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Il flauto traverso

dal medioevo al barocco

“Storia e tecnologia dello strumento”

Mattia Manduzio
A.A. 2016/2017

“storia e tecnologia dello strumento” 1


Flauto nel Medioevo
La storia del flauto traverso nella musica colta occidentale ha inizio nel tardo Medioevo. A questo
periodo infatti risalgono le prime testimonianze di uno strumento che ancora oggi appartiene a
pieno titolo alla cultura del moderno occidente europeo.
Presente in età etrusca e romana , il flauto traverso ricomparve in Europa soltanto nel XII secolo,
infatti oltre un millennio separa l’ultima testimonianza antica dalla prima testimonianza moderna.
Fino alle soglie del cinquecento la storia del flauto rimane molto incerta e frammentaria, secolo in
cui viene infatti scritto il primo trattato a noi noto (“Musica getutscht und ausgezogen” di Sebastian
Virdung, 1511). Le uniche fonti di cui disponiamo prima del XVI secolo si limitano a cenni un
opere letterarie o figurative, capaci di fornirci, purtroppo, solo dati incerti. La difficile analisi d
queste fonti è dovuta in primo luogo alla difficoltà nel riferire i termini utilizzati a specifici
strumenti, nel caso di fonti scritte, e all’usanza dell’artista del tempo di non sentirsi vincolato alla
rappresentazione della realtà ma nel rappresentare innanzi tutto l’allegoria e il simbolo. Per quanto
riguarda la pratica strumentale la teoria più accreditata è che ci sia un continuo tra la prassi
medievale e rinascimentale.

Le origini
Come già accennato in precedenza il flauto traverso era presente in alcune aree geografiche
affacciate al mediterraneo già in epoca etrusca e romana, ricomparendo soltanto nel 1500. una delle
ipotesi più probabili è quella che il flauto traverso si sia estinto nell’alto medioevo, questa ipotesi è
avvalorata non solo dalla distanza temporale tra le fonti antiche e moderna ma anche da una ragione
di tipo geografico, infatti il flauto ricompare in regioni lontane
dal mediterraneo, dove si era sviluppato nell’antichità. La
prima testimonianza moderna a noi pervenuta si trova propri
al centro dell’Europa ed è una scena contenuta nel “Hortus
deliciarum” redatto da Herrard di Landsberg, badessa di
Odile presso Strasburgo,dove le sirene che ammaliano i
marinai con il canto, il flauto traverso e l’arpa i quali
rappresenterebbero rispettivamente l’avarizia, la vanagloria e
alla lussuria. Dal centro Europa (territori tedeschi), il flauto si
diffuse dapprima a nord seguendo il corso del Reno per
giungere successivamente in Inghilterra e, quindi a est
(Francia e in Spagna), mentre a sud (Italia) non se ne ha
testimonianza fino all’inizio del 1500.
Un ipotesi per spiegare questo fenomeno è stata formulata per
primo da Curt Sachs, il quale ipotizza una migrazione da
Bisanzio (presenta accertata da centinaia di manoscritti), dove
era giunto in tempi ancora più antichi dall’Asia centrale. A differenza di altri strumenti il flauto
traverso non fu portato in Europa dalle crociate ma sarebbe arrivato dopo una lenta risalita tra le
popolazioni stanziali della penisola baltica intorno al X-XII secolo.

Lo strumento e le tecniche esecutive


I flauto bizantini erano costruiti probabilmente in bambù, importata dall’oriente lungo la via della
seta, oppure in una varietà autoctona di canna. Per quanto riguarda l’occidente si ipotizza fossero
fabbricati in legno tornito, già utilizzato nell’idraulica.

