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L'ingenuit delle opere fallite

Hugues Pagan
Traduzione di Luciana Cisbani

Titolo originale: La mort dans une volture solitarie 1992 ditions Rivages 2004 Meridiano zero

A Madeleine Per il tempo in cui avevo trovato una patria

Un uomo, indipendentemente dalla sua popolarit, vive innanzitutto con se stesso. Se non trova la pace interiore, se tormentato dal rimpianto per un atto che non ha compiuto, quest'uomo diventa simile a un demone disperato, condannato all'esilio, in perenne erranza nel mondo dei dannati. Jerzy Kosinski, L'uccello dipinto

Domenica - ore ventitr.

L'ispettore capo Schneider non dormiva. Era un uomo magro, con gli occhi grigi. Portava degli stivaletti bordeaux, dei Levi's lisi e un golf nero. Se ne stava in piedi davanti all'ampia vetrata scura di un monolocale decisamente troppo grande, con le braccia abbandonate lungo il corpo, e aveva dita morbide e un viso indifferente. La citt si estendeva ai suoi piedi. Dietro di lui, le grosse casse appoggiate sulla spessa moquette bianca distillavano in sordina un vecchio ritornello del Duke, dolce e fantomatico, patinato come un doblone d'argento. Un ritornello sopito, popolato di ricordi antichi e di Jack Daniel's, una melodia soffocata sulla quale un uomo e una donna avevano ballato abbracciati, secoli prima. Una donna di cui aveva dimenticato tutto, il nome e il volto, il sapore della pelle e perfino l'espressione eternamente inquieta e tenera dei grandi occhi ardesia. Il ritornello non era minimamente invecchiato. Rievocava champagne svaporato in esili flte, fruscii di risate e di conversazioni lievi, specchi d'opale, pigre volute di sigarette costose che odoravano di miele e piante verdi; specchi e una profusione di piante verdi, pateticamente scialbe, qualcosa di impalpabile e di amaro. Le lunghe dita morbide del poliziotto afferrarono un bicchiere sul mobile bar. Sembravano del tutto autonome e il loro movimento parve pensoso, quasi astratto, quando lo alzarono all'altezza degli occhi in un brindisi sarcastico e derisorio. Sotto, la citt dormiva. E da qualche parte, nella citt assopita, dormiva una donna alta, sprofondata nel sonno, inerte e pesante come fosse annegata nell'acqua spessa di una palude, e le lunghe ciocche color mogano avvolgevano febbrili quel bel viso un po' gonfio, ondeggiando come erbe dei fondali. Schneider sorrise sarcastico. Vuot il bicchiere e lo pos sull'angolo del mobile bar con una dolcezza sorprendente. Lontanissimo dietro di lui suon un telefono. Anche se ufficialmente il suo turno non cominciava prima di mezzanotte, Schneider and a rispondere. Nel ricevitore, un sax baritono serpeggiava lento, n troppo vicino n troppo lontano. C'entrava una ragazza che aveva preso il treno e abbandonato il suo uomo, e si sentivano scoppi di voci, lo schioccare duro e ripetuto dei flipper quando la biglia d'acciaio sbatteva contro il vetro, gente che chiamava, e c'era come aria di vita. Poco dopo subentr un'armonica. Era l'ispettore Charles Catala. Si trovava al Twenty Flight, dove intorno alle nove aveva deciso di prendersi una bella sbronza. Mancava poco alle undici. Schneider si pass due dita sulla fronte: - Sugar Blue, Charlie. E lui? - lui - My Baby Caught The Train. quella, no, Charles? - S! - disse il giovane. - S!

- Burnett, - disse ancora Schneider. - Chess Burnett Tacque di colpo. - Che succede, Charlie? - Che succede? Cristo, roba grossa Schneider soffoc una risatina priva di gioia e alz le spalle: - Roba grossa del tipo? - Mayer si fatto accoppare, - disse Charlie il Gatto, con una voce piatta e pesante quanto il ponte di volo di una portaerei. Schneider si appoggi alla parete. Le sue dita presero automaticamente un pacchetto di Camel stropicciato che se ne stava sul tavolino. - Mayer, eh? - fece con voce un po' troppo strascicata. Cerc di accendere una sigaretta tutta ammaccata. - Mayer, liquidato, - esult Charlie Chan. - Mayer, kaputt Schneider diede un'occhiata al suo orologio. - Aspettami al Twenty, Charles. Sono l tra dieci minuti. - Impossibile, - azzard il giovane. - Devo incontrare un tizio, prima - Esit. Da Dinah, tra una mezz'ora, se vuole Schneider aspir dalla sigaretta e disperse il fumo grigio con le dita. L'armonica taceva ormai da un pezzo, senza che loro se ne fossero accorti. Il poliziotto fece una risata amara. - Da Dinah Hai un senso dello humour molto molto personale - Si pass la mano sulla faccia con cautela, come se non fosse pi tanto sicuro che gli appartenesse ancora, e si massaggi le tempie con la punta delle dita. E perch non da Dinah? Un giorno o l'altro avrebbe pur dovuto fermarcisi. - Vada per Dinah, Charles, - profer con stanchezza. - Mezz'ora, tre quarti d'ora, - disse Charles Catala. Schneider riagganci. Per pi di un minuto rimase immobile, il viso pensieroso. Poi si riprese, alz di nuovo il ricevitore e le sue dita si misero a tamburellare velocemente sui tasti.

Domenica - ore ventitr e cinquanta.

Per quanto si andasse indietro nel tempo (vale a dire, grosso modo, all'epoca d'oro dell'Occupazione), il Cyrano non aveva mai avuto niente in comune con il Collegio delle figlie di Maria. L dentro, sotto i proiettori da baraccone, si erano spogliate, pi o meno regolarmente, un bel po' di grassone smorte con il culo avvizzito; tizi in abiti costosi ci avevano concluso gli affari pi disparati: chilometri di marciapiedi, carrettate di bionde con o senza ossa; l, vagonate di neve avevano cambiato di mano pi o meno senza rogne. Truffatori, magnaccia e puttane, tutta una fauna di imbroglioni e di giocatori avevano esercitato le loro fruttuose attivit fra quelle mura. Si erano visti anche dei bravi soldatini, trascinarsi nei corridoi con il viso smunto e vuoto, la punta del feltro tirata davanti agli occhi. Un sacco di merli e di babbei si erano fatti spiumare fino all'osso, al Cyrano. Un tempo. Sotto il regno di Vito, l'amicone del signor Lafont. Tutto era finito negli anni Sessanta con qualche spruzzata di calibro .45, e un po' come ai tempi di Al Capone ci si era messi a tartassare freni, suppliziare frizioni e pneumatici, far urlare a morte motori, e, con scricchiolii anomali di tralci secchi, alcuni fiori di un rosso scuro si erano schiusi su sparati non propriamente bianchi. In altre parole, era stata fatta pulizia, e la Strada non ci aveva messo molto a capire che il regno di Vito era arrivato alla fine, e che i suoi amici lo avevano mollato. Alcuni, delle malelingue, non ci avevano visto solo l'azione del caso, ma come la zampata data di striscio di un grande lupo grigio sfiancato e taciturno, un'ombra sarcastica che infestava il luogo, con i pugni affondati nelle ampie tasche di un trench di buona fattura e un sorriso gelido sulle labbra. Nella sua atavica amarezza, la Strada non ci credeva nemmeno pi del necessario, al caso. Tendeva persino a non crederci proprio per niente Le puttane e i pappa erano migrati verso lidi migliori, il resto della truppa non ci aveva messo molto a schiodare, alcuni si erano messi in un pi che meritato riposo e Dinah aveva rilevato l'azienda per quasi niente, un pezzo di pane Dell'epoca d'oro del Cyrano restavano solo gli intonaci che continuavano a scrostarsi, le colonne arcuate e gracili come le zampette di un ragazzino di strada venuto su troppo alla svelta, la moquette stralisa, gli stucchi giallastri, i divanetti rococ di similpelle scura e la pi bella pista da ballo di tutta la citt Edmond vegliava sull'ingresso. Proveniva dal 1 reggimento stranieri e, in mutande, non pesava meno di centoventi chili. Due volte alla settimana Lou veniva l a suonare il piano, ragtime, boogie e blues, visto che tornavano di moda, dalle nove di sera fino alla chiusura. Qualche volta dei ragazzotti piuttosto bravi venivano a fare delle jam session con lui e fumavano erba, tutti insieme, su dei pezzi completamente fuori di testa. C'erano anche due o tre camerieri tutti uguali, che andavano e venivano, e Dinah, al bar, Dinah con un vestito lungo di seta verde bronzo, aperto fino all'inguine. Dinah lavorava da sola.

Quando Schneider schiacci il pulsante di ottone sulla porta, Lou attaccava uno dei suoi blues sconsolati che preludevano non a un bacio - triste, triste domenica sera (Mayer era morto) - ma alla chiusura. Non era difficile immaginare che dentro non ci fosse poi tanta gente, bastava guardare la stradina semivuota. I clienti del Cyrano non avevano l'abitudine di parcheggiare a casa del diavolo, specialmente quando la nebbiolina ghiacciata iniziava a stagnare tra i muri bui. Qua e l dei lampioni ritagliavano coni di una luce angosciosa, flebile e torbida. Schneider rialz il collo del suo parka militare. - Vedi di darti una mossa, - disse con voce secca, antipatica. Due occhi freddi, duri e brillanti come bottoni di stivali, squadrarono il viso magro del poliziotto attraverso lo spioncino. Schneider scosse la maniglia. La serratura elettrica ronz senza alcuna fretta. Con il parka aperto e una Camel tra le labbra, Schneider entr. Bisognava essere ubriachi, o proprio ciechi, per non notare la pesante .45 di acciaio azzurrognolo che aveva infilato nella cintura. Spost Edmond con il dorso della mano, con eccessiva noncuranza. Il viso ostentava un sorriso stereotipato e negli occhi gli brillava una luce sinistra e divertita. Perlustr la sala con lo sguardo. - Mica tanta gente, eh, Monmon? - disse con voce monocorde. - Non trovi? Fiss il colosso. Sul risvolto lucido portava un garofano porpora, come nei bei tempi andati, le grandi mani pesanti gli pendevano appena sopra le ginocchia e delle borchie da radiatore gli strangolavano le grosse dita rosee e lisce come salsicce bollite. Schneider sghignazz. - Non cerchi rogne, tenente, - consigli Edmond con voce lamentosa. - Tanto, a che serve? Schneider diede un buffetto al garofano con la punta delle dita. No, non serviva a niente, e anche del tenente non restava alcuna traccia. Conged il colosso con un gesto della mano. - Smamma, Edmond, - disse con una ferocia mal trattenuta. Agit le dita. In un angolo, Charlie Chan fumava con aria cupa. Aveva una bella faccia mobile ed espressiva, dei riccioloni alla Julien Clerc, dei modi di fare molto disinvolti (per la Strada, Charlie era il poliziotto pi rilassato di tutto il Commissariato, che contava peraltro parecchi tipi strani) e un sorriso disarmante. Schneider si diresse verso il giovane collega e si lasci cadere sul divanetto, di fianco a lui. Il Gatto carburava a Bloody Mary. Schneider stese le gambe a caviglie incrociate, le mani in tasca. Il sorriso era scomparso, e ora sembrava esattamente quello che era, un tipo non pi giovanissimo e ormai alla fine della corsa, un uomo magro e logorato sul quale chiunque con un briciolo di buon senso non avrebbe scommesso pi niente, nemmeno mezzo biglietto del metr, un poliziotto buono giusto da gettare ai cani. Charlie scroll la testa, esamin il fondo del bicchiere appiccicoso con un'attenzione che rasentava l'accanimento. Aveva la lingua incollata al palato, i gomiti che gli cedevano e un bel blocco di cemento armato sopra gli occhi. - Non so se la cosa la far saltare di gioia, Schneider - Rise, e la sua risata si disperse in mille pezzi. Una risata che non aveva niente di realmente vivo. Charlie

aveva incontrato il suo informatore in un parcheggio deserto, e il vecchio bastardo gli aveva caldamente raccomandato di stare bene attento a dove ficcava il naso. Scosse la testa. - Venerd sera, dei tipi si erano dati appuntamento a casa di Mayer, intorno alle undici. Ci sono andati, lui ha aperto e loro l'hanno portato a prendere un po' d'aria fresca Schneider si limit ad aspirare dalla sigaretta e del fumo grigio si sfilacci davanti al suo viso. Lou suonava con un ritegno vagamente straziante, ma non privo di nobilt, One Foot In The Groove, il bastardo, e naturalmente mancavano una cornetta soffocata, dei tromboni per il coro e un violino elettrico per il tormento, ma gi cos l'effetto era puro e amaro. Schneider si massaggi le tempie con la punta delle dita, riparandosi gli occhi con l'altra mano. - Tre tipi, Charles, - disse con voce smorzata, venuta fuori dal niente. Charlie gir di colpo la testa. Schneider alz le spalle: - Tre tipi O due tipi e una ragazza Al giorno d'oggi non tanto chiaro Con una Honda 750. Rossa - Rossa? - balbett il Gatto. - Rossa? - La moto: una Honda rossa. Schneider tir fuori un cartoncino dalla tasca, gli diede una scorsa e lo allung al giovane. - Undici moto rubate da luned scorso. Tre da gioved, tra cui quella: una Honda rossa. Riprese il cartoncino. Charlie lo osservava. - Non erano comunque certo in tre sulla moto, - obiett il Gatto. - No, non in tre. Avevano un appuntamento con Mayer, - ricord Schneider. - I primi sono arrivati tranquillamente a piedi, l'altro con la Honda. Diciamo che avevano deciso di incontrarsi sul posto, dieci minuti prima. Cos ti va bene? Il giovane scosse la testa. Non gli andava mica tanto bene, c'erano un po' troppi buchi; ma Dinah serpeggiava tra i tavoli ed era assolutamente chiaro che si dirigeva verso di loro. Verso di loro Charlie sogghign: tutto il corpo della donna, dalle dita dei piedi alla punta dei capelli, ogni millimetro quadrato della sua pelle ramata, la sua pancia piatta, il suo viso impassibile e delicato da idolo altero, tutto indicava che si stava dirigendo verso quell'uomo magro con gli occhi grigi. Irresistibilmente, proprio come tutte le bussole segnano il nord e come ogni orologio fermo segna l'ora esatta due volte al giorno. che lui, Charlie, l in mezzo non c'entrava proprio niente. Gli occhi morti dell'ispettore capo erano fissi sul lungo profilo sinuoso della donna, le cui anche oscillavano al ritmo del blues - senza esagerare. Si ricordavano di un'altro profilo, pi pesante, meno agile, quello di una donna pi alta. Che si accarezzava i capelli con la mano e rideva di lui buttandosi tra le sue braccia. Vedevano l'atrio di una stazione, l'ultimo strappo. Gli occhi rimasero inespressivi. Faccia- da- poker Schneider la sapeva troppo lunga. Aveva beccato troppi colpi bassi, mandato all'aria troppi giri sporchi, visto troppe schifezze, troppa falsit e miseria, gliene avevano vendute di tutti i colori - ed era proprio troppo tardi - perch non ne restasse qualcosa. Si limit a togliere la sigaretta che aveva tra le labbra e a piegare le gambe, giusto quel tanto perch la donna potesse sedersi di fronte a lui. Lei mosse le labbra senza

rumore e la sua bocca abbozz una smorfia amara. - Buonasera, Schneider, - disse con voce stanca. Separ ogni sillaba, come le pietre di una collana rotta, una dopo l'altra, le pietre di un gingillo da due soldi. Alz la testa. Tanto avrebbe dovuto affrontare lo sguardo paralizzante del poliziotto, prima o poi, allora meglio che fosse subito. Rise, per ogni evenienza. - Lavoro, giusto? Schneider la fissava. La risata della donna si infranse di colpo, come vetro su una lastra di marmo. Gli occhi grigi erano vuoti e morti - pi vuoti e pi morti di quanto non fossero mai stati. - Lavoro, - assent Schneider, con il viso immobile. - Mayer, - disse la donna. - Sei qui per via di Mayer Schneider spense la sigaretta. Vicino a lui Charlie il Muto pesava sulle trenta tonnellate. Dinah era un mito e il Bloody Mary il suo profeta. Schneider cambi posizione. La culatta della .45 gli incideva il fianco e cos distese le gambe sotto la sedia della donna, da una parte e dall'altra delle sue. - Eh s, Mayer - Fece una smorfia. - Mayer morto, tesoro, - disse con voce fiacca. - Lui morto e tu, angelo mio, tu sei sempre cos bella, cos viva - Con la gamba le diede un colpetto alla caviglia. - Perch Mayer morto. Lo sai almeno che morto? - S, - lasci cadere la donna. Le sue palpebre pulsavano come le ali di un piccione ferito. Pieg il busto e le sue dita calde afferrarono il polso di Schneider, lo serrarono con una stretta febbrile. - Cosa vuoi, Schneider? Aveva le palpebre socchiuse, le mascelle contratte, la testa all'indietro, e il suo viso aveva riassunto la stessa espressione dolorosa che aveva, secoli prima, quando facevano l'amore e lei arrivava alla fine. Lui spost le dita della donna senza alcuna rudezza, liberandosi il polso. Secoli prima Met citt gli aveva invidiato la sua relazione con Dinah. La stessa met non aveva capito perch la lasciasse per una spilungona fatta come una giumenta da riproduzione. Schneider ridacchi: - Parlami di Mayer, angelo, - disse con voce lenta, monocorde. - Parlami di lui e dei tizi che l'hanno fatto secco.

Luned mattina - ore due e dieci.

Rientravano lungo le tangenziali deserte, sulla Renault 16 nera e senza et di Schneider. La nebbia iniziava a scendere e alimentava non poco la sensazione d'intensa malinconia che emanavano gli edifici grigi, il balletto di strade vuote e i giardinetti spopolati. Con i piedi nel vano portaoggetti, Charlie Chan fumava. Aveva il viso cupo. Le mani appoggiate al volante, Schneider guidava rilassato. Accese la radio. Miles Davis riemp l'abitacolo. Schneider regol il volume. - Vorrei proprio sapere dove l'hanno ficcato, - disse con voce insipida. Charlie scroll i suoi riccioli come un buffone sbatte i suoi sonagli, e un sorriso tagliente, obliquo, gli assottigli le labbra imbronciate. - Ficcato chi? Mayer? - S, Mayer, - disse Schneider. - In una qualunque discarica, - disse il Gatto. Abbass un po' il finestrino e butt la sigaretta. - Oppure in una buca, alla Combe aux Loups O in una cava. - Tir su freddolosamente il finestrino. Fuori, l'aria aveva uno strano sapore di lacrime, come se la citt non la smettesse di piangere dolcemente tra i suoi camini. - Lei ci vede che ci mettiamo a dragare tutta 'sta roba? - chiese. - No, - concord Schneider. Charlie alz il bavero della giacca, tir fuori una Gitane e schiacci il pulsante dell'accendino elettrico. Aveva l'impressione di passeggiare sull'orlo di un baratro. - Senza contare - azzard - che c' qualcuno a cui fa pure comodo che Mayer non ci sia pi. Schneider prese l'accendino. Con la sigaretta in bocca, rifil al giovane un'occhiata sagace. - E chi sarebbe? Pass l'accendino. Sapeva la risposta. La Camel aveva un gusto amaro. - Il suo amico Gallien, - disse il Gatto. Rimise l'accendino al suo posto. - Perch suo amico, no? Schneider strinse il volante sottile tra le dita avvolte dai guanti. - Lascia perdere, Charles, - disse lentamente. - Lei se ne andata, e basta Un attimo dopo aggiunse, quasi con rammarico: - Quella storia appartiene al passato. Il giovane si agit sul sedile. - Il passato - Il suo tono divenne aspro e indignato. - Vada a raccontarla a suo nonno, Schneider, il passato non c'entra niente con quella storia, come dice lei. Lasciate che i morti seppelliscano i morti, eccetera eccetera, eh? - Si chin in avanti. Non vorr mica farmi bere 'ste coglionate, no? Spense la radio con una torsione del polso. - Non sono morti, - martell, - per lasciare che si seppelliscano. Sono sempre qui. E mi vuole raccontare che non gliene fotte pi un cazzo? Lui ascolt. Gli pneumatici fischiavano sull'asfalto bagnato e il motore ronzava

appena. Era Schneider fatto e finito: un motore che tira da dio, un motore bello grosso, dentro una carcassa marcia. Charles lo osservava. Schneider si pass la mano sulla faccia. Il suo viso magro sembrava scolpito in un blocco di granito. - Non ha niente da bere, in questo trabiccolo? - chiese il giovane con un'espressione di disgusto. - L, nel portaoggetti, - disse Schneider. Il giovane appoggi entrambi i piedi sul pavimento dell'auto. Non aveva particolarmente voglia di bere. Passeggiava sull'orlo del precipizio, con la bisaccia sulla schiena, e la cosa lo divertiva: aveva l'impressione che l'alcol potesse pulirlo, all'interno. Erano cinque anni che con Schneider si tiravano reciprocamente fuori dai guai, con Schneider stava appostato e batteva verbali, con lui faceva i turni. Cinque anni che formavano una squadra, da quando era uscito dalla Scuola di polizia. Vale a dire dall'inizio. Mise la mano su una fiaschetta di Ballantine, di cui svit il tappo. Se la port alle labbra. - Non sono sicuro che lei abbia davvero capito il problema, disse beffardo. Bevve una sorsata, sospir. Lo scotch era piacevolmente fresco e ci mise almeno trenta secondi a esplodergli fin sotto i talloni. - Gallien c' dentro, tenente. E fino al collo

Luned mattina - ore otto e dieci.

C'erano poliziotti dappertutto, una marea di poliziotti di ogni risma, gente di reparti e gradi diversi, chi in uniforme, chi in abiti civili, chi vestito e chi no, chi ce l'aveva scritto in faccia e chi invece, capelli lunghi e giaccone di pelle, poteva essere preso benissimo per un delinquente. C'erano gli agenti della Polizia municipale, imperturbabili nelle loro incerate scure gocciolanti di pioggia, gli investigatori e gli ispettori della Pubblica sicurezza e della Polizia giudiziaria. C'era pure la brillante squadra di agenti della Scientifica E persino dei commissari, un nugolo di commissari, ma quelli se ne stavano accuratamente in disparte. C'era un procuratore della Repubblica e due suoi sostituti, un giudice istruttore e il suo cancelliere. C'erano un sacco di persone. Una vera baraonda. C'erano auto della polizia pi o meno camuffate parcheggiate come capitava, un furgoncino con il lampeggiatore che girava per conto suo e le luci d'emergenza che palpitavano senza che a nessuno venisse in mente di spegnerle. C'era la macchina del coroner con le portiere spalancate. Tutto questo a causa di un tizio disteso pancia a terra con la faccia immersa nel fango, a pochi metri dal sentiero noto come la Combe aux Marceaux. Ed era intorno a lui che i poliziotti effettuavano quella danza, quel lento e accurato balletto, ben coreografato ma certo un tantino ermetico. Lo staff di Schneider era al completo: il caposquadra, l'ispettore capo Claude Schneider, e gli ispettori Franois Perrier, Louis Dumont e Charles Catala. Il gruppetto aveva messo gli occhi su un vecchio blocco di cemento piatto, largo almeno un metro quadrato, su cui si poteva ben sperare che quattro paia di begli stivaletti da passeggio sarebbero stati tutto sommato all'asciutto. Ci si erano buttati sopra al volo. Schneider fumava. Con i pugni ficcati nelle tasche di un trench grigio piombo, aveva assunto in maniera del tutto spontanea la postura resa immortale poco meno di mezzo secolo prima dal grande Bogart ne La contessa scalza, di Mankiewicz. Il motivetto di Paura d'amare continuava a ronzargli in testa. L'ispettore Catala fumava. Faceva una fatica del diavolo a tenere gli occhi almeno socchiusi, gli veniva da vomitare e sulla faccia la pioggia era fredda e amara. Tra le gambe sentiva infilarsi un vento ghiacciato. Quel mattino era iniziato troppo presto, decisamente troppo presto. L'ispettore Perrier fumava. Alto e dinoccolato, indossava dei pantaloni di velluto marrone scuro e una morbida giacca canadese rossiccia con le spalle zuppe di pioggia. L'ispettore Dumont non fumava. E non beveva nemmeno un goccio d'alcol. Portava un loden stretto, sul beige, un completo tre pezzi fatto su misura e una cravatta rosso carminio. Tirava a lucido i suoi occhiali con la montatura in acciaio. - Marks & Spencer, - annunci Charlie.

- Black & Decker, - aggiunse Perrier. - Bang & Olufsen, - rilanci Charlie. - Mancavano giusto loro Dumont lanci un'occhiata di sotto. Il suo tenero sguardo da miope aveva un che di guardingo, di vagamente ebete. Martin e Lagneau si stavano inerpicando su per la salita a passi lenti, con il busto piegato in avanti e le braccia ciondoloni. Erano alti e allampanati e i loro volti scavati sfoggiavano lo stesso sorriso logoro, la stessa espressione dura e ormai screditata: erano i professionisti, quelli veri, tipi tosti, gente con le palle. Appartenevano alla sezione investigativa della Polizia giudiziaria. Ritenevano che glielo si dovesse leggere in fronte, che lo si dovesse intuire solo dal modo in cui camminavano. Il Gatto sbadigli in maniera ostentata. - Salve, ragazzi, - disse senza alcun calore. - Siete qui di passaggio o proprio che ormai ci avete messo le radici? - Ecco il sapientone, - sogghign Martin. - Quel che si dice un vero spasso, - aggiunse Lagneau. - Ci fate un po' di posto? - Non se ne parla, - disse Perrier. - Un altro simpaticone, - disse Martin a denti stretti. Poi rassegnato: - Che tempaccio, vero? - Un tempo da cani, - disse Dumont. - Come vi va, ragazzi? Reggete ancora? Martin scroll le spalle nel giaccone di pelle e mise in mostra i suoi bei dentoni. - Come no! Noi di solito abbondiamo, tanto di carne qui ce n' per tutti - Poi osserv il gruppetto con sguardo sospettoso. - Il caso vostro? Schneider si tolse la sigaretta dalle labbra e, con il viso immobile, lo osserv molto attentamente. Poi si astenne dal rispondere. - I capoccia non sono d'accordo tra di loro, - dichiar Lagneau. - Tanto per cambiare, - sogghign Perrier. - Il pupo, non lo vuole nessuno, - dichiar Martin. - Il vostro capo non lo vuole, e dice che roba nostra Il nostro, invece, dice che la cosa spetta a voi visto che sul vostro territorio Ratione loci - precis con tono affabile. - Peccato che non sia capitato vicino alla gendarmeria, - si lament Lagneau. - Una trentina di metri e c'eravamo, - replic Martin. - Come per il tizio della Senna, - ricord Lagneau. - Anche l, nessuno che lo voleva, e cos il cadavere ha fatto due o tre volte avanti e indietro - Scosse la testa. - Incredibile, no? Non lo voleva proprio nessuno. - Mica come con gli zingari, eh? - disse Charles. Non si era rivolto a nessuno in particolare, ma tutti capirono e i due cowboy si rabbuiarono. Martin inizi lentamente a sfregarsi le lunghe mani nervose. Dumont si rimise gli occhiali e si lasci scappare un sorrisetto, come se niente fosse, come uno che cade dalle nuvole. - Carino lavorare con gli zingari, - disse, continuando a sorridere. - L, niente salamelecchi, non si va mica per il sottile - Li sbatti in ginocchio con una sprangata, - disse con aria trasognata il Gatto. - E poi te li lavori con dei bei tubi di gomma - Devi metterci una salviettina di spugna, per, - consigli Perrier. - Altrimenti rischi di lasciare i segni

- Noi del GRB 1 non abbiamo mai malmenato nessuno, - dichiar Martin. Parlava con difficolt, come se avesse met della faccia paralizzata. - Nemmeno gli zingari. - Qualcuno di noi l'ha detto? - chiese Charlie a Perrier. - Nessuno l'ha mai detto, - afferm Perrier. - Bisognerebbe essere proprio in malafede per affermare che stata detta una cosa del genere, - si indign Dumont. Il Gatto si asciug la pioggia che aveva sul viso. Con gli occhi socchiusi aveva un'aria decisamente addormentata, ma quel tono conciliante non lasciava dubbi: Charlie era un vero cagacazzi. - E dai - Spalanc le mani rivolgendo i palmi verso l'alto. - Si stava parlando del pi e del meno - In generale, - sussurr Perrier con lo sguardo vago. Lagneau si dondolava avanti e indietro. Aveva le mani nelle tasche dei jeans e il collo del giaccone alzato. Schneider e quegli idioti dei suoi uomini tendevano a stargli decisamente sulle palle. - Non allargatevi troppo, - disse con voce bellicosa. - Noi non veniamo a mettere il naso tra le vostre cose Schneider non aveva aperto bocca. Aspettava che i periti della Scientifica avessero terminato i primi rilievi. Vent'anni di mestiere gli avevano insegnato la virt della pazienza. Gir impercettibilmente la testa, e per un attimo avvolse i due uomini con il suo sguardo grigio e fisso. - Davvero un bel lavoro il vostro, ragazzi, - disse ironico. La tensione si poteva tagliare con il coltello. - Interessante, e tutto il resto Il problema, con voi, che non avete tanta memoria Schneider si tolse la sigaretta dalle labbra e la schiacci accuratamente con la punta della scarpa. Lagneau tir fuori le mani dalle tasche. - Dai, lascia perdere, - disse Martin rivolto al collega. - Stronzate, - disse Lagneau. Fece ciondolare la testa: - Guarda, Schneider, che tu ormai non sei messo molto bene. Mi giunta voce che Big Brother voleva farti fuori. - Big Brother ha il braccio lungo, Schneider, - disse ridacchiando Martin. - In questo momento ha il vento in poppa, - aggiunse Lagneau. - mica roba da poco: si messo con i repubblicani indipendenti e il direttore generale lo vuole con s nel prossimo gabinetto, dopo le elezioni - Una bella carriera, no? - Ragazzi, la notizia mi sconvolge, - li rassicur Schneider. Tir fuori una Camel e inizi a esaminarla. - Mayer morto, Martin, - disse, articolando le parole con tono secco. - Per voi saranno dolori, - promise Martin. - Non sar certo una passeggiata tirar fuori i piedi da questo caso Rambert si stava dirigendo verso di loro, lottando contro le raffiche di pioggia. Aveva i pantaloni incollati agli stinchi e le falde scure del suo raglan tutto sformato fileggiavano attorno alle gambe. Avanzava di sghimbescio, tenendo la mano destra sul vecchio cappello di feltro nero stile quarta Repubblica calcato gi fino alle
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Gruppo per la repressione del banditismo. [N.d.T.]

sopracciglia. Lo si sarebbe potuto scambiare benissimo per un agente di commercio qualunque, uno di quelli che hanno deciso una volta per tutte di accontentarsi di fare l'aiuto del vicecapoufficio in una dittarella di second'ordine. - E voil Popeck, - disse sogghignando Lagneau. - Non ci posso credere che conosci Popeck, - disse Perder estasiato. - Ecco cos' la Polizia giudiziaria, - sospir Charles - una banda di intellettualoidi - Quel fesso porta pure il farfallino, - osserv nauseato Martin. Poi scroll la testa scoraggiato.. Rambert viveva in una grande casa di pietra, circondato dalla moglie, dalla madre e da una dozzina di gatti grassi come levantini e certo non meno infidi di loro. - Lo straccione decano dei giudici istruttori, - disse sghignazzando Lagneau. - Ma ti rendi conto? Quel mezzo ebreuccio - S che me ne rendo conto, - disse Martin. - Vi lasciamo col vostro amichetto. - I due poliziotti iniziarono a scendere e Martin si volt, ma dato che Rambert era ormai a portata di voce si limit a proseguire la sua discesa lungo la ripida erta, semplicemente accelerando un po', in modo da raggiungere il collega. Schneider and incontro al magistrato. I due uomini si strinsero la mano. - Lei c' sempre, dove c' del torbido, eh? - disse Rambert. Scoppi a ridere e i suoi occhi scintillarono scaltri e divertiti. Con il dito indice prese a picchiettarsi i baffi, indolente. - Visto l'atteggiamento, si direbbe che i suoi due colleghi della Polizia giudiziaria provino ancora del risentimento contro di me. - Mettiamola cos, - convenne Schneider. Rambert soffoc una risata gelida: Sapesse quanto mi interessa Questa partita, vede, noi ce la giochiamo insieme. Che ne dice? Voltarono la schiena alla pioggia e questa inizi a crepitare sulle loro spalle. Schneider tir fuori un pacchetto di Camel intonso, strapp via la bustina di plastica e l'accartocci nel palmo della mano. I guanti gli davano l'impressione di avere le dita intorpidite. - Dico che il capo lei, - rispose Schneider. Rambert lo prese per un braccio, appena sopra il gomito. - Ok, va bene, tenente. Venga, facciamo quattro passi. - Il capo lei, - ripet Schneider. Si concesse un sorriso sottile. - Il suo entusiasmo mi confonde, - assicur Rambert. - E la sua schiena? Le fa ancora molto male? Schneider tir fuori dal pacchetto una sigaretta e l'accese riparandola con il palmo della mano. Aveva un bel buttar gi schifezze, s, gli faceva ancora molto male. Rambert fece caso all'accendino del poliziotto: un Dupont d'oro laccato blu scuro, un oggetto stranamente lussuoso, e a voler vedere piuttosto femminile, che evidentemente non era stato acquistato il giorno prima. Schneider fece scattare il coperchietto. - Molto, - ribatt ironico il poliziotto. Era pi che evidente che stava pensando a tutt'altro. I suoi occhi grigi sondarono il viso del magistrato, il quale scosse leggermente la testa. - La sua opinione? - chiese a bruciapelo Rambert. Schneider gli riassunse quel che

sapeva. - Il commissario capo Morgantini propende per omicidio su commissione, dichiar Rambert. - Un tizio: venuto da fuori, ovviamente. Un tizio o due Big Brother persuaso che abbiano lasciato la citt subito dopo aver commesso il fatto. - Gente del posto, - lo interruppe Schneider. - Dei mocciosi senza palle. Dei buontemponi che non sapevano nemmeno a che porta stavano bussando. Altrimenti sarebbero filati via di corsa fino in Patagonia Giocherellava con l'accendino. Rambert riusc a decifrare il monogramma sul coperchietto del Dupont. Anche se ne aveva l'intenzione, non fece alcun commento. Di nuovo si picchiett i baffetti. - Gente del posto, secondo lei? Schneider abbozz un sorriso. Il suo viso appuntito assunse un'espressione vagamente sinistra. Un lupo, pens Rambert, un lupo ferito, amaro e disincantato. - S. Gente del posto, - conferm Schneider. - Ce li vede lei dei professionisti che per due giorni gironzolano in citt con la macchina del tipo che hanno appena steso? Venti minuti dopo aver fatto il colpo quelli sarebbero andati dritti filati al casello dell'autostrada, e certo non con la sua macchina. Se li immagina, intanto che fanno il giro dei localini alla moda, rimorchiano ragazze, fanno la gimkana tra le volanti della Speciale notturna, sempre con l'auto del loro cliente? - Non molto, - ammise Rambert. - Big Brother convinto che Mayer sia stato ucciso su commissione da un sicario. la tesi prevalente, - disse il magistrato. - L'ha messo a conoscenza di quello che mi ha appena comunicato? Schneider si mise a fissare i campi sterrati tutto intorno. - Non ricordo che la Centrale mi abbia chiesto qualcosa in questi ultimi mesi, sogghign il poliziotto. - Lei ha offeso i padroni di casa, Schneider, - disse Rambert con un tono di malcelata indifferenza. - Un omicidio su commissione, compiuto da gente del posto. Che ne pensa di questa? Schneider arricci il naso. - Un omicidio con sicari del posto. questo che intende dire? - S, rispose Rambert. Schneider aspir dalla sigaretta. - Ammazzato da qualche teppista di quartiere Erano due ragazzi e una ragazza Uno dei due uomini girava su una Honda 750 rossa, rubata la notte tra gioved e venerd. - Mosse impercettibilmente la testa, e il suo sguardo freddo si fiss sull'attaccatura del naso del magistrato, appena pi su delle sopracciglia, l dove gli antichi collocavano il terzo occhio. - Non c' molta gente in citt che commissionerebbe una cosa del genere, - osserv. - Mi viene in mente solo una persona, - dichiar Rambert con voce compatta. - C' soltanto una persona cos fuori di testa da ficcarsi in una rogna come questa. - Mayer stava per rilevare il Twenty Flight, - dichiar Schneider. - Era uno che in banca aveva abbastanza voce in capitolo da riuscire a giocare un brutto tiro a una mezza calzetta come Ramsete. Ed era un bel po' che il locale se la passava male. - Non vorrei trovarmi a giocare a poker con lei, Schneider. Con lei Contro di lei Quella roba non basta per far ammazzare qualcuno, - obiett con voce fin troppo dolce.

Schneider scroll le spalle, lo sguardo immobile. - A volte pi complicato di quello che sembra, - disse lentamente. - Lei ce lo vede Gallien a infognarsi in una stronzata del genere? - Gallien - Schneider sogghign in maniera evidente. - E gli esecutori? - Domenica, verso le tre del mattino, degli agenti della Speciale notturna hanno inseguito una Mercedes che faceva lo slalom sulla tangenziale. Secondo l'agente al volante, dentro c'erano pigiati almeno una decina di stronzi, e sembravano abbastanza andati. Gli agenti hanno passato il numero di targa alla Centrale, ma l'auto non risultava rubata. Quando hanno cercato di bloccarli a un semaforo, il conducente li ha fregati sul tempo; appena ripartiti, la Mercedes si lasciata indietro la Speciale di qualche centinaio di metri Schneider tacque e aspir dalla sigaretta. - Secondo gli agenti, quello al volante della Mercedes guidava con addosso un integrale. - Un integrale? - chiese Rambert. - S, un casco da moto, - dichiar Schneider. - Il tizio guidava con un casco integrale in testa. E teneva pure la visiera abbassata. Rambert infil entrambe le mani nelle tasche. - Lei non vuole sentire ragioni, Schneider, - disse con tono deciso. - Me ne fotto degli umori personali, e me ne fotto anche dei background di questa faccenda. Tanti di noi sapevano perfettamente fin dove potevano arrivare. E tanti di noi sapevano pure che, un giorno o l'altro, le cose sarebbero potute andare a finire cos. Rambert tacque un attimo. Se per caso sperava in un cenno di approvazione, poteva anche scordarselo. Schneider fiss con aria assente la scarpata. - Visto che sembra si tratti di gente di qui, Schneider, non far fatica a prenderli, no? Schneider scosse la testa. Butt via la sigaretta. Forse li avrebbe trovati, forse no, anche se ne avevano fatte di cazzate. Forse li avrebbe sbattuti dentro subito, o forse si sarebbero fregati con le loro stesse mani, un bel giorno, quando ormai pi nessuno se lo aspettava. O forse avrebbero continuato a correre ancora per un bel pezzo, senza lasciare pi tracce di quanto non faccia un coniglio nell'erba alta. Rambert gir i tacchi. Uno degli ispettori della Scientifica fece un cenno a Schneider da lontano con il pollice rivolto verso l'alto, per dirgli che aveva finito e che potevano cominciare a frugare e rovistare il loro cliente. Mayer era tutto loro. - Era ora, - pens Charles Catala. La pioggia ne approfitt per raddoppiare la sua violenza.

Luned mattina - ore nove e dieci.

La BMW bianca usciva dallo svincolo dell'autostrada. Scivolava morbidamente verso la citt, come un lungo sogno muto e preciso sotto la pioggia, un sogno d'acciaio e di plastica, di gomma e vetro temprato, con i fianchi schizzati di fango. La conducente, una bionda piuttosto carina sui trent'anni, tutta vestita di pelle scamosciata, guidava tenendo ostinatamente il tachimetro sui settanta. Per un verso avrebbe dovuto avere paura, invece non provava niente di particolare, e si limitava a guidare tranquilla, senza pensare. Un visone completamente impregnato del suo profumo carico faceva bella mostra sul sedile posteriore. Il passeggero dormiva, con la testa rovesciata all'indietro contro il poggiatesta e le mani sulle ginocchia. Aveva un viso sciupato e smunto, con la barba che iniziava a smangiargli le guance incavate. Indossava un completo grigio, elegante e costoso, una camicia color lavanda e una cravatta in maglia di seta blu marino, stretta e dritta come quelle che si usavano negli anni Cinquanta; ai piedi portava degli stivaletti di pelle verniciata. Sotto l'ascella destra, in una fondina di cuoio nero, portava una Colt .45 Government Model 1911. La donna inizi a rallentare e si ferm a un semaforo. I tergicristalli andavano avanti e indietro con regolarit, facendo schizzare l'acqua ai due lati dell'ampio parabrezza bombato. Johnny si svegli. Pass improvvisamente da un sonno pesante e faticoso allo stato di veglia. Attraverso la cortina di pioggia intravide la sagoma delle torri della ZUP 2 . - Siamo arrivati, Johnny, - disse la donna. - Johnny's back in town, - fece lui. Lei ripart adagio, mentre l'uomo segu con gli occhi le torri pi a lungo che pot, con una smorfia amara sulle labbra. Loro si passavano parola. Si dicevano, lass in alto, sperse tra le nuvole gonfie di pioggia, che Johnny era tornato, era tornato a casa sua. Le luci di pista dell'eliporto del Pronto soccorso erano ancora accese. Johnny fece scivolare la mano sinistra sotto il tessuto del giacca. Le sue dita incontrarono il metallo tiepido della Colt. - Come va Johnny? - chiese la guidatrice. Gli lanci un'occhiata rapida e perspicace, poi riport subito gli occhi sulle auto, davanti a s. Aveva la voce, il profilo e le lunghe gambe nervose di Nicoletta, la cantante, e quella stessa aria cauta, dura e allo stesso tempo vulnerabile. Johnny le alz i lunghi capelli biondi e folti, e li lasci ricadere in una soffice nuvola, poi le sfior la guancia con la punta delle dita. La donna fece una risata roca, che lasciava trasparire per un certo fastidio. - Niente male, piccola, - disse l'uomo. - Davvero niente male Il vecchio Johnny
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Zone Urbaine Prioritaire. Indica i quartieri residenziali di periferia. [N.d.T.]

non ancora fottuto, sai? Lei lo sapeva. Di tanto in tanto le capitava di vedere il viso di lui farsi sempre pi smunto, sempre pi vecchio, come un teschio; vedeva il sottile sudore imperlargli le tempie e la strisciolina di pelle appena sopra il labbro superiore, i suoi occhi marroni mettersi a guardare, dal didentro, cose che n lei n altri avrebbero visto, finch non fosse toccato a loro di passarci. No, il vecchio Johnny non era fottuto; avrebbe potuto resistere ancora sei mesi o un anno, ma la fine sarebbe stata comunque schifosa e dolorosa. Era evaso, ma ormai questo non voleva dire pi niente; era in fuga, ma la sua cella, quella vera, non aveva n porte n sbarre. La polizia forse avrebbe finito con l'acchiapparlo, ma l dove stava andando lui non c'erano n secondini n sorvegliati speciali, e anche Orecchie Lunghe sarebbe rimasto fregato. L dove stava andando, per la prima volta in vita sua, Johnny sarebbe stato libero, libero come un uccello. Nel frattempo era tornato in citt - nella sua citt - e non certo per fare turismo. Era tornato per ripulire le casse del supermercato Casino, una grande area commerciale appena fuori citt. Un lavoretto che avrebbe reso non meno di tre milioni. Siccome sarebbero stati in cinque a fare il colpo, contando anche l'autista, il malloppo sarebbe stato di circa cinquecentomila franchi a testa, una volta pagate tutte le spese. In linea di massima. Ma al punto in cui era, Johnny non pensava pi tanto a s, visto il tempo che gli restava da campare. Pensava alla ragazza: lei aveva ventisei anni, e tre milioncini per rifarsi una vita certo non le avrebbero dato fastidio. Nessuno di quei quattro pagliacci sarebbe stato all'altezza, al momento di dividere. Ci fosse stato qualcuno a coprirlo, avrebbe certo avuto molte pi possibilit di cavarsela, ma Johnny non voleva dividere. Con nessuno. E non voleva aggiungerne neanche uno alla lista. - Vai sotto il ponte a sinistra, bimba - Pos delicatamente la mano sul polso della compagna. - Andiamo a fare un giretto in citt. Lei lo squadr, con le sopracciglia strette strette. - Ma non pericoloso, Johnny? E se qualche poliziotto ti vede? Lui fece una risata roca e affaticata. - Se mi vede, penser di esserselo sognato. - Le sfior il dorso della mano con un gesto tranquillizzante. - Vai a sinistra La BMW mise la freccia e usc dalla sua fila per insinuarsi, tra due auto, in quella che passava sotto il ponte della ferrovia. Proprio davanti a loro, una Renault 30 grigia inchiod e i suoi grossi stop illuminarono come un incendio il parabrezza. Johnny si lasci sprofondare nel sedile con un sorrisino soddisfatto sulle labbra: le auto erano pigiate su tre file in entrambi i sensi, senza contare gli immancabili furbi che passavano continuamente da una fila all'altra superando a destra e a sinistra. Senza contare le moto, i ciclomotori e i solex. Senza contare i pedoni che andavano di corsa a lavorare spingendo davanti a loro gli ombrelli zuppi di pioggia. Un giovane vigile gesticolava al crocevia della stazione. Si spolmonava con il fischietto nel tentativo di disciplinare il traffico. No, la citt non era cambiata, e attraversarla in auto in fondo era un po' come stare sui cavallini di legno delle giostre, non si finiva mai di girare e rigirare. Passarono per place de la Mairie e nelle vicinanze del mercato fecero, dietrofront davanti alle vie

pedonali, spuntate ormai un po' ovunque. - Tempo fa questo era un quartieraccio, - fece osservare Johnny. - C'erano i barboni, e delle catapecchie messe proprio male. Adesso guarda - Scosse la testa sconfortato. Lei stava facendo velocemente manovra per uscire da l, mezza girata all'indietro sul sedile. Per poco non mise sotto una vecchia con i capelli verdi, che si butt di lato strillando. - Pianino, piccola - disse Johnny con gli occhi chiusi. Imboccarono strade mano a mano sempre pi calme. La BMW filava sul lungolago. Avevano prenotato una camera al Summer Inn, un edificio ultramoderno con la facciata di vetri fum che dominava tutto il bacino. Lungo il fianco sinuoso della collina di tufo risalirono un viale costeggiato da cespugli di oleandri e tamerici, intervallati qua e l da cedri e arbusti di forsizia. Johnny guard il lago grigio e piatto sprofondare sotto di loro via via che salivano, e sparire poco dopo, dietro l'ultima curva. L'auto si ferm davanti al primo gradino della scalinata esterna. Johnny afferr al volo il polso della ragazza e con le labbra le sfior la punta delle dita. - Mi sa proprio che hai estratto la carta sbagliata, piccola, - disse con voce triste e grave. - Ma d'altro canto, mi chiedo se avevi altra scelta.

Luned mattina - ore nove e dieci.

L'arzillo ispettore Claude Viale apr la porta del suo bugigattolo al terzo piano della Centrale di polizia e, come ogni mattina da ormai quasi tre anni, venne assalito dal persistente odore di polvere, fumo stagnante e linoleum. L'ufficio striminzito era immerso nella penombra. Terzo piano: reparto investigazioni giudiziarie della Polizia municipale. Subito dopo il servizio militare, Viale era entrato nella Grande Famiglia, non per un colpo di testa, non perch aveva visto Starsky e Hutch in televisione, e nemmeno per evitare di piazzarsi all'ufficio collocamento con la sua bella laurea in legge nuova di pacca sotto il braccio. No. Era entrato nella polizia per convinzione. Era diventato poliziotto per frequentare la Strada e conciare per le feste i malviventi, perch era un cacciatore e per rendersi utile ai propri concittadini. Gli erano bastati quattro mesi per darsi una svegliata: ai concittadini, in fondo, interessava soprattutto tenersi buoni i pezzi grossi nel momento del bisogno, e riguardo al conciare per le feste i malviventi Fondamentalmente quello che gli veniva richiesto era di non sollevare tanta polvere, di battere a macchina mucchi di stronzate che la Procura avrebbe poi pensato ad archiviare senza badarci troppo, di scribacchiare una marea di documenti e di starsene tranquillo nel proprio angolino: qualcuno si era persino preso la briga di "consigliargli", ma consigliare caldamente, molto caldamente, di farsi dimenticare il pi possibile, se "teneva alla sua carriera". Quel "qualcuno" era il commissario capo Jack Courtot, un ometto tracagnotto e decisamente equivoco, di aspetto trascurato e sciupato in viso. Un eterno agitato con la zazzera sale e pepe, un ex ispettore che aveva fatto non pochi favori a chi stava al potere nel periodo torbido della lotta anti-OAS. Era allora che gli avevano dato i galloni da boss. Da quel momento non aveva dovuto far altro che farsi portare dalla corrente e cos, quattro anni prima, era atterrato come niente a Z, come capo della Pubblica sicurezza. Nelle truppe del commissario capo Morgantini, di cui era l'anima dannata nonch lo zimbello. Come tutti i capi degni di questo nome, Jack lo Squartatore aveva pensato bene innanzitutto di crearsi all'interno del reparto un bel servizio informazioni - cos, tanto per capire se i suoi polli la pensavano come lui. Riguardo all'ispettore Claude Viale (ai tempi un semplice praticante), la brigata del capo non ci aveva messo molto a mettere al corrente Courtot del fatto che il novello poliziotto aveva fatto parte di un sindacato di professori di stampo sinistrorso quando insegnava in un paesino sperduto dei Vosgi, prima di entrare nella polizia, e che conviveva con una donna divorziata, di quindici anni pi vecchia di lui, un'infermiera che militava nei ranghi della Lega comunista rivoluzionaria di Alain Krivine. Alla fine del periodo di pratica, Viale era stato confermato, anche se per il rotto della cuffia, e a niente erano valsi i tentativi di Courtot di rinviare quel momento, nemmeno con i suoi appoggi al ministero. Quel mattino, per, al giovane ispettore che entr nel suo ufficio chiudendosi

accuratamente la porta alle spalle, tutta quella faccenda sembrava ormai lontana e vagamente ridicola: lo avevano sbattuto su un binario morto, ma non avrebbero potuto lasciarcelo per l'eternit. Toccava a lui dare prova di essere un vero poliziotto, un poliziotto con i fiocchi. Quella prova era l che lo aspettava. And ad alzare la veneziana e socchiuse appena la finestra. La pioggia spazzava a grandi ondate il parcheggio, mentre delle raffiche d'acqua increspavano, come se niente fosse, i grossi specchi di pozzanghere sotto le auto. Viale rimase un momento immobile, i pollici infilati nelle tasche del gilet. Una tromba sbraitava da qualche parte, una tromba dal suono roco e veemente. All'improvviso si sent la bocca secca e un nodo allo stomaco. Tir fuori una Dunhill, la accese. Una ragazzina aveva tirato le cuoia nei cessi dello Splendid, vicino al campus, la notte tra il 20 e il 21 novembre, una bambina di diciassette anni che avevano trovato arrotolata per terra, in posizione quasi fetale, con la gonna alzata e una siringa infilata nella coscia bianca e grassoccia. Si chiamava Sylvie Rouyer, aveva frequentato l'istituto tecnico della Cit fino a giugno e nel suo diario erano state trovate, alla data del 20 novembre, tre lettere appuntate in tutta fretta e un soprannome con le iniziali accuratamente miniate, come se avesse dovuto tenersi le dita occupate per un bel pezzo, nell'attesa. Le tre lettere avevano un chiaro significato, e ricorrevano spesso nelle pagine che la ragazza morta aveva riempito fino al giorno in cui se ne era andata: "App" non poteva significare altro che 'appuntamento'. Appena sotto, con un pennarello nero a punta fine, aveva scritto "Speedy Gonzales". Dopodich, con una biro rossa, aveva messo un sacco di fronzoli e ghirigori molto complicati attorno alla S e alla G. Nella sua borsa i poliziotti avevano trovato una Bic Cristal rossa con il cappuccio tutto mordicchiato, ma nessun pennarello nero a punta fine n qualcosa che gli somigliasse vagamente, salvo un mascara. Avevano messo le mani anche su un sacchettino ben nascosto nella fodera interna di plastica, e le analisi chimiche avevano rivelato che si trattava di eroina. "App" e "Speedy Gonzales", ma niente posto n ora Avevano spulciato il taccuino degli indirizzi della ragazzina, perquisito dappertutto a casa sua e a casa dei suoi amici, sbattuto per aria lo Splendid, setacciato tutto l'ambiente dei tossici, senza cavarne niente. Sylvie era un bel pezzo che nessuno la vedeva. Ma, peggio ancora, nessuno aveva visto Speedy Gonzales. Mai. Pazzesco, no? Tutti avevano sentito parlare del topolino che girava a tutta birra per il campus gridando "Arriba! Arriba!" per vendere neve, polvere, fumo o olio, ogni tanto anche anfetamine. Chi prima chi dopo, probabilmente avevano tutti cominciato a sballarsi con lui, ma nessuno l'aveva mai visto, quel tizio. Nessuno Non era pazzesco? Viale aveva cinque o sei lunghezze di vantaggio sugli agenti della Narcotici. La sua ragazza lavorava nel reparto rianimazione, e il resto del tempo lo passava a cercare di togliere i ragazzini dalla merda. Conosceva Fozzi, Soldad e Marie - la banda dello Splendid -, Sylvie e gli altri, tutta la gentaglia che, ci girava intorno. Sapeva su di loro pi cose di quante ne sa una prostituta. Non aveva mai passato niente al poliziotto - questo faceva parte delle loro regole -, ma grazie a lei Viale era riuscito piano piano a conoscerli. E Sylvie Rouyer era morta.

Era stato un brutto colpo per tutti, lui compreso. Non avevano capito che la ragazzina si bucava. Viale tir fuori dalla fondina l'automatica e la sbatt in un cassetto. Il telefono suon. Si sedette sulla sua poltrona bridge. - Ispettore Viale, mi dica. La frase gli usc di bocca automaticamente, quasi d'un fiato. Il centralino gli pass subito la telefonata. - Le grandi menti e la strada dell'idiozia, vero Fozzi? - disse. Ma mentre il ragazzo parlava Viale percep il terrore nella sua voce. Non c'era un'altra parola: era terrore. Fozzi balbettava e la sua voce stridula era come fuori fase. - Hai preso qualcosa, vero? - disse Viale. Tir fuori dal cassetto una pipa tutta schiacciata. Fozzi aveva bisogno di vedere il poliziotto il prima possibile, perch, be', era superurgente e superimportante - e Viale not che nel loro nuovo linguaggio, tutto era super- qualcosa, per non dire poi quando era 'coso', punto e basta. Anche subito, se era fattibile. - Subito un accidenti, - gli rispose Viale. - E che cazzo, se il capo mi vede mettere il naso fuori da qui sono fottuto. - Non dica cazzate, - disse Fozzi con voce implorante. - Stavolta roba tosta. Finora non vi ho mai rotto le palle, n a lei n a Sabine, no? - Vero, - dovette convenire Viale. - Che succede, Fozzi? - Passi a casa di Sol. Sa dov'? - S, - disse Viale. - Io ci vado subito e non mi muovo di l. L'aspetto. - Ci fu un attimo di silenzio, poi un ronzio di motore e un breve cigolio che il poliziotto l per l non riusc a identificare. E la comunicazione si interruppe. Non aveva ancora nemmeno riagganciato, che qualcuno apr la porta del suo ufficio. Una sorta di piccolo Bogart in miniatura, con delle grandi orecchie a sventola, un bel nasone carnoso e dei denti da coniglio, infil la testa e solo la parte alta del busto nello spiraglio della porta. Viale mise gi la cornetta, pieg la testa sulla spalla destra ed esamin con attenzione il visitatore. - Hi Bogey, - disse con voce amena. Bogart si mise a giocherellare con la maniglia. - Jack vuole vederti, Viale. - Tir indietro le labbra ed esib i denti in un sorriso tirato, quasi a voler lasciare intendere che lui non c'entrava. Fiss Viale da sopra i suoi occhiali di tartaruga. - Vuole vederti subito. Viale si alz senza mostrare la minima fretta. Spinse con il ginocchio un cassetto, chiuse la finestra, quasi con un unico movimento fluido, preciso. - Di che umore , stamattina? - domand. L'ispettore schiacci la sigaretta che si stava consumando nel posacenere. Bogart alz gli occhi al cielo. Era un agente distaccato che si era ricavato la sua bella nicchia nella segreteria del capo della Pubblica sicurezza. Moll la maniglia della porta. Sapeva che non sarebbe riuscito a ridarsi un contegno. Tir fuori un pacchetto di sigarette gi iniziato e se ne ficc una all'angolo della bocca. Probabilmente riteneva che gli avrebbe dato un'aria pi dura, pi disincantata. Un'aria pi da poliziotto. In realt metteva in risalto, in modo quasi patetico, il suo lato un po' morboso da roditore.

Viale gli pass davanti. - Non vuoi avere grane, eh, Bogey? - osserv. - Non me lo posso permettere, Viale, - disse l'uomo con sorprendente dolcezza. Alz lo sguardo. Viale aveva un bel viso abbronzato, degli occhi neri molto vispi e dei baffi ironici e sottili come un laccio di scarpa. - A te Jack ti fa sputare sangue, ma tu hai tutta la vita davanti. - L'ometto scosse la testa e della cenere si sparse sul suo gilet. Sorrise con fare sicuro. - Io non ho pi niente. Viale gli diede dei colpetti sulla spalla. Era come tamburellare su del tessuto ruvido e polveroso teso su una fragile ossatura di legno secco, del tessuto imbottito di pula di mais. - dura per tutti, Bogey, - disse Viale con tono di compatimento. Fece una fatica immane a penetrare nell'antro presidenziale ed ebbe enormi difficolt a raggiungere il santo tavolo. La suite principesca era un vero e proprio suk. Tutte le porte erano aperte, la gente andava e veniva come dentro un mulino, le stanze comunicanti ronzavano di squilli di telefono, chiamate radio, istruzioni, ordini e ticchettii ritmati di macchine da scrivere. Jack lo Squartatore alz gli occhi. Viale not meccanicamente che il grande capo sioux aveva i capelli bagnati e che le spalle del suo completo antracite erano scurite dalla pioggia. Qualcosa che si sarebbe potuto prendere per un sorriso apparve sul viso sciupato di Courtot, e Viale si lisci i baffetti con l'indice. - Da quel che mi dicono, Viale, lei voleva passare all'Investigativa, - disse sogghignando Courtot. Cercava un foglio sull'ampia scrivania stracolma. - La assegno momentaneamente al gruppo B Sezione investigativa B. Il gruppo di Schneider. - Chin la testa, per tre o quattro secondi diede una scorsa a un modulo giallo dattilografato e firm. Rialz la testa. Dal suo viso era scomparsa ogni traccia di affabilit. - Vada fuori dai piedi, Viale, - disse con voce smorzata, nemmeno minacciosa. - Lei e i suoi amichetti, mi avete proprio rotto le palle Viale si ecliss. Bogart gli diede istruzioni in due parole e gli tese le chiavi di un'auto: - Occhio che la 1100 del capo, - lo avvert. - Rue des Roses, te lo ricorderai? - S, - rispose Viale. - Davanti vedrai delle macchine. Una residenza privata con tanto di parco e compagnia bella Impossibile sbagliarsi. - S, - disse Viale. - Tu sapevi gi tutto da prima, brutto bastardo. Bogart fece un sorriso sfibrato, scettico. - Con quella gente non si pu mai sapere, Viale. - Scosse leggermente la testa, socchiuse appena le palpebre e fulmin con un'occhiata opaca il giovane collega. Non era mica tanto alto neanche lui, quell'altro, vero? - Di chi parli? - Bogart Non era mica tanto alto. - No, - rispose Viale. - Non era tanto alto neanche lui.

Luned mattina - ore dieci.

La baracca di Mayer aveva ben da imboscarsi in fondo a un parco di grandi alberi neri, alla fine di un inutile viale di ghiaia inzuppato d'acqua che aveva avuto come unico effetto quello di attutire lievemente i loro passi, aveva anche ben da starsene rincantucciata fra i suoi pilastri di pietra grigia come una verginella paurosa e opporre resistenza con le sue porte e le sue imposte di quercia scura: i poliziotti l'avevano comunque invasa da cima a fondo, senza esitare mezzo secondo e con la sobriet tipica della professione. Residenza privata o no, quartiere residenziale o no, Mustang o non Mustang davanti alla scalinata d'ingresso, Mayer o non Mayer, a loro proprio non gliene poteva fregare di meno: erano poliziotti, avevano un cadavere a cui pensare, il cadavere di un tizio che si era fatto stendere due o tre giorni prima, uno sfigato che si era fatto accoppare da quattro pallottole di grosso calibro. E questo era tutto. Il resto erano panzane. Storie. Avevano dato disposizione che nessun altro oltre a loro potesse entrare, e allo stesso tempo che nessuno uscisse da l, ragione per cui degli agenti stavano di guardia al cancello, davanti alla scalinata e nel parco, e loro si erano tranquillamente sparpagliati ovunque. Loro - Schneider, Perrier e Catala - si trovavano al centro di una cucina grande e illuminata quasi quanto un campo da basket, al pianoterra. I tre poliziotti erano calmi, molto calmi. Troppo calmi. Pericolosamente calmi e pensierosi. Con i vestiti bagnati fradici e i visi duri, sembrava che stessero posando per una pubblicit. La donna per non ci casc. Se ne stava appollaiata su uno sgabello da bar tastando nervosamente con le dita una Stuyvesant lunga con il filtro macchiato di un rossetto denso. - Josiane Frontera, - dichiar Schneider con voce piatta. - Alias Jo Opinel, detta anche Jo la Libanese. - Libanese 'sto cazzo, - sghignazz Perrier. - Oppure Jo la Matta, - disse Schneider. Allung il braccio dritto davanti a s e le mise le chiavi della Ford davanti alla faccia, tenendo il mazzo per il portachiavi. In quel viso emaciato, gli occhi avevano il lampo sinistro di una daga. - Piuttosto volgare come macinino, Jo, - osserv Schneider con voce lenta, impersonale. Agit le chiavi, che si mossero appena, con un lieve tintinnio n troppo forte n troppo lontano. - L dove andrai, non ti servir per un bel pezzo Lei scroll le spalle con indifferenza, senza per riuscire a distogliere lo sguardo dai poliziotti, mentre gli angoli della bocca le cedevano impercettibilmente. Aveva un bel da fare la dura, la polizia la faceva cagare sotto, e in pi sapeva che quello stronzo di Schneider se ne rendeva benissimo conto, con quei suoi occhi chiari che la trafiggevano da parte a parte. Occhi da morto. E come i morti, gli occhi grigi si divertivano a squadrarla con finta sollecitudine.

- Andate a farvi fottere, - disse la donna. Si palp lo chignon sulla nuca. Schneider si rimise rapidamente in tasca il mazzo di chiavi e fece una risata priva di timbro. - A che ora sei arrivata stamattina, Jo? Lei aspir dalla sigaretta, esamin il poliziotto con aria sconfortata: - Alle sette Quante volte dovr ancora ripeterlo? - chiese. Non sembrava rivolgersi a qualcuno in particolare. Scosse la testa, mentre un lento sorriso senza gioia le sal al volto e le scoppi sulle labbra, come un grosso pallone di chewinggum. - Mica l'avrei uccisa, la gallina dalle uova d'oro, no? - disse ai poliziotti. - Non sono mica matta fino a quel punto, dai - Fece una risata roca. - Lei si faccia pure una bella risata, Schneider, ma per una volta io non c'entro in questa storia Buffo, vero? Per una volta sono pulita, pulita e immacolata come la neve. Si mordicchi il labbro a sangue: Schneider aveva un sorrisino all'angolo della bocca, un sorriso congelato, che non arrivava fino agli occhi. La donna si volt, schiacci la sigaretta appena accesa su un piattino. Il poliziotto osserv le sue dita muoversi febbrili. Lacerava il sottile cilindro di tabacco con ferocia. - Pulita e immacolata come la neve, - osserv Schneider. - Certo, tesoro, che tu fai di quei paragoni - Tir fuori un pacchetto di Camel. - Sei arrivata qui alle sette, come tutti i luned mattina. - S, - rispose la donna. - Mayer non c'era, e la macchina nemmeno - Charlie gli diede da accendere. Grazie, - disse Schneider. Poi di nuovo alla donna: - E non doveva certo rendere conto a te - Fece un gesto evasivo e con le dita magre sembr sparpagliare attorno a s qualcosa di impalpabile come la cenere o il vento. - A parte questo, la baracca era tutta sottosopra, l'ufficio devastato - S, - ripet la donna. - C'era del sangue per terra nel locale caldaie. Del sangue secco, vero, - continu Schneider, - ma tu ormai sei abbastanza cresciuta da saper riconoscere del sangue quando lo vedi, no? Anche se secco. - Io non ci sono andata nel locale caldaie, Schneider. - Si pass la mano sulla fronte. - Non dovevo farci niente l. - Chiamare noi, nemmeno per idea, eh, tesoro, - ironizz Schneider. Non si sa mai che poi i lupi brutti e cattivi vadano a cacciare le loro zampacce dappertutto - tanto tempo che - disse la donna. Poi tacque. - Tanto tempo che cosa? - sogghign il poliziotto. - Niente Lei scosse la testa. Sulla bocca troneggiava una smorfia amara e aveva un'espressione dolente in viso. Schneider le si avvicin. Lei ritrasse il busto e gir la testa verso il muro. - Lei non mi fa paura, Schneider - disse con voce incredibilmente amara e stanca. E neppure quei buffoni dei suoi uomini Non potete scaricarmi addosso nessuna colpa, 'stavolta. - Tre persone, - disse Schneider. Le afferr con l'intera mano la mascella, la obblig a voltare la testa senza eccessiva rudezza. La pelle di lei scottava ed era secca. - Due ragazzi e una ragazza. - Lei agit la testa, ma non abbastanza da

liberarsi. - Mi fa male, Schneider. Lui la lasci andare. - Due ragazzi e una ragazza, ti dice qualcosa? - No, - ment la donna. - Prendi i tuoi quattro stracci, Jo, - disse Schneider. - Ti portiamo dentro. - Lanci un'occhiata al suo orologio da polso. - Sei in stato di fermo, a partire da adesso: le dieci e dieci. Lei si alz lentamente dallo sgabello, leggera come in un sogno al rallentatore, e altrettanto lentamente tast con la punta delle dita il ripiano di formica del tavolo. Non riusciva pi a capire se aveva ancora paura o no, o se invece si sentiva sollevata. In piedi era alta come loro. Con le spalle larghe e la stessa bella carrozzeria di quando faceva marchette, ma incredibilmente alta per essere una donna, calcolando che era senza tacchi. - Vi state sognando tutto, - osserv con una voce che sembrava provenire dalla stanza accanto. - Due tizi e una ragazza, - disse Schneider con voce piatta. - Non ne ho idea, - disse la donna. - Stavolta rischi di marcirci l dentro, Jo, - dichiar Perrier. Come non avesse detto niente. Teneva la borsa di pelle di lei tra le mani, con i palmi piatti e aperti, come fosse un pallone da rugby un po' sgonfio. Il suo volto era cupo. - Me la dia, - disse Josiane Frontera. Allung il braccio e agit le dita. Perrier le consegn la borsa. Lui l'aveva alleggerita al volo di un coltellino a serramanico, una bella arma ben equilibrata con un'impugnatura di corno nero e una lunga lama sottile e affilata, e di due agendine rigonfie, roba da quattro soldi ricoperta di finta pelle color cioccolato. - Li troveremo qui dentro, - disse Perrier. - Ne sarei sorpresa, - disse la donna. Il suo tono lasciava chiaramente intendere che non era proprio nata ieri. Charlie agit i suoi riccioli bagnati. Niente da fare: la pioggia glieli aveva incollati sulla fronte e sulla nuca, come lana inzuppata. - Ce l'hai un cappotto, Jo? - Dietro la porta Lui lo prese dall'attaccapanni, lo soppes e lo tast minuziosamente, poi ne rivolt le tasche. Non c'era niente. Aiut la donna a infilarlo. I suoi gesti erano stranamente dolci. Charlie tir fuori una Gitane, l'accese con aria pensosa e osserv la donna. Gli altri due poliziotti sfogliavano le agendine con fare tranquillo. - Non fare incazzare Schneider, - le consigli Charlie a bassa voce. Non un solo tratto del viso si mosse. - Ha i nervi a fior di pelle, in questo momento, e questa cosa non aiuta di certo - Abbozz una smorfia di disappunto. - Tu mi piaci un sacco, Jo, lo sai che mi piaci un sacco, ma stai all'occhio. - A te piacciono tutte, Charles, basta che respirino - Gli fece ugualmente un sorriso. Aveva quasi voglia di dargli un buffetto sulla guancia, con dolcezza, come a un bimbo smarrito. Aveva anche un po' voglia di piangere. Colpa del tempo, forse. Non stare a prendertela per me, Gatto - Smise di sorridere e si strinse nel cappotto.

- Non ho motivi per essere preoccupata.

Luned mattina - ore dieci e trenta.

