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Mondi Connessi

Il documento tratta di una congiuntura millenaristica che investì l'Asia meridionale e l'Europa nel XVI secolo, concentrandosi sul Portogallo e l'India. Viene esplorato il millenarismo ottomano in relazione a processi analoghi più ad est, e come la leggenda di Alessandro Magno fosse reinterpretata nel contesto del millenarismo islamico di quel periodo.
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Mondi Connessi

Il documento tratta di una congiuntura millenaristica che investì l'Asia meridionale e l'Europa nel XVI secolo, concentrandosi sul Portogallo e l'India. Viene esplorato il millenarismo ottomano in relazione a processi analoghi più ad est, e come la leggenda di Alessandro Magno fosse reinterpretata nel contesto del millenarismo islamico di quel periodo.
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Mondi connessi: la storia oltre l’eurocentrismo (secoli XVI-XVIII)

Gli intrecci della storia


La modernità globale di Sanjay Subrahmanyam
 La netta separazione tra Europa e Asia (che ci ha trasmesso la tradizione
storiografica) , riflette in modo corretto la realtà storica dell’età moderna? O si
tratta di un’immagine influenzata da un’enfasi sul contrasto tra oriente e
occidente?
 Cambio di prospettiva a partire da una ritrovata centralità dell’Asia accanto
all’Europa, questo cambio di prospettiva permette di cogliere equilibri e
mutamenti di natura globale.
 Il testo offre una retrospettiva d’insieme, attraverso 7 testi che l’autore ha
aggiornato e rivisto per l’edizione italiana.
 Negli anni le prospettive della storiografia si sono decisamente allargate
“global turn”, svolta globale per la storiografia se l’etichetta di “storia del
mondo” dovrebbe applicarsi allo studio dell’impatto dei processi analizzati
lungo un arco cronologico ampio sugli equilibri del pianeta, la global history fa
riferimento all’indagine di eventi e dinamiche di relazione e simultaneità che in
epoche più recenti hanno favorito una percezione unitaria del mondo.
 Storiografia europea certa diffidenza nei riguardi delle proposte di tal
genere, in quanto sentiva di essere superiore.
 Subrahamanyam professore di storia globale della prima modernità al
Collège de France, a diff. Di molti colleghi indiani che occupano cattedre nelle
università occidentali, egli non si è formato in UK o usa, MA SI è
ADDOTTORATO ALLA DELHI SCHOOL OF ECONOMICS.
 Le sue prime ricerche storia del mercato e dei traffici commerciali nell’India
meridionale e nel golfo del Bengala.
 In seguito insegnò tra Europa e Stati Uniti, storia dell’india e dell’asia
meridionale.
 In seguito al sodalizio con lo storico della letteratura telugu Velcheru Narayana
Rao e allo studioso di linguistica, filosofia e religione indiana david
Shulman da quel momento in poi la sua storiografia si arricchisce.
 Per lui la storia comparata tradizionale troppo astratta e debitrice del
paradigma dello stato nazionale, esortando lo studio di interazioni e
integrazioni fra località diverse e distanti, collegate da un filo di storie
connesse.
 S. si chiede  esistevano la storia e la coscienza storica nell’india meridionale
prima della conquista inglese, nei decenni finali del Settecento?--> la
storiografia non è un prodotto di importazione e nel loro insieme le culture
indiane prese in esame esprimono una relazione di carattere storico con il
passato già prima del colonialismo britannico.
 Pone in analisi diversi generi letterari che tra 500 e 600 raccontavano l’India.
 Per lui la storiografia non è essenzialmente occidentale e quindi non è estranea
alla maggior parte del mondo fino all’inizio del xix secolo.

Parte prima: Storie connesse


1. Dal Tago al Gange: una congiuntura millenaristica del Cinquecento

Introduzione
 Obiettivo del testo quello di proporre una riconfigurazione storica dell’Asia
meridionale nel panorama di altre storie connesse dalla prima età moderna.
 Scopo del saggio esplorare una congiuntura millenaristica che investì larga
parte del vecchio mondo nel Cinquecento.
 Si concentra in particolare sui casi del Portogallo e dell’India, i due estremi
degli spazi che terrà in considerazione.
 Colombo era influenzato dal pensiero apocalittico francescano sull’avvento del
millennio tanto da voler essere sepolto con l’abito francescano così le grandi
scoperte a occidente non sono più viste dagli storici come il prodotto dei
progressi nelle tecniche di navigazione e nella conoscenza geografiche, ma
anche imbarazzante visione medievale del mondo.
 Cinquecento cambiamenti drammatici anche nei flussi mondiali dei metalli
preziosi il millenarismo come la moneta, consente di affrontare un problema
di carattere globale, ma dalle manifestazioni locale distinte tra loro.

Ottomani e safavidi
 Cornell Fleischer i ritmi storici delle coste settentrionale e meridionale del
mediterraneo nella prima età moderna uniti tra loro anche grazie a tratti
culturali comuni, compreso un sentimento condivisio di attesa millenaristica,
diffuso nel secolo dopo Colombo.
 Egli suggerisce che l’intera area mediterranea nell’età di Carlo V e di Filippo II
abbia costituito uno spazio attraversato da una congiuntura millenaristica se
ciò è vero, S. avanza l’ipotesi che potrebbe essere altrettanto utile guardare al
millenarismo ottomano in rapporto ad analoghi processi più a oriente.
 Nella storiografia recente meno studi relativi all’anno mille nel contesto
islamico per quanto riguarda il fenomeno cinquecentesco, si è scritto di più
sull’europa cristiana che sulle terre musulmane Nostradamus guariva i
malati di piaghe nei tardi anni quaranta, che lo rese noto a Caterina dè Medici e
gli permise di divenire medico di Carlo IX.
 La sua raccolta di profezie Centuries astrologiques dedicata a quel re e si
fondava su una tradizione di paure millenaristiche radicata in FRANCIA e
altrove nell’Europa della prima età moderna le ideologie millenaristiche non
erano solo un’alternativa usata per criticare gerarchie sociali consolidate, ma
avevano uno stretto collagamento con lo Stato, che poteva guardare loro con
benevolenza e addirittura incoraggiarle per i suoi scopi, su tutti l’esercizio del
potere.
 Ancora all’inizio del seicento, il cronista portoghese Diogo do Couto avrebbe
insistito sul fatto che i destini di CARLO V e SULEYMAN ERANO
LEGATI SUCCEDETTE AL TRONO DELL’IMPERO OTTOMANO
NELLO STESSO GIORNO IN CUI CARLO V FU INCORONATO
IMPERATORE.
 Francesco Romano alcuni dicono che sia dio, altri che sia il profeta
 Molti osservatori europei conservavano un tono positivo e solenne.

