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Cacciatorpediniere

Classe Soldati

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Indice
Voci
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 1
Artigliere (cacciatorpediniere 1937) 11
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 14
Carabiniere (D 551) 20
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 25
Granatiere (D 550) 31

Note
Fonti e autori delle voci 34
Fonti, licenze e autori delle immagini 35

Licenze della voce


Licenza 36
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 1

Classe Soldati (cacciatorpediniere)


Classe Soldati

Descrizione generale

Tipo  cacciatorpediniere

Classe  Soldati

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Stazza lorda 2450-2550 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  vapore:
• 3 Caldaie tipo Yarrow
• 2 Gruppi di turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons
• 2 eliche
Potenza:
• Iª serie 49.000 hp
• IIª serie 44.000 hp

Velocità  Ia serie 35 nodi


IIa serie 32 nodi

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento

Armamento  artiglieria alla costruzione


Iª serie:
• 4-5 cannoni da 120/50mm
• 8 mitragliere da 20/65mm
(4 impianti binati)
IIª serie:Vario nelle singole unità
armamento antisommergibile:
• 2 lanciasiluri tripli da 533mm
• 2 lanciabombe laterali
• 34 bombe di profondità
• 64 mine

La classe Camicia Nera o classe Soldati era una serie di cacciatorpediniere italiani realizzati per la Regia Marina
immediatamente prima e durante la Seconda guerra mondiale, che venne ampiamente impiegata in prima linea nelle
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 2

battaglie combattute dalle unità di squadra.

Caratteristiche
Le navi di questa classe erano simili alle precedenti unità della Classe Oriani, con 2 impianti binati da 120/50 capaci
di 19 km di gittata, ma con un alzo ridotto, ed una minore precisione e cadenza di tiro. Lo scafo era dotato di un
elevato bordo libero, il torrione molto grande e pesante con una struttura massiccia, con sofisticate apparecchiature
di controllo del tiro situate nella parte superiore ed un unico fumaiolo massiccio e inclinato all'indietro. Nell'insieme
queste unità erano simili come profilo alla moderna Classe Maestrale.

Propulsione
L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons il cui vapore era
fornito da tre caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una
potenza di 49000 cavalli e consentiva alla nave di potere raggiungere la velocità massima di quasi 40 nodi, ma non
aveva per contro un'elevata autonomia.

Armamento
L'armamento principale era costituito da quattro cannoni da 120/50mm in due impianti binati ed un obice da 120/15,
per il tiro illuminante, posto tra i lanciasiluri, che non venne mantenuto a lungo, essendo sostanzialmente inutile e
che nel Carabiniere venne sostituito con un quinto cannone da 120/50mm singolo, cosa che venne confermata anche
su sei delle sette unità della seconda serie che vennero impostati durante la guerra.
Le unità della seconda serie vennero costruite durante il
conflitto, ma, vista la difficoltà della cantieristica
italiana, solo sette delle dodici unità previste furono
impostate per la mancanza di scali disponibili, occupati
nella costruzione degli incrociatori della Classe
Capitani Romani, e solo cinque di queste unità
entrarono in servizio e furono i soli cacciatorpediniere
Il Legionario con il radar De.Te. nel 1942
realizzati dall'Italia nel corso del conflitto, contro 22
navi perse solo nel 1940.

Il progetto costruttivo prevedeva rispetto alla prima serie un maggior armamento antiaereo a scapito di quello
silurante, ma con l'inizio del conflitto e la perdità, in soli 50 giorni di guerra, di ben 5 navi di questo tipo venne
deciso la costruzione di altrettanti navi, seguite nei mesi successi da altre due unità e allo scopo di evitare perdite di
tempo nell'approntamento progettuale fu stabilito di costruire navi uguali alla prima serie. L'armamento
antisommergibile era praticamente uguale alla prima serie.
Tuttavia durante la costruzione furono apportate alcune modifiche minori suggerite dall'esperienza bellica; venne
diminuita di circa 4000 cavalli la potenza dell'apparato motore, che causò la diminuzione della velocità di circa di
circa 3 nodi, per garantire una maggior affidabilità ed economicità di funzionamento, ed uno dei cacciatorpediniere,
il Legionario, venne dotato di un radar di fabbricazione tedesca (il De.Te., visibile nella foto davanti all'albero
prodiero), divenendo cosi la prima unità italiana ad essere dotata di tale strumento.
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 3

Unità

Unità Iª serie
Alpino
Fu costruito ad Ancona, in servizio dal 20 aprile 1939.
Contraddistinto dalla sigla identificativa AP, nel 1942 imbarcò
l'ecogoniometro ed ebbe un potenziamento dell'armamento
antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto
binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due
Il cacciatorpediniere Alpino in navigazione nel marzo
impianti singoli a poppa. Il 19 aprile 1943, mentre era ormeggiato
1942.
nel Porto della Spezia, durante un bombardamento inglese, venne
colpito da varie bombe incendiarie,[1] diventando subito preda di
incendi a bordo e nelle acque circostanti a causa della fuoriuscita della nafta; colpito poi nel deposito munizioni da
una bomba dirompente, saltò in aria, perdendo la poppa e affondò, con la morte di gran parte dell'equipaggio.[2]

Artigliere
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 15 febbraio 1937 e varato il
12 dicembre successivo.
Entrato in servizio il 14 novembre 1938, con la sigla identificativa AR, all'inizio del secondo conflitto mondiale era
inquadrato nella XI Squadriglia Cacciatorpediniere della III Divisione Incrociatori della II Squadra ricoprendo il
ruolo di capo squadriglia
L'Artigliere venne affondato la mattina seguente lo scontro notturno presso Capo Passero avvenuto nella notte
dell'11-12 ottobre 1940. Attirato sul posto da uno scontro fra l'incrociatore leggero inglese HMS Ajax e tre
torpediniere italiane, alle 2.29 attaccò l'Ajax colpendolo con due proiettili e lanciando un siluro, che andò a vuoto; a
sua volta centrato dal tiro dell'incrociatore, in tre minuti fu messo fuori combattimento. La nave fu incendiata ed
immobilizzata con molti morti, fra cui il comandante Carlo Margottini e l'aiutante di squadriglia Corrado Del Greco,
decorati entrambi di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Con l'arrivo di altre unità inglesi si rese necessario l'abbandono della nave, che fu finita a cannonate dall'incrociatore
pesante HMS York alle 9.15.
Ascari
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 6
maggio 1939, contraddistinto dalla sigla identificativa AI nel 1941
venne sostituto l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50,
mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in
Il cacciatorpediniere Ascari, affiancato dal Lanciere, in
impianti singoli a poppa e successivamente venne installato porto dopo lo scontro di Capo Teulada.
l'ecogoniometro. Il 24 marzo 1943, mentre assieme ad altri tre
cacciatorpediniere (Camicia Nera, Leone Pancaldo e Lanzerotto Malocello) trasportava truppe in Tunisia, soccorse il
Malocello che aveva urtato una mina, ma ne urtò una a sua volta, con la distruzione della prua. Continuò nell'opera
di soccorso sino a quando, dopo l'urto di una seconda mina a poppa, iniziò ad andare alla deriva; affondò nel
pomeriggio, spezzandosi in due, dopo aver urtato una terza mina. I morti furono 194, più centinaia di soldati tedeschi
che l'unità aveva a bordo[3] .
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 4

Aviere
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, varato il 19 settembre
1937 ed entrato in servizio il 31 agosto 1938, contraddistinto dalla
sigla identificativa AV, nel 1942 ebbe un potenziamento
dell'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui
un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga
centrale e due impianti singoli a poppa. Il cacciatorpediniere Aviere durante le prove di
annebbiamento nel porto di Messina (gennaio 1941).
Durante la seconda guerra mondiale dopo avere effettuato 41
missioni di scorta e 16 di ricerca del nemico affondò il 17
dicembre 1942 silurato dal sommergibile inglese HMS Splendid, mentre insieme al gemello "Camicia Nera"
scortava la Motonava tedesca Ankara sulla tratta Napoli - Biserta. L' Aviere fece da scudo alla motonave tedesca e,
centrato da un siluro, esplose e affondò in breve tempo sbandato sulla dritta, una quarantina di miglia a nord di
Biserta; erano le 11.15. Su 230 uomini dell'equipaggio solo trenta riuscirono a salvarsi[4] . Il comandante, il Capitano
di Vascello Ignazio Castrogiovanni [5] , che durante l'affondamento cedette il suo posto sulla zattera di salvataggio ad
un marinaio inabissandosi con l'unità venne decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

Il nome Aviere attualmente è stato assegnato ad un pattugliatore di squadra della classe Artigliere.
Bersagliere
Costruito a Palermo, in servizio dal 1º aprile 1939, contraddistinto
dalla sigla identificativa BG, nel 1942 ebbe un potenziamento
dell'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui
un impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga
centrale e due impianti singoli a poppa.
Durante il secondo conflitto mondiale prese parte alla battaglia di
Il cacciatorpediniere Bersagliere a Taranto nel 1942
Punta Stilo, alla battaglia di Capo Matapan alla prima e alla con la nuova livrea mimetica.
seconda battaglia della Sirte operando anche due volte in
assistenza di motonavi danneggiate da attacchi nemici.
Dopo 146 missioni e 53700 miglia percorse, l'unità venne affondata il 7 gennaio 1943 durante un bombardamento
aereo nel porto di Palermo, mentre era ormeggiata. A ricordo delle decine di giovani marinai ed ufficiali periti, sul
molo dove era ormeggiata che oggi porta il suo nome, nel punto esatto in cui era attraccata, una lapide con i nomi dei
caduti ed una grande ancora ricordano l'affondamento.
Il nome Bersagliere è stato ereditato ad un pattugliatore della Classe Soldati.
Camicia Nera
Rinominato Artigliere,dopo la caduta del fascismo, in onore dell'unità gemella affondata nel 1940, venne costruito
dai Cantieri OTO di Livorno, entrando in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa CN, il 30 giugno 1938.
Nel 1941 venne sostituito l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50, mentre nel 1942 furono installate altre due
mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e successivamente venne installato l'ecogoniometro. In base alle
clausole del trattato di pace venne ceduto in conto riparazione danni di guerra all’Unione Sovietica (rinominato
Lovkii — Ловкий), prestando servizio nella flotta del Mar Nero fino al disarmo avvenuto nel 1960.
Carabiniere
Costruito a Riva Trigoso, in servizio dal 20 dicembre 1938, contraddistinto dalla sigla identificativa CB, sin dalla
sua costruzione ebbe installato, al posto dell'obice illuminante, il 5° pezzo da 120/50 sulla tuga centrale. Durante la
seconda guerra mondiale prese parte a 159 missioni di scorta percorrendo 53.700 miglia, prendendo parte alla
battaglia di Punta Stilo alla battaglia di Capo Matapan e alla prima battaglia della Sirte. Il 16 febbraio 1942 venne
colpito da un siluro che gli asportò la prora, e rientrato a rimorchio a Messina venne successivamente trasferito a
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 5

Napoli e Livorno dove rimase ai lavori sino al 6 gennaio 1943. Nel corso di questi lavori ebbe anche potenziato
l'armamento antiaereo con altre due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e sostituiti i lanciasiluri poppieri
con 2 mitragliere da 37/54 e venne dotato di un radar italiano tipo EC 3/ter Gufo che successivamente sarebbe stato
sostituito da un modello inglese. Fu tra le navi che soccorsero i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle
Baleari, dove venne internato insieme al suo equipaggio. Dopo la guerra prestò servizio nella Marina Militare
Italiana, fino al disarmo, avvenuto il 18 gennaio 1965.
Corazziere
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 4
marzo 1939, contraddistinto dalla sigla identificativa CR, nel 1941
sostituì l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50, mentre nel
1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in impianti
singoli laterali a ridosso della torretta telemetrica e
successivamente venne installato l'ecogoniometro. Il Corazziere

Nel 1941 subì gravi danni, con asportazione della prora, per una
collisione con il Granatiere. La prora venne nuovamente distrutta nel 1943 durante un bombardamento nel porto di
Napoli.
All’armistizio, impossibilitato a muoversi, per non cadere in mano ai tedeschi, venne autoaffondato il 9 settembre
1943 dal suo equipaggio.
Dopo la guerra il suo scafo venne recuperato e demolito.
Fuciliere
Costruito ad Ancona, in servizio, contraddistinto dalla sigla
identificativa FC dal 10 gennaio 1939. Nel 1942 ebbe potenziato
l'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un
impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e
due impianti singoli a poppa e nel 1943 vennero sostituiti i
lanciasiluri poppieri con 2 mitragliere da 37/54 e venne dotato di
un radar italiano tipo EC 3/ter Gufo. Fu tra le navi che soccorsero
i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari, dove
Il Fuciliere nel 1939
venne internato insieme al suo equipaggio. Dopo la guerra in base
alle clausole del trattato di pace venne ceduto in conto riparazione
danni di guerra all’Unione Sovietica (rinominato Liogkii - Лёгкий), prestando servizio nella flotta del Mar Nero fino
al disarmo avvenuto nel 1960.

