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Frati Minori di Sicilia. Provincia del SS.

Nome di Ges APPROFONDIAMO LA FIGURA DI FRATE GABRIELE MARIA ALLEGRA Il Primato di Cristo nei dialoghi di P. Allegra con P. Teilhard de Chardin suggestiva, e nel contempo illuminante per comprendere l'uomo di cultura e il fr ancescano P. Allegra, la vicenda di cui egli stesso ci ha tramandato il ricordo in un singolare libretto, scritto in forma dialogica, intitolato "Il Primato di Cristo in S. Paolo e in Duns Scoto. Dialogo col P. Teilhard de Chardin, S.J.". Si tratta di un'opera di grande impegno teologale, nella quale P. Allegra riferi sce con la sensibilit umana e la delicatezza che gli sono proprie, oltre che con grande saggezza e dottrina, dei dialoghi tra lui e il Padre gesuita, che vennero snodandosi in terra di Cina lungo gli anni Quaranta e che iniziarono a partire da un incarico, delicato, gravoso e al quale si sarebbe sottratto volentieri, af fidatogli dal vescovo Zanin, delegato apostolico in Cina. Nel 1942, infatti, sua Ecc.za Mons. Mario Zanin consegn al P. Allegra un manoscri tto, perch lo leggesse, ed assolvendo al delicatissimo compito di censore, decide sse della sua idoneit ad essere pubblicato. Si trattava di un testo composto, alc uni anni innanzi, dal gesuita Teilhard de Chardin e intitolato "Le Milieu Divin" . Il P. Allegra si dedic alla lettura con il massimo impegno, in obbedienza al suo vescovo e dimostr, oltre che una rara preparazione teologica, la finezza di spiri to e l'apertura di mente e di cuore che caratterizzavano il suo stile di vita. L 'esame critico del testo lo convinse di dover rifiutare il consenso per la pubbl icazione, perch ritenne che un lettore impreparato non avrebbe saputo districarsi tra le contraddizioni e le carenze dell'opera: terminologia e dottrina ambigua e bivalente, infatti, non gli avrebbero permesso di enucleare correttamente i la ti positivi dai quali lui stesso era stato affascinato. Il messaggio del P Teilhard, criticabile se recepito come un credo, era in realt, anche nelle intenzioni dell'autore, solo una proposta di lavoro per giungere, s tudiando l'uomo e l'umano, al punto Omega, le Grand Christ. Messaggio apparentem ente semplice, ma in realt complesso e irto di difficolt, perch concepito in modo d a accoppiare ad un taglio sorprendentemente nuovo e audace, affermazioni carenti dal punto di vista della corretta ed integrale dottrina. La preghiera del Vescovo, che fosse lo stesso P. Allegra a comunicare il giudizi o all'autore, port i due religiosi ad incontrarsi e ad instaurare un sodalizio in tellettuale di rara sollecitudine e attenzione reciproca, di cui abbiamo la prov a con la pubblicazione nella quale P. Allegra riporta i dialoghi i cui contenuti vertono, quasi totalmente, sul problema del Primato assoluto di Cristo. Il pensiero di P. Teilhard mirava, con un linguaggio singolare preso a prestito dalla scienza, a comunicare la sua profonda certezza sulla centralit di Cristo. I l suo entusiasmo affascinava, e stupiva il modo in cui parlava di argomenti scie ntifici (espansione dell' universo, biosfera, noosfera, ascensione convergente); si intratteneva sugli infiniti spazi celesti, sugli oceani stellari, sulle gala ssie per trarne la conclusione che "si tratta dell'atto creativo che continua, c he si intensiica, che ascende e che con verge verso il Punto Omega, verso il Gra nde Cristo, il Cristo cosmico. L 'Universo il suo pleroma, il suo manto regale". Egli giustificava la originalit della sua indagine (pervenire attraverso la scien za a Dio e interessare per mezzo dei problemi scientifici il cosiddetto 'laico' e il 