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Capitolo III. Castelli e Cattedrali - Le Goff

Il documento descrive la storia dei castelli e delle cattedrali medievali. Spiega che questi edifici simboleggiavano il potere temporale e spirituale rispettivamente. Vengono forniti dettagli sullo scopo, l'evoluzione e le caratteristiche architettoniche di queste strutture emblematiche del Medioevo.

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Capitolo III. Castelli e Cattedrali - Le Goff

Il documento descrive la storia dei castelli e delle cattedrali medievali. Spiega che questi edifici simboleggiavano il potere temporale e spirituale rispettivamente. Vengono forniti dettagli sullo scopo, l'evoluzione e le caratteristiche architettoniche di queste strutture emblematiche del Medioevo.

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Jacques Le Goff

Il Medioevo raccontato da Jacques Le Goff

Capitolo III. Castelli e cattedrali

Chi dice «Medioevo» pensa a «cavaliere» ma anche a «castello» e a «cattedrale».


Assolutamente. Intanto, però, è necessario precisare che il castello e la cattedrale costituiscono
dimore piuttosto eccezionali. Nel Medioevo, infatti, le abitazioni erano spesso modeste o mediocri.
Le case dei contadini, in particolare, erano povere, talvolta miserabili. Anche nelle città, l’uso della
pietra per la costruzione delle case si affermerà solo lentamente; in precedenza erano di legno, cosa
che spiega gli incendi così frequenti nel Medioevo. Oltre alle abitazioni, alle chiese e ai villaggi,
non mancano, addirittura, intere città distrutte dal fuoco!
Ma i due tipi di edifici che si sono imposti all’immaginario e che fanno tuttora parte dei simboli più
rilevanti del Medioevo sono il castello e la cattedrale, la dimora dei cavalieri e quella di Dio, o più
precisamente dei rappresentanti di Dio, ossia i vescovi. Da una parte il castello proclama la potenza
ed il prestigio dei cavalieri; dall’altra, la cattedrale accresce il prestigio di Dio per il tramite del suo
principale rappresentante, il vescovo. Quest’ultimo è a capo di un territorio religioso chiamato
«diocesi», la cui superficie corrisponde più o meno a quella di una provincia odierna; nella città
dove abita, la sua chiesa, la «casa di Dio» dove si reca per pregare, predicare e celebrare le diverse
funzioni religiose, prende il nome di «cattedrale».
Per quale motivo il castello e la cattedrale vengono associati?
Perché questi due tipi di edifici indicano, per le persone colte come per il popolo, la dimensione o la
direzione dell’altezza. Nel Medioevo, la contrapposizione tra l’alto e il basso viene «proiettata nello
spazio»: ciò significa che si costruiscono torri e mura molto alte, ben visibili, per mostrare che si
vuole sfuggire al «basso». In altri termini, l’alto, l’altezza, designa ciò che è grande e bello. Questa
contrapposizione, che si esprime nella costruzione dei castelli e delle cattedrali – intendo dire che
risulta ben visibile, la si ha davanti agli occhi – è molto importante nel Medioevo. Essa corrisponde
ovviamente a quella tra il cielo e la terra, tra «lassù» e «quaggiù», una contrapposizione da cui
deriva l’importanza attribuita a strutture quali le mura e la torre. Le chiese medievali hanno spesso
torri notevoli. Esse abbellivano anche le case dei ricchi abitanti delle città, anche se dopo il
Medioevo la grande maggioranza di queste torri sono state distrutte.
Ma saprete probabilmente che pure le moschee musulmane hanno una torre, chiamata minareto,
spesso molto sottile, che si slancia verso il cielo: ciò significa che le due religioni si facevano
concorrenza anche attraverso l’architettura della loro «casa di Dio». Ricordo che l’islam, la
religione musulmana, è stata fondata all’inizio del VII secolo (nel 622) dal profeta Maometto (oggi
si preferisce spesso chiamarlo Muhammad), e dunque la sua origine è quasi contemporanea a quella
del Medioevo. Ma ne riparleremo in seguito.
I castelli