L’eredità di Alessandro
 Nel 500 il millenarismo fu una strategia politica potente, benché a doppio
taglio, nel Mediterraneo ma anche più a est.
 Millenarismo talvolta utilizzato per supportare la costruzione di uno
stato, come fece Shah Ismail, o per consolidare una rapida espansione
geografica, come avvenne con il sultano Selim, altre volte per muovere una
sfida significativa allo Stato.
 Prima di allargare la nostra analisi anche all’India, può essere utile
richiamare alcuni tratti salienti comuni al millenarismo islamico quale si
estese nel 500 dal Nord Africa e dai Balcani fino all’Asia meridionale.
L’attesa di una figura messianica si collegò ai sogni di un regno universale,
nel caso ottomano fu forse interpretato quasi alla lettera, altrove ebbe un
significato più metaforico. Questa ricerca di una conquista universale
implicò una reinterpretazione della leggenda di Alessandro, la quintessenza
del conquistatore del mondo per il mondo islamico del tempo.
 In Alessandro riconoscevano infatti, nella tradizione orientale, oltre che una
figura di “conquistatore del mondo”, anche quella di profeta.
 Alcuni aspetti della leggenda erano visti come snodi essenziali anzitutto,
il legame con Dario, suo avversario achemenide nella storia, rappresentato
come fratellastro di ALESSANDRO.
 QUELLA TRA I DUE DIVENTA GUERRA FRATRICIDA si tratta
di un passaggio importante nella pretesa di alessandro (Sikandar) di essere
un monarca universale e un conquistatore del mondo che unisce i mondi
greco e persiano.
 Dario è sconfitto da Alessandro (da cui l’epiteto DARA-SHIKAN dato a
quest’ultimo) e in molte versioni sono due traditori tra i suoi uomini a
pugnalarlo, con la speranza di guadagnarsi il favore di Alessandro (in realtà,
Dario fu assassinato da un satrapo a Hecatompylos nel 330 a.C.).
 Alessandro uccide i due traditori e visita Dario morente, promettendogli di
rimetterlo sul trono ma è troppo tardi questa coppia appare non solo nel
Sikandar Nama, ma anche nell’Akhbar-i Darab o Darab Nama CICLO DI
STORIE INVENTATE CHE OFFRì LA BASE PER ALCUNI BEI
DIPINTI DEL PRIMO PERIODO MUGHAL (1580) IL DARAB DEL
TITOLO è IL PADRE DI DARA, RE DELL’IRAN, COM’è SPESSO
INDICATO AI FINI DELLA LEGGENDA.
 UN SECONDO ELEMENTO la scienza dei segni Sikandar è infatti
ritratto non solo come conquistatore, ma anche come veggente, difatti gli
sono attribuiti vari trattati di astrologia (fal-nama).
 Nell’iconografia albero waqwaq, o albero dell’isola di waqwaq si
pensa che nelle sue peregrinazioni alessandro sia approdato su quest’isola
leggendaria, dove alle scimmie era stato insegnato a spazzare in casa e ad
andare a prendere la legna, disporre d’oro era così facile che gli abitanti lo
usavano per i loro utensili e un famoso albero aveva frutti che
assomigliavano a teste di animali e uomini nella leggenda è l’albero
waqwaq che informa alessandro del suo tragico destino ormai imminente
sono la scienza dei segni e l’astrologia che danno modo di mettere in
connessione la leggenda di Alessandro con un altro decisivo snodo nella
trama dei testi millenaristici del Cinquecento, il “Libro di Daniele” (Kitab-i
Daniyal) basato sul mito apocalittico legato all’interpretazione del sogno
di Nabucodonosor molto usato dagli astrologi di corte nel 500, inoltre
spesso associato a testi talismanici e trattati astrologici attribuiti ad
Alessandro.
 Terzo elemento della leggenda ricerca dell’immortalità e dell’acqua della
vita (ab-i hayat) da parte di Alessandro a tal fine riceve istruzioni da
Aristotele, ma anche da Khwaja Khizr, il profeta immortale della
vegetazione che lo conduce fino al vero termine del viaggio, dove
Alessandro poi muore, Khizr invece beve l’elisir e infatti diventa
immortale egli rappresenta una sorta di iniziatore e guida-profeta, anche
un segno dell’arrivo imminente del regno eterno nel 500, anche nell’india
settentrionale e nell’impero ottomano è chiaramente collegato alle attese
millenaristiche islamiche.
 Ultimo aspetto nella leggenda orientale di Alessandro importante il suo
impegno nella difesa della civiltà contro la barbarie episodio che si
incontra in molti testi simili al LIBRO DI DANIELE ALESSANDOR
(Sikandar) erige un muro di rame ai confini del mondo per difendere la
civiltà dalle predazioni di Gog e Magog, figure che permettono un legame
con l’Antico Testamento.
 Il destino di Alessandro è quello di fondare non solo un regno universale,
ma un regno islamico gog e magog sono quindi nemici dell’islam.

Da Muhammad a Rama
 In India, la fine del X secolo dell’egira fu accompagnata dal potente
movimento millenaristico dei mahdawi, ricondotto alla figura carismatica di
Sayyid Muhammad Jaunpuri (1443-1505), che lasciò la città di Jaunpur dopo
che essa cadde nelle mani della dinastia Lodi di Delhi.
 Egli interpretò la caduta di Jaunpur come un segno delle difficoltà imminenti e
dopo un viaggio nello Hijaz ritornò in India e dichiarò di essere il MAHDI
(nell’anno 900 dell’Egira).
 La credenza dei suoi seguaci consisteva nel condurre un’esistenza di
ascetismo, vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo; grande consenso
nell’India occidentale, nel Deccan, nel sultanato del Gujarat.
 Alla fine del 500 musulmani di vario orientamento esprimevano curiosità e
anche riverenza nei suoi confronti.
 Badayuni, spesso considerato come il rappresentante dell’ortodossia sunnita
tardo- cinquecentesca alla corte dei mughal, non riconobbe del tutto
l’aspirazione di Sayyid Muhammad a essere profeta.
 Il movimento mahdawi sembrò scomparire nei decenni seguenti, ma in realtà
continuò a raccogliere molti seguaci, soprattutto tra i gruppi di afgani residenti
nell’India settentrionale.
 La successiva grande manifestazione anno 960 dell’egira cioè 1552-1553
 Vd pag 46-48
 Mutamenti nelle discussioni alla corte di Akbar negli anni settanta anzitutto
le conquiste del Gujarat e del Bengala, tra 1572 e 1577, fecero dell’impero
mughal un’impresa su scala molto più vasta degli imperi precedenti.
 Akbar ? vedi fino a pag. 50
 anno Mille (1591-92)

