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Introduzione

• Avvento delle religioni "globali" e diasporiche dovute ai processi di


globalizzazione
• sorgono nuovi problemi di rappresentanza civile, pubblica, giuridica,
poilitica
• dietro l'incontro/scontro tra religione e politica si cela il rapporto più
profondo tra SACRO e POTERE.
• il potere politico nei secoli ha legittimato o confinato il sacro.
• Secondo Gauchet il politico preesiste ed esiste al di là del religioso,
mentre il religioso tenta di unire l'autonomia politica e esorcizzarla allo
stesso tempo creando esseri superiori e indipendenti.
• La chiesa non accetta più di rimanere nel privato ma pretende di essere
garante dei veri diritti umani e di avere il possesso di un patrimonio etico
basato sulla Rivelazione.
• Cerca di esercitare un controllo su tutte le questioni fondamentali
dell'etica, pretende di avere un controllo politico sulle coscienze

Cap.I

• Interrelazione compenetrante tra religione e politica


• Nei regimi premoderni si cerca un fondamento "ultimo" che legittimi il
potere.
• Questa legittimazione è stabilita dal sacro
• Triangolo: Al vertice il sacro da cui dipendono il potere religioso e quello
politico. La base del triangolo è il rapporto tra religione e politica e
cambia a seconda di come si rapportano questi due poteri.
possono sorgere due visioni:
• Visione cosmocentrica: Il cosmo è la manifestazione del sacro, c'è una
legge preesistente e immanente che regge il cosmo nella sua interezza. è
una visione tipica delle religioni politeiste e si traduce in forme di
monarchia sacra. Il monarca è la rappresentazione politica del sacro,
incarna la Legge dell'ordine cosmico.
• Differenze: Nel Vicino Oriente la regalità non è un privilegio ma una
carica rituale pesante e pericolosa. Regnare significa preservare
l'ordine cosmico rispettando rigorose prescrizioni rituali. È
costretto a rispettare le leggi del sacro ed è il capro espiatorio della
comunità.
• Visione teocentrica: a governare è direttamente Dio (vedi religioni del
libro), anche se concretamente la gestione del potere è affidata a suoi
emissari, rappresentanti o delegati. Queste religioni vogliono realizzare la
volontà morale e il piano salvifico divini.

• Per entrambe le visioni: Il fondamento del potere non è né politico né


religioso, ma SACRO.

• Rinnovata centralità del sacro. Nascita di religioni civili e religioni


politiche che, anche se in maniera meno evidente, si basano su pratiche
religiose

• Connessione tra la sfera del diritto e le concezioni teologiche.


• Secondo Schmitt la sfera del diritto è dotata di una sua intrinsecità
politica, è concepita per interpretare la modernità giuridica e tende al Ius
Publicum Europeum, il processo di secolarizzazione concettuale avuto tra
teologia a e giurisprudenza
• Per Assmann ci sono tre forme fondamentali di teologia politica: il
dualismo, la teocrazia e la rappresentazione.
Propone un ordinamenteo topologico (orizz.-vert.) e tipologico (teologia
politica dall'alto e teologia sociale dal basso) che si svolge nella comunità
religiosa
• La rappresentazione può essere di tipo monarchico, aristocratico e
democratico.
• La teoria di Assmann ci permette di comprendere la circolarità dei
rapporti tra religione e politica
• “Teologia politica” studio storico e sistematico delle corrispondenze tra i
concetti teologici e le rappresentazioni del divino da un lato- e le forme e
le dinamiche del potere e dell'autorità politica dall'altro.

• La comunità religiosa è il luogo di mediazione, soggettivo e oggettivo,


in cui possiamo analizzare queste corrispondenze e relazioni.
• La comunità religiosa è la base del triangolo. Unisce la sfera
politica e quella religiosa
• Nella comunità religiosa la potenza del sacro trova la sua manifestazione.
• La comunità religiosa serve a creare un'identità di gruppo. La religiosità
viene adattata a questo bisogno di autodefinizione e preservazione
dell'identità.
• Il termine comunità è un termine “simbolo” che evoca in tutta la sua
flessibilità l'insieme dei fattori che creano un vincolo nei gruppi sociali.

