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VoL. XX - f Asc.

u 10 E 20
NUOVA SERIE - ANNO I.

R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA


PER LA SARDEGNA

ARCHIV IO STORIC O
SARDO

CA OLI ARI
INO. TI P. R. C. T. DI F. T ROIS
1936
SOMM ARIO

STUDI

D. SCANO - la Sardegna e le lotte mediterra nee nel XVI secolo. Pag. 3

D. fILIA - Una convenzio ne inedita tra la Chiesa e il Comune


di Sassari nel secolo XV. 08

B. MOTZO - lo compasso da navegarc 67

F. Loooo CANEPA - Dizionari o Archivistico per la Sardegna


(continuazione) 114

ATTI UFFICIA.LI

R. Decreto 20 Giugno 1935 Xlii N. 1176 che approva il Rego·


lamento per le Regie Deputazio ni di Storia patria. - De-
creto del Minis tro dell' Educazion e Nazionale 2 Agosto
1935 Xlii per la fusione della Società Storica Sarda con la
Regia Deputazio ne di Storia patria per la Sardegna . - Nomine
del President e, del Vice President e, di Deputati e di Cor-
risponden ti della R. Deputa1done di Storia patria per la
Sardegna . 147
R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA
PER LA SARDEGNA

ARCHIVIO STORICO
SARDO
Vo L XX - FAsc.'"' 1° E 2°
N UO VA SERIE - A NNO I

C AGLIARI
ARTI GRAFICHE B. C. T .
1936
LA SARDEGNA
E LE LOTTE 1\1EDITERRANEE
NE L XVI SECOLO

LA MINACCIA TURCA· BARBARESCA


NEL MEDITERRANEO.

Colla caduta di Costantinopoli e colla formazione dello Stato


mussulmano nella penisola balcanica entra nel quadro europeo
e specialmente in quello Mediterraneo un nuovo e formidabile
fattore, l'Impero turco, che, potenziato dall'ardita politica di
Solimano il .Mag nifico, interferisce nelle lotte fra Carlo V e
Francesco I, parteggiando spesso con quest'ultimo, ma sempre
con intendimenti propri, volti ad assicurarsi il predominio del
Mediterraneo.
Questa politica espansionistica, fiancheggiata dai corsari bar·
bareschi, che con audaci imprese stabilirono nelle coste africane
potenti basi per le loro flottiglie, ebbe cosi grande influenza da
permettere ai famosi corsari Harudi e Kaireddin di costituire
il reame di Algeri e di metterlo sotto la protezione del Sultano,
che comprese il vantaggio d'avere, come alleati, navigatori cosl
arditi e valenti. ·
Sotto il regno di Solimano il Magnifico si consolidò la potenza
del nuovo Impero, che poggiava prevalentemente su l'organizzazione
marinara. A questa soprintendeva, per comando del Sultano, il
pirata Kaireddin Barbarossa il cui nome sonava per tutto il Me·
diterraneo si nonimo di audacia e di ferocia.
Sotto la guida di questo corsaro i turchi, sfruttando la tecnica
marinara di Genova e Venezia. senz'abbandonare la snellezza..della
-4-

tattica corsara, perfezionarono la toro flotta e, profittando delle


discordie fra le potenze cristiane, ingrandirono la loro zona d'in-
fluenza nel Mediterraneo. fu così loro possibile con un audace
colpo impadronirsi di Tunisi, di cui fecero una formidabile base,
dalla quale le loro agili navi partivansi per portare la desolazione
fra le popolazioni costiere d'Italia e della Spagna e in particolar
modo in quelle di Sicilia e di Sardegna, che furono le più dura-
mente colpite.
I possessi spagnoli nel Mediterraneo erano seriamente minac-
ciati e Carlo V, che vedeva compromessa la consistenza del suo
vasto impero, s'acci nse nella primavera del 1535 all'impresa di
Tunisi con un grosso e disciplinato esercito, guidato dai più
celebri capitani e portato alle coste africane dalla più grande
flotta che avesse solcato il Mediterreneo, sotto l'esperto comando
del genovese Andrea Doria, il solo uomo che in ardire e in abilità
era in grado di poter tener fronte al Barbarossa.
Tunisi fu ripresa, ma gli ostili maneggi di Francesco I, la
rinnovata efficenza della flotta turca e le diffidenze fra Spagna e
Venezia, le due potenze maggiormente interessate alla libertà dei
mari, portarono nel 1537 all'investimento di Corfù, che a stento
il Doria riuscì a salvare, e nel settembre 1538 al triste episodio
di Prevesa, dove si vide la ritirata dell'armata cristiana di fronte
a quella di Solimano di molto inferiorè di forze e di navi.
Si ebbe un rifiorire della pirateria, resa più audace per le
gesta del celebre Dragut e dei suoi luogotenenti Caramani e All
Amet, rinnegato sardo, e, per porvi argine e per assicurare le
comunicazioni fra la Spagna e i regni di Napoli, di Sicilia e di
Sardegna, nel 1541 Carlo V allestì un'altra spedizione sostenuta
da un'imponente flotta, sempre al comando di Andrea Doria,
colla quale si portò ad Algeri.
L'azione combinata delle forze di Hazan Haga, altro rinnegato
sardo, colla flotta turca al comando di Dragut e, sopratutto, una
violenta burrasca annientarono il piano dell'Imperatore e l'armata
cristiana subì una grande sconfitta nella quale per poco non
perdette la vita lo stesso Sovrano. -
fiaccato il tentativo di Carlo V, di costituire sotto lo scettro
di Asburgo un Impero africano, la flotta turca domina il Mediter-
raneo: le comunicazioni non sono più s icure, Reggio Calabria è
saccheggiata, Roma è minacciata, Nizza è occupata, Tripoli propu-
gnacolo di forza spagnola e cristiana in Barberia, viene tolta ai
-5-

Cavalieri di Malta. Cosl tra le complicazioni e le incertezze


derivanti dalle lotte ispano-franche il predomini o mussulmano, che
dal bacino orientale del Mediterraneo s'era rivolto a quello occi·
dentale, incombeva sugli stati cristiani, indeboliti ·da sessanta anni
di agitazioni e di guerre.
Il trattato di Cateau-Cambrésis, se sanzionò i prevalenti
interessi spagnoli nel Mediterraneo, non fiaccò la tracotanza e la
potenza turca, della quale si valsero i corsari barbareschi per
spingere dalle basi di Tripoli, di Tu nisi e d'Algeri le loro flottiglie
lungo il Mediterraneo, saccheggiando e devasta ndo, dovunque, ma
puntando con maggior accanimento sulle città costiere della
Spagna e d'Italia. E l'aggressività mussulmana aumentò maggior-
mente quando la flotta, organizzata nel 1559 dal duca di Medina·
Celi per liberare Tri poli , fu dispersa e, per buona parte, cattu-
rata dalla squadra ottomana inviata dal Sultano in soccorso
di Oragut..
La d isfatta dell'armata cristiana impressionò seriamente e
determinò un salutare risveglio di energie: a lato delle organizzazioni
marinare di Venezia e di Genova si costituirono nuclei di nuove
fo rze navali: Emanuele Filiberto, il grandu ca Cosi mo e il Pontefice
procedettero a lla fo rmazione di flotte, piccole ma allestite con
tecnica la più perfetta per quei tempi, mentre Don Oarzia di
Toledo, per incarico di Filippo Il, provvedeva all'ap prestamento
di nuove squadre in Napoli e in Sicilia. ( I)
La ritirata delle forze turche, all'apparire della flotta di
soccorso inviata dal Vicerè di Sicilia dopo la leggendaria difesa
di Malta, fu significativa, in quanto intaccò la fama d'invincibilità
in mare degli infedeli, fama ingigantita per la vittoria d i Algeri
e per la presa di Tripoli.
La caduta di Cipro e la straziante fin e di Bragadin suscitarono
nella Cristianità tale sdegno da render possibile, a Pio V la
conclusione della Santa Lega. Nella giornata del 7 ottobre 1571 ,
a Lepanto, le forze allora vive nel Mediterraneo si trovarono di
fronte e si urtarono in cozzo violento e in poche ore l'orgogliosa
flotta turca fu annientata.
Si volle menomare i risultati della grande vittoria di schietta
italianità col dir che essa non fu completa, perchè i vincitori non

(1) PIETRO StLVA - Il Mediterraneo dall'unità di Roma all'unità d'Italia.


Milano · A. Mondadori MCMXXVII pag. 179.
-6-

ebbero l'ardire d'inseguire le navi avversarie che tempestivamente


si erano ritirate, che le gelosie e le diffidenze fra i vincitori
portarono al ritiro di Venezia dalla Lega e che Tunisi, occupata
da Don Giovanni d'Austria, fu poco dopo ripresa. Se h~tto ciò è
esatto, è innegabile d'altra parte che, ridottisi i turchi nel bacino
orientale, l'azione corsara dei barbareschi, non più appoggiata alla
potenza turca, si ridusse, nel bacino occidentale, ad atti di pirateria
che vennero fronteggiati dalle marinerie spagnole e italiane e
dalla resistenza delle popolazioni costiere.

REAZIONE DEI SARDI ALLE


INCURSIONI BARBARESCHE.

In queste lotte la Sardegna svolse azione che, se fu preva·


lentemente difensiva e logistica, portò nondimeno a limitare
I' espansione mussulmana nel Tirreno, respingendo colle sole sue
forze diversi tentativi di sbarco e impedendo cosl la formazione
di una base navale, dalla quale le flott iglie corsare avrebbero
potuto, minacciando la Toscana e la stessa Roma, interrompere le
comunicazioni fra la Spagna e i suoi possessi d' Italia.
Carlo V, che intravvide questo pericolo, assegnò alla Sardegna
il compito di testa di ponte nel Tirreno e fece di Cagliari, posta
di fronte all'Africa, un formidabile baluardo, sentinella avanzata
della civiltà latina di fronte alla minaccia turca.
Già prima eh' egli fosse assunto al trono la pirateria barba ·
resca, di cui era centro Orano, aveva rivolto più volte le sue
mire ai litorali della Sardegna: le cronache sarde accennano ad
uno sbarco nella spiaggia di Cabras (1509) e al saccheggio di
Siniscola nella notte d'ognissanti del 1514. L'anno appresso gli
algheresi, marinai provetti; intravvista una galea barbaresca nei
paraggi della loro città, armano i loro piccoli legni da pesca e
catturano la nave nemica. (t)
Ma la pressione ottomana, agevolata dalla politica di Francesco I
che, per stringere da due lati, come in una morsa, la potenza
degli Asburgo, non badava al pericolo di un predomi nio mussul-
mano, si manifestò anche per la Sardegna, più violenta quando

( l ) fARA - De rebus Sardois - Augustae Taurinorum MDCCCXXXV, pag.


395.
-7-
Carlo V intensificò la lotta contro gl' infedeli, i quali, avanzando
per terra lungo la valle danubiana in Ungheria, per mare tendevano
a tener sotto la loro soggezione lintero Mediterraneo.
Nel 1527 un centinaio di sassaresi, capeggiati da Francesco
Cano, sconfissero quattrocento corsari, eh' erano sbarcati nell'Isola
Piana, costringendoli a rifugiarsi nelle galee dopo eh' ebbero
lasciato sul campo di combattimento una cinquantina fra morti e
feriti. (1)
Sulla fin e dello stesso anno una flotta, al servizio di f rancesco I
e al comando del g rande genovese Andrea Doria, che poco
dor.>o passerà al servizio dell' Imperatore e sarà il principale arte-
fice della potenza marinara spagnola, si presenta nelle acque
settentrionali dell'isola. Renzo Ursino con quattromila francesi
sbarca a Luogosanto e assedia Castel Genovese, ma, poichè la
piazzaforte, ben difesa dai fratelli Giacomo ed Angelo Manca,
non cede, toglie l'assedio ed occupa Sassari che tiene per poco,
giacchè le milizie sarde, comandate dal governatore Don f rancesco
De Sena, costringono i francesi a riparare nelle navi del Doria,
ancorate a Portotorres.
La Sardegna, distante dalla Spagna e vicina invece alla Corsica,
dove le frequenti agitazioni anti·genovesi, e quindi anti·spagnole,
preludevano alla ribellione di Sampiero e, per di più, senza il
sussidio di una flotta a sorveglianza e difesa delle coste, sarebbe
stata facile preda della rapacità mussulmana se, a conservarla alla
civiltà occidentale, i sardi non avessero spiegato le virtù guerriere
che sono proprie della loro stirpe.
Le cronache isolane, al pari di quelle mussulmane, narrano
di scorrerie effettuate prevalentemente nei villaggi costieri, ma, se
il vantaggio della sorpresa potè spesso concedere ai corsari di
saccheggiare ed uccidere, la reazione degli isolani li costrinse
sempre a trovar scampo nelle loro galee, anche quando erano in
buon numero e sotto il comando di famosi capitani.
Per le incursioni corsare del XVI secolo si può ripetere quanto un
annalista arabo scrisse per le spedizioni saracene del IX e X secolo:
movendo dall'Africa fecero scorreria in Sardegna. Predarono,
dettero busse agli infedeli e ne ricevettero. Indi tornarono in
Sardegna.
E nell'agitato periodo delle lotte per il predominio mediterraneo

(1) FARA - Op. cit., pag. 404.


-8

quali si svolsero nel cinquecento, i sardi confermarono il giudizio,


che di essi diede il geografo Edrisi: gente di proposito che non lascia
mai /'arme. (1)

CARLO V A CAOLIAlU - RADUNO DELLA


GRANDE ARMATA ALLESTITA PER LA
SPEDIZIONE DI TUNISI.

La spedizione di Tunisi nel 1535 fu decisa prevalentemente


per la sicurezza dei possessi spagnoli nel Mediterraneo, ma abil-
mente Carlo V diede ad essa un 'impronta religiosa, quasi di
crociata a salvezza della Cristianità. Con ciò, neutralizzate le mosse
del Re Cristianissimo ch'era al varco, pronto ad invadere il Ducato
di Milano, ottenne, in seguito alle fervide esortazioni del Pontefice,
l'aiuto dei principi italiani e il concorso delle galee del Sacro
Ordine Gerosolimitano.
Ciò nonostante f rancesco I, se non osò attaccare gli stati
del suo rivale, quando questi si portava in Africa come campione
della Cristianità, profittò del fatto che l'attenzione dell'Europa era
volta all'impresa di Tunisi per disporre una sottile rete d'intrighi
.a danno dell' Imperatore, nella presunzione che questi si sarebbe
restituito in Europa, stremato se non vinto, con un'armata non
più efficiente e forse anche con riputazione compromessa. Ciò
è comprovato dalle istruziQni impartite al De La forest, le quali
hanno un particolare interesse per la Sardegna, in quanto tendevano,
fra l'altro, a mettere la nostra isola sotto il dominio della f rancia.
Il De La Forest dovea proporre al Sultano di far la pace con
tutti i principi cristiani, escluso l'Imperatore, salvo che questi non
s'impegnasse a restituire alla f rancia il Ducato di Milano e a
riconoscere la sovranità di Francesco I sui Paesi Bassi, colla
clausola che, in càso di mancato impegno, si doveva senz'altro
attaccare i possedimenti spagnoli in Italia a cominciare dalla
Sardegna, che verrebbe data ad un augusto principe di f rancia. (2)
Di dette proposte Carlo V ebbe cognizione nel tragitto da
Cagliari a Tunisi per le dichiarazioni dell'equipaggio delle navi

(1) - Si riporta integralmente la traduzione fattane dall' Amari.


(2) M . LE COMTE DE SAINT-PRIEST - Memoires sur l'ambassade de France
en Turquù - Paris - Ernest Lerous 1877, pag. 33.
-9-

francesi che avevano trasportato il Cav. De La Forest a Costan-


tinopoli e che vennero fermate come sospette. (1)
Per il raduno della sua armata Carlo V scelse l'ampio e
sicuro golfo di Cagliari, dove convennero le squadre allestite in
Belgio, in Germania, in Napoli, in Sicilia, nonchè le ausiliarie del
Portogallo, di Roma e di Malta.
Sul numero delle navi gli storici della sped izione non sono
d'accordo; Alfonso Ulloa lo precisa in 371 navi da guerra e
in 50 fra navi e brigantini assoldati da mercanti e particolari; (2)
il Sandoval enumera da 250 a 300 navi fra grandi e piccole
oltre 60 navi fiamminghe, 40 galeoni, 100 altre navi, 25 caravelle
e altre andaluse; il vescovo di Sarabio le fissa in 425, non
numerando quelle ingaggiate da gentiluomini che, senza esser al
servizio dell'Imperatore, lo seguivano per spirito di avventura e
di fed e. (3)
Oltre la flotta da guerra nel golfo di Cagliari aveano gettate
le ancore numerose navi, appartenenti a persone che, per vender
mercanzie e vettovaglie o per meno confessabili ragioni, speravano
ritrarre lauti guadagni da cosl imponente accolta di soldati e di
marinai. Benchè l' Imperatore avesse disposto che nessuna donna
potesse seguire la spedizione, oltre quattromila donne, a quanto
riferisce il Sandoval, mujeres enamoradas, abusivamente poterono
imbarcarsi in Barcellona e seguire la flotta a Cagliari e a Tunisi.
Un elenco più dettagliato delle navi è dato da un ignoto cronista
che seguì la spedizione e che ne trascrisse le vicende in una
Relacion de lo que sucedio en la conquista de Tanes y la Goletta, (4)
che si conserva manoscritta nell' Escuriale, ma le notizie più
attendibili sull'imponente armata che, prima di partir per l'Africa,
si raccolse nel golfo cagliaritano sono indubbiamente quelle
fornite da un 'iscrizione che i consiglieri della città di Cagliari, ad
esaltazione dell'impresa e dell'imperatore, incisero in una lastra
marmorea che murarono sopra il portale della casa della città.
In essa è ricordato che convocata eodem duce Caralis ingenti

(1) SANDOVAL - Historia del lmperador Carlo V - Ediz. Madrid 1847 •


Tomo VI, pag. 183.
(2) S. ALFONSO ULLOA - Vita dell'invittiss. et Sacrattss. Imperadore
Carlo V - f. 137.
(3) SANDOVAL - op. cit., pag. 176·180.
(4) Colecion de documentos ifleditos pare la historia de Espana - Madrid
1843 • Tomo Ili, pa2'. 546.
- 10 -

classi triremium et navium ferme sexcentorum conjluentibus ex


universa Europa strenulssimis heroibus dlrepta mox Tuni .......
Il numero di seicento, anche se approssimativo, non deve
differenziare di molto da quello effettivo, in quanto fu valutato
da persone che per due giorni videro nel golfo di Cagliari
raccolte tutte le navi. D el resto, quando s 'includano le navi mer-
cantili, detta cifra s'avvicina a quella del Sandoval, che fu indub-
biamente il cronista più preciso delle gesta di Carlo V.
Verso le ultime ore del 10 Giugno la q uadrireme dell'Impe-
ratore, ornata di serici drappi di porpora e d'oro e circondata
dalle navi di Andrea Doria, entrò nel golfo di Cagliari, dove
erano già all'ancora le flotte di Napoli e di Sicilia agli ordini di
Federico di Toledo, i trasporti del Marchese del Vasto, le navi
del Pontefice al comando del Conte dell' Anguillara e quelle
gerosolimitane col ' Priore Amelio Buti cello.
. . . . . y ho visitado à Caller que es la cabeza deste reino (1)
scrisse l'imperatore alla sua augusta consorte e di questa
visita fa bella testimonianza, oltre l'iscrizione murata nella casa
della città, l'artistico pulpito della chiesa di San Francesco con
incisa la seguente epigrafe: MDXXXV Xl }unii Caro/o V
Philippica cruce munito ab ffispania classe illgenti Karalim
ingressa citoque vieta Tuneto hunc hoc sculptum Bartho. Vidoti
Fris. Mirwris Theologiaeque probi doctoris cur. epigrafe che
indubbiamente si riferisce ad una visita di Carlo V alla chiesa e
all'annesso convento francescano.
Ali' alba dell' l t Giugno, mentre sulle navi s'i nalberavano i
vessilli e i pennoni colle regali insegne e d ai baluardi e dalle
cortine la città esprimeva i suoi sentimenti con spari d'artiglieria,
ai quali con egual ritmo rispondevano le navi del Doria (2),
l'Imperatore scese a terra e, acclamato dalla popolazione, entrò
per la Porta del Molo nella piazza della Liapola, accompagnato
dal suo seguito e dal Vicerè di Sardegna, Don Antonio de Cardona
delta nobile famiglia dei F olch, ducali atque alto Folco rum san·
guine (3), legato al suo sovrano con vincoli di parentela. (4)

(1) Colecion de t/Qcumentos ineditos - Tomo lii, pag. 545.


(2) Diario della spedizione di Tunisi contenuto in Rerum a Carlo V
Caesare Augusto in Africa bello gestarum Commentarij - Anno MDLIII, f. 11·15.
(3) Iscrizione sopra la porta dell'antico palazzo comunale di Cagliari.
(4) La parentela del vicerè de Cardona con Carlo V risulta dalla sua
patente di nomina - ARCHIVIO DI STATO, H 5.
- 11-

Alla Porta del Molo i consiglieri della città, d o po il dovuto


omaggio, consegnarono le chiavi della città ali' Imperatore che,
accectis clavibus, alla sua volta giurò di osservare i privilegi e le
prerogative concesse alla città dai suoi predecessori. (1)
Al fianco dell'Imperatore era Andrea Doria, sul quale pesava
la g rave responsabilità di condu rre in Africa il suo signore attra-
verso una striscia di mare, solcato insidiosamente dalle snelle ma
potenti flottiglie del Barbarossa, e con il grande Ammiraglio erano
i rappresentanti delle più insig ni casate di Spagna e d' Italia:
l'Infante Do n Luigi d i Portogall o, il Principe d i Sulmona, il
Principe di Macedonia, il Marchese di Monteclaros, il C o nte
di Castro, Don Ferdinando d 'Arago na, il Princi pe di Salerno, il
Principe di Molfetta, il Marchese del Vasto e l'allora Marchese de
Lombay, San Francesco di Borg ia.
Dura nte la permanenza della fl otta a Cagliari fuvvi un tentativo
d'ammutinamento, energicamente represso. Dei colpevoli a lcuni
vennero conda nn ati al remo ed altri condannati a morte fra i
q uali un idalgo che venne decapitato nella Plazuel a del Castello. (2)

L A SARDEGNA E I SARDI
PER L'IMPRESA D I TUNISI.

L'entusiasmo col quale dall'intera Cristianità fu salutata la


pa rtenza di così poderosa armata fu certamente condiviso dai
sardi, sempre in armi per le scorrerie del Barbarossa. Benchè g li
storici e g li an nalisti no n accennino ad alcuna partecipazione della
nostra isola alla spedizione, essa ci è rivelata da no n pochi
documenti dell'Archivio di Stato in Cagliari, dai quali si desume

( I) Alfonso IV dispose che i re d'Aragona, e per essi i governatori del


Regno di Sardegna, dovessero giurare l'osservanza dei privilegi concessi alla
città • omnia privilegia, libertates, jranquitates et itnmunitates per nos et sue·
cessores nosfros vobis consiliariis et probis homi1zibus ac w1iversitatis prae-
dictis et successoribus vestris concessas et concedenda firmiter observabunt
(ARCH IVIO DI STATO • B 6, fo l. 11).
I consiglieri che fu rono sempre gelosi delle prerogative della città, se
fecero all 'imperatore l'omaggio delle chiavi , ottennero d'altra parte che questi,
prima del solenne ingresso, giurasse l'osservanza di detti privilegi, cofirmatio
praerogativis, aut verius praedecessorum suorum indultis, illis datis et concessis
oraestito iuramento promisit..... Diario della spedizione di T unisi in op. cit.
(2) SANDOVAL - op. cit. - Tomo VI, pag. 178.
- 12 -

che diversi gentiluomini sardi seguirono l' Im peratore e che dalla


nostra isola partirono navi con truppe e vettovaglie.
Don Salvatore Aymerich, di nobile schiatta e possessore di
feudi, che già, al seguito di Carlo V, aveva valorosamente com-
battuto nelle Fiandre, prese parte alla spedizione e tanto si distinse
che gli venne affidato il delicato incarico della custodia della
Goletta dopo che venne presa.
La partecipazione di questo gentiluomo desumesi da una
lettera di Filippo Il al Vicerè Conte d'Elda circa l' opportunità d i
concedere a Don Melchiorre Aymerich, figlio di Don Salvatore,
l'abito di Santiago, nella quale lettera vengono ricordati i servizi
presfati a Carlo V dal genitore del richiedente en las guerras de
flandes y la goletta por espacio de muchos annos. (1)
Dallo stato di servizio d i Don Blasco d'Alagon si desume che
questo gentiluomo, che fu a/umnam et ministrum oris del Sovrano,
dopo aver preso parte alle g uerre d'Italia, di Germania, delle Fiandre
e d'Ungheria, segui l'Imperatore nella expeditio11e quam anno abhinc
secu11do adversus Barbarossam celebrem piratam et crudelissèmun
ac totius eius classis capitane1zm generalem qui cun aliis in/edelium
ducibas tuneti regnum calida tirannide occupaverat, rendendo
grand i servizi con pericolo di vita e con detrimento del suo patri-
monio. non sine maxlmls laboribas, vitae pericalis et rei familiari
iactum e per i quali servizi e per altri resi poscia in Sicilia, in
Napoli, in Roma, in Provenza e in Spagna, Carlo V onorò il suo
genitore del titolo comi tale di Villasor. (2)
Come addetto alla cancelleria i rnperiale Alessio Fontana par-
tecipò all'impresa di Tunisi, nella quale la sua opera fu, come
sempre apprezzata per la diligenza e per il riserbo, con cui la
svolse. (3)
Don Filippo Cervellon, già d istintosi nella guerra di Lo mbardia,
comandava una compa!?"nia che Carlo V tenne in gran pregio e
che destinò più volte a compiti pericolosi. (4 ) Era con q uesto
gentiluomo il giovane figlio, Don Gerolamo, la di cui condotta

( l ) ARCH IVIO DI STATO - 8. 2 NO. 209.


(2) ARCHIVIO DI STATO - B. C, 24 , f. 272.
(3) ARCHIVIO DI STATO - H . 6 N.o 1 , f. 79.
(4) Colecion de doc1unentos ineditos - Tomo I, pag. 104. Don Filippo de
Cervellon si distinse nella campagna di Lombardia e nel 1534 ebbe da Carlo V
una ri munerazione di 200 ducati d'oro. ARCHIVIO 01 STATO • B. 27, f. 27.
- 13 -

coraggiosa è ricordata in una carta reale del 31 gennaio 1539,


jam in btllo expugnatione tunicensi viriliter incohasti (1)
Coll'Aymerich, col Cervellon e coll'Alagon militò in questa
spedizione Don Gherardo Zatrillas col nipote.
Anche cittadini non nobili dovettero partecipare all'impresa
ma su essi, per non appartenere a casate illustri, si hanno poche
notizie. Una carta reale del 1538 ricorda pur tuttavia un Mossen
Michele Aleu che ebbe il privilegio di nobiltà e 50 ducati d'oro
per i servizi resi all'Imperatore in expeditione quam adversus
immanem piratam ac totius maritime classis turcarum principis
capitanenrn generalem Barbarossarn e nella quale si espose di
persona, ubi personaliter gestis affuistis. (2)
Poichè i gentiluomini, di cui potemmo constatare la parteci-
pazione alla campagna di Tunisi, appartenevano alla classe feudale
e cioè con responsabilità di funzioni di gestione, è presumibile
che altri esponenti della nobiltà sarda abbiamo seguito il loro
esempio e specialmente i giovani, nei quali dovea esser più sentito
lo spirito d'avventure.
Altro contributo diede la nostra isola colle forniture di viveri;
una carta reale d·el 2 agosto 1539, con la quale s'invita il Vicerè
di Sardegna a pagare 300 ducati d'oro al capitano Don Pietro
Salazar per aver trasportato con una nave vettovaglie per l'esercito
imperiale prima a Tunisi poscia in Francia dimostra una organiz-
zazione logistica con navi provenienti dalla Sardegna. (3)
Per approvvigionare l'armata dell'Imperatore si feèero im-
portanti acquisti non solo a Cagliari, ma anche nell'interno dell'isola
come risulta da diverse deliberazioni del R. Consiglio e da diverse
quietanze che per acquisto di vettovaglie furono rilasciate ai
delegati del Vicerè.
E' presumibile inoltre la partecipazione di soldati sardi, sia
perchè l'Imperatore, che nelle campagne della Lombardia e -delle
Fiandre avea apprezzato le attitudini belliche dei sardi, avea già
organizzata le milizie nazionali che costituivano un' eccellente

(1) ARCHIVIO DI STATO - H. 6, f. 2.


(2) ARCHIVIO 01 STATO - H. 6, f. 50.
(3) ARCHIVIO 01 STATO - H. 6, f. 77. I cronisti spagnoli menzionano
frequenti spedizioni della Sardegna. A questi rifornimenti accenna lo stesso
Imperatore in una s ua lettera: De Napo/es, Sicilia y Cerdena han venido
despues que estamos aqui, a/cunos con bastimentos - Lettera di Carlo V in
SANDOVAL - Tomo VI, pag. 255.
- 14 -

riserva in caso di necessità, sia perchè qualche scrittore spagnolo


accenna a provenienze di viveri e di persone dalla nostra isola.
Così il Sandoval espone che, mentre s'intensificavano le
operazioni contro la Goletta, arrivarono cuatros navios con gente
y algunas provisiones de Cerdena. (l)
Nè il clero isolano fu assente e gli annalisti dell'impresa
ricordano gl'incarichi delicatissimi, affidati al vescovo di Alghero,
Mict:r Yuan Reino (2J la di cui presenza fa supporre l'intervento
di altri ecclesiastici sardi.
Colla prnsa di Tunisi parve ormai preclusa alla flotta turca
la via del bacino del Mediterraneo, bagnante le coste dell'Italia e
della Spagna, e perciò la notizia della vittoria venne accolta con
gioia dalla Cristianità tutta e particolarmente dalla Sardegna, che
colla distruzione della base barbaresca ad essa più vicina, intravvide
una maggiore sicurezza per le sue coste. In più, colla liberazione
dei cristiani tenuti in schiavitù dal Barbarossa, numer9si sardi,
oltre il migliaio, venivano resi alle loro terre.
Carlo V, che ben sapeva l'interessamento col quale la Sardegna
seguiva l'impresa di Tunisi, teneva informato il Viceré Don Antonio
de Cardona delle fasi della spedizione. Presa la Gol etta ne
scrisse subito al Cardona, perchè alla sua volta ne informasse i
suoi fedeli sudditi.
Ecco la lettera dell'Imperatore. (3)
Al spectable noble magnifico amado consejero, camarlengo,
lugartiniente y capità general nuestro en el reyno de Serdenya
Don Anthonio de Cardona nuestro Primo. Lor tenor del prjmer
capitol de la Goletta es del tenor seguent: El Rey. Spectable
lugartiriiente y capità generai, a XXX del passado hos screuirnos
nostra legada aqui y lo que hasta entonces se hauia heho en esta
empresa, despues se continuaron las trincheas y bestio11es para
llegar y assentar i' artillarja sobre la fuerca de la Goletta, los
quales acabados y hechos todos los otros prouehimientos necessarjos
para semejante cosa porque los enemigos la tenian fortificada

(I) SANDOVAL - op. cit. - Tomo VI, pag. 279.


(2) SANDOVAL - op. cit. - Tomo VI, pag. 273.
(3) Questa lettera è conte11uta in un pregone del vicerè Don Antonio de
Cardona. ARCHIVIO 01 STATO - Voi. 1 Pregoni, f. 28. Detto pregone è ripor-
tato nella Storia documentata dilla marina sarda di FRANCESCO CORRIDORE,
ma ho ritenuto utile riportare una più accurata trascrizione favoritami dal
Cav. Dr. Francesco Loddo, Direttore di detto Archivio.
- 15 -

con mui buenos reparos y bestiones y mucha gente y mucha y muy


gruessa artjllaria mas de lo que se creya aun que no era poguo lo
que se entendia della, hauiendolo dilatado lo tiempos algun dia
por lo que se hauia de hazer con ell armada de mar. Finalmente
oy miercoles dia de la hecha desta al punto del dia se comensò
a dar la bateria por tierra y por mar, y se continuò sin cessar
reziamente por siete oras o mas, de/endendiose los enemi[!os con
su artillaria todo lo que Les f ue possibLe, y acabado esto con
ayuda de nuestro Senor la dicha f uerca se entro y ga1zo por Los
nuestros por combata y batalla de manos, y Los turcos fueron
f orçados a desempararla y huyr quj en mas podia sirl a/gana
orden, parte dellos por tierra passando una puente de barcas, que
para ello tenian hecho, y parte lancandose por el estanyo de mar
que va a Tunez, de Los quales en la bateria y combate y en la
huyda siendo sef!uidos de Los nuestros han sidos muertos y ha-
hogados, segun dizen lo que lo vieron, mas de mil. Y hanse
tomado entre galeras y galeotas, f ustes y bergantines hasta
ochienta velas, y en ellos y en !es reparos y fortificaciones muy
{!ran quanti/ad de artillaria de gruessas y buenas piecas, portado
hauemes dado y damos muchas gracias a dios, que sin dada segun
eL sitio y disposicion, fortificacio, fuerca de gente y artillaria
auuque fueron reziamente apretados, ha sido obra de su mano
hauer si assi acabado con tan poqua perdida de Los nuestros que
no passaron de treynta. Esta noche des pues de hauer reposada
la gente, partiremos con nuestro campo para yr a Tunez seguiendo
la vittoria, y esperamos que si trouiere resistencia nos la dara qujen
nos dio, y de lo que mas succediere mandaremos hauisaros.
rt Vicerè de Cardona, che Carlo V chiama suo cugino, nuestro
Prymo, rese . nota la lettera dell'imperatore mediante grida
pubblicata per le strade del Castello di Cagliari e delle sue
appendici, Stampace, Liapola e Villanova, esortando in pari tempo
la popolazione a festeggiare tanta vittoria con luminarie e .con
altre manifestazioni gioiose.
Dispose inoltre sacre funzioni nella Cattedrale e solenni pro-
cessioni per le vie della città, ammonendo che nessuno, sia uomo
o donna, doveva esimersi dal parteciparvi se non voleva incorrere
nelle pene che da lui sarebbero ritenute più opportune.
- 16 -

CARLO V E IL SARDO RINNEGATO


HAZAN-HAOA.

Sin dai primi combattimenti l' Imperatore si trovò di fronte a


un giovane capitano di molto senno e di gran valore: Hazan
Haga, detto anche Azambey a motivo d ell'alta carica di cui era
insignito. Egli ebbe umili natali in Sardegna e ancora in giovane
età, mentre attendeva ad un branco di porci, fu preso dai corsari
e consegnato al Barbarossa, che, conquistato dalla sua mente
sveglia, lo allevò come un figlio, impartendogli accurata istruzione
e addestrandolo ai duri cimenti d ell a pirateria, nei quali il giovane
sardo dimostrò, col pronto ingegno, spiccate attitudi ni a lle armi
e coraggio a tutta prova. Le sue doti di capitano vennero ricono-
sciute dagli stessi nemici: Este A zambey es sardo de nacion; fue
tomado perqueno, dicese que guardando unos puercos; es hombre
de ruin disposicion ma de gran ingenio. (1)
Le cronache spagnole fanno fede delle doti d' equilibrio -di
questo sardo renegado e della sua influenza su Barbarossa. Val
la pena di riassumere il dialogo tenuto fra i d ue corsari all'ap-
parire dell'armata imperiale, dialogo ripetuto da uno schiavo greco
all' Imperatore e riportato in un rapporto sull'impresa. Qual'è il tuo
parere su questa armata, Azembey? E questi: bisogna apparecchiarsi
seriamente a menar le mani, e all'orgogliosa domanda: Pensi tu
che non sarò uomo da sbaragliarla per poderosa che sia ? rispose:
Credo di no, salvo che la nostra difesa non risulti mi,t[liore della
loro offesa. Al che il Barbarossa, ridendo e canzonandolo, esclamò:
Oh cornuto ! Nondime/lo eri cristiarw. lo ti prometto che L'armata
che hai visto venire, tu non la rivedrai ripartire e quanto più me
la descrivi poderosa tanto più spero in un ricco bottino. (2)
La spavalda profezia, così volgarmente espressa dal Barba-
rossa e così fortemente contrastante colla pacata comprensione
della realtà per parte del suo giovane capitano, non si avverò e
la flotta cesarea ripartl coi vessilli inalberati in segno di vittoria.
Azambey, che nei diversi combattim enti è sempre in primo piano,
attribuì la sconfitta, non tanto alla su periorità delle forze impe-
ri ali ch'egli ben seppe valutare, quanto alla clemenza dell' Im pera-

(1) Colecion de documentos ineditos - Tomo I, pag. 162.


(2) Colecfgn de documentos ineditos - Tomo 5, pag. 163.
- 17 -

tore verso le popolazioni e verso gli stessi nemici. Giudizio questo


riportato compiacentemente dal maggior storico di Carlo V, il
Sandoval: Hazan Haga sardo renegado, dijo que mas era da
temer esta clemencia del emperador que las armes poderosas que
alli tenia. (1)

SPEDIZIONE DI ALOr!RI - SosT A


DELL' IMPERATORE E DELLA SUA
FLOTTA AD ALGHERO.

La spedizione di Tunisi non apportò i ben efici che Carlo V


si era ripromesso. L' aver lasciato sfuggire il Barbarossa fu
errore gravissimo, giacchè questi potè di nuovo rendersi padrone
di quasi tutta la costa africana. Si ebbe un rifiorire della pira-
teria, resa più audace per le gesta del celebre Dragut e dei
suoi luogotenenti Caramani e Alì Amet, altro rinnegato sardo, che
scorrevano da padroni il mare, saccheggiando le coste della Spagna
e dell' Italia.
Occorreva porre un argine alle violenze dei corsari e render
sicure le comunicazioni tra la Spagna e i regni di Napoli, di
Sicilia, e di Sardegna. Per conseguire quest' intento, nel 1541,
Carlo V allestl un'altra s pedizione, sostenuta da 65 galee, da t 00
navi grosse e da 300 legn i mezzani, sempre al comando del Doria.
Con questa fl otta e con un esercito agguerrito di 22 mila soldati
si portò ad Algeri per distruggere il più forte nido della pirateria
barbaresca nel Mediterraneo.
Anche in Algeri l'Imperatore ebbe per avversario il sardo
Hazan Haga, stavolta non più giovane capitano in sottordine, ma
governatore della città, supremo comandandante di tutte le forze
e diretto rappresentante del Sultano.
Su questa spedizione, che il vecchio Ammiraglio Andrea
Doria da esperto navigatore aveva sconsigliato per la stagione
poco propizia, scrissero ampiamente il De La Oravière e il nostro
Ouglielmotti e perciò mi limiterò a far cenno dt!i soli avvenimenti,
che in certo qual modo si collegano alla nostra isola.

( 1) SANDOVAL - op. cit. · Tomo VI, pag. 262. Per maggiori notizie sul
sardo Hagan·Haga, che cercò di rendersi indipendente da Solimano, facen·
dosi eleggere Re d'Algeri e che invece finì prigioniero in Costantinopoli si
consulti: ffist du royaume d' Alger di LAUOIER DE TASSV.
- 18 -

Abbandonando la Dieta di Ratisbona, convocata per pacificare


gli animi, Carlo V, contro il parere dei suoi più autorevoli con-
siglieri che ritenevano necessaria fa sua presenza per sorvegliare
da presso le mene degli avversari e dei protestanti, favoriti
quest'ultimi da Francesco I, volle anche questa volta condurre di
persona la spedizione .c he dovea salpare da Spezia e portarsi ad
Algeri, toccando Alghero.
In Sardegna si ebbe subito sentore dei propositi dell'Imperatore;
al Donzello Azore Zapata, il 3 Agosto, e cioè pochi giorni
dopo la partenza dell'Imperatore da Ratisbona, perveniva un
corriere, col quale gli si comunicava che Carlo V, decisosi per
l'impresa d,i Algeri, avrebbe fatto sosta in Sardegna. (1)
L'esattezza della notizia e la sollecitudine, colla quale essa
pervenne al destinatario, ci inducono a ritenere che l'informatore
fosse al seguito del Sovrano e a conoscenza dei suoi propositi.
Forse fu Alessio Fontana, che sappiamo addetto alla Cancelleria
Imperiale e che le carte dell'Archivio Aymerich c'indicano legato
per amicizia e per interessi allo Zapata.
L'Imperatore salpò il 28 Settembre da .Spezia e giunse ad
Alghero .il 7· di Ottobre, dopo una sosta a Bonifacio, da dove
scrisse ai consiglieri algheresi per le vettovaglie occorrenti alla flotta.
La sosta ad Alghero è appena accennata dai biografi di
Carlo V e l'unico episodio da essi ricordato è quel.lo del parto
di un vitello a due teste che venne mostrato all'Imperatore da
una ·contadina. (2)
Nel racconto di Nicola Villegagnomen, cavaliere di Rodi,
che prese parte ali~ spedizione, si ha qualche cenno sulla città
che vi è indicata, come urbs natura et opera satis munita e sulle
sue fortificazioni: aliam partem, quae in insula mittit claudit
murus: quem duae turres ad utrunque latus positae.
Si hanno invece notizie' particolareggiate in una relazione
che i consiglieri d'Alghero fecero compilare su questiavvenimento,
perchè de tanta gloriosa vinguda y visita de Sa Mag. sen f assa
espressa memoria en los registres de la casa del Consell. (3)

(1) ARCHIVIO DI STATO - R.egistro Aymerich . N.0 206.


(2) La nascita di questo vitello fu interpretata come presagio di sfortuna,
e questo spiega perchè quest'insignificante episodio è riportato da quasi tutti
gli annualisti di Carlo V.
(3) TOLA - Codex Diplomaticus Sardiniae - Voi. II, pag.
- 19 -

Da questo documento, che si conserva nell'Archivio Comunale


di Alghero, si desume che il Governatore del Capo di Sassari,
Don Diego De Sena, conoscendo la passione del suo Sovrano
per la caccia, avea preparato una partita al cinghiale.
· Ancoratasi la flotta a Porto Conte, il De Sena si recò a
·bordo della nave imperiale per render il dovuto omaggio al
Sovrano tant per parte sua come de la Ciutat. L'Imperatore accettò
volentieri di prender parte alla caccia e, sbarcato dalla quadrireme,
ascoltò anzitutto la messa in una chiesetta. situata in regione
Tragomayra e poscia, montato a cavallo, segui i cacciatori che,
espertissimi in tali partite; disposero le poste in modo da rendergli
facil e l'affrontare e uccidere un cinghiale.
In Alghero, presso il pontile di sbarco coperto da drappi
serici di gran valore e decorato con le armi dell'Imperatore,
attendevano i consiglieri e altri notevoli personaggi, fra i quali
I' Alcaide Azore Zapata di Cagliari che, come si disse, da Ratisbona
era stato informato della venuta del Sovrano. L'Imperatore in uno
schifo, guidato da Andrea Doria, volle esaminar la città dal mare
e perciò i consiglieri, ritenendo che l'Imperatore intendesse
prender terra in altro punto, abbandonarono il porto. Di que1>to
approfittarono i soldati spagnoli per asportare i drappi del porttile,
dando luogo a scene disgustose.
Durante il suo soggiorno l'Imperatore volle rendersi conto
esatto delle condizioni della città e specialmente dello stato delle
fortificazioni che esaminò minutamente, dando suggerimenti e
disposizioni per gli ulteriori lavori.
In presenza del suo seguito e dei notabili sardi armò cavalieri
alcuni personaggi, due di Alghero, uno di · Sassari e l'altro di
Castel Aragonese.
Molti gentiluomini richiesero di partecipare all'impresa di
Algeri e dalla relazione sappiamo che, mentre fu accettato il
giovane Don Michele de Ferrera, fu respinta invece l'offerta del
consigliere Giovanni Galeasso, uno dei nuovi cavalieri, al quale
Carlo V un pò duramente rispose: j:irado, serveis vuestro oficio
per aora, y ansi lo nzandamos.
L'Imperatore nel dipartirsi espose ai consiglieri la sua sod-
disfazione per la festevole accoglienza, dichiarando loro che il
desiderio di veder la fedele città lo spinse a far sosta in Alghero:
jurados, la gana que teniamos del ver l'Alguer nos ha hecho venir
en Serdenja, que otramente non veniamos.
-20-

Parole cortesi che pur tuttavia non corrispondono al vero,


giacchè la Sardegna, per la sua posizione nel Mediterraneo, era,
com'è tutt'oggi, la base naturale per le imprese africane. Perciò
prevalenti ragioni militari imposero il concentramento di parte
d ella flotta nel capace golfo di Porto Conte, come le stesse esi-
genze, sei anni prima, fecero presciegliere Cagliari per il raduno
della poderosa armata allestita per la spedizione di Tunisi.
Dopo due giorni di sosta ad Alghero, occorsi anche per provve-
dere la flotta e le truppe di viveri e d'altre provvigioni, l'Imperatore
si portò all'Isola di Maiorca, dove l'armata si completò colle navi
di Don f errante di Oonzaga e di Don Bernardino de Mendoza.
L'ordine di raccogliere provviste per l'armata e per il· seguito
di Carlo V fu scrupolosamente adempiuto dal governatore Don
Diego De Sena e dai consiglieri della città. La stessa relazione
algherese accenna a queste requisizioni di vino e di bestiame.
L'imbarco dei buoi, attraverso pontili improvvisati e barche non
capaci, dette luogo a parvenze di corride le quali, a quanto scrisse
l'annalista, interessarono e divertirono l'Imperatore.
Per il Sovrano e per il suo seguito si requisl quanto di più squi-
sito si trovò nella città: galline, capponi , pollastri, frutta, for-
maggi, oche, anitre, colombi, dolci, e altre provvigioni fornite per
lo più dalle ville del Logudoro.
Il coscienzioso compilatore della cronaca alghereae tenne a
dichiarare che fu pagato tutto.
Un documento dell'Archivio di Stato di Cagliari menziona
un'imbarco di cavalli per parte del Mag nifico Giovanni di Car-
malonga, segretario di Sua Maestà, con esenzione delle tasse
d'esportazione, il che fa presumere che per la spedizione sianai
acquistati anche cavalli sardi, sin d'allora molto pregiati per
la loro snellezza e resistenza. (1)

TRUPPE RlrUOIATESI IN SARDEONA


DOPO IL DISASTRO DI ALGERI.

L'Imperatore, sbarcato a Capo Matifoux presso Algeri, prima


di accingersi all'assalto inviò messi al comandante in capo delle
forze nemiche, e cioè al sardo renegado Hazan Hajga, ordinandogli

(l ) ARCHlVO DI STATO - 8 . C . 27, f. 49.


- 21 -

di consegnargli la città, ricordandogli la sua origine per la quale


doveva considerarsi come vassallo del Re di Spagna e promet-
tendogli onori e ricompense maggiori di quelle che il Sultano·gli
avrebbe conceduto. L'Imperatore gli faceva poi presente che, qualora
rifiutasse, avea a sua disposizione tale flotta poderosa e tale eser-
cito da rinnovare su lui il castigo inflitto in Tunisi al suo pa-
drone Barbarossa, anzi peggiore, giacchè egli non avrebbe usata
clemenza alcuna e i suoi soldati l'avrebbero ammazzato a puni-
zione dei suoi peccati. A queste lusinghe e minacce Hazan Haga,
benchè le sue truppe fossero inferiori per numero e per equipag-
giamento a quelle dell'Imperatore, rispose dignitosamente e non
senza arguzia che non poteva attendersi maggior onore di quello
di combattere tanta poderosa armata o di morire per mano di
tanto eccellente sovrano, j de/enders de tan grande annada, o
morir a manos y f uerza de tan excelente emperador, ma che, pur
riconoscendo che Sua Maestà avea ai suoi comandi buoni soldati,
cannoni e cavalli, ancor egli disponeva di valorosi soldati, per il
che sperava che con l'aiuto di Maometto Algeri, che si era già
illustrata con .le vittorie su Don Diego de Vera e su Don Ugo
Moncada, famosi capitani spagnoli, maggiormente si sarebbe di-
stinta, sconfiggendo l'Imperatore Carlo V. (I )
Le vicende di questa disgraziata spedizione sono ben note:
le truppe imperiali sbarcarono il 20 ottobre con mare agitato, ma
dopo alcuni combattimenti la burrasca tanto s'accrebbe di violenza
che quindici vascelli, centocinquanta trasporti e ottomila marinai,
furon o inghiottiti dalle onde. Col resto della flotta Andrea Doria
trovò rifugio dietro il Capo Metafuz e riuscì ad informare l'Impe-
ratore del disastr.>, consigliandolo ad imbarcarsi sollecitamente
con le truppe che, già estenuate per la mancanza di viveri, non
poteano tener fronte agli arabi di Hazan Haga.
Le operazioni d'imbarco, sotto violenti raffiche di vento e
sotto la pressione delle orde nemiche, costituiscono un titolo di
gloria per Andrea Doria. Devesi ai pregi singolarissimi e all'espe-
rienza del grande marinaio se dall'immane disastro si poterono
salvare i residui della flotta e la vita dell'Imperatore. Numerosi
soldati e mari11ai, che vennero fatti prigionieri, ebbero salva la vita
per i sentimenti d'umanità del sardo rinnegato, llamaron à Hazan
Haga y vino luego y llevollos cautiuos; y asl salva.rou Jas vidas.

(t) SANDOVAL - op. eit. _. Tomo VII, pag. 152.


- 22 -

Continuando il mal tempo non si potè, nel ritorno, mante-


nere l'unità della flotta e le navi isolate o a g ru ppi seguirono
l'itinerario che veniva imposto dalla furia degli elementi e dalla
volontà dei piloti.
L'Imperatore con il grosso della flotta al comando di Andrea
Doria si rifugiò a Bugia, dove per sicurezza sua e dei suoi
improvvisò una fortezza per fronteggiare eventuali assalti dei ber-
beri. Per implorare dal Cielo la fine della burras::a, che avea tra-
volte molte navi , ordinò che tutti digiunassero per tre giorni con-
secutivi, si confessassero dei loro peccati e partecipassero alle tre
processioni da lui disposte.
Diminuita la violenza del vento, l'Imperatore fece partire Don
Fernando de Oonzaga e Agostino Pallavicino, il primo con le ga-
lere di Sicilia e di Malta e il secondo colle navi d'Italia. Il Conte
di Onate, al comando delle altre navi, doveva colle rimanenti
truppe restituirsi in Spagna, ma i venti, sempre forti, ostacolarono
la traversata, costringendolo a rifugiarsi nel porto di Cagliari,
dove il Conte, gli equipaggi e le truppe si trattennero fino a Na-
tale, trattati amabilmente dalla popolazione e dal Vicerè, . che fece
celebrare solenni funzioni di ringraziamento a Dio por haberlos
escampado de fan peligrosa tormenta.
Nell'Archivio di Stato di Cagliari si conservano diversi do-
cumenti, riferentisi a quest' episodio; tre lettere di Carlo V,
indirizzate al Vicerè Don Antonio de Cardona, al Governa-
tore del Capo di Cagliari, Don Gerolamo Aragall, e ai consi-
glieri della città, ci fanno conoscere che le truppe rifugiatesi in
Cagliari appartenevano al ter.cio di Sicilia, che esse vennero alfog-
giate in case del sobborgo di Stampace e che, per aver recato
non lieve danno agli alloggi, i consiglieri di città avevano pre-
sentato un memoriale all'Imperatore per un adeguato risarcimento
e per il pagamento del vino, del pane e degli altri viveri consu-
mati dai soldati.
l'Imperatore con le tre lettere disponeva che venisse prov-
veduto sollecitamente in conformità alle richieste della città. (1)

(1) Tou - Codex Dipl. Sardinae - Voi. Il, pag. 445. Le truppe del
tercio napoletano passarono l'inverno a Sassari: nam Alphonsus Unt:is cum
Tertio Napoletano Sardiniam venit et Sassari hyemavit, ubi omnes eius mi-
lites, magna Sassarensum charitate, rerum omnium subventione fuerunt re-
creati; tertium etiam Siculum adpulit Caralim, ubi kybernis non minoribus
commodis stetit • FARA· op. cit., pag. 412.
- 23 -

Inoltre dagli Atti del Parlamento tenutosi in Cagliari nel 1543


risulta che anche Sassari accolse milizie provenienti dalla spedi-
zione di Algeri, giacchè fra le richieste rivolte al Sovrano havvene
una per il risarcimento dei danni gravissimi che quella città e le
circostanti campagne ebbero a patire per opera dei soldati del
tercio di Napoli, quivi inviato in seguito al fallimento dell'impresa
di Algeri. Ricordando che per questi danni non venne ancora
accordato alcun compenso, il consigliere capo di Sassari si rivolgeva
all'alto interessamento del Re, perchè fossero risarciti detti danni e ve-
nissero inoltre pagate le vettovaglie provvedute in gran copia, i
materassi, le coperte, nonchè i servizi di uomini e di cavalli. (t)

NAVI FRANCESI E TURCHE


NELLE COSTE DI SARDEGNA.

Fallita la spedizione d'Algeri la flotta turca, in collegamento


con quella francese, solca incontrastata le acque del Tirreno fino
alle foci del Tevere, determinando nella stessa Roma un'ondata
di terrore.
La Sardegna per le sue risorse, ma specialmente per la sua
posizione, fu allora più che mai oggetto della cupidigia mussul-
mana che si esplicò talvolta con maneggi diplomatici ma più
spesso con azioni di guerra.
Un tentativo di sbarco del Barbarossa nel 1542 fu sventato
dal sollecito intervento di Don Biagio di Alagon, Conte di Vil-
lasor, che con settecento cavalieri presidiò le coste settentrionali
dell'isola.
Malgrado che l' Imperatore avesse assegnato alla flotta di
Oianettino Doria il compito di proteggere le coste italiane e insu-
lari come le più esposte, la Sardegna fu vessata dal Barbarossa
e dal Dragut. A ricordo della ferocia piratesca del primo in una
chiesetta di Gonnostramatza fu murata una lapide con incisa
l'iscrizione: A 5 de Arhili 1546 esti istada isfatta sa vila de
Uras de ma11us de Turcus e Morus essendi capitanu de morus
Barbarossa (La villa di Uras fu distrutta per opera dei turchi e
dei mori, essendo di questi capitano Barbarossa).
Più grave si rese la situazione quando nel 1551 vennero fra

(1) ARCHIVIO DI STATO - Atti del parlamento del vicerè Cardona.


- 24 -

Francesco I e Solimano stipulati patti per una comune azione


contro l'Imperatore. Appoggiata alla politica di Enrico II la traco-
tanza turca non ebbe più limiti e nell'agosto dello stesso anno
un'armata turco-barbaresca espugnava Tripoli e nell'anno successivo,
secondando un tentativo francese su Napoli, batteva la flotta di
Andrea Doria. ·
L'aumentata potenza della flotta mussulmana si ripercosse
duramente sulla Sardegna contro la quale s'intensificarono le incur-
sioni. Esse però ebbero solo un principio di svolgimentQ, in
quanto tutte quante vennero in definitiva respinte dagli stessi
isolani.
Il Principe Filippo intravvide la convenienza di adottare la
tattica dei nemici e in una sua lettera del 18 Gennaio 1552 invitava
i sardi a preparar navi per corseggiare a danno dei nemici, con-
cedendo agli armatori le eventuali prede.
L'esortazione del Sovrano non portò, almeno in un primo
tempo, alcun alleggerimento della pressione nemica. Infatti nello
stesso anno i turchi tentarono sbarchi nelle marine del Sarrabus
e del Sulcis, ma <inche stavolta gl'isol~ni, preparati alla difesa, li
respinsero. L'anno dopo Dragut mise a sacco e a fuoco Ter-
ranova, ma ulteriori saccheggi furono evitati dal sollecito intervento
di Don Gerardo Zatrillas, governatore del capo di Sassari e
Logudoro, a capo di un buon nerbo di cavalieri.
Nel 1554 Don Pietro Aymerich, vir insignis, e Francesco Casa-
labria impedirono uno sbarco di turchi nelle coste di Gallura,
costringendoli a restituirsi nelle loro navi.
A difesa dei paesi costieri vennero istituiti lungo il litorale
marittimo presidi di cavalieri appoggiantisi a nuclei di forze
armate e questo spiegamento, a cui sopraintendette il Govermttore
del Logudoro, Don Antioco Bellit, impedì che nel 1556 la flotta
turca, dopo l'inutile tentativo di espugnare Bastia e Calvi, cer-
casse una diversione in Sardegna.
Benchè le cronache isolane ricordino prevalentemente azioni
turche-barbaresche e le disposizioni, prese dal Sovrano e dai
suoi Vicerè, quasi esclusivamente si riferiscano ad esse, purtut-
tavia da molti documenti d'archivio risulta che anche navi fran ·
cesi, spesso in cooperazione coi barbareschi, infestavano le coste
sarde.
Non era allora agevole il viaggiare: da una lettera di Don
Salvatore Aymerich , esponente autorevole della classe feudale,
- 25 -

si desumono le peripezie di questo gentiluomo in un suo tentativo


per portarsi in Spagna: imbarcatosi da Cagliari agli ultimi del 1557
In un battello veneziano, dovette per i forti venti costeggiare la
Sardegna e sbarcare ad Oristano, non essendo possibile proseguire.
Intervennero quattro galee francesi che, dopo aver depredato la
nave che aveva ingaggiata, lo invitarono a continuare il viaggio.
Il capitano veneziano lo sconsigliò, sapendo che i francesi, ai
quali sarebbe stata gradita la cattura di s) eminente personaggio,
l'avrebbero atteso al varco nei paraggi di San Marco. t l ) Pochi
mesi dopo lo stesso Don Salvatore Aymerich scriveva ad un suo
nipote, che dalla Spagna doveva restituirsi in Sardegna, infor-
mandolo che diverse galee francesi corseggiavano fra Carbonara
e Pula e che quelle spagnole, inviate a tutela delle coste sarde,
non se ne preoccupavano eccessivamente e stavano al sicuro in
porto, menjant la panjotta y guanjant lo sou. (2)
Nè l'Arcivescovo di Cagliari Antonio Parragues de Castilleio,
al quale i corsari tolsero le robe, non lasciandogli che pochi
libri, è meno severo nel giudicare questo stato di cose. In una
lettera del 1560 si lamenta che es verdad que han venido poco
vasceles y esto a causa que siempre estamos assldiados de corsa-
rios partsce que esta ysla es desemparada del Rey y ttnida tn
poco de su ministros y de todo ti mando. (3) ·
Il buon presule constatò personalmente questo stato di cose,
giacchè, portandosi al Concilio di Trento, per poco non venne
catturato dai corsari e tanta fu la sua commozione che si rivolse
·al Sovrano perchè, esimendolo dal restituirsi a Cagliari, gli con-
cedesse qualche altro vescovado, anche se di minor conto.
Le lamentele dell'Aymerich e del CastiJleio, malgrado che
derivassero anche da un insofferente stato d'animo, avente origine
in odiose persecuzioni contro le loro persone, non erano destituite
di fondamento, giacchè il governo spagnolo non volle prendere
quei provvedimenti, di cui erasi vantaggiata la Sicilia, prima fra
i quali la formazione di una flotta per la Sardegna.
La popolazione sarda attraverso le sue rappresentanze (sta-
menti) non mancò di prospettare al Sovrano questo deplorevole

(I) ARC HIVIO DI STATO - Rtg. Aymtricli, N.o 591s.


(2) ARCHIVI O 01 STATO - Rtg. Aymtrich, N.o ss1u.
(3) ~ . BIBLIOT ECA DI CAOLIARI - Epistolario di Don Parrapts "' Ca-
slilllio (manoscritto), f. 79.
- 26-

stato di cose e nelle Corti. che si tennero sotto i Vicerè Cardona,


Heredia, Madrigal e Coloma, le principali richieste si riferirono
alla difesa dell'isola.
I privilegi concessi dall'allora Principe Filippo agli armatori
in corsa, che da principio o non vennero compresi o non af-
.fidarono, suscitarono in un secondo tempo un certo risveglio
nelle lotte contro i corsari.
La cattura degli infedeli, oltre a giovare alla propria terra e
alla religione, costituiva un incentivo non disprezzabile per il lucro
derivante dalla vendita degli schiavi, oltremodo ricercati in Cagliari
e nelle altre città dell'isola. Numerose furono le domande per
armare in corsa e parte di esse provenivano da genovesi, esperti
uomini di mare. ·
Le concessioni agli armatori iu corsa avrebbero avuto mag-
gior efficacia, se il fisco non fosse intervenuto esosamente col
cavillare sulla natura delle prede per pretendere le quote di
compartecipazione. l rigidi sistemi burocratici, che Filippo II avea
introdotto nei suoi stati, mal s' adattavano ali' azione corsaresca,
che, per adempiere al compito di perseguire gente rotta alla vio-
lenza, avrebbe dovuto svolgersi con le stesse caratteristiche, non
sottilizzando sul lecito o sull'illecito.
Contro queste vessazioni fiscali più volte vennero elevate la-
. gnanze e nelle Corti, tenutesi sotto il Vicerè Don Alvaro de
Madrigal (1558-1561), rilevandosi che molti regnicoli avrebbero
armato navi in corsa per affrontare e catturare gl'infedeli se non
ne fossero distolti dall'azione ·del fisco che, inquirendo sulle cat-
ture, dava alle dichiarazioni dei prigionieri maggior peso che a
quella degli armatori, fu richiesto ·che qualsiasi infedele, co-
munque preso e condotto ai popolati, dovesse assegnarsi al cattu-
rante senza alcuna istruttoria od esame. (I)
Nel maggio 1560 la poderosa flotta che,, organizzata dal Vi-
cerè di Sicilia, Duca Medina Celi, dovea sotto il comando di
Giannandrea Doria espugnare Tripoli, fu sconfitta appieno dall'ar-
mata di Dragut presso l'isola dellt! Oerbe.
La disfatta spagnola preoccupò vivamente i paesi costieri
d'Italia e di Spagna, in quanto parve che essa aprisse ai mussuL
mani vittoriosi le vie al Mediterraneo occidentale.

(1) ARCHIVIO DI STATO - Parlamento di Don Alvaro de Madrìgal.


- 27 -

La notizia giunse in Sardegna un venti giorni dopo il disastro.


Il Vicerè si rivolse ai feudatari, perchè levassero le milizie occor-
renti a sorvegliare le coste dei loro feudi e a contrastare eventuali
sbarchi d'infedeli. Fra le carte della famiglia Aymerich, che si con-
servano nell'Archivio di Stato, havvi una minuta della lettera .colla
quale Don Salvatore Aymerich, nell'eventualità di un attacco per
parte delle vittoriose navi di Dragut, impartisce ad un suo uffi-
ciale le disposizioni · necessarie a lla difesa delle coste della Gal-
lura, lettera che: per lumeggiare i rapporti fra i .feudatari e il So-
vrano per la sicurezza dell' isola, merita d' esser trascritta per
intero. (t)
Mag. officiai de Oallura Mossen Esteve Buxicara.
Per lettra de illustre Seìzor Virrej tùzch avis de la gran des-
trosa ques estada en los gerbms de la nostra armada de Espania
que larmada turquesca la desfeta que apres trenta naus en los
gerbe11s y vinti vuit gales ab tota la gente y lo pijores que la
gente que era en terra esta en perilli de eser tots degollats o
presos talment que se te resell que la dita armada vi11sa sobra
Sarde11ya y perso me a manat que fassa posar guardas dobles en
totas aquexas marines y que f asa estar tota la gent apersebida
axi de peu com de cava! y 1ier co ab la present vos mane sots
pena de la fidélitat y de D. S. que vista la present posen guardas
dobles tll totas las marinas y que ora per ora f asaa mostra de
tota la geni de la encontrada axi de peu come de cavai y que
ordeneu capita per a la gent de pue y caps desquadres y alferis
y per a la gent de cavai y 1zomene per capita a mossen Alvaro de
Riba de Neida y a vos y a ell marze que tant tost f asau alferis
y caps de squadra y que f asau la mostra y que tant y tost me
dones avis dels cuems de la gent de peu y de . cava! per que jo
puga donar de tot al senor virrey y mes vos mane que vista la
present trametau mestres en Terranova per adobrar los marrtlts
segons lo potestat de Terranova Los dira por que estigan d 1
manera que los ornens pugan pelear de part de dintre y tenia la
gent apersebida per al socorso de dita ciutas o per altre loch qae
sera mester y manarea de part mia a tots los de aquexa encon-
trada casa ab la present jo mane in pena de la vida que tost
obeesca y tinga per capita de la gente de cavai al dit Mossen
Alvaro del qual mandato y crida ne fareu achte y axi mateix

(1) ARCHIVIO DI STATO - Registro Ayme.rich, N.o 651.


- 28 -

trareu al peu desta la presentada y me la tarnareu a trametre ab


lo achte del mandato que aureu /et y de tot me donareu avis ab
molta diligencia y per que no puch fermar va fermada del meu
secretarjo del mon nom y ab los sagell de lo senor don Pero
Macça data en Nuro a 7 de juitt 1560. ·
Don Salvador Aymerich

LA SARDEONA PER LA DOMINANTE


CONT~O SAMPIERO CORSO.

La ribellione di Sampiero Corso contro la Dominante costi-


tuisce un episodio che si allaccia alle lotte per il predominio
Mediterraneo e perciò i riflessi cli'essa ebbe in Sardegna devono
porsi nel quadro di questo studio.
Al grande ribelle, tipo di condottiero di gran coraggio e di
pochi scrupoli, educato alla scuola di Giovanni dei Medici, non
poteva mancare l'aiuto del Re Cristianissimo Enrico Il, al quale il
possesso della Corsica avrebbe dato una formidabile base nel
Tirreno e portato in pari tempo un fiero colpo alla potenza spa-
gnola in Italia e nel Tirreno,
Nell'agosto del 1553 la flotta franco-turca iniziò l'offensiva
che portò alla capitolazione di Bastia, di Aiaccio e di Bonifacio.
La conseguente annessione della Corsica alla f rancia, promulgata da
Giordano Ursino, ebbe non lieve ripercussione in Sardegna per le
intensificate scorrerie barbaresche. Non perciò cessò fa guerra,
che anzi venne continuata con maggior violenza e con alternative
di vittorie e di sconfitte, finchè col trattato di Cateau-Cambrésis del
1599 l'isola fu di nuovo posta sotto la dominazione di Genova.
Sampiero non si diede per vinto. Tràscinato dal suo odio più
che dagli interessi della sua isola, peregrinò per le corti delle
maggiori potenze europee con l'offa del Regno di Corsica e nelle
offerte non ebbe preferenze nè politiche nè religiose, rivolgendosi
tanto al Pontefice, al quale ricordò gli antichi dritti della Santa
Sede sulla Corsica, quanto a Solimano, cui prospettò i vantaggi
- per l'espansione turca nel bacino occidentale del Mediterraneo -
di una base corsa-turca che avrebbe dominato la Toscana e lo
stesso Stato Pontificio.
E in questi intrighi, agevolati dagli occulti raggiri della Francia,
il ricordo del mancato regno di Sardegna fu una molla che
- 29 -

Sampiero fece vibrare nell'animo esacerbato del Re di Navarra, di


cui era noto il rancore verso Filippo Il, per non aver questi
mantenuta la promessa di cedergli la nostra isola, promessa
che, consigliata dal Pontefice per allontanare dal partito degli
ugonotti Giovanna d 'Albret e il marito Antonio di Borbone,
Filippo Il fece colla riserva mentale di non farne niente. (1)
Caduta la speranza di cacciare in una avventura il Re di
Navarra, Sampiero si portò a Costantinopoli, dove fu ospite del-
l'ambasciatore di f rancia. Il Sultano lo colmò di cortesie e di doni ,
ma per la spedizione di Corsica non diede che promesse, come soli
affidamenti diede Cosi mo De Medici che si vantava erede delle
tradizioni artistiche e marinare di Pisa in Corsica.
Sampiero, dopo aver inutilmente sollecitato l'intervento di una
qualsiasi potenza, e dopo aver strangolata la moglie che aveva
invocata la protezione dei suoi nemici, sbarcò nel Giugno 1564
presso Olmeto con venti corsi e quarantacinque provenzali. Tutta
l'isola si sollevò a suo favore: Corte fu presa e una battaglia
cruenta contro i genovesi fu da lui vinta a Caccia.
Il successo, se imbaldanzl Sampiero, spinse la Dominante a
provvedimenti energici. furono inviate nell'isola numerose truppe
e fu sollecitato l'intervento di Filippo Il, che infatti apprestò una
spedizione al comando di Don Oarzia di Toledo.
Le vicende di questa guerra, che prese un aspetto di ferocia
e d'inumana vendetta dall'una parte e dall'altra e che si può ri-
tenere terminata nel 1567 coll'uccisione di Sampiero, sono state
di recente esaminate con esattezza di storico e con animo
d'italiano da Rosario Russo nella sua esauriente pubblicazione
e La ribellione di Sampiero Corso > perchè io mi dilunghi su di
esse.
Mi limiterò invece a metter in rilievo come questi avvenimenti
vennero accolti nella nostra isola e interferirono sulla sua politica.
Le popolazioni del Logudoro e della Gallura avevano troppi e
secolari rapporti con i corsi perchè esse potessero disinteressarsi
di un movimento, il cui esito poteva influire sui traffici fra le due
isole e, d'altra parte, l'azione viceregia in Sardegna dovea inspi·
rarsi alla direttive di Madrid.
Per la vasta rete d'interessi e d'intrighi che vi si stese attorno,

(1) J;lOSARIO Russo - La ribellione di Sampiero Corso - Livorno 1932,


pai. 14.
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la ribellione di Sampiero trascende dalla limitata importanza di


un movimento locale per inserirsi nel più ampio quadro delle
competizioni mediterranee. E sotto questo aspetto si spiega l'in-
teressamento della Sardegna, che si palesò con forniture di viveri, di
cavalli e di altri mezzi ai corsi ribelli per parte delle popolazioni
sarde del Nord e specialmente dai galluresi (t) e coll'aiuto con-
cesso d'altro lato dal governo viceregio all'azione repressiva della
Dominante, aiuto che, anche se non accennato da alcuno scrittore,
fu tuttavia di una certa entità, in quanto non fu solo di viveri
e di cavalli ma anche di soldati. Ed è logico che non mancasse
questo aiuto, giacchè gli interessi della Spagna portavano a non
permettere alcun strappo al trattato di Cateau-Cambrésis e tanto
meno che la pace d'Italia fosse turbata. La minaccia di una spe-
dizione franco-turca spinse Filippo Il fin dal 1563 ad un accordo
con Genova e la monarchia di Spagna dava alla sua protetta
ed alleata una prova del suo leale appoggio col considerare
nemici del Re Cattolico i corsi ribelli a Genova.
Con l'invio della flotta spagnola in soccorso di Genova la
questione corsa entrò in una fase nuova; più che le truppe spa-
gnole, sbarcate in Corsica, agì contro Sampiero la dimostrazione
decisiva della volontà di Filippo li d'intervenire e la conseguente
preclusione ad altri interventi.
Su richiesta della Signoria, ai primi del Settembre 1574,
il Regio Consiglio di Sardegna, presente il Vicerè Don
Alvaro de Madrigal, deliberò di lasciare estrarre 4000 starelli di
grano pera subventio dela gente de guerra dela Senaria de Oenova
y soldats hespaniols trasmessos per Sa Magestad en la illa de
Corsega segons que par sa Magestad ab ses reals lletres es stat
manat a sa illustre Sellyoria que dita Seitoria de Oenova deza
esser soccorreguda del present regne de vitualles y altres coses. (2)
Già sin dal luglio precedente Filippo li avea disposto che,
a richiesta della Signoria, la Sardegna mettesse a disposizione di
Genova, oltre le vettovaglie, alcune compagnie di militi a cavallo.
Queste disposizioni comprovano la sincerità dell'intervento

(1 ) Attestano di questi aiuti ai ribelli corsi diversi documenti dell ' Ar·
cbivio di St.;to in Cagliari, fra i quali una sentenza emanata contro certo Pinna
di Gallura per aver inviato nel 1562 ai francesi di Bonifaccio cavalli, vacche
e porci - ARCHIVIO 01 STATO, P. 2, f. 103.
(2) ARCHIVIO DI STATO - 8 C 34, f. 83.
- 31 -

spagnolo che, giudicato ambiguo da non pochi storici, corri.


s pondeva invece agli effettivi interessi della monarchia di Spagna.
Altri provvedimenti per agevolare la repressione del movimento
furono presi dal Regio Consiglio di Sardegna con diverse de·
liberazioni, delle quali ritengo utile trascrivere quella del 19
Settembre 1564:
< Die XVIII/ dicti mensis septembris M. D. LXIII/ Ca/lari
< In Regio Consilio.
< In facto subventionis petite per parte illustrissime domina-

< tionis janue tam de centum militibus equestribus quam ettam de

< mille salmis tritlci pro exercitu quem dieta domi!lacio januensis
e habet in regllo Corsice contra Sanctum Petrum corço rebellem
< et inobedientem diete dominationi, viJis llteris regiis sue Mage-
« statis datis Madriti X VII julii anni presentis in quibus Sua
< Magestas mandat !tte illustre dominationi quod provideat de
< militibus et de victualibus hulus regni quarum tenor inseratur,
< visis literis illustris ducis et gabernatorum reipublice januensis
< X// Augusti proxime pret~riti sue illustri dominationi directis
< in quibus supplicant extractio11em eisdem concedi dictorum centum
« equorum et mille salmarum tritici et quingentarum ordei attenta
e ubertate frumenti presentis regni et volulltate Sue Magestatis,
e sumpta deliberatione in ref{io consilio f uit in eo conclusum quod
« dicti centum milites equestres cum duobus capitaneis et quinque
« mille quùzgenta starella frumenti mensure ca/lari educantur et
< extrahantur a presenti regno etiam et ordei solutis dictis mili·
< tibus capitaneis et ofjicialibus eorum solitis stipendis et precio

e fritici et ardei atque jurt Regie Curie debito extrationis dictorum


< tritici et ordei pro subventione predicta.
« Magnificus ffieronimtls Mayi iudes regie curie. joannes
< Antonius Arquer fixi patronus. Vincencius Bacallar Regens o/-

e ficium Locumtenens magistris rationalis. Alexius Nin Locum·


« tenens regii prucuratoris. Franciscus Campfullos Regens cancel-
« larium. lllustris Dominus Locumtenens Oerzeralis concludit cum
e omnibus. Vidit Ferrer notarius et scriba pro hereve Serra >. (t)
Con conseguente deliberazione del 10 Ottobre 1574 il Regio
Consiglio provvedette a meglio specificare gli stipendi dei militi e
dei capitani e le altre modalità della spedizio ne. (2)

(I) Anctt1v10 01 STATO - B e 3-4, f. 64.


(2) ARCHIVIO DI STATO - 8 8 34, f . 68.
-32-

Infine, in seguito a lettera del 18 Settembre colla quale Filippo Il


disponeva l'invio di duemila soldati spagnoli, che si sarebbero
portati in Sardegna con regie triremi per rimanervi donec fuerint
necessarii datusque est orda oratori sue Mages(atis residenti in ci-
vitati jallue, ìl Regio Consiglio, desiderando ottemperare agli or-
dini del Re, ma volendo in pari tempo premunirsi contro even-
tuali insolvenze, deliberava d'inviare in Corsica un messo esperto
e ben viso illustri dominationi per saper da Don Oarzia de To-
ledo, comandante delle forze spagnole, l'epoca in cui sarebbero
inviate dette truppe. Detto messo poi, coll'assenso dello stess<? Don
Oarzia, si sarebbe poscia trasferito a Genova ad sollecitandum
stipendium predictum ut quam citius fieri possit transmittatur ad
presens rellnum, attento quod non sunt pecuniae in hoc regno ex
quibus subveniri possit dictis militibus...... (1)

LA MINACCIA TURCA NEL MEDITERRANEO


INDUCONO CARLO V E FILIPPO Il A TRASFORMARE
IL PISANO CASTRUM CARALIS IN UNA FORMIDABILE
FORTEZZA A STRUTTURE BASTIONATE.

Re di Spagna, conscii dell'importanza strategica della Sar-


degna nelle lotte per il predominio del Mediterraneo, tennero
a valorizzare strategicamente la posizione di Cagliari, posta a poca
distanza dai lidi africani, dai quali partivano agili le triremi e le
galere barbaresche. L'ampia e ben protetta rada cagliaritana, che
accolse nel 1535 la grande armata di Carlo V, e la posizione
del castello in una collina degradante al mare erano e sono tutt'ora
tali naturali e pregevoli requisiti da affidare a Cagliari, conve-
nientemente fortificata, la funzione mediterranea di guardia avan-
zata della civiltà latina.
Alla trasformazione della fortezza di Cagliari attesero insigni
capitani e valenti architetti. Don Ferdinando Avalos, Marchese di
Pescara, uno dei più illustri capitani del XVI secolo, la cui azione
fu decisiva per la vittoria di Pavia, praticò nel 1523 una vi-
sita alle fotiificazioni di Cagliari, dettando in un memoriale,
che si conserva nell' Archivio Comunale di Cagliari, i provve-
dimenti per il rafforzamento delle opere difensive. (2)
(1) ARCHIVIO DI STATO - 8 C 34, f. 70.
(2) DIONIOI SCANO - Forma Kalaris 2. Edizione. Cagliari Anno Xli, pag. 60.
-33-

Non consta se l'illustre capitano sia stato invitato da Carlo V


per disporre questi piani di rafforzamento o per altri motivi.
In un altro studio emisi l'ipotesi che l'esame delle fortificazioni
sia stata occasionale e subordinato ad altro incarico più urgente
come quello di levare qualche reggimento (lercio) di sardi, i quali,
dediti alle armi e in quotidiana lotta coi barbareschi, erano rite-
nuti e pregiati dall'Imperatore come valorosi e disciplinati soldati.
Quest'ipotesi viene rafforzata da un capitolo presentato al So-
vrano nel Parlamento M~drigal (1558-1561), capitolo che non
venne messo in quell'evidenza che la sua importanza comportava.
In esso gli Stamenti, lamentandosi delle condizioni fatte ai sardi
dai tempi del Marchese di Guasto in poi, chiedevano il ripristino
del trattamento in uso sotto l'illustre Marchese di Pescara e sotto
altri capitani generali, i quali tenevano i soldati sardi nello stesso
conto degli spagnoli. (1)
Questo cenno e la presenza del Marchese Don Ferdinando
d' Avalos di Pe'>cara in Cagliari nel 1523 fanno ritenere che
qualche reggimento detto spagnolo, ma effettivamente composto
di sardi, fosse fra i famosi reggimenti che parteciparono due anni
dopo alla battaglia di Pavia.
Malgrado le esortazioni del Pescara e le disposizioni impar-
tite nel 1535 da Carlo V ai consiglieri della città, prima che par-
tisse per Tunisi, a metà del XVI secolo Cagliari era ancora difesa
dalle cortine e dalle torri che, elevate dai pisani ai primi del XIV
secolo, erano inadeguate ai nuovi mezzi d'offesa.
L'Imperatore negli ultimi anni del suo regno inviò in Sardegna
il cremonese Rocco Capellino, che dovea esser esperto ingegnere
di fortificazioni se gli furono concessi larghi mezzi e accordata
completa fiducia per l'incarico affidatogli. Incarico tutt'altro che
facile, giacchè le fortificazioni pisane, ·mantenute quasi integre
dagli aragonesi nei secoli XIV e XV, se destavano l'ammirazione
per l'imponenza e la bellezza delle torri, non erano in grado
di resistere all'azione delle artiglierie.
Il Capellino assolvette egregiamente il compito datogli dall'Im-
peratore e come Giovanni Capula fu l'architetto del Castrum
Karalis medioevale, egli fu l'ingegnere della fortezza del Rina-
scimento, ambedue grandi maestri nella tecnica delle fortificazioni.
I lavori progettati e diretti dal Capellìno, che per buona parte

(1) ARCHIVIO DI STATO - Atto Ml Parlamento del Vicerè Madrizal .


- 34-

esistono tutt'ora, risultano da iscrizioni commemorative, da docu-


menti d'archivio e in special modo da una pianta del XVI secolo
della fortezza di Cagliari, che fu possibile rintracciare nella
Biblioteca Trivulziana. (1)
Le grandiose opere di trasformazione progettate da Capellino
richiesero spese fortissime, alle quali non si potè far fronte colle
sole risorse del patrimonio regio. Per vincere le riluttanze a
maggiori oneri per parte dei tre Stamenti, che erano stati convo·
cati nel Parlamento, aperto dal vicerè Don· Alvaro de Madrigal
nel 1558 e chiuso nel 1561, Filippo Il si rivolse a Pio IV
per indurre il braccio ecclesiastico a votare dette spese occor-
renti per salvaguardare Cagliari dalle incursioni degli infedeli.
Ciò si desume dalla seguente lettera che, per esser inedita,
trascrivo integralmente :
e Universis et singulis veneralibus fratribus nostris Episcopis
et Archiepiscopis èct. ceterisque personis ecclesiasticis Regni et
insule Sardinie.
Venerabiles f ratres, et dilecti filii salutem. ect. Cutn sicut
Charissimus ifl Christo filius !Zoster Philippus Hispalliarum Rex
cotholicus nobis nuper. exposuit pro felice regimùze et directione
Regni et illsule ·sardinie, quorum idem Philippus etiaf!J Rex
existit, ac illius personarum una Congregatio, seu Concilium
aut Parlamen.tum nuncupatum trium statuum, videlicet, Ecclesiasti-
carum, Militarium, et Laicarum personarum de suo, seu pro
tempore existmtis. Proregis regni et insule huiusmodi mandato
fieri seu celebrari consueverit, et nuper in congregatione seu
concilio, aut parlamellto suo, seu dilecti filii moderni eorumdem
Regni et Insule proregis indicta seu indicto, tre status personarum
huiusmodi dieta Philippo Regi certam pecuniarum summam, servitiwn
nuncupatum solvere proposuerint, .seu obtulerint et prefatus Philippus
Rex animadvertens insulam et Regllum huiusmodi incarsionibus
Mauro rum et aliorum infidelium subiecta f ore, ac volens illis
obviare, ac tuitioni et securitati personarum tam ecclesiasticarum
quam laicarum, Regni et insule huiusmodi consulere et providere.
Ac attendens ut persone ipse inibi tuta morari et habitare valeant,
Regnum et insulam huiusmodi maxima reparatione et fortificatione
indigere, idem Philippus Rex zelo religionis ductus summam pecu-
niarum predictam pro huiusmodi reparatione et f ortificatione

(1) DIONIOI SCANO - Op. cit. • pag. 64 e seg.ti.


- 35 -

gratiose devoverit, et ·còncesserit, ac regnum et insulam huismodi


ab eisdem incursionibus ad communem omnium utilitatem secura
reddere intendat, vosque eidem subventioni contribuere pro rata
vostra parati sitis, licentia nostra vobis ad id su/f ragante.
Nos sinceram dicti Philippi Regis devotionem plurimum in
Domino collaudantes, ac ad tam pium et necessariurn opus, debitum
respectum habentes, considerantesque, quod non suppetentibus facul-
tatibus dictorum laicorum, ecclesiasticorum subsidia pro tanta
necessitate merito requirenda et adhibenda esse eiusdem Philippi
Regls in. hac parte c;,applicationibus inclinati, vobis et vestrum
cuilibet surnman predictam pro rata, vos ratione ecclesiarum,
monasterioram, cum cura et sine cura etc. benejicioram ecclesia-
sticorum per vos obtentorum tangente, eidem Philippo Regi, seu
Proregi, modis et formis quibus in dicto concilio, seu congrega-
tione huiusmodi ordinatum est, seu ordinabitur, absque alicuius
censure seu pene ecclesiastice incursu, pro reparatione et forti/i·
catione prefatis persolvendi ipsique Phiiippo Rtgi seu Pro regi
illarn recipiendi, et in raparationem seu f ortlficationem huiusmodi
et non alios usus convertendl, plenam . et liberarn auctoritate apo-
stolica concedimus f acultatem. Non obstantibus etc. etc.
Datum Rome apud Sanctunz Pretrum die XX Maii 1560
anno primo. (I)
L'attività del Capellino dovette svolgersi sotto la preoccupa-
zione dell' armata turca che costituiva una minaccia per i possessi
spagnoli in Italia e più particolarmente per la Sardegna.
Attestano di queste preoccupazioni numerose deliberazioni del
Consiglio Regio del Maggio e del Giugno · 1562, con le quali si
dispongono urgenti provvedimenti per fronteggiare un eventuale
assalto. Mentre il Vicerè nell'aprile del 1561 trovavasi a Sassari,
il Reale Consiglio, av.vertito da Roma che il Dragut si portava con
potente flotta verso la Sardegna, lo invitava a re~tituirsi a Ca-
gliari. (2) Inoltre, mentre inviava alla Goletta una fregata per sor-
vegliare i movimenti della flotta nemica, faceva venire dalla Sicilia
numerosi artiglieri al servizio delle batterie disposte nei nuovi
baluardi. (3)
·Malgrado che il · Capellino adempisse I' inearico in modo

(1 ) ARCHIVIO VATICANO - Arm. 42, Voi. 13 f. 241.


(2) ARCHIVIO DI STATO - P. 2, f. 35.
(3) ARCHIVIO DI STATO" - P 2, f. 38 e 39.
-36-

esauriente e con tecnica fortificatoria degna delle tradizioni


italiane, per motivi che ci sfuggono, Filippo Il volle che altro
architetto studiasse le opere ancora da eseguirsi.
Richiestone, non si sa bene se dal Vicerè di Sardegna o di-
rettamente dal Sovrano, il Marchese del Vasto, governatore di
Milano inviò ad videndum et designan.dum opera tam /acta quam
/acienda in presellti civitate Giacomo Palearo, valentissimo inge-
gnere di cui · Filippo Il si servl per importanti lavori di fortifica-
zione in Pamplona, nelle Baleari e nel Castello di Milano. Una
provvisione del Regio Consiglio del 8 Giugno 1563, disponente il
pagamento degli onorari che al Palearo erano dovuti per le sue
prestazioni, ci fa conoscere che egli rimase in Sardegna soli due
mesi, per cui la sua opera dovette limitarsi ali' esame delle fortifi -
cazioni esistenti e a prendere i rilievi e gli elementi locali per la
compilazione del progetto, della cui esecuzione, con il consenso
sovrano, fu incaricato il fratello Giorgio.
L'intervento di quest'ultimo diede origine a un'acre polemica
col capitano Xuarez, terminata in un regolare processo, nel quale
i due contendenti si palleggiarono le accuse più strane e più
biliose.
Probabilmente queste divergenze impedirono quelle trasfor·
mazioni che il Giacomo Palearo si era proposto e ciò fu un bene,
giacchè rimasero inalterate le belle e solide strutture bastionate
elevate da Rocco Capellino e la cui imponenza ancor oggi è
facile desumere dalle cortine e dai bastioni che contornano il
Castello. (t)
Con queste strutture, iniziate nel 1552, Cagliari fu in grado
di fronteggiare qualsiasi minaccia e la fortezza cagliaritana dal
1560 in poi fu il baluardo mediterraneo più potente, contro il
quale non valse l'aggressività mussulmana e s'infranse la traco-
tanza francese.

AZIONE DECISIVA DI 400 ARCHIBUGIERI


SARDI NELLA BATTAGLIA DI LEPANTO.

La difesa di Malta, nella quale rifulse I' eroica figura del Gran
Maestro jean Parisot de la Valette per la sublime fermezza e per
1' indomito valore con cui respinse trentamila turchi con soli set-

(1) DmNIOl SCANO - Op. cit., pag. 69 e se~.ti.


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fron tespizio delle e PRIMERA PARTE DE LA CHRONICA DEL


MUY ALTO Y PODEROSO PRINCIPE DON JUAN DE AUSTRIA >
di Hieronimo de Cosliol, stampalo a Barcellone nel 1572.
- 37 -

tecento dei suoi cavalieri, fu il primo sintomo della reazione cri-


stiana ali' espansionismo mussulmano.
Oli avvenimenti di Cipro, che fu perduta nonostante l'eroismo
dei suoi difensori, scossero non solo Venezia, che maggiormente
soffriva dell'azione mediterranea dei turchi, ma I' intera Cristianità
inorridita per la fine crudele di Marcantonio Bragadino, che venne
scorticato vivo e la cui pelle, riempita di paglia e rivestita d'abito
veneziano, fu esposta al ludibrio della soldataglia.
All'età di 65 anni, con tre pietre di una oncia e mezzo cia-
scuna nella vescica, il monaco austero, che un inatteso suffragio
chiamò nel 1565 alla cattedra di San Pietro, Pio V, tutto fuoco e
santo zelo, dopo laboriose trattative, che il carteggio di Don Luigi
de Torres ha messo in evidenza, riuscì a costituire quella Santa
Lega tanto anelata, alla .quale, insieme alla Spagna, Roma e Venezià,
aderirono Firenze, Savoia, Urbino, Ferrara, Parma, Mantova, Ge·
nova e Lucca.
A comandar la potente flotta allestita dalle potenze col-
legate il Pontefice prescelse Don Giovanni d'Austria, nelle cui
vene scorreva il sangue degli Asburgo, rinnovato dalla fiorente
giovinezza di Barbara Blomberg, nelle cui braccia Carlo V cer·
cava sollievo e riposo durante le brevi soste che le cure del :,110
vasto impero gli concedevano.
La mattina del 7 ottobre 1571 Don Giovanni, cha avea allora
l'età di Alessandro a Isso e d'Annibale in Spagna, avvistata la
flotta turca presso le rocce delle Curzolari nella baia di Lepanto,
innalza sull'albero maestro della sua Reale lo stendardo dl"lla
Lega e con un colpo di cannone dà ai suoi comandanti il segno
dell' attacco.
A I;.epanto cozzarono le forze allora vive del Mediterraneo,
espressioni di due civiltà la cui coesistenza non era possibile nel-
lo stesso mare. In poche ore l'orgogliosa armata turca fµ an-
nientata e la civiltà latina ancora una volta fu salva pe r un formi-
dabile sforzo.
La battaglia di Lepanto è gloria italiana, che dobbiamo man-
tenere sempre viva e difendere dalle manovre di quanti ne vor-
rebbero attribuire il merito precipuo alla nazione eh' ebbe solo il
predominio del comando. Pur riconoscendo che i mezzi materiali
apportati dalla Spagna nell'impresa hanno avuto grande impor-
tanza, pur apprezzando il senno e le virtù guerriere di Don
Giovanni d'Austria, eh' era a capo dell'armata cristiana, la battaglia
- 38-

fu vinta per la meravigliosa fede di Pio V, per il contributo


di armati e di navi italiane al comando di grandi marinai e
condottieri come il Colonna, il Veniero, il priore Oiustiniani e lo
Spinola di Genova, ma sopratutto fu vittoria italiana per la tenace
resistenza e per gli assalti travolgenti e decisivi degli archibugieri,
che Don Giovanni avea imbarcati nella sua Reale.
Oli storici spagnoli, relegando in secondo piano l'azione dei
comandanti italiani, hanno considerato e considerano la battaglia
di Lepanto come una delle più fulgide glorie della loro nazione,
facendo risalire il merito al comandante supremo e ai suoi quat-
trocento archibugieri che colla presa della Reale turca e coli' uc-
cisione di AH pascià, decisero delle sorti della battaglia. .
Al giovane figlio adulterino di Carlo V spetta indubbiamente
il merito di aver scartata la subdola politica di Filippo Il, seguendo
invece gl'impulsi generosi del suo animo e i consigli del Colonna
e del Veniero, di aver tenuto con grande prestigio ed accor-
tezza il comando e di aver combattuto da valoroso, ma gli
scrittori spagnoli giocano sull' equivoco quando attribuiscono al-
i' arditezza e alla fermezza dei fanti spagnoli la contrastata oc-
cupazione della Reale nemica con la susseguente uccisione del
comandante dell'armata turca, quando cioè vogliono accapar-
rare alla loro storia quelle azioni che portarono al crollo della
poderosa flotta ottomana.
I quattrocento archibugieri, che compirono queste eroiche
gesta, erano, non spagnoli, ma italiani di puro sangue e più pre-
cisamente sardi del reggimento levato in Sardegna. Di con-
seguenza la partecipazione spagnola va sfrondata dell'episodio più
glorioso e più decisivo.
Questo non è stato a sufficienza messo in evidenza e non
pochi dei nostri storici, menomando litalianità della vittoria, fanno
confusione fra soldati spagnoli e soldati italiani al servizio di
Don Giovanni, malgrado che i migliori, come il Ouglielmotti (1)
e il Quadri, (2) abbiano messo nel dovuto rilievo l'azione tra-
volgente dei sardi e nonostante che il D'Annunzio con divinazione
di poeta ne abbia celebrato la fermezza nella Canzone dei Trofei.
f uvvi chi attribui a orgoglio sardo basantesi sulla semplice

(1) P. A. OUOUELMOTTI - Marco Antonio Colonna alla battaglia di


Lepanto e Storia della Marina Pontificia.
(2) QUADRI - Lepanto - Milano Anno VIII.
- 39 -

tradizione l'origine isolana dei quattrocento archibugieri della


Reale e non mancarono studiosi anche di valore, che dubitarono
dell'esistenza del tercio di Sardegna, (1) in quanto nelle distinte
originarie delle forze componenti I' armata cristiana non se ne fa
cenno, mentre fra le fanterie al soldo del Re di Spagna sono
menzionati i reggimenti di Napoli e di Sicilia.
Quest'omissione può spiegarsi con i rapporti che intercedettero
fra Sardegna e Spagna, specialmente per quanto riguardava i servizi
di guerra.
Nella lotta contro i giudici d'Arborea prima e contro i Mar·
chesi d'Oristano dopo, le truppe al servizio dei Re d'Aragona
erano prevalentemente composte di aragonesi e di catalani, ma
pacificata l'isola, s' intravvide la convenienza di sostituirle con
truppe sarde, della di cui fedeltà oramai la Spagna era sicura.
Carlo V fu il primo che riordinò le milizie sarde e, poichè
non avevano pratica delle armi da fuoco, dispose che i sette od
ottomila balestrieri, che si levavano nell' isola, si convertissero in
altrettantì archibugieri che, bene istruiti, sarebbero divenuti abili
nelle armi da fuoco come lo furono nelle balestre e y de aquest
modo aquest regne de Sa Magestad no tiendre necessitat de gente
estrania para la custodia de acquell y lo regne estara mol
segur. » (2)
La fermezza e il valore delle milizie sarde furono riconosciute
e tenute in pregio dai Re di Spagna tanto che non solo affida-
rono ad esse la difesa dell' isola, ma tennero ad averne ai loro
servizi nelle guerre di Granata, delle Fiandre e della Lombardia.
Se i reggimenti levati nell'isola non vennero indicati come
quelii di Napoli e di Sicilia, col nome della terra da cui proveni-
vano si fu, perchè nel XVI secolo mancavano nell'isola i signori
che, per risorse o per grandezza di natali, fossero in grado di
formare e comandare reggimenti da prestar servizio fuori dell'isola,
come fecero i Marchesi di Laconi e di Villasor nel secolo sus-
seguente, e perciò i soldati sardi, in quanto ingaggiati e coman-
dati da ufficiali spagnoli, vennero nei quadri militari, anche se
riuniti in reggimenti o terci, considerati come spagnoli.
Invece i reggimenti di Napoli e di Sicilia che parteciparono alla

(1) A. SALIMEI -- Oli Italiani a Ltpanto · Roma 1931, pag. 89.


(2) ARCHIVIO COMUNALE DI CAOLIARI - Carte R.eali. Voi. 35 e ARCHIVIO
DI STATO 8 I N.O 124.
- 40 -

battaglia di Lepanto, furono levati nelle due isole e imbarcati


rispettivamente nelle galee di Napoli e di Sicilia. E' spiegabile
quindi eh' essi venissero distinti dalle altre truppe al .servizio
del Re di Spagna. Il tercio di Sardegna, che avea partecipato
sotto il co mando di Don Giovanni alla campagna di Granata
contro i morì e che si era imbarcato a Barcellona, fu considerato
spagnolo.
La partecipazione del tercio di Sardegna (1) alla battaglia di
Lepanto trova consistenza in menzioni del tempo per parte di sto-
rici spagnoli, le quali, perchè riportate con indicazioni inesatte da
scrittori sardi come il Madao e il Mulas Mameli, suscitarono dubbi
e diffidenze. Come sorsero questi dubbi? Unicamente da un' ine-
sattezza bibliografica che mi fu possibile assodare e correggere.
Il primo scrittore sardo, che abbia accennato ai quattrocento
archibugieri sardi, fu il domenicano f. Tomaso Corso di Orani
che, nel suo Rosario de nuestra seizora, pubblicato a Genova nel
1614, descrivendo la battaglia di Lepanto, diede questi particolari
sulla Reale di Don Giovanni: llevaua esta Capita/la de su Alteza
quatro cientos arcabuzeros de . Los del tercio de Cerdena, cujo
Maestro de Campo era Don Lope de Figueroa. (2)
L'azione di questi quattrocento fanti pochi anni dopo, nel
1639 fu esaltata dal francescano fra Salvatore Vitale coi seguenti
versi:
Naturalis belli victoria, gentis lchnuse
Pars f uit illustris, par extitit ampliar olli
Regiam namq; Ducis, primaria Principis Austri
Militibus fuerat Sardis armata triremis:
Argumentum illgens, quantum Sardinia fida
Quam; Deo Regiq; suo fit cara fidelis.
Il Vitale tenne a rilevare che l'azione dei sardi a Lepanto fu

(1) Dei quattro reggimenti o tercios spagnoli che parteciparono alla bat-
taglia di Lepanto i due di Sicilia e di Napoli erano di residenza in Italia, mentre
gli altri due risultano provenienti dalla Spagna. Uno di questi si chiamava di
Sardegna, ma gli scrittori non sono d'accordo nel fare il nome del maestro
di campo che lo comandava; per alcuni è Don Lopez de figueroa, per altri,
fra i quali lo Iurien de la Oraviére, Don Miguel de Moncada. Non vi può
esser dubbio sul primo, ma non è da escludersi che anche l'altro tercio non
sia stato levato in Sardegna.
(2) f . TOMASO CORSO - Rosario de nuestra Seiiora - Genova 1614,
P•i· 370.
- 41 -

messa in evidenza da narrazioni spagnole e, a comprova della sua


asserzione, trascrisse il seguente passo del CosTIOL - Libro Il
Cap. 18:
En la galera da su Alteza D. joan de Austria iuan quatro·
cientos arcabuzeros sacados del Tercio de Sardeiza, los quales
ivan a carco del Maestro de Campo Don lope de Figueroa. (1)
Il nostro annalista menzionò l'autore di questo brano ma non
il titolo del libro e quest'omissione diede origine ad inesattezze,
che in molti sollevarono giustificati dubbi, non essendo stato pos-
sibile risalire alle fonti.
Per di più il Madao, che volle alla sua volta ricordare l'epi-
sodio, trascrisse di seconda mano lo stesso brano con riferimento
allo stesso libro Il e ai capitoli 18 e 19, ma, poichè gli sembrò
che senza indicazione dell' opera il brano dovesse perdere di va-
lore, diede al libro del Costiol un titolo di sua fantasia: Historia
de la cosas de Espana. (2)
Il Mulas Mameli, scrittore garbato ed appassionato delle glorie
della nostra isola, in un suo opuscolo, I sardi a Lepanto, che per
l'argomento ebbe una certa diffusione fra gli studiosi, copiando
integralmente dal Madao, indicò la stessa fonte, Historia de la
cosas de Espana, la cui inesistenza, come si disse, non potea
non suscitare le diffidenze sulla veridicità del brano. (3)
Il quale brano è tuttavia autentico e, sempre al Libro Il e
cap. 18 e 19, è contenuto nella Cronaca del Costiol, dal titolo:
Primera parte de la Chronica del muy alto y poderoso Principe
Don juan de Austria fliyo del Emperador Carlo quinto. (4)
Accertata così l'affermazione del Costiol, non possono più .
sussistere dubbi e la partecipazione alla battaglia di Lepanto di
un tercio di sardi, dal quale Don Giovanni trasse i quattrocento
archibugieri per la sua guardia nella Reale, risulta inequivocabile,
giacchè il Costiol, storico spagnolo, scrisse detto brano pochi
mesi dopo la battaglia, quando non era possibile alterare i fatti,

(1) FRA SALVATORE VITALE - Annalts Sardiniae - Firenze 1639, pag. 150.
(2) MATTEO MADAO - Dissertazioni storiche apologetiche critiche delle
sarde antichità - Cagliari 1792. Questo scrittore riporta anche passi di altri
autori posteriori al Costiol.
(3) L. MULAS MAMELI - I Sardi a Lepanto - Ca2liari 1887.
(4) HIERONVMO DE COSTIOL - Primera parte dt la Cronica del muy
alto y poderoso Principe Don Juan de Arstrie hijo del Emperedor Carlo quinto
Barcellona 1572.
- 42 -

quando questi eran ben conosciuti e quando non si pensava ad


accaparramenti di vittorie e di glorie.
E poichè il libro del Costiol edito a Barcellona nel 1572 è
rarissimo, tanto che si ritiene che non ne esistano due o tre copie
nelle biblioteche di Spagna, ho ritenuto opportuno riprodurne il
frontespizio e la pagina contenente il brano che precisa la pro-
venienza dei quattrocento archibugieri del tercio di Sardegna.

Lo STENDARDO DELLA SANTA lEOA IN TOLEDO


E IL VESSILLO DEI SARDI A LEPANTO NELLA
CHIESA DI SAN DOMENICO IN CA OLI ARI.

Altra testimonianza della compartecipazione di soldati sardi a


Lepanto si ha nello stendardo che si conserva nella Cappella
del Rosario, costrutta alla fine del XVI secolo nella Chiesa di
San Domenico di Cagliari.
Si volle d' alcuni, come il Dell'Acqua (1) che esso fosse lo
stendardo della Lega che, donato da Pio V, fu dal Cardinal Oranvela
consegnato solennemente a Don Giovanni il 14 Agosto 1571 nella
Chiesa di Santa Chiara di Napoli, ma quesf opinione è infirmata
dal fatto che il gonfalone di Cagliari, sul quale campeggiano i
pali di Aragona, non corrisponde nè per forma nè per disegno
a quello della Lega, che il Costiol descrive minutamente: Era
este Estandarte de mediana proporcion nel qual yuan pintadas
las tres - effettivamente sono quattro - inslgnas o armas de
Los senores collegadcs, atados con un vinculo a modo de cordon.
Las de su Sanctetad dignamète yuan arriba sobre todas: las de
la casa d'Austria a la derecha mano: y el leon alado a la
izquierda: y en cima de todas tres las armas de la humana re-
dempcion con el inuentor dellas: esto es la imagen del sanctisslmo
Crll&i/isso. (2)
Questa descrizione non sufficientemente esatta, in quanto non
menziona le insegne di Spagna, è meglio chiarita dal disegno
dello stendardo inserito nel frontespizio di detta cronaca.

(1) DELL'ACQUA - S. Pio V papa - Milano 1904 pag. 83.


