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a cura di M.A, Tomei e R.

Rea

M AT T E O C A D A R I O N E RO N E E I L P OT E R E D E L L E I M M AG I N I

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Alla fine del maggio del 66 Roma visse una giornata indimenticabile, in cui Nerone diede prova del suo indubbio talento scenografico allestendo uno spettacolo di rara efficacia: lincoronazione del re dArmenia Tiridate, il fratello del re partico Vologese (Dione Cassio, Storia romana, 63, 2-6; Svetonio, Nerone, 13; Plinio, Storia naturale, 33, 54; Tacito, Annali, 16, 23-24). Essa avvenne in una cornice eccezionale ed era stata preceduta da costose cerimonie lungo tutto il percorso che aveva portato il principe arsacide dalla Siria allUrbe. Tiridate aveva viaggiato a cavallo insieme alla moglie e al suo seguito per nove mesi via terra e aveva incontrato Nerone a Napoli, da dove i due si erano recati a Roma. Allalba il popolo romano li attendeva gi schierato lungo le strade e nel Foro, dove aspettavano anche i soldati resi scintillanti dalle armi e dalle corazze da parata. Il primo ad arrivare fu Nerone, che, vestito in abito trionfale e attorniato dai pretoriani, prese posto sui rostri, sedendosi sul seggio curule; poco dopo Tiridate lo raggiunse, si prostr in segno di sottomissione e si disse suo servo e pronto persino ad adorarlo. Nerone gli rispose proclamandolo prima a voce re dArmenia e poi ponendogli sul capo il diadema tra le acclamazioni della folla. La cerimonia si spost nel Campo Marzio e si ripet nel magnifico teatro di Pompeo, tutto rivestito doro per loccasione e dotato anche di un nuovo tendone, in cui campeggiava limmagine dello stesso Nerone alla guida della quadriga solare nel cielo stellato. Di sera la festa prosegu in forma privata, ossia con un banchetto in cui Nerone si esib come citaredo e auriga, vestendo entrambi i costumi e rinunciando alla toga da trionfatore indossata di giorno. In seguito egli si assegn anche una acclamazione imperatoria, corone dalloro e il titolo perpetuo di imperator. In questo show lungo un giorno limperatore aveva riunito i temi chiave della sua propaganda: la presentazione al popolo della vittoria sui Parti, il grande nemico orientale dellimpero (in realt il conflitto si era concluso con un compromesso); laccostamento al Sole, da tempo una priorit per Nerone, che scand i tempi stessi della cerimonia per sottolinearlo, facendo coincidere con le prime ore della giornata il rito forense in cui Tiridate lo equipar a Mitra (una divinit solare), sfruttando molteplici effetti di luce (le armi e le corazze risplendenti dei soldati, il teatro dorato nel pieno della luce del giorno) e facendosi ritrarre alla guida del carro solare sul telo che proteggeva il pubblico dai raggi del sole; last but not least la passione per i ludi, esibita dallimperatore sia scegliendo il teatro come seconda location dello spettacolo sia presentandosi come auriga per ribadire il suo rapporto con Sole/Helios, il dio auriga per eccellenza. Come accade di rado, una testimonianza concreta della traduzione in un monumento di questa spettacolare cerimonia giunta fino a noi grazie a una statua loricata dello stesso Nerone che fu aggiunta tra il 66 e il 68 a un gruppo dinastico eretto nel teatro di Caere (Cerveteri) (fig. 1). La testa dellimperatore fu probabilmente rimossa dopo la sua morte, ma la corazza decorata con un

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1. Dettaglio della corazza della statua loricata di Nerone da Caere. Citt del Vaticano, Musei Vaticani

