalla letteratura pedagogica di fine Quattrocento38. Lesempio proposto dal Marchese di Pescara tanto pi importante in quanto la sua figura divenne mitica e costitu un esempio ripreso con consapevolezza nella letteratura successiva39. Allo stesso tempo propose nellabbigliamento la semplicit nellimpiego dei materiali che si contrappose alla complessit della manifattura. Alla luce delle considerazioni su esposte plausibile identificare il gentiluomo in nero del Libro del Sarto con Francesco Ferrante dAvalos, al tempo della redazione del testo, gi mitico cavaliere di fama internazionale, eroico capitano imperiale, marito della poetessa Vittoria Colonna, celebrato da Paolo Giovio, con queste parole: era bello da vedere per lo fiore dellet sua per una barba che gli spuntava di colore mezzo rossa, con un naso aquilino, e quando era mistiero di forza con gli occhi grandi e di fuoco. 40. Il ritratto tracciato dal Giovio sembra corrispondere ai tratti dipinti nella tela di Cristoforo dellAltissimo conservata a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Il foglio 85 recto del Libro del Sarto un figurino, ovvero la sintesi grafica offerta da/a chi ragiona di abiti, ma sicuramente gi al tempo in cui fu redatto, volle presentare modelli esemplari e identificabili. Lo stesso testo propone per labbigliamento da cavallo il governatore di Milano Alfonso dAvalos nipote di Francesco Ferrante da lui stesso addestrato alle armi41. Omaggio allimperatore di Spagna e alle figure dominanti del tempo? Ci piace pensarlo e verificare quanto i costumi derivati da ragionamenti sui modelli comportamentali adottati da esponenti di rango delle classi dominanti erano operanti e per giunta costituirono nella loro esemplarit icone da diffondere. Gi dalla seconda met del secolo XV si assiste ad una doppia interpretazione dellapparire; una concepita come somma di capi preziosi laltra austera e semplificata. Luomo di rango e di spada scelse la sobriet adottando panni di un solo colore, concedendosi piccoli lussi negli accessori, emergenti dagli abiti pi come segni di distinzione il bianco candido del colletto e dei polsini, il giallo dei guanti di pelle- che come esibizione di preziosit. Con ogni buona evidenza allesuberanza dei panni doro e dargento va a sostituirsi la ricercatezza di altri elementi: il colore nero, da sempre soggetto a regolamentazioni corporative per la difficolt tecnica che comportava, quindi prezioso. Un buon panno nero, come un buon panno rosso, erano beni costosi e nel contempo lussuosi per quanto meno appariscenti42.
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Quondam, Tutti i colori del nero., p. 27; Giuliana Vitale, Modelli culturali, p. 16. Amedeo Quondam dedica molto spazio a commentare il Libro del Cortigiano di Baldassar Castiglione; cfr. Quondam, Tutti i colori del nero, pp. 30 e ss.. Sul significato dellabito nero adottato gi da Alfonso I dAragona nella veste ampia tipica delluomo di lettere si sofferma anche la Cirillo Mastrocinque (cfr. Adelaide Cirillo Mastrocinque, Moda e costume nella vita napoletana del Rinascimento, E.S.I (Edizioni Scientifiche Italiane), Napoli 1968, p. 33).

Cito da Quondam, Tutti i colori del nero., pag. 43, nota 6. Cfr. Silvio Leydi in Il Cavaliere in nero, p. 104; Idem, Il Libo del Sarto: Gian Giacomo del Conte, in Velluti e Moda tra XV e XVII secolo, Catalogo della Mostra a cura di Roberta Orsi Ladini e Grazietta Butazi, Skira, Milano 1999, pp. 23-30. 42 Vedi la veste di Don Pedro da Toledo nel ritratto attribuito ad un pittore della cerchia di Tiziano conservato alla Bayerische Staatgemldesammlungen di Monaco (cfr. Marcel Grosso in Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci, Catalogo della Mostra, Napoli, -940 41

Labito maschile, e in parte anche quello femminile, nel corso del Cinque e Seicento, nelladozione di tessuti uniti, damaschi, rasi e taffetas, si and trasformando in un complesso e ricercato lavoro di manifattura reso innovativo dallesercizio del mestiere del sarto. La preziosit dei materiali, interdetti dalle leggi suntuarie, fu sostituita dal lusso della manifattura.

1. 2. 1. Agnolo Bronzino, Lucrezia Panciatrichi, 1540 ca., part., Firenze, Galleria degli Uffizi 2. Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo ?, 1550 ca., part., Torino, Galleria Sabauda.
(da Orsi Ladini- Niccoli, Moda a Firenze cit., p. 30, fig. 6, p. 108, fig. 45)

