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Le fortificazioni tedesche lungo il Ticino durante la

Seconda Guerra Mondiale

Carlo Alfredo Clerici e Francesco Capelletto

Articolo pubblicato con lievi modifiche in:


- IERI NOVARA OGGI, Annali di ricerca contemporanea dell’Istituto
storico della resistenza in provincia di Novara “Piero Fornara”, aprile
1996, Appunti per una storia delle fortificazioni moderne: la linea sul
Ticino, con F. Capelletto. Pag. 307 - 321.
- I quaderni del Ticino, 1° trimestre 2000, Le fortificazioni tedesche lungo
il Ticino durante la Seconda Guerra Mondiale. Pag. 9 - 15. Con
Francesco Capelletto.

Un aspetto particolarmente interessante della storia delle fortificazioni


moderne, fino ad oggi poco studiato, riguarda le linee difensive realizzate
dall'esercito tedesco lungo la Penisola dal 1943 al 1945.
Ricordiamo solo alcune fra le linee fortificate impiegate in Italia:
La Linea Gustav fu il principale complesso difensivo dell'inverno 1943-
44, imperniato su Cassino; aveva carattere campale ma impiegava
anche opere in calcestruzzo e casematte mobili in acciaio.
La Linea Hitler, con struttura simile alla Gustav sbarrava la valle del
Liri, presso Aquino.
La Linea Gotica, si estendeva fra Pisa e Rimini, lungo gli Appennini e
costituì l'ultimo solido baluardo prima dell'irruzione Alleata nella Pianura
Padana. Alla sua realizzazione lavorarono circa diciottomila uomini.
A difesa della costa ligure fu collocata una linea fortificata denominata
Vallo Ligure, che fu la più grande opera difensiva tedesca nel nostro
paese e vide impiegata una grande quantità di personale. Nell'aprile
1944 erano al lavoro più di trentacinquemila operai italiani e settemila

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uomini dell'OT, per realizzare più di ottomila postazioni campali e semi-
permanenti.
Lungo la costa adriatica fu realizzata un'analoga linea costiera, con
l'impiego di circa ventimila operai.
La linea Gengis Khan, di tipo campale fu posta infine a difesa di
Bologna.
Questa lunga serie di linee fortificate venne realizzata dai reparti della
Organizzazione Todt [1], la struttura paramilitare che alla fine degli anni
Trenta aveva realizzato il Westwall (linea Sigfrido) lungo la frontiera
franco - tedesca [2],
Fino ad oggi sono state studiate le vicende storiche che videro
protagoniste le linee Gotica [3] e Gustav [4] ma nulla è stato scritto sulle
linee fortificate campali che pure ebbero una notevole importanza tattica
nello svolgimento della campagna d'Italia.
Questi sistemi difensivi infatti non riuscirono a mutare il corso degli
eventi bellici ma ebbero un altissimo valore tattico, costringendo gli
Alleati a spendere molto tempo e grandi risorse per riuscire ad averne
ragione.
Tutti furono progettati per svolgere un'azione di contenimenti e di
logoramento del nemico ed i criteri costruttivi erano improntati al
massimo sfruttamento degli ostacoli naturali.
Comune denominatore era la grande economicità di queste realizzazioni.
Vogliamo descrivere in questo breve studio le vicende che portarono alla
costruzione della quasi sconosciuta "Linea del Ticino", le sue carat-
teristiche e la sua storia.

