Sei sulla pagina 1di 25

SILENZIOSE RIVOLUZIONI

LA SICILIA DALLA TARDA ANTICHIT


AL PRIMO MEDIOEVO

Atti dellIncontro di Studio


Catania-Piazza Armerina, 21-23 maggio 2015

a cura di

Claudia Giuffrida - Margherita Cassia

EDIZIONI DEL PRISMA

Pubblicato con i fondi PRA e del Dipartimento di Scienze Umanistiche


(Di.S.Um.) dellUniversit degli Studi di Catania.

Silenziose rivoluzioni: La Sicilia dalla tarda antichit al primo Medioevo :


atti dellincontro di studio, Catania- Piazza Armerina, 21-23 maggio 2015 /
a cura Claudia Giuffrida, Margherita Cassia. Catania :
Edizioni del prisma, 2016.
(Testi e studi di storia antica ;28)
ISBN 978-88-86808-51-4
1. Sicilia Sec. 3.-10. Atti di congressi.
I. Giuffrida, Claudia <1951->.
II. Cassia, Margherita <1969->.
937.808 CDD-23
SBN Pal0292302
CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace

Copyright
Agosto 2016

Edizioni del Prisma s.r.l.


Catania-Roma
http://www.edprisma.com
infolab@edprisma.com
ISBN 978-88-86808-51-4
Tutti i diritti di riproduzione sono riservati. Sono vietate la conservazione in
sistemi reperimento dati e la riproduzione o la trasmissione, anche parziali,
in qualsiasi forma e mezzo (elettronico, meccanico, incluse fotocopie e registrazioni) senza il consenso scritto delleditore.

ORIZZONTI MEDITERRANEI NEL V SECOLO:


LA SICILIA, I VANDALI E ODOACRE
Elena Caliri *

Quella del 476, tra le rivoluzioni del mondo occidentale, fu


probabilmente la meno rumorosa1. Come stato opportunamente notato, manc il momento drammatico la sconfitta militare, luccisione del sovrano, la distruzione fisica , levento,
insomma, che potesse scuotere le coscienze, riempirle di sgomento ed indignazione, o accenderne le fantasie 2. Ci che non
* Universit degli Studi di Messina.
1
Impossibile dare conto della vastissima bibliografia sullargomento. Per
un orientamento ancora assolutamente valido cfr. i contributi di A. Gaudenzi,
Sui rapporti tra lItalia e limpero dOriente, 476-554, Bologna 1888; C. Cipolla,
Considerazioni sul concetto di stato nella monarchia di Odoacre, RAL ser. V,
20, 1911, 353-468; R. Cessi, Regnum ed Imperium in Italia. Contributo alla
costituzione politica dItalia dalla caduta alla ricostituzione dellimpero romano
dOccidente, I, Bologna 1919, 15 ss.; O. Bertolini, Laristocrazia senatoria e il
senato di Roma come forza politica sotto i regni di Odoacre e Teodorico, in Atti
I Congr. Naz. di Studi Romani, I, Roma 1929, 462-474; G.B. Picotti, Sulle relazioni fra re Odoacre e il senato e la Chiesa di Roma, RSI s. V, 4, 1, 1939, 364386; E. Stein, Histoire du Bas-Empire, d. franaise par J.R. Palanque, II, Paris-Bruges 1959, 40 ss. Pi recentemente L. Cracco Ruggini, Pubblicistica e
storiografia bizantine di fronte alla crisi dellimpero romano (a proposito di un
libro recente), Athenaeum 51, 1973, 146 ss. (che prende le mosse dalla monografia di W.K. Kaegi jr., Byzantium and the Decline of Rome, Princeton
1968); Ead., Come Bisanzio vide la fine dellimpero romano dOccidente, in
AA.VV., La fine dellimpero romano dOccidente, Roma 1978, 69-92; V. Neri,
Il 476 nella storiografia moderna, Felix Ravenna 111-112, 1976, 247-267; G.
Todeschini, Per una semantica storiografica dellanno 476, ibid., 269-292; B.
Croke, A.D. 476: The Manufacture of a Turning Point, Chiron 13, 1983, 81119; G. Zecchini, Il 476 nella storiografia tardoantica, Aevum 59, 1985, 324; O. Licandro, LOccidente senza Imperatori. Vicende politiche e costituzionali nellultimo secolo dellimpero romano dOccidente, 455-565 d.C., Roma
2012, spec. 7-54.
2
A. Momigliano, La caduta senza rumore di un impero nel 476 d.C.,
ASNP III, 3, 1973, 397-418 (= Id., in Sesto contributo alla storia degli studi
classici e del mondo antico, I, Roma 1980, 159-179). Posizione diametralmente
opposta in S. Mazzarino, Limpero romano, Bari 1973, III, 806, secondo cui

138

Elena Caliri

accade impressiona meno, molto meno di ci che accade 3, ed il


fatto che dal 476 non ci fu pi un altro Augusto dopo Augustolo, non sembra, a parere di molti, sia stata materia da destare, in
chi visse quegli anni convulsi, urgenze storiografiche o sussulti letterari tanto drammatici da essere immediatamente opportunamente registrati4. Il tutto si sarebbe svolto come in una sorta di diluizione, senza deflagrazioni o proclami, in una sordina
che ha il profumo dellautunno. Al contrario, acceso e mai sopito il dibattito della storiografia moderna non solo sullinterpretazione dellevento non-evento, ma anche sulla ricerca spasmodica di chi, tra gli antichi, nella pars Occidentis o in quella orientale avesse per primo percepito ed annotato come la deposizione di Romolo Augustolo e lelevazione di Odoacre segnassero il discrimine della storia dellHesperium imperium. Al primo posto, nella virtuale pole position di coloro che avrebbero
percepito storicamente la portata del 476 sarebbero Q. Aurelio
contrariamente a ci che si ritiene da molti studiosi, i contemporanei ebbero
chiara coscienza della gravit di questo crollo della pars occidentale e la puntualizzarono, naturalmente, al 23 agosto 476. Su Odoacre e la sua posizione
istituzionale: A.H.M. Jones, The Costitutional Position of Odoacer and Theoderic, JRS 52, 1962, 126-130; A. Chastagnol, Le snat romain sous le rgne
dOdoacre, Bonn 1966; S. Mazzarino, Tra due anniversari 376-476, in P. Brezzi
(a cura di), La fine dellimpero romano dOccidente, Roma 1978, 169-180; J.
Moorhead, Theoderic in Italy, Oxford 1992, 1-27; M. Cesa, Il regno di Odoacre: la prima dominazione germanica in Italia, in B. Scardigli-P. Scardigli (a cura di), Germani in Italia, Roma 1994, 307-320; D. Henning, Periclitans res publica. Kaisertum und Eliten in der Krise des westrmischen Reiches 454/5-493
n. Chr., Stuttgart 1999, 58-70; E. Caliri, Potere e regalit in et odovarica, in M.
Caltabiano-C. Raccuia-E. Santagati (a cura di), Tyrannis, Basileia, Imperium.
Forme, prassi e simboli del potere politico nel mondo greco e romano, Messina
2010, 565-577; Ead., Gruppi di potere e condizionamenti politici nel V secolo,
in P. Delogu-S. Gasparri (a cura di), Le trasformazioni del V secolo. LItalia, i
barbari e lOccidente romano, Turnhout 2010, 37-64; P. Porena, Linsediamento degli Ostrogoti in Italia, Roma 2012, 140-152.
3
Cos S. Calderone, Alle origini della fine dellimpero romano dOccidente, in La fine dellimpero romano dOccidente, cit., 29-49, spec. 35.
4
E. Demougeot, Bedeutet das Jahr 476 das Ende des rmischen Reiches
im Okzident?, Klio 60, 1978, 371 ss.; Ruggini, Come Bisanzio vide la fine
dellimpero romano dOccidente, cit., 71-82; E.K. Chrysos, Die Amaler-Herrschaft in Italien und das Imperium Romanum. Der Vertragsentwurf des Jahres
535, Byzantion 51, 1981, 430 ss.; G. Gaggero, La fine dellimpero Romano
dOccidente nellinterpretazione di Procopio, in Studi in onore di A. Biscardi, V,
Milano 1984, 87 ss.; Zecchini, Il 476, cit., 3 ss.; Licandro, LOccidente senza
imperatori, cit., 7-54.

