Sei sulla pagina 1di 10

I Greci e la Musica, Cultura greca Lezione 4

http://severus.forumcommunity.net/?t=55534869

Gli strumenti musicali

Non bisogna introdurre nell'educazione gli auloi n altro strumento


professionale come la cetra o un altro di tal sorta, bens quelli che ne
faranno ascoltatori intelligenti [...].
Inoltre l'aulos non serve a esprimere le qualit morali dell'uomo. [...]
Aggiungiamo pure che all'uso dell'aulos come elemento di educazione si
oppone il fatto che il suonarlo impedisce di servirsi della parola.
(Aristotele, Politica

La citazione di Aristotele permette di notare l'esistenza di una gerarchia


fra gli strumenti musicali. Il pi nobile, come si vedr tra poco, la lira,
mentre inferiore, neppure degno dell'educazione l'aulos, lo strumento a
fiato per eccellenza.
Nella cultura greca, avevano un posto di rilievo e maggiore dignit gli
strumenti a corda, essenzialmente perch nati per accompagnare la
parola. Infatti, la musica vocale era ritenuta pi "nobile" e degna di
attenzione rispetto alla musica strumentale, per la quale nascono gli
strumenti a fiato. In un secondo momento, gli strumenti a fiato saranno
applicati anche a certi generi poetici, ma, nella gerarchia strumentale,
rimarranno sempre al secondo posto.
Il mito pu venirci in aiuto, se pensiamo alla tenzone tra Marsia e Apollo.
Il primo suona uno strumento a fiato, il secondo la lira. Marsia sar
sconfitto e verr punito per la sua superbia, per aver osato sfidare un dio,
e sar scorticato vivo.
Gli strumenti a corda saranno, quindi, sempre legati al culto di Apollo,
mentre l'aulos generalmente associato al culto di Dioniso. L'aulos era
considerato da alcuni filosofi, fra cui Aristotele e Platone, come uno
strumento orgiastico e corruttore di costumi.
Platone a sottolineare nella Repubblica, l'importanza della parola in
musica (l'aulos viene bandito dal suo stato ideale), proponendo una

tripartizione del melos (melodia, quindi per estensione musica):


1. Logos (quindi la parola, il testo)
2. L'armonia (quindi l'accordatura e le scale musicali)
3. Il ritmos (il ritmo)
Tra le tre parti del melos la superiorit del logos chiaramente sancita
dal filosofo:
Il ritmo e l'armonia si regolano sulla parola, non la parola su di loro.
Al di l delle teorie filosofiche esistono tre grandi famiglie di strumenti : i
cordofoni, gli strumenti a fiato e gli strumenti a percussione.

***

I cordofoni

1. La Lira

La lira era lo strumento nobile per eccellenza, quello da utilizzare a fini


educativi, perch non era uno utilizzato dai suonatori professionisti,
quindi adatto anche agli amatori, alle persone colte e di classe sociale
superiore.
La superiorit della lira trova origine nel mito, che la vuole creata dal dio
Ermes tramite il carapace di una tartaruga, per poi farne dono ad Apollo.
Con ogni probabilit il mito si riferisce alle primissime lire, effettivamente
ricavate dal carapace di una tartaruga. Il nome dell'antenato della
lira, chelis, vuol dire infatti tartaruga.
La lira uno strumento di piccole dimensioni, dotata di cassa di
risonanza, alla quale erano assicurate delle corde. Le sue dimensioni
ridotte la rendevano poco adatta per l'esecuzione pubblica, perch di
suono poco intenso. In poche parole, pare che si sentisse poco.
La lira, come gli altri cordofoni, nasce con sette corde:
Hypate ( la corda che d il suono pi grave)
Parhypate
Lichanos (che significa indice, probabilmente dal dito che si utilizzava per
farla risuonare)
Mese (che significa nota di mezzo)
Paramese
Trite
Paranete
Nete ( la corsa che d il suono pi acuto).

Strumenti Musicali
http://www.musicanti.org/avatar/giglio/strumenti.htm

LIRA

Antico strumento musicale a corde pizzicate Affine alla cetra, aveva come cassa di
risonanza un guscio di testuggine, alla quale erano applicate due corna di animale unite
da una traversa. Le corde, in numero variabile, erano tese tra la traversa e la cassa. Nel
medioevo il termine Lira viene accostato a due strumenti ad arco: la lira da braccio e la
lira da gamba (o lirone). Ecco una lo veloce descrizione.

Lira da braccio: strumento a corde strofinate (ad arco) in uso particolarmente in Italia
tra il XIV e il XVI secolo. Pu essere considerata un antenato del violino.
La lira da braccio aveva la cavigliera diritta (come la viella) essa era a forma di cuore ed
era forata dai piroli.
La viola da braccio possedeva 5 corde di cui le due pi gravi erano poste fuori dal
manico e fungevano da bordoni. Era accordata per quinte.

