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Convegno annuale AIC, Salerno, 23-24 novembre 2012 Costituzionalismo e globalizzazione

PASQUALE COSTANZO IL FATTORE TECNOLOGICO E LE SUE CONSEGUENZE Questo distruggerebbe il nostro lavoro. Non si pu immaginare uno strumento pi pericoloso al servizio della cospirazione e della controrivoluzione: (Stalin, opponendosi al progetto di Trotskij dinstallazione di una rete telefonica in Russia) Lunico legittimo obiettivo del governo e della tecnologia di servire la gente, e non linverso (Rebecca MacKinnon) Tutto ci che possibile sar realizzato (Prima legge della tecnologia di Dennis Gabor) SOMMARIO: 1. Dallhomo sapiens allhomo technologicus. 2. Il progresso tecnologico e le metamorfosi dello Stato vestfaliano. 3 Lo Stato contemporaneo tra atemporalit e deterritorializzazione tecnologica. 4. Governance globale e governance tecnologica. 5. Blackberry vs. servizi segreti. 6. Internet tra governance globale (sotto tutela americana) e regolamentazione internazionale. 7. Verso una coscienza costituzionalistica globale (il ruolo della Rete). 8. Le reti informative e la riconfigurazione dello Stato nazionale (i cittadini nella societ 2.0). 9. Autonomia assiologica del costituzionalismo e ruolo della tecnologia globale. 10. Il fattore costituzionalistico e le sue conseguenze. 1. Dallhomo sapiens allhomo technologicus. Lambito proprio di questintervento va specificamente individuato nei fenomeni legati alla tecnologia o, meglio, al ruolo catalizzatore della tecnologia medesima rispetto ai processi evolutivi interessati dai due fattori che rappresentano i confini del nostro orizzonte tematico, ossia il costituzionalismo e la globalizzazione. In questa sorta di triangolazione, le direttrici di ricerca risultano molteplici, potendosi, ad esempio, indagare sul tipo di globalizzazione favorito dalla tecnologia o, invece, chiedersi se e in che senso possa parlarsi di un costituzionalismo globale; per non dire della pregiudiziale questione circa la possibilit stessa di definire univocamente la globalizzazione1. Per quanto qui, per, pi da
Testo provvisorio. Indubbiamente la globalizzazione (il lemma attribuito alla penna di TH. LEVITT, The Globalisation of markets, in Harward Business Review, 1983, 92 ss.) attuale ha dei precedenti: ci che per appare particolarmente inedito la straordinaria combinazione di globalizzazioni diverse quali quella della finanza, del commercio e della comunicazione, ciascuna delle quali ha vissuto fino ad un certo momento una storia propria. Se si prescinde dalla globalizzazione indotta dalle scoperte geografiche a partire dal XV secolo, la cronologia delle globalizzazioni prende normalmente le mosse dalla loro prima manifestazione moderna di natura commerciale, tra il 1870 e il 1914: qui il riferimento teorico pu per essere collocato assai prima ed individuato nella pubblicazione dello studio di David Ricardo, On the Principles of Political Economy and Taxation nel 1817, dove venne, tra laltro, enunciata la teoria dei vantaggi comparati secondo cui il libero scambio commerciale si sarebbe rivelato mutualmente vantaggioso per i Paesi che
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vicino interessa e mantenendosi come baricentro il fattore tecnologico, sembrerebbero, le seguenti tre, le combinazioni pi pertinenti dellindagine: I. la prima abbina costituzionalismo e governo della tecnologia, rimandando alle fondamentali questioni del rapporto tra scienza e istituzioni politiche, e, in particolare, al tasso di costituzionalismo insito nelle scelte di carattere tecnologico; II. la seconda accosta costituzionalismo e tecnologia nellarte di governare, invitando alla riflessione su quali strumenti e con quali accorgimenti sia possibile, quando non necessario, nella prospettiva della manutenzione del costituzionalismo, rendere i riti dellapparato pi adeguati ai ritmi di una societ civile tecnologicamente avanzata; III. la terza collega, infine, il costituzionalismo alla dimensione tecnologica, intendendo indagare sulle riconfigurazioni che la gi sfaccettata dimensione del costituzionalismo sta subendo per effetto del progresso tecnologico di portata globale. Pur parendoci che sia questultima combinazione a fornire la traccia che ci si chiede qui di seguire, sembra opportuno avvertire che, data la loro forte imbricazione, anche le altre due potranno essere in certa misura percorse. Per altro verso, solo eventualmente si coltiver una prospettiva dogmatica (anche se naturalmente non signora lestremo interesse di uninvestigazione sulle interazioni tra tecnologia e assetto delle nostre istituzioni politiche e giuridiche). Non potrebbe, inoltre, escludersi qualche sovrapposizione con le altre relazioni, ragion per cui si chiede sin dora
lavrebbero praticato. La prima stagione di liberalizzazione degli scambi si sarebbe verificata a partire dal 1880, favorendo altres la rivoluzione industriale (si rammenti come il periodo fu contrassegnato anche dal colonialismo e da intense ondate migratorie). Tale stagione, gi oscurata dal prevalere dei nazionalismi, venne bruscamente interrotta dalla prima Guerra mondiale, senza che successivamente si ritrovasse la precedente apertura internazionale e dando, anzi, materia di studio a John Maynard Keynes, che, nel famosissimo The Economic Consequences of the Peace del 1919, preconizz le conseguenze disastrose che sarebbero occorse a causa del rigore usato dai vincitori a Versailles nei riguardi della Germania. Diverso fu, pertanto, l atteggiamento adottato dopo la Seconda Guerra mondiale, allorch a Bretton Woods fu allestito un nuovo ordine mondiale legato al dollaro e propizio ad una seconda grande liberalizzazione economica, anche se, per vero, sostanzialmente ancora circoscritta all ambito dei blocchi nazionali gravitanti intorno agli Stati Uniti, allEuropa e al Giappone. , infatti, a partire dagli anni 70 che, anche sotto la spinta di eventi deregolativi di carattere internazionale come la fine del sistema di Bretton Woods e il cd. shock petrolifero, ci si avvia verso unapertura crescente alla circolazione delle merci e dei capitali (terza grande globalizzazione anche per la successiva fine del mondo bipolare) che finir per penalizzare l incremento di ricchezza a scapito dei salari e della spesa pubblica e per emarginare ( il momento della Scuola di Chicago) il ruolo degli Stati, cos come concepito dalla teoria economica keinesiana. A questo nuovo scenario, peraltro, vengono forzosamente associati i Paesi del cd. Terzo Mondo sulla base del cd. Consensus di Washington negli anni 90, mentre il nuovo millennio si apre con una prima crisi borsistica negli Stati Uniti nel 2001 (quasi in contemporanea con il tragico attacco terroristico dell 11 settembre). A partire, poi, dal 2008 la globalizzazione economica comporter anche la drammatica globalizzazione della seconda grande crisi di inizio secolo caratterizzata da recessione, decadenza del debito sovrano ed incertezze sulla tenuta delleuro. Per alcuni approfondimenti del fenomeno della globalizzazione (o mondializzazione, secondo il termine preferito da alcuni Autori) e per unanalisi dellincidenza di questultima sulla sovranit dello Stato, nella dottrina costituzionalistica italiana, cfr., in particolare, U. ALLEGRETTI, Diritti e Stato nella mondializzazione, Troina (Enna), 2002, specie p. 14 ss. e A. BALDASSARRE, Globalizzazione contro democrazia, Roma-Bari, 2002, specie p. 3 ss. Nella letteratura straniera, in prospettiva filosofica e sociologica, si segnalano sul tema i fondamentali scritti di J. HABERMAS, La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia, Milano, 2002, specie p. 38 ss.; di U. BECK, Che cos la globalizzazione? Rischi e prospettive della societ planetaria, Roma, 2002, specie p. 13 ss.; di O. HFFE, La democrazia nellera della globalizzazione, Bologna, 2007, specie p. 13 ss.; nonch di Z. BAUMAN, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Roma-Bari, 2010, specie p. 3 ss.

venia, con lauspicio, tuttavia, che una tale eventualit possa contribuire ad articolare meglio la complessiva indagine. Poich , infine, prudente, pur nellambito di una circoscritta analisi, procedere per gradi, sembra imprescindibile una preliminare messa a fuoco della nozione stessa di tecnologia, o forse meglio, considerata la variabilit dei contenuti di tale nozione non solo nelle diverse lingue2 ma nello stesso lessico di casa nostra, la stipula di un suo particolare significato, avuto ovviamente e decisivamente riguardo al nostro ambito discorsivo. Laccezione probabilmente pi conferente parrebbe, allora, suggerita dalla flessione del lemma come insieme delle metodiche e delle pratiche sviluppate a partire da presupposti di carattere scientifico. La formula evidenzia subito, per, una stretta interdipendenza con altri concetti finitimi da cui risulta conveniente distanziarlo proprio ai fini che qui rilevano. Il riferimento pi immediato alle nozioni di scienza e tecnica, le uniche tra laltro, note al nostro testo costituzionale fino alla revisione del 2001, che, allart. 117, 3 comma, nel catalogo delle competenze legislative concorrenti, ha inserito, per la prima volta, lespressione ricerca scientifica e tecnologica3. Circostanza, questa, che trova un immediato, ma strutturalmente diverso, precedente nella Carta dellUnione europea dei diritti fondamentali medesimi, laddove si ragiona

Cfr. in http://www.tecnologos.it/index.php?option=com_content&view=article&id=216:guardando-al-significatodi-qtecnologiaq&catid=83:01a&Itemid=95. 3 Oltre a questi aspetti attinenti al riparto delle attribuzioni legislative tra Stato e Regioni, possono citarsi altre previsioni quali quelle recate in materia di salute, ambiente, trasporti ed energia dal medesimo comma e dalle lett. d), r), e s) del precedente comma dellart. 117 Cost. Una precisa responsabilit dello Stato nella materia sembra discendere dallart. 9 Cost., non casualmente ricompreso tra i principi fondamentali. Responsabilit suscettibile, peraltro, di un respiro internazionale, se si concorda sul fatto che collaborazioni e trasferimento tecnologici, ed, in primo luogo, le organizzazioni internazionali in proposito costituite possano essere considerati tra gli strumenti di promozione della pace e della giustizia tra le Nazioni di cui si occupa l art. 11 Cost. Le principali linee direttrici dell impegno pubblico nel settore suggerite dalla Costituzione emergono, poi, guardandosi allo sviluppo tecnologico come: a) componente essenziale del lavoro, tutelato specificamente dallart. 35, 1 comma, Cost.; b) ambito di svolgimento delliniziativa economica privata riguardata dallart. 41 Cost.; c) obiettivo da proteggere, a tenore dellart. 42, 2 comma, Cost., specie nelle forme brevettuali; d) strumento di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, di cui ragiona l art. 3, 2 comma, Cost. (si pensi, esemplarmente, alle problematiche dell accessibilit al web o del cd. digital divide o alla possibile configurazione del godimento di una determinata tecnologia come un livello essenziale); nonch, finalmente, e) oggetto di espressa tutela costituzionale ex art. 9 Cost., tanto da aver dato spunto alla formulazione della nota tesi della libert privilegiata di S. Fois rispetto allordinaria manifestazione del pensiero. Sotto questultimo aspetto, tra laltro, non chi non veda le rischiose implicazioni di un inadeguata apertura ordinamentale agli esiti della tecnologia globale, causata da chiusure preconcette orientate da fattori ideologici, religiosi o di opportunit politica che nulla hanno a che fare con l atteggiamento razionale e libero che proprio del metodo sperimentale e della ricerca scientifica (ad es., nel campo dellingegneria genetica, delle tecniche di diagnosi preimpianto per la fecondazione assistita o dellutilizzazione delle cellule staminali). Sono, per converso, evidenti gli effetti positivi della penetrazione tecnologia nellordinamento interno, tale da illuminare sulle forme e gli esiti raggiunti dalla scienza e dalla tecnologia globali, contribuendo a demistificare forme assolute di gestione del potere a favore di quella societ aperta preconizzata da K. Popper. Sulla libert della scienza come indicatore di salute democratica, imperdibile il contributo di G. CORBELLINI, Scienza quindi democrazia, Torino, 2011 (per lA. addirittura la manipolazione e la censura della scienza sarebbero parte integrante del processo di declino civile ed economico del nostro Paese).

della necessit di rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell evoluzione della societ, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici4. Comunque sia, mentre la scienza, in base ad una tradizione semantica che prende avvio con Galileo e si stabilizza, pu dirsi, con lEncyclopdie5, designerebbe un particolare sistema di conoscenze, fondato su principi e leggi stabiliti con il rigore della matematica e in base allosservazione dei fatti, la tecnica (sovente significativamente associata al termine arte) farebbe piuttosto riferimento ai procedimenti che occorre utilizzare in maniera metodica per conseguire un dato obiettivo. Ora, se si confrontano tali concetti, ci si accorge di come, rispetto alla scienza, difetterebbe nella tecnologia la purezza data dal disinteresse per potenzialit applicative e ricadute economiche dei risultati conseguiti; laddove, nei riguardi della tecnica, si avrebbe, invece, il surplus costituito dalla teorizzazione delle regole che presiedono e spiegano quel savoir faire o know-how che consente una certa trasformazione del mondo. Si tratta vero di definizioni dai confini sottili e probabilmente contestabili, ma sembra opportuno qui provvisoriamente appagarsene, notando, tra laltro, come la tecnologia, cos concepita, si riveli, pi della scienza, idonea a subire gli influssi di un potere decidente a proposito delle scelte da operarsi. Del resto, in questa direzione, per indugiare ancora sul piano lessicale, che invalso, a partire dagli anni 70, il termine tecnoscienza, per indicare la preordinata funzionalizzazione della scienza al reperimento di soluzioni tecniche profittevoli sotto il profilo economico e caratterizzate sia da una mobilit continua del confine tra ricerca di base e ricerca applicata, sia dalla convergenza di diversi settori di ricerca6. Una sfera, dunque, quella tecnologica, suscettibile desser messa al servizio dei decisori, tanto che non pu sorprendere che, in un passo del Capitale, ci si imbatta nella proposta dintrodurre linsegnamento della tecnologia nelle scuole del popolo7. nota, del resto, la pi recente sollecitazione a contrastare la cd. tecnocrazia, che si realizzerebbe allorch le lites al potere monopolizzino i canali della conoscenza e della tecnologia per orientare le politiche in loro favore a scapito dei governati. La fede nella scienza radicata nelle societ liberali costituirebbe pertanto un problema per la democrazia, quando si facesse portatrice di una pretesa di verit, per fini di parte, indipendentemente dalla sua consistenza oggettiva8.

