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Ancora sui Greci, per

riprendere il discorso
https://www.youtube.com/watch?v=jVLsLT6cvJ4
Satie (1866-1925, presentandosi al Chat Noir si definì... gimnopedista),
Gymnopedie 3, 1888; gimnopedia, festività spartana con processione di efebi;
efebia, primo gradino fuori dall’infanzia nell’età adulta, sotto il controllo dello
Stato
Scoperte sempre possibili
• Fino al 1850 della musica dei Greci si avevano pochissimi documenti:
• 1. gli inni di Mesomède (II sec d.C.), pubblicati da Vincenzo Galilei nel 1581
• 2. i sei brani strumentali inseriti come esempi in una serie di trattati teorici
(di età tarda), raccolti nel 1841 dal Bellerman
• 3. pochi altri elementi come la prima Pitica (=di Pito, antico nome di Delfi,
dove si venerava Apollo) di Pindaro, pubblicata da Atanasio Kircher nel
1650 ma il cui originale è andato perduto
• Dal 1850 il patrimonio si è arricchito della scoperta di tre iscrizioni:
• 1. Due Inni Delfici (uno anonimo, uno di Limenio, del II sec. a.C.)
• 2. L’Epitafio di Sicilo (I sec.?)
• 3. il più antico, Pap. Leid. Inv. 510 che contiene alcuni versi dell’Ifigenia in
Aulide di Euripide, e qui siamo nel III sec. a.C.
Cosa ci dicono? Poco
• Frammentari, rendono la trascrizione assai problematica
• I testi teorici, come gli Harmonica di Aristòsseno, allievo di Aristotele,
sono assai interessanti, ma vertono su aspetti acustici e matematici:
questo era l’interesse prevalente: teoria degli intervalli (che
corrispondono a rapporti numerici) e i vari modi in cui gli intervalli si
dispongono sui tetracordi (schemi musicali elementari formati da
successioni di 4 note) e sui sistemi (strutture più ampie formate da 2
o più tetracordi, come le nostre scale)
• Non sappiamo niente sul come venissero suonati
Abbiamo però ampio riferimento alla musica
nella tradizione letteraria, filosofia ed artistica
• Da qui possiamo trarre informazioni sui caratteri culturali e sociologici della
musica in Grecia
• PRIMO ELEMENTO da non dimenticare mai: mousiké (una techne) definiva non
solo l’arte dei suoni, ma ANCHE LA POESIA E LA DANZA
• Questa cultura musicale (leggi sonora, poetica, orchestica), si trasmetteva fino a
oltre il IV sec. a. C. in maniera orale
• Che significa? Parola, melodia, gesto/movimento andavano insieme, nei canti
delle occasioni di festa, nelle poesie dei conviti, nelle opere drammatiche
• Perché la musica? Era parte integrante, con una funzione molto speciale:
favorire l’ascolto e la memorizzazione. Proprio per questo, un supporto scritto
non serviva, se non a livello di traccia. Nel V e IV sec. il mousikòs anér significava
uomo colto, che sa recepire il messaggio poetico nella sua interezza
• Questo fu vero dai tempi arcaici, fin dal II millennio a.C., fino ai tempi
classici
• Vediamo l’arte figurativa, che ci arriva attraverso l’archeologia: strumenti
musicali (a fiato e a corda) sono raffigurati in statuette del XIX-XVIII sec.
Ritrovate a Keros e a Thera; sono presenti in scene processionali, come sul
sarcofago del XVI sec. Ora nel museo di Heraklion. Sono spesso scene di
danza, con accompagnamento strumentale
• Vediamo le fonti letterarie: nell’Iliade, per citare il poema che forse tra i due
omerici si immaginerebbe il meno musicale, Achille canta
accompagnandosi con la phorminx (lo strumento a corda degli aedi) per
alleviare la pena del suo animo; gli Achei placano l’ira del dio intonando in
coro il peana (come dire «il gloria»)
Il punto da tenere a mente è questo:
• tutti i testi lirici greci, che forse noi oggi tendiamo ad associare al testo
scritto e basta, furono composti per essere cantati in pubblico con
l’accompagnamento strumentale
• Quanto alle rappresentazioni drammatiche (teatro), il canto solistico e
corale ebbe nel periodo classico un’importanza almeno pari a quella del
dialogo e dell’azione scenica
• Non la sentiamo... ma la musica fu presente in tutti i momenti della vita
associata del mondo greco: dalle cerimonie religiose alle gare agonali, dai
simposi alle feste solenni, e perfino nelle contese politiche. Conoscevano il
potere psicagogico della musica (ci torniamo più avanti)
• Funzione primaria soprattutto nei rituali iniziatici e purificatori, apotropaici
(allontanare un influsso magico maligno), medici
• Una nota a margine: tutto ciò è valido anche in riferimento alla
società romana delle origini, che presenta vari elementi di analogia
con la grecità arcaica (le scoperte archeologiche dimostrano rapporti
del Lazio con il mondo greco fin dall’età micenea 1600-1100: rapporti
diretti, ovvero con l’Italia meridionale, che era Grecia; o rapporti
indiretti, mediati dagli Etruschi)
Una domanda: se era così importante, perché
rimangono solo i testi e non le note?
• In parte abbiamo già risposto. Il problema sta nel tipo di pratica
artistica e di trasmissione dei testi musicali
• Quanto alla prima, ogni performance era legata all’hic et nunc
dell’occasione, che condizionava l’esecuzione del canto, anche se
sempre conservando una conformità di stile, struttura metrica,
andamento melodico
• Quanto alla seconda, la trasmissione dei testi avveniva attraverso
ascolto e memorizzazione
• Fino al V sec., la musica si compose sempre secondo moduli
tradizionali, schemi continuamente ripetuti
Musica ripetitiva? Più che altro, carattere di
improvvisazione/variazione
In un certo senso sì. Platone nelle Leggi ricorda che in passato i diversi
generi musicali erano distinti a seconda della funzione: preghiera agli dei
era diversa dall’inno, dal lamento funebre, dal peana
Anzi, Platone si lamentava della confusione che lo circondava ai suoi tempi,
confusione che avrebbe potuto comportare la dissoluzione dell’ordine
politico e sociale. Nella Repubblica, riferendosi al «canto che novissimo
risuoni...», gli si rizzano i (pochi, parrebbe) capelli in testa:
«Non si introducono mai cambiamenti nei modi della musica senza che se
ne introducano nelle più importanti leggi dello Stato»
Lo affermava già la sua fonte, Damone (consigliere di Pericle, V sec., fu
cacciato da quest’ultimo per le eccessive spese che gli fece sostenere per
costruire l’Odéon). Voi che ne pensate?
• Sta di fatto, tornando al fatto che non ci siano note scritte ma tanti
testi scritti, che fino al IV sec. a.C. semplicemente non fu avvertita
alcuna esigenza, di scrivere la musica
• E la spiegazione più efficace rimane questa:

