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Elio Jucci Recensione di P.F. Beatrice, L'eredit delle origini.

. Saggi sul cristianesimo primitivo, Genova 1992, in Athenaeum 84 (1996), 320-323. P.F. Beatrice, L'eredit delle origini. Saggi sul cristianesimo primitivo , Casa Editrice Marietti, Genova 1992, pp. 298. In questo volume P.F. Beatrice raccoglie (con lievi modifiche) alcuni saggi (articoli e recensioni) che erano stati pubblicati tra il 1972 e il 1988 in varie sedi. "L'interesse portante e la chiave di lettura" di tali saggi, come lo stesso autore ci suggerisce, "il problema dei conflitti e delle tensioni che caratterizzano la storia del cristianesimo fin dalle origini" (9). Un'occhiata all'indice gi ci permette di rilevare altri elementi di continuit tra i vari saggi: due terzi del volume sono dedicati all'analisi di temi suggeriti dai testi paolini. Data lampiezza del volume e la variet degli argomenti trattati, mi limiter a sommarie sintesi e sporadiche osservazioni su alcuni dei temi centrali dei saggi. [1.] Gli avversari di Paolo e il problema della Gnosi a Corinto , pp. 13-34 [= Cristianesimo nella storia 6 (1985), 1-25] integrato da una recensione, pp. 35-38. Dopo un esame dei vari tentativi compiuti per identificare gli avversari di Paolo a Corinto, Beatrice distanziandosi da chi manifesta scetticismo sui partiti di Corinto e sulla possibilit stessa di darne una descrizione soddisfacente sotto il profilo storico-religioso (29), so stiene che in ciascuna delle grandi correnti interpretative [...] si possono trovare molte affermazioni valide e ancora degne di essere riutilizzate in una nuova sintesi (30). Beatrice prende decisamente le distanze dalla tesi giudeo-cristiana, specialmente da chi voglia vedere in Pietro lavversario di Paolo (31). Si pu vedere una recente ripresa di questa ipotesi in M.D. Goulder, in 1 Corinthians in NTS 37 (1991), 516-534. In quanto alla pista gnostica, Beatrice ammette che tra gli avversari di Paolo e gli gnostici esistesse qualche forma di contatto, e che non illegittimamente li si potrebbe chiamare, almeno negativamente, pre-gnostici (32). Anchio in Terreno, Psichico, Pneumatico nel Capitolo 15 della Prima Epistola ai Corinzi, in Henoch V, 1983, 323-341, 334, affermavo che probabile che nelle speculazioni sulla creazione del mondo e delluomo si facessero gi strada alcuni elementi di quel dualismo che era gi degli Esseni e sarebbe stato poi proprio dello gnosticismo. Ritengo tuttora che si possa individuare unatmosfera pre-gnostica se non proto-gnostica. E non vedo in questa definizione solo

un limite negativo, ma un indicazione precisa di un tipo di pensiero che si andava evolvendo, innestando nuovi sviluppi su temi gi cari alla speculazione ebraica, cfr. J. Fossum, Colossians 1.15-18a in the Light of Jewish Mysticism and Gnosticism, in NewTestStud 35(1989), 183-201; I.P. Culianu, Gnosticismo e pensiero moderno: Hans Jonas, Roma 1985, (da me recensito in Bibbia e Oriente, 157, XXX/3, 1988,183-185). Ma le simpatie di Beatrice vanno piuttosto verso la pista giudeo-ellenistica. A Corinto erano presenti predicatori encratiti in cui si univano la spiritualit giudeo-ellenistica e lEntusiasmo cristiano primitivo. Le caratteristiche dellencratismo, antropologia greca dualistica di matrice orfica e pitagorica, ascetismo giudeo-ellenistico di affinit filoniana, tradizione battista palestinese, kerygma cristiano, sono elementi che riconducono alla predicazione di Apollo e al suo movimento (32-34). La pista Ellenisti viene riproposta anche da E. Trocm, Le rempart de Demas: Un faux pas de Paul?, in RevHistPhilRel 69 (1989) 475-479. Sul tema degli oppositori di Paolo mi permetto di riprendere alcune mie osservazioni che, pur risalendo al 1983, ritengo ancora valide (E. Jucci, Terreno, Psichico, Pneumatico nel Capitolo 15 della Prima Epistola ai Corinzi, in Henoch V, 1983, 323341, 325 nota 5). Mi pare si debba evitare uneccessiva sistematizzazione delle idee filosofiche e religiose degli avversari, basata su di una disinvolta utilizzazione dei pochi elementi di cui disponiamo. Seguendo le stesse indicazioni di Paolo, nel fronte degli avversari si deve riconoscere una certa articolazione e la presenza anche di tendenze contrastanti. Si deve ammettere la possibilit che gi in Paolo incominci a manifestarsi una tendenza alla caratterizzazione degli oppositori, una tipizzazione che seguendo schemi precostituiti ne forza il reale significato storico. Un fenomeno che si far sempre pi tangibile nei successivi eresiologi. I problemi dellimpostazione di una corretta metodologia nellindividuazione degli avversari di Paolo sono analiticamente affrontati da J.L. Sumney, Identifying Pauls Opponents. The Question of Method in 2 Corinthians , JSNT Sup.Ser. 40, Sheffield 1990. [2.] Il testo paolino sullo stato nel dibattito degli ultimi quarant'anni (19311971), pp. 39-66 [= Vita e Pensiero 55 (1972), 829-850]. Un esame delle soluzioni fin qui proposte dimostra che nessuna pu dirsi veramente completa. Le profonde divergenze [...] sono il segno eloquente del disagio che il testo [Rom 13,1-7], cos com, procura al lettore attento a motivo della sua innegabile problematicit (66).