significativo, sebbene ridotto, programma decorativo dedicato proprio allillustrazione della sottomissione dei Parti. Nella parte superiore della lorica lo stesso Nerone (il cui ritratto riprende il tipo creato nel 64) alla guida del carro del Sole, ossia nella stessa iconografia del velario del teatro di Pompeo; nella parte inferiore due Arimaspi in costume orientale venerano una coppia di Grifoni offrendo una patera e inginocchiandosi, replicando cos la proskynesis con cui Tiridate aveva accettato il diadema da Nerone. Nel mito gli Arimaspi erano uomini monocoli che abitavano ai confini del mondo conosciuto, dove contendevano il possesso delloro ai Grifoni, gli animali a loro volta fantastici e sacri ad Apollo che custodivano le miniere aurifere per conto del dio; nella statua di Caere, traducendo la complessa allegoria tipica del linguaggio della propaganda giulio-claudia, gli Arimaspi simboleggiavano quindi i Parti che si sottomettevano al potere apollineo di Roma, identificato dai Grifoni, sotto lo sguardo stesso di Nerone/Sol Invictus che sembrava spuntare insieme alla sua quadriga nella parte superiore della lorica. La submissio dei Parti/Arimaspi avrebbe poi goduto (come Tiridate) della clemenza imperiale (cfr. Seneca, Sulla clemenza, 1, 2). Di per s liconografia non era una novit assoluta, ma linserimento del volto dellimperatore serviva a riprodurre le circostanze eccezionali dellinvestitura di Tiridate replicando limmagine di Nerone realizzata ad hoc per il teatro di Pompeo. La statua aveva cos lo scopo di ribadire che quello spettacolo non era stato solo unindimenticabile performance (il dies aureus) offerta al popolo romano da un istrionico imperatore, ma il frutto di una strategia propagandistica coerente che voleva presentare lincoronazione del re vassallo come un atto di clemenza in risposta alla sua sottomissione e quindi come un successo politico e militare favorito proprio dalla protezione di Apollo/Helios. La rappresentazione della scena in un loricato ribadiva inoltre il ruolo perenne di imperator vittorioso impersonato ormai da Nerone. Linvestitura di Tiridate rappresent forse il momento pi felice della comunicazione pubblica di Nerone almeno a Roma, visto che subito dopo egli part per la Grecia e fu poi travolto dalla crisi del suo governo appena rientrato nella capitale.

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2a. Ritratto di Nerone bambino (1 tipo). Parigi, Louvre 2b. Ritratto di Nerone da Olbia (2 tipo). Cagliari, Museo Archeologico Nazionale 2c. Ritratto di Nerone dal Palatino (3 tipo). Roma, Museo Palatino 2d. Ritratto di Nerone (4 tipo). Monaco di Baviera, Glyptothek

Da Domizio Enobarbo a Giulio-Claudio Nato nel 37, Nerone entr nella famiglia imperiale solo nel 50, quando Claudio, dopo averne sposato la madre Agrippina Minore (nel 49), lo adott. La fretta di comunicare la novit delladozione dimostrata dallelaborazione immediata del primo tipo ritrattistico ufficiale del giovane principe (il tipo Parma) (fig. 2a) che, nellintento di legittimare la sua posizione, lo rese somigliante al padre adottivo nella pettinatura, spartendo la frangia intorno a un analogo motivo a forcella (altri dettagli di acconciatura e fisionomia, come le basette e le sopracciglia marcate, erano invece tratti personali del giovane principe). Segu limmediato inserimento di Nerone nei cicli statuari che presentavano la famiglia imperiale nei principali edifici pubblici delle citt romane. Le lites locali onoravano infatti abitualmente i membri della domus Augusta, aggiornando progressivamente i cicli a seconda degli sviluppi della politica dinastica e il frequente inserimento di giovani principi e principesse era anche un modo per rassicurare sulla continuit della famiglia imperiale, unesigenza che si fece pi forte in et claudia, quando i ritratti infantili in toga conobbero un vero e proprio boom (cfr. Veio, Rusellae, Luni, Fano e Milano). Lidentificazione di Nerone bambino sicura per due statue togate conservate a Parma e al Louvre e provenienti rispettivamente da Velleia (fig. 3) e da Gabii (o Anzio). In entrambe egli indossa la toga praetexta e la bulla, ossia il tipico costume infantile romano che era sostituito dalla toga virile al momento dellingresso nella vita adulta. Come si conveniva allerede al trono Nerone anticip i tempi ed ebbe il privilegio di portare la nuova toga gi nel 51, ossia a soli 13 anni, il che consente di datare le due statue tra il 50 e il 51; esse costituirono dunque uneco immediata delladozione di Nerone e una prova della rapidit con cui le lites municipali italiche si adeguavano ai cambiamenti in corso nella famiglia imperiale. La designazione di Nerone quale erede effettivo dellimpero divenne palese tra il 51 e il 52 con il conferimento degli onori connessi al ruolo di Cesare e con la sua frequente raffigurazione nella monetazione imperiale, da cui invece Britannico, il figlio naturale di Claudio pi giovane per di Nerone, era escluso. Nel frattempo fu aggiornato anche il ritratto ufficiale del futuro imperatore,