Quando facciamo i castelli di sabbia costruiamo le torri e i bastioni merlati, il fossato, i


camminamenti interni a spirale che salgono e scendono, le scale strette e scure, gli anditi...
Avete ragione: tanto per i piccoli quanto per i grandi, il castello fa anch’esso parte del «bel»
Medioevo.
Ma a che serviva esattamente il castello?
Per il cavaliere aveva due funzioni, entrambe molto importanti. Innanzitutto un ruolo di difesa,
dunque una funzione militare, di fortezza; d’altra parte serviva da abitazione. La dimensione dei
castelli dipende dal numero delle persone che devono ospitare, perché essi alloggiano e difendono
al contempo la numerosa famiglia del signore, i suoi servitori (e le loro famiglie) e persino i suoi
contadini che vivevano nelle vicinanze. Alcuni castelli costituiscono gli antenati della città, la quale
comprende anch’essa individui di ogni strato sociale, età e mestiere.
Eppure si ha l’impressione che la maggior parte dei castelli, tanto in buono stato che in rovina, si
trovino in campagna.
È giusto: i cavalieri si sono spesso tenuti lontani dal popolo delle città, in particolare dai «borghesi»,
preferendo la vicinanza con i terreni di caccia e i campi coltivati dai contadini. Ma ci sono castelli
anche nelle città, ad esempio a Parigi, nell’Île de la Cité. Il Palais-Royal, antico castello medievale,
e il Louvre, sono anch’essi situati nel centro della città. In Italia, la maggior parte dei castelli si
trova nelle città.
Vi sono castelli in tutta Europa?
Sì, tra l’altro perché l’Europa ha conosciuto durante tutto il Medioevo guerre e lotte molto dure e
frequenti e perché in tutta Europa si viveva più o meno nello stesso modo. Se volete vedere castelli
di particolare bellezza potete andare, ad esempio, in Spagna, grande terra di castelli. O ancora
nell’Europa orientale, ad esempio in Polonia: l’Ordine militare teutonico (o Ordine dei cavalieri
teutonici) vi ha costruito castelli spettacolari (in particolare a Malbork).
Ma i castelli non rimangono simili per tutto il Medioevo?
Certo che no, essi evolvono, e anche parecchio. Due gli aspetti che intervengono in tale
cambiamento. Innanzitutto il materiale. Intorno all’XI secolo la pietra sostituisce il legno, mutando
per ciò stesso il ruolo del castello. Dal X al XII secolo, si tratta principalmente di costruire un luogo
di rifugio per il signore e i suoi numerosi familiari ma che serva anche quale deposito per le armi e
le provviste: da qui la comparsa del torrione. In seguito, quando il castello viene costruito in pietra,
abitazioni e provviste sono difese tramite mura spesse, fossati, ponti levatoi, caditoie, cioè aperture
attraverso le quali era possibile gettare proiettili, pietre e altri materiali sugli assalitori per impedir
loro di fare brecce nelle mura o di scalarle. Il castello è diventato una vera fortezza, molto difficile
da conquistare.
Già: come si riesce a prendere un castello?
Soprattutto col tradimento. Occorre che un abitante o una parte dei suoi abitanti aiuti gli assedianti,
in modo che questi riescano, in un modo o nell’altro, a entrare.
Talvolta, nei film e nei fumetti, si vede l’assedio di un castello. Gli assalitori tentano di salire su
scale innalzate contro le mura, mentre gli assediati tentano di ributtarli a terra quando arrivano in
alto, o magari versano sugli assalitori olio bollente. Tutto questo corrisponde grosso modo alla
realtà?
Sì, ma, ancora una volta, l’assedio poteva durare molto a lungo, e il numero dei castelli che hanno
resistito con successo supera sicuramente quelli che sono stati conquistati. I castelli sono costruiti in
modo tale e in luoghi siffatti da dissuadere i nemici dal tentare di impadronirsene (per rendervene
conto vi consiglio di visitare, in Francia, le rovine di Château-Gaillard, nell’Eure, e di Coucy,
nell’Aisne).
Ma allora, a che si deve il fatto che da un certo momento in poi non si sono più costruiti castelli, e
perché per molti di essi non vediamo altro che rovine?
Innanzitutto, a partire dalla fine del Trecento e dall’inizio del Quattrocento, a causa del cannone. Il
cannone, che costituisce una grande novità tecnica, riesce a distruggere le mura, anche le più spesse.
In seguito i castelli diventano sempre più luoghi di residenza, e nel Rinascimento sarà questa la loro
esclusiva funzione, fatto che cambia totalmente, com’è ovvio, la loro architettura e il modo di
costruirli. Inoltre, dopo il Medioevo, il re di Francia, allo scopo di consolidare il suo dominio sui
signori, faceva distruggere il loro castello se esso poteva costituire una minaccia.
I castelli erano comodi?
No. È proprio nel periodo che segue la comparsa del cannone, quando diventa soprattutto luogo di
abitazione, che il castello guadagna in comodità. In precedenza, e a lungo, la vita vi è rimasta
piuttosto rude: il signore e i suoi familiari si riservano infatti l’uso dei cuscini; i mobili sono rari;
per riporre gli abiti si utilizzano soprattutto bauli; i tavoli rimangono amovibili, le sedie rudimentali.
Nei castelli più ricchi le pareti sono decorate con arazzi. L’elemento di prestigio è rappresentato dal
camino, sia perché può essere realizzato da un artista e dunque rappresentare un’«opera d’arte», sia
perché fornisce quel bene, tanto ricercato in edifici molto freddi come i castelli, che è il calore. Il
camino, e la sala del camino, sono il simbolo della famiglia, luogo di incontri, di parole scambiate,
di giochi. Poiché l’alimentazione ha grande importanza, la cucina è spesso una stanza molto grande
(per capirlo, a Parigi, visitate le cucine del Louvre, sotto la Conciergerie). Nel Medioevo, le persone
tenevano per quanto possibile a vivere decentemente, e dunque nei castelli vi erano autentiche
latrine (toilette).
Le cattedrali