Geniere
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio,
contraddistinto dalla sigla identificativa GE, il 14 dicembre 1938;
nel 1941 sostituì l'obice illuminante con il 5° pezzo da 120/50,
mentre nel 1942 furono installate altre due mitragliere da 20/65 in
impianti singoli a poppa. Andò perduto il 1º marzo 1943 durante
un bombardamento americano del porto di Palermo. Recuperato fu Il Geniere nel 1941.

trasferito a Taranto per la demolizione, ma durante il tragitto


affondò definitivamente. Il relitto si trova a poche miglia a est di Capo Spulico (CS) adagiato a circa 35m di
profondità.
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 6

Granatiere
Costruito a Palermo, in servizio, contraddistinto dalla sigla
identificativa GN dal 1º febbraio 1939, nel 1942 ebbe potenziato
l'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un
impianto binato al posto dell'obice illuminante sulla tuga centrale e
Il Granatiere nel 1941.
due impianti singoli a poppa.
Nel 1943 venne installato l'ecogoniometro e il lanciasiluri poppiero venne sostituito con 2 mitragliere da 37/54.
Dopo la guerra presto servizio nella Marina Militare Italiana, fino al disarmo avvenuto il 1º luglio 1958.
Lanciere
Costruito a Riva Trigoso, in servizio, contraddistinto dalla sigla identificativa LN, dal 25 marzo 1939. Il 23 marzo
1942, mentre assieme al resto della squadra da battaglia italiana rientrava in porto dopo la Seconda Battaglia della
Sirte, andò in avaria e si ritrovò immobilizzato, in balia del mare in burrasca. Alle 9.58 fu lanciato l'SOS, e nove
minuti più tardi giunse dalla nave l'ultimo messaggio nel quale si diceva che l'unità era in affondamento. Dopo sei
giorni di ricerche, la nave ospedale Arno recuperò solo sedici sopravvissuti, uno dei quali morì appena tratto in
salvo[6] . Tra i morti il comandante, c.f. Costanzo Casana.

Unità IIª serie


Bombardiere
Costruito ad Ancona, in servizio dal 15 luglio 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa BR, era armato di 5
cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in impianto singolo sulla tuga centrale.
L'armamento antiaereo era costituito da 10 mitragliere binate da 20/65mm alle quali si aggiungevano due complessi
singoli dello stesso calibro.
Il 17 gennaio 1943, mentre assieme al Legionario scortava una motonave da Biserta a Palermo, fu colpito da un
siluro del sommergibile britannico United e affondò assieme a 175 dei 224 uomini dell'equipaggio, fra cui il
comandante Giuseppe Moschini[7] .
Carrista
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, venne impostato sugli scali
nel 1941 e la sigla identificativa prevista era CR e l'armamento
previsto era uguale a quello del Bombardiere. Durante la sua
costruzione subì l'asportazione dell'originaria prua e
successivamente della poppa, destinate rispettivamente al
Il cacciatorpediniere Corsaro
Carabiniere e al Velite per riparare i danni subiti in missioni di
guerra..

Catturato dai tedeschi venne ribattezzato TA 34, ma la sua costruzione non venne completata.
Corsaro
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio il 16 maggio 1942, contraddistinto dalla sigla
identificativa CA, era armato di 5 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in impianto singolo sulla
tuga centrale e 10 mitragliere da 20/65 in 4 impianti binati e in 2 impianti singoli. Il 9 gennaio 1943, avvicinatosi al
cacciatorpediniere Maestrale (che aveva urtato una mina) per soccorrerlo, saltò su due mine e affondò, trascinando
con sé 187 uomini[8] .
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 7

Legionario
Costruito dai Cantieri OTO di Livorno, entrato in servizio dal 1º
marzo 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa LG, era
armato di 4 cannoni da 120/50 in un impianto binato a poppa e in
due impianti singoli.
L'armamento antiaereo era costituito da dieci mitragliere da
20/65mm in quattro complessi binati e due complessi singoli. Il cacciatorpediniere Legionario con la livrea di
cobelligeranza.
Sin dalla sua entrata in servizio era dotata di un radar tedesco
Modello Fu.Mo 21/39 (FUnkMess Ortung), nome definitivo
assunto dal radar "DETE" (DEzimeter TElegraphie), che venne utilizzato per la prima volta durante la Battaglia di
mezzo giugno, nella quale il Legionario fece parte della scorta alle navi da battaglia Littorio e Vittorio Veneto.
Nel 1943 due mitragliere da 37/54mm sostituirono i lanciasiluri di poppa. Dopo la guerra in base alle clausole del
trattato di pace venne ceduto, nel 1948 in conto riparazione danni di guerra, alla Francia dove venne ribattezzato
Duchaffaultt prestando servizio fino al giugno 1954.
Mitragliere
Costruito ad Ancona, in servizio dal 1º febbraio 1942,
contraddistinto dalla sigla identificativa MT, era armato di 5
cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e poppa e in
impianto singolo sulla tuga centrale e 10 mitragliere binate da
20/65 cui si aggiungevano altre due mitragliere singole dello
stesso calibro. Durante il conflitto a bordo della nave era
imbarcato in qualità di ufficiale Fabio Inghirami che nel Il cacciatorpediniere Mitragliere in navigazione di
guerra nel 1942.
dopoguerra sarebbe stato un industriale del tessile noto come il re
delle camicie.[9]

All'armistizio fu tra le navi che soccorsero i profughi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari.
Dopo la guerra in base alle clausole del trattato di pace venne ceduto nel 1948 in conto riparazione danni di guerra
alla Francia dove venne ribattezzato Jurien de la Graviere prestando servizio fino al 1956.
Squadrista
La sua costruzione avvenne costruito nel cantiere OTO di Livorno e la sigla identificativa prevista era SQ, ma
durante la sua costruzione venne rinominato Corsaro dopo la caduta del regime fascista, senza essere completato.
Catturato dai tedeschi, che ne completarono la costruzione, venne rinominato TA 33, ma non arrivò ad entrare in
servizio nella Kriegsmarine, in quanto venne affondato mentre effettuava le prove in mare il 4 settembre 1944 a
Genova.
Velite
Costruito nel cantiere OTO di Livorno, entrato in servizio il 31
agosto 1942, contraddistinto dalla sigla identificativa VL, era
armato di 4 cannoni da 120/50 in due impianti binati a prua e
poppa, e fu l'unica unità della IIª serie ad essere equipaggiata
dell'obice illuminante da 120/15mm nella tuga centrale.
L'armamento antiaereo era costituito da dodici mitragliere da
20/65mm in sei impianti binati. Il cacciatorpediniere Velite
Nel 1948 venne ceduto, in conto riparazione danni di guerra, alla
Francia dove venne ribattezzato Duperre prestando servizio fino al 1951.
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 8

Armistizio e affondamento della corazzata Roma


All'armistizio dell'8 settembre le unità della classe in servizio si trovavano nella base di La Spezia dove ricevettero
l'ordine di consegnarsi agli alleati a Malta. Fuciliere Mitragliere, Carabiniere e Velite costituivano la XII Squadriglia,
i cacciatorpediniere Legionario, Artigliere insieme a Oriani e Grecale costituivano la XIV Squadriglia. Insieme a
queste unità nella base si trovavano gli incrociatori della VII Divisione Montecuccoli, Eugenio di Savoia e Attilio
Regolo, le corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia della IX Divisione, e ad una Squadriglia di torpediniere formata
da Pegaso, Orsa, Orione, Ardimentoso e Impetuoso. La formazione prese il mare nella notte dell'8-9 settembre per
congiungersi con il gruppo navale proveniente da Genova, formato dalle unità della VIII Divisione, costituita da
Garibaldi, Duca degli Abruzzi e Duca d'Aosta e dalla torpediniera Libra e dopo il ricongiungimento delle due
formazioni navali, per ottenere una omogeneità nelle caratteristiche degli incrociatori, il Duca d'Aosta passò dalla
VIII alla VII Divisione, sostituendo l’Attilio Regolo che entrò a far parte della VIII Divisione, assumendo il compito
di conduttore di flottiglia del gruppo cacciatorpediniere di squadra. Durante il trasferimento, la corazzata Roma, nave
ammiraglia dell'Ammiraglio Bergamini, affondò tragicamente il pomeriggio del 9 settembre al largo dell'Asinara
centrata da una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della Luftwaffe. Fuciliere, Mitragliere e Carabiniere,
insieme al Regolo e alle torpediniere Pegaso, Orsa e Impetuoso invertirono immediatamente la rotta per recuperare i
superstiti, mentre a prendere il comando del resto della flotta diretta a Malta fu l'ammiraglio Oliva, con insegna
sull'Eugenio di Savoia. I naufraghi della corazzata Roma, recuperati dalle unità navali inviate in loro soccorso furono
seicentoventidue, di cui cinquecentotre recuperati dai tre cacciatorpediniere, diciassette dall’Attilio Regolo e
centodue dalle tre torpediniere; mentre le sette navi si erano fermate a recuperare i morti e i feriti della nave
affondata, il resto della squadra, il cui comando venne preso dall'ammiraglio Oliva con insegna sull'Eugenio di
Savoia, proseguì la navigazione dirigendo verso Malta destinazione scelta dagli alleati, dove la formazione si sarebbe
ricongiunta con il gruppo proveniente da Taranto guidato dall'ammiraglio Da Zara e costituito dalle Duilio dal
Cadorna e dal Pompeo Magno.
Dopo che si era concluso il recupero dei naufraghi il Capitano di Vascello Marini, comandante del Mitragliere,
caposquadriglia della XII, tenuto conto dei molti feriti gravi a bordo, richiese al Regolo, l'autorizzazione a dirigere
ad alta velocità verso Livorno, ma venne informato dal comandante del Regolo, che il comandante del gruppo
cacciatorpediniere di squadra, il Capitano di Vascello Franco Garofalo, non era a bordo in quanto era stato
autorizzato da Bergamini a imbarcarsi su una corazzata, ma la sua insegna era rimasta sul Regolo e a quel punto il
comandante superiore in mare del gruppo di sette navi, come ufficiale più anziano, era proprio Marini, che si trovava
all'improvviso a dover prendere delle decisioni, sprovvisto delle informazioni utili a questo scopo. Il gruppo si
trovava nella impossibilità di mettersi in contatto con la la formazione al comando dell'ammiraglio Oliva e con
Supermarina, non ricevendo risposta ai loro messaggi e dalla intercettazione dei messaggi di Supermarina
dimostravano l'impossibilità di rientrare in porti italiani per sbarcare i feriti che avevano urgente bisogno di cure
ospedaliere per cui era a quel punto necessario raggiungere le coste neutrali più vicine per lo sbarco dei feriti che non
era possibile curare a bordo a causa della gravità delle loro condizioni ed inoltre le navi avevano ormai una ridotta
autonomia a causa della riduzione delle scorte di nafta.
Il comandante Marini, data la minore velocità delle torpediniere divise il gruppo in due e diede alle torpediniere
libertà di manovra sotto il comando del Capitano di Fregata Riccardo Imperiali, comandante del Pegaso, assumando
il comando del resto della formazione composta dal Regolo e dai tre cacciatorpediniere. Marini e Imperiali decisero
autonomamente ed indipendentemente di dirigere le loro formazioni verso le Baleari, considerato che la Spagna era
neutrale, sperando che avrebbe consentito lo sbarco dei feriti e forniti i necessari rifornimenti di carburante e acqua
potabile, senza procedere all'internamento delle navi ed aveva il vantaggio di essere in posizione centrale rispetto a
eventuali successivi spostamenti verso l'Italia, verso Tolone o verso l'Africa settentrionale.
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 9