• La fede cristiana è intrinsecamente politica perché è costitutiva di


comunità, è generatrice di comunità.
• Il sacro costituisce il fondamento della solidarietà sociale, è ciò che tiene
unito il gruppo
• Nella cristianità è chiaro il fondamento infondato della sfera religiosa e
politica. Perché entrambe si basano sull'autorevolezza dello spirito di dio,
che tutto legittima.

Egitto
• La regalità sacra nel mondo antico → Il sovrano è spesso innalzato a
divinità
• Il re è al contempo sovrano del cosmo e dello Stato.
• I simbili solari.
• Il re è garante della giustizia che amministra in maniera imparziale.
• È considerato manifestazione della divinità e per questo a volte ne è
l'unico mediatore.
• Può avere, perciò, funzioni sacerdotali
• Vive egli stesso nell'ambivalenza del sacro. Es. può violare certi tabù ma
se precipita può essere sacrificato per il bene della comunità.
• Centralità dei rituali legati alla regalità che assicurano la continuità della
monarchia
• Il faraone deve custodire Maat cioè il dharma.
• Il faraone è comunque un essere umano. Ciò che lo rende divino è il
rituale di sacralizzazione.
• Il faraone deve rendere conto solo a sé stesso.

Babilonia
• Anche per gli assiri e i babilonesi a essere divina è la regalità, la funzione
e non il funzionario. La regalità scende dal cielo.
• Ciò che conta qui non è tanto la linea ereditaria ma la volontà della
divinità che sceglie il sovrano. Così come concede il potere può anche
toglierlo.
• Viene sottolineata l'umanità del re con alcuni rituali tipo quello dell'akitu,
il capodanno, in cui il re viene schiaffeggiato e umiliato davanti alla
divinità alla quale lui confessa di essere stato un re giusto.
• Il re ha un dovere verso i suoi sudditi che non può tradire e deve
renderne conto costantemente alla divinità, che è la fonte del suo potere.
• In questo caso cresce il potere mediatore religioso.

Israele

• Criterio di elezione divina. Il re deve far parte del popolo eletto, quindi un
fratello, non uno straniero.
• Differenze con l'oriente: Il re è consacrato da un sacerdote-profeta ed è
subordinato al potere della Torah.
• Importanza fondamentale dell'unzione del re con l'olio sacro.
• Vediamo qui il sorgere della classe sacerdotale perché è lei a consacrare
il re.
• Il re dovrebbe evitare di avere troppi cavalli, troppe mogli o troppi
gioielli.

Cap. II

• I testi fondativi del cristianesimo non contengono un “pensiero politico”


esplicito.
• Il pensiero politico può essere tratto dall'interpretazione del pensiero di
Gesù dai Vangeli.
• Nel Vangelo Mc 12, 13-17 “Date a Cesare quel che è di Cesare e a
Dio quel che è di Dio” si può intravedere quello che caratterizzerà la
visione politica della Chiesa Cristiana d'Occidente ovvero la visione
dualistica che vede la separazione tra il potere spirituale e il potere
temporale.
• Situazione politica in Israele: I romani riconoscevano agli ebrei il diritto
di vivere secondo le proprie leggi, favorendo le loro pratiche religiose e le
loro fedi, in cambio di lealtà verso l'Impero. Questo diede vita a due esiti
opposti:
1. alcuni accettavano l'Impero romano come voluto da dio
2. altri, con visioni e apocalittiche e messianiche di tipo politico,
volevano lottare contro il potere romano.
• Azioni di Gesù caricate di pensiero politico:
1.la scelta dei dodici apostoli può ricordare le dodici tribù d'Israele.
Poteva voler dire metaforicamente che il popolo d'Israele doveva
essere governato democraticamente da persone umili non
aristocratiche.
2.Gesù era stato condannato dai Romani non in quanto messia ma in
quanto Re dei Giudei, cioè come oppositore al potere temporale
politico dell'Impero e non al potere religioso.
• Secondo i sicari, pagare il tributo a Cesare poteva comportare
indirettamente il riconoscimento di un altro Dio, che si tradurrebbe in un
atto idolatrico.
• Quando i farisei chiesero a Gesù se fosse giusto o meno pagare il tributo
a cesare lui rispose: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che
è di Dio”. Gesù riconosce l'autorità e il dovere dell'ebreo senza
sacralizzare l'autorità romana. Il pagamento del tributo è un atto di
lealismo e non di idolatria. Quello che si dà all'imperatore è qualcosa di
mondano, ma l'uomo appartiene a Dio.
• Questo detto segna la separazione tra la sfera del potere religioso e di
quello politico anche se Gesù voleva solo affermare la Signoria di Dio e
l'avvento del suo regno.
• In ogni caso, l'attribuzione di una dottrina politica a Gesù risulta un atto
forzato e anacronistico.