Precisamente nel Preambolo. Lart. 13 della Carta ragiona poi di libert della ricerca scientifica. http://fr.wikisource.org/wiki/Page:Diderot_-_Encyclopedie_1ere_edition_tome_14.djvu/787 6 Si pensi al cd. NBIC, acronimo che designa un campo di ricerca multidisciplinare che associa, con unibridazione tra naturale e artificiale, le nanotecnologie, le biotecnologie, le tecnologie dell informazione e le scienze cognitive (cfr., utilmente, http://www.wtec.org/ConvergingTechnologies/Report/NBIC_pre_publication.pdf). 7 Cfr. K. MARX, Il capitale (libro I sezione IV, capitolo 13). 8 Si deve, soprattutto, ad A. TOURAINE, Le changement social, in La socit invisible, Paris, 1977, un simile concetto di tecnocrazia.
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Senza volere (e potere) addentrarci in approfondimenti gi tentati da altre scienze umane circa il delicato problema della neutralit assiologica del fattore tecnologico9, sembra, comunque, difficilmente smentibile almeno lessenziale nesso intercorrente tra lespansione del suo ruolo ed il progresso sociale, rappresentando senzaltro il complesso delle idee e delle attivit collegate un primario motore di accrescimento del benessere e della ricchezza. Secondo talune prospettazioni10, anzi, mentre sarebbe stata la scienza, con la sua aspirazione a matematizzare il mondo in vista del progresso generale, ad improntare di s lepoca moderna, sarebbe proprio la tecnologia a costituire uno dei tratti caratterizzanti dell epoca postmoderna e postindustriale, al servizio della prosperit delluomo. Per altro verso, sarebbero le tecnologie della conoscenza le risorse strategiche fondamentali del tempo presente, cos come le tecnologie meccaniche lo furono per la societ industriale rispetto al precedente lavoro manuale. E ci, senza soluzione di continuit, se vero che, dopo il cd. fallimento tecnologico del mondo grecoromano11, furono le scoperte scientifiche della fine del Medioevo e, poi, del Rinascimento, a dar corpo alle trasformazioni che hanno propiziato la nascita della societ capitalista industriale in Europa, come, analogamente, i grandi progressi tecnologici del XX secolo12 hanno posto le premesse della societ della conoscenza13 da cui sta ora emergendo un nuovo sistema su scala mondiale in cui sarebbe ancora il capitalismo a prevalere, rigenerato, questa volta dallinformazionalismo14.

In questo senso, da chi guarda ottimisticamente ai progressi della tecnologia, si ragiona di responsabilit per gli effetti causati, attribuibile esclusivamente alluso che della tecnologia viene soggettivamente fatto (tesi cd. strumentale). Una simile posizione viene contrastata da chi rifiuta, invece, un assoluta scissione tra lagito e lagente e, soprattutto, individua tecnologie reputate oggettivamente rischiose (il tema affrontato particolarmente da A. Feenberg, Critical Theory of Technology, nuova ed., Oxford, 1993). Si badi come, pi di recente, la formula della neutralit sia trascorsa ad indicare il diverso fenomeno per cui incomberebbe al legislatore di non discriminare tra le diverse tecnologie utilizzabili in un determinato contesto, evitando di favorirne o ostacolarne qualcuna a detrimento di un altra. Se si vuole, infine, con neutralit tecnologica pu ancora indicarsi lindifferenza, ad es., della tecnologia di Rete rispetto ai contenuti veicolati, tale da giustificare lirresponsabilit in proposito degli operatori addetti. 10 Ad es., circa lo stretto legame tra tecnologia e cd. postmoderno, P. PORTOGHESI, Postmoderno, in Cfr. V. VERRA e P. PORTOGHESI, Moderno e postmoderno, in Enciclopedia del Novecento, II Supplemento (1998) (reperibile in http://www.treccani.it/enciclopedia/moderno-e-postmoderno_(Enciclopedia-Novecento)/). 11 Addebitabile, com noto, specialmente alleccedenza di forza lavoro data dal regime schiavistico: sul tema, cfr., A. GILLI, Origini delleguaglianza - Ricerche sociologiche sullantica Grecia, Torino, 1988. 12 Sulla sopravvalutazione degli aspetti positivi propri di tale periodo ed il formarsi di un ideologia tecnologica, cfr. J. ELLUL Le bluff technologique, Paris, 3e d., 2012. 13 O societ dellinformazione: espressione assistita da un enorme successo per designare la societ contemporanea nelle analisi di sociologi, economisti, futuristi e saggisti vari: sul tema, tra gli altri, cfr. M. PIETRANGELO, La societ dellinformazione tra realt e norma, Milano, 2007. Tra i precursori, rilevano F. MACHLUP, The Production and Distribution of Knowledge in the United States , Princeton, 1962; A. TOURAINE, La socit postindustrielle. Naissance dune socit, Paris, 1969; D. BELL, The Coming of Post-Industrial Society: A Venture in Social Forecasting, New York, 1973 e A. TOFFLER con Future Shock, New York, 1970, e The Third Wave, New York, 1980. 14 Per M. CASTELLS, The Information Age: Economy, Society and Culture, III: End of Millennium, Oxford, 1998, 38, nel nuovo modo informazionale di sviluppo, la tecnologia della produzione del sapere, del trattamento dellinformazione e della comunicazione simbolica che genera la produttivit.

Comunque sia, sarebbe questo lo scenario nel quale si consumerebbe il futuro prossimo dellhomo sapiens, la cui evoluzione biologica andrebbe di pari passo con lo sviluppo della tecnoscienza per la realizzazione del nuovo homo technologicus15. , del resto, almeno per internet, gi corrente il riferimento ad una generazione di nativi digitali (ossia coloro che, nati e cresciuti in ambiente digitale, concepiscono internet non semplicemente per comunicare, ma come lo strumento principe per informarsi ed interagire16). Comunque sia, su una simile ipotesi si , del tutto prevedibilmente, scatenata lattenzione di apocalittici ed integrati17, contribuendo ad aumentare le incertezze in un campo dove sarebbe, invece, auspicabile unattitudine pacatamente critica e liberamente riflessiva, considerate le inevitabili ricadute sui pi diversi contesti, da quello della salute psicofisica delluomo a quelli ambientale e sociale. Di qui, tuttavia, anche linteresse del giurista per il tema, non parendo discutibile che, tra i contesti di tipo sociale, quelli strutturati in base a sistemi normativi adempiano ad una funzione essenziale ai pi diversi livelli dellaggregazione umana, nel cui ambito, peraltro, pi che altrove e meglio che in passato, il fattore tecnologico sta mostrandosi capace d indubbiare, come credo possa aver bene evidenziato la relazione di Giuliano Amato, assetti teorici e dogmatici consolidati. 2. Il progresso tecnologico e le metamorfosi dello Stato vestfaliano. Di un congeniale intreccio tra sviluppo del fattore tecnologico ed evoluzione dello Stato moderno sembra, per vero, lecito ragionare non da oggi. Pi precisamente, gli svolgimenti pi consistenti di un trend siffatto possono soprattutto apprezzarsi, ritagliando, nellambito spazio-temporale che prende avvio dalla comparsa degli Stati nazionali, quella particolare esperienza che fa riferimento proprio al costituzionalismo. Gi allorigine, in effetti, sembrerebbe pi di una suggestione la straordinaria consonanza dello Stato costituzionale col sistema messo in auge da Newton, dovuta (non certo alla semplicistica ragione per cui lo stesso Locke, ossia lautore delle pagine fondanti del liberalismo, contasse, nella sua cerchia di amici, il grande fisico e matematico inglese, ma) al fatto che il costituzionalismo si presenti, anchesso, come un sistema caratterizzato dalla necessit di appoggiarsi su una struttura in costante equilibrio: nellequilibrio, cio, assegnato dalla Costituzione ai diversi poteri, nonch (in unottica particolarmente cara a Montesquieu) tra le stesse componenti sociali. Senzaltro
Ragiona di unestensione tecnologica della coscienza tipica del postmodernismo, P. PORTOGHESI, Postmoderno. Immigrato digitale sarebbe, invece, qualcuno cresciuto prima delle tecnologie digitali; tardivo digitale chi, cresciuto senza tecnologia, continua a guardarla con diffidenza! Va, peraltro, osservato che l identit nativa non pare garantire per forza anche la conoscenza dei meccanismi e delle logiche sottese al sistema, specie in chi vede nellelaboratore (e questo tipicamente giovanile) uno strumento ludico o per socializzare. 17 Basti qui citare la nota posizione di M. Heidegger di grande sfiducia e di ostilit dei confronti della tecnologia nonch la sua potente riflessione sulla tecnica moderna sia come elemento centrale del nostro orizzonte concettuale, sia come lessenza stessa della nostra epoca, presa nella sua determinazione metafisica (cfr. M. HEIDEGGER, La questione della tecnica, in Saggi e discorsi, Milano, 1980, trad. it.).
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convincente, appare, poi, lispirazione, alla raffigurazione meccanica delluniverso affermatasi a partire da Galilei, dei checks and balances, annoverati significativamente, da Hamilton tra i modern improvements in the science of politics18. Si potrebbe, certo, rilevare che tale messa in parallelo non dimostrerebbe null altro che una certa simpateticit tra il costituzionalismo sorto dalla Glorious Revolution e la visione scientifica del mondo affermatasi quasi contemporaneamente ad esso, se non si potessero evocare anche le osservazioni di Weber circa linterazione reciproca tra progresso scientifico e processo di accumulazione capitalista ed il corrispondente plasmarsi delle istituzioni giuridiche e politiche della societ monoclasse19. A sua volta, al costituzionalismo democratico, propiziato dalle vicende rivoluzionarie del XIX secolo e, poi, affermatosi allinizio del secolo passato, non risultato estraneo il parallelo sviluppo tecnologico. Cos, esemplarmente, i minatori e gli altri addetti del settore carbonifero si videro consegnare dalla tecnologia estrattiva il potere dinterrompere il flusso energetico20, paralizzando leconomia, con la conseguenza che, a partire dagli ultimi anni del XIX secolo, grazie allarma dello sciopero, fu spianata la strada allorganizzazione sindacale e partitica, al suffragio universale e ad una legislazione di contenuto sociale21. E che dire dello Stato novecentesco? Non ha esso subto le torsioni derivanti dalluso della radio e della televisione? Chi non ha in mente le invettive popperiane contro una televisione responsabile del determinarsi di un pubblico privo di quella capacit critica che costituisce lessenza della democrazia? Si propone oggi, per concludere questa rapida premessa, di ragionare di una democrazia continua o di una democrazia elettronica, o, ancora, di una tecnopolitica22: ma ci lo si deve ancora allo sviluppo tecnologico delle reti informative, che consentono a chiunque di manifestare il proprio pensiero, dincontrarsi virtualmente e di operare per i pi diversi scopi in una relazione
Nel Federalist n. 9: non diversamente, pertanto, da come si valuterebbe linvenzione di una nuova tecnologia. Restando allesperienza americana, risalta ancora la circostanza per cui molti dei padri fondatori degli Stati Uniti fossero cultori di scienza come Thomas Jefferson, John Adams e James Madison, od essi stessi scienziati come Benjamin Franklin, Benjamin Rush e David Rittenhouse (ci che, per diverso aspetto, pu forse anche spiegare lo spirito scientista e la spiccata propensione alla competizione tecnologica che hanno sempre animato quel Paese; del resto la Costituzione degli Stati Uniti conferisce al Congresso il potere to promote the Progress of Science and useful Arts). Esemplare di una simile mentalit pu essere considerata ancora la metafora con cui John Adams spiegava le interazioni tra Stato e costituzione, chiamando in causa il funzionamento dell orologio, in quanto anchesso basato su una propria costituzione fatta dalla combination of weights, wheels, and levers, calculated for a certain use and end. Sulle basi fisico-matematiche della democrazia americana, cfr. G. CORBELLINI, Scienza quindi democrazia, cit., 28 ss. 19 MAX WEBER, Letica protestante e lo spirito del capitalismo (1922), trad. it., Firenze, 1965 20 Pi in generale, sulla produzione di energia come forza centrale nel plasmare l et democratica, cfr. T. MITCHELL, Carbon Democracy: Political Power in the Age of Oil, New York, 2011. 21 Clamoroso, in proposito. il caso degli scioperi del 1889 nella Germania guglielmina. 22 Segnatamente S. RODOT, Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione , Roma-Bari, 1997.
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costante con un indeterminato numero di altri soggetti, non pi riservata ad una stretta schiera di addetti23. Se le precedenti osservazioni possono, dunque, convincere come lintreccio tra fattore tecnologico e Stato vestfaliano non costituisca affatto un fenomeno inedito, ne va, per, immediatamente colto lattuale mutamento di segno. Pare, infatti, di potersi osservare come un simile intreccio, finch rimasto, per cos dire, territorialmente circoscritto, abbia inciso piuttosto sulla forma che non sulla robustezza dello Stato, dato che, attualmente, le tecnologie pi progredite e pervasive (il discorso potrebbe con tutta certezza farsi, oltrech per le comunicazioni, per i trasporti o per i flussi energetici) non esauriscono i loro effetti incidendo sullassetto interno del potere nello Stato, ma tendono ad affievolire il peso dei fattori identitari dello Stato medesimo, come affermatisi a partire dai Trattati del 1648, allorch la fisionomia delle nuove entit politiche territoriali si conform in base al livello di avanzamento tecnico, economico e militare raggiunto in una porzione territorialmente coesa dellex impero romano-germanico. 3. Lo Stato contemporaneo tra atemporalit e deterritorializzazione tecnologica. La messa in tensione della supremazia della funzione normativa e di indirizzo in capo allorganizzazione costituzionale dello Stato, lindebolimento della sua capacit di contenere i fenomeni sociali che si manifestano nel suo ambito territoriale e lo sfilacciamento della sua stessa sovranit esterna appaiono, dunque, in primo luogo imputabili alle tecnologie pi foriere di effetti di deterritorializzazione. Si tratta, allevidenza, delle tecnologie comunicative, delle quali, appunto, ancor prima dellavvento di internet, erano gi stati segnalati, con riferimento alla stampa ed alla televisione24, effetti consimili, prevedendosi come la cancellazione dello spazio avrebbe portato a rielaborare i modelli di interazione sociale, al di l del tradizionale senso del luogo
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. Con lavvento della