Lira da gamba: Il basso della Lira da braccio era detto lira da gamba o lirone.
Esso trae i suoi elementi da diversi strumenti: se il corpo somiglia a quello della lira da
braccio, la rosa che si aggiunge alle due aperture sulla tavola armonica presa dal liuto.
Come la viella la lira da gamba munita di tasti. Il numero delle corde varia da 9 a 13,
alle quali si aggiungono le due corde di basso ma in Germania, per esempio, si trova un
lirone da 16 corde, mentre in Italia il numero di corde massimo ammonta a 15, di cui
tre doppie di basso.
Poich il ponticello molto piatto, non possibile fare risuonare da sole che le corde
poste alle estremit: per questo lo strumento era destinato all'esecuzione di accordi
d'accompagnamento a una melodia eseguita da un altro strumento.

LIRA
Enciclopedia Italiana (1934)
http://www.treccani.it/enciclopedia/lira_res-e617652a-8bb0-11dc-8e9d-0016357eee51_(EnciclopediaItaliana)/

di Gabriella Battaglia
LIRA (, lyra). - La lira appartiene a quella classe di strumenti a corde tese
(, , ), che i Greci preferirono agli strumenti a fiato
() e considerarono veramente nazionali.
La tradizione letteraria sul mitico inventore della lira non concorde: il poeta
sconosciuto del secondo inno omerico ci dice che Ermete, avendola fabbricata
con il guscio di una tartaruga, due corna d'ariete e i nervi dei buoi rubati ad
Apollo, riusc col suono del nuovo strumento a commuovere cos profondamente
l'animo di Apollo stesso, che questi non solo gli abbandon i buoi, ma gli offr
anche un anellino d'oro in cambio della lira. Ma sappiamo anche (Paus., IX,
30,1) di una lotta fra le due divinit rappresentata in opere della statuaria oggi
perdute, e di cui un'eco persiste nella pittura vascolare: cos che la tradizione
dell'inno ci appare quasi una decisione di arbitro per cui Apollo non ha inventato
la lira, ma l'ha legittimamente ottenuta in un fraterno contratto.

La lira - da non confondersi con la , sebbene parecchi lessicografi abbiano


considerato queste due parole sinonimi (vedi. cetra) - costituita da una cassa
armonica da cui si elevano due bracci riuniti da un'assicella traversa o giogo: tra
questa assicella e la cassa sono fissate le corde, di numero variabile ma di
lunghezza eguale. La cassa armonica in origine, come apprendiamo dalla
tradizione letteraria e figurata, fu lo scudo dorsale di una tartaruga (,
), sulla faccia concava del quale era tesa una pelle bovina. Pi tardi
s'impiegarono armature di legno della stessa forma rivestite di laminette d'osso o
d'avorio. I bracci o corna (, , ) agl'iniz furono veramente
corna di capra o di ariete - e anche questo concordemente alla tradizione
letteraria e iconografica -, ma in seguito si costruirono bracci lignei, e della
materia primitiva rest solo la forma elegantemente incurvata. La traversa o
giogo ( ), che lega i due bracci alla sommit, era ordinariamente di legno di
quercia; era a volte perfettamente cilindrica, a volte rigonfia verso il centro e
verso l'estremit. Le corde - originariamente intestini di montone (), cui
pi tardi si sostituirono i nervi (onde la mutata denominazione di , )
- erano fissate, mantenute in tensione e regolate come nella cetra.
Il numero delle corde riguarda piuttosto la storia del sistema musicale dei Greci
che quella dello strumento. Testi oscuri e sospetti attribuiscono alla lira prima
tre, poi quattro corde: questo numero sarebbe stato portato a sette sia per
accrescimenti successivi, sia d'un sol colpo da Terpandro: altre fonti invece
attribuiscono questo numero di corde alla lira primitiva inventata da Ermete.
Certo che sin dalla prima met del sec. V il numero delle corde fu portato a otto
e poi a nove: e la lira eptacorde si conserv solo nell'uso religioso a Roma, dove,
nel sec. I, Dionigi di Alicarnasso la nota con stupore (Ant. Rom., VII, 72). La
seconda met del sec. V vide portare il numero delle corde a undici, forse per
opera di Phrynis di Mitilene. Timoteo, alla fine del sec. V, aggiunse una
dodicesima corda. Queste innovazioni, vivamente contrastate, furono consacrate
dai teorici alessandrini.
La lira si suonava col plettro (), fatto di materia dura - legno, corno,
avorio, metallo, pietra preziosa - di forme assai diverse, ma sempre terminante
con un dente o un uncino, cos da assomigliare a una T o ad una freccia. Il plettro
era ordinariamente attaccato alla parte inferiore della lira e per suonare non
veniva staccato. Alla mano destra, che colpiva le corde col plettro, si associava
l'accompagnamento della mano sinistra che pizzicava le note dalla parte opposta
dello strumento. Solo alcuni virtuosi - quali i liricini di Aspendo passati in
proverbio (Zenob., II, 30) - eseguivano ambedue le parti con le dita.

