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SENSO FRA NOVELLA E PELLICOLA

Affinità tra le vite degli Artisti


I due artisti anche se sono vissuti a più di un secolo di differenze si accomunano per analoghe idee
e pensieri. Entrambi erano più inclini ad una politica progressista e riformista. Entrambi vivevano in
periodi caratterizzati da ipocrisia, falsità e repressione delle idee. Infatti sia nel regime fascista che
nella società borghese i codici comportamentali erano imposti con fermezza ed entravano prepotenti
nella sfera privata del singolo. Luchino Visconti ebbe un’adolescenza da ribelle e si trasferì in
Francia dove entrò in contatto con molti esponenti della cultura più progredita.
“Furono proprio il mio soggiorno in Francia e la conoscenza di un uomo come Renoir che mi
aprirono gli occhi su molte cose. Capii che il cinema poteva essere il mezzo per avvicinarsi a certe
verità da cui eravamo lontanissimi, specialmente in Italia. […] Il gruppo di Renoir era schierato
nettamente a sinistra e Renoir stesso, anche se non era iscritto, era certamente molto vicino al
partito comunista. In quel momento ho veramente aperto gli occhi: venivo da un paese fascista
dove non era possibile sapere niente, leggere niente, conoscere niente, né avere esperienze
personali. Subii uno choc. Quando tornai in Italia, ero veramente molto cambiato”.
Camillo Boito appartenendo alla corrente della scapigliatura ne abbracciava gli ideali e i temi
dualisti aperti ad argomenti raccapriccianti, però si concentrò su quello versatile della bellezza che
trattò in molte delle sue le sue forme come per esempio l’arte figurativa, la bellezza femminile. Ma
al di sotto di questa facciata colse istinti malati, impulsivi, turpi e immorali. Insomma i temi della
bellezza sono assolutamente inediti e intrisi dello spirito della scapigliatura. Anche Visconti nei suoi
film propose allo spettatore contenuti nuovi e innovativi, questi erano il sangue, il sesso, la
passione, il delitto e l’incertezza esistenziale. Visconti fu il padre del neorealismo cinematografico e
Boito fu realista in quanto scapigliato.

Impronta del regista e dello scrittore nell’introdurre la loro opera


Nel film Senso il regista mantiene la storia di passioni e di morte, ambientata durante il periodo
risorgimentale, che racconta il libro e la rende allo spettatore con gli schemi caratteristici del
melodramma, per esempio i sentimenti espressi dalle composizioni di Verdi si addicono ad una
storia che ha sullo sfondo guerra e ribellione, ma è anche una storia d’amore e sofferenza e il
melodramma carica i protagonisti d’istinti e rabbie esasperate, ponendo però in contrasto i ruoli
come quello di Franz bello e dannato. Inoltre nella pellicola si ritrova la riprovazione verso una
politica d’imposizione come quella austriaca, infatti Visconti (che aveva vissuto sotto il regime
fascista) rende il dramma ancora più intriso di dolore inserendo la guerra tra italiani e stranieri
(battaglia di Custoza), ma allo stesso tempo esalti gli ideali di patriottismo e la figura dei martiri per
la libertà. Infatti Livia nel film si proclama una vera italiana. Invece nella novella in Livia si ritrova
inizialmente il riflesso della scapigliatura (pag 22). Sia nel film che nel libro si trova il riflesso
ideale dell’artefice, da un lato Livia incarna aspetti della scapigliatura come la dissacrazione della
memoria dei santi, dall’altro Livia diventa un orgogliosa partigiana.

