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SOMMERSI E SALVATI

Insieme di citazioni su temi particolari trattati nel libro.

La memoria è investita di un impegno etico


Levi riesce a mantenere questo difficile equilibrio: non diventare né nichilista.

Farsi carico di giudizi di valore senza tuttavia trasformarsi in rigido moralista. In lui le vittime non
saranno mai idealizzate, e i carnefici non saranno demonizzati.

Perché questa pagina oscura del nostro passato deve essere ricordata? Perché le passioni e i
comportamenti umani non cambiano mai radicalmente e dunque, anche se le istituzioni e le
tecnologie si trasformano, la storia si ripete.

Il richiamo del passato può essere salutare: non bisogna stancarsi mai di ricordare l’orrore antico.

I comandanti nazisti, i quali contavano di cancellare così ogni traccia dei loro crimini.

La memoria è una fonte sospetta


Levi aveva ragione, la memoria è necessaria; ma oggi noi dobbiamo aggiungere: tuttavia non basta.

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.

Perché? Perché tutti abbiamo la tendenza a sfruttare la memoria a nostro vantaggio.

Basta cambiare luogo, etichetta, circostanze, e non vediamo più nessun buon motivo per trarre dal
passato lezioni che potrebbero applicarsi anche a noi.

Non è dunque necessario che siano presenti tutte le caratteristiche tipiche dello Stato totalitario
perché ricompaiono alcune delle sue pratiche.

C’è talvolta il preciso proposito di mentire.

Falsificazione orwelliana della memoria, falsificazione della realtà, fino alla fuga definitiva dalla
realtà medesima.

È importante sottolineare come entrambe le parti, le vittime e gli oppressori, avessero viva la
consapevolezza dell’enormità, e quindi della non credibilità, di quanto avveniva nei Lager.

La memoria ha un carattere precario e paradossale


I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli
anni, ma spesso si modificano.

Alcuni meccanismi che falsificano la memoria i traumi, repressioni.

È certo che l’esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo.

È stato notato, ad esempio, che molti reduci da guerre o da altre esperienze si sono maggiormente
soffermati sulle tregue, sui momenti di respiro, sugli intermezzi grotteschi o strani o distesi, e
sorvolare sugli episodi più dolorosi.
Anche nella vita “civile”dimentichiamo volentieri i particolari di una malattia grave da cui siamo
guariti, o di un’operazione chirurgica riuscita bene.
La memoria e il libro di Levi contiene più considerazioni che ricordi, si sofferma più volentieri
sullo stato delle cose qual è oggi che non sulla cronaca retroattiva che sul tema dell’uomo
sommerso (o “salvato”) si è andato formando, anche con la collaborazione, volontaria o no, dei
colpevoli di allora.

Finisce col mentire anche in privato, anche a se stesso, e coll’edificarsi una verità confortevole che
gli consente di vivere in pace.

Gli effetti su chi ricorda i lager


Il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso traumatico.

Analogia tra vittima ed oppressore.


Ma è l’oppressore, e solo lui, che l’ha approntata e che l’ha fatta scattare.

La colpa
Come caso limite della deformazione del ricordo di una colpa commessa, c’è la sua soppressione.

L’offesa è insanabile.

Chi è stato torturato rimane torturato. Chi ha subito il tormento non potrà più ambientarsi nel
mondo, l’abominio dell’annullamento non si estingue mai. La fiducia nell’umanità, già incrinata dal
primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura, non si riacquista più.

Ma di tutti coloro che commettono delitti orrendi e multipli per obbedienza ad una disciplina.

L’ho fatto perché mi è stato comandato.

Data l’educazione che ho ricevuta.

Il silenzioso trapasso dalla menzogna all’autoinganno è utile: chi mente in buona fede mente
meglio.