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Grazie alle informazioni estrapolate da alcune fonti iconografiche sappiamo che il flauto traverso
doveva essere lungo all’incirca con il flauto tenore rinascimentale (circa un braccio) ma più spesso.
Liane Ehlich osserva che una cameratura di queste dimensione presupponesse la presenza di larghi
fori laterali, grazie ai quali risulta più semplice legare gli intervalli in modo più morbido. Nella
maggior parte delle rappresentazioni il flauto è posizionato trasversalmente all’esecutore, sporgendo
alla su sinistra, questo particolare fatto ci fa capire che, come il flauto rinascimentale,
l’orientamento ora deciso dal musicista e i fori dovevano esse allineati e distanziati in maniera
uguale.
Notiamo tra l’altro che in molte immagini il flauto viene sostenuto dalla punta dei pollici, ma non
posti sotto le dita ma più in alto sul tubo, lasciandoci intuire che i fori potessero che essere chiusi,
oltre che dai polpastrelli, anche dalla seconda falange delle dita.
Il canneggio probabilmente cilindrico con 6 fori, uno strumento con queste caratteristiche ha le
potenzialità di estendersi per due ottave ma tenendo conto dell’ipotesi della cameratura ampia che
favorisce il registro fondamentale, il flauto doveva essere suonato prevalentemente nel registro
medio-grave.

L’impiego e il repertorio
Sulla formazione degli ensemble strumentale o vocali-strumentale e sul repertorio le informazioni
sono ancora meno concrete. l’ipotesi più probabile è che i flauti venissero impiegati in repertori di
danze improvvisate estemporaneamente ma anche nella polifonia vocale ad affiancare le voci, in
alternanza a queste magari in preludi, interludi e ritornelli strumentali utilizzati nella prassi per
separare le strofe cantate. Nel contesto trecentesco della musica bassa di ambiente cortese si può
ipotizzare di un repertorio che coinvolga anche il flauto traverso, ad esempio nel repertorio dei
minnesanger.

Flauto nel rinascimento


Le fonti sul flauto traverso rinascimentale sono molto più consistenti e vari di quelle medievali.
Oltre alle innumerevoli rappresentazioni figurative e diverse citazioni in fonti letterarie disponiamo
di fonti di archivio, opere teoriche e oltre duecento composizioni
con premesse o annotazioni esplicita per il flauto. Nel
rinascimento si incontrano due tipi diversi di flauto, inizialmente
differenziati soltanto dalla funzione e dal ma successivamente
anche nella fattura. Il primo è il flauto militare che, affiancato da
un tamburo formava un piccolo gruppo strumentale militare; il
secondo invece è il flauto colto. un’altra considerazione è che il
flauto traverso, nel rinascimento, ha sempre avuto un alta
considerazione, sia tra i professionisti sia nel mondo
dilettantistico.
Una delle caratteristiche del rinascimento è la grande fantasia dei
costruttori nel variare ed inventare nuove forme degli strumenti
ereditati dal medioevo e nel moltiplicarne le tagli. Costruiti
prevalentemente in unico pezzo senza modanature o elementi
aggiuntivi, in linea con il gusto semplice ed austero del tempo. Nel
corso del rinascimento si verificò una fioritura della musica
strumentale, che in precedenza si muoveva prevalentemente in
ambito popolare ed orale. Nacquero generi specificatamente

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strumentali, sia di carattere improvvisativo (toccate, preludi fantasie), sia forme rigorose basate
sull’imitazione delle voci in contrappunto, attingendo sempre però dal repertorio vocale.
un’altra delle caratteristiche del rinascimento è la costituzione parallela, ma non in contrasto, cori
omogenei di strumenti composti, emulando i cori vocali, da strumenti della stessa famiglia ma di
taglie, e di conseguenza di tessitura, diverse; e di gruppi strumentali polifonici in cui si cercava la
chiarezza della polifonia affidando ciascuna voce a strumenti di timbri diversi.

