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Il libro

Archivio blog 2009

Lenigma della lingua albanese


Il libro

Archivio blog anno 2009

Questo e-book propriet del blog: Lenigma della lingua albanese (http://www.eltonvarfi.blogspot.com).
Tutte le traduzioni dalla lingua albanese sono di Elton Varfi

-20102010- Lenigma della lingua albanese

Qui la tragedia di una razza che ha donato gli elementi migliori, i soldati, i pensatori, gli uomini di Stato, i santi, a tutti i suoi dominatori slavi e latini, greci e turchi e che reclama finalmente i suoi figli, poveri e maltrattati, per educarli a s ; che tende a ricostruirsi, fra tante difficolt d'ogni genere, una coscienza nazionale. Di questo anelito collettivo stato testimone per lungo tempo un sintomo solo ma possente : la conservazione e l'unit del linguaggio nazionale. Eugenio Vaina De Pava , " Albania che Nasce ", Catania ,1914 Gli Albanesi parlano una delle pi antiche e pi belle lingue del mondo. Le lingue affini e coeve allalbanese si sono estinte da millenni e non si parlano pi in nessun posto della terra. La lingua albanese ha molte affinit con il greco antico, il latino e il sanscrito, lantica lingua dellIndia, con la lingua zend, che era la lingua dellantica Persia, e infine con la lingua celta e con quella teutonica. Queste sono tutte lingue morte, mentre la nostra lingua, lalbanese, che fra queste quella pi antica, viva e si parla ancora oggi come ai tempi dei Pelasgi. Sami Frashri "Shqipria 'ka qn, 'sht e 'do t bhet" Bucarest 1899

Besa: la parola-impegno
Di Adele Pellitteri

Quando parliamo con qualcuno che non conosciamo bene ascoltiamo quello che dice, ma le sue parole non bastano. Iniziamo dunque ad osservare i movimenti del suo volto per cercare di capire quanto possiamo fidarci. In questi casi interessante come la parola non sia abbastanza per decidere di credere. Se si pensa al significato di parola, ci sono espressioni che rendono complessa la riflessione e ardua la possibilit di una conclusione definitiva. Per esempio lespressione Vogliamo fatti, non parole lascia pensare ad una parola che si contrappone al fatto, al possibile, al fattibile. La parola diventa quasi un ostacolo e certamente non garantisce affatto sulla veridicit di quello che si dice. I significati di parola riportati dal dizionario De Mauro
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confermano questo aspetto, in particolare il punto 3, nel quale si legge spec. al pl., ci che si dice, in contrapposizione a ci che si fa. Tuttavia riflettendo ancora un po, viene in mente lespressione Ti do la mia parola che usata per confermare che quello che dico di fare o di aver fatto corrisponde alla verit. Sembra una definizione completamente diversa dalla precedente perch una parola che garantisce, conferma, tutela. In realt le cose sono molto pi semplici di come sembrano. La parola non vera o falsa in s, ma neutra. Tutto dipende da come si usa. Niente pu garantire sulla veridicit di quello che dico, se non il fatto che sia io a dirlo. Anche se, per certi versi, le parole sono il mezzo per giungere al significato delle cose, per affermare la verit, in italiano non abbiamo un termine che indichi una parola che certamente vera. In albanese, invece, esiste una parola che indica che ci
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che si dice coincide con ci che si fa, con ci che si pensa, con ci che vero: besa. La besa, uno dei principi fondanti il Kanun, un insieme di leggi consuetudinarie trasmesse oralmente in Albania, molto pi della parola, un giuramento, garanzia del vero. Nel Kanun la besa descritta come lautorit pi importante ed strettamente legata al concetto di onore. La besa in particolare, il Kanun pi in generale, il prodotto della storia dellAlbania. In essa si ritrovano i principi fondanti maturati grazie al contatto con altre realt storico-culturali. Eppure, in questi principi, si riconosce il febbrile tentativo di definire lidentit albanese. Ad esempio, se da un lato alcuni principi della chiesa cattolica sono facilmente individuabili tra le idee portanti del Kanun, dallaltro, attraverso questo codice, lAlbania ha tentato di forgiare la sua identit per rendersi

meno vulnerabile agli attacchi imminenti che si profilavano allorizzonte. Questa questione trattata molto dettagliatamente in uno straordinario libro di Ismail Kadar Chi ha riportato Doruntina?. la storia di una donna albanese, Doruntina, che in seguito al suo matrimonio costretta a trasferirsi in una cittadina dellEuropa centrale, lontana dalla madre e dai suoi fratelli. La madre, contraria al trasferimento della figlia in un posto cos distante da lei, si acquieta solo quando arriva la promessa e la besa del figlio Costantino di portarla indietro tutte le volte che la madre avesse avuto il desiderio di rivedere la figlia. Purtroppo in seguito ad una grave epidemia, Costantino muore. Eppure, dopo tre anni dalla morte, Doruntina riesce a tornare a casa accompagnata da un misterioso cavaliere. Il capitano Stres viene incaricato di

occuparsi di indagare sulla vicenda. La sua verit finale scomoda per tanti, ma suggestiva e allettante per altri: affermo e ribadisco che

Doruntina non stata riportata da altri che dal fratello Costantino, in virt della parola data, della sua besa. Quel viaggio non si spiega n potrebbe spiegarsi altrimenti. Poco importa che Costantino sia uscito o no dal sepolcro per compiere la propria missione, poco importa di sapere chi fu il cavaliere che part in quella notte scura e quale cavallo sell, quali mani tennero le redini, quali piedi poggiarono sulle staffe, di chi erano i capelli
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ricoperti

dalla

polvere

del

cammino. Ciascuno di noi ha la sua parte in questo viaggio, poich la besa di Costantino, colui che ha riportato Doruntina,

germogliata qui fra noi. E dunque, per essere pi precisi si pu dire che, attraverso Costantino, siamo stati noi tutti, voi, io, i nostri morti che riposano nel cimitero accanto alla chiesa, a riportate Doruntina () Nobili signori, non ho ancora finito. Vorrei dirvi e vorrei dirlo soprattutto agli invitati giunti dalle regioni lontane che cos questa forza sublime
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in

grado

di

infrangere le leggi della morte () Ogni popolo, di fronte al pericolo, affila i suoi strumenti di difesa e questo essenziale se ne crea di nuovi. Bisogna avere la vista corta per non comprendere che lAlbania si trova di fronte a grandi drammi. Presto o tardi, giungeranno fino ai suoi confini, se gi non vi sono arrivati. domanda: Allora, in si simili pone la

nuove

condizioni di aggravamento dello stato generale del mondo, in

questepoca di sfide, di crimini e di odiose perfidie, quale sar il volto dellAlbania? Sposer il male o vi
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si opporr? In breve, cambier volto per adattarsi le maschere dellepoca, onde assicurare la

propria sopravvivenza, o manterr un volto immutato, col rischio di attirare su di s la collera dei tempi? LAlbania vede avvicinarsi lera delle prove, della scelta fra quei due volti. E, se il popolo albanese ha cominciato a elaborare nel pi profondo di s delle istituzioni tanto sublimi come la besa, ci sta a indicare che lAlbania sul punto di fare la sua scelta. per portare questo

messaggio allAlbania e al mondo


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che Costantino uscito dalla tomba. Il capitano, nel suo discorso finale, invita tutti gli albanesi a riconoscersi attori dellevento che ha coinvolto la nobile famiglia dei Vranaj. Si tratta di un impegno che esiger pesanti sacrifici dalla generazioni a venire, ma limpegno di una nazione nel riconoscersi in una identit precisa, della quale il concetto di besa diventa elemento portante. La besa non una promessa, molto di pi; la garanzia che quello che dico vero, uno straordinario tentativo di fuggire allambiguit del linguaggio. Attraverso la parola puoi comunicare qualsiasi cosa, non importa che sia vero o non lo sia. Attraverso la besa comunichi il vero, prometti qualcosa che dovrai mantenere a qualsiasi costo, assumi un impegno.

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Ururi e gli Arbresh: come valorizzare il dialogo multiculturale


Di Adele Pellitteri

Lindagine sulla storia del popolo a cui si appartiene, sulle tradizioni e sulla lingua che si parla sempre molto

stimolante, ma poco praticata. Fino a che un individuo si trova nella sua comunit e nella sua cultura, non percepisce il profondo significato della sua identit etnica. Tutto cambia in seguito ad un fenomeno migratorio. Il ritrovarsi in una societ diversa, dove diversa la storia, le tradizioni e la lingua. allora che il senso della propria identit si rafforza e si riscopre una nuova energia che spinge il desiderio di scoprirsi appartenenti ad una comunit che ha precise connotazioni storico-culturali.

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Allinterno di questo quadro cos suggestivo di scoperta e di esplorazione si inseriscono le iniziative dellistituto tecnico comprensivo Gravino di Ururi, provincia di Campobasso, tutte legate al desiderio di valorizzare la lingua e la cultura della comunit arbresh. Ururi un paese di origine albanese e la comunit ha sempre cercato di preservare la propria identit etnica; tuttavia consapevole dei rischi che comporta il fatto che questo passaggio alle nuove generazione avvenga oralmente. Ad aumentare la necessit di progettare iniziative finalizzate alla consapevolezza della propria identit, ci sono le recenti immigrazioni provenienti dallAlbania. Si quindi resa necessaria una riflessione sul tema dellidentit arbresh. In particolare, uno dei progetti attivati si articola in due fasi: la prima destinata allanamnesi storica e pi specificatamente culturale, mentre la seconda fase si concentra sulla lingua.
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Vale la pena ricordare che gli arbresh sono albanesi costretti alla fuga perch decisi a non sottostare al dominio turco. Erano perlopi benestanti che non volevano accettare

lislamizzazione forzata. Il loro nome deriva dal fatto che prima che lasciassero la loro terra, questa aveva il nome di Alban o Arbr, mentre dopo linvasione turca gli albanesi rimasti in Albania presero in nome di Shqiptar. Il progetto della scuola di Ururi interessante non solo perch muove dal rispetto per una comunit che ha unidentit complessa e composita, ma anche perch realizzato attraverso il contatto con la tradizione. Agli alunni coinvolti stato chiesto di intervistare gli anziani, ascoltare le loro storie, fotografare oggetti tipici del passato. In tal modo la scuola invita i propri alunni a investigare sul proprio passato e sul passato dei loro compagni, facendo due operazioni positive: la prima consente
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al bambino di origine arbresh di costruire una doppia identit etnica e lavorare sullappartenenza ad entrambe le culture (quella italiana e quella arbresh); la seconda consente al bambino italiano di apprezzare il privilegio del dialogo multiculturale come generatore di uomini e donne inclini allascolto e capaci di apprezzare il valore della differenza.

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Due nomi di piante che ci legano agli Albanesi1


Di Alberto Areddu

Questo articolo scritto dal professore Alberto Areddu in esclusiva per il blog Lenigma della lingua albanese

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E dal mondo agricolo e della terminologia delle piante che vengono le maggiori sorprese riguardo la verosimile origine illirica della civilizzazione in Sardegna; cosa in s ovvia giacch lisola pur avendo subito una notevole afflusso di termini latini nel campo agricolo, ha comunque lasciato sopravvivere altri termini, qui e l, che coll impianto grammaticale del latino non si spiegano affatto. I registri lessicali e le raccolte fitonomastiche ci consegnano due nomi di pianta per i quali si sospettata fin dai tempi del Wagner una loro sostraticit. Il riparlarne qui mi d modo di ritrattare la questione della loro etimologia, da altri e da me proposta nel saggio. Le piante sono il rethi/retti/rettiu 'cirro, viticcio' (clematis vitalba) e il carcuri/craccuri/curcuri/curcuriu

'giunco, saracchio' (ampelodesma mauritanica) (utilizzate entrambi perlopi per fare legacci e corde).

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Secondo lo studioso Paulis che agli inizi degli anni '9o ha predisposto un vocabolario etimologico per i molteplici nomi di pianta della Sardegna, in un caso si tratterebbe di una retroformazione (cio una forma abbreviata) del lat.

RETIOLUm 'piccola rete', nel secondo caso del verbo latino CALCARE 'premere, calcare', intervenuto non si sa bene e in quale maniera su una qualche forma prelatina. Come abbiamo detto entrambe le piante (stelo e rami) servono ad avvolgere, legare, circondare oggetti di uso comune: basi di sedie, scarpe, baracche e come dicemmo in un altro studio, quello sulla serpe d'acqua, l'albanese conosce un suffisso -i/-thi col quale si demarca il diminutivo maschile. Tale suffisso ha una peculiare presenza sopratutto nelle comunit italo-albanesi, che sono perlopi d'origine tosca e che hanno preservato un certo tratto arcaico dell'albanese medievale. Orbene io trovo nel

vocabolario del Giordano le forme rripthi e rrypthi 'cirro,


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viticcio' che derivano dal sostantivo rip 'laccio', e questo dal verbo rrjep 'strappare'. Questo verbo viene fatto derivare (cito per tutti Orel) da un protoalbanese *repa, connesso alla radice ie. *rep- 'strappare', tra i cui derivati si annoverano il greco ereptomai 'strappo', il latino rapere 'rapire', il lit. ap-repti 'fassen, ergreifen, begreifen'. E' ben evidente che la forma sarda deriva da un illirico *rep-thi 'il piccolo strappo, il piccolo laccio > il cirro, il viticcio', nel quale il nesso -pt- nel passaggio al latino di Sardegna si naturalmente assimilato in -tt- (sette < SEPTEm; rettulia < REPTILEm), con preservazione della forma interdentale -th- nelle aree centrali (come barbaricino thiu 'zio' a petto del logudorese tiu, dal greco-latino THIUm), e assimilazione -tt- nell'area logudorese. Questa ipotesi, di una provenienza da un illirico *repthi 'il cirro' mi pare pi soddisfacente di quella velocemente affacciata nel mio saggio di un influsso del sostantivo rethi 'cerchio' su rrip-thi.
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E ora veniamo al secondo fitonimo: carcuri e varianti, per il quale mi sono espresso per una connessione coll'albanese krcuri (leggi: kertzuri]) 'ceppo', che pone in realt grossi problemi fonetici e semantici. Vedo invece ora che nel
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sostantivo qark (leggi:[kjark]) 'cerchio' potrebbe trovarsi una soluzione. Tale voce viene per ricollegata dai vari studiosi al latino CIRCUm come prestito, anche se riconosce l'Orel la fonetica fa difetto (da CIRCUm otterremmo: *kirke, o *kjrke). In effetti probabile che sia voce indigena in relazione con il greco arkus 'arco, cerchio' di variegata interpretazione (il Pokorny lo colloca sotto due basi diverse: *ar- e *arqu), con in aggiunta il ben noto prefissuale k- 'questo, ci' dell'albanese, altamente produttivo nella formazione di elementi lessicali e aggettivi (rimando a Camaj anche per la palatalizzazione di K- iniziale col suo esempio di kem, qem 'incenso' da un *ke anem; ma si potrebbe ipotizzare anche una metatesi di -i- in prima sillaba da un *karki-os, con successiva palatalizzazione; o ancora: visto che il nome del popolo illirico dei Japidi si presenta colla forma alternativa Apudi/Apuli, si pu pensare a una tendenza gi antica, come nelle lingue slave,
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di palatalizzazione della vocale iniziale, per cui potremmo sospettare un *k jarkos originario). Il tutto deve avere quindi indicato in origine "questo cerchio, tale arco". Possiamo dire che in questo caso la forma sarda carcuri (leggi: [karkuri]), con la sua -a- iniziale, che d sostanza e giustificazione all'indigenato dell'albanese qark, mentre l'uscita in -uri del sardo, che non affatto latina, trova invece risposta nell'illirico e nell'albanese, dove ha verosimilmente avuto valore aggettivale per cui "il cerchiante, quello del cerchio, quello che cerchia, quello che gira a cerchio" divenuto

professionalmente nel gergo dei contadini, il nostro saracchio. Possiamo aggiungere in conclusione un'altra osservazione: diversi nomi di piante sarde terminanti in -i, presentano anche delle forme con -u aggiunta: cos abbiamo eni/eniu; retti/rettiu; carcuri/curcuriu. Secondo me lo stesso fenomeno che
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distingue in albanese njer e njeri-u, e di cui ho parlato nel saggio. Bibliografia utilizata:
Areddu A.G., Le origini albanesi della civilt in Sardegna, Napoli 2007

Camaj M., Albanische Wortbildung, Wiesbaden 1964 Giordano E., Fjalor e arbreshvet t'Italise, Bari 1965 Landi A., Gli elementi latini nella lingua albanese, Napoli 1989 Orel V., Albanian etymological dictionary, Leiden-BostonKln, 1998 Paulis G., I nomi popolari delle piante in Sardegna, Sassari 1992

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Pokorny J., Indogermanisches etymologisches Wrterbuch, Heidelberg 1959 Wagner M.L., Dizionario etimologico sardo, iii volumi 196062

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Le origini Illiriche di Oristano


Di Alberto Areddu

Il poleonimo di Oristano appare in antico in una forma (:Aristianis limne, nel geografo bizantino Giorgio Ciprio) che si ripresenta tuttoggi nel dialetto comune: Aristanis; la deformazione in Oristano successiva (a partire da geografi toscani del xii sec.).

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Linterpretazione che ne fa un toponimo africaneggiante per luscita in -an (TERRACINI), come quella che lo vorrebbe un indimostrabile prediale da tale Aristius (DE FELICE; PITTAU) hanno poco fondamento; un suff. -anis ritorna infatti nel sostrato (cfr. ad es. Lesanis). Lo spiritus loci dovrebbe indirizzarci a fornire invece un etimo confacente alle caratteristiche, abbastanza particolari, del territorio. Oristano sorge a pochi km. dalla costa allinterno dellomonimo golfo, in vicinanza dello stagno di S. Giusta, ma la denominazione di portu nel Medioevo fa presumere una sua maggiore prospicenza alla costa. Una prima nostra interpretazione ci potrebbe spingere a vedere nelle forme riportate dei geografi toscani: Arestagno, Aristanno un indizio di una durevole continuit dal lat. stagnum (cfr. SPANO sullindividuazione da stagno); ma se linterpretazione motivata topograficamente,
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non

lo

altrettanto

linguisticamente: dal lat. stagnum avremmo ottenuto nel sardo *stannu, e non vedendosi il motivo della perdita della geminata, meno ancora si comprenderebbe un Ari- iniziale romanzo. La chiave illirica pu invece darci maggiori risposte; qui, come nel celtico, esiste un prefissuale ar- 'presso' (celt. are-, aripresso; cfr. anche umbro ar- per ad-) che ritorna peraltro in altri toponimi sardi; presso, dunque di che cosa? La risposta pi confacente: un imboccatura: cfr. alluopo antico indiano ustha- labbro, bocca, cos anche avestico aota-, aotra(<*us), lat. stium entrata, imboccatura sul fiume (= slavo *ustje); antico slavo usta bocche; slavo *ustje

'imboccatura'; antico slavo ustna, slov. stna labbro' (dalla stessa base si confrontino le citt tracie di Ostaphos, Ostudizos).

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Discorso solidale credo vada fatto per la localit turistica olbiese di Porto stana (cos dal xiv sec: ad portus Istani stationem, PANEDDA).

Anche qui verosimilmente ritroviamo un *usta imboccatura che originariamente doveva apparire isolatamente come *Ustana luogo dellimboccatura -> porto, poi replicato tautologicamente con la definizione di Porto. Secondo lo
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SPANO, un altro Aristani/Aristanno si sarebbe trovato nel territorio di Olbia (forse in reg. Astaina si recepisce il documentato Aristana). Dunque sia Oristano che sorge presso un porto, sia Porto Istana ci possono testimoniare che la forma *stana indicasse nella lingua nuragica il porto largo (cfr. lettone uosts m., usta f. porto). La resa i<u si inserisce in quegli

adeguamenti fonetici di u esotici, verosimilmente [], della

latinit coi prestiti, e nel successivo passaggio del segmento iniziale us- poco frequente a quello logudorese is- (: i-stare, ischire).

