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IL PROCESSO CUMULATO Il processo cumulato, regolato dall'art. 31 e ss. c.p.c.

, (che si contrappone al processo semplice) pu essere soggettivamente cumulato, quando allo stesso partecipano pi parti, oppure oggettivamente cumulato, quando sussistono pi azioni sostanziali all'interno del medesimo processo. IL PROCESSO OGGETTIVAMENTE CUMULATO L'art. 40 c.p.c., il cui scopo quello di favorire le cause simultanee, disciplina il fenomeno della connessione quando pi cause connesse pendano dinanzi a uffici giudiziari diversi. Questo articolo in funzione del principio di economia processuale, per evitare la presenza di diversi giudicati. Se queste cause vengono congiuntamente proposte, tale norma non si applica per evitare problemi di competenza. Nel caso in cui, invece, diversi processi pendano davanti allo stesso ufficio giudiziario, verr eseguita la riunione ai sensi del 274 c.p.c.. Le condizioni affinch si possa realizzare il simultaneus processus (ovvero la connessione tra cause) sono sancite al comma 2 dell'art. 40 c.p.c.; innanzitutto la questione deve essere eccepita (rilevata) dalle parti o dal giudice non oltre la prima udienza. Inoltre, tra le due cause connesse non vi deve essere una differenza temporale eccessiva (per esempio, meglio evitare la riunione se una delle cause si trova in fase avanzata di istruzione: in tal caso, il simultaneus processus finirebbe per essere addirittura controproducente. Quando vi sono queste condizioni si procede alla riunione per connessione dinanzi al giudice dinanzi al quale pende la causa principale, purch sia competente anche per la causa accessoria; questo quanto sancito dall'art. 31 c.p.c.. Cause accessorie. La domanda accessoria pu essere proposta al giudice territorialmente competente per la domanda principale affinch sia decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per valore, la disposizione dell'art. 10, secondo comma. L'art. 40 affronta poi un problema rilevante: l'ipotesi per cui le diverse cause possano essere assoggettate a diversi riti; il comma 3 sancisce che normalmente prevale il rito ordinario, salva l'ipotesi in cui una di esse debba essere trattata con il rito del lavoro. Questo prevale su tutti i riti speciali! Art. 40 comma 3: Nei casi previsti negli articoli 31, 32, 34, 35 e 36, le cause, cumulativamente proposte o successivamente riunite, debbono essere trattate e decise col rito ordinario, salva l'applicazione del solo rito speciale quando una di tali cause rientri fra quelle indicate negli articoli 409 e 442. In particolare, il legislatore disciplina alcune ipotesi tipiche di cause connesse oggettivamente: cause accessorie (art. 31); cause di garanzia (art. 32); accertamenti incidentali (art. 34); eccezione di compensazione (art. 35); cause riconvenzionali (art. 36). Principio generale che tutte le cause connesse vengono trattate col rito ordinario, salvo che almeno una causa rientri tra quelle regolate dal rito del lavoro (art. 409) o di previdenza (art. 442) perch in tal caso tutte quante saranno trattate con questo rito.

In materia di connessione tra cause, una norma che assume rilevante importanza l'art. 33 c.p.c.: Cumulo soggettivo. Le cause contro pi persone che a norma degli articoli 18 e 19 dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, se sono connesse per l'oggetto o per il titolo possono essere proposte davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse, per essere decise nello stesso processo. Si tratta di una deroga alla competenza per territorio che si verifica solo se la connessione oggettiva: cio se le cause abbiano in comune petitum o causa petendi. In particolare, la norma si riferisce all'ipotesi in cui l'attore intenda proporre nei confronti di pi soggetti domande diverse ma tra loro connesse per il titolo (es.: domande contro pi debitori di un'obbligazione divisibile), per l'oggetto (es.: rivendica dello stesso bene nei confronti di pi compossessori) o per il titolo e per l'oggetto (es.: risarcimento del danno chiesto al conduttore e al proprietario di un autoveicolo). Da queste norme, deduciamo che oggetto del processo pu essere costituito da pi cause. Relativamente ad ogni causa il giudice, all'atto di citazione, deve verificare autonomamente la sussistenza dei presupposti processuali e delle condizioni dell'azione. Questo deve avvenire per ogni causa (in maniera autonoma). La sussistenza o l'insussistenza di un presupposto processuale rispetto a una delle domande non provoca alcun effetto sulla sussistenza delle altre domande. Ricordiamo poi, il principio di acquisizione, ovvero un principio generale dell'ordinamento in forza del quale i fatti dedotti dall'attore possono andare a beneficio del convenuto e viceversa. Es.: Tizio cita Caio in giudizio a seguito di un incidente stradale; Tizio chiede inoltre una perizia per l'accertamento delle effettive condizioni dell'incidente. L'esito della stessa pu produrre dei risultati che giovano al convenuto nonostante sia stata chiesta dall'attore. Inoltre, secondo questo fondamentale principio, tutto ci che acquisito nel corso del processo pu essere utilizzato in sede decisionale dal giudice. Articolo fondamentale l'articolo 34, anch'esso volto a favorire la trattazione congiunta di pi cause connesse (simultaneus processus): Accertamenti incidentali. Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti e' necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui. Tale articolo prevede 2 tipi di pregiudizialit: 1) La pregiudizialit tecnica: qualora vi sia un rapporto in forza del quale si hanno due situazioni sostanziali diverse, una delle quali dipende dallaltra. 2) La pregiudizialit logica: si verifica quando un diritto (=situazione sostanziale) costituisce, in realt, leffetto di un rapporto giuridico. In mancanza di una situazione non si ha la seconda, in quanto l'una lantecedente dellaltra. Per un certo periodo storico, la dottrina italiana ha considerato che nell'articolo 34 del c.p.c. si