5. Il lusso e il buon gusto della manifattura La prima legge det moderna, tra quelle da noi studiate, si data al 27 luglio 1559 in pieno e consolidato viceregno spagnolo43. La prammatica presenta una struttura in capitoli che sar poi ripresa nelle successive leggi; in apertura le proibizioni sono cos segnalate:
ogni sorte dimbroccato, broccatello, tele, telette doro, dargento, velluti alti e bassi, et ognaltra cosa dove entra oro, argento tessuto, et recami et frangie, cordoni, cordonelli, e qualsivoglia altra cosa doro et argento, tirato, filato, cos vero, come falso, e recami, frangie, cordoni, cos buono come falso, e che nulla persona di qualsivoglia grado et condizione cos mascolo, come femmina le possa portare: et medesimamente se proibiscano tutti recami, lavori di seta: Che si possano fare sopraveste, robe et saij di velluto, n daltra seta: per si permette, che le frangie et passamani di seta se possano fare sopra gli sprovieri, trabacche, guarnimenti di camere, et sedie, et soprali guarnimenti et selle di cavalli, et coverte di carrette, et cocchi: Et si permette ancora, che si possano portare borza, cordoni, cente et capelli, et altre cente di seta et velluto di qualsivoglia sorte; per che sopra quelli non si possa fare ricamo alcuno doro, o dargento, n di seta, come di sopra si detto.44. Electa, 2006, pp. 160-161). Amedeo Quondam parla di moda dellaccumulo e moda della sottrazione come due differenti manifestazioni del lusso; cfr. Quondam, Tutti i colori del nero., pag. 27. 43 In questa si fa esplicito riferimento a precedenti prammatiche: Perch negli anni et mesi passati sono state fatte e pubblicate pi Pragmatice, ordini, et Bandi circa lo moderare del vestire delle donne, et uomini, di paramenti di casa, et dellesequie et pompe funerali, che si facean con molto guasto in questa fideliss. Citt di Napoli, et per tutto il Regno: et al presente intendemo, che quelle non sosservano, chalcuni Capi hanno bisogno di reformatione; cfr. Lorenzo Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche del Regno di Napoli, Stamperia Simoniana, 1803-1808, 15 vol., Tomo VII, Lex sumptuaria, Tomo VII, Lex Suntuaria, Prammatica I, p. 25. 44 Lorenzo Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica I, p. 25. Luso dei tessuti preziosi per oro e argento segnalato in molte cronache ed inventari, cfr. Cirillo Mastrocinque, Moda e costume, passim; Silvana Musella Guida, Sonia Scognamiglio Cestaro, Sartorial Routes Among Institution, Economy and Art. Naples Fashion between the XVI and the XIX Centuries / Percorsi sartoriali tra istituzioni, economia e arte. La moda napoletana tra XVI e XIX secolo. Intervento XIII International Congress 2006, Industrial Heritage and Urban - 10 -

Subito dopo, con cautela, il redattore enumera le concessioni:


permettono alle donne scoffioni, collari, maniche doro et dargento, filato et lavorato, et ciapparie, bottoni et puntali doro, cente braccialetti doro di martello, perle et gioie dogni sorte et valore, per quelle non le possano portare, se non in testa, nelle maniche et manichette, nelle cente et braccialetti, et ne li busti delle gonnelle; et quando la veste sar tagliata davanti a modo dabito, se permette, che dalluna parte et laltra del taglio denanti se possano anco usare le sopradette cose, et gli uomini si permettono bottoni, puntali, et guarnitione doro di martello, perle, et gioie, nelle barrette; et nel petto davanti al saio, et dietro allapertura della capiglia.45

La lettura ad un primo approccio suggerisce lipotesi di una volont, ancora una volta, protezionistica46; ma ad un pi attento e approfondito esame colpisce la proibizione verso i tessuti con filati doro e dargento falso, evidentemente di prezzo inferiore, ma allapparenza in tutto simili a quelli il cui filato metallico prezioso. Il legislatore sembra porre laccento sullostentazione del lusso tendendo ad una regolamentazione. I preziosi tessuti, esclusi in prima istanza, rientrano nellabbigliamento maschile e femminile con la dovuta misura sui cappelli e sulle maniche. Luso dei gioielli fu limitato alle guarnizioni: per le cinture, per i bracciali, per le cerniere, per adornare il capo e le maniche e sul corpetto degli abiti. Le proibizioni e le concessioni nel loro insieme costituiscono un breve manuale di comportamento in merito allabbigliamento che a met Cinquecento era gi molto ricco di preziosit oltre che di sovrapposizioni. Si dettano cos le regole del buon gusto e delladeguatezza ai propri ruoli47. A chi furono rivolte le proibizioni e le concessioni? A ... nulla persona di qualsivoglia grado e condizione, cos mascolo come femmina le possa portare n vestire

Trasformation Productive Territories and Industrial Landascape, TICCIH (The International Comitee for the Conservation of the Industrial Heritage) WORKSHOP 9. The industrial heritage of the textile / clothing sector/ Il patrimonio industriale del tessileabbigliamento (cfr. www.ticcihcongress2006.net/papers_9.html). La ricchezza dei tessuti emerge con evidenza in un inventario del 1593 relativo ad un certo numero di abiti dati in custodia da una donna spagnola, probabilmente ad un mercante forse proprio per ottemperare ai dettami delle leggi suntuarie (cfr. Archivio Filangieri Napoli, B 46. 62, Inventario di abiti dati in custodia da Ippolita Nunziovai a Baldassarre Luzzo,1592-95). Basta solo citarne la descrizione di qualcuno di questi per rendersi conto della qualit : Una saya de teliglia doro torchina et jalla con guarnitione doro [] Uno gippone de teliglia doro verde et giallo guarnito de passamani doro con bottoni de seta et oro Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica I, p. 26. Il protezionismo sintende rivolto alle merci di produzione locale; la limitazione del consumo di merci dimportazione poteva limitare il deficit della bilancia commerciale; vedi De Rosa, Introduzione, p. XXXIV. Questa preoccupazione, latente a questa data, sembra intensificarsi maggiormente nelle leggi di fine secolo (1596) e poi palesemente nel 1684 e il 7 gennaio del 1690 dove fu fatto divieto dimportazione di tessuti stranieri graditi per la sola novit; cfr. Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica I e Prammatica XIII, Prammatica XVI, pp. 25, 49-56. 47 Un confronto di qualche interesse pu essere costituito dalla prima legge suntuaria di et spagnola a Milano nel 1539 e la successiva del 1548, che si caratterizzano per una certa liberalit e per una maggiore preoccupazioni di ordine morale pi che gerarchico; cfr. Michela Barbot, Aguagliarsi almen col vestire alla nobilt: leggi suntuarie, gerarchie sociali e congiunture economico-politiche a Milano in Et moderna (secc. XVI-XVIII), in Balbisei. Ricerche storiche genovesi, rivista digitale e on line a cura del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dellUniversit degli Studi di Genova (www.balbisei.unige.it), n. 0 (2004), pp. 109-139. - 11 45 46

