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Libia italiana

La Libia fu una colonia italiana nell'Africa settentriona- le, la Francia e la Gran Bretagna cedettero alla sovranit
le, durata ucialmente, dopo la gestione distinta della italiana ampi territori desertici, nel tentativo di spegnere
Tripolitania e della Cirenaica, dal 1934 al 1943.
le polemiche di Roma sulla cosiddetta vittoria mutilata.

1.1 La riconquista

La conquista

A partire dal gennaio 1922 il governo Facta, tramite il


Il primo ministro italiano Giovanni Giolitti inizi la consuo ministro per le colonie Giovanni Amendola, avvi
quista della Tripolitania e della Cirenaica il 4 ottobre
un'ampia campagna militare[1] che port in breve alla ri1911, inviando a Tripoli contro l'Impero Ottomano 1 732
conquista di Misurata.[2] Tra il 1921 e il 1925 il Govermarinai al comando del capitano Umberto Cagni.
natore della Tripolitania, Giuseppe Volpi, diede il via a
nuove campagne militari e conquist Misurata, la Gefara,
il Gebel Nefusa e Garian. A stroncare in Cirenaica la dura
resistenza dei Senussi provvidero i generali Luigi Bongiovanni e Ernesto Mombelli. Poi furono Emilio De Bono in
Tripolitania e Attilio Teruzzi in Cirenaica ad ampliare il
territorio sotto controllo italiano.

Giovanni Battista Ameglio, governatore della Cirenaica e della


Tripolitania dal 1913 al 1918

Crescita del territorio della Libia italiana

Oltre 100 000 soldati italiani riuscirono a ottenere dalla


Turchia quelle regioni attualmente denibili libiche nel
Trattato di Losanna del 18 ottobre 1912, ma solo la Tripolitania fu eettivamente controllata dal Regio esercito
italiano, sotto la ferrea guida del governatore Giovanni
Ameglio.

Il governatore Pietro Badoglio tra il 1930 ed il 1931


occup tutto il Fezzan e l'oasi di Cufra, al comando
del generale Rodolfo Graziani, che era riuscito a ottenere l'apporto della cavalleria indigena e dei meharisti
integrati nelle colonne mobili.[3]
La situazione, nel 1930, era quindi volta a favore degli
italiani. La lotta proseguiva solo in Cirenaica, dove resisteva ancora il capo senussita della guerriglia, Omar alMukhtar. Omar Al Mukhtar era dotato di un'eccellente
visione strategica, e con il sostegno delle popolazioni

Nell'interno dell'attuale Libia, principalmente nel Fezzan,


la guerriglia indigena continu per anni, a opera dei turchi
e degli arabi di Enver Pasci e di Aziz Bey. In questa zona,
negli anni successivi alla ne della Prima guerra mondia1

2
locali, ostili all'espansione italiana nelle regioni interne
della Libia, costui impediva agli italiani di riprendere
il controllo della provincia. Grazie a una perfetta conoscenza dell'impervio territorio, pur disponendo solo di
un modesto drappello di uomini (che non super mai le
3000 unit) scaten una guerra per bande contro le truppe italiane, iniggendo loro pesanti perdite. Su ordine
di Graziani, le forze italiane per sradicare la guerriglia
dei senussiti in Cirenaica ricorsero a metodi di rappresaglia spietati contro la popolazione locale accusata di appoggiare il ribellismo, macchiandosi di numerosi crimini
di guerra[4][5] . La confraternita senussita, che appoggiava la guerriglia, fu privata dei suoi beni e sottoposta a
una dura repressione (pi di trenta capi religiosi vennero deportati in Italia e le zavie, centri politici ed economici dell'ordine, vennero conscate). Per impedire i rifornimenti dall'Egitto, Graziani fece innalzare una lunga
barriera di lo spinato lunga 270 chilometri, dal porto
di Bardyah (Bardia) all'oasi di al-Giagbb (Giarabub),
presidiata costantemente dalle truppe italiane.