L'internamento alle Baleari e il rientro in Italia


I due gruppi giunsero nelle Baleari nella mattinata del 10 settembre, con il gruppo di Marini che attracco a Porto
Mahon nell'isola di Minorca e le tre torpediniere nella baia di Pollensa nell'isola di Maiorca. Dei seicentoventidue
naufraghi recuperati, nove decedettero a bordo delle navi e sedici sarebbero deceduti all'Ospedale di Porto Mahon.
Nel primo pomeriggio del 10 settembre vennero sbarcati e
trasportati all'ospedale 133 tra feriti e ustionati, mentre la mattina
dell'11 settembre le salme di coloro che erano morti durante la
traversata vennero deposte su un camion che si avviò al cimitero,
seguito da un mesto corteo di marinai italiani, dove venne dato
loro sepoltura. Nella notte tra il 10 e l'11 settembre a bordo del
Regolo per evitare che lasciando le acque spagnole la nave
dovesse consegnarsi agli alleati, alcuni avevano sabotato le turbine
Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere in linea di fila al
della nave. Nella stessa notte i comandanti del Pegaso e rientro a Taranto il 23 gennaio 1945 precedute dal
dell'Impetuoso Imperiali e Cigala Fulgosi alle 3 del mattino dell'11 Regolo
settembre, dopo aver lasciato gli ormeggi autoaffondarono le due
unità, i cui equipaggi raggiunsero terra con le imbarcazioni e furono internati. Il comandante Marini aveva cercato di
avere i rifornimento di acqua e nafta, che gli spagnoli non concessero con vari espedienti e nel pomeriggio dell'11
settembre le autorità spagnole, senza aver dato il necessario preavviso, previsto dalla Convenzione dell'Aia,
comunicarono al Comandante Marini che le navi non avendo lasciato gli ormeggi entro le previste 24 ore erano sotto
sequestro per ordine del governo spagnolo.

I mesi che seguirono l'internamento furono carichi di tensione, con molti componenti degli equipaggi delle navi che
simpatizzavano apertamente per la Repubblica Sociale Italiana. Nel gennaio 1944 vi fu la diserzione del direttore di
macchina del Fuciliere, il capitano del genio navale Alberto Fedele, che insieme al direttore di tiro del Regolo, il
Tenente di Vascello Mario Ducci, con l'aiuto dell'ex addetto navale italiano raggiunse il Nord Italia.
Forti tensioni vi furono a causa dell'astio che militari e civili spagnoli di fede falangista covavano verso gli equipaggi
delle navi ritenuti badogliani.
Dopo molte trattative diplomatiche le navi vennero autorizzate a lasciare le acque spagnole il 15 gennaio 1945,
raggiungendo Taranto il 23 gennaio.

Dopoguerra
Diverse unità della classe servirono anche sotto la bandiera di marine estere. Lo "Squadrista" e il "Carrista", ancora
in costruzione, vennero catturate dai tedeschi e fecero parte delle Torpedoboote Ausland, ma il Carrista non venne
mai ultimato.
In base alle clausole del trattato di pace, nel 1948 Velite, Mitragliere e Legionario che facevano parte della IIa serie
vennero cedute in conto riparazione danni di guerra alla Francia, stessa sorte toccata alle sorelle della Ia serie
"Fuciliere" e Artigliere (ex Camicia Nera) che nel 1949 vennero ceduti all'Unione Sovietica.
Delle navi sopravvissute al conflitto Granatiere e Carabiniere entrarono a far parte della Marina Militare Italiana.
Classe Soldati (cacciatorpediniere) 10

Note
[1] Operazioni Navali nel Mediterraneo (http:/ / 74. 125. 77. 132/ search?q=cache:M-svq5M9V58J:www. danieleranocchia. it/ naval_history/
mediterraneo. htm+ cacciatorpediniere+ alpino+ la+ spezia& cd=4& hl=it& ct=clnk& gl=it )
[2] Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, p. 296
[3] il cacciatorpediniere Ascari in soccorso del Malocello (http:/ / www. trentoincina. it/ mostrapost. php?id=33)
[4] Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 272
[5] la motivazione della Medaglia d'oro al comandante Ignazio Castrogiovanni (http:/ / www. marina. difesa. it/ storia/ movm/ parte06/
movm6031. asp )
[6] Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina fra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 357
[7] Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 273
[8] Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 272
[9] «È morto Inghirami il re delle camicie» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1996/ aprile/ 19/
morto_Inghirami_delle_camicie_co_0_960419117. shtml). Corriere della Sera, 19-aprile-1996, p. 25. URL consultato in data 2 gennaio 2010.

Bibliografia
• Robert Gardiner; Roger Chesneau, Conway's All the World Fighting's Ships 1922-1946, Annapolis, US Naval
Institute Press, 1980. ISBN 0-87021-913-8
• Elio Andò, Erminio Bagnasco. Marina Italiana. Le operazioni nel Mediterraneo. Giugno 1940 - Giugno 1942.
Milano, Intergest, 1976.
• Erminio Bagnasco, Maurizio Brescia. La mimetizzazione delle navi italiane 1940-1945. Parma, Ermanno
Albertelli Editore, 2006 ISBN 88-7372-519-8
• Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale

Voci correlate
• Imbarcazioni militari italiane della seconda guerra mondiale
• Grecale

Altri progetti
• Wikimedia Commons contiene file multimediali su Classe Soldati (cacciatorpediniere)

Collegamenti esterni
• La pagina della Classe Soldati 1a serie sul sito della Marina Militare (http://www.marina.difesa.it/storia/
almanacco/parte05/navi0524.asp)
• La pagina della Classe Soldati 2a serie sul sito della Marina Militare (http://www.marina.difesa.it/storia/
almanacco/parte05/navi0525.asp)
• Regia Marina Italiana: I cacciatorpediniere italiani (http://www.regiamarina.net/arsenals/ships_it/destroyers/
dest_it.htm)
• Cacciatorpediniere Classe Soldati (http://www.regiamarinaitaliana.it/Ct classe Soldati.html)
Artigliere (cacciatorpediniere 1937) 11

Artigliere (cacciatorpediniere 1937)


RN Artigliere

Cacciatorpediniere Artigliere
Descrizione generale

Tipo  cacciatorpediniere

Classe  Soldati

Cantiere  OTO di Livorno

Matricola  AR

Impostazione 15 febbraio 1937

Varo  12 dicembre 1937

Completamento  30 giugno 1938

Entrata in servizio  14 novembre 1938

Proprietario  Regia Marina

Radiazione  18 ottobre 1946

Destino finale  affondato 12 ottobre 1940

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Stazza lorda 2450-2550 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  vapore:
• 3 Caldaie Yarrow
• 2 turbine Belluzzo/Parsons
• 2 eliche
Potenza: 48.000 hp

Velocità  39 nodi

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento
Artigliere (cacciatorpediniere 1937) 12

Armamento  artiglieria alla costruzione:


• 4 cannoni da 120/50mm
• 8 mitragliere da 20/65mm
• 1 obice illuminante da 120/15mm
armamento antisomergibile:
• 2 lanciasiluri tripli da 533mm
• 2 lanciabombe laterali
• 34 bomba di profondità
• 64 mine

Note

Motto  Sempre e ovunque

L'Artigliere è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina, appartenente alla I serie della Classe Soldati, che ha
preso parte alla seconda guerra mondiale.
La sua costruzione avvenne nei cantieri OTO di Livorno, dove il suo scafo venne impostato sugli scali il 15 febbraio
1937 e varato il 12 dicembre successivo, venne completato il 30 giugno 1938.

Propulsione
L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons alimentate da tre
caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000
cavalli e consentiva alla nave di raggiungere la velocità molto elevata di quasi 39 nodi, ma non aveva per contro
un'elevata autonomia.

Armamento
L'armamento principale era costituito da quattro cannoni Ansaldo da 120/50mm,[1] in due torrette binate, che, a
partire dagli anni trenta, ha equipaggiato tutte le classi di cacciatorpediniere costruiti per la Regia Marina.
L'armamento antiaereo era costituito da otto mitragliere da 20/65mm Mod. 1935,[2] in quattro impianti binati, ed era
inoltre presente un obice illuminante da 120/15mm posizionato sulla tuga centrale.
L'armamento antisomergibile era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533mm in due impianti tripli, da due
lanciabombe laterali, bombe di profondità e mine.

Servizio
La nave, entrata il squadra il 14 novembre 1938, venne inquadrata nella XI Squadriglia e nel corso del 1939 svolse
attività addestrativa, effettuando crociere nel Tirreno, in Africa Settentrionale e nel Dodecaneso.[3] Nel maggio 1939
prese parte alla parata navale di Napoli in occasione della visita del Principe Paolo, Reggente di Jugoslavia.

Seconda guerra mondiale


L'Artigliere all'inizio del secondo conflitto mondiale era inquadrato nella XI Squadriglia Cacciatorpediniere della III
Divisione Incrociatori della II Squadra ricoprendo il ruolo di capo squadriglia.
Il 9 luglio 1940 l'Artigliere prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro durante il conflitto tra la Regia
Marina e la Royal Navy e nel corso del combattimento svolse azioni di fuoco e lancio di siluri contro unità nemiche.
Artigliere (cacciatorpediniere 1937) 13

L'affondamento
Nei mesi successivi effettuò varie missioni dalle basi di Messina e Augusta, da dove l'11 ottobre 1940, prese il mare
con le unità della propria squadriglia impegnato in una ricerca notturna di una forza navale nemica segnalata nel
canale di Sicilia, in un'azione coordinata e con le unità della I Squadriglia Torpediniere.
Nello scontro notturno che ne seguì, presso Capo Passero vennero
affondate le torpediniere Airone e Ariel. L'Artigliere, alle 2.29,
accorse aprendo il fuoco contro l'incrociatore leggero HMS Ajax,
sul quale mise a segno due colpi causando seri danni ad un
cannone da 100mm, al radar ed alla bussola, e lanciando un siluro
che però andò a vuoto. L'Ajax aprì il fuoco da distanza ravvicinata,
investendo l'Artigliere con numerosi colpi in rapida successione. Il
Il cacciatorpediniere Artigliere gravemente
danneggiato durante lo scontro notturno del 12 ottobre comandante dell'unità, il Capitano di Fregata Carlo Margottini,
1940. colpito gravemente, morì al suo posto di comando in plancia,[4]
continuando ad incitare al combattimento il suo equipaggio.
Insieme al comandante cadde anche il suo assistente di squadriglia, il Tenente di Vascello Corrado Del Greco,[5]
Entrambi vennero decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare. La nave, immobilizzata, in fiamme e con molti
morti e feriti a bordo (fra cui tutti gli ufficiali di vascello) era alle 2.32 ormai fuori combattimento. Il maggiore del
genio navale Mario Giannettini diresse le operazioni per il salvataggio della nave, ma alle quattro del mattino tutte le
caldaie erano ormai fuori uso. Il cacciatorpediniere Camicia Nera, gemello dell'Artigliere, cercò di rimorchiarlo, ma
verso le otto fu costretto ad interrompere il traino a causa di un attacco aereo. Ormai abbandonato, l'Artigliere fu
finito alle 9.15 dal tiro delle artiglierie dell'incrociatore pesante HMS York e s'inabissò a circa 50 miglia a Est di
Capo Passero.

L'Artigliere venne ufficialmente radiato dai ruoli del naviglio militare il 18 ottobre 1946.
Nel dopoguerra la Marina Militare Italiana ha intitolato alla memoria di Carlo Margottini una fregata della classe
Bergamini che ha prestato servizio dal 1962 al 1988 e prossimamente una delle nuove fregate FREMM dovrebbe
essere intitolata a Carlo Margottini.

