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Gli strumenti a corda vengono definiti cordofoni.

Esistono diversi tipi di cordofoni. Quelli semplici sprovvisti di manico perciò a pizzico, percussione
e a tastiera e cordofoni composti cioè a giogo (come l’antica lira) e a manico (come la chitarra).
Il più antico strumento a corde pizzicale è la lira.
La lira dei Greci aveva sino a sette corde che gli permetteva di eseguire un numero limitato di
accordi.
Da questo punto di vista maggiore potenziale era offerto dal Salterio medievale che con
l’evoluzione della modulazione assunse carattere cromatico e veniva suonato con delle bacchette.
Evoluzione del salterio fu anche la cetra da tavolo di forme svariate, dotata di venticinque corde
ancora oggi utilizzata.
L’arpa di piccole dimensioni e con un numero limitato di corde era già presente presso gli Egizi.
Attraverso varie fasi si arrivò alla moderna arpa cromatica da concerto, con una cinquantina di
corde e un sistema di pedali per accrescere di uno o due semitoni, variando la lunghezza attiva
della corda.
Le corde sia dell’arpa che degli strumenti prima citati sono libere cioè che non si può variarne la
lunghezza o meglio vengono prodotte note di frequenza fissa.
Oltre agli strumenti a corda libera troviamo gli strumenti tastati.
I primi strumenti muniti di tastatura fecero la loro apparizione nel Medioevo ed erano semplici
rilievi fatti di budello animale posti trasversalmente rispetto alla direzione delle corde, i tasti
permettevano di bloccare le corde con il polpastrello, di fatto accorciandola a piacere e quindi
aumentando l’altezza della nota degenerata.
L’appoggio della corda avviene sul tasto, perché il polpastrello è premuto sul manico dietro il
tasto: ciò pur consentendo una buona vibrazione della corda per via della relativa rigidità del tasto.
Gli strumenti con manico tastato derivati dal liuto arabo presentano in genere casse risonanti con
buca circolare e vengono suonati con un plettro fatto di penna d’oca.
In questa categoria di strumenti ricordiamo la quinterna, la chitarra moresca, il chitarrino e la
chitarra (uno degli strumenti più utilizzati al mondo).
Terza categoria di strumenti tastati sono quelli che fanno capo al liuto introdotto in spagna dai
Mori, nella sua forma primitiva era costituito da una cassa a fondo bombato, fatto di sottilissime
strisce di legno, con al centro della tavola armonica un apertura circolare istoriata.
Il manico munito di tasti mobili è piegato all’indietro quasi ad angolo retto.
Le corde, che all’inizio erano quattro diventarono dieci tuttavia non potevano essere troppo tese.
A partire dal Cinquecento con l’ingrasso dello strumento nelle orchestre nella funzione di basso
continuo, il suono dei liuti nei bassi viene rinvigorito con corde di bordone facendo abbandonare il
plettro a favore delle dita per poter produrre accordi.
Altra categoria sono gli Strumenti ad arco.
L'uso di un arco allo scopo di estrarre il suono da una corda per strofinamento ha inizio nell'Asia
centrale molto tempo prima che in Europa.
È soltanto in prossimità dell'XI secolo che, presso di noi, compare il primo strumento disegnato
apposta per essere suonato con l'archetto.
Si tratta della ribeca, discendente del rebab arabo, in forma più piccola nota come fidula, dotata di
cinque-sette corde, con fondo piatto, usata soprattutto dai trovatori della Francia meridionale.
Nel Quattrocento compare uno strumento del tutto particolare per dimensioni e caratteristiche: si
tratta della tromba marina, una specie di monocordo alquanto lungo, con una cassa grosso modo
piramidale, senza manico.
L'unica corda ma vi furono anche strumenti con due o tre corde viene divisa in due parti diseguali
poggiandovi leggermente il pollice e l'archetto scorre sulla parte più corta.
Tuttavia, entrambe le parti del la corda vibrano, avendo un nodo nel punto toccato, ciò che può
realizzarsi esclusivamente se la nota emessa è un'armonica del tono fondamentale della corda
libera. Ciò limita lo strumento a produrre soltanto suoni armonici, rendendolo musicalmente poco
interessante, ma assai stimolante dal punto di vista della fisica del suono. Il nome deriva non solo
dal fatto che il suono, come nella tromba, è costituito da una serie armonica, ma anche dal fatto
che alla corda è applicato un ponticello il quale vibra e percuote la tavola armonica accentuando la
caratteristica timbrica somigliante alla tromba.