L'UNIFICAZIONE DELLA LIBIA

tradizionale.
L'esercito italiano riport nel corso delle molte operazioni per la conquista della Libia perdite relativamente lievi
in confronto a quelle initte ai libici: il totale dei militari italiani morti in Libia tra il 1911 e il 1939 di 8898
persone (nella guerra del 1911-1912 ne morirono 1432).
Al principio degli anni trenta, Mussolini ordin l'inizio di
una vasta immigrazione di coloni italiani nelle aree coltivabili della colonia e cerc l'integrazione della locale
popolazione araba e berbera, costituendo anche truppe
coloniali.

La repressione attuata da Graziani fu talmente


completa[8] che pochi anni dopo, nel corso delle
varie campagne militari tra Alleati ed Asse nel nord
Africa tra il 1940 ed il 1942, lo stesso Churchill nelle sue
memorie[9] si lament di non avere avuto alcun supporto
da arabi e berberi libici. Furono invece oltre 30 000
gli ascari libici che, tra le truppe coloniali italiane, si
distinsero nella seconda guerra mondiale: due divisioni
Inoltre Graziani fece deportare l'intera popolazione del libiche (oltre ad altri reparti, come i Paracadutisti libici
Gebel in campi di concentramento situati sulla costa del detti anche Ascari del Cielo) parteciparono nell'attacco
golfo della Sirte, vicino ad Agheila; tale deportazione cau- italiano all'Egitto nel settembre 1940.
s la morte (per gli stenti e le malattie) di circa 60 000
persone, soprattutto donne e bambini.[6] La popolazione
del Gebel ammontava a circa 100 000 persone; lo sgom- 2 L'unicazione della Libia
bero dell'altopiano cirenaico inizi nel giugno 1930 e si
protrasse per diversi mesi. Le perdite di vite umane furono dovute specialmente alle epidemie come quelle
collegate alla "spagnola" ed alle fatiche della lunga ed
estenuante marcia (a volte lunga pi di 1000 chilometri),
oltre che alle violenze ed alle durissime condizioni cui
vennero sottoposte quelle popolazioni nei campi di concentramento italiani. Le truppe italiane nel corso di queste operazioni distrussero molti centri abitati sgomberati, insieme alle coltivazioni e al bestiame che ospitavano,
e compirono varie esecuzioni sommarie di rappresaglia
quando assalite.
Per avere la superiorit numerica e tecnologica nei confronti dei guerriglieri, l'esercito italiano cre dei reparti mobili composti da eettivi italiani e di colore reclutati nelle colonie africane. Questi ultimi erano perlopi
provenienti dall'Eritrea e Somalia, di religione cristiana
e ferocemente avversi ai musulmani. Ma non mancavano
collaborazionisti libici che ingrossavano le le dei reparti coloniali, considerati dai comandi italiani come poco
adabili (erano quindi discriminati e talora sottoposti a
duri trattamenti). Le truppe italiane inoltre, per la prima
volta in una guerra coloniale, per arontare e decimare i
guerriglieri, ricorsero ad alcuni aerei ed autoblindo.
La morte del capo della guerriglia libica Omar alMukhtar nel settembre 1931[7] , comport la totale pacicazione delle regioni che, solo con l'unione fra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, si sarebbero chiamate Libia. La
conquista italiana cost alla Libia pesanti perdite umane
e materiali, causando decine di migliaia di morti e sconvolgendo l'arretrata organizzazione sociale ed economica

Italo Balbo, il creatore della Libia nel 1934

Nel 1934, con il Regio decreto n2012 del 3 dicembre


sull'unione della Tripolitania e della Cirenaica italiana,
venne proclamato il Governatorato Generale della Libia,
e successivamente i cittadini islamici poterono godere
dello status di cittadini italiani libici, una condizione
che garantiva loro numerosi diritti all'interno della lo-