Rete, potrebbe analogamente discorrersi anche di altre categorie dipendenti dalla nozione di territorio, come quelle di vicino e di lontano, non risultando esse pi correlabili a criteri

Si pensi, in tal senso, al cd. crowdsourcing, ossia il ricorso al genio inventivo degli innumerevoli internauti per conseguire obiettivi che normalmente sarebbero propri di un impresa o di un ceto di esperti: stato il caso della redazione della nuova Costituzione islandese approvazione tramite referendum il 20 ottobre scorso. Sulla vicenda cfr. T. GYLFASON, Dopo la crisi, una nuova Costituzione per lIslanda, 28 ottobre 2011, in http://www.lavoce.info/articoli/internazionali/pagina1002620.html 24 Un simile effetto tipico anche delle conversazioni telefoniche in cui il luogo fisico non percepibile e significante. 25 questo, peraltro, il titolo di un celebre libro di Joshua Meyrowitz della met degli anni 80, in cui si rileva lanaloga attitudine di scarsa fedelt al territorio che avrebbe caratterizzato i nostri avi cacciatori e raccoglitori, per di pi inseriti, in unorganizzazione sociale fortemente egualitaria e scarsamente autoritaria: J. MEYROWITZ, No sense of place, the impact of electronic media on social behavior, New York, 1985 (trad.it. Oltre il senso del luogo, Bologna, 1993).

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geografici26, ma, se mai, in base ai criteri semantici del linking, caratteristica, com noto, dellinterconnessione digitale. Se, dunque, la nozione di spazio fisico, gi a partire dallepoca dellesplorazione e della colonizzazione, ha subito quelle contrazioni cui si deve, a ben vedere, lidea stessa di globalizzazione (fino ai viaggi spaziali che ci hanno permesso di vedere, nella sua interezza, la Terra, come ricetto di ununica collettivit umana), va osservato come oggi soprattutto lo straordinario sviluppo della tecnologia dei trasporti abbia mutato e, in certo modo, banalizzato lesperienza stessa del viaggio27. La tensione crescente al raggiungimento di velocit di spostamento sempre maggiori per uomini e cose sembra recare in s laspirazione allannullamento dello spazio fisico28, non diversamente dal trasferimento pressoch istantaneo di oggetti virtuali da una parte allaltra del mondo come accade su internet. Del resto, questaffinit tra le due tecnologie ha condotto, a partire dagli anni 70, ad una loro progressiva confluenza nellunica tecnologia delle comunicazioni basata, appunto, sulla sinergia tra trasporti e informazione29. anche, per, con la compressione del fattore temporale che le attuali tecnologie ci mettono a confronto, fornendoci la sensazione di vivere in un eterno presente. Sembra, infatti, mutare la percezione del tempo, che non sarebbe pi la strada indispensabile per giungere a certi traguardi, mentre la quasi immediatezza dellazione richiesta pare, ancora una volta, togliere consistenza allo spazio30. Si sarebbe, insomma, in presenza di uninusitata svalutazione delle coordinate spaziotemporali, imposta dalla necessit, tipica della nostra epoca, di essere istantanei. Simili scenari sembrano, tuttavia, esibire un qualche, non componibile, distacco dai tradizionali ritmi della burocrazia e della politica. Tali ritmi, peraltro, frequentemente imposti dalla stessa regolamentazione, finiscono per determinare la dislocazione del luogo delle decisioni sostanziali al di fuori delle sedi loro proprie, prevalentemente a livello dellordinamento globale, siccome maggiormente dotato di unanima funzionalista31. Osservazioni analoghe potrebbero essere suggerite anche da altre tecnologie, che, pur concernendo principalmente aspetti economici e finanziari, non risultano del tutto neutre rispetto ai profili istituzionali che, qui, pi da vicino,
Pierre Lvy, Quest-ce que le virtuel ?, Paris, 1995, 18. Ma si pensi anche allavvento del low cost nei viaggi aerei! 28 Fino al cd. teletrasporto, che si sta rivelando meno fantascientifico di quanto non si pensi nel campo della meccanica quantistica. 29 Se ci, in estrema sintesi, rappresenta un decisivo contributo dato dalla tecnologia alla dimensione spaziale della globalizzazione, occorre ricordare, anche senza scomodare categorie kantiane, come spazio e tempo si tengano strettamente assieme. Pu qui citarsi, se mai, la rappresentazione di McLuhan, secondo il quale Dopo essere esploso per tremila anni con mezzi tecnologici frammentari e puramente meccanici, il mondo occidentale ormai entrato in una fase di implosione. Nelle ere della meccanica, avevamo operato un estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo dimpiego tecnologico dellelettricit, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio (M. MCLUHAN, Gli strumenti del comunicare, tr. it., Milano, 1999, 9). 30 Cfr. Z. BAUMAN, Modernit liquida, Roma Bari, 2002, 132 s. 31 Cfr. M.R. FERRARESE, Il diritto orizzontale. Lordinamento giuridico globale secondo Sabino Cassese, in Politica del diritto, 2007, 639 ss.
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interessano. il caso, ad esempio, del superamento del modello fordista di produzione a favore di un modello flessibile, denominato anche gatesiano (dal nome del fondatore di Microsoft), realizzabile a partire dallincrocio tra tecnologia dellautomazione e reti di comunicazione, che, per essere efficiente, deve poter fare affidamento sia su un mercato globale, sia su una notevole libert di movimento dei flussi monetari e di gestione della forza lavoro32. Ne derivato, com noto, un complesso fascio di regole (uninedita rule of law) che, nel campo economico, ha prodotto una vera e propria lex mercatoria (cos come, analogamente, si discorre di una lex informatica, di una lex sportiva) in grado di emarginare le corrispondenti regole di origine nazionale e, ci che pi rileva, anche di schemi costituzionali e valoriali propri dello Stato sociale novecentesco dimpronta keynesiana33 (il che, per vero, non costituisce unassoluta novit, essendosi gi verificato con lavvento dellEuropa comunitaria, non a caso configurabile come una globalizzazione strutturata di tipo economico su base regionale)34. 4. Governance globale e governance tecnologica. Si tocca cos la dimensione della cd. governance caratterizzata da razionalit costituitesi su livelli sovranazionali ed extranazionali rispetto a cui gli Stati-Nazione non paiono nella condizione di determinarsi liberamente, essendo, da un lato, costretti a negoziare o a giocare di rimessa con organismi di carattere globale quali multinazionali, organizzazioni non governative35, associazioni od alleanze dinteresse e di cittadini; ma, manifestando, dallaltro lato, non infrequentemente, condiscendenza con labbandonare alle

Diverso scenario costituito dalleconomia non solo sostenuta da internet, ma basata esclusivamente sullerogazione di servizi in Rete (dot-com), che stata allorigine della cd. bolla speculativa del 2000, allorch tale bolla scoppi per il crollo dei titoli del settore, causando il fallimento di n umerose imprese e la sopravvivenza solo di quelle meglio attrezzate, tra cui pu citarsi Amazon. 33 Stimolanti al proposito, bench scopertamente orientate, le osservazioni di G. DI PLINIO, Nuove mappe del caos. Lo stato e la costituzione economica della crisi globale, in G. CERRINA FERONI e G. F. FERRARI, Crisi economicafinanziaria e intervento dello Stato, Torino, 2012, 98 ss. 34 Da qui, estremizzando, anche la logica della cd. macdonaldizzazione, vale a dire la crescente espropriazione di attivit, capacit e relazioni umane al posto delle quali sono introdotti strumenti tecnologici sofisticati per garantire efficienza, calcolabilit, prevedibilit e controllo del servizio, ossia, secondo gli osservatori pi attenti, i quattro principi sottostanti a detta logica, individuandosi nella cultura di consumo lultima espressione del processo di razionalizzazione iniziato agli albori della modernit gi magistralmente individuato da Weber. 35 Tra le ONG pi attive rilevano quelle a vocazione ambientalista come Greepeace, WWF e Conservation International, la cui attivit di vigilanza particolarmente mirata sulle multinazionali. Tra le pi interessanti, si segnala il Center for Constitutional Rights, con sede a Washington, che ha gi intentato davanti alle giurisdizioni statunitensi diverse azioni contro alcune imprese americane ed europee in dipendenza della violazione dei diritti salariali da parte delle loro consociate asiatiche oppure contro il governo americano a causa del ruolo avuto dagli Stati Uniti nell attacco israeliano ad un convoglio umanitario diretto a Gaza il 31 maggio 2010 o nella morte di Adnan Latif a Guantanamano l8 settembre 2012. Pi in generale, si segnala (cfr. G. BRETON-LE GOFF, Le rle des ONG dans la mondialisation de la justice (http://www.gip-recherche-justice.fr/spip.php?page=imprimer&id_article=200) il contributo alla globalizzazione della giustizia dato dalle organizzazioni non governative, non solo partecipando alla stesura di numerose convenzioni internazionali in materia di protezione dei diritti umani, ma anche favorendone la loro applicazione giudiziaria, spesso rappresentando le parti lese con i loro avvocati: del resto, le ONG hanno visto riconoscersi, sin dal 1980, la possibilit di intervenire come amicus curiae dalla CEDU e dalla Corte interamericana dei diritti umani. Ci andato nel senso di favorire uno sviluppo coerente e universalizzante della relativa giurisprudenza.

