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GUARIRE LA NOSTRA TERRA.

Lettera aperta a Israele (gi inviata a Karol Wojtyla) sulla necessit di "pensare un altro Abramo" - di Federico La Sala
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PENSARE UN ALTRO ABRAMO. In memoria di Jacques Derrida e di Franz Kafka ...

GUARIRE LA NOSTRA TERRA. Lettera aperta a Israele (gi inviata a Karol Wojtyla) sulla necessit di "pensare un altro Abramo" - di Federico La Sala
SUL TEMA, VEDI (ALLEGATO, PDF), UNA NOTA SULLE TESI DI FILOSOFIA DELLA STORIA DI WALTER BENJAMIN marted 6 agosto 2013.

[...] Intorno a noi, la Terra, c il "cielo puro" e il "libero mare" - come scriveva Nietz sche, non ci sono gli extraterrestri, che ci verranno a salvare o a distruggere. Gli extra- terrestri siamo noi! Cosa vogliamo fare? Forse ci conviene deporre le armi e cominciare a dialogare in spirito di verit. Cominciamo [...] Una premessa... di civilt: LA LEZIONE DI FRANZ KAFKA, IL MAESTRO DELLA LEGGE. "[...] alla nascita di Cristo nella capanna semiaperta era subito presente il mondo intero, i pastori e i savi dOriente" (F. Kafka, Lettera a Helli Hermann, autunno 1921) ISRAELE E IL NODO ANCORA NON SCIOLTO DI ADOLF EICHMANN. FARE CHIAREZZA: RESTITUIRE LONORE A KANT E RICONCILIARSI CON FREUD. RIPARARE IL MONDO. LA CRISI EPOCALE DELLA CHIESA CATTOLICA E LA LEZIONE DI SIGMUND FREUD. "JCALL": PER IL FUTURO DI ISRAELE E PER UNA PACE GIUSTA, EBREI DEUROPA APPELLO SU "LE MONDE". I DUE CORPI DEL PAPA- RE E LA NOSTRA SOVRANITA. Lettera aperta al filosofo Karol Wojtyla (in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Gerusalemme) - [21.03.2000] *

Caro WOJTYLA sono anchio un filosofo e Le scrivo in quanto tale. Non ho scritto molto, n sono tanto famoso come Lei, ma, se permette e vuole, desidererei sottoporre alla sua attenz ione alcune mie idee e riflessioni relative al comportamento della persona, di cui Lei autorevole e strettissimo collaboratore e consigliere, il Papa Giovanni Paolo II. Entriamo subito in argomento. Il Suo recente, spettacolare, MEA CULPA, lo trovo inconsistente e, per cos dire, furbetto ("Di voi pastor saccorse il Vangelista, / quando colei che siede sopra lacque / puttaneggiar coi regi a lui fu vista; [...] Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote / che da te prese il primo ricco patre!": Dante, Inf., XIX, vv 105- 7, 113- 7). Mi spiego, velocemente: ha notato i segni (io, di origini contadine, a queste cose sono stato abituato da mia madre, mio padre, e dai miei nonni e dalle mie nonne, a farci attenz ione: sono piccole conoscenz e tecniche di interpretaz ione che servono - come dice il Galileo della Toscana, non della Galilea, per vedere come va il cielo e per leggere il grande libro della Natura e del mondo, non per capire come si va in cielo) apparsi, nella carne, sulla fronte del Papa (L. Accattoli, Spunta un "graffio" sulla fronte. La Santa sede: "Nulla di grave", Corriere della Sera, 19.04.2000)? Sono due vere e proprie piccole corna, da capretto. E, come Lei sa, molti possono essere i significati del fatto: i fatti sono stupidi - diceva giustamente Nietz sche (ma anche Marx e Freud... ma lasciamo correre. Torniamo al problema). L interpretaz ione, la pi ovvia, che la gatta, il diavolo, o, pi semplicemente, lo stesso Papa - agitandosi nel sonno e nei sogni (per i tanti conflitti latenti sul fronte interno ed esterno del suo Stato), si sia graffiato con le proprie mani - ha messo lo z ampino... e tracciati i graffi- ti. Comunque sia, io trovo la cosa molto interessante, e da rifletterci su. Io penso che, da parte sua, sia meglio invitarLo a farlo. Glielo dica: Papa, si guardi allo specchio, rifletta su se stesso. E lo faccia, sia persuasivo, con il suo cuore e con la sua intelligenz a. Glielo dica: Ora, Basta! Non pu andare nella Terra Santa con quella faccia, non pu pi giocare a fare il furbo... deve togliersi di dosso le insegne imperiali di quello Stato Romano del passato, che, con la fede delle armi e con le armi della fede, dovunque arrivava faceva il deserto e lo chiamava pace! Glielo dica - Gli illumini la mente: il Dio dei nostri padri, come dicono gli ebrei, e come diceva Pascal come Kierkegaard, faceva tutto il contrario, trasformava il deserto in giardini, nel deserto portava lacqua, non induceva [ripetiamo. 23.03.2000 d. C) e non induce in tentaz ione nessuno il Padre nostro, non chiedeva n chiede sacrifici di esseri umani (come il dio di quelli e di quelle che tenevano per Baal e che ne dicevano di menz ogne!) ma di caproni e capretti... Glielo dica: Ora, Basta! Lo fermi... prima che si identifichi con lagnello da sacrificare al suo dio, o che il suo dio vuole sacrificare, e trovi coloro che fanno il gioco dello specchio e lo sacrifichino. O, per caso e per assurdo, questi gi esistono e sono tutti i suoi Generali che hanno iniz iato la lotta di tutti contro tutti (sono solo uomini... Giuseppe e i suoi fratelli!) per prendere il Suo posto e vestire le insegne della Sua carica? Nessun essere umano un agnello [Lez ione del Dio della Vita ad ABRAMO e ISACCO: Non confondete Baal (lamore d uno solo, cieco, egoistico, narcisistico, ed edipico) con Me. Io sono UNO, lUnit delluno e dellaltro (di tutte e due). LAmore non induce in tentaz ioni! 23.03.2000 d.C] - solo nel sogno, nella follia, o nel gioco vero e terribile della guerra- specchio, questo avviene. Lo svegli: questo il gioco del dio delle menz ogne e degli imbrogli - altro che il Dio dei nostri padri e delle nostre madri, degli uomini e delle donne di tutto il mondo. Caro Illustre collega, riconsideriamo la questione fondamentale - pi attuale che mai. E vediamo, da uomo (io sono colui che sono...) a uomo (io sono colui che sono...) e, pi correttamente, da esseri umani (=gli animali che hanno la capacit e la facolt di ascoltare, pensare, e parlare a un altro animale, e dire io sono colui che sono capace di trattare lessere umano che ho in me, fuori di me, come un animale ... che non ha questa capacit e facolt, e lo fa), di sciogliere lenigma, e finire la partita tra filosofi atei, materialisti, scettici, spiritualisti... e poi vedr e valuter se darsi da fare, subito, e di corsa, per salvare il suo Papa dalle grinfie del diavolo - cio, di quei problemi che si mettono di traverso e rischiano di bloccarlo o farlo cadere rovinosamente. E noi, noi tutti e noi tutte, con lui. Riepiloghiamo, e chiariamo, per sommi capi: 1) La tradiz ione ebraica ci dice che " il Signore [SOVRANO, RE, PAPA, SAPIENTE...] il nostro Dio, il Signore UNO solo", e che il posto e il ruolo, di questo Uno che regge e governa il Tutto, sul piccolo tutto della nostra Terra, pu essere occupato e interpretato solo da un Uomo, Israele, appunto, Giuseppe....e cos anche nel campo della tradiz ione cattolico- romana, fino a Giovanni Paolo II, il Suo Papa;

2) La tradiz ione greca ci dice che il principio di tutte le cose, Uno solo, la Natura, che lUno il Dio, lEssere, che non ha ... n esseri n il Non essere (Parmenide); e che, infine, lUNO, al di sopra degli esseri e del non essere e dello stesso Essere, il Bene, la Misura- Valore di tutte le ricchez z e, materiali e spirituali (Platone). Pitagora, come Parmenide, e come Platone (e anche Aristotele) interpreta la cosa come Parmenide: solo lUomo che sa giungere a conoscere lIdea del Bene- Valore pu diventare sapiente e re , come e un DIO, sposare la DEA Giustiz ia (e possedere lIdea del Bene- Valore). Le ho reso lidea di chi ha nella tradiz ione greca chi ha il diritto di avere in mano la Bilancia e la Misura delle cose e della societ? Mi spiego meglio: un figlio (uomo) di Madre Natura, con la conoscenz a - furba e astuta, come quella di Zeus (Meti) e di Ulisse (Atena) - di chi non sa del proprio (e di tutti e tutte) padre, nega di non saperlo, lo uccide, e prende il suo posto, quello del RE, il Padre di tutti gli uomini (e quindi anche di lui stesso) e di tutte le donne (e quindi anche della donna che sua madre) della Citt - e si fa sposo della stessa REGINA, la MadreCitt, di tutti (quindi anche di lui stesso!) e tutte (quindi anche della donna che sua madre), e della stessa Madre Natura. Chiariamo. Egli, luomo- figlio, cieco, ignorante e avido di potere, prende il posto del Padre- RE (di tutti e tutte) e sposa (si allea con) la donna- madre, che ha preso il posto della Madre- REGINA (di tutti e tutte). Ella, cieca e ignorante, avida di potere e corresponsabile (con luomo- sposo, della negaz ione del loro figlio, e della negaz ione della loro stessa sovrana e reciproca RELAZIONE di Amore e di Amiciz ia e della vita di loro stessi), come e pi del figlio, sposa (si allea con) luomo- figlio e, alla fine, resasi conto di cosa ha fatto, si impicca ... Come luomo, cos la donna, sono caduti nella stessa trappola - dello specchio, della morte e della cecit... Siamo, alla preistoria - di ci che tuttora la nostra storia, allomicidio del padre Laio, allincesto, alla follia e alla cecit di Edipo e al suicidio della madre Giocasta, alla peste, alla morte della Citt - e della stessa Natura... Il mio grande amico ebreo, Sigmund Freud, ne ha parlato molto e ha messo a disposiz ione di tutti e di tutte la chiave per risolvere lenigma della Sfinge di Tebe di Grecia, come della Tebe di Egitto, del Faraone e di Mos. Mi auguro che Lei e il Suo Papa lo conosciate, e che non labbiate solo condannato!, e che lo incontriate certamente sar pure lui a Gerusalemme. E mi auguro che lincontro a Gerusalemme con il popolo di Israele, di Giuseppe e tutti gli altri fratelli, e con lo stesso Sigmund Freud, sia loccasione per chiarirsi le idee e ristabilire rapporti di giustiz ia, verit, di amore e amiciz ia.. Ricordi tutte queste cose al Papa, quando insieme a tutto il popolo di Israele ("I figli di Giacobbe furono dodici. I figli di Lia: il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zbulon. I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e Nftali. I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e Aser": Genesi, 2126), riaffermer e ripeter dentro di s le parole- chiavi "Ascolta, Israele: il Signore il nostro Dio, il Signore Uno solo". Forse Ognuno delluno e laltro campo, armato della propria fede, non potr non riconoscere lerrore e capire la cecit in cui, insieme ai greci e ai romani, era - ed eravamo tutti e tutte - caduto, e, tutti e tutte apriranno gli occhi, si riconosceranno, e si abbracceranno come figli e figlie dello stesso UNO, il DIO dei nostri padri e delle nostre madri - la RELAZIONE di AMORE e di AMICIZIA, che fa di ogni io di fronte a un altro io, di tutti e tutte, re e regine, figli e figlie dello stesso Dio (cos dentro di s, cos nella famiglia, nella societ civile, e nello Stato). Il Padre nostro di Ges, il figlio del popolo ebraico e della Madre Terra, era ed lo stesso Padre nostro di Giuseppe e Maria! Dinanz i a Ges, nel suo tempo, siamo stati tutti ciechi e tutte cieche: era troppo luminoso per i nostri occhi, e tutti e tutte - come ha detto il nobilissimo e straordinario figlio del popolo ebraico, Franz Kafka abbiamo abbassato e dovuto abbassare gli occhi ... e poi ci siamo dimenticati di riaprirli e alz arli. Oggi, forse, possiamo capire... e prima che sia troppo tardi. Ci che successo in Sudafrica. Pu succedere anche a Gerusalemme... Se lho persuasa, e ritiene che nelle cose dette ci sia un granellino di verit, agisca, agisca subito. Anche il Suo Papa, forse, lo sa, e sotto il Sinai ha detto: "Dobbiamo fare presto". Cosa voleva dire? Questo? Allora, glielo ricordi. Consigli il suo Amico. Lo esorti a portare a compimento la sua grande Riforma della Chiesa Cattolica, che faccia un grande dono a stesso, a suo padre e a sua madre, e a tutti gli uomini e a tutte le donne, e al Dio dei nostri padri e delle nostre madri. Lo solleciti a togliersi dal posto che occupa, e a dichiarare che mai pi nessun uomo e nessuna donna pi lo faccia. Egli lo sa gi, e benissimo. Glielo ricordi! Solo Dio il Signore - Egli il Padre nostro - di tutti i nostri padri e di tutte le nostre madri, degli uomini e delle donne, senz a nessuna eccez ione ed esclusione, di tutto il Pianeta Az z urro della Terra, la Madre nostra.

Come ha deciso di fare, e sta facendo, gi dal 1995, Nelson Mandela, con Frederik De Klerk, Desmond Tutu, anche ebrei e cattolici, tutti i popoli, e tutti gli uomini e tutte le donne, possono ritrovare la fiducia in se stessi e se stesse e la speranz a e, finalmente, fare la pace, fare la verit, e "GUARIRE LA NOSTRA TERRA"... Intorno a noi, la Terra, c il "cielo puro" e il "libero mare" - come scriveva Nietz sche, non ci sono gli extra- terrestri, che ci verranno a salvare o a distruggere. Gli extra- terrestri siamo noi! Cosa vogliamo fare? Forse ci conviene deporre le armi e cominciare a dialogare in spirito di verit. Cominciamo. La discussione appena agli iniz i, continuiamo .... La ringraz io della umana e filosofica attenz ione e La saluto. Molto cordialmente. Milano, 21.03.2000 d.C. Federico La Sala *Cfr. Federico La Sala, Lenigma della sfinge e il segreto della piramide. Consideraz ioni attuali sulla fine della preistoria in forma di lettera aperta (a Primo Moroni, Karol Wojtyla e, p. c., a Nelson Mandela), Ediz ioni Ripostes, Roma- Salerno 2001, pp. 41- 48. Sul tema, nel sito, si cfr.:

RIPARARE IL MONDO. LA CRISI EPOCALE DELLA CHIESA CATTOLICA E LA LEZIONE DI SIGMUND FREUD. I TRE ANELLI E LUNicO "PADRE NOSTRO". NATHAN IL SAGGIO: CHE ILLUSIONE AFFIDARSI ALLA CHIESA CATTOLICA!!! SE UN PAPA TEOLOGO SCRIVE LA SUA PRIMA ENCICLICA, TITOLANDOLA "DEUS CARITAS EST" ("CHARITAS", SENZA "H"), E ORA CHE TORNI A CASA, DA "MARIA E GIUSEPPE", PER IMPARARE UN PO DI CRISTIANESIMO. LEREDE: IL PESO DEI PADRI (ATEI E DEVOTI). UNEREDITA ANCORA PENSATA ALLOMBRA DELL"UOMO SUPREMO" E DEL "MAGGIORASCATO".

NEL NOME DI DIO E DELLO STATO. LASSASSINIO DI KANT, I CATTIVI MAESTRI E LA CATASTROFE DELLEUROPA ... CHI E DIO? CHI E STATO? E CHI SIAMO NOI?! UNALTRA CONCEZIONE DI DIO E POSSIBILE? Una nota di Antonio Gnoli sulle riflessioni di Carlo Galli e Piero Stefani, con appunti per una nuova lettura di Kant

"IO E DIO". VITO MANCUSO, DA CATTOLICO, CREDE ANCORA CHE IL DIO (CHE SALVA) DELL ALLEANZA CHIESE AD ABRAMO DI SACRIFICARE ISACCO (...E A GIUSEPPE DI SACRIFICARE GESU!) E CERCA DI PRENDERNE LE DISTANZE. GERUSALEMME - "DIO NON E CATTOLICO". "Dio al di l delle frontiere che vengono erette". Accorato appello del Cardinale Carlo M. Martini alla Chiesa per una sua rapida e profonda riforma Note per le "Tesi" di W. Benjamin (F. La Sala, 1983

Forum
> GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - LAMPEDUSA E PAPA FRANCESCO. Ci che i governi (compreso il Vaticano) hanno taciuto. 9 luglio 2013, di Federico La Sala "MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO E CRISTIANO" (A. Z.). - CONTRO LA XENOFOBIA ITALIANA, LAPPELLO E LA DENUNCIA DI PADRE ALEX ZANOTELLI. Non possiamo stare z itti, dobbiamo parlare, gridare, urlare. E in ballo il futuro del nostro paese, ma soprattutto in ballo il futuro dellumanit anz i della vita stessa

DOPO MUNCH, IL "GRIDO" DI PILATO. Il terribile gi accaduto. "Limpotenz a del pensiero" occidentale ... e lacqua, l"acqua viva", il buon- messaggio in bottiglia alla deriva (fls) Ci che i governi hanno taciuto di Furio Colombo (il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2013) Ha gettato fiori sul mare per ricordare i morti fantasma, hanno scritto molti giornali per parlare della visita di papa Francesco a Lampedusa. Nessuno ha voluto dire senz a ipocrisia che nel Mediterraneo non si muore per la violenz a della natura o per la crudelt del destino, ma a causa di un accurato piano elaborato con coscienz a di causa (pena di morte) di un governo italiano. Lo ha detto il Papa dallaltare costruito alla buona, con legno di barche affondate, rivolto a chi comanda, a qualunque grado di responsabilit: Per favore, non fatelo pi. Non cera aria da cerimonia o lastuz ia di dire cose buone. Cera verit e dolore del primo Papa che ha scelto di accorgersi che i profughi, i rifugiati, i migranti morti in mare non sono le dolorose vittime di una disgraz ia. Sono morti ammaz z ati. Ricordate? Cerano, in base a un trattato, veloci e armate motovedette italiane, con marinai italiani e ufficiali o poliz iotti libici con il compito di respingere, negando non solo le leggi umanitarie, ma i doveri del mare. Finalmente si saputo con chiarez z a il numero: almeno 20 mila morti. Che vuol dire uomini e donne giovani, mamme incinte, adolescenti, bambini, che stavano fuggendo da guerre, persecuz ioni e fame credendo che lItalia fosse un Paese civile. Ma lItalia era un Paese governato da Maroni e da Berlusconi, firmatari del tragico patto con la Libia. Sapevamo, prima del Papa, che gli annegati a causa del nostro governo leghista, affarista, indifferente, crudele e stupido, erano almeno 20 mila? Lo sapevamo. Lo aveva detto Laura Boldrini, allora coraggiosa portavoce dellOnu, al Comitato per i diritti umani della Camera dei deputati che io presiedevo. Lo aveva detto e testimoniato il solo deputato del Pd che era venuto con me a Lampedusa, Andrea Sarubbi (prontamente non pi ricandidato). Lo avevano detto i sei deputati Radicali che non avevano smesso mai di denunciare con allarme ci che stava accadendo. Purtroppo i media hanno taciuto temendo il potere vendicativo Maroni- Berlusconi. Per questo dobbiamo dire graz ie al Papa. Con un calice e una croce di legno e un timone ripescato dal mare accanto, ha detto, lui capo di un altro Stato, ci che nessun italiano, inclusi i presunti buoni, aveva mai detto: Per favore, per favore, non fatelo pi. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Adamo, dove sei?. LOMELIA (E LA LITURGIA DI PENITENZA) DI PAPA FRANCESCO A LAMPEDUSA. 11 luglio 2013, di Federico La Sala La graz ia di piangere di papa Francesco (Avvenire, 9 luglio 2013) lomelia pronunciata dal Papa a Lampedusa. "Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilit fraterna; siamo caduti nellatteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dellaltare, di cui parlava Ges nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mez z o morto sul ciglio della strada, forse pensiamo poverino, e continuiamo per la nostra strada, non compito nostro; e con questo ci tranquilliz z iamo, ci sentiamo a posto..." Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranz a sono state una via di morte. Cos il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notiz ia, che purtroppo tante volte si ripetuta, il pensiero vi tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenz a. E allora ho sentito che dovevo venire qui, oggi, a pregare, a compiere un gesto di vicinanz a, ma anche a risvegliare le nostre coscienz e perch ci che accaduto non si ripeta. Non si ripeta, per favore. Prima, per, vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi,

abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associaz ioni, ai volontari e alle forz e di sicurez z a, che avete mostrato e mostrate attenz ione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola realt, ma offrite un esempio di solidariet! Graz ie! Graz ie anche allarcivescovo monsignor Francesco Montenegro per il suo aiuto, il suo lavoro e la sua vicinanz a pastorale. Saluto cordialmente il sindaco signora Giusi Nicolini, graz ie tanto per quello che lei ha fatto e che fa. Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che, oggi, alla sera, stanno iniz iando il digiuno di Ramadan, con laugurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi vicina nella ricerca di una vita pi dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: o sci ! Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienz a di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti. Adamo, dove sei?: la prima domanda che Dio rivolge alluomo dopo il peccato. Dove sei, Adamo?. E Adamo un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creaz ione perch crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E larmonia si rompe, luomo sbaglia e questo si ripete anche nella relaz ione con laltro che non pi il fratello da amare, ma semplicemente laltro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: Caino, dov tuo fratello?. Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anz i di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che catena di morte, porta a versare il sangue del fratello! Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forz a! Tanti di noi, mi includo anchio, siamo disorientati, non siamo pi attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo pi capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito. Dov il tuo fratello?, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non una domanda rivolta ad altri, una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situaz ioni difficili per trovare un po di serenit e di pace; cercavano un posto migliore per s e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienz a, non trovano solidariet! E le loro voci salgono fino a Dio! E una volta ancora ringraz io voi abitanti di Lampedusa per la solidariet. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povert degli altri, queste persone per le quali la povert degli altri una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare. Dov il tuo fratello? Chi il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della citt di Fuente Ovejuna uccidono il governatore perch un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto lesecuz ione. E quando il giudice del re chiede: Chi ha ucciso il governatore?, tutti rispondono: Fuente Ovejuna ,Signore. Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forz a: Chi il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo cos: non sono io, io non centro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: Dov il sangue del tuo fratello che grida fino a me?. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilit fraterna; siamo caduti nellatteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dellaltare, di cui parlava Ges nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mez z o morto sul ciglio della strada, forse pensiamo poverino, e continuiamo per la nostra strada, non compito nostro; e con questo ci tranquilliz z iamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono lillusione del futile, del provvisorio, che porta allindifferenz a verso gli altri, anz i porta alla globaliz z az ione dellindifferenz a. In questo mondo della globaliz z az ione siamo caduti nella globaliz z az ione dellindifferenz a. Ci siamo abituati alla sofferenz a dellaltro, non ci riguarda, non ci interessa, non affare nostro! Ritorna la figura dellInnominato di Manz oni. La globaliz z az ione dellindifferenz a ci rende tutti innominati, responsabili senz a nome e senz a volto. Adamo dove sei?, Dov il tuo fratello?, sono le due domande che Dio pone alliniz io della storia dellumanit e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terz a domanda: Chi di noi

ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? . Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una societ che ha dimenticato lesperienz a del piangere, del patire con: la globaliz z az ione dellindifferenz a ci ha tolto la capacit di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: Rachele piange i suoi figli... perch non sono pi. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi... Domandiamo al Signore che cancelli ci che di Erode rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la graz ia di piangere sulla nostra indifferenz a, di piangere sulla crudelt che c nel mondo, in noi, anche in coloro che nellanonimato prendono decisioni socio- economiche che aprono la strada ai drammi come questo. Chi ha pianto?. Chi ha pianto oggi nel mondo? Signore, in questa Liturgia, che una Liturgia di penitenz a, chiediamo perdono per lindifferenz a verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si accomodato e si chiuso nel proprio benessere che porta allanestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situaz ioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore! Signore, che sentiamo anche oggi le tue domande: Adamo dove sei?, Dov il sangue di tuo fratello? . > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - LA "LUMEN FIDEI" DELLE "LARGHE INTESE". la prima enciclica di papa Francesco ma redatta a quattro mani con Joseph Ratz inger. 5 luglio 2013, di Federico La Sala PER UNA SVOLTA ANTROPOLOGICO- TEOLOGICA... ALLE RADICI DELLA BELLICOSA POLITICA DEL VATICANO. LA GUERRA NELLA TESTA DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICO- ROMANA E LINDICAZIONE DIMENTICATA DI GIOVANNI PAOLO II. LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratz inger scrive da papa lenciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correz ione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!! Ecco la Lumen Fidei, la prima enciclica di papa Francesco ma redatta a quattro mani con Joseph Ratz inger. Il documento ripercorre la storia della fede cristiana di Alessandro Speciale * Citt del Vaticano La lettura della prima enciclica di papa Francesco, Lumen Fidei, pubblicata oggi, un tuffo nel passato - un passato recente che pure sembra lontanissimo alla luce di quanto accaduto nella Chiesa negli ultimi cinque mesi. Il testo, come ha spiegato lo stesso papa argentino durante un incontro con il Sinodo dei vescovi, di fatto frutto di un lavoro a quattro mani: Benedetto XVI aveva praticamente completato il testo prima delle sue dimissioni lo scorso 28 febbraio, e ha consegnato quanto aveva fatto al suo successore, che lo ha rivisto, integrato e lo ha fatto suo mettendoci la propria firma. Sfogliandone le pagine, per, risulta evidente che nel testo - un testo relativamente breve, 91 pagine per 58 paragrafi - la mano prevalente quella del pontefice tedesco. E non solo perch lenciclica sulla fede conclude il trittico sulle virt teologali iniz iato con Deus Caritas Est sulla carit e proseguito con Spe Salvi sulla speranz a. Limpianto del testo, i frequenti rimandi a filosofi e dibattiti vivi nella cultura tedesca degli anni 60, linsistere su alcuni temi, persino il paragone tra la fede e le cattedrali gotiche, dove la luce arriva dal cielo attraverso le vetrate dove si raffigura la storia sacra: tutto testimonia come papa Francesco abbia fondamentalmente deciso di rispettare e accogliere il lavoro del suo predecessore. Francesco lo dice esplicitamente al paragrafo 7 dellenciclica: Queste consideraz ioni sulla fede - in continuit con tutto quello che il Magistero della Chiesa ha pronunciato circa questa virt teologale - , intendono aggiungersi a quanto Benedetto XVI ha scritto nelle Lettere encicliche sulla carit e sulla speranz a. Egli aveva gi quasi completato una prima stesura di Lettera enciclica sulla fede. Gliene sono

profondamente grato e, nella fraternit di Cristo, assumo il suo prez ioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi. Il titolo dellenciclica, Lumen Fidei, La luce della fede, riassume la dinamica fondamentale lungo cui si muove il testo: la tradiz ione della Chiesa ha sempre associato la fede alla luce che disperde le tenebre e illumina il cammino; ma nella modernit la fede ha finito per essere associata al buio, diventata sinonimo di oscurantismo: Si pensato che una tale luce potesse bastare per le societ antiche, ma non servisse per i nuovi tempi, per luomo diventato adulto, fiero della sua ragione, desideroso di esplorare in modo nuovo il futuro. In questo senso, la fede appariva come una luce illusoria, che impediva alluomo di coltivare laudacia del sapere. Il testo cita Nietz sche, uno dei punti di riferimento costanti - anche se naturalmente in negativo - del pensiero di Ratz inger, per il quale il credere si opporrebbe al cercare. Ma negli ultimi decenni, aggiunge, si scoperto che la luce della ragione, da sola, non riesce a illuminare abbastanz a il futuro: Luomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verit grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante. Per questo, nel mondo di oggi, urgente recuperare il carattere di luce proprio della fede, riscoprendo che sola la luce che deriva dal credere in Dio capace di illuminare tutta lesistenz a delluomo. La strada per questa riscoperta del carattere luminoso della fede passa, naturalmente, dallincontro con Cristo e con il suo amore: Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c una grande promessa di pienez z a e si apre a noi lo sguardo del futuro. Dopo lintroduz ione, lenciclica in quattro capitoli ripercorre la storia della fede cristiana, dalla chiamata di Abramo e del popolo di Israele fino alla risurrez ione di Ges e alla diffusione della Chiesa (Capitolo 1, Abbiamo creduto allamore), il rapporto tra fede e ragione (Capitolo 2, Se non crederete, non comprenderete), il ruolo della Chiesa nella trasmissione della fede nella storia (Capitolo 3, Vi trasmetto quello che ho ricevuto) e infine quel che la fede opera nella costruz ione di societ che mirano al bene comune (Capitolo 4, Dio prepara per loro una citt). Lumen Fidei si conclude con una preghiera alla Madonna, modello di fede. I due papi ricordano che la fede ci apre il cammino e accompagna i nostri passi nella storia. Per capire che cosa la fede necessario quindi raccontare il suo percorso, la via degli uomini credenti, testimoniata in primo luogo nellAntico Testamento. La fede, infatti, affonda s le radici nel passato ma nello stesso tempo memoria futuri, memoria del futuro, e per questo strettamente legata alla speranz a. un tema che ritorna anche nella conclusione dellenciclica, in uno dei passi in cui forse possibile riscontrare pi evidente la collaboraz ione dei due pontefici. infatti la speranz a, nellunit con la fede e la carit, a collocare luomo in una prospettiva diversa rispetto alle proposte illusorie degli idoli del mondo, donando nuovo slancio e nuova forz a alla vita di ogni giorno. Il punto di incontro tra fede e speranz a soprattutto la sofferenz a: La fede congiunta alla speranz a perch, anche se la nostra dimora quaggi si va distruggendo, c una dimora eterna che Dio ha ormai inaugurato in Cristo, nel suo corpo. Di qui lappello agli uomini affinch non si lascino rubare la speranz a. Per questo la morte e risurrez ione di Ges sono centrali nella fede cristiana: mostrano che la fede veramente potente, veramente reale, che in grado di incidere sulla realt in modo concreto - qualcosa che la nostra cultura ha ormai perso la capacit di concepire: Pensiamo che Dio si trovi solo al di l, in un altro livello di realt, separato dai nostri rapporti concreti. La fede, poi, una e crea unit mentre il suo opposto, lidolatria, sempre un politeismo che non offre un cammino ma una molteplicit di sentieri che non conducono a una meta certa e configurano piuttosto un labirinto. Questa unit della fede implica quindi che essa non mai qualcosa di individuale ma sempre vissuta in mez z o ed insieme agli altri, nella comunit della Chiesa, senz a che per questo il singolo con la sua individualit ne risulti schiacciato (sta qui, tra laltro, la ragione del battesimo dei neonati). La Chiesa non vuole ridurre il credente a semplice parte di un tutto anonimo, a mero elemento di un grande ingranaggio. Lunit della fede significa anche che non c distinz ione tra il credere dei semplici e quello degli intellettuali - un rifiuto dello gnosticismo che ritorna spesso in papa Francesco - ma anche che non si pu assumere la fede a pez z i, scegliendo solo quello che pi piace: Ogni epoca pu trovare punti della fede pi facili o difficili da accettare: per questo importante vigilare perch si trasmetta tutto il deposito della fede. E questo vale anche per il teologo, che deve mettere la sua ricerca al serviz io della fede dei cristiani, nella

Chiesa, senz a considerare il Magistero del Papa e dei Vescovi in comunione con lui come qualcosa di estrinseco, un limite alla sua libert, ma, al contrario, come uno dei suoi momenti interni, costitutivi. Nel secondo capitolo, quello dedicato al rapporto tra fede e ragione, torna il classico tema ratz ingeriano del relativismo, legato al rifiuto del mondo moderno di accettare ogni affermaz ione della verit, vista come una prevaricaz ione dellaltro e come la radice del fondamentalismo che andr inevitabilmente a sfociare nella violenz a. Quello della verit il grande oblio del mondo moderno, in un clima di pensiero relativista in cui la domanda sulla verit di tutto, che in fondo anche la domanda su Dio, non interessa pi. Invece, per i due papi, la fede, senz a verit, non salva n rende sicuri i nostri passi. Allo stesso tempo, se da una parte lamore ha bisogno di verit per trovare un fondamento stabile e non ridursi a un sentimento che va e viene, dallaltra anche la verit ha bisogno dellamore, perch senz a amore, la verit diventa fredda, impersonale, oppressiva per la vita concreta della persona. Il vero credente, infatti, non arrogante perch la verit lo fa umile, sapendo che, pi che possederla noi, essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dallirrigidirci, la sicurez z a della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianz a e il dialogo con tutti. E questo cammino aperto anche per quei non credenti che tuttavia desiderano credere e non cessano di cercare. Lenciclica valuta positivamente gli sforz i di quegli atei devoti che cercano di agire come se Dio esistesse, a volte perch riconoscono la sua importanz a per trovare orientamenti saldi nella vita comune. Infine, la fede un bene comune che non allontana il credente dal mondo ma lo pone al serviz io concreto della giustiz ia, del diritto e della pace: Essa ci aiuta a edificare le nostre societ, in modo che camminino verso un futuro di speranz a. Graz ie ad essa le famiglie scoprono la forz a e i motivi di rimanere assieme per sempre e giovani, in eventi come le Gmg, assaporano il desiderio di una vita grande. La fede, infatti, non un rifugio per gente senz a coraggio, ma la dilataz ione della vita. * La St ampa, 05/07/2013 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - IL MURO DEL PIANTO E LA PREGHIERA DI UOMINI E DONNE. Dietro lo scontro culturale la lotta fra due idee di Israele (di Francesca Paci). 11 maggio 2013, di Federico La Sala Dietro lo scontro culturale la lotta fra due idee di Israele I fondamentalisti della Torah fuori dal governo per la prima volta da 30 anni di Francesca Paci (La Stampa, 11.05.2013) Il ruolo della donna regolato dalla Tz anua il concetto di modestia nei costumi - Il gruppo delle Donne del Muro durante la preghiera al Muro del Pianto - Si ispirano a un ebraismo liberal che si sviluppano specie negli Stati Uniti - Gli ortodossi sono solo il 10% ma vorrebbero imporre norme come i posti separati sui bus Far prima Natan Sharansky a sintoniz z are le preghiere delle Women of the Wall sulle frequenz e dei rabbini ultraortodossi o Tz ipi Livni a rilanciare il dialogo con i palestinesi? I bookmakers israeliani puntano sulla ministra della giustiz ia, perch delle due mission impossible del premier Netanyahu quella assegnata al presidente dellAgenz ia ebraica tira in ballo equilibri precari assai precedenti al 1948. La battaglia per il Muro del Pianto racconta lo scontro pi ampio in corso tra la Start Up Nation proiettata verso il futuro e gli haredim, i fondamentalisti della Torah, che pur rappresentando solo il 10% della popolaz ione partecipano da trentanni alle coaliz ioni di governo assicurandosi una buona fetta del budget tra esonero dalla leva e scuole religiose. Ma se la maggioranz a degli israeliani affronta il ruolo politico di Dio al momento del voto, che questanno si risolto in una disfatta per i rabbini massimalisti rimasti fuori dal gabinetto, le Women of the Wall preferiscono la prima linea, il mitico Tempio di Gerusalemme, quella porta del cielo cos angusta per loro nonostante lebraismo sia una religione che si trasmette di madre in figlio. La bestia nera dellemancipaz ione femminile si chiama Tz anua (che in ebraico sta per modestia), un dogma pi che unauspicata virt muliebre impresso sui cartelli intimidatori agli incroci di Mea Shearim, enclave ultraortodossa di Gerusalemme. Regola numero uno vestire di scuro, bandire i pantaloni (fascianti) e le maglie col collo a V (rivelatrici di sinuose profondit), indicare il proprio status di maritata coprendo i capelli (con cappello, foulard o parrucca) indossare calz e spesse e, a voler strafare, privilegiare le scarpe chiuse.

E paz ienz a se il lungo mare delliper liberale Tel Aviv pullula di bikini essenz iali come neppure Copacabana: anche l, dove coppie di militari omosessuali si abbracciano tenendo il mitra in spalla, s fatta spaz io una spiaggia per religiosi doc con una staccionata protettiva intorno e le bagnanti rilassate nei loro austeri costumi- abiti, castigati al pari dei burqini islamici ma realiz z ati in sottili tessuti high tech a prova di annegamento. Anche i rabbini pi oltranz isti ammettono che alcuni divieti sono presi forse un po troppo alla lettera, specialmente in un paese futurista al punto che non riesce pi a chiamare un taxi senz a lapplicaz ione iPhone. Lintegerrimo Moshe Feinstein per esempio, ha sempre esecrato ogni promiscuit tra i sessi (compresa la stretta di mano) facendo eccez ione per per i luoghi di lavoro, i treni o laffollatissima metropolitana di New York, situaz ioni limite perch considerate contatto fisico non intenz ionale. Ci non ha impedito che una decina di anni fa una compagnia di trasporti privata di Tel Aviv inaugurasse gli autobus con i posti separati nel sobborgo ultraortodosso di Bnai Brak mettendo il governo di fronte al fatto compiuto e le donne ribelli come la soldatessa diciottenne Doron Matalon alla stregua di una Rosa Parks israeliana costretta ad appellarsi alla Corte Suprema. Da allora si sono moltiplicate le proteste ma anche i pullman della discordia e i marciapiedi per soli uomini. Il problema, come provano le ambiz ioni ecclesiastiche delle Women of the Wall (che vorrebbero pregare pi devotamente), non la religione di per se ma le consuetudini religiose. Soprattutto quando il brand modestia, come qualsiasi brand identitario nellindistinta era global, pu diventare un business. Gli autobus separati sono una grandiosa opportunit di fare soldi con gli haredim racconta la scrittrice ebrea ortodossa Naomi Ragen, riferendo proprio la riflessione di un haredim. Basta vedere la quantit di siti che commercializ z ano casti abiti femminili khoser ( o quelli per single osservanti). Lultima parola? La sfida donna, al Muro del Pianto come nelle cabine del Yeelat Chen Salon, dove, in un sottoscala a dir poco nascosto, le gerosolimitane pi ortodosse (e le musulmane che discretamente arrivano dalla z ona araba della citt) si fanno belle per il marito ma soprattutto per loro stesse. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Riparaz ione storica alla Cacciata. Passaporto spagnolo per i Sefarditi 7 marz o 2013, di Federico La Sala

Passaporto spagnolo per i Sefarditi Riparaz ione storica alla Cacciata di St ef ano Jesurum (Corriere della Sera, 7 marz o 2013) Ah, Granada mia!... da oltre cinque secoli, in molte famiglie sparse ormai per il mondo, si canta e si ricorda con romantica passione la patria perduta. E la si piange e la si invoca con i suoni poetici e cantilenanti dello judezmo o ladino o spaniolito che dir si voglia, insomma della lingua con cui ancora comunicano tra loro molti ebrei sefarditi - cos chiamati perch da Sefard, dalla Spagna appunto, provengono. Sono i discendenti dei 300 mila perseguitati, convertiti a forz a, cacciati dallInquisiz ione nel 1492, la cancellaz ione di un mondo. Gli stessi discendenti che ora il governo spagnolo invita a tornare offrendo loro la naz ionalit. Un paio di mesi fa, il ministro della Giustiz ia Alberto Ruiz - Gallardon annunci infatti una procedura riparatrice. E da allora sono moltissimi, pare, coloro che stanno cercando di capire come fare ad ottenere il passaporto, magari pi per sentimentalismo che per reale volont di usarlo. Un atto di giustiz ia? Un tentativo di riavvicinamento nei confronti dello Stato di Israele dopo che Madrid ha sostenuto la richiesta palestinese di un seggio allOnu? Semplicemente una sparata propagandistica impossibile da attuare? Sia come sia, la mossa sembra abbia fatto breccia (e rumore) in una parte dellebraismo internaz ionale. Il segretario generale della Federaz ione delle Comunit ebraiche spagnole, Mauricio Toledano, ha spiegato alla Bbc che il governo sta ancora lavorando sui dettagli, ma che quando la nuova legge sar presentata al Parlamento, le Comunit si aspettano che vi sia affermato il principio che tutti i discendenti di quei 300 mila cacciati, siano essi ebrei o no oggi, potranno usufruirne. Un ipotetico terremoto che riguarda mez z o pianeta, Italia in prima fila. Basti pensare che circa il 90% degli

ebrei turchi sefardita, come la quasi totalit di chi proviene dai Paesi del Nord Africa e si poi trasferito in Israele, in Europa e in America a causa delle nuove persecuz ioni subite, questa volta per mano araba. Ironia della Storia: nuove persecuz ioni subite da quegli stessi musulmani che in quanto moriscos cinquecentoventuno anni fa furono cacciati come gli ebrei dalla regina Isabella di Castiglia. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Abdicaz ione di Benedetto XVI: Quale contributo d la Chiesa al futuro dellumanit? (di Leonard Boff). 18 febbraio 2013, di Federico La Sala CRISI DEL PAPATO: UNEMERGENZA ANTROPOLOGICA E TEOLOGICO- POLITICA. - AI CARDINALI, PER LELEZIONE DEL NUOVO PAPA, NELLA CAPPELLA SISTINA: GUARDARE IN ALTO! Andiamo "verso unera collegiale"! IL NUOVO PAPA E IL NOME DI DIO: DAL "DEUS CARITAS EST" (DI BENEDETTO XVI) AL "DEUS CHARITAS EST" (DI ANGELO COMASTRI)? LAbdicazione di Benedetto XVI Quale contributo d la Chiesa al futuro dellumanit? di Leonardo Bof f * Non mi propongo di presentare un bilancio del pontificato di Benedetto XVI cosa fatta da altri con competenz a. Per i lettori forse pi interessante conoscere meglio una tensione sempre viva dentro la Chiesa e che segna il profilo di ciascun Papa. La questione centrale questa: qual la posiz ione e la missione della Chiesa nel mondo? Anticipo subito che una concez ione equilibrata deve poggiare su due pilastri fondamentali: il Regno il Mondo. Il Regno il messaggio centrale di Ges, la sua utopia di una rivoluz ione assoluta che riconcilia la creaz ione con se stessa e con Dio. Il mondo il luogo dove la Chiesa realiz z a il suo serviz io al Regno e dove essa stessa si costruisce. Se pensiamo la Chiesa come troppo legata al Regno si corre il rischio di spiritualismo e di idealismo; se troppo vicina al mondo, si rischia di cadere nella tentaz ione di mondaniz z az ione e politiciz z az ione. Quello che importa saper articolare Regno- Chiesa- Mondo. La Chiesa appartiene al Regno e anche al mondo. Possiede una dimensione storica con le sue contraddiz ioni e una trascendente. Come vive questa tensione dentro al mondo e alla storia? Abbiamo a disposiz ione due modelli differenti e a volte in conflitto tra di loro: testimonianz a e dialogo. Il modello della testimonianz a afferma con convinz ione: abbiamo il deposito della fede, che contiene tutte le verit necessarie alla salvez z a; abbiamo i sacramenti che comunicano la graz ia; abbiamo una morale ben definita; abbiamo la certez z a che la Chiesa cattolica la Chiesa di Cristo, lunica vera; abbiamo il Papa che gode di infallibilit nelle questioni di fede e morale; abbiamo una gerarchia che governa il popolo dei fedeli; abbiamo la promessa dellassistenz a permanente dello Spirito Santo; questo va testimoniato a fronte di un mondo che non si sa dove va e che da solo mai arriver alla salvez z a. I cristiani di questo modello, dal Papa fino ai semplici fedeli, si sentono pervasi di una missione di salvez z a unica. In questo sono fondamentalisti e poco dediti al dialogo. Perch dialogare? Abbiamo tutto. Il dialogo per facilitare la comprensione anche un gesto di civilt. Il modello del dialogo parte da altri presupposti. Il Regno pi ampio che la Chiesa e conosce pure una realiz z az ione non religiosa, sempre dove ci sono verit, amore e giustiz ia. Il Cristo risorto ha dimensioni cosmiche e spinge levoluz ione verso il buon fine; lo Spirito sta sempre presente nella storia e nelle persone oneste; lui arriva prima del missionario, visto che stava gi presente nei popoli sotto forma di solidariet, amore e compassione. Dio non ha abbandonato i suoi e a tutti offre unopportunit di salvez z a perch gli altri al di fuori dal cuore un giorno potessero vivere felici nel Regno della libert. La missione della Chiesa consiste nellessere segno di questa storia di Dio dentro alla storia umana e pure strumento della sua implementaz ione insieme ad altri cammini spirituali. Se la storia, sia quella religiosa che quella secolare impastata di Dio, dobbiamo dialogare tutti: scambiarsi, imparare luno dagli altri, rende il cammino umano verso la promessa felice pi facile e sicuro.

