Sei sulla pagina 1di 18

SONATA in Re maggiore

Opus 94

Sergei Prokofiev

Candidato: Zona Arcangelo M°: D’Abate Giancarlo

1
INDICE

1) Biografia dell’Autore……………………………………………………………. pag.3

2) Stile Compositivo………………………………………………………………... pag.4

3) La Sonata op. 94 per flauto e pianoforte……………………………………... pag.6

4) Analisi Armonico-Melodica della Composizione…………………….......... pag. 8

2
1) Biografia dell’Autore

Sergei Prokofiev è stato un grande compositore Russo nato il 27


aprile 1891 in Ucraina. Prokofiev, come molti compositori famosi,
prese le sue prime lezioni di pianoforte da sua madre e mostrò un
talento incredibile fin dalla più giovane età. Scrisse la sua prima
grande opera interamente per pianoforte, "Il Gigante", all'età di nove
anni. Per completare la sua conoscenza musicale, Prokofiev andò a Mosca per
prendere lezioni di composizione da Gliere. Durante la sua permanenza a Mosca,
scrisse una Sinfonia in Sol Maggiore e un'opera chiamata "Festa durante il tormento".
Prokofiev si iscrisse al Conservatorio di San Pietroburgo a 13 anni e studiò sotto la
guida di Rimsky-Korsakov diplomandosi in composizione nel 1909. Prokofiev ebbe
anche Essipova come insegnante di pianoforte che lo influenzò molto per il suo stile
aggressivo e non tradizionale. In questo periodo, prima del celebre Primo concerto
per Pianoforte e Orchestra, Prokofiev scrisse notevoli pagine per pianoforte come la
Toccata Op. 11, Quattro pezzi Op. 3 e 4, e la Sinfonia in Mi minore. In queste prime
composizioni cominciò a delinearsi lo stile di Prokofiev. Quando Prokofiev si laureò
nel 1914, vinse il premio Anton Rubinstein come miglior studente di pianoforte. Poco
tempo dopo aver lasciato il conservatorio, Prokofiev partì per un viaggio a Londra,
dove incontrò Debussy, Ravel, Strauss e Igor Stravinskij. Nel 1917 Prokofiev
compose la sua prima sinfonia, detta "la Classica", ispirata allo stile di Haydn e allo
stile neoclassico. Dal 1918 in poi Prokofiev viaggiò molto per l'Europa e l' America
dove fu ben accolto e compose l' opera "L' amore delle tre melarance". Prokofiev
tornò in Russia nel 1923, dove venne accusato di formalismo dagli Stalinisti,
nonostante questo la sua musica piaceva molto e fu uno dei massimi artisti russi del
periodo. Intorno al 1930 Prokofiev realizzò per il teatro di Leningrado uno dei suoi
lavori più famosi, "Romeo e Giulietta". Dal 1940, Prokofiev visse con una giovane
scrittrice chiamata Myra Mendelson, che sposerà nel 1948 dopo aver divorziato dalla
moglie Lina. Prokofiev morì a Mosca il 5 marzo 1953, lo stesso giorno della morte di
Stalin, e forse anche per questo la sua morte passò quasi inosservata. Il lavoro di
Prokofiev era progressivo e in stile moderno; alcuni suoi lavori molto popolari sono
"L'amore delle tre melarance" e la storia sinfonica dedicata ai bambini "Pierino e il
Lupo". Tra le tante composizioni, Prokofiev scrisse sette Sinfonie ed è considerato
come uno dei massimi compositori del '900.

