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Relazione di Costantinopoli (1641)
Pietro Foscarini
Biblioteca Italiana
2005
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Relazione di Pietro Foscarini Bailo a Costantinopoli nell'anno
1637 ed Ambasciatore nel 1641
Serenissimo Principe.
Essendo accaduto a me Pietro Foscarini di quella maniera, che ben spesso solito di
occorrere che li grandi freddi sopravvengano a chi male proveduto di panni si ritrova,
di servire a Vostra Serenit ed all'Eccellenze Vostre Illustrissime nel bailaggio di
Costantinopoli, in tempi li pi torbidi, sotto governo il pi immoderato e stravagante,
con la trattazione de' negozj li pi gravi e difficili, con la sopravvenienza di accidenti li
pi fieri ed inusitati, che, da lungo tempo in qua, abbi provato alcuno dei miei
precessori, non dover parer strano alla somma prudenza di questo Eccellentissimo
Senato, se nell'esecuzione dell'ordinario antico instituto, ingiunto con isquisita
sapienza da' nostri maggiori a quelli che dalle cariche tornano, di riferire quel tanto
che possono giudicare poter servire di lume nelle deliberazioni e di profitto nelle
esecuzioni pubbliche, proceder con metodo non usitato e con via estraordinaria,
tralasciando o brevemente toccando quelle cose, che tante volte sono state
rapportate, considerate all'Eccellenze Vostre, e che le sono cos ben note, che cadauna
di esse molto meglio le s di quello ch' io le potessi imperfettamente spiegare: che
sono l'origine dei Turchi, il principio della casa Ottomana, le condizioni della loro legge
e costumi, la sagacit del loro profeta, l'ampiezza dello stato del Gran Signore, con li
suoi confini, col nome e numero delle Provincie a lui soggette, la grandezza delle sue
rendite, le instituzioni degli ordini delle sue milizie, il nervo delle sue entrate, ed altre
cos fatte cose, che essendo permanenti e stabili, non hanno ricevuta o patita
mutazione alcuna; e se mi ridurr a discorrere, sar con estraordinaria brevit, delle
alterazioni solamente che sono occorse nel detto imperio in tempo della reggenza di
questo Re, ed in particolare dal mio arrivo a quella Porta sino al giorno della mia
partenza, le quali per mi necessitano toccar alcuna cosa delli stati, delle milizie, delli
tesori, per esplicare le novit e variazioni introdotte per la volont e risoluzione di un
Principe, che se bene violentissimo in tutte le sue operazioni e decreti, pare non di
meno sommamente favorito dalla divina providenza, o sia per li peccati della
Cristianit, o perch voglia far apparire tanto pi chiara l'onnipotenza e bont sua
infinita, con far forse cadere in un momento questa cos grande e eminente felicit in
un abisso di estreme afflizioni e miseria. E poi discorrer della natura, e passioni del
Re, delle condizioni e costumi della sua persona; accennando alcuna cosa della sua
casa, e qualit del presente governo, procurando con ogni spirito di diminuire il tedio a
Vostra Serenit ed all'Eccellenze Vostre Illustrissime.
Sultan Amurat, terzo di questo nome, possiede quel vastissimo imperio che hanno
goduto li suoi maggiori, e che molto ben noto all'Eccellenze Vostre, intorno alla
particolarit e confini del quale non mi estender secondo la mia promessa e protesta,
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dir solo che per la gran dimensione della sua lunghezza e larghezza penetra entro a
tutte tre le parti del mondo, occupando considerabile porzione di esse, che essendo
lambito da tanti mari ed irrigato da tanti fiumi si rende non meno comodo a s stesso,
che comunicabile cogli altri; tanto unito, congiunto e continuato in s medesimo, che
giustamente si guadagna una estraordinaria stima, tanto abbondante e dovizioso di
tutte le cose che produce la terra, che niente gli manca di ci che all'uso umano
comodo o necessario sij, che nel suo seno rinchiude tutto il negozio del Levante, il
quale, se i Turchi fossero pi accorti e industriosi resteria tutti nelle loro mani, e
conduriano con gran loro vantaggio le merci coi loro propri vascelli negli stati degli
altri Principi, se bene per la loro incuria e per l'avvedutezza degl'Inglesi, comprono da
questi il pevere e le altre speciarie; dovendosi dire a Vostra Serenit che questa cos
ben disposta ed immensa mole, di quel modo che anco li corpi umani grandi, pletorici,
pieni di sangue e di vigore sono sottoposti alla commozione delli timori ed alle
indisposizioni, ha provate ancor lei alterazioni molto considerabili di vicendevole
relazione cos di detrimento come di aumento: poich nel principio dell'assunzione
all'imperio del presente Re, per le cause molto ben note delle turbolenze di esso, per
le insolenze di lui, per la defezione di Bechir, per la quale avendone egli il governo si
perd Babilonia, perdita veramente importante molto, cos per la grandezza di citt
tanto famosa e tanto considerabile per il traffico e per l'ampiezza del suo territorio,
fortissima per il sito, attorniata da tante acque, e per il triplicato circuito di ben valide
mura, come per quello che si trovano in essa seppeliti li cadaveri di Al e Imami, due
dei primi interpreti di Maometto loro pseudo-profeta, i quali nella dichiarazione delli di
lui ordini e nell'esposizione dell'Alcorano furono cos differenti, che li Turchi che
seguono l'opinione del secondo, stimano eretici li Persiani, e questi all'incontro fanno
l'istesso giudizio non solo delli detti Turchi, ma anco del predetto loro Santone, e sono
in questo tanto ardenti che dopo l'occupazione di detta piazza hanno non solo riposto
il corpo di Al, che per avanti rimaneva negletto, in luogo eminente e venerabile con
aumento di pompa, ma hanno in maniera sprezzato quell'altro, che hanno ridotta la
sua sepoltura in una stalla da cavalli ed in un sterquilinio; cose che, per la forza che
appresso l'una e l'altra nazione tiene la religione congiunta coll'interesse di stato,
rendono li loro animi irreconciliabili, mentre quelli mai cederanno di buona voglia un
cos prezioso acquisto, ed i Turchi mai cesseranno di tentarne la ricuperazione, la
quale non certo meno difficile che importante.
Altro accidente pure pregiudicialissimo stata la perdita di quasi tutta la provincia
del Gemen, seguita poco dopo quella di Babilonia, occupatale da un Emir Santon
Arabo, che dopo aver negato di consegnar il governo di quel Beglierbeato a diversi
soggetti espediti di Cairo d'ordine regio sotto varj pretesti, rissolv finalmente di
apertamente dichiarirsi di volerlo tener per s, confidato nelle aderenze ch' aveva nel
detto paese, e appoggiato al favore degli Arabi, che in numero grande concorrevano in
suo ajuto: onde di questa provincia, dalle citt marittime in fuori, tutto restato in
poter di lui, il quale ha ridotto il Bass ch' in quella spiaggia dimorava a dipender da
lui, con avergli impedito li viveri e per conseguenza assediatolo con la fame; e queste
sono state due esistimabili alterazioni seguite nelli stati di Sua Maest, a suo grave
pregiudizio, nelli primi mesi si pu dire del suo ingresso a quell'Imperio.
Quelli di Tripoli, Tunisi ed Algeri s'hanno avanzato assai nelle loro pretensioni, e
nella loro contumacia; poich non solo continuano a disubbidire alli commandamenti
regj, ma ardiscono di concedere salva guarda alli ribelli e contumaci di Sua Maest,
come hanno fatto al Cigala uno de' Bei dell'Arcipelago, che con la sua galera ivi si
ridusse come in sicuro asilo, sotto la fede della parola datagli, la quale cos bene fu
osservata, che alle replicate regie instanze mai volsero n consegnarlo n, licenziarlo:
onde bene si comprende quanto ogni giorno si vadino separando dalla dipendenza di
quel governo, che se bene vi manda tre Bass, il primo in Tripoli e li altri due uno in
Tunisi e l'altro in Algeri, pi obbediscono alli Signori di quei paesi di quello che
comandino.
Questi due pregiudicialissimi accidenti di discapito e di perdita, occorsi in tempo
che il Re per la tenerezza dell'et sua non era atto di prevenirli con la prudenza, n di
vendicarli con la forza, sono stati contrappesati con due altri di beneficio e di acquisto:
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vendicarli con la forza, sono stati contrappesati con due altri di beneficio e di acquisto:
il primo de' quali fu la debellazione dell'Emir di Saida seguita per opera di Cochive
Acmet Bass di Damasco, le particolarit tragiche della quale altrettanto curiose
quanto lagrimabili tralascio di raccontare, per fuggir la prolissit, mentre con mie
riverentissime lettere le ho portate alla notizia dell'Eccellenze Vostre. Con ci pu dire
d'aver congiunto le provincie della Palestina considerabili per il sito, grandezza e
grassezza alle altre trentaquattro che possiede, poich il detto Emir di Saida se ben
passava con titolo di suddito del Gran Signore tuttavia non era tale che di apparenza e
di nome, non potendosi dire che fosse soggetto alla di lui superiorit, mentre contro la
sua volont favoriva li Cristiani con manifeste dichiarazioni, tenendo strette
corrispondenze ed amicizie con principi notoriamente nemici di quella Porta, avendosi
sino condotto nelli stati degli stessi, per li accidenti molto noti al mondo.