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Riguardo l'uscita in -is, che parrebbe latina, faccio presente che la presentano toponimi sicuramente prelatini come

Kalaris/Karalis, Lesanis, Etis, Seunis, Sipontis, e per i quali ho trovato forti connessioni illiriche. Al momento non ho trovato tracce di *usta in area illirica, ma non detto che salti fuori; foneticamente si adatterebbe la localit di Shtan (anticam. Stana), registrata dalle carte albanesi, che per non localit balneare. Riguardo poi la toponomastica odierna albanese essa ha subito notevoli influssi da quella slava (gli albanesi erano pastori in continua migrazione per i Balcani), e molto oggi si discute su quanto sia esterno e quanto sia originario.

bibliografia utilizzata De Felice E., Le coste della Sardegna, Cagliari 1964 Panedda D., I toponimi dell'agro olbiese, Sassari 1991

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Pittau M., I nomi di paesi citt regioni monti fiumi della Sardegna. Significato e origine, Cagliari 1997 Spano G., Vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico, Cagliari 1872 Terracini B., Pagine e appunti di linguistica storica, Firenze 1957

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Quando a Oliena si parlava albanese


Di Albeto Areddu

Guardate il borgo della Sardegna centrale che vedete qui fotografato, celebre per i suoi vini, per i suoi formaggi, per le escursioni montane, per le sue attivit culturali e per aver dato i natali al calciatore sardo pi noto alluniverso mondo. Immagino ci siate arrivati da voi (eh gi, c' anche il titolo), se no ve lo dico io: questa piccola cellula di sardit Oliena, od
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Ulana, come viene pronunciata oggid. Come quasi tutti i centri della Sardegna porta un nome che sfugge alle indagini condotte scientificamente, c chi ha pensato allolio, e inevitabilmente perch nel territorio ci sono oliveti (ma li han portati i Pisani, quando il nome Olian cera gi) e in quanti punti della Sardegna non ci sono?; altri hanno pensato agli Iliensi (i figli di Ilio, da cui una parte dei Nuragici diceva di discendere). La mia indagine, che parte proprio da qui tende invece a rilevare come il suffisso -ena. -ana sia frequentissimo nei toponimi del sostrato preromano; e qui la scuola mediterraneista avrebbe obiettato: roba africana, mentre lipotesi orientalizzante, propugnata in Sardegna dal solo Pittau, di risposta: "roba etrusca". Ma guardiamo il tema (cio la parte iniziale), esso Oli- e per ora fermiamoci qui. Quasi che i nostri lontani antenati abbiano inteso lasciarci qua e l qualche voluta traccia del loro passaggio sulla terra, scavando
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nel sottosuolo di Oliena a met Ottocento larcheologo Giovanni Spano riportava alla luce una statuetta depoca romana che presto veniva ricomposta e prima tributata a Belzeb, il re delle mosche della tradizione semitica (giacch di mosche pareva ricoperta), poi si attribuiva a una figura di cui si aveva avuto sentore fino ad allora solo attraverso le fonti greche relative alla Sardegna preistorica: quella di Aristeo, mitico apportatore di tecniche innovative nellagricoltura, nella viticoltura e soprattutto nellapicoltura, venuto, chiss mai quando, da Tebe in Beozia (il classico ex oriente lux). Le api incise sul petto indicavano che era una statuetta votiva a questo antico euretes orientale; non solo, il posto del ritrovamento parlava chiaro: la localit di Su medde (o sa 'idda de su Medde), che una variante locale del sardo su mele il miele (allotropi dunque del latino Mel(l)e). Ma la cosa che nessuno approfond era che la statuetta era stata scavata all'interno di un
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salto, detto (e cos ancora oggi): Dule. Tale parola in chiave latina non trova corrispondenze confacenti, mentre il lettore albanofono sa, essa consuona perfettamente con la voce albanese (propria e non prestito latino, turco o slavo): dyll che vuol dire cera !!! Orbene questa potrebbe essere una casualit, il mondo pieno di corrispondenze casuali: quella celebre anglosassone e persiana della parola bad che indica la stessa cosa malvagio, ma ha origine e percorso etimologico diverso. Potrebbe dunque essere. Ma nel mio libro di altre circostanze casuali cos, se ne trovano. Anzi, se da una esigua traccia se ne deve pur trarre un qualche elemento deduttivo, io ritorno ad Oliena e chiedo retoricamente: "un territorio che ci consegna dallantichit una statuetta consacrata a una divinit dellapicoltura, potrebbe avere una qualche intima ragione a definirsi come luogo di favi? Mi rispondo di s, perch il lettore albanese sa bene, ma sopratutto lo sa bene quello
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arbresht (gli albanesi dItalia), che ha conservato una variante pi pura, il nome del favo nella sua lingua suona: hol-i !!! E anche questa (ce lo dicono i vari Meyer, abej, Demiraj e Orel) voce indeuropea, parente del latino alveus, del greco aulos, e sopratutto dello slavo ulj e del lituano aulys che valgono 'favo delle api'. Lo so a questo punto il lettore scettico storcer il naso, perch per natura difficile a convincersi; e ha ragione, ci vuole ben altro: la toponomastica sempre argomento vischioso e si rischia di fare delle scivolate da cui non ci si rialza pi. Va bene, miscredente, eccoti servito. Allora, nel territorio che vedi indicato (Oliena, Orgosolo e Ogliastra) c una parola che da decenni ha fatto impazzire prima il Wagner (puoi controllare nel suo celebre DES a pag 489) poi tutti gli altri glottologi: eni, enis o eniu. Con questa misteriosa parola in questa plaga di Sardegna si designa lalbero del tasso (tassonomicamente, il caso di dirlo, la taxus bacchata). C
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chi ha pensato al basco e chi ha detto: boh. Inutile che lo dica io: lalbanese lo sa gi: perch per la stessa pianta, ha la denominazione di enj (che sembra il nome di una cantante irlandese), ma che parola misteriosa anche per la lingua albanese, e che nel mio libro ho cercato di interpretare (in chiave, inutile dirlo, indoeuropea).

Bibliografia utilizzata: Angiolillo S., Aristeo in Sardegna in Bollettino di Archeologia 5/61(1990), 1-9 CASTIA S., "Aristeo il protos euretes" in La Sardegna e i miti classici, Olbia 1996, 19-22 abej E., Studime etimologjike n fush t shqipes, Tiran 1982 Demiraj B., Albanische Etymologien, Amsterdam-Atlanta 1997
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Meyer G., Etymologisches Wrterbuch der Albanesischen Sprache, Strassburg 1891 Orel V., Albanian Etymological Dictionary, Leiden-BostonKln 1998 Pianu G., Il mito di Aristeo in Sardegna in Zucca 2004, 9698 Pittau M., I nomi di paesi citt regioni monti fiumi della Sardegna significato origine, Cagliari 1997 Sanna S., La figura di Aristeo in Sardegna, in Zucca 2004, 99-111 Spano G., Statuetta dAristeo in bronzo in Bullettino Archeologico Sardo I (1855) 65-71 [testo in

http://www.comune.oliena.nu.it/conosci_secondo.php?mpos=5 0&id=20&bar=arch] Spiggia S., Le api nella tradizione popolare della Sardegna, Sassari, 1997
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Wolf H. J, Toponomastica barbaricina, Nuoro (1998) La toponomastica preromana in Sardegna, in Max

Leopold Wagner. Lingua e cultura sarda, Atti Conv. Int. di ling. sarda (a cura di D. Turchi), Oliena 23-3 2003, 49-58 (2004) Zucca R, (a cura di) LOGOS PERI THS SARDOUS. Le fonti classiche e la Sardegna, Roma 2004

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di origine illirica l'antica mastruca sarda


Di Alberto Areddu

Uomo in mastruca

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A lungo abbiamo perlustrato sulla Rete alla ricerca di qualche immagine recente che supportasse l'estratto che qui

presentiamo, ma poco oramai si trova di uomini col vecchio costume, forse anche deve esser subentrato un qualche moto di vergogna, per cui tuttalpi viene tirato fuori per mascherate e carnevalate varie. La mastruca o mastruga, secondo antica

parola mai per perfettamente popolare in epoca recente, pi agevolmente dai Sardi odierni resa col sinonimo di best'e pedde 'vestito di pelle', il tipico indumento di una societ di pastori, che vivono gran parte dell'anno sui monti, adatta (come le microfibre) non solo per gli inverni ma anche per le estati; essa apparve agli occhi dei Romani come specifico tratto costitutivo di una societ "regredita", anche perch al tempo di Tolomeo si vedevano Sardi Pelliti anche a Cornus (che proprio in montagna non era). Ma qui siamo per occuparci della parola; le
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indicazioni di "sardit" in questo senso ci paiono precise. Vediamo pertanto le fonti, tralasciando, come cosa scontata, quando dicono che i Sardi vestivano genericamente di pellicce: Se non riusc a sedurlo la porpora regale, fu forse la mastruca dei Sardi a trasformarlo? (Cicerone, Pro Scauro xxi) Cicerone, nellatto di sbeffeggiare (i Sardi), a bella posta adoper la parola mastruca (Quintiliano, I, 5-8) Sempre Cicerone si rivolge ai mastrucatis latrunculis della Sardegna in De prov. cons. 15 Mastruga si chiama il saio nella lingua dei Sardi; megalie si chiamano le case nella lingua degli Afri; cateia si chiama il dardo nella lingua dei Persiani (P. Mauro, 284) Ad ogni nazione appartiene un certo tipo di indumento che riflette una caratteristica peculiare di ciascuna di queste; per i Sardi le mastruche (Isidoro di Siviglia, XIX, 23-1)

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Mastruga una veste germanica confezionata mediante piccoli pelli di animali: questo ci che si pu leggere nel libro delle differenze (Codice Bernese, 83) Fino ad ora riguardo lorigine della parola -che nel sardo odierno, come detto, pur registrata nei dizionari, non

popolare- si erano fatte diverse ipotesi: chi era propenso per una autentica parola indigena sarda (Terracini e Bertoldi) in ragione del suffisso -uca giudicato per secondo la visuale mediterraneista come "africaneggiante"; chi per unorigine semitica (cos il celebre vocabolario latino di Ernout e del Meillet); o ancora chi propendeva per una parola dorigine gallica o germanica (Dottin). La voce viene nuovamente considerata un probabile semitismo, visto che la sua prima apparizione colla forma mastruga, nel Poenulus di Plauto, si accompagna a unaltra parola semitica, rivolta al cartaginese

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Annone come offesa, a giudizio dello studioso Martino (il quale per non adduce forme su cui poter discutere). Ma la mia ricerca va per altre plaghe. Osservo infatti che in albanese e nel montenegrino esiste un capo di vestiario detto strug/a coperta di lana usata come mantello; mantello di lana bianco portato da pastori di bestiame in zone dellAlbania settentrionale; specie di mantello; abbiamo strok

giubbetto in arbresht. Non trovo la voce segnalata nei vocabolari etimologici a mia disposizione. Il Meyer, riporta solo un vb. struk mascherarsi, dubbioso se non sia con italiano stuccarsi; lOrel accenna a una shtros pelle di capra usata come cuscino esito dal verbo shtroj distendere. E interessante invece notare come nelle lingue germaniche si trovi laggettivo strga (dell'antico islandese) irsuto, ispido, divenire ispido e oggi si abbia l'olandese struik ispido,

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imparentati con inglese to struggle combattere (secondo il celebre Pokorny). Per la parte iniziale della nostra parola, non si pu non richiamare l'attenzione sulla base indoeuropea: *moisos/maiso-s pecora, pelle, otre di pelle di pecora, sacca, tra i cui esiti segnaliamo l'antico bulgaro mch otre, il russo mch pelle, otre, sacca. La nostra mastruga risalir quindi verosimilmente a un chiaro sintagma nominale indoeuropeo: *maisa struga pelle ispida, pelliccia irsuta. Ma davvero pu esser stata una parola indigena sarda? Potrebbe esser stato un germanismo che gli autori latini hanno usato anche per gli impellicciati sardi? A questa ipotesi vanno opposti due fatti: allepoca di Plauto i Germani non erano cos ben conosciuti come lo sarebbero divenuti dopo (nellepoca di Mario, ad es.) e daltra parte il riferimento ai Punici in Plauto chiaro, segno che dalle contrade di Sardegna, forse anche per una
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penetrazione della parola nel punico locale

la parola deve

essersi diffusa nel latino; cercando poi nelle lingue germaniche non ho trovato nulla su una eventuale sostantivazione di struga. La conclusione da trarsi che molto probabilmente la voce, sotto forma di aggettivo, entrata in prestito dal

protogermanico (ch pelli i Germani usavano per ricoprirsi) nellillirico ma poi andata sostantivandosi, formando in un rivolo anche sintagma con *masio, e unoriginaria *masa struga pelle/pelliccia irsuta (< maisa struga, con -ai- > a dellillirico, vs. lituano mias, mie) per aplologia: *mas() struga, giunta nellEgeo e da qui in Sardegna a denominare lindumento usato dagli indigeni cavernicoli, che lavrebbero per poi trasmesso (visti anche i benefici effetti: fresco destate e caldo dinverno) agli Illiri (si noti come le lites militari rappresentate nelle statuette nuragiche non indossino mai

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questo indumento, ma solo una mantellina), come nemesi storica, o forse, per meglio dire, preistorica.

bibliografia utilizzata: Giordano E., Fjalor i arbreshvet tItalis, Bari 1963 Leka F.-Simoni Z., Dizionario albanese italiano. Fjalor shqip italisht, Tiran 1996-1998 Dottin G., La langue gauloise. Grammaire, textes et glossaire, Paris 1918 ERNOUT A. - A. MEILLET, Dictionnaire tymologique de la langue latine, Paris 1967 Bertoldi V. Sardo-punica in La Parola del Passato ii (1947) Meyer G., Etymologisches Wrterbuch der Albanesischen Sprache, Strassburg 1891 Perra M., Sardinia Sardegna, III voll. Oristano 1997

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Martino P., Il problema dei semitismi antichi nel latino in LItalia e il mondo antico. Atti del Conv. della SIG (a cura di A. Landi) Pisa 1995 Newmark L., Albanian English Dictionary, Oxford 1999 Orel V., Albanian Etymological Dictionary, Leiden-BostonKln, 1998 Pokorny J., Indogermanisches Etymologisches Wrterbuch, 1959 Hubschmid J., Schluche und Fasser, Bern 1955 (RH, vol. 54) Gamkrelidze Th. V. - Ivanov Vj- V., Indo-European and the Indo-Europeans, Berlin- New York 1995, II voll.

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Lo scarafaggio balcaniche

sardo

dalle

tinte

Di Alberto Areddu

Forse vi sar capitato di aver schiacciato per casa, in cucina o in cantina qualche scarafaggio, bene (anzi male, dotatevi subito di qualche DDT) sicuro che nel farlo avrete provato un qualche estatico piacere nel sentire lo sgranocchiante guscio sotto le vostre pedate, e chiss quante volte avrete pronunciato soddisfattamente vittoriosi, l'irriguardosa espressione rivolta al deceduto: "creba, malaitta sasaja" (o secondo il luogo di dove siete: sisaja, sesaja, babbasaja, o al maschile babbusau). Sappiate allora che probabilmente facendo ci e facendolo per diverse generazioni, uccidendo quel ripugnante animaletto,
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abbiamo salvato una nostra antica parola (e ringraziamo il cielo che gli scarafaggi non si siano estinti, nonostante il nostro prodigarci, perch neanche avremmo pi la parola). Se diamo una scorsa all'enciclopedico Rubattu vediamo quanti modi abbiamo per chiamare lo scarafaggio: scarafaggio sm. zool. (Blatta blapo (gigante) sm. zool.

orientalis) [cockroach, blatte, (Blaps mortisaga) [bug, blatte, cucaracha, Schabe] carrabusu blata, Schabe] sasja f., sasgia (lat. CARRUM + piem. bsa), f., sesgia f., sesaja f., sisgia f., babbasau, babbajotzedda f., sisaja f., sisaza f. (prerom.), babbasaju, babborottu, caddalanu, cadelana carraffazu, babbasaja, babbasau, cadalana f., cadelana cadalanu, f., cagalanu, grglia f., melaghe cadalana f., f., (L), sisaja f., sasaja f., pretta f. prieto), brattedda f., (N),

cadenale, (sp.

catalana

f., sulafigu,

candulittu

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iscortone, paulina f., terriolu, babbaiotzedda f., babballotti, pabasale, Frantziscu babbarrottu, noeddu mannu de brabetta f., cadelanu, curri-curri, (L), msulu, perta f., perta pdiga f.,

babbarrotzu, pettedda f., prattedda f., pretta f., f., sulafigu (C),

bobborrottu, sisaja f., bisasa f., prettedda babbaluccu, scarraffone,

carraffone, caddarana f., sasia f. (S), iscrapione, babbasiu, mangoi (G).

scarfone, garrappiu (N), pretta f., prettedda f., scarfajoni, scraffioni, scarafcciu,

scraffajoni, scraffaioi,

carrabusu (C), caddarana f., sasia f. (S), babbasiu,

carrabusu, mangoni (G) // tintirriolu (L) specie di s.

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alato

interessante notare come usiamo cadalana per rilevare che evidentemente i bruni uomini di Catalogna ai nostri antenati poco risultavano simpatici (per la supponenza e la falsa nobilt d'animo) e come (sempre i nostri antenati) definissero lo scarafaggio come paulina 'l'animale zozzo da paludi'. In mezzo a ci, la nostra sasaja, sisaja, sesaja, che rimasta misteriosamente insondata nelle sue origini (infatti il Wagner nel suo DES dice: "probabilmente prelatino"). Tra le varie forme riportate si ha anche il logudorese melaghe, che vediamo la chiave per comprendere il nostro sasaja. Melaghe deriva
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dal greco melas che vuol dire 'nero'. Sulla presenza di questo grecismo (localizzato a Oschiri) nel sardo ci sono diverse posizioni: secondo il Wagner e il Pittau un sufficientemente antico prestito del greco (si intende i greci di Focea che forse passarono per la Gallura nel vi-v sec. a.C.), secondo me parola di origine greco-italica, giunta cio con le armate romane che di italici erano perlopi composte, secondo il pio studioso Paulis, sarebbe giunta invece con i mistici religiosi bizantini (quelli che nei Condaghes si spartivano pezzi di schiavi e schiave, cattolici quanto loro, per lavorargli la terra). Sta di fatto che la tale parola ci offre la chiave semantica, perch se abbiamo una forma sarda che si ispira al colore nero ( il pi comune per la blatta, ci sono anche scarafaggi di colore marrone o verdi), si pu presupporre che possano esser sortite anche altre denominazioni ispirate da tale scontatissimo tratto. Orbene il mistero pu esser sciolto: l'albanese ha per
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indicare il colore nero la parola: zi, che al femminile fa: zeza/zez (leggi: sesa, la z albanese come la nostra -s- di "caso", o "kasu", la come la e dei napoletani: quann 'quando'). La parola antica: nell'onomastica trace si troverebbero vari Sis, Zis, che il Georgiev, luminare della materia, interpretava come indicanti 'Nero'. Il suffisso -aja nell'illirico molto frequente, mentre da noi appare solo per poche parole (inteso nel sardo in generale, perch nel Logudoro anche riflesso della palatalizzazione di latino -ACULA), e tutte perlopi misteriose. In albanese -ja indica, si aggiunga, la forma femminile determinata (per posposizione, tipica dell'albanese e del rumeno), come dire: "nera la" (cio "la nera") contrapposta a "nera". Dunque, un aggettivo cos tipicamente albanese, deve esser antico anche da noi, ma non sappiamo quanto, perch morso dai dubbi e dal fatto che in Sardegna insieme agli Italici vennero anche i Messapi
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(sarebbero gli odierni Salentini), i quali erano degli antichi discendenti degli Illiri, giunti in Italia intorno al primo Millennio, nel mio saggio ho prospettato l'idea che la parola possa esser giunta in epoca romana, grazie al travaso

linguistico di parole di costoro nel latino regionale di Puglia. Ma potrebbe ben esser veramente antica e allora un'altra circostanza, ci legherebbe a quello straordinario popolo che abita i Balcani e che sono gli Albanesi (che vi piaccia o meno). Pertanto la sasaja null'altro che la "la negra, la negraccia, la maledetta".