3
2) Stile Compositivo

“Non voglio niente di meglio, di più flessibile o più completo della forma sonata, che
contiene tutto il necessario per i miei propositi strutturali” (Sergej Prokofiev)

5 Marzo 1953. Una data che tutto il mondo ricorda. Una data che ha chiuso un’epoca
definitivamente, spaccando nel mezzo il Novecento e le sue contraddizioni. Alle ore
21.30 di quella giornata, divenuta inevitabilmente simbolica, la radio nazionale russa
dava l’annuncio della morte di Stalin, ”l’uomo d’acciaio”. Una notizia accolta da
tutto il mondo con un sospiro di sollievo, ma anche con la paura dell’ignoto futuro
che attendeva le sorti del mondo e che, calamitò l’interesse di tutti. Difficile
ricordare, dunque, che appena mezz’ora prima dell’annuncio, il cuore di Prokofiev, si
fermava definitivamente. Poche righe di commiato, un trafiletto pubblicato sulla
Pravda solo una settimana dopo (l’11 marzo) e qualche saluto sentito ma passato
inosservato, hanno salutato uno dei più grandi compositori del Novecento. Poi il
silenzio, prima che la giusta ricompensa della storia potesse premiare e collocare
nella posizione che gli spettava, il musicista che maggiormente è riuscito ad
avvicinare l’Urss all’Europa, senza dover emigrare definitivamente, come decise di
fare Stravinskij. La figura di Prokofiev, è tanto ambigua quanto affascinante e si
stacca da quella tipica del musicista del Novecento, pur esprimendo in pieno tutti gli
aspetti del secolo. Qualcuno lo ha accostato a Mozart. Un paragone scomodo e un po’
forzato, ma che trova le sue ragioni in alcune caratteristiche della personalità artistica
di Prokofiev, vicine al genio salisburghese. Innanzitutto la precoce manifestazione
delle qualità musicali: il piccolo Sergej comincia a comporre all’età di sei anni (a
nove scrive la sua prima Opera, Il Gigante, della quale rimangono solo frammenti per
pianoforte), sotto l’ala protettrice della madre, che presto deciderà di scommettere sul
talento del figlio, accompagnandolo a San Pietroburgo (a 1000 km di distanza da
casa) per provare a farlo entrare al conservatorio della città, il più rinomato della
Russia, insieme a quello di Mosca. Il piccolo Prokofiev non fa fatica ad entrare nelle
grazie di Glazunov e Rimskij-Korsakov, personaggi preminenti all’interno della
struttura, oltreché compositori di spicco della generazione di passaggio tra i due
secoli. A San Pietroburgo, Sergej studia armonia, composizione, direzione
d’orchestra, ma sarà il pianofortem, lo strumento espressivo che sentirà più consono
alla sua esperienza di musicista e compositore. Anche quando la partitura diventerà il
suo pane quotidiano, il pianoforte resterà sempre un importante punto di riferimento
per la sua arte. Carattere un po’ schivo, tenace ma anche poco ligio alla regola,
Prokofiev ebbe qualche problema a piegarsi alle rigide regole del conservatorio,
perdendo presto la stima di chi lo aveva lodato in quanto bambino prodigio. Troppo
arditi, per compositori ancora legati allo stile tardo romantico, come Glazunov, i
tentativi di modellare il proprio stile partendo dalle arditezze armoniche di Skrijabin.
4
Le composizioni di questo periodo (la Sinfonia In Mi Minore, la Toccata Op.11 e
il Concerto Per Pianoforte e orchestra n.1 op.10) già racchiudono il pensiero
musicale del compositore ucraino: particolare attenzione al timbro, impulsi ritmici