(2) COSTJOL - Op. çit. - Libro Il, Cap. Xl.
-43 -

Prima del Costiol un nostro poeta, Antonio de Lo . Frasso,


cantando la battaglia di Lepanto, ( I ) ne scrisse con maggior
conoscenza:
De damasco azul por cierto era
el Stendarte y de Oro guamescido
grande mas que de campo la bandera
y en medio nuestro Dios en cruz tenido
Testigo dela santa Fè eincera
porque con su fauor tenga rendido
a los quel mal obrar so1t destinados
y erz la eterna pena condennados.
Quatro maneras de armas se mostrauan
en lestandarte muy perjetamente
al derecho lado si sedeclarauan
las del padre Santo muy lindame1tte
y las del Imperio que adornauan
con las del nuestro Rey cosa excelente
y al siniestro lado las Venecianas
todas ricas hermosas y galanas.
Queste descrizioni, e sopratutto il disegno del Costiol, con-
fermano la conclusioni del Fedele (2) e del Pastor (3) che iden-
tificarono lo stendardo della Lega in quello conservantesi nella
Cattedrale di Toledo.
Vessilli turchi di Lepanto adornano le pareti di molte chiese
d' Italia, mentre gli stendardi e le orifiamme, che sventolarono
sugli alberi delle galee cristiane, sono più rare: sei sono nel Museo
Czartoryschi di Cracovia e ne costituiscono - i cimeli più preziosi,
un altro di Marco Antonio Colonna si conserva a Gaeta e infine
lo s~endardo dell' eroica compagnia degli archibugieri sardi trovasi
nella Chiesa di San Domenico di Cagliari.
Questo stendardo si porta nella processione del Rosario e
cioè in una solennità rievocante la battaglia di Lepanto, il che,
insieme alla tradizione mantenuta viva atrraverso i secoli dai frati

(1 ) ANTONIO DE LA fRASSA - Los mii y doziente consejos y avisos di-


scretos sobae lo siete grados y est omontos de nuestra vida - Barcellona 1571.
(2) P. FEDELE - Il vessillo di Lepanto - in ARCHIVIO STORICO P.ER LE
PROVINCIE NAPOLETANE - Anno XXXIV, fase. lii. Napoli 1909. .
(3) LUDOVICO BARONE VON PASTOR - Storia dei papi - Voi. VIII. Roma
1929, pag. 566 e seg.
- 44 -

predicatori, convalida la suesposta provenienza. Il Ves~ovo Sanna,


ai primi del settecento, lo menziona nel descrivere le feste per
la canonizzazione di Pio V; Del ualcon de la Tribuna del costado
del Evangelo pendia un grande Estandarte, que es el mesmo que
tomo el lercio de los Sardos que iba sabra la Galera de D. juan
de Austria de una Galera enemiga: que quando boluieron victo-
riosos a su Patria, lo ofrecierori a Dios en este Templo por
triumfo de la Victoria. O)
Le particolarità del vessillo denotano invece che esso appar-
teneva al tercio di Don Lopez Figueroa e non sventolava sulla
galera di Ali pascià.

IL POETA SARDO ANTONIO DE LO f RASSO


E LA SUA CANZONE SU LEPANTO.

Le virtù guerriere di Don Giovanni e le vicende della gior-


nata di Lepanto vennero canta'te in tutte le lingue e in tutti i
dialetti, dalla laguna veneta alle pendici dell'Etna, da Perpig nano
a Cadice in sonori esametri latini e in snelle strofe di canzoni e
di ballate provenzali e catalane.
Il riferimento allo stendardo della Lega, quale venne descritto
dal De Lo Frasso nella sua canzone, deve indurci a maggiori
chiarimenti su questo componimento poetico, che deve considerarsi
come un apporto non disprezzabile di un sardo alla storia della
famosa battaglia.
Di Antonio de Lo Frasso, nobile algherese, e di un suo libro
scrisse con benevolo umorismo il Cervantes, che partecipò alla
battaglia di Lepanto nella galea Marquesa. (2)
La menzione del Cervantes e l'esattezza del Lo Frasso nel
descrivere le vicende della giornata gloriosa, quando per il mondo
non era ancora divulgata la notizia della vittoria, potrebbero
indurre a ritenere la presenza del nostro scrittore a Lepanto, se ciò
non fosse in contrasto colle notizie autobiografiche che, contenute
nel suo romanzo, Los diez libros de la fortuna de amor, non ac-
cennano ad una sua partecipazione alla memorabile battaglia.

(1) SANNA - Festivos cultos applausos y oraciones paneciricas en la ca-


nonissacion del pontifice sumo S. Pio Papa V. Cagliari 1714.
(2) CERVANTES - El Ingegnoso Hidalgo Doti Quixote de la Mancia. En
Madrid An. 1605 - Parte I, Libro J, Cap. VI.
~ ,~~~~· r;J~ff.VMl> -ò: ·~~ ~· -'~
f gondò;a iércer.b2~co.,, 1 En.~galçf*~e(ù . ~
tiez•,yt'f~I) 1Jliatrozi~r~ ~l'f'abuzCrf's. /à'-",doi ,
r d~I te1c10 de.Cel'dena;Jos qualt;t:•l!~~à. .r.~r.!",
.go dt:l Maefh·p c;l~ Capo <io~Lo9e de Fìg~~ .._i
roa, allen4e;d e: muchoJ ·çaualkr9s val.erofos i
· _que enella yua·.-El vno dellos era don:U~rnar; J
dino de .Cardenas,ye}iotro:don Mjguel d~ 1

! Moncada.Y hauiédo fe{como .~gtiJeri~çlli~· i


~ do las Reales; ççméfO.el M~e{\re. d~ Campo
( que}a proa,guardau~) .i moue~f~. muy galla~ ;
1
damt:te con los fuyos.Y. d.efend1a{e·de la R..eal
: enemiga en t~l mane~a, y -otfendia, qno.daua 1

: por alli lugar a que pudidfe fer e_nrrada. A lo


ciual ayudado los caua11eros·fus .~rcanos,el~o t
es don Miguel,y el CafieJI~no Sa lazar,hizie.. :
. ron grande·o br_a,y muy noble prueua,matafl i
; do gran numer,o de Turco~. Y c?mo de .v na j
!_ parte y de otra caya gente, acudm·2 ello don
IBer11ar.dino de .C~rdenas: y_~uuo fe con tanta ·
[.gn Uard~a y-v:ilor,qµal pingun~· d.e qt:a11ro~ e_n f
· efia galera, y fuera délJ~ peleauan . El ~ogon j·l
òefht galera,ell:aua a dcfenfa de don Pe4ro ~f
pata:~l qual co fusarc~buze~~s ayudo,toq1:1e
·1· ~e f.c~CJ~~~ ~~~~l~e~Q ~~ ~~~~~ cfp~~~r\ -~~~d: J
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Otf. .J
. -•.., n. ~ .;J

Pagina del libro del Costiol.


- 45 -

Indipendentemente da ciò, la descrizione ha tali pregi di


esattezza da dover esser tenuta presente da chi vorrà approfon-
dire ancor più le vicende di quest'impresa.
L'esser poi stata inserita nel libro Los Mil" docientos conseios
y avisos ecc. edito a Barcellona nel Novembre del 1571, e cioè
a meno di due mesi dalla gloriosa giornata, ne fa un documento
di grande interesse in quanto accerta ch'essa è una delle più
antiche narrazioni su Lepanto e certamente la prima che sia stata
data alle stampe.
Essa rappresenta per l'epoca un record che ha veramente
dello straordinario.
Si sa che Don Giovanni inviò diversi messaggeri dopo la
vittoria ai capi delle maggiori potenze della Lega Santa ; il
conte di Pliego a Sua Santità e Don Pietro Zapata a Venezia. (t)
L'incarico di annunziare il glorioso avvenimento a Filippo Il fu
dato· - e non poteva essere altrimenti - a D. Lopez de figueroa
che condusse all'assalto della nave di Ali i quattrocento archibu-
gieri sardi, che decisero della vittoria.
Don Lopez racconta con un certo umorismo le accoglienze
avute durante il viaggio: Ritenevo di non poter arrivare a de-
stinazione, giacchè corsi pericolo in Italia e in Francia di esser
tagliato a pezzi come rellqua del messaggero di Sua Altezza. (2)
Un poco per le ferite che non tolleravano eccessive fatiche
e molto per i festevoli ricevimenti, Don Lopez de figueroa, giunse
a Madrid nella seconda quindicina di Novembre, ma solo il 22
dello stesso mese potè consegnare al suo Sovrano la lettera di
Don Giovanni e narrare in solenne ricevimento davanti ai grandi
dignitari, ai gentiluomini e alle dame di Corte le vicende della
memorabile battaglia.
Otto giorni dopo e cioè al 30 dello stesso mese il Lo f rasso
dava alle stampe la sua canzone.
Che in essa il nostro poeta abbia seguito la narrazione del
figueroa non è credibile, data la lentezza delle comunicazioni, e
perciò è più attendibile che il Lo f rasso abbia avuto conoscenza
della vittoria prima dell'arrivo del messo di Don Giovanni a
Madrid.
(1) COSTIOL - Op. Cit. • libro lii, Cap. IX. PARUTA. Histolre Veu-
tiane Lib. Il, pag. 163 - FERRANTE CARACCIOLO - I commentari delle guerre
fatte coi Turchi da D. Giovanni d'Austria. Firenze 1581, p ag. 47.
(2) MOROARET YEO - Don /uan d' Autriche • Paris 1935, pag. 225.
- 46-

Sappiamo infatti che Filippo Il n'ebbe la prima notizia, non


dal comandante dei fa nti sardi, ma dall'Ambasciatore di Venezia,
al quale la Serenissima dovette i-nviare rapidissi mi messaggeri,
appena saputa la nuova dal Priore Oiustiniani arrivato a Venezia
prima di Don Pietro Zapata. (1 )
E' quindi probabile che il Lo Frasso abbia saputo della vi-
cenda della battaglia dai messi veneti, quando essi passarono per
Barcellona nel portarsi a Madrid.
La canzone, malgrado sia stata composta pochi giorni dopo
che per la Spagn a si sparse la notizia della vittoria, ricostruisce
le vicende dell'impresa con tale esattezza e con tali particolari da
nulla invidiar alle ricostruzioni storiche fatte in questi ultimi
tempi col sussidio di un'imponente bibliografia e di numerose
ricerche archivistiche.
Per chiudere questo capitolo accennerò ad alcune notizie di
fatti che si collegano direttamente o indirettamente alla battaglia
di Lepanto, ma la cui esattezza non è bene accertata.
Il Conforti nel suo studio I Napoletani a Lepanto riferisce che
le galee napoletane diedero prova di grande ardimento nel momento
più acuto della mischia e che la galea di Ali fu presa dai napo-
letani e dai sardi, capitanati quest'ultimi dai più autorevoli esponenti
della nobiltà di Cagliari e di Sassari. (2)
Il gonfalone di Lepanto veniva portato nella solenne proces-
sione del Rosario da un Manca di Thiesi, al quale si concedeva
quest' onore per discendere, secondo il Bellonotto, dal comandante
degli archibugieri sardi . (3)
E' tradizione inoltre che Don Giovanni d'Austria, portatosi a
Cagliari poco dopo la battaglia di Lepanto, siasi congratulato coi
consiglieri della città per l'eroico comportamento dei soldati sardi
nella memoranda giornata.
L'amore per la mia terra non mi fa velo per ritenere esatte

(1) Questo singolare episodio che ~imostra ancora una volta la perfetta
organizzazione marinara e diplomatica dalle Serenissima è riportato dal CosTIOL
op. cit. Libro Ili Capo IX e da molti storici moderni fra i quali; Rosa - Hi-
storia del Combat Nava del Lepanto - Madrid 1853; MOROARET op. cit.
p. 224; W. H PRESCOTT · Histoire daR.egnede . Philippe Il - Parigi l l:S61 T omo
V pag. 110.
(2) LUIOI CONFORTI - I Napoletani a Lepanto. Napoli 1886, pag. 123.
(3) PIETRO BELLONOTTO - Il Oen. Stefano Manca di Villahermosa - Ca-
gliari 1926 - pag. 114.
- 47 -

le narrazioni del Bellonotto e del Conforti. Ne sono dolente, ma


alla battaglia mancò la partecipazione della nobiltà sarda, la quale
invece fu - come si disse - assai largamente apprezzata nell' im-
presa di Tunisi.
Il Salimei pubblicò nel suo esauriente lavoro, Oli Italiani a
Lepanto, gli elenchi nominativi delle galee e delle fanterie coi
nomi dei loro comandanti, e lenchi che, tratti prevalentemente
dàgli archivi va ticani, si devono ritenere come i più completi
ed esatti.
Ora nessun sardo è co mpreso fra gli ufficiali imbarcati nella
Reale. Al comando dei 400 archibugieri e del tercio di Sardegna
era Don Lopez de Figueroa, maestro di campo, che aveva sotto
di sè quattordici capitani: Cristobal de Azpeleta, Don Pedro Bazan,
Don Luis de la Palma, Don Manuel. Don Martin Ayala, Pompeo
Spetiano, juan de Licea, juan Diaz, juan de Zunega, Don Sancho
de Reinoso, Carrion, juan f ernandez de C6rdoba, juan de C6rdoba
Lemos. (t)
La mancanza di ufficiali sardi in un reggimento levato in
Sardegna non deve meravigliare: nel cinquecento sono capitani
spagnoli che vengono in- Sardegna per I' ingaggio di truppe e
solo nel seicento a gentiluomini deW isola fu dato l'incarico di
formar i reggimenti di Sardegna, che tanto si distinsero nelle guerre
d' Italia e di fiandra.
La visita di Don Giovanni d'Austria a Cagliari è invece
verosimile, giacchè si sa che il Principe, dopo Lepanto, stette in
Italia fino agli ultimi del 1574 con soste a Palermo, Messina,
Napoli e Genova e in altre città mediterranee.
Il Principe, eh' era a capo delle forze della Lega fino alla
diserzione di Venezia e che poscia ebbe dal fratello I' incarico di
difendere i possessi spagnoli in Italia, nelle sue frequenti navi-
gazioni dovette certamente portarsi a Cagliari, dove Filippo Il
continuando l'opera iniziata da Carlo V, aveva fatto erigere for-
midabili strutture bastionate, la cui funzione difensiva dovea
integrare l'azione dell'armata cristiana .
. E quest'opinione è rafforzata dal messaggio letto nel
Parlamento dal vicerè Coloma, chiuso nel 1575, nel quale il
Sovrano, chiedendo che si votasse il donativo, dichiarava ch'esso
sarebbe servito per fronteggiare la maggiori spese derivanti dal

(2) SALIMEI" - op. cii. pag. 139.


- 48-

contegno dei veneziani che si distaccarono quasi a tradimento


dalla Santa Lega e non per le fortificazioni di Cagliari, in quanto
queste - a quanto n'ebbe a riferire il Serenissimo Principe -
erano efficienti e in grado di sostenere un eventuale assalto del-
1' armata turca. ( 1)
Senza darvi peso eccessivo rilevo ancora che un' antica
cronaca di .casa Gattola esumata nel 1575 da Don Elia della
Croce r.iferisce che Don Giovanni alla fine del 1571 partì da Gaeta
per la Sardegna dopo aver deposto lo stendardo che sulla Reale
avea sventolato durante la battaglia di Lepanto. (2)

FORNITURA DI VETTOVAOLIE
ALL'ARMATA DI DoN G1ovAN-
N1 D' AUSTRIA

Il 7 Marzo 1573, mentre i legati veneti assicuravano il pon-


tefice ctie la Serenissima avrebbe continuato la guerra ad oltranza
contro gli infedeli, l'Ambasciatore di Venezia a Costantinopoli
firmava col Sultano un trattalo di pace.
Don .Giovanni ne fu edotto dallo stesso agente di Venezia,
prima di riceverne l'annunzio ufficiale dall'Ambasciatore di Filippo Il
a Roma. Non ne fu sorpreso, giacchè mesi avanti avea scritto
al Duca di Sessa di ritenere · probabile l'uscita dei veneziani dalla
Santa Lega.
Non perciò minore fu il suo sdegno e nella sua Reale al
glorioso stendardo . della Lega sostitui il vessillo del Re di Spagna.
Il malcontento del Pontefice si manifestò col non voler più
contatti col Nunzio di Venezia e, secondo versioni meno discrete,
con atti violenti verso la stessa persona del!'Ambasciatore.
Filippo Il accolse impassibìle la comunicazione, rispondendo
con fredda cortesia ali' Ambasciatore veneto che la Serenissima,
firmando la pace coi turchi, certamente aveva ritenuto di far cosa
giovevole ai suoi interessi.
Malgrado ciò lo sdegno del Re Cattolico non dovea esser da
meno di quello di Don Giovanni e di Gregorio XIII se della sua

(1) ARCHIVIO DI STATO - Atti d el Parlamento Vlcerè Coloma.


(2) IURIEN DE LA ORAVIÉRE - La guerra de Chipre et la bataille de
Lepantt. Paris 1888 Tomo li, pag. 150.
Battaglie di Lepento - Incisione del Novembre 1571
- 49 -

indignazione si ebbe un'eco in Sardegna e precisamente nel mes-


saggio da lui indirizzato nel 1574 alle Corti aperte dal Vicerè
· Coloma. In esso il Sovrano dolevasi dell'ingratitudine dei vene-
ziani che - dopo essersene giovati - disertarono la Santa
Lega, pattuendo un'empia pace con i Turchi, i quali, rassicurati
dalla parte di Venezia, avevano apprestato una grande armata
coll'intento di invadere la Sardegna e di occupare la Goletta.
Don Giovanni, la cui opera di comandante era resa ormai
più libera, volse il suo pensiero a Tunisi come obbiettivo della
sua flotta, che si era ridotta alle navi di Spagna, del Pontefice e
del Priore di Malta.
Non fu estranea a questa sua determinazione la promessa di
Pio V, rinnovata da Gregorio Xlii, di un Impero Cristiano nel-
1' Africa del Nord: Piaccia a Dio che io viva abbastanza per ri-
compensarlo con una corona reale, avea esclamato Pio V alt' an-
nunzio della vittoria di Lepanto. (t)
Attendendo da Filippo Il l'assenso a quest'impresa, Don
Giovanni prese le· disposizioni per un regolare servizio di viveri
e di materiali, al quale d~vette sensibilmente concorrere la Sar-
degna.
Il contributo della nostra isola al vettovagliamento dell'armata
di Don Giovanni si desume da diversi documenti dell'Archivio
di Stato di Cagliari e in particolar modo da una lettera del vinci-
tore di Lepanto, nella quale sono contenute particolari disposi-
zioni per il pagamento di una · partita di formaggio e che può
servire a lumeggiare la tragica situazione del Principe di fronte
alla strana politica, svolta dal Re di Spagna per la disgraziata spe-
dizione di Tunisi. (2)
Detta partita venne acquistata nel 1572 in seguito a disposi-
zioni date da Don Giovanni al vicerè Don Giovanni Coloma, che
dovette garantirne il pagamento < y por que no se le ùzbio ningun
dinero para hazer la dicha prouision la hizo de baxo de su cre-
dito y palabra.
Il detto formaggio, secondo detta lettera, fu trasportato a

(1) IURIEN DE LA 0RAVIERE - op. cit. - pref. XVI.


(2) ARCHIVIO DI STATO - P. 4 · f . 57,
- 50 -

Messina con tre navi, las qua/es llegaron a tiempo que fue de
no poco seruicio a la dicha armada.
Il ritardo nel pagamento fu causa di malumori: i fornitori pro-
testavano presso il Vicerè e questi faceva ·riunire il Consiglio del
Patrimonio per mandarne le deliberazioni al Principe, ma sempre
senza risultato. (1)
Poichè nè lettere nè incitamenti potevano modificare quest'in-
solvibilità, dipendente, non dalla volontà di Don Giovanni, ma da
mancanza di mezzi e di denaro, il detto Consiglio inviò in Sicilia
un suo fiduciario per risolvere personalmente col Principe la
lunga e spinosa controversia. O stacolato da uomini e da cose il messo
impiegò circa due anni nel seguire Don Giovanni attraverso i
frequenti suoi viaggi. La distinta delle spese sostenute documen-
tano la sua odissea: partito da Cagliari nel Settembre 1572,
percorse diverse volte la Sicilia, seguì Don Giovanni a Napoli,
ritornò a Messina proseguendo per Palermo; restituitosi a Messina
ripartì per Napoli, dove dovette ottenere affidamenti sicuri dal
Principe; percorrend? I' itinerario Livorno, Bastia, Bonifacio, e
Tempio si restituì a Cagliari ai primi del Luglio · del 1574. (2)
Questa distinta presenta un certo interesse, in quanto com-
pleta le notizie che fino ad oggi si hanno dei molteplici viaggi di
Don Giovanni. Essa dimostra inoltre che Filippo Il, al quale comin-
ciava a dar ombra il prestigio del suo grande fratello, non faci-
litava certamente l'impresa di Tunisi, la quale poteva concludersi
con la formazione di un impero africano sotto la sovranità di Don
Giovanni.
Nel settembre 1573 il Principe diresse a Tunisi la sua armata
composta di 116 galee e con lui erano le migliori milizie di
Lepanto, fra le quali il tercio di Sardegna, sempre al comando
di Don Lopez de figueroa. (3)
Tunisi fu presa senza combattere e Don Giovanni, comuni-
cando al fratello l'esito e le vicende della spedizione, aggiunse in
ultimo « io devo raccomandare a Vostra Maestà che io sono cosi
per dire senza un soldo >.

(1) ARCHIVIO DI STATO - P. 4 • f. 104 • 109.


(2) ARCHIVIO DI STATO - P. 4 - f. 65.
(3) CESARE CAMPAONA - Delle historie del mondo - Pavia MDCII, Voi. I,
Libro IV, pag. 297.
- 51 -

DON GABRIO SERBELLONI E LA COSTIW-


ZIONE DEL NUOVO FORTE A TUNISI. -
DISASTROSA FINE DELLA SPEDIZIONE.

Prima cura di Don Giovanni fu di costrurre una nuova for-


tezza fra Tu nisi e la Goletta e dell'esecuzione diede incarico a
Gabrio Serbelloni che, ripetendo una frase di Cervantes, fu, cabal-
lero milanes, g rande ingegnero y valentissimo soldado. Cl)
Cavaliere milanese si, ma discendente dall'illustre casata dei
Cervellon che servirono leal mente i Re d'Aragona, specialmente
nella spedizione comandata dall'Infante Alfonso d'Aragona per la
conquista del Regno di Sardegna. Un Don Guglielmo de Cervellon
fu, poco dopo la conquista, Governatore Generale di Sardegna con
ampi poteri.
Una sorella del padre di Gabrio Serb elloni erasi sposata con
Bernardo dei Medici, da cui ebbe due figli: Oiovannangelo, che
sali al pontificato col nome di P io IV e il Marchese di Marignano.
Malgrado l' illustre parentado che si estese ai Borrom eo, agli
Altemps e ai Colonna, il Serbelloni si mostrò sempre orgoglioso
di discendere dai Cervellon di Valenza e di Sardegna. (2)
A diciasette an ni combattè sotto le insegne del cugino Gian
Giacomo Medici, grande ribaldo, ma condottiero di polso e
valoroso.
Passati ambedue al servizio di Carlo V parteciparono alle
guerre d'Ungheria. ferra nte Oonzaga, tornato in Italia nel 155 1,
inviò il .Serbelloni in P iemonte, dove si d istinse in d iversi fatti
d'armi e poscia a Siena, dove ottenne il grado di generale di
artiglieria.
Competente nell a tecnica fortificatoria, esegul molti e im-
portantì lavori in Toscana per incarico del Duca Cosimo dei Me-

(1) CERVANTES - Don Quixote - Parte 1, Cap . 39. Il grande scrittore ebbe
notizia della presa della Goletta, essendo prigioniero ad Algeri. - Nel suo
romanzo al capitano Ruy Perez de V1edina nel narrare le tragiche vicende
della spedizione di Tunisi fa di re: cautiuaron ansi mesmo al generai del fuerte
que se llamava Gabrio Cervellon, caballero mi/anes, grande ìngeniero y valen·
tissimo soldado.
(2) CARLO PROMIS - Biografie degli ingegneri italiani del sec. XIV
metà del XVIII in Miscellanea di Storia Patria . Tomo XIV · Torino 1875
pag, 208 e seg.ti
- 52 -

dici e, quando suo cugino fu innalzato alla tiara, ebbe l'ufficio


di Sovrintendente Generale delle fortezze dei dominii pontifici e
con quest'incarico riattò le fortificazioni di Ancona, di Ostia,
di Civitavecchia e, in Roma, le mura di Borgo e di Castel
Sant' Angelo. (I)
Gabrio combattè a Lepanto, imbarcàto nella galea Doncella
con 44 cavalieri e capitani e 10 inservienti (2) e nel consiglio che
tenne Don Giovanni, prima di salpare dal porto di Messina, fu
fra quelli che, contrariamente al parere dei capitani spagnoli, in-
dussero il Principe a portarsi contro larmata turca. (3)
Il Serbelloni, al quale Don Giovanni, nel partire dalla Goletta
avea trasmesso il comando delle truppe sbarcate con pieni poteri,
avea dato inizio ai lavori di costruzione del nuovo forte ai primi
di Novembre del 1573 « et anco se li sia usato ogni diligencia,
vigilanza et sollecitudine con havere sempre lavorato li soldati
ogni giorno tre hore, quando non erano di guardia, essendo opera
grande, et passando diversi mancamenti hora di danari, hora di
maestranza et legname et simili cose, di modo che si trovò alla
venuta dell'esercito Turchesco che fu alli Xlii di Luglio 1574
con le in/raseritte imperfezioni. (4)
Questa armata, comandata da un rinnegato calabrese, AH
Pascià detto Luciali, era forte di 400 navi e di 40 mila uomini, ai
quali, appena effettuato lo sbarco, si aggiunsero numerose bande
raccolte.a Tripoli, Bona e Costantina.
Tunisi fu abbandonata per ordine di Gabrio, mentre · 1a Go-
letta e la nuova fortezza, battute da numerose artiglierie, vennero
sottoposte a un duro assedio. In Spagna, e particolar modo dal
Re, si voleva che il nuovo forte venisse abbandonato e si con-
centrasse tutta la difesa nella Goletta, ma prevalse il parere di
Gabrio, condiviso da Pagano Doria, di tenere ambedue le piazze.
Espugnata la Goletta i superstiti si rifugiarono alla nuova fortezza,
alla cui difesa provvedette il Serbelloni con valore e con senno.
Egli vide cadere a suo fianco il figliolo e il giorno dopo viddi

(1) CARLO PROMIS - op. cii. pag. 208 e seg.tl GEN.LE L. A. M.AO-
OIOROTTI - Breve dizionario degli architetti e ingegneri militari italiani. Roma
1935 Xlii, pag. 04
(2) Lettera di Francesco Ibarra a Filippo Il in Colecion dt documtntos
ineditos ecc. - Tomo 111.
(3) CAMPANA - op. cit. Voi. I - Libro Il pag. 136.
(4) ARCHIVIO VATICANO - Misceli. Arm. 2 - Voi. 94 fogl. 228 e seg.tl
-53-

li nemici prevalere li nostri, et superare quelli argini et ammaz-


zare crudelmente li nostri poveri Christiani, dove con gran mera-
viglia in quell'impeto, et tumulto senza esser conosciuto fui fatto
schiavo, nel qual punto veramente s'havessi havuto 30 uomini freschi
si sariano per quella volta ributtati di fuori con loro gran danno
et vergogna, che di tutto ringraziai in quel punto la divina maestà
d'lddio, che m'avesse levato dal mondo la sera avanti il figlio
colto da un archibugiata nella testa, rincrescendomi il travaglio
degli altri, più che il mio proprio.
fu condotto a Costantinopoli e rinchiuso nella Torre del
Mar Nero. Per l'interessamento di Don Giovanni d'Austria, che
aveva tanta stima di Gabrio da chiamarlo padre, del Principe
Emanuele Filiberto e d'altri principi italiani si ottenne l'affidamento
di scambiarlo con Mehemet Bey, schiavo a Roma, ma vi si oppose
il Pontefice, allegando che i prigionieri turchi assegnati alla Santa
Sede dovevano servire unicamente per il cambio dei cristiani, fatti
prigionieri nella guerra santa di Pio V.
Scambiato con 36 schiavi nel 1575, appena libero, sua prima
cura fu di scagionarsi dell' accusa di aver provocato I' esito di-
sastroso dell'impresa, disobbendo al Re che voleva I' abbatti-
mento della nuova fortezza. Le sue difese sono contenute nella
Relatione del signor Gabrio Serbellone del/i successi della Go-
letta, et di Tunisi, fatta nel suo ritorno da Costantinopoli
l'anno 1575, che si conserva manoscritta nell'Archivio del Vaticano
e dalla quale trassi i brani sovrariportati.
Prima che l'armata turca si presentasse alle coste d'Africa, la
mancanza di denaro e la necessità di raccogliere la flotta in una
delle sue basi invernali costrinsero Don Giovanni a salpare dalla
Goletta. Per quanto sollecite siano state le operazioni d'imbarco
la tempesta sorprese la flotta prima che giungesse in Sicilia: una
galera di Napoli andò a fondo e molte altre ebbero danni non
lievi.
Durante l'inverno 1573-1574 prima in Sicilia poscia a Napoli
attese ali' approvvigionamento di Tunisi e della Goletta, da cui il
Serbelloni lanciava disperati appelli per aver i mezzi occorrenti
per ultimare la fortezza, che doveva essere il fulcro della resi-
stenza cristiana contro l'armata turca, di cui non s' ignoravano i
preparativi.
Una lettera del 1. Maggio 1574 di Don Giovanni al suo
vecchio amico Don Oarzia di Toledo per aver il suo parere sulla
- 54 -

proposta di Filippo Il di demolir la nuova fortezza, lettera non


messa ancora in evidenza, attesta il dissidio fra i due principi e ne
precisa i principali punti.
Il Re, giustificava la sua proposta di smantellamento colla
lentezza dei lavori e con quelli eh' egli riteneva i difetti del forte
fra i quali quello di esser soggetto ad Alcazaba e alla montagna
del Moravito, di non impedire al nemico l'esecuzione di trincee,
e di mancar d' acqua, ma pur tuttavia non si dissimula che lo
smantellamento della fortezza avrebbe diminuito il prestigio della
Spagna, incoraggiato g l' infedeli e irritato il Pontefice. Perciò
lasciava a Don Giovanni la responsabilità della decisione, ordinando
in pari tempo l' immediato ritiro delle truppe spagnole da sostituirsi
con soldati italiani.
Don Giovanni, preoccupato non tanto della responsabilità
accollatagli quanto dell' ostruzionismo del Re, manifestantesi con
gli ostacoli che al vettovagliamento della spedizione frapponevano
i Vicerè di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, compilò per Don
Garzia un memoriale, nel quale, con le obbiezioni e gli appunti
del Re, erano contenute le controdeduzioni sue, condivise da
Pagano Doria, e cioè che I' Alcazaba e il Moravito non avrebbero
potuto menomare I' efficienza del forte e che il nemico avrebbe
trovato per la presenza dello stagno grandi difficoltà a scavar
trincee. Al rimprovero di non aver provveduto ali' acqua dichiara
sdegnosamente di non prenderla in considerazione per non dar
torto a Gabrio Cervellon, soldato de tantos anos hombre de tanto
ingenio para defender y ofendtr fortalezas y habiendo labrado el
aquello de11de al principio.
Ritorce contro il suo reale fratello laccusa gravissima del
ritardo nella costruzione del forte, dichiarando eh' esso fu dovuto
unicamente al mancato invio dcl denaro e degli altri mezzi
occorrenti per terminare i lavori.
Smantellando la fortezza, aggiunge in ultimo, non solo verrebbe
menomato il prestigio spagnolo ma si correrebbe il pericolo che
Los turcos abriesen Los ojos que Dios les ha cerrado per volgere
le loro offensive ai regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna. (t)
Don Garzia de Toledo - non volendo prender posizione -
dopo un significativo silenzio, a nuovo invito del Principe, rispose
che non (!ra in grado di esprimere alcun parere, non essendo a

(I) Cole&ion de documentos itledìtos. Tomo lii di pag. 136 a pag. 142.
- 55 -

conoscenza dei luoghi ma che per la grande fiducia nel senno


e nel valore del suo amico sperava che la risoluzione di Sua
Altezza avrebbe corrisposto agli interessi di S. M.
Presa la decisione di mantenere la fortezza, Don Giovanni volse
la sua opera a fornire Gabrio di quanto richiedeva con disperati
appelli, "ma dovette cozzare contro l'ostruzionismo dei Vicerè
di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, la cui azione fu talmente
concorde da lasciar presumere eh' essa venisse im posta dall' Escu-
riale.
Del tragico e regale dissidio che portò ali' annientamento
delle truppe, che la Spagna aveva lasciato a Tunisi, mi fu pos-
sibile trovar qualche eco nell'Archivio di Stato in Cagliari.
Per corrispondere alla richiesta di legname, la cui mancanza -
come scrisse lo stesso Gabrio nel suo memoriale - fu una
delle principali cause del ritardo nella costruzione del forte, Don
Giovanni si rivolse al Vicerè dì Sardegna con la seguente lettera,
che trascrivo per intero. (I)
Illustre Senor
Haviendome Cabrio Cerbelloll escripto y solicitado coll mucha
insta11cia que le embie una naue cargada de leiiame de sabino
para la f ortificacion del f uerte de Tunez y auisadome que en
essa /sla ay abunda11cia del lo me à parescido screuir_ la presente
para dezir que importando como importa que el dicho f uerte se
co1zserue y deffienda del Artnada del Turco que por todas partes
se entiende que viene sobrella con gran numero de baxeles y
poder. Conuiene que al resceuir de la presente sin perdere un
momento de tiempo de vuestra merced orden que luego se corte
este lename y haziendolo cargar en una de las naues que ay
sehallaren de hasta dos mili y qaioientas o tres mill salnzas de
portada lo encamine la buelfa della dicha Tutzez, aduirtiendo a
usar en esto de su acostumbrada diligencia y solicitud de nzanera
que a1des qae veuga el armade este hecha esta prouision que de
tanta importancia se iuzga ser y auisarseme à del ditzero que e11
esto segastare para qae yo lo haga proveer del primero que su
magestad mandare embiar y de lo que se hiziere por qae ho/gare
de entenderlo que de mas seruicio que se le haza sera para mi
de singular contentamiento y satistffaçion, guarde nostro Senor

(1) ARCHIVIO DI STATO - P. 4, f. 44.


- 56-

la illustre persona de vuestra merced como de sea de Napoles a


13 de abril 1574.
A su servicio
Don juan

Il Serbelloni, al quale Don Giovanni avea comunicata I' or-


dinazione data al Vicerè di Sardegna, dopo un'attesa di 48 giorni,
inviò alla sua volta un suo corriere a Cagliari, sempre per sol-
lecitare la detta fornitura di legname : ( 1)
Molto Illustre Signore
Con l'occasione del presente che viene costì ho voluto io
questa salutar Vostra Signoria et dirli che S. A. me ha scritto,
che havea dato ordine perche qua fusse mandato una nave de
legni de sabina per far certe palificate che son de grandissimo
bisogno per tallio la prego .che vole!ldo mandar detti legni sia
servita mandarli quanto prima perche qua ce ·,,e necessita grande.
Cosi quel de più de legllami e legna Perrocco sia che S. A. le
avesse ordi11ato.
Di !luovo 11ò ho che dirli se !lÒ che si prepariamo per resi-
stere al nemigo quando venga a trovarci, e f arto pentire di esserci
venuto con l'aiuto che Dio et favor de soldati, quando però sia
provvisto dele cose necessarie. E con questo fine le baso le mani
el prego da Dio ogni contento. Da Tunez 30 de Magio 1574.
Di Vostra Signoria Illustrissima
Affect. Servitore
Oabriel de Serbelloni
Malgrado lautorità di Don Giovanni e la promessa di risar-
cirlo delle spese, il Vicerè, per niente preoccupandosi che il
Principe e lo stesso Gabrio reputavano necessaria e urgente la
fornitura di detto legname, non ritenne di soddi sfare la richiesta
e dopo un mese - forse occorrente per aver istruzioni da Ma-
drid - fece deliberare dal Regio Consiglio di Sardegna di
soprassedere sulla domanda del Principe. (2)
La solerzia, che non venne spiegata per agevolare il duro
compito del Serbelloni, che dichiarava di poter resistere al nemico

(1) ARCHIVIO DI STATO - P. 4, f. 43.


(2) ARCHIVIO Dl STATO - P. 4, f . 38.
- 57 -

con l'aiuto de Dio et fauor de soldati, quando sia provisto delle


cose necessarie, venne invece adoperata per sciogliere l'esercito
che Don Giovanni condusse a Tun isi e che Fili ppo Il volle che
fosse ritirato, quando già si sapeva degli allestimenti turchi.
Diverse deliberazioni del Regio Consiglio di Sardegna fanno
conoscere che parte delle truppe spagnole vennero dislocate in
Sardegna e distribuite nelle diverse città e che, in conformità alle
istruzioni impartite direttamente dallo stesso Sovrano, furono
provvedute di alloggio e di viveri le compagnie del lercio di
Don Lopez de Figueroa, indubbiamente composto di sardi, e di
Don Sigismondo de Gonzaga, compagnie che parteciparono alla
battaglia di Lepanto e alla presa di Tunisi. (t)
L'armata turca fu avvistata il 15 Luglio 1574 e l'indomani
dette fondo a vista della Goletta.
Certamente il Serbelloni dovette spedire subito una qualche
nave a Cagliari per avvisarne il Vicerè, se questi tre giorni dopo,
e precisamente il 16 dello stesso mese di Luglio. riunì il R. Con-
siglio che decise di inviare un legno n ei pressi di Tunisi per
sorvegliare le mosse dell' armata nemica e un' altro legno a
Genova per avvisare Don Giovanni d'Austria dell'arrivo dei
turchi alla Goletta e per richiedergli in pari tempo soldati e
mezzi per la difesa della Sardegna. (2)
Durante l'assedio della Goletta, Cagliari · fu nzionò da posto
di smistamento delle notizie che i suoi abili nocchieri in piccoli
e veloci legni potevano aver dal S erbelloni; ai primi di S ettembre
si spediscono legni in Italia e in Spagna per dar notizie dell' as-
sedio della Goletta, il 2 Settembre s'invia una nave a Barcellona
per comunicarne la resa e il 28 dello stesso mese un'altra n ave
parte da Cagliari per recare al Re la notizia del tragico crollo
della fortezza, dell' eccidio delle truppe superstiti e della prigionia
del loro comandante. (3J
DIONIGI SCANO.

( l ) ARCHIVIO DI STATO - P. 4, f. 10 e seg.ti'


(2) ARCHIVIO DI STATO - P. 4. f. 55.
(3) ARCHIVIO DI STATO - P . 4 , f. 77, 90 e 92.
UNA CONVENZIONE INEDITA
TRA LA CHIESA
E IL COMUNE DI SASSARI
NEL SECOLO XV.

Il patrimonio della Chiesa di Torres, nel secolo Xl, quando


dopo le oscure vicende dell'alto medio evo ricomparisce come
metropoli di una vasta provincia ecclesiastica, estendevasi in pre-
valenza nella Nurra, dai monti boscosi a lle saline, e nelle cura-
torie di Flumenargia e di Romania. Non sappiamo storicamente
come si fosse costituito.
I beni provenivano indubbiamente da diversi cespiti e con
diversa figura giuridica; alcuni erano passati in origine alla diocesi
dalla chiesa romana, che al tempo di San G regorio Magno pos-
sedeva una notevole proprietà terriera nell'isola, altri per lasciti
di fedeli e di patron i. Costruita la nuova basilica in onore dei
Santi Martiri veneratissimi in tutto il Logudoro continuano le
donazioni all'opera della cattedrale di San Gavino. (1)
Ma le concessioni più importanti di terre con le chiese che
vi erano edificate dalla seconda metà del seco lo Xl, com'è noto
dai diplomi esistenti, venivano fatte alle abbazie di Mònte Cassino,
Camaldoli, Vallombrosa e Chiaravalle.
Talvolta l'affiliazione di chiese a un'abbazia diveniva argo-

(1) Nei rogiti notarili del sec. XV s'incontrano con frequenza pie !ascite
•a s'opera de S. Baingiu corpus santa• Una donazione che risaliva a tempi
più remoti, fu il salto di San Gavino in territorio di Chiaramonti, appartenente
allora alla diocesi di Ampurias. Principiava dalla chiesa di S. Giusta Runaght
Longu e si estendeva fino al salto di Sassu Kiosso.
-59-
mento di liti tra monaci e clero. Un solo episodio che metto in
rilievo ci fa conoscere le costituzioni diocesane nella loro fisio-
nomia antica che si conservò quasi immutata fino alla riforma
tridentina.
Benedetto, abbate di San Pietro di Nurki aveva ottenuto
verso il 1134 dall'arcivescovo Pietro di Canneto la donazione
delle Chiese di San Giorgio di Barake e di Santa Maria di
Oennor, entrambe in territorio appartenente alla giurisdizione
della Chiesa di Torres. Ma nonostante il consenso del Giudice
Oonario de Lacon e dell'arciprete Costantino de Lella, il clero
di San Gavino impugnò la validità dell'atto, perchè lesivo dei
propri diritti.
La controversia fu definita nel concilio provinciale tenuto in
Ardara l'anno appresso da Uberto vescovo di Pisa e legato di
Papa Innocenzo Il il quale giudicò illegale la donazione delle
due· chiese perchè fatta sine assensu clericorum Sancti Oavini,
ma permise ai monaci cassinesi di possederle con l'obbligo però
di riconoscere la loro dipendenza dalla chiesa cattedrale pagando
un censo annuo.
Secondo la formula del lodo di Ardara, non· solo i canonici
ma anche tutti i chierici appartenenti alla Chiesa madre dovevano
approvare e sottoscrivere gli atti più importanti, come apparisce
dal documento che pubblichiamo e più chiaramente da altri. (1 )
Nel diritto ecclesiastico particolare della Provincia di Torres
restano per tutto il medio evo alcune caratteristiche del clericorum
coetus antico, chiamato presbiterio. Non v' ha traccia alcuna del-
1' arcidiacono che altrove raggiunse un potere cosi ampio da
esercitarlo talvolta contro la volontà del proprio vescovo e farne
te veci nell'amministrazione della diocesi.
A capo del clero della cattedrale troviamo invece l' archi-
presbyter, con ufficio spirituale e temporale.
Siccome il clero decideva col Vescovo circa le decime e i frutti
del patrimonio comune se ne richiedeva il consenso per ogni
mutamento di beni patrimoniali.
Può ritenersi che prima ancora del mille la Ghiesa di San

(1) _Concilio di Saflta Giusta can. 24; Per Costituzioni diocesane del Lo-
gudoro, Filia, Sardegna Cristiana, li , 191 ss; Corone iMdite del Podestll in
C4rie Sas1aresi del sec, X V In • Studi Sassaresi > 2.a ser. 6 voi.
- 60-
Nicola di Thathari fosse una vera plebs ruralis in senso religioso,
un organismo con jus parrocchiale. Nei primi decenni del secolo
decimosecondo I' incontriamo già tenuta a un tributo verso la
cattedrale di San Gavino, la plebs urbana da cui prima di-
pendeva.
Altre plebanie si formarono pure nel terrìtorio contiguo, dove
sorgevano villè antiche, le parrocchie di Sorso e di Tissi-Usini
che ne conservano il titolo. Lo mutò tardi Osilo.
L'importanza della pieve di San Nicola si allargò nel corso
dei secoli Xli e ~ lii col rapido progredire di Sassari, do ve af-
flu ivano le popolazioni marittime esposte alle incursioni barbaresche,
abitanti di piccoli borghi vici ni, possidenti di corti e mercanti
della Corsica, di Pisa e di Genova.
Costituitosi il comune autonomo, dopo una lotta violenta che
determinò la caduta degli ultimi eredi del Giudicato, a metà del
duecento l'arcivescovo Prospero si sottoscriveva archlepiscopus
de Sassari e nel 1278 la nuova città era divisa in cinque par-
rocchie. All e nuove chi ese di Santa Caterina, Sant' Apollinare,
San Sisto e San Donato si assegnarono come dotazione alcune
terre elencate nel Condaghe di San Nicola. (1)
Sebbene il pastore della diocesi risiedesse ormai abitualmente
in Sassari, tuttavia la sua cattedra restava in Torres, così spopolata
che ne i primi decenni del 400 vi erano soltanto le poche abitazioni
degli addetti al porto e alla custodia della torre presso i ruderi
della città romana, su cui imperava sempre l'alone del mistero,
richiamandovi cercato ri di tesori. (2)
Soltanto il 4 maggio, anniversario della dedicazione della
Basilica e il 25 ottobre festa dei SS. Marti ri, le vie modeste e
deserte erano ani mate dalla folla variopinta che seguiva prelati e
clero di tutte le diocesi della Sardegna settentrionale.
La traslazione giuridica della sede a Sassari era nei voti di
tutti. Nel gi ugno del 1440 l' Arcivescovo Pietro Spano Qttenn~ da
.
(1) E' ricordato nell'atto di Concordia tra i parroci di Sassari del 10
ottobre 1336 - cfr. Tota. Cod. Dipl. Sar. sec. XIV.
(2) Torres, si legge nella bolla di Eugenio IV, 3 aprile 1441, propter
malignilatt;a temporis et diversas alias calamitatea quae partes illas, proh
dolor, ajfli xcrunt~ desolata et destituta exsistit. ... quod nulli eam inhabitant.
- 61 -

Eugenio IV la facoltà di trasferire la cattedra episcopalè alla


Chiesa di San Nicola. Ma la bolla per opposizione del rettore
dell'antica pievanìa fu revocata. Si dovettero mandare nuovi mes-
saggi al Pontefice perché l'anno appresso venisse riconfermata.
Con la sede del vescovo Sassari assumeva il nome di città
turritana, (turritana civitas de cetero nominetur).
Tra la città e il Vescovo ed il Capitolo non tardò a nascere
una contesa assai complessa per la giurisdizione e possesso della
Nurra. Questa da tempo immemorabile era considerata patrimonio
della Chiesa di Torres. Il nome di San Gavino dato ai monti del
territorio, di cui da altre carte conosciamo i confini, (1) doveva
indicare l'ispirazione religiosa della donazione primitiva.
A sua volta il Comune rivendicava la piena signoria sulla
medesima avendola ottenuta in feudo dalla Corona aragonese.
La controversia dava luogo a rappresaglie di fatto tra pastori
ed agricoltori e altri inconvenienti gravi che, appena accennati
nell'atto di concordia, avevano una ripercussione nella stessa vita
cittadina. Oli ufficiali della Nurra, senza tener conto alcuno di
concessione avuta dall'economo della Mitra e del Capitolo, impo-
nevano delle tasse ai padroni del bestiame non autorizzati dal
Comune e venivan c~cciati, per cui finivan col non pagare alcun
diritto di pascolo, nè alla città nè al Vescovo.
L'Arcivescovo Antonio Cano, degno continuatore di pietra
Spano, in quel periodo di assestamento della nuova cattedrale
affrettò la fine del dissidio . Gran fautore della conciliazione fu
Don Angelo Marongiu, allora consigliere e capitano della città,
una delle figure più celebri della storia sassarese nel secolo XV.
li podestà Giovanni de Milia, Giovanni Oambella, i consiglieri di
cui si fa menzione nel documento ci sono noti da altre fonti. La
concordia veniva ratificata dalle parti il 3 giugno 1471.

(1) Riporto la descrizione dei confini per i nomi topografici interessanti


che sono ricordati: • Sas lacanas de sos montes de Santu Baingiu, Comin-
zende dae sa pedra carpida deretu a su bachi/e de S . Baingiu de planu Alitei
(Aliterru ?) e igue a Pischina de fiore, e dae Pischina a sa Ena de apiu ca-
minu caminu a su Putu de erre, e dae su dittu Putu alzende riu riu fin a Coa
de Andria e dae ditta Coa comente penden abbas trainu trainu a Santu Giorgi
de logu, e dae S. Oiorgi a sa Argia/a de s' ena de logu, e da inie deretu
deretu a sa Corte de Nurchis, c9mente falat trainu trainu a trunca eretu a sa
pisch ina -de Paula de Orzu , alzende trainu trainu a Mandras, e dae Mandras
a sa pedra carpida.
-02-

Nelle trattative Don Angelo Marongiu rivelò una grande abi-


lità diplomatica. Riconosciuta la giurisdizione della Chiesa, Ve-
scovo e Capitolo concedevano e sa dita i1zcontrada et terras de
Nurra • in enfiteusi perpetua al Comune. Questo si obbligava a
un livello annuo parimenti « itz perpetuum > di quaranta lire, delle
quali venti dovevano versarsi ali'Arcivescovo nella festa dei Santi
Martiri Turritani; le altre ali' Arciprete sa die de sa festa de sos
ditos gloriosos martires qui venit de maju.
Si riservava pure al Vescovo e Arciprete di dare in locazione
il monte di San Gavino nelle annate ghiandifere. Ai medesimi
inoltre per ogni armento doveva offrirsi tutti gli anni un capo di
bestiame. Vescovo e Arciprete infatti eran obbligati da consuetu-
dini inveterate a imbandire le mense per i vescovi, canonici e
preti che intervenivano alle solennità dei Martiri.
L'onere pecuniario oltre il valore giuridico n' aveva anche
uno reale, poichè il valore della moneta era in quegli anni così
alto che con tre lire si poteva comprare un tratto di terreno bo-
schivo poco distante dalla città e con cento lire circa tre case
nell'abitato della medesima.
Quel tributo in natura fu conservato, sotto altra forma più
modesta, fino a tempi recenti dal Municipio di Sassari.
Il Comune stesso interveniva direttamente perchè locatari e
pastori entrando nella Baronia della Nurra non andassero via
senza pagare. A un invito dell'Arcivescovo Andrea Manca il Con-
siglio Maggiore rispondeva tosto con una attestazione sul modo
con cui il concordato veniva . osservato (Ved. doc. 2).
Nella Nurra litoranea restavan alla Mitra e Capitolo le sa-
line che possedevan « con totas sas cosas y servidumbre de ellas
de tiempo immemorial >. Il Vicerè Don Michele de Moncada pro-
pose la cessione di esse all'erario. Una convenzione veniva fir-
mata in Sassari il 14 novembre 1587 da Nicolò Tavera, come regio
procuratore delegato, dal vicario generale Gavino Manca a nome
dell'Arcivescovo Alfonso de Lorca e dati' Arciprete Oiov.' f rancesco
Fara per mandato speciale del Capitolo (li

(1) ARCHIVIO DUOMO. - Concordia con el Regio sobre las Salinas y lo


que por ellas se contrebuie a los S.res Arp.os y Cablldo en cada un aiio.
• Sui primi di ottobre d'ogni anno la R. Corte si obbligava di pagare 75 lire
e due carradas di sale, cioè 5 rasierl per ciascuna carrada all'Arcivescovo, •
messe in casa, francas de portadiga; al Capitolo 175 lire e una carrada di
sale a ciascun canonico, di 5 rasieri ciascuna.
- 63 -

I. - CONCORDATO FRA L' ARClVESCOVO


E ARCIPRETI! TURRITANI E I CONSIGLIERI
DELLA CITTÀ DI SASSARI - (3 OIUONO 1471)

!Copia. Dal Libro delle antiche Ordinazioni dtl Comune di


Sassari 25 maggio 1522, a istanza dell'Arciprete Don Oeraldo
Manca. (t)]
Jn nomine lesu. Aduertendo et arbitrando debitamente su
R.mu Seg.re et Padre in Xrto Don Antoni perisa Divina Clementia
Archiepu de Sassari et de Turres, una cun su venerabilissimu m.
lo. Gambella Archiprede de Sassari, et de Turre, de una parte
et isos Mag. cos Donnu Comida de Marongiu, Donnu Antoni
Scanu Nadayu, Angelu de su pogu, Donnu Franciscu de Serra,
et Donnu Antoni Farris Consigeris in su annu probe passadu, et
antecessores de sos pfites et infrascrittos Mag. cos Consigeris de
sa dita Citarle de satera parte a sos grandes disbates, differencias
altercaciones, questiones, litigios, odios, rancores, sussurros, et
malas voluntades sas quales, et isos cales sunt istadas seguidas,
et seguidos inter isos ditos R. Mu Archiep. u, et Achiprede pre-
fatos et clero suo, et isos Mag. cos Consigeris antipassados de
sa dita citade ogni annu et continuamente per causa et occasione
desa incontrarla et terras de Nurra pretenden de sa dita Mensa
Archiepale et aissa cussa tale Nurra, Contrada et terras in certa
forma aspetare et pervenner similmente ancora sa dita et p.fite
universidade a issa cussa dita Nurra spetare et esser sua in
omnibus et per ommnia, unde sas prefatas partes intendende
mitigare sas ditas cosas pro evitare ogni errore, natura y materia
de ogni mala voluntade per pacificu de su ditu cleru et pobulu
de custa citarle, si sunt isforzados, et si isforzan cun depidas
oportunas et necessarias consideraciones, sas quales dognunu de
sana pensa podet bene intender, et reconnosquer; Per ço su
spectabile M. Angelu de Marongiu Consigeri e Capitanu de sa
presente citade et eretadu in su presente cabu comente zeladore
desu pacifidu de custa universidade pro servissiu de sa Magestade
de su multu altu, et multu poderosu se. Re Don loan perisa gracia

(I ) ARCHIV. DEL DUOMO - Sassari, Ser. D. 1 - Libro de tercios, Rectorias,


alquilos de saltos y terras de lii.mo y Re.mo Seiior D. Alonso de Lorca Ar.po
Turr.no, an. 1577.
- 64-

de Deu Re de Aragona, de Navarra, de Sardigna et qui Deus


prosperet, et pro su bene advenner de sa dita, et presente Citade
intervenendo in custas cosas cun grande zelu et fervencia una
cun Donnu Bartolo de Marongiu et donnu Ferrandu Darendi a,
contractadores et consigeris de sa presente concordia, mudados
et intervenidos dae parte a park pro industria et traballiu consigiu
et ordinatione et de su ditu spectabile m. Angelu de marongiu
considerando faguer inde serviciu a su onnipotente Deu et a sa
prefata Mag. -de beneficiu, et reposu, a ambas sas ditas partes
fuit fata costituirla praticada et ordinada sa dita et infr.ta p.nte
concordia et aunintesa inter sas ditas partes Et pro quantu in
cussu mesu sos prefatos Donnu Comida de Marongiu et Cumpa-
gn ios fuint in sa fine de sa essida de su officiu insoro non
ostante qui averen sas ditas partes sas ditas el ifr.tas cosas
firmadu non fuin manifestadas nen aclaridas in palesi- pro esser
a totu su pobulu manifestadas sos Mag. cos Donnu lo. de Milia
Potestade de sa pre. te Citade pro sa dita Mag. de, Donnu lo.
Oambella Do nnu Pedruzzu Virde, Donnu Pedru de Marongiu,
donnu Nigola de Serra et Donnu Andria Barra consigeris in su
annu presente in nomen et pro parte de sa dita et presente
Universidade pro sos ditos bonos respetos et debidas considera-
ciones volende deduguer a sa obera et effectu sa dieta concordia
et avenesa comente et digna et asai laudabile et causa de grande
bendiciu et reposu a sas ditas partes, consentiendo in cussa
volen ordinant et disponent de consigiu, et vol untade de su
Consigiu Magiore cussa dita prefata presente, et infrascrita con-
cordia happat effectu, efficacia et valore per semper mai sa quale
seguida in su modu et forma siguente:
Et prim. est concordadu pactadu, ordinadu, et firmadu inter
isas ditas partes qui sa dita i11contrada, et terras de Nurra sia
dada in inphiteusim, et livellada in perpetuum zo est sa jurisdi·
cione de sa dita incontrada a sa dita Mensa et Archiep.du per-
tinente et spectante a sa P. nte prefata citade et universidade de
Sassari gasi comente cun su presente Capidulu su prefatu R.mu
Archiep.u et isu ditu Archiprede cun sos venerabiles calonigos
infra.ctos dat in emphiteusim, et ollivellat per olivellu et nomen
de olivellu de baranta liras ogni annu moneda a su presente
currente in sa dita C itade pagadoras in sa forma e manera si-
guente, vinti liras a su ditu · R.mu S. Arch.pu, a sa festa de sos
gloriosoi Martires Oavinu, Prothu, et lanuarij, qui venit de su
-65-

mese de 8.bre, et ateras vinti liras pro su ditu M.s su Archiprede


su die de sa festa de sos ditos gloriosos martires qui venit de
mayu, et sic deinde anno quolibet in talibus terminibus, et diebus,
id est annis singulis in perpetuum sas quales liras baranta pro-
mitent et si obligant pagare in su modu e forma subra narada
sos prefatos Mag-.cos Donnu lo. Oambella, Donnu Pedruzu Virde,
Donnu Pedru de Marongiu, Donnu Nigola de Serra et Donnu
Andria Barra consigeris in su annu presente pro issos in nomen
de sa dita Universidade, et pro sos successores, et suseguentes
insoro, in su ditu officiu, et in su ditu nomen sensa nexuna molestia
diffugiu ne atera dilacione antis die pro die et gasi iurande osser-
vare pro issos et pro sos ditos successores insoro dicto nomine.
Item est concordadu inter isas ditas partes, qui, tota sa lande
de monte de S. Baingiu restat, et remangiat liquida, et espedida
a sos ditos Arc.pu et Archiprede qui possant allogare ed ama-
gueddare a beneplacitu insoro et in quantum imperò sa dita
lande hat abastare a esser estimada a grassa de duguentos porcos
et da cussu numeru in susu et non aliter si possat allogare nen ma-
gueddare zo est non abastande sa dita lande a numeru de duguentos
porcos. Item est concordadu pactadu, et ordinadu inter isa ditas partès
qui ciascaduna gama et armentu siat tennidu et tenidu dare senza
alcuna contradictione impaciu ne obstaculu, unu annigiu ogni
annu pro sas festas de sos gloriosos Martires, Padronos e defen.
sores de sa presente citade ai su ditu R.mu Arch.pu et Archiprede.
Die veneris in Capidulu in domo Ar.pali Sassaren anno in-
carnationis D.ni M.° CCCCLXXI primi mensls !unii dictu R.mus
Ar.pus firmavit presentia capitula et huius convenientia in posse
manibus mei Angeli de Podio notarii pubblici et sic profitens
inferius manu propria se scripsit ut ecce Are.pus affirmat laudai
et approbat et manu propria signat.
Pari modo eadem die et loco capituli firmavit praedictus D.nus
Archipresbiter et se scripsit manu propria ut sequitur, videlicit lo.
Oambella Archipresbiter qui supra laudans et firmans quae supra.
Et nihil ad mayorem praedictorum corroborationem et vali-
ditatem, et firmitatem tam dictum capitulum universi canonici
sassaren infrascripti totius praedicti capituli firmarunt die et loco
praedictis presentem praefatam et huismodi conventionem et con-
cordiam Venerabilis D.mus Oantinus de Nura, venerabilis Saturninus
Carta, Ven. D.nus Pantaleo de Serra, Ven. d.nus loannes Pilo, Ven.
O.nus Simon Argo, Canonicus lanuarius Pilu, Canonicus f ranci-
- 66-

scus Cano, Cano.nicus lo. Mura, Canonicus franciscus Casus, Cano·


nicus Oavinus Sirigu, qui omnes tamquam praesentes in dfcto
çapitulo firmaverunt supra et iurarunt pari et modo poat prae-
mis~orum dictis die et loco firmarunt praedicti Mag.ci D.ni loan·
nes Oambella, et Petruzus Virde duo ex consiliariis ante dictis
cum aliis eorum. consorti Consillarii praedicti, quam quidem fir·
marunt presentes ad omnia supradicti vocati et rogati in testes et
pro testibus R.dus D.nus Petruzius Abbas S.ti Michaelis de Plano,
Ven. D.nus loannes Pilo Archipresbiter Ampurien, et D.nus loanot
presbiter et Rector S. Leonardi S.tae Mariae de Pisis.

Il. - CERTIFICATO SULL' ESECUZIONE DELLA PRI!·


CEDENTE CONCORDIA ( 22 MARZQ 1()49).

fas fe yo luan Antoni Quessa pubi. not. y secretari de I~


casa del consell de esta Ili.e y Mag.ca Civ. de Sacer qualmente
entre altres coses que se trataren en un colloqui tingut en lo~
nQu. del p.nt y corrent mes de mars per los Nob. y mag.che~
On f ran.co Quesada, Miguel Sampero cavalier, lu~n fran.co Gioia
'I Oiego Luquina Cap. segond, quart, y quint conseller~ de I~
fll~tex~ civitat, essent assent lo mag.co luan Clement de Serr~
çon~eller ters, ablos elects Dn. f ran.co de Aquena, D. Gavi Li peri,
de la Brqnda, O. O avi Paliacio, D. f ran.co Martincz Taray., y D.
Matheo Casada cavalier, es estat que tots los anys que en los
monts de S. Gavi hi husa estima de gla, la qual se sol fer a
petiçiò de 111.m y Rm senor Archibe Tuno en lo mes de septembre,
y aquella estimada à graxa de dos sents porchs segons lo acte
de concordia que se fassia en la forma solita, y que en los anys
que hi hurà tal estima en dits monts, no el puguian acusar ni
· cxecut~r tentures al bestiam que serà en aquells, sino tant so-
l3ment ferse pagar los danys que faran en los sembrats, y que
lo~ officials que seran en la Baronia de la Nurra hagian de dar
tQtes que seran demandts étl dit 111.m y Re.m S Arch.be Turr.
que ara es, y per temps seran nominats de tots los forasters, que
entraré!n ab Jlur bestiar pe herl;>ar en dits anys à tal tinga notissia
de aq1.1ells per pagarse dels drets que li tocaran dels herbagies
segons esta actuat en dit colloqui al qual me remet; en fe de lo
qutl instant lo 111.m y R.m D. Andrea Manca Arch. be Turr. n
as la p.nt fermada d~ ma mia; en Sacer als vintidos de mars 1649.
CAN. D. fJLIA.
LO COMPASSO DA NAVEGARE

I. - CHE COSA t Il e COMPASSO


DA NAVEOARE •.

Se si domandasse oggi ai letterati ( I) e agli storici italiani


che cosa sia il Compasso da navigare nessuno saprebbe dirne
parola; esso verrebbe scambiato per qualche strumento impiegato
nella navigazione. Molto è se qualcuno ricorderebbe che così è
intitolato un portolano del s1::colo XV attribuito a Giovanni da
Uzzano, che l'avrebbe composto verso il 1442. Questo testo fu
assai malamente pubblicato nel secolo XVIII dal Pagnini (2),
Il De Simoni (3>, che l'ebbe fra mani, sospettò eh' esso nascon-
desse molto oro, ma nessuno si è accinto a studiarlo: chi l'avesse
fatto si sarebbe accorto eh' esso è un rifacimento tardivo d'un' opera
più antica che bisognava rintracciare.
Il e Compasso da navegare > è in realtà un'opera italiana
composta verso la metà del secolo Xlii, in due parti che si com-
pletavano a vicenda: il portolano~ cioè la guida scritta per navi-
gare nel Mare Mediterraneo, e la carta nautica del Mediterraneo
stesso.
Oggi l'Inghilterra ha i suoi portolani e le carte (circa 3800)
per tutti i mari del mondo e per molti di essi la f rancia, gli

(1) Sebbene il Compasso da Navigare sia un monumento insigne della


lingua italiana nel s ecolo Xlii, invano se ne cercherebbe ricordo nelle storie
letterarie dedicate a quel periodo, come nel volume Il Duecento di O. Bertoni,
dove pure sono ricordati e raccolti documenti di minimo valore.
(2) Della Decima e delle altre gravezze t. IV 1766.
(Z:l) c. DE SIMONI e L. T. BELORANO - Atlante idrografico del M. Evo
posseduto dal prof. Tammar Luxoro in e Atti della Società Ligure di Storia
Patria • voi. V, 1867.
- 68-

Stati Uniti, la Germania, il Giappone. L'Italia da parecchi decenni


ha ripreso anch'essa questo ramo dell'attività scientifica (1): i
dieci volumi del portolano del Mediterraneo e del Mar Nero, e
le carte nautiche relative, elaborati dal!' Istituto Idrografico della
R. Marina, e g1,1elli riguardanti le colonie ed altre coste che man
mano vedranno la luce segnano un ritorno sulle orme dei padri.
Ali' inizio di questa vasta attività scientifica, che si rinnova
e perfeziona assiduamente presso le nazioni civili, stanno non i
peripli greci, ma i portolani italiani e le carte nautiche del M. Evo,
di cui il Compasso da navigare è il nucleo più antico che, va-
riamente accresciuto, sviluppato e rifatto presso di noi, è ·passato
in Francia e in Catalogna ed in lspagna, e poi in Portogallo, in
fiandra e 'in ·Inghilterra, fornendo i modelli e le basi a questo
genere di opere.

Il. - LE OPERE DEL NORDENSKIOLD


E DEL KRETSCHMER.

A. E. Nordenskiold (2) nel 1897 pubblicava un'opera di gran


·mole, < Peri plus», nella quale, riproducendo e studiando, fra l'altro,
le carte nautiche medioevali e solo parzialmente i portolani, non
ostante l' esistenza di un numero grande di carte ita·liane più '1n-
·tkhe di quelle catalane, attribuiva il merito di questa produzione,
eh' egli riteneva ·fra le più notevoli dell'ingegno umano, ai Cata-
lani, togliendo agi' Italiani questa gloria. E non ostante c·h' egli
.fosse energicamente contraddetto, l'opinione che i Catalani abbiano
av·uto una parte preponderante e iniziale in questo grandioso pro-
gresso dell'arte nauti ca, fu accolta e si diffuse anche in Italia. (3)
K. Krelschmer, incaricato dalla Società Geografica di Germania
di compiere ric~rche negli archivi e nelle biblioteche d" ltaUa,

( 1) Cf. Catalogo delle carte e delle altre pubblicazioni del/' /stitut9 ldro-
rrafico della R. Marina 1934 - Genova.
(2) Periplus, on essay on tlze early history o/ clzarts and .saìliog-directions ,
Stockolm 1897. Si badi però che il Nordenskiold usa il termine porto/a.no per
indicare Ìa e.aria n(lutica e chiama portolano normale la carta nautica ci.e! Me-
diterraneo or\ginaria, di cui tutte le altre sarebbero copie. Questa confusione
di termini si trova in molti altri scrittori.
(3) C. A. NALLINO - Un mappamond.o arabo disegna.io ne.11579, in . Bol·
I.e.ttino della Soc. Oeogr.afica Italiana •. Serie V, Voi. V (191.6 ) pp. 721-73µ •Se
già alla metà del secolo XIV, presso gli A_rabi dell' Afri~a -seUentriona~, :era
fio. 1 - lo Compasso da N11ve911re.
Redazione dell'anno 1296 f. l.
- .6 9-

rivolge,va la sua attenzione alle carte e ai portolani in particofare.


Nel 1909, a cura dell'Istituto Idrografico e Geografico della Uni-
versità di Bertino, pubblicava un grosso volume, ( t ) ·in cui soAo
riprodotti i testi portolanici italiani, eh' egli riteneva più interes-
santi. Il Kretschmer non ha tuttavia esaurito l'argomento, e agi' Ita-
liani resta in questo campo tutto da fare o da rifare. Le sue
trascrizioni sono spesso errate .e i testi da lui dati devono essere
ripubblicati. Ma sopratutto egli ha trascurato quel gruppo di
portolani che egli ha chiamato gruppo Uzzano, il cui testo gli è
sembrato troppo corrotto, e gli sono sfuggiti i manoscritti più
antichi che avrebbero dato alle sue ricerche altra j.mportanza.

lii. - IL PORTOLANO ATTRIBUITO


ALL, UZZANO.

Insegnavo storia e geografia nel R. Istituto Nautico di Genova,


quando recatomi ad Alg hero in Sardegna alla ricerca di alcuni
codici (2) che sapevo esistere in una biblioteca privata, non potei
ottenere quelli che più mi interessavano, ma mi vidi presentare
un grosso volume manoscritto, la cui seconda parte conteneva
un portolano ed alcuni trattatelli riguardanti l arte nautica. Il
manoscritto era firmato e datato: Fillito per ill/inqui per me

corrente la voce spagnola Kunbas, per disegnare le carte nautiche del Medi-
terraneo tradotte in arabo su originali catalani, bisogna ritenere che già da
lungo tempo, cioè già nel secolo XIII, il vocabolo Compas fosse usato in tal
senso dai marinai di Catalogna. Parmi dunque che gli autori di quei tre portolani
italiani del secolo XV, designando I' ppera loro col nome di Compas.s o ·non
abbiano fatto altro che seguire la denominazione catalana (o più esattamente
maiorchina) solo estendendola dalla carta nautica al portolano propriamente
detto •. Così il Nallino; ma mentre l'uso del vocabolo Compasso per la carta
nautica e per il portolano è documentato, come ora vedremo, per i marinai
italiani dei secoli Xlii e XIV, non è affatto documentato per i catalani e
maiorchini.
(I) Dit italitnisclun Portolant dts Mitttlalttrs - Berlin 1909. Il Kretschmer
ha avuto il merito, delle ricerche nelle biblioteche e negli archivi p' Jtalia e
della pubblicazione di testi inediti, di avere riconosciuto e difeso la priS>rità
,degli .ltalittni nella cartografia ·medioevale.
(21 Questì manoscritti sono ora entrati a far parte della Bil>lioteca Uni-
Y,e(sitaria di Cllgliari e verranuo man mano illustrati. la l,libliot.eca pa;ssie.d~
anche· uno dei più antichi co.dis:i ~cl .Coosplatp iUl Mari.
- 70-

Giovanni di Bernardo d'Antonio da· Unano MCCCCXL- a di . 8


di novembre. . Riconobbi subito l'opera detta La pratica : della
mercatura di Giovanni da Uzzano, edita dal Pagnini nel 1.766, e
poichè da ciò che il De Simoni e il Belgrano ne avevano scritto
e da un rapido confronto fra l'edizione erratissima e il mano-
scritto, mi persuasi dell'utilità di fare una nuova edizione di tutta la
parte nautica, decisi di trascriverla, proponendomi di pubblicarla
e d' illustrarla.
Della scoperta del manoscritto e dell'importanza del testo del
Compass() per mostrare a navigare detti notizia in due comuni-
cazioni al Congresso geografico di Genova nel 1924. (t )
Ma durante la trascrizione, lunga e laboriosa, mi accorsi che
il testo
1) non era opera di O . da Uzzano;
2) conteneva in mezzo ad aggiunte e rifacimenti un nucleo
che doveva risalire al secolo Xlii;
3) presentava qua e là, nei nomi ed in alcune espressioni,
forme che facevano pensare ad una versione dal catalano.
Poichè altri indizi mi avevano però convinto che l'opera
fosse in origine italiana, (2) decisi di continuare le ricerche quando
se ne fosse presentata l'occasione.

IV. - I PORTOLANI SCRITTI DA ORAZIA PAULI


E DA CARLO DI PRIMERANO.

Durante una permanenza a Firenze, trovai ed esaminai due


altri manoscritti sfuggiti al Kretschmer: uno del secolo XV, con-
temporaneo quindi o di non molto posteriore a quello dell' Uz-

(1) Il più antico portolano medioevale del Mediterraneo e I matJoscrt'ttì.


dell'opera di Giovanni da Uzzano in • Atti del IX Congresso Oeogr_afico lta·
llano •, Genova 1924.
(2) Il testo del da Uzzano è una ritraduzione in italiano di una versione
catalana fatta sull'italiano del Compasso da Navigare. Questo dovette venire
a conoscenza dei marinai catalani subito, poichè le loro colonie erano nume-
rose in porto Pisano e in Genova. Tradottolo ad uso dei foro connazionali,
· 10 accrebbero e modificarono: in questa forma fu ritradotto in italiano dal-
1' Uzzano. Un processo analogo spiega l' origine delle carte nautiche catalane,
che derivanti dalle italiane, furono alla loro vblta utilizzate da altri popoli,
anche da posteriori italiani. I Catalani oltre che in Porto Pisano furono nu·
merosi in Talamone, anzi a un certo punto, nel secolo XIV, la loro colonia
di Porto Pisano, per un litigio, si trasferl interamente in Talamone. Cf. Lenzi
I porti della Marinti Toscana pp. 219 e seguenti.
~nrtt 1\\0~.\rb\no c{nt:t ·1.\l·\otfu r:\t\o
ù\,\nrou-~ .,ount.\n · c~C·\'l ·,ntt p:'<
lOltlO · ~e\~ ~'' ~f.\\tn c C1'1~\ lçlillltt~\
~' · '""~· \~ ·nff ~'\ G.\l1'1no ùlox to.uwcir
~. ~d"trof..\n l\'.'tf:\n\, ..,~f~ut nno· ~ln·
·" '' \1v..\rb1no 1\ t('\~ncK qi"tl .~tlom

'-'l-\' ~G~ rnn-\m1 · ,,,,.,,r pf t\nw.nnur
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n - d ··n1r rfll«ro ~rlo"" c:t~" tt '1si .\lo
~ol fu \'-u"O ·e ~x Y · 'ln l' mf lr1fatt rfilml'
i'd~l\X' ttGtyl .l\\.\l.\llé'l·C\'Y)' •Otl' plt"
n:\tt .1..\rlon-U "'~" u-f\nt .\n<'t-C.\ rn :tcn
C'C' ~"· •1' tl'. ~~ x t('t no li lofi letn' 'lttl . O'Jc
l~\~ ~\nr .\nt'lct .\ b.lllltl _çn- t 1f11if ;t\"
flumr rrnnc .<"l\'·•l' tl' rni s 1-01no ttfibr
ro.1Sclor.\ ~~ fu1 t .\ n tu~-\ .un.u~cn·cmr
rfl hrro ~rloc \ µ) {T f ro .\ll {'l\-l .\ \.\ fi!ro'
lofo\01 no· hYY .Ptl pkn 'ttr·~rln~Jt'1~
b.~n" n:tf.tnnno. uc l.n '1'1f· pG'.u1.no
Ùl.O~l)tt '1t1-\ . ~t'lC rovttto lo\tbtt'C'bt" f\ .

fio. 2 - Lo Compasso da Navegare.


Redazione dell'. a. 1296 • La fine dell'opera.
-11 -

zano, era scritto da Carlo di Primerano e dava il testo in una


forma italiana più pura, e in una redazione per contenuto diversa
d~ quell~ del ms. Uzzano, pur dando sostanzialmente lo stesso
Compasso. L'altro manoscritto, di mano di Orazia Pauli, più
antico, appartenendo al secolo XIV, dà un testo per alcuni ri-
spetti più arcaico, sebbene assai corrotto e maltrattato dai copisti.
Le traccie catalane scomparivano: l'opera si affermava, anzi
per molti indizi toscana, o se si vuole pisana. Decisi di trascri-
vere i due manoscritti, per servirmene alla ricostruzione dell'ori-
ginale del ·compasso da navigare.
Durante una breve gita a Parigi, fra altri cimeli della carto-
grafia e della nautica italiana, conservati nella Biblioteca Nazionale
ho trovato un atlante di carte nautiche che, per i suoi dati interni
ed esterni, mi è apparso come il volume di carte che accompa-
gnava per l'uso del navigatore il portolano di Carlo da Primcranp .
Delle du.e parti di questo Compasso da Navegare una trovasi
cosl a Firenze, l'altra a Parigi.

V. - IL çOMPASSO DA NAVEOARf:
NELLA REDAZIONE DEL 1~9Q.

Ma più lieto fui quando in altra città estera potei ritrovare


il manoscritto in pergamena di cui presento alcune fotografie (fi~. 1) :
esio è un cimelio del più alto interesse.
Ha la data e il titolo:
Incipit liber conpassuum
MCçLXXXXVI de mense januarii fuit incepi~m opus istud,.
lo Conpasso de navegare
Aesto si è lo Compasso e la starea de la terra si corno se
reguarda en quante millara per estarea. En primamente da lo
capo de San Viçenço a venire de ver Espaglla ver levante. Contiene
la descrizione delle coste spagnuole, a partire da C. S. Vincenzo
in Portogallo, catalane, francesi, provenzali, italiane e della peni-
sola balcanica sino ai' Dardanelli (f. 35v la bocca d' Aved•): quindi
la descrizione delle coste del Mar di- Marmara sino a Costan-
tinopoli e ali' imboccatura del M. Nero (f. 37 Or è complito tu&to
4ef!~ro de bocca d' Avedo mtro en Costat1tinopoli et entro a la
pgcca de lo •MQre Maiare, çoè dall'una parte e dall'altra. E
- 72-

tornerà de fora, çoè a ddire a la torre d' A rmlnl tn ver lo capo


de Sancta Maria e ver l'isola de Metelllno.)
A f. 37v incomincia la descrizione dcli' Arcipelago (Qua se
contene quale sono la scala de Romania çoè a ssavere /'isole de
l' Acço pelago), che continua sino a f. 45 dove riprende la de-
scrizione delle coste del!' Asia minore e quindi di Siria, Palestina,
Egitto e di tutta l'Africa settentrionale sino a Saffi sulle coste
Atl antiche del Marocco (f. 62v De lo dicto Saffi, eh' è capo de
tucta la starea, entro a lo capo de sancto Vi11cenço che prlma-
mente cominçammo e à ccc M. per tramo!ltana ver lo greco ......
Or è computo de volgere tucta la starea de la terra çoè a ssavere,
primaramente la Spaglla e Catalogna e Provença e Principato e
Pullia e Scravenia e tucto l'altro mare entro a Saffi).
Seguono i pelei o pileggi, e cioè i percorsi attraverso il mare
aperto, fra punti lontani ed opposti di coste continentali e insulari,
(f. 62-64) e poi la descrizione delle coste insulari : le Pitiuse e le
Baleari (64-70), la Sardegna (ff. 70·78), la Corsica . (ff. 78-82), la
Sicilia, Egadi ed Eolie (ff. 82-86), Malta e isole vicine (ff. 86-89),
Creta (ff. 89-96), Mi lo (ff. 96-98), Cipro (ff. 98-100).
· Il Compasso d a Navegare· termina ai ff. 1oov - 101 con le
parole:
Ora è complito lo libro che se clama Compasso da Navegdre,
çoè per estarta de tucta la terra entorno lo mare e tucte l' isole
de la pelago e tucte l' isole de mare e g ranne e peticte. Ecqul
ennanti parlerà e deviçarà de lo Mare Maiore de R omania. (Fir. 2>
Segue, aggiunta al Compasso originario, la descrizione delle
coste del M. Nero, o M. Maggiore, eh' è la prima a noi nota.
Termina tutto il manoscritto a f. 106: Qua è complito de vol-
çere tucto entomo lo Mare Maiore da levante e da ponente cioè
lo Mare Malore de Romania dentro a Costantinopoli.

VI. - IL TESTO DEL COMPASSO NELLA REDAZIONE


DEL 1296 È O IÀ VARIAMENTE AUMENTATO
E Rl.ELABORA TO.

Il codice non è stato scritto da un marinaio, ma da uno


scrivano che sapeva di latino. La minuscola gotica nei primi fogli
è più diligente, con poche abbreviazioni, e si avvicina alla scrit-
tura umanistica: man mano però diventa più angolosa tanto da
. \

• }it.upi)t~·A~~·lC· OJ.t'-J'giuinno · b~dlltt'd.4- ,


'~J;".,;...,~.{~ie..r ~•"4 . 1'i-mtrç.mome-"-~'4~'
9"~ ,.,,- ·h fÒ~4l»A .t~fdi·~L ~.l,? prtti~. I
~t. Afa to't'tf'o 1!'· ,.,,l~~ ,\lo ~ ~tie
b~·Gmt- ft)bcn 411'.tt.\ . tf· ~r~ f!O·lm: . bri"" Alto
44LJ:Q ~ mAh /le" •~tl'~~ niom ~ . 'bt'U'ln
'i~ b.-11 Af.tnJ.no 81 "!J'_,. ~nat ~mM'fl-ro lJ4UlCO~ bt- •
fà:flM'f" All!rlònA·!~. ~i~~,~~ •~!/.
'taò f;IM.,o •.Ul'~nt. '!-~ o/il' ~geo ~ot'4'Mt ); I


tll-MJ:' ~llt'O ~ ~ ànm.1'10 tom~
~ b~ dìa,_,,,n.m~ (l~_!omA'Y't nlA.l_. t
~-,,.,m.titlA tattro A.COih\nn~l1 1.

· ~hat hh..'T+'1i.tU'Jm tctt~mAn~3,i.1110?td


,. .ni~ ~~~ea_'"J ·"' I w.
~ ·"c..~~}'fìt-lm~~ c:al bho 1Um\t".;· · ~

Fio. 3 - lo Compesso da Navegare.


L' ultime pagina del ms. contenente la redazione dell' a. 1296
- 73 -

assomigliare alla litera Bononiensis, e numerose diventano le


abbreviazioni. I ff. 105 e 106 sono di altra mano. <Fig.3J Mentre il
primo amanuense all'inizio aveva tradotto in latino il titolo del-
1' opera con liber comoassuum, il secondo ha Explicit liber portuum
totius maris in quo potest navigari. Deo gratias ammen. Qui
scripsit scribat semper cum domino vivat. E bisogna lasciare a lui
la responsabilità dell'affermazione che negli altri mari non si
potesse navigare, perchè l'autore del Compasso, marinaio espertis-
simo, non ignorava certo che la navigazione si estendesse a nord
del C. S. Vincenzo in Portogallo, lungo le coste portoghesi, spa-
gnuole, francesi ed inglesi, ma aveva voluto comporre un'opera
che avesse per termini C. S. Vincenzo e Saffi, e riguardasse il
Mediterraneo.
La redazione A, come l'indicherò d'ora innanzi (O indicherà
quella di Orazia Pauli, P quella di Carlo da Primerano, U quella
dell' Uzzano) pur essendo così antica, non dà il Compasso da
navigare nella sua forma primitiva, ma in forma modificata ed
ampliata. I portolani sono testi vivi, in continua trasformazione:
anche oggi, eh' è facile moltiplicare le edizioni, avviene che, fra
luna e l'altra, l'Istituto idrografico debba pubblicare delle istru-
zioni supplementari, rese necessarie da modificazioni sulle coste
o nei porti.
Ogni nave ebbe ben presto una o più copie del Compasso-
portolano e del Compasso-carta del Mediterraneo. Sottoponendoli
al controllo dell'esperienza se ne rilevavano le defi cienze e le
inesattezze. Non tutti i marinai sapevano o s i curavano di cor-
reggere, ma molti, specialmente nel cinquantennio in cui il Com-
passo sorse e si diffuse rapidamente, prendevano nota a margine
del .manoscritto, e rifacevano e aggiungevano al testo. Queste
aggiunte e correzioni riguard avano un pò tutte le notizie neces-
sarie al navigante: le distanze in miglia, la direzione delle coste,
i punti di riferimento, l'entrata nei porti, la natura del fondo
marino. Se si riflette alle distrazioni, agli arbitrii dei copisti nel
trascrivere e al fatto che per alcuni marinai interessava solo un
tratto delle coste e che perciò essi si contentavano di copie
parziali, s'intende che, a un certo punto, non vi dovessero essere
quasi due copie del Compasso che coincidessero. Ogni tanto
le aggiunte e le correzioni venivano fuse nel testo, e si cercav:a
di ristabilire l'esattezza di questo col confronto di due o più ma-
noscritti. La redazione A, al pari delle. redazioni dei sec. XIV e xy,
- 74-

dimostra questo lavorio: in parecchi passi la descrizione della località


è ripetuta da altro manoscritto alquanto diverso (il testo di alcuni
brani risponde alla redaz. O o P), oppure '/! evidente un'aggiunta
esplicativa; e numerosi sono poi i passi in cui il testo è lacunoso
per la caduta d' incisi o di parole che possono essere ristabiliti
col confronto di O, P, U.
Il trascrittore di A aveva davanti a sè un manoscritto in cui
le aggiunte, più che fuse razionalmente nel testo del Compasso,
erano state giustapposte, sicchè a noi riesce facile rilevarle in parte,
se non in tutto, anche col confronto di O P U che hanno subito
in misura maggiore analoghe aggiunte, correzioni e corruzioni.
Ma purgare il testo di tutte le aggiunte non riesce ed è in parte
lavoro inutile, come di chi volesse dalla J• edizione del portolano
italiano attuale ricostituire la J• se questa fosse perduta.

VII. - IL COMPASSO DA NAVIOARE


fU COMPOSTO VERSO IL 1250.

Importa invece stabilire a che tempo risalga il compasso


stesso, trascurando le aggiunte posteriori. Una serie di notizie
induce a fissarne la composizione verso la metà del secolo Xlii.
I) A f. 1iv si dice: De Nicça al capo d'Oliale lii M. Olivo/i
è porto, e gaardase a tramo!ltana e mecço dì. En na {la) bocca
non à fondo entro che verrete a lo Figareto che son da ponemte,
e là trovarete fondo de XL passi. Con (Come) voi girrete entro,
trovarete fondo e stallo de lo porto appresso la torre, e mecti lo
prodese là. En la ponta eh' è dentro al capo Ferrato ver lo porto
à una e.lappa (scoglio) lontana de terra u110 prodese e mecço.
Capo Ferrato è capo del porto d'Olivo/i da Levante.
Oliole, Olivoli è l'Uliva/a portas dell' /tinerariam maritimum
romano e risponde ali' attuale Villafranca e a M. Olivo col seno
sottoposto. Il Compasso da navigare ignora l'esistenza di Vil-
lafranca che fu fondata nel 1295 per ordine di Carlo Il O' Angiò,
il quale stabiliva in ipso porta Olivulae seu Olivi villam de novo
constitui vocandam de cetero Villam f rancam, et fabricari decer-
nimus (cf. Società Lig. di St. patria: I porti della Liguria antica
p. 22) Trattandosi di lo::alità vicina a centri marittimi come Mar-
siglia, Genova e Pisa, la nuova fondazione non sarebbe stata
ignorata, se fosse già esistita quando il Compasso venne composto.
75 -

2) f. 14v : Porto Pisano è porto de catena, e de fora de la


catena è fondo plano entorno V passi. La conoscença de Porto Pisano è
cotale, che da garbino à una secca en na quale è una torre, che
se appella la Melliora, et è lontana dal · porto efltorno X M.
Da levante à una torre en na quale se fai f ano de nocte. La' n-
trata de Porto Piçano è cotale: quando lo fondo pare enter Il
torre fa quella via, e sarrete en porto necto de tucte le secche, e
per que medesmo ver levante è Monte Nero. De Porto Piça1w a
la città di Piça Xli M. ver lo maestro. De Porto Piçan a la
Oorgona XXX M. per garbino. De la dieta isola de Oorgona a
Porto Venaro LX M. per tramontana.
Piça à fiume che se clama Arno et à ra (la) foce a mare,
per la quale foce pò entrare Lenno soctile. E. so da la foce entro
a Porto Pisano entorno VIII M. ver lo mecço dì, cr1g. •>
Porto Pisano è qui descritto com'era innanzi la rovina ad
esso cagionata da' Genovesi e fiorentini nel 1290, quando le
torri furono abbattute, rotta la palizzata. tolta la catena che fu
portata a Genova come segno di vittoria, e ali' imboccatura del
porto furono affondate navi piene di sassi per renderlo del tutto
inservibile, secondo quel che racconta Giovanni Villani L. VII
capitolo 141. Porto Pisano risorse di poi, le torri furono rifab-
bricate, fu scavata una nuova entrata, costruita una nuova paliz-
zata, ed esso rimase il porto maggiore della Toscana sino alla
metà del secolo XV, quando scriveva I' Uzzano, e quando, ac-
canto ad esso, incominciava a prender sviluppo la località di
Livorno che poi finì col sostituirlo del tutto.
3) f. 49.49v; Acri è golfo et è bo!l porto, e qua è UllO scollio
che fai lo porto. A li quali scolli pode te stare a prode se romecçato
(ormeggiato) en fondo de liii passi. E de ver terra è la torre de
le Mosche. la 'ntrata de lo porto è e/lire la dieta torre e li
scolli. Se Vtllite a lo dicto porto va lontano a la città, çoè a
ssavere a la Maço!le de lo Templo et a la chiegia de Sancto
Andrea prodesi, per la secca che e de sopra Sancto Andrea.
E quanno averete la Maçone che fo de lo Conestavele a
dericto de la totre de le Mosche pode te fare la via a lo porto
dericta. E qua1Lno e/ltrarete a lo porto va tanto entro che abiate
la città de Cay/as en mecça proda, e così girete a lo porto, nepto
de la dieta secca.
Acri (l'antica Acon o Tolemaide), detta anche S. Giovanni
di Acri, è qui descritta com'era innanzi il 1291, anno in cui cadde
- 76 -

in potere del Sultano di Egitto che la distrusse. L'avvenimento,


che metteva fine all'ultimo lembo di dominio cristiano in Pale-
stina, ebbe una eco immensa in Occidente: l'opera delle crociate
sembrava così annullata; esso non sarebbe stato ignorato dat-
i' autore del Compasso se questi avesse scritto dopo quella data.
La Magione del Tempio che viene ricordata è quella dei Templari
in cui si svolse l'ultimo e più glorioso episodio della resistenza
dei difensori. La Magione del Connestabile è il castello che domina
la città nella pianta di Pietro Vesconte annessa ali' opera di
Marin Sanudo, il Uber mysteriorum fideiium crucis.
Quest'opera, composta fra il 1318 e il 1320 e dedicata al
pontefice Giovanni XXII allo scopo di promuovere una nuova
crociata, riproduce un largo brano del Compasso da navigare con
qualche variazione ed errore.
4) A f. 20-2ov si dà due volte l'istruzione per entrare nel porto
esterno di Brindisi, ma al porto interno si accenna appena: la
bocca ·del porto de Brandicço dentro dall'Isola stae a greco et
a garbino. Nel 1276 Carlo I d'Angiò costruì un nuovo canale
di accesso al porto interno, edificò due torri di guardia e le
congiunse con' una catena, facendo di Brindisi uno di quei porti
che il Compasso chiama porti a catena, com'era, ad esempio, il
Porto Pisano. Il Compasso da navegare pare dunque scritto in-
nanzi questi lavori ai quali non accenna .
5) A f. 21 si parla di Siponto come di città esistente, si tace
di Manfredo ni a. De Barlecto a Sipa!lto XXX M . per maestro
ver lo ponente. Sipanto è bon porto et à /ore en mare XXX M.
fondo sorgidore de XXX passi e vene amenovando v1r la cità
per cascheduno M. u110 passo. De Sipanto al Monte de Sancto
Angelo XV M. per g reco ver tramontana.
Così la redazione più antica A, con cui si accorda la reda-
zione P: la menzione di Manfredonia compare invece, per una
posteriore aggiunta, nelle redazioni O e U. Ora Manfredonia fu
fondata nel 1256 da re Manfredi, che nel 1263 le dette molti pri-
vilegi. Siponto, che nel Compasso compare come città, fu ab-
bandonata nel 1256 e nel 1258, quando Manfredi ne trasferì la
popolazione nella nuova città più salubre. Sul posto dell'antica
non resta ora che la cattedrale S. Maria di Siponto. La conclu-
sione che si deve trarre è che il Compasso fu composto innanzi
gli anni 1256-8, in cui fu abbandonata la vecchia città e popolata
la nuova.
fitmi>.·pvrio pifl1'0f ~1U\ivrt~ .-f~ tt_
t~.\ cfbnto pl.\no cn""9iO·'\t· p.lffi ·L\cot\~
p.tt JPrt'O plf\no e;. <»a\c. tbc- l'A ~rtn n "·.-t ·Un.t
(UC\ cn_n.-qn~\c C·RfU wnt d\f f< -"\~Il-' Lt;d
' OU\ ·'l't\on~nA l>oll Wrto n1twno \"·m1r. i\l
~ntt.·.\·un~tDnt mn.\qu..\k fcf.u f1no n
~ . f4tnme\ tt)»ltDptpno ccut:'\le·<l" \\lto
1.oimto p.\ rr rntrT IJ· t'Om, ~quc\l ,\ "'' tfmctt
mJ»ltt' nut\" «tnet\"ltfa.Thc qxtqll t nJcttfinc
ntrltu.tntt rmontt nero 1.)r Jlllf1» pu·.t no t\ \nt
t::\ ?tJ>lf.\ · "<l}·<Plf •UCTÙllll•\ CflTo t.\qt>rro piC\11
.tlì\S"lgt'n.\· ~:n - nnr rs"';\rbmo . iSci.\t>L~ ifol.l
~6Dt~nl .\µ>ito ncn.uo. lx.· lllll~· prr.maofi\n.\·
-f>l?·a.flumc che fcc\tm.\ .\mo.'1 .\ .t1:1f0.T.\
m..ut. pt.iqU.\\t fin J» cnn-:iT< l runo f<ttl\c . -t
fol>.l\.\fttt rnrro .\p>tll' ~lf4'no. cnromo."\tnJ
m1r nrtlt'mtt~-n1. ~.-O \'l~An<'
JD:!t"O pt9no .i pljnb1no.1 ·4'•\' 01tn fimro
tmtcEl'"Dt .~tlPrCttonbino·\"·llltl' " ] 1fo\.\ ·
mc fcd.\llù\ ctm""-·rbc .t mht\if.\ \m.\ttln'
1'1\0 pnto.\OJUlt.O f.tW:lU ftn:ln .'fnL\ ln:c\ tt

Fio 4 - Lo Compasso da Navegare. Redazione dell'a. 1296 · Porlo Pisano.


-rf-

6) A f. 7 De lo dicto grado de Lacte (Orau de Lattes) en


Acque morte (Aiguesmortes) XX M. entre levante e greco. Acque
morte è porto con fondo plano lontano da terra mecço M. ap-
presso de lii passi. Lo capo da mecço di è soctile, e copre lo dicto
porto enfino a mecço dì e garbin~, 'et narbonese (vento che soffia
dalla direzione di Narbona) ce fai maltempo.
Aiguesmortes, divenne un porto notevole nel 1246, quando
Luigi IX re di Francia, avendo acquistata la regione in seguito
alle vicende della crociata contro gli Albigesi, vi costrul la città
e il porto. Da essa egli partì nel 1248 e nel 1270 per le crociate.
La menzione di Aiguesmortes segna un terminus post quem per
la composizione del testo del Compasso.
7) A f. 21 è detto: De Trani a Barlecto VII M. per maestro
ver lo ponente. La conoscença de la terra de Bari è cotale, che à
una montagna longa enfra terra et alta, e la dieta montagna se
e/ama lo Monte de Sancta Maria et à ell quello monte uno
castello.
Si fa qui menzione del Castello di Monte S. Maria costruito,
fra il 1240 e il 1246, circa, dall'imperatore Federico li sul punto
più alto del ciglio delle Murge in Puglia, oggi Castel del monte,
uno dei più bei monumenti dell' età sveva. Ma il passo; in cui si
danno i punti di riferimento per il riconoscimento della costa da
Trani a Barletta ha tutto l'aspetto d'una aggiunta posteriore,
molto antica poichè si trova nelle quattro redazioni, sebbene al-
quanto diversamente collocata.
8) A f. 82 De Catania se volete montare la Potencia (O. Pon~
tincia. P. Ponticie), va enter mecço lomo e vento fora. De la ·Pote11cia
a Rassalibom V. M. De Rassalibom a l' Agostara V. M . E se
volete montare el (per en) lo porto d' Agostara, va lontano del-
l' isolecta I M. de tuc~e parte, a qaanno serrete entro en no
(pèr lo) porto, vedrete Il isole de la parte de maestro, e ponte
entro l' isola e la cettà, et à . en quella parte bon ponedore. Ago-
stara è Augusta, rifondata nel 1232 dall'imperatore Federico Il, che
vi concentrò le popolazioni di Centorbi (Centuripe) e di Montalbano.
A non volere stringere e precisare troppo si può affermare,
con tutta sicurezza, che il Compasso da navegare nel suo testo
primitivo risale alla metà del secolo Xlii.
- 78 -

VIII. - DOVE fU COMPOSTO IL


COMPASSO DA NAVEOARE.

Esso è di certa origine italiana.


1) La descrizione delle coste catalane, di quelle francesi e
provenzali, dell' Italia meridionale e dell' Adriatico è piuttosto
sommaria in confronto delle coste liguri toscane e sarde. Ciò vale
a escludere catalani e francesi e provenzali come italiani del
mezzodl e veneziani e anconitani. Questi ebbero i loro portolani:
ma il Compasso non sorse fra loro.
2) Nella descrizione delle coste della Provenza. pur seguendosi
l'andamento generale da Occidente a Oriente, si dànno i punti di
riferimento ali' inverso, come se l'autore fosse tanto abituato a
navigare da Pisa e Genova verso Occidente, da scordarsi che la
sua descrizione procedeva da Occidente a Oriente.
3) Tutte e quattro le nostre redazioni sono in rapporto con
Pisa e Porto Pisano. La r~dazione del 1296 ha davanti a Porto
Pisano un cenno di richiamo che non ha riscontro in tutto il
manoscritto, tranne in una mano segnata davanti alla menzione
di Chio (l'antica Clus) nel M. di Marmara. Il manoscritto dovette
appartenere a un navigatore solito fare il viaggio di Costantino-
poli e dell' Oriente, e che forse aveva relazioni con lisola di
Milo il cui portolano è riportato due volte. La redazione di Grazia
Pauli accresce i particolari su Porto Pisano e Pisa, e dà due
volte il portolano della Sardegna, eh' era il territorio dove Pisa
aveva i maggiori interessi. la redazione di Carlo di Primerano
è quella in più puro toscano ed è più ricca di particolari sulle
coste toscane che non le altre. Quella di Giovanni da Uzzano è,
come tutta lopera sua e La pratica della Mercatura >, stesa per
una società commerciale che aveva il suo centro in Porto Pisano
e in Livorno, che allora andava sorgendo.
4) Il fondo della lingua del Compasso è il volgare italiano,
non ripulito dall'uso letterario, ma quale era parlato dai marinai,
con mescolanza di termini di vari dialetti. Alcune forme come
/lume, e/ama, pieno, bianca, elegia (chiesa) clappa (chiappa, roccia)
hanno un sapore arcaico. La presenza di qualche forma ligure
non deve indurre a pensare che il testo sia di origme genovese.
La toponomastica della Liguria stessa non è data nelle forme
genovesi e liguri, ma nelle toscane.
- 79 -

Bisogna tener conto inoltre che la descrizione è fatta da un


marinaio esperto di molti luoghi e che usava una lingua e una
terminologia che risentivano influssi estranei. E per quanto egli
fosse espertissimo del Mediterraneo, data l'enorme estensione di
coste di cui parla e il numero di notizie che dà, ·dovette in parte
servirsi di materiali e descrizioni e portolani parziali ·di varia
origine eh' egli fuse e utilizzò nel suo lavoro.
Mentre Amalfi (ormai tanto decaduta che l'autore pisano del
Compasso non I? ricorda neppure) aveva dato le Tavole Amal-
fitane, e Palermd fra il 1139 e il 1154 aveva visto creare la Carta
e il Libro di Re Ruggiero, Pisa dava ai marinai il Compasso da
navigare, in quello stesso secolo Xlii in cui i Polo veneziani si
sarebbero inoltrati alla esplorazione dell' Oriente, e le navi di
Genova avrebbero iniziato la scoperta dell'Oceano dove il suo
maggior figlio avrebbe trovato più tardi un nuovo mondo.

IX. - IL COMPASSO DA NAVIGARE


È UN'OPERA NUOVA.

Alcuni termini come astarea, starea per costa e direzione


della costa ( ~ oupe<X yfj), /ano per torre da segnali e i segnali
stessi (b cp~v6ç), peleio, peleggio, pileggiare, per navigare in altura
invece che costeggiando (7ttÀ(Xylçw, 7tEÀ<i-yLo\11 1ttÀ&.yet), sono eco
del predominio che le flotte dell'impero romano d'oriente ebbero
per parecchi secoli nel Mediterraneo: altri come placça, piaggia
(plaia, Ghiaia da plagia), stallo (statio), ponedore, ponitoio (positio),
grau, grao (gradus), frieo (fretum), fiume (/lumen), richiamano i
termini usati negli Itinerari marittimi latini di cui I' ltinerarium
portuum vel positionum navium ab Urbe Areiate usque, cioè dal
portus Augusti al Oradus Massilitanorum sul Rodano, è il fram-
mento che l' antichità latina ci abbia tramandato da poter av-
vicinare di più al nostro Compasso.
Ma il Compasso per navegare si stacca nettamente dai peripli
greci e dagl'itinerari marittimi dei Romani, e non è di essi un ri-
facimento, come, ad esempio, dopo il rifiorire degli studi umani-
stici, le carte e le trattazioni di geografia in gran parte sono tra-
duzioni e rifacimenti di Tolomeo. La toponomastica del Mediter-
raneo non è l'antica, ma quella in uso nei secc. Xll-Xlll fra i marinai
italiani padroni del mare. In essa nomi antichi greci e latini sono
- .80 -

trasformati sino ad essere talora irriconoscibili, nomi arabi e


neolatini delle varie regioni sono italianizzati e spesso isole e
promontori e scogli sono ribattezzati liberamente, nomi delle coste
italiane vengono ripetuti in regioni lontane. Questa toponomastica
nuova è rimasta nel Mediterraneo sino all'ultimo secolo e in
parte rimane ancora. li glorioso Pireo, ad es., ha ripreso il nome
antico, ma il suo bacino interno porta ancora il nome di Leone
dal nome porto di Leo del nostro Compasso.
Come gli antichi peripli e stadìasmi greci e bizantini il Com-
passo dà la descrizione sommaria delle coste, ma mentre ne
esclude rigorosamente ogni elemento non necessario al marinaio,
è di molto più ricco di dati che interessano quest9, come scogli,
secche, venti dominanti, qualità del fondo marino, misure di
profondità e di distanza. Ed ha poi un elemento caratteristico
che manca negli antichi peripli: la direzione delle coste e la
posizione relativa dei luoghi, e la rotta da dare alla nave, indicate
secondo il sistema italiano della rosa (o compasso) che partendo
da 8-16 venti, suddivideva l'orizzonte in .128 parti. Chi voglia
rendersi conto del progresso che ìl Compasso da navegare rap-
presenta, non ha che da confrontarlo con i brani di Edrisi relativi
alle coste.
Il re Ruggero di Sicilia per la sua opera, che doveva con-
stare di una carta incisa in un grande disco d'argento e di una
descrizione ~critta, fra gli altri materiali raccolse dei portolani (bizan-
tini, latini, italiani, arabi) e brani di essi si possono riconoscere in
Edrisi. Essi sono talora ricchi di notizie interessanti per la storia delle
regioni e del commercio, ma vi manca l'elemento essenziale per
il navigante : le direzioni, che il Compasso ci dà. L'opera di re
Ruggero è tuttavia la più degna d'attenzione fra quelle che pre-
cedono il Compasso, e poichè essa è in gran parie opera italiana,
meriterebbe di essere edita e tradotta per intero in forma degna.
L'autore del Compasso da navegare ha, probabilmente, usu-
fruito di scritti anteriori a l suo, chè non è possibile in tanta distesa
di coste egli si affidasse alla sola sua esperienza, ed è naturale
che prima di arrivare ad un'opera così vasta precedessero dei
portolani più brevi e per tratti di mare più ristretti. Ma il mate-
riale è stato sottoposto a una revisione e a un inquadramento
rigoroso, uniforme, metodico, che fa d~I Compasso un'opera
veramente nuova ed originale, il primo portolano moderno.
- 81

X. - LA fOlUUNA DEL COMPASSO


DA NAVIOARE.

Una volta entrato nel!' uso della gente di mare non ne usd
più. Lo si accrebbe e modificò senza posa. La sua forma tipica
comprese sempre il Mediterra.n eo, con l'aggiunta del Mar Nero.
Ma ben presto esso fu ingrandito con la descrizione ddle
coste atlantiche di Portogallo, Spagna, f rancia, fiandre, Inghilterra.
Senza più il suo nome originario, esso si trova così conglobato
in parecchi portolani posteriori come nel portolano Rizo, in
quello contenuto nei manoscritti di Parma Cod. Palat. N° 246 e
nel Portolano Magliabecchi Xlii, 88 (Strozziano n° 256), nel Por-
tolano Magliabecchi Xlii 72 ff. 43-88 e in altri manoscritti. Già
Theob. fischer (Sammlaflg mittelalterliclzen Welt aTZd Seekarten
1886 p. 73·75) ha riconosciuto l'influsso dei nostri testi porto-
lanici su quelli delle altre nazioni anche del Nord.
L'opera creata dal!' ignoto nocchiero italìano del sec. Xlii ha
avuto una fecondità che continua nei secoli .

Xl. - LA CARTA NAUTICA DEL MEDITERRANEO ERA


DAI MARINA I ITALIANI DEI SECOLI Xlii - XIV
CHIAMATA CON LO STESSO NOME COMPASSO
CHE SI DAVA AL PORTOLANO.