La lira poteva essere riccamente e variamente ornata: vedi, per es., presso
Luciano (Adv. indoctum, 8) la descrizione della ricchissima lira di Euangelos di
Taranto.
Bibl.: C. v. Jan, Die griechischen Saiteninstrumente, in Arch. Zeitung, 1858, p.
181 segg., tavola CXV; Th. Reinach, in Daremberg e Saglio, Dict. des antiquits,
III, ii, p. 1437 segg.; Gundel, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., XIII, ii, col. 2479
segg.; L. Deubner, Die viersaitige Leier, in Ath. Mitteil., LIV, 1929, p. 194 segg.
Invia articoloPubblica sul tuo blog o sitoSegnala alla redazione

http://www.summagallicana.it/lessico/l/lira.htm#Lyre

Lira deriva dal latino lyra, a sua volta


derivato dal greco lra di etimologia
sconosciuta. Antico strumento musicale a
corde pizzicate in uso nel Medio Oriente e
presso i Greci. Affine alla cetra, aveva
come cassa di risonanza un guscio di
testuggine, alla quale erano applicate due
corna di animale unite da una traversa. Le
corde, in numero variabile, erano tese tra
la traversa e la cassa. I poeti recitavano
accompagnati dalla lira.

Apollo con la chelys-lyra


pittura vascolare greca, museo di Delfi,
ca. 460 aC.

Per la mitologia greca l'inventore della lira


fu Ermes , alias Mercurio. Un giorno il
dio trov all'interno della grotta una
tartaruga. Dopo averla uccisa, prese il
carapace, e tese al suo interno sette corde
di budello di pecora, costruendo cos la
prima lira. Ermes la regal poi ad Apollo
, e questi al figlio Orfeo . In epoca
classica, la lira era in effetti associata alle
virt apollinee di moderazione ed
equilibrio, in contrapposizione al flauto,
legato a Dioniso e che rappresentava
estasi e celebrazione.
Non noto dove sia nato lo strumento:
sicuramente stato importato in Grecia in
epoca preclassica. Come luoghi di nascita,
sono stati proposte localit nell'Europa
meridionale, Asia occidentale e nord
Africa. Ancora oggi la lira viene suonata in
alcune zone dell'Africa nordorientale.

Ampolla attica del 440-430 aC con una


Musa che suona la lira

STRUMENTI MUSICALI TRADIZIONALI


http://www.danzegreche.it/strumenti.html

LIRA
La lira lo strumento principale della musica di Creta. Negli anni passati era
diffusa in tutta la Grecia ma progressivamente stata sostituita dal violino. Oggi,
viene suonata nel Dodecanneso, in Tracia e in Macedonia, oltre naturalmente a
Creta. Al contrario degli strumenti a fiato, quelli a corda lasciano la possibilit al
musicista di cantare contemporaneamente, perci i suonatori di lira, sono spesso
anche ottimi cantanti. Le piccole misure della lira, permettono unesecuzione veloce
e questo la rende adatta per le danze veloci delle Isole e di Tracia.
Il corpo della lira ha la lunghezza di 40-60 cm, e viene costruita utilizzando un
pezzo unico di legno che viene scolpito per formare la skafi (vaschetta), il cheri
(mano) e il kefali (testa). Il legno migliore quello di pero ma ogni suonatore ha le
sue preferenze. Sulla skafi, si incolla il kapaki, una foglia di legno sottilissima, di
pino o cipresso, con le due caratteristiche aperture che si chiamano matia (occhi).

Il cheri (mano) che molto corto, si estende dalla curva di skafi (vaschetta) fino
al kefali (testa) con le tre manopoline (striftalia) nella parte posteriore.

Le tre corde sono accordate in re-la-re oppure in re-sol-re. Negli anni


precedenti, erano costruite con lintestino della pecora. La prima corda si chiama
kandini, accordata pi in alto suona la melodia. La seconda si chiama
messaki e la pi bassa, vurgana. La distanza tra le corde grande, perch nella
lira, il suonatore, non preme le corde con le dita, come negli altri strumenti a corda,
ma le spinge lateralmente con lunghia.
Il suonatore, mentre suona la melodia con la prima o la seconda corda, tocca
contempraneamente, con larco, la corda accanto, in modo tale di sentire un isso.
Nel passato, larco era curvato, da peli dalla coda di cavallo, con alcune campanelle
(gerakokuduna), per sottolineare il ritmo con i suoi movimenti. Oggi si usa larco del
violino.

Altri link:
http://nonsolocultura.studenti.it/come-suonare-la-lira-150569.html#steps_1
http://www.bandatolfa.it/pagine%20strumenti/lira.htm