L’impiego
Il flauto militare
Sul finire del XV secolo il flauto traverso riapparve in coppia con
il tamburo nel ruolo del tutto nuovo di strumento militare al
seguito della fanteria svizzera e lanzichenecca, il loro continum
sonoro accompagnava e infondeva coraggio ai soldati in battaglia
e la loro presenza accanto alle insegne costituiva un punto di
riferimento. A quanto riferito da Thoinot Arbeau, il flauto suonava
melodie in modo frigio perché questo incitava per natura alla
collera e all’aggressività. Un altro compito dello spiel, com’era
chiamata la coppia di flauto e tamburo delle truppe
lanzichenecche, era quello di segnare il tempo durante le marce
cadenzate. Studiando i primi trattati sul flauto traverso scopriamo
che il flauto militare è leggermente più corto e stretto del flauto
tenore con un suono più forte e penetrante

Il flauto a corte
La fortuna del flauto nel rinascimento raggiunse il suo culmine nelle accademie musicali
dell’aristocrazia e elle cappelle private delle corti di tutta Europa. A partire dai primi decenni del
XVI secolo le cappelle di corte vennero potenziate nel numero e nella varietà degli strumenti in
diretto rapporto con il rilievo assunto dalla musica strumentale. Polistrumentisti a fiato furono
assunti con sempre maggiore frequenza con il doppio incarico di far parte della banda di corte e di
partecipare con diversi tipi di strumenti alle musiche pubbliche e private. Un esempio di inventario
di strumenti musicali è quella di Enrico VII redatto nel 1547 che riporta la presenza di 16 cornetti,
18 cromorni, 13 dulciane, 2 flauti militari, 72 flauti traversi, 1 flauto a tre buchi, 74 flauti a becco, e
17 bombardo. Il flauto traverso ha una presenza di spicco i questo e in molti altre corti in tutta
Europee.
Se gli inventari di corte ci segnalano l’alta considerazione di cui godette il flauto a corte, altre fonti
ci illustrano le occasioni musicali e le formazioni strumentali di questo ambiente. Il coro omogeneo
di flauti è presente in tutte le corti europee, sia autonomamente sia inserito in gruppi misti di ogni
dimensione. Le due formazioni più usuali utilizzate in questo periodo sono flauto e liuto; e flauto,
voce e liuto, Ma anche con l’aggiunta di viole da gamba e arpa. I fiati che vengono accostati al
flauto traverso sono quasi sempre strumenti dalla sonorità contenuta, come la dolzaina, il cornetto
muto e la corna musa (non è la cornamusa pastorale ma uno strumento a doppia ancia incapsulata),
oppure strumenti dalle potenzialità dinamiche tali da permettere sempre l’equilibrio sonoro tra le
parti, come il cornetto, il trombone.

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Il flauto in Italia
l’ arrivo del flauto in Italia non è dovuto, come nel caso degli altri paesi Europei, ad una lena
espansione popolare ma ad intenso scambio culturale. Nelle fonti italiane il flauto traverso viene
chiamato “flauto d’Alemagna” o “flauto d’Alamagna”, nel Veneto veniva chiamato “fiffero”,
“phiffaro” o “fiffaro”.
L’iconografia italiana del flauto dispone di poche immagini di complessi di dilettanti, ma può
contare su un ricco repertorio di angeli musicanti e tre immagini riguardano il coro omogeneo di
flauti.
Tra le prime fonti scritte vi sono le cronache dei banchetti della casa D’Este a Ferrara di Cristoforo
da Messisbugo, qualche tempo dopo il flauto sembra essere entrato stabilmente nello strumentario
italiano, come testimoniato nello scritto di Anton Francesco Doni “Dialogo della musica” del 1544.