incisivi e vivaci, spiccata sensibilità melodica nei temi, brusche modulazioni e
violente variazioni di tempo. Il primo contatto con il mondo occidentale (per quanto
San Pietroburgo fosse la città culturalmente più vicina all’Europa di tutta la Russia) è
fondamentale al consolidamento di queste idee musicali. I viaggi a Londra, l’incontro
con Ravel e Strauss, il forte impatto con le idee di Marinetti e del movimento
futurista in Italia. Tutto ciò contribuì a stimolare la componente avanguardista di
Prokofiev, che con la Suite Scita si abbandona agli ideali del primitivismo, che
avevano nel Le Sacre Du Printemps di Stravinskij, il loro manifesto: la ricostruzione
di un passato ancestrale attraverso la riscoperta di musiche pre-tonali, soggetti
fantastici e riferimenti magici. Al di là dei giudizi di merito riguardo al paragone tra
le due opere (di cui è piena la critica musicale e che attribuiscono una netta “vittoria”
a Stravinskij), alcune differenze sono evidenti e confermano una caratteristica della
musica di Prokofiev, che rimane legato alla tonalità anche nei passaggi più arditi e
sperimentali, mantenendo un legame con la tradizione insolito in Europa, negli anni
in cui, prima attraverso il linguaggio atonale e successivamente con l’invenzione
della dodecafonia, Schoenberg si apprestava a dare una spallata definitiva al
diatonismo. Anche Il Giocatore, un’ Opera su soggetto di Dostojevskij e scritta
durante la guerra, riflette questo atteggiamento di apertura verso i precetti delle
avanguardie, senza tuttavia abbandonare la base del linguaggio musicale tradizionale,
fatto di melodie lineari e cadenze regolari. A conferma di questa ambivalenza (altro
aspetto che potrebbe avvicinarlo a Mozart, abilissimo nel saper esprimere più o meno
velatamente le sue esigenze progressiste pur rimanendo uno stimato e rispettato
conservatore) Prokofiev non si avvicinò mai, neanche per curiosità ai linguaggi
radicali, preferendo a Schoenberg e il più anziano Richard Strauss. Non è un caso
che, ancora nel 1917, nel suo periodo più avanguardista, il Nostro, decida di scrivere
una sinfonia nello stile di Haydn chiamandola “classica”. I pareri alterni cui fu
soggetto in patria Prokofiev, riguardano la sua adesione mai convinta ai dettami del
“realismo socialista”, ossia all’espressione artistica del regime staliniano. Una sorta
di verismo ottimista, un iperrealismo al quale proprio non riuscì ad abbandonarsi.
Nonostante i tentativi patriottici di esaltazione della Rivoluzione (l’oratorio A
Guardia Della Pace e la Cantata Per Il XX Anniversario Della Rivoluzione Di
Ottobre), le sue opere migliori rimangono quelle che sfuggono all’argomento sociale,
per tuffarsi nel fantastico e nel fiabesco. Ne è un esempio la splendida favola Pierino
E Il Lupo, per orchestra e voce recitante. Scritta nel 1936 e concepita come esempio
didattico di riconoscimento dei timbri strumentali per i bambini, la partitura è
costruita su una serie di leitmotiv che caratterizzano i vari personaggi. Moltissimi si
sono cimentati nel ruolo di voce recitante, dando vita ad alcune memorabili versioni,
tra le quali, in italiano, quelle di Roberto Benigni (diretta da Abbado), di Dario Fo e
di Eduardo De Filippo. C’è da ricordare che anche Mozart aveva dato il meglio di sé
componendo una fiaba, Il Flauto Magico, che si rivelò di gran lunga migliore del suo
repertorio operistico “serio”.
5
3) La Sonata op. 94 per flauto e pianoforte