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Nel corso del 1944 il fronte si era stabilito lungo la Linea Gotica ed ai lati
di questa erano stati eretti sistemi difensivi costieri per impedire che una
manovra Alleata di sbarco potesse aggirarla.
Sul finire del 1944 apparve però evidente che in caso di sfondamento
della Gotica gli Alleati avrebbero avuto la possi-
bilità di irrompere nella pianura Padana e di giungere in breve tempo al
Passo del Brennero.
I piani di difesa tedeschi si mossero perciò in due direzioni.
Fu dapprima presa in considerazione la possibilità di trasformare le
principali città della Pianura Padana, prima fra tutte Milano, in capisaldi
difensivi, sull'esempio di quanto era avvenuto a Stalingrado. [6]
Abbandonato questo progetto, fu poi avviata la costruzione di una nuova
potente linea difensiva in Veneto (Linea Veneta) [7] che avrebbe
costituito l'avamposto dell'Alpenstellung (Ridotto Alpino), estrema
fortificazione tedesca progettata sul suolo italiano. [8]
Il governo della Repubblica Sociale Italiana, per iniziativa di Pavolini,
fece avviare la costruzione di un altro Ridotto mai terminato, in Valtellina,
che prese il nome di Ridotto Alpino Repubblicano. [9]
Nel caso in cui la Linea Gotica fosse stata sfondata o le armate alleate
fossero penetrate attraverso le Alpi in Piemonte le forze tedesche
avrebbero corso il rischio di essere travolte prima di aver potuto
occupare saldamente queste posizioni. Per questo il generale
Kesselring ed i suoi ufficiali avevano già da tempo progettato
l'operazione Nebbia Autunnale che mirava ad assicurare l'ordinato
ripiegamento delle truppe germaniche verso la Linea Veneta. Per
consentire l'attuazione di questo ripiegamento e ritardare l'avanzata

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alleata, furono preparate lungo il corso del fiume Ticino e del fiume Po
due linee fortificate di tipo campale.
Lo sviluppo di queste linee era troppo ampio per consentire una
resistenza prolungata ma queste avrebbero comunque potuto avere un
utile compito rallentando e contenendo per qualche tempo l'avanzata
alleata. Lungo il Po, particolarmente nella provincia di Pavia le opere
assumevano un particolare valore tattico data la presenza delle vie di
comunicazione stradali e ferroviarie fra Genova e Milano.
Il Ticino, ed è di questo che intendiamo parlare in dettaglio, costituiva
invece un'utile sbarramento naturale contro azioni offensive Alleate
provenienti dal fronte occidentale, aperto dopo lo sbarco in Provenza
nell'agosto 1944.
L'integrità delle vie di comunicazione rivestiva poi un ruolo
particolarmente importante per le forze armate tedesche; in caso di
distruzione dei ponti i fiumi si sarebbero trasformati da utili linee
difensive, in gravi ostacoli durante la ritirata.
Nelle vicinanze dei ponti e dei traghetti furono così disposte numerose
postazioni contraeree.
Gli argini vennero muniti di una serie di postazioni difensive campali
sfruttando l'ostacolo naturale offerto dal fiume.
Alla costruzione della linea difensiva cooperò con i genieri della
Wehrmacht l'Organizzazione Todt con largo impiego di mano d'opera
locale.
Le opere difensive realizzate erano di tipo campale, costituite quindi per
lo più da scavi in terra con le pareti sostenute da legname.

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A causa della natura precaria di queste realizzazioni, non rimane nulla ai
nosti giorni tuttavia lo studio delle testimonianze scritte offre interessanti
spunti per lo studio degli effetti della guerra sull'economia locale.
Fra i principali problemi che l'Organizzazione Todt dovette affrontare fu
l'approvvigionamento di materiale da costruzione, soprattutto legname,
considerato il tipo di lavori. Data l'estrema penuria di carburante e la
costante minaccia di incursioni aeree che rendevano difficili i trasporti, il
materiale necessario fu ricavato direttamente nelle zone di costruzione
della linea fortificata.
I danni conseguenti ai disboscamenti ed all'impossibilità di coltivare i
terreni nelle zone interdette ai civili, furono rilevanti. E' utile fare qualche
cenno sui metodi di reclutamento del personale italiano dell'OT durante
l'occupazione tedesca. In un primo tempo la raccolta della manodopera
avvenne con metodi coercitivi, ma con il progredire degli eventi un
numero sempre maggiore di uomini decise di arruolarsi nelle file di
quest'organizzazione.
Ciò consentiva di guadagnare il necessario per poter sopravvivere ma
anche (e questo costituì il maggior movente per molti) permetteva di
evitare l'arruolamento nei corpi armati della Repubblica Sociale o l'invio
coatto nelle fabbriche in Germania. L'appartenenza all'OT permetteva di
ottenere altri benefici come un permesso di libera circolazione, cosa di
cui approfittano molti elementi della Resistenza.