'lontano'> per avere avuto - egli dice - una fulguration, che lo aveva conv into a guardare alla "ricerca scientifica come a una rivelazione del Creatore; e sistono> infatti, "relazioni essenziali tra la cosmogenesi, la biogenesi e la no ogenesi; interdipendenza e co-finalit". "E'quella evoluzione finalistica che spaz ia lungo una traiettoria di milioni, anzi miliardi di anni, sino a quando con la noosfera comincia sulla terra un'epoca nuova...". E tale epoca per P. Teilhard quella dell'uomo sapiens che intraprende il suo iti nerario, in virt della coscienza di s e del suo sapere; quel percorso in ascesa ch

e lo condurr, non senza sacrifici, alla totalizzazione. "In questa ascesa l'uomo e asse freccia.. e tende verso il punto Omega: il Cristo le Grand Christ". P. Teilhard, inoltre, ritiene probabile che ci siano altri astri con forme di vi ta, perfino al livello pi alto: questa la noosfera. Tali ed altre affermazioni evoluzio-nistiche, gli fa notare P. Allegra, non sembrano potersi conciliare col discorso integrale sul Primato assoluto di Crist o, sul monogenismo e sull'infusione diretta dell'anima immortale, sebbene il suo discorso pare trovi conferma in due testi paolini (Col. 1, 16-17:" Tutte le cos e sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui ... e tutti gli esseri in Lui hanno consistenza"; ed Ebr. I, 2-3 "che costitu erede di tutte le cose"). E per, pur ammettendo che P. Teilhard aveva aperto una strada, quella di una Teolog ia cosmica che sarebbe stata certo importante e metteva in relazione Cosmogenesi , Ortogenesi e Antropogenesi, per giungere al piano della Cristificazione univer sale; tuttavia, la stessa novit intuitiva, non relazionata alla teologia, portava a una serie di difficolt per la pubblicazione del manoscritto, che sarebbe andat o in mano a tutti: nel testo mancava una sintesi tra teologia e scienza. Dal contenuto del manoscritto P. Allegra, si detto,rimase affascinato; ma il col loquio gli permise di fare anche presente con schiettezza le sue non poche perpl essit; e questo consent ad entrambi di immergersi in quella discussione proficua s ul Primato di Cristo, e che fece nascere, nella stima reciproca, una grande amic izia e induce anche noi, oggi qui, a soffermarci, come guidati da loro, su tale argomento cristologico di capitale importanza, specie in questi anni che seguono al Concilio e precedono il Giubileo del 2000. Le affermazioni a sfondo evoluzionistico e poligenetico contenute nel testo, fa notare P. Allegra, non sembrano potersi conciliare con la visione biblica, paoli na e giovannea, del Primato Assoluto di Cristo, a cui il gesuita approda attrave rso una riflessione, che ha base scientifica ma non rigorosamente teologica, sul l'evoluzione del mondo creato. Che si guardi al Cristo come al punto di arrivo n el progresso della creazione universale, al punto Omega, il positivo della intui zione speculativa del P. Teilhard, a cui i due testi Paolini sopra ricordati, ch e presentano Cristo "solidale col mondo", offrono la base biblica. Per, occorre r icordare che "Nessuno mai salito al cielo, se non il Figlio dell'uomo che disces o dal cielo" (Giov 3, 13): la discesa dal cielo in quanto Dio, per sposare la so rte dell'umanit ed entrare in possesso del creato, che geme senza di Lui e aspett a la redenzione e la rivelazione del Figlio di Dio. Inoltre, "Nessuno pu prenders i qualcosa se non gli stato dato dal cielo" (Giov 3, 27). Per cui "Ges (il Cristo ) sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava si alz... "e cominci a servire l'uomo amandolo (Giov 13, 3). Aman dolo lo redime, pur rispettandone la libert, lo eleva, lo sublima: "quando sar ele vato da terra attirer tutti a me". Per cui il cammino del creato verso il "Grand Christ" non un fatto di natura, una tappa di sviluppo naturale, ma un percorso d i amore, di Cristo verso il creato, prima, poi di tutta la creazione la cui anim a l'umanit, verso di Lui, verso il Cristo Pleroma e Omega. Del resto il Padre aveva dato tutto al "Figlio, che l'irradiazione della sua glo ria e l'impronta della sua sostanza, e sostiene tutto con la potenza della sua P arola" (Ebr 1, 3). Cristo realizza dunque una discesa dall'alto, prima che una a scesa e un ritorno al Padre in unit con la creazione e con il "Popolo di sua conq uista" (1 Petr 2,9). Senza la discesa di Dio, Verbo del Padre che si incarna e r iprende possesso del creato, non concepibile un "Grand Christ" che porti il crea to ad evolversi in Lui. P. Allegra, pur sottolineando con la dovuta attenzione che il Padre gesuita si e ra incamminato per una strada nuova, che avrebbe potuto essere importante - quel la di una Teologia cosmica che mettesse in relazione da una parte la Cosmogenesi , l'Ortogenesi e l'Antropogenesi e, dall'altra, Teologia e Bibbia, per raggiunge re, attraverso il cammino ascendente di sviluppo umano in Cristo, il livello del Punto Omega e della Cristificazione universale - tuttavia nel percorso seguito non trovava traccia della traiettoria inversa, quella discendente dell'atto crea tivo in genere e soprattutto dell'annientamento redentivo che ha portato il Cris to. dominio regale e al suo divenire Punto Omega di tutte le cose. Solo ammetten do l'abbassamento di Cristo (la Kenosis) fino alla morte pi umiliante e poi l'inn

alzamento alla gloria insieme alle sue creature, si incontrer sulla via di Cristo la Chiesa sposa, la Chiesa pleroma di Cristo, divenuta in Lui, perno dell'ascen sione umana e della consacrazione del mondo in Cristo. Oltre che la sintesi tra scienza e fede, creazione e natura evolutiva delle cose create, creazione e Incarnazione, uno studio scientifico, come si pu rilevare da queste semplici riflessioni, induce anche ad un lavoro di sintesi tra il proble ma della redenzione e quello della Incarnazione. In questo, maestro ancora insos tituito il B. Giovanni Duns Scoto secondo il quale Cristo si sarebbe incarnato a nche senza il peccato dell'uomo, per divenire il Re e il Fine dell'universo; aff ermazione non banale, n secondaria, da accogliere come una "conclusione teologica ", perch fondata sui seguenti principi: I. Dio, nel compiere le sue opere, non pu essere condizionato dalla finitudine, d alla defettibilit umana e dai limiti creati. II. L'inserimento di una delle persone della divinit increata, nella creaturalit, avrebbe restituito a Dio la gloria massima conseguibile da Lui, tramite la creaz ione. Solo cos, infatti, si sarebbe potuto raggiungere, in Cristo, l'unit perfetta della creatura con il Creatore, per il diritto di conquista (la Passione) e il diritto di natura (l'unione ipostatica) propri del Figlio di Dio fatto uomo. Da qui la sintesi commossa del P.Allegra: "Cristo non entrato nell'universo creato occasionalmente, a motivo del peccato d i Adamo, ma ai contrario l'universo che esiste per Cristo e in vista di Lui". Il procedimento seguito da Scoto lo si puo' conoscere attraverso cinque ben cong egnate affermazioni: 1. La somma opera di Dio (Cristo) non poteva essere occasionata (non poteva nasc ere, cio, da un fatto umano esterno e contingente quale il peccato); 2. Dio volle essere amato da altri; che potesse amarlo sommamente, ma che fosse altro da Lui; 3. Tutte le testimonianze autorevoli, dei Padri e delle Scritture, che sembrano affermare ch Cristo non