. Certo a chi era ai vertici della piramide sociale e/o a chi aspirasse a entrare nelle fila dellaristocrazia. Si avverte ancora a queste date la continuit con le leggi pi antiche, ispirate alla misura, comunicate attraverso precise regole vestimentarie adeguate alla mutevolezza delle mode ma moderate nelle scelte49. Lostentazione del lusso fu sostituita dalla ricercatezza attraverso ogni sorta di innovazione elaborata dai sarti in merito alla confezione degli abiti50. Si dettano precise regole. Per quanto lungo e articolato, questo capitolo merita di essere interamente riportato; nel proibire la sovrapposizione dei tessuti in ogni sua possibile applicazione, abiti, tappezzerie, coperte di cocchi, si concede alle donne e agli uomini:
che possano ponere sopra loro veste di seta una fascia di seta intorno la veste, di larghezza di mezzo palmo bascio, et che la detta fascia la possano dividere in revetti et fascette loro volont; pur che tutte le fascette et revetti non eccedano la detta misura di mezzo palmo, et in quelle tanto si faranno una fascia grande, come divise in pi fascette revetti, non possano fare pi che due cositure, o doi revetti et non pi concedendosene ancora challe dette fascie possano ponere pestagne di taffett, darmesino dalluna parte et laltra, et le fasce grandi et le fascette, o revetti li possano ancho tagliare, et si concede, che dette donne oltre la fascia che poneranno di bascio intorno alle vesti ne possano ponere quattro fascie dalto in bascio delle vesti della medesima grandezza et del medesimo modo sopradetti; e quando la veste la volesser tagliare dalto in bascio a modo di abito, si concede, che la possino tagliare in quattro parti al pi, e si faranno quattro tagli, possano ponere otto fascie, e si faranno tre tagli, sei fascie, e se si ser un taglio, cinque fascie: et gli uomini si concede similmente che possano ponere le fascie di seta intorno alli loro vestiti tanto di seta, come di panno nel sopradetto modo challe donne si concede di poterla in una o pi fascette, e revetti, e cositi nella sopradetta maniera, quanto alla larghezza gli uomini si concede la fascia larga solamente dun terzo di palmo, e non pi, e le divisioni, che vorr fare in fascette e revetti, sintende pur tutte unite insieme non passino la sopradetta misura di un terzo di palmo.51

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Il modello che si impone sembra in buona misura corrispondere a quello illustrato da Jost Amman nel 1577 nell Habitus Praecipuorum populorum in una delle pagine con la Femina Nobilis Neapolitana. Lillustrazione di circa dieci anni pi tarda rispetto allemanazione della Prammatica di cui si discute; la donna indossa una zimarra di tessuto unito tagliato a spina di pesce, con maniche volanti alla napoletana aperte a mostrare quelle della sottana52.

Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica I, p. 26. Cfr. Max Weber, Economia e societ, Milano, 1995 [Ed. orig. 1922], vol. II, p. 93. 50 Su questo punto cfr. Owen Hughes, La moda proibita, p. 1. 51 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica I, p. 26 52 La manica aperta sembra essere un segno distintivo dellabito confezionato a Napoli di origine spagnola; cfr. Orsi Ladini, in Roberta Orsi Ladini- Bruna Niccoli, Moda a Firenze 1540-1580: Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza, Pagliai Polistampa, Firenze 2005, p. 111, fig. 45. - 12 48 49

Jost Amman, Femina Nobilis Neapolitana, 1577

Le decorazioni con revetti e fasce sono ridotti a pochi interventi, sostituiti dai tagli e dalle piccature53. Questo nuovo sistema decorativo fu regolamentato, nella legge emanata nel 1560 che, al capitolo quinto, puntualizza ogni dettaglio in merito alla manifattura. Probabilmente la prima emanazione non tenne nel giusto conto le differenti innovazioni studiate dai sarti per dare agli abiti quella ricercatezza da sostituire alla preziosit dei tessuti proibiti, e si ritenne solo in seguito di dover fornire maggiori dettagli per la manifattura su espressa richiesta della corporazione. Simili lavorazioni furono consentite anche per i giubboni maschili e per le calze-braghe.

1. 2 1. Sviluppo grafico della giubba (1615-25 ca.) conservata presso il Bayerisches Nationalmuseum di Monaco 2. Abito completo in raso, piccato e tagliato, 1618, Londra Victoria and Albert Museum (da Janet Arnold, Patterns of Fashion, pp. 28. 86, 88) 54

53

Per revetto sintende la rifinitura ad ago dei tagli effettuati sul tessuto al fine di proteggere lo sfilacciamento dei fili di trama e dordito. Per piccatura sintende una decorazione ottenuta attraverso la foratura del tessuto con un punteruolo. Numerosi sono gli esempi di tali lavorazioni presenti in abiti conservati presso le collezioni pubbliche e nella documentazione iconografica; per una ricca documentazione, cfr. Janet Arnold, Patterns of Fashion. The cut and constrictions of clothes for men and women c1560-1620, Macmillan/QSM, London 1985. Le Prammatiche contengono altre interessanti indicazioni in merito alle lavorazioni, come sacavovoccare, sulla quale non siamo in grado di fornire spiegazioni o stampare, che si suppone possa trattarsi di velluti, ricci o tagliati a cui il pelo viene schiacciato in modo permanente per mezzo di matrici metalliche calde; cfr. Velluti e Moda, pp. 93,148.