Cercheremo ora di ricostruire con l'aiuto dei rapporti informativi partigiani


la storia, la disposizione e la struttura di queste fortificazioni lungo le rive
del Ticino.

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Leggiamo innanzitutto, alcuni rapporti redatti dagli agenti partigiani del
Gruppo Montezemolo. [10]
Le prime notizie di apprestamenti difensivi lungo il Ticino risalgono
all'ottobre 1944 [11] quando nella zona Abbiategrasso - Pavia venne
riferita la costruzione di piazzole isolate. Lo stesso rapporto riferiva la
costruzione di opere di tipo non precisato alla confluenza Po Ticino
(Ponte della Becca) in provincia di Pavia.

Le voci circolanti sulla costruzione di questa linea diventarono sempre


più insistenti, tanto che in un rapporto informativo del mese seguente è
possibile leggere così [12]:
"A sud e a nord del ponte sul Ticino (Trecate) effettivamentesi sta
lavorando, trattasi di buche regolarmente intervallate che danno
l'impressione di opere.
Ciò conferma maggiormente l'informazione, già giunta da altre fonti, che
si sta costruendo una serie di opere leggere, non con il concetto di azioni
anticarro, ma per azioni ritardatrici di retroguardia. Uguale lavoro si sta
eseguendo a nord e a sud del ponte di Turbigo.....

Una relazione sulla zona di Abbiategrasso, di pochi giorni seguente


segnalava così l'evoluzione dei lavori [13]:
" Dal giorno 26 di novembre, si sono iniziati, per opera della Todt, lavori
difensivi sulla sinistra del Ticino e da notizie non accertate, sembra che
anche sulla destra (Trecate) si lavori; per ora si tratterebbe solamente di
trincee normali. Tali opere difensive sono in approntamento nei boschi

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che da 3 a 5 Km ad ovest di Abbiategrasso, si estendono verso
Magenta, come pure nei boschi sulla destra del Ticino, tra Vigevano e
Trecate".
Un nuovo rapporto [14] ai primi del gennaio descriveva la continuazione
dei lavori lungo il Ticino (soprattutto la costruzione di piazzole per armi
automatiche) e lavori di mina sulla riva destra del Po nella zona pavese,
senza però segnalare la presenza di alcun reparto tedesco in grado di
presidiare queste postazioni.

A metà del gennaio 1945 i lavori difensivi lungo il Ticino subirono una
battuta d'arresto a causa della neve [15] mentre proseguirono quelli
lungo il fiume Po [16].

Quale fosse, nello stesso periodo, la situazione dell'arruolamento


nell'Organizzazione Todt è evidente da un rapporto [17] sulle difese nella
zona di Abbiategrasso.
"Lungo il Ticino, come già segnalato, continuano i lavori di
fortificazione. In località Ronco vi lavorano circa 300 uomini inquadrati
nella Todt, i quali hanno accettato il lavoro pur di non essere trasferiti in
Germania. Le fortificazioni consistono in camminamenti (m 1,5 di
profondità e m 1 di larghezza),in piazzole in cemento armato per
cannoni da 88 mm, mitragliere ed armi automatiche".