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dinamiche in questione la soluzione di problemi ritenuti, per i pi vari motivi, irrisolvibili al livello nazionale. Anche se interessa, qui, soprattutto, la cd. governance tecnologica, quale manifestazione pi specifica della governance globale, non sembra del tutto inutile svolgere alcune considerazioni di carattere generale, anche per cercare di distinguere con maggior nitidezza, dagli effetti appena indicati, quelli gi determinatisi sul piano tecnologico alla luce del pi collaudato diritto internazionale. Ora, in estrema sintesi, la governance globale viene imputata dalle analisi pi approfondite alla sopravvenuta inadeguatezza degli Stati, causata specialmente da un sovraccarico di compiti, sicch strumenti e istituzioni tradizionali non sarebbero pi in grado di raccogliere e trattare con le parti vitali delleconomia, della tecnologia e della scienza. La governance globale, sostenuta da una sociologia che considera la politica come un universo artificiale dove i governanti comandano ai governati, ma in cui non v padronanza delle cose, tenderebbe, dunque, ad estromettere la politica in nome di necessit reputate obiettive. Per altro verso, la politica viene respinta in quanto considerata oppressiva e fomentatrice di discordie, laddove, invece, tutti i soggetti dovrebbero essere collocati sullo stesso piano in una dimensione puramente orizzontale. Venendo, poi, alla governance tecnologica, sarebbero proprio le societ dominate da tecnologie complesse e da altre forme di conoscenza specialistica ad avere una specifica propensione verso moduli di processo decisionale diversi da quelli giuridici e politici. Lidea sarebbe, dunque, fondamentalmente che le istituzioni politiche spesso sembrano come impotenti di fronte al nuovo ed esteso ruolo della scienza nelle scelte che interessano la societ, e che la gestione degli affar i pubblici passa, in un modo o nellaltro, attraverso le conoscenze scientifiche, mentre il potere dipende cos strettamente dalle attivit e dalle risorse scientifiche che non v pi alcuna politica possibile sia sul piano interno, sia su quello esterno senza ricorrere ai metodi, ai mezzi, ai risultati e persino alle promesse della ricerca scientifica36. Per converso, tuttavia, restano, per solito, eluse, nellambito di qualsiasi tipo di governance, le obiezioni ad un efficientismo recalcitrante nei riguardi dei pi collaudati aspetti del costituzionalismo, imperniate sulla mancanza di trasparenza degli obiettivi, sulla carenza di rappresentativit decidente37, sul conseguente rischio di derive tecnocratiche e sulla latitanza di forme di responsabilit e di controllo.
J.-J. SALOMON, Le destin technologique, Paris, 1992, 70 Accanto a questa problematica, si registra quella, non meno gravida di conseguenze per il costituzionalismo tradizionale, della fuga verso la dimensione privata, interpretata da alcuni come la risposta alla degradazione della posizione dello Stato nei confronti della globalizzazione, ritenendosi, ad esempio, che elezioni centrate sull apparato dello Stato non costituiscono pi da sole una buona espressione della cittadinanza e della democrazia. Cos, mentre la
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A questultimo proposito, sembra che possa esser lasciata in disparte quella particolare governance con cui si designa un complesso di fattori che concorrono alla formazione di regole che obbligano Stati politicamente indipendenti, ma, in realt, tra loro dipendenti ed interconnessi sotto svariati profili38. La sua limitata comparabilit con la governance (globalizzata) risulta, infatti, proprio dallapproccio al problema di fondo, ossia quello della legittimazione e della responsabilit dei rispettivi agenti: per cui, se, in un caso (governance, per cos, istituzionale), pur a fronte di problematiche di grande spessore (ne un esempio vistoso il cd. deficit democratico degli organi dindirizzo dellUnione europea), non pare scorretto ragionare di istituzioni almeno per vocazione responsabili39, nellaltro caso, pratiche innovative di reti e forme orizzontali di interazione e, soprattutto, il definitivo abbandono della coerenza tipica del modello vestfaliano tra territorialit e funzionalit sembrano collocare il tema completamente fuori quadro. Non , in ogni caso, irrilevante per il nostro tema il fatto che, gi nellambito della governance istituzionale, si colga lattitudine degli Stati a dare vita a regolazioni comuni, e, gi a partire da epoca risalente, ad organismi internazionali specializzati nel campo tecnologico40. In questottica, risulta di primario interesse la competenza riconosciuta a taluni di questi organismi a dettare regole di carattere tecnico per luniformizzazione41 (o, pi esattamente, la normalizzazione). Laddove il volontario assoggettamento degli Stati a tali regole appare motivato soprattutto dal desiderio di non rimanere esclusi dalla circolazione di merci, capitali, persone e servizi, prodotta da un libero mercato. Il fenomeno costituisce, dunque, uno degli esempi pi datati di condizionamento ab extra delle politiche e delle normative interne degli Stati attribuibile alla tecnologia globalizzata. Tali regole, che ritroviamo nei pi diversi settori tecnologici (quali trasporti, mezzi comunicativi, apparecchi elettrici, dispositivi medici, ecc.) rappresentano, si potrebbe dire, il prodotto congiunto del potere
regolazione in taluni campi vira in modo impressionante verso la privatizzazione, alla governance contribuiscono in maniera apparentemente determinante agenzie di autoregolazione del settore privato o soggetti privati come le agenzie di rating. 38 In proposito, vale la distinzione gi chiarita in M.L. SALVADORI, Stati e democrazia nellera della globalizzazione, in il Mulino, 1996, 439 ss. 39 Non potrebbe, infatti, negarsi la possibilit di unattenuazione del deficit democratico, a livello statale, almeno per quanto riguarda la responsabilit politica degli apparati nazionali, normalmente gli esecutivi, che hanno concorso alla costituzione delle istituzioni internazionali in questione e concorrono al loro funzionamento, cos come, questa volta a livello globale, la specificazione e la trasparenza della missione ed essi affidati potrebbero consentire il controllo e la critica, sol, per, che, sotto il primo profilo, il meccanismo della responsabilit politica non fosse ormai generalmente inefficace negli stessi ordinamenti interni, e, sotto il secondo, si fosse gi sviluppata un efficace opinione pubblica internazionale. 40 Per qualche esempio, basti ricordare, anche per le pi vistose ricadute sulla capacit di manovra degli Stati nei settori di pertinenza, lUnione Internazionale delle Telecomunicazioni gi Unione Internazionale della Telegrafia, istituita a Parigi nel 1865, e dal 1947 agenzia specializzata delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra; o l Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, Altrimenti conosciuta con l acronimo CERN ed istituita dalla Convenzione di Parigi del 1 luglio 1953. A tali appuntamenti, non mancata nemmeno lUnione Europea che, a partire dal marzo 2000, ha costituito lo Spazio europeo della ricerca, una sorta di mercato comune per la ricerca e l innovazione. 41 Ricordiamo a livello internazionale lISO, od europeo il CEN.

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e del sapere, che vi concorrono, in base ad una differente legittimazione: il primo, per la forza politica dei corrispondenti ordinamenti giuridici, e, il secondo, allegando lobiettivit e la neutralit scientifica dei suoi risultati42. Ci si trova, tuttavia, ancora nellambito di una logica di tipo classico, dove gli Stati conservano la loro posizione di signori dei trattati e dove, per solito, sono le stesse norme interne a fare esplicito riferimento alle regole in questione, che, per questa via, acquistano forza obbligatoria tanto da divenire applicabili anche da parte dei giudici nazionali43. 5. Blackberry vs. servizi segreti. Bench, come s cercato di suggerire in precedenza, quella digitale non sia la sola tecnologia di livello globale con cui lassetto tradizionale degli ordinamenti giuridici (nazionali e internazionale) si trovi a fare i conti, questo fattore tecnologico, anche per lattenzione ad esso riservata, sotto i pi svariati profili, dalle scienze sociali, giuspubblicistiche incluse, appare di decisivo rilievo. Se, del resto, la globalizzazione nel suo complesso il risultato della globalizzazione finanziaria, imprenditoriale, logistica e comunicativa, , particolarmente, a questultima che si deve la riduzione significativa del costo del trasporto delle informazioni di ogni tipo, la possibilit di servizi a distanza, lorientamento planetario della produzione industriale e la fluidit degli spostamenti di capitali. Certo, anche e assai prima sul piano interno, la digitalizzazione del segnale ha fatto sentire i suoi effetti, rivoluzionando paradigmi economici, imponendo stili di vita e influenzando la stessa relazione tra pubblico e privato. Laddove, anche sul piano istituzionale e politico, le ricadute sono palpabili nella dislocazione del dibattito, nellincremento del senso partecipativo e, in genere, nellemergere di unidentit digitale quale fondamento di un nuovo tipo di cittadinanza44.

Il tema della scienza (e della tecnologia) come fonte autonoma di legittimazione delle decisioni certamente complesso, ma probabilmente ineludibile anche in un contesto democratico proprio forse a fronte della necessit (talvolta vitale) di disporre di soluzioni valide di per s e non semplicemente frutto di negoziazione politica. In tal senso, a ben vedere, andata la crescita del ruolo delle varie autorit indipendenti nelle diverse esperienze costituzionali, mentre sul piano internazionale il fenomeno si sarebbe prodotto, almeno in partenza, per un atteggiamento degli Stati stessi, per cos dire, neofunzionalista, che rinverrebbe il fondamento della cooperazione internazionale nellaffidamento del compito di risoluzione di determinati problemi a specialisti in grado di operare in maniera depoliticizzata e omologati da una medesima prospettiva epistemica: sul punto, cfr. S. PICCIOTTO, Constitutionnaliser la gouvernance a niveaux multiples? in H. RUIZ FRABRI e M. ROSENFELD (curr.), Repenser le constitutionnalisme lge de la mondialisation et de la privatisation , Paris, 2011, 147 ss. 43 Si tratta, del resto, di un fenomeno visibile anche all interno dellordinamento, che, com noto, ha indotto la Corte costituzionale, anche di recente (sentt. n. 254 del 2010 e 201 del 2012), ad evidenziare il carattere di limite delle norme tecniche per la legislazione regionale, in quanto poste allo scopo di garantire una disciplina unitaria a tutela dellincolumit pubblica, mirando a garantire, per ragioni di sussidiariet e di adeguatezza, una normativa unica, valida per tutto il territorio nazionale. 44 Per quanto riguarda limplementazione dei diritti di partecipazione politica attraverso la Rete, si consenta di rinviare a P. COSTANZO, Quale partecipazione politica attraverso le nuove tecnologie comunicative in Italia , in Dir. Informaz. Inf., 2011, 19 e ss.; sulla particolare questione dellimpiego delle nuove tecnologie per lespressione del suffragio, v. L. TRUCCO, Il voto elettronico nella prospettiva italiana e comparata , ibidem, 47 e ss.

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In questa sede, tuttavia, anche questo scenario deve essere dato in qualche modo per scontato risultando la linea portante del nostro discorso pi di macrosistema che non di, pur rilevante, dettaglio istituzionale. Per chiarire meglio questa prospettiva, appunto globale, dove la tecnologia, come s gi detto, sembra capace di mettere in fibrillazione gli Stati nazionali, dovrebbe apparire abbastanza significativa la vicenda accaduta nella Repubblica indiana, dove il governo ha richiesto agli operatori telefonici laccesso ai dati criptati di BlackBerry in relazione ai servizi di messaggeria istantanea e di messaggistica ordinaria, minacciando, altrimenti, il blocco anche dei servizi di Google e di Skype. A sostegno di una simile richiesta stato prospettato il rischio che la strumentazione elettronica potesse essere utilizzata a fini terroristici, innestandosi del tutto prevedibilmente una delicata querelle con il fabbricante di BlackBerry45, il quale non ha mancato di mettere subito in campo le esigenze di sicurezza dei diritti dei cittadini e degli interessi delle imprese. Non si trattato, peraltro, di una vicenda isolata: a parte, infatti, la circostanza per cui il BlackBerry sarebbe assai popolare tra i giovani inglesi poich permetterebbe di comunicare sfuggendo ai controlli della polizia, la stessa questione postasi in India ha interessato anche altri Paesi46, i cui servizi informativi si sono protestati impediti dal popolare smartphone nellazione di prevenzione di possibili azioni criminali (a quanto pare, per, la ragione di fondo consisterebbe nella difficolt di far valere la censura nei confronti di siti proibiti47). La complessiva vicenda, che, a quanto risulta, ancora sostanzialmente in fase di stallo, suggerisce almeno due riflessioni sullattuale assetto dei rapporti tra Rete globale e Stati nazionali. La prima concerne latteggiamento di taluni governi, rassegnati forse a non vincere la guerra contro la tecnologia di rete, ma intenzionati ad imporsi almeno nella battaglia contro i terminali 48; la seconda riguarda il confronto praticamente diretto che va instaurandosi tra autorit politiche statali ed operatori telecomunicativi globali. Non manca, poi, qualche episodio di perfetta surrogazione di questi ultimi nei confronti degli Stati: stato il caso recente del video antislamico pubblicato sul sito di YouTube,49 la cui rimozione nelle aree musulmane stata disposta direttamente da Google di