Il primo modello di testimonianz a quello della Chiesa in Africa, Asia e in America Latina, fino ad essere complice delle decimaz ioni e della dominaz ione di molti popoli indigeni, africani e asiatici. Era il modello del papa Giovanni Paolo II, che percorreva il mondo impugnando la croce come testimonianz a che da l veniva la salvez z a. Era il modello, ancora pi radicaliz z ato di Benedetto che neg il titolo di chiesa alle chiese evangeliche, offendendole duramente; attacc direttamente la modernit perch la vedeva negativamente come relativista e secolaristica. Logicamente non le neg tutti i valori, ma vedeva in essi, come fonte, la fede cristiana. Ridusse la Chiesa a una isola isolata o a una fortez z a, circondata da tutte le parti da nemici contro i quali bisogna difendersi. Il modello di dialogo del Concilo Vaticano II, di Paolo VI, di Medellin e di Puebla in America Latina. Vedevano il cristianesimo non come un deposito, sistema chiuso con il rischio che rimanesse fossiliz z ato, ma come una fonte di acque vive cristalline che possono essere canaliz z ate attraverso molte condutture culturali, un luogo di apprendistato mutuo perch tutti sono portatori di Spirito Creatore e dellessenz a del sogno di Ges. Il primo modello, della testimonianz a, ha spaventato molti cristiani che si sentivano infantiliz z ati e non valoriz z ati nei loro saperi di professionali; non sentivano pi la Chiesa come un focolare spirituale e, sconsolati, si allontanavano dallinstituz ione ma non dal cristianesimo come valore e utopia generosa de Ges. Il secondo modello, quello del dialogo, ha avvicinato molti perch si sentivano in casa, aiutandoli a costruire una chiesa- apprendista e aperta al dialogo con tutti. Leffetto era il sentimento di libert e di creativit. Cos vale la pena esse cristiani. Questo modello di dialogo diventa urgente nel caso che listituz ione- chiesa volesse uscire dalla crisi in cui si messa e che ha raggiunto il punto donore: la moralit (pedofili) e la spiritualit (furto di documenti segreti e problemi gravi di trasparenz a nella Banca vaticana). Dobbiamo discernere con intelligenz a quello che ora serve meglio al messaggio cristiano allinterno di una crisi ecologica e sociale con gravissime conseguenz e. Il problema centrale non la Chiesa ma il futuro della Madre Terra, della vita e della nostra civilt. La Chiesa come aiuta in questa traversata? Solo dialogando e sommando le forz e con tutti. *Leonardo Bof f autore di Chiesa: carisma e potere, libro messo sotto accusa dallallora Cardinale Joseph Ratz inger. * Il Dialogo, Luned 18 Febbraio,2013 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Se il Paradiso in questa terra. "Quasi una preghiera". le riflessioni della teologa Adriana Zarri (di U. Galimberti). 26 gennaio 2013, di Federico La Sala

Se il Paradiso in questa terra Le riflessioni sulla preghiera della teologa Adriana Zarri di Umbert o Galimbert i (la Repubblica 26.01.2013) Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranz e. Queste parole di Nietz sche le sento risuonare in ogni pagina del libro di Adriana Zarri , Quasi una preghiera. Quasi perch siamo soliti chiamare preghiera linvocaz ione, o la richiesta di graz ie, o quelle noiosissime nenie che recitano formule senz anima, senz a partecipaz ione, senz a canto. Queste formule scritte da altri e assunte da noi senz a che spesso riusciamo ad aggiungere nulla di nostro non sono per Adriana Zarri vere preghiere perch non consentono un libero e personale esprimerci e parlare col Signore. Ma perch questa preghiera possa sorgere e scaturire spontanea e sincera con tutta la partecipaz ione del cuore bisogna ribaltare quella concez ione teologica che descrive la terra come valle di lacrime o come esilio, perch, scrive la teologa, monaco ed eremita, Adriana Zarri, se la terra la creaz ione bella e

buona predisposta dal Signore per noi, se non un deserto, ma un giardino: il giardino dellEden, se il Signore non ci ha messi in esilio, ma ci ha collocati nella nostra patria, nella casa che aveva amorevolmente preparato per noi, allora a questa patria, a questa casa, a questo giardino a questa terra dobbiamo essere fedeli e pregare Dio per questa terra in senso proprio, questa terra di terra, per questo cielo daria e non per quello metaforico popolato dagli angeli, per questo cielo nostro, questo cielo di nuvole e di vento, percorso dalle ali degli uccelli. Cos risuona nelle parole di Adriana Zarri linvocaz ione di Nietz sche: Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra, ma risuonano anche le sovraterrene speranz e a cui Nietz sche invita a non credere. Eppure la fedelt alla terra di Adriana Zarri fa la sua comparsa anche nelle sovraterrene speranz e se appena ascoltiamo linvocaz ione della sua ultima preghiera: E questo nostro dolce mondo, ti prego, Dio, fallo risorgere tutto, cos com, perch cos com che noi lo amiamo, ed cos com che noi lo attendiamo quando i cieli nuovi e le terre nuove che ci hai promesso risorgeranno dal gran rogo finale. Ti prego, non dimenticartene, Signore, perch io aspetto di trovarle di l. Se non ci fossero ne resterei delusa, e in paradiso non pu esserci delusione. Possiamo leggere questo libro di Adriana Zarri, che prega il Signore con il canto che si leva dalla contemplaz ione delle sue creature e delle sue bellez z e, che il succedersi delle stagioni offre nella loro variet, in sintonia con la variaz ione che caratteriz z ala la gamma dei nostri sentimenti, come un libro lirico, mistico, non dissimile dalla mistica francescana. Ma Adriana Zarri non solo questo. Perch da teologa ha anticipato il Concilio Vaticano II, e da voce libera e forte ha avuto il coraggio di ribaltare quella visione che il cristianesimo, dimentico del Vangelo, ha ereditato da Platone, il quale ha disprez z ato la terra e il mondo sensibile per il mondo delle idee collocate sopra il cielo. Questa tradiz ione greca e non cristiana stato ripresa da Agostino che ha deprez z ato la citt terrena per esaltare quella celeste, e da allora in poi la terra diventata valle di lacrime e di dolore: il dolore che redime. Quasi una preghiera, prima di essere un libro lirico o mistico, un libro teologico, dove ci che si chiede di abbandonare il dualismo platonico e poi cristiano che oppone la terra al cielo, lasciando luomo senz a quella patria, quella casa, quel giardino che il Signore aveva amorevolmente preparato per lui. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Bilancio annuale della microrealt: germogli nel deserto (di Leonard Boff) 25 gennaio 2013, di Federico La Sala

IL CATTOLICESIMO COME TRADIMENTO STRUTTURALE DEL MESSAGGIO EVANGELICO, DEL CRISTIANESIMO. UNOBBEDIENZA CIECA DI LUNGA DURATA: TUTTI AGGIOGATI AL DIO- VALORE, AL DIO- MAMMONA ("Deus caritas est": Benedetto XVI, 2006)! LA SCONVOLGENTE LIBERAZIONE. "Dio sempre dalla parte delluomo". Una nota di Ermes Ronchi con appunti Bilancio annuale della microrealt: germogli nel deserto di Leonard Bof f (traduz ione di Antonio Lupo) Da Santo Agostino (in ogni uomo c insieme un Adamo e un Cristo), passando per Abelardo (sic et non), per Hegel e Marx e arrivando a Leandro Konder, sappiamo che la realt dialettica. Vale a dire che contradditoria perch gli opposti non si annullano, ma si intendono e convivono permanentemente generando dinamismo nella storia. Questo non un difetto di costruz ione, ma il segno distintivo della realt. Nessuno lo ha espresso meglio del poverello di Assisi quando pregava : dove c odio che io porti amore, dove ci sono tenebre che io porti la luce, dove ci sono errori che io porti la verit... Non si tratta di negare o annullare uno dei poli, ma di optare per uno, quello luminoso, e rinforz arlo al punto di impedire che laltro negativo sia cos distruttivo. Perch questa riflessione? Significa che il male non mai cos male da impedire la presenz a del bene, e

Perch questa riflessione? Significa che il male non mai cos male da impedire la presenz a del bene, e che il bene non mai cos bene da prosciugare la forz a del male. Dobbiamo imparare a trattare con queste contraddiz ioni. In un precedente articolo tentai un bilancio della macrorealt, bilancio negativo; attualmente stiamo andando di male in peggio. Ma dialetticamente c un lato positivo che importante rilevare. Un bilancio delle microrealt ci rivela che stiamo assistendo, speranz osi, allo sbocciare di fiori nel deserto. E questo sta accadendo in tutto il pianeta. Basta frequentare i Forum Sociali Mondiali e le basi popolari di molte parti del mondo per notare che una nuova vita sta esplodendo tra le vittime del sistema e perfino nelle imprese e nei dirigenti che stanno abbandonando il vecchio paradigma e si mettono a costruire una Arca de No salvatrice. Annotiamo alcuni punti del cambiamento che potranno salvaguardare la vitalit della Terra e garantire la nostra civiliz z az ione. Il primo il superamento della dittatura della ragione strumentale analitica, principale responsabile della devastaz ione della natura, mediante lincorporaz ione dellintelligenz a emoz ionale o cordiale, che ci porta a coinvolgerci con il destino della vita e della Terra, curando, amando e cercando il ben- vivere. Il secondo il rafforz amento mondiale delleconomia solidale globale, dellagroecologia, dellagri- coltura biologica, della bio- economia e delleco- sviluppo, alternative alla crescita materiale misurata dal PIL. Il terz o lecosocialismo democratico che propone una nuova forma di produz ione con la natura e non contro di essa e un necessario governo globale. Il quarto il bioregionalismo che si presenta come alternativa alla globaliz z az ione omogeniz z atrice, valoriz z ando i prodotti e serviz i di ogni regione, con la sua popolaz ione e cultura. Il quinto il ben vivere dei popoli indigeni andini, che suppone la costruz ione dellequilibrio tra esseri umani e con la natura a base di una democraz ia comunitaria e nel rispetto dei diritti della natura e della Madre Terra o lIndice di Felicit Lorda del governo del Bhutan . Il sesto la sobriet condivisa o la semplicit volontaria che rafforz ano la sovranit alimentare di tutti, la giusta misura e lautocontrollo del desiderio ossessivo di consumare. Il settimo il visibile protagonismo delle donne e delle popolaz ioni indigene che hanno una nuova benevolenz a verso la natura e modi pi solidali di produz ione e consumo. Lottavo laccettaz ione lenta ma crescente delle categorie della cura come precondiz ione per realiz z are una reale sostenibilit. Questa si sta slegando dalla categoria sviluppo ed vista come la logica della rete della vita, che garantisce le interdipendenz e di tutti con tutti, assicurando la vita sulla Terra. Il nono la penetraz ione delletica della responsabilit universale, perch siamo tutti responsabili per il nostro destino comune e della Madre Terra. Il decimo la redenz ione della dimensione spirituale, al di l di religioni, che ci permette di sentirsi parte del tutto, percepire lEnergia universale che tutto penetra e sostenta e ci rende chi si prende cura e custodisce la sacra eredit ricevuta dalluniverso e da Dio. Tutte queste iniz iative sono pi che sementi. Sono gi germogli che dimostrano la possibile fioritura di una Terra nuova con una Umanit che sta imparando a responsabiliz z arsi, a curare e a amare, il che assicura la sostenibilit del nostro piccolo Pianeta. Vedi L.Bof f e M.Hat haway O Tao da Libertao: explorando a ecologia da transformao (Voz es 2012) * Il Dialogo, Venerd 25 Gennaio,2013 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Bilancio dellAnno: stiamo andando di male in peggio (di Leonard Boff) 24 gennaio 2013, di Federico La Sala

Bilancio dellAnno: stiamo andando di male in peggio di Leonard Bof f * (traduz ione di Antonio Lupo) La realt mondiale complessa. impossibile fare un unico bilancio. Tenter di farne uno relativo alla macro- realt e un altro alla micro. Se consideriamo il modo in cui i padroni del Potere stanno affrontando la crisi sistemica del nostro tipo di civiliz z az ione, organiz z ata nello sfruttamento illimitato della natura, nellaccumulaz ione anchessa illimitata e in una conseguente creaz ione di una doppia ingiustiz ia: quella sociale, con le perverse disuguaglianz e a livello mondiale, e quella ecologica, con la destrutturaz ione della rete della vita che garantisce la nostra sopravvivenz a, e se prendiamo anche come punto di riferimento la COP 18 sul riscaldamento globale, realiz z ata alla fine di questo anno a Doha in Qatar, possiamo dire, senz a esagez ione: stiamo andando di male in peggio. Proseguendo su questa strada, ci troveremo di fronte, e non manca molto, a un Abisso Ecologico. Finora non si sono prese le misure necessarie per cambiare il corso delle cose. La economia speculativa continua a proliferare , i mercati sono sempre pi competitivi, che equivale a dire sempre meno regolati, e lallarme ecologico, rappresentato nel riscaldamento globale, viene posto praticamente di lato. A Doha mancato solo che si desse lestrema unz ione al Trattato di Kyoto. E per ironia nella prima pagina del documento finale, che nulla ha risolto, rimandando tutto al 2015, scritto:il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenz ialmente irreversibile per le societ umane e per il pianeta e questo problema deve essere affrontato urgentemente da tutti i paesi. E non lo si sta affrontando. Come ai tempi di No, continuiamo a mangiare, bere e apparecchiare le tavole del Titanic che sta affondando, ascoltando musica per di pi. La Casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non niente. Ho due motivi per arrivare a questa conclusione realista che sembra pessimista. Voglio dire con Jos Saramago: non sono pessimista; la relt che pessima; io sono realista. Il primo motivo la falsa premessa che sostiene e alimenta la crisi: lobbiettivo la crescita materiale illimitata (laumento del PIL), realiz z ato sulla base dellenergia fossile e con il flusso totalmente libero dei capitali, specialmente quelli speculativi. Questa premessa presente nei programmi di tutti i paesi, compreso quello del Brasile. La falsit di questa premessa sta nel fatto che non tiene per nulla in consideraz ione i limiti del sistema- Terra. Un Pianeta limitato non sopporta progetti illimitati, che non possiedono sostenibilit. Alis, si evita la parola sostenibilit che proviene dalla scienz e della vita; la vita non- lineare, organiz z ata in reti di interdipendenz a di tutti con tutti, reti che mantengono attivi i fattori che garantiscono il perpetuarsi della vita e della nostra civiliz z az ione. Si preferisce parlare di sviluppo sostenibile, senz a tener conto che si tratta di un concetto contradditorio perch lineare, sempre crescente, che suppone il dominio della natura e la rottura dellequilibrio ecosistemico. Non si arriva ad alcun accordo sul clima perch le potenti multinaz ionali del petrolio influenz ano politicamente i governi e boicottano qualsiasi misura che faccia dimunuire i loro lucri e per questo non appoggiano le energie alternative. Cercano soltanto di aumentare ogni anno il PIL. Questo modello rifiutato dai fatti: non funz iona pi n nei paesi centrali, come dimostra la crisi attuale, n in

quelli periferici. O si trova un altro tipo di crescita che sia essenz iale per il sistema- vita, ma che per noi deve rispettare la capacit della Terra e i ritmi della natura, o incontreremo linnominabile. Il secondo motivo, per il quale mi sto battendo da oltre 30 anni, pi di ordine filosofico. Esso implica conseguenz e paradigmatiche: il riscatto dellintelligenz a cordiale o emoz ionale per equilibrare il potere distruttore della ragione strumentale, sequestrata da secoli dal processo produttivo accumulatore. Come ci dice il filosofo francese Patrick Viveret la ragione strumentale senz a lintelligenz a emoz ionale ci pu portare perfettamente alle peggiori barbarie(Por uma sobriedade feliz , Quarteto 2012, 41); basta considerare il ridisegno dellumanit , progettato da Himmler e che culmin nella shoah, nella eliminz ioni di z ingari e deficienti. Se non incorporiamo lintelligenz ia emoz ionale alla ragione strumentale- analitica, non sentiremo mai il grido degli affamati, il gemito della Madre Terra, il dolore delle foreste abbattute e la devastaz ione attuale della biodiversit, nellordine di quasi centomila specie allanno (E.Wilson). Con la sostenibilit deve venire la cura, il rispetto e lamore per tutto quello che esiste e che vive. Senz a questa rivoluz ione della mente e del cuore andremo, si, di male in peggio. Vedi il mio libro: Proteger a Terra-cuidar da vida: como escapar do fim do mundo, Record 2010 (Trad. Proteggere la Terra- aver cura della vita: come evitare la fine del mondo). * Il Dialogo, Mercoled 23 Gennaio,2013 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - I bambini non sono merce (di Luca Kocci) 13 gennaio 2013, di Federico La Sala PAPA RATZINGER, ANNO SACERDOTALE E PEDOFILIA. I PASTORI SI MANGIANO LE PECORE? E "UN FENOMENO RIDOTTO"!!! Il rassicurante bilancio di Monsignor Charles J. Scicluna, il promotore di giustiz ia del Vaticano. "TEBE": IN VATICANO NON CE SOLO LA "SFINGE" - CE LA "PESTE"!!! Caro Benedetto XVI ... DIFENDIAMO LA FAMIGLIA!? MA QUALE FAMIGLIA - QUELLA DI GESU (Maria - e Giuseppe!!!) O QUELLA DI EDIPO (Laio e Giocasta)?! I bambini non sono merce di Luca Kocci (il manifesto, 13 gennaio 2013) Contro natura, disumana, contraria ad ogni evidenz a antropologica. Sono gli aggettivi che le gerarchie ecclesiastiche e gli organi di stampa cattolici hanno usato per definire la sentenz a della Corte di Cassaz ione che laltro ieri ha confermato laffidamento alla madre - ora legata sentimentalmente e convivente con unaltra donna - del figlio piccolo, negando che vivere allinterno di una coppia omosessuale sarebbe stato dannoso per lequilibrato sviluppo del bambino. Laffidamento e ladoz ione dei bambini da parte degli omosessuali porta il bambino ad essere una sorta di merce, ha detto ieri ai microfoni di Radio Vaticana monsignor Vincenz o Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e padre spirituale della Comunit di SantEgidio del ministro Riccardi, il bambino deve nascere e crescere allinterno di quella che, da che mondo mondo, la via ordinaria, cio con un padre e una madre. Talvolta questo contesto pu frantumarsi, aggiunge il ministro della famiglia del Vaticano - che nella Curia romana considerato un "progressista" - , ma inficiare questo principio pericolosissimo per il bambino e per lintera societ. Suggerisco a monsignor Paglia di leggersi un po di letteratura scientifica e di rendersi conto di persona di come crescono i bambini nelle famiglie gay, gli risponde lex presidente dellArcigay Aurelio Mancuso, fondatore della rete per i diritti civili Equality Italia. Sentenz a pericolosa, titolava ieri Avvenire, affidando il commento al giurista Carlo Cardia, gi paladino dellesposiz ione del crocefisso nelle aule scolastiche, che parla di essenz iale diversit e complementariet tra il padre e la madre che introducono il bambino nel pi vasto oriz z onte degli affetti, dei sentimenti, delle relaz ioni, dandogli sicurez z a, solidit, capacit di realiz z arsi pienamente. Invece la sentenz a della

Cassaz ione considera il bambino come soggetto manipolabile, attraverso sperimentaz ioni che sono fuori della realt naturale, biologica e psichica. Un bambino, prosegue, privato artificiosamente della doppia genitorialit, vede venir meno la dimensione umana e affettiva necessaria per la crescita e il suo armonico sviluppo, si intravede un profilo disumaniz z ante che comporta il declassamento dei suoi diritti. Evidentemente Avvenire, pur di non dar ragione a due donne che vogliono educare in libert il loro figlio, preferiva il genitore islamico che aveva abbandonato il bambino, commenta Franco Grillini. Netta anche la condanna dellOsservatore romano: riconosce che un bambino pu crescere anche con uno o senz a genitori, per aggiunge che non bisogna creare queste situaz ioni soltanto perch in alcuni casi non si provocano danni. E comunque, scrive il quotidiano del papa, il nodo resta lomosessualit: Lumano il maschile e il femminile, non possono negarlo nemmeno le coppie omosessuali, che per escludono dalla relaz ione questa polarit con una scelta autoreferenz iale. Per cui la peculiarit della genitorialit come espressione del matrimonio eterosessuale deve essere ribadita: dimensione costitutiva della condiz ione umana. Schematico don Antonio Maz z i: La Cassaz ione va contro natura. Mentre articolato il ragionamento di Gianni Geraci, portavoce del Guado, uno dei primi gruppi italiani di omosessuali credenti: Quello che un valore, ovvero una famiglia con un padre e una madre, non pu essere considerato lunico valore, anche perch lesperienz a ci mostra che talvolta quel nucleo si rompe, o non si realiz z a, ma il bambino cresce ugualmente sereno, spiega al manifesto. Piuttosto che condurre inutili e dannose battaglie ideologiche, bisogna pensare soprattutto al bene dei minori. Per questo urgente una legge che consenta ladoz ione anche da parte di un single. Sar poi una sua scelta, e un suo diritto, decidere con chi educarlo. Don Franco Barbero, della comunit di base di Pinerolo, sul suo blog racconta la storia di Morena, figlia felice di due lesbiche: fidanz ata. Una bella e gioiosa giovane donna. Quando la incontro, la vedo felice come una ragaz z a cresciuta in un contesto damore. Ha persino convertito dallomofobia il suo fidanz ato. il pi bel commento alla sentenz a della Cassaz ione. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - LO SPIRITO CREATORE IN UN MONDO CHE EVOLVE (di Eliz abeth Johnson). Stralci del capitolo relativo allecoteologia (a c. di Ludovica Eugenio - "Adista"). 12 gennaio 2013, di Federico La Sala LO SPIRITO CREATORE IN UN MONDO CHE EVOLVE di Eliz abet h Johnson * COLUI CHE D LA VITA (...) Nelle fotografie scattate dallo spaz io, il nostro pianeta sembra una biglia di un blu brillante, circondata da turbini di nuvole bianche. Questo puntino prez ioso, fluttuante su uno sfondo di spaz io nero infinito, lunico tra tutti i pianeti, le lune e gli asteroidi esplorati fino a oggi a essere ricoperto da una membrana vitale. Gli astronauti che hanno visto questa scena con i loro occhi spiegano che ha il potere di trasformare i loro sentimenti pi intimi. Sultan bin Salman al- Saud, astronauta saudita che ha fatto parte di un equipaggio internaz ionale, ricordava: Il primo giorno ci siamo messi tutti a indicare i nostri Paesi. Il secondo giorno, i continenti. Arrivati al quinto, vedevamo tutti una Terra sola. Lastronauta Rusty Schweigert, che calc la superficie lunare, osserv che, da quella posiz ione privilegiata, la Terra cos piccola che la si pu nascondere dietro a un pollice. Poi capisci, riflett, che su quella sfera bianca e blu, bellissima e calda, c tutto quello che per te conta, tutta la natura, la storia, lorigine e lamore. E questo ti cambia per sempre. Dagli anni Sessanta in poi questa immagine diventata patrimonio comune della popolaz ione terrestre. il simbolo di una consapevolez z a nuova e sempre pi viva del pianeta Terra da parte degli uomini e delle donne di tutto il mondo, una percez ione caratteriz z ata da una dialettica particolarissima. Da un lato, restiamo pieni di stupore di fronte ai complessi meccanismi di questo mondo, scoperti e divulgati dalla scienz a contemporanea. Dallaltro, lamentiamo, pieni di angoscia, il modo in cui lavidit umana sta rapidamente deturpando la natura. In tale contesto bifronte di meraviglia e di sperpero ambientale, i credenti stanno riscoprendo un tema antico, vale a dire la presenz a e laz ione dello Spirito di Dio creatore nel mondo naturale. La teologia degli ultimi secoli non ci viene molto in aiuto nella comprensione di questo aspetto. Intanto, a differenz a della teologia ortodossa della Chiesa Greca e Russa, la teologia occidentale moderna ha

mortificato la pneumatologia, lo studio dello Spirito. Ha trattato lo Spirito, per usare le parole di Walter Kasper, come la Cenerentola della teologia, che resta a casa a fare i lavori pi umili mentre le altre due sorelle vanno al ballo. La teologia moderna ha anche trascurato il mondo naturale quale oggetto di interesse religioso. Ci avvenuto a partire dai tempi della Riforma. Prima di allora, Dio, lumanit e la natura formavano tre pilastri della teologia, uno sgabello a tre gambe che, insieme, abbracciava la riflessione filosofica e teologica cristiana, ebraica e islamica. Tuttavia, il feroce conflitto riguardo alla salvez z a, con i protestanti che insistevano a dire che lopera redentrice di Cristo era efficace per la sola fede, e i cattolici che lo era per la fede e le opere, fece s che lattenz ione si concentrasse su questo dilemma umano, eliminando dal campo visivo il resto della creaz ione. Come accade in qualsiasi battaglia, si perse di vista la realt pi ampia. (...). Rivisitando oggi questo antico tema, dunque, lecoteologia costretta a lavorare contemporaneamente su due fronti, quello dello Spirito e quello della natura. Il Credo niceno offre un indiz io laddove identifica lo Spirito come colui che Signore e d la vita, in latino Dominum et vivificantem, colui che vivifica, il Vivificante. (...). Il mondo meraviglioso sviluppatosi dal Big Bang e dalla biologia evolutiva, da un lato, e la vulnerabilit della vita sulla Terra, bisognosa di protez ione, dallaltro, stanno conducendo lecoteologia a percepire la presenz a e lattivit dello Spirito in modo nuovo, vale a dire come Dio vivente che fonte, sostentamento e traguardo di tutto quanto. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - LO SPIRITO CREATORE IN UN MONDO CHE EVOLVE (di Eliz abeth Johnson). Stralci del capitolo relativo allecoteologia (a c. di Ludovica Eugenio - "Adista"). 12 gennaio 2013, di Federico La Sala IL MONDO NATURALE La meraviglia Tenendo presente limmagine della Terra vista dallo spaz io, consideriamo quattro aspetti di questo pianeta e il suo posto nelluniverso. Primo, luniverso antichissimo. In termini di miliardi di anni, i numeri chiave sono il 14, il 5 e il 4. Luniverso ebbe origine con unesplosione originaria chiamata, in modo piuttosto prosaico, Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa (pi precisamente 13 miliardi e 700 milioni di anni fa, secondo lattuale consenso scientifico). Dalla deflagraz ione di quellistante fino a oggi luniverso ha continuato a espandersi, mentre le galassie e le loro stelle nascevano e morivano. Il nostro sole e i suoi pianeti fecero la loro comparsa circa 5 miliardi di anni fa, prodotti dallaggregaz ione del pulviscolo e dei gas liberati dalle precedenti generaz ioni di stelle esplose nei loro spasmi di agonia. Sul pianeta Terra, circa 4 miliardi di anni fa, ebbe luogo una nuova esplosione, la vita, affacciatasi nelle comunit di organismi monocellulari delle profondit dei mari primordiali ed evolutasi nel milione e pi di specie oggi esistenti. Nel suo libro I draghi dellEden, Carl Sagan utiliz z a la scansione di un anno per rappresentare la sequenz a degli eventi. Se il Big Bang avvenuto a Capodanno, il nostro sole e i pianeti sono nati il 9 settembre. La vita sulla Terra ha avuto origine il 25 settembre e i primi esseri umani hanno fatto la loro comparsa il 31 dicembre alle 22,30. (...). Noi esseri umani siamo i neonati delluniverso, quelli appena arrivati. Secondo, limmensit delluniverso inimmaginabile. Ci sono pi di cento miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle, e non si sa quante lune e pianeti, e tutta questa materia visibile e udibile solo un frammento della materia delluniverso che, non essendo conosciuta fino in fondo, detta oscura. La Terra un piccolo pianeta che orbita intorno a una stella di media grandez z a nei pressi dellestremit di una galassia a spirale. Siamo solo un granellino. Terz o, luniverso completamente interconnesso, tutto in qualche modo in relaz ione con tutto il resto. A proposito del colore rosso del sangue, ad esempio, lo scienz iato- teologo inglese Arthur Peacocke scrisse: Ogni atomo di ferro nellemoglobina del nostro sangue non sarebbe l se non fosse stato prodotto in una qualche esplosione galattica miliardi di anni fa e se alla fine non si fosse condensato per formare il ferro della crosta terrestre dal quale siamo nati noi. Gli esseri umani e tutte le creature di questo pianeta sono fatti, letteralmente, di polvere di stelle. La storia dellevoluz ione biologica, inoltre, evidenz ia che noi umani condividiamo con tutte le altre creature viventi un patrimonio

genetico comune che risale agli organismi monocellulari primordiali dei mari antichi. Batteri, pini, mirtilli, cavalli, le imponenti balene grigie: nella grande comunit della vita siamo tutti parenti. (...). Quarto, luniverso profondamente dinamico. Anche mentre leggete queste parole, si sta formando nuovo spaz io, dal momento che luniverso continua a espandersi. Le galassie ruotano attorno al loro buco nero centrale; il nostro pianeta compie ogni anno un giro attorno alla nostra stella e ruota ogni giorno intorno al proprio asse; intere specie nascono, crescono e muoiono, cos come accade agli individui il cui tempo disegna un arco dalla nascita alla morte. La natura in s storica. Questo dinamismo spiega anche la comparsa della specie umana. Dallevoluz ione del ciclo vitale degli organismi monocellulari flu una corrente vitale in progressione: creature che vivono in conchiglie, pesci, anfibi, rettili, insetti, fiori, uccelli e mammiferi, tra i quali ebbero origine gli esseri umani, noi primati il cui cervello strutturato in modo cos complesso da consentirci di sperimentare coscienz a introspettiva e libert o, detto in termini intelletto e volont. La materia, eccitata di energia, evolve nella vita, poi nella coscienz a, poi nello spirito (dal sassolino alla pesca, al barboncino, alla persona). Il pensiero e lamore umano non sono stati iniettati nelluniverso dallesterno, ma rappresentano lo sbocciare in noi di energie profondamente cosmiche, suscitate dal dinamismo propriamente fisico del cosmo, che gi autorganiz z ato e creativo. In questa epopea, gli umani non sono alieni atterrati in uno strano mondo materiale, ma parte integrante di una storia in evoluz ione. Secondo la suggestiva definiz ione di Sallie McFague, siamo terricoli, creature che appartengono a questo luogo. Le nostre aspiraz ioni personali e la nostra creativit culturale racchiudono la vitalit energetica del cosmo stesso; la nostra piccola pepita di tempo storico concentra in s limpresa impetuosa ed eccitante in corso nella natura stessa. Tutto questo ci rende distinti ma non separati, un unico filo nel cosmo, ma al tempo stesso un filo del cosmo. Da un lato, lo stupore. Dallaltro, invece, langoscia, perch questa storia entrata in un nuovo capitolo che costituisce una minaccia per il pianeta che la nostra casa. Lo spreco Noi umani stiamo danneggiando in modo irreversibile e a un ritmo sempre pi accelerato il nostro pianeta, mettendo a rischio la sua identit di luogo dove risiede la vita. Sovraconsumo, riproduz ione incontrollata, sfruttamento selvaggio delle risorse, aumento spropositato dellinquinamento stanno rapidamente impoverendo i sistemi vitali di terra, mare e aria. Ogni anno, ad esempio, il 20% della popolaz ione della Terra che vive nelle naz ioni ricche utiliz z a il 75% delle risorse mondiali e produce l80% dei rifiuti di tutto il mondo. Un caso esemplare: Chicago, con 3 milioni di abitanti, consuma in un anno tanta materia prima quanto il Bangladesh, che ha una popolaz ione di 97 milioni. Questo sovraconsumo il frutto di uneconomia che deve costantemente crescere per continuare a esistere. (...). Altro esempio: nel 1950 la popolaz ione mondiale ammontava a due miliardi di persone. Alliniz io del nuovo millennio eravamo sei miliardi. Se le previsioni si realiz z eranno, nel 2030 ci saranno 10 miliardi di persone sul pianeta. Chi, nato nel 1950, arriver a ottantanni, avr visto la popolaz ione umana mondiale quintuplicata nel corso della sua vita. Per tradurre queste statistiche in unimmagine pi immediata, ogni sessanta giorni si aggiunge una nuova Citt del Messico; ogni anno, nel pianeta, c un nuovo Brasile. La capacit di carico della Terra si sta esaurendo per colpa di questo uso che ne fa lessere umano; la nostra specie consuma risorse in tempi pi rapidi di quelli che il pianeta impiega per reintegrarle. Laggressione al pianeta, voluta o meno, causa un danno ecologico di proporz ioni enormi. La terribile litania nota: riscaldamento globale, buchi nello strato di oz ono, deforestaz ione, prosciugamento delle z one paludose, impoverimento del suolo, inquinamento dellaria, avvelenamento dei fiumi, collasso della pesca negli oceani e, soprattutto, la minaccia di una conflagraz ione nucleare. Il dato scioccante che la conseguenz a della diffusa distruz ione degli ecosistemi lestinz ione delle specie vegetali e animali che vivono in questi habitat. Il nostro un tempo di grande agonia. Secondo stime prudenti, nellultimo quarto del XX secolo si estinto il 10% delle specie. Quando questi esseri viventi, questi magnifici animali o piccole piante si estinguono, non tornano pi. Stiamo cancellando il futuro di creature come noi, che si sono evolute nel corso di milioni di anni. La loro scomparsa un primo segnale di avvertimento della morte del pianeta come luogo vitale. (...). Il quadro sincupisce quando prendiamo in esame la profonda connessione tra ingiustiz ia sociale e devastaz ione ecologica. I poveri patiscono in modo sproporz ionato le conseguenz e dellimpoverimento ambientale: devastaz ione delle popolaz ioni e devastaz ione della terra dalla quale la loro vita dipende procedono di pari passo. (...).

la loro vita dipende procedono di pari passo. (...). Quando si comincia a pensare a Dio in relaz ione a questo mondo, lo stupefacente mondo naturale che suscita in noi meraviglia ma che viene distrutto dal nostro spreco, ci si presenta un approccio totalmente nuovo. Anticamente, la concez ione pi elementare del mondo sosteneva che fosse stato creato in principio e che fosse unentit statica; lattivit di Dio sarebbe consistita in primo luogo nel conservare ci che era stato gi creato. Adesso che comprendiamo che il mondo in divenire, che graz ie allevoluz ione e ad altri processi nascono elementi del tutto nuovi, sono necessarie idee inedite sulla presenz a e sullaz ione divina. Finora esse sono state centrate sullo Spirito di Dio, chiamato Spirito Creatore nel grande inno medievale Veni, Creator Spiritus. Innestando lesperienz a rivelata di un Dio personale in un assetto cosmologico in espansione, lecoteologia, completamente pervasa dal tema della giustiz ia sociale e da prospettive ecofemministe, sonda unaltra nuova frontiera. LA PRESENZA DI DIO Il lavoro sullidea dello Spirito Creatore pone in primo piano la convinz ione che il mondo sia pervaso dalla presenz a e dallaz ione di Dio e che, quindi, il mondo naturale sia il luogo in cui Dio dimora. Questa presenz a divina pu essere esaminata in base a tre principi: costante; caratteriz z ata dal modello della croce; sempre presente come promessa. Una presenz a costante Al termine del suo celebre libro Dal Big Bang ai buchi neri, il fisico Stephen Hawking si pone il famoso interrogativo: Che cos che infonde vita alle equaz ioni e che crea un universo che possa essere descritto da esse?. Da ateo convinto, lascia aperta la questione. La fede biblica offre una diversa opz ione, osando credere che sia proprio lo Spirito di Dio a infondere vita alle equaz ioni, facendo nascere cos questo universo esuberante. Il mistero del Dio vivente, del tutto trascendente, anche la potenz a creatrice presente nel cuore del mondo, che lo sostiene in ogni fase della sua evoluz ione. Il modello intellettuale che consente di interpretare nel modo pi comprensibile questa presenz a il panenteismo (tutto in Dio). Negli ultimi secoli la teologia si servita soprattutto del modello del teismo, secondo il quale Dio al vertice della gerarchia dellessere, insistendo sulla differenz a e sulla distanz a di Dio rispetto al mondo e prestando ben poca attenz ione alla sua prossimit. Il modello opposto quello del panteismo (tutto Dio), che cancella la differenz a tra creato e increato, facendo sprofondare Dio e il mondo luno nellaltro. A differenz a di questultimo modello, il panenteismo individua una relaz ione in cui tutto risiede in Dio, che a sua volta tutto circonda, poich al di sopra di tutti, agisce per mez z o di tutti ed presente in tutti (Ef 4,6). Ci che ne consegue una reciprocit nella presenz a, della quale il corpo della donna incinta offre unottima metafora. (...). Alla luce di questa costante presenz a divina, il mondo naturale, invece di essere scisso da ci che sacro, assume un carattere sacramentale. (...). La materia porta il segno del sacro e ha essa stessa uno splendore spirituale. A sua volta, la presenz a divina viene mediata a livello sacramentale allinterno e per mez z o del mondo nella sua concretez z a, non necessariamente n in modo assoluto, ma misericordiosamente e in modo reale. Lo Spirito di Dio in noi si muove al di sopra del vuoto, respira nel caos, accelera, riscalda, libera, benedice e crea continuamente il mondo, rendendo possibile il suo progresso evolutivo. Riconducendo, cos, lo Spirito allinterno del quadro, lecoteologia colloca Dio non al culmine della piramide dellessere - o pi in alto ancora - come nel teismo moderno, ma dentro e intorno al cerchio della vita che nasce, lotta, vive, muore e si rinnova, e alluniverso intero. IL MODELLO DELLA CROCE C, tuttavia, molto altro da dire. Perch il mondo naturale non solo meraviglioso nelle sue armonie, ma ci mostra anche un volto implacabilmente violento e sanguinario, pieno di sofferenz a e di morte. La corporeit di ogni creatura vivente esige che questa si cibi di altre creature, che siano animali o piante. Predaz ione e morte fanno inevitabilmente parte del modello della vita biologica. Su grande scala, la storia della vita dipende dalla morte: senz a di essa, non vi sarebbe uno sviluppo evolutivo di generaz ione in generaz ione. Dov Dio, in questo scenario di sofferenz a e di morte che dura da milioni di millenni? La tentaz ione di negare la violenz a e di rifugiarsi in una visione romantica del mondo naturale forte. Ma esiste unaltra possibilit, quella, cio, di affrontare il dolore e di interpretarlo alla luce del Vangelo.

Coloro che credono che Ges la Sapienz a di Dio incarnata considerano la sua vita e il suo destino la lente per antonomasia attraverso cui interpretare la natura del Dio vivente, non in modo esauriente, giacch il mistero rimane, ma in modo autentico. Che cosa cogliamo attraverso questa lente? Se parliamo della relaz ione di Dio con gli esseri umani, cogliamo un amore misericordioso che non conosce limiti. Il ministero di Ges, con cui egli continuamente guarisce, esorciz z a, d da mangiare, perdona e predica il regno di Dio, ha reso lamore di Dio concretamente accessibile a tutti, soprattutto agli emarginati. La sua ingiusta esecuz ione sulla croce ha stabilito un legame profondo tra la compassione di Dio e la colpevolez z a di questo mondo, pieno di penosa sofferenz a e di morte terrificante. La sua resurrez ione rivela che lo Spirito di Dio, penetrando queste profondit, dischiude la promessa di una nuova vita attraverso e oltre la morte. (...). Il fatto di vedere nel Dio vivente il Creatore non solo degli esseri umani, ma del mondo intero del quale noi umani siamo parte, autoriz z a lecoteologia ad attraversare il confine tra le specie e a estendere questa solidariet divina a tutte le creature. Essa avanz a lipotesi che lo Spirito Creatore sia empaticamente solidale con ogni essere vivente che soffre, dai dinosauri spaz z ati via da un asteroide al piccolo impala divorato da una leonessa. (...). Il grido daiuto della natura trova risposta nello Spirito, che geme con le doglie del parto di tutta la creaz ione, nel dare alla luce il nuovo (Rm 8,22). In questo modo il modello della croce e della resurrez ione viene riscoperto su scala cosmica. Sempre presente come una promessa Il resoconto scientifico del cosmo in espansione e dellevoluz ione della vita su questo pianeta fa comprendere che luniverso, anz ich essere un fenomeno dotato di stabilit, pu essere oggi descritto soltanto nei termini di unavventura dal finale aperto. Alliniz io si trattava di un mare omogeneo di radiaz ioni. Lungi dal rimanere a uno stadio molecolare, luniverso si evoluto, nel tempo, in modo affascinante emergendo in una variet sempre pi elaborata di forme via via pi complesse e meravigliose. Alcuni biologi, come Stephen Jay Gould, suggeriscono di non interpretare questa storia come un percorso necessariamente dotato di una direz ione precisa, lineare, dal Big Bang allumanit. La storia della vita simile, piuttosto, a un arbusto pieno di rami; lumanit ne rappresenta un giovane ramoscello. Pur accettando questa consideraz ione, Peacocke e altri affermano che, poich vero che luniverso, nel suo complesso, ha seguito, fin dalle sue origini cosmiche, una certa direz ione, naturale che tenda a una sempre maggiore complessit, bellez z a e novit, pur nella coerenz a. Sul lungo termine, possiamo constatare che sin dalliniz io luniverso stato seminato di promesse, gravido di sorpresa. normale che dal meno venga il pi. (...). Questa vastit indefinita di fenomeni naturali pone il mondo esattamente allinterno dei parametri della fede biblica. Questa fede, infatti, incontra sempre un Dio della promessa che si avvicina dal futuro con linvito a venire avanti. Dallesortaz ione ad Abramo a partire per una nuova terra, suggellata dal dono sorprendente di un figlio per lui e Sara, anz iani e sterili, allinvito al popolo ebraico in schiavit a uscire dallEgitto, ormai libero, allincarico conferito alle discepole di Ges che si trovavano presso la tomba vuota di andare e raccontare la buona novella della resurrez ione: la presenz a di Dio nella storia umana foriera di continue sorprese. Riflettendo sulla vicenda evolutiva del mondo insieme a queste storie di fede, la teologia propone di interpretare lo Spirito Creatore come fonte generosa del nuovo non solo per gli esseri umani, ma anche per il mondo naturale nel suo insieme. Dimorando nel mondo con potenz a creatrice, lo Spirito lo avvia verso una grande avventura, ordinando al Big Bang: Vai, diventa, esplora, dai alla luce il nuovo, perch di pi ancora possibile. E io sar con te. (...). Il Dio vivente che sempre nasce presente nel mondo nel modo pi intimo, sotto forma di una promessa: Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,5). Insomma, lecoteologia suggerisce che lo Spirito Creatore abita nel cuore del mondo naturale, dando energia dallinterno alla sua evoluz ione con la propria benevolenz a, sorreggendo in modo compassionevole tutte le sue creature nella loro finitez z a e nella loro morte e sospingendo il mondo verso un futuro inimmaginabile. (...). > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - LO SPIRITO CREATORE IN UN MONDO CHE EVOLVE (di Eliz abeth Johnson). Stralci del capitolo relativo allecoteologia (a c. di Ludovica Eugenio "Adista"). 12 gennaio 2013, di Federico La Sala