Lo strumento
Caratteristiche dello strumento
Il flauto traverso rinascimentale si presenta con una forma cilindrica, sia all’interno che all’esterno,
con sette fori allineati: uno per l’imboccatura e sei per le dita. I flauti tenori sono costruiti in un
unico pezzo, i bassi in due. Il flauto rinascimentale ha dunque una struttura semplice, accompagnata
però da una fattura raffinata Durante il rinascimento la famiglia del flauto traverso era composta da
tre differenti taglie, soprano, tenore e basso. Non tutti i trattatisti però riportano tutte e tre le tagli
nelle loro opere, Jambe de Fer e Mersenne indicano soltanto il flauto basso e tenore, Zacconi e
Virgiliano solo il tenore e Van Eyck infine soltanto il soprano.
È evidente comunque che, quando compaiono, le taglie sono tagliate allo stesso modo: il basso in
Sol2, il tenore in Re3 e il soprano in La3, quindi a distanza di quinta. l’unica eccezione è il soprano
di Van Eyck che è tagliato in Sol3.
Il principio di intonazione per quinte tra gli strumenti della famiglia, se da un lato ha dei vantaggio,
dall’altro sembra comportare qualche difficoltà nel mettere insieme i diversi strumenti in
un’esecuzione d’insieme in coro omogeneo, in quanto il flauto soprano (La3) e il flauto basso
(Sol2) saranno a distanza di una nona e si viene a creare perciò una differenza di due diesis tra le
scale fondamentali dei due strumenti, fatto che comporta il frequente utilizzo di semitoni cromatici
per l’una o l’altra taglia.
L’estensione attribuita al flauto varia sensibilmente a seconda del trattato e della taglia presa in
considerazione. Agricola nel suo primo trattato riporta ben 3 ottave di estensione, le quale vengono
ridotte nella seconda edizione del 1545. la gamma dei suoni del flauto basso si identifica con quella
di Mersenne, ma è ancora più ampia di una quinta rispetto a quella di Jambe de Fer e di Pretorius.
Anche il flauto soprano nell’edizione del 1545 di Agricola ha ancora un’estensione molto più ampia
di quella di Pretorius e una quarta in più di quella di Van Eyck.
Il flauto tenore invece vanta un’estensione più omogenea, 2 ottave più una estensione eccezionale di
una quinta.
I fiati rinascimentali hanno spesso un diapason molto variabile. Questa constatazione suscita subito
la domanda su quali fossero le modalità utilizzate per effettuare l’intonazione sia tra di loro sia con
gli altri strumenti. Il diapason era stabilito da tradizioni locali, legate in primo luogo all’intonazione
dell’organo della chiesa principale; tuttavia nello stesso luogo vi potevano essere variazioni di
diapason a seconda dell’occasione musicale.

La notazione
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per quanto riguarda la notazione dei suoni riportata nei trattati, si può osservare che essa non
corrisponde ai suoni reali degli strumenti. Infatti il flauto veniva considerato uno strumento a 4
piedi (il piede è un’unità di misura organistica usata per definire l’altezza di un registro), cioè che
suona di effetto all’ottava superiore. Pretorius fu il primo a riportare l’altezza reale dei suoni ed a
consigliarne l’uso, anche se lui stesso, successivamente, lo continuerà a trattare come strumento a 4
piedi.

Il repertorio
analizzando le fonti dell’epoca si intuisce che non è il tipo di scrittura, né il carattere del brano, né il
genere a determinare il repertorio dello strumento ma secondo questo ragionamento qualunque
brano potrebbe essere eseguito con un flauto. I teorici del tempo non si soffermano su questo
particolare ma piuttosto si preoccupano della distribuzione delle voci negli ensemble , basandosi su
l’estensione, i modi e le eventuali trasposizioni possibili. A proposito dei modi adatti al flauto
Jambe de Fer consigli i modi con i bemolli rispetto a quelli con i diesis , in particolare i modi
dorico, ipodorico e ipoeolico alla seconda inferiore. Si nota che tutti questi modi comportano
l’utilizzo di alcune diteggiature a forchetta, che danno al flauto, una sonorità più dolce.