Ossia la canadese Research in Motion (RIM). Ossia, a quanto risulta, lArabia Saudita, gli Emirati Arabi, lAlgeria e il Libano. 47 Nonch, con riferimento ai paesi arabi, di impedire le relazioni tra i due sessi, ivi severamente vietate. 48 Non sembri fuori luogo accennare qui anche al fatto che Reporter Senza Frontiere pubblica annualmente la lista degli Stati nemici di internet, cio di quegli ordinamenti che reprimono o limitano gravemente la libert di espressione sulla rete. Nel 2012, tale lista comprende Bahrain, Bielorussia, Birmania, Cina, Cuba, Iran, Corea del nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan, e Vietnam, mentre una seconda lista reca gli Stati messi sotto sorveglianza quali Australia, Egitto, Eritrea, Francia, India, Kazakhistan, Malesia, Russia, Corea del sud, Sri Lanka, Tailandia, Tunisia, Turchia ed Emirati Arabi. In questo contesto, in Italia sembra per il momento tenere il (vasto) fronte antiregolamentazione implicante i rischi di interventi indiscriminati, anche se non mancano attacchi tesi a criminalizzare e a discreditare la Rete attuati anche da pulpiti televisivi (esemplare, se cos si pu dire, la trasmissione Porta a porta del 21 febbraio 2008 (notizie in http://guidotripaldi.typepad.com/imho/2008/02/index.html ). 49 Si trattato, com noto, della pubblicazione (per vero, gi il 12 luglio 2011) del trailer di un film intitolato Linnocenza dei musulmani, in cui il Profeta mostrato con toni caricaturali.
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fronte al rifiuto di rimuoverlo completamente, ritenuto non giuridicamente superabile dalle autorit americane. Sulle caratteristiche di internet stato ormai versato il classico fiume dinchiostro e non mette conto di soffermarcisi ancora, se non per il fatto che, a differenza dei precedenti media (di cui possiede tutte le potenzialit), la Rete, in virt della tecnica di commutazione di pacchetto, ha intrinsecamente portata globale, risultando, pertanto, difficile imporre controlli alle frontiere fisiche. Ma, la straordinaria affermazione della Rete (che dal 2001 al 2011 passata da 360 milioni a due miliardi di utenti) si deve anche ad altri fattori, quali le basse barriere di tipo economico50, nonch la capacit di veicolare il messaggio in maniera rapida ed efficace grazie semplicemente allimmagine, senza, cio, che sia necessario conoscere la lingua per apprendere cosa accade al di l delle proprie frontiere. Si noti, infine, come internet non rinvii ad alcuna struttura societaria o amministrativa con la quale doversi rapportare; e nemmeno esiste un presidente o un consiglio di amministrazione. Internet semplicemente un mezzo per comunicare. Questa caratteristica di costante apertura di internet, cos come la sua struttura fondamentalmente decentrata, indeboliscono la capacit di regolazione e di controllo da parte delle autorit pubbliche, giustificando che si ragioni, anzi, di una porosit dello Stato in relazione allevolversi dei mezzi comunicativi. Mentre, infatti, nei confronti della stampa, era (e resta) possibile bloccare lingresso delle pubblicazioni alle frontiere, e con riguardo alla radiotelevisione attuare azioni di disturbo del segnale51, gi al satellite possono opporsi ostacoli assai meno efficaci52 (pur se occorre ricordare come il mezzo risulti fortemente esposto ai condizionamenti dello specifico mercato e delle relazioni internazionali). Con internet, poi, i mezzi repressivi si rivelano assai blandi (o, comunque, idonei a filtrare solo le informazioni in entrata e mai del tutto invulnerabile ai cyberattacchi), quando non addirittura controindicati, sia perch, per le ragioni gi dette, si tratta di una tecnologia difficile da contenere; sia perch il mantenimento esasperato del controllo potrebbe condurre ad una poco desiderabile emarginazione politica ed economica in tempi di globalizzazione; sia, infine, perch, qui come altrove, il ricorso a forme censorie finirebbe per contraddire gravemente principi cardine del costituzionalismo. 6. Internet tra governance globale (sotto tutela americana) e regolamentazione internazionale. Per vero, effetti simili a quelli prodotti dalla Rete si erano gi registrati, sia pure su scala minore, con la tecnologia telegrafica, telefonica e radiotelevisiva; la Rete, tuttavia, a differenza delle
Si noti come analoghe considerazioni potrebbero farsi anche per diventare internet access provider, per cui non sussistono gli stessi ostacoli (anche normativi) che sincontrano per installare unemittente radio, diventare editore o fornire un servizio telefonico. 51 Anche la televisione via cavo incontra il limite determinato dalle sue infrastrutture fisiche che possono facilmente essere interrotte alle frontiere. 52 Come, ad es., la proibizione di detenere apparecchi riceventi.
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precedenti tecnologie comunicative, s mostrata per lungo tempo refrattaria, anche per le caratteristiche ridette, ad una regolamentazione internazionale, tanto che pu osservarsi come solo di recente il relativo problema sia divenuto oggetto di un serrato confronto, i cui protagonisti sono, da un parte, gli Stati Uniti, e, dallaltra, il resto del mondo. Anche se, infatti, per gli Stati Uniti, la questione sarebbe gi soddisfacentemente sistemata attraverso lazione direttiva e coordinatrice di ICANN53, operante, peraltro, in base al diritto della California 54, per gli altri componenti della comunit mondiale, occorrerebbe, invece, mettere in campo (o utilizzare uno dei gi esistenti) organismi di regolazione e controllo sorretti dal diritto internazionale55. Tale confronto potrebbe, tra laltro, registrare un picco altissimo in occasione della Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni convocata nel prossimo dicembre a Dubai dallUnione Internazionale delle Telecomunicazioni. In quella sede, infatti, largomento principale di discussione (e di presumibile scontro) sar, appunto, costituito dalla disciplina di internet (e dal conseguente possibile aggiornamento delle International Telecommunications Regulations)56. Unanticipazione di questo scenario pu senzaltro essere considerata il Rapporto della Presidenza delle Nazioni Unite sullimpiego di internet a fini di terrorismo del 23 ottobre scorso: in tale documento si legge, tra laltro, che le normative statali (in materia di privacy) sarebbero tali da ostacolare la condivisione di dati utili alle polizie e ai servizi segreti sia a livello nazionale, sia internazionale. Inutile dire che il rapporto ha scatenato le pi vive opposizioni, tra cui quella dellAssociazione europea dei diritti digitali (EDRi), che ne ha, in particolare, sottolineato la contraddittoriet con lart. 17 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Quanto allamericanit della Rete, essa non pu, purtroppo, costituire argomento di approfondimento in questa sede (cos come il fatto che gli elaboratori parlino in inglese, contribuendo, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, a globalizzare tale idioma): indubitabile, tuttavia, che, in buona sostanza, internet abbia riconfigurato la carta geografica del mondo,
Acronimo, com noto, di Internet Corporation for Assigned Names and Numbers. Su tale organizzazione, cfr., distesamente, S. CASSESE, Il diritto globale, Torino, 2009, 63 ss. 55 Sul fronte delle iniziative internazionali tese a restituire un ruolo pregnante agli Stati nella regolazione di internet, vanno segnalate, per la loro autorevolezza, almeno il Comunicato dell OCSE del 28/29 giugno 2011 on principles for internet policy-making oecd high level meeting on the internet economy (http://www.oecd.org/internet/innovation/) tuttavia prontamente respinto da una coalizione di global civil society groups capeggiata da Electronic Frontier Foundation, ossia lorganizzazione, da sempre, in prima fila per la tutela dei diritti digitali e della libert di espressione in internet; nonch la dichiarazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d Europa sui principi della gouvernance dinternet, adottata il 21 settembre 2011. Al proposito, non sono mancate nemmeno le iniziative multilaterali come quella, portata avanti il 15 settembre 2011, nellambito della 66 sessione dellAssemblea generale dellONU, dintroduzione di un codice di condotta dinternet, da parte del cd. gruppo di Shangai (Cina, Russia, Uzbekistan e Tagikistan), da non ascriversi, peraltro, tra gli Stati teneri con la Rete; o, ancora, da Sudafrica, India, e Brasile per listituzione di una nuova Commissione ONU per la politica in materia d internet (CIRP). 56 ITR, risalenti ormai al 1988: cfr., utilmente, in http://www.itu.int/ITU-T/itr/files/ITR-e.doc. Per un commento alle proposte di modifica degli ITRs oggetto di negoziato alla Conferenza di Dubai, cfr. E. ALBANESI, Verso una regolamentazione internazionale dei contenuti di Internet? Le democrazie costituzionali alla prova delle proposte di modifica degli ITRs (WCIT-12) (in preparazione).
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collocando gli Stati Uniti al centro (ma ci, si badi, vale, anche per le trasmissioni televisive). Tale circostanza non deve sorprendere, soprattutto se si colloca internet nellambito della tecnologia dotata di rilevanti ricadute sulla sicurezza e sulla difesa militare: cos che, nellambito della cd. pax americana, il cyberspazio andato a raggiungere, per importanza strategica, lo spazio vero e proprio, latmosfera ed il mare. In tutti questi possibili scenari bellici, la preoccupazione degli Stati Uniti , infatti, quella di monopolizzare la posizione eminente, maggiormente idonea al controllo dallalto. Per la Rete, questa posizione data dal controllo dei domini pubblici mondiali, dei server radice e dellarchitettura di Rete, nonch delle grandi dorsali fisiche sottomarine, alla cui vigilanza concorre efficacemente il sistema di sorveglianza Echelon. Per dimostrare, tuttavia, come internet sia difficilmente controllabile nella sua totalit, basti ricordare la vicenda del giornalista australiano Julian Assange, su cui si dovr ancora ritornare: vicenda che non solo ha oscurato limmagine del Presidente digitale Obama a causa delle sue propensioni censorie, ma anche quella degli Stati Uniti come controllore assoluto della Rete stessa. necessario, peraltro, ritornare in fretta sulla linea principale del discorso che, per quanto detto, ci impone di guardare ad internet come paradigma della globalizzazione tecnologica: pu ben, dunque, convenirsi sul fatto che, nonostante la tutela americana, si sia in presenza di un esempio strepitoso di governance tecnologica, con una significativa emarginazione dei livelli istituzionali tradizionali (tanto da condurre a ritenere il diritto nazionale come virtualmente inutile e lo stesso diritto internazionale inconcludente57). 7. Verso una coscienza costituzionalistica globale (il ruolo della Rete). Non v bisogno di ampie dimostrazioni per affermare che il cyberspazio risulta assai congeniale, nella logica del costituzionalismo, alla metabolizzazione di nuove idee, agevolando, inoltre, linformazione, la discussione e la critica su tutto quanto concerne i pubblici poteri. In altri termini, internet sembrerebbe prestarsi assai bene allesercizio delle funzioni che secondo Rosanvallon danno corpo alla cd. contro-democrazia, vale a dire: il vigilare, limpedire e il giudicare58. Ma la medesima rivoluzione informativa permette di oltrepassare i confini nazionali per segnalare le violazioni commesse contro i diritti umani e le libert fondamentali nel proprio Paese.

Cos A. HAMANN e H. RUIZ FRABRI, Rseaux transnationaux et constitutionnalisme, in H. RUIZ FRABRI e M. ROSENFELD (curr.), Repenser le constitutionnalisme, cit., 184 s. 58 Per P. ROSANVALLON, La contre dmocratie :la politiqu lge de la mfiance, Paris, 2006, dal momento che il solo momento elettorale non esaurisce il senso dell ideale democratico, debbono svilupparsi, se non istituzionalizzarsi, pratiche di diffidenza democratica come espressione della sovranit popolare da denominarsi, appunto controdemocrazia. Tale contro-democrazia, diversamente dal classico controllo sul potere della maggioranza, assolverebbe piuttosto allesigenza democratica di un controllo diretto dei cittadini sull impegno delle autorit pubbliche a favore del bene comune.

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Si tratta di un fenomeno verificatosi non da oggi: si concorda, ad esempio, sul fatto che senza le immagini televisive delle vittime in Vietnam, il corso della guerra sarebbe potuto essere diverso; o che le riprese degli eventi degli ultimi giorni dellUnione Sovietica ne abbiano condizionato il destino59; o, ancora, che sia stata la trasmissione da parte della CNN delle violenze in piazza Tienanmen a scatenare una reazione mondiale che altrimenti non si sarebbe prodotta. Venendo pi specificamente ad internet, anche noto come sia stato grazie a Twitter che ci siamo immersi emotivamente nei movimenti di opposizione iraniani nel 2009 o in quello tunisino iniziato il 17 dicembre 2010 con la morte di Mohamed Bouazizi60. per mezzo di Facebook che abbiamo partecipato idealmente alla manifestazione di protesta in Colombia nel febbraio 2008 contro le FARC; ed in virt dellinformazione di Rete che stata possibile la marcia virtuale su Washington del 26 febbraio 200361, cos come, pi concretamente, stato possibile radunare simultaneamente, in 600 citt del mondo, 10 milioni di persone per manifestare contro la guerra in Iraq, il 15 febbraio 2003, od indire, il 27 settembre 2007, il primo sciopero virtuale cui hanno aderito persone di 30 paesi, le quali hanno presidiato le isole IBM su Second Life per 12 ore62. La Rete milita, peraltro, anche contro le censure di ogni tipo: pu citarsi il disastro ferroviario di Wenzhou del 28 luglio 2011, minimizzato dalle autorit cinesi, ma svelato nella sua piena gravit grazie a centinaia di migliaia di blogs (con tale esperienza, anzi, si accresciuto il ruolo di Weibo, ossia il Twitter cinese, che conta attualmente circa 500 milioni di utenti63). Anche la campagna di denuncia contro la corruzione condotta dallavvocato russo Alexey Navalny si grandemente avvantaggiata del ricorso a Twitter, mentre, in generale, nella stessa Russia, la Rete svolge un ruolo

Durante il colpo di stato del 1991, a Mosca, bench la radio fosse nelle mani dei golpisti, Eltsin riusc a far sentire il suo pensiero attraverso un comizio ripreso e trasmesso via satellite dalla CNN (lepisodio citato da U. BECK, Che cos la globalizzazione, cit., p. 35). 60 Sul ruolo dei social network nelle rivoluzioni arabe, cfr. CE.S.I. (CENTRO STUDI INTERNAZIONALI) OSSERVATORIO DI POLITICA INTERNAZIONALE, Il ruolo dei Social Network nelle Rivolte Arabe, settembre 2011, in http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/a pprofondimenti/PI0040App.pdf, nonch G. LOCCATELLI, Twitter e le rivoluzioni. La primavera araba dei social network: nulla sar pi come prima, Roma, 2012. 61 Organizzata dal sito MoveOn. 62 I risultati di questa innovativa forma di protesta hanno dato avvio al progetto denominato Sindacato 2.0, un movimento internazionale e trasversale che propone un rinnovamento democratico dal basso del sindacato attraverso un utilizzo partecipato delle nuove tecnologie di comunicazione Web 2.0/3D per fini sindacali. 63 Lo sviluppo della Rete in Cina ha assunto connotazioni tanto interessanti quanto originali come si apprende dallintervista rilasciata il 22 marzo 2011 a lUnit (edizione telematica: http://appunticinesi.comunita.unita.it/2011/03/22/lavoratori-cinesi-2-0/ ) da JACK LINCHUAN QIU autore di WorkingClass Network Society, dove si illustra come la Rete sia pervenuta ad integrarsi strettamente anche con il lavoro quotidiano e la vita di comunit a basso reddito, con conseguenze sociali di grande rilievo. In effetti, la tesi del libro che la working-class network society sia unintegrazione dellidea originale di network society elaborata da Manuel Castells, nel tentativo di concettualizzare il network come una nuova via al di l del conflitto istituzionalizzato tra capitalismo e comunismo, con laggiunta allidea di Castells del network State della componente del network labour.

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di opposizione assai importante, tanto da indurre le autorit a praticare nei suoi confronti ogni genere di controllo64, facendo classificare la Russia tra i nemici di internet. Appartiene a questo stesso scenario la cd. rivoluzione Wikileaks (dal nome della vicenda telematica globale, che ha reso il gi evocato Julian Assange, una sorta di Salman Rushdie dellOccidente). A stare ad una certa ricostruzione giornalistica65, le rivelazioni di tale organizzazione, sostenuta dallhacktivism internazionale di Anonymous, avrebbero addirittura contribuito ad alimentare con successo le sommosse tunisine. Proprio con Anonymous, poi, si sicuramente in presenza di unorganizzazione globale militante in modo non riconoscibile (utilizzando la maschera del cospiratore inglese Guido Falxius) a favore della libert di manifestazione di pensiero sia nel cyberspazio, sia nel mondo reale. Ora che tali fenomeni pervengano a dare corpo ad un serio movimento di resistenza globale difficile a dirsi, cos come, al contrario, sarebbe insensato ignorare del tutto il precitato hacktivism che, pur tra discordie e rivalit interne e nonostante la guerra senza quartiere condotta da eserciti informatici e dalle polizie di tutto il mondo, ha segnato punti a suo favore. Quel che sembra indiscutibile che gli Stati sono ormai costretti a confrontarsi con simili entit, le quali, operando nel cyberspazio, ne minano la posizione di dominio e di controllo66. Per tornare alle relazioni tra tecnologia numerica e costituzionalismo, paiono anche incontestabili sia lirrobustimento prodottosi a vantaggio di determinati diritti nel campo politico, civile ed economico (destinato ad accrescersi con il diffondersi della banda larga), sia la tendenza a globalizzarne lesercizio, cos che, come stato osservato, con internet ha sempre meno senso pensare al mercato delle idee come ad un territorio giuridicamente concluso: il processo di autorealizzazione ed il perseguimento delle proprie convinzioni, infatti, sempre pi spesso, coinvolgono collegamenti transfrontalieri e attivit che si dispiegano all estero, mentre lefficacia dellattivit di controllo sui propri governanti dipende sovente da informazioni e documentazione disponibili oltre confine, giustificando persino che negli Stati Uniti si persegua una concezione del Primo Emendamento di tipo cosmopolita67.