Una testimonianza di Ibn - Khaldun nei suoi Prolegomeni


storici scritti verso il 1377-78, dice: «Tutti i paesi che stanno
sulle due rive d el mare Rumi (Mediterraneo) si trovano scritti
sopra un foglio m·lla forma che essi hanno realmente e nella
posizione eh' essi hanno successivamente sulle spiagge del mare:
insieme con essi anche i vari luoghi donde spirano i venti e le
varie direzioni di questi ultimi sono disegnati su quel foglio che
i navigatori chiamano Kunbas, (Compasso), e sul quale essi si
basano nei loro viaggi. Tutto ciò invece manca per il mare cir-
condante (l'Oceano), cosicchè in questo le navi non s'inoltrano. »
Di alcuni decenni è ante.riore la testimonianza di Fazio degli
Uberti, che ci attesta anzi come il nome Compasso dalla carta
nautica si era generalizzato in Italia a designare le carte in genere,
che appunto dalle nautiche si erano andate sviluppando nel corso
del XIV secolo.
- 82 -

Nel Dittamondo 4, 8 eh' egli compose verso il 1350 scrive:


Mesopotamia trovo ìn quei Compassi
tra Eufrate, Tigri e la gran Torre.
Ma più antica ed importante, perchè ci conduce al sec. Xlii e
attesta l'uso dei marinai italiani, è la testimonianza di Francesco
da Barberino nei Documenti d'amore eh' egli compose fra il
1306 e il 1313. È nella Parte VII, Sotto Prudenza, Documento 9
e De' pericoli di mare e insegnaci come si ponno ùz parte schifare ,. .
Dice come dev'essere fornita e governata la nave:
Nocchier buono et usato,
pennese accompagnato
D' alquanti adoctrinati
di calamita stati.
E quella è ben perfetta
che in fallo non getta.
Ed aggi buon orciero
palombaro e gabbiero,
Oostaro et an prodieri
pedotte e temonieri.
E sien tutti ben presti
tirar la poggia questi.
Marragoni e calaphay
.se li lassi mal fai.
Et al Compasso stieno
color ch'e dotti en sieno.
L' arlogio non lassare.
Et insomma il veghiare.
E' molto utile cosa,
perchè passar non osa
Un'ora che non saccia
quanto l'andar s' avaccia,
Qual vento più ·trasporta
quando va meno accorta,
E quanto fossi presso
a porto o scoglio adesso.
Onde aggia teco tali
eh' al vegghiar sian cotali,
E conoscan per uso
quanto va suso e giuso.
- 83 -

Tre strumenti sono ricordati: la calamita, il Compasso, l'oro·


logio. Servendosi di essi il nocchiero sa di quanto la nave avanzi
a ogni ora, la direzione di essa e a quali porti o scogli si trovi
vicina. Egli deve vegliare sollecito e conoscere anche per lungo
uso la forza del vento e il mare che percorre. fr. da Barberino
ci rappresenta cosi il metodo di navigare del suo tempo. Che
cosa intendesse per Compasso lo dice chiaramente nel largo
commento latino di cui ha arricchito l'opera sua: Compasso: Charta
est in qua ad modum mappe representantur portus et maria et
distantia viarum et loca periculosa et terre (fr. da Barberino, I
documenti d'amore a cura di fr. Egidi, voi. Il Roma 1913).
Ora se al principio del sec. XIV, i marinai adoperavano questa
parola per indicare quello che i dotti, che sapevaqo di latino
chiamavano mappa, carta, tabula, I' uso doveva risalire al
secolo XIII. Abbiamo già visto che i dotti chiamavano liber
portuum il Compasso-portolano.
Così un solo nome Compasso nel sec. Xlii era usato dai
marinai italiani per designare il portolano e la carta nautica.
Dirò poi l'origine italiana di questo nome dato anche alla bussola
da popoli che ne appresero l'uso dagli italiani.

Xli. - ILCOMPASSO-PORTOLANO E IL
COMPASSO-CARTA NAUTICA SONO
DUE PARTI COMP LEMENTARI
DELLA MEDESIMA OPERA.

Oltre il nome, esse hanno in comune parecchi elementi che


le legano e accennano a un medesimo autore
1) Innanzi tutto il carattere puramente nautico sia della de-
scrizione scritta che della rappresentazione grafica, che non si
curano se non delle coste e del mare, e omettono affatto l'interno
delle regioni. Ciò si fa con uguale metodo per tutto il Mediter·
raneo. Il portolano e la carta sono stati eseguiti con un rigore
ed esclusivismo intransigente ed inesorabile, che suggerisce lo
stesso spirito e la stessa persona. Quanto fosse facile deviare in
considerazioni sugli abitanti delle coste, sui pericoli che da essi
i naviganti potevano attendersi, sui prodotti dei vari paesi, sulle
condizioni politiche, sullo stato antico e presente delle città e dei
porti, sa chiunque abbia conoscenza degli antichi peripli o anche
dei brani portolanici conglobati in Edrisi.
- 84-

Nella carta in ongme non si dà che la linea costiera con i


nomi dei porti, gli scogli, le isole, quel chP. insomma interessa
il marinaio mentre si trascura l'interno dei paesi: più tardi invece
l'interno si copre di monti edi fiumi e di bandiere e di rappre-
sentazioni di città: ma siamo allora già fuori dal periodo origi-
nario della carta nautica.
2) Tanto il Compasso-portolano che il Compasso-carta vo·
gliono dare due elementi essenziali: le distanze e le direzioni.
le distanze nel portolano sono già calcolate in Miglia: la carta
ha sempre la scala perchè in Miglia il pilota possa calcolarle. La
direzione è indicata nel portolano in base alla rosa italiana di 16-32
venti suddivisi così da avere 128 direzioni, e nella carta il disegno
delle coste è coperto da uno o due sistemi di rose di 16-32 venti e
mezzi venti e quarte, ma il disegno delle coste è cosi partico-
lareggiato e preciso da supporre una ulteriore suddivisione in
chi l'esegui.
3) Ambedue hanno la stessa toponomastica nuova del Medi-
terraneo nei secoli Xli - Xlii . In g ran parte i nomi coincidono
non ostante la varietà di forme fra un testo e l'altro, fra una
carta e l'altra e dentro un medesimo testo.
La carta ha non pochi nomi di località costiere che non sono
nel portolano, e questo viceversa dà un numero grande di pro-
montori capi, isole, scogli, secche, notizi e sul fondo e sulla natura
della costa che non sono nella carta. Portolano e carta sono fatti
per completarsi, questa dando più importanza alle città, borghi,
capi, sulla costa, quello ai particolari che sono nel mare dove
la nave si muove.
Nè il portolano può farsi derivare per intero dalla carta, nè
questa per intero da quello, pur dipendendo da esso nella sua
origine e formazione: tanto l'uno che l'altra utilizzano lo stesso
n:iateriale di dati raccolti da 1._m a lunga esperienza nautica, ado-
perandoli secondo le possibilità della esposizione scritta e della
rappresentazione grafica.
4) Ambedue avevano in origine la stessa ampiezza e riguar-
davano il Mediterraneo, poi per successive aggiunte s'ingrandirono
col M. Nero e con le coste atlantiche d' Europa. Ed andavano uniti
nelle mani dei marinai e dei cartografi. Marin Sanudo nel Liber
mysterioru.m fidelium crucis accludeva, al principio del sec. XIV,
tanto un brano del Compasso-portolano, quanto le carte-compasso
fornitigli da Pietro Vesconte.
Fto. 5 - La parte occidentale della Carta pisana del Mediterraneo
(databile circa il 1275).
-8~· -

5) Ambedue risalgono allo stesso tempo, verso la metà del


sec. Xlii, ma la carta è posteriore al portolano. L'esistenza della
carta nautica è attestata da Raimondo Lullo in un passo molto
disc1.1sso del!' Arbor scientiae, opera composta fra il 1286 e il
1295: Marinarii quomodo nzensurant miliaria in mari?.... Et ad
hoc instrumentum habmt chartam, compassum, acum et stellam
maris. Ma già verso il 1270 le carte nautiche dovevano essere
diffuse, poichè Guglielmo di Nangis (l ) racconta che ne fu mo-
strata una al re Luigi IX di Francia partito per la crociata contro
Tunisi da Aiguesmortes su una nave genovese comandata da Pietro
d' Oria e detta il Paradiso.
Dopo una navigazione di sei giorni il re inquieto voleva
sapere a che punto del viaggio si trovasse e i nocchieri fecero
vedere la carta per dimostrargli che erano nelle prossimità della
Sardegna e di Cagliari, come poi di fatti si constatò: allata mappa
mundi, regi situm terrae prope Ca/larici et vicinitatem propinqui
littoris ostenderunt. <Fig. s>
La più antica carta nautica a noi giunta è la Pisana, già in
possesso d'una famiglia pisana, ora nella Biblioteca Nazionale di
Parigi: il catalogo della biblioteca l'assegna al 1275, e forse questa
data deriva da una nota apposta sul dorso ora non più esamina-
bile. Ma tutte le carte a noi giunte, anche la Pisana, non ci per-
mettono di spingerci oltre il 1256-60, poichè in tutte è ricordata
Manfredonia. Questa menzione forma un termine sicuro per le
carte da noi possedute. (2)
D'altra parte gli studiosi, che si sono occupati dell'origine
della carta nautica, hanno giustamente affermato la sua dipen-

(1) GUOLIELMO DE NANOIS: Gesta sancii Ludovici p. 444 in « Recueil <ks


Historims des Gaules et de la France • t. XX, 1840.
(2) Non ugualmente sicura parmi la data del 1266, che s i suole dedurre
dal trovarsi nelle carte menzionata ~affa nel Mar Nero, che sarebbe stata fon-
data dai Genovesi nel 1~. Caf4 dovette e1i1tere come porto prima che i
Oenovesi ne facessero Il ~entro Jiei loro affari in seguito al trattato del Ninfeo
del 1201. Inoltre il Mar Nero, o Maggiore, era fuori dell'originale Compasso
da Navigare e la sua descrìzione costituisce la più antica delle aggiunte· che
ad esso furono fatte. Sulle carte nautiche italiane del Medio Evo vedasi il
buon articolo di A. Magnaghi, Nautiche Carte, in • Enciclopedia Italiana •
vok XXIV (1934) p. 323 seg. con la relativa bibliografia; e O. O. Ouarnieri,
Il Mediterraneo nella Storia della Cartografia Nautica Medioevale Livorno
1933. Non ho potuto vedere R. Uhden Die antiken Grundlagen der Mittela/.
terlichen Seekarten in • Imago Mundi • di Leo Bagrow e . H. Werthèln 1-935'
-80 -

denza dal portolano: essa fu cioè creata in base alte distanze e


alle direzioni raccolte nel portolano scritto. E poichè questo, è
degli anni aW incirca 1245-1255 la carta il cui uso è attestato già
nel 1270, dovette essere creata nel decennio 1250-1260 all'incirca.
Creata dallo stesso autore del portolano, in base ai dati da
lui posseduti, con lo stesso metodQ e procedimento con cui aveva
steso il primo.
La Mappa e il Libro di re Ruggero erano stati preparati dal
1139 al 1154 durante quindici anni: nessuna meraviglia se la
composizione delle due parti del Compasso richiese un periodo
similmente lungo. L'autore prima compose il Compasso-portolano,
poi disegnò le varie sezioni del Mediterraneo, come si trovano
negli atlanti nautici di Pietro Vesconte, poi le unì in una vasta
carta comprendente tutto il Mediterraneo, il vero Compasso-carta
del Mediterraneo, per uso più comodo dei naviganti- ( I)
Di questa carta la Pisana è la più antica copia da noi pos-
seduta, quelle di Pietro Vesconte sono delle copie migliorate.

Xlii. - DELL' ORIOINE E DEL SIONlfICATO


Dl!L NOME "COMPASSO,, DATO AL
PORTOLANO E ALLA CARTA NAUTICA.

L'abile nocchiero che compose il portolano e la carta nautica


del Mediterraneo aveva intitolato l'opera sua " Compasso da na-
vegare ,, , o semplicemente '' Compasso ,, e questo titolo rimase
alle due parti dell'opera, nell'uso comune dei marinai non solo
italiani ma catalani ed arabi, sebbene i dotti e i copisti più o
meno colti e latinizzanti chiamassero inesattamente la prima parte
liber portuum, portulanus, portulatus, e la seconda tabula, charta,

(l) Il testo portoluico del Compasso e la Carta Pisana sono vicini anche
per la menzione di alcune località che spariscono dalle carte nautiche poste·
rlori. Cosi Capo d' Arol. nelle coste di Provenza fra C. Lardiero e frasneto
(Fraxinetum, nido degli Arabi nel secolo IX, il cui nome resta a La Oarde
de Frainet) ricordato dal portolano, trovasi solo nella Carta Pisana. li , porto-
lano dà San Romolo invece di San Remo, e così solo la Carta Pisana, mentre
le posteriori hanno San Remo: le due località esistono tuttora, ma San Remo
quando fu scritto li Compasso o era distrutto o non aveva importanza, mentre
prevaleva San Romolo che è più nell'interno. Così Cavo de Mesen, il C. Mi·
seno, è ricordato ~alla Carta Pisa9a e dal Compasso.
-87-

mappa, e questi stessi vocaboli venissero adoperati da posteriori


cartografi e autori di portolani.
Ma qual' è il valore e il significato di quel nome? Il copista
della redazione del 1296 lo ha tradotto in latino con un genitìvo
plurale liber compassuum che pare accenni a misura: il libro dei
compassi sarebbe cioè il libro contenente le distanze da un porto
alt' altro, da un capo ali' altro ecc. E' questo infatti uno degli ele·
menti essenziali dell'opera. Ma l'autore stesso, nel suo italiano
arcaico, si è spiegato in principio « Aesto si è lo compasso e la
starea de la terra, si como se reguarda, en quanto millara per
estarea. Non v'è dubbio eh' egli abbia inteso cosl significare il
contenuto dell' opera sua.
Il vocabolo estarea, che si ritrova latinizzato in Marin Sanudo
sotto la forma astaria e storpiato nei posteriori testi come sta!lea,
lstanea. stanca, manca nei lessici, ed io stesso ne ho cercato a
lungo l'origine. La parola è da riconnettere con fj oupe« '(fj, la
terra ferma , il continente in contrapposto alle isolette e al mare,
e quindi per derivazione naturale la costa, e per unulteriore passo
anche la direzione della costa. ( I ) La starea de la terra si como
se reguarda significa « la costa secondo la sua direzione > , perchè
nel linguaggio del Compasso e dei portolani anche posteriori
guardarsi di due luoghi rispettivamente è aetto per la loro posi-
zione secondo le direzioni della rosa dei venti: la starea de la
terra si como se reguarda è quindi la direzione della costa se-
condo la rosa dei venti. Questo è il secondo elemento essenziale
dato dal portolano. Con la parola Compasso l'autore deve avere
inteso dunque misura, e i due elementi sono ricongiunti nel-
1' ultima espress ione en quante millara per estarea: l'opera cioè
dà le misure e le direzioni non separatamente ma unite insieme.
Compassare è infatti nella vecchia lingua italiana misurare
esattamente, misurare a compasso, e poi anche disegnare. Cost
f azio degli Uberti in Allegrezze della Vergille, Terz. 213.
Cosl la tua verginità che passa
ogni altra puritade ogni mondezza
col corso natural non si compassa.

(1) Si trova ancora vivo in albanese sotto la forma sterl. Cf. Acta .Al-
baniat herausi. von Thallòczy - Jirecek - Sufflay, Wien 1913 I, 129 N. 3 e 2
742. Il Ducange lo riconnetteva a torto con atsluaria, 1stier!J.
-88-

E nel Dittamondo I. f cap. 6 parlando della misura e figura


della terra:
Onde se ben figuri e il ver compassi
tu trovi lungo e stretto l'abitato,
ritratto quasi qual mandorla vassi.
Questo titolo dato al portolano in Italia ha esempi analoghi
in altre lingue. Cosi in Provenzale era chiamato Compes il catasto
e il libro del catasto come si può vedere dai seguenti esempi:
Aquel an dessus dic se commenset a far lo Compes, mais los
gralls rix homes de la vieta non io layxero1t aternir (Mascaro Rv.
34,93, rigo 21) l' all que dess:is se /es lo Compes de la vieta de
Bezes por Los senhors dessotz escrigz (ibid. Rv. 34,89 rigo 9) (Cf.
Levy Provenzallsclzes Supplement - Worterbach).
fl vocabolo è penetrato con analogo sign ificato anche nella
lingua inglese come mostra il titolo di un libro rarissimo (ricor-
dato ·in I. G. M. Graesse Trésor de livres rares et precieux Il (1906)
Leipzig, Walter) il quale dice Campasse and cyrcuet o/ the Worl-
de and lhe Compasse of every /lande comprehendyd in lhe same
and begynneth at the lcnghth, bredeth and Compasse o/ Englande:
with the nombre o/ the parysshe Churclzes, Townes, Bysshopryches
a!ld Thyres ùz tlze same, besyde Cities a11d Castelles - London -
Rob. Wyer - sine data, in 12°.
La carta nautica era detta anch'essa Compasso sia perchè era
parte dell'opera che complessivamente aveva quel nome, sia perchè
essa dava essenzialmente al marinaio gli stessi due elementi che
dava in altra forma il portolano, cioè le mi sure di distanza e le
direzioni, le prime per mezzo della scala eh' era sempre segnata
nella carta, la seconda per mezzo della rosa dei venti che con le
sue direzioni costituisce l'elemento che dà più ali ' occhio nella
carta nautica medioevale italiana o dal!' italiana derivata.
E qui interviene un altro elemento della nostra lingua, per
quanto non di essa soltanto. Già T. Berteli i (A opwzti storici in-
torno all'antica « rosa nautica .. italiana in .. Rivista Marittima > no-
vembre 1893 pp. ·221 - 244) aveva avvertito che la denomina-
zione « rosa dei venti » , comune non solo ali' italiano ma alle altre
lingue europee, è di o rigine tardiva. « Dopo che sul principio del
sec. XIV s'introdusse nella bussola marina del Mediterraneo il per-
fezioryamento . importantissimo d i applicare ali' ago stesso magne-
tico mobile in giro sopra una cuspide, un disco leggero con la
periferia divisa in 32 venti, talchè ogni coppia diametrale di que-
FIO. 6 - Rosa d i Bussola italiana dal secolo XV in poi.
f10 . 7 - Compesso in uso presso gl' llelieni dei secoli Xlii-XIV.
- 89 -

sti corrispondesse a due opposti venti, essendo questi a due a due


contrassegnati dagli angoli acuti di altrettanti rombi e simmetrica-
mente disposti ad ugual distanza in giro, ciascun vento ebbe in
origine presso di noi il nome di rombo e il complesso di essi
quello di Rosa dei Venti. (Pig. 6) Questi due nomi non si trovano
usati presso gli scrittori italiani che dal secolo XVI in poi, sinchè
da ultimo furono adottati in tutte le lingue d' Europa •. Prt:!ceden-
temente il nome usato per la rosa dei venti era compasso. (Pig. 7>
Nell'antica lingua italiana infatti questa parola significa un fregio,
spartimento di forma circolare, un rosone, un circolo più o meno
suddiviso. Oli esempi sono numerosi e basta consultare il Voca-
bolario della Crusca.
Il Boccaccio nel Filocolo 525 dice « i l delo della camera dove
i maestrevoli compassi d'oro, di zaffiri ecc. » e nel Decamero11e
8.354 < facevi por suso una coltre lavorata a certi compassi di
perle grossissime•, e gli Statuti dell'arte di Por S . Maria 2,43
< li cinti, catene ed altri sim ili lavori, voti alla piana, ed ogni altro
lavoro di compassi stampati con fondi riportati ecc. » E l'Ariosto
Orlando Fur. 42.176
L evan la bara ed a portarla foro
messi a vicenda conti e cavalieri
purpurea coltre la copria che d'oro
e di gran perle avea compassi altieri.
E il Bemi Ori. 30.28.
Lunga è la sala cinquecen to passi
trecento per larghezza di misura,
il ciel ha tutto d' or con gran compassi
Quella che noi chiamiamo ora « rosa dei venti • che divide
il cerchio rappresentante l'orizzonte in 8, 16, 32 parti, era per gli
Italiani innanzi il secolo XIV un compasso. In alcuni autori recenti
che si sono occupati delle carte nautiche medievali si legge l'os-
servazione che la rosa dei venti non si riscontra nelle più antiche
di esse e che solo nell 'atlante Catalano (1375) comincia a comparire
una piccola rosa. L ' osservazione è giusta se s' intende della rosetta.
di bussola, con i rombi, che appaiono appunto nelle carte alla
fine del secolo XIV. Ma è del tutto falsa se s' intende della rosa
dei venti o compasso fondamentale che con il suo unico o doppio
reticolato copre la carta intera. Il sistema delle linee così carat-
- 90 -

teristiche che copre queste carte non è che il sistema di 16, 32,
venti del Compasso italiano. E a togliere ogni dubbio, già la più
antica carta, la Pisana, segna a fianco delle otto direzioni principali
i nomi degli otto venti in uso presso i marinai italiani di quei
secoli.
Un valore analogo la parola Compasso ha nell'antico francese.
Secondo un'opinione assai comune nel Medio Evo, seguita anche
da Dante, Gerusalemme era al centro del mondo, e nella chiesa
del Santo Sepolcro si mostrava una pietra circolare di marmo, con
un incavo al centro, che Cristo stesso avrebbe dichiarato essere
l'Umbilico del mondo, e che avrebbe anzi misurato di sua mano.
Uno dei continuatori di Guglielmo di Tiro, l'autore del manoscritto
di Rhothelein, descrivendo la chiesa com'era nel secolo Xlii, dice
(Histoire des Croisades Il p. 508): Em mi le cuer de l' eglyse
estoit li Sepulcrez Nostre Seiglleur /hesu Ch.rist et de lez estoit
li Compaz que Notre Sirez mesura de sa main on mi leu del
monde, si comme l' en disoit, cioè: in mezzo del coro della chiesa
era il Sepolcro di N. Signore G. Cristo e da lato era il Compasso
che nostro Signore misurò di sua mano, al centro del mondo,
come si diceva. Altri esempi analoghi nella letteratura francese
ricorda il Dizionario del Littrè, come questo di una poesia ante-
riore al 1300 :

Merci trovasse au mieu cuidier


s'ele fust en tout le compas
del monde, là ou je la quier.

E analogo ali' uso italiano, forse introdotto dall'Italia con


l' industria relativa, è l' uso della parola in Laborde Emaux p. 221
Un pot lavoir d' argent a une fuellie desus Le courvei:le semes
d' escuch.ons et de compas esle11es.
Le parole compasso, compassare sono state avvicinate dai
glottologi al celtico cwpm, cwmpas, che vorrebbe dire circolo, ma
l'area di diffusione e i l significato più antico fan supporre un'eti·
mologia latina compassus, compassare. Le parole si ritrovano in
portoghese, spagnolo, nell'antico e nuovo francese, in provenzale,
in italiano. Cf. Meyer-Lubke Roman. Etymotogisches Worterbuch.,
e Diez Etymologisches Worterbuch der Romanischen Sprache).
- 91 -

XIV. - DELL'ORIGINE DEL NOME COMPASSO


DATO ALLA BUSSOLA DA ALCUNI
POPOLI EUROPEI.

OI' Italiani hanno chiamato, in un primo tempo, lo strumento


che serve a conoscere la linea tramontana-mezzodì, dalla sua
parte essenziale, lago calamitato, ago, agugia, oppure dal fatto
eh' esso era tenuto sospeso nell'acqua da una o due pagliuzze o
calami l' hanno chiamato calamita o ranetta; poi è prevalso nell 'uso
comune il nome di bossolo, bussola (con varietà dialettali liguri,
venete ecc.) dal recipiente in cui l'ago calamitato veniva tenuto,
o sospeso sull'acqua nel modo detto, o imperniato con la sua
parte centrale su un sostegno metallico intorno al quale poteva
girare liberamente. Anche in francese antico aguille, aguillet,
boussole, in spagnolo aguja, brox ola, bussala, in portoghese, agulla,
bussolo, ripetono gli antichi termini italiani. Ma in tedesco si dice
Kompas, See Kompas, Conzpass, in olandese Kompas, Zeekompass,
in inglese Compass, (I ) e questa parola per designare la bussola
è penetrata anche nel portoghese, nello spagnolo, nel francese. Si
troverebbe anche in italiano a prestare fede al Vocabolario degli
Accademici della Crusca (voi. lii 5• ed. Firenze 1878), il quale
sotto la voce Compasso § VI dice « Compasso si usò per bussola
da navigare > e cita fr. da Barberino: Documenti d' Amore 297
e Ed al Compasso stieno color che dotti en sieno > . Ma è una
citazione errata, poichè fr. da Barberino stesso nel commento
lati no ha detto che Compasso è la carta nautica, non la bussola.
L 'altro esempio arrecato dagli Accademici della Crusca è del
Berni, Orlalldo 32, 37
Il re di Oaramanta ha or trovato
«
negli astrolabi suoi e nei compassi '> ;
in esso è affatto incerto che razza di strumento il Berni abbia

{I) Anche presso gli Inglesi nel secolo XV la bussola appare col nome
boxe, mentre compas, compass, che pure ap pare in inventari di navì, designava
quasi certitmente la carta e il portolano. Così in un inventario francese del
1441 • plusieurs compaes, aguilles et oirloges de mer • compaes sono le carte
e i portolani, aiguilles le bussole, oirloges le clepsidre a polvere per misurare
il tempo. Cf. Ch. de la Roncière: Histoire de la Morine française Voi. Il,
p. 610-11 .
- 92 -

inteso. Sicchè dell'uso di Compasso per bussola, nei secoli migliori


della nostra lingua, io non conosco alcun esempio.
Tale denominazione presso altri popoli, rispecchia il tempo (I)
in cui lo strumento già chiuso in un bossolo, o scatola tonda
di legno, aveva subito un sostanziale perfezionamento, che si
verifica in due momenti e con due gradi successivi. In un primo
momento sul . fondo del bossolo o sul coperchio di vetro fu di-
segnato il Compasso di 16 o 32 venti; in un secondo momento,
(fine del secolo Xlii - inizio del XIV), questo disegno fu fatto su
un lieve cartonc ino con cui venne connesso l'ago calamitato e che
girava con esso; quest'ultima modificazione segnò un grande pro-
gresso nella praticità dello strumento, poichè il giro dell' orizzonte
rappresentato dal Compasso era reso indipendente dai movimenti
della nave. Questi perfezionamenti sono avvenuti, com' è noto, in
Italia e per opera d' Italiani, allora maestri dell'arte di navigare
agli altri popoli. Ma gli' Italiani rimasero attaccati alle loro deno-
minazioni di ago, bossolo, bussola. Quelli invece dei popoli euro-
pei che ricevettero lo strumento già perfezionato col Compasso
di 16 o 32 venti, sia che questo fosse disegnato sul fondo o sul
coperchio di vetro, oppure già su un cartoncino collegato con
l'ago, hanno chiamato lo strumento non più dall'ago o dal reci-
piente che lo conteneva, ma dal Compasso di 16 - 32 venti che
già perfezionava lo strumento.
Questo, a ogni modo vuolsi notare che il grande progresso
nei mezzi che aiutano la navigazione si ebbe, fra la metà e la
fin e del Xlii secolo, con lapplicazione al portolano, alla carta
nautica e alla bussola di uno stesso semplice inquadramento, quello
fornito dalla rosa o Compasso di 16 - 32 venti ulteriormente sud-
diviso sino a 128 divisioni ('2). Con esso il portolano dette la

(I) La prima menzio ne del Compasso-bus:;ola si ha in Fraucesco da Butì,


commentator~ di D~nte. verso il 1324 • Anno li naviganti uno bussulo, che
nel mezzo è un perno, in sul quale sta una rotella di carta leggeri, la quale
gira in su ' dicto perno• .
(2) CH. O.E LA. RONCIÈRE. La découverte de l'Afrique Q/l moyen age t. 1,
p. 39 seg. pensa che la carta nautica (o il portolano normale come dopo il
Nordenskiold la si suole inesattamente chiamare) sia opera genovese, e più
in particolare sia dovuta all'attività di Be nedetto Zaccaria, il grande ammi-
raglio che ebbe tant1t parte nelle fortu ne di Genova nella seconda metà del
secolo Xlii. I Genovesi contribuirono certo al perfezionamento della carta nau-
tica, e la prevalenza genovese nella cartografia al principio del secolo XIV è
innegabile . Tuttavia il CompaSS•) da Navigare nelle sue due parti di portolano
e di carta, è a mio parere opera pisana anteriore, divenuta presto di dominio
comune non solo ai genovesi ma a tutti i naviganti del Mediterraneo.
Fio. B - li frammento romeno o re e Praga
con le divis.ione i n Xli e in XVI ven ti. (1-11 secolo d. C.)
Fio. 9 - Ricostruzione della Rosa dei venti ora a Praga
con la doppia d ivisione greco - romana ed etrusco - romana.
- 93 -

direzione che deve seguire la nave, elemento che mancava ai pe-


ripli g reci e agi' itinerari marittimi romani; in base ad esso fu
eseguito il disegno delle coste e ne venne fuori una carta che è
giudicata uno dei più singolari monumenti dell'ingegno umano;
finalmente il Compasso applicato ali' ago calamitato trasformò la
bussola in uno strumento veramente pratico. Si ebbero così suc·
cessivamente il Compasso - portolano, il Compasso - carta nautica
e il Compasso - bussola.

XIV. - LE P IÙ ANTICHE ROSE A COMPASSI


I TALIANI DI 16 VENTI, E LA
LORO OR IGINE ETRUSCO - ROMANA .

O li studiosi che approfondiscono la propria discipli na restano


talora estranei ai risultati delle altre che pure possono illuminare
le lo ro ricerche. E' per la mia conoscenza del campo dell'antichità
che posso presentare ai geografi le due più antiche rose in cui
esiste la divisione del cielo in 16 parti o in 16 venti, ch'è quella
su cui si basano il portolano, la carta nautica, e il perfeziona-
mento della bussola e mostrarne lorigine etrusco-romana, segnando
in certo modo i passi attraverso cui essa giunge ai marinari
italiani del secolo Xlii.
Il primo di questi monumenti, ( 1) gi untoci purtroppo assai
fram mentario, (Fig. s> proviene da Roma e trovasi ora nel seminario
archeologico - epigrafico di Praga, dov'è pervenuto nel 1927 per
dono di L. Polla k. E' un marmo rotto da ogni parte, lungo m.
0,23, largo m. 0.17, alto m. 0.109. L'iscrizione correva in quattro
file concentriche di cui due poligonali e due circolari. Le d ue
poligonali davano in 12 poligoni ciascuna i nomi dei venti, in
greco la più esterna, in latino la meno esterna, secondo la divi-
sione dell'orizzonte in t 2 parti o venti della rosa g reco - ro ma na.
Le due fil e circolari davano invece la divisione dell'orizzonte in
16 parti, e di esse la fila più esterna dava la numerazione in cifre
romane da I a XVI, la fila più interna era segnata con lettere
romane. Per quanto il marmo sia frammentario, la misura degli

(I) Ne ha dato notizia A. Stein in • Bollettino della Commissione


Archeolo&ica Comunale di Roma " LVI (1928) pp. 303-306 Anticht iscrizioni
provtnitnti da R.oma e pp . 325·326.
-94 -

angoli permette di ricostruire il monumento come nella figura 9.


Al centro della figura . deve immaginarsi innestata una banderuola
che girasse liberamente secondo il mutar dei venti.
Si possono indicare, con una certa sicurezza, i nomi dei venti
basandosi sulla rosa del Vaticano che dà i nomi greci e latini, e
su quella del Boschovich che dà in lettere latine i nomi greci.
ZE<I>YPOs FAVONJUS
.EPrAliTHli CHORUS
890.:oxtoc; Circius
A7t1Xf)XtOCç Septentrio
B O('EIX; Aquilo
A<.p'YjÀtW't'Yj; Solanus
KixtXtlXç Volturnus
Eu('o; Eurus
Eupc:JVO'toç Euroauster
Nmo; Auster
At[:lovo oç Austroafricus
A1~ç Africus
La restituzione dei XVI numeri romani non offre difficoltà
alcuna. Solo le lettere della fila più interna non si riescono a
supplire, in quanto non sappiamo se esse facessero parte di un
motto come ab love flallt omnes suggerito dal Rehm, oppure ci
diano le iniziali di divinità che erano supposte abitare nella re·
gione del cielo corrispondente.
Quello che importa per la nostra ricerca è che il monumento,
pur così frammentario, ci attesta accanto alla rosa di 12 venti
greco-romana un ' altra divisione dell'orizzonte e del cielo in 16
parti eh' è propria degli Etruschi ( I ) e da essi introdotta in Roma.
Questa divisione è largamente attestata dagli scrittori classici.
Cicero, Divifl. Il. 42 Caelum in XVI partes diviserunt Etrusci;
facile id quidem f uit, quattuor, quos llOS habemus duplicare, post
idem iterum · f acere, ut ex eo dicerent f ulmm qua ex parte
veflisset.
Plinius, Nat. Hist. II. 143 In XVI pa1tes caelum ill eo spectu
divisere Tusci. prima est a septemtrionibus ad aequinoctialem
exortum, secu!lda ad meridiem, tertia ad aequinoctialem occasum,

( I) A. BIEDL. Die Himmelsteilung nach der disciplina etrusca in • Phi·


loloeus • LXXXVI (N. f . XL) 1930 pp. 199-214.
- 95 -

quarta obtinet quod est reliquum ab ocçasu ad septemtriones. has


iterum in quaternas divisere partes, ex quibus octo ab exortu
sùzistras, totidem e contrario appellavere dextras.
Servius, ad Aen. VIII 427 . . . . . « toto caeio > id est ab omni
parte caeli, nam dicunt physici de XVI partibus caeli iaci fulmina .....
ergo hoc dicit: faciebant fulmen in eorum similitudinem quae
luppiter iacit toto caelo, hoc est de diversis partibus caeii, sci·
licet X VI.
Martianus Capella 45 n. Nam in XVI discerni dicitur caelum
omne regiones. In quarum prima sedes habere memorantur post
ipsum lovem dii Consentes Penates . . ... irz secunda itidem mansi-
taba11t praeter domum lovis, quae ibi quoque sublimis est. . . 69
ex cunctis igitur caeli regionibus advocutis deis, celeri qaos Azonos
vocant, ipso commonente Cyllenio, convocantur.
Lucretius VI, 86

ne trepides caeli divisis partibus amens,


unde volans ignis pervenerit aut in utram se
verterit hinc partem.

Gli Etruschi avevano dunque diviso il cielo e con esso I' oriz·
zonte in XVI parti, in ognuna di esse avevano collocato la sede
di alcune divinità: su questa divisione i libri fulgurales insegna·
vano a determinare il punto donde il fulmine avesse origine e
dove terminasse, per conoscere la volontà degli dei. Questa stessa
divisione adoperavano nell'aruspicina e nell'interpretazione delle
viscere animali, sopratutto del fegato considerato come una im·
magine del cielo: il fegato di bronzo di Piacenza, uno dei più
singolari documenti di quella disciplina, ha il suo margine diviso
in 16 regioni. I libri aruspicini adottavano la stessa divisione e
la stessa terminologia dei libri f ulgurales.
Come l' aruspice e l'augure si servivano di quella divisione
del cielo in XVI partes o regiones caeli, per dire con precisione
donde il fulmine fosse venuto (fulmm qua ex parte venisset),
così il nocchiero etrusco. se ne serviva per indicare da quale parte
del cielo spirava il vento che gonfiava la sua vela, la parte o
regione verso la quale la nave era diretta, per determinare il corso
degli astri (numi anch'essi distribuiti nelle regioni del cielo) con
cui dirigeva la sua navigazione.
Gli Etruschi avevano portato il principio di quella divisione e
- 06 -

quei concetti dati' Oriente, navigando verso il mare a cui dovevano


dare il nome di Tirreno, con essa si orientavano nel percorrere
in tutti i sensi il Mediterraneo commercianti e piloti audacissimi,
che tennero testa a fenici e Greci, e attraverso Cere e Tarquini
trasmisero ai Romani le loro tradizioni marinare.
In Roma questo sistema di dividere il cielo e l' orizzonte in
XVI parti penetrò sin dai tempi più remoti con la disciplina
etrusca che tanta parte ebbe nella religione e nella vita civile
romana , e penetrò anche nell'uso della navigazione, . quando i
Romani si volsero ai commerci marittimi sotto la guida delle vicine
città etrusche che furono loro maestre. Più tardi, quando Roma
si aprì alla cultura g reca, e nella navigazione romana g l' influssi
dell'arte nautica dei Greci ebbero il sopravvento, s'introdusse
e diffuse il sistema greco dei Xli venti.
I Greci partendo dalla divisione d ell'orizzonte in 4 parti
già accen nate in Omero, giunsero a lla divisione in 8 e in 12
parti o venti. Ma la loro divisione in 8 parti, specialmente per il
prevalere di criteri cosmografici da Aristotele e Timostene Rodio
in poi, non era uguale a quella degli Etruschi-romani , eh' era
puramente geometrica, e divideva l'orizzonte in 8 parti uguali di
45° ognuna e poteva geometricamente suddividersi in 16 parti di
22° 112 e in 32 parti di 11 ° 1/ 4 , come facciamo anche noi moderni .
Nella rosa greca di 8 invece, accanto ai primi 4 venti o direzioni
principali, si segnarono altri 4 venti a 30° dall 'Oriente e dal-
1' Occidente nei punti in cui so rge e tramonta il sole nei solstizi.
E quando si volle completare ed avere una suddivisione u ni-
forme si aggiunsero altri due venti a 30° dal Settentrione, e
due a 30° dal Mezzodì. Si ebbe cosi una divisione dell' orizzonte
in 12 parti di 30° ognuna, che si rivelò agli usi dei marinai
inadatta ·e fu da questi presto abbandonata per tornare a quella
in 8. La divisione in 8 venti adoperata dai marinai dell ' età elleni-
stica era verisimilmente tornata al criterio puramente geometrico, ( 1)
ma se così fu, non riuscì ad im porsi nell' uso dotto e non fu
svil uppata: l'antichità greca non adoperò una divisione in 16 venti
o parti, come I' usarono g li Etruschi-romani.
Prevalse invece e si diffuse nel mondo g reco-romano la

(I ) REHM, Oriechische Windrosen in Sitz. ber . Akad. Miinc hen 1916 3


Abh. p. 70 seg. dove tratta del sistema ellenistico di otto venti, dà una rosa
di 16 che è immaginaria.
Fio. 10 - la rosa di XVI venti conservata nell'An tiqua ri um (VII secolo).
Fio. 11 - La rosa dei venti dell'Anliquarium . nel suo complesso.
(I numeri romani sono aggiunti)
- 97 -

divisione in 12 venti appoggiata dall'autorità di filosofi e geografi


e cosmografi; ed essa domina non solo il mondo antico, ma gli
scrittori dell'età medioevale, e ad essa si uniforma ad esempio la
rosa di Carlomagno eh' è appunto ·una rosa di 12 venti. (1)
Il monumento che abbiamo illustrato, per i caratteri epigrafici,
deve attribuirsi al I - Il secolo dopo Cristo. Esso attesta che il
sistema greco non era riuscito a soppiantare del tutto in Roma il
sistema etrusco. La resistenza di quest' ultimo ben s' intende quando
si rifletta eh' esso era legato e sostenuto da riti e dottrine religiose
che sono sempre tenacissime. finchè durarono auguri ed auspici
cioè sino al IV secolo circa, la divisione in XVI parti durò nei
riti religiosi. Essa dovette durare anche nella navigazione sinchè
finì col prevalere sul sistema greco.
Ne è prova un altro monumento, <Fig. 1oi del VII secolo ali' in-
circa, recentemente scoperto in Roma, (2 i il cui valore artistico
è scarso, ma importante il valore documentario, perchè fornisce
I' anello di passaggio fra la rosa dei venti dell' età classica e la rosa o
compasso che inquadra il portolano, la carta e la bussola medioevali.
Presso la riva sinistra del Tevere, nel luogo dell' Emporium,
dove nell'antichità e nel Medio Evo approdavano le navi, è stata
rinvenuta una rosa dei venti ora conservata nell' Antiquarium del
Celio. E' scolpita in un disco di marmo greco tolto a qualche
monumento antico, alto 17 cm. che si restringe un po' verso il
piano superiore, il quale ha un diametro di 59 cm., mentre I' in-
feriore è di 65 c:m.; la circonferenza media è di m. 1.85. Nel
mezzo del piano superiore è un buco profondo 16 cm., e dal
buco corre verso l' orlo del piano superiore, ma non sino ali' orlo,
;nella direzione della costola che separa i venti Aquilonice e
Solanus un canale di 20 cm. di lunghezza, 2 cm. di profondità e
3 cm. di larghezza. Il giro del disco è diviso da costole in 16
reparti; ogni reparto ha una erma veduta di faccia. Le 16 teste
sono fra loro differenti e tutte più o meno nell'atto di soffiare.
Dodici di esse divise in 4 gruppi tti 3, portano il nome del
vento: a ognuno dei quattro gruppi è intercalata una erma senza
iscrizione. li rilievo è scheggiato nella parte inferiore, sicchè è
cad uto uno dei 12 nomi dei venti.

( I) EINHARDI, Vita Caroti, 29.


(2) L. POLLAK, L'anemoscopio dtll' arco di S . Lazzaro in • Bollettino
della Commissione Archeologica Comunale di Roma • LXI ( 1933) p 131·137.
- 98 -

Ci si può chiedere, e se lo chiese invano il primo illustratore


del monumento, per quale ragione ognuna delle 4 serie di 3 venti che
hanno il nome è separata da un vento anonimo. La ragione è questa
che il disco fu costruito per un sistema di 16 venti, <Fig. 11i eh 'è
il sistema etrusco-romano, mentre il sistema greco-romano da cui
derivano i nomi non ne dava che 12. L'adattamento della rosa di
12 a quella di 16 venti è avvenuto imperfettamente, sicchè mentre
dovremmo av.ere la divisione segnata nella colonna prima, ab-
biamo quella segnata nella colonna seconda.
[Septentrio) vento senza nome
B oreas Boreas
Aqui!onice Aquilonice
vento senza nome Solanus
Solanus vento senza nome
Vulturnus Vultumus
Eurus Eurus
vento senza nome Auster
Auster vento senza nome
Austroafricus Austroafricus
Africus Africus
vento senza nome Favonius
Favonius vento senza nome
Chorus Chorus
Circius Circius
vento senza nome [Septentrio]
Quanto all'età di questa rosa dei venti, il Pollak che la segnalò
e l'illustrò l'ha assegnata al V secolo. Ma l'arte che qui tocca il
più basso livello, assai più basso che non fosse nel V secolo, ed
i caratteri dell'iscrizione c' inducono ad assegnarla al VII seC01o. (1)
Quanto alla destinazione poi, non vediamo in questa rosa
dei venti un articolo d'esportazione nelle provincie, abbandonato
perchè scheggiato e difettoso, poichè di tale esportazione dubitiam o
assai e per il V e per il VII secolo. Riteniamo invece che questa
rosa dei venti facesse parte del corredo di qualche naviglio, che
fosse abbandonata nell'Emporio e dimenticata in seguito a chi sa
quali vicende.

(1) Al VII secolo l'attribuisce anche il Silvagni, il migliore conoscitore


dell'epigrafia medioevale romana .
- 99 -
Fra la rosa del frammento romano ora a Praga e la rosa del-
1' Antiquarium, si è fatto un passo: nella prima i due sistemi greco-
romano di 12 venti ed etrusco-romano di 16 sono dati uno accanto
l'altro, ma indipendenti; nella rosa dell' Antiquarium i due sistemi
sono fusi, ma quello di 16 è fondamentale, l'altro accessorio e
necessariamente errato nella collocazione dei nomi. Ciò preludia
ali' abbandono totale del sistema di 12 venti per parte dei naviganti,
che del resto l'avevano trovato poco pratico, onde sarebbero
tornati a quello di 8 venti (Plin. Nat. ff istoria 2, 47). Ciò che
costituiva la difficoltà del sistema non era il numero troppo alto,
perchè anzi quello di 16 etrusco non solo fu conservato ma svi-
luppato a 32 e 64 venti: era complicato il criterio con cui si fis-
savano gli altri punti oltre i quattro fondamentali. E infatti i marinai
italiani non solo abbandonarono la divisione in 12 e i nomi
classici dei venti, ma sostituiron nuovi nomi agli otto venti prin-
cipali, e portarono la divisione etrusca di 16 venti a 32 e poi a
64 e, come vedremo, a 128/ 16 di vento.
La sostituzione dei nomi classici con altri dovette avvenire
gradualmente. È venuta a mancare la testimonianza dei manoscrit-
ti che sembravano attribuire ad un Asaph del Xl secolo un trat-
tato di cosmografia in cui si dava un diagramma con gli otto no-
mi di Tramontana, Oraecus, Orierzs, Syllocus, (o lmber), Meri-
dies, Oarbinus, (o Lebex), Occidens, Magister, su cui si erano
fondati il Santarem e il D' Avezac, e recentemente Ch. de la Ron-
ciere poichè T. Bertelli ( 1) ha dimostrato che il testo invocato
non fa che riprodurre il Tresor di Brunetto Latini ed è quindi
posteriore di almeno due secoli. La testimonianza dell ' uso primo
di quei nomi è in Ed risi il quale nell'opera sua «Sollazzo per chi
si diletta di girare il mondo> scritta a illustrazione del Mappa-
mondo che re. Ruggero aveva fatto incidere fra il 1139 e il 1154
ha utilizzato fonti italiane. Egli conosce le denominazioni di al
libag libeccio (cf. p. 22, n. 2 nella traduzione italiana), conosce
anche quello di Salug Silocco (p. 20, n. 3); meno sicuro è l' uso
di greco e di maestro, oltre i nomi dei 4 venti principali. ln ge-
nere egli preferisce per i venti intermedi dire cfra ponente e mez-

( I ) SANTAREM, Atlus de La Oéograpkie du M Age Il 3; D' Avezac,


Aperçus hisforlques sur la rose des vents in • Bull. della R Società Geogra-
fica Italiana • Xli, 1875 p. 41; Ch. de la Roncière, La dlcouverte de l' Afrìque
t. I p . 36; T . Bertelli, Studi storici sulla bussola naaticfl p. 116·129.
- 100 -

zogiorno>; . fra levante e tramontana> ecc., ma dalle fonti ch e


trascriveva ha tolto anche denominazioni eh' erano già in uso fra
i marinai che frequentavano la Sicilia. La denominazione di gre-
co per il vento di NE dev'essere stata adoperata in origine da
marinai della Sicilia sud - orientale.
La rosa dell' Antiquarium segna ad ogni modo lanello di pas-
saggio fra quella dell ' antichità etrusco - romana e q uella del Com-
passo da navigare.

XVI. - DELLA ROSA O COMPASSO ADOPERATA DAL·


L'AUTORE DEL COMPASSO DA NAVIGARE.

La rosa sulla cui norma fu d ettato il portolano e costruita la


carta del Compasso da navigare è quella di 16 venti, distinti in
8 venti principali o intieri, e 8 venti intermedi che suddivide ndo
g l'interi dde rminano 16 mezzi-venti. I p ri mi hanno il no me di
Tramontana, Oreco, Levante, Silocco (o Sirocco), Mezzodì o Sar-
quino od Ostro) , Garbino (o Libeccio), Ponef/te, Maestro (o Nar-
bonese o a Provincia) . I venti intermedi tolgono i loro nomi dai
due venti intieri fra cui sono intercalati: entre Tramontana e
Oreco, entre Oreco e Levante, entre Levante e Silocco, e1Ltre Si-
locco e Mezzodì, entre Mezzodi e Oarbino, entre Garbino e Po-
nente, erdre Ponente e Maestro, entre Maestro e Tramontana. Ma
questo è solo il principio della divisione d ell' orizzonte. Suddivi-
d endo ancora i 16 mezzoventi si passa a 32 - 64 · 128 divisioni.
Il dominio di ogni vento intero, per esempio la Tramontana,
che abbraccia un arco di 45°, è d elimitato dalle direzioni dei due
mezzi venti, nel caso Maestro-Tramontana a O e Tramontana·
Oreco a E. Quest'arco di 45°, viene suddiviso in 16 parti, 8 cioè
verso Maestro e 8 verso Greco dell'ampiezza ognuna di 2°, 48',
45' ', le quali si chiamano a partire dal p unto medio della Tra-
montana e andando verso le due parti: prima, seconda, terza,
quarta, quinta, sesta, settima, ottava di vento; le ottave coincidono
con le direzioni dei mezzi venti che delimitano il dominio della
Tramontana. <Fi e . 11) Essendo 8 i venti pri ncipali, l' orizzonte risu lta
così d iviso in 8 x 16 = 128 parti di 2' , 48', 45" ognuna. Questa
d ivisione non è ancora quella in 360°; ma è già così g rande da
spiegare la precisione delle indicazioni date dal portolano e quella
del disegno della carta nautica. L'autore .. usava nel dettare il
... . ... ..," n:
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Fio . 12 - Divisione di un vento intero in XVI perii


secondo il sistema del Compasso de nevegere.
- 101 -

primo e nel disegnare la seconda una rosa o Compasso eh' era


sostanzialmente un cerchio traversato da 64 diametri che tagliavano
la circonferenza in 128 pani di 2°, 48', 45'' ognuna.
Di queste ultime denominazioni, l'ottava coincidendo col
mezzovento, è ricordata raramente, le due più vicine al vento
intero prima e seconda e le due più vicine al mezzovento sesta
e settima sono sostituite quasi sempre con lespressione un poco:
più frequentemente vengono ricordate terza, quarta, quinta di
vento: di esse solo la quarta che rispondeva alla divisione del-
1' orizzonte in 32 parti, attraverso un uso secolare si è conser-
vata si no al tempo nostro. Le altre denominazioni sono cad ute
perchè non rispondevano al principio della suddivisione geome·
trica (la seconda e la sesta, geometricamente avrebbero dovuto
esser chiamate ottave) e perchè per suddivisioni più minute si è
introdotta quella in 360 gradi. Il portolano indica le direzioni che
la nave dovrà prendere:
1) per venti intieri: per tramontana, per greco, per libeccio ecc.
2) per mezzi venti: entre levante e sirocco (f. 2), entre greco
e levante (f. 3), entre tramontana e maestro (f. 7), ecc.
3) con la divisione più minuta per lebecço ver mecçodi um
poco (f. 1), per sirocco ver levante un poco (f. 2), per meççodì ver
lo sirocco un poco (f. 2), per greco ver la tramontana pauco (f. 2),
e con più precisione per greco ver lo levante ter_ça de vento (f. 3),
per greco ver levante terça (f. 3), per garbino ver lo ponente terça
de vento (f. 5), per tramontana ver lo greco qufota (f. 5), per
garbino ver lo ponente quarta de vento (f. 8), per mecçodi ver
lo garbino quarta (f. 8), per levante ver lo sirocco terça, ecc.
Merita di essere rilevata la circostanza che l'autore dà queste
indicazioni come se quella divisione dell'orizzonte fosse nota e
usual e fra i marinai, senza darne spiegazione: essa doveva es-
sere stata introdotta da tempo ed era divenuta abituale e comune
alla metà del secolo Xlii.
La carta è costruita con lo stesso sistema. (Fig. 13> La Pisana
eh' è la più antica ha due 'compassi o rose di 16 venti intorno a
cui si dispongono due sistemi di 8 rose di 32 venti: tracciarne di
più sarebbe stato un ingombrare il disegno. Per questo stesso
motivo di nitidezza l'autore dell'atlante Tammar Luxoro traccia
due rose di 32 venti, ma mettendone il centro ai margini della
carta in modo che ·SU questa non .ne risultassero che 16 di un
sistema e l-6 dell'altro. <ftg. 1t> Ma B disegilo della carta fu create
- 102 ~

originariamente e da successivi cartografi corretto in base ai


dati raccolti col compasso di 128 divisioni.
Non è un caso che questi progressi dall'arte nautica si com-
pissero per opera dei marinai che potevano considerarsi i legit-
timi discendenti degli Etruschi, che primi avevano diviso geome-
tricamente il cielo e il giro del!' orizzonte in 16 parti o regiç>ni.

XVII - DELL' USO DELLA ROSA DEI VENTI CHE


COPRE LE CARTE NAUTICHE MEDIOEVALI.

Già il Bellio, (1) ed altri han rilevato che il reticolato costi-


tuito dalla rosa o dalle rose dei venti che copre la carta nautica
medioevale appare spesso sovrapposto alla lin ea della costa e
tracciato dopo di essa. La linea di costa è press' a poco uguale,
o non molto disforme, nelle varie carte, sia che esse contengano
tutto il Mediterraneo, o piccole sezioni di esso, mentre il reticolato
varia notevolmente rispetto alle coste stesse, avendo il suo centro
in punti diversissimi della carta, nel Tirreno, nel M. Sardo o nel-
1' Adriatico, nella Sicilia o nella penisola italiana o dovunque. Ciò
è più evidente quando dal grande Compasso del Mediterraneo si
passa ai Compassi rappresentanti singole sezioni di esso, che hanno
tutti quel sistema di linee di vento. Il particolare reticolato che
copre ogni carta non è servito a tracciare la linea di costa in essa
contenuta. In ogni carta esso ha valore soltanto per i rapporti di
direzione dei vari luoghi col centro. Ma se si voglia avere il rap-
porto di direzione fra due luoghi diversi (supponiamo Genova e
Maiorca, o l'isola di S. Pietro e Marsiglia), e per dirla col lin-
guaggio dei marinai del tempo e del Compasso, se si voglia sa-
pere come due luoghi « si guardano », bisogna immaginare il
centro del reticolato trasportato in uno dei due luoghi. Il navi-
gante non poteva servirsi di quel reticolato per la sua rotta se
non raramente, quando per un puro caso uno dei venti tracciato
nella carta coincidesse con la direzione fra il porto che voleva la-
sciare e quello a cui voleva arrivare. In pratica il nocchiero, do-
veva, volta per volta, far centro il luogo di partenza di un sistema
di venti o di direzioni, tracciando idealmente o anche realmente

(1 ) V. BELLIO, L'arcipelago e il lido toscano rullt carie nautiche mt-


,diotvali • Memorìe Reale Soc. Geografica Italiana " Voi. Xll (1905) p. 83 se&.
- 103 -

sulla carta la sua rotta, o identificandola con uno, o successiva-


mente con più venti diversi. Se però il particolare reticolato che
copre tutte le carte può variare in esse di posizione e non è ser-
vito a tracciare la linea di costa, ma ·fu a questa sovrapposta, e
se il marinaio volendo navigare doveva sulla carta tracciare la sua
linea di rotta che quasi mai coincideva con una direzione già trac-
ciata, nasce la domanda a che cosa servisse quel reticolato.
Innanzi tutto il reticolato indicava il metodo, il sistema di di-
rezioni secondo cui la carta era stata costruita, cioè dividendo
l'orizzonte in 16 - 32 - 64 - 128 punti e fissando la posizione ri-
spettiva delle varie locali tà secondo tale sistema. Così la scala di-
segnata ai margini dava la proporzion e delle distanze calcolate in
miglia. In secondo luogo quel reticolato serviva di paragone al
marinaio nel tracciare la propria rotta, poichè il confronto con le
direzioni tracciate già sulla carta gli consentiva di conoscere
qual' era la direzione della linea eh' egli tracciava, realmente o
idealmente, fra il porto di partenza e quello di arrivo.
Inoltre il Compasso tracciato sulla carta serviva ad orientare
questa e a conoscere quindi la direzione seguita di fatto dalla nave
e quella che doveva prendere. Questo orientamento avveniva con
l'aiuto del corso del sole e della luna e delle stelle, poichè è as-
surdo che i marinai dimenticassero il modo di orientarsi che ave-
vano seguito per millenni.
E quando ebbero la bussola questa non nacque perfetta come
Minerva dal cervello di Giove. Noi ora abbiamo la rosa dei venti
applicata all'ago calamitato. Ma questo perfezionamento (eh' è
quello celato sotto la leggenda di Flavio Gioia) si compì nel!' età
stessa in cui furono g radualmente creati:
1) il Compasso-portolano;
2) il Compasso-carta;
3) il Compasso-bussola.
E non è a dire che questa terza innovazione fosse immediata-
mente diffusa. Prima che essa fosse trovata, e prima che divenisse
di uso comune la sostituiva il grande compasso o sistema di venti
che copre la carta. Anche oggi l'ufficiale di rotta ha bisogno di
avere a portata di mano carta e bussola: nei secoli Xlii e XIV
spesso l'ago calamitato ancora primitivo e senza rosa veniva pog-
giato sulla carta stessa, che ne era fo rnita. E anche quando fu
applicato il cartoncino ali' ago, la grande rosa dei venti che copre
- 104

la carta facilitava la conoscenza migliore delle divisioni che, come


s'è detto, i marinai cerca vano calcolare non solo per ven ti e mez-
ziventi, ma per sedicesimi di vento.

XVIII. - DELL' INFLUSSO DELLA BUSSOLA SULL'ORIGINE


DEL COMPASSO DA NAVIGARE NELLE SUE
DUE PARTI D I PO RT OLANO E CARTA NAUTICA.

Per precisare la parte che la bussola può aver avuto nel pro-
gresso dell'arte nautica che è rappresentato dal Compasso da Na· ·
vigare, bisogna innanzi tutto sgombrare il terreno da alcuni pre-
concetti largamente diffusi.
Uno è che l'antichità, pur avendo avuto peripli, non ebbe
carta nautica, e ciò perchè sarebbe mancato il mezzo per costruirla
( la bussola). Bisogna invece affermare che come nel Medio Evo
la carta geografica è nata e si è svil u ppata dalla ca rta nautica
italiana, così nell'antichità g reca la geografia, cioè in origine la
grafia, il disegno della terra, e la sua descrizione, sono nate dai
bisogni dei naviganti , e dalla carta prevalentemente nautica che
si erano costruiti g li Ioni di Mileto e di Focea, che avevano
,esteso le loro navigazioni e impiantate le lo ro colonie dal Mar
Nero al Mare Sardo. Le prime rappresentazioni cartografiche
(pinakes) furono ap pu nto quelle del Mediterraneo nei suoi vari
bacini, man mano che venivano esplorati e frequentati , con le loro
coste e isole, così come le pri me descrizioni (peripli) miravano a
dare le necessarie notizie ai naviganti. Da questi umili principii si
sviluppò la geografia (e la cartografia che · n'era parte) greca che
raggiunse tanta altezza da far dimenticare il punto di partenza.
Ma schizzi del M. Mediterran eo non dovettero mancare ancb~ in
seguito ai marinai di Atene, di Cartagine, di Roma. I marinai ita-
liani del Medio Evo si fecero da capo e si ricostruirono con me-
todi pratici più che matematici e astronomici sia il portolano che
la carta, poichè la scienza geografica era caduta tanto in basso
da non poter essere loro di sussidio, e per i loro bisog ni dentro
il Mediterraneo, metodi empirici erano s ufficienti, com'erano stati
bastevoli per secoli.
Un altro preconcetto largamente diffuso e accolto è che ne l-
1' antichità e nel M. Evo, prima di avere la bussola perfezionata,
non si navigasse in altura, ma solo costeggiando, senza allonta-
narsi dalla vista della terra.
f10. 13 - Compasso delle carie nautiche italiane dei secoli Xlii ·XV.
Dall'Atlante di Andrea Bianco
Fio. 14 - Una parte del Mediterraneo occidentale
Atlante Tammar - Luxoro (principio del sec. ·XIV).
- 105 -

Bisogna al contrario dire che la navigazione costiera era


prevalente per le piccole navi e per chi voleva avere vicina la
terra dove scendere a riposarsi, ad attivare scambi, e dove scam-
pare da tempeste, naufragi e pirati. Ma in tutti i tempi si è navi·
gato nel Mediterraneo in altura, in pace e in guerra, cioè sempre
se si pensa alla quasi costanza della pirateria. li Cartaginese che
voleva giungere in Sicilia o in Sardeg na o passava dall'una
ali' altra isola o in Africa doveva abbandonare la costa; le navi
da carico che per secoli durante l'im pero romano portavano i
grani e gli altri prodotti dall'Egitto sino a Pozzuoli e ad Ostia
diretti a Roma, non costeggiavano la Siria e l'Asia minore e la
Grecia, ma tagliavano diritto da Alessandria verso i porti meri·
dionali di Creta, o verso la Cirenaica, e poi s'avviavano diritti
verso lo stretto di Messina. A prescind ere dalle tempeste che in
ogni tempo hanno trascinato i naviganti in mare alto, la nave che
si vedeva minacciata da pirati fuggiva a scampo nella direzione in
cui il vento la portava e il pirata che si vedeva in pericolo non
esitava a gittarsi in mare aperto dove far perdere le sue traccie.
L'ammiraglio che voleva prevenire il nemico non esitava a diri-
gere la sua squadra per la via più breve. Così hanno navigato
per secoli Fenici e Cartaginesi, Ioni e Greci, Etruschi e Romani.
Mi contenterò di ricordare un passo di Filo ne Alessandrino
(Legatio ad Caium § 250-252) perchè contiene la parola da cui
è venuta quella di peleo, pie/ego, pelegglo del Compasso e anche
di Dante (Non è peleggio da picciola barca Par. XXIII, 67).
L'imperatore Caligola aveva deciso di reca rsi per mare ad Ales-
sandria di Egitto .. Ma era improbabile che un'.autorità così alta
volesse fare la traversata per mare aperto (1'EÀii·ret), e per i peri·
coli della navigazione e per il numero delle navi che l'avrebbero
accompagnato, e per aver cura del corpo, cose tutte che gli
sarebbero state più agevoli quando avesse fatto il giro per le
coste dell'Asia e della Siria. Poichè ogni giorno avrebbe potuto
a piacere navigare e scendere a terra, specialmente portando
molte navi grandi (non tuttavia delle olcadi) per le quali il navi-
gare costeggiando è più adatto, così come alle navi da carico
((fop·t!m) è più conveniente il navigare in altura (StiX 1ttÀ6.youç;) ».
01' Italiani dei secoli X-Xlii non hanno fatto altrimenti. Buona
parte del Compasso da Navigare è occupata dai pieleghi attraverso
il mare aperto. Quando queste traversate avvenivano rapi da mente
con prospero vento servivano a determinare, in base alla rosa
- 106 -

dei venti e al corso del sole o delle ·stelle, la posizione relativa


dei punti opposti delle coste mediterranee e la loro distanza cal-
colata in modo approssimativo, ma non lontana dal vero. E
s'intende come accumulando una serie di queste esperienze si
potessero raccogliere elementi per scrivere il compasso-portolano
e disegnare il compasso-carta che è redatto sugli stessi elementi.
Questa faci lità di navigare in altura era accresciuta dalla circostanza
che la navigazione avveniva prevalentemente nel semestre estivo,
quando il mare non è tempestoso, e dall'altra circostanza che
nel Mediterraneo queste traversate non sono mai molto lunghe.
Un altro punto da mettere in chiaro è che la bussola facilita
assai la navigazione in altura, ma non era indispensabile per essa,
tant'è vero che si navigò in altura quando essa non era pos-
seduta, cioè per tutta l' antichità, e si continuò a navigare ser-
vendosi degli astri per dirigere il corso della nave anche nei
secoli XI-XIV quando la bussola era posseduta. Essa era un ele-
mento sussidiario, che divenne tanto più prezioso quanto piu
si andò perfezionando, ma nel Mediterraneo almeno non assoluta-
-mente indispensabile. Frequenti le terre e le isole che un pilota
esperto, per molto uso di mare, riconosceva; noti molti venti e
le loro direzioni. Ma ove ogni altro elemento mancasse restavan
le stelle. - Pompeo fuggitivo dopo Farsaglia, racconta Lucano
(VIII, 167 seg.), interrogava il nocchiero della nave che lo conduceva
verso i porti di Siria:
rectoremque ratis, de cunctis consulit astris,
unde notct Terras, quae sit mensura secandi
aequoris in caelo. Syriam quo sidere servet,
aut quotus in plaustro Libyam bene dirigat ignis.
li marinaio gli avrebbe risposto:
Signifero quaecumque fluunt labentia caelo
numquam stante polo miseros fallentia nautas,
sidera non sequimur, sed qui non mergitur undis
axis inocciduus gemina clarissimus arcto,
ille regit puppes. Hic cum mihi semper in altum
surget, et instabit summis minor Ursa ceruchis,
Bosporon, et Scythiae curvantem litora Pontum
spectamus. Quicquid descendit ab arbore summa
Arctophylax propriorque mari Cynosura feretur,
in Syriae portus tendet ratis ........ .
- 107 -

A distanza di tredici secoli, Monte Andrea discepolo di Fra


Ouittone, fra il 1259-1280, cantava -della sua donna paragonandola
alla stella polare:
Si come i marinar guida la stella,
che per lei ciascun prende suo viaggio,
e chi per sua follia si parte d' ella
raddoppia tostamente suo dannag gio.
E Raimondo Lullo suo contemporaneo quando nel de quae-
sfiollibus geometriae si pone la domanda come i marinai calcolino
le distanze in mare e nota: et ad hoc instrumt•11tum habent Chartam,
compassum, acum et stellam maris, indica con questi termini la
carta nautica, il portolano, l'ago calamitato e la stella polare. Sup-
porre che con stella maris egli indichi la rosa dei venti, è affatto
ingiustificato, come già notava il Bertelli, basandosi sull'uso e
il linguaggio di quell' età. Anche senza la bussola una gran
parte degli elementi raccolti nel compasso portolano potevano
aversi, e ne poteva nascere la carta nautica.
L'uso della bussola facilitò tuttavia assai questo compito e
servì a perfezionare i dati raccolti e indirettamente a meglio co·
struire la carta. È evidente che direzioni le quali si spingono al
grado di precisione di un 1/ 16 di vento non potevano, a mio
parere, essere determinate se non con l'aiuto della bussola o con
calcoli astronomici che i marinai del tempo non sapevano fare.
Il Compasso da navigare nella sua parte portolanica è dunque
composto con l'aiuto della bussola e la carta che ne derivò deve
indirettamente la sua precisione ali' uso di quello strumento.
Questo deve a ogni modo rilevarsi che il Compasso da navi·
gare non sorse ali' inizio dei progressi dell'arte nautica nel M.
Evo, ma rappresenta il culmine di essa, fra il 1250 - 1300 circa,
con la creazione e perfezionamento del Compasso· porto lano, del
Compasso-carta e del Compasso-bussola.

XIX. - SE L'AUTORE DEL COMPASSO DA NAVIOARE NEL DARE


LE DISTANZE IN MIOLIA SI . FONDI SU UNO STRUMENTO
P ER MISURARE IL CORSO DELLA NAVIGAZIONE.

Si è indicato il sistema in base al quale nel Compasso da


navigare (portolano e carta) son calcolate le direzioni: bisogna
dire qualche cosa sul modo in cui si danno le distanze; Queste
108

sono sempre espresse in Miglia, Millia, Milliaria, Mii/ara, non


in stadi o in giornate di navigazione. Il Compasso si ricongiunge
così alla tradizione dell' /tinerarium Maritimum romano, che dando
le notizie per il tratto di costa dalle foci del Tevere a quelle del
Rodano calcola le distanze in Mi/liaria. Mai appare la lega: le
supposizioni del Nordenskiold a questo riguardo si rivelano del
tutto infondate. L'uso tl i calcolare in miglia si era del resto esteso
anche al bacino o rientale del Mediterraneo, durante l'impero ro-
mano bizantino, sostituendo lo stadio greco, eh' era troppo pic-
colo. Ne fa fede un passo di Costantino Porfirogenito De Caere-
moniis aulae bizantinae I. Il c. 45 (ed. Niebuhr, p. 678) dove nar·
rando la spedizione dell'anno 949, condotta contro gli Arabi che
nell' 823 avevano occupato l'isola di Creta, si enumerano le forze
inviate e s i descrive l'armamento delle navi, senza ricordare carte
o bussole, ma esponendo la rotta che dovevano seguire le navi
da Costantinopoli a Creta. La dò tradotta per comodità dei lettori.
<Dati' Urbe che Dio custodisca (Costanti-
nopoli) ad Eraclea sono Migl ia 60.
Da Eraclea a Proconneso Miglia 40.
Da Proconneso ad Abido Miglia 100.
Da Abido a Tapeucia Miglia 12.
Da Tapeucia a Tenedo Miglia 8.
Da Tenedo a Mitilene Miglia 100.
Da Mitilene a Chio Miglia 100.
Da Chio a Samo Miglia 100.
Da Samo a Forni Miglia 30.
Da forni a Naxia Miglia 70.
Da Naxia a lo Miglia 30.
Da lo a Thera e Therasia Miglia 20
Da Thera e Therasia a Cristiana Miglia 20.
Da Cristiana a Dio Miglia 80.
Da Dio a Creta Miglia 12.
In totale Miglia 792 >.
In questo brano portolanico del X secolo manca ogni indi·
cazione di direzione, ma sono attestati la diffusione e il perdu-
rare del metodo di calcolare le distanze marittime in Miglia. Do·
vevano esistere anche antichi testi portolanici che così le calco-
lavano per grandi estensioni di costa.
Ma non doveva mancare neppure lo strumento per misurare
- 109 -
la velocità della nave corrente sulle onde in un tempo determinato.
Già Plauto ricorda Rotam navis ad metiendum iter; e di
ruote a palette messe sul corp0 del naviglio alla linea di galleg·
giamento, in modo che dai loro giri si potesse calcolare la velo·
cità della nave e il cammino percorso, parla Vitruvio X, 14. E
qualche scrittore bizantino ricorda strumenti • misuratori della
corsa nel mare » o 0cxÀocoooòoµi'tpcxl cf. Tzetzes hist. 13,977).
Che gl' Italiani facessero con grande facilità questa misura nel
secolo XV è provato dall'Ariosto Orlando XIX, 45
un sotto poppa, un altro sotto prora
si tiene innanzi l' oriuol da poi ve,
e torna a rivedere ogni mezz'ora
quanto è già corso ed a che via si voi ve;
indi ciascun con la sua carta fuore
a mezza nave il suo parer risolve.
Ma che la sapessero fare con pari facilità i marinai del
secolo Xlii è ugualmente certo per chi rilegga i versi già ricor-
dati di Francesco da Barberino Documenti d'Amore Parte VII
sotto Prudenza Documento 9, dove dopo aver ricordato il Com-
passo-carta continua:
L' arlogio non lassare,
et insomma il veghiare
è molto utile cosa,
perchè passar non osa
un'ora che non saccia,
quanto l'andar s' avaccia,
qual vento più trasporta
quando va meno accorta,
e quanto fossi presso
a porto o scoglio adesso
Il nocchiero abile doveva sapere ad ogni ora quanto la nave
avesse proceduto (quanto L'andar s'avaccia) nella sua corsa, e
quanto a ogni momento fosse vicina o distante da scogli o porti.
A questo scopo gli serviva l'orologio, eh' era, com'è detto nel·
l'Ariosto, la clepsidra a polvere rimasta a lungo nell'uso dei navi-
ganti appunto per questo scopo. Ma l'orologio non bastava senza
il complemento d'un altro piccolo strumento, il solcometro, che
non è nominato, e che allora doveva esser non altro se non un
pezzo di legno che veniva lanciato in mare, e galleggiando nel
- 110 -

luogo dove cadeva faceva svolgere per il moto stesso della nave
una cordicella o sagola a cai era legato da un capo e che dat-
i' altro era avvolta ad un molinello collocato sulla nave: la cordi-
cella era divisa da nodi, in modo che se ad esempio la clepsidra
a polvere durava un minuto primo cioè la 60' parte di un'ora,
il tratto della corda fra due nodi corri spondesse ad un sessante-
simo di Miglio: dal numero di nodi che si svolgevano nell'unità
di tempo, il minuto, era agevole arguire la velocità della nave e
quindi il cammino percorso misurato in Miglia. Questa operazione
doveva essere compiuta a dire di f rancesco da Barberi no ogni
ora; l'Ariosto nel passo ci tato suppone che la si compisse ogni
mezz'ora durante la tempesta. Se ne deve arguire che il solcometro
nella sua forma primitiva sia più antico del secolo XVI a cui lo
si fa risalire comunemente, ma che non venga ricordato perchè
costituito sostanzialmente da un pezzo di legno e da una funicella,
mentre veniva ricordato l'orologio o clepsidra considerato come
lo strumento più importante per conoscere la velocità nell'unità
di tempo e quindi il percorso della nave.
Non intendo qui trattare la questione vessatissima della lun-
ghezza dcl Miglio adoperato. Noterò invece che dalla circostanza
che esistevano distanze marine calcolate già in Miglia non deve
dedursi che l'autore del Compasso non abbia fatto per questo
rispetto che usufruire dci dati trasmessigli dalla tradizione romana
bizantina. Come per le direzioni così per le distanze, egli ha fatto
opera nuova. Gran numero delle località antiche erano sparite,
ed altre ne erano sorte: molte delle località e delle direzioni che
egli prende in considerazione nel misurare le distanze sono nuove.
La sua originalità si rivela non tanto nelle distanze fra località
vicine della costa, quanto nel dare i pieleghi o peleggi fra capi
lontani, fra capi ed isole o porti attraverso il mare aperto, che
formeranno l'ossatu ra per la costruzione della carta, fissando i
punti principali nelle rispettive distanze e direzioni. Se dati anti-
chi egli ebbe, li verifi cò e li rifuse: su di essi (anche vecchie
carte tolemaiche e forse quella di Re Ruggero che illustra Edrisi
poterono essere nelle sue mani) egli non avrebbe potuto costruire
nè il suo portolano nè la sua carta. Nella quale, come la rosa dei
venti sta ad indicare il sistema con cui fu rono prese le direzioni,
così la scala, ignota agli antichi e agli Arabi, compare per la prima
volta ad indicare le proporzioni secondo le quali era stata
costruita e doveva essere adoperata dal navigante per il calcolo
delle distanze.
- 111 -

XX. - IMPORTANZA DEL COMPASSO DA NAVIGAR E


E PROGETTO DI UNA EDIZIONE.

Non v'è dubbio eh' esso sia la maggiore opera della scienza
nautica del M. Evo.
Esso è anche la più notevole opera d i geografia scientifica
di quell'età. Il Libro del Re Ruggero di Ed risi, il Milione di Marco
Polo hanno per diversi aspetti un'importanza si ngolarissima loro
propria. Ma come rappresentazione e descrizione sistematicamente
condotta di una vasta regione, questa che il Compasso dà di tutto
il Mediterran eo nelle sue varie parti supera ogni altra che il
Medio Evo ci abbia tramandato.
Ed ha anche un g rande valore storico per le località della
costa mediterranea: torri, chiese, monasteri, castelli vengon<> ricor-
dati che più non esistono o esistono in rovi na: le lotte e gli av-
venimenti delle nostre repubbliche marinare assumono precisione,
se studiati seguendo la geografia del Mediterraneo che il Compasso
ci dà. Mutamenti nelle condizioni della spiaggia possono essere
documentati. E questo materiale cresce qualora si tenga conto
n on della sola redazione più antica A, ma delle successive O P U
ed inoltre di quelle posteriori in cui il Co mpasso è stato g ran-
demente accresciuto.
H a anche una notevole importanza linguistica, per le forme
che esso attesta e per la varietà grande d ei toponimi le cui vicende
ci permette di seguire. La prosa scientifica ital iana può incomin-
ciare con il Compasso degnamente.
Esso non ci è giunto però nella sua forma origi nale, quale
uscì dalle mani dell'autore. Testo vivo, destinato ali' uso pratico,
fu riprodotto centinaia e migliaia di volte per parecchi secoli.
Subl una serie di miglioramenti per parte di nocchieri e carto-
grafi che, dietro le lo ro conoscenze ed esperienze, glossavano e
correggevano il testo d el portolano e miglioravano i I tracciato
della carta. Ma subì anche una serie maggiori di guasti e peg-
gioramenti per parte di copisti non mari nai, i quali riproducevano
senza intelligenza il testo portolanico e meccanicamente le carte,
badando più ali' elegan za esteriore e ai caratteri della scrittura
che non a lla sostanza. Di queste innumerevoli copie, in gran parte
perdute, la redazione del 1296 è la più antica del porto lano, la
carta Pisan a datata da circa il 1275 è la più antica delle carte.
- 112

Ma le successive copie dell'uno e dell'altra conservano sempre


l'aria di famiglia.
L'edizione del Compasso da navigare dovrebbe in una.~prima
parte raccogliere i testi portolanici più antichi che ne derivano
sino a tutto il secolo XV; in una seconda parte tutte le carte
sino alla medesima data.
Queste raccolte costituirebbero un buon inizio di quei Rei
nauticae Monunzenta italica che attesterebbero al mondo una
delle glorie maggiori d'Italia dopo il Mille. Poichè i nostri ar
chivi e le nostre biblioteche, ed ormai le biblioteche dell'Europa
e del mondo sono ricchi di testi e di documenti riguardanti la
costruzione delle navi, il modo di guidarle, il modo di organizzare
e di governare la flotta , indicazioni di tattica navale e di storia
marittima, quali nessuna altra Nazione può vantare sino al periodo
delle grandi scoperte geografiche.
B. R. MOTZO.
INDICE

- Che cosa è il • Compasso da navegare • .

Il - Le opere del Nordenskiold e del Kretschmer.

lii - Il portolano attribuito ali' Uzzano.

IV - I portolani scritti da Orazia Pauli e da Carlo di Prìmerano.

V - Il Compasso da Navigare nella redazione del 1296.

VI - Il testo del Compasso da Navigare nella redazione del 1296 è già


variamente aumentato e rielaborato.
VII - li Compasso da Navigare fu composto verso il 1250.

Vlll - Dove fu composto il Compasso da :iavigare.

IX - Il Compasso da Navigare è un'opera nuova.

X - La fortuna del Compasso d1t navigare.

Xl - La .:arta nautica del Mediterraneo era dal marinai italiani dei se-
coli Xlll·XIV chiamata con lo stesso nome Compasso che si dava
al portolano.

Xli - Il Com passo-portolano e il Compasso-carta nautica sono due parti


comple mentari della medesima opera.

Xlii - Dell'origine e del significato del nome Compasso dato al portolano


e alla carta nautica.

XIV - Dell'origine del nome Compasso dato alla bussola da alcuni po-
poli europei.

XV - Le più antiche rose o Co mpassi italiani di Hi ven ti e la loro ori-


gi ne etrusco-romana.
XVI - Della rosa o Compasso adoperata dall'autore del Compasso da navi·
gare per dare le direzioni.
XVII - Del!' uso delle rose dei venti che coprono le carte na utiche medioevali.

XVIH - Dell'influsso della bussola sull'origine del Compasso da navigare.

XIX - Se l'autore del Compasso da navigare nel calcolare le distanzr in


miglia si fondi su uno strumento per misurare il corso della navi-
gazione.

XX - Importanza del Compasso da navigare. Pro~etto di 1-11111 edi~iQtJP,


DIZIONARIO ARCHIVISTICO

PER LA SARDEGNA
(CONTINUAZIONE)

Cedola - (Sp. seduta: biglietto; cat. scedula, detta anche ceda).


Occorre frequentemente questa parola nei documenti di archivio
specie come termine r)rocedurale (in cause, atti notarili, processi,
ecc.). Si incontra anche nei testi legislativi. ( I )

Censimento - In Sardegna si solevano censire le po-


polazioni per fuochi (foclzs) ed anche per singoli abitanti allo
scopo immediato del pagamento dei tributi e delle decime (2)

(I) Così: Libello o cedola fiscale per la contestazione dell'accusato • (Co-


dice felician o, art. 2207); cedola in cui si propo ngono gli articoli sui fatti de-
dotti dai rei in loro difesa (ibid. art. 2221 ); cedola per la citazione del reo
(ibid. art. 2319); cedola in cui i procurato ri fiscali cd i querelanti fanno
istanza per la cattura (Sanna-Lecca: Editti e Pregoni, Tom. I, tit. VI, p. 161);
cedola per interporre il gi ud izio di supplicazione 11elle cause civili dalle
sentenze profferte dalla R. Udienza (Sanna-Lecca. op. cit· tom. 1.0 , pag. 176,
§ XXVIII). Vedi pure: Costituzioni di Catalogna, Lib 3. 0 , tit. 25, const. 5,
pag. 232: • Scedulas no son admesas en las Corts R.eyals si no son signadas
de ma de Advocat, o de la mateixa part »; e libr. 3, tit. 25, const. 10, pag.
233; • Scedulas, y deduccions per qui han de ser firmadas y proveidas, y
quantas sen poden dar en Los altercats •. Sulle cedole cfr. pure Dexart,
Capitala: V. I, VII p. 1120: Sedalas para plets se degan admetre sensa
firma de dotor e: V. I. X. p. 1122: Sedulas se provelzescan y Las desacatadas
se borren. Sono anche dette cedole de l debito pubblico le cartelle rilasciate
ai feudatari dall' Amministrazione o monima come compenso delle prestazioni
feudali loro dovute per i feudi riscattati cf. Archivio Stato Cagliari: Atti
Oovernativi, voi. 18 n. 0 1347, pregone viceregio del 6·4·1839.
(2) Vedi ad es. gli statini d e lle decime contenuti in Arch. St. Cagliari :
Spogli e Vacanti, voi. 53. La categoria spogli e vacanti è contenuta nell'indice
delle Carte del Monte di Riscatto).
- 115

senza speciale riguardo, al meno fino al secolo XIX, e pre-


cisamente fino a Carlo Alberto, a fini politici, demografici o
scientifici. La più antica statistica fino ad oggi conosciuta è il
Riparti mento di Sardegna (Compartiment de Sardenya) (1) che
comprende la descrizione di tutte le ville, dei luoghi e castelli
dell'isola soggetti, nel 1358, agli Aragonesi. Ta le documento è
una traduzione catalana eseguita in qu ell'anno da un mano-
scritto, ora perduto, esistente nel!' Archivio del Castello di Ca-
gliari che co nteneva una descrizione pisana del 1320 - 22, in
cui si dichiaravano le rendite pubbliche delle singole ville in
danaro (lire, e soldi), in frumento ed orzo. 1.J) Esso si riferisce
specialmente ai giudicati di Cagliari e Gallura ed a poche cura-
torie del Logudoro, poichè il giudicato di Arborea e buona parte
dell'antico giudicato turritano, non erano ancora soggetti ai con-
quistatori iberici. Oltre che delle ville popolate e spopolate, distri-
buite per curatorie, vi è inclusa notizia di alcuni castelli del set-
tentrione dell' isola, e per molte ville del Logudoro, vi è espresso
il numero degli uomini d'armi forniti da ciascuna. (2)
Anche i registri delle collettorie pontifici e rlegli Archivi va ticani sono
preziosissimi per i dati geografici e s tatistici, che danno sicuro indice della
capacità contributiva ed economica delle s ingole ville. Specialme11te i registri
del sec. XIV colmano una notevole lacuna per un periodo su cui ;;li Archivi
Sardi non posseggono che notizie fram mentarie e sporadiche ; ed è merito di
un illustre studioso isolano, il prof. Bacchisio Motzo di avere eseguito, dei

(1) Pubblicata dal Bofarull nella Coleccion de docu.mentos illeditos del


Archivo Oenerat de la Corolla de Aragon, t. Xl, Barcellona 1856, sul mano-
scritto dell'Archivio di Barcellona sotto il titolo di Repartimiento de Cerdefia
e riprodotta dal Solmi in : Studi Storici sulle istituzioni di Sardegna nel M.
E. p. 426.
Per quanto riguarda i nomi delle ville distrutte, resta dubbia I' esattez:r.a
della trascrizione del Bofarull, che potrebbe utilmente essere oggetto di ac-
curata collazione sul manoscritto di Barcellona.
(2) SOLMJ, op. cit. p. 425. Per quanto rig uarda la statistica delle ville il
Compartiment de Sardenya può essere felicemente integ rato con l'atto di pace
stipulato nel 1388 da Eleonora con Re Giovanni O' Aragona pubblicato. s u copia
del sec. XV esistente nell'Archivio di Stato, voi. F, dal Tola (Codex Dipl.
Sardini!Z) p. 817.
Anche di questo documento una migliore redazione è da credere potrà
ottenersi dal confronto con altra copia quasi sincrona (del 1390) scritta s u un
lungo rotolo di 16 fogli pergamenacei, esistente nell'Archivio Comunale di
Cagliari. L'originale de I documento dovrebbe trovarsi negli Archivi di Barcellona.
Cfr. S. Lippi. L' Archivio Comunale di Cagliari, Cagliari, Valdès, 1897
p . 194, n. 324.
- 116 -
più importanti ed in specie di quelli del periodo avignonese) te trascrizioni
che saranno oggetto di un suo speciale lavoro .
La fonte più importante dei censimentì, negli Archivi Sardi,
sono pertanto le liste per le contribuzioni dei donativi (vedi:
donativo) da parte degli stamenti militare, ecclesiastico e reale.
Di esse la più remota finora conosciuta e quella fatta in
seguito al Parlamento tenuto nell'anno 1481 dal vicerè Ximene
Perez Scrivà dei Romani edita dal Corridore. (I) Per ogni feudo
sono riportati il numero dei fuochi ed il relativo contributo rife-
rito ali' anno 1485 (totale per i tre stamenti: fuochi 26263, somma:
L. s. 149,999 per l' intero decennio). E' da fare però qualche
riserva sull'esattezza delle cifre, come è buona regola in tutte le
statistiche a base fiscale, tenuto anche presente il fatto che non
vi furono comprese le non poche famiglie esenti (a torto o a
ragione) dal focatico. (2)
Altra statistica di contribuzioni ecclesiastiche, deW anno 1565,
riguarda il sussidio accordato da S. S. il papa Pio IV a S. M. per
l'allestimento di 60 galere e contiene il riparto di quanto_ do-
veva pagare ali' uopo ogni vescovado, canonicato, beneficio, ente
ecclesiastico o pio. Vi è pertanto fatta menzione delle città, delle
ville sarde del tempo e dei singoli contribuenti. (3) Altra statistica
dei contributi delle città e ville per la ripartizione del donativo
nel 1642, è in Archivio di Stato di Cagliari (4).
Negli atti dei parlamenti successivi continuano le statistiche
per i donativi, distinte per città e ville con P ammontare delle
rispettive quote e sono note quelle pubblicate dal Corridore per

( 1) CORRIDORE: Storia documentata della popolazione di Sardegna (1479-


1901) Torino, Clausen, 1002. p. 149 e segg.
(2) Cfr. anche a questo rìguardo, oltre il Corridore citato, anche Pardi:
La Sardegna e Ja sua popolazione attraverso i secoli, Soc. Edit. Italiana, 1925,
pag. 89.
(3) fascicolo dal titolo: •Atti vertiti nauti gli Arcivescovi, Vescovi del
Regno di Sardegna, giudici nelle loro rispettive diocesi, deputati dal Cardinale
Oribello Nuncio e Commissario Apostolico in tutti gli Regni e Stati di S. M.
Cattolica, per esigere da tutti gli stamenti ecclesiastici di detto Regno ìl sus-
sidio per le 60 galere, alla detta M. S. accordato da S. S. il Papa Pio IV
e contro i renitenti al pagamento del medesimo e spese: Archivio Stato
Cagliari, Archivio Antico, cause civili, pacco 92, fase. 2288. Esso sarà oggetto
di breve memoria da parte dell' aut<:> re del presente dizionario.
(4i Archivio Antico, voi. B. I. n. 11: è pure inedita al pari della prece-
dente del 1565.
- 111 -

i parlamenti del 1603 del 1678, 1688, 1698 (1) nell'opera citata.
E' però anche da segnalare quella inedita contenuta nel voi. 20
f. 11 11 degli atti suddetti per l'anno 1653, sfuggita alle di ligenti
ricerche di quell' autore.
Fonti preziose per la statistica nei sec. XIV - XIX e per i dati
che possono trarsene agli effetti degli studi demografici ed econo-
mici sull'isola, sono state già segnalate, limitatamente ali' Archivio
di Stato di Cagliari, neg li e Atti del Comitato degli studi sui
problemi della popolazione >. Fra essi sono ind icati anche docu-
menti singoli sull'argomento e tutti i registri del suddetto Ar-
chivio contenenti ripartizioni di donativi ordinari e straordinari, a
partire dal sec. XV. (2)
Altri censimenti furono compiuti sotto la casa di Savoia.
Quello del 1728 diede 310.096 ab. ripartiti in 82.445 fuochi, mentre
le sette città regie dell'isola diedero un totale di 51442 anime e
di 12363 fuochi. (3) Il censi mento del 1751 diede 360, 392 ab. e
fuochi 93811. Secondo uno stato del 1782, C4) la popolazione
dell'isola è di 436759 ab. in 110.601 fuochi e secondo altra del
1796, di 330,408 ab. t5)

(1) Secondo le statistiche contenute in questi atti, nel parlamento del 1603,
i fuochi dell'isola ammontavano a 66669 (non è compresa la popolazione}; nel
parlamento del 1678, a 74839 (esclusi i fuochi , non considerativi, dello sta-
mento ecclesiastico); nel parlamento del 1688, a 61645 (vi mancano quelli non
espressi dello stamento ecclesiastico) e la popolazione a 230.321. Nel parla-
mento del 1698 (ma11cano sempre quelli dello stamcnto citato) a n. 66778 e la
popolazione a 260,55 1.
Cfr. rispettivamente : R. Arch. di Cagliari: Atti dei parlamenti, voi. 14,
f. 809 e segg. per il parlame nto del 1603; voi. 27, f . 669 e scgg. per il parla·
mento del lfi78; voi. 30, f. 479 e segg., per il parlamento del 1688 ; voi. 31,
f. 245 e segg. per il parlamento dcl 1698.
(2) Vedi: Loooo-CANEPA FRANCESCO: Documenti tkli' Archivio di Stato
di Cagliari sulla storia della popolazione del R.egno di Sardegna. Questa sta·
tistica fa parte di uua pubblicazione in vari volumi comprendenti l'elenco
delle fonti archivistiche e bibliografiche relative a tutta la popolazione del
Regno dal 1000 a l 1848, che furono raccolte da un'apposita Commis sione di
demografia s torica composta dei migliori studiosi e presentate al ConErtsso
Internazionale per gli studi sulla popolazùme, svoltosi dal 7 al IO Sette mbre 1931.
(3) CORRIDORE ; Storia, citata, p. 133 e 215.
(4) R.. Segreteria di Stato e Ouerra, serie Il, voi. 1283 e Corridore ibid.
p. 2f13.
(5) CORRIDORE: Op. cit. p. 256. li documento è tolto dall' Arch. di Stato
di Torino, Politico, cat. 7 .•, ma non è indicato il volume.
- 118 -

Stando alle cifre riportate da Francesco IV d'Este nella sua


nota Descrizione della Sardegna, (I) la popolazione dell'isola
ascendeva nel 1812 coi forestieri (in numero di 6000) a 460.000
anime circa, comprese le isole (altri 6000 ab.). Notevole differenza
si riscontra con il Della Lamarmora il quale attribuisce nel 1816
alla Sardegna 351.867 ab. ed otto anni dopo, nel 1824, con ben
sensibile differenza, 412.357 ab. (2) Sembra assai più vicina al
vero la cifra del Duca di Modena in quanto, secondo un censi-
mento eseguito dall'autorità ecclesiastica, sfuggito al Corridore ed
ultimato nell'anno 1818 (3 ) le anime delle diverse diocesi, (senza
tener conto di quelle di Cagliari ed Ozieri non numerate nel
carteggio) e non calcolato il clero, specificato però dettagliata-
mente in specchi a parte per individui, qualità e diocesi, am-
montano a n. 308.397.

(1) FRANCESCO D' AUSTRIA D'ESTE: Descrizione della Sardegna (1812) a


cura di O . Bardanzellu. Roma, 1934, p. 102. Egli confessa di dar tali cifre
con approssimazione.
(2) A. DELLA LAMARMORA: Voyage voi. I. Mouvement de la population
de Sardai~ne de 1775 à 1824 paJ!. 185, con le cifre dei diversi anni inter-
medi. Egli afferma, in base ad esse, che la popolazione and6 decrescendo
dal 1775 (al quale anno attribuisce ab. 426.375) fino al 1816: (ab. 392.966 nel
1779; il61.445 nel 1801; 364.702 nel 1803 etc. secondo le cifre da lui fornite).
Nel 1816 avrebbe ripreso invece l'ascesa a causa delle nuove comunica-
zioni aperte con l'estero (366.994 nel 1817; 392.244 nel 1818; 400.545 nel 1822).
(3) ARCH. DI STATO DI CAGLIARI: Monte di Riscatto, spogli e vacanti)
voi. 53; fase interno da l titolo: Censimento della popolazione, 1809-1818.
l e cifre delle diocesi (escluso il clero calcolato, come si è detto, in specchi
11 parte) sono le seguenti per il 181S secondo il citato documento;

Sassari ab. 67. 791


Ampurias 8.323
Civita 16.288
Alghero 32.452
Bosa 22.673
Oristano 65.461
Ales 42.0f>3
Ig lesias 21.403
Galtellì ::11 .953

Totale ab. 308.397


Cagliari manca; ma nel 1821 contava
(vedi Corridore, op. cit. pag. 283) ab. 91 .947
Ozieri era calcolata (ibid.) ab. 38.132
Totale (escluso il clero) ab. 438.476
- 119 -

Aggiungendo per le due suddette diocesi, le cifre del cen-


simento del 1821 (Cagliari ab. 91.947; Ozieri 38.132) quasi equiva-
lenti a quelle del 1824 (Cagliari: 93.921, Ozieri: 38774), si avrebbe
per il 1818 la cifra totale di 438.476 escluse le isole ed il clero;
ed una conferma dell'attendibilità dei due censimenti posteriori
(t 821 e 1824) che portano, per tutta l'isola, rispettivamente le
cifre di 461.976 e 469.259 ab. (1)
Il censimento del 1824 fu fatto per provincie e diocesi ad un
tempo. Le operazioni eseguite dall'autorità civile diedero, come
si è detto, una· popolazione di 469259 ab.; quelle forse meno
diligenti dell'autorità ecclesiastica, con sensibile differenza. ab.
427.766. (2)
Nel 1838 fu fatto in Pi emonte il censimento ufficiale e si
richiese dal clero sardo la numerazione delle anime del!' isola.
Secondo il relativo computo fatto dai parroci la popolazio ne
ascese a 524.642 ab. (3) È da notare che nei primi censi menti
citati del sec. XIX (1818.1821.1824) non appare pii1 la numerazione
per fuochi; nei posteriori oramai ufficiali e dati alle stampe, è
abbandonata questa denominazione per l'altra moderna di famiglie.
Nel 1841, con patenti viceregie del 31 marzo, fu ordinato in
Sardegna i.I censimento generale la cui rilevazione fu fatta nel
1844 ed i cui risultati si ebbero senza troppa fretta nel 1846. :4)
L'isola secondo tal censimento, numerò abitanti 543.207 presenti
e 129.152 famiglie, con una popolazione relativa di 22.56 ab. per
Km. 2
li 17 Marzo 1848, in seguito alle carestia del 1846, il Ministro
dei lavori pubblici ordinò il censimento decennale in tutti gli
stati sardi e la popolazione venne rilevata, secondo la nuova cir-

(1) CORRIDORE, Storia, citata 1>p. 133, 283 - 290 e 291 - 307.
La cifra attribuita al 1821, è tolta da un censimento senza data esistente
in: R.a Segr, di Stato e Guerra serie Il , voi. 1284.
(2) CORRIDORE. La popolazione di Sassari in A . S. S ., voi. V, pag 54.
(3) CORRIDORE, Storia cit. p. 316, cfr. pure per questi dati: R.a Segre-
teria di Stato e Guerra, s. li, voi. 1283-1286.
(4) Censimento della popolazio11e di Sardegna, Cagliari, Timon, 1846. Fu
ali' uopo istituita secondo le norme della terraferma una Commissione Saperiore
in Cagliari e furono pure istituite 11 Giunte Secondarie una per provincia.
Vedasi la prefazione di Antonio Martini, membro della Commissione del Cen-
simento, il quale riassumendo le vicende del medesimo, fa voti che tali ope-
razioni vengano estese anche ad altri rami statistici dell'isola, per modo che
la Sardegna abbia per intero la sua statistica (pagg. XIX -·XXX).
- 120 -

conscrJZtone amministrativa stabilita il 12 Agosto stesso anno, se-


condo la ripartizione del territorio in tre divisioni amministrative ed
11 provincie. (I) La popolazione presente di fatto ammontò a
552.052 ab. (relativa: 22.93 ab. per Km 2) (2) di fronte a 524642 ab. ·
riportati nello stesso censimento per il 1838. (31
Nel 31 Dicembre 1857 fu ordinato nel Regno Sardo il cen-
simento generale, pochi anni dopo cioè l'epidemia colerica del
1854-55. Vigeva tuttora in Sardegna la circoscrizione amministra-
tiva del 1848, ma era già in corso di approvazione la divisione
territoriale sancita dal R. D. 23 Ottobre 1859, che divideva lo
stato in 17 provincie e la Sardegna in due (Cagliari e Sassari). La
popolazione, in assoluto, ascese a 573, 115 ab. (relativa: 23.80
per K m 2 ). (4)
Dopo la costituzione del Regno, e cioè il 31 Dicembre 1861
ebbe luogo in tutte le regioni italiane il censimento generale della
popolazione. Gli abitanti presenti di fatto, con notevole aumento,
ascesero a 588.064 (pop. relativa 24.42 per Km 2). (5) L'incremento
fu di 15949 ab. rispetto al censimento precedente.
Secondo il censimento generale del 31 Dicembre 1871, la
popolazione sarda presente di fatto ascese a 636.660 persone
(relati.va: 26,44 ab. per Km 2) (6 \ con l'aumento decennale di
48596 anime, nella valutazione del quale è da tener conto delle
manifestazioni coleriche del 1867 nella città di Cagliari e nei cir-
condari di Cagliari ed Iglesias. Dieci anni dopo nel 31 Dicembre
1881 la popolazione presente di fatto ammontò a 682.002 (relativa
28.32 ab. per Km 2 ) (7) con un aumento decennale di 45.342
individui.

(I) Vedi voce: Circoscrizioni territoriali del presente dizionario.


(2) Censimento delle popolazio11i dell'isola di Sardegna per l'anno 1848,
'forino, Stamperia Reale, 1852, 4.o.
(3) Cfr. Censimento citato del 1848 e Corridore: f::Jtoria documentata cit.,
pag. 325.
(4i Censimento degli S tati 8ardi del 1857-58. voi. Il, e Corridore: Storia
cii. p. 74; Arch. St. Cagliari , Atti Governativi voi. 50, n. 3701 (per le circo-
scrizioni).
(5) Censimento della popolazione del Regno d' Italia al 31 Dicembre !Sti l,
Torino, 1864.
(6) Censimento della popolazione del Regno d ' Italia, Roma, Stamperia
Reale 1874., voi. I., Censimento di Sardegna.
(7) Censimento della popolazione del R.egno d'Italia, Roma, Tip. Bodo.
niana 1883, voi. I., p. 10.
- l~l

Nel 1891 non ebbe luogo il censimento; in quello del 10


febbraio 1901, e cioè dopo un ventennio, si ebbe una popolazione
presente di fatto di 791.754 ab. (relativa 32.88 p er Km 2) con ·
l'incremento, rispetto al precedente, di 109.752 persone. ( I )
E' ancora da ricordare che nel 31 Di cembre 1871 fu pub-
blicato il Censimento degli italiani all'estero, ove è espressa l'e-
migrazione italiana, per regioni e provincie, nei diversi stati del
mondo. In esso è naturalr:nente considerata la Sardegna, da dove
cominciava in modo sensibile l'emigrazione sp ecial mente per le
terre del!' America latina, per l'Algeria e per la T unisia, (2),
ed anche per altri stati d' Europa (Tunisia, Inghilterra; Grecia,
Svizzera ecc.)
Secondo il censimento del 1911 la popolazione di Sardegna
presente di fatto aumenta a 852.000 abitanti (relativa 35 per
Km 2 ; (3) in quello del 1921 essa raggiunge 864.170 ab. (relativa
36 per Km 2). Nel successivo del 1931, sale a 973.125 (relativa: 40
ab. p er Km t), con aumento del 53.8 °I 0 rispetto a l 1871 ed un
terzo di quest'aumen to totale appartien e al decennio 1921-1931. (4)
Invece, come è noto, secondo il censimento d el 1936, la popola-
zione sarda ~ ormai superato il milione, (I.037.249 ab.) specie in
conseguenza delle nuove opere pubbliche civili e militari dovute al
governo fa scista ed alla introduzione di molte nuove organizzazioni
e provvidenze nell'isola, dirette al s u o miglioramento econo-
mico e sociale. (Vedi quadro dei censimenti a pagina seguente)'.

( I) Censimento della popolazione del Regno d'Italia, Roma, Stamperia


Reale, 1901 , p, 36-!44.
(2) Roma Stamperia Reale 1874, p. 80 e seg·g. ; per le e migrazio ni poste-
riori all'estero. confronta pure: Coletti, dell' Emigrazione Italiana, in Cin-
quant' annt di Storia Italiana, voi. lii, ove sono pure, unitamente alle altre
regioni italiane, contemplate la Sicìlia ~ la Sardegna.
Per quanto riguarda il censimento degli italia ni alt' estero non è da pas-
sare sotto silenzio quello del Comm Marcello Cerruti del 1855. Il Cerruti
benemerito incaricato d'affari del Re di Sardegna nell' Argentinll, tentò spon-
taneamente un'inda gine censuari a non solo de i sudditi sardi, ma degli italiani
tutti emigrati alla Plata. Le liste nominative da lui compilate con l'indicazione
dello stato civile, del luogo d'origine e della profession~ dei censiti, furono
inserite nella Gazzetta Piemontese ai n.ri 311, 313, 314 del 1855 e nel n. l del
1856. Tale Gazzetta era il giornale !!'Overnativo d'allora.
(3) Cfr. R. TEDESCHI: L'incremento di popolazione in Sardegna nel de·
cennio 1921-31. in: Atti del Xlf Congresso Geografico Italiano, tenuto in. Sar-
degn.a dal 28 Aprile al 4 Maggio 1934, p. 358. Alla stessa pagina, dovrebbe
leggersi anno 1485 (invece che 1435), nel quale anno la po pol..zio11e sarda è
dal Corridore annoverata in 157.00J ab cifra da correggere, secondo il Pardi1
(op cit.) in ab. 240.000.
(4) Cfr . R. TE:DfSCHl 1 cit., p. 359.
Le cifre ufficiali dei varii censimenti fin o alla proclamazione del Regno d'Italia dovrebbero, come osserva a ragione il
Pardi, (I) essere rettificate calcolando in più pei diversi periodi ·le cifre risultanti da u11 errore in difetto, sempre decre-
scente nel tempi per la maggio~ progressiva perfezione delle relative operazioni , a causa del quale :
La popolazione del 1485 calcolata dal Corridore in 157.li78 ab. e 26261.l fuochi dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 240.000 ab.
(correggendo un errore del t0-15 "lo in meno)

del 1603 » in 266.676 ab. e 66669 fuochi, dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 300.000 ab.
(correggendo un errore del 10-15 0/0 in meno)

del 1678 in 292.311 ab. \2) 748119 fuochi, dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a i.!1$7.000 ab.
(correggendo un errore del 10·15 0/ 0 in meno)

del 1688 espressa nel censimento in 230.321 ab. e G0fl45 fuochi , dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 251l.OOO ab.
(correggendo un errore del 10 '% In meno)

del 1698 in 260.551 ab. e 66778 fu ochi, dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 2&15.500 ab.

del 170ti è calcolata dal Pardi in 295.000 ab.