Nome
Il nome Artigliere è stato ereditato dopo la caduta del fascismo dal gemello Camicia Nera, che il 30 luglio 1943
venne ribattezzato Artigliere.
Nel dopoguerra venne ribattezzato Artigliere un cacciatorpediniere che l'Italia nel 1951 ebbe dagli Stati Uniti, che
andato in disarmo nel 1970 e radiato nel gennaio 1971, dopo la sua dismissione venne anche usato a scopi didattici
alle scuole CEMM della Maddalena e infine il 27 maggio 1983 affondato come bersaglio dal sottomarino Nazario
Sauro.
Attualmente a portare il nome Artigliere è un pattugliatore della classe Soldati.
Artigliere (cacciatorpediniere 1937) 14

Note
[1] (EN) Italy 120 mm/50 (4.7") Ansaldo Models 1926, 1936, 1937 and 1940 OTO Models 1931, 1933 and 1936 (http:/ / www. navweaps. com/
Weapons/ WNIT_47-50_m1926. htm). URL consultato il 5-5-2009.
[2] (EN) Italian 20 mm/65 Models 1935, 1939 and 1940 (http:/ / www. navweaps. com/ Weapons/ WNIT_20mm-65. htm). URL consultato il
5-5-2009.
[3] Regio Cacciatorpediniere Artigliere (http:/ / digilander. libero. it/ carandin/ artigliere. htm). URL consultato il 15-settembre-2009.
[4] Biografia di Carlo Margottini sul sito web della Marina Militare Italiana (http:/ / www. marina. difesa. it/ storia/ movm/ parte06/ bio06/
MOVM6080b. asp )
[5] Biografia e motivazione della Medaglia 'Oro al Valor Militare a Corrado Del Greco sul sito web della Marina Militare Italiana (http:/ / www.
marina. difesa. it/ storia/ movm/ parte06/ bio06/ movm6041b. asp )

Bibliografia
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. IV: La Guerra nel Mediterraneo
– Le azioni navali: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1959.
• Luis de la Sierra, La guerra navale nel Mediterraneo: 1940-1943, Milano, Mursia, 1998. ISBN 8842523771
• Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale

Collegamenti esterni
• Scheda dell'unità sul sito web della Marina Militare Italiana (http://www.marina.difesa.it/storia/almanacco/
parte05/navi0524-02.asp)

Camicia Nera (cacciatorpediniere)


Camicia Nera
Artigliere (dal 30.7.1943)
Ловкий (Lovkij)

Cacciatorpediniere Camicia Nera


Descrizione generale

 · 
Tipo  cacciatorpediniere

Classe  Soldati

Cantiere  OTO - Livorno

Matricola  CN

Impostazione 21 gennaio 1937

Varo  8 agosto 1937

Entrata in servizio  : 30 giugno 1938


: 23 gennaio 1949
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 15

Proprietario  Regia Marina


ВМФ СССР

Radiazione  : 15 dicembre 1949


: febbraio 1960
Destino finale  ceduto all'Unione Sovietica il 28 febbraio 1949; demolito dal 1960

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Stazza lorda 2450-2550 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  vapore:
• 3 Caldaie Yarrow
• 2 turbine Belluzzo/Parsons
• 2 eliche
Potenza: 48.000 hp

Velocità  39 nodi

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento

Armamento  artiglieria alla costruzione:


• 4 cannoni da 120/50mm
• 8 mitragliere da 20/65mm
• 1 obice illuminante
armamento antisommergibile:
• 2 lanciasiluri tripli da 533mm
• 2 lanciabombe laterali
• bombe di profondità
• mine

Il Camicia Nera è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina, appartenente alla I serie della Classe Soldati. La
nave prese parte alla seconda guerra mondiale.
La sua costruzione avvenne nei cantieri OTO di Livorno, dove venne impostato sugli scali il 21 gennaio 1937; la
nave, varata l'8 agosto dello stesso anno, è entrata in servizio il 30 giugno 1938.

Propulsione
L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons, alimentati da tre
caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, e scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000
cavalli e consentiva alla nave di raggiungere la velocità molto elevata di quasi 39 nodi, ma, per contro, non aveva
un'elevata autonomia.

Armamento
L'armamento principale era costituito da quattro cannoni Ansaldo da 120/50mm,[1] in due torrette binate, che, a
partire dagli anni trenta, hanno equipaggiato tutte le classi di cacciatorpediniere costruiti per la Regia Marina.
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 16

L'armamento antiaereo era costituito da otto mitragliere da 20/65mm Mod. 1935,[2] in quattro impianti binati, ed era
inoltre presente un obice illuminante.
L'armamento antisommergibile era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533 mm in due impianti tripli, da due
lanciabombe laterali, bombe di profondità e mine.

Seconda guerra mondiale


Immediatamente dopo l'entrata in servizio, la nave prese parte a due missioni nel corso della guerra civile spagnola e,
nel maggio 1939, partecipò alla parata navale di Napoli in occasione della visita del Principe Paolo Karađorđević,
Reggente del Regno di Jugoslavia.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, l'unità era aggregata alla XI Squadriglia Cacciatorpediniere della III
Divisione Incrociatori nell'ambito della II Squadra.
Il 9 luglio 1940 prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo
scontro nel conflitto tra la Regia Marina e la Royal Navy, e nei
mesi successivi effettuò varie missioni dalle basi di Messina e
dall'Arsenale di Augusta: da qui, l'11 ottobre 1940, prese il mare
con le unità della propria squadriglia, impegnato in una ricerca
notturna di una forza navale nemica segnalata, in un'azione
Camicia Nera e Artigliere durante lo scontro di Punta
coordinata con le unità della I Squadriglia Torpediniere. Nello
Stilo
scontro notturno che ne seguì, presso Capo Passero la torpediniera
Airone venne affondata dall'incrociatore inglese HMS Ajax, vera
bestia nera per le unità della Regia Marina, che nella stessa circostanza colpì anche il cacciatorpediniere Artigliere,
caposquadriglia della XI Squadriglia. Questo, nonostante i danni subiti, riuscì a sparare due salve che provocarono
seri danni a un cannone da 100mm, al radar e alla bussola dell'incrociatore inglese. L'Artigliere, immobilizzato e in
preda alle fiamme, rimase per sei ore con pochi uomini a bordo: all'alba del 12 ottobre venne preso a rimorchio dal
Camicia Nera, ma verso le 8 venne dovette essere abbandonato sotto l'imperversare di un attacco di aerosiluranti
inglesi e forze aeronavali inglesi. Nuovamente cannoneggiato, affondò alle ore 09.05, per i nuovi danni subiti, a circa
50 miglia a Est di Capo Passero; nell'affondamento morirono il suo comandante Carlo Margottini e il suo assistente
di squadriglia Corrado Del Greco, entrambi decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Altre azioni in cui la nave partecipò al recupero dei naufraghi fu in occasione degli affondamenti del piroscafo Nita,
il 7 agosto 1941 e della motonave Victoria il 24 gennaio 1942.
Nel 1941 venne sostituito l'obice illuminante con il quinto pezzo da 120/50, mentre nel 1942 furono installate altre
due mitragliere da 20/65 in impianti singoli a poppa e successivamente venne installato l'ecogoniometro.
Nella giornata dell'8 febbraio avuto notizie che navi britanniche della Forza H, tra cui la portaerei Ark Royal,
provenienti da Gibilterra erano in avvicinamento verso le coste italiane, il Camicia Nera insieme alle altre unità della
XI Squadriglia prese il mare per la scorta agli incrociatori della classe Trento della III Divisione provenienti da
Messina. La formazione navale avrebbe dovuto incontrarsi il mattino seguente presso l'Asinara con una forza navale
proveniente da La Spezia e formata dalle corazzate Cesare, Doria e Vittorio Veneto, con la scorta della X e della
XIII Squadriglia, che, al comando dell'ammiraglio Iachino, era uscita in mare alla ricerca del nemico, convinta che
l'obiettivo degli inglesi fosse la Sardegna; ma il mattino seguente le unità inglesi, eludendo il contatto con le navi
italiane si presentarono davanti a Genova bombardando la città.
Le forze dell'ammiraglio Iachino, venute a conoscenza dell'attacco a Genova, per una serie di disguidi, tentarono di
raggiungere il nemico in ritirata verso Gibilterra quando ormai era troppo tardi non riuscendo a stabilire il contatto.
Il 17 dicembre 1941, prese parte alla scorta al convoglio M 42, costituito dalle motonavi Monginevro, Napoli e
Vettor Pisani e dalla nave da carico tedesca Ankara; la missione di scorta culminò nella prima battaglia della Sirte.[3]
[4]
La nave era tra le unità che costituivano la forza copertura ravvicinata, insieme ai cacciatorpediniere Ascari e
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 17

Aviere, alla nave da battaglia Caio Duilio e alle unità della VII Divisione Incrociatori al completo, con insegna
dell'ammiraglio De Courten sul Duca d'Aosta.
Nel corso del 1942 la nave prese parte alla battaglia di mezzo giugno e alla battaglia di mezzo agosto.
Il 2 dicembre 1942, mentre era impegnato in una missione di scorta, il convoglio italiano scortato, formato da quattro
mercantili, venne attaccato nei pressi di Banco Skerki da una formazione navale inglese; nello scontro vennero
affondati i quattro mercantili e il cacciatorpediniere Folgore e gravemente danneggiato il Nicoloso da Recco che
facevano parte della scorta del convoglio. Il Camicia Nera si distinse nel combattimento e nel soccorso ai naufraghi
e il suo comandante il Capitano di Fregata Adriano Foscari venne decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Il 17 dicembre 1942 effettuò una missione di scorta alla nave da carico tedesca Ankara sulla tratta Napoli - Biserta,
insieme al gemello Aviere che venne affondato dopo essere stato silurato dal sommergibile inglese HMS Splendid,
mentre faceva da scudo alla motonave tedesca
Nella primavera 1943 con la soppressione della XI Squadriglia venne aggregato alla XIV Squadriglia.

Artigliere
Il 30 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, la nave venne ribattezzato Artigliere in onore dell'unità gemella
affondata nel 1940. Fino ad allora aveva effettuato 180 missioni.
All'armistizio dell'8 settembre la nave si trovava a La Spezia, da dove salpò insieme a Legionario, Oriani e Grecale,
che in quel momento costituivano la XIV Squadriglia, ai cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere e
Velite della XII Squadriglia, agli incrociatori della VII Divisione Montecuccoli, Eugenio di Savoia e Attilio Regolo,
alle corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia della IX Divisione, e ad una Squadriglia di torpediniere formata da
Pegaso, Orsa, Orione, Ardimentoso e Impetuoso. La formazione prese il mare per congiungersi con il gruppo navale
proveniente da Genova, formato dalla torpediniera Libra e dalle unità della VIII Divisione, costituita da Garibaldi,
Duca degli Abruzzi e Duca d'Aosta, per poi consegnarsi agli alleati a Malta assieme alle altre unità navali italiane
provenienti da Taranto. Durante il trasferimento, la corazzata Roma, nave ammiraglia dell'Ammiraglio Bergamini,
affondò tragicamente nel pomeriggio del 9 settembre al largo dell'Asinara centrata da una bomba Fritz X sganciata
da un Dornier Do 217 della Luftwaffe.
Durante la cobelligeranza con gli alleati effettuò altre 122 missioni, anche in azioni di trasporto truppe e materiali.