- Il violino

Le viole da brazzo quattro corde accordate per quinte sfociano in quella cui oggi ci riferiamo in
termini di famiglia dei violini, costituenti l'attuale quartetto d'archi.
I pregi del violino, rispetto alla viola da gamba soprano, sono le piccole dimensioni e l'elevata
sonorità. Ciò viene ottenuto principalmente aumentando la tensione delle corde che sono più
grosse, fatto che implica la riduzione del loro numero (e quindi l'accordatura per quinte).
La maggior tensione delle corde agisce in senso contrario ai meccanismi di smorzamento, il che
permette di agire sulla corda con le dita senza necessità di tasti, con una maggior flessibilità.
L'inconveniente delle minori dimensioni della cassa armonica viene compensato da una più
pronunciata bombatura delle tavole.
Lo strumento che ne risulta, giunto a perfezionamento verso la fine del Seicento e ulteriormente
modificato nel secolo che segue, è destinato a risultare vincente e a raggiungere successi mai
conosciuti da altri oggetti musicali.
La cassa risonante è realizzata in modo da vibrare su un vasto arco di frequenze.
La sua tavola armonica munita di due aperture a effe, è fatta di legno tenero, come abete rosso
nelle tavole migliori o anche abete norvegese e abete bianco.
Il resto della cassa, ossia le fasce laterali, il fondo e il ponticello, è realizzata con legno più duro,
tipo acero e lo stesso vale per il manico e il suo riccio (o chiocciola), parte estrema del cavigliere,
che alloggia i piroli (chiavette di accordatura, dette anche bischeri).
La parte superiore del manico, o tastiera, è fatta d'ebano, come pure la cordiera, cui sono fissate le
corde.
L'arcuatura delle tavole è assicurata dalla catena, un'asta di abete incollata all'interno della tavola
armonica sotto uno dei piedini del ponticello, e dall'anima, tondino incastrato verticalmente tra le
due tavole, in vicinanza dell'altro piedino del ponticello.
L'anima, oltre a reggere la pressione del ponticello, serve a sincronizzare la vibrazione delle due
tavole. Il suo posizionamento è considerato uno dei fattori critici nel definire la qualità del suono
prodotto dallo strumento. È probabile che le rientranze nelle pareti laterali, oltre che per facilitare
il passaggio dell'archetto, abbiano anche funzioni acustiche, sebbene ciò sia più un risultato
dell'esperienza dei grandi liutai che di considerazioni di natura fisica.
Il violino ha quattro corde molto sottili, in budello negli strumenti barocchi, in acciaio e seta o
budello) in quelli moderni.
Le corde sono intonate sulle note SOL, RE, LA E MI.
La tensione complessiva delle corde è dell'ordine di una ventina di chilogrammi, mentre la forza
esercitata dal ponticello sulla tavola armonica è circa la metà.
Il probabile inventore del violino fu il Gasparo da Salò ma i grandi liutai furono gli Amati,
soprattutto Nicola, il suo allievo Antonio Stradivari e poi Giuseppe Guareri, i Bergonzi, Ruggieri, i i
fratelli Guadagnini: con la loro decisiva e insuperata sperimentazione, resero Cremona, nel
Seicento e nel Settecento, la capitale dell'arte di costruire violini.
Stradivari, in particolare, ne produsse circa 1200, dei quali sopravvive meno della metà.
Non si può dire oggi che nonostante gli straordinari progressi fatti dalla scienza quanto a teoria,
sperimentazione dei generatori di suono qualcosa sia mutato per il meglio nella qualità dei violini
prodotti in tempi successivi a Stradivari.
L'archetto, lungo tipicamente sui 73 cm e pesante 60 g, è fatto di legno denso e duro. La sua
qualità è un fattore determinante nel suono che si estrae da un violino.
Il canto sostenuto e l'ampia dinamica dipendono in modo essenziale dal modo in cui l'esecutore
utilizza l'archetto. Strisciamento continuo, saltato o addirittura martellamento della corda sono i
modi principali di utilizzo.
Il crine di cavallo si rivela ancora superiore alle fibre sintetiche, a causa della maggior forza
frizionale che oppone allo strofinamento.
Per l'uso, viene sottoposto a un trattamento con resine tipo pece greca i cui minuscoli grani,
accrescono l'attrito e l'intensità del suono a parità di forza.
L'archetto moderno, nato nell'Ottocento, al contrario di quelli antichi è in-
curvato verso il crine teso tra i suoi estremi. Ciò facilita il compito dell'esecutore, dandogli nel
contempo un maggiore controllo: nell'archetto antico viene applicata una forza sul crine che lo
sposta verso l'archetto, accentuandone l'incurvatura per contro riducendola in quello moderno.
L'effetto è quello di rendere il crine più teso, con una minore deviazione della sua posizione di
riposo.
La sensazione è quella di disporre di un mezzo elastico più rigido e ciò permette una maggiore
precisione e articolazione dell’arco.