LINTERVENTO DIVINO La presenz a creatrice, sofferente, piena di promesse dello Spirito nel mondo naturale solleva in modo diretto la questione dellintervento divino. Come agisce Dio nel cammino di un universo evolutivo? Le forme moderne di teismo affermano che Dio interviene nel mondo a sua discrez ione, per portare a compimento il proprio progetto indipendentemente dai processi naturali. Limmagine scientifica delluniverso, tuttavia, indica che ci non necessario. La natura si autorganiz z a attivamente in nuove forme a ogni livello. Anche la nascita della vita e poi del pensiero pu essere spiegata senz a fare ricorso a uno speciale intervento sovrannaturale. Lasprez z a degli attuali dibattiti tra alcuni scienz iati e i credenti seguaci del disegno intelligente deriva proprio da queste affermaz ioni discordanti: i primi non trovano traccia di attivit divina nel mondo fisico, mentre i secondi postulano una qualche forma di az ione diretta e di progetto complessivo da parte di Dio. Il concetto fondamentale di intervento divino da cui entrambi gli schieramenti partono, tuttavia, non pi adeguato. Le dispute teologiche sulla mediaz ione divina possono essere feroci quanto quelle tra scienz a e religione. Almeno sei sono le posiz ioni che rivendicano un ruolo nel dibattito. (...) Tutti questi punti di vista, per, hanno molto in comune. Rifuggono da un modello dichiaratamente interventista dellaz ione divina, cercano di rendere comprensibile lidea che lo Spirito Creatore, in quanto potere fondante che tutto sostiene e in quanto fine ultimo del mondo in evoluz ione, agisce consentendo il processo dallinterno, e vedono la creativit di Dio attiva allinterno dei processi cosmici, insieme a essi e come loro fondamento. Dio crea il mondo, in altre parole, consentendo che il mondo crei se stesso. Il caso Anche ammettendo ci, a rendere il dibattito tanto rischioso per la teologia, con la sua fede in un Dio provvido, lelemento del caso. A differenz a della scienz a del periodo illuminista, che concepiva un universo operante in modo predeterminato, meccanicistico, la scienz a contemporanea ha rivelato lesistenz a, nella natura, di ampie aree aperte nelle quali intrinsecamente impossibile prevedere quale sar levento successivo. (...). Il regno microscopico studiato dalla fisica quantistica una di queste aree. La nostra incapacit di rilevare contemporaneamente tanto la posiz ione quanto la velocit di una singola particella ha dato origine a ci che stato giustamente chiamato principio di indeterminaz ione. Invece di fare semplicemente riferimento ai limiti della misuraz ione, e dunque alla nostra conoscenz a, i filosofi della scienz a ora suppongono che ci abbia a che fare con la natura stessa del fenomeno. (...). Gli ampi sistemi non lineari e dinamici studiati dalla fisica del caos rappresentano unaltra di queste aree. Qui, la cosa impressionante che i nuovi modelli autorganiz z ati emergenti sono estremamente reattivi alle condiz ioni iniz iali. (...). Non c un semplice rapporto di causa ed effetto, ma un sistema aperto e dinamico che pu prendere una direz ione o unaltra a seconda di cambiamenti minimi. Nel corso del tempo, dal ripetersi di questo meccanismo, emerger un determinato modello. In nessun caso, per, possibile fare una previsione sicura. Lo sviluppo biologico delle specie graz ie alla selez ione naturale la terz a area. Un gene muta in seguito al bombardamento dei raggi solari, un uragano devia la rotta di qualche uccello verso una nuova isola, la Terra colpita da un asteroide. Gli esemplari che si adatteranno meglio al cambiamento dellambiente (...) saranno in grado di arrivare alla generaz ione successiva, ma non c modo di prevederlo in anticipo. In questi come in altri casi, la scienz a contemporanea ha messo a nudo lesistenz a, nella natura non umana, di sistemi emergenti, capaci di adattarsi e di autorganiz z arsi, il cui funz ionamento nel tempo ha portato ad autentiche novit nelluniverso. Il modello si dispiega in un modo regolare, codificato, poi viene interrotto dal caso ma, anz ich andare in pez z i, al culmine del disordine compaiono nuove forme di ordine, pi ricche, complesse e belle. Il futuro continua ad aprirsi. (...). Se ci fosse solo la legge, nelluniverso, la situaz ione stagnerebbe in un ordine ripetitivo e sterile. Se ci fosse solo il caso, le cose diventerebbero talmente caotiche che non potrebbe esserci alcuna struttura ordinata. Ma il caso che lavora allinterno della legge interrompe la regolarit del modello pur tenendola sotto controllo, e nel corso di milioni di millenni la loro interaz ione consente al mondo di progredire a uno stadio pi complesso di

quanto sarebbe possibile altrimenti. (...). Ci significa che, nella misura in cui la scienz a pu comprenderlo, il dispiegarsi delluniverso non avvenuto secondo un piano predeterminato. Poich la casualit autentica non pu essere prevista, vi unindeterminatez z a nel processo graz ie alla quale luniverso genera nuovi modi di essere di cui si pu dar conto solo retrospettivamente. stato sconvolgente quando, a un incontro annuale della Catholic Theological Society of America, William Stoeger, astrofisico gesuita del gruppo di ricerca dellOsservatorio Vaticano allUniversit dellAriz ona, ha chiesto: se riportassimo indietro al primo istante le lancette dellorologio del mondo e lo lasciassimo ricominciare a ticchettare, le cose andrebbero nello stesso modo? Il consenso scientifico propende decisamente per il no. sceso un silenz io attonito e poi esplosa la discussione, in una sala piena di teologi che cercavano di fare i conti con questidea e di conciliarla con le proprie supposiz ioni di fondo. Mettendo in relaz ione questa idea con la presenz a dello Spirito di Dio, lecoteologia sostiene che, in quanto amore sconfinato che si esprime nella continua evoluz ione delluniverso, la creativit divina la sorgente non soltanto dellordine cosmico, ma anche del caso che consente la comparsa della novit. Dando potere al mondo dallinterno, lo Spirito non solo d origine a eventi regolari che rispondono a delle leggi, ma abbraccia anche la rischiosit dei mutamenti casuali e delle condiz ioni caotiche dei sistemi aperti, essendo molto pi affine al disordine di quanto la nostra teologia naturale di un tempo abbia mai immaginato. Gli sconvolgimenti imprevedibili possono essere distruttivi, ma hanno anche la capacit di portare a forme di ordine pi complesse. Nellevoluz ione delluniverso, non dobbiamo stupirci di trovare la creativit divina librarsi accanto alla turbolenz a. (...). Considerata lapertura del mondo naturale, John Haught suggerisce, opportunamente, a mio modo di vedere, di pensare a un Dio che non ha tanto un progetto per luniverso in evoluz ione, quanto piuttosto una visione. Questa visione ha come obiettivo la creaz ione di una comunit damore. Al cuore di questo processo c lo Spirito Creatore, che guida il mondo in quella direz ione, allo stesso tempo invitando il mondo a prendere parte alla propria creaz ione graz ie alla libera attivit dei suoi sistemi. (...). AMARE LA TERRA chiaro che questa teologia dello Spirito Creatore che crea, sempre presente, ama compassionevolmente e mette il mondo nella condiz ione di affrontare la propria avventura ha delle implicaz ioni per la ricerca teologica nel suo complesso. Essa , in particolare, il fondamento di unetica responsabile e rigorosa di cura della Terra. Un universo morale limitato agli esseri umani non pi sufficiente. Se la Terra davvero un sacramento della presenz a divina, luogo della compassione di Dio e portatrice della sua promessa, allora il danno irreversibile e continuo arrecatole dallecocidio, dal biocidio e dal geocidio un gravissimo sacrilegio. Nella tradiz ione della profez ia biblica e nello spirito di Ges, i credenti devono reagire in modo profetico e provocatorio, promuovendo la cura, la salvaguardia, il risanamento del mondo naturale anche qualora ci dovesse andare contro potenti interessi economici e politici, come di fatto accade. Dobbiamo fare ricorso a tutte le tecniche di resistenz a nonviolenta attiva per fermare laggressione contro ci che vulnerabile (...). Il criterio rigoroso che deve ora misurare la moralit delle nostre az ioni se esse contribuiscano o meno a rendere sostenibile la vita sulla Terra. (...). Ci, a sua volta, esige che superiamo la nostra esclusiva attenz ione etica verso gli esseri umani e che individuiamo come nuovo centro di una solida riflessione morale la comunit di vita nel suo complesso. In unetica ecologica, il grande comandamento di Ges ama il tuo prossimo come te stesso arriva a includere tutti i membri della comunit di vita. Chi il mio prossimo?, si chiede Brian Patrick, il Samaritano? Lemarginato? Il nemico? S, certo. Ma lo anche la balena, il delfino, la foresta pluviale. Il nostro prossimo lintera comunit di vita, lintero universo. Dobbiamo amarlo tutto come noi stessi. Se la natura il nuovo povero, come afferma Sallie McFague, allora la nostra passione nellistituire la giustiz ia per i poveri e gli oppressi ora va estesa in modo da includere il mondo naturale, gli ecosistemi e le altre specie minacciate. Salva la foresta pluviale diventa unapplicaz ione morale concreta del comandamento Non uccidere. (...). Oggi scopriamo che il grande, inintelligibile mistero di Dio, totalmente trascendente e al di l del

mondo, anche il potere dinamico al centro del mondo naturale e della sua evoluz ione. Gemendo con il mondo, gioendo dei suoi progressi, conservando la fiducia nonostante i suoi fallimenti, rafforz andolo dallinterno con amore, lo Spirito Creatore con tutte le sue creature nella loro finitudine e nella loro mortalit e resta legato a loro graz ie al suo amore redentivo, portandole con s, in un futuro imprevedibile, in una vita divina di comunione. Non sono semplici passi sulla strada verso lHomo sapiens: tutto il complesso araz z o dellordine creato ha un suo valore intrinseco, poich il luogo in cui Dio esprime la sua presenz a creatrice. (...). * Adista Documenti n. 1 del 12/01/2013 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - ALLA RICERCA DEL DIO VIVENTE (di Eliz abeth Johnson). Nota di Ludovica Eugenio "Adista"). 12 gennaio 2013, di Federico La Sala Parlare di Dio attraverso un linguaggio nuovo. Le ultime frontiere della teologia contemporanea di Ludovica Eugenio (Adista Documenti n. 1 del 12/01/2013) DOC- 2493. ROMA- ADISTA. Dalla met del XX secolo, sulla spinta delle nuove sfide poste da drammatici eventi storici e da inediti contesti sociali, la riflessione teologica si arricchita di nuove visioni di Dio. Ateismo, Shoah, oppressione dei poveri, delle donne e delle minoranz e, incontro tra le religioni, crisi ambientale: Ognuno di questi contesti richiede una nuova comprensione e offre elementi utili riguardo al modo in cui la ricerca pu procedere. Comprensione ed elementi che la teologa Eliz abet h Johnson, religiosa della congregaz ione delle Sisters of Joseph e docente di Teologia alla Fordham University di New York, offre nel suo libro Alla ricerca del Dio vivent e , appena tradotto e pubblicato da Faz i editore nella collana Campo dei Fiori, diretta da Vito Mancuso (pp. 309, 16). Gi presidente della Catholic Theological Society of America (Ctsa) e dellAmerican Theological Society (Ats), di orientamento ecumenico, Eliz abet h Johnson - che ha ricevuto numerosi premi, tra cui il John Courtney Murray Award della Ctsa, stata eletta, nel 2011, personaggio dellanno dal settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter e ha ricevuto, nel 2008, il primo premio della Catholic Press Association per la categoria teologia accademica - diventata, negli ultimi due anni, uno dei simboli della libert della ricerca teologica contro la chiusura e la censura della gerarchia ecclesiastica. Nel marz o 2011, infatti, il suo libro, pubblicato nel 2007, stato giudicato non in accordo con lautentica dottrina cattolica dalla commissione dottrinale della Conferenz a episcopale statunitense, presieduta dallarcivescovo di Washington card. Donald Wuerl (v. Adista nn. 30, 32, 35, 46, 48, 60, 82/2011). Il libro, assai diffuso e popolare anche tra i non addetti ai lavori e utiliz z ato come libro di testo in molte universit, veniva accusato, nelle 21 pagine del documento dei vescovi, di minare completamente il Vangelo e la fede di coloro che credono in esso, in particolare per quanto riguarda il tema della Trinit. Bench nessun provvedimento disciplinare sia stato preso contro la teologa, questultima ha contestato lassoluta mancanz a di un confronto prima di procedere alla condanna: Avrei gradito avviare un dialogo per chiarire i punti critici - aveva affermato - ma non sono mai stata invitata a farlo. Segno di tale mancanz a, sosteneva, era anche il fatto che la dichiaraz ione dei vescovi fraintende radicalmente ci che penso e che in realt ho scritto. Non chiaro il motivo per cui il libro sia finito sotto la lente della Commissione dottrinale a tanto tempo dalla pubblicaz ione. Allepoca in cui usc, suscit infatti molti elogi per il fatto di aver offerto nuovi modi di intendere Dio sulla base delle diverse correnti teologiche contemporanee: da quella femminista a quella nera, da quella della liberaz ione a quella interreligiosa, da quella politica a quella ecologica. I capitoli ne ripercorrono lo sviluppo e la riflessione, restituendo limmagine di un Dio trascendente e al tempo stesso immanente, e tracciando, dunque, nuove frontiere, con lo spostamento del focus sui luoghi ai margini del potere dominante, dove Dio si manifesta nellamore che libera, pi vicino alla storia e al caos del mondo. Queste teologie, afferma Eliz abeth Johnson, dilatano la graz ia divina oltre i confini del cristianesimo per abbracciare tutti i popoli e oltre la raz z a umana per abbracciare lintero mondo naturale.

Assumendo come punto di partenz a il retaggio del teismo moderno, con la sua immagine monolitica di un Dio monarca al vertice assoluto della piramide dellessere che va in crisi con le sfide poste dalla trasformaz ione culturale e dai drammatici eventi del XX secolo, la teologa racconta un Dio vivente, dai molteplici volti, che attraversa le epoche e pu entrare in relaz ione con circostanz e storicamente inedite. Ecco, allora, che le teologie di oggi cercano e trovano questo Dio ognuna percorrendo un diverso tratto del percorso e ognuna rappresentandone lultimo capitolo, senz a pretese di possesso della verit ma con propri modi di mettersi in relaz ione con Lui, significativi e soddisfacenti. Dal Dio crocifisso della Shoah a quello venuto a liberare i poveri, dal Dio che agisce a partire dallesperienz a delle donne a quello che spez z a le catene della schiavit, dal Dio della religiosit popolare latina a quello delle altre religioni, dal Dio creatore in un mondo che si evolve, si giunge, infine, al Dio trinitario: Se fosse possibile riassumere le loro riscoperte in una sola metafora - spiega Eliz abeth Johnson definendo le varie teologie - sarebbe la fede cristiana tradiz ionale nel fatto che Dio amore.

Di seguito riportiamo ampi stralci del capitolo relativo allecoteologia. (ludovica eugenio) > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - La grande utopia, per la politica di oggi, provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare, come quasi sempre accaduto, il passaggio depoca (di Michele Serra Vicende come quella dellIlva alimentano un sospetto radicale). 4 dicembre 2012, di Federico La Sala Vicende come quella dellIlva alimentano un sospetto radicale di Michele Serra (la Repubblica, 28 novembre 2012) Vicende come quella dellIlva alimentano un sospetto radicale. Che questa crisi non finir mai: nel senso che questo sistema produttivo, questa organiz z az ione del lavoro, questi modelli di consumo hanno concluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questo vero - se, cio, la crisi davvero strutturale o di sistema come dicono in parecchi - chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o si sente in dovere di dare conforto. Lagonia di un sistema - o di una civilt - fa comunque parte della fisiologia della storia umana. La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, dove sono, nel mondo e Italia, i semi della societ futura e di una nuova economia; dove e perch nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di pi); quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo. Se fossi un leader politico cercherei in tutti i modi di scovare queste energie, organiz z arle, metterle in rete. La grande utopia, per la politica di oggi, provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare, come quasi sempre accaduto, il passaggio depoca. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Il combattente della pace contro l apartheid israeliano. Uri Avnery chiede chiedere uno Stato palestinese entro i vecchi confini del 1967 (di Robert Fisk) 25 novembre 2012, di Federico La Sala Uri Avnery Il combattente della pace contro l apartheid israeliano Pace e terra. Uri Avnery chiede chiedere uno Stato palestinese entro i vecchi confini del 1967 di Robert Fisk (il Fatto e The Independent 25.11.12) The Independent Traduz ione di Carlo Antonio Biscotto Uri Avnery ha 89 anni, un personaggio leggendario ed ancora un combattente. Il famoso scrittore, pacifista e uomo politico di sinistra tra i pochi che continua a chiedere con insistenz a la pace con i palestinesi, con Hamas e uno Stato palestinese entro i vecchi confini del 1967. Avnery pi che mai convinto che Israele potrebbe firmare un trattato di pace domani o la prossima settimana. questa la disgraz ia di essere un inguaribile ottimista, commenta.

A guardarlo non cambiato affatto da quando lho visto lultima volta, una trentina di anni, fa impegnato a giocare a scacchi con Yasser Arafat in mez z o alle rovine di Beirut. Oggi ha i capelli e la barba bianchi ma conserva la rabbia e il senso dellumorismo di sempre. Chiedo che stanno facendo Benjamin Netanyahu e il governo e quale era lo scopo di questo attacco a Gaz a? Parti dal presupposto che sappiano quello che fanno e che vogliano la pace. Partendo da questo presupposto la loro politica appare stupida o folle. Ma se parti dal presupposto che a loro la pace non interessa affatto e che vogliono uno Stato ebraico che vada dal Mediterraneo al fiume Giordano, allora quel che fanno acquista un senso e diventa comprensibile. Il guaio che ci che fanno ci sta portando in un vicolo cieco. Abbiamo gi uno Stato in tutta la Palestina storica: per tre quarti lo Stato ebraico di Israele, per un quarto costituito dai territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaz a. Uri Avnery parla scandendo le parole e con estrema chiarez z a e lucidit. Se annettessero la Cisgiordania come hanno annesso Gerusalemme est, il risultato sarebbe pi o meno lo stesso, aggiunge. Il problema che nel territorio attualmente sotto la dominaz ione israeliana la popolaz ione costituita per il 49% da ebrei e per il 51% da arabi. Lo squilibrio demografico fatalmente destinato ad aumentare a favore degli arabi. Il problema che al momento il nostro uno Stato fondato sullapartheid: un apartheid totale nei territori occupati e una apartheid crescente in Israele. Continuando cos diventer un regime di apartheid in tutto il territorio. Il ragionamento di Avnery chiaro. Se agli arabi fossero concessi i diritti civili e politici, alla Knesset ci sarebbe una maggioranz a araba che per prima cosa cambierebbe il nome del paese da Israele in Palestina. Certo nel 21 secolo la puliz ia etnica di massa impensabile. Ma la demografia un dato di fatto. Ma non si parla in Israele di questo tema? No, c una sorta di rimoz ione collettiva. Nessun partito politico parla di questo problema e la parola pace non compare in alcun programma elettorale, forse con la parz iale eccez ione di Meretz . E LA SINISTRA ISRAELIANA? Sta in ibernaz ione. stata uccisa da Ehud Barak nel 2000. Barak torn da Camp David e ci raccont che lui era il solo che voleva la pace, ma che non avevamo un interlocutore. Questo fu il colpo mortale. A dire queste parole non stato Netanyahu, ma il leader del Partito Laburista. E cos morto il movimento Peace Now. Scuote la testa, riflette un attimo poi riprende a parlare riuscendo miracolosamente a recuperare un po del suo ottimismo: quando nel 1982 incontrai Arafat le condiz ioni cerano gi tutte. La situaz ione oggi non cambiata: uno Stato palestinese con la Cisgiordania, la Striscia di Gaz a e Gerusalemme est come capitale accanto a uno Stato israeliano. Qualche piccola concessione territoriale e una soluz ione simbolica al problema dei profughi. Ma questa soluz ione - che gi matura da 30 anni - sta appassendo come un fiore come un fiore lasciato in un vaso senz a acqua. vero che abbiamo lasciato Gaz a, ma solo per tenerci ben stretta la Cisgiordania. Avnery convinto che Hamas accetterebbe queste condiz ioni. Quando nel 1993 ne parlai, in ebraico, nel corso di una conferenz a a Gaz a davanti a 500 esponenti dellala pi radicale di Hamas, venni applaudito e invitato a pranz o. Gli ricordo che lo statuto di Hamas non prevede la possibilit di una pace con Israele. Parole, solo parole. Se si firmasse una tregua della durata di 50 anni andrebbe benissimo, al di l delle parole. Unultima cosa: come mai non c stata la temuta invasione di terra? Dobbiamo ringraz iare e santificare Goldstone. stato il suo rapporto sui crimini commessi a Gaz a durante lOperaz ione piombo fuso del 2008- 2009 a dissuadere gli israeliani dallinvadere la Striscia. Sono in molti in Israele ad augurarsi che Avnery viva ancora a lungo. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - IL MONDO DEVE APRIRE GLI OCCHI. Intervista a Iz z eldin Abuelaish, a cura di Anne Gujon 19 novembre 2012, di Federico La Sala

19 novembre 2012, di Federico La Sala Iz z eldin Abuelaish: Il mondo deve aprire gli occhi! intervista a Iz z eldin Abuelaish, a cura di Anne Gujon in www.lavie.fr del 18 novembre 2012 (traduz ione: www.finesettimana.org) Ho incontrato il dottor Iz z eldin Abuelaish una prima volta allospedale Tel A Shomer a Tel Aviv, due settimane dopo la morte di tre delle sue figlie e di sua nipote uccise durante loperaz ione Piombo fuso nel 2009. Questo dramma, vissuto in diretta alla televisione israeliana, aveva svegliato gli israeliani che fino ad allora sembravano come anestetiz z ati, davanti agli orrori di una guerra che ha fatto 1450 morti da parte palestinese, 13 morti in Israele. Allepoca, questuomo parlava gi di pace. Pareva quasi una stranez z a, tanto lodio sembra naturale in simili circostanz e. Lodio una malattia, diceva allora. Un dottore cura le malattie. Io non voglio soffrire di questo e rifiuto che i miei figli ne siano malati. Quattro anni dopo, di nuovo le bombe cadono sulla striscia di Gaz a. Iz z eldin Abuelaish vive oggi a Toronto, in Canada, con la sua famiglia. di passaggio a Parigi per promuovere il suo libro Non odier e parlare della sua fondaz ione Daughters for life che promuove listruz ione delle ragaz z e in Medio Oriente. E ancora una volta il dottore mi sorprende: lo immaginavo immerso nei suoi ricordi, abbattuto davanti a questa storia che sembra balbettare. Ed eccolo invece, certo in ansia, ma piuttosto combattivo. Come si sent e? Mi sento triste e angosciato di fronte a ci che sta succedendo. Ci sono molte ferite in quella regione del mondo. E invece di curarle non facciamo che aggravarle, le infettiamo e vi mettiamo sopra del sale. Questo mi fa veramente arrabbiare. Che cosa potremo fare per ricostruire, annullando i danni? Non parlo delle ricostruz ioni materiali, ma delle ferite nelle menti, negli animi causate da tutto questo orrore. I palestinesi hanno sofferto molto e continuano a soffrire. Anche gli israeliani sono feriti. Ma invece di dedicare energie nel curare queste piaghe, il governo israeliano aggiunge altre ferite: non fa che aumentare lodio e allargare il fossato tra palestinesi e israeliani. Non la prima volta: che cosa vogliono i leader israeliani? Hanno gi fallito agendo in questo modo! La sicurez z a di Israele forse stata rafforz ata dopo Piombo fuso? No. Perch non cambiano approccio? Tutto ci che possono ottenere agendo cos laumento della paura. Allora, secondo lei, perch il governo israeliano ricomincia? Per orgoglio, per ignoranz a. E perch la comunit internaz ionale non svolge il suo ruolo di arbitro. Deve alz are la voce e dire: basta, smettetela con il massacro. Se non si tratta il paz iente mentre sta perdendo sangue, morir. Dobbiamo reagire adesso. Questo nuovo picco di violenz a un test per la comunit internaz ionale. Siamo responsabili dei nostri atti. Crede davvero che la comunit internaz ionale possa agire questa volta? Ho appena incontrato Stphane Hessel. Mi ha detto Niente impossibile in questa vita. LUnione Sovietica era un impero, e oggi non esiste pi! Nessuno sa che cosa succeder domani. Il mondo pu svegliarsi e rendersi conto di quale interesse avrebbe la comunit internaz ionale nel porre fine a questa ingiustiz ia. Permetterebbe di salvare gli israeliani da se stessi. O piuttosto di salvare il popolo israeliano dai suoi capi che portano avanti un processo di autodistruz ione. Siamo in un momento chiave. Il mondo comincia ad aprire gli occhi e a guardare. Con internet e i social network il mondo diventato un libro aperto. Non mai stato cos piccolo. Oggi la gente pu farsi da sola unopinione su ci che avviene. Ha notiz ie dei membri della sua famiglia che sono ancora a Gaz a? Li ho sentiti al telefono alcune ore fa. Erano vivi quando li ho chiamati, ma tutto pu succedere. I palestinesi di Gaz a sono la mia famiglia! una grande famiglia. Ed come se aspettassero la morte on line. Nessuno al sicuro. Sa, i bambini sono la met della popolaz ione di Gaz a. Il mondo deve aprire gli occhi: non una guerra tra combattenti ma una tragedia umana! > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Vik Arrigoni, vivere per lutopia (di Angelo dOrsi) 16 novembre 2012, di Federico La Sala

Vik Arrigoni, vivere per lutopia di Angelo dOrsi (il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2012) Non sentitevi sciocchi se, aprendo questo libro appena uscito (Il viaggio di Vittorio, di Egidia Beretta Arrigoni, Da- lai editore, pagg. 185, 15,00), sentirete gli occhi inumidirsi. Proseguendo nella lettura, sfogliando frammento dopo frammento la breve esistenz a, intensissima e generosa, di Vittorio Vik Arrigoni, vi sar difficile trattenere le lacrime. Del resto Vik non si vergognava di piangere, quando, sotto i bombardamenti israeliani su Gaz a City, tra gli ultimi giorni del 2008 e i primi del 2009, puntando la videocamera, rinunciava alle riprese. Ho scoperto di essere un pessimo cameraman , scriveva, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime. Non riesco, perch piango anche io. Il lutto aleggia in queste pagine, giacch il lettore sa come andr a finire: sa che il protagonista, un ragaz z o che letteralmente si era dedicato alla causa degli ultimi, dovunque nel mondo, fu trucidato nella sua Gaz a, il 15 aprile 2011. NON SA, INVECE, il lettore, che tutta la breve vita di questo ragaz z o (muore a 36 anni), fu dedicata ad alleviare le altrui sofferenz e, in un viaggio che lo port in Africa, nel- lEst Europa, in America Latina, prima di giungere nel tormentato Medio Oriente, fermandosi infine in quel faz z oletto di terra, intriso di sangue, che sono i Territori palestinesi, sottoposti al pugno di ferro israeliano. Vik si speso, in ogni modo, sempre pacificamente, sempre con uno sforz o volto non soltanto a testimoniare ma a operare concretamente: non volle mai essere un cooperante, un osservatore, e meno che meno un giornalista, sia pure solidale: fu uno di loro, volle essere operaio, pescatore, scaricatore, infermiere, cuoco...: volle essere vittima tra le vittime. IN UNA LETTERA alla mamma - che oggi facile leggere come tragicamente profetica - scriveva, da Naz areth: Percorro strade che rappresentano la nascita, il viaggio esistenz iale, il miracolo, il calvario di un Dio che di queste terre sembra essersi scordato. Lo faceva anche un po per la mamma, cattolica osservante, donna impegnata come un po tutta la famiglia, una famiglia il cui mondo, scrive Egidia, non mai stato un mondo chiuso individualista, egoista. Lei, mossa proprio da una passione genuinamente politica, fuori dai partiti, si impegn nel sindacalismo e nellassociaz ionismo, in quel di Bulciago, il paese della Brianz a, dove si erano trasferiti gli Arrigoni, da Besana, borgo non lontano, dove Vik era nato nel 1975). E nel 2004 divenne sindaco, confermata nel 2009: Vik ne era orgoglioso, quanto lei era orgogliosa di suo figlio, sia pure con le apprensioni di una mamma, apprensioni, purtroppo, pi che giustificate. Ma sia allora, sia ora che Egidia si posta a riordinare i ricordi, e a tentare di renderli pubblici, non c amarez z a, nel racconto; solo dolore, filtrato sempre da una serenit che giunge alla penna dellautrice dalla sua fede religiosa e, soprattutto, alleviato dalla consapevolez z a che quel ragaz z o era stato sempre dalla parte giusta, dalla parte di quegli ultimi di cui il Cristo volle essere interprete e salvatore. Uno dei tanti episodi che ci regala Egidia Arrigoni, riguarda una foto di papa Ratz inger che in visita in Africa sfoggia un paio di meravigliose scarpette rosse firmate Prada. Vik la pubblic, mettendole accanto limmagine di un Ges in croce, con i piedi trafitti, e ancora, un africano scalz o, e comment: Viene da pensare che se solo con queste calz ature lecito intraprendere le vie del Signore, quanto sar improbabile per gli scalz i miseri del- lAfrica avere accesso al Paradiso?. Fu pi volte arrestato, malmenato al limite della tortura dagli israeliani, che lo espulsero e lo dichiararono persona non grata. Ai suoi aveva scritto: Rallegratevi del fatto che sono pronto a qualsiasi destino, perch vivere con ali recise non fa per me. NON ERA, insomma, Vittorio Arrigoni un ragaz z o qualunque: la mamma rifiuta appellativi roboanti, da eroe a martire, ma a me piace invece esattamente riproporli, con assoluta convinz ione. Se non stato un eroe Vik, un eroe inattuale quanto necessario, di questi tempi orribili, chi lo ? Quanto al martirio non v alcun dubbio. Ve ne sono invece, e forti, su chi abbia organiz z ato il suo assassinio: che significa anche chiedersi a chi poteva giovare la morte di un militante pacifico della causa di quegli ultimi, che, dal 2002, furono i palestinesi. Le pagine sulle giornate di aprile 2011, quando si affastellano le notiz ie sulla cattura e poi lassassinio di Vik sono straz ianti. Lintera naz ione palestinese lo pianse, onorando come un fratello caduto nella lotta comune lui che, per, a differenz a di loro, aveva scelto quel destino, in nome di valori che percepiva come imperativi. Scrisse lebreo dissidente, scrittore e militante contro le demoliz ioni delle case palestinesi, Jeff Halper, che con Vik condivise molte battaglie: Tu eri e sei la forz a terrena della lotta contro lingiustiz ia. Non v molto da aggiungere; se non linvito a leggere il libro (i proventi sono destinati alla Fondazione Vittorio Arrigoni - Vik Utopia).

> GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - RESTIAMOUMANI. Il viaggio di Vittorio Arrigoni a GAZA. Con il figlio e le sue lettere, la madre di Vik racconta (di Egidia Beretta Arrigoni - Cos Vittorio rest umano) 13 novembre 2012, di Federico La Sala Cos Vit t orio rest umano di Egidia Beret t a Arrigoni (il manifesto, 13 novembre 2012) Anticipaz ione del libro con cui la madre di "Vik" Arrigoni racconta il sogno del pacifista italiano assassinato a Gaz a. Questo figlio perduto, ma cos vivo come forse non lo stato mai, che, come il seme che nella terra marcisce e muore, dar frutti rigogliosi. quanto scrive Egidia Beretta Arrigoni sulla copertina del volume Il viaggio di Vittorio (Dalai Editore, 200 pagine, euro 15,00), da oggi nelle librerie. Unopera che racconta il sogno, lutopia di Vik attraverso lintenso flusso di corrispondenz a tra madre e figlio. Il suo battesimo come scudo umano, nel primo viaggio in Palestina, fu proprio con i piccoli. Fuori dalle scuole ad attenderli non cerano i genitori ma i carri armati e Vittorio, con altri internaz ionali, a frapporsi fra di loro. Quei soldati aspettavano solo il lancio di una pietra per puntargli i cannoni addosso. Quando ci sentivamo per telefono, da Gaz a, udivo spesso un gran frastuono di sottofondo. Erano i bambini. Se tu sapessi, mamma, quanti bambini ci sono a Gaz a! Sono qui sotto che mi stanno chiamando perch mi vedono affacciato alla finestra e vogliono che vada da loro. Era unaffinit spirituale, intima, quasi mistica, quella che Vittorio aveva con i ragaz z ini. Era la gioia nel riconoscersi simili, linnocenz a ritrovata. Ancora adesso, quando mi invitano nelle scuole per parlare di lui, mi accorgo di come i bambini mi seguano con occhi incantati. Lestate scorsa a Nablus mi sono reso conto, puntando gli occhi in aria, di quale potenz a di suggestione abbia la fantasia dei bambini. Chiusa da mesi e mesi, le strade semideserte, le piaz z e ridotte a un cumulo di macerie, in aria si scorgeva la sfida dei bambini. Guardata verso lalto, Nablus appariva come una citt in festa, centinaia e centinaia di aquiloni ne coloravano il cielo in vortici di volo, come a dichiarare al mondo un segno di libert a cui tutti questi uomini in miniatura agognano. I soldati sparano spesso contro gli aquiloni, sono il primo bersaglio dopo i lampioni per strada di notte. Ma ad ogni aquilone distrutto, il giorno dopo se ne presentano di nuovi pi belli e colorati. "Possono rinchiuderci, toglierci il cibo, lacqua e anche la luce, ma non potranno mai privarci dellaria, del cielo e della nostra voglia di sognare", mi mormora un bambino impegnato a sciogliere la matassa dei suoi sogni incastrati su uninsegna arrugginita. (Vittorio, Nablus, estate 2003) Quei bambini, il bersaglio pi comodo. Sfilano timorosi con gli occhi rivolti in alto, arresi ad un cielo che piove su di loro terrore e morte; timorosi della terra che continua a tremare sotto ogni passo, che crea crateri dove prima cerano le case, le scuole, le universit, i mercati, gli ospedali, seppellendo per sempre le loro vite. (Vittorio, Gaz a City, 7 gennaio 2009). *** Non si uccidono cos neanche i gattini. Recandomi verso lospedale Al Quds dove sar di serviz io sulle ambulanz e tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che z igz agando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi a un angolo della strada un gruppo di ragaz z ini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciusci del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direz ione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impaz z ita che fotografa lassurdit di questi tempi e di questi luoghi. Restiamo umani. (Vittorio, Gaz a City, 8 gennaio 2009). Vittorio si era innamorato di Handala, questo bambino palestinese creato dalla matita di Naji Ali che gira le spalle al mondo perch il mondo volta le spalle a lui. Se lera fatto tatuare su un braccio e raccontava dellentusiasmo che aveva suscitato fra i palestinesi del campo profughi di Beddawi, in Libano. Tutti conoscevano la storia di Handala. Che un ragaz z o italiano lo portasse con s, forse significava che Handala aveva trovato un amico e aveva finalmente deciso di girarsi. Dopo la morte di Vittorio il disegnatore brasiliano Carlos Latuff li un in un disegno. Unimmagine che diventata universale. Vittorio, con la sua pipa e il berretto da marinaio, si gira sorridendo verso Handala tenendolo per mano; il bambino, ancora di spalle, alz a per il braccio a indicare la V. V di vittoria e V di Vittorio? ***

Da Nablus i suoi racconti iniz iarono a farsi pi duri, taglienti come coltelli, cominciarono le descriz ioni delle case occupate, dei check point, delle corse in ospedale. I check point a volte potevano rappresentare la differenz a che passa tra la vita e la morte. File interminabili di persone, molti vecchi, ammalati, donne incinte, che attendevano di poter tornare a casa o recarsi al lavoro o in ospedale. A volte chiudevano allimprovviso e si doveva aspettare la notte intera prima che riaprissero. facile intuire la rabbia e langoscia provate da Vittorio di fronte a questi evidenti soprusi. Portava spesso una maglietta dei Nirvana, una specie di portafortuna, e raccontava che quei bambocci, come lui definiva i soldati israeliani ai check point, innamorati del rock americano, ammiravano trasognati la maglietta, e aprivano i cancelli pi in fretta. Check- point. Mi sono mosso un paio di giorni fa verso Nablus. Giunto innanz i alle porte della citt ho veduto una fila di 200 persone sotto un sole cocente che soffrivano e soffocavano per il caldo impietoso e nel tentativo di tornare a casa. Io ultimo della fila, mi preoccupavo del rischio disidrataz ione che le ore di attesa sotto trentacinque gradi mi avrebbero potuto ben presto riguardare, quando qualcuno mi ha messo a braccetto il pi anz iano e malato di tutti: "Tu puoi passare, tu puoi passare, tu puoi far passare questuomo". Allora ho baciato la mano tremante di questo vecchio arabo, e sussurrandogli le poche parole che conosco della sua lingua tanto per tranquilliz z al ci siamo incamminati verso il filo spinato e il cannone del carro armato sembrava riprenderci come in un film. Ho percorso 150 metri fra i bambini piangenti, carroz z elle con infanti e carretti cosparsi di alimenti che si sfaldavano al sole e verdura e frutta che veniva depredata da sciami di insetti. Donne disperate pregavano sotto vesti soffocanti. Uomini tristi e accovacciati in attesa del loro turno. Di fronte al gabbiotto dove il mio passaporto veniva sfogliato con doviz ia di domande, ho recitato per benino la parte del turista capitato l per caso (per caso, a Nablus sotto assedio?) e mi sono stupito ancora una volta della poca arguz ia di questi ragaz z ini vestiti da soldati. Sono scivolato via senz a problemi con il baba sottobraccio che mormorava incessantemente parole di benediz ione in mio favore. (...) A volte il check- point chiude improvvisamente, allora intere famiglie sono costrette a dormire per strada in attesa che pigri ufficiali di serviz io decidano di riaprire le imposte la mattina seguente. Un dottore di Ramallah mi ha mostrato i dati che segnano le morti durante le lunghe attese ai posti di controllo, un centinaio di persone in cura di dialisi decedute nei primi due anni di Intifada. E quante madri con un bimbo in grembo, in attesa di un cesareo, sono morte al di l del filo spinato? (Vittorio, Nablus, estate 2003). *** Sabato 27 dicembre Vittorio mi chiam verso le 11 del mattino e con sgomento mi annunci che Gaz a era sotto attacco. I bombardamenti erano iniz iati. La domenica ci fu la prima strage di bambini. Durante la Messa ascoltai le parole dellAntico Testamento e mi parvero scritte per le mamme di Gaz a. Le pubblicai su Guerrilla. 28 dicembre 2008 - Santa messa nel IV giorno dellOttava di Natale - Santi innocenti martiri - Dal Vangelo secondo Matteo: Un grido stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande. Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perch non sono pi - Geremia, 31, 15. Io sono Rachele e migliaia di madri con me. Quando finir questo olocausto? Caro Vittorio, in questa ultima mez z anotte dellanno siamo qui, io e pap, ad ascoltare i botti che diventano i rumori della guerra. Vediamo le facce e gli auguri ipocriti in tv e pensiamo a te, a voi. Nelle nostre calde case, al sicuro, solo minimamente riusciamo a essere voi e a provare quel che provate. Ci aiutano le tue parole. Hai il dono di saper trasformare in parole - e che parole! - i pensieri, i convincimenti e i sentimenti. anche questa una missione e la stai compiendo molto bene. (...) Non ti faccio auguri da formuletta, mi auguro e ti auguro che tu tenga in buon conto la tua vita, che prez iosa, per le future battaglie che ti aspettano nellanno che verr. Ti pensiamo sempre e ti abbracciamo. Mamma e pap. (da Egidia a Vittorio, 31 dicembre 2008). *** La motivaz ione e lobiettivo dellattacco addotta dal governo israeliano era la distruz ione di Hamas. Ma non solo il gruppo non venne distrutto, riusc al contrario a consolidare il proprio potere, ristabilendo anche, in quelle circostanz e, rapporti migliori con Al Fatah. Chi pag il prez z o dei bombardamenti furono gli abitanti di Gaz a: Piombo fuso si trasform in una carneficina di civili, soprattutto bambini. Quando le bombe cadono dal cielo da diecimila metri, state tranquilli, non fanno distinz ioni fra bandiere di Hamas o Fatah esposte sui davanz ali. Non esistono operaz ioni militari chirurgiche: quando si mette a bombardare laviaz ione e la marina, le uniche operaz ioni chirurgiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullati alle vittime senz a un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbero salvabili. Non c tempo. Bisogna correre, le cure impegnate per un arto seriamente ferito sono la condanna

a morte per il ferito successivo in attesa di una trasfusione. (Vittorio, Gaz a City, 31 dicembre 2008). *** La fine dei bombardamenti su Gaz a non riport la normalit in quella terra straz iata. Ci fu la conta dei morti, oltre 1400, in ampia maggioranz a civili. Vittorio partecip a numerosi funerali. Ogni cosa sembrava sospesa, non si poteva ricostruire perch le macerie invadevano le strade, si viveva nelle tende, cera poco da mangiare. Si rimpastava il vecchio pane ammuffito, o si utiliz z ava la farina che veniva data normalmente agli animali. Israele non lasciava passare nulla attraverso i valichi, perch considerava pericolosa ogni merce, a iniz iare dal cemento, dal ferro, dal vetro, ma nulla scuoteva il mondo dallapatia verso il popolo palestinese martoriato. Dopo le bombe, le distruz ioni, le morti, Vittorio non fu pi lo stesso. Riprese a uscire con i pescatori e con i contadini, ma ci confid gli incubi a occhi aperti che popolavano le sue giornate e le sue notti. Non passava giorno senz a che ricevesse richieste di interviste da radio, giornali, televisioni. Era sempre disponibile; sperava, attraverso i media, di poter comunicare a sempre pi persone ci che stava vivendo il popolo di Gaz a. Gli interessava molto poco la celebrit; si stupiva se in una manifestaz ione compariva il suo motto: Restiamo umani. Cara famiglia, spero che ora converrete con me che la decisione di voler tornare quaggi, e subito, era la decisione pi giusta. Immaginatevi se non ci fosse stato nessuno a raccontarlo questo massacro.... (...) Soprattutto, adesso che ho modo di leggiucchiare le centinaia di mail che ho ricevuto, pare che la forz a delle mie parole abbia veramente scosso le coscienz e, riscosso ci che di umano in molti si era assopito. Sono stati giorni dinferno, e continuano a essere durissimi. Potevamo morire, siamo sopravvissuti. Linferno non certo finito. Io in particolare, minacciato di morte da pi parti, se sono rimasto vivo perch non sono stato lasciato solo, preda di questo moloch fascista assetato di sangue. Non lasciato solo da migliaia di persone, ma soprattutto dalla mia famiglia, le mie radici affettive. Non so se mi sto guadagnando un posto in paradiso, certo che lenire linferno di questi innocenti una vita che vale la pena di essere vissuta... Restiamo umani. (Vittorio, Gaz a City, 27 febbraio 2009). > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - MILANO: COSTANTINO 313- 2013 d. C. Costantino il padre dellantisemitismo: eman, l11 dicembre 321, leditto Codex Judaeis, prima legge penale antiebraica (Arturo Schwarz ). 9 novembre 2012, di Federico La Sala Ecco perch Costantino non fu tollerante risponde Corrado Augias (la Repubblica, 9.11.2012) Caro Augias , vari quotidiani, dando notiz ia della mostra milanese su Costantino, hanno titolato sulla sua tolleranz a. Vorrei ricordare che fu proprio Costantino il padre dellantisemitismo. Egli eman, l11 dicembre 321, leditto Codex Judaeis, prima legge penale antiebraica, segnando cos liniz io di una persecuz ione e del tentativo di genocidio degli ebrei. Leditto definiva lebraismo: secta nefaria, abominevole, feralis, mortale e formaliz z ava laccusa di deicidio. Da allora, il processo antisemitico non s pi interrotto, ad eccez ione del breve periodo di reggenz a dellimperatore Giuliano detto (a torto) lApostata. I successivi imperatori introdussero le Norme Canoniche dei Concili nel Codice Civile e Penale. Con Costantino II, Valentiniano e Graz iano, dal 321 al 399 d.C., una serie spietata di leggi ha progressivamente e drasticamente ridotto i diritti degli ebrei. Si condannava ogni ebreo ad autoaccusarsi di esserlo: in caso contrario cerano linfamia e lesilio. Proibito costruire sinagoghe. Leggi contro la circoncisione. Obbligo di sepoltura in luoghi lontani e separati da quelli cristiani. Altro che tolleranz a, c un limite anche alla falsificaz ione della storia. Art uro Schwarz La mostra milanese celebra i 17 secoli che ci separano dalla promulgaz ione di quelleditto di Milano (313 e.v.) con il quale il grande imperatore rendeva il cristianesimo religio licita, dopo che per secoli i suoi seguaci erano stati perseguitati. Le ragioni del provvedimento, al di l delle letture agiografiche, furono ovviamente politiche: limpero tendeva a spaccarsi, la nuova religione parve un collante pi efficace dei vecchi culti. Costantino peraltro conserv per tutta la vita il titolo pagano di pontifex maximus e si convert al cristianesimo solo in punto di morte.