[3.] Il giudizio secondo le opere della Legge e l'amore compimento della Legge. Contributo all'esegesi di Rm 13,1-10, 67-123 [= Studia Patavina 20 (1973), 491-545] , integrato da due recensioni, 125-135. Secondo Beatrice i vv.6a e 7bc di Rm 13 sono da considerarsi una interpolazione, mentre le exousiai e gli arconti (Rm 13,1.3) sono potenze angeliche cosmiche preposte alla Legge (74). Se valida la sua esegesi vengono a cadere diciotto secoli di teologia politica edificata sul principio dellomnis potestas a Deo. [...] Una volta venuta a mancare la solenne dichiarazione di principio contenuta in Rm 13,1-7, una teologia politica [...] dovr prendere atto che il Nuovo Testamento non offre soluzioni gi confezionate per il problema teorico dello stato (122). Il tema dellidentit degli arconti viene affrontato anche da M. Pesce in Paolo e gli arconti a Corinto. Storia della ricerca (1888-1975) ed esegesi di 1 Cor. 2,6.8, Brescia 1977, che giudica linterpretazione esclusivamente angelologica di Beatrice intesa a sbarazzare il terreno della teologia politica da un testo difficile, aggiungendo per che con le sue notazioni di critica testuale ed esegetiche bisognerebbe tuttavia misurarsi (225). A proposito delle opere della legge (erga nomou, Gal. 2,16; Rom.3,20,27-28 ) si osserver che questa espressione (= maaseh torahS) trova ora un parallelo a Qumran nel testo 4QMMT, cfr. P. Grelot, Les Oevres de la loi (A propos de 4Q394-398), in RQ, 16 (1994), 441-448 (443-445 per la lettura di 4QFlor. 1-2 I 7). Daltra parte testi come Pesh. Abac. VII,18 (su Abacuc 2,4, commentato anche da Paolo, Rom. 1,16-17; Gal. 3,11; cfr. Ebr. 10.38) a Qumran dimostrano che la riflessione sul significato della legge e della fede attraversava il giudaismo ed era presente anche fuori dellarea cristiana. Un motivo in pi per ripensare la questione fuori dei facili schemi della contrapposizione Giacomo-Paolo(132. Cfr. R. Eisenman, M. Wise, Manoscritti segreti di Qumran, Casale M. 1994, 184). [4.] Il combattimento spirituale secondo san Paolo. Interpretazione di Ef 6,1017, pp. 137-192 [= Studia Patavina 19 (1972), 359-422]. Beatrice mette in luce lo sfondo biblico e giudaico del messianismo profetico e apocalittico le cui tradizioni confluiscono nella descrizione dellarmatura. Evidenziando le peculiarit della parenesi di Efesini, sottesa da una polemica che lascia intravedere una particolare situazione storicamente rilevante delle chiese dAsia verso la met del I secolo. Efesini assume dalla tradizione essenica la caratterizzazione dei protagonisti della guerra messianica: da un lato i cristiani, trasposizione ideale dellantico Israele dallaltro i loro nemici, esseri demoniaci. Ci che San Paolo non sembra avere assunto da questa tradizione essenica labbi-