Flauto nel periodo barocco


Per flauto barocco, flauto traversiere o anche flauto a una chiave si intende oggi comunemente lo
strumento apparso intorno al 1680 e utilizzato professionalmente fino alla fine del settecento. Il
termine traversiere deriva dal francese “flute traversiere”, infatti nel periodo barocco il termine
flauto indicava il flauto a becco . Il termine flauto prese a indicare il flauto traverso solo alla fine
del settecento quando, tramontato l’uso del flauto a becco, non ci fu più la necessità di distinguere i
due strumenti.

Caratteristiche dello strumento


• è diviso in più pezzi, ossia testata, corpo (in alcuni costruttori, dopo il 1722) può
essere diviso a sua volta in due) e piede
• ha una cameratura cilindrica nella testata e conica a restringersi nel corpo e nel
piede anche se nel piede può essere anche cilindrica e conica inversamente al
corpo
• è tagliato in Re3, come il flauto tenore rinascimentale da cui deriva
• ha sette fori per le dita, di cui uno è controllato da una chiave chiusa
• la foratura laterale dà una scala di Re M
• grazie alla parziale conicità interna, la seconda ottava è interamente prodotta con
le armoniche di ottava
• nelle opere composte in questo periodo l’estensione più utilizzata è Re3-Mi5;
eccezionalmente scende al do#3 e sale al Sol5
• il foro d’imboccatura è generalmente rotondo e relativamente piccolo
pur mantenendo constanti questi tratti principali, il flauto barocco ha subito alcune modifiche, a
volte poco evidenti, ma non meno significative. Per tanto, sebbene i cambiamenti non siano
contemporanei in tutte le aree geografiche, si possono suddividere in tre sotto-periodi:
1. del flauto rinascimentale al flauto di Hotteterre (1680-1710)

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2. le influenze dello stile italiano (1710-1725/30)
3. periodo della massima diffusione (1725/30-1760)
negli anni cinquanta del settecento si incominciò a sperimentare l’aggiunta di chiavi, cosicché
l’ultima importante stagione del flauto ad una chiave coincise con la prima della meccanizzazione.

Dal flauto rinascimentale al flauto Hotteterre


La popolarità del flauto traverso in Francia prese avvio con il grande successo alla corte di Luigi
XIV. In primi flautisti furono Philibert Rebille e Rene Pignon Descoteaux, poco tempo si distinsero
Michel de La Barre e, soprattutto come didatta e compositore Jacques Hotteterre detto Le Romain.
Il flauto traverso diede voce in questo periodo a due categorie emozionali: quelle malinconiche/
tragiche e le passioni amorose, de La Barre riporta nell’avvertenza alle sue “Piece pour la flute
traversiere, avec la basse continue” (1702) che per accompagnare la dolcezza e intima espressività
del flauto consiglia la tiorba da preferire al cembalo il suono delle corde di budello sia migliore
accostato a quello del flauto rispetto a quello delle corde di ottone. Queste composizioni
rappresentano le prime musiche solistiche specifiche per flauto traverso date alle stampe. In questi
brani de La Barre vuole con essi dimostrare che lo strumento è in grado di eseguire tutte le danze
della suite,inserendo anche passi tecnicamente difficili, per stimolare gli appassionati a mostrare
come lo strumento consenta un buon grado virtuosistico.
A distanza di cinque anni anche Hotteterre da alle stampe il primo metodo per flauto, “Principes de
la flute traversiere, ou flute d’Allemagne, de la flute a bec, ou flute douce, et du haut-bois”. In
questo trattato Hotteterre è puntiglioso nel sottolineare i particolari della tecnica e dell’esecuzione
flautistica, parlando delle corrette diteggiature per i diesis e per i bemolli, dimostrando i principali
abbellimenti e parlando per la prima volta del movimento d’imboccatura per correggere le note di
falsa intonazione.
Il nuovo strumento ad una chiave si utilizza definitivamente la notazione a 8 piedi e possiede
un’estensione che va dal Re3 al Mi5, ma specifica che può anche scendere al Do#, ruotando
l’imboccatura, mentre le note sopra il Mi5 risultano forzate e non vengono utilizzate nei pezzi ma

Le influenze dello stile italiano


solo preludiando.