N il suo comportamento personale ebbe nulla di veramente cristiano (fece uccidere moglie e figlio) anche se gli ortodossi lo hanno santificato. Quel che pi conta, considerata la lettera del signor Schwarz , fu il suo fiero antigiudaismo. Arriv a definire quella religione superstitio hebraica contrapponendola alla venerabilis religio dei cristiani. Presiedette, da imperatore, e diremmo da papa, il fondamentale Concilio di Nicea (325). Soprattutto apr la strada allunificaz ione dei due poteri, temporale e religioso, in uniche mani. Alliniz io furono quelle dellimperatore, cio le sue, col passare degli anni diventarono quelle del pontefice romano. Alla fine di quello stesso IV secolo il percorso si concluse quando un altro imperatore, Teodosio I, proclam il cristianesimo religione di Stato, unica ammessa, facendo cos passare i cristiani dal ruolo di perseguitati a quello di persecutori di ogni altro culto, ebrei compresi. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - A Gerusalemme per riaprire gli occhi sul mondo (di Flavio Lotti, coordinatore naz ionale della Tavola della pace) 28 ottobre 2012, di Federico La Sala A Gerusalemme per riaprire gli occhi sul mondo di Flavio Lot t i , coordinatore nazionale della Tavola della pace * LItalia che vuole uscire dalla crisi ha bisogno di riaprire gli occhi sul mondo, riconoscere le sue responsabilit e cominciare ad agire responsabilmente. LItalia non unisola e attorno a noi non c un mondo immobile. Eppure non facciamo altro che guardare al nostro ombelico. Che ci piaccia o meno siamo parte di quel microcosmo dove c la pi grande concentraz ione di tensioni esplosive che esista al mondo. Eppure noi alz iamo la testa solo quando succede il botto. Appena fuori dai nostri confini si stanno accumulando tensioni esplosive e si vanno diffondendo instabilit, ingiustiz ie, insicurez z a, disuguaglianz e e intolleranz a. Non c un Paese che non sia toccato da sommovimenti, trasformaz ioni, transiz ioni. In Medio Oriente, a poche ore di volo dalle nostre case, si sta montando una guerra fratricida che, per la prima volta, nessuno sa dire fino a dove si estender, quanto durer n quale forma assumer. Una bomba atomica che finir per investirci. Un governo responsabile dovrebbe dedicare a tutto ci unattenz ione costante, avere delle idee, darsi degli obiettivi e una strategia per perseguirli, dotarsi di una strumentaz ione adeguata. Non fosse altro che per garantire la nostra sicurez z a e difendere i nostri interessi naz ionali (espressione molto cara alla casta degli addetti ai lavori). E invece niente. Nulla di serio, di concreto e di efficace. Si parla sempre di crisi ma la si guarda solo con gli occhi di Berlino e di Wall Street. E cos facendo non solo non ci attrez z iamo per scongiurare di essere travolti dai nuovi disastri che incombono ma perdiamo anche, una dopo laltra, tutte le opportunit che i processi di trasformaz ione ci stanno offrendo. Riaprire gli occhi e cambiare il nostro punto di vista sul mondo dunque essenz iale se vogliamo cercare di uscire dalla crisi o almeno incamminarci sulla strada giusta. Lidea che prima si debba mettere ordine a casa nostra e poi ci si potr occupare del resto del mondo fuori dalla storia come chi la continua a sostenere. unidea pericolosa, questa s da rottamare al pi presto. Anche perch, il tempo non dalla nostra parte. Non abbiamo bisogno di una nuova politica estera. Abbiamo semplicemente bisogno di una nuova politica. Una politica che non pu non essere insieme interna ed esterna. Una politica che deve essere espressione di un nuovo modo di pensare le relaz ioni tra i popoli e tra gli Stati, di affrontare le grandi crisi del nostro tempo, di prevenire nuovi conflitti e di contribuire alla loro soluz ione. Questa nuova politica ha bisogno di riscoprire il significato e il valore autentico di vecchie parole come quelle due che Berlusconi ha spudoratamente dichiarato di aver combattuto dal giorno della sua discesa in campo: solidariet e uguaglianz a . Ma ha soprattutto bisogno di essere alimentata da coerenti comportamenti, fatti concreti e atti simbolici. Come quello che facciamo andando oggi in missione di pace in Israele e nei Territori palestinesi occupati. la Marcia Perugia- Assisi che dallUmbria oggi si trasferisce in Medio Oriente, che da uno diventa di sette giorni, che da evento domenicale diventa feriale. Duecentododici persone dai sedici ai settantenni che, pagando di tasca propria, vanno nel cuore del conflitto pi lungo del nostro tempo, laddove la pace appare sempre pi lontana e urgente. Con tanta voglia di vedere, ascoltare, capire, riflettere e fare i conti con le responsabilit dellItalia e dellEuropa. * lUnit , 27 ot t obre 2012

> GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - ABRAMO, ISACCO, E IL SENSO IMBOLICO DELLA LEGGE. La dimensione della rinuncia radicale al possesso dei propri (di Massimo Recalcati - Figli contesi). 18 ottobre 2012, di Federico La Sala di Massimo Recalcati (la Repubblica, 18.10.2012) Il compito dei genitori, dichiarava Freud, un compito impossibile. Come governare (e psicoanaliz z are), aggiungeva. Cosa significa? Significa che il mestiere del genitore non pu essere ricalcato su di un modello ideale che non esiste. Significa che ciascun genitore chiamato ad educare i suoi figli a partire dalla propria insufficienz a, esponendosi al rischio dellerrore e del fallimento. Per questa ragione i genitori migliori non sono quelli che si offrono ai loro figli come esemplari, ma quelli consapevoli del carattere impossibile del loro mestiere. Ecco una buona notiz ia che dovrebbe alleggerire langoscia di chi si trova ad occupare questa posiz ione. Il compito impossibile dei genitori si carica oggi di nuove angosce, come dimostra il caso di Cittadella. Scopriamo lacqua calda se diciamo che il nostro tempo il tempo della crisi simbolica della funz ione dellautorit. Questo vuol dire che la Legge ha smarrito il suo fondamento simbolico. Se il nostro il tempo dellevaporaz ione del padre anche il tempo dellevaporaz ione della Legge come ci che custodisce la possibilit degli umani di vivere insieme. I sintomi di questa crisi sono sotto gli occhi di tutti e non investono solo lo studio dello psicoanalista (genitori angosciati, figli smarriti) ma attraversano lintero corpo sociale: difficolt a garantire il rispetto delle istituz ioni, frana della moralit pubblica, eclissi del discorso educativo, caduta di un senso condiviso, incapacit di costruire legami sociali creativi... In primo piano un indebolimento culturale non tanto delle leggi scritte sul codice e sui libri di Diritto ma del senso stesso della Legge che, come la psicoanalisi insegna, ha come suo tratto fondamentale quello di sostenere la vita umana come marcata da una mancanz a, da un senso del limite, da una impossibilit di autosufficienz a. Questo indebolimento culturale non genera solo smarrimento, ma anche linvocaz ione compulsiva della Legge nella forma dellappello ai giudici, ai tribunali, alle norme stabilite dal Codice. un tratto del nostro tempo: la Legge viene continuamente invocata a partire da un difetto di trasmissione del senso simbolico della Legge. quello che accade anche nelle famiglie. Ci sono i tribunali che accolgono le istanz e dei bambini malmente trattati dagli adulti e quelli che soccorrono gli adulti nelle loro diatribe coniugali. Listituto della mediaz ione familiare sembra essere divenuto indispensabile per temperare conflitti a rischio di degeneraz ione. Situaz ione tanto pi paradossale se si considera che sono spesso i figli che impongono la legge in famiglia. Sono loro che dettano le regole. una grande mutaz ione antropologica messa in rilevo da diversi studiosi: non pi il figlio che deve adattarsi alle norme simboliche che regolano la vita di una famiglia, ma sono le famiglie che si adattano alla legge stabilita dai loro figli. Linvocaz ione dellintervento del giudice segnala questa alteraz ione profonda dei ruoli simbolici. I genitori, che sono sempre pi in difficolt nel trasmettere ai loro figli il senso sella Legge, si appellano alla Legge del giudice affinch gli restituisca la propriet dei figli! La violenz a, il sopruso, il disordine caratteriz z ano da sempre le relaz ioni umane, comprese quelle familiari. I conflitti fanno parte della vita. Perch allora si reso sempre pi necessario lintervento di una istanz a Terz a capace di regolare semaforica- il disordine delle relaz ioni affettive pi intime? Sempre pi frequentemente i problemi della famiglia finiscono di fronte a un giudice o esigono una mediaz ione compiuta da un Terz o. Nellepoca in cui il Terz o sembra non esistere pi, nellepoca dove tutto uguale a tutto, si chiama in causa il Terz o ogni qualvolta si incontra un ostacolo al perseguimento dei proprio interessi o di quello dei propri figli. I genitori rompono senz a problemi il patto generaz ionale con gli insegnanti se si tratta di non far perdere un anno al proprio figlio ingiustamente giudicato. La Legge agisce oriz z ontalmente permeando la nostra vita ordinaria. Perch non si separano se non fanno altro che litigare? Si chiedeva un mio giovanissimo paz iente. Quando os porre questa domanda ai suoi genitori questi risposero allunisono: E tu cosa faresti?. Risposta. Dunque se io morissi vi lascereste, finalmente?. La logica ferrea di questo piccolo non lascia scampo ai suoi genitori sullassunz ione delle loro responsabilit. La genitorialit non pu mai essere confusa con il destino, talvolta burrascoso, della coppia. Sappiamo come i figli possano venire trascinati nel gorgo tremendo delle reciproche rivendicaz ioni dei coniugi. allora che si esige lintervento di un Terz o. Ma il giudice interviene sui figli o sugli adulti? La sua chiamata in causa sempre pi inflaz ionata non testimonia forse una minoriz z az ione generaliz z ata degli adulti, nel senso che

venuta loro meno la forz a di assumersi la responsabilit della decisione. In gioco piuttosto una delega della responsabilit. Perch il Terz o deve essere necessariamente un giudice? Non dovrebbe apparire nella forma del riconoscimento del senso simbolico della Legge, quello che, per esempio, impone ai genitori la cura dei propri figli al di l dei loro interessi personali? Il senso simbolico della Legge oggi screditato o del tutto confuso (querulomaniacalmente) con lesistenz a dei Codici. Restituire valore al carattere simbolico della Legge implicherebbe per i genitori saper rinunciare alle aspettative personali sui loro figli. Essere padri, come ci ricorda lo scandaloso racconto biblico del sacrificio di Isacco, implica la dimensione della rinuncia radicale al possesso dei propri figli, implica saperli affidare al deserto. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - PIRANDELLO E LA BUONA- NOVELLA. UN "URLO" MAGISTRALE PER BENEDETTO XV ... E BENEDETTO XVI. 13 settembre 2012, di Federico La Sala PIRANDELLO E LA BUONA- NOVELLA. DALLITALIA, DALLA SICILIA, DA AGRIGENTO, DA BONN, DA ROMA, DA MILANO, DA NAPOLI, DA SAN GIOVANNI IN FIORE, E DA GERUSALEMME: UN "URLO" MAGISTRALE PER BENEDETTO XV ... E BENEDETTO XVI. Basta con la vecchia, z oppa e cieca, famiglia cattolicoromana, camuffata da "sacra famiglia"!!! Rispondere al messaggio > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Benedetto XVI sar in Libano dal 14 al 16 settembre. Il Papa in visita in un Oriente dove la presenz a cristiana ogni giorno pi precaria (di Stefanie Le Bars) 13 settembre 2012, di Federico La Sala Il Papa in visita in un Oriente dove la presenz a cristiana ogni giorno pi precaria di St phanie Le Bars in Le Monde del 14 settembre 2012 (traduz ione: www.finesettimana.org) Benedetto XVI sar in Libano dal 14 al 16 settembre, in un contesto segnato dalla crisi siriana e dalle sue conseguenz e per i cristiani Alcuni religiosi vedono nel viaggio che Benedetto XVI si appresta ad effettuare in Libano, dal 14 al 16 settembre, il pi rischioso dei viaggi del papa allestero, tanto pi con londa durto provocata dallattentato a Bengasi nel quale morto lambasciatore degli Stati Uniti in Libia, mercoled 12 settembre. Il contesto per lo meno instabile che prevale in Medio Oriente e la vicinanz a esplosiva della Siria sono stati presi in consideraz ione. Ma Benedetto XVI, domenica, dalla sua residenz a a Castel Gandolfo, ha ripetuto il suo credo: Il mio viaggio apostolico in Libano e, per estensione, nel Medio Oriente nel suo insieme, si colloca sotto il segno della pace. I suoi collaboratori, vero, ripetono che questo viaggio pastorale ed ecclesiale prima che politico, ma non certo che il tono generale sfugga allattualit immediata: la vita delle comunit cristiane in Oriente in gran parte dipendente dai soprassalti vissuti dalla regione... Senz a dubbio il papa ricorder la posiz ione prudente ed attenta della Chiesa di fronte alle difficolt derivate dalle primavere arabe. Allorigine di questo viaggio, c effettivamente il messaggio di incoraggiamento di un capo religioso al suo gregge angosciato. Il papa verr ad esprimere nuovamente la preoccupaz ione del Vaticano di fronte allesodo mortale dei cristiani da una regione che ha visto nascere il cristianesimo e che la Chiesa cattolica si rifiuta di considerare come un museo a cielo aperto. Ma dovrebbe anche incoraggiarli a mantenere la loro presenz a sul posto, come protagonisti di giustiz ia, di concordia e di pace. Benedetto XVI consegner, venerd a Beirut, lesortaz ione apostolica redatta in seguito al sinodo sul Medio Oriente che si era tenuto a Roma nellottobre 2010. Un documento programmatico fondamentale per la vita e la missione della Chiesa cattolica in Medio Oriente e per il suo ruolo di promotrice del dialogo e della pace ha dichiarato il portavoce del Vaticano, prima del viaggio. I 165 vescovi riuniti due anni fa per iniz iare quel lavoro di riflessione avevano parlato in termini allarmistici, e politici, sulla precariet della situaz ione dei cristiani nella regione. Si preoccupavano per la partenz a delle giovani generaz ioni, dovuta a ragioni economiche, religiose o di sicurez z a, per il

peso del conflitto israelo- palestinese, per latteggiamento delle potenz e occidentali nella regione, ma soprattutto per le difficili relaz ioni delle comunit cristiane con i musulmani in generale e per la crescita dellislamismo. Da allora, gli sconvolgimenti in Egitto e in Siria hanno cambiato gli equilibri nei quali le comunit cristiane, minoritarie e talvolta protette dai poteri autoritari, avevano trovato il loro spaz io. Tali evoluz ioni provocano, in proporz ioni difficili da valutare, nuove partenz e. Secondo le autorit religiose locali, lesodo prosegue, in particolare in Iraq, dove i cristiani sarebbero ormai solo tra i 400 000 e i 500 000, contro un milione e mez z o negli anni 90. Migliaia di cristiani siriani, la cui comunit una delle pi importanti della regione, hanno trovato rifugio in Libano in questi ultimi mesi. Il papa dovrebbe quindi mettere il dito nella piaga della scomparsa della presenz a cristiana nella regione, spiega un responsabile maronita libanese. Dovrebbe anche essere direttamente informato della situaz ione dei cristiani della Siria. Alcuni responsabili religiosi siriani hanno fatto presente in Vaticano che, nella regione di Homs, le chiese e i conventi sono stati sistematicamente distrutti, i cristiani cacciati, in modo da impedire il loro ritorno. Altri, come il gesuita Paolo DallOglio, espulso dalla Siria in primavera, ritiene che, malgrado la vicinanz a di alcuni cristiani al regime di Bachar AlAssad, non ci sono persecuz ioni particolari verso i cristiani. Sono vittime, come gli altri siriani. Il nuovo contesto rende difficile lattaccamento dei cristiani alla terra, sostenuto dai vescovi nel 2010. Esortavano i fedeli a non cedere alla tentaz ione di vendere le loro propriet immobiliari ai musulmani, e Benedetto XVI dovrebbe incoraggiarli di nuovo a restare e dovrebbe sostenere il ruolo di molte istituz ioni cattoliche (scuole, ospedali), ancora attive nella maggior parte dei paesi della regione. Il papa si trover invece a deplorare ancora una volta le divisioni che minano le numerose Chiese cristiane separate da secoli, ma sempre presenti su territori talvolta ridotti. Anche questi antagonismi erano stati evidenz iati dai vescovi che, riprendendo un leitmotiv antico, spingevano per un lavoro sullunit e sullecumenismo. Cinquantanni fa, in occasione del Concilio Vaticano II, la Chiesa riconosceva gi che la divisione dei cristiani per il mondo oggetto di scandalo. Sul punto pi spinoso delle relaz ioni con lislam, potr Benedetto XVI andare oltre gli appelli al dialogo di vita fruttuoso con i musulmani, al rifiuto degli atteggiamenti di chiusura e di odio, alla messa in guardia contro tutte le forme di estremismo predicati dalla Chiesa, nel momento in cui i movimenti islamisti, o fondamentalisti musulmani sono diventati i protagonisti politici centrali degli scenari medio- orientali, promotori di leggi civili formulate in base alla legge islamica? Certi cristiani lo auspicano. Il viaggio non pu rivestire laspetto di un sostegno ad un campo cristiano di fronte ad un campo musulmano, spiega Mons. Pascal Gollnisch, direttore generale dellOpera dOriente, unorganiz z az ione cattolica che sostiene i cristiani dOriente da centocinquantanni. Questa caricatura sarebbe solo la proiez ione di paure occidentali. La Chiesa insiste regolarmente perch queste societ promuovano la cittadinanz a e luguaglianz a dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro religione, una forma di laicit, nonch la libert religiosa e di coscienz a. Da questo punto di vista, il Libano, definito paese messaggio da Giovanni Paolo II durante la visita del 1997, dovrebbe ancora una volta essere citato come esempio, malgrado le divisioni in seno alle comunit cristiane e musulmane e ai limiti riconosciuti di un sistema politico fondato su fragili equilibri confessionali.

Cristiani in Medio Oriente: da 15 a 20 milioni sparsi in 17 paesi I cristiani dOriente ai quali si rivolger Benedetto XVI sono sparsi in 17 paesi. Il loro numero, difficile da valutare in mancanza di un censimento preciso e recente, compreso tra i 15 e i 20 milioni di persone. Rappresentano in questi paesi delle minoranze inferiori al 10% della popolazione. Fa eccezione il Libano, in cui costituiscono pi di un terzo degli abitanti. Il paese ospita una dozzina di Chiese cristiane: i maroniti sono i pi numerosi. I copti in Egitto sono la minoranza pi importante numericamente, dai 5 ai 10 milioni di persone, a seconda delle fonti. I cristiani dellEgitto, dellIraq, dei territori occupati palestinesi e, ormai, anche della Siria, sono quelle

sottoposte a maggiori ondate di partenze. Fenomeno relativamente recente, 3,5 milioni di cristiani originari dellAsia o dellAfrica vivono, secondo il Vaticano, in Medio Oriente, specialmente nei paesi del Golfo > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Ratz inger e lo stallo della pace (di Marco Politi) 14 settembre 2012, di Federico La Sala Ratz inger e lo stallo della pace di Marco Polit i (il Fatto quotidiano, 14 settembre 2012) Benedetto XVI arriva in Libano, mentre scorre il sangue in Medio Oriente. La morte dellambasciatore americano in Libia, le violente dimostraz ioni in Egitto, nello Yemen, in Tunisia e in molte altre citt arabe sono il culmine delle proteste seguite al film anti- islamico Innocence of Muslims. Gli ingredienti per altre esplosioni di odio religioso e per aiz z are gli estremisti salafiti, lala pi violenta dellIslam fondamentalista, sono sul tavolo. Il film, che descrive Maometto come un lussurioso folle e massacratore, stato prodotto da un cristiano copto di origine egiz iana, Morris Sadek, e lo sceneggiatore Sam Bacile - si apprende dal Wall Street Journal - un ebreo- americano. I finanz iatori provengono dallestremismo copto, ebraico e protestante. In Egitto la comunit copta in allarme e si moltiplicano le richieste di espatrio al punto che il papa ha lanciato un accorato appello ai cristiani del Medio Oriente affinch restino nelle terre bibliche e siano costruttori di pace e attori di riconciliaz ione. Sar il filo conduttore del suo viaggio a Beirut, che iniz ia stamane e si concluder nel primo pomeriggio di domenica. Una visita lampo. Papa Ratz inger sempre pi stanco e impone agli organiz z atori spostamenti brevi. Il pontefice firmer ad Harissa lEsortaz ione apostolica per il Medio Oriente, frutto di unassemblea speciale di vescovi della regione svoltasi a Roma nel 2010. Il clou della visita rappresentato dallincontro con la giovent, dalla grande messa finale e specialmente dal discorso, che terr domani nel palaz z o presidenz iale davanti a una platea di esponenti del governo, diplomatici, rappresentati religiosi e accademici. Sar loccasione per rivolgersi allIslam e ricordare le crisi che travagliano la regione. Dialogo interreligioso, cooperaz ione e amiciz ia tra cristiani e musulmani, impegno comune per una societ democratica, salvaguardia della libert religiosa e della libert di coscienz a saranno i cardini dei suoi interventi in terra libanese. ALLAPPUNTAMENTO Benedetto XVI arriva con il peso internaz ionale della Santa Sede indebolito. Il Papa considera il rilancio della vita di fede e la conversione di ciascun cattolico come obiettivo primario della sua missione, ma indubitabile che in passato la Santa Sede giocava un ruolo incisivo sulla scena internaz ionale. Ora il pontificato ratz ingeriano ha prodotto una fase di stasi. Si profila, secondo alcuni diplomatici, un viaggio impolitico. Dinanz i alla primavera araba, con le sue speranz e e i suoi rischi, Benedetto XVI non ha finora sviluppato un discorso di ampio respiro. Sulla vicenda siriana, al di l degli auspici di pace civile, il Vaticano si trova psicologicamente in uno stallo. In passato si fidava maggiormente della libert concessa dal regime autoritario di Assad e oggi teme che la rivoluz ione porti alla ribalta lintegralismo musulmano. Il chirurgo francese Jacques Brs, cofondatore di Medecins sans frontires, sostiene di aver trovato nellospedale di Aleppo controllato dai ribelli una forte proporz ione di fondamentalisti e jihadisti, in gran parte stranieri. Particolarmente preoccupante - alla luce della strategia di pace molto chiara di Giovanni Paolo II - lattuale silenz io papale di fronte allattacco contro lIran, perseguito ossessivamente dal governo di Netanyahu. Allinterno di Israele, persino negli ambienti dei serviz i segreti, vi sono forti obiez ioni ad unavventura dagli esiti devastanti. I falchi israeliani non hanno mai accettato il negoz iato di pace globale offerto dalla Lega araba del 2002 e trovano decennio dopo decennio sempre un nuovo nemico (e con il demagogo Ahmadinejad hanno buon gioco) per rimandare la fine delloccupaz ione delle terre palestinesi, chiesta compattamente dai vescovi mediorientali. Per la destra israeliana c sempre un demone da combattere: Arafat, Hamas, Saddam Hussein, poi (per un periodo) la Siria e ora lIran. E il Papa tace. Daltronde anche lEuropa finge di non vedere. Il disastro dellIraq, pare, non ha insegnato nulla.

> GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - UN APPELLO PER LA PACE: UN NUOVO CONCILIO, SUBITO! Lettera al cardinale Martini del 2005 (di Federico La Sala) 31 agosto 2012, di Federico La Sala UN APPELLO PER LA PACE: UN NUOVO CONCILIO, SUBITO! Caro Cardinale Mart ini Era, : GESU, IL SALoMONE, IL PESCE (Ixthus), sempre libero dalle reti del Pastore-Pescatore (del IV sec.)! di Federico La Sala * Karol Wojtyla, il grande Giovanni Paolo II morto! E se vero che il mondo - come ha detto il nuovo papa - viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori, anche vero che nel IV secolo - con il pallio ... di Roma, comincia la grande politica - muore il cristianesimo e nasce limpero cattolico- romano. La religione ebraica diventa passato, archeologia, e la religione cattolico- romana diventa storia, presente e futuro. Contro ogni tentennamento, la Dominus Jesus non stata scritta invano e la prima Omelia (24 aprile 2005) di Ratz inger - Benedetto XVI ha chiarito subito, senz a mez z i termini, a tutti i fratelli e a tutte le sorelle, chi il fratello maggiore (e chi sono - i fratelli maggiori)... chi il nuovo Papa, e qual la nuova Gerusalemme. Per Ratz inger - BenedettoXVI non c nessun dubbio e nessun passo indietro da fare. Finalmente un passo avanti stato fatto. Guardino pure i sudditi dellUrbe, e dellOrbi: il distintivo cattolico qui! Ma Wojtyla? Giovanni Paolo II? La visita alla Sinagoga di Roma? Toaff? - La Sinagoga?! Toaff?! Gerusalemme?!: Roma omnia vincit, non Amor...! Rilegga lOmelia (www.ildialogo.org/primopiano): la Chiesa cattolico- romana viva, vince alla grande, im- mediaticamente! Rifletta almeno su questi passaggi: "Cari amici! In questo momento non ho bisogno di presentare un programma di governo [...] Il mio vero programma di governo quello di non fare la mia volont, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volont del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicch sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia. Invece di esporre un programma io vorrei semplicemente cercare di commentare i due segni con cui viene rappresentata liturgicamente lassunz ione del Ministero Petrino; entrambi questi segni, del resto, rispecchiano anche esattamente ci che viene proclamato nelle letture di oggi". "Il primo segno il Pallio, tessuto in pura lana, che mi viene posto sulle spalle. Questo antichissimo segno, che i Vescovi di Roma portano fin dal IV secolo, pu essere considerato come unimmagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa citt, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle. Il giogo di Dio la volont di Dio, che noi accogliamo. [...] "E questa volont non per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libert. Conoscere ci che Dio vuole, conoscere qual la via della vita - questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa anche la nostra gioia: la volont di Dio non ci aliena, ci purifica magari in modo anche doloroso e cos ci conduce a noi stessi. [...] In realt il simbolismo del Pallio ancora pi concreto: la lana dagnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita. La parabola della pecorella smarrita, che il pastore cerca nel deserto, era per i Padri della Chiesa unimmagine del mistero di Cristo e della Chiesa.[...]. Cos il Pallio diventa il simbolo della missione del pastore, di cui parlano la seconda lettura ed il Vangelo. La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore [...]. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perch i deserti interiori sono diventati cos ampi. In verit, Nietz sche, uno dei tre grandi - con Marx e Freud - maestri del sospetto che stimava Ges, ma nientaffatto il cattolicesimo - definito da lui, un plat onismo per il popolo , laveva gi detto - e anche in modo pi profetico: il deserto avanz a. Guai a chi nasconde il deserto dentro di s! (Cos parl Zarathustra). Cosa pensare? Che fare, intanto? Aspetter. S! Aspetter! Per amore di tutta la Terra e per amore di Gerusalemme non mi dar pace, finch non sorga come stella la sua giustiz ia e la sua salvez z a non risplenda come una lampada. Allora tutti i popoli vedranno la tua giustiz ia, tutti i re la tua gloria(Isaia).

Federico La Sala * www.ildialogo.org, Mercoled, 27 aprile 2005 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Betlemme, il Luogo di nascita di Ges, la Chiesa della nativit diventa patrimonio dellUnesco 30 giugno 2012, di Federico La Sala

Betlemme, vittoria palestinese la Chiesa della nativit diventa patrimonio dellUnesco di Fabio Scut o (la Repubblica, 30 giugno 2012) La notiz ia sulla Piaz z a della Mangiatoia invasa dal sole la porta il cronista che chiede ai negoz ianti di souvenir cosa cambier adesso che la Basilica della Nativit stata dichiarata Patrimonio universale dellUmanit. Stupore, sorpresa, un piz z ico di orgoglio. C chi telefona subito ai parenti per raccontare la novit. Le reaz ioni sono improntate alla chiara speranz a che qualunque cosa significhi la decisione dellUnesco, limportante che porti pi turisti. Nessuno degli abitanti di Betlemme poteva immaginare che il 29 giugno sarebbe diventata una data storica. Ancora fuori dallOnu come Stato - per il veto degli Usa al Consiglio di sicurez z a - la Palestina ha da ieri il suo primo sito protetto come Patrimonio mondiale dellumanit. La richiesta di includere la Chiesa della Nativit e la Via dei Pellegrini nella citt di Betlemme nella lista dei siti protetti stata votata ieri a San Pietroburgo dal Comitato di cui fanno parte 21 Paesi, ed passata con una maggioranz a di 13 voti contro 6 e due astenuti. Si felicita per la grande vittoria il presidente dellAnp Abu Maz en. E un momento di gioia per i palestinesi, un momento di orgoglio naz ionale e una conferma dellunicit e della ricchez z a della propria identit, spiega Hanan Ashrawi, dirigente cristiana dellOlp, che rafforz a la determinaz ione ad agire per la nascita di uno Stato indipendente entro i confini del 1967. Secca la reaz ione israeliana che con Netanyahu critica una decisione totalmente politica che danneggia gravemente la convenz ione Onu e la sua immagine. Negative anche le reaz ioni degli Stati Uniti. Dice lambasciatore americano presso lUnesco David Killion: Si tratta di un sito sacro per tutti i cristiani e lUnesco non dovrebbe essere politiciz z ato; e critica anche la procedura durgenz a che negli ultimi 40 anni stata adottata solo quattro volte in casi estremi. La richiesta di inserire il Luogo di nascita di Ges nella lista Unesco stata presentata dallAnp, dopo che lorganiz z az ione con sede a Parigi ha riconosciuto la Palestina come suo membro a tutti gli effetti nellottobre 2011. Allepoca come misura di ritorsione Stati Uniti e Israele sospesero i loro finanz iamenti allUnesco, privandola del 22% delle sue entrate. Tiepide per ora le reaz ioni dei religiosi Cristiani, Ortodossi e Armeni che gestiscono la Basilica. Costruita dallimperatore Costantino nel IV secolo, la Nativit necessita certamente di serie opere di restauro, inclusa la riparaz ione di parte del tetto attualmente mancante. stata fatta giustiz ia e ne siamo molto contenti - spiega il vice sindaco George Saade, perch tutti a Betlemme sperano che la decisione dellUnesco riscatti la citt da un lento declino. Con quasi due milioni di presenz e lanno, il luogo pi visitato da turisti e pellegrini tra quelli nei Territori palestinesi, ma la citt soffre perch nessuno si ferma. I turisti arrivano in pullman e due ore dopo se ne vanno, alberghi, e ristoranti restano vuoti. Il senso di isolamento poi certamente aumentato da quando si trovata circondata dal Muro di sicurez z a costruito da Israele. I turisti sono costretti a lunghe code di ore ai check- point israeliani per il controllo dei documenti, mentre gli abitanti di Betlemme che vanno in senso opposto devono ora richiedere un permesso speciale, raramente concesso, per andare a Gerusalemme, che dista appena sei chilometri. Tagliata fuori dalle terre coltivate a nord e a ovest dal Muro, a sud e ad est dalle strade che soltanto i coloni

israeliani possono percorrere, la citt diventata un ghetto. Pieno di torri di guardia, il Muro dentro il perimetro urbano, aumentando il senso di una prigione a cielo aperto. Il simbolo di tutto ci che sbagliato nel cuore delluomo, lo defin lArcivescovo di Canterbury quando lo vide durante la sua visita alla Basilica. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Abbiamo bisogno di una teologia della Terra e di una nuova spiritualit della creaz ione (di Jrgen Moltmann - La Terra redenta dalleco- teologia) 18 maggio 2012, di Federico La Sala NOTE SUL TEMA: Pianeta Terra. Sulluscita dallo stato di minorit, oggi. LO SPIRITO CRITICO E LAMORE CONOSCITIVO. Un omaggio a Kurt H. Wolff e a Barrington Moore Jr. GIOACCHINO DA FIORE, DANTE, E LA "GRANDE RUOTA DEL CARRO" DI EZECHIELE LA "CHARITAS". (Federico La Sala) La Terra redenta dalleco- teologia di Jrgen Molt mann (Avvenire, 18 maggio 2012) Ci troviamo oggi alla fine dellepoca moderna e alliniz io del futuro ecologico del nostro mondo, se il nostro mondo deve sopravvivere. Con ci si intende un nuovo paradigma, nel suo nascere, che lega tra loro la cultura umana e la natura della Terra in maniera diversa da come avvenuto nel paradigma dellet moderna. Let moderna stata determinata dalla presa di potere delluomo sulla natura e le sue forz e. Queste conquiste e presa di possesso della natura sono oggi giunte al loro limite. Tutti gli indiz i indicano che il clima della terra si va alterando drasticamente ad opera di influenti comportamenti umani. Le calotte di ghiaccio ai poli della terra si sciolgono, il livello dellacqua si innalz a, alcune isole scompaiono, aumentano i periodi di siccit, si estendono i deserti e cos via. Conosciamo tutto ci, ma non facciamo nulla in rapporto a quanto sappiamo. La maggior parte delle persone chiudono gli occhi o sono come paraliz z ate. Eppure nulla favorisce tanto le catastrofi quanto il non far nulla paraliz z ante. Abbiamo bisogno di comprendere in modo nuovo la natura e di una nuova immagine di uomo, e perci di una nuova esperienz a di Dio nella nostra cultura. Una nuova teologia ecologica ci pu in questo aiutare. Secondo le tradiz ioni bibliche Dio non ha infuso il proprio spirito divino soltanto nelluomo, ma in tutte le sue creature: Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; / togli loro il respiro: muoiono, / e ritornano nella loro polvere. / Mandi il tuo spirito, sono creati, / e rinnovi la faccia della terra (Sal 104, 29.30). Si pu dedurne: se limmagine e somiglianz a divina delluomo dipende dallo spirito divino che abita in lui, allora tutte le creature, nelle quali abita lo Spirito di Dio, sono immagini di Dio e devono essere dunque rispettate. In ogni caso gli esseri umani fanno parte della natura della Terra in un modo cos stretto che si trovano nella stessa situaz ione irredenta e nella comune speranz a della redenz ione. Gli uomini non saranno salvati da questa terra, ma con questa terra dalla caducit e dalla morte. Paolo ha udito il gemiamo interiormente aspettando... la redenz ione del nostro corpo (Rm 8,23) da parte di coloro che sono animati dallo Spirito di Dio. Egli perci ha ascoltato anche il gemito e lattesa della creaz ione non umana attorno a s (Rm 8,22). Egli era convinto che lo stesso Spirito di Dio che fa gemere noi e tutta la creaz ione in attesa della redenz ione dal destino di morte. Lo Spirito presente il principio della nuova creaz ione, nella quale non ci sar pi la morte, poich egli lo Spirito della risurrez ione di Ges e la diffusa presenz a del Risorto. La teologia ortodossa ha espresso ci con la speranz a non solo nella diviniz z az ione degli esseri umani, bens anche nella diviniz z az ione del cosmo: Tutta la natura destinata alla gloria, della quale gli uomini avranno parte nel regno del compimento. Gli uomini, nella loro singolarit, nella loro destinaz ione e nella loro speranz a di vita, sono una parte della natura. Dunque essi non sono al centro del mondo, ma per sopravvivere si devono integrare nella natura della Terra e nella comunit delle creature con cui vivono. Larroganz a del potere sulla natura e la libert di fare di essa ci che vogliono non compete loro, ma compete piuttosto una umilt cosmica e una consideraz ione attenta per tutto ci che essi fanno alla natura.

Solo quando saremo consapevoli della nostra dipendenz a dalla vita della Terra e dallesistenz a degli altri esseri viventi diventeremo da divinit superbe e infelici (Lutero) degli uomini umani. Il vero sapere non il potere, ma la sapienz a. Le nuove astroscienz e hanno dimostrato le interaz ioni tra gli ambiti inanimati e quelli animati del nostro pianeta Terra. Da questo deriva lidea che la biosfera della Terra forma con latmosfera, gli oceani e le pianure un sistema complesso, unico nel suo genere, che possiede la capacit di produrre vita e di creare spaz i vitali. la pluridiscussa teoria di Gaia, di James Lovelock. Nonostante il nome poetico della dea greca della Terra, non si intende con ci fare una diviniz z az ione della Terra. La Terra viene per concepita come un organismo vivente che produce vita e crea spaz i vitali. Se si intende la vita in senso puramente biologico, allora la terra non vivente, perch essa non si riproduce. Essa, tuttavia, va detta pi che vivente, perch produce vita. Essa non neppure un organismo, nel senso in cui noi conosciamo gli organismi biologici. Essa pi che un organismo, poich produce organismi. La Terra un soggetto di tipo particolare, incomparabile e unico. Non un agglomerato a caso di materia e energia, non n cieca n muta. intelligente, poich produce intelligenz e. Ad un preciso punto della sua evoluz ione la Terra ha incominciato a sentire, a pensare, a prendere coscienz a di se stessa e a meritare rispetto. Noi uomini siamo creature della Terra. Dunque non stiamo di fronte alla Terra come suoi soggetti, ma nella nostra dignit di esseri umani siamo parte della Terra e membri della comunit terrena delle creature. Noi stessi siamo con- creature, insieme con gli altri esseri viventi. Questo sentimento cosmico di comunione pi ampio di tutti gli ambiti della natura che noi possiamo conoscere e dominare. Perci oggi tempo di mettere al centro la santit della Terra e di integrarci consapevolmente nella comunit della terra. Arriviamo a parlare di un tema particolare della teologia cristiana, tema che nella svolta ecologica verso la Terra e le sue condiz ioni di vita diventa oggi attuale: la teologia naturale. Mentre con questa espressione, tuttavia, tradiz ionalmente si intendeva una conoscenz a indiretta di Dio a partire dalla natura, oggi abbiamo bisogno di una conoscenz a indiretta della natura a partire da Dio. Le crisi ecologiche distruggono le condiz ioni vitali della Terra. Per conservarla malgrado le forz e distruttive, abbiamo bisogno di un s alla Terra che superi tali forz e e di un invincibile amore per la Terra. C forse un riconoscimento maggiore e un amore pi forte della fede nella presenz a di Dio nella terra e nelle sue condiz ioni di vita? Abbiamo bisogno di una teologia della Terra e di una nuova spiritualit della creaz ione > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Oggi devo dire: se tra i popoli non viene rispettato il diritto, allora non verr mai la pace e la concordia (Clemens August von Galen) 13 aprile 2012, di Federico La Sala IN MEMORIA DEL CARDINALE CLEMENS AUGUST VON GALEN (1878- 1946): Sotto il naz ismo dissi pubblicamente, e lo dissi anche riguardo a Hitler nel 39, quando nessuna potenz a intervenne allora per ostacolare le sue mire espansionistiche: la giustiz ia il fondamento dello stato. Se la giustiz ia non viene ristabilita, allora il nostro popolo morir per putrefaz ione interna. Oggi devo dire: se tra i popoli non viene rispettato il diritto, allora non verr mai la pace e la concordia (Clemens August von Galen)

> OBBEDIENZA CIECA - - - - Videla e i silenz i del Vaticano. Desaparecidos: documento della Santa Sede ritrovato. Scritto dopo un pranz o con i vescovi e il dittatore argentino (di Horacio Verbitsky) 11 maggio 2012, di Federico La Sala

Il Vat icano sapeva Videla e i silenz i del Vaticano La politica dei desaparecidos che il dittatore Jorge Videla ha ammesso anche in tribunale, era nota fin dal 10 aprile 1978 alla Chiesa cattolica Cos risulta da un documento rinvenuto nellarchivio della Conferenz a episcopale Desaparecidos: documento della Santa Sede ritrovato. Scritto dopo un pranz o con i vescovi e il dittatore argentino di Horacio Verbit sky (il Fatto, 11.05.2012) Buenos Aires. La politica dei desaparecidos che il dittatore Jorge Videla ha finito per ammettere con diverse dichiaraz ioni e in tribunale, era nota fin dal 10 aprile 1978 alla Commissione esecutiva della Chiesa cattolica che, per, si guard bene dallinformare lopinione pubblica. Tutto questo risulta da un documento rinvenuto nellarchivio della Conferenz a episcopale. IL DOCUMENTO porta il numero 10.949 e gi il numero d unidea della quantit di informaz ioni sulle quali la Chiesa continua a mantenere il segreto. Il documento fu redatto a cura del Vaticano al termine di un pranz o con Videla ed conservato nel fascicolo 24- II. Sono riuscito a visionare il documento in maniera surrettiz ia dopo che a una formale richiesta le autorit ecclesiastiche avevano risposto con la sorprendente affermaz ione secondo cui lEpiscopato non avrebbe archivi. Quando incontrava esponenti della Chiesa cattolica, Videla parlava con la franchez z a in uso tra amici. Lallora presidente dellEpiscopato, il cardinale Raul Francisco Primatesta, comunic allAssemblea Plenaria che lui e i suoi due vicepresidenti, larcivescovo Vicente Zaz pe e il cardinale Juan Aramburu, avevano parlato a Videla dei casi di prigionieri apparentemente rimessi in libert, ma in realt assassinati, si erano interessati dei sacerdoti desaparecidos, quali Pablo Gaz z arri, Carlos Bustos e Mauricio Silva, e di altre persone scomparse nei giorni precedenti allincontro con Videla. Secondo il documento episcopale il presidente ha risposto che apparentemente sarebbe ovvio affermare che sono gi morti; si tratterebbe di varcare una linea di demarcaz ione: questi sono scomparsi, non ci sono pi. Questo sarebbe il pi chiaro, comunque ci porta a una serie di consideraz ioni in ordine a dove sono stati sepolti: in una fossa comune? E in tal caso chi li avrebbe sepolti in questa fossa? Una serie di domande alle quali le autorit di governo non possono rispondere sinceramente in quanto la cosa coinvolge diverse persone, un eufemismo per alludere a coloro che avevano svolto il lavoro sporco di sequestrarli, torturarli, ucciderli e fare sparire le spoglie. Latteggiamento del clero aveva sfumature sottili. Zaz pe chiese: Cosa rispondiamo alla gente visto che c un fondamento di verit in quanto sospettano? . E Videla ammise che era vero. Aramburu spieg che il problema di rispondere in modo che la gente non continui a chiedere spiegaz ioni. PRIMATESTA spieg che la Chiesa vuole capire, collaborare, consapevole che il Paese versava in uno stato di caos e che ha misurato le parole perch sapeva benissimo il danno che poteva arrecare al governo. Anche Primatesta ha insistito sulla necessit di arrivare a una qualche soluz ione in quanto prevedeva che alla lunga il metodo consistente nel far sparire le persone avrebbe prodotto effetti negativi considerata lamarez z a che affligge molte famiglie. Questo dialogo di straordinaria franchez z a mostra che sia Videla sia la Chiesa conoscevano benissimo i fatti e sottolinea la complicit con cui valutavano e decidevano in che modo rispondere alle denunce della gente avvertite da entrambe le parti come una minaccia comune. Nello scegliere questa politica di omicidi clandestini, che Videla ora definisce comoda perch sollevava dal fornire spiegaz ioni, la giunta militare gett unombra di sospetto su tutti i quadri delle Forz e armate e delle forz e di sicurez z a, ombra che cominci a dissiparsi con la riapertura dei processi che hanno consentito di accertare le responsabilit individuali che la giunta aveva coperto. Fino ad oggi ci sono state 253 sentenz e di condanna e 20 di assoluz ione, la qual cosa dimostra che in democraz ia nessuno viene condannato pregiudiz ialmente e senz a poter esercitare il suo diritto alla difesa. Fino ad oggi solo un cappellano militare, Christian von

Wernich, stato condannato per complicit in casi di tortura e omicidio. ZAZPE morto nel 1984, Aramburu nel 2004 e Primatesta nel 2006. Nel 2011 ha rinunciato per sopraggiunti limiti di et, Jorge Casaretto, lultimo vescovo di quei tempi ancora in attivit. Tuttavia la Chiesa continua a mantenere un ostinato silenz io che talvolta sottolinea la sua crescente irrilevanz a nel panorama della societ argentina. La scarsa influenz a della Chiesa si vista con chiarez z a lanno scorso quando, malgrado la sua mobilitaz ione, il Congresso ha modificato il codice civile per consentire il matrimonio a tutte le persone indipendentemente dal sesso dei contraenti. Traduz ione di Carlo Antonio Biscotto > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Credo che questa terra potrebbe ridiventare pi abitabile solo graz ie allamore ("charitas"): Etty Hillesum. La fortez z a inespugnabile (di Isabella Adinolfi - rec. di marco Riz z i). 12 aprile 2012, di Federico La Sala Etty Hillesum. Colloqui con Dio nei lager naz isti di Marco Riz z i (Corriere della Sera, 12 aprile 2012) Uccisa a 29 anni ad Auschwitz con tutta la famiglia, lebrea olandese Etty Hillesum ha lasciato un diario e lettere agli amici, che coprono il periodo tra il 1941 e il 1943. Pubblicati negli anni Ottanta del secolo scorso, questi scritti lhanno fatta accostare a Simone Weil e Hannah Arendt per la lucidit, tutta femminile, con cui indagata la dimensione inaudita assunta dal male. Isabella Adinolf i (Etty Hillesum. La fortezza inespugnabile, Il melangolo, pp. 216, 16) ricostruisce il percorso esistenz iale e intellettuale che consent alla giovane ebrea non solo di resistere alla violenz a subita nella persecuz ione, bens di intrecciare un vero e proprio dialogo damore con Dio. Dal lager di Westerbork, scrive: Mi hai resa cos ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio. Riecheggiano qui le parole della mistica ebraica e cristiana. Hillesum si colloca in una dimensione spirituale che trascende ogni confine tra religioni: Credo che questa terra potrebbe ridiventare pi abitabile solo graz ie a quellamore di cui lebreo Paolo scrisse agli abitanti di Corinto nel tredicesimo capitolo della sua prima lettera. Proprio graz ie alla padronanz a della tradiz ione che va da Pascal a Kierkegaard, da Buber a Weil, Adinolfi mostra le radici che hanno nutrito leccez ionalit di Hillesum. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. Lettera aperta a Israele - - - MEMORIA DI MOSE. A ogni generaz ione ogni individuo tenuto a considerarsi come se fosse colui che and via dallEgitto ci dice lHaggadah (di Safran Foer - Cos noi ebrei riscriviamo quel racconto della bibbia).. 7 aprile 2012, di Federico La Sala Cos noi ebrei riscriviamo quel racconto della bibbia di Saf ran Foer (la Repubblica, 7 aprile 2012) Safran Foer racconta il rapporto con l" Haggadah", testo che viene letto in occasione della festivit ebraica. Delle 7000 versioni note la pi usata quella del caff Maxwell distribuita nei supermercati Ho trascorso buona parte degli ultimi anni a riscrivere lHaggadah - la guida per le preghiere, i riti e i salmi del Seder (incontri che si celebrano in una delle due sere della Pasqua ebraica, NdT) - e di frequente mi chiedono per quale motivo ho voluto sottrarre tempo alla scrittura per investirlo in un simile progetto. Per tutta la mia vita i miei genitori hanno ospitato il Seder della prima notte della Pasqua ebraica. A mano a mano che la nostra famiglia si allargava - e con essa di pari passo anche la nostra definiz ione di famiglia per la cena rituale ci siamo spostati dalla sala da pranz o al nostro scantinato, pi spaz ioso, che puz z ava di muffa. Da un tavolo siamo passati a pi superfici goffamente accostate le une alle altre per formarne uno pi grande. La richiesta di mio padre di togliere la rete dal tavolo da ping- pong mi ha sempre reso consapevole dellapprossimarsi della Pasqua. Poi, tutti i tavoli erano ricoperti da grandi tovaglie sbiadite e assortite. Ogni volta cera unHaggadah che i miei genitori avevano messo insieme fotocopiando i brani preferiti presi

da altre Haggadah, e quando finalmente i Foer ottennero la connessione a Internet la prepararono stampando ci che trovavano online. Perch la sera di Pasqua diversa da qualsiasi altra? Perch quella sera non si applica il copyright. In mancanz a di una terra loro e stabile, gli ebrei misero su casa nei loro libri e lHaggadah - il cui nucleo centrale il racconto dellEsodo dallEgitto - stata tradotta innumerevoli volte, pi di qualsiasi altro libro ebraico, ed stata rivista pi frequentemente di qualsiasi altro libro ebraico. Ovunque si siano recati gli ebrei ci sono sempre state Haggadah: dallHaggadah di Sarajevo risalente al XIV secolo (che si dice sia sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale sotto le assi del pavimento di una moschea, e allassedio di Sarajevo nel caveau di una banca) a quelle preparate dagli ebrei etiopi e fatte pervenire per via aerea in Israele durante lOperaz ione Mos. Tuttavia, delle settemila versioni note - per non parlare delle incalcolabili ediz ioni fatte in casa - una sola usata pi di tutte le altre messe insieme: dal 1932 lHaggadah della Maxwell House predomina nei rituali degli ebrei americani. S, proprio quella della marca di caff Maxwell House. Avendo assodato negli anni Venti che il chicco di caff non un legume bens una bacca, e di conseguenz a kosher per Pasqua, la Maxwell House diede allagenz ia pubblicitaria Joseph Jacobs lincarico di fare del caff e non del t la bevanda eletta da bere dopo i Seder. Se tutto ci vi sembra folle, tenete presente che il caff Maxwell House sempre stato particolarmente popolare nelle case ebraiche. LHaggadah che ne nacque costituisce una delle promoz ioni- vendita speciale che dura da pi tempo in assoluto nella storia della pubblicit. Nei supermercati ne sono state distribuite gratuitamente almeno 50 milioni di copie, ispiranti quanto si pu immaginare che siano i gadget di una marca di caff. Nondimeno, molte persone provano un senso di attaccamento nei confronti dellHaggadah della Maxwell House, per la gioiosa rassicuraz ione che essa evoca. Ci piace come ci piacciono le battute sugli ebrei. La versione della Maxwell House di per s una sorta di battuta ebraica - per averne la conferma provate un po a farne parola a un gruppo di ebrei senz a provocare risate. Oltretutto, gratis e - al pari della bevanda a base di caffeina e senz a tanti fronz oli che reclamiz z a - appaga un bisogno molto primario. Il pi leggendario Seder di tutti - che, per un caso postmoderno, raccontato nellHaggadah stessa - si svolse intorno alliniz io del secondo secolo a Bene Beraq tra gli studiosi pi importanti dellantichit ebraica. Si concluse anticipatamente, quando gli studenti irruppero per annunciare cheera giunta lora della preghiera del mattino. Anche se lessero lHaggadah dalliniz io alla fine, espletando ogni rito e cantando ogni verso di ogni singolo salmo, probabilmente trascorsero la maggior parte del loro tempo a fare altro. A estrapolare, sviscerare, discutere. La storia dellEsodo , infatti, non deve essere soltanto recitata, ma affrontata. Se lHaggadah della Maxwell House non mai riuscita a soddisfare appieno le esigenz e intellettuali e spirituali, in ogni caso servita in modo egregio e appropriato agli ebrei esperti conoscitori dei riti di una o due generaz ioni fa. Gli attori per non conoscono pi il copione. Gli ebrei americani, con una sorta di esodo ulteriore, sono passati dalla povert allagiatez z a, dalla tradiz ione alla modernit, dalla familiarit nei confronti di una storia comune alla perdita della memoria collettiva. I nostri nonni erano immigrati in America, ma erano originari dellebraismo. Noi siamo lesatto contrario: sappiamo tutto di American Idol, ma non conosciamo i grandi protagonisti dellebraismo. Di conseguenz a, nei confronti dellebraismo ci comportiamo come immigrati: ci andiamo cauti, lo respingiamo, ne diventiamo consapevoli, e fingiamo (o raggiungiamo) indifferenz a. In quel paese straniero che la nostra fede, abbiamo urgentemente bisogno di una buona guida. Anche se significa "il racconto", lHaggadah non racconta semplicemente una storia: il libro della nostra memoria vivente. Non basta ri- raccontare la storia: dobbiamo spiccare un salto pi estremo ed empatico ed entrare dentro di esso. A ogni generaz ione ogni individuo tenuto a considerarsi come se fosse colui che and via dallEgitto ci dice lHaggadah. Questo salto sempre stato una sfida in grado di intimorire, seppur carico di significato per la mia generaz ione in modo diverso rispetto ai disperati delle prime generaz ioni che si volevano assimilare - perch adesso, oltre alla mancanz a di cultura e di conoscenz a del sapere ebraico, c anche il viz io strutturale di un compiacimento collettivo. Lintegraz ione degli ebrei e delle tematiche ebraiche nella nostra cultura pop cos preponderante che ormai siamo intossicati dalle immagini surrogate di noi stessi. Anche io adoro Seinfeld (sit- com americana, NdT), ma non credete che ci sia un problema nel momento in cui questa trasmissione indicata quale riferimento dellidentit ebraica del singolo? Per molti di noi, essere ebrei diventato, pi di ogni altra cosa, strano. Tutto ci che resta, nel vuoto della scioltez z a e della profondit, sono le risate.