La cessione all'Unione Sovietica


Al termine del conflitto, in base alle clausole del trattato di pace la nave nel 1949 venne ceduta, in conto riparazione
danni di guerra, all’Unione Sovietica.
L'Unione Sovietica, dopo la resa e l'uscita dall'Asse dell'Italia, già nel corso della Conferenza di Mosca, nell'incontro
tra i ministri degli esteri delle tre principali potenze alleate, Eden, Hull e Molotov, aveva richiesto una consistente
quota di naviglio militare e mercantile italiano in conto riparazione danni di guerra, tra cui una corazzata, ed aveva
ribadito tale richiesta nell'incontro tra Stalin, Roosevelt e Churchill alla Conferenza di Teheran trovando l'appoggio
del presidente americano; ma essendo in quel momento l'Italia cobelligerante con gli Alleati, non venne ritenuta
opportuna la spartizione della flotta italiana, per cui i sovietici ricevettero in cambio, a titolo di prestito, da americani
e inglesi alcune unità, in attesa che con la fine del conflitto fosse stata decisa la sorte della flotta italiana.[5] Tra le
navi che i sovietici ricevettero a titolo di prestito c'erano alcuni cacciatorpediniere della Classe Town, tre battelli
Classe U, l'incrociatore leggero americano della classe Omaha Milwaukee, ribattezzato Murmansk, e la vecchia
corazzata inglese HMS Royal Sovereign, che entrata in servizio nella Marina Sovietica il 30 maggio 1944 venne
ribattezzata Archangel'sk durante il periodo trascorso sotto la bandiera sovietica. Tutte queste unità prestarono
servizio nella Flotta del Nord e vennero restituite al termine del conflitto, tranne un cacciatorpediniere perso per
cause belliche.[6] [7]
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 18

I sovietici, oltre all'Artigliere ottennero il gemello Fuciliere, la nave da battaglia Giulio Cesare, la nave scuola
Colombo, l'incrociatore Emanuele Filiberto, le torpediniere Ardimentoso Animoso e Fortunale, e i sommergibili
Nichelio e Marea ed altro naviglio, quali MAS e motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una
nave da trasporto e dodici rimorchiatori.[6]
La consegna delle navi ai sovietici sarebbe dovuto avvenire in tre fasi a partire da dicembre 1948 per concludersi nel
giugno successivo. Le unità principali erano quelle del primo e del secondo gruppo. L'Artigliere faceva parte del
primo gruppo insieme al Cesare, e i due sommergibili, mentre del secondo facevano parte l'Emanuele Filiberto e le
torpediniere. Per tutte le navi la consegna sarebbe avvenuta nel porto di Odessa, ad eccezione della corazzata e dei
due sommergibili la cui consegna era prevista nel porto albanese di Valona, in quanto la Convenzione di Montreux
non consentiva il passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e sommergibili appartenenti a stati privi di
sbocchi sul Mar Nero.[6] Il trasferimento sarebbe dovuto avvenire con equipaggi civili italiani sotto il controllo di
rappresentanti sovietici e con le navi battenti bandiera della Marina Mercantile, con le autorità governative italiane
responsabili delle navi sino all'arrivo nei porti dove era prevista la consegna. Per prevenire possibili sabotaggi, le
navi dei primi due gruppi sarebbero state condotte ai porti di destinazioni senza munizioni a bordo, che sarebbero
state trasportate successivamente a destinazione con normali navi da carico, ad eccezione della corazzata, consegnata
con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100 colpi dei cannoni principali e l'intera dotazione di
32 siluri da 533mm dei due battelli.[6]
L'Artigliere venne trasferito ad Augusta dove il 15 dicembre 1948 insieme alle unità facenti parte del primo gruppo.
La nave fu la prima unità ad essere consegnata ai sovietici e con la sigla Z12[8] raggiunse Odessa il 21 gennaio con
un equipaggio della marina mercantile, entrando a far parte della Marina Sovietica dal 23 gennaio, quando la
bandiera della Marina Sovietica venne per la prima volta innalzata a bordo dell'unità.
Durante il periodo che ha preceduto la consegna, la nave ha cambiato più volte il nome assegnato. Inizialmente
rinominata Neulovimyi e poi Bezposhtchadnyi, ebbe il nome definitivo di Lovkyj (in russo: Ловкий) dopo la
consegna.
La nave, al cui comando venne designato il Capitano di 2° rango Ivan Mirošničenko,[6] venne inquadrata nella Flotta
del Mar Nero.[6]
Il 30 dicembre 1954, la nave venne privata del suo armamento e classificata nave bersaglio con la denominazione
CL-61.[6]
Nell'ottobre 1955 la nave venne convertita in unità per le telecomunicazioni e per il controllo aereo e denominata
KWN-II;[6] dal marzo 1958 venne utilizzata come nave di addestramento statico ed assegnata alla 78ª Brigata di
addestramento,[6] per essere poi radiata nel febbraio 1960.[6]

Note
[1] (EN) Italy 120 mm/50 (4.7") Ansaldo Models 1926, 1936, 1937 and 1940 OTO Models 1931, 1933 and 1936 (http:/ / www. navweaps. com/
Weapons/ WNIT_47-50_m1926. htm). URL consultato il 5-5-2009.
[2] (EN) Italian 20 mm/65 Models 1935, 1939 and 1940 (http:/ / www. navweaps. com/ Weapons/ WNIT_20mm-65. htm). URL consultato il
5-5-2009.
[3] La I battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Sirte1. html). URL consultato il 19-03-2008.
[4] La prima battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ sirte1/ sirte1_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[5] Bertoldi Silvio. «" e ora consegnate la flotta a Stalin "» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ maggio/ 19/
ora_consegnate_flotta_Stalin__co_0_9405196047. shtml). Corriere della sera, 19-maggio-1994, p. 29. URL consultato in data 4-5-2009.
[6] Berežnoj, Sergej, traduzione e annotazioni: Erminio Bagnasco (agosto 1995). Navi italiane all'URSS. Storia Militare (23): 24–33. ISSN:
1122-5289 (http:/ / worldcat. org/ issn/ 1122-5289).
[7] La rivista Storia Militare n° 23 dell'agosto 1995, nell'articolo "Navi italiane all'URSS", riporta che delle unità che i sovietici ricevettero in
prestito andarono persi un cacciatorpediniere ed un sommergibile, ma in realtà tutti i sommergibili, i cui nomi originali erano erano Unbroken,
Unison e Ursula, vennero restituiti agli inglesi, mentre ad andare perduto fu il solo cacciatorpediniere Dejatel'nyj, ex Churchill, affondato da
un U-Boot tedesco il 16 gennaio 1945 mentre scortava un convoglio tra la Penisola di Kola e il Mar Bianco
[8] Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla
alfanumerica. Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera Z: Cesare Z11,
Camicia Nera (cacciatorpediniere) 19

Artigliere Z12 Marea Z13, Nichelio Z14, Duca d'Aosta Z15, Animoso Z16, Fortunale Z17, Colombo Z18, Ardimentoso Z19, Fuciliere Z20; le
navi consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Eritrea E1, Oriani O3, Regolo R4,
Scipione Africano S7; per le navi consegnate a Yugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere Y e G:
l'Eugenio di Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2. Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente
all'aliquota di naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - Bagnasco, Erminio (1988). La Marina Italiana. Quarant'anni in 250
immagini (1946-1987). supplemento "Rivista Marittima". ISSN: 0035-6984 (http:/ / worldcat. org/ issn/ 0035-6984).

Bibliografia
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. IV: La Guerra nel Mediterraneo
– Le azioni navali: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1959.
• Gino Galuppini, Guida alle navi d'Italia : dal 1861 a oggi, Milano, A. Mondadori, 1982.
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Militare nel suo primo secolo di vita 1861-1961, Roma, Ufficio Storico della
Marina Militare, 1961.
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina dall’8 settembre alla fine del conflitto, Roma, Ufficio Storico della Marina
Militare, 1971.
• Raffaele De Courten, Le Memorie dell’Ammiraglio de Courten (1943-1946), Roma, Ufficio Storico della Marina
Militare, 1993.
• Robert Gardiner; Roger Chesneau, All the World Fighting's Ships 1922-1946, Annapolis, MD, Naval Institute
Press, 1980. ISBN 978-0-85177-146-5
• Bergamini, Pier Paolo (gennaio 2002). Le forze navali da battaglia e l'armistizio (http://www.cestra.eu/franco/
ffnnbb.htm). supplemento "Rivista Marittima" (1). ISSN: 0035-6984 (http://worldcat.org/issn/0035-6984).
• Alberto Da Zara, Pelle d'Ammiraglio, Milano, Mondadori, 1949.
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. V: La Guerra nel Mediterraneo
– Le azioni navali: dal 1º aprile 1941 all'8 settembre 1943, Roma, USMM, 1960.
• Angelo Iachino, Operazione Mezzo giugno, Milano, Mondadori, 1955.
• Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella Seconda guerra mondiale, Milano,
Mondadori, 1987.
• Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, Milano, Mursia, 2004. ISBN 88-425-3309-2
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VIII: La Guerra nel
Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 1º ottobre 1942 alla caduta della Tunisia,
Roma, USMM, 1964.
• Giorgio Giorgerini, La battaglia dei convogli in Mediterraneo, Milano, Mursia, 1977.
• Luis de la Sierra, La guerra navale nel Mediterraneo: 1940-1943, Milano, Mursia, 1998. ISBN 88-425-2377-1

Collegamenti esterni
• Scheda dell'unità sul sito web della Marina Militare Italiana (http://www.marina.difesa.it/storia/almanacco/
parte05/navi0524.asp)
• La battaglia di mezzo giugno (http://www.regiamarina.net/battles/mid-june/midjune_it.htm)
• Una pagina dettagliata sulla Battaglia di Mezzo Giugno (http://www.trentoincina.it/mostraelenchi.
php?argomento=mg)
• Battaglia di Mezzo Agosto (http://digilander.libero.it/planciacomando/WW2/mezzoagosto1.htm) - Plancia di
Comando
Carabiniere (D 551) 20

Carabiniere (D 551)
Carabiniere

Nave Carabiniere
Descrizione generale

 · 
Tipo  fregata

Classe  Granatiere ex Soldati

Cantiere  Cantiere del Tirreno di Riva Trigoso

Matricola  CB / D 551 / A 5314

Impostazione 1º febbraio 1937

Varo  23 luglio 1938

Completamento  20 dicembre 1938

Proprietario  Regia Marina


Marina Militare

Radiazione  14 gennaio 1965

Destino finale  affondato nel marzo 1978 e demolito

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  Vapore:
• 3 Caldaie Yarrow
• 2 turboriduttori Belluzzo/Parsons
• 2 eliche
Potenza 44.000 hp

Velocità  30 nodi

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento
Carabiniere (D 551) 21

Armamento  artiglieria:
• 3 cannoni da 120/50mm
(1 singolo + 1 binato)
• 6 cannoni da 40/56mm
Armamento antisommerguibile:
• 2 lanciabombe laterali antisommergibile
• 2 scaricabombe antisommergibile

Note

Motto  Nei secoli fedele

L'armamento si riferisce al periodo che va dalle trasformazioni del 1953-54 al 1960

Nave Carabiniere fu un'unità della Regia Marina e della Marina Militare Italiana.
Al momento della sua entrata in servizio era un cacciatorpediniere della classe Camicia Nera o classe Soldati I serie,
unità realizzate immediatamente prima e durante la Seconda guerra mondiale, che venne ampiamente impiegata per
l'impiego in prima linea nelle battaglie combattute dalle unità di squadra.
La costruzione dell'unità avvenne negli stabilimenti dei Cantiere del Tirreno di Riva Trigoso, dove lo scafo venne
impostato il 1º febbraio 1937. La nave varata il 23 luglio 1938 venne completata il 20 dicembre dello stesso anno.

Propulsione
L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons alimentate da tre
caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000
cavalli e consentiva alla nave di raggiungere la velocità molto elevata di quasi 39 nodi, ma non aveva per contro
un'elevata autonomia.

Armamento
L'armamento principale era costituito da cinque cannoni Ansaldo da 120/50mm,[1] in due torrette binate, che, a
partire dagli anni trenta, ha equipaggiato tutte le classi di cacciatorpediniere costruiti per la Regia Marina ed un
cannone singolo montato in sostituzione dell'obice illuminante da 120/15mm sulla tuga centrale, che era presente in
tutte le unità della Iª serie.
L'armamento antiaereo era costituito da otto mitragliere da 20/65mm Mod. 1935,[2] in quattro impianti binati.
L'armamento antisomergibile era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533mm in due impianti tripli, da due
lanciabombe laterali, bombe di profondità e mine.
Carabiniere (D 551) 22

Seconda guerra mondiale


Nel corso della seconda guerra mondiale il Carabiniere prese parte a 159 missioni di scorta percorrendo 53.700
miglia. Agli inizi del conflitto al comando del Capitano di fregata Alberto Battaglia era inquadrato, ricoprendo il
ruolo di capo squadriglia, nella XII Squadriglia Cacciatorpediniere della II Squadra.
Il 9 luglio 1940 prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo
scontro tra la Royal Navy e la Regia Marina e il 27 novembre
dello stesso anno alla battaglia di Capo Teulada.[3] [4]
Il 28 marzo 1941 prese parte alla Battaglia di Capo Matapan, in
cui la XII squadriglia forniva la scorta alle unità della III Divisione
Incrociatori e conclusasi in maniera disastrosa per le forze navali
Il Carabiniere durante il conflitto italiane, con la perdita degli incrociatori pesanti Zara, Fiume e
Pola e dei cacciatorpediniere Alfieri e Carducci, e il
danneggiamento dei cacciatorpediniere Oriani e Gioberti e della corazzata Vittorio Veneto, nave insegna
dell'Ammiraglio Iachino.