3
ro colonia.[10] Il decreto recepiva e formalizzava peraltro una situazione che durava gi da cinque anni, ossia da
quando al governatore della Tripolitania, Pietro Badoglio,
era stata conferita un potere di supremazia sulle autorit
degli altri due territori libici, la Cirenaica e il Fezzan.
Mussolini dopo il 1934 inizi una politica favorevole
agli Arabi libici, chiamandoli "Musulmani Italiani della Quarta Sponda d'Italia e costruendo villaggi con
moschee,[11] scuole ed ospedali, ad essi destinati.
Gran Premio di Tripoli nel 1937
Il primo Governatore generale fu Italo Balbo, che applic quanto previsto nel decreto del 1934, ossia la ri- circa un quarto del totale della popolazione della Libia
partizione amministrativa della Libia italiana in quattro italiana (includendo i coloni italiani).
commissariati ed un territorio sahariano:
In Libia gli italiani costruirono in circa trent'anni (1912 Commissariato provinciale di Tripoli, capoluogo 1940) infrastrutture importanti (strade, ponti, ferrovie,
ospedali, porti, edici, e altro ancora). Numerosi contaTripoli;
dini italiani resero coltivabili terreni semidesertici, specie
Commissariato provinciale di Misurata, capoluogo nell'area di Cirene. Inoltre il governo italiano cre il Gran
Misurata;
Premio di Tripoli, una corsa automobilistica di fama internazionale istituita nel 1925 e svoltasi no al 1940[12] e
Commissariato provinciale di Bengasi, capoluogo la Fiera internazionale di Tripoli fondata nel 1927 e conBengasi;
siderata la pi antica Fiera internazionale in Africa ancora
[13]
Commissariato provinciale di Derna, capoluogo funzionante annualmente.
Derna;
Molte furono le attivit archeologiche: citt romane
scomparse (come Leptis Magna e Sabratha) furono ri Territorio Militare del Sud, capoluogo Hun, sede
scoperte e si us queste ricerche e il clamore a esse legadi un comando militare che aveva il compito di
to a scopo meramente propagandistico. Negli anni trengovernare il Sahara libico.
ta la Libia italiana arriv ad essere considerata la nuova
America per l'emigrazione italiana.[14]
A capo di ogni commissariato si trovava un commissario generale, mentre il territorio militare era posto agli
ordini di un comandante, tutti nominati da Roma. I commissariati si ripartivano in circondari gestiti da un commissario circondariale, mentre i circondari si dividevano in residenze e distretti. Il territorio militare era invece
suddiviso in zone e sottozone. Non esisteva invece una
sistematica ripartizione in comuni: i municipi erano istituiti obbligatoriamente solo nei capoluoghi, e in questi
casi erano guidati da un podest. Veniva inne garantito
il potere dei capi delle trib nomadi, purch riconosciuti
dai commissari.
Rovine del teatro romano di Sabratha, vicino a Tripoli,
ristrutturato durante il Fascismo

La colonizzazione

Il Regno d'Italia dopo la prima guerra mondiale avvi


una colonizzazione che ebbe il culmine, sotto l'impulso
di Mussolini, soprattutto verso la met degli anni trenta con un ausso di coloni provenienti in particolare da
Veneto, Sicilia, Calabria e Basilicata. Nel 1939 gli italiani erano il 13% della popolazione, concentrati nella costa
intorno a Tripoli e Bengasi (dove erano rispettivamente
il 37% ed il 31% della popolazione).

Nel 1938 il governatore Italo Balbo port 20 000 coloni italiani in Libia e fond per loro ventisei nuovi villaggi, principalmente in Cirenaica.[15] Inoltre cerc di
assimilare i musulmani libici con una politica amichevole, fondando nel 1939 dieci villaggi per gli Arabi e
i Berberi libici: El Fager (al-Fajr, Alba), Nahima
(Deliziosa), Azizia (Aziziyya, Meravigliosa), Nahiba (Risorta), Mansura (Vittoriosa), Chadra (khadra,
Verde), Zahara (Zahra, Fiorita), Gedida (Jadida,
Nuova), Mamhura (Fiorente), "Beida" (al-Bayda',
La Bianca).[16]

Con gli Italiani si ebbe un incremento del cattolicesimo


in Libia, grazie anche alla creazione di numerose chiese Tutti questi villaggi avevano la loro moschea, scuola, cene missioni. Al Vicariato apostolico di Tripoli del vesco- tro sociale (con ginnasio e cinema) ed un piccolo ospedavo Camillo Vittorino Facchinetti nel 1940 era assegnato le, rappresentando una novit assoluta per il mondo arabo

4
del Nord Africa.