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

139

Memmio Simmaco, suocero del pi noto Severino Boezio, ed


Eustazio di Epifania5. Tuttavia, attribuire intuizioni a chi poco
pi che un nome nel naufragio della tradizione storiografica potrebbe risultare un comodo azzardo. Marcellino Comes6 e Jordanes7 risultano al secondo e terzo posto, nella ipotetica classifica, marcati a vista, per restare nel gergo sportivo, da Eugippio, abate del monastero del Castellum Lucullanum, che redigendo nel silenzio del chiostro un centone su San Severino,
lholy man del Norico che dispieg le proprie energie in difesa
5
Risale a M.A. Wes, Das Ende des Kaisertums im Westen des rmischen
Reiches, Amsterdam 1967 (sulla scia di W. Enlin, Des Symmachus Historia
Romana als quelle fr Jordanes, SBAW 1948, 3, 5-106) lipotesi che Q. Aurelius Memmius Symmachus, autore, secondo lAnecdoton Holderi, di una Historia Romana in 7 libri, possa essere stato fonte comune di Iordanes e di Marcellino Comes. Sul dibattito che ne scaturito cfr. B. Luiselli, Note sulla perduta Historia Romana di Q. Aurelio Simmaco, StudUrb 49, 1975, 529-535; Id.,
Sul De summa temporum di Jordanes, Romanobarbarica 1, 1976, 83-134;
Zecchini, Il 476, cit., 10-1; M. Gusso, Contributi allo studio della composizione
e delle fonti del Chronicon di Marcellino comes, SDHI 61, 1995, 557-622; A.
Baldini, Ricerche di tarda storiografia (da Olimpiodoro di Tebe), Bologna 2004,
241-252; B. Girotti, Ricerche sui Romana di Jordanes, Bologna 2009, 417-424.
Sullipotesi della derivazione di Marcellino e Jordanes da una fonte cronografica orientale (Eustazio di Epifania? I Consularia Constantinopolitana?) vd.
Croke, A.D. 476: The Manufacture of a Turning Point, cit., 81-119.
6
Marcell. chron. Ad a. 476, 2 (= Chron. Min. 2, 91): Hesperium Romanae
gentis imperium, quod septingentesimo nono urbis conditae anno primus Augustorum Octavianus Augustus tenere coepit, cum hoc Augustolo periit, anno decessorum regni imperatorum quingentesimo vigesimo secundo, Gothorum
dehinc regibus Romam tenentibus.
7
Iord. Rom. 344-345: parte vero Esperia Nepotem imperatorem Orestes
fugatum Augustulum suum filium in imperium conlocavit. Sed mox Odoacer genere Rogus Thorcilingorum Scirorum Herolorumque turbas munitus Italiam invasit Augustulumque imperatorem de regno evulusum in Lucullano Campaniae
castello exilii poena damnavit. Sic quoque Hesperium regnum Romanique populi principatum, quod septingentesimo nono urbis conditae anno primus Augustorum Octavianus Augustus tenere coepit, cum hoc Augustulo periit anno decessorum regni imperatorum quingentesimo vicesimo secundo: Gothorum dehinc
regibus Romam tenentibus; Get. 46, 242-243: Augustolo vero a patre Oreste in
Ravenna imperatore ordinato non multum post Odoacer Torcilingorum rex habens secum Sciros, Herulos diversarumque gentium auxiliarios Italiam occupavit
et Orestem interfectum Augustulum filium eius de regno pulsum in Lucullano
Campaniae castello exilii poena damnavit. Sic quoque Hesperium Romanae gentis imperium, quod septingentesimo nono urbis conditae anno primus Augustorum Octavianus Augustus tenere coepit, cum hoc Augustulo periit anno decessorum prodecessorumve regni quingentesimo vicesimo secundo, Gothorum
dehinc regibus Romam Italiamque tenentibus.

140

Elena Caliri

di una popolazione ormai alla merc dei barbari8, avrebbe nostalgicamente ricordato come un tempo lontano, ormai passato
(per id tempus quo Romanum constabat imperium), le frontiere
fossero presidiate e difese da soldati regolarmente retribuiti publicis stipendiis 9.
Il 476, da unangolatura pi circoscritta, segna un momento
decisivo anche per la storia della Sicilia. In questanno sarebbe
stato siglato un trattato in base al quale Genserico avrebbe concesso lisola tributario iure ad Odoacre, che avrebbe pagato tributi ai Vandali come a padroni10. Non mi soffermo sui tanti
18
Eugippius, Vita Severini: MGH.AA I, 2, Berolini 1877 (cur. H. Sauppe); CSEL IX, 2, Wien 1886 (cur. P. Knll); MGH. Script. Rerum Germ. XXVI, Berolini 1898 (cur. Th. Mommsen); Das Leben des heiligen Severin (cur.
R. Noll), in SQAW, 11, 1963 (rist. 1981); F. Lotter, Severinus von Noricum.
Legende und historische Wirklichkeit, Stuttgart 1976; R. Bratoz, Severinus von
Noricum und seine Zeit, Geschichtliche Anmerkungen, DAW.PH 165, 1983;
Vie de Saint Sverin (cur. Ph. Rgerat), SCh CCCLXXIV, Paris 1991; W.
Pohl-M. Diesenberger, Eugippius und Severinus. Der Author, der Text und der
Heilige, Wien 2001.
19
Eug. Vita 20, 1: Per idem tempus, quo Romanum constabat imperium,
multorum milites oppidorum pro custodia limitis publicis stipendiis alebantur.
Qua consuetudine desinente simul militares turmae sunt deletae cum limite, Batavino utcumque numero perdurante. Ex quo perrexerant quidam ad Italiam extremum stipendium commilitonibus allaturi, quos in itinere peremptos a barbaris nullus agnoverat. Quadam ergo die, dum in sua cellula sanctus legeret Severinus, subito clauso codice cum magno coepit lacrimare suspirio. Astantes iubet
ad fluvium properanter excurrere, quem in illa hora humano firmabat cruore respergi, statimque nuntiatum est corpora praefatorum militum fluminis impetu
ad terram fuisse delata. Che tale passo in cui registrata la definitiva interruzione degli stipendi ai limitanei del Norico dimostri che Eugippio avesse chiara consapevolezza del fatto che nel 511 limpero romano dOccidente non esisteva pi opinione di Lotter, Severinus von Noricum, cit., 204-210; R.A.
Markus, The End of the Roman Empire: a Note on Eugippius, Vita Sancti Severini, 20, NMS 26, 1982, 1-7; Gaggero, La fine dellimpero romano dOccidente,
cit., 87-120; Zecchini, Il 476, cit., 3-24; al contrario, sostenitori della tesi secondo cui Eugippio intendesse riferirsi solamente alla situazione del Norico,
dove si erano progressivamente dissolte le istituzioni romane Wes, Das Ende
des Kaisertums, cit., 147; L. Cracco Ruggini, Nobilt romana e potere nellet
di Boezio, in Atti Congr. Internazionale di Studi Boeziani, Roma 1981, 73-96;
E.A. Thompson, The End of Noricum, in Id., Romans and Barbarians. The Decline of the Western Empire, Madison 1982, 113-133, spec. 116 ss. Da ultimo
E. Caliri, Trasformazioni economiche e aspetti sociali del Norico nel V secolo attraverso la Vita Severini di Eugippio, AARC, Spello 18-20 sett. 2013, in c.d.s.
10
Vict. Vit. 1, 14: Post cuius (i. e. Valentiniani) mortem, [Geisericus] totius Africae ambitum obtinuit, nec non et insulas maximas Sardiniam, Siciliam,

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

141

problemi testuali e sulla controversa tradizione manoscritta del


brano di Vittore di Vita, unica fonte al riguardo, che ho esaminato altrove11. Vorrei, in questa sede, cercare di meglio definire
le modalit dellaccordo stipulato dal primo re dItalia12 con i
Vandali per tentare di comprenderne il significato politico e le
sequenziali implicazioni economiche.
***
Secondo la scarna notazione delle fonti occidentali, il 23
agosto del 476 Odoacre sarebbe entrato a Pavia e sarebbe stato
elevato re13. Qualche giorno dopo, luccisione del patricius
Oreste a Piacenza, di suo fratello Paolo presso Ravenna14 e lesilio del giovane Romolo15. Genserico sarebbe spirato nel gennaio
Corsicam, Ebusum, Maioricam, Minoricam, vel alias multas, superbia sibi consueta defendit. Quorum unam illarum, id est Siciliam, Oduacro Italiae regi postmodum tributario iure concessit, ex qua eis Oduacer singulis quibusque temporibus ut dominis tributa dependit, aliquam tamen sibi reservantibus partem.
11
E. Caliri, Lilibeo tra Vandali, Goti e Bizantini, MediterrAnt 10, 1-2,
2007, 569-584; Ead., Aspettando i barbari. La Sicilia nel V secolo tra Genserico
e Odoacre, Catania 2012, 82-103.
12
Cos solo in Vict. Vit. 1, 14. Sulla posizione giuridica di Odoacre cfr.
supra nt. 2.
13
Fasti Vindobonenses priores, MGH.AA IX, Chron. Min. 1, 308 ss.: his
consulibus (scil. Basilisco II et Armato) levatus est Odoacar rex X kl. Septembris; Paschale Campanum, ibid., 386; Auctarii Havn. ordo prior, ibid., 309. Suggestiva ma priva di sufficienti riscontri lipotesi di S. Krautschick, Zwei Aspekte des Jahres 476, Historia 35, 1986, 344-371 (ribadita in Id., Die unmgliche Tatsache. Argumente gegen Johannes Antiochenus, Klio 77, 1995, 332338), che, sulla base del frammento 209 di Giovanni Antiocheno (che segnala
il legame di parentela tra Odoacre e Onooulphus, bucellarius di Armatus), ha
supposto che Armatus fosse fratello di Odoacre ed interpretato la vicenda del
476 come un momento in cui un medesimo gruppo barbarico avrebbe effettuato un colpo di stato sia in Occidente che in Oriente. Odoacre avrebbe destituito Romolo Augustolo, Armatus avrebbe partecipato alla congiura di Basilisco contro Zenone. Si vedano, al riguardo, le obiezioni di W. Brandes, Familienbande? Odoaker, Basiliskos und Harmatios, Klio 75, 1993, 407-437;
P. Speck, Der Disput um Fragment 209, 1 des Johannes von Antiocheia, Klio
79, 1997, 479-483.
14
Fasti Vindobonenses priores, MGH.AA IX, Chron. Min. 1, 308: eo
anno occisus est Orestes patricius V kl. Sept eo anno occisus est Paulus frater
eius Ravenna in pinita, pridie non. Sept.
15
An. Val. 38 Moreau: cuius infantiam misertus concessit ei sanguinem
et quia pulcher erat etiam donans ei reditum sex milia solidos misit eum intra
Campaniam cum parentibus suis libere vivere. Su tale passo cfr. infra.