I lavori difensivi erano in corso ancora nel marzo 1945, quando un


rapporto sulla zona di Abbiategrasso [18], segnalava la requisizione da
parte dell'Organizzazione Todt di 8000 quintali di legname per le

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fortificazioni". E' facile immaginate quali fossero i danni provocati da
questi prelievi sull'economia agricola.
Nell'aprile 1945 la costruzione della linea difensivaera ancora in corso,
tanto che un rapporto speciale, presentato al Comando del Generale
Clark dal Capo del Gruppo Montezemolo il giorno 6, riferiva che lungo il
Fiume Ticino erano stati eseguiti lavori campali con piazzole di
mitragliatrici e pezzi anticarro nelle zone a cavallo del fiume di Oleggio,
Novara, Vigevano, Pavia fino alla confluenza con il fiume Po....

Un rapporto successivo [19], datato 25 aprile 1945, riferiva la


prosecuzione dei lavori fino agli ultimi giorni di guerra, segno di una certa
fiducia da parte tedesca nella possibilità di attestarsi su questa linea per
contenere l'avanzata alleata:
Esamineremo ora i rapporti provenienti da un'altra fonte informativa
partigiana, fino ad oggi inediti, conservati presso l'Istituto per la Storia
della Resistenza di Novara.[20]
Questi rapporti sono utili per chiarire alcuni punti come l'entità delle
forze tedesche disponibili per il presidio della linea difensiva.
E'interessante leggere quanto riferiva a questo proposito un documento
dei primi giorni del marzo 1945 [21]: "Attualmente la linea di difesa sul
Ticino sta per essere presidiata infatti in zona Turbigo e Novate si nota
l'esistenza di una quantità di piccoli presidi e di diversi comandi; posti di
recente. In località Moncucco di Lonate Pozzolo sono state installate
parecchie piazzole di artiglieria per la difesa contraerea sul versante del
Ticino lombardo. Tutti i ponti sul Ticino sono sistematicamente minati già
da tre mesi, è giunta però in questi giorni una squadra di guastatori

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tedeschi la quale ha il preciso compito di minare tutti gli altri ponti sia del
canale Villoresi sia quelli del canale che alimenta la centrale elettrica di
Oleggio".

Altre notizie si possono ricavare da una relazione di pochi giorni


successiva [22], che riferiva l'installazione di nuove batterie contraeree
nei dintorni di Vigevano.
Lo stesso rapporto riferiva la continuazione, sempre a Vigevano, a
monte e a valle del ponte del Ticino dei lavori di fortificazione,
prevalentemenete sulla sponda sinistra (con l'impiego di circa 70
quintali di legname per ogni bunker !).

I rapporti informativi sui movimenti militari nella zona del Ticino non si
limitavano comunque alla puntuale descrizione delle opere difensive; fra
tutti merita di essere riportato questo del 22 marzo 1945 [23], preziosa
testimonianza dell' impiego, anche in Italia delle nuove armi speciali
messe in campo dal Terzo Reich con l'intento di mutare, le sorti del
conflitto.

"Alle 6,40 di ieri all'aeroporto di Lonate Pozzolo giungevain volo un


apparecchio caccia bimotore nuovo tipo a reazione, tedesco e ad alta
velocità. Tutti i presenti al campo, compresi gli operai e i militari furono
allontanati dalla linea di volo per impedire loro di vedere le caratteristiche
del nuovo apparecchio che veniva quindi rimorchiato e nascosto al
margine del campo".

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Nei giorni successivi un nuovo rapporto [24] segnalava campi minati
nella zona tra Porto Varallo Pombia e Castelletto Ticino in prossimità
della sponda del fiume Ticino e nutrite difese antiaeree nei pressi di
Vizzola Ticino e di Sesto Calende (una batteria di cannoni da 88 mm e
molte mitragliatrici da 20 mm a 4 canne binate ed a una sola canna).

Nonostante le segnalazioni precedenti, ancora ai primi di aprile del 1945


le opere difensive non erano state presidiate da alcun contingente
militare [25].

