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I popoli del mare

I mari stretti del Mediterraneo hanno dato origine al costume tradizionale dei popoli
marittimi
Il Mar Mediterraneo non è da considerarsi un unico mare poiché esso è una successione di litorali e
stretti mari che comunicano tra loro attraverso stretti e porte. Ciascuna di queste parti particolari ha
propri caratteri e usanze che, in alcuni casi, si sono tramandate fino ad oggi, soprattutto per quanto
riguarda la pesca e in alcuni casi si è mantenuta lo stesso tipo d’imbarcazione.
Come accade:“A Sfax, il Mare delle Sirti, con le sue maone dalle vele triangolari,[dove] le barche
dei pescatori di spugne, i kamaki con l’equipaggio di uomini di Gerba e di Kerkenna, che praticano
la pesca con la fiocina.”
La vita marina del Mediterraneo è dunque principalmente sviluppata in queste sezioni di mare
strette e poco profonde che si presentano pressochè perfette per tracciare rotte per navi mercantili
leggere e tracciati da seguire dai pescatori del luogo.
All’interno di questi stessi mari se ne potrebbero ancora distinguere altri più piccoli: nel
Mediterraneo non c’è golfo che non sia una piccola patria.
I Portoghesi: grandi esploratori e solcatori dei mari
L’arte della navigazione portoghese non deriva certamente dalla loro posizione geografica poiché
essi, trovandosi confinanti solo con l’Oceano Atlantico, non hanno avuto modo di svilupparsi
commercialmente in modo ampio, la vicinanza dell’oceano procurava loro disguidi, come per
esempio le tempeste, le mareggiate e i frequenti banchi di nebbia che invadono il mare. Seppure
trovandosi di fronte grandi ostacoli imposti dalla natura, i Portoghesi hanno saputo sviluppare
complicate tecniche di navigazione in momenti critici, ma soprattutto si sono sviluppati nel campo
della carpenteria navale. Con l’introduzione delle caravelle, particolari navi leggere che potevano
essere utilizzate come navi mercantili o come perfette navi da esplorazione. I Portoghesi in breve
tempo controllavano i traffici commerciali di tutto il bacino orientale e le loro caravelle che
inizialmente trasportavano cuoi imbarcati a Lisbona, si svilupparono in “caravelle grosse”
aumentando notevolmente di stazza per rispondere alle esigenze di tutto il Mediterraneo.
Verso la metà del XVI il commercio portoghese è senza dubbio in declino, poiché molte navi da
trasporto e molti marinai hanno offerto i loro servizi ad altri paesi, soprattutto agli Inglesi che
compravano le caravelle portoghesi per trasformarle in navi corsare o in navi mercantili.
Abbiamo la testimonianza offertaci da Braudel:
“A Marsiglia, il 15 gennaio 1536, un mercante inglese acquista la propria nave dal portoghese
Jean Ribere.”
L’introduzione delle caravelle ha spinto alcuni marinai a navigare in alto mare nell’Atlantico che
era una novità assoluta che comunque si sentirono più sicuri soprattutto per la loro esperienza e per
i loro straordinari velieri. I Portoghesi furono i primi ad esplorare la costa occidentale dell’Africa,
sotto la guida di Enrico il Navigatore che riuscì a spingervi una piccola flotta formata
principalmente da cabotieri inquieti e paurosi, privi della minima audacia marina.
Costantinopoli ha il dominio sul Mar Nero
La zona che comprende il Mar Nero è sempre stata abitata da popoli barbari che praticavano in
modo rozzo la navigazione, soprattutto dandosi alla pirateria.
Tra questi popoli spicca quello Bizantino, per la sua ricchezza e la sua magnificenza che
comprendeva Costantinopoli, il fulcro del commercio del Mar Nero che controllava e accaparrava
molti prodotti locali.
“Per l’enorme città, il Mar Nero, facilmente raggiungibile, è la zona alimentatrice, senza la quale
essa non potrebbe vivere.”
A Costantinopoli arrivavano le grosse navi ragusane provenienti da Varna che trasportavano dai cibi
prelibati, come bottarga e caviale, alle materie prime come ferro fornito dalla Mingrelia e legname.
Da Costantinopoli venivano inoltre trasmessi prodotti che venivano caricati su carovane che
avevano il compito di trasportarli sia verso Occidente che verso Oriente.