Paolo:
• è un cittadino romano allievo di farisei. Per questo si pone spesso il
problema della legge.
• Si pone in una posizione di lealismo politico (tipicamente fariseo) nei
confronti dei Romani.
• Paolo fonda le comunità paoline, diverse dalle comunità antiche unite da
vincoli etnico-religiosi.
Le comunità paoline erano unite dalla fede in Cristo e riunivano persone
di popoli, nazionalità ed etnie diverse.
• attraverso il battesimo si spogliavano di tutte le abitudini precedenti per
abbracciare nuovi tipi di valori, alternativi alla società.
• Paolo crede che queste comunità siano sacre perché hanno il loro
fondamento in cielo.
• Per il vero seguace di Cristo, il vero Stato è il Regno dei Cieli.
• Il cristiano non dovrebbe farsi giudicare dagli empi, dai pagani.
• I primi seguaci di cristo si consideravano pellegrini non appartenenti a
nessuno stato
• Per Paolo, per un verso, il potere è di origine divina, ma il cristiano può
decidere di agire secondo propria coscienza e, come per i giudei,
l'istituzione religiosa svolge solo un ruolo di legittimazione.
• Per un altro verso, la comunità cristiana diventa manifestazione del
potere sacro e quindi indipendente dai poteri temporali.

• Per alcuni il Regno dei Cieli aveva solo una dimensione interiore e non
politica.
• Ma in realtà l'effetto che ebbero le parole di Cristo sui seguaci e sugli
apostoli fu concreto e anche di tipo politico e tradisce la teoria dualistica.
• La nozione che Dio è Re è già presente presso gli ebrei.
• Per i cristiani Gesù tornerà sulla terrà e dio giudicherà i giusti.
• Col passare del tempo il regno dei cieli diventa sempre più una
dimensione spirituale e non spazio-temporale che attende il cristiano
dopo la morte. (visione millenaristica)
• La critica antimillenaristica, non vede il regno dei cieli in un futuro
remoto, ma lo vede come una possibilità attuabile qui ed ora attraverso
un rappresentante di Cristo (es. Costantino per la chiesa d'Oriente)
• Per Agostino invece la chiesa è la parte peregrinante della Città di Dio,
che è il regno dei cieli in terra.

In conclusione:
• Le comunità cristiane si configura come unica comunità politica perché le
comunità di pagani sono empie o destinate alla corruzione. Similitudine
con l'islam
• Il santo cristiano è disposto a morire per la sua comunità, a diventare un
martire. Similitudine con la jihad dell'islam.