Il secondo acquisto, che pure fu rilevantissimo, di Revano, per le sue ben grandi
consegnenze, segu sotto gli auspicj e sotto la direzione della propria persona di Sua
Maest con somma facilit, poich al primo apparir delle sue insegne alli confini della
Persia, e quasi dissi alla fama del suo nome, non per forza della spada ma per sola
riputazione delle sue mosse e per il credito delle sue armi, senza impiego di esse
tranne alcuni pochi tiri di cannone, le fu ceduta dall'Emir Gion Cham del Re di Persia,
stimatissimo e favoritissimo da lui, locche segu o per eccesso di timore, o per colpa di
poca fedelt, o per stimolo di avarizia, o per tutti tre li rispetti, come probabilmente si
pu credere; il che gli diede poi modo di poter con sicurezza di non esser offeso alle
spalle o impedito nel ritorno, scorrer sino a Tauris, con quella devastazione del paese
e ruina del detto luogo che ho gi scritto all'Eccellenze Vostre; e se egli fosse stato
cos prudente e costante nel conservarlo abbracciando li raccordi del suo primo Visir,
uomo molto savio e circospetto, come fu ardente e felice nell'acquistarlo, non goderia
il Re di Persia quelle prosperit preparategli non meno dall'incuria dell'inimico, che
conseguite per il proprio valore, n gli saria restato il possesso di quella importante
piazza.
Ma non solo ha il detto Principe provato le sopradette alterazioni nelli stati
grandissimi posseduti da lui con dominio cos assoluto e dispotico, che tutti li abitanti
di esso, come tengono per gloria d'esser chiamati cos in realt sono suoi schiavi,
perch non godono n facolt, n figliuoli, n vita con sicurt alcuna, mentre tutto
dipende dal solo arbitrio della Maest Sua, che bene spesso ne dispone non secondo
gli ordini della legge, o in conformit delli termini della giustizia, ma secondo la forma
del suo beneplacito, concitato ben spesso dallo sdegno, o eccitato dall'avarizia; ma in
quelli ancora, sopra li quali tiene certe superiorit limitate, come facilmente si pu
conoscere da quanto gli accade ne' popoli chiamati Tartari Crimei, che se bene si
governano con le proprie leggi e sotto Re della propria nazione, possono nondimeno
dirsi sudditi suoi, mentre il loro capo predetto viene eletto dal Gran Signore, e deposto
anco secondo il suo beneplacito, come occorso nel tempo mio, e mentre sono
obbligati di servir alla guerra con quel numero che sono comandati senz' altro
stipendio che di un zecchino per ciascheduno per una volta tanto, per li stivali come
chiamano. Poich oltre la deposizione del loro Re, seguita appunto nel tempo del mio
Bailaggio, che si chiamava Giam Bech Girai della famiglia Gengis, la quale ogni volta
che persa sia la linea de' Principi Ottomani, dover esser quella che somministrer
l'Imperatore a tutto l'Imperio Turchesco, quando questo sia per capitare per le diritte
strade a chi di ragione s'aspetta; questo Giam Bech dico essendo uomo di poco spirito
ced la carica ad Imaiet Girai figliuolo di Gassi; da ci seguito che questo, che molto
gli era obbligato per esser stato cos d'improvviso assunto a quella dignit quando
manco vi pensava, pressato dalli efficaci ordini regj di portarsi alla guerra di Persia
non volse ubbidire, cos per la propria inclinazione per non lasciar le cose sue esposte
all'arbitrio di Cantemir suo capitalissimo nemico, come per la renitenza de' suoi
sudditi, che quanto pronti sono ad ogni incursione ed invasione ne' paesi vicini dei
Polacchi e de' Moscoviti in particolare, altrettanto alieni si trovano di condursi a guerra
lontana e perigliosa, senza paga e senza libert almeno di poter depredare nel
viaggio, nel quale, passando per paesi del Gran Signore, sariano obbligati di condursi
senza questa ed alle proprie spese, e dubitando egli che quando anco si avesse
condotto finalmente con quelle truppe, ch' avessero voluto seguitarlo fosse per esser
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condotto finalmente con quelle truppe, ch' avessero voluto seguitarlo fosse per esser
ivi non solo fatto macello, ma anco privato di vita, si rissolse ancora di dar in una
aperta ribellione e contumacia, avendo prima non pur scacciati da s un Capigi Bass
ed il Capigilar Agassi del Re mandati a lui per eccitarlo alle dette mosse, ma anco con
ostilit ammazzato il Bass del Caf ed una considerabile moltitudine di Musulmani, il
che fu dissimulato dalla Maest Sua con aver sino fatti poner prigioni li suoi predetti
ministri, come quelli che fossero stati autori di questi disordini e causa efficiente e
sufficiente di detto scandalo per il mal loro modo di procedere, con approvazione di
quanto aveva fatto, avendogli in segno di soddisfazione, mandata veste e spada:
dissimulazione rimarcabile in un principe cos grande e tanto superbo, indirizzata alli
rispetti della guerra di Persia e alla gelosia che teneva de' Polacchi, coi quali dubitava
ch' egli si potesse unire: mentre sapeva che due Ambasciatori erano stati mandati dal
detto Tartaro Cham alla Maest di quel Re, avendogli pure fatto restituir contro l'uso
di quella nazione un numero considerabile di schiavi; e se bene dopo questo il detto
Tartaro mosse apertamente le armi con grande adunanza de' suoi sudditi non solo, ma
con aver anco condotto al suo servizio molte migliaia di Cosacchi, il nome dei quali
infestissimo ai Turchi, avendo con essi stipulato capitolazioni e dato loro ostaggi per
sicurt, sotto pretesto di difendersi contro Cantemeri pur capo dei Tartari, tutto che si
trattenga nello stato del gran Signore, con oggetto non di meno di sostenersi nel
dominio a dispetto di Sua Maest, e di far forse altri progressi, questa continu non di
meno nella stessa dissimulazione per li considerati rispetti facendo solo metter in
arme il Principe di Moldavia, e accrescendo di qualche truppa Chinain Bass di Silistria,
che vicino a quelli contorni poco discosto dal Danubio si ritrova; se bene dopo la mia
partenza, essendo troppo oltre passato il detto Re de Tartari fu necessitato il Gran
Signore ordinar al nuovo Bass di Bossina e al Beglerbei della Grecia che facessero
numerosa adunazione di genti, per metterlo non solo in obbedienza, ma per castigarlo
ancora, come gli succeduto di fare per propria buona fortuna, pi con la fraude e
con la di lui incauta remissione a piedi della Maest Sua, che con la forza, come le
Vostre Eccellenze hanno potuto intendere dalle lettere dell'Eccellentissimo Signor Bailo
Contarini, essendo verissimo che siccome li Ottomani sono costanti nel mai perdonar
le offese, cos sono prudenti ed accorti nell'aspettar l'occasione e l'opportunit di
vendicarle.
Nella Moldavia e nella Valacchia, che gli sono soggette nella stessa maniera, e
forse con qualche miglior predominio, non mancarono delle alterazioni a mio tempo,
poich le frequenti deposizioni e mutazioni de' Principi, i quali per conseguir le cariche
si valevano del mezzo di grossissimi donativi fatti al Re, ed alli ministri, che per
risarcirsi poi li popoli di dette provincie erano cos stranamente oppressi dalle loro
estorsioni, che si risolsero non solo di ricorrer per rimedio in tumultuaria maniera alla
Porta, perch loro fosse confermato il Mathei in Valacchia, ma anco di assalire nella
Moldavia Alessandro Vaivoda, costringendolo alla fuga, e ad imbarcarsi sopra piccolo
vascelletto e gi per il Danubio condursi al mar Nero e poi portarsi a Constantinopoli,
e di ammazzare Constantini Veccelli da Rettenio suo cognato e due altri suoi
famigliari, uno nominato Alessandrino Mamugn e l'altro Girolamo Nores cugino del
gi Dragomano Nores, i quali stimavano che unitamente e separatamente
consigliassero il Principe alle cattive risoluzioni, dalle quali per sua naturalezza e
disposizione lo stimavano alieno: essendo accaduto che nelli primi sedici mesi del mio
Bailaggio fossero tre volte cambiati li detti governi con produzione delli sopraccennati
inconvenienti, da' quali avvertita la Maest Sua venne poi in risoluzione di cambiar
proposito per dubbio di non alienarsi affatto l'animo di quei popoli, con pericolo di
aperta ribellione con sottoporsi ai Polacchi, che sopra di essi tengono pretensioni; e
pi tosto di cavar le maggiori contribuzioni che potesse dalli detti Principi con il
conservarli nelle cariche, delle quali poteva assicurarsi che non averiano mancato per
mantenersi in possesso, e cos per tre anni continui hanno goduto quelli principati
Lupulo e Mathei: non ostante che questo fosse soggetto di dipendenza dal Ragozi nelli
accidenti che passarono tra lui e la Porta; e che quello nella Moldavia nel vicinar e
confinar con Polacchi avesse usato termini di tanta ostilit, che furono costretti di
ricercar con molta instanza la di lui deposizione, dopo aver tentato nella conclusione
della pace, che segu nel trentaquattro, di sostener che la denominazione di detti
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Principi in conformit di antico uso, intermesso per da molto tempo in qua, spettasse
alla Polonia, e che alla Porta toccasse solo la confermazione, senza frutto nondimeno,
mentre allora sopra questo proposito riceverono risposte molto acri e acerbe, il qual
ricorso per che segui gi due anni col mezzo di un Ambasciator, o internuccio, non
partor miglior effetto, non tanto per la maniera poco grata usata dal detto loro
ministro, espedito per questo e per altri loro negozj, quanto perch volse il Re
continuar nella detta sua deliberazione stabilita dalli favori di molti grandi comperati
con le ordinarie vie, e particolarmente del Bei, col mezzo del quale fece sapere, il
detto Lupulo di Moldavia alla Porta, che senza espedizione di gente, senza
contribuzione di denaro, con le forze del proprio paese e coll'assistenza di quelle di
Valacchia era pronto, e gli bastava l'animo di sostener gl'impeti e le incursioni che
avesse tentato il General Polacco di fare, e impedirgli l'ingresso nelli stati del Gran
Signore, se bene la Maest Sua in tal caso pensava a provvedimento pi valido per
difesa ed offesa.