Schneider aveva dato loro istruzioni di passare a tappeto tutto il vicinato. Dal tono della sua voce avevano capito che non sperava di cavarci qualcosa, anche perch da quelle parti la gente era propensa a vivere rinchiusa in se stessa. Ma quello faceva comunque parte del lavoro: anche all'Investigativa - soprattutto all'Investigativa, corresse mentalmente Dumont - un'indagine della polizia era qualcosa di poco avvincente, un susseguirsi di minuziose investigazioni che in seconda battuta si trasformavano in una lunga lista di verbali. Se non avessero fatto cazzate, e con un po' di fortuna, un bel po' di fortuna, tutto si sarebbe concluso con un rapporto strapulito, talmente ineccepibile che neanche il pi scaltro degli avvocati avrebbe avuto da ridire. Un rapporto alla Schneider. Cominciava con tutta una serie di cosette per niente eccitanti, come ad esempio interrogare il vicinato. Viale e Dumont ne capivano e ammettevano la necessit. Si trovavano davanti a un misero fabbricato di tre piani con la facciata marrone scuro. Dal numero dei campanelli, comprendeva sei appartamenti. Calcolando venti minuti per ogni appartamento, se tutti gli inquilini non erano usciti per andare a lavorare ne avevano per due ore buone. Dumont spinse con decisione la porta d'ingresso. Nel corridoio, la puzza di cera era talmente forte che quasi intontiva, ma perlomeno erano all'asciutto. - Da dove cominciamo? - chiese Viale. - Dall'alto o dal basso? - Non c' una regola, - osserv Dumont. Si tolse gli occhiali e si mise a pulirli per benino, mentre Viale schiacciava il pulsante della luce e iniziava a scorrere i nomi sulle cassette delle lettere. Ce n'erano otto. - Di solito, comunque, si parte dall'alto, - aggiunse Dumont. Si rimise gli occhiali. Con l'indice destro ben teso li spinse su fino in cima al naso, che si sfreg poi un paio di volte nel punto dell'attaccatura. Nel frattempo port in avanti il mento insaccandosi nelle spalle, come se gli desse fastidio il colletto della camicia. Lo fece due volte. E intanto con la mano sinistra si teneva il risvolto della giacca. Viale lo osservava con aria attonita. Dumont si pass il palmo della mano destra sul cranio. Non aveva pi nemmeno un capello, il che accentuava notevolmente il suo aspetto professorale. Suonarono a destra, e nessuno apr. Suonarono a sinistra, e in un quarto di secondo la porta si schiuse, quasi che il campanello fosse collegato a un dispositivo elettronico con un tempo di risposta estremamente ridotto. Quella velocit li immobilizz in una posizione stile flash stroboscopico. Il dispositivo elettronico teneva una mano decisa sulla maniglia. Era una donna magra e secca, con i capelli verdi. Poteva avere novant'anni come sei secoli e mezzo, e Viale sent un brivido scendergli lungo la schiena. Oppure, pens muovendo

leggermente indietro i piedi, qualcuno se l' dimenticata tra le pagine di un vecchio libro di stregoneria, tempo fa, tanto tempo fa Era talmente rinsecchita da sembrare quasi diafana, ed ebbero paura che se solo avesse aperto bocca si sarebbe prima incrinata e poi sgretolata ai loro piedi. Nel qual caso non ci sarebbero neanche rimasti tanto di merda. - Che c'? - domand la donna. Aveva una voce forte e aspra e gli occhi gialli, lo sguardo pi strano che Viale avesse visto in una vagonata di millenni: lampeggiava a sprazzi, come il fascio di luce dura e intermittente di un faro isolato in una notte molto buia. - Lei la signora Bigre? - disse Dumont. - Sono la signora Bigre. Non ditemi che vi aspettavate di trovare la regina d'Inghilterra, eh? Dumont tir fuori il suo tesserino con un gesto che lui stesso trov leggermente enfatico. Era dentro una piccola custodia di cuoio nero, con a fianco il distintivo, cos se si perdeva uno si perdeva anche l'altro, il che voleva dire fare un rapporto solo anzich due. Insieme agli stivaletti, il portadocumenti Scorpion era in un certo senso il segno caratteristico dell'Investigativa B. Faceva molto Sulle strade di San Francisco, anche se n il tesserino n il distintivo erano sontuosi come quelli. Il primo non era altro che un rettangolo di carta bianca plastificato, con il tricolore messo di traverso e una foto che dava al suo titolare quella fisionomia avvenente e risoluta del tizio che si appena fatto cinque anni dentro, o che sta per farseli. Il secondo era una semplice rondella di metallo chiaro, ornata con delle foglie di quercia, un berretto frigio, un fascio littorio e, su entrambi i lati, le lettere maiuscole R e F sormontate dalla scritta "POLIZIA" in caratteri blu su sfondo bianco cerchiato di rosso. - Polizia, - disse Dumont. - Capito, capito, - disse l'arpia. Date qua Lui stava per rimettere via tutto quanto. Lei allung una mano artigliata. Avvicin al documento il naso arcuato. Aveva cominciato con "LASCIAR PASSARE E CIRCOLARE LIBERAMENTE" Il seguito era: " il titolare del presente tesserino, ISPETTORE DI POLIZIA, che autorizzato a chiedere l'intervento della Forza pubblica per esigenze inerenti al Servizio". Alz il naso su "Servizio" e fiss Dumont. - Che cosa sono 'su' scarabocchi qui sotto? Dumont alz le spalle, gir verso di s la custodia e lesse: - Dovr considerarsi falsificato qualunque tesserino la cui foto non sia traslucida. - Traslucida? - Trasparente, - disse Viale. Il collega lo guard come se stesse morendo dalla voglia di mollargli un calcio negli stinchi. - Fate un po' vedere, - disse la vecchia. - Vedere cosa? - rispose seccato Dumont. - Ha gi visto tutto. - Se trasparente. Dumont richiuse la custodia con calma, poi, senza mollarla, si punt l'indice destro ben teso sul naso. La mano sinistra era avvinghiata al risvolto della giacca. Primo: si

tir su gli occhiali. Secondo: si pass il dito indice lungo il lato del naso e prosegu gi fino al mento, tenendo le spalle indietro. Terzo: il suo sguardo divenne severo, sempre pi serio e freddo. Aveva optato in maniera definitiva per la pazienza, ma una pazienza che non escludeva n la fermezza n la severit. Il professor Dumont disse, con voce ferma e severa: - Vede, signora, il mio collega e io stiamo indagando su un omicidio. Lei sa cos' un omicidio. - Fece una pausa per permetterle di assorbire per bene ci che le stava dicendo. Lei lo assorb a tal punto che i suoi occhietti giallastri si rimpicciolirono fino a diventare due sottilissime fessure allungate al centro di un viso tutto crepe. - Non penso sia sua intenzione ostacolare il corso della giustizia. Non lo penso, n me lo auguro. - Perch mai dovrei? - inve la donna. Non aveva staccato un attimo la mano dalla maniglia della porta. Scrutava i due uomini, uno dopo l'altro, e improvvisamente parve animarsi. - L'uomo di fronte. - S - disse Viale. - Volete entrare? Mentre chiudeva la porta, riuscirono a parcheggiarsi tra un pianoforte a muro, un pesante tavolo in legno di quercia e una credenza nera la cui cornice funebre arrivava fino al soffitto. Lei spost due sedie dallo schienale dritto. Dumont tir fuori un blocnotes e la penna, iniziando a svitarne con cura il cappuccio. L'arpia gli fece segno di accomodarsi. - Lo sapevo che era morto. - Chiuse gli occhi e il suo busto stretto inizi lentamente a dondolare. Nella stanza buia si lev una sorta di ronzio, e ci misero del tempo ad ammettere che fuoriusciva dalle labbra secche della vecchia. - L'hanno ucciso e hanno gettato via il suo corpo come fosse un cane. Dumont aggrott le sopracciglia, il viso perplesso. Lei spalanc di colpo gli occhi, piantandoli addosso ai due poliziotti come se si trattasse di un'arma. - E lei come lo sa, signora Bigre? - chiese Dumont. - Li ha visti? Nella stanza ci fu un fruscio, come quello delle foglie secche agitate dal vento. Capirono che la vecchia stava ridendo. Le sue mani giocherellavano con un grosso pendente d'argento. - Visti - Il vento prima riprese e poi si calm. Viale aveva voglia di fumare. Con qualche esitazione tir fuori il pacchetto di Dunhill. Dumont osservava la donna, con le sopracciglia aggrottate, come se stesse pensando ad altro senza riuscire a mettere a fuoco cosa fosse. - Non ce n'era bisogno, ispettore. Me l'ha detto lui quando l'hanno portato via. Non c'era bisogno che li vedessi all'opera, non sarebbe servito a niente. - Chi le ha detto che cosa? - chiese Dumont. - L'uomo, l Quello che abitava qui di fronte. - Mayer - disse Viale. Dumont si gir verso il collega e questi ficc le gambe sotto la sedia. Aveva sempre pi voglia di fumare, ma si sforz di rinfilare il pacchetto di sigarette nel taschino della giacca. - Non mi d nessun fastidio, sa? - gli disse la vecchia. - Ah, bene, - disse Viale. - Allora

Voleva s fumare, ma soprattutto voleva potersi dimenticare dei calci negli stinchi. Accese una Dunhill. Aveva cercato di assumere un'aria, se non proprio disinvolta, almeno normale, ma con zero successo. - Che cosa le ha detto, signora Bigre? - chiese Dumont. Lei ruot appena la testa, di cinque o sei gradi. In controluce i capelli verdi le creavano attorno alla testa una sorta di alone diffuso. - Mi ha detto che quei mascalzoni l'avevano ucciso e che lo avrebbero gettato chiss dove, in una buca. Come un cane. - Quali mascalzoni? - chiese Dumont. - Non lo so. Non me l'ha detto. - Ma le ha detto che l'avevano ucciso? - S, - disse la donna. - quello che mi ha detto: "Mi hanno ucciso" Sa, non sembrava nemmeno troppo contrariato. Viale fece un tiro dalla sigaretta come un automa. Aveva un sacco di domande sulla punta della lingua ma allo stesso tempo si sentiva come intorpidito, e aveva la fastidiosa impressione che una parte del suo cervello si rifiutasse di funzionare normalmente. - Che ore erano, signora Bigre? - Le undici e venticinque. Erano le undici e venticinque. - Di che giorno? Lei chiuse gli occhi e ricominci a dondolare piano piano. Un movimento tutt'altro che ampio. Riapr gli occhi, si sedette lentamente di fronte ai due uomini. - Era venerd sera. Oggi luned S, - profer con voce sicura. - Venerd sera. Mi passato davanti - Passato davanti, - disse Dumont. Continuando a guardarlo, la donna abbozz con la mano magra un gesto lento e sinuoso, come se si stesse scostando dal viso un velo o delle ragnatele. - Me l'ha detto mentre passava. Ha potuto dirmi solo quello. Non gli hanno lasciato molto tempo, sono partiti a velocit folle. - S, - disse Dumont. Aveva cominciato a scarabocchiare sul suo bloc-notes, e quando alz la testa si rese conto che, l dov'era, la vecchia strega avrebbe potuto tranquillamente parlare con loro stando girata di spalle. Del resto, non era sicurissimo che non fosse realmente girata di spalle. Con un tono di voce che giudic subito inadeguato, disse senza guardare: - Insomma, se capisco bene quello che mi sta dicendo, signora - Si riprese. Ma stava annaspando penosamente. - Quello che ci sta dicendo Dunque, allora, se ho capito bene, Mayer uscito da casa sua venerd sera alle undici e venticinque. cos? Con la sua auto. - S, alle undici e venticinque. Alle undici di sera. Nella sua auto. - Le passato davanti - S, - conferm la vecchia. Aveva appoggiato entrambe le mani sul pesante piano del tavolo, tenendo le dita leggermente aperte, i palmi appiattiti contro il legno e i pollici quasi uniti. Sembrava tranquilla. Chiese ai poliziotti:

- Vi sembra per caso che ci siano altri modi per andare verso rue Bizet? - Perch sono partiti in quella direzione? - S, non sono affatto sicura che sapessero dove stavano andando, come del resto non sono sicura che fossero d'accordo tra di loro. Ma hanno fatto manovra davanti a casa mia e poi sono andati a destra, per rue Bizet. Dov' che l'avete ritrovato? - Alla Combe aux Marceaux. In quanti erano, nell'auto? - Quattro, - rispose senza esitazione. - I tre insieme, davanti, e poi l'uomo. - E lui era morto, - disse Dumont. - cos? - cos, - disse la vecchia. - E questo non gli ha impedito di raccontarle quello che ci ha detto prima. Gli capitava spesso di fermarsi a fare quattro chiacchiere con lei? - Mai. Era la prima volta che mi parlava. E nemmeno io gli ho mai detto niente. - E come se lo spiega? - la interrog Dumont. - che prima era vivo, - disse con tono irrefutabile. Viale cerc con lo sguardo un posacenere. - Ce n' uno dietro di lei - Bene, - disse Dumont. Poi ripet: - Bene Aveva deciso di adottare un tono conciliante. Fece finta di rileggere i suoi scarabocchi: aveva segnato il numero 3 (i tre giovani), aggiunto il giorno e l'ora (venerd, ore 23.25) e la marca dell'auto di Mayer, una Mercedes. Viale deposit la cenere sul fondo del posacenere. - Grazie, - disse alla vecchia signora. - Secondo lei, - le domand Dumont, - a che ora sono arrivati i tre uomini? - Non ne ho idea. Ma non erano tre uomini. Con loro c'era una donna, una donna cattiva. colpa sua se successo. Me l'ha detto lui. Era gi morto, quando me l'ha detto. Dumont irrigid l'indice, ma incroci lo sguardo di Viale. Si limit ad abbassarlo a uncino e riavvit il cappuccio della penna. Aveva voglia di portare dentro la vecchia: sarebbero stati pi a loro agio a interrogarla in Centrale. Allo stesso tempo aveva voglia di levare le tende. - Hai qualche domanda da fare alla signora? - chiese a Viale. - S, - disse il collega. - Signora, lei ha un gatto? Viale sent una specie di spasmo interno quando la vecchia mummia gli disse di no. Niente pi gatti, da tanto tempo. Non fecero pausa. Attaccarono subito il primo piano. Non c'era nessuno, nemmeno un ectoplasma, niente e nessuno che assomigliasse da vicino o da lontano a uno di quegli umani stranamente soggetti a tasse e imposte varie e a tutte quelle malattie che colpiscono i cittadini di Giscardia; o comunque nessuno di loro rispose. Iniziarono a salire gli scalini di legno che conducevano al secondo piano. - Cosa ne pensa della vecchia? - chiese improvvisamente Viale. Saliva le scale aiutandosi con il braccio destro e parlava a bassissima voce. - Hai paura che possa sentirti? - disse sorridendo Dumont. Aveva un sorriso serio, posato, rassicurante, e dei bellissimi denti quadrati, regolari, perfettamente confacenti al suo aspetto cordiale, dei denti non bianchissimi,

ma con uno smalto indistruttibile. - Lei o qualcun altro, - disse Viale un po' infastidito. - No, vero, - dichiar Dumont. - fulminata, certo; per impressionante, eh? Scosse la testa e spinse in avanti il mento. - Ma tu ci credi a quelli che parlano con i morti? Erano arrivati sul pianerottolo. Viale si sfregava i palmi, per via della cera. Si guardarono in faccia. - Lei non l'ha detto, questo, - obiett Viale con un tono perplesso. - No, vero, - disse Dumont. - Ha detto soltanto che Mayer le passato davanti, morto, dicendole che dei mascalzoni lo avevano accoppato - Forse il suo un modo per dire un'altra cosa, - formul Viale. - Un modo per dirci certe cose, senza dare l'impressione di vuotare il sacco O magari, nel suo essere rincoglionita, ha visto o sentito delle cose, dopodich le ha trasposte in quello che il suo mondo - Nel suo immaginario - Tutta roba che si messa a posto nella sua testa in maniera metaforica. Un modo - disse Viale trattenendo a fatica un sorriso - di trasporre il suo discorso. Ma non ne erano convinti. Bussarono alla porta di destra, gettando un'occhiata alla targa di rame l accanto. "A. Blondain". Furono tentati di darsela a gambe, veloci al punto che, come quel vecchio ronzino di Stewball quel giorno a Dallas, avrebbero sicuramente lasciato indietro la loro ombra, senonch la porta si spalanc: davanti a loro, ma come a un livello inferiore, un rispettabile rudere d'uomo. Fecero il gesto automatico di cercare un gradino davanti ai suoi piedi, ma non ne trovarono. L'omino, una copia smilza di Fred Astaire, era vestito con ricercatezza: una giacca da camera in moire rosso cupo sopra una camicia azzurro scuro con pois bianchi fosforescenti, dei pantaloni di raso nero e, ai piccoli piedi, delle babbucce di pelle granata. Attorno al collo magro aveva annodato, con nonchalance, un foulard di seta color viola chiaro. I rari capelli giallo paglierino che gli rimanevano erano accuratamente pettinati all'indietro. I due poliziotti, gi malconci per il precedente incontro, cercarono subito di rimettere la palla al centro. Dumont si schiar la gola e allung in avanti il mento due o tre volte, un po' come per prendere la rincorsa. - Polizia, - disse con tono brusco, forse persino un po' troppo tagliente. Ma si riprese subito, corresse il tiro e rivolse un sorriso forzato, che comunque era un sorriso, al distinto vecchietto, anche se in realt avrebbe avuto pi voglia di spappolargli con il tacco tutte le dita dei piedi, una per una: - Sono l'ispettore Dumont, - disse, - e lui il mio collega, l'ispettore Viale - Lieto di conoscervi, - disse l'omino. Aveva proprio un'aria lieta, realmente lieta, e i suoi occhi di un azzurro molto sbiadito sorrisero. - Sono Antoine Blondain, - disse senza muovere le labbra. - Come l'autore, - disse Viale. - Quasi come l'autore, ma con la 'ain' - Un sorriso mise allo scoperto tutti i suoi denti moderni, belli tirati a lucido, e i due ebbero la sensazione che questi si fossero appena lanciati dal bicchiere fino alla sua bocca, dove avevano avuto giusto il

tempo di allinearsi perfettamente, prima che lui l'aprisse. - Non sono l'autore, e me ne dispiaccio: avrei vent'anni di meno - S, - disse Viale, tanto per dire qualcosa. Tese l'orecchio all'interno della stanza, dove in qualche angolo un giradischi suonava Charlie Parker a bassissimo volume. Impossibile sbagliarsi, con quegli stridii aciduli che ricordavano il trapano a turbina intermittente del dentista. - The Bird, - disse Viale ad alta voce. - Prego, accomodatevi, - disse Antoine Blondain. - S, giovanotto, The Bird. Il grande Charlie Parker Le piace? - Non da strapparmi i capelli, - riconobbe Viale. Entrarono. Non sembrava certo la tana di un anziano scapolo. I muri erano bianchi, la moquette di lana beige chiaro, e in giro c'erano cromature, alluminio lucidato, vetro fum e pelle nera. Viale si strinse il lobo dell'orecchio tra l'indice e il pollice, attorcigliandolo con fare pensoso. Assomigliava a una versione di Rocker di Gerry Mulligan che non lui non aveva nella sua raccolta. Sab, la sua Sabine, stravedeva per The Bird. Il giradischi non era un giradischi, ma un grande hi-fi completo, una reliquia con almeno quattro o cinque anni di vita, con pannelli color champagne e un sacco di manopole grosse come palle da tennis; un bestione che risaliva a quando ancora non c'erano gli infrarossi, il digitale e il ministereo, con delle casse AR di ottima qualit. Blondain indic il divano ai due uomini con un gesto del braccio e si sedette di fronte a loro su una poltrona stile Bauhaus. Fece una risatina furtiva. - Immagino che siate qui per via di Mayer. Lo fissarono simultaneamente, poi Dumont allung il mento - due volte, una dopo l'altra - e disse con voce quasi amara: - S, siamo qui per via di Mayer. - Vi ho visti attraversare la strada, venticinque minuti fa, - disse Blondain. I suoi occhi sbiaditi scintillavano come se stesse preparando loro un bello scherzetto. Uscivate da casa sua. Mentre attraversavate, vi siete girati due volte verso il cancello Lei, giovanotto, - disse a Viale, - ha alzato la testa, quando arrivato qui sotto, sicuramente per contare i piani prima di salire. E inoltre arrivato sul posto molto pi tardi degli altri, con una Simca 1100 beige. O forse era bianco sporco? - Beige, - disse Viale. - Signor Blondain, avrebbe dovuto entrare in polizia. Ha un notevole spirito d'osservazione - Notevole, - afferm Dumont. Aveva appoggiato il bloc-notes sul tavolino, con la penna senza cappuccio di fianco. - Signor Blondain, lei era in casa venerd sera? - S. - Era solo? - No, signor ispettore. Ero con la mia compagna. qui anche adesso, ma temo che stia dormendo profondamente. Prende dei sonniferi, - spieg. Una tristezza infinita si disegn su quel suo visetto ridicolo. Viale pensava che almeno a quell'et si potesse stare tranquilli, che si fosse come vaccinati contro tutte le schifezze che per forza ci si era beccati prima. Sabine gli aveva detto che si sbagliava e, infatti, si era sbagliato. - Abbiamo provato di tutto, in questi ultimi tre anni, - disse Blondain con voce

monocorde. Non ci misero molto a capire che era lui ad aver provato di tutto per tirarla fuori dalla sua prigione, lui che si era dato da fare, quel vecchio patetico. Abbiamo consultato un sacco di dottori, i migliori specialisti, o almeno quelli pi famosi, a Parigi, Londra, Losanna Dei maghi, dei guaritori. - Gli usc una risatina secca. - Ci hanno detto tutti la stessa cosa, pi o meno: come se in lei si fosse rotta una molla. Capite la molla che aziona la vita, la capacit di ridere Ci fu un silenzio penoso, poi Blondain diede qualche colpetto di tosse dentro il suo piccolo pugno chiuso: - Vi prego di scusarmi. Immagino che non siate qua per prestare orecchio ai vaneggiamenti di un vecchio pazzo. - Rivolse un'occhiata rapida ma intensa verso la porta dietro di loro. Capirono che era l che dormiva lei. - Venerd sera eravamo qui. Abbiamo fatto uno spuntino verso le diciannove, una cosina da niente, perch pensavamo di cenare dopo il cinema, in citt. Quindi ho sparecchiato e abbiamo guardato il notiziario delle venti Non c'era niente alla televisione. Non c' mai niente il venerd, tranne le solite commedie insulse. Abbiamo consultato insieme la programmazione dei cinema. L'unica possibilit era ripiegare su Visconti, ma lei l'aveva visto gi due volte a Parigi, appena era uscito. Cos ci siamo messi a leggere e ad ascoltare dei dischi. - Rise appena. - Avevo aperto una bottiglia di Pommard. Ecco tutto. - Ecco tutto, - gli fece eco Dumont. - Notato niente, di fronte? - Niente di particolare. - E prima? - Un viavai di gente. Un bel viavai, a tutte le ore del giorno e della notte. Portiere sbattute, motori accesi, di sera tardi. Va detto anche che durante il giorno ci si fa meno caso. - Della musica, delle voci? - sugger Viale. - Mai, - afferm Blondain. - Malgrado il muro del parco, il suono sale verso l'alto, e poi la strada non larghissima. Vivo qui da dodici anni e Mayer mio dirimpettaio dall'agosto del 1976. La casa non era stata pi abitata dopo la fine della guerra. Mai degli schiamazzi o della musica. Dava quasi sempre l'impressione di essere una casa disabitata. Non abbandonata, perch Mayer sosteneva grosse spese per la manutenzione, anche quando stava via per tanto tempo, ma disabitata s. - Grande osservatore, - sorrise Viale. - Oh, non mi viene difficile, - disse Blondain. Si alz. - Venite a vedere Si avvicinarono alla finestra. Gi di sotto, non molto lontano, la grande casa cubica assomigliava molto a un plastico realistico e dettagliato nella vetrina di un agente immobiliare non particolarmente astuto. - Scuola di Nancy, - disse Blondain. - Nell'ultimo periodo della sua vita, Gall vi ha trascorso diversi mesi. Era il top del modem style, anche se piuttosto sobria. Lo si capisce dalla doppia veranda sul retro. - Alz le spalle. I due poliziotti furono propensi a trovare la stamberga decisamente sinistra, al centro di quel suo parco quadrato e circondata da alberi spogli i cui tronchi sembravano fatti di cartapesta, di un nero passabilmente ricoperto di verde. Si rimisero a sedere. - Per tornare a venerd, - dichiar Dumont, - non ha davvero notato niente di

particolare? Blondain si prese il mento tra le mani. - Di particolare Di particolare, no. Un motociclista passato gi in strada con la sua moto facendo un rumoraccio d'inferno. andato su e gi due o tre volte non molto velocemente. La mia compagna l'ha notato perch lei molto sensibile ai rumori. Mi sono sporto dalla finestra, ma la strada era gi vuota, e poi non pi ripassato. - Che ore erano? - Le diciannove e venti. - Le sette e venti. Diciannove e venti, - si corresse Dumont. - Ne certo? - S, - disse Blondain, - pi che certo. - Lo metterebbe a verbale, nero su bianco? - Senza alcuna esitazione. Spero non pensiate che stia farneticando. - Non pensiamo che stia farneticando, come dice lei, signor Blondain. Semplicemente, molto importante. Era una moto? - Una moto. - Che tipo di moto? - Una grossa: un bel bestione, come si usa dire. - Avevate visto delle moto, a casa di Mayer, prima di allora? - S, un paio di volte. Dumont smise di scarabocchiare. - Che tipo di moto, signor Blondain? Cerchi di ricordare. importante. - Una grossa moto rossa, con i borsoni ai lati. Sa, quei nuovi veicoli giapponesi. Tacque, esit, poi aggiunse: - Una Honda. - Una Honda 750 rossa, - si ricord Dumont. - Forse, - disse Blondain. - L'ho vista un paio di volte, ma non era quella di venerd: l'altra non faceva quasi rumore, era ben tenuta. - Gli venne in mente qualcosa e i due uomini tesero l'orecchio. - La metteva in garage. - La metteva in garage? - S, lui scendeva dalla moto nel viale, apriva il cancello Dopodich apriva la porta del garage, una di quelle che scorrono orizzontalmente La apriva e metteva al riparo il bolide spingendolo di fianco a s. - Lui chi, signor Blondain? - chiese Viale con una voce cos dolce da sembrare un fruscio del vento. - Un uomo alto, bello massiccio. Molto alto - Squadr i poliziotti con fare accorto. - Pi alto di voi, un metro e novanta almeno. Le spalle molto larghe, un tipo ben piantato. Un pezzo d'uomo grande e grosso, con il busto tozzo. - Biondo? Moro? Rosso? - Non glielo saprei dire: portava un casco e non se lo toglieva mai. Uno di quei caschi con i quali per parlare basta alzare la visiera. - Un casco integrale, - disse Dumont. - Sciarpa? Guanti? - Niente. Viale si agit sul divano. - Ha mai visto nessuno con lui? - Era quasi sempre solo, - disse Blondain. Fece scivolare piano verso di loro un

cofanetto d'ebano. - Se volete fumare Viale tir fuori una Dunhill e la accese, Dumont pesc dalla scatola. Viale lo fece accendere. Blondain sorrise: - Ero abituato a fumare cigarillos cubani, quei lunghi sigari sottili e delicatamente sigillati, ma lei non li sopporta pi. Cos mi restano solo queste sigarette, - disse con un tono contrito. - Va bene cos, - disse Dumont. - Non sono niente male, sa? Lei lo ha visto con qualcuno? - S, - assent il vecchio. Sembr quasi rattrappirsi nella poltrona. - A fine settembre venuto una volta o due con una ragazza vestita come lui: tuta e stivali da motociclista. Pare sia diventata una specie di uniforme, in quell'ambiente. Lei si tolta il casco, peraltro uno strano tipo di casco, sa, uno di quelli che i nostri carristi avevano in dotazione nel 1940, con quegli occhiali strambi. Probabilmente le davano fastidio i capelli, una volta liberati le sono scesi a cascata fino in fondo alla schiena e lei li ha scossi indietro ruotando la testa. Capelli biondi, tinti. Quasi bianchi. - L'et, secondo lei, e la corporatura? - Non saprei dirle un'et: tra i venticinque e i trenta. Una donna di corporatura robusta, a meno che non fosse l'effetto del tipo di abbigliamento. Tacque. - Un casco da carrista, - disse Viale. - Capelli biondissimi. - Non mi dice niente, - confess Dumont. - Certo che hanno proprio un bel modo di vestirsi, - disse Viale. - L'ha rivista, con lui? Non l'aveva rivista con lui. Senza di lui l'aveva rivista decine di volte, ogni volta che lei andava a trovare Mayer, da sola o insieme ad altre ragazze. E poi ripartivano tutti nella Mercedes, a notte fonda. Lo stereo si era zittito. Dumont batteva un tempo medio sul vetro del tavolino con il cappuccio della penna, e Viale riconobbe, alquanto sorpreso, l'ormai noto: solo l'inizio, continuiamo la lotta, un pezzo da pugni alzati. - Venerd sera, verso le ventitr, - chiese Dumont, - avete sentito delle detonazioni, gi di sotto? O qualcosa di simile? - Scoppi da tubo di scappamento? - sugger Viale. - No, - disse Blondain. - Nessuna detonazione, nessuno sparo. Il che, peraltro, non significa necessariamente che non ce ne siano stati: i muri di casa Mayer sono belli spessi, almeno sessanta centimetri di pietra, e ci sono le cantine. - Non necessariamente - sorrise Dumont, tra s e s. - Ha sentito un'auto uscire? - S, - disse Blondain. - Erano le undici e mezzo Le ventitr e trenta, se preferisce. La Mercedes si era spenta a met del viale e lui aveva sentito i furibondi nitriti del motorino d'avviamento e un cambio tartassato che grattava: era chiaro che il conducente non era abituato a quel veicolo. Accelerando sulla ghiaia, l'auto era finita di traverso ed era quasi andata a sbattere contro il pilastro del cancello. Era stato proprio il rumore del cambio a farlo andare alla finestra. Aveva visto la grossa auto sfrecciare verso destra. - Ne sicuro? - insistette Dumont. - La sua testimonianza pu essere fondamentale,

signor Blondain. Forse dovr ripeterla in tribunale. - Sono sicuro. Erano le undici e trenta. Ho visto la Mercedes uscire. - C'era Mayer al volante? - Mio Dio, no! - esclam Blondain con tono indispettito. - Certo che no, ispettore. - Chi guidava? Se non era Mayer, chi guidava? Blondain li guard entrambi: due uomini giovani e in piena forma, degli uomini onesti. Senza guardare, prese dalla scatola una sigaretta. - Lei ha soltanto me, ispettore, - disse a Dumont. - Senza di me, la metterebbero al Chartreux e ce la lascerebbero, attaccata a un termosifone, con un camice sformato. Non l'avete vista, quindi non potete capire - Chi? - ripet Dumont. Non gli piaceva per niente quello che stava facendo, ma in un certo senso doveva comunque farlo. Un uomo era morto, crivellato di proiettili. Aveva in testa un boogie-woogie, un motivetto che tempo prima Schneider metteva di continuo. Blondain li guardava, li valutava. Percepirono come un fruscio. - Il motociclista, - disse Blondain. - L'uomo della moto Era lui a guidare la Mercedes. Ci fu un secondo fruscio. Blondain si alz con una goffaggine quasi straziante. Si asciug i palmi con un fazzoletto che appallottol e fece scivolare nella manica sinistra. - Vogliate scusarmi qualche istante, signori. Credo proprio che si sia svegliata, e penso non le farebbe piacere vedere che non le sono vicino. Penso. Ma a dire il vero non ne ho idea, - aggiunse. - Faccia pure, - disse Dumont. - Per insomma, ci sar bisogno che lei ripeta tutto questo, per iscritto. Va bene? - S, - disse Blondain. - Va bene. Scusatemi. - Certo, - disse Dumont. Senza sapere troppo il perch, sentiva una stretta al cuore. Probabile che fosse per via della pioggia e del vento che spazzavano la citt e il lago ormai da giorni, da settimane. Un'eternit. Si guardarono, con Viale, e in silenzio scossero la testa. - Ci sono giorni cos, - disse Dumont. - Dei luned mattina in cui si preferirebbe restare a letto con un buon libro, al calduccio - S, - disse distrattamente Viale. Pensava: ma se i guardiani, se gli uomini sui bastioni perdono la speranza, allora chi guarder loro le spalle? Osserv la sua Dunhill che si consumava nel posacenere. Fin per schiacciarla con l'indice e il pollice.

Luned - ore tredici e dieci.

L'intera squadra di Schneider, pi Viale, si ritrov alla mensa delle Poste. Fecero la coda come tutti, e uno alla volta si munirono di vassoio e posate in alluminio, bicchieri e tovaglioli di carta. Erano persona a malapena grata e lo sentivano bene, ma le cose non andavano affatto meglio al bar della Previdenza sociale, alla mensa del Presidio militare o al ristorante della Prefettura. Del resto le loro finanze non gli permettevano, mediamente, di bazzicare tutti i giorni il bar delle Nouvelles Galeries, e la caffetteria del Casino era dalla parte opposta della zona industriale est, tanto per usare la terminologia sofisticata dei tecnocrati del comune - cio, in linea d'aria, quasi a nove chilometri dal Commissariato centrale. Per semplificare i conti, i loro menu compresero uova sode con maionese, barbabietole e un po' di mais dolce, bistecca e patatine in formato standard, una ciotola di insalata verde con una spruzzatina d'aceto, uno yogurt e una porzione di millefoglie. In cambio di un extra, Schneider and alla cassa a prendere due bottiglie di Ctes du Rhne. Scelsero un tavolo appartato, non lontano dall'uscita. Si comportavano un po' come la mischia di una squadra di rugby. - Abbiamo tre quarti d'ora, gente, - ricord Perrier. Ostentava un Patek Philippe d'oro con un cinturino elastico anch'esso in oro che Lorraine gli aveva portato dal suo ultimo viaggio- studio alle Bahamas. - Tre quarti d'ora per rimpinzarci, - disse Charlie. Nel gruppo aveva il ruolo di coppiere. Afferr il collo della prima bottiglia come se volesse strangolarla. Perlustr la sala con aria vendicativa, poi tir fuori dalla tasca un coltellino. - La ragazzina rossa oggi non c' - No, Charlie Brown, la ragazzina rossa oggi non c' - Povera ragazzina rossa, - disse Dumont. - Mai viste delle tettone come quelle, - sospir Charles. - Neanche la Tettona ha delle tettone cos, - convenne Perrier. Il tappo fece plop. I quattro poliziotti della squadra fecero delle facce malinconiche, delle espressioni vagamente rattristate. Ci fu un silenzio forzato e Schneider disse: - Non ha fatto il solito plop, vero? - No, - conferm Charles. - Dai qua il tappo, Charles. Schneider lo annus. Charlie si vers un dito di vino nel bicchiere. Gli altri tre lo osservavano con lo stesso interesse prudente che avrebbero avuto se si fosse seduto a cavallo di una mina magnetica. - Allora? - chiese Dumont. - Mmmsss, - fece Charles. Serv Viale. - Grazie, - disse quest'ultimo.

- Ce la siamo vista brutta, - disse il Gatto. - Eh? - stato Courtot a spedirti da noi? - si inform Perrier. Il suo tono non era n precisamente caloroso n esattamente ostile. Perrier era praticamente identico a Felix Marten: lo stesso mezzo sorrisino, la stessa espressione furbetta e gli occhi color giada, chiarissimi. Possedeva un intero quartiere della citt e un'Alfa Romeo di quell'anno, ed era il numero due della squadra, dopo Schneider. - Temporaneamente, - disse Viale. Sorrise impacciato. - Questa nuova, - osserv Schneider. Aveva due capsule nel palmo destro e sembr esitare. Prese la caraffa, ingoi le due capsule e bevve un bicchiere d'acqua, poi i suoi occhi grigi si spostarono sui baffetti sottili alla Tyron Power e sul viso abbronzatissimo: - Che sia chiaro, - disse Schneider. - Nessuno ha chiesto niente a Courtot, e men che meno dei rinforzi. Per di pi - Accenn un sorriso privo di gioia. - Per di pi il gruppo B e il suo capo non sono certo in odore di santit, su nelle alte sfere. In altre parole, non credere, - lo avvert Schneider, - Courtot non intendeva farti un favore. - Pazienza, - sorrise Viale. - E comunque hai culo, - osserv Charlie riempiendo i bicchieri. - Siamo mal visti, ma non ce ne pu sbattere di meno, perch siamo i migliori. Siamo anche decisamente migliori di quegli altri tonti della Polizia giudiziaria. E sai perch? - No, - sorrise Viale. Li osservava e il suo sorriso sembrava indistruttibile. Perch? Charlie si diede una scrollatina. - Perch siamo sempre fuori, sulla strada, a schizzare su e gi dalle montagne russe, a dragare 'sta cazzo di citt mentre quelli se ne stanno belli al caldo - Tutti sentirono che lui quella citt l'amava. - Con la pioggia o con il vento, che ti si gelino le palle o che si crepi di caldo. Tutto il tempo che non passiamo con il culo inchiodato alla sedia a riempire cartacce buone per il cesso, noi stiamo in giro a raccogliere soffiate, a ficcare il naso a destra e a manca E mica per spassarcela con le sciampiste o le grassone del Neptune, n per fare i fighi al reparto profumeria delle Nouvelles Galeries. - Lascia perdere, Charles, - lo interruppe Schneider. Si buttarono sugli antipasti. Viale tocc a malapena il suo vassoio. Non glielo facevano pesare, no, ma era come se un corpo estraneo fosse stato introdotto nell'organismo della squadra. E non aveva avuto nemmeno il tempo di chiamare Sabine per dirle che non sarebbe tornato a mangiare, e aveva paura che lei fosse in pensiero. Schneider alz appena la testa e sul suo viso magro Viale sorprese qualcosa di simile a una smorfia di dolore. - A che punto siete voi due, Dumont? Dumont, il Prof, tagliava la carne con estrema cura. Si era tolto la giacca e non c'era niente che nascondesse la Unique 7.65 che adornava il suo fianco sinistro. Non fece un vero e proprio sorriso, ma si limit a piantare i suoi due occhietti vispi sui colleghi per catturarne l'attenzione. - Tra cinque minuti ritiro i compiti, - disse Charles. - Hm! Hm! - bofonchi Dumont. Sporse in avanti il mento e fece a tutti un resoconto chiaro, preciso e abbastanza

dettagliato delle loro indagini. Schneider ascoltava, con il viso immobile. Quando Dumont tacque, accese una Camel. - Non la finisci la carne? - chiese Perrier. - No, - disse Schneider. - Da' qua Schneider pass il piatto. La pioggia sferzava i vetri, e si faceva buio. - Tornate l oggi pomeriggio e fateglielo mettere a verbale. Potete andarci con la mia macchina da scrivere portatile. - Si vers dell'acqua nel bicchiere. - Dateci dentro. Venerd sera Mayer aveva appuntamento con tre persone. Verosimilmente dei giovani, sui venti, venticinque anni, e tra loro c'era una ragazza - D'accordo, - disse Dumont. - Io e Charlie andiamo a seguire l'autopsia, - disse Schneider. Soffoc un sorrisino. - Riguardo a Josiane Frontera, alias Crazy Jo, abbiamo iniziato a lavorarcela stamattina. Nega tutto, chiaramente, non ha visto niente, sentito niente, non conosce nessuno, le solite stronzate. Per venerd sera, a partire dalle diciannove, ha tirato fuori il classico alibi, trito e ritrito ma di cemento armato Fece una risata sarcastica. Prima sono andati a mangiare tutti insieme da Mahmoud, all'toile du Sud. "Tutti insieme" sta per Edouard Rals, lei e il suo amichetto Loulou Hanno mangiato nella saletta sul davanti, vale a dire che erano seduti bene in vista. Mahmoud ha mangiato con loro. Fine del primo atto. - 'fanculo, ma non fa una piega, - assent Perrier. Spalmava piccole cucchiaiate di senape sul pezzo di bistecca di Schneider, e di sottecchi gli rivolse un sorriso da filibustiere. Charles Catala osservava il suo vassoio incastrato tra gli altri con una smorfia imbronciata e disse: - Il parcheggio di un supermercato la sera della paga - Chiudi il becco o le prendi, Charles, - disse Perrier. - Secondo atto, - prosegu Schneider. - Intorno alle ventuno e dodici arrivato Rivat figlio e sono andati tutti sul retro, tanto per farsi un pokerino in tranquillit. - Un gioco che richiede l'uso di cinque carte, - precis Charles con eccessiva affabilit. - Si sono spennati fino alle tre del mattino, Mahmoud si era fatto sostituire in sala dal cugino. - Mahmoud avr almeno trecento cugini, - disse Dumont con voce distante. - Il problema che non sono mai gli stessi. - Dopodich, - disse Schneider, - Josiane Frontera ha telefonato a una delle sue amiche, una battona di lusso, e le ha chiesto di raggiungerli, sono saliti al piano di sopra e tutti insieme si sono dati da fare nella garonnire di Mahmoud fino alle sette, ora in cui il suddetto ha tirato nuovamente su la saracinesca della sua modesta bettola esotica - Alibi in carburo di tungsteno, - sogghign Perrier. Aveva fatto fuori bistecca e senape. - La tegola refrattaria degli alibi, stile navetta spaziale, roba inattaccabile. Senza contare che hanno avuto tutto il weekend per metterlo a punto. - Fiss il piatto vuoto con risentimento. - Per un altro verso, l'alibi di ferro ovviamente una patacca, come una banconota da dodici franchi Viale sollev le sopracciglia. - S, - spieg Perrier, - se vi chiedessi cosa avete fatto, mettiamo marted sera, e se

lo chiedessi a bruciapelo, be', se volessi sapere dove siete stati, cosa avete detto e fatto, chi avete visto, e se ve lo chiedessi nei dettagli, per forza in un punto o in un altro ci sarebbe qualche buco, un'esitazione, qualcosa che non vi viene in mente Punt la forchetta vuota contro Viale. - Jo non ha esitato un secondo. Ci ha recitato per benino tutta la lezione. - Stamattina era decisamente fuori, - osserv Charlie. - Era pi carica di un B- 52. Era strafatta, cristo santo Anfetamine, - tradusse per Viale. - Pi fuori di un balcone. - Un percorso senza errori, - disse Perrier. Schneider fece un sorriso da lupo, ma che proveniva da lontano, come se tutto quello non fosse poi davvero cos importante. - La ribecchiamo nel pomeriggio. Pu darsi che ceda e che metta la parola fine alla faccenda, se sa cos' successo. Pu anche darsi che non molli e allora ce lo prendiamo in quel posto - Pu darsi anche che le venga una bella crisi, - disse Dumont. - A quel punto ci vorrebbero una decina di uomini per schiaffarla in un'ambulanza senza farle male - Si fa di brutto? - domand Viale. - E come! - disse Perrier. - Con tutta la neve che si spara in vena, pi che un'ambulanza ci vorrebbe uno skilift. - Ho convocato i quattro fessi per le due, - disse Schneider. - E non mi stupirei proprio se fossero gi in sede a strillare che li stanno sgozzando. - Spense la Camel. Io e Charlie andiamo da Borgnole - Sorrise furtivo. - Andiamo a vedere cosa aveva nella pancia Mayer Perrier, dacci dentro con i quattro coglioni. Ti racconteranno le stesse palle, ma non fa niente. - S, s, - approv Perrier. - Chiss che non ne venga fuori qualcosa. - Aveva sbattuto gi in quattro e quattr'otto il suo yogurt e tirato fuori una Gitane. - Chiss, - disse Schneider in tono dubitativo. - Tu ripassali in lungo, in largo e di traverso. Pu darsi che abbiano una vaga idea riguardo al motociclista. Fai mettere tutto a verbale e tienili l. Perch lo richiede l'indagine. - Si parte, - disse Perrier. - Inizia la giostra. Stando al Patek Philippe, avevano ancora un credito orario di dodici minuti. Rientrarono alla Centrale a piedi, tranquillamente, sotto la pioggia. Poco pi di trecento metri, calcolando che avevano lasciato le macchine un po' ovunque, tranne la 1100 di Jack lo Squartatore, che avevano avuto cura di rimettere nel garage sotterraneo. La Renault 16 di Schneider si trovava in una via adiacente, la Volkswagen Jeans del Gatto in una piazzola lungo la ferrovia, dove fungeva da riparo a un grosso micio nero con gli occhi gialli che passava la vita nascosto sotto la macchina. L'Alfa Romeo di Perrier se ne stava nel parcheggio del Commissariato centrale, con due ruote sopra il marciapiede. Platealmente. Cos, tanto per rompere le palle a Big Brother, che aveva decretato che i suoi ispettori non dovevano sbattere le loro schifosissime auto nel parcheggio riservato al pubblico. Perrier aveva scoperto che il parcheggio era di propriet del Comune. L'Alfa rifulgeva proprio sotto il naso del Commissariato. - Il solito indisciplinato, - sospir sornione il Gatto.

- Ah! Ah! - fu la risposta di Perrier. Erano in anticipo. La sala d'attesa di fronte alla scala, al terzo piano, non era deserta, ma era silenziosa. I quattro imbecilli erano seduti su delle sedie, sembravano a un funerale. Eddy Rals indossava un completo blu scuro, un cappotto nero logoro, delle scarpe di coccodrillo, una camicia gialla tutta sgualcita e una cravatta rosso scuro, stretta come un fagiolino secco. I suoi occhietti neri curiosavano dappertutto. Mahmoud indossava un giaccone di cuoio rossiccio, un maglione a collo alto giallo limone e dei jeans Lois in perfetto stato. E degli stivaletti. Le basette gli mangiavano met della faccia, ma quello che restava era comunque grande come una zucca. Le grandi mani pelose erano appoggiate sulle cosce. Rivat figlio indossava un completino sciccoso con il colletto alla coreana, un pullover molto leggero a girocollo - entrambi sulle tonalit del rosa antico - e degli stivaletti color rosso lampone spappolato. Ogni tanto si passava le mani sulla testa, probabilmente per assicurarsi della presenza del parrucchino nero che gli copriva il cranio. Aveva dei vestiti da ventenne, una vivacit da dodicenne, delle arterie da cinquantenne e un viso rugoso quanto il culo di una scimmia, vecchio come il ponte dei Sospiri. E infinitamente pi rovinato. Loulou aveva un'aria da pappa, un vestito da pappa, delle scarpe da pappa. Nella sua grossa bocca aperta a mo' di silenziosa e preventiva protesta, si potevano vedere tanti bei mattoncini d'oro, regolarmente spaziati tra loro, larghi e spessi come pietre tombali solidamente piantate a semicerchio in un terreno granitico. Loulou era conosciuto da tutti come 'Vialetto dorato' o 'Sole splendente'. Era conosciuto da tutti come un pigrone, uno scansafatiche invertebrato, un fancazzista, un battifiacca patentato, ma non era un tipo cattivo. Aveva passato dei guai, ma non aveva mai alzato le mani o i piedi su una ragazza, neppure quando, tempo prima, gestiva un giro di puttane. Di domenica portava sempre la combriccola al ristorante, e quando c'era bel tempo andavano tutti quanti alla Guinguette, un posto a met tra uno snack-bar e una Casetta-in-Canad, in riva a un laghetto dove passavano il pomeriggio a pescare. Loulou, a modo suo, era un nostalgico. La squadra era l bella schierata, e Schneider si mise a contemplare i quattro fessi con occhio spento. A lui non spettavano i supermegadelinquenti tirati a lucido, con abiti di Cardin e scarpe di Carvil, guanti di pelle nera da duemila franchi e gadget dei pi impensati. A lui non spettavano quei samurai laconici e glaciali che popolavano le sale cinematografiche portando delle .357 Magnum e delle .44 cromate con le canne lunghe come gambe di legno. A lui spettavano quelli messi male, i mutuati della delinquenza. I balordi, le teppe. Si sbotton il cappotto nero e ficc le mani nelle tasche dei pantaloni. - Chiudi il becco, Mahmoud, - disse con voce caustica. - Non so cosa stavi per dire, ma sono sicuro che stavi sparando una cazzata. - Si dondol lentamente sui talloni. Non abbiamo tempo di sentirvi tutti subito. Come dire, si andrebbe per le lunghe Potete aspettare qui o di sotto, nelle prigioni Come preferite. Aveva fatto per andarsene, ma poi torn sui suoi passi. Si accese una sigaretta riparandola con le mani e piant loro addosso i suoi occhi grigi, che luccicavano in modo inquietante. - Venerd Mayer aveva un appuntamento con tre cacasotto, tra i venti e i

venticinque anni, tre cacasotto tra cui una ragazza. Se vi viene in mente qualcosa al riguardo, vedete di segnalarcelo. Perch se qualcuno di voi si dimenticasse di farlo, noi, invece, non ce lo dimenticheremmo. - Un sorriso gelido. - una promessa solenne. E sapete che potete fidarvi di me. I quattro si guardarono. Lasciarono che l'informazione arrivasse fino al cervello. La digerirono, e fu Mahmoud a capire per primo che a Schneider non gliene fregava niente di cosa stessero facendo venerd sera. Quello che voleva era altro. Voleva l'uomo della moto. Mahmoud tir fuori con tutta calma una Gauloise, l'accese. Alle sue spalle la pioggia picchiettava sui vetri. - Capito? - disse Schneider con aria fiacca. - S! S! - disse Rivat figlio. - S! - disse douard Rals. - S, credo, - sorrise Loulou. - Andate a farvi fottere, - disse Mahmoud. Viale commise un solo errore, quel pomeriggio, ma per poco quell'unico errore non gli cost la vita. Ebbe la possibilit di ricordarsene con comodo pi tardi, mentre i medici lo tartassavano, poi ancora pi tardi, mentre aspettava che gli togliessero i punti e che la ferita cicatrizzasse, fumando e leggendo le riviste e i libri che Sabine e gli altri gli portavano. Quel pomeriggio aveva con s la sua licenza di caccia e il distintivo, la Smith & Wesson automatica nella fondina di pelle e un caricatore da 9 mm pieno nella tasca destra, insieme al mazzo di chiavi - per zavorrare, come gli aveva raccomandato Carmona a scuola, ma per zavorrare cosa, sant'iddio, e per sparare su chi? -, teneva le manette nella cintura, a sinistra, e il piccolo manganello nella tasca del cappotto. Non gli mancavano n fascino n intelligenza, e nemmeno coraggio. Solo non gli era ancora entrato in testa che prima o poi il suo mestiere poteva diventare di colpo pericoloso, pericoloso per s e per gli altri Ecco perch commise un errore, il genere di errore imbecille che normalmente non avrebbe dovuto avere conseguenze: non entr nel suo ufficio. Al reparto riservato alle auto Bogart non era ancora arrivato. Pioveva, e la pioggia graffiava impietosamente i vetri. Gli uffici vuoti puzzavano di carta impolverata, tabacco grigio, plastica, e si faceva sempre pi buio: ecco cosa avrebbe ricordato pi tardi. Che c'era molto buio. Se fosse entrato nel suo ufficio, non avrebbe potuto non trovare i quattro foglietti gialli che Bogart gli aveva lasciato rispondendo al telefono, quattro bigliettini che si facevano via via sempre pi pressanti con lo scorrere della mattinata. L'ultimo riportava solo le tre frasi seguenti, in lettere maiuscole:
RAGGIUNGA URGENTEMENTE UN CERTO FOZZI DICE DI ESSERE IN GUAI GROSSI AL SOLITO POSTO

con l'ora in cui aveva ricevuto il messaggio (11.50) e la sua firma. Quando, molto tempo dopo, Viale raggiunse in effetti Fozzi, il ragazzo si trovava all'ospedale,

reparto di Traumatologia. Gli avevano rasato il cranio e il suo embrione di barba, gli avevano impacchettato la testa con tante di quelle bende da farlo sembrare un marziano e ingessato il resto, portava un collare ortopedico e nessun medico sarebbe stato tanto pazzo da scommettere che se la sarebbe cavata. E cos si erano persi Speedy Gonzales, per poco meno di un pelo. Un obitorio, in tutti i paesi del mondo, solo un obitorio, cio un posto che solitamente non ispira n pensieri lieti n comportamenti giocosi. Ci si immagazzinano, a volte in parti staccate, a volte apparentemente intatte, certe carcasse da rottamare che prima sono state hostess, direttori commerciali, barboni, tutori dell'ordine, o in alcuni casi niente di ben definito, se si esclude la classificazione medico-legale. Tutte quelle carcasse hanno per almeno un punto in comune: per quanto si tenti di renderle il pi attraenti possibile, magari solo per la fotografia o il momento dell'identificazione, per quanto le si lavori con la cera e il collodio per ridar loro una certa bellezza, seppur precaria, ogni volta che si fa vedere una loro foto - o che si apre la cella frigorifera - la gente subito esclama che s, assomiglia allo zio Armand o a quella brutta strega di Batrice, ma che sembrano morti. Ancora pi morti del normale. Doc Sutherland li aspettava a pi fermo, i due poliziotti dell'Investigativa: l'uccello predatore e il suo amico Julien Clerc. Indossava una lunga giacca di lana informe che gli arrivava ai polpacci, dei pantaloni principe di Galles logori e dei vecchi mocassini blu di pelle scamosciata. Portava anche un maglione dolcevita rosso scuro che aveva sicuramente conosciuto giorni migliori, nei primi anni Cinquanta. La sua faccia tonda e smorta era indubbiamente sinistra, e lo sguardo esitante dei suoi occhioni esoftalmici aveva un non so che di assolutamente angosciante. Le sue grandi mani svolazzavano a destra e a manca, come uno stormo di avvoltoi impauriti. Alla fine i due poliziotti fecero la loro comparsa, le mani affondate nelle tasche. Il tizio della Scientifica era gi arrivato. Tirava fuori le sue cose senza dare nemmeno un'occhiata a quello che c'era sul tavolo, proprio sotto i riflettori al neon. Charles Catala estrasse il bloc-notes e una penna. Aveva voglia di darsela a gambe, per quanto sapesse che era decisamente improbabile che Mayer gli saltasse al collo nello stato in cui era, anche se, come molti suoi consimili, metteva in mostra gli orrendi denti gialli sotto le labbra rattrappite. Non era tanto il fatto che rischiava di farsi mordere - non tanto. Il Gatto aveva orrore di quell'ambiente, dell'odore di morte e delle mattonelle bianche, e del sorriso lugubre del medico legale. - Non volevo logorare troppo i nervi del Gatto, - sogghign quest'ultimo. - Cos mi sono portato un po' avanti. Credo sia soprattutto la sega elettrica a far saltare i fragili nervi del nostro giovane amico. - Vedi un po' di andare a quel paese, Marchal, - consigli Charles. - Nell'attesa, gli ho aperto la zucca. - Il che voleva dire che non erano esattamente in anticipo. - La zucca e la cotenna - Si volt e assunse un tono da conferenziere. C'erano due cose che non capivo, stamattina, quando l'hanno trovato. Due cose che non quadravano. - Ah s? - disse Schneider.

- S! Forse sono due cosette da niente, ma in ogni caso La prima : perch quattro pallottole? In qualsiasi tamburo di .38 ce ne sono sei. - A meno che non ne siano state messe solo quattro, - obiett Charles. - gi successo, - sottoline Schneider. - S! Ma se ce ne stanno sei, perch fermarsi a quattro? E perch non svuotarlo? - Perch no? - riconobbe Schneider. Il suo sguardo era puntato sul viso del morto: gli occhi spenti ma spalancati sembravano fissare senza molto interesse un punto non ben definito del soffitto, a qualche anno luce di distanza. Tre centimetri sopra le sopracciglia, la fronte era tagliata di netto. - Hanno sparato sei colpi! - disse Sutherland brandendo nella mano nuda una massa grigia, un blocco bilobato che fuoriusciva dalle sue grosse dita e dentro il quale erano state infilate due lunghe asticelle metalliche che lo attraversavano da parte a parte. L'aspetto generale e, almeno cos sembrava, la consistenza erano quelli di un grosso cervello da bancone di macellaio. - Le ultime due pallottole gliele hanno ficcate in bocca, dal basso verso l'alto - Indic le due traiettorie con l'indice sinistro, seguendo le asticelle metalliche. In alto queste divergevano leggermente. Charlie si pass la mano sulla faccia. Gli veniva da vomitare. Aveva un'aria quasi oscena, ma era proprio il cervello di Mayer. - Una delle pallottole, - disse Sutherland, seguendo con il dito una delle due asticelle, la seconda, - come se fosse andata dietro le quinte. Le altre quattro, in pieno petto, sono tutte in un raggio di circa venticinque centimetri, sparate da davanti, quasi orizzontalmente. Una di queste gli ha attraversato il cuore L'ispettore della Scientifica si avvicin. Con gli occhialini rotondi, senza montatura, aveva l'aspetto tenero e sbalordito di un cacciatore di farfalle. Oltre alla Asahi Pentax 24 x 36 d'ordinanza, portava a tracolla una Polaroid di seconda mano. - Ti serve qualcosa? - chiese a Schneider. - Tutto quello che puoi, - rispose l'ispettore. Il medico legale pos la lunga mano sull'avambraccio del morto e il suo gesto ricord molto quello che si fa per accarezzare segretamente, in privato, una carrozzeria coperta di pioggia o un fianco di donna. Ci fu un rapido flash elettronico. - Secondo punto, - prosegu Sutherland. - Quattro fori d'entrata, le ultime due pallottole sparate in bocca, niente fori d'uscita - S, - disse Schneider. - La scatola cranica non scoppiata. La parte alta non un granch, ma niente in confronto a quello che avrebbe dovuto essere - Poca carica, - disse Schneider. - O cartucce difettose. - Oh no! - ridacchi Marchal. - Niente di tutto ci, niente di tutto ci Tir fuori dalla tasca della giacca sei cilindri di piombo pressoch intatti, li pos nel palmo della mano di Schneider e sporse le labbra in avanti: - .38 special, ma Wad Cutter. La carica non era nemmeno molta, ma ha fatto un sacco di danni. Una cartuccia da tiro al bersaglio. Reperto numero due: sei pallottole.38 Wad Cutter. Tutto il tamburo. - I conti tornano, - disse Charlie. - Tutto il tamburo, eh? - ripet Schneider con voce strascicata. - Jo aveva ragione:

hanno ritrovato la sua Police Python e due scatole di cartucce. Infil le sei ogive in un sacchetto per reperti. - Fatto fuori con delle Wad Cutter, - disse il medico. - Perch non con delle .22? E un'altra cosa, Schneider - S? - rispose questi. - L'hanno pestato a morte. Gli hanno lasciato il muso intatto, va a sapere perch, ma gli hanno spezzato entrambi i polsi e tutte le dita della mano, ha il fegato spappolato e una serie di travasi di sangue, un po' dappertutto. Ti risparmio il linguaggio tecnico, tanto te lo ritrovi nel referto. Grosso modo comunque questo: l'hanno pestato a morte. E neanche in maniera tanto scientifica. - Ah! - disse Schneider. Accese una Camel. Il fotografo officiava, e a ogni flash loro sbattevano le ciglia, ma senza rendersene conto. - Non esattamente una semplice mano di botte, - disse Sutherland. - Un interrogatorio, - disse Schneider. - Certi colpi sembrano essere stati dati con una chiave inglese, - disse Sutherland con voce intrigata. - Perch con una chiave inglese? - chiese Charles. I tre uomini si girarono verso di lui. Un po' come se forse apparso nella stanza all'improvviso. Marchal sollev appena gli angoli della bocca. Il burlone che l'aveva soprannominato Sutherland sapeva il fatto suo. - E perch non con una chiave inglese? - chiese Doc. Fece dei movimenti a vuoto con le labbra. - Perch una chiave inglese lunga, larga, pesante e piatta. Ecco perch. Ti va bene cos, Charles? - No, - disse il Gatto. - Ma dopo tutto il tecnico delle putrescenze sei tu, no? - Sono io, - disse Sutherland con voce piatta. - Senza il minimo dubbio. Stava chiaramente pensando a qualcos'altro. Qualcosa che non sembrava piacergli molto.

Luned - ore diciassette e dieci.

Johnny guidava lentamente. Aveva acceso le luci di posizione della BMW e i tergicristalli pulsavano come il sangue nel palmo delle sue mani. Era gi quasi notte. Il giorno non c'era praticamente stato, solo una specie di chiarore appannato sotto i banchi di pioggia. Per un verso, gli andava bene: era tutto grigio come i muri della galera, come i giorni in galera. Gli sarebbe sembrato strano tornare con un bel sole, quasi scioccante. Trov una cabina telefonica. Erano proliferate ovunque, in citt, dall'ultima volta. Posteggi accuratamente la BMW a spina di pesce, un po' pi lontano, tra due alberi, poi alz il bavero del cappotto nero e usc nella pioggia. Una vetrina gli rimand l'immagine livida e scialba di un uomo alto e snello, passabilmente elegante. Un uomo di cui non si vedevano gli occhi e che di sicuro stava camminando troppo in fretta. Rallent il passo, entr nella cabina. Gli rispose una voce di donna. Johnny si appoggi con la spalla contro il vetro. Forse la Grossa Tinca non era tornata. - Me lo passi, - disse Johnny. - Chiamo da parte di Gregory. - Eh? - fece la donna. - Gregory. - Gregory. - Esit. - Vado a vedere se tornato. Aveva probabilmente coperto il microfono con la mano, perch Johnny non sent pi niente fino a quando la Tinca non prese la cornetta. - Capiti male, Gregory, - disse l'uomo. - Da dove chiami? - Da una cabina. - Ah s! - Perch casco male? - chiese Johnny. - Non hai quello che serve? - Ho tutto quello che serve, - disse la Grossa Tinca. - Fila tutto liscio. Solo Sei sicuro di essere in una cabina? - S, - disse Johnny. - Cominci a rompere. - S, lo so, ma grave, maledettamente grave: Mayer si fatto accoppare, e - Non me ne fotte niente di Mayer, - disse Johnny. Premette il palmo della mano bollente contro il vetro appannato. Anche solo poter fare quel gesto era gi un sollievo. - E che altro? - Hanno sbattuto dentro quel coglione di Rals, - disse la Tinca. - Nella zona non c' volante migliore. - Chiudi il becco, - disse Johnny. - Basta cos - Comunque sarebbe pi pratico sapere dove ti si pu rintracciare, - gemette la Tinca. - Nel caso ci fossero rogne. Anche quando c'era Fredo, sei sempre stato un cane sciolto - Cristo santo, - disse Johnny. - Perch non gli metti l anche un mio biglietto da visita, gi che ci sei? Sent arrivare l'attacco di tosse. E il dolore gli lacer il petto, come se qualcuno ci avesse infilato una spada arrugginita e gliela stesse rigirando tra le costole. Strinse i

pugni. C'era gente che passava, al di l del vetro, uomini e donne, bambini che uscivano dalla scuola l accanto. Andavano e venivano nella pioggia. - Ti sei beccato un raffreddore con i fiocchi, - osserv la Grossa Tinca. - Nel suo tono c'era qualcosa di vagamente rispettoso. - S, certo, - disse Johnny. - Dovresti andare dal dottore. - Smettila con le cazzate, - disse Johnny. - Fra un quarto d'ora sotto la galleria del Bob's Di fronte a U & Ca - Ok, va bene, - disse l'uomo. - Ma proprio perch sei tu. Johnny riagganci. Gi solo dover lavorare con quella checca gli dava il vomito. E Rals era in gabbia. Doveva essersi fatto beccare dalla Speciale mentre palpeggiava un ragazzino nei cessi del parco. I lampioni iniziavano ad accendersi e le strade bagnate assumevano, al passaggio delle auto, un improvviso ed effimero splendore; attraverso i vetri Johnny guard i fari che si riflettevano sull'asfalto lucido come in uno specchio profondo; le luci di posizione e gli stop creavano un balletto silenzioso nel caleidoscopio mobile delle gocce di pioggia che scivolavano gi lungo il vetro, davanti ai suoi occhi. E improvvisamente ebbe voglia di alzare i tacchi, di filare via, di battersela dalla citt con la sua bambola bionda. Di grana ne aveva ancora abbastanza, per il tempo che gli aveva concesso l'ultima volta il dottore. Una donna magra diede uno scossone alla porta, con faccia truce. La fiss senza vederla veramente, poi apr lentamente i battenti. La donna si infil sotto di lui, imprecando. Johnny tir su il bavero del cappotto e torn alla BMW. Non cerc neppure di affrettare il passo. Quello che stava per fare, lo avrebbe fatto per lei. Era proprio il minimo che potesse lasciarle Non per s, Signore, ma perch lei non dovesse pi tornare a lavorare alla Madeleine.

Luned - ore diciotto e venti.

Erano tre, erano tosti e il Commissariato centrale si stava svuotando come una vecchia carcassa bucata. Tra poco sarebbero rimasti solo loro, pi quelli di turno nelle varie sezioni, al massimo una trentina di persone, inclusi gli agenti di pronto intervento, separate da chilometri e chilometri di corridoi bui. Erano tre: uno, alla scrivania, ruotava lentamente sulla poltrona; un altro, a destra, stava seduto su una sedia girata, con i gomiti sullo schienale e il mento sugli avambracci; il terzo, a sinistra, era appoggiato a un armadietto metallico. Erano tre tipi belli robusti, e lei era sola. I quattro fessi languivano in stato di fermo, nell'attesa che i poliziotti finissero di interrogarla per poi procedere al confronto. Solo che Schneider e i suoi due colleghi non sembravano avere fretta. E di fretta infatti non ne avevano, anzi, prendevano tempo. Verso l'una le avevano fatto portare da mangiare dal carcere, non avevano lesinato n sull'acqua minerale n sulle sigarette, erano stati gentili e cortesi, e n Perrier n gli altri avevano mai alzato la voce. Non le avevano rifilato neanche una sberla e non avevano proferito la bench minima minaccia. Josiane Frontera era invecchiata di quasi vent'anni in dieci ore. Stava rannicchiata sulla sedia con le dita aggrovigliate appoggiate sulle cosce, come tralci di vite secchi. In un certo senso avrebbe preferito che la picchiassero. Schneider accese una sigaretta. Gli restava una carta da giocare, e forse quello era il momento buono. Aveva abbassato il paralume della lampada sulla scrivania, e il suo viso restava nella penombra. Giocherellava con una foto antropometrica. - Facciamo perquisire casa tua, Jo, - disse con voce smorzata. - Uso e traffico di stupefacenti, - disse Perrier. - Con la tua fedina penale, ti becchi il massimo. - Cinque anni secchi, - disse Charles a naso. - Non so niente, vi dico, - ribatt la donna. - Ricominciamo, - propose Schneider. - Un tizio alto, molto alto. Un pezzo d'uomo, - disse Perrier. - Insieme a una tipa con i capelli fino al sedere, - salmodi il Gatto. - Una troia con i capelli tinti. - Un tizio con la moto, - disse Schneider. - Una Honda 750. - Non ho niente da dirvi, - replic lei. - Ci prendi in giro, Jo? - sospir Perrier. - Sono sicuro che li conosci, - disse Schneider. - Solo che non vuoi fare sforzi, - aggiunse il Gatto. - Li beccheremo ugualmente, - disse Schneider. Sembrava pensieroso, a giudicare dall'intonazione, e stranamente distaccato. - tanto che lavori da Mayer? - chiese.

- Quasi un anno, - disse la donna. - Che cosa fai l? - chiese Charles. - Le pulizie, - disse la donna. - Le stanze a pianoterra. - Tutto qui? - si inform Perrier. - No, - disse la donna. - Avevi rapporti sessuali con lui? - prosegu Perrier. - S, - disse Josiane Frontera. - Ti pagava, per quello? - chiese Charles. - Non mi credereste, - disse la donna. - Perch non dovremmo crederti? - chiese Schneider. - Non abbiamo motivo per non crederti. - No, non mi pagava. - Chi che ha vinto, a poker? - domand Perrier. - A poker? - Chi che ha vinto? - Eddy Rals. Lui ha una fortuna sfacciata. - Come no, - ridacchi il Gatto. - Tu fai le pulizie nelle stanze a pianoterra, - disse Schneider. - cos? - S, - disse la donna. - E le altre chi le pulisce? - Nelle altre lui non ci viveva. Non da quando io lavoravo da lui. - Perch lavoravi da lui? - chiese Perrier. - Che ne so, - disse la donna. - Non hai mai visto nessuno in casa di Mayer? Mai nessuno in quasi un anno? Incredibile, no? - disse Perrier. Nella penombra sembrava immenso. - O invece hai paura di mettere in mezzo qualcuno, - disse Charles. - E dato che non sai bene che tipo sia, preferisci non fiatare. - Charles, - disse Schneider, - vai a prendere il cappotto della signora. La portiamo a fare un giretto. Il giovane si alz, gir sui talloni e and verso la porta. La donna scosse impercettibilmente la testa e le sue falangi scricchiolarono. - L'ho visto, quel tipo, - disse con voce roca, penosa da sentire. Una voce di quelle che si presume abbiano gli spettri, nei film di serie C. Si pass lentamente la dita sulla fronte. - L'ho visto, quel tipo, ma non lo conosco. Non so chi . - Come mai? - chiese Schneider. - Non credo che Mayer avrebbe gradito che facessi domande su di lui. - E perch? - chiese Schneider. - Compartimenti stagni, - disse la donna. - Ha presente? - No, - disse Schneider. - Che aspetto ha, il tuo angelo dell'inferno? - domand Perrier. Non fece alcuno sforzo per ricordare. Era come se avessero aperto un rubinetto avvitato male. E ci misero poco a capire che, pur non sapendo chi fosse, poteva descriverlo benissimo. Un pezzo d'uomo, alto sul metro e ottanta, capelli neri, liscissimi e sporchi, che gli cadono sulle spalle. Un fermapolso su entrambe le

braccia. - Barba? Baffi? - s'inform Perrier. - No, - disse la donna. - Occhi? - Marrone scuro. - Piccoli? Grossi? Vicini? Distanti? - Piccoli, - disse la donna. - Molto piccoli, abbastanza distanti. Cerc ancora. Prese una sigaretta dal pacchetto di Schneider, sul bordo della scrivania, e Charles Catala le diede da accendere. - Come i cinesi, - disse, soffiando il fumo verso il soffitto. - Il naso - disse Schneider. - Tatuaggi? Cicatrici? - Una coltellata, - disse la donna. - Vicino alla spalla Ci fu un silenzio interminabile. Una macchina da scrivere picchiettava da qualche parte, in uno degli uffici della Polizia giudiziaria. Nel parcheggio un'auto suon due volte il clacson, come un topo in gabbia che squittisce. Schneider aspir dalla sigaretta. Josiane Frontera si mise le mani sulla faccia. Non la sentirono, ma Charles vide le sue spalle sussultare e capirono che stava piangendo. - Ricominciamo tutto da capo, Josiane, - disse Schneider. - Non lo so il suo nome, - disse la donna. Scosse dolcemente la testa, si sporse in avanti, le mani toccarono le ginocchia e si alz lentamente. Poi si pieg di nuovo in avanti. - Un soprannome, - disse Perrier. - Come lo chiamavi? - chiese Charlie. - Non lo chiamavo, - disse la donna. - Per favore, lasciatemi in pace. Per favore. - un omicidio, Jo, - disse Schneider. - Non che ci piaccia quello che stiamo facendo, ma Mayer morto. - Magari non stato lui a ucciderlo, - disse la donna. - Cosa ne sapete voi? Con il busto sporto in avanti, sollev la testa, allarg le dita della mano. Non vedeva Schneider, ma sentiva puntati su di lei i suoi occhi morti, che luccicavano appena. La mano magra dell'ispettore apparve nella luce calda della lampada e fece cadere la cenere della sigaretta. - L'hanno torturato, prima di farlo secco, Jo, - disse Schneider. - Pu darsi anche che fosse gi morto quando gli hanno sparato. Lei fece segno di no con la testa. Le era colato il rimmel e i suoi occhi neri erano liquidi e smisuratamente larghi. La sua sigaretta si stava consumando nel posacenere. - vero? - S, - disse Schneider. - vero. - Non teneva mai molto nella scrivania, - disse la donna. - Mai pi di venti o trentamila franchi. - Tu come lo chiamavi? - chiese Charles. - Non l'ho mai chiamato, - disse la donna. - Non abbiamo mai avuto tempo di parlare. - E la ragazza? - chiese Perrier. - Perch l'hanno pestato? - chiese questa volta la donna.

C'era incomprensione nella sua voce. Riprese la sigaretta, fece dei tiri frettolosi e scomposti. Poi si pass le dita sulle sopracciglia. Cercava di diluire lo choc meglio che poteva. - Come lo sai, che l'hanno pestato? - chiese Schneider. - stato lei a dire - Io non ho detto che l'hanno pestato, - sospir Schneider. - Ho detto che l'avevano torturato. E ci sono un sacco di modi di torturare qualcuno. - La ragazza, - ricord Perrier senza eccessiva impazienza. - Una giovane, magra, - disse Josiane Frontera. - Con l'aria di una topina spompata a furia di folleggiare tra i formaggi. - Bionda? Bruna? - Bruna come me, - ridacchi Jo, con aria smarrita. - Si fa per dire - Bionda o bruna? - insistette Charlie. - Bionda. Tinta. Quasi bianca. - Ha i capelli lunghi? - S, - disse Jo. - Dei capelli fin quasi sotto le chiappe. Ma quelli si tagliano - Si riprese e guard verso Perrier. - I capelli. Si tagliano, no? - Ci eravamo arrivati, - disse Charles alle sue spalle. - Alta quanto, pi o meno? Dopo venti minuti di tartassamenti avevano ottenuto dei dati segnaletici passabili, peccato che, calcolando gli errori di parallasse e la deriva dei continenti, per non parlare poi della legittima prudenza della testimone con la coscienza mica tanto pulita, questi dati fossero probabilmente applicabili a un mezzo migliaio di persone che non avevano un tubo, ma proprio un tubo, a che vedere con la prematura dipartita di Mayer; e malgrado tutta questa vaghezza innegabilmente artistica, erano comunque meglio di niente: adesso sapevano che i due stronzi esistevano davvero, che non erano frutto dell'immaginazione di un rudere malaticcio n dei sogni deliranti di una vecchia carriola leggermente fulminata. Era gi qualcosa. Gliene mancava uno. Il terzo uomo. Ripartirono all'assalto, come prodi soldatini, rifecero da capo il giro della questione, consumarono una quantit impressionante di tabacco per niente: non c'era nessun terzo uomo. La coppia era sempre venuta da sola. Perch era una coppia. Perch venivano insieme. Sempre. A tutte le ore. Non restavano mai tanto. Con una grossa Honda, s, forse proprio una 750. L'uomo la metteva in garage. Ogni volta. Indossavano tute da motociclisti. Tutti e due. E i caschi. S, insomma, un casco per uno. Adesso era obbligatorio, no? - Non per guidare una Mercedes, - obiett Schneider con una voce che lasciava intendere molto pi di quel che diceva. - Charles, ti spiacerebbe andare alla macchina da scrivere? L'uomo gir attorno ai presenti e si sedette al posto del pigiatasti. Rilesse ad alta voce, per tutti, l'ultima frase del verbale, aggiunse due trattini per chiudere il paragrafo e and a capo. - Non firmer niente, - avvert la donna. - Mica voglio che mi facciano fuori - Non che hai molta scelta, Jo, - disse Perrier. Era pi immobile di uno spaventapasseri. - Staremo addosso a questo tipo; e magari, se lo troviamo, ci

inventiamo anche qualcosina, tanto per fare un po' di scena - Scosse la testa, con gesto fatalista. - Visto il tempo che ti abbiamo tenuta qui, non gli ci vorr molto a mangiare la foglia. - E hai persino qualche possibilit che non ti faccia fuori, - comment Schneider con voce dura. - Bisogner che lo troviamo noi, prima che lui trovi te - Perch ho l'impressione che quel tizio non sia uno spiritosone? - disse Charles. - tutto tranne che uno spiritosone, - disse la donna a denti stretti. - completamente fuso. Guard Charles e Perrier. Schneider si chin leggermente in avanti e il suo viso magro apparve nella luce della lampada. Gli occhi grigi e sagaci erano spaventosamente stanchi: non ne potevano pi. Si capiva che ne avevano abbastanza. Il poliziotto sfoder un sorriso grottesco, ma dovette ritenere che non fosse il caso di tirarla ancora per le lunghe, perch alla fine disse, con voce quasi indifferente: - Ti abbiamo steso il tappeto rosso Un sacco di tappeti rossi. Praticamente un intero negozio di tappeti rossi. Tanto per cominciare, non siamo andati a perquisire casa tua. Ti abbiamo portato la Mustang nel parcheggio, la qual cosa pu essere letta in pi modi, principalmente che le abbiamo s e no dato un'occhiatina. Ci siamo limitati a interrogarti come testimone, nient'altro Tra un'ora ti sbattiamo dritta filata fuori di qua, quando invece potremmo trattenerti ancora per un bel pezzo. Cosa credi che penser il tuo amico motociclista? - Bastardo, - disse la donna con voce quasi impercettibile. - Passiamo all'attacco, Jo? - sugger Charles, tamburellando sul coperchio della macchina da scrivere, un venerando accessorio da ufficio che aveva probabilmente al suo attivo non meno di mezzo secolo di buoni e fedeli servigi. - Prima finiamo, meglio , - disse sorridendo il giovane. Non riuscirono a cavarle nient'altro. Procedettero al confronto, e i casi a quel punto potevano essere solo due: o erano stanchi morti, o non che ci credessero poi pi molto. Sta di fatto che Schneider dopo una ventina di minuti li sbatt fuori tutti quanti. Senza tanto baccano. Dumont e Viale non erano pi ricomparsi in ufficio. Li avevano rintracciati a casa di Blondain, dove stavano mangiando pasticcini e sorseggiando t al gelsomino, e ora si trovavano entrambi nella polverosa 403 cabrio arancio di Viale. Non che fosse proprio l'ideale per un pedinamento, ma era poco probabile che la si potesse ritappezzare, e comunque la scelta era tra la Peugeot di Viale e una Renault 4L di servizio di un azzurrino spento e alquanto celestiale. Schneider aveva dato loro istruzioni di non mollare un attimo la donna, e di cercare di vedere dove sarebbe andata. Si sarebbero rimessi in contatto da una cabina, e Schneider avrebbe tentato di fargli avere una radiotelefono portatile funzionante. La videro tutti, scendere i gradini della Centrale con la banda dei quattro. Rivolgendosi al collega, Dumont fece le presentazioni: - Il pachiderma, sulla sinistra, il tir a due zampe, Mahmoud. Il proprietario all'toile du Sud. Traffica in neve, ed dentro anche nel giro delle 404; dietro ha due mujeres, due ragazzotte niente male, che ogni tanto battono; furbo come una scimmia e quanto a fargli spifferare qualcosa, nisba

Sprofond nel sedile, gli occhi all'altezza della portiera: - Lei non sta andando a prendere la Mustang, merda, - si lasci scappare. - Crede che ci abbia fiutato? - Non ne ho idea, - disse Dumont. - L'altro maciste in abito scuro Loulou. Diciamo che, in teoria, in questo momento uno dei due amanti ufficiali di Jo Frontera - L'altro chi ? - L'altro cosa? - chiese Dumont con aria intrigata. - L'altro "ufficiale". Dumont gir leggermente la testa. Viale aveva la fronte e gli occhi all'ombra del parasole abbassato, e il resto immobile. - Non vi funzionano mica tanto bene le antenne, a voi delle investigazioni giudiziarie, - not Dumont. - L'altro, sempre in teoria, Ramsete. - Il padrone del Twenty Flight? - S, - disse Dumont, sghignazzando. Non era da lui, sghignazzare. Poteva andare per Schneider e Perrier, che erano due vecchie pellacce, cinici e indifferenti, due poliziotti svegli e duri che se ne fregavano dei salamelecchi e che di certo avevano un bel po' di punti in comune con la loro clientela, ma proprio non si addiceva al carattere misurato di Dumont. - Ramsete Quello tutto infighettato Pierrot Rivat. finito dentro per la prima volta il giorno del suo ventesimo compleanno, un mattino di gennaio del 1950. - Non si direbbe, - not Viale. - Checca come un leccalecca, - disse Dumont. - Si fatto il circuito di Monthlry, e diverse gare in moto, fino al giorno in cui andato fuori su un rettilineo La cosa sembra averlo calmato, sono anni che non lo si vede pi guidare. - Ah! - disse Viale. - L'ultimo douard Rals. Lui non fa niente. Sono cinque anni che ha lo stesso cappotto, scrocca un po' qua un po' l. Certo non fa una vita da nababbo, ma pare che gli stia bene cos. Il gruppo attravers davanti a loro, senza guardare, e scomparve dietro l'angolo. Viale fece cantare il motorino d'avviamento. - Non stargli troppo appiccicato, - consigli Dumont. - Lasciamogli un pochino di corda: a quest'ora non c' molta gente per le strade. Non corriamo certo il rischio di perderli, ma se si accorgono di noi sono capaci di portarci fino alle Galapagos. Viale si stacc molto lentamente dal marciapiede. E ricominci a piovere. In quattro anni di servizio era il suo primo pedinamento. Doveva pur esserci una prima volta, perch poi ce ne fossero delle altre, ma immediatamente, appena i grossi pneumatici si misero a pestare, molto delicatamente, sulla pioggia, prima ancora di avere il tempo di rimettere la macchina in asse con la ruota, prima di buttarsi in una lunga sterzata a sinistra, a venti all'ora, cap. Da un leggero brivido che sent corrergli sotto la pelle del viso fino a tendergliela sugli zigomi e dall'eccitamento che gli solleticava i gomiti cap i due cacciatori notturni smarriti nella citt. Lui apparteneva al loro mondo. La cosa non aveva niente a che vedere con la sua morale, e se vogliamo tendeva a essere un tantino contraddittoria, ma cap che anche

lui era un cacciatore. E tutto filava come un meccanismo oliato alla perfezione, ogni gesto che faceva per tenere l'auto a giusta distanza, mentre Jo e i suoi uomini si dirigevano di corsa verso il centro, incassando le spalle sotto la pioggia che gli veniva addosso di fronte, ogni accelerata trattenuta, ogni angolo d'ombra: non li seguiva, prevedeva dove sarebbero andati, quando avrebbero attraversato Era dietro di loro, e loro non lo sapevano. Imboccarono contromano una via a senso unico. Andavano veloci, ma Viale svolt a destra e poi due volte a sinistra, per delle strade vuote, dopodich parcheggi e spense luci e motore. - Omaggi alla signora sfiga, - disse Viale. - Tra poco arrivano. - S, - disse Dumont. I quattro si stagliarono nella luce di una pensilina dell'autobus. Avevano attraversato e Josiane Frontera non c'era pi. - Il parcheggio, vicino al deposito della stazione, - disse Viale. Lasciarono che gli uomini scomparissero di nuovo dietro l'angolo e Viale gir la chiave dell'accensione. Port avanti il muso della 403, tagli perpendicolarmente la strada alle loro spalle e sbuc a fari spenti sul parcheggio quasi vuoto. Dalla parte opposta, vicino al terrapieno, una lunga e raffinata auto di colore scuro stava facendo manovra, mentre i suoi fari perlustravano il muro come proiettori della contraerea. Viale non vi diede peso. Occupato com'era con il volante, non c'era rischio che il conducente li vedesse. Tra due auto videro la BMW passare come un fulmine. Non era la donna al volante. Il tizio che guidava indossava un completo - o solo una giacca color grigio ferro e dei grossi occhiali con la montatura nera, quel genere di occhiali tipici dei dirigenti, o dei mafiosi, e tanto cari a Arthur Miller e Henry Kissinger. Per un interminabile secondo pass nella luce cruda del riflettore che inondava i binari della ferrovia. Il suo viso era rivolto verso di loro, ma ebbero la certezza che lui non li avesse visti. - Ramsete, - disse Viale. - Ramsete, - annu Dumont. - Lui, sappiamo dove trovarlo, tutte le volte che occorre Viale riaccese i fari. - Lascia perdere, - disse Dumont con voce disincantata. - Quello fila come una bomba, e a noi mancano un centinaio di cavalli Rientriamo in Centrale. - Ok! - disse Viale. Quando arrivarono in fondo al parcheggio, la BMW era gi scomparsa. Merda, pens Viale. Il primo pedinamento, finito in vacca. Non poteva impedirsi di essere deluso. Non sapeva di avere allo stesso tempo torto e ragione, a essere deluso. Tanta ragione quanto torto. Non sapevano, n l'uno n l'altro, che per un lasso di tempo di trenta o quaranta secondi avevano avuto Ramsete quasi su un piatto d'argento, e che quella opportunit non gli si sarebbe mai pi offerta. Ragionavano normalmente, con quel meccanismo atavico tipico del poliziotto, che a volte conta pi di quanto dovrebbe sul fattore tempo per risolvere anche gli intrighi pi complicati, sul tempo e sulle abitudini della selvaggina. E loro non avevano affatto per le mani un intrigo complicato. In confronto ad altri era un caso estremamente semplice: tre giovani fancazzisti - tra cui una fancazzista, il che non

doveva certo pi sorprendere, vista l'evoluzione dei costumi - avevano fatto secco Mayer nella notte tra venerd e sabato, dopo averlo menato un po', il tutto per fregargli al massimo trentamila franchi. Pietoso Bisognava aspettare di trovare l'arma e poi il risultato della balistica per averne la conferma, ma era quasi sicuro che l'avevano fatto fuori con il suo stesso revolver - e le sue stesse .38 Wad Cutter, perch chi che se ne va in giro con delle .38 Wad Cutter in tasca? Davvero pietoso. - Ramsete, quindi. - disse Schneider con il suo sorriso da lupo. - S, Ramsete, - fece Dumont. - L'aspettava vicino alla ferrovia - La sua bettola aperta, stasera, - osserv Perrier. Schneider tir fuori dal cassetto la Colt. Mentre si alzava, infil un caricatore pieno nel calcio della pistola e fece scattare la sicura. - Un volontario per andare a rompere un po' le palle a Ramsete, - disse con voce quasi divertita. Fece scivolare l'automatica nella fondina, chiuse la linguetta tra il cane e il blocco della culatta. - Vengo io con te, - decise Perrier. - Lorraine ha da fare al campus, una di quelle robe d'espressione corporale Il Gatto sghignazz in modo affettuoso. Perrier si stir fino quasi a toccare il soffitto, allungando le braccia. Schneider palp il tessuto del suo cappotto e poi quello dell'impermeabile: erano bagnati sia l'uno che l'altro. Scelse il cappotto. Uno nero, di ottima fattura, che aveva ormai quattro anni. Ricordava ancora il negozio dove l'avevano scelto insieme, andando a caso per rue du Faubourg Saint Honor. E la risata che lei aveva da Chariot quella sera - Avreste qualcosa in contrario se venissi con voi? - chiese Viale. - Per niente, - disse Schneider con una voce lontana. Gli allung le chiavi della macchina: - Guida tu. Direzione: il Twenty Flight, Ramsete. - Direzione Gallien, - disse Charles a denti stretti alle sue spalle, abbastanza forte perch tutti sentissero, anche Dumont che era gi uscito dalla porta.