La bellezza della protagonista tra libro e film


Livia in entrambe le trattazioni, sia in quella cinematografica che in quella scritta è una donna che
sta vivendo nel suo fiorire il momento di suprema bellezza. Nello specchiarsi nel libro Livia è
leggermente ossessionata dalla morte: “Lo spavento della vecchiaia” “Trentanove anni!...temevo
nello scrivere questa orribile cifra.” Invece a questo tormento tipico delle questioni scapigliate
Visconti non si richiama e nella pellicola mette in risalto, oltre che la profonda autostima della
protagonista, la sua personalità borghese che cita anche Boito. La donna borghese del tempo poteva
permettersi di avere amanti e corteggiatori, si teneva sempre curata, ordinata, curate si differiva
delle “donne facili” che si distinguevano soprattutto per la loro trascuratezza, entrambe queste
figure erano simbolo di degrado sociale del tempo. “La mia corte si componeva in massima parte
di ufficialetti e di’impiegati tirolesi piuttosto scipiti [ispidi] e assai tronfii [gonfi di superbia].”
L’incontro
Il personaggio di Livia prova sentimenti duali verso il biondo ufficiale nel confronto tra libro e
pellicola. Differisce il loro primo incontro non solo per l’ambientazione, ma soprattutto per i moti
dell’animo della protagonista; Visconti conferisce a Livia sentimenti d’odio e di ostilità verso Franz,
ella era in collera con lui per l’arresto di suo cugino, ma la relazione finirà per capovolgersi. Invece
Boito mette subito in primo piano l’attrazione passionale che Livia nutre per la figura del vizioso
ufficiale ricca di virilità: “Avrei dato non so che cosa per poterlo veder, tanto m’attraevano l’agilità
e la forza.” (p29). Ma anche se i sentimenti di Livia sono opposti nelle due presentazioni c’è un
elemento comune nel rapporto tra Franz e Livia, poiché sia il regista che lo scrittore fanno notare
allo spettatore l’aspetto duale di Franz: bello ma pusillanime. Questa tratto dell’animo di Franz
emerge quando in due diverse scene e ambientazioni il militare viene sfidato a duello, in entrambi i
casi dimostra intensa codardia e presunzione (pag 26).

Il marito di Livia
Questa figura “violenta verso i timidi e paurosa in faccia ai potenti” diventa incarnazione di tutta
l’ipocrisia e dell’interesse personale tipico della società borghese che seppure celebrasse il codice
del perbenismo e il matrimonio era infetta di contraddizioni e falsità. Infatti nello scritto di Boito il
conte viene presentato come un vecchio “porco” felicemente sposato che però non rinuncia a piaceri
come le “donne facili” e i casinò. Invece nel film il marito di Livia è soprattutto incarnazione di
pregiudizi e sfiducia verso i patrioti, poiché egli preferisce assecondare e inginocchiarsi allo
straniero per preservare la sua posizione adagiata. Per suo marito Livia prova un sentimento duale
vuole allo stesso tempo liberarsene e stargli vicino per sfruttare i benefici e le ricchezze derivanti
dalla loro relazione.

Avversione o amore?
Seppure nella trattazione scritta Boito non presenti l’aspetto di Livia intriso di patriottismo, accenna
però al lieve dispiacere che ella prova quando lo sente insultare e disprezzare i veneziani, questo
dispiacere nella pellicola diventa inizialmente forte dissenso per l’arresto del cugino, ma
successivamente Livia sente che prova piacere nel sentirlo parlare e averlo vicino e il sentimento
negativo che inizialmente provava muta in legame amoroso indissolubile [ella per mantenere saldo
questo legame si troverà costretta a tradire il suo ideale].

Gelosia
La gelosia che prova Livia sfuma di significati tra novella e film, è molto più intensa nella prima
trattazione in quanto Boito attraverso la figura della protagonista anticipa il delitto, invece nel film
il regista sfrutta la potenza del colpo di scena per coinvolgere al massimo lo spettatore e per rendere
il dramma finale ancor più devastante e lacerante. Infatti Visconti non anticipa la figura viziata di
Franz, invece Boito attraverso i pensieri di Livia ci dipinge un amante infedele, disonesto, sfrontato
e tutti questi aspetti ne esaltano una dimensione energica e misteriosa e prenderanno il sopravvento
per culminare alla fine della novella.