3 LA COLONIZZAZIONE

3.1 Italiani della Libia

La palazzina del Segretario Generale al Belvedere a Tripoli 1938

Dopo l'eventuale vittoria contro gli Alleati, la Libia doveva essere


parte del progetto fascista di una Grande Italia nella sua sezione costiera (arancione), mentre l'interno sahariano doveva fare
parte dell'Impero Italiano (verde)

Gli Italiani della Libia erano poche migliaia quando


Mussolini sal al potere e riusc a sconggere la guerriglia
araba, ma dopo la nomina di Italo Balbo a governatore nel
1934 il loro numero si increment continuamente no ad
essere quasi 120 000 nel 1940. Allo scoppio della guerra
contro gli inglesi i coloni italiani erano concentrati nella regione costiera della Libia, specialmente nei villaggi
agricoli creati da Balbo, mentre gli italiani erano quasi la
maggioranza a Tripoli e Bengasi.

Anche il turismo venne curato con la istituzione


dell'ETAL, Ente turistico alberghiero della Libia, il quale
gestiva alberghi, linee di autobus di gran turismo, spettacoli teatrali e musicali nel teatro romano di Sabratha,
il Gran Premio automobilistico della Mellaha (detto internazionalmente "Tripoli Grand Prix" e disputato dal
1925 al 1940), una localit entro le oasi tripoline ed altre
iniziative.
All'inizio della Seconda guerra mondiale vi erano circa
120 000 Italiani in Libia, ma Balbo aveva in progetto di
raggiungere il mezzo milione di coloni italiani negli anni sessanta.[17] Del resto Tripoli aveva gi nel 1939 una
popolazione di 111 124 abitanti, dei quali 41 304 (37%)
erano italiani. Italo Balbo nel 1940 aveva costruito 4 000
km di nuove strade (la pi nota era la Via Balbia col suo
nome, che andava lungo la costa da Tripoli a Tobruk);
analoga crescita invece non ebbero le ferrovie, la cui rete raggiunse la massima espansione (circa 400 km) nel
1926, a parte alcuni tentativi eettuati tra il 1941 e il
1942, poco prima della perdita della colonia.[18]
Il 9 gennaio 1939 venne emanato il Regio decreto n70
volto ad integrare i quattro commissariati provinciali costieri nel territorio del Regno. Con tale provvedimento veniva istituita una cittadinanza speciale accessibile ai cittadini musulmani, che dava all'interno della colonia gli
stessi diritti goduti dagli italiani nella madrepatria, salvo
le modicazioni di diritto privato imposte dalla diversa Una coppia di coloni italiani nel loro podere in Cirenaica
religione. Tali diritti erano tuttavia valevoli solo in Africa,
essendo esplicitamente esclusa ogni equiparazione con La seconda guerra mondiale devast la Libia italiana
e costrinse i coloni italiani a lasciare in massa le lol'ordinaria cittadinanza metropolitana.[19]

5
ro propriet, specialmente nella seconda met degli anni
quaranta.