Cap III

Le condizioni per la creazione del messianesimo sono:


◦ fedeli disposti a credere nel messia
◦ motivazioni che spingono a credere nel messia
◦ condizioni storiche e psicosociali adatte
◦ rapporti tra contesto religioso e politico

Struttura quadripartita delle religioni messianiche:


◦ Personaggio (messia)
◦ annuncio del regno (millenarismo)
◦ società religiosa (es. chiesa, ecc)
◦ società politica

• Il messianisimo cristiano si differenzia da quello ebraico perché la figura


del Cristo è strettamente legata a quella del Padre. Sono fatti della
stessa sostanza, quindi il Cristo non è una semplice creatura, ma un
essere divino
• Un elemento in comune è quello dell'attesa del regno.
L'attesa ebraica è restaurativa e utopica. Ci si aspetta che il messia
restauri la gloria del passato e crei un ordine completamente nuovo.
• Quella cristiana è millenaristica. Cioè, ci si aspetta che il messia realizzi
quello che ha predicato il Gesù storico, oltre ad unire le due tendenze
ebraiche.
• Il millennio è l'oggetto di una speranza collettiva.
• Ci può essere un millenniarismo senza messia ma non un messianismo
senza millennio (?)

• La specificità del messianismo cristiano sta nella parousìa, l'attesa della


seconda venuta.
• Ma in realtà questa è già iniziata quando il Cristo è asceso in cielo.
• Questo rimanda a una consustanzialità del sacro e del potere.
Il “vero” potere è quello del Cristo in quanto divino.
• Una caratteristica del messianismo è la distanza tra attesa e evento.
• I tentativi di ridurre quest'attesa sono falliti.
• Ci sono stati vari tentativi da parte di varie persone di volersi dimostrare
il nuovo messia, il messia degli ultimi giorni, e queste figure andrebbero
approfondite per capire i messia che si incontravano ai tempi del Cristo.

Nella tradizione bizantina sono mancate delle figure che si autoproclamassero


messia. Fanno eccezione un gruppo di bogomili ritenuti eretici.

• La storia del messianismo cristiano ha avuto dei momenti di picco:

1.nel XII secolo


2.la crisi del periodo della Riforma
3.periodo dell'espansione coloniale
4.emergere di forme di secolarizzazione del messianismo

• Nell'XI secolo Gregorio VII inizia una grande riforma contro gli abusi e la
corruzione morale del clero.
• Tra i ceti che appoggiarono questa riforma vi erano i mercanti che
richiedevano una maggiore libertà nelle attività commerciali.
• Questo è lo sfondo alla vicenda di Tanchelmo
• Tanchelmo predicò tra Utrecht e Anversa, nelle fiandre, dove fece
parecchi discepoli tra i contadini e i mercanti. Predicava la povertà in
aperta campagna, il rifiuto dei sacramenti, si autoproclamava Dio al pari
di Cristo.
• La comunità venne strutturata in maniera gerarchica: un doppio gruppo
di eletti, dodici apostoli e una donna che rappresentava la Vergine Maria.
Poi vi era la milizia del nuovo messia e poi il popolo e i seguaci con cui
consumava sontuosi banchetti. Fu catturato e ucciso da un prete nel
1115.
• la presa di coscienza culmina in una proclamazione messianica.
• Eudo della Stella predicò nelle foreste più selvagge della Bretagna,
accompagnato da orde di discepoli nomadi. Dava dei nuovi nomi iniziatici
ai propri discepoli. Si proclamava Re dei Re. Saccheggiavano e
uccidevano nelle chiese e nei monasteri. Crearono una corte in cui
vivevano nel lusso senza lavorare in uno stato di gioia perfetta.
• Anche qui l'elemento determinante è l'identificazione col messia.
• Jan Bockelson, anabattista, prese il comando assoluto proclamandosi il
messia e nuovo Davide. Assediarono una città e istituirono un codice di
regole rigidissime tutte punite con la morte.
• David Joris, convinto della validità dell'esperienza spirituale, profetica e
visionaria. Si proclamava il terzo Davide venuto per completare la
missione dei precedenti. Il suo non era un messianismo politico ma
spirituale. Egli si poneva come esempio spirituale per i suoi seguaci.
Dal 1500 al 1800 c'è una situazione di stallo, non ci sono più messia.
• Nel 1800 Davide Lazzaretti realizza di essere l'aspetto umano di dio,
predice la sua tragica morte e organizza una milizia con la quale
preparare “la fine”

Cap IV

• Le comunità cristiane precostantiniane erano convinte di essere inabitate


dallo Spirito del Cristo e si sentivano quindi detentrici di verità, non
giudicabili da un potere politico temporaneo e desacralizzato come quello
imperiale.
• Il vero potere politico era nella comunità, nella grande chiesa e nei suoi
rappresentanti, i vescovi, che ricevavano il potere dallo Spirito,
attraverso il modello tipico di unzione- consacrazione.