Il 17 dicembre 1941 prese parte alla scorta al convoglio M 42, culminato nella prima battaglia della Sirte,[5] [6] in cui
la nave era tra le unità che costituivano la scorta a distanza.
Il 16 febbraio 1942 venne colpito da un siluro che gli asportò la prora, e rientrato a rimorchio a Messina venne
successivamente trasferito a Napoli e Livorno dove rimase ai lavori sino al 6 gennaio 1943. Nel corso di questi lavori
ebbe anche potenziato l'armamento antiaereo con l'aggiunta di due mitragliere da 20/65mm in impianti singoli a
poppa e venne dotato di un radar di fabbricazione italiana EC 3/ter "Gufo".
All'armistizio dell'8 settembre la nave si trovava a La Spezia, da dove salpò insieme a Mitragliere, Fuciliere e Velite,
che in quel momento costituivano la XII Squadriglia, ai cacciatorpediniere Legionario, Oriani, Artigliere e Grecale
della XIV Squadriglia, agli incrociatori della VII Divisione Montecuccoli, Eugenio di Savoia e Attilio Regolo, alle
corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia della IX Divisione, e ad una Squadriglia di torpediniere formata da Pegaso,
Orsa, Orione, Ardimentoso e Impetuoso. La formazione prese il mare per congiungersi con il gruppo navale
proveniente da Genova, formato dalle unità della VIII Divisione, costituita da Garibaldi, Duca degli Abruzzi e Duca
d'Aosta e dalla torpediniera Libra, per poi consegnarsi agli alleati a Malta assieme alle altre unità navali italiane
provenienti da Taranto. Il gruppo, dopo essersi riunito con le unità provenienti da La Spezia, per ottenere una
omogeneità nelle caratteristiche degli incrociatori, il Duca d'Aosta passò dalla VIII alla VII Divisione, formata da
Attilio Regolo, Montecuccoli ed Eugenio di Savoia, nave insegna dell'ammiraglio Oliva, sostituendo l’Attilio Regolo
che entrò a far parte della VIII Divisione. Durante il trasferimento, la corazzata Roma, nave ammiraglia
dell'Ammiraglio Bergamini, affondò tragicamente nel pomeriggio del 9 settembre al largo dell'Asinara centrata da
una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della tedesca Luftwaffe. A prendere il comando della flotta
diretta a Malta, dopo l'affondamento dalla Roma, fu l'ammiraglio Oliva, che adempì ad una delle clausole
armistiziali, quello di innalzare il pennello nero del lutto sui pennoni ed i dischi neri disegnati sulle tolde,[7] mentre
l'ammiraglio Bergamini, che avvertito telefonicamente da De Courten dell'armistizio ormai imminente, e delle
relative clausole che riguardavano la flotta, era andato su tutte le furie[8] per poi formalmente accettare con riluttanza
gli ordini, aveva lasciato gli ormeggi innalzando però il gran pavese e non adempiendo così a tale clausola.
L'unità fu tra le navi che soccorsero i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari, dove venne internato
insieme al suo equipaggio, ripartendo il 15 gennaio 1945 e facendo rientro nella base di Taranto il 23 gennaio.
Dopo il rientro in Italia la nave ricevette l'ordine di portarsi a Ceylon, salpando da Taranto l'8 maggio al comando del
Capitano di Corvetta Fabio Tani che il 25 aprile ne aveva assunto il comando, e giungendo a Colombo il 31 maggio,
per cooperare con gli alleati nelle operazioni contro il Giappone, cui l'Italia in maniera maramaldesca dichiarò guerra
il 15 luglio 1945.
Carabiniere (D 551) 23

Al Carabiniere venne assegnato il compito di scortare le navi inglesi e in circa tre mesi l'unità effettuò 38 missioni.
Terminate le ostilità i militari italiani si presentarono al comando di Ceylon per accomiatarsi dagli alleati britannici
di cui si erano guadagnati stima e rispetto. L'ammiraglio Power comandante della Eastern Fleet, intendendo
sottolineare con un premio l'operato italiano, non potendo conferire ai militari italiani decorazioni militari, decise di
offrire al comandante Tani un orologio d'oro con 38 rubini, uno per ogni missione compiuta con i britannici. Il
comandante Tani rifiutò con garbo il dono e chiese, in cambio la liberazione di 38 prigionieri italiani, uno per rubino.
Il Comandante Tani rientrò in patria con 38 uomini liberati dai campi di prigionia di Ceylon e lui affidati.[9]

Dopoguerra
In base alle clausole del trattato di pace, delle unità della classe sopravvissute al secondo conflitto mondiale
Granatiere e Carabiniere entrarono a far parte della Marina Militare Italiana.
Dopo la guerra entrato a far parte della Marina Militare Italiana, venne sottoposto a lavori di ammodernamento nel
corso dei quali il radar EC 3/ter "Gufo" venne sostituito da un radar di fabbricazione inglese.
In seguito all'entrata dell'Italia nella NATO ebbe D 551 come nuovo distintivo ottico in sostituzione della vecchia
sigla identificativa CB che fino ad allora lo aveva contraddistinto.
La nave venne sottoposta nuovamente a lavori di riammodernamento nel periodo 1953-54 e nel 1958 venne
riclassificata fregata.
Nel corso dei lavori di ammodernamento l'armamento principale vide la rimozione di una delle due torri binate da
120/50mm e la rimozione di tutto l'armamento antiaereo sostituito da sei cannoni Bofors da 40/56mm in quattro
torrette singole ed una torre binata.
A partire dal 1º dicembre 1960 il Carabiniere venne nuovamente riclassificato ed utilizzato come "Nave
Esperienza", con la matricola A 5314, ricoprendo tale compito fino al disarmo, avvenuto il 14 gennaio 1965.

Il Carabiniere dopo la trasformazione a Nave Esperienze con il cannone da


La nave affondata poco dopo aver intrapreso il rimorchio verso il
76/62 Oto-Melara imbarcato a prora
cantiere di demolizione

Dopo il disarmo è stato usato come bersaglio per gli Incursori al Varignano sino ai primi anni settanta, quando venne
sostituito in tale compito dall'Altair.
La nave dopo essere stata ormeggiata in attesa della demolizione, nel marzo del 1978 venne venduta per la
demolizione a un cantiere di Ortona ma, appena iniziato il rimorchio, a causa delle numerose falle che nel frattempo
si erano aperte, affondò al largo di La Spezia e dopo essere stata recuperata, nei mesi successivi venne demolita in un
cantiere di demolizione spezzino.
Carabiniere (D 551) 24

Nome
Il suo nome, in onore dell'Arma dei Carabinieri, è stato ereditato da una fregata della Classe Alpino che entrata in
servizio nel 1968 è stata utilizzata anche questa, a partire dal 1993, come il suo predecessore, nel compito di "Nave
Esperienza" ed ha fatto il suo ultimo ammaina bandiera presso l'Arsenale di La Spezia il 19 novembre 2008.

Note
[1] (EN) Italy 120 mm/50 (4.7") Ansaldo Models 1926, 1936, 1937 and 1940 OTO Models 1931, 1933 and 1936 (http:/ / www. navweaps. com/
Weapons/ WNIT_47-50_m1926. htm). URL consultato il 5-5-2009.
[2] (EN) Italian 20 mm/65 Models 1935, 1939 and 1940 (http:/ / www. navweaps. com/ Weapons/ WNIT_20mm-65. htm). URL consultato il
5-5-2009.
[3] Battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ teulada/ teulada_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[4] la battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Capo Telauda. html). URL consultato il 19-03-2008.
[5] La I battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Sirte1. html). URL consultato il 19-03-2008.
[6] La prima battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ sirte1/ sirte1_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[7] Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 309
[8] Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 305
[9] 38 rubini (http:/ / www. marinaiditalia. com/ public/ uploads/ 2010_03_04. pdf)

Voci correlate
• Grecale

Bibliografia
E. Bagnasco, Cacciatorpediniere classe "Soldati" (vol. 15/II della nuova serie "Orizzonte Mare") , Parma, Albertelli,
1993 .

Collegamenti esterni
• Scheda sintetica sul sito web della Marina Militare Italiana (http://www.marina.difesa.it/storia/almanacco/
parte05/navi0524-06.asp)
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 25

Fuciliere (cacciatorpediniere 1937)


Fuciliere
Легкий (Legkij)

Il cacciatorpediniere Fuciliere attraversa il canale navigabile di Taranto (1939)


Descrizione generale

 · 
Tipo  cacciatorpediniere

Classe  Soldati

Cantiere  CNR - Ancona

Matricola  FC

Impostazione 1937

Varo  8 agosto 1937

Entrata in servizio  : 10 gennaio 1939


: 10 gennaio 1950

Proprietario  Regia Marina


ВМФ СССР

Radiazione  : 1950
: 21 gennaio 1960

Destino finale  ceduto all'Unione Sovietica il 10 gennaio 1950; demolita dal 1960

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Stazza lorda 2450-2550 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  vapore:
• 3 Caldaie Yarrow
• 2 turbine Belluzzo/Parsons
• 2 eliche
Potenza: 48.000 hp

Velocità  39 nodi
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 26

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento

Armamento  artiglieria alla costruzione:


• 4 cannoni da 120/50mm
• 8 mitragliere da 20/65mm
• 1 obice illuminante
armamento antisomergibile:
• 2 lanciasiluri tripli da 533mm
• 2 lanciabombe laterali
• bombe di profondità
• mine

Note

Motto  Idem animus eadem voluntas

Il Fuciliere è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina, appartenente alla I serie della Classe Soldati, che ha
preso parte alla seconda guerra mondiale.
La sua costruzione avvenne nel Cantiere navale di Ancona di Livorno, dove venne avviata nel 1937; la nave varata il
31 luglio 1938 è entrata in servizio il 10 gennaio 1939.
Il nome Fuciliere è stato assegnato in onore della specialità della fanteria.

Propulsione
L'apparato motore, molto potente, era costituito da due gruppi turboriduttori tipo Belluzzo/Parsons alimentate da tre
caldaie a tubi d'acqua tipo Yarrow, che scaricava la propria potenza su due eliche; sviluppava una potenza di 49000
cavalli e consentiva alla nave di raggiungere la velocità molto elevata di quasi 39 nodi, ma non aveva per contro
un'elevata autonomia.

Armamento
L'armamento principale era costituito da quattro cannoni Ansaldo da 120/50mm,[1] in due torrette binate, che, a
partire dagli anni trenta, ha equipaggiato tutte le classi di cacciatorpediniere costruiti per la Regia Marina.
L'armamento antiaereo era costituito da otto mitragliere da 20/65mm Mod. 1935,[2] in quattro impianti binati, ed era
inoltre presente un obice illuminante.
L'armamento antisomergibile era costituito da sei tubi lanciasiluri da 533mm in due impianti tripli, da due
lanciabombe laterali, bombe di profondità e mine.