La chitarra.

Dalla sua antica origine millenaria la chitarra ha subito infinite trasformazioni.


In Europa, a partire dalla Spagna, crebbe rapidamente di importanza, a causa della diteggiatura più
semplice e della voce più morbida di quella del Liuto.
Stradivari stesso ne costruì una dozzina. Il disegno attuale non differisce molto da quello
perfezionatosi nel Cinquecento.
Lo strumento è munito di sei corde, di cui le tre più basse appesantite da un avvolgimento di filo
metallico.
Le corde sono intonate come segue MI LA RE SOL SI MI vale a dire separate da quarte, tranne la
seconda e la terza corda, che distano soltanto una terza maggiore.
Esiste anche una chitarra bassa, con solo quattro corde, accordate come il contrabbasso e un tipo
di chitarra a otto corde, con cassa armonica rinforzata.
Il ponticello, al contrario del violino, è fissato alla tavola armonica e svolge anche la funzione di
cordiera. Non c'è un'anima a distanziare le tavole superiore e di fondo, ma una ricca incatenatura
interna alle tavole, che prende diverse configurazioni a seconda del costruttore e del tipo di
chitarra.
La forma a ventaglio, convergente verso la buca circolare della tavola armonica, è tipica della
chitarra classica.
Quanto al legno, la tavola armonica è fatta usualmente di abete, la tavola di fondo è del medesimo
spessore di legno duro, mogano, acero o legno di rosa.
Così è anche per i fianchi, mentre il manico può essere di cedro del Libano, la tastiera è di ebano,
con tasti in metallo, tali da abbracciare complessivamente 3 ottave e mezza.
Nelle chitarre di uso nella musica folk, con spalle della tavola armonica piatte, le corde sono
metalliche e quindi vengono costruite più grandi e irrobustite con costole incrociate. Un altro tipo
è la chitarra flamenco che ha corde in nylon.
Esistono poi chitarre elettrificate, praticamente senza risonatore, che fanno ricorso
all'amplificazione elettronica del suono per mezzo di un trasduttore acustoelettrico.
Nella chitarra, per il modo come viene tenuta dall' esecutore, l'emissione di suono è affidata
prevalentemente alla tavola superiore, soprattutto alle alte frequenze.
A quelle basse contribuiscono, sebbene in misura minore, anche le risonanze dell'aria, che
agiscono attraverso la buca.

L’arpa.

L'arpa da concerto è uno strumento a corde libere ed è giunta alla forma attuale attraverso
svariate trasformazioni. È oggi in uso quella essenzialmente concepita da Sébastien Erard agli inizi
dell'Ottocento.
Il suo suono prolungato è dovuto soprattutto al fatto che la corda non vibra in senso
perpendicolare alla tavola armonica, per cui il ponte non viene mai compresso verticalmente, fatto
che rende molto piccolo il trasferimento di energia e allunga il tempo di decadimento.
L'arpa è in grado di operare sulla scala cromatica grazie a un sistema di sette pedali posti alla base
dello strumento, più un ottavo avente la funzione di aprire una finestra sul retro della cassa di
risonanza, I sette pedali pongono in rotazione dei dischi muniti di pioli, i quali, con un meccanismo
a forchetta, uncinano la corda in modo da variarne la lunghezza effettiva.
Ogni pedale ha tre posizioni: rilassata, corrispondente alla corda libera oscillante tra i suoi estremi;
intermedia, per cui la corda risulta accorciata di una parte su tale da alzare la nota di un semitono;
pedale a fondo, corrispondente a un accorciamento doppio e innalzamento di due semitoni.
L'accordatura dell'arpa è per solito quella in cui, con i pedali disposti in posizione intermedia, la
tonalità è do maggiore.
Le corde sono fatte di nylon o più spesso di budello mentre le corde basse sono avvolte in filo
metallico, come nella chitarra.
Il diametro e la tensione delle corde cresce con continuità dai suoni più alti a quelli più bassi.

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