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Una serpe davvero illirica nel centro della Sardegna


Di Alberto Areddu

E' sopratutto nel Centro della Sardegna (Barbagia e Ogliastra) che si sono salvate dall'usura del tempo, alcune denominazioni spesso risalenti a epoche molto lontane; cos non solo alcuni termini di evidente e perspicua latinit, ma anche qualcuno che ha preceduto le armate romane. Queste parole diversamente da
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quelle della toponomastica che sono mute e quindi facilmente sottoposte all'arbitrio della libera e personale interpretazione, possono dirci in filigrana se si possa realmente agitare un'ipotesi a sostegno dell'illiricit originaria dei Sardi Nuragici. Un retaggio di sicura non-latinit l'espressione per indicare la "serpe d'acqua" o natrice (tropinodotus natrix), un rettile di piccole dimensioni, non velenoso (come tutti quelli che

abitano in Sardegna) che ha come habitat i corsi d'acqua a corso lento e ricchi di vegetazione, i terreni boschivi o i margini dei sentieri. Orbene nel paese di Gavoi viene detta: lircis, a Nuoro: lirtzis, a Ollolai: lortzis, a Olzai pare si abbia una doppia denominazione: lurtzi e sulurtzi, in alcuni siti barbaricini: thulurtzis, e infine a Ottana abbiamo: silurtzis (dati Pittau) Chi si occupato di tali denominazioni, si cos espresso: per il Wagner (che riporta nel DES solo la variante lircis) parola misteriosa; per lo studioso catalano E. Blasco i
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Ferrer sarebbe una forma greco-bizantina da un sintagma nominale: Thiu Leoutis 'zio Leuzzi' (una notte insonne ho passato chiedendomi chi fosse mai 'sto Leuzzi); per quello sardo M.Pittau: non si sa da dove venga, ma gli sembra ricordare qualche toponimo iberico, come Ilurci, cos tanto per dirne una accattivante. Come si vede, direbbero gli inquirenti, stiamo brancolando nel buio pi fitto. Eppure l'acqua in cui la natrice sguazza non poi cos torbida come si vorrebbe. Ritorniamo per un attimo al titolo: "una serpe davvero illirica... ecc. ecc". Illirica: era forse suggestivo l'italics per questa parola?... Molti forse non lo sanno, e allora glielo diciamo noi, ma spesso i popoli primitivi assumono una certa loro denominazione di ethnos, con la precisa funzione di spaventare i loro vicini e avversari o per votarsi a un qualche animale sacro all'interno della loro trib; tutto ci chiamato: totemismo. Cos gli antichi Piceni avevano come animale sacro
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il picchio, la gazza: picus in latino, da cui: Pic-eni, gli Hirpini il lupo, da hirpus 'lupo'. Ora gli Illiri che vivevano probabilmente in origine intorno a qualche fiume o lago, come un'altra trib illirica, gli Enchelei 'le anguille' (da ), secondo una ragionevole ipotesi formulata dal grande Anton Mayer, da un antenato-serpe detto Illuris 'serpe' (figlio del celebre Cadmo) prendevano nome (quello che i linguisti chiamano l'eponimo). E presso tutti gli Illiri, ma specie quelli meridionali, il serpente era l'animale ctonio per eccellenza, collegato col culto degli antenati e col complesso magico religioso della fertilit della terra e della donna, apparendo con frequenza raffigurato in bassorilievi, gioielli e sulle polene delle navi.

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Le radicate credenze in serpi e draghi pare sian state d'ostacolo all'affermazione del Cristianesimo, come si deduce dalla Vita di S. Ilarione scritta dall'illirico San Gerolamo; Ilarione dovette eliminare il terribile Boas che devastava Epidauro, divorando animali e persone, perch i pagani iniziassero un'opera di conversione. Detto ci, osserviamo la forma linguistica. La radice *il- (dall'indoeuropeo el) la ritroviamo in altre lingue indeuropee, come nel greco dove vale

storcere,avvolgere,torcere': ills 'strabico', perch della serpe, non c' bisogno che ve lo dica io, muoversi in tale
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maniera. Orbene a una radice il- si aggiunto un suffisso -ur, che in area illirica (e come vedo nel mio libro in quella paleosarda) assai diffuso; si ottiene cos:ilur-, e gi qui le acque sembrano rischiararsi notevolmente. Manca la parte finale -ci, -tzi: per spiegarla sono ricorso all'albanese, che ci offre un suffisso -i, -thi per indicare il diminutivo. La

soluzione che io offro pertanto che una molto probabile forma: *ilurci indicasse il "serpentello", e che come tale sia penetrata nel volgare latino di Sardegna, variamente sfigurata poi per l'incontro con l'articolo romanzo su 'il, lo' (attraverso il meccanismo della concrezione/discrezione come succede in altri casi ben dettagliati dal Wagner nella sua Historische Lautlehre des Sardischen). Dunque la serpe d'acqua sarda ha una radice intrinsecamente e formalmente illirica.

bibliografia utilizzata:
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M.L. Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Heidelberg 196064 M. Alinei, Dal totemismo al Cristianesimo popolare, Alessandria 1984 M. Pittau, Dizionario della lingua Sarda I-II, Cagliari 20002002 A. Mayer, Die Sprache der alten Illyrier, Wien 1959 A.Stipcevic, "Simbolismo illirico e simbolismo albanese" in Iliria 5, 1976 M. Camaj, Albanische Wortbildung, Wiesbaden 1966 J. Pokorny, 1959 D. Srejovic, Illiri e Traci, Milano 1996 J. Wilkes, Gli Illiri tra identit e integrazione, Genova 1994 Indogermanisches Etymologisches Wrterbuch,

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E. Blasco i Ferrer,Etimologia ed etnolinguistica:zoonimi parentelari e totemismo in Sardegna in Quaderni di Semantica xxii, 2001

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Letimologia (pellazg)

della

parola

pelasgo

Di Aristidh Kola

Secondo una nota versione la parola pelasgo (pellazg) deriva dalla parola plasin e pelago. Il mitropolita bizantino Evstathio chiama gli abitanti dellAsia minore pelasgi e riconduce letimologia del nome pelasgo a pelas jis che vuol dire terra vicina, riferendosi per lappunto allAsia Minore. Se questa versione fosse corretta, ci si potrebbe domandare perch Evstathio ritiene che la terra vicina sia lAsia Minore e non lItalia o, ancora meglio, lIlliria? Il geografo e storico dellantica Grecia, Strabone, collega letimologia della parola pelasgo a pelarg, un secondo appellativo che gli ateniesi riferivano ai pelasgi. Myler spiega letimologia della parola in questione attraverso le parole pelin e argo. Questultimo termine pelasgico e vuol
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dire campo, invece lespressione pelin argo ha il significato di colui che vive nei campi. Omero chiama la Tessaglia argo pelasgica che vuol dire campo pelasgico. In Grecia esiste, tra gli altri, il campo (argo) della Thesprotia e del Peloponneso. La lingua albanese conserva ancora la radice della parola argo (ar) e la usa nella parola ar che significa campo coltivato. Il professore Saqelariu afferma che letimologia della parola che stiamo prendendo in esame deriva dalle radici indoeuropee Bhel (sbocciare) e Osqho (ramo). Secondo questa versione, resa nota per la prima volta nellanno 1958, cambiando soltanto qualche lettera si arriverebbe alla conclusione che pelasgo significa ramo sbocciato o germogliato. Aristidh Kola non vede nessun nesso fra il ramo germogliato e il nome pelasgo. Qual la versione etimologicamente pi esatta? Kola crede che la spiegazione che danno gli studiosi Strabone e Myler sia la pi esatta, perch esamina sia la parte linguistica
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sia quella semantica condividono lopinione

del

termine.

Strabone e Myler

degli antichi ateniesi: i due infatti

riconducono letimologia della parola pelasgo a pelargo che in albanese vuol dire cicogna (lejlek). La parola pelarg deriva dallespressione pelin argo che, come abbiamo gi detto, ha il significato di colui che vive nei campi perch noto quanto le cicogne gradiscano vivere nei campi. Inoltre le cicogne costituiscono una similitudine perfettamente adeguata al popolo pelasgico. Analizziamo per esempio la questione della migrazione: Aristofane in una sua commedia dice che i pelasgi migrano come le cicogne. Un altro motivo per il quale il ricorso alla cicogna molto utile per comprendere meglio il pelasgico il rispetto mostrato ai genitori, che si traduce in sacrifici di vario genere. Ne La storia degli animali (2,9,13), Aristotele scrive che le cicogne giovani portano sulla schiena le cicogne anziane per aiutarle a
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migrare. Questo grande amore e rispetto verso i propri genitori era uno degli elementi fondamentali della societ degli antichi pelasgi. Si tenga presente che nella Grecia antica esistevano delle leggi di tutela dei genitori anziani chiamate appunto le leggi della cicogna. In conclusione, letimologia della parola pelasgo sarebbe direttamente riconducibile alle dalle parole pelin e argo dalle quali deriverebbe pelargo. Il fatto che gli antichi elleni chiamassero i pelasgi pelarg non fa altro che confermare la nostra teoria.

P.S. In questo blog stata precedentemente discussa la questione relativa alletimologia della parola pelasgo, partendo da un brano dello studioso Robert dAngely

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Lorigine delle parole: un interessante confronto


Di Aristidh Kola

Se solo guardassimo una piccola lista di parole albanesi, confrontandole alle parole del greco antico e moderno, capiremmo subito che la lingua albanese direttamente riconducibile al greco omerico. Non avverrebbe lo stesso se confrontassimo la lingua greca antica con quella moderna. Per quanto possa sembrare strano, le cose stanno proprio cos. Tra le parole albanesi che si trovano elencate nella lista che segue non ci sono solo parole rappresentative della lingua letteraria, ma anche espressioni dialettali arbresh. Nel leggere lelenco bisogna tenere presente che in greco manca la y sostituita dalla i, mentre il suono sh stato sostituito dalla s. Inoltre necessario ricordare che la d albanese in greco antico era dh.
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ALBANESE

GRECO ANTICO (OMERICO)

NEO GRECO

ITALIANO

dor , dor - a

ekedeka dor - mti o

mano

lesh mi, miu

Lasios Mis

qheri mal pondqi

lana topo levare

heq, (hekl = Elko trheq) marr (mar) edhe, dhe ar, ara mar - pto idhe, te Arura

perno qe horfi

prendere e terra lavorare) (da

pun (puna)

Ponos

dhuli

lavorare

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kal, kali krye (krie) re, ret

kelis - tos Kridhen

logo qefali

cavallo testa, capo nuvole

rea (perndia e sinefo reve)

vesh, vishem

ves this - foro vesnimi

vestire

lepur qen, qeni rronj jetoj) ruaj, rojtar iki, ike lig

Leporis Qion (rroj, ronio, ronimi

lags sqilos zo, akmazo

lepre cane vivere

rio, ritor Iko

filso fevgo

guardiano andare cattivo

lig ios, lig - adhinatos s

ethe(kam ethe)

ethir, eth

piretos

febbre

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rrah ne (neve) rri (qndroj) vend (ved)

rahso, raso Noi e ri - dhome

piretos emis kathome

terra noi restare posto

ved os, vedh edhafos, - os topos medhome sokotos fonazo

mend, mendoj errt (errsir)

mendohem ere - vos

pensare scuro chiamare

thrres (thrres, threo, throos thrras) para (prpara) pr ty ai q nm Paros par ti neme

mbrost ja sena sis, katara

avanti per te colui maledice che

neme - sao van (shkuan) hedh Van Heo pigan rihno,

andato tiro

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tinazo, sio dhe, (tok) nuk udh, udha ni uk Udhos dhen dhromos kaloqeri non strada estate dheu jea, dhor, dha ji terra

ver (stina e Vear vers) shkop torr korr mri skipon, skiptro Tornoo Kiro (mni, Minis

ravdhi jiro thiro thimos

legno torre raccolta essere litigato

dialekti verior) marr (i marr) Margos nisem flas Nisome flio, fliar trels kseqin milao,

pazzo partire parlare

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omil lehem (lind) leho, lohia jenieme fisima partorire alito

fryma (frima, Frimao dialekt i jugut) shkel deti krua, kroi dru skel - os theti s Krunos dris, driti lutem nuse ter (thaj) dera kall (djeg) zien Litome nisos, nios ter so Thira Kileo Zei

patao thalasa vrisi

calpesto mare fonte legno

drimos, ksilo

parakal nifi stegnno porta qeo vrazi

pregare nuora asciugare porta bruciare bolle

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mjet

Mitos

nima hondr

mezzo

tata, ati, i jati

tata, ata, jetas

pateras

padre

Le parole prese in analisi nella lista si possono ritrovare nellIlliade (A 35, 105,189,115, 570) e nellOdissea (A 409, E152, 457, ecc.)

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LOlimpo: il trono di Zeus


Di Aristidh Kola

Vi siete mai domandati perch proprio sul monte Olimpo si trova il trono di Zeus e la famosa casa degli dei? Per rispondere a questa domanda dobbiamo andare alla ricerca degli antichi sacerdoti provenienti dal nord-ovest dei Balcani, pi esattamente da Dodona, i quali guardavano il sole (Diaw Dia Diell) sorgere in cima allOlimpo. I geologi hanno verificato che lOlimpo, nei tempi antichissimi, stato oggetto di un forte terremoto, a causa del quale da una sola cima altissima vennero a crearsi due cime pi basse. La montagna prese in tal modo la forma in cui nota oggi. Un giorno gli occhi straniti degli antichi sacerdoti dellEpiro videro quel terribile terremoto e avranno pensato che la montagna si abbassata, diventato pi corta. Questa frase,
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nella loro lingua, sarebbe: Ulj u b (si abbassata) che si pronunciava Uljumb. Pi tardi, con laggiunta della desinenza os si passati da Uljubes a Ulimbos per giungere alla forma definitiva Olimbos. Che ci sia stato un terremoto evidente, pi difficile datarlo. Il lavoro dei geologi prezioso per stabilire il periodo in cui ha avuto luogo il sisma e, quindi, riuscire a stabilire la data in cui stata usata la parola che trae origine dallalbanese, lingua che in tanti hanno cercato di eliminare dal territorio greco, anche quando, ancora recente il ricordo degli eroi della rivoluzione greca del 1821, tutti, in Grecia, parlavano quasi

esclusivamente la lingua albanese.

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Il faraone Psammetico e la parola bek


Di Aristidh Kola

Psammetico affid due neonati a un pastore; doveva portarli presso il suo gregge e allevarli senza mai pronunciare parola davanti a loro []. In tal modo avrebbe ascoltato quale parola i bimbi avrebbero emesso per prima []. Un giorno, dopo che furono passati due anni, il pastore apr la porta e i bambini si gettarono ai suoi piedi e pronunciarono la parola bekos, tendendo le mani []. Psammetico scopr che i Frigi chiamavano bekos il pane. In tal modo, gli Egiziani [] ammisero che i Frigi erano pi antichi di loro. ERODOTO, Storie II, 1. [1]Indipendentemente dal metodo adottato dal faraone, la storia ci offre un indizio molto importante, cio che nella lingua [2]frigia il pane si chiamava becos. Analizziamo meglio la
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storia. Dizionario: Becos da leggere bekos e da pronunciare bek. La desinenza os dipende dal ghego della parola frigia bek. Allora vediamo che la parola bek ha lo stesso significato della parola albanese buk, che nellalbanese odierno vuol dire appunto pane. Il racconto non stato inventato dagli egizi ed talmente vero che Erodoto lo ha inserito nella sua opera. Un altro fatto incontestabile che nella lingua albanese odierna sono ancora utilizzate parole di origine pelasgica (lingua che secondo molti studiosi stata la lingua universale e primigenia della razza bianca). Si tratta in particolare di parole che hanno subito pochi cambiamenti, in alcuni casi nessuno, rispetto alle parole antiche della lingua pelasgica dalle quali derivano.

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Le Amazzoni
Di Aristidh Kola

Dal mito delle amazzoni apprendiamo dellesistenza di un popolo guerriero legato agli achei da un rapporto di parentela diretta. Questo popolo noto principalmente per la presenza di donne capaci di combattere come gli uomini. Non analizzeremo le origini geografiche delle amazzoni, ma piuttosto letimologia del nome. Tuttavia bene precisare che hanno molto in comune con le donne combattenti albanesi che guerreggiavano al fianco degli uomini (Bubulina, Xhavelena, le donne di Scutari ecc). Ma torniamo alla questione etimologica. Gli antichi studiosi greci spiegavano letimologia riferendosi al termine Mazos (seno) perch si dice che le amazzoni si amputassero la

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mammella destra per non essere impedite nel tiro con larco e nel lancio delle frecce. Louis Benloew, invece, spiega letimologia della parola partendo da un termine ebraico (Amah) e da uno caldaico (Azen). Entrambe le parole significano arma/i. Karolide ritiene che letimologia della parola amazzone si possa spiegare attraverso la parola armena Amaduni che vuol dire straniero, oppure grazie al termine persiano Amadem. Nessuno di questi studiosi ha provato a spiegare letimologia della parola in questione utilizzando pelasgo. Cercheremo dunque di spiegare la parola con tutte le riserve del caso. In albanese esiste la parola zonj (signora) utilizzata anche come titolo. Zonja (la signora) la prima persona (la pi importante) per la gestione della casa e per la vita delluomo.
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la lingua del popolo

La lingua albanese prevede inoltre espressioni come Zonja ime (signora mia) oppure Ime zonj (mia signora). Premesso che nel greco antico ime emi, possiamo concludere che lespressione Emizonj (mia signora) molto vicina a Amazon (Amazzoni).

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Linfluenza della lingua albanese in quella sanscrita


Di Elena Kocaqi

Ci sono molte parole che lingua sanscrita e albanese condividono e che la lingua albanese mantiene in uso tuttoggi. A prova di questo forte contatto, esiste una popolazione dellHimalaya che denomina le cifre utilizzando le stesse parole della lingua albanese. Per esempio il numero sette shtat, esattamente come in albanese. Di seguito un elenco di parole sanscrite utilizzate nellodierno albanese. SANSCRITO ALBANESE ITALIANO

name

emri (nga nami q e ka edhe shqipja)

nome

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nata lath da varga viesa bahra giri arita vartitum peja ulka pa trapa krimi arja

nata lith (pra lshoj) dha varg vi barra guri arrita vrtita pija yllka pa trup krimbi ari

notte lasciare dare cresta vitello peso pietra arrivare lanciare, ruotare bevanda stellina vedere corpo verme oro

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lipsu lap ratha prer paka

lips llap reth prer, prej pjek

mendicante lingua cerchio tagliare cuocere (al forno)

vrana trut tiras tila vasu vas klea

e vrame tret thrras thela vash vesh kleka

nuvoloso digerire chiamare pezzo ragazza vestire ostacolo, impaccio

suni

uni

figlio

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nusa ramja supa fal man gata tata gatita bhuta pura

nusja i ram supa fal mand, mendoj gota tata gatita bota para (pra q sht prpara)

nuora caduto zuppa perdonare pensare bicchiere padre preparare mondo avanti

anu

an

parte

Per giustificare la presenza delle parole albanesi nella lingua sanscrita si potrebbero individuare due ragionevoli spiegazioni.

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La prima che queste parole potrebbero essere entrate nel sanscrito grazie alla popolazione pelasgico - albanese che ha dominato quei territori per migliaia di anni. La seconda, in voga grazie a studi recenti, che la lingua albanese sia la madre di tutte le lingue indo-europee. In ogni caso non esiste una razza indo-europea, n una lingua indo-europea. Le parole albanesi che si trovano nella lingua sanscrita si ritrovano anche in tante altre presunte lingue indoeuropee, ed proprio la presenza di queste parole che supporta la tesi secondo la quale esisterebbe una lingua comune e indoeuropea. Se gli studiosi e i linguisti dessero alla lingua albanese il peso che merita, non commetterebbero mai un simile errore.