5 Rapporti dell'Italia con l'ex colonia

Attualmente gli italiani in Libia sono 22 530, quasi lo


stesso numero del 1962, in prevalenza operai specializzati I rapporti tra l'Italia e la Libia sono stati caratterizzati da
delle industrie petrolifere arrivati a ne anni novanta.
una parte da lunghe discussioni sulla compensazione per
Ecco gli italiani in Libia secondo diverse stime e i danni subiti dai Libici durante il colonialismo italiano
e dall'altra da richieste di risarcimenti da parte dei rimacensimenti:
nenti italiani in Libia (che furono costretti a perdere tutte
Le stime precedenti, soprattutto per quanto concerne il
le loro propriet ed a esulare come quasi apolidi[20] in
dato riferito al 2004, riguardano i parlanti l'italiano e non
Italia dopo l'ascesa al potere del colonnello Ghedda nel
i cittadini italiani. Secondo i dati in possesso del Governo
1969).
italiano e vericabili presso gli Uci diplomatici e consolari della Repubblica in Libia, gli italiani in Libia negli Secondo stime del governo libico (contestate dall'AIRL)
anni 2000 sono meno di 1 000, poich la manodopera nel suo complesso la conquista della Libia e le succesdelle imprese italiane che si registra come italiana in sive repressioni italiane costarono la vita di circa 100
000 cittadini libici su una popolazione stimata di 800
realt asiatica.
000 abitanti.[21] Dopo trattative durate diversi anni tra
Anche la stima sui parlanti piuttosto generosa: in linea
il Governo italiano e il leader libico Mu'ammar Gheddi massima, parlano italiano le generazioni dei pi anziani
da, il 30 agosto 2008 stato rmato un accordo che
nelle due grandi citt (Tripoli e Bengasi), rimasti in poche
prevede una compensazione del valore complessivo di 5
decine di vecchi coloni.
miliardi di dollari usa. La compensazione comprende la
realizzazione di diverse infrastrutture tra cui l'autostrada
da Ras Jdeir ad Assaloum, collegando Egitto con Tunisia attraversando la costa libica. Duecento abitazioni. Il
pagamento delle pensioni di guerra ai libici che vennero
4 La ne della colonia
impiegati in combattimento dal Regio Esercito Italiano.
La creazione di un comitato di consultazioni politiche e
Nel Trattato di Pace del 1947 l'Italia ha dovuto rinunciare di un partenariato economico. Il nanziamento di borse
a tutte le sue colonie, compresa la Libia. Vi fu comunque di studio per studenti libici. La fornitura di un radar per
nel 1946 un vano tentativo di mantenere la Tripolitania il controllo delle frontiere meridionali della Libia realizcome colonia italiana (assegnando la Cirenaica alla Gran zato da Finmeccanica. Il 30 agosto 2008 stata inoltre
restituita la statua Venere di Cirene. L'accordo che comBretagna ed il Fezzan alla Francia).
prende diverse fasi di attuazione con scadenze comprese
Per gli Italiani della Libia inizi nel secondo dopoguerra
dai 25 ai 40 anni comprende un ampio capitolo relativo
un dicile periodo, contrassegnato dalla loro emigrazioalla lotta all'immigrazione clandestina diretta in Italia, alne. Anche la Libia italiana fu ridimensionata, perdendo
la collaborazione industriale e alle forniture energetiche.
la nuova Libia indipendente la Striscia di Aozou nel 1994
Rimane non completamente risolta la questione relativa
(ottenuta da Mussolini nel 1935 dalla Francia e restituita
ai cittadini italiani espulsi dalla Libia nel 1970.
al Ciad).
Nel 1962 gli Italiani in Libia erano ancora circa 35 000.
Ma dopo il colpo di stato del colonnello Ghedda del
6 Personaggi italiani
1969, circa 20 000 italiani furono costretti a cedere improvvisamente i propri beni e le proprie attivit economiche il 7 ottobre 1970 (ancora oggi le varie associazioni Alcuni tra i personaggi italiani nati in Libia, distinti per
di profughi e rimpatriati si battono per ottenere un risar- citt di nascita sono:
cimento dallo Stato italiano). Furono assunte anche iniziative di carattere emblematico, come lo smantellamento dell'arco dei Fileni (1973), che Ghedda riteneva un 6.1 Tripoli
simbolo del periodo coloniale.
Franco Califano (1938-2013), cantante
Dopo la nazionalizzazione delle imprese italiane, rimase
in Libia solo un ristretto numero di italiani. Nel 1986, do Emanuele Caracciolo (1912-1944), regista cinemapo la crisi politica tra Stati Uniti e Libia, il numero degli
tograco
italiani si ridusse ancora di pi, raggiungendo il minimo
storico di 1 500 persone, cio meno dello 0,1% della po Nicola Conte (1920-1976), uciale di marina
polazione. Negli ultimi anni, dopo il riavvicinamento tra
l'Occidente e la Libia e la ne dell'embargo economico,
Claudio Gentile (1953), calciatore e allenatore
alcuni italiani dell'epoca coloniale sono ritornati in Libia.
Herbert Pagani (1944-1988), cantante
Attualmente sono solo alcune decine di vecchi pensionati.