Luned - ore ventitr.

Schneider torn nella sua torre. Si vers un bel bicchiere di whisky liscio, in piedi nel cucinino buio. Il vento soffiava e ogni tanto piangeva tra i camini del tetto a terrazza, e bravo chi sapeva dire se piangeva i morti o i vivi, e la pioggia si schiantava contro il vetro, come palate di mare sulla sovrastruttura di una grande nave grigia sperduta al largo. Erano corsi su e gi per tutta la citt, in ogni angolo dove avrebbero potuto avere la possibilit, anche minima, di mettere le mani sul grosso Ramsete, e alla fine avevano dovuto arrendersi all'evidenza: il proprietario del Twenty Flight aveva tagliato la corda, aveva preso il volo, con la sua BMW e la sua pollastrella. La diffusione della foto della Mercedes non aveva dato risultati, ma se lo aspettavano. Dettagli. Schneider accese lo stereo, molto in sordina per via dell'ora. Ray Charles inizi a cantare: Tell me where can I go, There's no place I can see, con voce piagnucolosa e strascicata; oh, per favore, perch non capisci? con quell'infinita, quell'indicibile tristezza lancinante del profondo Sud e del blues. Dove andare, dove andare, per me tutte le porte sono chiuse, qualcosa di pi alto e pi vasto del cielo intero, con la luna e le stelle appese come lampadari di cristallo in una grande sala da ballo, qualcosa di pungente e lunghissimo, come quando si abbraccia una donna; oh, ti prego, perch non vuoi capire? E in un attimo gli ricord la camera d'albergo che aveva prenotato a Nizza, una camera quasi senza finestre, tappezzata di velluto color bronzo, dove avevano rischiato di non incontrarsi per colpa di un appuntamento che gli aveva impedito di andarla a prendere alla stazione e di un errore alla reception; la camera e il vestito bianco di lana che indossava lei. Ormai era decisamente troppo tardi per capire qualcosa. Vuot il bicchiere e torn in cucina a servirsi di nuovo. Il vento, una grande sala da ballo popolata di ombre. Sulla cassetta c'erano novanta minuti di Ray Charles, tutti di fila. Schneider port la bottiglia dalla cucina e l'appoggi a portata di mano. Chiaro che non gli faceva affatto bene stare a rimuginare su quelle cose morte, e al diavolo le insinuazioni del Gatto, i motivetti che ascoltava in auto mentre aspettava, la Sad Limousine di Madame Sanson davanti al mare, le riedizioni dei Platters, le siepi di alloro e il lamento eolico e disincantato dei cedri, frasi da quattro soldi su un disco da due franchi, pieno di sempre e di mai, il sole velato di Aigues-Mortes dove un solo gabbiano (l'ultimo?) lottava contro il vento da terra, schiamazzando come un paio di forbici arrugginite, sopra la linea retta di acqua verde del canale che scende verso il mare, prima di scartare a sinistra e librarsi nell'alto del cielo bianco, in due o tre colpi d'ala misurati e quasi languidi. Vele di mar non vid'io mai cotali. A Aigues-Mortes Cherokee indossava un vestito di seta blu profondo un po' stropicciato per via della strada, delle scarpe dcollet di vernice azzurro scuro con i tacchi sottili e un elegante blazer di flanella color ghiaccio. Di tutto ci restava quel

veliero nero senza pi alberi, al molo non lontano dalla torre, la voce piena di rabbia di Marjorie Hendricks e il gabbiano che scendeva a capofitto. E l'orizzonte piatto, i frangenti verdastri che si abbattevano senza tregua sulla lunga spiaggia a mezzaluna, deserta sotto un cielo color del fiele, e i suoi capelli come erbe sul viso, per via del vento salato che li avvolgeva, venuto dall'altro lato oscuro della terra, da sotto l'orizzonte, l dove vi sono le tenebre e dove l'angelo nero spiega le sue grandi ali, pregne di accidia e d'odio, soffici come la pi nera di tutte le notti. La torre e il battello nero. Schneider fin il suo bicchiere. L'occhio rosso dell'amplificatore lo fissava e Schneider allung davanti a s la mano, le dita contratte e l'avambraccio flesso. Un vestito di seta sgualcito, abbastanza corto bench non fosse pi di moda, e non molto altro sotto. Soffoc un sogghigno: sentiva i tre stronzi, fuori, li sentiva grattare alla porta come cani impazziti, i due e la ragazza che avevano ucciso Mayer senza sapere cosa stavano facendo, n chi stavano uccidendo, e senza sospettare nemmeno per un instante che uccidendolo si sarebbero tirati addosso tutti, tanto da lasciarsi dietro adesso una lunga scia di ghiaccio, come un getto nell'aria rarefatta. Li sentiva sbattere contro il vetro, a ogni raffica che li riportava l, con i loro musi lividi e tumefatti, le loro facce gonfie e smorte di annegati. Dietro di loro lui fiutava Ramsete, quel grosso maiale puzzolente: Perch mai ce l'ha con me, ispettore? Non sono altro che un onesto commerciante, ispettore. Ramsete a cui avrebbe fatto fare quello che voleva, quando l'avesse voluto, al momento buono, come con un grosso pesce flaccido da portare in giro attaccato alla canna. Il fantastico Ray cantava che il blues era il suo secondo nome, mentre degli ottoni rincaravano la dose senza forzare, e lui sottolineava quei passaggi insipidi con dei rapidissimi accordi e delle frasi contenute e veementi, alla Leroy Carr. Trecento metri pi indietro c'era Gallien, il giovane e pimpante Simon Granier, dell'Immobiliare Granier, il nuovo faro delle folli notti di Z, che non erano poi nemmeno pi cos folli come un tempo, da quando il Profeta era andato in pensione in un bel localino un paio di metri sottoterra. Gallien, vicino al quale Cherokee aveva finalmente trovato riposo per un momento. Al diavolo Charles e la sua insolente perspicacia. Schneider mosse leggermente le dita nella penombra, per scioglierle, poi mosse la mano, come se stesse spostando, con il dorso, un velo trasparente e quasi impalpabile, uno di quei lunghi veli da tabernacolo. Li avrebbe presi i tre stronzi, e loro se ne sbattevano altamente. Male che andasse, diventavano lo zimbello di tutti. E gi che c'era, si sarebbe fatto pure Ramsete e il suo padroncino tutto bello tirato a lucido, il giovane decisore della grande movida. Non serviva a niente stare l a rimestare le ceneri spente, assolutamente a niente, se non ad attizzare le vecchie braci. Era questo che diceva il Vecchio: resistete, il segreto tutto qui, resistete un po' pi di loro e finiranno con il dimenticare, e con il passarvi davanti, come nelle parate. Loro avranno sicuramente smesso di pensarci, ma voi no. Non una parola, un sorriso, il bench minimo singhiozzo. NIENTE. Altre vecchie braci. E saranno vulnerabili. Tanto vulnerabili. Nella penombra Schneider si vers un altro bicchiere. Avrebbe potuto buttarne gi

cento, o mille, o diecimila, di bicchieri, senza che cambiasse una virgola: alla fine era arrivato l dove bisogna armarsi di coraggio. Quello che c'era da fare, nessun altro poteva farlo al suo posto. And ad alzare la cornetta del telefono. Era mezzanotte meno dieci. Compose un numero, lasci suonare quattro volte. Poi riagganci. Alz di nuovo la cornetta, compose di nuovo lo stesso numero e lasci suonare tre volte. E riagganci. In piedi nella penombra, le braccia abbandonate lungo il corpo, attese. Meno di tre minuti dopo il telefono suon. Schneider alz la cornetta.

Marted mattina - ore nove.

Johnny era seduto al tavolo, con una lunga vestaglia nera di spugna sulle spalle. Aveva disteso un giornale e smontato la .45, i cui pezzi se ne stavano adesso disposti uno accanto all'altro, tanto che avrebbe potuto di certo assemblarli a occhi chiusi senza la minima difficolt. In quel momento stava lucidando la canna di una Smith & Wesson automatica in lega leggera con uno scovolo di nylon. - Allora, come butta? - chiese la ragazza. Si era tirata su la coperta, sotto le braccia, e questa le schiacciava i seni, come una benda troppo stretta. Leggeva un vecchio Cosmopolitan trovato nell'armadio. Sul letto c'erano una caterva di riviste, L'Express e Le Nouvel Observateur, l'ultimo numero del Canard Enchain e i tre giornali locali del giorno, i quali riportavano in modo decisamente laconico e misurato la notizia del decesso quasi accidentale di Jean-Joseph Mayer, uno degli uomini pi in vista della citt, cofondatore con Vito e altra gente della sua stessa razza del Club di Tiro degli Archibugieri del Re, dove si allenavano i poliziotti del Commissariato centrale. Morto a seguito di un'aggressione avvenuta nel suo domicilio, all'et di sessantasei anni. Ai piedi del letto c'era anche una grossa scatola di cioccolatini semivuota, con disegnato sopra il tipico monello di Montmartre. - Un'idea folle, - disse Johnny svogliatamente, con una smorfia. - Di che tipo? - domand la ragazza. Pos la .38 e inizi a rimontare la Colt, con gesti minuziosi e precisi che lasciavano trasparire una grande esperienza delle armi e di come si maneggiano. Lei lo guardava da sopra Cosmopolitan, con aria incuriosita: - Sembra che tu non abbia fatto altro in vita tua, - osserv con un risolino un po' finto. - Non l'ho fatto per tutta la vita, Flore, ma quasi, - disse Johnny. C'era dell'imbarazzo nella sua voce, e qualcosa che non era poi cos lontano dall'assomigliare alla nostalgia. Scosse le spalle. - S, nel reggimento, ero armiere - Perch non ci sei rimasto? - chiese Flore. Fece scattare il blocco della culatta, premette due o tre volte la leva della sicura, dietro il calcio. Un giorno aveva imboccato la strada sbagliata, aveva fregato una Jeep e svuotato un negozio di armi. Si era invischiato in una storia che non lo riguardava affatto e di cui non gli poteva fregare di meno, aveva scelto il lato sbagliato, e quando alla fine era arrivata l'amnistia, era gi troppo tardi, ormai era troppo marcio e aveva preso troppe brutte abitudini. Troppo tardi per riciclarsi. Aveva continuato con le aggressioni a mano armata, ma per conto proprio. - Grana, - ment Johnny. Il resto era troppo complicato. - Tu sei fuori, - sorrise la ragazza. - S! Certo - Che tipo d'idea folle? Esamin pensoso la .45 e la pos sul giornale. Dietro il vetro non pioveva quasi

pi: rimaneva una sottile pozzanghera trasparente che il vento sospingeva verso il patio, una pozzanghera acidula e spassosa, e di fronte le nuvole che si sfilacciavano, tra le colline, tra sterri, boschetti di ginepro e carcasse di villette in costruzione. Le raccont del colpo. Lei lo ascolt, le sopracciglia aggrottate e la bocca dura. - Non mi piace questa storia, - disse quando lui ebbe finito. - La faccenda della ragazzina, non mi piace per niente - Neanche a me, - ammise Johnny, - ma il colpo si basa su di lei. - Quanti anni ha? - Dieci, undici. Non di pi - Non mi piace questa storia, - ripet Flore. - C' il rischio che la facciano fuori, se capita. Non siete obbligati a coinvolgerla. - Non si mai obbligati a fare niente, - obiett Johnny. - Non si obbligati a cercare di fregare tre milioni. - Non piace neanche a te questa storia, vero? - not la ragazza. Appoggi la rivista sull'altro lato del letto. Nel chinarsi, la coperta le scopr il petto. Aveva dei bellissimi seni, non troppo grandi ma pesanti e pieni, vellutati come dei frutti appena troppo maturi, con delle larghe areole scure, quasi fin troppo sontuosi per il suo torso magro. - No, non mi piace, no - Fece una pausa: non poteva dirle che nessuno avrebbe torto un capello alla ragazzina, e a ragion veduta Rimase fisso a contemplare il suo seno nudo, che ebbe un leggero sussulto. - Non mi piace, specialmente perch non ha niente del tipico colpo della Grossa Tinca. Un intrigo di questo tipo, non il suo genere. - Eppure vanno di moda, no? Lo fanno tutti quanti, a cominciare dagli arabi Bastava solo pensarci. - S! - ammise Johnny alzandosi. - questo che puzza, che non ho mai visto la Grossa Tinca pensare. Non nella sua natura. Si avvicin al letto. - Tu invece pensi troppo, - disse la ragazza con una risata roca. Allung le braccia verso di lui e la coperta scese un po' pi gi. - Vieni, ragazzone, vieni un po' a pensare dentro di me. Johnny si tolse la giacca e si infil vicino a lei, al caldo sotto le coperte. Era magro da far spavento. Lui, che decisamente non era mai stato grasso. E aveva bisogno di quel suo caldo equatoriale, ne aveva sempre pi bisogno. Le accarezz il petto con una dolcezza straziante. - Avremmo potuto conoscerci prima, quando tu eri armiere, - disse Flore con le labbra appoggiate al suo collo. - Avremmo comperato una casetta nel Sud, dalle parti di Aix, avremmo avuto dei bambini Due o tre marmocchietti - Avresti voluto dei figli? - S! Ti stupisce? - Un po', - disse Johnny. Aveva in testa un motivetto di Billie Holiday, o forse era Fredda Gibson, ma non avrebbe saputo dire quale. - Con me? - Certo, con te, scemo. Perch non con te? Non hai forse tutto quello che ci vuole per farne? - Glielo prese nella sua mano, come se volesse soppesarlo, ma come avrebbe soppesato il manico di un badile. - Non che avrei voluto, che lo voglio, e

ci che donna vuole - il diavolo lo vuole, - rise Johnny. Non voleva capire. Pens alle due armi vuote che aveva lasciato sul tavolo, davanti alla finestra, fuori dalla sua portata. Se fossero arrivati, lo avrebbero beccato come mangime. Era un pensiero privo di consistenza. Lei infil il naso sotto la sua ascella. - Tu sei fulminata Ma sei sbronza o che? - Ho voglia di te. Voglio un bambino da te, - disse Flore. - anche il momento giusto - Cosa? - deglut Johnny. - Cosa? Non sapeva se aveva voglia di ridere o di incazzarsi proprio, n se aveva voglia di saperlo per davvero. Lei lo spinse all'indietro e gli si allung sopra. Era dentro fino al collo nel giro della grande criminalit, aveva pi mandati attaccati al culo lui di quanti ne marciscono dietro gli sportelli delle Poste, ma la cosa non gli sembrava del tutto irrimediabile. C'era solo il Grande C (Big Charlie, come lo chiamava John Wayne in un numero di VSD) che si era assestato per benino nel suo polmone sinistro e lo divorava, una schifezza grande gi come una moneta da cento. - Ma Flore, sarebbe davvero poco ragionevole, - disse Johnny. - Perch, a te pare ragionevole andarsene in giro con te? Aveva il viso chiuso, e le sue grandi dita tiepide non gli lasciavano nessuna chance. Lui spinse, una a una, lentamente, tutte le porte roventi, e fin con il trovarsi incagliato in un'afa da serra, con l'espandersi come un fiume lento in una sanguinosa palude assolutamente tranquilla. - Un ricordo, - gemette la donna, la mascella contratta. - cos che lo chiamano certi Lasciare un ricordo. Lasciami tutto, Johnny. Gli martellava il ventre. Tutta quella storia non era per niente ragionevole, solo che cos, forse, restava qualcuno dopo di lui, qualcuno o qualcuna che sarebbe sopravvissuto a lui, una futura avvocatessa o un futuro procuratore, o un altro delinquente, e sapeva che Flore ne avrebbe avuto cura. Lui era il peggiore dei fessi, perch allo sportello della vita aveva preso solo il biglietto d'andata, ma lei, lei avrebbe saputo fare quello che andava fatto. Lei aveva pi coglioni di quanti ne avesse lui, che doveva andare in giro con tutta quella ferraglia per avere l'illusione di esistere. Johnny si chiese, in quel momento di lucidit iperacuta, soffocante, nel momento in cui scalava i gradini fino al sole, se in fondo non fosse proprio quello, ci che andava fatto, fin dall'inizio, il suo vero mestiere, dare un figlio a una ragazza robusta e volitiva come lei, e trascinarsi poi a crepare da qualche altra parte. La sent pesare con pi forza sopra di lui, poi rotolargli di fianco. Era madida di sudore. - Flore, - le disse tra i capelli bagnati. - Flore Lei fece di s con la testa. Non c'era nient'altro da dire. Il motivo era Absent Minded Moon, e la cantante era proprio Fredda Gibson e non Billie Holiday, e quella sera, all'Aletti, il tenente Schneider aveva indossato un impeccabile smoking bianco.

Marted mattina - ore nove.

Era mezzo piegato, rannicchiato in un angolo di cemento tra due muri che sicuramente voleva essere decorativo, con dei sassolini di ghiaia conficcati nel calcestruzzo, accanto a un'ex sala stampa chiusa. Le rare persone che passavano l davanti e che lo vedevano avrebbero potuto dirgli qualcosa come: "Ragazzino, cosa ci fai l, sotto la pioggia?" o roba del genere, ma la grande citt cos, la gente passa senza vederti, prestandoti attenzione all'incirca come ai mucchi dell'immondizia, e a volte anche di meno. Lui non se ne lamentava. Non avrebbe tollerato di essere visto da uno di quei coglioni. Era bagnato fradicio, ma anche di quello se ne sbatteva: sapeva che era fradicio perch se ne stava in quell'angolino ormai da parecchie ore, da cos tanto tempo che quasi non sentiva pi l'odore di piscio e di pattume, e la pioggia aveva appena smesso di cadere. Dunque doveva essere zuppo, era matematico, ma non era lui ad avere dei problemi, era solo la macchina, e della macchina non gliene fregava niente. Aveva visto la Renault 4L azzurra della polizia entrare al Pronto soccorso, con dentro due giovani in abiti civili: quella specie di magrebino che assomigliava a Julien Clerc (tanto che una grassona gli aveva chiesto un autografo) e uno che non conosceva. Andavano da Fozzi, c'era da scommetterci. Non aveva fatto in tempo a finirlo, quel parassita, e adesso non c'era pi verso di farlo. L'altra troia non aveva fatto una piega quando lui aveva spinto lo stantuffo della siringa, si era anzi cagata sotto, e avrebbe dovuto essere lo stesso anche con quella merda di Fozzi, solo che non aveva avuto abbastanza tempo: aveva rischiato di farsi beccare da una vecchietta ed era riuscito per un pelo a buttare tutto il kit in un tombino, in fretta e furia. Insieme a tutto quello che c'era dentro. Altrimenti quel pidocchio non avrebbe avuto nemmeno il tempo di dire "bef". D'altro canto, per, era sicuro che Fozzi non avrebbe pi fiatato. Se avesse parlato, si immaginava come gli avrebbe cavato entrambi gli occhi e tagliato la lingua, senza per insozzarsi i vestiti, cos Fozzi avrebbe potuto comunque fiatare, dopo, e lui non avrebbe rischiato pi niente. La barriera metallica del Pronto soccorso si alz e la 4L si immise con prudenza sulla strada. Carabo guidava e l'altro si accendeva una sigaretta con il filtro dorato. Fozzi non aveva raccontato niente. Se avesse sputato l'osso, sarebbero ancora dentro ad ascoltarlo, nella sua stanza, battendo a macchina con due dita artigliate per ogni mano. In realt, non aveva niente contro i poliziotti. Loro facevano il loro mestiere e lui faceva il suo, tutto qua. Ogni tanto, per, doveva pur moralizzare un filino il giro del commercio, in citt, altrimenti ci sarebbero stati sempre pi casini e incidenti, e sempre meno fiducia nei prodotti buoni, quelli sicuri, e alla lunga la cosa avrebbe

danneggiato tutti, venditori e consumatori; e per moralizzare non poteva contare su di loro, doveva pensarci lui, era per quello che aveva una spranga di piombo infilata nella manica e una lesina da calzolaio nel gambale dello stivale sinistro. E una Parabellum del tempo di guerra in casa. Era unicamente per quello: mantenere l'ordine e tutelare i consumatori. Per quello dava la caccia ai pidocchi. Per il resto lui era tutto meno che un violento. Abbass le palpebre. Non sapeva ancora se sarebbe andato o meno a finire Fozzi, ma aveva tempo per emettere la sua sentenza. Scivol lungo il muro e si sedette per terra, con le chiappe sui talloni degli stivali, gli avambracci incrociati sulle ginocchia, come i peones negli spaghetti western. Appoggi la fronte contro la pelle bagnata della manica. E sprofond nel sonno. Il suo ultimo pensiero cosciente fu per i poliziotti: avevano un bell'andare avanti e indietro, come galline senza testa, non cercavano mai dove era il caso, e quando si aveva davvero bisogno di loro, non c'erano mai.

Marted mattina - ore nove.

La Shell Verlaine era la stazione di servizio in, a met strada tra l'ospedale e il campus, in pieno quartiere universitario. Un complesso di casette cubiche in vetro fum e alluminio, disposte sotto un'ampia tettoia rettangolare che faceva aleggiare sui distributori e i negozi una luce indistinta, da acquario. Shell Verlaine voleva dire sette corsie attrezzate con le pi recenti pompe elettroniche, due negozi stile jeans e Tshirt, una cartolibreria con le colonne metalliche tappezzate di poster di Snoopy, di Chuck Brown, di Marilyn e del Che, e una grande caffetteria dove per due soldi si aveva diritto a dei fantastici hamburger con patatine - a condizione di arrivare tra i primi cento - e a una birra scura alla spina; due officine di manutenzione, un grande autolavaggio e un casotto centrale con l'ufficio del gestore e del responsabile e, tra i due, il mobiletto della cassaforte. Sunil aveva appena imboccato la corsia. Era un uomo magro e vivace, sulla quarantina, con un profilo a lama di rasoio e una prestanza fisica da ballerino di tango. Portata da lui, anche la tuta gialla e rossa aveva un'aria elegante; si muoveva con studiata insolenza, sculettando alla King, e sembrava scivolare sulle suole dei suoi stivali tirati a lucido e brillanti come specchi. Stivali US con le punte quadrate, tipo paletta per torte. Portava anche un marsupio a perizoma, il che sottolineava ancor di pi l'insolente disinvoltura del personaggio. Di Sunil si diceva che poteva tirar gi un motore e rimontarlo senza beccarsi neanche una macchia di grasso, nemmeno una grande come la capocchia di uno spillo. L'auto era una cara vecchia Renault 8 giallo special, con la scocca squadrata e i suoi quattro occhioni sbigottiti sulla griglia del radiatore, la carrozzeria ormai era tenuta insieme solo dagli adesivi di mille formati, colori e tipologie che la coprivano. I parafanghi posteriori sembravano essere stati rifilati con l'acido, da tanto la ruggine li aveva smangiati. Il benzinaio apr il cofano posteriore, svit il tappo e infil la pistola nel tubo della benzina, tra il motore sporco e l'abitacolo. - Ha i suoi anni, eh! - constat. Alz la testa, senza fare attenzione. A trenta centimetri dai suoi occhi c'erano la bocca nera, perfettamente circolare e muta, e il tipico mirino a V di un'arma da guerra. - Anche quella ha i suoi anni, - sorrise Sunil tranquillo. Si tir su. - Da' qua la cintura, - fece l'uomo con voce quasi impercettibile. - Dai, molla Aveva l'aria di uno che muore dalla fifa. Era grande o grosso (grasso, precis Sunil) e indossava una giacca corta di pelle scamosciata e delle Clarks sformate. L'aspetto era quello di un hippie della West Coast: gli mancava solo la bandana tra i capelli rossi arruffati. Oppure afro, come dice qualcuno, con la barba lunga alla Rasputin di una sfumatura pi ramata. Normalmente, n gli hippie, n a maggior ragione Rasputin, se ne vanno in giro con una carabina US calibro 7.62. Un'arma da paracadutista con il calcio pieghevole

di metallo e un caricatore da quindici colpi. Sunil moll la pistola della pompa. L'aveva messa in automatico e la pompa continuava a erogare benzina come se niente fosse, mentre i numeri digitali arancioni non la smettevano di girare. Scosse la testa con aria contrariata e inizi a sganciare la grossa fibbia del pesante cinturone di cuoio a cui era attaccato il marsupio. - US M1, eh! - disse al ragazzo, un coglioncello sotto i trenta con gli occhi fangosi. Questi alz una spalla. - Se vuoi venderla, io conosco un acquirente. - Porca puttana, datti una mossa, - fece il tipo. - Dava l'impressione di avere in bocca delle patate troppo cotte, troppe patate in una bocca non abbastanza grande. Passarono delle auto, ma erano lontane perch la cosa rappresentasse un rischio. Le due cabine di lavaggio e ingrassaggio, a sinistra, erano vuote, e quanto alla caffetteria e ai negozi, sulla destra, il tipo non aveva n una Sten n un buon vecchio Riot Gun calibro 12. Sunil prese il marsupio con la mano sinistra, un gesto tutto sommato molto naturale per togliersi il cinturone che adesso gli ballava all'altezza delle ginocchia. In quel momento la pistola scatt e la pompa si ferm. - Aspetta, aspetta, - disse Sunil. Fece finta di girarsi per finire il pieno, il che era una reazione banale e normale da parte di un benzinaio, ma cos facendo spost il busto e per un attimo la carabina si trov puntata dritta sull'autolavaggio. Poi il resto accadde in una frazione di secondo, ci fu il rumore di uno sparo che si ripercosse sotto la tettoia, mentre il cinturone si arrotolava attorno alla canna dell'arma, attorcigliato al legno del copricanna. La carabina cadde di mano al grassone, piroett in aria descrivendo un'ampia curva, and a sbattere contro uno dei montanti metallici dell'autolavaggio con un clang grave, rimbalz e scivol sulla corsia, poi si ferm senza che il rumore fosse proprio del tutto scemato. Il cinturone era schizzato via, dritto in avanti, e sferzava l'aria come un rettile furioso, il marsupio annaffi le pompe con una mitragliata di monetine che sbatacchiarono, tintinnarono e rotolarono sul cemento, proprio come un vero plotone di minuscoli ciclisti in preda alla follia. Un pacchetto di assegni, tenuto insieme da un elastico, si schiant contro una Mini Austin parcheggiata davanti alla caffetteria. Il tipo fece due passi indietro. La sua voce era lagnosa e rassegnata, completamente cambiata, ma non proprio timorosa, come se la situazione gli stesse via via sfuggendo di mano e a lui non gliene fregasse niente. Indietreggi ancora di un passo o due e inciamp come una foca. Stava per girare i tacchi e spaccarsi la faccia quando Sunil lo afferr per il braccio sinistro appena sotto il gomito. Da lontano quel gesto poteva voler dire due cose: o che il benzinaio lo aiutava a non cadere, o che lo afferrava per impedirgli di squagliarsela. Sunil, probabilmente a scanso di equivoci, gli rifil un bel destro in faccia, un cartone che arrivava da sotto i tacchi degli stivali ben piantati sul cemento. - Sunil! - grid una donna alla sue spalle. - Sunil, lascia quel poveretto, dai I calcagni del poveretto erano gi decollati da terra e questi si ritrov seduto sul culo. Sulla corsia quattro si era fermata una Peugeot 504 beige, un prof del Politecnico, uno tutto infighettato che non lasciava mai niente di mancia; era di fretta come sempre, ma dopo averli visti era ripartito come un fulmine. Sunil arm il suo braccio

destro all'altezza delle costole pi basse e rifil un altro cazzotto sull'orecchio del tipo, dall'alto in basso, in avvitamento. E poi un sinistro in mezzo alla faccia. - Sunil! - url la donna con tono pi autoritario. Sunil sent i tacchi degli stivali di Maybelline ticchettare alle sue spalle e lasci cadere i pugni. Era esaltante come sbattere contro un blocco di gelatina, in un certo senso. Afferr il collo della giacca dell'uomo, sollev il suo culo da terra senza apparente sforzo e lo trascin fino all'ufficio. La donna esaminava alternatamente la faccia magra di Sunil e il grugno sporco di sangue del tipo mezzo rintronato. - Il terzo in un mese, - disse il benzinaio. - Il terzo, ti rendi conto? Non possono guadagnarsi uno stipendio, come tutti? - Oh, bella! - disse la donna. - Oh, bella! Sembrava presa dal panico. - Prendilo per i piedi, - ordin Sunil. Lo misero a sedere appoggiato alla cassaforte e lui lo perquis velocemente. Il tipo perdeva sangue dal naso e dalla bocca, e le sue grosse mani inerti se ne stavano appoggiate di fianco alle cosce, con palmi all'ins. Sunil usc a raccogliere la carabina da terra, l dove alla fine si era fermata, e tir fuori il caricatore: conteneva ancora otto cartucce 30 x 30 con ogive di rame vagamente rosate. Recuper anche il marsupio e la grana, il pacchetto di assegni e il bossolo che era rotolato vicino alla pompa numero uno. Poi torn in ufficio e fece il numero del Commissariato centrale. - Schneider? S! Sono Sunil. S! Sunil della Shell Verlaine. S! Che ci posso fare S! Ciao. - Lanci un'occhiata al grassone mezzo spiaccicato sul linoleum beige. Ne era valsa proprio la pena, di passarci con lo straccio prima di iniziare il turno. - Ho un cliente per te, Schneider. Eh? S, un cliente. No. Ha cercato di rapinarmi con una carabina US. S, US. Cosa? No, qui Eh? - Gli lanci un'occhiata pi penetrante. No, uno giovane, sulla trentina, forse meno, uno di quei tipi luridi con la barba, come ce ne sono adesso Zozzo. Difficile a dirsi: con la barba. S, vi aspetto, mica parto per Timbuctu Riagganci, tir fuori un pacchetto di Gitanes e, mentre si accendeva una sigaretta, diede un'occhiata al portafoglio del tipo, una schifezza di plastica, di quelle che si trovano da Prisunic, tutta appiccicaticcia. L'hippie non si era mosso di un centimetro. Seduto per terra, con gli occhi persi nel vuoto, lasciava che il sangue gli colasse sulla maglietta viola, indifferente come se n quel sangue n quegli abiti gli appartenessero. La Renault 4 non ci mise pi di cinque minuti a spuntare in fondo alla stazione di servizio. And a mettersi di fianco alla Austin e ne vennero fuori due sbarbatelli con il parka, aria da bulli e sigaretta in bocca. Sunil ne conosceva uno (per cos dire), il ricciolino, perch per un po' era uscito con una professoressa del liceo, una in fregola, con una vecchia Volkswagen 1200, che si erano fatti in quattro nello sgabuzzino sul retro una sera che era passata da lui a fare un deca di benzina dopo la chiusura. Oltretutto, era un bel pezzo di donna, per la sua et E loro le avevano dato tutto quello che voleva L'altro era piuttosto alto, snello, con dei ridicoli baffetti che sembravano disegnati con il righello e che gli davano l'aria di uno che se ne sbatte di tutto e di tutti. Un bel

fisico da centravanti. - Ciao Sunil, - disse Catala. - Dove sta il tizio? - Buongiorno, - disse Sunil. - Nell'ufficio. - Un collega, - disse Catala. - Piacere, - disse Sunil, senza alcun entusiasmo. Gli passarono davanti. - Non ci avete messo molto, - not Sunil. - Stavamo rientrando da Saint-Jean, - disse Viale, - quando Schneider ci ha chiamati via radio. Quanto tempo fa successo? - Non pi di cinque minuti fa, - disse Sunil. Entrarono nel piccolo ufficio. - Lo hai picchiato? - chiese Charles. - Non troppo Non troppo non voleva dire niente. Il tipo aveva gli occhi fissi sulle loro ginocchia, lo sguardo dritto davanti a s. Sunil tir fuori il portafoglio dal taschino posteriore dei pantaloni e lo consegn al poliziotto. Dentro non c'era il becco d'un quattrino. Charlie gli diede una rapida occhiata. Conosceva il benzinaio di fama, un ex para intrallazzato a destra e a manca, ma soprattutto a destra, e che doveva avere qualche peso sulla coscienza. - Non sarebbe potuto finire in mani migliori, - disse sghignazzando il Gatto. - S! - disse Sunil a denti stretti. Agitava le sue grosse mani nodose; aveva delle braccia enormi che sembravano fatte d'acciaio e che esamin con sconforto, come fossero inutili. - Stavo per dargli una bella mano di botte, che cos se ne sarebbe ricordato per un pezzo, ma spuntata la padrona Rimisero in piedi l'uomo. Non sanguinava quasi pi, ma un po' gocciolava ancora, aveva il naso rosso come un pomodoro troppo maturo e dei grumi marroncini nella barba. - Merda, - disse Viale, - non che ci sei andato gi tanto leggero - Mica volevo che tagliasse la corda, - disse Sunil. - E tu, tu sei gi stato aggredito da uno con una pistola? No, ecco - Si frug nelle tasche. - Tieni, le chiavi della sua macchina. L'ho messa vicino alla cabina d'ingrassaggio, se ti interessa. pi marcia dei vostri politicanti, e per di pi puzza di merda da far paura. Come pattumiera andava benone, solo che dovevo lasciar libera la corsia. I due poliziotti si misero uno da un lato e uno dall'altro del loro cliente. Non sembravano propriamente felici. Guardavano il muso del grassone, forse per farsene un'opinione, ma era pi che evidente che la loro opinione se l'erano gi fatta quando erano arrivati. Charles Catala alz il ricevitore del telefono, seduto sul bordo della scrivania, e fece il numero del Commissariato centrale. Dovettero andare a cercare Schneider per i corridoi. Il Gatto ne approfitt per giocherellare con la carabina. Una Horizon con dei riflessi da scarabeo si ferm lungo la corsia e ne usc un giovanotto smilzo, con in mano una tanica d'olio. Sunil usc dall'ufficio e lasci che la porta di vetro gli si chiudesse alle spalle. A vederlo, si sarebbe detto che c'erano Sam Bass e una masnada di brutti ceffi ad aspettarlo per fargli la festa. - S, - disse Schneider con voce secca. - Abbiamo il tipo, un certo Lionel Carminati. Un rincoglionito che ha l'aria di

essere per tre quarti andato Ha una carta d'identit francese, una patente e una tessera del collocamento, - disse Charles. - Portatelo in Centrale, - disse Schneider. - Gi che ci siete, portatemi Sunil. Ci sono dei testimoni della vicenda? - La padrona, s - Portate anche la padrona. - l'auto di Carminati. - L'auto? - S. arrivato qui bello tranquillo con la sua R8, un trabiccolo buono da rottamare. Sunil l'ha parcheggiata - Tagli corto: a Schneider non gliene fregava niente del posto in cui era stata parcheggiata la macchina, quello che voleva era il colpevole, i querelanti, gli eventuali testimoni e l'auto. E la carabina US calibro 30 x 30, un'arma automatica piuttosto rara da quelle parti, specialmente in quello stato. Sunil l'ha menato, - disse Charles. - Non sarebbe mica una brutta idea fargli fare un giretto al Pronto soccorso - No, - disse Carminati alzando la voce. - Non ci voglio andare all'ospedale. Viale continuava a tenerlo, appena sopra il gomito, ma si chiedeva se era poi il caso; Carminati non si muoveva, si limitava solo a dire no, ma senza muoversi, senza che nemmeno il pi piccolo dei suoi muscoli facesse un sussulto. L'aggressivit o anche solo la determinazione che emanava, erano quelle di un pezzo di lardo. Il capelli sembravano spalmati di grasso indurito, il che attenuava notevolmente il loro rutilante scintillio. - Non ci vuole andare all'ospedale, - trasmise Charles. - Me ne sbatto di cosa vuole o cosa non vuole, - tagli corto Schneider. - Dite a Sunil e alla donna di passare in Centrale, recuperate tutto quello che c' da recuperare e portatemi la Volpe. Tornando, passate comunque dal Pronto soccorso. Caso mai l'altro fesso ce l'avesse messo fuori uso. - Cloro, - disse Charles. - E la macchina? - Mander a prenderla, - disse Schneider. - Lasciate le chiavi a qualcuno, alla stazione di servizio. Suzanne ancora in negozio? - Non so - Lasciate le chiavi al negozio. Datele un'occhiata, comunque, prima di venir via, e chiudetela. - Una Renault 8 giallo vivo, ricoperta di adesivi, - precis Charles. - Non possono sbagliarsi; come quella l non ce n' un'altra in tutto il mondo. Riagganci il ricevitore e lasci cinquanta centesimi bene in vista sull'apparecchio. Sundance Kid aveva sterminato tutti i cattivi e rientrava, le mani infilate nel cinturone. Doveva essere un casino pratica come posizione, per grattarsi i coglioni di nascosto. Apr la porta con un calcio distratto. Carminati guardava passivo, le braccia abbandonate lungo il corpo. Aveva fatto la sua parte di lavoro e adesso aspettava. I due poliziotti lo guardarono bene. Aveva l'aspetto di un barbone, di uno di quelli che cercano gli avanzi dietro le cucine della mensa universitaria e che si beccano dei gran sberloni sul muso; un rifiuto umano, uno di quegli inevitabili escrementi della societ dei consumi, sfumatura di liberalprogressista, una di quelle merde che ormai non perdiamo nemmeno pi tempo a

sbattere nelle fogne, la mattina, insieme ai torsoli di mela, i preservativi usati, le confezioni di Miko e tutte le altre schifezze che buttiamo via quatti quatti cos le teste di cazzo ci si riempiono le tasche e i Durand-Dupont medium e large possono spassarsela alla grande nella loro citt bella pulita, secondo lo slogan del deputatosindaco, intanto che gli stronzi stile casa-chiesa-e-lavoro, due auto e jogging la domenica nel parco, Jacques Ribourel e "Bijaune" Borg, finiscono con l'essere sotterrati ancora arzilli e senza il becco di un quattrino, con la loro seconda residenza e l'abbonamento al Figaro Magazine ancora valido. Vita di merda. Secondo il centro informazioni dati, Lionel Grard Carminati era nato il 21 giugno 1953 a Luxeuil-les-Bains, nella Haute-Sane. Sulla foto, che risaliva solo a tre anni prima, aveva gi la barba e i capelli afro - cosicch il suo viso riempiva tutto lo spazio dell'immagine - ma dimostrava i suoi ventitr anni, risultava chiaro che lui non aveva scoperto n la polvere per tagliare il burro n il filo da sparo; e adesso invece non gli si poteva dare un'et. Era vecchio come il mondo. Lo sguardo inebetito si spost sul viso di Charles. Con il sangue che gli impiastricciava la parte bassa del volto e gli incrostava la barba dava l'impressione di avere un buco grosso come un pugno al posto della bocca. - Dov' che l'hai presa quell'US, bello? - chiese Charles senza alcuna durezza. - Quel Quel Ah! Quello. - S, quello, - disse Charles. - un fucile da guerra. Dove l'hai preso? - Me l'ha dato un amico, - disse Carminati. - Adesso che ci penso - disse Sunil. Tir fuori dalla tasca le otto cartucce e il bossolo e consegn tutto a Catala. - Vi rendete conto, - comment, - che 'sto coglione avrebbe potuto spararmi addosso. Ve ne rendete conto? Questo analfabeta! - S! - fece Viale. - Ci rendiamo conto. Dai, chiaro che se ti capita di prenderle di brutto da uno, poi mica gli chiedi se ha fatto Scienze politiche, no? Il suo tono non era propriamente caloroso, e tra le sue lunghe ciglia ricurve da donna, gli occhi neri brillavano come braci. - Ti perquisiamo, bello, - disse il Gatto. - Non vogliamo farti storie e non nemmeno il caso che tu ne faccia a noi. D'accordo? - D'accordo. Charles fece come aveva detto e tir fuori le mani dalle tasche. Prese i polsi di Lionel Grard Carminati, uno dopo l'altro, e gli mise le manette. Era molto probabile che quelli fossero davvero il suo nome, il suo portafoglio e la sua macchina, e quasi sicuramente abitava all'indirizzo che aveva dato. Faceva parte del blues della Grande Citt, di tutto quello che i capoccia e i pezzi grossi non vedono mai, tappati dentro i loro begli uffici con la moquette. Per niente al mondo il Gatto sarebbe passato dalla parte dei capoccia e dei pezzi grossi, dei benevoli apostoli dell' Armiamoci e partite!, di tutti i fuoriclasse della corsa alla promozione e di bastone e carota messi insieme. Questione d'onore. - Hai qualcosa nella macchina? - chiese per ogni evenienza. - S, - disse Carminati. - Un altro fucile e delle scatole di proiettili. Tre scatole di proiettili.

"Eh, che cazzo!" pens Charles per un attimo. "Ma questo fesso o cosa?" Dalla lunga facciata dell'ospedale scendeva una vasta cortina di pioggia, che si era messa a tamburellare sulla grande tettoia, risonante come un'immensa tanica d'olio vuota. Il Gatto scosse la testa: ce l'aveva con quei coglioni che avevano progettato la stazione di servizio senza immaginare nemmeno per un istante che poteva pioverci sopra e che i milioni di gocce che ci sbattevano contro, una a fianco dell'altra, avrebbero molto probabilmente generato un fracasso esasperante; ce l'aveva con quei coglioni che assaltavano le stazioni di servizio con delle carabine con il calcio pieghevole, e con tutti quegli altri coglioni che spaccavano la faccia ai suddetti, gli mancava davvero pochissimo per avercela con il mondo intero. Sul sedile posteriore dell'auto c'era una seconda US MI, un'arma con il calcio di legno, molto meno ricercata dell'altra ma comunque in buono stato, un'arma da collezione, la tracolla di tela ben tesa sul lato, tra il calcio e l'anello del copricanna. La carabina era appoggiata su un plaid in acrilico blu acceso, insieme a due scatole con cinquanta cartucce. La terza scatola era nettamente pi lunga, molto pi pesante, e presentava un cassetto di cartone duro, come una grossa scatola di fiammiferi da cucina. Niente a che vedere con le scatole abbinate alla carabina. Viale la soppes e l'apr. Conteneva cinquanta cartucce di .357 Magnum, marca Winchester, e non ne mancava mezza. - Cristo santo, - mormor Charles. Prese la scatola e la esamin da cima a fondo, come se questa stesse per mettersi a parlare e a spiegargli il perch e il percome di tutta la faccenda. Lui alz lo sguardo. - D un po', bello, questa te l'hanno data insieme ai due fucili? - S, - disse Carminati. Una cascata d'acqua colava gi dal bordo della tettoia e, sbattuta alla deriva dal vento, li avvolgeva in una nebbia fredda fatta di miliardi di goccioline impalpabili, fugaci e assillanti come miliardi di incubi che brulicano dalla notte dei tempi. Carminati stava immobile tra i due poliziotti, la testa un po' inclinata sulla spalla sinistra, le mani sullo stomaco. - Come si chiama il tuo amico? - Maurice Chevallier, - disse proteggendosi la faccia. Ogni volta era la stessa cosa: lui diceva "Maurice Chevallier" e, subito dopo, la persona che aveva davanti gli tirava un cazzotto sul muso. Il poliziotto con i ricci deglut. Si avvertiva che faceva degli sforzi pi che meritori per non mollargli un cartone nello stomaco. Carminati alz le spalle e le braccia gli ricaddero lentamente. - Ricapitoliamo, - disse Charles Catala con voce spenta. - Maurice Chevallier ti ha passato due carabine automatiche, con due scatole di cartucce e una scatola di .357 Magnum, tutte e tre piene. Guard interrogativamente il rifiuto umano, con il viso carico di apprensione. - Bene, fin qui siamo d'accordo. - S, - disse Carminati. - E quando ti ha dato 'sta roba? - chiese Viale. - Domenica sera, - disse Carminati. - Va bene, va bene, - sospir Charles. - Dunque, un tizio che si chiama Maurice Chevallier o che dice di chiamarsi cos - il suo nome, - afferm Carminati. - Cos si chiama

- Senti, adesso dacci un taglio, ok? - disse Charles. - Allora: ti ha dato questa roba domenica. Tu cosa gli hai dato in cambio? - Niente, - fece Carminati. - E lui ti d tutto questo per niente? cos? - No, - disse Carminati. - Dovevamo venire insieme. - Venire insieme? - Venire qui, insieme. Ieri non si era fatto vedere, ma siccome la stazione di servizio il luned chiusa non c'era nessun problema, no? Oggi l'ho aspettato fino alle otto e mezza e lui ancora non era arrivato, allora ci sono venuto da solo. - Dovevate assaltare la stazione di servizio insieme, - disse Viale. - questo quello che avevate progettato: di farlo in due? - S, - disse Carminati. - Dove abita Maurice Chevallier? - chiese Charles. - In un alveare, vicino a dove abito io. - In che zona? - tuon il Gatto, a occhi chiusi. Simul un tremendo mulinello con il braccio destro e per poco non si fece cadere la carabina sui piedi. Bardato di fucili, ma senza cappello da caccia grossa, assomigliava a un cheyenne sul sentiero di guerra. Il rifiuto umano indietreggi di un passo, con le mani incrociate davanti al naso. Viale fece come per mettersi in mezzo. Charles era tutto preso a recuperare l'US M1 che gli scivolava gi per la coscia. - Quartiere Mozart, - sciorin Carminati. - Stabile FI6, terzo piano. - Lui o tu? - chiese Viale. - Io, lui sta nel quartiere Mozart, stabile FI8, terzo piano. L'alveare di fianco, allo stesso piano. Quartiere Mozart. - Ah, cristo santo, - disse Charles. La Renault 8 non si riusciva pi a chiuderla a chiave ormai da almeno mezzo secolo. Charles diede le chiavi al responsabile del garage, dicendo che sarebbe venuto qualcuno della polizia a prenderla, senza precisare di che polizia si trattasse esattamente. Presero Carminati ciascuno sotto un'ala e questi tocc a malapena terra fino alla 4L. - Pensi quello che penso io? - chiese Charles con la testa girata sopra la spalla. Stava manovrando la gracile vettura con ampi gesti delle braccia. - S, s! - disse Viale. - Cazzo, occhio a quello Era sul sedile posteriore insieme al loro cliente, e un'Alfasud gli sfior il culo passando a meno di dieci centimetri. Il conducente, pacifico e occhialuto, sembrava abbastanza stranito. La Renault 4L strinse con una rapida retro a S, dopodich Charles si ferm frenando di colpo. Si apprestava ad assalire la piazzola, a spron molto pi che battuto. - Non me ne frega una sega, - url. - Tu lo conosci 'sto cazzo di quartiere Mozart? - S, - disse Carminati. - S, - disse contemporaneamente Viale. I due si guardarono un secondo, aspettando il colpo di catapulta che da l a poco li avrebbe, fatti decollare dalla corsia deserta. Il rifiuto umano, che puzzava come una fogna, fece uno sguardo dolente e chiuse gli occhi. Viale si chin in avanti, sul sedile del passeggero.

- Vai dritto, - disse. I tergicristalli sbattevano e le altre auto, sulla destra, sollevavano grandi spruzzi di pioggia mista a fango. - Poi, al semaforo - Non c'era un poi: erano al semaforo, sulla fila di sinistra, e bisognava girare a destra. - Qui, al semaforo, qui - Indic la destra, e Charles tagli la strada a una Talbot, a manetta, e la 4L per poco non si rovesci sul fianco sinistro. Videro la Talbot proseguire dritto, zigzagando per leggermente sulla sua traiettoria. - Pi gi, sotto il passaggio a livello, vai a sinistra. A sinistra Charles non aveva acceso la radio. Si presumeva che loro fossero ancora alla Shell Verlaine. O magari al Pronto soccorso, per il grassone. Lui aveva gi il suo bel da fare a tenere la macchina sulle quattro ruote. Una scatola di cartucce era caduta sotto il sedile anteriore. Lo stabile FI8 assomigliava allo stabile FI6, cos come questo assomigliava allo stabile F14, e ce n'erano sette o otto di stabili F14 tutto intorno a un terrapieno cementato dove spuntavano, completamente abbandonati a se stessi, la carcassa di una Fiat 850, due frassini rachitici che parevano divorati da una mandria di pecore, quattro panchine di cemento ornate da disegni politico- erotici fatti con le bombolette, una cabina telefonica devastata e dei carrelli del supermercato. Le tipologie F14 erano costituite da sei piani, una scala centrale e degli stendibiancheria a giorno da ambo le parti, una finestra e due doppie finestre su entrambe le facciate. Niente balcone e tetto piatto, molto probabilmente ricoperto di bitume e ghiaia. Imboscarono la 4L alla meno peggio, proprio ai piedi dello stabile. Avevano ficcato le armi tra i sedili, coperte da un giornale. La porta dell'F18 si era beccata due dozzine di scariche di pallettoni sotto il pancione; oppure erano tre secoli che le mollavano migliaia di pedate ogni giorno, per entrare con le braccia cariche di pacchetti, alzando per il piede abbastanza in alto; oppure una banda di teppisti perdigiorno l'aveva presa di mira un pomeriggio d'agosto pi burrascoso di altri: era tenuta solo dai due cardini superiori, e i due terzi della parte inferiore del pannello proprio non c'erano. Sui lati, ancora visibili, c'erano delle schegge di compensato. Nell'atrio tolsero i ferri a Carminati. Non era il caso di far agitare il fesso di sopra. Salirono in fila indiana e Charles aveva socchiuso il parka e sganciato l'automatico che assicurava la .38 alla fondina. L'atrio puzzava di piscio, disegnati con le bombolette c'erano dei cuori, dei grossi cazzi esotici, dei coglioni pelosi, un "P.C. - BASTARDO", senza che fosse dato di capire se a essere denunciato in quel modo fosse un certo partito politico o un certo inquilino. Le scale puzzavano di piscio, mancava una lampadina su due e ci avevano scritto con lo spray "AMDE = HOCINE = STRONZO", e scarabocchiato un paio di volte "Chantal, ti amo" e "Chantal = puttana", ma si capiva che tutto era stato fatto improvvisando, con il pennarello. E c'era sempre pi puzza di piscio e di cavolo bollito. La porta di Chevallier invece non era improvvisata. C'erano incisioni fatte con tutti i crismi, con metodo e applicazione. All'altezza degli occhi c'era una targa di rame ben lucidata, con scritto sopra il nome in caratteri tutto sommato eleganti, stile Telerama, e intorno era tutto un fiorire di arabeschi e complicate volute, parole sovrapposte una all'altra, iniziali tratteggiate con aste ardite e con occhi sinuosi

aggrovigliati a cuori e rune. Anni e anni di lavoro, con punte di coltello, chiodi da carpentiere o cocci di bottiglia. Ad eccezione delle rune, si leggeva una parola soltanto, in lungo, in largo e di traverso, in corsivo o in gotico, in caratteri Letraset o in tondo perfetto, una parola soltanto, un nome. Chevallier, con una o due /. Bussarono senza ritegno. Un botolo inizi a guaire e a grattare, dall'altra parte dell'opera d'arte, e le sue unghie picchiettavano sulle mattonelle come se stesse pattinando. Si sent il rumore di un paio di pantofole che si avvicinavano, con tutta calma, poi uno straccio bagnato contro qualcosa di molle e la trousse di pulci smise di guaire e inizi a piangere sommessamente, come un bambino. La porta si apr. Una donna grossa, con la sigaretta in bocca, guardava il trio. - Che c'? - disse al rifiuto umano con voce arrogante. - Le ragazze non ci sono. - per loro, - disse Carminati tranquillo, - mica per me. - Loro chi? - chiese la donna. - Te l'ho gi detto che - No, - disse il rifiuto umano. - Non quello. Aveva ancora le mani sulla pancia, con i polsi vicini, e sembrava non aver capito che gli avevano tolto i bracciali. La luce a tempo della scala si spense e Viale schiacci l'interruttore vicino alla sua spalla. - Dov' Maurice? - chiese Charles. - Non c' mica, - disse la donna. - partito. - Da quanto? La donna guard i due giovani. Erano alti, vestiti niente male, malgrado l'aria apparentemente casual del loro abbigliamento, e portavano entrambi dei grossi cinturoni di pelle come quelli dei soldati. Anche se quei due non ne avevano l'aria, lei sapeva riconoscere gli agenti della Polizia segreta, quando ne vedeva qualcuno. - Due, tre giorni, - disse la donna. - a Parigi, con la sua amichetta. Charles tir fuori il distintivo con la mano sinistra. - Ok, va bene, - disse la donna. - Entrate, tanto non costa mica di pi e cos poi non direte che vi ho fatto storie. Apr la porta di una cucina, sulla sinistra, e loro ci spinsero dentro Carminati. Charles gli rimise i ferri. Lei li osservava senza dire una parola. Fumava delle John Player's Special. - stato 'sto minchione a denunciarmi? - chiese lei. - Nessuno l'ha denunciata, - disse Viale con una punta di nervosismo. - Col cazzo, - disse la donna. - Andiamo a visitare il resto, - disse Charles. Lei lo fiss negli occhi. Doveva essere stata niente male, dieci anni prima e con venti chili di meno. L'accappatoio e quello che portava sotto erano sgualciti ma puliti, e la cucina era uno specchio. Non c'era odore n di piscio n di cavolo, e nemmeno di spazzatura come da basso e sulle scale. - Volete sapere dov'? - Ci piacerebbe molto, s, - disse il Gatto. - Lei lo sa? - S, - disse la donna. Fece un cenno con la testa, e lei e Charles andarono nella stanza accanto. Gli fece visitare un soggiorno stile Conforama con una grossa tele a colori e due divani messi a L nell'angolo salotto, un armadietto a muro per le scarpe sulla sinistra,

un bagno per pigmei e un altro armadio a muro, poi una camera di almeno dodici metri quadrati, a destra, con un letto, una pettiniera, un armadio guardaroba e due comodini. Su quello di destra c'era una radiosveglia digitale, una lampada di biscuit e una cornice con una foto di due giovani sposi. Un Cristo massiccio sopra il letto e una bambola dei luna park. Tranne il Cristo e la bambola, il mobilio era tutto stile Conforama. Charles gett un occhio nel guardaroba e sotto il letto. L'ultima stanza era in penombra. Era quattordici metri quadrati buoni e niente di quello che c'era dentro proveniva da Conforama o dal Global dietro l'angolo. Il letto in stile sembrava essere stato pensato per permettere a una squadra di rugby di ruzzolarci senza troppi rischi di collisione, il soffitto e la parte alta delle pareti erano stati tappezzati con del velluto blu tenue e costoso, mentre le parti pi basse erano pedinate di legno scuro, tranne un pannello, ai piedi del letto. Dal pavimento al soffitto c'era uno di quegli specchi che, da quando sono stati chiusi i bordelli, di solito guarniscono le birrerie. Sotto una foderina c'era una piccola televisione a colori portatile. Sotto un'altra foderina c'era una cinepresa elettronica, e al Gatto bastarono dieci secondi per rintracciare il videoregistratore nel mobiletto in tek, a sinistra della porta. Non gli ci volle molto, nella stanza c'erano due mobili: il letto e il mobile per la regia. Di Maurice Chevallier non c'era manco l'ombra, nemmeno nel cesso. - Ecco, - disse la donna. - C'ha mica bisogno che le faccia un disegnino, no? - No, - ammise Charles. - Vuole l'indirizzo? Il Gatto fece un risata lieve e molto sgradevole. Gli sembrava molto divertente, tutta quella faccenda, davvero divertente un casino - Sai cosa costa, 'sta roba? - chiese senza smettere di ridere. - Sono in gamba, almeno, le tue ragazze? - C' di tutto. Le pi scatenate sono quelle sposate. Vuoi dare un'occhiata? - No, - disse il Gatto, - non adesso. Lei sembr delusa. - Dov' che possiamo trovare Maurice? - Cosa ha fatto Maurice? Non potete chiudere un occhio? - No, - disse Charles. S volt. La donna lo fissava, con la sigaretta all'angolo sinistro della bocca, le palpebre socchiuse. Stava facendo andare la testa a tutta velocit. Sorrise, e di colpo sembr molto pi giovane e infinitamente pi crudele di prima. Crudele e scafata. - Se te lo dico, tu poi lo chiudi il becco? - S, - disse il Gatto. - Questo mica ti impedir di tornare, spero - No, - rispose. Lei scroll la testa, tenendo la bocca immobile. Le cadde sul petto un cilindretto di cenere, che precipit gi per il nylon, sgretolandosi nella caduta. - Innanzitutto, mica abita pi da noi. Sta da quell'altro coglione di fianco, da sei mesi. Ogni tanto viene a fare un giretto, gli ho lasciato un letto nel salone per quando si ferma e la sua posta arriva ancora qui, quando la riceve, ma non capita spesso. Comunque non abita pi da noi.

- Capito, - disse Charles. - Dov'? Tir fuori un blocco di carta e il suo pennarello. Gli diede tre indirizzi: quello della cognata a Parigi, nel quattordicesimo; l'altro in citt, a casa della ragazza di un tale; e un altro, nel caso non fosse a nessuno dei primi due, in una capanna lungo la Saona, dove andavano quando volevano stare tranquilli. Era a un tiro di schioppo, ma erano in tanti ad andarci. Lei non c'era mai stata. Non sapeva come fosse. Maurice non aveva quasi niente di suo da lei, met armadio di roba. Nemmeno. - Posso vedere? - Ok, - disse la donna. Tir fuori una valigia di cartapesta piena di vestiti puliti. Sotto una camicia con le maniche larghe trov due scatole da cinquanta di cartucce 7.52 e un coltello da combattimento, una marea di foto a colori tenute assieme da una fettuccina elastica e due boccette di Linyl. Di fianco alla valigia c'era un ncessaire da toeletta di plastica a righe bianche, rosa e blu acceso. Charles Catala lo afferr con gesto automatico. Non aveva ben calcolato lo sforzo necessario per sollevare l'oggetto, non si era fatto nessuna idea di ci che poteva contenere, ma ebbe subito la certezza che si trattasse di un'arma. Alz il ncessaire all'altezza degli occhi. - Cos' questo? - disse con voce smorzata. - Com' che te lo devo dire, - chiese la donna. - Non metto mica il naso nelle sue cazzate, io. A me, mi basta che non mi incasini la casa. A parte la roba che mi d da lavare, non tocco niente. Altrimenti, mica ce l'avrei lasciato quel robo uno corretto, Momo, - disse improvvisamente. - Ah, e cos si chiama Momo, - sospir Charles. - Mica pu essere Mima, no? Charlie alz da terra la valigia che aveva chiuso, prese il ncessaire e fece segno alla tipa di indietreggiare fino alla cucina. Non voleva correre il rischio di trovarsi inchiodato contro il muro, o di beccarsi un gran colpo di tette. Viale fumava, con le caviglie incrociate e il parka aperto. Quanto a Carminati, aveva le chiappe incollate al lavandino e guardava fuori, nel vuoto. - Novit? - disse Viale. Sembrava assai moderatamente coinvolto. Charlie tir fuori l'arma dal ncessaire. Una magnifica 9 mm Parabellum, non pi giovanissima ma in perfetto stato di conservazione. Sul fondo della trousse c'erano il caricatore vuoto, tre blister di Fringanor pieni e altre tre confezioni vuote. - Questo qua, quand' che l'ha lasciato? - chiese Charles. - venuto domenica mattina con la sacca per le canne da pesca. Aveva fatto tris e sotto il braccio, dentro a una carta marrone, aveva una bella sommetta. Ha mangiato qui a pranzo e dopo filato via per prendere il treno per Parigi. - E prima di domenica? - Prima quello non c'era. Gli ho lavato la sua roba sabato, e sicuro che quello l'avrei visto - Lo sapevi che il tuo pargolo si era dato alle anfetamine? - Anfetamine?

Sembrava rimasta di stucco. Charles gli mise sotto il naso le due fialette e le capsule. Lei le guard senza alcuna emozione, poi fin con lo spegnere la sigaretta nel lavandino. - Hai un telefono? - chiese Charles. - E direi bene, - disse con un ghigno la donna. Tir fuori un pacchetto di sigarette e ne offr, ma tutti fecero segno di no con la mano e lei se ne accese una, con tutta calma. - Come crede che potrei fare, altrimenti? E sono pure poliziotti In sala da pranzo, a sinistra, ricciolino. Chiam Schneider e incapp in Perrier, che cazzeggiava nell'ufficio di fianco. In Centrale non era successo niente di speciale nell'ultima ora. Big Brother non si era fatto vivo per tutta la mattinata, ma era ancora troppo presto per dirlo e poteva darsi che venisse colto da un'improvvisa voglia di rompere i coglioni; quanto a Jack lo Squartatore, quelli di vedetta lo avevano visto sparire un po' prima delle nove in compagnia di un gruppetto di piccoli capoccia che erano l per uno stage, dei futuri boss, ma non si era portato dietro la radio di bordo, il che poteva voler dire mille cose. Compreso che c'era una remota possibilit che il cielo non gli cadesse in testa prima che fosse l'ora di tirar fuori le mani di tasca per andare a mangiare. - Niente storie, fratello, - disse Charlie. - Di corsa al 18 del quartiere Mozart. La 4L parcheggiata l sotto, non vi potete sbagliare. Abbiamo scovato una specie di bordello, neanche poi tanto da sbatter via, con video e altre cosine Siamo incappati pure in una Parabellum, un aggeggio da collezionista. Datevi una mossa, che ci tocca una bella perquisizione da Carminati, il tizio della Shell Verlaine. Ha la coscienza sporca come un cesso pubblico, quel coglione. E il peggio che non se ne rende nemmeno conto. - D'accordo, da chi siete? - Maurice Chevallier, - sogghign Charles con un lugubre consenso. - Siamo in casa di Maurice Chevallier, terzo piano, a destra salendo. Dal bel Momo - Ci manca solo Ursule, - disse imprudentemente Perrier. - C' pure Ursule 3 , - se la rise il Gatto. Riagganci e si accese una Gitane. Torn poi nella camera blu, da solo, come un adulto. Qualcosa non lo convinceva. Mancava il bar. Fece scorrere due o tre porte. C'erano un bar e un frigo da roulotte. Un bel bar. Un bar bello.. Torn in cucina stringendo tra le mani il collo di una bottiglia di Black & White. La donna emise un sospiro, tir fuori quattro bicchieri e and a cercare una vaschetta del ghiaccio nel frigo. - Com' che fai di nome? - chiese Charles. - Maud, - disse la donna. Si passava le braccia sotto l'acqua calda. - Maud - Scosse la testa, assapor quel nome. Rhomer, erano giovani, e per niente al mondo avrebbe voluto essere un poliziotto, a quell'epoca. - Maud, ti faccio notare che c'era anche il Glen S, quello l Ma ho preso questo invece - Col cavolo, - disse la donna con tono amaro. - Il Glenfiddich sta l dentro, mica di l. Quello e una schifezza presa al supermercato
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Nomi dati in Francia ai due protagonisti (un cagnolino minuscolo e un grosso scimmione) del cartone animato The Grape Ape, in voga negli anni Settanta. [N.d.T.]

- Ah, merda, - disse il Gatto. Guard la bottiglia senza n risentimento n altro. Ah, merda Valiamo proprio pochino, eh, in fondo. - Dov' finito il sacco di pulci? - si ricord Charles guardandosi intorno. - C'era un cane qui in casa, prima - Sotto il letto che hai visto prima, - disse la donna. - Appena sente qualcuno bussare alla porta, diventa matto: fa su un casino, si becca qualche botta e corre a infilarsi sotto il letto Dopo, per tirarlo fuori di l ce ne vuole, che non ti dico. - Rise con dolcezza. Avrebbe potuto benissimo fare la rclame della Wilkinson o di Gillette Venus, a condizione di riprenderla prima e dopo, e nel frattempo di munirsi di una lama spartineve perfettamente nuova. - Mi sa che ha qualche rotella fuori posto, quello stupido Si bevvero il loro bicchierino, belli tranquilli, guardando la pioggia cadere. Pensieroso, Claude Viale paragon quella fase pi o meno schifosa dell'inchiesta a una specie di gioco a rimbalzello: il primo rimbalzo, quasi maestoso, di un sottile ciottolo levigato sulla superficie grigia di uno stagno immobile. Un'idea tira l'altra: si ricord di un'esile ragazza mora, vestita di nero, in riva a uno stagno immobile, un pomeriggio di novembre. Si ricord la sua ampia fronte, le lunghe mani d'avorio dalle giunture violacee. Sentirono arrivare l'auto. Altri rimbalzi, pens Viale. E poi altri ancora fino al momento in cui il sasso affonda e i cerchi si dilatano all'infinito e, alla fine, proprio come se non fosse successo niente. Resta un vago sciabordio, e l'odore d'acqua e di marciume. - Tira fuori degli altri bicchieri, Maud, - disse il Gatto. - Arriva gente. Stava bello comodo, con il culo su una sedia da cucina e i tacchi degli stivaletti infilati nelle traverse di un'altra. Giocherellava con la pistola. Ovunque fosse, Charles stava comodo. Per citare, come altri avevano gi fatto, la massima di san Tizio, lui era ovunque come un pesce nell'acqua, pens Viale. In quello stesso istante si rese conto di aver paura. Non sapeva il perch, n di cosa, ma sent la paura torcergli le budella e sent freddo dentro. Schneider entr nella stanza, con il trench sbottonato, un abito scuro e una cravatta di lana nera al collo. Gli occhi grigi sembravano addormentati. Dietro di lui, Perrier sgranocchiava una mela verde, con una certa affettazione. - E voi, che bevete? - chiese la grassona appoggiandosi su un braccio.

Marted mattina - ore undici.

L'impiegata dell'agenzia Avis locale era una ragazza bionda, sui trent'anni, che assomigliava a Bette Davis ne Le cinque schiave di Lloyd Bacon. Il suo bel viso liscio non sembrava n pi caloroso n meno espressivo di quello dell'attrice. Indossava uno striminzito blazer bordeaux e una camicetta bianca con un colletto di pizzo. Portava anche un cartellino di riconoscimento triangolare con scritto sopra il suo nome. Si chiamava A. Martin. La giovane donna con il cappotto di visone cercava una sette o otto cavalli da tenere alcuni giorni, in ogni caso non meno di quattro. Si chiamava Florence Michaud, era nata il 12 marzo 1944 a Casablanca (Marocco). Era titolare della patente n 44724 rilasciata il 12 luglio 1964 dalla prefettura del Doubs. Di professione era addetto stampa. A. Martin sapeva tutto questo perch aveva sotto gli occhi un suo documento e un biglietto da visita. La giovane donna aveva inoltre sparpagliato i soldi della cauzione sul bancone, come fossero una mano di poker. Banconote nuove, appena sputate fuori da un distributore automatico. A. Martin le restitu il suo portatessera e sospir. Le sue dita sfiorarono quelle di Florence Michaud. Le due donne si sorrisero. - "A." sta per ? - chiese la giovane donna mettendo via le sue cose in una grossa sacca di pelle. - Alina o Anas? Andromeda? Adelaide? - Annie, - sorrise l'impiegata. banale, vero? Un cognome banale, un nome banale - Esit e arross violentemente. - La prego di scusarmi. - Di niente, - disse la giovane donna. - un po' pi in gi, sulla strada. Una Renault 14 blu scuro. Queste sono le chiavi, e questo il portadocumenti dentro il quale trover il libretto di circolazione e il foglio della constatazione amichevole dell'assicurazione. Il pieno gi fatto. - Grazie, - disse Florence Michaud. Agit lievemente le chiavi, come se stesse cercando l'ispirazione e and verso la porta a vetri. Annie Martin la segu con lo sguardo, una smorfia irrigidita sulle labbra e il busto immobile: una donna alta e bella che si muoveva con quella tranquilla scioltezza che si presume procurino i soldi. - Buon viaggio, - disse Annie Martin con voce priva di timbro, senza che fosse dato di capire se si rivolgeva a qualcuno in particolare.

Marted mattina - ore undici.

Avevano perquisito una seconda volta, formalmente, la casa di Chevallier, ma non c'era nient'altro. Escluso Perrier, che era sceso a passare il numero di serie della pistola automatica al Commissariato centrale, si erano poi sorbiti una perquisizione a casa di Carminati, in sua costante presenza, dopo avergli notificato che si trovava sotto custodia dal momento in cui si era proceduto al suo fermo, vale a dire dalle nove e quindici. Avevano effettuato una delle pi belle perquisizioni che mai ci si sarebbe potuti sognare e che di certo avrebbe portato alla stesura di un verbale particolarmente esangue, il verbale modello 'scuola di polizia', stile 'rapporto per l'immissione all'UPG', in cui viene riportata un'operazione che si volge in una sola stanza senza armadi, ammobiliata con un solo tavolo senza cassetti, una sedia di legno, un appendiabiti vuoto e un'esile rete metallica priva di biancheria da letto. Invariabilmente. Testo con soluzione data, categoria furbastri. O cattivi d'animo. Si trattava peraltro di un appartamento del tipo F4, con tanto di cucina (vuota), stanza da bagno e gabinetto (sporchi e vuoti, senza neanche un rotolo di carta igienica), una sala da pranzo- salotto (vuota, tranne che per dei lanicci di polvere grigia, antidiluviana, e una bottiglia di Coca- Cola vuota, pulita in maniera molto dubbia), una camera vuota sulla destra L'ultima stanza, il soggiorno stricto sensu, era un tripudio di oggetti da mobilio: una specie di pagliericcio con dei sacchi a pelo disfatti e delle coperte militari, una torcia elettrica appoggiata su un cartone di vian vuoto, due chilum e una scatola di ferro contenente una vasta gamma di mozziconi di sigaretta, dalle Boyard alle Craven A. Non avevano ancora cominciato a spulciarli. E i chilum puzzavano vagamente di naftalina. Niente dischi, niente riviste, niente lettere. Avevano sbattuto all'aria tutto quello che avevano potuto, frugato i due o tre vestiti sparsi sul pagliericcio o nei quattro angoli della stanza. Non gli era servito a saperne di pi, se non che Carminati si trovava nella merda fino al collo e che probabilmente scopicchiava con Momo, a meno che quello non dormisse per terra, la qual cosa non era poi cos impensabile. - Ce la portiamo via, tutta 'sta roba, - decise Schneider, con i pollici infilati nella cintura. Rientrati alla base, si fecero portare dei panini, dei boccali di birra e delle sigarette - tranne Schneider che aveva una stecca di Camel nel cassetto. Si erano tolti la giacca e suddivisi i compiti: Viale e Charles Catala avevano il compito di torchiare Carminati, Schneider e Perrier si erano buttati su Maud Chevallier, e Dumont si incaricava delle ricerche negli schedari, nell'attesa che Sunil e la sua datrice di lavoro si degnassero di farsi vivi. Fuori pioveva ancora, e nei due uffici contigui, dove picchiettavano le macchine da

scrivere, erano stati obbligati ad accendere la luce. Il che creava, tutto sommato, proprio una gran bella atmosfera di tran tran quotidiano. Era come un qualunque giorno della settimana: producevano scartoffie, e poi ancora scartoffie, sempre scartoffie. Solo che questa volta non era per far fuori alla svelta un caso rognoso o risolvere una vertenza tra conviventi. Avevano preso qualcosa di grosso. Viale e Catala stentavano a crederci: andava tutto liscio come l'olio. Il secondo era piuttosto abituato a quei delinquentelli furbacchioni che conoscevano il codice penale quanto lui, se non meglio, e le cui dichiarazioni evasive avrebbero sicuramente dato dei punti alle pi edulcorate dichiarazioni ufficiali. Ecco quello che Lionel Grard Carminati, nato il a, figlio di Grard-Paul e di Beaufort Suzanne, di nazionalit francese, divorziato da Luce Marie Diterich, su decisione del Tribunale di Vesoul in data 6 novembre 1976, senza figli, attualmente disoccupato, titolare del diploma di meccanico generico, esente dal servizio militare attivo, senza condanne a suo carico e residente nel quartiere Mozart, stabile FI6, al terzo piano, aveva dichiarato riguardo ai fatti: "Conosco Maurice CHEVALLIER dal liceo tecnico, perch ci siamo presentati al diploma insieme, ma CHEVALLIER stato bocciato ed partito per un anno per fare il militare, cos ci siamo persi di vista. Quando tornato ci siamo rivisti due o tre volte al Copacabana, o in giro per bistrot. A quell'epoca avevo un lavoro interinale e avevo della grana, perch lavoravo su cantieri esterni. Guadagnavo sui cinquemila franchi al mese. Piano piano siamo diventati sempre pi amici, e il sabato sera si andava insieme in discoteca. Non credo che CHEVALLIER avesse un lavoro, ma non gliel'ho mai chiesto. Per aveva sempre i soldi per pagare quello che beveva. Per questo non gli ho chiesto niente del suo lavoro. "Di soldi CHEVALLIER ne aveva comunque abbastanza, anche se non in maniera regolare, e gli capitato di far fuori cinquemila bigliettoni in una serata. Sottolineo che erano la bellezza di cinquemila franchi, e che la cosa successa al Copa, dove ha pagato champagne a tutti quelli che si trovavano l. "Verso settembre venuto a chiedermi di dormire a casa mia. Sottolineo che era il settembre 1978. rimasto un mese, ed tornato verso fine marzo, la data precisa non riesco a ricordarla. A partire da marzo ha abitato sempre da me. Non aveva troppi soldi, ma non faceva altro che dormire. Siccome non avevo pi il lavoro, non potevo passargli tanto da mangiare, ma due o tre volte siamo andati a pranzo da dei suoi amici. Non aveva quasi niente con s, due o tre vestiti, una radio mangianastri e tutta l'attrezzatura per la pesca che non voleva vendere. Non so cosa ne ha fatto, ma dentro la custodia delle canne da pesca che teneva i due fucili che avete confiscato nella mia macchina. "Maurice CHEVALLIER ha portato quelle due armi in casa mia domenica verso le quindici. Abbiamo discusso un attimo e mi ha detto che doveva salire a Parigi, ma che sarebbe tornato

in nottata. Intanto che parlavamo ci venuto in mente di fare un colpo alla SHELL VERLAINE, che CHEVALLIER conosceva perch ci aveva lavorato quindici giorni alla fine del 1978. Perlomeno, questo quello che mi ha detto: che ci aveva lavorato ma che per quello non c'era problema, perch poteva procurarsi un casco da motociclista cos nessuno avrebbe potuto riconoscerlo. "Mi ha consegnato i due fucili insieme alle due scatole di cartucce (calibro 7.62), che sono poi le due scatole che avete preso nella mia Renault 8, immatricolata, tutto questo in mia presenza. Prima di recarmi alla stazione di servizio, quel giorno alle nove, ho messo le due armi nel plaid per non farmi notare, e per rapinare il benzinaio ho usato l'arma con il caricatore pieno. "Era stato CHEVALLIER a mettere le cartucce nella mia carabina, per farmi vedere, perch io non ho fatto il militare e non so come si fa. Eravamo d'accordo di andarci tutti e due e che lui avrebbe dovuto prendere l'altra carabina, o l'altra arma ancora. "Non gli avevo chiesto da dove provenivano quelle armi. Lui non sembrava avere dei soldi, domenica. Quando arrivato, non lo vedevo da gioved mattina, ma non doveva render conto a me. Mi ha detto soltanto che sabato aveva dormito fuori, e aveva un'aria distrutta, non si era fatto la barba n niente. "Non so neanche dove contava di procurarsi il casco. "Abbiamo deciso di fare il colpo alla stazione di servizio cos, tanto per fare, ma soprattutto perch lui conosceva il posto e perch con tutte quelle pompe di sicuro ci si doveva mettere in tasca un bel po' di grana, anche senza contare gli assegni. "Aveva fatto il meccanico l, mi sembra, nel 1978, ma su questo non saprei dirvi di pi. "Credo che avesse una ragazza, ma non una fissa, e non mi ha mai detto che lei gli passava dei soldi. Pensandoci bene, per, credo che doveva fargliene avere, ma in cambio di qualcosa. Non era affatto il tipo di ragazza che d dei soldi per niente, anche se ci andava a letto. "Non mi ricordo il suo indirizzo, ma potrei di sicuro riconoscere il posto, se mi ci portate. nella zona ZUP est, uno dei tre palazzoni che vengono chiamati 'Le Spranghe'. Lei abita al settimo, con vista sui campi. "Non so se sua o del fratello maggiore, ma di fatto lei ha una moto, una grossa, non so dirvi il colore. C' da dire che in quella banda hanno tutti una moto. Non credo che facciano dei colpi e non li conosco abbastanza per sapere se lavorano regolarmente. Tutto quello che posso dirvi che lei non lavora da parecchio tempo. Prima faceva le pulizie alle Nouvelles Galeries, ma non per tanto. "Non so come funzionano le cose nel loro gruppo. So che fanno dei concerti hard e che se ne vanno in giro, nient'altro. Non conosco il nome della ragazza, ma se volete posso portarvi dove vive. "In realt posso descrivervela: sulla trentina, piuttosto magra. Viso triangolare, occhi marroni e capelli neri. Ha i capelli lunghissimi, e questo le d problemi con il casco. Credo che si faccia chiamare Nina Hagen, ma non sono certo che sia proprio lei, perch non l'ho vista spesso. Non so

perch usi quel soprannome. "Vi posso confermare che l'ultima volta che l'ho vista, quest'anno a inizio settembre, aveva i capelli neri neri, scuri come ce li hanno in estremo oriente. L'ho sempre vista con addosso la tuta e gli stivaloni da motociclista. "Questa ragazza che si fa chiamare Nina Hagen ha una storia con un tipo che si fa chiamare Jethro. L'ho visto una volta o due, perch faceva il buttafuori al Copacabana, in avenue Wilson. Non so dove abita, lui, ma so che ha una Honda 750 rossa. In questo momento in riparazione dal concessionario Honda, perch gioved mattina andato a sbattere. In ogni caso, stamattina la moto era davanti al concessionario, si vede che non avevano ancora ricevuto il pezzo di ricambio, perch non l'avevano riparata. "Faceva il buttafuori al Copacabana l'ultima volta che ci siamo stati, cio quindici giorni fa. Non so se ci lavora ancora, ma l'ultima volta c'era. Non mi ricordo com'era vestito, ma ha dei baffetti e la mosca sul mento. Ha i capelli lunghi, sulle spalle. Posso precisare che alto almeno un metro e novanta e che castano. Porta anche dei fermapolso su entrambe le braccia. "A parte questo, non l'ho mai incontrato in citt. Non l'ho mai visto con la ragazza, per mi hanno detto che stanno insieme. " stato proprio CHEVALLIER a dirmi che stavano insieme. E tutto quello che posso dirvi su quelle due persone. "In nessuna fotografia che mi avete fatto vedere ho riconosciuto quelle due persone. "Riguardo alla stazione SHELL VERLAINE" Charles aveva smesso di battere a macchina. Osservava Carminati. - Il nome Mayer ti dice qualcosa? - No, - disse il rifiuto umano. - Momo non ti ha mai parlato di questo tizio? - No. - Ci mettiamo a cercare Nina Hagen. Ti ricordi dove sta? - S, - disse Carminati. - Mi sembra proprio che sia la seconda torre. Sulla porta c' una targhetta adesiva, comunque - Non che Momo ti ha detto dov' che era stato a dormire sabato? - No. Ha detto fuori Charles apr la porta che comunicava con l'ufficio di Schneider. Ebbe un po' l'impressione di turbare una riunione di famiglia, da tanto l'atmosfera era pesante e ovattata. - S? - disse Schneider. - Viene un attimo? - propose Charles. Gli allung un fascio di verbali. Non aveva tolto la carta carbone, per non perdere il margine che gli sarebbe servito dopo per la macchina da scrivere. Schneider richiuse la porta dietro di s e si appoggi allo stipite. Il suo viso era inespressivo. Viale fumava, piazzato dietro la scrivania, con le palpebre a mezz'asta. - Jethro, eh? - disse Schneider. Alz la testa. - La grassona sta tergiversando, ma ho proprio l'impressione che non ci vorr molto perch si metta a cantare. Sa bene di non essere in posizione tale da potersene stare defilata. Sunil non ancora arrivato?