Circa cinque anni fa ho avvertito in me una certa malinconia. Forse era dovuta al fatto di essere diventato padre, o semplicemente al fatto di invecchiare. Malgrado io sia cresciuto in una famiglia ebraica intellettuale e consapevole, non sapevo pressoch nulla di ci che si suppone che sia il mio sistema di pensiero. Cera anche di peggio: mi sentivo soddisfatto del poco che sapevo. Talvolta pensavo al mio modo di essere in termini di rifiuto, ma impossibile respingere ci che non si comprende e che non mai stato davvero tuo. Talvolta ritenevo fosse un successo, ma non c successo alcuno nella perdita passiva. Perch ho sottratto tempo alla mia attivit di scrittore per pubblicare una nuova Haggadah? Perch volevo fare un passo avanti in direz ione di quella conversaz ione che potevo udire soltanto a stento attraverso le porte chiuse della mia ignoranz a; un passo avanti in direz ione di un ebraismo fatto di punti di domanda, pi che di citaz ioni; verso la storia del mio popolo, della mia famiglia e di me stesso. Come ogni bambino, anche mio figlio di sei anni adora ascoltare storie - miti e saghe nordiche, Roald Dahl, racconti della mia infanz ia - ma pi di ogni altra cosa gli piacciono le storie della Bibbia. Cos, tra quando ha terminato di fare il bagno e il momento in cui va a letto, mia moglie ed io gli leggiamo spesso alcune versioni per bambini delle storie del Vecchio Testamento. Lui adora ascoltarle, perch sono le storie pi belle mai raccontate. E noi adoriamo raccontargliele per un motivo diverso. Lo abbiamo aiutato a imparare a dormire tutta la notte, a servirsi della forchetta, a leggere, ad andare in bicicletta, a salutarci. Ma non esiste insegnamento pi importante di quello che non si apprende mai ma si studia sempre, il progetto collettivo pi nobile di tutti, preso in prestito da una generaz ione e tramandato alla successiva: come trovare s stessi. Alcune sere, fa, dopo aver sentito raccontare la morte di Mos per lennesima volta - e come esal lultimo respiro avvistando una terra promessa nella quale non avrebbe mai messo piede - mio figlio ha appoggiato la testa dai capelli ancora umidi sulla mia spalla. C qualcosa che non va? gli ho chiesto, chiudendo il libro. Lui ha scosso la testa. Sei sicuro?. Senz a alz are il viso, ha domandato se Mos esistito davvero. Non lo so gli ho risposto, ma siamo imparentati con lui. (Traduz ione di Anna Bissanti) Jonathan Safran Foer ha appena pubblicato la "New American Haggadah" > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. Lettera aperta a Israele - - - - Quello che deve essere detto (di Gnter Grass) 4 aprile 2012, di Federico La Sala Quello che deve essere detto di Gnter Grass (la Repubblica, 04.04.2012) (Traduz ione di Claudio Groff) > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Che cosa deve essere detto. Gnter Grass: Lo Stato di Israele minaccia la pace (di Paolo Soldini) 5 aprile 2012, di Federico La Sala Lo scrittore in una poesia contesta i piani dattacco contro lIran e lipocrisia dellOccidente Bufera Durissime reaz ioni: Antisemitismo, Un aggressivo pamphlet da agit- prop Lo Stato di Israele minaccia la pace Tutti contro Grass Ancora una volta il premio Nobel scatena il putiferio. Questa volta puntando il dito contro il potenz iale first strike nucleare contro Teheran. Ed lui stesso ad anticipare per lui laccusa di antisemitismo.

di Paolo Soldini (lUnit, 05.04.2012) Si pu criticare lo stato di Israele senz a cadere nellantisemitismo? Vecchia questione, particolarmente controversa in Germania, ma certo non solo tedesca. Qualsiasi persona equilibrata e ragionevole risponde che s, certo che possibile. Tant che non sono pochi gli ebrei che, anche in Israele, verso la politica di Israele hanno un atteggiamento critico. Al di l del grande bailamme di polemiche e di reaz ioni sdegnate suscitato nel suo Paese, questa la Gretchenfrage (la questione fondamentale dalla risposta alla quale tutto dipende, come quella che Faust pone a Margarethe: credi in Dio?) che Gnter Grass, con un piz z ico di vis provocatoria di troppo, ha buttato sul tappeto scrivendo per la Sddeutsche Zeitung la poesia Was gesagt werden muss: Che cosa deve essere detto. Di fronte al governo attuale di Israele che apertamente prospetta lipotesi di utiliz z are in un attacco preventivo contro lIran di Ahmadinejad le armi nucleari che possiede e che lipocrisia delloccidente passa sotto silenz io, anche gli amici di Israele in Germania debbono parlare e, vincendo tutte le remore, anche quelle che derivano dalle speciali responsabilit che la Storia ha gettato sulle spalle di ogni tedesco, condannare latteggiamento di chi minaccia. E, en passant, anche lipocrisia dei governi di Berlino che hanno fornito a Israele i sommergibili da cui potrebbe partire il micidiale first strike. Le reaz ioni sono state violente. Una, in particolare, ha suscitato polemiche allinterno della polemica: quella dellambasciatore israeliano a Berlino Emmanuel Nahshon, il quale ha accomunato lo scrittore ottantacinquenne ai seminatori di odio antisemita che la storia ha disseminato per lEuropa dal Medio Evo in poi. una tradiz ione europea - ha detto quella di accusare gli ebrei, prima della festa di Pessach, di omicidi rituali. Un tempo erano i bambini cristiani che, cos si diceva, venivano uccisi per mischiare il loro sangue nel pane az z imo. Oggi il popolo iraniano, che, cos si dice, lo stato ebreo vorrebbe annientare. Il curioso rovesciamento di una teoria del complotto che ha prodotto, per secoli, pogrom e tragiche persecuz ioni non rende onore n a quanto Grass ha effettivamente scritto n alla manifesta realt dei fatti: lattuale governo israeliano che evoca oggi il colpo preventivo, pur se lo fa in risposta alle sinistre, inaccettabili (e non accettate da tutto il resto del mondo) minacce di Ahmadinejad e con la consapevolez z a, richiamata da Nahshon, di essere lunico stato al mondo di cui messo in discussione il diritto di esistere. Anche il presidente della comunit ebraica Dieter Graumann non stato leggero contro laggressivo pamphlet da agit- prop con cui Grass avrebbe demoniz z ato Israele: Un grande scrittore non necessariamente un grande analista della questione medio- orientale. Ancor pi pesante il giudiz io di Amos Luz z atto, ex presidente delle comunit italiane: Un proclama, quello di Grass, da condannare e che pu essere archiviato solo da una autosmentita. Scontate, e spesso ipocrite, le reaz ioni dei politici pi conservatori che non hanno mai amato Grass fin da quando, alla fine degli anni 50 pubblic il suo eversivo e diseducativo Il tamburo di latta e poi si schier con Willy Brandt. I vertici della Cdu e il governo, comunque, sono stati molto equilibrati. Il portavoce della cancelleria ha ricordato che in Germania c libert di espressione artistica mentre il ministero degli Esteri ha tenuto a precisare che da Israele non venuta finora alcuna reaz ione ufficiale che richiedesse una presa di posiz ione. Daltronde era stato proprio il pi illustre predecessore di Graumann, Ignatz Bubis, a battersi, negli anni 90, per stabilire la giusta distinz ione tra i tedeschi ebrei e lo Stato di Israele. Una tempesta in un bicchier dacqua, allora? Non proprio. Grass ha toccato non solo un punto ancora delicatissimo della consapevolez z a di s e del proprio passato dellopinione tedesca, ma anche - e questo spiega forse lasprez z a delle reaz ioni - un nodo che riguarda proprio lui, le sue convinz ioni e la sua biografia. Non solo il passaggio, giovanissimo, nelle SS, reso pubblico con un ritardo di decenni, ma anche una certa, mai celata, prevenz ione contro le durez z e bibliche che, a suo parere, caratteriz z erebbero la dottrina della religione di Abramo. Ma antisemitismo? > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Siamo ancora qui, a fare conti sul puro e limpuro e a ripetere il capro espiatorio nel corpo di qualche altro Isacco per volere di qualche Abramo che credeva di interpretare Dio, di qualche altra Ifigenia propriet di Agamennone padrone della sua morte. 5 marz o 2012, di Federico La Sala 8 marz o 2012, ancora streghe

di Giancarla Codrignani (Adista - Segni Nuovi, - n. 10, 10 marz o 2012) A Bologna, un islamico osservante ha sentito impuro il proprio rapporto con una donna cristiano ortodossa e ha tentato di decapitarla come Abramo fece con Isacco (la donna, unucraina di 45 anni, se la scampa, rischia di ritrovarsi paraplegica). Non solo un caso di fondamentalismo maniacale. In questi giorni, si apre a Palmi un processo di stupro che testimonia il persistere italico della malediz ione di Eva: a San Martino di Taurianova una bambina di 12 anni (che oggi ne ha 24 e vive sotto protez ione perch alcuni dei persecutori che ha denunciato erano mafiosi) per anni stata considerata da tutto il paese la colpevole degli stupri di gruppo, delle violenz e e dei ricatti subiti e anche il parroco a cui aveva tentato di confidarsi giudicava peccatrice una dodicenne violata che solo la penitenz a poteva redimere. Sembra incredibile, ma nella santit delle religioni albergano tab ancestrali che gli studi antropologici e le secolariz z az ioni non sono riusciti a eliminare. Sono i tab peggiori perch responsabili dei pregiudiz i sessuofobici e misogini che, sacraliz z ati, hanno prodotto, nel nome di dio, discriminaz ioni e violenz e. Nel terz o millennio le religioni dovrebbero andare in analisi e domandarsi quanto la sessuofobia e la misoginia insidino nel profondo la loro possibilit di futuro. Il concetto di purez z a che ha represso, nellipocrisia mercantile e proprietaria dei valori familiari, milioni di ragaz z e non nato certo dalla scelta delle donne. Alla Lucy delle origini, mestruata e responsabile della riproduz ione, non sarebbe mai venuto in mente di sentirsi sporca o colpevole. Forse percepiva gi come colpa, certo non sua, la violenz a che connotava la bassa qualit di molte prestaz ioni maschili. Tanto meno, quando si fosse inventato il diritto, avrebbe distinto i suoi figli in legittimi o illegittimi. Eppure si continua a credere che la mestruata faccia ingiallire le foglie e inacidire il latte; in Africa, in quei giorni, confinata in capanne speciali per non contaminare le case; a Roma Paolo la voleva velata e z ittita, mentre i papi, forse senz a sapere perch, le hanno vietato di consacrare. Siamo ancora qui, a fare conti sul puro e limpuro e a ripetere il capro espiatorio nel corpo di qualche altro Isacco per volere di qualche Abramo che credeva di interpretare Dio, di qualche altra Ifigenia propriet di Agamennone padrone della sua morte. Noi donne non siamo certo migliori degli uomini, ma nelle societ maschili permangono residui di paure che neppure Darwin ha fatto sparire. I responsabili delle religioni che intendono salvare la fede per le generaz ioni future debbono purificarle dalle ombre del sacro antropologico: il papa cattolico deve non condannare, bens accogliere come serviz io di verit nelle scuole uneducaz ione sessuale che dia valore allaffettivit non solo biologica delle relaz ioni fra i generi e al rispetto delle diverse tendenz e sessuali; lislam che fa imparare a memoria fin da piccoli le sure del Corano, si deve rendere conto che i tab violenti producono strani effetti se un uomo si sente un dio punitore davanti a donne- Isacco; i rabbini dovrebbero fare i conti con Levi Strauss e smettere di chiedere autobus separati per genere e di insultare le bambine non velate; in Cina e in India non si deve perpetuare linsignificanz a femminile trasferendo gli infanticidi delle neonate alla scelta ecografica, mortale solo per le bimbe. Sono tutte scelte di morte. Per ragioni di genere. Ma, se la responsabilit delle religioni monoteiste particolarmente grave per limmagine anche non raffigurata di una divinit di fatto maschile, pi precisa quella dei cristiani. Si detto infinite volte: perch il nostro clero, ancora cos pronto a chiedere cerimonie riparatrici per spettacoli che non ha visto, non pensa ad evangeliz z are i maschi invece di sospettare costantemente peccati di cui non pu essere giudice, condannato com al masochismo celibatario per paura della purez z a originaria della sessualit umana? C un salto logico - certamente non illogico per le donne che stanno leggendo i pez z i sull8 marz o - ma anche la societ civile persevera troppo nel negare rispetto al corpo delle donne: i tre caporali del 33esimo reggimento Acqui indagati per lo stupro di Piz z oli (LAquila) sono rientrati in serviz io nei serviz i di pattugliamento del centro storico nellambito delloperaz ione Strade Sicure... > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Glas, ovvero campane a morto per la metafisica, loccidente, larte. Derrida cuce testi sul filo dei resti (di Donatella Di Cesare) 5 marz o 2012, di Federico La Sala Derrida cuce testi sul filo dei resti Tradotta da Bompiani una importante opera del filosofo francese titolata Glas, ovvero campane a morto per la metafisica, loccidente, larte. Costruita su due colonne, una per Hegel, laltra per Genet, mostra la dialettica filosofica mentre si va sfaldando e, a fronte, la letteratura che tratta di avanz i e secrez ioni corporali

di Donatella Di Cesare (il manifesto, 28.10.2006) Nella fortuna di Glas, lopera di Derrida uscita nel 1974, sembra essere iscritto un destino di rimoz ione che in qualche modo coincide con i suoi contenuti, visto che quelle pagine si occupano di margini, marginaliz z az ioni, rimoz ioni, appunto. Nelle opere introduttive in italiano viene citata sbrigativamente in nota, o ricordata tuttal pi come un esempio di scrittura di avanguardia, e le cose non vanno meglio nelle monografie in altre lingue, con la piccola eccez ione costituita dal libro di Sarah Kofman, Lectures de Derrida, uscito nel 1984. Il testo scatur da una serie di seminari su Hegel che Derrida tenne negli anni 70 in due universit, quella di Irvine in California e la Freie Universitt di Berlino, allora particolarmente aperte alla sperimentaz ione. In effetti il testo, gi a cominciare dalla sua architettura e dalla struttura tipografica, fuori dal comune. Per descriverlo, sarebbe pi semplice mostrare - come suggerisce anche il curatore - una pagina del Talmud. Le affinit sono infatti numerosissime. Se il Talmud comincia dalla seconda pagina, dunque non ha un vero e proprio iniz io, Glas non ha n iniz io n fine, n capo n coda; n maiuscola per la prima pagina, n un segno di interpunz ione per chiudere lultima. La frase che si legge nella apparente chiusura del libro : Oggi, qui, adesso, il detrito di. Non stupisce che qualche lettore un po frettoloso abbia protestato, restituendo la propria copia alla Bompiani per averne indietro una buona, con la conclusione mancante. Ma la caratteristica pi importante di Glas quella di essere un testo a due colonne, fra loro intrecciate, che si levano luna di fronte allaltra in un rinvio necessario, richiedendo una lettura z igz agante e quasi strabica. La colonna di sinistra dedicata a Hegel, quella di destra a Genet. A sinistra appare la filosofia nel suo trionfo sistematico, in quella dialettica che tuttavia viene sfaldandosi; a destra entra in scena una letteratura che, pi che ispirare e edificare, si occupa di avanz i di galera, di decomposiz ioni, di secrez ioni corporali. Derrida assume tutto quanto Jean Genet aveva pubblicato fino ad allora e lo interpreta contestando quasi riga per riga, senz a per mai citarla, San Genet. Commediante e martire, la monografia che Jean- Paul Sartre aveva dedicato al grande scrittore dipingendolo come linvertito, il diverso, il rifiuto. A sinistra sembra spadroneggiare il s assoluto che urta e inciampa continuamente nelle sue pochez z e e nella sua finitez z a; a destra si apre una antologia istintuale, un florilegio liberatorio, una anterez ione di fiori fallici. Si potrebbe ipotiz z are: da un lato la coscienz a, dallaltro linconscio? Da un lato il pensiero nel suo agire, dallaltro il gioco nel suo operare? Da un lato lo spirito che si innalz a, dallaltro la materialit che rovina? Certo che Glas richiede una lettura che proceda in almeno due sensi. Si pu leggere da sinistra a destra: dal concetto alla natura, dalla ragione ai sensi, dalla scienz a allarte; dalla filosofia e dal suo vero alla letteratura e al suo verosimile, dalla totalit al resto. Ma si pu leggere anche - molto ebraicamente - da destra a sinistra: dal singolare che addita luniversale, dal gioco del linguaggio alla logica, dalla poesia alla sua teoresi, dal residuo, dal resto a quel che il resto far irrompere. Glas vuol dire in francese campana a morto, e lopera in effetti il tentativo di elaboraz ione del lutto per la fine della metafisica, il tramonto delloccidente, la morte dellarte - per le catastrofi avvenute e a venire. A ben guardare la domanda suona cos: che ne del resto e di chi resta? In un foglio che Derrida aveva aggiunto, non numerato, allediz ione originale, la domanda posta senz a mez z i termini: Che cosa resta del sapere assoluto? della storia, della filosofia, delleconomia politica, della psicoanalisi, della semiotica, della linguistica, della poetica? del lavoro, della lingua, della sessualit, della famiglia, della religione, dello Stato ecc.? Che cosa resta, nel dettaglio, del resto?. Resto lultima parola e la prima del lungo testo di Derrida. Se con detrito si interrompe lultima pagina, la prima si apre a sinistra con la questione: cosa ne del resto oggi, per noi, qui, ora di un Hegel?. Il resto attraversa il testo, lo divide, lo ritaglia, lo eleva al quadrato. Che sia il resto quel filo che cuce insieme in modo inatteso scampoli, ritagli, scarti? Come che sia Derrida mette in scena in Glas la riflessione filosofica nel suo sdoppiarsi e rifrangersi, perci in quellopera viene alla luce ci che la dialettica non riesce a digerire. I rinvii sono innumerevoli: digeribilit o meno delleucaristia, del farmaco; smaltimento di rifiuti eccellenti come i cadaveri; sopravvivenz a di personaggi inclassificabili come Antigone, ma anche come Christiane Hegel, la sorella del filosofo internata in diverse cliniche psichiatriche - un modo per interrogarsi sul posto della follia nel sistema hegeliano. E pi decisamente: stralci che rinviano alla logica aperta del Talmud. E se linassimilabile, lindigesto assoluto giocasse un ruolo fondamentale nel sistema? Questa domanda, cos come formulata da Derrida, aiuta a leggere il suo testo come decostruz ione in atto del sistema e della sua logica totaliz z ante. qui che lo spirito finisce per fermentare, e mentre sulla colonna di sinistra trionfano le sue sublimaz ioni sistematiche, sulla colonna di destra emanano esalaz ioni effluvi, secrez ioni.

Quale riscatto teorico per ci che resta? Anz itutto: per il tempo che resta dopo il sapere assoluto? Quel tempo che la dialettica aveva cercato di piegare, fagocitare, annullare, superare? Il tempo che resta il tempo delle sorprese inaspettate del futuro, da frugare nelle tradiz ioni del pensiero e nelle sperimentaz ioni dellarte. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - "Levento dellaltro. Etica e politica in Jacques Derrida" di Caterina Resta (rec. di Rita Fulco) 5 marz o 2012, di Federico La Sala Caterina Resta, Levento dellaltro. Etica e politica in Jacques Derrida. Torino, Bollati Boringhieri, 2003, pp. 138, Euro 14,00 Recensione di Rita Fulco - 19/12/2003 (da: www.swif.uniba.it) Ascoltare e cor- rispondere nella scrittura. Questo originario mettersi a disposiz ione della parola e del pensiero ha da sempre consentito a Caterina Resta di confrontarsi con le maggiori questioni filosofiche del nostro tempo e di tradurle in parola con un certo anticipo rispetto alla loro ribalta nel dibattito filosofico. Questa "preveggenz a" aveva caratteriz z ato anche il suo primo testo su Jacques Derrida (Pensare al limite. Tracciati di Derrida, Milano 1990), una delle pionieristiche monografie italiane - che tuttoggi resta un punto di riferimento ineludibile per chi intenda occuparsi seriamente di Derrida - sul grande pensatore francese: indubbiamente ha il merito di avere aperto, per prima, alcune piste divenute fondamentali nel dibattito intorno al filosofo. In particolare, gli ultimi due capitoli di quel volume mostravano come il pensiero di Derrida, lungi dal potersi ridurre a un "pensiero della scrittura" come puro eserciz io ludico di stile (questo semmai il limite di tanti suoi mimetici esegeti), fosse aperto a molte altre questioni, altrettanto decisive, la cui portata filosofica possibile cogliere solo sullo sfondo di alcuni dei suoi pi diretti interlocutori. Heidegger, in primo luogo, per quanto riguarda un pensiero dellevento, inteso anche come cor- rispondere allascolto di una parola data, accettaz ione e accoglimento di una promessa, di un patto che, fin dalliniz io, determina la nostra appartenenz a al linguaggio. E Lvinas, per quanto concerne la sempre maggiore attenz ione dedicata dallultimo Derrida ai risvolti etico- politici e al tema dellaltro in quanto autrui, alla ricerca di un diverso modo di pensare lentre nous. Questo nuovo lavoro coglie il frutto pi recente e maturo del pensiero del filosofo francese, il cui seme Caterina Resta aveva intravisto nel volume del 1990: in un confronto divenuto ormai esplicito e serrato con il pensiero di Lvinas e con la comune radice ebraica - a cui lautrice dedica un illuminante e importante capitolo, che offre una ricostruz ione esaustiva e affascinante del dialogo tra i due grandi filosofi francesi - Derrida intravede nella figura dello straniero e dellospite la possibilit di quellevento dellaltro che, inatteso e inaspettato come il Messia, scardina e interrompe il continuum del tempo cronologico, introducendovi le possibilit inaudite di un tempo kairologico, mettendo radicalmente in discussione lo stesso statuto del soggetto. Un radicale rovesciamento, dunque, dellermeneutica della decostruz ione derridiana, considerata da molti come esempio di assoluta irresponsabilit del pensiero, occupato unicamente in un estetiz z ante quanto cinico gioco basato su una pratica nichilistica e distruttiva, volta a smantellare il "logofonocentrismo", nome dato da Derrida alla tradiz ione del pensiero occidentale. Loriginale e acuta interpretaz ione di Resta mostra come la responsabilit e la giustiz ia siano, in realt, gli snodi fondamentali su cui la decostruz ione, negli ultimi lavori del filosofo francese, si de- cide - o fosse sin dalliniz io decisa - radicalmente per altri, richiamando in ogni istante a rispondere dellaltro e per laltro, proseguendo su quei tracciati che gi da sempre conducevano a quello che oggi ci sorprende come un rinnovato e dirompente pensiero dellospitalit e dellaccoglienz a dellaltro, di altri. Gi lincipit - un breve quanto denso commento, posto quasi ai bordi dellimmagine scelta per la copertina (un particolare della Cena in Emmaus di Caravaggio) - lascia affiorare il tema chiave dellintero volume: levento dellaltro non rivestito di gloria e onore ma, come il Messia dellepisodio evangelico, "ebraicamente, lo Straniero che incontriamo per strada, lo Sconosciuto dal quale si ricevono insospettabili ammaestramenti; il Clandestino senz a nome, forse addirittura il Perseguitato, la cui identit di altro uomo celata per la cecit dei nostri occhi che non ne sanno riconoscere il Volto; lOspite cui dobbiamo accoglienz a alla nostra tavola e con il quale siamo chiamati a condividere i pasti alla mensa comune" (p.10).

A questospite non ci si pu che rivolgere dandogli del tu, e la scrittura di Derrida si piega al soffio, o al vento impetuoso, dellaltro assumendo la forma dellapostrofe, quel tono diretto, quasi timbro di voce, che sul foglio bianco si traduce nella signature, la firma, singolare impronta desistenz a individuale, incrocio di nome e tempo nello spaz io dellincontro che ogni carte postale, ogni lettera, ogni invio dischiude. Lunicit delladresse e della signature non delimita uno spaz io identitario, ma i bordi di un appello, di uno spaz io gravido devento, in cui si possano dare cor- rispondenz e: "Poco importa, infatti, la presunta identit - miraggio di ogni comunicaz ione trasparente - del destinatore e del destinatario: quel che davvero interessa, ci di cui "ne va", che la destinaz ione sia ogni volta unica nel suo indiriz z o, che ogni volta si indiriz z i a te e a nessun altro e che tu [...] semplicemente laccolga dicendole di s [...]. Per questo essa, nonostante ogni buona volont e intenz ione, pu non raggiungerti mai, cadere in altre mani, anche quando fossero proprio le tue" (p. 22). Limportanz a di questo Ent- sprechen (cor- rispondere) sarebbe impossibile da comprendere senz a tenere in giusta consideraz ione il corpo a corpo che Derrida sostiene con tutto il pensiero di Heidegger, a partire da Sein und Zeit fino a Zeit und Sein, concentrandosi sui temi dellascolto e dellevento, come impegno alla e nella parola. Levento non sinserisce affatto in un oriz z onte di prevedibilit e calcolabilit, anz i scardina ogni programma, porta il tempo out of joint, poich se davvero si sapesse cosa si attende e il momento preciso in cui tale attesa verr soddisfatta, non ci sarebbe, non si darebbe, alcun evento, ma tuttal pi lesecuz ione di un programma. Levento arresta il tempo cronologico, interrompe la scansione ripetitiva delle lancette dorologio e, in una sorta di escatologia messianica, irrompe sulle ali del giovane Kairos dal lungo ciuffo che dobbiamo saper acciuffare: "Non tutto ci che accade ha dunque il carattere di evento, ma solo quel che e- viene nella sua assoluta e irriducibile singolarit, quellunico che, nellattesa, non mi potevo aspettare e che perci mi sorprende, fino a moz z armi il fiato" (p. 31). Ci non significa che occorra predisporsi al futuro, dimentichi di ogni passato. Anz i, Derrida stesso avverte che non c a- venire senz a eredit e possibilit di ripetere. Si tratta di intrattenere un rapporto differente con il passato, che non viene conservato sotto forma di archivio onnifagocitante, ma riattivato mediante una decisione, una responsabilit, a cui leredit stessa chiama: quella di esserne testimoni, prestando fede allimpegno preso e alla parola data, liberamente. Testimoniare di uneredit ricevuta in dono non vuol dire trasmetterne esattamente i contenuti: questo un gesto impossibile alla radice, visto che si eredita sempre a partire da un segreto che leredit stessa serba nelloffrirsi a noi, un inattingibile che non si pu confidare e che rivela una condiz ione di radicale finitez z a. Questo pensiero, allora, deve misurarsi costantemente con il limite, ripensare soglie e frontiere, nello spaz io, nel tempo, nel linguaggio, nellinfinita differenz a di ogni soggetto con s stesso e nel suo essere assoggettato allinfinita differenz a dellaltro, che arriva e, sorprendendomi, mi reinventa: ospite io stesso di me stesso e di colui che arriva, a sua volta ospitante e ospitato. Questo il cuore dellospitalit allevento, in cui un arrivante assoluto espropria, disidentifica, mette in questione ogni chez soi, in un imprevedibile rovesciarsi di estraneo e familiare, fino a trasformare - come ha ben visto Lvinas - colui che ospita in ostaggio di colui che ospitato, spingendo la legge dellospitalit verso limpossibile di una giustiz ia che impone di accogliere larrivante senz a chiedergli nulla, neanche il nome: "Muta accoglienz a, a braccia aperte, nel pi perfetto silenz io in cui si apre una porta, quasi che solo esso sia in grado di custodire quel segreto che larrivante ci offre in dono e che consente unospitalit incondiz ionata nei confronti dellaltro: lasciarlo straniero nel gesto che lo accoglie, inappropriabile" (p. 49). Qui si incrocia uno dei temi pi scottanti che attraversa, come una ferita originaria, le politiche dellospitalit: come tenere insieme lesigenz a urgente e imprescindibile della legge dellospitalit, che impone unapertura incondiz ionata, con le leggi dellospitalit, chepretendono di regolamentare giuridicamente unistanz a ontologica, prima che etica, e cio il fatto che laltro viene prima di me? In realt La legge dellospitalit ha bisogno delle leggi dellospitalit, se non altro come frontiera da superare, limite da trasgredire, per avvicinarsi sempre pi a quellimperativo di assoluta apertura di cui essa portatrice. Mentre la giustiz ia appartiene al registro del dono, con lincommensurabile responsabilit nei confronti dellaltro, al diritto spetta "comparare lincomparabile", calcolare, equiparare. Derrida si appella dunque a una dimensione escatologica e messianica della giustiz ia, senz a che ci rinvii a un particolare oriz z onte religioso: si tratta di un "messianico senz a Messia", di un "riconoscimento della Torah prima del Sinai", come ha sostenuto Lvinas, da inscrivere nellordine di una promessa incondiz ionata che non pu essere garantita a priori da nessun programma politico, speranz a di una

democraz ia a- venire: "Il dio che ama lo straniero avrebbe annunciato non a tutti, ma singolarmente a ciascuno, la legge dellospitalit come un umanesimo dellaltro uomo, speranz a di ogni umanit a venire" (p. 89). Come riuscire a essere giusti nello iato tra diritto e giustiz ia? Che cosa garantisce che una decisione non sia semplicemente legale ma giusta? La decisione di Abramo rispetto al sacrificio del figlio Isacco da Derrida considerata emblematica, poich rende impossibile la decisione stessa, assoggettata a due imperativi ugualmente esigenti e, proprio per questo, lunica davvero responsabile. In questo suo proporsi come esperienz a dellimpossibile, la giustiz ia rivela il suo legame con levento, sorprendendo la stessa soggettivit del soggetto e rivelandolo esposto ontologicamente allaltro, responsabile prima che libero. Si annuncia cos lurgenz a di una politica che decostruisca ogni oriz z onte genealogico, che attribuisce diritti a partire dalla nascita e dalla discendenz a, come anche ogni schema basato sulla fratellanz a, volto a garantire valore solo alla comunit di sangue, spettri sempre pronti a seminare terrore e morte, anche nella nostra epoca in cui la globaliz z az ione teletecnica e la conseguente deterritorializ z az ione, lungi dalloffrire un mondo armoniosamente pacificato, hanno visto la risorgenz a di localismi e naz ionalismi esasperati, contraccolpo allo sradicamento totale e omologante, che ha privato di ogni possibilit di avere una propria dimora e di poter offrire, quindi, unospitalit: "Una politica dellospitalit non pu non riconoscere lo struggente desiderio della singolarit, dellidioma, di ci che proprio: che altro si avrebbe da offrire allospite che ci visita se non il dono della nostra differenz a? Perfettamente uguali non saremmo anche necessariamente indifferenti?" (p. 72). Ogni politica dellospitalit, ogni politica a- venire, deve rispondere di un difficile compito: quello di essere fedele alla doppia ingiunz ione che impone da un lato il rispetto della singolarit e dallaltro la totale ospitalit offerta a ogni altro in quanto altro, nella costante vigilanz a che lesigenz a del sangue e del suolo non rinasca dallinterno del desiderio della dimora e dellidioma. Rischio sempre presente che apre alla possibilit ineludibile che ogni hospes si trasformi in un hostes, anz i nel pi acerrimo inimicus. La scommessa e la promessa di questa politica a- venire, o meglio di un possibile avvenire della politica, quella di un "legame che sleghi", di una "comunit di coloro che non hanno comunit", come lha chiamata Bataille, amiciz ia del dis- astro, per usare unespressione di Blanchot, o amiciz ia stellare degli astri, secondo le parole di Nietz sche, che sappia rinunciare a ogni comune, a ogni come- uno, in vista di un essere- insieme- altrimenti, fondato sulla con- divisione del segreto. Amiciz ia nella condivisione del silenz io e della solitudine. Lintraducibilit e lintrasparenz a, proprie di ogni singolarit, alludono a un resto inappropriabile che rende la separaz ione insormontabile: "Ma come testimoniare di questo tacere tra amici, del tacere luno allaltro, luno davanti allaltro, come si pu stare assieme per testimoniare il segreto, la separaz ione, la singolarit? E, domanda ancora pi incalz ante, pu esservi una politica di o per questa comunit di coloro che non hanno comunit, possibile fondare una politica della separaz ione? Una politica, una democraz ia che dovrebbero farsi carico, che dovrebbero corrispondere allintrattabilit di questo tratto, di questo tra che la condiz ione di tuttaltra comunit" (p. 86). Dunque, la questione urgente se davvero si possa amare lo straniero in quanto tale, se possa esistere unaimance indiriz z ata allunico, allamico nella sua totale differenz a e inappropriabilit, che non scada in un bene come- unitario distribuito indistintamente ai tutti senz a volto: "Al di l del comune e della comunit, non sar forse ospitalit il nome di questa aimance, laltro nome di una politica avenire?" (p. 88). Lospitalit, al di l del bene e del male di ogni comunit, dice infatti un altro tempo, dona un altro tempo, nellattesa di quel Messia che gi da sempre qui e che pure deve ogni volta arrivare, clandestino e straniero: lui che, al di l di ogni nome proprio, nomina proprio il dono del tempo. Levento dellaltro. Indice- - - Introduz ione: La- venire della decostruz ione 1. Levento dellaltro (I. Gli effetti della scrittura; II. Lapostrofe; III. Linvenz ione dellaltro; IV. La responsabilit della risposta) 2. Levento e () limpossibile (I. Linatteso; II. Ereditare; III. La- venire) 3. Politiche dellospitalit (I. Ospitalit; II. Diritto e giustiz ia; III. Decisione e responsabilit. IV. Una politica a- venire V. Con- dividere il segreto; VI. Messianico senz a Messia) 4. Un contatto nel cuore di un chiasmo: Derrida e Lvinas (I. Incroci; II. Il passo al di l; III. Alterit e scrittura; IV. Unetica prima dellontologia. V. Addio; VI. Laccoglienz a)

Caterina Resta ordinario di Filosofia teoretica presso lUniversit di Messina, dove insegna anche Filosofie del Novecento. Si occupata di Martin Heidegger, Friedrich Nietz sche, Ernst Jnger e Carl Schmitt. interessata, inoltre, al tema della differenz a e dellalterit, avendo approfondito, nellambito della filosofia francese, il pensiero di Jacques Derrida, Jean- Luc Nancy e Emmanuel Lvinas. anche fra i maggiori studiosi di Geofilosofia. Tra i suoi volumi pi recenti: La Terra del mattino. Ethos, Logos e Physis nel pensiero di Martin Heidegger (Milano 1998), Stato mondiale o Nomos della terra. Carl Schmitt tra universo e pluriverso (Roma 1999), Passaggi al bosco. Ernst Jnger nellera dei Titani (Milano 2000, con Luisa Bonesio). > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - CARITA SPAGNOLA, "CARITAS ROMANA", E SCENA PERDUTA. Intervista ad A. B. Yehoshua (di Elena Loewenthal) 29 gennaio 2012, di Federico La Sala A FREUD, GLORIA ETERNA!!! IN DIFESA DELLA PSICOANALISI. IDENTIFICARSI CON CRISTO PER SUPERARE EDIPO di Sigmund Freud (1931). DAL DISAGIO ALLA CRISI DI CIVILTA: FINE DEL "ROMANZO" EDIPICO DELLA CULTURA CATTOLICO- ROMANA. Intervista ad A. B. Yehoshua "Anchio sul cammino di Santiago" di Elena Loewenthal (La Stampa, 10/06/2011) Carit spagnola il titolo del nuovo romanz o di Abraham B. Yehoshua, appena uscito in Israele. I lettori italiani dovranno aspettare lautunno per leggerlo: nellediz ione Einaudi si chiamer La scena perduta , per evocare il mistero di unassenz a, di una lontananz a nel tempo e nella mente. un libro complesso, insolito per questo grande narratore. Forse un bilancio personale, di vita e letteratura. Anche e soprattutto una storia scabrosa nel suo affondo psicologico, nel non detto che tiene insieme - ma soprattutto separa - le intriganti personalit dei protagonisti. un romanz o che ha al centro la questione della creativit. Il suo mistero. Che parla dellarte, nelle sue forme pi diverse. Questo tema lo affronto attraverso la storia di un vecchio regista per il quale viene allestita una vasta retrospettiva, a Santiago de Compostela, in Spagna. Qui il cinema incontra la teologia, perch la sede di questo evento uno spaz io cattolico. Il regista si chiama Moses ed un tipico esponente del fior fiore (in ebraico si direbbe il cuore del cuore) della societ israeliana: gerosolimitano di origine tedesca, di famiglia colta e illuminata. Assieme a lui arriva alla restrospettiva la compagna con cui ha un rapporto fuori degli schemi, indefinibile. Lei la sua attrice, ma prima era la donna dello sceneggiatore che ha organiz z ato la manifestaz ione, e che una vecchia conoscenz a del regista. Hanno lavorato insieme sino a una drastica rottura, originata da un litigio insolubile. Anche lo sceneggiatore un uomo speciale, speculare rispetto al regista: arrivato in Israele bambino, dal Nord Africa. Insieme hanno fatto film surrealistici, simbolici, grotteschi. Davanguardia. Poi sceso il ghiaccio, fra loro. Lediz ione in ebraico ha una copertina molto eloquente. Vi si trova la fotografia di un celebre quadro, dove raffigurato un vecchio curvo, di spalle, che succhia al seno di una giovane donna dallaria molto triste. Qual il nesso tra questa immagine e il romanz o? Non voglio svelare troppo al lettore... ma questa scena cruciale. una raffiguraz ione della caritas romana, evocata nel mito di Pero e Cimone e ricordata per allusione nel titolo del mio romanz o: un padre condannato a morire di fame in prigione e salvato dalla piet della figlia che gli offre il suo latte. I protagonisti del libro si ritrovano come per caso di fronte a questo quadro, a Santiago, in occasione della retrospettiva. E tornano immediatamente con la memoria a quel litigio di tanti anni prima, quando lattrice - allepoca compagna di Trigano, lo sceneggiatore - si rifiut di girare una scena, per la sua scabrosit, trovando lappoggio del regista... e tutto cominci, anz i fin, fra loro tre. In sostanz a, attraverso il quadro si scopre il fondamento mitologico e dunque culturale di quel loro vicolo cieco sentimentale di tanto tempo prima - che non era un capriccio ma qualcosa di molto profondo. Per quanto mi riguarda, ho voluto in questo libro esplorare il mistero della creaz ione artistica - letteraria, figurativa, cinematografica - e in particolare linteraz ione tra il genio della fantasia, dellinvenz ione provocatoria, che sfonda la realt, e limprescindibile fondamento costruttivo, il metodo e la costanz a che sono elementi necessari allartista.

La critica israeliana ha accolto con il consueto entusiasmo, e in qualche caso un po di sconcerto, questo libro insolito - particolarmente ricco di divagaz ioni e spunti dotti. Molti hanno rilevato che il romanz o porta unimpronta personale come nessun altro dei suoi libri. In parole povere, vero che in Moses c molto di Yehoshua, e che questa anche una retrospettiva dei suoi libri, oltre che dei film del protagonista? Non ho mai scritto di uno scrittore... Ma questa volta desideravo esplorare, come dicevo, le forz e della creaz ione artistica, le forz e che agiscono al momento di produrre, e che valgono per ogni manifestaz ione artistica. vero, dunque, che in Moses c qualcosa di me e di ci che agisce in me quando creo. anche vero che due o tre dei film evocati nel romanz o e presentati nella retrospettiva sono echi di miei libri. Ma nulla di pi. Diciamo allora che minteressava esplorare quella tensione simbolica, surrealistica, grottesca, cos presente in tutta larte europea del secondo dopoguerra, da Beckett a Camus e Fellini e tanti altri. Una tensione cos forte e potente, in Europa ma anche in Israele. A proposito di Israele, pare di individuare in questo romanz o una specie di superamento della dimensione locale, anz i qualcosa di pi. Az z ardando, viene da pensare quasi a una fascinaz ione esercitata in lei dallaltro per eccellenz a nellidentit ebraica (e israeliana): luniverso religioso e umano del cattolicesimo. Santiago, la scena, la carit: luoghi e simboli di una fede altra. Il libro cattolico solo nella sua cornice, nellambientaz ione - e non nella sostanz a. indubbio che per per me il rapporto tra questa religione e larte sia carico di fascino, attraz ione - anche e soprattutto perch, allopposto, lebraismo una fede avara, anz i ostile, nei confronti dellarte. Ho dunque attinto allimmaginario cattolico, innestandolo in una storia secondo me profondamente israeliana. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - PER UN ALTRO ISRAELE. Con i rabbini a raccogliere olive per i palestinesi (di Arturo Marz ano). 2 gennaio 2012, di Federico La Sala Con i rabbini a raccogliere olive per i palestinesi di Arturo Marz ano (lUnit, 2 gennaio 2012) Da ebreo, rabbino, israeliano, sionista non facile per me dirvi queste cose, criticare Israele, il paese che amo e in cui ho scelto di vivere. Per - come diceva il mio allenatore di football quando ero adolescente negli Stati Uniti - gridi quando ti sta a cuore, gridi perch credi che possa fare la differenz a. A dirlo Arik Ascherman,uno dei membri dellorganiz z az ione israeliana per i diritti umani Rabbis for Human Rights (Rabbini per i diritti umani). Ha 52 anni, emigrato in Israele dalla Pennsylvania. Da anni si occupa del programma che lorganiz z az ione porta avanti nei Territori Occupati Palestinesi a difesa degli agricoltori palestinesi che coltivano ulivi. il venerd mattina di qualche settimana fa, sono le otto e mez z o. Arik guida un gruppo di 8 ebrei americani che attualmente si trovano a Gerusalemme. La maggior parte di loro studia per diventare rabbini. Sono riformati, conservativi e ricostruz ionisti, a dimostraz ione della grande pluralit dellebraismo americano. Hanno deciso di andare a raccogliere le olive con alcuni contadini palestinesi a Sinjil, nel nord della Cisgiordania. Come molti altri villaggi palestinesi, anche Sinjil stretto tra una serie di insediamenti israeliani. Uno di questi Shilo. Un nome centrale per lebraismo. a Shilo che, secondo la tradiz ione, era conservata lArca dellAlleanz a prima che fosse costruito il Primo Tempio a Gerusalemme. Marisa Elana del Connecticut. Anche lei studia per diventare rabbino. Nella Torah - dice appena lautobus lascia Gerusalemme per dirigersi verso Sinjil - c scritto chiaramente: vietato tagliare o sradicare gli alberi del nemico, anche se si in guerra. Purtroppo, i coloni israeliani se ne sono dimenticati. Sono centinaia gli ulivi che vengono incendiati, tagliati, avvelenati. E sono tanti gli agricoltori palestinesi attaccati mentre raccolgonole olive. Sono venuta qui per proteggerli dagli attacchi dei coloni israeliani. Solo una minoranz a di loro si comporta cos, ma il clima che si respira negli ultimi anni sempre pi pesante. La mia presenz a serve da deterrente, per evitare che accadano episodi del genere. C anche unaltra ragione, per, che mi spinge ad essere qui. I palestinesi di molti villaggi della Cisgiordania conoscono solo coloni e i soldati. Non hanno quasi nessun altro contatto con gli israeliani. Io voglio mostrare loro un altro Israele, un altro ebraismo. importante che sappiano che lebraismo, quello in cui credo, difende gli oppressi, si batte per i diritti umani, la pace, la giustiz ia. Sinjil dista da Gerusalemme solo 39 chilometri. Poco pi di mez z ora di autobus. Alle dieci, il gruppo gi al lavoro. Si stendono grandi teli sotto gli alberi, per raccogliere le olive sfilate dai rami e lasciate cadere. Alcuni

si arrampicano. Altri prendono delle scale. la prima volta che raccolgo le olive. Non credevo fosse cos, dice Sam, di Indianapolis. Sua moglie, Rachel, studia per diventare rabbino. Anche lei fa parte del gruppo. So poco del conflitto. Prima di venire in Israele credevo di avere le idee molto chiare: Israele aveva ragione e i palestinesi torto. Ora mi rendo conto della complessit del conflitto. Sono qui per capire un po di pi, per vedere come stanno le cose dallaltra parte. Il sole in Medio Oriente sempre forte, anche adesso. Fa caldo e lombra degli ulivi rinfrescante. l che Kamal distribuisce il the. Bicchierini di vetro, come si usa in Palestina. Questa terra nostra da generaz ioni. La coltivava gi il nonno di mio nonno racconta. Ha47 anni. Non se la ricorda la Guerra dei Sei Giorni, perch aveva solo tre anni. Ma loccupaz ione la conosce bene. tutta la vita che ci convive. Ho lavorato a Gerusalemme per 18anni, prima della Seconda Intifada. Ho vari amici israeliani. Ma solo pochi vengono a darci una mano. Arik tra questi. sempre in prima linea, a difenderci dagli attacchi dei coloni, a sostenere le battaglie legali che facciamo contro gli insediamenti limitrofi, costruiti su parte delle nostre terre. Rabbis for Human Rights, infatti, non organiz z a solo gruppi che scortano i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive. Fa consulenz a legale, sostiene i beduini del Negev, aiuta i pi poveri tra i nuovi immigrati in Israele, principalmente etiopi. Insieme allassociaz ione gemella Rabbis for Human Rights North America, organiz z a campagne di informaz ione negli Stati Uniti e in Canada. E per loro che Joshua Bloom lavora, a New York. in Israele per un mese, per guidare un gruppo di 19 americani, rabbini e non. importante che gli ebrei americani abbiano una visione meno ideologica del conflitto. Rabbis for Human Rights non fa politica, non intende presentare soluz ioni al conflitto. Per, si batte per il rispetto dei diritti umani nei Territori Occupati e organiz z a dei tour per far capire allestero che cosa realmente accade in Israele e in Palestina. Il nostro lavoro ha radici antiche, dice Arik mentre lautobus torna a Gerusalemme. Abramo intercede presso Dio per garantire la salvez z a degli abitanti di Sodoma che nemmeno conosce. Sarebbe troppo facile se noi lottassimo solo per i diritti dei nostri familiari, dei nostri amici. Dobbiamo lottare per i diritti di chi non conosciamo, persino dei nostri nemici, perch questo significa essere ebrei. Sono quasi le tre di pomeriggio. Sta per entrare il sabato ebraico. Ci si deve preparare per accoglierlo. Anche riflettendo su quanto Arik ha appena detto. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Quando il profeta Gioele (3,1- 2) dice che tutti diventeranno profeti e gli anz iani faranno sogni e i giovani avranno visioni, a chi si rivolge? Forse non parla a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo? 31 dicembre 2011, di Federico La Sala Teologi italiani, riprendete la parola, senz a paura e senz a reticenz e. Appello di preti e religiosi di Luca Kocci in Adista n. 1 del 7 gennaio 2012 Il dio denaro governa il mondo, la guerra tornata ad essere continuaz ione della politica, i cambiamenti climatici sconvolgono il pianeta, i poveri aumentano, eppure i teologi tacciono, forse perch sono convinti che la teologia viva fuori dal mondo e non debba avere rapporti con la storia. Ma non cos, anz i compito della teologia e dei teologi fare sogni incarnati nella realt e diventare profeti nel nostro tempo. Lo dicono, con forz a e passione, in una lettera aperta a tutti i teologi e le teologhe italiane, alcuni parroci, preti e religiosi: Alessandro Santoro (prete della Comunit delle Piagge di Firenz e), la teologa domenicana Antonietta Potente, Andrea Bigalli (prete di S. Andrea in Percussina, Firenz e), Pasquale Gentili (parroco di Sorrivoli, Cesena), Benito Fusco (frate dei Servi di Maria), Pier Luigi Di Piaz z a del Centro Balducci di Zugliano (Udine) e Paolo Tofani (parroco di Agliana, Pistoia). Chiedono loro di riprendere la parola e li invitano il prossimo 20 gennaio (dalle 17.30) alla Comunit delle Piagge di Firenz e, per un incontro aperto su tali questioni. Occasione forse unica - e comunque la prima da diversi anni a questa parte - per rompere il silenz io, per riscoprire la Bibbia e il giornale, come affermava il teologo evangelico Karl Barth ( necessario che tra la Bibbia e il giornale, come tra due poli di un arco elettrico, comincino ad accendersi lampi di luce per rischiarare la terra) o la lez ione della Teologia della liberaz ione capace di coniugare Parola di Dio e realt sociale di oppressione. Di seguito Il testo

integrale della lettera. Lettera alle teologhe e ai teologi italiani di alcuni presbiteri e teologi in Adista n. 1 del 7 gennaio 2012 * Dove stai tu quando si soffrono cambiamenti climatici e cambiamenti di umore? Dove stai tu mentre il nostro pianeta va al collasso e le multinaz ionali e le banche, vendute al dio profitto e al dio denaro, governano il mondo? Dove stai tu quando si deve decidere se intervenire per sostenere un intervento armato della Nato nella terra degli altri? Dove stai tu quando si riducono tutte le spese per il sociale, la sanit e la scuola, mentre continuano ad aumentare i bilanci della difesa e si spendono cifre folli per le armi? Dove stai tu quando la gente dei Sud del mondo si sospinge fino alle spiagge di Lampedusa e viene ricacciata indietro o chiusa nei Cie, colpevoli soltanto di immigraz ione? Dove stai tu quando qualcuno dice che lex primo ministro meglio che un politico dichiarato gay, perch il primo secondo natura? Dove stai tu quando il bilancio familiare insufficiente e si vive una precariet che riduce a brandelli sogni e progetti? Dove stai tu quando gli indignados scendono in piaz z a o fanno rete virtuale su internet? E ancora... perch accettiamo solamente che qualcuno tenga le chiavi del Regno e decida chi farci entrare? Forse tu ci sei? E se ci sei, ci sei clandestinamente perch la tua teologia non appartiene a questi ambiti? Quando il profeta Gioele (3,1- 2) dice che tutti diventeranno profeti e gli anz iani faranno sogni e i giovani avranno visioni, a chi si rivolge? Forse non parla a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo? E allora, se fare sogni e interpretarli e diventare profeti proprio della teologia, non forse vero che tutti i credenti sono teologi? E perch non glielo diciamo pi?. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Israele. In migliaia in piaz z a: Siamo con te, piccola Naama. Lappello del presidente Peres: Mobilitiamoci contro gli intolleranti. 28 dicembre 2011, di Federico La Sala Corteo a sostegno di una bimba oltraggiata dagli ebrei ultraortodossi Lappello del presidente Peres: Mobilitiamoci contro gli intolleranti Israele, in migliaia in piaz z a Siamo con te, piccola Naama LIsraele che non vuole trasformarsi nel regno della segregaz ione sceso in strada a fianco della piccola Naama, la bambina insultata e presa a sputi da z eloti ultraortodossi. Non vogliamo essere come lIran. di U.D.G. (lUnit, 28.12.2011) Migliaia in corteo. A fianco della piccola Naam. Per dire basta alla violenz a degli ultraortodossi. Migliaia di israeliani si sono riuniti a Beit Shemesh, cittadina fuori Gerusalemme, per manifestare contro una setta ebraica radicale che sta cercando di imporre il suo rigido stile di vita agli altri. La cittadina stata al centro dellattenz ione naz ionale da quando una bambina di otto anni la scorsa settimana ha detto in tv di essere troppo spaventata per andare a scuola, perch gli appartenenti alla setta ultra- ortodossa le sputano addosso e la maledicono. Con un gesto di sfida molto insolito, il capo dello Stato israeliano Shimon Peres ha sollecitato la popolaz ione a partecipare alla manifestaz ione indetta a Beit Shemesh (fra Tel Aviv e Gerusalemme) per protestare contro i soprusi imposti alle donne da ambienti rabbinici estremisti locali. Costoro ha detto Peres non sono i padroni di questa terra. Nessuno ha il diritto di colpire o di minacciare alcuna bambina o alcuna donna. Noi combattiamo oggi ha proseguito Peres per lo spirito di questa naz ione, per il carattere dello Stato. Tutti devono mobilitarsi per salvare la maggioranz a dalle grinfie di una minoranz a esigua, che graffia quanto a noi sta pi caro. A rispondere allappello sono stati pi di diecimila cittadini. I dimostranti portavano cartelli con le scritte: Liberiamo Israele dalla coerciz ione religiosa e Impediamo che Israele diventi come lIran. Il caso di Naama particolarmente sconvolgente perch si tratta di una bambina che frequenta una scuola religiosa e indossa gonne e maglie a maniche lunghe. La poliz ia israeliana intraprende e intraprender az ioni per arrestare e fermare chi sputa, molesta o alz a un dito, ha dichiarato nei giorni scorsi il primo ministro Benjamin Netanyahu. Non c spaz io per cose del genere in uno Stato libero e democratico, ha aggiunto.