E' opportuno, a questo punto riportare integralmente un bollettino


informativo della metà dell'aprile 1945 [26], che fornisce una completa
descrizione della linea del Ticino.
"10/4/45 - Lavori di fortificazione lungo la vallata del Ticino dal Lago
Maggiore a Pavia.
Sulla sponda Piemontese del Ticino, a una distanza da esso di circa 4 o
5 Km, con andamento pressochè parallelo al corso del fiume, è stato
costruita una linea discontinua ed irregolare di buche di copertura o
trincee anticarro ad angolo, spigolo rivolto ad occidente, profondo m 1,40
- 1,60, lunghezza dei lati esterni m 2, larghezza media interna 0,70, con
le pareti fascinate. Sono mascherate con zolle erbose e distanziate fra di
loro dai 100 ai 300 m.A queste trincee anticarro sono intercalate alcune
piazzole per mortai od armi leggere, rotonde del diametro di circa 2 m e
profondità m 1,60. Davanti a questa linea, ripeto discontinua ed
irregolare fu fatto nei tratti antistanti le trincee, un poco di sboscamento
onde avere libera visuale.

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Furono pure approntati con opere in legna, alcuni piccoli osservatori sui
tetti od abbaini di alcune cascine (es. cascine Picchetta e Galdina).
Sulla sponda lombarda il sistema di fortificazione è più consistente
sfruttando il fiume Ticino e le propaggini della vallata dello stesso.
Consiste quasi ovunque di una linea di camminamenti varia da 250 a
200 m. Il camminamento dal punto più distante dal fiume e
maggiormente occultato, termina in un rifugio chiamato bunker ma che
non ha nessuna caratteristica del fortino. I camminamenti distano l'uno
dall'altro circa 200 m, alcuni sono però stati allacciati fra di loro in modo
da formare un unico camminamento lungo anche più di un chilometro.
Pareva anzi fosse in progetto l'allacciamento di tutti i camminamenti
formando così un'unica linea di difesa, ma esso pare non venga più
attuato.
I camminamenti normalmente hanno una profondità di scavo di m 1,20 -
1,30, a cui devonsi aggiungere 20 cm circa di riporto della terra scavata
sistemata ai lati. Hanno una luce interna media di 70 cm. Sono fascinati
alle pareti per circa 5 cm di spessore per parte e la legna della
fascinatura è sostenuta da paletti del diametro di cm 6 -8 confissi nel
terreno e distanti l'uno dall'altro 80 cm. Sicchè in corrispondenza dei
paletti la luce interna del camminamento non è neppure di 60 cm e
quindi disagevole è il passaggio, specialmente se si tiene conto che,
data la scarsa profondità si è costretti camminare curvati. Ogni
camminamento ha:
a) postazioni mitraglia grandi (tavola di tiro x 1,10 mezzo decimetro
profondità scavo m 1,40, larghezza m 0,90 - 0,70) fascinate, con accanto
un rifugio per postazione mitraglia (potrebbe pure essere un piccolo