(correggendo un errore del 10 O/o in meno)
-
tJ
N

del nw in 307.000 ab.


del 1728 espressa nel censimento in 310.0!!6 ab. e 82465 fuochi, dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 325.000 ab.
(per un errore del 5 °/6 in meno)
del 1751 in 360.392 ab. e 9i.l81 l fuochi, dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 378.000 ab.
(per un errore in meno del 5 "lo>

(1) Vedi PARDI, op. citata, pp. 91, 100, 105, 106, 110, 111. 117, 118, 122, 124, 135. 144, 147, 151.
(2) O. PILLITO : M emorie riguardanti i regi rappresentanti etc. p. 131. Egli asserisce che. supponendo le famiglie composte di
5 persone, la popolazione sarebbe di 374.195; ma, supponendo una fecondità ed esistenza com possibile con le condizioni mise
rabili della vita, se le famiglie fossero composte di tre individui, la popolazione sarebbe di 224.517. Evidentemente egli non
tiene conto del censimento ufficiale eseguito nel Parlamento dal 1678 che numera villa per villa gli abitanti, ed in esso gli
errori sono da supporre piuttosto in meno che in più.
la popolazione del 1773, calctlata dal Gtmtlli edal limo (1) in 423.514 ab. e -
dovrebbe portarsi. secondo il Pardi, a 444.000 ab.
(per errore in meno del 5 O/a)
del 1782 espressa nel censimento in 436.759 ab. e 110601 fuochi dovrebbe portarsi, secondo il Pardi , a 458.000 ab·
(per un errore me•o del 50/o)
del 1795-9611pressa innndocameolodeltempo in 344.5ln ab. e - dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 475.000 ab.
dt:I 1818 può calcolarsi in base
ai dati del censimento
ufficiale citato sopra, in 46 1.976 ab.
del 1821 espressa nel censimento in 462.000 ab. dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 470.000 ab.
(per errore in meno 3 °lo)
del 1824 è espressa nel censimento in 469.259 ab.
del 1838 espressa nel censimento in 524.642 presenti di fatto , dovrebbe portarsi, secondo il Pardi, a 5'35.000 ab.
tper un errore in meno del 2 0/0)
del 1844 • • • in 54U.~07 presenti e 129.1 52 fam., dmebbe por~arsi , secondo il Pardi, a 554.000 ab.

del
del 1857 espressa nel censimento in 57iJ. I l o id.
(per un errore In meno del 2 Ofo)
1848 è espressa nel censimento in 552.052 pres•· nti di fati o
dovrebbe calcolarsi, secondo il Pardi, in 579.000 ab.
-
IV
w
(per un errore in meno deU' l •fvl
del 1861 è espressa nel censimento in 588.064 presenti di fatto (erro re trascurabile)
" del 1871 • " 6:·16.660 • • •
del 1881 • • 682.002
del 1901 79 1.i54
" 852.4tJ7
de! 1911
dal 1921 864.174 • Gazz. Ufficiale n. 0 288, del 1924;
il Pardi riporta invece: 866.681
del 1931 973.126 • (Gazz. l.Hf. n. 0 92, del 1932)
"
del 1930 (2ì l.037.~4 9 (popo lazione resident11 legale

(1) GEMEUt: Rifiorimento della Sardegna, Torino. 1775, Il, 63, e Manno, Storia di Sardegna, Capolago 3, p . 409.
(2) Censimento 21 Aprile 1936·XIV, non ~ncora pubblicato. la cifra è ufficiosa. la popolazione del Regno è: di 43.121.249.
- 124 -

Tali correzioni, apportate per approssim azione, sembrano al-


1'i ncirca accettabili non esclusa quella più sensibile riferentesi al
1485, in quanto le disastrose vicende della Sardegna, il cui spo-
polamento (dovuto a carestie, guerre, piraterie costiere, pestilenze,
feudali vessazioni), aveva ridotto il numero dei suoi villaggi pres-
sochè alla metà di quelli esistenti nei primi tempi del dominio
aragonese. Nè è ammissibile attribuire tale impressionante dimi-
nuzione di centri abitati, operatasi, in circa un secolo, pressochè
in tutte le regioni della Sardegna, ad ipotetici spostamenti di po·
polazione da una villa ali' altra ed a conseguenti concentramenti
rti più aggregati etnici in altri di min.,or numero, in conseguenza
di radicali mutamentr· di regimi agrari, no n supponibili in una
terra a sistemi primiti vi e tradizionali di cultura come lisola,
oppure ad altre cause economiche e politiche diverse dallo spo-
polamento. Troppo chiari sono gli accenni, sia pure sporadici,
dei documenti alle ragioni tragiche della moria e della g ravissima
decadenza demografica, perchè possa pensarsi a benigne ipotesi,
per spiegare con esse l' esistenza di tante ville deserte; ta nto più
che le accennate cause ritorneranno con triste ritmo, se pur con
minore inte nsità, nei secoli successivi, persistendo ancora ai primi
del sec. XIX. (t)
Così la popolazione sarda calcolata da Pardi ai primi del
sec. XIV in 340.000 circa, (2) (con attendibile rettìfica del Solmi
il quale la valuta, su criteri piuttosto incerti di capacità con-
tributiva, in 430.000), verrebbe a scendere a 240.000 alla fine del
sec. XV, se le cause di spopolamento (senza confronto più dele-
terie nelle campagne e nelle ville feudali che no n nelle città e
nelle terre regie}, non autorizzano a dim inuire alquanto nel cal-
colo .il rapporto fra fuochi e cifra d'abitanti per fuoco in quèlle
riapetto a queste (3) ed a scendere alla cifra di poco più di

(l ) Sull'argomento vedasi Loddo-Canepa: lo spopolamento <k/la Sardegna


durante La domiltazione aragonese e spagnola . Nuovi dati saranno forniti c:on
la pubblic:azione dei documenti relati vi ai villaggi distrutti esistenti nell' Ar-
chivio di Cagliari, cui attende l'autore stesso.
(2) PARDI, Op. cit. p. 77 e Sol mi: Studi storici sulle istituzioni di Sar-
dezna nel M. E. p. 318 e se2g.
(3) In tal senso e poichè le cause di spopolamento furono certo assai
più gravi nelle ville feudali rispetto alle città , è legittimo pensare ad una forte
.diminuzione. numerica delle famiglie in quelle ris petto a queste, per cui per
le prime il rapporto medio fra fuoch i e numero dei componenti ogni fuoco,
potrebbe essere di I a 3 anzichè di I a 4 come per le seconde .
- 125 -

200.000 per tutta l' isola. Comunque sia, è indice del grave spo·
polamento il fatto che il numero d ei fuochi dello stamento militare.
comprendente la massima parte del territorio sardo fosse di
poco superiore al doppio (17531) di quello delle poche città e terre
regie (7874) con territorio infinitamente minore.
Giudizi più sicuri potranno assai probabilmente formularsi
sulla scorta degli accennati documenti tributari del secolo XIV che
hanno ancora da vedere la luce ed eventualmente su altri rife-
rentisi alla capacità contributiva delle ville sarde nonchè allo
spopolamento d ell' isola nei secoli XIV-XVI.
Non mancano nei documenti dell'Archivio di Stato di Cagliari
statistiche parziali e totali relative ai d iversi luog hi dell' isola ed
alle diverse epoche, riferentesi ai più svariati argomenti interes-
santi lo studioso, quali le situazioni dei nobili abilitati ai singoli
parlamenti sardi dal sec. XVI fino al 1698; (1) quella dei nobili
esistenti in Sardegna al passaggio sotto la Real Casa di Savoia
nel 1720, nonchè altra compilata dalle Prefetture dell' isola nel
1822 per stabilire la tangente delle spese da sostenere dalla nobiltà
in dipendenza dell'incoronazione di Carlo fel ice. (2) Per quanto
riguarda le statistiche fina nziarie offrono preziosi dati i bilanci
sardi dal 1720 al 1848 (civili e militari); e per ciò che concerne i
materiali bellici sono ad esempio preziose fonti g li inventari
d'artiglieria dal 1720 al 1848, esistenti nell'Archivio dell'Intendenza
Generale. (3)
Per la criminalità sono da consultare le fedi mensuali dei
delitti ed i cataloghi dei banditi pubblicati periodicamente con
speciale prego11e viceregio. (4) Per q uel che riguarda l'annona
è da ricordare infine il R. Editto per le consegne an nuali delle
persone e delle granaglie del 29-7-1764. (5) Infi ne per il censi-
mento dei fo nd i, e degli stabi li è da consultare quanto è . stato
detto alla voce Catasto d el presente dizionario.

(1) Ne è stata data particolare notizia in Loddo- Canepa: • Regime Giu-


ridico della Nobiltà Sarda, Cagliari, O. Ledda 1932, p. 41
(2) A. STAT O CAGLIARI: R.a Segr. di Stato e di Guerra serie Il, voi. 58.
(3) Archivio dell'Intendenza Generale: Voli. 862,863.864 (dal 1725 al 1840).
(4) ARCH . DI STATO DI CAGLIARI: Atti governativi ed Amministrativi pubbli-
cati in Sardegna , sotto le voci: Fedi mensuali e Catalogo dei banditi (vedi
Banditi) .
(5) A . STATO CAOLIARI : Carte Reali, voi. 4 o, f. 294, n.ri 77 e 78.
- 126 -

Censi - (spagnolo: censo; catalano ce11s e censal).


I censi rientrano nella categoria degli oneri reali o pesi fo n-
d iari , istituti ignoti nel campo del diritto privato alla legislazione
romana, costituitisi nei temp i di mezzo e partecipanti della natura
del diritto reale e d i quello di obbligazione. ( I) Obblighi inerenti
ad un fondo in forza dei q uali il possessore dello stesso è ten uto
verso altri a certe prestazioni.
Vani sarebbero gli sforzi per farli rientrare nelle figure romane.
Il censo non è un'ipoteca quantunque come essa segua il fondo
indipendentemente dalla persona, poichè l'ipoteca garantisce una
obbligazione principale che sussiste indipendentemente dal peri re
o dal deteriorarsi del fondo; il censo si riduce invece o può
estinguersi col dderiorarsi o col perire del fondo; (2) obbligo
per se stesso che segu e q ui nd i la sorte del fondo su cui è co-
stituito, a prescindere dalla persona del possessore o proprietario
di esso. (3)
Il censo non è il mutuo; in q uesto a lla scadenza dell'obbliga·
zione il mutuante poteva ripetere le som me mutuate, il creditore
della rendita (e cioè il compratore di essa) non poteva ripetere
il prezzo sborsato al debitore della medesima per I' acquisto del
censo. Oli interessi in q uello sono dovuti, per l'uso del denaro,
dal mutuatario al mutuante. Dal venditore della rendita (e cioè dal
debitore di essa), invece il censo è dovuto per i frutti che per-
cepisce e fino all a concorrenza dei medesimi. Inoltre, avvenuta la
tradizion e, la cosa mutuata periva soltanto a danno del mutuatario
o de bitore della somma (res perit domino); l'immobile g ravato
del censo, invece, anche a danno del creditore della rendita o
compratore di essa. Ino ltre l'obbligazione è un vi ncolo fra le due
parti o gli ered i o gli aventi causa da essa ed unicamente fra loro;

(1) PERTILE: Storia del Diritto Italiano, voi. IV, p. 431.


Per quanto riguarda gli oneri reali la loro natura e gli jura itt re aliena,
vedasi pure Solmi: Storia del Diritto Italiano - Soc. Ed. libraria, 1908, p. 389.
(2) NANI: Storia del Diritto Italiano, p. 352.
(3) Cosl ad esempio se il fondo è alienato, su di esso continua a gra-
vare il censo ossia la rendita. La rendita a sua volta, costituita che fosse, a
titolo oneroso o gratuito, poteva liberamente allenarsi come qualunque cosa
commerciabile.
- 127 -

il censo segue il fondo in mano di qualunque possessore legittimo


od illegittimo, in buona o mala fede. ( I)
Il censo non può considerarsi una servitù perchè questa in
faciendo consistere nequit mentre il proprietario del fondo, sia nel
caso del censo riservativo che costitutivo, è obbligato ad una
prestazione di natura periodica.' Inoltre nelle servitù il fondo è
l'oggetto del diritto; negli oneri reali oggetto del diritto è la
prestazione ed il fondo non è che soggetto passivo, il quale
serve a determinare e individuare la persona che deve compierla (2);
quindi, a differenza delle servitù, il censo è alienabile e divisibile e
su di esso può imporsi un altro censo (receptum est super censibus,
tanquam bonis stabilibus f ructi/eris imponi passe census (3) .
Gli oneri reali non sono quindi diritti di credito, non servitù,
non ipoteche, per quanto abbiano dei caratteri d'affinità con queste
figure g iuridiche e comuni co n esse dei caratteri quali la insepa-
rabilità dal fondo, propria delle ipoteche e la personalità insi ta
nel diritto a percepire le singole prestazioni; di ritto che solo può
farsi valere, (co me qualunque altro di credito), soltanto contro l'ob-
blig ato nel momento cui esse si riferiscono o contro i ::;uoi
eredi o aventi causa. Non così il diritto irz sè all'onere che può
esercitarsi contro chiunque lo contrasti.
La rendita fondiaria differisce poi dall'enfiteusi pe rchè non im-
pone al debitore della rendi ta l'obb ligazione di mi gliorare il fondo;
nè la mancanza di miglioramentv od il deterioramento, danno
luogo alla devoluzione pro creditore.
Censo riservativo è quello che il proprietario di un fondo si
riservava nell'alienarlo a va1.taggio proprio od altrui t4J. E' in
definitiva riducibile ad una vendita di cui i l censo an'nu o rap-
presenta i l corrispettivo o prezzo.
Nel Censo costitutivo (census consignativus) una delle parti

( I) Alcune di queste differenze. nota acutamenlt: i I Oianturco (Istituzioni


di diritto civile, Barbera, Fi renze 1908, p . 245, nota) · mutato il diritto reale
in personale (costit uzione di rendita, a rt. 1778 e segg. Cod. Civ.}, non i;u:;-
sistono più nel diritto moderno.
(2) PERTILE citato; voi. IV, p. 436.
(3} D E LUCA: De Cmsibu.s, disc. 17, 2 e 3.
(4} Definito dal Richeri (Manur..le forense VIII, 131):« contractus quo do·
minium pecuniae vel alterius rei in a.liquem transfertur, reservata v~l con-
trahentis, vel alterius gratia, pensione vel ad certum tempus, vel ad vitam quo
casu census vitalitius est • ed allora è chiamato violario.
- 128-

(compratore della rendita) sborsa all'altra una somma ed acquista


in pari tempo il diritto ad una rendita in danaro od in frutti
sul fo ndo o sui beni dell'altra parte (venditore della rendita. ( 1)
Il canone enfiteutico, con cui il censo riservativo presenta pure
qualche analogia, ne differisce essenzialmente per il fatto che nel-
l'enfiteusi il proprietario aliena il suo domi nio utile per un certo
tempo riservandosi il diretto, mentre nel censo riservativo la pro-
prietà piena passa all'acquirente restando nell'altra parte il solo
diritto a consegui re il censo stipulato. (2)
Il fo ndo gravato di censo continuava ad essere in piena
proprietà del venditore della rendita (debitore) che poteva d isporne
ed a lienarlo, ma il censo lo seguiva presso qualunque affi ttuario
o possessore. La rendita come si è detto poteva essere pattuita
in danaro od in frutti.

Giova anche col censo richiamare altre forme o titoli con i quRli po·
leva essere tenuto il suolo quali la precaria ed il livello, figure che, a dif-

(!) Definito dal Richeri (op. cii. ibid.) : contractus quo quis data pecunia
adquirit jus percipiendi ex aliqua. re certum anmmm redditum moderandum ex
temporum locorwnqtu legibus vel moribas Cfr. pure, per le due s pede di
censi, De Luca Tlleatrum, de censibus, disc. 18.4.
Come ben si es prime il Pertile: Storia del Diritto Italiano, IV, p. 598,
era quasi come se il somministratore del danaro (e cioè il creditore o com-
pratore della rendita), comperasse col medesimo la proprierà del fond o e poi
lo desse a censo a c hi glielo avesse venduto (debitore o venditore della rendita).
(2) Scrive il Solmi (Storia del Diritto Italiano, p. 7701: •Figura ~entrale in
questa categoria di jura in re prende il censo nella doppia forma rii censo
riservativo quando, nell'atto di vendita o di donazione, il proprietario si ri·
serva un tributo annuo e determinato sui redditi dei fondo e di censo cosli-
tativo o consegnativo quando si forma ex novo, con la compera di una parte
della re ndi.la dell'altrui fondo, o si costit uisce a favore altrui con atto di do-
nazione o di ultima volontà. Nel censo riservativo si à un atto che si accosta
all'enfiteusi, senonchè tanto il dominio utile quanto il diretto spettano al nuovo
proprietario ed il tributo a favore dell'antico grava sul fondo non tanto a
titolo di rico:tnizione di domi nio q11anto come diritto su cosa altrui. Il censo
ronsegnativo, nella s ua fi gura normale, si ravvicina Invece al mutuo, perchè dà
luogo a una consegna di danaro al proprietario d'un fond o, il quale costituisce
sul fondo stesso un annuo tribnto che può raffigurare l'interesse. La dottrina
aiutò la difesa del censo raffigurandolo <:ome emptio vmditio che dà luogo a
un diritto reale, come compra di una rendita annua •.
129 -

ferenza del!' enfiteusi , non abbiamo rinvenuto c11 negli atti notarili dcli' Ar-
chivio di Stato di Cagl •ari. (2)
Con la precaria ed il livello (tibellas) che sostanzialmente erano lo stesso
istituto (3) si domandava al proprietario o possessore, a certe onerose con-
dizioni, il godimento d'una terra, a tempo (da 5 a 100 anni) ed anche per
una, due o più generazioni); di rado in perpetuo. Il contratto rinnovavasi or-
dinariamente alla scadenza, per conservare vivo il diritto del proprietario,
(così pure avveniva nelle concessioni a perpetuo).
li livellario di regola non poteva alienare il suo diritto o trasferirlo sen·

(1) E' invece comu111ss1ma la formula constitut y prtcnry (vedi C'ltre ne-
gli atti notarilì di censo). In qualche documento troviamo anche la voce
olivell, così nel seguente:
Procedimento riguardo al privilegio del Re Giacomo confermato da S. M.
prescrivente che non si p1tghino certi diritti (trezens ni olivells) dai cittadini ed
abitatori di Cagliari. 1BC 57, f. 265) 21-9-1635
SUPPLICA AL PROCURATORE REALE fatta da Matteo Carta, scrivano reale:
Los dias passats presentà sedula en la Junta Patrimonial Exposant ab
aquella de que altf'S havia fct constar de quc sa Mayestat 11b confirmacio de l
Privilegi del Serenissim Rey don Janme que Irata dels trezens olivells et
alias dels Ciutadans y habitadors de esta ciutad de Callcr y sos appendicis
En lo qual se diu que no se hatgia de pendre ni demanar trezens ni olivells
alguns, vist lo qual provehi V. S, que se fos transferit Pere juan Cabitzudo
alguzir Major del Real Patrimoni y Procuracio Rta l en Jos territoris de Vila
nova y Sant Elias establits per la Regia Cori y que hagucs demanat si a cas
haurian pagat alguna cosa dels dits drets al <lit supplicant lo qual torna
relaçio y resposta que ningu hauria pagat cosa niug una de dits drets al dit
Carta per lo que supplica mane V. S. provehir que Rebuda primeramente en
escrits, la Relaçio de dii Cabitzudo y constat no haver c•ibrat cosa ai nguna,
sia a lçada la empara (sequestro) fins se trobe lo acte de dit rendament que
V. S. provehira lo faedor de lustitia, per ser axi jurìs et justitiae consonum,
pe r que nols just que reste engaiìat lo dit Carta y desabut, puix no ha tingut
effecte ni ba cobrat res de lo predit; lo que diu y aupplica manara V. S.
provehir omni meliori modo etc. etc, ALTJSSJMUS.
Segue l'ordine di togliere il sequestro agli emolumenti del Carta.
f·to DON PIETRO DI CASTELVI
(2) Riguardano le sole tappe di insinua.z ione di Cagliari, Iglesias, Oristano,
Sorgono, Mandas, Masullas, Lanusei. Mancano tutti quelli della provincia di
Sassari che in quantìtà notevole trovansi ancora presso ili uffici di Sassari ed
Alghero (Jfficio del Registro di Alghero e Archivio Notarile di Sassari).
(3) Prestaria o precaria cosi detta dall'atto scritto dì domanda fatta fl l
proprietario o possessore del fon <lo, da colui che lo desiderava in usufrutto
(cf. Perlile, op. cit. voi. 4, p. 30\J). Prestaria era il documento con cui il pro-
prietario glielo accordava. Livello (cioè libe/l11s) s i diceva dal documento che
veniva redatto ad accertare la conclusione del contratto. In Italia preferivasi
il nome livello; al di là delle alpi, quello d i precaria.
- 130 -

za il consenso del propr ietario, salvo patto contrario. Talora era anche per·
messo al livellario di dare il proprio diritto a livello. T anto al livello che
ali' enfiteusi furono di regola, nel dubbio, applicate le no rme dei feudi (esclu-
sione delle donne, passaggio ai discendenti legittimi che solevano possederlo
pro indiviso). Il livellario aveva l'obbligo di coltivare diligen temente ìl fondo,
di conservarlo in buono stato anzi di migliorarlo senza compensi, di pagare
le imposte ed il canone (census) al proprietario; decadeva per la violazione
di questi obblighi. Talora il canone (in danaro od in natura ), era così tenue
che soleva stipularsi per mascherare un'alienazione non permessa.
Più tardi non si rescisse il contratto per il non pagame nto del canone,
ma fu posta la multa ed il r isarcimento dei danni. Il proprietario o il posses-
sore per il pagamento di esso, aveva la poziorità rispetto a qualunque creditore,
sui frutti del fondo.
La pratica e le leggi operarono una fusione dei due istituti e cioè del
livello e dell'enfiteusi (1), da un lato permettendo lalienazione anche nei li·
livelli, ma con l'obbligo di denunziarla al proprietario, che aveva diritto al
laudemio ed alla prelazione; dall'altra imponendo anche ali' enfiteuta di do·
mandare, di tempo in tempo, la rinnovazione della concessione. Ad essi si
estesero pure, come nei feudi, la solennità dell'investitura (almeno col mutarsi
dell'utilista) e si applicò pure ad essi il nome di feudo con evidente confu-
di istituti e di concetti: (enfiteusim vel feudum, locaverunt et titillo locationis
in feudum dederunt usque in tertiam generationem). Frequentemente le terre
date in precaria e livello da lle chiese erano gli stessi beni di cui aveva
ceduto loro la proprietà il medesimo che le riceveva in concessione.
Ma prima di questo ravvicinamento e di tale fusione dei due istituti può
dirsi col Pertile (2) che la differenza fra di essi fosse posta in alcune no rme
romane dcli' enfiteusi che non si applicavano alle preca.rie e ai livelli, quali la fa-
coltà nell'enfiteuta di alienare il propr io diritto e le ragion i conseguenti del
proprietario alla prelazione ed al laudemio,· il decadimento pronunziato con·
tro L'enfiteuta che non pagasse per più anni il canone e le imposte; l' oh·
bligo del rinnovamento di tempo in tempo posto nelle precarie e nei livelli, che
non aveva luogo per l'enfiteusi. Circa la temporaneità o perpetuità della conces-
sione e l'obbligo di migliorare il fondo , la qualità, la somma del canone, e
lorigine dei due istituti, non possono farsi differenze. Ma come si è detto
anthe le accennate discrepanze venne ro in pratica ad eliminarsi col tempo.
Differiva infine dalla precaria e dal livello la concessione a censo (terra
censilis o censualis) da tene rs i distinta dal contratto di censo, sia consegna·
tivo (altrimenti detto costitutivo) o riservativo. Essa, dei vari obblighi del livello,
importava solo il pagamento d'un tenue canone, ma la terra non restava nel
pròprietario che continuava a tenerla con l'obbligo del censo al creditore della
rendita, come nel censo consegnativo; nè passava dal proprietario o possessore
(che alien;indola si riservava il solo censo riservativo) nell' alienatario obbligato
a pagare la rendita); ma il censo aveva semp lice carattere di ricognizione di
dominio per il proprietario più che di utilità per lui. Davasi pure frequente

(1) PERTILE, op. cit. voi. 4. 0 , p. 318.


(2) lbid., p. 299.
- 131 -

il caso che il proprietario diventasse censuale dopo aver rinunziato alla pro-
prietà in favore d'un potente, laico od ecclesiastico, in tempi in cui gli riu-
sciva difficile difendersi contro le violenze e prepotenze altrui. Tale possesso
o godimento gli poteva essere conservato a tempo od a perpetuità Il diritto
dell'antico proprietario non ostando ali' alienazione da parte del cens:ile, si tra·
muta in quello di percepire il censo che diviene un onere reale gravitante s ul
fondo e che lo segue presso chiunque. (1) La concessione della terra censius
presenta pertanto analogie sia con la locazione che con i livelli e le enfiteusi.
Infi ne è da richiamare accanto a queste forme l'antico beneficio, elemento co-
stitutivo del feudo, che .attri buiva al possessore tutti i vantag·gi della pro-
prietà nel modo più largo (pieno godimento, trasmissione ereditaria e per con-
tratto, senz' obbligo, come\regola, di censo); ma restava il rapporto feudale
Ira concedente e concessionario mentre la proprietà rimaneva sempre al
signore. (2)
Venendo ai contratti di locazione del fond i rustici (S) è evidente che le lo-
cazioni eredìtarie e perpetue si avvicinano molto ai livelli (o precarie) ed alle
enfiteusi e ben a ragione le prammatiche sicule (de vetita bonorum amorti-
zatione, IV. 6) dichiarano (anno 1771) che le locazioni ad Longum tempus deb·
bono trattarsi come enfiteusi; pur tuttavia la somma dei diritti che esse con-
ferivano al possessore del suolo era minore di quella pertinente ali' enfiteuta
ed al livellario. <•> Ed è chiaro che mentrn a costoro era dato un j11s in re
aliena o diritto reale s ulla proprietà altr ui, conosciuto dalle scuole sotto la
form ula di dominio utile, al locatario non apparteneva che un diritto perso-
nale. Donde il divieto d'alienazione fra vivi e lo scioglimento del contratto
cont ro il locatario che facesse mal uso del!' immob!le. Solo i discendenti del
locatario potevano succederRli (nelle locazioni perpetue); (6) ma facendo (per
ogni discendenza) nuovo atto di concessione e pagando il laudemio. Il censo
o fittQ, essendo un corrispettivo per il godimento del fondo, il conduttore
avea diritto alla diminuzione del medesimo se venisse meno parte rilevante
del raccolto. Se non che col progredire del tempo le locazioni ereditarie si
confusero con Le enfiteusi e i Livelli, per cui molti autori asseriscono non
esistere se non differenza di nome fra I due istituti. Si attribui anche al con-
duttore ereditario la proprietà utile con facoltà di trasmetterla ad altri per
contratto e per testamento anche nel caso che la locazione fosse stata fatta
per no n meno di IO anni. E da ultimo, nelle locazioni perpetue, il do minio
utile si cangiò in dominio pieno, trasformandosi il canone in onere reale, cht
seguiva di conseguenza il fondo presso qualunque possessore. (G)

(1) lbid., p. 331.


(2) P ERTtLE, op. cit., p. 296.
(3) Per la locazione d'opere vedi la voce locazione del presente dizio·
nario.
(4; PERTILE, Storia cii., voi. 4. 0 , p. 631.
(5) Oggi, come è noio, vietate dal codice civile, che non permette supe-
rino i 3.0 anni (art. 157 1) le locazioni d'immobili.
(6) PERTILE, cit., p. 632.
132 -

Larghissima applicazione ebbero in Sardegna soprattutto i


censi consegnativi, nonchè le concessioni sovrane di d iritti ed
effetti della Real Corona fatte con l'obbligo del pagamento d'una
prestazione, detta pure censo o canone. · In un paese poco in .
dustriale, e ad economia primitiva come l' isola, ove le maggiori
risorse erano offerte dall' agricoitura e dalla pastorizia, i censi
furono in prevalenza imposti sull e terre e beni annessi ed ebbero
principalmente lo scopo, come dimostrano le centinaia di mi-
gliaia di minute notarili, di far fronte ad impegni contratti per la
cultura delle medes·ime (1) oltre che per le più svariate necessi tà.
Rurali quindi in prevalente percentuale i venditori della
rendita; nobili, sacerdoti, ricchi negozianti o possidenti, special-
mente cittadini, i compratori .di essa. L'autorizzazione a stipulare
il censo era data nelle vi lle, con speciale decreto, dall'ufficiale di
g iustizia (con autoritad y decret del magllifich offissial de la
vila) che sentiva prima al riguardo il parere dei probi uomini
del paese riuniti in corona (vedi: corona) ed il testo del!' auto-
rizzazione, sempre inserito nell ' atto originale, trovasi allegato alle
minute notaril i. I beni posti a garanzia del censo (2) erano par-
ticolarmente specificati e coerenziati nell'atto relativo.
Il Pertile asserisce che in Sardegna non fu ricevuta l·a nota
bolla di Pio V del 1569 sui censi consegnativi (bolla piana) (3 )
desumendo questa conseguenza dalla domanda fatta nel parla-
mento del 1698 dallo Stamento reale « si sobre la creacion de
.
Los censos se ha da observar o no la bulla de Pio V ». (4)

(1) Leggesi infatti nei minutari notarili, a giustifica della necessità d i ac-
cendere il censo: per qlle es preds prendre la quantitat ù~frascrita (di mo-
neta) la qual cercuda per moltes vias y maneras, no ha pogut (cioè il costi-
tuente) haver.
(2) La garanzia era espressa ne lla formula: y per les predites coses atendre
.Y adtmplir ne ohliga specialmente y expresse yen nom de constitut y precari ne
ipotheca ecc. (&egue la lista dei beni ipotecati).
(3) Op. cit., voi. IV, p. 599. La bolla cum onus apostolicae è del 19 Gen-
naio 1569 (Bullarium VII. 736). I cen1:1 i stipulati secondo la bolla piana erano
detti: censi bollari.
(4) La risposta regia fu: • Digais, que siendo el uso y ohservancia unt-
versal en esse reyno cargar los censos sohre Los comunidades de las villas
ciudades y pueblos se deve guardar essa observancia assi en los ce11sos ya
cargados, los quales se tengan por vr:tidos, como en Los que en ade/ante se
cargarm, por ser esto de justicia, lzav1et1do siempre sido et uso y observancia
universal en esse reyno. Tola: Codex Dipl. Sard. li, p . 378 e Pari. v. 31 , f · 751.
- 133 -

E' da notare però che negli atti di censo di data anteriore


a tale richiesta, trovasi spessissimo richiamata la costituzione
di Pio V sobre crear censals lt:: cui norme, come è noto, erano
dirette a proteggere il debitore della rendita contro il suo cre-
ditore ed a combattere i contratti usurari. \I) La formula degli
atti notarili è: Ve11 e per titol y causa de venda atorga y co11se11t
a (segue il nome del compratore della rendita) .... ab Los empero
pactes, vi11cles, y condissions in/rascrits de la felice recordassio
de Beatissùn Pii Papa Quinto sobre crear censals /eta . .. .). \2)

(1) Capisaldi dell a bolla erano: 1.1' Il censo doveva essere pos to sopra
fondo frutlijero, coerenziato e libero che non fosse grnvato d'altro censo (e
queste condizioni erano osservate nell'isola) P oteva imporsi anche s u cose
equiparate alle immobili; 2.u Il prezzo doveva essere sborsato in contanti e
contemporaneamente ali' istrumento relativo (condizione che pure risulta osser-
vata nel l' isola ) e doveva essere giusto. 3. 0 I deterioramenti dei beni erano a
carico del compratore della rendita (qui troviamo invece la formula che ve-
nendo meno le garanzie reali offerte, sE>nza dolo, il venditore della rendita si
obbligava a sostituirne altre e . non essendo in tale possibìlità, a restituire il
prezzo; 4. 0 Il venditore della rendita poteva sempre risolvere il censo (e que-
sta condizione risulta pure osservata), ma il compratore non poteva mai ripe-
tere il prezzo sborsato pe r lacquisto del censo, anzi era nulla la condizione
per cui il debitore (o venditore· della rendila) si obbligasse al riscatto, perrhè
il contratto nun dege nerasse in un mutuo ad interesse usur<trio. Il fondo gra-
vato di censo, che restava in piena proprietà del debitore della rendita, po·
leva anche essere al ienato da questi, ma continuava a gravarvi la rendita
stessa. Cfr. Nani: St. del Diritto ltalia110 , p. 357-358 e Pertile, op. cit. p. 599.
(2) Segue l' estrailo d'uno dei tanti atti notarili di censo depos itati ne l-
1' Archivio di Stato di Cagliari, ove figurano le formule principali di questo
contratto:
Atti Notarili. Tappa di Cagliari, Atti legati, voi. 538:
Data 3· 7-t 682. La vedova Antioca Marchi di Serdiana corz autoritat y
decret del magnifich offissial de la dita vila dc Serdialli (che si inserisce)
y per que es precìs prendre la q1Jantitat in{ruscrita la qual cucada per moltes
vias y maneras no ha pogut haver) vende un censo alla Nouile Donna Paola
Fortesa e Aymerich, baronessa di Serdiana.
(Il prezzo del censo è di 100 lire cagliaritane ricevute u1 contanti subito;
la pensione annua di L. 8).
Yen e per titol y cauHa de venda atorga y consent a la N•)ble Donna Paula
Fortesa y Aymerich y a qui ella y los suos voldran perpetuament ab los em-
pero pactes vincles y co ndissions infrascrits de la felice recordassio del Beatis-
sim Pii Papa Quinto Sobre crear censals fetas contengudes y espressades ab
instrumeni empero de g-racia o pacte de poderse lluir redimir y quitar sem-
pre que dita Antioga y los suos voldran migensant vuit lluf"es moneda Callaresa
Censats, rendals, redituaris y perpetuament havedores specialment y espresse
- 134 -

L'interesse è vario e si aggira sul 5~ 6, 7, e 8 °lo secondo


il convenuto fra le parti.
Non molte sono le disposizioni sui contratti di censo con-
tenute nelle fonti legislative sarde. La storia particolareggiata
dell'istituto potrebbe farsi invece agevolmente su larga copia di
documenti degli archivi (atti notarili, deliberazioni, assensi regi,
carte reali, cause civili) ove è dato rintracciare le norme e le
consuetudini in materia.
Le Prammatiche Sarde (XXXI, 1) prescrivevano che chi vendesse
o caricasse a censo_ un immobile dovesse denunciare ed inserire

en y sobre. la iufrascrita ipotheca y rnentres a quella estara c n peu e ge-


ne ral ment sobre tots los altrcs suos bens 111obles e im111obles tamhe in-
frascrits a saber es del dia present. .... ha hun ayn susseguent y axi tots
ay11s... pagara la dita annua pensio. .. posada fins casa.... de dita noble
co111pradora... . Faltant la dita infrascrita ipotheca per co111r<1tes fets, obbli-
gas sions de lites o quasi negossis, culpes y obres convenint y a bona fee prometent
4ue encontinent perdida la dita infra~crita pertuissio y defensa li hi dara una
altra cosa imoble que sia equivalent a la perdida y en cas que ho recusas
o diferis de adimplìr promet restituhir y esmenarle no solamrnt lo preu de dit
censal en cas de quitament mes ancora !es pensions y porrates de dit preu
devedores y demes accessoris". la naturalesa del present contrate en res no
obstant.
Segµono le cose ipotecate: y per les predites coses atendre y adimplir ne
obliga specialment y espresst> y e1111om de constitut y preclzari ne ipotheca tota
aq11ella casa terrena que per sos justs y legitimis titols te y possehex en la
dita vila de Serdiani.
Pure nello stesso volume: Atto di censo di Orju Giovanni Francesco e
della moglie a favore del Canonico di Cagliari Leonardo Sanna· delli 8 Di·
cembre 1682. Il censo fu acceso con ipoteca di tutti i loro beni per pagare
la composizione di L. 200 (50 scudi) d ' un processo criminale in cui I' Orju e ra
stato condannato. Non pagando avrebbe dovuto servire in una torre per tre
anni come pena. ·
L' atto soggiunge come il precedente che mancando le garanzie ipotecarie
del ceuso 111: <lvrebbe date altre: • e faltant las ditas e infrascritas hipotecas per
contrates fets o bligassions de liles o quasi negossìs culpes y obres convenint
y a bona fee prometent que incontinent perduda las ditas hipothecas per tuhissio
de dit censal li hì dara alfras espessiales hipotheques y mobles que sian equi·
valent a la perduda • e nel caso le ricusasse, promett<' di restituirgli il prezzo
de l censo (en cas de Juhissio) e le rate d'interesse.
flDEUSSIONE PER GARANTIRE OLI OBBLIOHI DEL CENSO :
20 sdtembre 1580. Atti notarili, Cagliari. Voi. 638 atti le~ati.
Lo reverent mo11sen jaume Oallus canonge y vicari de Alc:s . . .. Atles
y considerai que lo Reverent quondam Mossen francesch Spiga olim canonge
y vicari predit prenge y s e carrega a censal sobre ell y sos bens· sis cente1
- 135 -

nell'atto i pesi gravanti sull'immobile di cui era oggetto il contratto.


Le stesse Prammatiche stabilivano il periodo di quarant'anni per
la. prescrizione dei censi; limite che era pure ammesso in Cata-
logna. I Capitoli se ne occupano (limitandoci alla sola raccolta
del Dexart) per quanto riguarda la prescrizione di pagare
censalistes (creditori) del Comune segolls sa prioritat. (I)
Oli Editti e prego1Zi di Casa Savoia prescrivono, (Editto 2
Marzo t 768) la nullità di qualunque censo avvenire costituto
senza la reale, effettiva e non finta numerazione del danaro (2)
della quale non poteva tener luogo un precedente credito, ec-
cettuato quello di dote. Inoltre dispongono (3) che non fosse
lecito stipulare una pensione maggiore del sei per cento d el ca-
pitale realm ente sborsato e che, in caso d'eccesso, i censi fos-
sero nulli, ad eccezione dei vitalizi. Istituite le tappe d' illsi11wrzio-
ne degli atti, col noto editto del 1738 (vedi: Insi nuazione), anche
gli istrumenti costitutivi di censi e di pensioni ancorchè tem-
porali o vitalizie furono assoggettati a tale formalità. (4) Erano
esenti dall'insinuazione invece tutte le alienazioni e concessioni
fatte dall ' Intendenza Generale, di effe!ti del R. Patrimonio.

ltures del Magnifich Mossen Macia Pitzolo en les quals lo magnifich Mossen
Jaume Rocca mercader de la preser.t ciutat d<! caller li fe11 fermansa y se
obliga juntament ab dit princìpal y sens ell in solidum t>111t en les pentions
com en la · proprietat. E per quant dit reverent quo11dam mossen fra ncesch
Spiga es mort y ell dit mossen laume es here11 dels bens y heretat de
aquell y tambe ha succehit a.I mateix lloch fent asso en nom propri y en
nom de hereu de certa scientia promet y se obbliga salvar jndemne al
dit mossen la11111e rocca sos bens y als sens ans del dafzy eri lo da1ìy y
apres del daii.y seguit tant per raho de les pentions com per la proprietat
prometent ca~cun any en son statut terme y die pagar la pe11tio al dit ma·
gnifich m. Macia Pitzolo y en cas de quit11ment la proprietat les quals
coses promet adimplir sens alguna dilatio exceptio nj diffugi 'lb restilutio de
tots danys missions interessos y despeses e per ço atendrt\ y complir ne
obliga la sua persona y tots sos bens mobles e immoblts haguts. y per haver
etc. fent y fermant la present obligatio In Forma Camerae . . . ab potestat
de gravar reagrava r y privar de divinis fins lnvocatio del bras secular ab
sumissio Del for del Rev.m monseìior de Caller o de altre lutge devant lo
qual lo volra convenir ab jurament largo modo etc.
( 1) Sobre Los pagaments que fan las Ciutats als censalistes: Dexarl: De
Solutionibus, tit. XV, Cap. I, p. 1209.
(2) SANNA·LECCA citato: Editto di S. M. 2 Marzo 1768, Tomo I, p 3:!7, §V.
(3) SANNA-L ECCA: ibid., § IV.
(4) SANNA - LECCA: ibid., t. 1, p. 349. § li; Editto 15 maggio t 738.
- 130 -

Le Leggi Civili e Criminali di Carlo f e Iice (1827) disciplina-


no la materia dei censi negli articoli 297-299 ove, oltre le citate
d isposizioni dell'Editto 2 Marzo 1768, leggesi la norma che il
terzo possessore di buona fede d' un predio sottoposto a censo
contro il quale compete soltanto lazione reale, convenuto dal
compratore del censo, o creditore censuario, pel pagamento dei
cen si decorsi e non pagati, e per i decorrendi o per dismettere il
fondo censito, non è tenuto al pagamento stesso ove elegga di
dismettergli il fondo con i frutti percevuti o che potevano per-
cevetsi del giorno della domanda giudiziale. (1)
Per l'art. 243, alla mancanza del sistema moderno di pub-
blicità degli oneri gravanti sugli immobili, si provvedeva col
sistema delle gride (2) con cui si faceva nota la messa in vendita
dei beni avvertendo chiunque pretendesse avervi diritto dì dominio,
ipoteca, fedecomm esso, censo, servitù etc., di renderlo noto al ma-
gistrato entro due mesi dal giorno dell' ultima grida sotto pena di
decaderne per sempre.
L'art. 258 soggiunge che, dati i bandi e presentatisi degli
oppositori per censo, ipoteca od evizione, riscatto, servitù od altro
titolo, la vendita si permetteva con la legge che la cosa pas-
sasse nel compratore col suo peso.
La esistenza del Ce11sal (censo consegnativo) è attestata in Catalogna già
a metà del s ecolo Xlii. (:i) La sua liceità fu approvata in modo speci11le per
quel paese da una dichiarazione di Nicolò V. (I) Disposi:llioni sui censi furono

(1) Le,.:gi citate, art. 299.


(21 Cfr. A. ERA : Notizie sulle Cride purgade in Sardegna (Roma, Leo-
nardo da Vinci, 1929) per la storia di questa procedura nell'isola, e Dexart,
Cap itoli, § V, lit. I t , cap. 11. Crida purgata era il bando con cui il ~ompra;
tore provvedeva alla purgazione della proprietà .
(3) Cfr. BROCA: Historia del derecho civil de Catalufia, t. I, p . 370, let-
tera j: Censales y violarios. Questo autore definisce il censal: pensiòn anua y
esencialmente redimible que se creaba en forma de venta a determinada per·
sona que. por si y su.s sucessores se obligaba a pagarla en remuneraciòn de
un capitai, denominado precio, que rec1bìa con obligaciòn generai de sus bienes
y pro mesa de constituir hipoteca especial; promesa llamada pacto de mejorar
la hipoleca. Questa definizione evidentemente sì riferisce al censo consegnativo,
(4) Cap. unico, lit. 10 de las Co11stitucio11es provincia/es Tarracone11ses.
ìmpresi6n de 1523.
- 137

prese nelle Corti di Pietro Ili (Lerida A. 1375 l sui violari (censi a vita) (1)
nelle Corti di Alfonso IV (Barcellona l432), sull'esecuzione dei medesimi; 12)
in quelle di Monzon del 1510, 1534, lfi36, l542, 1585 e di Barcellona d e l 1!'i 64. (3)
Nell'Archivio della Corona di Aragona, come riferisce lo stesso Brocà, esiste
un trattato del giurista Ramon de Area vice cancelliere di Giacomo Il dal ti·
tolo an violaria et censualia sint honesta. In Catalogna come iu Ca.;tiglia no n
fu ricevuta la costituzione di Pio V per cui non erano osservate le regole poste
rigorosamente dalla bolla piana. (4.)

(1) Disponeva che le pene del terzo nella creazione dei 11itilari solo
potessero esig ersi dopo clam, reclam , o reqtlisiciò, disposizione rinn ovata nel
cap.lo 6 o delle Corti di Ferdinando I in Barcellona del 1413. Violari è definito
nel Dizionario Catalano, latino franCelìe ed italiano pubblicato in Barcellona
nel 18 19: R.enta o petzciò pactada per dura1rt la vida de alga o alguuas per-
sonas. R.enta o pencion vitalicia.
(2) Dettarono rego le per la esecuzione dei censi e regolarono la fideius-
sione in caso di censi e violari.
(3) Circa la pena del terzo pattuita ali' atto di costituzione del censo.
(4) Interessante a tal riguardo quan to leggesi: in Apruztes sobre el derecho
de Cataluiia. p. 5:-! :
En esta provincia asi corno en Castilla, 11 11 esta recib ida la cons titucion de
San Pio V: de lo qual resulta que no es necesario se cuente el precio del
censal en el acto de la formacion de la escritzira . . . mas puetie crearse en
Catalufia no solo de dinero evmtuatmente e11tregado, sino tambìe11 adeudad11
anterformente <i resultatiie de pensiones debidas de otro censal anterior, y ha.sta
pagarse el precio en frutos y otras cnsas debidamente tasadus ...
Este prude crearse con la sola confesion de ftaberse recibido cl dinero,
pero no cuando no existe al tiempo d e la cele bracion del contr:'lt•>, corno al
fiado (a credito) ; para evitar en este caso, que el comprador co11s ig a una ga-
nancia neta y pension cierta sin consta.r de la existencia d el precio del
censal. Es bastante usado en esta provincia y p rocedien(e tambit!n seg un
derecho el retenerse el comprador parte del precio 6 s u todo co n licencia del
vendedor y con destino a la estincion de alguna obligacion del vendedo r 6
aplicacion a alguna necesidad justa que se espresa (pago de alguna dote, "
estincion de alguna de uda etc. Tambien se acostumbra pone r el pacto que
llaman de mejora, esto es que dentro algu11os aiìos que comune mente son
cinco, se haya de mejorar por el vendedor la ipoteca que acostumbra darse,
ya dando otra, ya prestando fiadores o mudando los bajo la pena de prestar
una cantidad igual a la del precio del censal que servirà, dicen. para la
estincion del mismo. Este pacto no dejò del tener mucha contradiccion, segun
dice Vives, porque se considero como introducido para burlar la prohibicion
de redi mir los censales; sin embargo es valido y asi se obs erva con-
stantemente en Cataluna. Los censales son siernpre perpetuos res pecto del
comprador en cuanto està privado de poder instar su redencion: de aquf es
que algunas veces y en particular antiguamente se llamaban muertos, a
diferencia de los violarios 6 vitalicìos que se acaban con las vidas de a
quellas personas que deben percibirlos; por esto, y pana evitar algunos
- 138 -

Non meno frequente fu in Sardegna l'altra categoria di censi


a carattere non strettamente privato e particolare, ma connessi con
istituti od interessanti enti di diritto pubblico. Tali erano tutti quelli
caricati su feudi oppure effetti o beni ( I ) di stretta perti nenza del
regio patrimonio, di città, di enti pubblici. Numerosi li riscon-

inconvenientt>s corno son p e. el poder venir el prestamista a pobresa


y necesi tar algunas cantidades, corno tambien para evitar la pérdida del
capitai, se ha usado ge nerai y antiguamente en esta provincia crearle con
hipoteca special de alguna finca , y obligacion generai de todos los bienes
con clausula de que ambas no se perjudiquen reciprocamente. Es illcito t:I
pacto que se hiciere en la creation de censales. con que se detlara el comiso
(sequestro) de la finca que se hipoteca en el caso de 110 pagarse las pensiones
del mismo. Si en la creacion de censales se prohibiese al vendedor estinguir
el ce11sal por et mismo precio, este pacto no seria valido , y .Por consiguirnte
sin obstar la prescripcion de cualquier tiempo, a los pactos que quitasen
esta facultad, podrà siempre el vèndedor cstinguirle devolviendP empero todo
el precio a la vez y no por partes, si no se hubìese pactado. Como et pacto
de redi mir es de la esencia dc este contrato, tambien es ilfcito el pacto de que
el vendedor no tenga facultad de redimir sino antes o despues de determi-
nado tiempo, corno tambien el de haber dc redimir dentro de un térmi no
seiialado. Opinan al;:·unos que puede pactarse licftamente la incursion de una
pena, consistente en el pago dc una cantidad igual al precio del censal con
destino a su quitacion, siempre y cuando el vendedor no cumpla con et pago
de las pensiones 6 con alguna otra de las circunstancias convenidas al tiemp0
de crearse A mas: puede el comprador obligar a l vendedor a la estincion
siempr.~ que resultasse engaiiado, por ejemplo, si los bienes del vendedor
resultasen vinculados enagenados o g-ravados con otras obligaciones ante-
rio res y que constituyen a l vendedor en una fortuna desigual a la que
presentaba.
(1) Si considerino ad esempio i censi riportati dal Pinna: Indice dei do-
cumenti cagliaritani dell'Archivio di Stato: n. 308 del 17 gennaio 1441 : Alto
di censo costituito dalla R. Corte a favore di Bartolomeo Pisà per il capi-
tale di 1643 fiodni ed annua pensione di 150 fforini, con garanzia dei diritti
del sale minuto di Cagliari (BC 5, f . 166 !.) ; N. 345 del 12 Novembre 1444:
Vendita del dirirto del sale minuto a favore di Antonio Desena visconte di
Sani uri per 2880 ducati di Camera con l'obbligo c el censo annuo di 150
fiorini a Bartolomeo Pisà riservandosi il sovrano il diritto di riscatto (l 4
f. 64); n. 428 del 20 Ottobre 1503: Apoca di L. 50.10 pagate alla R. Cassa da
Pietro Dedoni come laudemio per la rivendita a lui fatta da Pietro d' Aragall, delle
peschiere di Cagliari dal lato occidentale e di due botteghe de l Balice già state ven-
dute àa Giovanni Dedoni a Ludovico d' Aragall per 656,5 alfonsine, con l'obbligo
di cont ribuire ogni anno al regio patrimonio, a titolo di censo, la quarta parte del
prodotto della pesca e della caccia e sei danari per le due botteghe (L 1
n. 12, f . 981); n. 842 de l 19 Aprile 1629: censo de lla somma capitale di L. S5187,
17.8 al tasso del 6 0/o a favore della città di Cagliari per servizio di S. M. con
i39
triamo già nei primi tempi della conquista (l ) e numerosissimi
diventarono in seguito coi successivi svi luppi dell'elemento patri-
moniale del feudo e dell'enfiteusi e di tutti gli istituti che con
essi interferiscono.
Per questi censi, interessanti direttamente od indirettamente
la Corona, era necessario il previo assenso regio dato, a nome
di S. M. , dal Procuratore Reale o da chi ne facesse le veci. Per
esso si pagava alla R. Cassa il diritto del mezzo laudemio e
I' esazionè e misura ne erano menzionate nel regio assenso stesso.
Tale assenso implicava perta nto anche u11 co11trollo sulla qualità
della persona che acquistava il diritto a l censo e · sulla convenienza,
dal punto di vista patrimoniale e politico, che il fondo o leffetto
regio fosse alienato o gravato di oneri (vedi voce : Assensi regi).

garanzia dei due terzi dell'incontrada di Parte Ozier Reale, della peschiera
e dello stagno di Cagliari (P. 13, f 67); N. 609 del 25 Sett. 1576: Si autorizza
la città di Cagliari, d'ordine di S. M.. a prendere a censo I 0.000 ducati per
impiegarli nelle opere di fortificazione con ipoteca sui feudi e dirittì reali
(P 4, f. 403). Vedi pure i n. 293, 368, 421, 601.
(I) Vedasi ad. es. la commissione al bailo Generale di Sardegna Beren-
gario Xicot d' inquisire soprn tutti i diritti dei feudi, enfiteusi e c<>nsi concer-
nenti il R. Patrimonio colla facoltà di rimetterli uel debito stato, concederli
di nuovo e di decidere (chiamando nel giudizio degli assessori) sopra di essi
procedendo si11e strepittt et figura judicii. 8a ragozza, 15 febbraio 1391: A. St.
Cagliari B. 6, f. 275 t.
•lnvenimus quod feuda et res Emphyteuticae ac censualia quae ad nos in
Sardiniae regno pertinent fuerint multipliciter ex aliena tionibus, obligationibus
et alias illicite diminuta, quodque in et super eis jura Nostra tam faticae, tertii,
laudimii, servitii, frequenter pereunt, minuuntur lesionem non modicam (sic)
ob malitiam fraudem et negligentiam aliquorum .... mandantes ... quatenus
assumptis super istis in vestrum assessorem vel assessores aliquo vel aliquibus
idoneis jurisperito seu jurisperitis vos vice et auctoritate nostra inquiratis de
et super omnibus juribus feud orum et rerum Emphyteuticarum ac censuatium
nostrorum • .
Ma anche i contratti di censo a carattere privato dovevano essere in uso
e numerosissimi in Cagliari. Nel 15·4·1388, due anni dopo l'incendio che
distrusse 130 case della città, il sovrano accordava agli abitanti di Cagliari di
poter riscattare le case dai censi su di esse imposti obbligando qualunque
persona ecclesiastica o secolare ad acce ttare la luizione di essi e vietando di im·
porne dei nuovi sotto pena ai creditori ed agli impositori di una somma ugua-
le al capitale, da de volversi al R. Erario (Vedi Pinna. Indice dei docu-
menti cagliaritani, n. 213 e B 6 f. 244 t.) Nella carta successiva 18 6 fogl. 245 e
Pinna, op. cit. n. 224), della stessa data si parla di dominio o censo sopra 59
case bruciate e di altre 71 non soggette a censi.
- 140 -

Numerosi documenti relativi a tali censi, concessi previo assenso regio


nei secoli XV-XVIII. sono riportati nei voli. M l, M 2, M 3, M 4 dell'Archivio
antico, conservati nel R. Archivio di Cagliari. Da consultare ancora sull'argo·
mento gli 81 volumi dell'Archivio feudale (passim) le cause patrimoniali e feudali
(voli. Q); noncbè i volumi delle capibreviazioni; delle scrivanie (Archivio dema·
niale: infeudazioni e vendite di uffici, voll. 1-4: 1568·1820); delle concessioni enfiteu-
tiche. Così pure i volumi da B D I fin o a B O 25 (Arrendamenti, infeudazioni e
stabilimenti) nonchè la Storia dei feudi, manoscritta in 2 V')lumi, dello stesso
Archivi o di Cagliari e l' indice delle scrivanie (vedi: scrivania).
Spigolando alcuni esempi, con atto 13 Giugno 145Q fu dato
il regio consentimento alla vendita del censo di L. 1000 cagliaritane
(e pensio di L. 100), fatta da Don Antonio De Sena Visconte di San-
Juri, da Caterin a sua moglie e da Pietro loro figlio a Don Giovanni
De Sena con speciale obbligazione delle ville di Quartu, Quartuc-
cio, Pirri, San Vedrano, flumenalla, Isili, Norallo (sic) Azuni,
Noreix e Genades. (I)

(I) M I f. 24, n. 2, Mattia Cortei, Reggente l'ufficio della R. Procura·


zione, diede il R. Assenso.
Altri esempi per il sec. XV:
a) Assenso regio ad istrumento di censo di L. 1000 di capitale e di L. 100
annua pensione, caricato dal fu Giacomo ùì Bessora a favorn di Giacomo
Caça e di Rosa consorti, con l' ipoteca dell'incontrada di Trexenta (L 3, f. 1141
28-10-1447).
b) R. Assenso alla vendita del censo di L. 2 mila di proprietà e L. 200
annua pensione fatta, con istrumento 22 Gi_ugno HM da Gerardo Dedoni a
Giacomo d' Aragall sulla vil la' di Tuili (Q n. 200-57, 19 Agosto 1454).
c) R. Assenso al censo imposto dai Procuratori del Contado di Quirra,
di L. 7885 di capitale e di L. 788.10 di pensione annua, coll'ipoteca della Ba·
ronia di S. Michele e s ue ville (Uta, Assemini, Sestu, Settimo, Selargius,
Sinnai, Maracalagonis e dall' in contrada di Parte Montis) (M 1, 2 t.: 29 Di·
cembre f462).
d) R. Assenso a alla vendita di un censo di L. 163. 2.6 di capitale e di
L. 16.6 di pensione annua, fatta da Pietro de Bisulduno, signore dell' incon·
trada di Marmilla, a favore di Pietro Bardia con istrumento del Notaio Gia-
como Cervero del 9 Dicembre 1484. tBC. 10, f. 82.)
e) R. Assenso a vendita di un censo di 600 ducati d'oro annui fatta da
Giov. Ouiso signore di Galtellì (Baronia e Castello), e dell' incontrada di Orosei
a favore di O.a Violante Carroz Contessa di Qnirra al prezzo di 6000 ducati,
con I' ipoteca del Castello, della baronia ed incontrada suddetta. Strumento del
notaio Pietro Cariga del 10-8-1492 (M. 2, f. 1, n. 1.)
f) BC 4 f. 20 t. doc. 22-9-1420. Lite sopra ìl censo annuo di 150 fiorini
venduti sopra i diritti della R. Dogana di Cagliari dal Conte di Quirra
Berengario Carroz in 1500 fiorini (precium ejusdem censualis); qual an nuo
censo fu aggiudicato al Convento di S. Domenico, dopo una sentenza emeisa
in Barcellona dal Reggente la Cancelleria Reale.
- 1-'1 -

Nel 1506 fu dato l'assenso regio ad istrumento di censo di


ducati d'oro 28 1/ 2 (annua pensione) e ducati 356 1/ 4 (ossia L. 997.10)
di capitale, caricato da Donna Giovanna d' Aragall a favore di
Michele Gili, rogato dal notaio Boy nel 16.10.1505, sulle baronie
di Bonvehi, Decimo Manno e loro ville e sul Castello di Gioiosa
Guardia, mediante L. 38.6 per il mezzo laudemio. (1)
Nel 1512 l'assenso a istrumento di censo di L. 64 annua
pensione, e L. 800 di capitale, caricato da Giovanni de Besalù a
favore di Benardino Mandosa sulle ville di Las Plassas, Barumini
e Villanovafranca, rogato il 16.11.151 O, dal notaio Boy, mediante
L. 30.15.5 per il mezzo laudemio. (2)
Nel 1513 fu dato l'assenso regio ad istrumento di censo
(instrwnento vendicionis censualis preinserti) di L. 220 d'alfonsini
minuti di annua pensione e L. 2750 di capitale, venduto da
Francesco Gessa come curatore di Antonio Matteo Serra, impu-
bere, signore utile della Scrivania della Oovernazione e Luogote-
nenza Generale, a favore di Giovanna Serra e Gessa, madre di
Don Matteo, censo gravante sopra detta scrivania (atto 9.3.1512) e
mediante L. 155.5.4 per il mezzo laudemio (M 2, f. 44 t.). (3)

(1) ARCH. DI STATO DI CAOLIARI: M 2, f. 32.


(2) lbid. M 2, f. 42.
(3) Assenso del 7 Aprile 1513:
Ratione specialis obligationis, impignoratiollis et intramanusmissionis
predicte scribanie . . quam .• Franciscus Oessa eius avus maternus tutor et curator
tenei et possidet in pheudum seu in emphiteosim sub directo dominio et fatica
domni nostri Aragonum regis et annuo censu sue regie curie prestando.
Altri esempi per il sec. XVI: M. 3, f. 154 t. del 28·7-1563:
a) Assenso regio ad istrumento di censo di L. 1000 di capitale e 70 di
pensione annua, caricato da Don Salvatore Aymerich , signore di Mara Arbarei,
a favore di Michele Angelo Cano sopra detta vìlla in data del 24·5-1562 (no-
taio Pietro Sabater) mediante L. 38.10 di 1/ 2 laudemio:
lnstrumentum vendicionis censualis precij seu proprietatis mille librarum
et pensionis annue 70 librarum monete calaritane per dictum nobilem dominum
Salvatorem Aymerich militem ordinis militìe S. lacobi de Spata .. Angelo Ca no
et suis perpetuo instromento gratie redi mendi mediante cum speciali obiigatione
et precaria constitutione diete vilJe de Mara Arbarei ac omnjum redituum et
jurisdi ctionum.
l'assenso del proc. reale in nome del Re è cosi espresso: (pro parte
ejusdem regie maiestatis consentimus.... immo verius regiam interponimus
auctoritatem pariter et decretum).
Ricevette il 1/ 2 laudemio da Angelo Cano con la seguente formula: • Con-
jitentes .. . habuisse et recepisse realiter numerando voluntati nostrae triginta octo
14Ì

La voce censi e canon i infine, come ramo d'entrata del R.


patrimonio, figura nel bilancio sardo dal passaggio dell'isola
sotto Casa Savoia fin o ali' abolizione del regim e separato (1848).
Nel 1741 era appena di 128 lire sarde; sale a L. s. 204 nel 1773;
a 279 nel 1776; a 1261 nel 1781; a 2046 nel 1800; a 2250 nel 1806;
a 2500 nel 1819. Scende a 1281 nel 1830 ed ammonta a L. nuo-
ve 8567 nel 1844. (I)
Altra categoria con caratteri propri formano quelle conces-
sioni di effetti regi o di città in cui si permette al concessionario
l'uso di una cosa, (u na piazza, un terreno, un immobile) con
l'an nua prestazione, chiamata pure censo (2) (poichè con tale
parola si indicava anche l'onere o canone annuo oltrechè il con·
tratto o la concessione) di tenue entità (un a tazza d'acqua, un
animale), spesso anche co n l'aggiunta di un piccolo tributo per
l'entrata. (3)

libras et decem solidos regie curie debitas ac pertine11tes pro jure medij
laudimij ex hujusmodi specialibus hipothecis regie curie debilj et pertinentis
atque solvi soliti et consueti •.
b) M 3, 59 t.: 18-1 -1553.
Assenso ad istrumento censuale di L. 400 di capitale e L. 28 di annua pen-
sione caricato da Pietro Mora (mi/es et hereditatus capitis (.'allaris) a favore del·
l' Ospedale di S. Antonio di Cagliari , sopra la villa di Serdiana e l'incontrada
di Canales (notaio Andrea Carnlcer) in data del 30. 3. 1552, e L. 15.8 di i/1
laudemio, cum speciali obligafione atque precaria constitutione ville de Sardiani
t t tncontrate de les Canals).
(1) Cfr. BERNARDINO: La Finanza Sabauda in Sardegna (dal 1720 al
1848 in 2 voi!.) Bacca, Torino. Vedansi glì specchi delle entrate. Il Bernar-
dino riporta le cifre corrispondenti in lire di Piemonte, (antiche o nuove se-
condo gli anni); però non figura nPgli specchi alcuna indicazione sul genere
della moneta in cui le cifre medesime vengono espresse.
(2) In tal caso censo sarebbe l'equivalente di canone, prestazione. Cosi à
tal senso nella Carta Reale citata dal Pinna al n. 405 dell'Indice documenti
cagliaritani: Ordine del Procttratore Reale con cui si assegnano sei giorni ai
possessori dei beni della R Corte in Alghero per denunciare i censi pagati,
nonchè quelli tuttora dovuti (BC 11 , f. 5 t. n. 2).
(31 Cosi la concessione di S. Marco de Uqui e Thayalo nel capo di
Logudoro, fatta dal Proc. Reale a Pietro de ferrari a di Alghero (BO 10, f. 48)
in data 284-1437, con tutti i diritti e le giurisdizioni civili e criminali cum co11-
dicionibus ltalit, cum censuo annuo unius caponis solvendi a die presenti ad
unum annum et fatica et laudimio. Pro intrata vero predictorum confitemur
habuisse unum par pahonorum. Petrus de Ferrarla laudans tt acceptans
predicta promitto meliornre etc.
li velume B E (1616-1624) dell'Archivio di Stato documenta parecchie tenui
- 143 -

Infine è da, ricordare un notevole conflitto di competenza che,


ci rca la cogn izione sui censi, sorse, nel periodo sabaud o, fra
il trib unale della Reale ln lendenza ed il Supremo Magistr ato della
R. Udienza. Quel Tribun ale nel procedere alla redenzione dei
censi, di cui era debi tore il R Patri mon io verso alcune città del
regno, prescritta dalla Carta Real e 8 M arzo t 768 (1) aveva ob·
bligato i creditori delle città i quali avevano giustificato a loro
favore la legitti ma pertinenza dei medesimi, al deposito e succes-
sivo ri nvestimento dei ca pita li, per il motivo che tali censi erano
stati ùai possessori, col decorso del tempo, sottoposti a prim ogeni·
tura o fedecom messo. Di chi arava pertanto non potersi i censi
al trimenti estinguere e doversi perciò i capitali depositarsi in cassa
separata sino a che si fossero 'ldempi uti i requisiti d'un legittimo
impiego a beneficio dei chiam ati. Essendosi passata poi dai cre-
ditori alle città e dall e città al R. Patrimonio la quietanza relativa,
aveva il detto tribunak intrapreso e proseguito il conoscimento
delle versioni, (vale a dire dei rin vestimenti) a favor e delle pri-
mogeniture e fedecommessi (2) progredendo pure a conoscere e

annue prestazioni {una tazza d' acqua, un paio d i colombi, piccole somme)
corrisposte .Jagli utenti dei beni del fisco a' fisco s tesso. come r icognizione
di domi11io. Citiamo un o dei tanti esempi del vol 1111w: B E. r. 2 I. (canoni):
Maestre Miguel Matzazi dc La ciudad dc Oristan paga cada a1ìo dos
sueldos y seys dineros de censo por el dia de San juan de junio sobre tut
pedazo de tierra sitiado dentro de la dita ciadad de (seg uono le dimensioni)
qae confrenta (seguo no le affrontazioni ).... con e11trada (<:ioè il primo ingresso
della concessione) de cinquenta sueldos. Consta por establimiento atorgado por
Don Oaspar de Requesens delegado de Procarador Real en Caller a 14 De-
ziembre 1616.
A f . 72 t. japme Manca 1zotario publico y ciadadano de Caller paga cada
aiio una taza de agua de censo por el mes de jw1io sobre una petìa o pedazo
de tierra etc. con entrada de 20 sueldos. Consta por establimiento 2-10-1621.
(I ) La Carta Reale 8 Mar'.t.o 1768 aveva permesso il riscatto deì vari
censi di c ui il R. Patrimonio e"a caricato verso alcune città d el Regno (Ca·
gliari, Oristano, Sassari). Il Tribunale del R. P atri mo ni o si e ra r itenuto auto·
rizzato a conoscere anche sull'idoneità dell'impiego delle capitali·somme degli
accennati censi restitui ti alle ci ttà e per esse ai r ispi>ttivi loro creditori, nei
casi in cui trovava nsi soggette a vi nc ol i fi decommissari. Cfr. Carta Rea le 11
D icem bre 1769, voi so, n. 23. e: Memoria del Cav. de lla Valle trasmessa alla
Co;te il 3-1 1-1769.
(2) Cfr. ARCH. STATO CAGLIARI. Carte Reali, Voi. 5; n. 24. Memoriale
del Reggente la Real Cancelleria Cavaliere Giuseppe della Valle in data 3
Novem bre 17<ì0, trasmesso alla Corte.
- 144 -

decidere le controversie eccitate fra privati che intendevano libe-


rare i loro effetti da altri pesi, allo scopo di sottoporli ali' ac-
cennato rinvestimento.
Prima della carta reale 8 Marzo 1768 si erano fatte indagini,
come si evinçe dalla rappresentanza fatta al riguardo dalla R. Ud. a S.
M., se nel regno fosse adottata la massima vigente universalmente, che
sempre quando nel primitivo contratto di censo non fosse espresso
nè tacito l'obbligo di rinvestimento o di impiego del capitale in
caso di riscatto, il debitore non fosse tenuto a curarne la versione
od impiego, ancorchè in progresso di tempo il censo fosse stato
sottoposto a primogenitura o fedecommesso. L'avvocato fiscale
aveva appurato ed informato non essere in Sardegna diversa la
regola, e che quindi nella citata Carta Reale non si era prescritto
e neppure menzionato l'impiego dei capitali-censi a favore
di prirnogeni, (sic) fedecommessi e maggiorati, sebbene si avesse
avuto ogni fondamento di credere che dal 1628 e 1629 in poi
fossero stati vincolati in tal modo vari censi allora costituiti.
Riunitesi ambe le Sale della R. Ud., continua il memoriale, in
seguito ad un ricorso presentato dai creditori alla Reale Cancel-
leria, esse avevano espresso il parere che il R. Patrimonio e le
città non fossero tenuti a ricercare la cautela del rinvestimento e
che non appartenesse al Tribunale della R. Intendenza, (il quale
in questi atti enunciava di avere l'autorità di Prefetto del Pretorio),
la conoscenza del rinvestimento degli impieghi da farsi a favore
dei chiamati. (1)
La Carta Reale 11 Dicembre 1769 (2) risolse la controversia
con una . decisione interessante la storia delle giurisdizioni in Sar-
degna. Gli antichi privilegi, cosi essa si esprime, che attribuivano
al Tribunale del R. Patrimonio la cognizione di tutte le cause in
cui esso aveva interesse anche indiretto, decaddero in parte col
posteriore stabilimento della R. Udienza; si era però il R. fisco
Patrimoniale riservato quello di ritenere in prima istanza le cause

(I ) La Reale Udienza sosteneva a ragione che l' ingerenza nei rinvesti-


me.nti spett.asse alla giurisdizione ordinaria del Magistrato, qualora si fosse
trattato della sussistenza o durazione solo dei vincoli di primogeni!ura o fide-
commesso; fosse di competenza della IVe Cancelleria nel caso di semplice
vantaggiosa colloc11zione a favore dei chiamati.
(2) i: nel citato voi. V delle Carte Reali: n. 25; anche la citata carta
Reale n. 23, porta la stessa data 11-12-1769.
- 145 -

di interesse immediato e di intervenire e votare nella R. Ud.,


allorchè vi fossero portate in via d'appello o per avere i voti di
tal supremo magistrato.
Rinnovava pertanto le disposizioni della C. R. 24 febbraio 1765,
ordinando che I' avv.to fiscale patrimoniale venisse sentito in tutti i
casi in cui si trattasse della natura dei feudi o g iurisdizion i od in
cui la decisione delle cause dipendesse dalla medesima come ad es.
le successioni feudali e la imposizione di censi e pesi ; o che
per altri simili ed equivalenti riguardi, la R. Ud. stimasse op-
portuno di eccitare il di lui parere.
Inoltre disponeva che dovesse l'avvocato fiscale patrimoniale
essere sentito in tutte le cause in cui il R. Patrimonio avesse un inte-
resse diretto, come nelle altre in cui, a seconda delle RR. Pram-
matiche (L. 1, cap. 30) spettando in prima istanza la cognizione
al Tribunale della R. Intendenza, l'avvocato fiscale patrimonial e
doveva continuare ad intervenire, nella R. Udienza, con voto
decisivo.
Per quelle invece in cui si trattasse di interesse indiretto del
R. Patrimon io nelle quali la R. Udienza, a tenore della suddetta
Carta Reale, era in obbligo di prendere il di lui sentimento,
avesse egli semplice voto consultivo, ma dovesse pure interven ire
alle relazioni ed ai voti del Supremo Magistrato, per gli ec-
citamenti propri del suo ufficio, senza voto decisivo.
Con altra carta reale, pari data, e cioè dell' 11.12.1769, il Re
aveva disposto che non soggiacessero a nullità g li att i già se-
guiti i quali si ratificavano, rimandando la prosecuzione delle
rispettive cause al giudice competente. ( I )

(! ) Carte Reali , voi. V, n. 23:


• Prendendo quindi a spiegarnele (la c;irta è dirett'1. a l Vicerè) colla pre-
sente dichiariamo che colla delegazione fatta nella citata carta reale t,8-3-1768)
ali' Intendenza Generale pensammo bensì di incaricarla a provvedere su quanto
poteva riflettere l' esecuzione del riscatto dei censi e la versione delle s o m mc
restituite alle città in pagamento dei loro legittimi credito ri; non però a co-
noscere ulteriormente delle cautele che i chiamati ai fidecommessi esigevano
dai possessori dei censi medesimi per le quali cessava ogni interesse del nostro
patrimonio ed anche delle città, che non sono tenute a curar I' impiegho per i
vinco li imposti dopo la crea;i;ione dei censi. Non volendo però che per tale
effetto s oggiacciano a nullità gli atti seguiti e te parti a nuove spese , . .
li conv11lidiarno, e ratifichiamo, quan-lo altro non vi osti, mandandò rimettersi
il proseguimento delle rispettive cause al g·iudice competente • etc.
-146

La decisione, a parte la sua importanza per la storia dei


censi, rivela come non si fosse troppo attenuato tra le due supreme
magistrature, la finanziaria e la giudiziale, quel conflitto di com-
petenze che, originatosi nei primi tempi della conquista aragonese, ,
continua a riscontrarsi durante la dominazione spagnola nonchè
agli inizi della sabauda (1) e che sarà mano mano messo in
rilievo nelle voci successive del presente dizionario (vedi: Mae-
stro Razionale, Intendente Generale, Procuratore Reale, R.
Patrimonio, Vicerè).

(1) Cfr. Loooo CANEPA: Dispacci di Corte, Ministeriali e Vicerezi del


Regno di Sardegna, 1720-21: voce: lntendef!lt Oenerale (indice).
ATTI UFFICIALI

R. Dec.reto 20 giugno 1935 ·XIII , n. 1176 per l'approvazione del Regola·


mtnto per le Regie Deputazioni di Storia Patria.
VITTORIO EMANUELE lii
PER ORAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
RE D ' ITALIA
. Veduto l'art. 1, n. 3 della legge 31 gennaio 1926- IV, n. 100;
Veduto l'art. 10 del R. decreto-legge 10 luglio 1934- Xli, n. 1226. conver·
tito in legge con la legge 20 dicembre 1934-Xlll, n. 2124;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sentito il parere del Consiglio di Stato;
Udita la Giunta centrale per gli studi storici;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la educazione
nazionale;
Abbiamo decretato e decretiamo:
Articolo unico.
È approvato I' unito regolamento per le Regie Deputazioni di storia
patria, firmato, d'ordine Nostro, dal Ministro proponente .
Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia
inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia,
mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a San Rossore, addl 20 giugno 1935 - Anno Xlii.
VITTORIO EMANUELE.
MUSSOLINI - DI REVEL
DE VECCHI DI VAL CISMON.
Visto, il Guardasigilli: SOLMI.
Vegistrato alla Corte dei conti, addì 8 luglio 1935 ·Anno XJIJ.
Atti del Governo, registro 362, foglio 40. - MANCINI.

Regolamento per le Regie Deputazioni di storia patria.


flNI E COSTITUZIONE.

Art. 1.
Le Regie Depulazioni di storia patria sono organi periferici della Giunta
cenlrale per gli studi storici.
Esse hanno il compito di promuovere gli studi storici e di provved·ère
- 148 -

alla raccolta, alla pubblicazione ed alla illustra zione dei doc umenti, dei monu
menti e delle altre fonti storiche serondo le direttive della Giunta.
Sono in numero di diciasette e le loro sedi e la loro sfera di azione ven·
gono fissate dall'annessa tabella A .
Art. 2.
Con decreto del Mi11istro per l'educazione Nazionale, udita la Giunta cen·
trate per gli studi storici , po3sono esssre costituite, nell'ambito di ogni Regia
Deputazione di storia pa1ria, delle Sezioni.
Le Sezioni sono organi periferici delle Regie Deputazioni di storia patria
e dipen.:lono da esse.
Art. 3.
P'!r il conseguinrnnto dei loro fini, le Regie Deputazioni di storia patria
compilano annualmente un piano di lavoro, sulla base dei programmi pro·
posti dai singoli memb ri e dalle singole sezioni.
Per le Regie Deputazioni che abbiano delle Sezioni il piano di lavoro
stabilirà quale parte sarà compiuta da queste.
I piani saranno sottoposti, entro il mese di lu61io, all'esame cd ali' appro-
vazione della Giunta centrale per gli studi storici.
Art. 4.
Le Regie Deputazioni di storia patria hanno personalità giuridica e sono
rette da Consigli direttivi composti di un presidente, di un vice presiden te e
di due deputati . Nelle Deputazioni da cui dipendano delle Sezioni i presidenti
di queste fanno fanno parte del Consiglio, che viene cosi aumentato di tanti
componenti quante sono le Sezioni.
Il presidente ed il vice presidente delle Regie Deputazioni sono nominati
per Regio decreto, su proposta del Ministro per l'educazione nazionale, sen·
tita la Giunta centrale per gli studi s torici. Essi sono scelti fra i deputati.
Gli altri due m ~mbri del Consiglio sono scelti dal presidente della Regia
De putazioae.
Art. 5.
Le Regie Deputazioni di storia patria si compongono di tre categorie di
persone :
1) deputati ;
2) corrispondenti;
3) aoci.
11 numero dei deputati e dei corrispondenti è fissato per ciascuna Depu-
tazione con dec reto del Minis tro per l'educazione nazionale; il numero dei
soci è illimitato.
Art. 6.
I deputati sono nominati per Regio decreto, su proposta del Mini1tro per
l'educazione nazionale, sentite le singole Dt-putazioni.
I corrispondenti sono designati dalle Deputazioni e la loro nomina ha
corso dopo l'assenso del Ministro per l' educazione nazionale.
I soci sono ammessi dal Consiglio direttivo delle Deput.azioni o dal Di-
rettorio delle Sezioni, su domanda degH interessati.
- 149 -

Art. 7.
deputati delle Regie Deputazioni di storia p11.tria sono scelti fra i citta-
dini italiani che posssano collaborare alla loro vita e che siano venuti in
notorietà negli studi storici, o che comunque abbiano acquistato pai-ticolari
meriti verso le istituzioni di ricerca storica; i corrìspondenti sono scelti fra
quanti siano in iirado di contribuire comunque agli studi cui ogni Deputa·
zione si dedic.a.
Possono essere nominati corrispondenti anche degli stranieri, purchè in
numero non superi~re alla metà dei nazionali.
Art. s.
Le Deputazioni, col concorso dei deputati assegnati alle si ngole Sezioni,
si pronunziano sulla: n.omina dei nuovi deputati e sulla designazione dei nuo-
vi corrispondenti in adunanza interna.
Art. 9.
Le nomine dei deputati e dei corrispondenti sono fatte, per ogni Regia
Deputazione di storia patria, una volta ali' anno.
Art. 10.
I soci delle Regie Deputazioni di storia patria verseranno una quota
annua determinata, per ogni Regia Deputazione, dalla Giunta centrale per
gli studi storici.
DfLLE ADUNANZE.

Art. 11.
Le Regie Deputazioni d'i storia patria e le loro Sezioni tengono adunanze
interne ed adunanze generali.
Alle prime partecipano i soli deputati, alle seconde tutti i membri.
Art. 12.
Il numero e ta periodicità delle adunanze generati sono stabiliti dat pia·
no di lavoro delle singole Deputazioni.
Art. 13.
Le adunanze interne sono convocate almeno una volta all'anno per P'ap·
provazione dei piani di lavoro e per la discussione di tutti i problemi interni
della Deputazione o della Sezfooe.
Le deliberazioni delle adunanze delle Sezioni sono sottoposte all'approva·
zione del Consiglio direttivo della Regia Deputazione interessata .

Art. 14.
Le Regie Deputazioni di storia che abbiano delle Sezioni, terranno inol·
tre per l'app.rovazione dei piani di l&voro. e in. genere per la trattazione dci
dei problemi che i.ntcressino I a vita di tutta. la Deputazione ogni anno non
~no. di due adunaMc di tutti gli appartcnc.nti aUa Deputazione cd a tutt.~ le
sue Sezi9ni.
- 150 -

Art. 15.
Le adunanze sono valide in prima convocazione se presenziate da almeno
la metà più uno degli aventi d iritto ; in seconda convocazione qualunque sia
il numero degli intervenuti.
Nelle a dunanze nelle quali le Regie Deputazioni di storia patria debbano
pronunziarsi sulla nomina dei nuovi deputati o designare i nuovi corrispon-
denti, qualora sia necessario proc~d "re ad una seconda convocazione, questa
non potrà aver luogo nello stesso giorno della prima.

DELLE DEPUTAZIONI E DELLE SEZIONI.

Art. 16.
I rapporti con le Autorità centrali sono tenuti dal Consiglio direttivo.
E"so è l'organo direttivo della Deputazione, ne esercita l'amministraz ione,
provvede al conseguimento di tutti i fini di carattere genérale, al buon an-
damento scientifico ed amministrativo delle Sezioni.
Art. 17.
Il decreto costitutivo delle Sezioni delle Regie Deputazioni di storia patria
determinerà la sfera d'azio ne f'd il numero dei deputati e dei corrisponden ti
assegnati a ciascuna di esse.
Art. 18.
Ogni Sezione è retta da un Direttorio composto di un presidente e di
due deputati.
Il presidente è nominato dal Ministro per l'educazione nazionale, sentito
il presidente della Regia Deputar.ione, gli a ltri membri sono nominati dal
presideate della Regia Deputazione interessata.
Art. 19.
I Direttorii sovraintendon o alla vita delle Sezioni ; ne esercitano I' am-
ministrazione ; curano il conseguimen to di ogni fine ad esse riservato.
Art. 20.
Ogni Sezione svolge , nei limiti dcl proprio piano di lavoro, una attività
analoga a quella della Deputazione da cui dipende .

D ELL' AMMINISTRAZIONE.

Art. 21.
L' anno finanziario ed accademico delle Deputazioni decorre dal 29 ot-
tobre al 28 ottobre successivo.
Art. 22.
li bilancio delle Deputazioni che abbiano delle Sezioni consta di due
parti, una delle quali conterrà le voci relative al conseguimen to dei fini per-
seguiti direttamente dalla Deputazione, mentre l'altra conterrà le voci relative
al conseguimen to dei fini assegnati alle sin1ole Sezioni.
- 151 -

Art. 23.
I bilanci sono compilati dal Consiglio direti.ivo della Deputazione.
Le singole 8ezioni, però, determi:teran n o I! impiego dei fondi ad esse as-
segnati, in conformità delle disposizioni di ma11sima s tabilite dal Consiglio
direttivo, ed in ottemperanza al piano di lavoro.
Art. 24.

Saranno in ogni caso rise rvate a favore de lle Sezioni le entr ate prove-
nienti. da contributi di ent i pubblici , di privati, o comunque da assegnazio ni
fatte espressamente ad esse, s alva la parte che potrà essere destinata al rag-
giungimento di scopi comu ni.
Art. 2f>.
Il Consiglio direttivo provvede e ntro il mese di luglio a compilare il bi-
lancio proventivo ed, entro il mese lii dicembre, a co mpilare il bilancio con-
suntivo.
I bilanci sara11110 affìssi nella s ede della Deputazio ne e di tutte le Sezio·
n i, unitamente alla relazione del Collegio dei revisori.
Art. 26.
li Collegio d ei re visori è composto di tre membri nomi nat i annualme nte
::l al Ministro per l'educazione nazionale. Ad essi si aggiungo no, per l'esame
dei conti delle Sezioni dipe ndenti, tanti membri quante sono queste.
I revisori del conti delle Sezioni sono nominati dal presidente della Regia
Deputazione interessata.
Art. 27.
membri del Cons iglio direttivo ed i presidenti de lle Sezioni sono tenuti
a fornire sui bilanci tutte le spiegazioni che gli appartenenti alla Deputazione
richiedessero.

ATTRIBUZJONI DEOU OROANI DIRETTIVI .

Art. 28.
Il presidente della Re gia Deputazione ha la rappresentanza legale dcl ·
l'ente ne convoca e ne presiede le adunanze, ne firma degli atti ufficiali , 11e
promuove ogni attività.
li vice presidente sostituisce i I presidente nell'esercizio di ogni s ua fun -
zione quanqo questi ne sia impedito.
Il presidente della Sezione rappresenta questa nei rapporti co n le auto-
rità locali, con te altre Sezioni e con i privati; convoca le adunanze , firma
gli atti ufficiali, promuove o gni attività sociale.
Art. 29.
Oli altri componenti d e l Consiglio direttivo delle Regie Deputazioni e d el
Direttorio delle Set.ioni collaborano con i rispettivi presidenti nelle varie
attività, secondo ili Incarichi lo ro affida ti.
- 152 -

Ari. 30.
I presidenti ed i componenti dei Consigli dirnttivi e dei Direttorii non
potranno ricevere, per l'esercizio delle loro funzioni, nt' ssuna indennìtà, sollo
qualsiasi titolo, a carico dei bilanci delle Regie Deputazioni di storia patria
In caso di missione potrà ·tuttavia essere corrisposto ad essi un trai·
lamento uguale a qtwllo stabilito per il pernonalc dello Stato di grado quinto
o sesto.
DELLE PUBBLICAZ10Nl.

Art. ~1.

I Consigli direttivi ed i Direltorii sovrainte ndÒno a tutte le pubblicazioni


previste dai piani di lavoro.
Art. 32.

Ogni Deputazione 'o Sezione determinerà., a volta a volta, le condizioni


di invio delle pubblicazioni da essa curate e le categorie dei membri ai quali
queste debbo no essere inviate gratuitamente.
E' in ogni caso obbligatorio lo scambio delle pubblicazioni fra le varie
Deputazioni.
Due esemplari di tutte le pubblicazioni curate dalle Deputazioni e Sezio-
ni saranno inoltre inviati alla Giunta centrale per gli studi storici ed uno a
ciascuno degli Istituti storici nazionali. ·

RAPPORTI CON LA GIUNTA CENTRALE PER OLI STUDI STORICI.

Art. 33.

Entro ìl mese di dicembr.e di ogni anno i presidenti delle Deputazioni


trasmettono a l presidente della Giunta centrale per gli studi storici una rela-
ziona sull'attività svolta.
Ndle Deputazioni che abbiano delle Sezioni le relazioni dei presidenti di
queste si aggiu ngono alla relazione generale.

Art. 34.
Ogni Deputazione è tenuta a presentare, non o ltre il mese di luglio, al
presidente della Giunta centrale per gli studi storici il bilancio preventivo, e,
non oltre il mese di dicembre, ìl bilancio consuntivo, corredati l'uno e l'altro
dalle relazioni dei revisori dei co nti.

Art. 35.
Gli Istituti storici nazionali possono dare alle singole Deputazioni l'inca-
rico di compiere ricerche e lavori specifici, che rientrino nr·l quadro delle
attività di queste.
Oli incarichi vengc.no comunicati per tramite della Oi~rnta centrale per
g li studi storici, cui compete il determinare ogni modalità relativa ad essi.
- 153 -

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE.

Art. 36.

Il deputato che, per motivi di salute, cessi dal partecipare attivame11te


ai lavori della Deputazione, p11ò 1 con Regio decreto, su propesta del Mini·
stro per l'educazione nazionale, se.ntita la Giunta centrale per gli studi sto-
rici, essere trasferito in una categoria di emeriti, conservando tutti gli onori
e le prerogative del grado.
Il deputato che, per motivi diversi da quelli contemplati nel precedente
comma, cessi dal pa rtecipa-re attivamente ai lavori della Deputazione, può
con Regio decreto, su pro posta del Ministro per l'educazione nazionale, sen-
tita la G iunta centrale per gli studi storici, essere trasferito in una categoria
di soprannumerari o, qualora le ragioni dell'inattivìtà siano ingiustificate, es-
sere dichiarato dimissionario.
I seggi occupati dagli emeriti e dai soprannumerari si considerano vacanti.

Art. 37.

li giuramento previsto dagli articoli 3 e 4 d.-1 R . deçreto-legge 2J set-


tembre 1933, n. 1333, convertito in legge con la legge 12 gennaio 1934,
n. 90, viene prestato, a pena di decadenza, entro tre mesi dalla comun ica·
zione della nomina.
I presidenti delle DeputRzioni giurano nelle mani del presidente della
Giu nta centrale per gli studi storici, i presidenti delle Sezioni e i deputati
nelle mani del presidente della Derutazi<me.

Art. 38.

Il Ministro per l'educazione nazionale può promuovere la revoca della


nomina del socio che venga meno ai doveri relativi al suo g rado o che si
renda inde gno di appartenere alla Deputazione o comunque nuoccia al suo
incre mento o al suo prestigio.

Art. 39.

Le modificazioni che si rendessero necessarie alla tabeJ.la annessa al


presente decreto, saranno ap provate con Regio decreto su proposta del Mini·
stro oer l'educazione nazionale, udita la Giunta centrale per gli studi storici.

Art. 40.

L'ord ina mento delle Regie Deputazioni di cui a i numeri 16 e 17 dell'unita


tabella A è retto da particolarì norme.

Art. 41.

Entro il 1935 sarà provveduto, con Regio decreto, su proposta del Mini-
stro per l'educazione nazionale, udita la Giunta centrale per &li studi storici,
- 154 -

alla nomina del primo nucleo dei membri delle Deputazioni di cui ai numeri
4, 12, 13 e 14 dell'unita tabella A , nonchè al completamento dei membri
delle altre Deputazion.i.
Art. 42.

Ogni disposizione contraria al presente regolamento è abrogata.

Visto, d'ordine di Sua Maestà il Re,


IL Ministro per l'educazione nazionale
DE VECCHI DI VAL CISMON.

TABELLA A.

1. Regia Deputazione subalpina di storia patria - Sede: Torino.


Circoscrizione: Stati Sabaudi con speciale riguardo alle provincie di
Alessandria, Aosta, Asti, Cuneo, Novara, Torino e Vercelli.
2. Regia Deputazione di storia patria per la Liguria - Sede : Genova.
Circoscrizione: le provincie di ·Genova, Imperia, La Spezia, Massa, Savona
ed in genere gli antichi dominii della Repubblica di Genova.
3. Regia Deputazione di storia patria per la Lombardia - Sede: Milano.
Circoscrizione: le provincie df Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Man-
tova, Milano, Pavia, Sondrio, Varese ed in genere i dominii del Ducato di
Milano. ·
4. Regia Deputazione di storia patria per la Sardegna - Sede: Cagliarì.
Circoscrizione: le provincie di Cagliari, Nuoro e Sassari.
5. Regia Deputazione di storia patria per le Tre Venezie - Sede: Venezia.
Circoscrizione: le provincie di Bolzano, Trento, Belluno, Padova, Rovigo,
Treviso, Udine Venezia, Verona, Vicenza, fiume , Gorizia, P ola, Trieste, Zara
ed in genere i dominii della Repubblica Veneta.
6. Regia Deputazione di storia patria per l'Emilia e la Romagna - Sede:
Bologna.
Circoscrizione: le provincie di Bologna, Ferrara, Forlì, Mode~a, Parma,
Piacenza, Ravenna, e Reggio Emilia.
7. Regia Deputazione di storia patria per la Toscana - Sede: Firenze.
Circoscrizione : le provincie di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca
Pisa, Pistoia e Siena.
8. Regia Deputazione di storia patria per le Marche - Sede: Ancona.
Circoscrizione: le provincie di Ancona, Ascoli, Macerata e Pesaro.
9. Regia Deputazione di storia patria per l'Umbria - Sede: Perugia.
Circoscrizione: le provincie di Perugia e Terni.
10. Regia Deputazione romana di storia patria - Sede: Roma.
Circoscrizione: le provincie di Frosinone, Littoria, Rietì, Roma e Viterbo.
155

11. Regia Deputazione di storia patria per gli Ahruzzi . Sede: Aquila.
Circoscrizione: le provincie ùi Aquila, Chieti, Pescara e Teramo.
12. Regia Deputazione di storia patria per la Campania e il Molise· Sede:
Napoli.
Circoscrizione: le provincie di Avellino, Benevento, Campobasso, Napoli
e Salerno.
13. Regia Deputazione di storia patria per le Puglie · Sede: Bari.
Circoscrizione: le provincie di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto.
14. Regia Deputazione di storia patria per la Calabria e la Lucania •
Sede: Reggio Calabria.
Circoscrizione: le provincie di Catanzaro, Cosenza, Re ggio Calabria, Ma-
tera e Potenza.
15. Regia Deputazione di storia patria per la Sicilia - Sede: Palermo.
Circoscrizione : le provincie di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna,
Messina, Palermo, Ragusa , Siracus·a e Trapani.
16. Regia Deputazione per la storia di Malta · Sede: Roma.
Circoscrizione: i dominii del Sovrano Militare Ordine di Malta con spe·
ciale riguardo ali' Arcipelago Maltese.
17. Reg ia Deputazione di storia patria per Rodi • Sede: Rodi.
Circoscrizione: i possedimenti delle Isole italiane dell' Egeo.

Visto, d'ordine di Sua Maestà il Re,


Il Ministro per l'educazione nazionale
DE VECCHI DI V AL CISMON.

IL MINISTRO SEORE!ARIO DI ST ATO


per l'Educazione Nazio nale
Veduto l'art. 10 del R. Decreto Legge 20 lul?'lio 1934 Xlll, n. 1226,
convertito in Legge con la legge 20 dice n1bre 1934, Xlii o. 2124;
Veduto il Regolamento per le Regie Deputazioni di Storia Patria ap-
provato con R. D. 20 giugno 1935 XIII, n. 1176 ;
DECRETA
La Società Storica Sarda di Caglia ri· è fusa con la Regia Deputazione di
Storia Patria per la Sardegna;
Il prese nte decreto sarà comunicato alla Corte dei Conti per la regi·
s trazione .
Roma l · 2 agosto 1035 Xlii.
Il Ministro
DE VECCHI 01 V AL CISMON .

Con Decreto Reale dcl 9 agosto 1935 Xlii, su proposta dì S. E. il Minis tro
dell'Educazione Nazionale CONTE CESAAE MARIA DE VECCHI DI VAL CISMON,
- 156 ~

sono stati nominati Deputati della R. Deputazione di Storia Patria per la


Sardegna:
ON. ORAN CROCE CONTE AVV. GIOVANNI CAO DI $. MARCO i
OR. UFF. INO. DIONIGI SCANO;
PROF. BACHISW MOTZO;
CAV. UFF. DOTT. FRANCESCO LODDO - CANEPA.
Con a ltro decreto Reale, in pari data, L'ON. GIOVANNI CAO DI S. MARCO
E L' lNO. DIONIGI SCANO sono stati nominati rispettivamente Presidente e Vice
Presidente della stessa Deputazione.
S. E. il Ministro Segretario di Stato per l'Educazione Nazionale con sua
lettera del 20 settembre 1935 Anno Xlii, ha consentito che i deputati PROF.
BACHISIO MOTZO E DOTT. FRANCESCO LODDO·CANEPA siano chiamati ai sensi
dell' art. 4 ultimo cap. del Regolamento per le Regie Deputazioni, a far parte
del Consiglio Direttivo.

Con suo provvedimento espresso alla R. Deputazione di Storia Patria per


la Sardegna con lettera del 28 settem bre 19:is Xlii, S. E. DE VECCHI DI VAL
"l •
CJSMON volendo dar nuova prova della sua benevolenza verso la nostra isola, ha
disposto che sulla liquidazione delle attività della cessata Regia Deputazione
per le Antiche Provincie e la Lombardia, fosse assegnata alla Regia Deputa-
zione di Storia Patria per la Sar~egaa il patrimonio dell' Ente , ammontante
all;t cospicua som ma di L. 52.700 di titoli del debito J?Ubblico. ·

Nella sua prima adunanza del 28 ottobre 1935 Xlii la R. Deputazione di


Storia Patria per la Sarde1?na ha espresso come suo primo atto i suoi senti·
meati di devozione e di gratitud ine a S. M. IL RE, al DUCE e a S. E. il
CONTE CESARE MARIA DE VECCHI DI VAL CISMON Ministro del! ' Educazione
Nazionale, al cui interessamtinto devesi la creazione c.iel nuovo Istituto. Sono
sta ti spediti i seguenti teleg rammi:
PRIMO AIUTANTE CAMPO SUA MAESTÀ • ROMA
Prego rappresentare sua Maestà sentimenti profonda devozione che R.egia
Deplltazione Storia Patr. a Sardegna ha espresso iniziando sua attività. ·
Presidente 010VANNI CAO DI SAN MARCO.
S. E. CAPO GOVERNO • ROMA
R.egia Deputazione Storia Patria Sardegna iniziando sua attività ha
elevato suo pensiero Duce costrllttore fortuna Patria. · Presidente CAO
DI SAN MARCO.
S. E. CONTE Oc VECCHI MINISTRO EDUCAZIONE NAZIONALE • ROMA
Iniziando suoi Lavori Regia Deputazione Storia Patria Sardegna profon·
damente grata Vostra particolare benevolenza esprime sensi indefettibile devo-
zione . . Presidente CAO DI SAN MARCO.
- 157 -

La deputazione di Storia Patria per la Sardegna nella sua adunanza


dell' 8 gennaio 1936, dovendo ai sensi dcli' articolo 6 del Regolamento espri-
mere i suoi desideri per la nomina dei Deputati della stessa Deputazione, e
ricordando che s. E. IL CONTE AVV. CESARE MARIA DE VECCHI DI VAL CISMON
per le sue pubblicazioni, che costituiscono un cospicuo patrimonio oltremodo
pregevole di critica e di indagine storica, per il suo riordinamento degli
Istituti Storici Italiani secondo un particolare indiriz.z o fascista , meglio con-
facente alla nobiltà della nostra gra nde Nazione, nonchè per il suo glorioso
passato di Combattente e di Quadrunviro, ha acquistato verso la nostra patria,
e, in particolare modo, verso gli istituti di ricerca storica alte ed indimenti-
cabili benemerenze, esprime il voto che
S. E. IL CONTE CESARE MARIA DE VECCHI DI VAL CISMON
voglia onorarla del suo nome e della sua collaborazione.
S. E. si è compiaciuto di annuire al voto espresso dalla R. Deputazione.

In seguito allo smenbramento della R. Deputazione di Storia. Patria per


le Antiche Provincie e la Lombardia è stato assegnato a questa Regia Depu-
tazione .:ol grado di Deputato ·11 PROF. COMM. SILVIO LtPPI.

Con Decreti Reali in corso di registrazione sono stati nominati deputati


della Regia Deputazione di Storia Patria per la Sardegna i Signori: PROF.
SEBASTIANO DELEDDA, COMM. AVV. ENRICO ENDRICH, PROF. ANTONIO ERA,
CAN. DAMIANO flLIA, GRANO' UFF. DOTT. SILVIO l!PPI, ON. GRANO' UFF. AVV.
PROF. LARE MAROHINOTTJ, PROF. ROBERTO PALMAROCCHI, CGMM. AVV. RENATO
PtOA, COMM. AVV. ANGELO PRUNAS, ON. COMM, AVV. ANTONIO PUTZOLU,
COMM. GAVINO SUSSARELLO, ON. SEN. DOTT. ANTONIO TARAMELLI, CAV. AVV.
NINO TOLA.
Sono stati inoltre nominati Soci Corrispondenti di questa Regia Deputa-
zione i Signori: CAV. DOTI. CARLO ARU, COMM AVV. OIOROIO BARDAN·
ZELLU, PROF. ENRICO BE.STA. CAV. PROF. GINO BOTTIOLIONI, PROF. PINO,
BRANCA, PROF. RAFFAELE C!ASCA, MONS. CAN. SALVATOR' A'NOELO DESSY, CAV,
DOTT. PROF. RAFFAELE DI TuCCI, ON. SEN. PROF. PIETRO FEDELE, ON. SEN.
PROF. ETTORE PAIS, MONS. PROF. AOOSTINO SABA, S. E. PROF. ARRIOO SOLMI,
CAV. PROF. BENVENUTO TERRACINI, S. E. PROF. GIOACHINO VOLPE.

Stampato in Cagliari nella Tipografia B. C. T. di Francesco Trois.


INO. OIONIOI SCANO Direttore responsabile.
VoL XX . f Asc.u 3o E 4o
NUOVA SERIE - ANNO I.

R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA


PER LA SARDEGNA

ARCHIV IO STORIC O
SARDO

CAGLIARI
INO. TI P. R. C. T. DI F. TROIS
1936
SOMMARIO

STUDI

BIANCA BRUNO - Condaghi, Carta de Logu e cimeli biblioi?"rafici Pag. 3

OIONIOI SCANO - Castello di Bonifacio e Logudoro nella prima


metà df'l Xlii secolo

A. COSTANZO DELIPERI - Notizie storiche sul movimento commer-


ciale della Sardegna nella seconda metà del Xlii secolo . 53

SEBASTIANO DELEDDA - La Carta della Sardegna di Rocco Cap-


pellino (1577) 84

B. R. MoTZO - La Sardegna nel compasso da navegare del


secolo Xlii 122

F. Loooo CANEPA - Dizionario Archivistico per la Sardegna


(continuazione) . 161

RECENSIONI

VITO VtTALE - Documenti sul Cast,llo di Bonifacio 11el secolo Xlii (D. Scano)
- ROBERTO LOPEZ • Contributo alla Storia delle miuiere argmltftre della
Sardegna (F. Loddo Canepa) - ROBERTO LOPEZ - Il predominio ecomr
mica dei geuovesi nella monarchia Spagnola I F. Loddo Ca nepa) -
LUDOVICO P ERRONI GRANDE - librai e Legatori ili Sicilia 11ei primi Qllfli
del cinquecento (Bianca Bruno).

NOTIZIE

Deputazione di Storia Patria per la Sardegna - Due preziosi condaghi inediti.


R. DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA
PER LA SARDEGNA

ARCHIVIO STORICO
SARDO
Vot. XX ·- f Asc.L• 3° E 40

NUOVA SERIE - ANNO I

CA OLIARI
ARTI GRAFICHE B. C. T.
1936
CONDAGHI, CARTA DE LOGU

E CIMELI BIBLIOGRAFIC I

È noto a tutti gli studiosi di cose sarde che le fonti originali


per la conoscenza deW antica Sardegna medioevale sono oltremodo
scarse e che in tanta scarsezza i problemi della storia, del diritto
e del linguaggio sardo, a cui si sono rivolti in ogni tempo con
tanto interesse i più insigni ricercatori italiani e stranieri, attendono
sempre nuova luce dalla testimonianza di nuovi e più sicuri
documenti.
Molto materiale di cui si ha notizia come esistente un tempo
nelle antiche biblioteche e negli archivi pubblici e privati della Sarde-
gna ora più non si trova e, se possiamo supporre che la dispersione
risalga al tempo della dominazione spagnuola nell'Isola, non
sappiamo quanto potrebbe rivelarci un a completa esplorazione del
fondo sardo della Biblioteca Nazionale di Barcellona, ove molto
potrebbe essere stato trasportato, come pure non sappiamo se
potrebbe mai essere e·s audito il desiderio d i coloro che vorreb-
bero riportato in patria tutto il m~teriale sardo delle biblioteche
straniere.
Ma in Sardegna stessa esistono ancor oggi due codici origi-
nali del Xli e Xlii secolo, che sono di un' importanza capitale per
la conoscenza della vita e della storia sarda nel Medio Evo, ma
che sono ancora quasi del tutto inesplorati: il Condaghe cli S.
Maria di Bonarcado e il Condaghe di S. Nicolò di Trullas, ai
quali si sono tanto interessati uomini come il Monaci, il Solmi,
il Sesta, il Di Tucci, che hanno avuto la ventura di prenderne
in qualche modo visione.
I Condaghi potrebbero essere una delle più cospicue fonti
per la conoscenza di tutta la vita sarda nel Medio Evo, ma quelli
-4-

che ci sono pervenuti sono in numero assai scarso e per di pm,


salvo tre eccezioni, ci sono pervenuti frammentari, o in riproduzioni
tarde o malsicure, come quelli di S. Gavino, di S. Antioco di
Bisarcio, di S. Trinità di Saccargia, di S. Maria di Thergu, o di
S. Michele di Salvenor, che ci è pervenuto attraverso una traduzione
spagnuola del secolo decimosesto. Quanto poco possano essere
attendibili o utili queste riproduzioni frammenti o traduzioni
posteriori non è chi non veda, e fu grande l'interesse degli studiosi
quando nel 1900 il Bonazzi acquisì alla Biblioteca Universitaria
di Sassari il Condaghe di S. Pietro di Silki, il pri mo che ci sia
pervenuto in modo diretto e quasi completo.
Come questo çondaghe di S. Pietro di Silki, anche i due
sopra nominati di S. Maria di Bonarcado e di S. Nicolò di Trullas
sono i tre soli Condaghi che siano giunti fino a noi originali
intatti e completi; ma, mentre il p rimo é stato pubblicato dal
Bonazzi in una bella edizione critica preceduta da un accurato
studio, gli altri due non solo sono inediti, ma sono rimasti
da tanti anni quasi ignoti e inaccessibili. La conoscenza che
ne abbiamo fino ad ora si limita a documenti isolati pubbli-
cati dal Solmi e dal Di Tucci nel Bollettino Bibliografico Sardo
del 1904 e nell'Archivio Storico Sardo d el 1921 e alla descrizione
che ne ha fatta il Besta nell'Archivio Storico Italiano nel 1901.
Solo le pochi ssime persone che hanno potuto consu ltare diretta-
mente q uesti due insigni manoscritti sanno le difficoltà che hanno
incontrate , difficoltà che nemmeno la cortesia e l'ospitalità dei
proprielari ha potuto lo ro evitare.
Nell'interesse degli studi sono lieta d i esser ora finalmente
riuscita ad acquisire alla Biblioteca Universitaria di Cagliari, cosa
che era da assai lunghi anni nei voti degli studiosi, questi due
Condaghi di S. Nico lò di Trullas e di S. Maria di Bonarcado,
dai quali tanta lu ce s i attende sulle vicende, i luoghi, le istituzioni,
i personaggi e specialmente sul linguaggio originale dell'antica
Sardegna, di cui sono così poche le testimonianze pervenute
fi no a noi.
L'impresa non è stata nè breve, nè agevole, ma in questa
occasione ho potuto arricchire la Biblioteca non solo di questi
che ben possono considerarsi i più importanti e venerandi mano·
scritii della Sàrdegna, ma anche di quella che può considerarsi
la pi ù importante e veneranda opera a stampa dell'Isola, ed ho
potuto anche ottenere tutte un gruppo di manoscritti e di antichi
-5-

e rari volumi raccolti con intelligente cura dalla stessa famiglia


patrizia di Alghero che aveva raccolto i Conda~hi.
La più importante e veneran.da opera a stampa della Sardegna
è senza dubbio la prima edizione quattrocentina della Carta de
Logu di Eleonora d' Arborea. Su questo rarissimo, anzi unico
volume erano corse le voci più contraddittorie: chi lo diceva
perduto; chi ne negava I' esistenza perchè solo nel secolo succes-
sivo la stampa era stata introdotta dal Canelles in Sardegna; chi
lo diceva appartenuto ai Gesuiti dì Cagliari; chi lo dichiarava
esistente a Palma di Maiorca; chi lo attribuiva ad un tipografo
italiano, Salvator di Bologna, e ad un editore spagnuolo, Niccolò
d' Agreda, nel 1493 e sosteneva che il volume fosse emigrato in
continente e di lì tornato in Sardegna; tutte affermazioni che,
vagliate dalla rigorosa critica del Capra ( I ), sono risultale prive
di fondamento.
Non possiamo che fare induzioni sul tipografo di qu esta
edizione principe della Carta de Logu e sulle vicende di questo
unico esemplare che ci è stato miracolosamente salvato; esso
disgraziatamente è mutilo proprio della carta che avrebbe potuto
contenere il colophon del tipografo, se pure ci sarà stato, e di
quella che avrebbe potuto contenere I' occhietto e non porta
nessuna nota di possesso che ci possa far ricostruire le peregri-
nazioni del volume. Possiamo solo dire che probabilmente I' esem-
plare era destinato a persona di riguardo, perchè tutte le inizia!i
sono miniate a mano con molta curn; forse appunto questo aver
appartenuto a persona di riguardo sarà stata la ca~ione della sua
conservazione fino a noi. Un testo così importante e d iffuso si
doveva logorare ed esaurire rapidamente ed anzi quello che
meraviglia è il vedere che, mentre si pensò per tempo a riprodurlo
a mezzo della stampa sullo scorcio del Quattrocento, dopo questa
edizione principe non se ne fecero altre fino al 1560 e le succes-
sive edizioni si susseguirono invece ad intervalli più brevi (2).