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Con la conquista turca di Costantinopoli avvenne un cambiamento radicale per quanto riguarda
l’economia, si interruppero i contatti con i porti del Mediterraneo ma si rafforzarono i contatti con
l’Oriente e seguì un rimaneggiamento delle strade terrestri verso il mare. I Turchi introdussero a
Costantinopoli un cibo molto importante per l’alimentazione: il grano, da questo momento la
grande città e la zona del Mar Nero divennero i granai ufficiali dell’impero turco.
I Normanni e i Bretoni nel Mediterraneo
I Normanni e i Bretoni, seppure il loro territori si trovino in luoghi isolati e dal clima rigido hanno
dato prova di essere eccellenti navigatori. Essi arrivarono molto presto sulla costa atlantica di
Spagna e Portogallo, fin dal 1466 ci fu un quartiere bretone a Sanlùcar de Barrameda.
Inizialmente i nordici assumono un atteggiamento ostile poiché si danno solo alla pirateria senza
sviluppare un commercio regolare.
“Nel gennaio 1497, certe navi bertone si danno ad atti di pirateria intorno a Maiorca.”
In modo pressochè casuale i bretoni si ritrovarono a passare lo stretto di Gibilterra come
conseguenza di una forte folata di vento e per via delle correnti marine dello stretto.
Nel 1509 velieri normanni vanno regolarmente a caricare in Mediterraneo gli allumi, minerali
particolari utilizzati in ambito tessile, disponibili nelle zone estrattive laziali dello stato pontificio,
per il cui carico si utilizzava il porto di Civitavecchia.
Questa escursione normanna fino in Italia è documentata dal fatto che nei registri portuali di
Civitavecchia compaiono numerosi piccoli velieri riconoscibili come appartenenti ai Normanni.
I Normanni prolungarono la loro presenza in questa città che offriva molto lavoro ai marinai
normanni e molti di loro fecero parte di lunghe escursioni commerciali:
“Il 4 gennaio 1574 la nave Le Coq, capitano Le Prieur, con a bordo piombo, barili di aringhe,
cuoi, stagno, alcuni carise e 20880 ceppi di legno del Brasile.”
I Normanni, seppure arrivati relativamente tardi nel Mediterraneo, lasciarono la loro traccia da
esperti navigatori.
Gli Inglesi: dai primi velieri alla prosperità del 1511
I processi inglesi, per quanto riguarda il commercio e lo sviluppo sul mare, furono lenti.
Inizialmente le navi da carico inglesi non traevano molta ricchezza dal commercio dato che
trasportavano materie grezze come la lana dunque alcuni capitani iniziarono ad utilizzare i loro
velieri per traghettare pellegrini diretti in Terrasanta dall’isola. Braudel ci propone un’impresa di
Robert Sturmy, mercante di Bristol, nel 1446:
“La Cog Ann, da lui noleggiata, trasportava 160 pellegrini in Terrasanta, oltre un carico di merci:
lana, drappi, peltri. Essa raggiunse Giaffa e vi sbarcò i pellegrini, che fecero il viaggio di ritorno o
per terra o a bordo di un’altra nave.”
Solo con l’inizio del XVI iniziano a diffondersi le loro merci in grandi quantità:piombo, stagno,
pesce secco, panni rustici.
Gli Inglesi divennero in breve tempo più ricchi e grandi produttori, spesso essi caricavano le loro
merci su galeazze veneziane, spagnole e portoghesi. Avevano stabilito un punto d’incontro all’isola
di Chio, all’altra estremità del mare, da dove gli inglesi vendevano la loro merce e potevano
attingere a basso prezzo spezie, sete, pepe, cotone, tappeti, oli. In breve tempo l’isola divenne uno
dei centri più attivi d’Oriente, l’unico problema per gli inglesi era la lunghezza del viaggio.
“John Williamson era ingaggiato come bottegaio a bordo del Matthew Gonson di Londra nel 1534.
Il suo bastimento (300 tonnellate e 100 uomini a bordo) passava allora per un bastimento
importante e viaggiò in compagnia del Holy Cross,uno short ship di 160 tonnellate. Ambedue
ritornarono dal lungo viaggio in capo a un anno, con olio e vino in barili così malandati che
bisognò travasarli prima dello sbarco. Ma la merce era eccellente, specialmente un certo malvasia
rosso, di cui sino allora raramente si era visto l’eguale in Inghilterra. Inoltre, tappeti turchi, spezie,
cotone…Il Holy Cross era stato talmente sballottato lungo il viaggio che fu lasciato in scalo, a
marcire”
Questa testimonianza ci fa notare come i viaggi in mare potevano essere interminabili e difficili da
sopportare, pure per le grosse imbarcazioni che venivano sottoposte a un’enorme usura.

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Nel 1556 avvenne il ritiro Inglese dal Mediterraneo a causa della conquista turca di Chio che non fu
l’unica causa poiché ci furono anche ragioni economiche, come la diminuzione delle merci inglesi e
della domanda straniera in conseguenza di un rallentamento degli scambi.