Se fu grazie alla musica francese che il flauto si diffuse in Europa a cavallo tra il XVII e XVIII
secolo, la fase successiva; dell’assimilazione nella cultura popolare e tra i dilettanti, fu invece
l’Italia che generò un flusso di compositori, cantanti e di strumentisti verso le capitali e le corti
europee.
Il flauto si trova ora senza una propria letteratura, questo comportò la sperimentazione di nuovi
generi adatti al carattere dello strumento, innanzitutto i modelli da imitare furono i cantanti, come
fonte di di ispirazione espressiva per la cantabilità e successivamente il repertorio italiano per flauto
si incominciò a servire di adattamenti e trascrizioni di sonate per violino, dove la cantabilità,
mediata dal repertorio vocale, si trovava prevalentemente negli adagi e dove sono decisamente più
strumentali i tempi allegri con sequenze di rapidi salti e di arpeggi.
Alla fine di questo secondo semi-periodo, intorno al 1722, si sviluppo anche l’abitudine a dividere il
corpo in due, questo permetteva l’utilizzo di pezzi di legno più corti e per rendere più accessibile la
cavità media per eseguire correzioni d’intonazione.
La divisione del corpo permetteva inoltre di compensare il problema dei diversi diapason regionale,
in quanto la seconda metà del corpo poteva essere sostituita con un’altra metà con un altro
diapason, i cosiddetti corpi di ricambio.

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Per correggere piccoli difetti di intonazione era già in uso l’estrarre la testata dal corpo, come
avviene nel flauto moderno, ma estraendo la testata veniva a crearsi una cavità tra il bordo del
tenone e il fondo alla mortasa, che produceva scompensi d’intonazione.

Periodo di massima diffusione


Il trentennio che va dal 1725/30 al 1760 è il periodo di massimo successo popolare, questo grazie
all’avvio di pubblici concerti, come i Concert spirituel a Parigi e le attività di circoli amatoriali e
studenteschi che facevano capo hai Collegia musica tedeschi.
In questo periodo si sviluppò una nuova generazione di compositori e di flautisti, come Michel
Corrette e Michel Blavet. In particolare Blavet forse, il primo grande solista della storia del flauto,
studio da autodidatta e debuttò nel 1726 hai Concert spirituel di Parigi ottenendo un grande
successo.

Il flauto in Italia nel ‘700


Nel corso del settecento il traversiere non ebbe in Italia lo stesso successo incontrato in Francia,
Inghilterra e in Germania. La ragione risiede nel fatto che non vi era diffusione tra i dilettanti, che
avrebbe dovuto fare da stimolo al lavoro di compositori-flautisti, editori e costruttori locali.
Il repertorio di autori italiano però è senza dubbio notevole, ma la pubblicazione di raccolte di
sonate, triosonate e duetti avveniva soprattutto all’estero
il tour di Quantz fu probabilmente uno stimolo per i compositori e gli strumentisti locali. l’interesse
di Vivaldi per il flauto traverso sembra iniziare intorno all’anno del passaggio di Quantz da Venezia
(1725). nel 1726 Vivaldi scrisse una parte di obbligato per flauto traverso in un aria dell’Orlando
furioso e nel 1727 pubblicò ad Amsterdam i sei concerti Op. 10 con i celebri concerti a programma
il gardellino, la notte e la tempesta di mare

Bibliografia
Lazzari, Gianni
“Il flauto traverso: Storia, Tecnica ed Acustica”
Torino: EDT, 2003
Sachs, Curt
“Storia degli strumenti musicali”
Milano: Oscar Mondadori: 2009 (I edizione 1980)
“The New Grove Dictionary of Music and Musicians”
New York: Stanley Sadie 1980
“Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti”
Torino: Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET) 1988

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