esplicassero entrambe le ipotesi; oggi, per, il legislatore prende in considerazione la sola pregiudizialit tecnica, escludendo quella logica. Inoltre, vengono escluse anche le questioni di rito, poich lart. 34 fa riferimento alle sole questioni di merito. Normalmente, il giudice non tenuto a pronunciarsi sulla questione pregiudiziale ma solo sulla questione a lui proposta. Vi sono per dei casi in cui il giudice deve obbligatoriamente pronunciarsi anche sulla questione pregiudiziale con efficacia di giudicato. In tal caso, il giudice dovr verificare i presupposti processuali e le condizioni dellazione non solo sulla questione principale ma anche su quella pregiudiziale. Questo si ha in caso di: a) Richiesta delle parti: ogni parte pu chiedere laccertamento incidentale entro alcuni termini (attore: entro la prima udienza di trattazione; convenuto: deve notificare la risposta alla domanda di comparsa non oltre 20 giorni prima delludienza). Esempio tipico quello in cui il convenuto eccepisce per l'incompetenza per materia del giudice adito, manifestando, implicitamente, una volont diretta ad ottenere una pronuncia idonea al giudicato. b) Previsione legislativa: lesempio tipico lart. 124 c.c. per il quale il coniuge pu in qualunque tempo impugnare il matrimonio dell'altro coniuge; se si oppone la nullit del primo matrimonio, tale questione deve essere preventivamente giudicata. il caso in cui una delle parti del matrimonio (Caia) contrae nuovo matrimonio e laltro coniuge (Tizio) lo impugna sostenendone la nullit; allo stesso tempo Caia impugna il primo matrimonio sostenendone anchessa la nullit. Si tratta di una questione di pregiudizialit tecnica e la legge impone che essa venga decisa in sede di giudicato. Se non ci fosse lart. 124 c.c., il giudice dinanzi al quale pende la causa potrebbe non occuparsi della questione incidentale (cio limpugnazione da parte di Caia), ma solo di quella principale sollevata da Tizio. In questo modo non ci sarebbe una sentenza per la questione incidentale se questa non venga proposta separatamente in unaltra causa! Perci, in forza dellart. 124 c.c. la questione incidentale pu essere proposta allo stesso giudice adito per la questione principale; questo ha lo scopo di evitare contrasti di giudicati. Tornando allart. 34 c.p.c., la pregiudizialit tecnica pu creare problemi di competenza. Ovvero diversa competenza tra giudice adito per la questione dipendente e giudice adito per la causa principale. In questo caso, il primo giudice dovrebbe dichiarare la sua incompetenza e rimettere la questione al giudice superiore che tratter le cause simultaneamente. Se, per, la competenza risulta di un giudice inferiore, il giudice adito non dichiarer la propria incompetenza ma tratterr le cause presso di s. Ulteriore norma fondamentale lart. 35 c.p.c. il quale prevede l eccezione di compensazione; lart. 1241 c.c. la definisce come un evento estintivo delle obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro o beni fungibili. Perch si abbia compensazione necessario che i due debiti nascano da due rapporti giuridici autonomi. La compensazione ha effetto retroattivo: lart. 1242 c.c. recita che la compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro coesistenza. Esso afferma inoltre che il giudice non pu rilevarla di ufficio, ma essa deve essere chiesta dalle parti. Per questo motivo, leccezione si dice in senso stretto, mentre ad essa si contrappone leccezione in senso lato, la quale pu essere chiesta non solo dalle parti ma pu anche essere rilevata dufficio dal giudice. Si dice che la compensazione sia anche un'ipotesi di connessione bilaterale, in quanto l'esistenza di un credito estingue totalmente o parzialmente l'altro credito.