Dellabito di Monaco non si conosce la provenienza; quello conservato a Londra fu donato dalla famiglia Cotton del Derbyshire nel 1938. stato documentato come tra il XVII e il XVIII secolo ci fosse a Napoli una produzione di abiti confezionati probabilmente esportati proprio in Inghilterra dove i sarti acquistavano i migliori tessuti di lana; cfr., Scognamiglio Cestaro, La corporazione napoletana dei sarti (1583-1821). Istituzioni del lavoro. Poteri - 13 54

Interessante la notazione circa i verdugati o faldiglie55 per le quali si consente lirrigidimento attraverso le cordelle solo con un intervallo pari a mezzo palmo, segno anche questo di moderazione alle eccessive esasperazioni delle mode. La prima prammatica di met Cinquecento per quanta attenzione mostr alla manifattura dei differenti capi, dettandone precise regole, ne trascur alcuni e manc di segnalarne altri utilizzati esclusivamente come segni esteriori di qualit interiori; il caso del grembiule, capo generalmente impiegato per proteggere labito, che nel corso del Cinquecento assunse, per i ceti emergenti, un elevato valore simbolico. La Prammatica del 1560 mostr maggiore attenzione ai dettagli e ne regol lutilizzo, concedendo limpiego di filati preziosi nel mantesino de rosicato doro e dargento 56. Ancora rivolte alla moderata ostentazione sono le regole sulle gualdrappe 57; agli uomini si concesse limpiego della seta solo nelle guarnizioni, alle donne fu consentito luso dei tessuti in seta e per entrambi si permisero fodere di ogni sorta, anche di pelliccia58. Limmagine che se ne ricava sembra ancora corrispondere al modello proposto dal nostro gentiluomo esemplare Francesco Ferrante dAvalos; daltra parte i tagli e le piccature nella rifinitura, nel consentire di mostrare il tessuto sottostante, di differente colore o armatura, velluto, damasco o raso, consentivano una sobria e raffinata decorazione che proprio per i numerosi interventi richiedeva la destrezza e labilit di cui sappiamo essere fornite le maestranze napoletane59. Al fine di non compromettere la qualit del lavoro gli stessi sarti intervennero, alcuni mesi dopo, con una supplica per chiarire ogni dettaglio
pubblici e vita politica, Parte Prima, in Archivio Storico per le Province Napoletane, CXXIII, 2005, pp. 282-284. 55 Sottogonna irrigidita da cerchi che ha lo scopo di tenere allargate le gonne; cfr. Rosita Levi Pisetzky, Il costume e la moda nella societ italiana, Einaudi , Torino 1978, p. 211. 56 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica II, p. 30; limportanza di questo capo rimarcata in numerosi inventari napoletani consultati sebbene non sempre segnalato come mantesino ma si suppone possa essere definito come sciugatoio; cfr. Musella Guida-Scognamiglio Cestaro, Una societ da svelare., p. 53. Il valore simbolico del grembiule documentato in numerosi dipinti; valga per tutti il Ritratto di Giovane donna, Antea del Parmigianino, al Museo di Capodimonte a Napoli, datato al 1535 ca. (cfr. Sara Oliviero in, Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci, pp. 290-291). 57 Coperte usate prevalentemente per cavalcare. 58 Un esempio della qualit e ricercatezza usata nei guarnimenti da cavallo rappresentata dalle due selle dAvalos, ritrovate a Vasto e recentemente restaurate, probabilmente di Alfonso dAvalos d'Aquino d'Aragona (Ischia, 1502 - 31 marzo 1546) governatore di Milano. Se cos fosse, dovrebbero datarsi entro il 1546 anno della sua morte. Le caratteristiche del ricamo potrebbero anche inquadrarsi in date comprese entro la met del Cinquecento. 59 Cfr. Sonia Scognamiglio Cestaro, La corporazione, Parte Prima, in Archivio Storico per le Province Napoletane, CXXIII, 2005, pp. 243-284, e Parte Seconda, CXXIV, 2006, pp. 289-376. Alcuni abiti con queste caratteristiche appartenenti a differenti membri della famiglia dAvalos (Francesco Ferrante, Giovanni e Cesare) sono conservati nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Purtroppo le foto disponibili e i restauri che non hanno previsto per tutti i capi il rimontaggio dei pezzi non consentono una buona lettura degli stessi (cfr. Lucia Portoghesi in Le arche dei re aragonesi, catalogo della Mostra a cura di Lucia Portoghesi, Napoli De Rosa editore 1991; Nicoletta DArbitrio, San Domenico Maggiore. Le arche, gli apparati e gli abiti dei re aragonesi, Edisa Napoli 2001). Su questi e altri reperti di recente ritrovamento, quale labito di Diego Cavaniglia ritrovato nel sepolcro a lui destinato nel Convento di San Francesco a Folloni di Montella (Avellino) (cfr. www.diegocavaniglia.it/costume.html), bisogner discutere pi a lungo ed in altra sede per limportanza dei reperti. - 14 -