NOTE

Carlo Freschi (1948), manager

6.2 Bengasi
Maurizio Seymandi (1939), conduttore televisivo
Gabriele de
dell'esercito

Paolis

(1926-1984),

generale

6.3 Derna
Italo Salizzato (1941), sarmonicista, pianista e
compositore
L'attrice Rossana Podest, nata a Tripoli nel 1934

6.4 Homs
Mario Schifano (1934-1998), pittore

6.5 Barca
Lorenzo Bandini (1935-1967), pilota automobilistico

6.6 Zauia
Ezio Freschi (1956), giornalista e politico
Falberto Freschi (1943-1948), Hammangi Tripoli

7 Note
[1] Federica Saini Fasanotti, p. 41
[2] Federica Saini Fasanotti, p. 42

Il calciatore Claudio Gentile, nato a Tripoli nel 1953

Valentino Parlato (1931), giornalista, fondatore de


Il manifesto e a lungo suo direttore
Rossana Podest (1934-2013), attrice cinematograca

[3] Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Edizioni Mondadori Le Scie, 2002, pp. 309-310.. Aveva intuito
la strategia giusta per battere la guerriglia che ci aveva angosciato per vent'anni: mobilit, rapidit negli spostamenti, bisogna essere pi veloce del nemico, non dargli tregua,
arrivare sempre prima di lui. E gli ascari eritrei e libici, i
meharisti e la cavalleria indigena servirono perfettamente
allo scopo; integrati nelle colonne mobili diedero un apporto fondamentale alla pacicazione della Libia, grazie
alle autoblinde, ai camion, all'aviazione che consentivano
di spingersi nel cuore dei santuari nemici dove no ad allora l'asprezza del deserto aveva fermato perno l'impeto
degli ascari.

Valeria Rossi (1969), cantante

[4] Rodolfo Graziani, soldato o criminale di guerra? - di


Ernesto Nassi, Vice presidente vicario ANPI Roma ~
A.N.P.I. Provinciale di Roma

Valter Vecellio (1954), giornalista e politico radicale

[5] Crimini di guerra

Adriano Visconti (1915-1945), asso dell'aviazione

[6] Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. IX. Il


fascismo e le sue guerre 1922-1939, Feltrinelli, Milano
2002 (nona edizione), pag. 181

Roger Abravanel (1946), manager italiano

[7] Ormai privo di ogni sostegno e scontto, Omar alMukhtar vide disperdersi i guerriglieri e fu ferito e catturato l'11 settembre 1931 durante la Battaglia di Uadi
Bu Taga in uno scontro a fuoco con collaborazionisti libici, che per poco non lo fucilarono.Domenico Quirico
nel suo libro Lo squadrone bianco scrisse che a catturare Omar al-Mukhtar fu uno squadrone di altri libici
che servivano nei nostri reparti a cavallo... Fu pura fortuna, perch il destriero di quel vecchio guerriero nella fuga
inciamp facendo cadere a terra il suo padrone. L'uomo
aveva un fucile a tracolla a sei cartucce, ma essendo ferito
a un braccio non riusciva a puntare la sua arma. Il libico
che vestiva la nostra divisa punt il fucile e stava per sparare, non c'era piet in quella guerra fratricida. Si ferm
quando l'uomo lanci un grido: 'Sono Omar el Muchtr'.
Fu trasferito via mare a Bengasi, dove sub una parvenza
di processo ed ebbe un breve colloquio con Graziani. Il
16 settembre venne impiccato in catene nel campo di concentramento di Soluch, davanti a 20 000 libici fatti auire dai vicini lager. La morte di Omar Al-Mukhtar segn
la ne della resistenza libica e la riunicazione delle tre
province sotto il comando italiano.