Anco il Principe di Transilvania, che tributario come sono li Ragusei, che per la
loro debolezza sono chiamati carazzari e sudditi, de' quali non far menzione per esser
benissimo conosciuti dalla Serenit Vostra e dall'Eccellenze Vostre, viene eletto dalli
stati di quella provincia, e poi confermato dalla Maest Sua. Questo per degno
d'esser tenuto in molta considerazione, cos per la qualit del suo stato, che
fortissimo, circondato quasi tutto da una corona di monti, che gli serve di sicura
difesa, e munito di qualche esistimabile fortezza, come per le forze militari che
possiede, potendo con molta facilit metter in campagna 30,000 cavalli e 7,000 fanti,
gente scelta e brava. Questo prima era dipendentissimo del Gran Signore, almeno in
apparenza, poi nel tempo del mio Bailaggio casc in concetto appresso la Maest Sua
e tutti li Signori di quel governo di molta diffidenza, stimandolo, come veramente ,
inclinatissimo all'Imperatore ed a tutta la Casa d'Austria, tenendo tutti li suoi beni
allodiali e li stati patrimoniali nell'Ungheria, dove per tutti li rispetti che possono
occorrere tiene riposte e custodite tutte le sue gioje e tesoro, che non stimato di
poco valore: per il che il Gran Signore, dopo aver avuta notizia e di questi interessi e
di tale inclinazione, essendogli insino pervenute lettere sottoscritte di proprio pugno,
per le quali si esprimeva della sua grand' allegrezza per li felici progressi
dell'Imperatore, chiamandolo suo clementissimo Signore, ebbe pensiero di
opportunemente procurare che gli stati devenissero alla deposizione della sua persona
ed all'elezione di altro soggetto, che potesse esser grato e confidente della Porta, non
facendo differenza da un Sichel Moises, che si trovava a Constantinopoli alle sette torri
detento per istanza del detto Prencipe Ragozzi, a Stefano fratello di Betleen Gabor,
pensando di favorir a tempo debito l'uno di questi, spalleggiandolo con una buona
banda di milizie; ma se bene questo era un concetto in mente di Sua Maest non men
stabile che prematuro, del 1636, conoscendo ch' allora non era tempo di attrarre
umori in Ungheria, quando ardeva la guerra di Persia, la sagacit non di meno del
detto Betleen, la facilit di Cusseim Bass di Buda, ma sopra il tutto li presenti e le
promesse che il detto fratello di Gabor per persona espressa mand e fece al Re,
fecero seguir l'aborto della deliberazione d'intimar alli stati la risoluta volont di Sua
Maest della deposizione dell'uno e dell'elezione dell'altro, avendosi dichiarito che
quello che non fosse in tal proposito stato eseguito di buona voglia, lo averia
procurato con la forza, avendo comandato al detto Cusseim e a Chinam Bass di
spinger quello dalla parte dell'Ungheria e questo dalla banda di Valacchia buon nervo
di gente, per costringere quelle provincie alla predetta risoluzione. Ma quel Principe,
pieno non meno di accortezza che di coraggio, s come aveva fatto due anni prima,
quando il Gran Signore si port in Andrinopoli per muoversi contro i Polacchi, conscio
dell'opinione in che egli era alla Porta e del mal' animo che contro se vi era da detta
parte, sotto pretesto di voler coadiuvare all'armi Ottomane, si mise con considerabile
adunazione di gente in buonissima difesa: cos in questa occasione stabilitosi in buona
confidenza con li stati per assicurarsi dalle interne commozioni, con alcune poche
truppe scarse in numero, ma abbondanti di coraggio si oppose al Bass di Temesvar,
che di ordine di quel di Buda se gli aveva mosso contro, con tanta virt, che lo fece
ben per due volte ritirare con grande mortalit e perdita di gente, avendo poi
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ben per due volte ritirare con grande mortalit e perdita di gente, avendo poi
accordata una pace avvantaggiosa per lui, la quale tardandosi da Sua Maest di
ratificare, ed aspettandosi non di meno l'ordinario tributo, e certo presente accordato
in detta pace, non volse mandar mai a mio tempo n l'uno n l'altro, se non gli
venivano mandate le capitolazioni sottoscritte di man regia, avendosi dichiarito
espressamente in voce al Caimacan, col mezzo dei suoi Ambasciatori, ed in lettere al
Re medesimo, che senza questa previa soddisfazione egli non averia inviati suoi
oratori, n complito tampoco alla soluzione dell'ordinario tributo. Risoluzione, che
troppo ardita e pretendente si saria stimata nella persona di qualsivoglia Principe
libero, per grande ch' egli fosse, e che fu attribuita alle suggestioni del Re di Polonia
dal quale teneva secreta promessa di corrispondenza ed ajuto in occasione del
bisogno, correndo anco voce che passasse occultamente intelligenza pur col Tartaro
Cham e col Re di Persia: se bene poi da che mi trovo qui ha cambiato in questo capo
proposito, ed ha mandati Ambasciatori col tributo e col presento stabilito. Con questo
Principe io crederei che l'introdur una qualche corrispondenza, e per il negozio
mercantile e per interesse ancora di stato, fosse per apportar notabile beneficio
agl'interessi di Vostra Serenit, cos per le relazioni che elle tengono coll'Imperatore,
come per quelle che hanno coi Turchi, non solo col mezzo delli Baili che col risiedono,
ma forse anco opportunamente con quello di qualche mercante o console ch'
altrettanto abbondasse di prudenza e discrezione, quanto mancasse di apparenza e di
conspicuit: tocco fatto da me con quella riserva alla sapienza di questo
Eccellentissimo Senato che per ogni rispetto mi si conviene; e senza estendermi in
lungo discorso sopra la vicinit e sopra li confini che tiene Vostra Serenit con li stati
del Gran Signore, come cosa esplicata tante volte in simili ocemioni, e molto nota a lei
ed a cadauna dell'Eccellenze Vostre, per tenermi a quel metodo che da principio mi
sono prescritto, passer ad altri particolari.
Anco nel tesoro od erario ha introdotto grand' alterazione in suo vantaggio il
presente Re, poich come vero ch' alla sua assunzione all'imperio trovasse il Casn
di dentro molto esausto, per il dispendioso governo col quale Mustaf suo zio resse
quel poco tempo che occup quel trono, per le grandi provvisioni fatte per la guerra di
Polonia da Osman suo fratello, per li donativi fatti alle milizie in quattro mutazioni di
Imperatori seguite in spazio di pochi anni, cos altrettanto certo che al presente il
pi ricco di tutti i Princip che sono stati della Casa Ottomana, perch non ha mai
trascurata via alcuna di accumular denaro, n pretermessa cura o applicazione veruna
di scansar o diminuir le spese; il che ha particolarmente ottenuto con la morte di
molte persone, le facolt delle quali sono state devolute al suo Casn interno, mentre
per il numero e ricchezze loro hanno certamente importato somme quasi incredibili;
avendo toccata questa sorte in mio tempo a tanti Visiri, Bass, Capitani del mare, Ag
di Giannizzeri e a tanti principali capi di milizie cos a piedi come a cavallo, che
possedevano facolt inestimabili, con che ha ammassati grandi tesori, che ha anco
fatto col ravvivare e ridur in dinaro effettivo un gran capitale di rame che infruttuoso
teneva nel suo serraglio adunato da molto tempo, avendolo per angaria distribuito a
tutto il suo Imperio, costringendo tutti li suoi sudditi a pigliarlo a quel prezzo che gli
ha voluto imporre, eccedente d'assai il suo giusto valsente, avendone mandato sino in
Cairo, con non poco discontento ed aggravio di que' popoli che, come lontani e
pretensori di privilegi, non credevano sentir il peso di questa gravezza, ed avendo
usate quelle altre vie che sono note a tutto il mondo; e dall'altra parte essendo
parchissimo nello spender, mentre tutte le cose che gli bisognano per uso del suo
serraglio e per servizio della sua persona, massime quelle di pi valsente, se le f
provvedere da' suoi ministri, dal Caimacan o primo Visir in particolare e dal Capitan
del mare, dai quali e da altri ancora senza eccitamento riceve continui presenti di gran
valore, conoscendosi questa l'unica strada di conservarsi nelle cariche. A che somma
arrivi il suo tesoro di contanti, ommesso quello di ori, argenti e gioje cos per la sua
persona come per le Sultane e donne, che pure immenso, non v' chi con
fondamento lo possi sapere, bene posso dire alla Serenit Vostra che dalli pi savj e
pratichi viene stimato ch' ascende a poco meno di tre decine di milioni. Quanto alle
sue entrate ordinarie che passano per le mani delli Defterdari non dir cosa alcuna,
mentre opinione comune ch' ascendino a sei milioni di talleri, e quelle che
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mentre opinione comune ch' ascendino a sei milioni di talleri, e quelle che
pervengono nelle mani del Re a poco meno; il che s come non posso con verit
affermare all'Eccellenze Vostre, cos ben sicuramente posso dirle, che, quali elle si
siano, per la grandezza dei stati e per la moltitudine dei sudditi possono con molta
facilit esser aggrandite ed accresciute, poich non pagando le cose che si consumano
per il viver gravezza alcuna, oltre il vino ed il sale, dei quali il secondo paga una cosa
insensibile, quando questa fosse accresciuta, e quando al formento, alla macina, alli
risi, alli zuccari fosse addossata qualche imposizione, si caveriano somme grandissime
di denaro ed incredibilmente s'accresceriano le regie entrate.