- No, - rispose Viale. - Non ancora. - Lui mica lo sa dove sta Jethro, - disse il Gatto. - Non c' modo di saperlo dalla cicciona? - Stiamo a vedere. Riappoggi i verbali in ordine, nel cestino portadocumenti. Poi si accese una Camel. Aveva il piglio cupo dell'agente federale che faceva le pubblicit per il Canada Dry - per gli mancava il berretto grigio perla. Gli faceva male la schiena, ma questo passava decisamente in secondo piano: con la donna ormai era fatta. Bisognava solo buttar gi le ultime barriere d'amor proprio e fare in modo che lei non ci perdesse proprio del tutto la faccia. Non era meno coriacea della clientela abituale, ma solo molto pi realista e pragmatica, e sapeva adattarsi meglio al terreno. Senza contare gli investimenti che doveva far fruttare. Schneider pass di nuovo nella stanza accanto e si richiuse accuratamente la porta alle spalle. Perrier e la donna fumavano placidamente. John Player's Special. La pioggia grondava sui vetri. Una goccia esitava, in alto, e poi alla fine si decideva e percorreva - o tracciava - una ramificazione sul vetro sporco, esitava di nuovo e si biforcava, ne incontrava un'altra - oppure no - e deviava ancora, intanto che altre gocce attendevano alla partenza, o la raggiungevano, o tagliavano obliquamente la sua traiettoria, introducendo un'ulteriore variabile nel suo itinerario meditativo - e tutte insieme arrivavano gi in basso, sull'alluminio del telaio, e da qui colavano sul cemento del davanzale. - Jethro, - disse Schneider con voce fredda, sedendosi in poltrona. - Ti dice qualcosa? - S, - disse la donna. - Parlaci di lui, - disse con un ghigno Schneider. - Parlaci di Jethro e di Nina Hagen. E lei gli parl di loro. Gliene parl talmente tanto che quasi rischiarono di doverla fermare a suon di calci in faccia. In meno di un quarto d'ora erano venuti a sapere tutto della coppia. Tutto, eccetto il posto in cui si poteva sperare di mettergli le mani addosso. Tutto, eccetto quello che in definitiva gli interessava di pi al momento. Poco prima delle diciannove e sempre sotto la pioggia Viale e Catala presero una delle due 4L disponibili - Jack lo Squartatore non si era fatto vivo per tutta la mattinata e nel quadro portachiavi le chiavi della 1100 non c'erano - e si fiondarono dal concessionario Honda. Non c'era pi nemmeno una moto davanti all'edificio, la cui insegna luminosa gi scintillava sotto lo pioggia. Cominciarono con il pazientare qualche istante in una specie di salone d'attesa che non avrebbe sfigurato in una casetta delle bambole, tappezzato di poster pubblicitari e di foto incorniciate nel vetro con sopra la dedica dei giovani campioni del momento. Avevano quasi tutti l'espressione di ragazzetti evasi dalla scuola del quartiere giusto prima di una lezione di storia e geografia, a un mese dall'esame di licenza media. Si sganasciavano tutti dalle risate, chiaramente, ma da alcuni dettagli si capiva che erano perfettamente in grado di recitarvi a memoria tutto quello che c'era scritto su un bigliettone da cento franchi. Recto verso.

Poi il capogaragista, uno spilungone pel di carota con camice grigio e gesti misurati, comunic ai due poliziotti che l'officina, in effetti, aveva ritirato due moto nella giornata di gioved, tra cui una 750 rossa di quell'anno, verso le sedici, una moto il cui cerchione anteriore, la forcella e una parte del manubrio si erano irrimediabilmente storti in uno scontro con un autobus cittadino. Come sempre, era colpa dell'autobus. Siccome non avevano tutti i pezzi in magazzino, li avevano ordinati quel giorno stesso con urgenza, ma visti gli scioperi E il perito era passato proprio il giorno prima. Per questo il proprietario della moto non era ancora venuto a recuperarla - e faceva bene: quella se ne stava proprio in fondo in fondo all'officina, nella strada sul retro - e da quando l'aveva lasciata l per farla riparare non s'era pi fatto vivo. No, la cosa non aveva niente di particolarmente sorprendente. I due poliziotti ebbero l'impressione che niente avrebbe potuto sorprendere particolarmente il loro interlocutore. - Conosce l'identit del proprietario? - chiese Viale. - S che conosco la sua identit, - disse lo spilungone, - ma non sono sicuro che sia una favore quello che vi faccio. - La sua voce evocava manciate di sabbia dentro un paio di cuscinetti a sfera. - Ce la pu dire? - sugger Viale. - S che posso, - disse l'uomo con improvvisa sobriet. - la moto di Armand Collin, solo che se setacciate in lungo e in largo la citt chiedendo di Armand Collin vi infognate e non ne uscite pi. Nessuno lo conosce con questo nome, e in certi momenti viene da chiedersi se lui per primo se lo ricorda ancora. Charles Catala cambi piede d'appoggio. Con le mani dentro il cinturone abbozz una smorfia che forse voleva essere un sorriso. - Jethro, vero? - disse sottovoce. - S. Jethro, - disse l'uomo. Li soppes con lo sguardo velocemente, come se avesse improvvisamente intenzione di comperarne una dozzina. Sembrava portare tutto il peso del mondo su un'unica spalla alzata, ma i suoi occhi azzurro chiaro erano accesi e sagaci. - Conoscete quel pazzo? - chiese. - No, - disse Viale. - Le pistole ce le avete, voi due? - S, - sospir Charles. - Delle volte ci chiediamo davvero perch, ma ce le abbiamo. - Allora vi auguro buon divertimento, - disse l'uomo. - Jethro se ne sta in fondo alla rue du Stade, insieme a una ventina di elementi della sua risma. Una specie di grosso rudere, una vecchia casa padronale un po' isolata, con due cedri sul davanti e una specie di casotto proprio attaccato all'edificio centrale. Saranno almeno una ventina, a marcire l, senza acqua, senza gas, senza elettricit, senza niente. Hanno chiuso le finestre al piano di sopra inchiodandole con delle travi di legno e vivono l dentro Il brav'uomo scosse la testa. I due poliziotti tirarono fuori le loro sigarette. Che la cosa piacesse o meno, fumavano davvero troppo e avevano la gola di cartapesta. Gettarono un'occhiata alla moto. Aveva un po' l'aria di una grossa bestia ferita. Poi ritornarono verso l'auto a piccole falcate, fronteggiando la pioggia fredda. Charles annunci che riapriva il contatto radio. Immediatamente, l'altoparlante

prese a crepitare. Era la voce secca e precisa di Schneider. Charles gli diede la loro posizione. - Avete l'indirizzo? - chiese Schneider, con parole velate. - Affermativo, - disse il giovane. - Ci trovate nel parcheggio prima dello stadio. Quello prima dello stadio. Dietro il locale delle docce. Ricevuto? - Nel parcheggio prima dello stadio, - ripet Charles docilmente. - Dietro le docce. Ricevuto. Forte e chiaro, - aggiunse con voce gaia e sbruffona. - Forte e chiaro, come se fossimo gi l Il motore urlava, tirato al massimo in quarta, decisamente troppo su di giri. Sulla lunga linea dritta della tangenziale era facile che stessero toccando i novantacinque all'ora, con il vento contro. Claude Viale si ricord del resto come di un sogno faticoso. Gli avevano dato come rinforzo sei agenti della Polizia municipale, e siccome Sir Jack aveva formalmente proibito di munirsi di mitra per quel genere di operazione, il capopollaio era stato inflessibile: n mitra n giubbotto antiproiettile. E il tempo incalzava. Erano arrivati contemporaneamente da tutti i lati, in un lampo, avevano accerchiato la baracca silenziosa e nera e invaso quello che probabilmente era un parco. Avevano sguazzato nel fango, grandi ombre indistinte e furtive sferzate dalla pioggia. La cima dei cedri emetteva un lamento intermittente, sinuoso e amaro. La pioggia e la notte cadevano insieme sui campi sterrati e sui mucchi di calcinacci, con la stessa sollecitudine che avrebbero impiegato se improvvisamente avessero deciso di partecipare a un concorso. Gli agenti avevano preso posizione intorno alla casa, la schiena addossata ai muri. Portavano delle pesanti torce. Anche Perrier ne aveva una. Schneider si era appiattito contro il muro di fianco alla porta, con la .45 in pugno. Apr silenziosamente e scivol all'interno, con Charlie alle calcagna. Un corridoio scuro, due porte su ogni lato e una porta a vetri di fronte. Avevano spaccato le mattonelle. La carta da parati penzolava dai muri. Schneider tir fuori una torcia a stilo, la accese. Le due stanze a sinistra erano vuote. Perrier e Viale esplorarono quelle di destra, la pistola contro il fianco. Nessuno. Passarono alla cucina. Al centro avevano fatto un grande fal, ma nient'altro. Dei fili elettrici aggrovigliati pendevano un po' ovunque. Tornarono facendo cenno a Schneider che non c'era nessuno e Viale si ricord solo pi tardi del freddo penetrante che regnava in quelle stanze disabitate - un freddo letteralmente mortale, sinistro, ma non privo di una certa silenziosa maest. Schneider si muoveva con passi da lupo, il busto un po' piegato in avanti; i lembi dell'impermeabile gli sbattevano sui tacchi, come grandi ombre tenaci. Teneva la Colt con il muso per aria, con una sorta di tetra nonchalance - come se, comunque, la soluzione non potesse venire da un'arma automatica. - Nessuno? - Nessuno, - disse Viale, con la gola stretta. - Di sopra, - disse Schneider. Viale fece il primo gradino. Solo il caso, probabilmente, aveva fatto in modo che si trovasse l, vicinissimo alla scala, ed era troppo tardi per fare marcia indietro, cos

inizi a salire i grossi gradini di pietra grigia macchiati di fango. I suoi occhi raggiunsero il livello del pianerottolo. Dalla stanza di fronte, sulla sinistra, proveniva una luce calda e cangiante, la luce morbida e piena di un De la Tour, intima e nostalgica. Continu a salire senza rumore, scivol lungo il muro. Gli altri invasero il pianerottolo e controllarono le stanze rimanenti. Non c'era nessuno. Schneider pass davanti. Il parquet scricchiol sotto i loro piedi e il battente della porta and a finire contro il muro. Non fecero propriamente irruzione nella stanza, ma nemmeno ci entrarono come si fa di norma. Semplicemente un secondo prima non c'erano e il secondo dopo c'erano. Quattro bei ragazzoni grandi e grossi con le armi spianate a mo' di prolunga delle braccia stesse, le ginocchia lievemente flesse. C'erano ritagli di tessuto variopinto che penzolavano da tutte le parti e alla finestra era appesa una coperta kabila dai colori un po' tenui e un po' sgargianti, con varie tonalit di blu, rosa e giallo, come in un suk. Su un ceppo nero, al centro della stanza, c'erano un grande samovar d'argento e una lampada a petrolio; sul pavimento, cuscini sparsi un po' ovunque e una specie di grande pedana fatta di materassi, coperte, e foulard e cuscini di seta. Lui, tranquillo e misterioso, sembrava il giovane e imberbe Bacco di Leonardo da Vinci o l'autoritratto di Filippino Lippi, o se vogliamo uno dei Rolling Stones sulla copertina di I'm a King Bee. Lei, semplice e maestosa sotto l'ampio velo grezzo attorno al capo, era un Piero della Francesca fatto e finito. Indossava una sorta di tunica di seta indiana di un malva acceso, agganciata sulla spalla sinistra da una spilla di rame antico. Il bambino che aveva tra le braccia, il loro bambino, assomigliava a un frammento delle sculture di Ligier Richier, minuzioso e delicato. Erano seduti tra i cuscini. Accanto a loro c'erano due piccoli bauli, sulla sinistra, due mobiletti in legno scuro che qualunque antiquario avrebbe pagato una fortuna pur di avere. Schneider si accovacci sui talloni. La sua arma era sparita sotto la giacca. Fissava stancamente la fiamma gialla e blu della lampada. La stanza era piena di colori e odorava di legno di cedro. - Polizia, - disse Schneider. - Ne eravamo pi che certi, - disse il ragazzo. Schneider scroll le spalle. Erano andati l per beccare un pazzo fulminato e non per ammirare una nativit, per quanto toccante fosse. Cercando bene, avrebbero di sicuro scovato un po' d'olio, dell'erba, qualche pezzo di fumo - Dov' Jethro? - chiese Schneider. - andato via domenica, - rispose il ragazzo. - Ha preso un po' della sua roba, un sacco a pelo e tre paia di stivali. Ci ha detto che andava a Parigi. Ha preparato il suo fagotto ed partito. Non che avesse molto da metterci dentro - Aveva un'auto? - S, - rispose il ragazzo. - Una grossa Mercedes chiara. Stava parcheggiata sul marciapiede. - Sei sicuro che fosse una Mercedes? - chiese Schneider. - Assolutamente, - disse il ragazzo. - L'ho accompagnato fino al cancello e l'ho visto partire. Non c'aveva molto la mano.

- Ti ha detto se sarebbe tornato? - domand Schneider. - Gli abbiamo chiesto di non tornare. Alz lentamente lo sguardo verso i poliziotti. Aveva due grandi occhi scuri e fissi, come due pozzanghere nere su un marciapiede di marmo. Non sembrava che li vedesse per davvero. - Sapete, girava armato, - spieg pacatamente. - Prima non portava mai armi, ed per questo che gli avevamo permesso di stare con noi. Il neonato si mosse appena. Respirava in modo pacifico, con i piccoli pugni chiusi davanti al viso. - Che tipo di arma? - chiese Schneider con molta stanchezza. - Una .357 Polke Python, - disse il ragazzo. - Canna da sei pollici. I poliziotti lo guardarono incuriositi. Lui sorrise. - Ho studiato anche elettronica, e Lise un'infermiera diplomata, - disse, continuando imperterrito a sorridere. - La casa nostra. Lo legalmente, anche se noi la occupiamo come squatter E non mi risulta che ci sia una legge che vieti di viverci come vogliamo - Da quanto conoscete Jethro? - chiese Schneider. Il ragazzo scroll la testa. - Da cos tanto che mi sembra di averlo sempre conosciuto. Con delle eclissi, chiaro, lunghi periodi durante i quali lo davamo per perso. Ha passato pi di un anno nel centro psicoterapico di Chartreux - E non portava mai armi da fuoco? - Mai, - dichiar il ragazzo. - una delle regole: non abbiamo nulla in contrario a ospitare gente, a condizione che non portino armi n droghe pesanti. Smise di sorridere. - Gradite del t? - No, grazie, - disse Schneider. E girandosi verso Perrier ordin: - Fai andare via gli agenti, non credo proprio che questi tre ci possano dare dei fastidi. Poi si gir di nuovo verso la coppia. - Per caso vi ha dato un indirizzo a Parigi? Un posto dove contattarlo, un numero di telefono? - No, - disse il ragazzo. - Sa, non era tenuto a farlo. - Non lo metto in dubbio, - sorrise Schneider. - Jethro era qui da voi la notte tra venerd e sabato scorso? - No, - ripet il giovane. - passato di qui solo domenica mattina per riprendersi le sue cose e salutarci Si era accampato in una stanza a pianoterra, e ieri mattina sulla cappa del camino ho notato qualcosa - Si alz in modo flessuoso, in un unico movimento. Indossava un kimono di tessuto nero e doveva essere alto almeno un metro e ottanta. Da come si muoveva era facile intuire che era pi che capace di difendersi. Alz il coperchio di uno dei due bauli e consegn ai poliziotti una mazzetta di banconote da cento franchi. - Immagino che con questi volesse saldare l'affitto, o qualcosa del genere Si rimise seduto con la stessa flessuosit. Le banconote erano piegate e Schneider, con il viso immobile, le soppes. - Non male come affitto

- S. Quasi ventimila franchi. Ma se stata una dimenticanza, pu sempre tornare a prenderli. Lui sa benissimo che qui sono al sicuro. Schneider si massaggiava le tempie con il pollice e l'indice, riparandosi gli occhi con la mano. Parl con voce monocorde. I ragazzi dovevano seguirli al Commissariato centrale, cos i poliziotti avrebbero potuto mettere le loro deposizioni a verbale. - Immagino che non abbiamo scelta, - constat il ragazzo. - No, - disse Schneider. Perrier si accovacci accanto a lui. - Dumont andato con Carminati dalla ragazza. Ha tutti i suoi dati e anche una foto, ma lei se l' svignata. Domenica verso le quindici, con un tipo grande e grosso che l'aspettava sotto casa. Aveva una Mercedes - Scacco, - disse Schneider. E abbozz un sorriso da lupo. - Non ancora matto, ma scacco Si infil in tasca la mazzetta di banconote. Il ragazzo sospir e aiut la giovane compagna ad alzarsi. Erano entrambi a piedi nudi. Lei avvolse il neonato in un grande scialle con le frange. - Potreste dirci perch state cercando Jethro? - chiese il giovane mentre uscivano dalla stanza. Schneider gir la testa verso di lui e con il suo sguardo grigio e duro fiss l'attaccatura del suo naso dritto, perfetto. - Ha ucciso un uomo, - disse con voce priva di inflessione e volume. - Ecco cosa ha fatto E scesero le scale nella luce cruda della torcia.

Charles Catala stava telefonando con entrambi i piedi dentro un cassetto e il pollice sinistro infilato nel passante dei pantaloni. Certo, niente a che vedere con l'immagine dell'Incorruttibile, ma di sicuro avrebbe fatto un figurone su una rivista per teenager, inserito tra la bocca modello mangiadischi di Carne Pril e il sorriso smagliante dell'ultimo presentatore televisivo. Non aveva propriamente l'aria del poliziotto. Piuttosto un'aria stanca e alquanto addormentata. Oltretutto l'ufficio puzzava, e sembrava di essere in un magazzino di abiti usati: i vestiti di Mayer non dovevano essere proprio cos malconci quando ce li aveva ancora addosso. Adesso erano sparsi un po' ovunque, perch bisognava che fossero bene asciutti prima di metterli sotto sigillo, stropicciati e rinsecchiti, macchiati di fango e di un po' di sangue marrone scuro. Ce n'erano sui davanzali delle finestre - peraltro solo due e pure strette - e sul termosifone, mentre la giacca del completo era appesa a una gruccia, messa di sghimbescio su un appendiabiti a fisarmonica di legno nero con la firma di B.B. il Terribile, che non aveva mai fatto parte dell'inventario della stanza e se ne stava fissato con le puntine dietro la porta. Qualche nostalgico mattacchione aveva appoggiato le scarpe del morto una vicino all'altra sul tavolino della macchina da scrivere addossato al muro. Servivano da fermacarte a una pila di pratiche, la pi recente delle quali risaliva a dir poco ad almeno due mesi prima. I commissariati centrali erano pieni zeppi di nostalgici mattacchioni, di personaggi spassosi che passavano il loro tempo a svuotare il contenuto dei cassetti sui sottomano, si davano un gran da rare a riempirvi il telefono di scotch o le tasche del cappotto di graffette, quando poi non vi cucivano insieme le maniche. Anche questo faceva parte del blues della Grande Citt. Se vero che parlare consiste nel trattare, in un ordine variabile ma complessivamente coerente, un certo numero di argomenti, o un certo numero di sottili variabili o variazioni sul tema, il tutto al fine di dar vita a una conversazione pi o meno intelligibile, se non intelligente, allora Charlie non parlava. Aveva la bocca incollata al ricevitore e un'espressione via via sempre pi sofferente sul viso, le labbra si muovevano a stento. Fece segno di s con la testa, si gratt il polpaccio. Aveva ristretto il suo vocabolario a dei "Hon, hon" e "Hnnn", il che era pi che sufficiente. Pensava a Evita nuda sulla sua moquette, ma con prudenza. Non che non avesse voglia di andarci a letto, perch, attenzione, l c'era tutto: l'hardware, il software, e soprattutto il know-how, come dire la macchina e la tecnologia Non che non avesse voglia di farci anche un weekend, in un qualunque posticino tranquillo lungo la costa. Era solo che ne aveva fin sopra i capelli di tutte le sue menate. Era la peggior piattola che avesse incontrato in tutta la sua merdosissima vita, il genere di isterica che sbatte gi il morale all'Empire State Building, una da spedire

tranquillamente a lavorare in miniera. Un caso clinico. Avrebbe senz'altro fatto meglio a richiamarla la settimana scorsa, dopo che lei, non avendo lezione, gli aveva telefonato pi o meno urgentemente per tutto un pomeriggio. Solo che la settimana scorsa lui era uscito con una studentessa canadese, o neozelandese, o forse era sudafricana, una robusta ragazza pompon che non la smetteva di sganasciarsi dalle risate solleticandogli il pipirka, e quindi non era riuscito a richiamare Evita. Per tutta la polizia Charlie Chan era lo specialista indiscusso delle cattive ragioni iperboliche e retroattive, a geometria variabile e termocoppia. La conversazione la reggeva il suo interlocutore, ed era meglio cos: Skinny Jim indossava un parka bianco sporco dell'esercito danese, dei pantaloni mimetici molto aderenti, un golf kaki a girocollo con una sciarpa di un bel viola acceso - cento per cento acetato, con le estremit sfilacciate - e degli anfibi di seconda mano belli lustri. Tirati a lucido con sputo e straccio di lana. Nella sua Immensa Misericordia, il Signore aveva creato quel bamboccio ispirandosi, ancorch molto liberamente e non senza humour, alle sculture di Giacometti, o forse, pi prosaicamente, si era rifatto a un ragno di mare in buono stato, ammesso e non concesso che ne avesse uno sotto mano. Aveva poi cercato di rimediare fornendo a Skinny un paio di spatole modello king size e dei piedi ampiamente fuori misura, ma pur nella sua Infinita Saggezza doveva comunque essersi reso conto di aver fatto un errore madornale e, arrivato a quel punto, aveva deciso di incollare sul tutto una testa in miniatura - a cui, chiaramente, non mancava niente, ma sempre in miniatura era. Skinny aveva ulteriormente aggravato la situazione facendosi radere il cranio a zero. Certo, era consapevole di essere un precursore, e un precursore particolarmente riconoscibile. Aveva dovuto piantarla di taglieggiare i ragazzini del quartiere. Charles lo aveva beccato un bel po' di tempo prima, in una bella serata di giugno. Invece di appioppargli un bel procedimento disciplinare, come avrebbe dovuto fare, non lo aveva nemmeno ammonito, poco convinto com'era dell'efficacia della parola nel caso di un microcefalo. No, aveva arditamente affrontato il problema di petto e risolto la questione direttamente dal produttore al consumatore. Aveva ostentatamente sfilato il portamanette dal taschino dei pantaloni e appoggiato bene in vista sulla capote della 4L la pistola, tanto per sottolineare che era pulito e che l'avrebbero risolta da uomini. Aveva subito mollato un cartone a Skinny Jim, che era scarso nel gioco di gambe, un gancio bello secco come la zoccolata di un asino, per in versione ipercorretta. Effettivamente aveva raddoppiato (un-due sotto le costole), ma sempre senza irregolarit, e Skinny si era limitato ad appoggiarsi addosso a lui, con il mento sulla spalla. Avevano accennato un passo a due assolutamente grottesco e, a partire da quel momento - ormai lontano -, Skinny Jim lavorava come informatore, collaboratore occasionale o agente in incognito. In poche parole era un infiltrato. A dispetto della leggenda dura a morire, nonch spesso veritiera, che un informatore lavora per un solo e unico poliziotto, il ragazzo passava soffiate indistintamente a tutti gli agenti del

gruppo B. Ci non toglie che avesse un debole pi che legittimo per Charlie Chan. In un certo qual modo lui era per gli investigatori come un'antenna piazzata in un ambiente che non stravedeva certo per poliziotti e tutori dell'ordine, ed era una delle antenne pi preziose, perch Skinny Jim era cos furbo da non farsi beccare, pur dandosi da fare alla grande. E in pi non gli costava neanche un centesimo. Di Jethro non sapeva niente, se non che lo sballato era sparito dalla citt da domenica sera. L'ultima volta che l'aveva visto girava con la Mercedes tutta coperta di fango, tanto che sembrava avesse arato un campo, e stava per caricare una grassona all'angolo delle puttane, una zoccola giovane ma lercia che batteva in mini, un vero cesso, amico Con le donne Jethro non era mai andato per il sottile. Metteva il suo uccello in posti in cui gli altri non avrebbero posato neppure gli occhi. Usciva con la figlia di Steph' e si facevano tutti e due di anfetamine. Era Chevallier a procurargliele. - Hon! - fece Charles a occhi chiusi. - Hun, hun Jethro aveva un recapito: un accampamento di squatter dove vivevano pi persone. In fondo a rue du Stade. Non lasciava mai la moto l davanti: non era mica scemo. La lasciava nel deposito per le biciclette del numero 15, in rue Flix Faure, cos doveva solo attraversare lo stadio ed era al sicuro. Charlie apr gli occhi e scarabocchi con la sinistra "15, rue FF" su un cartoncino immacolato. Poi lo afferr tra indice e pollice e con quello inizi a darsi dei colpetti sui denti. - Se lo vedi - Hon, hon! - fece Skinny Jim. - Qui o a casa, come vuoi. - Hin, hin! - disse Skinny. - Vedi di non uscire troppo allo scoperto, - sospir Charles. - Nessun pericolo, ispettore, - assicur il ragazzo. Sembr esitare un attimo all'altro capo dell'apparecchio e poi aggiunse: - Occhio, ispettore, eh? Non ci vada solo e senza pistola, quello capace di spaccarla in due e poi farcisi un bel fuocherello. - Hun! - fece Charles con tono dubitativo. E riagganci. Fecero un ultimo briefing dopo le ventidue, nella suite di Schneider illuminata a giorno. Avevano ripescato dal fondo di un cassetto una bottiglia di Johnny Walker e dei bicchierini di plastica, ma si capiva benissimo che la cosa non li entusiasmava. Cominciavano ad averne le palle piene, di Mayer e della sua combriccola. Era innegabile che avessero fatto progressi: avevano identificato i tre ragazzi coinvolti e avevano emesso un comunicato che era stato diramato da Dumont tramite telescrivente e di cui era stata data copia anche agli uffici della Pubblica sicurezza nonch al direttore dipartimentale della Polizia municipale di Z Avevano avuto dei contatti con i colleghi del XIV arrondissement e, tra l'altro, anche con il comandante del Nucleo di vigilanza di competenza sul territorio dove Chevallier aveva stabilito la sua seconda residenza. Avevano richiamato il Twenty Flight per avere notizie di Ramsete, ed erano venuti a sapere che stava ancora a Parigi, ma che aveva avvisato per telefono che sarebbe

rientrato mercoled mattina - e aveva promesso che nel corso della giornata si sarebbe presentato spontaneamente all'ufficio 404, terzo piano, settore Sicurezza urbana. Gli conveniva. Avevano fatto accertamenti in Prefettura e avevano avuto conferma, dopo menate e reticenze varie, che, s, le tre armi sequestrate appartenevano proprio a Mayer, e avevano pure ottenuto la data in cui erano state rilasciate le varie licenze, nonch il rapporto delle accurate indagini eseguite in seguito e riguardanti il rilascio di ognuna di esse. Un modo elegante per costringere i loro colleghi a rimettere mano ai loro archivi e al fascicolo Mayer e anche un modo, parimenti elegante ma certo pi sottile, di fargli capire quanto fossero anche loro coinvolti nel caso, a causa di quelle licenze. In effetti erano state registrate due carabine automatiche del tipo eccetera eccetera e una pistola automatica, s, una Lger P. 08 calibro 9 mm, roba di prima categoria. Al signor Mayer spettava di diritto, in qualit di tesserato del Club di Tiro degli Archibugieri del Re dalla sua fondazione. C'era anche un revolver Colt, tipo Police Python, calibro .357 Magnum. Una bellissima arma diventata improvvisamente di moda, malgrado il prezzo elevato, anche grazie al signor Corneau e al signor Yves Montand. Quarta categoria. A loro mancava solo la Colt e avevano fretta di metterci le mani sopra, in modo da chiudere il caso e portare tutti in Procura nel minor tempo possibile - dopo indagini non stop condotte senza risparmiarsi - e con tutte le prove. Nel minor tempo possibile e dentro un bel pacco regalo ben infiocchettato. Mancavano solo la Colt e i tre testimoni oggetto del comunicato, nella fattispecie: - COLIN Armand Bruno (e non COLLIN, come scritto in precedenza), nato il 12 novembre 1946 a Noeux-Les-Mines (Pas-de-Calais) da Bruno e da SCHWARTZ Adeline, attualmente senza fissa dimora n professione, noto come "JETHRO", circola probabilmente a bordo di un veicolo MERCEDES targato PROBABILMENTE ARMATO - STEPHAN Marie-Louise, detta "MALOU" O "NINA HAGEN", nata il 25 gennaio 1956 a Parigi (XII), da Louis e da MEUNIER Marie, attualmente senza professione, residente al 16 di rue Stalingrad, a Z, circola probabilmente eccetera eccetera. - CHEVALLIER Maurice, detto "MOMO", nato il 4 marzo 1959 a Z, da Andr e da ROLAND Maud, residente a Z, in quartiere Mozart, stabile F18, meccanico d'auto attualmente senza professione, circola probabilmente eccetera eccetera. "Attualmente senza professione", per tutti quelli dell'ufficio e sfrondando il burocratese tipico delle amministrazioni, francesi e non, significava semplicemente disoccupato. Il che non voleva dire per che tutti i disoccupati si mettessero ad assaltare banche o stazioni di servizio, n che passassero il loro tempo a incendiare auto o sradicare cabine telefoniche, e del resto erano proprio pochi quelli tra di loro che si mettevano a trucidare i loro simili, e per fortuna che era cos, altrimenti i poveri poliziotti non

avrebbero mai ripreso fiato. No, significava solo che ce n'erano sempre di pi, di borderline, che la linea la oltrepassavano, e che erano anche bravi a non far di peggio. C'erano le bande dei due 'quartieri a rischio' sempre pronte a saltarsi addosso, in senso proprio e figurato, e i tanti Chevallier, Jethro e Carminati che avevano gi oltrepassato il limite e per i quali non c'era pi niente da fare. Erano come le prime raffiche di un vento temporalesco, quelle che si limitano a scuotere le cime degli alberi e a far aggrottare le sopracciglia degli astanti. Ce n'era sempre di pi, di materiale di scarto, e di materiale di scarto giovane. E la droga aumentava, come le acque nere in una cantina buia, erodeva gi gli scalini. Schneider beveva pensieroso. L'unica foto che avevano di Nina Hagen era davvero brutta: aveva un'orrida faccia da topo, lo sguardo duro, i capelli bianchi e sparati e un'espressione quasi d'odio, la piccola bocca nera piegata in una smorfia amara e un colorito smorto, spettrale. O era davvero orrenda, o quello che aveva tra le mani la Polaroid aveva calcolato male la distanza. Oppure era effettivamente brutta e l'obiettivo aveva accentuato ulteriormente la forma triangolare del viso mentre il flash aveva sottolineato il pallore farinoso. Non avevano molto altro da fare, se non aspettare che qualcuno dei loro informatori si facesse vivo, o che la fortuna venisse loro un'altra volta in aiuto. - Non hanno solidi agganci con la malavita, - disse Schneider. - E non hanno pi tanti soldi, anche se hanno fregato quarantamila franchi da Mayer, il che poi non cos sicuro. Torneranno in citt. Se non sono nella baracca di campagna - e non ce li vedo tanto a stare l ad ammuffire - tra non molto quelli tornano. Suon il telefono sulla scrivania di Charles, che rispose con uno scatto davvero poco convincente. Era di nuovo Skinny. Aveva dimenticato di dirgli una cosa: i poliziotti non erano i soli a interessarsi a Jethro. Anche gli uomini di Ramsete seguivano la faccenda, ed erano molto decisi. Amico.

Marted - ore ventuno e venti.

Un appostamento - non importa da che parte della staccionata si stia - un appostamento un appostamento, ed fondamentalmente una gran rottura di palle. Meglio non mettere la radio a manetta, e non c' niente di pi facile che individuare un tizio nascosto dietro un giornale, non fosse altro perch per leggerlo ogni tanto bisogna pur girare le pagine, mentre invece, quando si fa un appostamento in auto, l'immobilit essenziale. Per ragioni altrettanto evidenti impensabile lasciare acceso il motore, perch niente pi facilmente individuabile di un sottile filo di fumo che fuoriesce dal tubo di scappamento, per non parlare poi di quando questo si fa grande come una casa. Sempre in quest'ordine di idee, oltremodo sconsigliato fumare, soprattutto se si in due, perch se dentro l'abitacolo la cosa pu risultare del tutto normale, dal di fuori l'auto finisce con l'assomigliare a una zuppiera coperta male che fuma bella tranquilla su un lavello. Si pu mangiucchiare qualcosa, ma tutti sarebbero concordi nel dire che uno non muore dalla voglia di organizzare una Grande Abbuffata dentro una Renault 14 parcheggiata in un angolo buio, e comunque sia non si mai visto uno spuntino che duri pi di tanto. Si possono tenere occupate le mani, sia che il compagno di squadra sia dell'uno o dell'altro sesso (senza che la cosa sia limitativa), ma a un certo punto bisogna pur concludere e quindi rassegnarsi a scegliere tra i ribaltabili e l'appostamento propriamente detto. davvero dura C'era buio, pioveva e nella notte fredda la pioggia tamburellava senza tregua sulla lamiera sottile della carrozzeria. Avevano abbassato un po' i finestrini perch non si appannassero e ogni tanto delle goccioline finivano con il pizzicare i loro volti. La Renault 14 era appostata a fari spenti in una stradina con una forte pendenza, una cinquantina di metri dietro la Rambler tutta ammaccata della Grossa Tinca, il presunto organizzatore della pi bella rapina a mano armata del secolo. Una rapina tranquilla, un lavoretto ben fatto, degno di un buon paparino. Tra i due mezzi c'erano parcheggiate altre sei auto, il che avrebbe impedito alla Tinca di passar loro davanti all'improvviso, a meno che non facesse tutto il giro del caseggiato, ma perch avrebbe dovuto farlo? Erano stati ben attenti a pedinarlo da molto lontano, a una distanza pi che rispettosa, a rischio di farselo scappare; certo perdere la Rambler sarebbe stata quasi una prodezza e la donna guidava come un asso della Formula Uno, senza che Johnny ci trovasse niente da ridire. La Tinca, invece, guidava un po' come una schiappa, variando continuamente la velocit e cambiando fila ogni momento. Di certo la Rambler non soffriva di un eccesso di ammortizzatori. Il fanalino posteriore era stato sistemato alla meno peggio con un bel po' di nastro adesivo e dava proprio l'impressione di lercio. Davvero stile Grossa Tinca.

Li aveva portati nella zona industriale dei Sablons, dove aveva acquistato cinque pannelli di Novopan da 18 di circa un metro quadrato ciascuno che un bellimbusto in tuta blu con una grossa ciocca di capelli azzurrina dritta sulla testa gli aveva caricato nel baule masticando instancabilmente una gomma. Dopodich era andato a farsi un bicchierino da Fredo, un brutto ceffo che dalla fine degli anni Trenta gestiva sempre la stessa bettola, dietro le caserme, un virtuoso dell'agnellino con i fagioli all'occhio. Ne era uscito quasi subito insieme a un frocetto appollaiato su degli stivali con i tacchi grossi e ridicolmente simile - occhiali quadrati azzurrini e stetson bianco inclusi - all'inestimabile Elton John, che aveva poi mollato sui gradini della Posta centrale. La checca era sparita velocemente in direzione dell'area pedonale. La Tinca era quindi ritornata al suo deposito. Aveva lasciato la Rambler parcheggiata davanti al cancello e una specie di zingaro con dei basettoni che gli coprivano quasi tutta la faccia da furbo lo aveva aiutato a scaricare i pannelli. I pedinatori avevano aspettato un'oretta buona, dopodich avevano visto uscire il loro uomo da solo, con la sua bella pancione all'infuori; dopo essersi guardato bene attorno, era salito sulla Rambler, che aveva subito virato in maniera inquietante verso sinistra e li aveva portati dritti dritti l, dove ormai loro stavano dalle venti e dieci: era entrato in una casetta dall'aspetto borghese, con una facciata dall'aria tranquilla e a modo, al numero 11 di rue Massenet. E da allora non si era pi visto. Era dunque pi di un'ora che aspettavano. Non c'era un gran via vai di persone, ma sapevano benissimo che la loro presenza, per quanto riuscisse a essere discreta, poteva finire con il suscitare la curiosit di qualche onorabile abitante della strada, e che dalla curiosit alla preoccupazione il passo era breve, e che nulla pi di quest'ultima avrebbe favorito una telefonatina alla polizia. Perch, stronzate a parte, per qualunque osservatore un tantino perspicace, la loro presenza era evidente come quella di una tarantola su un piatto di uova montate a neve, e poco meno insolita di una ciurma di subrettine nel palazzo dell'Assemblea nazionale. Era chiaramente un grosso rischio, solo che Johnny aveva deciso di correrlo. Non si trattava di ripulire una piccola agenzia di banca rintanata in un quartieraccio popolare o la cassa di un ufficio pagatore sperduto in mezzo alla campagna. Si trattava di portarsi via, facile facile, non meno di tre milioni, e il tizio che aveva ideato il colpo aveva fatto girare bene le rotelle. Perch mica si trattava di rapinare sparando a destra e a manca. No, era un colpo da manuale. Johnny aveva un bel da continuare a girarlo e rigirarlo, doveva proprio ammetterlo: era come l'uovo di Colombo - era una furbata senza nemmeno l'ombra di un intoppo. Se fosse andato bene. E non c'erano ragioni perch cos non fosse, visto che si basava su meccanismi semplicissimi. Solo che, come dire, proprio perch il colpo era bello tosto, non poteva essere venuto fuori dalle meningi della Tinca. Ci doveva essere qualcun altro in quell'intrallazzo, qualcuno che tirava le fila nell'ombra, un 'cervello', come si usa dire. Ed era per quello che Johnny si era messo a seguire la Tinca, per farsi un'idea di chi fosse Mister X chi aveva messo in piedi tutta la tresca. Per il resto, non era poi

neanche male sapere dove la Tinca sarebbe andata a nascondere il grano, nel caso improbabile che gli fosse scivolato tra le dita. Florence Michaud era totalmente immobile, con il bavero del cappotto rialzato a coprirle anche il naso. Johnny si era sprofondato nel sedile e si era tirato su anche lui il collo del parka verde bottiglia. Con gli occhi all'altezza del cruscotto, si confondeva con la sagoma familiare del poggiatesta, mentre le dita della sua mano guantata armeggiavano con un binocolo ad altissima luminosit, estremamente maneggevole. Se ne andarono poco prima delle ventitr. Non pioveva quasi pi e a tratti, tra il bianco quasi latteo delle nuvole che procedevano rasenti ai tetti, si intravedeva un pezzo di cielo pi nero, smaltato come una lacca di Cina e trapunto d'argento freddo. La Grossa Tinca non era pi tornata a galla. L'avevano preso nel didietro. Alla grande.

Marted - ore ventitr.

Avrebbero dovuto essere a letto, o a mangiucchiare qualcosina da Angelo Garcia insieme a Lorraine, Sutherland e agli altri, a ingozzarsi di scampi e paella komack innaffiati di vino spagnolo, denso e pastoso come feltro rosso scuro. Prima sarebbero dovuti andare a rivedere Il mucchio selvaggio, per la rassegna dedicata a Peckinpah, a meno che la scelta non fosse poi andata democraticamente a finire su Taxi Driver Il resto del programma settimanale consisteva in un'ampia scelta di filmetti di serie C2, film a luci rosse o di karate, e non era poi facilissimo distinguere chiaramente gli uni dagli altri. Avrebbero dovuto condurre una vita normale. Dovevano ammettere che, in definitiva, non ne avevano poi cos tanta voglia. E riguardo ai 'mucchi selvaggi', ritenevano di averne fatto ormai decisamente il pieno. Tanto perch non ci restasse male e per non fargli proprio un bidone, erano andati a bere qualcosina in fretta e furia dall'Angelo, e lui non ci aveva messo molto a confermargli che gli uomini di Ramsete, due giovani con addosso dei giubbotti da aviatore, degli scagnozzi magri come le tibie di cervo, baffi neri e occhi vitrei, si erano messi a dare la caccia a Jethro. Al massimo ventisei anni. Tipologia gitano. Fatti con lo stampino. L'Angelo disprezzava profondamente quel genere di sicari. I due poliziotti avevano preso un'altra anisetta e un antipastino speziato di kemia e avevano subito levato le tende. Nella fiaschetta c'era ancora un po' di scotch, la Renault 16 girava come un orologio, pioveva decisamente di meno e dalle casse nelle portiere si diffondeva un vecchio disco di Artie Shaw, registrato negli anni Quaranta. Cos si erano ascoltati il tenero e ironico pezzo vocale di "Labbra bollenti" Page, che gli aveva cantato l per l il malinconico Blues In The Night, per poi finire con uno straziante Notturno, capace di cavar fuori lacrime anche a uno squadrone del Nucleo Armato, con quindici violini, un assolo fulminante e deciso di sassofono alto e il clarinetto morbido e insinuante del giovane e baldo Arthur Jacob Arschawsky. Pu darsi che n le corde n gli assolo di clarinetto avessero in realt alcunch di mesto, bench le trombe tendessero a tratti a borbottare su una trama quasi sopita. Pu darsi anche che lo spleen non riguardasse proprio loro. Schneider si ricordava di una sera: lui le aveva portato dei dischi e avevano ballato nella penombra, e c'erano gli stessi drappeggi morbidi di violino che salivano talmente in alto da riuscire a coglierne solo la met, e si ricordava con insopportabile precisione il peso di lei contro il suo corpo, e anche l'odore emanato dalla sua capigliatura scura, lucida come il pelo di una lontra. Si pass la mano sul viso, come per cancellarvi ogni traccia, e abbass il volume. Perrier accese una sigaretta e ne approfitt per gettare un'occhiata pacifica e perspicace, come niente fosse. - Non trovi che dovresti prenderti una pausa? - chiese con voce sicura. Schneider ridacchi tra s e stavolta volt leggermente la testa. Il suo viso magro e

freddo, teso come una pelle di tamburo, esibiva un sorrisetto sarcastico, e il suo sguardo spento passava in rassegna lentamente la faccia del collega, il quale rimase stupito dal contrasto tra l'espressione amara della bocca e gli occhi vuoti che lo osservavano gi da molto lontano. Gli occhi grigi si erano gi sganciati, non erano pi nel circuito, ma tolleravano per pura cortesia - tolleravano appena - la mordace ironia della maschera, senza prendervi minimamente parte. Acquattati dietro le sottili feritoie delle palpebre, loro sapevano. La R16 percorreva l'avenue Victor Hugo quasi a passo d'uomo, tanto per stanare le battone che tendevano a proliferare nella penombra grazie alle siepi di evonimo e al vicino parco ornamentale. I due terzi erano signori e signore di recente importazione. Perrier fece un tiro dalla sigaretta e il suo viso scomparve dietro la cortina di fumo grigio come il Matterhorn nella nebbia. - Prenditi una settimana di pausa, - sugger, ma la sua voce mancava stranamente di convinzione. - Prenditi una settimana, sbatti pistola, distintivo e compagnia bella nel cassetto e fila via da qualche parte Se solo per quello, vai a beccare Dinah e fatevi una luna di miele alle Bahamas - Parlando, si anim un po'. - Davvero! Dai, alle Bahamas o da un'altra parte, anche soltanto in Costa Azzurra, ma vai a rilassarti. davvero un casino di tempo che hai le gomme completamente a terra. - Ok, - disse Schneider con un filo di nervosismo nella voce. Volt appena la testa e rise in sordina, una di quelle risate che trasudano amarezza e scherno. - Venerd Doc Sutherland Oggi tu. Domani chi? Il Gatto? Cos', vi siete passati parola? - Credo che tu non ti renda davvero conto dello stato in cui sei, Claude, - disse Perrier con tono freddo e pensieroso. - Credo che tu adesso sia arrivato a un punto in cui non capisci pi nemmeno bene cosa sta succedendo. Non ho la vocazione del moralista e non sono neanche un medico, ma - Tacque, scacci via il fumo con il dorso della mano, con la netta sensazione di essersi impegolato in una brutta situazione. Alz le spalle ed entr nel vivo nell'argomento. - Da quant' che prendi quelle schifezze? Schneider tir fuori una sigaretta. Non c'era nessuno nelle siepi di evonimo e non pioveva pi, un venticello allegro e vivace si era alzato sulla citt, ma quello non costituiva esattamente una risposta. La risposta, quella giusta, era in parte contenuta nella frase di un blues, since my baby's gone, da quando la mia bambina se n' andata, da quando ha alzato i tacchi, e mi ha lasciato qui. Ma anche questo non che volesse dire granch, perch alla fin fine chi era che se ne era andato veramente? Chi e da quanto tempo? Aveva avuto la sua occasione e la sua occasione gli aveva scritto, mentre era a Strasburgo in missione: "Se non avr pi te, la mia vita sar vuota, non mi aspetter pi niente e il mio ventre rimarr probabilmente sterile". E aveva aggiunto, con un non so che di premonitore in quell'angoscia: "Che ne sarebbe di noi due separati, sapendo che l'altro esiste a duecento metri. Vorrei non tornare alla mediocrit," e lui aveva perso la sua occasione. Aveva perso ben pi che la sua occasione, ma questa gli aveva comunque lasciato qualcosa, andandosene. Si palp il viso con la punta delle dita. Prendeva quelle schifezze da cos tanto tempo che nemmeno si ricordava pi come fosse prima, n come vivesse la gente fuori da quel mondo. Aveva le mascelle inchiodate, e un freddo tremendo si era installato perennemente dentro di lui, quasi che le sue ossa

fossero ghiacciate e fragili come vetro. Con un gesto meccanico si accert di avere l'automatica nella cintura e quel riflesso abituale e ridicolo non sfugg a Perrier. Schneider soffoc una risata: forse lei era tornata alla sua mediocrit, ma per quel che lo riguardava Cherokee lo aveva tolto una volta per tutte dalla sua. Era morto dentro. Aveva preso un biglietto di sola andata alla stazione della vita, e all'arrivo non ci sarebbe stato nessuno a esigere da lui il suo documento di viaggio, eccetto la Signora che vaga nelle tenebre. - Gallien non coinvolto nel colpo, - disse Perrier. - E chi ha detto che lo era? - sogghign Schneider. - Nessuno, - dichiar Perrier a malincuore. Schneider prese la direzione del lago, probabilmente per tagliar corto. Abbass ancora il volume e accese una Camel. Aveva visto Gallien in tutto due volte, e ovviamente mai alla Centrale. Simon Granier aveva troppi agganci altolocati per sperare di riuscire un giorno a trascinarlo in un luogo cos malfamato come un commissariato di polizia. Si ricordava di lui come di un ometto piuttosto insignificante, con gli occhi azzurri di porcellana candida, la barba folta e setosa; entrambe le volte era vestito in maniera elegante, con lo stesso blazer scuro e dei pantaloni di flanella grigia con la piega affilata come un rasoio. Bench avesse quattro puttane d'alto bordo comodamente piazzate in monolocali di gran classe in citt, a nessuno era mai passato per la testa di aprire un'indagine su di lui. Anche Gallien stava prendendo un biglietto di sola andata, ma non se ne sarebbe accorto e avrebbe tranquillamente continuato a occuparsi dei suoi affari senza sospettare niente. E nessuno dei suoi agganci avrebbe potuto impedirgli di salire sul treno, una volta arrivato il momento. In fondo al parcheggio della stazione di servizio Antar, a ridosso di una roccia, Schneider vide il baracchino di patatine fritte di Fatah. Nonostante l'ora era ancora aperto e dal comignolo del furgoncino fuoriusciva un filo di fumo grigio sbatacchiato dal vento. Parcheggi la R16 l di fronte, in riva al lago. Fatah vide i due poliziotti attraversare la strada in diagonale e dirigersi verso di lui. Continu a masticare, asciugando la formica del bancone. - Stavo per chiudere, ragazzi, - disse, quando i due furono abbastanza vicini da poterlo sentire. - Delle sere ci sono quelli che escono dal cinema o gli habitu che vengono a fare quattro chiacchiere, ma stasera un mortorio. - S, capita spesso, di marted, - osserv Perrier. - Volete sgranocchiare qualcosa? - S, - disse Schneider. - Mi avanzata della roba. Posso farvi degli hamburger. Vi va? - Vada per gli hamburger, - disse Schneider. Ficc i pugni nelle tasche dell'impermeabile e Perrier alz il bavero della giacca canadese. Non pioveva pi, ma il vento era molto pi pungente e pi ghiacciato di quel che si erano immaginati nel tepore dell'abitacolo. - Non fa mica caldo, eh? - No, - disse Fatah. - Per di pi qui l'aria si infila nella conca del lago e quando arriva leviga un po' tutto. Osserv il viso smunto di Schneider, ma si astenne dal fare commenti. Aveva preso in simpatia i due ispettori, perch il pi delle volte giravano con giacconi mimetici,

jeans lisi e stivali, e dopotutto non che dessero poi tanto l'impressione dei tipici poliziotti al servizio del potere. Erano dei tipi come lui, gente che se ne sta nell'ombra e non dei martiri della busta paga. La loro anemia, loro se la beccavano non soltanto alla luce dei neon o sotto i lampadari scintillanti della Prefettura, ma anche a furia di andare di qua e di l, girando come dei matti. - Volete bere qualcosa di forte? - Perch, adesso vendi pure alcolici? - si indign Perrier. - E dov' la licenza per quelli? - Smettila con questa lagna, - disse Fatah. - gratis E tir fuori un mezzo battaglione di roba. Il vento pizzicava e i due investigatori avevano polpacci e piedi gelati. Si misero a battere le suole delle scarpe sul selciato, con il viso imbronciato nei loro baveri alzati. Pass una Simca 1100, facendo un gran fracasso, poi due grosse macchine che stavano chiaramente facendo una gara. Buttarono gi il bicchierino, alla salute dei malviventi. Poi Fatah si diede da fare nel suo angolino e la carne macinata inizi a sfrigolare tra le piastre del grill elettrico, e a fumare piano piano. Ruppe le uova all'ultimo momento. Si muoveva con l'agilit di un gatto, malgrado avesse la corporatura e il faccione corrugato e affabile di Carlos. Il cantante, non l'altro. L'altro, basco a parte, non si capiva proprio a cosa potesse assomigliare. Fatah aveva una bella barba nera, piena di riccioli ramati e civetteria, un accessorio pilifero che sarebbe stato benissimo abbinato a una palandrana e a un cappello a cilindro, spiritoso e solenne al contempo, e che lui ostentava come un orifiamma. Buttarono gi un altro bicchierino mentre Fatah disponeva davanti a loro piatti di carta, bicchieri e posate di plastica. Erano un po' meno gelati. - H, h! - fece Schneider. - Questo kirsch, eh, Fatah? mica acerbo come un pivello alle prime armi. Questo bello tosto. Direi pi stile vecchio camionista - Roba che viene dalle parti mie, - disse Fatah appoggiandosi con i gomiti davanti a loro. Gli fece scivolare vicino un cestino di pane e li guard mangiare. Non era difficile accorgersi che i due poliziotti avevano la testa altrove. Senza spostarsi di un millimetro, Fatah tir fuori una bottiglia di vino e riemp i bicchierini a met. - Rosso locale, ragazzi I due scrollarono la testa all'unisono, con la forchetta per aria. Fatah nascose di nuovo la bottiglia sotto il bancone. - A chi state dietro in questo momento,? - Jethro, - disse Schneider. - Ottimo, il tuo vino - Vero? E cosa dite che ha fatto, Jethro? - chiese Fatah. - Ha fatto fuori un tipo, - disse Perrier con la bocca piena. Si estrasse dai denti un cetriolino poco pi grande di uno spaghetto e ne esamin il pezzo maciullato con una pazienza infinita, poi scosse la testa e se lo rificc in bocca mantenendo la stessa espressione incredula. Non aveva mai mangiato patatine con dentro i cetrioli. - Ah! cazzo, - disse Fatah. - Quel pezzo di merda mi deve ventimila franchi. E chi che ha steso? Schneider volt impercettibilmente la testa verso il lago, che non si vedeva nemmeno pi dietro la cortina di bossi e tamerici. Per gran parte della serata avevano passato in rassegna papponi e puttane, checche e drogati, un paio di disc- jockey che

stavano per montare in servizio, proprietari di locali notturni e affittacamere esosi. Il tutto era durato solo mezz'oretta, ma avevano avuto l'impressione di un'interminabile passeggiata nel buio. Avevano un bell'essere duri e agguerriti: ne avevano le palle piene. Fatah e il suo chiosco erano quasi un raggio di sole in tutto quel mare di merda. E bisognava fare il terzo grado a Jethro. - Mayer, - rispose Schneider di malavoglia. - Jethro? Jethro ha fatto secco Mayer? esclam Fatah. Si era raddrizzato di colpo, appoggiando sul bordo del bancone le braccia tese e il suo bel pancione. Scosse la testa da destra verso sinistra e da sinistra verso destra, senza mai smettere di guardarli. - State tritando il ghiaccio nel deserto, ragazzi, - disse lentamente. - Jethro non pu aver fatto fuori Mayer. La vostra storia non ha alcun senso. - Perch? - chiese Schneider. - Lavorava per lui, tonti, - disse Fatah. - Ecco perch. I due poliziotti ci misero diversi secondi ad abituarsi all'idea di sentirsi dare dei tonti, ma in confronto ad altre carinerie che gli tiravano dietro di continuo, per non contare poi i complimenti che si sentivano fare a palate e le carognate che erano sempre obbligati a incassare senza dire niente, quello era un dolore intercostale. Per contro, ci misero molto meno tempo a digerire quello che Fatah aveva detto: che Jethro lavorava per Mayer e che a lui doveva ventimila franchi. Schneider allontan da s il piatto. - Dove possiamo trovarlo? - Vive con Malou Stphan. - Ci siamo stati, non c'era. - In rue du Stade? - No, - disse Perrier. - sgommato via domenica. - Dalla signora Chevallier. - No, - disse Schneider. - Merda, - disse Fatah. - Aspettate, viveva con altri cazzoni nella ZUP du Lac. Ma mi sa che la confraternita ha finito con lo sbatterlo fuori di casa - Che lavoro faceva, per Mayer? - Faceva il procacciatore, - disse Fatah. - Un lavoro un po' sporco. Mayer organizzava delle serate speciali, nella casa di citt o in quella di campagna, tutta gente del bel mondo, altamente selezionata. Jethro gli procurava le ragazze Sospir e si gratt l'orecchio. - In realt, la cosa era pi complicata di cos. Tir fuori un pacchetto di Chesterfield e se ne accese una. Cacci fuori una bella boccata di fumo grigio e si pass il polpastrello del pollice sotto il naso. - Pi complicata? - disse Schneider. - S! Di fatto, tutto avveniva tramite la sua ragazza, Malou - Nina Hagen, - disse Perrier. - Quello che , - concesse Fatah. - La giovane Stphan. Bene. Lui le passava l'informazione e lei adescava una ragazzina pi o meno nella merda, la interrava un po' e Nove volte su dieci questa la mandava affanculo, per restava quell'uno su dieci: visto la quantit di soldi, la ragazza ci stava

- Ci stava a fare cosa? - chiese Perrier. - Ad andare da Mayer, hombre, - disse Fatah. Aspir dalla sigaretta, strizzando gli occhi. Dalla sua faccia scomparve ogni traccia di benevolenza. Schneider si appoggi al bancone con le mani e il suo sguardo prese a vagare tutt'intorno. Non aveva finito n il vino n il piatto di patatine, e il tuorlo dell'uovo si era ormai tutto rappreso. - Perch ci racconti tutto questo, Fatah? - disse con voce stanca e smorzata. - Vi ricordate quella ragazzina che si faceva, una che chiamavano Angela Davis Minimo due volte alla settimana si faceva beccare da quelli della Narcotici. I due poliziotti sapevano di chi stava parlando. - andata a una di quelle serate e per poco non c'ha lasciato la pelle, - disse Fatah. Schneider si accese una Camel. - So benissimo che non valeva una cicca, - disse Fatah. - Non era fatta neanche male, ma non sapeva combinare un tubo. Una povera disgraziata come ce ne sono a centinaia fuori dalla agenzie di collocamento. Da allora non si mai ripresa completamente, anche se le avevano dato ventimila franchi per tenere la bocca chiusa. - Ah, - disse Schneider. - Lo scorso maggio andata su, nel Nord, a casa sua, con un amico. Voleva rivedere com'era dalle sue parti e lui ce l'ha portata. Non ha rivisto proprio un bel niente. Il ragazzo aveva preso l'autostrada con una grossa Kawasaki e lei ne ha approfittato, intanto che lui faceva una pisciatina: schizzata via e si fatta un po' di autostrada contromano, cento o centocinquanta metri, con le auto che scendevano a tutta velocit verso sud. Alla fine si trovata davanti un camion. Quando l'autista se l' vista nel raggio dei fari, non ha potuto fare niente Fatah si tolse la sigaretta di bocca e la voce si fece pi flebile, meno decisa. - stata come una cannonata, nella cabina del camion. Una roba incredibile, davvero, anche perch lei non andava neanche tanto veloce. Il tizio ha detto che era sembrata proprio una cannonata. La Polizia stradale ha interrogato il ragazzo, anche perch era giovane e poi era un motociclista, dunque doppiamente sospetto, ma un benzinaio aveva visto la ragazza passare mentre imboccava l'autostrada. Se la stava battendo da sola, e non c'era nessuno che la stesse inseguendo Ecco perch vi ho detto quelle cose, - concluse Fatah. Schneider si massaggi le tempie. Perrier stava accendendo una Gitane. Restarono zitti per un po', a farsi rigirare in testa le loro riflessioni. Doveva esserci qualcosa di marcio in giro, e Schneider rivide in un flash l'immagine del villaggio dell'Ouarsenis bombardato con il napalm, quel corpicino rattrappito ormai lungo non pi di venti centimetri, con la grossa testa carbonizzata e le costoline da passero. Cosa aveva fatto in quell'occasione, nauseato dall'orrore e dall'amarezza? Cosa ne aveva fatto delle sue mani a conca? Eppure non era il suo. Da quanto durava, tutta quella merda? Schneider tese il suo bicchiere verso Fatah. Staccare, s, prendersi una settimana o dieci giorni di pausa. Lasciar perdere. Aveva in corso due pratiche urgenti, due rogatorie di un certo interesse, oltre alle indagini inutili che gli altri avrebbero potuto benissimo mandare avanti al posto suo - e al caso Mayer. Bevve con avidit. Avrebbe sistemato tutto quanto e si sarebbe fatto una

settimana gi a Nizza. O da qualche altra parte. - Tu hai idea di dove possiamo trovare quel fesso? - domand Schneider. - No, - disse Fatah. Valut i pro e i contro e poi decise: - Una cosa per potreste provare a farla, e di sicuro ci avevate gi pensato voi prima di me. Non posso garantirvelo, ma a me sembra quasi certo che andr a riprendersi la Honda. Ragionando normalmente, la pi grossa cazzata che potrebbe fare, ma Jethro mica ragiona in modo normale. E va gi bene se non va a riprendersela a colpi di pistola - Va gi bene, s, - disse ghignando Perrier. - Non ti viene in mente altro? - A parte i posti che vi ho detto, no. Con i cazzoni ci stava prima di andare in rue du Stade e comunque credo fossero sempre quelli. Altrimenti, pu essere ovunque e da nessuna parte - Gli uomini di Ramsete gli stanno attaccati al culo, - disse Perrier. - Questa nuova, - comment Fatah. Schneider gli mostr i dati segnaletici che aveva con s. - Non ho proprio idea di chi possano essere, - disse Fatah. - Non hai paura? - chiese Schneider. Fatah si chin leggermente, con la sigaretta fumante stretta tra il medio e l'anulare, all'altezza della prima falange, e il poliziotto intravide solo le due canne mozze di un calibro 12 puntate proprio sulla sua fronte. In quella manina grassottella l'arma non aveva assolutamente niente di ridicolo, anzi. - Non ho paura, - disse Fatah scuotendo con forza la testa. Il suo pancione sussult. - S. Capisco, - borbott Schneider. - Cosa ti dobbiamo per tutte 'ste leccornie? Se la cavarono con cinquanta franchi e andarono a riprendere 1 auto tra le tamerici, ma senza pi tanto entusiasmo, poi Schneider accompagn Perrier a riprendere il suo macinino davanti al Commissariato. Passarono a fare un giro nell'ufficio, aperto anche di notte, gettarono un'occhiata veloce al registro che riportava tutte le attivit degli ispettori di turno nelle ultime diciotto ore, rilevarono una denuncia di furto d'auto, poi una seconda denuncia, per flirto di carta d'identit e libretto degli assegni, nonch di una somma di trenta franchi dentro una pochette, al cinema Rex praticamente niente. In gabbia non c'era nessuno, a parte Carminati, che avrebbero portato dal giudice il mattino seguente. In sostanza, la solita solfa. - Niente da segnalare, - riassunse l'agente di guardia senza un minimo di originalit. La citt dormiva un sonno senza sogni.

Mercoled mattina - ore nove.

Saliva lentamente i gradini di ferro, uno per uno, un piano alla volta, e nella penombra i suoi passi risuonavano con un'ampiezza del tutto esagerata. Da un bel pezzo il montacarichi a giorno non funzionava pi e la rete metallica formava una sorta di gabbia vuota. Da un bel pezzo l'ultimo inquilino se n'era andato da quel deposito per topi e per spifferi, e l'immenso edificio era totalmente invaso dalle lamentazioni e dai gemiti spettrali del vento, paragonabili a frotte di dannati che turbinavano incessantemente tra i muri un tempo dipinti di verde e ora pietosamente scrostati, gli uffici con le pareti sfondate, le putrelle metalliche bullonate e i corridoi simili a corsie tappezzate di cartoni vuoti e documenti ingialliti. Verso la fine degli anni Cinquanta si era pensato di demolirli, quei grossi immobili a U, ma l'impresa che aveva iniziato i lavori nell'ala nord aveva subito desistito, cos il cortile era tornato a essere il regno delle erbacce e delle scorribande dei gatti nelle notti di luna piena. Nella grande euforia di fine anni Sessanta, gli uffici tecnici del comune avevano riaggiornato il progetto: si prevedevano, a cinque minuti dal centro citt, ettari di uffici open- space, una tour Montparnasse in miniatura e uno pseudoforo. Poi era arrivata la crisi, e gli incartamenti erano andati a riposare in pace sotto la sabbia degli uffici. E i gatti rinsecchiti avevano ricominciato a cacciare branchi di topi in mezzo ai calcinacci. La vita aveva ripreso a scorrere. Doveva soltanto ancora salire una scala metallica incollata al muro e sollevare una pesante botola di legno, e infine Schneider sbuc sull'immenso tetto piatto come un eliporto, e altrettanto sgombro. Sopra la sua testa il vento chiaro cacciava via nastri di nuvole viola che sfilacciandosi facevano capriole, e il cielo blu lavato dalla pioggia brillava di una luminosit smaltata, come una lacca sottile. Il poliziotto strizz gli occhi alla luce cruda e raccolse il lembi del cappotto. Generazioni intere di uccelli avevano lasciato i loro escrementi sulla terrazza, e lui avanzava lentamente, sbriciolando quelle friabili deiezioni sotto le suole. Si avvicin a un specie di casamatta sovrastata da una cisterna nera, dalla parte opposta del tetto. La porta era aperta e qualcosa dentro si muoveva. Schneider non entr. Si accovacci davanti all'ingresso e pos davanti a s un pacchettino quadrato, come un'offerta propiziatoria. Una mano scheletrica lo afferr. - Lei puntuale, Schneider, - osserv una voce beffarda e vagamente nasale. Bene. Le avranno senz'altro riferito il mio messaggio. - S, - disse Schneider alzandosi. Si tolse i guanti, li arrotol e se li mise in tasca. - Un attimo, per cortesia, - disse la voce. Schneider attese, a palpebre strette. Non vedeva il comandante da quasi un anno, dalla volta in cui Jack lo Squartatore aveva avuto uno dei suoi celebri attacchi di nervi e aveva ordinato una retata di tutti i barboni che offendevano la sua vista e

quella dei suoi amici, e il comandante, insieme a tanti altri, era stato docciato e spulciato, malgrado l'et, e poi portato in camionetta una decina di chilometri fuori citt, e gli era andata di lusso che non si era beccato n sprangate n calci in culo. Per quel genere di operazioni Sir Jack sembrava disporre di inestinguibili riserve di personale, materiale e carburante. Sulla porta si stagli, nella luce del mattino, una sagoma malconcia e spettrale, avvolta in una vecchia coperta lurida e sbrindellata. Schneider prov una stretta al cuore. Il comandante aveva dei capelli bianchi molto lunghi e fini, che contrastavano con il colorito mattone della fronte, e una barba sfoltita di un bianco giallognolo. Stava dritto in piedi, appoggiato alla pesante canna d'ebano e con gli occhi vispi e freddi squadrava il poliziotto. Attorno al naso arcuato, tutto il resto era come se si fosse fuso, come se per effetto della gravit la faccia del vecchio fosse andata lentamente svuotandosi di sostanza. - Allora, Schneider? - disse il comandante. Schneider cambi istintivamente posizione: non che la cosa avesse senso, ma riun i tacchi e sollev il mento. Rendendosene conto, rilasci le spalle, le quali si abbassarono notevolmente e riassunsero cos la loro posizione iniziale, mentre un sorriso imbarazzato gli attraversava il viso. - Allora niente, comandante. - Il tempo passa, Schneider, - disse il vecchio. - Forse lei non lo sente, ma passa, come una di quelle correnti presenti nel jet stream. E il tempo splendido stamattina, vero? Alz la fronte attempata, come se volesse lui stesso trapassare il cielo, lev in aria la canna e strizz gli occhi arrossati. - II sole brilla, ma non riscalda affatto, - disse. - Non lo si sente mordere attraverso gli abiti Schneider cerc una sigaretta e le dita incontrarono il familiare peso dell'accendino sul fondo della tasca. Lo tir fuori insieme a un pacchetto di Camel gi aperto. - S, comandante, - disse Schneider con voce amara. - Il tempo splendido. - Le montagne del Tonchino - Il vecchio tacque di colpo. - Le chiedo scusa, Schneider. - Fece un sorriso furtivo, divertito, dietro quella barba sfilacciata che sbatteva al vento come un sottile velo di tulle quasi impalpabile. - Ma credo che tutto questo lei lo sappia a memoria, come recitava la canzone. - S, - disse Schneider. - La baia di Halong e le montagne azzurre dell'Ouarsenis. Il gelsomino e Tipasa, comandante. - Sa, Schneider, non sono pi comandante, - disse il vecchio con tono dolce. - Mi hanno tolto tutto, tranne le pensioni. Non mi hanno lasciato niente - Lo so, - disse Schneider. - Lo so, comandante. A gran fatica, il poliziotto si accese una sigaretta. Il vecchio lo osservava. Schneider si pass le dita sul volto. - Sa, Schneider, non potevano fare diversamente. Non avevo lasciato loro molta scelta. Era vitale, per loro. - Sparpagli intorno a s un risatina fresca. - Vitale Dovevano eliminare la pecora nera. Schneider gli pos la mano sinistra sulla spalla, il pi lievemente possibile. - Si prender le pulci, - osserv il vecchio.

- Al diavolo le pulci, - sogghign Schneider. - Lasci perdere, comandante. - Una seconda morte diventato magro da far spavento, Schneider Il poliziotto tir dalla sigaretta e il vento gli port via il fumo a fior di labbra. Sotto le dita il tessuto era umido, e una manciata di ossa era tutto quello che rimaneva ancor pi sotto. Si trovava sul ponte della Ville d'Alger e la scia verdastra si incurvava dietro la nave, il vento gemeva e ululava tra l'alberatura e le potenti macchine trepidavano sotto i suoi piedi. Appoggiato al parapetto appiccicoso, guardava la costa africana sparire nella foschia color malva. Rientrava nella capitale. Il comandante gli scost il risvolto del cappotto e scrut l'asola della giacca a doppio petto. - Non porta niente, - osserv. - Se ben ricordo, non l'ha mai portata, vero - Mai, - dichiar Schneider con tono deciso. - Non aveva alcun senso. Il risvolto ricadde, come il sipario di un teatrino di marionette. - Stia attento, Schneider, - disse il vecchio. - La distruggeranno anche perch lei li mette in imbarazzo. Loro non amano avere sotto gli occhi qualcosa che possa assomigliare a un rimorso. E lei non sta lasciando loro molta scelta. Schneider batt lievemente sull'esile spalla e poi si cacci la mano in tasca. - Tenteranno, tenteranno, ma non detto che riescano ad avere l'ultima parola, disse con voce cupa. - S, invece, - disse il vecchio. - Ce la faranno per forza, non fosse altro perch sono in tanti. Lo sono sempre stati, ed del tutto naturale che sia cos: ci si metteranno in dieci, cento o mille, e alla fine ce la faranno. Capisce? - chiese con tono preoccupato. - S, - disse Schneider. Sembrava scosso. I lembi del cappotto gli sbattevano sui polpacci. - Credo di capire, comandante. - A lei non piacciono pi, Schneider, ammesso che le siano mai piaciuti. - No, comandante, non mi piacciono pi. Il vecchio scosse la testa. Aveva una sua nobilt. - Il nono cerchio, Schneider, - ricord con voce piatta. - Si ricordi di quello che dice Virgilio: Da questa parte cadde gi dal cielo - Strizz gli occhi. - Sempre quella donna, Schneider. - Quale donna, comandante? - chiese Schneider. Non era una domanda, a dire il vero. Un lamento, al massimo. - Andiamo, - disse il comandante, - anche lei ha chiesto la prima linea. Ha capito di cosa sto parlando. Schneider butt via la sigaretta con un gesto brusco. Questa venne ghermita dal vento, con un fascio di scintille dure come un arco elettrico urt contro la terrazza a dieci passi da loro e scomparve nel vuoto. - Voleva vedermi, comandante, - ricord il poliziotto con la faccia livida dal freddo. - Sta lavorando sull'omicidio di Mayer. esatto? - Affermativo, - disse Schneider. - Jethro viveva a casa di una ragazza. Lei imboscata da uno dei suoi amanti, alla ZUP du Lac. Sta al 36 o al 38, in rue Lon Blum, quinto piano, a sinistra. Sulla porta non c' il nome, e nemmeno sulla cassetta delle lettere, ma il tizio si fa chiamare

Freddy. Vedo che non ha perso le sue vecchie abitudini, - sorrise Schneider. - Dei piccioni hanno fatto il nido sotto la cisterna, - disse il vecchio. - A volte ci viene a far visita un corvo e una sera una pavoncella che si era persa venuta ad appollaiarsi sul parafulmini. Al mattino non c'era gi pi C' stato anche un gheppio. Il problema, Schneider stato Ramsete a commissionare l'esecuzione. - S, - disse Schneider. - Ha ricevuto qualcosa per posta, marted mattina. Ha fatto diverse telefonate. stato quel qualcosa a farlo decidere. - S, - disse Schneider. - Lo sapevate? - Affermativo, - fece Schneider con un tono di voce estremamente amaro. Aveva della grandi rughe agli angoli degli occhi, delle zampe di gallina che gli arrivavano fino alle tempie e due corrugamenti verticali tra le sopracciglia. - Una semplice fotografia, in realt, - disse a malincuore. - strano, vero? - No, - disse Schneider. - Neanche tanto. Ramsete ha fatto vedere la foto a Gallien ed ecco fatto - Capisco, - disse il comandante. - Capisco. - Non molto complicato, - disse Schneider con fare stanco. - Ramsete teneva in pugno l'altro mastino, che faceva il buttafuori e si ritrovato senza il becco di un quattrino e con una grossa riparazione da fare alla moto. Ma quello che Ramsete non poteva prevedere era che l'altro sarebbe andato da Mayer con tutta la Banda Bassotti - Tir fuori il pacchetto di Camel e si accese una sigaretta. Una volta fatto, disse: - Ecco tutta la storia. - Non proprio, - fece notare il comandante. - Lei lo sapeva fin dall'inizio, vero? - Pi o meno, - ammise Schneider. Si massaggi le tempie. Il vento lo attraversava come avrebbe fatto con un patio abbandonato, piegando la malerba e sibilando tra le tegole del tetto. Schneider si volt lentamente e fece qualche passo, guard la citt. C'erano tetti che scintillavano come grandi specchi di stagno levigato, altri come tegole verniciate o cocci di bottiglia, ma quasi tutti erano ricoperti di fili spinati di antenne, e Schneider riconobbe i riflettori della stazione, le torrette del Palazzo di Giustizia e la grossa guglia nera di Notre-Dame, una sagoma addentellata nel quartiere operaio e la silhouette nera della fabbrica del gas, e poi i silos e le gru lungo le banchine. - Volevo vederla, - confess il comandante, immobile. - Non mi resta ancora molto, Schneider. - Sarei venuto comunque, - disse Schneider senza voltare la schiena. - Anche se non avesse avuto niente da dirmi, io ci sarei venuto lo stesso. - Meglio cos, - disse il vecchio. - Pu darsi, - ammise Schneider. Scroll le spalle. Anche lui aveva amato la citt. L'aveva trovata stesa sotto la neve scendendo dal treno di Parigi, nel dicembre 1962, la gente affollava le strade per fare i regali di Natale. C'erano delle Citroen DS e delle Renault Dauphine un po' ovunque, e gli avevano dato una bici per le sue indagini. Chi lo sa? - disse.

- Nessuno, - disse il comandante. - Riguardo a questo genere di cose, nessuno sa niente. Ci possiamo permettere nostalgie con poca spesa, tutto qua. Schneider si volt lentamente. - Se l' scelta bene la sua tana, comandante, - osserv. - S. un lusso, sa, un appartamento con un terrazzo di cinquecento metri quadri - Strinse i pugni e li riapr, come ci fosse della sabbia che ne fuoriusciva e colava ai loro piedi. - Morir, Schneider. - Moriremo tutti, - obiett il poliziotto, con una voce talmente dolce da far pensare che si stesse rivolgendo a un bambino ammalato.- Tutti - Tra poco, - disse il vecchio. - Tra poco tutto questo sar finito. Lei non prega Dio, Schneider? - No, - disse il poliziotto. - E quello l non sa che farsene delle nostre preghiere. Schneider si port le dita alle tempie. Finalmente capiva a cosa lo faceva pensare quella grande distesa piatta esposta al vento: alle grandi distese, anche quelle piatte, della Camargue, dove i venti cavalcavano grandi cavalli bianchi e grigi. Le grida degli uccelli d'acqua, lontani dalla terra natale, cos lontani, e le lunghe distese d'argento che brillano alla luna. E ritornava sempre l: al sole di maggio e alle lunghe file di auto che procedevano una dietro l'altra a passo d'uomo, da Arles in avanti, per dei chilometri, e gli agenti muniti di radiolina che regolavano il traffico. Il poliziotto dovette fare uno sforzo sovraumano solo per aprire la bocca. - Non ha alcun senso, - disse con voce densa. Aveva il cranio pieno di vento. - Proprio, - assent il comandante. - Non ha davvero alcun senso. Lei vuole Gallien, Schneider, lo vuole vivo o morto, o comunque sia - Guard i capelli scompigliati del poliziotto. La sua testa era piena di fili argentati, che sembravano pi sottili, pi lucidi e pi crespi degli altri. Ce n'erano davvero a manciate. - Non lo risparmi, Schneider. Gli faccia pagare tutto - La fragile carcassa tremava dalla rabbia o dall'odio. O dal freddo. - Fino all'ultimo talento Tutto. Schneider fece un tiro dalla sigaretta. - Conti su di me, comandante, - disse con voce smorzata e divertita. - Chi sa se il respiro dell'uomo sale verso l'alto e quello della bestia va in gi, verso la terra, - disse il vecchio. - Chi lo sa? - Lo ha detto lei, - disse ridendo Schneider: - questo genere di cose, nessuno. Lei ha ancora un'ottima memoria, comandante. - In quel periodo si imparava molto. Eravamo appena usciti dalla grande carneficina e nel villaggio non c'era rimasto pi un uomo, per il lavoro nei campi. Il 15 agosto riempivamo di fiori il repositorio della Vergine, bracciate di gladioli e dalie che andavamo a raccogliere nei giardini. Anche quello non ha pi alcun senso, ora, tutto quel fervore inutilmente sprecato Schneider alz il bavero del cappotto, abbracci l'orizzonte piatto. Una frase ritornava a sprazzi, e riusc a ricostruirla con lo stesso sforzo di quando si vuole far tornare liscia, con il taglio della mano, una banconota accartocciata. La frase metteva a confronto il saggio e lo stolto, il saggio aveva gli occhi aperti e lo stolto camminava nelle tenebre, ma in realt entrambi avevano lo stesso destino. - Venga, - disse il comandante con voce imperiosa.