namento dei demoni con le nazioni pagane (161) I nemici non sono pi i pagani soste nuti da Satana ... il Diavolo combatte la chiesa per mezzo degli eretici, e nella situazione data, per mezzo degli eretici giudaizzanti (189). Rispetto agli altri riferimenti alla guerra escatologica del corpus paolino (2 Ts 1,4-10; 2,1-10; 1 Cor 15,20-28) qui per la prima ed unica volta, san Paolo afferma che la guerra messianico-escatologica combattuta dai cristiani e non da Cristo (163), lunico tra i testi parenetici elaborati in termini guerreschi che indichi lesistenza e la natura di ben determinati nemici dei cristiani 172). Beatrici evidenzia lassunzione di moduli espressivi essenico-qumranici, assunzione ispirata dalla familiarit [di san Paolo} con il mondo spirituale dellessenismo ma anche da ragioni polemiche verso quei gruppi di giudaizzanti che non appaiono, essi stessi, estranei alla spiritualit del legalismo qumranico (190). Ma proprio lassunzione di tali motivi pone in rilievo il trascendimento cristiano della prospettiva essenica, e pi in generale rispetto alla matrice giudaica il trascendimento dellorizzonte settario e nazionale della religione (191). Lanalisi di Beatrice accurata e profonda. Ma proprio alla luce della sua analisi ci si pu chiedere se Efesini provenga direttamente dalla penna di Paolo o non piuttosto, da quella della sua scuola (cfr P. J. Kobelski, The Letter to the Ephesians, in R.E. Brown, J.A. Fitzmyer, R.E. Murphy, curr., The New Jerome Biblical Commentary, London 1989, 883-890). Mi pare interessante il suggerimento di U. Vanni, Paolinismo o antipaolinismo nellApocalisse?, RSB I (1989), 65-75, 75 n. 26, di vedervi un documento di una confluenza di transizione tra il mondo teologico paolino e quello giovanneo . [5.] L'ultimo saggio: Continenza e matrimonio nel cristianesimo primitivo (sec. I-III), pp. 227-286 [= R. Cantalamessa, cur., Etica sessuale e matrimonio nel cristianesimo delle origini, Milano 1976, 3-68] , riprende un tema che era gi sullo sfondo dell'identificazione della correnti che si affrontavano a Corinto. Lencratismo [...] incarn le aspirazioni e i sentimenti religiosi di masse di fedeli nel corso dei primi due secoli ed oltre, proponendo una visione del cristianesimo rigidamente apocalittica, anticosmica, scevra di debolezze e di compromessi. [...] pur correndo il rischio di chiudersi in una prassi settaria, espresse valori autenticamente evangelici, in primo luogo la castit e la po vert. La sua fu la sconfitta del giudeo-cristianesimo pi antico [...]. Su questo tema pu essere utile la consultazione del volume curato da U. Bianchi, Le tradizioni dellenkrateia. Motivazioni ontologiche e protologiche, Roma 1985. [6.] Infine, Il significato di Ev. Thom. 64 per la critica letteraria della para bola

del banchetto (Mt 22,1-14/Lc 14,15-24), pp. 193-225 [= J. Dupont, cur., La parabola degli invitati al banchetto. Dagli evengelisti a Ges, Brescia 1978, 237-277], nonostante il titolo, oltre e forse pi che per la critica letteraria interessa proprio per l'ambiente che si delinea nel confronto di tradizioni parallele e indipendenti (un simile approccio si trova anche in A.D. De Conick, The Yoke saiyng in the Gospel of Thomas 90 in VigChrist 44,1990, 280-294). La stesura della parabola in Tommaso mostra le intenzioni di un predicatore giudeo-cristiano, profondamente imbevuto di encratismo, preoccupato di vivificare la purezza degli ideali primitivi (214) Si inquadra in una pi una pi vasta azione moralizzatrice che vede allopera giudeo-cristiani come il profeta Erma a Roma e lautore dei Kergmata Ptrou in Siria-Palestina. Tommaso dimostra con Marcione, Taziano e la letteratura pseudoclementina lesistenza di una tradizione evangelica giudeo-cristiana che si sviluppata su una traiettoria divergente da quella del cristianesimo ellenistico (222), ma di Tommaso si pu anche dubitare che abbia mai lavorato sui testi sinottici (cfr. J.H. Charlesworth, C.E. Evans, Jesus in the Agrapha and Apocryphal Gospels, in in B. Chilton, C.A. Evans, ed., Studying the Historical Jesus. Evaluations of the State of Current Research, Leiden 1994, 479-533, in particolare 496-503: la divergenza tra i due stessi autori dellarticolo (n. 57, p. 502) sulla presenza di materiale indipendente in Tommaso dimostra quanto il dibattito sia ancora aperto). La presenza della sua redazione dimostra inoltre a quale alto grado di reinterpretazione sia pervenuta anche lopera dei Sinottici, e con quanta cautela si debba procedere nel passare dalla predicazione del tempo della Chiesa al recupero della predicazione del ministero terreno di Ges (225). Il volume completato da unindice dei nomi, pp. 291-298. Elio Jucci