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Un popolo pelasgo - illirico: i troiani


Di Elena Kocaqi

La citt di Troia ha un nome che si lega direttamente alla lingua albanese e per dimostrarlo non necessario modificare alcuna lettera. Troj significa terreno dal quale si erigono case e costruzioni di ogni tipo. In Albania questa parola si usa anche oggi. Chi vuole costruire ha bisogno di troje per farlo. Un altro fatto interessane che il simbolo dei troiani era laquila che stato simbolo di Alessandro il Grande, Pirro di Epiro e Scanderbeg (leroe nazionale albanese). A questo punto dobbligo osservare che il simbolo che si ritrova oggi sulla bandiera albanese proprio laquila e gli albanesi sono noti come figli dellaquila (shqiptar). Un ultimo aspetto degno di nota che dimostrerebbe letnicit pelasgoillirica dei troiani e dei loro alleati durante la guerra di
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Troia si trova nellIliade. Omero ci fornisce i nomi dei posti, delle persone e degli dei. Questi nomi si spiegano perfettamente riferendosi allodierna lingua albanese: Festi, era un guerriero che veniva dalla Lidia. In albanese fest significa festa. Arna Menest, guerriero della Beozia, si chiamava cos perch combatteva con armi vecchie. In albanese arna significa cosa vecchia, rattoppata. Alkatos, nome troiano usato anche nell antico Epiro. In Albania tuttoggi in uso come nome proprio. Kliti, nome troiano. Si usava anche in Illiria e Macedonia. Era il nome di un re illirico che combatt contro Alessandro il Grande. Nome proprio in uso tuttoggi in Albania.

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Perifati, in lingua albanese sarebbe perri fati che significa buona fortuna. Oggi in alcune zone dellAlbania non si dice buona fortuna ma bella fortuna (bukur mir). Perri in albanese significa stupenda, la pi bella. Aise, dio che sorveglia le azioni degli uomini durante la giornata. In lingua albanese sarebbe Ai-se, cio Ai-she (lui guarda), cio osserva cosa fanno gli uomini durante la giornata. Aretyre, in albanese aretyre o meglio ancora ar-tyre, in italiano si traduce con la loro terra (da coltivare). Erinjet, dio che protegge la vita ed al suo servizio. In lingua albanese e-rin-jet che significa colui che rigenera la vita. Hypokanti, nella lingua albanese hy-po-kan-ti cio bello come un dio.
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Hypodon un nome troiano che in albanese hy-po-don che significa essere come un dio. Jadet era il nome della dea della pioggia. In albanese ja-det il suo significato italiano pieno di acqua come il mare. Menti, in albanese mendi oppure menti, significa persona intelligente, piena di cervello. Nella citt di Troia un altro nome molto usato che deriva dalla stesse radice Mentore. Come abbiamo visto, questi nomi, assieme ad altri che si trovano nellIliade, si spiegano molto facilmente tramite la lingua albanese. Di conseguenza se ne pu facilmente dedurre che la popolazione che abitava lAsia Minore avesse la stessa origine degli abitanti dellIlliria e quindi, da ci ne deriverebbe che, la popolazione troiana potrebbe essere illirica.

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Christs Ansti
Di Elton Varfi

Un po di anni fa mi capitata fra le mani una copia di una rivista per la promozione del turismo in Sicilia. Il titolo era ciao Sicilia whats on La copia che in mio possesso dellaprile del 1987. Sfogliando questa rivista, con grande sorpresa, mi sono imbattuto in una poesia in lingua arbresh. La poesia si intitola Stosanesi ed una storpiatura dellespressione Christs Ansti, una frase greca che significa Cristo risorto. una poesia di Strollaku, soprannome di Antonino Cuccia, originario di Contessa Entellina. stata scritta ben 92 anni fa e riguarda la visita del Clero Greco nella Chiesa Latina a Pasqua. Strollaku una storpiatura derivata da Astrologo. Per gli studiosi di lingua arbresh, la
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lettura di questa poesia sar certamente interessante per rilevare i cambiamenti e le evoluzioni della lingua. Arbresh Me paqe e me har te kj bukurdit ka klnelur sa ke isht jet, qi i madh gzim vjen nj her n vit: kush rron e sheh pamet; kush vdes mbllin syt, kundet vete jep te jetra Jet, se In Zot, vdekur rrijti tre dit, me kaq har na u ngjall si sot. Luftart e rruajn me gjak te syt Kur tundej dheu e luajn ajo bot, se si vdiqi In Zot ng u pa m drit (drit) luftart u llavtin me at tirrimot, rran te dheu e zbllijtin syt: njohtin se a vran ish e vrteta In Zot, Shn Mria Virgjr rrij vn m lip, klajti t birin tre dit me sot, u kallaritin engjulit e erdhi ajo drit ane ti than Shn Mris se u ngjall In Zot. Shn Mria Virgjr rriodhi, fshijti vate barcarti tIn Zot e pa se te gjiri kish nj firit: at helm i madh ndiejt Shn Mria kur vdiqIn Zot.
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Mbi dyzet ditat te Parraisi u hip, me flamn te dora u ngjall In Zot. Priftria na i mbson kt i madh shrbes Se pr tre dit hipet me at Stosanes E Litirit vete tja thot kini har se u ngjall In Zot. Kt rrim e bri Strollaku e u jame ju i thom sot: me kaq har u ngjall In Zot. Antonino Cuccia detto STROLLAKU. Italiano Con pace e con gioia in questo bel giorno ch stato celebrato da quando il mondo questo gran diletto una volta lanno viene: chi muore chiude gli occhi e nellAldil il resoconto presenta, perch tre giorni il Signore stette morto con gran gioia risorse come oggi I soldati con occhi insanguinanti lo sorvegliarono mentre il suolo tremava e la terra oscillava poich quando mor il Signore pi luce non si vide
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i soldati si atterrirono al terremoto caddero al suolo e venne loro la vista compresero che avevano ucciso il Signore. La Santa Vergine Maria stava in preghiera ha pianto il figlio finoggi tre giorni vennero gi gli angeli e venne la luce dissero alla Madonna che risorto era il Signore La Santa Vergine Maria corse e si asciug gli occhi abbracci il Signore e vide che in petto aveva una ferita tanto dolore prov la Madonna quando mor il Signore Dopo quaranta giorni in paradiso sal con la bandiera in mano risorse il Signore Il Clero ci insegna questa cosa meravigliosa e per tre giorni sale con lo Stosanesi ed al Latino dice gioite ch il Signore risorto Questa rima stata composta da Strollaku e ve lo dico oggi: Con tanta gioia risorto Nostro Signore.

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Liscrizione del mosaico di Mesaplik del VI secolo in lingua albanese


Di Elton Varfi

Nel museo storico nazionale dellAlbania si trova esposto un bellissimo mosaico che stato rinvenuto dalle rovine di una basilica nel villaggio di Mesaplik, vicino a Valona. Questo mosaico datato V o VI secolo d.C. e le sue dimensioni sono 230x349 cm. Il mosaico in questione ha attirato lattenzione degli studiosi che hanno scritto sui pelasgi e sugli illiri, ma non mai stata spiegata liscrizione che si trova su di esso. Il mosaico raffigura la testa di profilo di un uomo che indossa un capello a punta. Allestremit del cappello sono attaccati due nastri. Nei tempi antichi, questo tipo di capello veniva indossato da professori e filosofi illustri.

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Attorno alluomo, ci sono dei piatti pieni di frutta e di pesce. Lo suo sguardo diretto verso liscrizione A PAK KE TA. Queste lettere appartengono quasi tutte allalfabeto latino, ad esclusione della seconda lettera che la lettera P dellalfabeto greco. Gli studiosi e i linguisti hanno pareri diversi su cosa significhi questa frase. Il professore Moikom Zeqo in un suo articolo scrive: Il

mosaico del V secolo d.C. raffigura la testa di profilo di un uomo giovane che indossa un capello a punta, come Hermes, e una iscrizione: Aparkeas, che il nome storpiato del dio Abraxas, adorato dalla setta monoteista ed eretica dei basiliti, che era cos popolare e diffusa da fare concorrenza al Cristianesimo. Il mosaico con il viso gnostico di Aparkeas/Abraxas un mosaico non comune, anche a livello europeo. Questo mosaico chiude lepoca della storia degli
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illiri, per aprire lepoca della storia degli albanesi. (Koha Jon, 29/06/2001, traduzione mia).

(riproduzione del mosaico di Mesaplik)

Chiaramente la lingua delliscrizione, secondo Zeqo, il greco antico. Tuttavia altri studiosi pensano che questa frase sia scritta in lingua albanese. Se fosse vero, allora dovremmo spostare la datazione del primo documento scritto in lingua albanese dal
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XV secolo al V o VI secolo d.C. Naturalmente si tratterebbe di una scoperta sensazionale. Il professore Arben Llalla legge la frase: A R C (A PAR KE AC) e aggiunge le seguenti considerazioni: 1- gli arbresh hanno un proverbio che dice: Ha pr drek, po l pr dark (mangia per pranzo, per pensa per la cena). Un proverbio molto simile ce lhanno anche gli abitanti di Skrapar in Albania: Ha sot, po mejto edhe pr nesr (mangia oggi, ma pensa a domani); invece nel sud dellAlbania dicono: Ha pr drek, por lr dhe pr dark (mangia a pranzo, ma pensa alla cena). Non casuale che nel sud dellAlbania, ovvero il luogo dove stato rinvenuto il mosaico, si dica Ha pak, q t kesh (mangia poco, cos ti resta). Questo proverbio

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avrebbe esattamente lo stesso significato della frase incisa sul mosaico. (Questi proverbi si possono leggere nel libro FJAL T URTA SHQIPE (proverbi albanesi) seconda edizione Prishtin, 1983, pp. 193.) 2- Quasi tutte le lettere della frase sono latine. Solo la prima lettera della seconda riga la lettera P dellalfabeto greco. Invece, la terza lettera della seconda riga RR e, secondo quanto scrive lo studioso tedesco J.G. Von Hahn nel suo libro Appunti sulla scrittura pelasgica, albanese. 3- La teoria di professore Zeqo verrebbe del tutto confutata se analizziamo lultima lettera dellultima riga, che in realt una C e non una S come il apparterrebbe allalfabeto pelasgico

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professore sostiene. La lettera S in greco , invece la lettera in greco si pronuncia C. 4- La forma stessa di questa frase particolare. scritta dallalto verso il basso e rispetta tutte le regole dellortografia. Questo consentirebbe di avvalorare la tesi secondo la quale non si tratta di una sola parola, bens di quattro parole diverse. 5- Attorno alluomo raffigurato nel mosaico ci sono piatti pieni di frutta e di pesce; inoltre, lo sguardo delluomo diretto verso la frase incisa. Perci molto probabile che la frase faccia riferimento al cibo e potremmo ragionevolmente pensare che sia un

ammonimento al risparmio. Lo studioso greco di origini albanesi Niko Stylos, assieme allesperto Ilir Mati, non hanno nessun dubbio: la frase in

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lingua albanese e letteralmente vuol dire mangia poco, hai da mangiare. I due studiosi, secondo me, forniscono prove pi che convincenti per pensare che la lingua sia proprio quella albanese. Illir Mati contraddice sia la teoria del professore Zeqo, sia la lettura che il professore Llalla fa della terza lettera del secondo rigo (R). Per Mati la lettera K. Per confermare questa sua teoria, Illir Mati porta come prova un vaso antico greco dove sono raffigurati Patroclo, Achille e sua madre, Teti. La sesta lettera del nome di Patroclo identica alla prima lettera della seconda riga del mosaico, ed proprio la lettera K. (vedi la foto in basso)

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Un altro fatto interessante la somiglianza del capello indossato dalluomo del mosaico e il Qeleshe, che un berretto tradizionale portato dagli uomini albanesi (vedi foto in basso)

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Ora basta che anche gli albanesi provino a credere nella possibilit che la loro lingua abbia una storia molto pi antica rispetto a quella che la storia ufficiale ci racconta e, in tal modo, le ricerche saranno animate da un maggiore entusiasmo e da un forte desiderio di conoscere la verit.

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La stele di Lemno
Di Elton Varfi

La stele funeraria di Lemno stata ritrovata nel 1886 a Karminia, un villaggio che si trova nellisola di Lemno, prefettura di Lesbo. Questa stele stata recuperata da due soci della Scuola Archeologica di Atene. La scoperta stata pubblicata nello stesso anno nella rivista della Scuola (G. Cousin et F. Durrbach, Bas-relief de Lemnos avec inscriptions. Bull. d. corr. Helln. 1886, 1).

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Sin dal suo ritrovamento liscrizione che si trova sulla stele stata oggetto di numerose attenzioni. La maggioranza degli studiosi sostiene che la lingua delliscrizione sia quella degli antichi etruschi. Sulla stele intagliato il profilo di un guerriero che tiene in mano una lancia. Attorno al guerriero si legge unincisione le cui lettere apparterrebbero a un alfabeto che gli studiosi farebbero risalire al VII secolo a.C.

La stele di Lemno

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Per decenni in tanti hanno cercato di decifrare liscrizione che si trova sulla stele, utilizzando il latino e il greco antico, ma senza pervenire ad alcun risultato. In questo articolo proporr alcune ipotesi di studiosi che hanno cercato di tradurre ricorrendo alla lingua albanese. Lo studioso francese Zacharia Mayani, nel suo libro Fundi i misterit etrusk (La fine del mistero etrusco, Tirana 1973) legge lepigramma nella maniera seguente:

1. holaiez naphoth, 2. maras mav, 3. sialXveiz, aviz, 4. evisth zeronaith, 5. zivai, 6. aker tavarzio, 7.vanalasial zeronai morinaial.

Holaiez, nipote di Ziazi, morto quando aveva 39 anni. Durante tutta la sua vita, vicino a Zerona, stato sacerdote del tempio di Zerona di Miriana.
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Holaiez, dice lo studioso, il nome delleroe (raffigurato sulla stele), Zerona era una dea adorata a Lenmo, invece Miriana un nome di citt. La studiosa Nermin Falaschi Vlora nel suo libro Letrusco lingua viva, Roma 1989 interpreta liscrizione in questo modo: (In lettere maiuscole la trascrizione dellepigramma, fra parentesi la traduzione in albanese e in italiano). ZI A ZI (zi a zi lutto e lutto), MARAZ (maraz - angoscia), MAF (maf = vello e zez velo nero), ZI APKH (zi ape lutto hai dato), FEIS A FEIS (fisve a fis ai parenti o parente), E FIS TH, H (e fis, th, h e (il) parente, th, h), ZER O NAI TH (zer, oh nai,th, zer = me kap afferrato, oh noi ha, th), SI FAI? (si faj? per quale colpa?), AKER (acr = grop una fossa) , TAF (taft = fron un trono), AR (ar doro), ZI, TH( zi, th lutto, th), FAMA (fama
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la fama), PA (pa - vide), ZI AP (zi u hap lutto si divulgato), ZER,O (kap sht - afferrato ), NAI (pr ne a noi), MORI (mori portato via), NA IP (na hip ci assale), HOPAIE (hopthi sul petto), ZI MATH H, TH (zi math, h, th -lutto grande, h , th), SI FAI? (si faj? per quale

colpa?). La Falaschi fa soltanto la traduzione delle parole, lasciando chi legge libero di interpretare nel modo che ritiene pi opportuno. Lunico elemento che sembra trovare unanimit di giudizio di natura contenutistica: liscrizione uno straziante lamento funebre, con la ripetizione continua dei suoni TH e H per rendere il suono del pianto e dei singhiozzi dei parenti inconsolabili. Si tratterebbe dunque di parole onomatopeiche utilizzate per rendere al meglio il tema affrontato.

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Lo studioso francese Robert dAngely nel quinto libro Le secret des epitaphes della sua imponente opera Lenigme , scrive che liscrizione sulla stele ele funeraria di Lemno sarebbe scritta in pelasgico.

Lepigramma trascritto dallo studioso Robert dAngely

I 1) O LLAJ Q NJEF ZIT E TUA, 2) MARAS MAJ; 3) SIALLI KU Q AVIS 4) VISET E TU: SHRON AITH 5) SIVA 6) LA MALA SIELL, SHRON AI MORINASIT

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7) AHERE O TAVARAZ. II 1) O LLAUZ (KUR) SI PHOKJA SOLI (U SUL): SHPTONTE AITH VISTHIN E TI 2) DHE T NDERONTE, RRO ME, O HARALI, SIFAJ (rro 3) EPTE ZI, U ARRATIS PHOKJA, SIVAJ; 4) AVIS, U SUL KY Q, MARAZI IM, AVIS; AH, UMBI AU. Sintetizzo di seguito il contenuto: nella prima parte delliscrizione, lautore racconta del defunto TAVARZI HARALI, originario di MYRNIA, citt dellisola di Lemno, il quale viene lodato perch ha salvato la sua patria

dallinvasione dei popoli della vicina Tracia; nella seconda parte si legge che leroe ha salvato il suo popolo anche dallinvasione dei focesi, per morto prima che la battaglia finisse. Inizia a questo punto unesortazione da parte
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dellautore dellincisione che prima precisa al defunto eroe che alla fine la sua armata ha sconfitto i focesi, poi per lo informa che il primo nemico da lui sconfitto, cio i popoli della vicina Tracia, hanno costretto in schiavit la sua amata patria; per questo motivo invita leroe morto a risuscitare per salvare ancora il suo popolo. Lo studioso Illir Mati nel suo libro Nj shqiptar n botn e etruskve Tiran 2000 (un albanese nel mondo degli etruschi) legge lincisione sulla stele cos: HOPIAE : S : NA FOTH SIASI MARAS : MAF SIAPYFEIS . AVIS E FIST: SERONAITHSIVAI VAN APA SIAP : SERON AI MO RINAIP AKER: TAVARSITH

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Le parole sottolineate, secondo lautore, sarebbero molto simili alle seguenti parole albanesi: HOP AI E (salta, lui), NA (noi), ZI (lutto), A(SHT) (), MARAZ (angoscia), SE RON AI ZIVAI (perch vive lui ), TU VAR ZITH (nella tomba nera). In albanese: Hop ai e z na thot zia sht zi. Hidhrim t madh si jap n fis, nga fisi n fis se ron ai zivaj. Van? si jap se ron ai megjithse ri ai pak te varri i zi. In italiano: Salta e lo prende, dice che il lutto il lutto. Un grande dispiacere ha dato a tutta la parentela, perch vivo il lutto. Se ne andato? Per vive, anche se star per un po nella tomba nera.

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Secondo lo studioso Ilir Mati, questa interpretazione sarebbe la pi semplice fra le tante prese in analisi. Tuttavia lincisione resta un enigma che, se un giorno venisse risolto ricorrendo alla lingua albanese, allora potremmo dire di avere raccolto una nuova prova che dimostri che la lingua pelasgico albanese veniva regolarmente utilizzata nella sua forma scritta gi nel VII secolo a.C., per di pi allinterno del territorio greco.

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Teti: la madre del pelasgico Achille


Di Elton Varfi

Gi nel leggere il titolo qualcuno potrebbe storcere il naso, soprattutto i lettori greci i quali ritengono che leggendario sia sinonimo di greco. Greci erano gli eroi della guerra di Troia, anche se nellIliade lesercito che combatteva contro i troiani non era n greco n elleno. Omero li definisce solo achei. Per Robert dAngely letimologia della parola acheo riconducibile alla lingua albanese e significherebbe cos bello, che piace a tutti. Un altro greco famoso? Alessandro Magno. Non si deve stupire il lettore nel leggere che per i greci anche Alessandro Magno greco. Il principio sempre lo stesso: tutto ci che sia riconducibile allantichit e sia leggendario e famoso, necessariamente greco.