come testimoniano una bella testa con indosso la corona civica (?) proveniente forse da Vienne (oggi a Genf ) e altri ritratti in cui il giovane principe mostra tratti meno infantili (Mantova). Il cambiamento non riguard tanto lacconciatura, quindi non si tratt di un vero e proprio nuovo tipo ritrattistico, quanto let, in modo da conferire al giovane principe un aspetto pi adulto e adatto allerede al trono. Questo intento si nota anche in una statua togata di Detroit, di provenienza asiatica, che potrebbe raffigurare il giovanissimo Nerone con indosso proprio la toga virile al posto di quella infantile. Lattenzione con cui la propaganda illustrava i delicati equilibri connessi alla successione dinastica confermata dal Sebasteion di Afrodisia, il grande santuario dedicato al culto imperiale, la cui costruzione doveva mostrare il legame della citt caria con la famiglia giulio-claudia: in un pannello si trov quindi il modo di illustrare il primato di Nerone su Britannico raffigurando i due principi insieme e in nudit eroica, ma il solo Nerone stringeva il globo terrestre e laplustre, segno evidente della sua supremazia. Figlio delloptima mater Agrippina Minore Nella cura con cui il ruolo di Nerone fu rafforzato e comunicato si riconosce lintervento della madre Agrippina, la cui onnipresenza al fianco del figlio, gi evidente prima dellascesa al trono, segn anche il momento delicato della successione, il 13 ottobre del 54, circostanza che la donna seppe gestire con grande abilit, guadagnandosi uno spazio pubblico inusitato per il mondo romano. Il suo ruolo di garante dellautorit del figlio, che si avvicinava allesercizio effettivo del potere, dimostrato dal gran numero di ritratti esistenti, dallacclamazione quale optima mater (Svetonio, Nerone, 9), dal titolo di Augusta, da oggetti preziosi come il cammeo di Colonia, in cui Agrippina/Fortuna incoronava Nerone assimilato a Giove, e dalla monetazione urbana, dove limperatrice era eccezionalmente ritratta insieme al figlio (cfr. gli aurei con le teste affrontate di madre e figlio e quelli con i capita iugata), proprio cos come lo accompagnava nelle occasioni pubbliche, suscitando preoccupazione tra i consiglieri imperiali. Agrippina voleva infatti partecipare agli affari di stato e cerc di intervenire direttamente nella

