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IL TEMPO TRA SOSTANZA E REALTÀ

Che cos’è il tempo?


Se l’individuo moderno si ponesse questa domanda si stupirebbe di rimanere sprovveduto e
impreparato. Ma probabilmente l’uomo contemporaneo è troppo affrettato e frettoloso per rallentare
e pensare al tempo in tutte le sue sfumature più sfuggenti.
Eppure è un elemento fondamentale nella società odierna, dove i ritmi intensi, la produttività
frenetica e in generale la rapidità e la concitazione diventano sinonimo di arricchimento impellente.
Quindi, senza scavare troppo in profondità, si può affermare che il tempo rientri appieno nelle
logiche del profitto e del denaro e attualmente corrisponde a efficienza e produttività.
Ma è questo il suo vero valore?
Indubbiamente con il suo decorso è stato maestro di vita e ha portato ad un miglioramento della
realtà con un’evoluzione sociale e un progresso economico, e inoltre sul piano dell’animo umano ha
spinto l’individuo ad uno sviluppo psichico ed intellettuale, in particolare attraverso eventi e
vicissitudini che lo hanno reso più propenso ad agire con prudenza, cioè valutando nel bene e nel
male, ma soprattutto lo hanno posto nella posizione di poter imparare dagli errori e dagli orrori che
ha commesso nella sua storia. Si può quindi introdurre la storia che “incarna il tempo dell’uomo in
relazione con altri”. Infatti gli individui messi in corrispondenza fra loro e con gli eventi hanno
plasmato tempi della luce, come potrebbe essere stata l’incisiva e ottimista età dei lumi in cui il
progresso è stato positivo; e tempi dell’oscurità, come il Novecento in cui lo sviluppo e l’evoluzione
sono stati inombrati e sovrastati da odio e decadenza.
È onere dello storico ricostruire e scandire i fatti, e per fare questa operazione l’esperto deve basarsi
sulle testimonianze. Infatti l’uomo da sempre ha lasciato tracce scritte e orali, tradizioni e costumi e
si è organizzato in società, via via più complesse; l’insieme di tutti gli eventi umani e delle
determinate circostanze naturali non è altro che la storia. Dunque essa è racconto e ricordo, ma non
è questo il vero significato del tempo. Infatti “la storia sta nel tempo, ma non è il tempo”, anche se
questi due elementi sono indissolubilmente legati, non è compito dello storico interrogarsi su
entrambi, in quanto gli si occupa della veridicità dei fatti nel tempo, ma non del tempo nella sua
essenza, che a differenza della storia è trascendente. Quindi nella questione rientra il filosofo il
quale può obbiettare attraverso la metafisica che il tempo come lo spazio sono come due
contenitori, e il mutare delle cose genera il costante e l’ininterrotto scorrere degli eventi temporali,
infatti se gli enti si fermassero di divenire e di trasformarsi anche il tempo si arresterebbe. Per
esempio sono suoi promotori cambiamenti, progressi e scelte; insomma tutta la realtà dinamica è
responsabile del suo decorso. Infatti non è un’entità autonoma, ma è sempre in relazione al divenire
delle cose, ma anche all’animo umano.
Per quanto riguarda la prima questione può essere concepito come durata matematica, ed è infatti
uno dei principi alla base della scienza che lo utilizza per misurare ciò che varia e si muove. Però
esiste una sua sfumatura che non è scientifica ma è propria dell’intelletto umano. L’uomo è in grado
di unire e conglobare le tre dimensioni del tempo: il passato, il presente e il futuro.
Se nulla passasse non esisterebbe il passato, se nulla esistesse non esisterebbe il presente e se nulla
venisse non esisterebbe il futuro. Ma via via che ci si avvicina all’essenza si riscontra un’assurdità,
dato che il futuro è ciò che sarà e il passato è ciò che non è più, sembrerebbe che il tempo sia
sempre il presente e quindi eterno. Dunque l’uomo ha la facoltà di vederlo come sostanza attraverso
il suo animo e come fenomeno attraverso i suoi sensi. Il primo non esiste, invece l’esistenza del
secondo è legata all’universo dinamico, difficile dire quando quest’ente non è stato solerte ed
energico. Per esempio gli uomini misurano la durata attraverso l’osservazione del moto degli astri,
ma sorge la domanda: i corpi celesti ci sono sempre stati e si sono sempre mossi? Indubbiamente
non sono comparsi dal nulla come prevede la teologia ritenendo che c’è stata una creazione, da
intendere come inizio divino di tutte le cose e con loro del tempo; e avverrà un’apocalisse da
intendere come la fine di tutto. Infatti i teologi sostengono che “il Tempo non c’era, non esisteva
prima che Dio creasse il mondo, comincia ad esserci contemporaneamente all’esistenza
dell’universo… ci sarebbe dunque una specie di inizio del tempo”. Ma è paradossale quantificarlo
nella sua estensione matematica e infatti si giunge a un nodo ancor più indissolubile del precedente.
Non c’è dunque bisogno di tirare in ballo un Dio che renderebbe la questione ancor più assurda e
complessa, forse dovremmo rassegnarci a dire che il tempo, come lo spazio e i numeri non sono alto
che principi introdotti dall’uomo nel disperato tentativo di comprendere l’universo.

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