Lei ha detto che ciò che accomuna il castello e la cattedrale è la ricerca dell’altezza.
Sì, le cattedrali sono immense, ma soprattutto sono alte, per impressionare chi le vede e le visita
facendogli percepire una cosa molto importante: l’altezza di questo luogo rimanda all’altezza di Dio
nel cielo. Le cattedrali sono dedicate a lui, sono la sua casa. E il suo prestigio si lega a quello del
suo rappresentante sulla terra: il vescovo. Va considerato anche un altro aspetto, più banale: le
cattedrali sono situate quasi sempre nelle città, che si facevano concorrenza per vantare la cattedrale
più grande, più alta e più bella.
A cosa servivano le cattedrali?
Erano innanzitutto, come è uso dire, «luoghi di culto», ossia in esse ci si riuniva per pregare e
celebrare la messa, e partecipare alle funzioni e alle cerimonie religiose. Nella cattedrale, che è la
casa del vescovo, rappresentante di Dio, operano stabilmente dignitari religiosi chiamati «canonici»,
i quali costituiscono il collegio episcopale, il consiglio del vescovo: al mattino, al mezzogiorno e
alla sera essi cantano l’«officio» – in termini semplici lodano Dio, il vero proprietario dei luoghi.
Adempiono questo «officio» – è una parola che viene dal latino e che significa «occupazione»,
«lavoro» – nel coro della cattedrale. Se visitate una cattedrale, quasi sempre non potrà sfuggirvi la
grandezza del coro e anche gli scanni (sedili in legno dotati di schienale, talvolta riccamente
intagliati) dove sedevano i canonici per cantare l’officio.
Ma in che modo, in cattedrali così grandi, era possibile udire le parole del sacerdote o il canto dei
canonici?
La cattedrale diventa un luogo in cui si predica soprattutto a partire dal XIII secolo, dunque a partire
dal 1200: un predicatore si rivolge ai fedeli spiegando loro la vita e l’insegnamento del Cristo,
parlando della Vergine e dei profeti dell’Antico Testamento e commentando il Vangelo, il libro
sacro dei cristiani il cui personaggio centrale è il Cristo. Parla anche dei santi, incoraggia
l’assemblea, la riprende, la esorta... I fedeli in piedi lo sentivano senza dubbio molto male, ma egli
si esprimeva, oltre che con la voce, anche a gesti. Il Medioevo è un’epoca in cui parole ed
espressione corporea acquistano grande risalto.
Nelle cattedrali ci si riuniva anche per attività diverse da quelle religiose?
Sì, esse servivano anche quale luogo di riunione, vi si tenevano assemblee, venivano utilizzate per
le feste... Ma ricordo che nel Medioevo esistevano già sale di riunione comunali: per riunirsi non si
era obbligati ad andare in chiesa.
Come si costruivano le cattedrali?
Le cattedrali che ci sono rimaste sono quasi tutte in pietra. Ma all’inizio, nelle regioni povere,
ricche di foreste, le chiese venivano costruite in legno: ne restano d’altronde di magnifiche in
Scandinavia e nella Polonia meridionale.
Nel Medioevo le cattedrali sono i monumenti più decorati. In particolare, va segnalato un aspetto
che è scomparso o che oggi non vediamo più: le cattedrali erano dipinte, dunque ricche di colore.
L’arredo comprendeva arazzi, affreschi (dipinti direttamente sull’intonaco delle pareti) e sculture. I
luoghi più decorati con sculture erano, all’interno della cattedrale, i capitelli (la parte superiore)
delle colonne, e, all’esterno, il portale, il grande ingresso. La forma e lo stile di queste sculture
hanno subito una forte evoluzione. Ancora una parola sull’interno delle cattedrali: sul fondo,
dunque vicino l’ingresso, si trova spesso un «fonte battesimale», cioè una vasca in pietra posta in un
piccolo spazio separato; la si riempiva di acqua benedetta al momento del battesimo. Il fonte
battesimale è spesso riccamente decorato. Quale il motivo? Perché il battesimo è il «sacramento», il
segno più importante della religione cristiana. Si è ebrei o musulmani per nascita, ma non si
«nasce» cristiani: lo si «diventa» tramite l’acqua del battesimo che viene versata sulla testa del