• La religione pubblica romana non era una religione di stato e lasciava
ampio spazio anche a culti minori.
• Anche se vi erano delle divinità accettate istituzionalmente come
romane, questa religione non veniva imposta a nessuno ma s'imponeva
per la forza della tradizione e del costume a tutti i cittadini romani.
• Questo non gli vietava però di seguire altri culti e di svolgere allo stesso
tempo i riti tradizionali degli dei romani.
• La religione romana era pubblica e intrinsecamente plurale.
• Era normale che con l'annessione di nuovi territori venissero inglobate
anche divinità locali.
• Roma riconosceva varie forme di associazione volontarie anche di tipo
religioso.
• Erano vietate le associazioni di magia e le pratiche superstiziose, perché
potevano minare il potere dell'imperatore.
• La religione non veniva considerata un fattore d'identificazione perché il
popolo romano era fondamentale laico.
• Esisteva già una legislazione precisa riguardo alle associazioni religiose e
non, ma con i cristiani si arrivò alle persecuzioni per la natura politica-
religiosa delle associazioni cristiane.
• I cristiani furono presi in odio per la loro poca partecipazione alla vita
pubblica, per il loro non sentirsi romani, ma sentirsi solo cristiani e
definirsi cristiani sempre e comunque.
• Rivendicavano che il loro vero nome era quello di cristiano e molti
venivano messi a morte.
• Per i cristiani il martirio divenne una forma di manifestazione
d'appartenenza.
• Quando i cristani diventarono una minaccia all'ordine pubblico garantito
iniziarono le persecuzioni.
• Secondo Celso i cristiani erano associazioni segrete dominate da spirito
di rivolta contro le istituzioni tradizionali.
• Il fatto di non servire gli dei e di non pregare per l'imperatore veniva
visto come una mancanza di lealismo politico.
• I cristiani non partecipano alla vita pubblica e per questo sono
considerati inutili e vengono meno al proprio dovere di cittadini. Le
preghiere e le dichiarazioni di lealtà non bastano.
• Secondo Tertulliano, cristiano cartaginese, i cristiani erano invece leali
verso l'imperatore che era il rappresentante terreno dell'autorità di dio. I
cristiani pregano per la pace dell'Impero perché ne va anche della loro
pace.

• La vera forza dei cristiani sta nella testimonianza del martirio, in cui c'è
una grande forza politica.
• Seguirono le persecuzioni di Severo e di Decio.
• I cristiani in questo periodo si rifiutavano di partecipare alle guerre,
volevano partecipare come esercito di devozione, ovvero solo pregando.
• Origene (III sec.) scrisse il Contro Celso. A questo punto la chiesa era già
un'istituzione, non come ai tempi di celso che le comunità cristiane erano
ancora marginali.
• Scrive che la vera realtà politica è una sola. Il potere spirituale gestisce
quello politico per formare dei buoni cristiani.
• Il potere spirituale e quello politico sono intrecciati perché il potere
spirituale è l'unico che può sacralizzare il potere temporaneo.

Cap V

380 d.c. Editto di Tessalonica, emanato da Teodosio, proclama per la


prima volta il Cristianesimo religione di Stato.

• In Oriente decisero di “sacralizzare” la figura dell'imperatore


concentrando su di lui i poteri, moderando quelli ecclesiastici.
• In Occidente, la figura dell'imperatore fu desacralizzata e il sacro rimase
nella mani dei vescovi, gli unici in grado di poter sacralizzare il potere
politico.