Gli abusi e la segregaz ione delle donne non sono una novit e i critici accusano lesecutivo di chiudere un occhio, visto che due partiti ultraortodossi fanno parte della coaliz ione di governo. Le comunit ultraortodosse, che costituiscono il 10% della popolaz ione dello Stato ebraico, ricevono sussidi statali e la poliz ia raramente entra nelle z one abitate da estremisti. LA STORIA DELLA BAMBINA Mi hanno dato della svergognata, della spudorata... Mi hanno perfino sputato addosso. La magrolina Naama Margolis, otto anni non ancora compiuti, protetta da occhialetti da miope, davanti alle telecamere confessa di avere paura anche a percorrere i 300 metri che separano la sua abitaz ione a Beit Shemesh dalla scuola. Perch lungo il percorso la attendono al varco i temibili Sikarikim: gli autoproclamati guardiani della modestia che hanno stabilito che la famiglia Margolis che pure mantiene uno stile di vita religioso rappresenta un affronto al pubblico pudore. Due minuti al telegiornale della tv commerciale Canale 2 sono bastati alla piccola Naam a fare da fiammifero per la polveriera Beit Shemesh. Gi da tempo ma non si sapeva a Beit Shemesh sono stati istituiti marciapiedi separati per sessi, per impedire che donne passino accanto alle sinagoghe degli estremisti. Gi da tempo ma non si sapeva rabbini estremisti della citt hanno impartito ordini espliciti affinch le donne non si attardino per strada pi del tempo dovuto per le incombenz e familiari, e che non facciano capannello agli ingressi della case. Probabilmente, non c in Israele alcunaltra localit dove rabbini massimalisti siano in grado in questa misura di imporre il loro volere. Questa settimana, la breve appariz ione televisiva di Naama ha fatto esplodere la situaz ione. Scatenando lindignaz ione dei tanti che in Israele non vogliono soggiacere alla dittatura dei z eloti.

La solidariet del presidente Peres Israele, laici in corteo contro la repubblica degli ultraortodossi I rabbini di Beit Shemesh pretendono che le donne siano coperte e segregate di Aldo Baquis (La Stampa, 28.12.2011) TEL AVIV. Israele non vuole diventare un Iran: questo il messaggio declamato ieri da migliaia di dimostranti laici convenuti a Beit Shemesh, cittadina a met strada fra lesuberante Tel Aviv e la moralistica Gerusalemme, nel tentativo di soffocare sul nascere lembrione di una entit rabbinica totalitaria che sta prendendo forma in alcuni rioni. Dobbiamo difendere il carattere del Paese ha detto il Capo dello Stato Shimon Peres, riferendosi agli z eloti di quella citt - . Non sono i padroni di questa terra. Dobbiamo mobilitarci per difenderci dalle grinfie di una minoranz a che vorrebbe lacerare quanto ci pi caro. In passato Beit Shemesh aveva divertito gli israeliani per gli eccessi biz z arri di un manipolo di donne ultraortodosse (le talebane) che per pudore si ammantano di scialli dalla testa ai piedi per dissimulare le forme del corpo. Nellembrione di questa repubblica rabbinica le donne dovrebbero scomparire quasi del tutto. Vietato loro passare in prossimit di sinagoghe. Certi marciapiedi sono a loro preclusi, sugli altri possono transitare veloci, senz a indugiare. Donne ribelli vengono ruvidamente redarguite dai Sikarikim, i custodi della modestia, bruschi guardiani della morale rabbinica che si ispirano agli z eloti di duemila anni fa. La settimana scorsa Israele si indignato quando ha appreso che con sputi e parole offensive i Sikarikim avevano attaccato perfino una bambina scostumata, di nemmeno otto anni. Secondo loro la sua famiglia che pure mantiene uno stile di vita religioso rappresentava un affronto al pubblico pudore. Siamo in guerra ha ammesso ieri lideologo delle talebane, il rabbino Aharon Zvi Rumpler. In guerra contro lIsraele laico, emissione del Maligno, che lotta contro i timorati come gli elleniz z anti che profanarono il Tempio di Gerusalemme 2.200 anni fa. Nelle vene del rabbino Rumpler il sangue ribolle ancora. Bet Shemesh assicura sar la prima linea contro la dissolutez z a. Vicina ad altri popolosi agglomerati ortodossi, lenclave rabbinica di Beit Shemesh rischia di fare scuola. Un pericolo che ormai allarma i maggiori partiti e il novantenne Peres che, con la grinta di sempre, ha esortato i laici a mobilitarsi. Gli z eloti, ha promesso, non passeranno. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Israele sinterroga sulle concessioni ai partiti ultra religiosi che garantiscono la maggioranz a ai governi di destra. 2 gennaio 2012

Bambini con la Stella di Davide Shoah banaliz z ata dagli Ortodossi di Stefano Jesurum (Corriere della Sera, 2.1.12) E se, paradossalmente, lultima sceneggiata degli ebrei talebani si tramutasse nelliniz io di una primavera israeliana? Chiss. Certo che quei bambini travestiti da deportati nei campi di sterminio, quei piccoli fantasmi con la stella gialla cucita sul petto e la scritta Jude sulla casacca a righe, le urla naz isti rivolte ai poliz iotti hanno profondamente scosso una societ divisa s tra (pi o meno) religiosi e laici, per sempre e comunque legata alla democraz ia. Ma una parte del mondo hared, ultra ortodosso, non accetta critiche, limiti e tantomeno aule di tribunale, processi e sentenz e. Quindi si rivolta se qualche suo militante viene condannato a due anni di carcere per vandalismo, chiama alla mobilitaz ione di fronte a unopinione pubblica indignata dal medioevo che vieta alle donne di usare gli stessi marciapiedi degli uomini, impone sugli autobus file separate di sedili a seconda del sesso, spintona e insulta una bambina di 7 anni per una maglietta immodesta. Israele sinterroga sulle concessioni ai partiti ultra religiosi che garantiscono la maggioranz a ai governi di destra. Ora, forse, questa macabra sceneggiata ridar voce a chi da anni - come il sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai - si appella alla maggioranz a silenz iosa degli israeliani in difesa della democraz ia, dellesistenz a stessa del Paese, dei suoi ideali fondativi calpestati da chi non contribuisce n alla difesa della naz ione n al suo sviluppo. Il 27 gennaio si celebrer Yom ha Shoah, il Giorno della Memoria: i bambini, quelli veri, deportati nei campi di sterminio, le piccole vite finite nel vento con la stella gialla cucita sul petto e la scritta Jude sulla casacca a righe ci ricorderanno chi siamo e di che cosa siamo capaci, ieri e oggi. Anche in nome di un Dio a cui diamo il nome che pi ci piace. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - LA FINANZA E IL VITELLO DORO (di Jonathan Sacks, Rabbino capo delle Congregaz ioni ebraiche unite del Commonwealth e membro della Camera dei Lord). . 9 dicembre 2011, di Federico La Sala Per riscoprire i valori religiosi alla base delleconomia di mercato La finanz a e il vitello doro di JONATHAN SACKS * Rabbino capo delle Congregaz ioni ebraiche unite del Commonwealth e membro della Camera dei Lord I leader politici europei si incontrano per salvare leuro e lUnione europea. Lo stesso dovrebbero fare i leader religiosi. per questo che vengo a Roma: per discutere delle nostre preoccupaz ioni comuni durante ludienz a con il Papa e nel corso di colloqui presso lUniversit Gregoriana. Lidea potrebbe apparire assurda. Cosa ha a che fare la religione con leconomia o la spiritualit con le istituz ioni finanz iarie? La risposta che leconomia di mercato ha radici religiose. Essa infatti emersa in unEuropa permeata di valori ebraico- cristiani. Come ha evidenz iato leconomista di Harvard, David Landes, fino al XV secolo, la Cina era molto progredita in una vasta gamma di tecnologie rispetto allOccidente. Tuttavia, la Cina non ha creato uneconomia di mercato, non ha visto la nascita della scienz a moderna n la rivoluz ione industriale. Come afferma Landes, essa non possedeva linsieme di valori che lebraismo e il cristianesimo hanno dato allEuropa. Leconomia di mercato profondamente coerente con i valori esposti nella Bibbia ebraica. La prosperit materiale una benediz ione divina. La povert schiaccia lo spirito e il corpo, e alleviarla un compito sacro. Il lavoro una nobile vocaz ione. "Vivrai - recita il Salmo - del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai di ogni bene". La competiz ione alimenta il fuoco dellinventiva: "La rivalit fra gli scribi aumenta la sapienz a". Dio ci invita dicevano i rabbini - a essere suoi collaboratori nellopera della creaz ione. I diritti di propriet privata sono fondamentali per la libert. Quando il ruolo di guida di Mos viene messo in discussione, egli afferma: "Io non ho preso da costoro neppure un asino". Elia sfida re Acab per la confisca della vigna di Nabot. Oltre a ci, afferma Landes, la Bibbia introduce il concetto del tempo lineare, rifiutando lidea che il tempo sia un ciclo in cui, in definitiva, nulla cambia. I primi strumenti finanz iari del capitalismo moderno furono sviluppati nel XIV secolo dalle banche nelle citt

cristiane di Firenz e, Pisa, Genova e Venez ia. Max Weber ha tracciato i collegamenti fra letica protestante e lo spirito del capitalismo moderno. Michael Novak ha fatto la stessa cosa per il cattolicesimo. Gli ebrei, pur essendo solo lo 0,2 per cento della popolaz ione mondiale, sono stati insigniti di pi del 30 per cento dei premi Nobel per leconomia. Quando ho chiesto alleconomista dello sviluppo Jeffrey Sachs che cosa motivava il suo lavoro, ha risposto senz a esitare, tikkun olam, limperativo ebraico di "risanare un mondo disgregato". La nascita delleconomia moderna inseparabile dalle sue radici ebraico- cristiane. Tuttavia, non si tratta di un equilibrio stabile. Il mercato mina i valori stessi che gli hanno dato origine. La cultura consumistica profondamente antitetica alla dignit umana. Accende il desiderio, mina la felicit, indebolisce la capacit di rinviare la soddisfaz ione dei propri istinti e ci rende ciechi di fronte alla distinz ione, di vitale importanz a, fra il prez z o delle cose e il loro valore. Gli strumenti finanz iari al centro della crisi attuale, mutui subprime e cartolariz z az ione del rischio, sono cos complessi che i governi, le autorit normative e, a volte, persino i banchieri stessi non sono riusciti a comprenderli nella loro estrema vulnerabilit. Quanti hanno incoraggiato le persone ad accendere mutui che poi non sono in grado di pagare, si sono resi colpevoli di ci che la Bibbia definisce mettere "inciampo davanti al cieco". La creaz ione di un debito personale e collettivo in America e in Europa dovrebbe aver inviato segnali di allarme a chiunque abbia familiarit con le istituz ioni bibliche degli anni sabbatici e giubilari, indetti proprio a causa del pericolo che le persone venissero intrappolate dal debito. Questi sono sintomi di un fallimento pi ampio: considerare il mercato come un mez z o e non come un fine. La Bibbia offre unimmagine vivida di cosa accade quando le persone smettono di vedere loro come mez z o di scambio e cominciano a considerarlo come oggetto di culto. Chiama questo il vitello doro. Il suo antidoto il sabato: un giorno su sette in cui n lavorare n dare lavoro, n vendere n comprare. un tempo dedicato a cose che hanno un valore, non un prez z o: famiglia, comunit e rendimento di graz ie a Dio per ci che abbiamo, invece di preoccuparci di quel che ci manca. Non una coincidenz a che in Gran Bretagna, la domenica e i mercati finanz iari siano stati deregolati pi o meno nello stesso momento. Stabiliz z are leuro una cosa, guarire la cultura che lo circonda unaltra. Un mondo in cui i valori materiali sono tutto e i valori spirituali sono nulla, non genera n uno Stato stabile n una buona societ. giunto il momento di riscoprire letica ebraico- cristiana della dignit umana a immagine di Dio. Lumanit non stata creata per servire i mercati. I mercati sono stati creati per servire lumanit. * LOsservatore Romano 9- 10 dicembre 2011 Rispondere al messaggio > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - UN TABU INFRANTO (di Moni Ovadia). 3 dicembre 2011, di Federico La Sala Un tab infranto di Moni Ovadia (lUnit, 03.12.2011) Uno dei leit motiv che ho ascoltato fin da piccolo e che ha nutrito le mie inquietudini ebraiche che lantisemita, e in genere chi ha pregiudiz i antiebraici, ragiona con questa logica: Se Paolo uccide, ha ucciso Paolo, se Abramo uccide hanno ucciso gli ebrei. Per lantisemita dunque lebreo non colpevole in quanto individuo, colpevole in quanto tale e collettivamente. Noi ebrei e le nostre istituz ioni abbiamo giustamente combattuto questo infame pregiudiz io, sostenendo ovviamente che gli ebrei sono uomini come tutti gli altri e che fra di essi vi sono tutte le qualit e tutti i difetti che si incontrano presso le altre genti. Oggi invece molti ebrei hanno paradossalmente mutuato quella logica degli antisemiti escludendo a priori e con furore che ebrei possano macchiarsi di az ioni infami come per esempio un apartheid nei confronti di altra gente. Purtroppo ci che si sta producendo in Israele a causa di una serie di provvedimenti messi in campo dal governo Netanyahu ormai un vero e proprio apartheid nei confronti della popolaz ione palestinese dei territori, ma anche contro i palestinesi cittadini dello stato dIsraele. A sostenerlo leditore e proprietario dellautorevole quotidiano Haaretz , Amos Schocken che ha suscitato grande scalpore con un suo articolo di fondo che demolisce uno dei pi potenti tab della societ israeliana

e di una parte della diaspora ebraica. Condividono lopinione di Schocken altri uomini di pensiero israeliani, come il grande storico Zeev Sternhell, che denunciano anche lerosione quotidiana della democraz ia liberale di cui gli israeliani tanto si gloriano. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - NATI A UN INCROCIO DI MARGINI (di Tony Judt - Lidentit un mito, un brano da "Lo chalet della memoria").). 25 novembre 2011, di Federico La Sala Lidentit un mito Anticipiamo un brano del memoir di Tony Judt Lo chalet della memoria (Laterz a) fatto negli ultimi anni della sua malattia per "The New York Review of Books". Ora esce in Italia. di Tony Judt (la Repubblica, 25 novembre 2011) "Identit" una parola pericolosa. Al giorno doggi non ha alcun uso dignitoso. In Gran Bretagna i mandarini del New Labour - non contenti di aver installato pi telecamere di sorveglianz a a circuito chiuso di qualsiasi altra democraz ia - hanno tentato (senz a successo, finora) di cogliere loccasione della "guerra al terrorismo" per introdurre la carta didentit obbligatoria. In Francia e nei Paesi Bassi il "dibattito naz ionale" sullidentit, stimolato in modo artificioso, offre un debole pretesto per sfruttare politicamente lavversione nei confronti degli immigrati - e un evidente sotterfugio per sviare le inquietudini dovute alla situaz ione economica sulle minoranz e. Nel dicembre 2009 la politica dellidentit in Italia si ridotta a una campagna di perquisiz ioni domiciliari a tappeto nella z ona di Brescia per individuare le facce scure e indesiderate, mentre il comune prometteva spudoratamente ai cittadini un "bianco Natale". Questa idea dellidentit mi sempre stata estranea. Sono cresciuto in Inghilterra e linglese la lingua in cui penso e scrivo. Londra - il mio luogo di nascita - continua a essere una citt a me familiare nonostante tutti i cambiamenti che ha subto nel corso degli anni. Conosco bene il paese, condivido persino alcuni pregiudiz i e alcune predilez ioni naz ionali. Ma quando penso o parlo degli inglesi, istintivamente uso la terz a persona: non mi identifico con loro. Ci pu essere dovuto in parte al fatto che sono ebreo: quando ero piccolo gli ebrei erano lunica minoranz a significativa nella Gran Bretagna cristiana ed erano oggetto di un moderato ma inconfondibile pregiudiz io culturale. Daltro canto, i miei genitori si tenevano ben a distanz a dalla comunit ebraica organiz z ata. Non festeggiavamo le ricorrenz e ebraiche (ho sempre avuto un albero di Natale e le uova di Pasqua), n seguivamo le prescriz ioni dei rabbini, e ci identificavamo con il giudaismo soltanto durante le cene del venerd a casa dei nonni. Graz ie alleducaz ione scolastica inglese, conosco la liturgia anglicana meglio di molti riti e pratiche del giudaismo. Se sono dunque cresciuto ebreo, decisamente lho fatto come un ebreo non ebreo. Che dire dellidentit politica? Da bravo figliolo di ebrei autodidatti cresciuti allombra della rivoluz ione russa, ho acquisito sin da bambino una conoscenz a superficiale dei testi marxisti e della storia del socialismo: quanto basta per vaccinarmi contro i ceppi pi virulenti della Nuova Sinistra degli anni Sessanta e rimanere al tempo stesso saldamente radicato nellarea socialdemocratica. Oggi, in qualit di "intellettuale professionista" (di per s unetichetta inutile), sono associato a quel poco che resta della sinistra. Ma nellambiente universitario molti colleghi mi guardano come se fossi un dinosauro reaz ionario. Ed comprensibile: insegno una materia che si basa sul lascito testuale di europei defunti da tempo; tollero poco e male la "libera espressione della personalit" al posto della chiarez z a; considero limpegno un surrogato scadente dei risultati concreti; tratto la mia disciplina come se dipendesse innanz itutto dai fatti, non dalla "teoria"; e sono scettico riguardo a buona parte di ci che oggi passa per erudiz ione storica. Secondo i costumi accademici prevalenti, sono un incorreggibile conservatore. Allora com la faccenda? Preferisco il margine: il luogo in cui paesi, comunit, fedelt, affinit e radici si incontrano e si scontrano casualmente - dove il cosmopolitismo non tanto unidentit quanto la normale condiz ione di vita. Luoghi del genere una volta abbondavano. A ventesimo secolo inoltrato molte citt ospitavano una pluralit di comunit e di lingue, spesso in reciproco antagonismo, a volte in pieno conflitto, ma in qualche modo coesistenti. Sarajevo era una di esse, Alessandria unaltra. Tangeri, Salonicco, Odessa, Beirut e Istanbul erano tutte citt di questo tipo, e lo stesso vale per cittadine pi piccole, come Chernovitz e Ugorod. Secondo i parametri del conformismoamericano, New York ricorda alcuni aspetti di queste citt cosmopolite del passato: questo il motivo per cui ci vivo.

Di sicuro c una punta di autocompiacimento in chi afferma di essere sempre al margine, sullorlo. unaffermaz ione che pu essere fatta soltanto da un certo tipo di persone, che esercitano privilegi molto particolari. La maggior parte della gente il pi delle volte preferisce evitare di mettersi in evidenz a: non sicuro. Se si vive in mez z o agli sciiti, meglio essere sciita. Se in Danimarca sono tutti alti e bianchi, chi potendo scegliere - preferirebbe essere piccolo e nero? E persino in una democraz ia aperta bisogna avere un carattere piuttosto ostinato per andare intenz ionalmente controcorrente allinterno della propria comunit, soprattutto se piccola. Ma se si nati a un incrocio di margini e - graz ie alla singolare istituz ione della docenz a universitaria di ruolo - si liberi di rimanerci, mi pare un piedistallo decisamente vantaggioso al quale ancorarsi. Che ne sa dellInghilterra chi soltanto lInghilterra conosce? Se lidentificaz ione con una comunit dorigine fosse fondamentale per il senso che attribuisco a me stesso, forse esiterei prima di criticare severamente Israele, lo "Stato ebraico", il "mio popolo". Gli intellettuali che hanno un senso di affiliaz ione biologica pi sviluppato si autocensurano istintivamente: ci pensano due volte prima di lavare i panni sporchi in pubblico. Stiamo entrando, temo, in unera problematica. Non saranno soltanto i terroristi, le banche e il clima a sconvolgere il nostro senso di sicurez z a e di stabilit. La globaliz z az ione stessa - la terra "piatta" di tante fantasie ireniche - sar fonte di paura e incertez z a per miliardi di persone, che si rivolgeranno ai loro leader in cerca di protez ione. Le "identit" diventeranno rigide e meschine, via via che lindigente e lo sradicato batteranno contro le mura sempre pi alte delle comunit recintate e sorvegliate, da Delhi a Dallas. Essere "danese" o "italiano", "americano" o "europeo" non sar soltanto unidentit: sar un rimprovero e un secco rifiuto per gli esclusi. Lo Stato, lungi dallo scomparire, potrebbe cominciare a dare piena prova di s: i privilegi della cittadinanz a, la tutela dei diritti di residenz a dei titolari di permessi di soggiorno saranno sventolati come atout della politica. Nelle democraz ie consolidate i demagoghi intolleranti pretenderanno "prove" - di conoscenz a, di lingua, di comportamento - per stabilire se i disperati in arrivo meritino di avere un"identit" britannica, olandese o francese. Gi lo fanno. In questo mirabile nuovo secolo sentiremo la mancanz a dei tolleranti, dei marginali: le persone sullorlo. La mia gente. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - I BAMBINI DEL FUTURO. 23 novembre 2011, di Federico La Sala I bambini del futuro di Giuseppe Caliceti (lUnit, 23 novembre 2011) Chiedo ai miei alunni di otto anni se considerano il loro compagno di classe Hassan e gli altri alunni di origine straniera presenti in classe - nati in Italia ma con i genitori di origine straniera - dei bambini italiani o stranieri. Tutti rispondono che sono italiani. Tranne due, che specificano: Per me Hassan, per esempio, e italo- marocchino. Ecco risolto il problema della cittadinanz a per i bambini. Con semplicit, lucidit, fermez z a. Forse perch i bambini vengono dal futuro, come ha scritto il poeta Andrea Zanz otto. Ascoltando le loro parole, noi adulti abbiamo la possibilit di parlare con chi sar adulto domani. Di vedere come sar domani il nostro mondo, quando noi saremo vecchi o non ci saremo pi. Lintervento deciso di Giorgio Napolitano riapre con forz a un tema centrale per lItalia. Negare la cittadinanz a italiana ai bambini che nascono nelle nostre citt sicuramente unautentica follia, unassurdit. Nessuno pi dei docenti italiani sa quanto sia vera e appassionata questa aspiraz ione. Unaltra mia alunna di qualche anno fa, Vera, undici anni disse in classe con semplicit: Io sono nata in Italia, per mia mamma e mio pap sono albanesi. Io ho fatto lasilo qui, la scuola qui. Vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io, se non mi sono mai spostata da qui, sono immigrata?. A queste domande noi adulti italiani, per troppo tempo, non abbiamo saputo rispondere. Perch la nostra legge al riguardo vecchia, fa riferimento a una concez ione ottocentesca che immagina lidentit legata al sangue, pi che al luogo in cui noi nasciamo, viviamo e cresciamo. A differenz a di quanto accade negli Stati Uniti e in tanti altri Paesi europei, per esempio, che sono certamente, almeno su questo problema specifico, molto pi evoluti dal punto di vista legislativo. Napolitano ieri ha parlato della necessit di acquisire nuove energie in una societ per molti versi invecchiata se non sclerotiz z ata . Ad ascoltarle bene, le sue parole assomigliavano quasi a un appello al governo italiano. In particolare ad Andrea Riccardi, fondatore della comunit di SantEgidio e nuovissimo

ministro della Cooperaz ione e dellintegraz ione sociali, per riprendere politiche di integraz ione che hanno uno sviluppo ormai lontano e arrivare al pi presto a una nuova legge sul diritto di cittadinanz a. Quasi ci fosse la volont di girare finalmente pagina rispetto ai recenti governi di centrodestra che, di fatto, in questi anni hanno sdoganato contro i migranti parole come raz z ismo - che non sentivamo dalla fine della Seconda Guerra mondiale. E lo hanno fatto senz a alcun pudore, quasi che raz z ismo fosse diventato sinonimo di una nuova identit naz ionale. Ora il clima politico in Italia cambiato e ci sono le condiz ioni per cambiare. E per rilanciare con convinz ione la campagna per i diritti di cittadinanz a LItalia sono anchio cui aderiscono Acli, Arci, Caritas Italiana, Cgil, Emmaus Italia, Fondaz ione Migrantes, Ugl, Rete G2 - Seconde Generaz ioni e tante altre associaz ioni della societ civile. Come sostiene Graz iano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente del comitato promotore, ormai si fa strada la consapevolez z a che una riforma non pi rinviabile. Per questo la mobilitaz ione prosegue in tutto il Paese per due leggi di iniz iativa popolare affinch questi italiani di fatto, ma non di diritto, che nascono, crescono e vivono in Italia, siano anchessi le risorse morali e intellettuali del nostro futuro. La Lega Nord, che si gi buttata in una disperata campagna elettorale in cui si ripetono parole a vanvera, si dichiarata ovviamente pronta a fare le barricate in Parlamento e nelle piaz z e. Che dire? Vorrei rispondere con le parole di Damian, un alunno di 10 anni con i genitori di origine albanese: Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era pi facile andare daccordo. Anche da grandi. Di fronte alla diversit, qualsiasi diversit, il sentimento prevalente nei bambini e nei ragaz z i che nascono e crescono oggi in Italia la curiosit e la solidariet. Per tanti, troppi adulti, invece, stata la paura: c qualcosa che non va. C qualcosa che forse possiamo imparare: dai bambini e dal nostro Capo dello Stato. Ascoltiamoli attentamente. E muoviamoci. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - ISRAELE: RAID CONTRO LIRAN. Il presidente israeliano Shimon Peres ha ribadito ieri notte in una intervista ad una tv israeliana: un attacco allIran da parte di Israele e di altri Paesi fra cui Stati Uniti e Gran Bretagna sempre pi verosimile. 6 novembre 2011, di Federico La Sala Peres e Barak: raid contro lIran sempre pi probabile. Francia: attacco sarebbe destabiliz z ante * Mentre il mondo guarda alla crisi dellEuroz ona, il G20 discute dellemergenz a economica in Europa, della debole ripresa negli Stati Uniti, e la primavera araba sembra fare un passo avanti e due indietro, si riaccende il fronte Iran, paese che ha visto la nascita di un movimento di protesta giovane, lOnda verde del 2009, e la sua repressione a opera del regime di Kamenei e del presidente Mamoud Ahmadinejad. Il presidente israeliano Shimon Peres ha ribadito ieri notte in una intervista ad una tv israeliana: un attacco allIran da parte di Israele e di altri Paesi fra cui Stati Uniti e Gran Bretagna sempre pi verosimile. Le sue dichiaraz ioni sono giunte dopo che da giorni si parla sui media israeliani di un possibile raid aereo contro installaz ioni nucleari in Iran. Il primo ministro Benyamin Netanyahu non ha accennato alla questione aprendo oggi la consueta riunione settimanale del governo, ma altri ministri hanno criticato i colleghi che hanno affrontato pubblicamente largomento. Ma il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha detto alla Bbc che un lIran determinato ad avere capacit militari nucleari rappresenterebbe una grossa minaccia per il mondo anche perch una atomica iraniana rischierebbe di aprire una corsa al nucleare in Medio Oriente. Il ministro Jupp: rafforz are sanz ioni Come in altre occasioni, quando si tratta di prendere posiz ione su questioni mediorientali e del mondo arabo - dai palestinesi alla Libia - spiccano le parole contro della Francia. Un raid militare contro le installaz ioni nucleari iraniane porterebbe ad una situaz ione totalmente destabiliz z ante in Medio oriente, dice oggi il ministro degli Esteri francese Alain Jupp, in unintervista a radio Europe 1, aggiungendo che Parigi insister per rafforz are le sanz ioni internaz ionali. Possiamo ancora rafforz arle (le sanz ioni) per premere sullIran. Continueremo su questa strada perch un intervento militare creerebbe una situaz ione totalmente detabiliz z ante nella regione, ha detto il ministro- Dobbiamo fare il possibile - ha aggiunto- per evitare lirreparabile. * IL SOLE 24 ORE, 6 NOVEMBRE 2011

http://www.ilsole24ore.com/art/notiz ie/2011- 11- 06/peres- barak- raid- contro- 162245.shtml? uuid=AaKHoFJE > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - IMMAGINARE UN ALTRO ABRAMO. LETTERA DI FRANZ KAFKA A ROBERT KLOPSTOCK. 16 ottobre 2011, di Federico La Sala LETTERA DI FRANZ KAFKA A Robert Klopstock [Matliary, giugno 1921] * Mio caro Klopstock, veranda, con lantica insonnia, con lantico calore degli occhi, la tensione nelle tempie: ... incredulo non sono stato mai in questo punto, ma stupito, angosciato, la testa piena di tanti interrogativi quanti sono i moscerini su questo prato. Nella situaz ione, diciamo, di questo fiore accanto a me che non del tutto sano, solleva bens la testa verso il sole, e chi non lo farebbe ma pieno di segrete preoccupaz ioni a causa di dolorosi avvenimenti nelle sue radici e nei succhi, qualcosa vi successo, e succede ancora, ma esso ne ha soltanto notiz ie molto vaghe, dolorosamente vaghe, eppure non pu curvarsi, scalz are il terreno e controllare, ma deve fare come i suoi fratelli e tenersi ritto, lo fa anche ma con stanchez z a. Potrei anche immaginare un altro Abramo che (ma non arriverebbe a essere il patriarca, anz i nemmeno un mercante di abiti usati) fosse pronto a adempiere la richiesta della vittima, pronto come un cameriere, ma ci nonostante non riuscisse a fare il sacrificio perch non pu allontanarsi da casa, indispensabile, landamento della casa ha bisogno di lui, c sempre ancora qualche cosa da mettere in ordine, la casa non finita, ma senz a che sia finita, senz a questo appoggio egli non pu allontanarsi, lo capisce anche la Bibbia poich dice: Egli sistem la sua casa e Abramo aveva realmente gi prima ogni abbondanz a; se non avesse avuto la casa, dove avrebbe allevato suo figlio, in quale trave avrebbe tenuto conficcato il .coltello del sacrificio. Il giorno seguente: ho riflettuto ancora molto su questo Abramo, ma sono vecchie storie, non mette conto di parlarne, specialmente del vero Abramo; egli ha avuto tutto gi prima, vi fu portato fin dallinfanz ia, non riesco a vedere il salto. Se aveva gi tutto e tuttavia doveva essere condotto pi in alto, ora bisognava togliergli qualcosa, almeno in apparenz a, questo logico e non un salto. Non cos gli Abrami superiori, questi stanno nel loro cantiere e a un tratto devono salire sul Monte Moria; pu darsi che non abbiano ancora un figlio e gi lo debbano sacrificare. Queste sono cose impossibili e Sarah ha ragione se ride. Rimane dunque soltanto il sospetto che costoro facciano apposta a non portare a termine la loro casa e - per citare un esempio grandissimo - nascondano la faccia in magiche trilogie per non doverla alz are e vedere il monte che sorge in lontananz a. Ma ecco un altro Abramo, uno che vuole assolutamente offrire un sacrificio giusto e, in genere, ha il giusto fiuto di tutta la questione, ma non pu credere che tocchi a lui, lantipatico vecchio, e a suo figlio, il sudicio giovane. Non che gli manchi la vera fede, questa fede ce lha, e sacrificherebbe nello stato danimo giusto, purch potesse credere che si intenda lui. egli teme che uscir a cavallo in qualit di Abramo con suo figlio, ma lungo il percorso teme di trasformarsi in Don Chisciotte. Il mondo di allora sarebbe rimasto atterrito se avesse guardato Abramo, questo invece teme che a quella vista il mondo muoia dal ridere. Non teme per il ridicolo in s (certo teme anche questo, soprattutto la sua partecipaz ione alla risata), soprattutto per teme che questo ridicolo 1o renda ancore pi vecchio e antipatico, e suo figlio ancora pi sudicio, ancora pi indegno di essere realmente chiamato. Un Abramo che arriva senz a essere chiamato! come se lo scolaro migliore dovesse ricevere solennemente il premio alla fine dellanno e nel silenz io dellattesa lo scolaro peggiore, in seguito a un malinteso, uscisse dal suo lurido ultimo banco e tutta la classe scoppiasse a ridere. E forse non affatto m malinteso, egli stato veramente chiamato per nome, la premiaz ione del migliore devessere, nelle intenz ioni del maestro, ad un tempo la puniz ione del peggiore. Cose orrende... basta. Lei si lamenta della felicit solitaria, che dire della solitaria infelicit? Davvero, fanno quasi una coppia. [...] * Franz Kafka, Tutte le opere, Epistolario, vol. IV, t. I, a c. di Ervino Pocar, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1964, pp. 393- 395, senz a le note. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - La differenz a tra Wojtyla e Ratz inger. Se il Papa chiede ancora perdono (di Luigi Accattoli)

31 ottobre 2011, di Federico La Sala VERITA E RICONCILIAZIONE. PAPA RATZINGER A SYDNEY, PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU: "IL RE E NUDO"!!! NON SOLO DEVE CHIEDERE PERDONO ALLAUSTRALIA E ALLITALIA E AL "PADRE NOSTRO", MA CAMBIARE STILE DI VITA!!! Ges, che non era schiz ofrenico, non si travestiva da imperatore. Se il Papa chiede ancora perdono. La differenz a tra Wojtyla e Ratz inger di Luigi Accat t oli (Corriere della Sera del 30 ottobre 2011) Le Giornate interreligiose di Assisi e i mea culpa sono forse le eredit wojtyliane pi impegnative per Benedetto XVI: non intende eluderle, tanto centrali esse erano state nel Pontificato del predecessore, ma nel farle sue egli ambisce a correggerle in aspetti non secondari. Gioved scorso le due sfide venivano a sommarsi, perch la prima Giornata di Assisi (1986) che egli andava a commemorare era stata anche loccasione di un famoso atto di penitenz a per le guerre combattute dai cattolici nella storia. Si pu dire - post factum - che il Papa teologo sia riuscito a garantire continuit e correz ione insieme ad ambedue quelle imprese. Fedelt e novit nellarticolaz ione della Giornata sono state evidenz iate dalle cronache dellevento che hanno dato - comera ovvio avvenisse - minore attenz ione al mea culpa sulle guerre che pure c stato, formulato con parole equivalenti a quelle del predecessore ma con unaggiunta rivelatrice. Non siamo sempre stati dei costruttori di pace aveva detto Wojtyla nel 1986, aggiungendo che quella Giornata voleva essere anche un atto di penitenz a. Benedetto ha analogamente riconosciuto che nella storia anche in nome della fede cristiana si fatto ricorso alla violenz a e che i cristiani ne sono pieni di vergogna. Fin qui le due confessioni si equivalgono. Ma quella di Benedetto si differenz ia per unaggiunta che riguarda il presente - non affatto privo di manifestaz ioni di violenz a cristiana - mentre la penitenz a wojtyliana in quelloccasione era rivolta al passato: compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilit per la fede cristiana purificarla continuamente a partire dal suo centro interiore affinch sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo. Con questo sulle guerre sono tre i mea culpa pronunciati fino a oggi da Papa Benedetto: in due occasioni (12 febbraio del 2009 e il 17 gennaio 2010) aveva fatto sua la richiesta di perdono per la Shoah dettata dal predecessore e in unaltra (11 giugno 2010) aveva formulato una propria confessione di peccato per la pedofilia del clero. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Israele e Palestina due popoli, due Patrie (di Abraham Yehoshua) - Leroe di Treblinka tifa per i palestinesi: Senz a un loro Stato sar la catastrofe (di di Roberta Zunini) 2 novembre 2011, di Federico La Sala Israele e Palestina due popoli, due Patrie di Abraham Yehoshua (la Repubblica, 2.11.2011) Non c nellidentit ebraica concetto pi problematico di patria. Vattene dalla tua terra, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrer. la prima frase che viene detta ad Abramo, il primo ebreo. Nel corso di tutta la storia ebraica, la frase stata adottata da molti ebrei tanto come comandamento teologico, quanto come possibilit esistenz iale e ideologica. Lo stesso Abramo non abbandon solo la propria patria e la casa paterna, ma perfino la nuova Terra che gli era stata destinata, e discese verso lEgitto. Il popolo dIsraele non si formato nella propria patria e anche la Torah, il nucleo essenz iale della Bibbia ebraica, non gli stata consegnata in patria ma nel deserto, z ona intermedia fra la diaspora e la patria cui erano diretti. Sono pochi i popoli che hanno consolidato la propria identit fisica e spirituale in un luogo diverso dalla patria. Gli esiliati condotti in Babilonia dopo la distruz ione del primo Santuario di Gerusalemme, cantavano con emoz ione: Sui fiumi di Babilonia sedevamo e piangevamo ricordando Sion. Ma

quando, dopo soli 40 anni il re di Persia li chiam per tornare alla loro terra e riedificare il Santuario, solo una parte di loro accett di tornare nella Terra dIsraele. Per i 600 anni del periodo del Secondo Santuario di Gerusalemme, circa la met del popolo dIsraele aveva gi iniz iato a vagare nel mondo antico, contribuendo al progressivo indebolimento del legame fisico con la Terra dIsraele. Lidentit naz ionale e religiosa ebraica non rinunci alla patria, ma riusc a trasformarla da concreta in virtuale. I romani non esiliarono gli ebrei dalla Terra dIsraele dopo la distruz ione del Secondo Santuario di Gerusalemme. Qualsiasi storico di quel periodo pu offrirne le prove. E nei 1500 anni seguiti allo sfaldamento dellimpero romano, non cera alcun presidio di aguz z ini sui confini della Terra dIsraele, ad impedire il ritorno degli ebrei alla loro terra. Il falso mito dellesilio degli ebrei da parte dei romani, profondamente radicato nelle ragioni che ci fanno pretendere il diritto storico sulla Terra, non ha il sostegno neppure della secolare preghiera ebraica, in cui si dice: A causa dei nostri peccati siamo esiliati dalla nostra terra e non siamo stati esiliati. E cos, i circa due milioni di ebrei che, secondo le stime pi accettate vivevano in tutta la terra dIsraele al momento della distruz ione del Secondo Santuario di Gerusalemme, non vennero ammassati su navi romane e forz osamente esiliati (dove poi?), bens lasciarono pian piano la loro patria (in particolare dopo la rivolta di Bar Kochb nel 135) e andarono ad unirsi al gran numero di ebrei gi sparsi nei Paesi del mondo antico. Una dispersione che viva e dinamica anche ai nostri giorni. DallAfghanistan allIran, da Bukhara allUz bekistan, dallUcraina alla Romania, alla Turchia, allIrak, allo Yemen, al Nordafrica e a tutto il bacino Mediterraneo, alla Russia in tutte le sue varianti etnico- regionali, allEuropa occidentale e orientale e in tutto il Nuovo Mondo, e anche le lontanissime Australia e Nuova Zelanda. Dagli iniz i del XIX secolo (quando in Terra dIsraele risiedevano secondo fonti storiche solo 5000 ebrei su una popolaz ione ebraica globale stimata in 2,5 milioni) fino ad oggi, l80% della popolaz ione ebraica ha cambiato la propria naz ione di residenz a. Il massimo dellorrore pu essere rappresentato dal fatto che perfino una gran parte delle vittime della Shoah non stata eliminata nei luoghi dove risiedeva ma stata trasportata allannientamento con la forz a, in una non- patria, in campi di sterminio alienati, privi di qualsiasi carattere naz ionale. La patria virtuale nella quale gli ebrei si sono specializ z ati , non mai piaciuta agli altri popoli. Nelle composiz ioni filosofiche gordoniane sul rinnovato legame con il lavoro agricolo, nelle ideologie morali brenneriane sulla totale responsabilit verso la realt, nelle utopie herz liane e nelle ammoniz ioni di Jabotinsky del genere se non eliminerete la diaspora, la diaspora eliminer voi - i vari padri del sionismo tentarono di convincere gli ebrei agli iniz i del XX secolo a restaurare il concetto di patria che tanto si era indebolito con il passare delle generaz ioni. Urgeva per trovare risposta a unaltra domanda: cera un territorio libero per realiz z are questo programma? Lunico luogo nel quale sarebbe stato possibile convincere gli ebrei a rinunciare alla propria patria virtuale per identificarsi in una patria reale, fisica, era la Terra dIsraele. Ma la Terra dIsraele era gi la patria degli abitanti che vi vivevano. Potevano gli ebrei mantenere con un comando a distanz a un diritto storico sulla Terra dIsraele dopo centinaia di anni in cui ne erano stati assenti? Per questo lunico diritto morale in virt del quale il popolo ebraico ha potuto rendere la Terra dIsraele patria ebraica reale, gli derivato dalle tragiche necessit di un popolo che altrimenti sarebbe stato condannato a morte. E cos fu. La vecchia- nuova patria salv di fatto dai campi di sterminio centinaia di migliaia di ebrei europei. Quindi, dato che la patria non solo territorio ma anche un elemento primario nella identit individuale e naz ionale, la divisione della Terra dIsraele in due Stati non solo lunica soluz ione politica, ma anche un imperativo morale. E chi si impossessa di parti di territori palestinesi come fa quotidianamente lo Stato dIsraele al di l della Linea verde, deruba e ferisce la parte pi delicata dellidentit dei suoi abitanti. Lidentit patriottica dei palestinesi quasi opposta alla nostra, e anchessa ha bisogno di revisione. Di fronte a un popolo che ha cambiato continuamente Paesi di residenz a, il concetto di patria dei palestinesi si restringe talvolta al villaggio e alla casa. I palestinesi nei campi profughi a Gaz a o in Cisgiordania sono rimasti a vivere a pochi chilometri di distanz a dalle case e dai villaggi dai quali sono fuggiti o sono stati allontanati dalla guerra del 1948, e di fatto si trovano ancora nella patria palestinese. Nella loro percez ione non sono stati solo esiliati dal villaggio o dalla casa, ma dalla patria stessa, e per questo da 64 anni abitano nelle condiz ioni umilianti e paraliz z anti dei campi profughi. E il diritto al ritorno alla propria patria - una richiesta legittima - si trasformato nel diritto a tornare nella propria casa dentro Israele - che una richiesta impossibile e non indispensabile ai fini

di una soluz ione pacifica. In giorni di sconforto politico, non vale forse la pena di cercare una nuova strada per la pace, rivedendo nelle due parti concetti antiquati? (Traduz ione di Cesare Pavoncello) Leroe di Treblinka che tifa per i palestinesi Senz a un loro Stato sar la catastrofe di Roberta Zunini (il Fatto, 2.11.2011) Allultimo piano di una bella palaz z ina bianca, tardo Deco, su viale Ben Gurion, nel cuore di Tel Aviv, abita Samuel Willerberg, lultimo ebreo sopravvissuto alle persecuz ioni naz iste nel lager di Treblinka. un eroe naz ionale, avendo preso parte alla rivolta del ghetto di Varsavia e a quella del campo di sterminio polacco. Purtroppo sono anche molto vecchio ormai, dice sorridendo sul terraz z o dove la moglie Ada annaffia le piante. Nonostante let ha 88 anni Willenberg ha una memoria sorprendente: la sua mente lucidissima, la sua parola ironicamente tagliente e il suo sguardo preoccupato. LA SITUAZIONE non per nulla rosea, n internamente n per quanto riguarda il conflitto con i palestinesi, per non parlare dellisolamento internaz ionale in cui siamo finiti dopo lesplosione della primavera araba. questo voto a favore dellingresso della Palestina nellUnesco (che ieri Israele ha punito bloccando il trasferimento dei fondi allAutorit naz ionale palestinese, ndr) che la preoccupa? Non che la logica conseguenz a del cambiamento in atto negli equilibri internaz ionali e dellinaz ione intransigente di Israele. Per le vorrei far vedere si alz a di scatto e con passo deciso si avvia verso il corridoio quindi entra in una grande stanz a piena delle sue sculture - le mappe su cui ho lavorato quando arrivai in Israele dopo essere scampato al genocidio. Willenberg nacque in Polonia nel 1923, figlio di un insegnante ebreo polacco e di una madre molto devota. Ma non sono credente: dopo lOlocausto non ci credo pi e non riesco a tornare indietro, a quando ero un giovane fedele praticante che frequentava la sinagoga. Comunque ora parliamo della spartiz ione di Israele e dei Territori. Stendendo la mappa iniz ia a tracciare con un dito una ipotetica dorsale, al confine tra lattuale Israele e la Cisgiordania dove secondo lui ci sarebbe stato modo di modificare i confini. Ho lavorato per tanti anni presso la municipalit e lo Stato israeliano come addetto allo studio delle mappature e non sono daccordo su come stato suddiviso il territorio. Avremmo dovuto creare una continuit diversa tra le z one a prevalenz a araba, ora ci sarebbero molti meno problemi. Perch, anche se nessuno lo grida, i coloni israeliani e i palestinesi di naz ionalit israeliana che vivono a Jaffa, Naz areth, Haifa, (citt israeliane a maggioranz a araba palestinese, ndr) sono sempre pi ai ferri corti: pensi ai coloni estremisti religiosi ebrei che hanno distrutto tombe islamiche e cattoliche nel cimitero di Jaffa. Mentre i raz z i degli estremisti islamici di Gaz a cominciavano a piovere attorno alla capitale amministrativa israeliana, difesa da un potente scudo satellitare. La situaz ione si complica, oltre allimminente voto del Consiglio di Sicurez z a Onu che scatener il putiferio visto il veto gi annunciato di Obama, bisogna vedere se la fratellanz a musulmana vincer le elez ioni in Egitto. Insomma questo mese sar cruciale per il Medio Oriente? S, lo sar, sul fronte diplomatico e arabo, non certo da parte del governo Netanyahu a cui non interessa uscire da questo stallo. ovvio che i palestinesi cerchino di ottenere ci che vogliono. Se nessuno risponde fanno bene a chiederlo per via diplomatica.. Siamo noi che non agiamo per biechi scopi elettorali. E non solo colpa di Netanyahu che ieri ha deciso di accelerare la costruz ione di nuove colonie a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, ndr ma anche della coaliz ione al governo, fondata sullortodossia religiosa pi esasperata. Ma non c nulla da fare, per sbloccare la situaz ione, bisogna dare ai palestinesi un Stato indipendente e finirla con lespansione delle colonie. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - ISRAELE E PALESTINA. Abu Maz en prosegue nella sua lungimirante e pacifica attivit diplomatica di fronte alla comunit internaz ionale (di Moni Ovadia - Bibi, Barack e lamico pavido). 5 novembre 2011, di Federico La Sala Bibi, Barack e lamico pavido di Moni Ovadia (lUnit, 5.11. 2011)