La compensazione un evento estintivo di tipo oneroso (poich si ha comunque il pagamento di un debito) e satisfattivo (poich da un lato viene meno il credito ma dallaltro si estingue anche il rapporto obbligatorio per il debito). Leccezione di compensazione , poi, uno strumento con il quale il convenuto chiede il rigetto della domanda dellattore, ma non ha lo scopo di ottenere una decisione sulla situazione sostanziale. Per questo motivo leccezione uno strumento di difesa del convenuto. In ambito di eccezioni dobbiamo ricordare un principio fondamentale: il principio della ragione pi liquida. Esso dispone che se il giudice ritiene fondata una delle diverse eccezioni proposte dal convenuto, pu rigettare la domanda dellattore sulla base di quella eccezione considerando assorbite tutte le altre. Esso si applica a tutte le eccezioni tranne quelle di compensazione. Art. 35 c.p.c.: Eccezione di compensazione. Quando e' opposto in compensazione un credito che e' contestato ed eccede la competenza per valore del giudice adito, questi, se la domanda fondata su titolo non controverso o facilmente accertabile, pu decidere su di essa e rimettere le parti al giudice competente per la decisione relativa all'eccezione di compensazione, subordinando, quando occorre, l'esecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione; altrimenti provvede a norma dell'articolo precedente. Affinch si abbia lapplicazione di tale norma sono necessari due presupposti: 1) E' necessario che il contro credito del convenuto sia superiore rispetto al credito fatto valere dallattore in giudizio ovvero che sia fuori dalla competenza del giudice adito. 2) E' inoltre necessario che il contro credito sia contestato. Quando si verificano questi presupposti e la domanda sia presentata su titolo non controverso o facilmente accertabile, la disciplina consente al giudice di scindere la decisione sulla domanda dalla decisione sulla compensazione; egli pronuncer una sentenza di condanna con riserva di eccezione (il convenuto paga il suo debito e poi si potr valutare il suo contro credito). In caso contrario il giudice rimette le questioni al giudice superiore, come da art. 34 c.p.c.. Lart. 35 dispone, inoltre, che il giudice pu subordinare lesecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione; questa deve essere depositata dallattore a favore del quale stata pronunciata la condanna del convenuto. Questo meccanismo ha lo scopo di garantire al convenuto il suo diritto alla compensazione qualora la sua eccezione venga accolta. L'articolo 36, invece, preso in considerazione poich si occupa del problema della domanda riconvenzionale nella misura in cui la stessa ecceda la competenza del giudice adito con la domanda principale. In relazione a questa norma esistono due teorie contrapposte: 1) Secondo Mandrioli la domanda riconvenzionale ammissibile solo se connessa alla domanda principale. Il giudice ai fini di accertare se la domanda riconvenzionale sia o meno ammissibile, deve verificare se il titolo relativo alla causa riconvenzionale connesso alla domanda principale; 2) Secondo Luiso e la giurisprudenza prevalente, invece, i criteri di ammissibilit della domanda riconvenzionale valgono solo se la domanda eccede la competenza del giudice adito. In caso contrario il giudice non deve accertare la connessione tra le domande ma decidere su entrambe. La norma prevede espressamente che la decisione sulle cause riconvenzionali avvenga ad opera del giudice competente per la causa principale, purch non ecceda la sua competenza per materia e per

valore; in questultimo caso la domanda attorea dovr essere rimessa al giudice superiore, ancora una volta, come previsto dagli articoli 34 e da 35 c.p.c., con lo scopo di tutelare il simultaneus processus e di fare in modo che le cause connesse siano trattate congiuntamente nel rispetto del principio di economia processuale. Art. 36 c.p.c.: Cause riconvenzionali. Il giudice competente per la causa principale conosce anche delle domande riconvenzionali che dipendono dal titolo dedotto in giudizio dall'attore o da quello che gi appartiene alla causa come mezzo di eccezione, purch non eccedano la sua competenza per materia o valore; altrimenti applica le disposizioni dei due articoli precedenti. Possiamo sottolineare che il convenuto pu proporre sia la domanda riconvenzionale che leccezione riconvenzionale. Con la prima chieder al giudice una sentenza; con la seconda chieder, invece, al giudice di rigettare la domanda attorea. [Con il termine CAUSA riconvenzionale si fa riferimento alla connessione tra la domanda originaria e quella riconvenzionale, ovvero al CONENUTO; con il termine DOMANDA riconvenzionale si fa riferimento al mezzo grazie al quale possibile far valere in giudizio la causa riconvenzionale.]