Tra cui il progetto di legge (Project2) passato, il 10 luglio 2012, in seconda lettura alla Duma. Per protesta la pagina russa del sito Wikipedia ha chiuso, pubblicando una richiesta di sostegno analogamente a quanto accaduto il 12 gennaio 2012 contro la legge sulla pirateria online americana. 65 Proposta da Foreign Policy (http://www.foreignpolicy.com/) 66 Di qui la necessit, ormai, delladozione di adeguate contromisure e, persino, dellistituzione di agenzie di difesa informatica (anche nel quadro, in realt, del controllo internazionale della Rete, che, dopo la fine della guerra fredda, s rapidamente proposta come nuova area di conflitti e fomite d insicurezza e di minacce, inducendo gli analisti a ragionare di cyberguerra). 67 Laddove si potrebbe addirittura estendere tale concezione a qualsiasi attivit espressiva che concorra a costruire una cultura democratica. Il Primo Emendamento dovrebbe dunque coprire il diritto di andare all estero a cercare informazioni: ci che in certo modo si realizza con internet: in tal senso, T. ZICK, The First Amendment in transborder perspective; toward a more cosmopolitan orientation, in Boston College Law Review, May 2011, 941.

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Comunque sia, resta vero come internet abbia fondamentalmente intaccato il sostanziale monopolio delle tradizionali fonti dinformazione68, e ci in senso bidirezionale, potendo il grande pubblico raccogliere direttamente le informazioni, e i produttori di queste (protagonisti della politica e delleconomia, formazioni sociali e tutti i portatori di interessi anche debolmente rappresentati) comunicare direttamente col pubblico medesimo69. La Rete, insomma, si sta rivelando in grado di generare una coscienza costituzionalistica globale70, animata dai media internazionali e dai social networks quali strutture critiche di una sfera pubblica sovranazionale, con effetti di apertura su contesti sociali bloccati, e, persino, di catalizzazione di rivoluzioni culturali e politiche71. Il diritto internazionale, ma anche il diritto costituzionale, devono ormai confrontarsi (per usare unespressione cara allex vicepresidente americano Al Gore), con la wiki-democrazia72. 8. Le reti informative e la riconfigurazione dello Stato nazionale (i cittadini nella societ 2.073). difficile, per vero, immaginare che quanto finora rilevato possa condurre, a termine, addirittura allestinzione dello Stato, gi preannunciata dalla teoria marxista, ma sostenuta adesso paradossalmente dai suoi oppositori, a beneficio dellinstaurazione, in sua vece, di un villaggio globale 74 retto da un nuovo ordine mondiale75.
indubbio che la Rete abbia fatto cessare il monopolio dellinformazione da parte dei professionisti del settore. Leffetto di disintermediazione di internet , in realt, pi generale. Altre catene intermediarie sono, infatti, corrose incisivamente dalla Rete, quali quelle collegate all associazionismo in partiti e sindacati, peraltro gi in declino come protagonisti della mediazione politica, o, ancora, quelle degli esperti legali ed economici, che, almeno in parte, hanno perso il ruolo di dispensatori unici di informazioni di carattere tecnico. Ci vale anche nel campo commerciale e specie in quello del diritto dautore. Per un quadro analitico del ruolo svolto da internet nella politica delle principali democrazie cfr. C. VACCARI, La politica online, Bologna, 2012. Per unanalisi delle barriere che oggi si frappongono alla piena democratizzazione della politica attraverso inte rnet, con particolare attenzione alla realt degli Stati Uniti, cfr. M. HINDMAN, The Myth of Digital Democracy, Princeton, 2007. 70 Esprime invece dubbi sulla possibilit di individuare a livello globale una dimensione politica o pubblica A. BALDASSARRE, Globalizzazione contro democrazia, cit., p. 172. Meno netto S. RODOT, Tecnopolitica, cit., p. VII, il quale, riferendosi specificamente alla mobilitazione avvenuta su internet in vista del vertice di Seattle nel 1999, sottolinea come si pot cogliere il senso di quella preparazione, avvenuta nello spazio virtuale, solo quando persone reali si ritrovarono in spazi reali, nelle strade e nelle piazze di quella citt degli Stati Uniti. 71 Telos 7 febbraio 2011. Non si ignora ovviamente il drammatico rovescio della medaglia rappresentato dalla possibilit di diffusione su scala planetaria di idee inneggianti alla violenza, di carattere negazionista o razzista, ecc., o luso della rete da parte di associazioni criminali internazionali o per agevolare la commissione di reati. 72 Con la parola wiki, forgiata nel 1995 da Ward Cunningham, pu designarsi, nel contempo, un concetto, un particolare sito web ispirato, appunto, alla logica wiki, per cui chiunque pu collaborarvi in modo rapido e amichevole, o ancora un software adatto a fare questo tipo di operazioni. 73 Parte del titolo del paragrafo suggerito da A. HAMANN e H. RUIZ FRABRI, Rseaux transnationaux et constitutionnalisme, in H. RUIZ FRABRI e M. ROSENFELD (curr.), Repenser le constitutionnalisme, cit., 204. 74 Dal punto di vista digitale, peraltro, la metafora risulta indubbiata dal cd. digital divide, che significa che non tutti i popoli fruiscono del medesimo accesso alla Rete: ad es., nel 2011, il 65% della popolazione mondiale (l 85% degli africani), secondo i dati forniti dallUIT erano privi di tale accesso. In precedenza, il problema era stato oggetto di discussione dal primo Sommet mondial sur la Societ de linformation convocato dalla stessa UIT a Ginevra nel 2003. Pu, qui, forse, interessare apprendere che lItalia, in base al cd. indice di sviluppo tecnologico della societ dellinformazione, si collocata nel 2010 e nel 2011, al 29 posto, ma non scala neanche altre classifiche del settore, anche se situa all8 posto per quantit di introiti derivanti dal mercato telecomunicativo (cfr. UIT, Mesurer la socit de linformation, 2012, in http://www.itu.int/ITU-D/ict/publications/idi/material/2012/MIS2012-ExecSum-F.pdf).
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Quel che certo che un qualche slabbramento degli Stati deve considerarsi gi avvenuto, anche se occorre considerare come i fenomeni di globalizzazione non tocchino tutti gli Stati alla stessa maniera76. Quindi, piuttosto che di estinzione, sarebbe forse pi esatto discorrere di una ridefinizione della sovranit statale di fronte alla tecnologia globale di Rete, la quale, come s detto, sembra ignorare il formante territoriale per strutturarsi in un mondo basato, invece, su reti, domini e host. Tale ridefinizione passa, allevidenza, per labbandono di una nozione hard di sovranit (che vede lo Stato come fine e non come mezzo, coniugato, per solito, a regimi illiberali) a favore di una nozione soft (che vede lo Stato come lo strumento per tutelare i diritti, secondo la visione propria del costituzionalismo). In ogni caso, poich la scala dimensionale delle questioni che assillano lumanit a decidere quali siano i livelli e le configurazioni politiche pi adeguate in un certo momento storico, una delle ridefinizioni maggiormente attrattiva data dalla riproposizione a livello extrastatale, da parte di Habermas, della sua nozione di sfera pubblica. Con particolare riferimento alla realt europea, lo studioso ha, infatti, preconizzato un assetto non pi basato sullesclusivo gioco di istituzioni pubbliche statali tra loro indipendenti, ma aperto allinfluenza congiunta di processi istituzionalizzati dellopinione e della volont e di reti informali di comunicazione pubblica77 (del pari visibile, in una simile prospettiva, laspirazione a dar vita a quella societ civile europea ancora in larga misura assente, epper necessaria per giustificare decisive evoluzioni ulteriori dellintegrazione politica sul vecchio Continente) 78. Anche se, con lallargamento del livello dimensionale, il discorso rischia di prendere un allure visionaria, non pu nemmeno ignorarsi lidea per cui la tecnologia numerica starebbe agevolando non semplicemente levoluzione democratica nei vari ordinamenti, ma anche lavvento di una sorta
Pu non essere fuori luogo qui ricordare come la nascita dell informatica sia stata accompagnata da una riflessione visionaria circa lavvento di una societ senza Stato, autoregolata grazie alle tecnologie e caratterizzata da una libert piena di espressione (N. WIENER, Cybernetics or Control and Communication in the Animal and the Machine, New York, 1948). Anche dopo la comparsa di internet con la fatidica Arpanet, non venne perduto il senso dellappartenenza ad una societ di eguali e liberi nel manifestare il proprio pensiero, che pu dirsi costituisce il DNA della cultura stessa di internet ed alla base dello spirito libertario dei primi hackers e della stessa Dichiarazione dindipendenza del cyberspazio formulata da John. P. Barlowe nel 1996. 76 Daltro canto, con apparente paradosso, il cui numero delle entit statali non ha cessato di crescere e si incrementata la lunghezza complessiva delle frontiere fisiche, mentre non trascurabili sono le tendenze, provocate dalla stessa globalizzazione, in certe realt ordinamentali, a rinchiudersi in se stesse o a dare stura a populismi, localismi e reazioni identitarie. 77 J. HABERMAS, Solidariet tra estranei. Interventi su Fatti e norme, Milano, 1997, 144. Sarebbe, del resto, proprio la democrazia parlamentare a richiedere una strutturazione discorsiva di reti pubbliche e di arene in cui circuiti anonimi di comunicazione sono distaccati dal livello concreto delle interazioni singole (secondo lo stesso Habermas, ivi, 203 s.). 78 Sul ruolo che lUnione europea, quale componente della triade formata con gli Stati Uniti e lAsia dellest, potrebbe esercitare nel bilanciare gli aspetti negativi della globalizzazione le opinioni sono controverse, andandosi da chi vi vede un soggetto in grado di garantire, a livello mondiale, norme commerciali trasparenti ed eque, cercando di mitigare gli aspetti negativi della globalizzazione e garantendo che i paesi in via di sviluppo traggano vantaggio dallapertura degli scambi commerciali, a chi, allopposto, vi identifica un cavallo di Troia della stessa globalizzazione e, comunque, un soggetto troppo conciliante nei confronti degli Stati pi agguerriti.
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di cybercrazia universale, quale stadio pi avanzato della democrazia, favorito dal mutamento del modo stesso di concepire il sistema, che si manifesterebbe come il risultato di ininterrotti processi di riformulazione democratica a tutti i livelli aggregativi79. Comunque la si veda, ogni soluzione sembra regolarmente implicare lindebolimento dello Stato-nazione e la perdita graduale, da parte sua, del controllo su un gran numero di decisioni, poich sarebbero ormai le reti a decidere, nel senso, che, in un ordine policentrico dove le frontiere sono divenute permeabili, le tecnologie consentirebbero di superare lo Stato quale epicentro unico di decisione. Con la differenza, per, che lo Stato, rispetto alle tradizionali concertazioni internazionali, perverrebbe a cedere quote rilevanti della sua sovranit non pi su base consensuale, ma sotto la pressione di fattori esogeni sempre pi irresistibili. Mette, infine, conto di rilevare come questi fenomeni di globalizzazione sembrino non discriminare nessuno, incidendo anche sulla capacit di determinazione dei contropoteri interni allo Stato, quali, in primis, le associazioni sindacali e le formazioni politiche, mentre paiono rafforzarsi entit internazionali non elettive, come i movimenti antiglobalizzazione, pure essi, peraltro, globali, impegnati ad occupare gli spazi che le tradizionali forme di azione dei partiti e dei sindacati stentano a riempire. 9. Autonomia assiologica del costituzionalismo e ruolo della tecnologia globale. Nel quadro descritto, occorre ora almeno succintamente interrogarsi circa la fisionomia di un costituzionalismo riguardato, oggi, da una tecnologia di dimensioni globali. Del resto, una nozione comune che il costituzionalismo, anche a voler trascurare le specificit delle sue originarie apparizioni, abbia nel tempo mutato volto, mantenendo, per, intatta la sua vocazione di presidio dei diritti individuali. Per quanto riguarda loggi persino risibile rammentarlo in una sede autorevole come questa il costituzionalismo ha subto laggiornamento impresso dalla sovrapposizione del fattore democratico. Lo stesso catalogo liberale dei diritti stato riconfigurato dalle acquisizioni proprie dello Stato sociale, riconoscendosi (esemplarmente, nella nostra Costituzione), come, alla base delleffettiva fruizione dello status di eguaglianza e libert, e della possibilit del pieno sviluppo della persona umana, debba pregiudizialmente venire assicurata lemancipazione dal bisogno. In questo quadro, alla separazione dei poteri, che aveva gi mostrato la corda come meccanismo di garanzia a seguito della saldatura tra Esecutivo e Legislativo verificatasi con il prevalere del parlamentarismo monista e laffermarsi incontrastato della legge, si sono affiancati, gi nella prima met del secolo trascorso, congegni di garanzia collocati fuori e al

Del termine, pu mettersi anche in rilievo il significato oppositivo alla burocrazia, quale sinonimo di inconcludente lentezza.