Seconda guerra mondiale


Allo scoppio del secondo conflitto mondiale l'unità era aggregata alla XIII Squadriglia Cacciatorpediniere della III
Divisione Incrociatori nell'ambito della II Squadra.
Il 9 luglio 1940 prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro durante il conflitto tra la Regia Marina e la
Royal Navy.
In seguito alla Notte di Taranto dell'11-12 novembre 1940, in cui le corazzate Duilio Conte di Cavour e Littorio
vennero gravemente danneggiate, la X e XIII Squadriglia vennero trasferite a Napoli per la scorta delle navi da
battaglia Doria e Veneto e Cesare uscite indenni dall'attacco inglese alla base di Taranto.
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 27

Il successivo 26 novembre la nave uscì in mare, in formazione con le corazzate Vittorio Veneto e Giulio Cesare, e ad
altre unità della I e della II Squadra, per intercettare la Forza H dell'Ammiraglio Somerville, proveniente da
Gibilterra, che aveva preso il mare per proteggere un convoglio diretto a Malta ed Alessandria. Il contatto tra le forze
navali italiane e britanniche avvenne nei pressi della Sardegna e culminò il 27 novembre nella battaglia di Capo
Teulada.[3] [4]
Il 28 marzo 1941 prese parte alla Battaglia di Capo Matapan, in cui la XIII squadriglia forniva la scorta alla
corazzata Vittorio Veneto, nave insegna dell'Ammiraglio Iachino, conclusasi in maniera disastrosa per le forze navali
italiane, con la perdita degli incrociatori pesanti Zara, Fiume e Pola e dei cacciatorpediniere Alfieri e Carducci, e il
danneggiamento dei cacciatorpediniere Oriani e Gioberti e dell'ammiraglia Vittorio Veneto, con il Carducci che
prima di affondare si gettò in avanti facendo nebbia per proteggere gli altri due cacciatorpediniere della IX
squadriglia, l'Oriani e il Gioberti che così, seppure danneggiati, riuscirono a sfuggire alla strage.
Il 17 dicembre 1941, prese parte alla scorta al convoglio M 42, culminato nella prima battaglia della Sirte,[5] [6] in cui
la nave era tra le unità che costituivano la scorta a distanza.
Nel 1942 ebbe potenziato l'armamento antiaereo con altre 4 mitragliere da 20/65, di cui un impianto binato al posto
dell'obice illuminante sulla tuga centrale e due impianti singoli a poppa.
Nel corso della primavera del 1942 la nave prese parte alla Seconda battaglia della Sirte e nell'estate successiva alla
battaglia di mezzo giugno e alla battaglia di mezzo agosto.
Nel 1943 vennero sostituiti i lanciasiluri poppieri con 2 mitragliere da 37/54mm e venne dotato di un radar italiano
tipo EC 3/ter Gufo.
All'armistizio dell'8 settembre la nave, al comando del capitano di
vascello Uguccione Scroffa si trovava a La Spezia, da dove salpò
insieme a Mitragliere, Carabiniere e Velite, che in quel momento
costituivano la XII Squadriglia, ai cacciatorpediniere Legionario,
Oriani, Artigliere e Grecale della XIV Squadriglia, agli
incrociatori della VII Divisione Montecuccoli, Eugenio di Savoia e
Attilio Regolo, alle corazzate Roma, Vittorio Veneto e Italia della
IX Divisione, e ad una Squadriglia di torpediniere formata da
Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere in linea di fila al
rientro a Taranto il 23 gennaio 1945 precedute dal Pegaso, Orsa, Orione, Ardimentoso e Impetuoso. La formazione
Regolo prese il mare per congiungersi con il gruppo navale proveniente da
Genova, formato dalle unità della VIII Divisione, costituita da
Garibaldi, Duca degli Abruzzi e Duca d'Aosta e dalla torpediniera Libra, per poi consegnarsi agli alleati a Malta
assieme alle altre unità navali italiane provenienti da Taranto. Il gruppo, dopo essersi riunito con le unità provenienti
da La Spezia, per ottenere una omogeneità nelle caratteristiche degli incrociatori, il Duca d'Aosta passò dalla VIII
alla VII Divisione, formata da Attilio Regolo, Montecuccoli ed Eugenio di Savoia, nave insegna dell'ammiraglio
Oliva, sostituendo l’Attilio Regolo che entrò a far parte della VIII Divisione. Durante il trasferimento, la corazzata
Roma, nave ammiraglia dell'Ammiraglio Bergamini, affondò tragicamente nel pomeriggio del 9 settembre al largo
dell'Asinara centrata da una bomba Fritz X sganciata da un Dornier Do 217 della tedesca Luftwaffe. A prendere il
comando della flotta diretta a Malta, dopo l'affondamento dalla Roma, fu l'ammiraglio Oliva, che adempì ad una
delle clausole armistiziali, quello di innalzare il pennello nero del lutto sui pennoni ed i dischi neri disegnati sulle
tolde,[7] mentre l'ammiraglio Bergamini, che avvertito telefonicamente da De Courten dell'armistizio ormai
imminente, e delle relative clausole che riguardavano la flotta, era andato su tutte le furie[8] per poi formalmente
accettare con riluttanza gli ordini, aveva lasciato gli ormeggi innalzando però il gran pavese e non adempiendo così a
tale clausola.

L'unità fu tra le navi che soccorsero i naufraghi della Roma trasportandone i feriti alle Baleari, dove venne internato
insieme al suo equipaggio, ripartendo il 15 gennaio 1945 e facendo rientro in Italia in 23 gennaio.
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 28

La cessione all'Unione Sovietica


Al termine del conflitto, in base alle clausole del trattato di pace la nave venne ceduta, in conto riparazione danni di
guerra, all'Unione Sovietica.
L'Unione Sovietica, dopo la resa e l'uscita dall'Asse dell'Italia, già nel corso della Conferenza di Mosca, nell'incontro
tra i ministri degli esteri delle tre principali potenze alleate, Eden, Hull e Molotov, aveva richiesto una consistente
quota di naviglio militare e mercantile italiano in conto riparazione danni di guerra, tra cui una corazzata, ed aveva
ribadito tale richiesta nell'incontro tra Stalin, Roosevelt e Churchill alla Conferenza di Teheran trovando l'appoggio
del presidente americano; ma essendo in quel momento l'Italia cobelligerante con gli Alleati, non venne ritenuta
opportuna la spartizione della flotta italiana, per cui i sovietici ricevettero in cambio, a titolo di prestito, da americani
e inglesi alcune unità, in attesa che con la fine del conflitto fosse stata decisa la sorte della flotta italiana.[9] Tra le
navi che i sovietici ricevettero a titolo di prestito c'erano alcuni cacciatorpediniere della Classe Town, tre battelli
Classe U, l'incrociatore leggero americano della classe Omaha Milwaukee, ribattezzato Murmansk, e la vecchia
corazzata inglese HMS Royal Sovereign, che entrata in servizio nella Marina Sovietica il 30 maggio 1944 venne
ribattezzata Archangel'sk durante il periodo trascorso sotto la bandiera sovietica. Tutte queste unità prestarono
servizio nella Flotta del Nord e vennero restituite al termine del conflitto, tranne un cacciatorpediniere perso per
cause belliche.[10] [11]
I sovietici, oltre al Fuciliere ottennero il gemello Artigliere, la nave da battaglia Giulio Cesare, la nave scuola
Colombo, l'incrociatore Duca d'Aosta, le torpediniere Ardimentoso Animoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e
Marea ed altro naviglio, quali MAS e motosiluranti, vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da
trasporto e dodici rimorchiatori.[10]
La consegna delle navi ai sovietici sarebbe dovuto avvenire nel
porto di Odessa, ad eccezione della corazzata e dei due
sommergibili la cui consegna era prevista nel porto albanese di
Valona, in quanto la Convenzione di Montreux non consentiva il
passaggio attraverso i Dardanelli di navi da battaglia e
sommergibili appartenenti a stati privi di sbocchi sul Mar Nero.[10]
Il trasferimento sarebbe dovuto avvenire con equipaggi civili
italiani sotto il controllo di rappresentanti sovietici e con le navi
battenti bandiera della Marina Mercantile, con le autorità
governative italiane responsabili delle navi sino all'arrivo nei porti
dove era prevista la consegna. Per prevenire possibili sabotaggi, le
navi dei primi due gruppi sarebbero state condotte ai porti di
Il cofano della bandiera di guerra destinazioni senza munizioni a bordo, che sarebbero state
trasportate successivamente a destinazione con normali navi da
carico, ad eccezione della corazzata, consegnata con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100
colpi dei cannoni principali e l'intera dotazione di 32 siluri da 533mm dei due battelli.[10]

Il Fuciliere venne consegnato ai sovietici con la sigla Z 20[12] raggiunse Odessa con un equipaggio della marina
mercantile, entrando a far parte della Marina Sovietica il 10 gennaio 1950.
Il cofano della bandiera di guerra è conservato a Roma al Sacrario delle bandiere del Vittoriano ed è lo stesso cofano
in cui era conservata la bandiera di guerra del precedente omonimo cacciatorpediniere varato nel 1909.
Durante il periodo che ha preceduto la consegna, la nave ha cambiato più volte il nome assegnato. Inizialmente
rinominata Nastoitchivyi e poi Byedovyi, , ebbe il nome definitivo di Legkij (in russo: Легкий) dopo la consegna.
La nave nella Marina sovietica venne inquadrata nella Flotta del Mar Nero e al cui comando venne designato il
Capitano di 2º rango Kostantin Staricyn che, secondo fonti sovietiche, il 22 aprile 1945, al comando del
cacciatorpediniere della Classe Novik Karl Liebknecht, sarebbe stato protagonista dell'affondamento nelle acque del
Fuciliere (cacciatorpediniere 1937) 29

circolo polare artico del sommergibile tedesco U-286,[10] un battello del Tipo VII-C, che però secondo fonti tedesche
e britanniche sarebbe stato affondato il 29 aprile 1945, nel Mare di Barents, a nord di Murmansk dalle bombe di
profondità delle fregate britanniche HMS Cotton, HMS Anguilla e HMS Loch Insh, con l'ultima unità che nella
stessa giornata affondò in zona un altro battello tedesco.
Il 30 dicembre 1954, la nave venne privata del suo armamento e classificata nave bersaglio con la denominazione
CL-57.[10]
Nel marzo 1958 venne utilizzata come nave di addestramento statico ed assegnata alla 78ª Brigata di
addestramento,[10] per essere poi radiata il 21 gennaio 1960.[10]

Note
[1] (EN) Italy 120 mm/50 (4.7") Ansaldo Models 1926, 1936, 1937 and 1940 OTO Models 1931, 1933 and 1936 (http:/ / www. navweaps. com/
Weapons/ WNIT_47-50_m1926. htm). URL consultato il 5-5-2009.
[2] (EN) Italian 20 mm/65 Models 1935, 1939 and 1940 (http:/ / www. navweaps. com/ Weapons/ WNIT_20mm-65. htm). URL consultato il
5-5-2009.
[3] Battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ teulada/ teulada_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[4] la battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Capo Telauda. html). URL consultato il 19-03-2008.
[5] La I battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Sirte1. html). URL consultato il 19-03-2008.
[6] La prima battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ sirte1/ sirte1_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[7] Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 309
[8] Gianni Rocca - Fucilate gli ammiragli, op. cit., pag. 305
[9] Bertoldi Silvio. «" e ora consegnate la flotta a Stalin "» (http:/ / archiviostorico. corriere. it/ 1994/ maggio/ 19/
ora_consegnate_flotta_Stalin__co_0_9405196047. shtml). Corriere della sera, 19-maggio-1994, p. 29. URL consultato in data 4-5-2009.
[10] Berežnoj, Sergej, traduzione e annotazioni: Erminio Bagnasco (agosto 1995). Navi italiane all'URSS. Storia Militare (23): 24–33. ISSN:
1122-5289 (http:/ / worldcat. org/ issn/ 1122-5289).
[11] La rivista Storia Militare n° 23 dell'agosto 1995, nell'articolo "Navi italiane all'URSS" (fonte citata), riporta che delle unità che i sovietici
ricevettero in prestito andarono persi un cacciatorpediniere ed un sommergibile, ma in realtà tutti i sommergibili, i cui nomi originali erano
erano Unbroken, Unison e Ursula, vennero restituiti agli inglesi, mentre ad andare perduto fu il solo cacciatorpediniere Dejatel'nyj, ex
Churchill, affondato da un U-Boot tedesco il 16 gennaio 1945 mentre scortava un convoglio tra la Penisola di Kola e il Mar Bianco
[12] Le navi che l'Italia dovette consegnare in base al trattato di pace nell'imminenza della consegna vennero contraddistinte da una sigla
alfanumerica.
Le navi destinate all'Unione Sovietica erano contraddistinte da due cifre decimali precedute dalla lettera 'Z': Cesare Z 11, Artigliere Z 12,
Marea Z 13, Nichelio Z 14, Duca d'Aosta Z 15, Animoso Z 16, Fortunale Z 17, Colombo Z 18, Ardimentoso Z 19, Fuciliere Z 20; le navi
consegnate alla Francia erano contraddistinte dalla lettera iniziale del nome seguita da un numero: Eritrea E1, Oriani O3, Regolo R4, Scipione
Africano S7; per le navi consegnate a Yugoslavia e Grecia, la sigla numerica era preceduta rispettivamente dalle lettere 'Y' e 'G': l'Eugenio di
Savoia nell'imminenza della consegna alla Grecia ebbe la sigla G2. Stati Uniti e Gran Bretagna rinunciarono integralmente all'aliquota di
naviglio loro assegnata, ma ne pretesero la demolizione - Bagnasco, Erminio (1988). La Marina Italiana. Quarant'anni in 250 immagini
(1946-1987). supplemento "Rivista Marittima". ISSN: 0035-6984 (http:/ / worldcat. org/ issn/ 0035-6984).