Questo gran Principe che sempre si trova preparato per la guerra, perch alle
occorrenze di quella non tiene bisogno di far batter la cassa, o espedir patenti a
Capitani per ammassamento di gente, avendo sempre pi di 200,000 soldati a cavallo,
chiamati Spahi, fra quelli di timaro e quelli di paga, ed un numero considerabile di
Giannizzeri, oltre li Azamoglani, li Bombardieri, li Armaruoli, li Mutafer-Ag e li
Chiaussi che sono obligati a seguir la sua persona quando si parte per qualche
impresa, ha pure in dette milizie introdotte novit ed alterazioni grandissime,
sufficienti per s stesse a produrre commozioni e sollevazioni nell'imperio; fra' quali
grande e molto considerabile fu quella di voler levar, come fece, un abuso antico,
nutrito e accresciuto per una cos grande diuturnit di tempo, che si pu dire che non
vi fosse memoria del contrario, con privar e spogliare dei timari tutti quelli che li
godevano per privilegio e trattenimento concesso loro, o in riguardo di merito o in
considerazione di favore, tra' quali vi erano Sultane, Visiri, Muft, Mori, Buffoni, favoriti
tanto proprj di lui, quanto delli fratelli, padre, e predecessori suoi; con che ha resi
poveri e malcontenti tutti li grandi della Porta, e la maggior parte degli Angalari del
suo serraglio, avendo voluto che prevaglia l'interesse utile del suo servizio alla
sodisfazione e contento di tutti li suoi pi favoriti e famigliari; con che ha accresciuto il
numero delli Spahi di timaro molto considerabilmente, poich di 140,000 che si diceva
che fossero, li ha ridotti a pi di 180,000, s come dall'altro canto quelli di paga che
anticamente non eccedevano il numero di 20,000, e che nelli tempi di Mustaf e di
Osman erano per eccesso di favori e per debolezza di governo accresciuti sino a
45,000, con levar la mano a nuova descrizione, con li patimenti del viaggio prima per
Polonia e poi in Persia e col castigo contionato della spada contro di quelli che ha
stimato esser caporioni o dipendenti da essi, o che abbino avuto alcuna, bench
minima parte, nelle sollevazioni passate, li ha diminuiti fino a 25,000 in circa, con
pensiero di minorar il loro numero ancora, stile che pur ha tenuto con li Giannizzeri, i
quali se bene anticamente erano un corpo ristretto di 12,000 solamente e crebbero
nelli tempi predetti per le preacennate corruttele alla somma di quasi 60,000, li ha
ridotti a segno tale che al presente non saranno che 25,000 in circa, non avendo da
dodici anni in qua mandato per la raccolta delli giovani, che si cava col decimare li
sudditi Cristiani della Grecia, come era solito di farsi ogni sei in sett' anni almeno: con
che pare che abbi fine di disfarsi di questa milizia anticamente tanto stimata, verso la
quale non pu dirsi che abbi buona volont, poich alli soldati di quella ha levate tutte
le prerogative ed interrotti tutti li privilegi, ch' erano soliti di godere, non avendole
lasciato che l'avvantaggio delle carni nel prezzo di esse, perch dove li delinquenti di
detta milizia non erano mai fatti morire in publico, ma di notte tempo erano annegati,
accompagnandosi l'effetto della giustizia, con uno sparo di cannone, ora risparmiando
la polvere, ne f la Maest Sua decapitare, esponendo li loro cadaveri nelle strade con
le teste nelle braccia, a fine che possino esser conosciuti, ed impiccare ancora ne' pi
conspicui luoghi della citt una grandissima quantit senza distinzione o riserva
alcuna. Ed una volta che Bairan Bass allora Caimacan, che stato Ag dei
Giannizzeri, ne fece appicar uno in certa strada pi remota di quello che voleva il Re
per affetto e rispetto che portava al detto ordine, mise la sua medesima testa in
grandissimo pericolo; e dove prima non potevano esser condotti alla giustizia, n
chiamati avanti li Cad senza permissione dei loro capi, ora a minima richiesta di
cadauno, anche non Monsulmano, sono tenuti di comparire ad ogni tribunale con
somma dispiacenza non solo de' soldati privati, ma delli loro capi insieme, i quali anco
con biglietti senza sottoscrizione hanno fatto pervenire a Sua Maest il loro disgusto e
le loro doglianze, alle quali fece risposta, che pervenne in mano del primo Visir, che
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le loro doglianze, alle quali fece risposta, che pervenne in mano del primo Visir, che
essi sono stati quelli che hanno prima volontariamente derogato alli detti loro privilegi,
avendo voluto che seguisse per loro ingiusta passione la morte del loro stesso Ag,
onde non potevano dolersi ch' egli, come Re, per giustizia camminasse per quello
stesso sentiero che essi medesimi avevano segnato e battuto per affetto, come pure,
quando venuta occasione di marciare coll'esercito, ha voluto che anco li Coruzi e
Otturachi, non ostante che, come privilegiati o per lunghezza di servizio o per esser
segnalati di merito o per gravezza di et, fossero esenti e non avessero altro obbligo
che di far guardia alle porte della citt o ad altri passi, dovessero incamminarsi seco,
con sentimento non solo delli privilegiati ma delli ordinarj ancora, li quali sperano col
tempo di poter giungere alla stessa prerogativa, che male volentieri vedono infranta e
pregiudicata. Ma sopra tutte le loro gravissime dispiacenze maggiore di ogn' una
quella di veder che la Maest Sua, quasi diffidando di loro, si vadi circondando e
munendo di nuovi soldati chiamati Seimeni, i quali sono per la maggior parte
Bossinesi, gente pi di apparenza che di esistenza, privi di ogni disciplina, che bene
conosciuto da lei, li fa del continuo esercitare anco alla sua presenza in prove militari;
questi per differenziarsi da tutti usano certi cendadi rossi attorno li loro berrettini; e
sono sotto diversi capitani, tutti per subordinati alla direzione del Bei Bass favorito,
che stato il primo fondatore di questa milizia, col mezzo del padre e delli fratelli che
si trovano nel serraglio di Bossina, dove nel mio passaggio al ritorno che feci qui
ricevei da essi nella mia persona, a contemplazione di Vostra Serenit, ogni maggior
espressione di onore e stima. Questi al principio mandarono buona quantit di persone
da Castel novo e da Risano, da alcuni dei quali appunto fui molestato con instanze di
vecchie pretensioni con il fondamento del patrocinio di detto Bei, avendomi da essi
liberato con la costanza che mostrai loro di non lasciarmi uscir dalle mani cosa alcuna,
e con far pervenire al loro protettore l'antichit ed invalidit delle loro istanze, con le
quali tentavano di abusare una tanta protezione. Questa mala contentezza dei
Giannizzeri, alla quale si accoppia quella de' Spahi, ancora somministra ragionevole
concetto che alle occorrenze sieno per impiegarsi con renitenza e freddezza, e che
senza la persona del Re, non vogliano fare cosa alcuna, e con la sua presenza siano
per tentare finalmente qualche importante novit.
Di queste milizie cos a piedi come a cavallo, pu con verit dirsi che siano
grandemente decadute dal loro antico valore e dalla loro vecchia disciplina, mentre io
in due marciate alla guerra ho veduto pochi Giannizzeri sicuri al fuoco nel sparo
dell'arcobuso; sono anco male provveduti di arme per il mio senso; e se bene sono
tutti ben vestiti; e vivono con poco astenendosi dal vino e sono nemici del giuoco, io
stimerei sempre pi 20,000 buoni soldati di Cristianit, che 40,000 di loro, quali anco
nelli tempi andati, che erano di miglior tempra e di maggior vigore, per la moltitudine
pi che per il valore hanno vinte le giornate, e prese le fortezze, poich abbondano
tanto di gente che quando li nemici loro sono ben stanchi dal combatter, ancor che
superiori, possono spinger sempre uno squadrone di soldati freschi, che a questo
effetto riservano a parte, al quale li avversarj soprafatti dal sudore e dalla fatica non
possono resistere; e quanto alle fortezze, per la loro moltitudine, fanno grandi lavori
cos nel cavar mine, come d'innalzar terreni, onde con questi coperti si portano
all'approccio di ogni citt, e con quelle aprono e distruggono le difese, facendo volar
queste e li difensori in un istesso tempo.