Si gir facendo perno sui tacchi dei sandali di cuoio e la sua canna picchi per terra. Schneider butt via la sigaretta e, varcando la soglia, chin la testa. Il comandante accese la lampada a petrolio. Quando la alz sopra le loro teste, Schneider trattenne con molta fatica un sussulto d'orrore. Disposti uno di fianco all'altro su una mensola di legno marcio, sette teschi lo fissavano con le loro orbite vuote, e una specie di sorrisino distante sembrava errare sulle loro facce scheletrite. Schneider chiuse gli occhi e strinse le palpebre talmente forte che il dolore gli inchiod le mascelle. Allora riapr gli occhi. Il vento abbaiava come un cane rabbioso alle sue spalle.

Mercoled mattina - ore dieci.

Degli arresti se ne fa tutta una mitologia, quasi che richiedessero un particolarissimo cerimoniale, un protocollo pi o meno eccessivo e complicato, quando invece qualunque poliziotto ve lo confermer: gli arresti sono un po' come tutte le donne per certi uomini e certi uomini per alcune donne. Una volta che ci si fatti i primi dieci, sono tutti uguali e nella stragrande maggioranza assolutamente noiosi. Sono tutti uguali tranne, chiaramente, quelli che sono diversi, e il problema sta proprio l: non lo sapete mai bene, prima, la piega che prenderanno. Teoricamente, disponete di un'intera gamma di reazioni prevedibili che spaziano da quella dell'animale braccato che lotta fino all'ultimo e pur di non essere preso finisce con lo spararsi in bocca una pallottola .38, al puro e semplice sollievo del tipo che ne ha fatte di tutti i colori, ormai da tempo immemore, e che in fondo quasi aspetta il momento in cui voi salirete i gradini che vi portano da lui, il momento in cui suonerete - finalmente - alla sua porta, la fine della sua angoscia e del suo calvario. Uno di quei tipi ormai stanchi e decisamente sopraffatti dagli avvenimenti che finiranno con il dirvi - quasi con tono di rimprovero - che ce ne avete messo di tempo, veramente un sacco di tempo, e vi seguono buoni buoni, come se di botto gli aveste tolto dalle spalle un grossissimo peso. Potete aver bisogno di intere squadre di agenti antisommossa e cani poliziotto, o di lacrimogeni, di un megafono, di un collega o di un banale autobus della linea urbana, o anche di niente e di nessuno. Pu essere che dobbiate intervenire sparando - e in genere il risultato di quegli scontri veloci, fatti in un corridoio scuro o nel bel mezzo di un campo sterrato, non mai n chiaro n definitivo - o semplicemente che dobbiate passare un cappotto, prima accuratamente perquisito, perch quell'uomo vi segua Nove volte su dieci, l'arresto - il fermo di polizia, nel linguaggio dei poliziotti e dei giudici - una semplice formalit di ordine amministrativo che, in quanto tale, richiede pi carta carbone e fogli - un originale e quattro veline - che munizioni di calibro pesante. Nove volte su dieci Resta quella volta. Su dieci fermi, una miseria. Che siano cento o mille, si tratta sempre di situazioni pi o meno imprevedibili e spesso pericolose, da tenere sotto controllo, e non domani, davanti a un aperitivo al Caf du Commerce, o nell'atmosfera ovattata di uno studio, e neanche al videoregistratore: non domani, ma adesso, subito, con dei passanti veri, dei bersagli veri, delle pallottole vere e dei pupazzi a grandezza molto naturale, e a quel punto non serve tirare in ballo le due esercitazioni annuali di tiro, quindici cartucce - nel migliore dei casi - o le Unique 7.65 con le canne tutte crepate, perch l a volte ti resta giusto una frazione di secondo per decidere tra la lettera di congratulazioni che ti arriva quattro mesi dopo (se mai arriva) e la lama della ghigliottina, immediata e definitiva, del famigerato abuso di potere.

Perch per quanto strano possa sembrare, diversamente da quel che accade a chi pratica le arti liberali, a cominciare da medici e chirurghi, il poliziotto medio non pu permettersi di sbagliare, a meno che non appartenga alle alte sfere della gerarchia poliziesca, e in tal caso il problema non si pone nemmeno. Il poliziotto medio sa benissimo che, se gli va bene, tutto finir nel dimenticatoio, e a dire il vero prega il cielo perch questo accada, ma se gli va male, tutti gli salteranno addosso: i magistrati e i bastardi dell'ispettorato, i giornalisti e le loro carte stracce, senza contare tutti i rapporti da battere a macchina, tutti i 21 x 29,7 che si deve cuccare Ecco perch buona norma prendere certe precauzioni prima di andare a beccare qualcuno: possibilmente non in un luogo pubblico, e comunque mai da soli. Schneider andava a tutta birra lungo l'avenue du Lac, e la Renault 6 ondeggiava leggermente nella sua traiettoria, a causa del vento. E della velocit, chiaramente. Accese una sigaretta con una mano sola, continuando a raddrizzare il volante con dei colpetti per non perdere la rotta. Secondo le regole, avrebbe dovuto ritornare in Centrale, o telefonare da una cabina per chiedere rinforzi, perch la ragazza poteva essere sola a casa di Freddy, ma anche non esserlo, e lui poteva esserci o non esserci, potevano essere armati - o non esserlo. Il poliziotto non aveva idea di chi fosse il tizio che si faceva chiamare Freddy, e di conseguenza non sapeva se avesse o meno qualcosa da rimproverarsi - qualcosa di abbastanza serio, a suo giudizio, da indurlo, tanto per dirne una, a sparare a bruciapelo attraverso la porta solo sentendo la parola 'polizia'. Senza contare che un'arma pu essere da un coltello da cucina a una nave portamissili, passando attraverso ogni genere possibile e immaginabile di armi da spalla e da pugno Schneider dovette frenare in quattro riprese, alla fine della strada, e la macchina s'imbarc come se intendesse strappar via gli pneumatici dall'asfalto, poi imbocc la corta bretella d'accesso in salita che portava in rue Lon Blum e rallent all'altezza della stazione Shell. Mentre cercava un posto dove parcheggiare, da entrambe le parti sfilavano muri tappezzati di graffiti pi o meno osceni, fatti con le bombolette spray, e di cartelloni pubblicitari vecchi e stravecchi. Quasi tutti i negozi erano andati progressivamente chiudendo i battenti, e gran parte delle vetrine erano state sostituite con pannelli di compensato o di agglomerato. Eppure il cielo era azzurro e limpido tra le torri, e il vento sollevava quel tanto di carta straccia che sarebbe bastata, una volta riciclata a dovere, a stampare elenchi telefonici per i prossimi tre secoli. Alcuni fogli pi arditi non esitavano a librarsi fino ai primi piani dei palazzi, prima di lanciarsi in lunghi e ripetuti avvitamenti sulla terra battuta dei prati. Schneider parcheggi l'auto nelle vicinanze di una cabina telefonica. Sembrava funzionante. Esit al massimo tre secondi: il tempo di prendere gli occhiali scuri dal vano portaoggetti e ficcarseli sul naso. Dopodich usc dall'auto, si tolse velocemente il cappotto e lo butt sul sedile posteriore. Attravers in diagonale la strada, sistemandosi le maniche della camicia e abbottonandosi con cura la giacca, un tipo alto, magro ed elegante, con un completo blu cenere, il viso duro e intelligente, lo

sguardo assente dietro le lenti scure dei Ray Ban. La porta del 38 era aperta e una grossa pila di volantini pubblicitari era stata buttata alla rinfusa nell'apposito cestino attaccato al muro. Schneider pass in rassegna le cassette delle lettere, come sempre e senza nessuna convinzione. Sulla doppia fila di cassette c'erano delle targhe di ottone o di rame, due o tre strisce di normografo che stavano per scollarsi e anche delle banalissime etichette autoadesive - quando poi i nomi non erano stati scritti con il pennarello direttamente sulla lamiera. Gli sportellini erano dipinti di un bell'arancio acceso. Sulla quarta da sinistra, nella fila in alto, incastrata tra due portoghesi, Schneider not che qualcuno aveva inciso Freddy nella vernice, con un chiodo o la chiave di un'auto, in modo appena leggibile, senza calcare cos tanto da scalfire la lamiera. Il poliziotto sal i gradini quattro alla volta. Arrivato sul pianerottolo, si mosse silenziosamente, apr leggermente la giacca e lasci cadere la mano destra lungo la coscia. E fece uno scalino, per non restare sul passo della porta. Suon con la mano sinistra, un tocco leggero, quasi impertinente. Il resto accadde in un attimo. Un ragazzo con il naso a punta e i baffi all'ingi apr la porta e per un pelo non se la prese sul muso. Un tipo alto e magro, decisamente troppo sciccoso per essere un poliziotto, gli pass davanti togliendosi gli occhiali scuri. - Freddy? - chiese. - S, - disse il giovane. Assomigliava in maniera pazzesca a Pierre Vassiliu e indossava un accappatoio blu scuro. Qualcosa di piuttosto costoso, che doveva essere stato comprato alla boutique di Lon. L'uomo con i capelli grigi era gi in camera. La finestra era spalancata e, malgrado la presenza della torre l di fronte, che sovrastava l'intero palazzo, la ragazza era nuda come il palmo di una mano, distesa sul letto come se la sua unica funzione fosse quella di segnare i quattro punti cardinali. Schneider tir fuori una Camel e contempl lo spettacolo. Era roba che aveva gi visto, sapeva di che si trattava, ma erano altre circostanze, e doveva ammettere che pure non essendo una Venere, la ragazza era comunque piuttosto attraente. Con i lunghi capelli quasi bianchi sparpagliati sul petto, era proprio un bel bocconcino. Schneider si pass l'unghia del pollice sul labbro superiore. - Malou, vero? - disse a bassa voce. La ragazza gir la testa verso di lui, senza abbozzare nemmeno un gesto per coprire la sua nudit. Si limit a muovere le dita dei piedi. Freddy Vassiliu li guardava, prima uno e poi l'altro, come se stesse cercando di farsi un'opinione. L'omone fumava con nonchalance, appoggiato al muro. Non si poteva dire che stesse proprio sorridendo, perch il suo viso magro sembrava scolpito nella pietra, ma qualcosa gli tendeva la bocca. - Dove avete i vestiti? - chiese ai due ragazzi, con un tono che avrebbe bloccato sul nascere ogni velleit di resistenza. Lei punt il mento verso il pavimento a fianco del letto. Schneider si spost velocemente, senza togliere loro gli occhi di dosso o voltargli le spalle per un solo secondo. Prese una manciata di abiti, li tast e li gett alla

rinfusa sul corpo della ragazza. Poi, un momento Non c'erano le scarpe. Ma poteva darsi benissimo che le avessero lasciate nell'ingresso. La stanza era arredata poco ma bene: un letto, un com in alluminio anodizzato con un grande specchio ovale e un armadio moderno in tek lucidato a olio. I muri erano ricoperti di intonaco bianco e le finestre erano senza tende, ma non sembrava davvero che mancassero: la loro assenza al massimo amplificava la luminosit (se non proprio le dimensioni) della stanza, e rendeva lo spettacolo ancora pi confortevole ai guardoni del nudo integrale. - Su, in piedi, - ordin Schneider. - Ti porto a prendere un po' d'aria - Si volt verso il ragazzo. - Vale anche per te, Freddy Vestiti veloce, non posso star qui tutta la vita. La ragazza raccolse le sue sparse membra e si sedette a gambe incrociate. La foto non aveva niente a che vedere con lei. Succede con parecchie foto. Aveva un viso triangolare e degli occhi neri e duri, un bel faccino da stronza, capacissima di cavarvi gli occhi a colpi di tacchi a spillo, un bel faccino duro e scaltro da piccolo carnivoro. Si gratt l'interno del ginocchio con l'unghia smaltata di nero e fece uno sbadiglio. Si rivolse al ragazzo, e la sua voce era quella di chi si fatto ammaccare la faccia centinaia di volte durante certi incontri truccati in luridi stanzoni prima che qualcuno si decidesse a sfondargli la gola a suon di pedate. Una voce non del tutto impercettibile, ma priva di inflessione o calore. - Chi 'sto tizio, Freddy? - Sbatt le palpebre. - Eh, Freddy, chi ? Lo conosci? - Che ne so, - borbott il ragazzo. Guardava Schneider e, dall'espressione, sembrava proprio aspettare che il poliziotto gli desse una mano fornendogli le risposte. - Che ne so Tu non lo conosci? - No. E neanche tu? - No, non direi, - disse Freddy dispiaciuto. - Adesso basta, - grugn Schneider. Con la mano sinistra tir fuori il portadocumenti di cuoio nero, l'apr come fosse un taccuino e descrisse un lento semicerchio davanti ai loro occhi, il tutto facendo perno sui tacchi. Freddy lasci cadere le spalle afflitto, invece la ragazza decoll come un razzo per poi ricadergli sui piedi. - Voglio vedere il mio avvocato, - disse in un guaito. - Lei non ha nessun mandato, non ha nessun diritto. Schneider si mosse impercettibilmente. Con la destra le moll un ceffone esplosivo, una sventola data con tutta la forza. La ragazza si ritrov seduta sul bordo del letto e si pass la mano sulla guancia. Non perse tempo in chiacchiere inutili e ripart all'attacco, soffiando e sputando come una vecchia gattaccia scheletrica in una lisciviatrice. Cerc di piantargli in faccia le unghie, ma Schneider moll il portadocumenti e le prese il polso destro tirandola verso di s (mossa chiamata 'vieni vicino' nella difesa personale, in opposizione a quella denominata 'vai lontano', il cui scopo quello di far perdere l'equilibro all'avversario continuando a spingerlo mentre si avanza nella sua stessa direzione), le pieg il braccio, il che fece girare la ragazza su se stessa, e spingendola con un pugno nell'incavo morbido e arcuato delle reni, la sped dritta filata addosso al suo compagno. Accennarono tre passi di tango a dir poco grotteschi, cercando per di sbrogliarsela ognuno per conto proprio, e Schneider ne approfitt per raccogliere il portadocumenti

caduto sulla moquette. La ragazza si volt. Il poliziotto stava fumando, la giacca aperta e i pollici infilati nella cintura, dietro la schiena. Teneva la testa leggermente inclinata sulla spalla destra, quasi a voler rendere pi freddi e perforanti i suoi occhi grigi, mentre un esile nastro di fumo gli saliva davanti al viso e si divideva in volute azzurrognole. Ma c'era soprattutto il calcio nero dell'automatica sul suo fianco destro. Su certi tipi un'arma non faceva n caldo n freddo, ma su di lui quella assumeva una valenza decisamente dissuasiva. Schneider sorrise e disse con voce smorzata: - Punto primo, dell'avvocato non vedrete neanche l'ombra e non sono tenuto a leggervi i vostri diritti, n a mostrarvi nessun mandato, banalmente perch qui non siamo a San Francisco e il settimo emendamento da noi non vale - Parlava con la bocca quasi immobile, tenendo le palpebre strette. - Punto secondo, ho gi perso abbastanza tempo, quindi adesso vedete di mettervi addosso qualcosa molto velocemente o vi do un bel colpo in testa e poi vi vesto Oppure chiamo il Pronto intervento per farvi sloggiare da qui. - Ok, - disse la ragazza. - Per prima devo lavarmi - Quello pu aspettare, - disse Schneider. - Infilati subito addosso qualcosa e che sia finita. Dove sei andato a scovarla? - chiese a Freddy. - arrivata ieri sera da Parigi col treno, - disse il ragazzo. - Mi ha telefonato di andarla a prendere. Era ovvio che ci andassi. - S, s, - disse Schneider. Avevano iniziato a vestirsi, senza manifestare peraltro alcun disagio. - C' un telefono, qui? - S, - disse Freddy. - Nel corridoio Dietro la tenda che copre l'armadio a muro. - Bene, - tagli corto Schneider. - Mettetevi di fronte alla porta, tutti e due, cos che vi possa vedere dal corridoio. A proposito, perch era ovvio che tu andassi a prenderla? - mia moglie, - disse il ragazzo con un certo orgoglio. - Davanti a Dio e davanti agli uomini. Schneider incapp in Perrier, il quale gli annunci che il procuratore della Repubblica lo aveva chiamato due volte durante la mattinata, e che doveva richiamarlo urgentemente. - Vedi di darti una mossa, - tagli corto Schneider. - Ce l'hai un mezzo qualsiasi sotto mano? - S, s, - disse Perrier. - appena rientrato Charlie, le chiavi le ha ancora lui - Bene, - disse Schneider. - Io ho la ragazza - Non si lasciava mai molto andare al telefono, per via degli uomini di Big Brother. - arrivata ieri sera dalla Ville Lumire, adesso sta al 38 di rue Lon Blum, quinto piano, a destra salendo. Una porta verde bottiglia. - Parlava lentamente e scandendo bene le frasi in modo che il collega potesse annotarsi tutto. Perrier rilesse l'indirizzo, con altrettanta lentezza. Era noioso e indispensabile. - Bene in casa del marito. - Ah! Perch sposata? - S, - disse Schneider. Non li perdeva di vista un attimo. Il tipo aveva l'aspetto di un budino con la panna, ma vai a sapere. - Stando a quello che dice lui, sono sposati. - Richiama il procuratore, - insistette Perrier.

- Ok! - disse Schneider. - Qualcosa di nuovo dai Giap? Perrier rest un attimo senza parole e poi realizz: - Dalla Honda? No, hanno ricevuto stamattina tutti i pezzi, ma sono indietro col lavoro e la moto non sar pronta prima di domani sera, comunque non prima delle diciannove. E il fesso non s' ancora fatto vivo. - Cos gli rimane del tempo, - disse Schneider. - E a noi pure. - Arriviamo, - disse Perrier. - Ok! - ripet Schneider. - Ah! Un'altra cosa, - si ricord Perrier. - Stamattina ti ha chiamato il sindaco. - Il sindaco? - S, - disse Perrier. - Mounier Il sindaco di questa bella citt Come per il procuratore: urgente - Va bene, - disse Schneider. Riagganci. Le cose non andavano affatto bene. Ritorn nella stanza con il viso pensieroso, senza fretta. I due ragazzi non si erano portati poi tanto avanti - o forse era lui a essere troppo impaziente. Comunque davano l'idea di tirarla per le lunghe, le larghe e per traverso. Schneider cerc intorno a s un posacenere; non lo trov e la cenere fin direttamente per terra. C'erano dei passeri che pigolavano, cinque piani pi sotto, e il suono saliva con una chiarezza e una precisione impressionanti. Da qualche parte qualcuno batteva un tappeto, senza energia e senza impegno. Un ciclomotore scoppiettava e dai suoi sbalzi d'umore si capiva che stava scalando le cunette dell'ex giardino centrale, ormai trasformato dai bulli locali in pista da motocross, e che quello che lo cavalcava non l'avrebbe piantata di avvitarsi su se stesso finch non fosse caduto di schianto. Talk of the town. Schneider appoggi la spalla contro lo stipite della porta e i suoi occhi seguirono le curve sinuose della ragazza. Il Creatore l'aveva fatta a forma di violoncello, di un materiale bello compatto, e apparteneva a quella categoria di donne, decisamente rara, che sono carine sia nude che vestite. Si cacciava i lembi della camicia dentro la cintura dei jeans a suon di pugni, poi ancheggiava un po' e si metteva a saltellare sul posto. - E quand' che vi sareste sposati? - domand il poliziotto con tono vago e disattento. - Tre anni fa, - disse il ragazzo Si stava abbottonando i pantaloni, esattamente come se stesse scoprendo, seccato e per la prima volta in vita sua, che in cintura c'erano due bottoni, senza contare quelli pi sotto, e i suoi baffi da foca gli pendevano sul petto. - Dopo, un giorno, lei ha voluto il divorzio e abbiamo fatto la conciliazione e - E chiudi il becco, - disse la ragazza. Ormai stava facendo jogging sul posto, per sistemare tutto bene dentro i pantaloni, dopodich inizi a lisciarsi i capelli con il palmo della mano. Questi scendevano fino quasi alla cintura, a ondate morbide e continue. - Ma insomma, vero, - protest Freddy alzando la testa. Non l'avesse mai fatto. Nina Hagen gli moll un sonoro cazzotto, decisamente virile, in pieno occhio, e lui fece un salto come se avesse scoperto una tarantola nella

gamba sinistra dei pantaloni. Lei sorrise a stento, anche se lo spettacolo sembrava divertirla parecchio, e disse: - Vedi, Freddy, solo che cos almeno lo capisci perch meglio che tu chiuda quella bocca E intanto che diceva questo, d'un fiato e senza pause, aveva smesso del tutto di sorridere. Ma proprio del tutto. Schneider butt la sigaretta dalla finestra e ne accese un'altra intanto che pensava a Mounier, e al procuratore. Se i pezzi grossi si Tacevano vivi, voleva dire una cosa soltanto: ormai avevano capito tutto, il che era bene non fosse successo subito. Se avessero capito tutto da subito e fino in fondo, si sarebbero dati da fare per togliere il caso all'ispettore capo Schneider e affidarlo a uno dei tanti ufficiali della Polizia giudiziaria della Pubblica sicurezza di Z, quelli non mancavano; e per prima cosa avrebbero aperto un'inchiesta. Il fatto che Schneider aveva un asso nella manica: lui aveva la ragazza. Poco importava come avesse fatto a trovarla, o quello che lei gli avrebbe detto, intanto ce l'aveva. Aveva per le mani uno dei tre coautori dell'omicidio. Meno di una settimana dopo che questo era stato commesso, e solamente poco pi di quarantott'ore dopo che il cadavere di Mayer era stato scoperto. E con procedura non stop, il che nel loro gergo voleva dire che ogni atto procedurale, tutti i vari accertamenti, trasferimenti e colloqui si erano succeduti ininterrottamente. Era una finzione giuridica, ma sanciva il reato flagrante, che era a sua volta una nozione giuridica, anche lei parecchio astratta, ma non passibile di contestazione. Insomma, avevano bisogno di altre motivazioni per togliere il caso a Schneider. Riguardo alle altre motivazioni possibili avevano, per, un'ampia scelta, a cominciare dal fatto che Mayer aveva finanziato la campagna dei candidati UDF- PRI alle ultime legislative e che aveva allungato all'inarca duecentomila franchi per pagare le spese di soggiorno di quei signori, senza contare l'affitto delle loro auto, i pieni di benzina e gli attacchini che si erano occupati dei loro cartelloni pubblicitari. C'era poi il fatto che Mayer aveva abbondantemente finanziato la creazione del Club di Tiro degli Archibugieri del Re, un fiorente locale sulle alture che dominano la citt dove si ritrovava il fior fiore della polizia e della marmaglia locale, tanto che era legittimo domandarsi, alla fin fine, di che Re si trattasse. Schneider osservava i due giovani. Si chiedeva cosa cazzo c'entrassero quei due coglioncelli in mezzo a tutto questo. Si stava facendo un'idea sempre pi precisa degli altri due, Momo e Jethro, i due dementi suburbani che mancavano per completare il quadro. Se tutto filava liscio, tramite i due che aveva trovato sarebbe probabilmente riuscito a risalire agli altri. C'era solo il tempo che giocava a suo sfavore. Se gli toglievano il caso, ci sarebbe stato un altro poliziotto a condurre i colloqui e gli interrogatori e, se il procuratore apriva un'inchiesta, Schneider, anche ereditando la commissione rogatoria, non avrebbe potuto sentirli fino alla fine, i tre buffoni, a meno che non decidesse di ostacolare i diritti della difesa, la qual cosa era chiaramente vietata dal famoso e controverso articolo 105 del Codice di procedura penale. Schneider si massaggi le tempie. Con la punta delle dita. In silenzio.

Mercoled - ore tredici.

Aveva deciso di rinunciarci per sempre, una volta per tutte, come se poi fosse possibile decidere qualcosa una volta per tutte; si era sbarazzato della vecchia Porsche grigia metallizzata e aveva rinunciato alla grande Villa dei cedri azzurri, un parco residenziale dove, indipendentemente dal colore, nessuno aveva mai visto neanche mezzo cedro, nemmeno nel raggio di dieci miglia, e neppure qualcosa che gli assomigliasse da vicino o da lontano; aveva rinunciato al tennis, alle grandi corse nel vento e alle grigliate all'aperto; aveva sbattuto via tutto in quattro e quattr'otto, da un giorno all'altro; non aveva nemmeno dormito, nella villa, e per due anni aveva evitato con attenzione maniacale ogni posto della citt che potesse ricordargli qualcosa. E quello slalom negativo non era stato per niente triste, soprattutto grazie alla megadose che Sutherland gli rifilava sottobanco per reggere. Ma adesso forse era il momento di tornare all'attacco, pi forte e pi carico, anche perch c' un momento per scagliare le pietre e uno per raccoglierne e, pi in generale, un tempo per tutte le cose che sono sotto il cielo. Nell'abitacolo tiepido invaso dal sole si srotolava la trama del tempo: Lightning Hopkins cantava. Faresti bene a stare all'erta, baby, perch il Diavolo ti controlla, e la voce nostalgica e velata di Sam il Lampo aggiungeva poi che il Diavolo stava appiccicato alla baby in questione anche quando scendeva dal droghiere a fare la spesa, e la teneva d'occhio, e che dunque le conveniva davvero essere prudente. Non che lo si potesse definire proprio un avvertimento, perch di solito questo implica che ci si pu fare ancora qualcosa, no, era piuttosto una sorta di constatazione obiettiva e distaccata fatta da una voce scanzonata e sibilante, su un tempo facile Sam Hopkins non forniva, ahim, nessuna indicazione complementare concernente la ragazza, ma si capiva che la conosceva bene, o che doveva averla conosciuta bene, e ovviamente non aggiungeva elementi di natura tale da permettere a messere il Diavolo di identificarla e poi fermarla per accertamenti: diciamo che al massimo incitava (e in apparenza senza farsi la bench minima illusione sul valore preventivo di tale incitamento) alla prudenza. In un certo senso veniva proprio da chiedersi se quell'uomo in fondo non cantasse pi che altro per fare rumore, cos, tanto per dire qualcosa (una cosa qualunque) e fare un po' di scena. Schneider si sporse sopra il volante e scrut l'immenso cielo blu smaltato, come per verificare ancora una volta la sua testarda presenza sopra la citt. Erano diciotto mesi che non vedeva Mounier, e per di pi l'ultima volta era stato mentre erano di pattuglia alla Fiera gastronomica, quando Babar era venuto a mettersi in mostra e si erano ritrovati tutti sul ponte al momento dell'inaugurazione, ricoperti di radioline e raccomandazioni varie, per una manifestazione che poi non aveva avuto luogo. Il poliziotto non poteva per ignorare il fatto che il sindaco, nel suo bell'angolino, continuava imperterrito per la sua strada, come se niente fosse. Era lontana l'epoca in cui andavano a sparare alle pernici bianche, sguazzando nell'erba soffice, e ancora pi

lontani erano i tempi in cui correvano uno a fianco dell'altro su e gi per il djebel, quando gli toccava mandar gi la stessa acquaccia tiepida e succhiare le stesse schifosissime pastiglie di sale. Convinto che solo le scelte forti si addicono alle anime forti, Schneider aveva sbattuto nel cesso tutto quanto insieme: Maria e Robert Mounier, la villa e la macchina, ed era tornato nell'anonimato della gente comune. Non stava n meglio n peggio, soltanto non gli era rimasta nemmeno una via d'uscita, neanche pi un backdoor friend, per il suo conto in banca ci aveva pi che guadagnato. Non guidava n troppo piano n troppo forte, come quando si sta andando a un appuntamento chiedendosi a ogni giro di ruota se non sarebbe meglio fare dietrofront e filare via di corsa dall'altra parte del globo. Come quando non si va mica tanto d'accordo con se stessi, insomma. Pass accanto al piccolo bacino delle derive. La maggior parte delle esili imbarcazioni erano state tirate in secca ed era facile immaginarsi il tintinnio dello stagno, gracile e minuto, delle banderuole in cima agli alberi freddolosi. Rallent ancora alla chicane e l'auto and a parcheggiarsi quasi da sola sotto una tamerice tutta arruffata, da cui era molto pi che improbabile aspettarsi anche solo l'ombra della manna. Schneider tolse il contatto radio e ascolt quello che gli diceva il vento. Il vento gli diceva che era un giorno pieno di sole chiaro e di raffiche impetuose. Ecco cosa gli diceva. Il poliziotto ferm la cassetta, accese una Camel. Il Restaurant des Rives luccicava, alcune bandiere multicolori sbattevano al vento, il tempo era bello e limpido: si vedeva fino a molto lontano, ma non fino a dove se ne era andata Honey. Schneider lasci il cappotto nero in macchina. Fuori, come per qualunque altro locale utilizzato pi o meno volutamente per scopi gastronomici, c'era odore di cibo unto e straunto, anche se in questo caso agli odori di carne e di grasso bruciato si mischiavano gli effluvi estivi di sarmenti secchi. Il grosso camino nero e impettito fumava come quello di un piroscafo attraccato. Anche Mounier era al suo solito posto, seduto a un tavolo vicino alla lunga vetrata fum che si affacciava in tutta la sua altezza sul lago increspato: non era n dimagrito n ingrassato, neppure tanto cambiato, ma fumava una sigaretta. Come sempre, aveva aperto davanti a s un voluminoso dossier, ma la testa era alzata e il viso preoccupato guardava l'altalenare del personale, senza peraltro porvi attenzione. Aspettava senza realmente aspettare. Aveva chiaramente visto Schneider, e anche quest'ultimo lo aveva individuato, ma nessuno dei due fece il bench minimo gesto e il poliziotto inizi a scendere uno a uno i gradini che portavano nella sala da pranzo, aprendosi nel frattempo la giacca. Mounier richiuse il dossier e lo ripose con cura dentro la vecchia borsa di pelle che appoggi sul divanetto. Dopodich si tolse i grossi occhiali di tartaruga e, con piglio deciso, afferr la sigaretta appoggiata sul bordo del posacenere. Cos facendo intendeva ridiventare un cittadino come tutti gli altri, a dire il vero vestito anche peggio degli uomini che aveva attorno, con quel suo vecchio completo color

melanzana un po' sgualcito. Schneider si sedette davanti a lui, senza tanto tergiversare. Si erano lasciati il giorno prima nella piazzetta dietro il Municipio, o quel mattino stesso in mezzo alla nebbia davanti alla scalinata di Doc Sutherland, dove si erano fatti una pokerino tra amici, e poi ecco: si ritrovavano normalmente, come d'accordo, davanti a delle costatine tenere come rugiada e alte come tombini, a ordinare un Volnay d'annata. La realt era tutt'altra e loro lo sapevano. Il problema era solo l'inizio, le prime parole. Mounier lo risolse tendendo la mano al di sopra della tavola, e al poliziotto sfugg una specie di sorriso mentre allungava la sua. Il faccino da bambolotto del primo consigliere della citt poteva trarre in inganno da lontano, da vicino ci si rendeva conto che era invecchiato e aveva perso freschezza e ingenuit. Mounier disse: - Sono estremamente contento di vederti, Claude. - Estremamente, - osserv Schneider. - Difficile, vero? Aveva ripreso possesso della sua mano magra e adesso se ne serviva per accendere una Camel, e i suoi occhi non avevano smesso di essere vigili. Il suo sguardo grigio vagamente divertito esplor la taccia del suo interlocutore con la stessa precisione e la stessa intensit del fascio di luce di una pila tascabile. - Difficile, vero Robert? Trovarsi qua - S, - ammise Mounier. Schneider abbozz un gesto evasivo e indifferente, quasi a voler suggerire che tutto ci non aveva pi importanza, in fondo. Si rimise in tasca l'accendino e la stanchezza all'improvviso ebbe la meglio sui suoi lineamenti; gli uscirono delle parole insulse, come delle bolle di sangue ai margini di una piaga. - L'hai rivista? - chiese con difficolt. - S, - disse Mounier. - S, - ripet Schneider. - Come sta? - Non lo so, - disse Mounier. Chin la testa e poi la rialz, cerc qualcosa sul tavolo o attorno a s, senza trovarlo. Il tempo era splendido. Lui aveva appuntamento a Parigi con quelli del Gabinetto. Non aveva intenzione di sollecitare il rinnovo del suo incarico municipale. Provava una reale nostalgia per i suoi adorati libri. Si limit ad aggiungere: - Tira avanti Come tutti noi. Tiriamo avanti. Tutto qua Schneider fu colpito dall'improvvisa amarezza della sua voce e dall'implicita esattezza delle sue parole. Portava in un certo qual senso il peso di duecentocinquantamila anime. Questa volta fu il poliziotto a scuotere la testa, poi accenn un sorriso imbarazzato. - Chiedo venia, - disse con voce smorzata. - Non importa, - disse Mounier soprappensiero. - Come sta Maria? - Le piacerebbe vederti. Uno di questi giorni. Arrivarono uno scaldavivande e dei piatti con il bordo spesso, mentre qualcuno avvicinava al loro tavolo il carrello dei dessert, e in fondo fu una vera manna, perch nessuno dei due sapeva bene come fare a entrare in argomento, e neppure se ci teneva

poi tanto a farlo. Mounier inizi a spiegare il tovagliolo e se l'appoggi sulle ginocchia. Schneider stava fumando. - Avresti dovuto tornare, qualche volta, a casa nostra, - disse Mounier con un tono di rimprovero. - Noi non c'entravamo con le vostre storie. - Avrei dovuto, - disse Schneider. - Quando puoi venire da noi? - Uno di questi giorni, - disse Schneider. Entrambi sapevano che non sarebbe mai pi stato come prima. Schneider alz la testa. Con le dita torturava la sigaretta e i suoi occhi grigi spogli di qualsiasi durezza erano sgranati e spaventosamente stanchi e sagaci. No, niente sarebbe mai pi stato come prima. Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, si sa, ma a volte capita che la corrente ci porti via e ci riempia il naso, le orecchie e la bocca della sua acqua nera, e ci faccia rotolare in uno spesso strato di limo, cos tante volte e cos a lungo che non si potr mai pi essere giovani e pieni di foga e di calore. Niente sarebbe mai pi stato come prima. Niente e nessuno. Si resero conto che si stavano dicendo delle banalit nel preciso momento in cui affrontarono la carne. Avevano altro da dirsi e lo sapevano, ma ignoravano del tutto se avrebbero davvero finito col farlo. Qualcosa si era spezzato. Mounier cap poco alla volta che Schneider aveva smesso di parlare. Uomini e donne vivevano attorno a lui, si muovevano nella sala, ma il poliziotto posava a malapena gli occhi su di loro, e anche quando accadeva, non sembrava che questi avessero per lui pi consistenza o realt di quanto ne hanno le ombre. L dove si trovava il poliziotto, non c'erano pi n prima n dopo, il che voleva dire anche che non c'erano pi n il bene n il male, n qualcosa di vagamente simile, n niente di umano, a dire il vero. Maria aveva ragione: Schneider aveva perso la sua anima. Per questo motivo i suoi lugubri occhi grigi non avevano pi presa su niente. Finirono con l'evocare l'ombra di Morgantini, che aveva cambiato bandiera, ma ne parlarono in modo freddo e distaccato, senza passione e quasi con indifferenza. (Be cheerful, sir. Our revels now are ended..) bench quello fosse di solito uno dei pezzi forti delle loro conversazioni. - Siamo messi tutti quanti allo stesso modo, - disse Mounier. Ce ne stiamo tutti quanti sulla difensiva, nell'attesa di sapere che piega prenderanno le cose. In realt, nessuno ne vuole sapere niente. - Lo so bene, - disse Schneider. - Nessuno ha interesse a fare la prima mossa. - Nessuno, - disse Schneider. - Secondo Morgantini arrivano da Parigi o da qualche altra parte. - Come no, - disse Schneider poco convinto. - Neanche la stampa ci si butta sopra, qui, ti rendi conto? E ne avrebbero di cose da dire e da fare - S, - disse Schneider. - Nessuno alza un dito perch nessuno in definitiva sa che cosa c' sotto. Schneider esamin i denti della sua forchetta con particolare sollecitudine. Aveva

le orecchie piene dell'urlo del vento. Nessuno osava muoversi perch nessuno sapeva esattamente cosa Mayer avesse lasciato in eredit, n sotto che forma. Non si sapeva neanche se aveva avuto il tempo di assicurarsi che le sue disposizioni testamentarie andassero a buon fine. E se invece Mayer non avesse lasciato niente dietro di s? Niente di tutto quello che li spaventava tanto, non una fotocopia, nessun originale, il bench minimo negativo n l'ombra di una cassetta? E se tutti quanti si stavano montando la testa senza un motivo? E se non c'era niente? Schneider si mise a giocherellare con il lobo dell'orecchio. Conosceva troppo bene Mayer. - Cos' che ti disturba, Robert? - chiese il poliziotto a bassa voce. - Niente, per quel che mi riguarda. - Allarg le braccia. - Sono assolutamente trasparente. A voler essere sincero, non so che cosa mi disturba, ed questo a preoccuparmi. Ho come la sensazione di avvertire l'arrivo di un colpo, ma non so n da dove arriva, n perch. N come. - Rise con amarezza. Sembrava averla imparata l'amarezza. - E nemmeno se arriver. Non so - Riattacc: - Non mi piace questa faccenda, non mi piacciono le persone coinvolte, per non parlare poi di tutti quelli che per ora rimangono nell'ombra, in attesa che si aprano le danze. A voler essere proprio sincero - S? - disse Schneider. - A voler essere proprio sincero, non mi piace neanche che sia tu a occuparti del caso. - Ma guarda! - disse Schneider. - Non per i motivi che pensi tu, - disse Mounier. - Questa storia puzza di marcio, e tu lo sai. una faccenda sporca. - Non pi di tante altre, - disse Schneider poco convinto. - Cristo santo, - disse Mounier, - ti rendi conto, almeno, di cosa comporta, no? Gett un'occhiata prima a destra e poi a sinistra e si chin verso di lui sopra il tavolo, con espressione preoccupata. Schneider fumava placidamente. Come uno che se ne sta bello rilassato in poltrona. - S, certo! - disse dopo un po'. - La notte dei lunghi coltelli. - Fece un sorriso duro, senza sfumature. - Si stanno cagando sotto, eh! - disse con voce lenta, come assaporando ogni parola che gli passava tra le labbra. - Non sanno niente e l'attesa la cosa peggiore. - Tast con la punta delle dita il taschino interno della giacca, delicatamente, senza darvi troppa importanza. Mounier lo fissava. - cos, no? - chiese Schneider con voce tagliente. - S, - disse Mounier. - Esiste un vecchio principio della polizia, - disse Schneider appoggiandosi con i gomiti sul tavolo, - un semplice principio che dice: cerca chi trae beneficio dal reato. - Ed quello che stai cercando? Chi ne trae beneficio? - Esatto, - disse Schneider. - Tu ne hai un'idea? - S, - disse Mounier. - Complimenti, - disse Schneider. - Tutta la citt ne ha una, - dichiar Mounier. - Tutti quelli che la conoscono un po' dalle dieci di sera in avanti.

Schneider trattenne una lieve risata: - E comunque non era poi tanto difficile, no? - No, - concord Mounier. - Non era poi tanto difficile. Cosa lo ha spinto a decidere di ucciderlo? - Semplicissimo, - disse Schneider. - che noi, in questa fine di secolo tecnocratico, tendiamo un po' troppo a dimenticare il valore e l'efficacia di alcuni metodi semplici - Fece scivolare le dita sotto la giacca, tir fuori una busta di forma allungata e la appoggi sopra il bicchiere del suo interlocutore. Fece un sorriso acuto, corto e tagliente. - Ci sono milioni di ragioni per far secco uno, Robert, milioni e milioni di ragioni, ma in definitiva tutte simili tra loro. sempre lo stesso genere di molla a muovere un uomo. - O a manipolarlo - Perch, c' differenza? - chiese il poliziotto con voce gelida e il viso immobile. Mounier osservava la busta in equilibrio. Aveva una vaga idea di quello che poteva contenere. Tutta la gente che conosceva la citt dopo le dieci di sera avrebbe avuto quella stessa idea. - Allora, - disse Schneider, - non vuoi vedere perch capita che si decida di far uccidere qualcuno? - No, - disse Mounier. - Riprenditela, Claude. - Fai male, - disse il poliziotto. - Ti perdi una vera chicca. - Sai che mi frega. Schneider sghignazz in maniera palese, afferr la busta e con questa si sventol distrattamente la fronte. - Mayer aveva dissotterrato l'ascia di guerra, - disse lentamente. - Aveva colpito Ramsete davanti e didietro: si era tirato completamente dalla sua un paio di grossi azionisti del Twenty Flight, e nel frattempo gli aveva spedito qualche foto della sua Zizou. Immaginati di che genere - Immagino, - disse Mounier. - Ma insomma, era da un pezzo che non era pi un segreto per nessuno - Cosa non era pi un segreto? - Dai, accidenti, - disse Mounier. - Lo sai benissimo. - Tu mi ricordi uno di quei vermiciattoli che si dimenano sull'amo, - osserv Schneider. - La citt e il mondo intero sapevano che Zizou una mangiacazzi assatanata, ma non per quello che partito il grilletto Zizou sono dieci anni che fa parte delle gole bollenti e delle vogliose, ma in formato 9 x 13 e per di pi a colori un'altra faccenda. Torniamo al punto: Ramsete si stava facendo il sangue cattivo con il locale, sentiva benissimo che Mayer voleva dare un giro di vite, e come se non bastasse riceve un bel reportage fotografico sulla condotta dissoluta della sua signora Dunque? - Non saprei, - disse Mounier. - Credi che? - Non credo niente, - disse Schneider in tono brusco. - Lui riferisce la cosa al suo diretto superiore e gli fa vedere le foto: al punto in cui , non ha pi paura di niente, e tutti e due sanno come funziona, quindi E poi succede una cosa che fa sbellicare dal ridere. Succede che messer Gallien d'improvviso cambia faccia, si fa smorto e dice merda, il che per lui segno di un'intensa emozione. E il tutto per via della foto

che Ramsete gli ha sbattuto sotto il naso, giustamente corrucciato Tutti rimangono di stucco, perch Gallien di solito raffinato e riservato. E l, dopo aver ripreso colore, dice semplicemente che quel tipo va ucciso, poi prende e va via. Schneider rimise in tasca la busta. - La cosa fantastica che la scena si svolge davanti a quattro persone, senza contare quella che carinamente aveva confidato le sue pene a un amico e l'amico stesso: in quel momento, nella stanza, oltre a Ramsete e Gallien, ci sono Josie la Matta, la ragazza che sta al bar - una puttanella che Gallien si portato dietro dalla metropoli e poi non ha pi saputo dove sbattere quando ha capito che si faceva le pere - e i due scagnozzi della banda, due fessi che non abbiamo nemmeno ancora avuto il tempo di identificare e che se ne vanno a spasso per tutta la citt in cerca di un altro tizio - Quale altro tizio? - Quello che ha fatto fuori Mayer. Abbiamo diffuso i loro dati segnaletici, ma quelli scivolano via come delle anguille, e finora non ne venuto fuori niente. - Perch lo cercano? - Per ucciderlo, - disse Schneider. - Lui sa con precisione chi gli ha fornito le indicazioni per far fuori Mayer. - Fece un sorriso stanco, privo di volume, il sorriso di un uomo senza gioia. - Lo cercano per ucciderlo. La vecchia storiella degli uomini che inseguono un uomo per impedirgli di dire ad altri uomini quello che lui ha fatto a un altro uomo ancora. Una roba ridicola e faticosa - E c' la possibilit che lo trovino? Schneider fece segno di s con la testa, avvilito. C'era la possibilit che lo trovassero, e in tal caso avrebbero dovuto affrontare Jethro e la sua .357 Magnum, e anche se sembravano due ben piazzati, il poliziotto non avrebbe scommesso un soldo bucato che avrebbero salvato la pelle. Pensava a Nina Hagen che era ancora in stato di fermo. Non aveva aperto bocca, n sulle sue generalit, n sul resto: non aveva detto una parola. Non una sola parola. Gli scocciava riconoscerlo, ma erano andati a sbattere contro un muro. - Ramsete ha tagliato la corda, - aggiunse il poliziotto per dare il quadro completo. - Ha aspettato la bella Josie e da luned sono spariti dalla circolazione - La sua risata scricchiol come una sottile lastra di ghiaccio. - Una commovente Love Story versione marchettara. Ha chiamato da non si sa dove per dire che si sarebbe messo a disposizione della polizia nella giornata di oggi, ma finora non si fatto vivo. Gli rimangono una decina di ore, - dichiar Schneider gettando un'occhiata al suo orologio da polso. La sigaretta aveva finito di bruciare nel suo angolino. - Voil, - disse Schneider. - Aspettano che tu faccia la tua mossa per farti la pelle, - disse Mounier. - Ecco il problema. Ed un problema che non risale esattamente all'altro ieri - No - disse Schneider con un sorrisetto. - Non risale esattamente all'altro ieri. - Risale alla storia di Vito. - S, - disse Schneider. - Ormai sono quasi vent'anni. - Cerc confusamente nella sua testa, stupito che fosse passato cos tanto tempo. Era una bella mattinata fresca e Vito era lungo disteso davanti al suo garage in un lago di sangue di un bel color

vermiglio. L'inossidabile Vito, l'uomo dei sedici non luogo a procedere, si era fatto segare in due alla Thomson. - Quindici anni, - disse Schneider. Accese un'altra sigaretta e allontan il piatto. Non aveva pi fame. Era vuoto e sonoro come una pelle di tamburo e il sindaco aveva ragione, era uno perspicace e se ne intendeva abbastanza dell'animo umano: s, tutto risaliva alla storia di Vito. Schneider si pass l'unghia del pollice sul labbro superiore, lentamente. Aveva il viso intelligente e accorto di un cronista giudiziario durante un processo in assise. Era quello che avrebbe potuto essere. Mounier lo osservava attentamente. Erano stati amici, avevano fatto un pezzo di strada insieme, fino al momento in cui si erano trovati a dover scegliere il loro vero destino e allora avevano smesso di essere amici e di lottare insieme. - Nessuno ha mai saputo esattamente chi ha aiutato Dinah, quando ha rilevato il Cyrano alla morte di Vito, - disse Mounier. - Nessuno, - concord Schneider. - Era il novembre del 1964 - S, - disse Schneider. - Mayer arrivato in citt nel maggio di quell'anno. - Non 'arrivato', - corresse Schneider, - non 'arrivato', 'ritornato'. Lo avevano caricato su un treno insieme a tutta la famiglia nel 1942, e poi avevano piombato il vagone. Quando tornato non aveva pi famiglia, ma Granier padre e la met di quelli che occupavano i posti di comando in citt ormai si erano arricchiti tornato, andato a fare un giro dove abitava un tempo ed ripartito, un ragazzo alto, pallido e magro da far spavento, dentro un grande cappotto nero Scosse leggermente la testa. Mounier, che lo osservava, poco alla volta cap e disse: - Tu lo conoscevi bene, Mayer. Non vero? - No, - disse Schneider. - Chi avrebbe potuto dire di conoscerlo? Nessuno lo conosceva, e io non pi di altri - Vito era di quelli che si erano arricchiti durante l'Occupazione, - disse Mounier. - S, - dichiar Schneider. - Era riuscito a rifarsi una verginit pi o meno gaullista, e questo gli aveva permesso di riuscire a superare senza troppe rogne lo scoglio dell'epurazione. Nel 1964, chi che si ricordava ancora di Vito e dell'Occupazione in questa citt? - Nessuno, - ammise Mounier. Schneider fiss l'estremit della sigaretta, e le piante verdi il cui rigoglio non era dovuto all'industria della plastica, ascolt il vano e dolce mormorio delle voci provenienti dalla sala, alle sue spalle, l'acciottolare di piatti e forchette, il tintinnio dei bicchieri, e la stessa domanda gli rispuntava continuamente in testa, la domanda da un centone su cosa volesse esattamente Mayer, domanda alla quale era tentato di rispondere: tutto. Mayer voleva la citt. Voleva avere la citt nel suo grosso pugno, la citt con la sua droga e le sue puttane, il suo ospedale e le sue fogne, la sua universit e le sue zone industriali. A modo suo, Mayer amava la citt. - Ho visto il comandante, - disse di colpo Schneider con voce quasi indifferente.

- Ah! - disse Mounier. - Sta morendo. Alle loro spalle una donna stava ridendo. Cadeva quasi a pennello. - Merda, - disse Mounier. - ammalato? - Cancro, - rispose Schneider. - Spacciato? - S, - disse Schneider. - Chiaro, - mormor Mounier. Si guardarono ancora una volta in silenzio, ognuno dal proprio lato del tavolo. Duecentocinquantamila anime e un vecchio che stava morendo. Non potevano farci niente, ma Schneider sapeva che quando il vecchio fosse morto una parte di s sarebbe andata via con lui. La cosa non aveva alcun senso, ma faceva parte della sua concezione lirica dell'esistenza. Alcuni ne erano assolutamente privi e, anche se a volte erano pi velenosi dei serpenti a sonagli, Mayer era riuscito a fare di quei cazzoni le sue prede. Schneider era certo che Mayer avrebbe lasciato, chiss sotto quale forma e dove, la sua pace in eredit. Non ne aveva dubitato un solo istante. Non poteva essere altro che cos. Ecco il perch del suo viaggio nel buio della notte. - Chi rester dunque, quando tutto questo sar finito? - chiese lentamente Mounier. - E chi pu dirlo? - rispose Schneider. - Di sicuro n tu n io. Noi non possiamo fare niente per lui. Io non posso fare niente per te. Tu non puoi fare niente per me o per Maria. Immagino che il gioco funzioni cos, no? Immagino che in generale non possiamo farci niente. Non potevamo farci niente fin dall'inizio - Il gioco, - disse Schneider. - Come no, il gioco Bisognava andare a dormire molto prima. Parecchio tempo prima. Bisognava giocare diversamente anni prima. Non l'aveva fatto e pazienza: non gli restava che pagare il conto prima di andarsene. Schiacci lentamente la sigaretta. - Non posso fare niente per te, Robert, - disse il poliziotto. - L'epilogo c' gi stato: c' stato quando quei tizi sono andati a uccidere Mayer. - E perch, poi, in realt? Schneider avvolse con lo sguardo la sala, come a volerla imprimere nella memoria, la lunga sala di un lusso elegante e costoso, senza niente che stonasse, senza alcun segno di cattivo gusto, e il suo sguardo vag sul lago e sulle torri della ZUP. In realt Si pass due dita sulle tempia destra e disse con difficolt: - Pu darsi per niente, in realt. Hanno avuto il ruolo dell'autobus, o del fondo stradale sdrucciolevole, o della malattia; il ruolo che hanno un autobus o il fondo sdrucciolevole per alcuni - Oppure il ruolo che ha la malattia per altri, - disse Mounier. - cos? Schneider fece segno di s con la testa. Le sue dita cercarono e trovarono il pacchetto di Camel, si accese una sigaretta con una mano sola, come sempre, con quel gesto che aveva in s qualcosa di ridicolo e patetico allo stesso tempo. Doc Sutherland aveva parlato, e per un verso la cosa era prevedibile. Alz la fronte. - S. cos.

- L'esito non sempre fatale, - disse Mounier. Tacque, colpito da quello che lui stesso aveva detto. Schneider sorrise con una sorta di scanzonata indulgenza. Dietro il fumo della sigaretta il suo viso era di un grigio fermo e delle piccole goccioline di sudore gli imperlavano il labbro superiore. - Non sempre, - concesse Schneider. Fece un gesto con la mano, come a spazzare via una qualche obiezione con il dorso, un'argomentazione senza peso n valore. Non aveva pi molto tempo n coraggio. Al rientro doveva riprendere l'interrogatorio di Nina Hagen. Era quasi sicuro che non ne avrebbe ricavato nient'altro, e del resto loro non avevano molto da sbatterle in faccia, se non che i suoi connotati corrispondevano a quelli di alcune segnalazioni e che era stava vista girare con Jethro nella Mercedes di Mayer. Ma doveva riprendere quel colloquio e andarci a fondo, proprio come se volesse a tutti i costi ottenere una confessione e una narrazione precisa, verificabile, inoppugnabile, di quello che era successo venerd sera in casa di Mayer. Seduto con la sigaretta tra le dita, doveva riconoscere che non ne voleva pi sapere. Perrier aveva detto: "le gomme completamente a terra". In effetti era un pezzo che andava avanti con le gomme completamente a terra. Non ne voleva pi sapere. Non voleva pi riprendere l'interrogatorio. Non aveva voglia di mettere in gabbia quegli altri due fessi. Gli veniva da vomitare solo all'idea di doverlo fare. Correre, correre e poi battere a macchina, per ore e ore, andando avanti a panini, birre rancide, pillole e caff melmosi. Litri e litri di caff e intere scatole di schifezze. Non c'era niente che lo obbligasse a fare tutto ci, niente nello statuto della polizia che lo costringesse a sbattersi come un matto, a infilare una dietro l'altra tutte le ore di servizio. Si era fatto coinvolgere troppo da tutta quella merda. Mounier lo osservava con attenzione. - stato Marchal a spifferarti le ultime notizie? - disse Schneider. - S. - Doc parla troppo. - No, - disse Mounier. - Non che Doc parla troppo. Mi ha chiamato una ventina di giorni fa e abbiamo chiacchierato del pi e del meno, e alla fine ha tirato fuori questa cosa che gli rodeva. Ormai per lui era diventata un peso troppo grande e doveva confidarsi con qualcuno, ed capitato con me. - Mounier prese una sigaretta dal suo pacchetto. - Me ne sbatto del caso Mayer, Claude. Tu lo sai che io non ho niente da rimproverarmi n da perdere. - Lo so, - disse Schneider. - Ci saranno di sicuro almeno un paio di persone che cercheranno di approfittare della situazione, ma non servir un granch. - No. Non un granch. D'altra parte, a nessuno piace perdere un amico. - Tranne quando l'amico gi perso, - disse Schneider. - Quando si gi perso lui di per s - Tiratene fuori, Claude. Vai a farti dei bei sonni ristoratori o quello che ti pare, ma esci dalla tua cella. Schneider sorrise. La sua cella aveva le dimensioni dell'universo e c'era una maniera sola per uscirne, un solo modo di venirne fuori, e il suo sorriso indulgente stava a indicare che era un po' stupito del fatto che Mounier ancora non l'avesse

capito. - No, - disse il poliziotto. - Li prenderemo, uno dopo l'altro, adesso. Sar come un golf che si disfa, una maglia, una riga dopo l'altra. Sar un lavoretto di routine, un lavoro banale e piatto, e vedrai che ci diranno tutto, o quasi; e se abbiamo un filo di fortuna, e quel tanto di abilit e di tenacia, ci diranno pure chi li ha messi su quel colpo. Allora ricominceremo daccapo, lo stesso lavoro di routine: convocheremo Ramsete, oppure andremo noi a cercarlo, o invece sar lui a presentarsi, accompagnato da un avvocato, e riprenderemo a battere a macchina, a fare domande e battere dichiarazioni Ecco qua. Alla fine un paio di persone, o magari di pi, verranno incolpate, le gabbie saranno vuote e noi ricominceremo a perlustrare la citt. Perch per questo che siamo pagati Mounier cap. Solo nei telefilm americani lavorare nella polizia era divertente come giocare a guardie e ladri. Nella realt era un lavoro da formiche, lento, continuo e decisamente totalizzante. Stanchezza di Schneider inclusa. - Tiratene fuori, - insistette Mounier nonostante tutto. - Non hai niente da guadagnarci e molto da perderci. - Pu darsi, - disse Schneider. Guard l'ora sul suo orologio da polso. In tutte le lingue del mondo, quel gesto aveva lo stesso significato. - Caff? - sugger Mounier. - S, veloce per, - disse il poliziotto. Fecero un cenno a uno dei camerieri. Sparecchiarono la tavola in quattro e quattr'otto. - Tu vuoi Gallien, - disse Mounier. - Per quel che ti conosco, in un modo o nell'altro ci riuscirai. Ma quando alla fine lo avrai per le mani, che cosa ci avrai guadagnato, tu? - Ottima domanda, - disse Schneider con un sorriso. La visiera dell'elmo era calata di nuovo.

Mercoled - ore diciassette e cinquanta.

La ragazza fumava, i quattro poliziotti fumavano e un'ovatta grigia ristagnava vicino all'improbabile soffitto, nella penombra, ma la cosa non era molto importante e Schneider faceva ruotare lentamente la poltrona, da destra a sinistra e da sinistra a destra, con un piede nel cassetto e il gomito sinistro sul sottomano. Gli altri tre poliziotti non costituivano una minaccia, non pi di quanto potevano esserlo dei sacchi di mattoni o dei mucchi di carbone. L'interrogatorio durava dalle quattordici e venti, il tempo prima era bello, poi nel cielo erano salite rapidamente delle nuvole e la pioggia era infuriata; verso le sedici (alla prima pausa) il cielo era ritornato azzurro, fresco e limpido, e nel malva lontano si poteva scorgere la patetica ciminiera di una fabbrica con tanto di pennacchio grigio inclinato. In seguito erano ritornate le nuvole, che nel loro bagaglio portavano la sera, e quindi la notte, i semafori agli incroci e i lampioni che si riflettevano nei marciapiedi profondi come specchi neri. Charlie Catala guardava la notte e i graffi della pioggia sui vetri, piccole scarificazioni d'argento fine e affilato. La ragnetta non aveva aperto bocca, e non l'avrebbe aperta nemmeno se fosse stata presa a calci in faccia. In quanto poliziotto, Schneider aveva quel tanto di esperienza che basta per sapere che non avrebbe fiatato. Non era una questione di omert, perch in citt l'omert, porca puttana, era pari a zero, tizio sparlava di caio e caio calunniava Sempronio, e cos via, tanto che la cosa pi difficile era riuscire a separare l'erba buona, incriminabile, dalla gramigna, il che non che fosse poi proprio semplicissimo. No, lei teneva la bocca chiusa perch non voleva dire niente, non c'entravano n l'onore n tutte quelle stronzate, non avrebbe smollato niente, perch non era nella sua natura sbottonarsi. Non aveva aperto bocca nemmeno quando le avevano chiesto le sue generalit, e lo aveva fatto solo per chiedere se poteva fumare. Aveva ascoltato Sir Jack farle la morale, quando era passato nell'ufficio, e si era limitata a fargli un sorriso duro prima che se ne andasse, sempre senza dire una parola. Tanto di cappello, pens Charlie Catala. Nel frattempo si era fatta l'ora di andare al poligono per la rituale seduta settimanale di tiro, e Schneider non sembrava avere alcuna fretta. Continuava a girare piano sulla poltrona, con l'inesorabile regolarit di un bilanciere. - Il tirassegno, capo, - fece Catala. - S, - disse Schneider. Fiss la ragazza mordicchiandosi l'unghia del pollice. - Ti riportiamo in gattabuia. Casomai ti tornasse in mente qualcosa, un dettaglio - Ostent un sorriso di circostanza da tiraschiaffi. - Non si sa mai E chiama pure, eh? Lei si era gi alzata. Spense la sigaretta nel posacenere davanti al poliziotto, che guardava i suoi polsi stretti dalle manette d'acciaio, polsi squadrati e robusti, che

stonavano un po' con le curve sensuali del suo corpo. Schneider aggrott le sopracciglia. Cercava di cogliere la personalit della ragazza, ma doveva suo malgrado ammettere che non ci capiva nada de nada. Non era pi tanto in forma per quel genere di fauna. Non avevano n gli stessi riflessi n gli stessi programmi. Lui poteva anche continuare a calcare la mano, ma non riusciva a cavarne fuori niente. Josie la Matta non aveva mollato nemmeno di un centimetro, malgrado le informazioni secondo le quali si sparava in vena di tutto, e lui non aveva ritenuto necessario arrivare a pestarla come Dio comanda; e la bella Nina Hagen mica aveva faticato a stringere le chiappe e tirare avanti, lei, per via di una certa inadeguatezza delle categorie mentali del poliziotto, il quale doveva ammettere che i giovani erano diventati di colpo molto pi coriacei dei loro predecessori, e che oltretutto si muovevano in un mondo loro, pieno zeppo di porte girevoli e di compartimenti stagni. Aveva messo in crisi Josie, ma la ragazza, manco per un cazzo. - Portala gi in cella, Charles, - disse Schneider. - Ok! - disse il giovane. - Muovi il culo, zoccola - Non sono una zoccola, - disse la ragazza. - Chiudi il becco o ti meno. Il tuo amichetto si fa pure lui? - No, - sput fuori la ragazza. - Lui non si fa, pezzo di coglione. Charles la spinse davanti a s nel corridoio. Bogart batteva a macchina con quattro dita, all'ufficio reclami. Avevano perso Viale intorno alle quindici: aveva chiesto e ottenuto l'autorizzazione per incontrare Fozzi dieci minuti, all'ospedale, ma quei dieci minuti si erano poi trasformati in ore. Alcuni uomini della Polizia giudiziaria facevano la muffa al piano della segreteria della Pubblica sicurezza. La solita routine. Charlie guardava il bel culo tondo della ragazza ondeggiare davanti a s, ben fasciato dal tessuto dei jeans, lisi nei punti giusti. Sentiva come un formicolio sulla punta delle dita, e vot l per l una mozione di sostegno ai bravi lavoratori che si davano da fare con il buon tessuto di Nmes negli stabilimenti dei signori Levi e Strauss. Cristo santo. E cos - per via di quel culo ben posizionato davanti alla porta dell'ascensore pens di dare un colpo di telefono all'avvenente Evita Banana. La donna gli aveva proposto una cosetta a tre con la ragazza con cui stava al momento - un altro bell'investimento. Era immorale. O per lo meno un tempo lo era stato. Adesso come adesso la cosa tendeva a essere quasi normale, senza contare poi che al Gatto era rimasto ancora un pezzetto di nero, indecentemente sequestrato mentre perquisiva uno sfigato qualunque che era stato ben contento di cavarsela senza denunce, e che quello avrebbe potuto contribuire a rendere ancora pi caloroso l'incontro. Quando la coppia entr nel locale delle celle, il secondino di guardia cacci in fretta e furia un libro nel cassetto e, quando riconobbe Charlie, sulla sua bella faccia placida spunt un sorriso furbetto. - Porcherie, eh, - tir a indovinare il giovane. - Eh? - rispose il funzionario in uniforme. - Carina forte, la tipa. - una dura, - disse Charles. - Una di quelle giuste, supertoste e tutto il resto La risbatterono dentro e si fumarono una sigaretta. Dietro la parete di vetro

blindato la ragazza si guardava i piedi, e quello spettacolo sembrava assorbirla completamente. - La tipa di Jethro, vero? - S, - disse Charles. - Tempo fa ogni tanto batteva insieme a Josie, la troia di Ramsete. Poi si messa a lavorare alle Galeries con la sua amichetta, una puttanella magra che si fa di tutto e di pi. stata la madre a metterle sulla strada, una baldracca viziosa da paura. - Si direbbe che tu conosca il giro, - not Charles. Pensava a Evita. Ormai erano passate la bellezza di venti ore dall'ultima volta che ci aveva dato dentro, e cominciava ad avvertire un certo peso nelle parti basse. Si pass la mano tra i capelli, come se improvvisamente temesse che fossero andati a farsi una scampagnata da qualche parte. Invece no, nessun pericolo. - S, lo conosco, - disse il secondino. - Quando abitavo nella Cit c'erano sempre un sacco di fessi con loro due. La madre la chiamavano Fast Food, perch sembrava che succhiasse cazzi alla velocit della luce. Uno via l'altro Charles se la svign. No, non era il poligono degli Archibugieri del Re, con le sue travi di quercia, la club- house e i suoi contender, e i parquet ben cerati, e non c'era nessuna guardia giurata a servire bibite negli intervalli, no. Era un club di poveri cristi, di piedipiatti dell'area pi decentrata della citt - nell'attesa di inventarsene un'altra ancora pi periferica -, gente senza il becco di un quattrino, e aveva solo un vecchio frigo mezzo squinternato che faceva del suo meglio per venir loro in aiuto; e quindi loro sparavano in un tirassegno di poveri cristi squattrinati, tutto a cielo aperto, tranne le linee di tiro, dove per controllare i risultati bisognava andare su e gi per un campicello d'erba che arrivava fin quasi ai polpacci durante la bella stagione, sollevando nuvole di cavallette a ogni passo, oppure sguazzando nel fango, a furia di avanti e indietro, quando la stagione non era pi quella bella. In compenso avevano montato un barbecue e accatastato della legna e dei sarmenti secchi sotto un capanno, insieme a un paio di sacchi di carbone estorti a qualcuno, di modo che ogni tanto si potevano preparare dei merguez o degli spiedini in santa pace, bevendoci sopra un Cte du Rhone. C'era del materiale da costruzione un po' ovunque, in giro, perch restava sempre qualcosina ancora da fare: il poligono chiuso e insonorizzato era tutt'altro che finito, e lo stesso valeva per i bersagli mobili del tiro olimpionico; per l erano a casa loro, si erano lavorati per bene quelli della sicurezza e tutti gli altri, e del resto se ne sbattevano. Quelli della Polizia giudiziaria e del dipartimento venivano regolarmente ad allenarsi l, la qual cosa lasciava pensare che per essere dei poveri cristi, in fondo, se l'erano cavata piuttosto bene. Alle postazioni c'erano due tiratori. Nonostante il freddo, Schneider si era tolto la giacca e aveva preso posto alla quattro, alzando la mensola dello stallo. Poco prima era andato a sistemare a quindici metri un bersaglio regolamentare, mentre Charlie faceva la stessa cosa alla sei, e le due sagome nere, illuminate da una luce violenta, sembrava gli stessero davvero puntando un'arma in mezzo alla fronte. Il viso pallido e inespressivo, Schneider

aspettava, con il braccio lungo il corpo, che Perrier desse il segnale per iniziare a sparare. Questi, nel frattempo, aveva gi scodellato la solita litania: "Per un tiro piazzato di cinque cartucce, a quindici metri di distanza, caricate" (e Schneider, con gesti tutti ugualmente misurati e precisi, aveva messo cinque pesanti cartucce da .45 nel caricatore della Colt, senza toccarlo, poi aveva infilato il caricatore nel calcio dell'arma e l'aveva appoggiata davanti a s) "mettete l'arma nella fondina" (e con il petto immobile Schneider aveva messo l'arma nella fondina senza azionare la culatta e aveva alzato la mensola). Perrier aveva inoltre aggiunto, cosa peraltro rara: "Prepararsi a fare fuoco al comando" invece del consueto "Quando volete". Nella sua postazione Charlie stava gi a caviglie allargate, la .38 nel suo holster sotto il braccio sinistro e il giaccone aperto. Sembrava dondolarsi un po' e borbottare tra s, e quello era il suo modo di concentrarsi, intanto che si sfregava le mani. I suoi palmi emettevano un leggero scricchiolio secco e il giovane sembrava nervoso come un gatto in bilico sul filo della biancheria. Tutti concordavano nel dire che lui era uno svelto. Perrier soffi nel fischietto, come un vigile qualunque a un incrocio qualunque intorno alle sei, tutto bello pimpante. Schneider sembr quasi chinarsi, con le ginocchia appena flesse e i piedi ben piantati a terra. Nel suo pugno destro comparve la .45, la mano sinistra teneva il blocco della culatta, e in meno di mezzo secondo la pesante arma tuon nella sua mano, il muso si alz di trenta gradi e una lunga fiamma fuoriusc dalla sua bocca. Tra le prime due detonazioni, il rauco abbaiare della .38 di Charles si inser in maniera perfettamente udibile, gli altri spari si confusero tra loro, inestricabili. Schneider aveva di nuovo tolto il caricatore e messo la pistola nella fondina, mentre Charlie si infilava la sua sotto la spalla, continuando a scrutare il bersaglio con gli occhi. - I bossoli, - ordin Perrier al giovane. - Ah, s, - disse il Gatto. Tir di nuovo fuori il revolver, espulse i cinque cilindri di rame vuoti e li tenne nel palmo della mano. - Andiamo a vedere, - disse Perrier. Schneider aveva piazzato il tutto in una superficie circolare grande pi o meno come una scatola di pasticche Valda, e si mise a richiudere i fori con delle gommine adesive. Charlie commentava il suo risultato a voce bassissima. La parte pi rilevante del suo commento essendo composta da una ricca sequela di bestemmie e parolacce in lingue pi o meno note. - Porca di una puttana troia, ma come fa? Sembrava sconfortato. - E tu come fai a sciare come un dio? - chiese Schneider. - Non lo stesso - No, - disse Schneider. - vero, non lo stesso Per fare questo devi avere voglia di uccidere, mi spiego? Visceralmente, devi dirti che il poveraccio che ti sta davanti sta per ammazzarti e dunque deve andare al tappeto per primo, e che tu vuoi ucciderlo. Che lo vuoi pi di ogni altra cosa al mondo. Devi anche dimenticarti che ti pu stendere prima lui e pensare a una cosa soltanto: farlo fuori. Sterminarlo. Claro? Charlie guard la faccia magra e dura girata verso di lui. Ancora un po' e le ossa

avrebbero forato la carne lucida e sottile, la pelle grigia che ancora la ricopriva (ma per quanto ancora?), la bocca amara e sarcastica, e cap quello che Schneider stava cercando di dirgli, tra le righe, e cio: "Non insistere, Charlie, tu non sarai mai come occorre essere per stampare cinque pallottole di .45 in un coperchietto di Valda, a quindici metri, in posizione di tiro piazzato e in meno di trenta secondi. Tu non sarai mai un killer". - Cloro, - disse Charlie. - orribilmente scoraggiante, vero? - disse pi cauto Schneider. - Doversi dire che necessario odiarli a tal punto Orribilmente scoraggiante. Kill them all un altro aspetto delle cose, Charles, un aspetto sconvolgente, che fa s che lo squadrone della morte aleggi sempre nell'aria, fin dall'inizio Dall'inizio Da subito. Il verme nella mela - Una deviazione. - Deviazione? - disse con una risata Schneider. - E se invece fosse arrivato il nostro tempo, quello delle deviazioni, il tempo dei cani di paglia e dei lunghi coltelli? E se se questa fosse la nostra forma moderna di fatalit? - Fatalit, - disse Charles. Guardava il bersaglio, con una gommina attaccata alla punta dell'indice, sembrava pensare a tutt'altro e disse, con voce pregna di una violenta angoscia: - Lo squadrone della morte, eh! - O l'onore della polizia, - disse Schneider. Aveva la camicia bagnata sulle spalle, spalle dritte come se il tessuto color lavanda ricoprisse un appendiabiti. Aveva lottato contro certe forme di barbarie e poco alla volta aveva finito con il capire che la barbarie esteriore, quella pi evidente, non era poi nemmeno la peggiore. La peggiore era la cancrena interiore, il marciume che intacca l'interno del castello. Non si doveva mai abbassare la guardia. Mai. Per lui, ormai era troppo tardi: aveva aperto la porta all'uomo in nero e lui era entrato e si era piazzato in casa sua, era accampato in salotto, con i piedi sul tavolo. Fece bruscamente dietrofront e ritorn verso la postazione di tiro a grandi falcate, senza voltarsi.

Mercoled - ore diciotto e dieci.

Come ogni giorno della settimana a quell'ora, il Commissariato centrale era colto da una sorta di monumentale fuggifuggi: gli uffici si svuotavano quasi tutti nello stesso momento, rigettando il loro carico di poliziotti su scale e ascensori, da dove questi scivolavano via, pi o meno contenti, riversandosi nel salone dell'ingresso prima di rovesciarsi sulla gradinata esterna e via via diluirsi nei parcheggi e nelle stradine circostanti - per poi raggiungere ognuno la propria automobile. Questo improvviso esodo, che annullava ogni distinzione di grado e sezione, veniva risparmiato solo a chi era di servizio permanente, e Bogart era uno di questi. Il suo musetto da topo era tutto grinzoso, le sopracciglia si trovavano provvisoriamente attaccate quasi in cima alla testa e dietro gli occhiali le pupille color fango non la smettevano di spostare avidamente lo sguardo dalla finestra (fuori pioveva) al telefono, passando per il portamatite e la vecchia macchina da scrivere Japy che si era portato dall'ufficio Immigrazione quando lo avevano trasferito alle auto - e le risme di prestampati su cui aveva il compito di annotare i furti d'auto e di moto, o che doveva restituire ai legittimi proprietari quando alla fine l'auto veniva rintracciata, immancabile occasione per loro di esprimere enormi riserve sulle condizioni del motore. In molti casi le riserve preludevano a intrallazzi di ogni genere, che avevano spesso e volentieri a che fare con la truffa a danno delle assicurazioni, come cambiare un motore o far risistemare completamente il cambio. Ma i poliziotti non erano n dei delatori n degli agenti assicurativi, e nemmeno necessariamente dei moralisti, e a Bogey non gliene fregava niente. La gente poteva esprimere tutte le riserve che voleva. No, il problema di Bogey era decisamente pi grave di quello. Alice lo aveva chiamato al telefono, cinque minuti prima, per comunicargli che sua madre si era autoinvitata da loro a cena per domenica sera, sua madre insieme al tipo con cui stava in quel momento. Alice era sua moglie, quindi la madre di Alice era sua suocera e il tipo, insomma, era un tipo e basta Volendo utilizzare la sempiterna massima del curato di campagna: la situazione era logica e prevedibile esattamente quanto una malattia venerea durante un pranzo di prima comunione. Come diceva il tizio che precipitava dall'Empire State Building passando davanti al ventesimo piano, fin qui tutto bene; ma c'era dell'altro: Bogart era di turno al Commissariato centrale dalle diciotto di domenica fino a luned mattina all'una. Al box- office dei turni di guardia quello della domenica sera riscuoteva lo stesso successo delle armoniche a bocca suonate all'ingresso dei cimiteri, e andava a ruba solo un filino meno delle tombe per cani. Innanzitutto, domenica sera non succedeva mai niente: la gente era stanca morta dopo il weekend e cercava di riprendersi prima di tornare di nuovo con la catena al collo, i nottambuli (tranne qualche festaiolo invertebrato) rimanevano in casa, i commessi viaggiatori non avevano ancora fatto in tempo a sbarcare per buttarsi in discoteca, e le dattilografe avevano tutte i bigodini in

testa, insomma, era triste da morire. Neanche una piccola rissa davanti o dietro al Copacabana. Una vera vergogna. Anche le puttane erano d'accordo: nei vialetti dei parchi la domenica sera c'era da rompersi veramente le palle. Detto in altre parole, Bogey era nella merda. Aveva due soluzioni, due soluzioni e non una di pi: o cambiava posto di lavoro, oppure si dava da fare per trovare l per l un fesso qualunque, un qualche sfigato che facesse cambio di turno. Il problema era che al suo piano non c'era pi nessuno. Bogey si pass il palmo della mano sulla fronte, il che tradiva una forte perplessit e un certo imbarazzo. Con l'anulare si gratt la pelle del cranio, appena sopra l'osso occipitale, e cerc i capelli come si cercano le coperte in fondo al letto. Detto tra noi: stava iniziando a spelacchiarsi. Un individuo vagava davanti alla porta dell'ufficio. Era un tizio di una certa et con la faccia da ragazzino, a meno che non fosse un ragazzino con la faccia di uno che ha una certa et, uno di quei poveri bambini colpiti da senescenza che solitamente alimentano la popolazione dei gruppi rock. Sul viso dell'uomo c'era un sorriso distaccato e impavido, un sorriso sottile e allo stesso tempo esagerato. L'individuo buss contro lo stipite della porta e per poco Bogey non salt per aria dallo spavento. - Che c'? Che c'? - Si aggrapp al ripiano della scrivania. - Sarebbe cos cortese da voler annunciare la mia presenza all'ispettore Dumont, per favore? - chiese l'intruso. Tra le dita teneva un biglietto da visita. Bogey si alz con cautela e fece il giro della scrivania. Non credeva fosse ragionevolmente possibile far entrare cos tante parole in una frase, e soprattutto pronunciarle tutte d'un fiato, con tale precisione e naturale sicurezza. Afferr il biglietto da visita e lo tenne in mano continuando a esaminare l'individuo, prima di decidere di cacciarlo via. L'uomo non era giovane, nonostante i capelli tagliati corti che conferivano alla sua testa un aspetto rude, geometrico, da commando par formato mignon; portava un completo di un grigio caldo, che era facile immaginare essergli costato un capitale, una camicia di seta accecante, di un bianco luminoso, e aveva messo una spilla d'oro sopra il nodo della cravatta di seta blu scuro, cosa che nessuno fa pi dalla fine degli anni Trenta. Nella mano sinistra teneva un piccolo cappello di feltro scuro zuppo di pioggia e una ventiquattr'ore di pelle nera con sopra delle iniziali. Non era difficile capire che non si trattava di un barbone. Bogart gir il biglietto da visita. Antoine Blondain, 9, rue des Roses, e un numero di telefono. Il cartoncino aveva un aspetto quasi lattiginoso, e con la punta delle dita Bogart avvert automaticamente che era stampato in rilievo. Decise di non cacciare via Antoine Blondain, nonostante l'ora. Dopo ventisei anni di carriera sapeva riconoscere un pezzo da novanta quando gli succedeva di incontrarne uno, e Blondain, indubbiamente, era un pezzo da novanta. Magari conosceva personalmente il procuratore Blondain non aveva mollato il suo indistruttibile sorriso. - L'ispettore Dumont. Le spiace? - S, - disse Bogey strizzando gli occhi. - Dumont, eh? Guard l'orologio con un sorrisetto che mise in mostra i suoi denti veri.