Bibliografia
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• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Militare nel suo primo secolo di vita 1861-1961, Roma, Ufficio Storico della
Marina Militare, 1961.
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina dall'8 settembre alla fine del conflitto, Roma, Ufficio Storico della Marina
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• Raffaele De Courten, Le Memorie dell'Ammiraglio de Courten (1943-1946), Roma, Ufficio Storico della Marina
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• Robert Gardiner; Roger Chesneau, All the World Fighting's Ships 1922-1946, Annapolis, MD, Naval Institute
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– Le azioni navali: dal 1º aprile 1941 all'8 settembre 1943, Roma, USMM, 1960.
• Angelo Iachino, Operazione Mezzo giugno, Milano, Mondadori, 1955.
• Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella Seconda guerra mondiale, Milano,
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• Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, Milano, Mursia, 2004. ISBN 88-425-3309-2
• Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VIII: La Guerra nel
Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 1º ottobre 1942 alla caduta della Tunisia,
Roma, USMM, 1964.
• Giorgio Giorgerini, La battaglia dei convogli in Mediterraneo, Milano, Mursia, 1977.
• Luis de la Sierra, La guerra navale nel Mediterraneo: 1940-1943, Milano, Mursia, 1998. ISBN 88-425-2377-1

Collegamenti esterni
• Scheda dell'unità sul sito web della Marina Militare Italiana (http://www.marina.difesa.it/storia/almanacco/
parte05/Navi0524-08.asp)
• La battaglia di mezzo giugno (http://www.regiamarina.net/battles/mid-june/midjune_it.htm)
• Una pagina dettagliata sulla Battaglia di Mezzo Giugno (http://www.trentoincina.it/mostraelenchi.
php?argomento=mg)
• Battaglia di Mezzo Agosto (http://digilander.libero.it/planciacomando/WW2/mezzoagosto1.htm) - Plancia di
Comando
Granatiere (D 550) 31

Granatiere (D 550)
Granatiere

Descrizione generale

 · 
Tipo  fregata

Classe  Granatiere ex Soldati

Cantiere  Palermo

Matricola  D 550

Impostazione 1937

Varo  1938

Completamento  1939

Destino finale  in disarmo nel 1958

Caratteristiche generali

Dislocamento 1850 t

Lunghezza  106,7 m

Larghezza  10,2 m

Pescaggio  4,4 m

Propulsione  3 Caldaie tipo Yarrow


2 Gruppi di turbine a vapore tipo
Belluzzo/Parsons
2 eliche
Potenza 44.000 hp

Velocità  30 nodi

Autonomia  2200 miglia a 20 nodi

Equipaggio  13 ufficiali 174 sottufficiali

Equipaggiamento
Granatiere (D 550) 32

Armamento  artiglieria:
• 3 cannoni da 120/50mm
• 6 cannoni da 40/56mm
• 2 lanciabombe laterali antisommergibile
• 2 scaricabombe antisommergibile
Note

Sigla identificativa: GN, poi D 550

Il Granatiere fu un'unità della Regia Marina e della Marina Militare Italiana. Al momento della sua entrata in
servizio era un cacciatorpediniere della classe Camicia Nera o classe Soldati, una serie di unità realizzate
immediatamente prima e durante la seconda guerra mondiale, che venne ampiamente impiegata per l'impiego in
prima linea nelle battaglie combattute dalle unità di squadra. In base alle clausole del trattato di pace, delle unità
della classe sopravvissute al secondo conflitto mondiale Granatiere e Carabiniere entrarono a far parte della Marina
Militare Italiana.

Seconda guerra mondiale


Il Granatiere, costruito a Palermo, entrò in servizio il 1º febbraio 1939.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale l'unità era inquadrata, in qualità di caposquadriglia, nella XIII
Squadriglia Cacciatorpediniere della III Divisione Incrociatori nell'ambito della II Squadra.
Il 9 luglio 1940 prese parte alla battaglia di Punta Stilo, primo scontro durante il conflitto tra la Regia Marina e la
Royal Navy.
In seguito alla Notte di Taranto dell'11-12 novembre 1940, in cui le corazzate Duilio Conte di Cavour e Littorio
vennero gravemente danneggiate, la X e XIII Squadriglia vennero trasferite a Napoli per la scorta delle navi da
battaglia Doria e Veneto e Cesare uscite indenni dall'attacco inglese alla base di Taranto.
Il successivo 26 novembre la nave uscì in mare, in formazione con le corazzate Vittorio Veneto e Giulio Cesare, e ad
altre unità della I e della II Squadra, per intercettare la Forza H dell'Ammiraglio Somerville, proveniente da
Gibilterra, che aveva preso il mare per proteggere un convoglio diretto a Malta ed Alessandria. Il contatto tra le forze
navali italiane e britanniche avvenne nei pressi della Sardegna e culminò il 27 novembre nella battaglia di Capo
Teulada.[1] [2]
Il 28 marzo 1941 prese parte alla Battaglia di Capo Matapan, in cui le unità della X e della XIII squadriglia
fornivano la scorta alla corazzata Vittorio Veneto, nave insegna dell'Ammiraglio Iachino, conclusasi in maniera
disastrosa per le forze navali italiane, con la perdita degli incrociatori pesanti Zara, Fiume e Pola e dei
cacciatorpediniere Alfieri e Carducci, e il danneggiamento dei cacciatorpediniere Oriani e Gioberti e dell'ammiraglia
Vittorio Veneto, con il Carducci che prima di affondare si gettò in avanti facendo nebbia per proteggere gli altri due
cacciatorpediniere della IX squadriglia, l'Oriani e il Gioberti che così, seppure danneggiati, riuscirono a sfuggire alla
strage.
Il 17 dicembre 1941, prese parte alla scorta al convoglio M 42, culminato nella prima battaglia della Sirte,[3] [4] in cui
la nave era tra le unità che costituivano la scorta a distanza e al ritorno della missione, il 18 dicembre, entrò in
collisione con il gemello Corazziere al quale asportò la prua. Nel 1942 venne potenziato l'armamento antiaereo con
l'aggiunta di quattro mitragliere da 20/65mm e nel 1943 venne installato l'ecogoniometro e venne sostituito, con due
mitragliere da 37/54mm, il lanciasiluri poppiero.
Nel 1943 subì dei danneggiamenti in seguito ad un bombardamento alleato a Palermo ed era ancora in riparazione
all'annuncio dell'armistizio.
Granatiere (D 550) 33

Il Granatiere durante il conflitto


Il Granatiere nel 1955

Dopoguerra
Dopo la guerra entrato a far parte della Marina Militare, con l'entrata dell'Italia nella NATO ebbe assegnata la
matricola D 550 in sostituzione della vecchia sigla identificativa GN che fino ad allora lo aveva contraddistinto.
L'unità, riammodernata nel 1952 andò in disarmo nel 1958, dopo essere stata classificata fregata nell'ultima parte
della sua vita operativa.
Il 26 ottobre 1954 la nave presenziò al ritorno di Trieste all'Italia, insieme all'incrociatore Duca degli Abruzzi e ai
cacciatorpediniere Artigliere e Grecale, che fu la prima unità della Marina Militare ad entrare nel Porto di Trieste,
con la folla festante che salì a bordo delle unità navali per manifestare la grande gioia agli equipaggi per il ritorno
all'Italia.[5]
Il nome è stato poi ereditato da un pattugliatore di squadra della classe Soldati, attualmente in servizio con la
matricola F 585.

Note
[1] Battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ teulada/ teulada_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[2] la battaglia di Capo Teulada (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Capo Telauda. html). URL consultato il 19-03-2008.
[3] La I battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarinaitaliana. it/ Sirte1. html). URL consultato il 19-03-2008.
[4] La prima battaglia della Sirte (http:/ / www. regiamarina. net/ battles/ sirte1/ sirte1_it. htm). URL consultato il 19-03-2008.
[5] Trieste e la Marina Militare Italiana (http:/ / www. marina. difesa. it/ diario/ 2004/ trieste/ storico. asp) - Sito web della Marina Militare
Italiana

Voci correlate
• Grecale

Collegamenti esterni
Scheda sintetica sul sito web della Marina Militare Italiana (http:/ / www. marina. difesa. it/ storia/ almanacco/
parte05/navi0524-10.asp)
Fonti e autori delle voci 34

Fonti e autori delle voci


Classe Soldati (cacciatorpediniere)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=35845435  Autori:: Avemundi, Caria Antonio Angelo, Dr Zimbu, EH101, Edozio, Fire90, Gaetano56,
Icarus83, Il palazzo, KrzysM99, Mk79, Mr buick, Piero Montesacro, Stefanomencarelli, Superfranz83, 霧木諒二, 72 Modifiche anonime

Artigliere (cacciatorpediniere 1937)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34805247  Autori:: Avemundi, EH101, Gaetano56, Threecharlie, 23 Modifiche anonime

Camicia Nera (cacciatorpediniere)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34845073  Autori:: AnjaManix, Beta16, Cloj, Dr Zimbu, EH101, Gaetano56, Giuse93, Panairjdde,
Phantomas, Threecharlie, 56 Modifiche anonime

Carabiniere (D 551)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34805884  Autori:: Benjen, Eumolpo, F l a n k e r, Filippof, Gaetano56, Il palazzo, Marcol-it, Moongateclimber, Orso
della campagna, Panairjdde, Phantomas, Piero Montesacro, 28 Modifiche anonime

Fuciliere (cacciatorpediniere 1937)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34839464  Autori:: Benjen, Beta16, Eumolpo, Gaetano56, MapiVanPelt, Panairjdde, Phantomas,
SPKirsch, Soprano71, 21 Modifiche anonime

Granatiere (D 550)  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=34839665  Autori:: Edozio, F l a n k e r, Gaetano56, Il palazzo, Panairjdde, Piero Montesacro, Roberto Mura, 18 Modifiche
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Immagine:Artigliere USMM IV 1959.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Artigliere_USMM_IV_1959.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Edozio
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File:Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Flag_of_Italy_(1861-1946)_crowned.svg  Licenza: Creative Commons Attribution-Sharealike
2.5  Autori:: User:F l a n k e r
File:Naval Ensign of the Soviet Union 1935.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Naval_Ensign_of_the_Soviet_Union_1935.svg  Licenza: Public Domain  Autori::
User:Permjak
Immagine:Naval Ensign of the Soviet Union.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Naval_Ensign_of_the_Soviet_Union.svg  Licenza: Public Domain  Autori::
User:Zscout370
File:Naval Ensign of Italy.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Naval_Ensign_of_Italy.svg  Licenza: Public Domain  Autori:: User:Denelson83
File:Naval Ensign of the Soviet Union.svg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Naval_Ensign_of_the_Soviet_Union.svg  Licenza: Public Domain  Autori:: User:Zscout370
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Immagine:fotocarabiniere.jpg  Fonte:: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=File:Fotocarabiniere.jpg  Licenza: sconosciuto  Autori:: Gaetano56
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