Nelle forze marittime non posso apportar a questo sapientissimo Conseglio novit
alcuna, oltre quello che le hanno riferito li miei precessori e le hanno notificato le mie
lettere, intorno alla loro debolezza, se non che anco dopo elle si siano avvanzate in
fiacchezza per le cause ben note, e in peggior stato sariano, quando le mancassero gli
eccitamenti dei Cosacchi e de' Corsari ponentini; per verissimo che abbondano di
dinaro, di uomini e di tutte le cose necessarie, e che per conseguenza presto possono
ravvivarle e radrizzarle; parendo a ci assai inclinato l'animo del Re, che comand la
fabbrica di due galeazze che loro chiamano Maone, le quali per hanno fatto poco
buona riuscita, essendo una di esse restata inabile, e l'altra, se bene pare atta alla
navigazione, nondimeno per la cattiva condizione del legname e per la fretta con che
stata fabricata, poco promette poter durare. Posso ben con verit attestare alla
Serenit Vostra, che due rispetti fanno particolarmente che questa Serenissima
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Serenit Vostra, che due rispetti fanno particolarmente che questa Serenissima
Republica sia stimata a quella Porta; uno il creder ch' ella abbondi di dinaro e l'altro
che; stante questa dovizia e le provvisioni che credono trovarsi nell'Arsenale, si possi
facilmente formar una grossa armata di mare, onde sar sempre effetto proprio della
prudenza pubblica, il provveder alla debolezza di quella ed alli mancamenti di questo
per conservarsi il predetto concetto che pu divertir li travagli della guerra, e per
munirsi di quelle difese che, in occasione della sopravenienza di essa, possono valere
per la conservazione dello stato e della libert.
Del presente Re che, giovinetto di quattordici anni, pervenne alla Reggenza di quel
grand' imperio per la deposizione di Mustaf suo zio, che veramente era inabile per
cos importante governo, fu concepita cos buona opinione che produsse nel petto di
cadauno espettazione tanto grande della sua riuscita, che fu giudicato universalmente
ch' egli dovesse, emendando li mancamenti di Osman suo fratello, divenir il miglior
Principe che la Casa Ottomana avesse avuto; ma in progresso di pochi anni ha fatto
conoscere quanto fallace sia il giudizio umano nel presagire le cose future, poich
siccome dallo splendore d'un bel mattino non puossi assicurare della serenit del
giorno, perch molte volte accade in contrario, di quella maniera ancorch talvolta la
tranquillit del mare quanto pi placida si dimostra nel principio di un viaggio, se
agitata si trova da impetuosi e violenti venti tanto maggiore si fa la fortuna e pi
evidente il pericolo: cos questo Principe riuscito totalmente diverso
dall'espettazione, poich dopo aversi per qualche poco di tempo lasciato regger dalla
madre e dalli ministri, e dopo aver, con non meno acerbit d'animo che con timore,
sofferiti li strapazzi delle milizie, pei quali fu violentato a dar le teste delli principali
ministri e delli suoi pi favoriti del serraglio, le quali non contente di tanto,
amazzarono Cafis primo Visir e suo cognato cos vicino a lui, che il sangue gli tocc le
vesti, che segu con tanto suo orrore e spavento, che per ben due giorni rest stupido
e come fuori di s stesso; dopo di che rincorato dal Bostangi Bass, che fu Achmet
Bass di Cairo, e da Cusseini Effendi Muft (in progresso poi di tempo ambedue
strozzati di suo ordine) che lo consigliarono al coraggio e al castigo, volse tutti li
pensieri alla vendetta, nella quale tanto s'inoltr che, indolcito ed invaghito in essa,
agitato dallo sdegno e commosso dall'ira, si poi reso fiero e crudele ad ogni maggior
segno: poich quel giorno che non faceva levar la vita a qualcheduno, non si chiamava
contento n dava segno di veruna allegrezza, e per il contrario quando ci faceva di
molti ed alla sua presenza, come seguiva per lo pi, tutto giojoso e consolato si
dimostrava; onde li suoi famigliari aspettavano tale congiuntura per ricercargli qualche
mercede o favore, e li di lui ministri per insinuarsi nella sua grazia procuravano di
presentarlo di teste, quando non potevano farlo di oro o d'argento, onde, quando egli
restava lontano dalla citt, si procurava da quelli del governo adunazione di persone
colpevoli di morte, per poter con la moltitudine di essi consolar il suo animo e
avanzarsi nella sua benevolenza; ed era gran cosa, che nelli suoi ingressi pi
apparenti e pomposi voleva che per la strada, per la quale doveva passare, si
trovassero cadaveri decapitati, e dove li altri Principi in simili occasioni per conciliarsi
l'affetto e guadagnarsi l'amore del popolo fanno grazie rilasciando prigioni e
rimettendo colpe, cos questo ha voluto anzi veder le strade smaltate di sangue, che
ricamate di rose, col far pi tosto col sommo rigore apparir la sua severit, che con
qualche atto di grazia far risplender la sua clemenza. Di questa, sua fierezza ha reso
testimonio molto amplo diverse, sue operazioni, le quali, se volessi ad una ad una
raccontare, riuscirei non men lungo che noioso a questo Eccellentissimo Senato; due o
tre ne toccher delle pi principali, tra esse parmi che anziano luogo tenga quella, che
quando Mortas Bass mand a Costantinopoli settanttasei prigioni fatti da lui alli
confini della Polonia, volse in ogni maniera, che fossero tutti decapitati alla sua
presenza, non essendo valute preghiere, n considerazioni in contrario, anzi che
tentandosi il Caicaman di dissuaderlo con dirgli che questo era un eccitamento ai
Polacchi di far lo stesso di molti Mussulmani che tenevano in cattivit, a tal riflesso
rispose che ci poco importava, mentre quelli come martiri averiano volato al Cielo.
Grande fu la risoluzione di comandar la morte del Muft capo della legge (cosa mai pi
tentata non che praticata per esser stimato sacrosanto), per semplice sospetto ch' egli
avesse prestate l'orecchie alle lamentazioni delli professori di essa per li strapazzi fatti
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avesse prestate l'orecchie alle lamentazioni delli professori di essa per li strapazzi fatti
e per tante morti date a diversi Cad per leggerissime cause, non ostante che egli
fosse stato pi affettuoso ed efficace di tutti nel promuoverlo all'Imperio con la
deposizione del zio e di conservarlo in esso con li consigli che gli diede, e con quello
particolarmente che facesse tagliar molti papaveri eccedenti d'altezza nel giardino del
suo imperio, levando la testa a tanti capi dell'uno e dell'altro ordine delle milizie, a che
si port con tanta rabbia, che non solo rilasci ordine mai dato da alcuno dei suoi
precessori, come ho detto, ma dopo aver commossa l'esecuzione al Bostangi Bass,
avendolo espedito con un caichio, volse anco certificarsene con aversi condotto in
persona per terra a cavallo al luogo stabilito, dove fece dissoterar i cadaveri per
vederli morti con li proprj occhi, dubitando forse, che per riverenza e venerazione non
l'avesse eseguito; diligenza pure che volse usare per assicurarsi, che il comandamento
ch' egli avea mandato, mentre era in Persia, della morte dei due suoi fratelli fosse
stato eseguito, il quale fu da lui rilasciato per leggerissime cause avvisategli in lettere
della Sultana moglie. Questo tragico e funesto accidente per l'eminenza delli soggetti,
per la virt delle loro dignissime condizioni fu pianto da tutti li popoli sudditi compatito
dalle genti estere, e combattuto da molti del serraglio e dalle donne particolarmente,
che si opposero con le pietre e con le saette da alto, intorno al quale non dir
d'avvantaggio, per averlo con ogni puntualit portato a Vostra Serenit con mie
lettere di quel tempo. Stravagante fu l'ordine che diede, mentre si trovava sopra la
bastarda del Capitan del Mar, a Achmet Bass fratello di Cussaim Mariol, che levasse
la testa a due che erano destinati da lui all'ultimo supplizio, che convenne eseguire per
salvar la propria, e avendo la Maest Sua, molto ben conosciuto la sua disciplina, le
disse che non dovesse meravigliarsi, se gli aveva comandato una tale esecuzione,
perch l'aveva fatto con oggetto che lo spavento che aveva ricevuto in quel fatto,
avesse forza di farlo contenere nel dovuto termine nella reggenza, della sua carica,
accioch non intervenisse a lui quello che egli stesso per ordine suo aveva fatto ad
altri, avendo questo concetto, del quale se ne anco molto ben espresso, che il rigore
e la severit che infondono timore siano mezzi pi sicuri per la sua conservazione, che
la dolcezza e la clemenza che allettano gli animi, perch era solito di dire che pi
facile di trovar un beneficato ingrato, tumultuante e sedizioso, che incontrare in chi sia
privo di timore della propria rovina e male. Precipit anco di propria mano dall'altezza
del suo chiosco di Scutari un Emir molto principale e molto ricco; vero che questi
continuati eccessi di crudelt, come lo hanno privato dell'affetto di tutti li popoli e di
tutte le milizie, cos gli hanno acquistato tanto di riputazione e di credito, con aver
infuso in tutti spavento cos grande, che non vi alcuno che ardisca non dir di
promover sedizione o commozione alcuna simile alle passate, ma che neanco ardisca
di levar un dito, d'alzar uno sguardo o pronunziar una parola contro la Maest Sua:
avendo guadagnata tanta obbedienza, che li suoi cenni sono riveriti pi di quello che
in altri tempi siano stati li espressi comandamenti de' suoi predecessori, di che serve
per un gran testimonio l'aver non solo distrutti tutti li ridotti e cavane, dove
grandissima quantit di persone oziose, e particolarmente di quelli che si ritrovavano
fuori di carica o impiego, si tratteneva con gusto, sodisfazione ed utile delli patroni
delli stabili, con trattenimento e provecchio di quelli che assistevano alli detti luoghi
per somministrare tavolieri, serbetti, caff ed altro, come pure ha fatto di numero
grandissimo di bettole fuori delle mura di Costantinopoli, ma anco levato l'uso tanto
abituale del tabacco: quello che non pot ottenere n il Padre, n l'Avo, tutto che il
primo vi avesse posto ogni spirito.