Ritorno sul Tago


 il millenarismo portoghese condivise caratteri e temi con i casi presentati
sopra.
 Il Libro di Daniele, l’interpretazione del sogno di Nabuccodonosor l’idea dei 4
imperi (culminanti in quello romano), insieme all’attesa del quinto impero
millenaristico, erano oggetto di discussione in vari ambienti di teologi iberici
del tardo Quattrocento, in particolare tra quanti erano molto preoccupati per la
caduta di Costantinopoli in mano ottomana nel 1453 tutto questo si combinò
con le attese millenaristiche degli ebrei della penisola e produsse una miscela
potente e inebriante, come leggiamo negli scritti di Alonso de Espina, che
affermava che vi fossero ebrei nei Carpazi, tra i palazzi di Gog e Magog. In
attesa dell’Anticristo episodio che si riferisce ad Apocalisse 20, 8, dove Gog
e Magog sono le turbolente nazioni della fine dei tempi.
 Ascesa Giovanni I (1385-1433)  la casa regnante portoghese degli Avis
aveva fatto uso del simbolismo millenaristico sin dall’inizio della sua parabola
dinastica, cioè dalla guerra tra portoghesi e castigliani nel 1383-85, che portò
appunto all’ascesa al trono di Giovanni I “il messia di Lisbona” riuscì a
manipolare una situazione di crisi provocata dalle tensioni e dagli sforzi di una
società che si stava riprendendo a seguito della peste e dei numerosi morti.
 Si è ritenuto a lungo che, tra l’epoca di Giovanni I e quella del re Sebastiano
(1557-1578), le correnti messianiche in Portogallo siano rimaste confinate
all’interno della comunità ebraica e nuovo-cristiana negli ultimi 3 decenni è
stato dimostrato come questa ipotesi sia del tutto fuorviante, benché vi siano a
oggi storici che preferiscono attenersi a una spiegazione semplicistica e
materialistica, ricavata da Vitorino Magalhaes Godinho.
 Godinho lo vedeva come qualcosa che rappresentava solo una patina di più
profonde spinte materiali.
 Lavori più recenti si sono concentrati sul regno di Emanuele i e hanno tentato
di ostrare come le prime spedizioni portoghesi nell’oceano indiano fossero
ispirate a una coscienza millenaristica Emnauele, già duca di Viseu e Beja,
all’inizio degli anni 80 del 400 era un pretendente remoto alla successione di
Giovanni II (1481-95), alla metà del decennio seguente si trovò catapultato sul
trono da una serie di accidenti, coincidenze e cospirazioni.
 Convinto che questo insieme di eventi spesso tragici, come l’assassinio del
fratello stesso di Emanuele da parte di Giovanni II, FOSSE IL SEGNO
DIVINO CHE I MITI E I MANSUETI ERANO DESTINATI A
CONFONDERE GLI ORGOGLIOSI E I POTENTI, EMANUELE LI
INTERPRETò COME UNA METAFORA VALIDA TANTO PER SE
STESSO QUANTO PER IL RUOLO DEL PORTOGALLO NEL MONDO.
 Emanuele I tentò di frustrare le aspirazioni di una parte delle classi mercantili e
dei proprietari terrieri di Lisbona, interessata soprattutto allo sfruttamento
commerciale dell’Atlantico, resistendo alla pressione di un gruppo di nobili i
cui ideali militari erano influenzati dal modello castigliano.
 Stato portoghese lungo la rotta per l’Oceano Indiano, pianificando anche
penetrazione in Nord Africa per scatenare attacco a tenaglia contro il sultanato
mamelucco d’Egitto e di conquistare gerusalemme e gli altri luoghi santi, dopo
aver soffocato l’economia egiziana attraverso il blocco commerciale del Mar
Rosso.
 Era necessaria la collaborazione di alleati per portare a termine questo
progetto.
 Galvao p. 56 Cronica de D. Afonso Henriques, commissionata nel 1503
che pretendeva di essere una storia del re fondatore del Portogallo.
 Essa è una celebrazione mistica del Portogallo le posizioni di Emanuele I e
Duerte Galvao non erano condivise da tutti quelli che parteciparono alla fase
iniziale dell’espansione portoghese in Asia Albuquerque e Galvao sembrano
aver creduto che il corpo di Muhammad fosse sepolto o conservato alla Mecca,
anziché a Medina, e che la pietra nera della Kaba fosse la sua tomba.
 Il millenarismo popolare sopravvisse, alimentato dalla traumatica espulsione e
conversione forzata delle comunità ebraiche di Portogallo, riflettendo anche
molte aree del Nord Africa e Mediterraneo orientale. David Reubeni
sosteneva di governare su una delle tribù perdute in Israele.
 Trovas di Bandarra famose quando si collegarono con il culto messianico del
re Sebastiano, ucciso nel 1578 durante una spedizione in nord Africa mal
preparata, che egli stesso guidava.
 Questa spedizione finì con la strage dell’alta nobiltà e contribuì all’annessione
del Portogallo da parte degli Asburgo nel 1580-81 allora buona parte dei
portoghesi si rifiutò di credere che il re fosse morto e continuò a circolare la
fama di un suo ritorno, che provocò solo l’emergere sulla scena di una serie di
impostori.
 Dopo la sua morte sebastiano si trasformò in una sorta di figura del Mahdi in
ambito portoghese, tanto che gli epiteti usati per lui (il desiderato o il nascosto,
desejado e encoberto, sono traduzioni molto prossime alla fraseologia
mahdawi).

Conclusione
 All’inizio del 3 millennio del calendario cristiano interesse a guardare ai
movimenti millenaristici del passato lo storico corre spesso il rischio di
commettere il principale peccato del suo mestiere, quello dell’anacronismo
inappropriato legami diretti e immediati.
 Benché vi fossero state in passato attese millenaristiche nutrite da una o
dall’altra setta nell’Islam, i movimenti cinquecenteschi operarono su tutt’altra
scala sociale e geografica.
 Goldstone  la sua discussione si tratta di un modello meccanicistico, in cui
il crollo dello stato spesso accompagnato da movimenti millenaristici, è il
risultato di uno squilibrio malthusiano tra popolazione e risorse. In secondo
luogo, il mondo della prima età moderna di Goldstone è diviso in 2
sottoinsiemi: le società che funzionano secondo schemi “escatologici” e quelle
che funzionando secondo schemi “ciclici” egli dice che nel mondo islamico
solo l’iran aderì a una variante escatologica dell’Islam, cioè lo sciismo, per il
resto il fattore escatologico fu innovazione della cultura ebraico-cristiana.
 Castanheda pp. 60-61 la storia del millenarismo politica del 500 affrontata
non su scala locale, ma globale.