(I) In Bibliofilia Il, 274.


(2) Oltre alla editio princeps si conoscono altre otto edizioni della Carta
de Logu: Cal!liari (?) 1560, Madrid l567, Napoli 1607, Sassari 1617, Cagliari
1628, Cagliari 1708, Cagliari 1725, Roma 1805, senza contare l'ignota edizione
di C11gliari 1571 posseduta da Monserrato Rossellò; nè l' edizione critica del
manoscritto Cagliaritano per opera del Besta e Guarnerio nel lii voi. degli
Studi Sassaresi.
-6

Ma non è la sola cosa che desti meraviglia: la edizione


principe della Carta de Logu si riconnette al problema della
introduzione della stampa in Sardegna, problema che, come ognun
sa, è irto di punti interrogativi e di difficoltà che non è facile
risolvere. In Sardegna la stampa fu introdotta nel 1566 dal
Canelles, che fu il primo a costituire a Cagliari una vera tipografia
stabile col suo macchinario e col suo personale venuto espressamente
dal Continente. Ma qualche cosa in Sardegna si stampò anche
prima del Canelles e, se il Moretius nel 1557 stampava a Cagliari
ma controdatava da Lione le sue edizioni, e se nel 1497 per
stampare l'Officio dei loro Santi Gavino Proto e lanuario i Sardi
riC:orrevano a Venezia a Pietro de Quarengis, sappiamo invece
che nel 1493 lo Speculum Ecclesiae di Hugo de Sancto Caro era
stato apertamante stampato a Cagliari da un Salvator di Bologna,
tipografo che non ci ha lasciato nessun'altra opera di sua mano,
ma sul quale sarebbe senz' altro arbitrario supporre che si servisse
di false date o di n omi altrui.
Potrà la edizion e quattrocentina della Carta de Logu di Eleo·
nora d'Arborea attribuirsi a questo Salvator di Bologna che
stampò lo Speculum nel 1493? Il Toda aveva senz'altro affermato
questa attribuzione, ma alle confutazioni opposte d al Capra nel
19QO si possono aggiungere, ora· che il prezioso incunabolo è nelle
nostre mani, anche questi altri argomenti: i tipi sono diversi, (1)
la filigrana della carta è diversa e specialmente è diverso lo stile del
tipografo che nell a Carta de Logu in confronto con lo Speculum
Ecclesiae è assai più serrato, compatto e pesante, sebbene i caratteri
siano più nitidi. Il problema di questo tipografo merita di essere
approfondito con ulteriori ricerche, anche per vedere quanto ci sia
di vero nell 'affermazio ne che in Sardegna la stampa sia stata
introdotta più di mezzo secolo più tardi che altrove. In ogni
modo dei tre incunaboli che jnteressano ta Sardegna e che sono
rappresentati ciascuno da un unico esemplare, se lo Speculum
Ecclesiae è posseduto dalla Biblioteca di Palma di Maiorca e
l'Officio dei Santi Gavino Proto e lanuario è posseduto dalla
Biblioteca Comuna le di Sassari, dobbiamo allietarci che la Carta
d e Logu, assa i più importante deg li altri due, anche perchè servirà

(1) L' H ae bler, O eschich te ùes Spanische11 friihdruckes i11 Stammbaumen,


Leipzig 1923, p. 432 nota che i tipi dello Speculum somigliano a qu~lli di
çristiano Preller a Napoli e di Andrea freitag a Roma.
-7-

a colmare le lacune del manoscritto Cagliaritano, sia ora posseduto


dalla Biblioteca Universitaria di Cagliari, a disposizione degli
studiosi.
I Condaghi di S. Maria di Bonarcado e di ·S. Nicolò di
Trullas e la Carta de Logu di Eleonora d'Arborea hanno un
carattere spiccatamente sardo, ma gli altri cimeli bibliografici che
la Biblioteca Universitaria di Cagliari ha ora acquistati sono
d' interesse più generale e sarà gradito agli studiosi e specialmente
ai bibliofili averne qualche notizia.
Vi sono tre manoscritti, di cui due membran·acei del Xlii e
XIV secolo, con miniature assai belle e fini, in scrittura gotica
contenenti due testi patristici: i Libri Sententiarum d i Pietro Lom-
bardo ed i Commentarii di Giovanni Scoto alla Gerarchia di
Dionigi Areopagita; ed un Portolano cartaceo del XV secolo di
Giovanni da Uzzano, inserito dopo una lunga serie di notizie
dello stesso autore sul commercio e le gabelle di Firenze, Pisa,
Siena e Talamone e accompagnato dalle più svariate istruzioni
. riguardanti la marineria e la navigazione del tempo (1).
Tra gli incunaboli sono da segnalarsi alcune tra le più cele-
brate e rare produzioni del primo secolo della stampa: il Confes-
sionale di S. Antonino Arcivescovo di Firenze, stampato a Firenze (2) .
nel celebre Monastero di Ripoli con la designazione d i « Omnis
morlalium cura > nel 1477; è una delle primissime opere stampate
da questi primi tipografi fiorentini che cominciarono a lavorare
sullo scorcio del 1476; sappiamo che fu cominciato a stampare il
21 settembre e fu terminato il 24 ottobre e c.11e se ne fecero un
centinaio di copie che si vendevano a trenta soldi fiorentini: un
bel cambiamento di valore oggi in cui q uesto prezioso incunabo lo
di cui una copia fu mandata alla Esposizione Universale di Parigi,
è tanto celebrato da bibliog rafi e bibliofili. Altri superbi incunaboli
di questa raccolta sono l'Eucl ide di Venezia Ratholclt 1482, editio
princeps (3 ), con iniziali silografiche e con le fi g ure geometriche
eseguite in metallo .con un nuovo ritrovato del Ratholdt che
meravigliò i contemporanei; è il primo libro del Quattrocento con
figure matematiche e ne fu mandata una copia a Buenos Aires
nel 1927 per la Mostra del Libro Italiano.

(1) Su questo mailoscritto di Giovanni da Uzzano cfr. la comunicazione


fatta al IX Congresso Geografico Italiano nel 1924 dal Prof. B. R. Motzo.
(2) H . C. 1221.
(3) H. 6693.
-8-

Ci sono le e Elegantiolae di Agostino Dati Scriba Senensis (1)


stampate a Siena da Enrico Dalen di Colonia in carattere ro-
mano senza data, ed il e Compendium elegantiarum Laurentii
· Vallae » di Bonus Acc ursius stampato dallo stesso tipografo tedesco
a Siena nel 1487, {2l che non risultano possedute da nessuna delle
Biblioteche Italiane ali' infuori della Nazionale di Firenze.
C'è la rarissima edizione di Hierocles, In aureos versus
Pythagorae, stampata a Roma dal Pannartz nel 1475 (3), una delle
ultime produzioni del celebre tipografo che morl l'anno seguente
probabilmente di peste; in questo Hierncles il Pannartz copiò
pagina per pagina l'edizione originale di Barth. de Valdezoccho
aumentando il numero delle linee ed introducendo gran quantità
di contrazioni perchè le sue pagine avevano una capacità minore
di quelle del suo mo·dello. Ci sono i rarissimi < Opuscula » di S.
Giovanni Crisostomo, di cui si ig nora l'anno ed il tipografo, ma
che si suppongono stampati a Roma da Ulderico Han, e c' è il
rarissimo Solino, Rerum memorabilium Collectaneae de Origine et
temporibus Urbis Romae, di cui pure si ignora il tipografo, ma
che si suppone stampato a Roma da Giorgio Lauer nel 1470; c'è
la Vita Monastica di S. Lorenzo Giustiniani, stampata a Venezia nel
1494 « a 20 de octobrio > (4) con le sue celebri silografie che
riproducono un quadro del Bellini; c'è la famosa lettera di Rabi
Samuel mandata a Rabi lsaac (5) e' è il Liber de Potestate et
Sapientia Dei di Mercurius Trismegistus, Venetiis, Lucas Dominici
1481 (6); c'è I' Origenes Contra Celsum, edizione principe, di
Giorgio Herold di Bamberg11 del 1481 (7) c'è lo Pseudo Agosti no,
Venetiis Scotus 1483 (8), con le sue e Meditationes » , e c'è il Dc
lngenuis Moribus di Paulus Vergerius stampato a Firenze da
Francesco Dini verso il 1481 (9> che non è posseduto nemmeno
dal British Museum a Londra.
E per non dire degli altri incunaboli di minor valore, e
passare alle opere del Cinquecento, si è acquistata con gli altci

(l l H.
5982.
(2) H.
C. 66.
(3) H.
C. 8546.
(4) H.
C. R. 9477.
(5) H.
14264.
(6) H.
8458.
(7) H.
12078.
(8) H. 1946.
(9) H. 15985.
-9-

cimeli una bella raccolta di Aldine che viene ad arricchire la già


copiosa raccolta di Aldine delta nostra Biblioteca; da notare fra
'IUeste il Marziale Aldino del 1501, ove Aldo usò il celebre carat-
tere corsivo che Francesco da Bolog•ta aveva per lui inventato
pochi mesi prima prendendo a modello la scrittura del Petrarca,
carattere poi tanto imitato e diffuso in Italia e fuori e dagli stranieri
ancora adesso chiamato italico. Nella prefazione, come spesso
accadeva in quei primi tempi della stampa, si ha un accenno alle
difficoltà ed alle ostilità che questi coraggiosi tipografi dovevano
incontrare: e Quisquis es qui quoquo m~do .. . ad versus ieris,
damnatus esto et reus. . . ne dicas tibi non praedictum. Vate. E
non si finirebbe cosl presto se ci si dovesse fermare su tutti i
particolari interessanti e curiosi, sia d ella prima edizione delle
poesie del Pontano (Venezia Aldo 1505 ), o del Proverbiorum
Libellus di Vergilius Polydorus (Venetiis lo. de Tridino 1506) o
sulla traduzione italiana di Demostene e di Eschine ( Venet. Ald.
1557) o su l Discorso intorno ali' origine della guerra con una
orazione della pace (Venezia 1568 ) del Card. Reginaldo Polo,
mandato dal Papa a trattare la pace tra il Re di f rancia e I' Im-
peratore Carlo Quinto; o sulla < Nuova disciplina e vera arte
militare di quel famoso fra Lelio Brancaccio Cavaliere Gerosoli-
mitano del Consiglio Collaterale per S. M. Cattolica nel Regno di
Napoli e Suo Maestro di Campo e Consigliere di Guerra negli
Stati di fiandra, il quale aveva fatto il progetto delle opere guer-
resche di difesa per la città di Cagliari a Villanova.
Ma non si può tacere di tre insigni cimeli bibliografici che sono
ora venuti ad arricchire la nostra Biblioteca e che sono ambedue
connessi con la scoperta dell'America: il primo è il < Psalterium
Hebraeu m Oraecum Arabicum et Chaldaeum cum tribus Latinis
interpretationibus et g lossis. Oenuae, Porrus 1516, superba edizione,
il primo saggio di Bibbia poliglotta stampata con caratteri propri
per ciascuna lingua, di cui un esemplare è esposto nella Mostra
Permanènte della Biblioteca Estense di Modena. E' noto che I' edi-
zione fu curata da Agostino Oiustiniani, il quale vi inserl come
glossa marginale le prime notizie biografiche abbastanza estese
che ci siano pervenute su Cristoforo Colombo e non ne ricavò
che noie e persecuzioni anche da parte di f ernando Colombo,
che le chiamava le dodici menzogne del Oiustiniani.
11 secondo cimelio è l'edizione Lugduni, Trechsel delle « Geogra-
phicae enarrationes > di Claudio Tolomeo del 1535, con bellissime
carte geografiche in legno, che al verso della c. 28 ha un map-
- - 10 -

pamondo con una nota su Cristoforo Colombo. L'edizione fu


curata dal Serveto sotto lo pseudonimo di Villanovanus ed è
noto che gli fu imputato a delitto l'avere in questa edizione
affermato che la Palestina era poco fertile e che fu ìn conseguenza
condannato a morte. ·
Ma più di tutti è notevole ed è estremamente rara la Cosmo-
graphiae introductio di Martino Waltzmiiller o Hylacomylus,
stampata a S. Diè in Lorena nel 1507. Quest'opera doveva ser-
vire di introduzione e testo ad un atlante che l'autore aveva in-
tenzione di pubblicare ed il Waltzmiiller vi inseri le quattro
e Navigationes » del Vespucci; quel che vi è di notevole è non solo
che la redazione del terzo viaggio del Vespucci è del tutto diversa
da quella del Vespucci stesso, ma specialmente che appunto in que-
st'opera è la ragione per cui si diede in nome di America alle
terre scoperte da Cristoforo Colombo. fu il Waltzmiiller a lan-
ciare l'idea dopo aver parlato dell' Europà dell'Asia e dell'Africa:
« et alia Quarta pars per Americum Vespuccium inventa•.. est,
quam non video cur quis iure vetet ab Americo inventore. . .
Amerigen quasi Americi terram sive Americam dicendam . .. > E'
noto che l'i dea incontrò subito tanto favore, che l'autore stesso,
quando seppe il nome del vero scopritore, non potè più impedire
la cosa e le più antiche carte portarono fin da principio il nome
di America. Il rarissimo esemplar~ della Cosmografia che abbiamo è
l'edizione che i dotti di S. Diè pubblicarono abusivamente il 25
aprile 1507, appròfittando dell'assenza del Waltzmilller che ebbe
a lagnarsene in seguito.
Come ognun vede, si tratta di tutto un gruppo di cimeli
bibliografici che sono dei veri monumenti ndla storia del libro
e del manoscritto e sono ben lieta di aver avuto la fortuna di
poterli acquisire alla Biblioteca Universitaria . di Cagliari a di-
sposizione degli studiosi. Bisognerà essere grati ai bibliofili che
hanno raccolto con tanto acume e conservato con tanta cura questi
nobili volumi ed esser grati specialmente alla R. Università degli
Studi di Cagliari e al Ministero dell'Educazione Nazionale che
sono stati larghi di aiuti per contribuire a fornire una cosi bella
messe di materiale agli studiosi della Sardegna.
L' aver ora acquisito nella maggior Biblioteca dell' Isola un
cosi ricco materiale bibliografco è il migliore ausp1c10 per gli
studi sardi in questo momento di novella vita della R. Deputa-
zione di Storia Patria.
00TT. BIANCA BRUNO.
CASTELLO DI BONIFACIO E LOGUDORO
NELLA PRIMA META' DEL XIII SECOLO

BARISONE E ADELASIA DI TORRES.

Colla morte di Mariano s'inizia un periodo di lotte e d'agi-


tazioni, che, portrattosi oltre la metà <lei XIII secolo, fu uno dei
più tormentati che il giudicato di Torres abbia conosciuto. Per
le interferenze nelle lotte fra il papato e l'impero e per i tragici
avvenimenti, culminati nel barbaro omicidio del quindicenne Bari-
sone, (1) detto periodo suscitò l'interessamento dei cultori della
nostra storia e fu oggetto di studi e di ricerche che si volsero di
preferenza alle strane vicende di Adelasia, regina Turris et Oal-
lure, e al suo matrimonio con Enzo, cortese e valoroso principe, del
quale il contemporaneo Daniele da Cremona decantò sa grande
cortoisie, sa noble valor, (?.) matrimonio che ebbe una forte riper-
cusione sugli avvenimenti dell'epoca, i n quanto fece precipitare le
rel azioni di Federico II con Innocenzo IV ad una nuova rottura.
Molte delle narrazioni risentono delle leggende formatesi at-
traverso i commenti al noto episodio di Michele Zanche, ma una
più acuta critica e il contributo, dato dalla pubblicazione dei Rege-
sti di Gregorio IX e d'Innocenzo IV, hanno fatto ragione di molte
delle affermazioni che l' autorità dei commentatori danteschi non
permetteva neanch e di discutere. Non perciò le tenebre sono dira-
date e quindi ogni apporto - qualunque esso sia - non potrà
non esser utile.

(l) LUCIEN ÀUVRAY - Les R.egistres de Oregoire IX a cura della BIBLIO-


THÈQUE DES ECOLES FRANCAISES o' ATHÈNES ET DE ROME - N. 3250 - Parigi
1907.
(2 ) FRATI in Miscellania Tassorziana di studi storici e letterari, pubblicata
per la festa della fossalta pag. 70 - Bologna 1907. .
- 12

Poichè un certo contributo può esser dato dalla conoscenza,


nell' intregrale lezione, delle lettere dei due pontefici, non pub-
blicate dal Pothast e date solo in sunto dall' Auvraj e dal Berger,
ho ritenuto utile trarre dai registri vaticani le copie complete di
quelle di dette lettere che interessano la Sardegna e di trascri-
verle in appendice insieme ad altri documenti inediti, fra i quali
un verbale d' inchiesta sui censi, che, per esser steso nel 1289 e
per contener riferimenti di molto anteriori, merita speciale attenzione.
Altre interessanti notizie ci sono oggi fornite dai cartulari
notarili di Castel Bonifacio, pubblicati da Vito Vitale sotto gli
auspici della R. Deputazione di storia patria per la Liguria, che
cosi nobilmente inizia il suo primo anno d'attività .

•• •
Indicate le fonti principali, si riassumono, a maggiore intelligenza
di quanto si esporrà, gli avvenimenti storicamente accertati, nel cui
quadro possono esser inserite le notizie e le deduzioni che si
trarranno dall'esame di detti documenti :
1°) Morte di Mariano, giudice di Torres, in epoca impre-
cisata, ma certamente posteriore al 1229 (t).
2') Nei Gennaio 1233 il giudice Barisone, successo poco
più che decenne al padre Mariano, assistito dal suo tutore Arzoco de
Serra, (2) giudice di fatto, e dai maggiorenti di Torres, rinnova
col Comune di Genova la convenzione fatta dall'avo Comita e dal
padre Mariano, allora donnicello (3).
3') Nel Giugno 1233 il pontefice Gregorio IX ingiunge al
Giudice di Torres di non gravare ulteriormente con indebite
tasse e con altri oneri il clero e le chiese di Sardegna f4).
4°) Nel 1234 cospicui personaggi di Torres e particolar-
mente di Sassari si rifugiano a Genova, e alcuni di essi nella
casa dei Doria officiano Manuele e Percivalle Doria per facere

( 1) MAESTRO BARTOLOMEO E ALTRI - Annall Oenovesi Voi. IV pag. 75


Genova 1928.
(2) Da una lettera di Gregorio IX risulta che Arzoco era figlio spurio del
giudice Comita e quindi fratello di Mariano - AUVRAV - Registns de Oregof.
re I X. N. 3350.
(3) TOLA - Codex Diplomaticus Sardinùe Voi. 1 pag. 343 Torino 1861.
(4) AUVRAV - R.egistres de Oregoire IX. N. 1373, 1374 e 1375.
- 13 -

concordiam cum iudice turritano e per ottenere, col perdono, il


rimpatrio e la restituzione dei beni. Sono fra gli esiliati: Gia-
como Remenato, Berardo e Michele Carbone, Cantino, Barisone e
Pietro da Sen, Michele Zanche, Guantino Mafero, Loerio Cantino,
Giovanni Pinna, Albertino Salaris, Loerio, Gerardino pisano,
Comita e Pietro Moelo (I).
se) I gravani imposti dal tutore di Barisone, di cui si ha
una eco viva nelle lettere di Gregorio IX, (2) suscitano nel Logu-
doro, e specialmente in Sassari, sanguinosi inoti, ai quali dovettero
partecipare i maggiorenti, che nel 1234 si erano rifugiati a Genova.
L' ultima menzione di Barisone, tragicamente perito nella sommos·
sa, è del 1235 (3) e, poichè si conosce un atto di Adelasia, regina
di Torres, del 3 Marzo 1236, la morte del giovane principe dovette
avvenire o agli ultimi del 1235 o ai primi del 1236.
6°) Adelasia, succeduta al fratello nel giudicato di Torres,
col consenso del marito Ubaldo, nel 3 Marzo 1236 dichiara solen-
nemente, davanti ai vescovi di Ampurias e di Bisarcio e ai
maggiorenti convocati ad Ardara, esser di spettanza della Chiesa
Romana totam terram indicatus Turritani e quanto essa per
dritto ereditario possiede in Sardegna, in Corsica, in Pisa e in
Massa (4).
7°) La presa di possesso del giudicato solleva forti op-
posizioni e, allorchè ipsa (Adelasia) dominium eiusdem ville (Sassari)
prout jure successionis pertillebat ad eam, vellet intrare, si trova
di fronte alla resistenza del Comune, spalleggiato da cittadini
genovesi e da 800 armati inviati da Genova. Ubaldo, temendo che
il dominio di Sassari sine spe recuperationis ad alias transferetur,
largheggia in promesse verso i genovesi, i pisani e gli abitanti
di Sassari. (5) Dette promesse, le quali, se osservate, avrebbero
tolto qualsiasi potere al giudice, vennero poscia dal pontefice
dichiarate nulle e irrite per essere state estorte colla violenza e
date senza il consenso della Santa Sede.
8°) Il pontefice coglie I' occasione delle suppliche a lui

(I) FERRETTO - Cod. Diplom. delle relazioni fra l a Liguria, la Toscana


e la Lunigiana ai tempi di Dante in Atti della Società Lig. di Stor Voi.
XXXI fase. Il pag. XIX - BESTA. La Sardegna Medioevale voi. I pag. 196.
(2) DOCUMENTO I.
(3) AUVRAY - op. cit. N. 2798.
(4) TOLA - Cod. Dipl. Sard. Tom. I - pag. 347
(5) AUVRAY - op. cit. N. 3349.
- 14 -

dirette da Adelasia e da Ubaldo per difendere i loro diritti e per


far riconoscere il supremo dominio della Chiesa Romana sulla
Sardegna. Interprete della sua politica nell'isola, il legato Ales-
sandro nell'aprile 1237 ottiene il riconoscimento del supremo domi-
nio della Chiesa sui giud icati di Torrese d'Arborea, il giuramento
di fedeltà e di vassallaggio dei rispettivi giudici, la cessione in-
condizionata dei castelli di Monte Acuto e di Girapala. Ottenuto
ciò, a nome del pontefice, investe sollennemente Adelasia di
Torres e Pietro d'Arborea ( I ).
9°) Morto nel 1238 Ubaldo di Gallura, Gregorio IX si
preoccupa di rimaritar Adelasia con persona di sua fiducia. Con sua
lettera del 30 Aprile 1238 espri me alla giudicessa di Torres il suo
cordoglio, esortandola ad unirsi con un uomo, che poscia pre-
ciserà in Guelfo de' Porcari di Pisa, qui et !lobilitate tue gratus
et nobis merito sit acceptus ac terram et jura tua pront expedit,
in f orti manu et extento brachio tueatur ..... (2) Contemporanea-
mente, sotto la minaccia di censure ecclesiastiche, diffida i Doria,
che elevavano una fortezza nel porto di Torres, di astenersi dal
recare alcuna molestia ad Adelasia, (3) e dà incarico all'arcivescovo
di Arborea di far desistere Giovanni Visconti, cugino ed erede
di Ubaldo, che con un manipolo d'armati era passato in Gallura,
dal contrastare ulteriormente ad Adelasia il dominio della Gallura (4).
108 ) Con lettera del 30 Luglio 1238 Gregorio IX ingiunge
al suddiacono Orlando, legato pontificio, di far custodire eandem
domillatn, Adelasia per supradictum nobilem consobrinum suum,
Pietro d'Arborea, sic ho11este ac sic honorifice, donec tradatur
nuptui e di costringere Giovanni Visconti a consegnargli il giudi-
cato di Gallura da darsi in custodia allo stesso giudice Pietro
che godeva l'intera fiducia del pontefice (5).
E poichè prevede che il suo proponimento di maritar Adelasia
con Guelfo de' Porcari solleverà forti malumori nei Doria e nel
partito genovese raccomanda ali' arcivescovo e al giudice d'Arborea
di munir bene· il castello di Girapala e altre fortezze di Sar-
degna. (6) Scrive inoltre al giudice Pietro di ricuperare il giudicato

(1) TOLA - Cod. Dipl. Sard. Tom . I pag. 347 e seg.


(2} AUVRAV - op. cii N . 4309.
(3) Documento 111.
(4) AUVRAY - op. cii. N. 4312
(5) AUVRAV - op. cit. · N . 4456.
(6) AUVRAY - op. cit. N. 4458.
- 15 -

di Gallura, promettendo di ricompensarlo con proventi della


stessa terra (t).
11°) Matrimonio di Adelasia con Enzo, che provoca l'im-
mediata scomunica del legato pontificio Orlando contro i
coniugi (2) e susseguentemente, nel 20 Marzo 1239, l'anatema
scagliato dal pontefice in forma straordinaria contro f ederico Il
per aversi attribuito la Sardegna, il cui dominio pontificio rico-
nobbe solennemente, quando nel 1218 promise a Onorio Ili di
aiutare il papa a difendere e conservare i regni di Sicilia di Sar-
degna e di Corsica.
12°) Enzo si trattiene pochi mesi in Sardegna, richiamato
subito dagli avvenimenti che sconvolgono l' impero.
13°) Dal 1241 al 1242 forti contigenti d'armati sono inviati
in Sardegna, in terra regine Sardinie, da f ederico Il a rialzare le
sorti dell' impero.
14°) Nell'ottobre 1243 Innocenzo IV, accogliendo le sup·
pliche di Adelasia, incarica il priore del Convento di S. Maria
inter insulas Budelli e I' arcivescovo d' Arborea di riammetterla
nella comun ione ecclesiastica e, co n lei, i partigiani di Enzo che
s i dichiarano pentiti.
15°) Adelasia fa donazione della villa di Surache al Priore
della Chiesa e del Convento di S. Maria di Budelli. L' atto fu
steso e fi rmato I' 8 G ennaio 1244 nel Castello del Ooceano (3).
16°) A preghiera di Adelasia che accusa Enzo di adulterio,
il pontefice dispone che l'arcivescovo di Arborea inquisisca sui fatti
denunziati e, qualora risultassero veri, auctoritate nostra matri-
nwnium proutjustumfuerit dirimassupradictum(21Giugno 1246). (4)
17°) Il vescovo di Ploaghe viene spogliato e scacciato dagli
ufficiali e dai fautori di Enzo. (2 1 Ottobre 1248) (5).
18° Il pontefice con bolla del 10 Gi ugno 1249 nomina l'e·
letto turritano legato in Sardegna collo scopo precipuo di con-
trastare e di combattere i fautori di f ederico Il, impii Frederici. (6).
t 9°) Al legato pontificio Stefano In nocenzo IV nel Settembre

( 1) AUVRAV • op. cit. N . 4459.


(2) Documento VIII.
(3) Documento IX .
(4) BEROER - les R.egistres d' lnaocent IV a cura della BIBLIOTHÈQUE DES
ECOLES fRANCAJSES D' ATHÈNES ED DE ROME • N 1995.
(5) BEROER - op. cii. N. 4245
(6) BEROER - op. cit. N. 4729 a N. 42.48.
- 16 -

1252 affida diversi e delicati incarichi, fra cui quello committendi


terram et temporalwn jurisditionem judicatuum Turrium et Oal-
lure personis idoneis ac devotis Ecclesie Romane usque ad nos-
trum beneplacitu.m (I).
20°) L'ultimo ricordo di Adelasia è del 1255, avendo in
tale anno Alessandro IV comunicato a lei, a Guglielmo di Ca-
gliari, a Chiano, giudice di Cagliari, e a Giovanni, giudice di
Gallura, lavven uta nomina di Leonardo, arcivescovo di Cagliari,
a legato pontificio in Sardegna.

ATTIVITÀ DI LOGUDORESI IN CASTELLO


DI BONIFACIO.

Se Genova fu l'asilo dove si rtfugiarono i maggiorenti, come


lo Zanche, il Carbone, il Pinna e il Salaris, che la prescelsero
per tenersi a contatto con i Doria e col Comune di Genova,
Bonifacio, per la sua vici nanza alle terre di Torres e di Gallura,
dovette costitui re il rifugio pi ù facile e più sicuro per le persone
compromesse che non volevano allontanarsi di molto dalla loro
terra d'origine. .
Nel Castello di Bonifacio, che per i sardi del settentrione era
come un prolungamento della loro isola, la vita economica aveva
un' impronta tutta speciale con organizzazioni marinare e mer-
cantili, che estendevano il loro campo d'attività nelle coste tir-
reniche e, prevalentemente, in quelle di Sardegna.
I documenti di recente pubblicati dal Vitale (2) ci mostrano
nel Castello di Bonifacio, sotto la protezione dei castellani genovesi,
l'esistenza di una co lonia sarda, composta in buona parte di
logudoresi, non pochi dei quali erano quivi stabiliti in dipenden-
za degli avvenimenti di Sassari.
Un documento del Dicembre 1238 menziona Alberto Sallario
(Salaris) di Sassari, che dovette esser persona oltremodo rag-
guardevole, forse imparentato coi giudici di Torres, se lo trovia-
mo nel consiglio di reggenza del giovinetto Barisone e poscia, a
Genova, insieme a Michele Zanche e agli altri maggiorenti che
furono costretti a prender la via dell'esilio.

(I) BEROER - op. cit. 5958 a N . 5964.


(2) Vrro VITALE - Documenti sul Castello di Bonifacio nel secolo Xlii
negli Atti della R. Deputazione di Storia Patria per la Liguria - Genova !936·XIV.
- 17 -

I Navithan, i Murge e i De Serra menzionati nelle carte di


Bonifacio dovevano esser delle stesse famiglie, alle quali appartene-
vano il De Serra, i Navithan e il MurgiaJ chiamati dal giudice Ma-
riano alla tutela del figliolo. Il Giovanni Carbone, la cui attività
è ricordata più volte nel minutario del notaio Tealdo, dovea esser
della stessa casata del Belardo Carbone) che coprl nel giudicato
di Torres importanti cariche, come quella di curatore di Sassari e
c he troviamo a Genova fra i logudoresi che si riun irono in casa
Doria per le note proposte da farsi a Barisone.
Il Giovanni P inna di Sassari, che firma come teste un atto
del 26 Dicembre 1239, (I) fu tra i ribelli rifugiatisi a Genova (2).
Le virtù e le attività della loro stirpe sorresse questi sardi
nelle dure lotte per la vita: adattatisi ali' ambiente mercantil e, e
compenetratisi degli interessi e della vita della terra che li ospitava,
costituirono nuclei di cittadini operosi, che, per i risultati consu-
guiti e per la loro intraprendenza, seppero acquistarsi la conside-
razione dei castellani e la fiducia dei mercanti e degli armatori
che operavano in Bonifacio.
Nel testamento di Giovanni del fu Armanno pellipario si rico-
noscono come debitori del testatore: Meiora te de Sardùzea parum
de futellaribus et duo çochollas et den. duodecim - Item
Ufllllll
Concano Murcone Sardo sol. quinque - ltel!l Col!litae Ouarre sol
tres (3).
Girardo Polalbo di Sassari ha in accomendazione da Leonardo
di Lucca tanto per L. 45 da commerciare in Ampulia (4) .
Lo stesso Gerardo dà a Marizio Greco tanto per cui darà lib.
44 e una min a d i fru mento entro 15 giorni, dacchè la saettia di
Iacopo Palmerio approderà a Genova (5).
Arzoco de Campo, che altri documenti c'i ndicano come sardo,
dà a mutuo a Bartolom eo Bancherio lit. 25, mentre in altro affare,
alla sua volta, contrae un mutuo di Lire 25, che restituirà ali' ar-
rivo della galeota Argentera nel porto di Genova, impegnando
parte del bestiame imbarcato, et specialiter porcos centum ex illos
quos habeo in dieta galiota scilicet illos quos eligere voluerls (6).

(1) Docum~nto VI.


(2) FERRETO - op. cit. voi. I pag . 197.
(3) V. VITALE • op. cit. pag. 36.
(4) V. VITALE • op. cit. pag. 36.
(5) V. VITALE • op. cit. pag. 70.
(6) V. VITALE - op. cit. pag. 104.
- ·18 -

Nicoloso de Campo e altri prendono in accomendazione da


Ottone de Murta tanto per lib. S cquas domino propciio in Oona-
rio usque Civita negoniandi causa debemus ad f ortunam dei et re-
rum ipsarum eundo redeundo et stando (I ).
Guantino Cerpio Sardo acquista da Vivaldo di Livellato e da
Nicoloso suo fratello una casa, che hanno in Bonifacio cum me-
dietade murorum (2).
Alberto Sallario di Sassari riceve dalla vedeva di Ugo di Pro-
montorio lib. 12 e sol. 17 1 /s già date in accomendazione al
detto Ugo (3).
Comita Montone riceve da Ugo di Pontedecimo I. 38 di cui
una parte in semine di frumento depositate in Sardegna (4).
Da un atto di vendita risulta l'esistenza di terre possedute da
Presente sardo (5).
Guantino Spano e Signorino ricevono da Ottone di Murta
tanto per lire 4 e soldi 3 'li da portare < usque Oonadum negociandi
causa > (6 ).
Comita Montone e Marino de Varro ricevono da Giovanni
Carbone sardo merci d a negoziare in Ampulia t7l.
Nicoloso Pelucco e altri ricevono da Giovanni Carbone merci
da negoziare a Torres, ad fortunam dei et rerum ipsarum eundo
per mare et in terra sint ad nostrum risicum ed fortunam (8.
L'orto, acquisrato da maestro Ottone fisico di Piacenza con
atto 17 marzo 1239, confin a con una terra di Marignano sardo (91.
G iovanni Stregia nel suo testamento, redatto il 15 maggio 1239,
dispone che alcuni servi, fra i quali i sardi Comita Oorgono e
Arzoco Mauari, ab hodie in antea sint liberi et franchi, cum
omzibus terris et possessionibus et rebus eorum mobilibus et immo-
bilibus que et quos habent, tenent et possident, riconosce che deve
dare cuidam sardo de Sassari cuius nomen ignoro, lire 30 danari 4

(1) V. VITALE • op. cìt. pag. 91.


(2) v.VITALE - op. cit. pag. 52.
(3) V. VITALE - op. cit. pag. 54.
(4) V. VITALE - op. cit. pag. 70.
(5) V. VITALE • o p. clt. pag. 98
(6) v.VITALE • o p. cit. pag. 101.
(7) V. VITALE - op. cit. pag. 108.
(8) V. VITALE • op. cit. pag. 111 .
(9) V. VITALE • op. cit. pag. 111.
- 19 -

e precisa le ragioni di dare e avere con certo Guantino sardo ( 1).


G iovanni Sardo riceve da Nicoloso Beccorosso tanto dalle
cose del padre per I. 3 1 s. 16 che porta a Taraso (2).
Dubino Gatorio di Sassari e sua moglie Giovanna vendono
a Marchisio da Predo no una schiava negra t3l.
Marco Scriba vende a Guglielmo de Domicella un terreno
posto in vicinanza a terra di Landolfo Spano (4).
Giovanni Sardo risulta teste in un atto del 22 luglio 1239 (5).
Una casa d i Sardo di Baroaldo confina con uno stabile del-
l'ospedale di S. G iovanni in Bonifacio (6).
Oltre questi risultano residenti e operanti in Bonifacio: Gio-
vanni Gallus, Logodin o Padeus de Ampulia, Barcolo, Sardo de
Pruno, Foradu de Aleda, Giovanni Pes, Guantino Spano: Furadu
Cutinu, P resbitero G icumel, Gonario de Serra, Baronu de Vill alta
Guantino Opito, G uantino de Sella, Prete G o nario, Donno Bari-
sone Murge, Leonardo e Rubaldo de Campo, Notaio Sardo Baldo-
accio, Spano Muru, Cingo Cenzio, G iovanni Pili, Giacomo Spano,
Nicola Sardo, Bartolomeo Zucca ecc. ecc. i quali o sono indicati
co me sardi oppure risultano tali dai nomi m.
Sono sufficienti questi cenni per lumeggiare l'attività spiegata
dai logudoresi di Bo nifacio, attività che appare tanto più notevole,
quando si consideri che le suddette indicazioni di persone e di
imprese, e non sono tutte, si riferiscono ad un periodo di soli
nove mesi, dal 23 ottobre 1238 al 25 Lug lio 1239.
1 cartulari dei notai Bartolomeo de fornari (28 Dicembre a
nativitate - 25 febb raio 1245), Azone de Clavica (17 Aprile 1257 - 26
Ottob re 1261 ) ed Emanuele Nicola da Porta ( 15 Aprile 1286 · 16
Dicembre 1291) ci dimostrano che l'attività di questa colonia no n
d iminuì co n la morte di Barisone, per cui è da ritenersi che

(1) V. VITALEop.• cit. pag. 145.


(2) V. VITALEop.- cit. pag. 164.
(3) V. VITALEop.• cit. pag. 164.
(4) V. VITALEop.- cit. pag 180.
(5) V. VITALE - op. cit. pag. 192.
(6) V . VITALE • op. cit. pag. 3 1.
(7) V. VITALE. op. cit. pagIO, 11, 47, 56, 91 , 93, 129, 130, 169, 173 , 180,
219, 251 , 253, 275, 285, 295, 309, 317, 318, 322, 326, 330.
- 20-

molte delle famiglie logudoresi, rifugiatesi in Bonitacio, trovarono


in questa città condizioni di vita così favorevoli da indurle a
rimanervi, anche se le cambiate condizioni ne avessero permesso
il ritorno alla terra d'origine.

•• •
I sardi adottarono le forme dell' organizzazione mercantile di
Bonifacio e perciò anche fra essi è frequente la forma di società,
p er cui si davano in accomendazioni merci da portare in una data
località col patto di restituirne al ritorno il prezzo secondo il
valore prestabilito, de tuis rebus que asce!ldunt libre tredecùn et
sol. d:iodecim jan. Rell etc quas domino propricio usque Turrim et
per Romagna negociandi causa portare debemus ad f ortunam
domini et rerum ipsarum eundo redeundo e stando e al ritorno
nel porto di Bonifacio: dare et solvere promitimus l. tredecim
et dimidiam jan Cl).
La partecipazione degli utili fra i soci è inclusa in alcuni
contratti per costituzioni di Società, dei quali diamo un tipico
esemplare secondo l'accurata trascrizi one del Lopez:
Societatem contraxerunt inter se Ranficotus et Signorinus de
Rocha et Ouantùius Spanus in qua societate ponit dictus Ranfi-
cotus tot de suis rebus que ascendunt Libre quadragintaseptem et
sol. unus et denari sex jan. et dictus Signorirlus tot de suis rebus
que ascmdunt lib. sex et den. ceto et dictus Ouantinus tot de
suis rebus que ascendunt lib. sex sol. septcm jan. Quas res omnes
portallt et portare debent dicti Signorinus et Ouantinus causa
merchandi usque Oonarum ad fortunam domini et rerum ipsarum
eundo redeundo et stando ibi ad mercatum. Qui Signorinus et
Ouantinus promitunt predicto Ranjicoto dictas res omnes in dicto
viatico de/erre et cum eis bona fide negociari et lucrari et eas
salvare et custodire bona fide et !Wn infraudare de aliqua re se
sciente et in redditu Bonifacium dare et conslgnare eidem Ranfi-
coto predictas libras quadragintaseptem et sol. wtum et den. sex.
jan. et terciam partem totius lucri quod dominus in his dederit
ad lucrandum. A lioquin penam dupli ei stipulanti promitunt, rato
manente pacto, pro pena etc quisque eorum in solidum. Ren. iuri
solidi et epistuli divi Adriani et omni iuri (2)

(1) V. VITALE • op. cit. pag. 127.


(2) V. VITALE - op. clt. pag. 129.
- 21 -

Le località, verso le quali i mercanti di Bonifacio si rivolge-


vano di preferenza, erano Bosa per il commercio dei coralli, ducere
et portare debeo usque Bossan causa corallandi ad corallum, Am-
purias, posta alle foci del Coghinas, postquam in portu Ampulie
aplicueris cum dieta sagitea, Platamone località presso lo stagno
d'eguale nome e in vicinanza a Sorso, de viatico Turris seu Pla-
tamonis, Oonado, usque Oonadum ttegociandi causa, Romagna,
usque Turrium et per Rumagnam, Cedrone, usque Cedronem et
per Romagnam, Villalba, de viatico Villalbe ubi modo nè debet,
Talavo, in hoc primo viagio in Talavo usque Ooriarum, e meno di
frequente Cagliari e Oristano, loco ubi dicitur Arestanun.
Erpressione tipica dell'intraprendenza dei logudoresi di Boni-
facio è l'attività svolta dai Zanca.
Un Guantino çanca acquista d a Marino de Cozanello un
appezzamento di terreno (4 Marzo 1234), (I) risulta teste in diversi
atti importanti, compra una barca di 10 remi con la relativa
attrezzatura da Iacopo Nigro e dai fratelli di Servo, (21 prende in
accomendazione merci da negoziare a Taravo, (3) acquista un
cavallo da Balduino de Quarto, (4) risulta socio in diverse imprese
mercantili e interviene ad una riunione di cittadini per I' invio di
un nunzio a G enova (5).
Eguale attività svolsero molti altri della stessa casata: Lam-
berto, Benedetto e Manuele Zanca sono menzionati in atti di
commercio.
La dizione più frequente del casato è çanca o çancha, ma
in q u alche documento si ha anche la d izrone Zanche. Nell' in-
dicare i confini di una casa venduta nel Marzo 1239 da Gio-
vanni di S .to Cesario a Strigino Noadisco si accenna ad una
via retro est terra vacua que fuit quondam lohanuis Stregie ab
uno latere domus Quantini Zanche (6).
E troppo poco per trarne illazioni, ma la coincidenza è tale
da invogliare a maggiori ricerche sulla figura e su lla famiglia di
Michele Zanche, tuffato nella pece della quinta bolgia per ba-

(1) V. VITALE - op. cit. pag. 97.


(2)v. VITALE • op. cit. pag. 97.
!3) V. VITALE . op. cit. pag. 113.
(4) V. VITALE • op. cit. pag. 175.
(5) V. VITALE • op. cit, pag. 118.
(6ì V . VITALE • op. cit. pag. 109.
- 22 -

ratterie che la leggenda dice fatte a danno di Enzo. Dai docu-


menti che ho riassunto risulta invece il suo tradimento verso il
giudice Barisone, tradimento ben precisato in una lettera di Ore·
gorio IX ad Adelasia: « quod cum olim Commune Sazari cum
quibusdam nobilibu.s provincie Turritane adversus quondam Para-
somen f ratrem tuum dominum eorum cui semel et i terum f idelitatis
prestiterint iuramentum :& (1).
L' allusione ai nobili logudoresi non potrebbe esser più
chiara.
E dei nobili logudoresi, ribellatisi al giudice, Don Michele
fu il più cospicuo per natali e il più influente per le aderenze
colle più illustri casate di Genova, tanto che una sua figlia sembra
che siasi maritata poscia con Branca Doria, il quale, ancora vi -
vente, venne col prossimano conficcato da Dante nella ghiaccia
del terzo girone della Tolomea, mentre è storicamente accertato il
matrimonio di altra sua figliola, Richelda, con Giacomo Spinola.
Il truce misfatto, che commosse la Cristianità e che dettò al
cronista frate Alberico delle Tre fon ti parole di rimpianto per
l'adolescente Barisone, dovette impressionare il g rande poeta.
Nell'animo di Dante la straziante fine di un principe,· al
quale per la minore età non poteva addebitarsi il mal governo
del tutore Arzocco de Serra, qui pro iudice turritano se gerit (2)
dovette suscitare lo stesso sdegno che sappiamo aver suscitato in
Oregorio IX e del quale sono chiara espressione le roventi
rampogne contro gli autori di così orribile misfatto: « miramur
quod sustinet eos terra et ipsos viventes in/emi non absorbuit
jam profundum > (:{).

UN IGNORATO GIUDICE DI FATTO.

Un sopruso dei pisani a danno di Guglielmo Coçanello e


di Dulceb uono di Bonifacio diede luogo ad una controversia che
venne risolta dai castellani con una sentenza, tramandataci dal
cancelliere notaio Tealdo. Dandoci essa notizia di un giudice di
fatto sin'ora ignoto, la si riporta integralmente:

(1) Documento II.


(2) AUVRAV - op. cit. pag. N. 2798.
(3) AUVRAY - op. cit. N. 3350.
- 23 -

Nos Ouilelmus Coçanellus et Dulcebonus confectorius confi-


temur habaisse et recepisse a te Oregorio de Bargone, dante et
solvente nomine heredum quondam A rmani pelliparii soceri tui
lib. septem, sol. octo fan. que sunt ex illis Uh. quadragitda dua-
busque sancite f uerunt per Domillum Calcerarium iudicem de
f actu in Sardine a de rebus pisanorum et que f uerunt posite in
balia Nicholosi Fornarii quondam castellani Bonifacii occasione
illarum lib. quadraginta duarum que f uerunt mihi ipsi Dulcebono
abbate in Sassari per homines Pisanos. lnsuper promitimus tibi
quod si aliquo tempore invenires tu vel dicti heredes 11os dictas
libras septem et sol. octo habuisse a dieta Armano vel ab alio
pro eo quod eas tibi restituemus et persolvemus in tua volontate
et ordinamento et dictorum heredam. Sub pena dupli obbligacione
bonoram meoram.
Testes Anfusas, Ouillelmus de Domicella, Ouantinus çancha.
Actam in domo Vivaldi de Livellato et fratrum qua ego Tealdus
maneo die Xliii decembris, die martis, illter nonam et vesperas,
M. ut supra (1).
Riferendoci ai precedenti atti la sentenza risulta stesa il 12
·Dicembre 1238 e cioè poco dopo il matrimonio di Adelasia.
Non è indicata la provincia governata dal giudice Calce-
rario, ma, tenendo conto cht! i pisani spogliarono il Coçanello
e il Dolcebeno in Sassari, si può ritenere che il giudicato fosse
quello di T orres.
I fatti, che dettero luogo alla vertenza, dimostrano ancora una
volta l'avvicendarsi in Sassari delle influenze pisane e genovesi.
Essi dovettero esser accaduti molto prima della data della sentenza,
giacchè, per ricuperare le somme estorte e per consegnarle poscia
ai castellani di Bonifacio, dovettero trascorrere certamente diversi
mesi prima che si venisse ad una sistemazione e che questa
venisse ratificata. Con tuttociò è da presumere che, quando fu
stesa la sentenza, il Calcerario fosse ancora giudice di Torres,
giacchè altrimenti il cancelliere avrebbe fatto precedere da un
olim la menzione della carica.
L'esistenza di un giudice di fatto in Torres, quando mag-

(1) V. VITALE op. cit. pa. 51.


-24 -

giormente imperversava la bufera per le nozze disposte e poscia


contratte di Enzo con Ade lasia, è una preziosa notizia che, qualora
venisse integrata da altri elementi, potrebbe contribuire a meglio
precisare gli avvenimenti che portarono alla formazione del
Comune di Sassari.

IL LEOATO PONTIFICIO ORLANDO E


IL VESCOVO 00NARIO DI BOSA.

Per i riferimenti a personaggi, la cui azione si collega alle


vicende del giudicato di Torres I' inchiesta del canonico Arzoco
sui censi dovuti dalla provincia ecclesiastica turritana, merita di
esser tenuta in considerazione in questo studio (t ). Nel verbale
compilato nel 1284, I' Arzocco, che sostituiva l' arcivescovo di
Arborea come e executor ad colligendum censum debitum Romane
Ecclesie in insula Sardinie >, tras::risse le informazioni di vecchi
prelati sulla misura dei censi pagati ab antiquo dagli arcivescovi
di Torres e dai vescovi suffraganei, sui quali censi aveano sporto
lagnanze i vescovi Francesco di Bosa, Arzocco di Ploaghe, Comita
di Castro e Giovanni di Sorres.
Il plebano Pietro della diocesi di Bosa, in detto verbale
dichiarava di aver avuto cognizione dell'ammontare dei censi
pagati al tempo di Piacentino, arcivescovo di Torres e legato
della Santa Sede, quando, chierico di Oonario allora vescovo
di Bosa, equitaret cum eo.
La deposizione del cappellano Pietro, oltre a darci il nome
di un vescovo non portato negli elenchi del Martini e del Pintus,
fa conoscere l'ord in e con cui si susseguirono i legati che furono
anche arcivescovi turritani: Piacentino per primo, susseguito da
Stefano e in ultimo Prospero.
L' esistenza di Oonario, ves~ovo di Bosa, è confermata anche
da diversi atti notarili di Castel Bonifacio, che ce lo mostrano al
seguito del legato pontificio Orlando, che venne in Sardegna per
disimpegnare g li incarichi, precisati da Gregorio IX nella bolla
del 30 Lugllo I 238: ricupero del Castello di Monte Acuto di
pertinenza delle Chiesa Romana, sollevare i galluresi contro Gio-
vanni Visconti e far custodire la vedova Adelasia da Pietro di

(1) Documento Xli.


- 25-

Arborea fino ad ottenere il suo consenso al matrimonio con


Guelfo dei Porcari (I).
Orlando, sorpreso dagli avvenimenti, non potè adempiere a
quest'incarichi e per ritorsione pronunciò sentenza di scomunica
contro Adelasia « pravorum seducta consilio Ellcium Prùzcipis
filium recepisset in virum dilectus filius Orlandus subdiaconus
et cappellanus noster, tum in Sardinia apostolice sedis legatus
in ipsam propter hoc excomunicationis sententiam promulgavit > (2).
Le carte del notaio Tealdo documentano l'attività di Orlando
in Bonifacio, che scelse per sua residenza probabilmente per non
ritenere sicuro il soggiorno in Sardegna.
Ripercotendosi nel nucleo logudorese di Bonifacio le passioni
e le lotte che sconvolsero i giudicati di Sardegna e specialmente
quelli di Torres e di Gallura, non è da meravigliarsi se lo tro-
viamo circondato da prelati sardi, con a capo il vescovo di Bosa.
Certamente per sopperire alle spese di legazia il vescovo
Gonario, con atto steso in casa Armani il 26 Dicembre 1238, con-
trae un mutuo di 33 lire genovesi, dando in pegno argenti e
paramenti di culto che tutto induce a ritenere appartenenti alla
Chiesa di Bosa (3)
Nello stesso giorno si dichiara debitore verso diversi mercanti
liguri di lire 25, rata a saldo delle lire 500 quam vobis dare
promisi et cunversi pro domillo Orlando de Campallia legato
domir!i Pape in Sarditzea quando de Portuvenere in vestra galea
in Sardineam silicei ad Lagustinam portastis (4).
Al vescovo di Bosa e al canonico turritano Aprile il legato
Orlando dà incarico di giudicare sulla causa di divorzio fra
Pietro Villano di Sassari e la moglie Vicenderia. La sentenza
emessa dai due prelati, per delega dell' Orlando, fu così sfavorevole
al loro conterraneo che Petrus noluit stare ad dictam sententiam
audielldam, set ab eis se abselllavit et f ugivit (5).
Gonario, pur essendo a lato del legato pontificio, conserva

(1) BEROER - op. cit. N. 4456.


(2) Documento VIII.
(3) Documento VI.
(4 ) Documento VII.
(5) V. VITALE - op. cit. pag. 143.
- 26

l'amministrazione della sua diocesi , i di cui redditi gli servono per


garantire investituram uomine recti et lzonorabllis feudi, a favore di
Bencio, armatore di Portovenere e dei suoi eredi, de minis frumentis
sex et de duabus ordei et casei cavalli trigirzta annuatim tibi
solvendis apud Bossam. Non si fa cenno del corrispettivo di dette
prestazioni, salvo che esso non sia contenuto nella formu la di
vassallaggio apposta alla fine dell'atto: /11super ego Bencius iuro
vobis domino episcopo fidelitatem pro hoc feudo contra omnes
personas de muncjo et promito vobis esse verus et f idelis vassallus
sicut verus et fidelis vassallus est et esse debet suo domino et
venire in vostro servicio et dicti episcopatus si necessere fuerit
expensis dicti episcopatus (I),
Il suddiacono Orlando, agendo in Bon ifacio anche come legato
per la Corsica, istruisce e decide sulle vertenze matrimoniali poste
sub examine domini Orlandi de Campania domini pape légati in
Corsica et SardJnea e, in forma solenne e davanti ai castellani e
al popolo di Bonifacio, riceve nella C hiesa di Santa Maria una
donazione fatta ali' Opera di detta C hiesa (2).
I doveri religiosi e le esigenze della legazia non g li impedi-
scono d'interessarsi dei suoi particolari affari e da diversi atti
risulta come accomendante in diverse imprese mercantili.
Al seguito del legato era un canonico di Torres, magistu
Aprilis canonicus vicarius et clericus domini Orlandi (3), che dovette
in Bonifacio godere di non poca considerazione se Adelbrandino,
vescovo di Aiaçcio, lo nominò suo procuratore nella curia romana
per ottenere dal pontefi ce le lettere di conferma (4).
Il canonico Aprile e il vescovo Gonario non sono i soli
ecclesiastici sardi; risultano officianti nelle chiese di Bonifacio un
Gonario nella Chiesa di S. Nicola (5) e un Gicumel, indicato
come sardo, nella C hiesa di Santa Maria (6).

(1) V. V ITALE - op. c:it. pag. 170.


(2) V. V ITALE - op. cit. pag. 154.
(3) V. VITALE - op. dt. pag. 4.
(4) V. V ITALE - op. cit. pag. 150.
(5) V. VITALE - op. cit. pag. 23, 34 e 57.
<<>> V. V ITALE - op. cit. pag. 130.
- 27 -

ADELASIA DI TORRES E GIOVANNI


DI GALLURA.

Due atti, nei quali il notaio Tea ldo apparisce parte in causa,
documentano le pietose condizioni della regina Adelasia, relegata
nel castello del Goceano, sempre signora di Torres ma senza regno
e, per di più, senza mezzi adeguati alla sua condizione. E questa
mancanza di risorse la costrinse, intermediario Barisone de Navithan
a prendere in prestito le somme che le occorsero per divor-
ziare da Enzo, messo al bando dalla Chiesa e per di più dimentico
dei doveri coniugali.
Non intendendo o non potendo Adelasia restituire le somme
mutuate, Raimondo Peluco e altri creditori, fra i quali il notaio
Telado, il 9 Febbraio 1245 si riuniscono in casa di Gregorio de
Bargono per la nomina di un procuratore ad petendum et reci·
piendum pro nobis et nostro nomine a domina Ade/ascia illustris-
sima Regina turritana lire cinquanta quas nos mutuavimus pro
dieta Regùza Barisouo de Navita eius procuratori Cl >.
Il notaio Tealdo avea poi un suo credito particolare di lire
51 e soldi 8, quaas mihi debet e de quibtlS lire dieci salvi ora pro
ea lacobo de Portuvenere qui portavi! f ratrem Do!latum ad Romam,
mentre lire quindici furono date servientis qui iverunt servicio e
il rimanente per una cavalcatura e per le spese del d•)mestico che
accompagnava il messaggero (2).
Tenendo presente che nel 1246 Innocenzo IV prese le occor-
renti disposizioni per il divorzio della regina tu rritana (3), non si
erra attribuendo al Donato la missione di patrocinare nella curia
romana le ragioni di Adelasia per lo scioglimento del matrimonio .

•• •
È probabile che il messo, Donatus f rater, appartenesse al
Conventui Mollasteri Sane/e Marie i!lter !!lsulas de Buellis, al di
cui priore Innocenzo IV affidò nel 1243 l'incarico di assolvere
partigiani di Enzo che si fossero dimostrati pentiti (4).

(I) Documento V.
(2) Oocument0 IV.
(3) BEROER - op. cit. N. 19%.
(4) BEROER - op. cit. N. 204.
- 28 -

L'esistenza di questi monaci s1 conosceva fino ad ora per ·Ja


donazione della villa di Surache e per due lettere pontificie, dalle
quali risulta che essi avevano atteso ai servizi di culto senza
esser uniti ad alcun ordine, fin ehè f nnocenzo IV non li assoggettò
alle regole di S. Benedetto, prendendoli sotto la sua protezione (t).
Il Convento di S.ta Maria de Buelli, collocato in un isolotto,
deserto e senza risorse, più vicino a Bonifacio che a Civila alla
cui diocesi apparteneva, in origine dovea esser semplice eremitaggio.
Col tempo venne ad acquistar un' influenza, della quale sono
prove evidenti gli incarichi affidati ai suoi priori da Innocenzo IV
e la donazione di Adelasia, (2l influenza che si spiega colla vi-
cinanza del monastero tanto alla Corsica che alla Sardegna, nelle
quali isole i frati di Buelli avevano interessi temporali e spirituali.
Il Castello di Bonifacio finì per attrarre la loro attività e
agli ultimi del 1238 li troviamo quivi stabiliti con chiesa e con-
vento, (3) ma sempre alla dipendenza della diocesi di Civita.
In una curiosa vertenza un frate Enrico, «de ordine Sancte
Benedicti de monasterio Sancte Marie de insula de Badellis >,
dichiara di rivolgersi al giudice Iacopo di Bartolo in nome di
Dio, dei Santi Pietro e Paolo apostoli, e del papa e di esser
egli e il suo convento sotto la protezione di Genova e del pon-
tefice, at de dieta protetione patet per pablicum privilegium
concessum per Sanctissimum Pontificem ////. 0 lnnocentium. Questo
previlegio eh' è indubbiamente quello contenuto nella bolla pub·
blicata dal Nurra, servì a frate Enrico per opporsi alla pregiudi·
ziale sollevata dalla parte avversa che ipse frater Enricus est ex-
comunicatus per dominum presbiterum Lambertwn qui se dicit
vicarius domini patriarche qui gerit vices Archiepiscopatus
lanue (4).
Che i detti frati, oltre la chiesa e il monastero, avessero in
Bonifacio case e terreni, risulta impolicitamente dalla suddetta
vertenza e chiaramente da un atto di acquisto, nel quale, con un

(I) Bolla d'Innocenzo IV del 12 Ottobre 1243, trascritta dal Nurra e


riassunta dal MARTIN! nella Storia Ecclesiastica. di Sardegna - Cagliari 1841,
Voi. 3 pag. 433. Vedi anchP. BEROER - op. cit. N. 189.
(2) Documento IX.
(3) V. VITALE - op. cit. pag. 43.
(4) V. VITALE - op. cit. pag. 313.
- 29 -

orto di Marignano sardo, si menziona una casa di frati dei Santa


Maria de Buellis (1).
Stabilitisi nel Castello di Bonifacio al principio del sec. Xlii,
se non prima, i detti monaci, che, a dir di frate Enrico, erano
anche sotto la protezione « Dominorwn Capitaneorum comunis et
populi /annensis > (2) potevano, per queste aderenze e per il fatto
che aveano convento e chiesa in Bonifacio, esser di grande utilità
nei negozi di Sardegna.

•• •
Non si conoscono i motivi che indussero i frati di Buelli ad
estendersi in Corsica, ma non è da scartare l'ipotesi che il convento
di Bonifacio, da prima filiale di quello dell' isola dei Bud elli, sia
stato poscia elevato a sede del priorato per le persecuzioni del
giudice di Gallura, Giovanni Visconti, che certo non dovea veder
di buon occhio i benedettini di Santa Maria, affezionati ad Adelasia
e fedeli strumenti di Innocenzo IV, che svolgeva in Sardegna
una politica che sappiamo avversa ai pisani e in particolar modo
ai Visconti.
Di questo giudice si sa che nel 1238 avea invaso le terre di
Gallura e che nel 1255 era sempre in possesso del giudicato,
perchè a lui, come agli altri giud ici , si rivolse Alessandro IV per
comunicare la nomina di legato pontificio nella persona dell' arci-
vescovo cagliaritano Leonardo (3).
Due documenti, che trascriviamo in appendi ce, ci permettono
di stabilire che anche nel 1257 Giovanni Visconti conservava il
contrastato giudicato di Gallura con tale esercizio di potere da
indurre gli stessi mercanti genovesi di Bonifacio a metter le loro
mercanzie sotto la sua protezione « secwidum quod mercatores Bo-
nifacii sunt consueti et f acere consueverunt sub fiducia dicti
illdicis /ohanis > (4l.
Si tratta di due sentenze emesse in data 27 Agosto 1257 dai
castellani di Bonifacio contro detto giudice e i suoi uomm1 per
aver derubato e spogliato il borghese di Bonifacio Giovanni

(1 ) V. VITALE - o p. cit. pag. 321.


(2) V. VITALE - op. cit. pag. 313.
(3) SESTA - La Sardegna Medioevale - Palermo 1908. Voi. I. pag. 215.
(4) Documento Xl.
- 30-

Bianchetto, che si era recato in terra qui dicitur Villa maior causa
negociandi.
Da detta sentenza si ricava che il giudice et homines de eius
iudicati, non essendo comparsi, vennero condannati in contumacia,
dando facoltà ai mercanti derubati accipie!ldi in bonis et ex bonis
dicti /ohanis /udicis et /zomi!lum de terra sua et sui indicatus (1).

SPEDIZIONI CON NAVI DA CORSA


NEI PORTI DI SARDEONA.

Dai cartulari notarili di Castel Bonifacio è possibile trarre


elementi non trascurabili per integrare quanto si conosce sulle
vicende del giudicato di Torres, per cogliere le espressioni della
vita civile e commerciale dei sardi operanti in Bonifacio e per
chiarire, meglio di q uel che non siasi fatto fin ad oggi, le consue-
tudini mercantili e marinare osservate nei porti della Sardegna e
specialmente in quelli di Torres e di Ampurias.
I detti cartulari ci mostrano inoltre che, parallelamente alle im-
prese mercantili, mediante le quali Genova cercava acquistarsi i
merùti sardi, prosperavano le spedizioni con navi da corsa, le
quali, anche se aleatorie, venivano facilmente finanziate.
I contratti di armamento su corsa presentano uno schema
uniforme: i navigatori corsari prendono a mutuo una data somma
col patto di restituirla con parte dei lucri oppure ricevono la
nave, qaam ducere debemus in cursum super foimicos comunis
/arme ad lucrandum, col patto di riconsegnarla nel porto di
Bonifacio ctlm parte lucri contige1Lte diete sagitee sine iusto del
impedimmto (2).
Giacomo Surrache con una galea a cento remi, armata in
detrilllentum Pisanorum, cercando inimicos /anue, assali e, dopo
vivo combattimento, catturò una nave veneta ho11erata ilZ Sardinea
loco ubi dicitur Arestanam. facendo prigionieri l'equipaggio e due
lllercatores di lingua lascia (3).
La bramosia delle prede era tale che non poche volte si cat-

(1) Documento X.
(2) V. VrTALE - op. cit. pag. 201, 216.
(3) V. VITALE • op. cit. pag. 280, 281, 283.
- 31

turarono navi appartenenti a genti amiche, dando luogo a vertenze


e a contestazioni.
Qualche volta non si esitò a dar la caccia alle stesse navi
genovesi e bonifacine: una nave carica di grano sardo, acquistato
da certo Ardoino con lire 400 dategli in accomendazione da Cor-
rado Paule di Bonifacio, fu catturata in Cagliari per Enricum Villa
Alnadum vicem Massilie et loamzem Blancus et eorum seguaces e
condotta al porto di Bonifacio (1).

***
Il Comune di Genova volse sempre lo sguardo vigile sul
Castello di Bonifacio, formidabile testa di ponte per gli ulteriori
sviluppi del suo dominio in Corsica e della sua influenza ne I
Logudoro e nella Gallura. Entro la cerchia delle sue mura aveano
casa e soggiornavano spesso gli esponenti delle più cospicue
casate genovesi come i Doria e gli Spinola, pronti a difendere e
a ingrandi re i loro possessi nel vicino giudicato di Torres.
Cosi da un 'atta del 4 febbraio 1239 sappiamo che Percivalle
e Manuel Daria, essendo in Bonifacio, aveano preso a mutuo da
Marino de Cozanello, 50 lire genovesi con promessa di restituirle
infra dies quindecium postquam in porta Turris aplicueris (2).
Notizia questa di cui si può apprezzare l'importanza, quando la
si metta in correlazione colle proteste rivolte da Gregorio IX nel
29 aprile 1238 contro gli stessi Doria per aver fatto costruire
una fortezza nel porto turritano (3).

L' ARCIVESCOVO 0PIZZONE

Un personaggio, che alle vicende del giudicato di Torres


prese parte con azione talvolta prevalente, fu l'arcivescovo di
Torres Opizzone. Il liber /adicam Tarritanorurn nel quale, su
un'ossatura storicamente accertata, l'ignoto compilatore ha profuso,
forse ad arte, non poche in esattezze, riferisce che I' Opizzone fu a
capo dei maggiorenti e dei prelati di Torres per indurre Adelasia

(I) V. VITALE - op. cit. pag. 287.


(2) V . VITALE - òp. cit. pag. 79.
(3) Documento lii.
- 32 -

a rimaritarsi cun sardu bonu de Sardinia o cum qualqui grande


senore de terra manna e per ammonirla che dal matrimonio con
Enzo, desiderato da f ederico 11, ne sarebbe conseguito male per
issa et ancora sa ruina de su regnu (1).
Poichè non è concepibile che sia stata data tanta solennità
ad una generica candidatura, è presumibile che il cronista nel
grande senore abbia voluto individuare Guelfo dè Porcari il cui
matrimonio con Adelasia venne favorevolmente prospettato da
Gregorio IX nel 31 maggio 1238 (2). A quest'anno quindi devesi
riferire lintervento del detto arcivescovo, intervento che dal Liber
sembrerebbe a vantaggio di Guelfo, ma che invece tutto induce a
ritenere favorevole al figlio di f ederico Il.
Il Martini ·e il Pintus assegnano al 1230 l'elezione dell'Opizzone
alla cattedra di Torres, (3J il che trova una conferma in un atto
del 16 ottobre 1232, col quale il detto arcivescovo prometteva al
medico Ottone e a un canonico di Santa Maria delle Vigne, ambe-
due di Genova, de bonis pallacii sui turritani et ecclesie bisancios
decem de Sardinea (4)
Da una bolla di Alessandro IV del 1255, confermante le
lettere di Ottone, arcivescovo di Genova, in data 13 Settembre 1231
«circa privilegia ab eodem archiepiscopo concessa Monasterio
monialum Sanctae Caterinae /anuensis ordinis S. Damiani >, si
deduce che, fra i sottoscrittori di dette lettere, era anche Opiço
Turritanus electus (5).
Questi riferimenti appaiono in contrasto con altre notizie,
ancor esse desunte da documenti ineccepibili. Infatti nel 31 Marzo
1231 la Chiesa di Torres risulta governata da Piacentino,
giacchè in tale data fu dal Bonincontro, priore di S. Leonardo di
Bosoe, consegnato un rescritto papale al vescovo di Ampurias in
presenza dell'eletto Turritano Piacentino (6). A questi poi, secondo
la deposizione resa dal cappellano Pietro nell' inchiesta del canonico

(1) BESTA - Il Liber tudicum turritanorum. Palermo 1906 pag. 12.


(2) AUVRAY . op. cit. N. 4373.
(3) MARTiNI op. cit. Voi. 3. pag. 331 • PINTUS - Vescovi e Arcivescovi di
Torres in Archivio Storico Sardo Cagliari 1905 Voi. I. pag. 70.
(4) BESTA · La Sardegna Medievale Voi. 1. pag. 195 Nota 75.
\5) ARCHIVIO VATICANO . Reg. Voi. 25. ep. 316. f. 168.
(6) CARTE BAILLE nella Biblioteca Universitaria di Cagliari. fascicolo
carte di S. Lorenzo delle Rivolte di Pisa. N. 2.
-33

Arzoco, venne affidata la legazia pontificia per la Sardegna, il


che presume continuità nel governo della diocesi.
forse anche il Ptacenti!lus, menzionato in un battente della
Cattedrale di Oristano che in un altro studio (t ), indicai come
I' artista che fuse il bel bronzo, può riferirsi a detto arcivescovo,
in quanto il suo nome è accoppiato a quello di Mariano, giudice
di Torres.
Queste contraddizioni diedero filo da torcere agli studiosi,
tanto che il filia espresse I' ipotesi che I' Opizzone e il Piacentino
fossero una sola persona (2).
Uno sprazzo di luce ci viene dato da una convenzione, stipu-
lata in Bonifacio il 4 febbraio 1239, sub lobla ante ecclesiam
Sante Marie, davanti ai castellani. In essa il vescovo eletto di
Aleria Opizzone e il sacerdote Cilio promettono a Vivaldo de
Vegio che post quam de Sardinea ubi nwdo ituri sumus redieri-
mus in Bonifacium farebbero giustizia de toto eo quod tu vel alias
per te nobis vel alicui nostrum petere voluerltis (3).
Nessun dubbio sull'identità di questo Opizzone coli' eletto
di Torres, di cui nei documenti sardi e genovesi. Nè deve mera-
vigliare questa menomazione di dignità in quanto questi passaggi,
·da una sede arcivescovile ad altra vescovile, coatti o richiesti, non
sono rari. Meno frequente è invece la coesistenza di due presuli
'nella stessa Chiesa come quella di Opizzone e di Piacentino in
Torres. Di questa coesistenza, eh' è accertata da diversi documenti,
non si può dare altra spiegazione se non qudla di un conflitto fra
il capitolo, al quale competeva la elezione e che forse prescelse
I' Opizzone e il pontefice che, usando del suo dritto di ordina-
zione, probabilmente non confermò l'eletto, a lui non ben viso,
procedendo d' autorità alla nomina di Piacentino (4).

(I) DIONIOI SCANO - Storia dell'Arte in Sardegna dal Xl al XIV secolo.


Cagliari 1907. pag. 318.
<2) flLIA - La Sardegna Cristiana. Voi. 2. pag. 84. Nota 4.
(3) V. VITALE - op. cft. pag. 80.
(4) L'esatta elencazione degli arcivescovi, che govern•rono la Chiesa di
Torres, offre non poche difficoltà. Sugli arcivescovi, che precedette ro Opizzone
e cioè su Costantino, Cristoforo, Atone, Vitale, Pietro, Atone li che in alcuni
documenti comparisce insieme ai vescovi suffraganei Oualfrcdo di Ploaghe,
Giovanni S('mpre di Ploaghe e Mariano di Bisancio, e infine su Alberto, di
cui furono suffragenei i vescovi Pietro di Bosa, Costantino di Ploaghe e
Giovanni di Sorres, non si hanno che poche e frammentarle notizie, che non
- 39
A favore di questa ipotesi sta tutta l'azione dell' Opizzone, il
quale nelle lotte, che agitarono il giudicato Torres, col pontefice fu
sempre in contrasto, trascinato dal suo temperamento combattivo e
poco accomodante.
Si sa che egli fu consigliere dei logudoresi che Arzoco de
Serra, reggente il giudicato per il minorenne Barisone, costrinse
ali' esilio di Genova. La stessa missione, che, secondo il < liber
/udicum turritanorum•, egli guidò al Castello di Monte Acuto
per indurre la regina Adelasia a contrarre nuove nozze, dimostra
la sua ingerenza nei fatti più salienti del giudicato turritano, inge-
renza che la cronaca logudorese dovette alterare negli scopi,
giacchè non è presumibile che Opizzone, amico dei Doria e dei

servono neanche a colmare i vuoti. Al 13 Settembre 1231 Opizzone, eletto


turritano, sottoscrive le lettere dell'Arcivescovo di Genova per il monastero
di Santa Caterina, mentre circa cinque mesi prima, e precisamente nel 31
Marzo 1231, il Piacentino assiste a Sassari, come eletto turritano alla consegna
di lettere pontificie al vescovo di Ampurias. Lo stesso Opizzone, il 16 Ottobre 1232
stipula in Genova un atto in cui, come arcivescovo turritano, garantisce un
debito sui beni della sua Chiesa, è menzionato in un documento del 1237 e
si sa che fu a capo dei maggiorenti di Torres, che dovevano indurre Adelasia
a rimaritarsi. L'assenza dell'arcivescovo di Torres alle solenni cerimonie d'in-
vestitura dei giudicati di Torres e di Arborea ad Adelasia e a Pietro per
parte del legato pontificio Alessandro (1236) si può attribuire al non ricono-
scimento pontificia di Opizzone come arcivescovo turritano.
Da quest'insieme di fatti si può dedurre che Opizzone, anche se la sua
elezione non venne confermata dal pontefice, tenne saltuariamente, a seconda
delle vicende politiche, il governo della Chiesa di Torres in contrasto con
l'eletto Piacentino. Probabilmente nel 1238 Opizzone dovette lasciare l'arcive-
scovado di Torres per la Chiesa di Aleria. Nel febbrai o del 1239 egli, nuovo
eletto di Aleria, si accinge a portarsi in Sardegna ed è, poco dopo, sostituito
in detto vescovado da Lamberto. Ignorasi l'ulteriore attività di Opizzone ma
è poco probabile che abbia ripreso il•governo della Chiesa Turritana, giacchè
la legazia affidata al Piacentino, arcivescovo di Torres, che risulta dal Do-
·cumento Xll sta a dimostrare che questi potè reggere senza contrasti la sua
diocesi. Nel 21 Marzo 1247 la sede di Torres era vacante e devesi alle acute
ricerche del Filia la conoscenza del successore di Piacentino nella persona di
Gregorio di Campolongo, al quale pur tuttavia non accenna il canonico
Arzoco nella sua inchiesta.
Avendo Innocenzo IV scritto in data 31 Gennaio a Stefano, arcivescovo di
Torres e suo legato, è presumibile, tenendo conto del tempo occorso per
l'elezione, per la conferma e per l'incarico della legazia, che Stefano abbia
sostituito il Gregorio nel 1250.
Se è incerto l'anno in cui Stefano cessò di governare la Chiesa turritana,
si sa invece che nel 1261 fu destinato a detta sede il Prospero.
-35 -

partigiani di Federico II, abbia patrocinalo la candidatura di Guelfo


de' Porcari in contrasto con quella di Enzo.
Il contratto dì noleggio c'induce a ritenere che la destinazione
al vescovato di Aleria non abbia distolto l'irrequieto prelato dal-
1' ingerirsi nelle lotte di Sardegna.
Egli certo non si portava a T orres e certamente anche a Sas-
sari, dove nel febbraio 1239 risiedeva Enzo, per esercitare un qual-
siasi ministero di culto, come vescovo eletto di Aleria.
Ottanta giorni dopo che Opizzone s'accordava con l'arma-
tore Vivaldo de Vegia, troviamo la stessa Chiesa di Aleria governata
da un Lamberto, dominus Lambertus Dei gratia episcopus A lerianus,
che comparisce in un atto del 26 aprile 1239 non come eletto, ma
come vescovo, concedente a Odimondo Masce fnvestituram nomini
r1eti et honorifici feudi di trenta starelli di frumento sui proventi
della sua Chiesa.
DIONIGI SCANO
DOCUM ENTI
DOCUMENTI

I. (1)

(Ex Arch. Vatic. Reg. 17 fol. 49 - Oreg. IX)

( 11 Giugno 1233)

NOBILI VIRO..... j UDICI TURRITANO.

Si quam horribile sit in manus Dei viventis incidere debita


meditatione pensares, libertatem ecclesiasticam ancillare nullatenus
attemptares. Ad nostram si quidem audientiam noveris pervenisse,
quod tu, sicut convenit non attendens quod laicis super ecclesiis,
personis et rebus ecclesiasticis nulla sit attributa potestas, quos
obsequendi manet necessitas, non auctoritas imperandi. Venera-
bilem fratrem nostrum ..... Turritanum Archiepiscopum, Episcopos,
et ecclesias cathedrales ac alias, necnon et abbatias tam exemptas,
quam non exemptas, ac prelatos earum diocesum et provincie
Turritane iugum eis nove servitutis imponens, nescimus quorum
seductus consiliis, ipsos exactionibus indebitis aggravare presumis,
ab eis stipendia quorumdam militum et peditum, quos mercede
diceris conduxisse singulis ebdomatibus exigens et extorquens.
Preterea ac si premissa tibi non sufficerent ad offensam; servos
et mercenarios predictorum, tibi tanquam proprios servire com-
pellens, equos, et alia bona ipsorum pro tua curatorum ac
ac maiorum tuorum occupare diceris voluntate in ipsorum preiu-

(I) Questo documento e quelli, di cui ai n. Il e Ili sono stati dati in


sunto dall' Auvray, mentre i n. VIII ~ IX furono riassunti dal Berger. Ho
ritenuto opportuno trascriverli integralmente dall' Arch. Vatic., data la corre-
lazione del loro contenuto con l'oggetto del presente studio.
- 40-

dicium et gravamen. Alias dampna eis quamplurima, et graves


iniuras ac molestias motu proprio irrogare presumens. Cum
igitur ex suscepte servitutis officio, ecclesias et eorum iura tene-
amur a quorum tibet incursibus defensare, nobilitatem tuam mo-
nemus attentius et hortamur, precipiendo mandantes, quatinus Ar·
chiepiscopo, episcopis, ecclesiis, abbatiis, et earum Prelatis pro-
vincie supradicte taliter satisfacere studieas de premissis, a con-
similibus exactionibus, ac ab eorum gravaminibus et iniuriis de
ceter~ penitus desistendo, quod eis iusta de te non remaneat
materia conquerendi. Alioquin licei personam tuam in Domino
diligamus, quia tamen Archiepiscopi, Episcoporum, ecclesiarum
et aliorum premissorum g ravamen indebitum coniventibus oculis
pertransire non possumus, nec debeamus, noveris nos d ilecto filio ....
Calaritano electo nostris dedisse litteris in mandatis, ut te, ac
predictos officiales tuos ad hoc per censuram ecclesiasticam,
appellatione remota compellat. Datum Laterani lii ldus junii pon-
tificatus nostri anno septimo (Oregorii IX).

11.
(Ex Arch. Vatic. Reg. 18. fol. 197. - Oreg. IX. )

(11 Ottobre 1236)

NOBILI MULIERI ADELASIA DOMINE TURRITANE.

Cum a nobis petitur etc. effectum. Significasti si quidem


nobis quod cum olim commune Sazari cum quibusdam nobilibus
Provincie Turritane adversus quondam Parasonum fratrem tuurn
dominum eorum, cui semel et iterum fidelitatis prestiterint iura-
mentum, temere conspirassent, et auferre sibi non solum terram, sed
personam etiam molientes eum de loco in locum fuissent graviter
persecuti: idem post modum fugatis persecutoribus ipsis sententia-
liter privavit eos omnibus possessionibus et beneficiis, que fue rant
ab eo, et eius progenitoribus consecuti privilegia et instrumenta
inde confecta penitus irritando. Nos igitur tuis precibus inclinati,
quod ab eodem Parasonio super hiis provide factum est ratum
habentes, auctoritate apostolica confirmamus, et presentis scripti
patrocinio comumnimus. Nulli ergo etc. nostre confirmationis etc.
Datum Reate V. ldus Octobris anno decimo (Oregorii noni).
- 41 -

111.

(Ex Arch. Vatic. Reg. 19. fol. 12 v. Oreg. IX)

( 29 Aprile 1238)

DANIELI PERCIVALLO DE AuRr, ET


MANUEL! CIVJBUS j ANUENSIBUS.

Qui aliis in suorum conservatione iurium studemus adesse


solleciti pie faciemus si que ad Romanam spectant ecclesiam
procuremus illibata servari. Cum igitur vos sicut accepimus in
Portu Turritano ad Sedem apostolicarn pertinente Castrum edificari
feceretis pro nostre libito voluntatis mandamus, quatirnus super
hoc de stando rnandatis nostris, venerabili fratri nostro ... Archie-
piscopo Arborensi, cum ab ipso requisiti fueritis corporalern iura-
mentum prestare curetis, nullam dilecte in Christo filie nobili
mulieri Adelasie domine provincie Turritane vel terre sue molestiam
inferentes, alioquin eidem Archiepiscopo damus nostris litteris in
mandatis, ut tam vos, quam alios qui vobis super hoc consilium
vel auxilium prestare presumpserint ad predicta per censuram
ecclesiasticam appellatione postposita compellat.
Datum Laterani lii Kalt:ndas maii anno duodecimo (Oregorii
noni).

IV.
(8 Febbraio 1239) ( t)

Ego Thealdus notarius facio et constituo te f aciolurn de Ara-


vena presentem rneurn certum nunciurn et procuratorem ad pe-
tendum et recipiendum pro me et meo nomine in iudicio et extra
a domina Adalascia regina turritane lib. quinquaginta unam et

(I) L'anno 1239, si desume dai precedenti documenti del cartulario del
notaio Tealdo - Benchè quest' atto e il susseguente siano stati trascritti
integralmente dal Vitale, data la loro importanza, ho ritenuto riportarli in
questo studio.
- 42 -

sol. octo jan quas mihi debet et de quibus solvi pro ea lacobo
de Portovonere qui portavit fratrem Donatum ad Romam libras
decem et servientibus qui iverunt in servicio lib. quindecim et in
acutis et cavis pro trabuco uno lib. septem et sol. octo et in uno
equo pro Oando lib. decem et pro Bonifacio servitore suo lib.
sex pro eius manumissione. Et.ad omnia que in predictis et circa
ipsa expedierit tacere promitto firmum et ratum habere et tenere
quid inde feceris et non contravenire. Sub obbligatione bonorum
meorum. Actum eodem loco die Vllll. februarij inter terciam et
nonam. Testes Balduinus de Quarto, Iohanes Ferrarius de Porta
et Bartholomeus de Montagna.

V.

(8 Febbraio 1239)

Nos Raimundus Pelucus, Bartholomeus de Montanea, Thealdus


notarius et Baldus de Quarto facimus et costituimus te Faciolum
de Aravena presentem nostrum certum nuncium et procuratorem
ad petendum et recipiendum pro nobis et nostro nomine a
domina Adalaxia Illustrissima Regina turritana pro nobis Bartolomeo
et Thea ldo lib. quinquagiuta quinque quas nos mutuavimus pro
dieta Regina Barissono de Navita eius procuratori et pro me Ray-
mundo lib. triginta quas ego mutuavi dicto Barissono procuratori
diete Regine et eius nomine de quibus solvi lib. quinque de pro-
ficuo ipsarum Gregorio de Bargono et pro Baldo lib. quinque
quas ego eidem Barissono mutuavi nom.ine diete Regine et de
quibus omnibus quantitatibus facta sunt instrumenta et lib. xxv_
pro expensis factis in obsidibus in iudicio et extra et ad omnia
que in predietis et circa ipsa expedierit facere et que merita causa
postulant et postulabunt promitimus firmen et ratum habere et
tenere quidquid inde feceris et non contravenire sub obligatione
bonurum nostrorum.
Actum eodem loco die et hora. Testes lohnnes Cultellerius
de Porta et Valentinus de Levanto.
- 43 -

VI.
( 26 Dicembre 1239)

Ego Oonarius episcopus de bossa confiteor me habuisse et


rexepisse mutuo gratis et amore a te marino Ceçanello libras tri-
gintatres jan. Ren. exeeptioni non numerate et non accepte pecunie
et doli et condicionis prioris cause unde et pro quibus tibi vel
tuo certo nuncio per me vel meum certum nuncium dare et sol-
vere promito in Bonifacio libras trigintatres jan. denariorum
usque octavam pasce resurecionis domini proxime. Alioquin penam
dupli etc. rate etc. inscriptis restituere emnia dampna et expensas
etc, pro pena etc. et specialiter calicem unum argenteum, amitram
unam frexatam, planetam unam bandachini , dalmaticam unam
purpuris, pluvialem unum xamiti inferatum çendati ialni, tunicel-
lam unam de ispania, camixum unum, sentum unum, ~tellam
unam, manipules dues, chetas tres albas, camixiam unam et alias
duas laboratas cum septa, coopertoria due paramenti. Testes Facius
plebanus ecclesie Sancte Marie, Oonarius diaconus ecclesie Saneti
Nicolai, magister Obertus medicus de Pontremulo , Ouantinus
Massara de Bossa, lohanes Penna de Sassari (t ). Actum Bonifacio
in domo que fuit quondam Armani pelliparii que est ant portam
castri. Die XXVII decembris die do mini co ci r ca vesperas.
MCCXXXVIII. lnd. Xl.

V 11. <2>
( 26 Dicembre 1239)

Ego Oonarius episcopus de bossa confiteor me debere dare


vobis Bonovillano de Portuvener e et Bonsegnori fratribu s et De-
tesalve et Aldevrande et Bonoandree libras vigintiquinq ue janui-
norum que restant vobis habende ex lllis libris quinquagiu nta jan.

(1) li teste Giovanni Pinna, coinvolto nella congiura contro il !! iudice


Barisone, si rifugiò a Genova insieme a Michele Zanche, a Belardo Carbone
e ad altri .
(2 ) Questo documento, al pari del precedente, trovasi in sunto nella pre-
gevole raccolta del Prof Vito Vitale, alla cui cortes ia debbo lintegrale
1,rascrizione Colgo l'occasione per ringraziare l'illustre collega della R. Re·
putazione di storia patria per la Liguria.
-44-

quas vobis dare prom1s1 et conveni pro domino Orlando de Cam


pania legato domini pape in Sardinea quando de Portuvenere in
vostra galea in Sardineam silicet ad Lagustinam portastis. Quas
libras vigintiqu inque vel totidem pro ipsis eiusdem monete vobis
vel vostro nuncio per me vel meum nuncium dare et solvere pro-
mito usque octavam pasce resurecionis proxime. Alioquin penam
dupli etc. rate etc. pro pena etc. Testes et locus et omnia ut supra (t).

VIII.

(Ex Arch. Vatic. Reg. Vatic. Voi. 21. Fol. 35. lnn. IV).

( 23 Ottobre 1243)

ARCHIEPISCOPO ARBORENSI.

Ex parte nobilis mulieris Adelasie domine indicatus Turritane


el Oalluris nobis extitit intimatum quod cum dudum pravorum
seducta consilio Encium Principis filium recepisset in virum,
dilectus filius Orlandus subdiaconus et capellanus noster, tunc in
Sardinia Apostolice Sedis legatus, in ipsam proter hoc excommu-
nicationis sententiam promulgavit Unde cum eadem ad cor re-
diens, velit ecclesie stare mandatis, nobis duxit umiliter suppli-
candum, ut tam tibi, quam aliis de Sardini a ipsa, qui dicto Encio
adherendo excom municationis vinculum incurrerunt, et nume ad
defendendum illam eidem nobili constanter assistunt ad man datum
ecclesie redire volentibus absolutionis faceremus beneficium im-
pertiri, volentes igitur illius sequi vestigia, qui vitam peccatorum
desiderat et non mortem, discretioni tue per apostolica scripta
commitimus, ut tam prefatam nobilem, quam alios predictos ad
mandatum ecclesie redentes, iuxta ecclesie forma m ab excomm u·
nicationibus supradictis absolvas etc. Datum Laterani X Kalendas
Novembris anno primo.

(1) I testi, la località e la data risult.ano dal precedente documento.


- 45· -

IX.
(li Oiugno 12 44 )

PRIORI ETC. CONVENTUI SANCTE


MARIE INTRA INSULAS DE BUELLIS
ÙRDI NIS SANCTI B ENED I C TJ.

justis petentium ect. usque complete. Cum igitur sicut ex


parte vestra fuit propositum coran nobis, dilecta in C hristo filia
nobilis mulier Adelasia domi na Turris et Oalluris, Curiam in villa,
que vocatur Surake pertinentem ad ipsam, cum omn ibus posses-
sionibus, terris, pascuis, servis, ancillis, et aliis pertinentiis suis
monasterio vestro pia liberalitate donaret, prout in instrumento
inde confecto, cuius tenorem de verbo ad verbum presentibus
inserì fecimus plenius continetur; nos devotionis vestre precibus .
benignum impertientes assensum, quod ab eadem nobili super
.hoc pie ac provide faclum est, ratum et gratum haben tès, ill ud
auctoritate apostolica confirmamus, et presentis scri pti patrocinio
communimus. Tenor autem predicti instrumenti talis est: In nomine
Domine nostri Jhesu C hristi Amen. Nos Adelasia Regina Turrium
et Oalluris mera, et pura, atque irrevocabili donatione inter vivos,
que non possis per ingratitudinem revocari, ve l ali o modo, et ad
remedium anime nostre et parentum nostrorum, donanus tibi
fratri Willelmo priori rnonasterii Sancte Marie intra insulas de
Buellis recipienti nomi ne et vice dicti monasterii Curiam nostram
quam habemus in Regno Galluris, in vill a que vocatar S urake,
cum domibus et omnibus possessionibus, terris cultis et incultis,
pascuis, et non pascuis, domesticis et agr<!stis, servis et ancillis
pertinentibus ipsi Curie, et cum omnibus coherenthii s suis prope,
et longe positis: ad facien dum exinde quicquid volueris tu et
successores tui de cetero iure proprietatis et titulo donatiouis sine
om ni nostra et heredum nostrorum, omniumq ue personarum pro
nobis contradictione, quam donationem promittimus tibi nomi ne
monasterii supradicti de cetero non impedire, nec subtrahere, sed
potius ab omni persona, et loco, et universitate legitime defendere,
et auctoriçare et expedi re per nos, nostrosque heredes, seu suc-
cessores, tibi et successoribus tuis remissa necessitate denunciandi
promittimus. Ali oquin si in aliquo predictorum contrafecerimus,
- 46 -

vel contrafactum fuerit, penam dupli de quanto dieta Curia nostra


valet, veJ pro tempore valuerit, aut meliorata fuerit tibi stipulanti
spondemus, rata monente donatione·: pro pena vero et supradictis
omnibus attendendis et conservandis, omnia bona nostra habita
et habenda tibi et successoribus tuis nomine predicti monasterii
pignori obbligamus, tali pacto, quod pena commissa liceat et
successoribus tuis intrare in bonis nostris omnibus quibus ma-
lueris, et in eis duplum facere extimari, et extimatum nomine
venditionis et iure proprietatis possidere., sine ~mni nostra et
heredum et successorum nostrorum, omniumque personarum pro
nobis contradictione corporolem possessionem et dominium vel
quasi dominium et utile dominium predictarum rerum tibi tra-
didisse confitemur, ~onstituentes nos dictam Curiam nomine dicti
monasterii precario nomine possidere tamdiu quod possederit;
donantes tibi intrandi in possessionem rerum predictarum quando-
cunque volueris si ne iudiciali auctoritate: insuper ex causa diete
donationis damus, cedimus, tradimus tibi, nomine monasterii su-
pradicti, omnia iura, rationes et actiones reales et personale, utiles
et directas, que et quas habemus, seu visa sumus, vel umquam
fuimus habere et nobis competunt et competere possent vel un-
quam potuerunt competi, ut de predictis iuribus et rationibus uti
possis tu et successores tui agere et experiri, intendere et exercere,
replicare et te defendere in omnibus et per omnia sicut nosmet
facere possemus, vel unquam facere potuimus. Constituentes te in
nomine dicti monasteri nostrum proc~ratorem tamquam in rem
tuam et dicti monasterii. lnsuper renuntiamus legi vel iuri, que
dicitur donatio, que excedat ultra quingentos aureos non valere,
nisi publicis actibus apud magistratus census fuerit insinuata etc.
f acientes hec omnia consilio domini Dorgotori Archi episcopi
Arborensis, et domini Antonii Abbatis Sacariensis quos ad hoc
nostros propinquos at consiliatores eligimus et appellamus. Renun-
tiantes iuri ypotecarum etc.
Testes frater Donatus de Ponte de Bove; Alberinus Notarius
civis Pisanus; Oavinus Podike; Marianus de Soço; Oantinns Suia;
Drogorius Catone Canonicus Arborensis; Oirardus Canavarius;
Castn Montis Cuciani. Actum in Sardinia in Castro Montis Cuciani
in Palati o domine Regine die VIII Januarii, die Veneris circa vesperas
anno dominice Nativitatis M.° CC. 0 XLllll lndictione I. Ego Oan-
dulfus Scotus Notarius Sacri Palatii rogatus scripsi. Act. apud
Civitatem Castellanam lii idus juni anno primo.
- 47 -

X.
( 27 Agosto 1257)

Bonifacius Rodoanus, Montanarius fornarius et Bonvassallus


Boiachensis, castellani Bonifacii condempnaverunt lohanem ludi-
cem de Oaluria et homines de eius curia et ipsius ludicatus con-
tumaces tanquam presentes Nicolao Tornello in lamentacione
infrascripta. Nicolaus Tornellus agit contra lohanem ludicem de
Oalura et contra homines eius terre et iudicatus ipsius et petit ab
eis libras decem et septem et solidos decem et novem jan. et hoc
ideo quia dictus Nicolaus misserai lohanem Blanchetum burgensem
Bonifacii in terra que dicitur Villa maior causa negociandi in
predictam quantitatem sicut mercatores faciunt et consuetum est
et dictus loaninus in dieta terra deraubatus et expeliatus fuit de
dieta quantitate. Ideo agit et petit ut supra et omni iure. Item
petit pro expensis factis in nunciis et scripturis sol. XV jan. Item
pro pignoracione bandi sol. XVIII ffi.
Quod autem ideo factum est quoniam cum dictus
Nicolaus supradictus dopo suisset lamentacionem predisto modo
dicti castellani visis peticionibus et positionibus dicti Nicolai quibus
consules stare debent ex forma capituli et citationibus legitime
factis et viso instrumento et in absencia dictorum lohanis et ho-
minum de terra sua dei presencia repleta ][ dictum lohanem ludi-
cem et homines de eius iudicatu et eorum bona contumaces tan-
quam presentes dicto Nicolao in supra dictis peticionibus sive
lamentacionibus condempnaverunt statuerunt et laudaverunt ut
supra, dicto Nicolao iurante de calumpnia ita verum esse prout
in dictis peticio_nibus continetur. Que ut supra iuravit presentibus
testibus convocatis Ugone clerico tabernario albicello vivaldino
vignaracio et balducello cognato leoneti de diancio. MCCLVII die
XXVII augusti ante terciam indicione X. ·
ffi laudantes dicto Nicolao ut habeat plenam licenciam et
potestatem accipiendi in bonis et ex bonis dicti lohanis ludicis et
hominum de terra sua et sui indicatus ubicunque de ipsorum
bonis et rebus invenerit et cambium facere et personaliter capere
usque in dictas pecunie quantitatas.
][ volendo uniquique de sua iustitia previdere.
le chiamate sono nel documento.
- 48-

XI.
( 3 Settembre 1257)

In Bonifacio sub logia ubi regitur curia dominus Bonifacius


de Rodoano castellanus Bonifacii sedens pro tribunali condem-
pnavit et condempnatum pronunciavit iudicem lohaninum de
Oalucio et omnes homines de terra et distrietu suo et eorum bona
contumaces tanquam presentes Iohani f ab re in lamentacione in-
frascripta. lohanes fa ber agit contra iudicem. lohanem de Oalucio
et petit ab eo libras tresdecim et solidos novem januinorum hoc
ideo qui a dictus lo han es fa ber miserat per lohanem Blanchetum
dictam quantitatem pecunie in terra dictì iudicis lohanis in terra
que dìcitur villanova secundum quod mercatores Bonifacii sunt
consueti et facere consueverunt sub fiducia dieti iudicis lohanis et
de dieta quantitate dictus Iohanes Blanchetus fuit in ipsa terra
expoliatus. Item petit pro expensis nunciis ibi cum litteris tran-
smissis et scripturis inde factis et faciendis sol. VI, den. v·1 jan.
quare agìt et petit ut supra et omni iure laudans et statuens
ut ed ictus lohanes f aber capiat et licenter ca pere possit de
bonis in bonis et ex bonis dicti ludìcis et hominum de terra sua
et sue iurisdictioni cambiun facere et personaliter capere ubicum-
que eos et eorum bona invenerit sino contradietione ipsorum.
Quod autem ideo factum est quoniam cum dominus lohanes fa-
ber veniret coram dicto castellano et deponeret lamentacionem
predictam predicto modo dictus castellanus visis racionibus peti-
cionibus et posicionibus in instrumenta et mandata dicti lohanis
f abri et visis citacionibus quibus castellani stare debent secundum
formam capituli de contraentibus et visis citacionibus legitime
factis et responsionibus dicti ludicis lohanis .et sicut in presencia
dei presencia voiun tate et consensu dominorum Montanari i f ur-
narii et Bonivassalli Boiachensis castellanorum Bonifacci et eorum
auctoritate interposita dictum ludicem lohanem et bona ipsius ac
homines universos de terra sua 'et sui iudicatus tam in rebus
quam in personis contumaces tanquam presentes dicto lohani
f ab re in dieta lamentacione si ve peti ci on e condempnaverunt sta-
tuerunt et laudaverunt ut supra dicto lohane iurante de calumpnia
ita verum esse ut eies peticionibus continetur quod dictus lohanes
iuravit verum presentibus Cicalino Cigala Marino de Bisanne Mi-
larino de Tedio et Vivaldo de Coaiana MCCLVII die tercia se-
ptembris ante vesperas lnd. xmn.
- 49 -

XII.

(Ex Arch. Vatic. l nstrum. misceli. N. 236) ..