Questa sua grande crudelt viene accompagnata da una grandissima avarizia, la
quale tale che non credo abbia paragone o esempio, tanto conosciuta da tutto il
mondo e da quelli del suo governo in particolare, che quanto essa accresce il suo
tesoro altrettanto lo spoglia dell'affetto de' suoi popoli, e gli ha non solo impedito li
progressi contro il Persiano, ma anco causati li danni e pregiudizj grandi che ha
ricevuti nelli stati e nella riputazione da quel Re: poich, s come un poco di cortesia,
che us nel principio della detta guerra a soldati, premiando il merito, e
guiderdonando il valore, gli fece fare qualche progresso, cos, avendo tralasciato
questo stile come alieno dalla di lui natura, e dopo il suo ritorno avendo pur negato un
poco di sussidio alli Spahi di Timaro, e trattenute alcune paghe a quelli di stipendio e
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poco di sussidio alli Spahi di Timaro, e trattenute alcune paghe a quelli di stipendio e
alli Giannizzeri, restato col discioglimento del suo esercito, avendosi ogni uno servito
di questo pretesto per ritornar alle proprie case. Questa sua eccessiva avidit ha egli
dichiarito in tutte le occorrenze grandi, piccole e mediocri, non avendo mai tralasciata
occasione alcuna di avanzo e di utile o di diminuzione di spesa: per questo ha regolate
le sue cucine, tassate egli stesso le vivande, ha limitate le vesti che si donavano in
diverse congiunture, sino quelle che per antica consuetudine si solevano dare alli capi
delle milizie, quando andavano a pigliare li quartieri delle loro paghe, con estrema loro
afflizione e cordoglio, e con suo poco avvantaggio; ha moderato li abiti di tutti li suoi
Agalari e famigliari; per la qual avarizia quali convenzioni abbi egli ritrovate e quali
modi usati, lungo saria il ridirlo all'Eccellenze Vostre, che di volta in volta li hanno
sentiti dalle mie lettere; la maggiore di tutte fu il poner in contribuzione violenta
quattro nazioni suddite dei Principi suoi amici, che sotto buona fede si trattenevano
per causa di traffico in quella citt, sotto falso pretesto che avessero armi per
guadagnar solo 36,000 talleri, che tanti solamente pervennero nelle sue mani,
essendo il di pi per altrettanta somma capitato in quelle del Capitan Bass e del
Bostangi Bass. Grande fu quella della dispensa di tanta quantit di rame assegnato
per angaria, come ho detto, a tutti li suoi sudditi a prezzi eccessivi, con tanto loro
aggravio quanto con di lui profitto. La vendita delle chiavi del Santissimo Presepio
fatta prima a' Greci e poi a' Franchi, non stata veramente piccola dichiarazione della
sua avidit; mentre cos nella prima come nella seconda trattazione fu sprezzata la
sodisfazione di tre Principi amici della Porta, e mentre ha fatto violentare li Patriarchi
di Gerusalemme e di Costantinopoli a pigliarle ed a trovar li dinari, e mentre faceva
dire che non si avrebbe osservato la ragione, l'uso, l'antchit del possesso, le leggi e
la giustizia, ma solamente il dinaro. Fu osservabile che quando ritorn, nel 1635, dalla
guerra di Persia riportasse pi dinaro di quello che condusse seco quando part; di che
non occorrer prender meraviglia, mentre in quel tempo avendo incontrato le entrate
della Madre, che di Aleppo venivano a Costantinopoli per uso di lei, le trattenne per
s; e tanto gli piace di avvanzare e gli rincresce lo spendere che, nel tempo che mi
sono trattenuto a quella Corte, non s che mai s'abbi fatto veste o abito che vaglia,
che abbi fabbricato giardino o eretto chiosco, o adobbatole con propri dinari, ma
sempre con la borsa di quelli ministri che ho d gi accennato a Vostra Serenit. Non
ritornano mai Bass di Cairo, Capitan del mare, o altro simile ministro dai loro
governi, che non voglia dividere con essi il guadagno che hanno fatto, ricercando la
sua parte che non vuole che sia poca, quando non voglia il tutto, come ben spesso
suole accadere, e particolarmente alli ultimi due Bass di Cairo e a Calil suo cognato
primieramente, al quale pigli quanto aveva in robbe e in contanti, avendo alla sua
presenza al suo chiosco di Scutari in faccia di tutto il mondo fatti scaricare due vascelli
caricati di ragione del detto Bass, volendo veder coi propri occhi quello che vi si
ritrovava; il secondo fu Achmet, non vi essendo altra differenza, ch' a quello lasci la
vita e a questo, se ben tanto benemerito, la tolse. Questo suo eccedente affetto all'oro
non tenuto da Sua Maest celato, anzi l'ha dichiarito a segno tale, che bene stato
conosciuto che le ricchezze a molt pi che le proprie colpe hanno causata la rovina e
la morte; da che nasce che cadauno fugge le apparenze e tutti studiano d'essere
stimati poveri; ed in queste confiscazioni s' fatto conoscer grandemente ansioso nel
ricercar intieramente tutto quello ch' era posseduto da' morti, non solo con
severissime e diligentissime indagazioni ed inquisizioni, ma con protesti, minaccie e
tormenti ancora a quelli di casa, che potessero esser stati sospetti di sapere alcuna
cosa delle dette eredit, avendo anco fatto prima bollare, e poi osservare alla sua
presenza le botteghe del Besesten per trovar robbe di Cochiuch Achmet, che oltre li
meriti vecchi con Sua Maest aveva perduta la vita in una fazione contro i Persiani,
che vuol dire in servizio dell'Imperio, ancora che il luogo fosse privilegiatissimo; e
quando fece impiccare il Zanetti suocero del Dragoman Tarsia, e che gli furono portati
li suoi mobili, nel vederli, avanti che li licenziasse, non si pot contenere di tagliar di
propria mano con un coltello tutti li bottoni d'oro, che tenne per s, donando il resto
alli suoi Agalari: non volendo restar di dire a questo Eccellentissimo Senato, che la
causa principale, anzi la sola che indusse la Maest Sua a intraprendere fuori di
tempo, e contro quello ch' aveva stabilito la risoluzione di tentar la rimozione del
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tempo, e contro quello ch' aveva stabilito la risoluzione di tentar la rimozione del
Ragozi dal Principato di Transilvania, e la introduzione in esso del fratello di Betleen
Gabor, che cos male gli riusc, fu il presente che questo gli fece di alcune gioje di
molto valore, e la promessa di 60,000 talleri e di pagare duplicato tributo.
Ultimamente, pochi giorni avanti la mia partenza, avendo le principali Moschee grandi
entrate e molte spese ancora, colle quali sostentano li studj, si alloggiano peregrini, si
ricevono infermi, e si fanno altre simili opere pie, capitando il soprabbondante nel
regio Casn, si risolse di moderar non solo il numero di quelli che in vece di campane
nelle torri danno segni di certe ore del giorno e della notte per chiamar all'orazione,
ma di restringer anco le elemosine, perch tanto pi potesse pervenir in suo beneficio,
che stato con molta mormorazione di tutta la citt. Ha avuto un gran desiderio di
erigere una Moschea per immortalare il suo nome, e non solo per risparmio ne ha
scelta una di gi principiata da certa Sultana, che per sopravenienza di morte non la
pot finire, ma per avarizia, rincrescendogli la spesa, ha intermessa l'opera. In somma
non facile il giudicare quali di questi due immoderati affetti prevagli nella sua
persona, mentre l'uno e l'altro, la crudelt dico e l'avarizia, s trovano in lui in eccesso
e in sommo grado.
A questi due difetti tanto impropri e reprensibili in un Principe, vi si aggiunge una
superbia senza esempio, per la quale non solo, secondo l'uso de' suoi progenitori, si
chiama ombra di Dio, ma contro le antiche consuetudini e contro quello ch' stato
praticato dalla sua stessa persona, non permette che n il primo Visir, n il Muft se gli
accostino pi per baciargli la veste non fa li giorni di Arz stare li Visiri in mezzo di lui,
come era solito di farsi, ma li ha fatti ritirare in gi vicino alla porta della stanza; ed ha
preteso che li Ambasciatori stessi si dovessero prostrar in terra; oltre che o per la sua
poca cognizione delle cose del mondo, o per soverchia presunzione di s stesso non f
conto o stima alcuna di qual si voglia Principe per grande che sia, sapendo io molto
bene, con che concetti fece menzione di uno de' maggiori di Europa, e con quali
attributi lo nomin, che furono tali e di tanto sprezzo, che il debito della modestia non
permette che siano espressi all'Eccellenze Vostre.