Antonicelli, Franco. Trent'anni di storia italiana


1915-1945. Mondadori. Torino, 1961.

[8] Video con immagini dell'accoglienza a Mussolini da parte


delle popolazioni libiche nel 1937

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[9] Winston Churchill, The Second World War, London,


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[10] Gazzetta uciale del 21 dicembre 1934

Del Boca, Angelo. Gli italiani in Libia. Vol. 1: Tripoli


bel suol d'Amore. Milano, Mondadori, 1997.

[11] Soluch-Cirenaica, Moschea costruita dal Governo Italiano. 1935 ca.

Del Boca, Angelo. Gli italiani in Libia. Vol. 2.


Milano, Mondadori, 1997.

[12] Video of Tripoli Grand Prix

Del Boca, Angelo. La disfatta di Gasr Bu Hadi,


Mondadori, Milano 2004.

[13] 2010 Tripoli International Fair in inglese)


[14]
[15] Ion Smeaton Munro, Trough Fascism to World Power: A
History of the Revolution in Italy.
[16] Nuove cittadine per Arabi: sezione Libia
[17] Hellen Chapin Metz, Libya: A Country Study.
[18] Ferrovie italiane nella colonia libica
[19] Gazzetta uciale del 3 febbraio 1939
[20] Situazione legale degli Italiani profughi (in inglese)
[21] Angelo Del Boca, Italiani Brava Gente?

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9 VOCI CORRELATE
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9 Voci correlate

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8451776, 791 riproduzioni fototipiche, 189 carte
geograche e topograche e 159 rappresentazioni
grache.

Impero coloniale italiano

Piccirilli, Tito. Fra gli Ascari Eritrei, Caparrini,


Empoli 1936.

Riconquista della Libia

Ralz, Odorico. Le operazioni libiche sul 29 Parallelo


Nord, Sindacato Italiano Arti Grache, Roma s.d.
(1930 circa).
Sarti, Roland. The Ax Within: Italian Fascism in
Action. Modern Viewpoints. New York, 1974.

Italo Balbo
Regno Unito di Libia
Relazioni bilaterali tra Italia e Libia
Via Balbia

Il leone del deserto


Omar al Mukhtar
Giovent Araba del Littorio
Milizia Coloniale

Spada, Franco. Dopo la guerra. Dal Trattato di Losanna alla partenza del primo Governatore della
Cirenaica, Zanichelli, Bologna 1914.

Regio Corpo Truppe Coloniali

Smeaton Munro, Ion. Trough Fascism to World Power: A History of the Revolution in Italy. Ayer Publishing. Manchester (New Hampshire), 1971. ISBN
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Commissariato di Tripoli

Taylor, Blaine. Fascist Eagle: Italys Air Marshal Italo Balbo. Montana: Pictorial Histories Publishing
Company, 1996. ISBN 1-57510-012-6

Commissariato di Misurata

Teruzzi, Attilio. Cirenaica verde, Mondadori, Milano 1931.

Gran Premio di Tripoli

Tuccari, Luigi. I governi militari della Libia 19111919 (2 voll.), Fusa, Roma 1994.

Gruppo Formazioni A

Commissariato di Bengasi
Commissariato di Derna

Territorio Militare del Sud

Fiera internazionale di Tripoli


Spada dell'Islam

10

11

Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o
altri le su Libia italiana

Collegamenti esterni

Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia, airl.it.