(128g)

In Eterni Dei nomi ne amen. Cum venerabilis frater dominus


Petrus Dei grafia Arborensis archiepiscopus, executor ad colligen-
dum censum debitum Rom ane ecclesie in insula Sardinae super
quadam prestatione coram eo facta per venerabiles patres dominos
Franci scum Bosanum, Arsocum Plovacensem, Comitam Castrensem
et lohanem Sorrensem Episcopos ecclesie Turritane suffraganeos,
quod se ac dictum archiepiscopum Turritanum eorum metropoli-
tanum et ceteros Coepiscopos eiusdem provincie Turritane in
solutione dicti census dicebant seu allegabant per eunde-m dorni-
num archiepiscopu m indebite aggravari, prout apparet per publi-
~um instrumentum firmatum manu notarii Thebaldi quondam
Mathei de Berneriis millesimo cc.• LXXXIX0 indicfione prima
Xliii'. Kalendas maii, a me infrascr ipto notario viso et ledo, quia
ipse ali is negotiis romane ecclesie impeditus non poterat commode
per se ipsum super hoc inquirere veritatem discreto viro domino
Arsocho Canonico Turritan o commiserit, et dederit vices suas ad
inq uisitionem, examinationem et receptionem probationum et
testium super dicto negotio seu gravamine faciendum, prout ap-
paret per intrumenlum firmatum manu notarii supradicti, millesimo
supradicto indictione et die predicta, a me infrascripto notario
visum et lectum. Predictus dominus Canonicus, vo lens super dicto
negotio mandatum domini Archiepiscopi exequi reverenter, testos
infrascriptos recepii et eos diligenter examinavit, dictoque eorum
infrascripti s per me Marcum notarium redigi f ecit, prout inferius
continetur. Domine lncarnationis anno MCC0 L. xxxir> indictione
prima, die domenica Il" instan1e Maio. Presentibus domino Arsocho
Gip pa Cappellano ecclesie beati Nicolai de Sassari, et presbytero
Gunnario Cappellano Beati Antonii de l11ovio, D omin us Petrus
plebamus ecclesie ·de Turcki Bosanensis diocesis testis iu ratus
dicere veritatem sine ammissione falsitatis, et interrogatus per
suum iuramenturu a dicto Canonico si sciret quantum dominus
archiepiscopus Turritanus pro archiepiscopatu suo, et quilibet
- 50 -

Episcopus provincie Turritane pro episcopatu suo olim consue-


verunt solvere pro censu romane ecclesie, respondit quod episcopi
domini Piacentini, quondan archiepiscopi Turri tani et legati sedis
Apostolice, Capellani episcopatus Sorrani conquesti fuerunt coram
predicto domino legato pro eo quod Episcopus eorum censum
huiusmodi exigebat ab. eis in maiori quantitate quam ipse le-
gatus pro ecclesia Romana ab Episcopo exigebat, quod etiam de
ceteris episcopis diete provincie fuit eidem Legato insinuatum,
propter quod omnes suprascriptos Episcopos convocavit ad quan-
dam curiam archiepiscopatus, que vocatur Castellum, et ibidem
inhibuit et precepit omnibus episcopis antedictis, quod deinceps
non auderent de predicto censum eorum Capellanis aliquid impo-
nere, sed ipsi episcopi deberent libram unam argenteam pro dicto
censu, pro quolibet solvere.
lnterrogatus quomodo hoc scit, respondit, quod cum ipse
csset tunc temporis clericus domini Ounnarii quondam Episcopi
Bosani, et equitaret cum eo, ipse testis qui loquitur, fuit per-
sonaliter hui usmodi prohibitioni. lnterrogatus quantum solvebat
Archiepiscopus pro dicto Archiepiscopatu, respondit quod cum ipse
Legatus esset archispiescopus Turritanus nullam fecerit mentionem
de quantitate census quam debabat solvere, sed audivit quod
debebat solvere idem archiepiscopus pro suo · archiepiscopatu
duas Jibras argenteas. lnterrogatus si predicta summa solvebatur
singulis annis, respondit quod non, sed pro quolibet anno bise-
xtili. lnterrogatus si sat quod huiosmodi census fuit solutus alicui
nuncio Romane Curie, respondit quod si. ln terrogatus quibus nun-
ciis, respondit quod domino fratri Stephano, et domino fratri
Prospero archiepiscopis Turritanis et Legatis Apostolice Sedis.
Item etiam cuidam fratri minori qui vocabatur frater Ouillelmus,
qui fuit missus ad colligendu111 dictum censum. lnterrogatus ni
quanta quantitate solutus fuit dictus census per dictis Legatis vel
n uncio, respondit quod secundum modum et quatitatem predictam.
Interrogatus si monitus fuit vel instructus ad diceudum pre-
dicta, respondit quod non. Item interrogatus si fuit sibi datum
vel promissum aliquid pro hoc testimonio reddendo, respondit
quod non. Qui vero testis infrascriptus esaminatus fuit a dicto
"domino canonico coram me Marco notario infrascripto, et testibus
suprascriptis in sala domini Episcopi Sorrani in Sassari, anno
et indictione predictis.
Item annis et indictione predictis die Martis Xl intrante Maio·
-51-

Presentibus domino Frenando cannonico Turritano, Presbytero


Nicolao Capellano Sancti Apollinaris de Sassari, et Prebytero
Matteo Cappellano Beati Sixti de Sassario. Venerabilis pater do-
minus Torgotori us Dei gratia Turritanus Archiepiscopus super
predicto articuto de censu solvendo, requisitus et interrogatus in
anima et in coscientia sua par infrascriptum dominum Arsocum
Canonicum Turritan um in qua quantitate dictus census solebatur
a prelatis provincie Turritane, rispondit et dixit, quod Archiepi-
scopus Turritanus solvebat quolibet anno bisextili duas libras
argenteas, et quilibet Episcopus diete provincie, pro quolibet
Episcopatu, l ibram un am argenteam. l nterrogatus quomodo scit
istud, respondlt quod semper ita audivit et credit veraciter ita
esse. l nterrogatus a q uo au divit istud, responndit quod non recor-
datur quod i pse audiverit ab aliquibus certis homi nibus, sed
semper fuit fama publica per provinciam Turritanam, quod pre-
dictus census solvebatur i 11 predi eta quanti tate. Interrogatus si
predicta summa solvebatur si ngulis ann is, respond it quod non,
sed tantum in quolibet anno bisextili. Que i nterrogatio facta fuit
a <lieto canonico in sala pala tii Archiepiscopatus Turritani in villa
nominata Cuca.
Item annis et in dictione predictis. Oie 11 11 intrante mense
luni i. Present i bus Presbytero Comita de Caprilis Canonico
Plovacensi, et l acobo Canonico Plovacensi: dominus Bonaiuncta
Canonicus Bosanus testis iuratus et interrogatus per dictum do-
minum Arsocum Canonicum Turrilanum super predicto articulo
de censu sol vendo, suo i uramento dixit quod domi nus Archiepi-
scopus Turritanus tam pro se quam pro Archiepiscopatu suo quoli-
bet anno bisextili solvebat pro dicto censu duas libras argenteas.
ltt::m interrogatus quantu m solebat solvere quilibet episcopus,
respond it quod pro se ipso et pro suo Episcopatu pro dictu censu
in quo libet anno bixestili unam libram argenteam. lnterrogatus
quomodo sciebat quod pro dicto modo solvebatur dictus census,
respond it, quod ipse fui t co llector tempore domini Piacentini ,
tempore domini Stephani, et tempore domi ni Prosperi quondam
Archipiscoporum T urritanorum et Aposloli ce Sedis Legatorum,
et co llegit dictum cen sum in predicta quantitate. Item etiam dixit
quod postea quod collegerat dictum censum in pred icta quantitate
manu proprio assignavit et dedit Legatis et archiepiscopis su pra-
dictis. Item interrogatus quamodo scit, quod Episcopi provincie
Turritane solvebant dictun censum, ut dictum est, respondit quod
- 52 -

Archiepiscopi et legati predicti tempore quo dictus census solve-


batur, videlicet quolibet anno bisextili faciebant sinodum provin-
cialem, et in ipso sinodu mandabant et percepiebant dictums censum
episcopis provincie antedicte, quod quilibet episcopus pro se et
pro Episcopatu suo solveret dictum censum in quantitate predicta,
videlicet libram unam argenteam.
lnterrogatus ubi celebrabantur huiusrnodi sinodus, respondit
prout recordatur, quod dominus archiepiscopus Placentinus cele-
bravit eam apud Curiam Archiepiscopatus de Ardo, et dominus
Stephanus ternpore suo etiam ibidem et dominus Archiepiscopus
Prosper celebra\lit eam in Curia Sancti Nicolai de Sassari. Item
interrogatus si monitus fuit vel instructus ad dicendum predicta
respondit quod non. lnterrogatus si fuit sibi datum vel promissum
aliquid pro hoc testimonio recidendo, respondit quod non. Quam
attestationem dictus testis reddidit in Sala Palatii episcopatus plo-
vacensis, in Villa Oonove,coram predictis testibus, annis et indi-
ction~ predictis. Die infrascripta.
Ego Marcus filius domini Iacobi Brixiensis imperiali auctori-
tate notarius et iudex ordinarius, predictis omnibus et singulis
attestazionibus interfui, et de mandato et rogatu dicti Canonici
fideliter scripsi et in publicam formam redigi.
NOTIZIE STORICHE
SUL MOVIMENTO COMME RCIALE
DELLA SARDEGNA
NE LLA
SECONDA META' DEL X III SECOLO

Dopo le notizie sul commercio sardo già esposte per il se-


colo Xli, e per la prima metà del Xlii secolo (1), non sarà opera
inutile l'illustrazione di altre contenute per la maggior parte in atti
notarili, e che gettano una viva luce sullo sviluppo ulteriore del
commercio sardo nella seconda metà del secolo XIII.
Queste notizie ci fanno conoscere nuovi particolari sulla na-
tura del traffico fra i porti sardi ed il continente, e ci danno un'i-
dea sempre più completa deglì articoli che interessavano il com-
mercio isolano e dei paesi che vi prendevano parte.
Solo giova avvertire che i documenti finora pubblicati sono
per la massima parte contenuti nei registri notarili genovesi del
secolo Xlll; perciò ripeterò quanto dissi negli e Aspetti della vita
economica della Sardegna nel secolo Xli >, e cioè che l'unilatera-
lità delle fo nti non deve far credere che il commercio genovese
fosse superiore a quello pisano.

(I) Aspetti della vita economica della Sardegna nll secolo Xli, in •Me·
diterranea •, N. 4, Settembre 1935-Xlll; Id., Lo sviluppo del commerci11 sardo
nella prima metà del secolo Xlii: I) Sviluppo ed istituzione delle corporazioni
mercantili e del consolato dei mercanti, II ) Importanza commerciale di Cagliari
e Sassari nel Medioevo, 111) Il commercio della Sardegna coi minori porti
della Riviera ligure, Firenze. Marsiglia e Catalogna, in « Mediterranea• , N.
11-12, 1931; N. 2, 1932; N. 4, 1932-X; Id., Sulle coalizioni o rasse nell' econo-
mia e Legislazione medioevale sarda, in •Studi Sassaresi•, Fase . I. Voi. XII,
1934-XII.
- 54 -

Anzi, i commercianti di Pisa godevano in questo periodo dei


grandi vantaggi nell' isola, perchè è pròprio questa l'epoca del
predominio pisano in Sardegna, predominio che subirà un grave
colpo con la battaglia della Meloria, per cessare quasi completa-
mente dopo la venuta degli aragonesi, e la conquista di Cagliari
e della Gallura (1323-1327).

§ 1. - CAGLIARI.

Di notevole interesse sono anzitutto le poche notizie che ab-


biamo per questo periodo sul commercio cagliaritano con Genova,
e tanto più interessanti in quanto ci forniscono la prova migliore
dell'avvenuta ripresa dei viaggi marittimi dei mercanti cagliaritani
(o pisani di Cagliari) alla volta di Genova, turbati durante la guerra
pisano-genovese in Sardegna, finita con la distruzione del giudi-
cato cagliaritano (1258) e l'instaurazione del dominio pisano.
Ci è dato d'incontrare casualmente alcuni cagliaritani in Ge-
nova nel 1267 {t ), mentre stipulano un negozio alla presenza del
console pisano (consul Pisanorum in janua), e nelle stesse circo-
stanze il cagliaritano Ricomo di Guglielmo da Pisa sette anni
dopo (2).
Segno evidente che dopo la guerra fra i pisani ed i genovesi
per il dominio della Sardegna meridionale era ritornata la fidu-
cia e la tranquillità in quell'ambiente economico.
Fra le merci acquistate in Genova e spedite a Cagliari sem-
bra che avessero particolare importanza i prodotti dell' industria
tessi le.
Matteo di Manuele da Cagliari (Castel Castro) nel 1281 (8)
sosteneva due liti a Genova: una con i consoli del mare, che pre-

(I) Codice Diplomatico delle relazioni fra /a Liguria, la Toscana e lr..


Lunigiana ai tempi di Dante, in • Atti della Società Ligure di Storia Patria
(I265-11J21) • , di A. FERRETTO, Voi. XXXI, fase. I e 11, Roma 1901; I, pag.
158, nota I.
(:l) 3 aprile 1274. Codice Diplomatico cit., I, pag. 347. Occorre por mente
che questi abitanti di Cagliari erano originari di P isa, trasferitisi definit!va-
mlmte nel Castello di Cagl iari alcuni, con residenza temporanea altri. D' al-
tronde Cagliari era l'emporio principale della Sardegna, d opo la distruzione
di S. Ygia, capitale del giudìcato.
(3) 15 febbra io. Codice Diplomatico, Il, N. 719, pag. 351 e seg.
- 55 -

tendevano I. 3 per I' ingresso della sua nave nel porto, l'altra
con gli esattori della dogana conosciuta col nome di «maletolte
pannorum•, che reclamavano un dazio ad valorem di 4 denari per
lira (= 1,66 °lo) per una partita di panno comprato a Genova e
spedito in Sardegna (1).
Con ciò abbiamo una prova che l'esportazione di tessuti ge·
novesi in Sardegna avveniva in modo regolare per opera non sol-
tanto di mercanti genovesi, ma anche di pisani e sardi.
Le stoffe continentali, mollo più fini di quelle indigene, erano
sempre largamente accolte nell'isola, come è dimostrato pure dalla
tabella dei sensali di Cagliari per il secolo XIV (2).
Data la presenza di mercanti pisani di C agliari in Genova nel
1267, è faci le comprendere che anche i genovesi dovevano fre-
quentare questo centro marittimo e commerciale come per il pas-
sato, ospiti se non ben visti, almeno tollerati.
E che Genova, dopo una breve interruzione ali' epoca della
caduta del giudicato di Cagliari, nel 1258, avesse ripreso le sue
relazioni commerciali con questa piazza, risulta già dal fatto che
nel 1264 navi genovesi vi trasportavano mercanti fiorentini per
caricarvi del sale (3).
Il nuovo urto che nel 1270 avvenne fra Pisa e Genova, ebbe
un' immediata ripercussione nelle facende dell'isola.
Nello stesso anno i pisani catturarono varie navi liguri, im-
prigionando nel castello di Cagliari (Castel Castro) i marinai, fra
i quali tre savonesi (4); segno che il porto cagliaritano doveva es-
ser nuovamente chiuso al commercio genovese.
L' 8 luglio, sempre del 1270, giunse nel golfo di Cagliari
Luigi IX, re di Francia, che si recava alla spedizione di. Tunisi
con una flotta genovese; ma i pisani non permisero che le navi
entrassero in porto, ed a malapena fu concesso che si approv·
vigionassero d'acqua e mettessero a terra gli infermi Ci>).

(1) Questo mercante, non potendo prolungare la sua presenza in Genova


durante le more del giudizio, nominava suoi procuratori i pisani Giovanni
Scorzalu po e G. Riccio, col mandato di difenderlo nelle suddette liti.
(2) Dr:llPEtU, Ordinamenti mercantili e tributari in Sardezna prima della
conquista aragonese. in •Studi Sassaresi• , Voi. Xlii, anno 19:Jo, pag. 11 e sgg.
(3) Il commercio della Sardegna coi minori porti, cit. pag. f> e seg.
(4) Delle Memorie della città di Savona di O. V. Verzellino, curate e do·
cumentate dal Can Arciprete A. ASTENOO, Savona 1885, oag. 2 14.
(5) Codice Diplomatico, I, pag. 21f>, N . 543 e nota t; MANFRONJ , Storia
della Marina Italiana dal trattato di N infeo alla caduta di Costantinopoli
(1261-1453), Livorno 1902, pag. 109.
- 56-

Negli anni seguenti il porto di° Cagliari era nuovamente aperto


ai geno vesi; ma per quanto ci è possibile giudicare dalle relazioni
intercorse fra il 1275 ed il 1277, dobbiamo riconoscere che le navi
genovesi sono dLrette per la maggior parte verso il porto di Tor-
res (Logudoro), mentre il cag liaritano e l'Arborea sono poco
frequentate.
Ciò si spiega faci lmente se si riflette che nel Logudoro, data
l'influenza politica della famiglia Doria, il commercio genovese
poteva svolgersi con ritmo più tranquillo, mentre la stessa cosa
non può dirsi per il resto della Sardegna, dove i pisani avevano
la supremazia.
Cagliari era popotata da commercianti ed artigiani pisani, con
stabi le dimora, ed era naturale che nella parte meridionale della
Sardegna venisse ·in prima linea il traffico cagliaritano· pisano.
Anche il credito, questo potente propulsore dèl commercio,
veniva facilmente concesso nell'isola fra gli abitanti di Pisa, ciò
che significava in definitiva un notevole incremento ai rapporti
di scambio così bene avviati fra la madre patria e Cagliari.
Infatti nel 1265 in Pisa, presso il ponte vecchio, Raniero ed
llderi no Visconti si dichiaravano debitori della somma di I. 177 e
s. 10 di moneta di Genova verso Silerio e llderino f aulia, dai
quali li avevano tolti ·in prestito a Cagliari (t).
Dopo Genova, altri trafficanti liguri continuavano a frequen·
tara ttimportante mercato di Cagliari.
Durante il secolo Xlii pare che abbiano continuato a svol-
gersi dei rapporti commerciali fra Savona e Cagliari, come nel
secolo precedente. Ora non si parla più dell'antica restrizione im·
posta dai. genovesi nel 11 53 (2>, ma pure la loro attività in questi
anni veniamo a conoscerla per altre difficoltà sorte.
Nel 1270 due ambasciatori, invi ati dal comune di Savona,
ottennero dal podestà di Pisa la liberazione di tre savonesi, pri-
gionieri a Cagliari, e la restituzione delle loro merci, d epredate da
armati pisani, in virtù dell'immunità goduta dai cittadini di Savona,
così a Pisa come a Cagliari. In questa occasione s i riconobbe
dalle autorità pisane che i commercianti di Savona godevano in

(1) Codice Diplomatico, I, N. 35, pag. 13.


(2) Antico commercio e navigazione dei Savonesi nel Mediterraneo e nel ·
Levante, di A. BRUNO, in • Bull. della Soc. Stor. Savonese •, pag. 11 '3 (A. I,
N. 4, 3° e 4° trimestre 1898, pag. 110. 125); L. I. R. I., I, N. 187.
- 57 -

quei mercati del privilegio di esenzione dal pagamento dei dazi ·e


delle gabelle, da tempo antico (!) .
Le relazioni commerciali fra Cagliari e Savona furono subito
riprese, perchè alcuni anni dopo, nel 1274, troviamo che Guidone
Nicolò da Pisa riceveva da Ricomo di Guglielmo pure da Pisa,
ma residente a Cagliari, l'incarico di riscuotere alcuni crediti in
Savona · (2).
È probabile che fra gli altri articoli, i mercanti savonesi im-
portassero dalla Sardegna una discreta quantità di lana, materia
prima richiesta dall'industria corrispondente che fioriva in Savona
fin dal 1224 (B).
Un altro centro marittimo molto più importante di Savona
aveva avuto nel passato fiorenti rapporti commerciali con Cagliari:
la città di Marsiglia.
Lo stato di lotta che da lungo tempo esisteva in Cagliari, fra
i Vittorini di Marsiglia ed il comune di Pisa, sempre geloso di
ogni influenza straniera, e che tradisce una rivalità secolare fra i
mercanti toscani e provenzali, trovò il suo epilogo dopo la caduta
del giudicato cagliaritano.
L'ord ine monastico di S. Vittore, tanto fiorente nei secoli XI
e Xli, aveva ormai perduto la sua potenza; nel 1270 gli Ospeda·
!ieri di Pisa avevano già assorbito il ricco monastero di S . Satur-
nino, appartenente ai monaci marsigliesi (4).
Come il possesso di questa chiesa e di tutti i numerosi pos-
sedimenti, dei quali non riman eva più alcuna traccia U>), fosse
perduto dai monaci di S. Vittore, non è noto, ma è probabile deb-
ba attribuirsi a rappresagli e contro gli abitanti di Marsiglia.
Quindi I' imrortanza del traffico cagliaritano per i marsigliesi
fu ridotta di molto, ed in questo periodo Cagliari appare general-
mente poco frequentata dalle navi provenzali che preferiscono
commerciare con l'Arborea e con il Logudoro (6).
Un episodio caratteristico avvenuto prima del marzo del 1298
ci dimostra che i marsigliesi continuavano a frequentare la città

(1) V. sopra, nota 4.


(2) Codice Diplomatico, I, N. 8681 pag. 347
(3) Delle Memorie della città di Savona, cit., pag. 203.
(4) SCANO, Forma Karalis.
(o) fJLIA, Sardegna Cristiana , II , pag. 117.
(6) BESTA, Sardegna Medioevale, I, pag. 239, nota 08.
- 58 -

di Cagliari per importarvi vino ed altre merci, esposti però alle


vessazioni dei pisani, tanto più che non avevano consoli per pro·
teggerli nell'isola (1),
Alcuni mercanti di Marsiglia si trovavano nelle acque di Sar·
degna presso l'isola di Carbonara ( Carbonayra ), con un carico
di merci varie, fra cui 173 e millerolas > di vino di proprietà di
Rostagno Aurioli, e di due balle appartenenti a Raimondo Oiraudo
di Avignone.
La nave era diretta a Cagliari od Oristano ( .... apud Calle-
rllm vel in Arestagllam), perciò uno dei mercanti, Rostano Aurioli,
credette opportuno di non sbarcare subito il vino a Cagliari se
prima non fosse stato presentato il salvacondotto ( litteras securi·
tatis) al castellano del castello di Cagliari ( castellanum castri de
Calleris).
Detta lettera consegnata diti capitano e padrone della galea
Giovanni Oalioti a Rostagno Aurioli, e da questi presentata alle
autorità comunali di Cagliari, portò invece all'arresto del latore e
dei suoi compagni Pietro Thomacio, Bartolomeo Sardinia e Rai-
mondo da Avignone (2).
Giovanni Oalioti, dopo aver reso quel bel servizio, era fu ggito
e cum dicto vino & quibusdam mercibus quorurldam mercatorum >.
Ottenuta la libertà e ritornato a Marsiglia, Rostagno Aurioli
aveva denunciato il fatto a ll'autorità giudiziaria.
Per tutti questi episodi è visibile lo sforzo del com mercio
pisano, che dall'epoca della caduta del giudicato di Cagliari
si svolgeva grandiosamente, di monopolizzare il mercato caglia-
ritano.
L'intimità politica nella quale era venuta a trovarsi Pisa con

(I) Reg. (3 °) de Pascal Meyrargues, f . 107 v., in Documents inédits sur


le commerce de Marseil/e au Moyen Age, édité8 intégralement ou analysés par
L. BLANCARn, IV, Pièces commercia/es diverses tirées des arclzives marseillaises
du Xlii siècle. N . 110, pag. 501 ·506.
Il 30 marzo 1298 Rostagno Aurioli accusava Giovanni Galioti di aver
messo sci volte alla tortura Guilberto Ba rberium : faciendum viagiam cum
galea sua, & uistendo in Ìllsu/a de Laseneyra (Asinara), fecit auctoritafe sua
propria, non existendo ibi co11sule, poni in tormentis si11e in acu!eo ... - pag. 502.
• (:?) e •.• pro porfandis dictis litteris securitatis ad casteL/anum de Callert,
& presenfavit litteras dicti l ohannis ( Oalioti l castellano dtcti castri, quibus
presentatis & lectis per dictum castellanum, ipse fecit eos incontinenti capi &
•in carcere poni... ., pag. oO:l.
- 59 -

buona p arte dell'isola, per opera propria o dei suoi grandi vassalli,
permetteva di attuare almeno parzialmente il vecchio programma,
e g io vava a rendere attivissimi i rapporti di sca mbio' tra questa
città e la Sardegna (I ).
Frutto di questa politica com merciale erano g li atti di ostilità
constatati verso G enova, Savon a e Marsiglia, che non permettendo
al commercio di svolgersi con la necessaria tranquillità e sicurezza
avevano già inflitto un grave colpo ali' attività commerciale d ei
temuti rivali, e forse l'avrebbero ann ullata col tempo.
Accanto ai provenzali, nel novero dei mercanti tollerati a
Cagliari, non potevano mancare i catalan i.
L' 1 1 aprile 1284 Pietro Il, re d' Aragona, scriveva a Mari ano
d i Basso giudice d'Arborea perchè facesse restituire dai pisani
due galee catalane che essi avevano predato assieme agli uomini
ed alle merci qualche anno prima, mentre queste navi, p rovenienti
d alla Sici lia, en travano nel porto di Cagliari <:n.
Si comincia così a scorgere la necessità che avevano i cata-
lani di assicurarsi l' importante piazza di Cagliari come stazione
di transito oltre che come centro di rifornimen to e di scambio.
Perciò i catalani, quando il re d' Aragona mosse alla conquista
della Sardegna, forn irono un notevole aiuto di navi (il).

( I) Bisogna però ammettere che difettiamo in mauiera quasi as,oluta di


dati positivi circa l'iniensità del commercio delle piazze marittìme sarde col
porto d i Pisa
(2) ToLA, Co:Jice Diplomatico, Sec. Xlii, N. 1 Hi, pag. a95.
(il) Seco ndo il SOLMI (Studi storici) gli interessi catalani. verso la fine
del secolo Xlii, erano a ssol utamente t rascurab ili, e le vie c nmmerciali a perte
a Barcellona da due secoli n on esigevano gli scali sardi. Ben diversame nte
s criv11 il CAPMANV (Memorias ltistoricas sobre La marina, comercio y artes de
la a11tigua ciudad de Barcelona. voi. 4. Madrid 177!) - 17!f,!) del quale cred o
utìle riportare l'inte ro brano che riguarda la Sard egna : • El comerc:io que
hacian los catalanes en C.:erdeila no era infcrior al que giraban en Sicilia. En
otra parte veremos co mo desde que entrò en posesi on de aquella lsla la Real
Casa de Aragon e stableciò en ella ciudad de Barcelona sus çonsulados, que
den tro de poco tiempo llegaron à ser cuatro r epartidos en los principales
p uerlos; cuyo s estableci m ien tos son una prueba de la act ividad que tornò e l
trafico nacional. Segun parece los renglones de cxportacio n de aquella l sla,
que hicieron importante su comercio. eran las carnes, los quc&os, la grasa y
los granos de que se pro vehian la T oscana y Genova. Los catalanes mucho
a ntes de poseèr à Cerdeila hacian rn ella el co111ercio de econo mia ... • Tomo
I, pag. 101.
- 60 -

E le altre città marittime del Mediterraneo non dovettero veder


male I' impresa, dato l' ambiente di antipatia e di ostilità creato
da Pisa con la sua politica economica in Sardegna.
La città di Cagliari semb_ra che costituisse pure una stazione
di transito fra I' Italia meridionale e I' Italia settentrionale.
Nel 1275 una nave d i Terracina, diretta a Genova, approdò
prima a Cagliari per caricarvi delle mercanzie d' ordine d el Car-
dinale (quale?). Presso Portovenere essa ebbe p erò da soffrire
dei danni di pirateria ( I).
Per ciò che riguarda il movimento delle merci è faci le intuire
che I' esportazione dei cereali e del formaggio occupava uno dei
primi posti, alimentata la prima sopratutto dalle fe rtili pianure
del Oi ppi e ddla T rexenta.
Il sale costituiva sempre un a rtico lo di esportazione di grande
importanza, e le rendite che P isa traeva da questo p rodotto
erano piuttosto rilevanti. Nel 1279 per urgenti bisogni finanziari,
il Comune fu costretto a dare in appalto I' entrata sul sale a
Bo naccorso d e Seta per 3000 marche d'argento, e nel 1285 ven-
deva il diritto di estrarre il sale dalle sa line di Cagliari (2).
Subito dopo Cagliari, Iglesias (Villa di Chiesa) divenne il
luogo più importante del!' antico giudicato. Questa città si popolò
in breve 1empo di operai, di tecnici e di capitalisti, quest'ultimi
attirati dalla speranza di una collocazione lucrosa del loro denaro
in nuovi investimenti indu striali o in speculazioni commerciali.
Lo sfruttamento delle miniere ebbe così un nuovo ed ener-
g ico impulso, alimentando una notevole esportazione di piombo
e d' argento.
In questo periodo i mercanti pisani trasportarono in grande
quantità sul continente questi metalli estratti dalle miniere del
Oixerro (3).

(1) Coaice Diplomatico, Il, N. 4, pag. 3.


(2) • Venditionem et concessionem doane salìs pisane civitatis, et dirictus
salinarum de Kallari ., BONAINJ, Statuti inediti della città di Pisa dal Xli
al XIV suolo, Firenze 1845-1 870, voi. I, pag. of>O, nota 11.
(3 ) Codex Diplomaticus Ecclesiensis, di B. BAUDI DI VESME, in M. H. P.,
Tomus XVII, Torino 1872.
- 61 -

§ 2. - SASSARI.

Dopo la sua costituzione in libero comune Sassari aveva


notevolmente aumentato la sua importanza economica, e la posi-
zione predominante che questa città aveva acquistato nel territorio
dell'antico giudicato turritano, si manifesta molto bene nel fatto
che Torres veni.va ora designata col nome di porto di Sassari.
Era perciò naturale che quel fenomeno constatato verso la
fine del secolo Xli, e sviluppatosi maggiormente durante la prima
metà del Xlii secolo, era via via più venuto affermandosi nella
popolazione sassarese, e cioè la sua attiva partecipazione alla
vita economica, ed in particolare alle imprese commerciali.
Il traffico marittimo era trapassato in una misura sempre
crescente ai negozi anti locali (fra i quali è doveroso includere
quelli naturalizzati) i quali in pari tempo erano divenuti, per le
ricchezze acquistate con l'esercizio del commercio, un fattore
politico di importanza non trascurabi le.
Ciò che aveva portato, come ebbi occasione di far notare,
alla cacciata dei giudici (1236), ed alla proclamazione del libero
comune (1).
Senza inoltrarci nella descrizione delle vicende politiche (molto
importanti però per le loro interferenze col fattore economico),
data la natura dei fatti che stiamo descrivendo, interessa di p1u
farci un'idea, per lo meno approssimativa, della vivacità e del
carattere del commercio sassarese.
Certamente in questo periodo i negozianti di Sassari frequen-
tavano la città di Pisa, ma purtroppo non si conosce finora alcun

(1) lmportaflza commerciale di Cagliari e Sassari nel Medioevo, par. 2.


La causa remota di questo processo evolutivo nella società mercantile ed
artigiana di Sassari, potrebbe ricercarsi nel trattato bilaterale di Mariano del
1211-1216, dove, cosa veramente nuova nella storia dei trattati di co mmercio
sardi, è contemplata !a parità dei diritti fra turri tani e genovesi. In tal modo,
se venivano garantiti gli interessi economici dei mercanti genovesi nel Logu-
doro, erano pure tutelati gli interessi commerciali dei turritani a Genova,
mentre le esenzioni fiscali erano reciproche.
Nulla di tutto questo riscontriamo negli altri accordi commerciali della
Gallura, del!'Arborea o di Cagliari, con la conseguenza che I' inferiorità eco-
nomica jn cui queste regioni vennero a trovarsi , portò alla loro soggezione
politica, e Sassari fu in questo periodo l'unico comune libero della Sardegna ,
quantunque ricevesse da Pisa il podestà Cfr. Sulle coalizioni o rasse nell'eco-
nomia e legislazione medioevale sarda.
- 62 -

dato positivo; ed è perciò una vera fortu na sapere delle notizie


certe sulla partecipazione dei sassaresi a l commercio con Genova,
importante quanto quello con il comune toscano.
Se vogliamo seguire uno dei mercanti di Sassari nei suoi
rapporti e viaggi col mercato genovese, per q uanto lo permettono
le nostre fonti, per avere una rappresentazione concreta della
natura degli affari trattati, ciò si può fare in modo unico scegliendo
il commerciante G ualtiero da Volterra.
Questi, abitante di Sassari e personalità eminente nel campo
commerciale, aveva la casa ed i magazzini .nella via pri ncipale
di Sassari, sotto i « porticales >, dove appunto stavano le botteghe
dei mercanti più facoltosi (I).
Le sue relazioni con Genova erano continuate e, quantunq ue
non rimanga alcun documento, possiamo ritenere che pure svi-
luppati fossero i suoi rapporti con Pisa. L'attività di Gualtiero da
Volterra non si limitava a quella puramente commerciale, ma ab-
bracciava altri campi, come lo sfruttamento di azi ende agricole.
Infatti, il 12 novembre 1277 , in Genova, egli consegnava al
notaio Oberto da Padova I. 50 dovute a Branca Doria per la
curia de Ottisaleo (2). Purtroppo ignoriam o se detta somma ri-
guardava il pagamento della e curtis , oppure il fitto della locazione.
Nella stessa data Gualtiero da Volterra costitui va il no taio
Giovann i da Pisa, borghese di Sassari, e G. Barcavegia suoi
procuratori per la riscossione di alcuni crediti che egli aveva
pendenti verso Gado de Cantara da Pisa (ll). Alcuni giorni dopo
(17 novembre} nominava ancora il menzionato Oberto da Padova
suo procuratore col mandato di riscuotere alcuni crediti da Gia-
comino de Vivolo da Portovenere (4).
Se non conosciamo l'entità delle somme dovute a Gualtiero
da Volterra o per mutui concessi o per il pagamento di merci
vendutt, abbiamo in compenso altre notizie che chiariscono meglio
la natura dei suoi affari.
li 17 nove mbre il nostro mercante stipulò un contratto di
prestito a cambio marittimo con Raffo da Oualterio di I. 630. li
mutuo riguardava la nave di Ughetto di Castro sulla q uale O. da

(I) Ordinamenti mercantili e tributari in Sardegna, cii. pag. l!:J, . nota 52.
(~lCodice diplomatico, Il, N. 411, pag. 186
Codice Diplomatico, II, N. 411, pag. 186.
~11)
(4) Codice Diplomatico, li. N . 416, pag. 189.
- 63-

Volterra stava per partire, ed egli prometteva di pagare a Sassari


l'ammontare del prestito non più tardi del quindicesimo giorno
dall' arrivo della nave.
· Quanto alle mercanzie caricate ed importate da Genova a
Sassari, veniamo a sapere qualche cosa in grazia delle condizioni
apposte al contratto di prestito a cambio marittimo.
Gualtiero da Volterra, a garanzia del suo pagamento puntuale,
diede in pegno speciale a Raffo de Gualterio le merci che portava
con sè, e cioè: cinque colli di panni francesi, dieci bicchieri
(scifos) d'argento col piede dorato, 16 senza piede, e due sta-
gnare d' argento.
Contemporaneamente toglieva a mutuo da f ederico Panzano
altre I. 100, che prometteva di restitu ire a Sassari.
Inoltre è probabile che egli stringesse qualche contratto di
società in accomandita in Genova, perchè sappiamo che gli furono
affid ate da Federico Doria, certamente per una collocazione lu-
crosa, 7 perle, un anello di smeraldo ed un altro di rubino, montati,
in oro (1).
Di altri viaggi di Gualtiero di Volterra non sappiamo nulla,
per mancanza di documenti, eccetto che nel 1281 (2) il suo agente
commerciale (nunzio) Enrichetto Pevere riscuoteva per suo conto
in Genova I. 215 da Giuseppe Campanario, quale corrispettivo
di una quantità di lana e pelli di becco acquistate nel porto di
Sassari (Torres).
Da queste scarse notizie $Ì può avere egualmente un'idea di
quanto fosse varia e complessa l'attività di questo mercante, che
vendeva a contanti, oppure a credito - indice della sua poten-
zialità finanziaria -- merci varie, fra cui lan a e pelli, articoli molto
contrattati sul mercato sassarese; che amministrava fondi rustici,
concludeva prestiti a cambfo marittimo e commende, acquistava
merci d'alto valore, come stoffe di Francia e vasellame d'argento,
nominava procuratori ed agenti commerciali.
l documenti finora editi non 'ci offrono ulteriori relazioni di
lui con · Genova, ma abbiamo invece notizie, seppure più modeste
che riguardano altri negozianti sassaresi, e dalle quali apparirebbe
che il panno fosse I' artkolo maggiormente richiesto per il suo
trasporto a Sassari.

(1) Codice Diplomatico, Il, N. 416, pag. 189.


(2) 7 gennaio. Codice Diplomatico, N. 690, pag. 333.
-64-

Difatti nel febbraio del 1281 Lorenzo de Piras, sassarese,


compra a Gencva da Pietrina di Laude da Milano una balla di
fustagni per I. 28 (1), mentre nel luglio successivo un' altra partita
di merce (panni od abiti?) viene acquistata da G. Cane, R. Bona-
ventura e M. Corso, sassaresi, da Pagno da Firenze, sarto a San
Giorgio, merce che viene subito caricata su l panfilo di Guglielmo
de Solio, diretto a Torres (2).
E nello stesso mese di luglio, epoca favorevole ai viaggi
marittimi per la tranquillità del mare, è dato incontrare i negozianti
sassaresi Comita Spanella, Nicolò Palla e Arzocco Tinello stipular e
contratti in Genova, mentre Brocollo Grusso, pure da Sassari,
acquista a credito da Vivaldino de Bonaparte, borghese di Boni-
facio, una partita di merce che promette pagare nel porto di
Torres (3).
Ed è sempre nel luglio del 1281 che troviamo in Genova
Pietro de Marogio (= Marongiu) da Rassari di ritorno dalla Pro-
venza, segno evidente che le relazioni esistenti con Marsiglia fin
dall' epoca anteriore continuavano ancora (4).
Il proclama di Rodolfo del 29 marzo 1283 prometteva sicurezza
nelle vie per 1utti coloro che si recavano a visitare i mercati di
Fiandra e della Champagne. fra i nomi delle varie località che
inviavano commercianti appare q uello della Sardegna, senza spe-
cificazioni ulteriori (o). E' tullavia probabile che questi mercanti
sardi fossero appunto sassaresi, inquantochè allora Sassari, e per
lo stato di floridezza e per i frequenti com merci con la Francia e
con Genova, poteva aver maggiore facilità di estendere le sue
relazioni commerciali fino in quelle lontane regioni.
Intanto l' espulsione da Sassari dei mercanti di Genova, av-
venuta nel 1272 per volontà di Pisa, eterna rivale del comune
ligure in questo importante mercato, non era stata senza conse-
guenze pratiche, ed il pacifico co mmercio ne fu danneggiato.
Alcune proteste ci fa nno infatti vedere che merci acquistate da

(1) Codice Diplomatico, Il, pag. 31Jil, nota I. Il 17 dicembre 1281 trova-
vasi nel porto di Genova la barca chiamata S. Leonardo, di Giovanni Pensa
da Sassari, diret~a ·alla volta di Torrl'S. Id., pag. 334.
(2) Codice Diplomatico, Il, N. 817, pag. 405.
(3) Codice Diplomatico, Il, pag. 33!!, nota 1.
(4) Il commercio delle Sardegna coi minori porti, cit. , pag. 6 e sgg.
(5) SCHULTE, Oeschichte des mittelalterlichen Handels etc., Leipzig IMO,
voi. I, pag. 185 e seg., nota I.
- 65 -

genovesi, e destinate ad essere esportate dal porto di Torre s,


erano andate incontro alle rapine dei sassaresi.
Nel caso conosciuto sappiamo che il macellaio genovese
Riccio e il tintore Sigimbaldo furono derubati dai sassaresi di 148
bestie ·nel porto di Torres, presso la chiesa di S. Gavino. La fac-
cenda venne portata a conoscenza delle autorità comunali di
Genova, ed i derubati ottennero (13 giugno 1274) la restituzione
della metà da B~risone Doria, su l quale le autorità genovesi
potevano esercitare una certa quale infl uenza e per ('·altra metà
le rappresaglie contro i sassaresi ( t ).
Non risulta che si siano verificati inconvenienti analoghi più
tardi; anzi, abbiamo un discreto numero di notizie spicciole che
dimostrano la pronta ripresa del commercio genovese- turritano,
e la ~ua costante vivacità.
Abbiamo veduto viaggiare alla volta di Genova mercanti di
Sassari interessati al traffico marittimo, prova evidente che al
commercio dei sassaresi su quel mercato non mancava del tutto
la controcorrente. Il di'vieto fatto ai genovesi doveva riguardare
la loro d imora stabile, non quella occasionale per causa di
commercio.
Per l'anno 1277 ( 5 febbraio) sappiamo che la galea S. Salva- ·
tore di D. d' Albaro erasi recata da G enova al porto di Torres (:?i,
e nel settembre del medesimo anno (il) partiva per Sassari la nave
di Ughetto di Castello che doveva far presto ritorno, perchè due
mesi dopo egli riceveva una commenda di I. 7 per la Sardegna
(vedi § 9).
Quattro anni più tardi ( 4 luglio 1281) Giacomino de Guiso
riceveva da Vivaldino de Bonaparte, che già conosciamo, una par-
tita di merce per la quale si ·impegnava cii pagare il prezzo di
I. 50 solo dopo che la sua tarida, cbiarriata S. f rancesco, fosse
approdata nel porto di Torres (4). ·
Abbiamo anche in questo caso un prestito a cambio maritti-
mo con il pegno della merce trasportata; alcuni mesi prima ( 22
marzo) per un mutuo di I. 27 concesso da Simone T amagno a

(1) Codice Diplomatico, I, N. 928, pag. 3613.


(2) Codice Diplomatico, Il , pag. 131, nota I.
(3) 23 settembre. Id.
(4) Codice Diplomatico, Il, N. 796, pag 391.

/
-66 -

Bommeliore Buga d'Arenzano, quest'ultimo s' impegnava di resti·


tuirt: la somma solo quando la sua nave, chiamata Falcone, fosse
ritornata de viagio Sasari (1).
È pure degna di rilievo la persistenza dei prestiti fra eccle ·
siastici, che abbiamo constatato avvenire nel secolo Xli, e nella
prima metà del secolo XIII; ma stavolta appare come mutuante
un canonico della chiesa maggiore di Torres (S. G avi no di Torres
o S. Nicola di Sassari?), e come mutuatario per la somma di I. 5,
l'abate di S. Fruttuoso di Capo di Monte. Il 4 luglio 1278, il ere·
ditore Ferrando riceve la restituzione d el mutuo, in Genova, da
Bonifacio, priore di S. Matteo (2).
Da questa semplice notizia potrebbe risultare arbitraria od
eccessiva lillazione che le condizioni finanziarie del clero c;ardo,
per gli intensificati rapporti di scambio, e per l'aumento del valore
dei prodotti, fossero migliorate.
I mercanti di Portovenere continuavano a frequentare il porto
di Torres, perchè n el 1277 vediamo Bonencontro da Portovenere
noleggiare con Pietro de Vignolo per I. 8 la quarta parte di un
panfilo per andare a Torres (3).
Risulta inoltre che qualche abitante di Sestri Ponente, aveva
stabilito la sua residenza a Sassari. Il t. 0 apri le 1281 Tommassino,
fratello di Giannino da Sestri Ponente, abitante a Sassari, riceveva
da lacono Proto e da Guantino P inna, sassaresi, la restituzione di
un debito di I. 21 (4).
L'esportazione delle merci d al territorio sassarese, oltre a lla
lana, pelli ed animali, abbracciava pure il g rano e l'orzo. Il t.0
aprile 1277 Ouagnino, fi g lio di Corrado de Campi, borghese di
Sassari, per sè e per Pugio di Pisauno Vaxello, riceveva da Bar·
tolomco Borcanno e da Lodisio Daniele da Portomaurizio il nolo
di 104 mine di gra no e 40 mine d'orzo (5).

(1) Codice Diplomatico, 11 , pagg. :ma. nota I.


(2) Codice Diplomatico, II, pag. 234 e seg., nota l.
(3) Codice Diplomatico, Il, N. 282, pag. HlO e seg.
(4) Codice Diplomatico, Il , pal!. tlll3, nota 1.
(fl) Codice Diplomatico, 11 , pag. 131 , nota 1.
- 67 -

§ 3. - ORISTANO.

Il porto di Oristano, oltre che esser frequentato dagli attivi


commercianti pisani, i quali vi godevano una in contrastata supe-
riorità, era pur tuttavia meta pacifica dei geno vesi e dP.i fiorentini,
come di altri forestieri. Ancora nel 1264 navi genovesi trasporta-
vano mercanti fi orentini in Arborea, per imbarcare grano ed orzo ( I );
ma l'anno appresso un privilegio importante accordato da Mariano I,
monopolizzò nelle mani dei pisani il commercio dei cereali.
Il 17 giugno 1265 Mariano di Basso, tutore del minorenne
Nicolò di Capraia, giudice d'Arborea, co ncesse ai mercanti pisani
il diritto esclusivo ed illimitato dell'esportazione delle g ranaglie (2).
I proprietari dei legni e delle navi dovevano perciò prestare
una cauzione conveniente (cautionem ydoneam) per garantire
che il grano e l' orzo caricati sarebbero stati effetti va mente portati
a Pisa. Nè basta; veniva pure concessa ai pisani la libera espor-
tazione degli animali e della carne, eccettuati i cavalli, ed una
completa immunità tributaria, com presa l'esenzione dalle tasse e
diritti inerenti all'uso dei pesi e delle misure per i vini e tutte le
altre mercanzie (o).
Dopo ciò bisog na pur credere che il commercio pisano in
Arborea si sia avvantaggiato di mo lto, con scapito degli altri
commercianti foresti eri e locali; sopratutto dovette cessare- l'espor-
tazione del grano e dell'orzo a d opera di mercanti che non
fossero di Pisa.
Abbiamo spesso ricordato che i generi alimentari costitui-
vano una parte assai . considerevole del commercio sardo. Ora
diremo che no n vi ha cosa che riveli con mllggior evi denza la
forte esportazione di derrate e di altri prodotti dall'isola a Pisa
quanto la dichiarazione avvenuta il 3 gennaio 1281 delle mercanzie
caricate da parecchi mercanti pisani nel porto di Oristano per
esser trasferite a Po rto Pi sano coll'autorità di Al debrando de
f aulia, Console dei mercanti del detto porto di Oristano (4-).
Per comprend ere bene l'importanza di questo documento,
occorre ricordare che, per garantire I' effettivo trasporto a Pisa

(I) Il commercio della Sordegna coi minori porti... ., cii., pag. 5 e scg.
(2) BONAlNI, Statuti inediti della città di Pisa, I, pae:. 602.
(il) Id., ~ Ordinamenti mercantili e tributari, cii. pag. 16, nota 40.
(4) Codice Diplomatico, Il, N. 689 pag. oil l e seg.
- 68 -

delle merci, i proprietari delle navi pisane che caricavano cereali


nel porto d' Oristano, oltre al deposito della cauzione, avevano
I' obbligo di sbarcarle a Por1o Pisano - i!ltra duos pontes -
ed appena giunti dovevano presentare ali' autorità le lettere dei
consoli pisani dalle quali risultavano il val ore e la quantità dei
generi imbarca ti (1 >.
In questa occasione fu messo in chiaro che Leone Salvi e
Giunta de Calci ricevevano da Matteo de Manuele da Castel
Castro, padrone della nave chiamata S. Antonio di Cagliari, le
merci seguenti che erano venute da Oristano :
1. Merci di spettanza di Bonfiliolo del qm. Fiorenzetto
1152 file di formaggio
12 sacchi di grano
30 colli di pelli di montone
5 id. di pelli di stambecco
1 id. di pell i di becco
1 id. di pelli di cervo
2. Merci per Giacomo e Guidone, figli del qm. Bonacorso Cullo,
e per Simone da San Casciano:
384 file di formaggio
8 sacchi di grano
17 colli di lana
2 id. di pelli di montone
1 collo di pelli di agnello
3. Per Perizzolo Marchese:
200 fi le di formaggio
5 ligacci di lana
5 colli di pelle di montone
4. Per Calverio del qm. Giunta:
133 file d i formaggio.
5. Per Bonamico Croco:
267 file di formaggio
17 sacchi di grano
5 sacchi di lana
1 collo di pelli di agnello
7 colli di cuoio

{1) BoNAINI, StatuU inediti della città di Pisa, I, «Breve Pisani Com-
munis •, A- 1286, pag. 286.
- 69-

6. Per Guglielmo di Pontevecchio e Bando Merciadrio:


262 file di formaggio
50 sacchi di lana.
Inoltre i due procuratori dichiararono di ricevere per altre
quattordici persone, fra i quali figura un certo Orlando f ardelfa,
operaio dell' Opera di S. Maria di Pisa, parecchie partite di grano,
orzo, lana, cuoi, pelli, formaggi ed altro.
Leone e Giunta ricevettero ancora dal predetto Matteo altre
partite di formaggio, grano, pelli, cuoio ed altro, da consegnarsi
a Giacomo dell'Agnello con un' altra diecina di persone, tutte
pisane.
Questa interessante dichiarazione ci offre anche un' immagine
del rapporto approssimativo nel quale alcuni articoli principali
delle merci sarde venivano esportate dalla Sardegna a Pisa e
Genova.
Che il formaggio tenesse uno dei primi posti è un fatto
spiegabilissimo; il suo consumo in Italia era straordinario, e
l'abbondanza del bestiame nell'isola permetteva di sviluppare
questo ramo speciale del commercio d'esportazione. E se vogliamo
formulare un giudizio sulla base delle notizie finora conosciute,
dobbiamo dire che dopo la limitazione del commercio dei cereali
a vantaggio di Pisa, attivissima risultò l'esportazione del formaggio
e di altri prodotti verso Genova.
Il 16 marzo 1275 due pisani acquistarono in Genova da Bo-
naccorso (detto Corso) una buona partita di formaggio sardo di
Arborea per il valore di I. 75 di moneta pisana (1).
E nel marzo del 1281 Tingo Delomede da Pistoia cedeva a
Pietro da Piacenza, formaggiaio a S. Giorgio, 341 ligacci di for-
maggio bianco d'Arborea, del peso di 147 cantari, che trovavasi
in Ripa, nella bottega della gabella, per il prezzo di I. 73 e s. 10 (2).
Uno sviluppo non insignificante raggiunse in questo periodo
il commercio di Firenze con la Sardegna. I mercanti fiorentini
intraprendono sempre i viaggi commerciali alla volta dell'isola
sopra nav.i mercantili liguri, ed appunto alcune dichiarazioni nota-
rili genovesi ci permettono di conoscere un poco la natura di quei
rapporti.

(1) Codice Diplomatico, 11, N. 22, pag. 10.


(2) Codice Diplomatico, Il, N. 724, pag. 354 e seg.
- 70 -

Il 13 maggio 1266 Fulco Serena da Pegli dichiarava che so-


pra il suo legno chiamato Alegranza avrebbe imbarcato in Ori·
stano per Meliore Bonapressa da Firenze, 300 cantari di merce
secondo il cantaro di Oristano tl}.
li 27 successivo lo stesso Meliore riceveva in accomandita dal
genovese Guglielmo Purpurerio, tanti arazzi che prometteva di
negoziare fuori , tenendosi la quarta parte del guadagno, mentre
gli cedeva alcuni di ritti acquistati in Oristano nel giugno dell'anno
prima (2). I mercanti di Firenze, nel loro rapporti con Genova e
la Sardegna non si limitavano al noleggio di legni mercantili, ma
stipulavano volentieri contratti di società.
Ma dell'esportazione del g rano e dell'orzo dal mercato di
Oristano, per opera di commercianti fiorentini non è più il caso
di parlare dopo il privilegio pisano.
E se nel luglio del 1281 (a) il fi orentino Egi dio (4) con Rico-
bono da Piazzalunga prese a nolo il panfi lo S. Nazario per tra·
sportare dalla Sardegna 600 mine di grano ed o rzo. queste der-
rate non saranno ce rtam ente state imbarcate in Arborea.
Il fam oso monastero di Camaldoli, che possedeva molte terre
in Sardegna (o), continuava a mantenere le sue relazioni con l'isola .
fra il febbraio ed il settembre del 1278 Gherardo, generale
dell'ordine, scrisse una ventina di lettere per la Sardegna, con una
delle quali diretta al giudice Mariano d'Arborea, chiedeva degli
astori o falconi (unum astorem vel duos seu falcoll P.m).
Data la grande ricerca di questi animali che venivano ammae-
strati per la caccia, si può credere che vi fosse una discreta espor-
tazione di essi dalla Sardegna.
Per ultimo non possiamo fare a meno di rico rdare che i
marsigliesi frequentavano sempre il porto di Oristano, quantunque
le notizie al rig uardo manchino quasi del tutto. Il carico di vino
appartenente a Rostagno Aurioli, imprJgionato in C agliari prima
del marzo del 1298, doveva esser trasportato « apud Calle rum vel
ill A res tag!llltn » •

( I) Codice Diplomatico, I. N. 119, pag. 43.


(2) Codice Diplomatico, I, N 126, pag. 45.
(3) Codice Diplomatico, Il. N. 822, pag. 407.
(4) Per altro non è da escludere il caso che il suddetto Egidio fosse
naturalizzato genovese .
(5) PATETTA, Notizie di storia sarda, in •Archivio Storico Sardo• , voi.
I, pp. 12~- 1:1'1.
- 71 -

§ 4. - ALGHERO.

Se il commercio pis ano era preponderante a Cagliari ed Ori-


stano, quello gen ovese per converso . poteva maggiormente
esplicarsi nei possedimenti dei Doria e dei Malaspin a, con i porti
di Alg hero, Castelsardo e Bosa.
Il 24 luglio 1281 Guglielmo de Solio, proprietario del panfilo
S. Salvatore si impegnava con Nicolò Marcone per il trasporto di
50 mine di o rzo e di g rano, che avrebbe imbarcato nel porto di
Torres oppure in quello di Alg hero. Il nol o venne pattuito nella
misura di 13 denari per ciascuna mina di grano ed 11 den ari per
ciascuna mina di orzo ( t ).
L' esportazione dei cereali dal porto di Alg hero avveniva pure
per conto dei mercanti di Marsiglia, data la sua felice posizione
geografica n ei confronti della città provenzale.
Nel 1296 la nave Marsig liese S. Cateri na trasportava 459 ra·
sieri di grano ( raiers g ra!li sive an11011e) della misura algherese
( quod mensura est dlcti loci A salguerii) per il prezzo di 18 d.
di reali o minuti marsigliesi, ed il nolo complessivo am montava a
I. 33, s. 8 e d . 6 (2).
Due anni dopo veniva perciò emanata un a sentenza a Marsi·
glia (ed è a questa circostanza che dobbiamo l' inform azio ne), in
forza della quale Bartolo meo de Nercio veniva condan nato a pa-
gare la somma ri.masta scoperta del nolo, in I. 8, s. 18, d. 4 ed
1 ob o lo, n el termine di d ieci giorni.
Anche per i banchi coralliferi, molto abbondanti in quei pa-
raggi, Alghero ven iva frequentata da m arinai e commercianti. Noi
possediamo molti contratti che d imostrano q uanto fosse attiva la
pesca del corallo sull e coste della Sardegna per opera dei mar-
sigliesi.
Un con sorzio della durata di circa cinque mesi (aprile-agosto)

(I ) Codice Diplomatico, Il, N. 818, pag. 40n e seg. Purtroppo non cono-
sciamo l'itinerario esatto della g alea Santa Croce che il 2:J maggio I 280 si
preparava ad intraprendere un viaggio di commercio alla volta della Sardegna.
Codice Diplomatico , Il, pal{. 325, nota I.
(2) • .... XVlll d. regalium seu massiliensium m inutoru m, quod precium
aive naulum dictu m CCCCLVllll rasiers faciunt in sumam XXXIII I. VJll s. et
VI d . diete monete; •.. •, Documents inédits sur le commerce de Marseille au
Moyen Age, cit., IV, N. 108, pag 494.
- 72 -

si costituì il 7 aprile 1289 fra due marsigliesi per pescare il co-


rallo in Sardegna (1), e quattro mesi prima { 5 gennaio) altri due
cittadini di Marsiglia avevano acquistato una barca ad otto remi
provveduta di tutto il necessario per la pesca del corallo, per l. 6
di reali. Il pagamento doveva avvenire sopra il primo beneficio
che si sarebbe avuto in Sardegna (2).
I coralli figurano tra gli articoli trasportati in Siria dai mer-
canti di Marsiglia (3J.
I viaggi commerciali tra Marsiglia e i porti sardi ove preva-
leva l'elemento genovese, come Alghero, avevano sofferto in prece-
denza, nell'anno 1274, per le relazioni ostili di quella città con
Genova. Il 9 aprile una società genovese acquistò una nave per
I. 78 di genovini con la promessa di corrisponderli sul primo
guadagno che avrebbe effettuato dando la caccia ai nemici di
Genova in Provenza, Sardegna e Barberia (4).
E nel mese di gennaio Grasso da Portovenere e Benvenuto
de Castro, soci, che avevano armato anch'essi una nave contro i
nemici di Genova, catturarono un legno marsigliese in Sardegna.
Perciò cinque mesi dopo (24 maggio) reclamavano i diritti che
loro competevano per i cinque marsigliesi imprigionati e conse-
gnati al comune genovese (5).

§ 5. - CASTELSARDO.

Ma i Doria non potevano vedere di buon occhio che altri


mercanti prendessero piede nel Logudoro, specialmente nei loro
domini, riservati, possiamo credere, senza però che alcuna docu-
mentazione conforti l'ipotesi, al monopolio dei mercanti genovesi.
Una notizia particolamente istruttiva ci dimostra che i Doria
non rifuggivano da qualsiasi mezzo per allontanare da quel ricco
mercato i possibili rivali siciliani.

(1) ReJ!. (1 °) di Pascal Meyrargues, in Documents inédits sur le commerce


de Marseille. cit. IV, N. 62, pag. 440.
(2) Id., N. 59, pag. 438. I N. 41, 71 e 72, pag. 433 e 443 (1287 e 1289)
ci fanno conoscere alcuni contratti di lavoro per la pesca del corallo in Sar-
degna, che meritano di essere illustrati.
(3) SCHAUBE, Storia del commercio dei popoli latini del Mediterraneo
sino alla fine delle crociate, in • Bibllott1ca dell' Economista, Serie V, Voi. Xl
pag, 252.
(4) Codice Diplomatico, I, N. 876, pag. 350.
(5) Codice Diplomatico, I, N. 915, pag. 363.
- 73 -

Nel giugno del 1272 Manfredo Doria, signore di una parte


del Logudoro, catturò nelle bocche di Bonifacio una nave mercantile
palermitana. Il proprietario, Guglielm o di S. Egidio di Palermo,
dopo d'esser stato depredato di tutte le sue merci per un valore
di 170 onze d'oro, fu rinchiuso nelle carceri di Castelgenovese
(odierna Castelsardo). Ricevuta la libertà, il mercante palermitano
fece giungere le sue lagnanze a Carlo d'Angiò, che spedi subito
una protesta ai capitani di G enova. Ma, non avendo ottenuto
alcuna risposta, Carlo d' Angiò concesse nell'agosto 1274 le
rappresaglie contro i genovesi, per risarcire il suo suddito del
danno sofferto (I).
Questo episodio rende verosimile la supposizione che i
siciliani in questo tempo stessero lontani dai porti del Logu doro
ove predominavano i genovesi, tanto più che in quest'epoca
Genova era in lotta con Carlo d' Angiò.
Allo stesso modo doveva110 comportarsi i marsigliesi durante
i periodi di discordia fra la lo ro città ed il comune di Genova.

§ 6. - BosA.

Quantunque le notizie siano estremamente scarse, possiamo


affermare che ancora nel periodo che stiamo esaminando i m·inori
comuni della Liguria continuavano ad aver relazioni comm erciali
con molti porti della Sardegna.
Bosa è il mercato sardo per il quale dobbiamo maggiormente
deplorare la mancanza di notizie certe. Noi possediamo una sicura
testimonianza del suo commercio transmarino, certamente intenso,
per l'anno 1274.
Abbiamo avuto occasione d'incontrare un Bolencontro da
Portovenere a Torres nel 1277; tre anni prima vediamo un certo
Grassello pure da Portovenere armare con Benvenuto de Castro
un panfilo chiamato S. Benedetto Capo d'Oro per un viaggio la
cui meta è Bosa (2\,
Del resto il porto di Bosa era frequentato egualmente dai
liguri e dai toscani.

(I) Codice Diplomatico, I, !'i. 980, pag. iJ!:8, e seg.; BESTA1 Sardegna
Medioevale, I, pag. 244, nota 89.
(2) Codice Diplomatico, I, N. 876, pag. 350.
- 74 -

§ 7. - RAPPORTI FRA LA SARDEONA E LUCCA .

È pure assai degno di nota, per giudicare il rigoglio del


commercio sardo - continentale, che il mercato di Genova funge-
va altresl da intermediario fra Lucca e la Sardegna.
Dei prodotti locali dell'isola, i quali venivano acquistati dai
mercanti lucchesi, siamo in grado d'indicare i segutnti: 1° for-
maggio, che si incontra fin dal 1268 ; 2" lana, necessaria alla loro
industria dei panni (1).
Il 16 giugno 1268 i mercanti lucchesi Gervasio e Bonagiunta
comprarono da Guantino folla, sardo, e da Gonnario Iscuri, dei
quali possiamo affermare con precisione che fossero importatori
diretti, 92 ligati di formaggio di Torres del peso complessivo di
36 cantari e 95 roluli (2).
A questo commercio di intermediazione, oltre i mercanti sar-
di e genovesi, prendevano parte altri commercianti forestieri.
Jacopo de Nave da Lucca, il 26 luglio del medesimo anno,
dichiarava d'aver comprato in Genova da Raim ondo da Narbona,
Guglielmo Balestriere e Comita Penna da Bonifazio una quantità
di formaggio di Torres e d' aver pagato la gabella (3) ; ed il 9
maggio dell'anno successivo vediamo Bando di Pisa vendere ai
lucchesi Tancleo e Simonetto de Bianco una partita di formaggio
della stessa qualità (4).
Oltre il formaggio di Torres vendevasi pure il formaggio dì
Cagliari, che era di qualità diversa. Il 9 agosto 1269 Recordato e
Benvenuto Caxaelo da Lucca dichiaravano d'aver comprato pa-
recchie partite di formaggio di Parma, Torres e Cagliari, e d'aver
pagato la gabella (5). Questa doveva corrispondersi ali' Ufficio
del Quaranteno in ragione di s. 3 e 1/i denari per cantaro (6), ed

( I} Aspetti della vita economica, cit., pagina 11 e nota 27.


(2) Codice Diplomatico, I, N. 374, pag, 150.
(8) Codice Diplomatico, I, N . 387, pag. !55.
(4) Id., N. 476, pag. 191. Il 10 Maggio 1269 Bartolomeo de Lucca dichiara
d'aver comprato per Bonagiunta Gambaldo 122 ligatì di formaggio di Torrcs
del reso di 50 cantari e 9 rotuli. Id ., N. 477. Il 15 maggio G. S. e P. M.,
lucche11i, comprarono da Giacomo Piola da Varazze 247 ligati di forma gi;io
dì Torres del peso di IOH cantari e 87 rotuli. Id. N. 480, pag. 192.
(fi) Codice Diplomatico, I, N. 4!.ln, pag. ! ~•9.
(6) Bene de Quinque da Lucca acquistava 384 llgati di formaggio di
Torres ( = 171 cantari e 5') rotuli) il 19 ottobre 1269. Id ., N. 5'17, pag. 203.
- 75 -

è opportuno far notare che invece il diritto da pagare alla mede-


sima sul formaggio parmigiano era di soldi 3 per c·a ntaro (1).
Relativamente ali' importazione della lana ci contentiamo di
addurre l' unico esempio che resta.
Il 1° settembre 1268 Giovanni Apilcane da Lucca dichiarava
d'aver comprato da Vivaldo Bestagno, di cui, purtroppo, non sap-
piamo dire se fosse importatore diretto, 61 ligacci di lana sarda
del peso di 57 cantari e 16 rotuli, che furono pesati all'ufficio .
del Quaranteno (2).
Disgraziatamente non possiamo offrire alcun documento che
provi la presenza dei mercanti lucchesi in Sardegna, ma ciò deve
attribuirsi alla circostanza che gli atti in questione sono tutti sti-
pulati in Genova, mentre i lucchesi noleggiavano legni e battelli
per trasportare liberamente le loro mercanzie in Portovenere (il),

§ 8. - VIAOOI COMMERCIALJ.

Anche in questo tempo nei contratti genovesi si prevede non


di rado la deviazione di viaggi commerciali diretti in Sardegna,
alla volta della Corsica o della Sicilia. Per uno di essi, stipulato
in Genova il 19 agosto 1281, per il trasporto di 470 mine di gra-
no, è lasciata al noleggiatore la scelta tra il caricare le derrate in
Corsi ca o in Sardegna (4).
Ed in un contratto di mutuo di I. 24, del 1280, si preved.e
la continuazione alla volta della Sicilia di un viaggio che è diret-
to in prima linea verso la Sardegna (f>) .
In qualche altro caso l'itinerario della nave non viene stabi-
lito esattamente, ma si contemplano invece due o più luoghi per
il carico.
Il 9 agosto 1281 Ricooono da Vernazza noleggiava la sua
barca coperta chiamata S. Salvatore a Rollam~o da Pegli ed a La-

(1) Codice Diplomatico, I. N. 505, pag. 2013.


(2) Codice Diplomatico, I, N. 401, pag. 162
( 3) SCHAUBE. op. cit., pag. 806.
(4) Codice Diplomatico, li, N. Sa::, pag 411.
(o) Codice Diplomatico, II, N. 677, pag. 1124 e seg.
- 76 -

vezzo di Sestri Ponente per caricare 10 mine di grano in Marem~


ma e Sardegna, dietro il corrispettivo di un nolo più alto.
L'ammontare di esso veniva stabilito nella misura di 18 'lt
denari per ciascuna mina di grano (li.
I legni mercantili appartenevano spesso ad un gruppo di per-
sone o società: il 5 maggio 1276 salpava per la Sardegna la ga-
lea di Ratto e soci <2).
Questi viaggi commerciali non si svolgevano sempre in modo
tranquillo, a causa delle continue guerriglie che si accendevano
fra Pisa, Genova, Marsiglia ed altri paesi. Abbiamo anzi visto
cittadini marsigliesi, genovesi, savonesi e palermitani catturati e
trattenuti in prigione; ed anche gli abitanti di Cagliari non anda-
vano esenti dal pericolo di Vt!der saccheggiate le loro navi nelle
frequenti rotte fra Pisa e la Sardegna.
Giovanni Oalioti, dopo aver abbandonato i mercanti marsi·
gliesi al loro destino (il), si era unito con Gabriele di Genova,
ed insieme con questi aveva nottetempo fermato una tarida nelle
acque dell'isola. J marinai della tarida avevano dapprima cercato
di far credere di essere abitanti dell'isola di Maiorca, e di Cata
fogna , ma poi la nave era stata assalita e saccheggiata (4).
Il bottino era risultato considerevole, perchè comprendeva 92
grossi tornesi d'argento di proprietà di Castiglione de Villanova,
cagliaritano, una partita di panno e merci varie (pan11os & res
eorum) di mercanti pisani, ed un piatto d'argento.
Il panno e le altre merci vt:nnero riscattati per dieci fiorini
d'oro (et ipsos fecerwd redimi x florenos auri), mentre per il
riscatto dell'intera tarida qu esti pirati estorsero altri trenta fiorini
aurei (5).

(I) Codice Diplomatico, 11, N, 82&, pag. 409 e seg. li rn novembre 1274
si recava in Sardegna Manuelo L oro di Sestri (SESTA, Sardegna Medioevale, I
pag. -244, nota I).
(2) Codice Diplomatico, Il, pag, 13 1, nota 1.
(3) V, sopra~ par. I.
(4) • Quibus per actis, predicti, insti~uatione diabolica involuti, piratico
modo violenter dictam taricam et etiam invadendo, acceperunt in ea res que
inferius continentur •· V. BLANCARD, op. cii., pag. 504.
(fl) • item, pro redemptione diete larice quam fecerunt redimi, extorse-
runt & habuerunt XXX florenos auri•, Id.
- 77 -

§ 9. - SOCIETA' COMMERCIALI.

Dopo di aver ampiamente descritto le società commerciali o


compagne incontrate durante il secolo Xli, e la prima metà del
secolo Xlii, senza ritornare sull'argomento, non sarà del tutto
superfluo presentare altre notizie del genere, che dimostrano la
persistenza delle commende per la Sardegna.
Giovanni, barbiere, nell'autunno del 1276 consegnava in
Genova a Nicoloso Artusii una quantità di tavole da portare
nell' isola 0), e nella stessa epoca O. Mangiavacca da Varazze
portava a negoziare nell'isola, certamente sotto la forma di com-
menda, una partita di panni e coperte (et carpitas). L'anno dopo
Ughetto de Castello riceveva da Franceschino, speziale a S.
Giorgio, I. 7 che porta in Sardegna (2).. ·
Un altro contratto di società in accomandita concluso tra
Ugone de Cruce e Marino de Bono, con Rollando di Castiglione
e parecchi uomini di Sori nell'inverno del 1278, spediva questi
ultimi in Sardegna con due partite di genovini da negoziare (a).
Un viaggio commerciale per lisola intraprese Nicoloso de
Bargone nel giugno del 1280, recando due commende del valore
complessivo di I. 80, mentre la commenda che Giacomo Barlara
affiderà a Giovanni da Camogli il 30 novembre successivo sarà
collocata o « implicatas in acqua rosa et duabus peciis oralium ~
per un ammontare complessivo di I. 8 e s. 15 (4). Nel medesimo
anno Vivaldo da Camogli aveva affidato a Federico Alberico una
commenda per un viaggio commerciale alla volta di Sassari (in
partibus Sardinee apud Sassarum) di 15 lire genovesi; lieve con -
tributo come in genere erano le commende affidate per la Sar-
degna (o).
Dai pochi esempi esposti risulta che un'ampia cerchia di
persone era interessata a questi viaggi di commercio, e si rileva
la misura dei capitali che essa vi collocava, e la varia distribuzione
degli interessi mercantili nel ceto sociale medio genovese.

(1) Codice Diplomatico, li, pag: 131 nota 1.


(2) Id.
(3) Codice Diplomatico, Il, pag. 234 e seg., nota l.
(4) Codice Diplomatico, Il, pag. 325, nota 1.
(o) Id.
- 78 -

Viene invece fatto di credere che Firenze, città ricca e fiorente,


investisse somme di maggiore entità nel commercio con la Sarde-
gna, perchè il 6 settembre 1268 Meliore Bonapressa da Firenze
(che abbiamo visto caricare una partita di piombo nel 1258, e
frumento ed orzo nel 1264, ad Oristano) affidava al fratello Cer-
vellino una commenda di I. 150 che egli si proponeva di negoziare
nell'isola (I).
Questa è la somma più alta che vediamo collocata in questi
viaggi.
Dodici anni dopo, il 7 ottobre 1280, Deconzino de Carate
da Monza riceveva in mutuo da Compagno Guidi da Firenze
I. 24 che egli si proponeva di negoziare in Sardegna ovvero in
Sicilia (2).
Altri esempi notevoli di commende interessanti il commercio
sardo - marsigliese ce li porge il notulario di Pascal Meyrargues.
Nella primavera del 1286 la galera marsigliese di Pietro Caire
si recò in Sardegna. Per questo viaggio Ugo Gautier, quale
rappresentante della moglie Beatrice, affidava a Giovanni Amat,
marsigliese, una commenda di s . 50 in paccotiglia d' uso (a).
Nell'autunno Uga Serre, moglie di Bertrando, colloca in
quattro coperte di lana (4) una commenda di s. 30 di reali che
il socio accomandatario intendeva di trasportare in Sardegna
sulla nave di Bari so ne (sardo?).
Il 12 agosto 1288 Ughetta Alier diede in commenda al marsi-
gliese Bernardo Jauzière 7 I. e . . . . s. di reali in cento tornesi
d'argento, per la Sardegna 10); due anni dopo, il 16 gennaio,
fu affidata un'altra commenda, che consisteva in drappi rossi di
Narbona del valore di 14 lire di reali, da Giacomo Guglielmo,
cambiavalute, a Ugo Carrière (6).
Ora queste testi monianze del commercio di Marsiglia per la
Sardegna, che si accumulano verso la fine del periodo che

( I) Codice Diplomatico, I, N. 40 1, pag. 168.


(2) Codice Diplomatico, 11, N. 677, pag. 324 e seg.
(3) Pièces commercia/es diverses tirées des archives marsetllaises du Xlii
siècle: IV, N. 27, pag. 426. V. altre n ote prec.
(4) Id., N. 42, pag. 4:13. 11 SESTA (Sardegna Medioevale, I. pag. 251, nota
132, e 11, pag. 4 1, nota 82) cita questo documento come prova èell' esporta-
zione della lana sarda a Marsiglia.
(b) Id., N. 54, pag. 436.
(6) Id., N. 76, pag. 444 e seg,
- 19 -

stiamo esaminando, mettono fuor di dubbio la sua vigorosa


ripresa, dopo l'ostilità manifestata dai genovesi nel passato.
E la ragione non ultima va ricercata negli eventi d i questi
anni nei quali Genova, in lotta con Pisa, mirava a tenersi in
buoni rapporti con le altre città.
Queste poche notizie hanno fra laltro il pregio di far sapere
che la Provenza inviava nell' isola articoli di pregio, frutto della
sua operosa industria, ricevendo in cambio derrate, e materie
prime, alcune delle quali, come il piombo ed il corallo, alimen-
tavano il commercio di Marsiglia con l'Oriente.

§ 10. - ALTRE NOTIZIE.

P er ultimo è utile illustrare le notizie ri maste sul movimento


delle merci, che-serviranno a completare le altre numerose esposte
per le epoche precedenti.
Attivissima continuava l'esportazione del cacio dati ' isola, ed
il 13 giug no 1276 Martino da Fontanegli, formaggiaio genovese,
incaricava Giacomo Finarino di prendere 148 cantari di for maggio
d i Torres, Cagliari, Gallura e Palermo, e 26 la me di piombo, che
gli 'e rano giunti sopra un suo naviglio, ancorato nel porto d i
Modrone (1).
C o me si vede, tutte le regioni della Sardegna contribuivano
a mantenere il commercio del formaggio, mentre l'esportazione del
piombo con tinuava in interrotta. Superfluo aggiungere che pure la
lana sarda continuava a trasportarsi in g rande quantità s ul mercato
continentale.
li 27 novembre 1268 Rainiero Rainuccio da Firenze vendette
al suo concittadino Rodolfo Bernardi 3 cantari e 72 roluli di filo
filato di Sardegna .per I. 7 al cantaro (2); ed il fiorentino Filippo
de Venizo comprò da Marchio da Urso 10 ligati di lana sarda
del peso di 13 cantari e 74 rotuli, in ragione di I. 1 e s. 6 al
cantaro, insieme ad altra lana sottile di Buzea. E' interessante
sapere che quest'ultima costava ::irca il quadruplo di quella sarda
(I. 4 e s. 10 il cantaro) (8).

(I) Codice Diplomatico, Il, N. 165, pag. 78.


(2) Codice Diplomatico, I, N. 443, pag. 176.
(3) Codice Diplomatico, I, N. 439, pag. 175.
- 80 -

fra le altre merci esportate dalla Sardegna bisogna compren-


dere il legname da ardere.
La pandetta di Trapani modificata certamente prima del 1312
(1309?) ci fornisce la prova delle relazioni commerciali esistenti
fra questa città e la Sardegna nel primo decennio del secolo XIV,
rapporti che naturalmente risalivano a qualche secolo prima.
I materiali combustibili (astellis et lignis combustibilibus)
provenienti dalla Sardegna e dalla Corsica dovevano pagare alla
dogana di Trapani un diritto di e quinque per centenarium > (1).
Del resto, a favore della tesi di una . discreta attività commer-
ciale preesistente fra la Sardegna e la Sicilia si potrebbe far va-
lere il privilegio di Corrado Il re di Sicilia del 14 giugno 1268 (2),
col quale egli concedeva molte franchigie ai pisani, compresi
quelli che dimoravano in Sardegna.
Certamente siamo lontani dall'attribuire un'importanza pratica a
questo privilegio; la caduta della casa Sveva (battaglia di Taglia-
cozzo) e la morte di Corrado sono lì che ce lo dimostrano.
Ma non è questo il punto. Dopo ciò che abbiamo detto a
proposito dell'avventura di Guglielmo di Palermo, bisogna rico-
nuscere che se ai mercanti siciliani erano spesso preclusi i porti
logud oresi, erano invece aperte e sicure le piazze marittime sarde
nelle quali aveva il sopravvento Pisa, dato che questa città man-
teneva relazioni stabili con l'Italia meridionale.
Ed i buoni rapporti esistenti durante la dominazione sveva
fra l'Italia meridionale e la parte della Sardegna controllata da
Pisa, non vennero meno sotto il governo angioino.
Una notizia particolarmente significativa ci fa anzi sapere che
la Sardegna importava grano dalla Sicilia, prova manifesta che la
politica monopolizzatrice del commercio dei cereali perseguita da
Pisa aveva portato qualche volta alla conseguenza, specie in an-
nate di scarso raccolto, di privare l'isola del suo normale fab-
bisogno (3).

(I) • Cabella dohane maris de mercibus licitis et perm1ss1s: Item de


lignis combustibilibus. delatis de ins ulis Corsice et Sardinie, debentur dohane
qt1inq11e per centenarium. Item de astellis et lig nis combustibilibus, que fe ren·
tur ab insulis Sardinie et r'orsice ·. O. LA MANTIA, Le pandette delle gabelle
regie antiche e nuove di Sicilia nel sec. XIV, Palermo 1906, pag. Xl e seg.;
pag. 25 e a4.
(2) DAL BoRoo, Diplomi pisani, pag. 201 e sgg. ; TOLA, Codice Diplo·
malico, sec. Xlii. N. 109, pag. '387.
(3) C fr Sulle coalìzioni o rasse. cit., par. 5, pag. 19; Ordinamenti mer-
cantili e triblltari, cit. , par. 7, pag. 20 e seg.
- 81 -

L' 1t settembre 1277 Manno Guidoni da S. Miniato e Nicolò


Rabatino da Pisa ricevevano da Pietrino di Bonvassallo Nepitella
I. 780 e s. 16 per mine 976 di grano siciliano, vendutogli in Sar-
degna, dopo di averlo trasportato sulla tarida di Guglielmo de
Acurso e di Pagano da Frascati ( 1).
È certo che i mercanti pisani trasportavano in Sardegna di-
rettamente e con proprie navi prodotti dell'Italia meridionale:, in
ispecie vino e frutta, per rivenderli o scambiarli con profitto. Nel
1285, in conseguenza della guerra marittima con Genova, i mer-
canti pisani per non mancare alle consuete spedizioni furono c·o-
stretti a servirsi di navi neutrali (2) .
ANTONIO COSTANZO DELIPERI.

TABELLA DEI PESI E DELLE MISURE <3>


Bugia e Ceuta - 1 cantarius = 10 rotuli . = kg. 52,8
1 collo . = " 105,6
Champagne - 1 libbra piccola (per le sete, il taffètà) = ,, 0,349
libbra g rossa ,, 0,475
carica ( = 350 lib.) . ,, 166 1 / 4
Firenze - 1 libbra piccola (de bilancia) ,, 0,339.54
1 libbra grossa (de stadera) ,, 0,346
modius di cereali - 8 sacchi =
24 staia (di 23 litri) • = El. 5 1 /!
1 staio (sestario) di sale I. 27
1 canna = 4 braccia (di m. 0,5836) m. 2 1 / ,
Francia Meridionale.
libbra piccola di Montpellier kg. 0,315
,, grossa ,, ,, 0.420
1 ,, ,, di Marsiglia = " 0,416
1 quintale (:- cantarius) di Marsiglia = " 41,6
1 carica Provinciae = 300 lib • = " 124,8
( I ) Codice Diplomatico, Il, N. aso. pag. 174.
(2) Annali Genovesi, V. Roma 19~9, .pag. 74 ( A. 1286): • cum autem
Pisani in suis navibus navigare non possent, ceperunt <•peram dare ut res
suas possent per extraneos destinare, atque de partibus Principatus vinum et
fructus ad partem Sardinie et etiam Barbarie sepius transmittebant. •
(H) SCHAUBE , op. cit., pag. 977 e seg.
- 82 -

1 ~extarius di Arles I. 56
di Aigues-Mortes " 46
di Marsiglia . . = " 39
di Montpellier " 44 / I
1

di Narbona .- " 63
1 mina di Collioure .- 175
1 olla di sale a Hyères .- ",,112 1/ 2
Genova - 1 centenarius = 100 lib. kg. 3 1,5
sacco di lana = 500 lib. ,, 157,5
1 carica = 400 lib. 126
1 cantarius = 6 rubbi 100 "
rotuli = 150 lib. - " 47,25
1 rubus = 25 lib. " 7,875
1 rotulus = 1 lib. 1/ 2 " 0,4725
1 lib. " 0,315
m ina = 2 quartini 4 staia
= 8 quarti = 96 gombette I. 105
staio = 24 gombette " 26 I I 4
I gombetta ,, 1,095
barile d 'o lio = I cantaro " 51 '/a
canna = 9 palmi m. 2,232
braccio = 2 palmi 1/ 3 " 0,579
1 palmo " 0,248
balla di merci = cantari 4,167 kg. 197
Pisa - Il centum = 100 lib. subti les ,, 32 2 / .
1 lib. subt. (de bilancia) " 0,3276
Il cantarius = 100 rotuli 158
libbre grosse ,, 52,8
1 rotulus " 0,528
1 libbra grossa (de stadera) gr. 334
Soma someggiata - libbre 512 kg. 171
1 modius d i cereali -- 24 staia El. 14,88
1 staio I. 62
staio grosso di sale ·= 62 quarri El. 9
l can na = 4 braccia = 10 palmi m. 2,48
I baia fustaneorum = 40 peciae
Sardegna - 1 cantarius di Cagliari 167
lib. pis = kg. 55 3/ ,
1 starellus di Cagliari I. 46
starellus di Oristano (Arborea) = ,, 36
- 83 -

Sicilia (Regno).
La libbra d'oro = 12 oncie . = gr. 318,81
I oncia d'oro = 30 !areni " 26,568
1 tarenus = 20 grani ,, 0,8856
La libbra grossa = 12 unciaegene-
ralis po nderis = kg. 0,3507
uncia generalis pond . = 33 tareni gr. 29,225
cantarius 100 rotuli" a Napoli kg. 88
1 ,, ,, ,, ,, in Sicilia 11 80

1 ,, ,, ,, ,, pel cotone = ,, 78,2


La salma generalis Regni (cereali) I. 263
,, ,, magna (Messina e Terra11.) ,, 315,5
,. ,, in Puglia . ,, 239
La canna generalis Reg ni = 8 palmi m. 2 circa
LA CARTA DELLA SARDEGNA
DI ROCCO CAPPELLINO (1577)

1. - IL CAPPELLINO ARCHITETTO _MILITARE.

Rocco Cappellino (I l era conosciuto come architetto militare


in una ristretta cerchia di studiosi, per poche notizie contenute in
un manoscritto inedito (2) di Giorgio Aleo,· un cronista sardo del
seicento. Si sapeva, cioè, che egli era venuto in Sardegna per
ordine di ·cario V, per dare nuovo assetto alle fortificaiioni di

(I) Cosi R. Almagià in L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la cario·


trafia dell'Italia nei secoli XVI e XVII, Napoli 1922, p. 83 e in Monu-
menta ltaliae cartographlca, Firem~e, 1929, p. 48.
Altri, tra cui D. Scano in Forma Karalis ·Cagliari, 1934, p. 64 scrivono
Capellino. La descrizione che pubblichiamo più avanti è firmata Rocho
Capelino; ma giova osservare che l'autore non usa mai le doppie consonanti.
Preferiamo adottare qui la forma usata dall' Almagià, che, valorizzando
questo ignorato cartografo cremonese, lo l\dditò per primo come tale agli
studiosi.
(2) Successos genera/es de la /sia y Reygno de Sardeiia despues del
diluio hasta el a/io del 1325 del nac1miento de Christo nuestro Seiior. i.• ope·
ra, in due grossi vol umi, è conservata nella biblioteca universitaria di Ca-
gliari, fondo Baylle. e fu scritta tra il 1677 e il 1684. L'autore, un cappuccino
del convento di S. Antonio in Cagliari, era stato esiliato in Sicilia
per ordine del viccrè di Sardegna duca di San Germano; ma neppure dopo
il suo ritorno in Cagliari potè pubblicare il suo lavoro, sebbene ne avesse
avuto licenza, nel 1686, dai suoi superiori; e pare che più tardi anche Vit·
torio Amedeo. li, come dice il Manno in Note Sarde t ricordi, p. 67, negasse
• il suo consentimento alla stampa dell'opera... perchè tutta pendente alle
opinioni antireialesche •.
85 -

Cagliari (t ), dove le belle torri pisane mal si prestavano ·ad una


effkace difesa contro :e nuove armi e contro i te muti attacchi dei
Turchi, (2) e che aveva eseguito l'incarico di fiducia anche sotto
il regno del successore Filippo Il, riordinando e completando le
vecchie mura di Cagliari e conferendo alla sua opera una tale
grandezza e bellezza di linee da suscitare l'ammirazione dei
contemporanei (3).
Questa operosità cagliaritana del Cappellino è stata, or non è
molto, messa in nuova luce dallo Scano (4), il quale, trascrivendo

(I) Per ottenere l'autori zzazione dell'impe ratore era stata invia la in
Spagna un'ambasceria, di1;posta da l vicerè don Lorenzo de Heredia, de lla
quale era a capo don Gerolamo de Aragall, governatore di Cagliari e di
Gallura. Cfr. Ateo. Successos, t. Il, p. 716.
t2) Il pericolo era veramente serio, poichè intorno alla Sardegna si era
riacceso un vivace gioco di interessi per il dominio del Mediterraneo.
Le esigenze della difesa dell'isola sono chiaramente prospettate dat-
i' Ateo: • hauiendose uariado despues el uso de las armas co n la nueua in·
uencion de la artilleria; y necessitando de mayores reparos y otras fortific:i-
ciones a lo modern o, para poder resistir, y defenderse de la Armada de los
Turcos, que con ordi narias correrias y assallos rnolestauan estas lslas •.
Successos, t. Il. p. 718 .
(3) Oltre che dell' Aragall il Cappellino godette della fiducia del suo suc-
cessore don Alvaro de Madrigal. L'opera, secondo l'Aleo (t. Il, p. 721 ) fu
compiuta in 15 anni: • e n espaco de qui nze ailos, empozando del ano 15fi3,
fue questa en su total perfecion y curnplimento, el de 1568 con la assistencia
y traza de Roque Capellino, che tambien se llamaua el Fratin, lngenie ro ca-
pacissimo y de grande arte, que dispusò la pianta • . Giova notare che qui
l'Ateo, scri vendo ad un secolo di distanza, .:ade in errore, quando chiama il
Cappellino • et Fratin •, poichè questo sopra nome di fratin o f ratino
d.eve attribuirsi ai fratelli Giorgio e Giacomo Paleario, di Marcote (Svizzera),
architetti militari, che inviati da Filippo Il in Sardegna, vi continuarono l'opera
del Cappellino. Si cfr. su di essi il bellissimo voi. citato dello Scano p. 69·77,
pubblicate nel 1934, in occasione del Xli Congresso geografico nazionale,
L' Aleo riporta, per altro in modo incompiuto, un'iscrizione la q uale ricorda
la costruzione d ~ I baluardo di S. Gio vanni :
D. 0 . M . DIVO fHILIPPO REOE DNOQ NOSTRO SEMPER AUGUSTISSIMO ILLM.
D. ALVARUS DE MADRIOAL SARDINJ A:: PRO REX TUM IN CETERIS TUM IN HOC
S. IOANNI PROPUONACULO DICATO SIMU L CUM FJRMJSSIMO MURO SUUM IN CALAR!
ESACTISSIMO MUN IENDA STUDIUM COMMOSTRAVIT ANNO DOMINI MDLXVIII INOENIERO
ROCO CAPELLJNO ANTONIO MAZOLINO MASOR.
Il Mazo lino, indicato nell'iscrizione, è chiamato dall'Aleo e cabo maestro •
La s tessa iscrizione è a nc he riprodotta dallo Scano.
(4) o. c.
- 86 - .

iscrizioni commemorative ( t > e documenti archivistici (2) e pubbli-


cando una pia11ta del secolo XVI (3) ha posto in rilievo la mole
imponente delle nuove costruzioni da lui ·compiute per dare
sicurezza e forza alla capitale dell' isola.
Al Cappellino si deve, sopra tutto, attribuire il merito di
avere, nell'ansia del ri1111ovame11to, conservate integre le vecchie,
mirabili torri di S. Pancrazio, dell'Elefante e del Leone, di cui
la nuova tecnica dell'ingegn eria militare avrebbe consigliato la
trasformazione delle alte cime e di aver cinto il castello con un
sistema di nuovi, inespugnabili baluardi. Opera, invero, grandiosa,
per cui lo Scano può giustamente affermare che come Giovanni
Ca pula fu « I' architetto del castello medioevale > , così Rocco
Cappellino fu e I' ingegnere della fortezza del rinascimento: ambedue
grandi maestri nella tecnica delle costruzioni » (4).

(1) Si veda specialme!lte l'iscrizione VII , p. 148, conservata ora nel Museo
di Cagliari. Essa riguarda il primo lavoro fatto dal Cappellino, nel 1553,
il ba!'tio ne della liona, e conferma una notizia del!' Aleo, l'ordine, cioè, dato
dal vicerè de Heredia al gove rnatore de Aragall, di far venire in Sardegna il
Cappellino • ut mirabile ordine sua manu nobis propugnacula omnia descri·
beret interque principaturn obtinet hoc presens calaritanum quod sua inventio-
ne ac militie iudicio a fundamentis usque perfectionem forman accepit summa
sollicitudine et diligentia • .
(2) Notizie varie sul Cappellino contieue il Registro de prouisio11 a guerra
dell'Archivio di Stato di Cagliari. Vedasi, p. e. q uello riportato dallo Scano a
p. 160, dal quale si rileva che il Regio Consiglio di Patrimonio e di Giustizia,
con provvedimento del 12 nov. 1561, ordinò il pagamento delle competenze
dovutegli per t ntto il tempo da lui trascorso in Sardegna, sulla base di 30
ducati al mese, con un compenso in più per 8 mesi.
Sembrerebbe inoltre. co me afferma lo stesso autore, che il Cappellino
fosse coinvolto nelle lotte tra gli Arquer e gli Aymeric, che agitarono in
quel tempo la vita cagliaritana .
(3) E' un disegno di Giorgio P11leario fratino, conservato nella biblioteca
del principe Trivulzio, in Milano. Esso illustra schematicamente le fortifica-
zioni di CagliRri, indicando con linee gialle le muraglie antiche, pisane ed
aragonesi; co n linee verdi la fortezza fatta dal Cappellino; con linee punteg-
giate il disegno eseguito dal fratello Giacomo Paleario Fratino e con linee
sfumate il suo parere.
Da questa pi:mtn e dai vari documenti raccolti dallo Scano si rileva che
il Cappellino innalzò le mura di N. S. della Conceiione ed i bastioni di
S. Giovarmi, di S. Antonio, della l:eona, di Oesus, di S. Giacomo e di S.
Pancrazio. oltre le cortine che congiungevano i paluardi e le opere
acces~orìe.
(4) Scano, o. c., p . 65.
- 87 -

2. - D ESCR IZIONE DELLA SARDEGNA.

Oltre che per le sue grandi benem erenze nel campo dell' inge-
gneria mil itare, il Cappellino meri ta di essere ri cordato per una
sua carta della Sardegna, segnalata nel 1922 dati' Almagià in uno
studio sul M agi11i ( I) e riprodotta in un manoscritto della Biblio-
teca Vaticana (2) .
Essa è accompag1111ta da altri documenti , desti nati ad inte
grarla: una descr izione e diversi disegni parziali dell'isola.
La descrizi one 131, terminata iii Roma il 4 maggio 1577,
doveva essere certamente pubblicata i 11:;iemc con la carta, quasi
come un commentario, seco ndo la tradizione dei cartografi (4}.
Da essa si apprende che il Cappellin o arr ivò in Sardegn a nel
1 ~52 e che vi si fer mò venti anni. non so ltanto per riorganizzare

(I} O. c ., p. 83. cd anche i Mo111wze11ta, stupendo lavoro, nel quale è


tracciato in una p oderosa sintesi lo svolgime nto della cartograf ia italiana.
(2l Il ms. f<\ parte de l Fondo Barberini ed è segnato col titolo di Barb.
L ai. 4414. E' un cod ice cartaceo, legato in pergame na, senza titolo, di 48
carte, di cui solfanto 28 s i rìferiscouo alla Sardegna.
(3) E' ripet uta nel codice tre vo lte . Qui è pubblicata la prima redazione,
che ci pare la migliore. La seconda è più breve clel!e altre due ed incom-
pleta; soltanto la prima e la seconda sono firmale La terza è quasi cor-
r ispondente, per numero di righe, alla prima, ma presenta qu alche variante
dì scarsa entità. Per es. vi si parla, i n principio, della • felice memoria de lo
impera tore Charlo Quinto•. che l'aveva invia to in Sardegna, e del figlio Filippo
Il: •questa isola l{ià molti hani fu poseduta da li re de Aragon et ancho
la posede el re Fili po • . La posizione geografica d~ll'isola è desc r itta quasi
con le stesse parole.
Altri particolari riguardano la fauna: • cerui. mufoli, porci, caprioli, uolpe
asai et martire •. Accenna, poi , al m odo di vfstire degli abitant i: . quasi tuti li
paisani son uestiti de stiuali ., al co mmercio delle pelli: • d e le p ele de
diti caprioli ancho se ne imbarca. una gran soma · , ed ti lle armi: g li uomini,
oltre la • bal~stra • po rtan o, • 1111 gran chortelo, come se fose pugnial qual
li serne per tagliar legnia et chiirne •; posseggo no anche • un azalino • per
• acender fochÒ chon un corneto ch e dento da una parte portano sale, et
da !altra la lescha per il focho .. Alquanto più determinato è, infine, l'ac·
cenno ai fiumi.
(4) Quasi tntte le c;irte erano accompagnate da brevi descrizioni. Un
esempio, se vogliamo riferirci soltanto alla Sardegna. ne aveva dato, nello stesso
secolo, prim a del Cappellino, Sigismondo Arquer, con la sua Sardiniae brevis
historia et t!!'scriptio, pubblicata nella Cosmografia Unive rsale del Munstc r.
-88

la difesa di Cagliari, ma anche per visitare le altre parti dell'isola


più esposte a pericolo (t ).
Le altre notizi e sono quelle che I' autore considerava indi-
spensabili a chi avesse voluto o dovuto consultare la carta; quel
tanto ritenuto necessario per avere un'idea della regione rappre-
sentata: nomi tradizionali dell' isola, popoli che I' abitarono,
posizione geografica, prodotti principali, lingua, usi e modi di
vita degli abitanti, luoghi fortificati, ripartizioni ecclesiastiche,
fiumi e centri più notevoli.
Dal!' insieme delle notizie storiche, geografiche e politiche
risulta un quadro vario e vivace, reso ancora più interessante da
un elenco delle divisioni territoriali, che trovano riscontro nella
carta, e da un elenco dei signori dell' isola (2).
La descrizione del Cappelli no, pertanto, oltre che un docu-
mento utile alla illustrazione della carta, è un notevole tentativo
di valorizzazione dell' isola, chiaramente espresso col porre in
rilievo I' importanza storica, politica e strategica del suo do-
min io (3 ).

< l a isola de Sardign ia da greci fu domandata Sandalia perchè

queli gran tempo la signoregereno, et poi da Sardo filiol de Ercule


fo domandata Sardig nia qual con un gran populo se partete de
Libia, et questa ue11e ad habitare; et che questo sia li abitanti del
presente al parlar et a li tragìj del uestir ancho se asimili ano a

( I) Ciò è co nfe rmato, come vedremo in seguito, dai disegni par.lia li


de ll'isola .
(2) Può giovare come confronto con la nota chi! ne diede per il sec.
X LV il Fara. Cf O. f . fnra De rebus sardois, To rin o 1835, I. lii, p. :!96 e
seguenti. La nota si riferi s ce all'anno 1358. Ma. ben pochi di quei nomi ri -
s ultano ne ll'elenco del Cappellino, non per inesattezza de lle sue informazioni,
ma per la profonda tras formazione che i feudi e i 1itoli feud" li avevano
subito per estinzione di casati, pe r devolmdone, per vc11dite o per altri modi
di passaggio da una famiglia ad un'altra. Cfr. Casalis. Dizionario Geografico,
voi. XVIII quater, To rin o, 1856. e f. Looldo Cancpa. R.icerclze e osservazioui
s.ul feudalesimo sardo dalla dominazione aragonese, specialmente il cap. sui
titoli feudali, in Archivio storico sardo, voi. XV, fase. 3 4, p. 173 e segg.
(3) Il Cappellino scrive i nom i propri. geografici e storici , con lettere
minusco le, esclusi quelli c he nella carta dell'isola s i riferiscono alle divisioni
territoriali, nè adope ra accenti ed apostrofi.
Pur conservando al testo il carat1ere generale. che volle conferirgli l'au·
to re . vi abbiamo apportato quelle modificazioni 11ecessarie per renderne
meno difficile la le ttura e più agevole I' inter pr.. tazio ne. Giova notare, poi,
oltre l'uso costante dell' Il per v, e, talvo lta, del c per s, I' assenza delle dop·
pie cousonanti.
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- 89 -

diti libici. Et lano del 52 che io fu mandato in questa isola da


I' imperatore Charlo Quinto a fortificarla, li paesani portauano li
capili longi fin abaso de le spale et anelati al modo che soleno
portar li cing;:ili, et el parlar suo è de più sorte de uocabili del
barbaro del spagniol del latino et de catalano, et de mala pro·
nontia de modo che senza gran pratica queli non se intendono.
Questi son boni balestreri et gran caçatori per le gran chace de
tute le sorte de animali che in dita isola se trova. Non genera
lupi nè animaii venenosi; tiene grandisima abundantia de tuti li
animali domestici et bone raze de cauali. Queste gente son so lite
al patir, stano a la campagna doi mesi et vivono solo de car[n)e
et aqua cenca mangiar pane nè bere uino et tuti portano la sua
balestra et sono destri al corere et al saltare et oseruano I' orde-
nanca tanto queli da caualo come queli da piè; poichè ancho li
baroni come soi uasali non mancano de esercitarli in far le mostre
chon soi stendardi et trombete, et poi uano a defensar in le ma-
rine in quele parte che uiene a esere asaltate da turchi. Et che
saperà ben usare in suo tempo de questa gente non è dubio che
in parte saran causa de defendere el regnio.
Questa isola fu poi de cartaginesi et queli la deteno a li
romani con due altri paesi in l'Africa per pagamento de una
pena qual li dueuano de una fede rota.
Et questa tiene in longo dal semptentrione a I' austro che el
capo che a questo mira siè a riscontro de porto Farino in Bar-
baira, et dal septentrione risguarda drito a Bonifaci in la isola
de Corsica.
Questa isola al circuito tie11e molte isoiete et gran pescagione
de chorali et pesci in grandisi ma abondantia et tiene bonisimi
porti et bone stancie per naui et galere abondanti de aqua et
legnia et carni ma più acomodi a corsari che a cristiani, per
esere dita isola molto uicina a la Barbaira.
Questo paese tuto se diuide in baronie et incontrate le quale
ogni una di queste son de molte uil e in uicinanca et tute teneno
li soi baroni saluo che le cità quale el re tiene per se, ma el
camuno de queste godono le ~ntrate cioè douane, et driti de
noui impositi; et ancho el re tiene certi riseruati de confiscatione
dei quali se paga li regimenti et altro non à sino che anzi diti
baroni celebrano un parlamento, et li dano cento mila scudi.
Questa gente se diuidono in 1re parte diti li stamenti, li no·
bili che dicono el militare, et lo eclesiastico et popu li de le
-90-

cità. Li contadini sono sotoposti a li soi baroni. El nome de le


baronie qua a baso stan scrite:
La baronia de S. Michel in lo capo de Caleri.
La baronia de lo Campitano . de Caleri.
la baronia de Giave.
La incontrata de Tregienta.
La incontrata de Parte lpis.
La baronia de Aqua freda.
La incontrata de Coradoria.
La baronia de Las Placas.
La baronia de Mon Rial.
La incontrata de Marmila.
La incontrata de Parte Mont.
La baronia de Parte Ualenca.
La incontrata de Ctiertidano (I ).
Li tre campitani de Oristano.
La incontrata de Parte Barigado.
La baronia de Monti Uero.
La baronia de Bonueij.
La incontrata de Ouilarca.
La incontrata de Margine de Macomer.
La Planargia de Bosa.
La baronia de Monte Leon.
La incontrata de Opia.
La incontrata de Puagra.
La incontrata de Romagnia.
La incontrata de Ti es.
La incontrata de Anglona.
La incontrata di Monte Agut.
El contato de Oociano.
La incontrata de Oalura.
La incontrata de Barbaira Berui.
La incontrata de Barbaira Lol aij.
La incontrata de Barbaira Ceuolo.

Queste che segueno sono el nome et le tere intorno a I' isola:


Capo Pola - Capo tera.

(1) Cfr. la nota che si rìferisce a questo topo nimo nell'ill ustrazione della
carta.
-- 91 -

Uila de Olesia cità.


Oristano cità - Bosa cità.
Lalger cità - Sasari cità.
Tera nova cità.
Posada incontrata.
Agoliastro incontrata.
Sarabos incontrata.
Caleri cità principal in lo regnio.
Capo Carbonara deserto.

Questi che segueno son li nomi de li baroni et sig no ri in


lo regnio:
El conte Chira.
El conte Oliua.
El conte de Uila Sores.
El con te de Lacon .
El conte de Sedili.
Don Per Masa.
Do n Je ronimo de Card ona.
Don Rainer Belit.
Do n Saluator Citrilia.
Don Dalmaso San iust
Do n Manuel de Castelui.
Do n J eromino de Ceruelion.
Don Fabrici Oerb.
Don Francesco Capata.
Don Ferant Dedoni.
Don Salvator Aimerich.
Don Angiel C itrilia.
Don Mate da Siena.
Don Per Onofre Ferer.
Don Sebastian Carilia.
Don Oiouan Carga.
Do n O iaime Manca.
Don Antoni de Rauaneda.
Sr. Mercurio S. Cros.
Sr. Tiberi Sana.
Sr. Cesar Bofil.
Sr. Angel Boschet.
Sr. O aspar Porthiela .
- 92 -

Sr. Francese Torilia.


El baron Durant
El baron Roca Martin.
El baron Fogondo
El Sr. de Poco Magior.
El Sr. de Mas.
Tuta l'isola se diuide in due gouernatione: el capo de Caleri
et el Capo de Sasari. Li gouernatori quel de Caleri don jaime de
Aregalia; quel de Sasari don Antiocho Belit, qual è vacato per
sua morte. In dita isola li è tre a[r]ciepiscopati et quatro episco-
pati; li arciepiscopati: Caleri, Sasari et Oristano; li episcopati :
Lalger, Bosa, Ampories et Ales.
Tuti li sudeti baroni stano benisimo in ordine de arme et de
cauali, et sono prontisimi per seruitio del re a defend ere quele
parte de marine quale uiene ad esere asaltate da turchi et da
nimici.
Sopra tuto li è lo 111.mo S'· Don jeronimo de Aragalia presi-
dente perpetuo per sua m.u in absentia del uicirè qual è tanto
diligente in Iute le cose che conuiene al seruicio de quela, che
giorno et note non manca de uigilare per la defensa del locho,
et masime in le cose de iustitia; perchè ongni uolta che lui rege
et guverna ua ueder le prigione de pouere persone de gran tempo
retenute in quele. Le piace forte son tre: Caleri, Lalger, Castel
Aragonese ma ancora sarano più; perchè sua mag.tà le fa solecitar
a furia poichè se perse la Ooleta, per questo se dice che de un
gran male se caua un gran ben,
Li fiumi de questa isola non tiene nomi saluo li quatro prin-
cipali quali son domandati da Tolomeo Sepus, l'altro Tirus, l'altro
Sacer et l'altro Tehemus. Tuti li altri da paesani son domandati
dal nome della cità o vila ove queli pasano, de modo che ueneno
auere diuersi nomi.
Et perchè a me pare che el disegno de dita isola non è mai
stato tirato ala sua bona forma et siando io stato et praticato da
uenti hani in far fortiticar quei lochi per ordine di sua mag. tà, non
ho uolsuto manchar de retrarla in la melio forma che si è potuto,
perchè parte et pericolo grande in riconoscer le marine intorno
I' isola de turchi, che al continuo sono imboscati in tera per
piliar qualche anima et anco in tempo d'estate per la mala sanità
del regnio in traversarlo è magior pericolo et per questo li signori
••

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- 93 -

del paese stan in le cità la state et lo· inverno stan fora a le sue
uile. Chon tuto questo non si è mancato de tenir conto con
monti con pia11i uale tiumi et porti et cale et a causa che se
conosca chel paese non ha da esere tenuto in tanto pocho conto
et stima come tal uolta è stato tenuto non ho uolsuto mancar de
farla a lo uso che la serue da stampar. In Roma l'ano di 1577
ali 4 èle magio » .
Roctto CAPELIN DA CREMONA.

3. - 01SEONI PARZIALI E PIANTE DI CITTÀ.

I disegni parziali sono dieci. Per quanto non siano firmali,


la loro attribuzione al Cappellino è indubbia quando si mettano
a confronto con la carta. Non solo, infatti, sono quasi identici i
toponimi. (1) ma sono somigliantissime anche la grafia e la
tecnica del disegno.
Tre di essi rappresentano tratti di costa e precisamente:
1. la costa da Castel aragonese a Bosa; il 2. il golfo di Alghero;
3. Cagliari e i suoi dintorni.
Oli altri sette sono piante di città o di piazze forti e riguardano
Alghero, Sassari, Oristano, oltre una fortezza anonima (2 ). Alcuni
hanno una scala grafica.
Quì se ne riproducono soltanto quattro, ma quasi tutti
meriterebbero una particolare illustrazione, sia per il loro interesse
storico e geografico, sia· per i rapporti che hanno con la carta.
Il primo comprende la costa da Capo Caccia a Capo
Marrargiu, con la rada di Alghero e Porto Conte, I' una e l'altro
insaccati entro terra da ovest ad est (3).
Nel disegno si notano:
Capo de la caça = C. Caccia. Ma nella forma tozza e
deformata ben poca rassomiglianza esiste con I' ardita e maestosa
punta delle carte moderne.

( 1) I disegni, naturalmente, contengono indicazioni e toponimi che nella


carta, date le sue minori proporzioni, non potevano essere adeguatamente
rappresentati.
(2) Sassari ed Alghero sono riprodotte due volte, con qualche variante.
(3) E' riprodotto a cc. 13 V. • 14 R.
- 94 -

Tore maestra = torre littoranea, nelle vicinanze del Semaforo,


alla quale era assegnato i! compito importantissimo di proteg gere
lingresso del vicino Po rto Conte ( 1).
Porto del conte = Po1to Conte. Il disegno è troppo
spostato verso est e mostra, specialmente nella parte più interna,
insenature che non hanno riscontro nelle carte moderne. 11 porto
è rinserrato dalle alture del C. Caccia (il T imidone e le sue
propaggi ni), soltanto delineate, e del monte Dolio (M. D oglia) e
dei suoi contraffo rti, tra i quali si apre uno sbocco traversale, che
potreb be essere l'ingresso di una grotta C2).
Capo de tiri Punta del Giglio (3) coronata dalla torre
dello stesso nome, le cui funzioni erano analoghe a q uella di
C. Caccia.
Capo galera = C. Galera.
Boca del stagnio = Qui il d isegno rappresenta lo stagno di
Cal ich, in fo ndo alla rada, a breve distanza dall a riva, il canale
di scolo che lo mette in comunicazione col mare, un piccolo
corso d'acqua (forse il Sassu) che lo alimenta, ed una chiesetta cam-
pestre: S. Oiaùzo (S. Gavino) (4).