relativo alle dimensioni delle fasce di guarnizione, alle rifiniture ad ago e con trine, alle relative sovrapposizioni tra loro, e a quali indumenti tali lavorazioni dovessero essere applicate60. La supplica fu accolta e attraverso una nuova emanazione i suggerimenti divennero operativi. comodamente et honoratamente vestire 61 Con la trasformazioni delle calze-braghe dellabito maschile in due parti e lintroduzione delle braghe o braghesse, nel 1564 con una nuova legge si dettarono le regole per moderarne lampiezza. Anche in questo caso laccento fu posto sul valore estetico dellindumento e sulla mancanza di praticit determinata dalla quantit del tessuto impiegato:
sono brutte a vedere, che guastano la disposizione; inutili et imbarazzose tutti gli uomini, et sopra alli Cavalieri, et alli soldati tanto Spagnoli, come Italiani, perch con simil calze nillo dessi pu fare il suo esercito, et altri inconvenienti, che ne son seguiti et segueno, e possono di continuo seguire, per essere tale abuso tanto pernicioso al ben comune et universale, et in gran disservizio del Signor IDDIO et della Regia et Catolica Maest, ci ha parso sopra ci dare regola, provedere, et determinare con la presente Pragmatica nel modo infrascritto, videlicet. 62

Buona manifattura, qualit estetiche e dei materiali, praticit delle vesti, sono le motivazioni sottese dalle Prammatiche suntuarie; labito con la sua evidenza rendeva visibile lo status e il ruolo di chi lo indossava e tendeva alla celebrazione delle sue qualit; le regole ne disegnavano la giusta forma contribuendo alla definizione della fisionomia cetuale63. I sarti difesero la propria arte imponendo ricercatezza nellesecuzione e la giusta manifattura concorrendo alla definizione dello stile.

Rosso Fiorentino (da), Giovanna dAragona, ante 1524, Museo Granet di Aix -en-Provence;

Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica III, pp. 35-36. Lespressione nella prammatica del 1560 riassume con incisivit alcuni degli aspetti che si cercato di mettere in evidenza nel corso dellanalisi; cfr. Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica II, p. 29. 62 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica V, pp. 37-38. Numerosi son capi con queste caratteristiche ancora conservati; cfr. Janet Arnold, Patterns of Fashion cit., pp. 57-67, 74, 88-92 63 Cfr. Giovanni Muto, I segni dhonore. Rappresentazioni delle dinamiche nobiliari a Napoli in et moderna, in Signori, patrizi, cavalieri in Italia centro-meridionale nellet moderna, a cura di Maria Antonietta Visceglia, Laterza, Roma- Bari, 1992, pp. 171-190. - 15 60 61

iscrizione: la roine de sicile64 .

La ricercatezza della manifattura evidente soprattutto nel corpetto della veste e nei polsini delle maniche con piccole applicazioni di strisce di tessuto. Al capo destinata particolare ricercatezza attraverso il turbante con cordoni intrecciati guarniti da piccoli gioielli e coperto da un velo sottilissimo pieghettato65.

Le regole medievali rivolte prevalentemente alla nobilt di spada fino a quel momento artefice e giudice dei propri comportamenti andavano mutando in relazione ai cambiamenti delle classi dirigenti. A met Cinquecento lantica nobilt napoletana appare appartarsi, emarginata dalla riforma del Consiglio Collaterale voluta da Carlo V e attuata da Don Pedro da Toledo (1484-1553, Vicer di Napoli dal 1532 al 1553). Un ambasciatore veneziano in visita a Napoli percepisce questa realt descrivendola con queste parole:
Vivono molto alla grande stimando vergogna lattendere alle mercanzie e perfino alle cose domestiche in persona. Spendono il tempo nellesercizio delle armi, la maggior parte a cavallo, riducendosi da l in poi ognuno al seggio suo, che stimato da loro gran testimonio 66 della nobilt, como che non fosse anco nobile uno che non fosse di seggio .

6. La societ dello spettacolo: il treno dellapparire Il rispetto delle regole e levidente gerarchizzazione dei ruoli si impose nel capitolo dedicato alle livree; le norme investono i Paggi e gli Staffieri, i servitori pi visibili perch accompagnavano il signore. La livrea poteva essere solo di panno con piccole guarnizioni in velluto o altra seta e nelle fodere; solo ai Paggi si concesse una delle maniche in seta o velluto. Il ruolo dei singoli diviene cos distinguibile; pur denotando attraverso la ricercatezza della confezione lo status della casata, simpose luso della livrea eliminando ogni possibile elemento di promiscuit derivato da scelte personali che potessero tendere allemulazione dei comportamenti vestimentari dei padroni67. Se la maggiore preoccupazione in merito alla servit a met Cinquecento sembra essere labbigliamento, a fine secolo e ancor pi nella seconda met del Seicento, si sente la necessit dintervenire sul numero dei servitori. Intorno agli anni Sessanta il fenomeno dilaga attraverso lacquisto di schiavi da parte dei pi disparati ceti sociali68. I servitori partecipavano in larga
64 Cfr. Philipe Costamagna in, L'Europe des Anjou. Aventure des princes angevins du XIII au XV sicle, Catalogo della Mostra Fontevraud 2001, Paris (Somogy) 2001, p. 282, n.19.