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Ma analizziamo meglio quanto fosse effettivamente greco il grande condottiero. Filippo II di Macedonia sposa in seconde nozze Olimpiade (il suo vero nome era Polissena), che in quanto figlia del monarca dei Molossi dEpiro, Neottolemo, discende direttamente da Achille. Per molti questa origine sarebbe alla base del motivo per il quale Alessandro Magno stato considerato il nuovo Achille. Pertanto la madre di Alessandro Magno era epiriota, cio albanese. Se dessimo credito a Georgiu Fineley, autore de La storia della rivoluzione greca, il quale sostiene che gli antichi storici ritenevano possibile che Alessandro Magno parlasse con i generali del suo esercito la lingua della madre, quale era questa lingua? Siamo sicuri che si trattasse della lingua greca? Perche i greci chiamavano Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, barbaro?
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Un'altra notazione importante: leroe nazionale dellAlbania, Giorgio Kastriota, noto come il soldato di Cristo, era chiamato dai turchi Sknderbe che vuol dire il principe Alessandro. Forse lo chiamarono cos in onore del bisnonno Alessandro Magno? Ma abbandoniamo questa controversa questione per analizzare largomento principale di questo articolo. La ninfa Teti era la pi bella tra le cinquanta ninfe figlie di Nereo e Doride. La sua figura principalmente quella di sposa di Peleo e madre di Achille. Sia Poseidone che Zeus avrebbero voluto sposarla. Tuttavia essendo stato profetizzato che il figlio di Teti avrebbe acquistato maggiore fama del proprio padre, Poseidone rivolse le sue attenzioni ad Anfitrite, sorella di Teti. Zeus scelse Era come compagna e impose a Teti di sposare Peleo, il pi nobile degli uomini, il quale per fatic non poco per farsi accettare da Teti.
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Teti cerc di rendere immortali i primi sei figli avuti da Peleo, immergendone i corpi nel fuoco, ma Peleo riusc a sottrarle l'ultimo nato, Achille, prima che la dea completasse il rito magico che avrebbe dovuto renderlo immortale. Uno dei talloni del bambino si era gi bruciato e il centauro Chirone, che s'intendeva di medicina, sostitu losso danneggiato. Fermiamoci un attimo. Letimologia del nome Chirone risale alla lingua albanese. Abbiamo detto che il centauro Chirone era un medico. Il compito di un medico quello di fare in modo che un paziente guarisca. In albanese il verbo guarire shron. A questo punto lasciamo che il lettore tragga le proprie conclusioni sullattendibilit di questa osservazione. Andiamo avanti con la storia. Abbiamo detto che Chirone, pregato da Peleo, sostitu l'osso danneggiato, prendendo quello corrispondente dallo scheletro
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del gigante Damaso, che da vivo era stato invincibile nella corsa, ci spiega le doti di corridore di Achille "pie' veloce". Fermiamoci ancora. A proposito Robert dAngely osserva che in greco il nome di Achille A (Achilleus) e anche in questo caso letimologia pu essere spiegata facendo riferimento alla lingua albanese; Aq-i-leht/i che in italiano sarebbe: cos

leggero/veloce. Andiamo avanti. Nonostante questo intervento, il tallone di Achille rimase vulnerabile. La madre non aveva fatto in tempo a spalmarlo con l'ambrosia, che era riuscita a distribuire nel resto del corpo per renderlo invulnerabile. Una tradizione pi accreditata annovera tra i sostenitori lartista Rubens, il quale in un suo dipinto raffigura il momento del rito compiuto da Teti. Secondo questa versione dei fatti la
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vulnerabilit del tallone di Achille sarebbe dovuta al fatto che Teti intendeva renderlo invulnerabile immergendolo nel fiume Stige e non nel fuoco. La donna reggeva il bambino per un piede, che quindi rimase asciutto. Dopo le note vicende della guerra di Troia e la morte di Achille, Teti raccolse le sue ceneri insieme a quelle di Patroclo in un'urna che, forgiata da Efesto, le era stata donata per le sue nozze, e guid l'anima del figlio alla boscosa isola di Leuca, di fronte alle foci del Danubio. Poi si rec nel luogo del suo primo incontro con Peleo e lo port con s negli abissi, dove avrebbe ottenuto l'immortalit anche per lui. Sennonch egli l'abbandon per raggiungere la terra dei Molossi, dove sperava di rintracciare Neottolemo, figlio di Achille, e perse irrimediabilmente quella possibilit: fece naufragio e mor presso Eubea.

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Teti si ritrova in molte altre leggende. Aiut per esempio agli Argonauti; accolse nella sua grotta marina Dioniso che, inseguito dagli uomini di Licurgo, re degli Edoni, si era gettato in mare; soccorse Teseo che, tuffatosi in mare per ripescare l'anello gettatovi da Minosse, dimostr in tal modo di essere figlio di Poseidone; aiut perfino Zeus a liberarsi da un crudele incantesimo. Dopo avere raccontato in breve la storia della ninfa andiamo alla questione etimologica relativa al suo nome. In greco

Thtis, in latino Thetis oppure Thelis, Thetidis. Dalle ricerche che ho fatto, non ho trovato nessuno che fornisca unetimologia completa del nome Teti. Pertanto il punto da cui decido di partire la spiegazione che d Brkert relativamente al nome della titanessa Teti o Tetide (greco ), moglie del fratello Oceano e nonna della nostra Teti.

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Brkert vede nel nome Teti una trasformazione dell'accadico tiamtu o tmtu, il mare, che riconoscibile in Tiamat. Ovviamente se Brkert avesse potuto ricorrere alla lingua albanese non avrebbe dovuto necessariamente scomodare la lingua accadica per trovare letimologia del nome della titanessa. In albanese il mare det o deti. La somiglianza con il nome di Teti notevole. Ma se il nome della nonna della nostra Teti si spiega perfettamente con la parola albanese deti, credo che per la ninfa il percorso etimologico non possa essere lo stesso. Mi spiego meglio. Teti era una ninfa e come abbiamo gi detto trascorreva molto tempo nelle profondit marine. La parola profondo in albanese Thell e la parola profondit Thellsia. Credo che ricondurre il nome della ninfa alla parola albanese Thell sia una buona strada da seguire.

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Questo articolo non ha la pretesa di essere un tentativo di spiegare una volta e per tutte letimologia della parola in questione, ma piuttosto un invito a riflettere sulla questione, partendo dalla riflessione di un attento conoscitore della lingua albanese che non si mai arrogato il diritto di linguista. essere un

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Parole nelle iscrizioni etrusche


Di Ilir Mati

Zemla In uno specchio etrusco si trova una scena damore i cui protagonisti sono Apollo, intento a guardare il dio etrusco del divertimento, Fuflun, mentre bacia una giovane donna, il cui nome scritto accanto: Zemla. Domanda: possibile che il nome Zemla sia arrivato fino ai

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giorni nostri tramite la lingua albanese e che sia oggi presente nella parola albanese zemra (cuore)?

Nota: se si potesse accertare lattendibilit del collegamento tra la parola zemla e zemra, cos come di molte altre parole etrusche, si potrebbe affermare con certezza la presenza non solo di un legame tra la lingua albanese parlata oggi e la lingua e la cultura etrusca, ma anche del fatto che effettivamente queste testimonianze siano arrivate fino ai nostri giorni attraverso questo can Tin, Ita Il dio pi grande per gli etruschi era Tin oppure Tinia, che pi tardi i romani chiamarono Giove. In un vaso rinvenuto a Dodona, conservato nel museo di Louvre, troviamo inciso: THEOZOTO. Theo in greco Dio, Zot invece Dio nella lingua albanese.
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In Buzuku2 troviamo: Tin Zot. Gli etruschi: Tin, Tinia. In etruscologia, il dio Tin tiene in mano tre fulmini, con il primo avverte tuona (bubullin, in albanese), con il secondo appare lampeggia (vettin, in albanese), con il terzo colpisce fulmina (shkreptin, in albanese). Nelle parole albanesi Vet-tin, Shkrep-tin, Bubull-in forse si trova il nome del dio Tin, il cui simbolo era il fulmine? Un altro dio degli etruschi era Ita. Gli albanesi chiamano il luogo nel quale questo dio nato Tale oppure Itale. Dalla necropoli di Durazzo stata rinvenuta unincisione col nome EITALE, datato IV III secolo a.C.

Cutu
2

Gjon Buzuku stato un vescovo cattolico albanese, autore del pi antico documento noto stampato in lingua albanese: una traduzione del Messale Romano, in albanese: "Meshari", stampata forse a Venezia attorno al 1555.

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Nella rivista Atlante dellaprile 1984, gli etruscologi italiani hanno dato la notizia del ritrovamento della tomba della famiglia Cutu. Gli etruscologi hanno attribuito il nome Cutu perch in molte tombe di pietra e in diverse urne stata ritrovata incisa la suddetta parola. Le parole incise sulla pietra, secondo gli etruscologi italiani, sono i nomi dei defunti (il nome proprio, il nome della famiglia, il nome del padre e della madre nel caso di frasi composte da quattro parole). In base a queste informazioni, nella rivista Atlante si legge che gli etruscologi sono riusciti a ricostruire lalbero genealogico dei defunti. Liscrizione sulla tomba : ARNO (ARTH CAIS KAIS CUTU FELUSA KUTU FELUSA)

In un'altra tomba inciso:


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AU CUTU FIPIAL In questo caso, secondo gli studiosi italiani, abbiamo la rimozione della parola CAI per nascondere lorigine servile che questa parola indica, lasciando solo il cognome CUTU della famiglia CAI = KAI che in Albanese si pu tradurre anche con piango (qaj). Certamente uno studio pi approfondito di tutto il materiale epigrafico potrebbe chiarire se CUTU effettivamente il cognome della famiglia oppure pi semplicemente si tratta della parola qui, KTU o, come viene pronunciata dalla popolazione am, KUTU.

Haron Nel dizionario della lingua etrusca di DAversa troviamo:

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Harun, Karon nella iconografia etrusca non colui che accompagna il defunto nellaltro mondo, ma il testimone ed esecutore della morte Basandosi su questa spiegazione, confermata dagli stessi autori antichi, possiamo sostenere che: Harun, Haron pu essere Ha Ron (in italiano letteralmente mangia vita e cio il mangiatore di vite) Ron, rnoj in albanese ha il significato Jetoj (vivere) Ron, rnon in albanese ha il significato Jet (vita) Ha in albanese significa mangiare. Nella mitologia troviamo anche hades cio il mondo sotterraneo, il posto dei morti. Uninteressante coincidenza: 1-Haron = Ha Ron = Ha Jet (in italiano mangia vita, mangiatore di vite, la morte)

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2-Hades = Ha Vdes = Ha t vdekurit (in italiano mangia i morti) Lespressione A RNO potrebbe corrispondere alla frase albanese: asht jet che in italiano si tradurrebbe con vita. La parola Arno, inoltre, con tutte le sue numerose varianti (Arnth, Arnthi, Arnthial), la troviamo molto spesso nelle incisioni etrusche.

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La tomba Golini I
Di Ilir Mati

Nel 1865 in Umbria vengono ritrovate due tombe etrusche affrescate, oggi note come tombe Golini, dal nome del loro scopritore. Nel 1951 gli affreschi, gravemente danneggiati, sono stati esposti nel museo archeologico di Firenze. Nei magazzini di questo museo si trovano le copie in scala reale. Questa tomba ha forma quasi quadrata (5,35 x 5,20m). Secondo gli studiosi italiani gli affreschi che si trovano dentro la tomba Golini I raffigurano un banchetto funebre allestito nelloltretomba in onore di un nuovo arrivato. I dipinti si dividono in tre parti: 1. la preparazione del banchetto, dove sembra che i lavori siano fatti dagli schiavi; 2. i personaggi per i quali il banchetto stato allestito; 3. larrivo
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del nuovo abitante della tomba. Vicino ad ogni personaggio ci sono due parole scritte in nero. Letruscologo Paolino sostiene che queste scritte indicano perlopi le funzioni degli schiavi piuttosto che i loro nomi propri, per non chiara la funzione esatta dello schiavo. La cosa pi impressionante la prima scena della prima parte, dove si sta preparando la carne per il banchetto. Appesi ad un tronco ci sono un toro ammazzato, una capra, un coniglio e altro vario pollame. Vicino a loro si vede il macellaio con una mannaia nella mano alzata fin sopra la testa, che sta per colpire il tagliere nel quale si trova la carne. In alto, nellimmagine, si legge THAR..:KAO.

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THAR KAO

In tutte e due le parole manca qualche lettera (per esempio, poteva essere THARNA KAON), ma anche se non si aggiungesse alcuna lettera, si potrebbe tranquillamente leggere: THER KAUN. La cosa curiosa che in lingua albanese questa frase vuol dire ammazzare il toro, ther = ammazzare, sgozzare , kau-n = toro. Accanto allimmagine del macellaio, si trova la figura di una donna che sembra uscire dal posto in cui si sta preparando la carne per il banchetto. Tiene nella mano sinistra un bicchiere
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pieno, invece nella mano destra tiene qualcosaltro. Vicino a questa donna troviamo scritto THARMA ML.RUNS. Nella seconda frase manca la terza lettera. Sembra che la donna nella mano sinistra, dentro il bicchiere, tenga il fomento (in albanese tharmin) per il banchetto. Nella mano destra invece si trova il segno del sacrificio fatto in onore degli dei, che potrebbe essere il fegato del toro ammazzato. Se lipotesi fosse giusta THARMA ML.RUNS potrebbe significare THARMA

MBLEDHUN, che tradotto in italiano sarebbe raccogliere il fomento. La sesta figura (se iniziamo il conteggio a partire dallimmagine del macellaio) un uomo che sta macinando un malto particolare. Luomo non macina colpendo il malto, ma sbriciolandolo con le mani. Vicino alluomo troviamo questa iscrizione: PAZU MULUANE.

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PAZU MULUANE

Sembra che qui si ritrovi la forma pa zu bukn,(lievitare il pane,) pa zu kosin,(fermentare lo yogurt) , pa zu djathin (pastorizzare il formaggio). Se fosse stato scritto paza muluane si poteva tradurre macinare in silenzio, senza voce = pa za senza voce, muluane(bluan) macinare. Sulle mura della tomba si trovano altre iscrizioni difficili da tradurre, che per lasciano intuire che il banchetto disponga di
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tutto il necessario: gli invitati, i servitori, i musicanti, alcuni animali mitologici, un messaggero, il nuovo arrivato e anche alcuni esseri sconfitti dellaldil. Uno si chiama KRANKRU e d lidea di un animale che rosicchia i crani, dallalbanese kran cranio, e kru aj rosicchiare. Laltro animale si chiama KURPU e potrebbe personificare il disgusto, lo schifo, dalla parola albanese kurp disgusto, schifo. Questi due animali sono sotto una specie di divano, sconfitti dagli abitanti della tomba. Ognuno degli abitanti della tomba fa la sua preghiera. Si rivolgono allAltissimo, larth (in albanese lart). Pregano di perdonarli felinies, felth (in albanese fal), perch con tutta la parentela me fis (in albanese me fis-in) e i bambini, me fmi (in albanese me fmi) piangono klan (in albanese qan), chiedendo intensamente perdono felusum (in albanese falje shum).

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La cerimonia della preghiera eterna ed la stessa per ognuno degli abitanti della tomba, indipendentemente da quando sono arrivati. Chi ha costruito la tomba comune, decide di dipingere un tema eterno per tutti coloro che saranno sepolti l, invece di dipingere un nuovo tema ogni qual volta un nuovo abitante della tomba arriva.

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Achille
Di Mathieu Aref

Il nome Eperios o Epeiros si spiega solo ricorrendo alla lingua albanese. Il significato del termine qualcosa che sopra, in alto, oltre (rispetto alla Grecia). Omero conosceva solo il nome di Thesprotia, nome che sostitu Pelasgia (Erodoto II, 56). In verit, secondo alcuni autori antichi, Epiro con Pelasgiotide erano la pelasgica Argo (Argo l'eponimo della citt di Argos). La citt della Thesprotia, chiamata Dodona, era de del luogo sacro che i pelasgi avevano dedicato a Zeus Dodoneo e

Pelasgico. Ecco la preghiera che Achille rivolge a Zeus (Iliade XVI, 236 237):

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"Signore Zeus, Dodoneo, Pelasgico, che vivi lontano, su Dodona regni dalle male tempeste e intorno i Selli vivono, interpreti tuoi, che mai lavano i piedi, e dormono in terra; come ascoltasti una volta la voce del mio pregare, dandomi gloria, molto punisti l'esercito acheo;

Questo paragrafo, inspiegabilmente passato inosservato da parte di molti studiosi, uno dei pi importanti e dei pi chiari dei poemi omerici ed doppiamente significativo. Prima di tutto perch lo stesso Omero riconosce lorigine pelasgica di Achille e la dichiara liberamente. Addirittura lo

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stesso Zeus, dio pelasgico, avrebbe difeso Achille dalla minaccia dellesercito acheo. La seconda questione vede Omero esprimere chiaramente la genesi pelasgica della religione, che pi tardi con piccolissime variazioni, diventer la religione dei greci. Il nome di Achille si spiega riferendosi alla lingua albanese, Aspeitos parola che deriva dalla radice Ashpeit che si traduce con il veloce, il velocista nella lingua dei pelasgi e quindi in albanese. I greci spiegano il nome di Achille usando lespressione il grande indescrivibile, (cfr. Plutarco, Pyrrhos i, 3) o semplicemente: il grande, il pieno, lottimo. Tuttavia questa interpretazione greca non coincide affatto con gli appellativi che Omero usa riferendosi ad Achille. La stessa cosa avviene se consideriamo un altro nome attribuito ad Achille: Achilleys, che i greci traducono con lespressione senza labbra. Questultimo nome di Achille si spiega molto
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meglio attraverso la lingua albanese: Aq i leht (cos leggero, veloce). In qualsiasi maniera vediamo la questione del nome di Achille, la lingua albanese risulta infallibile nella spiegazione.

Grazie alla lingua albanese si spiega perfettamente anche il nome di Ulisse, il cui significato viaggiatore (Udhsi). Di conseguenza i nomi dei due eroi pi conosciuti nei poemi omerici, Achille nellIliade e Ulisse nellOdissea, si spiegano benissimo ricorrendo alla lingua albanese. Nei due poemi citati, lautore dichiara di avere scoperto 58 citazioni relative ad Achille, fra le quali 18 si riferiscono alla nozione di velocit: Achille pi veloce, Achille con i piedi leggeri, instancabili; il concetto di divino ricorre 11 volte; 25 ricorrenze mostrano degli appellativi che hanno a che fare con la sua trib e la sua parentela: Pelide, figlio di Peleo; e infine altri 4 appellativi che non sono pertinenti.
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Il nome di Achille, la sua religione e il suo posto nella gerarchia delle divinit (era figlio della dea Teti, il cui nome pelasgico e in albanese vuol dire mare, det) ci mostrano chiaramente la sua origine pelasgica. Ecco cosa ci dice Plutarco (la vita di Pirro 1/3):

da l [luogo santo di Dodona, nelle terre di Molossi, il regno di suo figlio Neottolemo]

Achille stato accolto come una divinit in Epiro, dove, dalla lingua del luogo, prese il nome di Aspetos.

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Plutarco lo sapeva bene che gli abitanti delle terre dei Molossi o di Thesprotia, ovvero dei dodonei, parlavano una lingua diversa da quella greca, parlavano la lingua del luogo.

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Pirro II
Di Mathieu Aref

Pirro II (319272 a.C.) regn in Epiro dal 295 al 272 a.C. Questo re epirota, con origini traco illiriche, come Alessandro Magno, voleva ricalcare le gesta del valoroso generale. Inizialmente attacc i romani che sconfisse ad Heraclea nel 280 a.C. e poi ad Asculum nel 279 a.C. Ottenne questultima vittoria con difficolt e grandi furono le perdite per il suo esercito, da questo evento deriva il detto vittoria di Pirro, una vittoria ottenuta pagando un prezzo troppo alto. Dopo la sconfitta per mano dei romani a Benevento (275 a.C.), tent pi volte di invadere la Grecia. Durante una di queste spedizioni mor. Secondo la leggenda ad ucciderlo sarebbe stato un masso cadutogli in testa.