(I ) Il Casalis, Dizionario geografico, Torino, 1833, voi. I, p. 225, la


chiama semplicemente torre d i Porto Conte. Nel Fara. De Chorogrophia
Sardiniae, Carali, 1838, p. 41 , è un acce nno pili esplicito: • Ad turrem Pin·
narum, seu magistram, quaae s peculatoria est •.
(2) Da non confonde rsi, certamente, c on quelle di Nettuno e dc li' Altare.
Porto Conte era un rif ugio sicurissimo per le navi anche ai tempi del
Cappe llino, e nota bene questo suo aspetto un contemporaneo, il Fara, Co·
rogr. pp. 40-41. • Po rtus Comitis, Nimphaeus a Pto lomaeo appellatus, tutis·
simus est, et cuiusve classis capacissimus •.
(31 li Fara, Corogr., p. 40, lo designa col nome di • Caput Liliì •.
(4) Lo stagno era noto anc he a llora per la pescosità delle sue acque,
come ci attesta il Fa ra, Corogr , p. 40: • ad stagnum pisculentum, in cuius
ostio est insignis fons aquae dulcis • .
Per il canale indicato dal cartografo giova osser vare, come nota il Casalis
ne! Dizionario citato, voi. I, p. 221, che la • comu11icazione con le ucque
vive non è sempre aperta, che le are ne, e più le a lghe marine, che vi spinge
il moto delle onde, la ostruiscono; qu indi dormono le acque come in una
palude •.
La zona dello stagno ha subito notevoli modificazioni in seguito alle
opere di bonifica compiute recentemente; ed anche la malaria che la infestava,
può dirsi scomparsa. Nelle vicinanze è sorto il villaggio agricolo dì Calich,
eù ora vi sorride e ferve la vita di Fertilia, centro di una bonifica integrale
d i sicuro avveni re.
- 95 -

larger = Tale, anche in altre carte, è il toponimo che


designa Alghero, dal catalano « eì Alguer » ( t), che quì è rap-
presentata con le sue torri, le sue chiese e le sue mura (2).
La campagna vicina è popolata di chiesette, di cui alcune
si conservano ancora: S. Agustùz, la Pietat, S. Tomas, S. Oiu-
lian, S. Ana (S. Anna).
Di fronte ad Alghero è la Madalena = l'isolotto della
Maddalena, con la cappelletta della Santa che g li diede il nome (3).
Lungo la costa, dopo la città, sono due piccole insenature:
Cala reùw (41 e Cala bel/la col fiumicello dello stesso nome; più
oltre sono la torre denominata la Oaardia (5), e, alquanto discosta
verso I' interno, una cappella, ancora esistente: la Speranza.
Il toponimo di Poler, messo vicino, dovrebbe stare piuttosto
ad indicare il Porto e la Punta di Pòglina.
Nella parte meridionale del vasto arco costiero è il Capo
Marargio = C. Marrargiu, dominato da u11a corona di monti,

( I} Derivato, a sua volta, dal logudorese • s'Alighera •, latinizzalo dal


Fara in • Algarium • ed « Algada •.
(2) Elevala al rango di città da Ferdina udo lii ed a sede vescovile da
Giulio li, Alghero ebbe per la Spagna importanza uotevo lissima nella difesa
della costa occidentale della Sardegna Ne è anche un seg-110 l'insistenza con
la quale il Cappellino ne delineò, oltre il littorale, la fortezza , per ben due
volte, a cc. 15 R-16 V, con s cala grafica, e 25 R-26 V., co n elenco di uomi.
Da quei due disegni si rileva110 più chiara111ente le torri e le rnura, che la ren-
devano u11 presidio munitissimo.
Le torri, rafforzate da bas tio ni e da forti , erano sei: di Montalbano, dello
Sperone, di S. Giacomo, del Molo, della Maddalena, di Porta a te rra. Verso
il molo era la Porta de la mar o Porta a mare.
(3) L'isolotto della Maòdalena, • tutto scoglio vivo • di roccia rossastra,
come lo definisce il Casalis, Dizionario voi. I, p 224, trova~;i, in vero, a nord
ovest della città, a poco più di a/{ di mg., ed è circondato da una secca che si
spinge verso la costa, lasciando soltanto uno specchio d'acqua libero per piccole
navi. Cf. Portolano del Mediterraneo, a cura dell ' Istituto Idrografico dcli i>
R. Mari~ia , Genova, l \J31, voi. Il, parte I, pp. 135-36.
(4 ) Il toponimo assegnato a questo tratto di costa, non è registrato nep·
pure dal Portolano, nel quale, co me nel Fara e nelle carte moderne, è riferito
alla torre ed alla piccola insenatura, conosciute col nomo di Cala Regina
lu11go la littoranea da Cagliari a Villasimius, e predsamente lungo la costa
di Geremeas.
(5) Conosciuta, ora, col 11ome di Torre Pòglina, è ricordata anche dal
Fara, Corogr., p . 40: ' ad portnm Pòlleris, ubi esr turris speculatoria stationis
illius • .
- 96 -

soltanto disegnati. L' isolotto che gli sta di fronte (Sa Pagliosa)
dovrebbe stare, veramente, prima del capo, in direzione di P.
Sos Attentos.

Nel secondo disegno (fii:. 2i, dotato di scala grafica, il


Cappellino ha voluto rappresentare il castello e le mura di
Sassari (1). Non si ha, dunque, una pianta nel senso comune
della parola, com'era, per es., quella di Cagliari, delineata pochi
decenni prima dall' Arquer, con i suoi quartieri, le sue vie, le sue
piazze ed i suoi palazzi, bensì un lavoro di tecnica militare,
suggerito da esigenze belliche e politiche. Infatti, il castello e le
mura subirono, durante i primi tempi del soggiorno del Cappellino
in Sardegna, notevoli aggiornamenti (2), da lui probabilmente
consigliati e diretti.
· Del disegno· che sarà oggetto di pm ampio esame in uno
studio prossi mo, insieme con altri documenti cartografici sassaresi,
si danno qui poche nolizie essenziali.

CASTELLO - Sorto durante la prima metà del XIV secolo (3),


dopo la conquista aragonese (1323), nella parte più alta della
città, aveva la for ma di un trapezio, con cinque torri, di cui quattro
agli angoli, una nel lato interno. Si vede, intorno, l'antemurale,
innalzato nel 1503, su disegno di Antonio Ponzio. Demolito
nel 1878, il suo rico rdo è ora legato alla piazza omonima.
MURA - La città aveva una cinta di mura, protette da un
fossato, da torri e baluardi. Esse avevano cinque lati, con forma
irregolare e bislunga. Abbattute in vari periodi, nella prima metà
dell'ottocento, quando la città antica apparve insufficiente ad

(I ) Occupa nel ms. 111 cc_. 17 V-18 R.


(2) Tra il 1552 e il 155i"> alle antiche fortificazioni si aggiunse un ba-
:;tionc scavando intorno un fosso, e si compirono altre opere difen:;ive. Cf.
Casalis, Dizionario, voi XIX. pp. 76-78.
(3) Secondo il Fara. ne l lil42, secondo altr i nel 1331. Per l'esattezza del
disegno, rilevato certamente dopo un accurato s tudio sul posto, giovll la de-
scrizione datane dal Fara, Corogr ., p. 77, • (Sassaris urbs) fuit insigni aree
muni ta, quadrangulari forma et quadrato lapide const ructa cum quattuor tur·
r ibus in angalis, et altern in porta, per q uam ex Castro est esitus in civitatem,
ubi sunt quattuor portac, in quattuor murorum ordinibus, et propugnllculum
concameratum affabre ab Antonio Pontio anno 1503 elaboraturi1 •.
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- 97 -

accogliere la popolazione e cominciarono a popolarsi "di case le


campagne vicine, non rimangono, ora, che pochi avanzi.
TORRI - Erano circa quaranta, compr~se quelle del castello,
tutte quadrate, eccetto una, eh' era rotonda (1 ).
PORTE - Nel disegno se ne vedono quattro, (poichè un'altra,
la Porta nuova, fu aggiunta più tardi): Porta Castello, chiamata
anche Capu de Villa; Porta Rosello, verso la valle dello stesso
nome; Porta S. Antonio, quasi di fronte alla chiesa omo11ima;
Porta Uceri od Utzer!., verso nord nelle vicinanze di S. Maria di
Betlem. Anche le porte furono de molite nel secolo scorso. (2).
Fuori delle mura sono: la Vale de Roselo, celebrata dal Fara
per la sua fonte (3), corrispondente ali' attuale Rosello (4); S.
Alltoni, chiesa ex-conventuale dei padri Antoniani e poi dei
Servili; il . Conuelito de Belem = S. Maria di Betlem; chiesa
già dei Benedettini, poi dei Minori Conventuali; il Poco da rena =
Pozzo di rena, 's ituato nell'attuale Emiçiclo Garibaldi e soppresso
verso la fine dello scorso secolo.

Nel terzo disegno (fig. 3> si vede Oristano col suo castello, le
sue mura, intèrcalate da torri e da bastioni (5 ).
La città aveva due porte, chiamate dal f ara (6) Porta Pontis (7),
per la quale si usciva per attraversare il Tirso sopra un
ponte antico (8\ e la Porta maris, presso il castello, la quale
conduceva verso S. Giusta.
Pi·ù tardi fu aperta una porta secondaria chiamata Portixedda (9).
Fuori delle mura si vedono la chiesa di S. Sebastiano cd il
corso del Tirso, ormai vicino al mare.

(1) La Torre turondula, annessa più tardi al grande fabbricato del-


l'Università, diede il nome alla via Torre tonda.
(1) Nel ventennio compreso tra il 1854 e il 1874.
(3) Corogr., p. 78, dov'è chiamata col nome di fons Uruselli.
(4) La Vale de rosela occupa nel disegno anche la zona, vicina al ca-
stello, più comunemente conosciuta col nome di Fossu di la nozi = Fosso
della noce.
(Sì Sta a cc. 17 V-18 R.
(6) Còrogr., p. 72.
(7) Chiamata anche Porta manna.
(8) Casalis - Dizionario, voi XIIJ, p. 248.
(9) Porta piccola • Sta in via Mazzini.
- 98 -

Già centro del Giudicato di Arborea e celebre n ell'a storia


sarda medio «vale, oltre che per il nome di Eleonora, per le fiere
lotte sostenute contro le invasioni straniere, Oristano è, ora, una
città aperta, d istesa su di un'area a nche tro ppo vasta (I). Del
Castru m Oristagnì e delle fortificazioni , innalzate dai suo i Giu dici
e specialmente da Mariano Il, ben poco è rimasto: qualche tratto
di mura e la Torre di S. Cristoforo, nell'attuale P iazza Roma.

Nel quarto disegno <11.:· 4', che rappresenta Cagliari e i su oi


dintorni, I' interesse d ell'auto re è rivolto sopra tutto verso la zona
occidentale della città (2). In esso si possono osservare :
Capo Pola - Cosl anche nella carta è segnato il Capo di
Pula, che sta ad ind icare I' estremo lim ite orientale del golfo di
Cagliari.
Madalena = La Maddalena. Il no me deriva da un'antica
chiesetta ivi esistente. O ra vi è un gruppo di case, disposte lungo
la strada che con d uce a Pula.
Riombois - Vu ole indicare un piccolo corso d' acqua ch e si
getta nello stagno di S. Gilla, dov'è o ra il ri o di S. Lucia. Nella
carta dell'isola il Cappellino lo chiama se mpli cemente Bois,
mentre le carte moderne registrano C. lschio is, presso la foce
del Mannu, ed il Casalis (3) rico rda un' isoletta denominata
e lsca de bois >.

Canal - È una delle bocche con cu i lo stagno comunica


col mare, e corrisponde, verosimilmente, al Ponte Vecchio (4).

( I) Notava, già uel 1845, questo aspetto della ci tts\ il Casalis ·Dizionario,
voi. Xlii p . 245: • O ristano occupa tanto spazio, che sarebbe assai al decuplo
della sua popolazione • . Il compilatore delle voci sarde (O a lmeno di gra n
parte di esse) del Dizionario, I' Angius, no n risparmia le sue critiche. ve-
dendo l'abbandono e la rovi11a degli antichi monumenti, che abbellivano un
tempo la • gloriosa città dei re a rboresi ~ .
(2) cc. '.l:l V·28 R.
(3) Dizionario, voi. XIX, p. 174.
(4) Le comunicazio ni dello stagno col mare erano allora due; gli altri
ponti che ora vi si notano furono fatti in tempi posteriori - Cfr. A. della
Marmora - Itinerario dell'Isola di Sardegna, tradotto da P. Marica e pubnli-
cato in Roma ne l 1920, Voi. Il, pag. 86.
-- 99 -

Scafa - Altro canale di deflusso, come il precedente, sul


cordone littoraneo della Plaia, conosciuto anche ora col nome di
P o nte della Scaffa.
Stagno de le piscere -È lo stagno di Cagliari o di S. Oilla,
ricco di pesci ed ora in gran parte bonificato e trasformato in
fiorenti saline.
Sara - Sta ad indicare la punta orientale dèl porto. li topo-
nimo è ora scom parso.
Porlo =
il porto d i Cagli ari, segnato con una curva a lieve
tratteggio e delimitato ad est da una specie di molo ( 1).
Cagliari - Nella carta il toponimo è Catari, più comune-
mente usato nelle carte nautiche del medio evo e nelle carte del
Ci nquecento. Si consi deri, d'altra parte, che il Cappellino rifece
la sua carta per ben tre volte, come aveva fatto per la descrizione
dell' isola. Della città sono messe in particolare rilievo le mura,
che circondano il Castello, le torri e le chiese.
Bono aier -Il toponi mo si riferisce alla chiesa, dedicata
alla Vergine di Bonaria, ed al convento, affidato alla custodia dei
Mercedari (2).
S. Bertolameo - Il tÒponimo è apposto alla chiesa di S.
Bartolomeo, situata ai pi edi della collina più occidentale di Capo
S. Elia.
Pietra ligadq, = I' isoletta di Pietra ligada o scoglio di S.
Elia (3).

Cala /igera - É un delle piccole insenature che si aprono


nella parte sud del Capo S. Elia, ed è chiamata oggi co l nome,
lievemente modificato, di Cala fi ghera
Giova osservare, quì, che il disegno no n rappresenta esatta-
mente la costa e che no n è indicata l'insenatura piC1 notevole

( I) f orse vuol rappresentare la Palisadn , ricordata dal f ara, Corozr.,


p. 100: " quo1l c·st duplex cornu palis in fundo fixis efform11tum, ubi navigia
includuntur • .
(2 ) Anche la collina, sulla quale sorge il santuario, prese il nome di
Bonaria, per la salubità del suo clima.
(3) Conosciuta anc he col nome di Perdaliada, trovasi a circa 300 metri
dalla costa, f'd è • elevatu dal mare e bene appariscente. Poco al di fuori
di questo sc')glio si trovano fondali di m. 7 •. Portolano cit., p. 94.
- 100 -

della zona, la Cala Mosca, già ricordata dal Fara per la sua torre
« stationis muscarum ».
Capo S. Elias = Capo S. Elia. Sulla cima la torre omonima.
Pouet - È l' odierna spiaggia del Poetto. li toponimo deriva,
evidentemente, dal catalano pou = pozzo, donde il diminutivo
pouet = pozzetto.
Il disegno indica, poi, il canale, che mette in comunicazione
col mare lo Stagno de le saline = stagno di Quartu, nel punto
indicato dalle carte moderne col nome di Torre di Mezza Spiaggia;
e la Spia,f?gia de Quarto, di evidente identificazione.
Particolare interesse ha la parte del retroterra più vicina a
Cagliari, rappresentata da una larga zona disabitata tra il Castello
ed il quartiere di S. Avendrace. Una strada, disuguale e con nu·
merose svolte, partendo dal Castello tocca la Coua de S. Ou-
ltetm ( t ), l'attuale fosso di S. Gug lielmo (2) così denominato
da un'antica chiesetta dedicata a questo santo, e, proseguendo
traverso due valli, chiamate forse dai proprietari Vale de Porcel
e Va.te "de Pintor, sale verso la parte più elevata della collina, la
Costa (3) nel punto ov' è oggi Il Viale Buon Cammino, e passa
vicino alla Coua f rodada (4), presso I' odìerna Piazza d' Armi.
A sud della città, nelle vicinanze dello stagno di S. Oilla, sono
S. Pera, l'antica chiesetta di S. Pietro, patrono dei pescatori dello
stagno, e S. Venere, oggi volgarmenre S. Tènera o Tènnera. Vi-
cino alla chiesa sono alcune case, per indicare il sobborgo di
S. Avendrace.
Nella parte occidentale del Castello, in direzione della Costa,
si vede la chiesetta di S. Brancac = S. Brancazio (5).

(I) Anche qui il toponi1110 è di schietta derivazione catalana. Coua, in-


fatti, non è che una lieve modificazione di cueva . e sta ad indicare spelonca
caverna, cava di pietre.
(2) Volgarmente Santu Lemu.
(3) Lo stesso toponimo è attribuito anche all'odierna Via Mannu .
(4) Frodada non è, forse, che una corruzione di forada, dal catalano
f oradar, forare, e foradada , galleria, tunnel; da cui è derivato il nome del·
l'isolotto forato di Forada9a, a nord ovest di Capo Caccia.
Il toponimo, quindi, vorrebbe significare cava forata e sarebbe giustìfi.-
cato dalle grotte o caverne esistenti nella zona, cui si riferisce.
(5) Più comunemente conosciuta col nome di S. Lorenzo o di Buon
Cammino.
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- 101 -

Un' altra strada, lasciato il quartiere di Villanova e passando


non lontana da Monte Oorpùw, cioè il colle di Monte Urpinu,
rasenta lo Stagno inutile, che corrisponde allo stagno salato di
Molentargius, attraversa il rio de Pauli e si dirige verso Quarto
= Quartu S. Elena. A sinistra di questa importante arteria stra-
dale, che univa Cagliari coi paesi del vicino Campidano di Quartu,
si osservano il castello di S. Micel = S. Michele; Piri = Pirri;
lo stagno di Pauli , e, appena visibili, Pauoli ( I) = l'attuale Mon-
serrato (2) e Salargto = Selargius.

4. - LA CARTA DELLA SARDEGNA.

I disegni e la descrizione costituiscono indubbiamente docu-


menti assai utili ad una più esatta valutazione della carta, poichè
chiariscono, tra l'altro, i mezzi di cui si servì l'autore e le finalità
che si propose nel delinearla.
Come la descrizione, così anche la carta è ripetuta nel codice
tre volte, con qualche variante nel disegno dei contorni e nei
toponimi (3).
Destinata alle stampe, essa rimase inedita per motivi che non
conosciamo, ma esercitò un' influenza, che possiamo considerare
decisiva, sulle rappresentazioni della Sardegna di Egnazio Danti e
di Giovanni Antonio Magini. Il primo, infatti, se ne giovò per la
carta dell' isola, da lui dipinta nella Galleria del Vaticano verso
il 1580 (4); il secondo per la carta pubblicata postuma dal figlio
Fabio, in Bologna, nel 1620, in un grande atlante di carte dell' lta-

(1) li nome loc11.le è veramente Pauli, derivato, come si ritiene, da palus


= palude. Il paese, infatti,è vicino allo stagno di. Pauli.
(2) Monserrato è denominazione moderna.
(3) La prima rappresentazione si differenzia dalle altre due, oltre che
per l'indicazione dei punti cardinali e per una scala migliaria, costituita da
una serie di punti equidistanti numerati da t a 22, anche per due brevi leg-
geride in latino, una in un alto a sinistra: • Sardiniae insula ad septentrionem
vero collocata principium quinti clirnatis maior dies est horae 15 •; ed una
in basso a destra ; • Sardiniae insula austrum exposita in exordio quinti
climatis alcior dies exstat 14 horae cum dimidia '· La seconda, che qui
teniamo particolarmente presente, occupa nel codice le cc. 7 V-8 R.
(4) La carta si presenta col sud in ·atto, ed ha una leggenda sulla sini-
stra. quasi al centro, una scala a destra in basso, ed è graduata ai margini.
Vari nomi, specialmente lungo il periplo, sono di lettura molto difficile.
- 102 -

Jia (I ). Più importante e più nota, senza dubbio, la tavola maginia-


na, anche per I' influenza che ebbe su llo svolgimento della car-
tografia sarda posteriore merita un confronto con la carta dtl
Cappellino, specialmente con la seconda rappresentazione, che
più le rassomiglia sia nel disegno, sia per il contenuto.
Trann e qualche particolare aspetto proprio di tutta la sua
opera, la carta del Magini, ha, anzi tutto, comun i alcuni caratteri
esteriori fondamentali con quel! del Cappellino, come I' orienta-
zione (est in alto), il disegno generale d ell'isola, il contorno delle
coste, I' orografia e I' idrografia.
Il mare è rappresentato dal Cappellin o con una serie di
lineette orizzontali, presso le coste, il resto in bianco; dal Magini
con striscie bianche a zig· zag e strisci e tratteggiate alternate. Per
i monti usano entrambi il sistema prospettico, il primo con li eve
tratteggio dei contorni e sulla cima, specialmente verso la destra,
il secondo con lieve ombreggio sulla destra.
I centri abitati sono rappresentati dal Cappellino con vedutine
prospettiche e sono distinti, insieme con i monti, i fiumi ed i ca-
stelli, con lettere minuscole dalle divisioni territoriali scritte con
caratteri maiuscoli; il Magini, invece, usa promiscuamente circoletti
e casette, ed iniziali sempre maiuscole. La difesa costiera dell' isola
è indicata dal primo con torri, dal secondo con circoletti.
In entrambe le carte si vede un lembo meridionale della
Corsica, ma il disegno è diverso. La tavola maginiana misura
cm. 45 >< 34, è graduata ai lati, ha una scala migliaria in basso a
sinistra; ed in alto, a destra una dedica, a sinistra un titolo; la
carta del Cappellino misura cm. 73 x 33 e no n ha altre indicazioni.
Riguardo al Magini si è osservato che la figura della
Sardegna si presenta con una « estensione esageratissima in senso
nord· sud (poco meno di 3 gradi, in luogo di 2), onde I' isola
di S. Antioco, che nella rappresentazione mag iniana viene a tro-
varsi ali' estremo sud, ha una latitudine errata di oltre un grado
e mezzo > (2), ed un' estensione troppo grande anche in senso
ovest - est. Analoghi difetti caratterizzano anche la carta del Cap-

(1) l' atlante del Magini comprende, com'è noto, carte regionali e
carte d'insieme dell'Italia. L'autore utìlizzò per la sua raccolta un vasto ma-
teriale cartografico edito e inedito. Cfr. Roberto Al rnagìà: L 'Jfltlia di Oiovanni
Antonio Magirii, già citato, p. 12 e segg.
(2) Almaiià, o. c., p. 107.
- 103 -

pellìno. Derivano da ciò errori non lievi di disegno, di propor-


zione e di d istribuzione del contenuto. Salta agli occhi, sopra
tutto, la posizione di Cagliari, che un cartografo sardo nei primi
decenn i dell'Ottocento rilevava con tono vivacemente polemico,
notando che molti geografi anche moderni, « seguitando cieca-
mente Tolomeo, segnano il golfo di Cagliari al levante dell'isola
rimpetto al Regno di Napoli, il che è un gravissimo errore; poi-
chè la linea meridiana di Cagliari che sparte per metà la Sardegna,
da Nord a Sud taglia quasi per metà il golfo, e ti ra verso il
Regno di Tunisi -. ( I ).
Ma non o:;lante_q uesti difetti, la carta del Cappellino fu imi-
tata e diffusa, per il tramite del Mag-inì , anche nei secoli successivi.
Le conferisce importa nza sopra tutto il contenuto, cioè la sua
ricchezza toponomastica, che la differenzia dalle carte anteriori
ed anche da quelle con temporanee. Distaccandosi, sotto questo
aspe tto, dalla tradizione tolemaica, il Cappellino compie un lavoro
originale, nuovo, che soltanto una conost:enza dell' ambiente rap-
presentato poteva dare.
Gioverà, pertanto, esa minando questo contenuto, confrontare
la carta, oltre che con quelle del Danti e del Magi ni, con alcune
delle carte più note del Cinquecento, e riscontrai-la con un'opera
dì cospicuo in teresse storico e geografico: la Clwrographia Sar-
diniae di Giovanni Francesco Fara (2 ).
Nell'esame della carta terremo distinti toponimi riferentisi
alla costa da quelli relativi ali' interno.

(I) Tommaso Napoli . Note illustrate e difftise dell'opera intitolata


Compendiosa descrizione corografico - storica della Sardegna, Cagliari,
1814, p. 71 .
(2) Il fara ( 1543-1591), nato in Sassari, fu storico insigne e vescovo di
Bosa e visitò l'isola anche a causa dei suoi studi. I suoi lavori principali
sono: De rebus sardois, in 4 libri, di cui soltanto il primo vide la luce durante la
vita dell'autore nel 1580, coi tipi di Nicolò Canelles; gli altri furono pubblicati
postumi, nel 1835, in Torino, a cura di Luigi Cibrario, ed in seguito da Vittorio,
Angius, in Cagliari nel 1838, insieme coi due libri De Clwrographia Sardiniae.
Citeremo gli autori, più frequenteme11te ricordati, in questo modo: G. f;
fara: De Chorographia Sardiniae, a cura di V. Angius, Cagliari 1838 =Fara;
T. Napoli: Compendiosa descrizione corografico-storica della Sardegna - Ca-
gliari , 1814 e Note illustrate e dlffuse = Nap.; O . Casalis · Dizionario geo·
grafico - storico - statistico - commerciale degti Stati di S. M. il Re di Sardegna,
Torino, 1833 1856 = Casalis; e le carte di Cappellino (1577) = Cap .; = Danti
( 1580) = Dan .; Magini (1620) = Mag.; france11co Berlinghieri, Geografia. in terza
- 104

C'osta settentrionale: da Capo f ateo ne a Capo Ferro.

Tali sono i limiti che più comunemente si sogliono assegnare


alla costa nord dell' isola dal Portolano (I). Poco diversi sono in
Nap.: < da un po' sopra del C. dell' Asinara sino al C. Fer, o
meglio un po' sopra C. Libano • (2). Fara, invece: « A Promon-
torio Oorditano ubi est specula Montis f alconis valide turri
munienda ... ad promontorium Molae, Columbarium a Ptolomaeo
appellatum, uhi est fin is lateris septentrionalis > (3), cioè più a
sud del Capo Ferro, comprendendo nella costa nord anche Porto
Cervo.
Il disegno della costa, specialmente nella parte più alta, di
fronte alla cuspide meridionale della Corsica, è deformato e
confuso. Oltre i difetti generali già notati, tra i quali, in primo
luogo, l'errata posizione dell'isola, vi contribui certamente una
inadeguata conoscenza della regione. La Gallura, infatti. montuosa
e p riva di strade, costituì per molto tempo quasi un' isola nel-
1' isola, difficilmente accessibile a chi avesse voluto percorrerla ed
esplorarla. Pochi . toponimi, quindi, molte inesattezze e molte
lacune, che facil mente si rilevano guardando la carta, ove è da
notare, tra l'altro, I' assenza totale delle isole che formano I' arci-
pelago della Maddalena.
M ont Falco1i (4). li toponimo vuole indic<1re l'estremità set-
tentrionale della penisola formata dalle ultime propaggini dei
monti della Nurra. Esso manca in Bord. ed in Arq. - Dan.
scrive: = M. Falco11; Mag.: = Mollie Falcone, fuori della linea

rima et ill lingua toscana co11 le sue tavole [qui la Novella ltqlia) in vari siti et
provincie ecc. Firen;,,c (1480) = Berl.; Benedetto Bordone, in Isolario, Venezia,
1528 = Bord.; Sig-ismo11do Arqucr, nella Cosmograpliia del Miinster, Basilea,
J541 = Arq.; Fabio Licinio (1562) = Lic.; Leandro Albcrti, in Isole aopartenenti
a/L'Italia, Venezia, 1567 = Alb: Tomi.so Porcachi in Isole piit famose del
mondo, Venezia. 1576 = Porc.; Ger.;rdo Mcrcator (1589) = Mere; Portolano del
Mediterraneo · Parte /. Sardegna, Corsica e isole minori, Genova, Istituto
idrografico della R. Marina, 1931 = Portolano.
( I) P. 7.
(2) Note p. 71.
(3) Pp. 26-29.
(4) Il toponimo è registrato anche dalle c:1rtc nautiche medioevali in
va1:io modo: ca/UJ de /arcon, fa1·con, falcon, falco.
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Ro cc o Ca pp ell in ..
o - CARTA DELL (1 57 7).
A SARDcGNA
Da un ms. de lla - or ig in a e mi su
Bi bli ote ca Vatic an ra cm . 73 X 33
a L' - . I .
- 105 -

costiera; sotto l'isola del!' Asinara e l'isola Pianai· B·erl. = Fargon C.;
Lic. = Falcoll, attribuito ad un centro abitato nell' interno, tra
Sassari e Bosa; Alb. = Oorditano prom., come nelle carte tole-
maiche; Porc. = Falcone, ripetuto due volte, di cui uno nell' in-
terno, come in Lic.; Mere. = Corton (!).
Il capo è dominato da una torre, rappresentata da Mag. con
un circoletto, di fronte è disegnata I' isola Piana, senza alcuna
indicazione.
AsENARA - Così, in maiuscolette, come nei nomi regionali.
Anche Dan. e Porc. hanno Asenara. Mag. scrive Asitlara Isola;
Berl. = Unagra; Bord. e Lic. = Asùiara; Arq . = Asinaria; Alb.
= Abata o Asinaria; Mere. = Zanara alias Asinara insula (1).
Il disegno, per quanto inesatto, perchè raffigura I' isola troppo
ingrossata nella parte centrale, è indubbiamente il migliore di
tutti.
Lungo la costa, a sud del capo, si notano: uno stagno il quale
può essere identificato con lo Stagno del Casaraccio o con la
Tonnara delle Saline, che Mag. chiama Saline, e la foce di un
fiume che può essere il rio Turritano o Màscari.
Porto tor - I due toponimi sono separati, quasi a indiéare
col primo il porto, col secondo la torre raffigurala presso la
costa. Non c'è nè in Berl. nè in Bord.; è indicato nello stesso
modo da Dan. - Mag. ha = Porto Torres con un circoletlo;
Arq . = Portus Turrisi Lic. = P. Tare (2); Alb. = Porto · di
Torre e · Torre di Bissone ; (3) Porc. = Porto torre; Mere. =
Porto de torre, e, nell'interno, Torre.
S. Oauino. - Scritto nell' interno della carta, il nome deve
riferirsi al periplo dell' isola, e sta a indicare la basil ica di S. Ga-
vino, una delle chiese sarde più celebri del medioevo. Arq. scrive:
S. Oavin; Alb. = S. Oavillo, verso I' interno, in posizione inesat-
tissima, tra Sassari e Bosa; Mere. = Sanguino; Dan. e Mag.
come Cap.
Scapezato. Questo toponimo, che si legge molto male t! non
figura che in Dan., è collocato ad est di Porto Torres, tra S. Oa-

(I) E I' Herculis insula di Tolomeo, indicata dalle carte nautiche del
medioevo coi nomi di asenara, asinar, assinara, axinara, azanara.
(2) Con evidente derivazione dalle carte nautiche: tore, p.to (res), tores.
(3) Reminiscenza tolemaica: • Turris Libisonis •.
- 106 -

vino a mare e la Capp. Balai. Non è facile identificarlo, sia per-


chè no n è regi strato da altri, sia perchè no n esiste neppure come
termine toponomastico locale. Ritengo, però, che se ne possa dare
una spiegazione. Nap. descrivendo quel tratto di costa, osserva:
e In distanza di 3 per 4 miglia da Porto Torres, trovasi una cala
fatta .in forma di semicerchio attorniato da altissima rupe, che
pare tagliata a scalpello, a perpendicolo sul sottoposto mare.
Chiamasi Porto Balagai, ove pretendono fossero decapitati i tre
Santi Martiri Gavino, Pro to e Gianuario e i loro corpi precipitati
da quella rupe nel mare > cn.
Il nome vorrebbe, forse, significare il punto, dove fu deca-
pitato il santo patrono di Porto To rres: S. Gavino; ed infatti
scapezato in dialetto sign ifica decapitato.
Tra questo e il successivo toponimo il disegno mette in evidenza
una torre : la torre di Abba Currente, il cui nome, registrato da
Fara: (ad speculam Acquae - currentis, p. 27), ha forse indotto,
Cap. a segnarvi vicino un corso d'acqua; lo stagno di Platamona
ed un rivo (Riu Crabulazzi) e, più avanti, il Rio f rigiano.
Castel aragonese - E' indicato soltanto in Arq. = Castru [m)
Aragonen [se], in Dan . = Cast. aragonese, ed in Mag: = C. Ara-
goflese.
Fondato nel Xli secolo dai Dori a, assunse da prima il nome
di Castel Doria, che conservò sino alla conquista aragonese (1448)
e cambiò poi. nell' attuale Castel Sardo (1 769). Ricordato nella
Descrizione come città, e menzionato dal Fara col nome di « urbs
Castri aragonensis > (2> era cinto di mura e di torri ed era sede
vescovile dal 1502.
Tehemus j. - Nella Descrizione Cap. ricorda soltanto quattro
fiumi, osservando che molti altri prendono il nome dai paesi che
attraversano.
In una variante della terza copia scrive : «Li fiumi de questa
isola no tiene nome sol quattro principali che son domandati da
Tolomeo per suo nome; lo uno Sepus qual desende de Barbaira
Berui et ua a far la foce in lo stagnio de Sarabos da parte de

(1) Note, p. 138 · Così anche Fara, p. 27: • ad Balagàis rupem, unde
corpora ss. mm. Gavini, Propti, et Januarii proiecta in mare fuerunt; atque
ubi turri exaedificata fieri possent excubiae ad Scandellum, aliasque quattuor
stationes •.
(2) P. 83.
- 107 -

leuante domandato da paesani f lumendosa, l'altro lo domanda


Cacer qual desende de Barbaira Lolai et ua a far la foce in lo
golfo de Oristano a la parte de ponente; et l'altro Tehemus qual
desende da la incontrata de Opia et de Bonuei et ua a far la foce
al mare de Anglona incontrata a la parte de maestro et tramo ntana;
et l'a ltro chi è el quarto lo domanda Tirus qual desende da Mont
Lion et pasa per la ci tà d e Bosa et fa la foce in lo s uo porto
uer ponente». E' questa l'unica traccia d i toponomastica tolemaica
che si noti in lui; ma qui è evidente l'errore in cui egli è
incorso, scrivendo Tehemus anzi che Thermus, com'è in Fara, il
quale, p recisando, aggiunge: « seu flum e11 Cocinae , e, descri-
vendone il corso, spiega indirettamente I' o rigine del nome antico
col ricoll egarlo alle sorgenti termali di Castel Doria ( I ).
In Dan. è Themus F., in Mag. Temus f.
Il contributo dell e altre carte poco giova per l' identificazio ne
del toponimo, perchè o manca, o ha diversa ubicazione. Così
Ber!. scrive quì : Sacer; Lic. e Porc. : Tirus f. - Mere . ne traccia
soltanlo il corso e dà il nome di Themus fl . ad un fiume che
sbocca nel Golfo di Alg hero. Ma ciò no n è che un indice della
confusione profonda, in cui q uesta toponomastica de i fiu mi tole -
maici ha gettato quasi tutti i cartografi modern i.
la testa - Così a nche in Dan. e Mag. - Nel tratto di costa
p recedente sono segnate soltanto due to rri ed un piccolo corso
d ' acqua, che corrisponde probabilmente al Rio di Vig nola. Il
toponi mo vuol riferirsi certamente al Capo Testa, che alcu ne
dellt> altre carte continuano a designare col tolemaico Errebantio
prom.1 ma il disegno, cui si riferisce, è erratissimo. Nella parte
centrale si noia una torre.
Perda de sos homitzes - Dan. scrive allo stesso modo; Mag.
Preda de sos Vomùiis. Il no me non è segnalo in alcuna delle
a ltre carte, anteriori e contemporanee; passò, invece, copiato da
Mag. in mo lte carte successive, sino a q uasi tutto il sec. XVIII.
Non è indicato dalle carte moderne. L'identificazione è, pertanto,
difficile. Con esso, forse, il Cap. ha voluto designare i monti
che fanno corona al promonlorio rappresentato nel d isegno?

(1) P . 58.
- 108 -

Perda de maritzgiano - Anche questo toponimo è soltanto


in Dan. : Perda marùzgiauo, in Mag.: Preda maritzgiano, e
nello stesso modo, trasmesso da lui, in molte carte posteriori.
Anche quì l'identificazione è molto diffidle. Solo la profonda
insenatura eh~ lo divide dal precedente, nella quale è raffigurata
un'isoletta, potrebbe indurre a considerarlo come riferito alle
a lture che circondano Punta Sardegna. lnt"rno, due ai lati ed una
nel centro, in alto, si vedono tre torri costiere.
(.àpo de lors - f' il tole maico ~ Arietis prom. >, scritto da Porc.
e da Alb.: Arti prom. - Mag. ha: Capo dell' Orso. Manca a
Dan. - Inutile dire che sono errati sia il disegno, sia la posizione.
L'isola rosa :-= Isola Rossa; ma l'ubicazione è inesatta, se
così il Cap. ha voluto designare I' isola dello stesso nome situata
tra Castel Sardo e Capo Testa, a sud di Punta li Canneddi. Identica
è la posizione in Mag., che scrive: Isola Rossa. In Dan. è solo il
disegno. Più esatto Mere., che la chiama col sem plice nome di
Rossa, collocandola di fronte al Frigiano, a s ud di Castel Sardo.
Longo Sardo - Anche quì la posizione è molto spostata.
Il toponimo, infatti, dovrebbe essere tra La testa e Perda de
sos homines, nel punto dov'è oggi S. Teresa di Gallura, nome
dato al piccolo centro da Vittorio Emanuele I, nel 1808, in
onore della moglie Maria Teresa.
Nè più gi usta è la posizione nelle altre carte, che registrano
i l nome.
Berl. ha: Lag o Sardo; Arq.: l ollgo Sardo promont ;
Lic. e Porc. : l ongeria e Sarda, attribuiti a due distinti centri
abitati. Manca a Dan. - Mere. preferisce ritornare a Berl , e Mag.,
staccandosi per la toponomastica di questo settore da Cap ., scrive
semplicemente,: Sarda , nell ' interno, sempre fu ori posto.

Costa orientale: da Capo Ferro a Capo Carbonara.


Così il Portolano (1). Anche Nap. (2) prende come limite
meridionale della costa est il Capo Carbonara. f ara, invece, lo
colloca e ad caput Portus Pi ras > , cioè un po' più a nord della
Cala Piras (3).

(1) P . 56.
(2) Note, p. 71.
(3) P . 32.
- 109 -

Figari - E' il C. Figari, ma il toponimo è fuori posto ed il


disegno è errato.
Registrato dalle più antiche carte nautiche ( I) il nome manca
nelle altre carte del Cinquecento. Berl. scrive : C. Figo, Dan.
e Mag. : Figari.
Congiano - Anche quì ci troviamo dinanzi ad un grave
errore di posizione, Ed invero, se il toponimo vuol riferirsi,
come non par dubbio, al nome moderno, usato per designare il
golfo, il porto e la punta di Cunzana, dovrebbe stare prima di
C. Figari.
Il nome e la posizione sono identici in Dan. e Mag. - Fara
ricorda il • portum Congianum tutissimum et capacem :. (2).
Casalis, riferendosi ad un documento del 1358, cita il ~ salto
di Coniano, dove il comune di Pisa solea avere i giumenti > (3) .
Tera noua - Cosl pure Arq., 1.ic., Mere., Por, - Manca in
Bord. - Dan e Mag. scrivono: Terra flUOua. In Alb. è soltanto un
ricordo tolemaico, riferito al porto: Olbia110 porto. Il disegno del
golfo non è esatto. Impossibile, quindi, decifrare i tre isolotti
fuori posto, che mancano in Mag.
L' isola de tauolara - Dan. scrive: Isola de tauolara ; Mag.
invece: Isola de Tavolato. Il disegno ed il toponimo mancano
ad Arq.; figurano nelle altre carte. Berl. ha: Ta!liaira; Bor~. :
Tolara; Lic. e Porc.: Tolata; Alb.: Tulura; Mere.: Tolaro
insula e Tolata, distinte, la seconda a sud di C. Cavallo (C. Coda
Cavallo). Erronei sia il disegno, sia I' orientamento. Il fiume che
si nota nel lato sud del porto di Terranova è certamente il Pa-
drogiano.
Posada - Trovasi soltanto in Berl. e Porc. : Possa ; in Arq.
e Dan. : Posada ; in Mere. ed in Mag. : Possata.
Il disegno non rappresenta alcun paese, ma una collinetta a
forma conica; manca anche il castello, (Castel della Fava) ricordato
da Mere. con toponimo distinto : Faua.
Tra le città costiere dell' Isola è menzionata nella Descrizio11e
come incontrada. Vicino al toponimo è segnato uno stagno costiero,
troppo grande, in cui sbocca un rivo (R. di Posada).

(I) Ficari, figari, /igar.


(2) P. 30.
(3) Dixlonario, Il., p. 74.
- 110

Capo comin - Così anche in Dan. e Mag. Il toponimo è


registrato da quasi tutte le carte nautiche, la più antica delle
quali, la Carta Pisana (poco oltre la metà del sec. XIII) ha: Co-
mino ; altre hanno : comi; cauo de cumi, comin, camùt. In Berl.
è = Comin C. - Manca invece nelle carte del Cinquecento,
tolta quella del Mere. che scrive: C. Chomun.
Orose - Nella Descriziolle si legge: e O rose inco11trata ,, ,
compresa nell'elenco de i paesi costieri. L' importanza del suo
porto e del suo castello nel medioevo, oltre che dai documenti
storici dell'epoca, è attestata anche dalle carte nautiche, ove 'in
generale è ricordato il suo nome: orose, onset. orexe, orixe.
Non figura in Bord., Lic., Porc. ed in Alb.; c'è invece, in Berl.: Erexe;
in Arq.: Urusei; in Mere., come in Arq.; in Dan. e Mag.
come in Cap. Fara menziona (I) la « Baronia Uriseis,
iuxta mare plana >. Nel disegno di Cap. è raffigurato, con ecces-
siva sproporzione, uno stagno dove immerge le sue acque un
fiume: il Cedrino. Sulla riva sinistra di questo stagno si nota un
paese, di cui non è indicato il nome, e di cui, data l'inesattezza
del disegno, è difficile lidentificazione, potendosi riferire sia a
Onifai, sia ad lrgoli ed a Loculi.
Tortolì: in posizione erratissima, di fronte al golfo di Orosei.
Così anche in Dant. - Mag. riportando il toponimo con grafia
inesatta: Tortolùz, lo colloca nell'interno, in direzione del C. di
Monte Santo, avvicinandosi in ciò a Mere., che scrive: Tortolim.
Manca nelle altre carte.
S. Maria Nauaresa - La località è ricordata dalle carte mo-
derne per la torre di S. Maria Navarresa, ed è solo in Dan. e
Mag. : S. M. Nauaresa. Sull'origine del nome Fara (2) scrive:
« an no 1052, filia Regis Navarrae condidit templum in honorem
S. Mariae, quam Navarresam dicunt, et cam suis incoluit oppi-
dum, quod ibi cum Castro Augugliastri, et aliis, iacet excisum > .
Il toponimo s i riferisce ad una chiesetta, ancora esistente, vicino
alla torre.
Oalteli - Anche quì il toponimo è fuori posto, di fronte
ali' isolotto dell' Ogliastra, segnato senza alcuna indicazione, ed è
riportato in modo identico da Dant. - Mag. ha: Oaltelli, a breve

(1) P. 108.
(2) P. 107,
- lJ l -

distanza dal golfo di Orosei, verso sud. Manca nelle altre carte.
E' la « Oaltellina civitas ) menzionata da Fara ( t ), celebre nel
medioevo per il suo castello, « Castrum Oaltell in u m >1 e sede
di una diocesi. A sud es t del nome è segnato uno stagno: lo
stagno di Tortolì, ed un rivo. Il disegno dell'insenatura, come
può rilevarsi facilmente, è errato.
Castel de Clzira - E' collocato nella parte settentrionale di
un troppo vasto pro montorio, e fuori posto. Celebre castello
medioevale, d o nato ne lla seconda metà del secolo XIV dal re
d'Aragona a Berengario Carroz e regio consigliere ed ammiraglio
di Sicilia » (2), diede più tardi il nome ad una contea, la cui
giurisdizione si estese su molte parti dell' isola. La regione intorno
al Castello era anche allora < derelicta et sylvosa ,. (3).
Il toponimo, eccettuati Bord. e Alb. è ricordato in tutte le
altre carte - Berl. ed Arq. hanno : Qaira; Lic . ha : Chiari,·
Porc. : Chiura; Mere. : Quia ; Dan. : Castel di Chira ; Mag.
Castello Chira..
Le rovine del castello si vedono ancora, sopra una collina, a
nord di C apo S. Lorenzo, presso la foce del Flu m ini durci, d i
fronte ali' isolotto di Quirra.
Sepus f. - Nella Descrizione (variante della terza copia), si
ha invece Flumendosa. Uguale è la grafia in Dan. e Mag.
- Una lieve variante è in Porc. : Sepro f., ed in Mer. : Sepio
/l. Manca nelle altre carte.
Il toponimo è schiettamente tolemaico : Saipros, Saiprus.
Fara (4) riporta il nome moderno: Dosa. La concordanza delle
carte non lascia d ubbi nell'identifica rlo col Flumendosa. Erroneo
il disegno dello stagno, dove il fiu me getta le sue acque, e della
costa, che si presenta con u na profonda insenatu'r a.
Le Sanguanere - Così anche Dan. - Mag., invece, scrive: Le San-
guinare. Il toponimo, che manca nelle altre carte, è apposto ad un
g ruppo di tre isolette, che, pu r essendo nel disegno fuori posto, po-
trebbero forse corrispondere agli scogli chiamati dalle carte moderne
Variglioni, di fronte a P. Porceddus. Fara, descrivendo questo

( I) P. 108.
(2) Casalis, Xlii , p. 70.
(3) P. 107.
(4) P. 60.
- 112 -

minuscolo arcipelago, eh' egli comprende, però, nella ·costa sud,


c hiama la più grande di esse <Serpentaria • collocandola e contra
promontorium Co lumbarium [altrove, p. 33; Serpentarium] cum
tribus parvis scopulis » (1).
Il Seutter - e siamo già nel sec. XVIII - riportando il nome,
come in Cap. ed il Mag. dei quali riproduce il disegno generale
nella sua carta, le identifica con le tolemaiche Balarides, che Fara
colloca, invece, di fronte a Capo Pula.
Corte/aio - Il toponimo è ripetuto un'altra volta, più avanti,
di fronte al Capo Pula. Qui, invece, è apposto ad un isolotto, a
nord est del Capo Carbonara. Fara, che descrive minutamente
il periplo della Sardegna, comprende con lo stesso nome due
piccole isole, vicino ali' Isola dei Cavoli, « contra Caput-Carbo-
nariae >.
Il nome, riprodotto dalle carte nautiche medioevali, è uguale
in Dan.; in Berl. è: Colcelas; in Lic. e Porc. : Coltelazo; in Mere. :
Cortellazzo. Manca a Bord., Arq. ed Alb. -
Capo Carbonara - Dan.: C. Carbonara - Mag. invece, E:O n
evidente confusione: C. Ferrato o Capo di Carbonara, copiando
da Mere., nel quale si legge : Capo Ferrato alias Carbonarla prom.
- Lo stesso errore è in Lic.: Cauo ferato, ed in Porc. : Capo
ferrato. Berl. ha : Carbonara C., ed Arq.: Carbonaria prom. -
Manca ad Alb. -

Costa mer idionale : da Capo Carbona ra a Capo Tcnlalia.

O li stessi limiti sono adoperati dal Portolano (2). Nap. (3) è


un pò titubante: da C. Carbonara « un pò pi ù in là nel mare » ,
si no a Capo T eulada, e o meglio sino a l Toro •. Fara invece,
prendendo come punto di partenza il « Caput Portus-Piras >,
colloca l'altro li mite della costa sud al di là de l Capo Altano,
« ad promontorium Pachiam a Ptolomaeo, Monterai, seu Caput
Dati vulgo appellatum • (4).
Serpe1Ztara - Il to ponimo, collocato a sud est di Capo Car-
bonara, è fuori posto, se, com' è lecito supporre, il cartografo ha

( I) P. 23.
(2) P. 90.
(3) Note, p. 71 .
(4) P. 37.
1'13 -

voluto designare così risola Serpent2ra, a nord est di Punta


Molentis. Esso si trova anche in Berl. : S. Pentaria; in Bord.
ed in Porc.: Serpentaria; in Dan. e Lic. : Serpe!ltara i in
Mag. e Mere. : Serpentera. Manca ad Arq. e ad Alb. -
Bergeri - Così pure in Dan. In Mag. si legge: Brigerotto.
Non c'è nelle altre carte. Sta a indicare un piccolo corso d'acqua,
ricordato anche da Fara: « ad ostium fluminis Vergereti •, e da
lui collocato tra la Torre de su Fenugu e la Torre di Cala
Regina (I ).
S. Elias - E' soltanto in Dan. (2) ed in Mag.: S. Elia \3j ,
Pietra ligada - In Mag. si legge: Pietra laida, errore evi-
dente di lettura o di incisione. Manca nelle altre carte.
Caleri - La Carta Pisana ha: Ca/ari, ripetuto così nelle
carte posteriori dello stesso tipo. Soltanto in qualcuna di esse si
legge: Caliari. La grafia più comunemente usata nel Cinquecento
è identica a quella delle carte nautiche, come in Mere., o se ne
allontana leggermente. Così in Lic. e Porc. : Caliari. In Arq.
troviamo ancora la forma latina : Calaris. Dan. ha : Carallis; Mag.:
Calori, errore evidente di incisione. Tutta moderna, invece - ed è
strana in un tenacissimo conservatore delle forme tolemaiche - in
Alb. : Cagliari, collocata, però, nel Sulcis, e ripetuta, a sud del
Caralita110 seno con diverso toponimo: Carati. Manca a Bord. (4).

(I) P. 34.
(2) Diversi nomi di questo settore costiero meridionale e di- quello occi-
dentale sono nella carta di Dan. quasi indecifrabili, perciò, pur sapendo che
egli si attiene alla toponomastica di Cap., li riportiamo, quando è possi bile,
con approssimazione.
(3) Cfr. per questo e per gli altri tre toponimi che seguono il disegno
parziale di Cagliari e dintorni.
(4) La posizione della città è in Cap., e cosi pure in Dan. e Miii!··, fuor!
posto, com~ abbiamo visto; migliore, indubbiamente, in alcune altre carte del
Cinquecento. Ma tanta fu l'influenza esercitata dalla tavola maginiana che no i
troviamo lo stesso disegno due secoli dopo. in pieno Settecento. Osservando
questo grave difetto, Nap. scrive: • Lasciando gli antichi Geografi, che se-
guitando Tolomeo le han dato una latitudine di 4 per 5 gradi di meno, la
maggior parte dei moderni danno a Cagliari la latitudine di 39-29'. Ma dalle
più esatte osservazioni ultimamente fatte si rileva, che il centro della città,
che può stabilirsi in Porta-Cagliari, per cui dal castello si passa alla marina ,
é al grado 39-12' • ~Note, p. 73.)
Era un passo decisivo verso la detel'minazione esatta della latitudine:
39°. 13' E quasi per stabilire quanto costi la conquista di una verità scienti-
- 114 -

Capo Pola.: Così, ma poco chiaro, in Dan. - Mag. : Capo


Polo. Modernamente Berl. e Porc. : C. Pula.
In Arq. ed in Mere. si legge: Pula proni. - Nulla in Bord. -
Alb., con una confusione inestricabile di disegno : Cunio-
cario prom. [cioè il tolemaico: Cunicularium promontorium] e
Cap. Cagliari.
Serpentaira - Così anche in Dan. e Mag.; nulla nelle altre carte. Il
disegno raffigura due isolette a nord est di Capo Pula, di cui
una, più lontana dalla costa, potrebbe corrispondere ali' isolotto
di P. Macario. Riguardo ali' altra, più interna, si può pensare ad
un e'r rore del disegno e identificarla con una piccola sporgenza
del littorale, a nord delle rovine di Nora. Di fronte un ri vo: pro-
babilmente il Riera.
Cortelaio - E' soltanto in Dan.: Cortellaio e in Mag. : Cortei·
lazzo. Il Portolano, descrivendo questo tratto di costa scrive: « Il
promontorio (del Capo di Pula] sormo ntato da una cospicua torre,
abitata, detta Coltellazzo, è fronteggiato a poca distanza da un iso-
lotto roccioso di colore scuro come il capo• ( 1). Nel disegno, però,
non c'è che la torre. Leggesi anche in f ara (2),
Pola = Pula rappresentata da un castello. Dan. e Mag. hann o:
Castello. È il « Casiellum Pulae.. ricordato da f ara (3 ). Manca
nelle altre carte.
Chia - Così anche Mere., Dan. e Mag. Riferito dalle carte
moderne alla cala, alla torre ed allo stagno di Chia, è ricordato
da Fara (4): « Chiae oppidum » . ·

Malfitan - E' il Capo Malfatano. Le carte nautiche, invece,


registrano il porto: p. amai/età nella Carta Pisana, e successiva-
mente : p. marfità, p. marfita, porto malfita!l. Seri. ha : Malfita;

fica , egli ricorda le osservazioni fatte durante la seconda meta del sec. XVIII
e i dati raccolti nel 1764 dall'astronomo Dexambes (39. 13'. 20"), e negli anni
successivi dal capitano di vascello Domber (39. 13'), dallo spagnuolo Liscar,
capitano di fregata (39. 10'), dai piloti e capitani della marina sarda (39. 11 ')
e dal barone De Genè, comandante di una flottiglia sarda (39. IO'J. Analoghe
osservazioni egli fa per la longituzione.
(l) P. 101.
(2) • Ad caput Pulae, aliter Coltellatium •, p. 35.
(3) P. 102.
(4) P. 102 ed anche a pag. 35: • ad ostium fluminis Chiae • e •ad Chiae
speculam •.
- 115 -

Lic., Porc. e Mere. : Malterana, Mag. : Ma/fetta, attribuito ad


un centro abitato ( I ).
Cap. Tauolato - Mag. scrive : Capo Taualaro. E' anche in
Berl.: Taulat; in Mere. : C. Tolar, e, nel l'i nterno, riferito ad
un centro abitato: Tolar.

Costa occidentale : da Capo Teulada a Capo Falcone.

Così nel Portola110 (2). Nap. : dall'isolotto del Toro al Capo


dell' Asinara ~3J. Fara: dal limite precedentemente indicato per
la costa sud sino al C. Falcone (4 ).
La vaca - Similmente anche nelle carte nautiche. Berl. ha:
Vaca; Mere.: Vacca; Dan. e Mag.: la Vacca. E' l'isolotto
della Vacca, al quale segue l'altro isolotto roccioso detto:
Il toro, che è uguale in Dan. e l'.he Mag. scrive: Il Torro,
supponendo forse che così dovesse leggersi in Cap., il quale non
usa mai le doppie. Berl.e Bord. e Porc. hanno: Toro.
In Alb., invece, si legge: MelitJodes o di Toro, e in Mere.:
Roro (!). Eppure era chiaro anche nelle carte nautiche: toro.
Porto bota = Porto Botte. - E' solo in Dan. e in Mag. pur,
essendo registrato da qualche carta nautica.
Porto parmes - Tra questo e il precedente toponimo il di-
segno riproduce una torre. Così anche Mag. In qualche carta
nautica si legge: palma de xol; Berl. ha : Palma sole; Porc. :
Palma de sole e Mere. : Palma de sale. Lic. semplicemente:
Palma. Il toponimo corrisponde ali ' odierno Golfo di Palmas.
L'isola de S. Alltioclzo - Dan. e Mag. : Isola di S. Antioco.
E' ricordata anche da Arq.: S. Antioclzi illsala. Manca negli
altri autori. Di fronte sta
Parirzgiano - Apposto ad una torre littoranea, è in Dan. : Pari-
gano; identico in Mag. - Nap. ricorda il rivo Pirillgiano, cche ha la sua

(1) Fara: • ad portum Malfatàni, portum Herculìs a Ptolomaeo dictum


multarum triremium ca pacem • , p. 36.
(2) P . 90.
(~) Note, P. 71.
(4) P. 42.
- 116 -

origine nei monti, e colline di Villa massargia, e sbocca in mare


presso la punta del suo nome, rimpetto ali' isola di S. Pietro
e divide in parte il Cixerro dal Sulcis » (t). Nel disegno, quindi,
è fuori posto. Anche le carte moderne registrano il Rivo e la
Serra di Paringianu di fronte a P . de s' Aliga.
La po!lta de l' alga - Soltanto in Dan. e in Mag. : Punta
dell'alga, corrisponde alla P. de s' Aliga. f ara ricorda il rivo: e ad
Alg hae flu violum > (2).
l'isola de francesi - Dan. e Mag.: Isola de francesi. Niente nelle
altre carte.
Fara chiama con tal nome l'Isola Piana: < Francorum insula
parva, insulam S. Petri prospicit, tota fere plana ». (3) Non può
essere che l'Isolotto francese, a nord est di Calasetta. Nel disegno,
invece, è a nord est del promontorio La Punta (Isola di S. Pietro).
L'isola piana - Non è che in Dan . e in Mag.: Isola piana. Ma,
anche quì, è collocata in posizione errata, tra I' Isola di S. An·
tioco e di S. Pietro.
l'isola de S. Pietro - Ricordata dalle carte nautiche, in varip
modo : insula san pero, sa petr, san petro, sco petro, San Piero,
e da Berl. : S. Petro, è in tutte le carte del Cinquecento. Bord.
scrive ·: s. pietra; Arq. : S. Petri insula; Lic.: I. S. Piero;
Alb.: Isola di Falconi [da Tolomeo: Hieraconnesus hoc est acci-
pitrum insula (4) ] o di S. Pietro; Porc.: I. San Piero, e
Mere. : S. Pietro. Dan. e Mag. hanno : / . de S. Pietro.
A su d ovest del promontorio la Punta, la carta raffigura un
isolotto, che, data la confusione del disegno, è difficile identificare.
Conesa - Vicino una torre littoranea. Ma il toponimo sta a
indicare una profonda insenatura, evidentemente erronea. Ripe tuto
in modo identico da Dan. e da Mag., si legge anche in Fara: •ad
Connesae sinum, portum Villae Ecclesiarum iuxta propinquam
speculam montis S. lohannis, qul primus om nium adnavigan-
tibtts ab Hispania appare! » (5). Corrisponde a Gonnesa, che
però è nell' interno.

(I ) Compendiosa descrizione p. 52.


(2) P . 37.
(3) p. 24.
(4) Fara, p. 24.
(5) P. 37.
- 117

l'aqua de corsari - Dan. : l'Acqua de Corsari; Mag. :


Aqua de Corsari. Non è ricordato da Fara.
Parrebbe riferito ad una sorgente; ma I' identificazione è
difficile. Non è d' altra parte da escludersi che Cap. abbia voluto
designare così una delle tante sorgenti, che esistono, tra C. Pecora
e C. ddla frasca, a non molta distanza dalla costa, insidiata
frequentemente da navi barbaresche.
Capo de la frasca - E' solo in Dan. e in Mag. : Capo della
/ rasca. Il capo è sormontato da una torre. Inesatto il disegno.
S. /usta. - Riferito ad una torre littoranea, è in Dan., manca
in tutte le altre carte.
Nura - Uguale in Dan. - Niente in Mag.; è, invece, in Lic.,
Porc. e Mere. : Nora. Corrisponde verosimilmente a Nuracapra ,
compresa da f ara tra i paesi distrutti e deserti (t). Vicino al
toponimo non c'è alcun centro abitato.
Stag[n]io. - Così, anche in Dan., senz'altra indicazione, vicino
ad uno stagno costiero, che riceve le acque di un fiume. E' senza
dubbio lo stagno di Marceddì. Mag. ha soltanto il disegno.
Più avanti si nota un altro bacino, nel quale più che lo
Stagno di Sassu ritengo possa identificarsi lo Stagno di S. Giusta.
Ciò è confermato dal toponimo vicino.
Oristano - Anche nella Descrizione è compresa tra le città
costiere.
JI suo nome nella Carta Pisana è: arestano. In altre carte nau,
tiche si legge: aresta, arestà, orestano. Berl. ha: Arestani; Arq.: Ori-
stano; Dan. : Oristanum ; Lic, : Restan; Mere., Mag. : Oristagni;
Alb. : Oristaglli e Marchesato d' Oristagni. Manca in Bord. (2).
Ali' importanza della città, documentata da Cap. con una
speciale pianta, corrisponde anche nella carta il disegno, che ne
mette in risalto le mura, le torri e le chiese.
Cacer /. - Anche questo toponimo, di schietta derivazione
tolemaica, non trova concordi nè storici, nè cartografi. Fara se
ne sbriga in poche parole: !3) e Fluvius Sacer a Ptolomaeo ap-

(1) P. 93.
(2) Fara: • Urbs Orlstani, vel ut habent vetusta monumenta, Aristànis-,
p. 92.
(3) P . 62.
- 118 -

pellatus oritur ex fonte Oradellis et versus Caput-f raschae decur-


rens mare petit ,, dove l'indicazione è piuttosto generica. Il
Pais (1 ) lo identifica senz'altro col Rio di Pabillonis. Lic. Alb. e
Porc. scrivono: Sacro f., ma non sono d'accordo sulla posizione.
Il primo, infatti, ne colloca la foce presso Bosa, il secondo a
sud del C. della Frasca; in un punto che data I' inesattezza del
disegno, non è possibile precisare; il terzo di fronte ali' Isola di
S. Pietro. Nè maggior luce offre la carta mercantoriana, che
raffigura così quattro fiumi del versante occidentale: uno a sud
del C. della frasca: Sacro f.; uno nel Golfo di Oristano, senza
nome; uno vicino a Bosa : Thyrse fl.; uno nella rada di Alghero,
da lui chiamata erroneamente P. Conte: Themus /I.. Mag.
scrive: Sacer f. riferendosi a Cap. li cui disegno, tuttavia, non
lascia alcun dubbio che quì si tratti del Tirso, che f ara chiama (2)
< flumen Oristagni Thyrsus a Ptolomaeo, Thorsus a Pausania • ,

descrivendone minuziosamente il corso e determinandone la foce


«altero a Turre-magna lapide». Uguale identificazione è nel Pais (3).
Caueres = Cabras. Il nome è collocato a sinistra, il paese a
destra di uno stagno. Ciò induce a credere che il cartografo
abbia voluto designare con lo stesso nome lo stagno ed il centro
abitato. E' solo in Dan.: Caueres, ed in Mag.: Caures. f ara
scrive: Capra, ed aggiunge, precisandone la posizione « ubi
antiqua cernitur Ars Maris-pontis ,. (4). A sud est del paese è dise-
gnata una torre littoranea: la Torre grande.
Capo s. Marco. - Pur figurando nelle carte medioevali , è solo
in Berl. : S. Marco C. et port., ed in Arq. : Caput S. Marci
Dan.
I
e Mag. ripetono Cap. - Vicino al toponimo è una torre.
Saline. - Nel disegno figura solo una torre di fronte a C.
Mannu . E' da supporre, per ·a ltro, che I' autore abbia voluto ri-
ferirsi col toponimo allo Stagno o alla Cala Saline. Il Fara

(1) Storia della Sardegna e della Corsica durante il dominio romano,


Roma, 1923, Carta Il, annessa al secondo volume.
(2) P. 63.
(3) o. c.
(4) P. 93. Casalis, Xlii, p. 250, divide lo stagno di • Mare-pontis •
in • quattro distinti bacini, il prossimo alla foce, che dicono di Mistra, quin-
di quello di Cabras, più in là quello di S. Salvatore, e più intimo quello di
Riola >,
- 119 -

scrive: «ad turrem speculatoriam Capitis-Magni, seu Salinarum» (I ).


E' soltanto in Seri. in Dan. ed in Mag. : Saline.
Male uentre. - Corrisponde ali' Isolotto Mal di Ventre, a sud
ovest di C. Mannu. Seri. ha: Male vetra; Sord. : mali ventre;
Mag.: Mala uente. Dan. segue Cap. - Manca nelle altre carte.
Cosa de dona. - E' solo in Seri. : Cusa de . dona, in Dan.
ed in Mag.: Coscia di donna. li Fara la colloca <contra Corrigam
turrem in litore Arbore11se », più a sud, quindi, di Mal di Ventre.
Può identificarsi o con I' isolotto roccioso, ora chiamato il Cata·
lano o con gli scogli che affiorano dal mare in quel tratto di
costa. Così il Portolano: « L' insiem e di queste secche prende,
presso i locali, il nom e di Coscia di donna » (2).
Piti11uri. - Sta a nord est di Capo Mannu, nel retroterra
della baia dì S. Caterina. Poichè il disegno non presenta alcuna
indicazione speciale, è da credere che il toponimo si riferisca
alla località vicina, ricordata anche dalle carte moderne e da
Fara: e ad turrem speculatoriam s. Catharinae iuxta· Pittinùris
prostatum oppidum: ibi sub excisa spelunca est navigiorum
oplima statio > <3). Il toponimo è solo in Dan. ed in Mag, - Vicino
è disegnato un rivo.
Più avanti, presso C. Nieddu, si nota una torre; nessun ac-
cenno al Rio Mannu; si vede. invece, un isolotto, che può iden-
tificarsi con l'Isolotto Columbargia, di fronte alla torre omonima.
Tirus. - Giova ricordare anche a proposito di questo fiume il
disaccordo delle carte. Alb., infatti, e Mere. pongono quì il Tirso;
Porc. non vi segna aléun nome e pone la foce del Tirus nel Golfo
dell' Asinara, ad or:ente di Porto Torres. Dan. e Mag. seguo-
no, i11vece,Cap., riproducendone anche il toponimo. Il quale si
riferisce indubbiamente al Temo. Cosi anche in Fara: « Fluvius
Sosae, Themus a Ptolomaeo nominatus • l4).
Bosa. - Sulla destra del T emo, più vicina al mare della città
antica menzionata da Tolomeo, è ricordata dalle più antiche carte
nautiche: bose, bosa, boxa, bossa. I cartografi del Cinquecento

(1) P. 39.
(2) P. 130.
(3) P. 39.
(4) P. 64
- 120 -

hanno, per lo più quest'ultimo toponimo. Così Lic., Porc., Mere.;


Arq., Dan. ed Alb., invece : Bosa. Anche Berl. ha : Bossa -
Mag. scrive: Bosa città. Fara, che vi fu vescovo, ne fa un'ampia
descrizione (I ).
Isoieta. - Ricordata anche da Fara col nome di e Bosae
insula > (2), è soltanto in Mag.: Isoletta.
Capo marargio. - Corrisponde, come abbiamo visto, (3) al
C. Marrargiu. L'isoletta vicina è La Pagliosa. Il disegno riproduce
inoltre, di fronte a qu esto ed a C. Falcone due croci, con una
leggenda che manca in Dan. e Cap.: etra le due croce sta la pesca
del corah. Questo particolare è confermato anche da Fara (4) : •Fit
in hoc mari piscium et coraliorum plurima captura ... Il toponimo
è in Berl.: Maraio; in Lic., Porc., Mere.: Marazo. Mag. segue Cap.
Po/eri. - Cosl in Dan. e in Mag. - Manca nelle altre carte.
E' riferito alla Torre di Pòglina
La Madalena. - Isolotto della Maddalena, a no rd d i Alghero.
E' riportato solo d a Mag.
Lalger. - Così in Dan. e in Lic. - Mag., invece, distaccandosi
da Cap., e copiando, forse, da Mere. ha : Algeri. Porc. ha due
toponimi: Algeri, al posto giusto, e Larger, di fronte ali' Asinara.
In Berl. si legge': Alguer; in Arq. ed in Alb.: Algher. Manca
a Bord. -
Capo galera. - E' soltanto in Mag., con lo stesso nome.
Sul Capo si scorge nna torre.
Capo liri. - Mag. : Capo de tiri. Corrisponde a P. del
Giglio, il e Caput Lilii > di Fara (5). Non è nelle altre carte.
Porto conte. - Il nome è identico in Mere., in Dan. e Mag. - Alb.,
seguendo Tolomeo, scrive : Nim/eo por. - E' rappresentata anche
una torre littoranea.
Capo de la caca. - Dan. e Mag.: C. della Cacca; Porc , Mere.:
C. de la Cassa.

(1) Pp. 89-90.


(2) P. 25.
(3) Cfr. il disegno del 2olfo di Alghero.
(4) P. 90.
(5) P. 40.
- 121

In Berl. si legge: Penne (l); in Arq. : Capo de la Cassa e


Venationis promont. Alb. ripete il tolemaico Oorditano prom.
Faluga - Il toponimo non è che in Dan. e in Mag., e non è
ricordato neppure da Fara. Il disegno riprodoce due isolotti, che,
sebbene siano collocati in posizione errata, potrebbero identifi-
carsi con I' I. Foradada e con I' I. Piana.
Porticiol - Dan. e Mag. : Porticiuolo. Manca nelle altre carte..
Il toponimo, apposto ad una torre, corrisponde alla torre del Porti-
ciuolo. Inesatto il disegno, che rappresenta un' insenatura stretta
e profonda. Intorno si scorgono altre due torri e nel retro terra
una serie di monti, che esamineremo con i nomi dell'interno.

SEBASTIANO 0ELEDDA.
(Cflntinua)

(1) Fara: • ad turrem Pinnarum • p . 41.


LA SA RDEGN A
N EL C OMPASSO D A NAVEGA RE
DEL SECO LO X III

I - LA SARDEGNA NEL COMPASSO-PORTOLANO

In un precedente articolo (1) si sono messe in luce l'origine e le


vicende del Compasso da Navigare e l'importanza delle due parti
il Compasso-carta e il Compasso-portola no. L'opera dopo avere
per parecchi seco li costituito la guida dei naviganti nel Mediter-
raneo, e fornit o il mod ello e il primo nucleo alle posteriori opere
di analoga natura, è caduta nell'oblio .
Qui si dà come saggio la parte riguardante la Sardegna nel
testo della redazione A del 1296, che è meglio conservata. (2) Ma dal
confronto di essa con il testo di O (scritto da Orazia Pauli) e di
P (scritto da Carlo di Pri merano) come pure di U ( testo rifatto
dell' Uzzano datato dal 1440), risulta che O e P, per quanto rappre-
sentati da manoscritti posteriori meno accurati, dànno due varietà

(I ) Archivio Storico Sardo XX (1936) p. 67-1 13. Lo Compasso da Navegare,


opera italiana della. metà del secolo Xlii. In esso a p. 92 N. 1, leggasi 1394
invece di 1324; e a p. JOI rigo 6 dall'ultimo, leggasi " due sist~ mi di 16 rose,,.
(2) ABBREVI.A.ZIONI :
M = Millia, Milliara, Miglia, Miglio.
A = Redazione manoscritta del 1296.
O = Manoscritto di Orazia Pauli.
P = Manoscritto di Carlo di Primerano.
U = Manoscritto di Oiov. da Uzzano (1440).
< > Le parole fra parentesi acute mancano nel manoscritto e sono integrate
da altri testi.
- 123 -

del testo del Compasso, che per essere già combinate nel testo di
A, sono di questa più antiche. Il testo di A infatti risulta dalla
giustapposizione più che dalla fusione di un testo prevalentemente
analogo a G, con aggiunte tolte da un testo assai simile a P. Nel
brano che riguarda la Sardegna questo fatto è evidente, e si ripro-
durrà in corsivo la parte che deriva appunto dal secondo testo
che il redattore di A aveva davanti.
Già dunque alla fine del sec. Xlii, il Compasso da Navigare,
venuto in uso di naviganti di varia origine, e molteplici volte tra-
scritto, aveva accolto nel suo testo notevoli alterazioni e mutamenti
per opera di marinai che cercavano di migliorarlo e completarlo,
e per opera di copisti negligenti o non intelligenti: vi si erano in-
trodotte anche varietà dialettali e corruzioni nei numeri delle Mi-
glia, nelle direzioni e nei nomi propri delle lo\'.alità i quali del
resto variano grandemente anche in un medesimo testo.
Come si cercasse di migliorare il Compasso dimostrano gli
stessi manoscritti A G P U. Naturalmente altro metodo usavano
gli amanuensi ignari di cose di mare, e altro i nocchieri. Il testo
A che è scritto con diligenza, giustappone, come s'è detto, in al-
cuni tratti, due recensioni diverse: evidentemente lo scrivano, che
era un discreto calligrafo ma non uomo di mare, avuto l'incarico
di controllare un testo come G con l'aiuto di un testo come P, e
dare così una copia esatta e corretta, non ha saputo decidersi
quando i due testi divergevano e li ha riprodotti ambedue, lascian-
do che il nocchiero il quale si sarebbe servito del suo lavoro,
trovasse da sè qu'ali erano le indicazioni giuste e controllasse con
la sua esperienza i dati riferiti. Grazia Pauli, o, il nocchiero che
gli commise la copia che abbiamo designata con G, aveva un
interesse speciale per la Sardegna: perciò nel dare i peleggi o pie-
leghi, cioè le traversate per alto mare, dal Capo Monte Santo in
Sardegna, ne aggiunge ben quindici nuovi verso l'ls. d'Ustica, C.
Gallo in Sicilia, I' ls. di Vulcano nelle Eolie, Scalea in Calabria,
I' Is. di Capri, l'ls. di Ponza, la Foce di Roma o del Tevere, Civi-
tavecchia, M. Argentaro, ls. di Montecristo, Lena ( cioè punta
bassa ) di Aleria in Corsica, Napoli, Gaeta, ls. di Ischia, Corneto
Tarquinia _: ma non dà il numero delle Miglia, nè la direzione. Cosi
da Carbonara aggiunge i peleggi a Civitavecchia, Monte Argen- .
taro, ls. Montecristo e Lena di Aleria, ma neanche qui dà le di-
stanze, nè le direzioni. Il proposito di aggiungere questi dati è
evidente, ma si attendeva di averli raccolti, o per esperienza diretta,
- 124 -

o per informazioni che s i potevano ottenere nei porti in parola,


da nocchieri esperti che avessero fatte quelle traversate. L.o stesso
avviene in U dove sono accennate più di cinquanta di queste
traversate in alto mare da vari punti del Mediterraneo, senza
dare nè il punto terminale, nè le distanze, nè le direzioni, ma
indicando solo il punto di partenza: v'era evidentemente I' inten
zione di aggiunger~ questi dati quando se ne avesse modo. U
però dista dal testo primitivo del Compasso di quasi due secoli
( 1250- 1440) e le aggiunte, come le correzioni e le corruzioni
sono numerose: alcuni tratti della descrizione delle coste sono inte-
ramente rifatti, come può vedersi scorrendo il brano che si ripro-
duce, per un utile confronto.
L' autore del Compasso ha prima descritto la circumnaviga-
zione della Sardegna secondo i suoi punti salienti, dando le dire-
zioni e le distanze dei singoli tratti, avvertendo dei pericoli, sec-
che, scogli che potevano essere incontrati, e le isole e i canali e
i porti e gli ancoraggi di rifugio . É l'opera di un marinaio, ma
d' un marinaio scienziato, che non si preoccupa di scambi com-
merciali, n è d i quel che accadeva a terra. L' unica città a cui egli
accenna è il Castello di Castro costruito dai Pisani sull'altura
dove ancora sorge il quartiere dì Castello di Cagliari. Ma alcune
località, non ricordate nel Compasso-portolano, egli si riservava
segnarle nel Compasso-carta, come poi si vedrà. Centri abi-
tati sul mare quasi non esistevano lungo le spiaggie tanto estese
del I' isola: le popolazioni si erano ritirate nell' interno ad una cer-
ta distanza dalla costa troppo esposta agli assalti e alla pirateria
dal mare. Erano cadute Nora, Bitia, Tegulata, Solei, Neapolis,
Tharros, Turres, Olbia: eran sorte Sassari e Oristano ma lontane
dal mare. Vie n ricordato il porto di Napoli ( nel golfo ora detto di
Oristano) con il nome della città antica che più non esisteva, e
viene ricordato col nome nuovo di C. San Marco il promontorio
e il porto in cui aveva fiorito Tharros abbandonata e dimen-
ticata. Il nome di Caputerra ( Caput- terrae) designava il capo
ora detto di Pula, dov'era esistita Nora, la prima terra, o il
primo porto che incontrava il navigante che veniva dall'Africa:
oggi il nome di Caputerra designa il paese molto più interno
dove si era rifugiata la popolazione. Il nome di Porto di Solcio
fio. 1 - LA SARDEGNA E LA CORSICA NELLA CARTA PISANA (circa a. 1275}
- 125 -

era dato a Porto Botte, il porticiuolo di Palmas ricordata in G


Palmas di Solcio. Solcio era il nome della regione detta anche
ora Sulcis, in Sardegna, per aver fatto parte del territorio apparte-
nuto ali' antica città punica e romana di Solei o Sulcis, che
sorgeva dov'è ora S. Antioco, nell'isola omonima, che però
è ancora ricordata dal Compasso come l~. de Solso, Solcio, seb-
bene già esistesse la chiesa a cui I' isola era stata donata e da
cui fini poi per prendere il nome. Invece I' Aenosis dei fenici,
l' Accipitrum insula dei Romani aveva assunto quello attuale di
S. Pietro dalla chiesetta che vi esisteva. Già le isolette a mezzo-
dì dell'Isola di Solcio avevano i nomi di Vacca e Toro che
hanno tuttora, e le due isolette nel percorso fra C. S. Marco
e C. Saline, ora C. Mannu, erano dette Malenventre e Gamba
di donna, che attraverso un forma Ca-du·dano è ora divenuta
ls. Catalano. Il C. Caccia era detto Penne di Santo E ramo. Già
le miniere da cui s i traeva argento avevano fatto nascere la deno-
minazione dì C. dell' Argentara, e i marinai toscani avevano tra-
sferito in Sardegna dall' ls. d' Elba i nomi di Longone detto Sar-
do p~r distinguerlo, e di Piombino dato ali' isoletta dell' Ogliastra,
e dì ferrai a al capo ora detto C. ferrato. La isola ora detta Mad-
dalena, da una posteriore chiesetta, era detta Porcaira, e Caprera
Cavraira; mentre già una chiesetta dedicata a S. Stefano aveva
dato questo nome ali' isola omonima. Il canale fra la Sardegna da
una parte e le isole di Maddalena, Caprera e S. Stefano dall' al-
tra era detto Bucinara, probabilmente da Bucina nome antico di
una delle isole ricordato nel Liber Pontificalis.
Arbatax era ancora detto Arbatasara, la Batasara, forme che ci
permettono di collegare il nome con quello del corso d'acqua
Bacu Sara che percorre la piana di Tortolì e forma lo stagno di
Arbatax. C. Sferracavallo era ancora denominato Scorteceto, Cor-
ticeto dall'altura che lo domina e eh' è ancora detta P. Cartucedu.
Le distanze che il Compasso segna nel dare il periplo del-
l'Isola sono le seguenti. Naturalmente corruzioni si sono introdotte
nei manoscritti di preferenza nelle cifre, e talora il mutamento
pare fatto di proposito per correzione. Riproduciamo le cifre an-
che perchè esse dimostrano nella loro varietà i rapporti fra A O
P U. Il periplo dell'Isola risulta di circa 515 Miglia.
- 126 -

DISTANZE IN MIGLIA DEL PERIPLO DELLA SARDEGNA

A G p u
ls. S. Piero .
C. de Napoli M50 50 ) )
10 ( 60 ( 70
C. S. Marco
C. de le Saline
20 20 ~ 30 ) 10
ls. de Bocça • 15 15 ~ 20
Penne di S. Eramo . 30 30 30 30
Argentara 20 20 20 20
ls. Açenara . . 40 40 40 20
S. Reparata • . 60 60 60 60
C. della Vite (Bocca di Bucinara - da poneuie)
10 10 10 10
ls. de la Bissa (Bocca di Buciom - da lavante) 15 15 15 15

:~ ~
10

l ::
ls. Mortoro • . . . .
figaro la (C. figari) . . . . . . 10
C. Selexora . • 5 25
ls. Taolara . • 5

4! !40 l 4~
ls. Molara . .
1
Bocca di Fornello
C. Comino. 40
40 40 60 40
C. Monte Santo .
6 5 8 1
Js. Piombino od Oliastro
3 3 4 3
Arbataxara . .
30 30
Scorteçeto . .
30 30 30 30
Quira. . . . .
15 15 20 15
Capo de Pali (Paro, Ferraia) .
10 10 10 3
C. (de Serpentara) . . . .
10 10 5 8
Carbonara
20
CaIlari 30
20
~ ·~
15
30
20
15
20
Capoterra (Capo Pula)
20 20 7
Porto Malfetano .
7 5 7 7
ls. Rossa . 30
5 12 20
C. Taolato (Teulada)
20 15 20
Capo, o P. de Solso 7
7
ls. de Solso
20
ls. de San Piero .
M 514
- 127 -

DISTANZE PARTICOLARI
A o p u
S. Reparata - Longone Sardo 2 2
Longone Sardo ls. S. Maria 5 5
Carbonara - Capoterra (C. Pula) 40 30 40
P. di Solcio ls. Vacca 10
ls. di Solcio ls. Vacca 2
ls. Vacca I. Toro 7 10
C. M. Santo Secca di C. M. Santo 25,0,30 25 30 25
Scorteceto - Secca di Scorteceto 60 40 60 40
NOTA - Da C . Saline a ls. di Bosa A segna XL M ma è errore di grafia
per XV. La distanza di 60 M. data da P fra C. Comino e M. Santo è errore
grafico LX invece di XL. Cosi corrotti sono i numeri per la distanza da M.
Santo a Oliastro che variano nei quattro lesti. Da Serpentara a Carbonara G
da mezzo miglio ma è scambio di 1/ 2 scritto ·/ . invece di X. U segna 70 M.
fra ls. S. Pietro e U. S. Marco, poi dà 60 M. invece di 10 fra C. S. Marco e
C. di Napoli: era una correzione al 70 errato che fu erroneamente introdotta
al posto del IO giusto. U segna 60 M dall' Asinara a S Rcparata a golfo /ansato
cioè direttamente. mentrn ne segna 12 dall'Asinara a P . Torres. 15 da P. Torres
all'ls. Rossa . e 40 da ls. Rosi<a a S. Reparata, cioè in totale 67 seguendo la
costa. Segna poi 15 M. dalla bocca di Bucin11.ra da ponente a Bonifazio in
Corsica . Nei testi P U è caduta la distanza fra Arbatax e Scorteceto. Carat-
teristica in A è la doppia distanza XXV o XXX fra C. Monte Santo e la
secca omonima, perchè essa risponde al 25 di O U e al 30 di P . Notisi che
i numeri sono dati sempre in cifre romane da A G P, in cifre romane alter-
nl\te con cifre arabe da U çhe è più recente.

Data la circumnavigazione dell'isola, l'autore inquadra questa


nei rapporti con le terre tutte che la circondano, indicando la
distanza e la direzione dei suoi punti prominenti da una serie di
località al di là dal mare. Sono i così detti peleggi o traversate
in mare alto. Non meno di 18 sono quelli dell'isola di S. Pietro
da Ras el Oebel in Tunisia per le coste africane, iberiche e fran·
cesi sino a porto Olivoli, cioè Villafranca. in Provenza ; 8 quelli
del C. Teulada dal C. d i Oiberamellis (Capo Bugaroni in Algeria)
all'ls. d i Maremma (Marettino) nelle Egadi; 11 quelli del canale
di Carbonara dalla Guardia di Biserta a M. C ircello; 5 qu.elli di
C. Monte Santo; 5 quelli di C. Comino; 13 quelli dell'ls. di Ta-
volara. Sembrerebbero trascurati i punti prominenti della costa
occidentale, ma così non è, perchè una serie di peleggi a C. San
Marco, alle Penne di S. Eramo (C. Caccia), all'Asinara sono dati
dall'autore nella descrizione delle coste iberiche, provenzali e delle
Baleari, nella parte antecedente dell'opera, nè era necessario rip.e
terli nella descrizione delle coste sarde.
- 128 -

A O P U
Da Isaia San Piero a Rassagibel M. 170 170 160 170
Capo de Beçerto (Biserta 140 140 140 140
Isola de Galeta 100 100 100 80
Bona en Barberia 160 160 160 120
C. de Giberamello (C. Bogaroni) 220 220 220 200
Boçea (Bougie} 320 320 320 300
Grapparola (C. Corbelin) 360 - - -
Tedelise (C. Tedlès) 360 360 360 334
çiçera (Algeri) 400 400 400 400
C. de Pali (C. Palos) 610 600 610 600
C. de Maone (Minorca) 300 - - 300
Barçelona 460 400 440 480
C. d' Acqua fredda 440 440 480 440
Grado d'Ade (Agde) 480 - - -
Acque morte (Aiguesmortes) 480 430 480 480
Marsellia 450 440 - 460
Iso la lera (H yères) 380 380 380 380
Porto d' Olivoli (Villafranca) 440 440 340 460
Da C. Saline (C. Mannn) a Acquamorta 325 410 325 424
Da Capo Argentera a Marsellia 325 335 325 300
Da Isola Açenara a Bocca d'lera 235 335 235 234
Da C. Taolato (Tenlada) a C. de Giberamellis (G. Bugaroni) 220 230 230 220
Bona 160 160 140 140
Biçerto 125 110 115
Isola Galeta 80 80 80 80
Rasagibele 140 135 160 180
Lo Oemolo (Isola Oiamur) 170 165 165 200
Pantalanea (Isola Pantelleria) 260 255 255 270
Maremma (Isola Marettimo) 280 220 220 230
Da Bocca di Carbonara a la Guardia di Biserti 120 125 120 120
Rassagibele 140 140 140 140
C. Bono 170 170 175 -
Isola Pantalanea 220 230 230 220
Isola Maremma (Marettino) 170 170 170 180
Salerno 480 480 480 420
M . Cercelli 370 370 370 370
- 129 -

A O P U
C. di Gallo 240
Ponso (Ponza) 310
Ustica - - 220
Da Capo Monte Sancto a Isola Oemmolo 240 250 250 240
Isola Pantalanea 300 300 300 300
Isola Maremma 220 240 250 224
Taolara (Tavolara) 100 - - -
C. de Oallore 20 - - -
Da Capo Comino a Isola Maremma 240 240 260 240
Palermo 315 315 315 320
Isola Bulcano (Vulcano) 430 430 430 430
Scalea 460 460 460 460
C. Cercelli 290 290 290 290
Dall'Isola di Taolara a Melacço 360 460 - 460
Isola Maremma 280 280 290 280
Isola Ustega 310 410 315 300
C. Suari en Calavria 480 - 460 -
Palanua 460 480 460 460
O aeta 300 360 300 30ù
Foce de Roma 220 220 220 220
M. Argentara 170 270 190 170
Monte Cristo 140 140 180
Lena d' Al ieri en Corsega 130 130 115 130
Ponsa 240 - -
C. del Faro di Messina 480 -
Porto Vecchio di Corsica - - 60
NOTA - In P è caduto un X nella dista nza da ls. S. Pietro a Rassagibel;
ne ha invece uno in più nella distanza fra ls. S. Piero e C. Palos. In O è
caduto un L nella distanza fra ls. S. Piero e Acque morte, ed ha un C in più
in quella fra I'Aslnara e la Bocca d' !era. In P è caduto un C nella distanza
fra ls. S. Piero e Porto Oli voli. In O le due distanze di 165 e 255 M. fra C.
Taolato (Teulada) e lo Gemolo e Pantalenea sono invece attribuite all'ls. Toro,
ma è errore nel nome per confusione di Taolato, Toraio (il C. Teulada) con
l'ls. Toro. U manca della distanza fra Carbonara e C. Bon, ma dà 170 M.
fra Carbonara e la secca dP.I Chilbo presso C. Bon. Altre differ~nze si lasciano
spiegare analogamente; alcu ne nascono da tentativi di correzione .
- 130 -

Il - LA SARDEGNA NEL COMPASSO-CARTA NAUTICA

La carta Pisana del 1275 circa è la copia più antica del Com-
passo-carta, che completava con il tracciato visibile delle coste,
delle isole e dei mari il manuale ad uso dei naviganti. Vengono
dietro di essa le carte nautiche numerose di P. Vesconte, del Da-
lorto, dell'atlante Tammar Luxoro e le altre dei secoli XIV. XV .
XVI. Qui si riproduce (Fig. 1) il tratto della Pisana contenente la Sar-
d egna e la Corsica, e la tavola terza (Fig. 2) dell'atlante di P. Visconte
del 1318; la tavola terza dell' atlante Tammar Luxoro fu ripro·
dotta nella Fig. 14 del precedente articolo, a cui si rimanda, come
si rimanda alla raccolta del Periplus di Nordenskiold, ai Monu-
menta /taliae Cartographica di R. Almag ia, e alle altre pubblica-
zioni ormai numerosa di carte nautiche medioevali.
È nel Compasso-carta che per la prima volta la Sardegna e
la Corsica appaiono tracciate in modo non lontano dalla realtà.
I.e carte antiche di Tolomeo conservateci nei cod ici sono assai
più g rossolane e imperfette, e il progresso che il Compasso-carta
rappresenta è immenso.
La Pisana oltre che per la maggiore antichità si stacca dalle
altre per una sua caratteristica che ne accresce il pregio: il dise-
gno vi è rude, no n levigato, così da appari re originale, non una
copia ripetuta numerose volte, come può osservarsi di molte delle
carte del Vesconte. Questi ha certamente migliorato in alcuni pun-
ti il d isegno, ma ha tracciato di proposito le sue carte poche
volte, e si è per lo più contentato di riprodurle, e di farle ripro-
durre nella sua bottega: vi è già in esse qualche cosa di con-
venzionale.
Nella Pisana è facile osservare come il Golfo di Cagliari
s ia rappresentato meno largo e più profondo: devesi tener con to
però che la parte più interna non rappresenta il golfo ma lo sta-
gno di Cagliari , che nel sec. Xlii era ancora accessibile alle navi,
e che anche in carte posteriori è talora rappresentato come una
continuazione del golfo. Nelle carte del Vesconte e nelle posteriori
esso è meglio tracciato.
Nella Pisana le isole d i Tavolara, Serpentara, S. Antioco,
S. Pietro, Asinara sono rapp resentate sommariamente ed alquanto
esagerate rispetto per esempio a Maddalena, Caprera e alle altre
delle Bocche di Bonifacio; ma la maggior grandezza attribuita
- 131 -

alle prime serviva a richiamare su di esse l'attenzione del navi-


gante, poichè esse erano i punti di riferimento più importanti. Il
gruppo delle isole della Maddalena è · meglio rappresentato nella
Pisana, che non in molte delle successive. Quanto alla forma della
Sardegna1 nelle carte del Vesconte è troppo esagerata la curva occi-
dentale così com'è troppo rigonfia la Corsica: per reazione forse
nella carta dell' atlante Luxoro, una specie di rigonfiatura nella
costa occidentale sarda fa scomparire persino il Golfo di Oristano.
Ma in complesso il Compasso-carta della Sardegna deve riguar-
darsi come un prodotto di singolare valore: le carte dei secoli
XVI - XVIII che non ne hanno tratto sostanziale profitto restano
di molto inferiori; le carte moderne di uguale scala non ne diffe-
riscono di molto.
Se si fa un confronto fra la toponomastica del Compasso-por-
tolano e quella del Compasso-carta si osserva questo fenomeno.
li portolano ( red. A del 1296) ha circa 55 nomi di isole, capi,
località diverse; la Pisana ne ha 29, di cui 24 (pur con varietà di
forme consuete in questi testi ) coincidono con i nomi del porto-
lano: solo Arestallo, Argenter nel!' lglesiente, la Fava (presso Po-
sada) e P.to Cervo vi sono nuovi, ha poi O/astro dove i testi A e
P hanno Plonbino e i testi O U Oliastro (isola dell' Ogliastra );
manca di circa 25 nomi del portolano, il che è naturale data la
ristrettezza dello spazio in cui i nomi sono iscritti. L'autore della
carta aveva voluto mettere sotto gli occhi del navigante sopratutto
il disegno delle coste; e dei nomi aveva dato quelli che gli eran
se mbrati necessari perchè il marinaio si orientasse; per una più
particolare informazione doveva servirgli il portolano. Ciò è evi-
dente per il tratto di costa di NE dove i nomi sarebbero tanti,
che segnati sulla carta avrebbero reso questa inservibile per man-
canza di chiarezza.
Nella carta del Visconte del 1311 dì fronte ai 55 nomi circa
del portolano, sono 35 nomi, dei quali, 12 nuovi non sono nel
portolano, e 23 vi si trovano: mancano circa 32 nomi del porto-
lano.
Nella carta dell'atlante T. Luxoro sono di fronte ai 55 nomi
del portolano 49 nomi, dei quali 14 mancano nel portolano: alla
sua volta la carta manca di circa 18 nomi che quello dà.
Queste cifre rendono conto del processo di sviluppo della
carta: in origine essa aveva pochi nomi e solo alcuni nuovi che
non fossero nel portolano; ppi man mano che i nomi venivano
- 132 -

scritti più minuti e con più cura e si acquistava spazio anche per
un formato maggiore, vi è la tendenza ad aumentare i nomi
seguendo il portolano ed aggiungendone nuovi. Siamo sempre
nel periodo di sviluppo del Compasso-carta: più tardi disegno
delle coste e toponomastica si stabiliz7.ano, o quasi.
Alla sua volta il portolano subisce un analogo processo, si
arricchisce dei nomi mancanti che sono sulla carta e di nuovi par-
ticolari; il tP.sto dell' Uzzano come quello del portolani Parma·
Magli abecchi e Rizzo attestano questa tendenza. Le sorti del por-
tolano e della carta che costituivano le due parti complementari
del Compasso da navigare non andarono disgiunte: esse s'influen-
zarono sempre a vicenda, e più d'una volta una corruzione del
testo portolanico si è introdotta in alcune carte, e viceversa un
difetto del disegno delle carte ha influito sul testo del portolano.
Chi tenga conto della piccolezza della scala della carta, deve
concludere ch'essa era allora per il navigante uno strumento
sussidiario, la guida restando il portolano. Ma potere con un col-
po d' occhio abbracciare le coste e il mare era un inestimabile
vantaggio: il disegno della carta serviva anche nel periodo ini-
ziale a valorizzare I' uso della bussola primitiva.

Quì si danno i nomi della Sardegna segnati nella Pisana <Fii· 1>
nelle carte del Visconte del 1311 e del 1318 <Fii. 2) e nella carta
dell'atlante Luxoro ( fig. 14 dell'articolo precedente ).

PISANA P. VESCONTE P. VESCONTE T. LUXORO NOMI ATTUALI


(circa il 1275) (1311) (1318) (prl11dplo sec. XIV)
lzub. sa.11 pero san petro sanctt petrl san plero Js. S. Pietro
sulsi (l} salsi sulso SeIXo Sulcis
argenter (2) arre otara arreotara M. Arrentu
e ltlu Manou

(I) Sulsi, solxo, scritto nella Sardegna, corrisponde al Sulcis e alle località di
Palmas e Tratalias: è da distinguere dal sulxo ultimo della lista, che indica
l'isola di S. Antioco.
(2) Argenter, Argentara nell'lglesiente, diversa dal C. dell'Argentiera nella
Nurra. Nella carta Pisana è rappresentata come una foce di fiume, che corri-
sponde al Riu Mannu di Fluminimaggiore. il quale sbocca nell'insenatura di
Portixeddu. La regfone è eminentemente mineraria e il M. Argentu conserva
il nome medioevale. Da non confondere col più settentrional~ e non minerario
M. Arcuentu a cui pensa il Kretschmer, ltalien. Portulane p. 607.
- 133 -

PISANA P. VESCONTE P. VESCONTE T. LUXORO NOMI ATTUALI


(circa il 1275) (1311 ) (1318) (principio sec. XIV)
upoly napoli napoli napoli S. Maria di Napoli
arestano arestan artslan orestano Oristano
sanclo marco cauo santo marco c. san marco C. S. Marco
saline saline saline Saline di C. Manna
cossa donna cossa dc dona maliucntrc (1) ls. Catalano
male!onntrt martvantcr mareeucnlre coscia dc dona ls. Maldifentre
plzanco Pltlnnuri
bo se bosa boYa Bosa
maraco mora io maraco C. Marrargiu
allrcr all!rcr larruer Alrhero
conte p. dd conte (2) I'. Conte
cauo raie.i ratea galea galla C. Galea
pene s. cr.imo pene pene s.int ermo C. Caccia
falcon I' .ta Falcone
asenara asin.ir asinara axinara ls. Asinara
!ore torre p. to (m) lS) l'orto Torres
fr...tl froseti frlxati Fririaup
roxa ls. Rossa
sancta rtparata sancta reparata sancta rcparata S. Rtparata
lonro sardo S. Teresa Ga.Uura
buxlnalra buxinara buxinara. Canale della Madd3ltna
p. ceruo p. ctruo p. cerwo ctruo I'. Cervo
flcarl firar c. Fira.rl
tolara tolara Is. Tavolara

(I) Nella carta del Tammar Luxoro il nome di Maliventre è dato all'isola
che le altre chiamano Coscia di donna, e viceversa.
(2) P. Conte è messo fra Alghero e C. Galea tanto nel Vesconte che nel
Luxoro: doveva venire dopo C. Galea.
(3) li Compasso-portolano e la carta Pisana si accordano nel tacere di
Alghero, Porto Torres, Castelgenovese (oggi Castd Sardo) i centri di maggior
interesse per Genova. Tutt'e tre le località compaiono nelle carie dcl Vesconte
e nelle posteriori, Castel genovese con la denominazione di Frixati, Frigiano,
ch'è il miglior punto d'ancoraggio presso il colle su cui Doria edificarono
il castello cd il borgo.
- 134 -

PISANA P. VESCONTE P. VESCONTE T. LUXORO NOMI ATTUALI


(circa il 1275) (1311 ) (1318) (principio m . XIV)
murara ls. Molara
cavali (1} C. Coda Cavallo
farctlt (li) forcclt S. Teodoro
b. fauil fauar fauar fuo Castello della fa.va
roxa Is. Rossa ?
poxa l'osa da
sancta luclil S. Lucia di l'osaJa
comino comIn comfn comln C. Comino
Galury f.ta Nera
orose orisstr orlxt Orosei
cauo sauclo c. santo cauo ,;mio c. sanclo C. Monte Santo
ol;tslro olaslro olasho ilfruutro ls. d'Orllaslra
albaralu arbatascr Arbatax
scorlecetr. scortrcco scorltxlo scortlrer C. Sferracavlllo
qutr qulra qulra quira Qairra
fcrato C. ferrato
scrpcntara Corttlazo (3) strpeotara ls. Scrpentara
carbonar carbonara carbonara carboner C. Carbonara
saline (4) saline Saline di Qunlo
Calar! Calarl Ca Iari Ca lari Carllari
cauo taa c. tera C. Pula
p. amalfetan p. marfltan p. marfita p. malfltan P.to Malfldano
lzula rosa y. rosa Is. Rossa
tegolar tolar tollar c. taular C. Teulada
r. debole P.to Botte
toro toro toro Is. Toro
uaca ls. Vaca
sulzo sulso palma dc xol (5) ls. S. Antioco

(1 ) C. C. Cavallo era detto nel Compasso, C. de fornelli: è nel Vesconte


che appare la denominazione Cavali.
(2) Foruli nelle carte del Vesconte appare segnato come una foce di
fiume a mezzodì di ç. Coda Cavallo in una posizione che risponde allo stagno
di S. Teodoro o a Cala Finocchio.
( 3) Cortelazo è la maggiore delle isole Serpentara.
(4) Le saline dello Stagno di Quarto a levante d.i Cagliari.
(5) Il nome Palma di Sols è nella carta del Tammar Luxoro scritto a
fianco dell'isola di S. Antioco. mentre doveva essere nella Sardegna.
Per gli altri nomi vedansi le note al Compasso-portolano. .
- 135 -

lii - TESTO DEL COMPASSO DE NAVEOARE


(redaziolle del J2f)6)

ISOLA DE SARDEGNA.

f. 70 Dell'isola de Sam Piero ( I) a lo capo de Napoli L Milliara


per tramontana ver lo greco poco. Lo dicto capo de Napoli (2)
è bon porto, et è capo soctile si com murro .de fera, ed estendese
ver lo maestro. E se te voli ponere entro da lo capo averete fon-
do de XV passi.
De lo capo de Napoli a lo capo San Marco X Milliara per
tramontana ver lo maestro. Lo dicto capo de San Marco (i.I) è bon
porto, et à entrata da ver lo garbino <4), et è enfra lo capo mecço
M. per greco, et è tucto fon do plano, et o nora (f>} lo capo Il pro-
desi (o) e rnecço. Lo golfo (7) è terra plana . E la conoscença è
f. 70 v cotale: sopra lo capo fora en mare entorno V M. ver lo gar-
bino è una isolecta che à nome Gamba de donna (8) et un 'al-

( I) L' antica Ae11osis dci Fenici e Accipitrarn illsttla dei Romani, anche
oggi I. San Pietro, clalla chiesetta medioevale c he é ricordata più oltre nel
nostro testo.
(~) C. Frasca; prendeva nome dall'antica Neapoliç, le cui rovine sono an-
cora nell' angolo S E. dcl golfo di Oristano, presso la chiesa di S. Maria di
Napoli, che conserva il nome. Oli antichi designavano il promontorio come
Sardopatoris farmm. È detto capo soctile si com muuo de /era, cioè appun-
tito, come muso di cinghiale.
(3) li Capo ha oggi lo stesso nome: il porlo è quello della a11tica Tharros.
(4) Garbino è detto nella redazione A quasi costantemente il vento di S O
che le altre redazione OP U c hiamano lebeccio, libeccio.
(f>) Onorare, fare onore, significa, nel linguaggio del Compasso da navi·
gare e dei marinai di quella età, girar largo, star lontano, guardarsi. come
da certe persone pericolose e potenti. Non credo possa farsi derivare da ino-
rare, costeggiare.
(6) Prodese è la fun e o canapo con cui da prora o proda, si lega la na-
ve alla terra.
(7) Golfo d i Orist11no: la città non è ricordata qui, ma è segnata nel
Com passo-carta.
(8) L'isolotto Gamba di donna è ora detto il Catalano: esso poteva appa-
rire a garbino o libeccio solo a chi navigasse verso C. San Marco dal · Nord.
- 136 -

tra isola che à nome Malenventre (1). E ben podete enter l'isola e lo
capo entrare.
De lo dicto Sam Marco a lo capo delle Saline (2) XX M. per
tramontana ver lo maestro.
De lo capo de le Saline, che è capo soctile, entro ali' isola
de Bocçea XV M. per tramontana. Sopre Bocçea à una isola che
à bon ponedore. En la via de Safl Marco a Boçea è Ufla isola
che à 1wrne Maltnventre (o).
De la dieta Bocçea (4) a le Penne de Sant'Eramo (5) XXX M.
per tramontana ver lo maestro terça. Le diete Penne à bon porto
et à entrata da ver lo mecço iorno. Lo .capo è alto e rixoso e
aroccato e roso. Lo porto è entro uno M. per tramontana. En lo
dicto capo è grande fondo de XXX passi, e se venite ecqua con
vento a Provença (6) non ponere a lo capo te, ma va entro a lo
golfo, che se clama golfo de Milavio (7), et à bon ponedore e
podete stare a prodese (8).
De le diete Penne a I' Argentara (9) XX M. per. tramontana.