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deposito munizioni) della larghezza di un metro, lunghezza m 1,20,
altezza m 1,40 con copertura formata da tronchi di albero del diametro di
cm 20 e strato di terra dello spessore di cm 40.
b) postazioni mitraglia piccole (tavola di tiro cm 70 mezzo decimetri) del
resto uguale alla precedente.
c) postazioni fucilieri agli spigoli volti al fiume.
d) un bunker a rifugio interrato delle dimensioni 2,10 per 1,80 per 3,50
con le pareti formate da tronchi di albero del diametro di cm 25 - 30, con
pozzetto di scolo acque e piccole uscite di sicurezza, con copertura
formata da tronchi di alberi, cartone catramato, strato di fascine, strato di
20 - 25 cm di terra, altro strato di tronchi, altro strato di fascine infine 50
cm di terra e successivo mascheramento del rialzo sporgente dal terreno
per circa 2 m, con humus, zolle o comunque adeguato alla postura del
terreno. In ogni camminamento vi sono in media dalle 8 alle 10
postazioni per mitragliatrice e per fucilieri, quindi ogni 8 - 10 postazioni vi
è un rifugio o bunker. Alquanto arretrati rispetto alle linee furono costruiti
altri bunker o rifugi simili ai descritti che però paiono dover servire come
depositi di munizioni. Nei punti più dominanti ed in genere nei salienti
volti al fiume, sono stati approntati degli osservatori con postazioni
coperte. Constano di un locale quadrato, spigolo rivolto al fiume, delle
dimensioni di circa m 2 di lato ed altezza m 1,80 o m.1,60 nel terrato. Le
pareti sono internamente formate da tronchi di alberi, esternamente da
calcestruzzo, la copertura è fatta con una soletta di calcestruzzo di 30
cm di spessore e strato di terra mascherato. A filo del terreno e sui due
lati dello spigolo volto al fiume è una feritoia ad un'altezza di circa 20 cm
ed una lunghezza di m 1,80 oppure m 0,90 per lato dello spigolo. Nel

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tratto tra circa 4 Km a monte del ponte sul fiume Ticino sulla strada
Turbigo - Galliate e quello della autostrada ne sono stati costruiti 5 sulla
prima linea e circa altrettanti sulla seconda linea. Questi osservatori sono
allacciati ai camminamenti con tratti di trincea di profondità 1,60 - 1,80,
così pure più profondo è il caminamento nel tratto di accesso al bunker.
In molti tratti davanti ai caminamenti furono costruiti reticolato. La sponda
piemontese dal greto del fiume sino al ciglio del costone della vallata
viene sboscata di tutti i cespugli e le piante vengono diradate, onde
avere visuale libera. Invece sulla sponda lombarda non viene eseguito
sboscamento affinchè i camminamenti rimangono celati il più possibile.
Una prima linea di questi camminamenti parte dal Lago Maggiore e corre
parallela al fiume Ticino ad una distanza varia secondo la natura del
greto del fiume, da pochi a qualche centinaio di metri. Nei tratti in cui il
canale Villoresi o il Naviglio Grande si avvicinano molto al letto del
fiume, questa prima linea non è più costituita dai camminamenti descritti
ma da trincee anticarro, ad una distanza di 100 m l'una dall'altra.
Ciò avviene per esempio a Nord di Vizzola e presso il ponte sul Ticino
sulla strada Oleggio - Lonate. Fra questo ponte ed un chilometro a nord
dello scaricatore del Naviglio, cioè nei pressi della cascina S. Maria di
Turbigo. La prima linea è interrotta (esiste in alcuni tratti solo scavo non
fascinato) e viene ora costruita arretrata circa 500 metri dal fiume. Ad un
chilometro a monte da questo scaricatore e lungo la sponda di esso,
riprende la prima linea a correre parallela al Ticino sino a Pavia tranne
alcune brevi interruzioni (non superiori al chilometro) in alcuni tratti di
speciale configurazione del terreno e della ripa, od in cui si stanno
costruendo i ponti in legno e che quindi verranno maggiormente