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interessante fare unannotazione sul famoso elmo celtico con due corna (di capra o di ariete) che indossava Pirro II, lo stesso indossato da Alessandro Magno. Intanto lelmo in questione lo stesso indossato dalleroe nazionale albanese Giorgio Kastriota, detto Scanderbeg (14051468). Questo elmo divent anche lo stemma del re albanese Zog I (18951961). Inoltre, Alessandro Magno viene pi volte citato nel Corano come Alessandro con le due corna - Al Iskandar Zul Karnain. Queste osservazioni confermerebbero il fatto che lelmo con le corna di ariete (o di capra) viene indossato dai re e in particolare da quelli con origini traco illiriche. Altri esempi ci dimostrano che gli epiroti, soprattutto i Molossi (Pirro II apparteneva alla trib dei Molossi come la stessa madre di Alessandro Magno, Olimpiade), erano pelasgi. Prima di tutto il nome Molossi in albanese corrisponde alla parola
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malsor, in italiano montanari. In verit, le parole malsor, malsi oppure mals (montanaro, montagnolo) derivano dalla radice pre-ellenica mal (montagna), usata anche oggi nella lingua albanese. I malsort (i montanari), di origine traco illirica, erano di statura alta (come sono oggi gli abitanti dellAlbania del nord) a differenza dei greci che erano pi bassi. In secondo luogo, il nome Pirro (Pirrohs) che nella lingua albanese burri (uomo), deriva dal pelasgoalbanese burr che vuol dire uomo coraggioso. Se alla parola burr (uomo) si aggiunge il suffisso greco os questo ricaviamo burros (burr os) trasformato dai greci in Pirrhos. Pirrhos anche uno dei tanti appellativi di Achille. Pirro II stato uno degli ultimi re dellEpiro, i suoi soldati lo chiamavano lAquila (in albanese, shqiponj), mentre loro si facevano chiamare Figli dellAquila.
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Ancora

oggi,

lespressione usata per riferirsi agli albanesi (in albanese, shqiptar); sono gli altri (i non albanesi) che utilizzano le parole Albanias, Albanian, Albanesi ecc.

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Alcuni esempi di neologismi inutili della lingua albanese


Di Mathieu Aref

Arrestoj; arrestim arrestare; arresto Nella lingua albanese esiste la parola kap (prendere). La radice di questa parola la ritroviamo in latino (capere), in inglese (Keep) e in francese (capturer). Marshim, marshoj, marshon marcia militare Non si riesce a comprendere la necessit di questo neologismo. La lingua albanese ha le parole ecje, eci, ecim, ecn (cammino, camminare, cammina)

Sukses successo La lingua albanese ha diverse parole che hanno tutte questo significato (mbarvajtje, mbarsi, mbrodhsi, ose arritje)
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Audienc udienza Lalbanese ha le parole vmndje, pritje, mbledhje che ovviamente, con leggere sfumature di significato, vogliono dire tutte udienza. Aplikim, aplikacion applicazione In albanese esistono gi le parole, vendosje, vnie, zbatim, prdorim. Tendenc tendenza La lingua albanese ha la parola prirje. Procedim querela Anche per questa parola gi esistono mnyr veprimi, sjellje, mnyr e sjelljes Protestoj protestare In albanese c gi la parola kundrshtoj. Abuzim abuso In albanese ci sono le parole shprdorim, teprim, tepri.
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Egzistoj esistere Anche per questa parola si tende ad utilizzare una parola straniera anche se in albanese c una parola che proviene dagli albori dellumanit ed jetoj. Poi ci sono ancora vazhdon (continua) vazhdon ende

(continua ancora) e hala. Si usa anche jam gjall (sono vivo). Injorant ignorante In albanese, i pa ditur, i paditun, nuk di gj, ose nuk di gja. Indipendenc indipendenza Esistono le parole albanesi pamvarsi e mmvetsi. Inteligjent intelligente Anche per questa parola si usa un termine straniero, anche se la lingua albanese molto fornita di termini

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che significano intelligente. Tra gli altri cito i zgjuar, i menm, i ditur. Civilizuar civile In albanese esiste una parola antichissima che qytetruar, qytetar (civile o cittadino). I latini ereditarono questa parola dagli etruschi nella forma di civica (citt) dalla quale nata la parola italiana citt e la parola francese cit (citt). un paradosso che gli albanesi utilizzino una parola nata tra loro antenati, storpiata dal latino e rivista dalla lingua francese. Plazh spiaggia Anche per adeguarsi alla modernit, gli albanesi hanno cominciato ad usare la parola plazh, ma la lingua albanese aveva gi alcune parole antichissime che indicavano la spiaggia. Tra queste c ranisht che deriva dalla parola ran (sabbia) in dialetto ghego e
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rr (sabbia) in dialetto tosco. C una parola ancora pi antica che ha lo stesso significato ed la parola kum. Da questa parola derivano cumes e cumae

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Thot/Hermes Trimegisto
Di Mathieu Aref

Il verbo them in albanese si traduce con dire, ma anche con raccontare, pensare, giudicare. Thot perci vuol dire che qualcuno racconta, pensa, giudica. Se diamo unocchiata da vicino agli attributi della divinit egizia Thot, non potremo fare a meno di notare la grande somiglianza che questi hanno con la parola albanese thot (dice). Thot noto come il dio della sapienza e della scrittura. Viene rappresentato con la testa di Ibis e, molto spesso, nelle sue raffigurazioni presente anche Anubi, divinit con la testa di sciacallo che aveva il compito di accompagnare i defunti

davanti al tribunale supremo degli dei. Nellepoca greco-romana, il dio Thot era Hermes Trimegisto, il Mercurio dei romani. Anche in questo caso nella mitologia
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cosiddetta greca, il nome di Hermes Trimegisto si spiega tramite il ricorso alla lingua albanese. Hermes Err mes, che nel dialetto ghego dellAlbania del Nord vuol dire: Io ammazzo loscurit o anche Colui che sfida loscurit, err oscurit, buio, mes m(b)ys ammazzo, uccido. In principio, prima che i greci facessero la loro comparsa, una delle funzioni della divinit Hermes era laccompagnamento dei defunti nella loro ultima dimora, cio nellaldil (terri, loscurit, il buio pesto). Anche per spiegare la parola Trimegisto dobbiamo affidarci alla lingua albanese. Questa parola, che i greci ritengono sia di tipo onomatopeico e dunque facilmente spiegabile come tre volte grandissimo, accompagna quasi sempre la divinit Hermes. La leggenda narra che Hermes invent la lira, utilizzando il guscio della tartaruga come scatola di risonanza e
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le budella come corde. I pelasgi lo qualificarono come Err mys Kris me gishta cio Hermes che suona con le dita, Kris suona, me con, gishta dita. Questo strumento, cio la lira, pi tardi venne associato ad Apollo. Chi vuole approfondire largomento, pu leggere il libro dellautore Giuseppe Catapano Thot parlava albanese pubblicato a Roma nel 1984.

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Il museo archeologico di Viterbo


Di Nermin Vlora Falaschi

Anche il museo archeologico di Viterbo ricco o di reperti di grande valore, nonch di messaggi epigrafici di notevole contenuto filosofico. Entrando, contro la parete destra si nota un sarcofago originale, con una figura umana completamente distesa sul coperchio. In corrispondenza dei piedi incisa questa brevissima iscrizione:

Questa epigrafe estremamente concisa richiede per un lungo commento, poich racchiude in se stessa un concetto ampio: CAE-I nella maniera moderna si potrebbe interpretare nel senso di Abbi benevolenza per lui, Signore.
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In verit CAE ( qaje in albanese) letteralmente vorrebbe dire semplicemente piangilo, ma il suo significato profondo molto pi importante. Non lacrime di pianto chiedono al Signore, ma compassione, misericordia, benevolenza. Questa si deduce dalla solitaria I che segue la parola CAE, e il cui significato DIO. Nella Divina Commedia (Paradiso, XXVI, 133 134) Dante ce lo conferma in questo modo:

Pria chio scendessi allinfernale ambascia, I sappellava in terra il Sommo Bene

e Jacopo della Lana, il letterato bolognese del XIV secolo che per primo comment per intero la Divina Commedia, annot:

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o in soa vita Deo sappellava I. Il primo nome per lo quale Adamo nomin Iddio fu I.

interessante notare che nella lingua turca come in quella giapponese e coreana, e forse in altre lingue orientali I significa bene. In turco i adam sta per persona buona, perbene. Perci sempre opportuno cercare di analizzare le epigrafi inquadrandole in relazione allepoca e alle circostanze in cui di adoperavano quelle parole, evitando di fermarsi al loro significato posteriore o addirittura di accettarne accattivanti assonanze, come sembra sia stato fatto con questa iscrizione affrettatamente assimilata al nome proprio romano Caius.

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Le tombe Vend-Kahrun di Tarquinia


Di Nermin Vlora Falaschi

A Tarquinia tra il verde dei prati, tra colline soavemente ondeggianti e rese suggestive da ulivi secolari e fiorellini variopinti, si trovano numerose tombe etrusche. Si usa dire muto come una tomba. Al contrario, quelle tombe sono loquaci, non solo dove il pensiero stato fissato con un commento epigrafico, ma perfino quelle tombe dove un emblema sostituisce la parola. Un fiore, un disegno geometrico, un cielo stellato, un animale, esprimono quel simbolo che rappresenta lidea e stimola il pensiero. Una delle pi interessanti tombe di Tarquinia, sia per quanto riguarda la ricca paleografia, sia per linsieme degli emblemi floreali che con la loro eloquenza pittorica destano stupore ed

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emozione, la tomba di VANTH (in albanese vend il luogo per eccellenza, cio patria). Per cominciare, leggiamo e interpretiamo questa interessante iscrizione:

Pelasgo-Etrusco

Albanese

Italiano

FEL ANI NAS FE

Fal Ana Nash Me fe


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Offerto Da parte Di noi Con fede

LUS CLAN AI I AFRS IU RU XXII

Lus Klanve Ai I afrt Iu ru 22?

Prego Ai familiari Egli Vicino Si conserv 22 anni?

Due caratteristiche distinguono questa bella dedica allamato scomparso. La voce (ME) RU in albanese significa conservare. RUNE sono cose ben conservate, ed noto che le rune sono iscrizioni incise prevalentemente su legno in Germania, Norvegia, Islanda, Svezia, Scozia, Danimarca, Romania, Bosnia e altrove con caratteri simili a quelli etruschi. Pochi sono gli esemplari rimasti, a causa della deperibilit del legno.

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Sulle rune riferisce anche lo storico romano Publio Cornelio Tacito nella sua opera Germania. Una particolarit di questa tomba eccezionale che accanto alla dea alata Vend (VANTH), tenuta in grande considerazione dagli etruschi per la sua missione di accompagnatrice dei defunti meritevoli al paradiso degli eroi, appare ora anche il dio alato Kahrun (KHARUN) e cio kah = verso, run = conservazione, vale a dire verso linfinito, leternit. Sempre nella tomba Vend-Kahrun, di fronte allentrata si trova una iscrizione murale ornata da un doppio festone, dove lalloro si snoda intrecciandosi con una fascia rossa scura: linsieme di questa pittura si materializza nel numero 8 orizzontale. Al principio, l8 appare grande, poi va diminuendo per terminare con un tralcio rivolto verso lalto. Com noto l8 stato sempre simbolo dellinfinito, e questo disegno potrebbe significare il cammino che il defunto deve seguire per
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giungere, percorrendo infiniti sempre pi piccoli, nel finito del Tutto Universale.

Pelasgo-Etrusco

Albanese

Italiano

ANI NAS ARNO CE LUS THANKHEI

Ana Nash Arno q Lus Thanje

Da parte Di noi Creatore Che Prego Oralmente

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LUS ATI A LA FILS XXXIX

Lus Ati La Fisin 39?

Prego Il padre Che ha Lasciato I parenti A 39 anni?

In questa iscrizione merita particolare attenzione la parola ARNO, che nel passato stava per Creatore e che forse per questo ha dato il nome al fiume intorno al quale sono sorte grandi civilt come quella di Firenze. Si avr comunque modo di osservare successivamente molte altre iscrizioni con questa parola, tenendo presente che cos com decaduto il significato di faber , anche ARNO ha perso in Albania la sua antica dignit e oggi vuol dire semplicemente restauratore.

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Alcuni dei dellOlimpo


Di Robert dAngely

Zeus Al primo posto tra tutti gli dei, i pelasgi mettevano Zeus, per i latini Giove (Jupiter). Per spiegare letimologia del nome (Zeus) dobbiamo prima precisare che gli antichi lo chiamavano tuonante, infatti era anche il dio del tuono. Lappellativo tuonante si spiega perfettamente riferendosi alla lingua pelasgica: Z s (Z in albanese vuol dire voce), che in greco phneis. Tuttavia la parola pelasgico albanese Z s, si adatta molto meglio al nome di (Zeus). Possiamo dire senza ombra di dubbio che (Zeus) levoluzione della parola pelasgico albanese Zs: tuonante o colui che parla a voce alta.
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Demetra Demetra era una delle dee pi potenti dellOlimpo. Il suo nome (in dorico (Damatr)) secondo unetimologia molto antica deriva non dal greco (g) = terra, bens dal pelasgico albanese dhe = (d) = (da) = tok terra. Anche la seconda parte del nome, (mtr), deriverebbe dalla lingua pelasgica motr = mater = (mtr) = madre. Il significato che gli antichi pelasgi davano alla parola motr, che in albanese si traduce con sorella, non assolutamente quello di madre, ma si tratta di un appellativo utilizzato per rivolgersi con grande rispetto a una donna che non necessariamente giovane ma neanche particolarmente anziana. Questo stesso significato del termine ancora in uso nel sud dellAlbania, soprattutto nella zona di Prmet. Apollo

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La forma pi antica del nome Apollo la forma pelasgica A (Apelln), dalla quale derivano A (Apoloun) e A (Apln), anche queste forme pelasgiche. La forma A (Apoloun) somiglia molto al nome etrusco Aplu o Apulu, invece la forma A (Apelln) si avvicina alla parola osca Apellun che a sua volta si avvicina a tutti i nomi antichi greci; A (Apellas), A (Appells), A (Apellis), A (Apellikos) ecc. Basandosi sia sulle forme etrusche Aplu e Apulu, sia sulla lingua osca Apellun possiamo individuare, con laiuto della lingua pelasgicoalbanese, unetimologia convincente del nome Apollo. Letimologia che proponiamo sulla base di Aplu, Apulu, Apellun A (Apelln) ovvero: che fa sorgere la

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stella. Naturalmente si tratta della stella per antonomasia, il sole. Ancora meglio sarebbe ap udhn = q hap rrugn: che apre la strada (al sole). Per questo motivo i greci chiamavano Delos, lisola dove si trovava il santuario di Apollo cio lisola dove sorge il sole. A partire da questo si spiega molto bene lipotesi secondo la quale Apullen e Apudhn vogliano dire colui che apre la strada al sole. Per rafforzare questa teoria possiamo ricordare che Apollo viene raffigurato con una corona e quattro raggi di sole sulla testa, sempre preceduto da Aurora, sua figlia.

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= I Pelasgi sapienti
di Robert dAngely

Durante il periodo che va dalla subsidenza dellisola di Atlantide alla prima spedizione dei pelasgi verso lIndia, oltre ai contatti con gli atlanti che sono rimasti definitivamente in Europa, i pelasgi hanno avuto diversi altri rapporti con popolazioni di razza bianca grazie alle migrazioni di questultime. I legami che di volta in volta venivano sviluppati hanno fatto s che si unificasse la lingua pelasgica che si parlava, e forse si scriveva, a quel tempo. Siamo sicuri che i pelasgi o (arg) grazie alla loro fama, guadagnata grazie alla battaglia vinta contro gli atlanti, hanno avuto la possibilit, anche per merito della loro leggendaria sapienza, di diffondere luso della loro lingua pelasgica in Grecia, soprattutto ad Atene, e in Italia.
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Abbiamo detto grazie alla loro sapienza proprio per correggere un errore millenario, cio la parola greca (dioi) che tutti traducono come divini, come se avesse qualche legame con la parola (theios), che deriva da (theos), che vuol dire Dio. Infatti (dioi), che si traduce erroneamente come divini, deriva dalla parola albanese di-s che in italiano vuol dire so, ho conoscenza. Di conseguenza, lesatta traduzione di (dioi pelasgoi) sarebbe non i pelasgi divini, come stata da sempre tradotta, ma i pelasgi sapienti. Prima della prima spedizione dei pelasgi verso lIndia, il termine Pelarg oppure Piellarg che si riferiva a tutte le popolazioni della razza bianca, stato semplificato,

rimuovendone la prima parte (cio Pel oppure Piell che significa nascere o nato, dallalbanese pjell) e trattenendone la seconda (cio ARG in greco (arg) che significa bianco,
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dallalbanese bardh). Il termine ARG, in greco , ha avuto una grande fortuna perch da esso derivano la parola mesopotamica ARYA e la parola greca (argeios); inoltre, fin con lalternarsi alla parola (pelargos) o (pelasgos), senza riuscire, per, a sostituirla del tutto.

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La vera etimologia di YTI (il tuo) e (barbar os)


Di Robert dAngely

Una delle parole pi interessanti dellOdissea il nome che Ulisse diede a se stesso e che Polifemo us per chiamarlo, cio (outis). Da come scritta, o da come hanno voluto scriverla pi tardi, immediatamente evidente che non si tratta di una parola greca. Il significato che stato a lungo attribuito a questo termine nessuno, che per, in greco, avrebbe dovuto essere scritto (oudeis). La parola greca che ha il significato di nessuno (ou tis) e si scrive usando due parole distinte come infatti lo troviamo scritto in tantissime altre parti sia dellIlliade che dellOdissea.

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(outis) non significa nessuno, ma la trascrizione esatta di YTI (il tuo): yti pelasgico. Allinizio YTI = yti si pronunciava seguendo le regole della lingua pelasgica e luditorio era perfettamente in grado di capire; molto pi tardi, nellepoca di Pisistrate, quando le opere sono state tradotte in greco, la parola yti non stata cambiata, ma semplicemente trascritta in (outi). Anche dopo la traduzione in greco, la parola si pronunciava esattamente yti e lauditorio gli

attribuiva in automatico il significato originale, cio il tuo. Pi tardi, quando i testi pelasgi iniziarono a diventare pi rari fino a perdersi del tutto, la vera pronuncia e il vero significato della parola (outis) vennero dimenticati e solo in seguito stato attribuito il significato che oggi tutti noi conosciamo, cio nessuno. La parola pelasgia yti in uso anche oggi in Albania e significa il tuo (yt+i). Lo stesso significato che aveva quando Ulisse la
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utilizz per sfuggire a Polifemo. Lo stratagemma di Ulisse era tanto semplice quanto geniale. Dopo che Ulisse accec

Polifemo, gli altri ciclopi corsero subito in aiuto del gigante. Appena arrivati davanti alla grotta, domandarono: Perch, Polifemo, sei cos afflitto e gridi cos nella notte divina? Forse un mortale porta via le tue greggi e non vuoi? Lui rispose yti cio il tuo. Loro domandarono di nuovo: Forse qualcuno ti uccide con l'inganno e con la forza?" e lui rispose di nuovo yti. Ora, quando gli altri ciclopi sentirono la parola yti pensarono che Polifemo stesse accusando i loro familiari, le persone pi vicine a loro (servi, cugini, fratelli). Per non avere problemi con gli altri ciclopi, dunque, decisero di ritornare alle loro grotte. In tal modo (outis) non avrebbe pi il significato di nessuno, ma il significato pelasgio yti, il tuo. Dal

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significato originale del temine, si coglie meglio anche la storia del raggiro di Ulisse ai danni del ciclope Polifemo. Unaltra parola che dimostrerebbe che la lingua pelasgica era la lingua universale parlata nellantichit e che non solo ha influenzato la lingua greca, ma costituirebbe la materia prima per la formazione delle parole in quella lingua, (barbar os). Nellantichit, i greci, conoscendo letimologia di questa parola, la usavano solo quando volevano indicare una lingua differente da quella greca, mai per indicare unaltra razza o nazionalit. Solo pi tardi, e soprattutto con linfluenza latina, la parola barbaro venne usata per indicare popolazioni incivili, in particolare coloro che invasero limpero romano fino a causarne la distruzione. Ed questo il significato che rimasto fino ad oggi nel nostro immaginario popolare.