In un manoscritto della Societ Napoletana di Storia Patria segnalato come tipico della moda napoletana luso del velo a coprire la testa (cfr. B. S. N. S. P. Manoscritti XXII B 7, f. 197). 66 Cfr. Relazione di Napoli del Sen. G. Lippomano, ambasciatore a Don Giovanni dAustria nellanno 1575 al doge Luigi Mocenigo, Pubblicato dallAlberi in LItalia nel sec. XVI vol. II, p. 270. 67Su questo argomento cfr., Lo splendore di una regia corte. Uniformi e livree del Granducato di Toscana, 1765-1799, Catalogo della Mostra, ottobre 1983, Palazzo Pitti, a cura di Roberta Orsi Ladini, Centro Di, Firenze 1983; per il valore comunicativo e di celebrazione della casata attraverso la livrea, cfr. Marcello Fantoni, Le corti e i modi del vestire, in Storia dItalia , Annali 19, La moda, a cura di Marco Belfanti e Fabio Giusberti, Einaudi editore, Torino 2003, pp. 737-745. Una bella immagine della donna napoletana in lettiga, retta dai sediari, quella conservata presso il Museo Stibbert di Firenze; cfr. Orsi Ladini, in Orsi LadiniNiccoli, Moda a Firenze, p. 111, fig. 48. 68 Il fenomeno riportato dal Fuidoro (cfr. Innocenzo Fuidoro, I giornali di Napoli dal 1660 al 1680, vol. II, Societ Napoletana di Storia Patria, Napoli 1938, p. 109) e sottolineato dalla Scognamiglio (Scognamiglio Cestaro, La corporazione, Parte seconda, p. 311). Le Prammatiche del 1625, del 1636, del 1639, del 1640 sono esclusivamente destinate alla servit; cfr. Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, pp. 44-53. - 16 65

misura allimmagine pubblica attraverso ruoli specifici e/o come accompagnatori; ai Paggi e agli Staffieri si aggiungono i Sediari, i Volanti e i Lacch. Al gran numero di servitori corrispose un maggior impiego di mezzi di trasporto, carrozze, calessi e sedie con lo sfoggio di quellapparente magnificenza di antica data gi rimarcata da Giovanni Ramusio, diplomatico veneziano in visita a Napoli sul finire del Cinquecento69, e deprecata a met Settecento da Charles De Brosses:
La moglie di un commerciante non esce mai di casa nella sua carrozza, senzaltra carrozza di scorta, nella quale come immaginerete non c nessuno; ma fa pur sempre rumore e corre come un lampo.70

Le rinnovate Prammatiche di fine Seicento tentarono di porre argini al fenomeno limitando in prima istanza luso di materiali preziosi e successivamente, dal 1684, il numero dei servitori e quello dei mezzi di trasporto:
che nessuno possa portare pi di due Lacch, o Staffiero, ed altri due sua moglie, o i suoi figlioli, andando per separati, ma quando usciranno uniti non possano portarne se non due. Che le Signore donne non possano portare pi che due Gentiluomini, e due Paggi per ciascheduna.71

La mobilit sociale, lascesa di una nuova aristocrazia senza alcuna tradizione comportamentale determin un maggiore dispendio nei beni di consumo di lusso contribuendo allaffermarsi di giudizi sempre pi pungenti da parte degli stranieri in visita alla citt; questo il commento di Charles De Brosses:
La plebaglia chiassosa, la borghesia vanitosa, lalta nobilt fastosa e la piccola avida di titoli roboanti: ha avuto di che saziarsi sotto il dominio della casa dAustria. Limperatore ha dato titoli a chi ne ha voluti e da qui nato il proverbio: veramente duca ma non cavaliere. 72 Cfr. De Rosa, Introduzione, p. XXXIV-XXXV, Charles De Brosses, Lettres familires crites dItalie en 1739 et 1740, Paris 1799, ed. it. Cons., Viaggio in Italia. Lettere familiari, Laterza, Bari, 1973. 71 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica XIII, p. 50-51. 72 Charles De Brosses, Lettres familires. Sulla crisi del Regno di Napoli e i conflitti tra la nobilt di spada e quella di toga sorta con la riforma del Consiglio Collaterale voluta da Carlo V a met Cinquecento, cfr. Raffaele Ajello, Una societ anomala. Il programma e la sconfitta della nobilt napoletana in due memoriali cinquecenteschi, E.S.I. (Edizioni Scientifiche Italiane), Napoli 1996. Nellarticolazioni delle leggi suntuarie della seconda met del Cinquecento si avverte un cambiamento di orientamento delle regole; i soggetti a cui esse erano rivolte non sono pi interni ad una ristretta cerchia, militi , conti, banderesi , ma ad unindiscriminata e pi vasta fascia sociale nulla persona di qualsivoglia grado e condizione, cos mascolo come femmina le possa portare n vestire, che lascia intravedere i cambiamenti nellarticolazione dei ceti. La confusione cetuale sembra spostare lattenzione delle stesse da un modello comportamentale rivolto, in prima istanza, alla definizione attraverso gli abiti di unicona ben riconoscibile ad un altro che tenta di arginare la confusione determinata dallallargamento e dalla mobilit delle classi nobiliari. Cfr., Giuseppe Galasso, Napoli tra il tramonto del viceregno e lavvento di Carlo di Borbone, in Capolavori in festa. Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683-1759), Catalogo della Mostra a cura di R. Lattuada, Electa Napoli, 1997, pp. 13-21, dove numerosi sono i dipinti che illustrano scene di festa; cfr. in particolare, cfr. Limmagine e la vita pubblica del Largo di Palazzo dal 1600 al 1750, in Ibidem , pp. 141-149, 170178. Nel 1685 la legge suntuaria nellincludere anche lhinterland napoletano nei gruppi a cui furono rivolte le leggi, Ville, Casali di questa Fedelissima Citt, oltre al resto del Regno, segnala espressamente ci che alle donne popolari concesso indossare. Con popolari si - 17 69 70