nuovo entrante, sia esso neonato o adulto.
Lei ha detto che la scultura di cui vediamo esempi nelle cattedrali ha subìto una forte evoluzione...
Sì, certo, cosa che vale anche per l’insieme dell’edificio, e ciò è dovuto alla scoperta di nuove
tecniche di costruzione. Distinguiamo in particolare tra due epoche. A partire dal X secolo (dunque
dall’anno 900 circa), le cattedrali utilizzano spesso «soffitti a volta», vale a dire che non c’è un
soffitto ma una volta in cui le mura si congiungono. Sino al XII secolo le chiese rimangono
relativamente buie, poiché non si sente la necessità di illuminarle: si tratta dell’arte o dello stile
chiamato «romanico». In seguito si cerca la luce, finendo persino per identificare Dio innanzitutto
con la luce. Successivamente, dall’XI al XIII secolo, i progressi tecnici, la ricerca di grandi spazi,
l’utilizzo sempre più diffuso del ferro e di altri metalli favoriscono invece la nascita delle grandi
cattedrali «gotiche». Ma – credo di averne già parlato – «gotico» significa «barbaro»: i Goti erano
l’esemplificazione di quei barbari di stirpe germanica che avevano invaso l’Impero romano a partire
dal V secolo. Nel Rinascimento, e soprattutto nel Seicento, si è dunque chiamata «gotica» quest’arte
barbara. Ma, come abbiamo già visto, i romantici, all’inizio dell’Ottocento, riporteranno il gotico in
auge.
Talvolta si sente dire che vi sono dei «segreti» nelle cattedrali o nella costruzione delle cattedrali...
No. Le cattedrali sono magnifiche, e al contempo di costruzione estremamente problematica,
complessa. Da qui l’idea che la loro realizzazione implicasse dei segreti. Ma questa idea è nata
molto più tardi, nel Settecento, all’interno di corporazioni (o associazioni) più o meno segrete
chiamate «massoneria», che facevano risalire la loro origine ai costruttori delle cattedrali. È invece
vero che un certo numero di cattedrali contiene un disegno che raffigura un percorso segreto, alla
maniera di un «labirinto», e che all’inizio esso disorienta il visitatore (ad esempio è così a Chartres).
Sono costate molto le cattedrali?
Sì. Si è sostenuto che probabilmente sono state costruite da operai che i signori «concedevano
gratuitamente» per il cantiere. Ma le cose non andavano in questo modo: i lavori delle cattedrali
sono stati realmente pagati a coloro che prestavano la propria opera nei cantieri: architetti, muratori,
artigiani di vario tipo. Questi cantieri duravano a lungo, spostandosi in seguito altrove.
E chi pagava?
Soprattutto il clero, ma anche i borghesi e le persone benestanti della città; raramente i re ed i
signori. Ma una cattedrale costava molto cara e la sua costruzione poteva durare a lungo – tanto più
a lungo in quanto i lavori si fermavano, per l’appunto, per mancanza di denaro. Bastava che la
situazione economica fosse cattiva, scoppiasse una guerra o si propagasse una epidemia, e la
costruzione s’interrompeva per mancanza di denaro con cui pagare gli operai. È questo il motivo
per cui molte cattedrali sono rimaste incompiute. Quella di Narbonne, ad esempio, o quella di
Colonia, in Germania (terminata solo nell’Ottocento). Ma l’esempio più celebre è quello di Siena.
Non abbiamo parlato delle vetrate. Quando entriamo in una cattedrale, ad esempio quella di
Chartres, ci dicono che nel Medioevo le persone semplici imparavano a conoscere la Bibbia e il
Vangelo grazie alle scene rappresentate nelle vetrate.
Le vetrate decorano soprattutto le cattedrali gotiche: per fabbricare le finestre si imparò a utilizzare
pezzi di vetro colorati assemblati con del ferro. Sono soprattutto le vetrate a dare oggi un’idea di
quegli edifici colorati che sono state le cattedrali e talune chiese. Per ammirare questi colori andate
ad esempio alla Sainte-Chapelle di Parigi, costruita da san Luigi alla metà del Duecento.

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