Alle sopranarrate condizioni di questo gran Re, vi si aggiunge anco l'immoderato
uso del vino, difetto considerabile in cadauno, ma molto pi in chi si ritrova in grado
cos conspicuo ed in stato cos rilevato dagli altri, e di grand' abborrimento in un
Principe particolarmente Maomettano, la cui legge assolutamente proibisce il vino: il
che gli ha levato non poco di riputazione appresso il popolo, ed accresciuta al colmo la
universale malevolenza, essendo quella deteriorata per sapersi publicamente che ben
spesso col soverchio bere si porta all'ebriet, e colmata questa, perch quelli che sono
pi osservanti e continenti abborriscono l'uso di tal liquore, e quelli che lo bevono non
possono sopportare che Sua Maest voglia, massime in certi tempi, proibire con
severe pene quello che egli indistintamente e senza riserva alcuna usa
quotidianamente. Nelle sensualit anco corre voce ch' egli sia immoderato, in che non
posso pervenire ad alcuna particolarit, per essere queste cose altrettanto secrete
quanto oscene ed indegne d'esser portate alle orecchie di questo gravissimo Consiglio.
Non ostante questi difetti, che sono veramente atti a far concepir nelli suoi sudditi non
solo l'odio, ma il sprezzo ancora, si conserva stimatissimo appresso di loro a segno
che niuno de' suoi antenati mai stato tanto stimato e tanto temuto quanto lui, il che
ha conseguto coll'estremo rigore della sua spada, che ha stillato tanto timore nel
petto di ciascheduno, che il solo nome tende spavento, non che la sua presenza che
fuggita ed abborrita da tutti a segno tale, che ogn' uno stima tanto pericoloso
incontrar la sua persona, quanto restar nella mala ventura, e dove li altri Principi della
sua Casa, quando uscivano, attraevano il concorso di tutto il popolo (per cos dire),
cos al presente, quando si prevede l'uscita o passaggio di questo, le genti procurano
salvarsi col ricovero o con la fuga, essendovi stati anco molti ch' in tali occasioni
hanno serrate le botteghe per maggior cautela e pi sicurezza della propria, vita.
Questo Gran Signore di et di ventinov' anni in circa, di assai bella presenza, con
barba nera grande, che lo f parere di molto maggior et, ha occhi grandi e neri, che
quando adirato spirano spavento, ha il naso un poco aquilino, di grande e ben
formata statura, robusto di forze, ed avanti che patisse certa specie di sciatica e
s'avesse immerso nel vino, lanciava benissimo la zagaglia, forse pi forte di cadauno
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s'avesse immerso nel vino, lanciava benissimo la zagaglia, forse pi forte di cadauno
del suo serraglio, tira bene di arcobuso e di saetta, cavalca benissimo, scrive
esquisitamente e fa segni imperiali meglio di qual si voglia altro, anco del suo Nizangi
Bass; di spirito vivacissimo e di acutissimo ingegno, informatissimo delle cose del
suo imperio e particolarmente di quelle di Costantinopoli, conosce tutto le accortezze
dei suoi ministri, sa le fraudi delle milizie, e nel governo del suo stato non ha bisogno
dell'altrui consiglio, anzi che mentre gli altri Re solevano rimetter quasi tutto alli loro
ministri, al presente questi niente deliberano da s stessi, ma tutto portano o con la
voce o con talchis, che sono come memoriali, a notizia di Sua Maest, che sotto a
quelli con breve nota di suo pugno l pervenire la propria volont; di natura accorto
e sagace, di che diede non picciol saggio, quando alla sua partenza per la guerra di
Persia, dubitando di s stesso per il mal affetto delle milizie, volse presidiarsi col
chiamar alla sua presenza la madre e li fratelli, col considerar loro la necessit della
sua partenza per onor della corona e per l'obbligo della religione, e disse essere suo
pericolo maggiore trovarsi in mezzo de' suoi schiavi, che a fronte de' suoi nemici, e ci
occorrergli per vendicare il sangue del comun fratello, incaricando particolarmente il
maggiore, in occasione che Dio permettesse che si perdesse tra suoi, della vendetta
per debito di natura, per obbligo di legge divina e per ragion di proprio interesse, non
solo contro li principali ma anco contro qual si voglia altro che avesse avuto complicit
nel fatto, protestandogli che altrimenti facendo, non potr assicurarsi mai dall'Imperio,
ma avr necessit di dipendere dall'arbitrio anzi dall'insolenza de propri soldati, che
ogni due anni muterano Imperatore sino all'estinzione della Casa Ottomana: il qual
discorso, se ben fatto secretamente nelle stanze interne del serraglio alla presenza di
pochi, volse che dal primo Visir fosse pubblicato acci la divulgazione di esso servisse
per avvertimento a chiunque avesse pensiero di promuovere alcun simile tentativo,
che pagaria d'una tal colpa la pena con la propria testa. Vaga egli spessissimo per la
citt particolarmente di notte tempo con abiti mentiti, e bene spesso sopravviene dove
altri non pensa, e pi lo faceva avanti che la sua doglia e il vino lo travagliasse. La
grande fortuna di questo Re, niente corrispondente alli termini coi quali si regge,
contrappesata con un castigo che riceve da Dio, che lo f viver in gran forse della
discendenza mascolina, mentre de' tanti figliuoli che ha avuti, sei sono morti senz'
arrivar all'anno, e gli altri restano con cos mala abitudine, che pur di loro non si pu
far pronostico migliore. Alcuni hanno attribuito questa sciagura a industria della
propria madre, che amando di veder incamminarsi alla successione li propri figliuoli
pi tosto che li nipoti si vaglia dell'arte, che per io non credo per esser ella ornata di
degnissime condizioni, piena di piet d carit e di splendore, niente simile al figliuolo,
e ancorch avanzata nell'et vicina ormai alli cinquant' anni si conserva non di meno
bellissima.
Per quanto ho inteso di figliuole femmine il Re ne ha tre, la maggiore che di nove
anni, pare destinata per moglie al Bei Scilictar amata assai da Sua Maest, donde
quando non provasse fortuna migliore ne' suoi figliuoli maschi, o non ne avesse altri,
dopo la di lui morte, succederebbe all'Imperio il primo dei due fratelli che si ritrova
avere, nominato Baiazet, e in difetto di questo Osman, quello di et di 19 anni e
questo di 17, ambi di buona disposizione e attitudine alla reggenza di cos grand'
Imperio; s come all'incontro, quando il Re avesse numero di figliuoli maschi facile
saria che corressero la stessa fortuna delli altri due maggiori fratelli. ancora vivo
Mustaf lo zio, che due volte per poco tempo occup quella imperial sede, sta ristretto
in poche stanze senza alcun ornamento, ma inculto come fosse un santone o un
Dervis, con lunghissima barba, che mai modera o accomoda: lo stimano veramente
santo, dicendo che per miracolo il Re non ha potuto farlo morire, ancora che molte
volte lo abbia tentato, mentre egli liberamente riprende e detesta anco alla sua
presenza le azioni di Sua Maest; dicono che s' veduto miracolosamente nel mezzo
dell'esercito in Persia, e altre cos fatte favole, che niente importano al servizio
pubblico. la Maest Sua inimicissimo dei Cristiani, n verso alcun Principe credo ch'
abbi buona volont, e certamente se il vino non lo avvilir o muter la sua natura,
libero dalla guerra di Persia, mover l'armi contro qualche potentato di Cristianit;
vero che il suo animo peggiore contro i Polacchi per rispetto de' Cosacchi e per altro,
e poi contro l'Imperatore, come ha nel cuore Malta, parendogli che li vascelli di quella
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e poi contro l'Imperatore, come ha nel cuore Malta, parendogli che li vascelli di quella
religione gli abbino inferito gran danni; tuttavia li mali uffici di qualche ministro, che
gli considerasse maggior facilit nelle imprese contro la Repubblica, potriano esser
abbracciati coll'eccitamento massime del ricovero dei corsari, nelle isole di Candia e di
Tine.
Al mio arrivo a quella Corte trovai nove Visiri che sedevano in Divano; alla mia
partenza ne ho lasciati quattro solamente, tre di nessuna vaglia, e uno ch' Mustaf
Bass, che tutto regge e sostiene da solo le due cariche di Caimacan e di Capitano del
mare (che non stato pi praticato) e che ha somma autorit con Sua Maest, non
avendo emulazione o concorrenza alcuna, mentre Mehemet si trova a Mossul, sebbene
con le dimostrazioni del Re, portate a Vostra Serenit in lettere dell'Eccellentissimo
signor Bailo Contarini, e Beiram primo Visir lontano, che fa che tanto pi bisogna
stimarlo e procurar di non esacerbare il suo animo; vero che assai capace di
ragione, e che non avaro, ma anco verissimo che, essendo di natura atrabiliare,
quando d nelle escandescenze, non ha troppo ritegno, onde li buoni ordini alli capi
dell'armata di Vostra Serenit e alli rettori delle citt e luoghi alli confini stimo molto
propri della somma prudenza di questo Eccellentissimo Senato, e particolarmente
perch nelle preaccennate isole non si dia ricetto o ricovero a' corsari ponentini, come
pure il seguitare a coltivare la buona intelligenza di gi introdotta col Bass Bei
Siclictar non pu che grandemente conferire agl'interessi di Vostra Serenit, mentre
egli tanto vive appresso la Maest Sua.