Sebbene sempre concepita quale reazione al Romanticismo,


l’opera di Prokofiev si articola in almeno due grandi fasi con
caratteristiche tra loro piuttosto diverse: nel periodo giovanile
assistiamo al trionfo delle sonorità percussive e martellanti
del pianoforte e all'esasperazione di una ritmica ossessiva,
mentre successivamente maggior risalto e dato al recupero e
alla cura delta forma classica. E proprio questi elementi
emergono nella Sonata per flauto e pianoforte, scritta ad
Alma Ata durante ii secondo conflitto mondiale, nel periodo
in cui, causa l’avanzata delle truppe tedesche, molti
intellettuali sovietici erano stati trasferiti oltre gli Urali, nella quale aleggiano anche
elementi popolari tipici della zona caucasica. La sonata op. 94, scritta per flauto e
pianoforte nel 1943, fu adattata per violino e pianoforte col numero di opera 94 bis
nel 1944. Fu David Oistrakh a convincere Prokofiev, dopo averla ascoltata alla Sala
Piccola del Conservatorio di Mosca, nell’interpretazione del flautista Nicolai
Chardosky. Prokofiev chiese ad Oistrakh di individuare i passi meno violinistici, e di
trasformarli. Oistrakh preparò diverse versioni di quei passi, per sottoporle alla
revisione dell’autore. Il 17 Giugno 1944 Oistrakh eseguiva nella Sala Piccola del
Conservatorio di Mosca la versione violinistica, accompagnato al pianoforte da Lev
Oborin. Una piccola curiosità è che nel 1927 i musicisti di Odessa offrirono a
Prokofiev, in occasione del suo trionfale ritorno in patria, una serata con musiche sue.
Il diciottenne Oistrakh, allievo del Conservatorio, fu scelto per eseguire lo Scherzo
del Concerto n° 1 per violino e orchestra. L’esecuzione fu elogiata da tutti, tranne che
da Prokofiev, il quale si avvicinò al palco e diede suggerimenti al povero Oistrakh,
imbarazzando Oistrakh stesso, il suo maestro ed il pubblico presente. Molti anni più
tardi il violinista ormai celebre ricordò l’episodio a Prokofiev, che ne fu sinceramente
costernato! Ritornando alla sonata troviamo
qualche somiglianza nel carattere che si può
ravvisare nella sonata per flauto e pianoforte
di Poulenc, soprattutto sull’aspetto rustico e
danzante, umoristico e spensierato. Forse per
questo Richter ritenne più efficace la
versione per flauto, essendo il timbro del
6
violino più incline al lirismo e alla tensione emotiva. La costruzione è classica:
Moderato in forma sonata in RE maggiore, Scherzo-Presto in La minore con trio e
coda, Andante in Fa maggiore in forma di canzone, Allegro con brio in Re maggiore
in forma di rondò. Nel primo movimento Moderato il primo tema è un po’ celato e
misterioso, mentre il secondo in la maggiore più umoristico e ritmato alla marcia. Lo
sviluppo è brillante e sorprendente, con moduli ritmici ripetuti dai due strumenti
“croma-terzina di semicrome”; i due temi sono ripresi più volte, trasformati e
sovrapposti. La ripresa restaura, come da tradizione, la tonalità di re maggiore nel
secondo tema. Le variazioni dinamiche, quindi timbriche, sono molteplici e spesso
repentine, come anche le combinazioni ritmiche e le trasformazioni da 4/4 a 2/4 . Le
melodie sono chiare e riconoscibili, anche se spesso nascoste in un tessuto polifonico,
o spostate da un registro ad un altro. Lo Scherzo (Allegretto Scherzando in originale)
è molto veloce, in tempo 3/4 ma con frequenti spostamenti di accenti che evidenziano
un contrasto ternario-binario alternato o sovrapposto (poliritmia). L’impulso ritmico
continua frenetico e scandito dalle note staccate della mano
sinistra, fino ad arrivare al fortissimo con il ribattuto, prima
della sezione centrale. Il carattere percussivo ed esuberante
si dissolve nel trio in una melodia calma e cantabile,
discendente, in tempo 2/2, alternata con un bizzarro spunto
tematico con veloci scalette e staccati dei due strumenti. La
ripresa del 3/4 e la ripetizione di semiminime staccate delle
due mani all’unisono , per il pianoforte, prelude alla ripresa
dello scherzo che si conclude con un finale “forte con brio”.
L’Andante propone una melodia semplice e bucolica in fa
maggiore, molto tranquilla fino al sorprendente ingresso del flauto con terzina di
semicrome, imitato dal pianoforte. La dinamica rimane sui colori del piano e del
mezzo forte. Anche qui la varietà ritmica è costituita dal contrasto croma-terzina di
semicrome-semiminima, quasi una fioritura improvvisata del tema iniziale.
L’Allegro con brio è un tempo molto veloce e dal carattere vivace e gioioso, ma
anche grintoso ed esuberante. Gli accordi ribattuti del pianoforte hanno un compito
percussivo di accompagnamento ritmico-armonico, e passano dalla mano destra alla
sinistra. Scalette di terzine di semicrome, sia ascendenti che discendenti, si inseguono
tra i due strumenti sino a raggiungere il secondo episodio poco meno mosso, in cui il
flauto si caratterizza per piccoli arpeggi quasi glissati, ascendenti e discendenti, molto
divertenti, quasi clowneschi. Questo ultimo movimento, in forma di rondò, termina
col ritornello replicato in forma molto brillante e fortissimo.