- Sta al poligono, insieme agli altri dell'Investigativa B. - possibile contattarlo? - chiese Blondain con tono speranzoso. - S! Contattarlo - Bogart aveva assunto un tono smaliziato. Pezzo da novanta o no, il tipo non sembrava rendersi conto di che impresa fosse, alle sei e venticinque di mercoled sera. Per far capire questo genere di cose non c'era niente di meglio di un tono professionale, un tono un po' smaliziato. Un procuratore non sta l a sbattersi e a raccontarla su. - Se al tirassegno c' una radio, possiamo contattarlo, ma se non c' - In tal caso non possiamo contattarlo, - sorrise l'omino. - Sarebbe cos gentile da provare? - disse con voce lieve ma che non ammetteva repliche. - Si accomodi, - dichiar Bogey. - Vediamo di provarci. L'omino si sedette posando la valigetta sulle ginocchia, dopodich vi appoggi sopra il cappello. Bogey fece il numero della sala di comando, con un gomito stabilmente ficcato dentro il sottomano. Quando raggiunse l'interno, Blondain si chiese se per caso qualcuno, a loro insaputa, non avesse alzato il potenziometro del volume al massimo, perch Bogey inizi a tuonare e rombare come un treno espresso. - Marcel S! Di' un po', Schneider e gli altri, al tirassegno, sai mica se hanno un apparecchio portatile? Cosa? S? Schneider? Eh? S? Sai se hanno una radio? S? Copr la cornetta con la mano e rifer a Blondain con voce normale: - Hanno una radio - Tolse la mano. - Topazio cosa? S! 24. No, qui niente di nuovo. Bene, ma devi chiamare Dumont. DU-MONT. C' un cliente per lui nel mio ufficio. - Bogey tacque, esamin il cliente ancora una volta ed esit in maniera evidente. - S! aspetto Allontan il ricevitore dall'orecchio e si inform: - urgente? - Urgente? No, - disse sbuffando Blondain. - Urgente a proposito di Mayer. Capisce? Di Mayer - Capisco, - tagli corto Bogey. Sentiva chiaramente tutto il traffico tra la sala comando e Topazio 24. Sembrava che il portatile stesse trasmettendo dalla stanza accanto. Era Charlie Chan che armeggiava e il ragazzo non rispettava niente, nemmeno le sacrosante regole relative alle comunicazioni radiofoniche, tanto care a Big Brother, che se fosse stato in ascolto gli avrebbe sparato una lavata di testa con i fiocchi. - Che cosa vuole, 'sto cliente? - chiese il Gatto. - Ma ha visto che ora ? - Un attimo, 24, che chiedo al collega - Digli che vuole parlare del caso che abbiamo sotto mano, tuon Bogart con parole velate. (Mai nomi alla radio. Mai.) Marcel colleg il 24. - Arriviamo, - annunci Charlie Chan. - Tenetelo l, tra un quarto d'ora al massimo siamo in Centrale Bogey riagganci e sospir, simultaneamente. Adesso che la storia con Dumont stava per essere sistemata, aveva la sua da liquidare, come si usa dire in certi ambienti, e non era propriamente un giochetto da ragazzi. Fiss Blondain con un'occhiata ed entrambi scossero la testa. - In realt credo di non aver detto proprio tutto ai due ispettori che sono venuti a

indagare a casa mia luned mattina, - dichiar Blondain. - Direi che ho quasi l'impressione di aver nascosto loro delle cose, capisce? - Ah si? - disse Bogey. - Eh, s! Io abito di fronte a Mayer, e Mayer morto. Lei lo sa, vero, che Mayer morto, bench la stampa non abbia fatto molta pubblicit a questo decesso? - S, - disse Bogey. - Lo so - Ovvio, - disse Antoine Blondain. - Ovvio che sappiate, voi della polizia. Ma io credo di essere a conoscenza di qualcosa che voi della polizia invece non sapete. Perch penso che, se lo sapeste, avreste gi arrestato quelli che hanno ucciso Mayer. Logico, non le pare? - S, - concesse Bogey. - Penso di sapere qualcosa che voi ignorate, - prosegu Blondain. - Penso di sapere chi ha ucciso Mayer. E poi tacque, con le mani incrociate sopra il cappello bagnato. - Oh, merda, - sospir Bogey "Oh, merda," pensava Perrier dietro la vecchia macchina da scrivere. Gli altri tre pensavano la stessa cosa, e stavano ancora accusando il colpo che gi si erano messi a esplorare l'incartamento Blondain. Iniziavano a sondare il terreno e ci andavano molto cauti. L'incartamento Blondain (sapevano che d'ora in avanti l'avrebbero chiamato solo cos: l'incartamento Blondain, come si dice l'editto di Nantes e il trattato di Versailles) si presentava sotto torma di tabella oraria, con la differenza che non indicava solo gli orari di partenza e d'arrivo, ma pullulava tra l'altro di migliaia di dettagli precisi, frutto di una minuziosa opera di osservazione degna del migliore degli entomologi. Le quattro cartelle rilegate in Skivertex riportavano in realt tutti i fatti e i movimenti, il quotidiano andirivieni di Mayer dentro e fuori casa sua dal primo dicembre 1976; o almeno quello che era osservabile dalla finestra di Blondain. L'uomo aveva preso nota di tutte le targhe delle auto che c'erano nel parco, con tanto d'identificazione del proprietario, l'ora e il giorno del loro arrivo e della loro partenza, e nell'insieme quello che si trovavano davanti era qualcosa di assolutamente inimmaginabile e a voler vedere quasi terrificante: come se il gracile Blondain avesse rinchiuso la sua preda sotto una campana di vetro. Ma perch? C'erano tutti i visitatori e i numeri dei fornitori, ed era chiaro che Mayer riceveva molte, moltissime giovani donne, e non tutte delle poco di buono, in orari in cui avrebbero dovuto essere a casa per dedicarsi alle gioie dell'uncinetto o del punto croce invece di ma invece di cosa, precisamente? I poliziotti non avevano avuto il tempo di finire di spulciare i taccuini che Jo Frontera aveva consegnato 'spontaneamente' all'ispettore capo Schneider, ed ecco che si beccavano dritta sul muso tutta quell'accozzaglia di dati. Se esisteva un altro dio dei poliziotti che non fosse quello della routine o del caso, c'era da dire che le sue vie si rivelavano sempre pi impenetrabili. Ormai cercavano di incassare punto e basta. Il venerd era la cosa pi urgente di tutte, quindi cominciarono da l. Ed ecco cosa trovarono nel giorno di venerd, ora per ora, oltre alla data che stava nell'ultima colonna a sinistra. Mayer aveva aperto le imposte del pianoterra alle sette e dieci

(luned, sette e dodici; marted, otto e due; mercoled, sette e un minuto; e gioved, nove e venti; dunque era nella norma). Era uscito di casa alle nove e ventisei (MAY/USC 09h 26' MERSA 5622 TS) ed era rientrato alle undici e dieci (MAY/RIE Uh 10' MERSA 5622 TS), e nella colonna "osservazioni" si leggeva che aveva tirato fuori dal bagagliaio due valigie e le aveva lasciate davanti a casa (Blondain aveva scritto: due grosse valigie nere, tipo Samsonite, acquistate al magazzino Noga. Valigie vuote). Pochi minuti dopo, alle undici e venti, era uscito di nuovo per poi tornare dopo pranzo e nel pomeriggio era rimasto in casa senza ricevere visite; ma poco prima delle diciannove una ragazza era arrivata a piedi ed erano usciti insieme, Mayer era poi rincasato da solo alle diciannove e ventisei. I tre buffoni erano arrivati insieme, a piedi, alle diciannove e ventotto, il che lasciava supporre che lo stessero aspettando, nascosti da qualche parte nei dintorni. Nessuna moto. Schneider aveva lasciato cadere la giacca e aperto un pacchetto di Camel. Charles stava telefonando fuori dall'ufficio. Blondain sfogliava la Rivista del Corpo di polizia nazionale mentre, con l'eterna precisione che lo contraddistingueva, rispondeva alle domande. Pi che a un vero e proprio interrogatorio quello assomigliava a una normale conversazione, tranne per il fatto che Perrier batteva a macchina a dieci dita, ripetendo ogni tanto dei pezzi di frase per dissipare eventuali ambiguit. Procedevano millimetro per millimetro, lentamente, come si rastrella un appezzamento di terreno. I tre erano arrivati insieme: Jethro davanti e, qualche passo dietro di lui, la ragazza (Nina Hagen) e l'altro ragazzo. Avevano suonato alla porta di casa, qualcuno gli aveva aperto ed erano entrati. Evidentemente Blondain non aveva visto chi avesse aperto la porta. Alle ventitr e ventisette in punto si era aperta la saracinesca del garage, dopo che qualcuno aveva spento le luci a piano terra. A quel punto Blondain aveva visto l'auto di Mayer uscire dal garage. Guidava Jethro, che evidentemente non aveva dimestichezza con il mezzo e a met viale aveva piantato un'inchiodata. Con il suo cannocchiale Blondain aveva avuto tutto il tempo di individuare la ragazza seduta di fianco al conducente e il ragazzo sul sedile posteriore. - Immagino, - disse Schneider, - che lei sia consapevole dell'importanza delle sue dichiarazioni, signor Blondain. Immagino sappia anche che dovr ripeterle davanti al giudice istruttore, e in seguito anche in corte d'assise - Lo so bene, - sorrise Blondain. - Questo cannocchiale mi costato una fortuna, come potete immaginare, ma funge da amplificatore di luce e sono assolutamente sicuro di quello che ho dichiarato, o mai pi in vita mia potrei fidarmi di quello che vedono i miei occhi. - D'accordo, - disse Schneider. - Non c' niente che le permetta di affermare che Mayer si trovava dentro quell'auto. - Assolutamente niente, signor ispettore. Assolutamente niente. E comunque fosse, non era seduto all'interno dell'abitacolo. Magari era disteso ai piedi del ragazzo, tra il sedile anteriore e quello posteriore, anche se non credo che fosse cos: il ragazzo era seduto normalmente, con il busto inclinato in avanti - Rimane il bagagliaio

- Rimane il bagagliaio, - riconobbe Blondain. - Non posso dire niente di pi, al riguardo. Sono usciti in macchina, il conducente ha inchiodato e poi ripartito, ma nessuno sceso dall'auto. - Nessuna traccia delle valigie? - Nessuna. - Dopodich? - arrivato Ramirez. Erano - Trenta - disse Schneider. - Le ventitr e trenta. - S, le ventitr e trenta. passato una prima volta davanti a casa, ma senza fermarsi. La porta del garage si era richiusa automaticamente, lui ha fatto il giro dell'isolato, deve averci messo un minuto, un minuto e trenta, poi ripassato davanti a casa ed entrato nel parco. Ha lasciato la macchina davanti ai gradini dell'ingresso, ha spento le luci, in modo che non lo si potesse vedere dalla strada, ed entrato in casa. Ci rimasto soltanto pochi secondi - uscito da l ai trentaquattro, - lesse Schneider. - Aveva una chiave? - No, - disse Blondain. - entrato direttamente, senza usare nessuna chiave. Quando se ne usa una, si deve sostare qualche secondo per cercare il buco della serratura, il tempo che occorre per far girare la chiave. - Dunque, secondo lei, la porta era rimasta aperta, - disse Perrier. - Aperta, non direi: semplicemente non era stata chiusa dopo che i tre giovani se ne erano andati. Pu darsi che Mayer non avesse girato la chiave nella toppa quando erano arrivati, o magari sono stati loro a riaprirla - O magari, - constat Schneider. - Un po' troppe incognite in questa storia. - S, - ammise Blondain. - Ramirez ritornato dieci minuti dopo - S, - disse Blondain. - entrato direttamente nel parco, ma questa volta ha fatto manovra per sistemare l'auto in modo che avesse il muso verso la strada e il bagagliaio verso la casa. Non era lui a guidare la BMW: c'era un autista, un ragazzo magro che indossava un giubbotto da aviatore, una specie di zingaro con dei baffi scuri, molto folti ma ben tenuti. uscito dall'auto e si messo di guardia dietro la colonna sinistra dell'ingresso. Aveva un fucile a pompa in mano. Ramirez rientrato in casa, ci rimasto una quindicina di minuti e ne riuscito con una delle due valigie, che ha messo nel bagagliaio. Dopodich andato a prendere la seconda valigia e l'ha messa insieme all'altra nel portabagagli che aveva lasciato aperto. tornato indietro a chiudere la porta, intanto che l'altro uomo ripiegava verso l'auto, senza fretta, e si rimetteva al volante. - Era mezzanotte e dieci, - lesse Schneider. - S, - disse Blondain. - Non lo ha visto chiudere la porta. Cio, chiuderla a chiave? - Assolutamente no, - afferm Blondain. - Ha tirato la porta dietro di s, ha fatto i tre scalini e ha controllato che il bagagliaio fosse chiuso, poi risalito in macchina e sono partiti, quasi a passo d'uomo. Appena un po' pi gi sulla strada il conducente ha acceso le luci di posizione, anche se visto il tempo che era rimasto a fare la guardia all'ingresso immagino che nel frattempo i suoi occhi si fossero ormai abituati alla penombra, e del resto non c'era bisogno di molta luce per seguire la direzione

- Erano le stesse valigie? - chiese Charlie. - S, - disse Blondain. - Non avevano pi i cartellini di riscontro ma erano le stesse, solo che sembravano essere estremamente pesanti, quando Ramirez le ha caricate nel bagagliaio. Mayer le aveva alzate senza sforzo con una mano sola, ma quando Ramirez le ha caricate, col cavolo: si sarebbe detto che erano piene di mattoni. - S, certo! - sghignazz Perrier. - Pi che mattoni direi sette o otto milioni. - Aveva gi notato delle manovre del genere, in precedenza? - No, - disse Blondain. - Solitamente Mayer metteva la Mercedes in garage appena rincasava, anche se stava solo cinque o sei minuti, cos se voleva poteva caricare e scaricare in santa pace la met degli archivi dipartimentali senza attirare l'attenzione. - Ramsete sembrava essere di casa da quelle parti, - osserv Schneider. - Ramsete? - Ramirez - Ah! S. S, in effetti, s, - disse Blondain. - In certi periodi lo si vedeva di pi, in altri meno, ma in generale s, veniva a trovare Mayer abbastanza spesso e sempre pi o meno a quell'ora, tra le undici e mezzanotte. Solitamente metteva anche lui la BMW in garage, perci se non lo si era visto arrivare era difficile sapere se ci fosse o no Purtroppo accaduto anche che lo vedessi uscire senza averlo visto prima entrare, - disse con rammarico Blondain. - Nessuno perfetto, che le devo dire - S, - disse Schneider. - Senn, bisognerebbe montare di guarda giorno e notte, vero? - S, - ripet Schneider. - Per essere due che si diceva fossero nemici per la pelle, direi che erano un po' troppo culo e camicia, no? - O comunque cos sembrava. - Ha sentito degli spari, venerd sera, tra le ventitr e le ventitr e trenta? - No, - disse Blondain con voce netta. - Va detto per che i muri di Mayer sono di pietra bella solida, e che io ho fatto mettere i doppi vetri alle finestre, il che contribuisce a soffocare ulteriormente i rumori Schneider giocherellava con la sigaretta. Avevano fatto dei passi in avanti, nel senso che avevano messo le mani su un testimone fondamentale il quale aveva visto uscire il trio maledetto da casa di Mayer la sera dell'omicidio, dopo esserci entrato, diciamo, verso le diciannove e trenta su per gi, e che la sua testimonianza combaciava punto per punto con quello che erano riusciti a racimolare frugando a destra e a manca. Ma avevano fatto anche altri passi in avanti, nel senso che l'incartamento Blondain aveva permesso loro di stabilire che la vittima conosceva il trio, la qual cosa spiegava perch Mayer avesse aperto la porta senza fare storie. Solo una cosa non costituiva un passo in avanti, e cio venire a sapere che Mayer e Ramsete si conoscevano bene, probabilmente anche pi che bene, e che si frequentavano molto spesso. Strano per due rivali. A meno che uno dei due non avesse deciso di fare il furbo, e in tal caso non c' niente di peggio di un nemico lontano di cui non si sa nulla: tanto vale menar botte nella nebbia. Per i poliziotti dell'Investigativa B, Mayer era veramente un pezzo da novanta, uno che la polizia teneva d'occhio (ma non schedato), uno di quelli che la Narcotici di

Parigi sospettava essere coinvolto nel finanziamento del traffico della droga, un uomo che pero probabilmente non aveva mai tenuto in mano, e nemmeno visto, una bustina di neve in tutta la sua vita. Per Schneider, Mayer era un tipo riservato, diffidente, molto pi intelligente della gran parte dei suoi colleghi e per di pi con qualcosa del tipico padrino siciliano. Ramsete era un imbecille che aveva iniziato come guardia del corpo dei pezzi grossi nell'OAS, sotto l'egida di Jsus de Bab'El'Oued, un coglione violento e limitato, ma neanche poi tanto sprovvisto di neuroni nella cervice. Schneider non ce lo vedeva proprio, Ramsete, che cercava di fregare Mayer da solo. Ma Ramsete con qualcuno alle spalle che lo dirigeva, allora s, anche perch poteva disporre di Josie Frontera, che era una pedina importante. E Ramsete non aveva mai fatto mistero di lavorare con Gallien. Sulla carta l'accoppiata Gallien-Ramsete non arrivava in ogni caso a uguagliare quello che Mayer valeva da solo. Nessuna delle due parti era cos fuori di testa da dichiarare guerra totale all'altra, cos, dal giorno alla notte. A meno che, improvvisamente, non avesse avuto una buona ragione per tentare il colpo. E se avessero avuto due buone ragioni? Le due buone ragioni le si poteva benissimo trovare nel contenuto delle due valigie. Schneider ricapitol ad alta voce, i tre poliziotti lo ascoltavano attentamente e Blondain aveva posato il suo sguardo vigile sul viso del poliziotto. - Alla fine devono essere venuti a saperlo, magari dalla donna. Pu darsi che un giorno lei abbia scoperto la grana Cercheremo di farci un'idea del modo in cui il denaro veniva consegnato a casa di Mayer, ma sicuro che l non ci restava certo dei secoli, per via degli interessi che c'erano in ballo. Josie la Matta scopre il nascondiglio e ne parla a Ramsete - E quello affida il colpo a quei tre rincoglioniti? - disse Perrier con un sorrisetto. Sei fuori? Col rischio che gli fottano i quattrini da sotto il naso, casomai Mayer decidesse di cantare? - S, - riconobbe Schneider, - sotto questo aspetto la cosa non regge. troppo tirata per i capelli. Ma forse Ramsete non voleva coinvolgere i suoi uomini nella faccenda. Supponiamo che lui accetti il rischio che Mayer parli, non deve far altro che tenere sott'occhio la banda dei tre - L'ha tenuta d'occhio talmente bene che li sta cercando ancora adesso, - obiett Dumont. - No, questa storia non sta in piedi. - Vero, - disse Schneider. - E allora che cazzo c'entra, Ramsete, in tutto 'sto pasticcio? Ok, diciamo che i tre mastini si mettono a far fuori Mayer cos, di testa loro. Va bene. Ma allora perch cazzo Ramsete spunta da quelle parti dieci minuti dopo? - Tre minuti dopo, - corresse Blondain. Tossicchi. Era pi eccitante di Agatha Christie vedere quei quattro poliziotti tutti concentrati, sentirli discorrere ad alta voce e fare diverse ipotesi riguardo al perch Ramirez si trovava l, proprio in quel momento. Disse, con voce flebile: - E se tutto fosse successo un po' per caso? Schneider lo fiss con sguardo assente. - S, - disse Schneider. - O magari Ramsete era andato a controllare che il lavoro fosse stato fatto e ha trovato la grana. Lui, come sempre, non armato e non trova

armi nemmeno da Mayer, cos conclude che sono stati gli altri a prenderle. A quel punto lascia i quattrini l dove sono e corre a cercare uno dei suoi scagnozzi per farsi coprire durante il trasferimento. Neanche cos stava in piedi. Il poliziotto decise di attenersi ai fatti. Finirono l'interrogatorio del teste, dopodich Schneider chiam il procuratore per fargli il resoconto. Venne cos a sapere che l'indomani mattina sarebbe stata aperta un'inchiesta. Riagganci e si pass due dita sulla fronte. Malgrado l'ora, Blondain era arzillo e molto rilassato. - necessario che noi tratteniamo questi documenti, signor Blondain, - disse Schneider. - Non c' problema, - sorrise Blondain. - Non resta ancora molto da scrivere sul nostro amico Mayer, non crede? - Aspetter il prossimo vicino, - sorrise Charles. Aveva appuntamento con Evita a casa sua. Non la vedeva da un'eternit, e in un certo senso, a parte gli scherzi, gli mancava. Peccato che fosse completamente suonata. Era una di quelle persone con uno scheletro nell'armadio, anche se il suo era piuttosto un ossario, il che spiegava certi comportamenti assurdi, ma alla fine lui ci si era abituato. Prepararono un mandato per Ramirez, che Charles and a portare tra corridoi scuri e scale deserte fino alla cabina dei telex della Polizia giudiziaria, dove pass cinque minuti a chiacchierare con l'agente di guardia, un marcantonio con una blusa azzurra e i capelli grigi tagliati a spazzola. Quando torn da Schneider, si erano tutti quanti infilati giacche e impermeabili; Blondain si era messo il suo cappellaccio di feltro scuro e il giovane ispettore dovette suo malgrado ammettere che il vecchio aveva una certa classe. Quel vecchio con il suo amplificatore di luce. Attraversarono insieme l'atrio d'ingresso violentemente illuminato. Dietro il banco, l'agente di guardia leggiucchiava un manuale di diritto penale. Si strinsero la mano sulla scalinata esterna. Schneider aveva proposto a Blondain di accompagnarlo a casa e lui aveva accettato. Pioveva, ma non troppo, e le grandi pozzanghere oleose tremolavano appena. Charlie Catala si avvicin alla Volkswagen. C'era una grossa massa nera sul tettuccio del veicolo. Una massa acciambellata che ronfava come una turbina. Charlie gli diede una grattatina sotto il mento mentre apriva la portiera. Di colpo il gatto si srotol, inarc il dorso e and a cacciarsi in fondo all'auto. Charlie sospir. Sospir e si mise al volante. Doveva succedere ed ecco che era successo: Shadrack aveva finito per adottarlo e non c'era niente da fare. Il giovane accese e part. Da qualche parte, nell'auto, la turbina girava a manetta.

Mercoled - ore ventitr e venti.

Schneider non dormiva. Era allungato sul divano, in tuta, le caviglie incrociate e le mani dietro la nuca, nella penombra, come se stesse aspettando. Ma non aspettava. Non aspettava niente e nessuno. Non aveva pi voglia di aspettare. Pensava a Gallien. Aveva anche provato a leggere un po', cinque minuti, ma il libro aveva finito per cadergli dalle mani e aveva spento la luce. Ramsete non si era presentato alla polizia, come aveva promesso, diciamo che le cose erano cambiate parecchio da allora, avevano continuato a complicarsi, e in maniera alquanto imprevedibile. Quindi adesso il poliziotto aspettava senza fretta il momento in cui chiedere al rispettabile bettoliere che cavolo era andato a fare per ben due volte a casa di Mayer venerd 22 novembre, tra le ventitr e trenta e mezzanotte, e cosa contenevano le due grosse valigie tipo Samsonite che aveva caricato nel bagagliaio della sua BMW. Secondo Blondain (e perch dubitare di lui?) le due valigie sembravano pesanti. Quindi era arrivato da solo e poi se n'era andato, dopodich era ritornato con uno scagnozzo (un uomo giovane, sui trent'anni, con dei blue- jeans, un giubbotto da aviatore blu scuro e dei folti baffi neri), aveva caricato le due valigie e aveva tagliato la corda. Schneider aspettava senza fretta. Da un lato aveva tutto il tempo che voleva. Dall'altro non sapeva pi molto bene dove andare a sbattere. Aveva un'idea abbastanza precisa al riguardo, peccato che Ramsete avesse una lunghezza di vantaggio su tutti quanti: aveva fatto in tempo a nascondere quello che aveva trovato da Mayer, e gi solo quello, quel buco di poche ore, lo rendeva di colpo prezioso. Ramsete aveva tanti difetti, ma non era uno che mollava facilmente l'osso; lui sapeva, e anche se Schneider aveva pi di una vaga idea di ci che sapeva, ignorava il dove. Era l'aspetto pi eccitante della vicenda: dove. Quello che dava un sapore del tutto speciale a quel pasticcio. Mettere le mani su Ramsete era un gioco da ragazzi, ma sapere dove aveva ficcato i sette o otto milioni di Mayer, quella era un'impresa molto pi difficile. Ora, Schneider si annoiava profondamente, e aveva una segreta predilezione per le imprese difficili. Faceva parte della sua natura, quell'inveterato gusto per le cose nascoste. Ovviamente, tutto ci non compariva nei testi dei verbali: erano le frange dell'indagine. Si spost di pochissimo, alz la cornetta del telefono appoggiato sul divano e tamburell velocemente sui tasti, senza guardare. Occupato. Sospir e riagganci, con le mascelle doloranti. Non sent l'auto (avrebbe dovuto, invece non la sent), ma potevano benissimo averla lasciata un po' pi gi sulla strada, o nel parcheggio dietro all'edificio, o invece magari lui si era addormentato un attimo, perch non sent neanche l'ascensore, il cui vano motore era peraltro attaccato al suo monolocale - o pu anche darsi che fossero saliti dalle scale, a passi felpati.

Sent solo che qualcuno suonava alla porta in maniera estremamente furtiva. risaputo che i poliziotti, quando suonano, ci vanno gi con la mano pesante, anche quando devono andare a chiedere all'ufficiale di Polizia giudiziaria di turno - il loro unico e beneamato ufficiale di Polizia giudiziaria - di firmare un paio di certificati di fermo, sbattendosene altamente dei vicini che magari stavano dormendo. Da parte loro, non una questione di malevolenza, no, solo che dovendo stare sempre di vedetta, a volte tutta la notte, neanche gli viene in mente che il tranquillo cittadino in quel momento pu darsi anche che se la dorma. Nel suo bel lettino. Lui. Non ce l'hanno proprio chiaro in testa che gli altri ronfano durante le ore in cui loro, i poliziotti, si stanno facendo il culo quadro per sistemare certi casini che uno manco s'immagina. Dunque non erano poliziotti del turno di notte. Schneider si alz, infil le pantofole e prese la Colt. In una situazione normale non avrebbe adottato quel genere di precauzione un po' ridicola, ma non era pi tanto sicuro che la situazione fosse ancora poi cos normale. Si mosse senza far rumore fino alla porta, evitando di mettercisi proprio di fronte. C'erano due persone nella luce giallo sporco del piccolo pianerottolo, ma anche una soltanto delle due sarebbe bastata per ostruirlo del tutto. Schneider si cacci in tasca la Colt e spalanc la porta. - Ti disturbo? - chiese Dinah, sporgendo le labbra verso di lui. - Figurati, - disse Schneider. - Hai l'aria di essere congelata - Non fa caldo - disse la donna. - Si pu entrare? Era gi entrata. Schneider fece un gesto a caso. Monmon non si era mosso. Portava una giacca canadese con il collo rialzato e una valigetta sobria, tipo ventiquattr'ore, stretta nel pugno sinistro. Avevano camminato: lo si capiva dalle facce secche dal freddo. Il pugno destro di Edmond se ne stava sul fondo della tasca corrispondente, e non era affatto difficile immaginare perch. Nel suo momento di splendore, Edmond si era fatto una fama pi che invidiabile con la Parabellum P.08, una bella arma tutto sommato, ma riguardo alla quale tutti sono concordi nel dire che tanto bella dal punto di vista del meccanismo e dell'assemblaggio quanto sensibile al tipo di munizioni che si cerca di farle ingurgitare, e un po' troppo soggetta a bloccarsi. Solo che adesso Edmond poteva pure essere invecchiato e preferire un utensile meno raffinato - come per esempio una qualunque Highway Patrolman .357 Magnum. Poteva aver cambiato arma, per i suoi occhi restavano vivi e duri. Schneider gli fece un segno con il pollice e lui entr nella stanza senza comunque mai girare del tutto le spalle alla tromba delle scale; calcolando la sua stazza, quell'uomo si muoveva con la morbidezza e la vivacit di un gatto. Dinah aveva acceso qualche luce nel salotto, ed era indaffarata a togliersi il cappotto quando entrarono i due uomini. Si era acconciata i capelli con cura e indossava un completo di pelle verde bronzo, morbido e inebriante come un profumo troppo intenso, e dei vertiginosi tacchi a spillo che non avrebbero sfigurato su una rockettara incallita del Copacabana in un dolce sabato sera di giugno. Schneider and ad appoggiare la .45 su una mensola e Monmon appoggi la valigetta vicino al suo piede sinistro, quasi senza piegare il busto. Non toglieva mai

gli occhi di dosso al poliziotto. Questi si volt e infil le mani nelle tasche. I suoi occhi grigi erano spenti e smorzati come la superficie di uno stagno ghiacciato. - Visita amichevole? - chiese con un tono di voce assolutamente piatto, senza spessore. - Mettiamola cos, - sorrise la donna. - Possiamo sederci? - Prego, - disse Schneider. Si sedettero. Il poliziotto li osservava con fare pensoso, immobile. Edmond fin con il togliere la mano dalla tasca. Poi Schneider sorrise di malavoglia, con la testa altrove, e disse: - Prendete qualcosa da bere, tanto per cominciare? - Perch no, - disse Dinah. Si era attorcigliata i capelli in un massiccio e sapiente chignon, assolutamente anomalo, e quel coglione di Ray Charles cantava che il blues era il suo secondo nome e arpeggiava come Leroy Carr sul far della sera, dicendo che non gliene fregava niente di dove andava, come prima. Perch c'era stato un prima. - Perch no, tenente, - disse Edmond. - Whisky? - propose Schneider. - Bourbon, cognac, armagnac, birra? - Quel che ti pare, - sorrise Dinah. Era un sorriso che proveniva dalla stanza accanto, un sorriso a episodi, neutro e volutamente accurato. Gli occhi del poliziotto si inchiodarono alla scollatura della camicetta di seta verde (Balmain? Courrges?) e Schneider prov un pizzicorino alla base della nuca, mentre tre tonnellate di piombo gli atterravano in fondo allo stomaco, e di rimbalzo gli venne un sorriso. - Birra, - disse Edmond. - Heineken? - propose Schneider automaticamente. - S, Heineken, - disse Edmond. - Perfetto - Perfetto? Perfetto? - mormor Schneider con l'espressione di uno non molto lucido che scivola su un parquet con troppa cera. L'uomo e la donna lo osservarono stupiti. Avrebbe potuto fare parecchie cose molto strane, come trasformarsi l per l in un rospo o in una zucca, o in un pipistrello e filare via dalla finestra svolazzando a zig zag, ma fece qualcosa di pi e di meglio: cominci a ridere, e cos Edmond si chiese se il tenente non fosse sbronzo perso e interrog Dinah con un'occhiata ('fanculo Leroy Carr) non ricevendone alcun conforto, perch a entrambi sfuggiva completamente la comicit di quella situazione. - Perfetto, cristo santo! - disse singhiozzando Schneider. Avevano gi sentito un paio di volte Schneider ruggire dal ridere, ma la cosa risaliva a un sacco di tempo prima (a epoche quasi antidiluviane), allora aveva dieci anni di meno nel rosso della sera e quindici chili in pi, e apparteneva al mondo dei vivi, non aveva ancora iniziato il viaggio, a discutere con quelli che non si vedevano tutti i giorni per la strada. Dinah sorrise in modo vago e cambi leggermente posizione, appuntata sul bordo del divano di pelle morbida, come una qualunque patronessa attorniata da un mucchio di prostitute a una cena andata a male - la qual cosa le si addiceva come un paio di bretelle a un alligatore. Schneider smise di ridere - come se di colpo fosse stata tolta la corrente - e li fiss con freddezza, poi and in cucina senza dire niente (e cosa c'era

da dire, se non che loro non potevano capirci assolutamente niente? Nemmeno se avessero voluto, perch, dai, a chi verrebbe in mente di chiedere a dei semplici strumenti di capire qualcosa?) e da l torn pi che civilmente attrezzato di tutta una serie di bottiglie e bicchieri uno diverso dall'altro. C'era, ovviamente, della Heineken, ma anche del Cointreau bello fresco, e la donna osserv le grandi dita magre che si erano messe a sverginare la bottiglia quadrata, chiedendosi come aveva fatto a ricordarsene, o se semplicemente quella non fosse una delle sue consuete forme di crudelt. Iniziarono con il bere qualcosina, senza dire niente. Schneider aveva tirato in avanti la poltrona e gli zigomi del suo viso magro, che sembravano voler scavare la pelle, diedero come l'impressione di animarsi poco alla volta. Poi disse, strascicando le parole: - Non per farmi i fatti vostri, ma potreste dirmi che diavolo ci fate qui, tutti e due? - Abbiamo delle notizie per te, - disse Dinah da sopra il bicchiere. Indic la valigetta con l'unghia smaltata di nero. - Troppo piccola, amico mio, - disse Schneider. Si chin appena in avanti e afferr la maniglia, sollev la ventiquattr'ore e se l'appoggi sulle ginocchia. Pesava quasi quanto un panetto di ghisa, e c'era una sola serratura a unire le due linguette. Dinah gli lanci una chiave minuscola e complicata, che lui afferr abilmente al volo con la sinistra. Era seduto in cima al mondo. Ci giocherell un attimo e se la ficc in tasca, dopodich riappoggi la valigetta per terra. Il Cointreau era freddo al punto giusto, non ghiacciato ma bello fresco, e ne vers altri due bicchieri. Edmond aveva gi finito la sua birra. - Adesso vi lascio, - annunci. Port la mano alla tasca, come se temesse di essere stato derubato di un oggetto prezioso, e il suo tono lasciava intendere che riteneva di aver fatto il suo lavoro e che il resto, tra loro due, non lo riguardava minimamente. Si alz e Schneider fece altrettanto. - Ti lascio l'auto, Dinah? Posso tornare a piedi. - Prendila tu l'auto, - disse la donna con un tono che non ammetteva repliche. Poi si raddolc: - Se avr bisogno, ti richiamer per farmi venire a prendere. Altrimenti prender un taxi. - Va bene, - disse Edmond. Fece un'inversione a U regolamentare e afferr la mano magra e bollente che Schneider gli tendeva. - Buona serata, Edmond, - 'disse il poliziotto. - Buona serata, tenente, - rispose l'uomo. Era quasi fuori dalla stanza, e per farlo gli ci erano voluti suppergi dai tre ai quattro secondi, quando Schneider lo richiam sottovoce. Con le mani in fondo alle tasche della tuta (il che creava un rigonfiamento, una specie di piccolo paracadute ventrale) il poliziotto se ne stava dritto in equilibrio sulla punta dei piedi, magro e indeciso, e il suo viso sembrava vagamente perplesso. - Grazie Edmond, - disse Schneider. - Grazie di aver badato a lei L'uomo scosse la testa, con un'espressione come a dire che era normale, poi sentirono la porta chiudersi, e probabilmente ci avevano prestato molta attenzione, perch quell'uomo non faceva pi rumore di quanto ne fa un brutto sogno. Schneider si massaggi le tempie con la punta delle dita.

Dinah aveva tirato fuori una John Player's Special e la stava accendendo alla fiamma rotonda di un miniaccendino di giada, sottile come una matita. Schneider si lasci cadere sul divano, non lontano da lei, e una delle sue unghie stridette su una calza di lei, all'interno del ginocchio. - Da dove cominciamo, Dinah? Dall'inizio o dalla fine? - Come vuoi tu, - disse la donna. - Come vuoi tu - Come voglio, - ridacchi il poliziotto. - Come vuoi tu. Fece schioccare le dita. Dolce mercoled: aveva spalato merda fino all'inverosimile, ne aveva fin sopra le orecchie, aveva girato e rigirato il fondo del pantano tanto che sulla superficie di quelle acque oleose erano scoppiate delle grosse bolle grasse e nere, come grandi e splendidi fiori carnivori dai petali turgidi (ora se n' andata, se l' svignata, che me ne fotte), aveva finito con il rivedere il comandante e Mounier, ma non Cherokee, n il tipo con cui andava a letto, il bello e nobile Gallien; e lei, Dinah, era la ciliegina sulla torta. Il non plus ultra. Bevve dal suo bicchiere. - Adesso ti dir quello che penso, - osserv la donna. - Tipo? - esclam Schneider. - Non te ne frega niente di quello che penso, vero, Schneider? - disse con amarezza. - Per te gi tanto se penso. - Assolutamente, - disse Schneider. - gi tanto. Vuot il bicchiere. Abbozz un gesto in direzione della valigetta. - Quella, da dove viene? - Mayer, - disse la donna. - Cosa? - ribatt Schneider. - Mayer, - ripet la donna con lo stesso tono. - Spiegati, - disse Schneider, passandole un braccio intorno alla vita. E perch no, dato che era tornato a casa con le salme dei suoi nemici e che la ruota della fortuna aveva fatto il giro completo ed era ritornata al punto di partenza, in equilibrio perfettamente instabile, la qual cosa la rendeva nobile. Lei si lasci andare contro lo schienale. - Per un po' sono uscita con lui - Ah s? - disse Schneider. - E allora? - Qualche giorno fa mi ha chiamato. Era un'eternit che non ci vedevamo, n sentivamo, n niente, cos la cosa mi ha sorpreso, all'inizio. Voleva incontrarmi, in un posto tranquillo e via dicendo - Esit, fiss il poliziotto, poi la sua sigaretta. Li conosceva entrambi e sapeva di non poterne fare a meno, anche se doveva aspettarsi poco affetto da tutti e due. - Dunque. Non che ne avessi tanta voglia, ma alla fine ci sono andata, ed stato allora che mi ha dato la valigia e la chiave. All'inizio ho avuto l'impressione che fosse tutta una balla, ma mi ha detto che se gli fosse successo qualcosa un incidente o altro, avrei dovuto portartela, e che tu avresti saputo cosa andava fatto. E questo tutto. Schneider prese il pacchetto di sigarette della donna e lei gli allung da accendere. - Grazie, - disse Schneider. - tutto? - S, - disse Dinah. - tutto

- Va bene, - disse Schneider. La strinse contro di s: - Te la senti di aiutarmi a giocare un brutto tiro? - Un brutto tiro? - Gallien, - disse Schneider. - Non ti ha detto niente di pi? Sei sicura? - Niente di pi, - disse la donna. - Non aveva tempo, doveva prendere l'aereo. - Tutti dobbiamo prendere l'aereo, - obiett Schneider con voce dolce e allusiva. Prima o poi Quando ai tempi andava a raggiungere Cherokee al Motel 33, guidava nella pioggia come un matto con tutto lo schieramento di fari accesi, e Ray Charles (Early Ray) cantava con la sua voce roca delle arie di una malinconia assoluta. Si ricordava di corse forsennate e lunghe derapate, mentre lei lo aspettava in camera mangiando mandarini e uova sode che spelava nei posacenere, riascoltando di continuo i Carmina Buratta, Edith Piaf e St Pete's Blues, con indosso una salopette di velluto verde, stretta almeno di due taglie sulla pettorina. Il poliziotto scosse la testa; Mayer aveva lasciato davvero un'eredit, e una parte di questa spettava a lui, probabilmente un semplice campioncino, viste le dimensioni della valigetta. Schneider tir fuori la chiave dalla tasca e la esamin attentamente. Nonostante sembrasse irta di strani fili spinati da tanti erano i ghirigori floreali che esibiva per rassicurare, la chiave provoc nel poliziotto solo una reazione di stanchezza, mischiata a un vago risentimento e a disgusto, come succede con i distributori automatici quando inserite due monete da un franco e quello che ne ottenete (senza troppa sorpresa) un pacchetto di gomme da masticare, o una scatolina di caramelle all'anice Flavigny, o delle non meglio identificate caramelle al mandarino, senza peraltro che nemmeno per un attimo sia more fun to compete. Lasci penzolare la chiavetta davanti ai loro visi per qualche istante, tenendola per l'anellino metallico. Per un certo verso costituiva il rimedio pi sicuro contro la barbarie. Poi la infil di nuovo in tasca, quasi a malincuore. Per il grande, l'immenso Early Ray il problema non si sarebbe nemmeno posto, ma lui la rimise in tasca, una seconda volta. Aveva ben pi di un'idea. Riguardo al colpo, alle due valigie, era un'altra questione, ma in quel caso ecco che capiva tutto in una volta il regalo e il senso del regalo, ed era una roba del tipo lei ha i mezzi per farlo, allora su, lo faccia, ci faccia vedere cosa capace di fare, qui non si tratta pi di giudici o procuratori o storielle del cavolo, adesso che pu, ci faccia vedere cosa capace di fare, lei, un piedipiatti di quinta categoria con quel cazzo di regalo avvelenato! Doveva ammettere che aveva un aspetto pi che allettante. - Cos'altro? - chiese lasciandosi sprofondare di nuovo nel divano. - Non un granch, - esit Dinah. - Uno di questi giorni bisogner che ci si veda per fare i conti. - Non ne vale la pena, - disse Schneider. - Bisogner farlo, Claude. - Lei spense la sigaretta nel posacenere, il che richiese un movimento lento di tutto il busto, poi alz la testa e i suoi occhi affrontarono senza imbarazzo lo sguardo grigio e attento di Schneider. Il suo viso era bello e liscio come la maschera di un idolo africano, e quasi senza trucco, la sua bocca per era cosparsa

di uno spesso strato di rossetto polveroso. (E comunque era la sua bocca, no? E lei era pur libera di farne quello che voleva.) L'espressione era amara, ma faceva parte del suo personale teatrino, e lei distolse gli occhi, perch duro da morire amare qualcuno quando questo qualcuno ama qualcun altro. - Vender e lascer la citt Schneider aspir dalla sigaretta. - Hai gi in mente qualcosa? - No, - disse la donna. - Vorrei solo scendere al sud, dove c' il sole. - Fece una risata dignitosa e triste - e non c' niente di peggio di quando la dignit si unisce alla tristezza, perch quasi irrimediabile; allo stesso tempo, ci tenne a ridere di s, senza impietosirsi nemmeno un attimo per il proprio destino. Aveva amato la citt, ma ora non era pi possibile. Chi non aveva amato la citt? - Vorrei vivere un po', Claude, - disse lentamente. - Capisci? Non so se capisci. Alz gli occhi al soffitto e li richiuse in una sorta di sorriso quasi estatico e comunque doloroso che vag lievemente sulle sue labbra piene, come se gi avvertisse, senza crederci troppo, la morsa del sole sulla pelle e le vampate dei suoi raggi sanguinosi e dei suoi globuli concentrici dietro le palpebre strette. - Vivere un po', - sghignazz Schneider. - quello che cerchiamo di fare tutti, angelo, vivere un po'. C' un vecchio blues che inizia cos: Oh! Signore (poco importa quale, no?) lasciami vivere solo fino a domani mattina Tacque di colpo, per paura di dire troppo. Moriva dalla paura di dire troppo. Stese la mano e le lunghe dita magre sfiorarono il viso cieco della donna, loro due erano vecchi allo stesso modo, loro erano l dall'inizio dei tempi, lo avevano rasentato con una dilaniante, una tremenda tenerezza. Anche lei era l dall'inizio dei tempi, e questo complicava tutto. - Vivere un po' - disse la donna. - Scendere al sud, dove c' il sole, - mormor Schneider con una sorta di amarezza distante, come se sapesse che lui non avrebbe mai avuto il tempo di scendere al sud, dove c' il sole, n di allontanarsi dalla citt, quasi che questa gli avesse stretto attorno, inestricabili, i suoi gironi malefici, i gironi della citt, fatti di smog e di volute di nebbia in controtempo (e non illudetevi, quello che spetta a tutti voi, gironi malefici e stagni putrescenti, fino alla fine, e per il bilancio finale, l'unica innocenza l'ingenuit delle opere fallite), solo che al tenente Claude Schneider non gliene fregava proprio pi niente, era saturo di sole e di cieli vasti e freddi da non poterne pi e si accontentava di guardare il sangue annerirsi per terra, nella polvere fine come farina. Lui lo sapeva, e questo era ci che restava della sua grandezza, l'ultimo vestigio, ma sarebbe rimasto. Non avrebbe fatto nulla per impedire alle acque di salire, occupato com'era con altro. Sorrise alla donna, perch la sfortunata non c'entrava per niente: si sarebbe fatto Gallien, lo sentiva sulla punta delle dita, l'aveva in pugno, e avrebbe chiuso i conti con Gallien e la sua compagna, quella bella donna con le braccia nude che aveva diviso il suo letto per un istante, e non aveva capito proprio niente. - E tu? - chiese la donna. - Che farai?

- Comprer una carabina .44 e me ne andr su quelle cazzo di montagne nere. Citava Bessie Smith, traendone una cupa soddisfazione: aveva un diavolo nel cuore e la sua mente era colma di odio cupo, e allung la mano piatta davanti a s. Le dita della donna gli avvolsero il polso come delle liane, ma si sono mai viste liane tiepide e morbide e cos tremendamente dolci? - Tu non hai voglia di sole, Claude? Da quando hai cominciato a farti il mazzo per quei coglioni - Non per quei coglioni, - disse Schneider. - Su di loro la penso esattamente come te: e cio, grosso modo, che possono crepare con la bocca spalancata La fiss a bruciapelo e si appese ai suoi occhi freddi. - Allora, per cosa? - Vengo pagato per questo, - ricord Schneider con voce lontana. - Mercenario dello Stato francese - Rise. - A condizione che non vada a ficcare il naso nei loro gironi. Cane da guardia del capitale, se vuoi. Ma tu forse non vuoi. - No, non voglio, - disse la donna. - Smettila, - disse Schneider. - Smettila: tra cinque minuti tirerai fuori la storia della dignit. E invece per quello che ci azzuffiamo, noialtri: per i loro soldi del cazzo e le loro porcherie da baroni, e in un certo senso meglio cos, perch questo ci tiene occupati. Per i loro delfini e i loro baroni, e poi staremo a vedere gli altri, ma nessuno si batter mai per il Grande Gatsby o per il lamento di C.C. Rider Mai, afferm Schneider. - E nel frattempo continuo a chiedermi chi dorme nel tuo letto, in questo momento - Nessuno, - disse la donna. - Purtroppo. Si divertiva ad accarezzarle la fronte (ma non era cos certo che gli fosse ancora permesso); quella donna gli avrebbe chiesto di andare via con lei, e per farlo non aveva che da dimenticare le radiografie di Doc e battere a macchina una lettera di dimissioni, una lettera che cominciava con "In data 26 novembre 1979. L'ispettore capo Claude Schneider, matricola n al signor Ministro degli Interni, tramite vie gerarchiche". Una lettera che avrebbe imbucato una sera, dopo ventitr anni di onesto e leale servizio; e non avrebbe di certo penato a trovare un lavoro nel settore privato, pagato il doppio, in un'agenzia di sorveglianza, o di vigilanza, o di investigazioni; oppure, per la mera sopravvivenza, avrebbero potuto attingere al malloppo che lei aveva stornato dagli incassi in qualcosa come dieci anni. Magari si sarebbe ricomperato una Porsche o una BMW d'occasione, e vagonate di completi bianchi. Lei gli diede una gomitata, perch era viva. - A cosa pensi? In genere, la domanda che si fa dopo, - osserv Schneider. - Dopo cosa? - Dopo aver fatto zot, - disse Schneider, tanto per lasciare intendere che almeno sapeva ancora di cosa si trattava. - Ti va un altro bicchiere? - S. Ne avr bisogno. - To' guarda. E perch? - chiese Schneider, versando. C'erano degli ottoni che si azzuffavano come matti. - Per fare zot, come dici tu A cosa pensavi? - Cazzate, - disse Schneider. Il suo sorriso divenne sinistro. - Pensavo solo alla

faccia che farebbe Big Brother nel trasmettere la mia richiesta di dimissioni Svincolato dall'obbligo del riserbo - Tu non daresti mai le dimissioni, - disse la donna. - Hai quella merda di posto nel sangue, si direbbe che sei nato col fischietto in tasca e una pistola sotto l'ascella Schneider allarg le braccia il pi possibile. - Non ho una pistola, sotto l'ascella, - disse. Le cinse il collo. Non sapeva ancora se aveva voglia di fare l'amore con lei o no, n se lei ne aveva voglia, per sapeva che, nonostante la sua immensit e la sua forza, aveva voglia di toccarla, di sentire il calore della sua pelle sul palmo delle mani, come se passo passo tutto potesse riprendere nella stessa direzione, ricominciare ancora una volta, nonostante quello che lui si portava dietro di torbido e di cupo dopo la tour de Constance (non rendermi mai potente, perch ti distrugger e lo sai, vero?, che ti distrugger con ogni mezzo, perch mio compito e mio scopo distruggerti, poich le sei mancato). Schneider controllava perfettamente la situazione, era brusco e cattivo, ma lei lo stringeva con le braccia, e lo fece cos forte e cos bene che dopo aver avuto per un attimo la tentazione di mollarle un sonoro ceffone non pot far altro che arrendersi alle sue ragioni. Nell'intervallo, stretti l'uno contro l'altro e ripuliti di un bel po' di porcheria, lei gli chiese che fine aveva fatto il Profeta e lo sent tossire - per la prima volta. La sua voce si era fatta velata e sarcastica, aspra come quella di un bluesman, rivestita di whisky. - Il Profeta morto, - disse il poliziotto. - Ne sei sicuro? - S ne sono sicuro. Si era comperato una casupola in Normandia e una notte bruciato tutto. Siccome era un posto a casa del diavolo, ora che i pompieri sono stati avvertiti e sono arrivati sul posto non hanno potuto far altro che procedere con la perizia odontoiatrica. Perch? - Perch cosa? - Perch mi chiedi se ne sono sicuro? - chiese Schneider, con i sensi in allerta. - Per pensare che l'uomo ritrovato non fosse lui, bisognerebbe immaginarsi una storia pazzesca, che uno trova un cadavere, se lo lavora per bene, poi saccheggia lo studio dentistico dove il Profeta andava a farsi curare i denti, mette le mani sulle schede delle impronte e delle radiografie e le sostituisce - Ma non impossibile, - insistette Dinah. - Impossibile no, - riconobbe Schneider. - Solo rocambolesco, ed gi troppo. Senza contare il grado di carbonizzazione dei resti nel rogo della baracca, perch qualcosa deve pur restare perch si possa procedere con l'identificazione. Ed l che la cosa non sta in piedi, a meno che il tizio non sia cos spietato da giocarsi il tutto per tutto e accettare il rischio di fare un buco nell'acqua perch la polizia magari non trova niente che possa permettere di arrivare a un'identificazione formale. - Il Profeta era abbastanza spietato da farlo. - S, - disse Schneider. - Un colpo come questo era abbastanza nel suo stile, ma il fatto che sempre meglio pensare alla cosa pi semplice, visti i tempi che corrono: l'incendio non scoppiato naturalmente, la polizia ha riscontrato cinque focolai

principali nell'edificio e anche delle tracce di idrocarburi e di stracci nel parco, invece riguardo al Profeta - Era un dentista di qui? - S, volpe, - disse Schneider. Non puoi controllare se gli hanno ripulito lo studio o meno? - S che posso, - disse Schneider. Si tir su appoggiandosi sul gomito e le sue dita sfiorarono un seno rotondo e sodo, e non certo per sbaglio, poi disse lentamente: Non che mi nascondi qualcosa? - Mmmm, - disse la donna dimenando le anche. - Un mucchio di cose che a te piacciono Se vuoi, mi giro. - O killed, - disse Schneider. - Cose in cambio del Profeta. Dinah litig con il sacco a pelo nella penombra, poi raggiunse il suo scopo e si mise comoda, con le gambe divaricate e il mento sugli avambracci incrociati, e nella penombra il viso di Schneider incombeva su di lei come un pezzo di falesia, minaccioso e indecifrabile, e sent che lui le appoggiava la mano sulla schiena, pesando su di lei, appena poco pi su della scapola sinistra. Cose in cambio di Gallien, lei capiva. - Allora? - Allora niente. vero che darai le dimissioni? - Come no, - disse Schneider. Si accinse a strapparle la pelle a unghiate. - vero. - Nel frattempo vuoi Gallien. - Esatto, - disse Schneider. - Uno scambio di favori, - disse la donna con una voce pi amara, come la chitarra in I Used To Be So Happy di Ray Charles alla fine degli anni Quaranta, quando il tizio si dava le arie da King Cole con i suoi quartetti da strapazzo; ma che aveva, stasera, con Ray Charles? Ok, lui non era della generazione di Woodstock e dei bravi- bambini- che- giocano- al- dottore stile make love not war, non si sballava con l'olio di cannabis ma con il Cointreau e il Johnny Walker, ma non era comunque una buona ragione per farsi cagare il cazzo dalle introspezioni suicidogene di quell'altro fuori di testa, merda. - Lui o lei? - chiese Dinah. - Tutti e due, - disse Schneider. - L'uno o l'altra. L'uno e l'altra, me ne frego - S, - disse la donna. - Non ti tratteranno con i guanti, Schneider. - Nessuno mi tratta mai con i guanti, - disse Schneider con voce stanca. - Tu lo sai in cosa consisteva il lavoro di Mayer, - disse la donna con un tono come se piantasse paletti di segnalazione nel terreno, per non perdersi al ritorno. - Conosci il genere di individuo che sta a capo di quel tipo di organizzazione - S, - ripet Schneider. - E la cosa mi sta bene. - Lo uccideranno, Schneider. - Pu darsi. Direi che pi che verosimile. Ma la morte, la vita. Si dice cos, no? La morte, nessun tribunale gliela avrebbe mai concessa. Mai. Gli altri Gli altri cercavano la loro grana, e il bottino ammontava di sicuro intorno ai dieci milioni di franchi: per delle somme simili si poteva iniziare a temere. La cosa pi antipatica, in tutto quel casino, era che il bel Gallo probabilmente non aveva mai visto nemmeno un bigliettone, neanche di striscio, ma che tutti quanti avrebbero pensato

automaticamente a lui quando la storia che Mayer era stato spennato alla grande avesse iniziato a filtrare. E anche se non era affatto vero, ci avrebbero pensato i soliti coglioni a sfondare del tutto le resistenze, e pure a piedi uniti. - Lui o lei? - ripet Dinah scuotendo le natiche. - Tutti e due, - disse Schneider, con una ferocia che non si sforz di contenere. Non importa in che ordine In pi, aspetter, girandomi i pollici, e ho tempo. - No, - disse la donna. - Non hai molto tempo. Ci sono gi dei tizi che si sono messi al lavoro. - Lascia andare, - mormor Schneider contro il suo orecchio. Lei sent le sue dita nell'incavo delle reni. Dorm poco e male e si svegli diverse volte, a intervalli regolari, fino al momento in cui vide sulla radiosveglia che erano le due e venti (dei numeri digitali rossastri nella penombra, sinistri come dei pezzetti d'unghia e degli strani tramonti sopra le torbiere a fine autunno) e sent il vento gemere e soffiare nei condotti di ventilazione, poi ci fu un crepitio, all'inizio tenue e quasi impercettibile, come superficiale, poi sempre pi forte e regolare, ma comunque sempre indistinto, e lei cap che la tregua era finita e che ricominciava a piovere e tir su il sacco a pelo fin sulle spalle di marmo. Si strinse contro Schneider e si accorse da una certa tensione del suo corpo che non dormiva. Lui le avvolse le spalle con il braccio. - Non dormi? - No, - disse Schneider. Lei si rannicchi addosso a lui. - A che pensi, dopo aver fatto zot? - Al sole, - disse Schneider. - Al sole, semplicemente. Oh, Lord, just let me live tomorrow - Da tanto? - Da sempre, - disse Schneider. - Perch non hai mai cercato di rivedermi? - Non era il momento. - E adesso, allora, il momento? - S, - disse Schneider. Esit, poi con la sua voce rotta da bluesman, rauca e sagace, aggiunse: - S. Adesso il momento - Piove, - osserv la donna. - Piove e a te la pioggia piace - S, - disse Schneider. - Penso al sole e mi piace la pioggia. cos. E comunque io non ho una faccia da sole. - No, - disse la donna. - Non hai mai avuto una faccia da sole, bisogna ammetterlo. Tu sei piuttosto uno da nebbia, da pioggia e merda, uno da notte. E non da piena luce del giorno e da sole. - Grazie, - disse Schneider. - Di niente, - disse Dinah. - Un cane non un gatto, e un lupo non n un gatto n un cane. un'altra cosa, e non ce lo vedi un lupo che corre scodinzolando sulla spiaggia, o che si mette a tirare con i denti i bordi di una tavola da surf. Lo vedi piuttosto in smoking bianco intorno a mezzanotte, al Palm Beach. - Basta smoking bianchi, miss, - scherz Schneider. - Ho chiuso con gli smoking

bianchi - In ogni caso non poteva mica confessare che vacillava dentro. - Ho chiuso con il poker. - Chiuso? - S, - disse Schneider. - Chiuso. Lei si preoccup: - Hai bisogno di qualcosa? Hai dei problemi? - No, - disse Schneider. - Nessun problema. Cominciavano a darmi sui nervi. Tutto qua. A parte questo, nessun problema. Schneider fece una risata rauca e lei pos il suo pugno sinistro sulla punta dello sterno dell'uomo, la risata si spense poco alla volta, come una pentola soffocata, con piccoli scoppiettii brevi e ritorni di fiamma. Eccolo di nuovo l, con la sua strana dolcezza e la sua crudelt, e Dinah non sapeva con esattezza quale di quei due uomini preferisse, e nemmeno se ce ne fossero solo due, o se magari era proprio la miscela dei due a piacerle. - Devo chiudere questo caso, - disse Schneider. - E tu sai perfettamente perch bisogna che io chiuda questo puttanaio. E per chi. - S, - disse la donna. - Quando l'avr chiuso, mollo tutto, - disse Schneider. - Gli rido indietro la tessera e il distintivo e mi metto per conto mio. - Stai attento a Jethro, - disse la donna. - molto pericoloso. - Sono tutti molto qualcosa, - osserv Schneider. - Questo non ha mai impedito che finissero comunque in gabbia. - E Ramsete? - C' dentro fino alla punta dei capelli, - disse Schneider. - Finir in gabbia pure lui. - E Gallien? - Ah, ah, - fece Schneider. Le afferr il polso e lei cap cosa voleva. Si gir sul fianco e tir su le ginocchia fin sotto il mento. Con il dorso della mano soffoc un lieve rumore. Con voce molto paziente e con uguale ritmo, Schneider le disse all'orecchio: - Il Profeta morto, tesoro, il Profeta morto, in Normandia. morto bruciato nella sua casa di campagna, in Normandia. Il Profeta morto, cara - S, - disse la donna dopo un po', allo stesso ritmo delle sue reni, - Oh s! S, il Profeta morto In Normandia. Sent le lacrime salire e sfondarle le palpebre. La pioggia sbatteva sul tetto.

Gioved mattina - ore sei e venti.

C'erano diversi modi per entrare nel Twenty Flight, tra cui ovviamente l'ingresso principale e l'uscita degli artisti, pi le varie uscite di sicurezza regolamentari, a condizione di essere in possesso del codice che permette di aprirle dall'esterno; e Jethro li conosceva tutti, quei modi: per lui quell'immenso edificio ora deserto non comportava nessunissimo segreto. Soprattutto conosceva la scala antincendio che si inerpicava lungo il muro nero sul retro del fabbricato, che risaliva all'epoca in cui il Twenty Flight non era altro che un deposito piuttosto scalcinato a due passi dal canale, e dalle sue nebbie insidiose, e che gli conferiva quella finta aria da Bronx. La scala metallica dava su una piccola piattaforma di un metro quadrato, situata a una decina di metri da terra, e lui aveva salito uno dopo l'altro i gradini bagnati, lentamente, senza fare il minimo rumore, cos ora si trovava sul pianerottolo di ferro arrugginito, ad aspettare che il suo cuore si calmasse. Di sotto era buio come in un forno. Dall'alto la pioggia cadeva dritta come lame d'acciaio. Alla sua destra c'era una porta di legno pressato, chiusa da una normale serratura. Tir fuori la chiave dal guanto sinistro. Ramsete nemmeno sapeva che esistesse, quella chiave. Lo stronzo era sicuramente in gamba, ed era uno con i controcoglioni, ma non era furbo, n molto prudente, e aveva gi fatto una bella cazzata appiccicandogli al culo i suoi cani da guardia. Un'altra bella cazzata era stata non cambiare la serratura. D'altro canto non aveva avuto motivo per farlo, fino a quel momento. Non ne aveva avuto motivo e ora non ne avrebbe pi avuto bisogno. Mai pi bisogno. Jethro introdusse la chiave nella serratura e la porta si apr. Fuori era freddo e umido, dentro era caldo e altrettanto umido. L'aria sapeva di sigarette e baldracche di lusso. E di polvere. Quasi inebriante, come odore. Tir fuori dallo stivale destro una torcia a stilo e la accese, appoggiando le spalle contro la porta che aveva richiuso. Nella stanza c'erano un grande letto disastrato e una vecchia scrivania metallica addossata alla parete, e basta. Poteva entrare dritto sparato, ma decise comunque di muoversi piano e senza far rumore, costeggiando lo stretto corridoio simile a quello di un battello e visitando le stanze una dopo l'altra, con la lunga Magnum nel pugno sinistro. In definitiva, procedeva con metodicit, e uno sbirro non avrebbe saputo fare meglio. Cercava qualcuno (Ramsete, tanto per capirci, e non esattamente per accoglierlo con un bacio, ma per chiedergli dove aveva messo la grana e per ucciderlo), e cercava le valigie. Cercava Ramsete e la grana, chiedendosi che effetto potevano fare sette o otto milioni, cristo, e se occupavano tanto spazio. In banconote da cinquantamila. Intanto gli veniva duro. Cercava Ramsete, ma nel frattempo avrebbe tanto voluto incappare in una

pollastra, tanto per divertirsi un pochino, prima. Prima di ucciderla. La vera chicca sarebbe stato stendere la Josie. Non ci aveva mai scopato, ma non doveva essere male, solo che dopo avrebbe dovuto anche stenderla. Sapeva di non fare molto pi rumore di un'ombra mentre si spostava lungo la doppia pista, ma aveva comunque l'impressione che il suo cuore sbattesse contro i muri, e nel fascio di luce della pila si rendeva conto di quanto fosse lercia la sala senza la luce ingannevole dei riflettori. E gli faceva proprio specie vedere com'era, con tutta quella cazzo di tinteggiatura di quel blu schifoso alle pareti e al soffitto, la moquette lisa, consumata, bruciacchiata dalle sigarette. A lui non piaceva vedere certa merda. Fece sbattere le mascelle. Era per via della roba che il ragazzino gli aveva rifilato per reggere senza addormentarsi. Non che lo tenesse proprio stretto, il calcio della pistola, era come se le dita vi fossero state saldate. Non aveva voglia n di bere n di mangiare. Aveva voglia che arrivasse. Sapeva che lo avrebbe ucciso. Si lasci scivolare su una poltrona da cui poteva tenere d'occhio le due entrate, distese le gambe su un tavolinetto. E spense la pila. Appoggi il braccio sul bracciolo sinistro e lasci penzolare l'arma. Aveva tempo. Le cose si mischiavano un po', il locale e tutti quegli odori frastornanti, e non si sentiva solo la traccia dei profumi, c'erano altri olezzi, umidicci e familiari, come se avesse il naso infilato tra i seni di lei (verso le dieci del mattino, e fuori pioveva), ma l'avevano beccata e lui era solo, il che gli provoc una specie di spasmo di desolazione, il locale e la grana, e quel fesso che Ramsete gli aveva appiccicato al culo. Tutto quello gli si mischiava nella testa, e allo stesso tempo aveva la certezza che non se la sarebbe cavata. Ne era certo come due pi due fa quattro. Aveva lasciato la Mercedes sul retro, in una stradina, e aspettava, ma non sapeva perch non aveva nascosto l'auto, n perch aspettava: aspettava per fregare la grana a Ramsete e dopo ucciderlo. Di quello era certo, ma non sapeva perch stava facendo tutto ci, n perch aveva fatto saltare le cervella al tizio. Fino a quel momento non aveva mai ucciso nessuno e la cosa gli aveva fatto proprio uno strano effetto quando la testa era scoppiata come un'anguria troppo matura facendo schizzare semi di sangue nero un po' dappertutto. Le gambe magre dentro i blue- jeans avevano falciato l'aria in modo del tutto grottesco. Proprio pazzesca, come roba. Niente, ma proprio niente di niente a che vedere con quello che si sarebbe immaginato prima. Prima S chiedeva perch mai Ramsete gli aveva mandato un tizio con un Riot Gun, invece di starsene bello tranquillo nel suo angolino aspettando che le acque si calmassero un po' per tutti, perch se non avesse mandato nessuno lui, Jethro, non sarebbe partito in quarta riguardo ai soldi. Peraltro aveva recuperato un Riot calibro 12, fantastico per fare un po' di casino. Tutto filava dunque abbastanza liscio, ma aveva un bel da raccontarsi una marea di stronzate: sentiva la sua vocina, nella testa, ripetergli ininterrottamente che non aveva la minima possibilit di cavarsela, adesso

che lei era in cella. Era s uno che sapeva il fatto suo, ma non abbastanza da poterla tirare fuori da dov'era. Se gli avessero detto come agire, dove bisognava andare e cosa bisognava fare, lui lo avrebbe fatto, ma non riusciva a organizzare tutto il colpo. Allora aspettava Ramsete, che aveva appuntamento alle sette con il suo uomo. Aspettava Ramsete sperando che non venisse con Josie. Se fosse stata con lui, avrebbe fatto anche lei la stessa fine. L'edificio era silenzioso, come se stesse aspettando anche lui, trattenendo il respiro e gli scricchiolii. Jethro alz il cane del revolver. La BMW bighellonava nei paraggi. Impossibile dire quante persone ci fossero dentro, n se fossero armate. Tra la BMW e il Twenty Flight c'erano due auto civetta della polizia i cui occupanti, nel frattempo, erano l a farsi gelare i coglioni e ad annoiarsi come topi morti. Questo complicava non poco la situazione, o magari per qualcun altro la rendeva pi interessante. Il problema principale, per Ramsete, era entrare nel locale senza farsi beccare dai poliziotti, perch dalle sette ci sarebbe stato il suo uomo l ad aspettarlo. Aveva alcune cose da recuperare dalla cassaforte, prima di svignarsela definitivamente. Il problema principale, per la polizia, era di beccare Ramsete prima che mettesse piede nel Twenty Flight, possibilmente, per farci una bella perquisizione senza che lui avesse potuto toccare niente. Il problema principale, per Jethro, era di far fuori Ramsete, con o senza soldi. Nella Renault 14 azzurra (fine servizio, cambio atteso per le sette e trenta, responsabile della vettura l'ispettore capo Moretti, sul sedile del passeggero l'ispettore Francis Cabrial), uno dei due poliziotti dormiva, la nuca riversa sul poggiatesta, l'altro, al volante, ascoltava Johnny Cash a manetta nello walkman. Tenevano d'occhio e di mira l'ingresso principale. L'altra auto, una Peugeot 104 color panna, copriva loro le spalle, ma da lontano, in modo da tenere d'occhio l'entrata di servizio, evitando allo stesso tempo di farsi fiutare. Nessuna delle due auto vide la BMW. Non c'era nessuna BMW da vedere. La macchina era ferma, a fari spenti, sulla sponda del canale. L'orologio digitale del cruscotto faceva le sei e cinquantasei. Un uomo e una donna uscirono dalla BMW e richiusero le porte quasi senza rumore. A passo svelto si infilarono in una specie di strettoia buia e poco dopo sbucarono ai piedi della scala metallica e si imboscarono nell'ombra tenendosi stretti l'un l'altra. Il camion della nettezza urbana aveva cominciato a raccogliere la spazzatura nella via del Twenty Flight: gli operatori facevano un fracasso sufficiente a non far sorgere dubbi al riguardo. Il conducente della 104 bestemmi tra i denti - troppo tardi per uscire dalla macchina e andare ad appostarsi pi su sulla strada, poi calcol che il mezzo gli avrebbe nascosto la porta per un secondo o due al massimo, quindi si riallung sul sedile e si stir. Aveva soltanto calcolato male i tempi. Il tempo di rallentare, caricare la merda del cassonetto sul marciapiede e ripartire

tirando il collo alla carretta, il camion aveva permesso a Ramsete e alla sua compagna di entrare nel locale senza essere visti. Gli rimanevano poco pi di quattro o cinque minuti di vita ma, come quasi tutti sotto questo cielo, non lo sapevano. Basta un nonnulla, un istante, a volte, perch tutto precipiti e si trasformi in orrore, e per delle ragioni che dopo, a mente serena, sembrano irrilevanti: la contrazione di un muscolo, un battito di palpebra e un gesto appena abbozzato, come quello di portare la mano alla tasca che a torto si pensa essere quella in cui normalmente si tiene il revolver. Un nonnulla perch tutto precipiti quando poteva non accadere assolutamente niente. Riguardo all'orrore, bisogna ammettere che nessuno, n le vittime n i poliziotti che devono poi occuparsene, nessuno mai del tutto attrezzato come si deve. Ramsete e Jo la Matta erano entrati senza difficolt nel locale, in fin dei conti, e prima si erano fatti una montagna di menate, ma tutto era filato liscio e, intanto che gli spazzini rovistavano nella spazzatura, avevano avuto tutto il tempo di aprire la porta, scivolare all'interno e richiuderla dietro di loro. Con comodo. Dentro c'era ancora un bel calduccio, si sentiva odore di polvere e mancavano le luci pi o meno soffuse, il culetto sinuoso di Tony l'Orchidea nella sua gabbia di vetro fum, le conversazioni e le risate. Mancava la musica, che a volte faceva tremare e vibrare le pareti in certi staccati feroci e metallici che ricordavano i raid aerei su Londra, e altre volte faceva pensare alla risacca illanguidita delle onde su una lunga spiaggia purpurea distesa al crepuscolo sotto un cielo capovolto color crema inglese. La qual cosa risultava intonata. Erano dentro. Gli altri, tutti gli altri, erano fuori. Questo li rendeva vulnerabili. Con un po' di attenzione e meno negligenza, probabilmente avrebbero colto un movimento dietro di loro, nonostante la moquette attutisse i passi e l'uomo fosse stato molto attento a spostarsi senza fare rumore per andare a coprire la porta dell'ufficio. Ma spostarsi senza fare rumore un po' un'utopia. Non ci si sposta mai davvero senza fare rumore, solo che Ramsete e Jo avevano abbassato la guardia, l erano a casa loro, al riparo dei muri insonorizzati, e questo fece s che Jethro avesse tutto il tempo di spostarsi come un pianeta lungo la sua orbita e piazzarsi alle loro spalle. E quando Ramsete illumin la scrivania, la luce diffusa cadde sugli stivali da motociclista, ma anche sulla parte inferiore di una tuta di pelle e quando Jethro fece un passo in avanti, sulla canna interminabile del revolver. In quel preciso istante ancora niente era del tutto detto, comunque niente di definitivo, l'arma era puntata genericamente nella loro direzione, ma non mirava a nessuno in particolare, e fu allora che si verificarono quasi nello stesso lasso di tempo tre movimenti autonomi ma sincronizzati: Ramsete stava andando verso la scrivania e continu in quella direzione, gir attorno al mobile, si chin su uno dei cassetti di destra e lo apr, appoggiandosi sulla mano sinistra con il busto riverso in avanti; Jethro entr passo dopo passo nella stanza e la donna indietreggi lentamente fin quando la testa, le scapole e i calcagni toccarono (in quest'ordine) lo schedario

metallico. Cap subito quello che stava per succedere, e inizi a urlare mettendosi la mano davanti alla bocca. Ramsete gir la testa, le sue dita avevano impugnato il calcio di una cinque colpi calibro .38 e nella sua testa, appena prima che la donna iniziasse a urlare, forse era arrivato il momento di trattare o di negoziare qualcosa: dopotutto, lui sapeva dove era nascosta la grana. Guard Jethro da sopra gli occhiali senza muovere n il busto n il braccio destro, e in quella posizione faceva tanto boss durante un consiglio d'amministrazione. Il suo sguardo incontr la canna della .357 puntata proprio in mezzo ai suoi occhi ed ebbe un sussulto, la mano usc dal cassetto ma lui non ebbe il tempo di puntare l'arma, n quello di aprire bocca. Con un'esplosione fulminea la pallottola gli entr dritto nella faccia, in mezzo al naso, gli attravers il cervello e gli fece saltare via met scatola cranica, la quale scoppiando and a intonacare il tessuto murale blu con un'orripilante sostanza magmatica fatta di sangue, materia cerebrale, ossa e capelli. Per l'impatto il corpo dell'uomo, praticamente decapitato, fece un grottesco salto all'indietro e ricadde in una posa scomposta ai piedi del tramezzo. Era come una sirena, ma una sirena su un'auto ferma e vuota. Non aveva alcun senso. Non ce l'aveva con lei, ma quella strillava come un'aquila rischiando di chiamare a raccolta tutto il quartiere. Era come una sirena lontana, perch la detonazione l'aveva ovattata. Era pazzesco. Jethro si gir di appena trenta gradi, monolitico e determinato come la torretta di una corazzata, e altrettanto inesorabile. Il pollice sollev il cane della pistola e lui alz l'arma tenendola proprio in fondo al braccio disteso a squadra. - Chiudi il becco, - disse con voce stanca e lenta. - Chiudi il becco, capito? Lei scosse la testa come per dire di no, riprese fiato e ricominci a strillare. Lo sguardo dell'uomo fu attratto da un grosso ragno nero piuttosto grasso: scivolava verticalmente verso il pavimento, senza il minimo rumore, l dove la parte posteriore del cranio di Ramsete aveva impiastricciato il muro. Mise meglio a fuoco. Non era un ragno ma una ciocca di capelli, che si stacc dalla parete e cadde dietro la scrivania. Nel momento in cui quella si staccava dalla tappezzeria, l'indice sinistro di Jethro schiacci la coda del grilletto. Era gi assordato, il che fece s che lo sparo non gli provocasse nessun effetto, assolutamente nessuno. L'arma si impenn brutalmente, la pallottola colp la donna al centro dello sterno e, molto lontano, l'urlo sal molto in alto (o forse no) e poi tacque; ma era pi che lontano, proprio in fondo a un'interminabile strettoia nera di cui non si intravedeva la fine, e fu come se Josie la Matta avesse preso un enorme colpo nello stomaco con un martello pneumatico; il corpo parve sprofondare nello scaffale dietro di lei, rimase in equilibrio instabile un quarto di secondo e poi si rovesci in avanti, come un nuotatore si tuffa tra le onde. Il pollice sollev il cane. Il corpo riverso ai suoi piedi tendeva la nuca, sotto la massa accasciata dei capelli neri. Jethro non si chin, ma con la pistola lungo la coscia spar una seconda volta. Era pazzesco quanto sangue c'era sulla schiena della donna, sangue di un rosso nerastro, niente a che vedere con il mercurocromo della tele. Nell'incavo della nuca comparve un buco rosso dai bordi rigonfi, la testa si rovesci all'indietro e un occhio

guard la canna dell'arma di Jethro, un occhio perfettamente vivo e calmo; Jethro svuot il caricatore, un colpo dopo l'altro, senza fretta. Senza fretta? Poi prese delle cartucce da una tasca e ricaric l'arma, che fece scivolare dentro la cintura, sulla schiena. A quel punto inizi a rovistare nella borsetta di Josie, poi nei vestiti di Ramsete e nei cassetti della scrivania. Mise in tasca dei soldi e una pistola a canna corta. C'era puzza di sangue e di merda. Era pazzesco. Era veramente pazzesco. L'orologio digitale sulla parete vicino al soffitto segnava le sette e tre. Era un odore nauseante, ma che sembrava lambirgli la faccia. Tir fuori la .357 dalla cintura e la soppes nel palmo della mano guardando Jo e Ramsete. Nel frattempo si chiedeva perch. Perch li aveva uccisi. Non sapeva perch li aveva uccisi, ma ormai era cosa fatta. Allora inizi a indietreggiare lentamente, senza spegnere n niente, con la pistola appesa alle dita, lungo la coscia. Il cambio delle due squadre appostate attorno al Twenty Flight avvenne senza intoppi tra le sette e trenta e le sette e quarantacinque. Era stato tutto assolutamente calmo e i poliziotti andarono a dormire un po', prima di riprendere il turno verso le quindici. Genericamente parlando, avevano un po' la sensazione di essersi sorbiti sette ore di servizio per niente, ma sapevano che non era ne la prima n l'ultima volta, e non si facevano troppe illusioni. Conoscevano Ramsete ed erano tutti convinti che non avrebbe tardato ad andare a costituirsi, circondato da una schiera di avvocati, sicuramente entro la fine della giornata. Ramsete aveva troppa esperienza perch le cose potessero andare diversamente. Se Schneider, con la sua insistenza, non avesse mosso mari e monti per ottenere un servizio di vigilanza attorno al locale, i poliziotti avrebbero passato una notte tranquilla nel loro letto. Una terza auto era appostata non lontano dalla casa di rue du Stade. Dalle tre del mattino a bordo della Renault 4 c'erano Viale, al volante, Perrier e Charles Catala. Schneider aveva piazzato l'auto alla chetichella prima di tornarsene a dormire un pochino. I poliziotti erano l al venti per cento per proteggere gli hippie e all'ottanta per cento per mettere le mani su Jethro non appena fosse sbucato da quelle parti. I tre avrebbero potuto aspettare dentro casa, dove di sicuro avrebbero avuto modo di stendersi, solo che dalla loro postazione riuscivano a coprire tutta la strada e i campi sterrati l attorno, e poi preferivano affrontare Jethro all'aperto. Ne avevano discusso un attimo con Schneider prima di ritrovarsi tutti d'accordo: avevano a che fare con un soggetto pericoloso e imprevedibile ed era meglio la strada. Avevano guardato il giorno sorgere sulla citt, e il crepitio della radio gli aveva tenuto compagnia, e si erano imbaldanziti al punto da accendere e fumare delle sigarette, ogni tanto. Erano quasi le otto e di l a poco avrebbero staccato, il che faceva s che in testa avessero soprattutto un cappuccino bello cremoso e delle brioche croccanti, una cesta per la biancheria piena zeppa di brioche al burro.