142

Elena Caliri

del 47716. Poich il mare era chiuso alla navigazione intorno allinizio di novembre, plausibilmente il trattato venne stipulato tra
il settembre e lottobre del 47617, contemporaneamente, o pi
verosimilmente prima dellinvio di unambasceria, composta da
illustri membri dellaristocrazia romana, allimperatore dOriente
Zenone per riconsegnare le insegne imperiali in atto di formale
sottomissione, ma per chiedere altres il conferimento del patriziato e laffidamento della al re erulo. Secondo quanto riportato da Malco, il giovane Romolo, avendo saputo del ritorno di Zenone al trono, avrebbe costretto ()
la a mandare una legazione in Oriente. Terminus post
quem per datarla lautunno del 476, poich Zenone sconfisse
Basilisco e la sua fronda in agosto e riprese il potere negli ultimissimi mesi del 476, se non i primi dellanno successivo18. Una serie
di indizi, tuttavia, ha indotto a sospettare un possibile errore da
parte del compilatore degli excerpta dello storico di Philadelphia:
nel passato gi Niebuhr, perplesso sul fatto che liniziativa di inviare unambasceria in Oriente fosse stata assunta da Romolo19,
16
Procop. BV I, 7. Cfr. F. Martroye, Gensric, la conqute vandale en
Afrique et la destruction de lEmpire dOccident, Paris 1907, 260-261, nt. 5; Ch.
Courtois, Les Vandales et lAfrique, Paris 19642, 395; 409; PLRE 2, 1980, 499.
17
Cos F. Clover, A game of bluff: the fate of Sicily after A.D. 476, Historia 48, 1999, 235-244, partic. 237; E. Kislinger, La Sicilia tra Vandali e impero
romano nel V secolo. La marginalit del centro, in V. Aiello (a cura di), Guerrieri, mercanti e profughi nel mare dei Vandali, Messina 2014, 15-34, spec. 29.
18
Marcell. chron. ad a. 476, 1 (= Chron. min. 2, 91); Procop. BV I, 7, 23;
Theoph. A.M. 5966 = 124, 24-25 de Boor. Da escludere il ritorno di Zenone
nel 477/78, come sostenuto da J.B. Bury, History of the Later Roman Empire
from the Death of Theodosius I to the Death of Justinianus, I, London 1889,
267; A. Nagl, Odoacer, in RE, XVII, 2 (1937), 1891. Vd. ancora Th. Mommsen, Ostgotische Studien, Neues Archiv der Gesellschaft fr ltere deutsche
Geschichtskunde 14, 1889, 445 (= Id., Gesammelte Schriften, VI, Berlin
1907, 428-430); J. Sundwall, Abhandlungen zur Geschichte des Ausgehenden
Rmerthums, Helsingfors 1919, 180-182; M. Dumoulin, The Kingdom of Italy
under Odovacar and Theoderic, CMH, I, Cambridge 1924-19582, I, 431; Stein,
Histoire du bas Empire, cit., II, 47; pi recentemente M. Redies, Die Usurpation des Basiliskos (474-476) im Kontext der aufsteigenden monophysitischen
Kirche, MediterrAnt 5, 1997, 211 ss.; Ph. Blaudeau, Antagonismes et convergences: regard sur les interprtations confessantes du gouvernment dun usurpateur: Basilisque (475-476), MediterrAnt 6, 2003, 155 ss.
19
Ha ripreso la tesi del Niebhur, A. Lippold, Zenon aus Iasurien, in RE
X, A, 1 (1972), 167; contrario a tale proposta di emendamento del testo Dumoulin, The Kingdom of Italy, cit., 435.

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

143

ipotizz che nel succitato frammento di Malco fosse stato erroneamente registrato al posto di
. Il nocciolo del problema ruota intorno alla legittimit istituzionale: a che titolo sia Odoacre, ma anche Romolo,
che beninteso non era mai stato riconosciuto in Oriente, avrebbero potuto esigerla 20 ? A questo proposito, bene sottolineare
che, secondo quanto riportato da Malco, Romolo avrebbe costretto il senato e non va sottovalutato il fatto che la nota, aleatoria risposta di Zenone fu duplice, giacch si rivolse da una
parte ai messi del senato ( ), ricordando
loro come dei due imperatori ricevuti dallOriente, uno (Nepote) lavessero cacciato, e laltro, Antemio, lavessero ucciso; dallaltra, ai messi del barbaro ( ), rimandando al legittimo imperatore Nepote la concessione della dignit
di patrizio. Al di l della forma, in ogni caso, evidente fosse
Odoacre il regista delloperazione, il quale, o personalmente, o
attraverso Romolo avrebbe obbligato il senato ad informare Zenone della nuova condizione dellOccidente. Non ci nota let
di Romolo, del quale le fonti registrano esclusivamente lelevazione al trono da parte del padre e della cui sorte poi non recano traccia, se non menzionando una generica exilii poena 21. Solamente lAnonimo Valesiano fornisce un dettaglio al riguardo 22.
20

Cessi, Regnum ed Imperium in Italia, cit., 146 ss.


Procop. BG 1, 1: egli (scil. Odoacre) non fece nulla di male allimperatore Augustolo, ma solo lo costrinse a ritirarsi a vita privata. Cfr. le considerazioni di M. Cesa, Odoacre nelle fonti letterarie dei secoli V e VI, in P. Delogu (a cura di), Le invasioni barbariche nel meridione dellimpero: Visigoti,
Vandali, Ostrogoti, Soveria Mannelli 2001, 41-59, spec. 50, nt. 22.
22
Cfr. C. Cipolla, Ricerche intorno allAnonymus Valesianus II, Bullettino dellIstituto storico italiano 11, 1892, 7-98; L. Hartmann, Anonymus Valesianus II, in RE I (1893), 2334; N. Tamassia, Sulla seconda parte dellAnonimo Valesiano (Theodericiana), ASI 71, 2, 1913, 3-22; R. Cessi, Fragmenta Historica ab Henrico et Hadriano Valesio primum edita, RIS n. ed. 24, 4, Citt di
Castello 1913; J. Moreau, in Excerpta Valesiana, Lipsiae 1961, V-XI; B. Barnish, The Anonymus Valesianus II as a Source for the Last Years of Theoderic,
Latomus 42, 1983, 572-596; G. Zecchini, LAnonimo Valesiano II: genere
storiografico e contesto politico, in Teoderico il grande e i Goti in Italia, Spoleto
1993, 809-818; V. Neri, La legittimit politica del regno teodericiano, in A. Carile (a cura di), Teoderico e i Goti tra Oriente e Occidente, Ravenna 1995, 313335; I. Knig, Aus der Zeit Theoderichs des Grossen. Einleitung, Text, bersetzung und Kommentar einer anonymen Quelle, Darmstadt 1997; M. Festy, Histoire et historiographie byzantin dans lAnonymus Valesianus 2, in F. Chausson-E. Wolff (a cura di), Consuetudinis Amor. Fragments dHistorie romaine
21