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gestione della crisi armena che segn linizio del duro conflitto con i Parti che prosegu dal 54 al 63. Nelloccasione ella tent di ricevere insieme a Nerone gli ambasciatori armeni, ma fu ostacolata da Seneca e da Afranio Burro (Dione Cassio, Storia romana, 61, 3). Un pannello del Sebasteion di Afrodisia descrive molto bene il ruolo dellimperatrice in quel difficile frangente. Anchesso raffigura (ma in un edificio pubblico) lincoronazione di Nerone da parte della madre (fig. 4): Agrippina sempre assimilata a Fortuna dalla cornucopia, mentre il figlio indossa la corazza per sottolineare i successi iniziali nella guerra contro i Parti. La scena era la stessa illustrata dalle statue di culto del tempio di Roma e di Augusto a Pergamo, in cui Augusto loricato era incoronato a sua volta da una figura femminile, ma il delicato compito di porgergli la corona, che implicava anche una preminenza di rango, era toccato in quel caso alla dea Roma, mentre ad Afrodisia, llite, bene informata su quanto accadeva a corte, si affrett a fotografare la situazione affidando proprio allAugusta il compito di incoronare il figlio, per sottolineare cos il suo anomalo ruolo pubblico. Lannuncio della vittoria era poi completato da un secondo pannello in cui lo stesso Nerone era ritratto come lamorevole soccorritore di uno stato cliente, ossia mentre, come un giovane eroe, risollevava lArmenia caduta a terra; la scena era volutamente ambigua, perch, alludendo al modello eroico del duello tra Achille (Nerone) e lamazzone Pentesilea (la personificazione dellArmenia), mostrava limperatore sia come un guerriero vincitore sia come il salvatore di unArmenia prostrata. In entrambi i pannelli il volto dellimperatore appare cambiato: chi saliva al trono si affrettava infatti a dotarsi di un nuovo ritratto e cos fece anche Nerone almeno dallinizio del 55, quando il cosiddetto tipo Cagliari comparve per la prima volta sulle monete (fig. 2b). Questo nuovo ritratto riformulava in senso pi realistico (cfr. gli occhi infossati, il labbro superiore prominente e gli orecchi a sventola) liconografia del giovane principe giulio-claudio, del quale conservava per ancora la caratteristica frangia compatta e bipartita dal motivo a forcella. I rilievi di Afrodisia si datano quindi nel corso del 55 e segnano nello stesso tempo lapice del potere di Agrippina e linizio del suo declino, nel quale fu decisivo proprio il tentativo di vedere riconosciuto apertamente lesercizio di una sorta di reggenza/tutela sul figlio. Dopo il 55 ella scomparve infatti dalla monetazione e, sebbene conservasse una certa influenza, perse ogni ruolo ufficiale finch non cadde vittima dellira imperiale nel 59. Il modello augusteo e la vittoria partica Quando nellautunno del 54 Nerone era salito sul trono, nel suo primo discorso (scritto da Seneca), in cui aveva proclamato lapoteosi di Claudio, aveva dichiarato la sua volont di governare secondo il modello augusteo (Svetonio, Nerone, 10, 1). A suo modo egli rest fedele a questo intento per tutto il principato, sfruttando la guerra con i Parti per sviluppare il nesso che Augusto aveva stabilito per primo tra la vittoria partica, il ritorno dellet delloro (laurea aetas) e la protezione di Apollo e di Sol/Helios. Proprio luso di questi temi fin dallinizio del regno neroniano fa dubitare che sia possibile scandire levoluzione dellimmagine dellimperatore, individuando date specifiche per linizio della sua assimilazione ad Apollo (59) e al Sole (64). Nonostante quei due anni abbiano segnato delle svolte, la propaganda neroniana non oper con tanta coerenza, anzi intrecci spesso tra loro i vari temi, come si visto nellincoronazione di Tiridate nel 66, restando per giunta a lungo nel solco del modello augusteo, per distaccarsene solo negli ultimi anni. Nel 55 la strada dellimitatio Augusti nella celebrazione della vittoria partica fu scelta dallentourage di Nerone accettando che una statua (effigies) del giovane sovrano fosse collocata nel tempio di Marte Ultore (Tacito, Annali, 13, 8, 1), dove erano conservate le insegne legionarie che i Parti avevano riconsegnato proprio ad Augusto nel 20 a.C. Il nesso con il dio della guerra fu accompagnato dalladozione immediata dellimmagine loricata, testimoniata nel rilievo di Afrodisia e in una statua di Tralleis (fig. 12c), oggi acefala ma identificata con Nerone dalliscrizione e datata ai primi anni di regno. In entrambe le corazze la decorazione formata da simboli solari, evidenziando cos laccostamento a Sol/Helios gi nel momento delle prime vittorie in Armenia, un legame confermato da un altro pannello del Sebasteion di Afrodisia del quale si conserva solo liscrizione da cui si deduce per che Nerone e il dio vi fossero rappresentati insieme. In seguito la vittoria romana sui Parti fu celebrata di nuovo nel 58 nelle forme consuete della salutazione imperatoria e della costruzione in Campidoglio di un arco onorario, che fu completato nel 62, ossia prima della conclusione del conflitto nel 63. Larco fu poi distrutto dopo la morte di

4. Pannello del Sebasteion di Afrodisia raffigurante Nerone incoronato dalla madre Agrippina Minore

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3. Nerone togato con bulla da Velleia. Parma, Museo Archeologico Nazionale

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5. Rilievo con guerriero partico. Roma, Museo Nazionale Romano 6. Efebo di Subiaco. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme

7. Denario raffigurante forse Nerone assimilato ad Apollo citaredo 8. Altare di Eumolpo. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