Il presidente dellAutorit Naz ionale Palestinese Abu Maz en prosegue nella sua lungimirante e pacifica attivit diplomatica di fronte alla comunit internaz ionale. In attesa della risposta allistanz a di adesione della Palestina allOnu come membro effettivo, ha fatto richiesta di adesione allUnesco. La richiesta stata calorosamente accettata a stragrande maggioranz a, con lovvia e miserabile opposiz ione del governo israeliano, di quella degli Stati Uniti e lastensione prevedibile di alcuni pavidi europei fra cui brilla quella del nostro governicchio. Netanyahu ha definito lingresso della Palestina una tragedia, il presidente Obama si totalmente appiattito sui desiderata del governo israeliano senz a vergogna. I due, da bravi compagni di merende, hanno risposto allunisono al pacifico atto di civilt democratica dei palestinesi con squallide e vili rappresaglie improntate alla prepotenz a spudorata del pi forte. Barack non verser il finanz iamento allUnesco, Bibi ha decretato la costruz ione di duemila unit abitative abusive a Gerusalemme est e ha sospeso il trasferimento delle entrate fiscali palestinesi allAnp. Un comportamento davvero esemplare per la sedicente pi grande democraz ia del mondo e per la ancora pi sedicente unica democraz ia del Medioriente. La lez ione che si pu trarre da questo episodio che Bibi non considera il moderato, pacifico e democratico Abu Maz en un interlocutore ma predilige il dialogo bellico con le frange jihadiste perch non vuole una vera pace. Quanto a Barack si sta applicando per diventare uno dei peggiori presidenti della storia statunitense. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - E GESU DISSE. "SIATE ALLEGRI". lo spirito della parabola di Ges, Kafka, il sorriso e l"ilaritas" di Francesco. Intervista a Cacciari (di Francesco Dal Mas) ( 25 settembre 2012, di Federico La Sala E Ges disse: Siat e allegri! intervista a Massimo Cacciari a cura di Francesco Dal Mas (Avvenire, 25 settembre 2012) Il cristianesimo lieto e deve far ridere. Guai, dunque, a una predicaz ione triste. Chi annuncia non pu che avere il sorriso, anz i il riso di Beatrice che percorre tutta lultima cantica: Tu la vedrai sulla vetta di questo monte ridere felice. Se tu non fai capire che il Paradiso riso, come ha dimostrato Dante con Beatrice, la tua evangeliz z az ione sar nebulosa e quindi non sar unevangeliz z az ione perch annunci un Vangelo triste, quindi non un eu-angelion , una buona notizia . Sinfervora il filosofo Massimo Cacciari intorno al tema Davvero Ges non ride? che gli stato affidato nellambito dellottava ediz ione di Torino Spiritualit e che svilupper nellappuntamento di gioved. Professore, lei solito approcciarsi a Ges in termini drammatici... Un momento. Come insegnava Platone, un dramma e una commedia hanno la stessa origine e non possono essere trattati in modo disgiunto. Quindi dire drammatico non significa dire incapace o impotente a ridere . pur vero che quello di Ges stato letto da molti come un annuncio triste... S, ma tutto da discutere. Nel Vangelo la dimensione del ridere praticamente assente perch quando incontriamo un riso quello degli stolti che deridono Ges quando risorge la bambina. E nellAnt ico Test ament o? presente solo nellaccez ione della stoltez z a umana. Dio ride per schernire dallalto la stoltez z a delluomo. Ma sono letture affrettate. Af f ret t at e perch? Come si pu non sentire un timbro del riso nel Cantico dei cantici? Pi difficile si fa la ricerca nel Nuovo Testamento, perch qui sembra che il riso manchi. Ma proprio cos? Vediamo di ascoltare con orecchi non particolarmente ottusi. E allora scopriamo che nel Nuovo Testamento Ges non ride con scherno nei confronti della nostra miseria e stoltez z a. Certo, manca il riso sguaiato. Ma come si fa

a non sentire una luce ilaros , come avrebbero detto i Padri orientali, quella luce del cielo quando sgombro da ogni pesantez z a, da ogni nebbia? Come si fa a non sentire nelle parole di Ges questa ilaritas che mai giudica, mai condanna? Anche se non nominato espressamente come si fa a non ascoltarlo?. Si soliti, in effetti, definire spiritosa una persona che ci fa ridere intelligentemente. Una battuta di spirito una battuta che alleggerisce, che solleva, che assolve. Come si fa a non sentire questo timbro nelle parole di Ges? Ma direi ancora di pi: non piena di ironia tutta la parola di Ges?. Ges ironico? Ma come? Lironia non sembra molto evangelica. Ironia nel senso letterale del termine, di gusto del paradosso. Il paradosso che invita alla ricerca. La parabola che timbro ha se non questo? Non forse profondamente ironica in questo senso? Come hanno spiegato grandi interpreti, la parabola non ha nulla a che fare con lallegoria perch lallegoria una similitudine che immediatamente si scopre. La parabola, invece, un invito a pensare pieno di ironia. E che invita al sorriso. Le parabole del Regno hanno paragoni che sembrano assurdi. Il Regno dei cieli un grano di senape. Non mette in evidenz a unimmensa distanz a? Non un paradosso? Come si fa a non sorridere per la parabola delle vergini stolte che si precipitano ad acquistare lolio e poi vengono cacciate? Oppure quellimmagine al limite della blasfemia: il Signore come quel re che tutto concede per non essere pi infastidito da scocciatori che gli chiedono di tutto? Questa parabola piena di elementi ironici. Come lo quella del samaritano e del figliol prodigo. Io credo che lunico che abbia capito fino in fondo lo spirito della parabola di Ges sia Kafka. Kaf ka? Perch mai Kaf ka? Le sue sono parabole che non danno soluz ione, rimangono enigmi. Non sono facili similitudini, non sono allegorie. Non permettono un allegorismo a differenz a delle favole antiche e, nello stesso tempo, fanno sorridere. Fanno sorridere continuamente. Kafka secondo me rideva quando scriveva i suoi racconti. tutta questa dimensione che bisogna scoprire se si vuole leggere con orecchi aperti il messaggio di Ges. E poi un tema a me caro: lilaritas del pi perfetto imitatore di Ges che Francesco. In tempi di crisi come quelli che viviamo, c spaz io per un annuncio che non sia triste? Quanto ho detto vale soprattutto per tempi di crisi come i nostri. Se tu, invece di annunciare una lieta novella, annunci una novella ancora pi triste, chiaro che fallisce levangeliz z az ione. Citavo Francesco. Forse che lui, ai suoi tempi, non considerava tutti i problemi? Nella sofferenz a lui rideva, cantava e aveva il volto del riso e non della tristez z a. Lunico comando che ha dato Francesco ai suoi stato: andate e non siate mai nebulosi . Ma bisogna distinguere riso da riso. Non le pare? Oggi la risata spesso sguaiata... Non centra nulla. Questo non riso, derisione, scherno, sarcasmo. Letimo di sarcasmo fare a pez z i la carne. Questo il riso che insegnava Leopardi. Gli italiani sono capaci solo di scherno. Questo il riso tipico dellitaliano. il rischio anche della satira? Certo. Quando la satira non ironica (perch pu essere ironica ed esprimere un sano riso che solleva), ma quando impietosa, sarcastica, nichilistica, fa a pez z i e basta. Ma si pu fare a pez z i e basta anche tradendo il Vangelo come qualcosa di triste o semplicemente spirituale. La Beatrice di Dante non solo spirituale, spirito, cio respiro che solleva, respiro che libera. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Assisi, leader religiosi non pregheranno per la Pace: paura di confondere i fedeli (di Franca Giansoldati). 10 ottobre 2011, di Federico La Sala MATERIALI SUL TEMA: INDIETRO NON SI TORNA....

Cattolicesimo, fascismo, naz ismo, stalinismo: il sogno del "regno di dio" in un solo paese finito. UN NUOVO CONCILIO, SUBITO! Il cardinale Martini, dalla citt della pace, lo sollecita ancora!!! 95 TESI? NE BASTA UNA SOLA! (Federico La sala)

Ad Assisi niente preghiera comune fra le religioni

Assisi, leader religiosi non pregheranno per la Pace: paura di confondere i fedeli di Franca Giansoldat i * CITTA DEL VATICANO - Il nome di Dio non verr invocato. Stavolta niente preghiere ad Assisi: i leader religiosi invitati dal Papa a riunirsi sulla tomba di San Francesco per riflettere sul tema della pace non pregheranno n da soli, n collettivamente. La Giornata di riflessione, dialogo e preghiera ideata da Papa Wojtyla 25 anni fa sar solo una Giornata di riflessione e dialogo tra diverse fedi. In questo modo Benedetto XVI vuole evitare ogni possibile rischio di sincretismo religioso, confondendo i fedeli; e cos nella cittadina umbra, il 26 ottobre prossimo, non si invocher il nome del Signore. Anche da cardinale Papa Ratz inger aveva manifestato qualche perplessit al suo predecessore proprio su questo punto, pur condividendo ovviamente limportanz a di un momento di dialogo. Cambiamenti a parte il venticinquesimo anniversario dello storico summit promosso da Papa Wojtyla nel 1986 sar comunque importante e significativo. A cominciare dalle presenz e. Hanno aderito in parecchi. Solo le delegaz ioni cristiane sono gi una trentina e c il problema di contenerle. Saranno presenti lArcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, larcivescovo ortodosso di Cipro, larcivescovo metropolita di Astana, Alexander, uomo di fiducia del Patriarca di Mosca, Kirill. Ortodossi, anglicani, luterani, evangelici, ma anche ebrei, rappresentanti del World Jewish Congress e rabbini di peso, poi induisti, animisti, buddisti. Solo i musulmani saranno sotto rappresentati dal momento che luniversit del Cairo di Al- Az har, il maggiore centro teologico sunnita, ancora immensamente irritato con il Papa per il discorso fatto lanno scorso davanti al Corpo Diplomatico, ha fermamente declinato linvito (anche se al summit di SantEgidio a Monaco, nel settembre scorso, lo sceicco Al Tayyeb aveva inviato due rappresentanti). Sulla tomba di san Francesco ci sar per il Principe Ghaz i di Giordania, al quale spetter lonore di sedere accanto al pontefice al momento del pranz o. Per la prima volta arriveranno anche 5 atei incalliti, tra cui Julia Kristeva, celebre psicanalista francese, allieva di Lacan, di origini bulgare. I nomi degli intellettuali atei sono stati forniti dal cardinale Gianfranco Ravasi, ideatore del Cortile dei Gentili, un think thank per il dialogo con i lontani. La giornata si compone, grosso modo, in tre momenti. Un primo, nella basilica degli Angeli, dove gli ospiti parleranno (sono previsti una decina di interventi) e prenderanno visione di un filmato con le immagini di quel 26 ottobre 1986 ormai entrato nella Storia. Seguir un frugale pranz o, nel rispetto delle regole alimentari previste dalle varie religioni e, infine, una visita alla tomba del santo seguita dalla lettura, in piaz z a, di un testo sulla pace nel mondo. Papa Ratz inger, come aveva gi fatto il suo predecessore, partir con tutte le delegaz ioni dalla staz ione vaticana con un convoglio con le insegne vaticane, messo a disposiz ione dalle Ferrovie dello Stato. Partenz a alle 8 di mattina per circa trecento persone tra leader religiosi, prelati, autorit italiane e uomini della sicurez z a. Al ritorno il treno rallenter alle staz ioni di Terni e Foligno per permettere al Pontefice di salutare i fedeli. Venerd 07 Ot t obre 2011 Articolo tratto dal sito: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=165697&sez =HOME_NELMONDO * Il Dialogo, Domenica 09 Ottobre,2011 Ore: 17:49 > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - Assisi, leader religiosi non pregheranno per la Pace - - - - I cappellani militari chiedono pi soldi per fare le guerre (di don Paolo Farinella)..

13 ottobre 2011, di Federico La Sala Hanno una rivista che si chiama "Bonus Miles Christi", il buon soldato di Cristo. Ma siamo sicuri sia proprio Cristo ad arruolare soldati "buoni" che bombardano figli, figlie e anz iani di popoli che nemmeno conoscono? I cappellani militari chiedono pi soldi per fare le guerre di don Paolo Farinella * Unamica mi ha passato un articolo di Manlio Dinucci con il titolo Aggressioni benedette. Fin dalle parole dincipit ci si chiede se ancora a dieci anni del terz o millennio, dobbiamo ancora subire come cristiani parole che sono il segno di una vita pi indecente conclamata in nome di Cristo. Il vescovo castrense (non equivocare, dicesi castrense il vescovo insignito della carica vescovile e contemporaneamente di quella di generale di corpo di armata, con stellette incorporate ); il vescovo castrense guida diocesi dei militari (si chiama Ordinariato militare) che hanno una rivista il cui titolo indovinate un po? - Bonus Miles Christi - Il buon soldato di Cristo. S, proprio cos: Cristo uno che arruola soldati e per giunta buoni, anche quando vanno a sparare ai figli, figlie, bambini, bambine, anz iani di popoli che non ci conoscevano nemmeno se non per avere a capo del governo un degenerato, paz z o e tronfio piccoletto dai tacchi rialz ati. Fin dove pu arrivare la mistificaz ione! Si mescola lacqua santa col diavolo, Dice il capo di questa diocesi di soldati di Cristo armati ed educati alla violenz a con armi sofisticate per ammaz z arne pi che sia possibile; dice che prova amarez z a di fronte a chi invoca lo scioglimento degli eserciti, lobiez ione contro le spese militari perch il mondo militare contribuisce a edificare una cultura di responsabilit globale, che ha la radice nella legge naturale e trova il suo ultimo fondamento nellunit del genere umano. Monsignor Vincenz o Pelvi continua, e non saccorge delle bestialit: lItalia, con i suoi soldati fa la sua parte per promuovere stabilit, disarmo, sviluppo e sostenere ovunque la causa dei diritti umani. Parole messe in fila una dopo laltra dal giornale dei vescovi Avvenire (2 giugno 2011), segno che la presidenz a approva. Sia benedetto lesercito e gli eserciti che tanto bene fanno allumanit con amore e compassione: sparando, squartando, bruciando, violentando, stuprando, bestemmiando. Cosa importa! Alla rientro da queste battaglie di civilt c sempre un pincopallo di cappellano, con aspersorio e stola, pronto ad assolvere e con la penitenz a di andare ancora contro il nemico e di farlo fuori prima che ti faccia fuori lui. Manlio Dinucci, Manifesto, ricorda alcuni momenti topici che dovrebbero fare impallidire anche la Madonna nera, mentre di questi fatti, i preti di ieri e di oggi non se ne fanno un baffo: 1. Nel 1911, nella chiesa di S. Stefano dei Cavalieri in Pisa, parata con bandiere strappate ai turchi nel Cinquecento, il cardinale Maffi invitava i soldati in partenz a per la guerra di Libia, a incrociare le baionette con le scimitarre per portare nella chiesa altre bandiere sorelle e in tal modo redimere lItalia, la terra nostra, di novelle glorie. 2. Il 2 ottobre 1935, allannuncio di Mussolini che iniz iava la guerra di Etiopia, Mons. Caz z ani, vescovo di Cremona, da perfetto fascista indiriz z ava al popolo una sua pastorale, dove si leggono queste perle: Veri cristiani, preghiamo per quel povero popolo di Etiopia, perch si persuada di aprire le sue porte al progresso dellumanit, e di concedere le terre, chegli non sa e non pu rendere fruttifere, alle braccia esuberanti di un altro popolo pi numeroso e pi avanz ato. 3. Il 28 ottobre 1935, ricorrendo il 13 anniversario della marcia su Roma, nel Duomo di Milano, il cardinale Alfredo Ildelfonso Schuster cos celebrava: Cooperiamo con Dio, in questa missione naz ionale e cattolica di bene, nel momento in cui, sui campi di Etiopia, il vessillo dItalia reca in trionfo la Croce di Cristo, spez z a le catene agli schiavi. Invochiamo la benediz ione e protez ione del Signore sul nostro incomparabile Condottiero. 4. L8 novembre 1935, sempre in relaz ione alla guerra di Etiopia Mons. Valeri, arcivescovo di Brindisi e Ostuni, scrive anchegli una pastorale al suo popolo: LItalia non domandava che un po di spaz io per i suoi figli, aumentati meravigliosamente da formare una grande Naz ione di oltre 45 milioni di abitanti, e lo domandava a un popolo 5 volte meno numeroso del nostro e che detiene, non si sa perch e con quale diritto, unestensione di territorio 4 volte pi grande dellItalia senz a che sappia sfruttare i tesori di cui lo ha arricchito la Provvidenz a a vantaggio delluomo. Per molti anni si paz ient, sopportando aggressioni e soprusi, e quando, non potendone pi, ricorremmo al diritto delle armi, fummo giudicati aggressori.

5. Oggi dopo 76 anni, un altro cappellano militare, anima persa e senz a Dio, tale don Vincenz o Caiaz z o, che celebra messa sulla portaerei Garibaldi, che di fatto la sua parrocchia, popolata di caccia, missili bombe con cui lui e quelli come lui bombardano la Libia - garantisce che lItalia sta proteggendo i diritti umani e dei popoli, per questo siamo in mez z o al mare perch la motivaz ione teologica chiara: I valori militari vanno a braccetto con i valori cristiani. (Oggi, 29 giugno 2011). Di fronte a questo rinnegamento del Vangelo viene solo voglia di dire Povero Cristo!. Costoro dovrebbero essere le guide, coloro che dovrebbero insegnare a discernere il grano dal loglio, la violenz a dalla non- violenz a, il vero dal falso, il giusto dallingiusto, la pace dalla guerra. Costoro sono lautorit nella Chiesa che si annettono Cristo a loro uso e consumo, lo militariz z ano, lo circondano di armi e di morte e poi vanno nei salotti clericali a difendere la vita. Che Dio li perdoni, se pu, perch costoro non hanno smarrito solo la fede, ma channo perduto il ben de lintelletto (Dante, Inf. III,18). * DOMANI/ARCOIRIS. 13- 10- 2011 http://domani.arcoiris.tv/i- cappellani- militari- chiedono- piu- soldi- per- fare- le- guerre/ > GUARIRE LA NOSTRA TERRA: PENSARE UN ALTRO ABRAMO - - - - DUE FIUMI E UNA SOLA SORGENTE. LAMORE (E IL "TRUCCO" DI SAN PAOLO). 22 ottobre 2011, di Federico La Sala IL GRANDE COMANDAMENTO, LAMORE ("CHARITAS"), E IL "TRUCCO" DI SAN PAOLO. Fat evi miei imit at ori , come io lo sono di Cristo (1 Co 11,1): KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI"). Una pagina di Kant e una nota di Federico La Sala LAmore! di Raymond Gravel in www.lesreflexionsderaymondgravel.org del 20 ottobre 2011 (traduz ione: www.finesettimana.org) XXX Domenica del tempo ordinario A: Esodo 22, 20-26; Matteo 22, 34-40. Dopo una prima controversia con i farisei a proposito dellimposta dovuta allimperatore di domenica scorsa, eccone unaltra con uno dei farisei, un dottore della legge, a proposito del grande comandamento della Legge, non un comandamento tra i 613 (248 prescriz ioni e 365 proibiz ioni), che dovrebbe essere considerato pi importante degli altri, ma un comandamento che riassuma tutti gli altri. Non ci sono 36 comandamenti, risponde Ges al dottoere della legge, ce n uno solo, quello dellAmore, ma che ha due destinatari: Dio e il prossimo. Non luno senz a laltro. Tutti e due insieme... Cosa vuol dire? 1. LAmore: una sorgente e due fiumi. Il teologo francese Patrick Jacquemont scrive: La Parola di Dio acquista tutto il suo senso: amerai il Signore Dio tuo... amerai il prossimo tuo. Il secondo comandamento simile al primo, ma non c un solo amore. C una sorgente unica, e due fiumi differenti. perch ci si sa amati da Dio che possiamo amarlo... ma possiamo amarlo solo amando laltro, gli altri. lessenz a dellamore che fa s che si ami. Non per niente, san Giovanni nella prima lettera dir: Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non pu amare Dio che non vede (1Gv 4,20). In fondo, ci che san Giovanni vuol dire, che amare Dio significa partecipare del suo amore, amando gli altri. Quindi, amando gli altri, si ama Dio. Alla domanda del dottore della Legge: Maestro, nella Legge, qual il pi grande dei comandamenti? (Mt 22,36), cio il comandamento nel quale sono compresi tutti gli altri? Ges, che lui stesso principio di unit, d la risposta. Riunisce le due parti della Legge, i comandamenti riguardanti lamore di Dio e quelli riguardanti lamore del prossimo; li fonde ed unifica la loro espressione, che formula in termini identici, presi dalle Scritture: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, tutta lanima e con tutte le forz e (Dt 6,5), e Amerai il tuo prossimo come te stesso (Lev 19,18b). Si tratta di un amore senz a restriz ioni, che impegna tutta la persona, cuore, anima e mente.

2. LAmore cristiano: due principi di unit. Unificando lamore di Dio e del prossimo, il Cristo del Vangelo ci d due principi di unit: 1) La parabola del giudiz io universale (Mt 25,31- 46). Cristo si identifica con il prossimo: Ci che avete fatto ad uno solo dei miei fratelli pi piccoli, lavete fatto a me (Mt 25,40). E pi di cos: si identifica con i suoi fratelli, con i cristiani che sono poveri, sprovvisti di tutto, emarginati, perch le loro situaz ioni di povert danno loccasione agli altri, ai non cristiani di incontrare Cristo e di riconoscerlo. Gi nellAntico Testamento, il Dio dellAlleanz a aveva un debole per i poveri. Nel brano del libro dellEsodo che abbiamo oggi, i poveri sono limmigrato, in ebreo ger, cio lo straniero residente, quel gruppo di persone che aveva uno statuto sociale intermediario tra i cittadini israeliti e gli schiavi. Quelle persone non potevano possedere terre; dovevano solamente offrire il loro serviz io agli altri. Erano quindi economicamente deboli: Non molesterai il forestiero n lo opprimerai, perch voi siete stati forestieri nel paese dEgitto (Es 22,20). La vedova e lorfano sono unaltra categoria di deboli nelle societ ebrea di allora; senz a risorse, vivevano spesso in miseria: Non maltratterai la vedova e lorfano (Es 22, 21). E che cosa fare per non sfruttare i poveri? Prestare loro del denaro senz a interessi e lasciare loro la loro dignit: Se prendi in pegno il mantello del tuoprossimo, glielo renderai al tramonto del sole (Es. 22,25). 2) Seguitemi (Mt 4,19). La legge dellamore di Cristo non si riduce ad un codice o a un registro; Ges stesso che la nostra legge, una legge viva, una persona con cui siamo in comunione, il cui Spirito ci abita e di cui noi siamo il corpo. Cosa che san Paolo traduce cos: Fat evi miei imit at ori , come io lo sono di Cristo (1 Co 11,1). Come cristiani, siamo dei cristi viventi, ed a questo titolo che dobbiamo amare come lui. Allora, se attualiz z o la Parola oggi, le leggi, i precetti della religione, non possono applicarsi che in riferimento alla Legge dellAmore proposta dal Cristo del Vangelo. Dipende dalla nostra fedelt a Cristo il fatto che lAmore sia lessenz iale, non solo nella nostra relaz ione con Dio, ma soprattutto nella nostra relaz ione con gli altri; altrimenti, anche lamore di Dio impossibile. E il prossimo, non sono solo le persone che la pensano come noi e che ci sono vicine; sono anche e soprattutto coloro che sono diversi da noi e talvolta anche difficili da amare. Terminando, vorrei leggervi questa breve riflessione del francese ric Julien: Perch cos difficile amare Dio? Perch questo vuol dire amare il prossimo. E perch cos difficile amare il prossimo? Perch bisogna amarlo come se stessi, e pochissime persone sanno amarsi al loro giusto valore. E come si fa per amare se stessi? Si cerca di guardarsi come ci guarda Cristo. Con rispetto, tenerez z a e... paz ienz a infiniti. > Sulla necessit di "pensare un altro Abramo" - - - - La confusione da parte di Freud tra Mussolini e Mos e "la sorella di Freud" (di Goce Smilevski). Il destino segreto delle sorelle di Freud dimenticate a Vienna (di leonetta Bentivoglio). 9 ottobre 2011, di Federico La Sala PREMESSA SUL TEMA. Una nota: Negata la lez ione del Tu devi di Kant, Freud riesce a liberarsi a stento dal Super- Io Faraonico - Per Freud non c pi alcuna distinz ione tra Mos e il Faraone e la Legge di Mos diventa la diretta erede della Legge delledipico Faraone!!! Questo chiarisce come non sia affatto n un lapsus n una battuta di spirito assimilare Mussolini a Mos, come fa nella dedica al Duce sulla copia del Perch la guerra?, in cui scrive: da un vecchio che saluta nel Liberatore lEroe della cultura (1933)!!! (Federico La Sala). Goce Smilevski fa una finta autobiografia tratta da una storia rimossa La protagonista Adolfine che ripercorre la sua vicenda dal lager Il destino segreto delle sorelle di Freud dimenticate a Vienna di Leonet t a Bent ivoglio (la Repubblica, 09.10.2011) Rosa, Marie, Adolfine e Pauline furono le sorelle immolate al naz ismo da Sigmund Freud. Le condann per ignavia, trascuratez z a, egoismo o per chiss quali segreti rancori familiari. Soltanto Anna, la maggiore, evit i lager, emigrando in America nel 1889. Le altre quattro perirono in modo tragico e umiliante, in campo di

concentramento, tra il 1942 e il 1943, mentre il loro celebre fratello si era spento nella quiete della sua bella casa inglese nel 1939, un mese dopo liniz io della guerra. Semplicemente Sigmund aveva deciso di abbandonarle alla sventura. Gi molto infragilito dal cancro, lo scienz iato, dopo lAnschluss, aveva ceduto alle pressioni della sua cerchia di devoti, che lo spingevano a lasciare lAustria. In principio aveva fatto resistenz a, sentendosi troppo debole e anz iano per andarsene da Vienna; poi convenne che era la cosa giusta. Per un personaggio tanto noto internaz ionalmente, non fu difficile trovare, in un paese come lInghilterra, la disposiz ione ad accoglierlo, e affinch i naz isti gli consentissero di partire vennero sollecitate molte prestigiose intercessioni, tra cui quella di Roosevelt. Ci fu tra laltro il benevolo intervento di Mussolini, grande ammiratore di Freud. Questultimo riusc a salvaguardare la fetta pi sostanz iosa del suo patrimonio, incluse le amate collez ioni di antiche statuette, che approdarono intatte a Londra, e si permise lacquisto di Maresfeld Garden, labitaz ione oggi divenuta un museo, che in suo onore guadagn un accessorio prez ioso come lascensore. Laspetto incredibile di questa storia che, lasciando Vienna, Freud aveva avuto la possibilit di portare con s i propri cari, e nellelenco che stil per loccasione figuravano la moglie, i figli, la cognata, le due assistenti, il medico personale con famiglia al seguito e persino il cane. Ma non le quattro povere sorelle. Pur nel continuo proliferare di omaggi ad un eroe che non passa mai di moda (lultimo il film, fastidiosamente iconografico, A Dangerous Method, di David Cronenberg, dedicato al suo incontro- scontro con Jung), mancata sempre unindagine seria riguardo alle cause di questinspiegabile episodio, sul quale le biografie tendono a sorvolare. Il principale agiografo del fondatore della psicoanalisi, Ernest Jones, scrisse, a proposito dellorrenda fine delle quattro donne: Freud, per fortuna, non avrebbe mai saputo nulla di ci che sarebbe accaduto loro. Daltra parte Sigmund, commentava con ipocrisia lo stesso Jones, non aveva alcun motivo di preoccuparsi delle sorelle, visto che allepoca del suo trasferimento a Londra la persecuz ione degli ebrei era appena cominciata. Il giovane scrittore macedone Goce Smilevski ( nato nel 1975) si ispirato a questa strana e rimossa vicenda per un romanz o di evidente asprez z a, votato allesploraz ione della sorte di Adolfine. alla sua voce che si affida lintero racconto, plasmato come una finta autobiografia, e oscillante tra verit documentate e liberissime invenz ioni. Pubblicato nel 2007, La sorella di Freud stato subito un successo, e nel 2010 un suo estratto apparso nellantologia "Best European Fiction 2010", con unintroduz ione di Zadie Smith. Lhanno comprato vari paesi, tra cui Inghilterra, Francia, Spagna e Stati Uniti, e ora sta per uscire in Italia per Guanda. Nel lager di Terez in, dov rinchiusa in un assoluto stato dinfelicit e rimpianti, e dove si prepara con stoicismo alla morte (che sopraggiunge, nellultimo capitolo, come un tuffo finalmente lieve nelloblio), Adolfine ripercorre la sua vita. Scorrono gli anni dellinfanz ia, le tensioni allinterno della famiglia e lo speciale rapporto instaurato con Sigmund, poi sfociato in un allontanamento nelladolescenz a, quando tra loro si frappose un "qualcosa" che aveva molto a che vedere con la differenz a di genere sessuale. C lamore disperato di Adolfine per Rajner, un ragaz z o malinconico fino al torpore e con tendenz e autodistruttive, e lansia martellante di una maternit mai realiz z ata. C la lunga amiciz ia con Klara Klimt, sorella del pittore Gustav, protesa in modo agguerritissimo e totaliz z ante, fino al martirio o al fanatismo, verso lobiettivo di un mondo diverso per le donne, pi paritario e giusto. C soprattutto il legame di Adolfine con sua madre, presenz a angosciosa e punitiva al massimo, vera fonte del dolore esistenz iale della figlia, perch in ogni vita ci sono ferite che scompaiono e altre che restano, ed questo, forse, il tema- cardine del libro: lidea di un danno primario, da considerare come il pi autentico. Gli altri, andando avanti, ci colpiscono per suo tramite, e ogni seguente sofferenz a trova la sua forz a fin tanto che gli si avvicina. Il dolore di Adolfine aveva un nome, quello della madre, siglato nella sua memoria pi profonda, e intimamente connesso ai tormenti successivi, come sgorgati da ununica radice. La sorella di Freud non un romanz o "dambiente". Spraz z i della Vienna di quel periodo affiorano nelle dissertaz ioni sulla sessualit, sullebraismo e sul nascente femminismo, cos come negli accenni allopera freudiana. Ma Freud e Vienna sono soltanto unoccasione per un viaggio lungo il male oscuro di una donna schiacciata da un destino di passivit. Ce lo restituisce una scrittura ruvida, insidiosa, ossessiva. E sempre consapevolmente disattenta alle ripetiz ioni. Un po come nello stile di autori quali Saramago, che sembrano voler abbattere i pi gentili criteri della forma per dimostrare che importante la sostanz a. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - - PER LA RINASCITA DELLEUROPA. Il nostro futuro sar fatto di meno consumi. Non di crescita z ero, purch sia un crescere diverso. Fu inventata per questo lEuropa unita. Perch non aveva pi senso, costruire il futuro facendosi governare dalle menz ogne sul passato (di Barbara Spinelli - Riconquistare il futuro).)..

5 ottobre 2011, di Federico La Sala NOIE SUL TEMA:RIPENSARE L EUROPA!!! CHE COSA SIGNIFICA ESSERE "EUROPEUO". Riconquistare il futuro Un aspetto impressionante, nella crisi che traversiamo, limpreparaz ione dei popoli. Non limpreparaz ione di chi si sente riparato. idi Barbara Spinelli (la Repubblica, 05.19.2011) La crisi, inasprendo ineguaglianz e divenute smisurate lungo gli anni, pesa sui popoli da tempo. Ma questa volta gli animi sono impauriti, disorientati, come se mancasse loro una bussola che indichi dove sta, veramente, il Nord. Nei Paesi pi colpiti, come la Grecia, la disperaz ione pu sfociare in guerra civile: come pu sdebitarsi una naz ione cos sprofondata nella recessione, senz a sfasciarsi? Nei Paesi che stanno meglio, come la Germania, cresce un isolaz ionismo antieuropeo non meno intiriz z ito. In Italia il disorientamento diverso: la democraz ia talmente guastata, il legame sociale talmente liso, lopinione talmente disinformata, che ciascuno scorge nella crisi qualcosa che concerne gli altri, mai se stesso. Anche se diversi, i popoli hanno per questo, in comune: non sanno la storia che fanno. Vivono come in una caverna: fuori c un aperto da cui dipendono - lEuropa, il mondo - ma di cui non sanno nulla. Non vedono il futuro, sempre aperto visto che lo scriviamo noi. Non vedono che il futuro ormai cosmopolitico nei fatti, non nella teoria. La cosa che pi temono cambiare ottica. Ogni novit appare ominosa, mai si presenta come occasione dimparare la vita allaperto. Come in Balz ac, gli impauriti accettano che il passato domini il presente, e del presente diventano i proscritti. Questa impreparaz ione non tuttavia priva di speranz e, in Italia. Basta una cifra - 1 milione 200 mila che condannano la legge elettorale - e subito si capisce come il popolo voglia riprendersi il futuro, partecipare al suo farsi. Come sia disgustato da politici che usano il popolo, che gli tolgono sovranit nellattimo in cui ne magnificano il primato. Lessenz a del populismo questo bluff. Nei quattro ultimi referendum c sete non solo di verit ma di societ maggiorenne, e non stupisce che tanti partiti li abbiano avversati o vissuti passivamente. stato difficile, trovare i banchetti per affossare il Porcellum: indicaz ioni assenti, orari fasulli, reticenz e nelle sedi del Pd. Se fosse stato facile, forse avrebbero votato 3- 4 milioni. Cosa dicono infatti i referendum? Dicono che s, i popoli sono impreparati, ma perch qualcuno li vuole cos: incavernati, frammentati, dunque malleabili. Dicono che la formaz ione dellopinione pubblica - ingrediente fondamentale in democraz ia - stata guastata dal dominio politico sulle tv. I firmatari del referendum giudicano che la politica, come organiz z atrice del bene comune, non fa il suo mestiere ma protegge poteri e ricchez z e di clan. Paul Krugman spiega bene come tali poteri si nutrano di dottrine economiche completamente divorz iate dalla realt, fondate sulla menz ogna: la menz ogna secondo cui non c crescita se vengono tassati i ricchi, e quella secondo cui la crisi nasce da troppi regolamenti e non, come i fatti dimostrano, da assenz a di regole (New York Times, 29- 9- 11). Le parole di Napolitano, venerd a Napoli, smascherano questo fallimento: non sono parole politiche, quelle che promettono mini- Stati padani, ma grida che si levano dai prati. Cos come grida la difesa di una legge elettorale nella quale conta soprattutto mantenere buoni rapporti con il partito che ti nomina, non con gli elettori. In questo la crisi economica somiglia alla guerra che Samuel Johnson descrive nel 700: le sue maggiori calamit sono la diminuz ione dellamore della verit, e la falsit dettata dallinteresse e incoraggiata dalla credulit. Questo fanno i moderni pretendenti politici: invece di guidare incoraggiano la credulit, assecondano gli interessi di chi vuol conservare privilegi e ineguaglianz e che la deregolamentaz ione liberista ha creato. Ma soprattutto di Europa i politici non sanno parlare, in nessun Paese dellUnione: la evocano sempre come nostro obbligo, mai come nostra opportunit. Denunciano sempre la sua inconsistenz a, senz a chiarire che se lEuropa debole perch i governi la mantengono in questo stato, non affidandole poteri e aggrappandosi al proprio diritto di veto. Loro compito sarebbe di far capire come stiano davvero le cose, di smettere le illusioni di cui nutrono se stessi e gli altri. perch i politici non sono allaltez z a - la politica nulla, senz a pedagogia delle crisi - che i popoli simmobiliz z ano.