144

Elena Caliri

Non c ragione di ribadire quanta cautela sia necessaria nel vagliare le informazioni forniteci da questi problematicissimi excerpta pubblicati dal Valesius in appendice ad Ammiano. Da essi ci testimoniato che [Odoacer] ingrediens autem Ravennam
deposuit Augustulum de regno cuius infantiae misertus, concessit
ei sanguinem et quia pulcher erat etiam donans ei reditum sex milia solidos misit eum intra Campaniam cum parentibus suis libere
vivere 23. Il passo, com noto, tormentatissimo e si deve allacume filologico di Salvatore Calderone laver riproposto il problema del misunderstanding del testo sulla base di una serie
di correzioni ed emendamenti che sono stati apportati sin dal
Valesius. Non questa la sede in cui approfondire lipotesi di
un utilizzo, da parte dellexcerptore valesiano, di una fonte che
rispecchierebbe ambienti germanici e che interpreterebbe come
weregeldum la donazione di 6.000 solidi a Romolo Augustolo
da parte di Odoacre, in quanto uccisore di suo padre 24. Nella
offerts J.-P. Callu, Roma 2003, 263-284. Sulla tradizione manoscritta, sulle
varie edizioni e per unattenta rassegna bibliografica cfr. V. Aiello, La Pars
Constantiniana degli Excerpta Valesiana. Introduzione, testo e commento storico, Messina 20142, 13-31.
23
An. Val. 38. Cos nelledizione teubneriana di J. Moreau. Tuttavia,
opportuno ricordare che si tratta di una lezione basata su una correzione del
Valesius, operata su un testo tradito in questa parte solo dal codice Berolinensis 1885, mentre invece la lezione manoscritta : ingrediens autem Ravennam deposuit Augustulum de regno, cuius infantiae misertus concessit ei sanguinem et quia pulcher erat, donavit ei ut creditor sex milia solidos [et] misit eum
intra Campaniam cum parentibus suis libere vivere. Sullinterpretazione di questo passo cfr. Calderone, Alle origini, cit., 40-43; E. Caliri, Odoacre e il weregeldum, in c.d.s.
24
Solo su questo luogo tormentato dalla critica testuale poggia la notizia
della rendita annua per Romolo Augustolo; tuttavia, al di l della proposta del
Valesius, posta la corruptela, non si pu escludere che donavit ei ut creditor
potrebbe essere il risultato di un banale errore di trascrizione per donavit ut
creditur. La proposizione incidentale confermerebbe la consapevolezza del
rapporto creditorio-debitorio tra Romolo Augustolo ed Odoacre, secondo la
prospettiva di chi conosceva il diritto germanico, che, com noto, metteva in
relazione il guidrigildo alla qualitas personarum. Ad Odoacre, inoltre, potrebbe riferirsi la proposizione causale quia pulcher erat, che dal punto di vista logico non ha nessuna ragione di essere connessa al giovane Romolo. Meglio si
attaglierebbe, invece, al re barbaro, secondo la descrizione fornitaci da Eugippio (su cui infra). Su tale proposte, Caliri, Odoacre e il weregeldum, cit. Sulle
fonti dellAnonimo, relativamente alla parte relativa ad Odoacre, assai controversa la questione. Per Cessi, Fragmenta Historica, cit., 72 ss., prescindendo
dai Fasti Ravennati, forte sarebbe il legame con le storie di Jordanes. A suo

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

145

prospettiva che ci riguarda, lAnonimo Valesiano conferma non


solo lesilio di Romolo al castello Lucullano in compagnia di familiari a cui sarebbe stata risparmiata la vita (dopo lomicidio
del padre e dello zio), ma soprattutto la sua giovanissima et
(Odoacre misertus infantiae)25.
probabilmente una semplice coincidenza il fatto che questa notazione sulla sua puerizia sembri fare da contrappunto ad
unindicazione relativa alla maturit anagrafica di Odoacre, che
ci viene fornita dallAuctarium Havniensis ordo prior.
La Continuatio Havniensis Prosperi, interpolazione del Chronicon di Prospero dAquitania e suo aggiornamento per gli anni
455-625, che tra i testi riuniti dal Mommsen e pubblicati insieme ad altri come Consularia Italica, sarebbe stata scritta nel primo quarto del VII secolo, recependo materiali della cancelleria
ravennate 26. Come ricordato dallo stesso editore, nel codice
Hauniense gli anni tra il 474 e il 489 sarebbero stati registrati
nel testo in qualche caso anche due volte, ed al margine sarebbero state apposte ulteriori annotazioni27.
Ebbene, nellordo prior inserita una precisazione, piuttosto
gratuita, in effetti, rispetto allasciutta presentazione degli avvenimenti, circa la persona di Odoacre, che definito homo et aetate et sapientia gravis et bellicis rebus instructus28. Il riferimento
al valore militare pare ovvio ed motivo che risulta comune a
quasi tutte le fonti, punto di forza anche delle argomentazioni
dei rappresentanti del senato romano (insieme allabilit nellamparere, fonte comune dellAnonimo e di Jordanes sarebbe lHistoria Gothorum di Cassiodoro.
25
Dibattuta la questione se Cassiodoro in var. 3, 35 faccia riferimento
proprio a Romolo Augustolo, cosa da cui si inferirebbe fosse ancora in vita nel
primo decennio del VI secolo. Cfr. G. Nathan, The Last Emperor: the Fate of
Romulus Augustulus, C&M 43, 1992, 261-271; Porena, Linsediamento degli
Ostrogoti, cit., 98-105.
26
S. Muhlberger, The Fifth-Century Chroniclers. Prosper, Hydatius and
the Gallic Chronicler of 452, Leeds 1990, 23-47; B. Croke, City Chronicles of
Late Antiquity, in Id., Christian Chroniclers and Byzantine History, 5th-6th
Century, IV, Great Yarmout 1992, 165-203; 185-192; F. Simoni, La memoria
del regno ostrogoto nella tradizione storiografica carolingia, in Le invasioni barbariche, cit., 351-375.
27
In codice Havniensi anni 474-489 bis exhibentur in ipso textu, primum
quae hic ordine priora appellantur leguntur, deinde bis subiuncta quae nobis dicuntur posteriora; ad horum marginem quae exhibentur tertio loco proposuimus.
28
Auct. Havn. a. 476, MGH. AA IX, Chron. Min. 1, 309.

146

Elena Caliri

ministrare) nella succitata legazione a Zenone testimoniata da


Malco; lascia perplessi, invece, laccenno allaetas di Odoacre.
Sappiamo da Giovanni Antiocheno che nel 493, quando
mor, Odoacre aveva 60 anni29. Conseguentemente, nel 476 doveva averne 43, et consona per attendere alle cose militari. Sapientia et aetas, oltre alle doti militari, dunque, come prerogative del nostro. forse solo una suggestione, ma lindicazione
dellAuctarii Havn. ordo prior circa la maturit anagrafica di
Odoacre potrebbe essere letta, in una presentazione degli avvenimenti che complessivamente risulta a lui favorevole, come la
sottolineatura di un suo valore aggiunto rispetto allinfantia di
Romolo, che orbata della guida paterna, aveva addirittura spinto il vincitore ad usare clemenza, risparmiandogli la vita, e a consegnargli una rendita annua a titolo di compositio. C da registrare, tuttavia, che nelle annotazioni al margine dellAuctarium
(Auct. Havn. Ordinis Post. Margo), diversamente, Odoacre definito homo et arte et sapientia gravis et bellicis rebus instructus30.
Si potrebbe trattare di un banalissimo errore di trascrizione, di
un semplice fraintendimento. Tuttavia, da segnalare il fatto
che lespressione arte et sapientia gravis et bellicis rebus instructus risulti essere, e non solo nel significato, lesatto corrispondente, quasi una sorta di traduzione della valutazione riportata
da Malco ed attribuita ai componenti la delegazione senatoria
inviata a Costantinopoli, che sostenevano come Odoacre fosse
in grado di proteggere i loro interessi (
), 31.
29

Frg. 214a = 307 Roberto. Vd. Zecchini, Il 476, cit., 89 nt. 84.
Sul problema delle tre redazioni dellAuct., fondamentale R. Cessi, Studi sulle fonti dellet gotica e longobarda. 1. I Fasti Vindobonenses, in Archivio Muratoriano. Studi e ricerche in servizio della nuova edizione dei Rerum
Italicarum Scriptoresdi L.A. Muratori, 17-18, Citt di Castello 1916, 295405, spec. 344 ss. Secondo lo studioso, pur avendo le tre redazioni dellAuct.
molti punti di contatto, per cui sarebbe vano negare la successiva elaborazione
di elementi comuni, accanto a questi altri si trovano peculiari di ciascuna che
tradiscono lindipendenza dorigine da fonte comune diversamente usufruita.
Perci non sempre lordo posterior e la redazione marginale sono o riduzioni
od ampliamenti dellordo prior: che, se non si pu escludere la priorit di redazione di questo rispetto agli altri due, questi introducono assai spesso elementi
che non figurano nel primo e non dipendono dal capriccio dei compilatori. I
quali, in successivi rimaneggiamenti hanno coordinato elementi diversi.
31
Malc. frg. 10. Cfr. L.R. Cresci, Malco di Filadelfia, Frammenti. Testo
critico, introduzione, traduzione e commentario, Napoli 1982, 191-197.
30