Il modello imitato ben espresso in numerosi dipinti dellepoca tra i quali sicuramente spicca, per fasto e esuberanza di servitori, quello dell Uscita del corteo vicereale dal Palazzo Reale di Napoli di Nicola Maria Rossi, del 1730 .73

Molte occasioni contribuivano a rinnovare lostentazione del lusso e rendevano ancor pi difficile lapplicazione delle leggi. Le manifestazioni pubbliche in occasioni delle nozze e dei funerali reali e delle incoronazioni, e i numerosi festeggiamenti per lingresso dei re e dei principi, a cui si aggiunsero in et borbonica le nascite, i battesimi e le feste religiose, resero necessarie di differenti disposizioni. In molti casi le norme suntuarie furono sospese. Nel 1689 in occasione delle seconde nozze di Carlo II con Maria Anna di Neuburg fu emanata una Prammatica che, mentre in apertura ribadiva losservanza delle norme emanate negli anni precedenti, ne dichiara la sospensione,
per festeggiare i primi avvisi de seguiti Sponsali, come per laltre, che dovranno manifestarsi con nuove dimostrazioni in tempo della Cavalcata, si sospenda in qualche parte il giusto, e prudente rigore delle riferite proibizioni; e perci permettiamo, che cos gli uomini, come le donne, nel tempo che dureranno tali solennit, possano liberamente valersi di tutti quegli abiti, e gale di qualsivoglia sorta,

e si concede di indossare quegli abiti che contravvenivano alle regole in precedenza emanate senza farne di nuovi, per manifestare le pubbliche allegrezze74.

intendono le donne appartenenti alle classi dei piccoli imprenditori, degli artigiani, gruppi che nelle citt di provincia nei borghi e nei casali prossimi alla Capitale avevano guadagnato migliori condizioni di vita che li aveva condotti ad assumere comportamenti lussuosi nellabbigliamento. Questi nuovi costumi, connatati da un abbigliamento cerimoniale ricco, assunsero caratteristiche specifiche per ogni piccolo centro che, a fine Settecento, furono identificate con il sintagma costume popolare e divennero modelli esemplari da ritrarre; cfr. Silvana Musella Guida, La messa in scena in citt e in provincia nel racconto per immagini dei viaggiatori e degli illustratori, in Il Costume Popolare Pugliese. Modi di vestire, bozzetti di vita, giochi di memorie al tempo dei Borbone, Congedo editore, Galatina, 2001, pp. 61-75. 73 Conservato alla Graf Harrachsche Familiesammlung, Rohrau (Vienna), datato al 1730; cfr. Settecento napoletano. Sulle ali dellaquila imperiale 1707-1734, Catalogo della Mostra a cura di Wolfgang Prohaska e Nicola Spinosa, Electa Napoli, 1994, p. 10-12, 18-19. interessante notare che la gran parte delle livree, in rosso e oro, specie quelle dei Paggi e dei Volanti, sono ancora di foggia cinque-seicentesca, mentre quella del cocchiere aggiornata al gusto del Settecento. - 18 -

1. Cavalcata reale fatta in questa fideliss.a citt di Napoli 21 maggio 1690per le regie nozze delle cattoliche maest di Carlo secondo re delle Spagne e della regina Maria Anna palat.a di Neuburgo e del Reno. - In Napoli: appresso Domenico Antonio Parrino, 1690, 1c, Napoli, Biblioteca Nazionale. (da Capolavori in festa. Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683-1759), Catalogo della Mostra a cura di R. Lattuada, Electa Napoli, 1997, p. 237).

Nel 1712, in occasione della cavalcata per celebrare lIncoronazione di Carlo VI dAustria, nuovamente si intervenne per regolamentarne, questa volta, gli eccessi di dimostrazioni di ossequio, ed allegrezza in gloria della Sua Cesarea Maest, ordinando che:
nessun Titolato, Cavaliero di qualunque grado, carattere, o dignit si sia, [] possa concorrere con maggior numero, che de soli sei Lacchei, ci medesimo permettendosi solamente per detto giorno, dopo del quale si debbano osservare le Regie Prammatiche, n che le vesti di livrea de medesimi Lacchei possa essere con oro, o argento, in parte alcune, 75.

Nel luglio del 1738 per lingresso a Napoli di Carlo di Borbone e la Regina Maria Amalia si va oltre ogni limite nei festeggiamenti, negli ornamenti sulle strade e nellabbigliamento. Si richiedono addobbi alle finestre per sedici giorni dopo lingresso di sua maest perch il re fosse onorato durante la visita in Duomo e nelle passeggiate dei giorni succesivi al suo arrivo. Si autorizzano le Maschere, e Carnevale dal d ottavo e cos di seguito in un vero trionfo dornamenti76. A fine secolo, negli anni in cui il lungo periodo di disciplinamento volgeva al termine in favore della libert dabbigliamento, si tent ancora di richiamare lattenzione alla giusta misura delle vesti in occasione della Settimana Santa. La visita ai sepolcri, lo struscio, era diventata occasione di sfoggio di toilette quanto mai inopportune per loccasione.
mentre la Chiesa celebra colla pi rigorosa penitenza, e cogli abiti pi lugubri la memoria della volontaria umiliazione de tormenti, e della Croce del nostro Divin Redentore; si spieghi per lopposto nel pubblico il maggior lusso degli abiti, e degli abbigliamenti, ed il treno pi sfarzoso e magnifico, e si usino le forme pi ricercate di
74 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica XV, pp. 53-54. Le celebrazioni per le nozze di Carlo II e Maria Anna di Neuburg (Carlo II di Spagna -Madrid, 6 novembre 1661 - Madrid, 1 novembre 1700-, della famiglia degli Asburgo, fu re di Spagna e dell'impero d'oltremare di Spagna, e, come Carlo V fu re di Napoli e Sicilia, e dei restanti dominii spagnoli in Italia) sono illustrate in alcune incisioni del testo di Domenico Parrino; cfr. Capolavori in festa, pp. 237-238. 75 Giustiniani Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica XX, p. 59. 76 Ivi, Prammatica XXIII, p. 65. - 19 -

vestire, e totalmente opposte alla Santit di que giorni, ed alla seriet delle Sagre Funzioni, che in essi si fanno;77