skyphos di Pistòxenos,
«maestro e allievo»
• Il primo (siamo tra la fine del IV e l’inizio del III sec. a.C.) a parlare di una
notazione musicale è Aristòsseno, allievo di Aristotele, che tra l’altro la
presenta un po’ come un’anomalia rispetto all’importanza della memoria,
nella musica
• Anche laddove troviamo raffigurazioni di musici che cantano o suonano
davanti a rotoli di papiro, non si può certo affermare che stiano leggendo la
musica: stavano leggendo il testo; al più, v’erano annotazioni sui copioni
come riferimenti a uso esclusivo dei musici
• Quel poco che ci è arrivato di musicale (cioè testi con note), sono
verosimilmente copioni annotati degli stessi cantanti/strumentisti/maestri!
E infatti si tratta quasi sempre di frammenti da opere teatrali a uso dei
tragodói, attori virtuosi dell’età ellenistica (dopo il 323 a.C.) e romana
E l’Epitafio di Sicilo?
• Testimonia, insieme a qualcos’altro per noi, l’orgoglio di un musico di Aydin, in Anatolia, che volle far incidere
sul cippo della sua tomba una breve composizione musicale completa

Hóson zêis phaínou


mēdèn hólōs sỳ lypoû
pròs olígon estí tò zên
tò télos ho chrónos apaiteî

Finché vivi mostrati sereno al mondo


non affliggerti per niente
la vita dura poco
il tempo esige il suo tributo

https://www.youtube.com/watch?v=zbMhQjBSHvs, orchestrate da Debussy nel 1897

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