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

147

Le differenti lezioni dellAuct. Havn. (et aetate et sapientia


gravis; et arte et sapientia gravis) potrebbero essere s frutto di
un semplice errore di trascrizione, ma forse potrebbero rispecchiare, in una prospettiva in ogni caso favorevole ad Odoacre,
quelli che erano considerati i meriti che gli avrebbero consentito un ordinato governo della : let, rispetto
allinfante Romolo Augustolo, le qualit militari e la capacit
politica. In ogni caso, la lezione riportata ai margini dellAuct.
Havn. risulta meno ovvia e pi pregnante 32, in quanto viene
esaltato il possesso della sapientia diplomatica di cui Odoacre
sarebbe stato dotato e di cui avrebbe dato prove efficaci e documentate. Il conforto del frammento di Malco dovrebbe sconsigliare come facile e scontato lo scarto della lezione con lendiadi arte et sapientia gravis (rispetto ad aetate et sapientia gravis);
la sua intelligenza diplomatica gli avrebbe consentito, come si
discuter a breve, di tracciare una strategia politica attraverso la
quale sarebbe stato possibile riguadagnare la Sicilia e garantire
il sostegno delle milizie barbare senza creare frizioni insanabili
con laristocrazia senatoria.
Al di l dei rapporti di forza, al di l della costrizione,
dunque possibile che gi nel 476 i senatori romani, come riferito da loro stessi in occasione della legazione orientale e registrato dai compilatori della cronaca ufficiale dalla cancelleria imperiale confluita nellAuctarium Havniense, avessero avuto prova
dellabilit politica e militare di Odoacre? Di questultima, non
tiene conto di discutere, giacch dimostrazione evidente erano
i successi e la leadership sulle milizie multietniche. Ma della , del suo essere arte et sapientia gravis quali i riscontri?
Il primo atto politico di Odoacre immediatamente dopo
lacclamazione delle truppe, mancante di riconoscimento legale,
forse prima ancora di accertare e verificare lorientamento dellimperatore orientale nei suoi confronti, vivo ancora in Dalmazia il legittimo imperatore occidentale, Giulio Nepote, sarebbe
stato quello di trattare per ottenere lattribuzione della Sicilia,
terra fondamentale per risolvere gli annosi problemi dellap32
Cessi, Studi sulle fonti, cit., 345, nt. 2, ribadisce chiaramente come la
redazione marginale non vada considerata una semplice trascrizione di un racconto pi ampio, ma una rifusione di questo, distinta dalle altre due, con elementi provenienti dai Fasti.

148

Elena Caliri

provvigionamento, luogo chiave per le rotte mediterranee e i


movimenti degli eserciti33. Sulla cornice giuridica di tale trattato
e sul suo peso politico divergenti le posizioni della dottrina: si
ipotizzata lapplicazione del ius privatum salvo canone 34; si postulato come esso dimostri che almeno fino alla sua ratifica la
Sicilia fosse una vera e propria enclave dei Vandali, da essi occupata e posseduta; o, da un punto di vista diametralmente opposto, come da esso si evinca che i Vandali avrebbero avuto il
dominio ma non il possesso della terra che cedevano 35. Odoacre
avrebbe dovuto corrispondere loro, come a dei domini, con scadenze fisse, dei tributi. Che si trattasse di contribuzioni in specie pare difficile giacch le riserve del grano africano di cui essi
erano arbitri risultavano senzombra di dubbio pi che sufficienti per lesigua base numerica che li costituiva. Pi probabile
che si trattasse di denaro sonante, di oro. oggi opinione da
molti condivisa che ai Vandali non interessasse procurarsi derrate agricole, come invece per lungo tempo nel passato si creduto. Le ricche terre africane erano pi che sufficienti per il loro fabbisogno. Conseguentemente, andrebbe reinterpretato il
significato da attribuire agli attacchi che dal 455, dalla morte di
Valentiniano III, con una sistematicit capillare, ogni anno, allinizio della primavera, essi effettuarono sulle coste siciliane e che,
come stato sostenuto di recente, non miravano a procacciare e
accumulare ricchezze, ma a privarne Roma e limpero 36. Lo scopo di tali sistematici ravages sarebbe stato quello di disturbare
le produzioni, danneggiare le coltivazioni rendendo indisponibili parti di quelle risorse alimentari che sarebbero state necessarie a mantenere un esercito che dallisola avrebbe potuto
33
Vict. Vit. 1, 14. Cfr. Caliri, Lilibeo, cit., 569 ss. Inattendibile la testimonianza di Paolo Diacono (Rom. 15, 7) che lunica fonte a menzionare un
trattato di pace siglato da Oreste con Genserico.
34
Clover, A game of bluff, cit., 237 ss.
35
Rassegna delle varie posizioni interpretative in Caliri, Aspettando i barbari, cit., 82 ss. Cfr. inoltre A. Pinzone, Sicilia vandalica e storiografia. La polemica Pace-La Rocca, in Guerrieri, mercanti e profughi, cit., 97-111.
36
V. Aiello, I Vandali nel Mediterraneo e la cura del limes, in LAfrica
Romana 15, Roma 2004, 723-740; Id., La marina vandala e il commercio mediterraneo. Un problema storiografico, in LAfrica Romana 17, Roma 2008, 11111126; Id., I Vandali nel Wentilso, in Guerrieri, mercanti e profughi, cit., 111128; E. Caliri, Piam manum porrigere defessis. Sgravi fiscali sotto Valentiniano
III e il problema del fiscus barbaricus, ibid., 127-143.

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

149

prendere le mosse per attaccare lAfrica37. Se dunque i Vandali


riuscirono a recidere le fonti di rifornimento agricolo dellimpero non soltanto assicurandosi le ricchezze dellAfrica, ma anche
controllando lapprovvigionamento granario dellOccidente mediante i loro raid tanto fulminei quanto improvvisi, che avvenivano per con regolare, studiata frequenza, bisogna riflettere sul
risultato che Odoacre avrebbe conseguito nel 476 riacquisendo
la Sicilia, anche a costo di dover pagare tributi, a considerare i
Vandali virtualmente domini, e a lasciare loro lavamposto di Lilibeo 38. Un successo politico, indiscutibilmente, di enorme portata, che si rivel inoltre duraturo, dal momento che lisola rimase saldamente nelle sue mani sicuramente fino al 489, come
attesta in modo incontrovertibile il papiro Tjder 10-11, nel
quale registrata la donazione di terre al comes domesticorum
Pierio 39. Negli ultimi mesi del 476 dunque, Odoacre, re barbaro
privo di riconoscimenti ufficiali e di garanzie giuridiche, forte
solo della pletora multietnica che lo seguiva e che, nellopinione
comune sarebbe potuto apparire una delle tante fugaci meteore
che dalla morte di Valentiniano III si erano avvicendate nella
gestione del potere, sarebbe riuscito a guadagnare dai Vandali
una terra che probabilmente essi non occupavano se non con lo
spettro della paura di sistematiche incursioni e regolari saccheggi. Non ha rilevanza che essi mantenessero come domini una
sorta di virtuale sovranit in Sicilia e che tale sovranit venisse
riconosciuta attraverso il versamento di un tributum. Dal punto
di vista pratico il trattato del 476 significava che lOccidente,
Odoacre, i proprietari che avevano terre in Sicilia sarebbero potuti tornare a disporre delle rendite del territorio isolano.
Il 476 fu un anno di intenso lavoro per il neo re dItalia. Cos, infatti, definito da Vittore di Vita, unica tra le fonti a determinare (con tutte le implicazioni che ne conseguono) dal punto
di vista geografico il territorio su cui esercitava il suo potere 40.
Al di l delle relazioni internazionali, egli dovette preoccuparsi
di mantenere le promesse che gli avevano garantito lelezione.
37

Aiello, I Vandali nel Mediterraneo, cit., 723 ss.