• Con Costantino si ha la separazione tra Impero romano d'Oriente e


Impero romano d'Occidente e quindi di chiesa ortodossa d'oriente e
chiesa cattolico-romana d'Occidente.
• La regalità sacra viene applicata all'imperatore cristiano.
• L'imperatore cristiano non è un essere semidivino né di origine divina
• L'impero romano è l'immagine del regno celeste e l'imperatore romano è
l'immagine del padre. A regnare è il logos (il Cristo) e l'imperatore è il
suo vicario.
• L'imperatore deve tendere all'imitazione del logos.
• Dio gli fa dono di grazie e visioni
• Come Cristo può svolgere funzioni sacerdotali ed episcopali
• Il monoteismo porta all'affermazione della figura dell'imperatore.
• Si crea una sinfonia, cioè un'armonia tra i poteri spirituale e temporale
• Chiesa e Stato sono due funzioni del medesimo organismo
• La tendenza è quella di sacralizzare il potere politico (come da tradizione
orientale) ma senza sacralizzare il potere ecclesiastico (dei vescovi, ecc)
che dipende da quello politico.
• Dio è il grande Re, il vero unico sovrano e il Logos è l'imperatore. Perciò
l'imperatore deve cercare di imitare il logos nel sacrificio di se stesso e
cercare di salvare i propri sudditi.
• È questa la sintesi dei discorsi di Eusebio.

Cap VI

• Teodosio, un generale spagnolo divenne imperatore dell'Impero Romano


d'Oriente.-
• Ambrogio, vescovo di Milano, è contrario alla visione orientale secondo la
quale il potere della chiesa è subordinato al potere politico.
• Per lui, il potere politico deve essere il braccio del potere spirituale
• La sovranità di dio va difesa ad ogni costo eliminando ogni antagonista
(ariani, eretici, ecc)
• Ci sono tre episodi che mettono in evidenza la posizione di Ambrogio:

1. Il confitto con gli ariani:


• Nel 386, l'imperatore (Valentiniano II) con un editto accorda
a tutti gli ariani dell'Impero uguaglianza di diritti con i
cattolici, ordinando che tutte le chiese dell'impero vengano
messe a disposizione.
• Ambrogio ha una dura reazione e scrive una lettera
all'imperatore in cui rivendica l'autonomia delle cose
ecclesiastiche, che non possono essere decise dal potere
politico.
• Per ambrogio, un laico non può giudicare in materia di cose
spirituali. Solo il Vescovo ha il primato in materia di fede.
• “L'imperatore è nella Chiesa, non sopra la Chiesa”

2. Il conflitto per l'ara della Vittoria:


• Era un altare sistemato nell'aula del Senato dove i senatori
giuravano fedeltà alle leggi e offrivano incensi agli dei.
Rappresentava il principio secondo cui la salvezza dell'impero
dipendeva dal rispetto.
• Il senatore Simmaco, prefetto di Roma voleva rispristinare
l'ara, ma Ambrogio scrisse due lettere all'imperatore
(Valentiniano II) in cui lo diffida dal ripristinare culti pagani.
• Secondo Ambrogio non è possibile alcun compromesso con la
fede pagana che va rifiutata.
Per Simmaco, invece, il ripristino dell'ara simboleggiava la
continuità con la tradizione e il tema della pluralità delle
vie.

3. Il conflitto con gli ebrei:


• Nel 388, a Callinico, per istigazione del vescovo era stata
incendiata una sinagoga ed erano stati distrutti gli edifici dei
valentiniani.
• L'imperatore (Teodosio) ordina una condanna per il vescovo a
ricostruire la sinagoga e una punizione ai monaci che
avevano incendiato gli edifici dei valentiniani.
• Ambrogio riesce a convincere l'imperatore a ritirare la
condanna e a concedere l'impunità totale al vescovo.
• Ambrogio introduce qui il tema della scomunica (minaccia che
aveva già fatto velatamente a Valentiniano II)
• Ambrogio si pone nei confronti del potere politico come il
profeta biblico, che si sente superiore per il potere
conferitogli da dio e può permettersi di criticare il potere
imperiale.
Ambrogio ricorda i confini tra potere spirituale (a dio) e
potere imperiale (a cesare) affermando che la punizione del
vescovo e dei monaci riguarda la sfera religiosa e non quella
politica.