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fortificati, come di ponti già esistenti, presso i ponti sul Ticino delle
strade di importante comunicazione (es.strada Milano - Torino,
autostrada, strada Galliate - Turbigo) furono costruite piccole gallerie
sotto il terrapieno stradale o della linea ferroviaria. Tali gallerie sono
larghe poco più di 1 m, alte 1,80 - 1,90 e si addentrano per circa 8 m .
Parete e soffitto sono in calcestruzzo; sono collegate con camminamento
ad una ridotta o fortino antistante, pure in calcestruzzo, addossato al
terreno e con feritoia volta al fiume e così pure collegate alla prima linea
di camminamenti. Mentre la prima linea di camminamenti corre a poca
distanza dal letto del Ticino, una seconda linea è costruita ed in alcuni
tratti in via di ultimazione, sul costone della vallata del Ticino, oppure
parallela alle ripe dei canali utilizzando le alture limitrofe. Questa
seconda linea da Oriono a Golasecca consta di trincee anticarro ad
angolo spigolo sempre volto ad occidente oppure rettangolari ed a
postazioni circolari per armi leggere. A Golasecca si inizia la linea di
camminamenti come quelli già descritti, con relative postazioni, bunker,
ossevatori,ecc. Da Golasecca fra Coarezza e Somma Lombarda,
costeggia la strada Somma - Vizzola, poi fiancheggia il canale Villoresi
sino a Tornavento, quindi corre parallela al Naviglio Grande sulla sua
sponda sinistra sino a Ponte Nuovo di Magenta, per poi passare sulla
sponda destra ed allontanarsi alquanto dal Naviglio Grande sino ad
Abbiategrasso e Morimondo, fiancheggia la strada Morimondo - Besate
per avvicinarsi al corso del fiume per proseguire per Torre d'Isola e
quindi Pavia. Questa seconda linea ha maggior importanza come
posizione dominante sfruttando il costone della vallata del Ticino e le
buone possibilità del canale Villoresi, del Naviglio Grande e di quello di

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Bereguardo come fossati anticarro. Nei tratti in cui la linea si avvicina
molto alla prima questa è formata da trincee anticarro, è stata costruita
una terza linea di camminamento (tratto tra Vizzola e Turbigo) pare si
intendano fare lavori di camminamenti ed opere in calcestruzzo".

L'ultimo rapporto di questa serie in data all'11 aprile 1945 [27] segnalava
la partenza del presidio del campo di aviazione di Cameri e la sua
sostituzione con reparti di fanteria tedesca destinati a difendere la linea
del Ticino.

Nonostante i preparativi fatti questo sistema difensivo non venne mai


impiegato, data la situazione di netta inferiorità delle truppe germaniche
dopo l' entrata delle truppe alleate nella Pianura Padana.
Tutti i progetti predisposi per una estrema difesa non vennero attuati ed
al posto di un ripiegamento ordinato su nuove linee arretrate avvenne
una rapida resa delle forze combattenti via via che queste venivano
raggiunte dall'avanzata alleata, o sopraffatte dalle forze della Resistenza.
E con il 25 aprile 1945 si chiuse il più drammatico capitolo della storia
moderna.

NOTE
1) L'Organizzazione Todt realizzò nella seconda metà degli anni Trenta il
Westwall o Linea Sigfrido e nel corso del secondo conflitto mondiale il
Vallo Atlantico e l'innumerevole serie di linee difensive utilizzate
dell'Esercito tedesco in larga parte dell'Europa.

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2) Per la storia del Westwall si veda "Storia delle fortificazioni moderne"
di Ian Hogg, Novara 1982 ed anche C. A. Clerici e V. Giardinieri, "La
Linea Sigfrido", in Panoplia, luglio - settembre 1993.
3) Rochat G., Santarelli E., Sorcinelli P. "Linea Gotica 1944, eserciti,
popolazioni ,partigiani", Milano 1986.
4) Particolarmente note e descritto in numerose pubblicazioni le vicende
culminate con la distruzione dell'abbazia di Montecassino
5) Secondo la terminologia militare si definisce "campale" ogni
fortificazione avente caratteri provvisori, costruita prevalentemente con
terra e legname; può essere realizzata direttamente dalle truppe
combattenti, sul campo di battaglia.
Si definisce permanente la fortificazione costituita da strutture in
calcestruzzo o metalliche o ricavate in roccia ,in zone di previsto contatto
con il nemico.
6) I.Schuster, "Gli Ultimi Tempi di un Regime". Milano 1946. Ed. La Via.
7) Numerosi rapporti informativi partigiani sulla Linea Veneta sono
contenuti nel volume di V. Fornaro, "Il servizio informazioni nella lotta
clandestina Gruppo Montezemolo". Ed.Domus, 1945 Milano.
8) C. A. Clerici "Il Ridotto Alpino", in bollettino del Gruppo di Studio delle
Fortificazioni Moderne, settembre - ottobre 1993.
9) La questione del Ridotto Alpino repubblicano è stata affrontata da
numerosi autori nel dopoguerra. Alcuni hanno perfino messo in dubbio
l'esistenza di questo progetto. Fra i vari studi pubblicati sull'argomento il
più obiettivo e completo è senz'altro quello di A. M. Fortuna, "Incontro
all'arcivescovado". Firenze 1971. Ed. Sansoni.