In questa prospettiva, Caliri, Lilibeo, cit.
39
J.O. Tjder, Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der
Zeit 445-700, I, Lund 1955, P. 10-11 = G. Marini, I papiri diplomatici, Roma
1805, nr. 82-83.
40
Vict. Vit. 1, 14. Per il testo vd. supra nt. 10.
38

150

Elena Caliri

Secondo quanto riferisce Procopio, essa era stata assicurata


dallimpegno da lui assunto di assecondare la richiesta di terre
alle milizie barbariche (sciri, alani e alcune popolazioni gotiche).
Queste si erano in precedenza rivolte ad Oreste reclamando un
terzo delle terre italiche, ma egli si era opposto, scrivendo cos
la propria fine. Odoacre riferisce Procopio41 simpegn a
soddisfare le loro aspirazioni a patto che lo eleggessero loro
re

. Ovviamente, si pu discutere allinfinito sullattendibilit o meno dello storico, sulla veridicit di molte delle sue affermazioni, sugli errori che costellano le sue opere. Solo per citarne qualcuno, fra i pi eclatanti: Procopio sbaglia il computo degli anni di regno di Odoacre, 10, invece di
1342; gli attribuisce la piena responsabilit della cessione della
Gallia ad est del Rodano ai Visigoti, che si deve invece alliniziativa di Eurico; pasticcia nella lista degli ultimi imperatori dOccidente, posticipando Maggioriano rispetto ad Antemio ed Olibrio, ed anticipando Nepote, che nel Vandalicum fa morire di
malattia, rispetto a Glicerio43. stato giustamente notato come
suo obiettivo fosse definire Odoacre un usurpatore e fissare
cos il punto di partenza per quella vacanza del potere legittimo
in Italia, di cui nella Guerra Gotica egli si apprestava a narrare
la restaurazione44. Tuttavia, prescindendo da Procopio, la figura di Odoacre, nonostante linevitabile damnatio memoriae decretata dalla pubblicistica teodericiana (Cassiodoro ed Ennodio), non risulta avere avuto una pessima stampa. Al contrario,
da una lettura scevra da preconcetti, emerge come il ritratto
consegnatoci dallAuctarium Havniense, dallAnonimo Valesiano e dalla Vita Severini di Eugippio sia positivo45. Si gi di41

BG 1, 1, 4-8.
Difficilmente il calcolo degli anni di regno di Odoacre da parte di Procopio prendeva inizio non dal 476 ma dal 480, cio dalla morte di Nepote, come postulato da Croke, A.D. 476, cit., 115.
43
Procop. BV 1, 7.
44
Zecchini, Il 476, cit., 7-10, che sottolinea lo scarso interesse dello storico di Cesarea per gli avvenimenti occidentali.
45
Diversamente Cesa, Odoacre nelle fonti letterarie dei secoli V e VI, cit.,
57. Nella Vita Severini non emerge alcuna posizione avversa ad Odoacre. Solamente nellepistola di Eugippio a Pascasio (8), relativamente ad Oreste si dice che fu ingiustamente ucciso.
42

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

151

scusso della definizione edificante fornitaci dallAuctarium Havniense, che peraltro rivela un atteggiamento filoodovarico anche
nella registrazione degli avvenimenti del 493, quando riferisce
del proditorio comportamento di Teoderico, che, col pretesto
della pace (pacis specie), entr a Ravenna ed uccise Odoacre insieme ai suoi sostenitori46. Ma nellopera di Eugippio che
emerge una valutazione segnatamente favorevole al nostro47.
Nella Vita Severini molti sono gli episodi in cui si fa riferimento
ad Odoacre. Viene narrato lincontro tra il santo ed il giovane
barbaro che era cos alto di statura che si sarebbe dovuto inchinare per non toccare con la testa il tetto della cella di Severino48.
Odoacre, qui postea regnavit Italiae, riporta Eugippio, conobbe
dalluomo di Dio il suo futuro glorioso (a viro Dei gloriosum se
fore cognovit). Al termine del colloquio, il Santo lo avrebbe congedato con parole profetiche: vade ad Italiam, vade, vilissimis
nunc pellibus coopertus, sed multis cito plurima largiturus 49.
Com evidente, parole prive di acrimonia o disprezzo per la
sua barbarie. A dispetto della povert che lo avrebbe con46
Auct. Havn. Prosp., a. 493, 6, MGH.AA IX, 321: Ac deinde ingressus
est (Theudoricus) Ravennam: pacis specie Odoachrem interfecit cum collegas
omnes, qui regni praesidium amministrabant.
47
Vd. supra nt. 9. ed inoltre M. Pavan, Il Lucullanum e i rapporti romano-barbarici, in Hestiasis. Studi di Tarda antichit offerti a Salvatore Calderone,
I, Messina 1986, 105-125. Cfr. per ulteriori aspetti Ch. Microw, Eugippius and
the closing years of the province of Noricum Ripense, TAPhA 10, 1915, 166187; H.J. Diesner, Severinus und Eugippius, in Kirche und Staat im sptrmischen Reiche, Berlin 1964, 155-167; F. Lotter, Severinus und die Endzeit der
rmicher Herrschaft an der oberen Donau, DA 24, 1968, 309-339; Id., Inlustrissimus vir Severinus, DA 26, 1970, 200-207; J. Haberl, The last of Roman Noricum, in C. and S. Hawkes (eds.), Greeks, Romans and Celts, London 1973,
97-149; G. Alfldy, Noricum, London-Boston 1974, 213-227; A. Quacquarelli,
La Vita sancti Severini di Eugippio: etopeia e sentenze, VetChr 13, 1976, 229253; Markus, The End of the Roman Empire, cit., 1-7; AA.VV., Severin zwischen Rmerzeit und Vlkerwanderungen, Linz 1982; R. Brato, Die Beziehungen zwischen Germanen und Romanen im Gebiet Niedersterreichs in der zweiten Hlfte des 5. Jahrhunderts, AArchSlov 32, 1982, 157-168; H. Castritius,
Die Grenzverteidigung in Raetien und Noricum im 5.Jahrhundert n.Chr.Ein
Beitrag zum Ende der Antike, in H. Wolfram-A. Schwarz (hrsg.), Die Bayern
und ihre Nachbarn, I, Wien 1985, 17-28.
48
Eug. Vita 7. Per Ruggini, Nobilt romana cit., 74 la profezia di Severino avrebbe conferito allascesa di Odoacre il crisma di un evento predisposto
dalla Provvidenza.
49
Eug. Vita 7.

152

Elena Caliri

traddistinto in giovinezza, in occasione dellincontro con Severino, Odoacre in futuro avrebbe potuto donare a molti tanta
ricchezza: e forse questa rapida notazione circa i plurima che
egli avrebbe dispensato multis potrebbe non doversi intendere
solo un generico auspicio. Difficilmente potrebbe riferirsi alla
distribuzione di terre alle truppe multietniche che ne avevano
fatto richiesta nel 476. Pi verosimilmente essa potrebbe riguardare le variae sedes in cui avrebbe concesso asilo ai profughi del
Norico, dal momento che nel 488 Odoacre dispose lo sgombero della regione e organizz levacuazione della popolazione romana che, a detta del biografo, sarebbe stata distribuita per diversas Italiae regiones 50.
Se davvero Odoacre concesse terre alle truppe che si erano
in precedenza rivolte ad Oreste, come riferisce Procopio, e se
12 anni dopo si preoccup di sistemare i profughi del Norico,
come riporta Eugippio, dovette verisimilmente procedere a
espropriazioni. Eppure, dalle fonti non emergono proteste o lamentele, n una presa di posizione nei suoi confronti da parte
dellaristocrazia senatoria, quale principale proprietaria terriera.
Anzi, i suoi 13 anni di governo furono caratterizzati dalla ricerca
di una sostanziale concordia, a partire dalla summenzionata ambasceria allimperatore orientale che, nel riconoscere nella persona di Zenone lunico imperatore, essendo sufficiente un
(e di conseguenza ) per ambedue le parti dellimpero, individuava tuttavia in lui la persona cui spettava lesercizio del potere in Italia, giacch era ed significativo luso di tale aggettivo , ad occuparsi della pars Occidentis.
Ma anche successivamente, le scelte politiche di Odoacre sembrano orientate a sviluppare un clima di cooperazione con laristocrazia senatoria, valorizzando il senato, il solo corpo competente e legalmente costituito capace di far funzionare lo stato 51,
50
Eug. Vita 44. Cfr. Caliri, Trasformazioni economiche e aspetti sociali del
Norico, cit.
51
Cessi, Regnum ed Imperium in Italia, cit., 151 ss.; Bertolini, Laristocrazia senatoria e il senato di Roma, cit., 462 ss.; Picotti, Sulle relazioni fra
re Odoacre e il senato, cit., 363- 385; Chastagnol, Le snat romain, cit.; S. Priuli, Nuove attestazioni senatorie nellanfiteatro flavio, in Epigrafia e ordine senatorio, Tituli V, Roma 1982, 575-589; S. Orlandi, Le iscrizioni del Colosseo come base documentaria per lo studio del senato tardo antico, in R. Lizzi (a cura
di), Le trasformazioni delle lites in et tardo antica. Oriente e Occidente fra IV
e VI secolo d.C., Roma 2006, 311-324.