• Nel 390, Teodosio fa massacrare la popolazione di Tessalonica dopo una


rivolta.
• Quando Ambrogio apprese il fatto costrinse l'imperatore a una penitenza
pubblica, escludendolo dal sacrificio eucaristico per un anno.
• A differenza di quanto avveniva in Oriente, dove l'Imperatore svolgeva
anche funzioni di vescovo e di sacerdote, in Occidente l'Imperatore è
collocato nel profano e non può in alcun modo partecipare al sacro.

Agostino

• Agostino, nella Città di Dio, stabilisce la teologia cristiana che si


differenzia dalla teologia tripartita pagana (l'approccio mitico, filosofico e
politico) enunciata da Varrone.

• Le differenze:

◦ La teologia cristiana è uniforme perché ricerca la verità in un principio


unico.
◦ Il controllo gerarchico da parte della chiesa è operata dal teologo (il
prete).

• Bisognava secolarizzare la religione romana, privandola delle valenze


mitiche, rituali e politiche.
Bisognava assegnare le antiche funzioni sacrali alla Chiesa, alla Chiesa di
Stato.
• Elabora la teoria delle due civitas: quella dell'amor dei (coloro che vivono
secondo dio) e quella dell'amor sui (coloro che vivono secondo gli
uomini, i peccatori, i laici)
• I primi sono destinati al premio eterno, i secondi alla perdizione.
• Lo Stato può contenere anche i buoni e non è di per sé negativo.
• Per Agostino, il politico deve subordinarsi alle esigenze salvifiche della
chiesa.

• Nel 494, papa Gelasio scrive un decreto in cui dice che esistono due
poteri: quello dei vescovi e quello regale. Il potere dei vescovi è molto
più gravoso perché devono rendere conto del giudizio divino. Ha
un'autorità eccezionale ed è superiore al potere dell'imperatore perché
ha come scopo la salvezza.
Il vescovo è il vicario di cristo in terra.
• Da qui in poi si sancisce la superiorità del potere ecclesiastico su quello
imperiale (vedi incoronazione di Carlo Magno, Natale 800)
• Questa superiorità trova legittimazione in un documento di papa Gregorio
VII del 1075, il dictatus papae.
• Questo documento è la prima espressione compiuta del primato papale.
Il papa è una figura santa che manifesta la funzione divina, detiene e
media la verità.
• Vi si sancisce la differenza tra i due poteri, spirituale e politico. Il primo è
paragonato al sole (vedi simbolismo solare degli imperatori antichi)

Cap VII

• La natura politica del cristianesimo si manifesta fin da subito in due


tendenze:
◦ Quella di creare forme dirette di potere politico o corpi ecclesiastici
strutturati
◦ Quella di influenzare il potere politico di turno (quando la prima
opzione non è attuabile).