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I greci avrebbero attinto a questa parola attraverso la lingua pelasgica , mantenendo lo stesso significato, cio q flet belbr ovvero persona che parla in modo incomprensibile, come un bambino. Prendendo in considerazione lattuale lingua correntemente parlata e originaria da quella pelagica, ovvero lalbanese, si possono tentare due spiegazioni etimologiche della parola. La prima sarebbe riconducibile allidea di una persona logorroica, che parla eccessivamente: flet brbr, si byth e turtullit. La seconda, invece, si riferirebbe ad una persona che non parla correttamente, che storpia le parole, flet belbr si foshnjat, cio parla come un bambino. Umberto Eco scrive: i greci del periodo classico conoscevano genti che parlavano lingue diverse dalla loro, ma li denominavano appunto barbaroi ossia esseri che balbettavano parlando in modo incomprensibile .

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Con questa dichiarazione, il professor Eco conferma quello che si vuole dimostrare. Tornando allargomento principale, in entrambi i casi (flet brbr e flet belbr) la lingua si distorce a tal punto da diventare incomprensibile anche per un albanese. Ed cosi che stato per i greci del periodo classico, i quali allinizio parlavano tutti la lingua pelasgica, ma col tempo, dal contatto con gli stranieri e con le loro lingue, nacque la lingua greca; lingua liturgica, diplomatica, ufficiale e internazionale (per comunicare con i non pelasgi) e dalla loro parola brbr onomatopeica (che uguale nella lingua albanese odierna brbr oppure belbr) venne fuori (barbar os). Questa parola venne usata per indicare sia gli stranieri che parlavano una lingua diversa dal greco, sia gli elleni che parlavano male la lingua greca.

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In conclusione, i greci del periodo classico usavano la parola (barbar os) solo per indicare il modo di parlare una lingua e non per indicare la razza di qualcuno; questa cosa faceva s che i pelasgi venissero considerati barbari esattamente come gli stranieri. Per comprendere veramente il significato che la parola (barbar os) assunse in seguito, citeremo qui un sillogismo che coloro che si chiamavano eleni hanno formulato per distinguere gli elleni dai non elleni: (pas m Elln barbaros) cio Tu non elleno (sei) barbaro, dicevano, usando questa frase come base del sillogismo. Demostene ha aggiunto: non tutti gli elleni sono barbari, ora Filippo II di Macedonia il padre di Alessandro Magno non elleno, allora Filippo II di Macedonia barbaro (conclusione del sillogismo). Se questo vero, viene spontaneo domandarsi perch i greci odierni sostengono che Filippo II, Alessandro Magno, i macedoni, gli epiroti fossero tutti elleni.
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(dourios ipp os) O (Odusseia)


di Robert dAngely

noto che le lingue monosillabiche sono le lingue pi antiche. Se vera questa teoria, allora pi antica la parola albanese kjaj (piango) oppure la parola greca (klai )? Hepem, dallalbanese mi incurvo, oppure (epom ai)? Jam, in albanese io sono, oppure (eimi), io sono in greco? Bretkues, rana in albanese, oppure , rana in greco? Dru, in albanese legno, oppure (dru - s), in greco legno o foresta? Der- , in albanese porta, oppure (thur a), in greco porta?

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Dhall, in albanese fermento di latte, oppure (gala), in greco latte? Potremmo continuare con altre centinaia di esempi, ma ci fermiamo qui. Ora se i poemi antichi come lIliade e lOdissea sono scritti nella lingua greca, perch si usa la parola (ipp os), che in greco indica il cavallo oppure lo stare in sella sul cavallo, che in albanese hip = shaloj, che vuol dire salire sul cavallo o sellare il cavallo? E ancora, perch non si usa la parola greca (zulin os), di legno, ma la parola (dourios), legno? La spiegazione semplice. La parola (zulin os) non esisteva nella lingua greca nel periodo della guerra di Troia e tutti usavano la parola - (douri - os), che deriva dalla parola pelasgica dru ri = dru = legno.
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Questa un'altra prova tangibile del fatto che i poemi antichi sono stati scritti nella lingua pelasgica e solo dopo sono stati tradotti in greco. Questo discorso viene dimostrato proprio dalla presenza della parola appena esaminata, cio (dourios ipp os)= salita di legno. Passiamo ad un altro termine. pi antico il nome proprio Penelope (lorigine di questa parola stata attestata non oltre il 700 a.C.) oppure la parola pelasgica pene lypi (il cotone chiede) che stato poi usato come nome proprio? La tela di cui si serv Penelope fu uno stratagemma, narrato nell'Odissea, utilizzato per non convolare a nozze, nella speranza di poter rivedere il marito Ulisse. La donna comunic ai suoi pretendenti che avrebbe scelto il suo prossimo marito solo dopo aver completato la tela. Per fare in modo che la scelta si rimandasse, la notte disfaceva ci che tesseva durante
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il giorno. Ancora oggi lespressione la tela di Penelope viene utilizzata per riferirsi ad un lavoro che non avr mai termine. Ne deduciamo che la derivazione del nome proprio Penelope dal termine pene lypi (il cotone ha chiesto) si adatta perfettamente a questo personaggio. Ora analizziamo un'altra parola che tutti credono sia greca. Linterminabile viaggio intrapreso da Ulisse per tornare in patria alla base del poema epico noto come O (Odusseia), nome che i pelasgi diedero al protagonista. Per la verit il nome del poema O (Odusseia) non il nome proprio del protagonista, ma il nome che i pelasgi gli attribuirono per via delle numerose disavventure che fu costretto ad affrontare per ben dieci anni prima di riuscire a tornare in patria. Il titolo di questa poema si comprende e si traduce meglio solo se si utilizza la lingua albanese. Infatti, lespressione albanese Udh sshu, che molti secoli dopo
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diventata in greco O (Odusseus) vuol dire colui che non ha visto la via, non vede la strada. Come nel caso di Penelope, anche questa spiegazione si adatta perfettamente al profilo di Ulisse, al quale i pelasgi hanno attribuito anche un altro nome, che per non arrivato fino a noi perch stato tradotto in greco (Plumchan os), intelligente, astuto. Dopo queste riflessioni possiamo dire che il dizionario Omerico di Pandazides non preciso, visto che fa risalire il titolo del poema al verbo oo (odussenomai), che vuol dire arrabbiarsi. Adesso abbiamo numerose ragioni per credere che non cos.

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Letimologia del nome della dea Atena


Di Robert dAngely

Letimologia del nome della dea Atena rimasta a lungo ignota. Max Mller, lo studioso che sostiene che i pelasgi non sono mai esistiti, ritiene che (Athina) sia una parola greca, unevoluzione dal sanscrito ahna che vuol dire folgorante, che brucia. Tuttavia Mller non fornisce alcuna spiegazione che possa giustificare la relazione tra le parole e ahna. Secondo lo studioso Schwartz, Atena la dea del fulmine e anche questa spiegazione si collegherebbe al sanscrito. Secondo altri studiosi invece la parola Atena deriva dalla radice (aith). Dalla stessa deriverebbe anche la parola (aithr) = etere, o meglio ancora della radice (ath)

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dalla quale derivano le parole (anthos) oppure (athr) = fiore. Tuttavia ci sono altri linguisti che sostengono che A (athnaia) oppure A (athnai) sia un nome e non un appellativo di (pallas), pertanto traducono la frase di Omero (pallas athnai) con Pallas Athinase. Immaginiamo per un attimo che questa teoria sia sbagliata. Intanto iniziamo con losservare come queste spiegazioni

tocchino solo da lontano la parola Atene e non diano alcuna spiegazione etimologica approfondita del termine in questione. Proviamo a riferirci alla solita lingua pelasgo-albanese per capire se riusciamo a ottenere spiegazioni etimologiche pi convincenti. In albanese Atena E THNA cio colei che destinata a nascere. Solo dopo questa parola diventata ATHNA, ANA, ATENE, ecc.
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Partendo da questa definizione proviamo a individuare lorigine, abbandonando tutte le altre spiegazioni.

Iniziamo dalla leggenda sulla nascita della dea. Zeus ingoi la sua prima moglie, Metide, appena rimase incinta, perch Urano e Gea gli dissero che se fosse nato un maschio questo avrebbe detronizzato il padre. Quando arriv il momento della nascita del figlio che Mentide avrebbe dovuto partorire, Zeus sent un dolore insopportabile alla testa dalla quale Prometeo (secondo altre versioni Efesto, Ermete o Palemone) estrasse la dea

Atena che usc fuori gi adulta e armata, lanciando grida di gioia. Ecco perch la dea nota per essere nata dalla testa di Zeus. Omero nel suo inno ad Atene descrive con maestria la nascita della dea e limpressione che costei fece agli dei immortali dellOlimpo. Sul testo greco originale ci si imbatte spesso in un
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appellativo riferito ad Atene: (tritogens). Per spiegare questa parola gli studiosi hanno concentrato la loro attenzione sulla prima parte dellappellativo cio (trito). Eppure nessuno riuscito a trovare una spiegazione convincente che chiarisse una volta e per tutte lappellativo in questione. Il dizionario di M. A. Bailly lo spiega scrivendo nata dal mare oppure, secondo gli antichi scrittori, nata vicino al lago. Questa spiegazione deriva dallerrato mito secondo il quale Atena era nata nei pressi del lago Tritone che si trova in Africa. Per gli scrittori del tempo che Bailly tira in ballo non commettevano lo stesso errore di analisi della parola che fa lo studioso francese in quanto conoscitori della lingua pelasgica, dunque sapevano che la parola composta (tritogeneia) si traduce come nata dal cervello. La prima parte di questa parola cio (trito) deriva dalla parola albanese
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trut o truri che in italiano cervello. Questa spiegazione dellappellativo (tritogeneia) si collega alla leggenda della nascita della dea Atene dal cervello di Zeus.

Per quando riguarda laltro epiteto riferito alla dea: (Pallas Athina), anche questo si spiega altrettanto bene ricorrendo alla lingua albanese. (Pallas) in albanese pall s - chi inventa usando limmaginazione, chi ha idee. Questa parola deriva dal verbo pall concepire. Ancora oggi nella lingua odierna albanese si usa la frase t palli tani? = e kuptove? t ra ndrmend tani? lo hai capito ora? ti sei ricordato?. Questo uno degli appellativi che calza meglio alla dea. Louis Benloew conferma la nostra spiegazione etimologica dellappellativo (Pallas) quando nel suo libro La Grce avant les Grecs (Parigi 1877, pp 1777-78)

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scrive:

[]

greci

hanno

intrecciato

delle

caratteristiche e delle tradizioni cos diverse per la dea Atena, che alla fine hanno ottenuto per lei le migliori qualit che sono la fermezza, il coraggio, la capacit inventiva e

produttiva, delle quali Atena diventato il simbolo []

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La vera etimologia del termine (pelargos) o (pelasgos), Argo o Arya


Di Robert dAngely

necessario parlare dellorigine della lingua e della civilt pelasgica poich i termini: pellazg (pelasgi), arias (ariani), etrusk (etruschi), arbresh (albanesi), ecc. sono sinonimi. In realt non si tratta di un popolo, ma di un grande gruppo di popoli che proviene dalla stessa razza e che riconducibile alla prima comparsa delluomo sulla terra. In passato questo popolo abitava in Europa, in una parte dellest asiatico e in nord Africa. Sebbene ci sia stata una simile estensione e gli autori antichi abbiano scritto molto in merito a questo popolo, gli studiosi di oggi ne ignorano lesistenza e trascurano letimologia esatta della parola pellazg. Il noto studioso Max Mller andato oltre e si permesso di sostenere che I pelasgi
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sono una leggenda dellantichit. La categoricit di Max Mller fa pensare che veda pi chiaramente di tutti gli altri autori antichi quando dichiarano che tutti i popoli conosciuti di razza bianca dellantichit erano pelasgi. Tuttavia gli autori antichi, conoscendo molto bene letimologia della parola, non facevano questo errore e chiamavano pelasgi tutti gli abitanti dellEuropa che vivevano lungo le coste del Mediaterraneo o nella parte settentrionale del continente (peiros). Cos pelasgo, (pelargos) o (pelasgos), al contrario di tutte le spiegazioni etimologiche che hanno cercato di dare fino ad oggi appoggiandosi alla parola spelunca ovvero shkemb (roccia), oppure alla parola (pelagos) (mare interno). Questa parola si spiega solo tramite la lingua albanese nella quale il suo significato nato bianco. Non c dubbio che la parola (pelargos) un termine pelasgicoalbanese ellenizzato molto tardi. Analizzando la parola
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arriviamo facilmente nella sua forma primitiva originale, basta seguire alcune tappe. Iniziamo dalla parola (pelargos) e leviamo la desinenza greca . Quello che rimane (pelarg), il calco dallalbanese al greco Piellarg che nell albanese odierno ci d piell(b)ardh(), (nato bianco). La forma primitiva pelasgico-albanese Piellarg (quando la lingua greca si stava formando sulla base della lingua pelasgica ) si evoluta ed venuta fuori la parola greca (pelasgos) cambiando solo le lettere (r) e (s).

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La lingua pelasgica: lingua universale della razza bianca


Di Robert dAngely

Nellantichit la lingua parlata in tutto il mondo conosciuto era la lingua pelasgica, la lingua universale di tutta la razza bianca. Quando si parla di tutto il mondo conosciuto si intende da Costantinopoli, Grecia fino alla costa francese, dallAlbania in Egitto, dal Danubio a Roma fino in Sicilia, dalle colonne dErcole (lo stretto di Gibilterra) fino al Caucaso. Tutto il mondo usava la lingua pelasgica per le pubbliche relazioni. La classe dominante, cio lelite, e tutti coloro che sapevano leggere e scrivere erano bilingue. Sapevano parlare il pelasgico e sapevano leggere e scrivere il greco. Sia le popolazioni con vera origine pelasgica, sia gli stranieri assimilati conoscevano solo il pelasgico. Questo molto tempo prima che si formasse la
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lingua greca. Gli antichi ci fanno sapere che prima dell'alfabeto di Cadmo esistevano da molto tempo (Pelasgika grammata) le lettere pelasgiche. Infine gli stranieri non assimilati dalla civilt pelasgica e che erano arrivati da poco tempo in Asia minore, in Grecia e in Italia erano bilingue e secondo i casi parlavano tre lingue, cio non solo pelasgico e greco ma secondo la loro nazionalit la lingua egizia, arabica, aramaica, armena ecc. Tutti questi stranieri per potere relazionarsi nella vita di ogni giorno con la popolazione autoctona erano costretti a conoscere, oltre alla loro lingua, anche il pelasgico. Inoltre quanti volevano istruirsi imparavano il greco come terza lingua. Se non fosse stato che la famosa biblioteca di Alessandria dEgitto and distrutta, presumibilmente intorno all'anno 270 o forse verso l'anno 400, in circostanze misteriose, avremmo una quantit inimmaginabile di opere scritte nella lingua pelasgica.
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Un altro fatto incontestabile che durante i secoli VI, VII, VIII, IX, X E XI dopo Cristo, si assistette ad una forte crisi del papiro, per questo vennero cancellati moltissimi documenti scritti in lingua pelasgica, etrusca e greca, per assicurare la carta di papiro ai nuovi autori. Se questi due episodi non si fossero verificati, oggi non solo non ci sarebbero mancati i documenti scritti nella lingua pelasgica o etrusca, ma non ci sarebbe posto per gli enigmi linguistici che abbiamo davanti a noi. Comunque siano andate le cose, oggi possiamo ritenerci fortunati perch possiamo studiare questa lingua antica e universale della razza bianca, nella sua forma viva che ci si stata fedelmente trasmessa attraverso la lingua albanese. Il mondo della cultura, gli intellettuali sono da sempre interessati alla lingua greca antica. Noi faremmo un grande errore se combattessimo questo sentimento spontaneo scatenato giustamente dalla qualit del greco antico. Spinti dalle
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circostanze si impone la citazione di un proverbio greco che dice: , ! ovvero Ma caro signore chi mangia broccoli, broccoli parla. Tutti gli studiosi che adorano la lingua greca e che hanno studiato solo questa lingua, hanno un deficit da colmare. Se, infatti, avessero conosciuto e approfondito la lingua albanese in egual maniera, avrebbero potuto confrontare la copia, cio il greco, con loriginale, la lingua pelasgica, erede diretta della lingua albanese. In conclusione, possiamo dire che la lingua pelasgica esisteva prima ancora della lingua greca, la quale si formata proprio a partire da questa lingua.

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Albanologi austriaci scoprono un libro in lingua albanese risalente a prima di Buzuku


I professori austriaci Stefan Schumacher e Joachim Matzinger hanno riportato alla luce un libro che si pensa risalga al XIV secolo. Questo libro scritto in lingua albanese, ma con caratteri latini. I due professori sono arrivati alla conclusione che la lingua latina e quella tedesca, insieme alla maggior parte delle lingue balcaniche, contengono importanti elementi che risalgono appunto alla lingua albanese. Questa tesi supportata dal fatto che una parte dei verbi principali della lingua albanese si ritoverebbe nelle lingue sopracitate. Lobietivo principale della ricerca dei due studiosi quello di scoprire linfluenza dellalbanese sulle lingue parlate nella
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penisola, ma anche sulle lingue morte. Sono proprio loro, gli austriaci, gli eterni innamorati della lingua albanese, che ci sorprendono ancora una volta con una scoperta importante che aggiunge un tassello nuovo alla storia di questa lingua. I due professori hanno presentato una pagina di una Bibbia scritta in lingua albanese che risale allinizio del XVI secolo. Se questo documento dovesse risultare autentico allora avremmo a che fare con un libro antecedente al

messalino(meshari) che risale al XVI secolo. La scoperta Non si sa ancora quanto sia attendibile la scoperta fatta, il documento per gi stato pubblicato sul sito ufficiale dellAccademia Austriaca delle Scienze. Si ritiene che questo documento contenga brani in lingua albanese risalenti al XIV secolo. Sapere con esatezza la datazione ci consentirebbe di capire se il messalino di Buzuku realmente il primo libro
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scritto che conosciamo della lingua albanese o se invece esiste un libro che lo precederebbe. Sulle orme di Jokl I due albanologi austriaci hanno usato i materiali di Norbert Jokl che si considera il fondatore dellalbanologia. Jokl nato il 25 febbraio del 1887 ed morto nel maggio del 1942, ucciso dai nazisti. Jokl dedic la sua vita alla linguistica. Studi le lingue indoeuropee, slave e romene. Allet di 30 anni inizi a studiare la lingua albanese. autore di alcuni libri che hanno come oggetto privilegiato lo studio della lingua albanese (Linguistisch-kulturhistorische Untersuchungen aus dem