si sarebbe incarnato se l'uomo non fosse caduto, possono essere intese nel senso che Cristo non sarebbe venuto come Redentore, se l'uomo non fosse caduto; (ma non possono negare che Egli sarebbe venuto per prendere possesso del mondo e dare al Padre, insieme al creato e in q uanto Increato (la massima gloria esterna possibile); 4. Tutto ci che fece Cristo circa la nostra Redenzione non aveva la stessa necess it che ebbe precedente Decreto di Dio (incarnarsi a prescindere dalle condizioni delle creature), che cos aveva stabilito, e di conseguenza fu necessario che Cris to venisse soffrendo... Per questo molto gli dobbiamo. Infatti, l'uomo avrebbe p otuto essere redento in modo diverso e tuttavia, per Sua libera volont, ci volle redimere in tal modo, e pur potendo essere redenti in altro modo, ci redense sof frendo e morendo per noi. Perci, per attirare noi al suo amore, come io ritengo, questo fece (ci redense soffrendo) in quanto volle che l'uomo tenesse ancora di pi al suo Dio; 5. Dunque la Trinit SS. nessun aiuto relativo alla salvezza conferisce all'uomo p ellegrino sulla terra, se non la offerta fatta sulla Croce da parte di Cristo, c io da una persona massimamente amata e di somma carit. Alle affermazioni di Scoto occorrerebbe aggiungere la citazione di coloro, santi Padri e teologi, che nel corso della storia hanno meditato sul Primato di Crist o e sulla sintesi operata dal Francescano. Soffermandosi sulla seconda tesi di Scoto, P. Allegra cos la commenta per il suo interlocutore: "Dio l'Amore infinito; il Cristo stato voluto da Dio Padre, perch essendo Egli l'infinito amore, avido di amore infinito. Se tutta la creazione ba gnata nell'amore, se la creazione degli esseri intelligenti, oltre ad essere un atto di amore, desiderio di ricevere amore; se questo amore sommo solo il Verbo Incarnato poteva renderlo a Dio-Carit.... in misura adeguata, infinita, degna del Padre,.. necessario che il Cristo sia stato il primo ad essere voluto tra tutte le cose create, e che Questi sia il fondamento e la ragione del consigho dell'E terno, che si dispiega e si attua nell 'universo".

Quella di P. Allegra, nel volume sul Primato e su Scoto, una sintesi mirabile e integrale della dottrina su Cristo Punto Omega della storia, che illumina e comm uove anche P. Teilhard. A conclusione di questo breve excursus, piace citare il giudizio che il P. Gabri ele esprime sul personaggio storico P. Teilhard, - spesso osannato, ma a volte a nche eccessivamente sminuito -, con lungimirante chiarezza e umana comprensione: "Era un intuitivo e un mistico e, come mistico, assorto nel suo mondo interiore ... sacerdote, poeta, pensatore, mistico... era e voleva essere considerato solo un pioniere. Ma piace ricordare anche il suo giudizio su Scoto: "La Teologia del Beato Scoto - Christus in omnibus - una teologia cosmica e, mi pare, l'unico sistema che cor risponda alla pienezza della dottrina celeste". Pervenendo poi ad un'estrema sintesi, il P. Allegra pu pregare, da mistico anche lui e grande innamorato di Cristo, nel quale si ricapitola ogni cosa: "Bramo ved ere il mio adorato Cristo e nella natura, nella storia, nella Scrittura, nella Chiesa, nelle anime, dovunque. Vorrei comprendere la storia e le scienze, come u na propedeutica a Cristo, come un 'aspirazione a Lui, giacch Egli il re dei secol i; la spiegazione e il superamento del tempo e dello spazio, dell'essere e del d ivenire, del passato e del futuro, del relativo e dell 'assoluto, del contingent e e del necessario. Dammi, o Cristo, di capire le incommensurabili ricchezze del tuo cuore, leminent e scienza della tua carit, la tua assoluta regalit. Amen".