Delli negozi che molti veramente e strabocchevoli mi sono passati per mano nel
corso di quattr' anni del mio Bailaggio sotto governo cos violento e terminati in bene
con vantaggio e decoro di Vostra Serenit, alcuni con poca e altri senza alcuna spesa,
non dir cosa alcuna, poich questo capo porteria maggior tempo che tutto il resto di
questa relazione, e perch con tale narrazione pareria forse che volessi attribuire a
mia prudenza, desterit e coraggio quello che deve prima riconoscersi dalla Bont del
Signor Dio e poi dalli sapientissimi ordini di questo Eccellentissimo Senato e dal
credito in che si trova la Serenissima Republica a quella Porta. Solo dir che per
questo rispetto non solo sono state felicemente terminate le proprie occorrenze, ma
quelle degli Ambasciatori di Francia ancora, che sono restati sollevati da molti travagli,
particolarmente sotto la legazione del Conte di Marchieville, che seguito con somma
riputazione del nome di Vostra Serenit, con meraviglia degl'altri Ambasciatori e con
stupore della Corte e delli granatini in particolare, che sono restati di promuovermi
delli travagli per la conoscenza ch' avevano del posto di riputazione che teneva Vostra
Serenit a quella Corte, e del decoro del loro ministro, che mai per acerbit di negozio
ha ricevuto mal trattamento (come occorso agl'altri Ambasciatori) n anco di male
parole in sua specialit, avendo solo corso la fortuna comune l'anno 1633 (dello
spoglio delle armi, che segu universale di tutti per includer in particolare la Francia,
colla quale si teneva una prava volont) ben posso dire, che se conosco la debolezza
dei miei talenti e niente attribuisco a mia propria virt, cos posso assicurare
l'Eccellenze Vostre di aver invigilato al loro servizio con tutta l'applicazione di me
stesso, con oggetto di ottenere che la diligenza contrappesasse la propria fiacchezza,
avendo con ogni studio procurato il risparmio del publico dinaro, in che ardirei di dire
d'essere stato non del tutto inutile, mentre so d'aver scansate molte spese di
considerazione, delle quali tenevo facolt da questo Eccellentissimo Senato, non
potendo a pieno esprimerle il rammarico che ho patito per il danno che Vostra
Serenit ha sentito nelli cambi per la penuria del dinaro, per il ritardo nel pagamento
delle lettere e per l'avidit degl'ebrei che tenevano il contante e si sono valsi
dell'opportunit per far questo civanzo. Di questo mio sentimento testimonio ne sono
le tante mie lettere scritto a questo Eccellentissimo Senato, colle quali ho raccontato il
disordine e ricercato il rimedio, da me tante volte replicate, che dubito di esser anco
riuscito nojoso e importuno, tutto perch mi doleva di veder a Vostra Serenit questo
aggravio, che molto prima sarebbe stato da lei sentito e molto maggiore quando non
avessi tentato tutte le vie possibili per differirlo e minorarlo, avendomi valuta prima
per la somma di pi di 20,000 piastre delli dinari delli Padri di Gerusalemme senza
interesse alcuno per molti mesi, avendo fatto ricorso a tutti li miei, avendo impiegati li
propri argenti ed avendomi valso in ultimo di qualche piccola somma delli miei propri
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propri argenti ed avendomi valso in ultimo di qualche piccola somma delli miei propri
dinari, levando a me quell'utile che potevo giustamente pretendere e il modo di
valermene, per dar a Vostra Serenit quel minor danno che sia stato possibile; non
dovendo restar di dire all'Eccellenze Vostre che nelli miei conti, presentati all'Ufficio
Illustrissimo delli tre Savij, ho dato credito al publico per utile di monete per la somma
di quattordici mille quattrocento e cinquantatre ducati e soldi 15.
Quanto al negozio mercantile in quella Corte, che, come stimo di molto rilievo cos
ricerca molte e diverse considerazioni, non discender ad alcun particolare,
rimettendomi a quanto le ho scritto in diverse mani di mie lettere, per non allungarmi
maggiormente, mentre ad ogni comandamento di Vostra Serenit prontissimo mi
ritrovo per l'espressione di ogni maggior particolare.
Arrivai a Costantinopoli alli 20 Gennajo 1632 dove trovai l'Eccellentissimo signor
Giovanni Cappello senatore di quella prudenza e valore che molto ben noto a questo
Eccellentissimo Senato, il quale coll'esempio de' suoi prudentissimi maneggi, e con le
piene istruzioni che mi somministr delle pubbliche occorrenze e delle condizioni del
governo, mi aperse larga strada per il buon incamminamento della carica, che alli 18
di Gennajo passato consignai all'Eccellentissimo signor Cavalier Contarini, signore
esperimentato nelli maneggi di stato in quattro degnissime legazioni sostenute con
gran suo merito nel servizio della patria, il quale rester avantaggiato sotto la
direzione prudentissima di quel Bailo mentre con la sua virt pu molto ben supplire
alli difetti della mia debolezza. Ebbi nell'andar meco il signor Alvise Paruta, signore di
molta sodezza e prudenza, che ben sin d'allora mostrava attitudine di servir alla
Patria, come ha fatto con molta sua lode; il signor Andrea Valerio dell'Illustrissimo
signor Giulio, che oltre la natural gentilezza e virtuosissime maniere ha praticate quasi
tutte le Corti d'Europa per rendersi capace e degno, come sar sempre, de' pi
cospicui carichi della Republica; e il Signor Tomaso Contarini del Illustrissimo signor
Gasparo, che, dotato di amabilissime e degnissime condizioni, emula il merito e gloria
de' suoi maggiori nelle cose militari, avendo di gi principiato a servire Vostre
Eccellenze in armata di quella maniera che ogn' un sa. Nel mio ritorno ho avuto
l'Illustrissimo signor Giovan Battista Tagiapiera e il signor Giacomo Dolfin fu
dell'Illustrissimo Signor Almor, i quali tratti da virtuosa curiosit si condussero a
Costantinopoli coll'Eccellentissimo signor mio successore; del primo non posso dire
quanto basti della prudenza e maturit, con la quale nelle opere e nelli discorsi fa
conoscere l'intelligenza che tiene delle cose del mondo, particolarmente delle
marittime, di che diede buon saggio nella pericolosa fortuna che scorressimo poco
lontani da Malamocco; del secondo posso con verit dire che con le virt, modestia e
bont, corrisponde alla nobilt de' suoi natali, promettendo una degnissima riuscita; e
s come al mio partire di qua non volsi per poter senza alcun timore servir alla patria,
condur meco alcuno de' miei figliuoli, cos nel detto ritorno ne ho avuto due Girolamo
e Giovanni, questo venuto l'anno prima e quello coll'Eccellentissimo mio successore,
de' quali non tocca a me dire cosa alcuna come padre, solo posso attestare a Vostra
Serenit che sino dall'infanzia da due miei fratelli morti, l'uno destinato e l'altro
attualmente al servizio pubblico in mia assenza, e da me sono stati rilevati insieme col
maggiore con disposizione e risoluzione di spender le poche facolt e le vite istesse nel
servizio della Patria Serenissima. Nel maneggio del Bailaggio ho ricevuta compita
soddisfazione dalli Dragomanni, e dal Grillo in particolare, nel quale gareggiano del
pari la fede e la sufficienza, essendo perci molto stimato alla Porta. Nel principio ebbi
per coadiutore messer Gasparo Alberti giovine di molta aspettazione, e poi messer
Vendramin Bianchi, dal quale ho ricevuto una intiera sodisfazione. Per secretario
stato meco messer Angelo Alessandri, il quale ha consumato ventidue anni li migliori
della sua vita in servizio di Vostra Serenit e di Vostre Eccellenze, fuori della citt in
diverse cariche e legazioni, e particolarmente a Costantinopoli, dove stato con li Baili
Valiero, Giustinian, Cappello e ultimamente meco, ne' quali ha perduti molti carati
della sua salute, e per la sua assenza provata grave iattura nella sua poca facolt,
massime dopo la morte della madre, che non ha potuto aver il contento di rivederlo;
ha egli nel suo prontissimo servizio compito a tutti i numeri della fede, della virt e
diligenza, con mia intiera soddisfazione, avendo sempre trascurati li rispetti della
propria salute e vita per supplire al servizio di Vostra Serenit, non avendo voluto,
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propria salute e vita per supplire al servizio di Vostra Serenit, non avendo voluto,
neanco ammalato, che li dispacci passassero per altre mani che per le sue, per
l'ardore col quale sempre s' portato all'esecuzione del publico servizio, onde
deteriorato di salute, massime per l'indisposizione degli occhi, e ristretto di fortune ma
colmo di merito, parmi che sia degno della graziosa munificenza di questo
Eccellentissimo Senato, il quale umilmente supplico che voglia consolarlo con una
picciola provvisione dei dieci ducati al mese che, motu proprio, propone
l'Eccellentissimo Collegio, la quale servir non meno a sua consolazione e sollievo, che
ad esempio agli altri di prontamente e ben servire Vostra Serenit e le Eccellenze
Vostre Illustrissime. Grazie, eccetera.