CAPITOLO 2 Un mondo in equilibrio: le storie connesse degli imperi


iberici (1500-1640)
 Il mondo della prima età moderna si presentava per la maggior parte come un
patchwork di imperi intrecciati, in concorrenza tra loro, punteggiato dallo
“stato-nazione” all’epoca della pace di Westfalia (1648), la mappa politica
del mondo aveva questi contorni, procedendo da est a ovest la cina, appena
conquistata dai Qing, che avrebbero impresso una spinta espansionistica verso
occidente; il vasto impero mughal, che si dispiegava dalle colline della
birmania all’Afghanistan; l’impero ottomano, la cui giurisdizione effettiva
andava ancora da Bassora all’Europa centrale e al Marocco; l’impero russo,
che all’epoca penetrava fin dentro la Siberia e in alcune regioni dell’Asia
centrale; i resti del Sacro Romano Impero nell’Europa centrale; i fiorenti
imperi commerciali di Inghilterra e Olanda, estesi sia all’Asia sia all’America e
infine i grandi imperi di Spagna e Portogallo.
 Alla metà del 500, Carlo V (1519-1556) e il sultano ottomano Suleyman
(1520-1566) erano in aperta competizione tra loro per lo status di signore
universale e condividevano una serie di ambizioni e orizzonti stessa cosa tra
il sovrano mughal Jahangir (1605-27) e il suo vicino a ovest, Shah Abbas
(1587-1629), in Iran.
 Gli esordi dell’espansione ultramarina castigliana e portoghese datano agli
inizi del Quattrocento, con la colonizzazione spagnola delle Canarie da un lato
e la conquista portoghese di Ceuta in Nord Africa, seguita dall’occupazione
degli arcipelaghi di Madera e delle Azzorre, dall’altro ma questi non
costituivano ancora un impero se ne parlerà dal 500.
 I tentativi di trattare i 2 imperi come parti di un unico movimento non furono
sconosciuti neppure all’epoca dei fatti “ Tratado dos Descobrimentos” di
Galvao pubblicato nei primi anni sessanta si apre con una retrospettiva sul
mondo degli antichi, ma già nella seconda parte, dove si concentra soprattutto
sui moderni, parla sia di Cortès, Albuquerque, Vasco da Gama e Cristoforo
Colombo Galvao, però specie di eccezione rispetto agli altri autori del
tempo
 All’epoca il Portogallo era povero alla metà degli anni venti, la differenza tra
spagnoli e portoghesi appariva ormai consolidata, perché la conquista del
messico consacrò il destino territoriale dell’impero spagnola l’encomienda
tornò a nuova vita come istituto per organizzare la conquista: si resero
disponibili milioni di anime da includere tra i fedeli cristiani, per inventare una
nuova alleanza tra missionari ed elite militare-amministrativa.
 Tutto questo può essere confrontato con la situazione dell’Asia portoghese
negli stessi anni, poco dopo la morte del vicerè Vasco da gama e l’ascesa del
governatore Henrique de Meneses MENTRE GLI SPAGNOLI SI
GODEVANO I FRUTTI DELLA LORO CONQUISTA E DEI LORO
TRIONFI OCCIDENTALI, IL GOVERNO PORTOGHESE IN INDIA ERA
ALLE PRESE CON UNA CRISI DI ALTRO TIPO.
 Negli anni 30 l’impresa ultramarina portoghese collassò negli anni 30 e 4°
introdotti cambiamenti significativi nell’Asia portoghese
 Importanza dello studio delle fazioni in entrambi gli imperi iberici nel
cinquecento.
 Serie di mutamenti nel funzionamento dell’impero ultramarino portoghese il
primo fu il tentativo di penetrare più a fondo all’interno del brasile mediante il
nuovo sistema dei capitanati. Un secondo consistette nell’inedito desiderio di
consolidare le conquiste territoriali nell’india occidentale mediante
l’espansione dei confini interni di Goa e le acquisizioni della metà degli anni
trenta nella cosiddetta “Provincia del Nord”, l’ampia regione di Chaul,
Bassein, Bombay. Un terzo movimento, che ebbe minor successo, vide il
rilancio della ricerca di giacimenti d’oro nell’Asia sud-orientale, così come il
disegno opportunista di assaltare l’interno dei templi in India e nello Sri Lanka,
per impossessarsi dei tesori tutti questi movimenti si rivedono in Martim
Afonso de Sousa, molto legato al sovrano portoghese Giovanni III, ma anche
col conte di Castanheira, suo potente ministro.
 Nel corso del cinquecento, in asia, i portoghesi dovettero fronteggiare la
minaccia costante delle potenze locali pronte a resistere: I turchi negli anni
venti, lo stato del Toungoo in Birmania alla metà del secolo, i mughal e i
safavidi quando esso volgeva ormai al termine.
 Dai tardi anni sessanta, furono introdotti cambiamenti significativi nel
sistema adottato un modello più vicino al contratto spagnolo (asiento),
rispetto sia ai traffici commerciali che alle navigazioni. Negli anni settanta
proposto un accordo contrattuale formale a diversi consorzi.
 Sri Lanka l’investimento portoghese sull’isola assune caratteristiche diverse
dal 1590 al 1630 circa- benché i portoghesi avessero contratti con lo sri lanka
dal primo 500, fino ai decenni centrali del secolo la loro presenza si era
limitata soprattutto alla costa. Dal 1550 interesse verso l’area di Jaffnna,
mentre dagli anni 60 le guerre civili nel regno di Kotte avevano offerto
l’occasione per un’avanzata profonda ma prima degli anni Ottanta l’estado
de india non iniziò a occupare villaggi delle pianure costiere, che furono
ripartite tra i fronteiros, imprenditori fiscali che le usavano x controllare il
lavoro tramite sistema di corvées, pretendendo cannella come tributo simile
al processo di aforamento nella provincia del nord, continuò fino agli anni 30
del 6pp, quando i portoghesi persero terreno a causa dell’alleanza tra i sovrani
di Kandy e la compagnia olandese delle indie orientali.
 Si può dire che nei primi anni del 600 nell’impero portoghese si afferma un
nuovo equilibrio tra commercio, parassitismo e fiscalità a base territoriale, in
Brasile, Angola, Asia.
 Dagli anni 20 del seicento si assistette a inversione nella natura delle relazioni
nell’AMERICA IBERICA legata a più decisi tentativi spagnoli di
controllare il contrabbando portoghese.
 La concezione di “impero composito” non fu anomala, ma fu imposta dalle
circostanze dell’unione delle corone.
PARTE SECONDA: ALTRE STORIE