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Nerone, ma siamo informati sul suo aspetto grazie alle monete che lo raffigurano e ad alcuni frammenti attribuiti da E. La Rocca alla decorazione architettonica e figurata delledificio. Il programma decorativo, che per la prima volta occupava ogni spazio disponibile ed era completato sullattico dalla statua di Nerone sulla quadriga trionfale, doveva riunire il linguaggio simbolico della propaganda giulio-claudia, riconoscibile per esempio nelle immagini di Vittorie e di danzatrici, con la pi concreta rappresentazione delle scene di battaglia. Queste sono a stento leggibili nelle monete, ma potrebbero essere conservate almeno da un frammento di rilievo del Museo Nazionale Romano in cui compare un guerriero partico mentre combatte (fig. 5): si tratta di un documento prezioso del rinnovamento formale e di contenuti in corso nel rilievo storico romano, che aveva iniziato a dare pi spazio ai temi bellici, anticipando le conquiste dellet traianea nella composizione di una scena molto ricca di pathos e lontana ormai dai modelli augustei. Il rilievo consente inoltre di ipotizzare lesistenza di un repertorio (perduto) di immagini ufficiali raffiguranti le campagne neroniane (cfr. anche i trofei partici citati in Tacito, Annali, 15, 18, 1), che suggerita anche dalleco in alcune appliques con guerrieri partici e soprattutto in un bronzetto di Venezia, proveniente da Oderzo e raffigurante Nerone mentre, nei primi anni di regno (il ritratto un tipo Cagliari), seduto e loricato, accettava la sottomissione di un nemico. Il nuovo Apollo citaredo Il primo quinquennio di regno di Nerone fu poi ricordato come un periodo felice e la lieta ricorrenza fu sottolineata nel 59 mediante la creazione di un nuovo ritratto imperiale (tipo Museo delle Terme), che segn per la prima volta un distacco netto dalla tradizione giulio-claudia e ladesione a quella del sovrano ellenistico. Linizio di quella che sar poi considerata la fase tirannica del principato neroniano, inizio segnato anche dalluccisione di Agrippina, vide cos Nerone mutare letteralmente volto e rinnovare profondamente limmagine imperiale (cfr. Svetonio, Nerone, 51 sulla pettinatura). Nel nuovo ritratto, testimoniato da una splendida testa proveniente dal Palatino (fig. 2c), il viso si fece pi largo, il collo pi massiccio, le basette e i capelli si allungarono fino a coprire guance e collo (Seneca, Apocolocyntosis, 4, 30-34) e la frangia compatta tipica dei giulio-claudi lasci il posto a un brusco movimento delle ciocche verso la tempia destra concluso da un motivo a forcella sullangolo esterno dellocchio destro.

Questa adesione a modelli ellenistici coerente con le decisioni pervase di filellenismo prese dallimperatore in quegli stessi anni, e in particolare con listituzione dei primi concorsi musicali e letterari (Iuvenalia nel 59 e i Neronia nel 60). Di per s linteresse dellimperatore per il teatro e per le recitationes non era una novit, visti limpegno nel restauro di edifici teatrali municipali e anche la frequente presenza di statue di Nerone nei teatri (Bologna, Caere, Vaison) e soprattutto negli odeia (Cosa, Luni, Vienne), una presenza che si inseriva comunque ancora nel solco dellesempio augusteo. significativa del clima culturale dellepoca anche la contemporanea affermazione di una nuova iconografia del cittadino romano come intellettuale/poeta in toga, ottenuta mediante la rappresentazione del gesto di interrompere la lettura (cfr. un togato di et neroniana dal teatro/odeion di Luni). Nerone si preparava per a fare molto di pi, ossia a calcare personalmente la scena come citaredo, attore e pantomimo, coltivando cos in pubblico ci che per un aristocratico romano era stato fino ad allora accettato (e raramente) solo in privato. Dal 59 Nerone si impegn invece moltissimo nella sua carriera musicale e teatrale, in cui esibiva le abilit nel canto e nelluso della cetra, condivise proprio con Apollo. Lesordio sulla scena produsse cos anche nuove immagini, estranee alle consuete iconografie imperiali. Svetonio (Nerone, 25, 2) riferisce infatti al momento del ritorno trionfale dalla Grecia a Roma la rappresentazione di Nerone in costume da citaredo in alcune statue e nella monetazione. In effetti diverse emissioni coniate a Lione e in Grecia tra il 64 e il 67, raffigurano sul rovescio un citaredo in azione in cui stato riconosciuto limperatore nelle vesti di Apollo (fig. 7). Lidentificazione non evidente, ma significativo che i romani, e tra costoro anche Svetonio, abbiano creduto che si trattasse di immagini di Nerone e non del dio. Per quanto Augusto fosse stato a sua volta assimilato ad Apollo sul Palatino e le immagini di Nerone citaredo fossero una logica conseguenza delle sue vittorie nel tour greco, niente di simile si era visto a Roma tanto che limperatore stesso ne limit la collocazione alla propria residenza privata. Calcare le scene fece inoltre s che Nerone si immergesse a fondo in quel mondo del mito in cui sceglieva i soggetti delle sue interpretazioni, spesso suggerendo, come ha sostenuto E. Champlin, anche un certo grado di identificazione con i suoi personaggi. Una coincidenza interessante si scorge allora nel soggetto di due delle poche sculture verosimilmente attribuibili allarredo scultoreo di una residenza neroniana. Il debutto professionale di Nerone come citaredo nel 64