L’atrocità della guerra


Livia sia in Boito che in Visconti rifiuta la figura dell’eroe: “Se mi avesse chiesto: «Vuoi che
Remigio diventi Leonida?» avrei risposto: «No». Che cosa mi doveva importare dell’eroe? Anzi la
perfetta virtù mi sarebbe parsa scipita [ispida] e sprezzabile al paragone de’ suoi vizi.”
Inoltre sia nella pellicola che nella novella il regista, da un lato, e lo scrittore, dall’altro, comunicano
il loro sentimento di ripudio e sprezzo verso la guerra poiché entrambi ritengono insensata e un
germe insanabile dei governi a cui appartengono. Nello spezzone di film Franz anticipa a voce tutte
le atrocità della guerra che Visconti renderà allo spettatore in modo molto reale nelle scene della
battaglia di Custoza. Si ritrova una nota del realismo anche in Boito che ci mostra come la società
del tempo allo stesso tempo celebri [imperialismo] e neghi [i giornali si contraddicono ai fatti] la
guerra. [la celebrazione e l’atrocità della guerra sono presenti anche nelle parole di Franz]

Il riluttante sacrificio d’amore


Questa scena diventa molto più forte nel film che nel libro poiché Livia tradisce tutti gli ideali
patriottici che a lungo aveva sostenuto e spinge Franz a compiere un’azione spregevole, nella
novella invece è Franz che sollecita Livia a dargli gioielli e diademi che tanto le stavano bene per
poter pagare i medici e fingersi malato. In entrambe le situazioni Franz si entusiasma ed eccita di
fronte alla vista del denaro e nel film il suo viso si copre d’un ghigno avido, invece nella novella
l’ufficiale è molto più schietto nella richiesta, in entrambe le trattazioni Franz finisce col non
provare rimorso ma brama di denaro che diventerà poi sinonimo di piaceri carnali. Nell’animo di
Franz non c’è né una sfumatura rimorso né di pentimento. Avaria e profitto sono due temi attecchiti
nella società borghese e Boito li inserisce nel dannato animo di Franz per dimostrare come possano
essere fautori di degrado. In questa scena si nota come i personaggi stiano correndo verso il dramma
finale e nel film in particolare la vicenda si fa più tragica in quanto nella figura di Livia sta
subentrando la pazzia alimentata dalla sua scelta squilibrata.

Il realismo della guerra


La trattazione del tema della guerra su pellicola e nella novella diventa realista in quanto la guerra
viene resa come realmente si presenta agli uomini, cioè un germe miserabile intriso di crudeltà e
travaglio. Alla luce delle citazioni si dimostra come Boito risenta della classe scapigliata alla quale
appartiene poiché non parla solo di bellezza e dannazione, ma dilata il poetabile [temi crudi] a temi
raccapriccianti come violenza e morte. Visconti ci mostra la battaglia di Custoza in tutta la sua
crudezza, e presenta sconfitta come se quasi fosse effetto del mancato appoggio di Livia, questo
rende lo strazio della protagonista ancora più lacerante.

Il dramma finale
Il dramma viene accentuato da Visconti nella pellicola che oltre a renderlo suggestivo musicalmente
lo rende più lacerante per la protagonista in quanto viene insultata e disprezzata direttamente. Franz
nel film diventa emblema della scapigliatura in quanto cerca di distaccarsi dalla sua posizione di
disertore cercando l’ebbrezza alcolica e perdendosi nei paradisi artificiali dell’alcool e ai piaceri
carnali. Sia nella pellicola che nel libro Livia prova un’ondata di lacerantissimo dolore sentendosi
sfruttata e amata per il denaro, il dolore la porta a pensare ad un’atroce vendetta. L’atto che compie
è ignobile poiché è una forma indiretta di assassinio, sia nella novella che nel film la figura del
generale fa notare che ciò che sta compiendo è delitto. La novella di Boito si conclude con la
catarsi, attraverso la figura dell’avvocatino avviene lo scioglimento del dramma.