Siamo stati educati all’obbedienza assoluta, alla gerarchia, al nazionalismo; siamo stati imbevuti di
slogan, ubriacati di cerimonie e manifestazioni; ci hanno insegnato che la sola giustizia era ciò che
giovava al nostro popolo, e la sola verità erano le parole del Capo. Che cosa volete da noi?

Altri hanno deciso per noi.

In ogni modo il vincitore è padrone anche della verità, la può manipolare come gli pare, in qualche
modo le fosse comuni sarebbero state giustificate, o fatte sparire, o attribuite ai sovietici.

È meno noto e meno studiato il fatto che molti portatori di segreti si trovavano anche dall’altra
parte, dalla parte degli oppressori, benché molti sapessero poco, e pochi sapessero tutto. Nessuno
riuscirà mai a stabilire con precisione quanti, nell’apparato nazista, non potessero non sapere delle
spaventose atrocità che venivano commesse.

La memoria non resiste al tempo


“Perché lo hai fatto?”, o “cosa pensavi facendolo?”, non esistono risposte attendibili, perché gli stati
d’animo sono labili per natura, e ancora più labile è la loro memoria.
Non riusciamo a distinguere se il soggetto sa o non sa di mentire. Supponendo per assurdo che il
mentitore diventi per un istante veridico, lui stesso non saprebbe rispondere al dilemma.

È più facile vietare l’ingresso a un ricordo che liberarsene dopo che è stato registrato. A questo, in
sostanza, servivano molti degli artifizi escogitati dai comandanti nazisti per proteggere le coscienze
degli addetti ai lavori sporchi, e per assicurarsi i loro servizi.

Agli Einsatzkommandos, che nelle retrovie del fronte russo mitragliavano i civili sull’orlo delle
fosse comuni che le vittime stesse erano costrette a scavare, veniva distribuito alcool a volontà, in
modo che il massacro venisse velato dall’ubriachezza.

L’ignoranza, i dubbi, la finzione, la viltà


Di menzogne superstiziose, in cui aveva finito col credere con la stessa fede fanatica che pretendeva
da ogni tedesco. Il suo crollo non è stato soltanto una salvazione per il genere umano, ma anche una
dimostrazione del prezzo che si paga quando si manomette la verità.

La pressione che un moderno Stato totalitario può esercitare sull’individuo è paurosa. Le sue armi
sono sostanzialmente tre: la propaganda diretta, o camuffata da educazione, da istruzione, da cultura
popolare; lo sbarramento al pluralismo delle informazioni; il terrore.

No, invece, i guardiani, anche i peggiori, non sono mostri – sono esseri umani tristemente ordinari,
uomini qualsiasi, trasformati soltanto dalle circostanze. Ecco “stati educati male”.

La comunicazione
Lo schema, la bipartizione amico-nemico, prevale su tutti gli altri.

Il sistema concentrazionario aveva lo scopo primario di spezzarla capacità di resistenza degli


avversari.

Nel campo il nuovo arrivato doveva essere demolito affinché non diventasse un esempio, o un
germe di resistenza organizzata. Veniva invidiato perché sembrava che avesse ancora indosso
l’odore di casa sua, ed era un’invidia assurda, perché, in effetti, si soffriva assai di più nei primi
giorni di prigionia che dopo solidarietà.

La vergogna e la sofferenza dei salvati


La liberazione non è stata lieta, ma in quel momento in cui ci si sentiva ridiventare uomini, cioè
responsabili, ritornavano le pene degli uomini: la pena della famiglia, del dolore universale intorno
a sé, della vita che ricominciava in mezzo alle macerie.

Il paradosso (del titolo)


Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltreché di pietà, da un confuso ritegno. […]
Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che
ci toccava assistere a sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che
il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui.

La violenza inutile
Io credo che dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi
storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta
unicamente alla creazione di dolore.
Abbiamo assistito allo svolgimento razionale di un piano disumano.

La violenza illegittima voci dei capi politici la presentino come necessaria.

Bibliografia:
PRIMO LEVI, I sommersi e i salvati, 2007, Einaudi