avvenne infatti con linterpretazione di una Niobe, un tema scelto probabilmente perch la crudele punizione della donna e dei suoi figli esprimeva al meglio la forza implacabile del potere di Apollo. Lo stesso tema era per illustrato anche nella villa imperiale di Subiaco (Sublaqueum), come testimoniano la statua di Efebo (fig. 6) e forse anche la cd. fanciulla dormiente attribuite a un gruppo raffigurante i Niobidi. Lillustrazione del potere di Apollo poteva dunque accompagnare limperatore sia in scena sia nei momenti di otium. Tra Sol/Helios e il Divo Augusto Dallassimilazione ad Apollo allaccostamento al Sole il passo era breve, come in parte era gi accaduto in et augustea, e per Nerone il tema solare attestato dalla statua di Tralleis, dai pannelli Afrodisia e da molti brani encomiastici di poeti e letterati del tempo (Lucano, Calpurnio Siculo, alcuni epigrammi greci, in parte Seneca). In questo caso la novit decisiva fu ladozione della corona radiata, che Nerone indoss per la prima volta nel 64, nel momento della creazione del suo ultimo tipo ritrattistico (il quarto) in occasione dei decennalia di regno. Il volto imperiale (cfr. lo splendido ritratto in bronzo dorato della collezione Alex Guttman, fig. 9, e la testa di Mnchen, fig. 2d), come si nota soprattutto nelle immagini monetali, divenne allora pi pesante, le basette sostituirono la corta barba precedente e la sistemazione della frangia si fece ancora pi teatrale, perdendo la forcella sullangolo dellocchio destro. Il ritratto di Nerone doveva ormai illustrare il potere benefico dellimperatore, pronto a distribuire ricchezza ai cittadini (come nelle scene monetali di congiarium) in piena coerenza con quel ritorno della pace e dellet delloro finalmente realizzato con la conclusione delle ostilit con i Parti nel 63 e con la conseguente chiusura delle porte del tempio di Giano che Nerone stesso ordin nel 64, avendo come unico precedente quello augusteo, anchesso derivante da una vittoria partica. La scelta della corona radiata, un indubbio attributo solare che caratterizzava per anche limmagine ufficiale del Divo Augusto, doveva puntare in effetti molto sullambiguit di un simbolo che era ormai considerato (anche) un attributo del princeps divinizzato. Nel rovescio di un aureo coniato dopo il 64, in cui Nerone fu ritratto con indosso la toga, la corona radiata, un ramo dalloro nella destra e un globo niceforo nella sinistra, la nuova immagine solare si sposava infatti con la celebrazione della vittoria nel solco del modello augusteo, citato dalla presenza di quella stessa Vittoria sul globo che Augusto aveva fatto porre nella Curia Iulia (fig. 10). Dal punto di vista di Nerone la chiusura del tempio di Giano realizzava di fatto laurea aetas promessa e gli consent di passare dalla semplice imitazione di Augusto alla pi impegnativa e inedita emulazione del Divo Augusto, sfruttando anche il comune accostamento ad Apollo e al Sole. La corona radiata presentava dunque Nerone come un divo ante litteram, come in un cammeo di Nancy, in cui era anticipata lapoteosi stessa dellimperatore, assimilato a Giove e portato in cielo da unaquila. Nel ritratto radiato la novit non risiedeva quindi tanto nelliconografia quanto nella sua estensione allimmagine vivente di un imperatore. Essa fu per solo il punto di partenza per la nascita di nuove immagini in cui laccostamento al Sole si liber degli ingombranti precedenti augustei, e cominci a confidare direttamente sulle abilit personali dellimperatore, come la partecipazione alle corse dei carri. La nuova iconografia di Nerone auriga solare, che fu mostrata al popolo il giorno dellincoronazione di Tiridate e riprodotta nella statua loricata cerite, dimostra che Nerone non si accontentava della corona radiata, ma cercava di coniugare il ruolo del Sole nel mito (e nel circo) con le sue doti di auriga per costruire unassimilazione al Sole pi stretta ed esclusiva, come aveva fatto con Apollo sfruttando la citarodia. In questo filone si inserisce anche la dedica privata di un piccolo altare offerto al Sole e alla Luna da Eumolpo, uno schiavo che lavorava per la Domus Aurea (fig. 8). La sua decorazione, con al centro limmagine radiata del Sole caratterizzata per dal volto di Nerone e dal costume dauriga, dimostra il salto di qualit nellidentificazione tra limperatore e il dio, almeno nelle dediche private: laltare raffigurava infatti il Sole, dando per al dio la fisionomia di Nerone, ragion per cui limperatore non si limitava pi a indossare la corona radiata ma appariva circonfuso direttamente di radii solari. Lepisodio pi celebre e controverso dellassimilazione solare di Nerone fu la decisione di realizzare il Colosso raffigurante il Sole nel vestibolo della Domus Aurea (Plinio il Vecchio, Storia naturale, 34, 18, 45; Svetonio, Nerone, 31, 1). La statua fu completata e dedicata come unimmagine del Sole nel 75 da Vespasiano (Svetonio, Vespasiano, 18 e Dione Cassio, Storia romana, 65, 15, 1), ma, sebbene si corra il rischio di fare un processo alle intenzioni, visto che probabile che nel 68