CAPITOLO 3: TRAME DEL TEMPO: LA SCRITTURA STORICA
NELL’INDIA PRE-COLONIALE
 Intenzione dell’autore fare dibattito su come considerano, i suoi colleghi, sul
piano epistemologico, la relazione tra regioni esterne all’Europa e l’Europa
stessa in particolare discutere 4 ipotesi generali relative alla proposta di
un’autoproclamatasi nuova ortodossia nel campo degli studi post-coloniali.
 Deve riservare un trattamento privilegiato ad alcuni luoghi comuni degli studi
post-coloniali, come:
 1. La celebrazione del “mito” e, al contrario, la volontà di stigmatizzare la
storia e la coscienza storica come attributi negativi della “modernità”,
considerata responsabile dei mali che investono le società contemporanee nel
mondo.
 2. Il posto centrale attribuito all’Europa sulla scena mondiale alla condizione di
vittima. Nella visione del mondo propagata da chi si occupa oggi di studi post-
coloniali, l’Europa continua a essere sola e il ruolo degli altri consiste nel
reagire agli impulsi europei. Così il progetto di “provincializzare l’Europa” di
per sé interessante, si riduce a un esame del mondo in cui una parte o l’altra del
mondo assimila idee e iniziative che hanno un’origine esclusivamente europea,
reagisce ad esse e le rifrange.
 3. L’adesione entusiasta a una visione esotica di tutto quello che non è
Occidente. Molti si sono trovati a inventare un non-Occidente come immagine
rovesciata dell’Europa. Società e culture non europee semplicemente
incarnerebbero l’opposto di tutti gli aspetti che non si amano della modernità
europea es. se l’Europa è possessiva, l’india deve essere disinteressata…
 4. Il consenso nei confronti di uno studio del non-Occidente limitato
all’incontro con l’Occidente nel periodo della conquista e del dominio
coloniale. Questo programma si è imposto come idea implicita sottesa al
progetto collettivo degli “studi subalterni” pur rivendicando di studiare la
storia e la società dell’Asia meridionale, gli esponenti di questa tendenza si
occupano in misura minima del periodo anteriore al 1800 nei loro saggi.
 “Textures of Time” testo scritto da autore, Narayana Rao e Shulman
affronta alcuni di questi problemi prima del periodo coloniale l’India
possedeva forme riconoscibili di scrittura storica? Come le si può analizzare?
Quali rapporti intrattenevano con la scrittura storica in altre aree del globo
nella stessa epoca?
 Questo testo è un’opera collettiva nata da un’idea elaborata al termine di un
lungo dibattito tra il sottoscritto e gli altri due autori del libro. Prende in esame
due secoli di storia dell’INDIA MERIDIONALE, compresi tra il XVI e XVIII
secolo, e presenta fonti di tamil e in telugu, due delle principali lingue della
regione. Furono i secoli in cui una grande formazione imperiale chiamata
Vijayanagara lasciò spazio a un insieme di regni regionali più piccoli e fitti e
finalmente, alla vigilia del XIX secolo, ai britannici sotto l’egida della
Compagnia inglese delle INDIE ORIENTALI.
 Il libro si apre discutendo le forme in cui la società dell’india meridionale
considerava il suo passato prima dell’avvento del dominio coloniale.
 Nel libro si sostiene che la storia possa essere e sia stata scritta in generi
differenti.
 L’analisi insiste sul concetto chiave di trama, cioè texture, che dà il titolo al
libro discusso nelle pagine seguenti, per mostrare come una serie di
caratteristiche della trama, grammaticali, lessicali, contestuali, aiutassero il
lettore o ascoltatore, a riconoscere la sua reale finalità.
 Disamina di un gruppo di testi osservare come un certo numero di eventi
venne affrontato in differenti tipi di testi, alcuni storici, altri no.
 La prima serie di esempi si concentra su un particolare incidente che si verificò
nel 1757, in una piccola cittadina dell’India sud-orientale, Bobbili esplose un
conflitto tra il sovrano locale e un suo rivale, di cui furono arbitre le truppe
della Compagnia francese delle Indie orientali presenti nella regione.
 Seconda serie di esempi ci porta indietro di mezzo secolo, verso sud, nella
regione del tamil esaminiamo docuementi relativi al conflitto tra il
successore mughal al governo dello stato di Arcot e una stirpe di guerrieri
ribelli, migrati nella regione e installatisi ai piedi della montagna dove si
ergeva la grande fortezza di Senji.
 Opere di questo genere inducono a porsi questioni di natura sociologica. Cho
sono gli autori dei testi che classifichiamo come storici? Questi testi erano
accessibili a tutti i settori della popolazione in maniera uguale e attraevano tutti
i gruppi sociali allo stesso modo?
 La nostra idea è che la storiografia nell’india meridionale abbia preso corpo in
risposta alla preoccupazione del gruppo sociale dei letterati, karanam-
 Essi erano noti per la loro cultura, talento come narratori e impregnati di letture
di testi di tradizione del niti sull’arte della politica. Occorre distinguerli dai
grandi cronisti dell’India mughal, al servizio dello stato o di grande casate
nobiliari.
 Il letterato storiografo affrontava la storia dal punto di vista del piccolo centro
urbano.
 Chakrabarty insiste sullo storicisimo come una categoria importante,
caratteristica di ciò che gli europei hanno trasmesso all’india. Gli europei
avrebbero semplicemente inventato ed esportato la storia il colonialismo è
per lui solo una questione di volontà del colonizzatore.
 Textures of time fu attaccata dal famoso etnostorico Dirks e dai suoi
discepoli aveva scritto “the hollow crown”, in cui proponeva di usare
materiali narrativi provenienti dal passato pre-coloniale dell’india meridionale,
sulla base della cosiddetta “etnostoria”.
 Obiezioni di Dirks:
 1. Non voleva ammettere che i testi citati fossero opera di letterati, perché
aveva visto negli archivi coloniali, riferimenti ad altri autori, come samnyasin
o renoncant di fine settecento.
 2. Considera l’impresa degli autori del testo come un tentativo di
avvicinamento eccessivo tra l’india pre-coloniale e la traiettoria europea,
mentre il suo obiettivo è presentare un’india più specifica e esotica.