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

153

a cui fu riconcesso il diritto di coniare monete di bronzo a proprio nome 52, riproponendo lantica consuetudine in base alla
quale al pi anziano fra i consoli era attribuito il titolo di prior
senatus 53, rivitalizzando le funzioni del praefectus praetorio. Non
furono abiecta tempora, con buona pace di Cassiodoro 54 ! E che
il re barbaro godesse di un ampio sostegno anche da parte
dellaristocrazia provinciale attestato ancora da Eugippio, in
un altro degli episodi da lui fotografati nella Vita Severini,
quando, per introdurre la profezia del santo sulla durata del potere di Odoacre, riferisce di una riunione nella quale multi nobiles avrebbero tessuto le lodi del re, con toni smaccatamente
adulatori 55. In questo ambiente forse possibile ricercare il milieu culturale della fonte a cui avrebbe attinto lAnonimo Valesiano 56, che riprende alla lettera e cita testualmente alcuni passi
significativi della Vita Severini, vale a dire la profezia del santo
ad Odoacre, lepisodio relativo alla riconoscenza di questultimo che, memore della predizione (memor factus quod a viro
sancto praedictum audierat), aveva promesso di esaudire qualunque desiderio di Severino, col quale intratteneva una corrispon52
Ancora utile F. Kraus, Die Mnzen Odovacars und des Ostgotenreiches
in Italien, Halle 1928, ma cfr. anche le puntualizzazioni di W. Hahn, Moneta
Imperii Bizantini, Wien 1973, I, 37 ss. Cfr. D. Castrizio, Le monete di Odoacre
e di Theoderico, in c.d.s., che mette in discussione la paternit di Anastasio
della riforma del follis, e la attribuisce, invece, ad Odoacre e ai suoi consiglieri romani.
53
Mommsen, Ostgotische Studien, cit., in Gesammelte Schriften, VI, 428430; Stein, Histoire du Bas-Empire, cit., II, 44; Chastagnol, Le snat romain,
cit., 52 ss.
54
Cassiod. var. 5, 41, 5; 8, 17, 2.
55
Eug. Vita 32, 2: isdem temporibus Odovacar rex sancto Severino familiares litteras dirigens, si qua speranda duceret, dabat suppliciter optionem, memor illius praesagii, quo eum quondam expresserat regnaturum. Tantis itaque
sanctus eius alloquiis invitatus, Ambrosium quemdam exulantem rogat absolvi.
Cuius Odovacar gratulabundus paruit imperatis. Quodam etiam tempore, dum
memoratum regem multi nobiles coram sancto viro humana, ut fieri solet, adulatione laudarent, interrogat, quem regem tantis praeconiis praetulissent. Respondentibus, Odovacarem, Odovacar inquit integerinter tredecim et
quattuordecim annos videlicet integri eius regni significans: et his dictis adiecit
citius illos, quod ipse praedixerat, probaturos. Cfr. Caliri, Trasformazioni economiche e aspetti sociali del Norico, cit.
56
Festy, Histoire et historiographie byzantines dans lAnonymus Valesianus 2, cit., 275 ss.; G. Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica, Roma 1993, 88-90 sottolinea le relazioni tra lAnonimo e gli Anici.

154

Elena Caliri

denza epistolare (Odovacar familiariter litteras ad eum dirigens)


e che avrebbe richiamato dallesilio un non meglio conosciuto
Ambrogio, cos come dal santo era stato richiesto; ed infine la
circostanza relativa alla riunione di alcuni nobiles che coram tessevano le lodi di Odoacre. Proprio per introdurre questultimo
episodio espresso nellAnonimo un giudizio che non presente in Eugippio e che pare fortemente scollegato dagli argomenti
discussi sia prima che successivamente. Dopo infatti un rapido
accenno alla lotta contro i Rugi, lAnonimo riporta: Nam dum
ipse esset bonae voluntatis et Arrianae sectae favorem praeberet,
quodam tempore dum memoratum regem multi nobiles coram
sancto viro humana, ut fieri solet, adulatione laudarent, interrogat quem regem tantis praeconiis praetulissent. Respondentibus
Odoacrem, Odoacar, inquit, integer inter tredecim et quattuordecim annos; annos videlicet integri eius regni significans 57. Se
possibile ipotizzare una possibile relazione tra la registrazione
del favore accordato allarianesimo e la successiva menzione
dellapprezzamento dei nobiles provinciali, poco perspicua, per
non dire oscura, appare la valutazione, non certo neutra, sulla
buona volont del re, e che, nelleconomia del discorso pare
piuttosto gratuita. In effetti, anche su Teoderico viene espresso
il medesimo giudizio e si utilizzano i medesimi termini. In An.
Val. 59 leggiamo appunto: Ergo praeclarus et bonae voluntatis in
omnibus, cuius temporibus felicitas est secuta Italiam per annos
triginta ita ut etiam pax pergentibus esset Sic gubernavit duas
gentes in uno Romanorum et Gothorum; dum ipse quidem Arrianae sectae esset, tamen nihil contra religionem catholicam temptans58. Com evidente, in questo caso vi un filo logico nella valutazione relativa al re goto, giacch si insiste nella felicitas temporum scaturita dalla bona voluntas e sul fatto che nessun danno ci sarebbe stato per i cattolici, nonostante linclinazione allarianesimo di Teoderico. Sia Odoacre che Teoderico 59 risultano, per lAnonimo, nei passi succitati almeno, uomini
57

An. Val. 48 Moreau.


Sulla trasmissione di questo tormentatissimo passo cfr. le riflessioni di
A. Giardina, Cassiodoro politico, Roma 2006, 101 ss.
59
Com noto, il giudizio su Teoderico nellAnonimo risulta positivo fino
al 73, ostile dal 79 fino alla fine. Alla classica posizione di Cessi, Fragmenta
Historica, cit., CXIX-CXX, accolta da Moreau (ed.), Excerpta Valesiana, cit.,
V-XI, e da J. Gruber, Anonymus Valesianus, in Lexicon des Mittelalters, I,
58

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

155

di buona volont, malgrado la propensione per lArriana secta.


Ma manca il senso logico, una connessione coerente per quanto
riguarda Odoacre. Non si pu, a mio parere, escludere che qui
lAnonimo, prescindendo da Eugippio, possa avere fatto ricorso
ad una fonte filoodovarica, di ambiente ecclesiastico60. Tale ipotesi pare corroborata dallutilizzo del verbo deponere che ricorre
per ben due volte nel centone valesiano a proposito della vicenda del 476 (Ingrediens autem Ravennam deposuit Augustulum
deregno [8] Odoacar vero, mox deposito Augustulo deimperio, factus est rex mansitque in regno annos XIII [10] e che non
presente nelle altre fonti, nonostante la fortuna e la diffusione
dellespressione relativa alla deposizione di Romolo Augustolo61. Sia nella registrazione della cancelleria ravennate che in
Marcellino, Jordanes e Procopio si menziona lesilio di Romolo,
ma non si fa cenno alcuno allatto formale, alla destituzione, alla
sua deposizione. In un gi menzionato lavoro di Calderone62
stato messo in rilievo come il verbo deponere nel senso e nel
contesto in cui utilizzato risulti essere un termine particolarissimo del linguaggio ecclesiastico63 ed stato ombreggiato il sospetto che la depositio di un imperatore possa essere ricondotta
ad una mentalit, uno scrittore, una interpretatio ecclesiali. Chi
dunque interpretava come depositio la vicenda del 476, si direbbe, in certo modo, che volesse riconoscere nel vincitore un poMunich 1980, 675, secondo cui bisognerebbe distinguere due autori, il primo
filoteodericiano, il secondo contrario, si contrappone la tesi (per la quale cfr.
A. Momigliano, Gli Anicii e la storiografia latina del VI secolo d.C., RAL s.
VIII, 9, 1956, 279-297 = Id., Secondo contributo, Roma 1960, 231-253) che attribuisce il cambiamento di prospettiva alla svolta anticattolica degli ultimi anni di Teoderico. Anche per Neri, La legittimit politica, cit., la radicale diversit della figura di Teoderico nella prima parte rispetto alla seconda non si deve necessariamente spiegare ipotizzando autori diversi.
60
Sugli annosi problemi relativi alla collocazione cronologica e allo sfondo culturale e politico dellAnonimo, oltre alla bibliografia cit. supra a nt. 22,
cfr. Tamassia, Sulla seconda parte dellAnonimo Valesiano (Theodericiana), cit.,
3-22; B. Tnnies, Die Amalertradition in den Quellen zur Geschichte der Ostgoten, Hildesheim 1989, 20-26. Sulla provenienza anicia, Zecchini, LAnonimo
Valesiano II, cit.
61
In effetti, bisogna notare che anche in relazione allazione di Nepote
nei confronti di Glicerio viene utilizzato il verbo deponere (An. Val. 1).
62
Calderone, Alle origini della fine, cit., 39 ss.
63
C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, III, Paris 18831887, 070a.