Bereiche des albanese, Berlin Leipzig) Le prime testimonianze scritte della lingua albanese La lingua albanese una delle lingue pi vecchie che si conoscono. Le prime testimonianze scritte di questa lingua risalgono al XV secolo. La pi importante una formula di
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battesimo (Formula e Pagzimit) dellarcivescovo di Durazzo, Paolo Angelo (Pal Engjlli) del 1462 "Un t pagzonj pr'emen't Atit e t'birit e t'shpirtit shenjt ", vale a dire io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La formula si trova allinterno di una circolare scritta in latino. Paolo Angelo, durante una visita a Mat, si accorse di numerose irregolarit commesse dai sacerdoti durante lesercizio del loro ministero. Per questo decise di scrivere alcune importanti direttive che il clero avrebbe dovuto seguire. Tra esse cera la formula sopracitata, la quale poteva essere utilizzata dai fedeli per battezzare i propri figli nel caso mancasse lopportunit di portarli in chiesa oppure non ci fossero sacerdoti a disposizione. La formula scritta in alfabeto latino nel dialetto del nord (ghego) ed stata ritrovata nella biblioteca lauteriana di Milano dallo storico romeno Nicola Jorga, il quale lha pubblicata nel
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1915. Successivamente il filologo francese Mario Rognes pubblic lo stesso documento aggiungendo una foto. Il secondo documento in lingua albanese un piccolo dizionarietto scritto da Arnold Von Harf. Il viaggiatore tedesco Von Harf, originario di Colonia, nellautunno del 1496 decise di fare un viaggio di pellegrinaggio in terra santa. Durante il viaggio attravers lAlbania, fermandosi a Dulcigno, Durazzo e nellisola di Sesano. Per necessit personali, durante la permanenza in Albania, scrisse 26 parole, 8 frasi e i numeri da 1 a 1000, accostando ad ogni parola albanese la traduzione tedesca. Questo dizionarietto venne pubblicato per la prima volta a Colonia nel 1860 e, pur essendo modesto, molto importante per la storia della lingua albanese perch contiene frasi e numeri. Tra la fine del XV secolo e linizio XVI, nella biblioteca ambrosiana di Milano, venne ritrovato un altro testo scritto in
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lingua albanese allinterno di un manoscritto greco. Il testo contiene parti dal Vangelo di Marco, scritto nel dialetto del sud (tosco) in alfabeto greco. Questo testo noto come Vangelo della Pasqua. Questi documenti sono privi di valore letterario, tuttavia sono di grande interesse per ripercorrere la storia della lingua albanese scritta. Gi nelle prime testimonianze scritte dellalbanese, evidente come siano stati usati tutti e due i dialetti, quello del nord (ghego) e quello del sud (tosco), e due alfabeti differenti, quello latino e quello greco. Il primo libro scritto nella lingua albanese che noi conosciamo fino ad oggi Meshari (il Messale) di Gjon Buzuku dellanno 1555. Di questo libro oggi si conosce una sola copia che si conserva nella biblioteca Vaticana. Il libro contiene 220 pagine scritte, divise in due colonne. Meshari la traduzione in albanese delle parti principali della liturgia cattolica e contiene
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le messe delle feste principali dellanno liturgico, commenti del libro delle preghiere, alcune traduzioni del Vangelo e parti del rituale del catechismo. In sintesi, il libro contiene tutte le parti che consentivano al sacerdote di esercitare il suo ministero. chiaro che ci troviamo di fronte al tentativo dellautore di introdurre la liturgia cattolica nella cultura albanese, passando attraverso la lingua. Dunque anche per la lingua albanese, cos come per altre lingue, il periodo della letteratura inizia con le traduzioni dei testi religiosi. Meshari stato ritrovato per la prima volta a Roma da uno scrittore proveniente dallAlbania del nord, Gjon Nikoll Kazazi. Il testo venne smarrito per poi essere ritrovato nel 1909 dal vescovo Pal Skeroi, ricercatore e studioso di testi antichi. Nel 1930 lo studioso originario di Scutari, Jystin Rrota, and a Roma, fece tre copie del libro e le port in Albania. Nel 1968 il libro venne pubblicato in Albania.
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Meshari scritto nel dialetto ghego in alfabeto latino con laggiunta di alcune lettere particolari. Il libro fa uso di un vocabolario relativamente ricco e di forme grammaticali gi ben definite. Ci dimostrerebbe che la lingua albanese aveva gi una forte tradizione in lingua scritta. Altri indizi lascerebbero pensare che la lingua albanese possa essere stata scritta prima ancora del XV secolo. A fornire tali indizi sarebbe larcivescovo di Tivar, il francese Gurllaume Adae (1270-1341), il quale fu arcivescovo di Tivar dal 1324 fino al 1341 per questo ebbe la possibilit di conoscere molto bene gli albanesi. In una sua relazione dal titolo Directorium ad passagium faciendum ad terrom sanctam, inviata al re di Francia, Filippo VI di Val, fra laltro scrisse: anche se gli albanesi hanno una lingua diversa dal latino, loro usano nei loro libri le lettere latine. Perci larcivescovo parla di libri in

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lingua albanese, fornendo cos testimonianza del fatto che la lingua albanese sarebbe stata scritta prima del XV secolo. Un'altra testimonianza ci viene data da Marin Barleti nella sua opera De obsi dione scodrensi, pubblicata a Venezia nel 1504. Barleti, descrivendo la citt di Scutari, menziona alcuni framenti scritti nella vernacula lingua, cio nella lingua del paese. In conclusione La formula del battesimo del 1462, il dizionario di Arnold Fon Harf del 1497, il Meshari di Giovanni Buzuku 1555 sono i primi documenti scritti della lingua albanese conosciuti fino ad oggi. Questo d la misura dellimportanza della recente scoperta dei due studiosi austriaci.

Fonte: il giornale Tirana Observer

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La parola albanese Gur si ritrova nei testi biblici sin dai tempi pi remoti, a partire da 29 secoli fa
Di Moikom Zeqo

Filologi e studiosi vari hanno dimostrato che nei testi pi antichi dellumanit puoi trovare briciole di parole di origine albanese. Sono state rinvenute alcune tabelle di bronzo risalenti a trentasette secoli fa3 nelle quali si trovano anche nomi illiri che corrispondono antoponomicamente a nomi illiri come Dasi e Gent, ecc. Questi nomi illiri si ritrovano anche in tempi pi recenti, per la loro etimologia rimasta ignota. Nelle opere grandiose di Omero, soprattutto nellOdissea (versi 500, 501, 507), si legge anche unespressione come Gyraien Petren, che si traduce come Gurin e gurte: (la pietra di
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Si tratta della scrittura lineare B di Creta, tradotto da M. Ventris.

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pietra). Nellepopea di Omero si racconta che leroe Aiace dOileo4 dopo la caduta di Troia, navigando per mare, giunse in unisola chiamata Guras Petras. Poseidone, il dio dei mari, colp con il tridente Aiace e una parte dellisola sprofond assieme al malaugurato navigatore. Secondo il filologo e patriarca Spiro Konda, il nome della suddetta isola era Gur, un nome che ebbe origine molto prima dei navigatori greci. In tempi pi recenti, i navigatori greci hanno chiamato lisola con il nome Guras Petras, facendo cos una tautologia; cos questo nome ellenico antichissimo contiene il nome illiro ancora pi
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Nella mitologia greca, Aiace, figlio di Oileo, re della Locride, e comandante dei locresi durante la guerra di Troia; detto di Oileo o Oilde, per distinguerlo da Aiace Telamonio, figlio di Telamone. Dopo la caduta della citt, viol il tempio di Atena trascinando via la profetessa Cassandra dallaltare della dea, la quale implor il dio Poseidone di vendicare il sacrilegio. Quando i greci salparono per tornare in patria, Poseidone scaten una terribile tempesta; Aiace naufrag, ma riusc a salvarsi: si aggrapp a uno scoglio, vantandosi di essere un uomo che il mare non poteva sconfiggere. Udendo quelle parole, Poseidone spezz lo scoglio con il suo tridente e Aiace fu travolto dalle onde.

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antico Gur, riconducibile ad un periodo storico anteriore rispetto alle epopee di Omero. Se accettiamo che Omero sia vissuto nel VII secolo a.C., allora dobbiamo dire che la parola Gur usata dai Pelasgi e dagli Illiri, e che tuttoggi in uso come una parola essenziale della lingua albanese, si documenta come la parola pi antica della nostra lingua (albanese) in un monumento letterario grandioso dellumanit come le opere di Omero. Anche in tempi pi recenti altri autori, per esempio il grande poeta greco Archiloco, si ritrova la tautologia illirogreca nella forma Gurai Petras. Nel 1920 negli scavi archeologici di Dodona stata trovata una tabella di bronzo con il nome Guras, nome proprio di uomo. Questo nome illiro si trova come toponimo anche a Creta, Kylkade e Tessalia. Lo storico antico Arriano, nel suo libro su Alessandro Magno (4,23) dice che: durante la campagna in India Alessandro Magno attravers un paese chiamato Guraioi, nel quale si
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trovava un fiume avente lo stesso nome. Leggendo con attenzione la sacra bibbia abbiamo trovato una testimonianza unica quasi due secoli pi antica dei testi di Omero, nella quale si trova la parola illiro albanese Gur. La frase si trova nel secondo libro dei re (9,27). L si racconta lepisodio di come Ieu fece una rivolta e uccise Acazia, diventando lui stesso il re della Giudea e di Israele. Ho consultato alcuni testi della Sacra Bibbia in albanese. Nella versione stampata a Brindisi nellanno 1995 alla pagina 424 si legge Dhe e gjuajtn (Akazian) n t prpjetn e Gurit q sht afr Iblehamit5. Nella versione della Sacra Bibbia stampata a Jongloed, nellanno 1993, pagina 398, si legge pran vndit ku rruga sht drejt Gurit e kthen pr n drejtim t Jiblamit6. Nella

Trad. bibbia online http://www.laparola.net/testo.php E lo colpirono alla salita di Gur, che vicino a Ibleam.
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Ibidem

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versione della Sacra Bibbia in albanese pubblicata da The Albanian Bible Society a Firenze nel 1995, pagina 722, si legge : E gjuajtn n t prpjetn e Gurit q sht afr Iblemit7. interessante leggere come il toponimo Ibleam si scriva in diversi modi Jiblam oppure Iblami, mentre, in tutti i suddetti casi, il toponimo del posto chiamato Gur non cambia. Per verificare ulteriormente il toponimo Gur ho controllato le traduzioni delle bibbie in greco e in latino. In tutti e due i casi questo toponino si trova nella forma Gur. Nella Holy Bible, nella International version, pubblicato dallInternational Bible Society, nellanno 1984 alla pagina 267 il passaggio on the way up to Gur near Ibleam. Ne La Bible, Nouvelle edition revue Parigi, (tradotto dalloriginale ebraico e greco), alla pagina 440 si legge la monte de Gour prs Yivleim. chiaro che in tutte le versioni della bibbia scritte nelle lingue
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Ibidem

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pi diffuse il toponino Gur. Questa la prova che la parola albanese Gur stata tramandata come toponimo ed rimasta ferma al secondo libro dei re scritto nel IX secolo a.C.. Leggendo la bellissima traduzione in albanese del vecchio testamento, fatta da Don Simon Filipaj pubblicato nel 1994, capolavoro filologico della lingua albanese, alla pagina 448, alla nota numero 27, di d la spiegazione geografica del posto dove Ieu uccise Acazia. Cos Ibleam oggi si chiama Tel Belame e si trova al sud di Jenin, quasi dieci chilometri a sud di Israele, nella strada verso Gerusalemme. Questo vuol dire che anche il posto che si chiama Gur non molto lontano dalla citt santa. Una ricerca fruttuosa potrebbe essere cercare di verificare se il toponino Gur esiste ancora oppure stato cambiato. Quello che importante per noi albanesi che la parola albanese Gur si documenti nei testi biblici di 2900 anni fa. Questa la testimonianza pi antica di una parola albanese
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che usata regolarmente oggi. Non affatto una scoperta semplice e soprattutto non ci pu essere alcuno scetticismo. Il mio amico Petro Zheji, nel suo libro Shqipja Dhe Sanskritishtja8, pubblicato nel 1996, tratta ampliamente della parola Gur e la definisce una delle parole pi antiche dellumanit, una parola che si ritrova in tante lingue del mondo, si trova in sanscrito nella forma Giri oppure in latino Gravis (pesante), in slavo Gora (montagna), Granica (confine), in tedesco Gral (pietra sacra) e in greco Aguridhe (uva acerba, dura come la pietra). Petro Zheji crea equazioni etimologiche che hanno come radice la parola Gur come nel nome di Gorgona (il cui sguardo trasforma tutto in pietra). Ha anche scoperto che la tomba di Timurlen in Sammarcanda si chiama Gur-i-mire (pietra buona). Secondo Zheji, la parola Gur si ritrova a partire dalla vecchia e lontana India fino ai confini del
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Trad. Lalbanese e il sanscrito

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nord dEuropa. una parola utilizzata dai Pelasgi, lhanno ereditata gli Illiri ed una parola viva solo in un popolo del mondo: gli albanesi. Gur, parola monosillaba, fa parte delle prime parole dellumanit. interessante che il capolavoro poetico del grande poeta romano Lucano (I secolo d.C.) Pharsalia, nel libro VI, dove si racconta la storica battaglia della citt di Durazzo fra Cesare e Pompeo, possiamo leggere il nome di una grande roccia che oggi si chiama shkembi i Kavajes (la roccia di Kavaja). Lucano dice espressamente che il taulant9 la chiama Petra. Infatti Petra lellenizzazione del toponimo Gur. talmente vero che nei documenti medievali si nomina la chiesa di Shen Kollit (Nikolles)10 che pi tardi nella lingua albanese ha dato il
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I Taulanti (in albanese Taulantt) erano una delle principali trib illiriche. Un mito riportato da Arriano racconta che il nome deriva dal capostipite, Taulas (dal genitivo Taulanti).
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Trad. San Nicola

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nome al paese Shkallnur (Shen Kolli i gurit)11. Questo vuol dire che il fatto che il nome di questa roccia, che si trova a Sud della citt di Durazzo, contenga la radice Gur significa che ha sopravvissuto negli anni indipendentemente dal fatto che i cronisti fossero latini o greci o che avessero utilizzato altre parole o altri nomi. Per questa grande roccia stato tramandato il nome originario dei tempi pi remoti. Anche il nome dellisola di Saseno12, vicino Valona, legato al latino volgare Saso che vuol dire Gur. Questo significa che, anche nei tempi pi remoti, lisola stata sempre chiamata Gur. Il fatto collega lisola albanese con quel soggetto omerico di Guras Petras del quale abbiamo gi parlato. In conclusione, la parola Gur lemblema linguistico pi antico della lingua albanese.

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Trad. San Nicola di pietra In albanese Sazan

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Ideali nazionali e linguistica: ricostruzione dellalbanese

la

Un caso interessante riguarda la relazione che collega gli studi linguistici degli autori italo albanesi e la formazione degli ideali nazionali. In particolare, il collegamento fra lingua dei Pelasgi, greco e latino sar ampiamente utilizzato dagli autori arbresh per provare lantichit e lautonomia dellalbanese. I legami e le corrispondenze col greco e col latino sancirebbero anzi una nobilt e unimportanza non minori rispetto a queste due lingue. Fra i principali studiosi che misero a punto lo schema interpretativo della storia linguistica e culturale degli albanesi che ispir gli intellettuali della Rilindja, il Chetta, che nel Tesoro di notizie su d macedoni (Chetta 2002[1777]) ricostruisce la storia e lidentit degli albanesi attraverso una comparazione fra costumi, gli usi, la religione e la lingua degli
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albanesi e delle popolazioni (i macedoni) che considerava loro progenitori. Per quando riguarda la lingua, gli indizi e gli elementi che vengono esaminati mirano ricostruire lorigine dellalbanese come una lingua nettamente separata dal greco e dal latino. Forti implicazioni ideologiche affiorano anche negli scritti degli studiosi italo albanesi dellOttocento, nei quali gli ideali nazionali influenzano in maniera decisiva la trattazione e linterpretazione dei fatti linguistici. Infatti essi mirano a attribuire unidentit storico-linguistica allalbanese, a

dimostrare loriginaria indipendenza e nobilt e a stabilire attraverso le prove linguistiche lautoctonia e lantichit della lingua e quindi del popolo albanese. Anche una questione di ordine pratico come quella della scelta della grafia funzionale alle esigenze di una politica linguistica nazionale. Gli autori arbresh continuano ad utilizzare metodi di analisi e teorie
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che appartengono alla tradizione illuminista, come il rapporto fra genio della lingua e genio della nazione e alla tradizione vichiana. Ad esempio in Dorsa (1862) (cfr. Solano 1975) i richiami alla letteratura scientifica sullalbanese (sono citati Hahn, Bopp, Fallemayer, Stier) si combinano appunto con leredit di Vico e degli autori settecenteschi.

[] far risaltare lantichit antiomerica dellidioma albanese, mettendolo in comparazione col greco e latino primitivi. Le autorit dei dotti e in special modo di Malte-Brun, Court de Gbelin, Mazocchi, ci guideranno per seguire alcun altro punto di affinit con gli altri idiomi indeuropei, e anche semitici derivati pure in origine da una madre comune. Seguiremo lo svolgimento delle parole guidati dalle stesse leggi onde si svolgono le idee, e invocando da maestro il Vico

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[] forse ci sar dato di tracciare in qualche modo una storia ideale della lingua albanese [] (pp.8-10)

La pressione delle idealit nazionali e lillustrazione di una specificit linguistica e culturale preminente in Sugli albanesi. Ricerche e pensieri e in Studi etimologici della lingua albanese di Dorsa (Dorsa 1847 e 1862). La grande incertezza metodologica e lanacronismo di procedure etimologiche di stampo vichiano e gbeliniano lasciano emergere un intento di natura culturale e politica coerente con gli ideali romantici coevi. Riprendendo la teoria per cui lalbanese continuerebbe la lingua pelasgica, la Dorsa cerca comunque di provare un legame genealogico particolare dellalbanese col greco antico e le lingue italiche. Anche altri autori italo albanesi sostennero questa connessione, e in particolare De Rada (De Rada 1893). Daltra parte lidea che la lingua pelasgica fosse una sorta si
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sostrato di delle antiche lingue della Grecia e dellItalia e che fosse il collegamento con il persiano era diffusa nella linguistica pre-ascoliana, e compare ad esempio anche in Cattaneo (1841). Una stessa impostazione caratterizza nel complesso il Saggio di grammatologia comparata sulla lingua albanese di Demetrio Camarda. In Camarda (1864) (cfr.Camaj 1984; Guzzetta 1984) lasseto comparativo, confermato dalla conoscenza della letteratura tedesca (Bopp, Shleicher, Curtius) si piega alle esigenze di uno schema precostruito, cio la dimostrazione di un rapporto di parentela fra greco e albanese sia attraverso la comparazione grammaticale, sia in particolare, attraverso la ricostruzione etimologica.

FIRENZE E LA LINGUA ITALIANA pp. 133-134.

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Parole derivate dalla lingua PelasgicoAlbanese


Nel 1975, lIstituto linguistico svedese pubblic il libro Webster's New Twentieth Century Dictionary, Unabridged Second Edition, De Luxe Color, William Collins and World Publishing Co., Inc. Nel libro conservato lalbero dellorigine delle lingue indoeuropee. Secondo lalbero in questione, la lingua albanese sarebbe la lingua pi antica. Di seguito un elenco di parole riconducibili alla lingua pelasgico-albanese.

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Italiano

Lingua pelasgica

Albanese

Spiegazione

Afrodite

Afrdita

Afr dita

Vicina alla luce del giorno

Agor

Agora
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Asht gur

Fatto di pietra

Atena

Athina

A thina / thena

Il detto

Bylis (Citt albanese)

Bylis

Pylli

La foresta

Dea

Dea

Dhea (Dheja, Dheu)

La terra

Demetra

Demetr

Dhe motr

Sorella terra

Efeso

Efesi

sht veshi

lorecchio

Eschilo

Eskili

E shkeli

Egli calpest

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Era

Hera

Era

Il vento

Itaca

Itaka

I thaka

Asciutto

Cassandra

Cassandra

Qes anderr

Interpreto i sogni

Lisus (Citt albanese) Mallakastra

Lisus

Lis

Quercia

Mallakastra

Mal kashtr

Paglia / pagliaio

Menelao

Menelau

Me ne leu

Egli nato con noi

Micene

Mikena

Mik kena

Noi abbiamo amici

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Pegaso

Pegas

Pe gja (gj)

Hai visto qualcosa?

Penelope

Penelope

pene lypi

La matassa di cotone chiede

Persefone

Persefoni

Prse von

Perch tardi?

Perseo

Perseu

Prse

Perch?

Pirro

Pirro

Pi rro

Bevi e vivi

Poseidone

Poseidon

Po, se i don

S, perch lui lo vuole

Priamo

Priam

Prij jam / I par jam

Sono il primo

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Salamina (Citt greca)

Salamis

Sa lam

Quanti ne abbiamo lasciati?

Tetide

Detis

Deti

Mare

Thesalia (Citt ) Tiranno

Thesalia

Thesa li-ni

Sacco di lino

Tirant

T rndt

I pesanti

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