Il populismo lusingandoli li sfrutta, per occultare quel che accade: una crisi che rovina non solo leconomia, ma quel che tiene unite le societ e dunque la democraz ia. Una diserz ione delle classi dirigenti, restie a spiegare come solo in un governo europeo ritroveremo la padronanz a (la sovranit) che tutti stiamo perdendo, governati e governanti. Secondo alcuni, il populismo il marchio del XXI secolo. Orfano di alfabeto, proscritto dal presente: ecco il popoloGolem che i populisti plasmano. Ora i popoli gli si rivoltano contro. Erano consumatori, anz ich cittadini. Costretti dun colpo a consumare meno, sgomenti, si riscoprono cittadini. La paura pu divorare lanima, la storia non essendo progressista lo testimonia. Ma pu anche aguz z are la vista. Nell800, una prima previdenz a pubblica nacque perch il socialismo incuteva spavento. Bismarck, in Germania, fu il primo a creare lo Stato che protegge i deboli e linteresse generale, trasformando la paura di perdere il passato in costruz ione del futuro. Cos la destra storica in Italia. Le prime norme a tutela del lavoro, della vecchiaia, dellinvalidit, degli infortuni vennero dal liberale Giolitti. La destra di oggi non somiglia in niente a quella di ieri. Va detto che lItalia, pur anomala, non un caso isolato. venditrice di illusioni perfino la Germania, sono populisti Sarkoz y e Cameron, per non parlare di governi liberticidi o corrotti come Ungheria o Bulgaria. Se oggi i governanti volessero ritentare la via di Bismarck, dovrebbero abituare i popoli a pensare che da soli non ce la faranno. Ogni giorno constatiamo che la statura conta, nella globaliz z az ione: sei forte se rappresenti non uno staterello (la Padania ad esempio) ma se competi con le grandez z e demografiche della Cina, dellIndia, del Brasile, degli Usa, della Russia. Iniz ialmente il populismo sorge come risposta democratica alle oligarchie. Un laccio stringe il capo al suo popolo, e questo laccio, simbolo della sovranit popolare, comanda su tutto, non tollerando n istituz ioni intermedie n autorit sovranaz ionali. Il populismo semplifica, quando per uscire dalla crisi urge complicare, differenz iare i poteri. Si parla spesso di una ricaduta nel Trattato di Westfalia, che consacr gli Stati sovrani assoluti. Si dimentica che lEuropa nel 1648 era in ascesa, mentre oggi precipita frantumandosi. Due guerre mondiali lhanno emarginata storicamente, e resuscitare Westfalia grottesco oltre che pericoloso. LItalia in questo un laboratorio. Il deserto tra leader e popolo non resta vuoto, viene occupato da nuove oligarchie: pi mafiose di prima, indifferenti al bene comune. Al posto del legame sociale sinsedia lidentit (etnica, religiosa, sessuale) fondata sul rigetto dellaltro. Le liste di politici gay, apparse in rete giorni fa, un episodio da Ultimi Giorni dellUmanit. In una democraz ia decente i giornali le ignorano. Se non lo fanno perch il populismo laria che tutti respiriamo. La crisi diventa occasione se si dice la verit. Bisogna cominciare a dire che in Occidente non riusciremo a crescere come ieri. Secondo gli esperti, ci vorranno 40- 50 anni perch i salari dei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Russia) raggiungano i nostri. Il nostro futuro sar fatto di meno consumi. Non di crescita z ero, purch sia un crescere diverso. Fu inventata per questo lEuropa unita. Perch non aveva pi senso, costruire il futuro facendosi governare dalle menz ogne sul passato. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - ISRAELE: LA PROTESTA DELLANAGRAFE. Un gruppo di attivisti chiede di cambiare lo stato civile: israeliano di fede ebraica per non discriminare i palestinesi. 4 ottobre 2011, di Federico La Sala La protesta dellanagrafe per fermare Netanyahu Un gruppo di attivisti chiede di cambiare lo stato civile: israeliano di fede ebraica per non discriminare i palestinesi di Roberta Zunini (il Fatto, 04.10.2011) Tel Aviv. Beve un bicchiere di vino rosso, sbocconcellando un pez z o di pane intinto nellhumus, la crema di ceci, piatto fra i pi calorici della cucina israeliana e araba, mentre parla al cellulare Ho bisogno di proteine e di qualcosa che mi rilassi. Mancano pochi minuti a mez z anotte e Stav Shapir , una delle due leader della protesta sociale israeliana, che da tre mesi sta mandando in crisi il governo Netanyahu, consuma il suo primo pasto, se cos si pu definire, dopo due giorni di digiuno forz ato. Finora ho avuto solo il tempo di mangiare barrette di cioccolato. Dobbiamo scrivere la risposta alle proposte della commissione istituita dal governo. I RAGAZZI israeliani che si sono stufati del costante rincaro del costo della vita e della, contemporanea, erosione dello stato sociale in Israele, non accettano pi di essere presi in giro dalla classe politica e

vogliono risposte concrete. Invece il solito bla bla bla, solo promesse. Stav ha 26 anni, laureata in filosofia, essendo alta non pi di un metro e 60, non ha certo il phisique du role per opporsi ai poliz iotti di Tel Aviv che ieri hanno sradicato le ultime tende dei manifestanti su Roshild avenue, una delle strade principali della citt, e chiuso il palaz z o abbandonato nel centro citt, occupato un mese fa dal comitato degli indignati. Ci scacciano ma noi non ci fermiamo. Dopo lattacco terroristico a Eilat a met agosto, il governo pensava la smettessimo di chiedere equit sociale e pari opportunit per tutti. Lo stato di emergenz a continuo in cui questi ultimi governi ci hanno costretti a vivere, ci ha annichiliti per tanto tempo ma ora le cose sono e stanno cambiando perch questa non democraz ia e una farsa. Sai quanto costa affittare 50 metri di casa qui a Tel Aviv ? Dai mille euro in su, a seconda della z ona. E dopo averne visto qualcuno, non si pu certo definirli appartamenti ristrutturati. Sgarrupati il termine che pi si avvicina alle condiz ioni reali in cui versano questi buchi maleodoranti. MENTRE in alcune z one della citt crescono come funghi grattacieli, che offrono ai pochi ricchi, sempre pi ricchi, residenz e da sogno, a costi stratosferici. Ma ieri, oltre alla protesta per la mancanz a di case popolari, si aggiunta la richiesta formale alla corte suprema, da parte dello scrittore e intellettuale ebreo israeliano, Yoram Kaniuk di cambiare il suo stato civile allanagrafe: togliere cio dalla sua carta didentit la sua appartenenz a religiosa: israeliano di religione ebraica. Appoggiamo la richiesta di Kaniuk - continua Stav - perch non ci devono essere cittadini di serie A e B. Scrivere sui documenti ebreo israeliano significa bollare di inferiorit i palestinesi che vivono e hanno la cittadinanz a israeliana. La cosa pi bella di questo periodo di manifestaz ioni stato lincontro con i nostri connaz ionali palestinesi, che soffrono ancora pi di noi per il costo della vita e delle case. Loro in genere fanno i lavori pi umili e meno pagati. Dopo un paio di settimane, anche nelle citt a maggioranz a arabo israeliana, per esempio Naz areth, Acco, Bersheva sono comparse le prime tende. Ma siete di sinistra o centristi? Non si tratta di essere di destra o sinistra. Intanto oggi queste categorie non hanno pi alcun senso, noi protestiamo per lerosione progressiva dei diritti civili. Per chiedere allestablishment di farci partecipare alle decisioni che ci riguardano. Definiresti la classe politica una casta? S, proprio cos, una casta che privatiz z a i beni pubblici , che approfitta della nostra povert, della mancanz a di lavoro per speculare, per acquistare terreni demaniali e costruire case per ricchi, senz a il bench minimo interesse per la condiz ione di indigenz a in cui stanno finendo i giovani israeliani, ebrei e arabi. Il 29 di ottobre torneremo nelle piaz z e di tutte le citt israeliane per una nuova, grande manifestaz ione, per strappare dalle loro mani il nostro futuro. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Yoram Kaniuk, Ebreo senz a religione, vince la battaglia con lanagrafe israeliana. Religione: Nessuna. Cade uno dei pilastri dIsraele. 3 ottobre 2011, di Federico La Sala La sfida dello scrittore Ebreo senz a religione Kanyuk vince la battaglia con lanagrafe israeliana Yoram Kaniuk 81 anni uno dei personaggi mitici di Israele: ha combattuto nella guerra di Indipendenz a del 1948 ed stato un pioniere del dialogo con lOlp di Arafat di A. B. (La Stampa, 03.10.2011) Nel 1948 ha combattuto in prima linea per lo Stato di Israele e ha visto gli amici morire come mosche. Adesso ha la netta sensaz ione che lo Stato laico di Israele stia soccombendo sotto un establishment rabbinico invadente e di stampo iraniano, che gli provoca repulsione. E allora lo scrittore pi indisciplinato e anticonformista di Israele, Yoram Kaniuk (81 anni), tornato in prima linea per scardinare il connubio (a suo parere divenuto perverso) tra popolo ebraico da un lato e religione ebraica, dallaltro. Nei registri dello stato civile israeliano sono tuttuno. Quando, mesi fa, andato al ministero degli Interni per esigere di essere registrato al tempo stesso membro del popolo ebraico e senz a religione, limpiegata rimasta sbigottita: mai nessuno, prima di lui, aveva avanz ato una richiesta del genere. Ma adesso il tribunale distrettuale di Tel Aviv ha assecondato la sua iniz iativa, in ossequio al principio della libert dellUomo. Una decisione coraggiosa, uno sviluppo storico, ha esclamato Kaniuk. Dopo un decennio trascorso nella ruggente New York degli Anni 50, Kaniuk era rientrato in Israele con una celebre ballerina, Miranda, di fede cristiana. Col passare degli anni i due bohmien hanno avuto due figlie,

che in Israele non sono state riconosciute come ebree. Lanno scorso arrivato un atteso nipotino, che il ministero degli Interni ha registrato come senz a religione. Ero stufo di essere in minoranz a, unico ebreo della famiglia - ha osservato maliz iosamente lo scrittore - . Ho deciso allora di essere esattamente come mio nipote: privo di religione. Con lortodossia ebraica non vuole rapporti: Ho detto loro: io ora esco. Ma ancora si sente legato al popolo ebraico e allo Stato di Israele. Quando Ben Gurion parlava di uno Stato ebraico - ha rincarato, con tono beffardo - non pensava certo che un giorno in Israele 400 rabbini sarebbero andati a ispez ionare le bollicine dellacqua minerale per verificare se fossero compatibili con la halacha, lortodossia ebraica. Da parte loro i rabbini gli mandano a dire che quando uno nasce ebreo, resta ebreo. Non si sfugge. Davvero non si sfugge? Kaniuk il ribelle la sa lunga: nemmeno da morto i rabbini avranno il suo corpo ridacchia - perch lo ha gi donato alla scienz a. Religione: Nessuna. Cade uno dei pilastri dIsraele di Francesco Battistini (Corriere della Sera, 03.10.2011) GERUSALEMME - Luomo morto almeno due volte, come si definisce Yoram Kaniuk, che fu ferito grave nella battaglia di Gerusalemme e and in America e ripart con la morte nel cuore, a 81 anni rinato a nuova vita. Precisamente la vigilia del Capodanno ebraico, quando un giudice di Tel Aviv gli ha regalato una carta didentit nuova di z ecca. Stabilendo che il pi sionista degli scrittori israeliani pu finalmente essere accontentato. E che in un Paese dove molti documenti ti domandano quale sia la tua fede, dove i matrimoni non religiosi sono di serie B, lui potr essere registrato allanagrafe con uno status mai visto: appartenente al popolo ebraico, in quanto nato da madre ebrea, eppure senz a religione. Ebreo non ebreo: per scelta, non per il credo. Kaniuk ne ha fatto una questione di principio. Pur essendo unicona della guerra del 48, trenta libri tradotti in 25 lingue, le sue trame recitate al cinema da Jeff Goldblum o Willem Defoe, lo scrittore non vuole pi far parte dun Iran ebraico, qual a suo parere diventato Israele, o appartenere a quella che oggi chiamata la religione di Stato e che secondo lui invece utiliz z ata a fini politici. Quando lanno scorso gli arrivato un nipotino, da sua figlia che era nata da una cristiana americana e a sua volta registrata a Tel Aviv come non ebrea, quando per il bambino ha ottenuto (a fatica) che fosse iscritto allanagrafe senz a religione, da quel momento Kaniuk ha preteso lo stesso: ha fatto domanda al ministro dellInterno, e di fronte al rifiuto s rivolto alla giustiz ia. Ottenendo un s: La libert della religione deriva dal diritto alla dignit umana, protetto dalla Legge fondamentale - ha motivato il giudice Gideon Ginat - . La sola questione da soppesare se Kaniuk abbia dimostrato la seriet delle sue intenz ioni. E poich tali si sono rivelate, in uno Stato democratico nulla vieta che lo scrittore viva la sua identit come gli pare. Sono entusiasta - squilla lottantunenne dereligiosiz z ato - . una sentenz a storica: riconosce che la dignit umana basta a definirmi. E che anche in questo Paese posso sentirmi ebreo senz a credere in nulla. una sentenz a solo simbolica, dice la giurista Nicol Mahor, del Centro per il pluralismo e la ricerca religiosa: Capita gi che glisraeliani cambino religione, convertendosi o si dichiarino atei. Qui, per la prima volta, un ebreo cancella il suo status religioso. Ma non credo che varr come precedente: se Kaniuk alla sua et volesse risposarsi con unebrea, lultima parola spetterebbe in ogni caso allautorit religiosa. Il sasso nella vetrata lanciato, per. E lo dimostrano la reaz ione liquidatoria dun rabbino tradiz ionalista, Shlomo Aviner (anche se diventa cristiano, non si sfugge: un ebreo resta ebreo, lebraismo una naz ionalit, non solo una fede), o il dibattito sul sito di Haaretz fra chi considera lo scrittore un ingrato (la sola ragione per cui esiste che un ebreo), chi una bandiera: La maggioranz a deglisraeliani la pensa come lui. E perfino chi addita il nostro Belpaese a modello: Prendete lItalia - scrive Melissa - un Paese cattolico, ma lascia che ci vivano anche altre religioni. > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. - - - Non esiste altra legge allinfuori di quella dellAmore ed essa inscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna (di Jacques Noyer - Nel Paradiso terrestre chi lavava i piatti?). 30 settembre 2011, di Federico La Sala Nel Paradiso terrestre chi lavava i piatti? di Jacques Noyer, vescovo emerito di Amiens in Tmoignage Chrtien del 29 settembre 2011 (traduz ione: www.finesettimana.org)

La risposta, se ci fosse, sarebbe per noi di grande utilit per porre fine al dibattito nel quale la chiesa impegnata oggi con passione. Di fatto, la teoria del genere sarebbe il nemico principale della tradiz ione cristiana a vedere recenti dichiaraz ioni. Questa ideologia mirerebbe a distruggere completamente la morale del matrimonio cristiano, ma anche a relativiz z are le pi antiche certez z e della struttura ecclesiale che attribuisce a ciascun sesso ruoli specifici. Queste diverse e spesso sofisticate teorie conducono, mi sembra, a togliere le relaz ioni uomo- donna dalla sfera della natura per situarle solo nellambito della cultura. Sappiamo da tantissimo tempo che le societ umane si sono costruite attorno a strutture familiari molto diverse. I ruoli sociali di uomini e donne si distribuiscono in modo differente tra i Bororos dellAmerica o tra i Pigmei dellAfrica. Anche se i bambini nascono sempre allo stesso modo, questultimi entrano in mondi molto diversi. Ma sino ad ora abbiamo potuto, con un po di ingenuit e molta sufficienz a, affermare che cera un modo naturale di vivere la sessualit e di fondare una famiglia, che le relaz ioni sessuali, la cui finalit procreatrice evidente, trovano solo nella famiglia stabile, monogamica, educante, cos come la incontriamo nei nostri paesi, coerenz a e quindi moralit. In fondo un po la stessa cosa di quando i teologi del passato si chiedevano quale lingua utiliz z assero Adamo, Dio ed Eva nel Paradiso terrestre. Quale lingua parlerebbe un bambino se non incontrasse nessuna lingua parlata attorno a lui: il latino? lebraico? Facciamo fatica ad accettare questa realt bench evidente: luomo non esiste allo stato naturale ma sempre e solo allinterno di una cultura. Non esiste una sessualit naturale come non esiste una lingua naturale. Non si potr mai fondare sulla natura una morale della famiglia o della sessualit. La bibbia ci dice che lessere umano stato creato, uomo e donna, il che significa non solo una differenz a biologica ma una struttura relaz ionale attorno alla quale si costruisce ogni cultura umana. Il primo sostenitore della teoria del genere , forse, san Paolo che spiega come in Cristo non c pi n uomo n donna, anche se subito dopo difende tradiz ioni familiari caratteriz z ate da profonde diseguaglianz e. Quali che siano le leggi e i costumi di una societ, la sola esigenz a cristiana il rispetto, luguaglianz a, lamore tra le persone senz a dimenticare evidentemente il figlio frutto e posta in gioco di queste relaz ioni. Si potr dire che una certa istituz ione sia la pi favorevole allamore rispetto ad altre. Ma la regola dellamore vicendevole resta il solo criterio veramente cristiano nelle relaz ioni tra uomini e donne ... e figli. So che dicendo queste cose faccio vacillare tutte le certez z e che permettono di rifiutare i divorz iati, di proibire laccesso allaltare alle ragaz z e, di riservare il ministero agli uomini, di trattare gli omosessuali come devianti. Non possibile, a sostegno di quelle certez z e, invocare lautorit divina ricavabile dalla legge naturale o dal comportamento di Ges. Non esiste altra legge allinfuori di quella dellAmore ed essa inscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna > GUARIRE LA NOSTRA TERRA. Lettera aperta a Israele - - - - WANGARI MAATHAI: GUARIRE LA TERRA, GUARIRE NOI STESSI. 30 settembre 2011, di Federico La Sala GUARIRE LA TERRA, GUARIRE NOI STESSI di WANGARI MAATHAI * Durante i trentanni e piu che ho passato come ambientalista e attivista per i diritti democratici, la gente mi ha spesso chiesto se la spiritualita, differenti tradiz ioni religiose e la Bibbia in particolare mi avessero ispirato, ed avessero influenz ato il mio impegno o il lavoro con il Green Belt Movement (Gbm). Consideravo la conservaz ione dellambiente ed il dare potere alla gente comune come un tipo di vocaz ione religiosa? Cerano lez ioni spirituali da apprendere ed applicare agli sforz i ambientalisti o alla vita in generale? Quando iniz iai questo lavoro nel 1977 non ero motivata dalla mia fede o dalla religione in generale. Stavo invece letteralmente e praticamente pensando a come risolvere problemi concreti. Volevo aiutare le popolaz ioni rurali, in special modo le donne, a soddisfare le necessita di base che mi descrivevano durante i miei seminari e laboratori. Mi dicevano che avevano bisogno di acqua pulita, potabile; di cibo nutriente in

quantita adeguata; di reddito; di energia per cucinare e riscaldare. Percio quando mi facevano le domande sulla spiritualita, alliniz io, io rispondevo che non pensavo allo scavare buche ed al mobilitare le comunita affinche difendessero o curassero gli alberi, le foreste, le fonti dacqua e il suolo, lhabitat delle specie selvatiche, come a un lavoro spirituale. Inoltre, non ho mai differenz iato le attivita "spirituali" e quelle "laiche". Dopo qualche anno, sono arrivata a riconoscere che i nostri sforz i non erano limitati al piantare alberi, ma che stavamo anche piantando semi di un tipo diverso, quelli necessari per dare alle comunita la fiducia in se stesse e la conoscenz a necessarie a riscoprire la loro vera voce ed a rivendicare i loro diritti (umani, ambientali, civili e politici). Il nostro scopo divenne espandere quello che chiamiamo "spaz io democratico", uno spaz io in cui cittadini comuni possono prendere decisioni per se stessi a beneficio proprio, della propria comunita, del proprio paese e dellambiente che li sostiene. In tale contesto, cominciai ad apprez z are il fatto che ci fosse qualcosa che ispirava e sosteneva il Green Belt Movement e coloro che partecipavano alle sue attivita. Molte persone provenienti da gruppi e regioni differenti ci contattarono perche volevano condividere il nostro approccio con altri. Capii che il lavoro del Green Belt Movement era guidato da alcuni valori intangibili. Essi erano: amore per lambiente, gratitudine e rispetto per le risorse della Terra, capacita di darsi potere e di migliorare se stessi, spirito di serviz io e volontariato. Insieme, questi valori incapsulavano laspetto intangibile, sottile, non materialistico del Green Belt Movement come organiz z az ione. Ci permettevano di continuare a lavorare anche quando i tempi si facevano difficili. Naturalmente, so bene che tali valori non sono appannaggio del Green Belt Movement. Essi sono universali. Non possono essere toccati o visti. Non possiamo dar loro un valore monetario: in effetti, sono impagabili. Questi valori non sono contenuti in specifiche tradiz ioni religiose, ne uno deve far professione di fede per essere guidato da essi. Sembrano piuttosto essere parte della nostra natura umana, ed io sono convinta che siamo persone migliori perche li abbiamo, e che lumanita e migliore avendoli piuttosto che non avendoli. Dove questi valori sono ignorati, li rimpiaz z ano dei viz i come legoismo, la corruz ione, lavidita e lo sfruttamento. Nel processo in cui aiutiamo la Terra a guarire, aiutiamo noi stessi. Per quel che posso dire attraverso le mie esperienz e e le mie osservaz ioni, credo che la distruz ione fisica della Terra si estenda anche a noi. Se viviamo in un ambiente ferito, dove lacqua e inquinata, il cibo e contaminato da metalli pesanti e residui plastici, e il suolo e praticamente immondiz ia, cio ci affligge, influisce sulla nostra salute e crea ferite a livello fisico, psicologico ed esistenz iale. Degradando lambiente degradiamo sempre noi stessi. [Ringraz iamo Maria G. Di Rienz o (per contatti: sheela59@libero.it) per averci messo a disposiz ione nella sua traduz ione il seguente testo di Wangari Maathai, ripreso da "Yes! Magaz ine" del 26 settembre 2011, estratto dal libro "Replenishing the Earth: Spiritual Values for Healing Ourselves and the World"] DANIELE BARBIERI RICORDA WANGARI MAATHAI * "Arokoma kuuraga" - che tu possa domire la dove piove - e laugurio tradiz ionale del popolo keniota a una persona morta. Nel suo libro "Solo il vento mi pieghera" Wangari Maathai aggiunse: "per me quel luogo e intriso di rugiada, percio e verde. Forse il paradiso e verde". Wangari Maathai e morta, per un tumore, a 71 anni. Nobel per la pace nel 2004 con questa motivaz ione: "La pace nel mondo dipende dalla difesa dellambiente" e laggiunta che la sua az ione per i diritti delle donne ha ispirato moltissime persone e ha saputo conciliare la scienz a e lideale democratico. Di fronte a quel Nobel inatteso, la Maathai non si scompose: scavo la terra e vi mise una pianticella. "Perche quel che faccio", continuava a ripetere, "e molto semplice: pianto gli alberi". Prima donna nel Centrafrica a laurearsi (in biologia) e a ricevere un Nobel. Fondo nel 1977 il Green Belt Movement che ha piantato 40 milioni di alberi in Kenia e altri Paesi africani per combattere lerosione. Ma spiegava - bisogna anche difendere gli alberi che ci sono, e Wangari Maathai nel suo Paese e stata insultata, bastonata, sfrattata, denunciata perche fermava chi buttava giu foreste per costruire alberghi di lusso. Nella sua biografia racconta di quando, barricata in casa, disse ai poliz iotti venuti a prenderla: "So che dovete arrestarmi. Ma anchio sto facendo il mio lavoro e non vi apriro la porta. So che avete freddo. Vi preparero una taz z a di the ma non ho piu latte. Se vi do i soldi andate a comprarlo?". Per la cronaca i

poliz iotti, dopo una breve consultaz ione, andarono a prendere il latte. Nel suo "La religione della terra" (in italiano presso Sperling & Kupfer, come il precedente) uscito questanno, Maathai spiego che scavare buche o difendere gli alberi non e un lavoro particolarmente spirituale ma che questi sforz i spargono "semi di altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alle comunita, depredate della loro autostima". E i quattro principi del Green Belt Movement partono da qui: "1. Amore per lambiente. 2. Gratitudine e rispetto per le risorse della terra. 3. Autopotenz iamento e automiglioramento. 4. Spirito di serviz io e volontariato". In un famoso articolo del 2007 (per "The Globalist") ha raccontato la lotta del Kenia per lindipendenz a e la sua... per lo stesso motivo. Come donna era discriminata in ogni modo. Protesto. "Da allora le docenti continuarono ad essere pagate meno degli uomini che facevano il loro stesso lavoro, ma a me e a unaltra ribelle fu conferito il titolo di professore maschio onorario". E ancora: "Spesso incontro donne che hanno aspettato che quella sicurez z a chiamata uomo svanisse dalle loro vite per ricordarsi che avrebbero dovuto proteggere i loro diritti. Donne che dicono: Lavrei fatto anche prima, ma lo sai come sono fatti gli uomini". Dopo gli anni bui della repressione, anche in Kenia si e aperta una speranz a e Maathai se ne e rallegrata. "Solo il vento mi pieghera" si chiudeva cosi: "Sono una delle poche fortunate che ha potuto vedere un nuovo iniz io. Ma ho sempre creduto che, non importa quanto sia scuro il cielo, ce sempre un po di rosa alloriz z onte ed e quello che dobbiamo cercare". Il 2011 e lanno internaz ionale delle foreste. Come sempre queste campagne hanno risvolti pratici importanti e molto fumo di bei discorsi. Forse lesempio di Wangari Maathai, piantare alberi e impedire che vengano abbattuti, e la strada giusta. In ogni caso "arokoma kuuraga" per lei. [Ringraz iamo Daniele Barbieri (per contatti: pkdick@fastmail.it) per averci messo a disposiz ione questo suo articolo originariamente pubblicato sul quotidiano "Lunione Sarda" il 27 settembre 2011 ] * FONTE: TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 694 del 30 settembre 2011 Telegrammi della nonviolenz a in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenz a

>Jacques Derrida, "Abramo, laltro" - - - - - Recensione di Francesco Tampoia. 30 settembre 2011, di Federico La Sala

Derrida, Jacques, Abramo, laltro, a cura di Giovanni Leghissa e Tatiana Silla. Napoli, Cronopio, 2005, pp. 92, 10,00, ISBN 88- 89446- 05- 6. Recensione di Francesco Tampoia - 07/02/2006 * Nella Prefazione, abbastanz a ampia e articolata se rapportata al testo derridiano, Giovanni Leghissa e Tatiana Silla precisano che il volumetto presenta il testo della conferenz a di apertura, affidata allo stesso Derrida, a un convegno dal titolo Judeites. Questions pour Jacques Derrida, svoltosi a Parigi dal 3 al 5 Dicembre 2000. Dalle prime pagine leggiamo che Derrida ha sempre negato che una sorta di ebraicit sia allopera in quel peculiare modo di fare filosofia che la decostruz ione (p. 10), che il filosofo ha sostenuto con forz a che non esiste un decostruz ionismo al singolare: La decostruz ione, in quanto interrogaz ione permanente delleredit del proprio luogo, delle propriet e dellappropriaz ione, ha di mira ci che precede tutte le filiaz ioni e le derivaz ioni(p. 11- 12). Lungi dallassegnare legittimit a questa o a quella politica dellidentit, la decostruz ione intende smontare la certez z a pacificante e consolatoria che solitamente accompagna le ricostruz ioni del passato, perch la decostruz ione si pratica nella consapevolez z a di muoversi allinterno di un magma (chora) confuso e sfuggente che precede e accomuna idee e oggetti mondani. Rispondendo alla domanda principale posta al convegno, Derrida afferma che se

lecito parlare di ebraismo, a suo riguardo, si tratta dell ebraismo di un marrano. Il marrano, in senso proprio, colui che ha dovuto tradire la propria origine ebraica costretto a farlo non solo per salvarsi la pelle, ma anche per salvare qualcosa del proprio ebraismo (p. 13) e pertanto lidentit che il marrano custodisce, dovendo rimanere nascosta, dovendo esporsi al rischio di cancellaz ione, si fa alterit, si trasforma in qualcosa che non pu essere esibito in forma pura (p. 14). I prefatori fanno riferimento a un testo, in parte gemello alla conferenz a Abramo, laltro, una vera e propria autobiografia di Derrida, Circumfessiones , pubblicato nel 1991, in cui si ha limpressione che Derrida voglia smontare il genere autobiografia- filosofica confrontandosi con le Confessioni di santAgostino. Adottando sapientemente la decostruz ione, il confessare di non confessare o per non confessare, Derrida scrive: Sono uno di quei marrani che non si dicono ebrei nemmeno nel segreto del loro cuore, non per essere dei marrani che vengono riconosciuti come tali da una parte o dallaltra della frontiera pubblica, ma perch dubitano di tutto, non si confessano mai, n mai rinunciano ai Lumi, costi quel che costi, pronti a farsi bruciare, o quasi. (p. 15). In Circumfessiones , non ancora tradotto in italiano, il filosofo riscopre frammenti, echi, evoca ricordi che mescola abilmente con lautobiografia di santAgostino, mentre si accorge che sta imitando, mimando, decostruendo il capolavoro agostiniano. Gioca con alcune analogie e, riportando frasi dal testo latino delle Confessioni, dichiara il suo amore e limmensa ammiraz ione per santAgostino, si apparenta, per alcuni tratti e movenz e al Petrarca del Secretum, pone delle domande al santo non solo sulle sue confessioni, ma anche sulla sua politica, esercita, insomma, una decostruz ione a due insieme con lui. Del resto la somiglianz a con le vicende personali di Agostino non peregrina. La terra di origine, il Magreb, Georgette, la madre di Derrida, una specie di Monica giudea, che mor in Europa, a Niz z a, la ribellione giovanile, i compromessi e le difficolt di un provinciale che cerca il successo nella metropoli, etc. Ma fra Derrida e Agostino vi ben altro. La tradiz ione teologica di Agostino la quintessenz a del logocentrismo occidentale, e la deconstructione derridiana vuole essere la decostruz ione del logocentrismo dellintera tradiz ione occidentale religiosa e laica. Parallela allaporia ebreo/non ebreo laltra autentico/inautentico, in parte mutuata dalle famose pagine del capolavoro heideggeriano Essere e Tempo. Altro tema aporetico, infine, quello dellospitalit (cfr. Sullospitalit), ripreso in diverse occasioni e nelle sue varie sfaccettature, come lo hanno inteso i Greci, come lo ha affrontato Kant nello scritto Della pace perpetua. Spostandosi oltre Kant, Derrida tende a far debordare la dialettica ospitalit incondiz ionata/os.condiz ionata in una sfera etica che oltrepassa il diritto, allo stesso modo della morale stoica o della teologia paolina (vedi Efesini, 2, 19- 20), nella convinz ione che il principio della legge la divisione, la separaz ione. Dopo aver iniz iato il lettore alla conferenz a derridiana, mi affretto alla lettura diretta del testo per coglierne i principali passaggi e il nucleo argomentativo. Abramo, laltro, impostato dalliniz io alla fine sui due registri, da una parte la presenz a di unidentit inammissibile dallaltra la necessit di confrontarsi con il proprio ebraismo, la propria biografia, la propria storia. Derrida prende lo spunto da una frase tratta da un raccontino di Kafka, Potrei, per me, pensare un altro Abramo (p. 31). Cosa significa? Che posso immaginare o concepire, nella sconfinata libert del mio pensiero un altro Abramo, e forse un altro ancora? E poi, riferendomi al testo biblico, chiedermi ma quale Abramo stato chiamato? Quale dei diversi Abramo stato chiamato? Indubbiamente colui che risponde alla chiamata si prende una certa responsabilit, ha ascoltato, ha sentito la chiamata. Derrida propone alcuni percorsi alternativi, di cui ho gi detto nel commento alla Prefazione. Primo: la dicotomia ebreo/non ebreo pu essere configurata come una dissociaz ione tra le persone della declinaz ione dei verbi, tra i pronomi personali. Secondo: lalternativa ebreo autentico/ebreo inautentico, di cui si occup Sartre, in seguito alla lettura di Essere e Tempo di Heidegger mez z o secolo fa, pu essere approfondita con lausilio dei due filosofi. Terz o. va accettata ed esplorata la dissociaz ione tra lebraicit e lebraismo. Nel trattare in prima persona il suo essere/non essere Ebreo, Derida prosegue: Lingiunz ione contraddittoria che avrebbe cos ordinato la mia vita, mi avrebbe detto in francese: guardati dallebraismo - o anche dalla stessa ebraicit. Guardatene per custodirlo, guardatene sempre un po, guardati dallessere ebreo per conservarti ebreo o per conservare lEbreo in te.

Custodisci lebreo che in te, prenditene cura. Pensaci bene, sii vigilante, usa riguardo verso il tuo ebraismo, e non essere ebreo a qualunque prez z o. Anche se tu fossi il solo e lultimo a essere ebreo a un simile prez z o, pensaci su due volte prima di dichiarare una solidariet di tipo comunitario o naz ionale, men che meno se legata allo stato- naz ione (p. 41). E qui il filosofo si chiede se la prescriz ione della legge che separa ebreo da non ebreo, circonciso da non circonciso, cos intensamente vissuta e discussa da S. Paolo, possa essere perennemente valida. Lordine, lingiunz ione sarebbe quella di mantenere il silenz io. Un silenz io scelto, ma anche non scelto di fronte a una condiz ione esistenz iale di colpevolez z a apriori, di un debito originario, di un torto congenito che si trova ovunque e particolarmente presso pensatori sedicenti cristiani, anticristiani o atei come Kierkegaard o Heidegger, perch largomentare universale di questa singolare requisitoria viene da me, da sempre, quasi sempre, oscuramente, si salda alla questione della mia appartenenz a allebraicit o al giudaismo (p. 43- 44). Parlare o non parlare? Dire o non dire? Loscillaz ione derridiana un gioco, ma non un doppio gioco, n una qualsivoglia o ingenua opposiz ione, come erroneamente hanno pensato alcuni lettori e/o critici. N la pratica decostruttiva derridiana mira a formare delle coppie di opposti binari, uno dei quali acquista gradatamente la preminenz a mentre laltro viene marginaliz z ato, ancor meno realiz z a un libero gioco di due opposti, senz a alcuna connotaz ione gerarchica, magari in attesa della sintesi. Il suo dualismo, opposiz ione dei termini, non , e non pu sussistere come giustapposiz ione meccanica, a posteriori, esterna, , invece, simile a una traccia originaria, con valore attivo e passivo, che dentro e fuori. La traccia per Derrida prima dellente, come un significato in posiz ione di significante, n il Nostro avverte la nostalgia dellorigine. In queste pagine ricorda il suo cammino esistenz iale e come la parola ebreo gli sia stata appioppata per la prima volta nella lingua francese dAlgeria dei primi anni di vita. Ricorda che la parola ebreo credo di non averla mai sentita allinterno della mia famiglia, n come una designaz ione neutra e destinata a classificare, n destinata a identificare lappartenenz a a una comunit sociale, etnica o religiosa. Credo di averla sentita nella scuola di El Biar ed era gi carica di quel che si potrebbe chiamare uningiuria, in latino iniuria, in inglese iujury, allo stesso tempo un insulto, una ferita e uningiustiz ia, una negaz ione del diritto piuttosto che il diritto ad appartenere a un gruppo legittimo (p. 47) Gli stata affibbiata questa parola, anz i lespressione sporco ebreo, con lesplicita attribuz ione di una colpa, prima che avesse commesso alcun errore. Ricorda che ha giocato, senz a effettivamente giocare, a soprannominarsi lultimo degli ebrei, colui che non meriterebbe il titolo di Ebreo autentico, il marrano che per ebreo, perch crede che meno ti mostrerai ebreo pi e meglio lo sarai. Ricorda ancora che da ragaz z o losservaz ione diretta di quello che avveniva agli ebrei ha avuto in lui effetti non simili agli altri ragaz z i Ma la stessa sofferenz a e la stessa compulsione a decifrare i sintomi mi hanno, anche, in modo paradossale e simultaneo, allertato contro la comunit e il comunitarismo in generale, a cominciare dalla solidariet reattiva, cos fusionale e talvolta non meno gregaria, di quel che costituiva il mio entourage ebraico(p. 56) Gli rimasta la diffidenz a verso il comunitarismo e la diffidenz a nei confronti delle frontiere, delle opposiz ioni, che pure ha sempre visto con rispetto, secondo le procedure della decostruz ione, valoriz z ando i margini, i luoghi di frontiera, le z one franche situate come intercapedine nel mez z o degli opposti, gli rimasta la diffidenz a portatrice di aporeticit che mi ha dunque spinto a elaborare una decostruz ione, ma anche unetica della decisione o della responsabilit esposta alla resistenz a dellindecidibile, alla legge della mia decisione come decisione dellaltro in me (pp. 59- 60). Pi avanti il riferimento al volume di J. P. Sartre, Lantisemitismo. Riflessioni sulla questione ebraica del 1954, letto allet di ventanni. Sartre indugia sulla distinz ione Ebreo autentico ed Ebreo inautentico con alcune pagine sulla figura del piccolo ebreo che si sente separato dagli altri bambini, escluso, fa una difficile precoce esperienz a: Ecco dunque una sorta di scena primitiva nel corso della quale la rivelaz ione di una verit rompe ed esclude, lasciando soltanto tracce di turbamento nellidentit, nella distinz ione tra il dentro e il fuori, in in s e il fuori di s (p. 68). Riprendendo lambiguit insita nel dualismo autentico/inautentico, aggiunge quel che

Riprendendo lambiguit insita nel dualismo autentico/inautentico, aggiunge quel che semplicemente volevo confidarvi a nome mio, se posso ancora dire cos, che ci tengo a dire io sono ebreo o io sono un Ebreo senz a sentirmi mai autoriz z ato a precisare un Ebreo inautentico o, soprattutto un Ebreo autentico, n nel senso limitato e molto francese di Sartre, n tanto meno in un senso che da me potrebbero attendersi degli ebrei pi sicuri della loro appartenenz a, della loro memoria, della loro essenz a o della loro elez ione(p. 83). E tornando, infine, allo spunto iniz iale, quello della chiamata: cosa faccio quando, chiamato, rispondo allappello e tengo a presentarmi come Ebreo? Quale nesso si determina tra il fare e il sapere, tra fede e sapere? Chiunque sia sicuro (come invece giustamente non lo era laltro, il secondo Abramo di Kafka), chiunque creda di detenere la certez z a di essere stato lui il solo, lui per primo, chiamato come il primo della classe, trasforma e corrompe la terribile e indecisa esperienz a della responsabilit e dellelez ione in caricatura dogmatica, con le pi temibili conseguenz e che si possano immaginare in questo secolo, soprattutto quelle politiche (pp. 8485). La conclusione, si fa per dire, che non assicurata la distinz ione tra inautentico e autentico, tra ebraismo ed ebraicit. Ne aveva discusso acutamente Freud su Mos per concludere pressappoco in questo modo: se si domandasse a questo Ebreo (cio a lui stesso): Dal momento che avete abbandonato tutti questi caratteri comuni ai vostri compatrioti, che cosa vi resta di ebraico?, costui risponderebbe: Molto e probabilmente la stessa sua essenz a. Non potrebbe esprimere subito questa essenz a con laiuto delle parole(p. 86). Resta, tuttavia, una certa eredit. Di modo che nel groviglio delle direz ioni, religiose, storiche, filosofiche, linguistiche, giuridiche, politiche, nel crogiolo preistorico e proteiforme, archiscrittura, spesso chiamato chora emergono due postulati contradittori: da una parte l che si trova la condiz ione per affrancarsi, dallaltra laffrancamento pu essere interpretato come il contenuto stesso della rivelaz ione o dellelez ione, rifiuto del nihilismo e consapevolez z a dello scacco cui deve far fronte luomo. Che ci sia ancora un altro Abramo, ecco dunque il pensiero ebraico pi minacciato ma anche il pi vertiginosamente, il pi estremamente ebraico che io conosca fino ad oggi (p. 92). Lungi dallavallare il nichilismo della distruz ione, Derrida ha scelto la decostruz ione della metafisica occidentale e, nelle opere degli ultimi anni come Abramo, laltro, lautointerpretaz ione del soggetto. il lascito pi fecondo della sua filosofia, in particolare della sua ultima stagione che siamo chiamati ad approfondire. Indice Prefaz ione, Le gallette di Purim. Abramo, laltro. Gli aut ori Jacques Derrida (1930- 2004) filosofo e critico letterario, di origine ebraica, noto come il fondatore del decostruz ionismo. Numerosa e molto varia la sua produz ione saggistica. Tra le sue opere pi note: Lcriture et la diffrence, De la grammatologie, La voix et le phnomne, La dissmination, Marges de la philosophie, La Carte postale: de Socrate Freud et au-del, De lespirit: Heidegger et la question, Politiques de lamiti: suivi de loreille de Heidegger, Adieu Emmanuel Lvinas. * RECENSIONI FILOSOFICHE - ReF, 07/02/2006 > Jacques Derrida, "Abramo, laltro" - - - - - "Ogni vittima ha il volto di Abele" (Heinrich Boell). Contro tutte le guerre, in Italia, un 4 novembre da parte delle vittime (Centro di ricerca per la pace di Viterbo) 5 ottobre 2011, di Federico La Sala UN QUATTRO NOVEMBRE DALLA PARTE DELLE VITTIME, CONTRO TUTTE LE GUERRE (2002) [ Riproduciamo ancora una volta un estratto da un comunicato del "Centro di ricerca per la

pace" di Viterbo del 2002. E nostra intenzione riproporre ancora una volta ed estendere liniziativa del 4 novembre di pace, in memoria delle vittime, contro le guerre, le armi e gli eserciti; la nostra iniziativa nonviolenta consiste in una cerimonia silenziosa di deposizione di un omaggio floreale ai monumenti che ricordano le vittime della guerra, in orario diverso e distante dai chiassosi ed offensivi "festeggiamenti" delle forze armate] * "Ogni vittima ha il volto di Abele" (Heinrich Boell). Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo ha formulato la proposta che il 4 novembre in tutta Italia si realiz z ino cerimonie di commemoraz ione per le vittime di tutte le guerre da parte delle istituz ioni, delle associaz ioni e delle persone impegnate per la pace; la legalita, la democraz ia e la nonviolenz a. Cerimonie semplici e silenz iose, austere e rispettose del sentire di tutti, di rigoroso impegno al rispetto e alla promoz ione della dignita umana di tutti gli esseri umani. Di solidarieta con lumanita intera: contro la violenz a e la morte; in applicaz ione non solo del dettato della coscienz a illuminata dalla ragione, ma anche dei principi giuridici e morali espressi nella Carta delle Naz ioni Unite, nella Costiuz ione della Repubblica Italiana, nella Dichiaraz ione universale dei diritti umani. E quindi di opposiz ione nitida ed intransigente alluccidere, al terrorismo, alle dittature, alla guerra e ai loro strumenti e apparati. La proposta ha ottenuto gia apprez z amenti e sostegni significativi; confidiamo che altri apprez z amenti ed altre adesioni si aggiungano di qui a quel giorno. Poi ogni istituz ione, associaz ione, persona, trovera secondo la sua sensibilita e il modo di agire ad essa conforme, come appropriatamente manifestare in modo rigorosamente rispettoso di tutti, sobrio, leale, democratico e nonviolento, il suo cordoglio per le vittime, il suo amore per lumanita e il suo impegno contro tutte le violenz e. * Il 4 novembre e lanniversario della conclusione per lItalia della prima guerra mondiale, lorribile "inutile strage" che fu non solo ecatombe di tanti innocenti, ma altresi seminagione di nuovo odio e nuove crudelta che ebbero come esito dittature disumane e una seconda immane conflagraz ione mondiale. Che il 4 novembre nel ricordo di tutte le vittime delle guerre sia anche monito ed impegno contro le guerre presenti e future, contro tutte le violenz e e contro tutti gli strumenti e gli apparati di morte. Questa data non deve piu essere strumentaliz z ata dai comandi militari che con il loro festeggiare se stessi e le macchine belliche - potere e apparato inteso ad addestrare a uccidere, a preparare la guerra, ed in guerra ad irrogare la morte ad altri esseri umani offendono le vittime delle guerre nel modo piu tragico e osceno. Questa data deve divenire giornata di lutto e di memoria, e di solenne impegno affinche mai piu degli esseri umani perdano la vita a causa di guerre, e quindi affinche mai piu si facciano guerre. Il 4 novembre non si facciano sciocche esibiz ioni, gesti inappropriati, strumentaliz z az ioni provocatorie. Da parte di nessuno. Si abbia rispetto per la memoria delle vittime, si abbia rispetto per il lutto. * Il 4 novembre, in silenz io e dignita, le istituz ioni democratiche, le associaz ioni e i movimenti umanitari, le persone di volonta buona, vadano a meditare in silenz io e a deporre un fiore dinanz i alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e lumanita, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future.

E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per lumanita intera. "Ogni vittima ha il volto di Abele" (Heinrich Boell). * Fonte: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE Numero 3 del 5 ottobre 2011 Supplemento de "La nonviolenz a e in cammino" Direttore responsabile: Peppe Sini. Redaz ione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e- mail: nbawac@tin.it > Jacques Derrida, "Abramo, laltro" - - - - - Lessere fuori luogo. Derrida accosta il nostro tempo a quello s connesso di Amleto. Epoca ambigua dove tutto fuori asse (di Beppe Sebaste). 6 ottobre 2011, di Federico La Sala Lessere fuori luogo secondo Derrida Il filosofo francese accosta il nostro tempo a quello s connesso di Amleto. Epoca ambigua dove tutto fuori asse di Beppe Sabaste (lUnit, 09.10.2010) In unepoca in cui sempre pi violentemente si assiste a una messa al bando delle idee, della scrittura, della memoria, della gratuit, quindi della vita, Jacques Derrida teneva alta la complessit del pensare e della lingua, e assicurava con la sua statura e la sua fama una sorta di barriera difensiva sia che parlasse di SantAgostino, dellessere marrani, di scrittura e teologia apofatica, del concetto di democraz ia, del divario tra giustiz ia e diritto, tra legge e forz a, o del concetto di Stato- canaglia. Per dirlo con parole povere, Derrida allargava costantemente larea del pensiero e della teoria, come i migliori scrittori allargano larea del narrare. Nel 2004 Derrida ader a un appello contro la guerra allintelligenz a lanciato dalla rivista Les Inrockuptibles : pur esprimendo riserve su quel soprannome, esso disse Derrida designa chiaramente una politica ispirata dal misconoscimento, laccecamento, il risentimento, anche, di tutto ci che giudicato, a torto e secondo un cattivo calcolo, improduttivo, o addirittura nocivo per gli interessi immediati di un certo mercato liberale: la ricerca fondamentale, leducaz ione, le arti, la poesia, la letteratura, la filosofia. Nella sua forma caricaturale, ci che viene denunciato un economicismo miope, quelli che ne soffrono sono invece tutti i cittadini, la societ civile, lo Stato e anche leconomia. Insomma, Jacques Derrida parlava molto del proprio tempo (che il nostro), anche se agli antipodi dellesaltaz ione del presente vivente con cui Jean- Paul Sartre inaugurava nel 1948 Les Temps Modernes (...). DA SHAKESPEARE A PHILIP DICK Il nostro tempo, ha suggerito Derrida in Spettri di Marx (Cortina 1994), molto simile al tempo sconnesso di Amleto, quando graz ie allo spettro conosce la vera ragione del nuovo ordine del regno e prende atto che The time is out of joint . Analoga profetica disgiuntura fu annunciata da Marx, della cui descriz ione economico- antropologica del capitalismo dellalienaz ione tramite il feticcio della merce, del valore del valore e altri spettri, che non era gi mai solo alienaz ione del lavoro, ma alienaz ione delluomo e della specie si traggono soprattutto oggi le conseguenz e. il tempo out of joint del liberismo selvaggio e della crescente esclusione dalla vita

democratica, della disseminaz ione di armi atomiche e degli Stati- fantasma, come la mafia, il consorz io della droga, ecc. Scrive Derrida: (I)l tempo disarticolato, lussato, sconnesso, fuori posto, il tempo serrato e disserrato, disturbato, insieme sregolato e folle. Il tempo fuori di sesto (hors de ses gonds), il tempo deportato, fuori di s, disaggiustato. Dice Amleto. Derrida passa in rassegna le traduz ioni di questo verso di Shakespeare (...)fino a quella magniloquente di Gide, cette poque est dshonore. Altrettante versioni esistono in italiano. Derrida non ha letto, credo, lo scrittore americano Philip K. Dick, e in particolare il suo romanz o del 1959 dal titolo Time out of joint . Interessante la variante del traduttore italiano per Sellerio, del resto assolutamente fedele al senso del romanz o: Tempo fuori luogo. Come tutte le storie di Dick parla di un dis- astro, un deragliamento, un andare fuori asse del tempo che comincia in modo impercettibile e deve assolutamente trasformarsi. Narra di quella situaz ione cos letteraria del percepire qualcosa fuori posto, sconnesso, disaggiustato nellordine delle cose (...); un oscuro disagio il cui crescendo spettrale ricorda la situaz ione filosofica dellaporia descritta da Derrida in, appunto, Aporie. Tralascio la trama. Il problema narrativo, qui come nel genere di romanz i detta dei mondi possibili, sempre lamletico problema di Hamlet , vorrei dire dellhomeless : quello di tornare a casa. Come tornare, e come sentirsi a casa. Nello spettro dellabitare, lo sappiamo, hanter, infestare, una delle non tantissime modalit. Il fuori luogo dice la dislocaz ione, la dis- giuntura su cui indugia Derrida nel libro su Marx; ci che Amleto chiama il tra, linterim, ovvero il passaggio impossibile, laporia; percorso dal Ghost al Guest e viceversa, secondo letica dellospitalit e dellaccoglienz a pi volte ribadita da Derrida. Fuori luogo sono i discorsi inattesi e paradossali (come criminale, poich essere clandestini oltre a un pleonasma un reato). Il fuori luogo, faglia o rottura spaz iotemporale, la sensaz ione cos attuale di essere ovunque e in nessun luogo al tempo stesso, come in una diaspora universale in cui si dappertutto ma mai a casa (forse per questo abbiamo bisogno di una home page). una dislocaz ione (o delocaz ione, come le opere straordinarie di Claudio Parmiggiani ottenute col fumo e le tracce dellassenz a delle cose), che connette la questione dello spettro e dello spettrale alla speculaz ione e la scrittura delle storie di fantasmi alla scrittura fantasma, ghost writing. (Questione in sospeso, quindi, di cosa e come sia una lingua di fantasmi). La disgiuntura, il tempo fuori luogo, dice lurgenz a, come ha scritto altrove Derrida, faticosamente, dolorosamente, tragicamente, (Di) un nuovo pensiero delle frontiere, una nuova esperienz a della casa, del chez-soi e delleconomia. Questa nuova esperienz a dellabitare naturalmente anche una nuova esperienz a del linguaggio: leggendo Shakespeare (ma anche leggendo Derrida, Marx e Philip K. Dick), il lettore investito da questa dislocaz ione trasformato in un guest-writer. Ovvero, per esempio, un testimone, che sempre un, o il, fantasma revenant , colui che ritorna. Un arrivante, un ritornante, un superstite. (...) In realt unesperienz a molto antica. quella dellunica vera avventura, di fronte alla quale ogni altra ne solo linsoddisfacente surrogato, del parlare con i morti, su cui da anni sto scrivendo il mio, chiamiamolo cos, romanz o, e che ritrovo, sempre in anticipo e insieme in differita, in diffrance, in Derrida. Trasformare il ritorno in rivolta, ha scritto Derrida, a proposito di Marx, e dello spettro del comunismo. Il tempo del fantasma (come larchivio) lavvenire, ha scritto altrove Derrida, e la sopravvivenz a la vita pi intensa che sia possibile.