7
4) Analisi Armonico-Melodica della Composizione

Primo movimento

Primo tema: è affidato al flauto, mentre il pianoforte accompagna mediante una


figurazione che se a prima vista richiama quella di un semplice basso, in realtà
assume un intensità ben maggiore sia per il fraseggio segnato con cura (che lascia
presupporre una certa liberta anche agogica nell’assecondare una linea melodica
estremamente espressiva) sia per le rapide mutazioni armoniche che si incontrano nel
corso delle otto battute espositive; Il fraseggio è ciò che esprime l’inizio del primo
movimento della Sonata (in forma-sonata con l'esposizione seguita da ritornello):
sulla scrittura morbida e rassicurante del pianoforte, il flauto inizia il suo racconto. Il
carattere è sereno, alquanto affabulatorio.

Il gioco.

Il secondo periodo presenta l’elemento del gioco, della tenerezza in cui un ricco
arabesco, prima eseguito dal flauto e poi concertante, e un pressante crescendo
ritmico dato dall’inciso croma puntata + semicroma.

8
Questi frammenti introducono il secondo tema (in la maggiore) proposto in
successione sia dal flauto sia dal pianoforte, poi in forma di canone ed infine insieme
(per seste e per ottave).

Seguono quattro battute di coda con ritornello. All’ascolto di tale esposizione cosi
dolce e serena nulla fa supporre che siamo in piena seconda guerra mondiale.

L’esplosione fonica.

Tipica, ad esempio, anche in Stravinsky, l’esplosione improvvisa di suono innalza


verticalmente la temperatura musicale che riesce a placarsi in un
diminuendo senza ritenuto.

E questo diminuendo senza ritenuto è il segno della modernità, dando una spinta a
proiettarsi sempre in avanti.

9
La cantabilità.

Ed eccola, la cantabilità di Prokofiev; un tema dal sapore popolare, molto russo nel
ritmo croma puntata-semicroma, non stucchevole né intimo, ma piuttosto sano e
anche un po’ grottesco.

L’incisività ritmica.

Seconda parte: il flauto “imita” la percussione di un tamburo militare (come


nel finale della quinta sinfonia di Prokofiev), deve essere freddo, incolore, con un
estremo controllo dell’attacco del suono, della dinamica e della stabilità ritmica.

10
Dalla modulazione a si b maggiore fino al termine è con carosello di intrecci tra parti
tematiche,

Elementi del ponte e della coda attraverso un comparire via via più serrato delle
terzine di semicrome che portano pianoforte e flauto ad una vera e propria
competizione virtuosistica sul registro acuto (il flauto ripete ossessivamente per ben
cinque volte un arpeggio culminante sul re4), mentre le quattro battute conclusive del
pianoforte solo preparano il clima disteso e quasi sognante della ripresa.

La ripresa rispecchia le regole classiche, il secondo tema è riproposto nella tonalità


d’impianto (mentre nell'esposizione era stata rigorosamente presentata alla
dominante).

11
L’elemento di coda del pianoforte è sviluppato dal flauto che lo arricchisce in
maniera virtuosistica (ottave e arpeggi) trovando infine ancora l’energia (sull’armonia
di sesto grado abbassato creata dal pianoforte mediante una scansione percussiva,
secca, ma sottovoce di crome raggruppate a due e poi a tre) per riprendere il primo
tema in Si bemolle maggiore in terza ottava (va notata la dinamica sempre
decrescente richiesta all’esecutore: mf nell'esposizione, p nella ripresa e ora pp),
mentre le ultime due battute hanno il compito di definire, chiudendo il movimento, la
tonalità d’impianto di Re maggiore.

12
Lo Scherzo

Incisività (più che leggerezza), stabilità ritmica, estrema precisione tecnica. In questo
frangente Prokofiev esalta la meccanicità intesa come movimenti sincronizzati e
proposti in modelli estetici. Questo si presenta nella canonica forma tripartita.