Aspettavano una Mercedes - senza pi neanche aspettarla. Non si aspettavano un uomo a piedi, e ancor meno che l'uomo gli passasse davanti a una ventina di metri, con le mani abbandonate lungo il corpo. Si aspettavano di tutto, tranne quello. L'uomo era alto, effettivamente non doveva essere meno di un metro e novanta, e indossava una tuta da motociclista che aveva conosciuto giorni migliori, e dei grossi stivali da moto. Camminava sul marciapiede, senza curarsi di niente. - Cristo santo, - disse sbalordito Perrier, raddrizzandosi di colpo sul sedile. - lui, - disse Charles. - Me la gioco cento a uno. - Cristo santo, - ripet lentamente Perrier. L'uomo si dirigeva verso la casa e le lunghe ciocche di capelli, lisce e unte, gli ballonzolavano sulle spalle. Senza che gli dicessero nulla, Viale part e lanci la 4L, che inizi a sobbalzare nei solchi della strada sollevando spruzzi di fanghiglia gialla. Non era il momento di impantanarsi, e Viale sterzava lateralmente con dei colpetti di volante, il che faceva s che nell'auto tutti venissero sballottati senza che per nessuno ci facesse caso: dovevano tagliargli la strada. Dovevano fare in modo che non si barricasse nella casa degli hippie, perch allora s che sarebbe stato un vero casino farli sloggiare. L'auto sbuc sulla strada come una pallottola, venti metri davanti all'uomo che stava camminando. Lui non aveva alzato la testa, n accennato il bench minimo gesto, e continuava ad avanzare con lo stesso passo tranquillo verso il fabbricato scuro. L'auto fren di colpo e scivol sull'asfalto, gli pneumatici imburrati dal fango. L'uomo vedeva gli alberi neri e la massa rassicurante della casa, ma era come in un sogno, perch niente sembrava avere una consistenza n una forma ben definita. Vedeva le stanze al piano superiore e il calore della lampada, e nonostante il freddo che lo attanagliava sentiva un po' caldo e non guard gli uomini che si erano appostati intorno a lui, n le armi che gli puntavano addosso. No, semplicemente si ferm e lasci cadere le spalle. L'aveva sempre saputo che sarebbe finita cos e che non avrebbe mai fatto in tempo n a trovare la grana n a mettersi al sicuro, e ancor meno a goderseli, quei cazzo di soldi. La sua grossa carcassa ebbe un fremito, ma la cosa non aveva senso. - Non fare il fesso, - disse il pi vecchio dei poliziotti, e dalla voce l'uomo avvert chiaramente che non aveva voglia di sparare, ma che lo avrebbe fatto se necessario. Sei tu, Jethro? Lui guard il poliziotto e fece segno di s con la testa. S, era lui, Jethro. Aveva lasciato che Nina uccidesse Mayer, dopodich aveva fatto secchi il Gitano, Ramsete e Josie, e soprattutto aveva freddo. Aveva molto freddo. Guard la casa, per ricordarsi in seguito com'era. Lasci ricadere il mento sul petto. I poliziotti si avvicinarono, gli presero i polsi e lo fecero voltare, ma senza brutalit, come se lo stessero facendo quasi controvoglia. Poi lo misero con i palmi della mani appoggiati al metallo sottile e freddo del tetto della macchina, gli fecero allargare le caviglie con dei colpetti di tallone e gli tirarono indietro i piedi fino a quando si trov in equilibrio instabile sulle punte dei piedi e delle mani, e iniziarono a perquisirlo. Gli trovarono una daga nello stivale, una daga affilata che non era servita a niente se non come tagliacarte sulla scrivania di Mayer. Una daga da ufficiale delle SS.

Erano le otto e sei. Lo fecero voltare di nuovo. Uno dei poliziotti, un ragazzotto con il giubbotto di pelle, si guardava la mano come se l'avesse appena ficcata nella merda. Guardava alternatamente la sua mano e Jethro, e poi ancora la mano, e alla fine, con una voce che suonava stonata, disse che quello era sangue, e sangue non ancora completamente seccato, oltretutto. Gli misero le manette e lo cacciarono in quattro e quattr'otto nell'auto. Affanculo il cappuccino, e pure le brioche. Affanculo tutto. Cominci con il portarli dove aveva lasciato la Mercedes, la .357 Magnum di Mayer e la pistola che aveva fottuto a Ramsete. Dopodich, una volta presa la rincorsa, spieg a chi e come aveva confiscato il Riot Gun che avrebbero trovato nel baule. Infine, per completare il tutto, raccont tranquillamente che aveva appena fatto secco Ramsete perch gli doveva dei soldi. Perch gli doveva dei soldi? Perch non l'aveva pagato, per Mayer. Lui (Ramsete) gli aveva detto che da Mayer avrebbe trovato quaranta o cinquantamila franchi e che non doveva far altro che portarseli via, per cominciare, e che pi tardi si sarebbero accordati per il resto. Da Mayer lui non li aveva trovati, tutti quei soldi, c'erano poco pi di ventimila franchi. Una miseria. Non parl di Josie. Josie era la sorpresa. Perrier afferr il ricevitore della radio. Aveva una sigaretta in bocca e il viso privo di qualunque espressione. Chiam la sala operativa. Schneider era per strada, diretto alla Centrale. - Abbiamo il buffone, - annunci Perrier. - Rientriamo. Charlie Chan li seguiva al volante della Mercedes, giocherellando con tutta una serie di pulsanti e pensando - nel frattempo - al tenente Claude Schneider, a Shadrack che aveva piantato le tende sul termosifone della cucina e a Evita. Cercava, nell'ordine, di seguire la 4L davanti a s e di riorganizzare un po' i pensieri, mentre si asciugava le dita nei blue- jeans. Lo scompiglio, in un caso di omicidio, un fenomeno che si produce pi o meno all'improvviso e che lascia talvolta delle tracce pressoch indelebili, anche se per un bel po' di tempo si presenta piuttosto come un puttanaio, con una marea di uniformi che corrono di qua e di l, e vai con la caccia alle chiavi della macchina e con le grandi scivolate nell'atrio dell'ingresso - e dall'esterno si ha come l'impressione che si tenda a esagerare un tantino, ma il fatto che i poliziotti che si occupano del caso devono correre dietro al tempo: sanno di avere ventiquattr'ore di fermo, poi altre ventiquattr'ore di proroga eventualmente concessa dal procuratore, e nella maggior parte dei casi, il tutto troppo poco. Perci, ci danno dentro. Le loro confidenze, casomai riusciate ad averne, si riducono generalmente a qualche monosillabo buttato l tra una porta e l'altra - e vi va ancora bene, a condizione comunque che il battente lo teniate aperto voi. Si fa tutto di corsa e si va gi duro. C'era scompiglio. Due ispettori con gli occhi arrossati dalla mancanza di sonno e dal fumo di sigaretta, il viso ingrigito dalla barba, avevano portato Jethro al Commissariato

centrale. Uscendo dall'ascensore del piano terra avevano incontrato Schneider che aveva appena finito di consultare il registro di protocollo nel locale adibito al servizio di guardia permanente. Schneider aveva acceso una sigaretta continuando a esaminare la preda senza dire una parola. Un tipo alto e ben piantato intorno ai ventisei anni, con una bella muscolatura agile, i capelli lunghi, lisci e unti, ed effettivamente molto somigliante a Jethro Steelfngers in quel vecchio Blueberry che Charles aveva portato in ufficio. Si erano accalcati tutti quanti nell'ascensore per raggiungere il sontuoso ufficio dell'Investigativa B. Una squadra della Scientifica stava passando e ripassando al setaccio l'auto di Mayer, nel garage al piano interrato. Se Jethro non gli aveva rifilato delle gran balle (e perch mai avrebbe dovuto farlo, cristo santo, perch mai si sarebbe accusato di omicidi che non aveva commesso?), ci sarebbe stato bisogno di mandare della gente della Scientifica al Twenty Flight per procedere con i rilevamenti. Schneider stava mettendo al corrente il procuratore della Repubblica. Parlava poco. La schiena gli faceva un male tremendo. Dentro era freddo, indurito e vuoto, vuoto come un tamburo, e poco meno sonoro, e davanti a s aveva una giornata molto lunga, perch aveva l'intima certezza che Jethro non aveva sparato balle. Aveva accoppato uno degli impiegati di Ramsete, e pure Ramsete, in quattro e quattr'otto. All'appello mancava ancora il giovane Momo Chevallier ma, non appena fosse venuto a sapere che i suoi amici erano finiti dentro, il ragazzo non ci avrebbe messo molto a farsi vivo e in qualche modo (nel modo pi tangibile e pi ufficiale) loro avrebbero chiuso il caso. Riagganci, chiam il capo della Pubblica sicurezza e gli fece un breve resoconto della conversazione, e delle prime dichiarazioni di Jethro. Bisognava andare al locale, organizzare un'altra squadra scientifica per i rilevamenti. Bisognava - Ok! - tagli corto Jack lo Squartatore. - Mando qualcuno a cercare Meursault a casa sua. Ha preso qualche giorno di ferie arretrate ma rimasto in citt. A parte questo, ha bisogno di uomini? - No, - disse Schneider. - Per ora no. - Mi tenga al corrente. - S, - promise Schneider. Riagganci. Jethro fumava una Gitane. Perrier infilava una serie di moduli per verbali nella macchina da scrivere. Dumont si puliva le unghie aspettando il seguito. Schneider inform il loro cliente che si trovava in stato di fermo, da quel giorno stesso, a partire dalle otto, momento in cui era stato fermato dai poliziotti della sezione. - Bene, - disse Jethro. - Com'era il boss? - domand Charles. - Quasi gentile, - sghignazz Schneider. - Brutto segno, - osserv Dumont. I quattro poliziotti rimasero in silenzio un secondo, poi la macchina inizi a crepitare sotto le dita veloci di Perrier. Venti minuti pi tardi avevano gi dato una

prima passata all'intero caso. Sotto la pioggia Jethro li port alla Combe de la Demoiselle, dove aveva freddato l'anonimo sicario di Ramsete (rilevamenti, foto, recupero del cadavere), uno piuttosto giovane, del genere gitano, ma il cui muso spappolato non permetteva pi di farsi un'idea dell'aspetto originario. Giaceva disteso bocconi in una posizione abbastanza grottesca, che sarebbe stata spiegabile se avesse tentato di svignarsela pancia a terra aiutandosi con le unghie per risalire la montagnola, ma nessuno ha mai tentato un'impresa come quella con il cranio sfondato - e nessuno c' mai riuscito. La posizione faceva grossomodo pensare a una rana decerebrata buttata l da una mano sbrigativa. Scortato dai poliziotti, con i polsi legati, Jethro vagava nel pietrisco senza far caso alla pioggia che gli gocciolava sulla faccia. Fin con lo scovare quello che cercava, un sasso ovale e compatto, grosso come un bel melone. - Qua, - disse. Il funzionario della Scientifica si chin e il lampo di un flash squarci il grigiore, part un sibilo, mentre il condensatore si riempiva, e l'uomo fece un altro scatto pi da vicino, prima che Schneider afferrasse il sasso. Aveva una buona presa. Sotto, c'era ancora attaccato un magma brunastro. Charles Catala allung un sacchetto di plastica aperto e Schneider vi depose con cura il pezzo di selce, facendo attenzione che il magma entrasse il meno possibile in contatto con l'involucro. Vi si potevano distinguere facilmente i capelli, mischiati dentro. Jethro indic il posto dove aveva svuotato il caricatore (foto generiche, poi primo piano con grandangolare) e gli agenti raccolsero sei bossoli esplosi che infilarono in un altro sacchetto di plastica, e partendo dal principio che il sasso costituiva il reperto numero 1, il sacchetto che conteneva i bossoli della .357 divenne il numero 2, e i poliziotti erano autorizzati a credere che ce ne sarebbero stati altri ancora. Schneider fumava una sigaretta dopo l'altra, con le sopracciglia corrugate e le mascelle indurite. Perrier si avvicin al collega. - Non sono mica tanto sicuro che quel fesso si renda conto che si sta mettendo il cappio attorno al collo da solo, - disse cacciando le mani nelle tasche della giacca canadese. - Ma porca troia, che cosa gli ha preso? - E che ne so, - dichiar Schneider con voce aspra. - Alla fine, Ramsete c'entrava per davvero. - S, alla fine, - rimarc Schneider con un sorriso sornione. Poco prima delle dieci entrarono al Twenty Flight con le chiavi che Jethro aveva preso dal vestito di Ramsete. C'era odore di polvere e di fumo di sigaretta, pi un inestricabile miscuglio di profumi intensi e pi o meno inebrianti - sullo sfondo, un aroma di cannabis. Rilevamenti. Ramsete era morto, accasciato in maniera scomposta dietro la scrivania. Foto. Josie era distesa nel bel mezzo della stanza con la gonna alzata. Di lei si vedeva una grossa massa di capelli appiccicaticci, una mano intatta e tutte le parti intime, per quelli che non le avevano conosciute quando era viva. Perrier si pass la mano sulla faccia. Charlie Catala aspett che il fotografo terminasse per abbassarle la gonna sulle cosce. Come al solito si erano muniti di qualche sacco della spazzatura da venti litri e

avevano fatto bene, dato che per evacuare il corpo della donna dovettero sollevarle la testa (la testa) e infilare il tutto alla meno peggio in un sacco semitrasparente. Nell'ufficio rimase la macchia sul muro (cerchiata dal gesso bianco), e le due sagome i cui contorni erano stati a loro volta tracciati con del gesso sulla moquette, il che non rendeva i corpi meno assenti, ma comunque di certo pi astratti e vagamente sopportabili. Segnarono e fotografarono l'impatto della .357 sullo schedario metallico, dopo che aveva colpito Josie. I quattro buffoni dell'Investigativa B si astennero dal fare commenti o allusioni sulla personalit della vittima. Era una puttana, e coriacea, ci non toglie che facessero fatica ad ammettere quello che avevano visto. Non li si poteva certo rimproverare di eccedere in sensibilit, per ritenevano che ci fossero dei limiti; solo che, provate ad applicare il senso del limite a un rullo compressore o a una valanga. La morte di Mayer, adesso, era qualcosa di lontano per loro, un evento quasi privo di consistenza, il flebile chiarore di una piccola candela posta all'estremit di un lungo tunnel stretto. Avevano sul groppone altre tre carcasse fresche fresche, e bisognava portasele via; avevano l'autore, avevano tutto, dall'itinerario alle armi utilizzate per i tre omicidi, entro breve avrebbero anche raccolto delle confessioni dettagliate, con cui redigere un rapporto inattaccabile, di cemento armato, il Fort Knox dei rapporti, a prova del pi pignolo, del pi agguerrito degli avvocati della corte d'assise, eppure non traboccavano d'allegria, e nemmeno manifestavano un filino di gioia o il bench minimo segno di contentezza. Il fatto che non erano pagati per fare gli spiritosi e non si consideravano dei fornitori accreditati della morgue comunale. Nel linguaggio amministrativo (neutralit venata di francesitudine da big manager edulcorato) la si chiamava morgue, ma la Strada non aveva paura delle parole e la chiamava obitorio. I tre cadaveri avevano raggiunto quello di Mayer all'obitorio. L'ufficio puzzava di merda e di polvere, e c'era decisamente troppo caldo, i poliziotti avevano finito la perquisizione e fumavano, mentre l'esperto della FichetBauche richiesto da Schneider finiva di aprire la grossa e antiquata cassaforte che occupava un angolo dell'ufficio. La porticina ruot lentamente sui cardini. Avevano a che fare con un tipo spiritoso e disincantato, che come premio offr loro un corso propedeutico, adatto a quei ritardati mentali che ci si aspettava che fossero, di sgangheramento di una cassaforte. La porticina, dunque, ruot lentamente sui cardini e i ripiani furono alla portata degli occhi di tutti - compresi quelli di Jethro, affinch non ignorasse l'esistenza della terra promessa, quand'anche non dovesse mai metterci piede. C'erano delle pile di banconote. Banconote da cinquecento franchi, perfettamente nuove. Ogni mazzetta di dieci banconote era accuratamente stretta in vita da una fascetta di plastica verde di quattro, cinque millimetri di larghezza. Anche se quella visione presentava un aspetto vagamente monotono, o quantomeno ripetitivo, perch non c' niente di pi simile a una pila di bigliettoni nuovi di altre cinquanta pile di bigliettoni nuovi, tutte identiche, c'erano minimo la bellezza di quattro o cinque milioni. - Ah! Merda, cristo santo, - disse l'uomo della Fichet-Bauche. Schneider, piegato leggermente sulle ginocchia, si chin sulla cassaforte. Avevano

riempito di mazzette anche tutti gli spazi tra le pile. Allung la mano, ne prese una e la sfogli. Mancavano le due valigie per far tornare i conti. - Al lavoro! - disse il poliziotto. - Charles, ne hai ancora un paio, di sacchi? - Andrebbero meglio degli scatoloni, - obiett Perrier. - Manda uno degli uomini l fuori, - disse Schneider. - Di qui non esce nessuno. Piuttosto - Si volt verso il tecnico con la laurea in lance termiche. - Ci vorrebbe un secondo testimone, a parte i poliziotti qui presenti. Ha qualcuno gi in macchina? - S, - disse l'uomo. - Mantiene il contatto radio, nel caso che - Nel 'cazzoche', - se la rise Schneider. - perfetto. - Si gir verso Perrier. - Chiedi a un agente di portarci qua il secondo uomo della Fichet, andr benone. In presenza costante di due uomini, richiesti dalla procedura come testimoni dell'operazione, la squadra di Schneider cont novecentoundici mazzette da dieci banconote da cinquecento franchi, la qual cosa significa che tra le loro mani passarono 4.555.000 franchi, che migrarono dal ventre panciuto dell'antidiluviano mobiletto a tre scatoloni, ognuno dei quali aveva contenuto in precedenza dodici bottiglie da un litro e mezzo di acqua minerale naturale scaturita dai vulcani dell'Alvernia. Quando tutto fu concluso, andarono a recuperare Jethro, che era stato relegato in una stanza accanto sotto la sorveglianza di due agenti di custodia, dopodich levarono tutti quanti le tende, chi per firmare i verbali relativi alle operazioni effettuate dall'apertura della cassaforte fino alla confisca del denaro, chi per occuparsi del caso con pi calma e al calduccio negli uffici della Centrale. Nel frattempo una squadra del Pronto intervento aveva ritrovato la BMW di Ramsete sulla sponda del canale. Non ci sarebbe stato motivo di farci caso, se non fosse stato per le luci di posizione accese che spinsero i poliziotti a procedere con i controlli di rito quando si ha la sensazione di essersi imbattuti in un veicolo rubato. La sala operativa era all'erta e aveva intimato loro di tenere la macchina sotto custodia, inviando poi subito un messaggio via radio all'auto di Schneider. In fin dei conti, e in maniera del tutto logica, non si era dovuti andare a cercare poi tanto lontano. Il mazzo che Jethro aveva preso in prestito comprendeva una serie di chiavi d'auto con l'emblema della BMW. Quella stessa mattina Charles Catala ebbe il privilegio di guidare ben due sontuose auto straniere. Lui, che aveva occhi solo per la sua Coccinella Jeans, dovette lottare contro due motori stracarichi di cavalli, macchine pazzesche con cui per le loro Renault 4 sfiancate era inutile e illusorio tentare di competere - e cos su due piedi decise di investire tutti i suoi magri risparmi nell'acquisto di un'Alfetta GTV, o della prima Toyota Twin Cam che capitava, tanto per essere (almeno quando era in borghese) all'altezza dei tipi che aveva di fronte. Avevano un bel da dire, ma quattro milioni non erano mica poi 'sta gran cosa. Proprio per niente. Non erano molto di pi di dieci o quindici volte quello che avrebbe guadagnato in tutta la sua vita, solo tutti insieme e in una volta sola. Con sua grande sorpresa, mentre battagliava con il contagiri e la frizione al contempo, il Gatto dovette ammettere che quella constatazione lo lasciava piuttosto freddino. Si concentr sulla guida, cercando di non investire il paraurti posteriore del

macinino di Schneider. Era gi abbastanza dura senza che in pi si facesse rodere lo stomaco da queste riflessioni deprimenti.

Gioved mattina - ore dieci e trenta.

Johnny era tornato in citt per fare un colpo al supermercato Casino, il rutilante tempio del consumismo popolare locale, era venuto a fare un bel po' di soldi con un colpo tranquillo, alla Parker, un colpo semplice come un diagramma e lieve come il vento della sera nonostante i cowboy della sicurezza, dei pezzi d'uomo da patibolo con il berrettino, la .357 Magnum sull'anca destra e l'aria cattiva e un po' sussiegosa dei pigs newyorkesi. Era tornato per racimolare grana a pi non posso, non per crepare a fuoco lento in una stanza stile motel. Era tornato in citt e la pioggia non aveva smesso di cadere o quasi. Johnny alz lentamente un braccio, su cui risaltavano un'infinit di vene e di tendini, e cordoni muscolari come quelli di uno scorticato, e lui si guard la mano scheletrica con distacco clinico. Dall'altra parte del vetro si intravedeva la fine del lago, di un grigio spento, privo di morbidezza e di profondit, dei campi spelacchiati e scabbiosi come giovani cani e un lembo di falesia sventrata ormai da un pezzo. Florence se ne era andata fuori a comperare i giornali. Non gliene fregava niente dei giornali, non gliene sbatteva pi niente di tutto quello che succedeva nel vasto mondo, ed era vero che il mondo era vasto, tutto intorno, ma era troppo tardi, decisamente troppo tardi, e sapeva che ormai stava tirando le cuoia. Non aveva bisogno di medici, esami clinici, n check-up n niente. Era finita. Lei era uscita un attimo, per disintossicarsi. Per lasciare la stanza e sbattere in un cestino della spazzatura, molto lontano, i pezzi di cotone sporco, le siringhe di plastica e le fiale, perch non era il momento di farsi beccare per uso di stupefacenti. Johnny non aveva la scimmia. No, ne aveva bisogno solo per reggere altre quarantotto ore. Gli bastava quello, reggere quarantotto ore leggendo giornali, guardando la tele - cazzeggiando tutta la giornata di gioved e tutto il venerd, e poi sabato non sarebbe pi stata la stessa cosa, la grande ruota avrebbe iniziato a girare e sapeva per esperienza che sarebbe stato di nuovo calmo e lucido, senza impazienza n angoscia. Picchiett sul vetro con l'indice, senza un vero motivo. C'erano dei sottili graffi di pioggia, come delle schegge, pochissimi banchi di nuvole e delle fusciacche sfilacciate e pensose di pioggia sui piloni delle linee ad alta tensione che percorrevano il campo - proprio l davanti. Lasci che la mano ricadesse da sola. Sapeva quello che c'era da sapere, perch non si buttava mai su un colpo senza prima prendere informazioni, e a furia di appostamenti e pedinamenti, a furia di fare un lavoro da poliziotto, aveva ottenuto ci che voleva: sapeva chi aveva congegnato il tutto, ed era allo stesso tempo semplice e schifoso, e niente era davvero pi al suo posto. Aveva avuto il Cervello (quello che ora lui chiamava cos) nel campo leggermente verdognolo e tremolante del binocolo, mentre discuteva nella zona industriale con la

Tinca. L'uomo era alto e ben piantato, elegante nel suo cappotto a tre quarti di buona fattura; indossava altezzoso un abito grigio di tessuto morbido e la testa era coperta con ricercatezza da un cappello di feltro scuro da cui fuoriuscivano, sulla nuca, dei capelli di un bianco nevoso. L'ispettore Denis Gallard non era pi a capo della sezione C dell'Investigativa locale: gli era stato concesso di far valere prematuramente il suo diritto, peraltro incontestabile, alla pensione. In altre parole, si era fatto sbattere fuori a calci. Lui aveva subito imboccato la strada della succursale regionale della Societ Generale di Vigilanza, a poco meno di quindicimila franchi al mese. Era finita, per lui, l'epoca dei ceffoni sul muso e delle randellate sulla pancia, dei calci negli stinchi e delle braccia piegate dietro la schiena, finita tutta quella roba, ma in compenso si era tolto di torno i fancazzisti e i cacasotto, aveva fatto fuori di colpo gli alcolisti e i dementi senza speranza, cacciato via i microcefali e i leccaculo con la lingua biforcuta, ed era ripartito da zero. Invece che con i buffoni che passavano due terzi del loro tempo a prendersi sbronze madornali, di bar in bettola e di osteria in bistrot, adesso aveva a che fare con dei duri sotto la quarantina, dei giovani pensionati dell'esercito che se ne erano andati alla fine dei quindici anni regolamentari, tutta gente un tempo in uniforme che proveniva dalla Grande Famiglia, all'interno della quale Gallard aveva comunque mantenuto dei contatti, perch bench fossero tutti assolutamente d'accordo nel deplorare il suo andarci gi sempre troppo pesante, conservavano di lui il ricordo di un poliziotto s rabbioso, ma comunque di grande levatura. Aveva saputo reclutare dei duri, della gente coriacea, dei cattivi, aveva ottenuto per loro dalla direzione parigina una vagonata di uniformi in Tergal azzurro scuro, con pieghe affilate come lame di rasoio, giubbottini di popeline (d'estate) e di pelle (d'inverno) nemmeno lontanamente paragonabili alle tristi uniformi a casacca che infagottavano i tutori dell'ordine, dei porto d'armi come si deve per delle Security-Six calibro .357 invece della lugubre rubinetteria regolamentare in dotazione alla polizia (Unique, calibro 7.65, modello 51 Police, e 51 significava solo che l'arma era datata 1951), li aveva dotati tutti quanti di radio moderne e di postazioni portatili serie ed efficaci, e di Peugeot 104 ZS blu scuro, con l'aquila king size della SGV sulla portiera del guidatore. Li aveva straimbottiti di footing e tiro a segno, di corsi di nuoto e di balistica, li aveva iscritti al corso di pronto soccorso e spinti a prendere lezioni di difesa personale. Era andato in giro per sei mesi con ognuna delle squadre, vestito con la stessa loro uniforme, portando con orgoglio lo stesso cappellino e la stessa pistola, verificando instancabilmente i percorsi di raccolta e gli itinerari di vigilanza, e aveva finito con il tirare in piedi una squadra di dodici uomini prestanti, seri e decorosamente agguerriti. A quelli della polizia Gallard non era mai piaciuto, della qual cosa lui se ne sbatteva, ma dovevano riconoscere che lui aveva finalmente messo in pratica quello che trentadue anni di buoni e onesti servizi nell'amministrazione gli avevano permesso di congegnare, senza che loro gli avessero mai dato modo di realizzarne nemmeno una centesima parte. Per quello che interessava a lui, Johnny aveva trattenuto come unica informazione

che la SGV locale era assolutamente inattaccabile, in qualunque modo si cercasse di farlo. Tutto considerato, era meglio avere a che fare con i barboni della Speciale notturna, con le loro 304 e le 4L spompate, o perfino con quelli del GRB, nonostante le loro Renault 14 e gli atteggiamenti alla Hulk, piuttosto che farsi un furgone della SGV Sul mercato regionale la societ era ritenuta una garanzia sicura, costosa ma sicura, in un momento in cui la stampa locale fingeva di preoccuparsi della netta recrudescenza della criminalit, lasciando vagamente intendere tra le righe, nel contempo, che la polizia non era pi tanto all'altezza dei suoi compiti, sia in termini di uomini che di materiale, tranne nell'ambito tutto sommato scarsamente pericoloso delle contravvenzioni al codice della strada, perch, comunque sia, molto meno rischioso ficcare una multa di centoventi franchi sul parabrezza di un'auto che dare la caccia a dei malviventi, non vero? Specialmente se si tratta della macchina di un volgare privato cittadino senza copertura sociale, no? Gallard si era fatto sbattere fuori dalla polizia in seguito a una storiaccia, un affare non molto chiaro di manganelli e sfinteri, per capirci. Lui aveva saputo individuare una nicchia di mercato lucrosa e vacante. Molto lucrosa e molto vacante. Benone. Aveva saputo, per cos dire, promuoverla e sfruttarla. E fin qui niente da dire. Non piaceva a nessuno, ma lo prendevano sul serio, e tutto il resto erano bazzecole, stando ben attenti a non pestare i piedi a nessuno. Johnny si sedette in poltrona. Lentamente, con metodicit, ripass nella testa tutta la sequenza. Sabato sera, alle diciotto, piombavano nel villino dove Gallard viveva con la figlia, una ragazzina magra e pensosa di dodici anni, tiravano fuori i loro Riot Gun e le loro pistole e si prendevano cura di lui e della marmocchia. Dal villino Gallard trasmetteva una modifica del programma alle auto: il trasporto valori del Casino sar coperto con la squadra gi prevista, senza bisogno di usare il furgone Mercedes. Una modifica di normale routine. Dovevano far passare due ore nel villino, aspettando il momento di muoversi. Alle ventidue, Gallard sarebbe arrivato all'entrata del supermercato - l'entrata di servizio solo che ci sarebbe stato Eddy Rals al volante della sua 104, e Johnny dietro, tutti e due con la tenuta giusta e i berrettini regolamentari, e l'auto sarebbe andata a mettersi nelle retrovie, in fondo al parcheggio. Trasporto e scorta valori in silenzio radio. Se tutto fosse andato liscio (e perch mai non sarebbe dovuto andare liscio, dal momento che anche Gallard era coinvolto?) il trasporto dei sacchi si sarebbe concluso trentacinque minuti pi tardi, e le due auto della Societ Generale di Vigilanza si sarebbero dirette verso la citt. Nel farlo, avrebbero imboccato l'avenue du Drapeau e la rue Richard Wagner, avrebbero costeggiato per duecento metri gli ex depositi Mutzig e sarebbero passati davanti all'ormai dismessa stazione di servizio della BR Ora, dietro l'officina di quest'ultima c'era un passaggio che immetteva direttamente in uno dei depositi, vestigia di un'antica strada ferrata a sua volta abbandonata a inizio secolo. Per entrare nel grande atrio scuro come un forno, bastava far scivolare una semplice serranda, ben lubrificata e chiusa da una catena dalla consistenza di poco inferiore a quella di un rimorso.

Johnny si era preso la briga di fare la strada a piedi e di controllare tutto quello che si poteva controllare. Una volta imboccata rue Wagner, Eddy Rals avrebbe iniziato e perdere terreno rispetto alla 104 che gli stava davanti, avrebbe cazzeggiato un po' e alla fine sarebbe andato a parcheggiare sulla corsia deserta del distributore dove avrebbe acceso le luci d'emergenza. Quanto bastava perch Gallard lo notasse, e a quel punto qual era la cosa pi naturale, per il responsabile di una struttura del genere, se non fare dietrofront e andare a vedere cosa succedeva nell'altra auto? Purtroppo sarebbe finito su dei fucili a pompa, e non c' nulla che inciti al riserbo quanto la canna di un calibro 12. In men che non si dica i quattro uomini si sarebbero ritrovati in fondo al deposito, ammanettati e imbavagliati con il nastro adesivo, dentro una 104 con batteria e sistema antifurto staccati da cui Johnny avrebbe avuto la precauzione di togliere la radio. La Grossa Tinca e il Gitano (quale gitano?) si trovavano ancora nel villino di Gallard, a tenere a bada la ragazzina. Avrebbero aspettato l'ok di Johnny per filarsela, e la 104 e i sacchi sarebbero stati al sicuro nell'officina che la Tinca aveva affittato sui colli della citt, un fabbricato bello tranquillo dotato di una cisterna per l'olio esausto e di una cabina di verniciatura, tanto per dire che la Tinca non era affatto un fesso. Per quello che sarebbe stato l'ultimo appuntamento del suo ultimo colpo, Johnny aveva escogitato in contropiede un brutto tiro, qualcosa di cattivo, una fregatura sotto forma di tubo del diametro di due pollici e provvisto di deflettori, un tubo lungo almeno una ventina di centimetri che doveva solo avvitare in cima alla canna, opportunamente filettata, di una .38 automatica, in modo tale che le detonazioni non fossero troppo esagerate. Inoltre aveva previsto un'auto veloce e un guidatore provetto. Aveva previsto tutto, insomma, tranne che si sarebbe trattato di una farsa, una farsa triste e inconsistente destinata quasi unicamente a riabilitare il suo autore. Aveva attaccato i covi dei partigiani algerini, aveva guidato a centottanta all'ora, assaltato banche e partecipato a diversi colpi parecchio rischiosi, ma il suo ultimo colpo era all'altezza della sua vita, una rapina ignobilmente scadente, pi fasulla della promessa di un tossico, pi fetente del sorriso di un fan di Giscard d'Estaing, proprio una cosetta da poco. Gallard fregava la sua stessa agenzia e la catena dei supermercati Casino, ma l'incasso era assicurato, e se l'ex poliziotto aveva investito cos tanto nella faccenda, non era di certo per accontentarsi di due dita negli occhi. La Grossa Tinca aveva sentito odore di tappo e aveva ingaggiato Johnny Servat, fregando Gallard al quale aveva 'dimenticato' di segnalare la presenza del malvivente nella zona, da tanto aveva fifa del suo ingombrante socio - e Johnny, con la sua Smith & Wesson automatica calibro .32 dotata di silenziatore fatto a mano, si accingeva a fregare tutti quanti e a fottersi la grana. Florence tardava, e la pioggia si era messa a schizzare la parte bassa dei vetri. Johnny premette il pulsante del radioregistratore e l'organo intenso e gessoso dell'incommensurabile Wild Bill Davis si gonfi e invase la stanzetta dai muri bianchi e dal soffitto basso, mont e riflu, just like waves down on the beach, come dicevano i Doors alla fine degli anni Sessanta.

La 404 aveva zigzagato un po' prima di bloccarsi e, molto prima che fosse ferma, il tenente Claude Schneider ne era saltato fuori con una capriola, come un diavolo da una scatola, e con un ginocchio a terra, i due pugni attorno al calcio della .45 e il braccio a squadra, aveva aperto il fuoco, mentre i bossoli esplosi zampillavano dalla culatta. Algeri, 1962. Johnny si pass la mano sulla fronte. La giusta lotta Si era fatto scuro di colpo nella stanza, e l'organo non la smetteva di far riemergere immagini di elicotteri e montagne blu e viola, e mare color malva simile a un velluto graffiato al crepuscolo. Non esiste nessuna giusta lotta.

Gioved - ore diciotto.

Avevano lavorato ininterrottamente dal mattino, avevano ripreso a interrogare Nina Hagen, poi Jethro, e messo a confronto le dichiarazioni dei due giovani, e alla fine si erano ritrovati d'accordo su quasi tutto. Erano andati a ripescare lo schivo Blondain e organizzato un incontro per l'identificazione, e il peggio era stato scovare cinque o sei elementi adatti alla situazione. Armand Collin e i poliziotti dell'Investigativa avevano chiamato uno zingaro grande e grosso, amico loro, e i suoi tre figli spadaccini, e poi un paio di marcantoni trovati alla trattoria per camionisti Chez Marmette. Dai e ridai, avevano ottenuto dai loro due clienti, improvvisamente volubili bench ormai destinati a ritrovarsi in assise, un certo numero di chiarimenti che Schneider e i suoi colleghi potevano riassumere in pi punti: Mayer organizzava delle riunioncine sadomaso (Nina Hagen) e la cosa durava ormai gi da due anni, tra alti e bassi, ma nessuno scattava fotografie. Gli incontri si svolgevano in parte nel salotto di Mayer e in parte nello stanzino contiguo al locale caldaie (v. prospetto della casa, lato A, nel documento della Scientifica) - la parte pi rumorosa. Nina Hagen serviva in un certo senso da procacciatrice, ma non c'erano solo ragazze, c'erano anche degli uomini, che si davano pure il loro bel daffare, e mica gente qualunque, oltretutto. Inoltre lei non era la sola a procurare la selvaggina a Mayer. Qualcuno di loro si faceva pagare, e non poco: tra i cinquemila e i diecimila franchi. C'era stata una grana con una ragazza, una volta; questa se ne era portata a casa ventimila per tener chiuso il becco e nessuno l'aveva pi rivista in citt. A volte c'erano degli spettatori e a volte no. Nina Hagen si faceva pagare per i suoi servizi, e capitava pure che mettesse le mani in pasta, all'occorrenza. A parte la volta in cui per poco la ragazza non ci lasciava le penne, non avevano mai avuto problemi. Era un affare che girava bene (Jethro). Tornando a quel venerd, le cose erano andate alla cazzo (Nina). Avevano preso appuntamento con Mayer, erano entrati con Momo Chevallier e Mayer aveva iniziato con il puntargli una 9 mm contro le pancia. Dopodich: Jethro gli aveva mollato una sberla. Lo avevano disarmato. Avevano cominciato a lavorarselo per sapere dove teneva i soldi, come aveva detto Ramsete. Lo avevano portato nello stanzino (lato A), dove lo avevano attaccato per i polsi al tubo che scendeva dal soffitto. Mayer era gi mezzo andato. Nina ha continuato a occuparsi di lui con una chiave regolabile che avevano trovato in garage, ma si sono resi conto che non gli avrebbero pi cavato fuori niente. Si sono messi a cazzeggiare

un po' per la casa e a frugare nei cassetti della scrivania. Alla fine hanno messo le mani su un po' di soldi, tra i venti e i trentamila franchi. Schneider rilesse la deposizione di Nina Hagen. Ecco quello che la ragazza aveva raccontato con il suo tono spento e senza mai abbandonare quella sua aria cocciuta e diffidente: "Siamo tornati nella stanza dove c'era Mayer, Jethro aveva la pistola in mano. Gli ho chiesto di passarmela e lui me l'ha data. Nel caricatore c'erano delle pallottole come quelle che mi avete fatto vedere (.357 Magnum Wad Cutter). Non so perch, ma Mayer aveva l'aria di essere morto, allora gli ho sparato addosso, mettendomi dalla parte opposta della stanza. Ha fatto un bel po' di rumore, ma non troppo. "Allora ho sparato ancora due pallottole, sempre perch pensavo che tanto era morto e che comunque non gli facevano pi niente. Dopo mi sono avvicinata a Mayer, gli ho messo la canna della pistola in bocca e ho sparato le ultime due pallottole una dietro l'altra. Ripeto che ho sparato perch pensavo che tanto Mayer era morto". Non aveva usato proprio questi termini. Parlando di Mayer, ogni volta aveva utilizzato parole come 'testa di cazzo' e 'checca' (aveva detto: "allora ho ficcato in bocca la canna della berta a quella testa di cazzo," ma poi istintivamente si era corretta). I tre poliziotti che fumavano avevano la gola impestata e Dumont aveva chiesto al caposquadra di lasciarlo andare al lavoro con la maschera antigas, stile manifestazione, ma per una volta non aveva fatto ridere nessuno. Stando alle loro stesse dichiarazioni, Jethro aveva ucciso Mayer perch glielo aveva detto Ramsete e per pagarsi la riparazione della moto, visto che gli costava una cifra, e Nina perch ne aveva le palle strapiene di quella checca da due soldi, ma in definitiva lei non aveva fatto niente, se non pestarlo un po', era stato Jethro a fare il grosso del lavoro, tipo spezzargli le braccia sul bordo della scrivania. I poliziotti erano affaccendati a sistemare tutta la carta in mazzette, alla svelta, a pinzare i verbali di constatazione e le varie deposizioni, quelle dei testimoni e quelle dei due omicidi, perch dovevano presentarle quella sera stessa in Procura. Erano affaccendati a raccogliere le prove e a cacciarle dentro due scatoloni. Facevano in maniera automatica quello che dovevano fare alla fine di ogni procedura investigativa, tranne che non si erano mai trovati con quattro milioni di franchi e delle carabine automatiche, per non contare la Mercedes e la BMW, tutti nello stesso caso, e pure una Police Python sei pollici, una pistola a canna corta e un Lger Parabellum. Facevano quello che c'era da fare, ma senza entusiasmo: perch la loro gioia fosse totale, se di gioia si pu parlare in casi simili, gli mancava Momo, chiaro, ma anche Ramsete e Josie la Matta. Ovviamente non se lo dicevano, ma avevano la vaga sensazione di aver fatto cilecca. Verso le venti Schneider usc dal Palazzo di Giustizia, scortato da Perrier e dal

Gatto. Tutti e tre alzarono la testa: non pioveva pi e il cielo scuro aveva un che di vellutato, di quasi tenero e compassionevole. - Lorraine andata a ballare da Chess, - disse Perrier, alzando il collo della giacca canadese. - Andiamo a mangiarci qualcosa tra uomini? - Ci sto, - disse il Gatto. - A ruota, - dichiar Schneider. - Cominciamo col farci un bicchiere all'Aquarium, tanto per scioglierci un po', e poi ordiniamo per telefono delle costate di manzo da Pdro Armandariz Garcia. Tempo che arriviamo e sono cotte a puntino Quando i tre poliziotti fecero irruzione nella saletta interna dell'Ange de Mostaganem, non era difficile indovinare che erano decisamente pi che su di giri. Nel gergo del mestiere: 'declinavano ogni responsabilit'. In tutti i sensi, amico. Terminarono facendo il giro dei locali e passando al rallentatore davanti al Twenty Flight, constatarono che nel grosso edificio era tutto spento e cos andarono a finire al Copacabana, dove Charlie rimorchi una moracciona tutta gambe e se la squagli. Perrier e Schneider continuarono a bere insieme alla proprietaria. Poi la proprietaria alz i tacchi pure lei. Schneider fumava, con i pugni affondati nelle tasche dell'impermeabile, le gambe allungate e le caviglie incrociate. - Ti passo la palla, la settimana prossima, - disse al collega. - Momo Chevallier non pi un problema, adesso che abbiamo pizzicato gli altri. Cerca di tenere in squadra Viale, anche se adesso - Sparisci per un po'? - Dieci giorni di arretrati, - assent Schneider vuotando il bicchiere. - Resti qui? - No, - disse Schneider. - Nizza, Cannes, non sappiamo ancora - Sappiamo? - Accompagno Dinah. - Diede un tiro alla sigaretta e il suo viso scomparve, nascosto dietro una coltre di nebbia azzurra, larga e pensosa. Si chin sul tavolino, prese il bicchiere vuoto e ne fece risuonare il fondo sul rivestimento di ceramica stile Vallauris. La bionda al banco fece di s con la testa e con le spalle. - Altra cosa, disse, - credo che lascer la citt. - Cambiamenti? - Forse no, - disse Schneider. - A tal punto? - chiese Perrier con voce preoccupata. - S, - disse Schneider, - a tal punto La bionda gli mise altri due bicchieri sul tavolino. Altri due bicchieri e nessuno scontrino. Da parte del padrone. La ragazza si dondolava leggermente. Metteva in mostra un paio di splendide tette alla Mae West, e Schneider le diede un colpetto con l'indice appena sopra il ginocchio, e sorrise. Un sorriso da lupo divertito. - Va' a prenderti un bicchiere, piccola, - disse senza smettere di sorridere, - e vieni a raccontarci i tuoi naufragi. - Non posso, - disse la ragazza, - devo occuparmi della porta. E la padrona non vuole che beva con i clienti. Dice che non sta mica bene Schneider alz il bicchiere. Non era n del tutto sbronzo n proprio lucido. Teneva

il piede in due staffe. Perrier si contemplava le mani. La ragazza non si muoveva. Alla luce del giorno c'erano forti possibilit che fosse gi sull'avvizzito, ma nell'ambiente ovattato del Copacabana, quella sera, la dava a intendere perfettamente, con i suoi sandali in sughero, il bolerino e la mini in skai, le calze a rete - faceva molto coniglietta versione povera. Faceva anche brava figliola. Appoggiandosi sulle braccia, Perrier scivol via dal tavolino. Aveva bisogno di sigarette e ne approfitt per inchiodare la padrona dietro il registratore di cassa. Si diede da fare per infilare un ginocchio tra le sue gambe, salendo appena un po', e disse, afferrando un pacchetto di Gitanes mentre nel contempo gli toglieva il cellophane: - Ce l'hai sempre quello stanzino, nel retro? - Sempre, - tub la donna. - Hai dei ritorni di fiamma? - S! - disse Perrier. E ribad il concetto infilandole la mano nella gonna. - Com' la tua bambolina? - A posto, - disse la donna. - A posto e pulita. Appena hanno qualcosa, le porto dal dottore, e se non si curano le sbatto fuori. Ma quella pulita. - Va bene, - disse Perrier. La sua faccia tonda da filibustiere abbozz un sorriso lascivo. - Mi sa che il capo stravede per la bimba, allora vai col tango. Che cos' che beve? - Vodka, - disse la donna afferrando una bottiglia. - Allora una vodka sul tuo conto, e non metterti a pianger miseria o adis trombata. Torn al banco con il bicchiere. La ragazza era seduta sull'angolo del divanetto. Schneider fumava. Perrier appoggi il bicchiere davanti alla ragazza. Non doveva avere pi di vent'anni e in fin dei conti tutti e due avrebbero potuto avere una figlia di quell'et, una ragazzina che magari sarebbe finita a lavorare come entraneuse in un localaccio di terza categoria e ad adescare dei vecchi stronzi come loro, e bench a Schneider girassero seriamente le palle, bevettero ancora due bicchieri insieme a lei, sparando qualche cazzata - ma gentili - e dopo che la videro ridere proprio come una bambina alzarono i tacchi, nonostante le lunghe gambe nelle calze a rete, le tette e quella finta aria da Ann Margret. Alzarono i tacchi senza passare dal boudoir.

Venerd mattina - ore due.

Il telefono suon per terra, nell'ombra, una volta soltanto. Schneider alz il ricevitore e con un unico movimento secco butt indietro il sacco a pelo che aveva sulle gambe e si sedette sul divano. Le labbra incollate alla cornetta, disse con voce smorzata: - S! Dimmi Il che lasciava vagamente presupporre che aspettasse una telefonata, ma forse non quella, e quando sent la voce cos vicina aggrott la fronte, una voce di uomo, bella sveglia e allo stesso tempo un po' scanzonata, e molto sicura di s, una voce a forma di pedata nel culo circolare e ampiamente giustificata. - Lei non si rammenta di me, sicuramente, - diceva la voce. - Vero, Schneider? Lei non si rammenta di me. Eppure noi ci conosciamo bene Schneider appoggi i piedi nudi sulla moquette. Il suo orologio da polso faceva le due. Aveva sonnecchiato a dir tanto due ore, e oltretutto in quel lasso di tempo forse era finito sotto un treno che tuonava sopra la sua testa, uno di quei grossi espressi lanciati nella notte, densi e pesanti come dei blues, che trasportano carichi di vivi e di morti e tonnellate di spiccioli a milioni di chilometri all'ora - e il treno aveva impiegato tanto, tanto tempo ad attraversare la stazione ai cento all'ora. Il poliziotto cerc a tastoni il pacchetto di sigarette e al diavolo il Blues del grosso treno. - Schneider - S? - Allora? - fece la voce senza manifestare alcuna impazienza. - Allora cosa? - mugugn Schneider. - Allora chi - 'sto cazzo, - disse Schneider. - Sono tornato a casa due ore fa, sparato, e tutto quello che so che questo non l'ufficio del turno di notte della Polizia municipale, perch l di solito non si gioca agli indovinelli e non si chiama da una cabina pubblica. So anche che il numero da lei composto non sull'elenco telefonico. Si chin di lato per premere il pulsante ON del mangianastri e un malizioso occhietto color rubino si illumin con sfrontatezza a livello della moquette, la cassetta part con un leggero fruscio ovattato. - Milan, - annunci con un tono di voce come se si trattasse di una qualche parola d'ordine. - Milan, immagino si ricordi di me. - S, - sogghign Schneider. - S, mi ricordo di lei, Milan. - Osserv un secondo di silenzio poi disse con voce molto dura e pi piatta di un tavolo da stiro: - Sempre nei corridoi del potere? Sempre a rotolarsi nella stessa merda, immagino? - Devo vederla, Schneider. - Aggiunse: - Ora. Schneider accese una Camel tutta ammaccata e disse: - Non ne vedo la necessit. Ho pranzato col suo capo mercoled, e credo che ci siamo detti tutto. - Aspir dalla sigaretta e il fumo amaro, passando, gli bruci la

gola, senza aver risparmiato, appena prima, il palato. - Un'altra cosa, Milan. Se non ci fossero stati i suoi amichetti e tirarla fuori dai guai, adesso lei si starebbe facendo venti anni di prigione. Per omicidio, Milan. - Non ci sono prove, Schneider, - disse la voce. - Si ricordi: non ci sono prove E il diritto penale francese concede sempre il beneficio del dubbio all'accusato. - Mi ricordo, Milan, - disse Schneider. - Dunque vada a farsi fottere. Lei e i suoi amici. Andate tutti a farvi fottere - Si sbaglia, - disse Milan. - Si sbaglia veramente Le prometto che non se ne pentir. - E, tanto per ridere, - disse Schneider a denti stretti, - se ci dessimo appuntamento nello studio del commissario Morgantini? Diciamo domani mattina verso le dieci? Milan fece una risata elegante, mondana, tono su tono, in cui sembravano rivaleggiare derisione e indulgenza. - Big Brother ci ha fatto alcuni favori, fino al giorno in cui si fatto appuntare la legione d'onore davanti alle truppe. Se la faccia tornare in mente, quella cerimonia grottesca, e le scarpe con la suola ortopedica di Big Brother. Morgantini ha ottenuto il bel nastrino per un pelo, visto che poco dopo Chirac se ne andato, nelle condizioni che lei ben sa, e la Centrale ha iniziato subito ad avere dei ripensamenti Capisce? - S, - ridacchi Schneider. - Che genere di favori? - Di quelli grossi, - dichiar Milan. - Lei sul caso Mayer? - Lo ero, - disse Schneider. - Le mancano degli elementi, Schneider. - E lei ce li ha - E noi li abbiamo. Capisce, adesso? Schneider sghignazz. Poteva permettersi il lusso dell'insolenza. Tir dalla sigaretta. C'erano quattro milioni, depositati nella cancelleria del tribunale; c'erano quattro cadaveri, in orizzontale nelle celle fredde dell'obitorio; e due dei tre autori dell'omicidio Mayer al sicuro in carcere. Tranne una serie di fotografie, negativi e stampe, tutto il contenuto della valigetta era passato nell'inceneritore, e che poi succedesse quel diavolo che doveva succedere. - Lei ha il mio numero di telefono, Milan. Avr anche il mio indirizzo. - assolutamente fuori questione, - rise Milan. - No, Schneider, pu scegliere qualunque posto eccetto casa sua e non parleremo nemmeno nella sua auto. Un colloquio tte-a-tte, sotto le stelle. Solo lei e io. N a casa sua n da Morgantini. - Alcune cose Lei solo, Milan? - Sempre. Allora? - lei ad aver fatto la richiesta, - ricord Schneider. - Allora cosa? - Allora dove e tra quanto? - Vale la pena di tentare, - riconobbe Schneider. - Full d'assi con donne. - Rise sotto i baffi, perch Milan era davvero un duro, ma in quanto tale era anche un ingenuo e faceva affidamento su ognuna di quelle due qualit. - Conosce la mia auto? - Facile, - rise Milan. - Una Renault 16 nera del 1975, con tettuccio apribile, targata Ha ottantaseimila chilometri sul contatore e gli pneumatici anteriori cominciano a dar segni di stanchezza Ah! Ha anche due caricatori di una .45, pieni, fissati con il nastro adesivo sotto il cruscotto. Non li abbiamo toccati. Non abbiamo

toccato nemmeno il resto Nella penombra Schneider fiss l'estremit della sua sigaretta con particolare intensit: un sottile anello di fuoco complicato che scintillava come un altoforno all'altro capo della notte - l dove il treno si precipitava alla cieca. "Il resto" erano la radio e il mangiacassette. Il resto - Che genere di favori le ha fatto Morgantini, Milan? - chiese Schneider con voce stanca ma inesorabile. - Che genere di favori? Era davvero grossa, e il poliziotto aveva il cuore in gola, non c'era una possibilit su mille che il bluff funzionasse, e poi andava contro tutte le regole che uno come Milan spifferasse qualcosa al telefono, ma bisognava tener conto dell'urgenza e dell'odio - e la cosa funzion - Va bene, - tagli corto Schneider dopo un attimo. Gir il polso per consultare l'orologio. Le due e dodici. Fece velocemente il calcolo. - Tra venti minuti costegger il lato sud del lago. Quindi passer di fianco ai campi da tennis. Tra una ventina di minuti sul parcheggio dell'Associazione sportiva - Tacque e prima di riagganciare aggiunse, con voce glaciale: - Sar meglio per tutti che lei sia solo, Milan. Schneider si strapp di dosso i pantaloni delle tuta, fece una doccia prima bollente e poi ghiacciata, si fece la barba con cura e si asciug con una salvietta di spugna pulita, poi trangugi due capsule aiutandosi con un po' di succo di pomodoro. Solo a quel punto si vest, infilandosi dei pantaloni di velluto nero, un dolcevita e gli anfibi di pelle. Controll il caricatore della .45, che fece scivolare svelto nella fondina appoggiata sull'anca destra, e and a cercare una Colt Cobra due pollici sopra la mensola del cesso. Era un'arma leggera, adatta per scontri ravvicinati. La fiss al polpaccio sinistro, appena sopra l'anfibio, dentro una sottile fondina di cuoio morbido e tir gi la gamba del pantalone. Se quello non bastava, non sarebbero bastati nemmeno una mezza dozzina di fucili d'assalto. Indoss una lunga giacca mimetica scura. Prima di uscire, tolse dal portafoglio la foto di una donna e la guard per un attimo, con una dolorosa e tremenda avidit. Se qualcuno era l a controllare i suoi spostamenti, lui non lo not - ma poteva essere uno che faceva bene il suo mestiere. Se qualcuno lo controllava, quel qualcuno non avrebbe potuto fare a meno di notare la Renault nera emergere dal parcheggio sotterraneo, imboccare 1'avenue Victor Hugo e girare a destra frenando. Schneider accese il ricetrasmettitore CB e pass velocemente in rassegna le frequenze. Guidava con le sue belle mani, n troppo veloce n troppo lento, e conosceva la citt sulla punta delle dita, il che gli diede la certezza di non essere pedinato. Lo avrebbe sentito, in ogni modo, dato che era pi carico di un B52 al decollo. Non pioveva pi, e nella fenditura tra due edifici gli sembr di intravedere un pacchetto di stelle alla deriva. Si chin e prese la fiaschetta di whisky dal vano portaoggetti. La stapp con i denti e sput il tappo metallico sul pavimento, dopodich ne bevve due o tre sorsate, senza togliere la bocca dal collo. Quel fetente di Charlie se ne era scolato la bellezza di due terzi. Con il dorso della mano guantata asciug il sudore che gli colava lungo faccia, tra le sopracciglia, sulle labbra e sul mento. I semafori arancioni palpitavano senza tregua e, sfrecciando, le poche auto che lo superavano lasciavano dietro di loro delle scie gialle, come dei

razzi, con dentro le sfere delle luci degli stop, qualcosa che assomigliava ai mitragliamenti a bassa quota dei caccia notturni. Cherokee aveva fatto bene a sganciarsi. Lui non aveva pi morale - nessun tipo di morale. Era partito. Completamente partito. Cherokee. Riusciva a malapena a ricordarsi il tepore dei suoi seni, il mareggio del suo ventre. Lanci la fiaschetta di whisky sul sedile posteriore. Non aveva pi paura: si sentiva pi grande della cupola lattiginosa della notte, la sua fronte era asciutta e non aveva mai provato n paura n freddo, i suoi gesti erano vertiginosamente chiari e limpidi e la notte si era dilatata fino ad abbracciare i limiti pi estremi, fino ai confini dell'universo, fino al posto in cui alla fine si riversa in un silenzio pensoso; e lui era come il treno, una bomba sulle sue rotaie, lanciato nell'infinito indifferente, altrettanto secco e mortale. Aveva le mascelle inchiodate. Milan lo aspettava - sapeva dove. Milan, con tutta la sua ciccia bella rossa, i suoi nervi belli gialli e la poltiglia grigia dentro il cranio, e doveva ammettere che l'incontro non sarebbe stato ad armi pari. Milan non lo aspettava nel parcheggio, allo scoperto, lo aspettava placido l dove lui stesso si sarebbe acquattato per attendere la sua preda, imbozzolato dietro lo spogliatoio dell'Associazione sportiva. Schneider costeggi il lago. Era curioso, un lago, di notte, non si sarebbe sospettato niente, era come uno specchio disteso per terra, uno specchio nero in cui si rifletteva la luce della ZUP, un'astrazione. Sterz bruscamente a sinistra, nascose la Renault 16 e spense tutto. Sul suo orologio erano strascorsi solo dodici minuti dal momento in cui aveva riagganciato. Il punto debole di Milan era vivere nel comfort. Usc dall'auto, attut il tonfo della portiera. Per un minuto buono rimase completamente immobile, i sensi all'erta, tra la massa scura dello svincolo e la sonnolenza tranquilla del lago, poi poco alla volta i suoi occhi si abituarono alla penombra e riusc a distinguere il viottolo che costeggiava i campi da tennis, e si ricord di Cherokee con la sua Donnay sotto il braccio, e il dondolio del gonnellino bianco sulle cosce abbronzate. Ritrov il rumore delle palline e il sole, il sapore del sudore tranquillo sulla pelle, e si mise in movimento come uno zombie silenzioso, le braccia lungo il corpo e la giacca aperta. Sotto un arbusto di falso pepe, la Citroen grigia gli offriva il suo elegante didietro. Il conducente stava fumando con un gomito fuori dalla portiera, e dall'abitacolo fuoriuscivano esili volute. Schneider si piazz nell'angolo morto dell'auto, dove rimase immobile, con i sensi sempre all'erta. Sul cavalcavia dello svincolo stava passando un'auto e Milan ascoltava in sordina la Army Air Force Band, il che faceva abbastanza ridere. Gli rimaneva un'ultima possibilit di voltarsi. Non lo fece. Prese coscienza della presenza del poliziotto - e del suo errore, ma era troppo tardi - solo quando la portiera si apr di colpo sotto il suo gomito e la canna della Colt si infil senza alcuna dolcezza sotto il suo orecchio sinistro, sollevandolo dal sedile. - Buonasera, Milan, - disse il poliziotto.

Nella sua voce c'era un che di remoto e distaccato, e tuttavia di irrimediabile, come una voce off carica di nostalgia sui cori di Tuxedo Junction. Milan si rilass. - Metta la mani sul volante, - disse Schneider. - Piano o le faccio saltare le cervella. Milan obbed senza fretta. Schneider lo ammanett senza mai lasciare la pressione dell'arma. - Un movimento sbagliato, un gesto di troppo, non importa quale, e le faccio saltare la testa, - avvert il poliziotto. - Ne sarebbe capacissimo, - valut Milan. - Esca lentamente, - disse Schneider. - Molto lentamente. Milan esegu placido. Con i pugni stretti sulla pancia, appoggi prima un piede e poi l'altro sulla terra spianata. Poi si raddrizz, un colpettino alla volta. La .45 lo accompagnava con il cane armato. Nell'abitacolo volteggiavano degli ottoni, un lieve tubare di violini morbidi e dolci come ali di colomba nella luce rosea della sera, ed era strabiliante. Schneider perquis rapidamente l'uomo. Sotto l'ascella sinistra Milan portava una fondina di cuoio intrecciato. - Da quando in qua i bulli della sua specie se ne vanno in giro imbottiti? - chiese Schneider. C'erano rabbia e amarezza nella sua voce. La rabbia e l'amarezza di un uomo solo, lanciato in un combattimento incerto. Aggiunse: - Adesso allora non le bastano pi i nervi di bue e gli Stalin? - Non esageri, Schneider, - disse Milan. - Direi che basta cos Il pugno guantato di Schneider lo colp in piena bocca. Lui and a sbattere contro il tetto dell'auto e si scroll. Poi sput per terra, saliva e sangue. - Immagino che non fosse indispensabile, - disse Milan. Schneider lo afferr per la spalla e lo allontan dall'auto. Si chin dentro la CX, ferm il mangiacassette e tolse la chiave dal cruscotto. Sul tappetino davanti al sedile, l dove Milan l'aveva appoggiata, c'era una Smith sei pollici. Una bella arma pesante e precisa, con un calcio da combattimento. Il poliziotto si volt lentamente, con la pistola nel pugno sinistro. - Irregolare? - No, - disse Milan. - Ovvio, - sghignazz Schneider. - A lei non si pu rifiutare niente, vero? Estrasse il tamburo e i bossoli di rame levigato brillarono nella penombra. Tir fuori le cartucce e se le cacci in tasca. Il viso emaciato del poliziotto non aveva pi niente di umano. Milan sput e si asciug la bocca nell'interno della manica. Gli occhi morti di Schneider si spostarono su di lui. - Lei non ha mai fatto regali a nessuno, Milan. Mai. A nessuno. Il Profeta le dava fastidio e lei l'ha fatto uccidere, lei o i suoi amici. Non gli avete lasciato neanche l'ombra di una chance di uscirne vivo. Il poliziotto afferr la pistola dalla canna e Milan indietreggi, fino a quando sent contro le spalle l'intonaco rasposo del muro. Sput di lato, con aria indifferente. - A che serve, adesso? - disse con una voce velata di buon senso. - A cosa pu portarla? - Neanche l'ombra di una chance, - ripet Schneider. Alla luce flebile dei lampioni dello svincolo il suo volto sembrava intagliato nel granito, liso e levigato dalla pioggia e dal vento, e corroso da un terribile acido

interno. Milan lasci ricadere le mani sulla pancia. Quasi senza muoversi, Schneider gli mand in frantumi lo zigomo sinistro. - Mayer, - disse Milan. Schneider raddoppi. Milan sent il sangue colargli lungo la guancia, in un primo momento tiepido come una pioggia estiva, poi sgocciolargli dentro il collo, freddo e appiccicoso. I polsi bollenti cominciarono a dargli delle fitte e aveva tutta la faccia gonfia e allo stesso tempo dura come legno, sonora e dolorante. Schneider teneva la pistola per la canna, con nonchalance, tra il pollice e l'indice. Sembrava pensoso e indeciso. - Mayer, - disse Milan. - Aveva otto milioni a casa sua. Otto milioni. Sabato mattina doveva prendere un volo Air Inter. - Volo di linea 111, - disse Schneider sarcastico. - Partenza ore sei e dieci. Destinazione Nizza, Francia. Non era la prima volta, e non sarebbe stata probabilmente l'ultima, se il Fokker non fosse partito senza di lui. - Aggiunse, con voce stanca: - Abbiamo controllato, Milan. Mayer aveva fatto tre volte quel viaggio solo negli ultimi sei mesi. Sapevamo quello che faceva, ma incastrarlo era dura Milan allung i polsi verso di lui. - Mi pu togliere queste? - No, - disse Schneider. - Pi tardi. E non c'erano otto milioni da Mayer, solo poco pi di quattro, in tagli da cinquecento Soffoc una risatina. - Ramsete aveva messo le mani sui soldi per caso. Non cercava quelli, ma delle fotografie. Le foto erano al sicuro e allora deve aver ripiegato sui soldi. Come poi sia riuscito a mettere le mani sulle valigie non lo sapremo mai, sta di fatto che ha recuperato la grana e l'ha messa in cassaforte, perch la sua testa gli diceva: a chi mai verrebbe l'idea folle di scassinare il Twenty Flight? Sempre la sua testa. E il ragionamento stava in piedi, o invece stato preso alla sprovvista, ma la grana era al sicuro, l, dove a nessuno sarebbe venuto in mente di pensare che lui era cos coglione da lasciarcela Quattro milioni. Una certa cifra Milan si pass l'interno della manica sulla bocca. Il suo lavoro era recuperare i soldi. La sua faccia, di un rosso acceso sul lato sinistro, gli bruciava come se qualcuno si fosse divertito a sfregarla contro il muro, ma non sanguinava pi tanto. Sput un'altra volta. Aveva soprattutto bisogno di fumare per schiarirsi le idee. - Mi dia una sigaretta, Schneider, - disse con tono circospetto. - Il diavolo gliela render Lei ha uno strano modo di stare al gioco - Da dove venivano quei soldi, Milan? - Lei lo sa benissimo. - Esit e disse: - Da investitori privati. Le va bene questa risposta? - No, - disse Schneider. - Lei ha tirato in ballo Big Brother, allora perch andare per il sottile? Dai suoi amici? - Non solo, - disse Milan. - Non solo. Lei non ha idea della quantit di furbi che hanno soldi da piazzare in ogni tipo di affare, dal momento che il rendimento non nemmeno lontanamente paragonabile al 7,5% della Cassa di Risparmio. Al netto delle tasse. Una marea di furbi, Schneider

- Nevica, - sghignazz il poliziotto. - Mayer investiva in droga, coca, ero Quali strani giri lo avevano portato fin l, nessuno lo sapr mai, ma lui era un investitore. cos? - S, - assent Milan con voce cupa. - Ma questa volta non si trattava dei suoi soldi, il che blocca l'operazione. Senza contare Senza contare che a questo punto tutta la credibilit del sistema, tutta l'affidabilit del meccanismo a essere messa in gioco. Capisce? - S, - disse Schneider. - Dove sono i soldi? Schneider sorrise - o per lo meno Milan ne ebbe l'impressione, ed era probabile che sorridesse, anche se si trattava di un sorriso molto inquietante. Lentamente, senza smettere di sorridere, disse: - I soldi si trovano nella cancelleria del tribunale, Milan. Sequestrati e posti sotto sigillo dalla polizia. Le restano due soluzioni: rapinare la cancelleria oppure invitare gli interessati a presentarsi l per far valere i loro legittimi diritti sull'intera somma o su parte di essa. Milan si pass una mano sulla faccia, gesto non facile con i ferri ai polsi. Schneider aveva tirato fuori un pacchetto di Camel tutto schiacciato. Gli allung una sigaretta e lo fece accendere. Intervallo. Milan not il Dupont. Si riemp i polmoni ed espir lentamente e a fondo. - Quattro milioni, tondi, - disse con voce strozzata. - Cosa sperava, Milan? - disse Schneider ridacchiando. - Che le portassi quei soldi su un vassoio? Sperava quello? - No, - ammise Milan. - Sa, rapinare la cancelleria del tribunale - Certo, - disse Milan. - Chi c'era dietro Ramsete? - Ramsete morto, - disse Schneider. - Aveva ingaggiato Jethro, ed era una bella idea far fare il lavoretto a un mastino come lui, anche perch aveva gi previsto di occuparsene subito dopo; per non aveva previsto che da Mayer ci sarebbero andati in tre, e che avrebbero fatto una cazzata dietro l'altra. Non aveva previsto nemmeno che avrebbe trovato i soldi - Che cosa cercava? - chiese Milan con le mani davanti alla faccia. - Bella domanda, - disse Schneider. Fingeva di avere un atteggiamento indeciso. Fingeva, ma Milan sapeva che indeciso non lo era affatto e che l'intervallo era finito e ora avevano abbordato la fase delle contrattazioni, quelle serie. Sempre tenendola per la canna, Schneider faceva dondolare la pistola. Iniziava a ritenere che ci fossero in giro troppe armi in citt, negli ultimi tempi. Guard Milan. - Per me lei non ha pi niente da vendere, - disse a denti stretti. - Non mi ha dato niente, tranne qualche diceria di scarso valore sul commissario Morgantini. Voleva sapere dov'era la grana, e cosa c' di pi semplice che chiederlo al poliziotto incaricato dell'indagine? - Niente, - riconobbe Milan. - Le voglio fare un regalo, - disse il poliziotto. - Lei non ne fa mai e io nemmeno,

ma far un'eccezione. Lei non mi ha venduto niente e io non le ho comprato niente, ma le far ugualmente un regalo. Lei ha fatto uccidere il Profeta perch diventava ingombrante, con quelle sue stupide orge e quelle foto degne a malapena di una festicciola in sottoprefettura. Ma quello che lei non sapeva, era che Mayer finanziava sottobanco. Perch lei non lo sapeva. - No, - disse Milan. - Lei ha spinto il Profeta a lasciare la citt, e tanto per essere generoso l'ha ridotto grosso modo in cenere cos da assicurarsi il suo silenzio. Schneider fece scivolare la pistola dentro la cintura. Con la mano sinistra tir fuori dal taschino sul petto una piccola mazzetta di foto a colori. Una ventina di scatti formato 9 x 13 e una torcia a stilo. Pass il tutto a Milan. - Le manette, - disse l'uomo. - Si arrangi, Milan, - disse Schneider tra i denti. - In due parole: Mayer voleva comperare il Twenty Flight, e Ramsete e Gallien non volevano vendere. Mayer si era messo a strangolare Gallien finanziariamente e la cosa funzionava alla grande, dato che il Gallo tendeva un po' troppo a bruciarli, i soldi. Nel frattempo Mayer aveva aperto un secondo fronte, facendo piovere su Ramsete pacchi di fotografie - Ok, - disse Milan. - Se la meritava, una mano di botte. - Non era una mano di botte, - disse Schneider. - Non avevo visto la faccenda sotto questa angolazione, - disse Milan annuendo. Aveva gi visto abbastanza, e da distanza ravvicinata. Con il polpastrello del pollice spense la pila. - Credo che non la stia vedendo sotto la giusta angolazione nemmeno ora, - disse Schneider con una certa ferocia. - La donna di Ramsete un gran lesbica, e per di pi, per usare la bella definizione di uno degli ispettori di sezione, un garage per cazzi piazzato alla fine di un'autostrada a tre corsie, e Ramsete lo sapeva. Milan alz la testa, incuriosito. Schneider butt via la sigaretta e riprese la torcia. - Anche Mayer ha fatto una cazzata, - disse stanco. - Una soltanto, ma gli costata la vita. Il culo di Gisou, e il resto, no problem. Solo che Gisou Ramirez non era sola nelle ultime foto. C'era un'altra ragazza con lei, una bella pupa sulla ventina, e a Mayer non gli si accesa la lampadina. Non ha misurato la portata della cosa e ha avuto sfiga: Ramsete ne aveva le palle strapiene ed andato a piagnucolare tra le gonne di Gallien. Quello l'ha mandato a spendere. Non sapendo che fare, Ramsete ha tirato fuori le foto, ed in quel momento che si giocato tutto - e male. Gallien ha preso le foto e non ci ha messo niente a capire di cosa si trattava. Tacque, accese un'altra Camel. Anche lo schiocco dell'accendino era feroce. Giocherellava con la levetta di sicurezza della Colt, e lo sfrigolio intermittente della sigaretta bastava a modellare la sua faccia e a scavare sapientemente le due caverne scure delle orbite in fondo alle quali brillavano i suoi occhi sopiti. - La ragazza la sorella di Gallien. Una tutta per benino, con un bel posto di lavoro tranquillo in un'agenzia immobiliare di Mentone. All'epoca stava per sposare un tipo giovane e affascinante, un lavativo ma abbastanza ricco - la cosa non si era concretizzata e per non cadere in depressione la ragazza aveva cominciato a scopare a destra e a manca, a credito e in stereo Il suo bel posticino di lavoro ce l'ha ancora, e

la leggenda non dice se continua a prenderlo ogni volta che respira, ma una pubblicit di quel genere non mai troppo bella, soprattutto per una con quegli occhioni candidi da non- ti- scordar- di- me e quei modi di fare, la preferita da tutti, che con lei vanno in brodo di giuggiole, a cominciare dal vecchio Granier, il paparino, che stravede per lei - Capito, - disse Milan. - Il regalo? - S, - disse Schneider. - Gallien ha parlato in pubblico della sua decisione di commissionare quel lavoretto. Ramsete e Josie sono morti, ma resta un bel po' di gente che pu confermarlo. Milan butt via la sigaretta. Aveva le foto tra le dita. - Le tenga, - disse con una smorfia Schneider. - Credo proprio che non mi servano pi. Milan fece una smorfia a sua volta. Mosse lentamente i polsi e disse pi volte, scuotendo la testa da sinistra a destra - e da destra a sinistra: - Sa cosa credo, Schneider? - Non lasci al poliziotto il tempo di rispondere e aggiunse: - Credo che lei si stia inventando tutto di sana pianta. Potrebbe portare i suoi testimoni davanti al giudice, no? - Non basterebbe, - disse il poliziotto. - Alla faccia del regalo, - disse con una smorfia Milan. - Lei sa cosa ne sar di Gallien, quando avremo controllato? Lei ne ha un'idea precisa, non cos? - S, - disse Schneider. La sua voce era assolutamente flemmatica. Tolse dalla cintura il revolver scarico, indietreggi due o tre passi, il suo braccio descrisse un ampio arco ed entrambi sentirono l'acciaio dell'arma urtare sugli isolotti di pietrisco lungo lo scaricatore del lago, poi ci fu uno splash pesante. Soppes nel palmo della mano le chiavi della CX, chiuse le portiere e il baule e butt il mazzo nell'erba retrostante, nel buio. Milan aveva fatto un passo in avanti. Schneider si volt. Lo scrut riponendo la Colt nella fondina. - Lei non mi piace, Milan, - disse con voce smorzata. - Lei non mi piace, n lei n quelli come lei, non mi siete mai piaciuti, anche quando facevate il bello e il cattivo tempo in citt. Questo per dire che il regalo non del tutto gratis. - Niente mai gratis, - disse Milan. - Facciamo ancora il bello e il cattivo tempo, Schneider, ma altrove. E se non sono io, qualcun altro. Ci sar sempre qualcun altro. Per fare quei lavoretti di cui nessuno vuole farsi carico Un'altra cosa. Schneider si irrigid, le mani appoggiate sulle cosce. - Noi non le piacciamo, ma lei non mai diventato n commissario capo n semplicemente commissario, malgrado gli anni di servizio, e la sua amica l'ha mollata per andare a stare con Gallien, tenente, e non deve averle lasciato molto, oltre a quell'accendino. Schneider sogghign. Poi quel sogghigno si trasform in una specie di risata secca e priva di gioia, lasci cadere davanti ai loro piedi la chiavetta piatta delle manette e quella risata che sembrava carta stropicciata si spense: - Uno a zero, Milan, - disse lentamente. - Lei non solo andata a stare con Gallien. Lo ha sposato, a fine marzo.

Milan si pass il dorso della mano sulle labbra gonfie. - Ma questo non cambia niente, - disse Schneider. - Proprio niente. Fece dietrofront girando sui tacchi. Un attimo dopo, la sua sagoma nera era scomparsa dietro l'angolo del muro. Milan si accovacci e prese la chiavetta tra le dita intorpidite. Faceva freddo e c'era umido, ma lui non se ne rendeva conto. Si mise a cercare le chiavi della macchina.

Venerd mattina - ore dieci.

La giornata era gi iniziata e nella Polizia di Stato, come un po' ovunque, una giornata iniziata un giornata che non viene pi calcolata, un giorno morto fin dal principio e da mettere a bilancio. Oltretutto, era l'ultimo giorno prima del weekend. I buffoni dell'Investigativa B sapevano bene che erano ancora di turno e che sarebbero stati di vedetta ancora tutto il sabato e parte della domenica prima di tirare il fiato per qualche giorno, ma non era pi la stessa cosa: avevano deciso di prepararsi una fine turno di tutto relax. Nessuno dei quattro buffoni si era aspettato di ricevere il bench minimo segno di apprezzamento da parte dei superiori, anzi, gli era andata bene che nessuno nelle alte sfere avesse piantato dei casini o se la fosse presa con qualcuno dei praticanti quando si era trattato di redigere il rapporto da trasmettere al procuratore. Con il caso Mayer avevano avuto culo in questo senso: ai capoccia non piace molto sporcarsi le loro manine pulite in una qualunque cosa che possa ostacolare l'armonioso svolgimento della loro bella carriera o nuocere alla loro ascesa sul tabellone delle promozioni. Ed era indubbio che quel caso puzzava troppo perch a qualcuno di loro venisse improvvisamente la voglia di andare a ficcarci il naso. Dunque, di base, li avevano decisamente lasciati in pace. Ma non c'era motivo perch la cose continuassero in questo modo. In quanto capo del gruppo, Schneider si era visto convocare da Jack lo Squartatore, il quale gli aveva fato notare alle otto e venti (inizio del turno: ore otto e quindici), che il gruppo B si contraddistingueva per l'esasperante regolarit con cui ammucchiava pile di pratiche. Avevano otto giorni di tempo per rimettere il contatore a zero. - Molla tutto, - disse Schneider a Perrier una volta tornato in ufficio. - Il nostro signore e padrone ci d otto giorni per sbattere fuori le merdate in ritardo. - Bene, - disse Perrier. - di nuovo in forma. Bene. E che altro? - Nient'altro, - disse Schneider. Si lasci cadere sulla poltrona girevole, apr un cassetto e vi abbandon il piede destro per un attimo, intanto che si accendeva una Camel. - Ah! S, - si sforz di ridere. - Avviso ai naviganti: gi le mani da Gallien. Quel coglione andato a piagnucolare nel girone del commissario capo Morgantini e Big Brother ha dato ordine dall'alto del suo scanno: gi le mani da Gallien. Gi c'erano quelli della Buoncostume che volevano rompergli le palle, dunque adesso con Gallien chiusa, fine - Che cosa sta tramando, quel coglione di Big Brother? - chiese Perrier. - Sta dando l'ultima ritoccatina ai suoi galloni di controllore generale? - S! - sghignazz Schneider. - Tutto d'un tratto si scoperto una sensibilit giscardiana, e siccome l'Immobiliare Granier la succursale locale, nonch il maggiore finanziatore in zona, del Pelatone, guai a chi tocca il fanciullo Perrier abbozz un sorriso furbetto e spalanc le sue lunghe braccia come pale di un mulino a vento, stringendo i pugni. Sbadigli quasi fino a slogarsi la mascella.