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riparo dal circuito politico, sottoponendosi il sistema al pi alto livello di legalit assicurato dalla rigidit costituzionale. Se probabilmente lecito individuare in questultimo approdo il punto pi alto della parabola dello Stato vestfaliano, lo stesso non sembra potersi dire per il costituzionalismo, nei cui riguardi, anzi, lo stesso paradigma statale, gi a partire dal secondo Dopoguerra, parso mostrare, per cos dire, la corda (non solo, quindi, come realt territoriale, ma come spazio ideale di un sistema di potere). In questo senso, non solo le barriere statali starebbero diventando sempre pi sottili cos che anche gli Stati pi refrattari avrebbero sempre meno mezzi per opporsi alla circolazione del costituzionalismo, ma soprattutto il progressivo arricchimento del catalogo dei diritti e delle tutele in dipendenza delladesione a strumenti di salvaguardia internazionali80, come illustrato nella relazione di Paolo Caretti, sembrerebbe preludere ad una riconfigurazione delle Costituzioni statali solo come prima linea per la tutela di diritti, in attesa, se del caso, di trovare pi sicuro conforto a livello globale81. Potrebbe, allora, forse incontrare consenso lidea secondo la quale, se, come osservato in precedenza, la globalizzazione reca in s valenze antisovrane82, la stessa avversa diagnosi non potrebbe operarsi nei confronti del costituzionalismo, tanto da dar adito a suggestive proposte come quella della sostituzione del concetto di sovranit con quello di costituzionalismo tout court, o, addirittura, dellabolizione del concetto medesimo di sovranit, che sarebbe divenuto inutile nellambito di un vagheggiato costituzionalismo globale83. Ma proprio in questo saliente (e forse decisivo) contributo al processo di riscoperta o di svelamento dellautonomia assiologica del costituzionalismo, che va visto (per rispondere finalmente al quesito implicito nel titolo di questo contributo) un primo elemento didentificazione del ruolo attuale del fattore tecnologico. Il consolidarsi, grazie al medesimo fattore, di una sfera sociale sovranazionale e refrattaria a strutture ufficiali, produce, infatti, lhumus pi attuale in cui si trova ad operare il costituzionalismo in funzione correttiva nei confronti non solo, come gi osservato, degli Stati-Nazione, ma anche, soprattutto, di una globalizzazione ritenuta fondata sul cd.

Dovrebbe essere, peraltro, chiaro che non ci troviamo ancora qui in presenza di un diritto globale, come sembrerebbe (ma con una trasposizione di senso) secondo S. CASSESE, Il diritto globale, cit., 165. 81 Laddove, a ben vedere, non sarebbe quello dei diritti l unico settore in cui il costituzionalismo starebbe esondando fuori dagli argini nazionali: si pensi, esemplarmente, alla materia lavoristica o a quella ambient ale, la cui efficace trattazione ormai resa possibile solo su reti di cooperazione internazionale. 82 In questo senso, nella riflessione costituzionalistica italiana, cfr., particolarmente, M. LUCIANI, Lantisovrano e la crisi delle costituzioni, in RDC, 1996, 1, 165. 83 D. ARCHIBUGI, Cosmopolitismo. Teoria e prassi della democrazia nellet globale, 2010 (richiamando unopinione di L. FERRAJOLI, La sovranit nel mondo moderno, Milano, Anabasi, 1995), in C. ALTINI, Democrazia. Storia e teoria di unesperienza filosofica e politica, Bologna, 2011, 375 ss., e consultabile in http://www.danielearchibugi.org/downloads/scritti/Archibugi_Cosmopolitismo_e_democrazia.pdf . Convince meno, invece, il richiamo a Kelsen, per cui, notoriamente, il rifiuto della sovranit statale va visto in opposizione dialettica con quella da riconoscersi allordinamento internazionale.

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Washington Consensus84 e percepita come causa della crescente precarizzazione di quote sempre pi rilevanti di umanit, dellaggravamento delle diseguaglianze85 e della regressione nella tutela di diritti anche essenziali86. Per altro verso, che il costituzionalismo non sia avvinto geneticamente in una relazione biunivoca ed esclusiva con lo Stato-Nazione87 (anche se, di questultimo, realizza la versione liberale per antonomasia, operando sulla sua interna struttura, attraverso la formula della separazione dei poteri) potrebbe trarsi dal famosissimo art. 16 della Dichiarazione del 1789, nel cui contesto laccento non cade per nulla sullo Stato vestfaliano, ma su Toute socit, nella quale sintendano assicurare il godimento e la garanzia dei diritti fondamentali. Questa societ pu, dunque, ben alimentarsi anche dellattivit di una rete mondiale di organizzazioni non governative, dello sviluppo di forum democratici su scale geografiche differenti, delloperare di movimenti sociali antimondialisti ed altermondialisti88, e, ancora, delle proteste dei cd. indignados di tutti i Paesi.

In questo senso, si osservato come, in realt, gli Stati Uniti non solo non avrebbero rinunciato, al pari degli altri Stati, a quote della sovranit nazionale, ma lavrebbero estesa sulle aree dismesse dagli altri Stati; cfr. G. CHIESA e M. VILLARI, SUPERCLAN. Chi comanda leconomia mondiale?, Milano, 2003, 94. 85 Tale effetto, si noti, si produce, non solo a livello mondiale, ma anche nell ambito singoli Stati, non risparmiando nemmeno i Paesi pi abbienti sia pure in misura diversa. 86 Ci si riferisce segnatamente alla salute, alle cure mediche e all alimentazione corretta anche in funzione della speranza di vita, allacqua potabile e allalloggio in condizioni digiene e di decenza. Tutti fattori, questi, ormai presi in conto per misurare lindice statistico di sviluppo umano (HDI) messo in auge dai Rapporti sullo Sviluppo Umano dellONU a partire dagli anni 90, sulla base delle teorie elaborate dagli economisti Amartya Sen e Mahbub ul Haq. Tale indice viene usato in sostituzione di quello correlato al Prodotto interno lordo (PIB) basato solo sull aspetto economico, non tenendosi conto delle condizioni di benessere individuale e collettivo. 87 Sul punto si sofferma anche M. LUCIANI, Lantisovrano e la crisi delle costituzioni, cit., 163, il quale esattamente rileva come la crisi della sovranit interna dello Stato non comporterebbe di necessit anche la crisi della Costituzione, mentre lo sfaldamento di quella esterna toglierebbe addirittura alla Costituzione il suo oggetto. Ci pare per che simile ricostruzione valga con riferimento alla Costituzione come fonte ordinante, e meno con riguardo alla categoria del costituzionalismo come allusiva piuttosto a valori, che, come si suggerisce nel testo, potrebbero essere essi stessi ad emarginare il limite della sovranit statuale per leffetto congiunto di fenomeni implosivi e delle pressioni provenienti delle reti esterne. Per altro verso, circa la percorribilit del concetto stesso di Costituzione, depurato della sua carica ideologica (liberale), con riferimento ad organizzazioni politiche non statuali (e perci non sovrane), cfr. A. RUGGERI, in P. COSTANZO, L. MEZZETTI e A. RUGGERI, Lineamenti di diritto costituzionale dellUnione europea, 3a ed., Torino 2010, 4 ss., per il quale, in particolare, si assisterebbe ad una costituzionalizzazione, sia pure in forme originali, di ordinamenti sovranazionali. Ancora pi in generale, di un cambiamento di paradigma, verso un costituzionalismo non pi centrato sullo Stato, ragionano, peraltro, anche A. HAMANN e H. RUIZ FRABRI, Rseaux transnationaux et constitutionnalisme, in H. RUIZ FRABRI e M. ROSENFELD (curr.), Repenser le constitutionnalisme, cit., 187 ss. 88 Come noto gli altermondialisti non respingono in blocco il fenomeno della mondializzazione, ma pretendono che sia diversamente governata soprattutto da parte da istituzioni internazionali ispirate al principio della crescita sostenibile e alla sollecitudine per le generazioni future. Per contro gli antimondialisti denunciano la drammatica decadenza del ruolo degli Stati, delle organizzazioni sindacali e di piccoli produttori, particolarmente, quelli legati alla terra, a favore delle multinazionali (quindi di pochi) intenzionate a sfruttare le popolazioni e a distruggere il pianeta. Non pu farsi a meno di ricordare come il dibattito sui guasti della globalizzazione economica debutti in maniera vistosa in occasione della terza conferenza dellOrganizzazione Mondiale del Commercio tenutasi a Seattle dal 30 novembre al 3 dicembre nel 1999: si ha, peraltro, un esempio clamoroso di mobilizzazione internazionale (degli altermondialisti) tramite linformazione di Rete. Nella medesima occasione, le proteste riescono a bloccare la conferenza, provocando, per, la reazione violenta della polizia (un drammatico assaggio di quanto avverr durante il G8) di Genova del 2001).