Fotograe della Libia italiana, airl.it.
Mappa della pacicazione della Libia (JPG),
cartoko.com.
LOSCHI, Chiara, Fuori dal regime fascista: organizzazioni politiche degli italiani a Tripoli durante
la fase postcoloniale (1948-1951), Diacronie. Studi
di Storia Contemporanea, N. 5, 1, studistorici.com.
URL consultato il 2011.
Album coloniale Fotograe di Libia al tempo della
colonia, scattate da Federico Ravagli

10

12 FONTI PER TESTO E IMMAGINI; AUTORI; LICENZE

12

Fonti per testo e immagini; autori; licenze

12.1

Testo

Libia italiana Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Libia_italiana?oldid=78432198 Contributori: Gac, Retaggio, Hgsippe Cormier, Cloj,
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12.2

Immagini

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Lo-strano-caso-di-mister-Claudio-Gentile-fa-infuriare-il-SIon-9b31c217-0338-4255-a94f-da9a843cd8f7.html'>Lo strano caso di mister Gentile fa infuriare il Sion</a>, in rainews.it, 11 giugno 2014. Artista originale: sconosciuto
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Deliberazione della Consulta Araldica del Regno dItalia
con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori dello stemma dello Stato.
4 maggio 1870
La Consulta Araldica
Veduto larticolo 24 del proprio regolamento;
Veduta la deliberazione con cui furono ssati gli ornamenti esteriori degli stemmi delle famiglie, delle province e dei comuni;
Veduti gli studi compiuti per cura dei Ministeri di Grazia e Giustizia, e di Agricoltura, Industria e Commercio circa lo stemma
dello Stato;
Veduta la legge 21 aprile 1861, n 1, che stabilisce l'intitolazione degli atti Sovrani;
Veduti gli articoli 2 della legge 23 giugno 1854, n 1731, e 3 del decreto reale 30 giugno dello stesso anno;
delibera
che lo stemma dello Stato debba d'ora in poi ragurarsi nel modo seguente:
di rosso alla croce d'argento; lo scudo cimato da elmo Reale ornato di svolazzi d'oro e d'azzurro, coronato di corona Reale, sormontata da
una croce trifogliata d'oro, attorniato dal Collare del Supremo Ordine della SS. Annunziata, movente dagli angoli superiori dello scudo; ed
interiormente a questo Collare, dalla fascia della Gran Croce dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, pi, entro questa fascia, dalle altre due
delle Gran Croci degli Ordini, militare di Savoia e della Corona d'Italia, moventi, la prima dalla met del anco destro, l'altra dalla met
del anco sinistro dello scudo, ciascuna colla gran croce rispettiva, pendente sotto lo scudo, a met della distanza tra la punta ed il anco
laterale, e congiungentisi, le fasce, sotto la punta dello scudo stesso; dalla quale esce ancora la Croce dell'Ordine Civile di Savoia appesa al
suo nastro, questo, attraversante sulle fasce degli ultimi due ordini, il tutto al naturale; sostenuto da due leoni al naturale, controrampanti,
arontati, colla testa volta all'infuori, appoggiati sopra due bastoncini d'oro, divergenti in fascia, a modo di svolazzi sottili, da un terzo della
punta dello scuso, essi leoni tenenti cadauno un guidone Reale Italiano, a lungo fusto, svolazzante all'infuori; il tutto attraversante sovra
un manto di porpora sparso di rose, e di nodi di Savoia d'oro, appannato d'armellini, movente dall'elmo reale; l'intero stemma sotto un
padiglione di velluto azzurro, soppannato di raso bianco frangiato d'oro, la frangia attaccata ad un gallone caricato di croci scorciate e di
nodi di Savoia alternati; esso padiglione a colmo d'oro, sormontato da una stella d'argento, raggiante d'oro; la base del colmo accostata dalla
sommit dei guidoni, fustati d'oro, tenuti dai leoni, e che sono interzati in palo di verde, di bianco e di rosso, il bianco caricato in cuore di
uno scudetto di rosso alla croce bianca, bordato di un sottilissimo letto di azzurro.
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12.3

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12.3

Licenza dell'opera

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