CAPITOLO 4: L’INDIA, UNA TAVOLOZZA DI STORIE*


Una storia da ascoltare
 Esistevano la storia e la coscienza storica nell’india meridionale prima della
conquista inglese, nei decenni finali del 700?--> questa regione ha avuto un
passato piuttosto antico, eppure, generazioni di storici, antropologi, filologi si
sono chiesti se le popolazioni dell’india meridionale nei secoli precedenti al
dominio coloniale fossero indifferenti alla natura empirica del loro passato
l’india meridionale non ha prodotto nessuno storico come i greci Tucidide ed
Erodoto, il persiano Tabari, il cinese Ssu-ma Ch’ien.
 Circa mille anni fa, il grande studioso eclettico persiano al-Biruni, lamentaca
che gli hindu non rivolgono molta attenzione all’ordine storico delle cose, per
la serie cronologica dei re es.
 Obiettivo di Textures of Time restituire alla storia un significativo corpo di
scritti letterari dell’india meridionale risalenti al tardo medioevo e alla prima
età moderna.
 Gli osservatori di fine 800-inizio 900 possono non averli percepiti come
storia si tratta spesso di testi drammatici.
 In europa occidentale, la storia si impose come un genere fisso già prima della
svolta positivistica dell’800 non fu così in india meridionale, non costituiva
un genere a sé stante inoltre la scelta di un genere o di un registro discorsivo
con finalità storiografiche muta spesso nel tempo, proprio come una comunità
muta i suoi gusti letterari.
Problemi di fatto
 Il lavoro della storia è il distinguere il fittizio dal fattuale in particolare la
cronologia divenne la condizione sine qua non della scrittura storica; gli eventi
narrati in forma storica non sono mai del tutto discontinui, c’è sempre una
cornice, una sequenza, da cui deriva anche un’implicita teoria della causalità.
 Registro discorsivo= aitihya sempre vero e raramente fattuale forte
tensione tra il letterale e il figurativo.
 Nostro interesse è quello di identificare e definire i registri discorsivi della
scrittura storica nell’India meridionale pre-coloniale per come si trovano
espressi in una vasta gamma di testi evidentemente differenti, mentre
prestiamo una cauta e costante attenzione allo statuto dei fatti storici.
Lettere vergate su carta
 Textures of time serie di testi che riflettono un mutamento potente nella
consapevolezza storica in un particolare momenti. Sono stati composti nelle
lingue del sud, in sanscrito e in persiano, dal primo 500 in poi.
 La loro letteratura storiografica riflette la transizione dalle iscrizioni su
pietra verso un uso sempre più diffuso su carta, foglie di palma e lastre di
rame per scopi pubblici. Chi erano questi letterati al lavoro nei villaggi e
nelle città dell’India meridionale? Possiamo chiamare karanam la cultura di
questo nuovo gruppo in fase di consolidamento, con riferimento all’ufficio
di custode dei documenti e di contabile di villaggio, che appare come amil o
qanungo. Non tutti gli autori discussi erano contabili o custodi di
documenti. Ma tutti conobbero e condivisero i processi culturali di questa
sfera.
 Comunità dei karanam:
 [Link] comunità dei karanam, o “letterati”, erano contraddistinte da grande
diffusione della capacità di scrivere + sofisticato alfabetismo orale tipico di
tutti i supporti culturali tradizionali nel sud. Inoltre la prosa allora era
preferita alla poesia che manteneva il suo ruolo come strumento mnemonico
utile per citazioni precise, sentenze e così via.
 2. Forse per la prima volta nell’india meridionale, l’autore del testo e colui
che lo redigeva erano la stx persona. Il testo era pensato x essere letto, forse
da individui che leggevano per se srx e non si limitavano più a recitare in
pubblico.
 3. Il contesto linguistico di questi componimenti poliglossia crescente. Il
letterato di solito conosceva più di una lingua, poteva leggere diverse grafie
e aveva accesso a lingue translocali e universaliste, cioè imperiali, come il
persiano e il sanscrito.
 Textures of time si apre con la piccola città di Bobbili nell’Andhra
settentrionale, dove un insieme di eventi, alla metà del 700 produsse una
serie di narrazioni storiche.
 Muoviamo poi verso i karanam, o letterati e i loro testi in prosa, anzitutto in
telugu, poi sezione che culmina nell’analisi delle storie telugu in prosa
dell’epoca dei nayak.
 In questo caso il regime politico andava a dominare ogni volta che si
scriveva storia. Siamo poi andati avanti a esaminare il contesto sociali in cui
tali testi furono prodotti, infine, per riaffermare uno dei punti chiave del
nostro mtodo, abbiamo scelto di ascoltare da vicino i testi in sé piuttosto che
metterli in relazione, mediante qualche procedura comparativa, con altri
materiali esterni, separando così il grano della storia dalla zizzania della
non-storia.
5. Una Babele restaurata: storie poliglotte (sec. XVIII)
 Processo di produzione storiografica nella parte settentrionale della regione del
tamil, in India meridionale, nel XVIII secolo.
 Prima di tutto affronta il caso dei testi incentrati su una persona, che
condussero da un lato a forme di agiografia secolarizzata e dall’altro al regno
popolare della “parastoria”. In seguito prende in esame un corpus di storia
patriottica o locale, concentrandosi sul centro fortificato di Senji e sulla sua
rivale Arcot, poco più a nord.
 Alla base di questo saggio ci sono 3 temi o proposte:
 1. Intende mostrare la grande varietà dei registri del discorso storiografico che
esistevano nell’india meridionale nel tardo periodo pre-coloniale, una varietà
collegata alla diversità di lingue allora caratteristica della regione. Sosterrà
anche i testi puranici, le opere della tradizione delle cronache (tarikh) persiano-
arabe, i poemi epici popolari.
 2. Genere e classificazione dei generi
 3. Attraverso la lettura di testi coevi e successive riletture degli stx testi da
parte di altri autori, si occuperà di esaminare fino a che punto alcune di queste
storie/cronache siano state contaminate dal fatto di essere state commissionate
da Colin Mackenzie e cercherà di mostrare come unìattenta analisi permetta di
distinguerne la stratificazione.
 Se uno ha un passato, che cosa deve farne? L’antropologo James Siegel fa
un’affermazione, anzi una domanda implicita: sE UNO HA UN PASSATO…?
IL PUNTO QUI NON è CERTO “AVERE” UN PASSATO PERSONALE,
MA LA CONOSCENZA CHE SE NE HA, IL FATTO CHE QUESTO
PASSATO DEBBA ESSERE LETTO IN RAPPORTO A QUELLO DI UN
GRUPPO Più GRANDE.
 LA SECONDA AFFERMAZIONE DI SIEGEL SE UNO HA PASSATO,
CHE COSA DEVE FARNE? Con quali registri discorsivi si deve rapportare ad
esso? La “storia”, a detta dell’autore del libro in analisi, ritiene sia costituita da
una serie di questi registri discorsivi con alcuni elementi in comuni, ma ci sono
anche altri modi non storici o astorici di fare qualcosa con il passato.
 Difatti, come dice Nandy, la storia sarebbe uno dei modi meno desiderabili di
accostarsi al passato, il più contaminato dall’”occidentalizzazione” e dalla
“modernità”.
 Possiamo iniziare con un testo del primo 700 che è certo una fonte di primaria
importanza per capire il funzionamento del nababbato di Arcot nel secondo