156

Elena Caliri

tere carismatico, di uomo della Provvidenza64. Cos in certi


ambienti era stato giudicato Odoacre, forte della benedizione
dellApostolo del Norico, che nel profetizzargli il futuro glorioso non avrebbe inserito alcuna nota di rassegnata opposizione o
di dissenso. Cos sarebbe stato descritto da Eugippio, come uomo rispettoso della sacralit del santo negli atteggiamenti
(Odoacre che si piega e non solo a causa della statura, per entrare nella grotta di Severino) e nelle azioni (gratulabundus paruit imperatis); cos era stato successivamente ricordato anche
dallAnonimo Valesiano.
Come conciliare, dunque, il presunto sostegno dellOccidente, dei suoi maggiorenti, con la espropriazione e successiva
distribuzione di terre che Odoacre avrebbe compiuto per tenere fede alla promessa fatta ai suoi sostenitori?
Per spiegare la mancanza di testimonianze che attestino
malcontento e proteste, fermo restando il fatto che difficilmente
gli sconfitti hanno voce, si supposto che le terre in questione
potessero essere fondi abbandonati e beni imperiali, e che quindi le propriet private fossero state esenti da confische65. difficile immaginare, per, che un esercito di combattenti, nel
complesso processo di sedentarizzazione, si accontentasse di
agri deserti e fosse disposto ad avviarne la messa a coltura, reperendo anche la manodopera. Si anche proposta una lettura
fiscale, secondo la quale ai barbari sarebbero state attribuite
non terre ma solamente una quota delle imposte versate dai
proprietari romani66. Un recente contributo di Pierfrancesco
64

Calderone, ibid.
Possibile testimonianza di una confisca operata da Odoacre al vir illustris Vigilio, originario della Liguria a cui successivamente sarebbero state donate terre site in Campania in un papiro perduto su cui diede notizia Tristano
Calchi Milanese. Su tale documento cfr. C. Tanzi, Un papiro perduto dellepoca di Odoacre, Archeografo Triestino 15, 1890, 413-416; Caliri, Aspettando
i barbari, cit., 206-209.
66
W. Goffart, Barbarians and Romans (A. D. 418-584): The Techniques
of Accomodation, Princeton 1980, 58 ss.; Id., After the Zwettel Conference:
Comments on the Techniques of Accomodation, in H. Wolfram-A. Schwarcz
(hrsg.), Anerkennung und Integration: zu den wirthschaftlichen Grundlagen der
Vlkerwanderungszeit, 400-600, Wien 1988, 79-81; Id., The Barbarians in Late
Antiquity and how they were accommodated in the West, in T.F.X. Noble
(ed.), From Roman Provinces to Medieval Kingdoms, Abingdon-New York
2006, 235-261; Id., Barbarian Tides. The Migration Age and the Later Roman
65

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

157

Porena67 mi sembra abbia fatto ordine, nello stallo storiografico


in atto, relativo alla difesa ad oltranza o alla ipercritica delle succitate tesi goffartiane, proponendo, attraverso unattenta analisi
della documentazione disponibile, una rilettura delle modalit
di insediamento dei guerrieri dellesercito ostrogoto in Italia nel
493, in seguito alla vittoria di Teoderico, insediamento che si sarebbe svolto nel segno di quanto era stato disposto in precedenza per le milizie al seguito di Odoacre. Che listallazione degli
Ostrogoti, disciplinata dalla sapiente mediazione di Petrus Marcellinus Felix Liberius 68, avrebbe ricalcato le modalit del 476,
lo afferma esplicitamente Procopio69, secondo cui

, , 70. Ma come si era mosso
Odoacre nel 476? Come si detto, Procopio lunica fonte a
mettere in relazione la sua elevazione con limpegno di distribuire ai barbari guerrieri un terzo delle terre italiche. Tuttavia,
stato giustamente rilevato, egli non afferma che i barbari avrebbero ottenuto la terza parte di tutte le terre dItalia, cos come
avevano richiesto ad Oreste. Riferisce semplicemente che ricevettero delle terre per una quota di un terzo (

)71.
Tale , vera croce e delizia di tutti coloro che si occupano dellinsediamento dei barbari nei territori
dellimpero romano, potrebbe intendersi non la porzione di
terre totali espropriate in Italia, bens la frazione di propriet
Empire, Philadelphia 2006. Accurata disamina del dibattito storiografico e dei
differenti esiti interpretativi in Porena, Linsediamento degli Ostrogoti, cit.,
7-16.
67
Porena, Linsediamento degli Ostrogoti, cit.
68
PLRE II, 677-681.
69
BG I, 1, 28.
70
Difficile ipotizzare il numero degli Ostrogoti. Se ad Ennodio essi apparivano come innumerae catervae e il loro esercito unimmensa moltitudo (ep.
9, 23), secondo stime recenti non superavano i 100.000 individui. Cfr. K.
Hannestad, Les forces militaires daprs la Guerre Gothique de Procope, C&M
21, 1960, 136-183; T.S. Burns, Calculating Ostrogothic Population, AAHunt
26, 1978, 457-463.
71
Porena, Linsediamento degli Ostrogoti, cit., 140.

158

Elena Caliri

massima espropriabile ad un cittadino romano per creare tutto


o parte del lotto destinato al guerriero barbaro72.
La richiesta a suo tempo avanzata ad Oreste era stata di un
terzo di tutte le terre della diocesi; Odoacre, con lungimirante
capacit politica, avrebbe per espropriato ed effettivamente distribuito una quantit di terre inferiore ad un terzo di quelle
coltivate nella diocesi italiciana, quantit sufficiente, per, a garantirsi il sostegno delle milizie, che non potevano avere contezza della reale estensione e della complessiva misura dei campi
coltivabili. Con un misurato pragmatismo, egli non avrebbe
espropriato pi di quanto era necessario per soddisfare le richieste dei suoi sostenitori; avrebbe fissato la quota massima di
un terzo dei possedimenti da requisire ai proprietari romani,
per costituire le sortes dei barbari. Unoperazione, certo non indolore per la popolazione romana, tuttavia non devastante, soprattutto se accompagnata da un altro importante successo: la
riacquisizione della Sicilia. Nel 476, dunque, da una parte si sarebbe proceduto ad una requisizione quantitativamente minore
rispetto al terzo di tutte le terre disponibili in Italia (comera
originariamente stato richiesto ad Oreste), fissando la quota
massima di un terzo della propriet espropriabile al cittadino
romano; dallaltra, il successo diplomatico conseguito con Genserico avrebbe ricompensato le eventuali perdite con la disponibilit delle propriet e delle rendite siciliane. Andrebbero
dunque tra loro collegate ed interpretate unitariamente la distribuzione di sortes ai guerrieri che sostennero la rivolta del 476 e
la riacquisizione della Sicilia: due momenti complementari e interdipendenti per comprendere le dinamiche del regno di
Odoacre. La cessione della Sicilia da parte dei Vandali Vandali che non avevano avuto mano leggera nella confisca dei territori africani ai proprietari romani e i cui espropri potevano essere letti come uno dei probabili, paventati esiti anche della dominazione barbara in Italia potrebbe dunque intendersi come
latto politico attraverso cui il re riusc a stemperare le possibili
frizioni con laristocrazia romana, vittima delle requisizioni mediante le quali egli si garant la fedelt dei suoi sostenitori. E
lassenza di proteste nei suoi confronti punto nodale nellinterpretazione di chi nega lassegnazione di concrete propriet ai
72

Porena, Linsediamento degli Ostrogoti, cit., loc. cit.

Orizzonti mediterranei nel V secolo: La Sicilia, i Vandali e

159

barbari sarebbe imputabile non tanto in questo caso allinevitabile silenzio come condizione propria dei vinti, o alla endemica aporia documentaria, aggravata dalla damnatio memoriae che
colp Odoacre, ma potrebbe essere il risultato di un effettivo riconoscimento del fatto che il re barbaro nei suoi primi atti politici si rivelava, per dirlo con le parole degli illustres in delegazione a Costantinopoli, dotato di , arte et sapientia gravis, come riconosciuto dalla cancelleria ravennate, ,
pertanto, di reggere la pars Occidentis dellimpero e di
.
ABSTRACTS
Mediterranean horizons in the fifth century: Sicily, Vandals and Odoacer
Si analizzano le modalit del trattato, siglato nel 476, con cui Genserico avrebbe ceduto la Sicilia, tributario iure, ad Odoacre. La riacquisizione dellisola, successo diplomatico di enorme valore, avrebbe consentito ad Odoacre di procedere nella ripartizione di terre alle milizie
barbare che lo avevano sostenuto senza creare frizioni insanabili con
laristocrazia senatoria romana, che avrebbe riconosciuto la sua
, qualit che, insieme alle indiscusse doti militari, lo
avrebbe reso meritevole di governare la .
The author analyses the terms of the Treaty, signed in 476, through
which Odoacer, tributario iure, obtained Sicily. The reacquisition of
the island, diplomatic success of enormous value, would have allowed
Odoacer to proceed with the allocation of land to the barbaric militia
who had previously supported without causing any irreparable friction with the Roman senatorial aristocracy. The illustres would have
recognized his , quality, along with the undisputed
military skills, and these would have allowed him to govern the
.
Parole chiave: Sicilia, Odoacre, Genserico, Vandali.
Key words: Sicily, Odovacar, Geiseric, Vandals.