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9. Ritratto di Nerone, gi nella collezione Axel Guttman

10. Aureo raffigurante Nerone in toga, stante e radiato

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11. Nerone seminudo (opera venduta allasta negli anni sessanta)

12a. Statua loricata di Nerone dal teatro di Bologna. Bologna, Civico Museo Archeologico 12b. Statua loricata di Nerone da VaisonLa-Romaine. VaisonLa-Romaine, Muse Archologique Tho Desplans 12c. Statua loricata di Tralleis. Istanbul, Museo Archeologico 12d. Statua loricata da Velleia. Parma, Museo Archeologico Nazionale

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lopera non fosse stata ancora terminata, il suo aspetto originario e il grado di somiglianza del volto con Nerone sono da tempo oggetto di discussione. Le fonti letterarie non consentono per di pronunciarsi in maniera definitiva sullidentit prevista per il Colosso. Si pu solo dire che limperatore amava i ritratti giganti: una sua immagine alta 120 piedi era stata dipinta presso gli Horti Maiani (Plinio, Storia naturale, 35, 51; sar poi distrutta da un fulmine) e anche quella raffigurata nel velario del Teatro di Pompeo doveva essere enorme. Si ha perci limpressione che il frequente accostamento di Nerone al Sole e la colossalit della statua avrebbero indotto di per s chiunque a riconoscere il volto imperiale nellimmagine del dio, un po come nelle monete con Apollo Citaredo, anche al di l delleffettiva somiglianza fisica e prescindendo dal fatto che il Colosso fosse stato pensato o no come un ritratto di Nerone nel senso pieno del termine. Proprio le statue come Apollo citaredo e le immagini come Sol auriga apparse tra il 66 e il 68 segnarono quindi un mutamento nella propaganda neroniana che, dopo aver portato alle estreme conseguenze gli spunti apollinei e solari presenti nel modello augusteo, fino a porre limperatore sullo stesso piano del Divo Augusto (nel 64), cercava nuove strade, sfruttando le passioni e le carriere agonistiche di Nerone come spunto per adottare immagini nuove che ne proclamassero

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HEINZ-JRGEN BESTE LA DOMUS TRANSITORIA: UNIPOTESI DI COLLOCAZIONE

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MATTEO CADARIO NERONE E IL POTERE DELLE IMMAGINI

ROSSELLA REA NERONE, LE ARTI E I LUDI

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IRENE BRAGANTINI LA PITTURA DI ET NERONIANA

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EMANUELE BERTI LA LETTERATURA AL TEMPO DI NERONE

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