• L'epoca moderna è caratterizzata dalla progressiva autonomia della sfera


politica che si libera dal bisogno di essere legittimata dal potere religioso.
• Il sacro però NON scompare
• Per machiavelli bisogna liberare il pensiero politico dal peso del peccato,
bisogna rivalutare la religione civica senza screditare l'importanza della
religione.
• La ragion di stato è legittimata dal sacro senza intermediari.
• In epoca moderna prerivoluzionaria si trasferisce la sacralità dal potere
religioso a quello politico.
• Per Russeau il vero sovrano sacralizzato è il popolo.
• Con la rivoluzione francese inizia un processo di trasferimento della
sacralizzazione, dell'autorità a nuove figure, come quelle dello scrittore e
dell'intellettuale e a nuove divinità, come la dea ragione.
• Dall'800 ritroviamo la costante dello Stato laico.
• Con la rivoluzione francese e americana si assiste a una sacralizzazione
della politica e a una secolarizzazione della religione
• Lo Stato cerca il fondamento della propria autorità in se stesso, ma
finisce per trovarlo nella propria autosacralizzazione
• La sacralizzazione della politica avviene in maniera mimetica, nel senso
che deriva da pratiche, credenze ed etiche tipiche delle religioni
tradizionali, e sincretica, nel senso che tende a reinventare una
tradizione perché non ha organi preposti al dogma.
• Nascono due forme di sacralizzazione della politica, come due facce della
stessa medaglia
• La religione civile:
◦ presenta una forma di sacralizzazione della politica, se non proprio
delle entità superiori (es. Dea della Ragione, Dio dei discorsi
inaugurali americani)
◦ non è legata all'ideologia di un movimento politico particolare
◦ si fonda sull'autonomia del singolo individuo
◦ fa uso di forme pacifiche di propaganda
◦ coesiste senza particolari problemi con le religioni tradizionali
◦ al centro ci sono l'individuo e la sua libertà
• La religione politica:
◦ sacralizza il movimento stesso che la sorregge
◦ non accetta la coesistenza e la concorrenza di altre ideologie
◦ santifica la violenza come arma legittima per difendere i propri ideali
◦ nega l'autonomia dell'individuo a favore del primato della comunità
◦ ha un atteggiamento ostile verso le religioni tradizionali, o cerca di
subordinarle o inglobarle
◦ al centro c'è la comunità e le sue necessità

• Lutero desacralizza la natura della chiesa, formata non più da una casta
sacerdotale ierocratica, ma dall'insieme dei battezzati che delegano la
loro guida ai pastori, privi però della funzione mediatrice di gestione del
sacro
• Desacralizza anche la funzione dello stato, destinato a svolgere compiti
politici, polizieschi e amministrativi.
• Esiste ancora con lutero la visione dualistica tipica del medioevo, ma la
chiesa si trova nel mondo e nel mondo c'è lo stato e la chiesa deve
sottomettersi.
• Lo stato deve mantenere l'ordine anche con la spada mentre la chiesa in
maniera persuasiva.
• Dio governa la chiesa ma il mondo è governato dalle leggi a cui deve
sottostare anche la chiesa.
• Le chiese territoriali... cosa sono?

• A Zurigo, Zwingli si trova di fronte a una forma repubblicana di governo


cittadino, quindi diversa dalla situazione in cui si trovava lutero
(fortemente gerarchizzata e dominata dai principi)
• Sia secondo Zwingli che secondo Lutero, il potere politico è stato voluto
da Dio in conseguenza del peccato per controllare e punire i malvagi.
• Colore che esercitano l'autorità in ultima analisi lo fanno autorizzati da
dio stesso.
• Sia Lutero che Zwingli fanno differenza tra giustizia umana e divina: la
prima promuove la giustizia esteriore, il rispetto delle leggi; la seconda,
promuove la giustizia interiore.
• Lo Stato si deve semplicimente limitare a ridurre il male.
• Entrambe queste forme di giustizia vogliono promuovere l'autorità divina.
• La proposta di Zwingli si propone di creare un'oligarchia che racchiuda
potere temporale e spirituale. Cosa che si rivelò irrealizzabile.
• Zwingli vorrebbe sacralizzare entrambe le sfere, per creare una
repubblica di santi.
• In sintesi, Lutero è più monarchico, Zwingli è più aristocratico, Bucero
sostiene che ciò che conta è che a guidare lo Stato ci siano persone pie.
• Il pensiero di Calvino è molto più moderno e meno conservatore di
quello di Lutero. Ecco perché ha attecchito in Europa e in America.
• Calvino tenta un difficile compromesso tra le due sfere che vengono
entrambe desacralizzate senza però perdere il proprio potere e
autorità.
• Calvino volle dimostrare che i due poteri potevano coesistere se
impegnati nello stesso compito: promuovere una vita cittadina che fosse
al tempo stesso giusta e sotto il segno di Dio.
• Le chiese calviniste erano caratterizzate da una spinta “democratica”.

Cap. VIII

La verità s'impone solo con la forza della verità


ognuno deve poter agire secondo la propria coscienza