A (batt. 1-16)

B (Trio, batt. 162-227)

L’ esaltazione della velocità ad opera dei futuristi del primo novecento è ora
affiancata, nella parte centrale del movimento, da un episodio cantabile. Per
dovere di analisi è da precisare un errore esecutivo purtroppo molto
frequente: Prokofiev scrive “poco più mosso” ma, nella realtà, si finisce con eseguire
questa parte “molto più lento”. E’ importante invece, seguire le indicazioni
di Prokofiev. In effetti, se eseguita correttamente è intrisa di spirito russo, popolare,
risulta viva, autentica, convincente.

A (batt. 228-370).

13
L’Andante

Il terzo movimento è molto narrativo, con l’inizio in levare. E in forma di Lied quindi
tripartito:

A (batt. 1-34)

La prima parte è caratterizzata da un delicato tema in fa maggiore che imprime


un'aura di statica serenità dopo il movimentato Scherzo, esposto prima dal flauto e
successivamente, dal pianoforte.

B (34-65)

La parte centrale si costruisce intorno a raffinati arabeschi a terzine di semicrome che


da un tenue timbro in p si aprono fino all'esplosione sulla dominante della tonalità
d’impianto per poi nuovamente ridursi ad un filigranato tessuto sonoro in cui se da un
lato riconosciamo l’ingenua semplicità della galanteria settecentesca nell'arpeggio,
d’altra parte, nel percorso modulante, ritroviamo sonorità impressionistiche alla
Debussy.

14
A (65-94).

A batt. 65 abbiamo la ripresa in Sol bemolle maggiore col tema affidato al


pianoforte, mentre il flauto prosegue nella raffinata tessitura delle terzine di
semicrome, per poi riprendere gli elementi tematici e concludere nella tonalità
d'impianto di fa maggiore.

Quarto movimento Allegro con brio

Il quarto movimento è un Allegro con brio, pieno di energia, di spinta, di luce. Il


flauto spazia agilmente nei tre registri, instancabile, senza posa. Completa la struttura
classica della composizione in quanto si presenta in forma di Rondò - Sonata (nello
schema [A+B] - [A'+B'] - C - [A"+B"] - coda) mentre a livello espressivo si
caratterizza quale movimento in cui maggiormente emerge un’energia vitale,
aggressiva, quasi primordiale (tipica del primo Prokofiev), in un turbinio di danze
popolari dai diversi caratteri.

Esposizione:

A - primo tema (Allegro con brio) batt. 1 e seguenti.

II tema, affidato al flauto nel registro grave, presenta un carattere idiomaticamente


violinistico, da festosa danza campestre.

15
B - secondo tema (Poco meno mosso) batt. 30 e seguenti.

II tema sembra essere costruito sopra un tipico esercizio di tecnica pianistica di


articolazione delle dita formulato su salti di terza e reso qui particolarmente energico
dalla tessitura grave e dal raddoppio d’ottava: un sostrato materialmente densissimo
dal quale si genera il fraseggio flautistico costituito inizialmente da virtuosistici
arpeggi su note cardini in on disegno sincopato e poi da una raffinata melodia lirica.

A'- primo tema (Tempo I) batt. 54 e seguenti.

16
B'- secondo tema (Poco meno mosso) batt. 67 e seguenti.

SVILUPPO:

C – da batt. 72 a batt. 120.

Dal secondo tema scaturisce un episodio che evoca le sonorità percussive e


martellanti del pianismo del giovane Prokofiev, ben presto smorzato a favore di un
altro lontano richiamo di campane sul quale si innesta un desolato ma dolce canto del
flauto che, prendendo sempre maggior vigore, conduce alla riesposizione del
materiale tematico.

17
RIPRESA:

A" -primo tema (Tempo I) batt. 121 e seguenti.

B" - secondo tema (Poco meno mosso) batt. 144 e seguenti.

Coda (Allegro con brio) batt. 160 e segg.: festosa apoteosi basata sul materiale del
primo tema (per la prima e unica volta esposto anche dal pianoforte).

Per il resto, brio ed esaltazione, potenza e forza ritmica: ecco Prokofiev, il


sovietico, l’ anti-romantico, ma anche il sensibile e raffinato.
18