decennio del secolo Said nama di Jaswant Rai, il cui pseudonimo era
“munshi”, cioè scrivano), cronaca persiana patrocinata dal nababbo
Muhammad said Sa’adatullah Khan il Sa’id Nama si apre con la lode
all’onnipotente che ha consentito ai delicati germogli del cuore del poeta di
sbocciare nel fiore rigoglioso della poesia floreale; segue poi un elogio
particolare dell’imam Ali bin Abi Talib e dei 5 membri della famiglia del
profeta, assocondando le tendenze isna’ashari (“duodecimane”, ossia relative
alla credenza nel ritorno del 12 imam alla fine dei tempi in veste di Mahdi) di
Sa’datullah Khan. Il corpo principale dell’opera descrive i tentativi di
quest’ultimo di colonizzare l’area del Payanghat e le sue relazioni con
l’aristocrazia degli zamindar nelle campagne annuali per la riscossione del
tributo (peshkash)—
 tra questi dinastia dei nayak di Madurai di Tiruchirapalli e i raja maratha di
Tanjavur.
 Per Vita autore pp. 132-133
 Il testo procede notando alcuni dettagli della prima fase della vita di
Muhammad sa’id.
 Cronaca personale, storia come biografia, benché il protagonista sia un mortale
di rango umile e non un sovrano seguiamo quindi l’ascesa dell’eroe della
cronaca fino al posto di ministro (diwan) del Karnatak e i racconti delle sue
prodezze militari e della sua competenza finanziaria.
 Il testo si occupa di 2 eroi e non di uno solo coppia del raja e del suo mantri,
cioè ministro, tipico dei testi in volgare dell’india settentrionale e insistenza dei
testi parastorici dell’india meridionale sul fatto che la regalità fosse una
funzione esercitata da una serie di gemelli regali con qualità complementari, si
diffonda sull’alter ego di Sa’adatullah Khan in modo notevole.
 Testo incentrato su una persona + riferimenti alla località, geografia del posto.
 Il testo continua fino alla fine del settecento, raccontando il declino della
dinastia dei nayak, innescato dalla decisione di Alamgir Padshah di muovere i
suoi eserciti nel 1077 dell’era fasli.
 Kaiphiyata relazione con la più nota delle storie in volgare della regione di
Tondaimandalamil Karnataka Rajakkal Cavistara Carittiram di Senji
Narayanan Pillai testo scritto su richiesta del colonnello William Macleod,
esattore della subah (provincia) di Arcot 3 versioni scritte su foglia di palma
con variazioni una delle più elaborate usata negli anni 30 dell’800 per
produrre la prima descrizione sommaria del testo, composta dal reverendo
William Taylor nel suo Catalogue raisonné della Collezione Mackenzie.
 Riassunto descrizione Taylor pp. 147-160
 L’inglese Richard Winstedt, curatore del Sejarah Melayu, ossia tradotto in
inglese come “Malay Annals” e autore di A History of Classical Malay
Literature (1940), suggerì di abbandonare uno schema di classificazione
interno, per distinguere tra i testi che erano “storici” e quelli che invece erano
“romanzi” non tutti i testi che considerano e trattano del passato sono
“storia”, la storia non è una categoria esclusivamente occidentale, importata in
Asia meridionale insieme alla locomotiva, alla stampa e alla personalità
dissociata.
 Nicholas Dirks, nel suo testo del 1987 The Hollow Crown, ha proposto la
cosiddetta “etnostoria” per uno studio di lunga durata della storia indiana, dal
tardo periodo pre-coloniale ai secoli coloniali Dirks vuole analizzare testi
scritti sulla base del presupposto che siano del tutto privi di coscienza storica.
Parte terza: Vite attraverso i mondi
Capitolo 6
Dalla biografia alla storia coloniale: il caso dell’Asia portoghese
 La biografia è una forma di storia? Sotteso a questa discussione è il significato
di due posizioni antitetiche che gli studenti dell’Università di DELHI
ASSOCIAVANO AI NOMI DI THOMAS CARLYLE E VLADIMIR LENIN.
 Quando si trovarono a scrivere i loro primi elaborati di storia negli anni
sessanta e settanta, a questi studenti fu chiesto di esprimersi sulla nozione del
filosofo e storico scozzese CARLYLE SECONDO CUI LA STORIA
ALTRO NON SAREBBE CHE IL RACCONTO DELLE AZIONI DEI
GRANDI UOMINI E SULL’IDEA DI LENIN IN BASE ALLA QUALE GLI
INDIVIDUI SAREBBERO IRRILEVANTI NEL PROCESSO STORICO
dipenderebbe piuttosto dal prodotto di forze impersonali.
 Ogni serio studente cercava di affrontare la cosiddetta “agency storica” o anche
il problema secondo cui la storia si occupa dei grandi uomini o degli altri, né
grandi né uomini?--> alla fine, la domanda resta irrisolta quale peso si deve
dare all’individuo che sia attivo come agente o passivo come specchio dei
tempi nella storiografia?
 Gli editori di “biography”, rivista pubblicata da università delle hawaii dal
1978, hanno evitato il problema vd. p. 168
 In passato, l’Asia portoghese ha avuto la sua buona parte di biografie tra di
essere ci sono, oltre a quelle su Gama esplose nel biennio 1997-98, trattazioni
divulgative sulla vita di Afonso de Albuquerque e approcci alle vite di altri
governatori e vicerè del 500, come Francisco de Almeida e Joao de Castro.
 Ma una volta giunti al tardo 500-600m gli studi biografici di questo tipo + rari
perché i personaggi di questo periodo visti come meno eroidi e quindi meno
meritevoli di studi biografici a eccezione della vita di Francisco Vieira de
Figueiredo vd. per appr. Da 170-173, pure lavori di Aubin
 Oltre a governatori e vicerè, i cronisti si occupano di registrare le feitos, alis le
gesta di nobili, o fidalgos, appartenenti a famigloie, che nel corso del 500
vennero a essere associate nel loro complesso all’Asia.
 Rapporto tra autorappresentazione nella corrispondenza come
nell’autobiografia e biografia: in tutti i casi considerati, si possiedono scritti dei
protagonisti un documento di grande rilievo per lo storico dell’Asia
portoghese è la lettera in cui l’autore ripercorre la propria attività al servizio
della corona per un certo lasso di tempo, spesso insieme alle consultas de
partes, ovvero le testimonianze, allo scopo di richiedere un beneficio o una
sovvenzione es- sebastiao lopes lobato, un secolo dopo Fernando de
Noronha.
 Chierici quasi sempre esclusi, anche i mercanti privati che non presero parte
alle attività statali. Anche questi mercanti scrissero lunghe memorie, sia in
forma di racconto di viaggio, come Pedro Teixeira, nel tardo 500, sia come una
sorta di autodifesa di fronte ad accuse giudiziarie in merito a quest’ultima
memoria di 2 stranieri residenti nell’Asia portoghese, l’asburgicoFerdinand
Cron e il mercante di gioielli fiammingo Jacques de Coutre che alla metà degli
anni 20 del 600 caddero in disgrazia e furono deportati da Goa. Giunti in
europa, scelsero di stendere un racconto delle loro azioni in asia per riabilitarsi.
 Un altro esempio vd. pag 177
 I saggi del libro From History to biography, edito da Kenneth McPherson
insieme allo scrivente, discutono di una varietà di individui del xvi e xvii
secolo. Spaziano da sacerdoti a rinnegati, piccoli principi asiatici lusitanizzati
alla nobiltà minore portoghese, che vide l’asia come passaggio di una
traiettoria di vita che poteva condurre nelle fiandre, in brasile o nord africa.
 Il punto di intersezione tra biografia e storia sociale resta un terreno molto
fertile.