- Una sensibilit giscardiana, cristo Era culo e camicia con il sindaco, alle comunali. - Era, - disse Schneider. - Everything goes - Proprio cos, - disse Perrier a denti stretti. - Se fosse per la sensibilit, ci sarebbe da mollare tutto. Gallien un osso un po' troppo duro in questo momento. - Che? - disse Schneider. - Non ha solamente amici, in citt, - disse Perrier fissando il collega con particolare attenzione. - Questa nuova, - disse Schneider, impassibile. Si fissarono per un bel po', poi Schneider prese La Libert, che era stata appoggiata sulla sua scrivania, e l'apr alla pagina regionale. La cosa pu sembrare pi o meno pazzesca, ma era la prima volta dell'inizio di quel lungo turno che poteva permettersi il lusso di dare un'occhiata al fogliaccio prima di attaccare la giornata. Su tre colonne c'era una foto abbastanza carina del loro arrivo in gruppo al Palazzo di Giustizia, la sera prima. Siccome la foto era stata fatta con il grandangolare, si riconosceva chiaramente Jethro, che sembrava trascinarsi dietro i poliziotti; di Nina Hagen non si vedeva molto - perch aveva alzato il cappotto fin sopra la testa tranne che indossava dei jeans scoloriti che le stavano belli aderenti e degli stivaletti con tacchi a spillo (ah si?); e i poliziotti avevano quell'aria da duri che hanno i poliziotti. Era incredibile come i flash riuscivano a dar loro quell'aspetto arcigno e scomodo, persino il Gatto sembrava estremamente irritato. O invece quella brutta ghigna ce l'avevano per davvero nella vita di tutti i giorni, anche se loro non se ne rendevano conto. L'articolo intorno era pi o meno potabile. Non si parlava molto di Mayer, c'era solo una sua foto d'archivio al Twenty Flight, e lo scribacchino di turno sembrava voler presentare il caso grosso modo come un regolamento di conti un po' misterioso, astenendosi dallo scalfire anche solo minimamente la polizia. Si avvertiva chiaramente che i tre quarti del testo erano stati messi a punto nello studio centrale, e che il resto (ammesso che ci fosse un resto) era stato accuratamente tagliato via. Quel fogliaccio non valeva niente, era vuoto, in qualunque modo lo si volesse prendere. Perrier si puliva i denti con un temperino d'oro poco pi lungo di un accendino. Si sentiva stanco e aveva un cerchio alla testa. Era quasi l'ora di andare a bere qualcosina. Dumont era uscito con la piccola ventiquattr'ore e la 4L per il giro degli accertamenti, e non era successo un granch, quel mattino: due furti con scasso nella zona industriale est, di cui si ignoravano i danni, e due tabaccherie in rue de la Gare, con vetrine in mille pezzi ed espositori ripuliti. - Dov' il Gatto? - chiese Schneider. - All'ospedale, con Viale. Sono andati a interrogare uno dei loro tizi che si fatto sfondare il muso luned o marted. Una storia di tossici, aggiunse con indifferenza. Andiamo a berci qualcosa? - S, - disse Schneider. - Se quelli della Narcotici vengono a sapere che li scavalchiamo, ci scorticano vivi. - Questo tizio pare abbia qualcosa su Speedy Gonzales, - disse Perrier stirandosi

fino al soffitto. - Ah, - disse Schneider. - Speedy, eh? - S. Speedy. Andarono a bere qualcosa, uscendo ostentatamente dall'ingresso centrale e puntando dritti filati sull'unico e adorato bistrot di fronte, e al diavolo Jack lo Squartatore e le sue crisi isteriche. Nella loro testa gironzolava il vecchio adagio: un ispettore fa affari, un commissario fa carriera. E godevano come delle pulci su uno gnu. Gli ispettori Charles Catala e Claude Viale, invece, non godevano. Erano costretti a combattere simultaneamente su due fronti. Dovevano sorbirsi Fozzi, che voleva proprio vuotare il sacco, cos loro avrebbero beccato Speedy Gonzales, e lui, Fozzi, non sarebbe stato accoppato; e in pi dovevano tenere a bada un coglioncello di medico interno, uno nuovo che gli avevano sbattuto fra i piedi. Era magro, portava un camice e lo stetoscopio nel taschino sul petto, con il tubo di gomma biforcuto attorno al collo, aveva una barbettina tremula alla Trotzky e degli occhialini da intellettuale (e mica gli avevano chiesto niente, porca puttana), e lo trovavano anche strafigo eccetera eccetera nella sua mise da gaucho di servizio, e poteva pure andar bene, volendo vedere, come vanno bene i boogie nei serial televisivi americani, o anche i chicani e i tenenti di origine italiana, per i due giovani poliziotti tendevano a trovarlo un tantino eccessivo. Charlie cominciava ad averne le palle piene. Il coglioncello insisteva. Declinava ogni responsabilit. Fozzi insisteva. Voleva spifferare tutto. Il coglioncello gli strillava di non dire niente. Fozzi insultava il coglioncello. Il coglioncello chiamava i poliziotti "SS fetenti". Charlie cacci un urlo soffocato e mir dritto al coglioncello. L'altro and a sbattere contro il muro e il suo fianco fece tong contro il comodino. - Ahi! - disse l'interno. - Porca puttana, state all'occhio, - disse Fozzi. L'interno si massaggiava la coscia. - Vai a farti fottere, - gli disse il Gatto. - Il tipo che stiamo cercando di beccare vende la polvere a dei ragazzini di quindici anni, allora va' affanculo, dottorino del cazzo. Viale afferr il braccio del collega. L'alborella ne approfitt per svignarsela dalla camera. Dietro la porta a mo' di scudo disse: - Declino ogni responsabilit e vado a cercare il caporeparto. Charlie accenn un passo in avanti, ma niente da fare: la porta si era richiusa. I due poliziotti si sedettero sul letto, cos, alla buona, e Charlie tir fuori sigarette e taccuino. - Ne vuoi una? - propose. - Porca puttana, pazzesco come t'hanno ridotto la faccia, amico. - S, - disse il ragazzo. - Pi che un occhio nero si pu dire che gli occhi me li hanno fatti al pesto. - Prese una sigaretta dal pacchetto e Viale lo fece accendere. - Un pesto con i fiocchi, vero?

- S, - disse Charles. - Allora, Fozzi? - Non era alto, - disse Fozzi. - Non alto ma decisamente bello piazzato, tipo Nougaro, ci sei? - S, ci sono, - disse Charles. - Non hai un posacenere? - No, - disse Fozzi, - ma c' una bacinella nel comodino. Nougaro, ma di faccia niente a che vedere, ci sei? Uno giovane, magro. - Viale cercava nel cassetto del comodino. Scov l'oggetto e lo pass. - Tipo non saprei dire. Tipo un ragazzino, sai? Un ragazzino. - S, - disse Charles. - Comincia dai capelli, Fozzi. - Mori, lunghi, - disse. - riccio, con i capelli sulle spalle, ci sei? Come va adesso. No, aspetta, ho trovato il tipo: conosci Polanski, dai, Polanski, il regista, ci sei? - S, - disse Charles, - ci sono. - Stesso tipo di muso a punta, ci sei? - S, ci sono, - ripet Charles. - Ha un problema a una gamba, - disse Fozzi, aspirando deliziato dalla sigaretta. Porta una grossa scarpa ortopedica, sapete, uno di quegli arnesi grossi con pezzi di ferraglia che salgono su fino alla gamba, come quella che ha Gene Vincent. Avete in mente l'aggeggio? - S, - disse Charles. - Con quello fila che una bellezza, - disse Fozzi. - C'ha fatto una rettifica e c'ha infilato dentro un coltello. Lungo l'aggeggio, l, sul polpaccio. Ha anche un po' lo sguardo del Vincent, volendo. Ma quando girava con i Blues Caps, ci sei? Ai tempi. La voce si vel di malinconia. Eccome se c'erano, peccato che all'epoca dei Blues Caps il ragazzo fosse ancora nei coglioni del paparino. Charles sorrise e Fozzi conferm: - Davvero, giuro - Nessuno lo mette in dubbio, - disse Charles con dolcezza. - Dove vive, 'sto tipo, Fozzi? - Allora, da quel che ne so, ogni tanto dorme in un vecchio furgoncino tutto lurido, un vecchio Citroen, credo, dietro il campus, nella zona non edificata. Altrimenti pare che abbia una stanza nella citt vecchia, dalle parti di Notre-Dame, ma l non so dove - Non sai dove. Va bene, - disse Charlie. - Un furgoncino dietro il campus. - S! Nella zona non edificata Viale abbass la bacinella. L'oggetto puzzava di candeggina. Se ne prenda atto. Contro i vetri smerigliati della Rianimazione stava ancora piovendo. Se ne prenda atto. Fumarono per due minuti in silenzio. - C' dell'altro che dobbiamo sapere? - butt l Charles. - stato Speedy a far fuori la ragazzina nei cessi dello Splendid, - disse il ragazzo, chiudendo gli occhi. - Lei era indecisa se prenderla o meno, e Speedy le ha rifilato una dose da cavallo, tanto per farsi qualche risata. Vi rendete conto? - disse ancora Fozzi. - Per farsi qualche risata Guard i due poliziotti. Con quelle bende aveva un aspetto grottesco. Una testona da extraterrestre. Charlie e Viale avevano la mascella al livello delle ginocchia. - E com' che tu sai tutte queste cose? - domand Viale dopo essersi ripreso.

Fozzi storse la bocca. - C'era gente l attorno, - disse con amarezza. - Pieno di gente l attorno, ragazzi, ma sono filati tutti via di corsa, per non avere grane. Speedy lo conoscono tutti, ma hanno tutti paura e quindi nessuno fiata. Capite? La storia che nessuno l'ha visto, proprio una stronzata. Nessuno vuole tirarsi addosso dei casini, questo s. Ok, e come funziona? Cazzo, strasemplice: lui dice che la roba l, in una cassetta delle lettere o dove vi pare, sulla ruota di un'auto o nello sciacquone del cesso, o che ne so, sotto il tavolo di una bettola, attaccata con dello scotch, lo dice lui, ok?, dice che l, ma prima di dirtelo ti dice che costa tot, e quelli sganciano, sull'unghia, perch lo sanno che vero che la roba l dove gli dice: una, due dosi, a seconda del prezzo Sganciano sulla fiducia, come si dice Ecco il trucco: Speedy non ha mai un grammo addosso, mai niente. Ecco, - disse Fozzi. - Ecco come funziona il giro. Nel corridoio si sent una gran cagnara. Trotzky fece irruzione nella stanza, con al rimorchio un marcantonio in camice bianco, uno con i capelli neri modello grattugia incollati al cranio e una mascella pesante che sembrava rasata con la saldatrice e irrigidita dallo sdegno. - Prego, - minacci il marcantonio. Si vedeva che era lui il boss, dato che attorno aveva uno stuolo di genuflessi. Charlie chiuse il taccuino e lo ripose nella tasca del giaccone. Viale aveva la bacinella in mano. Charles si alz. - 1 vostri numeri di matricola, - rugg il marcantonio. - Riferir ai vostri superiori. - Vieni Claude, - disse il Gatto. - Alziamo i tacchi da 'sto casino, amico. Alzarono i tacchi. Sapete, la sacrosanta fifa del boss una cosa semplice e non quel che si crede, non la fifa che qualcuno ci lasci le penne o la fifa di toppare un caso, perch nove volte su dieci i commissari si limitano a fare gli splendidi firmando il rapporto da trasmettere al procuratore, e non gliene pu sbattere di meno, dei casi. No, la sacrosanta fifa del boss di mettersi in cattiva luce agli occhi dei suoi superiori, la strizza dell'incidente, non che qualche bravo ragazzo lasci le budella sul marciapiedi, neanche questo in generale li motiva abbastanza, non gliene pu fregar di meno, no, la loro ossessione l'incidente, l'episodio del cazzo che gli impedir di appendere la targa di capo, ispettore o commissario che sia, e dopo quello di controllore generale. Nessun incidente, eh! Niente strascichi! E gli stati di servizio a fine mese. Le finestre trompe-l'oeil per la simmetria. Le statistiche. Del resto, SE NE SBATTONO. No, perch vero, uno si immagina chiss che: Maigret, il commissario Moulin, tutte coglionate assurde, i giovanotti stile ufficiale israeliano; ma andate a chiedere a un poliziotto qualunque quanti ne ha visti di commissari che dicono "andiamo, ragazzi, vi copro io" come Moulin. No, quella la televisione per gli idioti, tutte merdate. In genere sono pi del tipo Armiamoci e partite!: per pompare le truppe, nessun problema, ma riguardo invece al prendersi delle responsabilit sono decisamente dei campioni di gare podistiche, perch dovranno pur salvare le loro preziosissime chiappe per il bene della Repubblica, accidenti, e dei parlo-per-darearia-alla-bocca, con o senza pizzetto brizzolato: possiamo dire che se ne trovano ovunque degli assi della copertura, dei cacasotto da paura (loro: non per i soldi, per la carriera), dei loquaci del rapporto amministrativo formato 21 x 29,7.

E cos la loro bestia nera non sono i subalterni, non quei coglioni di ispettori e investigatori, che vero per che non si sa mai le cazzate che magari possono fare per metterli nei pasticci, mentre loro se ne stanno belli tranquilli nelle loro pantofole, i boss. Per forza che sono diffidenti, specialmente con i semplici impiegati, che comunque mica gente del loro stesso rango, vero, innanzitutto non sono neanche dirigenti, dunque Dunque il giovane che sbarca nella polizia, anche se uno con le palle, ti sbarca l con la testa piena di cazzate, si aspetta un capo severo, certo, ma un tipo solido, combattivo, un vero duro, uno che non se la fa sotto se c' da correre dei rischi, un tipo con la spina dorsale un po' pi solida del vetro di una lampadina, e cosa si trova davanti? Nove volte su dieci si becca un capo con il pallino delle scartoffie, uno terribilmente pignolo e cauto, un agguerrito cacciatore di errori di battitura, un semplice impiegato dei libri contabili. Uno che non frequenta n le bettole n i posticini dove si rischia di pescare qualche malvivente, ma che a suo agio nei corridoi del ministero come altri lo sono all'ufficio reclami e negli uffici dei prefetti, un tipo che conosce comunque (bisogna pur concedergli questo, en passant!) l'arte sottile di sapersi trovare sempre dalla parte del pi forte anche se per farlo gli tocca strillare come un'aquila e ostentare quell'aria da pulzella spaurita. Degli alti funzionari, come si autodefiniscono, dei secondini pi che tentennanti, e zero speranze di riuscire a incularli sulle spese, cerimonie funebri e ammanicamenti vari inclusi - i soli, per inciso, a scaldarsi come degli ossessi quando sono tra pochi intimi (allora bisogna sentirli!) ma ad abbassare la testolina appena c' una grana, e questo sono davvero i soli a farlo in tutta la Grande Famiglia. che sono molto consapevoli del peso che hanno. Sanno bene di formare una mafia, una gang, un piccolo club privato - e di essere superintrallazzati con tutti i poteri istituiti. Una sorta di gruppo di pressione, ma di quelli con i fiocchi. Niente a che vedere con quei cazzoni di ispettori e dei loro sindacati sospetti di simpatie sinistrorse. I boss, sono gente con i controcoglioni. Gente credibile. Degli incontenibili giscardiani con tendenze a Chirac, perch non si sa mai, no? Dei gran liberali, insomma. Ma non diciamo fesserie, accidenti, dai, nel mucchio ce ne sono s un paio che vanno all'attacco, un paio che avrebbero quasi potuto diventare dei bravi ispettori se non avessero scelto la cattiva strada, tipi da caccia grossa, integri e ostinati, dei fanatici del servizio pubblico e del marciapiede, che vanno in trip con le notti in bianco e i caff, e che non hanno mai saputo (n voluto sapere) come si entra da una porta camminando all'indietro. S che ce ne sono! Ma questi non hanno mica ancora capito di essere dei boss (auto e autista), poveretti, di appartenere al gotha del who's who in polke, dei decisionisti, poveracci loro. Una sventura, insomma. Quindi vale proprio la pena, dopo tutto questo, di spedirli a sciropparsi un anno di corso di specializzazione in campagna, quelli, con i grandi, e che cazzo! Ecco cosa pensavano Viale e Catala mentre si trovavano in stato di fermo, chiamati a rapporto nell'ufficio di Jack lo Squartatore, sotto fulmini e saette. Pensavano cose cupe. Sir Jack urlava come un matto. Il caporeparto aveva portato le cattive notizie.

Senza pensarci neanche un secondo. Invece di correre dietro a Speedy, i due poliziotti si stavano facendo dare una strigliata megagalattica da un vociferante energumeno, 'fanculo, ma cos era. E fuori pioveva, 'fanculo, ma cos era. - Mi stendete un rapporto, - rugg Sir Jack, - e lo voglio al massimo entro un'ora, per dio. Vi insegno io cosa vuol dire fare sempre casini ovunque, con la scusa che vi credete Starsky e Hutch, tutti e due - Punt un indice cicciottello su Viale. - Lei, lei se ne torna alle investigazioni giudiziarie, presto fatto, e le prometto solennemente che non se ne andr da l fintanto che io non lascer questa Pubblica sicurezza di merda Charles Catala si tast le tasche del giubbotto. Fin con il tirarne fuori un vecchio pacchetto di Gitanes. - Stando a quello che ci ha confidato Fozzi, - disse con voce tranquilla, - l'ha fatta fuori Speedy Gonzales, la piccola Rouyer, nei bagni dello Splendid. Non era una semplice overdose. Sir Jack guardava alternatamente il pacchetto di sigarette nelle mani del giovane ispettore e il suo viso pacifico. Charlie Chan, con quella sua aria di finta nonchalance alla Julien Clerc, tendeva a dargli sui nervi. Siccome era uno dei poliziotti pi popolari del reparto, non sapeva bene come fotterlo senza farsi del male. - Cazzate, - disse con voce improvvisamente calma. - Cazzate da tossici Vi ha per caso firmato un verbale che attesta i fatti, con tanto di testimoni eccetera? No? E allora? Charles alz le spalle. Si mise la sigaretta in bocca. - tutto per oggi? - domand. Sir Jack sobbalz fino al soffitto. Charlie lasci la stanza senza voltare la testa. Non aveva voglia di trattare con un matto. Imbocc tranquillamente il corridoio accendendosi la sigaretta, con Viale alle calcagna. Attraverso i muri si sentiva Sir Jack miagolare. Passarono di fianco alla segreteria e davanti all'ufficio reclami, e andarono a farsi dare la chiave di un'auto nell'ufficio del parco macchine. Si astennero dal prendere un'auto con ricetrasmittente. Si accontentarono di una semplice e umile Simca 1300 nera, destinata normalmente alle cerimonie funebri, e lasciarono il Commissariato centrale senza che nessuno facesse niente per cercare di impedirglielo. Avevano voglia di andare a stuzzicare un po' Speedy Gonzales, il bel topolino del campus. Di tutto il resto non gliene sbatteva proprio niente. Quindi uscirono nella pioggia, come una qualunque coppia di killer pallidi nella loro lunga, interminabile auto nera. Andarono a rastrellare tutti gli angoli e ci misero tutto l'astio e l'energia che avevano. Riuscirono perfino a bloccare Skinny Jim tra una porta e l'altra di una cantina - Skinny, con la sua banana prefabbricata, il suo giaccone pelle di pesca di un verde cos acido da far stridere i denti, i suoi durango nuovi di pacca e la sua moto tutta lustrini, viola e rosa acrilico. Fecero un po' gli sbruffoni, tanto per cambiare. Skinny Jim li squadr uno dopo l'altro, alla misera luce gialla e intermittente della lampada del corridoio. - Pu darsi che riusciate a prenderlo nel suo coso, dietro il campus. - Quale coso? - domand Viale.

- Un vecchio furgoncino Citroen ormai fermo. Certe volte ci dorme dentro. Io non vi ho detto niente, eh? - supplic il ragazzo. - Assolutamente niente, - disse Charlie. - Dietro al campus, ma da che parte? - Ci sono degli orti che nessuno pi coltiva. Tra gli orti e i terreni non edificati, dove stata buttata tutta la merda, materiale di demolizione e via dicendo, quando hanno fatto la zona industriale. - Altrimenti dov' che possiamo trovarlo, Speedy? La luce si spense e Charlie la riaccese con una sana spallata. - C'ha una battona che lavora per lui, dalle parti di Notre-Dame, - disse Skinny. Solo che l non so esattamente dove stia, perch prudente un casino, l'uomo. - Ha della roba, in questo momento? - Non so, - disse Skinny. - Io mica tiro avanti sempre con quella - Com' la sua battona? - Grassa, sui vent'anni, ha i capelli tinti con l'henn e delle zinne che le arrivano ai piedi. Una zozzona di una con il muso da chow chow C'ha la passera che t'attacca di tutto, ma con i pompini non se la cava male. Charlie tir fuori un biglietto da cento franchi. Lo pieg fino a farlo assomigliare a uno stuzzicadenti e lo fece scivolare nella tasca rivettata del giaccone. - Per la penicillina, Skinny, - sghignazz il poliziotto. Uscirono trascinando i piedi e ritornarono alla macchina. Partirono, ma solo per parcheggiare di nuovo due edifici pi in l, in tempo per vedere il ragazzo che filava via, riverso sul piccolo manubrio del cinquantino. Con la pioggia che si beccava sul muso, Skinny non li not, e loro gli lasciarono un po' di vantaggio. Ma lasciandogli del vantaggio lo persero. Allora presero la direzione del campus. Trovarono il mitico furgoncino senza difficolt: parecchi finestrini erano stati sostituiti con dei pezzi di Isorel e la carrozzeria era piena zeppa di disegni fatti con le bombolette spray - e il risultato sicuramente sarebbe piaciuto molto a Jackson Pollock, o a un qualunque patito dell'art brut, anche se l'operazione, inizialmente, mirava solo a imitare la copertura mimetica dei Messerschmitt 109 impegnati in Libia nel '42- 43. Trovarono il furgoncino vuoto come un vecchio osso. Era stato abitato di recente, qualcuno aveva fatto funzionare un cucinino a gas di recupero con il piano fornelli che serpeggiava pericolosamente all'altezza della fronte; e altrettanto recentemente era stato abbandonato, perch il pagliericcio sul fondo non aveva avuto il tempo di fare la muffa. Gettarono un'occhiata sotto il telaio e nel motore, che spalancava le sue viscere annerite ai quattro venti. Nisba. Un tubo. Si accesero una sigaretta e gettarono un'ultima occhiata allo scenario. Calcinacci e pattume selvaggio, un pruno scheletrico. Avevano i piedi bagnati e il fango fino alle caviglie, la Simca faceva bella mostra di grossi schizzi color giallino chiaro fin sotto la cintura della carrozzeria. Ma questo non riusciva a conferirle un aspetto che potesse incutere timore. Cercarono di tirarsi su di morale andando a mangiare una bistecca con insalata e patatine in una caffetteria l vicino. E, non contenti, si sbevazzarono anche un

Chteauneuf-du-Pape per mandare gi il tutto. L'operazione cost cento franchi e il pantagruelico banchetto non tir su proprio un bel niente. L'unica cosa che poteva davvero tirarli su di morale era inchiodare quello schifoso di Speedy, e che quello sputasse subito fuori l'osso e raccontasse perch e come aveva spinto gi la siringa e sparato uno schizzo mortale in vena alla ragazzina. Quindi ricominciarono da capo, senza ripassare dalla Centrale n altro. Si presero solo il tempo di rifare il pieno di sigarette prima di passare a casa della madre di Chevallier, che li orient su una banda di hippie della ZUP du Lac, dove andarono seduta stante e dove li reindirizzarono verso i junkies dello Splendid, e cos via per tutto il pomeriggio, di modo che, quando alla fine si rassegnarono a tornare in Centrale, avevano il serbatoio a secco e l'impressione di aver aperto e chiuso portiere, essere saliti e scesi dalle scale, aver fatto le stesse domande e ascoltato le stesse risposte per centinaia e centinaia di volte - e per niente. Avevano toppato. Schneider batteva a macchina. Perrier e Dumont avevano riconquistato i loro penati. - Siete tutti e due convocati in direzione per luned mattina, - annunci il capo dell'Investigativa B. Alz gli occhi. Charles trov che aveva l'aria stanca e abbattuta e accendendosi una sigaretta si lasci cadere su una sedia. La lampada dell'ufficio emanava una luce calda, lontana mille miglia dai tristi neon smorti. Non si sentiva pi il vocio della citt, come se tonnellate di silenzio e stanchezza li isolassero dal resto del mondo. - Ufficialmente, - disse Schneider, - sono stato io a incollarvi tutto il giorno alle chiappe di quel disgraziato di Speedy. - D'accordo, - disse Charlie. I due poliziotti capirono che Schneider era rimasto ad aspettarli. E non per fargli una lavata di testa. - Ne ha ancora per molto? - No, - disse Schneider. Cominci a tirar fuori il foglio dalla macchina. - Andiamo a farci un bicchierino? - D'accordo, - disse Schneider. - Alla salute della nuova Pubblica sicurezza. - Come, come? - chiese Charlie. - Quale nuova Pubblica sicurezza? Schneider alz gli occhi. Erano grigi, larghi e fissi. Senza smettere di guardarli disse: - L'Investigativa B non esiste pi a partire dalla fine di questo mese. Abbiamo otto giorni per chiudere le istanze. Tu, Charles, passi alla Buoncostume con Estve, invece Perrier e Dumont andranno alla sezione minori della squadra A - Tolse la carta carbone e cerc una graffetta nel cassetto, per pinzare i verbali. - Quanto a te, Viale, te ne torni da dove sei venuto, a meno che non decidano di spostarti all'Immigrazione. - Non fece sforzi per sorridere e aggiunse: - Ecco qua - E lei? - chiese Charles. - Amministrazione, - disse Schneider. Sembrava non fargli n caldo n freddo. Si scolarono un aperitivo da Anges scambiandosi non pi di venti parole e le tre auto ripartirono, ognuna nella propria direzione, e fu come se dietro di loro si fosse chiusa una porta - una porta pesante e alta, una porta di bronzo decisamente

misericordiosa e che non si sarebbe aperta mai pi. E pioveva.

Sabato mattina - ore due e venti.

La giovane Martinez dormiva nella camera, le cosce appiccicaticce, raggomitolata sotto un piumone che Charlie aveva tirato fuori da un armadio e le aveva appoggiato sopra, perch non aveva nessuna voglia di disturbarla per rifare il letto. In pi, gli conveniva. Sapeva bene che quella notte non avrebbe dormito molto ed era incavolato da morire. Evita era rannicchiata sul divano, con un bicchiere in mano e le caviglie raccolte sotto il sedere. Nel bilocale del poliziotto faceva sempre troppo caldo, anche all'inizio della stagione, quando il riscaldamento era stato appena acceso, e quindi la donna era completamente nuda. Con quei suoi seni neri a forma di cantalupo e i fianchi larghi, gli andava piuttosto bene, in definitiva. Charles si era infilato una vecchia gellaba, tanto per non andare in giro con le gioie per aria, durante la pausa. Aveva attaccato l'ultima bottiglia di Dimple che aveva portato lei. C'erano delle candele accese un po' dappertutto, sui mobili, sulla mensolina del termosifone, sullo stereo e nell'aria viziata, le corte fiammelle gialle erano immobili ed esili come punte di frecce scagliate verso il soffitto, e altrettanto acuminate. - un bel pezzo, eh? - disse la donna. - S, s, - disse Charles. - Quasi quattro anni - No, volevo dire noi tre. - Ah! - disse il Gatto. - Quant' che te l'avevo promesso? - Pensi che sia il momento? - chiese dopo un attimo il giovane. - Perch no? - Gi! - annu Charles. - Perch no? Lei pos il bicchiere. - Passami la mia borsa. Era sotto il vestito, sotto i collant e sotto gli slip. Charles dovette stendersi, afferrare una strisciolina di cuoio e tirare il tutto verso di s. Lei frug un attimo e tir fuori una foto 9 x 13 in bianco e nero, un lavoro da fotografo ambulante professionista. Sulla foto, che il giovane teneva tra il pollice e il medio, c'erano quattro persone, sedute allo stesso tavolo. Charlie la inclin verso al luce. Quattro persone in abito da sera, in un ambiente rustico e lussuoso. Roba di classe Mayer non sorrideva. Era pi grosso e le borse sotto gli occhi gli davano un'aria da finto addormentato alla Curd Jurgens. No, non sorrideva, ma nessuno attorno al tavolo sorrideva veramente, e tutti sembravano sottomettersi con una certa impazienza a un'operazione importuna, e sicuramente superflua, a cominciare dal Profeta e da Schneider. I tre uomini indossavano degli smoking con il farfallino scuro che sembravano fatti con lo stampino, ed era innegabile che Schneider avesse una certa classe, con il suo colorito abbronzato e l'aspetto florido, anche se si trattava di una classe fredda e

minacciosa. La donna indossava un semplice vestito bianco molto scollato con l'orlo arrotolato, che metteva in risalto il suo splendido seno sodo. Nemmeno lei rideva, aveva appena smesso di ridere - o stava per ridere quando il lampo del flash l'aveva sorpresa nel gesto di portare la mano destra al suo collier d'oro bianco. Nemmeno lei rideva, per lei, lei scoppiava di vita e di sensualit, e saltava agli occhi che era in piena forma, con la grande mano magra di Schneider che aveva catturato la sua sulla tovaglia sembrava irradiare cos tanta gioia da far quasi male. La donna con le braccia nude era Cherokee. - Puoi tenerla, - ridacchi Evita. - un regalo. - Lui scosse la testa. Era rintronato perch aveva bevuto troppo, ma era ancora pi rintronato da quello che aveva sotto gli occhi. Esamin la foto, millimetro per millimetro. Mayer aveva realmente quella sua aria da capitano d'industria della Rhur, dura e falsamente bonaria, il Profeta portava degli occhialini rotondi da intellettuale e i capelli n lunghi n corti, e sembrava avere al massimo ventisei anni. Evita si strinse contro Charles e le sue dita si richiusero sul cazzo molle attraverso il tessuto. E disse: - Nizza. Il vecchio porto. Dicembre 1974. - Cos'altro? - disse il Gatto. - Era tutta una banda. C'era" la giovane Petit con suo marito. Loro sono morti in un incidente d'auto in Jugoslavia, alla fine del '77. C'erano Marchal e la sua amichetta del momento, un'euroasiatica che aveva incontrato in rue Fontaine - Marchal Marchal? - S, Sutherland, come lo chiamate voi. Era tutta una banda di gente pi o meno danarosa, era bello. C'era - Cosa? Le fece quasi male. Lui non vedeva la sua faccia. - C'eravamo Schneider e io, - disse la donna. Si spinse dolcemente contro di lui, come se avesse voglia di cullarsi sul ritmo di Sweet Chariot. - C'erano Mayer, il Profeta E quella ragazza, che era stata invitata perch era stata appena piantata dal suo tipo ed era gi di morale - Rise. - Una buona azione, in un certo senso, Charles. Non portano mai davvero fortuna, le buone azioni. - Nizza, - disse Charles. Lei si pass la mano sinistra tra i capelli. - Con il gruppo si era deciso di passare il primo dell'anno a Nizza. Un capriccio. Era andato tutto bene finch non si sono trovati uno di fronte all'altra. Da quel momento noialtri abbiamo smesso tutti di esistere. Sono bastati cinque minuti perch ci rendessimo conto che si conoscevano da sempre, che si erano sempre tenuti per mano, che lui le aveva sempre accarezzato il viso, con le dita o con il resto. Da sempre. - Fece una risata asciutta, amara e sofferente. - Ho scoperto un altro Schneider, un tipo tenero e premuroso, un uomo fantastico e dilaniato. Io conoscevo il primo, il lupo grigio, e non ero la sola a conoscerlo, quello, c'erano Dinah e le altre, tutte le altre, che gli svolazzavano intorno e si bruciavano le ali come falene intorno a una lampada in una bella notte d'estate Tacque, e lui cap che stava piangendo,

mentre lo teneva stretto tra le dita. - Vedi, Charles, stato vedendolo con quell'altra che ho iniziato ad amarlo. Tantissimo. Sembrava un bambino, vigoroso e fragile, talmente pieno di forza e di dubbi allo stesso tempo, cos, di colpo Lei voleva ballare e lui la faceva ballare, lei voleva che bevesse meno e lui beveva meno Era persino indecente, alla fine. - Chi l'aveva portata l? - chiese Charles. - Non si mai saputo esattamente. Pi tardi hanno giocato tutti a scaricabarile, quando - S? - Niente, - disse Evita. - Si girava tutti attorno a loro tre: Mayer, il Profeta e Schneider. Di loro non si sapeva granch, ma erano come il fulcro. Lei non faceva parte del giro, ma aveva fatto appena in tempo a entrarci che Schneider aveva lanciato un'OPA su di lei. Ecco, Charles. Ecco tutta la storia. - No, - disse Charles. La donna si pass la mano sulla faccia, apr le dita bagnate e fece una finta risata. A suo modo era bella, con quel suo viso squadrato, angoloso, la mascella dritta e sicura, i polsi solidi, aveva gli occhi arrossati e gonfi e, sotto, delle borse che non c'entravano con quel pianto (e le sue lacrime erano veramente salate), ma lei non era quell'altra. Non era mai stata quell'altra, per nessuno. - Versami un bicchierino, Charles, - disse con voce priva di qualsiasi sonorit. Ci giocherellava come avrebbe fatto con un angolino del suo vestito. Lui vers due belle dosi. - cominciato tutto quella sera, - ricord. - Sono andati a fare una passeggiatina in riva al mare, aspettando la mezzanotte, e sono tornati parecchio tempo dopo, mano nella mano, e tutti quanti hanno capito al volo. Tacque e poi riprese, come per liberarsi di tutto: - Avevano qualcosa di speciale, Charles. Qualcosa che non si vede spesso - per non dire mai Entrambi avevano fatto della strada per proprio conto, prima, e non erano gi pi vergini n l'uno n l'altro, il fatto per di trovarsi, come se avesse lavato via tutto quello che la vita aveva riversato loro addosso di sporco. Fece una risata tenera e desolata, piena come la gola di un piccione. - Era bello, Charles, molto, molto bello. Sai, anche io l'ho amata, Cherokee, non credere. Tutti quanti l'hanno amata, con quella sua aria florida e vigorosa, da femmina fino alla punta delle unghie. Schneider era dimagrito: andava ovunque con lei e aveva una sorta di grazia un po' inquietante o equivoca, dei sorrisi alla Terzieff Si sentiva che stava proprio bene. Solo che Appoggi il bicchiere tiepido contro la fronte. - La bellezza del diavolo, - disse la donna con voce smorzata. - Diventava sempre pi alto, dispiegava le ali e ormai si stava incastrando nel soffitto. Delle grandi ali soffici. - Esit. - Mi capitato di incontrarla giusto un paio di volte, al Bar Amricain. Stava facendo shopping o non so che altro. Era sempre bella, ma pi nervosa, meno sicura di s, e l'ultima volta aveva paura. - Paura di lui, - disse Charles. - Di lui, di loro, va a sapere - Teneva il bicchiere contro la pelle della fronte. Da lui non aveva niente da temere. Schneider conosceva l'animo umano quel tanto

che basta per non domandarle qualcosa che lei non avrebbe potuto dargli. In seguito, Cherokee ha detto a qualcuno che lui si assentava spesso, di sera, di notte, e che non le diceva mai dove andava n perch. Aveva l'impressione che lui la defraudasse del tempo che avrebbero dovuto passare insieme, e ha capito che c'era una parte di lui che le sfuggiva completamente, e che quella parte non era la polizia a sottrargliela. Il Profeta aveva lasciato la citt, ma lei alla fine era venuta a sapere che il trio era rimasto in contatto. Ecco come la cosa ha cominciato a incrinarsi, come sempre. Erano tutti e due eccessivi. Charles fiss le candele. - Alla fine, perch l'ha mollata? - chiese quasi come se niente fosse. Evita scosse la sua criniera rossa e vuot il bicchiere. Charlie cominciava appena a svegliarsi. Charlie Zanna d'Acciaio. - Le sembrato di capire dove lui voleva portarla, in definitiva, disse contro la sua spalla. Mordicchiava la stoffa. - Ha avuto paura. Per un po' ha continuato, come una barca che ha preso l'abbrivio, sono andati a passare quattro giorni a Aigues-Mortes e, quando sono tornati, nella testa di lei lui era gi condannato. - Perch? - fece il Gatto. - Molte altre avrebbero fatto lo stesso al suo posto, - disse Evita. La osserv a bruciapelo. - Perch? - ripet. - Tu, Evita, tu non ti saresti tirata indietro, no? - No, - disse la donna con amarezza. - Non mi sarei tirata indietro nemmeno un istante, Charles. Sarei scesa anche all'inferno, se me l'avesse chiesto. - Rise con dolcezza. - Eravamo in due, in quel caso, Charles: Dinah e io, due donne che sarebbero scese anche all'inferno per lui, se ce l'avesse chiesto. E non una, ma due volte. Solo che, ecco, non era a noi che doveva chiederlo, era a lei. E lei gli sfumata tra le dita. Capisci, Charles? - Credo di s, - dichiar il giovane. - Il Profeta morto, - disse la donna. - Mayer morto. Del triangolo resta solo lui. Solo Schneider. - Era rimasta attaccata a lui tutto il tempo, ma ora non aveva pi un grammo di energia e, quando Charles fece il gesto di girarsi verso di lei, lo ferm con il bicchiere contro il costato. - Non tutto, Charles, - disse dura. Aveva la pelle d'oca sulle cosce e il viso livido, come se stesse per vomitare, ma aveva la voce salda. - Della sua razza rimasto solo lui. per questo che vuole Gallien. - Lo so, - disse Charles. - Gallien - No, - disse la donna, - non sai. Il tipo che aveva mollato Cherokee alla fine del 74 era il bel Simon, detto Gallien, nel vostro mondo. Il vostro bel mondo. Sar stata la decima volta che la sbatteva fuori dopo averle mollato un fracco di botte, e non dico che non se le meritasse, almeno in parte. Aveva pianto per un bel pezzo, portato occhiali da sole per otto giorni e giurato che non sarebbe mai pi tornata, che quella era l'ultima volta che si faceva gonfiare la faccia, eccetera eccetera - Rise meccanicamente. - Questo non le ha impedito di rimettersi poi subito con lui, e persino di sposarlo, dopo la parentesi Schneider. Aveva fatto solo andata e ritorno, Charles: da Gallien a Gallien - Rideva di nuovo, cos, senza alcun apparente motivo. - per questo che Schneider vuole Gallien: gli aveva portato via la ragazza,

si era fatto delle idee, e lei tornata dal suo pugile. - La risata divenne amara e fragile. - Quel rincoglionito si trova proprio nella merda, poveretto. solo un pappa, un farabutto di bassa lega, nonostante il padre e la pubblicit del grosso giro e tutto quello che vuoi, ma conosce Schneider. Sa che lui lo aspetta al varco. - La risata si sgran e tacque. Aveva la bocca socchiusa contro la spalla del giovane. - Non lui che Schneider vuole, Charles, lei. lei che vuole distruggere, a modo suo, senza toccarla, dall'interno. Vuole distruggerla perch si tirata indietro. Perch non ha voluto scendere all'inferno per portargli un figlio, Charles. - Cosa? - gracchi il giovane. La prese per le braccia e la scosse. - Cosa? La ragazza chiuse gli occhi. Aveva la testa che ballonzolava avanti e indietro e un brutto sorriso sulla bocca chiusa. Charlie continu a scuoterla, poi la rovesci bruscamente sulla schiena, il che le fece aprire le ginocchia. Le lasci andare un braccio per tirar su la gellaba ed entr di colpo dentro di lei. E sul viso contratto della donna rimase quel brutto sorriso.

Sabato - ventidue e venti.

Johnny si trovava con Eddy Rals nella 104, appiccicata al culo dell'altra 104 che li precedeva. Avevano sorvegliato da lontano l'operazione di carico, Gallard era stato al gioco da vero artista, senza creare problemi. Aveva detto alla figlia di stare tranquilla e di non preoccuparsi, che sarebbe tornato e che lei doveva fare la brava. La chiamava 'ranocchietta', ed era stato un continuo ranocchietta qui e ranocchietta l. La ranocchietta sembrava bella rilassata - veniva quasi da chiedersi se faceva parte della tresca, vai a sapere. La Grossa Tinca era rimasta sola con lei, dato che il Gitano che doveva occuparsene insieme a lui si era fatto sforacchiare da Jethro, e suo fratello gemello, una volta capita l'aria che tirava in citt, aveva fatto armi e bagagli e se l'era data a gambe, giusto con i soldi che gli bastavano per fare il pieno. Le due auto andavano a velocit sostenuta. Johnny gett un occhio all'orologio di bordo. La radio gracchiava sommessamente nel vano portaoggetti. Controll l'ora con quella del suo orologio da polso. Erano arrivati all'altezza di square Wagner. Tra meno di un minuto Eddy avrebbe iniziato a rallentare, procedendo un po' a zigzag lungo la sua traiettoria. Intanto trasudava fifa da tutti i pori. Pensava alla Grossa Tinca, solo nella villa insieme alla ragazzina e con in testa il passamontagna nero dei fedayn. Pensava e iniziava a rallentare. Pensava ai tre tizi davanti, con le loro .357 Magnum. Avrebbe dovuto filare tutto liscio come l'olio, visto che avevano la piccola in ostaggio, per: non poteva impedirsi di avere i gomiti che gli tremavano e lo stomaco in mezzo ai denti. Johnny si stava infilando il passamontagna, con la Colt appoggiata sul ginocchio. Non doveva far altro che allungare il braccio per prendere il Riot Gun sul sedile posteriore e portarlo davanti, ma lo avrebbe fatto all'ultimo minuto, per non dar fastidio a chi guidava. Dalla radio si sent uno scricchiolio, come quando si preme il pulsante per trasmettere e poi lo si ripreme per spegnere. Johnny stava tirando gi il passamontagna prendendolo per il bordo e intanto torceva il collo, in modo da infilarlo bene. Rue Wagner. Eddy schiacci appena il freno, gli pneumatici slittarono, lui moll un po' e fren di nuovo. Bene in asse, la 104 inizi a rallentare. Un secondo scricchiolio - come se stessero cercando di comunicare. La 104 andava a poco pi di venti all'ora, e l'auto di testa stava gi filando parecchio lontano davanti a loro quando si accesero gli stop. Eddy iniziava ad accostare sulla destra. - Signore, per favore, - chiese la ragazzina, - posso andare in bagno? - S, - disse la Grossa Tinca. Si sentiva soffocare dentro quella schifezza che aveva in testa. Era stufo marcio di aspettare e non era neanche cos semplice farsi una sigaretta, in quelle condizioni. La ragazzina era simpatica, e per niente impaurita. Aveva fatto tutti i compiti sul tavolo del salone, circondata da radio e raccoglitori metallici. La stanza assomigliava

pi a una centrale operativa che a un vero salone, a parte la tavola e le sedie di ciliegio. La Tinca s alz pesantemente e l'accompagn nel corridoio. Lei si chiuse nel gabinetto e lui la sent tirar su la tavoletta e fare quello che doveva fare. Si accese una sigaretta. In linea di massima, gli altri dovevano aver gi quasi finito il lavoro. Diede un'occhiata all'orologio. - Tutto ok? - grid attraverso la porta. - S, signore, - disse la ragazzina. - Ah! bene, - disse l'uomo. Stacc la lana dalla pelle della guance. Il passamontagna era fradicio e gli pizzicava dappertutto. La ragazzina aveva finito: sent che tirava lo sciacquone. Sull'ultima mensola c'erano quattro scatole da scarpe. Tre di queste contenevano dei vecchi scarponi che mettevano per andare in campagna. La quarta conteneva un vecchio revolver Webley calibro .38. Era avvolto in una carta spessa, color bianco kraft e impregnata d'olio. In una custodia di tela c'erano sei cartucce .38. Il bagno era piccolissimo: da seduti e allungando le dita si potevano raggiungere facilmente le scatole e il loro contenuto. Anche a dodici anni, non bisognava stendere moltissimo il braccio. Mentre faceva pip, la ragazzina aveva aperto la scatola e tolto l'arma dalla carta, che aveva rimesso sulla mensola. Fatto questo, aveva teso l'orecchio e spinto il tamburo in avanti, infilato una cartuccia in ognuno degli alveoli, come in qualunque revolver in commercio. Poi aveva richiuso l'arma e l'aveva appoggiata a terra, si era rivestita e aveva tirato lo sciacquone. Non aveva niente contro quel grassone. Semplicemente aveva gi visto morire sua madre e non voleva che ricominciasse tutto daccapo. Aveva capito che il grassone era rimasto l. Esit solo un attimo, al momento di raccogliere il revolver. Era pesantissimo, grigio e unto, e aveva l'odore del ferro delle barche ormeggiate. Fece scattare il lucchetto della porta e apr tirando il battente verso di s. Il grassone era di tre quarti. Occupava per intero la larghezza del corridoio, teneva tra le sue tozze dita una minuscola scatola di cerini, e ci stava frugando dentro. La ragazzina non lo chiam, non profer alcun suono. Era immobile, con le mani sulla pancia, come una vecchietta pensosa. Lui si gir verso di lei e lei gli conficc una sola pallottola in mezzo alla testa. Poi, senza lasciare la pistola, si precipit sulla radio passando per la cucina. Il suo cuore batteva talmente forte che aveva l'impressione di essere l l per morire. Port il microfono alla bocca e premette sul pedale di trasmissione. Aveva visto suo padre farlo centinaia di volte. Premeva e voleva parlare, ma non aveva pi voce - non si ricordava assolutamente come funzionasse la sua gola. Lasci la pressione, poi schiacci di nuovo. La voce della bambina esplose simultaneamente nelle due auto.

La 104 dentro la quale c'erano Rals e Johnny era quasi ferma sul ciglio della corsia deserta del distributore BP Da vicino ci si rendeva conto che tutte le vetrine della cabina principale erano state tirate gi a furia di sassate, i tubi delle pompe erano stati strappati e i quadranti dei contatori sfondati. La pioggia mitragliava le pozzanghere a terra, rimandando l'acqua sotto le grate dei depositi. La 104 di Gallard aveva fatto dietrofront. Nell'auto si ballava, ma l'ex poliziotto era seduto davanti sulla destra e sulle ginocchia aveva un fucile calibro 16 a doppia canna mozza. - Ci penso io, - disse alle due guardie. Il conducente imbocc la corsia in senso inverso e si ferm a meno di venti metri dall'altra auto. Vide un uomo cercare di uscirne sulla destra, mentre il secondo era ancora chino sul volante. Tent di scendere dall'auto. Gallard era gi fuori. I due tizi di fronte indossavano dei passamontagna e uno di loro, quello che stava uscendo, puntava contro di loro una pistola, tra la portiera aperta e il montante destro del parabrezza. Ci furono due esplosioni una dietro l'altra. Il parabrezza della 104 di Johnny and in frantumi, come aspirato dall'implosione dell'abitacolo. La testa di Eddy Rals part all'indietro, sbatt contro il poggiatesta e gli colp il petto, come se a reggerla ci fosse ormai solo un filo. Pioveva sulla lamiera. Johnny non ebbe il tempo di sparare: Gallard aveva fatto partire i due colpi quasi contemporaneamente. La scarica di pallettoni colp Johnny appena sopra le sopracciglia, e lui non ebbe il tempo n di aver paura n di urlare che per era una bella sfiga o qualunque altra cosa: aveva un ginocchio a terra, il polso ben saldo in posizione di tiro e l'arma ben puntata in direzione del suo bersaglio, ma fu come cadere all'indietro di botto - come iniziare a cadere dal trentesimo piano, volteggiando su se stesso. Dall'altra parte della strada, a una ventina di metri, una finestra venne aperta con cautela e poi richiusa. Una burrasca di vento stracarico di pioggia spazz la strada, dal basso verso l'alto. Gallard e le sue due guardie si avvicinarono passo dopo passo all'auto con le portiere aperte. Gli agenti della Speciale notturna non ci misero pi di sei minuti ad arrivare con le loro 4L e i loro piedoni. Poco dopo chiamarono l'ufficio dell'Investigativa e Schneider si precipit sul posto in blue- jeans e parka militare, con Charles Catala alle calcagna. Poi, durante i rilevamenti, si presentarono due quipe di giornalisti, bardati di Nikon e di accuse, e cominciarono a voler far parlare Schneider. Charles Catala tornava dalla 104. Sembrava essere di cattivissimo umore. - Johnny Servat, - butt l a chi gli stava intorno, come se ritenesse tutti personalmente responsabili del massacro. - Quello alla guida Eddy Rals, quanto all'individuo che la ragazzina ha fatto secco nella villa, si tratta di Patrick Vieuxville, detto la Grossa Tinca. - Johnny, - disse Schneider. Fece per dirigersi verso l'auto. Charles si gli si par davanti. - Ha met della testa staccata, Schneider. - Amen, - disse questi, scostando il giovane.

- Potremmo chiamarla la settimana nera, questa, - disse il pi giovane dei fotografi. - Bisogna risalire alla Liberazione per ricordarsi una simile ecatombe. Schneider si astenne dal fare commenti. Aveva un appuntamento. Un appuntamento con Johnny. Alz un lembo della coperta kaki. O era la pioggia, o quel che restava di Servat sembrava piangere. Ma piangere per cosa, o per chi? Schneider lasci ricadere il tessuto ruvido sulla barella. Tenendosi leggermente a distanza, si accese una sigaretta tra i palmi delle mani. La pioggia gli sferzava il viso e i polsi, tra i guanti e le maniche del parka. Charles vagava a vuoto parlottando con quelli della Notturna, e Gallard spiegava tutta la storiella per la decima volta: i tre uomini avevano fatto irruzione in casa sua poco prima delle diciotto, sotto la minaccia delle armi lo avevano obbligato a modificare l'operazione di raccolta dei soldi, e lui aveva eseguito per non mettere in pericolo la vita della figlia. Quando l'aveva sentita nella radio, aveva fatto dietrofront come era stato comunque concordato e, nel momento in cui il passeggero della 104 gli aveva puntato l'arma contro, aveva aperto il fuoco. Schneider fumava. Erano le ventitr e venti. Attese che i rilevamenti fossero terminati e che quelli delle pompe funebri avessero portato via i corpi, poi chiese a Gallard e alla sua squadra di seguirlo in Centrale per le deposizioni. Ne aveva veramente le scatole piene. Lavor come un automa fin dopo mezzanotte, con Charles come schiacciatasti, fumando una sigaretta dopo l'altra e facendosi tonnellate di caff. Non riusciva a togliersi dalla testa lo sguardo calmo di Johnny. Non riusciva a togliersi dalla testa le parole pronunciate da Milan, e quella semplice frase a proposito di Gallien "Ci occuperemo di quel tipo, Schneider". Non riusciva a togliersi dalla testa il cielo a rovescio del Grau-du-Roi, e il sorriso estasiato di Cherokee e la faccina da bimba che lei gli faceva. Charles batteva. Schneider si pass la mano sul volto. - Sta bene? - si inform Charles. - No, - disse Schneider. - Non sto bene. No. Fiss il giovane. Pi tardi Charles si ricord che il suo superiore aveva l'aria smarrita, persa in un sogno tutto suo, e che il suo viso magro era terreo. E soprattutto si sarebbe ricordato pi tardi di quella maschera grigia, con le narici strette, e che per la prima volta, in cinque anni che lo conosceva, Schneider si era lasciato andare, anche solo per un secondo, a riconoscere che no, non stava bene. Un attimo dopo, si era subito ripreso. Lasciarono insieme la Centrale, poco dopo l'una di notte. Pioveva ancora, ma faceva molto pi freddo, tutto d'un tratto. *** Molto, molto pi tardi, ripensandoci a mente lucida, l'ex ispettore Charles Catala si rese conto che Schneider si era sganciato in quel preciso momento, a partire

dall'instante preciso in cui si era chinato di sfuggita sulla barella e aveva visto il cadavere di Johnny Servai sotto di lui. A partire da allora Schneider aveva smesso in un certo senso di comportarsi come il responsabile sul campo dell'indagine, come un poliziotto attivo, aveva smesso di imprimere il suo ritmo al proseguimento delle indagini - esattamente come uno che sta per uscire dall'autostrada e inizia a rallentare, si mette sulla fila di destra e lascia che le altre auto proseguano dritto. Aveva adottato l'atteggiamento di un testimone che se ne sta un po' in disparte, per non dire quella di un osservatore pi o meno distratto. Molto pi tardi, Charles tent di mettere in fila uno dopo l'altro i ricordi che conservava di quell'ultima settimana di turno, di quella cupa domenica sommersa dalla pioggia e dei pochi giorni seguenti. Aveva avuto modo di confrontarsi con la nobilt d'animo e con il comportamento dei grossi papaveri locali, ed era stato senza rimpianto che aveva lasciato tesserino e distintivo sulla scrivania del Commissariato centrale e si era ripreso la sua libert. Avrebbe potuto tollerare tante troiate, non fosse altro che per forza d'abitudine, ma sicuramente non che a tutti i livelli della gerarchia ci si accanisse ad affondare un morto - in altre parole e per essere pi precisi, che si smuovessero mari e monti per sapere perch e come mai, nel momento in cui cadeva sotto le pallottole di Speedy, l'ispettore capo Claude Schneider avesse qualcosa come 2,8 grammi di alcol nel sangue. Appena uscito dal Pronto soccorso, Charles Catala era stato interrogato da Jack lo Squartatore e dai suoi scagnozzi. Aveva trascorso buona parte del luned mattina a non rispondere alle domande e, per chiudere il dibattito, il giovane aveva preteso di essere messo in stato di fermo oppure di essere lasciato andare e di poter circolare liberamente. Avevano chiamato a deporre anche Dinah, che in quattro e quattr'otto li aveva mandati a cagare. Anche i giovani praticanti che avevano avuto l'incarico ci avevano rimesso tempo e fatica, ed erano andati a riferire a Big Brother in persona. Big Brother possedeva il principale giornale on line della citt, e sembrava nella merda che pi merda non si pu. Riguardo a domenica Charles si ricord che erano montati di servizio verso le otto e mezza e che Schneider aveva passato una buona parte della mattinata chiuso nel suo ufficio al decimo piano, a riordinare cassetti e armadi, la qual cosa era del tutto normale, dal momento che lo Squartatore gli aveva appena comunicato lo scioglimento della sua squadra. Non era stata trovata la minima traccia, nell'ufficio, di uno o pi recipienti che avessero potuto contenere bevande alcoliche, e il frigo da campo di Perrier non era stato toccato. Di sotto, i quattro ispettori e l'inquirente di turno si erano occupati di qualche furto d'auto e una denuncia di scippo alle Alles du Par, delle bazzecole liquidate in un battibaleno e che per una squadra ormai ben temprata erano comunque alquanto lontane dal richiedere l'intervento dell'ufficiale di Polizia giudiziaria di turno. Avevano girato per un po' con due auto, per cercare di beccare il ladro della borsa (un ragazzo giovane, magrebino, sui sedici anni, abbastanza magro, che circolava senza casco su un motorino tipo Motobecane azzurro con delle borse di vinile grigie e blu),

avevano lasciato perdere poco dopo le undici, dopo che erano stati chiamati via radio per una rissa al Bar du Soleil. Una delle due auto era rientrata in Centrale, mentre quella che era in zona si era recata al Bar du Soleil. I due poliziotti erano arrivati giusti giusti per l'ora dell'aperitivo e ormai, all'orizzonte, non c'era pi neanche l'ombra della rissa. Avevano cazzeggiato per cinque minuti, mangiato un po' di kemia, e Charles aveva giocato un tris insieme a un tizio dell'Equipaggiamento, tanto per fottersi duemila franchi - e si era fottuto duemila franchi. Una volta rientrato alla Centrale era venuto a sapere due cose: Jack lo Squartatore era arrivato e uscito di nuovo venti minuti prima senza dire una parola e senza salutare nessuno. L'agente di guardia dietro il banco aveva avuto giusto il tempo di alzarsi per sbattere i tacchi sull'attenti, come da prassi - e non era nemmeno sicuro che il capo della Pubblica sicurezza l'avesse poi notato. Seconda cosa: Schneider era andato a pranzo. Aveva lasciato la baracca, anche lui senza dire una parola, e i commenti avevano cominciato a circolare alla grande, cos si diceva che il megaboss in persona era intervenuto dietro le quinte per tagliare le gambe al capo dell'Investigativa B. Charles era rimasto con un altro ispettore fino alle tredici, poi era andato a mangiare da Evita. Avevano fatto qualcosina di pi che mangiare, visto che era rientrato in ufficio non prima delle quindici. Tranne il fatto che pioveva, niente da segnalare. I poliziotti erano distesi sulle poltrone della hall a sorvegliare i rivoli d'acqua lungo i vetri fum, e Charlie si ricord che a un certo punto le gocce di pioggia erano talmente grosse che sembravano dei veri e propri sputi, e che per un pezzo era stato a fissarle senza capire; ogni tanto qualcuno si stiracchiava o andava a guardare la tele cinque minuti nella sala riposo delle guardie, nel seminterrato, per poi risalire per quasi subito e riprendere in silenzio il proprio posto, sempre che nel frattempo qualcun altro non glielo avesse fottuto. Era una domenica morta, vuota e cupa. Non era difficile immaginare che met della citt si stesse facendo un digestivo - con i gomiti sulla tovaglia, davanti alla tele, la sedia tirata all'indietro, godendosi le gesta di Gregory "Pappy" Boyington e dei suoi cowboys inamovibili - e dei caff molto ristretti o debitamente allungati, e che l'altra met si stesse infilando sotto delle lenzuola tiepide, tirate su fin sotto il mento. Per i poliziotti la questione era solo riuscire a tirare fino alle diciotto e quindici ora di fine turno - senza rogne dell'ultimo minuto. Ray Charles cantava Tutte le ragazze della citt vanno matte per me e c'erano delle trombe che andavano a brucio. La squadra di turno guardava dunque la notte cadere molto velocemente, e ben presto nessuno riusc pi a distinguere il tabellone dei vari reparti, nell'atrio, e nemmeno le lancette del grande orologio elettrico sopra la porta dell'ascensore. L'agente di guardia seduto dietro il banco sospir e accese i faretti e l'insegna POLIZIA all'angolo dell'edificio; poi accese le lampade notturne nell'atrio. Schneider era sempre nel suo ufficio. Aveva fatto solo due brevissime apparizioni nel primo pomeriggio, una per appartarsi a conversare con Perrier per meno di un minuto e l'altra per chiedere a Charles se gli faceva il favore di andare fino in stazione a prendere gli orari dei treni e una stecca di Camel. Verso le diciassette e quaranta c'era stato un falso allarme, l'unico, quando avevano

visto un tizio attraversare di corsa e a passi decisi la piazza antistante il Commissariato, puntando dritto verso di loro. L'uomo desiderava solo sapere il nome e il numero di telefono del medico di guardia, gli erano stati fomiti i dati e i poliziotti in poltrona avevano approfittato del diversivo per stirarsi e lamentarsi del fatto che tutto fosse cos calmo. Insomma, vero: se proprio ci si deve rompere le palle tutta la domenica, che almeno serva a qualcosa. Poi, nel giro di dieci minuti, videro comparire una vecchia Escort grigia, una Renault 20 due litri e l'unico Peugeot 403 cabrio arancio tenue della citt, e tutti quelli che ne sbarcarono cominciarono ad abbottonarsi i cappotti e gli impermeabili e a calarsi in testa i Knirps, contentissimi di cavarsela con cos poco. In quel preciso momento di cambio di turno, Charles Catala aveva due versi per la testa, due versi che facevano un girotondo ossessivo, languidamente scanditi a mo' di lamento: Quel che amo, io non so /da che parte vanno i loro passi e va' a capire di chi erano, e aveva saputo che all'ultimo momento Viale avrebbe sostituito Bogart, perch quest'ultimo aveva "sua suocera per cena, quella sera" - terrificante riassunto. Come al solito, Viale sembrava uscito dritto dritto da una pagina di Vogue, e la sua sigaretta con in cima la fascetta dorata non scomponeva i baffi che sembravano essere stati accuratamente lucidati, n le guance rasate da poco, su cui sentiva ancora il fuoco del rasoio. Charles era salito da Schneider prima di schiodare - come del resto faceva sempre a fine turno, indipendentemente da quello che era successo. Aveva discusso per cinque minuti con l'ex capo del gruppo B, e aveva trovato che quest'ultimo stesse un po' 'meglio', il che non aveva molto senso. Esauriti gli argomenti, aveva proposto di andare a bere qualcosa, ma Schneider aveva rifiutato dicendo che Dinah sarebbe passata a prenderlo da un momento all'altro. Non c'era mai stato un granch sulla scrivania dell'ispettore capo Schneider: un orologio in acciaio, un sottomano e un contenitore per matite di cuoio nero, liscissimo; ma adesso non c'era addirittura pi niente, se non le grandi mani magre del poliziotto appoggiate una di fianco all'altra. - Prendo dieci giorni di vacanze arretrate, - aveva annunciato Schneider. - Poi - S, - aveva detto Charles. - Poi Lo sapevano gi tutti e due, che non ci sarebbe stato nessun poi, anche se ancora non sapevano perch. Erano scesi insieme. Senza un momento di discussione, senza una parola, niente, dopo quattro anni insieme. Parcheggiata a ridosso della scalinata c'era la vecchia Renault 16 di Schneider, i cui tergicristalli battevano nella pioggia. Charles Catala e Schneider si erano dunque lasciati davanti alla Centrale con una stretta di mano data in fretta e furia, per via del vento. Per il resto, va' a sapere - e a che pro poi? Visto che la loro bestia nera era morta, comunque, e che non si poteva dire che avesse commesso il bench minimo errore professionale, quando avrebbe potuto benissimo far fuori il ragazzo invece di ferirlo soltanto, anche nello stato in cui era. Dunque i due si erano salutati, Schneider era salito in macchina e Dinah era partita subito, ed erano andati a bere qualcosa al Relais. Non c'era molta gente, e avevano deciso di mangiare qualcosa al volo prima di rincasare, per questo il poliziotto aveva

chiamato quelli del servizio permanente per lasciare il numero di telefono dove lo si poteva raggiungere. All'ispettore che aveva preso la chiamata era sembrato 'normale', e 'normale' nel linguaggio dei poliziotti pu avere due significati: o sta a indicare che in realt non si sa cos'altro dire, o lascia intendere che la persona di cui si parla non ha n la carnagione scura n i capelli lunghi, e che non sembra n sbronza, n fatta, normale, insomma Stando al conto del Relais che sarebbe stato ritrovato pi tardi nella giacca di Schneider, la coppia aveva bevuto con moderazione durante il pasto, avevano preso un Kyr Royal a testa, una mezza bottiglia di Sylvaner insieme alle insalate di gamberetti e una bottiglia di Morgon con le costate. Un caff e un ammazzacaff ciascuno - nella fattispecie, due Cointreau. E nient'altro. Tra le ventidue e mezzanotte e mezza, chiaramente, era un altro paio di maniche, e solo Dinah poteva realmente dire che cosa era successo. In seguito erano tornati a casa di Schneider, che aveva chiamato la Centrale, sempre per via del turno, e anche in quell'occasione sembrava 'normale. E quando il responsabile lo aveva messo al corrente di quello che era successo alla stazione alle zero e trentadue, Schneider si era limitato a dire una parola prima di riagganciare - aveva detto "Vengo", e di quei tempi si poteva essere certi che i poliziotti non sostenevano gare d'eloquio specialmente quando uno dei loro era stato appena messo al tappeto. Ray Charles cantava Well, I used to be so happy, and all I do is cry e gli ottoni vociferavano salendo l'uno sulle spalle dell'altro e Early Ray urlava piangendo che non aveva niente da perdere, pi niente da perdere Da parte sua, Charles era andato al cinema con Evita e tutto il suo gruppo, una banda di eterni studenti e un impiegato postelegrafonico di estrema sinistra; erano stati al Rex a vedere qualcosa di Francesco Rosi, per il Festival del film italiano, ed erano incappati su Il caso Mattei, ma avrebbero potuto benissimo beccarsi qualunque altra cosa. Dopodich si erano gettati sulla Taverne Lorraine, in place de la Gare, un posto da sfigati con dei grandi specchi arzigogolati, dei lambris tetri e, tutt'intorno, un'immensa terrazza con la parete vetrata e i vetri appannati. Avevano, chi pi chi meno, mangiato dei croque-monsieur passati al napalm e dei knack androgini, bevuto qualche birra e non pochi caff. Charles Catala aveva sonno, ne aveva le palle piene, gli sembrava di sentire della limatura di ferro sotto le palpebre e i suoi occhi erano rossi come quelli di un coniglio nano, era totalmente congelato dall'insonnia, ma discutere e sparare cazzate al calduccio insieme a degli amici non era neanche poi tanto male. A mezzanotte e quindici, la 4L della Speciale notturna sfil lentamente davanti alle grandi vetrate, come un pesce livido dall'altra parte dell'acquario. Viale non aveva nessuna valida ragione per trovarsi in quell'auto a scrutare sospettoso la clientela di quel postaccio. Non aveva, se per quello, nemmeno molte valide ragioni per fare il poliziotto, se non una certa testardaggine e un'evidente carenza di giudizio. Charles non aveva ragione di sapere che Viale gli stava passando davanti, nella macchina azzurra. Aveva smesso di piovere, le strade erano profonde e le luci della stazione

sembravano pi vicine e pi crude - ma non meno deprimenti. Tempo addietro c'erano stati diversi santuari, ma da quando ospedali, cimiteri e cessi pubblici erano stati neutralizzati, restavano solo i commissariati centrali e le rimesse delle stazioni. Catala vide (intravide) la piccola 4L che si metteva in coda sulla sinistra, al rallentatore, e automaticamente pens: controllo della stazione. Nella sala d'attesa verde mela c'era di tutto: barboni e giramondo, tizi che srotolavano belli pacifici il loro sacco a pelo per dormirci dentro sdraiati sulle piastrelle, altri che si prendevano sbronze di Kiravi vomitando poi a destra e a manca, ragazzini di passaggio e tossici, furbastri che con i loro coltellini alleggerivano chiunque di qualche monetina, c'erano dei reietti della bella e progredita societ liberale tanto cara a Giscard e ai suoi seguaci, e poi dei relitti umani, dei poveracci che avevano perso tutti i treni fin dall'inizio, tutti, senza eccezione, la preda ideale per certi poliziotti. Ed era proprio per questo, per evitare di beccarsi delle belle pacche sul muso, che l'ispettore Viale aveva preso l'auto. Dunque Charles vide l'auto andare placidamente verso la stazione. E smise subito di farci caso. Un orecchio ancor pi distratto lo prest all'urlo, dapprima lontano e quasi indistinto, dell'ambulanza che filava lungo le strade deserte declamando tutt'intorno "Sei fottuto - Sei fottuto", e a malapena vide passare una forma bianca lanciata sopra i cento che seg l'incrocio e tir dritto. In strada c'erano due furgoncini del Pronto intervento, con lampeggiatori e fari accesi. Charles Catala salt in piedi. Sudava freddo dalla strizza e sentiva un certo pizzicore sotto la pelle della faccia. Era in stato d'allerta. Il suo turno era finito, quel bordello non erano mica cazzi suoi. Gli altri lo guardavano. Lui non si risedette. Butt cinquanta franchi sul tavolo (una banconota da cinquanta stropicciata) e con passo uniformemente accelerato attravers la sala e usc nella notte. A met dell'incrocio stava gi correndo a gambe levate. Il resto, un incubo. Il casino dei furgoncini e dell'ambulanza, i lampeggiatori che volteggiavano come gabbiani su una discarica pubblica e il palpitare delle luci di posizione, gli aloni della foschia (che foschia?) attorno ai riflettori crudi dei binari, le uniformi. Viale disteso faccia a terra in fondo alla hall, vicino alla biglietteria automatica, con i piedi messi alle dieci e dieci e un tipo con una sacca per trasfusioni vicino al braccio destro, mezzo inginocchiato. Dei passi di corsa e una barella che passava. C'erano delle guardie a bloccare l'ingresso del sottopassaggio e nessuno di loro portava il giubbotto antiproiettile, e Schneider men che meno, Schneider con la sua bella giacca mimetica, i jeans e gli stivaletti consumati, che discuteva con il responsabile dell'operazione senza smettere di asciugarsi i palmi delle mani sulle cosce dei jeans, come se avesse paura che fossero troppo umide. Si era girato verso Charles, e questi non si ricordava le parole esatte, ma il senso quello s che se lo ricordava: abbiamo il vostro Speedy, Charles. Gironzolava intorno alla stazione e Viale gli saltato addosso, ma quello ha tirato fuori il coltello, gliel'ha ficcato nella pancia e gli ha fregato la pistola Speedy gi di sotto. Avrebbe anche

potuto darsela a gambe, ma si fatto prendere dal panico e adesso gi con un poliziotto per parte a tenerlo sotto tiro Cristo santo, aveva pensato Charles Catala vedendo la faccia di Schneider, fuori come un balcone, sbronzo perso. Se scende, lo fa secco, e allora s che son cazzi amari. un miracolo che riesca a reggersi sulle gambe. E quegli altri ubriachi delle alte sfere avranno buon gioco a sotterrarlo in piedi. Si era messo davanti a Schneider, ma lui lo aveva preso per il gomito e l'aveva fatto spostare dicendogli, con una voce orribilmente stanca e senza alcun timbro: - Lascia perdere, Charles, ci devo andare, sai com' E il giovane non si era sentito in grado n aveva avuto il coraggio di impedirglielo, e tutti quanti l'avevano visto scendere, scalino dopo scalino, senza esitare n vacillare, con le braccia ostentatamente lontane dal corpo e una lentezza rassicurante. Poi i suoi calcagni erano spariti dal loro campo visivo e Charles aveva tirato fuori la .38 dalla fondina, e appiattendosi contro il muro aveva iniziato a scendere a sua volta e gli altri si erano compattati dietro di lui cercando l'angolo morto. Non c' n'erano. Schneider era immobile. Speedy era acquattato nella nicchia in cui si era rifugiato, una nicchia che un tempo era servita come vetrina e dove adesso venivano riposti i cartelloni degli orari. Un ragazzotto con una gamba menomata, un giaccone da rockettaro e degli occhi profondi, neri e vuoti come la notte. Aveva la pistola sul fianco, con la canna puntata genericamente in direzione del poliziotto. Ci fu ancora uno strano momento di pace, di estrema tranquillit, e Schneider si mise a parlare lentamente, con voce spenta, amara e tuttavia persuasiva, una voce che veniva ancora voglia di ascoltare, e diceva che il ragazzo aveva fatto s una cazzata, ma non poi cos grossa, che il poliziotto si era cuccato s una lama nella pancia, ma che se la sarebbe cavata, e mentre parlava alz le braccia e allung la mano, con il palmo rivolto verso l'alto - e c'era solo Speedy che poteva vedere la sua faccia, i suoi occhi morti, e Speedy non disse mai niente a riguardo. Se non fosse stato per il treno, Schneider forse ce l'avrebbe fatta, avrebbe continuato a dargliela a bere, anche se dentro di s non aveva pi voglia di vincere, nessuna voglia. Ma c'era stato il treno, l'espresso da Nizza di cui aveva avvertito le lunghe vibrazioni ben prima che il boato deflagrasse sopra le loro teste e che il frastuono iniziasse a gonfiarsi e sgonfiarsi a ondate continue - un frastuono tremendo - e tutto inizi a vibrare e a tuonare, sotto la volta allungata, con degli opprimenti racatac-tac. I poliziotti si erano spostati in avanti in pochi balzi. Charles aveva alzato la canna della .38. La prima detonazione era sfuggita a tutti, in quella cagnara. Capirono che Schneider era stato beccato da un suo lieve sobbalzo, poi ci fu la seconda detonazione, pi chiara e distinta, e videro le ginocchia del poliziotto flettersi leggermente, ma nessuno aveva ancora realmente capito, ed ebbero l'impressione che stesse per mettersi a rotolare come un nuotatore nell'onda. Di fatto Schneider accompagn il movimento, la mano destra alz il lembo della giacca mimetica, il busto si inclin girando su se stesso e le dita afferrarono il calcio della Colt, e tutto il resto richiese meno di un secondo: puntare, caricare e tirare, e l'ultima detonazione della 9 mm si confuse nell'esplosione opaca della Colt.

Colpito da un pugno gigantesco, Speedy sbatt le braccia e la Smith automatica vol per aria, Charles fece uno scatto e ci mise sopra il piede, senza togliere lo sguardo da Schneider. Nei suoi ricordi Schneider non la finiva pi di cadere: con il retro della giacca sollevato, cadeva in avanti, in estensione sulla punta dei piedi, con le spalle alzate e il mento contro il petto. Allo stesso tempo mica era vero; certo, non era mica possibile. L'impatto non l'aveva fatto quasi nemmeno indietreggiare, e tutti quanti avevano un baccano incredibile nelle orecchie, anche se ormai il treno aveva finito di passare e si addentrava, placato, all'altro capo, dritto davanti a s all'altro capo della notte esile e nera come una conchiglia spezzata. Si erano avvicinati tutti. Charlie aveva rimesso l'arma nella fondina. Schneider era a terra raggomitolato, la guancia contro il pavimento, ma aveva ancora gli occhi aperti e le dita stringevano in maniera convulsa l'impugnatura della pistola. Charlie lo aveva assistito come meglio poteva, intanto che Speedy veniva fatto alzare e a Schneider veniva tolta di mano la .45, ed era lui poi che aveva aiutato quelli dell'ambulanza a togliergli la fondina e a distenderlo sulla barella. Risultato, aveva insozzato il giubbotto di sangue. Schneider gli aveva afferrato la manica mentre lo portavano su per le scale e al giovane era parso che gli occhi grigi e ampi fossero pieni d'acqua, e che Schneider volesse dirgli qualcosa - ma non poteva gi pi. La testa gli era ricaduta in avanti e Charlie aveva visto la sua bocca aprirsi e chiudersi come quella di un pesce che sta crepando - non c'era un'altra immagine. Charles non ricordava nient'altro. Nient'altro? Ah! S Al mattino aveva lasciato il Pronto soccorso a piedi. Era passato per la porta girevole dell'ingresso, da solo, senza che nessuno lo chiamasse. Erano quasi le otto e le auto iniziavano a muoversi, paraurti contro paraurti, sulla tangenziale l accanto. Faceva freddo e c'era luce, e si vedeva lontano, ma non fin dove se ne era andato Schneider. Il cielo era blu e immenso, e scintillante come una ciotola di porcellana rovesciata, e i faretti di segnalazione dell'eliporto erano ancora accesi, ma di l a poco li avrebbero spenti. Al bordo della piattaforma, nella zona riservata al personale, c'era una Austin blu scuro parcheggiata a casaccio. Di fianco all'auto, con la mano sulla portiera, c'era una donna alta con i capelli scuri il cui pugno sinistro stringeva il collo di un cappotto buttato di fretta sulle spalle. Il suo bel viso faceva mostra di quell'espressione grave e attenta che aveva Romy Schneider sulla copertina dell'edizione tascabile di Foto di gruppo con signora di Heinrich Bll. Come l'attrice, guardava di lato con l'aria di chi aspetta che le si dica qualcosa. Aveva visto la cintura di Schneider appoggiata sulla spalla del giovane e la pistola nella fondina di pelle nera che gli sbatteva contro la coscia a ogni passo. A Charlie era parso che stesse per chiamarlo, e magari lo fece anche, ma lui continu a camminare dritto davanti a s sull'asfalto blu, dritto davanti, senza girare la testa n deviare di un centimetro il suo cammino.

Le era poi passato accanto e l'aveva lasciata dietro di s, perch tanto non c'era niente da dire e niente da fare. L'aveva vista e aveva affondato lo sguardo nel suo, e poi aveva scosso lievemente la testa. Non aveva mai pi rivisto Cherokee. In compenso, aveva visto e rivisto gli avvoltoi del Commissariato centrale. Li aveva visti e rivisti cos spesso che aveva finito anche lui con l'andar via. Ma si era comperato il libro di Bll. In edizione tascabile.

Gallien fu ammazzato il 28 giugno 1980, poco prima delle dieci di mattina, da due uomini armati di pistole automatiche calibro 9 mm. Erano in due, sulla moto che sarebbe stata successivamente trovata in fondo al canale. Gallien usciva dal suo ufficio in compagnia di un cliente, il quale non fece in tempo a buttarsi a terra prima che la sparatoria iniziasse a crepitare. Quando venne tirato su, Gallien aveva sette pallottole nel petto, concentrate in uno spazio grande pi o meno quanto il fondo di un cestino per la carta - e una pallottola nell'occhio destro. Secondo le dichiarazioni del testimone, Gallien era stato colto alla sprovvista e non aveva nemmeno avuto il tempo di parlamentare. Poich i due uomini portavano dei caschi integrali (era diventato di moda, a quanto pare), impossibile affermare che aspetto avessero. Dell'indagine fu incaricato il Servizio regionale di Polizia giudiziaria di Z Nessuno diede prova di uno zelo che si potesse definire eccessivo. Jethro e Nina Hagen si presero dieci anni ciascuno - secchi. Momo Chevallier non prese niente di niente, per la semplice ragione che il Gitano lo aveva fatto secco prima che Jethro gli mettesse le mani addosso, e fu solo grazie al provvidenziale contributo di un fox-terrier di passaggio che il suo corpo venne ritrovato sotto delle foglie morte, ricoperto di zucchero e poi mezzo carbonizzato - non meno di due anni dopo i fatti. Quanto a Speedy, che non aveva confessato l'omicidio della piccola Rouyer, inizi con il prendersi vent'anni ma se la cav con tre: un bel mattino i secondini lo ritrovarono esangue sul pavimento della sua cella, e niente lasciava supporre che in un attacco depressivo non si fosse realmente suicidato, tagliandosi i polsi con una lametta di Schick Injector che si era nascosto sotto i capelli attaccandola dietro l'orecchio con un pezzo di cerotto fregato in infermeria.

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