La Casa Reale e la corte vietarono luso delle uniformi di gala per la Corte e la Truppa e introdusse la consuetudine di indossare abiti neri. Limposizione divenne una regola rispettata a lungo e ulteriore motivo di ricerca delleleganza in nero per la Settimana Santa. Nel 1832 al redattore dellArchivio di curiosit e novit interessanti che documentava sulle mode parigine, fu richiesto da una lettrice un figurino dellabito nero per la Settimana Santa, nella speranza che la foggia potesse rispondere alla particolare celebrazione con caratteri propri, senza che si restituissero, in nero, quei caratteri vestimentari ormai di sola matrice francese78. La proibizione si era trasformata in una consuetudine degna dattenzione rinnovando con altra funzione il fasto dellabito in nero. 7. Funerali: teatralit e gramaglie I funerali furono sin dal Medioevo occasione di clamore e teatralit moderati dalle disposizioni suntuarie che tesero a limitare le eccessive manifestazioni esteriori del dolore, il numero di partecipanti al corteo funebre e le gramaglie consentite ai soli consanguinei e con precise regole temporali79. A met Cinquecento la cerimonia si svolgeva ancora con esternazioni di grande valore simbolico sulle quali le normative intervennero per limitarne gli eccessi compromettenti lordine pubblico; nel 1559 viene cos regolamentato il corteo: chappresso li morti non debbano scendere, n scapigliarse le donne per congiunte
et carnali che fossero; et la moglie fatto latto del tagliar i capelli sopra il corpo, non debbia accompagnare il corpo pi che fin alla porta della sala 80

Si cominci, successivamente, a limitare luso di panni neri dimportazione e a fine Seicento si sent la necessit di vietare lestensione del lutto alle carrozze81. Le celebrazioni funerarie, con ampia partecipazione collettiva, avevano creato un mercato assai redditizio con costi sempre pi onerosi; ripetuti provvedimenti intervennero a regolamentare le tariffe dei beccamorti (1741) come quello dei panni neri molti dei quali dimportazione (1757). Nel 1696 in occasione della morte della Regina Madre (Marianna d'Asburgo, arciduchessa d'Austria moglie di Filippo IV di Spagna) si stabilirono regole precise circa labbigliamento da lutto sul modello spagnolo. Agli uomini fu concessa la Cappa, e Sottana lunga sino ai piedi, e Cappello senza fodera, o con fodera di lana []; alle donne [] il solito lor vestito di bajetta, se sar nellinverno, e di saja faia, o sia altra sorte di laniglia nellEst con i veli sottili, che non siano di seta82. Ma anche in questo caso le ripetute occasioni di partecipazione collettiva alla vita della famiglia reale contribuirono a fare
Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica XXVIII, p. 72. Cfr. Archivio di curiosit e novit interessanti opera periodica compilata sulla corrispondenza di distinti letterati nazionali e stranieri e sopra i migliori giornali dEuropa, Napoli 1832, vol. IX, p. 61. 79 Cfr. Pinchera, Vestire la vita, vestire la morte, pp. 261-266 80 Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, Prammatica Prima, p. 28 81 Per un utile confronto tra Napoli e Milano durante il Viceregno austriaco, cfr. Canella, Vestire la vita, pp. 266- 272. 82 Cfr. Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, p. 57. La baietta un panno di lana. - 20 77 78

sfoggio di preziosit anche attraverso i panni neri. Nel 1754 si intervenne espressamente sulla qualit dei panni da impiegare per la confezione delle gramaglie, solo rattina e crespone, esclusivamente in lana. La qualit dei tessuti era per assai varia e di differenti provenienze: ratina dOlanda, saia di Venezia o sia panno di Padua gratinato in Napoli, [] la Segovia di Germania, [] Bajettone di Inghilterra ] di Napoli gratinata ] Panni dInghilterra ] tinti in Napoli, e frisati [] panni di Germania ritinti in Napoli [] Crespone [] Borattino negro di Zurigo ] Velo di Sorrento ] Velo riccio... ] velo ritorto ] Velo lustro di Firenze [] Velo lustro di Francia per i quali nel 1757 si fissano precise tariffe per la vendita pur liberalizzandone luso83. La regolamentazione non riusc a frenare il mercato ricchissimo di tessuti e dalle lavorazioni assai ricercate. Nel 1754 si fissarono infine i tempi del lutto, un anno per le vedove e sei mesi per i parenti pi prossimi, modalit restate in adozione per i tempi a venire. Sono gli ultimi tentativi di dare regola attraverso labbigliamento ai comportamenti; alla fine del secolo la consuetudine circa lemanazione delle leggi suntuarie volge definitivamente al termine.
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Cfr. Giustiniani, Nuova Collezione di Prammatiche, p. 71. - 21 -

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