(1) Isola Maldiventre anche ora. I nornl delle due isole attestano, come
altri del Compasso da navigare, lo spirito salace con cui i marinai italiani
ribattezzavano le varie località.
(2) Capo delle Saline, ora C. Mannu, sotto il quale anche oggi la Cala
Saline e lo Stagno Saline.
(3) Ripete da una redazione analoga a P. Il testo primitivo del Compasso
ci è conservato da G: E dì capo dì Saline lo chuale è capo sottile a la isola
di Buosa a M. XV per tramontana. L'isola. di Buosa è buono ponitoro.
(4) Bocçea, Buoza, Buosa, è Bosa: la sua isola è ora detta is. Rossa, alla
foce del Temo.
(5) Penne di Sant'Eramo è C. Caccia. Dell'antico nome resta traccia
in quello della Torre della P egn!l· Sant' Eramo, Ermo, Santo Htrminio, è
Sant' Elmo a c11ì i marina i eran devoti. Il Capo è detto alto, erto, roccioso e
rosso. Delle carte solo la più antica la Pisana lo ricorda come Pene S. Eramo;
le altre hanno semplicemente Pene, oppure Sant'Ermo, Sancto Elmo.
(6) E se venite ecqua con vento a Provença, cioè se venite in questo porto
con maestrale (che soffia dalla Provenza).
(7) Golfo de Mi/avio, P golfo di Meralto: il nome manca in O ed in U;
nelle carte a cominciare da P. Vesconte si ha Maraco, Mara.io, nome dato
non alla Rada di Alg-hero, che risponde al Golfo di cui parl1t il testo del
Compasso, ma a C. Marrargiu, che delimita il Golfo a mezv.odì. ·
(8) Podete stare a prodese, cioè potete legare la proda della nave a ter-
ra: prodesi sono i canapi di proda con cui si assicurava la nave.
(B) Argtntara, C . dell'Argentiera dalle vicine miniere che nel sec. Xlii
erano già note e sfruttate.
f10 . 2 - DAU: ATLANTE DI P. YESCONTE (1318) - (Vienna - Biblioteca Nazionele~
- 137 -

De la dieta Argentara ali' Isola de l'Açenara ( t) XL M. per


tramontana ver lo greco quarta.
f. 71 L' Açenara è propo de terra ferma Il M. De la parte de mec-
çoiorno, enter I' Açenara e Il' isola de Sardegna è una pectita iso-
lecta (2), e enter la Sardegna e la isolecta è peticto fondo de Il
passi entro Il e mecço. La dieta Açenara è bon porto et à entrata
da ver greco (3 ), e poneteve per mecço l'isola propo de terra
mecço M.; et ancora da ver lo garbino et à frieu onn' à fondo de
Xliii passi.
De la dieta Açenara a Sancta Reparata (4) LX M. per greco
ver lo levante. De Sancta Reparata a Longunsardo {n) 11 M.
De Longunsardo ali' isola de Sancta Maria V M. L' isola de
Sancta Maria (6) à escolli en mare ver tramontana lontano a ter-
ra mecço M.
De Sancta Reparata (7) a lo capo de la Vite X M. per levante

(I) Js. dell' Asinara, eh' è detta vicina ( propo) a terra ferma, intendendo,
qui come in altri passi, per ter ra ferma la Sardegna.
(2) Una piccola isoletta. oggi I. Piana, fra l'Asin ara e la Sardegna.
(3) È buon porto ed ha entrata da. greco, cioè girando da tramontana
dell'isola e venendo alla Rada della Reale; l'altro porto che l'autorP consiglia,
posto a garbino o libeccio, è Porto Vecchio de' Fornelli 11el canale fra I' Asi-
nara e I' ls. Piana. dove è canale con fondo di 14 pa ~si, à frieu (fretum) on-
n'à fondo de Xliii passi. Fra la Sardegna e I' ls. Piana è poco fondo . L'a uto-
re come non ha parlato di Oristano, nè di Alghero, così salta Porto Torrese
dà i punti estremi. Molto più ricco di dati è il testo dell'Unano ma per ac-
crescimento posteriore. Nel Compasso-carta Alghero e Torres compaiono
già in P. Vesconte che come genovese aveva più interesse a queste località.
(4) Baia di S. Reparata, che prendeva nome dalla chiesa omonima presso
Capo Testa.
(f>) Longun sardo Porto Longone di Sardegna, per distinguerlo dall'omo·
nimo dell'ls. d'Elba. 11 villaggio dicesi ora S. Teresa di Gallura.
(6) ls. S. Maria, la più orientale del gruppo composto dalle isole Budelli
Ritzzoli e S. Maria. Ma Razzoli e S. Maria per la vicinanza e per la scarsa
profondità del Passo degli Asinelli poterono essere considerate come una
isola sola.
(7) Il manoscritto di A legge veramente Dell'isola Santa Maria a lo capo
della Vite X M. per levante 1 er Lo silocco, e con esso s'accorda O. Ma la di-
rezione levante - scirocco non è quella di ls. S. Maria· C. della Vite (ora P.
Sardegna), che sono invece a tramontana-mezzodi. U con cui s'accorda P dice
Da Santa Riparata alla Bocca di Bucinara. a X M. per levante verso sciloch,
e ci fa scoprire la corruzione del testo di A O. Devesi dunque leggere D'
Santa Riparata. e non Dell'isola Santa Maria.
ver lo scirocco. Lo eapo ~e 13 Vite è ra entrata de Buçenare (t ).
De lo capo de la Vite lii M. per tr~montana è una isola che à
nome Spargi (:?). Enfra de lo capo de la Vite de lo capo de po-
nente (3), ver mecço di, è porto Paulo. E denanti porto Polo è
una isolecta.
De lo capo de la Vite ali' isola Porca ira <4) Jlll M. per greco.
De lo capo de la Vite ali' isola Sancto Stefano V M. per
f. 71 v levante ver lo silocco. La dieta isula de Santo Stefano (6) è bon
porto. E per mecço <di> a quello porto, en Sardegna è en
una montagna una petra, che à nome I' Orsa (6), et è sembiante
d' orsa. E quella Orsa è per mecço I' isola de Sancto Stefano.
Entro uno M. per mecço de lo dicto porto è una chiegia, che à
nome Sancto Stefano. < S >e voli entrare en quello porto guà rdate
d'una secca (7), che è de la parte de ponente uno prodese e
mecço, en la via quan verrai da la parte de ponente. De lo capo
Sancto Stefano a Cravaira (8) Il M. per levante.
De Cravaira all'isola de la Bissa (9) VIII M. per levante.
E se fossi enter l'isola de Spargi e S~rdegna, e volete en-

(1) Lo capo de ta Vite è ra entrata de Bucenare. ra sta per la , iCambian-


dosi talora in A le liquide. Bucinara~ Bocinara, è il nome che si dava al
canale fra la Sardegna da una parte e le Isole di Maddalena (detta allora
Porcaria) e di Caprera (detta allora Cavrara), in mezzo del quale è l'isola di
S. Stefano. Da una bocca all' altra, cioè da P. Sardegna (allora detta C. della
Vite) ali' isolotto delle Biscie, era calcolato lungo lo M. Il nome di Bucinara
deriva o da bucca, bocca (noi diciamo ancora le Bocche di Bonlfazio), o da
un'isola chiamata dal Romani Bucina, ricordata, come luogo di relegazione di
S. Ponziano papa, dal liber P~ntificalis, in Sardlnia insula Bucina, non me-
glio identificabile. Nelle carte medioevali Bucinara è sempre scritto s ulla
costa della Sardegna.
(2} ls. Spargi anche ora: P la Spadara.
(8) La Punta Sardegna (già C. della Vite) è doppia: sotto quella a po11en-
te, detta anche P.ta Sardegna a mare, è porto Pollo, chiuso dall' ls. de' Ca.
valli, ormai divenuta penisola per un cordone sabbioso che l'unisce alla Sar-
degna.
(4) Isola della Maddalena: ha preso l'attuale nome dalla chiesa costr uita
in secoli posteriori.
(5) Isola di S. Stefano, cosi denominata dalla chiesetta medioevale ricor-
data nel nostro testo.
(6) Il monte di C. d'Orso con la roccia omonima.
(7) La secca della Paura, da altri detta del Parau.
(8) ls. di Caprera.
(9) ls. delle Biscie.
- 139 -

tra1·e en Boçihare, va a lo capo che è en Sardegna, che se appella


capo de la Vite, e poi segui Sardegna et navega enter levante e
si locco. E venirete all'isola de le Bìsse e so XV M., e qua sèr·
rete fora de la bocca de Bucçenare. E se te voli ponere enter
Boçinare a coverta de ponente, ponte soda lo capo de l'Orsa
da lèvahte. ( I ) E se noh podete sorgere ecqua, va el lo capo de
Cravaira da ver mecço çorno, ali' isolecta che se clama Vacca, e
qua pòdete sotgere.
f. 72 E Boçinare è XV M. d'una bocca ali' altra, e la bocca de
Buçenare è larga mecço M. E < lo capo de > la bocca da ver
Satdegna è liegro (2> e sopre quello capo mecço M. per tramon-
tana è l'isola de la Bissa. ·
De la dieta bocca de Buçenare a lscla Mortore (3) X M. per
silocco.
De Iscia Morto re a f igarola X M. f igarola (4) è bon porte-
dore en mecço dell'isola de la parte de mecço jorno (5).
De Figarola a lo capo Selexora (6) V M. pet silocco.
De < Se >lo~ora ali' isola de Taolara (7) V M. E sapiate che
eti mecço de TaÙlara <e del capo Selexora > è una secca.
De Taulara ver lo garbino uno M. è bon porto che s'apelta
Sancto Polo (8). Entre la ponta e Tallara è la 'ntrata, et à fondo
lò dièto porto lii passi. < En quella entrata guàrdate da parte di
Sardegna. E de la dieta Taulara ver rnecçodì lii M. è isola ùna
ditta Morala > .

Cl) Cioè: se trovandoti nel canale, ti vuoi riparare dal Ponente, mettiti,
ali' àncora sotto il Capo Orso: se non fossi qui abbastanza riparato, vai al
Capo di Caprera e qui potrai stare ali' àncora presso I' Isoletta Vacca (oggi
Porco),
(2) C. Ferro.
(3) /scla Martore, Is. Mortorio: iscla da iflsicula.
(4) Figaro/a, O Fichari, C. Figari.
(f)) fra il Promontorio di C. figari e l ' la. di figarolo è Cala Moresca.
(6) Selexora, O Ceresora (o Teresora per lo scambio del e col t con-
sueto nella scrittura di quell' e~à) è C. Ce·raso eh' è a mezzodi del Golfo di
Terranova. In- testi posteriori è detto C. di Corsica.
(7) Tao/ara, Taulara, Tal/ara, in O Te/aria, Taula, Taulatria è l' ls. di
Tavolara. P U la chi.amano Isola del Toraio, ma confondono il n6me dell'lso·
la cen quello d ' una località Toraso eh' era il punto a' imbarcSo peF chi daHa
Sardegna. recavasi in· Corsica. o nel Continente, e risponde a C. Ceraso.
(8) Porto S. Paolo.
- 140 -

De Morala ( I ) a lo ca de fornello (2) uno M. et è bon


porto. En lo capo de fornello a pluçori scolli. E de fora de
Morala è una isola che se clama Maredava (3). De la bocca de
fornello ver mecço jorno Il M. è una isola che se eia ma Rosa (4),
e devete entrare da garbino e en quello fredo è una secca che
semellia una rosa. Securo podete entrare enter la secca e l'isolecta,
e enter la secca e Sardegna.
De la bocca de f ornelo a lo capo de Comino XL M. per
f. 72v mecço jorno ver lo silocco poco.
De Sancta Reparata a la bocca de Buçenare x M. per levaute
ver lo silocco. En quella via guardate d'una secca che è da ver
Sardegna sopre Il f arilio11i, che stai en .quella parte de ra intrata
de la bocca de Buçenare. E denanti lo dicto farillitme è una isola
che à nome Spargi, che è a la 'ntrata de la dieta bocca de la
parte de tramontana.
De la dieta bocca de Buçenare mtro ali' altra bocca da ver
lo levante, çoè all'isola de la Bissa, xv M. entre levante e silocco.
De la dieta isola de la Bissa all'isola de T aolara xxv M. per
silocco. Denanti la dieta Taolara, da ver Sardegna, è una isola
che à nome Morara. Denanti la dieta Morara, a Sardegna è bon
porto che à 11ome Fornello.
De la dieta M orara a lo capo de Comino xl M. per mecço
}orno ver lo siiocco terça (n).

(1) ls . Molara. li testo lacunoso è integrato !iUlla scorta di O. In Molara


il Portolano Rizo mette un monastero di donne
(2) Ca de Fornello, O chapo Forcella. è Capo Coda Cavallo. Lo scam-
bio fornello, forciello, forcella continua ne' testi posteriori. La Bocca de
Fornello è I' entraht del canale fra Tavolara e Molara da una parte e la
Sardegna dall'altra.
(3) ls. Molarotto.
(4) ls . Rossa a mezzodì di C. Coda cavallo.
(5) li tratto che abbiamo riprodotto in corsivo riassume la descrizione
delle coste da S. Reparata a C. Comino seguendo un testo del Compasso da
Navigare analogo a P (Carlo di Primerano). Come si è avvertito la redazione
A del "1296, pur essendo cQSl antica, non dà il testo nella sua forma primiti-
va, ma in forma amp!iata e modificata: spesso la descrizione è riportata da
un manoscritto alquanto diverso: e le aggiunte non sono fuse ma giustaposte
Ciò dimostra che nel quara nten nio fra li 1255 circa, e il 1296 in cui A. fu re-
datta, l'opera frequentemente riprodotta era rappresentata da testi notevol·
mente diversi.
- 141 -

De lo dicto Comino a capo Sancto (I) XL M. per mecço


iorno ver lo silocco quarta.
Sopre capo Sancto en mare XXV M. o XXX M. entro greco
e levante è una secca (2) soda <acqua> X palmi. La conoscença
de capo Sancto è cotale che è capo alto e roso e mocço.
De capo Sancto all' isola de Plonbino (o) VI M. per mecço
çorno ver lo garbino poco. Ecqua à porto, e podete entrare al-
l'isola de tucte parte et è nepta. E devete stare ecqua en mecço
dell'isola da ver terra uno prodese e qua è fondo de VI passi.
De Piombino ad Arbataxara (4) lii M. per sirocco ver mecço
iorno terça.
De Abatasara a Corteçeto (5) XXX M. per mecço iorno ver
lo silocco poco.
Sopre lo dicto Scorteçeto en mare XL M. per levante è una secca.
De Scorteçeto a Quira (6) XXX M. per mecço çorno.
De la dieta Quira a capo de Pali (7) XV M. per mecço iomo.

(1) C. di Monte Santo.


(2) Di questa secca, sotto acqua dieci palmi, a 25 o ao M. fra greco e
levante da M. Santo, non trovo traccia nel Portolano delle coste d' /ta/ia Voi. Il.
parte I Sardegna, come non trovo menzione dell'altra secca che il Compa&-
so indica più giù, a 60 M. per levante da Scorteceto (C. Sferracavallo).
(13) Isola de Piombino, O isola d' Oliastro (Ogliastro) P isola del Piom-
bino czoè a Ogliastro U isola d' Oliastro (OUasso ), Rizo l'isola dell'Agoglia-
stro tra ostro e garbin M. 7 e quivi è uno castello a nome Plumbin. l:' l'ls.
dell'Ogliastra. Il tiome di Piombino come quello di Portolongone ricorda I 'ls.
d'Elba e le coste toscane, ma tranne che in AP non ricorre più, e nuova rie-
sce la notizia del Rizo che vi fosse un castello con quel nome: e:>sa non è
tuttavia improbabile, data l' importanza dell'isola per il dominio di quella co·
sta. Olastro ha la carta Pisana: le posteriori Oiastro e forme simili.
(4) Arbataxara, Abataxara, O la Batazara P la Batassara U Il Batay-
sero ecc. oggi Arbatax presso il capo Bellavista. Sull'origine del nome molto
si è fantasticato: si è pensato anche all'arabo: ma la spiegazione, a mio pa-
rere, è nel nome Bacu Sara del ruscello che scorre nella pianura di Tortoll.
forma lo stagno e ne è l'emissario s fociando ad Arbatax. Bacu, badu, vadum
è passaggio, calle e poi ruscello.
(o) Corteçeto, Scorteçeto O Scorticetto è C. Sferracavallo dominato dal-
la Punta Cartuccedu che conserva il nome medioevale del Capo.
(6) Quira, l'ls. di Qulrra e forse meglio la Cala di Murtas presso l'anti-
co castello di Quirra in Sardegna. Se si fosse t rattato dell'Isola non avrebbe
mancato di dirlo.
(7) C. de Pali O chapo de Par (che poi chiama anche chapo Feraro), P
capo di Ferraia, U chapo de Para, è il C. ferrato dominato dal M. ferru .
La denominazione di C. de Pali, eh' è uguaie a quella che nel Compasso si
dà al capo che anche oggi è d~tto Capo Patos in Spagna deriva probabil-
mente dall'esistenza di pali conficcati nel terreno per avviso ai naviganti di
non accostare troppo per il pericolo di secèhe.
- 142 -

De capo de Pali < a lo capo > sopre lo cquale (I) so lii i~ol e
....: M. I. > a !levante, < le quale se dama Setpentara e Coltellaço <~> >,
e so X M. per mecço io rno ver lo silocco poco. El lo fred o (a)
de terra e dt la dieta Isola è bon fondo e bon ponedore per
vento a Provença. E se volete sorgere en Serpentara, sorgete per
mecço de la maiore isola, e dona lo prodese all'isola e I' àncora
da ver Sardegna.
De la dieta Serpentara a Carbonara X M. per garbino ver lo
mecço iorno. En la dieta Carbonara en mare uno M. per levante
so Il isole (4). < En > la 'ntrata de la bocca de Carbonara, çoè a
f. 73 v ssavere dall'isola a terra de Sardegna, è entro un o scollio, che
se clama Timi-ama, (I'>) e lo dicto scolllo è propo de Sardegna
q uarta de M. E devete propo de lo scollio gire, et à fortdo de
liii passi.
Enter l'isola de Carbonara e l'isola de Serpentara so pluçore
secche, (6) che so a la dieta Carbonara entro a Serpentara entorno
a le doi parte.
E se volete gire ben necto de tucte queste secche de Carbonara
e Serpentara, va propo de terra uno prodese e mecço, entro che
l'isola de Serpentara te remanga el leva nte. L'isola de Serpentara
è lontana I M. (7).

(1) A non dà il nome det Capo e cosi P; G invece lo cldama settt' aftro
chapo de Serpentara U chapo di R.astello; è probabilmente P.ta Porceddus a
levante della q,uale è Serpentara. Il testo di A guasto si lascia emendare sltl·
la scorta di O e P.
(2} I nomi delle tre isolette sono due anche in O Serpentara e Cholt~.
lacio: in P tre l'una isola che si dice Serpentara e l'altra Oarhin•. la terza
Coltellac~io.
(a) El lo /rido ecc. nel caaale (jr1tum) fra la Sardegna e Serpe ntara è
buon fondo e rifugio contro il maestrale (lxm pon1dore p1f' vento a Prov1n:.a).
Se·vuoi stare aU'ancora In Serpentara, mettiti nef mezzo deJla costa della isaJa
maggiore, dando la prora a ll'Isola e l'ancora verso fa Sardegna.
(41 ls. dei Cavoli clrcorrdata da aJtri ~alottl davall'tl a C. Carbotlarà, A
ponente del Capo l'ls. di Santo Stefano.
(n) P denlre da le qaale isole coè da l' isole alla ferra ferma (cioè a la
Sardlgnia) ae 11no scoglio che si dicie Teme e ama, e dicesi Pietra fanara ed
è presso a la Sardiznia a quarto di miglio, e dei andare presso allo scoglio
detto Pùlra tanara. Da la detta Pietra f anara a Carbonio è fondo di passi
1111. È lo scoglio ora detto di S. fi mo.
(6) la secca dei ~rni ed altre.
(7) A dice: l'isola de Serptntara è lol'U4na I profJ6Se ma à errore per
l M. facilmente correegibile con O P.
~ 143 -

De lo dicto capo a la bocca de Carbonara enter l' isola e la


terra de Sardegna è uno scollio, che à nome Timitzna, et è lo
scoltio propo de Sardegna quarta de M . . E de11ete allnare appresso
lo scollio e qua è fondo de liii passi. Enter la isola predicta de
Carbonara e il' altre Ili isole so piuçore isecche che so da La
dieta Carbonara ver le lii isole entomo a le doi parte. De lo
f redo a Carbonara sopredicta à una isola, tll che à una secca,
e1z la quale secca à uno passo d'acqua, et è lontano dell'isola de
tramontana Il M ., e ai/' altTa isola de Serpentara estae questa
f. 74 secca a garbino V M. Lontano. E passa omo enter Temi-ama e
terra ferma, enter Serpentara e terra ferma. {1)
De la dieta Carbonara a Capo-terra (2) XL M. per garbino
ver lo ponente terça.
Enter lo dicto Capo-terra e la bocca de Carbonara è uno
golfo che à nome Callari, (13) en che à porto de golfo, e guar-
dase a Capo-terra a tramontana e so XX M. Et a la bocca de Car-
bonara se guarda enter levante e silocco e so XXX M. La cono-
scença de lo porto è cotale : per mecço lo porto è lo castello de
Callari, et a man dericta è lo capo che se clama Sancto Elino.
Sopre lo capo enfra lo porto si è Pietra legata.
De lo dicto Capo-terra a porto Malfetano (4) XX M. per garbino.

(I) Anche questo tratto riprodotto in corsivo ripete il r:ià detto da un


secondo manoscritto del Compasso che il redattore di A aveva davanti.
(2) Capo terra è il C. di Pula presso Il qui:le sono le rovine dell'antica
Nora, non la spillggia del villaggio di Capoterra, ch'é più a settentrione, ma
il cui territorio Si estendeva nel M. Evo sino a Capo di Pula.
('1) Cagliari. G ha: E da Charbollara a Santta Alia à M. XV per pone·
te. E sopra a lo chapo di Santa lia à una pietra ditta Pietra legatta eh' ede
secha al torno miglia mezza. Ede presso Chastello di Chastro per pone/te.
Chastello di Cha.Ytro é buono portto ed è chiuso dentro lo portto a pali. E di
Chastello di Chastro a Chapoterra à M. XV per mezodi.
P Da Carbonia a Capo-terra M. XXX per libeccio verso ponente. Dentro
da Capoterra a la bocca di Carbonaia è lo Golfo di Ca/lari, in del quale è
lo porto del golfo, e sopra lo detto porto è lo Castello di Chastro, ed è pres-
so a detto porto miglio mezzo, e guardasi col capo di Capoterra a tramontana
per M. XX, ed a la bocca di Carbonara a levante e scilocco M. XXX. - San-
cto Etino, Santa Alia è il promontorio di S. Elia con lo scoglio omonimo,
detto anche ora Perda-liada. Che il porto fosse chiuso a pali, è hen noto dai
documenti, e da posteriori figurazioni di Cagliari: la palizzata esisteva già al
t~m po pisano.
(4) ç. e Porto Malfatano. Il nome attesta che nei secoli anteriori gli
Amalfitani avevano frequentato le coste della Sardegna.
- 144 -

De porto Malfetano all'isola Rossa VII M. per garbino. El la


dieta isola Rossa (1) è porto e bon ponedore a vento de terra.
De la dieta isola a capo de Taolato V M. per garbino ver
lo mecço dì poco. En questa via è una secca propo dell'isola uno M.
De lo dicto Taolato (2) a lo capo de Solso (3) XX M. per
lo m.a estro ver lo ponente pauco. Et guàrdate a lo 'ntrare dentro
f. 74 d'una secca plana qual à entorno X palmi, et è dentro entor-
no Il M. per la via sopredicta ali' altra ponta (4) appresso Tao-
lato, entorno I M. en mare. E potete ben passare enter questa
secca e terra ferma, presso de terra entorno Il prodesi. Se volete
passare de fora de la secca, va largo.
De lo dicto porto de Solso ali' isola (5) de Solso VII M. per
garbino (6).
Denanti la dieta isola a !levante Il M. è una isolecta, che à
nome Vacca, et è retonda, e ben podete entrare da tucte parte.
Encontra la Vacca, ver lo maestro e ver terra ferma, (7) è una
secca en mecço de quello fredo, e ben podete entrare enter la
secca e la Vacca; e una altra isola, (8) che à nome Taoro, V M.
per <mezzodì verso> silocco all'isola de Solso.

è a garbino o libeccio ma a ponente.


(I) ls. Rossa, che però non
(2) Capo de Taolato O Tagolatta, P Tegulatta U Toraio, è C. Teulada che
prende nome dall'antica città di Tegula o Tegulata.
(3) CaptJ de Solso O Palma di Solcio P U porto di Solcio è la Punta di
Porto' Botte nel Sulcis.
(4) l'altra ponta presso Teolato è la P. di Cala Piombo con la secca
omonima di cui parla il testo.
(5) Isola de S<>lso O P U Solcio, l'ls. di S. Antioco: nei secoli Xlii-XIV
conservava ancora il nome dell'antica città di Sulci o Solei dell'età punica e
romana, che sorgeva dov'è l'attuale villa).:'gio di S. Antioco. L'isola fu verso
il 1024 donata dai Giudici di Cagliari alla chiesa di questo Santo, che ha fi-
nito per darle il suo nome. Il nome antico perduto dall'isola è rimasto alla
regione della Sardegna, il Sulcis, ch'era pari(~ del territorio dell'antìca città.
(6) Le 7 miglia devono essere calcolate alla punta meridionale dell'isola,
C. Sperone.
(7) Encontra la Vacca, ver lo maestro e ver terra ferma è una secca: in-
tendasi per terra ferma l'ls. di S. Antioco considerata spesso anche come pe·
nisola. La secca di cui parla il testo è la Secca della Vacca, che trovasi a
circa 700 m. da terra, a metà distanza fra Punta Canai e Capo Sperone.
(8) L'ls. del Toro: la sua posizione è data da G U per mezzodi verso
scirocco.
- 145 -

De la dieta isola de Solso entro ali' isola ( t ) de Sancto Pe-


tro XX M. per ponente. La dieta isola de saneto Piero è bon
porto denanti la chiegia che è en na dieta isola da la parte de
Sardegna. En la bocca (2) de la dieta isola, da ver tramontana,
è una isola peticta (3).
Enter quella isolecta e Sardegna è una altra maiore isola (4).
f. 75 Enter la dieta isolecta e l'isola de Sancto Piero è bon fondo.
E se venite con vento da ponente e da tramontana, voli entrare
per la dieta bocca e annare a bon porto, va propo de la dieta
isoieta, et entra entro V prodesi e afferrate qui. E se per ventura
non podete venire a la dieta bocca de la dieta isoleeta e del-
1' isola de Sam Piero, entra seguro entre laltra isola e n' Sarde-
gna, e va ver l'isola de Sam Piero tanto quanto poderete, e
sserete en fondo de V passi: ponte equa.
L'isola de Sam Piero vederete plana e socti le da levante, e
da ponente grossa, e de fora è rossa et à farillione rosso e
retondo (5).
Or è complita Sardegna de volgere tucta entorno, e dirà de
li pelagi (6) dell'isola de Sam Piero a gire ver Barbaria e en
Catalogna e en Provença et en la Rivera de Genova et enn' altra
parte.

(1) Js. di S. Pietro, cosi detta dalla chiesetta medioevale ricordata nel
nostro testo. La direzione XX M. per ponente non è esatta se calcolata da
C. Sperone. G ha: da L'isola Toro a l'Isola di Santo Piero à XX per maestro,
e dà la direzione giusta : P ed V hanno una lacuna essendo cadute la di·
stanza e la direzione.
(2) Canale di S. Pietro.
(3) ls. dei Ratti.
(4) ls. Piana .
(5) jarillione rosso e rotondo, l'Isolotto del Corno.
(6) Pelagi, o pelei, traversate in alto mare da un Porto o capo ad altro
di una costa lontana ed opposta, navigando in altura (per pelago o mare alto)
non per estaria o staria cioè costeggiando. Dopo descritte le coste della Sar-
degna dando le misure in Miglia e la direzione dei vari tratti di costa , l' lso-
la viene inquadrata nei suoi rapporti con le coste che la circondano di là dal
mare.
- 146 -

PELEIO DE LA ISOLA DE SAN PIERO.

De la dieta isola de Saneto Piero a lo capo (1) de Rassagi-


bel CLXX M. per silocco ver lo levante poco.
De la dieta isola de Sam Piero a lo capo (2) de Biçerto CXL
M. per silocco.
Oe la dieta isola de Sancto Piero all'isola (a) de Oaleta C M.
entre mecço dl e silocco.
f. 75 v De la dieta isola de San Piero a la città (4) de Bona em
Barbaria CLX M. per mecço di ver lo garbino terça.
De la dieta isola de Sancto Piero a lo capo (f>) de Oibera·
mello CCXX M. per garbino ver lo mecço dì pauco.
De la dieta isola de Sam Piero a Boçea (6) CCCXX M. per
garbino.
De la dieta isola de Saneto Piero a la Orapparola (7) CCCLX
M. per garbino ver lo ponente paoco.
De la dieta isola de Sam Piero a Tedelise (8) CCCLX M. per
garbino ver lo ponente pauco.
De la dieta isola de Sam Piero a çiçera (9) CCCC per gar-
bino ver lo ponente quarta.
De la dieta isola de Sam Piero a capo de Pali ( lOJ DCX M.
per ponente ver lo garbino quarta.

(I) Rassagibel O Rasoelgimari P Rasalgibello U Sagibe, Ras 'I Dicbel


(il promontorio) è nel Compasso detto Capo e porto a 25 M. a maestro di
Cartenia, l'antica Cartagine, oggi Ras el Oebel o Diebel. O ha confuso
Elginari col C. Bon.
(2) Capo de Biçerto, O P Bisarti U Bizerti ç, Bianco.
(3) /solA de Oaletta, Oalata, Ohalletta, ls. Oalitta sulle coste settentrio-
nali della Tunisia.
(4) Bona, Buona in Algeria.
(o) Capo di Oiberramello O Oibernabe P Oiburame U Oibarmael oggi
C. Bugaroni.
(6) Boçea O P Bugea U Buggiea, oggi Bougie.
(7) Orapparola, manca in O P U, è C. Corbelin, (da non confondere ·con
la Oraparola che corrisponde ali' ls. Cabrera nelle Baleari) in alcune carte
Oarbelo, Oarbel.
(8) Tedelise O Titeilisi P Titellis U Thedelis, C. Tedlès, antica Dellys.
(9l çiçera O P Zizera U Algieser, Algeri, così detta da una piccola isola.
Ciçera nelle carte è anche Algesir11s che il çempasso chiama lsatcadera.
(10) C. Palos in lspaina.
- 147 -

De la dieta isola de Sam Piero a lo capo de Maone (1) CCC


M. per ponente ver lo maestro quarta.
De la dieta isola de San Piero a Barçellona (2) CCCCLX M.
entre ponente e maestro.
De la dieta isola de Saneto Piero a lo capo (3) d'Acqua fredda
CCCCXL M. per maestro ver lo ponente entorno terça de vento.
Da la dieta isola de san Piero a lo grado (4) d' Ade D M.
per maestro.
De la dieta isola de s an Piero entro ali' Acque (5) morte
CCCCLXXX M. per maestro ver tramontana pauco.
f. 76 De la dieta isola de San Piero entro a Marsellia (6) CCCCL
M. per maestro ver la tramontana terça.
De la dieta isola de San Piero ali' isole (7) d' j era CCCLXXX
enter maestro e tramontana.
De la dieta isola de San Piero a lo porto (8) d' Olivoli
CCCCXL M. per tramontana ver lo maestro quarta.

PELElO DE LO CAPO DE SALINE (9)

De lo capo de le Saline, che so a lo capo de San Marco X


M., en Acquamorta CCCCXXV M: per maestro.
De l'Argentara, ( IO) che è da tramontana XX M. a le Penne
de Sant'Eramo, entro a Marse llia CCCXXV M. per maestro.
De I' Açenara a la bocca d' lera da ponente CCXXXV M. per
maestro.

(1) Capo <U Maon1, presso P. Mahon nell'isola di Minerca.


(2) Barcellona in Catalogna.
(3) Capo d'Acqua fredda, C. Bagur a tramo ntana del quale è la cala di
Aiguafreda.
(4) Grado d'Agde O Ade, U Grasso d'Agde é Agd~ i n Francia alla foce
dell'Hèrault, ch'è indicata col nome di grado.
(o) Acque morte O Acque mortte P Aigue morte U Aqua morta, Aigues
mortes in Francia.
(6) Marsellia O Marsiglia U Marsilia Marsiglia.
(7) Isole di /ero O isola d 'Ere P Isola d'Eri U boccha di Lensuo/ ad
Jeres, ls. Hjères sulle coste della Provenza.
(fS) Porto d'Olivo/i O l'Ulivleri P Porto Olivo/i, è I' Ulivule po rtus 'tlefli
antichi, dal 1294 Villafranca.
(9) Ora C . Mannu.
( IO) ArgentarQ: Il ms. di A leg&e Açenara ma è fal sa lettura, trattasi del
C. Argenti era.
- 148 -

Lo CAPO DE TAULATO (1)

De lo capo de Taolato a lo capo (2) de Oiberamellis CCXX


M. per garbino ver lo ponente.
De lo dicto Taulato a Bona CLX M. per garbino ver lo mecço
dì poco.
De lo dicto Taulato a Biçerta CXXV M. per sillocco ver mecço
dì quarta.
De lo dicto Taulato a ia Oaleta LXXX M. per mecço dì.
De lo dicto Taulato a Rasagibele (3) CXL M. per silocco
ver lo levante poco.
f. 76v De lo dicto Taulato a lo Oemolo (4) CLXX M. per silocco
ver lo levante quarta.
De lo dicto Taulato a la Pantalanea (5) CCLX M. enter le-
vante e silocco poco: va plu a silocco. E remaracte la secca de
lo Chilbo (6) a tramontana XX M.
De lo dicto Taolato all'isola de Maremma (7) CCLXXX M. per
levante ver lo greco pauco.

LA BOCCA DE CARBONARA (8;

De la bocca de Carbonara a la Guardia de Beçerto (9) da


ver ponente CXX M. per mecço dì.
De la bocca de Carbonara a Rassagibele CXL M. enter mecço
dì e silocco e plui ver lo mecço iorno.
De la bocca de Carbonara a lo capo Bono CLXX M. per
silocco ver lo mecço dì poco. E remarracte la secca de lo Quilbo

(I) C. de Taolato , O de Tavolara (erroneamente) Tegolata P Tegulata


U Troia, Toraio è C. Teulada.
(2) C. Bugaron.
(3) Ras el Oebel.
(4) lo gemo/o O l'isola d'Elgimari P isole O/mari, Isola Oiamur o Zem·
bra a ONO del C. Bon in Tunisia, l'antica Aegimums.
(o) ls. Pantelleri11..
(6) ls. Marettimo nelle Egadi.
(7) Secha de lo Chilbo O li scogli de Chilbo P secca che si dice Chilbe
cioè Chilbi, U secca di quel, scoglio segnato nella carta a tramontana di C.
Bon: il Compasso ne parla ripetutamente. Nelle carte inglesi Kelths Riff, la
punta sporge ute dello Sherke Banck, o Secche di Escherche.
(8) A P U calcolano le di~tanze dalla bocca di Carbonara cioè dal ca-
nale fra la Sard11gna e l'isola dei Cavoli, G semplicemente da Carbonara.
(9) la guardia di Btçerto di ver pone11te per distinguerla da una guar·
dia, posto di osservazione di ver levante, ch'è ricordata nel Compasso.
149 -

da ver greco XXX M. De la dieta bocca de Carbonara, çoè a


ddire da la facça de tramontana, ali' isola (I ) de la Patanlanea
CCXX M. per silocco ver lo levante quarta. En quella via è la
secca de lo Quilbo, çoè a ssavere en la mitate de la dieta via.
De la dieta Carbonara ali' isola de Maremma CLXX M. per lo
levante ver lo silocco terça.
De la dieta Carbonara a Salerno. CCCCLXXX M. per greco ver
f. 77 lo levante quarta E remanve la secca (2) de Scorteçeto XX
M. per lo maestro.
De la dieta Carbonara a lo monte (3) de c~rcelli CCCLXX M.
per greco.
En quella via è la secca de Scorteçeto, lontano a la dieta
bocca de Carbonara per LXXX M. per greco.

<CAPO SANCTO > (L' JSOLA DE 0EMMOLO)

Da capo Sancto all'isola de lo Oemmolo CCXL M. enter mecço


iorno e silocco. En quelia via remane la secca de lo Quilbo da
ver lo levante per XX M.
De lo dicto capo Sancto ali' isola de la Pantalanea CCC M.
per silocco ver lo mecço dì poco. E remante la secca de lo
Quilbo XXV M. per mecço dì ver lo garbino.
De lo dicto capo Sancto all'isola de Maremma CCXX M. per
silocco ver lo levante poco. En quella via vederete la secca de
Scorteçeto per LXX M.
De Io dicto capo Sancto (4) a Taolara C M. per tramontana
ver lo maestro.
De lo dicto capo Sancto a lo capo (5) de Oallore XX M.

(I ) ls. Pantelleria.
(2) Secca de Scorteçeto, G Scorticceto P Scorticeto, U Scortezeu, ne ha
già parlato nella descrizione delle coste orientali della Sardegna dov'è detta
lontana 60 M. Scorteceto corrisponde a C. Sferracavallo dominato da Punta
Cartuccedu . La secca oggi non meglio identificabile, è segnata nelle carte
medioevali con una crocetta sulla via da Scorteceto a Salerno.
(3) M. Circello .
(4) Questi due peleggi da M. Santo a Tavolara e al Capo di Oallore
mancano in O P U.
(o) Capo de Oallore, solo In A. Oallore è Gallura, il nome del Giudi-
cato settentrionale della Sardegna: il Capo corrisponde a P.ta Nera d'Osalla,
poichè distava 20 M. da M. Santo ed era quindi a metà via tra questo e C.
Comimo, che distano secondo il Compasao 40 M. Il portolano Rizo ricorda il
golfo e la fossa de la Oaluara, il rio di Cala di Luna. Delle carte l'unica che
ricorda Qalury è la più antica, la Pisana.
- 150 -

CAPO DE COMINO

De lo capo de Comino ali' isola (1) de Maremma CCXL M.


per silocco.
E remante tucte le secche, quella de capo Sancto (2) e
quella de Scorteçet o, per garbino.
De lo dicto capo de Comino a la cettà de Palermo CCCXV
M. per silocco ver lo levante quarta. En quella via è l'isola che
à nome Ustega (3) da ver greco XXX M. E la dieta isola è
lontano a Palermo LX M. per tramontan a.
De lo dieto capo de Comino ali' isola (4) de Bulcano
CCCCXXX M. per levante ver lo silocco terca.
De lo dicto capo de Comino a la Scalea (o) CCCCLX M. per
levante.
De lo dicto c~po de Comino a lo capo (6) de Cercelli
CCLXXXX enter greco e levante.

TAULARA (7)

Dell'isola de Taulara a Melacço (8) CCCCLX M. enter le-


vante e silocco.
Della dieta Taulara ali' isola de Maremma CCLXXX M. per
si locco ver mecço dl.
De la dieta Taulara ali' isola d' Ustega CCCX "M. per silocco
ver levante terça.

(1) ls. Marettimo.


(2) Anche la secca di C. Monte Santo è segnata nelle carte Medioevali.
(8) ls. di Ustica.
(4) Isola di Bulcano G P Bolgano, ls. Vulcano nelle Eolie.
(o) Scalea in Calabria.
(6) C. Circello.
(7) ls. de Taulara O Toraù> P Isola Toraio U Isolo del Toraio è Isola
Tavolara, da non confondere col C. Teulada chiamato in alcuni testi Toraio
O P U mettono prima e più rag ionevolmente i peleggi da Tavolara a Maret-
tlmo e a Ustica.
(8) Melacço, O Mtlazo P Melasso di Ciciiia, U Mtlas, Milazzo In Si-
cilia, O aggiunge: e in chuella via trovi l'isola d'Alchudi e Filichutti e Bol·
gano e Salina e Lipari e Anaria t Panarie e /stroneolo. E da Toraio a lo
chopo de lo Faro dt Mtssina à Mielia CCCCLXX X per levante di ver isce-
locM quarto di vento.
151 -

De la dieta Taulara a capo (1) de Suari en Calavria


CCCCLXXX M. per levante ver lo silocco quarta.
De la dieta Taolara a Palanua (2) CCCCLX M. per levante.
De la dieta Taolara a la cità de Gaeta CCC M. per levante
ver lo greco poco.
De la dieta Taolara a la Foce (3) de Roma CCXX M. per
greco ver levante quarta.
De la dieta Taolara a lo monte Argentara (4) CLXX M. enter
greco e tramontana.
De la dieta Taolara a Monte Cristo (5) CXL M. per tramon-
f. 78 tana ver lo greco pauco.
De Taolara a la lena d' Alieri, (6) che è en l'isola de Cor-
sega, CXXX M. per tramontana ver lo maestro quarta.
De lo fredo (7) de Corsega e de Sardegna all 'isola de Ponsa
CCCX M. per levante.
De la dieta Taolara a Ponsa (8) CCXL M. per levante ver lo
greco pauco.

IV · TESTO DI O. DA UZZANO (1440)

La redazione che Giovanni da Uzzano conglobò con altri


trattatelli nautici nella sua Pratica della Mercatura, datata dal 1440, ·
dista di circa due secoli dalla composizione originaria del Com-
passo da navigare. S'intende quindi che alcuni nomi siano cam-
biati e ch'esso sia in molti punti più particolareggiato. Così
compaiono Alghero e C . Galea e Portotorres e Civita e il castello
della Fava. Ma sostanzialmente è lo stesso Compasso, nè sempre

(1 ) Suari P capo de la Suvera m Calabria, C. Suvero. G salta questo


peleggio e dà invece quello a C. Batticam in Calavria, C. Vaticano, con la
stessa distanza ài 480 M. e la direzione di levante verso sciloch terza di vento.
(2) Palanua G Palonuddo P Pailludo U Palan11t C. Palinuro.
(3) F11ce di R.oma è la Foce del Tevere.
(4) Monte Argentara, OM. Argentaio P Monte Ar~entaro U M. Argentaio.
(5) ls. Monte Cristo nell' arcipela~o Toscano.
(6) Lena d' Alitri O chapo de Leri P lena di Liera U lena de Liers.
punta bassa (lena) e sabbiosa d 'Aleria in Corsica. P ha in più da Toraio a
Porto vecchio di Corsica Miglia LX per maestro ver tramontana.
(7) Fredo O P freo U freu: le attuali Bocche di Bonifacio .
(8) Pansa, O P Ponso, U Ponza, ls. di Ponza.
- 152 -

i mutamenti hanno portato a maggior chiarezza. Forme come


las Pe1zas invece del!' originario le Penne di Santo Eramo,
Calla di Santo Bres invece di Cala di S. Andrea, Fariloll, due
Fariglions per /arillione, farillioni; parago a legiers .doè rifugio
per legni leggeri di poca pescagione, stanno a testimoniare le vi-
cende del testo.

LE COSTE DELLA SARDEGNA.

f. 179v Da l'isola di Sardingna à l'isola di Santo Piero, e' à buono


porto: è dalla faccia di verso greco dinanti lo munisterio, (I) e
I' intrata del detto porto est intro I' isola di san Piero e I' isola
di Soldo (2).
Da lisola san Piero al capo san Marcho à 70 miglia per
tramontana verso greco. Lo capo san Marcho è buono porto, e
à I' intrata di verso libeccio, e à fuora in mare una isola lungi
VIII mìglia per ponente, e à nome Oinba di donna.
Dal capo san Marcho al capo di Napol (3) à LX miglia per
mezzogiorno, e qui à buono porto: è infra lo chapo in verso
levante.
Dal sopra detto capo san Marco al capo della Salina à X
miglia per maestro. E sopra lo capo della Salina in mare per
ponente, est una isoletta e à nome Maleventre , longi dallo
detto capo 11 miglia. E dalle Saline verso tramontana à uno
f. 180 porto a Jengni che vogliono lii passi di fondo infino in 1111, e
à qui pali e aqua dolcie. Dall a punta di verso maestro e la
tramontana li. è la Colla (4), e se venite qui, va largo a una iso-
letta (f>), eh' è qui Il prodesi, e poi va qui per ponente fino che
I' isoletta ti viene per maestro, e qui à fondo di 11 passi.
Dal capo dalla Salina a Buosa à XX miglia per tramontana
verso -maestro quarta di vento. Buosa à una foce d' aqua dolcie (6)

(1) Questo monastero presso la chiesa, nell' Isola di S. P ietro, non è noto
da altre fonti.
(2) Fra l'ls. S. P ietro e l'ls. S. Antioco.
(3) C. Frasca. Il manoscritto segna per errore LX miglia invece di X.
(4) Colla per cala, come appresso.
(5) ls. della Pelosa, o de sa Zomaria.
(6) li fiume Temo e l'ls. Rossa
- 153 -

e dinanzi la foce à una isoletta in che puoi stare a prodese e a


àncora, verso la piaggia della foce: puoi intrare da due parti a
I' isola, e sapiate che vi fa molto grande corrente.
Da Buosa alle Penne di Santo Hermini o (I) à XXX miglia
intro maestro e tramontana.
Dalle Penne alla Ohalea ('2) à V miglia verso mezzogiorno.
Lo detto capo della Ohalea è buono porto, e à uno capo di
verso sciloch che chuopre da levante fino a mezzogiorno, e puoi
stare a prodese e ancora a un faragli one eh' è in de Ilo porto.
E dal capo della Ohalea ali' Alighiera (3) à V miglia per
levante verso greco, e qui à porto a leng ni sottili, et de case è
lo porto che vi s' entra per canale.
D' Aligiera alla Foce di Luna (4) vene 11 miglia, e sta la
detta Foce ali' Aligiera per maestro, e al capo <le I' Alighiera per
levante. E dinanzi la Foce di Luna v'è una seccha che pare
sopra acqua da lungha chom una ghalea.
Dalle Penne di s. Herminio al porto della Penas à 111 miglia
per tramontana, ciò è a sapere che las Penas ti stia per ponente.
E innanzi entra nel golfo (o) fin che se' alla punta c:;ottile di
verso levante, e qui è lo porto a tutti i venti. Dovete schifare la
detta punta 11 prodesi, e va intro e arai fondo piano tanto
quanto vorrai.
Dalle Penne di Santo Herminio al chapo della Argentiera
à XX miglia per tramontana.
Dal chapo della Argentiera a l'isola dell' Aci narra à XX miglia
per tramontana verso greco. Acinarra à buono porto, e à in-
I. 180 trata di verso levante, e passa ti per la grossa montangna eh' è
su lo porto e vederai lo Frevo di verso ponente (6) eh' à
fondo di XVIII palmi, e puoi entrare qui intro lo chapo e l'isola
de Cavalli (7) che rimane verso mezogiorno. E guardati che non
entri intro lo chapo de la Vite (8), eh' ede chapo di Sardingna

(1) C. Caccia.
(2) Galera .
(3) Alghero.
(4) La foce dello stagno di Calich.
(5) Porto Conte.
(6) Frevo, cioè il canale fra l'Asinara e l'ls. Piana.
(7) ls. Piana.
(8) C. falcone .
- 154 -

di verso tramontana, e l'isola de Cavalli eh ' è nel mezo del Frevo


di Sardingna e dell' Acinarra E Ilo golfo che rimane da maestro
al porto dell' Acinarra à una chiesa (I) dove si ànno buoni
huomini,, e qui à buona aqua e uno buono porto, c' à nome
Calla di Santo Bres, e sta la chiesa per maestro lungi uno miglio.
E guardati da una pietra nella punta del porto da levante. E tutto
lo golfo à buono ~urgitoio.
Dell' Acinarra al Porto à Xli miglia, cioè a Porlo di Torre (2).
Torre è porto fatto per foria a molo, e à intrata per canale e à
di fuora buono surgitoio, e dinanzi la boccha del porto à fondo
di VI passi fino a Vll. La chonoscienza del porto è una gran
chiesa, che sta al porto per mezogiorno, e à nome ~anto Gian-
nino (3), e Ilo chapo dell' Acinarra li sta entro maestro e tra-
montana, cioè a sapere lo chapo di Chorchat (4) di verso
tramontana a I' isola dell' Acinarra.
Da porto di Torre a l'isola Rossa à XV miglia per levante
verso greco, e qui à buono surgitoio a tutti venti. salvo con
tramontana. E dovete uscire per mezo de l'isola un poco verso
levante e à fondo VIII passi.
Da l'isola Rossa al Porto Santa Riperat~ a XL miglia . per
greco verso tramontana. Dall' Acinara al capo di santa Riperata
à LX miglia per greco, a golfo )ansato.
Da Santa Riperata alla boccha di Bucinara (o} a X miglia
per levante verso sciloch . .
f. 181 Dalla boccha di Bucinara a Bonifazio, eh' è chastello nel-
1' isola di Corsicha, à XV miglia intra ponente e maestro. La
detta boccha di Bucinara· è larga una achumine (6), e ~alla
boccha di ponente alla boccha di levante XV miglia, per levante
verso sciloch, quarta di vento.
Dalla boccha di Bucinara al porto Santo Stefano, eh' è dentro

(1) Qui si ricorda la chiesa e il Monastero di religiosi (buoni uomini)


dedicato a S. Andrea che vien detto Santo Bres ( anche oggi in Sardegna si
dice Brera per Andrea ) : di esso si hanno scarse memorie.
(2) Porto Torres, ch'é detto porto fatto per forza a molo, non naturale.
(3) La chiesa monumentale di S. Gavino.
(4) P.ta Trabucato nell' Asinara.
(o) L'entrata del canale fra C. Sardegna e le isole di Maddalena, S. Ste· ·
fan o, Caprera.
(6) Una gomena, canapo attacato all'ancora. Nell'uso dei marinai la lun-
&hezza d'una gomena è di circa 200 metri.
- 155 -

Bucinara di verso tramontana, à V miglia per levante; e guardati


da scogli che sono sopra aqua e sotto l' aqua di verso l'isola
del Budello e di verso Santo Stefano (t). La ..:onoscienza del detto
porto è cotale, che per libeccio sulla montangna di Sardingnia à
una montangna e' à nome Orsa (2), eh' è sopra lo porto d i verso
libeccio; e guardati da una chiappa eh' è nella boccha del porto
di verso levante. E sopra lo detto porto à una chiesa.
Dal porto S. Stefano alla Vaqua (3) à V miglia per levante
verso sciloch. La Vaccha è isol~ lunga, e va a ponente e a
levante: è di Buci nara di verso greco, a presso l' isola di Santo
Stefano.
Dal detto porto Santo Stefano all a boccha di verso levante
à X miglia per levante verso g reco. E in nella via à una isola
e' à nome I' Archa (4) ed è presso a la boccha da levante uno
miglio: la detta isola è acuta e rossa. E presso greco n' à una
altra eh' è isola piana e à nome l'isola della Bissa (o} ed è dalla
boccha di verso tramontana. Ella boccha sopradetta di verso
ponente presso uno miglio n' à un'altra e à nome Caravalle (6).
La sopra detta isola della Archa à buono porto, e guardatl che
non entri nessuno dal Freu de I' isola che ssi à di verso g reco,
e tienti tutta via di verso la Sardingna e lassa tutta l'isola ve rso
tramontana.
f. t 81 v Dalla Bucinara al porto de Servi (7) à V miglia per sci loch.
Dinanzi la boccha del detto porto à una seccha per tramontana
lungi uno miglio, e puoi bene passare dentro la seccha e Ilo
porto detto del Servio.
Dalla sopra detta boccha di Bucinara cioè a sapere della
boccha di verso levante di Sella morta (8) ysola X miglia per
grecho. La detta isola à buono parago (9) ed à aqua dolcie.

(1) ls. Budello e ls. Santo Stefano.


(2) C. Orso.
(3) /s. Vi!qua, Vaccha pare sia l'isola di Caprera.
(4) fs. Archa è forse quella detta ora Porco, o pili probabilmente l'ls
Rossa che costituisce la punta SE. di Caprera a cui è ccrngiunta.
(6) ls. delle Biscie, ma non è a greco ma piuttosto a sciloch come forse
doveva leggersi.
(6) ls. de Ca ppucinl .?
(7) P. Cervo.
(8) Il testo è guasto: doveva dire /scia Morta ysola cioè ls. Mortorio .
(9} Parago, cioè par•Hio, luoi'o di rifugio.
- 156 -

Dal sopradetto porto del Servo al capo di Marinola ( l ) à V


m iglia per greco (2), e g uardati da una seccha eh' è di verso
Sardingna sopra due fariglions che sono sopra lo capo di Mari-
noia nella via d' andare al capo del fico, e qui à una isola e à
nome Metrirenis (:J) alla q ual e è parago a legers.
Da capo di Marinola al capo del fich o (4} à X m iglia per
sci loch. Lo chapo del fi cho .è acuto e mosso e rosso, e à buono
porto e à una isola sotto lo chapo di verso mezogiorno, e qui è
lo po rto dentro da l'isola, e Ila piaggia sotto lo capo a terra fer-
ma à una foce, ch'è qui. ·
Dal capo de Ficho a l'isola del Toraio à VII miglia per mez-
zogiorno verso sciloch, e per quella via rimane lo golfo di Civita (5)
di verso libeccio, e Ilo detto golfo a buo no salvadore.
Dal Toraio (G) alla b occha de Bucinara à 30 mig lia intra po-
nente e maestro, e q u i rimane l'isola d ella Bizass eh' ede nella
bocha di Bucinara di verso tramontana. Dalla boccha da levante
alla bocha da pon ente à XV miglia per pon ente verso maestro.
Dalla dinanzi d etta Toraio a l'isola di Mo rana (7) à I miglio
per mezogio rno, e qui è la boccha del Fo rnello (8). Et entro l'isola
del Toraio e I' isola d e Moraira à una secha presso di Moraira,
e se volete entrare in quello frieu va presso alla. grande isola del
Torairo. E se vu o i andare e ntro al Toraio e alla Sardingna fa la
via del mezogiorno, e verrai al capo d e golfo di Civita dinanzi
detto.
f. 182 E tasserai lo detto chapo di verso la S ardingna, e costeg-
gierai lo chapo del golfo sopra detto di Civita, e troverrai di
molti schogli che paiono e che non paiono e vedrai una isoletta (9)
bassa e piana eh 'è d i verso lo Toraio, e verra' presso alle Il pro·
dasi, e qui è lo porto di rietro l'isoletta sotto la grande isola, c'à

(I) P.ta della Volpe, fra il Golfo di Cunzana e quello di Marinella.


(2) Per greco è probabilmente errore di scrittura invece di per sciloch.
(3) ls. Soffi ? Si dice che v' à parago a legers cioè rifui:io a legni lezzeri
che pescano poco.
(4) C. Figari e Is. di Figarotto.
(5) Civita che aveva preso il posto di Olbia e di fausania ed era un pic-
colo villaggio, oggi Terranova.
(6) ls. Tavolara.
(7) Is. Molara.
(8) L'entrata del canale fra la Sardegna e Tavolara e Molara.
(9) ls. 0avalli.
- 157 -

nome al porto Santo Paulo. Vai per libeccio là entro lo golfo e


la terra ferma di Sardigna, e passerai lo schoglio che sono nello
piano, e poserati qui dentro al capo di verso levante, ed arai tuo
prodesi verso lo capo. Dalla sopradetta Toraio alla boccha de
Moraira di verso mezogiorno Il miglia per sciloch, e qui è la Co-
sta del Cavai (1), ch'ede buono porto dentro lo chapo de la Sar-
dingna di verso tramontana, ed è netto lo freu per mezogiorno di
tramontana, cd è Coza di Cavai.
Dalla sopra, detta Toraio al capo di Comin à XL miglia per
mezogiorno verso sciloch quarta di vento. E intro la Coza di
Cavai e lo capo di Comino à uno porto (2) che ssi apella I' isola
Rossa, e < à > intrata di verso mezogiorno. E di verso tramontana
est seccha, e apare: da labech à uno chastello eh' à nome la
fava (3).
Dal chapo di Comino a monte Santo à XL miglia per mez-
zogiorno verso sciloch pocho. E sopra capo Santo XXV miglia
in mare, intro greco e levante, à una seccha sotto aqua X palmi.
Dal capo Santo a l'isola d' Ogliastro (4) à VII miglia per me-
zogiorno verso sciloch. La detta isola à buono porto a tutti i ven-
ti, e puoi intrare da tutte parti ed è netta, e posati per mezo I' i-
sola di verso terra, e tieni la prodese all'isola, e llassa àncora la
piaggia (o) cioè verso la piaggia, e qui à fondo di VI passa.
Da Oliasso al capo del Bataysero à lii miglia per sciloch verso
mezogiorno.
f. 1s2v Dal chapo del Bataysero (6l a < chapo > di Scortezeu (7).
Sopra Scortezeu in mare à una seccha lungi XL miglia per
levante. Da Scortezeu a cChirra à XXX miglia per levante (8).

(I) C. Coda Cavallo.


(2) li testo non è chiaro: il porto che si chiamava ls. Rossa pare debba
trovarsi a metà strada fra C. Coda Cavallo e capo Comino; in tal caso l'ls.
Rossa sarebbe l' isolotto Pedrami non l'isoletta Rossa sotto il C. Coda Ca-
vallo.
(3) Da labech à uno castello ch'à nome la Fava: ricorda il castello della
fava presso Posada ..
(4) ls. dell'Ogliastra.
(5) Testo guasto: voleva dire: dai la .prora all'isola e e-etta l'ancora dalla
parte che guarda la spiaggia della Sardeg na.
(6) Arbatax.
(7) C. Sferracavallo: manca la distanza' in mi2lla.
(8) Doveva dire per mezzogiorno.
- 158 -

Da Cirra al chapo de Para ( I) à XV miglia per mezogiorno.


Dal capo di Para a l capo di Rastello à lii miglia; sopra lo
detto chapo à lii isole Il miglia in mare per levante, e sono ap-
pellate Serpentara.
Dal chapo di Rastello (::!) al capo di. Charbonara à VIII miglia
per mezogiorno, e per Ila stanea (il) della teira e dell'isola buono
surgitoio per venti di verso ponente.
Dal chapo di Charbonara a l'isola di Choltellacci_o à VIII mi-
glia entro levante e sciloch. Dal chapo di Para (4) a lisola di
Charbonara à V miglia per mezogiorno verso libeccio. Nella detta
via per Ila boccha di Charbonara, cioè a sapere entro l' isola e
terra di Sardingna, à uno scoglio per nome Pietra Fanaira (5), ed
è .lo detto schoglio lungi dalla Sardingna lii prodesi, e dovete an-
dare presso dello. scoglio uno quarto dì prodese di verso Sar-
dingna, e qui à fondo di lii passa. Entra l'isola dinanzi detta di
Charbonara e l' altra isola di Serpentaio e à molte secche, che
sono nella boccha di Charbonara entro la Serpentaia da due parti
e dentro e di fuora. E non passate entro la Serpentaia e il capo
di Para chè malo fondo est.
Da Charbonara al Capo Terra (6) à XL mig lia entro ponente e
libecciÒ.
E entro Charbonara e Capo Terra è Ilo Golfo di Callari in
del quale à buono porto. Da Charbonara allo Chastello di
Callari à XX miglia per ponente verso maestro quarta di vento,
e qui à buono porto surgitoio. Da Charbonara a fino a lo detto
Chastello à fondo di XX passa sino a XXX passa. ·
· Dal chastello d i Castri fino ar Chapo Terra à XV miglia per
mezo giorno, è dinanzi a Chapo di Terra à una isoletta ch'à nome
Santo Macchari (7) e qui à buono parago più dell' iso.la intorno d' un
f. 183 miglio per venti da ponente.
Da Chapo' Terra a porto Malfatan à XX miglia per libeccio, e

(1) C. de Para, o dei Pali è C. Ferrato.


(2) P.ta Porcelli probabilmente.
(3) Stanea è qui per starea, cioè lungo la costa.
(4) Anche qui il testo è corrotto. L'ls. dì Coltellaccio era la maggiore di
quelle dette di Serpentara, I' isola di Carbonara è ora I' Js. dei Ce.voli. Ma
le distanze date dal capo di Para non si accordano con quelle date prima.
{fi) Pietra Fanaira è lo scoglio S. Elmo detto nei teati A O P Timìan:a.
(6) C. Pula.
(7) ls. di S. Macario.
- 159 -

per quella via a uno chapo ch'à nome di Spartivento e à buono


ponitoi6 per venti di verso tramontana. Lo detto chapo è presso
del chapo di Malfatan a VII miglia. Dentro lo chapo de Malfatan
à porto ed è di verso levante ed è lo detto capo aguto e suso
una ghuardia di chaprier ( t ).
Dal Malfatan a l'isola Rossa à VII miglia per ponente, e Ila
detta isola à J:>Uono · porto, onde à fondo di Xlii passa, e sta
homo a prodese a l'isola. E ne l'isola à acqua dolcie, ed è bassa
da ponente.
Da l'isola Rossa al Capo del Toraio (2) à VII miglia per
mezo giorno verso libeccio. E in quella via à una seccha in ac-
qua Vllll palmi, e Ila seccha è lungi dall'isola lii miglia.
Dal chapo del Toraio al porto (il) di Solcio à XX miglia per
maestro. Solcio è golfo (4) e à buono porto e à una foce che lii
sta per ponente lungi Il miglia che va per tramontana.
Da l'isola di Sole a l'isola della Vaccha à Il miglia per mezo
giorno, e qui à uno schoglio a nome Vitello, e intro Vitello (5)
e l'isola di Sole à una seccha alle due parti .della via e Il a terza di
verso l'isola di Sole, e puoi bene passare entro Vitello e la sec-
cha, che grande fondo à qui.
Da l'isola di Sole a lisola di Santo Piero (6) . • • à buono por-
to dinanzi la chiesa eh' ede nella metà de l'isola. Ed al!o chapo
del!' isola Santo Piero di verso ponente per tramontana à Il i~o­
lette piane, c'ànno nome. lo Farilons (7') di verso tramontana, e
qui à porto dentro II' Farilons di verso mezogiorno presso de
l'isola Santo Piero lii prodesi. Per lo freu delli Faraillons ed a
l'isola di Santo Piero à buono fondo e netto, e quel ch'è più
presso de l'isola Santo Piero è più netto. Ver è che v'è uno guas-
f. 1s3v so (8) per la mezza via dell' isola grande e della boccha. E
sapiate che tutto lo freu· è netto fino a presso della metà del-

(1) Guardia di chaprier, guardia, vedetta di caprai , probabilmente un


vecchio nuraghe.
(2) C. Teulada.
(3) P. · Botte
(4) Golfo di Palmas
(6) l s. Toro.
. (6) Mancano le miglia e la direzione.
(7) I due isolotti a ponente di C. Sandalo di cui uno detto del Corno.
(8) Uno guasso: ii vocabolo manca nei dizionari: qui pare significhi un o
secca, o un banco di &abbia.
- 160 -

I' isola Santo Piero, ov'è la chiesa e lo porto. E non entrare più
in entro che v'à pocho fo ndo. L'entrata del porto dell'isola Santo
Piero (dov'è la chiesa) entro l'isola del Sole e l'isola Santo Piero.
E se non potete vinire al porto de l'isola San Piero va alla punta
dell'isola di Sole ( I) di verso tramontana. La quale punta sta al por-
to dell' isola San Piero per levante e qui, dentro alla punta, à
uno scoglio eh' ede in terra, e dinanzi lo scoglio sopradetto di
lungi lii prodesi è lo porto, e lo detto porto à nome Porto Baria (2).
E guardati di non andare per Ilo freu della Sardingna e dell'isola
San Piero, chè pocho fondo v'à di XV palmi e anche per ca-
nale (il).
B. R. MoTZo.

(1) ls. S. Antioco


(2) Presso l'attuale 0 alasetta.
0

(3) Si omettono i pelcggi.


DIZIONARIO ARCHIVISTICO
PER LA SARDEGNA
(CONTINUAZIONE)

Censorato Generale - Nel Parlamento del 1623 - 1624 ( pre-


sieduto dal Vicerè Don Giovanni Vivas) fu stabilito che in ogni
comune dell' isola fosse istituito un M onte grana tic o o frumenta-
rio sottoposto alla vigilanza di un Censore per sottrarre g li agri-
coltori alla cupidigia degli usurai. Con pregone 4 settembre
1767 (I} il vicerè conte des H ayes per dare uniformità d' indirizzo
ai monti frumentari riformò tutta la materia relativa a questi monti
costituendo per I' amministrazione di essi una Oiunta Generale
presieduta dal Vicerè, composta dal Reggente la Reale Cancelleria
(supplito in caso d' impedimento dal Giudice della Reale Udienza
destinato alla Giunta dell'annona), dalle tre prime voci degl i sta-
menti, dall'Intendente General e e da tre altri ecclesiastici oltre il
Segretario.
Il Segretario della Giunta Generale nel 1770 assunse il nome
di Censore Generale (2) donde f' ufficio del Censorato Generale.
Eletto dal Re e pagato dalla R. Cassa era anche Segretario
Generale della Giunta diocesana di Cagliari. Redigeva i verbali del-
le sedute, teneva un libro mastro includente l'ammin istrazio ne di
tutti i monti dell' isola nonchè gli altri libri e registri prescrittigli dal
Vicerè e dalla Giunta stessa Annualmente, sulle tabelle partico-
lari dei monti formava uno stato generale di essi nel Regno per tra-

( I) Sanna lecca: Editti e preg·oni Il. p. 104 e seguenti e la voce Cen-


sore del presente dizionario. Vedasi pure il pregone 25-6 - 1761 in A. St.
-Cagliari - Carte Reali, vo!. IV. f. 198
(2) Fu il Cav. Giuseppe Cossu il primo Censore Generai.., noto per le
sue opere sull'agricoltura (Vedi Archivio Stato Cagliari, RR. Provv. voi. 8
n . 27) con l'annuo stipendio di L. 406.10 s arde, e L. 342, 10 come Segretario
della Giunta Diocesana. La nomina è del 27- 10-1770.
- 162 -

smetterne copia alla R. Corte ed una nota di quelli che si fossero


maggiormente distinti nel far la dote di ciascun monte.
Con la riforma del Vicerè Conte des Hayes , nelle Giunte fu
concentrata la d irezione e lamministrazione dei Monti frumen-
tari. Si distinsero pertanto:
a) La Oiunta Oenerale con sede in Cagliari che era come si
è detto presieduta dal Vicerè, composta dal Reggente la Real
Cancelleria o dal Giu dice della R. Ud. destinato alla Giunta del-
1' Annona in caso di impedimento del Reggente; dalle tre prime
voci degli stamenti, dal l' Intendente Generale e da tre ecclesiastici
eletti, col benestare dello stesso Vicerè, dall'Arcivescovo di Ca-
gliari prima voce dell o stamento ecclesiastico e da un segretario.
Essa era il massimo organo dell'amministrazione dei Monti.
Esaminava gli stati delle Giunte diocesane su i rispettivi monti
granatici del Regno vegliando al progresso ed al buon andamento
dei medesimi.
b) Le Oiunte Diocesane ( una per diocesi) erano costituite
dall' Arcivescovo o Vescovo od in mancanza ed impedimento, dal
Vicario Generale o capitolare, da un canonico e da un altro ec-
clesiastico, dal g iu rato in Capo nelle città e dal Sindaco del luogo
nonchè dal Censore (vedi questa voce) nelle ville <1) Avevano
pure lispezione su tutte le amministrazioni locali della diocesi
e davano gli ordini o pportuni per il buon andamento delle me-
desime e per I' osservanza delle norme regolamentari.
c) Le Oiunte od Amministrazioni locali ( una per comune)
erano costituite dal canonico prebendato se stimasse di intervenirvi
o dal rettore della villa rispettivamente e dal curato più anziano,
dal barone o dal reggitore del feu do ed in difetto dati' Ufficiale di
giustizia ed inoltre dal Censore o, in mancanza di uno di questi due
ultimi, dal Sindaco. Non intervenen do il prebendato o non es·
.,endovi rettore, intervenivano i due curati più anziani; se uno solo
fosse il curato si aggiungeva a lui un altro ecclesiastico od il
procuratore, in difetto, delle cause pie.

(l) In Cagliarì, oltre costoro interveniva uno dei giudici della R. U.,
nelle altre città il Governatore ed in mancanza od impedimento di questi l'as·
senore civile delle R. Oovernazione, rispettivamente; il Veghiere, il Capitano
di giustizia, o l'ufficiale residente; ciascuna di tale giunte diocesane aveva il
suo Segretario tranne in Cagliari, ove era deputato lo stesso soggetto della
Giunta Generale.
163 -

Con editto 22 agosto 1780 fu stabilito che col fondo sopra-


vanzante alla dotazione dei Monti frumentari e con le roadie (ve·
di questa voce) e cioè con i lavori im posti g ratuitamente ai con-
tadini a favore del Monte, si istituisse in ogni comune un mon·
te di soccorso in danaro o monte 1wmmario per prestiti agli agri-
coltori., al tasso del!' 1 tlt 0 / 0 • al fine di aiutarl i, salvandoli dall'usura,
nel!' acquisto di buoi eC:: attrezzi rurali.
Con Carta Reale 16- 4 · 1819 ( l l S. M. separò dal Censorato
Generale del Regno il Censorato Diocesano di Cagliari e stabili
in quello una cassa che sopportasse pel momento il bilancio di
'ambi gli uffici. In seguito a tale provvedimento il Censorato Dio-
cesano pi Cag·Jiari, che per l'addietro trovavasi applicato al primo,
e~be da questo, le stesse relazioni di dipendenza di tutti.gli altri cen-
sorati dio.cesani del regno (art. t. 0 ) Nella cassa di nuovo istitu ita
nel Censorato Generale, si dovevano versare i prodotti intieri delle
avarie e i centesimi che per l'addietro formavano il bilancio at-
tivo dello stesso ufficio (2) nonchè gli interessi annui pagati dalla
città di Cagliari in abbuonamenlo dei prestiti di grani che aveva
presi dai monti nel 1813 (art. 3 ). Segue un regolamento per
l'amministrazione della cassa da stabilirsi per gli uffici dei Monti
di soccorso nel Regno di Sardegna.
La legge 15 - 5 - 1851 introdusse radicali riforme .nell' ammini-
strazione dei monti. furono abolite le giunte e fu soppresso il
Censorato ·Generale. Essi così furono posti ali' esclusiva dipenden-
za deWautorità amministrativa. ( vedi: Monti Granatici, nummari
e di soccorso.
Oli atti del Censorato Generale conservati dall'Archivio di Stato di Ca·
g li arl vanno dal 1768 al 1852 e sono raccolti in 308 volumi ripartiti per ma-
teria. Comprendono le carte delle Giunte Diocesane (corrispondenze coi Mi-
nistri, colla Segreteria di Stato con diverse autorità); i registri di ricorsi,
decreti, pare r i sulle ·contabilità dei Monti, i risultati delle visite, le relazioni
sullo stato dell " agricoltura e del bestiame. le nomine dei Censori, gli' stati
nummari csJ

(1) Archivio Stato Cagliari: Carte Reali: voi. 7 , n. 109, f. 239. Segue il
Regolamento pe_r l'amministrazione della cassa.
(2) Tali di ritti d'avaria si percepivano prima diti Censore Gene rale e dai
Censori Diocesani (capo VII Regolamento annesso).
(3) S. Li ppi: Inventario del R..0 Archivio di Stato Cagliari, Cagliari, Val·
dès 1902, p. 105. •
- 164 -

Altre carte sui Monti frumentari e di soccorso fanno parte della R. Se


greteria di Stato e Ouerra dello stesso arch ivio (ll.
Segue la ripartizione dei suddeb 308 volumi:
I ) Corrispondenze per diocesi:

Voi. I -59 Cagliari dal 1768 al 1851


60-78
79-99
Sassari
Oristano 1810 .
1781 • 1851
1851
• 100. 116 Ales
..
1769 • 1852

. 117. 127
128- 133
Nuoro
Tempio
1799
1780
.
1852
1852


134. 139
140. 147
Ampurias
Bo sa
• 1800
1799 .. 1825
1852
148. 155 Ogliastra 1800
. 1852

. 156-170
171-177
178-184
Alghero
Iglesias
Bisarcio
1780

.
1850
1799 • 1852
1781 1852
2) Voi. 185 - 195 Registri di corrispondenza con d·iverse autorità 1795- 1846
196 • 200 Corrispondenza con la R. Segreteria di Stato 1820 - 1850
201 - 202 Corrispondenza con i Ministeri 1840. l ts51
203 - 204 Registrì Corrispondenza Segreterili di Stato 1832. 1840
205 · 210 Ricorsi e Decreti 1790. 1852
211 · 213 Registri, Decreti e pareri 1802. 1851
214 - 241 Contabilità d~i Monti 1767 -1834
242 · 251 Risultati di visite alle Amministrazioni locali 1773 . 1845
252- 261 Ricognizioni di fondi alle Amministrazioni locali 1816. 1846
2é2 - 267 Stati debitori morosi 1762. 1851
268 Sussidi grano dal governo 1848
269 - 274 Nomine dei Censori e depositari locali 1824. 1851
275 · 278 Atti giudiziari 1773. 1851
279 - 282 Magazzini Montuari 1784. 1850
283 · 298 Nozioni sullo stato dell'Agricoltura 1768- 1849
299 • 300 Nozion i sullo stato del bestiame 1830-1850
301·306 Stati nummari 1vedi anche voi. 308) 1830. 1844
307 Registri vari: crediti in grano 1841·4!i; Registro
situazione cassa Censorato Cenerate ed esazioni
fino al 1850, Corrispondenza .Jella Segreteria di
Stato e Guerra 1840 1802. 1850
308 Stati nummari (vedi voi. 301 · 306) 1835. 1844

Ce nsore - (Vedi pure: Censorato Generale). Ciascu na villa


o luogo popolato, nel termine di giorn i quindici dalla pubblica-
zione del pregone 6 novembre 1741 doveva eleggere un censore

(I) F. Loddo-Canepa : Inventario della R. Segreteria di Stato e di Ouerra


dé{ Regno di Sardegna ( 172ù · 1848) Rom. 1934 p. 225, serie Il: Monti fru·
mentari e di soccorso dal 1758 al 1848: voi. 1330- 1378.
dell'Agricoltura, ed informare dell' elezione la R. Segreteria di
Stato sotto pena di scudi 100 (1). Ogni particolare• entro altri
quindici giorni dalla nomina del Censore era in obbligo poi di
consegnargli per iscritto nota fedele di tutte le terre a ratorie e dei
gioghi di buoi da lui posseduti e di quelle che potesse coltivare,
sotto pena di 50 scudi.
Nell'esercizio di queste attribuzioni erano tenuti a prestargli
aiuto i Minic;tri di giustizia, i capitani e gli ufficiali. ·
Il Censore non poteva ricusar I' ufficio se non per legittimo
impedimento da rappresentarsi al Vicerè; godeva dello stesso
emolumento assegnato al Sindaco della conu.mità e di altre
esenzioni a misura della di lui applicazione e zelo.
Le sue attribuzioni erano importantissime ed i suoi doveri
molteplici facevano di lui un alto sopraintendente dell' agricoltura
in ogni villa allo scopo di rialzare le sorti delle coltivazioni
incoraggiando e stimolando ad esse i villici, promuovendo il
piantamento degli alberi, le chiusure dei fond i, ed il prog resso
dei sistemi culturali. Egli infatti suggeriva al Vicerè i mezzi più
acconci per ampliare i prati comuni de lla villa che no n bastassero
al pascolo del bestiame domito; faceva pagare dai barracelli ai
proprietari quanto loro t!ra dovuto; sorvegliava la· cultura dei
terreni concessi a cussorgia; interveniva 11ell' estimo dei ghiandiferi;
assisteva i richiedenti pel piantamento degli alberi lungo i fiumi (11),
faceva riparare le strade ed i ponti pubblici e costruirne di nuovi
se fosse necessario.
Interveniva inoltre nelle Oiunte Diocesane dei Monti Granatici
{vedi: Censorato Oenerale) e nelle rispettive g iunte particolari, e
spettava a lui, con la prescritta cooperazione di cinque probi
uomini, dì proporre all' am ministrazione i terreni da scegl iere
per i semineri a conto del monte e di assistere alla cultura d ì
tali terreni; vegliare che nel tempo della semina non fossero
fatte frodi dai lavoranti.

(I) Sanna-lecca: Editti e pregoni t. li, lit. XIV, ord. 111, § 1, p. 100. Per
tutte le citate disposizioni relative al Censo re, vedi indice dei suddetti Editti
e pregoni sotto le voci: Censore, Monti frumentari, Amministrazioni locali.
(2) Chiunque per lo spazio di tre anni continui tralasciasse di coltivare
gli alberi, di fare nuovi pianlamenti, innesti e seminamenti a seconda d~I
l'istruzione del Censore, si intenderà decaduto dall11 concessione, pagherà gli
alberi che avrà tagliati per uno scudo ciascuno e corrisponderà al Censore
le diete per le visite fatte (cfr. ibid. t. 2, p. 148, ord. 8, LXXIX).
- 166 -

Vigilava sui mietitori e conduttori del grano del Monte e su


tutte le altre operazioni granarie, nonchè su coloro che doman-
dassero grano a prestito dal Monte, sempre allo scopo di evitare
frodi al Monte stesso.
Ogni an no all a inetà di settembre faceva istanza ai ministri
di giustizia per la pubblicazio ne del pregone con cui gli ·agricol-
tori bisognosi erano invitati a denunziare al!' amministrazione i
grani di cui necessitasse.ro per la semina, nonchè per la pub·
blicazione dell'altro pregone con cui si avvisavano gli agricoltori
di concorrere alle roadie (vedi: roadie).
Il Vicerè De . Blonay col citato pregone 6 novembre 1741
faceva rivivere, come si evince dal pregone stesso, un'istituzione
dell'epoca spagnola, andata in desuetudine per incuria delle
comunità ( t } . Già nel le Corti del Vicerè Giovanni Vives (1624)
(2) si era infatti stabilito che in ciascuna delle ville si no mi-
nassero dei principali sotto il nome di Censori, appoggiando
a questi I' incombenza di promuovere l'ag ricoltura e proteggere
gli agricoltori (:I}.
Il pregone 25·6-1761 (tlel Vicerè Conte Tana) contiene pure
un'istruzione per i C ensori in cui si trovano alcune norme nuove
unite alle preced enti, con qualche modifica (~l.

(1) Vedi Sanna - Lecca: Editti e prego11i citatì t. Il. p. 100. Provvide
d isposizioni al riguardo si leggono nel noto pregona del Duca di S. Giovanni
del '.?3 Agosto de l 1700 che è citato al § VI dcl pregone 6-11-1741 del Vicerè
de Blonay, allo scopo di ric hiamarne l'osser va nza P.er quanto concerne le no r-
me contenute (sotto il titolo • dell'Agricoltura• ). dal § 168 in poi. In esse fra
l'altro trattas i app unto del Censore e dei suoi. obblighi.
(2) Il pregone per evidente errore dice •al prÌllcipiare del secolo deci-
mosesto• Vedi Istruzioni introduttive al pregone IO - 7 - 1771: Atti governativi,
voi. 6 n. 315.
(3) Cfr. Atti governativi, voi. 6, n. 315, del 10-7 - 177 1, • Istruzioni gene-
rali ai censori del regno• (in italiano con a fianc o la traduzione in sardo)
(4) Archivio Stato Cagliarì: Carte Reali, citato v. IV, n. 48, fo. 198: /struc-
cion para Los Censores. Si doveva acco mpagnare la lettera di no mina dei primi
censori eletti con l' istru zione ( in lingua spagnola ) circa le loro inco mbenze.
N . 3. - Il censore doveva tenere registri delle terre coltivate nel terri-
torio e delle incolté, segnare i l no me di ogni lavoratore di esse, i buoi di
ciascuno, i ti pi delle seminagioni fatte; era ana vera e propria statistica agraria.
N. 4. - li censore doveva eccitare, aAche con li~ mi naccia del carcere i
neghittosi alla coltiv:•zione delle terre secondo le loro forze.
N. 5. - Doveva vigilare s11i majoli rimpatriati. espulsi dalle case religiose
ove stavano con el pretesto de ate11der d lus estudios e curare che ·1avoras-
sero sotto pena del carcere. (Ve di Majoli).
- 167 -

Più tardi col citato pregone 10-7-1771 (1) dal Vicerè d' Haillot
si riunivano le attribuzioni del Censore in un regolamento unico
di quattro parti: 1) Elezione e prerogative del Censore, durata
della carica 2) Coltivazione delle terre e piante ; 3) Praterie,
cura e _propagazione del bestiame; 4) diverse incombenze dei
censori.
I:>er questo regolamento il Censore durava tre anni in carica,
prestava giuramento, prendeva le consegne e poteva essere con-
fermato.
Godeva di tutte le prerogative ed esenzioni spettanti agli
esenti più privilegiati nelle ville, aveva uno stipendio accordatogli
nelle Corti e confermato nel pregone 4-9-1767 tit. 5, § 1 (2) del
Vicerè des Hayes. Oli erano date le attribuzioni e la giurisdi-
zione di cui al. pregone del Duca di S. Giovanni cap. 168 e segg.
e quelle conferitegli dal pregone 25 - 6 - 1761, già citato più
sopra.
In questa lunghissima istruzione sono specificati i molteplici
doveri dei censori nei più svariati aspetti. E' un importantissimo
documento soprattutto come indice dello stato dell' agricoltura
nel tempo. Esso non fu incluso nella raccolta del Sanna Lecca
che tuttavia ne contiene le più importanti disposizioni.

N. 6. - Curare che non si macellassero buoi atti alla lavorazione, sotto


pena di 25 ducati contro il Censore ed i lavoratori. ·
N. 8 . - Il Censore era protettore dei lavoratori e curava che i barrancelli
pagassero il dovuto ai contadi ni per furti del bestiame e malefici, sotto pena
di 25 ducati.
N . 9. - Vigilava che i Ministri di Giustizia osservassero le norme della
R. Prammatica 13 - 3. 1759 cap. 7, sui furti, ai §§ 19 e 20.
N. 10 . 11 - 13. - Aiutava i lavo ratori a procurarsi il grano ed il bestiame
per la coltivazione, de11unciava i casi di usura, curava l'osservanza dei pri-
vilegi a favore dei lavoratori.
N. 12. - Curava lo scolo dei terreni e la piantagione dègli alberi ai con-
fini.
N. 15. • Teneva libro dei fondi in grano del Monte e ne curava la equa
distribuzione e l'uso allo scopo voluto.
N. 17. - Il Vicerè doveva tenere nota dei Censori più zelanti e lasciarne
la lista al suo r.uccessore.
Segue il modello statistico delle. terre coltivabili, da riempirsi dai censori.
(1) Atti governativi citati , voi. 6. n . ;3 15,
(2) Regolamento per l'amministrazione dei Monti Frumentari. Atti Oo-
vernativ! voi. 5, n. 275. Sanna Lecca cit. voi. II, p. 107.
- 168 -

Infine nel t 842 fu pubblicata la tariffa per i delegati dell' Uf-


ficio del Censorato Generale e delle Giunte Diocesane sui Monti
di Soccorso in caso di viaggi per le ispezioni e visite (1).
Censure Ecclesiastiche - I mezzi estremi di cui disponeva
la podestà secolare contro l' ecclesiastica in caso di conflitto in-
componibile nei diversi stadi della prescritta procedura (2) erano
l'esilio, il sequestro delle temporalità od entrambi; quelli vice-
versa dell' autorità ecclesiastica contro la laica erano le censure,
le scomuniche e gli interdetti (3). I conflitti derivavano non di ra-
do da questioni di giurisdizione, di competen~a, di foro ed in

(1) A tti Governativi, voi. 20, n. 1482, voi. IV, 17 - 6 - 1842.


(2) Cf. A. Era Tribunali ecclesiastici in Sardegna . Sassari, Gatlizzi, 1929
p. 66, e segg. e 124 e segg.
(3) Era, op. cit. p. 152.
Spettava al Re ggente la Real Cancelleria pronunciare se il giudice eccle-
siastico fosse incorso nella pena del sequestro delle temporalità, in quella del
bando od in entrambe (Era, pag. ! 50) ma la dichiarazione era firmata da lui, dai
dottori di ambe le sale della R. Ud . e dall'avvocato fiscale . In base ad essa il
Vicerè emanava sentenza al bando ed all'occupazione di tem poralità o ad en-
trambi contro il giudice ecclesiastico tamquam pertarbatorem dopo di che si
apriva il periodo esecutivo. Ma il Re' con provvedimento 4 maggio 1641, sta-
bili che nè il Vicerè nè la R. Ud . potessero pronunciare sentenza d'esilio nè
procedere alla sua esecuzione contro ì pre lati dell'isola, senza suo previo pa-
rere conforme. Se ìl prelato, divenuto il provvedimento esecutivo, avesse an-
cor resistito al bando lo si espelleva decenter et cum arbanitate. Le tempora-
lità occupabili erano quelle spettanti sia ai prelati colpevoli che ai loro d i-
pende nt i; ma i sequestri non erano estensibili ad altri beni o ad altre per-
sone e neppure ai beni spirituali dei res istenti { cioè: a quanto occorreva per
l 'esercizio d el loro sacro ministero ).
L' interdetto fu pronunciato contro la provincia del Giudice Torchi-
torio di Cagliari caduto in disgrazia del pontefice; ma egli or'.linò ai monaci
marsigliesi di S . Saturnino di contin uare ugualmente i divini uffici o di usci-
re dal regno Cfr. E . Besta: Sardegna Medioevale · Le vicende, p. 86.
Troviamo anche cenno dell'interdetto nell'atto di pace del 1388, fra Eleo-
nora d'Arborea e Giovanni d'Aragona (Tola; Codex dipl. Sardiniae I, 825)
dove, già in antecipo, si pronuncia la scomunica sulle persone e I' interdetto
sui luoghi.
Il sinodo Carii'iena del 1715 a p. 290 contiene la definizione dell'interdetto:
El entredicho es una pena y censura eclesiastica que prohibe la publica cele-
bracion de los divinos afficios, la administraciOfl de algunos sacramentos y
la sepoltara ecclesiastica.
Della scomunica troviamo cenno a nche nel periodo dei giudici. li Con-
cilio di Santa Giusta (1215) deplora infatti che degli sconiunicati fossero am·
messi ad curatorias, armentarias, 11el mandatorias vel ad silvam vel ad atia
- 169 -

genere da usurpazioni reali o presunte dei rispe·ttivi diritti e pre-


rogative.
La storia dei rapporti fra stato e chiesa, sebbene non abbia
assunto in Sardegna come altrove caratteri tali da generare
conflitti di principio lunghi ed insanabili, può tuttavia registrare
nei secoli alcuni episod i ed incidenti di particolare rilievo. Nel
periodo dei giudici si può ricordare la scomunica contro Torchi-
torio di Cagliari ribelle ai voleri della S. Sede (! ), quella che col-
pì i giudici Costantino di Torres (cui fu negata sepoltura in ter-
ra consacrata per mancanza dell' assoluzione), e Guglielmo di
Cagliari~
Nel periodo spagnolo contro il vescovo di Alghero Angelo
Nuseo fu aperto un procedimento dalla potestà laica che si svolse
in tutte le sue fasi fino a completa esecuzione (2). Nè manca·
rono altri casi. La Reale Udienza in base alla regia protezione
invocata dal Vescovo di Alghero Pietro Boyl pronunciava un'in-
tima contro il Vi~ario di Sassari perchè nel Tribunale metropolitano
della città aveva riformato un giudizio di quel vescovo (emesso
in sacra visita) contrario al canoni co algherese font, controversia
che diede luogo a sequestro di temporalità e ad interdetti (il).
Nel periodo ~abaudo è da ricordare il clamoroso incidente
avvenuto fra il vicario capitolare di Oristano Pietro Marras e il
giudice della R. Udienza Pietro Melonda (4 ) contro il quale a

offzcia. Cf. Besta: La Sardegna Medioevale; Le istituzioni p. 122, e Le Vicen-


de p. 165.
Inoltre è noto che nelle carte di d onazione dei giudici agli ecclesiastìci è
come sanzione apposta la formula della scomunica: Et ki ll'aet devertere apat
anatema daba pater et /ilio et Sanctu ispiritu etc. Cfr. Solmi: Carte Volgari
Cagliaritane, passim.
Ri!.ultano applicate dai tribunali ecclesiastici la sosptnsione a divinis (Era·,
p. 73) oltre I' interdetto e la scomunica fra le pene spirituali; fra le materiali la
detenzione, le pecuniarie e le corporali.
(I) Besta: La Sardegna Medioevale, Le vicende pp. 79, 81, 86.
(2) Era, op. cit., p. 150.
(3) Era op. cit p. 81.
(4) Per aver apposto i sigilli alla cassaforte della Cattedrale ed ins•~ diato
nell'Economato d'Oristano il canonico de Castro antagonista del Marras e
creatura del Vicerè ed eseguito posteriormente l'arresto del Marras per vin-
cerne l'apposizione. L'episodio fini c oli' espulsione del prelato.
La vicenda è esaurientemente narrata dal f i lia in · Sardegna cristiana• , lii
p. 29 e con nuove considerazioni da R. Palmarocchi: La Sardegna Sabauda
I, p. 89, 127, e seg.
___: 170 -

motivo del di lui arresto decretato da questo giudice, il Marras


nel 27 aprile 1722 emise in Cagliari ove era stato trasportato, in
seguito all'arresto, il cedolone della censura canonica.
Ed infine più recentemente può citarsi l'episodio della resi-
stenza opposta da Monsignor Marongiu-Nurra arcivescovo di Ca-
gliari ali' applicazione della legge Sicardi abolitiva dal foro eccle-
siastico, ( 9 aprile 1850) e di qu.ell~ soppressiva delle decime; op-
posizione tenace ed indomabile che spinse I' arcivescovo alla sco-
munica contro gli autori, cooperatori. e promotori dell'opposizione
di sequestro e di sigillo ali' ufficio di contadoria del!' arcivesco-
vado e procurò l'esilio al prelato (1),
A parte questi sporadici per quanto clamorosi incidenti che
ebbero gravi ripercussioni nelle alte gerarchie laiche ed ecclesia-
stiche, compromettendo talorà I' armonia e la cooperazione fra i
due supremi poteri, nelle monitoriali e nelle sentenze di scomu-
nica incorrevano assai frequentemente, · per pr~tese od effettive
violazioni dei pri vitegi della chiesa, sia i funzionari m.inori (barra-
celli, ufficiali di giustizia, reggitori dei feudi) (2) sia gli alti funzio-
nari ( magistrati, consiglieri e vicari delle città, Governatori) e (nel-
le monitoriali) talora gli stessi Vicerè.
Si incorreva poi nella censura canonica per violazione dei
sacri canoni e delle norme sancite solennemente nei sinodi e nei
concili. Cosi troviamo sentenze di scomunica contro laici che
nonostante le lettere monitorie, non pagavano i loro debiti ad
ecclesiastici; lettere monitorie di scomunica per furti di bestiame
nei villaggi (3) o contro quanti ritenessero indebitamente denaro
o derrate appartenenti alle chiese; o contro parrocchiani che rifiu-
tassero di contribuire le decime dovute; oppure contro ignoti per-
chè restituissero I' indebito entro un certo termine; lettere le quali
erano poi seguite dall'ordine di scomunica, se la restituzione non
fosse avvenuta; ed infine anch·e contro gli stessi sacerdoti che si

(1) Filia op. cit. p . .408.


(2) Don Antonio Delitala. reggitore del feudo di Monteacuto, fu scomu-
nicato dal Vicario sede vacante di Alghero per avere i suoi dipendenti seque-
strato alcune pecore del Rettore di Pattada.
Cfr. f. loddo·Canepa. Dispacci di Corte Ministeriali e Jticeregi del Regno
di Sardegna 1720·21 Roma 1934, p 51.
(3) Dati rilevabili negli archivi d~lle curie ecclesiastiche di Cagliari e del·
l'isola, dal sec. XV in poi. Cenni anche in Archivio di Stato Cagliari: materie
ecelesiastiche.
- 171

appropriassero delle offerte per la celebrazione delle messe o che


non esigessero le decime. (1)
Le censure ecclesiastiche assumono invece particolare rilievo e
contenuto politico quando, uscendo dal campo puramente cano-
nico, diventano temuta arma in mano degli ecclesiastici nei con-
flitti di giurisdizione con la potestà laica a difesa dei privilegi e
delle immunità della chiesa (questioni di diritto di asilo, di foro,
di esenzioni personali e reali ).
Di fronte ali' atteggiamento generalmente intransigente dei
prelati, l'autorità laica, e per essa il governo che interviene
come moderatore, segue in genere la via d' una possibile com-
posizione che renda compatibili i propri diritti con quelli dell'al-
.tra potestà; minaccia tutti al più se vi è costretta ed evita ·fin che
può le estreme misure.
Le carte reali (2) contengono non scarse traccie di tali con-
troversie. S. M. il 29 Gennaio 1685 o rdina che si proceda con-
tro l'Arcivescovo d' Oristano Don Giuseppe Accorrà, perchè ritiri
le censure scagliate contro i regi ministri cercando tuttavia prima

(I ) Spano: Not zie storiche e critiche i11torno a/l'antico episcopato di


Sorres: illustrazio11e di un codice del secolo XV esi~te nte nella biblioteca uni·
versitaria di Cagliari, p. 66, § XXII~ Quanto fossero frequenti le censure e
§ XXIII: Scomuniche che si leggevano nel giovedl della settimana Santa.
Al cap. XXII risulta la troppa freq.u enza delle scomuniche che occorrone
nel codice, da cui lo Spano argomenta la deficiente moralit' di quel secolo.
Tale arma spirituale era specialmente ri volta contro gli ecclesiastici e si può
dire che non vi sia foglio del codice di Sorres in cui no11 comparisca qualche
pronunzia di scomunica o di privazione d'ufficio oppure d'ambi i provve·
dimenti àbbinati.
Dal cap. XXIll si rilevano le scomuniche maggiori che nella diocesi di
Sorres si leggevano nel venerdi Santo. Tali quelle che cominciano con le
stesse parole della Bulla coenae, cui Sisto V diede maggiore estensione.
Queste scomuniche, essendo generiche, costituivano un rituale liturgico
e non colpivano persone d'eterminate-. Esse erano profferite contro chi detene&·
se oggetti sacri di s, Pietro di Sorres, contro i falsificatori di bolle, i concu·
binari, gli uccisori di bestiame della chiesa, i fraudatori di decime.
A f. 78 sono specificati i cui di assoluzione dalle scomuniche riservati
al Vescovo, in antitesi a quelli riservati al Pontefice.
{2) Vedasi oltre che la raccolta in 15 volumi conservati nell'Archivio di
Cagliari 1622 al 1856, quella di Cocco de ·ttaro Pedro Cartas Rea/es accor-
dadas en materias ecclesiasticas tntresacadas de Los tomos existentes en la
lugarthene~ia Oeneral; manoscritte: 3 voli .. Una copia esiste anc he nell' Ar·
chivio di Stato di Cagliari.
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di ottenere da lui la revoca del provvedimento diretto ad ottenere


che i ministri stessi, gli arrendatori ed i collettori della Gallura,
non molestassero i di pendenti degl i ecclesiastici per il pagamen-
to delle rendite reali e baro nali (1). Nel 1706 il Re provvede sul-
le censure scagliate contro il Governatore di Sassari per la mancata
restituzione di una donna e di due chierici che si pretendevano
estratti indebitamente da una chiesa (2). Nel 1732 approva I' ope-
rato della Reale udienza nelle controversie col Vescovo di Ales
ed ordina nuovamente I' ammonizione del prelato perchè ripari gli
atti da lui fatti ed in difetto prescrive il ricorso ai rimedi econo-
mici e politici stabilili dalle RR. Pram matiche (~/. Nel 1736 si
pronuncia sulle censure fulminate dal!' Arcivescovo di Sassari
contro l'Ufficiale di Bonorva suggerendo un temperamento ade-
guato alla situazione (4). Altra Carta Reale del 1740 riguarda le
censure fulm inate dal Vicario dell' Arcivescovo di Oristano contro
i barracelli che avevano catturato un reo disertore, pretendendo
il Vicari o che essi l' avessero estratto da luogo immune (5).
Le Regie Prammatich e disciplinano specie nel titolo Xl cap. 9 la
materia delle censure. La Prammatica contenuta nel capitolo 9 dello
stesso titolo si riferisce ai prelati e giudici ecclesiastici che, impedendo

(1) Arch. d i Stato di Cagliari, Carte Reali, voi. I, n. 483. f. 207.


(2) lbid . Carta Reale 30 · 3- 1706, voi. 2. f . 288.
(3) Carta Reale 7-5-1732, Carte Reali voi. 3 , n. 31.
(4) L' Arcivescovo avrebbe assolto ad cautllellam e privatamente I' uffi-
Cia)e per il fatt o delle censure del canone si qtlis suadente con la solita sotto-
~issi one per parte di lui. Poi l'Arcivescovo, per mezzo del promotore fiscale
avre bbe assunto informazioni con interrogatorio dell'imputato che, se innocen-
te,, s~rebbe stato assolto, se colpevole, avrebbe subito la sentenza di censura
i.n forma pubblica.
Lo stesso ufficiale era inoltre imputato di violazione del canone 19 della
Bulla in Coena domini, per aver prnso informa7.ioni criminali contro persone
ecélesiastiche. Cfr. Carte Reali voi 3; n. 51. Carta del 6 - 4 · 1736.
(5) Si rimprove rava al Vescovo di aver prllceduto contro la concordia e
le prammatiche per cui av rebbe dovuto prima muovere la contenzione, tan-
to più che i barracelli avevano agito per ordine del governo; oltre a ciò (sog-
giunge la Carta Reale) avevano prove che la cattura era avvenuta in luogo
non sacro.
Si pers uarlesse pertanto l' Arcivescovo a non sostenere la causa del Vica-
'r io facendogli Intendere che egli avrebbe messo il governo in condizioni di
procedere anche contro di lui ed a trovare, rito rnando sui suoi passi, qualche
equo espediente a risoluzione della controver.sia. Carta Reale 1'6 · 12 - 1740;
voi. 3, f. 111 t.
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la difesa della giurisdizione, davano inibitorie ai ministri e giudici


secolari con pene e censure, perchè si astenessero dal procedere
nelle cause di giurisdizione regia; e nonostante l'appello da essi
interposto contro le dette censure al giudice superiore competente,
procedevano alla pubblicazione di esse pretend endo che quelli, come
scomunicati, si astenessero da amministrare giustizia. Ordina pertanto
che in tali casi, dopo interposto lappello, essi proseguano,
non ostante le censure, nelle rispettive funzioni. (Prammatica
probabilmente del secolo XVI). (1)
Oli ecclesiastici a loro volta nel parlamento del 1544 lamen-
tavano che i ministri regi non curando le censure vietassero loro
di andare a Roma e che ciò fosse sacrilego ed ostile alle immunità (2).

Trattasi delle censure anche nel titolo VII delle Prammatiche. Riguardano
la giurisdizione ecclesiastica, i numeri 40 capitolo 4, e 60 e segg. cap. 2.
Negli atti dei concili e sinodi locali si tratta partìcolarmente delle sco-
muniche, delle sospensioni e degli interdetti (3).

Le direttive dei concili ai ministri del culto, raccomandavano


di non fulminare con frequenza la scomunica maggiore se non
per gravi cause e se non in caso di inutilità di altri rimedi (ad
es. esecuzione reale e personale e pene pecuniarie). Ciò per la
gravità di tale scomunica e perchè con la frequenza non ne re-
stasse indebolito l'effetto. Essa privava infatti i colpiti dell' am-
ministrazione dei sacramenti, dei suffragi, della sepoltura ecclesia-
stica, del consorzio degli altri fedeli, che dovevano evitarli . Non

( 1) Francesco De Vico: Leyes y pragmaticas Reales del Reyno de Sar-


deiia.
t da ricordare che la raccolta delle prammatiche fatta dal Vico fu posta
all'indice come lesiva della giurisdizione ecclesiastica.
(2) cfr. V. Angius in Casalis: Dizionario Geografico storico etc. degli Stati
Sardi. voi. 18 quater, p. 533.
(i.l) Cfr. ad es. Constituciones synodales del Arzobispado de Caller. Cal-
ler 8. Domingo. fiinodo del 1715, tenuto da Mons. Bernardo Carinena y Pensa.
p, 290-292, cap. I. De la gravedad d4 la pena de la excomunion mayor como
se han de evitar Los excomulgados y castigar a Los que perseveran en ella
por mucho tiempo; Cap. 2: de la distinction y claridad con qtte se ha de
imponer la suspension. Cvp. 3. Del entredicho y de lo que se ha de ob-
servar en su tiempo. Vi sono anche contenute le norme · da seguire in caso
di interdetto. Un elenco di questi sinodi, cioè di quelli di cui si ha notizia,
di quelli pubblicati e di quelli manoscritti, che gioverebbe consultare
per l'argomento, si à in Era, op. citata p. 204 - .210. · '
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potevano entrare in chiesa mentre si celebrava la messa e gli


uffici e, rèsislendo, dovevano esserne cacciati con I' aiuto dèl brac-
cio secolare. Si eseguiva con particolari ed impressionanti cerimo-
nie hechando las velas y apagandolas, pulsando y doblando tas
campanas (1),
Del citato codice di Sorres oltre che l'abuso delle scomuniche
in quel tempo si evince anche la facilità di lanciarle da parte d ei
semplici coadiutori che partecipavano nelle parrocchie della giuri-
sdizione del parroco (2). Ma. que~t' abuso andò certamente atte·
nuandosi nel corso dei secoli per le citate provvidenze dei vescovi.

Centuria leggera - Il R. servizio e l'esatta osservanza del·


la disciplina militare (secondo le parole della carta reale 29
Aprile 1799 (3) indussero il Re Carlo Emanuèle ad incorporare nel
Reggimento di Sardegna le compagnie della Centuria leggera
salvo il p?ssaggio, già disposto, di alcuni elementi nel Corpo d~i
Dragoni Leggeri. Tali compagnie aggregate ebbero l'uniforme e
le paghe del Reggimento di Sardegna. Oli ufficiali della Centuria
come sovra aggregati, dovevano commisurare la loro anzianità coi
rispettivi loro gradi nel Reggimento di Sardegna dal giorno del- .
l'incorporazione. Era in quell'epoca Colonnello di quel Reggimen-
to il Cav. di Villamarina che effettuò il passaggio. Manca nella
J>rovvisione 3 - 5 - 1799, che è in copia, lo stato della forza della
centuria che era allegato all'originale. (4)
Questa trasformazione faceva parte del vasto programma di
riforme milìtari e ·di riorganizzazione delle milizie sia nazionali
( miliziani) che di guarnigione del Regno (truppe regolari) ini·
ziato dal Re con la venuta della Corte in Sardegna e già accen-

(1) Cfr. citate costituzioni del sinodo Cariileaa, p . 290, Capo I. Il filia,
(Sardegna Cristiana, Il . p. 201). riporta un editto del 7 . 4. 1548, (Arch. Cap.)
del Vicario Generale di Mons. Alepus in cui si prescrive la forma della sco·
munica premessa l'ammonizione canonica in tre giorni festivi • Los hagis
excomunigare et maleigher a campanas sonadas et candelas alutas e posqua
istudadas et betc..das in terra in segnale de maledissione eterna •.
(2) Spano. Notizie di Sorres, p. 66.
(3) Regie Provvisioni, voi. 24, n. 15 r.
(4) RR. Provvisioni, voi. 24, n. 16: Provvisione del 3 · 5 · 1791}.
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nato altrove (1) programma rispondente allo scopo di rafforzare


sempre più la monarchia poco prima espulsa dal Piemonte, con-
tro i moti rivoluzionari