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Recenti ricerche che il Gruppo di Studio delle Fortificazioni Moderne di
Milano ha compiuto per verificare l'esistenza di testimonianze di questi
lavori difensivi hanno permesso di rinvenire i resti di numerose
fortificazioni, di tipo permanente, realizzate in Valtellina fra il 1944 ed il
1945.
Particolarmente degno di rilievo è lo sbarramento di San Giacomo (So),
costituito da un fossato anticarro, alcune casematte in cemento armato e
numerose gallerie nella roccia.
Per una descrizione delle opere fortificate di questa località si veda C. A.
Clerici, "Il ridotto Valtellinese" in Notizie ai soci, bollettino d'informazione
del Gruppo di Studio delle Fortifica zioni Moderne n°13, novembre -
dicembre 1993.
[10] In V. Fornaro, op. cit. [11] Rapporto n.44 del 20 ottobre 1944
[12] Rapporto n.61 del 29 nov.1944.
[13] Rappporto n°65 del 5 dic.1944
[14] Rapporto n.89 del 6 gennaio 1944
[15] Rapporto n.94 del 16 gennaio 1945
[16] Rapporto n.95 del 20 gennaio 1945
[17] Rapporto 101 del 13 gennaio 1945.
[18] Rapporto n.120 del 17 marzo 1945
[19] Rapporto n.152 del 25 aprile 1945
[20] Rapporti informativi del Corpo Volontari della Libertà, conservati
presso l'Istituto per la Storia della Resistenza di Novara.
[21] Rapporto del 3/3/45
[22] Rapporto del 13/3/45
[23]Rapporto del 22 marzo 1945 (Prot. n°327)

17
[24] 25 marzo 1945 (prot.n°334)
[25] 5 aprile 1945 (prot.n°355), intitolato "Notizie militari varie 4/4/45".
[26] Bollettino C.I.P. del C.V.L. in data 12 aprile 1945.
[27] Relazione 11/4/1945 Prot.n°366, Cameri 9/4/45.

BIBLIOGRAFIA
-L. Klinkhammer "L'occupazione tedesca in Italia", Bollati Boringhieri,
1993 Torino.
-A. Migliari, "Tra resistenza e Servizi Segreti". Centro Studi Partigiani
Autonomi. Torino 1985
-A. S.Milward "L'economia di guerra della Germania". Milano,Ed. Franco
Angeli, 1987.
-R. Rolf e P. Saal "Fortress Europe", Airlife Pub., 1988, Shrewsbury.
-P. Romualdi "Fascismo repubblicano" a cura di Marino Viganò. Milano
1992.
-F.Saidler "Die organization Todt" Bernard & Graefe Verlag, Koblenz,
1987.
-N. Thomas, C. C. Jurado, S. Mc Couaig "Wehrmacht auxiliary forces",
Osprey Military, 1992 London.

Chiunque potesse collaborare alla schedatura delle fortificazioni della linea del Ticino ancor
oggi esistenti può inviare segnalazioni o fotografie al Centro Studi Storia e Tecnica Militare
di Milano, all’attenzione del dott. Carlo Alfredo Clerici, Via Paolo Sarpi 1, 20154 Milano.

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