Capitolo 7 Una vita tortuosa: l’enigma di Nicolò Manuzzi


Introduzione
 La conoscenza positiva ha un suo posto nel nostro mondo. Si può scommettere
che l’ultimo importante racconto di viaggio nell’India del Seicento non sia
ancora stato scoperto.
 Testo scoperto da poco i viaggi del nobile veneziano Ambrosio Bembo
nell’impero ottomano, in Iran e nell’India occidentale.
 Bembo aristocratico con legami molto importanti che affermava di essere
stato spinto a viaggiare da semplice curiosità.
 Gli italiani esercitano un fascino particolare perché non erano parte integrante
di una presenza imperiale diretta, erano spesso liberi senza legami e flessibili
negli orientamenti politici.
 “la doppia vita di Leone l’Africano”, Zemon Davis opera di notevole
maestria, che tenta di portare una ventata d’aria fresca su un personaggio più
volte studiato. Egli catturato dai corsari e costretto dal papa a convertirsi al
cristianesimo, riuscì a evadere dalla prigiona che gli era stata imposta, per fare
ritorno in Nord Africa.
 Il nome di Manuzzi non è sconosciuto agli studiosi dell’India mughal, né a chi
si occupa di storia del viaggio; ritratto come una figura piuttosto versatile, una
specie di ingannatore viaggiatore lunga tradizione di emigrazione dei
veneziani.
 Bio 188 a 190
Manuzzi e la Storia
 Al cuore di ogni esame della vita di manuzzi si trova la sua opera, la Storia del
Mogol scritto in 5 parti, con le prime 3 che possiedono una struttura di una
certa coerenza, mentre la 4 e la 5 parte in qualche modo se ne allontanano.
 Opera  eroe manuzzi è l’eroe
 C’è anche l’anti-eroe, cioè l’imperatore mughal Aurangzeb-Alamgir gran
parte del testo complesso gioco di interazione fra i destini dei 2 personaggi,
con Aurangzeb che è più anziano di 20 anni.
 Rapporto con Bernier p. 192
 Il gesuita nel testo vuole rassicurare il lettore sulla profondità delle conoscenze
di Manuzzi, ben diverse da quelle dei mercanti europei obbligati dai loro
traffici ora ad attraversare in fretta alcuni paesi delle Indie medico vissuto
per 40 anni al seguito degli imperatore e del loro entourage, con l’accesso
privilegiato all’interno del palazzo che viene rifiutato a tutti gli altri.
 Catrou pp. 194-200

Il destino della Storia


 Nel 1705, quando Manuzzi scrisse la prefazione in italiano e la lettera in
latino al senato di venezia, questi dipinti si trovavano a parigi.
 Manuzzi riuscì comunque a raccogliere un’altra serie di immagini.
Disgustato dai gesuiti, voleva far ricorso alla nota rivalità tra i differenti
ordini missionari cattolici: manuzzi affidò la responsabilità morale e una
lettera e un pacco sostanzioso per il senato di venezia.
 Contenuto del paccop. 201
 Manuzzi si presenta nella lettera come un patriota veneziano.
 Prosegue osservando che sarebbe opportuno che il senato scriva una lettera
a manuzzi per ringraziarlo di aver fatto altrettanto, aggiungendo che, pur
non avendo ancora letto la Storia con attenzione, gli pare che il racconto sia
veritiero.
Definire una gerarchia
 Anno del matrimonio momento di svolta nella vita di Manuzzi
 Secondo Manuzzi né la vita nell’india mughal, né tra i gentili dovrebbe
essere accettabile per un europeo. Se occorre scegliere è chiaro che i
mughal sono il migliore dei 2 mali: per lui a lungo andare non c’era niente
da guadagnare dal servire mughal e poteri simili c’è peggio di vivere
sotto i mughal.
 Le pagine che Manuzzi dedica ai gentili sono molte, le più sistematiche
nella parte 3 del testo, collegate alla seconda raccolta di illustrazioni inviate
in Europa. Le più importanti sezioni della 3 parte si trovano sotto il titolo di
“breve notizia di quel che credono e discorrono gli gentili di quest’india
circa l’essenza di Dio”—> + sguardo sprezzante sui modi in cui i gentili
facevano guerra. Qui la sua attenzione è attratta dalla mancanza di
segretezza, dal fatto che la tattica e la strategia dell’una e dell’altra parte
siano visibili a tutti e dal ruolo ricoperto dal denaro nel risolvere il
conflitto la visione che dei gentili si coglie nei 66 ritratti etnografici che
completano i ritratti mughal del Libro rosso.
 Il testo si apre con una discussione su Brahma, Vishnu e Rudra.
 Libro Nero es. l’ultima immagine della serie mostra un asceta hindu con
le braccia sollevate in aria fa parte di una serie che presenta varie
tipologie di jogi e asceti, spesso in posizioni ridicole, con espressioni
caricaturali.
Conclusione
 Manuzzi non ritornò a casa, preferì finire i suoi giorni in India, anche se
nelle enclaves europee di Pondicherry e Madras. Fece 2 tentativi di
tornare in europa alla fine della sua vita.
 Il testo della Storia non fu pubblicato nel settecento.
 Il testo della Storia non andò neppure del tutto perduto vd. pp. 217-18-
19.

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