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La circostanza che, quelli descritti, costituiscano fenomeni ancora non sufficientemente consolidati e strutturati, e probabilmente destinati a restare, per cos dire, allo stato fluido, non pu giustificare critiche radicali, se non restando pi o meno consapevolmente in unottica sovranista89, trascurandosi, invece, quella di un costituzionalismo universale, che, si badi, ha poco a che fare con le sistemazioni utopistiche proprie del cosmopolitismo istituzionale. Non v dubbio, daltro canto, che, per il momento, ancora agli attori attuali che occorre fare riferimento, ossia agli Stati: come dubitare, infatti, che determinate linee di comportamento politico, essenziali per combattere la povert e stabilizzare la finanza, possano inverarsi solo se concertate tra questi? Si pensi, ad esempio. alla disciplina del commercio, degli investimenti internazionali, delle politiche monetarie e macroeconomiche e del regime dei flussi migratori. La condizione , tuttavia, che si abbiano, per dirla con Beck90, Stati aperti ai flussi comunicativi globali, divenuti essi stessi transnazionali, mentre, dal canto loro, anche le organizzazioni internazionali (di Stati) dovrebbero presentarsi interrelate con lappena evocata societ civile, operando in modo trasparente e sensibile ai movimenti di opinione. Sicch, per rifarsi allimmancabile Habermas, la forza legittimante del procedimento democratico non deriverebbe pi soltanto, e neppure soprattutto, dalla partecipazione e dalla manifestazione della volont, bens dalla generale possibilit di accedere a un processo deliberativo costruito in modo da giustificare laspettativa di risultati razionalmente accettabili91. In altri termini, la riformulazione della collocazione degli Stati sembra dover passare per una ridefinizione della sovranit stessa, incisa nella sua monoliticit da un fenomeno di disaggregazione che moltiplica i livelli su cui le interrelazioni con lesterno operano in maniera legittima. Si pensi, ad esempio, al dialogo, messo in luce da Paolo Caretti e favorito dalle tecnologie comunicative, instauratosi tra i giudici a livello mondiale e in ispecie tra le corti costituzionali92 (giudici, beninteso, tutti ispirati ai comuni valori del costituzionalismo), nelle cui pronunce si riscontrano sempre pi frequentemente riferimenti a questioni di diritto internazionale e straniero e a soluzioni
Non questa la prospettiva coltivata da M. LUCIANI, Lantisovrano e la crisi delle costituzioni, cit., 180, che pu collocarsi, invece, su una posizione scettica: del resto, l A., da un lato, osserva come siano improbabili ritorni alla sovranit del singolo Stato; e, dallaltro, propone come via duscita dai guasti della globalizzazione economica una ripresa del protagonismo, particolarmente attraverso il recupero dell azione degli Stati ed il contrasto nei confronti delle burocrazie transnazionali, della politica in quanto suscettibile dessere democraticamente connotata, laddove, tuttavia, sarebbe il caso di comprendere quanto lattuale assetto non sia gi esso politico (e frutto di propensioni degli Stati stessi) e non linatteso e incontrollabile risultato di forze tecno-timocratiche. Per converso, non sembrando la tesi di Luciani (riproposta anche nella relazione al Convegno annuale AIC 2011: http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/sites/default/files/bandigare/Relazione%20Luciani-1.pdf) imperniata sullazione isolata degli Stati, bens su una ristrutturazione del concerto internazionale degli Stati medesimi, non pare del tutto centrata la critica motivata dalla supposta ristrettezza del punto di osservazione, formulata da G. DI PLINIO, Nuove mappe del caos. Lo stato e la costituzione economica della crisi globale , cit., 67 ss. 90 U. BECK, Potere e contropotere nellet globale, trad. it., Bari-Roma, 2010. 91 J. HABERMAS, La costellazione postnazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia, cit., 99. 92 La Commissione di Venezia, ad esempio, ha organizzato a beneficio delle Corti costituzionali un forum online riservato, i cui materiali restano disponibili per le Corti stesse ( www.venice.coe.int/ju/VeniceForum).
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date da corti esterne93. Per converso, tocca, non di rado, alle stesse corti giudiziarie misurarsi, non sempre con successo, con le difficolt che la Rete globale oppone alla fruttuosit delle loro determinazioni. Limpatto delle tecnologie in parola pu anche, infine, riguardare gli apparati amministrativi, configurandoli come snodi di una extranet di portata globale, ossia interfacce per interconnessioni transfrontaliere e linteroperabilit con enti, imprese e associazioni. Ancora una volta, dunque, reti informali e reti istituzionali, strutturate dalla tecnologia, paiono costituire il quadro per un aggiornamento delle dinamiche funzionali dello Stato e, verosimilmente, per la rilegittimazione di questultimo in tempi di globalizzazione. 10. Il fattore costituzionalistico e le sue conseguenze. Certo, anche se in questa sede non sarebbe possibile sviluppare il relativo profilo, non sfugge come, per converso, luso della Rete comporti rischi specie per la sfera individuale pi intima e, quindi, per la stessa libert fisica e morale di chi vi si applica94, tanto da aver generato lidea di un habeas corpus digitale (o habeas data). Non c bisogno di ricordare come attraverso la tutela della riservatezza e dellanonimato, pu, in talune circostanze, passare anche la protezione dei diritti delluomo, come drammaticamente dimostrato dalle operazioni di intelligence delle autorit iraniane in occasione della contestata rielezione di Ahmadinejad, allorch, con lausilio tecnico di Nokia (di cui qualcuno non ha esitato a rilevare come avrebbe ora le mani macchiate di sangue), stato possibile individuare numerosi oppositori che si avvalevano della Rete. Del pari, molto vulnerabile, com noto, il piano della propriet intellettuale, anche se taluni interventi per la sua protezione celano malamente il tentativo dirreggimentare la Rete, provocando reazioni anche su scala globale95. Ancora: la tecnologia in questione, mentre fornisce formidabili utensili alla ricerca e alla terapia biomedica, permette lidentificazione e la tracciatura dei comportamenti delle persone sulla base di criteri biometrici. Ma anche altre tecnologie di portata globale presentano valenze contraddittorie. Cos, per quella energetica, si oscilla tra lefficienza del sistema
Per altro verso, occorrerebbe, forse, riconoscere come tale dialogo sia agevolato anche dalla figura del giudice come esperto, capace, pertanto, di bucare la barriera tutta politica della sovranit, mentre, ancora una volta, il flusso delle relazioni appare regolato secondo lo schema della rete, senza, cio, che il prevalere di una tesi o di una tendenza sia dovuto a nientaltro che alla forza (orizzontale e) persuasiva delle argomentazioni. Comunque sia, su questa prospettiva, cfr. J. ALLARD e A. GARAPON, La mondializzazione dei giudici: nuova rivoluzione nel diritto , Macerata, 2006. 94 Nei cui confronti, com noto, al di qua e al di l dell Atlantico, vige un dissimile modo dintendere le tecniche di tutela, pur nellambito di una comune considerazione del valore della privacy: essenzialmente repressive negli Stati Uniti, anche di natura preventiva in Europa (non v modo, qui, di approfondire il punto, ma lo si segnala come testimonianza dellambivalenza di internet, oscillante tra una tecnologia libertaria ed una di controllo). 95 Come la chiusura per protesta del sito di Wikipedia dello scorso 18 gennaio. D altro canto, per il movimento Open Data, determinati dati costituirebbero loggetto di un diritto fondamentale alla loro conoscenza giacch appartenenti al genere umano o in quanto prodotti dalle pubbliche autorit col denaro dei contribuenti o perch indispensabili per lavanzamento generale e benefici per il progresso e la democratizzazione della scienza.
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produttivo ed il rischio dellinquinamento ambientale96, quando non della compromissione della sopravvivenza della stessa specie umana. Per la tecnologia dei trasporti, ai vantaggi di rapidi e/o massicci spostamenti, si oppone il rischio dimpoverimento delle superfici a verde. Luso dellauto o di una semplice lavastoviglie rendono pi comoda la vita, ma, nel contempo, sono tra i responsabili delleffetto serra. Tutto ci dovrebbe orientare verso politiche generali in grado di indirizzare la tecnologia verso determinati obiettivi, scartandone altri o, quantomeno, individuando le pi opportune contromisure97. Volendo, pertanto, a mo di conclusione, riflettere sullambivalenza del fattore tecnologico, o per citare il, pur discusso, Hans Jonas98, sulla capacit delluomo di autodistruggersi mediante la moderna tecnologia, si potrebbe osservare come, in una sorta di feed-back, sia, forse, piuttosto lapplicazione del fattore costituzionalistico che potrebbe venire in rilievo. Si tratterebbe, cio, di arrestare la divaricazione progressiva tra controllo politico e avanzamento tecnologico: che quanto ribadire che la tecnologia va governata, cercando di ribaltare il processo per cui gli svolgimenti della governance globale stanno affievolendo le strutture del government99 tradizionale, anche sul piano intergovernativo ed internazionalistico. Sarebbe questa, in fondo, la prospettiva100 che tende a recuperare una nuova possibilit per la politica di governare il corso degli eventi e di collegare il destino della democrazia alla comprensione e alla gestione della tecnologia nel quadro di una nuova razionalizzazione della societ, alternativa alla razionalit burocratica weberiana. Nellassunzione di siffatta attitudine, occorrerebbe non perdere di vista un altro fondamentale elemento del costituzionalismo, cos come consegnatoci non solo dalla Rivoluzione del 1789, intrisa e, per certi versi, mossa da anticlericalismo, ma anche dalle esperienze inglese e americana pur permeate di spirito protestante, vale a dire il valore della laicit, che, da un lato, esige (ma lo
Peraltro, secondo Allegretti, critico nei confronti dellonnimercatizzazione come criterio naturale e innocente per ogni tipo di bene, si sarebbe giunti, con gli accordi di Kyoto del 1997 a pretendere internazionalmente lacquisto da altri paesi del diritto di inquinare (cfr. U. ALLEGRETTI, Diritti e Stato, cit., p. 71). Sottolinea, invece, come aspetto positivo il fatto che le capacit di controllo perse dallo Stato nazionale, per effetto delle dimensioni globali derivanti dai fenomeni di inquinamento, possano essere compensate proprio sul piano internazionale J. HABERMAS, La costellazione postnazionale, cit., p. 42. 97 Non v, inoltre, chi non veda come, in un mondo ormai profondamente interconnesso, tecnologie di portata o di effetti globali detenuti in un certo Paese possano influenzare in maniera decisiva, per il meglio e per il peggio, altri Paesi. Si pensi, ad esempio, sul piano delle biotecnologie, ai non sempre collimanti modi di concepire, pur nell ambito della stessa tradizione costituzionale, le nozioni di nascita, vita e morte e di tutela della dignit umana; su quello delle tecnologie farmaceutiche, al perverso conflitto tra interessi brevettuali e diritti fondamentali che pu esservi correlato; o, a proposito dei cd. OGM, il rischio di inseminazione incontrollata nei pi diversi habitat. O, ancora, sul piano della tecnologia nucleare, alla globalit degli effetti nocivi sulla salute e contaminanti sullambiente in caso di disastro o, per rimanere, per cos dire, pi sullordinario, alleffetto inquinante di industrie poste al di l delle frontiere. 98 Cfr. H. JONAS, Il principio responsabilit. Unetica per la civilt tecnologica , Torino, 1990, trad. it., per cui, pi in generale, fondandosi sullimperativo per cui luomo deve sopravvivere, dovrebbe essere vietata qualsiasi tecnologia che comporti il rischio, anche remoto, di distruggere lumanit ( in dubio pro malo). 99 Il tema in generale esplorato sotto diverse angolazioni in JAMES N. ROSENAU (cur.) Governance without Government. Order and Change in World Politics, Washington, 1992. 100 Cfr. A. FEENBERG, Questioning Technology, London, 1999.
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richiede anche lart. 9 della nostra Costituzione) che la ricerca scientifica non sia pregiudicata da condizionamenti confessionali o ideologici, e, dallaltro, che la stessa cultura scientifica costituisca una parte essenziale nel percorso educativo dei cittadini in crescita (lora anche di metodo scientifico oltre che di religione?)101. In questo senso, un nuovo ruolo potrebbe ed, anzi, dovrebbe essere assunto dalle Costituzioni102 (qualche passo in tale direzione stato, per vero, gi mosso dallUnione europea), cos che, dopo il costituzionalismo liberale e quello democratico, possa, a buon diritto, ragionarsi di un costituzionalismo tecnologico103 (e non tecnocratico), come quello che: - sul piano istituzionale, costringe i parlamenti a votare sullimpiego e sullo sviluppo delle diverse tecnologie, senza limitarsi a decidere soltanto sul loro finanziamento, in un dibattito continuo, pubblico e trasparente con il ceto degli scienziati104, realizzandosi, pertanto, reciproci contrappesi tra i valori democratici e le spinte tecnocratiche; mentre, - su quello dei diritti, determina un quadro di principi orientati alla razionalit globale, con lo scopo di dar vita ad una nuova cittadinanza tecnologica105, accrescendo le probabilit di sopravvivenza individuale e collettiva106. Del resto, se, ad es., in materia di tecnologia energetica, il secolo appena trascorso ha fornito la prova che sono stati i sistemi totalitari i pi nefasti per lambiente e per il clima, anche nei sistemi

Sul punto, ampiamente, G. CORBELLINI, Scienza quindi democrazia, cit., 122 ss. Si tratta, in altri termini, di non abbracciare anche qui lidea che le Costituzioni siano (o siano state sempre) prive di capacit programmatoria (normativa?), limitandosi (essendo costrette solo) a registrare le dinamiche materiali prodotte dai rapporti economici, soprattutto laddove attualmente il perseguimento della crescita attraverso politiche di cd. better regulation sembrerebbe destinato solo ad alimentare se stessa e non finalizzata (anche e soprattutto) alla promozione e tutela di valori costituzionali (funzionali all eguaglianza sostanziale) che, appunto, non potrebbero essere realizzati attraverso il mercato (cfr. G. DI PLINIO, Nuove mappe del caos. Lo stato e la costituzione economica della crisi globale, cit., 110). In questo senso, difficile anche dire con sicurezza che la crisi in atto abbia come protagonista lo Stato interventista (sempre che si possa appurare lesatto significato del termine), considerato, non solo il poderoso salvataggio statale delle banche e delle imprese attuato dal Presidente americano Obama con i soldi dei contribuenti, ma, pi in generale, il fatto che lo Stato c solo se le sue autorit legittime possono intervenire disegnando ed attuando liberamente un indirizzo politico nellambito dei principi e delle regole costituzionali. Sostenere il contrario non cercare di fare a meno dello Stato interventista, ma tendere a cancellare l idea stessa di Stato e di Costituzione a beneficio di un non meglio precisato governo delleconomia globale e multilivello. 103 probabilmente questo anche il pensiero di G. Azzariti, per cui lintero armamentario del costituzionalismo moderno e le sue tradizionali e fondamentali categorie potrebbero essere riqualificate nellottica virtuale della rete ( G. AZZARITI, Internet e Costituzione, in www.costituzionalismo.it, 6 ottobre 2011). 104 U. BECK, La Societ del rischio, Roma, 2000, 294. 105 Per dirla con A. D. ZIMMERMAN, Toward a More Democratic Ethic of Technological Governance, in Science, Technology, & Human Values, n. 20, 1 (Winter), 1995, 86 ss. 106 Cfr. L. GALLINO, Tecnologia e democrazia, Torino, 2007, 165. Sul piano, poi, delle relazioni internazionali, un posto di primo rilievo dovrebbe essere riservato alla cd. diplomazia scientifica. Un esempio destinato a fare scuola ci sembra costituito dallinvio nel novembre 2009, da parte (non casualmente) del Presidente americano Obama, dei tre scienziati Ahmed Zewail, Elias Zerhouni e Bruce Alberts, in alcuni Paesi a maggioranza musulmana al fine di rafforzare i legami di cooperazione sul piano tecnologico (cfr. nel sito dell American Association for the Advancement of Science, allindirizzo http://www.aaas.org/news/releases/2009/1105envoy.shtml).
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democratici le questioni hanno subito prevalentemente un approccio economico-scientista, trascurandosi la visuale democratica107. Questa nuova dimensione del costituzionalismo108, o, se si vuole, costituzionalismo globalizzato, indotta anchessa dal fattore tecnologico, in cui rientrano le politiche concertate a livello internazionale di crescita sostenibile e di tutela dei cd. beni pubblici mondiali 109, potrebbe, dunque, costituire la grande sfida del nostro tempo110 e, insieme, il nuovo orizzonte della riflessione e dellimpegno dei costituzionalisti.

Nel contempo, proprio in materia ambientale, stata ventilata lipotesi (tacciata subito di ecofascismo, ma, comunque, non precisamente democratica), secondo la quale i popoli occidentali potrebbero essere indotti a rinunciare a le loro libert in cambio di politiche di preservazione del mondo ritenute possibili solo condotte da regimi benevolmente autoritari (H. JONAS, Il principio responsabilit. cit.) 108 E non solo, come stato avvertito, per impedire linstaurarsi di un nichilismo dei valori rispetto al piano tecnicoeconomico (cfr. M. CACCIARI, Concorrenza e solidariet nella politica e nella societ. Le forme del sovrano, in Next Strumenti per linnovazione, 13, 2001, 115.I); e neppure per scansare la prognosi fatale di Carl Schmitt (C. SCHMITT, Weiterentwicklung des totalen Staat in Deutschland (1933), in ID., Verfassungsrechtliche Aufstze aus den Jahren 1924-1954, Berlin), per cui lo Stato avrebbe perduto il controllo sulle cose a causa dell evoluzione della tecnica, quanto, soprattutto, per rilegittimare democraticamente procedure decisionali altrimenti votate all opacit a causa di una molteplicit di fattori. 109 Si tratta delle cose o delle situazioni presenti in natura che non possono essere distrutte o degradate oltre un certo limite senza compromettere lequit intergenerazionale come la biodiversit o la fascia stratosferica dellozono. 110 Di cui alcune prove potrebbero gi individuarsi, tra le altre, nella Carta francese dell ambiente del 2004 e nelle clausole della Convenzione dAarhus sulla democrazia ambientale Adottata il 25 giugno 1999, la convenzione entrata in vigore il 30 ottobre 2001: lUnione europea, gli Stati membri ed altri diciannove Stati sono parti della Convenzione che si fonda su tre pilastri: accesso alle informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia. L Italia ha ratificato con la legge 108/2001 e vi ha dato esecuzione, da ultimo, con il cd. Codice Ambientale.

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